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Metafisica e Ritorno All'Ordine

La Metafisica è un movimento artistico fondato da Giorgio de Chirico, che esplora la realtà oltre il visibile attraverso la decontestualizzazione di oggetti in composizioni misteriose. Questa corrente ha influenzato il Dadaismo e il Surrealismo, mantenendo tecniche tradizionali e un legame con la tradizione italiana. De Chirico, insieme ad altri artisti come Alberto Savinio e Carlo Carrà, ha contribuito a un 'ritorno all'ordine' nell'arte, cercando di recuperare la solidità della forma e il legame con i maestri del passato.
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Metafisica e Ritorno All'Ordine

La Metafisica è un movimento artistico fondato da Giorgio de Chirico, che esplora la realtà oltre il visibile attraverso la decontestualizzazione di oggetti in composizioni misteriose. Questa corrente ha influenzato il Dadaismo e il Surrealismo, mantenendo tecniche tradizionali e un legame con la tradizione italiana. De Chirico, insieme ad altri artisti come Alberto Savinio e Carlo Carrà, ha contribuito a un 'ritorno all'ordine' nell'arte, cercando di recuperare la solidità della forma e il legame con i maestri del passato.
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LA METAFISICA

Il termine Metafisica

Il termine greco «metafisica» (metà ta


physikà, letteralmente oltre le cose
fisiche) nasce in ambito filosofico. Si
riferisce alle opere che Aristotele dedica
all’essenza delle cose, cioè ai principi
primari dell’universo.

Per l’inventore di questo nuovo


movimento d’avanguardia, il pittore
Giorgio de Chirico, il termine
«Metafisica» allude a una realtà diversa,
che va oltre quello che vediamo
solitamente, quando gli oggetti, usati
fuori dal loro contesto normale e
quotidiano, sembrano rivelare un nuovo
significato che sorprende.

GIORGIO DE CHIRICO
Canto d’amore, 1914
La decontestualizzazione, lo spiazzamento
sono gli strumenti utilizzati nella corrente
metafisica. Riproduzioni sintetiche e
meticolose di oggetti vengono inserite in
composizioni assurde, misteriose, in
contesti stranianti che mettono a disagio
l’osservatore.

Tale processo di demolizione del senso


consueto e naturale delle cose è
accentuato dai titoli, veri e propri rebus
che complicano il significato già oscuro dei
dipinti.

Giorgio De Chirico
Le muse inquietanti, 1917
Metafisica > Dadaismo e Surrealismo
La pittura metafisica precede, da un punto di
vista cronologico, sia il Dadaismo sia il
Surrealismo, che infatti ne furono molto
influenzati.
Anche gli artisti Dada sperimentano la
«decontestualizzazione», ma con tecniche e
materiali non ortodossi e un approccio
anticonformista.

La Metafisica usa invece la tecnica


tradizionale dell’olio su tela, uno spazio
rigidamente geometrico, un colore terso e
omogeneo, una prospettiva schematica, una
solida volumetria e un segno netto.

Max Ernst
Due bambine aggredite da un usignolo
1924
Metafisica > Il ritorno all’ordine

La corrente metafisica, inoltre, confluendo in


quella della rivista Valori Plastici, è anche
fondamentale per capire ciò che in seguito fu
chiamato il ritorno all’ordine.

La rivista «valori Plastici», fondata nel 1918, si


prefiggeva di mostrare l’intima coerenza fra le
moderne correnti figurative e i valori più sinceri
della tradizione italiana, cioè forma e volume
(valori plastici).

Una vena di inquietudine e ironia continuò


infatti a nutrire la pittura italiana tra le due
Guerre, saldando idealmente l’esperienza della
Metafisica con quelle del Realismo magico e
Novecento.

Carlo Carrà, L’ovale delle


apparizioni, frontespizio del 1°
numero di «Valori plastici»
Ritorno all’ordine
Tra la fine della Prima guerra mondiale e la metà degli anni ‘20 si afferma in
Europa una tendenza denominata «Ritorno all’ordine» in risposta alla condizione
di smarrimento e di bisogno di sicurezze dovuta alla guerra e alla profondissima
crisi dei valori che ne seguì

Il «richiamo all’ordine» mira a superare lo sperimentalismo delle Avanguardie


al fine di recuperare la solidità della forma, la pratica del mestiere e il legame
con gli antichi maestri del Quattrocento

La Metafisica, pur collocandosi in un momento precedente, condivide i


presupposti del «richiamo all’ordine»: nel 1919 Giorgio de Chirico rivendica di
essere sempre stato classico («Pictor classicus sum»), perché in linea con la
tradizione pittorica italiana basata sul disegno, sulla forma e sul volume
Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico è l’inventore della Metafisica.

Influenzato dai filosofi tedeschi Nietzsche e Schopenhauer e dalla pittura simbolista di


Arnold Böcklin, Giorgio de Chirico, considerato dai surrealisti un precursore, elabora la pittura
metafisica fin dal 1910. Forma ufficialmente il movimento nel 1917 assieme al fratello Alberto e a
Carlo Carrà, tutti all’epoca residenti presso l’ospedale di Ferrara. In seguito si uniranno al gruppo
anche i pittori Giorgio Morandi e Filippo De Pisis.

Le tappe della biografia:


• Nasce a Vólos, in Grecia, da genitori italiani, il 10 luglio 1888
• Nel 1906, dopo la morte del padre, tra il 1907 e il 1909 frequenta a Monaco l’Accademia di
Belle Arti.
• Nel 1910 si trasferisce a Firenze. L’anno dopo è a Parigi, dove frequenta Picasso e il poeta e
critico d’arte Guillame Apollinaire
• Alla guerra si arruola come volontario, ma nel 1917 fu ricoverato per malattia nervosa a Ferrara
• Dal 1918 collabora con la rivista «Valori plastici» e nel 1924 a Parigi frequenta i surrealisti
• Muore a Roma, novantenne, il 20 novembre 1978
Arnold Böcklin e Giorgio de Chirico

Arnold Böcklin – Lotta di centauri (1873)


Böcklin

Giorgio de Chirico - Lotta di centauri (1909)


Arnold Böcklin – L’isola dei morti (1883)
Arnold Böcklin e Giorgio de Chirico

1883 1910
L’enigma dell’oracolo - 1910
Arnold Böcklin e Giorgio de Chirico
Friedrich Nietzsche e Giorgio de Chirico

Nella sua formazione fu determinante il filosofo Friedrich


Nietzsche. Come lui anche de Chirico vedeva nella Grecia
classica la culla dell’Occidente, Il luogo e il periodo dove
erano stati affrontati tutti i più grandi temi dell’umanità.

L’artista ebbe per il filosofo tedesco un’ammirazione che


si tradusse in una sorta di identificazione.
La sua influenza sta alla base dell’autoritratto Et quid
amabo nisi quod aenigma est? (E cosa amerò se non
quello che è un’enigma? ) e che riprende una famosa
fotografia in cui Nietzsche è ritratto di profilo mentre
guarda un orizzonte lontano, nella posizione classica
della melanconia, incarnando così l’idea del pensatore
inquieto e saturnino.
Enigma di un pomeriggio di autunno - 1910
L’enigma dell’ora - 1911
L’enigma dell’ora del 1911 è tra i primi dipinti metafisici di de Chirico

Un porticato I due uomini


sovrastato da una immobili e
loggia occupa l’orologio
quasi l’intero stabiliscono con
spazio della tela l’osservatore un
rapporto di
attesa
I raggi del sole
pomeridiano
sfiorano appena
la vasca con lo Nell’ombra del
zampillo d’acqua porticato una
e investono figura umana
l’uomo vestito di immobile aspetta
bianco

Il portico reca suggestioni fiorentine, come lo Spedale degli Innocenti o il Corridoio


vasariano: il colore uniforme e il cielo limpido contribuiscono a definire la geometria
dell’architettura resa in modo essenziale
Gioie ed enigmi di un’ora strana, 1913
Canto d’amore
1914
Ritratto
premonitore di
Guillame Apollinaire
1914
Le Muse inquietanti
Nel 1917, quasi un manifesto, de Chirico dipinge Le Muse inquietanti come
enigmatiche presenze depositarie di un mistero inaccessibile e inquietante
Nel mezzo di una piazza
Il segno nitido, le ombre
dominata dalla sagoma rossa
lunghe, l’assenza di una
del Castello Estense di Ferrara
prospettiva atmosferica,
si protende un palco
il colore caldo e dorato, il
senso di silenzio che
pervade la scena: è la
realtà metafisica L’uomo è assente e le finestre
delle case sono buie o chiuse

Le Muse, protettrici
delle arti, sono paludate
La fuga delle assi
all’antica come colonne
suggerisce una
consumate dal tempo
prospettiva
rigorosa, mentre
invece vi sono
Accanto alle statue- due punti di fuga
manichino vi sono corpi
geometrici colorati
Trovatore
1917
Villa romana
Negli anni del cosiddetto «romanticismo» dechirichiano si fa prepotente il richiamo alla
classicità: compaiono gli esseri umani, si infittiscono le citazioni dal mondo classico e il
ritorno al mestiere si concretizza nell’adozione della tempera

Due edifici a terrazza si ergono


In Villa romana del sotto una scoscesa parete rocciosa,
1922 presente e come in un dipinto di Böcklin
passato convivono e
si intersecano in una
condizione di magica
sospensione

Arnold Böcklin, L’isola dei


morti, 1880
Statua
greca di
Meleagro Dalle finestre aperte si scorgono
dai Musei figure in abiti contemporanei e su
Vaticani una nuvola vola la dea della Storia
La vittoria
Ne La vittoria del 1928-1929, una tela destinata alla fastosa casa parigina del
mercante d’arte Léonce Rosenberg, lo stile di de Chirico si è fatto graffiante per
delineare un orizzonte senza speranza e senza via d’uscita

I gladiatori si dispongono in una fitta schiera


di forma piramidale e raggiata a partire dal
vertice della mediana centrale

In una stanza dal


Su tutti domina un
gusto borghese e
essere possente e
dall’incombente
senza volto
soffitto basso un
ammantato come
gruppo di gladiatori
una statua antica
ha cessato la lotta

Sono uomini nudi o


vestiti di corazza,
Appaiono costretti con scudi, elmi e
in un luogo senza trofei: uno ha una
tempo oltre cui c’è il maschera, un altro
vuoto dell’oscurità è filiforme
Trovatore
Alla pittura metafisica de Chirico torna periodicamente alla fine degli anni ‘30,
negli anni ‘50 e alla fine degli anni ‘60, come dimostra il Trovatore del 1954-1955

Il manichino è collocato in
un ambiente delimitato
scenograficamente da due
architetture in scorcio

Il colore del cielo passa


con gradualità dal giallo
acceso al verde cupo

Trovatore, 1917

Ogni elemento prospettico


ha un suo proprio punto di
Le ombre proiettano la fuga
sagoma di un uomo fuori
dal campo visivo
Piazze d’Italia

Anche la serie delle Piazze d’Italia


ritorna nella pittura degli anni ‘60

In Piazza d’Italia con statua e roulotte del


1969 ritroviamo gli elementi tipici della
Metafisica: le arcate prospettiche, la
piazza vuota, le ombre lunghe, la statua

Il muro all’orizzonte taglia il dipinto: le


figurette in lontananza rendono la piazza
ancora più solitaria e alla muta presenza
di una statua torna l’attesa e l’enigma
Alberto Savinio
Alberto Savinio è un protagonista della Metafisica

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico, fratello di Giorgio, è stato tra


i più interessanti scrittori e musicisti del Novecento: inizia tardi a dipingere e la
sua pittura, partendo da premesse metafisiche, si colloca in una zona franca tra
Metafisica e Surrealismo, ma in modo divertito e ironico

Le tappe della biografia:


• Nasce ad Atene da genitori italiani il 25 agosto 1891
• Compie studi musicali e nel 1911 esordisce a Parigi come scrittore
• Durante la guerra è con il fratello a Ferrara e contribuisce alla nascita della Metafisica
• Inizia a dipingere nel 1927
• Muore a Roma il 5 maggio 1952
Le navire perdu
Le navire perdu (La nave perduta) nasce in un denso periodo artistico, tra 1927 e
1930, in cui Savinio dipinge giocattoli ambientati in uno scenario naturale

Il titolo allude alla In un cielo solcato da


condizione perduta nuvole astratte, dei
giganteschi giocattoli
dell’infanzia
sono collocati su una
montagna rocciosa,
La pittura di Savinio è dietro cui ci sono vele
e alberi di un veliero
pittura della memoria
non solo personale
ma di tutta l’umanità
È un’olimpica isola del
tesoro in cui è
approdato un veliero
carico di sogni infantili
forse pronto a salpare
di nuovo verso nuove
avventure

Objets dans la fôret (Oggetti


nella foresta), ca 1927-1928
I genitori
Come per l’Apollo, anche ne I genitori del 1931 Savinio crea un gioco antico, ricco
di ironia e compiaciuta serietà, di metamorfosi e umanizzazione degli animali

Dietro ai personaggi si
Un alto torrione brucia apre un’ampia finestra
con fiamme causate dai dalla prospettiva
neri fulmini che si improbabile con una
abbattono su di esso tenda scostata

Su una poltrona siede


dignitosamente raccolta Un possente nudo virile
una donna con testa di dalla testa di cervo
pellicano, simbolo di ostenta gesti imperiosi e
amore materno allude al carattere dolce
e severo del padre

L’abito della donna


imita la morbidezza di
un piumaggio
Carlo Carrà
Carlo Carrà è una figura chiave della pittura italiana del primo ‘900

Dopo una prima adesione al Futurismo e un successivo avvicinamento al


Cubismo, Carrà partecipa con entusiasmo alla Metafisica e a «Valori plastici»,
quindi si volge verso il Realismo magico, una pittura di tipo realistico ma entro
scenari dominati da quello che Carrà chiama il «silenzio magico delle forme»

Le tappe della biografia:


• Nasce a Quargnento, nei pressi di Alessandria, l’11 febbraio 1881
• Figlio di artigiani, lavora a Milano come decoratore e frequenta l’Accademia di Brera
• Nel 1900 risiede a Parigi, quindi torna a Milano e si avvicina ai futuristi
• Ferito durante la guerra, è inviato in convalescenza a Ferrara dove incontra de Chirico
• Nel 1941 ottiene la cattedra di pittura all’Accademia di Brera
• Muore a Milano il 13 aprile 1966
La musa metafisica
L’incontro a Ferrara con i fratelli de Chirico nel 1917 segna la nascita ufficiale della
pittura metafisica: La musa metafisica ne è uno dei più noti esempi

Una piramide tronca a base


poligonale occupa la
posizione più lontana, verso
la parete di fondo

Una tela dipinta è obliqua


pareti e le fa da pendant
una scatola con una carta
geografica
L’interno, una costante della
pittura metafisica di Carrà, è
reso prospetticamente con il
tavolato del pavimento e la Presenza inquietante è una
«scatola» delle pareti sorta di bambola di pezza
che raffigura una tennista
con testa di manichino
Dal Futurismo al Realismo magico
I funerali dell’anarchico Galli, 1911 Simultaneità: donna Pino sul mare, 1921
al balcone, 1912

L’esordio pittorico di Carrà è


nel segno del Futurismo: Entrato in contatto con i
Cubisti a Parigi nel 1912,
Carrà muta radicalmente Il recupero della tradizione
Carrà partecipa con entusiasmo la sua pittura e si orienta pittorica italiana conduce Carrà
al movimento, firmando i due verso la solidità della all’approdo finale del Realismo
Manifesti della pittura futurista forma magico, dominato da ordine e
e dipingendo violente tele essenzialità poetica della forma
futuriste
Le figlie di Loth
Nel 1919 Carrà, che anela al recupero della tradizione pittorica italiana e alla sua
spiritualità, dipinge Le figlie di Loth, che prelude a una nuova visione poetica

La pittura si è fatta scarna e La prospettiva rivela diversi


essenziale: Carrà guarda a punti di fuga ma riesce a
Giotto, a Masaccio, a Piero sostenere strutturalmente
della Francesca, a Paolo l’intera composizione, grazie
Uccello alle architetture in scorcio

Il tema biblico diventa una


esaltazione della vita
all’indomani della fine del
conflitto mondiale

Alla ripresa dei «primitivi»


si unisce però un senso
moderno, di derivazione
metafisica, di calma
sospensione e di attesa
Giorgio Morandi
Giorgio Morandi è stato un pittore di grande originalità e rigore

Uomo schivo per natura, vive a Bologna una vita appartata. Da semplice
insegnante di scuole elementari giunge a ricoprire una cattedra all’Accademia di
Belle Arti: il suo studio bolognese si compone di quegli oggetti che, indagati con
passione per tutta la vita, assumono un valore altamente poetico

Le tappe della biografia:


• Nasce a Bologna il 20 luglio 1890
• Diplomato all’Accademia di Belle Arti, dal 1914 insegna Disegno alle elementari
• Nel 1918 aderisce al movimento metafisico e collabora con la rivista «Valori plastici»
• Nel 1930 gli viene offerta una cattedra all’Accademia, dove insegna fino alla pensione
• Muore a Bologna il 18 giugno 1964
Natura morta metafisica
L’approdo alla Metafisica è l’esito di una ricerca personale rivolta allo studio della
forma e del volume secondo la lezione dei «primitivi» italiani, da Giotto a Piero

Le due versioni «metafisiche» alla base vi è precisione I colori caldi e la disposizione


della Natura morta mostrano geometrica e limpida degli oggetti crea un equilibrio
un grande rigore formale: definizione delle forme sospeso, un’armonia di forme

Gli oggetti si Tutti gli oggetti –


dispongono liberi tra cui spicca il
nello spazio e il busto inquietante
colore, nei toni di un manichino –
caldi del marrone, sono contenuti
unifica e calma le nella scatola che
enigmatiche proietta sul fondo
presenze l’ombra tagliente

Natura morta metafisica, 1919 Natura morta, 1918


Natura morta di oggetti in viola
Nella Natura morta di oggetti viola del 1937 gli oggetti sono disposti secondo una
sequenza lineare armoniosa, fatta di corpi ora lunghi e stretti, ora larghi e bassi

Nessun oggetto predomina sugli altri e


nessuno è in sé compiuto: Morandi
crea una sequenza sintattica, che pone
in relazione tutti gli elementi

La natura morta mostra un carattere di


solenne monumentalità quale mai,
prima d’ora, era stato raggiunto in un
dipinto di tale genere pittorico

Nella tela i colori spenti determinano


rientranze-secondi piani (gli scuri) (a)
e sporgenze-primi piani (i chiari) (b)
Natura morta
Nella Natura morta del 1956 gli oggetti dimessi e muti si dispongono in una
condizione di solennità comparabile a quella di una maestosa cattedrale

Morandi compone gli oggetti in modo


simmetrico al centro della tela e ne riduce
il numero e le forme

I colori variano dal beige al bianco-


ghiaccio, dal marrone all’azzurro, dal
marrone chiaro al verde spento e attorno
due sole tonalità di grigio chiaro e scuro

La massima altezza è delle bottiglie mentre


i barattoli formano una specie di parete
protettiva: la loro disposizione planimetrica
ricalca l’iconografia di una chiesa

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