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SCULTURA GRECA

I GRANDI MAESTRI DEL IV


SECOLO
Prassitele – Scopas - Lisippo
Prassitele
Bibliografia: A.Corso…
Biografia: apparteneva a una famiglia di scultori (figlio di
Cefisodoto). Fu scultore soprattutto in marmo (Nikias
apportava il colore alle sue opere) ma non mancano
citazioni di opere di bronzo. Attivo fra il secondo e il terzo
quarto del IV sec.a.C. (Plinio colloca il suo floruit tra 364 e
il 361) soprattutto ad Atene: lavorò per committenza
pubblica e privata.
Fu attivo:
• Grecia: Atene, Megara, Argo, Olimpia, Elide, Mantinea,
Platea, Tebe, Tespie, Lebadia, Delfi, Anticira
• Asia Minore: Cnido, Apollonia al Rindaco
Temi prediletti: divinità giovani e belle; soggetti eleusinii; temi
dionisiaci; Afrodite ed Eros; Apollo e divinità associate;
personificazioni di stati d’animo e divinità del destino;
divinità salutifere
Prassitele
Fonti: abbiamo 117 fonti che parlano di Prassitele
(fra il IV sec.a.C. e il XIII), pertanto è il terzo
scultore più citato di tutta l’antichità (dopo Fidia:
165 fonti; e Lisippo: 127 fonti); dopo Prassitele c’è
Policleto con 64 fonti. Da notare però che se ci
limitiamo ai soggetti divini (agalmata) Prassitele è
secondo solo a Fidia.
• Epigrafiche: circa 20 iscrizioni che coprono un
arco cronologico che va dal IV sec. Al II d.C.
• Letterarie: 97 testi. Fra le più significative
Pausania e Plinio
Prassitele
Opere principali sulla base delle fonti (Pausania)
• Atene: Satiro della Via dei Tripodi; Artemide Brauronia per il
santuario sull’Acropoli
• Megara: dodekatheon; satiro; Peitho e Paregoro; triade
apollinea
• Argo: Leto con fiaccola
• Olimpia: Hermes dionysophoros (ripresa di un tema paterno)
• Elide: Dioniso
• Mantinea: Leto, Artemide, e base con Muse; Hera in trono
• Platea: Rhea con la pietra; Hera pronuba
• Tebe: frontoni con fatiche di Ercole
• Tespie: Eros
• Levadia: Trophonios (divinità guaritrice)
• Delfi: Frine
• Cnido: Afrodite
• Apollonia al Rindaco: Apollo Sauroctono
Prassitele
Opere principali sulla base delle fonti (Plinio)
• Ratto di Proserpina (tema eleusinio)
• Katagousa (nella Katagousa si può forse identificare
Proserpina)
• Liber Pater
• Methe (tema dionisiaco)
• Satiro periboetos (forse il satiro in riposo)
• Stephanousa (Afrodite che si incorona)
• Pselioumene (Afrodite che cinge una collana)
• Menadi (tema dionisiaco)
• Tiadi
• Cariatidi
• Sileni
• Tespiadi
Prassitele
Caratteristiche stilistiche salienti
• Figure ad S (satiro che versa; Eros di Tespie)
• Figure femminili (Artemide, Afrodite)
- panneggiate (Artemide, Muse)
- nude (Afrodite)
• Figure in appoggio (Apollo Sauroctono; Hermes dionysophoros; Satiro
periboetos)

Concezione della figura


• Bidimensionale
• In appoggio
• Estranea allo spettatore

Ambientazione
• Preferibilmente in una silva (gli appoggi ai tronchi non sono solo
funzionali alla statica ma fanno parte della inventio della figura)
Prassitele

Sostegno triangolare di
tripode, da Atene, Via dei
Tripodi. Sui tre lati:
Dioniso con cantaro; Nike
con oinochoe; Nike con
phiale.
Da notare i panneggi
ampi e avvolgenti, tipici
della produzione tarda
del maestro (v. infra base
di Mantinea)
Prassitele
Satiro che versa: copia in
marmo dall’originale da Via dei
Tripodi che Prassitele
considerava una delle sue
opere più belle (aneddoto di
Frine): da notare l’accentuata
sinuosità del corpo che
riprende schemi policletei e si
svilupperà nei ritmi in
appoggio, l’acconciatura a
ciocche folte e disordinate;
l’atto che il satiro compie lo
estrania dallo spettatore.
L’originale è attribuito al 370.

Eros tipo Tespie: riprende


posizione e ritmo del satiro:
puntello e faretra sono
aggiunte del copista
Prassitele

Moneta di Parion con Eros


prassitelico
Prassitele

Artemide tipo Dresda. Copia di un tipo di statua che lo


scultore scolpì per Megara e Mantinea: la dea è colta
nell’atto di estrarre la freccia dalla faretra
La dea, con veste talare, è caratterizzata da una
maestosa solennità.
Prassitele
Artemide di Gabii:
forse copia della
statua che lo
scultore scolpì per il
santuario di
Artemide Brauronia
ad Atene; la dea è
colta nell’atto di
allacciarsi la veste,
in un gesto
quotidiano; da
notare
l’atteggiamento
assorto. 350 a.C.
circa.
Prassitele
Afrodite d’Arles (a dx con
restauri).
Lo studio della fuigura
femminile in seminudità è
prodromico alla ricerca
che si svilupperà con la
Cnidia.
Opera giovanile
attribuibile al 360 ca. nota
da numerose copie
romane.
La figura si dispiega nella
veduta frontale, i piedi
sono affiancati, il destro
discosto; sul braccio
sinistro poggiava forse un
erote; il braccio destro
aperto accentua la visione
bidimensionale; nessuna
volontà di
approfondimento spaziale.
Prassitele
Poco dopo la metà del IV sec. Prassitele crea la
famosa Afrodite per il tempio posto sul
promontorio di Cnido, tempio di forma circolare
accessibile sia dal lato frontale che da quello
posteriore che consentiva di vedere le terga della
dea. La copia del Vaticano è ritenuto una delle
migliori. La statua era un anathema e non una
statua di culto
Anche qui il supporto è parte integrante della
creazione artistica: la composizione si dispiega in
senso bidimensionale e la dea, assorta, non
interagisce con lo spettatore.
Da notare le forme piene del corpo femminile,
ispirate a quelle dell’amante Frine. Tali
proporzioni subiranno poi sensibili modifiche nel
corso dell’ellenismo.
Prassitele
La statua cnidia fu copiata
innumerevoli volte con
funzioni sia decorative che
sacrali; in particolare essa
fu ripetuta nei bronzetti
per i larari. Le fonti
raccontano che tali
bronzetti venivano offerti
alle giovani spose con
funzione beneaugurante.
Prassitele

La testa della Cnidia, a sinistra, e della Venere d’Arles: stessa concezione del volto
dall’ovale largo; stessa acconciatura
Prassitele

Apollo sauroctono per Apollonia al Rindaco. Il dio


giovinetto sta per uccidere una lucertola (simbolo del
male, allusivo all’uccisione di Pitone: non si tratta
dunque di una scena di genere ma di una voluta
allusione al culto).
Appoggio esterno che esaspera la concezione
bidimensionale della figura concepita come emergente
da un piano di fondo e totalmente scollegata dai fedeli.
Prassitele

Hermes Dionysophoros: dal tempio di Era ad Olimpia.


Pausania lo ricorda e gli scavatori tedeschi lo hanno
riportato alla luce.
Ritroviamo tutte le caratteristiche della poetica
prassitelica: l’appoggio esterno, lo straniamento del
gruppo rispetto allo spettatore, la ripresa del tema
paterno del dio che regge un fanciullo (Eirene e Pluto).
Appartiene all’ultima fase dell’attività dello scultore.
Prassitele

Appoggio esterno; da notare il contrasto fra la carne


luminosa e la pelle ferina drappeggiata intorno a corpo;
ripresa dell’appoggio della mano al fianco di lontana
ascendenza policletea, a cui si può ricollegare anche la
posizione delle gambe, non immemore di certe invenzioni
scopadee.
Prassitele

Particolare della testa che riprende il gusto per il contrasto fra compattezza del
volto assorto e massa scomposta della chioma.
Prassitele

Per Mantinea Prassitele scolpì la


triade apollinea e la base con
Muse su cui essa insisteva.
Le lastre mostrano le Muse
riccamente abbigliate con vesti
consistenti ma che segnano i
corpi: si tratta di un nuovo modo
di consepire l’abbigliamento
femminile (si ricordi il sarcofago
delle Piangenti di Sidone).
Prassitele

Lastra dalla base di Mantinea: Apollo e Marsia


Prassitele
La nuova concezione della veste
femminile informa di sé anche
alcune creazioni statuarie che
godettero poi di grandissima
fortuna come statue iconiche: la
Piccola e la Grande Ercolanese,
da taluni attribuite a Prassitele
(più probabilmente alla sua
scuola) e identificate con
Artemide e Core.
Prassitele

Particolari della testa della Grande e Piccola Ercolanese: acconciatura del tipo
“Melonenfrisur”.
SCOPA DI PARO
Bibliografia: A. Stewart, Skopas of Paros, New Jersey 1977
Biografia: apparteneva a una famiglia di scultori. Fu scultore
soprattutto in marmo e architetto. Attivo fra il secondo e il
terzo quarto del IV sec.a.C.
Fonti: 48 fonti letterarie parlano di Skopas, fra cui spiccano,
come di consueto Pausania (in particolare per Tegea) e
Plinio. Da ricordare anche Callistrato, retore del IV sec.d.C.
che ricorda la Menade.
Stile: accentuazione del patetismo attraverso espedienti nel
volto e nella posizione del corpo; adesione alla tradizione
“ricca”
Fu attivo:
• Grecia: Arcadia (Gortina; Tegea); Elide; Beozia (Tebe);
Argolide; Attica (Atene, Megara)
• Asia Minore: Ionia (Efeso); Bitinia; Caria (Alicarnasso,
Cnido); Troade (Crise)
• Samotracia
SCOPA DI PARO
Opere (gli sono attribuite una trentina di statue):
• Afrodite Pandemos su capro (Elide)
• Apollo citaredo per Ramnunte poi al Palatino (v. base di
Sorrento)
• Asclepio e Igea (Tegea, Gortina)
• Eros Himeros Pothos (Megara)
• Afrodite, Pothos e Fetonte (Samotracia, per le nozze di
Filippo e Olimpiade)
• Leto con Apollo e Artemide (Efeso)
• Columnae caelatae (Efeso: fonte Plinio che attribuisce a
Sopas ben 36 delle 127 colonne del tempio)
• Apollo Sminteo (Crise in Traoade)
• Atena e Dioniso (Cnido)
• Menade
• Meleagro
• Sculture per Alicarnasso
Tegea: tempio di Atena Alea
Il tempio della dea soccorritrice e guerriera fu distrutto nel 395 e
ricostruito dopo il 370 (dopo Leuttra) in concomitanza con la dedica
degli Arcadi a Delfi; il simulacro era una statua di avorio opera di
Endoios, accanto a cui furono posti i simulacri di Asclepio e Igea opera
di Scopa.
Scopa progettò anche il tempio (dorico, esastilo con 14 colonne –h =
diam x 6- sui lati lunghi e peristasi interna di semicolonne); accesso
tramite due rampe (una a est e l’altra a nord in corrispondenza della
fonte sacra presso cui era avvenuto l’incontro fra Eracle e Auge da cui
era nato Telefo).
Scopa scolpì i frontoni: Achille e Telefo nella pianura del Caico (la
valorizzazione di Telefo potrebbe essere letta in chiave antimacedone
dal momento che Achille era l’eroe prediletto dai Macedoni) ad ovest e
caccia al cinghiale calidonio con Atalanta Meleagro e Teseo ad est; gli
acroteri laterali con Nikai e Ninfe e l’acroterio centrale con elementi
floreali: forte l’influsso del tempio di Epidauro.
Scopa scolpì anche le statue di Asclepio e Igea che affiancavano l’antica
statua di culto opera di Endoios
Fonti: Pausania
Tegea: tempio di Atena Alea
Tegea: tempio di Atena Alea

Pianta e alzato Acroterio ovest: figura


danzante (Ninfa?)
Tegea: tempio di Atena Alea, frontoni
Achille e Telefo nella pianura del Caico (la valorizzazione di Telefo potrebbe essere letta
in chiave antimacedone dal momento che Achille era l’eroe prediletto dai Macedoni) ad
ovest e caccia al cinghiale calidonio con Atalanta Meleagro e Teseo ad est. Acroteri
laterali: Nikai o Ninfe; centrale: elemento floreale.
Tegea: tempio di Atena Alea

Frontone ovest: testa di Achille, di Telefo, di Ercole. Da notare nelle prime due
l’infossatura degli occhi e la torsione della testa; impalcatura ossea poderosa;
fronte bassa; labbra spesse e carnose
Afrodite
Pandemos
Per Elide Skopas avrebbe
scolpito un’Afrodite
Pandemos: ce ne dà
notizia Pausania che parla
di una statua di bronzo su
capro (secondo alcuni
l’unica opera in bronzo
dello scultore): in un
coperchio di specchio è
conservata l’immagine
della dea.
L’opera è datata nella
prima fase dell’attività dello
scultore ed è chiara
espressione della sua
adesione allo stile ricco.
Apollo
Per Ramnunte lo scultore
avrebbe scolpito un Apollo
del tipo del citaredo con
lunga veste (v. anche
Euphranor) che sarebbe
stato poi portato a Roma
dove assieme alla
Artemide di Timoteo e alla
Latona di Cefisodoto il
giovane, figlio di
Prassitele, avrebbe creato
la triade del tempio di
Apollo sul Palatino.
La triade è nota dalla base
di Sorrento
Skopas a
Alicarnasso

I ritmi attorti tipici dello


scultore sono attestati
nelle sculture del
Mausoleo
Menade
La statua di Dresda è una
copia di ottima qualità della
Menade che Skopas scolpì
forse per il gruppo di
Sicione, che
rappresentava il dio
Dioniso attorniato dai suoi
seguaci. Splendida la
descrizione di Callistrato.
Il ritmo attorto e
l’abbigliamento la
apparentano allo stile
ricco. Il volto è
caratterizzato dagli occhi
infossati, labbra
semiaperte, accentuato
patetismo
MELEAGRO

La statua, nota in 31
copie, è
caratterizzata da
ritmi complessi.
Stante sulla gamba
dx, con braccio
appoggiato al gluteo
(influssi policletei);
con il dx reggeva
forse la lancia.

Copia Vaticana e copia da Cambridge


MELEAGRO: particolari della testa Vaticana
Herakles e pelike di Leningrado
Afrodite Pothos Fetonte: gruppo di Samotracia
Pothos

Per Samotracia scolpì un gruppo con Afrodite Pothos


(desiderio d’amore) e Fetonte dedicato da Filippo per
le sue nozze con Olimpiade. Il Pothos, noto da una
quarantina di copie è stato identificato dal
Furtwaengler.
Un Pothos con Himeros e Afrodite era stato eseguito
anche per il santuario di Megara.
Figura effemminata, appoggio esterno, gambe
incrociate (v. Paride di Eufranore e Artemide di
Timoteo). Testa quadrata, fronte bassa e triangolare,
labbra grosse e dischiuse. Nell’acconciatura ricorda le
Afroditi prassiteliche.
Samotracia

Fetonte e particolare del Pothos


Lisippo
Bibliografia: P.Moreno, Lisippo. Vita ed opere
Biografia: nato a Sicione intorno al 390 a.C. fu in contatto con la locale scuola pittorica
(Eupompo). La familiarità con Panfilo gli valse la chiamata presso Filippo. Fu bronzista e
scultore in marmo; la sua attivitàsi sviluppa dal terzo quarto del IV sec. fino alla fine dello
stesso. Secondo Plinio fu autore di 1.500 opere.
Fu attivo:
• Sicione (statua di Prassilla: ritratto intenzionale)
• Olimpia: Troilo (372); Polidamante (337); Chilone (322)
• Argo: Eracle in riposo
• Corinto: Posidone
• Delfi: donario di Daoco II; caccia di Cratero
• Rodi: carro del Sole
• Pella: Alessandro che doma Bucefalo
• Farsalo: donario di Daoco II
• Tespie: Eros con l’arco
• Elicona: Dioniso seduto; Muse
• Dion: caduti al Granico
• Asia: per Lampsaco il leone caduto; per Efeso l’Alessandro con la lancia; per Sagalasso
Alessandro a cavallo; per Mindo un eros con l’arco; ritratto di Efestione
• Alessandria: Alessandro ktistes
• Megara: Muse
• Tebe: Corfida (vincitore a Delfi)
Opere: Lisippo
--note da
• tradizione letteraria (127 attestazioni);
• iscrizioni
• copie in marmo
• basi di statue
• monete e rilievi
--attribuite sulla base di criteri stilistici (Moreno)

Stile: Senocrate lo pone al vertice dello sviluppo dell’arte greca; era noto per
raffigurare gli uomini quali apparivano e non quali erano; la ponderazione era
antitetica (contrazione di una parte del corpo); la testa era più piccola rispetto al
canone policleteo, di forma quasi circolare e inscrivibile in un cubo. Fece opere
colossali (Zeus di Taranto 18 m) e di piccolissimo formato (epitrapezios)

Temi: atleti; ritratti (di ricostruzione: Prassilla; alcuni personaggi del donario di
Daochos; intenzionali: Polidamante; Socrate; fisionomici: Alessandro; Efestione);
divinità (Zeus; Eracle, Posidone; Dioniso; le Muse; Helios); personificazioni (Eros;
Kairos); animali (leone; cavalli; cani)
Olimpia: Base della statua di
Polidamante di Scotussa: 337
a.C.

L’atleta, rinomato per la sua


forza fu chiamato alla corte del
re di Persia: in alto raffigurato
mentre si scontra con il leone
Il leone morto:
Polidamante che affronta
la fiera di fronte al Gran
Re e alla sua corte
Polidamante e atleta: le due opere sono accomunate dall’analogia nella struttura
(zigomi larghi e tendenza alla rotondità)
Atleta di Fano
Rinvenuto nel Mare
Adriatico nel 1961;
attualmente a Malibu,
al Paul Getty
Museum

Databile al 340 a.C. ca.


Corpo slanciato e testa piccola gli occhi erano in
pasta vitrea; la parte conservata è circa 1,50.
Sul capo si pone la corona: tipica ponderazione
lisippea: una parte contratta, la dx, una rilasciata,
la sx.
Donario di Daochos II

Daochos II, tetrarca di Tessaglia innalzò a Farsalo, dopo la vittoria di Cheronea del
338, ilo gruppo in bronzo dei suoi antenati; nell’anno successivo replicò la dedica a
Delfi; le statue vennero trovate entro un sacello rettangolare posto nella parte nord
del santuario.
Donario di Daochos
Apollo citaredo
Daochos I

Sisifo I
Daochos II. Figura
in appoggio; corpo
snello.

Acnonio.
Agias: il primo tessalo che aveva vinto a Delfi nel pancrazio
(combinazione di lotta e pugilato), intorno alla metà del V sec.
Ritratto di ricostruzione. Nuova misura del canone lisippeo:
figura snella con gambe lunghe; testa 1/8 del corpo.
Ponderazione originale. Parte destra contratta, parte sinistra
rislasciata. Testa rotondeggiante, compatta; bocca breve, occhi
piccoli e infossati.
Apoxyomenos
La più celebre delle statue di Lisippo
sarebbe stata portata a Roma da
Marco Agrippa e esposta in Campo
Marzio. Corpo bilanciato; braccia
protese, testa volta verso la parte
contratta.
Apoxyomenos
Caccia di
Alessandro per Delfi
Base da Messene che
riproduce il gruppo dedicato
a Delfi da Cratero. Il gruppo
era inserito in un ampio
vano tra il tempio di Apollo e
la scena del teatro;
nell’originale le figure
dovevano essere a
grandezza naturale.
Alessandro è a piedi,
accompagnato da due cani:
il leone ha colpito uno dei
due animali, ma l’arrivo di
Cratero distrae la fiera:
l’evento si svolse a
Sagalasso nel 332.
Secondo Plutarco Lisippo
avrebbe scolpito il leone e i
cani; Leocare Alessandro
Statua di cagna ferita, firmata dal copista Sopatro, ora
al Museo Barracco
Lisippo ritrattista di Alessandro

Alessandro aveva scelto come artisti di corte Lisippo,


Apelle e Pirgotele (incisore). Essi lo seguirono nella
campagna d’Asia ma presto i rapporti con Lisippo si
guastarono perché egli si rifiutava di ritrarlo in vesti
divine.
A Lisippo è attribuito il Gruppo del Granico, prima opera
della campagna d’Asia e alcune immagini del duce
stante. Si ricorda che lo scultore sapeva cogliere gli
aspetti più intimi del duce macedone e aveva fatto del
suo difetto (teneva la testa un po’ storta) un vezzo.
Il Gruppo del Granico
Nel 334 dopo la
vittoria al Granico
Alessandro volle
dedicare a Dion il
gruppo dei cavalieri
(etairoi) caduti in
battaglia guidati da lui
stesso.
Il gruppo fu poi
portato a Roma da
Quinto Cecilio Metello
Macedonico e
espostonella porticus
Metelli.
Un bronzetto da
Ercolano viene
considerato copia in
piccolo formato di
Alessandro che
incombe sul nemico.
Alessandro

Dopo la battaglia del


Granico ad Efeso
Alessandro volle farsi
ritrarre da Apelle (che lo
rappresentò seduto con
fulmine in veste giovia) e
Lisippo che lo
rappresentò stante con
lancia, volendolo ritrarre
come uomo ispirato dalla
divinità e non come
divinità.

Bronzetto da Veleia
Erma Azara
Riproduce i tratti
caratteristici del
sovrano macedone:
acconciatura leonina
con anastole des
komes, volto ispirato.
Lisippo
in Asia
Ritratto probabilmente
di Efestione, l’amico
fraterno morto a
Ecbatana
Lisippo in Asia

Anche a Lampsaco si trovava verisimilmente un monumento commemorativo per


i caduti del Granico, che coincide probabilmente con il leone caduto ricordato da
Strabone, che venne poi da Agrippa trasferito a Roma ed esposto in Campo
Marzio; del leone lisippeo abbiamo forse un’eco nel tondo adrianeo riutillizzato
nell’arco di Costantino.
Si veda anche la base di Polidamante dove c’è lo stesso soggetto.
Il carro del sole Alessandro
avrebbe donato ai
Rodii una quadriga
con il Sole alla
guida, che taluno
ha riconosciuto nel
gruppo di S.Marco.
Alcuni bolli
d’anfora rodii ci
forniscono una
pallida eco del
monumento, con i
cavalli frementi al
galoppo che
ricordano quelli del
gruppo del
Granico
Posidone
Copia del Laterano : da notare la tensione
della parte sx in rapporto all’atteggiamento
rilasciato della destra. Rispetto al canone
lisippeo le proporzioni sono leggermente
diverse, con testa grande e massiccia.

La posizione con piede appoggiato a un


supporto è segno di vittoria.

Da Luciano sappiamo che Lisippo scolpì


una statua in bronzo del dio per un
santuario sull’Istmo.
Posidone

Particolare della testa della copia del Laterano; bronzetto che riproduce il
medesimo tipo; moneta dei Bruzi del III sec.a.C.
Ercole in riposo

Dal santuario di Ercole


Curino presso Sulmona.
Posizione bilanciata.
Parte destra contratta,
sinistra rilasciata.
Ercole in
riposo

Statua colossale
dalle terme di
Caracalla, firmata
dal copista ateniese
Glykon.
Divisione fra parte in
tensione e parte
rilassata; gamba
portante spinta molto
indietro; piedi quasi
allineati;
indispensabile
l’appoggio esterno
Eracle Eracle epitrapezio:
cantato da Marziale e
da Stazio che ne
ricordano le piccole
dimensioni (1 piede) e
lo dicono eseguito per
Alessandro che lo
portava sempre con sé
era poi passato per le
mani di Annibale e Silla
per finire sulla tavola di
Novio Vindice. I poeti
esaltano la capacità
dello scultore di rendere
la maestà anche in un
piccolo formato.
La mano sx era
appoggiata alla clava,
la destra protesa con la
coppa. Gamba dx tesa,
sx retratta. Posizione
Epitrapezios può significare “Ercole a tavola” o “Ercole sulla attorta.
tavola”, nel senso che l’opera era destinata a ornare la mensa.
Lisippo a Taranto
L’attività di Lisippo in Magna Grecia
corrisponde all’ultimo periodo (fine IV sec.).
Per Taranto lo scultore scolpì uno Zeus
colossale (la tradizione di scolpire opere
colossali è ben diffusa nella tarda classicità e
nell’ellenismo), alto 18 m; secondo Plinio il
colosso poteva essere mosso con una mano
eppure non crollava sotto i soffi di una
tempesta. Davanti ad esso c’era una colonna
che doveva frangere il vento. Lo Zeus non
venne portato a Roma da Fabio Massimo nel
209, che disse lasciamo i loro dei irati ai
Tarantini (ciò permette di ipotizzare che fosse
raffigurato nel gesto di scagliare il fulmine).
Per Taranto Lisippo scolpì anche un Eracle
seduto, che venne portato a Roma da Fabio
Massimo.
Eracle seduto
Anche questa statua doveva
essere colossale (circa 5 m) ed era
posta sull’acropoli della città; Fabio
Massimo la dedicò sul
Campidoglio e accanto vi pose la
sua statua equestre; l’imperatore
Giuliano la fece portare a
Costantinopoli dove perì nel sacco
del 1204.
Muscolatura possente; posizione
chiusa ma con incroci di linee che
invitano lo spettatore a girare
attorno alla figura per coglierla
appieno.
Pugile

Pugile in bronzo conservato al Museo Nazionale


Romano. La figura è contenuta entro un solido
geometrico (ritmo chiuso: l’unica apertura è data dalla
posizione della testa; si ipotizza un legame con l’Eracle
da Taranto. Da notare il gesto delle maniesprimente
meditazione. Da notare che i piedi sono consunti:
probabilmente la statua era oggetto di venerazione.
Ermes
Eracle epitrapezios
ERMES: fra le tematiche predilette da Lisippo
c’è anche quella delle figure sedute: l’Eracle di
Taranto, il pugilatore, e questo Ermes, noto da
una quindicina di copie e da alcune gemme.
Ritroviamo alcuni principi dell’estetica lisippea:
una parte contratta, la dx,, una rilasciata, la sx.
La figura mostra diverse prospettive e realizza
appieno la spazialità lisippea.

Secondo la descrizione il dio era seduto sulla


pelle di leone, con la mano sx sulla clava la dx
protesa con la coppa di vino.
Eros
Eros “distratto” per
Mindo in Caria. Lo
schema del
precedente è
rielaborato con
moltiplicazione dei
piani (la testa
girata crea
un’ulteriore
spazialità.

Eros con l’arco: due repliche una per Tespi (fra il 338 e il 335 quando Alessandro
stava a Tespi per organizzare lo scontro contro Tebe; la replica più bella e completa
è quella dei Musei Capitolini). Il braccio che taglia la figura crea un piano innanzi ad
essa. Acconciatura con treccia alla sommità del capo.
Eros

Eros con l’arco, copia da Testa di Copenhagen


Ostia
Kairos
La statua in bronzo,
menzionata in un
epigramma di
Posidippo, poeta
contemporaneo allo
scultore, nomina
l’autore della statua e
la descrive: in corsa
con piedi alati, con un
rasoio, con i capelli
davanti al viso e calvo
all’occipite.
Ampia descrizione
anche in Callistrato.

Rilievo: probabilmente un falso moderno


Kairos

Rilievo neo attico da Trogir; disegno ricostruttivo che ripropone il particolare della
sfera su cui l’Occasione posava in equilibrio instabile
Ritratto di Socrate

La fonte che attribuisce a Lisippo una statua di Socrate è Diogene Laerzio. Il


monumanto si trovava nel Pompeion; lo scultore avrebbe scolpito l’opera quando era
al servizio di Cassandro. Accentuazione dell’aspetto satirico del volto.