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I.I.S.S Luigi Pirandello Bivona


IIB Scientifico

Prof. Ignazio Schillaci

Alunni: Amorelli Vito


Busciglio Giuseppe
Scaglione Andrea
Balsamo Vincenzo
Dopo la morte di Teodosio il
Grande, l'Impero Romano fu diviso
in due parti, Oriente e Occidente,
che vennero assegnate ai due
successori: Arcadio ed Onorio.
Ravenna divenne capitale
dell'Impero d'Occidente sotto il
governo di Onorio (395-423) e tale
rimase fino al 476, anno in cui
l'ultimo imperatore d'occidente,
Romolo Augustolo, venne deposto
dal barbaro Odoacre.
Successivamente Ravenna
divenne capitale del regno
romano-barbarico di
Teodorico. Dopo la morte di
Teodorico (526), l'imperatore
d'Oriente Giustiniano, cercò di
ricostruire l'unità dell'antico
Impero Romano
riconquistando il suolo italiano.
L'Italia divenne una delle
province dell'impero
riunificato, sotto il comando di
un esarca che risiedeva a
Ravenna. La città di Ravenna,
essendo stata a lungo sede del
potere politico fu oggetto di
importanti interventi artistici.
Essa fu il centro in cui si
incontrarono arte
paleocristiana e arte bizantina.
A Ravenna l'architettura ed i
mosaici sono l'una in funzione
degli altri.
Allora affacciata sull’ Adriatico, Ravenna, fu il centro in cui si
incontrarono arte romana paleocristiana e bizantina, ricca di
opere architettoniche che testimoniano la presenza di diverse
culture. Anche quella bizantina fu una delle tante forme assunte
dall’ arte che, più in generale, abbiamo più volte definito “tardo
antica”. A Ravenna, più che altrove, architettura e mosaici non
possono essere analizzati separatamente a causa del loro
indissolubile rapporto. Ciò suggerisce di trattare i due soggetti
contemporaneamente. Per maggior chiarezza conviene
raggruppare le correnti artistiche per periodi
storico-politici. Avremo pertanto:• Il periodo ostrogotico (dal 476 al 540)
• Il periodo giustinianeo (dal 540 al 565)
• Il periodo imperiale (dal 402 al 476)
Battistero degli Ariani, fine V sec. inizio VI
sec. Ravenna
(periodo ostrogotico)

Mosaico VI sec. Basilica di San


Vitale. Ravenna
(periodo giustinianeo)
Inizialmente Ravenna fu capitale provvisoria
dell'Impero romano d'Occidente e solo a partire
dal 410, dopo il sacco di Roma, si convertì in
residenza stabile della corte imperiale.
Con la morte di Onorio (423) la città entrò
nell'orbita della reggente Galla Placidia, che
governò per conto del figlio ancora
minorenne Valentiniano III. Risale a quest'epoca
la trasformazione di Ravenna in splendida
capitale e città cristiana, un processo forse già
iniziato ai tempi di Onorio.
Il mausoleo risale alla metà del V sec. Nipote per
parte di madre dell’ imperatore Valentiniano II,
Galla Placidia era figlia di Teodosio il grande,
sorella degli imperatori Arcadio e Onorio e
reggente del trono in nome del figlioletto
Valentiniano III (423/455). Tuttavia è
generalmente accettato che tale costruzione sia
un mausoleo imperiale annesso alla chiesa di
Santa Croce, secondo un modello documentato
sia a Roma (mausoleo di Santa Costanza) che
a Costantinopoli. Infatti l'edificio, in origine era
collegato con un portico, ora perduto, alla
chiesa della quale oggi rimangono pochi resti.
La pianta è a croce, il corpo ha la stessa larghezza dei bracci, ma è leggermente più lungo.
Quindi in realtà è a croce latina, ma siccome la differenza è minima si può considerare a
croce greca. I bracci e il corpo racchiudono le volte a botte interne.
L'esterno è molto semplice, tutto costruito con mattoni in cotto, a vista, cioè senza
intonaco. La muratura è molto accurata, sono stati usati dei mattoni particolari, lunghi e
sottili, tipici delle costruzioni ravennati di quel periodo.
All'incrocio tra il corpo e bracci sorge il tiburio: è una torre squadrata con tetto a 4
spioventi che racchiude una cupola.
Tutt'intorno la costruzione è percorsa da una serie di archetti ciechi impostati su
lesene: si tratta di una soluzione architettonica occidentale già presente a Treviri e a
Milano. Le arcate cieche sorgono su uno zoccolo squadrato che non è possibile vedere
perché è rimasto interrato.
Il pavimento originale è un metro e mezzo più sotto, (per via dell'abbassamento del
terreno rispetto al livello del mare) quindi anche le proporzioni originali erano molto
più slanciate di quelle che si vedono adesso.
I bracci sono coperti con tetto a spioventi, e terminano con timpano triangolare.
Nell'insieme: è una struttura essenziale, fatta di volumi geometrici semplici: cubi,
parallelepipedi, prismi. Ha un aspetto sobrio, molto solido e severo.

Pianta del Mausoleo di Galla Placidia


L'esterno con la sua voluta povertá non lascia minimamente immaginare la
straordinaria ricchezza dell'interno. Ma ció che maggiormente
impressiona è lo splendore dei colori e del mosaico che riveste per
intero le volte e la cupola, smaterializzando il limite fisico delle strutture
architettoniche. II mosaico della cupola rappresenta, su uno sfondo blu,
giri concentrici di stelle d'oro progressivamente piú piccole dal basso
verso l'alto, ci dà l'illusione dell'allontanarsi indefinito della volta fino a
culminare nel simbolo della croce. Negli angoli inferiori ci sono i
simboli degli evangelisti. Le altre superfici ricoperte di mosaici
presentano temi naturalistici e perfino decorazioni astratte come quelle
che ornano la volta del braccio longitudinale, forse a imitazione di
preziose stoffe orientali . Sulle lunette della parete d'ingresso e di quella
di fondo sono rappresentati il BUON PASTORE e SAN LORENZO che si
avvia al martirio. Le cupole bizantine sono tutte fittili, cioè costruite con
anfore vinarie o tubi di argilla. Sono molto leggere, non pesano sulle
strutture.

Particolari del
sarcofago di Galla
Placidia, Ravenna.
La decorazione a mosaico del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna è
della prima metà del V sec. e ricopre completamente, senza interruzione, le
pareti e le volte. Lo spazio interno quindi è caratterizzato dalla luce,
dal colore e dallo splendore dei mosaici.
Entrando qui si ha una sensazione particolare: è uno spazio strano, magico,
irreale, come di sospensione.
Si ha l'impressione di un'atmosfera notturna, per via della gamma cromatica in
cui prevale il blu, che è di una tonalità profonda, intensa e con una sua
particolare luminosità. Inoltre il colore non è uniforme e piatto ma ha
sfumature diverse (dovute alle tessere accostate tra loro con tonalità
differenti) che creano una profondità indefinita. Su questo fondo blu si
accendono tutti gli altri colori, che sono più chiari e sembrano come delle luci
o delle apparizioni.
Oltre a questo c'è il luccichìo prodotto da innumerevoli riflessi delle tessere
del mosaico, disposte con inclinazioni diverse appositamente per creare
questo effetto così suggestivo.
Gli artisti che hanno realizzato questi mosaici volevano suggerire l'idea
dell'al di là come un mondo assolutamente diverso, altro rispetto a quello
reale, dove vive solo lo spirito. E' uno spazio tutto immaginato, fantastico.
Tutti i soggetti rappresentati alludono all'al di là.
Nella Cupola è raffigurato un cielo notturno con cerchi
concentrici di stelle d'oro, rappresentazione simbolica
dell'universo. Al centro c'è Dio, rappresentato simbolicamente
dalla croce d'oro. Il digradare delle stelle, da più grandi nel
bordo esterno della cupola fino alle più piccole, alla sommità, al
tema dell'infinito in cui si identificano l'universo e Dio.
Agli angoli, in corrispondenza dei 4 pennacchi è rappresentato
il tetramorfo: l'iconografia sacra con i simboli dei quattro
evangelisti. Il toro, l'aquila, il leone e l'uomo (rappresentato con le
ali) sono figure simboliche che l'iconografia cristiana ha derivato
da quella mitologica orientale. San Marco inizia il suo racconto
parlando del leone. San Luca indica il bue come simbolo del
sacrificio. San Giovanni indica con l'aquila l'importanza della
contemplazione e il dominio del cielo. San Matteo si associa alla
figura dell'uomo perchè pone in rilievo la dimensione umana di
Cristo.
Cupola del Mausoleo di Galla
Placidia. Mosaico.V sec. Ravenna
Sono decorate con rosoni dai colori chiari che sembrano galleggiare su
sfondo blu di tonalità diverse e profonde.
I motivi floreali e stellati sono elementi di geometrici astratti e di
derivazione orientale.
In fondo alla volta un arco a tutto sesto , anch'esso rivestito di mosaici.
Figurano nell'intradosso eleganti motivi di festoni con frutta e fiori che
escono dai due cesti di giunchi in corrispondenza delle imposte e si
incontrano alla sommità dell'arco, dove campeggia una croce
gemmata. Tra fronde rigogliose compaiono mele, uva e melagrane.

Volta del Mausoleo di Galla


Placidia. Mosaico. V sec. Ravenna
Le lunette del tamburo ospitano i mosaici con le immagini degli
apostoli, disposti in coppie. Sono rappresentati come senatori
romani, vestiti con toghe bianche e in atteggiamenti da oratori. In
particolare si riconosce San Pietro, con la barba bianca e la
chiave in mano.
Ai piedi di ogni coppia di santi figura un vaso o una fontana a cui
si avvicinano due colombe per bere. La scena simboleggia le
anime alla ricerca della pace eterna e si dissetano alla fonte della
salvezza divina.

Lunette con gli apostoli, Mausoleo di


Galla Placida, Ravenna.
Nei bracci del transetto le Lunette dei cervi hanno un significato simbolico, rinviano al
Salmo in cui l'anima che desidera raggiungere Dio è paragonata al cervo che cerca
la fonte per dissetarsi.

Le finestre a feritoia, strette e lunghe hanno una forma già tipicamente medievale.
Saranno molto frequenti nei castelli ma anche nelle chiese romaniche. Nascono da
esigenze sia estetiche, sia, soprattutto, funzionali, per esigenze difensive e
strutturali. Prima del medioevo le troviamo nelle civiltà mediorientali del III
Millennio a. C.
Sopra l'ingresso si trova la Lunetta del Buon Pastore, uno dei più famosi capolavori
del mosaico bizantino di Ravenna, che merita un'analisi a parte.

Lunette dei cervi, Mausoleo di


Galla Placida, Ravenna.
Si trova sulla porta d'ingresso del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.
Risale al V sec.
La scena è molto equilibrata, impostata su una composizione simmetrica,
non rigida, ma vivacizzata da varianti.
L'ambientazione è naturalistica: le colline, le piante i fiori, i cespugli,
presentano un'immagine idilliaca. Anche i colori sono chiari, luminosi
come quelli di una giornata serena, primaverile: sono tutti elementi che
rinviano al Paradiso come è descritto nei testi sacri.
Figure
Le figure, nello stile, seguono la tradizione naturalistica tardo-romana per:
- la ricerca dei volumi
- il disegno a contorni morbidi, tondeggianti,
- il chiaroscuro e le sfumature dei colori
- le sovrapposizioni e gli effetti di scorcio (piedi di Cristo) per creare
l'impressione di profondità.
- Il dinamismo, anche se contenuto: le figure sono mosse, girate, piegate,
avvitate. Anche Cristo ha braccia e gambe mosse. Questo crea una certa
scioltezza, rende tutto più naturale.
Componenti astrattive
Però le linee di contorno sono delineate: questo è già un primo passo
verso l'astrazione che si svilupperà con il tempo. Il contorno scuro tende
ad appiattire le forme e a delimitarle.
Altri elementi di astrazione: i cespugli tutti alla stessa distanza, e il
mantello delle pecore con motivi a zig-zag.
Cristo
E' una figura giovanile, è presentato senza barba, come un adolescente,
perché è l'immagine del Figlio di Dio. In abiti imperiali, ha la veste
d'oro (rivestito della sua natura divina), e il manto porpora (simbolo della
passione). Il corpo è tutto girato, con la sinistra regge una croce (altro
rinvio alla passione) e con la destra accarezza una pecora (rinvio alla
comunicazione con i fedeli che per mezzo di lui potranno accedere al
Paradiso). E' una forma plastica e articolata, compie movimenti lenti e
solenni, possiede un'energia contenuta.
Gregge
Gli animali sono simili, ma ognuno si pone con un atteggiamento diverso.
Tutti però rivolgono la testa verso Cristo. E' l'immagine dei fedeli che si
rivolgono a Cristo e Cristo si rivolge a loro.
La Lunetta del buon Pastore, Mausoleo di Galla
Placida, Ravenna
Nella lunetta opposta San Lorenzo sulla graticola entra correndo dalla destra,
recando una larga Croce sulla spalla, mentre con l'altra mano regge un
libro aperto su cui è espressa una scrittura recante tanti quadratini
staccati l'uno dall'altro: è la scrittura ebraica. Egli si rivolge alla graticola
sul pavimento e a un armadietto che contiene i Vangeli i quali sono
simboli della Fede. Il santo è rappresentato mentre si avvicina al martirio
(festinat ad martyrium si leggeva spesso nei racconti agiografici). La
raffigurazione, invero singolare, è stata a lungo identificata con quella del
santo martirizzato sulla graticola, anche per il culto di cui era onorato a
Ravenna. È stato anche proposto tuttavia che non si tratti di San Lorenzo
bensì del Cristo, pettinato alla siriana, che indica i quattro Vangeli come
simbolo della Verità, mentre sulla graticola bruciano libri eretici.
La Lunetta di S. Lorenzo, Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna

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