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PRASSITELE E LISIPPO

Prassitele  originario di Atene, fioritura metà IV secolo a.C.


Lisippo  originario di Sicione (Peloponneso), fioritura seconda metà IV secolo a.C.
Prassitele apparteneva a una famiglia di scultori di bronzo e di marmo, nell’ambito della
quale si alternavano sempre i nomi di Cefisodoto e Prassitele sicché il padre di Prassitele si
chiamava appunto Cefisodoto, scultore di cui non sappiamo molto. Dalle fonti letterarie
apprendiamo che intorno al 386 a.C. gli venne commissionata da Atene una scultura
raffigurante la pace e la ricchezza, raffigurante precisamente le personificazioni di Eirene
(pace) e Ploutos (ricchezza). Sappiamo anche che questa scultura bronzea era stata
collocata sull’Agorà a sancire la pace di Antalcida, stipulata nel 386 e prese questo nome
dal delegato spartano che si recò fino in Persia per trattare i punti di questa pace
direttamente con il gran Re di Persia. La pace doveva porre fine a decenni di conflitti tra il
mondo persiano e la Grecia (in particolare Atene), si trattava quindi di uno di quei momenti
di tregua che caratterizzano la prima metà del IV secolo che è un periodo di continue
guerre. Per sancire questa pace Atene decise di celebrare il momento con una scultura da
collocare nel centro politico e civile della città, l’agorà. Di questo originale bronzeo di
conservano delle copie marmoree una delle quali è quella della Gliptoteca di Monaco.
Questa scultura rappresenta un concetto diverso da quelle del V secolo, in quanto non
rappresenta una vera e propria divinità è un concetto, una personificazione di un concetto.
Quindi ci avviamo verso contenuti di astrazione e di personificazione che nel corso dei
secoli successivi saranno di più difficile lettura, non più destinati alle masse delle città
quanto più a dei fruitori più raffinati che sappiano cogliere l’essenza di opere più
complesse. In questa scultura la pace è una figura femminile maestosa il cui abito ricorda
quello delle cariatidi si inserisce nell’ambito classico/ fidiaco per indicare la solidità della
tradizione. La ricchezza è invece intesa come il piccolo bambino che sta nelle braccia della
Pace e che si identifica con la ricchezza perché tiene tra le mani la cornucopia simbolo
dell’abbondanza. Quindi il concetto è che solo dalla pace, dalla stabilità può nascere (ecco
perché un bambino) la ricchezza per un messaggio ben augurale che era molto sentito
proprio ad Atene dopo decenni di combattimenti. Si tratta di un gruppo scultoreo, dove vi
è anche un’intesa di sguardi dolci tra madre e figlio.
Prassitele di forma ad Atene nella bottega dove lavorava anche il padre, di Prassitele le
fonti sottolineano le Charis cioè la particolare grazia e dolcezza che era in grado di
conferire ai suoi soggetti scultorei. Era scultore sia del marmo che del bronzo, ma riusciva
in particolar modo a conferire alle superfici marmoree una levigatezza e una morbidezza
nei passaggi di piano da far sembrare le sculture vive. Le fonti sottolineano anche che
Prassitele adottava un accorgimento particolare dopo aver lisciato le superfici marmoree
fino all’estremo, pare che stendesse una particolare cera che conferiva all’incarnato una
tonalità simile al colore della pelle. Scultura di Prassitele: predilige soggetti divini ma
giovanili, colti in momenti occasionali.
Apollo Sauroctono: un piccolo Apollo, non apollo nell’età adulto, colto in un momento
occasionale cioè mentre si diverte a punzecchiare con uno strumento appuntito una
lucertola (il sauro) che sta salendo sull’albero. La volontà di Prassitele nello scolpire queste
divinità in momenti occasionali permette di sviluppare questa sua sensibilità per figure
snelle e flessuose (perché figure molto giovanili). Il ritmo Prassitelico tipico è quello ad S,
cioè le figure non sono perfettamente stanti, sembrano essere instabili: reggono su un
piede ma scartano lateralmente in modo tale da avere il baricentro che esce dal piano di
appoggio e quindi le figure hanno bisogno di poggiare su un sostegno che è perfettamente
integrato al soggetto raffigurato. La presenza di sostegni non significa necessariamente che
si tratti di una copia, nel caso di Prassitele i sostegni fanno parte quasi sempre della
scultura originale perché ama queste figure il cui baricentro esce dal piano d’appoggio, e
quindi figure che si appoggiano a qualche elemento. La più celebre delle sue sculture è
certamente Afrodite Cnidia: scultura con massimo numero di copie, testimonianza
dell’estremo successo. Plinio ci racconta come giungevano ad Atene delegazioni di abitanti
dell’isola di Kos che venivano ad Atene a chiedere a Prassitele di realizzare una scultura
raffigurante Afrodite per il santuario dell’isola. Plinio racconta anche come gli abitanti
dell’isola, giunti a riscuotere la loro commissione, si stupissero trovandosi davanti un
soggetto inatteso: un’Afrodite completamente nuda rappresentata nell’atto di essersi
appena spogliata per fare il bagno. Per la nudità della scultura, i Koi non ritenevano il
soggetto adeguato al loro santuario e preferirono ripiegare su un'altra Afrodite che
trovarono già pronta nella bottega di Prassitele. Poco tempo dopo giunsero ad Atene degli
Cnidii a chiedere a loro volta un’afrodite ed ebbero meno timore dei koi scegliendo
l’afrodite nuda, che fede il successo del loro santuario che fu da quel momento
visitatissimo. La figura porta la mano destra davanti all’inguine in un gesto di apparente
pudicizia che in realtà sottolinea ancora di più il potere seduttivo di questa Dea. Anche in
questo caso la Dea è colta in un momento del tutto quotidiano, quello del bagno.
(nella mano sinistra stringe i panni che poggiano sul contenitore dell’acqua). Si arriva con
Prassitele dunque al totale svelamento del corpo femminile.
Gruppo di Hermes e Dioniso fanciullo  gruppo scultoreo rinvenuto dai tedeschi nel 1877
all’interno dell’Heraion di Olimpia. L’Heraion, subito dopo la costruzione del tempio di Zeus
nel V secolo, era stato progressivamente trasformato in un luogo dove venivano conservati
alcuni dei doni più importanti del santuario. Infatti, Pausania quando fa visita al santuario
nel II secolo d.C. cita anche il gruppo prassitelico in marmo di Hermes e Dioniso. È sempre
da Pausania che sappiamo che Hermes era rappresentato nel momento in cui sollevava
con la mano destra un piccolo grappolo d’uva (futura vocazione del piccolo Dioniso), come
a intrattenerlo, distrarlo. La scoperta di questa scultura è molto importante in quanto si
tratta di uno di quei casi in cui fonti letterarie e realtà archeologica. Si pensò dunque che si
trattasse di un originale che era sempre rimasto nell’Heraion ma non tutti sono convinti
che si tratti di un originale, bensì di una copia di età romana. Ciò che solleva i dubbi degli
studiosi è innanzitutto la presenza di un brutto puntello : Prassitele aveva ovviamente
bisogno di creare un sostegno per la grande figura appesantita ulteriormente dalla figura
del fanciullo, però a livello del bacino di Hermes si stacca un puntello che crea qualche
perplessità perché è poco gradevole e un puntello del genere o esisteva nell’originale e
Prassitele non ebbe il tempo di rimuoverlo oppure è un puntello inserito da un copista che
ha ovviamente meno dimestichezza con la statica del soggetto. In più il retro della figura
non presenta lo stesso grado di pulitezza della parte anteriore, nel caso di un originale
questo sarebbe difficile da spiegarsi perché lo scultore greco rifiniva ogni superficie della
sua scultura, mentre è possibile che un copista non abbia rifinito la parte posteriore perché
destinata ad una nicchia e quindi a non essere vista. Il dibattito resta aperto.
LISIPPO
Lisippo era principalmente un bronzista, le fonti letterarie dicono che dalla sua bottega
sarebbero uscite migliaia di sculture a sottolineare la sua straordinaria produttività. Era
originario di Sicione e rientra nell’antica scuola peloponnesiaca del bronzo (a cui
apparteneva anche Policleto). Le fonti letterarie sottolineano come Lisippo dicesse di sé
stesso di essere allievo dell’arte di Policleto e come Policleto si sarebbe interessato sulla
riflessione teoria su come rappresentare il corpo umano, ma a differenza di Policleto si
sarebbe interessato a come il corpo umano realmente appare piuttosto che a come
dovrebbe apparire e attorno a questo concetto avrebbe scritto anch’egli un canone. La
figura umana di Lisippo propone delle proporzioni più slanciate, gli arti sono più lunghi e
affusolati, il busto più asciutto e più corto e la testa più piccola. (rispetto al Doriforo di
Policleto). Questo fa si che la figura risulti più slanciata, questo perché mentre nel canone
di Policleto la testa stava nel corpo 8 volte, nel canone di Lisippo la testa stava nel copro
quasi 10 volte.
Sappiamo dalle fonti letterarie che Lisippo iniziò la propria carriera intorno al 360 a.C.
lavorando per alcune committenze importanti in Tessaglia e in Macedonia, perciò Lisippo è
uno scultore nel pieno Ellenismo perché non gravita sulle poleis come per esempio
Prassitele ma gravita sui nuovi centri dell’arte. In particolare nel 360 a.C. aveva ricevuto da
Daoco di Tessaglia la commissione di un gruppo di sculture in bronzo che dovevano
rappresentare Daoco stesso con i suoi antenati da collocarsi nell’agorà della capitale della
Tessaglia. Gli originali bronzei sono andati persi ma sono state conservate alcune copie
marmoree che dello stesso gruppo vennero realizzati per il santuario di Delfi. Una delle
sculture meglio conservate è il cosiddetto Agia di Delfi: si trattava di un antenato illustre di
Daoco, illustre perché si era distinto come atleta. Fisico giovanile, asciutto e muscoloso,
testa che volge lo sguardo e gli occhi verso l’alto e nell’avvicinamento tipico di occhi, naso
e bocca esprime pathos. Lisippo risente degli insegnamenti di Skopas per quanto riguarda
gli effetti chiaroscurali sul volto che servono ad esprimere pathos. Ha una posizione più
instabile perché sembra poggiare contemporaneamente su entrambi i piedi.
Apoxyomenos: copia, atleta che si deterge. Il soggetto raffigura un atleta che al termine
dell’esercizio fisico impugna lo strigile (paletta) nella mano sinistra e si raschia la pelle
sudata portando via il sudore con una mistura di sabbia. Era un’operazione molto comune
nell’antichità tan tè che lo strigile era uno strumento che identificava proprio l’atleta.
Di questo soggetto ce ne parla Plinio il vecchio dove racconta appunto di una scultura in
bronzo di Lisippo di un atleta che si deterge, trasportata a Roma. Il popolo romano si
affezionò molto a questa scultura che venne collocata davanti alle terme proprio per il
collegamento tra le terme e la pulizia dell’atleta. La scultura poi scompare e viene
riconosciuta nell’800 in una copia marmorea che viene conservata nel Musei Vaticani. Che
si tratti di una copia è confermato dalla presenza di un sostegno e da un inizio di puntello
sgradevole che nella sua interezza originale doveva addirittura collegare il ginocchio destro
con il polso destro. Ritroviamo il canone lisippeo nella figura allungata e la testa piccola,
ritroviamo anche il ritmo bilanciato su entrambi i piedi e poi notiamo come il gesto stesso
di raschiarsi il braccio destro porti ad una parziale copertura del torace, che è sempre stato
visibile. Questo costringe lo spettatore a girare intorno alla scultura per cogliere il gesto del
detergersi, se ci si limita ad una visione frontale non è completamente visibile (richiede
un’osservazione a 360 gradi).
Altre sculture di Lisippo: Eros di Tespie, Eracle in riposo tipo Farnese

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