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Modernità e Olocausto, Bauman

Il documento discute i legami tra Olocausto e modernità. Sostiene che l'Olocausto non fu solo una tragedia ebraica, ma fu reso possibile dalla società e cultura moderne. L'antisemitismo e il razzismo divennero problematiche moderne a causa dei processi di modernizzazione che portarono all'integrazione degli ebrei nella società.

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Modernità e Olocausto, Bauman

Il documento discute i legami tra Olocausto e modernità. Sostiene che l'Olocausto non fu solo una tragedia ebraica, ma fu reso possibile dalla società e cultura moderne. L'antisemitismo e il razzismo divennero problematiche moderne a causa dei processi di modernizzazione che portarono all'integrazione degli ebrei nella società.

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MODERNITÀ E OLOCAUSTO

l’Olocausto è una finestra, i quali legami, cause, circostanze si possono capire soltanto
sporgendosi da essa.

si parla di circostanza esclusivamente ebraica, di scarsa rilevanza per chiunque altro viva
nell’epoca moderna, anche per questi stessi ebrei. senza dubbio fu una tragedia ebraica, bensì
non fu soltanto un problema ebraico o una porzione di storia ebraica, ma esso fu messo in atto
nell’ambito della società moderna, con la sua civiltà e sviluppo. si tratta quindi di un problema di
società, civiltà e  cultura attuali e del tempo. infatti bauman ci invita a riflettere su quanto
l’olocausto sia stato sì una combinazione di eventi e circostanze specifiche del passato, ma queste
circostanze sono presenti ancora oggi nella modernità, e ancora non si è fatto abbastanza per
arginare queste cause scatenanti bloccandone i potenziali effetti. è altresì sbagliato individuare
l’esclusiva  germanicità del crimine, in quanto questo significa racchiudere il fenomeno in un certo
luogo e in un certo tempo, ma le sue caratteristiche scatenanti sono insite nel nostro modo di
vivere, quindi sottoporsi a un processo di autoassoluzione significa sminuire e togliere all’olocausto
la sua asprezza.

INTRODUZIONE
MODI PER ALTERARE L'OLOCAUSTO
esistono due modi per sminuire o alterare l’Olocausto: 
1. presentarlo come qualcosa che è accaduto agli ebrei. ciò lo rende un avvenimento socialmente
irrilevante, in quanto non legato a un aspetto della società e della civiltà moderna. 
2. presentarlo come conseguenza di un’ampia categoria di fenomeni sociali e storici, o come
conseguenza di certe predisposizioni psichiche, annoverando le teorie dell’imperfezione umana
immanente nella natura e prendendo in considerazione la malvagità naturale dell’uomo.
visto in questi termini, l’olocausto viene incanalato nel flusso normale della storia, rendendo sterili
e inutili tutti i tentativi  di revisione della modernità e sottraendo l’argomento dalle tematiche che lo
sociologia deve affrontare. infatti i sociologi, negli decenni successivi alla guerra, hanno prestato
scarsa attenzione al dissenso che nell’analisi del tema stavano portato gli storici e i teologi, 

“ l’olocausto ha da dire sullo stato della sociologia più di quanto la sociologia sia in grado di contribuire alla
comprensione dell’Olocausto”. 

ANTISEMITISMO E RAZZISMO 
ANTISEMITISMO PREMODERNO
Il nesso tra Olocausto e antisemitismo viene scardinato, essendo l'Olocausto collegato agli aspetti
della modernità. Nonostante l'antisemitismo, inteso come "concezione degli ebrei come gruppo
estraneo e indesiderabile" fosse un sentimento presente nelle varie popolazioni a partire dalla
grande diaspora, esso non portò mai a un tale sterminio nella società premoderna, e anche in
quella moderna esso dovette cozzare con altri fattori nati in germania per poter poi essere
condotto allo sterminio (era un fenomeno meno sviluppato nella nella Germania pre-nazista
rispetto ad altri paesi d’Europa. addirittura degli studi rivelano che durante il periodo della
Repubblica di Weimar, l’avversione dei tedeschi agli ebrei sarebbe stata minore rispetto a quella
verso i francesi, e la Germania era conosciuta come una specie di oasi sicura per gli ebrei, in cui
poter vivere e lavorare. Anche il numero di impiegati ebrei superava quello di altre nazioni
europee). Oltretutto gli ebrei difficilmente si integravano, erano fortemente riconoscibili dai vestiti,
dai modi di fare, dalle zone ecc. queste condizioni, apparentemente destinate a favorire
l’antagonismo, erano nello stesso tempo veicolo di integrazione sociale e sopportazione reciproca
fra le varie etnie. 

ANTISEMITISMO CON L'AVVENTO DELLA MODERNITÀ


I processi di modernizzazione influiscono molto sull'assetto della società. L'affermarsi di principi di
uguaglianza giuridica e di cittadinanza portano a un livellamento formale delle differenze, e dopo
secoli di segregazione, gli ebrei emergevano dai loro luoghi di isolamento diventando parte della
realtà quotidiana. 
l’antisemitismo ebraico nell’epoca moderna nasce con la stessa integrazione e deriva dalla
minaccia della sparizione delle differenze, dell’omogeneizzazione. Inoltre essendo una delle
manifestazioni di questa svolta modernizzatrice, gli ebrei diventarono presto il bersaglio della
resistenza antimodernista, in quanto il potere del denaro e del capitale venivano messi in stretta
connessione con la condizione ebraica (in quanto potere del denaro rimase marginale per tutto il
periodo in cui gli ebrei rimasero nei ghetti, mentre si spostò al centro dell'esistenza proprio quando
gli ebrei fecero la loro apparizione nelle strade e nei centri urbani). Diventava altresì semplice
identificare gli ebrei con la nuova confusione data dall'imporsi di un nuovo potere sociale fondato
sulla finanza e sull'industria, rispetto alla vecchia proprietà privata e autorità sociale.  Gli ebrei si
trasformavano in borghesia ebraica, minacciavano le élite conservatrici essendo il simbolo della
svolta modernizzatrice.  

RAZZISMO 
il razzismo è un problema prettamente moderno, esprime la convinzione che una certa categoria di
esseri umani possa non essere incorporata nell’ordine nazionale, e attraverso manipolazioni
scientifiche, mediche, tecnologiche e culturali afferma che certi difetti di certe categorie di individui
non possano essere eliminati. l’unico rimedio sta nell’allontanamento, se le condizioni lo
permettono, altrimenti trova la sua strada nella distruzione. 

"Il prodotto della conversione, sia religiosa che culturale, non è il cambiamento, ma la perdita di qualità. Al di
là della conversione si nasconde un vuoto, non una nuova identità. Il convertito smarrisce la propria senza
acquistare niente che la sostituisca. Per l'uomo l'essere precede l'agire: niente di quello che fa può cambiare
ciò che è. Ecco, a livello elementare, l'essenza filosofica del razzismo"

Essendo l'obiettivo del nazismo il miglioramento della generazione attuale, bisognava eliminare la
unwertes Leben, ossia la “vita senza valore”, e il razzismo era l’elemento essenziale con cui
operare tale nuova istituzione. in particolare il razzismo appare in netta consonanza con la pratica
della modernità per due motivi:
1. in un primo luogo, a partire con l’Illuminismo, ma specialmente con le nuove conoscenze e
linguaggi scientifici, si è giunti all’incoronazione della Natura come vera e propria divinità e anche
alla legittimazione della scienza come suo unico culto. tutto era diventato oggetto di un’analisi
oggettiva, la verità poteva essere derivata solo da un’osservazione oggettiva. 
2. il mondo moderno si distingue per il suo atteggiamento attivo di manipolazione tecnica della
stessa natura. Bastava quindi postulare, ovvero assumere come premessa necessaria, la
distribuzione di attributi specifici come capaci di determinare le attitudini caratteriali, etiche ed
estetiche degli uomini (Linneo e Gobineau, padre del “razzismo scientifico”) per manipolarle poi
nella propaganda nazista.

tuttavia bisogna capire che in realtà il razzismo non attecchì sulla popolazione tanto quanto questi
avrebbero voluto. secondo un’opinione condivisa dagli storici, il condizionamento ideologico, la
propaganda, il lavaggio del cervello col razzismo avrebbero dovuto istillare nelle masse tedesche
un odio e una ripugnanza tanto intensi da scatenare una violenta azione popolare contro gli ebrei
sempre e dovunque vi fossero presentati. Eppure il più riuscito di questi atti fu la famosa
Kristallnacht (notte dei cristalli), un pogrom tipico della grande e lunga storia dell’antisemitismo
europeo, ma che non portò a conseguenze che fossero alla portata del futuro sterminio. Il popolo
tedesco di certo non amava gli ebrei, anzi si li vedeva come nemici, ma non tanto da operare un
omicidio si massa, visto che alla base ci stava eterofobia o inimicizia competitiva. piuttosto il
popolo nutrì molta indifferenza, arma che comunque fu tutto fuorché innocua, in quanto l’assenza
di protesta rese impossibile la prevenzione o la cessazione di tali provvedimenti.

“Gli ebrei erano esclusi dalla vista e dai pensieri dei più… la strada verso Aushwitz fu costruita con l’odio,
ma lastricata con l’indifferenza”. (frase di Ian. Kershaw nel suo “Popular Opinion and Political Dissent in the
Third Reich”)
UNICITÀ E NORMALITÀ DELL'OLOCAUSTO
quindi secondo Bauman il modello d'azione burocratica ha contribuito in modo consistente
l'Olocausto. Questo, più che un’aberrazione o un’escrescenza cancerosa della modernità è una
faccia della sua stessa medaglia, un suo diverso volto che spesso ci rifiutiamo di accettare in
quanto ammiriamo il volto della modernità che ci offrono la comodità e numerosi altri vantaggi. 

Bauman avanza la tesi che l’evento storico abbia rivelato la debolezza umana di fronte ai prodotti
della civiltà: la sua tecnologia, la sua razionalità, la sua organizzazione e la sua azione efficientista,
ed esso non è venuto fuori casualmente, ma in seguito a tali prodotti. quindi la civiltà moderna non
è stata la condizione sufficiente dell’Olocausto, bensì quella necessaria, e l’omicidio di massa è
stato l’esito tecnologico e organizzativo di una società burocratica. la macchina della distruzione
ereditò la precisione militare, la disciplina e l’insensibilità dall’esercito, la contabilità, l’efficienza
produttiva, la rapidità dall’industria, il senso della missione e della realizzazione di una società
idealistica dal regime stesso. si trattava dunque di una vera e propria società organizzata calata in
uno dei suoi aspetti particolari. però bisogna capire che la stessa idea di soluzione finale fosse
un’idea della cultura burocratica. 
infatti lo sterminio era solo l’ultima sponda di un percorso tortuoso, riguardante la sorte della
popolazione ebraica. visto che l’idea di Hitler era quella di rendere la Germania judenfrei, ossia
libera dagli ebrei, senza stabilirne il metodo, vennero adottati vari provvedimenti: l’emigrazione, la
creazione di un “principato ebraico” nelle vicinanze di Nisko, nella polonia centrale, oppure il
progetto Madagascar, oppure allo stanziamento degli ebrei nelle distese della Russia conquistata.
però, col l’espandersi del territorio tedesco, l’idea di una Germania judenfrei si trasformò anch’essa
in un’idea di un’intera Europa judenfrei, inoltre la resa russa terdava ad arrivare e progetti che
prevedevano il trasposto dell’intera popolazione ebraica in terre remote erano molto poco
praticabili, anche a causa della crescita di ebrei che il Reich doveva tenere sotto controllo. ecco
che lo sterminio fu l’unica alternativa accettabile per lo stato (burocratico), poi messa facilmente in
atto dalla burocrazia statale di attenta pianificazione e organizzazione. quindi la scelta dello
sterminio come strumento adeguato ad assolvere il compito dell’Entfernung fu il prodotto di
procedure burocratiche fedeli alla propria forma e al proprio scopo, e l’avvenimento fu anche
legittimato come principio della razionalità. ecco anche perché l’olocausto è un evento unico che
deve prendere le distanze da altri crimini quali massacri, pogrom, omicidi di massa ecc. 
ma è importante precisare che il sistema burocratico moderno o la cultura strumentale non sfocia
necessariamente in tali tipi di risultato, ma oggettivamente questi elementi sono incapaci di frenare
un tale tipo di processo, e bisogna ricordare che comunque la maturazione dell’idea dell’olocausto
fu un processo lento, appunto non suggerito a priori dal sistema descritto. esso quindi ha creato
l’atmosfera appropriata

PRODOTTI DELLA BUROCRAZIA


la burocrazia moderna produce, il fenomeni analoghi a quello dell’Olocausto, una dissociazione da
parte dei suoi funzionari rispetto alle valutazioni morali. in particolare tale processo è causato da:
1. suddivisione e  ROUTINE del lavoro. creando distanza tra chi compie l’atto finale e chi lo
organizza si instaura un fenomeno secondo cui chi è inserito nei ranghi della burocrazia, spesso
impartisce ordini senza avere piena coscienza dei loro effetti
2. sostituzione della responsabilità morale con quella tecnica. 
 questo tipo moderno di cultura fa sì che ogni membro di una  gerarchia obbedisca al suo
superiore con determinazione, e il risultato di tutto ciò è l’irrilevanza delle normi morali rispetto al
successo tecnico, le preoccupazioni morali dei lavoratori si concentrano solo nella buona
esecuzione dei compiti che sono stati impartiti loro, e la moralità si riduce all’imperativo di essere
un buon lavoratore.
3. disumanizzazione degli oggetti dell’attività burocratica 
la tendenza razionalizzante della burocrazia moderna disumanizza gli oggetti dell’attività
burocratica, esprimendoli in termini tecnici ed eticamente neutri (numeri di identificazione) o in
mere misure quantitative (trasporto ferroviario fino ai campi di concentramento).
Alle vittime veniva impedito di aggrapparsi a simboli culturali, fisici o comportamentali che
potessero palesare la loro dignità e il loro essere uomini. 
SOLLECITAZIONE DELLA COOPERAZIONE DELLE
VITTIME
gli approcci all’argomento vedono pareri discordanti. Gli impetti sarebbero stati diversi senza la
collaborazione delle vittime (Hannah Arendt) o non ci sarebbe stato nessun cambiamento (Isaiah
Trunk), secondo Bauman se la cooperazione non ci fosse stata, o almeno non su scala così
ampia, le operazioni dell’omicidio di massa sarebbero rallentate e sarebbero incorse in problemi
tecnici e gestionali.

Gli Judenräte erano dei consigli ebraici, in cui venivano tenute delle elezioni per le nomine di capi, i
Präses, la cui nascita era stata fortemente spinta dai nazisti, per far sì che nei ghetti principali gli
ebrei fossero controllati dai loro stessi leader, che tra l’altro ricevevano ordini dalle istituzioni
tedesche. Svolgendo un così fondamentale ruolo di mediazione e di riduzione all’impotenza della
popolazione dei ghetti, le élite ebraiche erano fondamentali strumenti che servivano ai tedeschi per
controllare gli ebrei senza troppi contingenti e senza troppi sforzi. Ecco perché in assenza di esse
sarebbero sorti problemi e rallentamenti strutturali e organizzativi. 
sicuramente questi metodi sono derivati dalla burocrazia tedesca, dall’esigenza di risparmiare e di
trovare delle strategie il più fattibili possibile.
il metodo per comandare gli ebrei era quello di dar loro l’impressione di poter migliorare la
condizione, di avere qualcosa da salvare, mettendoli davanti a una scelta razionale. 

le vittime quindi dovevano credere che la propria condotta avesse importanza, che la sorte degli
individui dipendesse dal merito individuale, e furono molti i lavoratori ebrei volontari. ma ben
sappiamo che queste persone lavorarono solo per ritardare la sconfitta finale, e i nazisti ne
approfittarono poiché era più logico fruttare della forza lavoro economica piuttosto che sterminarla. 

Gli Judernräte dovevano occuparsi dei "trasferimenti" servire elenchi dettagliati della popolazione
nei ghetti, e segnare quelli scelti per la deportazione, per poi accompagnare i destinati insieme alla
polizia ebraica verso i vagoni ferroviari.

Si affermava anche il principio del “salvare il salvabile”, ovvero pur di salvare i molti era accettabile
di sacrificare i pochi, e questa fu una logica che caratterizzò il primo periodo delle deportazioni. i
membri delle élite ebraiche avevano disperatamente bisogno di una giustificazione RAZIONALE al
problema, visto che ancora una volta la morale veniva messa da parte a causa della situazione
difficile, considerando che per la religione e la tradizione ebraica, dice Bauman, vieta di negoziare
la sopravvivenza di alcuni a spese di altri (nota 22).
 La comunità ebraica viennese collaborò con la Gestapo per stabilire che sei determinate categorie
di ebrei non venissero deportate, il ghetto di Varsavia scelse la cooperazione perché in questo
modo i tedeschi avrebbero deportato sessantamila ebrei al posto di centinaia di migliaia. (alcuni si
rifiutarono di fare nomi, oppure segnarono il loro stesso nome, oppure si suicidarono incapaci di compiere una scelta che sì poteva
essere razionale, ma assolutamente immorale). 

“Quando Dio voleva distruggere qualcuno, evidentemente, non lo rendeva pazzo. lo rendeva razionale. [...]
in una situazione del genere la razionalità delle vittime era divenuta un’arma degli assassini. Ma, del resto, la
razionalità dei dominati è sempre un’arma dei dominatori”.

In generale, secondo Bauman, il rifiuto della solidarietà in nome di privilegi personali o di gruppo
comportava sempre il consenso in base al quale non tutti i membri della categoria perseguitata
meritavano di sopravvivere e giocò un ruolo di rilievo nelle deportazioni. 

L'ETICA DELL'OBBEDIENZA (LEGGENDO MILGRAM)


il capitolo inizia esponendo la tesi secondo cui la novità più terribile svelata dall’Olocausto non era
costituita dalla probabilità che una cosa simile potesse essere fatta a noi, ma che essa potesse
essere fatta da noi. A farsi carico di questa tesi fu uno psicologo e insegnante universitario
statunitense, Stanley Milgram, il quale svolse il famoso esperimento 

Fu un esperimento condotto nel 1961, in cui i partecipanti erano posti davanti al quadro di controllo di un generatore di
corrente con diversi interruttori da 15V a 450V. L'allievo, ossia la cavia, che in realtà era complice, faceva finta di
ricevere delle scosse elettriche in seguito a delle risposte sbagliate, le quali erano somministrate proprio dai soggetti
dell'esperimento, sotto la guida e il comando di esperti, i quali giustificavano il dolore dell'allievo con l'utilità che
l'esperimento aveva per la scienza

le conclusioni, pubblicate nel 1974, furono sconcertanti, rigettate e attaccate da molti intellettuali,
perché contro quella grande quantità di studi e ricerche che, d’accordo con l’opinione pubblica,
identificavano la responsabilità del nazismo in persone crudeli, mentre l’esperimento di Milgram
dimostrava che la crudeltà non viene esclusivamente commessa da persone crudeli, ma anche da
uomini e donne comuni che cercano di assolvere nel modo migliore i propri compiti. La crudeltà,
secondo Bauman, è scarsamente da collegare alle caratteristiche personali, a differenza invece di
quanto è correlata col rapporto di autorità e subordinazione (il 65% dei partecipanti arrivò fino
all'ultima scossa, solo il 30% si fermò al primo livello). gli ordini quindi non vennero compiuti in un
contesto di irrazionalità, bensì in un contesto di ordine razionale.

I partecipanti all’esperimento fu posta la scusa che il fine dell’esperimento fosse la scienza, la


quale costituisce un’utilità di alto livello e per la quale la maggior parte di essi ha messo in atto il
principio de “il fine giustifica i mezzi”, quindi alla fine risultano i fini ad essere oggetto della
valutazione morale e non anche i mezzi. come risultato di questi due elementi, ciò che importava
agli occhi dei partecipanti non era più la moralità soggettiva delle azioni compiute, ma la moralità
che si presentava di fronte all’aver obbedito a un’autorità con una posizione elevata, la quale
aveva stabilito da sola cosa fosse moralmente accettabile (ma a questo punto si trattava di una
morale tecnologica e non sostanziale). l’effetto complessivo dello scaricare la responsabilità
genera un contesto in cui tutti si sentono di aver obbedito ad altri, e che quindi la responsabilità sia
di quest'ultimi. 

MORALE TECNOLOGICA
una delle caratteristiche più interessanti del sistema burocratico è dato dalla struttura della morale.
questo sistema non combatte contro le norme morali un quanto tali, classificandole come
irrazionali in un contesto razionale, e quindi inadeguate, bensì ricicla la morale, cioè la adatta a un
contesto tecnologico.  l’aspetto tecnologico è quello che viene giudicato buono o cattivo, giusto o
sbagliato, quindi non tanto l’azione sostanziale ma il suo aspetto tecnologico. 

molti criminali di guerra, durante i processi di Norimberga o successivi, come il processo tenutosi a
Gerusalemme contro Eichmann, dichiararono che agirono in seguito ai comandamenti dei
superiori. in effetti il tentativo iniziale di dipingere tali criminali come dei pazzi, sadici e antisociali è
presto naufragato. in base le testimonianze dei sopravvissuti e ai criteri clinici convenzionali
sappiamo che gli esecutori di tali ordini non potevano considerarsi anormali se non per una piccola
percentuale, circa il 10%. si tratta comunque di un dato terrificante, il quale prova che le azioni non
avevano alcuna rilevanza morale a priori, bensì il giudizio morale era qualcosa di esterno
all’azione. 

li studi di Milgram furono condotti in un ambiente artificiale, privo di quelle caratteristiche che
potevano esserci all’interno del terzo Reich tedesco (legame dei soggetti con l’organizzazione, la
solidarietà e i sentimenti di obbligo reciproco, e principalmente l’assenza di una routine). In
secondo luogo i soggetti venivano a contatto con un solo superiore, il quale agiva in modo risoluto
e coerente. proprio questo punto chiarisce quanto sia importante che, qualsiasi sia il numero di
comandanti, l’ordine finale impartito deve essere sicuro e severo, non ammettendo opinioni
diverse. Quindi si capisce che la disponibilità di agire contro la propria coscienza non dipende
esclusivamente dagli ordini dell’autorità, ma anche da quanto quesa fonte di autorità sia univoca e
monopolistica. Ecco perché un progetto come quello nazista non poteva che attecchire in uno
stato totalitario. I nazisti dovettero distruggere quanto rimaneva del pluralismo politico prima di
poter mettere in atto progetti come l’Olocausto. 

“Dall’intera serie degli esperimenti di Milgram si evince una conclusione di estrema importanza: il pluralismo
è la migliore medicina preventiva contro la possibilità che individui moralmente normali commettano azioni
moralmente anormali. [...] la voce della coscienza morale individuale si ode meglio nel rumore della
discordanza politica e sociale”. 

VERSO UNA TEORIA SOCIOLOGICA DELLA MORALE 


si entrando nel vivo della morale, secondo Bauman non esisterebbero teorie sociologiche valide
che possano dare una spiegazione soddisfacente dal punto di vista morale riguardo a questo
fenomeno. Infatti il più delle volte la  tradizione considera la morale come carattere funzionale e
strumentale, ovvero questa esisterebbe per soddisfare i bisogni dell’uomo nella società, oppure
per frenare delle tendenze comportamentali altrimenti distruttive. ogni sistema morale conterebbe
su una forza il cui scopo era la continuità dell’esistenza e la preservazione dell’identità della
società. Si arriva quindi in ogni caso a una visione in cui la società è vista come fabbrica della
morale, ovvero all’impossibilità che la morale esista al di fuori di un costrutto sociale, all’uomo che
vive nella morale solo se vive nella società. 

finché la morale viene concepita come un prodotto sociale, gli eventi che offendono i sentimenti
morali comuni e le comuni concezioni del bene e del male tendono ad essere visti come un
fallimento dell’industria della morale. Di conseguenza l’Olocausto, sfidando queste concezioni, fa
capire che occorre una radicale revisione da parte della sociologia, in quanto se la distinzione fra
giusto e sbagliato o tra bene e male fosse completamente affidata a un gruppo sociale con
funzione coordinatrice, non vi sarebbero ragioni legittime per accusare di immoralità quegli
individui che non hanno infranto le norme di tale gruppo, in questo caso del governo nazista. si
potrebbe quindi sospettare che tali soggetti siano stati immorali solo perché la Germania ha perso
la guerra. Invece Bauman pensa che anche se condannata dal gruppo la condotta individuale può
essere sempre morale, così come un’azione comandata dalla società può essere sempre
immorale. 

Bauman sposa la tesi del filosofo francese Emmanuel Lévinas, ossia bisogna considerare come
oggetto di studio il puri "essere con gli altri" questo significa responsabilità incondizionata verso
un’altra persona, che non dipende dalle qualità di un soggetto, da una precedente conoscenza, da
un interesse nei confronti del soggetto, dalla ricerca di un beneficio comune, da un obbligo
contrattuale. il legame con gli altri si stabilisce in primis come responsabilità. Questa responsabilità
esistenziale è l’unico significato della soggettività, la struttura essenziale di essa, che non viene
assunta per ordine di una forza superiore (la minaccia dell’Inferno o un codice giudiziario
sanzionato), ma che portiamo dentro di noi nel momento in cui ci costituiamo come soggetti. È
pertanto un problema che riguarda l’individuo stesso.
Se la responsabilità rappresenta la modalità esistenziale del soggetto umano, la morale è quindi la
STRUTTURA PRIMARIA DEL RAPPORTO INTERSOGGETTIVO, le cui radici affondano ben al di
sotto degli ordinamenti societari, che al contrario iniziano quando la struttura della morale esiste
già. La morale quindi non è un prodotto della società, ma è qualcosa che essa manipola, e
simmetricamente il comportamento immorale non rappresenta una disfunzione della società, ma
una disfunzione della responsabilità verso gli altri, che dalla società deve essere regolato.

L’Olocausto poteva aver luogo solo a condizione di neutralizzare l’influenza delle motivazioni
morali originarie che, se si fossero presentate nella popolazione e nei membri
dell’amministrazione, avrebbero sicuramente causato problemi e rallentamenti, e questo processo
fu reso possibile grazie agli elementi visto in precedenza, ossia all’industria, alla cultura tecnica,
alla burocrazia, alla scienza ecc, che utilizzano tutti la distanza fisica dalle vittime. le inibizioni
morali sono collegate alla prossimità umana, le azioni immorali diventano più facili se cresce la
distanza sociale. Inoltre viene catalogato come successo della società moderna l’abilità di
sostituire i criteri razionali dell’azione a quelli irrazionali, come appunto il giudizio morale, e ciò è
avvenuto a causa del controllo a distanza, cioè all’estensione del raggio entro cui l’azione umana è
in grado di produrre effetti. L’esempio più ovvio solo le armi moderne, che quasi pongono la vittima
al di fuori del campo visivo (camere a gas, cecchini, bombe). In quest’ottica, premere un pulsante o
girare un interruttore appaiono semplici azioni tecniche e di routine, ed è quindi improbabile che
sorga nel soggetto un conflitto morale, e se sorge è mutato o attutito.

OSSERVAZIONI FINALI
Il capitolo non si poneva di formulare una teoria sociologica alternativa del comportamento morale,
ma di chiarire che è sbagliata la visione tradizionale secondo la quale la società si presenta come
strumento moralizzante e umanizzante e secondo la quale il manifestarsi del comportamento
immorale può essere spiegato solo come effetto di un cattivo funzionamento della società.

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