Sei sulla pagina 1di 118

CONGRESSO

DI VIENNA

Dopo la sconfitta di Napoleone ed il suo esilio all’isola d’Elba, le quattro potenze che maggiormente
avevano contribuito alla vittoria – Inghilterra,Austria,Prussia e Russia – indissero una riunione a Vienna
nell’ottobre 1814, al fine di definire una politica di alleanza che desse un solido sistema di equilibrio fra le
potenze europee.

A tale scopo fu sancita una “ Santa alleanza “ tra le quattro potenze principali che consisteva in un governo
comune dell’Europa, basato sul mutuo impegno di consultarsi periodicamente in appositi congressi.

Artefice principale di questo disegno politico fu il Metternich – cancelliere austriaco – il quale con il decisivo
appoggio del Primo ministro inglese Castlereagh concluse una serie di principi con i quali fu stabilito :

• Restaurazione in Francia dei Borboni – con Luigi XVIII – ed accettazione dei confini da parte dello
stesso ante 1789;
• Equilibrio nelle pretese espansionistiche della Prussia e Russia sulle nazioni a loro limitrofe ;
• Definizione della neutralità dei Cantoni svizzeri;
• Definizione della Confederazione germanica, composta da 4 città libere e 34 fra regni e principati,
sotto l’egida dell’Austria e della Prussia;
• Definizione del nuovo regno dei Paesi Bassi che fu aggregato alla Confederazione germanica;
• Definizione – decisamente favorevole all’Austria e vero capolavoro di Metternich – del nuovo
assetto della penisola italiana dove fra concessioni all’Austria ( Lombardia e Veneto con sbocco sul
mare Adriatico ) e costituzioni di nuovi stati, sotto il controllo indiretto dell’Austria, si riaffermò la
saldezza del ruolo mitteleuropeo dell’Impero austriaco;

Non va peraltro dimenticata la figura del plenipotenziario francese – Talleyrand – già ministro di Luigi XVI
ed i rapporti con Napoleone, che riuscì abilmente, facendo leva sul malcontento delle nazioni minori –
Spagna,Portogallo, Svezia e Danimarca le quali rivendicavano una maggiore partecipazione alle discussioni
delle quattro Grandi – a far diventare la Francia dalla condizione di paese sconfitto a quella di associato con
pari dignità ai vincitori di Napoleone.

Agli inizi del 1815, con il ritorno di Napoleone in Francia, i lavori del Congresso si interruppero, per
riprendere dopo la battaglia di Waterloo ( 18 giugno 1815 ) ed il definitivo esilio del Bonaparte a Sant’Elena.

Nella seconda parte dei lavori si assistette alla uscita di scena del Talleyrand, che non riuscì a mitigare le
pretese economiche dei vincitori sia sotto l’aspetto economico ( risarcimenti danni di guerra ) sia sotto
quello territoriale ( restituzione di precedenti conquiste con Napoleone ) sia sotto quello militare (
distruzioni piazzeforti militari e mantenimento sul proprio territorio di una forza alleata di occupazione di
circa 150.000 uomini.

Gli accordi conclusi al Congresso di Vienna ressero la pace in Europa per un trentennio basandosi su un
equilibrio tra le grandi potenze.

E’ pur vero che la Russia – per il vasto territorio, la più numerosa popolazione ed il più grande esercito
stanziale – e l’Inghilterra – per il dominio assoluto dei mari e la più forte economia industriale,mercantile e
finanziaria – detenevano un potere superiore rispetto all’Austria, Prussia e Francia.

Per cui la grande capacità del “ sistema Metternich “ fu quella di instaurare più che un reale equilibrio tra
potenze, un nuovo assetto europeo imperniato sulla reciproca convenienza degli stati maggiori alla

creazione di un sistema di relazioni internazionali che garantisse la sicurezza e gli interessi di ognuno sulla
base di norme comuni, sostituendo gli eventuali conflitti di potere con trattative basate sulla tutela del
diritto di ciascuna potenza alla sicurezza ed al riconoscimento dello status quo sancito dai patti conclusi
nell’ambito del Congresso di Vienna.

EUROPA DELLA RESTAURAZIONE

L’espansione francese in nome dei valori fondanti e dei miti rivoluzionari post 1789 avevano lasciato una
eredità istituzionale e sociale nei paesi conquistati.

Ciò aveva comportato che la Francia e gli stati soggetti alla egemonia napoleonica avessero un ordinamento
istituzionale ed amministrativo più moderno rispetto agli altri stati.

Chi si discostava era l’Inghilterra dove la tradizionale presenza di un proprio sistema costituzionale e
parlamentare favoriva una borghesizzazione del potere pubbluco.

La grande differenza era nella presenza – ed in Inghilterra c’era da secoli – di una costituzione approvata
che dava certezze della rappresentanza politica elettiva.

Ad eccezione della Svizzera che nel 1815 si era data una costituzione repubblicana e confederale, tutte le
nazioni più importanti – Austria, Prussia, Russia e Spagna – avevano, dopo il Congresso di Vienna, ancora
un volto monarchico.

Va sottolineato che nazioni minori – nell’asse Nord/occidentale – quali la Svezia, Norvegia e Paesi bassi
avevano forme scritte di costituzioni. Così anche alcuni stati della Confederazione germanica. Ma il grosso
era ancora con forme di governo assolutiste.

C’erano stati timidi tentativi di concedere una parvenza costituzionale, ben presto abortiti.

Un discorso a parte merita la Francia post Napoleone. Pur avendo avuto un periodo legato alla “ grandeur
imperiale “ del Bonaparte, la Francia si era dotata nel periodo post 1789 di una costituzione scritta,
riconfermata nel 1814 nella quale si sanciva il primato della sovranità della nazione rispetto al trono.

IL nuovo re – Luigi XVIII – mal digeriva questa situazione, volendo riappropriarsi del potere e del prestigio
per la propria dinastia.

Provvide quindi ad emanare una nuova Carta Costituzionale ( giugno 1814 ) nella quale era evidente il
disegno restauratore del re, il quale rovesciava il principio di subordinazione al popolo, riservando per se la
guida dell’esecutivo ed il potere d’iniziativa legislativa da condividere con il Parlamento. Mantenne diversi
istituti amministrativi e legislativi dell’era napoleonica cercando di creare un equilibrio articolato ma
generico. Non ampliò il ceto elettorale, definito da rigidi criteri di censo e lasciò la struttura burocratica e
gerarchica creata da Napoleone nel periodo dell’Impero che ben si adeguava alle esigenze del sovrano.

Non riuscì a mitigare le richieste di rivalsa sia dell’antica nobiltà dell’Ancient regime che del clero, per cui
specialmente nelle provincie, il cui controllo rappresentava il vero fulcro della governabilità del paese, si
diffuse il sentimento di ritorno della nuova monarchia agli antichi difetti che avevano provocato la
Rivoluzione francese.

Venne meno quindi lo spirito dei valori unitari di patria e nazione maturati nel periodo rivoluzionario con la
vittoriosa resistenza popolare all’aggressione straniera e ben rappresentati dall’inno francese “ La
Marsigliese “.

Si aggiungano a ciò le evidenti difficoltà finanziarie con taglio delle spese ed all’incremento delle entrate
mediante nuovi tributi.

Tutto ciò comportò la nascita di nuovi movimenti anti monarchici – sulla falsariga delle associazioni
carbonare – la crescita del pluralismo e del ruolo politico della società civile contro il graduale abbandono
da parte della Corona del ruolo di garante costituzionale affidatole dalla Costituzione del 1814.

In Inghilterra nel periodo post Waterloo e previttoriano si impose la figura del Primo ministro Jenkinson il
quale con una spregiudicata politica di alleanze composite e variabili mantenne il potere esecutivo.

MOTI CARBONARI – 1820/1821

Pur in presenza di un ordine costituito dal Congresso di Vienna in alcune paesi, per lo più dell’area
mediterranea, ci furono dei moti rivoluzionari i quali però non produssero i risultati sperati.

I primi segnali di rivolta erano avvenuti in Germania nel 1819, ma il Metternich era intervenuto
prontamente impedendo che tale movimento assumesse un indirizzo rivoluzionario.

I moti più significativi avvennero :

• Spagna – rivolta di Cadice -;


• Portogallo con le Cortes che emanarono una nuova Costituzione facendola sottoscrivere al Re;
• Napoli con la sottoscrizione di una nuova Costituzione da parte di Ferdinando I di Borbone;
• Piemonte dove il reggente Carlo Alberto concesse la Carta Costituzionale;
• Regno pontificio in alcune provincie delle Romagne;
• Milano intorno al giornale “ Il conciliatore “ di Maroncelli, Pellico e Confalonieri;

Tutti questi moti, nel nome dell’ordine costituito sancito a Vienna, furono repressi, con l’arresto dei
cospiratori ed il ritorno ai vecchi ordinamenti.

Ci furono rivolte anche nei paesi balcanici, nel traballante impero ottomano ed i Russia. Tutte furono
represse con l’intervento delle grandi potenze.

Appare chiaro come in questo periodo post Congresso i regimi restaurati dipendessero per la loro stabilità
dall’intervento militare delle grandi potenze.

MOTI DEL 1830

Un decennio dopo i moti repressi ci furono altre novità politiche, sociali ed economiche :

In Francia ci fu una rivolta contro Carlo X che portò al trono Luigi Filippo del ramo Borbone-Orleans. Questo
re fu chiamato “ il re borghese “ in quanto fu appoggiato dalla nuova borghesia più elevata e potente
soddisfatta per la maggiore libertà di stampa, un maggiore sostegno pubblico ad iniziative finanziarie e
commerciali ed alle nuove campagne coloniali che aprivano nuovi spazi di lavoro ed investimento francese.

Il nuovo re favorì altre aspirazioni sociali quali l’anticlericalismo, l’allargamento della base elettiva,
espansione dei diritti civili ed individuali.

L’avvento del nuovo re francese incoraggiò gran parte dei movimenti rivoluzionari del continente con
sommosse in :

• Belgio con proclamazione dell’indipendenza dai Paesi Bassi che fu appoggiata dall’Inghilterra ed
approvata dagli altri stati, eccettuata l’Olanda;
• Alcuni stati tedeschi, anche se la repressione austriaca bloccò tutto;
• Polonia : anche se qui si trattò di un moto indipendentista dalla Russia. Il mancato appoggio
promesso dalla Francia permise la dura repressione da parte dello Zar russo;
• Spagna : anche si trattò di una guerra dinastica come pure in Portogallo;
• Italia in Romagna contro lo stato pontificio. A Modena contro gli Este. Ma tutto fu represso
successivamente sempre con l’intervento austriaco;

ORDINE E MERCATI

Come detto il sistema di alleanze sancito dal Congresso di Vienna tenne per 30 anni, anche se al suo interno
si presentava una divergenza di istituzioni :

• Austria, Prussia e Russia erano ispirati da una comune ideologia autocratica e ritenevano qualsiasi
mutamento di assetto sociopolitico un grave pericolo per l’ordine costituito. Quindi erano orientati
ad intervenire ovunque nascessero movimenti per la riforma costituzionale o l’autodeterminazione
dei popoli;
• Inghilterra e Francia si adoperavano invece per assistere la causa del liberalismo europeo e
rivendicavano il diritto di difenderla in presenza di intervento antirivoluzionario.

Ciò non toglie che al’interno dei due blocchi esistesse una flessibilità tra le varie nazioni, ogni qualvolta il
comportamento di un alleato comportasse rischi per ogni singola nazione. Per cui l’inghilterra diffidava
della Francia, l’Austria della Russia e quest’ultima della Prussia.

SITUAZIONE EXTRA EUROPA

Mentre nell’Europa continentale era stato preservato, oltre oceano si assisteva a mutamenti socio politici.

• Il Brasile con a capo Pedro, figlio del re del Portogallo e reggente in quel momento si staccò dalla
madrepatria con l’aiuto politico dell’Inghilterra;
• Le colonie spagnole – Paraguay, Argentina,Venezuela,Colombia Ecuador sotto la guida di capi
carismatici quali Simon Bolivar e Josè da San Martin ottennero l’indipendenza dalla Spagna;
• Ciò comportava un ampliamento del mercato economico e le grandi potenze emergenti e più
orientate al mondo extraeuropeo – Francia ed Inghilterra – colsero l’occasione per ampliare il
proprio raggio di azione;
• Gli Stati Uniti, ormai potenza regionale, appoggiarono questi movimenti, in contrasto con
l’Inghilterra ed importante fu la loro politica estera sulla base della “ dottrina Monroe “ in base alla
quale essi non avrebbero consentito i tentativi di ricostituzione delle colonie né di altre forme di

ingerenza politica nel continente americano da parte delle potenze europee, pur non precludendo
ai paesi europei l’espansione economica;
• La politica espansionistica degli Stati Uniti si orientò dal 1838 verso il golfo del Messico e le
successive guerre portarono alla acquisizione del territorio texano, di quello californiano e del
Nuovo Messico;
• Gli USA ormai divenuti potenza di tutto rispetto imposero trattati all’Inghilterra tra cui quello per il
progetto del canale di Panama;

Però anche all’interno degli USA esisteva una profonda divergenza sul problema della schiavitù, che sarà
una delle cause oltre a quella prettamente economica della successiva Guerra di Secessione tra nordisti e
sudisti. Altro motivo di dissidio economico all’interno degli USA era la diversa configurazione economica :

• Mondo industriale e finanziario al Nord e mondo terriero al Sud. Tale divergenza trovò anche il suo
campo di azione nella divisione politica tra repubblicani e democratici

PRIMATO COLONIALE INGHILTERRA

L’Inghilterra in forza del suo predominio sui mari, della sua politica industriale e finanziaria divenne dopo
una serie di guerre regionali nei vari scacchieri occidentali ed orientali una potenza coloniale:

• In America, pur avendo perso gli Stati Uniti ( dopo la guerra d’indipendenza del 1776 ) mantenne il
Canada e le Antille inglesi;
• In Asia l’India ed interessi tramite Compagnie commerciali nel Borneo, Indonesia;
• In Africa il Sudafrica e territori lungo le coste occidentali;
• In Oceania l’Australia e la Nuova Zelanda;

Il controllo era amministrato direttamente o mediante compagnie commerciali e sfruttando come presenza
militare accordi con truppe indigene.

Importante è anche la situazione nel Medio Oriente, dove l’Impero ottomano era assai debole, per cui le
potenze europee, in primis l’Inghilterra, colsero l’occasione per attuare una politica di espansione
politica,militare ed economica, sulla base di alleanze reciproche nei territori sia africani ( Egitto e stati
limitrofi ) sia in Asia ( Siria, Penisola arabica ).

ILLUMINISMO E MOVIMENTO ROMANTICO

Illuminismo :

principio fondamentale la fede nella perfettibilità dell’uomo e della società. Il progresso umano portava
verso una maggiore perfezione intellettuale e morale. La rivoluzione francese era stata intesa come
passaggio significativo di questo processo;

Movimento romantico :

i fautori avevano l’idea che la rivoluzione francese avesse posto le basi per una concezione della vita basata
sul puro sentimento. Sentimento che in Byron si realizzava con la propensione a vivere intensamente
oppure scomparire. Si veda in ciò la partecipazione ai moti indipendentistici con la perdita più delle volte
della propria vita.

In altri, come Scott, fu elaborata una visione più storicizzata della civiltà greca e romana interagente con il
medio evo mediante la produzione di romanzi storici nei quali era posta in risalto la conoscenza delle
tradizioni sociali.

Il movimento romantico nella sua apertura si presentò anche reazionario sotto l’aspetto economico,
politico e sociale in quanto fatto proprio dalla borghesia emergente che desiderava avere uno status quo
rispettoso delle regole.

CHIESA E STATO DURANTE LA RESTAURAZIONE

La cultura romantica riscoprì anche una dimensione religiosa, la quale imperniava il suo principio
nell’esaltazione del ruolo eminente del sovrano pontefice come regolatore del potere della monarchia.

Ciò permise, dopo la rivoluzione ed il periodo napoleonico, la restaurazione del potere religioso anche con il
ritorno di Pio VII a Roma ed il ripristino della Compagnia di Gesù attraverso una crescente propaganda.

Va tenuto conto che già nel periodo napoleonico, dopo la sua incoronazione a imperatore, la chiesa aveva
ripreso il controllo dello stato ed ora, specialmente in Francia, questo potere era ancora più stringente sia
comicamente che a livello legislativo.

Riprese vigore l’ Inquisizione nei paesi cattolici e verso i paesi luterani ed anglicani ci fu una pressante
azione per ricondurre gli stessi sotto l’egida del papato.

SOCIALISMO UTOPISTICO E SOCIALISMO SCIENTIFICO

Mentre nelle borghesie occidentali si affermava il modello liberale, cominciarono a fiorire varie crisi
connesse all’espandersi della libera concorrenza. Ciò portò alla nascita del “ socialismo “ che si può
riassumere in questi concetti :

• Rifiuto assetto economico liberale;


• Redistribuzione almeno parziale delle ricchezze;
• Ripartizione del potere decisionale in fabbrica;
• Eguaglianza dei redditi;
• Limitazione del diritto di proprietà mediante un controllo dei mezzi di produzione e di scambio;

Tutte queste definizioni, giuste ma vaghe nel loro insieme funzionale, diedero vita al “ socialismo utopistico
“ come venne definito da Marx.

Nel corso del XIX secolo vari pensatori espressero la loro idea di socialismo.

Il Saint Simon voleva un ordine sociale nel quale si instaurasse il principio della solidarietà tra imprenditori
ne lavoratori, imperniato sul risollevamento morale ed economico degli strati più poveri, senza però negare
il principio della libertà di iniziativa, che nella sua ottica voleva dire autonomia di organizzazione per
l’industria al riparo dall’intervento dei poteri costituiti. In definitiva lo stato doveva intervenire solo per
proteggere i lavoratori dalla minaccia degli uomini profittatori e parassiti.

Il Proudhon pur ritenendo la proprietà non possedere un fondamento e motivazione legittima, non auspicò
la sua eliminazione. Anzi nel prosieguo degli anni egli ritenne la proprietà un diritto collocato nel suo giusto
spazio ed ogni tentativo di abolirla con la forza una soppressione della libertà individuale. Per cui contro la
organizzazione economica di marca socialista egli propose un quadro in cui i rapporti sociali fossero
subordinati al principio della giustizia, rispettoso della autonomia individuale. In definitiva la società doveva
essere organizzata sulla base del contratto ed era lo Stato che doveva tutelare l’eguaglianza e la perfetta
equità nelle relazioni sociali.

L’elaborazione di Marx si poggiava su queste considerazioni :

• Il capitalismo era frutto dell’accumulo di ricchezze e potere sociale da parte dell’occidente ai danni
delle colonie e della borghesia ai danni dei contadini;
• Tale processo di accumulazione aveva creato diseguaglianza sociali tra i paesi in sviluppo e quelli
dominati, i quali contribuivano forzatamente a quello sviluppo e tra la borghesia capitalista ed il
proletariato provvisto solo della sua capacità di lavoro;
• Il rapporto sempre più diseguale tra borghesia e proletariato portava inevitabilmente allo
sfruttamento di quest’ultimo;
• Il surplus veniva fatto proprio da chi deteneva i mezzi di produzione ed elevava la sua capacità di
profitto e di rendimento finanziario;
• Il salario invece restava sempre fisso al livello di sussistenza. Poteva crescere se il tenore di vita si
elevava ma restava pur sempre un reddito capace unicamente di far vivere il lavoratore e la sua
famiglia, senza alcuna accumulazione o investimento di profitto;
• La borghesia parlava di libertà, ma si trattava di libertà borghesi finalizzate alla proprietà privata,
alla libertà di iniziativa, alla libertà delle contrattazioni individuali di lavoro ( in danno del
proletariato ). In definitiva si trattava di mantenere lo status quo esistente e di garantire la libertà
per i detentori del potere;

alla fine il suo socialismo scientifico era inteso quale ricerca nel costruire le gerarchie che permettessero di
collegare gli elementi costitutivi del sistema sociale e comprenderne i meccanismi di funzionamento. Il
fattore determinante di ogni forma sociale era la sua base materiale e nel lavoro era il : capitale umano. La
struttura produttiva doveva vivere sui rapporti tra le classi e diventare forma sociale,politica,ideologica.

Prese piede il sindacalismo rivoluzionario che indisse scioperi a sorpresa per provocare una improvvisa
paralisi dell’economia.

Dopo varie lotte gli scioperi generali del 1904 in Italia e del 1906 in Francia non ebbero appoggio dalle
masse operaie e ciò decretò la fine del sindacalismo rivoluzionario.

Con la fine del movimento anzidetto, lo scioglimento della Prima Internazionale socialista e la nascita della
seconda internazionale il sindacalismo si riorganizzò dando spazio allo studio della legislazione sociale, della
azione politica più adatta e coerente e del suffragio universale.

Inoltre il periodo di prosperità ed il rialzo dei prezzi allontanarono l’idea di una rapida caduta del
capitalismo.

Si delinearono quattro tipi di socialismo :

• Tedesco nel quale il partito socialdemocratico assurgeva a partito modello;


• Francese che si identificava nel socialismo rivoluzionario;
• Inglese con tendenze riformistiche e parlamentari
• Russo legato al populismo imbevuto di mentalità contadina. Successivamente subentrò la
convinzione che le lotte sociali dovessero essere condotte dalla classe operaia e si affermarono
figure come Lenin e Trotskij che dopo essersi avvicinati al marxismo nel 1898 fondarono il Partito
Operaio socialdemocratico russo;

In Italia il socialismo si formò più tardi rispetto alle altre nazioni per l’arretratezza dello sviluppo industriale
capitalistico e per l’affermarsi inizialmente di una corrente anarchica più che socialista del pensiero
socialista.

Dopo la fondazione della seconda internazionale socialista e l’influenza dei successi del partito
socialdemocratico tedesco anche in Italia si rafforzò il partito socialista di dimensione nazionale avente
obiettivi più funzionali ed umanitari e meno anarchici. Artefice fu Filippo Turati che nel 1895 fondò il Partito
socialista italiano al Congresso di Genova.

Dopo i primi momenti – breccia di Porta Pia nel 1870 – anche la Chiesa con Leone XIII nel 1885 inizia a
partecipare alla vita sociale, politica ed economica del paese.

Alla idea socialista si contrappose il liberalismo propenso a programmi di riformismo moderato.

Il contrasto essenziale tra socialismo e liberalismo era nell’interpretazione del principio di eguaglianza.
Infatti :

• Il socialismo estese il principio dei rapporti politici e giuridici ai rapporti sociali ed economici;
• Il liberalismo preferì affidare i rapporti sociali ed economici alla libera iniziativa di produzione e di
scambio;

il liberalismo moderno ebbe due correnti :

• Inglese nel quale la promozione della libertà era portata avanti dallo sviluppo della società civile;
• Continentale che affidava determinati funzioni sociali ed economiche al potere pubblico.

In Germania non si ebbe liberalismo politico per il forte statalismo autoritario.

In Italia il liberalismo assunse una forte impronta laicista per le relazioni tra stato e Chiesa.

L’IDEOLOGIA NAZIONALITARIA

Il principio di nazionalità si sviluppò tra gli anni trenta e quaranta del XIX secolo.

Per i liberali l’idea di nazionalità conteneva in se’ quella di indipendenza e di sovranità popolare.

Per i conservatori voleva dire fedeltà alle tradizioni locali ed al vecchio ordine sociale.

Per altri indicava una comunità spirituale di lingua, cultura, sangue e di patria.

Indipendentemente dalle condotte dei rispettivi governi molte città – Londra,Bruxelles,Zurigo,Berna,


Ginevra e Parigi – divennero centri di agitazione nazionalista, accogliendo esuli da ogni provenienza e
consentendo, con la libertà di stampa, la propaganda delle loro idee.

In questo clima si collocarono i movimenti nazionali tra il 1830ed il 1840.

STATO E NAZIONE NEL NORD OVEST EUROPEO

Gran Bretagna

In Gran Bretagna non esisteva un vero e proprio nazionalismo. Tuttavia l’orgoglio insulare, l’odio atavico
per la Francia,l’espansione dell’Impero e l’emigrazione nelle colonie, oltre agli interessi dei proprietari
terrieri e delle potenti compagnie commerciali esprimevano bene il sentimento nazionale.

Di contro in Irlanda operava un tenace movimento nazionale per ottenere il distacco dalla Gran Bretagna.

Francia

il nazionalismo si manifestava nella nostalgia per le glorie napoleoniche e nel desiderio di rompere i trattati
del 1815 attuando una politica estera più consona al prestigio di una grande potenza.

Paesi scandinavi

Qui il nazionalismo si manifestava con rilievo sempre maggiore ed era teso ad ottenere una propria
coscienza nazionale da parte dei singoli stati e a distaccarsi dagli influssi delle potenze europee.

Paesi Bassi

Qui il sentimento raggiunse il suo apice negli anni della separazione definitiva tra Olanda e Belgio.

Ci furono risentimenti da una parte e dall’altra, ma poi il buon senso e le ragioni economiche prevalsero sui
nazionalismi locali assicurando uno status quo che permise lo sviluppo economico/industriale dei paesi
coinvolti.

Svizzera

La questione nazionale portò ad una guerra civile. Le differenze tra i cantoni cattolici e quelli protestanti su
tutti i temi – religiosi ed economici – comportò una dura guerra civile che fu vinta dai liberali protestanti
contro i conservatori cattolici. Tale esito bellico portò alla formazione di una costituzione federale che
rafforzava l’autorità dello stato in temi di politica estera e doganale, ma anche con riflessi sul controllo degli
affari interni dei cantoni.

Italia

Dopo il fallimento dei moti del 1831, il Mazzini divenne il più tenace assertore dell’unità italiana e per
questo fondò riviste ed organizzazioni.

Il suo pensiero sociale si avvicinava molto al cosi detto “ socialismo utopistico “ e molti furono gli insuccessi
sia insurrezionali che politici.

La sua idea di fratellanza universale e di nazioni organizzate in una confederazione repubblicana di tutti i
popoli sul principio di solidarietà propugnato dal Saint Simon, non fece breccia tra la gente ed a lui si
contrappose il Gioberti, inizialmente suo alleato, che teorizzò lo stato federale e nella sua opera principale
– Primato civile e morale degli italiani – assegnò un ruolo predominante al papato. Era ostile ai metodi
rivoluzionari del Mazzini ed ad un intervento straniero, riponendo fiducia nel guelfismo della chiesa.

Altri personaggi che intervennero nel dibattito e nell’impegno politico per la creazione di una nazione
furono Cesare Balbo, di idee politiche più realistiche rispetto a Gioberti e Mazzini. La sua idea era che
l’indipendenza dell’Italia potesse essere raggiunta nel momento in cui l’Austria impegnata nella espansione
verso l’impero ottomano avesse fortemente allentato il controllo sulle provincie italiane. Importante era
altresì il coinvolgimento sempre più significativo di Casa Savoia.

Altro personaggio di spicco fu Massimo D’Azeglio che individuò in Pio IX ed alcuni principi italiani i fautori
del moto patriottico.

A lui si contrappose Carlo Cattaneo favorevole invece d un ordinamento federalista repubblicano.

IL NAZIONALISMO TEDESCO

La Germania pur riunita dopo il Congresso di Vienna in una federazione non vedeva soddisfatte le sue
aspirazioni a divenire una nazione, specialmente dopo la liberazione dal dominio napoleonico.

Un punto di riferimento per i ceti emergenti era la Prussia, per il vigore delle sue istituzioni, il carisma del
suo sovrano – Federico Guglielmo IV – ed il ricordo delle sue imprese contro Napoleone.

Importanza negli stati tedeschi avevano i proprietari fondiari, che di fatto esercitavano il potere politico,
economico ed amministrativo.

A poco a poco però la borghesia emergente cominciò a reclamare maggiori spazi e massiccio fu lo sviluppo
di tendenze liberali-nazionali, soprattutto nelle provincie renane.

In questo mix di idee sociali sempre più andava assumendo prestigio il ruolo egemone della Prussia e del
suo re sia nel campo militare cge sociale/amministrativo.

IL PROTO - IMPERIALISMO

Russia

La Russia era l’unico dei tre imperi che potesse contare su un proprio nazionalismo, retaggio della volontà
di proteggere la santa terra ortodossa.

Anzi con lo zar Nicola I fu iniziata una politica di russificazione verso la Polonia, la Lituania e la Russia
Bianca.

In alcune zone questa politica riuscì – Lituania – mentre in altre – Polonia, Ucraina e paesi baltici a
maggioranza tedesca – non riuscì a sradicare le culture esistenti.

All’interno della Russia pesante fu il controllo dello zar tramite i suoi funzionari e la polizia.

Austria

All’interno dell’impero austriaco erano presenti forti gruppi nazionalistici – tedeschi, magiari, italiani e
polacchi – che impegnarono lo stao centrale in continue repressioni sino allo sfaldamento totale dello
stesso nel 1918.

Impero Ottomano

Qui il nazionalismo aveva seguito tre direttrici :

• Desiderio di liberazione da parte dei popoli cristiano balcanici dal giogo musulmano;
• Ribellione contro la politica di ellenizzazione forzata esercitata dai greci fanarioti;
• Volontà di rinascita culturale con le proprie tradizioni;

tuttavia la esiguità e la debolezza materiale delle nazioni interessate – Serbia,Grecia, Romania – rendeva
difficile questa aspirazione.

Inoltre ai Turchi si unirono i russi, con il trattato di Adrianapoli, con il quale fu instaurato un protettorato
russo sui territori balcanici.

RIVOLUZIONE IN EUROPA ( 1848 – 1849 )

Nel 1848 i contrasti sociali e politici maturati nell’arco di un ventennio ebbero un esito rivoluzionario che
interessò quasi tutta l’Europa centro-occidentale.

Soltanto la Spagna, il Portogallo, la Russia ed i paesi scandinavi non furono coinvolti dai moti, in quanto le
ribellioni sorsero nei paesi laddove le rivendicazioni liberali e nazionali avevano raggiunto il loro pieno
sviluppo.

Francia

La rivoluzione parigina scoppiò nel febbraio 1848 e portò alla abdicazione del re ed alla formazione di un
governo provvisorio di coalizione repubblicana, al quale aderirono sia il clero, l’esercito e le provincie
francesi. Furono prese drastiche misure finanziarie per evitare la bancarotta.

Italia

Nel regno del Piemonte e nello stato pontificio vennero promulgate nuove carte costituzionali. In Sicilia
scoppiò una insurrezione ed il regno delle Due Sicilie dovette concedere la costituzione.

Germania

In alcuni stati componenti la confederazione germanica scoppiarono dei moti rivoluzionari che portarono
alla costituzione di nuovi regimi democratici.

Impero Austriaco

Qui l’insurrezione scoppiò a Vienna. Fu congedato il Metternich, ma i tumulti si placarono solo con la
promessa di una Costituzione e con la concessione di una libertà di stampa.

In Ungheria e Boemia vi furono dei movimenti borghesi per la concessione di una maggiore autonomia alle
popolazioni locale. Alfiere ungherese di questi movimenti fu Kossuth, che riuscì ad ottenere una carta
costituzionale.

A Milano una insurrezione popolare – le Cinque giornate – scacciò la guarnigione guidate dal Radetzky.
Mentre gli austriaci si ritiravano nelle fortezze del Quadrilatero a Milano si formò un governo provvisorio.

Così pure a Venezia sotto la guida di Daniele Manin.

Prussia

A Berlino l’insurrezione fu violenta ed il re fu costretto a concedere la libertà di stampa e la formazione di


un nuovo governo liberale.

Ciò provocò altre ribellioni negli stati monarchici della Germania centrale.

Anche i polacchi insorsero, ma il nazionalismo prussiano prevalse nonostante all’inizio il popolo tedesco
avesse solidarizzato con i polacchi, per cui la Prussia incorporò i territori polacchi nel suo regno.

Alla fine dell’aprile 1848 molti stati europei avevano assunto un nuovo volto conformando i propri
ordinamenti ai principi di democrazia e nazionalità.

LA CONTRORIVOLUZIONE

Dal maggio 1848 iniziò la fase di riflusso del movimento rivoluzionario.

In Francia la crisi economico finanziario portò a violenti scontri repressi con la forza dall’esercito.

Così pure avvenne in Prussia e negli stati monarchici tedeschi.

In Austria oltre alla repressione interna dei movimenti operari, iniziò la controffensiva militare in Boemia ed
in Italia.

A Praga fu imposto lo stato d’assedio.

In Italia, dopo la marcia indietro di papa Pio IX che condannò i moti rivoluzionari, il Radetzky domò la rivolta
a Venezia e sconfisse ripetutamente i piemontesi con a capo Carlo Alberto, scacciandoli da Milano.
Ripristinò in tal modo il potere imperiale.

In Ungheria il tentativo di indipendenza promosso dal Kossuth fu stroncato con la repressione armata,
anche per l’intervento della Russia in aiuto all’impero Austriaco.

Alla fine del 1848 la rivoluzione era stata soffocata o quanto meno arrestata. L’ordine pubblico ristabilito ed
in alcuni luoghi – Praga e Lombardo Veneto – imposto il regime militare.

In Francia il reflusso portò alla elezione plebiscitaria a presidente della repubblica di Luigi Napoleone
Bonaparte, figlio del fratello di Napoleone, al quale furono accordati maggiori poteri esecutivi.

In Germania le forze conservatrici – clero, proprietari terrieri circolo di corte – si riorganizzarono e


riuscirono a far risorgere alcune istituzioni del vecchio regime che erano state cancellate dai rivoluzionari.

Pur concedendo alcuni diritti fondamentali ( uguaglianza di fronte alla legge, suffragio universale e
tassazione permanente ) il Re prussiano intervenne con durezza nella repressione dei moti ricostituendo il
vecchio ordine.

Infine in Italia, il Piemonte denunciò l’armistizio e riprese le ostilità. Ma la sconfitta definitiva di Novara
costrinse Carlo Alberto ad abdicare e alla firma di un nuovo armistizio con durissime condizioni, mitigate in
parte dall’intervento diplomatico francese.

BILANCIO DEL 1848

• L’elezione di una maggioranza conservatrice in Francia;


• L’intervento russo in Ungheria;
• Il crollo del Piemonte;
• La mancata unione degli stati tedeschi sotto un unico re – dopo il rifiuto del re di Prussia alla corona
– e lo scioglimento del parlamento di Francoforte;

aveva di fatto sancito il fallimento della rivoluzione 1848.

Va pur considerato che questa breve esperienza aveva peraltro trasformato l’Europa. Ci furono varie
concessioni riguardanti :

• il suffragio universale;
• riforme amministrative dello stato;
• il sorgere di una idea nazionale di unità, specialmente in Germania ed in misura minore in Italia;
• miglioramento, seppur minimo, delle condizioni sociali dei lavoratori, pur restando nei governi
conservatori la paura del socialismo;
• abolizione del regime feudale, eccetto che in Russia.
• Eliminazione delle restrizioni alla libertà personali che permetteva a operai e contadini di spostarsi
a loro piacimento consentendo alla emigrazione di divenire una importante valvola di sfogo per i
paesi sovrappopolati e nei periodi di crisi;

Una menzione merita l’esperienza seppur breve – nel 1849 – della Repubblica Romana di Mazzini a seguito
della cacciata del papa. Fu proclamata l’assemblea costituente e la fine del potere temporale del papa.
Anche la Toscana, sotto la guida di Guerrazzi, si unì alla rivoluzione.

L’intervento delle potenze cattoliche, in particolare la Francia, stroncò duramente il movimento


repubblicano e dure furono le repressioni successive.

NAPOLEONE III E IL SECONDO IMPERO FRANCESE

• 1848 assunse la presidenza della seconda repubblica francese ottendendo l’appoggio dei
conservatori e cattolici;
• Colpo di stato nel dicembre 1851 – non potendo ricandidarsi per la presidenza in forza del divieto
costituzionale – con nomina a presidente della repubblica per 10 anni;
• 1852 nominato, attraverso plebiscito, imperatore con il nome di Napoleone III;
• Abolizione libertà di stampa e di associazione, nonché ogni opposizione politica;
• Favorì il progresso economico e sociale con la creazione di due banche che finanziarono l’industria
mercantile e produttiva francese;
• Abolì le proprie barriere doganali, favorendo la riduzione dei prezzi sulle materie prime;

• Favorì le classi operaie con la creazione di un sistema previdenziale per la vecchiaia;


• Appoggiò i cattolici conservatori delle campagne con il rafforzamento della chiesa nel campo
dell’istruzione;
• In politica estera partecipò alla guerra in Crimea ed alla spedizione in Cina con gli inglesi;
• Alleato del Regno di Sardegna sconfisse l’Austria ed ottenne Nizza e la Savoia;
• Dal 1860 ebbe degli insuccessi internazionali con la nascita di uno stato unitario in Italia, non voluto
dall’imperatore e l’iIncrinarsi dei rapporti con la Russia per l’appoggio dato alla rivolta polacca;
• Fallimento dell’avventura in Messico contro i rivoluzionari ed abbandono dell’arciduca
Massimiliano d’Asburgo, fatto nominare re del Messico, al suo destino;
• Infine sconfitta di Sedan contro i Prussiani che decretò la sua fine politica;

L’INGHILTERRA NELL’ETA’ VITTORIANA

• Nel 1857 salì al trono la Regina Vittoria che regnò per 63 anni e sotto la sua era l’impero britannico
raggiunse la massima espansione territoriale ed economica;
• Grave crisi economica per i cattivi raccolti ed insofferenza verso la Corn Laws che ponendo forti
dazi sul grano di importazione favoriva gli interessi dei ricchi proprietari terrieri;
• Abolizione della Corn laws che favorì una politica economica di libero scambio;
• Crisi politica con la creazione del sistema bipartitico : Partito Liberale e Partito Conservatore;
• Risalto politico della figura di Palmerston che governò per 35 anni attuando una favorevole politica
estera di sviluppo;
• Dopo la morte di Palmerston si successero alla guida del governo il Gladstone – liberale – ed il
Disraeli – conservatore -;
• Forte contrasto politico tra i due che peraltro fecero importanti riforme sociali ed economiche, con
l’accrescimento dell’importanza economica dell’Inghilterra nel mondo;
• Influenza politica ed economica dell’Inghilterra in Canadà, America Centrale, Asia, Africa, Oceania;
• Frenata dell’espansionismo russo e turco;
• Ambedue fallirono però nella politica verso l’Irlanda cattolica che provocò diverse rivolte:
• La questione irlandese divenne così il tallone d’Achille del liberalismo britannico, per ostinazione
dei politici inglesi a non voler riconoscere forme di indipendenza agli irlandesi, reprimendo nel
sangue le rivolte;

L’UNITA’ TEDESCA

• Forti contrasti all’interno della Confederazione germanica tra la Prussia e l’Austria per l’egemonia
politica nell’ambito della Confederazione;
• Diventa cancelliere di Prussia il Bismarck che attua il progetto di una Germania unita sotto la guida
prussiana escludendo l’Austria;
• Per far ciò era necessario far ricorso alla guerra. Dopo un’alleanza con l’Austria per respingere le
mire del re di Danimarca su alcuni ducati tedeschi la Prussia attuò una politica anti austriaca,
alleandosi con i nemici della stessa – tra cui il regno di Piemonte – ed il rifiuto austriaco di accettare
una riforma della costituzione federale tedesca proposta dal Bimarck, costituì il pretesto per dar
corso alle ostilità militari;

• Nel luglio del 1866 l’esercito prussiano, guidato da von Moltke, sconfisse gli austriaci a Sadowa ed il
successivo accordo di pace estromesse di fatto l’Austria dalla confederazione germanica portando
alla costituzione di una confederazione del Nord a guida prettamente prussiana;
• Questa rapida vittoria allarmò Napoleone III, frustrato anche dalla mancanza di riconoscimenti
territoriali da parte della Prussia per la neutralità mostrata nel conflitto con l’Austria e ciò portò alla
guerra, provocata anche dalla vicenda concernente la successione al trono di Spagna, su cui la
Prussia voleva far salire un Hohenzollern;
• La guerra si concluse con la sconfitta francese a Sedan che decretò la fine del secondo impero e la
elezione di una nuova Assemblea costituente nel 1871;
• Le dure condizioni di pace imposte dai prussiani ed il dissidio tra Parigi e le provincie francesi
portarono alla rivolta ed alla proclamazione della Comune di Parigi, nella quale per le prima volta
prese il potere la classe operaia appoggiata dai piccoli borghesi radicali;
• La vita della Comune fu breve ed una volta spazzata via fu proclamata la Terza repubblica con una
nuova costituzione emanata nel 1875;
• Sebbene di natura democratica la Terza repubblica, pur continuando la politica diplomatica verso
l’estero non accolse del tutto le rivendicazioni socialiste ed anzi, sotto la guida del generale
Boulanger ci fu un tentativo di colpo di stato autoritario che venne respinto, nel 1889, dal mancato
apporto delle campagne, non disposte a correre un’altra avventura reazionaria, foriera di pericoli di
guerra;

L’ETA’ BISMARCKIANA

• Dopo aver ottenuto l’unità tedesca ed aver sconfitto sia l’Austria che la Francia, Bismarck ritenne
opportuno attuare una politica di alleanze per isolare la Francia e tranquillizzare l’Inghilterra;
• Concluse pertanto un accordo trilaterale con le potenze – Austria e Russia – più vicine
ideologicamente alla Prussia in quanto stati prettamente conservatori in una funzione anche di
limitare l’espansione nei Balcani;
• Questa politica ebbe però forti criticità in quanto sia la Russia che l’Austria volevano espandersi
nella zona balcanica;
• La Russia attaccò nel 1877 la Turchia, ottenendo una netta vittoria e la creazione con il trattato di
pace di una zona a forte influenza russa;
• A questo punto intervenne il Bismarck che con il congresso di Berlino nel 1878, ottenne alcune
concessioni per la Prussia, l’Austria e l’Inghilterra che di fatto svuotarono le conquiste territoriali
della Russia che quindi uscì da sconfitta, pur avendo vinto la guerra;
• Ciò produsse di fatto la rottura dell’accordo trilaterale ed il Bismarck concluse quindi un patto di
ferro con l’Austria in funzione anti russa, che tenne sino allo scoppio della Prima Guerra mondiale;
• Pur in presenza di tale accordo non disdegnò di concludere un ulteriore accordo con la Russia e la
stessa Austria per la divisione dei Balcani;
• Con tale accordo – 1881 – veniva altresì stabilito la neutralità dei due membri nel caso il terzo
membro si fosse trovato in guerra con una quarta grande potenza;
• Nel 1882 il Bismarck insieme all’Austria stipulò la Triplice Alleanza con l’Italia, con il quale
Germania ed Austria si impegnavano a soccorrere l’Italia in caso di attacco da parte della Francia;
• Sopravvenne un’altra crisi dei Balcani ed a questo punto Bismarck stipulò un accordo separato con
la Russia nel quale ciascuna delle due potenze si impegnava a mantenere la reciproca neutralità in

caso di guerra con una terza potenza. Questa clausola però, sempre nell’ottica di ricercare un
equilibrio politico, non si applicava in caso di guerra della Russia contro l’Austria e della Germania
contro la Francia;
• In politica interna favorì i grandi proprietari terrieri – gli junker – e l’emergente borghesia
industriale, sostenendo le misure protezionistiche;
• Avversò i nemici della unificazione tedesca, in particolare i cattolici della Baviera;
• Dopo il 1875 attuò duri provvedimenti contro l’emergente socialismo tedesco ai quali affiancò una
politica sociale con riforme quali : assicurazione contro gli infortuni e le pensioni di anzianità;

AUSTRIA E RUSSIA

• Dopo il 1849 la monarchia asburgica dovette affrontare i conflitti interni tra le diverse nazionalità
dell’impero. In particolare forte era il dissenso da parte degli ungheresi. Pesante fu la repressione
poliziesca e l’accentramento delle funzioni a Vienna;
• Dopo la sconfitta in Italia del 1859 l’imperatore Francesco Giuseppe fu costretto a concedere delle
riforme istituzionali con una iniziale decentralizzazione dei poteri alle Diete nazionali con controllo
da parte dell’aristocrazia;
• Pesante fu l’opposizione da parte degli ungheresi e della borghesia austriaca che costrinse
l’imperatore ad attuare una nuova centralizzazione del potere;
• Dopo le nuove proteste degli ungheresi e la sconfitta di Sadowa del 1866 inflitta dai prussiani,
l’imperatore accettò le richieste ungheresi, concedendo maggiore autonomia al governo locale;
• Tale concessione ampliò il dissenso nelle altre provincie – Boemia e parte slava – che richiesero
maggiore indipendenza sociale ed amministrativa;

• Pur conservando la sua natura autocratica, lo zar Alessandro II asceso al trono nel 1855, concesse
riforme significative, tra cui la più importante fu l’abolizione della servitù della gleba che dette
nuova dignità ai contadini;
• Inoltre furono accordate parte delle terre di proprietà dei latifondisti a comunità costituite dai
contadini, con pagamento anticipato da parte dello stato dell’indennizzo a favore dei precedenti
proprietari e rimborso in 49 anni da parte delle comunità;
• Tali riforme però non accontentarono né i nobili né i contadini, che volevano la proprietà
individuale e non collettiva provocando accese proposte;
• Di fronte a tali proteste ed alla rivolta polacca del 1864 lo zar divenne più autoritario ampliando la
repressione;
• Ci fu la ribellione degli studenti del 1874 che cercarono, senza successo, di coinvolgere i contadini;
• Iniziò un periodo di instabilità con numerosi delitti politici che sfociarono nell’assassinio dello
stesso zar nel 1881;
• Salì al trono lo zar Alessandro III che accentuò la repressione poliziesca, svuotando di fatto le
aperture concesse dal precedente zar ed iniziò la russificazione della Polonia e di altre zone baltiche
con il trasferimento di popolazione russa in quelle zone;

IL CASO ITALIANO

• Dopo il fallimento dei moti del 1848/1849 rimasero sulla scena politica due movimenti : quello
democratico repubblicano di Mazzini e quello moderato di ispirazione monarchica di Cavour;
• Mazzini organizzò vari tentativi rivoluzionari : Mantova, Milano, Genova,Livorno e nel Sud a Sapri
con Pisacane: Tutti finirono con insuccessi per la mancata capacità di coinvolgere il popolo in questi
atti di ribellione repubblicana;
• Molti aderenti mazziniani passarono ad appoggiare la causa monarchico-unitaria sabauda
propugnata dal Cavour;
• Il Piemonte era l’unico stato dopo il 1848 a conservare il regime costituzionale. Ci furono difficoltà
con la Camera nella ratifica del Trattato di pace con l’Austria;
• Il re Vittorio Emanuele II sciolse le camere ed indisse nuove elezioni, chiedendo agli elettori, con il
proclama di Moncalieri, di eleggere deputati favorevoli a ratificare il trattato;
• La vittoria alle elezioni dei monarchici permise di iniziare le riforme;
• Comincia a brillare la stella del Cavour il quale con l’accordo concluso con Rattazzi, capo della
sinistra moderata, riuscì a formare un governo stabile che promosse diverse riforme economiche e
sociali;
• In politica estera cercò le alleanze per liberare i territori sotto il controllo austriaco e portare al
successo l’unità dell’Italia sotto il regno sabaudo;
• Partecipazione alla guerra di Crimea al fianco di Francia ed Inghilterra contro la Russia;
• In varie zone italiane sorsero comitati favorevoli alla guerra di liberazione sotto l’egida del
Piemonte. Anche Garibaldi aderì;
• L’attentato di Orsini nel 1858 alienò per un attimo le simpatie francesi per il progetto italiano e solo
la grande abilità politica del Cavour convinse Napoleone III ad appoggiare il Piemonte;
• Con il trattato segreto di Plombieres del 1858 il Piemonte, in caso di attacco da parte dell’Austria,
otteneva l’intervento della Francia al suo fianco nella guerra;
• Con la vittoria nella guerra il Piemonte otteneva la tutta la zona padana. Nell’Italia centrale e
meridionale sarebbero sorti due stati a controllo francese e lo stato pontificio si sarebbe ridotto
solo al Lazio;
• In cambio la Francia otteneva la dolorosa cessione della Savoia e di Nizza;
• Il trattato era favorevole ai francesi ma era l’unico modo per avere un forte alleato;
• Il Piemonte mise in atto tutti gli sforzi per provocare l’attacco da parte dell’Austria;
• Nonostante l’intervento delle altre potenze che non volevano una guerra tra Francia ed Austria –
situazione che avrebbe fatto crollare il piano del Cavour -. L’Austria inviò ugualmente un ultimatum
al Piemonte creando i presupposti per l’intervento francese;
• Successi militari importanti furono ottenuti a Magenta, Montebello e Palestro. Garibaldi mieteva
successi nel nord Lombardia;
• Con le vittorie finali di Solferino e San martino la Lombardia fu liberata e si prospettava la
continuazione della guerra nel Veneto;
• Inattesa fu la firma dell’armistizio tra francesi ed austriaci a Villafranca, con il quale l’Austria cedeva
la Lombardia alla Francia, che avrebbe successivamente consegnato i territori al Piemonte, ma
restava in possesso del Veneto e di Mantova;
• Vittorio Emanuele II consapevole di non poter continuare la guerra da solo accettò l’armistizio. Il
Cavour per protesta si dimise da capo del governo;

• La Francia accettò l’armistizio con l’Austria da un lato per le proteste dei cattolici francesi e
dall’altro per la minaccia prussiana alla frontiera. Incise anche la durezza delle battaglie,
specialmente Solferino, con gravi perdite;
• Dall’inizio della guerra si erano formati movimenti nelle varie regioni italiane per l’annessione al
Piemonte e si erano formati governi locali patriottici che avevano spodestato i precedenti
governanti;
• Con la pace di Zurigo furono confermati i termini dell’armistizio ma, grazie all’Inghilterra, fu proibito
l’intervento austriaco per riportare i principi spodestati;
• Ciò permise al Cavour, tornato al potere, di sfruttare questa opportunità, attraverso lo strumento
dei plebisciti popolari che, d’accordo anche la Francia, permisero l’annessione della Toscana,
Emilia,Romagna, al regno sabauda;
• Restavano in piedi due scogli : lo stato pontificio ed il regno dei Borboni;
• Con la spedizione dei Mille del 1860 capeggiata da Garibaldi ed appoggiata segretamente dal
Cavour, il quale ottenne anche la neutralità della flotta inglese, fu conquistato tutto il regno
borbonico e nell’incontro di Teano Garibaldi consegnò al re le terre liberate;
• Nel contempo il Cavour per tranquillizzare la Francia e l’Inghilterra da eventuali atti ostili del
Garibaldi contro il papa mandò truppe piemontesi al sud;
• Con questa iniziativa concluse l’annessione dell’Umbria e delle Marche, contribuì alla sconfitta
definitiva del re borbonico ed alla consegna dei territori conquistati da parte di Garibaldi
direttamente al Re nello storico incontro di Teano;
• Proclamazione del Regno d ‘Italia nel febbraio 1861 e disegno di legge approvato nel marzo 1861
con il quale Vittorio Emanuele II assumeva il titolo di re d’Italia per sé ed i suoi
successori,conciliando di fatto il diritto dinastico con il diritto plebiscitario
• Morte prematura del Cavour nel giugno 1861;

L’ITALIA UNITA

• Cavour aveva incentrato la sua azione sulla indipendenza politica da ogni forma di diretta o
indiretta di dominio straniero e sulla libertà civile – diritto di partecipare alla vita politica ed
amministrativa del paese con il riconoscimento delle libertà personali, religiose ed economiche;
• Difficoltà nell’attuare queste riforme sociali per :
1. Ostilità all’idea di patria unita da parte della popolazione in gran parte contadina refrattaria
ad ogni novità morale e materiale;
2. Mancanza degli ideali di rinnovamento culturale e sociale insiti nella riforma protestante;
3. Sempre legata al punto precedente la mancanza della alfabetizzazione di massa e della
presenza di un significativo ceto borghese aperto allo sviluppo della economia capitalistica;
4. Stretto controllo da parte della Chiesa nell’impedire la cultura scritta e la libertà di pensiero
sia morale che materiale;

LA DESTRA STORICA AL POTERE

Gli eredi politici di Cavour – Ricasoli,Rattazzi,Minghetti,Sella e Lamarmora – mancarono dell’ingegno e della


audacia politica propri del loro predecessore.

Personaggi onesti e con il senso della fede patriottica furono gli esponenti di spicco della “ Destra storica “
così chiamata per distinguerla dai successivi movimenti conservatori e reazionari.

Gli oppositori rappresentati nella Sinistra si richiamavano alle idee di Garibaldi e Mazzini.

Ambedue le forze politiche erano concordi nel raggiungere l’unità nazionale ma differivano nelle modalità
di realizzazione :

• La Destra voleva progredire un passo alla volta rispettosa degli equilibri europei;
• La Sinistra invece, sulle idee del Garibaldi, voleva raggiungere l’obiettivo con qualsiasi mezzo;

i problemi immediati nel cammino verso l’unità d ‘Italia furono il :

VENETO

• Inizio nel 1862 sotto il governo Rattazzi con azioni da parte di soldati agli ordini di Garibaldi;
• Blocco dell’azione bellica alle proteste austriache;
• Guerra del 1866 tra Austria e Prussia - con l’Italia alleata di quest’ultima –
• Nonostante l’Austria – tramite Napoleone III – avesse offerto all’Italia la cessione del Veneto per
non farla partecipare al conflitto, il governo Lamarmora, in virtù dell’accordo con la Prussia rifiutò
l’offerta e partecipò alla guerra;
• Disastrose disfatte per terra a Custoza e per mare a Lissa. Solo Garibaldi riportò successi a Bezzecca;
• Alla fine la sconfitta austriaca a Sadowa contro la Prussia e la successiva pace portò alla cessione
del Venbeto all’Italia;
• In definitiva per una conquista territoriale che si era ottenuta pacificamente e politicamente l’Italia
andò incontro alla perdita di migliaia di vite umane;

STATO PONTIFICIO – QUESTIONE ROMANA

• Rifiuto del Papa Pio IX a rinunziare al potere temporale su Roma;


• Appoggio del governo Rattazzi ad una azione militare del Garibaldi;
• Di fronte alla minaccia della Francia di intervenire venne sconfessata l’azione bellica e Garibaldi fu
fermato dalle truppe piemontesi all’Aspromonte dopo una breve scaramuccia;
• Il Minghetti si accordò con i francesi,con la Convenzione del settembre 1864, riconoscendo
l’integrità dello stato pontificio ed il trasferimento della capitale a Firenze;
• Nuovo tentativo del Garibaldi nel 1867 stroncato militarmente dai Francesi con la battaglia di
Mentana;
• Infine nel 1870, con situazione analoga a quella del 1866 per il Veneto, a seguito della sconfitta
militare e politica di Napoleone III nella guerra franco-prussiana, l’Italia potè procedere alla
conquista di Roma con la breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870 ed alla annessione della città con
il successivo plebiscito del 2 ottobre 1870;

con la conquista di Roma la Destra raggiungeva uno suoi più importanti obiettivi ma si apriva il problema
della regolamentazione dei rapporti con la Chiesa.

Due le tendenze in Parlamento :

• Una per il rigido controllo della Chiesa e delle sue attività;

• L’altra per una maggiore condiscendenza accompagnata da un indennizzo per la perdita del potere
temporale;

alla fine la legge delle Guarentigie fu il compromesso di queste due tendenze.

La legge rimase in vigore sino al 1929 e fu rifiutata dal Papa Pio IX in quanto solo il potere temporale
avrebbe permesso – secondo le sue concezioni – la completa libertà del papato.

Tale aspetto comportò notevoli difficoltà nel giovane stato italiano in quanto gran parte della popolazione –
di estrazione rurale – era legata al mondo delle parrocchie e delle diocesi. A ciò si aggiunga il famoso divieto
a partecipare alla vita politica da parte dei cattolici espresso dal “ non expedit “.

Oltre a questo problema ed al raggiungimento della completa unificazione altre criticità si palesarono :

• Riforma amministrativa dello stato con la compenetrazione del modello sabaudo su quelli esistenti.
Alla fine prevalse l’idea di centralizzare la struttura dello stato. Fu istituita la nuova figura del
prefetto, rappresentante del governo, che ricoprirà un ruolo importante nella storia italiana;
• Costruzione di un sistema stradale e ferroviario per tutto il territorio che permettesse un adeguato
mercato nazionale;
• Abolizione delle varie barriere doganali per una maggiore industrializzazione. Ciò favorì le industrie
del nord rispetto a quelle meridionali.
• Costruzione di un efficiente sistema fiscale che permettesse di far fronte alle crescenti spese sia
sociali che militari. Il pareggio fu raggiunto nel 1876 dal governo di Quintino Sella;
• Il raggiungimento del pareggio fiscale colpì maggiormente le masse popolari, presenti in gran parte
nel Sud e ciò provocò un profondo risentimento che dette origine a proteste ed al proliferarsi del
banditismo sociale nel meridione, appoggiato dal clero e dai simpatizzanti del regno borbonico;
• Per sconfiggere questa situazione lo stato sabaudo fece ricorso in primis alla repressione militare e
poi ad una maggiore alfabetizzazione con l’istituzione della istruzione primaria obbligatoria;

dopo il 1870 l’azione della Destra rallentò e ciò unitamente alle lotte interne tra le varie correnti e le
personalità del movimento portò alla caduta della Destra nel marzo 1876 in occasione del voto sulla
statalizzazione dell’intera rete ferroviaria.

Una parte dello schieramento della Destra si alleò all’opposizione determinando la sconfitta dell’esecutivo,
le dimissioni dell’allora capo del governo Minghetti e l’affidamento dell’incarico ad Agostino Depretis, capo
della Sinistra moderata.

LA POLITICA DELLA SINISTRA

La Sinistra si era liberata, dopo 15 anni di opposizione, delle sue pregiudiziali repubblicane e radicali. Il suo
leader – Depretis – aveva enunciato un programma basato su :

• Allargamento base del suffragio elettorale abbassando i limiti di censo e di istruzione;


• Riforma scolastica con obbligo di frequenza sino alla seconda elementare, aumento delle risorse
economiche a favore dei maestri e dei Comuni per costruire edifici scolastici;
• Decentramento amministrativo e sistema fiscale più equo. A tale scopo fu eliminata la tassa sul
macinato, istituita nel 1868. Il conseguente aumento del deficit di bilancio venne controbilanciato
con l’aumento delle imposte di consumo;

• Miglioramento delle condizioni degli agricoltori, specialmente nel Meridione. A tale scopo venne
istituita una commissione di studio – presieduta dal senatore Jacini – che concluse uno studio
dettagliato delle condizione nelle campagne, al fine di dare corso a opportune politiche di recupero
sociale ed economico;

una caratteristica del governo Depretis fu quella di ricercare consensi alla propria politica mediante accordi
trasversali con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, abbattendo le barriere ideologiche sino ad
allora presenti.

Questo sistema di mercanteggiamenti fu denominato “ trasformismo “ e permise al Deprestis di governare


sino alla sua morte avvenuta nel 1887, lasciando ai suoi successori una Italia dalle fondamenta consolidate.

DA CRISPI ALLA FINE DEL SECOLO

Alla presidenza del Consiglio fu chiamato Francesco Crispi, già ministro degli Interni nell’ultimo governo
Depretis e collaboratore di Garibaldi nell’impresa dei Mille.

Il Crispi a differenza del suo predecessore era un politico dal temperamento forte e pugnace ed indirizzò la
sua politica estera verso il riconoscimento dell’Italia come potenza europea. Attuò pertanto :

• Rottura economica e politica con la Francia;


• Avvicinamento nei rapporti con la Germania di Bismarck;
• Mantenimento e rinvigorimento della Triplice Alleanza stipulata nel 1882 con Germania ed Austria
con l’intento di avere maggiori ambizioni coloniali;

la politica anti francese provocò un danno nelle esportazioni agricole specialmente nel Meridione.

In politica interna :

• Mantenimento dell’ordine pubblico con strumenti autoritari;


• Riorganizzazione centrale dello Stato e maggiori poteri decentrati ai Comuni;
• Riforma del sistema di elezione diretta dei sindaci per i comuni maggiori;
• Approvazione nel 1889 del codice Zanardelli che fra diverse modifiche in tema di libertà personali
provvide ad abolire la pena di morte;

In politica estera :

• Le iniziative espresse in precedenza;


• Espansione coloniale in Africa dopo la umiliante sconfitta subita a Dogali;

le iniziative coloniali furono però giudicate onerose oltre che dall’opposizione anche da larghi strati della
maggioranza, per cui Crispi si dimise nel 1891 e dopo un breve governo del Di Rudinì, la presidenza del
Consiglio venne affidata a Giovanni Giolitti.

Durante il suo governo fu attuata una politica fiscale di risanamento finanziario e nel contempo una riforma
tributaria che favorisse le classi più povere.

Il suo governo venne abbattuto dallo scandalo della Banca Romana, nel quale era coinvolto anche il Crispi
nei suoi governi, che fece emergere i pericolosi legami tra il mondo della speculazione bancaria e quello
politico e giornalistico, con finanziamenti elargiti ad esponenti del governo.

Al posto di Giolitti ritornò Crispi, che represse duramente le rivolte dei Fasci siciliani e degli anarchici in
Lunigiana. Provvide inoltre a far emanare leggi restrittive della libertà di stampa indirizzate contro il partito
socialista che fu dichiarato illegale. Dovette difendersi dalle accuse per la sua responsabilità nei fatti della
Banca Romana nella cosidetta “ questione morale “.

Ciò che portò alla fine del Crispi fu però l’avventura coloniale in Africa culminata nella disfatta di Adua del 1
marzo 1896.

Al suo posto subentrò il Di Rudinì che dovette affrontare i problemi sociali ed economici con le minacce
provenienti da socialisti, repubblicani e clericali.

Dopo una fase di distensione gli atteggiamenti governativi divennero più autoritari e la situazione culminò
nei fatti di Milano del 1898 dove il generale Bava Beccaris dopo aver proclamato lo stato dell’assedio fece
cannoneggiare la folla.

Il Di Rudinì fu costretto a dimettersi ed al suo posto subentrò il generale Pelloux che cercò di inasprire la
repressione mediante provvedimenti legislativi limitativi delle libertà personali.

La dura resistenza parlamentare delle opposizioni ed il successo elettorale delle Sinistre d’opposizione
portarono alle dimissioni del governo Pelloux ed alla nomina di Saracco a presidente del governo.

Fu normalizzata la situazione politica ma avvenne l’omicidio del re Umberto I a Monza avvenuto il 29 luglio
1900 da parte dell’anarchico Gaetano Bresci per vendicare i morti di Milano.

Nonostante l’atto destabilizzante lo stato liberale dimostrò la sua resistenza ed uscì addirittura rafforzato
da questa crisi.

L’INDUSTRIALIZZAZIONE E I SUOI PROBLEMI

• Rivoluzione industriale ed innovazioni tecnologiche iniziano dalla Gran Bretagna e si trasferiscono


nell’ 800 in Francia,Belgio,Svizzera e paesi germanici;
• Ciò dette luogo ad una netta rivoluzione in agricoltura, nei trasporti, nella finanza e nello sviluppo
demografico delle aree interessate;
• Lo sviluppo non fu uniforme ma si diffuse nelle nazioni sopra citate dove si trasferì personale
specializzato inglese;
• Grande sviluppo nel campo dei trasporti con la costruzione di treni e navi a vapore, che
velocizzarono gli spostamenti e lo scambio di conoscenze;
• Dapprima le concessioni ferroviarie furono private poi i singoli stati interessati passarono dopo il
1870 alla nazionalizzazione delle stesse per evidenti motivi politici ed economici;
• Nel campo navale grande impulso fu dato dalla costruzione oltre a navi per trasporto passeggeri a
quelle specializzate nel trasporto di particolari prodotti – petrolio, merci con navi frigorifere -;
• Grandi società di navigazione sorsero in Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania;
• La circolazione marittima fu modificata ed accelerata con i tagli degli istmi di Suez e Panama;
• Infine la rivoluzione dei mezzi di trasporto fu completata con la diffusione del motore a scoppio;

CONDIZIONI E REQUISITI DELLO SVILUPPO INDUSTRIALE

• Mobilità del capitale finanziario negli investimenti fissi nei servizi pubblici – trasporti, gas, acqua
linee elettriche -;
• Oltre ai capitali privati forniti dalle banche massiccia fu l’intervento monetario da parte degli stati, il
che favorì però, in mancanza di un adeguato controllo, l’interesse privato di determinati gruppi che
estraevano sussidi dalla burocrazia invece che finanziare lo sviluppo tecnologiche, comportando
molte volte il vantaggio di un settore rispetto ad un altro;
• La creazione poi di barriere doganali, dazi e burocrazia amministrativa non permise uno sviluppo
uniforme e coerente delle varie economie mercantili dei singoli stati;

quanto sopra comportò diseguaglianze nello sviluppo economico degli stati :

• Come detto in Gran Bretagna, Francia,Germania e Paesi bassi la rivoluzione industriale ed i suoi
connessi apportarono significativi miglioramenti economici e sociali;
• In Austria le regioni industrializzate erano localizzate nella zona nord-occidentale, in Stiria e nel
Tirolo;
• Nei paesi sotto il suo dominio – Cecoslovacchia ed Ungheria – si spostarono i movimenti di capitale
per la presenza di miniere di ferro e carbone e di maggiore produzione agrciola. Ciò favorì lo
sviluppo di queste zone;
• L’ Italia era ai margini dell’Europa interna e grandi erano le differenze tra il Nord industrializzato ed
il Centro – Sud prettamente agricolo;
• I sussidi statali finanziarono particolarmente l’industria del nord lasciando poche risorse
all’agricoltura del Sud, dove anche la presenza di imprenditori legati al censo ed al latifondismo
non favorirono il decollo economico;
• Ciò comportò un flusso migratorio verso i paesi extra europei, in particolare gli Stai Uniti;
• Nei paesi scandinavi la vicinanza e dipendenza dai paesi più potenti favorirono lo sviluppo
dell’industria e l’arrivo di capitali finanziari;
• In Russia lo sviluppo si verificò nelle regioni baltiche ed in Ucraina, limitrofe alla Germania ed a
Mosca;
• Il resto del paese progredì lentamente ed il settore agricolo era uno dei più poveri e dei più
arretrati in Europa;
• Sviluppo si ebbe nelle zone – San Pietroburgo e Baku, per il petrolio e Donets per il carbone –
anche per l’afflusso di capitale straniero;
• La penisola iberica, un tempo di rilevante importanza, era ormai ai margini dell’Europa che
contava. Sviluppo ebbero la Catalogna ed i Paesi baschi per la presenza di miniere di ferro e
carbone;
• Anche la penisola balcanica restava ai margini dello sviluppo industriale europeo, restando una
zona agricola ed artigianale;

IL MERCATO TRA PROTEZIONISMO E LIBERO SCAMBIO

Una crisi di mercato dal 1870 colpì l’Europa e fu determinata dall’irrompere sulla piazza europea di prodotti
di largo consumo – grano,cereali e carne – provenienti da oltremare.

Ciò causa un crollo dei prezzi agrari e di conseguenza la riduzione del margine di profitto delle imprese
agricole e la riduzione dei livelli di rendita dei valori fondiari.

Aumentarono i ricorsi ai debiti ipotecari ed alla concentrazione terriera. La crisi agricola coinvolse anche
altri settori produttivi portando a quella che fu chiamata “ la grande depressione “.

La risposta degli stati europei fu la creazione del “ protezionismo “ attraverso l’inasprimento delle barriere
e dei dazi doganali e l’intervento massiccio dello stato nella gestione economica che in Germania e Francia
rafforzò la concentrazione industriale e favorì la modernizzazione del mondo agricolo.

L’Inghilterra rimase fedele ai suoi principi di libero scambio per non compromettere la sua politica
economica che si basava sulla importazione di derrate alimentari dai paesi europei e non danneggiare
l’industria che si rivolgeva ai mercati di Europa e Stati Uniti.

In Italia la crisi fu pesante vuoi per la marginalità del paese, vuoi per l’arretratezza del settore agricolo, vuoi
per il prevalere di forti gruppi industriali che in nome del protezionismo riuscirono a dirottare le risorse
dello stato verso una più crescente industrializzazione dell’Italia a scapito della modernizzazione del
sistema agricolo nazionale, come avvenne in Germania ed in Francia.

I processi di rivoluzione industriale e la successiva crisi “ grande depressione “ incisero sui processi di
natalità ma ancor più sul trasferimento di un numero crescente di gente dalle zone rurali alle grandi città,
determinando il fenomeno dell’ urbanesimo.

Ciò comportò la necessità per le città interessate di procedere all’ampliamento ed alla trasformazione
dell’assetto territoriale con la creazione di nuove strutture abitative al di fuori delle vecchie cinte murarie.

Nei periodi di forte crescita ed urbanizzazione si crearono luoghi ad alta criticità e precarietà di vita –
bidonville parigine, baracken tedesche e shanty town americane -.

Questo stato di cose accentuò la differenza tra le classi sociali ed all’iniziò favorì una certa segregazione
sociale con da una parte la classe di elite, poi i ceti intermedi della borghesia ed infine quelli popolari.

Nel corso degli anni le città più avanzate migliorarono i servizi sociali e la mobilità permettendo l’osmosi tra
le varie classi sociali.

IMPERIALISMI A CONFRONTO

Grazie allo sviluppo economico, alla capacità di espansione mercantile e territoriale, alle risorse finanziarie
e tecniche in possesso l’Europa potè esercitare, sino allo scoppio della Grande Guerra, il ruolo di continente
guida nel mondo ad eccezione degli Stati Uniti, peraltro filiazione della Gran Bretagna e del Giappone,
chiuso nel suo isolamento assoluto.

Le potenze europee che si misero in luce furono :

Inghilterra

• il colonialismo inglese assunse gli aspetti della imposizione alle popolazioni inferiori della forza
economica dello stato inglese;
• supporto dato dalla pax britannica, dapprima pacifica poi sempre più aggressiva in presenza di
rivendicazioni da parte dei popoli sottomessi e di altre nazioni – Francia e Germania – anelanti ad
una politica di espansionismo coloniale;
• creazione di una zona di libero scambio nei territori occupati al fine di valorizzare il commercio, la
cultura e la religione anglosassone nonché esercitare la esportazione dei prodotti;

Francia

• rispetto all’Inghilterra non vi era il legame tra madrepatria e colonie;


• all’inizio l’espansione coloniale era mera contrapposizione a quella inglese assumento carattere
prettamente nazionalistico;
• successivamente assunse connotati economici e sociali;

Germania

• le rivendicazioni colonialiste tedesche sorsero più tardi – 1884 – rispetto a quelle delle altre due
potenze sotto la guida di Bismarck;
• sul piano politico presenza in ogni controversa presente nelle varie zone del mondo;
• apertura di centri commerciali ed impulso al commercio estero;

la caratteristica del colonialismo europeo fu :

• ricerca dei profitti, potenza ed arricchimento sulla base di uno sfruttamento razionale dei popoli
sottomessi;
• mancanza di assoluto consenso ed armonizzazione reciproca dei popoli e delle diverse civiltà;
• ciò rappresenta il germe della successiva distruzione del colonialismo europeo;

SECESSIONE AMERICANA

Negli anni successivi alla guerra d’Indipendenza gli Stai Uniti cercarono di ottenere una propria
indipendenza economica nei confronti delle colonie inglesi presenti nel Nord America – Canada – ed avere
sbocchi verso il centro-sud America.

Da qui accordi con le provincie inglesi del Canada ed acquisto della Florida, oltre all’incorporazione del
Texas dopo la guerra con il Messico.

All’interno degli Stati Uniti netta fu la divergenza tra gli interessi del Nord- Est – industriale – e quelli del
Sud – forte presenza agricola -.

Inoltre l’espansione verso Ovest da parte dei pionieri permise agli Stati del nord di acquisire maggiori spazi
commerciali.

Nel Sud invece prevalevano le piantagioni agricole con forte presenza di schiavi negri, in contrapposizione
al nord dove libera era la circolazione della manodopera.

Questi fattori unitamente alla nomina di Lincoln acuirono gli scontri che sfociarono nella secessione di 11
stati del sud e l’inizio della guerra di secessione nel 1861.

All’inizio vi fu la prevalenza delle forse sudiste qualitativamente migliori.

Successivamente la mancata vittoria lampo da parte del Sud, la ricchezza economica ed industriale nonché
la maggioranza di popolazione permisero al Nord di sconfiggere l’Armata sudista che si arrese nel 1865.

Gli anni successivi ( 1865/1877 ) furono dedicati alla ricostruzione ed alla riaffermazione del principio di
eguaglianza con l’abolizione di ogni schiavitù.

Dopo l’assassinio di Lincoln, il successore Johnson attuò una politica più conciliante verso il Sud, attenuando
le norme anti schiavitù, ma ormai il cammino era segnato e si andava verso l’unità politica ed economica
degli Stati Uniti lacerata da una guerra fratricida.

Il Sud si riorganizzò economicamente ed amministrativamente.

Rigurgiti di schiavismo rimasero al Sud con la creazione nel 1866 del movimento segreto Ku Klux KlaN, che
cercava con il terrore di far astenere le popolazioni negre dalla vita pubblica.

ESPANSIONE IN AMERICA LATINA

Sulla base dei principi espressi dalla Dottrina Monroe del 1823 – diritto degli Stati Uniti ad esportare la
propria concezione del mondo fuori dai confini dell’Unione -, iniziò la spinta espansionista già vista verso il
Messico.

Nel 1867 venne acquistata l’Alaska dai russi e nel 1898 vennero annesse le Hawaii.

Ora l’attenzione si rivolse verso le nazioni centro e sud americane favorendo i movimenti indipendentistici.

Il primo tassello fu la guerra contro la Spagna del 1898 a seguito della rivolta di Cuba contro il dominio
spagnolo.

Con la sconfitta la Spagna fu costretta a cedere anche Portorico e l’arcipelago filippino.

Nell’America del Sud gli stati si ribellarono al dominio spagnolo e portoghese ed i loro territori divennero il
principale mercato sia import che export con gli Stai Uniti.

Vi fu afflusso di manodopera per la coltivazione delle vaste pianure.

Il problema fu però istituzionale :

• rivalità tra i vari stati sudamericani;


• corruzione nella amministrazione dello stato amministrativo;

comportarono la creazione di un regime affidato nelle mani dei caudillos , capi di gruppi dominanti che
appoggiavano il loro potere sull’esercito.

Si susseguirono rivolte e colpi di stato nei vari paesi sudamericani.

La forte presenza dell’esercito e l’influenza, talvolta negativa, delle strutture gerarchiche ecclesiastiche,
frenarono lo sviluppo economico, sociale e politico mantenendo il potere nelle mani di pochi latifondisti
bianchi – i creoli – che impedirono lo sviluppo dei braccianti legati da vincoli di servitù e dalla volontà dei
padroni.

IL COLONIALISMO E L’IMPERIALISMO

Colonialismo

Il colonialismo è definito come l'espansione di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini,
spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Quindi ha
più una valenza commerciale.

L'imperialismo si sviluppa come nuovo colonialismo tra il 1870 e il 1914 e consiste nell'azione da parte dei
governi ad imporre la propria egemonia su altri paesi per sfruttarli dal punto di vista economico
assumendone il pieno controllo monopolistico delle fonti energetiche ed esportazione soprattutto di
capitali. In più vengono sfruttati anche gli abitanti del paese preso in considerazione.

Il nuovo imperialismo si articolò su concezioni ideologiche di nazionalismo e sullo sviluppo industriale.

Dopo il declino delle dominazioni spagnole e portoghesi, a livello coloniale esisteva solo un impero alla
metà del XIX secolo : quello britannico.

La nascita di nuovi stati dopo le lotte nazionali pose in risalto nuove entità che perseguirono una forte
corrente imperialistica.

Gli scenari di tale azione andavano dall’Africa all’Asia alle terre oceaniche.

Inghilterra

• dominio dal canale di Suez sino al Capo di Buona Speranza, mediante l’azione di Compagnie
mercantili con a capo tra l’altro Cecil Rhodes;
• guerra anglo-boera per l’affermazione del dominio inglese nelle repubbliche del Transvaal e
dell’Orange, dopo la scoperta di importanti giacimenti di oro e diamanti;
• Conquista di Cipro;
• dominio nel Gambia, Sierra Leone, Sudan, Nigeria, Uganda, Kenya e Costa d’oro;
• accordi di sfruttamento minerario in Ciad e Guinea;
• nel Centro America possedimenti in Jamaica, Guyana Britannica ed Honduras;
• possesso delle isole che costeggiavano la fascia Atlantica del Nuovo Mondo e che circondavano
l’Oceano Indiano;
• conquista di Hong Kong e Singapore;
• predominio in India, la colonia più importante per l’Impero britannico per i rifornimenti industriali e
di derrate alimentari. Continue rivolte da parte delle popolazioni locali, le quali però divise dalla
religione e da usanze tribali non riuscirono mai ad avere una unità di intenti contro la Gran
Bretagna. Ciò favorì di fatto il dominio inglese. Solo con Gandhi negli anni 50 del 900 si ebbe tale
unione civile e politica;
• aspetto importante del dominio inglese fu la trasformazione, data l’entità dello stesso, da impero
mercantile ad impero liberoscambista dove vigeva una politica commerciale, finanziaria ed
industriale di favore tra le varie colonie;
• inoltre, sempre per la vastità dei domini, ricercò formule di governo adatte di volta in volta alle
singole realtà locali. Ciò permise la solidarietà nel bisogno di una difesa comune alimentando e
conservando una coesione ed un orgoglio di primato;
• trasformazione dei rapporti tra madrepatria e colonie da Dominion a Empire e successivamente
creazione del Commonwealth, cioè organizzazione dei territori con proprio autogoverno ma inseriti
in una più vasta organizzazione imperiale avente in comune la lingua,le istituzioni politiche, i
costumi e prioritariamente gli interessi economici;

Francia

• espansione dell’impero coloniale verso l’Africa del nord. Inizialmente con la conquista dell’Algeria;
• Predominio in coabitazione con l’Inghilterra nell’Egitto e risoluzione del problema in Sudan dopo
una breve rivalità sfociata in un atto di guerra;
• Tale situazione portò ad accordi più stretti con l’Inghilterra che portarono all’alleanza nel primo
conflitto mondiale;
• Conquista della Tunisia;
• Estensione dei territori nella zona occidentale dell’Africa con lo scopo di creare un ponte tra l’Africa
occidentale e la base di Gibuti sul Mar Rosso;
• Predominio in Indocina – Vietnam, Cambogia e Laos - con la sconfitta dell’Impero di Annam;
• Accordo con l’Italia, pur in presenza di alleanze diverse, per ottenere mano libera nella conquista
del Marocco;
• Dopo l’intervento della Germania in difesa del Marocco, si giunse ad un accordo tra le varie
potenze con il quale si scongiurò una guerra e la Francia ebbe solo il mandato di organizzare le
forze di polizia del Marocco;

Germania

• La Germania di Bismarck era poco interessata alle conquiste coloniali essendo importante per la
propria politica l’egemonia in Europa;
• Nondimeno furono poste le basi per l’impero coloniale tedesco nel Togo, nel Camerun, zone
dell’Angola, del Kenia, del Mozambico e della Nuova Guinea limitrofe ai domini inglesi;
• Iniziative commerciali furono avviate in Asia;
• Dopo la caduta di Bismarck l’imperatore Guglielmo II supportato dai ceti forti industriali iniziò una
politica di espansione per far divenire la Germania una potenza mondiale egemonica;
• Fu dato impulso alla costruzione di una flotta da guerra e mercantile, nonché al protezionismo
industriale / agrario;
• Attriti con l’Inghilterra ed isolamento in politica estera anche verso la Francia e la Russia;
• Accordi tramite la Triplice Alleanza con Austria ed Italia per una comune politica di difesa militare
ed espansione economica;
• Nonostante gli attriti con le altre nazioni europee sia sul continente che in Africa, nondimeno la
Germania fece accordi per l’espansione in Cina dopo la repressione della rivolta dei Boxer (
1990/1901 );

Russia

• Conferma del proprio dominio in Siberia oltre alla Bassa Asia Centrale;
• Ricerca di conquiste in Estremo e Medio oriente, specialmente per avere sbocchi sugli Oceani. Ciò
comportò attriti con le altre potenze europee;
• Dopo la disastrosa guerra con il Giappone ( 1904/1905), la Russia si avvicinò all’Inghilterra con l
stipula di diversi trattati che ebbero per oggetto la Persia, il Tibet e l’Afghanistan.
• La Russia sperava con questa nuova politica di ottenere il placet per avere uno sbocco dal Mar Nero
attraverso il Bosforo;
• Con l’accordo anche della Francia, riavvicinatasi all’Inghilterra, nacque così la Triplice Intesa in netta
contrapposizione con la Triplice Alleanza – Germania/Austria/Italia -;

Olanda

• Sviluppo dei propri domini a Giava, Sumatra e Borneo con forti interessi commerciali;

Belgio

• Sotto la guida del re Leopoldo II sviluppo il controllo del Congo e delle sue immense risorse
minerarie;

Italia

• Per il forte antagonismo dell’Egitto e di altre realtà locali, sobillate da Francia ed Inghilterra, l’Italia
potette solo avere delle piccole basi commerciali, acquistate da compagnie navali italiane;
• In seguito per la tolleranza inglese, che voleva contrapporre l’Italia alla Francia, il governo nel 1885
occupò Massaua, provocando la reazione dell’Impero etiopico che sfociò in una guerra conclusa
con la disfatta di Dogali;
• Dopo anni di abbandono della politica coloniale, fu sotto il Crispi che ripresero i tentativi
espansionistici verso l’impero etiopico;
• Con il trattato di Uccialli venne riconosciuta la conquista dell’Eritrea;
• Divergenze però sull’interpretazione politica dello stesso trattato e la pretesa dell’Italia di sancire il
protettorato sull’Etiopia, provocarono una nuova guerra e le brucianti sconfitte sull’Amba Alagi e di
Adua ) 1896 ) posero fine al primo tentativo coloniale italiano ed alla crollo del governo Crispi;
• Con gli accordi conclusi con la Francia nel 1902, la benevolenza della Inghilterra e l’appoggio della
Russia sulle mire espansionistiche italiane in Africa, nonché il beneplacito dell’Austria l’Italia nel
luglio 1911 dichiarò guerra alla Turchia e dopo la vittoria con la pace di Losanna del 1912 ottenne la
Tripolitania;

Nell’ambito della Cina va detto che tutte le potenze europee ottennero dopo varie guerre la possibilità di
avere domini ed aprire basi commerciali, costringendo di fatto l’impero cinese ad aprirsi all’0ccidente.

Tale evento rese precario l’isolamento del Giappone che dovette concedere con specifici accordi
commerciali l’apertura di basi commerciali all’Inghilterra, la Russia e gli emergenti Stati Uniti di America.

Tale situazione provocò rivolte da parte dei notabili giapponesi e dei samurai e la interruzione dei trattati in
essere.

Le ritorsioni navali da parte dell’Occidente costrinsero il Giappone a tornare sui suoi passi e ciò permise una
rimodellazione dello stato sociale e dell’industria, che permise al Giappone di diventare il primo stato
industrializzato dell’Asia con l’aiuto della Gran Bretagna all’inizio e poi degli Stati Uniti.

A livello militare assunse il modello di organizzazione prussiano per l’esercito di terra e la flotta fu
notevolmente potenziata con il contributo inglese.

A livello religioso rimasero il culto e la pratica dello scintoismo, che divenne religione nazionale ed
addestramento alle virtù civiche,non riuscendo il cristianesimo a far breccia nei giapponesi.

A poco a poco il Giappone divenne una vera potenza imperialistica con mire verso la penisola coreane.

Forte fu lo scontro con le mire espansionistiche russe che sfociarono nella guerra del 1904/1905, vinta dai
giapponesi.

IL POSITIVISMO

Sulla scia della missione civilizzatrice della cultura europea si affermò la corrente del positivismo che
affidava alla scienza il compito di scoprire le leggi effettive dei fenomeni con l’uso combinato del
ragionamento e dell’osservazione.

Artefici di questa corrente furono eminenti scienziati quali :

• Fizeau per la luce;


• Foucault per la rotazione della Terra;
• Darwin per le sue ricerche sulla evoluzione della specie;
• Pasteur nel campo degli studi batteriologici;
• Hertz per gli studi sulle onde elettromagnetiche;
• Mayer, Joule ed altri per gli studi sulla termodinamica e la cinetica;

di fatto la ricerca scientifica ed il suo progresso rappresentarono la base della società sulla spinta anche del
nuovo pensiero filosofico di Comte che si basava sull’idea positivista che la conoscenza scientifica era la sola
veramente capace di mettersi in rapporto con il progresso, di dedurre le leggi del comportamento umano.

Sulla spinta di tale indirizzo e delle nuove scienze ausiliari – epigrafia ed archeologia – gli uomini si spinsero
alla conquista del pianeta.

Nondimeno l’azione cattolica della Chiesa ottenne apprezzabili risultati nei paesi da colonizzare.

Un fatto importante nei costumi della società europea fu l’avvio del processo di secolarizzazione nel quale
sempre più masse sfuggirono al controllo della Chiesa e sempre più assunse rilievo lo stato con la sua
organizzazione e di fatto sancì la separazione tra crescita economica e struttura socio culturale.

Grosso impulso a questo processo fu dato dalla Riforma protestante del XVI che passò da fatto religioso a
fenomeno propriamente sociopolitico, ponendosi come una rivendicazione individuale e collettiva di
maggiori ambiti di libertà civile ed eguaglianza sociale.

La progressiva alfabetizzazione delle messe popolari accentuò questo processo.

I movimenti socialisti contribuirono alla creazione di una nuova classe popolare e piccolo borghese che
sfuggiva dal controllo clericale, anche se quest’ultimo rimase ben attivo nell’ambito delle masse popolari.

Infine l’affermazione di nuove ideologie quali il liberalismo, il socialismo, il comunismo, il fascismo ed il


nazionalsocialismo andarono a sostituire gli ideali trascendenti con quelli propriamente terreni incidendo
nell’ambito del mondo privato e familiare e favorendo la nascita di una coscienza più nazionale e classista.

Si può affermare che :

• La flessione della pratica religiosa ed il processo di industrializzazione favorirono l’emergere della


ideologia socialista;
• Il declino dell’idea protestante favorì l’ascesa del nazionalismo quale bisogno di ordine dei ceti
medi.

IL SOTTOSVILUPPO DEL TERZO MONDO

• Mancanza di una efficiente rete di mezzi di comunicazione. La rete dei trasporti esistente oppure
costruita era finalizzata al trasporto fuori dalla colonia delle merci più che favorire le popolazioni
locali;
• Espansione coloniale da parte dell’occidente e sfruttamento delle risorse presenti in modo
diseguale da parte del capitale estero, con incremento, dopo il 1900, dello sviluppo dell’industria
estrattiva per le notevoli risorse minerarie presenti finalizzata peraltro non al fabbisogno interno
ma al trasferimento delle materie prime nei paesi sviluppati;
• Mancato coinvolgimento delle popolazioni autoctone nei processi economici e sociali;
• Sfruttamento della manodopera locale in forme di schiavismo;
• Pesante pressione fiscale e concentramento della proprietà terriera;
• Stagnazione dell’industria e rovina dell’artigianato;
• Arretratezza dell’agricoltura;
• Inflazione demografica che unita alla carenza occupazionale andava a creare sacche immense di
sottosviluppo;

unica eccezione fu il Giappone il quale grazie alla sua politica doganale protezionista ed al suo isolamento
insulare riuscì a sviluppare una propria industria ed affermarsi economicamente ed industrialmente.

Gli anni fra il 1905 ed il 1914 videro scoppiare continue rivoluzioni contro i residui feudali e la creazione di
una indipendenza dal dominio straniero;

• In Persia nel 1905/1909 scoppiò una rivoluzione sociale ed economica che portò ad una nuova
costituzione ed alla formazione di un’assemblea nazionale;
• Rivoluzione turca del 1908 ad opera dei “ Giovani Turchi “ – personalità liberali, studenti ufficiali
esercito – che volevano uscire dalla stagnazione politica ed economica. Il loro capo – Mustafà
Kemal – instaurò la dittatura e favorì l’organizzazione di un forte potere centrale e militare
deludendo di fatto le aspettative delle masse contadine;
• In Messico nel 1911 il governo di Porfirio Diaz, appoggiato dai latifondisti e dal capitale straniero, fu
abbattuto da una rivoluzione guidata da Madero e da capi rivoluzionari quali Zapata e Villa. Nel
1913 le forze reazionarie attuarono un colpo di stato con il generale Huerta. Seguì una nuova
rivoluzione che nel 1914 riportò al potere i rivoluzionari. Prese il potere Carranza che divenne
impopolare e fu assassinato nel 1920. Fu eletto presidente Obregon che cercò di risanare
ecomicamente il paese dando inizio ad una riforma agraria osteggiata dai latifondisti;
• In Cina nel 1911 vi fu una rivoluzione per eliminare le ingerenze straniere e rispondere al nuovo
predominio del Giappone che dopo la vittoria nel 1905 contro la Russia aveva conquistato la
Manciuria. Il sentimento nazionale fu capeggiato da Sun Yat-sen che lottò contro l’imperatore della
dinastia Manciù, riuscendo a proclamare la repubblica nel 1911. Vi era però una debolezza nella
volontà della classe dirigente indigena di non voler liberare i contadini dall’oppressione dei notabili
e da parte della borghesia emergente e mercantile di non spezzare i legami affaristici con le
potenze imperialistiche. Ciò portò alla caduta della repubblica da parte delle forze moderate e
conservatrici appoggiate dalle potenze europee, determinando di fatto un maggiore sfruttamento
economico;

STRUTTURE POLITICHE NEL PRIMO NOVECENTO

Inghilterra

• Camera dei Comuni i cui deputati rappresentavano i borghi, le contee e le università


• Camera dei Lords composta dall’elite aristocratica e nominata dal Re. I seggi erano ereditari;
• Sistema bipartitico con conservatori e liberali. Questi ultimi si unirono al Labour Party dando luogo
al partito laburista. Presenza in parlamento anche di una componente di deputati irlandesi;
• Alternanza di potere e tendenza della camera dei Lords a difendere i propri privilegi terrieri e di
casta;
• Onde evitare nel 1911 venne approvato il Parliament Act che pose fine al bicameralismo perfetto
dando alla Camera dei Comuni di approvare le leggi senza il consenso dell’altra Camera;

Francia

• Dopo la sconfitta con la Prussia venne scelta la forma repubblicana e proclamata la Terza
repubblica;
• Le camere erano due : una eletta a suffragio universale e l’altra da membri vitalizi;
• Capo dell’esecutivo era il Presidente della Repubblica eletto dalle due camere;
• In Parlamento erano presenti i repubblicani, i monarchici, i socialisti, i radicali ed i cattolici;
• Numerose furono le crisi sociali economiche che mutavano gli equilibri politici all’interno
dell’Assemblea nazionale;
• Dirimente fu il caso Dreyfuss che scosse il mondo politico e l’opinione pubblica francese dando vita
alla più grave crisi della Francia Repubblicana;
• L’intervento dello scrittore Zola contro lo Stato maggiore e l’antisemitismo permise di ristabilire la
verità e la giustizia nel 1906;
• Le elezioni tenute nel periodo dello scandalo favorirono i socialisti ed i radicali a danno delle destre;
• Alla crisi anzidetta si aggiunse anche il contrasto con la Chiesa per le leggi anticlericali che portò alla
rottura delle relazioni diplomatiche con il Vaticano;
• Nel 1906 si costituì il primo governo Clemenceau, che si dimise nel 1909;
• Si susseguirono 11 governi sino allo scoppio della prima guerra mondiale;
• In questo periodo si impose la figura del presidente della Repubblica Poincarè che dette un alto
spessore a questa carica istituzionale;

Germania

• Il potere si basava su un esecutivo forte nel quale il Cancelliere ed il Governo erano lo strumento
diretto con il quale il Kaiser esercitava il suo potere;
• Presenza di due camere di cui una eletta a suffragio universale e l’altra composta dai membri scelti
dai singoli stati che costituivano la nazione tedesca;
• Nell’ambito dei singoli stati vi erano la camera elettiva ed un governo locale che gestivano
l’amministrazione locale;
• Le scelte politiche erano di competenza del governo centrale che non rispondeva al Parlamento ma
direttamente all’imperatore;
• Nel parlamento forte era la componente dei conservatori, legata agli interessi dei possidenti terrieri
e degli industriali;
• Una buona opposizione veniva svolta dai liberali, anche se divisi al loro interno;

• Presenza di deputati cattolici e socialisti. Questi ultimi furono avversati dalle leggi redatte sotto
Bismarck, ma nondimeno riuscirono ad avere presa su parte della popolazione;
• La crescita negli ultimi anni dell’800 dell’ondata nazionalista indirizzata ad una politica di conquiste
fuori dalla Germania e di grande espansione economica, favorì l’ascesa di una classe dirigente
politica favorevole alla politica imperialista;
• Esponenti importanti furono von Tirpiz e von Bulow. Quest’ultimo governò sino al 1909 quando la
convivenza tra i conservatori ed i liberali venne meno. Da allora si succedettero vari governi sino
allo scoppio della Prima Guerra mondiale che cercarono di conciliare le varie anime politiche;

Impero austro ungarico

• Posizione privilegiata da parte dell’Austria e dell’Ungheria rispetto agli altri stati dell’Impero;
• Due camere di cui una nominata direttamente dall’Imperatore e l’altra dai grandi proprietari, i
comuni, gli stati e le camere di commercio;
• L’imperatore poteva legiferare in caso d’urgenza e crisi istituzionale e godeva dell’appoggio del
clero e dell’esercito;
• Di fatto non esisteva un parlamento comune, per cui il regime era poco funzionale ed esaltava i
nazionalismi locali;
• Grande ricorso ai sistemi polizieschi per mantenere un ordine unitario;

Russia

• Era un paese prettamente autocratico;


• Le assemblee locali erano controllate dall’aristocrazia e forte era il controllo poliziesco sui poteri
locali;
• Si formarono delle organizzazioni liberali e nel 1905 scoppiò la rivoluzione che costrinse lo zar
Nicola II a concedere la costituzione e la formazione di una Duma nazionale;
• Si formarono movimenti paramilitari di destra, favoriti dalle autorità, movimenti liberali e
movimenti popolari che richiedevano concessioni economiche;
• Terminata la guerra del 1905 con il Giappone, il governo centrale diede corso alla repressione e fu
limitato il diritto di elezione alla Duma, che divenne dominio dell’aristocrazia e della destra;

Spagna e Portogallo

• Dopo la perdita delle colonie il regime parlamentare spagnolo, diviso tra conservatori e liberali,
perse potere e si affermarono nuove tendenze progressiste ed operaie duramente avversate dalla
Chiesa e dalla Corte;
• In Portogallo i due partiti al potere, i rigeneratori ed i progressisti, erano sempre divisi e deboli
nella loro azione politica e sociale. Dure le repressioni contro i radicali e gli anarchici;

Belgio

• Potere in mano ai partiti cattolici con opposizione da parte dei liberali e socialisti;

Paesi Bassi

• Inizialmente potere in mano alle forze cattoliche, poi i liberali;


• Ambedue i partiti governarono tenendo a bada le tensioni sociali;

Italia

• Il governo Saracco succeduto al Pelloux non ripresentò le leggi reazionari proposte da quest’ultimo
e ciò favorì un periodo di pace sociale;
• I fatti di Genova e l’ambiguità del governo nell’affrontarli provocarono le dimissioni di Saracco e la
nomina di Zanardelli;
• Da ora si impone sulla scena politica la figura di Giolitti, uomo di grande pragmatismo e senso della
realtà. Grande spregiudicatezza nelle alleanze parlamentari spesso trasversali;
• Quando il momento politico lo richiedeva si ritirava aspettando il momento opportuno per
riprendere il suo percorso politico;
• Nel governo Zanardelli, dove ricopriva la carica di ministro degli Interni, portò a compimento
importanti riforme sociali ed economiche;
• Quando assunse l’incarico di capo del governo portò avanti tra un mandato e l’altro le riforme
inerenti la modernizzazione dell’agricoltura, gli aiuti al mezzogiorno, lo sviluppo e nazionalizzazione
delle ferrovie;
• Realizzò la diminuzione del debito pubblico incidendo sui tassi di rendita ed allargò il suffragio
universale non più basato solo sul censo ma anche sull’età e l’alfabetizzazione;
• Il controllo parlamentare era ottenuto dal Giolitti con la capacità di formare maggioranze variabili
in parlamento e l’uso dei prefetti per ingerirsi nelle lotte elettorali locali;
• L’opposizione era costituita da :
1. Socialisti divisi nel loro interno tra riformisti, revisionisti e rivoluzionari che spesso
combattevano più tra loro che contro il governo;
2. Cattolici divisi nel loro impegno dalla avversione dei Papi regnanti a partecipare alla vita
politica italiana. Con l’avanzata del socialismo si rese necessario un intervento del mondo
cattolico previo accordi con i liberali.
• Le elezioni del 1913 rafforzarono i socialisti ed i liberali ebbero la maggioranza che però non era
più quella sufficiente a portare avanti le riforme per la mancanza dell’appoggio delle forze popolari.
Giolitti rassegnò le dimissioni nel 1914 suggerendo di nominare capo del governo il conservatore
Salandra;

VIGILIA DELLA GRANDE GUERRA

Annessione Bosnia-Erzegovina

• Al fine di evitare la nascita di uno stato slavo sotto la guida della Serbia, l’Austria procedette
all’annessione della Bosnia – Erzegovina fidando sull’appoggio della Germania;
• Contrari all’iniziativa austriaca furono la Russia e la Serbia ma l’intransigenza tedesca
nell’appoggiare l’Austria costrinse i due stati a soccombere politicamente, stante anche la
neutralità anglo-francese e la debolezza della Turchia, dopo la rivoluzione dei “ Giovani Turchi “;
• Anche l’Italia si risentì per l’iniziativa austriaca senza essere stata consultata e strinse un accordo
con la Russia;
• Negli anni successivi però la distensione dei rapporti tra Austria e Russia ed una diversa politica
estera del governo italiano portò al rinnovo nel 1912 della Triplice Alleanza, favorita anche da una
politica estera tedesca più conciliante, al fine di far uscire quest’ultima dal pericoloso isolamento;

Questione marocchina

• Mire francesi ad assumere il protettorato del Marocco assicurandosi l’assenso della Germania
permettendo alle sue ditta di continuare ad operare nei territori marocchini;
• Mancata realizzazione dell’accordo commerciale tra Francia e Germania;
• Nel 1911 rivolta di Fez contro il sultano appoggiato dai francesi;
• Intervento armato della Francia e risposta contraria della Germania con l’invio di una nave da
guerra nel porto di Agadir e richiesta alla Francia della cessione del Congo francese, vero obbiettivo
della Germania che mirava a creare un impero tedesco in Africa Centrale con il successivo acquisto
del Congo belga e dell’Angola;
• Risposta negativa della Francia supportata politicamente e militarmente dalla Gran Bretagna;
• Il pericolo di una guerra, il mancato appoggio della Russia ed una crisi finanziaria spinsero le
potenze ad un accordo nel 1911, con riconoscimento del protettorato francese ed uno scambio di
territori – Togo alla Francia e parte del Congo alla Germania -;
• Le opinioni pubbliche tedesche e francesi non accettarono lo status quo e ciò portò alla caduta dei
governi ed ad un isolamento sempre più marcato della Germania nel contesto europeo;

IL RIARMO

• Già dal 1906 era iniziato il riarmo in Europea specialmente nel settore navale tra Inghilterra e
Germania;
• Il cancelliere tedesco Hollweg, consapevole dell’isolamento tedesco, tentò un accordo con
l’Inghilterra sulla riduzione degli armamenti;
• Gli accordi si protrassero dal 1909 al 1911 senza produrre significativi risultati, anzi la questione
marocchina, il nazionalismo germanico spinsero il Kaiser ad intensificare il rafforzamento delle
forze navali;
• Nel 1912 fu approvata in Germania una legge che consentiva un ulteriore ampliamento della
marina da guerra;
• Ciò porto tutte le altre potenze a rafforzarsi e a concludere accordi di reciproca assistenza militare
in caso di attacco da parte di altra nazione ostile;
• Si vennero a creare due blocchi contrapposti che preparavano ad un conflitto di proporzioni
impensabili;

Guerra in Libia e nei Balcani

• Obiettivo dell’Italia di creare un proprio impero nel Nord Africa e nel Mediterraneo orientale
annettendo la Cirenaica e la Tripolitania, sfruttando l’instaurazione del protettorato francese sul
Marocco;
• A ciò si aggiunga anche la pretesa di instaurare una zona di influenza sui Balcani confidando nella
debolezza dell’Impero turco;
• Nel 1911 l’Italia dichiarò guerra alla Turchia e nel 1912 con la pace di Losanna ottenne i territori
oltre al Dodecaneso e Rodi;
• Questo nuovo stato spinse la Serbia e la Bulgaria a promuovere una lega militare contro la Turchia,
trovando l’accordo successivo di Grecia e Montenegro;
• La Russia appoggiò la Serbia per avere uno sbocco sul Mediterraneo mentre le altre potenze sulla
spinta della Germania e dell’Inghilterra costituirono il nuovo stato dell’Albania che impediva di
fatto lo sbocco serbo al mare;

• Dopo alterne vicende si giunse ad un accordo che accettava le decisioni anglo-tedesche;


• A questo punto scoppiò però il conflitto tra gli alleati nella lega balcanica e la Bulgaria si trovò a
soccombere perdendo di fatto tutte le precedenti conquiste e parte del territorio;
• L’Austria si sentì minacciata dal pericolo di costituzione di una grande Serbia e trovò negli alleati
una limitazione alle mire serbe con la pace di Bucarest del 1913, pur dovendo abbandonare
l’appoggio alla Bulgaria;
• Sembrava essere nata una linea distensiva tra Inghilterra e Germania, anche in funzione della
spartizione dell’impero turco sempre più in decadenza;
• Gli accordi successivi tra Inghilterra e Russia, le crisi dopo l’annessione austriaca della Bosnia, la
sempre più crescente propaganda nazionalista e gli interessi finanziari e commerciali presenti
sempre più in maniera massiccia spingevano però al costituirsi di due blocchi contrapposti –
prodromo di un conflitto a tutto campo -;

LA GRANDE GUERRA

• Nel giugno 1914 uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono, a Sarajevo;
• Reazione austriaca e dopo l’assicurazione dell’appoggio politico e militare Tedesco oltre alla
debolezza Russa, il 19 luglio fu inoltrato un ultimatum alla Serbia;
• Quest’ultima ancora debole per la guerra balcanica accettò le clausole dell’ultimatum eccetto l’art.
6 che prevedeva di fatto una ingerenza politica austriaca;
• Ciò provocò il 28 luglio la formale dichiarazione di guerra da parte dell’Austria alla Serbia;
• La Russia mobilitò le sue truppe ed altrettanto fece la Germania;
• Inoltre la Germania preparò un attacco contro la Francia, alleata dei russi, infrangendo la neutralità
del Belgio;
• L’Inghilterra cercò una mediazione politica che evitasse il conflitto bellico ma d’altro canto era
tenuta a garantire la neutralità del Belgio, sancita da accordi tra le nazioni alleate;
• Il 1 agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia;
• Il 2 agosto la Germania chiese al Belgio il permesso di passare con le sue truppe verso la Francia;
• Il 3 agosto la richiesta fu respinta e la Germania occupò il Lussemburgo ed iniziò l’avanzata in
Belgio;
• Il 4 agosto l’Inghilterra inoltrò l’ultimatum alla Germania ed il 6 agosto inviò il corpo di spedizione in
Francia;
• Il 12 agosto Francia ed Inghilterra dichiararono guerra all’Austria;
• L’Italia all’iniziò valutò un intervento calcolando che una vittoria Austriaca non avrebbe favorito la
questione dei territori “italiani “ ancora austriaci, ne un ampliamento nei Balcani;
• La circostanza inoltre che l’Italia non fosse stata coinvolta nelle vicende dopo Sarajevo spinse la
stessa a proclamare il 2 agosto la propria neutralità e di contro iniziarono i tentativi anglo-francesi
di coinvolgerla nell’Intesa;

In tutti i paesi coinvolti grande era la spinta nazionalistica dell’opinione pubblica ed anche le forze
socialiste, specialmente negli stati alleati dell’Intesa appoggiarono i governi favorevoli alla guerra contro la
Germania.

Il potere civile politico riuscì a bilanciare l’importanza degli Stati maggiori dell’esercito: solo in Germania,
potenza prettamente militare, lo Stato maggiore assunse il pieno controllo delle operazioni, come anche in
Austria.

Tutti i paesi belligeranti ritenevano che la guerra sarebbe durata poco e sarebbe stata di movimento in virtù
dei mezzi bellici a disposizione e dei piani di battaglia, specialmente quello tedesco, che prevedeva un
attacco ad occidente a tenaglia da concludersi entro 6 settimane prima che iniziasse l’operatività militare
ad oriente contro i russi.

Mentre ad ovest gli imperi centrali avanzavano ad est la Russia penetrava in Prussia e sconfiggeva gli
austriaci in Galizia e nei Carpazi.

La controffensiva tedesca a Tannenberg e nei Laghi Masuri bloccò i Russi ricacciandoli fuori dal confine
tedesco.

Ad occidente i tedeschi giunsero vicino a Parigi ma la controffensiva anglo-francese bloccò l’armata tedesca
facendo fallire di fatto il piano di guerra lampo.

Il fronte si stabilizzò lungo una linea di trincee che andava dal mare del Nord alla Svizzera.

La guerra da movimento era diventata di posizione sino al logoramento delle forze nemiche.

Per quanto concerne gli altri stati :

• Il Giappone entrò in guerra a fianco degli alleati come anche la Serbia, il Montenegro ed il
Portogallo;
• A fianco degli Imperi centrali si schierarono la Turchia e la Bulgaria;
• Insieme all’ Italia rimasero neutrali la Svizzera, l’Olanda e gli Stati del Nord;

gli stati coinvolti nella guerra cominciarono a dispiegare i loro obiettivi :

• La Russia si poneva la disgregazione dell’impero asburgico e la cacciata dei turchi dall’Europa;


• La Germania si prefiggeva annessioni ad ovest, la riduzione del Belgio a stato vassallo e la creazione
di stati cuscinetto ad est per arginare la Russia;

il tentativo degli Stati Uniti per una mediazione del conflitto non trovò accordo nei paesi belligeranti ed i
paesi dell’Intesa si impegnarono a non firmare paci separate.

Il fallimento dei piani strategici tedeschi provocò dissidi tra l’Esercito ed il governo. Mentre i militari
volevano continuare la guerra ad est e sconfiggere le armate russe, il governo voleva concludere una pace
separata con la Russia al fine di concentrare lo sforzo bellico verso occidente.

A questo punto importante per ambedue i fronti, stante la guerra statica nelle trincee, era di ottenere
l’appoggio dell’Italia, unica grande potenza rimasta neutrale.

I tedeschi cercarono di convincere l’Italia con la concessione delle zone irredente ancora territorio
austriaco.

Gli alleati offrirono però maggiori concessioni : il Trentino, l’Alto Adige sino al Brennero, l’Istria e parte della
Dalmazia.

Alla fine il governo italiano con il trattato di Londra dell’aprile 1915 si schierò a fianco delle forze dell’Intesa.

Dopo massicce campagne interventistiche condotte da forze eterogenee - nazionalisti, intellettuali,


socialisti, in particolare Mussolini dapprima neutralista ed ora fervente interventista – il Re respinse le

dimissioni di Salandra firmatario del trattato di Londra, costringendo di fatto il Parlamento, nella sua
maggioranza neutralista, ad approvare l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915.

L’intervento italiano era salutare per l’Intesa che aveva subito rovesci militari sia ad ovest in Francia che ad
est in Polonia e Galizia.

L’Inghilterra aveva aperto un fronte nella zona sud-orientale con sbarco a Gallipoli, al fine di indurre
Bulgaria e Romania a schierarsi dalla sua parte.

Nell’agosto del 1915 il fronte orientale era bloccato e l’Austria riusciva a contenere gli italiani sull’Isonzo.

Una proposta di pace alla Russia fu respinta da quest’ultima, ormai allo stremo delle forze.

L’offensiva di Gallipoli non dette i risultati sperati ed anzi le forze austro-tedesche con l’aiuto della Bulgaria
sconfissero la Serbia, Montenegro ed Albania.

Nel dicembre 1915 le forze inglesi chiusero l’offensiva di Gallipoli ed un nuovo tentativo offensivo dei
francesi si concluse sanguinosamente.

Nel 1916 ci furono varie controffensive lanciate dai tedeschi contro le linee francesi a Verdun, dai russi
contro gli austriaci in Galizia, dagli inglesi sulla Somme e la Romania entrò in guerra a fianco delle truppe
alleate.

In Germania il potere fu assunto dai generali Hindenburg e Ludendorff che scatenarono una controffensiva
ad est sconfiggendo la Romania ed i russi, occupando di fatto tutta la penisola balcanica ad eccetto della
Grecia.

Ad ovest però la situazione non poneva a favore degli imperi centrali anche a causa della supremazia navale
inglese che di fatto bloccava i rifornimenti alla Germania.

I tedeschi ritennero allora opportuno iniziare la guerra sottomarina intorno alle isole britanniche,
dichiarando che ogni nave mercantile che fosse stata in quelle zone sarebbe stata affondata.

Ciò comportò la reazione degli Stati Uniti e l’affondamento del transatlantico Lusitania da parte dei
sottomarini tedeschi provocò la reazione americana che portò alla entrata nel conflitto nell’aprile 1917.

Per quanto concerne la situazione interna ai vari stati :

• In Germania il potere era in mano ai due generali;


• In Austria con la morte del primo Ministro e dell’Imperatore Francesco Giuseppe la situazione
divenne alquanto precaria;
• In Inghilterra il potere politico, forte del consenso popolare, era allineato e concorde con i militari;
• Anche in Francia dopo iniziali contrasti il parlamento controllava la situazione;
• In Russia la situazione era catastrofica. Le rivolte dei contadini, dei soldati e la fame portarono alla
rivoluzione del 1917 capeggiata da Lenin ed alla uscita dalla guerra della Russia con l’armistizio
firmato con gli Imperi centrali.

Intanto la guerra continuava senza lasciar prevedere una conclusione.

In ambedue i fronti si succedevano effimeri successi e disfatte militari, come Caporetto in Italia.

I tentativi di pace separata tra i singoli belligeranti erano fallite per l’intransigenza sia degli stati maggiori
che delle forze politiche.

Nel corso del 1918 nonostante varie controffensive disperate lanciate in Francia, nelle Fiandre e sulla
Marna, favorite anche dalla chiusura del fronte orientale con la pace firmata con la Russia, gli Imperi
centrali, stante la gravissima situazione economica e la rivolta delle popolazioni slave sottomesse, subirono
disfatte militari e furono costrette a chiedere la pace e la fine delle ostilità con la firma degli armistizi del 3
e 11 novembre.

Il 12 novembre a Vienna scoppiò una rivolta e proclamata la Repubblica.

Dopo 52 mesi la guerra era finita ma il prezzo pagato da tutti i belligeranti era stato enorme sia in termini di
vite umane che economico/finanziario.

Fu sancito il crollo del dominio europeo sul mondo :

• Gli Usa con i grandi prestiti concessi diventarono prima potenza egemone;
• L’Inghilterra perdeva il suo ruolo di leader finanziario ed i suoi Dominion chiedevano
indipendenza economica, autonomia politica ed amministrativa;
• Francia e Germania erano uscite distrutte, devastate ed indebitate;
• L’Italia aveva sostenuto un grande sforzo e la mancata concessione di alcuni obiettivi di guerra
aveva provocato gravi tensioni sociali con una crescente sfiducia dell’opinione pubblica nei
confronti del regime parlamentare;
• Nuove forze sociali si stavano imponendo sulla scena economica : i sindacati che ormai ogni
governo non poteva più ignorare;
• La Russia era stata sconvolta dalla guerra e dalle rivoluzioni ed ora iniziava il suo processo di
ricostruzione e di rafforzamento di un nuovo regime popolare preparandosi a diventare la
seconda potenza mondiale a fianco ed i contrapposizione con gli USA.
• La pace poneva gravi problemi finanziari di instabilità monetaria anche negli scambi
internazionali e si stagliavano due gravi problemi :
1. La restituzione dei prestiti agli Stati Uniti;
2. La pretesa della Francia di far pagare tutto il prezzo della guerra alla Germania;

I TRATTATI DI PACE E L’INQUIETO DOPOGUERRA

Gli Stati Uniti in forza del loro determinante intervento nella guerra mondiale vollero indicare alle altre
nazioni il loro orientamento sui problemi del dopoguerra e sui trattati di pace.

All’uopo il presidente Wilson elencò 14 punti come programma per la pace nel mondo e che si riassumono :

1. Pubblicità dei trattati;


2. Libertà dei mari;
3. Libero commercio;
4. Riduzione degli armamenti;
5. Tutela degli interessi delle popolazioni coloniali;
6. Libertà per la Russia di raggiungere il suo sviluppo politico e nazionale;
7. Evacuazione e restaurazione del Belgio;

8. Cessione Alsazia e Lorena alla Francia;


9. Rettifica delle frontiere italiane sulla base del principio di nazionalità;
10. Sviluppo autonomo per i popoli dell’impero austro-ungarico;
11. Indipendenza politica,economica e territoriale dei paesi balcanici;
12. Autonomia delle nazionalità soggette all’impero turco;
13. Nascita di uno stato polacco;
14. Ultimo e più importante: istituzione di una Società generale delle nazioni atta a fornire garanzie
reciproche di indipendenza politica e territoriale ai piccoli come ai grandi stati;

il programma di Wilson aveva dei limiti :

• Indisponibilità delle potenze europee a rinunciare ai vantaggi derivanti dalla vittoria nella guerra;
• Orientamento di ciascuna nazione, sia vincitrice che sconfitta, a ritenere la guerra fosse stata
intrapresa a scopo prettamente difensivo;
• Atteggiamento dei paesi vincitori, specialmente la Francia, ad applicare verso la Germania una
sorta di “ pace cartaginese “ che avrebbe dovuto procedere al suo disarmo, alla sua occupazione
militare ed a pesanti riparazioni in denaro. In poche parole al suo annientamento;

sulla base di questi orientamenti si aprì a Parigi nel gennaio 1919 la Conferenza di pace alla quale
partecipavano 32 paesi esclusi quelli sconfitti.

L’Italia trovò ostacoli nelle sue rivendicazioni derivanti dal Trattato di Londra del 1915 e dalla richiesta
successiva di annettere Fiume.

Avversario fu proprio il Presidente Wilson e ciò provocò il ritiro della delegazione italiana che sarebbe
ritornata qualche mese dopo.

La Conferenza portò alla stipula di 5 diversi trattati :

1. Trattato di Versailles che imponeva dure sanzioni militari, territoriali ed economiche alla Germania;
2. Trattato di Saint Germain definiva le condizioni di pace verso l’Austria;
3. Trattato di Trianon definiva le condizioni di pace nei confronti dell’Ungheria;
4. Trattato di Neuilly definiva le condizioni di pace verso la Bulgaria;
5. Trattato di Sevres definiva lo smembramento dell’impero turco principalmente tra Francia ed
Inghilterra;

di fatto i nuovi accordi modificavano radicalmente l’assetto europeo sancendo la nascita di numerosi nuovi
stati e la scomparsa di 4 imperi.

Inoltre dalla Conferenza di pace uscì nell’aprile 1919 un nuovo organismo sovranazionale – la Società delle
nazioni – che rifletteva i punti enunciati da Wilson.

Questo nuovo organismo ebbe però varie problematiche, in primis quelle enunciate in precedenze, poi il
regolamento che stabiliva che ogni decisione dovesse presa all’unanimità.

Da ultimo si ebbe la mancata ratifica dell’accordo da parte del senato statunitense e quindi la mancata
adesione degli Usa. A ciò si aggiunga la mancata adesione della Russia ed inizialmente dei paesi sconfitti.

CONSEGUENZE DELLA GUERRA

• 8 milioni e mezzo di morti;


• Gravi perdite economiche riguardanti impianti industriali, produzione agricola e mezzi di trasporto;
• Indebitamento finanziario verso l’estero, specialmente con gli Usa, per riconvertire l’industria da
bellica a civile, che provocò un forte innalzamento dell’inflazione per la dissennata politica di
stampare carta moneta;
• Difficoltà di reinserimento e frustrazione da parte dei reduci;
• Nascita di movimenti socialisti sulla spinta della rivoluzione russa e di movimenti antagonisti di
ispirazione nazionalista;

LA RIVOLUZIONE RUSSA E LA NASCITA DEL REGIME SOVIETICO

• Condizioni economico-sociali assai basse con grandi sacche di povertà nei ceto medio-bassi;
• Potere nelle mani di una ristretta oligarchia che deteneva il potere finanziario;
• La corte dello zar era dominata dalla figura di Rasputin, monaco libertino dotato di poteri ipnotici;
• Le sconfitte subite nel 1916, la morte di circa 3,8 milioni di soldati e le sempre più gravi condizioni
economiche spinsero, nonostante la morte di Rasputin, alla rivolta del febbraio 1917 a Pietrogrado
( la vecchia Pietroburgo ) da parte di lavoratori e soldati;
• Vennero istituiti i Soviet e lo zar decise di sciogliere la Duma, il parlamento, trovando la netta
opposizione dei deputati;
• Abdicazione dello zar a favore del fratello che rifiutò il trono;
• Il governo prese alcune misure economico-sociali che trovarono l’accordo dei Soviet sempre più
potenti;
• Arrivo a Pietrogrado nell’aprile 1917 di Lenin, favorito tra l’altro dai tedeschi, che appoggiavano le
sue tesi rivoluzionarie per indebolire il governo russo e favorire l’uscita della Russia dal Grande
guerra;
• Appena giunto Lenin sferrò un attacco politico al governo in carica, giudicato espressione della
borghesia imperialista. Espresse la volontà di costituire la repubblica dei Soviet operai e contadini
contrapposta alla repubblica parlamentare borghese. Teorizzò la caduta del capitalismo per porre
fine alla guerra;
• Pur trovando opposizioni anche all’interno del movimento bolscevico, Lenin si rese conto che la
fase democratico-borghese della rivoluzione si era esaurita e bisognava passare alla fase socialista.
• Il governo in carica, tentò una reazione scatenando una offensiva contro le truppe tedesche;
• Dopo un iniziale successo si susseguirono varie disfatte militari che provocarono un’altra
sollevazione a Pietrogrado;
• Il governo reagì duramente accusando i bolscevichi di collusione con la Germania. I capi bolscevichi
furono arrestati ed alcuni, tra cui Lenin, fuggirono in Finlandia;
• Kerenskij divenne primo ministro e fece proclamare la Repubblica nel luglio 1917, ma entrò in rotta
di collisione con il generale Kornilov. Chiese allora aiutò ai bolscevichi e riuscì con l’aiuto dei Soviet
a sconfiggere ed arrestare Kornilov;
• Kerenskij tentò di dare una base parlamentare al suo governo non trovando l’appoggio dei Soviet;
• Anzi il ritorno di Lenin spalleggiato da Stalin e Trotskij portò all’approvazione di una risoluzione da
parte del Comitato centrale per l’avvio di una campagna rivoluzionaria;
• Il 6 novembre ebbe inizio l’insurrezione che portò alla caduta del governo ed alla presa del potere
da parte dei Soviet;

• Fu istituita la polizia politica – Ceka – con il compito di controllare i gruppi di opposizione e furono
indette le elezioni;
• Il risultato non fu favorevole ai bolscevichi, per cui Lenin proclamò che il potere dei Soviet era
superiore a quello dell’Assemblea e procedette al suo scioglimento;
• Al VII congresso del marzo 1918 il partito bolscevico assunse il nome di Partito comunista
bolscevico;
• Tra le decisioni più rilevanti vanno ricordate : l’abolizione della proprietà privata, la
nazionalizzazione delle banche, la creazione dell’Armata Rossa, l’annullamento dei debiti e dei
prestiti stranieri, la limitazione della libertà di stampa e la confisca dei beni ecclesiastici e la
separazione tra stato e chiesa. Infine fu dato corso alla lotta contro l’analfabetismo che nel giro di 3
anni portò alla diminuzione di 5 milioni di analfabeti. Nel 1918 la capitale fu trasferita a Mosca;
• Il 3 marzo 1918 fu firmato il trattato di pace di Brest-Litovsk con gli Imperi centrali, con il quale la
Russia uscì dal conflitto mondiale pagando un altissimo prezzo in termini territoriali ed economici;
• Ciò provocò una dura reazione da parte dei socialrivoluzionari di sinistra che uscirono dal governo
ed attuarono episodi violenti, tra cui un attentato a Lenin;
• Il pericolo più grande venne però dalla destra controrivoluzionaria che trovava sostegno da parte
dei paesi occidentali, preoccupati per il progressivo espandersi del bolscevismo;
• All’interno si costituirono le Armate bianche composte da volontari antibolscevichi e si costituirono
vari stati indipendenti – Ucraina, Georgia,Armenia e Azerbaigian - ;
• Gran parte del territorio russo sfuggiva al controllo dei Soviet che di fatto erano accerchiati;
• A questo punto scattò la reazione dei Soviet e fu instaurato un regime di “ terrore rosso “ contro gli
oppositori di destra e di sinistra;
• Prima conseguenza fu l’uccisione dei membri della famiglia imperiale nel luglio 1918;
• Fu riorganizzato l’esercito sotto la guida di Trotskij e richiamando antichi ufficiali zaristi favorevoli
alla rivoluzione;
• Dopo un iniziale successo delle forze controrivoluzionarie, l’Armata Rossa alla fine del 1919 passò
alla controffensiva riconquistando l’Ucraina ed altri stati e respingendo l’attacco polacco;
• Nel corso del 1921 terminarono gli scontri con la vittoria delle forze bolsceviche di Lenin che
poterono proseguire la costruzione e rafforzamento dello stato socialista;

LA GERMANIA REPUBBLICA DI WEIMAR

• Pur avendo subito durissime condizioni economiche e la perdita di alcuni territori, di fatto la
Germania rimaneva integra ed unita nel suo assetto territoriale predominante, restando di fatto il
più grande e popolato stato europeo: ciò era positivo in una visione prospettica di lungo periodo;
• Prima conseguenza della sconfitta militare fu la caduta della monarchia regnate e la proclamazione
della Repubblica nel novembre 1918;
• Iniziò un movimento rivoluzionario – denominato spartachisti – che si ispirava alle idee
rivoluzionarie bolsceviche ed al suo modello per la presa del potere attraverso la rivoluzione;
• Ciò provocò la reazione delle forze democratiche e cattoliche, appoggiate dalle potenze alleate, che
riuscirono a stroncare la rivolta e a dare corso, dopo le elezioni del gennaio 1919, ad un governo
democratico e parlamentare;
• L’Assemblea costituente ebbe luogo a Weimar dandosi una Costituzione tra le più democratiche e
liberali dell’epoca;
• Le dure condizioni di guerra provocarono però un rigurgito nazionalista e si sfiorò una nuova
guerra, ma alla fine prevalse la ragione ed il parlamento approvò il Trattato di Pace;

• Di fronte a questa dolorosa decisione il paese si divise ; da una parte le forze socialdemocratiche, i
liberal-democratici ed i cattolici di centro favorevoli al trattato, dall’altra le forze conservatrici,
l’esercito e parte della magistratura contrarie al trattato di pace;
• Ci furono varie rivolte e nel 1920 una banda di volontari armati occupò Berlino;
• La violenta reazione dei sindacati ed il mancato appoggio delle forze conservatrici e dell’esercito
fece fallire l’insurrezione;

L’ITALIA DEL DOPOGUERRA – CRISI – AVVENTO FASCISMO

• Grande sviluppo delle industrie – siderurgiche, chimiche e meccaniche – legate alla produzione di
materiale militare;
• Nascita del grandi gruppi industriali – Ilva, Ansaldo, Breda, Fiat – favoriti dalla produzione di beni
militari e dai benefici di natura fiscale e finanziaria elargiti dallo Stato italiano;
• Legami sempre più stretti tra i grandi industriali ed il mondo finanziario ed economico, in
particolare le banche. Creazione di un connubio pericoloso nel quale i risparmi del pubblico
venivano a trovarsi alla mercé degli industriali padroni delle banche;
• Lo Stato era letteralmente dissanguato con un pesante debito costituito dai prestiti richiesti ad
Inghilterra e Stati Uniti ed ai cittadini;
• Ciò unitamente ad una crescente circolazione monetaria provocò la diminuzione del valore della
lira ed un notevole aumento del costo della vita;
• Contrasti tra movimento operaio e padronato non più solo su un piano prettamente lavorativo ma
essenzialmente sociale con l’obiettivo da un lato di distruggere il capitalismo borghese tramite
rivoluzione e dall’altro di difendere ad ogni costo gli interessi minacciati;
• Polemica sempre più crescente tra neutralisti ed interventisti;
• Frustrazione nei reduci in particolare i contadini che si sentivano i più sacrificati in termini di vite
umane ed anelavano a migliori condizioni economiche e sociali;
• Frustrazione nei ceti medio/borghesi ed impiegatizi a reddito fisso che subivano un tracollo
economico nell’aumento smisurato del costo della vita non controbilanciato da adeguati aumenti di
retribuzioni che li ponevano in una posizione emarginata rispetto a nuove categorie che avevano
approfittato della guerra per arricchirsi;
• Infine la delusione per la “ vittoria mutilata”, la difficoltà di molti combattenti, in particolare gli
ufficiali, a reinserirsi nel contesto civile e l’avversione da parte delle forze antimilitariste ed
antiborghesi favorì il nascere di gruppi legati al nazionalismo, arditismo e futurismo;
• Questo nuovo contesto favorì una profonda modifica del quadro politico nazionale con la nascita
dei partiti di massa ed il progressivo declino della vecchia classe dirigente liberale;
• Nascita del primo partito di ispirazione cristiana promosso da Don Luigi Sturzo, che aveva
l’obiettivo di far partecipare i cattolici alla vita sociale, amministrativa e politica del paese e portare
al miglioramento del tenore di vita delle classi sociali secondo l’idea cristiana;
• Nel 1919 fu fondato il Partito Popolare Italiano che sul piano organizzativo si basò sulla fitta e
capillare rete di organismi ed associazioni cattoliche prresistenti;
• Nel 1919 nacque nella riunione a Milano, Piazza San Sepolcro, il movimento di cui capo e
promotore fu Benito Mussolini che portò in seguito alla creazione del Partito fascista;
• Mussolini dopo un inizio nel partito socialista con atteggiamenti rivoluzionari era passato da
neutralista ad interventista e fu espulso dal partito socialista;
• Ora con il suo nuovo giornale “ Il Popolo d’ Italia “ propugnava l’idea della guerra come strumento
per una radicale svolta rivoluzionaria;

• Nel suo movimento confluirono tutti i rappresentanti dei gruppi e correnti che avevano appoggiato
l’intervento in geurra anche se non omogenei tra loro;
• Nacque il Movimento dei Fasci di combattimento il cui programma racchiudeva tutti gli ideali sociali
degli altri movimenti politici, con una più marcata tendenza nazionalistica ed anticlericale;
• Elezioni del novembre 1919 con il sistema proporzionale di recente approvazione. Il risultato fu
negativo per le forze liberali, che persero la maggioranza e vide l’affermazione tangibile dei partiti
socialisti e popolare. Sconfitto nettamente il movimento di Mussolini;
• La vita del nuovo governo Nitti fu contrassegnata da ripetuti scioperi generali promossi dai
sindacati a matrice socialista;
• Il governo tentò una reazione sia repressiva che sociale ma non riuscì nell’intento e dovette
dimettersi;
• Fu richiamato a capo del governo Giolitti che dovette affrontare due problemi : la questione di
Fiume e l’occupazione delle fabbriche;
• La mancata risoluzione del problema di Fiume ed uno scontro militare tra soldati italiani e francesi,
con la decisione delle forze interalleate di ridurre il contingente italiano portò alla reazione dei
nazionalisti e sotto la guida di Gabriele D’Annunzio un contingente di 2.500 uomini occupò Fiume;
• Nitti reagì duramente ordinando l’immediata evacuazione ma cercando nel contempo una
soluzione accomodante con D’Annunzio;
• Questi rifiutò creando un governo indipendente della città;
• La mancanza di appoggi da parte dei nazionalisti italiani, in particolare Mussolini e la decisione degli
alleati con il successivo trattato di Rapallo di riconoscere all’Italia maggiori territori rispetto al
precedente Tratto di Londra portò il governo Giolitti ad intraprendere un’azione militare contro il
governo di Fiume che portò alla resa dei legionari dannunziani;
• Il Partito socialista aveva ottenuto un crescente successo elettorale ed era alla guida degli scioperi
avvenuti nel cosiddetto “ biennio rosso “ tra il 1919 ed il 1920;
• La rivoluzione sovietica aveva però inciso sulla fisionomia del partito diviso all’inizio tra riformisti e
massimalisti;
• Ora un nuovo gruppo – Gramsci, Terracini, Togliatti, Bordiga – sollecitava la creazione dei “ consigli
di fabbrica “ sulla falsariga dei Soviet russi, in linea con quanto teorizzato da Lenin nella III
internazionale, in cui si chiedeva la completa rottura con il riformismo;
• La contrarietà di parte dei socialisti italiani guidati da Serrati portò a contrasti all’interno del
movimento socialista acuiti ancor più dalla occupazione delle fabbriche a seguito degli scioperi del
settembre 1920 ed alla successiva serrata degli industriali;
• Il governo Giolitti cercò la mediazione evitando di usare la mano pesante. Tale atteggiamento ebbe
consensi da una parte degli industriali – gli Agnelli – e riuscì ad ottenere aumenti salariali per gli
operai. L’acme rivoluzionario si spense provocando delusioni nel movimento operaio rivoluzionario;
• Questo nuovo contesto all’interno del movimento ebbe la sua esplosione nel Congresso del partito
socialista di Livorno del gennaio 1921 nel quale emersero tre correnti :
1. Comunisti unitari guidati da Serrati che volevano l’unità del proletariato
2. Comunisti puri guidati da Gramsci e Bordiga che teorizzavano le tesi assolute della III
Internazionale della rivoluzione;
3. Riformisti guidati da Turati che volevano seguire la linea tradizionale socialista senza
ricorrere al movimento rivoluzionario;
• La votazione vide la vittoria di Serrati e l’ abbandono del partito da parte dei comunisti puri che
fondarono il Partito Comunista d’Italia;

• In seguito anche Turati si staccò dai socialisti riformisti e fondò con Treves e Matteotti il partito
socialista unitario;

LA MARCIA SU ROMA

• Le agitazioni operaie del biennio rosso spinsero le forzi borghesi e conservatrici a trovare un
puntello per la difesa dei loro interessi;
• La politica di Giolitti, giudicata troppo cauta, venne abbandonata e si rivolsero le attenzioni al
nuovo movimento fascista di Mussolini che non predicava la rivoluzione ma la creazione di un
ordine anche mediante l’utilizzo di forme violente e repressive;
• Questa linea politica incontrò appoggi e consensi dalla grande borghesia agraria ed industriale, dal
ceto medio ed impiegatizio e da larghi strati dell’esercito, magistratura e burocrazia statale;
• Affluirono risorse finanziarie ed iniziò il fenomeno dello squadrismo con assalti a sedi sindacali e del
partito socialista;
• Giolitti giocò allora la carta delle elezioni anticipate nel 1921, con l’intento di ridimensionare i
socialisti ed i popolari includendo tra le sue fila candidati fascisti;
• L’esito non fu favorevole e l’unico evento nuovo fu l’entrata in Parlamento di una pattuglia di 35
deputati fascisti tra cui Mussolini;
• Giolitti sbagliò nel giudicare il fascismo un movimento temporaneo e di facile gestione e gli eventi
successivi confermarono questo errore di valutazione;
• Il governo Bonomi non riuscì a gestire la caotica situazione politica e sociale ed il successivo
governo Facta si mostrò debole ed incapace, minato anche dall’azione negativa dei deputati
giolittiani;
• Ciò portò Mussolini a tentare la carta rivoluzionaria nell’ottobre 1922 con l’inizio della marcia su
Roma delle sue milizie e l’occupazione degli edifici pubblici;
• La mancata firma da parte del Re della proclamazione dello stato di assedio e l’intervento quindi
dell’esercito e dei carabinieri che avrebbero facilmente stroncato l’insurrezione, comportò la presa
di potere da parte di Mussolini con la sua designazione a capo del governo da parte di un monarca
debole ed impaurito non solo della guerra civile ma anche della possibilità che le forze bolsceviche
avrebbero potuto sfruttare la situazione di vuoto di potere per iniziare una loro rivoluzione;
• Il 30 ottobre 1922 Mussolini giunse a Roma ed ebbe l’incarico di formare il governo;
• Il 16 novembre 1922 presentò il nuovo governo in parlamento e fece un discorso rassicurante e
tenne a bada le milizie fasciste;
• Nel primo governo Mussolini erano presenti esponenti liberali e popolari;
• Le prime leggi dell’esecutivo – istituzione del Gran consiglio del fascismo ed istituzionalizzazione dei
corpi armati fascisti – facevano già presagire gli eventi successivi;
• Nel contempo Mussolini si mostrò cauto e conciliante verso la Chiesa al fine di mettere fuori gioco
Don Sturzo;
• Quest’ultimo nel congresso dell’aprile 1923 fece passare una mozione contraria al fascismo e ciò
comportò l’uscita dei ministri popolari dal governo e l’inizio di un’azione repressiva delle squadre
fasciste contro le organizzazioni cattoliche;
• Furono indette nuove elezioni con il sistema “ Acerbo “ che prevedeva un premio di maggioranza
dei due terzi dei seggi alla lista che otteneva il 25% dei voti;
• Le pressioni del Vaticano costrinsero Don Sturzo a lasciare la guida del partito popolare con
l’avvento di Gronchi e De Gasperi;

• Nelle elezioni dell’aprile 1924 il listone formato da Mussolini con esponenti fascisti, liberali e della
destra cattolica ottenne il 65% dei voti e quindi la maggioranza assoluta del parlamento;
• All’apertura del Parlamento il deputato socialista Matteotti fece un duro discorso denunciando i
soprusi dei fascisti;
• Il 10 giugno Matteotti venne ucciso da sicari fascisti e ciò provocò lo sdegno del paese ponendo
Mussolini in una delicata posizione;
• Di fronte al delitto le opposizioni abbandonarono l’aula e si ritirarono nel cosiddetto “ Aventino “
richiedendo l’intervento del Re;
• Il monarca non intervenne anche per il timore di restituire forza e peso ai partiti di massa, in
particolare quello socialista;
• Questa immobilità del Re fece comprendere a Mussolini di poter riprendere in mano la situazione e
con il discorso del 3 gennaio 1925 diede il colpo di grazia alle libertà democratiche del paese;
• Furono emanate direttive precise alle prefetture per una repressione di ogni protesta;
• Si dimisero per protesta i ministri liberali ma nel corso dei due anni successivi vennero emanate
nuove norme che diminuivano i diritti dei cittadini garantiti dallo Statuto;
• Dopo l’attentato dell’ottobre 1926 contro Mussolini venne emanato un decreto nel novembre con
il quale si stabiliva lo scioglimento dei partiti, sindacati, associazioni ed organizzazioni non fasciste.
Veniva inoltre istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato composto non da magistrati ma
bensì da ufficiali della milizia e delle forze armate.
• Iniziava il regime fascista;

GLI STATI UNITI – IL CROLLO ECONOMICO

• Gli Usa uscirono dalla grande guerra senza le problematiche dei paesi europei in tema di morti,
smobilitazione dell’esercito, riconversione da industria militare a civile ed aspetto importante danni
materiali e conseguenze per la popolazione civile, essendo la guerra stata combattuta su un altro
continente;
• Conclusione presidenza Wilson e nomina nuovi presidenti repubblicani che annullarono il lavoro di
Wilson per la Società delle nazioni iniziando un periodo di isolazionismo senza ambizioni in politica
internazionale;
• I problemi verso l’estero rappresentati dalla restituzione dei prestiti elargiti ai paesi europei e
dall’immigrazione vennero risolti i primi con accordi bilaterali con le nazioni interessate ed il
secondo con una forte limitazione del flusso immigratorio per la paura che potessero essere
importati ideologie sovversive di ispirazione socialista, comunista ed anarchica;
• Questo ultimo aspetto alimentò una vera e propria caccia alle streghe con episodi di intolleranza
verso gli stranieri. Esemplare di questa atmosfera il processo agli anarchici Sacco e Vanzetti e la loro
condanna a morte;
• Nell’ambito interno si assistette ad un veloce processo di modernizzazione nel campo sociale (
emancipazione del ruolo femminile ed ottenimento del diritto di voto), culturale ( grandi produzioni
cinematografiche ), economico ( aumento dei consumi );
• Di contro vi fu anche lo sviluppo della criminalità favorito dalla crociata antialcolica denominata “
Proibizionismo “ che si rivelò un grosso affare per i gruppi criminali e dette vita ad anni turbolenti di
scontri tra criminali e polizia e tra le stesse bande;
• La grossa espansione economica se da un lato comportò un regresso per una parte degli agricoltori
che conosciuta la prosperità in tempo di guerra, ora subivano un contraccolpo per la diminuzione
dei prezzi, la concorrenza dei cereali canadesi, argentini ed australiani ed il ridotto valore dei

terreni e si trovavano costretti ad emigrare nelle grandi città, da un lato produceva il boom del
settore edilizio, industriale e manifatturiero;
• Si assisteva ad un vero e proprio boom economico che favoriva anche l’incremento del gioco in
borsa con una mania speculativa sui titoli azionari, che fece raggiungere valutazioni eccessive ed
ingiustificate rispetto all’effettivo valore patrimoniale delle aziende;
• Il 24 ottobre 1929 un vero e proprio panico travolse la borsa di Wall Street provocando una vendita
incontrollata delle azioni ed un drastico abbattimento del loro valore;
• Ciò comportò un drammatico sociale per milioni di americani che si trovarono senza lavoro
alimentando una vera e propria “ guerra tra poveri “;
• Il governo repubblicano non riuscì ad intervenire efficacemente per bloccare questa spirale di crollo
economico;
• Nel 1932 fu eletto il democratico Roosevelt il quale ispirato anche dalle idee di Keynes, il quale
propugnava che la stagnazione economica poteva essere risolta aumentando la domanda privata
attraverso un programma di opere pubbliche realizzato dai governi indirizzato a generare una
maggiore domanda di prodotti industriali, realizzò un programma economico di riforme
denominato “ New Deal “;
• Tali riforme interessarono il settore bancario, industriale, sociale portando ad una diminuzione
della disoccupazione;
• Trovò forti contrasti nella parte più conservatrice della società americana ed anche nella Corte
Suprema che bocciò alcune riforme;
• L’ appoggio della popolazione che confermò Roosevelt nel 1936, gli permise di continuare nelle sua
opera riformatrice, forte anche della maggioranza democratica nel Congresso e di ottenere un
atteggiamento più favorevole da parte della Corte Suprema;

IL REGIME FASCISTA

• Con la presa del potere ed ancor più dopo il discorso del 3 gennaio 1925 Mussolini esautorò di fatto
il Parlamento assumendo poteri sempre più diretti come capo del governo;
• Istituzione della figura del podestà che sostituiva di fatto i sindaci e le giunte comunali;
• Divieto di ricostituzione delle associazioni contrarie al regime;
• Istituzione Tribunale speciale e polizia speciale politica ( Ovra );
• Approvazione di una nuova legge elettorale che di fatto toglieva alla popolazione la facoltà di
scegliere i deputati limitando l’intervento del popolo solo all’approvazione di un listone di candidati
scelto espressamente dal regime;
• Infine con l’istituzione del Gran Consiglio venne ridimensionato il peso politico del Re;
• L’avvento del fascismo ed il suo atteggiamento nei confronti della Chiesa trovò un appoggio nel
Vaticano, che di fatto non appoggiò più il Partito Popolare postosi all’opposizione del regime;
• Ciò dette inizio nel 1926 ad un processo che portò alla firma dei Patti Lateranensi l’11 febbraio
1929, con i quali oltre a dirimere le controversie finanziarie ed amministrativa, sanciva la fine della
questione romana e riconosceva la religione cattolica come la sola religione dello stato e la pina
sovranità ed indipendenza della Città del Vaticano;
• Gli accordi intercorsi favorirono l’incremento delle associazioni di azione cattolica e ciò suscitò la
reazione del regime e di Mussolini stesso, che in vari discorsi riaffermò il primato dello stato sulla
Chiesa e dette il via ad azioni intimidatorie delle squadre fasciste contro sedi e rappresentanti delle
associazioni cattoliche;

• Papa Pio Xi rispose duramente nel 1931 con una enciclica nella quale condannava l’ideologia del
fascismo;
• Al fine di non apparire il vero nemico della Chiesa Mussolini cercò e trovò una composizione nei
rapporti che si realizzò nel settembre 1931 con un accordo in base al quale l’Azione cattolica poteva
dedicarsi alla sola attività d’indole educativa per finalità religiose, escludendo ogni attività di
carattere sociale, sindacale, politico, sportivo e ricreativo;
• Pur apparendo un vittoria del regime di fatto consentiva alla Chiesa di continuare la sua opera di
formazione della gioventù italiana;
• Nell’ambito del lavoro il regime istituì il Ministero delle Corporazioni che doveva disciplinare i
contrasti tra lavoratori e datori di lavoro sulla base di interessi nazionali ed in uno spirito di
collaborazione;
• Di fatto si trattava di una direttiva che esautorava i sindacati, delegando ad un magistrato del
lavoro la soluzione delle controversie;
• Fu stilata la Carta del lavoro nel 1927 che riaffermava i suindicati principi ed istituiva il sindacato
unico ed il ricorso agli uffici di collocamento statale per le assunzioni;
• Nel 1934 vennero istituite le corporazioni nel numero di sette, al cui interno erano rappresentati sia
i lavoratori che i datori di lavoro ed escluse il diritto di sciopero;
• Infine un aspetto che colpì il mondo del lavoro fu l’adozione delle leggi razziali nel 1938 che di fatto
portò all’esclusione degli ebrei dai posti di lavoro;
• In campo economico il regime apportò migliorie nel:
1. campo agricolo – battaglia del grano e bonifica delle paludi pontine -;
2. risanamento della finanza pubblica dopo la crisi post bellica;
3. aumento pil interno specialmente nel settore elettrico, tessile ed automobilistico;
4. aumento potere di acquisto della piccola e medio borghesia con la rivalutazione
della lira rispetto alle monete estere – quota novanta – che di fatto favorì i redditi
fissi, sfavorendo peraltro le esportazioni;
• la crisi del 1929, seppur in misura minore, colpì anche l’Italia e mise in crisi il sistema bancario ed il
suo sostegno alle imprese industriali;
• si procedette alla creazione dell’ IRI mediante il quale lo stato si sostituiva alle banche nel sostegno
alle industrie in difficoltà;
• di fatto lo stato, stante la netta connessione tra banca ed industria, acquisì il controllo delle grandi
banche nonché del mondo industriale siderurgico, meccanico e cantieristico;
• in politica estera il regime mostrò all’inizio un aspetto conciliante e disponibile verso le altre nazioni
europee, ottenendo un atteggiamento benevolo da parte inglese;
• forte di questo consenso dopo il 1925 iniziò a mostrare un indirizzo antifrancese anche con la
stesura di accordi con nazioni balcaniche in funzione anti Jugoslavia, alleata con la Francia;
• Si rimette in discussione la questione tunisina e sempre in funzione anti jugoslavia si appoggia
l’indipendenza dell’Austria;
• Dopo la crisi del 1929 e lo sconvolgimento sociale in atto, Mussolini inizia una politica di
rivendicazione territoriali – il c.d. posto al sole -;
• L’ascesa del nazismo in Germania se da un lato preoccupò inizialmente Mussolini per il suo
carattere estremamente aggressivo, in particolare nella questione austriaca, portandolo ad
assumere posizioni anti germaniche, dall’altro lo indusse ad alzare la posta per la conquista di
territori in Africa;

• Ciò portò alla guerra in Etiopia nel 1935, favorita anche dalla mancanza di intervento delle altre
nazioni europee a sostegno di Hailè Sellassiè, negus etiopico, pur in presenza di una risoluzione
della Società delle nazioni che imponeva sanzioni all’Italia quale paese aggressore;
• Tali sanzioni non ebbero effetto, anzi alimentarono in Italia una crescente campagna nazionalistica
e furono abolite nel luglio del 1936;
• Un esercito di 400.00 uomini con a capo Badoglio nell’ottobre 1935 invase l’Etiopia e dopo la
conquista di Addis Abeba e la fuga del Negus venne proclamato l’impero di Etiopia il 9 maggio
1936;
• Nel dicembre 1937 l’Italia usciva dalla Società delle Nazioni;
• Nel mondo sociale si assistette alla limitazione della libertà di stampa, alla progressiva
fascistizzazione della scuola e delle sue strutture, il pesante indottrinamento della gioventù con
l’istituzione dell’Opera nazionale Balilla ed al controllo diretto ed asfissiante di ogni espressione
culturale;
• Nei primi anni del fascismo l’opposizione si manifestò con giornali e pubblicazioni sotto l’impulso di
Gobetti e benedetto Croce, il quale da un iniziale appoggio al fascismo passò alla sua completa
avversione;
• Con la piena presa di potere dopo il 3 gennaio 1925 e la dura repressione si ebbero arresti, tra i
quali Gramsci, e la fuga all’estero, in particolare in Francia di gran parte degli oppositori sia socialisti
che popolari;

TOTALITARISMI E GUERRE CIVILI

Germania

• Pesanti riparazioni di guerra fissate in 132 miliardi di marchi oro;


• Occupazione della Ruhr da parte della Francia con paralisi economia tedesca e sciopero operai;
• Inflazione alle stelle con ripercussioni gravissime sui ceti medi, lavoratori e pensionati;
• Assunzione del potere da parte di Stresemann che riesce a varare una importante riforma
monetaria, a far cessare lo sciopero nella Ruhr, a sedare i movimenti eversivi sia della sin istra
comunista che della destra nazionalsocialista ( Putsch di Monaco del 1923 con arresto di Hitler );
• Importante piano di risanamento promosso dagli Stati Uniti allo scopo di consentire alla Germania
una ripresa produttiva ed un consolidamento finanziario mediante un consolidamento del marco
ed un pagamento più scaglionato nel tempo dei debiti di guerra;
• Dal 1924 al 1929 la Germania visse un favorevole periodo economico e sociale;
• In politica estera venivano compiuti vari passi – entrata nella Società delle nazioni, accettazione
delle sistemazioni territoriali, adesione al patto Briand-Kellogg contro le guerre – per un
reinserimento tedesco nel contesto internazionale;
• Nel 1925 si tennero le elezioni presidenziali che videro il successo del generale Hindeburg. Ciò
provocò le apprensioni degli stati europei ma la presenza di una forte componente dei partiti
democratici, confermata dalle elezioni del 1928, attenuò grandemente i rischi di un nuovo
nazionalismo;
• La crisi economica del 1929 fece entrare in crisi l’economia tedesca, provocando un grave
contraccolpo sociale;
• In questo nuovo clima si riaccese la sfiducia verso la repubblica ed i suoi dirigenti e ciò consentì ai
gruppi più decisi della estrema destra di ottenere consensi dalla popolazione;

• Il più deciso fu il partito Nazionalsocialista fondato nel 1919, il cui principale esponente divenne
Adolf Hitler;
• Il programma propugnato da Hitler si basava su un esasperato nazionalismo ed un rigido
antimarxismo. Prevedeva l’unificazione di tutti i tedeschi in una grande Germania, la denuncia dei
trattati di Versailles e Saint Germain, la persecuzione degli ebrei, la creazione di un forte potere
centrale ed una educazione dei giovani basata sui principi della disciplina militare;
• All’inizio le attività si limitarono ad azioni di tipo squadri stico ed il tentativo di putsch del 1923 a
Monaco fu agevolmente stroncato dalle autorità con l’arresto di Hitler;
• In carcere Hitler elabora il Mein Kampf nel quale indica le basi ideologche ed il programma politico
nazista;
• Uscito dal carcere si presenta alle elezioni del 1928 dove ottiene un risultato pessimo;
• La crisi del 1929 creò le condizioni opportune per l’affermazione del nazismo;
• Di fronte alla grave condizione economica ed alla impossibilità del governo di far fronte furono
indette nuove elezioni nel 1930 nelle quali il partito nazista ottenne il 18% dei voti;
• Alle elezioni presidenziali del 1932 Hitler si candidò, ma la paura di una sua vittoria fece convogliare
i voti dei partiti democratici su Hindenburg pur sempre rappresentante della desta e dell’esercito;
• La decisione del governo Bruning di sciogliere le milizie naziste trovò l’ opposizione di Hindenburg
che lo costrinse alle dimissioni, nominando Von Papen cancelliere;
• Nelle nuove elezioni del 1932 Hitler ottenne la maggioranza relativa al Reichstag;
• Le tensioni sempre più crescenti portarono nel gennaio del 1933 al conferimento dell’incarico di
cancelliere ad Hitler, il quale indisse nuove elezioni;
• Qualche giorno prima delle elezioni un grande incendio distrusse il Reichstag e ne furono accusati i
comunisti, anche se la matrice dolosa era di impronta nazista;
• Fu dato corso ad una dura campagna repressiva e Hitler ottenne poteri speciali;
• Le lezioni portarono un grosso successo al partito ed Hitler forte della maggioranza assoluta –
unitamente ai voti della destra – ottenne per legge i pieni poteri potendo legiferare senza il
consenso del parlamento;
• Inoltre dette il via ad una riforma amministrativa su tutto il territorio che di fatto consegnava il
potere al partito nazista;
• Creò la polizia segreta – Gestapo -, i campi di concentramento per gli oppositori, sciolse per decreto
i partiti di opposizione ed il 14 luglio 1933 sanzionò l’esistenza legale di un unico partito : Partito
nazionalsocialista;
• L’ascesa al potere fu favorita dall’appoggio di settori conservatori dell’industria, dal controllo
assoluto degli apparati amministrativi e militari dello stato, dall’instaurazione di un regime di
terrore attraverso l’azione terroristica delle squadre di assalto ed una veemente campagna
propagandistica via radio, cinema e giornali, coordinata da Goebbels;
• Furono distrutte biblioteche e dati alle fiamme numeroso libri ritenuti contrari alla ideologia
nazista;
• Fu iniziata nel 1933 la persecuzione degli ebrei con confische dei beni, cacciata dai posti di lavoro e
l’invio nei campi di concentramento. Il culmine della persecuzione si ebbe nella notte tra il 9/10
novembre 1938;
• All’interno del partito Hitler eliminò la componente più radicale facente capo al capo delle SA
Rohm;
• In politica economica grazie all’opera del capo della Bundesbank Schacht la Germania ebbe una
grande ripresa con una netta diminuzione dei disoccupati;

• In politica estera denunciò i trattati di resa delle Germania nella parte delle condizioni economiche;
• Di fatto ottenne il consenso unanime del popolo tedesco che pur privato dei diritti politici e delle
libertà individuali vedeva sanata l’economia tedesca e riacquistato prestigio internazionale;
• Ciò provocò una debole opposizione, per lo più costituita da piccoli gruppi di sinistra;
• Nei rapporti con la Chiesa cattolica l’inizio fu soddisfacente con aperture da ambo le parti e la firma
nel 1935 di un concordato;
• Gli accordi però rimasero lettera morta e ben presto Hitler mostrò il suo dissenso contro la Chiesa;
• Le proteste dei vescovi portarono alla presa di posizione di Papa Pio XI nel 1937 con una enciclica
con la quale condannava duramente la dottrina nazista;
• Ciò porto ad una rottura dei rapporti e alla persecuzione del clero cattolico;
• Per quanto concerne la parte protestante, una parte manifestò il suo consenso al nazismo;

Spagna

• Dopo la prima guerra mondiale presenza di una monarchia costituzionale condizionata dai grandi
latifondisti e dalla Chiesa;
• Nascita di movimenti sindacali di matrice socialista ed anarchica nelle zone industriali ( Asturie,
Bilbao e Barcellona )
• Agitazioni sindacali in Catalogna e ribellione anticoloniale in Marocco. Difficoltà del governo a
fronteggiare la situazione;
• Ascesa al potere del generale Primo de Rivera che instaura una dittatura militare;
• All’inizio successi in campo economico e militare in Marocco, poi susseguirsi di tentativi di
rovesciare la dittatura ed il de Rivera nel 1929 abbandona il governo e si ritira in Francia dove
morirà nel 1929;
• Il re Alfonso XIII cercò di governare appoggiandosi ai militari ma la nascita di un movimento
democratico e repubblicano e la vittoria nelle elezioni amministrative del 1931 lo costrinsero al
volontario esilio;
• Governo affidato a Zamora ed elezioni del giugno 1931 con vittoria del fronte repubblicano;
• Nuova costituzione con impronta radicale ed anticlericale e forte presenza dello stato. Varo di una
riforma agraria che tolse parte delle terre ai grandi proprietari per distribuirla ai braccianti;
• Grande reazione degli ambienti della destra conservatrice. Alle elezioni del 1933 le destre
conquistarono la maggioranza relativa con a capo figure nuove – Gil Robles, il figlio del de Rivera e
Calvo Sotelo -;
• Negli anni 34/35 ci furono scontri tra i comitati rivoluzionari, composti da elementi della sinistra e
l’esercito con forti perdite tra i rivoluzionari;
• Nel febbraio 1936 nuove elezioni con vittoria del Fronte Popolare, costituito da comunisti, socialisti
e sinistra democratica;
• I generali, tra cui Francisco Franco, che avevano comandato le truppe nelle violenta repressione
furono accantonati ed il nuovo governo di sinistra assunse iniziative economiche e sociali che
portarono allo scontro tra le due fazioni;
• La scintilla fu l’assassinio del leader della destra Calvo Sotelo che scatenò la ribellione delle truppe
guidate da Franco che conquistarono diversi centri della Spagna. Dura fu la reazione delle forze
repubblicane ed iniziò la Guerra civile spagnola;
• A livello internazionale le grandi potenze si ispirarono al principio del “ non intervento “. Mentre
Francia ed Inghilterra, favorevoli alla repubblica, mantennero questo atteggiamento, ciò non

avvenne per Germania ed Italia, che sotto la veste di volontari mandarono migliaia di uomini e
mezzi in soccorso delle forze franchiste;
• La repubblica trovò aiuto nell’Urss e nelle brigate internazionali formate da volontari di ogni
nazione;
• La guerra fu dura e sanguinosa con eccessi da una parte e dall’altra che sfociarono nel
bombardamento di Guernica ad opera dell’aviazione tedesca;
• Nell’ambito del fronte repubblicano sorsero contrasti tra la componente comunista, fedele alla
Russia stalinista e le forze socialiste/anarchiche. Eliminazione di queste ultime;
• Dopo varie battaglie nel marzo del 1939 le forze franchiste entrarono a Madrid dando inizio al
nuovo regime che si basò su autoritarismo ed eliminazione delle forze avverse mediante esecuzioni
capitali, detenzione ed esilio;
• In politica estera avvicinamento con le potenze dell’Asse anche se allo scoppio della seconda guerra
la Spagna si mantenne neutrale;

Portogallo

• Anche qui dopo la fine della prima guerra grosse tensioni sociali con ripetuti colpi di stato ed
attentati;
• Nel 1926 colpo di stato ed instaurazione della dittatura militare con a capo Carmona e ministro
delle finanze il Salazar, che riassestò le finanze portoghesi e nel 1930 creò un movimento politico
per continuare la dittatura;
• Nel 1932 assunse la guida del governo e diede vita ad una repubblica unitaria e corporativa sulla
base di una nuova costituzione emanata nel 1933;
• Lo stato costruito da Salazar si ispirò al modello fascista, pur assumendo delle manifestazioni
prettamente locali;
• Anche il Portogallo si mantenne neutrale allo scoppio della seconda guerra mondiale;

Turchia di Kemal Ataturk

• La conclusione della guerra, combattuta al fianco della Germania, le pretese dei paesi vincitori
posero in crisi il governo dei “ Giovani Turchi “ e l’ascesa al potere del generale Mustafà Kemal
contrario alla politica remissiva del Sultano;
• Pur dichiarato ribelle Kemal crebbe nella fama presso il popolo turco e la vittoria contro i greci lo
pose in primo piano nel contesto internazionale, ottenendo l’appoggio dei russi;
• Le potenze occidentali rividero le condizioni di pace e la Turchia ottenne maggiori domini territoriali
ed una migliore considerazione;
• Nel 1923 Kemal proclamò la Repubblica divenendo presidente. Il sultano fuggì in Inghilterra;
• Kemal fondò un nuovo stato nazionale che si distaccasse da alcuni canoni tradizionali della società
turca. In tal senso favorì la modernizzazione, laicizzazione ed occidentalizzazione del paese;
• Il parlamento turco attribuì a Kemal il titolo di Ataturk – padre dei turchi -;
• In politica economica alleggerì il peso fiscale ed incrementò la scuola, i trasporti e l’organizzazione
bancaria del paese;
• In politica estera instaurò buoni rapporti con i paesi confinanti ed entrò a far parte della Società
delle Nazioni;
• Pur avendo concesso aperture sociali il governo di Kemal fu fondamentalmente autoritario con un
regime a partito unico;

Il totalitarismo sovietico

• All’inizio degli anni 20 vennero costituite varie repubbliche sovietiche e nel 1924 fu dato vita alla
Unione delle repubbliche socialiste sovietiche ( URSS ) con una costituzione generale;
• Il potere era esercitato dal congresso dei soviet – 2000 rappresentanti -, dall’organo esecutivo del
comitato centrale – 300 membri e d infine dal presidium del comitato esecutivo – composto da 10
membri. Di fatto quest’ultimo deteneva il potere effettivo;
• Il vero legame che univa la Federazione era il partito comunista bolscevico che aveva un carattere
di estrema unitarietà, essendo vietate le correnti ed i frazionismi, come definito da Lenin nel
congresso del 1921;
• Il partito assumeva un ruolo egemone e di indirizzo politico verso anche tutte le forze socialiste
presenti nel mondo;
• Stretto era il controllo su ogni branca ed attività dello stato. La necessità di requisire prodotti
agricoli sempre più crescenti per le esigenze della popolazione delle città, a seguito della guerra
civile, provocò una rivolta dei contadini che portò a vari ammutinamenti da parte dei soldati;
• Il culmine fu raggiunto con l’ammutinamento dei marinai della base navale di Kronstadt che
chiedevano maggiore libertà. La rivolta fu repressa da Trotskij;
• Allora Lenin di fronte alla difficile situazione inaugurò una fase nuova di politica economica ( NEP )
che stabiliva incentivi per i contadini e maggiori possibilità di produzione autonoma e di scambio
commerciale campagna / città;
• Il Nep intervenne anche sulla politica industriale con una razionalizzazione dei prezzi e dei costi di
produzione che portarono alcuni svantaggi ai lavoratori industriali esposti a licenziamenti, difficili
condizioni in fabbrica e razionamento;
• In campo politico queste nuove disposizioni, che da un lato indebolivano il concetto originario
dell’ideologia comunista specialmente nelle campagna, provocò reazioni in una parte dei dirigenti –
Trotskijj, Kamenev – che difendevano gli operai contro le masse agricole;
• Nel 1924 muore Lenin ed assume il potere Stalin, che eliminò alcuni dirigenti avversi, Trotskij tra
tutti che fu costretto all’esilio ed assassinato in Messico nel 1940;
• Obiettivo in campo economico fu la collettivizzazione e l’industrializzazione del paese, superando la
politica economica di Lenin, al fine di colmare il gap industriale con i paesi capitalisti dell’Occidente;
• Fu dato vita al piano quinquennale – 1927/1932 – che prevedeva la trasformazione del paese da
agricolo ad industriale;
• Fu colpito il potere dei Kulaki – il ceto più ricco dei contadini – e si crearono le fattorie collettive – i
kolkhoz – che erano aziende basate sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione, alle quali lo
stato cedeva la gestione delle terre ottenendo in cambio la cessione dei prodotti agricoli a prezzo
controllato;
• Di fronte alle proteste dei contadini e dei kulaki in primis, fu attuata una dura politica repressiva
che portò alla eliminazione della classe dei kulaki;
• Dopo queste resistenze ed una lieve attenuazione del processo di collettivizzazione la produzione
riprese e nel 1937 si raggiunse la produzione di 300 milioni di quintali;
• Il piano quinquennale dette impulso massiccio anche alla produzione industriale nel settore energia
elettrica, carbone, petrolio, ferrovie, acciaio;
• Alto fu l’entusiasmo e l’impegno dei lavoratori che portò a risultati eccezionali, favorendo anche
l’incremento delle politiche sociali;
• Il secondo piano quinquennale – 1933/1938 – si indirizzò sulla produzione di beni di consumo;

• Lo sforzo decennale fu positivo, ponendo l’Urss tra i paesi più industrializzati nel mondo, anche se
le condizioni di vita della popolazione erano ancora molto inferiori a quelle degli altri paesi
industrializzati, perché lo sviluppo industriale aveva favorito maggiormente l’industria pesante a
scapito della produzione dei beni di consumo;
• In questo periodo la figura di Stalin assunse una grande importanza presso la popolazione russa e fu
instaurato il culto della personalità verso una figura infallibile di capo;
• Il dissenso fu giudicato tradimento e venne instaurato un vero e proprio regime di terrore. La fase
più acuta delle purghe si ebbe a partire dal 1934, con processi farsa, basati su testimonianze
inattendibili;
• Queste purghe colpirono tutti gli strati della popolazioni ed i ceti sociali, colpendo tra esecuzioni e
deportazioni in Siberia circa 60 milioni di persone;
• In politica estera vennero ristabiliti rapporti con i maggiori paesi europei ed una maggiore
considerazione del regime;
• Nel 1927 furono rotte le relazioni con la Cina nazionalista per la repressione dei comunisti cinesi;
• Nel 1933 gli Stati uniti riconobbero l’Urss e nel 1934 entrò nella Società delle Nazioni;
• All’inizio i rapporti con la Germania furono amichevoli poi l’ascesa del nazismo portò ad una rottura
ed al riavvicinamento del regime sovietico alle potenze occidentali dei partiti borghesi democratici,
inizialmente avversate come forze capitaliste;
• Il mancato accordo di un patto militare con Francia ed Inghilterra portò Stalin ad un brusco
voltafaccia ed alla sottoscrizione di un Patto di non aggressione con la Germania nazista;

L’EUROPA DELLE DEMOCRAZIE

Nel panorama del ventennio che separa la prima dalla seconda guerra mondiale alcuni nazioni rimasero
fedeli al sistema liberal – democratico:

Francia

• Pur tra i paesi vincitori la Francia aveva pagato un tributo grandissimo sia in vite umane – 1,4
milioni di morti – che sul piano economico;
• Il rancore verso la Germania, il mancato accoglimento delle attese riposte nella pace di Versailles,
l’aumento dei prezzi e le rivendicazioni salariali provocarono scontri e la nascita di movimenti filo
bolscevichi legati al comunismo sovietico;
• Nei primi anni 20 la reazione della borghesia, impaurita dalle lotte sindacali, fu di appoggiare alle
elezioni il fronte nazionalista che si ispirava principalmente alla volontà di piegare la Germania,
rifuggendo da ogni accordo pacifista;
• Contro questa politica nazionalista si coalizzarono le sinistre, esclusi i comunisti, che vinsero alle
elezioni del 1924;
• Il nuovo governo in ambito interno attuò una politica laicista ed una riforma fiscale;
• Dove ebbe successo fu però in politica estera dove con gli accordi di Locarno ed il patto Briand –
Kellogg si suscitarono speranze di pace e collaborazione internazionale;
• Gli anni sino al 1930 furono caratterizzati da governi deboli e di breve durata;
• Nella seconda parte degli anni 30 vi furono episodi – scandali finanziari, attentati – che portarono
alla luce un possibile colpo di stato ordito dai nazionalisti;
• Allora le forze socialiste ed i comunisti si allearono nel Fronte Popolare per contrastare la diffusione
anche del fascismo e nelle elezioni del 1936 ottennero la maggioranza;

• Capo del governo divenne Leon Blum che si trovò ad affrontare da un lato le richieste del
movimento operaio, che si tramutarono in una grossa ondata di scioperi e dall’altro la resistenza
delle famiglie imprenditoriali francesi che controllavano l’economia industriale e finanziaria del
paese;
• Dopo varie vicissitudini Blum cadde nel 1938 e gli successe Daladier proprio nei giorni in cui Hitler
annetteva l’Austria;

Gran Bretagna

• Nei mesi successivi alla fine del conflitto la Gran Bretagna dovette affrontare una grave crisi politica
e sociale rappresentata in primo luogo dalle ispirazioni indipendentiste dell’Irlanda;
• Dopo varie lotte ed attentati nel 1921 venne raggiunto un accordo in cui veniva riconosciuto lo
stato libero d’Irlanda come dominion in seno al Commonwealth;
• Da questo accordo si trasse fuori l’Irlanda del Nord a forte presenza protestante;
• Ci furono nuove lotte e guerriglie che portarono alla fine nel 1937 alla pacificazione ed alla nascita
del nuovo stato dell’Eire, separato dall’Irlanda del Nord;
• Altro motivo di crisi fu l’aspetto economico-sociale determinato anche dal ruolo preminente degli
Stati Uniti in ambito commerciale, che relegava di fatto l’Inghilterra in posizione secondaria;
• La depressione industriale e le ricorrenti agitazioni sociali provocarono la caduta del governo di
Lloyd George e l’ascesa dei conservatori che attuarono una politica protezionista nell’ambito dei
propri territori soggetti all’impero;
• Vi furono le elezioni nel 1923 che portarono ad una coalizione laburista/liberale avversa alla politica
dei conservatori. Ma le successive elezioni del 1924 videro la netta vittoria dei conservatori e la
definitiva uscita di scena dei liberali: da questo momento il sistema politico inglese si basò sul
bipartitismo – conservatori e laburisti -;
• Il nuovo governo conservatore iniziò una efficace politica monetaria. Il successo fu però mitigato
dalle pesanti rivendicazioni operaie, in particolare i minatori, con ondate di scioperi;
• Le nuove elezioni portarono al governo i laburisti, ma anche loro furono colpiti dalla crisi
economica in particolare dopo il crollo di Wall Street del 1929;
• Fu dato vita quindi ad un governo di coalizione con i conservatori che portò alla creazione del
Commonwealth sotto la potestà della monarchia ed alla introduzione di un mercato all’interno
dello stesso con particolari agevolazioni tariffarie;
• Quanto sopra oltre ad una nuova politica monetaria che favoriva le esportazioni contribuì ad una
ripresa economica con aumento della produzione industriale e diminuzione della disoccupazione;
• Il capo dei conservatori – Baldwin – vinse le elezioni nel 1935 ma la posizione intransigente nei
confronti della pretesa di Edoardo VIII di sposare una divorziata, intaccarono la sua immagine e lo
costrinsero alle dimissioni;
• Il successore Chamberlain fu il fautore di quella politica di approccio leggero verso le pretese di
Hitler che favorì la sua politica aggressiva;

Belgio

• dopo la guerra il Belgio conobbe un periodo di buona ripresa economica, con annessioni territoriali
e mandato su alcuni territori africani;
• al suo interno nacque un movimento filonazista fautore di una unione politica con la Germania
nazista;

• Ciò unitamente al timore di una nuova invasione tedesca, spinsero il re Leopoldo III a proclamare
nuovamente la neutralità del paese nel 1936, che però non riuscì a salvare il Belgio da una nuova
invasione tedesca;

Paesi Bassi

• Il vantaggio della neutralità nel conflitto aveva portato un grande profitto sia finanziario che
industriale;
• Contraccolpi nella crisi del 1929 e nascita di un movimento filo fascista;

Paesi scandinavi

• Tranquilla la situazione in Svezia, Norvegia e Danimarca, paesi caratterizzati dalla presenza di


monarchie costituzionali capaci di confrontarsi con le istanze sociali e con le forze politiche
progressiste;
• La Finlandia nel 1917 aveva proclamato la sua indipendenza dalla Russia ed eletto un nuovo re.
L’alleanza della monarchia con la Germania e la sconfitta di quest’ultima portarono alla caduta
della monarchia ed alla proclamazione della repubblica nel 1919. Nel 1920 venne stipulato un
accordo con la Urss con il quale veniva riconosciuta la piena indipendenza della Finlandia;
• La Svizzera mantenne una decisa neutralità nel conflitto mondiale caratterizzandosi per gli
interventi umanitari;
• Fu scelta come sede della nuova Società delle nazioni, alla quale aderì solo per le applicazioni di
sanzioni economiche;
• Ribadì la sua ferma neutralità, venendo ad assumere una particolare importanza finanziaria per la
sua funzione di paese asilo per i capitali provenienti dai diversi paesi europei;

CONTINENTE ASIATICO

Medio Oriente

• Nel ventennio tra le due guerre l’Inghilterra ebbe importanti risultati ottenendo il mandato su gran
parte delle ex colonie tedesche;
• L’accordo con la Francia le permise di spartirsi il controllo in gran parte del mondo arabo;
• Nacque allora il movimento panarabo, pur tra i dissidi e le gelosie tra le varie dinastie esistenti.
Sotto la guida di re Ibn Said si stabilirono alleanze tra i vari stati arabi che iniziarono il primo
processo di unione panaraba;

India

• In India si sviluppò la protesta per la mancata concessione dell’indipendenza del paese;


• Sotto la guida di Gandhi si sviluppò il movimento pacifico di non cooperazione al fine di boicottare
qualsiasi attività produttiva e sociale dell’Inghilterra;
• Dopo vari conflitti nel 1936 l’Inghilterra concesse una riforma seppur limitata che creava una
Federazione indiana composta da 11 province con un parlamento ed un’autonomia amministrativa,
ma sotto il controllo di un vicerè inglese;

Giappone

• La partecipazione al conflitto come alleato Dei paesi vincitori portò al Giappone grossi vantaggi
territoriali, economici e militari;
• Iniziò una politica di espansione verso la Cina con la pretesa di imporre un proprio protettorato;
• La fine della guerra comportò da una lato grossi vantaggi economici ma dall’altro la reazione degli
Stati Uniti, timorosi di un espansionismo nipponico nell’Asia;
• Per cui il Giappone fu costretto a ridimensionare le proprie pretese;
• Pur accettando il processo di democratizzazione dell’Occidente, il ridimensionamento di cui sopra,
unito alla crisi del 1929 ed alla costrizione di una riduzione della propria marina, favorirono il
nascere di un partito fortemente nazionalista ed imperialista;
• Ciò portò nel 1931 ad una iniziativa militare contro la Cina per la conquista della Manciuria, ricca di
risorse naturali;
• Nel 1932 conquista della Manciuria, favorita anche dall’atteggiamento prudente delle grandi
potenze occidentali ed instaurazione di un governo fantoccio con a capo l’ex imperatore cinese;
• Uscita nel 1933 dalla Società delle nazioni e denuncia dell’accordo navale del 1922, che limitava il
tonnellaggio della marina giapponese;
• Stipula nel 1936 con la Germania del patto anti comintern, al quale nel 1937 aderì l’Italia;
• Nel luglio del 1937, a seguito di un incidente a Pechino, le truppe giapponesi occuparono Nanchino
e tutta la Cina del Nord nel corso del 1938;

Cina

• La Cina pur alleata delle potenze vincitrici del conflitto mondiale, era stata penalizzata dalla
Conferenza di Parigi che non le aveva riconosciuto il possesso dello Shantung assegnato invece al
Giappone;
• La vita politica era caratterizzato dallo scontro tra due fazioni, il movimento democratico –
borghese di Sun Yat sen ed il partito comunista, del quale uno dei massimi dirigenti era Mao;
• Dopo la violenta repressione del 1927 da parte delle truppe di Chiang Kai Shek , l’esercito
comunista si era ritirato nella parte meridionale della Cina instaurando una repubblica comunista;
• La successiva repressione di Chiang Kai Shek costrinse Mao a rifugiarsi nella regione dello Shanxi
dopo una marcia di migliaia di chilometri, esaltata come impresa leggendaria, e a fissare la
roccaforte del comunismo cinese;
• L’invasione del Giappone nel 1937 portò ad un’alleanza militare tra Mao e Chiang Kai Shek contro
l’invasore, che durò sino al 1941;

IL QUADRO INTERNAZIONALE TRA LE DUE GUERRE

• Dopo la fine della guerra la Francia riteneva la Germania ancora un paese ostile e strinse accordi
con altri paesi europei in funzione antitedesca;
• Occupazione militare della Ruhr nel 1923 da parte francese;
• Accordi fra Germania e Russia per la ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali;
• Al fine di uscire da questa pericolosa situazione il ministro tedesco Stresemann propose un patto di
non aggressione alla Francia ed altre potenze;
• Stipula dell’accordo a Locarno nell’ottobre del 1925 tra Germania, Francia, Belgio,Gran
Bretagna,Italia, Polonia e Cecoslovacchia al fine di garantire la frontiera fissata a Versailles e le
clausole di smilitarizzazione del territorio renano;
• Con la firma degli accordi si aprì un clima di speranze e la successiva entrata della Germania nella
Società delle nazioni corroborò questa convinzione;

• Altro tassello per il consolidamento della sicurezza in Europa fu dato dalla firma del patto Briand-
Kellogg, con il quale il ministro francese propose all’America un accordo per la messa al bando della
guerra;
• L’accordo fu ampliato ad altri 62 stati e si stabilì la rinuncia alla guerra come strumento della
propria politica e l’impegno a risolvere i conflitti internazionali con il ricorso esclusivo all’arbitrato;
• A modificare le ottimistiche speranze intervennero il crollo di Wall Street con la grave crisi
economica e l’ascesa al potere di Hitler in Germania nel 1933;
• All’inizio del suo governo il nazismo si mostrò disposto a trattare i vari problemi internazionali ed a
tal fine fu stipulato l’accordo a Roma nel giugno 1933, su iniziativa di Mussolini, con il quale Francia,
Inghilterra,Italia e Germania stabilirono di consultarsi per ogni questione di reciproco interesse;
• Di fatto si creava un “ direttorio europeo “ e la Germania veniva ricollocata in ruolo importante
nella politica europea;
• L’atteggiamento hitleriano di disponibilità durò ben poco, in quanto la pretesa di un riarmo della
Germania, in contrasto con le clausole del trattato di Versailles, provocò la dura reazione della
Francia e della Società delle Nazioni;
• Hitler dopo un plebiscito a suo favore sanzionò l’uscita dalla Germania dalla Società delle nazioni e
l’abbandono della conferenza per il disarmo nel novembre 1933;
• L’uscita della Germania dalla Società delle nazioni favorì il riarmo tedesco e la politica aggressiva
del regime, specialmente nei confronti di Francia ed Inghilterra;
• Stipula di accordo tedesco-polacco anche in funzione antisovietica;
• Successiva pretesa della Germania di annettere l’Austria, patria di Hitler, con pesanti pressioni
politiche ed economiche;
• Presa del potere in Austria da parte di Dolfuss nel 1932 ed attuazione di un regime autoritario;
• Alleanza di Dolfuss con Mussolini pere frenare le mire espansionistiche tedesche;
• Nel luglio del 1934 occupazione della cancelleria austriaca da parte di SS austriache ed uccisione di
Dolfuss;
• Mussolini per risposta schierò le truppe lungo il Brennero e questa presa di posizione convinse
Hitler a rinviare l’annessione dell’Austria;
• Francia, Inghilterra ed Italia nell’aprile 1935 a Stresa ribadirono l’esigenza che venissero rispettati
gli accordi di Versailles in funzione anti tedesca;
• Ben presto anche Mussolini, con la conquista dell’Etiopia, andò contro gli accordi conclusi da poco e
le sanzioni sancite dalla società delle nazioni se da un lato si dimostrarono inefficaci dall’altro
permisero alla Germania di uscire dall’isolamento e trovare nell’Italia un prezioso alleato per i suoi
obiettivi;
• L’avvio di questa fase, che nel corso di tre anni portò al secondo conflitto mondiale, iniziò nel marzo
del 36 con l’entrata dell’esercito tedesco nella zona smilitarizzata della Renania;
• A questo punto Hitler, forte della propria aggressività, dell’atteggiamento disponibile di Francia ed
Inghilterra propense a dare concessioni pur di evitare conflitti armati, della alleanza ideologica e di
interessi territoriali con Mussolini – stipula dell’asse Roma Berlino nel 1936 e dell’accordo con il
Giappone sempre alla fine del 1936 – alzò il tiro delle proprie pretese innanzitutto verso l’Austria;
• Con la nomina di von Papen quale ambasciatore a Vienna e del nazista austriaco Seyss Inquart a
ministro della sicurezza nel governo austriaco sempre più forte fu la pressione tedesca nei confronti
del governo austriaco fino a quando nel marzo del 1938, forte anche dell’assenso di Mussolini, fu
dato inizio all’Anschluss con la nomina di Seyss Inquart a primo ministro ed il successivo plebiscito
dell’aprile che confermò l’annessione;

• La reazione delle altre potenze fu inconsistente e totalmente assente;


• Dopo l’Austria le mire espansionistiche tedesche si indirizzarono verso la Cecoslovacchia, con la
richiesta di indipendenza della regione dei Sudeti a forte presenza tedesca;
• L’opposizione del governo ceco provocò le minacce tedesche di inizio conflitto;
• Il primo ministro inglese, Chamberlain, si incontrò con Hitler ma l’estrema risolutezza del capo
tedesco costrinse l’Inghilterra e di conseguenza la Francia ad accettare le pretese tedesche;
• Alo fine di evitare una escalation della situazione Chamberlain chiese a Mussolini di far promotore
per un incontro tra i capi di stato inglese, francese, italiano, tedesco e ceco per una risoluzione della
controversia;
• Hitler accettò con l’esclusione dei rappresentanti cecoslovacchi e l’accordo di Monaco del
settembre 1938 riconobbe le pretese di Hitler e l’accantonamento del pericolo di conflitto armato;
• Però ben presto cominciarono le nuove pretese di Hitler, che sentendosi sempre più forte
procedette all’occupazione della Cecoslovacchia, sancendo di fatto la sconfitta della politica di
pacificazione perseguita da Francia ed Inghilterra verso la Germania;
• Quest’ultima ormai si sentiva pronta per sferrare l’attacco militare alle potenze democratiche e nel
corso del 1939 fu sancito il Patto d’acciaio tra Roma e Berlino avente carattere prettamente
militare;
• Negli stessi giorni dell’accordo italo/tedesco vennero avviate le trattative per una intesa tra Urss,
Francia ed Inghilterra mirata a difendere la Polonia e la Romania;
• Le trattative però si arenarono anche per la diffidenza dei polacchi verso i russi, per cui Hitler,
trascurando le pregiudiziali ideologiche ed in uno spirito di puro interesse strategico e territoriale,
concluse un accordo lampo di non aggressione con la Urss e nelle clausole segrete era prevista la
spartizione della Polonia;

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

• Dal 1939 al 1945 si combattè una guerra totale nella quale vennero coinvolti in maniera massiccia
tutti i settori della vita civile e tutte le strutture economiche, politiche ed amministrative dei paesi
belligeranti;
• Le popolazioni civili, nelle precedenti guerre utilizzate come forza lavoro nelle industrie belliche,
vennero coinvolte anche nelle operazioni militari, vittime di bombardamenti, rastrellamenti,
fucilazioni, persecuzioni e deportazioni;
• In molti paesi emerse la lotta partigiana;
• Massiccio fu l’uso dei mezzi meccanizzati, di strumenti ed ordigni bellici sempre più sofisticati, sino
alla bomba atomica;
• Massiccia fu per la prima volta l’applicazione della guerra psicologica mediante propaganda e
trasmissioni radio;
• La seconda guerra si caratterizzò per la prima volta per lo scontro tra ideologie diverse;
• Le cause della guerra possono ascriversi al disegno espansionistico ed egemonico di Hitler, alle dure
clausole guerre imposte da Francia ed Inghilterra alla Germania dopo la prima guerra mondiale ed
alla politica debole ed acquiescente dei paesi summenzionati di fronte alle sempre crescenti
pretese hitleriane;
• Va peraltro tenuto conto che in larghi strati dell’opinione pubblica occidentale la Germania era
considerata un valido baluardo all’ideologia bolscevica;

INVASIONE POLONIA

• L’accordo con la Russia permise ad Hitler di avere libertà di azione contro la Polonia;
• Il pretesto per l’attacco fu il rifiuto polacco di riconoscere Danzica quale città tedesca, come lo era
ai tempi del regno prussiano, e la firma di accordi militari tra la Polonia con la Francia e l’Inghilterra
in funzione anti tedesca;
• Il 1 settembre del 1939 l’esercito tedesco varcò il confine polacco ed immediatamente Francia ed
Inghilterra, in forza dei trattati sottoscritti, inviarono un ultimatum alla Germania per il ritiro delle
truppe ed avuto risposta negativa, dichiararono guerra alla Germania;
• Allo scoppio delle ostilità l’esercito era di gran lunga più organizzato in termini di uomini, mezzi e
strategia bellica nei confronti di Polonia, Francia ed Inghilterra, per cui nel giro di poche settimane
la resistenza polacca venne annientata e le truppe tedesche entrarono a Varsavia;
• Subito la Russia in forza del patto con Berlino del 39 invase la Polonia da oriente, addivenendo alla
spartizione dello stato polacco ed intraprese anche l’aggressione della Finlandia;
• Nonostante la tenace resistenza i finlandesi nel marzo del 1940 dovettero cedere e firmare un
trattato di pace con la Russia, nel quale dovettero cedere alcuni territori pur conservando
l’indipendenza politica;
• Hitler all’inizio non reagì all’azione russa, ripromettendosi in un secondo tempo e speranzoso di
concludere, come nel passato, un accordo vantaggioso con le potenze occidentali, di regolare i
contri con la Russia;
• Il netto rifiuto dei governi inglese e francesi alla nuova iniziativa militare aggressiva tedesca
provocò la continuazione della guerra ad occidente;

CROLLO DELLA FRANCIA E GOVERNO DI VICHY

• Nei primi sette mesi, nonostante la propaganda tedesca, la guerra non si era combattuta e le forze
in campo erano statiche nelle loro posizioni, con i francesi sicuri della linea difensiva Maginot,
costruita contro gli attacchi tedeschi;
• Dall’aprile iniziò l’offensiva tedesca con l’invasione della Norvegia, della Danimarca e nel maggio si
scatenò l’offensiva contro la Francia;
• Mediante l’utilizzo della “ Blitzkrieg “ guerra lampo l’esercito tedesco aggirò la linea Maginot
passando per l’Ardenne ed attraversando la Mosa a Sedan, dopo aver fatto un’azione diversiva
attaccando Belgio ed Olanda;
• Il varco aperto a Sedan chiuse in una morsa le armate franco-inglesi dislocate in Belgio;
• Sfruttando un rallentamento dell’avanzata tedesca, le forze alleate riuscirono a Dunkerque a far
rientrare le armate attraverso la Manica
• Nel giugno del le armate tedesche entrarono a Parigi e venne firmato un armistizio con condizioni
pesanti per la Francia. Per dare un aspetto vendicativo a questa resa, l’armistizio fu firmato a
Compiegne nello stesso vagone utilizzato nel 1918 per la firma della resa tedesca;
• L’armistizio prevedeva l’occupazione tedesca della parte settentrionale della Francia, compresa
Parigi. Al governo francese era riservata l’amministrazione del paese con l’obbligo di collaborare
con le forze di occupazione e di provvedere al pagamento delle spese di occupazione. L’esercito
francese venne smobilitato;
• Il governo francese che firmò l’armistizio era presieduto dal generale Petain, che preferì
collaborare con i tedeschi piuttosto che resistere;
• Il governo si insediò a Vichy e si allineò al nuovo ordine europeo dettato da l nazismo;

• Furono apportati significative modifiche alla Costituzione ed alle leggi democratiche della Francia e
nominati primi ministri, dopo la nomina di Petain a Capo dello Stato, personaggi legati a doppio filo
con l’invasore tedesco;
• Contro tale situazione la resistenza francese fece riferimento al generale De Gaulle, rifugiatosi in
Inghilterra, che chiamò il popolo francese alla resistenza conto l’invasore ed il governo imbelle di
Vichy;

L’INTERVENTO DELL’ITALIA

• Dal settembre 39 al giugno 1940 Mussolini assunse un atteggiamento di attesa e non belligerante
avendo ben chiara l’inadeguatezza militare dell’Italia;
• Il rifiuto della Germania di fornire i mezzi richiesti dall’Italia in maniera ingente e proibitiva avevva
ancor più convinto Mussolini a mantenersi neutrale;
• Tuttavia le sfolgoranti vittorie tedesche, specialmente in Francia, convinsero il Duce a dover
intervenire nel conflitto, per cui dopo l’incontro con Hitler al Brennero nel marzo 40, Mussolini il 10
giugno 1940 entrò in guerra al fianco della Germania, nonostante il pare contrario ed i dubbi
sollevati da Badoglio e da diversi esponenti del regime – da Ciano a Bottai -;
• Il discorso che Mussolini fece il 10 giugno si richiamava ai soliti temi retorici del fascismo, quali la
lotta dei poveri contro i ricchi, ma non raccolse l’approvazione di gran parte della popolazione;
• L’esercito italiano attaccò la Francia il 21 giugno 1940, ma le avverse condizioni atmosferiche e
l’impreparazione dell’esercito provocarono le prime delusioni;
• Ciò nonostante i francesi, sconfitti dai tedeschi, firmarono l’armistizio con l’Italia;
• Nel settembre 1940 Germania, Giappone ed Italia firmarono un patto con il quale si accordarono
per la spartizione del mondo : alla Germania l’Europa continentale, all’Italia il Mediterraneo ed al
Giappone l’Asia, con l’intento di spingere il Giappone ad espandersi in Asia per bloccare gli Stati
Uniti e le truppe inglesi ivi dislocate;
• L’Italia per contrapporre un successo alle vittorie tedesche iniziò nell’ottobre del 1940 l’attacco
della Grecia, ma la tenace resistenza dei greci unita alla ricorrente disorganizzazione militare
italiana portarono al fallimento dell’operazione;
• Inoltre la flotta italiana subì un notevole smacco con il bombardamento del porto di Taranto da
parte degli aerei inglesi;
• L’intervento tedesco capovolse la situazione in Grecia e diede inizio alla conquista di quest’ultima e
della Jugoslavia;
• Anche in Africa dopo i primi successi italiani, la controffensiva inglese ricacciò gli italiani che persero
anche Addis Abeba;
• Queste sconfitte dimostravano che l’Italia non era in grado di portare avanti una guerra parallela
autonoma e vincente, ponendola sempre più in una situazione di sudditanza politica e militare nei
confronti dell’alleato tedesco;

BATTAGLIA D’INGHILTERRA

• Liquidata la Francia e visti inutili i tentativi di indurre l’Inghilterra a deporre le armi, Hitler diede in
izio all’ operazione “ Leone Marino “ per l’invasione della Gran Bretagna;
• Inizio di una incessante azione di bombardamenti sia su obiettivi militari che civili;
• Stoica e tenace resistenza degli inglesi, specialmente i londinesi, spinti dalle parole di Winston
Churchill, che era diventato primo ministro nel maggio 1940;

• Fallito il tentativo di piegare la resistenza inglese, Hitler riprese la sua idea originaria di espansione
all’est verso la Russia per la conquista dello “ spazio vitale “ e nel dicembre 1940 rese nota la
direttiva n. 21 che dava inizio all’operazione “ Barbarossa “ con obiettivo la conquista della Russia;

CAMPAGNA DI RUSSIA

• L’inizio della campagna fu spostata da maggio a giugno 1941 e ciò risultò fatale per gli sviluppi
dell’avanzata in quanto l’autunno troncò l’avanzata tedesca in un momento molto delicato;
• Nei primi mesi l’avanzata tedesca sulla falsariga di quanto fatto nella campagna di Francia ebbe uno
straordinario successo arrivando sino alle porte di Mosca;
• Stalin chiamò a raccolta i russi per la difesa del paese e questi appelli, uniti al “ generale inverno “
ed auna migliore tattica difensiva provocarono il blocco dell’avanzata tedesca ed un successivo
ripiegamento anche con la primavera del 1942;
• Con la sconfitta di Stalingrado nel febbraio 1943 l’esercito di invasione tedesco fu definitivamente
sconfitto;
• Anche gli italiani parteciparono alla campagna di Russia e nonostante gesti valorosi, l’ assoluta
impreparazione bellica, tattica, logistica ed organizzativa provocò una delle più drammatiche
sconfitte dell’esercito italiano con migliaia di morti e dispersi;
• A ciò si aggiunga la reazione dei nazisti dopo l’8 settembre che provocò altri morti;
• Con la disfatta delle armate tedesche ed italiane in Russia, le sorti della guerra assumevano una
nuova direzione anche in funzione dell’intervento bellico degli Stati Uniti;
• Anche in Africa dopo una iniziale offensiva vittoriosa le armate italiane furono costrette al ritiro;
• L’intervento delle truppe tedesche comandate da Rommel riportò le forze italo/tedesche a
riprendere l’offensiva vittoriosa ma l’intervento massiccio degli americani, per evitare la caduta del
canale di Suez provocò il ripiegamento delle truppe e la sconfitta di El Alaimen e la controffensiva
decisiva del maggio 1943 costrinsero le truppe italo-tedesche alla definitiva capitolazione in Africa;

INTERVENTO IN GUERRA DEGLI STATI UNITI

• All’inizio l’atteggiamento americano di fronte alla guerra fu di prudente attesa e neutralità;


• Le continue pressioni inglesi ed i successivi colloqui tra le due potenze spinsero gli americani ad
accordare aiuti agli inglesi ed alle altre nazioni alleate in virtù anche degli obiettivi di pace
sottoscritti con la “ Carta Atlantica”
• Però Roosevelt non prevedeva un intervento militare nel breve tempo;
• Fu l’attacco proditorio del Giapponesi a Pearl Harbour nella notte tra il 6 ed il 7 dicembre 1941 a
costringere gli Stati Uniti a scendere in guerra contro le potenze dell’Asse;
• All’inizio l’azione militare americana fu condizionata dalle vittorie fulminee dei giapponesi sullo
scacchiere orientale con la conquista della Birmania, Singapore, Malesia, Filippine ed altre nazioni
più piccole;
• Solo dal giugno 1942 con la vittoria nella battaglia delle Midway iniziò la controffensiva vincente
delle forze anglo-americane;
• Anche la Cina, invasa dai giapponesi nel 1937, iniziò sotto la guida di Mao nella riconquista del
Paese;

LA GUERRA IN ITALIA ED IL CROLLO DEL FASCISMO

• Accordo tra Roosevelt e Churchill nel gennaio del 1943 a Casablanca per lo sbarco alleato in Sicilia;
• Nella notte tra il 9 ed il 10 luglio 1943 avvenne lo sbarco anglo-americano con un imponente
schieramento di mezzi ed uomini mai visto nel corso della guerra;
• Le deboli difese italo-tedesche non ressero l’urto;
• Il successo dello sbarco indebolì ulteriormente Mussolini, che non ottenne alcun aiuto dall’incontro
di Feltre con Hitler;
• Il Re con l’aiuto di alcuni gerarchi fascisti – con a capo Dino Grandi – per evitare un crollo della
Corona ottenne nella riunione del Gran Consiglio tenutasi nella notte tra il 24 ed il 25 luglio la
rinuncia di Mussolini al comando militare;
• La mattina del 25 luglio il Duce si recò dal Re e fu dallo stesso destituito ed arrestato;
• La guida del governo fu affidata al generale Badoglio che nel proclama alla nazione dichiarò che la
guerra continuava a fianco dei tedeschi;
• Pur sforzandosi di mostrare che v i era stato solo un cambio nella guida del governo, il ministero
Badoglio, d’accordo con il Re, cercò subito di sganciarsi dai Tedeschi e concludere un armistizio
separato con gli Alleati;
• L’armistizio fu firmato il 3 settembre a Cassibile in Sicilia;
• Il governo Badoglio si preoccupò innanzitutto di lasciare Roma prima che vi fosse la reazione
tedesca;
• Non fu dato alcun ordine preciso alle sei divisioni che presidiavano Roma per la difesa della città ed
il Re con la propria famiglia ed i vertici del governo italiano lasciarono velocemente Roma nel
pomeriggio del 9 settembre, dopo che il giorno 8 era stato annunciata la firma dell’armistizio,per
imbarcarsi a Pescara su una nave che li portasse in zona sotto il controllo alleato – Brindisi – dove
venne fissata la sede del governo del cosidetto “ Regno del Sud “;
• Il comportamento della monarchia non fu affatto dignitoso e segnò il fallimento della classe
dirigente;
• I partiti antifascisti presero vigore e rilanciarono le loro proposte politiche e di gestione futura del
paese;
• Gran parte degli italiani si identificarono in questa nuova via e nacque nelle zone occupate dai
tedeschi la resistenza;
• La mancanza di ordini precisi consentì ai tedeschi di occupare le zone del c entro nord Italia;

L’INVASIONE TEDESCA, LA REPUBBLICA SOCIALE E LA RESISTENZA

• Il 12 settembre del 43 un reparto tedesco liberò Mussolini al Gran Sasso e lo portò in Germania;
• Dopo un incontro con Hitler Mussolini proclamò la nascita della Repubblica Sociale Italiana ( Rsi )
che pose la sua capitale a Salò e ribadì il pieno appoggio alla Germania nazista;
• Pur avendo propri uffici amministrativi e formazioni militari, la Repubblica fu di fatto controllata dai
tedeschi;
• Aderirono alla RSI nuclei di fascisti e giovani rimasti fedeli al fascismo; Taluni di loro aderirono con
convinzione sincera, ma la maggior parte era mossa da spirito fanatico e nazionalista;
• Nel periodo della RSI si svolse il processo di Verona nel quale i tedeschi vollero la condanna di
coloro che avevano votato contro il Duce nella riunione del Gran Consiglio del luglio 1943;

• Tra i presenti vi era anche Ciano, genero del Duce e Ministro degli Esteri sino al 1943, che fu
fucilato l’11 gennaio 1943;
• Come detto la gran parte degli italiani, anche quelli detenuti nei campi di concentramento rifiutò di
aderire alla Repubblica Sociale e chi era ancora libero si dette alla macchia organizzando la
Resistenza;
• Nell’Italia centro-settentrionale feroce fu la repressione delle forze tedesche e delle formazioni
militare della Rsi che dette luogo a stragi di civili innocenti a Ferrara, Fosse Ardeatine, Marzabotto,
Sant’Antonio di Stazzema;
• Vanno anche ricordate però, nel clima di scontro ideologico presente anche nelle forze della
resistenza, eccidi compiuti da reparti di partigiani comunisti slavi ai quali si unirono comunisti
italiani nei confronti di forze antifasciste di connotazione politica diversa e di civili dettati da livore
nazionalista ed odio ideologico. I più cruenti furono quelli accaduti nelle foibe, cavità di origine
carsica presenti tra l’Italia, la Slovenia e la Croazia;
• Peso politico fondamentale nella formazione delle organizzazioni militari della Resistenza lo ebbero
i partiti antifascisti;
• Le formazioni militari combatterono in azioni di guerriglia nelle zone occupate dai tedeschi ed a
fianco degli alleati nella liberazione di Napoli, Roma, Firenze nonché nella battaglia di
Montecassino;
• Dopo una pausa nell’inverno del 1944 durante il quale le forze partigiane del nord Italia ottennero
aiuti bellici dalle forze alleate, quest’ultime scatenarono l’offensiva finale che portò alla liberazione
di Bologna e delle altre importanti città settentrionali con la liberazione di Milano del 25 aprile
1945, la cattura di Mussolini e la sua fucilazione a Dongo con successiva esposizione dei cadaveri a
Piazzale Loreto a Milano;

IL TERRORE NAZISTA E LO STERMINIO DEGLI EBREI

• Il più tragico aspetto del nazismo fu la persecuzione dei tedeschi nei confronti degli ebrei e lo
sterminio di 6 milioni di ebrei unitamente a tutti coloro che erano contrari all’ideologia tedesca ;
• Questa persecuzione era iniziata sin dal 1933 con la creazione dei primi campi di concentramento
e nel corso degli anni sempre più radicalizzata;
• L’escalation degli eccidi nei campi di concentramento fu affidata da Hitler ad Himmler e
l’atteggiamento indifferente del mondo ha favorito il disegno nazista di soppressione della razza
ebraica;
• Furono aperti vari campi di concentramento tristemente famosi - Auschwitz, Dachau, Mathausen,
Bergen Belsen, Buchenwald - nei quali fu compiuto un vero e proprio genocidio per risibili
motivazioni razziali, ideologiche ed economiche;
• Il numero globale dei morti fu di ca. 11/mln di individui di cui 6 mln ebrei;

LA CHIESA CATTOLICA, PIO XII

• l’avvento di Pio XII nel 1939 coincise con la fase decisiva che portò allo scoppio della guerra;
• il Papato cercò di ripercorrere le linee guida utilizzate da Benedetto XV all’epoca della Prima guerra
mondiale;
• ma gli scenari erano ben diversi e l’azione moderatrice del papa per evitare la guerra non ebbe
successo;
• tentò di indurre Mussolini a non entrare i guerra ma il gesto fu inutile;

• il Vaticano durante il corso della guerra cercò di aiutare coloro che subivano le violenze della
guerra con interventi di protesta verso il regime nazista;
• fu dato asilo a rifugiati politici e militari ed agli ebrei. Molti sacerdoti pagarono con la vita questi
gesti coraggiosi;
• pur tuttavia dopo la fine della guerra si levarono voci che rimproverarono al Pontefice di non avere
svolto un’azione efficace con una denuncia solenne dei crimini verso l’umanità perpetrati dai
nazisti;
• altri accusarono il Pontefice di eccessiva prudenza diplomatica dettata da un lato dalla paura del
comunismo a cui si contrapponeva il nazismo e dall’altra la necessità di preservare le popolazioni
cattoliche sottoposte al dominio nazista da inevitabili ritorsioni;
• comunque sia il Papa nei suoi interventi pubblici condannò la guerra nel suo principio di distruzione
dei valori etici ed umani;

SBARCO IN NORMANDIA E CROLLO DELLA GERMANIA

• il problema dell’apertura di un secondo fronte occidentale che attenuasse la pressione tedesca


verso la Russia dopo l’invasione del luglio 1941, era costantemente presente nei colloqui tra Stalin,
Roosevelt e Churchill;
• quest’ultimo era diffidente per una siffatta iniziativa bellica nel timore di favorire una espansione
eccessiva della Russia che la ponesse in una posizione di forza strategica e politica alla fine del
conflitto;
• pur tuttavia al momento l’obiettivo principale era la sconfitta della Germania, per cui fu deciso a
Teheran nel dicembre 1943 di attaccare la Germania ad occidente;
• il 6 giugno 1944 scattò l’operazione Overlord che prevedeva lo sbarco in Normandia di ca 3 mln.di
uomini;
• pur in presenza di una tenace opposizione dei tedeschi, le forze alleate appoggiate dalla resistenza
francese avanzarono progressivamente sul territorio francese ed il 26 agosto il leader della
resistenza – generale De Gaulle – entrò in Parigi;
• ciò segnò la fine dell’occupazione tedesca e le forze alleate arrivarono al confine tedesco;
• ad est le truppe sovietiche iniziarono una controffensiva che portò alla riconquista dei territori
occupati dai tedeschi, pur in presenza di feroci repressioni naziste. Anche i sovietici arrivarono al
confine tedesco;
• in Germania di fronte agli insuccessi si tentò un putsch militare nel luglio del 44 che però fallì,
dando fiato alla propaganda nazista verso la popolazione tedesca con la promessa anche di
un’arma invincibile che avrebbe piegato le truppe alleate;
• la guerra continuò cruenta e sotto l’infuriare dei bombardamenti alleati e l’invasione da est e da
ovest delle forze alleate la Germania capitolò;
• Hitler si suicidò nel bunker a Berlino il 3 maggio 1945 ed il 7 ed 8 maggio venne firmata la resa
definitiva della Germania;

LA DISFATTA DEL GIAPPONE

• Nonostante la caduta della Germania e l’azione diretta sul territorio giapponese, l’esercito
giapponese resisteva pur essendo in disaccordo i militari – fautori della guerra ad oltranza – con il
potere politico e l’imperatore, favorevoli ad un armistizio;
• Venne chiesto l’intervento sovietico, che non era in guerra con il Giappone, dietro compensi
territoriali;

• Infine al fine di porre fine alla sanguinosa guerra fu deciso di sganciare due bombe atomiche su
Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945 con conseguenze immediate catastrofiche ed anche nel
corso degli anni successivi;
• Il motivo dell’uso della bomba atomica oltre a quello di accelerare la fine della guerra, fu anche di
mostrare alla Russia la forza americana e far pesare il suo potere contrattuale nei confronti della
Russia, ai fini anche del predominio in Europa;
• Gli effetti in Giappone furono l’accettazione del cessate il fuoco e la firma dell’armistizio il 2
settembre 1945;
• Con questo atto ebbe fine la seconda guerra mondiale;

IL MONDO TRA DUE BLOCCHI

• Enorme fu il numero delle vittime calcolate in ca. 55 milioni con la quota maggiore tra i civili,
dovuto al fatto che preponderante fu l’uso dei bombardamenti aerei, delle persecuzioni razziali e
dei metodi terroristici, soprattutto da parte dei tedeschi, che colpirono massicciamente le
popolazioni civili;
• Il maggior tributo in termini di vittime fu dato dalla Russia, mentre il minore lo ebbero gi Stati Uniti
anche per il fatto di non aver subito bombardamenti aerei ed occupazioni militari;
• Questa circostanza favorì anche lo sviluppo economico post bellico dell’America rispetto alle altre
potenze uscite vittoriose ma con pesanti perdite in termini sociali, umani ed economici;
• Significativo fu anche il cambiamento sociale e politico che colpì diverse nazioni – Francia, Italia,
Jugoslavia, Grecia ed i paesi dell’Est Europa, nonché la Germania uscita letteralmente distrutta -;
• Fu dato corso al processo per crimini contro i gerarchi nazisti con l’assise di Norimberga;
• In alcuni paesi ebbero luogo aspre vendette contro gli avversari politici e verso coloro che avevano
collaborato con il nazismo;
• In questo quadro cominciò a spiccare la forza emergente dell’Unione Sovietica, che pretendeva
cospicui compensi per le perdite subite;
• Inoltre la circostanza di aver sotto controllo gran parte dei paesi Est Europa, la poneva in termini di
forza nei confronti delle nazioni occidentali e degli Stati Uniti;
• A questo punto sorse la necessità di porre un nuovo assetto internazionale nei rapporti tra le
potenze;
• Sin dal 1943 negli incontri tra Russai, Usa ed Inghilterra cominciarono ad appalesarsi queste
criticità, poste sotto controllo in quel momento per l’obiettivo comune di sconfiggere le forze
dell’Asse;
• Nel corso di vari incontri successivi – Teheran nel 43, conferenza di Mosca del 44, Yalta nel 45, e da
ultimo Postdam sempre nel 45 - furono poste le basi per la divisione innanzitutto della Germania e
poi per la fissazione delle varie zone d’influenza da assegnare alle potenze vincitrici;
• Nel corso di queste riunioni, in particolare a Postdam, cominciarono a sorgere i contrasti tra la
Russia e le nazioni occidentali, ancor più accentuate dalla presenza del nuovo presidente Usa –
Truman – che si mostrò intransigente verso l’Un ione Sovietica, in virtù anche del vantaggio militare
dovuto all’utilizzo della bomba atomica sul Giappone;
• Ciò provocò la scelta politica della Russia di costruire un cordone sanitario difensivo, chiamato in
seguito“ cortina di ferro “, attraverso il controllo politico e poi militare della confinanti nazioni est
Europa;
• Tale stato di fatto accentuò le diffidenze e favorì la nascita di due blocchi che erano espressione di
due modelli sociali ed ideologici altamente contrapposti l’uno all’altro;

LA NASCITA DELL’ONU E LA CONFERENZA DI PACE

• pur se l’esito della guerra non lasciava spazio a prospettive di collaborazione internazionale tra
le nazioni, si dette corso alla creazione dell’ONU con la quale si voleva creare un ampio e
permanente sistema di sicurezza mondiale;
• le linee del nuovo organismo furono stabilite nel 1945 a San Francisco e la prima riunione si
tenne a Londra nel 1946. Poi la sede fu trasferita a New York;
• l’Organizzazione si basava sull’Assemblea Generale composta da tutti i paesi membri con
diritto di voto;
• la funzione più importante era però riservata al Consiglio di Sicurezza dove erano presenti i
rappresentanti permanenti di diritto delle cinque nazioni vincitrici ( Usa, Russia, Francia,
Inghilterra e Cina dal 1971) e cinque rappresentanti a rotazione biennale delle altre nazioni;
• le nazioni permanenti avevano il diritto di veto, che consentiva di bloccare ogni decisione non
gradita;
• organo esecutivo era il Segretario generale, eletto dall’Assemblea su indicazione del Consiglio
di Sicurezza;
• linee guida dell’ Onu erano ispirate alla difesa del valore e dignità dell’uomo, al rispetto degli
obblighi internazionali, allo sviluppo sociale ed economico, al mantenimento della pace e della
sicurezza internazionale ed al ripudio della guerra;
• negli stessi mesi in cui venne definito l’Onu si conclusero le Conferenze di pace che stabilirono i
trattati con le potenze alleate della Germania e con le perdite territoriali ed economiche a
favore dei vincitori;

STATI UNITI E L’EUROPA : PIANO MARSHALL E DOTTRINA TRUMAN

• il timore di una sempre maggiore pressione politica e militare dell’Unione Sovietica con l’appoggio
dei partiti comunisti nei paesi occidentali e la richiesta di sbocco al mare tramite la Turchia e la
Grecia, costrinse i paesi occidentali, in particolare l’America, ad assumere atteggiamenti di aiuto ai
paesi europei alleati che furono finalizzati nella dottrina Truman e nel piano Marshall;
• la dottrina Truman annunciava definitivamente la divisione del mondo in due zone d’influenza ed
a fornire assistenza economica e militare alle nazioni alleate;
• di fatto dava inizio alla “ guerra fredda “ nella quale ognuna delle due grandi potenze consolidò il
proprio potere nelle proprie zone d’influenza politica, militare ed economica;
• risultato della dottrina Truman per i paesi alleati fu il varo del piano promosso dal segretario di
stato americano George Marshall con il quale gli Stati Uniti aiutavano l’economia del mondo a a
crescere al fine di avere una garanzia di stabilità politica e di pace;
• all’inizio questo aiuto fu offerto anche alla Russai ed ai paesi suoi alleati, ma le pretese sovietiche
di escludere la Germania da questo piano di aiuti provocò il rifiuto netto dei paesi occidentali e di
conseguenza il ritiro delle delegazioni est europa dai negoziati;
• la Russia con i suoi alleati crearono il Cominform in antagonismo con l’organizzazione economica
dei paesi occidentali a guida statunitense;
• tra il 1948 ed il 1952 i paesi europei occidentali ottennero cospicui finanziamenti da parte degli
Usa con i quali fu possibile la ripresa economica;
• gli aiuti americani raggiunsero anche i paesi del Medio Oriente, Africa, Estremo Oriente ed
America latina;

• l’intervento economico americano era finalizzato alla ripresa economica dei paesi interessati ma
soprattutto a ribadire il peso della propria influenza politica ed economica sul vecchio continente e
con l’obiettivo di influenzare psicologicamente le varie nazioni dal rifiutare l’ideologia comunista;

LE DEMOCRAZIE POPOLARI NELL’EUROPA ORIENTALE ED IL CONFLITTO STALIN – TITO

• furono sette i paesi che entrarono sotto il controllo militare e politico della Russia;

Albania

• il ritiro dei tedeschi nel 1944 aveva portato al potere il partito comunista locale con a capo Enver
Hoxha, privo di opposizione interna;

Bulgaria

• nel settembre 44 un colpo di stato portò al potere il Fronte patriottico non di matrice comunista;
• nel corso degli anni successivi il partito comunista, sotto la guida di Dimitrov, assunse
progressivamente il potere totale,estromettendo le altre forze politiche e costringendo all’esilio il
giovane re Simeone;

Romania

• all’inizio il governo fu nelle mani del re Michele, che aveva combattuto il nazismo;
• progressivamente anche qui il partito comunista, dapprima minoritario, riuscì a conquistare le
leve di comando sino ad arrivare nel 1947 a far abdicare il re ed a costituire la Repubblica
popolare ispirata al modello sovietico;

Ungheria

• dopo la guerra assunse il potere un governo di coalizione che realizzò la riforma agraria sotto la
guida di Imre Nagy, di matrice comunista;
• le elezioni del 1945 videro la schiacciante vittoria del partito dei piccoli proprietari;
• per combattere la maggioranza parlamentare di tale forza politica i comunisti iniziarono una
campagna di destabilizzazione, appoggiata dai sovietici e nel 1947 dopo aver fatto dimettere il
primo ministro Ferenc Nagy ed arrestato diversi leader del partito dei piccoli proprietari
indissero nuove elezioni dove il Fronte popolare vinse ed i comunisti assunsero la guida del
paese instaurando un regime di ispirazione sovietica con il nome di Repubblica Popolare
ungherese;

Polonia

• il partito comunista locale, appoggiato dai russi, iniziò una campagna persecutoria verso il
partito dei contadini con l’arresto dei dirigenti politici;
• alle elezioni del 1947 vinse il fronte comunista ed il leader Gomulka cercò di resistere
all’ingerenza sovietica negli affari interni;
• fu però sconfitto e nel 1951 arrestato;
• il Paese sotto la guida comunista si ispirò al regime sovietico con la nomina di un generale
russo quale ministro della Difesa;

Cecoslovacchia

all’inizio sotto la guida del presidente Benes il governo, pur retto dai comunisti, agì su un piano di ricerca
della democrazia e di buoni rapporti con la Russia;

• il veto sovietico agli aiuti forniti dal piano Marshall alla Cecoslovacchia, incrinò i rapporti di
convivenza politica all’interno del governo sino a portare il paese sull’orlo della guerra civile;
• il successivo assassinio di Masaryk portò alla destabilizzazione ed alla presa di potere sempre più
netta del partito comunista che portò alle dimissioni di Benes, a vaste epurazioni nelle istituzioni
statali ed alla creazione di campi di lavoro forzati per dissidenti;
• anche la Cecoslovacchia entrò nell’orbita sovietica;

Jugoslavia

• la resistenza, assai dura al regime nazista, aveva espresso due leader : il colonnello serbo
Mihailovi ed il capo comunista Tito;
• le elezioni e le successive vicende interne portarono Tito ad assumere il potere con
l’esecuzione del rivale Mihailovic;
• ciò comportò a differenza degli altri paesi che il potere fu assunto da Tito non con l’ausilio delle
truppe sovietiche ma attraverso la guerra di liberazione;
• inoltre a Tito non furono graditi i tentativi di ingerenza dei Russi nella politica interna ed
economica, che avversavano la creazione di un potere centrale che controllasse le sei
repubbliche che formavano lo stato federale;
• per cui ci fu la rottura dei rapporti tra Tito e Stalin e la condanna di quest’ultimo del regime
jugoslavo;

CINA COMUNISTA

• In Cina alla fine della guerra erano presenti due forze militari : il nazionalista Kuomintang con a
capo Chiang Kai-shek ed i comunisti con a capo Mao;
• Al fine di evitare una guerra civile sia i Russi che gli americani cercarono di trovare un accordo
che mantenesse lo status quo;
• Lo scontro per il controllo della Manciuria, lasciata dai sovietici, e l’inettitudine del governo
nazionalista di Chiang portarono allo scontro ed alla vittoria dei comunisti di Mao;
• Ai nazionalisti rimase solo l’isola di Taiwan che venne riconosciuta dagli Usa e dagli alleati come
l’unico governo cinese;
• Nel 1949 venne proclamata la Repubblica popolare cinese sotto la guida di Mao;
• Venne avviata una radicale trasformazione della società e delle strutture politiche, economiche
e sociali del paese con il controllo assoluto e diretto dello stato;
• Venne avviata la riforma agraria e la nazionalizzazione delle industrie;
• Sul piano internazionale per circa un ventennio la Repubblica popolare cinese venne osteggiata
fortemente dagli Usa che riconobbero solo il governo di Formosa anche in sede Onu;
• Mao si avvicinò ai Russi con la firma di trattati militari ed economici;

LA GUERRA CIVILE IN GRECIA

• Dopo la liberazione nel 1944 ci furono vari contrasti tra le forze politiche generati dalla decisa
volontà dei partigiani di sinistra di instaurare un governo a guida comunista;

• D fronte al disinteresse di Stalin per la situazione greca, l’Inghilterra mandò truppe in Grecia
per contrastare i partigiani comunisti;
• Dopo la repressione dei tumulti originati dal partito comunista, Churchill si recò in Grecia per
riaffermare il protettorato inglese;
• Nonostante ciò, il risultato delle elezioni , peraltro boicottate dai partiti comunisti ed il ritorno
del Re, la guerra civile non si placò ed ebbe furiosi scontri nel nord della Grecia;
• Le formazioni comuniste ebbero appoggi militari e logistici dai confinanti regimi comunisti di
Albania, Jugoslavia e Bulgaria;
• Dopo alterne vicende la svolta si ebbe con il disimpegno degli inglesi che lasciarono agli Usa il
compito di fronteggiare la rivolta;
• Gli Usa forti della dottrina “ Truman “ cominciarono una decisa azione contro le forze
comuniste;
• A ciò si aggiunga il disimpegno di Tito, dopo la rottura con Stalin, che tolse gli aiuti ai comunisti
greci e la stessa indifferenza della Russia agli affari greci;
• Alla fine nel 1949 i guerriglieri comunisti si arresero e cassarono i combattimenti;

LA QUESTIONE TEDESCA – IL BLOCCO DI BERLINO – LA NASCITA DELLE DUE GERMANIE

• A differenza della prima guerra mondiale, le nazioni vincitrici avevano occupato il territorio
tedesco e non avevano consentito la formazione di un nuovo stato tedesco, come fu per la
repubblica di Weimar nel 1919;
• La Germania venne divisa in quattro zone e Berlino, in zona russa, venne posta sotto una
amministrazione quadripartita;
• Sorsero da subito i contrasti tra Usa e Russia per il futuro della Germania;
• Il 1 gennaio del 1947 gli Usa e l’Inghilterra decisero l’unificazione delle proprie zone, la
creazione di un’ assemblea costituente e l’adesione della Germania agli aiuti economici previsti
dal piano Marshall;
• Di fronte a queste iniziative Stalin reagì duramente decidendo il blocco di accesso a Berlino,
posta in zona russa;
• Gli alleati risposero con un ponte aereo che rifornì la zona ovest di Berlino, rendendo di fatto
inefficace il blocco che venne revocato nel maggio del 1949;
• La reazione sovietica convinse gli alleati a procedere alla riunificazione della Germania
occidentale nel 1949 con la nascita della repubblica federale tedesca, ponendo la capitale a
Bonn;
• Le elezioni portarono alla guida del Paese Adenauer che condusse la Germania ovest al
miracolo economico degli anni successivi;
• La risposta sovietica fu la creazione della Repubblica democratica tedesca con capital Pankow
alla cui guida si pose Walter Ulbricht fedele esecutore della politica sovietica;

LA GUERRA FREDDA : PATTO ATLANTICO / PATTO DI VARSAVIA

• Sotto la spinta degli Usa furono create organizzazioni per la collaborazione in campo
economico, sociale, culturale e militare;
• Specialmente quest’ultimo aspetto, al fine di garantire la difesa dei paesi europei dell’America
del Nord, portò alla nascita della NATO o Patto Atlantico, al quale dopo varie tensioni fu
ammessa anche l’Italia;
• Dopo l’adesione di 12 nazioni furono ammesse in seguito la Turchia, la Grecia e la Germania;

• Con l’ingresso della Germania nel 1955 l’Unione Sovietica insieme agli altri paesi satelliti diede
corpo ad un’alleanza militare – il Patto di Varsavia – che fece seguito alla formazione del
Comecon, organizzazione per la cooperazione economica;

L’ITALIA REPUBBLICANA

• Anche se ufficialmente la nascita del Regno del Sud con sede a Brindisi garantiva la continuità
dello stato italiano, di fatto il governo del Paese non era nelle mani del governo Badoglio
bensì degli alleati, i quali con una serie di dure limitazioni – in campo economico,
amministrativo,finanziario e logistico – limitavano fortemente la sovranità nazionale;
• Il nodo centrale del dibattito tra le forze politiche italiane riguardava la sorte della monarchia
ed in particolare del sovrano;
• C’era chi chiedeva l’abdicazione del Re ed il rinvio di ogni decisione dopo la fine della guerra;
• C’era chi, come il CLN dell’Italia settentrionale, chiedeva la decadenza del re, la formazione di
un nuovo governo composto da tutti i partiti antifascisti e la trasformazione del congresso dei
partiti antifascisti in assemblea permanente. Di fatto esautorando il re;
• C’era chi come la democrazia cristiana prevedeva la formazione di un governo espressione
delle forze politiche antifasciste, l’abdicazione del re ed il rinvio della questione istituzionale;
• Di fronte a tutte queste richieste il re opponeva un netto rifiuto, forte anche dell’aiuto di
Churchill che non voleva rotture istituzionali;
• A sciogliere l’impasse istituzionale fu l’intervento di Togliatti il quale con la c.d. “ svolta di
Salerno “, così chiamata perché qui si trovava il governo Badoglio, indicò la linea del PCI,
suscitando delusioni in alcune componenti dello stesso, che si basava su :
1. Unità forze antifasciste di qualunque ideologia fossero;
2. Rinvio soluzione istituzionale dopo la fine della guerra;
3. Formazione di un governo espressione delle forze politiche democratiche, quindi
anche espressione della monarchia;

• L’intervento di Togliatti, pur sembrando sorprendente per le aspettative delle altre forze
politiche, era in linea con le decisioni della Internazionale comunista, con il gioco diplomatico
che mirava ad una ricomposizione dei rapporti tra Italia e Russia – in ciò si innesta il
riconoscimento del governo Badoglio effettuato da Stalin – con un allentamento della morsa
diplomatica sull’Italia da parte degli Usa e della Inghilterra e con la concessione di una base
aerea sovietica in Italia;
• Il nuovo indirizzo comunista convinse gli altri partiti ad essere meno intransigenti, il re a
nominare il figlio quale luogotenente generale del Regno e permise la formazione di un
nuovo governo con esponenti militari, tecnici e rappresentanti dei partiti antifascisti;

LE FORZE POLITICHE DELLA NUOVA ITALIA

Democrazia Cristiana ed altri partiti di ispirazione cristiana

Gli anni della guerra e la partecipazione alla Resistenza segnarono la ripresa del movimento politico dei
cattolici.

Elemento di spicco fu Alcide de Gasperi intorno al quale confluirono esponenti del Partito popolare –
Spataro, Piccioni e Gronchi -, esponenti Azione Cattolica – Moro, Andreotti, La Pira, Taviani e Gui sotto la
guida di Mons. Montini – esponenti universitari cattolici – Fanfani, Dossetti, Lazzati -.

Tutti questi elementi del mondo cattolico si ispirarono al programma di De Gasperi che voleva un grosso
cambiamento sociale, politico ed economico.

Erano presenti altre forze politiche di ispirazione cristiana ma il ruolo egemone fu ben presto detenuto
dalla Democrazia Cristiana che spinse per il Partito unico dei cattolici di fronte anche all’unitarietà
aggressiva del partito comunista, appoggiato dalla Russia.

I comunisti

La svolta di Salerno impressa da Togliatti modificò i termini che erano alla base del partito originario del
1921 uscito dal congresso di Livorno.

Non più partito di quadri rivoluzionari, di avanguardia del proletariato,chiuso all’interno di rigidi schemi
ideologici e poco incline alla mediazione politica.

Ora Togliatti voleva un partito nuovo nazionale e di governo.

Voleva una cultura interclassista capace di raccogliere non solo i proletari ma anche esponenti della piccola
e media borghesia e della cultura intellettuale.

Vi erano pur tuttavia ostacoli a questa idea rappresentati da diverse componenti rivoluzionarie del partito e
dalla necessità di allinearsi all’ideologia marxista – leninista e mantenere i rapporti con l’Unione sovietica di
Stalin.

Il merito di Togliatti, pur con gli ostacoli suindicati, fu quello di aver fatto uscire il partito comunista dai
rigidi steccati ideologici e di averlo proposto come importante interlocutore nel dibattito sociale e politico
del Paese.

I socialisti

I socialisti si ricostituirono nel 1943 sotto la guida di Nenni e Saragat e perseguirono l’obiettivo dell’unità
della sinistra, stringendo accordi con il PCI.

La ricostruzione della base fu però ostacolata dalla pressante azione di proselitismo fatta dal PCI che trovò
larghi strati di adesione nel mondo operaio e contadino e soprattutto tra i giovani.

Il Partito d’Azione

Negli anni del fascismo il partito d’azione fu rappresentato da esponenti laico democratici con venature
radicali.

Esponenti di spicco furono i fratelli Rosselli, assassinati in Francia da sicari fascisti.

Il Partito d’Azione si appoggiò ai CLN che volevano la scomparsa delle vecchie strutture ed istituzioni, ma
questa idea si contò con la realtà politica imposta dagli altri partiti antifascisti che non seguirono il Partito
d’Azione nel rinnovamento radicale.

Diversi esponenti quali Di Martino, La Malfa, Parri, Reale, Valiani confluirono negli altri partiti.

I liberali ed i repubblicani

Il liberalismo italiano era strettamente legato alla storia del nostro paese dal Risorgimento al primo
dopoguerra con figure di rilievo quali Cavour e Giolitti.

La sua organizzazione era basata su personalità significative, circoli e club e non si apriva alle masse.

Inoltre nel secondo dopoguerra fu addebitata al partito liberale la colpa di aver favorito l’ascesa del
fascismo nel 1922.

Cercò di ricostituirsi intorno alla figura di Benedetto Croce ma ci furono anche figure di “ sinistra “ che
cercarono di aprire il partito su posizioni più progressiste e meno elitarie.

Anche il partito repubblicano era legato agli ideali risorgimentali ed ad una rigida intransigenza anti
monarchica.

L’ingresso nel partito di esponenti del disciolto partito d’azione favorì il nascere di una nuova identità più
moderna, ispirata sempre al decentramento amministrativo, ad una visione keynesiana in campo
economico e alla scelta della politica occidentale in politica estera.

LA LIBERAZIONE DI ROMA – IL GOVERNO BONOMI

• Con la liberazione di Roma – 4 giugno 1944 – fu costituito un nuovo governo sotto la guida di
Bonomi, composti da esponenti delle forze componenti il CLN ad esclusione dei comunisti;
• Il governo prese il provvedimento con il quale si fissavano le linee fondamentali per disciplinare la
transizione per le nuove istituzionali, decidendo che dopo la liberazione il popolo italiano avrebbe
scelto la forma di governo ed avrebbe eletto una assemblea costituente a suffragio universale;
• Il governo Bonomi dovette fronteggiare rivolte per la mancanza di viveri nelle isole e ci fu il duro
intervento dell’esercito;
• Fu sciolto il governo e nominato un Bonomi bis nel quale fu ridimensionato il peso delle sinistre;
• Però ormai tutti aspettavano la liberazione totale dell’Italia e la scesa in campo degli esponenti
politici del Nord;

L’ITALIA DOPO LA LIBRAZIONE : DA PARRI A DE GASPERI

• Con la liberazione dell’Italia fu dato vita ad un nuovo governo sotto la guida di Parri, esponente del
Partito d’Azione, e figura di spicco dell’antifascismo e della lotta partigiana:
• Fu dato impulso alla Consulta Nazionale, istituita da Bonomi e composta da 429 membri, che aveva
il compito di fornire pareri sui problemi generali e sui provvedimenti sottoposti al governo, nonché
di fissare le norme generali necessarie per il futuro assetto istituzionale,politico ed amministrativo;
• Il governo dovette affrontare il crescente problema dell’ordine pubblico, con lo sviluppo di bande
armate e la propaganda indipendentista in Sicilia;

• In Sicilia si procedette con l’arresto dei leader del movimento;


• Altri gravi problemi sorsero al Nord dove la violenza aveva connotati politici ed ideologici;
• Inoltre pur essendo state sciolte diverse formazioni partigiane, ci furono difficoltà nella riconsegna
delle armi, in quanto molti militanti di sinistra mantennero le armi in attesa di un imminente
evento rivoluzionario;
• Altro problema del governo Parri fu la questione finanziaria legata ala cambio della moneta ed alla
volontà degli esponenti di sinistra di voler procedere alla emanazione di una imposta straordinaria
sul reddito;
• Forti furono i contrasti da parte di esponenti del governo e del mondo economico e non si fece
nulla;
• La complessità dei problemi, i contrasti politici e la mancanza di incisività nell’azione costrinsero
Parri a dimettersi, sfiduciato dai liberali e dai democristiani;
• Assunse la guida del governo Alcide de Gasperi che cercò subito l’alleanza con le forze della sinistra,
specialmente i comunisti, per addivenire ad un periodo di tranquillità sociale in vista delle
importanti scadenze politiche;
• Vice presidente del Consiglio fu Nenni e Togliatti ministro della Giustizia;
• Dopo un acceso dibattito politico fu stabilito di convocare il referendum per la scelta della forma
istituzionale futura tra repubblica e monarchia;
• Contemporaneamente al referendum furono indette le elezioni dei componenti l’Assemblea
costituente che avevano il compito di redigere la nuova carta costituzionale;
• Oltre a questi problemi il governo doveva trattare con gli alleati le conseguenze internazionali della
guerra perduta;

IL REFERENDUM ISTITUZIONALE E LA SCELTA REPUBBLICANA

• Il 2 giugno 1946 gli italiani andarono alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica ed i membri
dell’assemblea costituente;
• Era in gioco il destino di casa Savoia che se aveva avuto da un lato grandi meriti nel guidare il moto
risorgimentale ed il processo di unificazione dell’Italia, dall’altro aveva grosse responsabilità nella
avanzata del fascismo, nel tacere di fronte alla sistematica violazione dello statuto, della entrata in
guerra e nella tacita approvazione delle leggi razziali. Infine aspetto negativo la fuga precipitosa
dopo l’armistizio dell’8 settembre che aveva lasciato l’esercito ed il paese allo sbando e preda della
ferocia nazista;
• Vi erano però larghi strati della popolazione ancora favorevoli alla monarchia vista come simbolo
dell’unità italiana e della stabilità. In molti temevano il salto nel buio nel cambiamento istituzionale
repentino;
• Ciò era anche alimentato dalla campagna delle forze politiche – comunisti, socialisti, repubblicani
ed azionisti – che prefiguravano il caos in caso di sconfitta della repubblica;
• La monarchia giocò l’ultima carta nella decisione del Re Vittorio Emanuele III di abdicare il 9 maggio
1946 a favore del figlio Umberto II, meno compromesso con il fascismo e supportato dalla figura
della moglie, Maria Josè, da sempre contraria al regime fascista;
• Tra le forze politiche oltre alle prese di campo dei partiti schierati nell’ambito degli schieramenti, la
DC, pur essendo favorevole alla repubblica, lasciò libera scelta al proprio elettorato;
• L’esito del referendum fu vinto dalla scelta repubblicana, con il centro nord a preponderanza
repubblicano ed il meridione di fede monarchica;

• Questa scelta, nel Nord in particolare, fu determinata dalla feroce occupazione nazista e della
repubblica sociale, mentre al Sud dove non si erano sentiti i drammi dell’occupazione ed aveva
governato il Re dopo l’armistizio il clima politico era più incline alla monarchia;
• L’esito del referendum fu dapprima contestato dai monarchici;
• Poi dopo la proclamazione del 12 giugno dei risultati ufficiali, la nomina di De Gasperi quale capo
provvisorio dello Stato con conseguente decadenza della monarchia, il re decise, con buon senso di
abdicare evitando di compiere un gesto contrario che avrebbe provocato gravi disordini in ambito
dell’ordine pubblico;
• Il 28 giugno l’Assemblea costituente nominò primo Presidente della Repubblica il giurista Enrico De
Nicola precedente presidente della Camera dal 1920 al 1923, che rappresentava la continuità tra
l’Italia prefascista e la nuova democrazia ed era una figura che poteva ricucire lo strappo nel paese
derivato dal trapasso istituzionale;
• Il risultato elettorale dell’Assemblea costituente vide l’affermazione dei tre grandi partiti di massa
che raccolsero il 75% dei suffragi e la sconfitta netta dei liberali e del partito d’azione;

LA CARTA COSTITUZIONALE

• Nell’anno e mezzo di lavori si perseguì l’obiettivo di dar vita ad uno stato legato ai valori della
libertà e della democrazia con il netto rifiuto delle ideologie proprie del fascismo e dei regimi
totalitari;
• I punti cardini della nuova Costituzione che superavano i principi dello statuto Albertino erano :
1. Equilibrio sociale con funzione sociale del concetto di proprietà privata;
2. Ruolo centrale del diritto al lavoro e principi di solidarismo;
3. Stretto rapporto tra stato e società favorendo la partecipazione dei cittadini alla vita dello
stato e degli enti locali;
4. Creazione di una democrazia parlamentare di tipo occidentale con un ruolo preponderante
da parte dei partiti;
5. Creazione di due camere elettive paritarie – deputati e senato – con esercizio del potere
legislativo e di controllo dell’attività del governo;
6. Creazione di due nuovi istituti : la Corte Costituzionale per il controllo dell’attività legislativa
nell’ambito del dettato costituzionale e delle regioni per l’amministrazione decentrata dei
poteri;
7. Risoluzione del problema insito nei rapporti tra Stato e Chiesa con il riconoscimento,
propugnato dalla DC, dell’accordo del 1929 – Patti lateranensi -;
8. Fu l’accordo sull’art. 7 da parte del PCI che permise di superare le criticità e di evitare
profonde lacerazioni nel paese tra osservanti e laici;
• La nuova carta costituzionale fu approvata il 22 dicembre 1947 e promulgata dal Presidente della
Repubblica il 27 dicembre. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948;

IL TRATTATO DI PACE

• Nonostante la partecipazione come cobelligerante al fianco delle forze alleate ed il contributo delle
formazioni partigiane, l’Italia era costretto a pagare il prezzo per la guerra intrapresa dal fascismo e
l’alleanza iniziale con il nazismo;
• La conferenza di pace fu convocata la prima volta nel settembre 1945 a Londra;
• Continuò poi in più fasi a Parigi;

• Intervento dignitoso di De Gasperi che pur ammettendo gli errori del fascismo chiese una pace
giusta non punitiva e fondata sui valori della libertà politica e della democrazia;
• Le clausole imposte inizialmente furono pesanti sia in termini finanziari che logistici per quanto
concerneva le forze militari;
• Successivamente gli accordi intercorsi con i paesi interessati ridessero la parte finanziaria;
• Delicati furono i problemi di confine ;
1. La Jugoslavia aveva richiesto la cessione di Trieste, Venezia Giulia, Zara, Fiume e l’Istria;
2. Dopo varie negoziati Trieste venne divisa in due parti – una a prevalenza italiana sotto
l’amministrazione anglo-americana ed una sotto la Jugoslavia-;
3. Nelle zone sottoposte alla Jugoslavia, ove erano presenti molti italiani, iniziò l’esodo
forzoso di quest’ultimi che non volevano sottostare al duro regime slavo;
4. La questione della minoranza tedesca in Alto Adige fu risolto con un accordo tra Italia ed
Austria con il quale si riconobbe alla minoranza tedesca la propria identità sociale, culturale
ed amministrativa;
5. Fu creata la regione autonoma del Trentino-Alto Adige con uno statuto speciale;
6. La Francia volle punire l’Italia per l’aggressione subitra nel 1940 e l’Italia dovette cedere
alcuni territori, importanti economicamente per la presenza di centrali idroelettriche;
7. Per quanto concerne le colonie, l’Italia rinunziò ad ogni pretesa;
• Con la firma del Trattato di pace e la ratifica del parlamento italiano si chiuse la fase bellica e l’Italia
poteva trovare una propria collocazione internazionale;
• De Gasperi intensificò i suoi incontri internazionali, specie verso gli Usa che concedettero un
prestito ed aiutarono il Paese ad inserirsi nell’ambito delle democrazie occidentali;

LA CRISI DELL’UNITA’ ANTIFASCISTA – LA CRISI DEL 1947

• Dopo le lelezioni dell’assemblea costituente, De Gasperi dette vita ad un governo con la


partecipazione dei tre partiti di massa ( DC,PCI,PSI) e dei repubblicani;
• Lo scopo di questa coalizione era di evitare spaccature politiche mentre si discuteva per la nuova
carta costituzionale e di coinvolgere tutte le forze politiche nella ratifica del Trattato di pace con le
sue condizioni onerose;
• Nonostante ciò erano presenti tensioni e scontri di piazza, che per De Gasperi erano alimentati dal
PCI, che agiva su un “ doppio binario “ : forza di governo e di opposizione;
• Si aggiunga inoltre la scoperta di arsenali militari in alcuni zone e le violenze, specialmente in Emilia
nel famigerato “ triangolo della morte “, che portarono morti e violenze gratuite;
• Questa situazione portò, nelle elezioni amministrative del 1946, i moderati a riversare i loro voti per
i partiti più a destra, a scapito della DC;
• Inoltre nel 1947 si ebbe la scissione tra i socialisti di Saragat, contrari al Pci e quelli favorevoli a
quest’ultimo;
• Le manifestazioni di piazza si acuirono e raggiunsero il culmine con la strage di Portella della
Ginestra ad opera della banda di Salvatore Giuliano, assoldata dalla mafia e dai proprietari terrieri
contro la sindacalizzazione dei contadini;
• Questo stato di cose indeboliva De Gasperi e la Dc, per cui nel corso del consiglio dei ministri del 30
aprile 1947 De Gasperi annunciò la necessità di coinvolgere nel governo rappresentanti delle forze
economiche;
• Ciò comportò il dissenso delle sinistre con conseguenti dimissioni di De Gasperi;

• Dopo vari tentativi infruttuosi il presidente De Nicola riaffidò l’incarico a De Gasperi che formò un
governo di minoranza con la presenza di tecnici che portarono il consenso parlamentare delle forze
liberali, monarchiche e qualunquiste;
• Di fatto si rompeva la stagione dell’unità nazionale e del tripartito;
• De Gasperi era ormai convinto che passata la fase più critica era possibile staccarsi dai partiti di
sinistra ed andare verso un modello di sviluppo economico capitalistico, ispirato alle regole del
mercato ed affidò il Ministero del Bilancio ad Einaudi;
• la reazione di Togliatti fu responsabile e prudente, consigliato in ciò anche dall’Unione sovietica,
che non voleva un isolamento del partito comunista in Italia;
• furono evitate reazioni violente e l’obiettivo di Togliatti fu quello di porre il partito all’interno delle
regole democratiche al fine di far assumere al Pci il ruolo di leader dell’opposizione democratica e
di restare nell’area del cosidetto “ arco costituzionale”;
• a dar man forte a De Gasperi intervennero i repubblicani ed i socialdemocratici di Saragat;
• la nuova politica economica del governo consentì di migliorare la situazione economica del paese;

LE ELEZIONI DEL 1948 E LA CLAMOROSA VITTORIA DELLA DC

• in questa nuova situazione si giunse alle elezioni del 18 aprile 1948, che rappresentarono una svolta
cruciale per la vita politica del paese;
• si presentarono due diversi e contrapposti schieramenti :
1. il fronte delle sinistre, ispirato al modello sovietico, raggruppato nel Fronte democratico
popolare;
2. il fronte moderato ispirato al modello occidentale la cui guida venne assunta dalla DC;
• a vantaggio della DC giocò non solo la capacità del partito di essere l’unico baluardo alle sinistre filo
russe ma anche l’appoggio della Chiesa ed il varo del Piano Marshall che assicurava aiuti economici
ai paesi europei, tra cui l’Italia;
• la vittoria della Dc fu travolgente raggiungendo il 48,5% dei suffragi e la maggioranza assoluta dei
seggi in Parlamento;
• le sinistre uscirono nettamente sconfitte anche nelle regioni storicamente rosse – Toscana ed
Emilia Romagna -;
• la netta vittoria del 1948 investì la DC del ruolo di diga contro il comunismo che le rimase addosso
per molti decenni sino alla caduta del comunismo negli anni 80;
• come primo atto politico fu l’elezione di Luigi Einaudi quale presidente della repubblica e la nascita
del quinto governo De Gasperi sulla nase di una coalizione dei partiti di centro;
• un fatto però fece temere la tenuta della situazione : l’attentato del 14 luglio 1948 contro Togliatti
da parte di un giovane studente di destra;
• la notizia dell’attentato fece temere una insurrezione armata rivoluzionaria;
• nei maggiori centri industriali furono proclamati scioperi generali con violenze e scontri tra
dimostranti e forze dell’ordine;
• per fortuna con il passare delle ore la tensione si stemperò anche per l’opera di Togliatti che non
voleva far perdere al PCI quelle posizioni politiche conquistate dopo la guerra;
• inoltre l’incontro tra il leader della CGIL – Di Vittorio – ed il vicepresidente del consiglio Piccioni
scongiurò altri scioperi;
• una conseguenza degli scontri fu l’uscita dalla Cgil della componente cristiana e moderata che
fondò un altro movimento sindacale : la futura CISL;

LE RIFORME E LA RICOSTRUZIONE ECONOMICA

• Alla fine degli anni 40 ci furono scontri nelle campagne, dove si manifestava il disagio dei contadini
contro la mancanza di radicali riforme del mondo agrario che portassero ad una redistribuzione
della terra ed al superamento del latifondo, con la realizzazione di un nuovo assetto che favorisse la
piccola proprietà contadina;
• Tra la fine del 1949 e la fine del 1950 il parlamento approvò un pacchetto di riforme agrarie che
aumentarono il territorio a favore dei piccoli contadini;
• Lo scopo della DC era di placare le tensioni sociali ed evitare che i contadini poveri fossero attirati
dal PCI e dai sindacati di sinistra;
• La riforma aveva però dei limiti determinati dalla mancanza di mezzi tecnici adeguati, della
eccessiva polverizzazione delle quote e dalla creazione degli enti di riforma che diventarono centri
di potere politico e clientelare;
• Si assistette ad un progressivo spopolamento delle campagne con esodo verso le città industriali
che andò a modificare nel corso degli anni il rapporto tra industria ed agricoltura, favorito anche
dalle politiche nazionali di sviluppo dell’industria;
• Nel corso del 1950 De Gasperi istituì la Cassa del Mezzogiorno che doveva costituire il volano
finanziario ed economico per lo sviluppo delle aree depresse del Sud secondo le linee di sviluppo di
Keynes – intervento dello stato – e sulla base dell’esperienza di analoghi interventi nelgli Usa sotto
Roosevelt dopo la crisi del 1929;
• Nonostante i mezzi finanziari profusi non si attenuò lo squilibrio sociale del Sud verso le regioni del
Nord;
• Altri interventi dello stato negli anni 50 furono :
1. Il piano Ina-Casa per la costruzione di alloggi popolari;
2. Il piano per il rimboschimento e per i cantieri di lavoro, accompagnato da un programma di
addestramento professionale per dare soluzione al problema della mano d’opera;
3. La riforma fiscale attuata da Vanoni per ridurre l’evasione fiscale ed introdurre un sistema
di accertamento e di imposizione più equo ;

• Lo slancio riformistico perse forza per i problemi endemici dell’Italia quando si deve dare
attuazione alle riforme e per il nuovo clima internazionale venutosi a creare con lo scoppio della
guerra di Corea nel giugno 1950;

LA LEGGE TRUFFA – LE ELEZIONI DEL 1953 ED IL TRAMONTO DI DE GASPERI

• De Gasperi era consapevole che le elezioni del 1953 non avrebbero ricalcato il successo di quelle
del 1948 per cui tentò con una riforma elettorale di introdurre un premio di maggioranza con il
quale la coalizione che avesse raggiunto la maggioranza assoluta dei suffragi – 50,01% - avrebbe
ottenuto 380 seggi alla Camera pari al 65% del totale degli stessi;
• Le opposizioni reagirono vivacemente a questa proposta evocando lo spettro della legge Acerbo
che nel 1924 aveva favorito l’avvento del fascismo;
• In realtà la legge Acerbo dava il premio di maggioranza a chi aveva ottenuto almeno il 25% dei
suffragi mentre quella voluta da De Gasperi andava a premiare una coalizione che aveva ottenuto
la maggioranza assoluta dei consensi;

• Lo scopo di De Gasperi con questa riforma era di ottenere un cuscinetto in termini di seggi per
avere una maggioranza stabile che fosse al sicuro delle derive a destra e/o sinistra da parte di alcuni
parlamentari;
• Le opposizioni definirono “ legge truffa “ il nuovo sistema elettorale perché conferiva ai partiti di
governo un peso non equivalente ai voti ottenuti;
• Il risultato delle elezioni non fu favorevole alla coalizione dei partiti di centro e la perdita di seggi da
parte della Dc, a favore delle destre, non dava più una maggioranza stabile in Parlamento;
• Nonostante le riforme la Dc aveva perso consensi e così pure il suo leader – De Gasperi – che dopo
la mancata fiducia in Parlamento si ritirava nel luglio del 1954, lasciando anche la carica di
segretario del partito;
• Dopo pochi giorni – 19 agosto 1954 – De Gasperi moriva;

GLI STATI UNITI NEL DOPOGUERRA

• Nel dopoguerra la scena politica americana è dominata dalla figura di Truman, succeduto a
Roosevelt nel 1945;
• Truman ricalcò la linea del predecessore mantenendo il peso dell’intervento pubblico
nell’economia, trovando però opposizione da parte degli ambienti più conservatori, anche per
quanto concerneva il problema dell’integrazione razziale negli stati del sud;
• La sconfitta alle elezioni amministrative di metà mandato mise in difficoltà Truman, che riuscì a
sollevarsi con la riconferma a Presidente degli Usa nel 1948;
• La nuova amministrazione subì però contraccolpi dalla guerra fredda e dai rapporti internazionali
con Russia e Cina;
• Questo stato alzò la tensione nel popolo americano per la psicosi dell’inserimento del comunismo
nel tessuto sociale occidentale;
• Iniziò una dura campagna anticomunista che sfociò nella legge propugnata dal sen. McCarthy che
consentiva la schedatura ed il fermo di tutti coloro sospettati di avere simpatie per il comunismo;
• Questa caccia alle streghe colpì soprattutto gli ambienti intellettuali e l’episodio più noto fu la
condanna, nel giugno 1953, alla sedia elettrica dei coniugi Rosenberg accusati di aver venduto
segreti atomici alla Russia;

LA GUERRA DI COREA

• Dopo la fine della guerra Usa e Russia si erano accordati di stabilire, in Corea, al 38 parallelo la linea
di demarcazione tra le due zone occupate, riservandosi in seguito di decidere per la unificazione
della penisola coreana;
• Tuttavia i tentativi per la unificazione furono vani e l’Onu, su richiesta americana, decise nel 1947 di
indire libere elezioni, alle quali si oppose la Russia;
• Le elezioni si svolsero solo al Sud, mentre al Nord nasceva un governo sotto l’egida sovietica e
cinese;
• La Russia inviò consistenti aiuti militari alla Corea del Nord mentre gli Usa all’inizio non
considerarono prioritario lo scacchiere coreano e si disimpegnarono militarmente, anche per non
compromettere il trattato di pace con il Giappone;
• Questa situazione spinse nel giugno del 1950 la Corea del Nord ad invadere la Corea del sud;
• Dopo la conquista di Seul gli americani, sotto l’egida dell’Onu, iniziarono una controffensiva diretta
dal generale Mac Arthur, con la quale aprirono un fronte dietro le linee nordcoreane che per
evitare l’intrappolamento si ritirarono oltre il 38 parallelo;

• Gli americani a questo punto iniziarono l’invasione della Corea del Nord, nonostante il veto russo;
• A questo punto la Cina intervenne militarmente a fianco della Corea del Nord e ricacciò le truppe
americane sotto il 38 parallelo e riconquistò Seul;
• Truman di fronte al nuovo evolversi della guerra e sotto pressione da parte degli alleati che
volevano concludere la guerra, esautorò dal comando il generale mac Arthur, sospese le operazioni
militari ed iniziò le trattative con la mediazione della Russia;
• Dopo due anni si giunse all’armistizio provvisorio che sancì il nuovo confine lungo la linea sulla
quale si erano assestati i due eserciti, corrispondente al 38 parallelo;
• La situazione determinata in Corea favorì i rapporti con il Giappone;
• Inoltre la nomina nel novembre 1952 del nuovo presidente Usa in Eisenhower, la morte di Stalin nel
1953 favorirono un seppur lieve disgelo nei rapporti tra le due potenze;
• Inoltre dapprima sotto Truman e poi sotto il nuovo presidente furono stabiliti accordi con nazioni
asiatiche e medio orientali che permisero agli Usa di installare basi militari dal Medio Oriente
all’Asia ed al Giappone;

LA PRESIDENZA EISENHOWER

• Con la rinuncia di Truman a ricandidarsi le elezioni furono vinte dal repubblicano Eisenhower,
figura assai popolare negli Usa;
• La sua amministrazione, riconfermata nel 1956, sostenuta da figure di elevato spessore – tra tutte
il segretario di stato Foster Dulles, cercò di risolvere i problemi economici e razziali del Paese ed
impostò la politica estera verso una forte presa di posizione nei confronti dell’Unione sovietica
sulla base dei rapporti di forza militare;
• All’inizio Eisenhower non si oppose più di tanto alla campagna anticomunista di McCarthy, ma
quando quest’ultimo cominciò ad attaccare gli ambienti militari si oppose fortemente portando la
caduta di McCarthy nel 1955;
• Sotto Eisenhower prese avvio il movimento dei diritti civili di Martin Luther King, che riuscì nel
1960 a far approvare dal Congresso una nuova legge sui diritti civili che imponeva tra l’altro
l’iscrizione dei cittadini di colore nelle liste elettorali;
• Durante il suo periodo, nonostante la repressione di Budapest, la crisi di Suez e di Berlino,
l’America trovò nel leader sovietico Krusciov una sponda per l’inizio di una politica di distensione
tra le due potenze;
• Ci furono visite tra esponenti delle due amministrazioni e nel settembre 1959 Krusciov fece una
visita di Stato negli Usa durata 13 giorni, durante la quale incontrò Eiesenhower a Camp david per
riaffermare la ritrovata amicizia con l’America;
• A rompere la ritrovata armonia fu l’abbattimento nel maggio 1960 di un aereo spia americano – U2
– e la cattura del pilota nello spazio aereo sovietico;
• I russi chiesero le scuse degli Usa e non le ottennero;
• Krusciov in un famoso discorso all’Onu denunciò il banditismo degli Usa nei rapporti internazionali
e si ritornò in epoca di guerra fredda;

LA GERMANIA OCCIDENTALE DA ADENAUER A BRANDT

• Negli anni che seguirono la nascita della Repubblica Federale di Germania, si impose la figura di
Adenauer, esponente della Unione democratica cristiana, che governò per 14 anni spalleggiato
dalla CSU bavarese contro il partito socialdemocratico che rappresentava il movimento operaio ed i
sindacati;

• Adenauer era anticomunista e propugnava l’iniziativa privata;


• In politica interna, grazie anche agli aiuti del piano Marshall, l’economia tedesca si riprese alla
grande, risultando la migliore in Europa;
• Nel corso degli anni cinquanta venne eliminata la disoccupazione in virtù anche di una riforma
monetaria e di una politica degli investimenti di alto spessore. A ciò si aggiunga il sacrificio dei
lavoratori tedesche che accettarono lunghi orari di lavoro e limitati consumi sociali;
• In politica estera si assistette nel corso degli anni Cinquanta al progressivo reinserimento della
Germania ovest nel contesto internazionale, con una politica indirizzata all’integrazione europea ed
all’atlantismo ispirato ad una fedeltà piena nei confronti degli USA;
• Questa politica internazionale allontanava di fatto, nel contesto del momento, la possibilità di una
riunificazione delle due Germanie;
• Sotto la guida di Brandt la socialdemocrazia tedesca, da sempre all’opposizione, mutò le sue
tendenze politiche aprendosi ad un maggior atlantismo e questo portò il partito ad ottenere
maggiori consensi, ad entrare nel governo di coalizione con la CDU, nel quale Brandt ricoprì la
carica di ministro degli esteri;
• Nel 1969 dopo le elezioni Brandt divenne Cancelliere, con l’appoggio dei liberali ed iniziò una
politica di riavvicinamento – la Ostpolitik – con i paesi dell’Est europeo;

L’INGHILTERRA TRA RIFORMISMO E LA CONSERVAZIONE

• Le elezioni politiche del luglio 1945 videro la schiacciante vittoria dei laburisti contro Churchill;
• La scelta dell’elettorato inglese fu influenzata dal desiderio di cambiamento propugnato dai
laburisti ed indirizzato ad un maggiore Welfare di stato ed alla nazionalizzazione di settori
economici di interesse nazionale;
• In politica estera l’Inghilterra fruì in maniera massiccia degli aiuti del piano Marshall e si appoggiò
sempre più agli USA, abbandonando la propria politica imperiale ed il ruolo egemone in campo
internazionale;
• In politica interna il governo laburista diede corso alla nazionalizzazione nei comparti industriali,
manifatturiero e finanziario, favorendo la ripresa dell’economia britannica;
• Nel settembre 1951 tornarono al governo i conservatori di Churchill, i quali non si discostarono
dalla politica del Welfare State iniziata dai laburisti;
• Nel 1955 Churchill si ritirò dalla vita politica ed il governo fu assunto da Eden che dopo la crisi di
Suez del 1956 si dimise;
• Divenne primo ministro il Mac Millan che seppe guidare il paese con buoni risultati in campo
economico sino agli inizi degli anni sessanta quando una congiuntura economica sfavorevole
provocò disoccupazione;
• Nelle elezioni del 1964 tornarono al potere i laburisti sotto la guida di Wilson, il quale difese la
sterlina e creò degli organismi per pianificare la vita economica;
• La dura politica monetaria portò un successo e Wilson iniziò le trattative per entrare nella
Comunità economica europea;
• la svalutazione del novembre 1967 rallentò il progresso finanziario;
• sotto Wilson furono promosse una serie di riforme legislative nel campo dei diritti civili che
allineavano l’Inghilterra alle più moderne legislazioni. In particolare fu abolita la pena di morte,
legalizzato l’aborto, depenalizzata la omosessualità, liberalizzato il divorzio e soppressa la censura
teatrale;

LA QUARTA REPUBBLICA IN FRANCIA

• la vita politica francese alla fine della guerra fu influenzata dalla figura di Charles De Gaulle, che
riuscì a compiere l’operazione di passaggio per la ricostruzione politica, economica ed istituzionale
del Paese;
• i primi provvedimenti del governo De Gaulle fu di attuare la nazionalizzazione delle miniere, della
marina mercantile, di alcune grandi industrie e della banca di Francia;
• furono attuati primi interventi di carattere sociale nell’ambito dell’assistenza e previdenza;
• sul piano delle scelte economiche si scontrarono due forze : tra chi voleva una politica di austerità e
tra chi voleva una politica economica ispirata al libero mercato;
• vinse l’idea del libero mercato che ebbe l’appoggio di De Gaulle;
• dal lato istituzionale ci fu una grossa battaglia per la riscrittura della nuova Carta Costituzionale;
• dopo vari referendum prevalse il bicameralismo con poteri ampi al Presidente della repubblica : si
dava vita alla quarta repubblica;
• le elezioni videro l’affermazione del partito comunista e la formazione di un governo a guida
socialista;
• sorsero però contrasti nell’ambito del governo per la posizione dei ministri comunisti che in alcune
occasioni si posero contro il governo socialista, tanto da provocare la loro estromissione dal
governo;
• tornò allora a galla il generale De Gaulle, che aveva lasciato la guida del governo nel gennaio 1946,
il quale formò un raggruppamento moderato di unità nazionale che ebbe un buon successo alle
elezioni amministrative;
• si venne a creare nel paese uno stato di crisi nel quale nessun partito aveva una maggioranza;
• dopo molte lotte politiche, che peraltro non impedirono alla Francia di avere dei successi economici
anche in virtù degli aiuti forniti dal piano Marshall, venne elaborata una nuova legge elettorale che
permetteva gli apparentamenti tra le liste ed il sistema maggioritario;
• le elezioni videro il successo della destra e la formazione di un governo centro-destra con la
partecipazione dei gollisti;
• il grosso problema dei governi degli anni 50 era la soluzione delle questioni coloniali;
• la guerra d’Indocina ed il problema algerino ebbero grandi conseguenze sulla politica del paese,
come anche l’adesione alla comunità europea di difesa;
• nel 1954 tornarono al governo le sinistre che liquidarono l’Indocina e votarono contro l’adesione
alla comunità europea;
• solo con il Trattato dell’unione europea occidentale si riuscì a trovare una soluzione;
• inoltre si affermò un movimento di estrema destra guidato da Pierre Poujade e si andò incontro alla
crisi di Suez ed alla guerra di Algeria;

LA CRISI DI SUEZ

• nel 1952 un colpo di stato depose il re Faruk e portò al potere i militari guidati da Neghib;
• nel 1954 Nasser cacciò Neghib ed assunse il potere;
• intraprese una politica filo araba ed anti occidentali, in aperto contrasto con Israele, alleandosi con
Siria ed Arabia Saudita ed aprendo a contatti militari con i paesi socialisti;
• ciò provocò la reazione degli Usa, preoccupati che i russi potessero entrare nello scacchiere medio
orientale anche in funzione dello sfruttamento delle immense riserve petrolifere;

• la crisi di Suez nacque con la richiesta dei paesi occidentali a Nasser di interrompere i rapporti con i
paesi socialisti in cambio di aiuti finanziari per la costruzione della diga di Assuan;
• Nasser rifiutòe di fronte al ritiro dell’aiuto finanziario dei paesi occidentali decise di nazionalizzare il
canale di Suez, introitando in tal modo i proventi del canale che andavano ad una società di
proprietà inglese e francese;
• La reazione di Inghilterra e Francia fu immediata e dopo aver chiesto l’intervento dell’Onu, decisero
di operare congiuntamente sperando in un successivo aiuto militare degli americani;
• Gli USA però non appoggiarono gli alleati non intendendo presentarsi al mondo come fautori del
colonialismo europeo;
• Inglesi e francesi decisero di ricorrere all’aiuto di Israele, che attaccò sotto la guida di Moshe Dayan
l’Egitto attraverso il deserto del Sinai;
• L’esercito egiziano fu travolto e gli anglo-francesi chiesero il cessate il fuoco da parte di ambo gli
eserciti;
• Al rifiuto egiziano iniziarono i bombardamenti e mandarono la flotta per occupare il canale di Suez;
• Gli egiziani risposero bloccando l’accesso al Canale;
• A questo punto intervenne l’Onu sotto la spinta degli Usa che stigmatizzarono l’intervento
anglo/francese/israeliano anche per impedire ai russi di porsi alla testa del movimento filo arabo;
• I russi pur minacciando rappresaglie non si esposero militarmente in quanto impegnati con la
repressione dei moti ungheresi;
• Di fronte alla reazione delle grandi potenze e dell’Onu gli inglesi ed i francesi dovettero soccombere
subendo un grave smacco politico;
• La loro posizione in Medio Oriente fu altamente indebolita e Nasser acquisì grande prestigio;
• Concluse un accordo con Siria e Yemen in funzione anti israeliana e solo l’intervento anglo
americano del 1958, dopo il golpe in Iraq, impedì l’accerchiamento dello stato di Israele;
• Pur tuttavia l’unione tra Egitto e Siria non durò a lungo per la volontà di Nasser di avere il netto
predominio;
• Il colpo di stato del 1961 in Siria pose fine all’alleanza;

LA QUESTIONE ALGERINA

• Dopo la sconfitta in Indocina, la Francia dovette affrontare il delicato problema dei rapporti con le
colonie del Nord Africa :

• Marocco

Dopo vari scontri si affermò ilo Partito dell’Indipendenza, che rimise sul trono il sultano Ben
Youssef ed ottenne nel 1956 l’indipendenza dalla Francia e nel 1956 dalla Spagna;

• Tunisia
Anche in Tunisia nacque un movimento indipendentista e nazionalista che si scontrò con i
coloni francesi. Dopo scontri assai duri si affermò Burghiba che ottenne nel 1956
l’indipendenza del paese e nel 1957 la destituzione della monarchia e la proclamazione
della repubblica;

• Algeria

Ben più complessa la situazione in Algeria, in quanto sin dal 1848 l’Algeria era stata
proclamata parte integrante della Francia e massiccia era stata la presenza di coloni francesi
che avevano confiscato i terreni alle popolazioni locali. Tutto ciò aveva creato una
minoranza francese che deteneva il potere a scapito della maggioranza locale. Ciò portò a
duri scontri tra gli indipendentisti, guidati da Ben Bella ed i coloni francesi, coadiuvati dalle
truppe del generale Massu.

Il culmine della lotta si ebbe con la battaglia di Algeri ed il bombardamento di un villaggio in


territorio tunisino nel quale si rifugiavano i ribelli algerini, nel quale morirono diversi civili.

Ci fu allora l’intervento degli Usa per trovare una mediazione che scatenò la reazione dei
coloni francesi e la creazione di un movimento guidato dai generali Salan e Massu.

DE GAULLE E LA QUINTA REPUBBLICA

• Di fronte alla minaccia di un colpo di stato militare, il presidente francese decise di


chiamare alla guida del governo il generale De Gaulle, uomo di grande personalità che
poteva rappresentare il simbolo dell’unità del Paese;
• Il generale De Gaulle accettò l’incarico ponendo due condizioni imprescindibili :
l’assunzione di pieni poteri per un periodo e la preparazione di una nuoiva Costituzione;
• Ottenuta la fiducia preparò la nuova carta costituzione basata su un forte potere del capo
dello stato e dell’esecutivo, con minori condizionamenti da parte dei partiti;
• La nuova costituzione fu approvata con referendum nel settembre del 1958 e diede inizio
alla Quinta Repubblica;
• In particolare il Presidente della Repubblica venne eletto a suffragio universale e di fatto si
ebbe una repubblica di tipo presidenziale;
• De Gaulle venne eletto Presidente della Repubblica e consolidato il potere e l’assetto
costituzionale si dedicò alla soluzione della questione algerina;
• Di fronte allo stallo dei negoziati De Gaulle indisse un referendum con il quale ebbe i pieni
poteri per la soluzione del problema, provocando una dura reazione di una parte dei
militari che tentarono un colpo di stato ad Algeri;
• Fallito il putsch i generali ribelli – con a capo Salan – crearono un movimento clandestino,
l’OAS, c he proseguì La lotta con attentati;
• L’approvazione con referendum degli accordi di Evian e la sconfitta dell’Oas posero fine nel
1962 alla lotta algerina con l’indipendenza di quest’ultima;
• In politica estera De Gaulle con l’aiuto del primo ministro. Georges Pompidou, cercò una
linea autonoma con il progressivo disimpegno dalla Nato, pur non rinnegando la sua
posizione filo occidentale;
• La Francia fu dotata di una forza atomica;
• Si impedì l’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità Europea e si cercarono intese
politiche con la Russia ed i paesi del blocco orientale, oltre a riconoscere la Cina comunista;
• In politica interna si ebbero difficoltà economiche che negli sessanta sfociarono i proteste
operaie e studentesche, con il culmine nel 1968;

• De Gaulle allora impose i toni duri ed organizzò una grande manifestazione a parigi asuo
favore;
• Indisse nuove elezioni nel quale risultò vincitore;
• Tuttavia nell’aprile 1969 indisse un referendum per alcune modifiche costituzionali ma
venne sconfitto, per cui deluso ed irritato si ritirò dalla vita politica e morì nel 1970;
• Le nuove elezioni presidenziali elessero Pompidou che seguì la politica gollista,
consentendo però nel 1971 l’adesione dell’Inghilterra alla Comunità Europea;

IL BLOCCO SOVIETICO DA STALIN A KRUSCIOV

• La fine della guerra aveva trovato la Russia in gravi difficoltà economiche;


• A fronte della fine dei prestiti da parte americana e dalle mancate riparazioni di guerra da
parte dei paesi sconfitti, si diede corso dal 1946 al quarto piano quinquennale con massicci
investimenti nel campo dell’industria elettrica, delle comunicazioni e dell’agricoltura;
• Nell’arco di quale che anno la Russai diventò la seconda potenza industriale e la costruzione
nel 1949 della propria bomba atomica la fece uscire dal piano di inferiorità di fronte agli
Usa;
• Questi successi economici furono pagati a caro prezzo dal popolo sovietico che vide
interrotto ogni contatto con il mondo occidentale e privato di libertà civili mediante
l’adozione di un regime duro di polizia;
• Furono colpiti vari settori tra cui il mondo intellettuale e quello operaio con l’imposizione di
pesanti regimi lavorativi e l’assenza di tutele sindacali;
• Tutto ciò sembrava preludere a nuove purghe sul tipo di quelle degli anni 30, ma la morte
di Stalin nel marzo 1953 interruppe questo pericolo;
• Pur tributando grandi onori a Stalin, il nuovo corso sovietico, guidato da Krusciov, cercò di
rompere con i metodi duri del passato;

I PAESI DELL’EUROPA ORIENTALE DALLO STALINISMO AL NUOVO CORSO

• Nei paesi del blocco sovietico le linee guida sociali, politiche ed economiche si allineavano a
quelle instaurate in Russia con un forte controllo dello Stato, specialmente nel settore
scolastico con la nazionalizzazione delle scuole e la lotta contro le organizzazioni religiose,
in particolare i cattolici;
• Dopo la morte di Stalin nei vari paesi comunisti si ebbe la creazione di movimenti che
richiedevano migliori condizioni economiche;
• Ci furono violenti scontri ed una dura repressione poliziesca;
• Di fronte a questo stato di fatto i dirigenti russi decisero l’instaurazione di un nuovo corso
nei paesi satelliti che allentasse i rigidi metodi polizieschi e desse maggiore spazio alle
istanze sociali ed economiche;
• Ci fu anche un riavvicinamento tra la Russai e la Jugoslavia dopo la rottura del 1949;

KRUSCIOV E LA DESTALINIZZAZIONE

• La nuova politica di Krusciov rappresentava una chiara rottura con la linea egemonica di
Stalin;
• Al fine di neutralizzare le opposizioni interne al partito, in occasione del XX CONGRESSO DEL
PARTITO COMUNISTA, Krusciov lesse un rapporto segreto, non destinato al pubblico, con il

quale demolì il mito di Stalin, presentandolo come un despota che usava la violenza bruta
ed il terrore nella gestione del potere;
• Nello stesso rapporto Krusciov enunciò la direttiva della coesistenza pacifica al fine di
scongiurare future guerre mondiali;
• Infine riassunse la prospettiva di un pluralismo socialista con maggiori autonomie per i
paesi a guida comunista, sempre nell’ottica del trionfo del socialismo internazionale;
• Il rapporto segreto venne pubblicato in America, suscitando speranze e reazioni all’interno
della stessa Russia e dei paesi satelliti;
• All’interno del partito, Krusciov con l’aiuto della polizia e dell’esercito riuscì ad
estromettere i filo stalinisti e ad assumere la guida del governo e del partito;
• In questo periodo notevoli furono i successi sul piano scientifico specialmente per la
conquista dello spazio, con il lancio delle prime navicelle spaziali e l’invio di un uomo –
Gagarin – che compì un volo orbitale intorno alla Terra;

LE RIVOLUZIONI IN POLONIA ED UNGHERIA

• Gli effetti della destalinizzazione suscitarono attese e fermenti nei vari paesi satelliti;
• Le rivendicazioni più consistenti avvennero in Polonia con una rivolta operaia, che portò a
richiamare al governo Gomulka, caduto in disgrazia nel 1948 e rinchiuso in carcere dal 1951
al 1955;
• Di fronte all’atteggiamento deciso di Gomulka di non cedere di fronte ad un intervento
armato russo per riportare l’ordine e stroncare la protesta sociale, Krusciov accettò la
situazione ed avviò una politica più equilibrata, senza rompere i legami e permettendo
limitati spazi di libertà ed una maggiore intesa con la chiesa cattolica, avversata dalla
persecuzione stalinista;
• Anche in Ungheria si ebbero movimenti per denunciare gli abusi dello stalinismo e sulla
spinta della rivolta polacca, si ebbero manifestazioni di protesta in piazza;
• Venne chiamato alla guida del governo Nagy, espulso dal partito nel 1955, che attuò una
serie di riforme che attenuarono il disagio sociale e dichiarò il ritiro dell’Ungheria dal Patto
di Varsavia;
• Le truppe sovietiche invasero l’Ungheria e dopo dure repressioni arrestarono Nagy ed i
suoi alleati, e la vita politica ungherese fu normalizzata;
• Da parte dei paesi occidentali oltre ad una solidarietà a parole non ci fu alcun intervento
deciso in aiuto ai rivoltosi;
• Nonostante i fatti ungheresi la politica di distensione tra i due blocchi andò avanti
culminando nel 1959 con la visita di Krusciov negli Stai Uniti;

LE RIFORME NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

• Dopo la proclamazione della Repubblica popolare cinese, Mao dette inizio ad una politica di
profonde riforme in campo agricolo ed industriale, destinate a trasformare i tradizionali
assetti economico sociali del Paese;
• Fu attuata la confisca della proprietà terriera, ridistribuita tra i contadini;
• Fu attuata una politica di terrore ideologico con epurazioni, indottrinamento e fucilazioni
che portò ad una trasformazione della società cinese in ogni campo;
• Fu abolita la proprietà privata e nazionalizzato il settore industriale oltre alla
collettivizzazione delle campagne;

• Nell’arco di 5 anni – dal 1953 al 1958 – la Cina raggiunse risultati sostanziosi in campo
economico;
• A questo punto Mao decise di rallentare la pressione ed aprirsi ad un pluralismo ed al
confronto in seno alla società;
• La presenza però di una opposizione, catalogata come revisionismo di destra, fece desistere
da questo tentativo e si tornò ai metodi precedenti;
• Fu annunciato nel 1958 il “ grande balzo “ che avrebbe dovuto portare nell’arco di 15 anni
la Cina ad assumere un rilievo economico mondiale;
• La mancanza di adeguate infrastrutture e l’imposizione di una collettivizzazione della
società cinese, organizzata in “ comuni popolari “ decretò il fallimento del piano
economico, soprattutto in campo agricolo;
• Di fronte alle critiche Mao decise di lasciare la guida del governo, mantenendo solo la carica
di guida del partito e grazia anche all’aiuto del generale Lin Piao mantenne il controllo
dell’esercito, vero asse portante del regime;

IL CONFLITTO RUSSO - CINESE

• Gli anni che seguirono la destalinizzazione segnarono anche il deteriorarsi dei rapporti tra
Russia e Cina;
• Dopo il culmine dei rapporti con la guerra di Corea e gli aiuti economici, la morte di Stalin e
la demolizione del suo mito provocarono dissensi ideologici tra i due maggiori paesi
comunisti nel mondo;
• Dopo duri scontri la rottura aperta si ebbe nel 1963 quando da parte cinese si accusò la
dirigenza sovietica di aver tradito i principi del marxismo-leninismo;
• Con la pubblicazione del “ libretto rosso “ nel quale venivano indicate le linee guida della
rivoluzione culturale, Mao si assurse a guida del movimento comunista mondiale in
opposizione alla Russia;
• Iniziò una campagna contro gli oppositori interni attraverso l’esercito e gli studenti
organizzati nelle “ guardie rosse “ che iniziarono pesanti persecuzioni ideologiche;
• Di fronte a questa situazione che poteva sfuggirgli di mano, Mao sconfessò sia la destra
revisionista che la sinistra radicale, ponendosi quale unica guida capace di condurre la Cina
ad un rinnovamento fedele all’ideologia marxista – leninista;
• Il nuovo corso fece illustri vittime, tra cui la più famosa fu il generale Lin Piao, fedele
esecutore degli ordini che morì in un misterioso incidente aereo nel 1971;

L’URSS DALLA PRIMAVERA DI PRAGA ALL’INVASIONE DELL’AFGHANISTAN

• All’inizio degli anni sessanta Krusciov aveva eliminato il gruppo stalinista e consolidato il suo
potere;
• Dal 1964 cominciarono ad emergere all’interno del partito nuove figure che accusarono
Krusciov di aver accumulato troppi poteri e lo costrinsero alle dimissioni;
• Pur mantenendo la destalinizzazione ed il processo di liberalizzazione, la Russia non voleva
abdicare al suo ruolo egemomjico nell’ambito dei paesi comunisti satelliti instaurando una
politica di integrazione economica;
• A turbare gli equilibri del blocco orientale intervenne nel 1968 la crisi cecoslovacca, guidata
da Dubcek, che avviò delle riforme liberali;

• L’Unione Sovietica guardò con sospetto a queste aperture temendo che potessero
propagarsi negli altri paesi del blocco;
• Intervenne allora con forti pressioni sul governo ceco ma di fronte alla ferma resistenza dei
dirigenti politici decise di procedere alla invasione militare nell’agosto 1968;
• Dubcek reagì passivamente ritenendo suicida una risposta armata;
• Dopo aver posto la Cecoslovacchia sotto la tutela delle truupe del Patto di Varsavia, la
Russia procedette al processo di normalizzazione del Paese, che portò alla espulsione di
Dubcek e dei dirigenti a lui legati e portando al potere un regime fedele che abolì le
aperture liberali precdedenti;
• La reazione nei paesi occidentali fu più vivace specialmente da parte di alcuni aprtiti
comunisti – Italia e Francia – con un dissenso più forte rispetto ai fatti ungheresi del 1956;
• Nel 1970 ripresero le proteste economiche in Polonia ed ilò governo Gomulka dovette
dimettersi;
• Il nuovo ministro – Gierek – concesse alcuni provvedimenti che alleviarono la criticità
economica;
• Di fronte alla situazione difficile nacque il movimento sindacale libero – Solidarnosc –
guidato da Lech Walesa che riunì otto milioni di lavoratori;
• Di fronte alle proteste di piazza, il generale Jaruzelski, nuovo capo del governo, instaurò la
legge marziale che rimase in vigore dal 1980 al 1984, procedendo all’arresto dei capi
sindacali, tra cui Walesa;
• L’Unione Sovietica, guidata da Breznev, di fronte a questo progressivo sfaldamento della
rigida compattezza del blocco sovietico e di evidenti criticità in campo economico, rispose
con una politica improntata alla restaurazione autoritaria nella politica interna, con la
repressione di ogni voce dissenziente, tra le quali le più note furono lo scrittore Solzenitsyn
e lo scienziato Sacharov ;
• Nonostante la firma degli accordi di Helsinki del 1975 sulla sicurezza e la cooperazione e la
difesa dei diritti civili, la Russia disattese agli accordi;
• In particolare nel dicembre 1979 dopo un colpo di stato comunista in Afghanistan, Breznev
decise di inviare l’Armata Rossa in aiuto del nuovo governo;
• L’esercito russo rimase a lungo in Afghanistan combattendo contro i gruppi islamici
appoggiati con armi dagli Usa;
• Dopo la morte di Breznev nel 1982 si avviò un processo di revisione che portò alla caduta
del muro di Berlino del 1989;

GLI STATI UNITI NEGLI ANNI DEL DISGELO

• L’ 8 novembre 1960 viene eletto presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy con
uno scaro alquanto risicato rispetto al candidato repubblicano Richard Nixon;
• Appartenente ad una ricca famiglia cattolica sin dall’inizio Kennedy ebbe consensi per la sua
volontà di perseguire un futuro di pace e giustizia;
• In politica interna cercò di avviare una migliore politica sociale imperniata sullo sviluppo
della scuola, dell’assistenza sanitaria per gli anziani, sugli aiuti per le zone più depresse, sul
rispetto dei diritti civili della popolazione di razza nera;
• si richiamò allo spirito di iniziativa che aveva sempre animato la nazione americana;

• in politica estera cercò di contrastare l’espansionismo sovietico con una politica di aiuti ai
paesi in via sviluppo, combattendo la fame, la povertà, lo squilibrio tra classi sociali ed il
nazionalismo;
• in quest’ottica si inquadrò il piano di aiuti per l’America Latina, sulla base del piano
Marshall adottato per l’Europa;
• va detto però che tale piano, pur lodevole nei suoi principi, nascondeva una certa
ambiguità per il fatto che l’amministrazione americana per tutelare i suoi interessi doveva
necessariamente scendere a patti con governi corrotti, nazionalisti e spesso appoggiati da
golpe militari;

LA CRISI DI BERLINO

• dopo un periodo di tranquillità, di fronte al continuo esodo di cittadini da Berlino Est a


Berlino ovest – attratti dal benessere occidentale -, la Russia nel novembre 1958chiese
perentoriamente a Usa, Francia ed Inghilterra di concludere il tratto di pace con la
Germania orientale, minacciando in caso contrario di lasciare alla DDR la gestione della
parte est di Berlino e la possibilità di rinegoziare gli accessi da est ad ovest;
• di fronte questo ultimatum gli alleati risposero ribadendo il loro diritto a restare a Berlino
ed aprendo la possibilità di accordi;
• dopo inutili incontri diplomatici si accese una speranza con la visita di Krusciov negli Usa
nel 1959;
• la vicenda degli aerei spia in territorio sovietico fece fallire gli ulteriori negoziati;
• Kennedy riprese in mano la questione ed in un incontro a Vienna nel giugno 1961 si mostrò
poco conciliante e duro, ribadendo il principio americano di vigilare e restare aBerlin o;
• Questo atteggiamento fu dettato da un lato dalla necessità di Kennedy di allontanare da se
le accuse di simpatie filo comuniste e dall’altra di riaffermare e recuperare il ruolo
internazionale degli Usa, uscito ridimensionato da vari eventi internazionali – voli spia, voli
spaziali -;
• Di fronte a questa presa di posizione americana il governo della DDR decise di costruire un
muro – agosto 1961 – che separò la zona orientale di Berlino dal resto della città e diventò
iul simbolo della divisione tra due concezioni di cultura e modelli di vita;

LA CRISI DI CUBA

• Dal marzo 1952 si era affermato a Cuba il regime corrotto ed autoritario di Fulgencio
Batista, appoggiato dagli Stati Uniti per i forti interessi economici presenti nell’isola;
• Contro questo regime si opposero alcuni gruppi rivoluzionari guidati da Fidel Castro, il quale
dopo un primo tentativo andato male e l’arresto subito, nel 1955 a seguito di amnistia si
rifugiò in Messico ove incontrò Che Guevara ed organizzò un movimento;
• Nel novembre 1956 operò unoo sbarco insurrezionale a Cuba con 80 uomini, ma fu
sconfitto e si ritirò sulle montagne della Sierra Maestra con 12 uomini, organizzando la
guerriglia e raccogliendo circa 2000 uomini;
• A seguito della sospensione degli aiuti economici e militari a Batista da parte
dell’amministrazione Eisenhower nel 1958, per gli eccessi del regime, Castro riuscì a
prevalere sulle forze di Batista, che il 1 gennaio 1959 abbandonò l’isola;
• Il nuovo governo guidato da Fidel Castro attuò una profonda riforma scolastica, sanitaria ed
agricola con le qualiu migliorò il tenore di vita della popolazione;

• In politica estera dopo un inizio distensivo con gli Usa, che avevano riconosciuto il nuovo
governi cubano, il clima si guastò a seguito della nazionalizzazione di alcune imprese
americane senza alcun indennizzo;
• Inoltre Castro nel corso del 1960 si avvicinò alla Russia con la firma di accordi commerciali
ed accettando la protezione sovietica;
• Allacciò anche rapporti diplomatici con la Cina;
• Quando poi nel gennaio 1961 Castro chiese una drastica riduzione del personale
dell’ambasciata statunitense, gli Usa ritirò la propria delegazione diplomatica da Cuba;
• I vari tentativi americani di rovesciare il regime sfociarono il 17 aprile 1961, sotto la
presidenza Kennedy, con lo sbarco nella Baia dei Porci di 1200 esuli cubani anticastristi,
armati della Cia;
• Il mancato appoggio aereo e militare da parte di Kennedy, impaurito per le reazioni
internazionali, decretò il fallimento dell’operazione e sempre maggiori legami tra Cuba e
Russia;
• La situazione divenne particolarmente tesa quando i cubani concessero ai russi la possibilità
di installare basi missilistiche a Cuba e l’invio di 45000 soldati russi;
• La risposta di Kennedy fu quella di attuare un blocco navale che impedisse il transito di navi
sovietiche verso Cuba;
• Questa prova di forza tenne il mondo in sospeso per il pericolo di ritorsioni russe a Berlino e
la paura di un nuovo conflitto mondiale;
• Con una lettera del 26 ottobre 1962 Krusciov garantì a Kennedy che le navi sovietiche non
trasportavano armi, che sarebbero state smantellate le basi missilistiche e ritirato i tecnici;
• Nel contempo la Russia chiedeva agli Usa di impegnarsi a non invadere Cuba e a
smantellare le basi missilistiche in Turchia ed Italia;
• Il buon senso dei due presidenti permise un raffreddamento della crisi e lo scongiurare un
pericolo di conflitto mondiale;

L’ASSASSINIO DI KENNEDY – LA PRESIDENZA JOHNSON

• La figura di Kennedy per il suo carisma e le sue iniziative sia in politica interna che estera,
aveva raccolto ampi consensi in America e nel mondo;
• Di contrasto però si era formata in America una reazione a Kennedy che sfocio il 22
novembre 1963 nell’assassinio a Dallas del presidente;
• Dopo innumerevoli inchieste e ricostruzioni ancora oggi non si sa chi siano stati gli esecutori
ed i mandanti;
• A Kennedy successe il vice presidente Lyndon Johnson che poi vinse le lezioni del 1964;
• La sua politica continuò quello kennediana sia nella politica sociale ed economica interna
sia nei rapporti con il mondo;
• Pur tuttavia la crisi razziale negli Usa divampava sempre più ed accanto al movimento
moderato di Martin Luther King nascevano gruppi sempre più radicali e violenti;
• I più noti furono il Black Power, le Pantere nere, organizzazione clandestina con simpatie
maoiste e castriste e la setta dei musulmani neri con a capo Majcom X, ucciso nel febbraio
1965;
• Tra il 1964 ed il 1967 divamparono le rivolte nei ghetti ed il 4 aprile 1968 venne assassinato
Luther King ed 6 giugno 1968 fu ucciso Robert Kennedy, fratello di John, noto per il suo
impegno nel campo dei diritti civili e che si era candidato per la presidenza degli Usa;

LA GUERRA NEL VIETNAM

• Oltre al problema razziale Johnson si trovò a fronteggiare la questione legata alla guerra nel
Vietnam;
• Dopo la sconfitta dei francesi nel 1954 ad opera dei vietcong guidati da Ho Chi Minh nella
battaglia di Dien Bien Phu ed il loro abbandono del Vietnam, gli Usa per il timore che tutto il
Vietnam finisse in mano ai comunisti del Nord appoggiarono economicamente e
militarmente il regime di Saigon;
• Fu sotto la presidenza Kennedy che le forze militari in Vietnam raggiunsero il numero di
30.000 uomini;
• Nel corso del 1963 il governo di Saigon venne deposto con un colpo di stato appoggiato
dagli americani e dopo lo scontro dell’agosto 1964 tra navi americane e nord vietnamite gli
Usa dichiarono guerra al Vietnam del Nord inviando in Vietnam circa 500.000 uomini e
bombardando sistematicamente le città del Nord;
• L’efficacia della resistenza vietcong, la loro conoscenza del territorio e l’appoggio dei
contadini fecero palesare la difficoltà di vittoria militare, per cui gli Usa iniziarono nel 1968 i
colloqui di pace a Parigi sospendendo i bombardamenti nel nord Vietnam;
• Nonostante le trattative in corso la guerra si inasprì sempre più coinvolgendo anche
Cambogia e Laos, invase dai vietcong;
• Gli Usa ripresero i bombardamenti al nord ed invasero Laos e Cambogia per impedire il
passaggio dei vietcong da quei territori, interrompendo i colloqui di pace a Parigi;
• Questa escalation della guerra provocò nel mondo una ondata di proteste contro gi Usa
intesi come gendarmi del mondo che volevano reprimere le libertà;
• Inoltre anche la coscienza americana venne ferita dalle migliaia di morti. Il conflitto non era
visto, come nella seconda guerra mondiale, come la difesa della libertà dei popoli da una
inesorabile minaccia;
• La presidenza Nixon di fronte a questo stato di fatto decise all’inizio del 1973 di sospendere
i bombardamenti ed il 27 gennaio 1973 venne firmato a Parigi l’armistizio tra Usa e Vietnam
del Nord che pose fine all’impegno americano nel Vietnam;
• Il 27 aprile 1975 venne firmata la resa del Vietnam del Sud ed il 24 giugno 1976 nasceva la
Repubblica socialista del Vietnam unificato;

LA PRESIDENZA NIXON

• Nella fase di disimpegno dalla guerra nel Vietnam, gli Usa, sotto l’impulso della presidenza
Nixon e del suo consigliere Kissinger, avviarono una politica di distensione verso la Cina sia
per motivi economici che politici;
• Anche la Cina vide di buon occhio questa situazione che le permetteva di uscire
dall’isolamento ed allacciare relazioni commerciali con Usa e Giappone;
• Inoltre la Cina voleva essere ammessa all’Onu al posto di Taiwan;
• I contatti diplomatici tra Usa e Cina si intensificarono sempre più, anche con l’invito che
nell’aprile 1971 le autorità cinesi fecero alla squadra di ping pong americana e culminarono
con l’ammissione della Cina nell’ottobre 1971 alle Nazioni Unite al posto di Taiwan, a cui
no0n si opposero con il diritto di veto gli Usa;
• Dopo la visita segreta di Kissinger a Pechino nel luglio 1971, il presidente Nixon si recò in
visita ufficiale in Cina nel febbraio 1972 concludendo importanti accordi politici;

• Nixon compì gesti distensivi anche verso la Russia compiendo una visita a Mosca nel maggio
1972 e concludendo un accordo per la limitazione delle armi strategiche;
• La popolarità raggiunta in Ameriuica permise a Nixon di vincere le elezioni del 1972 e di
continuare a mietere successi in politica estera, sempre con l’ausilio di Kissinger, anche per
la guerra del Kippur tra Israele e gli Arabi;
• Però il suo mandato psi interruppe bruscamente per lo scandalo Watergate legato allo
spionaggio telefonico perpetrato da ambienti vicini ai dirigenti repubblicani nei confronti
del candidato democratico;
• Per evitare l’impeachment Nixon si dimise e gli successe il vicepresidente Ford che concesse
la grazia a Nixon, suscitando violente proteste anche per il ruolo tenuto dalla CIA che ormai
appariva come un organo della Stato al di fuori di ogni principio legale;
• Tra l’altro risultò implicata nel rovesciamento del presidente cileno Allende nel 1973 da
parte dei militari;

DA CARTER A REAGAN A CLINTON

1. Carter

Vincitore delle elezioni presidenziali del 1976 cercò di instaurare una immagine di
amministrazione onesta ed aperta alle esigenze di giustizia sociale. Intervenne
positivamente nella vertenza tra egiziani ed israeliani con gli accordi di Camp David e
concluse un accordo con la Russia per una ulteriore limitazione degli armamenti nucleari.

Subì dei rovesci nei rapporti con l’Iran e con il fallimento della liberazione degli ostaggi
americani a Teheran mediante blitz militare.

Inoltre anche le criticità in politica economica interna, unite allo smacco iranuano,
portarono alla vittoria nel 1980 del candidato repubblicano Ronald Reagan;

2. Reagan

Il nuovo presidente impresse una svolta conservatrice alla politica interna americana,
smantellando il welfare, dando incentivi all’industria e riducendo la pressione fiscale.

Queste misure da un lato favorirono la ripresa economica e dall’altro aumentarono gli strati
più poveri della popolazione.

In politica estera si riavvicinò alla Russia di Gorbaciov. Rivinse le elezioni nel 1984.

3. Bush senior

nel 1988 venne eletto Bush che ridusse le spese militari ed il congelamento del programma
dello scudo spaziale. La sua amministrazione fu ricordata per la guerra contro Saddam
Hussein e l’intervento in Somalia;

4. Clinton

Nel 1992 vinse le elezioni il democratico Clinton, riconfermato nel 1996.

Aprì una nuova fase orientata ad una maggiore attenzione dei problemi sociali del paese e
degli effetti sociali delle scelte economiche, abbandonando la rigida politica liberista dei
suoi predecessori;

L’ITALIA DAL CENTRO SINISTRA AGLI ANNI DI PIOMBO

• Nel 1955 venne eletto presidente della repubblica Giovanni Gronchi, figura di prestigio
nazionale e fautore dell’apertura ai socialisti alla luce del ridimensionamento dei partiti di
centro dopo le elezioni del 1953;
• Cadde il governo Scelba e Gronchi dette l’incarico ad Antonio Segni il quale formò un
governo con i socialdemocratici ed i liberali;
• Nonostante alcune importanti realizzazioni istituzionali ed economiche il governo Segni
cadde nel marzo 1957 per le tensioni tra i partiti laici di centro e la evidenza di non poter
formare coalizioni spinse Gronchi ad affidare l’incarico a Zoli per la formazione di un
governo monocolore DC che trovasse l’appoggio in Parlamento;
• Di fronte alla dichiarazione di appoggio dei monarchici e del MSI ed al loro effettivo
sostegno, il Zoli rassegnò le dimissioni;
• Gronchi constatata l’impossibilità di creare un governo di coalizione, respinse le dimissioni
e rimandò il governo Zoli alle Camere per l’esame provvisorio di bilancio e l’attuazione del
programma legislativo ricercando di volta in volta le maggioranze necessarie;

IL MIRACOLO ECONOMICO – MATTEI – ENI – PARTECIPAZIONI STATALI

• Nonostante le turbolenze politiche, l’economia italiana conobbe tra la metà degli anni
Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta una eccezionale fase di espansione con incremento
degli investimenti industriali, miglioramento della bilancia dei pagamenti, aumento del
prodotto interno lordo;
• I motivi di questo sviluppo risiedono in una abbondante mano d’opera a buon mercato con
politiche salariali contenute, in una crescente stabilità monetaria, nell’incremento delle
esportazioni grazie anche alla creazione del mercato comune europeo;
• Ulteriore fattore di sviluppo fu la concessione di stanziamenti pubblici a basso costo per il
settore industriale anche attraverso la Cassa del Mezzogiorno;
• Figura di spicco in questo periodo fu Enrico Mattei che portò dapprima l’Agip e poi l’Eni ad
assumere un ruolo guida nell’economia Italia non solo nel settore petrolifero ma anche in
altri comparti dell’industria italiana;
• Ricercò ed ottenne importanti concessioni nei paesi produttori di petrolio ed il suo
attivismo trovò avversari in Italia, tra coloro che denunciavano la spregiudicata condotta
manageriale di Mattei, ma soprattutto tra le compagnie americane che vedevano
negativamente l’intromissione di Mattei nei loro affari, specialmente in Africa;
• Con l’aiuto di politici quali Fanfani, La Pira e lo stesso Gronchi fu sollecitata la politica di
apertura verso i paesi del Mediterraneo ed attraverso la creazione delle Partecipazioni
statali forniti maggiori aiuti finanziari alle società che agivano su questi mercati;
• Pur avendo dato lusinghieri successi all’inizio nel tempo la politica delle partecipazioni
statali subì una involuzione a causa delle passività, gestioni parassitarie ed assistenzialiste
portate aventi dai partiti per i loro interessi prettamente politici e di potere;

DALLE ELEZIONI DEL 1958 ALLA CRISI DEL 1960

• Le elezioni del 1958 non modificarono gli assetti interni al parlamento con un progresso
della DC, PCIe PSI a scapito delle destre;
• Gronchi affidò l’incarico a Fanfani il quale presentò alle Camere un programma di
legislatura di grande respiro programmatico che trovò consensi più all’estero che
all’interno;
• I vari inviti ricevuti dai più importanti leader occidentali rafforzarono la figura del
Presidente del Consiglio in campo internazionale;
• All’interno però il governo Fanfani subì alcuni rovesci su importanti leggi per cui nel
gennaio 1959 Fanfani si dimise da primo ministro e dalla segreteria DC;
• Gronchi affidò l’incarico a Segni e nella DC venne eletto segretario l’astro nascente di Aldo
Moro il cui metodo di lavoro e concezione di partito divergeva da Fanfani;
• Dopo alcune leggi approvate in Parlamento, i liberali manifestarono il loro dissenso anche
in opposizione ad una politica estera troppo condizionata dal presidente della repubblica;
• Senza l’appoggio dei liberali Segni si dimise;
• Gronchi affidò l’incarico a Tambroni il quale si presentò alle Camere con un governo
monocolore chiedendo un appoggio al suo programma;
• Ottenne solo l’appoggio del MSI, per cui di fronte alle critiche della componente di sinistra
della DC, quest’ultima tolse l’appoggio a Tambroni e riaprì la crisi ministeriale;
• Gronchi tentò di formare un nuovo governo con altri leader, ma constatata la manifesta
impossibilità convinse Tambroni a ritirare le dimissioni ed a ripresentarsi alle Camere,
come già fatto in precedenza con Zoli, per ricercare ed ottenere la fiducia sul programma;
• Nel luglio del 1960 era prevista la celebrazione del Congresso del MSI a Genova e ciò
scatenò le reazioni della sinistra con manifestazioni di piazza in varie città che provocarono
una violenta reazione della polizia ed alcuni morti;
• Di fronte a questa situazione Tambroni si dimise e Gronchi affidò l’incarico a Fanfani che
riuscì a trovare convergenze democratiche in parlamento e a formare un nuovo governo di
coalizione grazie all’astensione del partito socialista di Nenni che si staccava dalla netta
opposizione del fronte delle sinistre;

IL CONGRESSO DI MILANO DEL PSI E DI NAPOLI DELLA DC

• Nel marzo del 1961 si tenne a Milano il congresso socialista che portò dopo un duro
dibattito interno il Psi a schierarsi per una esperienza governativa di centro-sinistra, a
schierarsi contro i blocchi ideologici e a trovare un dialogo con le forze cattoliche;
• Nel gennaio 1962 si svolse a Napoli il Congresso nazionale DC nel quale il leader Moro riuscì
a far approvare la mozione che si richiamava alle sue tesi orientate ad una svolta politica
che si interessasse di più della vita sociale ed economica della popolazione e meno delle
mere lotte di classe;

LE ELEZIONI DEL 1963 ED I GOVERNI DI CENTRO SINISTRA

• Dopo il congresso di Napoli fu dato vita ad un governo di coalizione, presieduto da Fanfani,


che ottenuta l’astensione socialista portò avanti alcune riforme volute dal Psi –
nazionalizzazione energia elettrica, tassa sui dividendi e nuova programmazione
economica;

• Le elezioni del 1963 segnarono però una flessione della DC e del PSI a scapito del PCI e del
PLI, per cui Segni affidò a Leone la creazione di un governo di transizione;
• Con la riaffermazione nel Congresso PSI del 1963 della linea di Nenni per la collaborazione
politica con la Dc, fu possibile realizzare un governo di coalizione guidato da Moro con
Nenni vice presidente del Consiglio;
• Questa scelta provocò l’uscita dal Psi della frazione di sinistra che dette vita al PSIUP;
• Il PCI si oppose a questa nuova situazione politica con la quale perdeva un importante
alleato, però l’influenza dei nuovi avvenimenti internazionali – la destabilizzazione, la crisi
ungherese, l’avvento di Kennedy, la rottura tra Urss e Cina ed i mutamenti nella Chiesa
Cattolica con il Concilio vaticano II – cominciarono a preparare il terreno per l’inizio di un
processo di revisione ideologica che trovò il suo sbocco nel memoriale di Yalta redatto da
Togliatti poche settimane prima della sua morte;
• Nel memoriale reso pubblico da Luigi Longo, Togliatti rivendicava l’autonomia dei partiti
comunisti nazionali rispetto alla Russia e la ricerca di nuove vie al socialismo;
• Lo stesso Longo in occasione dei fatti di Praga dissentì apertamente dalla condotta militare
dell’Urss, però era ancora troppo forte il legame ideologico dei militanti italiani con il paese
guida del blocco comunista, per cui il partito non riuscì a rompere i legami;
• Forte era anche il dissenso della destra liberale che temeva con l’entrata dei socialisti al
governo un brusco stop al libero mercato e temeva l’introduzione di vincoli e controlli;
• L’attività del primo governo di centro sinistra non ebbe vita facile per il rallentamento dello
sviluppo economico e la forte inflazione monetaria;
• Inoltre nel 1964 ci fu da parte del Generale De Lorenzo la predisposizione di un piano di
intervento militare contro ipotetici rischi sovversivi che comportò la schedatura di un gran
numero di personaggi della politica italiana e del mondo sociale;
• Al primo governo Moro ne seguì un altro che portò a compimento, nonostante la netta
opposizione delle destre, il processo di decentramento regionale presisto dalla costituzione
del 1946;
• C on la fine della legislatura la spinta riformistica del centro sinistra si poteva dire conclusa
e si apriva una stagione di lotte politiche ed accaparramento del potere da parte dei partiti;
• Si ampliò la corruzione e l’affarismo che portò alle proteste giovanili del 1968 e alle grandi
agitazioni sindacali del 1968 al 1969;

IL SESSANTOTTO

• Alla fine degli anni sessanta il mondo giovanile italiano, sulla spinta delle proteste iniziate
nel 1964 nelle Università americane, rivendicò nuovi spazi di libertà, nuovi rapporti con la
scuola ed il mondo accademico ed il superamento di una visione chiusa ed immobile della
società;
• Queste rivendicazioni misero in discussione il tessuto sociale, familiare della nazione e si
inserirono nel più vasto quadro della contestazione giovanile e studentesca che esplose in
quegli anni nel mondo;
• Come detto iniziarono dalle università americane e si estesero in tutto il mondo con il
punto cruciale raggiunto nel 1968, specialmente in Francia nell’università di Parigi;
• Pur avendo ottenuto alcune richieste, la più importante la liberalizzazione nell’accesso ai
corsi universitari, il movimento studentesco, sia pure in una parte minoritaria, ebbe
aspirazioni rivoluzionarie con il rifiuto di tutte le istituzioni giudicate autoritarie, ispirate dai

miti di Fidel Castro, Che Guevara, Ho Chi Minh e portate avanti dal filosofo Herbert
Marcuse ch vedeva nei regimi capitalisti e comunisti il costituirsi di società repressive e
contro gli uomini;
• L’attacco del movimento fu quindi portato alla società con l’obiettivo di metterne in
discussione i valori e l’ordine costituito;
• Non trovando appoggio dagli ambienti politici, dalle forze sindacali e dai partiti della
sinistra, si ebbe in Italia la formazione di gruppi extraparlamentari – Lotta continua, Potere
operaio ed altri – che si scagliarono ideologicamente contro il PCI ritenuto riformista ed
incapace di realizzare un disegno rivoluzionario;
• Queste frange di protesta studentesche fornirono negli anni settanta un decisivo apporto al
terrorismo di sinistra;

L’UNIFICAZIONE SOCIALISTA E L’AUTUNNO CALDO

• Nell’ottobre del 1966 si realizzava l’unificazione tra PSI e PSDI e nasceva il PSU;
• L’unione però non diede gli effetti sperati ed alle elezioni del 1968 il nuovo partito subì un
vistoso calo rispetto alle precedenti quando si erano presentati divisi;
• Ci si rese conto che il centro sinistra indeboliva i partiti socialisti per cui nel 1969 avvenne di
nuovo la separazione tra PSI e PSDI;
• La nuova legislatura vide il ritorno a governi deboli senza maggioranze precostituite e la
situazione si aggravò con l’esplodere delle agitazioni sindacali che presero il nome di “
autunno caldo “ e furono la risposta ai limitati aumenti salariali rispetto ai ritmi di lavoro
richiesti dalla parte datoriale e dalla lenta ma costante perdita del potere di acquisto,
dovuto al rincaro dei servizi pubblici e privati;
• Questa nuova situazione rafforzò il ruolo dei sindacati che divennero una componente
importante nel processo sociale ed economico del Paese, intervenendo nella definizione
della legislatura in tema di lavoro, sanità, istruzione, ordine pubblico, casa trasporti e
sicurezza sociale;
• Importante successo fu lì approvazione nel 1970 dello Statuto dei lavoratori che fissava
precise norme a tutela del mondo del lavoro;
• Ma oltre alla criticità sociale e politica si aggiunse l’aggravarsi della violenza e del
terrorismo con connotazioni di destra, in avversione alle lotte sindacali, che sfociò in atti
terroristici cruenti tra cui i più efferati furono la bomba a Piazza Fontana nel dicembre
1969, la strage di piazza della Loggia a Brescia nel maggio 1974, l’attentato al treno Italicus
nell’agosto 1974 e da ultimo la bomba alla stazione di Bologna nell’agosto 1980;
• A ciò si aggiungano varie riviolte – Reggio Calabria e l’Aquila – contro le istituzioni ed un
velleitario tentativo di colpo di stato da parte di Valerio Borghese, ex comandante
repubblica di Salò;
• Di politico e sociale nel periodo 1970 – 1972 con il governo Colombo tornarono i socialisti,
venne introdotto il divorzio con apposito referendum confermativo e si dette inizio al
decentramento regionale – 7 giugno 1970;

DALLA CRISI DEL CENTRO SINISTRA AL DELITTO MORO

• Ad aggravare le tensioni politiche e sociali intervenne anche una pesante crisi economica
determinata nell’aumento del costo del lavoro e nella crisi delle esportazioni, penalizzata

dalla svalutazione del dollaro che provocarono una crescente inflazione ed uno sbilancio
nella bilancia dei pagamenti, con un consistente deficit monetario;
• A ciò si aggiunga la crisi petrolifera che tra il 1972 ed il 1973 vide quadruplicato il prezzo del
petrolio;
• Di fronte a questo preoccupante quadro economico si assistette ad un balletto di governi di
centro destra e centro sinistra e le elezioni anticipate del 1972 non apportarono sostanziali
mutamenti agli schieramenti politici;
• Un elemento di profonda criticità che segnò la società italiana, determinando una lacerante
divisione tra i cattolici, fu il referendum sul divorzio promosso dai radicali di Pannella ed
appoggiato dai partiti di sinistra;
• L’esito favorevole ai divorzisti era la logica conseguenza dei mutamenti economici, sociali e
di costume avvenuti dagli anni Cinquanta nella società italiana;
• All’inizio degli anni 70 si assistette anche alla nascita del terrorismo di matrice rossa che
preoccupò i vertici del PCI;
• Enrico Berlinguer, nuovo segretario del PCI, al fine di evitare rischi di involuzione
autoritaria, prospettò la possibilità di costruire in Italia le condizioni per realizzare una
democrazia compiuta attraverso la strategia del “ compromesso storico “, nella quale si
abbandonava l’idea di un’alternativa di governo delle sinistre,ma si cercava una
collaborazione tra tutte le forze popolari, cattoliche e non;
• Nella DC si levò la voce contraria di Fanfani, ma Moro aprì alla proposta comunista;
• In questo periodo si assistette ad un successo nelle regionali del 1975 del partito
comunista, il cui segretario stava cercando di far apparire come il nuovo faro del socialismo
occidentale, basato sui valori delle democrazie parlamentari e sempre più distante da
Mosca e dai modelli socialisti dell’Est Europa;
• Questo processo e le difficoltà politiche ed economiche convinsero la dirigenza DC -
Zaccagnini, Moro Andreotti – ad aprire ad un parziale coinvolgimento del PCI nel governo
nazionale;
• La tensione terroristica si aggravò con vari attentati ed omicidi che colpirono dapprima le
fabbriche, i dirigenti ed i quadri intermedi e dal 1974, con il sequestro del giudice Sossi,
segnarono una svolta passando alla fase di attacco al cuore dello stato, individuando i
propri obiettivi nella magistratura, nei politici e nella forze di polizia;
• Questi nuovi gruppi contestarono non solo i rappresentanti dello stato ma anche i vertici
sindacali e dei partiti di sinistra;
• L’apice del momento terroristico si ebbe con il sequestro Moro del marzo 1978 e la sua
uccisione nel maggio 1978, dopo il rifiuto di gran parte delle forze politiche a cedere al
ricatto dei brigatisti;
• Seppur drammatico il delitto Moro segnò il declino del terrorismo rosso per il rifiuto di gran
parte del paese di accettare i disegni eversivi della criminalità politica;
• Il periodo fu anche segnato dalla fine della formula di solidarietà nazionale, con la richiesta
del PCI di partecipare organicamente al governo del paese ed il rifiuto della DC;
• Di fronte a ciò il PCI ritirò l’appoggio esterno al governo ed il nuovo presidente della
repubblica indisse le elezioni nel 1979 che non mutarono sostanzialmente il quadro
politico;

LA DECOLONIZZAZIONE ED IL TERZO MONDO

• Negli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale si assistette ad un processo
destinato a favorire l’emancipazione e l’indipendenza dei paesi dell’Africa e dell’Asia
soggetti al colonialismo delle potenze europee;
• Questo processo fu determinato :
1. Nuova classe emergente che aveva studiato presso le università di Londra e Parigi
ed una volta ritornata in patria aveva costituito la nuova ossatura del ceto dirigente
politico ed imprenditoriale;
2. Il nascere di nuove ideologie antimperialiste, dopo la rivoluzione bolscevica e
l’affermazione del’ideologia comunista, che accentuò lo spirito di rivendicazione
sociale ed economica;
3. Il peso politico sempre più ridimensionato delle vecchie potenze coloniali –
Inghilterra e Francia – a scapito delle nuove – USA e URSS – le quali per motivi
diversi avevano atteggiamenti anticoloniali;
4. I costi crescenti nel mantenere le colonie che non davano più i vantaggi in ritorni
economici rispetto al passato;
5. Infine il fattore “ guerra fredda “ tra i due blocchi – occidentale e d orientale – che
favorì il sorgere di nuovi equilibri internazionali, nell’ambito dei quali ognuno
cercava di attirare i nuovi stati ex coloniali attraverso aiuti economici ed anche
tecnologici e militari;

• Le prime aree interessate a questi cambiamenti furono il medio oriente – Libano, Siria e
Giordania le prime ad ottenere uno status di indipendenza;
• A loro si aggiunsero i primi movimenti indipendentistici dell’area nord africana – Marocco,
Algeria e Tunisia – sotto il controllo della Francia, che nel corso degli anni 50/60 ottennero
l’indipendenza. La Libia – ex colonia italiana – ottenne l’indipendenza nel 1951 con la
nascita della monarchia rovesciata successivamente nel 1969 dal colonnello Gheddafi;
• Più complessa la situazione in Palestina dove il crescente afflusso di popolazione ebrea fece
nascere lo scontro tra il nazionalismo arabo e quello ebreo;
• Dopo la fine del protettorato inglese – nel 1948 – si ebbe un grosso esodo di popolazione
arabo palestinese dal nuovo stato di Israele e lo scoppio della guerra nel 1949, vinta dagli
israeliani;
• Nel corso dei decenni successivi si ebbero nuove guerre ed ancor oggi il clima presente
nell’area è di estrema tensione, costellato di atti di terrorismo palestinese e dura
repressione israeliana;

LA DECOLONIZZAZIONE IN ASIA E AFRICA

• Il mancato accordo tra indù e musulmani impedì la formazione di una lega indiana, per cui
l’Inghilterra nel 1947, oltre a concedere l’indipendenza, favorì la nascita di due stati :
l’Unione indiana a maggioranza indù ma con 35/milioni di musulmani ed il Pakistan a
maggioranza musulmana ma con 17/milioni di indù;
• Questa decisione non favorì la pacificazione tra le due etnie religiose e si susseguirono
attentati terroristici che portarono all’assassinio nel 1948 di Gandhi;
• Nel 1950 l’Unione indiana si costituì in Repubblica federale con 350 milioni di abitanti. Le
profonde divergenze di casta e classe presenti penalizzarono lo sviluppo sociale ed

economico del paese che si collocò in ambito internazionale in una posizione di non
allineamento rispetto ai due blocchi;
• Lotte per l’indipendenza si ebbero in Indonesia ( indipendente dal 1945 dagli olandesi ) e
Laos, Cambogia e Vietnam, favorite dalla presenza di partiti comunisti rivoluzionari;
• In Africa si assistette al dissolvimento dell’impero coloniale franco/inglese, che interessava
gran parte dei paesi dell’Africa Nera;
• In alcune zone – Rhodesia e Sudafrica – la presenza di una forte comunità europea che
perseguiva un regime razziale e di potere, ritardò l’indipendenza;
• In altri paesi – Angola e Mozambico – solo con la caduta del regime dittatoriale in
Portogallo, riuscì ad imporsi l’indipendenza nel 1975;
• La concessione dell’indipendenza ai vari paesi africani si accompagnò a violenti scontri
sanguinosi tra le varie etnie tribali presenti nel territorio;
• Il caso più eclatante fu la guerra civile nell’ex Congo belga, ma anche altre nazioni furono
colpite da lotte civili, con il sorgere di dispotici regimi militari, che si appoggiavano alle
varie etnie dominanti;

IL TERZO MONDO

• A livello internazionale forti furono le pressioni da parte di USA ed URSS per attrarre i
giovani stati nella loro orbita di influenza politica e militare;
• In generale la gran parte degli stati cercarono di evitare di essere coinvolti e si collocarono
in quella cosiddetta area denominata “ Terzo Mondo “ che nel corso di successive
conferenze allargò la sua base coinvolgendo anche paesi europei – Jugoslavia – e centro
americani – Cuba – e riaffermarono il loro diritto all’indipendenza politica ed economica;
• Dal punto di vista economico pur tuttavia l’area del Terzo Mondo presentava evidenti
criticità che provocarono un sottosviluppo che portò a crescente miseria e fame;
• A ciò si aggiunga la questione demografica con i più alti tassi di incremento nei paesi
asiatici, africani e sudamericani interessati principalmente dal sottosviluppo;
• Questo endemico problema, legato alla caduta dei regimi dittatoriali, alle guerre sempre
più sanguinose tra fazioni ed alla miseria ha portato nel corso degli anni dopo il 2000 al
sorgere del problema dell’immigrazione, ossia lo spostamento di una grande massa di
popolazione dalle zone sud del mondo a quelle del nord maggiormente sviluppate
economicamente ;

L’AMERICA LATINA TRA POPULISMO, DITTATURE MILITARI,DEMOCRAZIA E SOCIALISMO

• Nell’ America latina si assistette alla nascita di dittature populiste, militari e socialiste;
• L’esempio più significativo fu l’ Argentina dove nel 1943 emerse la figura populista di Peron
che nel 1946 fu eletto presidente e portò sino al 1955 l’Argentina ad uno sviluppo
economico;
• La politica di nazionalizzazione delle industrie, di non allineamento politico internazionali, di
accoglienza verso i criminali nazisti e di relazioni diplomatiche con l’URSS provocarono la
reazione degli USA, che iniziarono a boicottare politicamente ed economicamente il regime
peronista che nel 1955 cadde sostituito da una giunta militare;
• Nel 1973 Peron tornò al potere ma nel 1976, 1 anno dopo la sua morte, una giunta militare
guidata dal generale Videla assunse il potere e per 5 anni si assistette ad una dura
repressione con la sparizione dei corpi degli oppositori – i desaparecidos -;

• Nel 1981 la nuova giunta militare, per rinfocolare il nazionalismo, si gettò nell’impresa della
guerra delle isole Falkland contro l’inghilterra;
• La sconfitta determinò la caduta del regime nel 1982 ed il ritorno ad un governo
democratico presieduto da Alfonsin;
• Negli anni successivi ci furono i processi contro i generali della giunta militare dittatoriale,
una crisi economica con una inflazione altissima – 3000% all’anno – e la elezione di Carlos
Menem che iniziò una politica economica di estremo rigore, procedendo alla
privatizzazione di gran parte delle aziende pubbliche;
• Anche in Brasile si passò da una esperienza populista ad un regime socialista, stroncato da
una rivoluzione militare che instaurò un duri regime dittatoriale fino alle elezioni del 1985
che portarono al governo un regime democratico;
• Lotte ci furono anche in altri paesi – Uruguay, Guatemala, Colombia, Venezuela, Bolivia e
Nicaragua – dove organizzazioni di matrice comunista e libertaria si opposero ai regimi, per
lo più militari;
• Una esperienza di iniziale democrazia fu il Cile dove nel 1965 e successivamente nel 1970,
con la elezione di Allende, si affermò un governo democratico che cercò di avviare un
radicale rinnovamento economico e sociale del Paese;
• Questo processo trovò la forte opposizione della destra e dei poteri forti nazionali ed
internazionali che vedevano colpiti i loro interessi economici;
• Nacquero scontri, fino a quando nel 1973 i militari appoggiati dalla CIA americana,
attuarono un colpo di stato che pose fine al governo Allende, ucciso nel corso degli scontri
e portò al potere una giunta militare guidata da Pinochet;
• Seguirono anni di dura repressione sino al 1988, quando un referendum popolare costrinse
il generale a dimettersi e ciò consentì il ritorno di una democrazia parlamentare;
• Importante fu il ruolo della Chiesa cattolica con la nascita della c.d “ Teologia della
liberazione “ e la presa di posizione di alcuni alti prelati contro le dittature, la violazione dei
diritti civili e delle libertà individuali;
• Figura di spicco fu l’arcivescovo Romero del San Salvador che fu ucciso nella cattedrale
mentre celebrava la Messa, per la sua costante denuncia dei crimini perpetrati dalla
dittatura, divenendo simbolo della resistenza popolare;

IL LUNGO CAMMINO VERSO L’UNIONE EUROPEA

• Il pensiero federalista europeo sin dal primo dopoguerra aveva avuto sostenitori per la
sua attuazione, ma era rimasto a livello di studio;
• Fu con la Resistenza che incoraggiò la riflessione ed il dibattito sulla crisi dell’Europa tra le
due guerre e sul problema della solidarietà internazionale e dell’eliminazione della guerra
nei rapporti tra gli stati;
• Fu proprio tra le fila dei movimenti antifascisti ed antinazisti che cominciò a farsi strada
l’idea di una unione europea da contrapporre al progetto di ordine europea propugnato
da Hitler e basato su una gerarchia dei popoli e fondato sulla purezza della razza;
• Nel primo dopoguerra sostenitore del federalismo europeo fu Luigi Einaudi, che aveva
criticato la società delle nazioni ed auspicato una Europa federata;
• Il documento fondamentale del pensiero federalista italiano fu “ Il Manifesto per
un’Europa libera unita” redatto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi durante la loro
prigionia nell’isola di Ventotene, confinati dal regime;

• Il documento centra la sua riflessione sulla crisi dello stato nazionale, che a loro giudizio
era fallito ed era la causa delle guerre e crisi economiche;
• Il futuro risiedeva nella capacità di ogni stato nazionale a rinunciare alla loro sovranità per
trasferirla in un organismo sovranazionale superiore;
• Si doveva superare la barriera artificiale dello stato – nazione per federare gli europei,
ponendo le basi di una convivenza sociale;
• Architrave di ciò era la elezione di un nuovo Congresso costituente con il quale gli stati si
sarebbero svestiti della propria sovranità per realizzare un nuovo assetto istituzionale;
• Principali fautori del pensiero federalista furono oltre a Spinelli, Brugmans, Aron, Voisin,
Marc ed Olivetti;
• Diversi europeisti non erano federalisti, ma attribuivano ancora allo stato nazionale una
funzione di rilievo, auspicando una soluzione confederale intergovernativa;
• Alla fine della seconda guerra il pensiero federalista non trovò consensi nell’ambito dei
vari stati, essendo occupati i dirigenti politici con i problemi della ricostruzione economica
e nella ricerca di nuovi Assetti politico / istituzionali;
• Nel maggio del 1948 le varie anime del federalismo si riunirono all’ Aja e venne creato il
Movimento federalista europeo, nel quale si contrapposero le varie idee federaliste e fu
elaborato un documento destinato ai vari governi nazionali, che auspicava la creazione
degli stati uniti d’Europa

DALL’OECE AL PIANO SCHUMAN

• Un contributo non trascurabile nel processo di realizzazione dell’integrazione europea


venne dato dagli USA, i quali ritenevano le divisioni europee la causa principale delle due
sanguinose guerre;
• Da questo assunto nacque anche l’impegno economico a favore dell’Europa da un lato per
le esigenze economiche degli Stati Uniti ai fini del rimborso dei vari prestiti, dall’altro
attraverso il paino di aiuti Marshall per evitare il pericolo di penetrazione del comunismo,
molto più facile in nazioni con economie depresse;
• Questo piano di aiuti fu gestito dall’ OECE che avrebbe dovuto funzionare come ministero
europeo dell’Economia;
• Oltre all’aspetto economico, i paesi europei invocarono anche la protezione militare per
arginare una eventuale spinta sovietica a sovvertire l’ordine democratico;
• A tale scopo gli USA spinsero per la creazione di organismi sovranazionali che
permettessero la cooperazione sia economica che militare tra i paesi europei alleati degli
Stati Uniti: erano i prodromi per una futura integrazione e federazione europea;
• Da questa indicazione USA nasce il primo accordo del 1948 – patto di Bruxelles – tra
Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, che stabiliva una stretta collaborazione
in campo economico, sociale, culturale e militare;
• L’Italia, benché invitata, non aderì sia per le condizioni politiche interne sia per l’attrito
con Inghilterra e Francia sul piano di rimborso dei danni di guerra;
• Nonostante questa posizione iniziale, non venne meno l’afflato europeista di De Gasperi, il
quale credeva fermamente in una Europa unita non più divisa da nazionalismi;
• Nel 1949 venne accettato un nuovo invito ad unirsi alla costituzione del Consiglio di
Europa, insieme alle 5 nazioni iniziali ed alla Norvegia,Svezia,Austria,Grecia,Turchia e più
tardi Germania;

• Il patto di Bruxelles non fu solo un’alleanza militare difensiva, ma conteneva anche


l’impegno alla collaborazione economica, sociale e culturale attraverso la costituzione nel
1949 del Consiglio consultivo. Fu proprio questo organo ad esaminare il memoriale
redatto dal congresso dei movimenti federalisti riunitosi aL’Aia;
• All’interno del Consiglio consultivo si scontrarono due posizioni : quella francese
favorevole al progetto di unità europea e quella inglese che giudicava necessario soltanto
uno strumento militare di difesa, escludendo legami politici;
• Il compromesso fu trovato nella costituzione del Consiglio d’Europa, assemblea con poteri
consultivi che aveva il compito di ricercare e discutere progetti di unione politica,
mediante presentazione di progetti specifici;
• Il Consiglio d’Europa non ebbe un gran peso nel processo, che però continuava ad andare
avanti sulla spinta dei federalisti e sulla necessità per il momento di creare una via
federalista mediante accordi su singoli settori;
• Un impulso a questa idea venne data dalla unione delle tre zone di controllo della
Germania nella creazione della Repubblica Federale di Germania;
• si trattava di un protettorato nella quale la Germania aveva una sovranità limitata in
politica estera e militare;
• lo statista Adenauer si rese conto che per uscire da questa situazione di controllo era
necessario aderire all’idea federalista europea;
• da questa esigenza nacque il piano Schuman come il tentativo politico di trovare una
soluzione al problema del controllo dei vincitori sulla economia tedesca;
• venne individuata nella produzione del carbone e dell’acciaio il primo mezzo per
addivenire al rilancio delle rispettive economie attraverso accordi settoriali;
• a questo piano di Comunità Europea del carbone e dell’acciaio aderirono nel 1950 la
Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo ,Olanda e l’Italia costituendo l’Europa dei sei,
dalla quale rimase fuori l’Inghilterra che temeva di dover alienare una parte della propria
sovranità nazionale;
• questo accordo permise anche la riconciliazione di Francia ed Italia dopo i fatti del 1940 e
della successiva guerra e permise anche l’ingresso dell’Italia nella comunità europea
carbone ed acciaio;
• De Gasperi vedeva compiersi altri passi verso l’idea federalista europea alla quale l’Italia
doveva partecipare in prima persona;

DALLA CED ALLA CEE

• Sulla spinta degli accordi stipulati, della pressione dei paesi comunisti, evidenziata dalla
guerra di Corea, si diede vita al CED – Comunità europea di difesa – programma di difesa
imperniato su un esercito europeo, che ancor più portava avanti il progetto di unione
europea;
• sorsero però dei contrasti nell’ambito del CED causati dal fatto che gli USA volevano un
esercito europea che coinvolgesse anche la Germania, mentre la Francia voleva tener fuori
la Germania per non consentire un nuovo riarmo tedesco;
• si dette vita ad un negoziato, nel quale De Gasperi inserì la proposta di fare dell’esercito
europeo una base per unione politica europea a base federale;
• di fatto De Gasperi prospettò di dar vita ad una assemblea europea che gestisse i fondi del
bilancio comune per la difesa, che sarebbero stati tolti al controllo dei singoli parlamenti

nazionali, bensì gestiti da un organismo sovranazionale con organi all’uopo deputati della
Comunità;
• il trattato istitutivo della CED firmato a a Parigi nel maggio 1952 era comunque destinato a
fallire per l’opposizione francese che non voleva il riarmo della Germania e temeva una
cessione della sovranità nazionale in ambito militare;
• il parlamento francese non ratificò il trattato e la Ced fallì;
• dopo questo fallimento i propugnatori della unione europea ritornarono al progetto della
politica aggregante mediante accordi prettamente commerciali, che esulavano dagli aspetti
politici e militari;
• fu trovata nella energia nucleare l’occasione per riaccendere l’interesse dei governi europei
per l’idea federalista europea;
• aderì anche la Francia vuoi per motivi economici che militari;
• si costituì pertanto nel 1955 un organismo comunitario per la produzione e gestione
dell’energia atomica al quale parteciparono i sei paesi della CECA ( accordo carbone ed
acciaio )
• in tale contesto si decise di avviare un processo di integrazione economica europea più
ampia dando vita al Mercato Comune europeo con la firma dei Trattati di Roma del 26
marzo 1957;
• gli obiettivi del mercato comune europeo erano quelli di realizzare una unione doganale,
con l’abolizione delle barriere alla libera circolazione delle merci e di realizzare una politica
economica comune ai sei paesi
• ad accelerare la firma dei trattati di Roma fu anche la grave crisi del canale di Suez che
spinse la Francia ad accettare i negoziati comunitari;
• organo esecutivo della CEE era la commissione della comunità economica europea, la quale
però non riuscì a tramutare le premesse dei trattati suscitando all’inizio le proteste dei
federalisti, che vedevano tradite le iniziali speranze;

IL CAMMINO VERSO L’UNIONE EUROPEA

• al fine di evitare impatti sulle economie dei paesi firmatari fu stabilito che l’apertura
completa delle frontiere si sarebbe realizzata in un arco temporale con graduali riduzioni
sulle tariffe doganali: tale processo si doveva concludere nel 1970;
• in realtà il processo di unificazione doganale non si realizzò compiutamente per le
resistenze delle singole nazioni;
• contribuì molto anche l’atteggiamento della Francia, specialmente nel periodo della
presidenza De Gaulle, dichiarato avversario dell’europeismo, che non voleva cedere le
prerogative dello stato su tutti i campi dell’economia;
• inoltre la Francia si oppose all’ammissione della Gran Bretagna, che non aveva partecipato
nella fase iniziale dell’Unione europea;
• diversi furono i veti francesi e solo con l’avvento di Pompidou alla presidenza della
repubblica francese, la Gran Bretagna ottenne nel 1971 l’ingresso nella comunità europea;
• a seguire nel 1972 entrarono Danimarca ed Irlanda;
• nel 1979 si tennero le prime elezioni per il Parlamento europeo a suffragio universale;
• nel 1981 entrò nella comunità la Grecia e nel 1985 Spagna e Portogallo;

• ma il passo più significativo fu nel dicembre 1985 la definizione dell’Atto unico europeo con
il quale si procedette alla completa integrazione dei mercati e alla abolizione delle dogane
interne;
• inoltre con gli accordi precedenti di Schengen del giugno 1985 si era già stabilita la libera
circolazione nell’ambito dei paesi comunitari di persone, merci, capitali e servizi;
• l’Atto unico fu la premessa del successivo trattato di Maastricht del febbraio 1992, con il
• oltre all’integrazione elettorale e giudiziaria;
• il trattato pur con molte apprensioni fu ratificato dai parlamenti dei paesi firmatari e dal 1
novembre 1993 la CEE assunse il nome di Unione europea;
• il trattato definì anche un piano di unione monetaria, con la creazione di una banca
centrale europea e l’adozione di una moneta comune – EURO – che entrò in vigore nel
1999 per le transazioni finanziarie e dal 1/1/2002 come moneta corrente negli stati
dell’Unione, ad eccezione della Gran Bretagna, della Svezia e della Danimarca, le quali
rinviarono le loro adesioni a data futura;
• il Trattato di Maastricht ha costituito l’ultimo atto del lungo cammino iniziato 40 anni
prima;
• la caduta dei regimi comunisti dal 1989 ha influito notevolmente sugli sviluppi della Unione
europea;
• nel 1997 fu deliberato l’avvio ufficiale per l’allargamento della Unione e dal 2004 sono
entrati nuovi stati che portarono il numero ufficiale degli aderenti a 25 paesi;
• fu redatta una nuova costituzione europea firmata nell’ottobre del 2004 a Roma dai 25
paesi aderenti;
• attualmente dopo l’entrata di Bulgaria, Romania e Croazia gli stati aderenti sono 28;
• e’ ancora in corso di trattative l’entrata della Turchia;
• i problemi nell’ambito dell’integrazione dei 28 paesi sono ancora molti per le divergenze
che si sono venute a creare per la preoccupazione dovute all’impatto che l’allargamento dei
paesi aderenti potrà avere sul mondo del lavoro, dell’economia, della sicurezza e della vita
dei singoli paesi;
• a tal uopo sono stati previsti meccanismi di salvaguardia per far fronte ad eventuali
conseguenze impreviste;

LA CHIESA CATTOLICA E IL MONDO CONTEMPORANEO

• il 9 ottobre 1959 moriva Pio XII, il quale nonostante giudizi negativi sul suo operato, era
stato un grande pontefice per aver saputo guidare la Chiesa in un periodo buio e sconvolto
da lotte tremende, avvelenato da ideologie nel quale sembrava persa ogni valore morale e
senso di pietà;
• in questo periodo, attraverso i suoi messaggi ed i suoi discorsi, aveva indicato le linee per la
ricostruzione cristiana del mondo e per la rinascita di un nuovo ordine cristiano che
riportasse tra gli uomini lo spirito di pace, fratellanza e giustizia;
• dopo la morte di Pio XII si apriva una nuova fase dove ai toni trionfalistici del papato
precedente si dava spazio ad un atteggiamento più aperto e più semplice con una costante
attenzione ai problemi dell’uomo;
• ciò si ebbe con la elezione al soglio pontificio del Cardinal Roncalli, proveniente da famiglia
contadina del bergamasco ed assurto ad importanti cariche sia nella Curia che all’estero
quale nunzio apostolico, per le sue spiccate doti umane, culturali e pastorali;

• assunse il nome di GIOVANNI XXIII e la sua elezione destò sorpresa ed anzi data la sua
avanzata età – 77 anni – si pensò che dovesse essere un Papa di transizione in preparazione
alla ricerca di una figura che potesse succedere al forte papato di Pio XII;
• per la sua bonomia fu chiamato il “ Papa buono “ caratterizzato da semplicità nel parlare
con il linguaggio ed i gesti;
• oltre a questa caratteristica importante fu anche un Papa con una profonda cultura
religiosa ed attento a porre la Chiesa in ascolto del mondo, pronta a sostenere la causa dei
più deboli, ponendosi al di sopra delle divisioni politiche e partitiche;

IL CONCILIO VATICANO II

• durante il suo pontificato Giovanni XXIII colse l’esigenza di avviare una profonda riforma
della Chiesa, attraverso un Concilio ecumenico che doveva dettare le linee di
rinnovamento in grado di portare la Chiesa ad un confronto aperto con il mondo e la
società moderna;
• nel gennaio del 1959 espose le sue intenzioni al Segretario di Stato ed ai cardinali facendo
ben intendere che il suo pontificato non sarebbe stato di mera transizione;
• sia nella Curia romana che tra i cardinali molti non erano d’accordo con le intenzioni del
Papa, che invece trovò un largo consenso presso l’episcopato;
• dopo una fase preparatoria il Concilio Vaticano II fu aperto nell’ottobre 1962 e nel suo
discorso inaugurale il Papa precisò che la dottrina era fondamentale ma bisognava
modificare il modo con la quale si trasmetteva ai popoli;
• in sostanza si rovesciava il tono in gran parte negativo e pessimistico nei confronti del
mondo moderno, che aveva caratterizzati i documenti della Chiesa a partire dall ‘ 800;
• era necessario che si abbandonasse la visione pessimistica della natura umana e si
perseguisse una maggiore attenzione alle aspirazioni dell’umanità;
• Il Concilio si concluse, dopo la morte di Papa Giovanni XXIII, sotto il suo successore – Paolo
VI – nel 1965;
• Le novità apportate dal Concilio Vaticano II si possono riassumere :
1. Superamento del Concilio di Trento dove la Chiesa a fronte delle eresie protestanti
aveva dato una risposta di grande fermezza dottrinale, organizzativa e pastorale.
Tali principi erano stati riaffermati con il Concilio Vaticano I. Ora con il Vaticano II
si doveva uscire dalla fase di chiusura difensiva ed aprirsi ad un nuovo corso
interpretando le nuove evoluzioni della società;
2. Veniva dato più spazio alla collegialità episcopale,attenuando il centralismo
romano affermato nel 1870;
3. Maggiore spazio alle organizzazioni di stampo laicale nei consigli pastorali;
4. Rinnovamento liturgico con il superamento del latino e l’adozione delle diverse
lingue nazionali nella Messa ed in altre funzioni:
5. sul piano dei rapporti con la società ed il potere politico la Chiesa conciliare
rifiutava appoggi e privilegi politici e si dichiarava incompetente sulla scelta in
merito a soluzioni di carattere sociale, economico e politico, limitando la sua
azione soltanto al campo prettamente religioso e nella solidarietà con la
sofferenza umana;
6. rispetto al comunismo, grande nemico della Chiesa pacelliana, il Concilio non
riaffermò la condanna con scomunica. Riaffermò i principi della persona umana

rispetto al collettivismo comunista, respinse l’ateismo e sollecitò un maggiore


impegno sul piano sociale;

• la figura di papa Giovanni XXIII va anche inquadrata nelle due encicliche :” Mater e
Magistra” e la” Pacem in terris”;
• nella prima si richiamava allo spirito del Vangelo ed auspicava che l’intervento dei poteri
pubblici in campo economico evitasse lo sfruttamento delle classi più povere;
• nella seconda, che rappresenta il massimo della visione pastorale del Papa, viene ribadito
il principio del rispetto, tutela, e promozione della persona umana, del principio
dell’uguaglianza tra gli uomini e di tutela delle minoranze etniche;
• si richiamò alle grandi conquiste economiche e sociali del suo tempo;
• sottolineò l’importanza dell’ONU nella ricerca di soluzioni pacifiche nell’ambito delle
controversie tra nazioni;
• riferendosi infine ai movimenti ideologici contrari alla dottrina cristiana, in primis il
comunismo, riconobbe in essi la presenza di qualche elemento positivo che poteva
prefigurare un avvicinamento ed un incontro di ordine pratico che fosse favorevole alle
aspettative dell’uomo e della sua dignità;

PAOLO VI : PONTIFICATO DI DIALOGO

• l’eredità di Papa Giovanni XXIII venne raccolta da Paolo VI che continuò l’opera rinnovatrice
e portò a termine il Concilio Vaticano II nello spirito voluto dal suo predecessore;
• dovette affrontare le tensioni di carattere religioso che il Concilio apportò;
• da un lato la tendenza di cultura teologica che si richiamava alla “ teologia della liberazione
“, che contestava le forme di potere che andavano contro gli ideali di giustizia e libertà dei
popoli;
• questa teologia si affermò nell’America latina contro le dittature militari e diversi preti
parteciparono alla lotta rivoluzionaria contro i regimi militari;
• in Europa si ebbe la contestazione in Italia con la creazione delle comunità di base che si
inserivano nel più ampio quadro della contestazione giovanile del 1968;
• in Olanda si ebbe la iniziativa radicale che si prefiggeva il rinnovamento del catechismo e
della pastorale;
• di diverso avviso furono alcune organizzazioni, la più nota quella guidata dal card. Lefevre,
che voleva un atteggiamento di chiusura alle novità conciliari ed un ritorno al più radicale
tradizionalismo;
• Papa Paolo VI inaugurò la stagione dei viaggi in diversi paesi e continenti, incontrando
anche i capi delle altre chiese e religioni;
• Proseguì la politica di riavvicinamento con i paesi del blocco comunista e concluse accordi
che permisero il riconoscimento giuridico delle istituzioni ecclesiastiche presenti
localmente;
• Emanò delle encicliche su vari aspetti sociali che raccolsero consensi e critiche;
• Il suo pontificato fu attraversato da profonde modificazioni della società ed il papa cercò di
cogliere le ansie, le aspirazioni ed i bisogni dell’uomo moderno;
• La fine del suo pontificato fu segnata in Italia dal terrorismo e dalla morte del suo amico
Aldo Moro;

LA CHIESA DI KAROL WOJTYLA

• Alla morte di Paolo VI fu eletto papa Luciani che morì dopo 33 giorni ed il 16 ottobre fu
eletto Papa Giovanni Paolo II di origine polacca;
• Dopo oltre 4 secoli veniva eletto un papa non italiano;
• Papa Wojtyla era stato operaio ed aveva vissuto la drammatica esperienza
dell’occupazione nazista;
• Divenuto sacerdote aveva svolto il suo sacerdozio durante il regime comunista polacco;
• La sua elezione significava il superamento definitivo di una visione occidentale della Chiesa
cattolica;
• Fu un papa che viaggiò molto e volle instaurare un dialogo con tutti i popoli, al di là delle
diverse razze, religioni e regimi politici;
• Avversò ogni regime totalitario sia di destra che di sinistra, riaffermando l’importanza della
dignità umana:
• Riaffermò il magistero della chiesa e dell’autorità papale;
• Con le sue encicliche trasmise questi messaggi ed i valori sociali, chiedendo anche più volte
il perdono per gli atti contrari compiuti dai cattolici;
• La sua attenzione fu rivolta ai paesi dell’ Est europeo e ciò provocò reazioni ostili che
culminarono nell’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro da parte di un
attentatore turco;
• Si interessò della Polonia appoggiando l’attività del movimento sindacale Solidarnosc;
• Ebbe colloqui con il leader sovietico Gorbaciov e seguì con attenzione il superamento del
regime comunista;
• Sotto il suo pontificato furono firmati i nuovi accordi di modifica ai patti Lateranensi;
• Condannò con forza il sorgere dei conflitti mondiali, condannando l’intervento armato
degli USA nella guerra del Golfo nel 1991 e nell’attacco dell’Iraq nel 2003;
• Morì nell’aprile 2005 ed eccezionale fu la partecipazione ai funerali per un papa circondato
di una straordinaria popolarità che lo ha portato ad essere santificato nel 2014 insieme a
Papa Giovanni XXIII;
• Alla sua morte successe papa Ratzinger emerito studioso e teologo che ha ricoperto
molteplici incarichi tra cui quello di prefetto della Congregazione della Fede;

LA CRISI DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO

• Nell’ambito del dibattito in Assemblea costituente nel 1946/47 era emersa la volontà di
dare corso ad una democrazia guidata dai partiti, i quali dopo il ventennio di dittatura,
rappresentavano il modello necessario per restituire alle forze politiche un peso ed un
ruolo significativo nella giovane democrazia quale elemento di libertà;
• Nel corso degli anni, pur riconoscendo al sistema partitico un ruolo importante nella
crescita sociale ed economica del paese, si è assistita ad una sempre più crescente
ingerenza dei partiti nel quadro istituzionale ed economico del paese;
• Di fatto si è venuta a formare la “ partitocrazia “ un sistema nel quale i partiti hanno
allargato il loro campo di azione invadendo il terreno riservato al parlamento, al governo,
alla magistratura ed alla economia;
• Nel 1975 Moro aveva indicato l’esigenza di un cambiamento del sistema politico
istituzionale ma la sua morte nel 1978 aveva interrotto il cammino;

• Nel 1985 De Mita tentò di portare avanti profonde riforme istituzionali che potessero
produrre un nuovo modello di democrazia;
• L’elezione plebiscitaria di Cossiga alla presidenza dello stato sembrò poter attenuare i
contrasti tra i partiti e dare l’avvio di una nuova stagione delle riforme;
• Ma ben presto i contrasti in seno alla maggioranza governativa ripresero causati anche
dall’atteggiamento assunto da Bettino Craxi che era restio a dare seguito ai patti nella
staffetta alla guida del governo con la DC;
• In seguito ad un voto di sfiducia nel febbraio 1987, causato da 70 franchi tiratori, Craxxi si
dimise e Cossiga, constatata l’impossibilità di formare un nuovo governo, sciolse le camere
ed indisse nuove elezioni che nel 1988 videro un’avanzata del PSI, un recupero della DC ed
un calo del PCI;
• Venne affidato l’incarico del nuovo governo a Goria, ma durò poco e si dette l’incarico a De
Mita che continuava ad essere anche il segretario della DC;
• Ciò provocò le critiche all’interno della DC e nel congresso del febbraio 1989 si formò un
asse intorno al nome di Forlani che divenne segretario DC;
• L’esito del congresso portò alla caduta del governo De Mita ed al nuovo incarico ad
Andreotti che concluse un accordo politico con Forlani e Craxi – il c.d. “ CAF “ -;
• In questo quadro di alta instabilità politica emerse nelle elezioni amministrative del 1990
un partito del nord – la Lega Nord – nato dalla fusione di una serie di liste locali e guidato
da Umberto Bossi, che prese il 20% in Lombardia ed il 4,8% su base nazionale;
• Questo movimento esprimeva uno spirito libertario ed una volontà secessionista delle
regioni settentrionali dal resto del paese;
• Di fatto esprimeva uno stato d’animo diffuso nelle province del Nord di diffidenza ed
ostilità contro il centralismo statale e la classe politica romana;
• Si chiedevano soluzioni autonomistiche in campo fiscale, economico, amministrativo e
politico;
• Il consenso leghista trovò consenso nelle elezioni politiche del 1992 con una evidente
flessione dei partiti governativi;

IL NUOVO QUADRO POLITICO

• Nel quadro di questa difficile situazione politica si inserirono alcuni fatti che provocarono
un profondo cambiamento della scena :
1. Crisi istituzionale con le dimissioni di Cossiga dopo due anni di dure polemiche con
le forze politiche ed elezione di Scalfaro che dette l’incarico di formare ilnuovo
governo ad Amato;
2. Attentati di mafia nei quali vennero assassinati i giudici Falcone e Borsellino da
tempo impegnati nella lotta alla criminalità organizzata ed ai suoi intrecci con la
politica;
3. Lo scandalo di tangenti del febbraio 1992 nel quale venne arrestato l’esponente
socialista Mario Chiesa mentre intascava una tangente;
4. L’apertura di una vicenda giudiziaria – “ Tangentopoli “- che coinvolse partiti e
dirigenti politici in particolare area DC e PSI;
5. La costituzione di un pool di magistrati – Borrelli, Di Pietro, D’Ambrosio ed altri –
che diede vita all’inchiesta “ Mani Pulite “ con la quale il Paese venne a conoscenza

di una diffusa realtà di corruzione e di oscuri rapporti tra politica ed economia che
coinvolse esponenti politici ed industriali;
6. Lo scandalo Enimont, i suicidi di Gardini e Cagliari, la caduta di craxi travolto da
pesanti accuse di corruzione portarono alla formazione di un nuovo governo a
guida Ciampi per la ricerca di maggiore base parlamentare di appoggio stante la
gravità della situazione politica;
7. A ciò si aggiunga il movimento referendario di Segni che portò al superamento del
sistema proporzionale ed alla adozione di un sistema maggioritario uninominale;
8. Avveniva di fatto una modifica del sistema elettorale, con la introduzione del
bipolarismo, che però mal si adattava ad una Costituzione costruita in funzione del
sistema proporzionale;
9. Eventi internazionali – Caduta del Muro di Berlino nell’89 e fine del comunismo in
URSS – provocarono una ulteriore esigenza del quadro politico;
10. Il vecchio PCI sotto la guida di Occhetto si trasformò in PDS – Partito democratico
della Sinistra – che si ispirava ad una cultura di governo, all’adesione al sistema
maggioritario con alternanza al governo, all’accettazione dell’economia di mercato;
11. Non aderirono a questo nuovo corso vari esponenti – Cossutta e Bertinotti – che
diedero vita al nuovo movimento di Rifondazione comunista;
12. Anche All’interno della DC ci furono profondi cambiamenti;
13. Ormai il partito aveva perso i connotati degli anni 50/60 ed era diventato un centro
di potere con intrecci con l’industria, la finanza ed in talune realtà locali con la
malavita organizzata;
14. Nel congresso del 1993 si sciolse la DC e si costituì il nuovo PPI che intendeva
richiamarsi alla esperienza di Don Sturzo;
15. Non aderirono un gruppo di esponenti – Casini, Mastella, D’Onofrio – che diedero
vita al CCD più vicino all’area di centro destra ;

• alla vigilia delle elezioni del marzo 1994 lo scenario politico si era fortemente cambiato,
tanto che si parlò di fine della Prima Repubblica;
• la maggiore novità delle elezioni fu rappresentata dall’ingresso sul terreno politico di Silvio
Berlusconi, presidente della Fininvest, con la formazione di un nuovo movimento – Forza
Italia - ;
• Berlusconi si presentava come l’uomo nuovo, l’imprenditore abile e di successo,
espressione non degli intrighi di palazzo ma del lavoro e del rischio personale;
• Si presentò come l’antipartito per superare quel sistema partitico che aveva portato il
Paese alla bancarotta;
• Voleva essere la voce del paese reale e su queste basi ebbe un notevole successo;
• Il limite del movimento era quello che era visto come diretta espressione del suo leader e
dell’azienda di cui era proprietario e che in molte occasioni venne a confondersi con il
partito;
• Anche sul fronte della Destra avvennero significativi mutamenti;
• Sotto la guida di Fini il vecchio MSI si trasformò in Alleanza Nazionale, modificando la sua
fisionomia politica ed allontanando il retaggio del neofascismo assumendo un carattere di
partito nazionale;

• Favorì questo cambiamento anche l’appoggio dato da Berlusconi in occasione delle


amministrative del 1993 a Roma alla candidatura di Fini quale Sindaco, che di fatto “
sdoganarono “ il movimento di destra;
• In occasione delle elezioni del 1994, per assecondare gli esiti referendari, venne approvato
un sistema elettorale di matrice maggioritaria che imponeva la formazione di nuove
coalizioni;
• Due furono le principali : “ i Progressisti “ che raccoglievano il PDS e le forze di sinistra ed “
il Polo delle Libertà “ che raccoglieva Forza Italia, Alleanza Nazionale, la Lega Nord e le altre
forze centriste;
• Le elezioni furono vinte dal centro destra ed il governo affidato a Berlusconi;
• Dopo pochi mesi però l’uscita della Lega Nord dalla maggioranza segnò la caduta del primo
governo Berlusconi ed il governo fu affidato a Dini, che ottenne l’appoggio del Pds, Centro
e Lega Nord;

DA PRODI A BERLUSCONI

• Nel 1996 ci furono nuove elezioni che videro la vittoria dell Ulivo – coalizione di centro
sinistra guidata da Prodi – che impegnò i suoi sforzi nel risanamento economico del Paese,
ottenendo il risultato di venire accolto il diritto a partecipare al novero delle nazioni che
adottarono la moneta unica – euro – a partire dal 1999 per le transazioni finanziarie e dal
2002 come moneta corrente;
• Anche Prodi subì i contraccolpi del sistema politico italiano e nel 1998 venuto meno
l’appoggio di Rifondazione comunista dovette dimettersi e venne nominato capo del
governo D’Alema per due mandati;
• Il risultato avverso delle Regionali del 2000 portò alla caduta del governo D’Alema e la
nomina di Amato sino a fine legislatura;
• Le elezioni del 2001 videro la netta vittoria del centro destra sia alla Camera che al Senato;
• Il risultato fu determinato dalle promesse di Berlusconi di ridurre il carico fiscale, realizzare
imponenti opere, attuare una serie di riforme che avrebbero modernizzato il paese e
migliorato l’economia e l’efficienza delle strutture pubbliche;
• Forte della larga maggioranza portò a compimento alcune leggi – sulla editoria e sui
processi – che furono criticate dalle opposizione in quanto miravano a favorire il premier e
le sue aziende;
• Durante il governo Berlusconi ci furono alcuni fatti che sconvolsero lì opinione pubblica :
1. Gli scontri violenti a Genova in occasione del G8 tra dimostranti e forze dell’ordine
con la morte di Carlo Giuliani e le violenze sui dimostranti nella caserma Bolzaneto
da parte della polizia;
2. L’uccisione del prof. Biagi da parte delle Brigate Rosse e le accuse mosse al ministro
Scajola di non aver preso predisposto la scorta per il Biagi nonostante le minacce
subite;
3. L’attentato di Nassirya da parte dei terroristi iracheni, nel quale morirono 18 tra
militari e civili italiani. Il ns. intervento in Iraq era stato determinato dall’appoggio
dato dal governo alla azione militare USA del 2003;
4. L’uccisione di altri italiani – Quattrocchi, Baldoni e Calipari – sempre da parte del
terrorismo iracheno;

• Tra il 2003 ed il 2005 il governo Berlusconi varò altre leggi – riduzione aliquote fiscali,
riforma della giustizia del ministro Castelli – che provocarono forti proteste da parte delle
opposizioni, in particolare sulla giustizia che andava a ledere il rpincipio di indipendenza
della Magistratura sancito dalla Costituzione;
• Inoltre la spinta della Lega Nord portò ad avviare il processo del federalismo;
• Il giudizio negativo sul governo Berlusconi si ebbe in occasione delle elezioni regionali del
2005 nel quale la coalizione di centro sinistra riportò un significativo successo;

LA FINE DEL REGIME SOVIETICO IN RUSSIA

• Il decennio tra il 1985 ed il 1994 segnarono una svolta di straordinarie proporzioni in


Unione sovietica e sul regime che per oltre 60 anni aveva dominato nell’est europa;
• Nel 1985 salì al potere Gorbaciov che iniziò una serie di cambiamenti sia in politica interna
- con una maggiore liberalizzazione che portò alla scarcerazione di intellettuali, il più noto
Sakharov ed alla riabilitazione di molti dissidenti vittime dei processi staliniani- sia in campo
internazionale con una maggiore distensione nei rapporti con gli Usa e la firma di accordi
per la riduzione dell’armamento nucleare;
• Nel corso del Congresso del febbraio 1986, Gorbaciov attaccò la politica dei precedenti
regimi ed annunciò una nuova linea politica basata su :
1. Perestroika : serie di riforme in campo economico che dovevano superare il
concetto di economia socialista;
2. Glasnost : l’esigenza di dare trasparenza e consentire a tutti i cittadini di essere
informati sulla vita del paese e le decisioni della classe dirigente;
• Nel novembre 1986 in occasione dell’anniversario della rivoluzione Gorbaciov denunciò gli
errori dello stalinismo;
• L’opera riformatrice di Gorbaciov oltre a favorire il processo di democratizzazione in tutta
l’Europa Est implicava anche un graduale disimpegno militare della Russia in tutto il mondo;
• Nel 1988 fu posta fine alla guerra in Afghanistan e si ritirarono le truppe ivi presenti;
• In politica estera Gorbaciov incontrò il papa ed il Presidente Bush senior;
• All’interno della Russia però l’opera di Gorbaciov portò alla formazione di movimenti
rivendicativi nazionalisti; nel 1990 le tre repubbliche baltiche si resero indipendenti dalla
Russia e via via anche altre repubbliche seguirono lo stesso corso autonomistico;
• Le elezioni libere del 1989 suscitarono reazioni negli ambienti conservatori politici e
militari;
• Nell’agosto del 1991 forze conservatrici, approfittando di un viaggio di Gorbaciov tentarono
un colpo di stato che fu sventato in pochi giorni anche per l’azione di Boris Eltsin;
• Tornato a Mosca Gorbaciov si dimise ed iniziò l’ascesa politica di Eltsin;
• Durante il governo Eltsin nel dicembre 1991,venne sancita la fine dell’URSS e la nascita
della CSI con presidente lo stesso Eltsin, che dovette fronteggiare un tentativo di colpo di
stato di un gruppo di militari, stroncato nel sangue;
• Durante il suo governo ci fu il tentativo di secessione della Cecenia, stato a prevalenza
islamica, che nel 1992 aveva proclamato la sua indipendenza;
• La reazione russa fu violenta e si dette vita a scontri, bombardamenti, attentati terroristici
che causarono migliaia di vittime;
• La politica di fermezza fu sostenuta dal braccio9 destro di Eltsin – Vladimir Putin – che nel
1999 sostituì il presidente da tempo malato;

• Putin aveva iniziato la sua carriera nei quadri del KGB, la polizia segreta e nel marzo 2000
era stato eletto presidente della federazione russa e riconfermato nel 2004 con ampia
maggioranza;
• La sua politica ha mirato a reintrodurre la Russia nel quadro delle grandi potenze, sia
partecipando alle riunioni del G( ed attuando una politica di amicizia con gli USA, pur non
condividendo l’intervento armato in Iraq;

IL CROLLO DEL MURO DIBERLINO – L’UNIFICAZIONE TEDESCA – I MUTAMENTI NEI PAESI COMUNISTI – LA
CINA

• Il riavvicinamento tra le due Germanie iniziato a metà degli anni 80, portò alla definitiva
caduta del Muro di Berlino il 10 novembre 1989;
• Si apriva la strada alla riunificazione delle due Germanie : il 1 luglio 1990 si ebbe il primo
atto con la riunificazione monetaria – il 16 luglio l’ingresso della Germania unita nella Nato
ed il 3 ottobre la riunificazione definitiva;
• Dopo l’iniziale euforia ci furono criticità sia in campo economico che sociale, con il sorgere
di movimenti antisemiti;
• Tuttavia con il corso degli anni, sotto l’abile azione del cancelliere Kohl, si sono ritrovati gli
equilibri sociali ed economici;
• Negli altri paesi dell’Est si ebbero radicali trasformazioni :
1. In Polonia sotto la spinta di Walesa e del Papa Giovanni Paolo II, dopo un inizio di
rapporti tesi tra il sindacato cattolico ed il governo che portarono a manifestazioni
di piazza, a giugno 1989 si svolsero le prime libere elezioni che videro la netta
vittoria di Solidarnosc ed il 9 dicembre 1990 Walesa fu eletto presidente della
Polonia con il definitivo crollo del regime comunista;
2. In Ungheria dopo numerose manifestazioni popolari si ebbero le elezioni nel
maggio 1990 che videro la vittoria dei socialisti;
3. In Cecoslovacchia le manifestazioni popolari portarono alla caduta del regime ed
alla nascita del primo governo non comunista ed alla vittoria nelle elezioni del 1990
del partito riformista. Le forti tensioni che emersero tra cechi, slovacchi e moravi
portarono alla scissione della Cecoslovacchia in due Repubbliche : Slovacca e Ceca ;
4. In Bulgaria, lo stato più fedele alla URSS, cadde il governo comunista e le elezioni
del 1990 videro la vittoria dei socialdemocratici ( ex comunisti ). Dopo
manifestazioni popolari nelle elezioni del 1991 vinsero i riformisti;
5. In Romania dove dominava Ceausescu, il processo di democratizzazione fu più
lungo. Dopo tensioni e manifestazioni nel dicembre 1989 scoppiò la rivolta a
Bucarest. Ceausescu e la moglie vennero catturati e giustiziati. Le elezioni del
maggio 1990 videro la vittoria degli ex comunisti dissidenti;
6. In Albania dopo la morte di Hoxha che aveva governato con un regime di tipo
staliniano, si ebbe un processo di liberalizzazione che portò alla caduta del regime
comunista nel dicembre 1990. La grave crisi economica colpì duramente la
popolazione favo rendo la emigrazione, specialmente verso l’Italia;
7. In Jugoslavia scoppiarono tensioni tra le varie repubbliche divise etnicamente e
religiosamente. L a ricca Slovenia e la Croazia dopo scontri con la Serbia si
distaccarono dalla Jugoslavia, provocando l’intervento militare della Serbia. Dopo
l’intervento dell’Onu ed il riconoscimento della CEE i due nuovi stati ottennero

l’indipendenza. Lo scontro si spostò allora sulla Bosnia-Erzegovina dove si


scontrarono sanguinosamente serbi, c roati e musulmani.

• Uno tra i pochi stati ancora a regime comunista era la Cina;
• Nel corso degli anni aveva conosciuto significativi processi di revisione sul piano economico
e di riavvicinamento con i paesi occidentali, ottenendo dall’Inghilterra con l’accordo del
1984 la restituzione nel 1997 di Hong Kong con l’impegno di non mutare sino al 2047 il suo
tradizionale assetto sociale ed economico;
• Non aveva subito sostanziali mutamenti il rigido sistema politico all’interno del paese e ciò
provocò reazioni da parte dei movimenti studenteschi;
• Il culmine si ebbe con i moti nella piazza Tiananmen nell’aprile 1989 e la successiva
repressione con l’intervento dell’esercito che ristabilì l’ordine;
• Pur tuttavia nel corso degli anni successivi la politica interna cinese ha visto una evoluzione,
specialmente dagli inizi del 2000, con il cambio della classe dirigente e l’avvio di riforme
economiche più aperte alle moderne forme di capitalismo;
• Furono emanate nuove leggi – difesa diritti umani e protezione proprietà privata – che
hanno segnato un progresso sociale;
• Gli evidenti progressi cinesi si sono visti in campo economico dove si sono registrati i più
elevati tassi di crescita del mondo;
• La Cina è ormai una potenza economica emergente con ampiezza di risorse e grandi mezzi
tecnologici e finanziari;

I PROBLEMI DEL MEDIO ORIENTE : IRAN – IRAQ – GUERRA DEL GOLFO

• All’inizio degli anni 80 la situazione politica del Medio oriente fu sconvolta dal conflitto tra
Iran ed Iraq, a seguito della politica aggressiva del presidente iracheno Saddam Hussein;
• Vari gli scontri bellici sia per terra – bombardamenti sulle città – sia per mare – attacchi
iracheni alle diverse navi che trasportavano petrolio per colpire gli interessi petroliferi
iraniani;
• In questo contesto si inserì lo scandalo “ Irangate “ che coinvolse Reagan ed altri importanti
esponenti dell’amministrazione americana nell’accusa di aver fornito armi all’Iran, in
violazione dell’embargo;
• L’inchiesta non colpì il presidente Usa ma diversi esponenti furono costretti alle dimissioni;
• Nel maggio 1987 un missile iracheno colpì una nave da guerra americana e ciò provocò da
parte irachena una inchiesta per scongiurare un intervento americano e da parte iraniana
l’accusa agli USA di una indebita presenza nel Golfo Persico;
• Nel luglio 1988 la crisi tra USA ed Iran si acuì per l’abbattimento di un aereo civile iraniana
da parte di un missile americano;
• Pur tuttavia la mediazione Onu portò al cessate il fuoco tra Iran ed Iraq ed all’apertura di
negoziati a Ginevra;
• La morte di Khomeini e la nomina a presidente iraniano del moderato Rafsanjani
contribuirono ad un allentamento della tensione;
• Il 2 agosto 1990 l’esercito iracheno invase il Kuwait e dopo la condanna dell’Onu procedette
alla annessione del Kuwait come provincia irachena;
• L’ultimatum dell’Onu al ritiro delle truppe ed il rifiuto dell’Iraq portarono alla risoluzione di
intervento armato contro l’Iraq, sostenuto in gran parte dagli Usa;

• L’Iraq lanciò dei missili contro Israele per coinvolgerlo nel conflitto e staccare il fronte arabo
dalla coalizione di intervento;
• La guerra si concluse in pochi giorni con il ritiro delle truppe irachene dal Kuwait nel
febbraio 1991;
• Nel marzo la risoluzione Onu di cessate il fuoco fu accettata da Saddam e quella successiva
definitiva per una limitazione degli armamenti fu contrastata dall’Iraq e ciò portò nel
gennaio 1993 alla ripresa del conflitto con il bombardamento degli aerei alleati contro le
postazioni irachene;

LA GUERRA CIVILE IN LIBANO – ISRAELE E LA QUESTIONE PALESTINESE

• Dopo l’invasione del 1982 da parte di Israele al fine di colpire le basi dei guerriglieri
palestinesi, il Libano nel 1985 riuscì ad ottenere il ritiro delle truppe ed a riacquistare la sua
autonomia politica;
• All’interno del Libano però la presenza di più fazioni politiche, legate all’Egitto, Iran, Siria e
di religione cristiana, sciita e sunnita rendeva l’immagine di uno stato con una situazione
caotica ed incontrollabile;
• Nel luglio 1986 i siriani occuparono Beirut Ovest e consolidarono il controllo nel febbraio
1987 in accordo con alcune fazioni filo siriane;
• Nel settembre 1988 scaduto il mandato del presidente cristiano Gemayel , fu nominato il
generale Aoun – filo cristiano – a capo del governo e le milizie cristiane occuparono Berlino
est;
• Iniziarono i combattimenti tra i due gruppi musulmani e cristiani;
• Nell’agosto 1989 i combattimenti assunsero toni più violenti e dopo vari attentati, tra cui
l’assassinio del nuovo presidente Maawad, si giunse nel maggio 1991 ad un accordo che
permise alla Siria di assumere il controllo del Libano;
• In Israele dopo la vittoria nella guerra del Kippur ci furono contrasti tra le varie forze
politiche che portarono alla ascesa dei conservatori i quali conclusero accordi con l’Egitto
da un lato ma dall’altro intervennero nel conflitto libanese per combattere i guerriglieri
palestinesi;
• In questo quadro nel 1988 intervenne la violenta reazione – Intifada – dei guerriglieri
palestinesi contro gli insediamenti ebraici nei territori arabi occupati;
• La questione palestinese conobbe diversi sviluppi e nel novembre 1988 fu proclamato ad
Algeri dal consiglio nazionale dei palestinesi la nascita dello stato palestinese ed eletto
presidente Arafat;
• In Israele dopo le elezioni del 1992 con la sconfitta del conservatore Shamir e le vittoria del
laburista Rabin si fecero più concrete le prospettive di pace che culminarono con gli accordi
tra Israele e OLP del settembre 1993, sotto l’egida degli USA di Clinton, ed il successivo
trattato di pace del maggio 1994 con il quale veniva riconosciuta l’autonomia ai palestinesi
nella Striscia di Gaza e a Gerico;
• La politica di Rabin venne interrotta nel novembre 1995 con il suo assassinio da parte di un
estremista di destra a Tel Aviv;
• Il processo di pacificazione fu tuttavia ostacolato da gravi e ripetuti attentati terroristici e
dal ritorno al potere della destra israeliana;
• Il ritorno al potere dei laburisti favorì dal 1999 al 2000 la ripresa dei negoziati, sempre sotto
la mediazione del presidente USA Clinton;

• La presa di potere del conservatore Sharon acuì la situazione e dopo l’attentato sanguinoso
del marzo 2002 da parte delle forze di Hamas, l’esercito israeliano occupò la sede del
quartier generale del presidente Arafat;
• Fu l’intervento dell’Onu che permise il ritiro delle forze israeliane e la firma di una tregua;
• Tuttavia non finì lo stillicidio di attentati e conseguenti rappresaglie;
• Nel luglio del 2003 in occasione di un incontro tra Abu Mazen – premier palestinese – e
Sharon – premier israeliano – fu raggiunto un accordo con la mediazione di USA, Russia,
Unione Europea ed ONU per un piano di pace internazionale – la Road Map - ;
• Nel giugno 2004 lo stato di Israele approvò un piano per il ritiro dei coloni dalla striscia di
gaza e dalla Cisgiordania, che provocò violente reazioni in Israele;
• Questa operazione rappresentò il concreto avvio di un processo di pacificazione ;

I PROBLEMI DELL’AFRICA

• In Sudafrica il rifiuto del partito nazionalista di Botha di abrogare l’apartheid nei confronti
della popolazione di colore e liberare Nelson Mandela, in carcere dal 1964 provocò reazioni
internazionali con il boicottaggio economico ed interne con violenti scontri tra manifestanti
e polizia;
• La situazione insostenibile protò alle dimissioni di Botha ed alla nomina di De Klerk che
iniziò e concluse nel giugno 1999 il processo di abrogazione dell’apartheid con la
liberazione del leader Nelson Mandela;
• Dopo alcuni scontri tra la etnia zulu con le altre per l’autonomia dal governo centrale. Le
elezioni a suffragio universale del 1994 e l’elezione di Mandela a presidente del Sudafrica
hanno contribuito a rasserenare la situazione;
• Nel Nord Africa in Tunisia andò al potere un governo militare, mentre in Algeria avanzavano
le forze integraliste che vinsero il primo delle lezioni legislative del dicembre 1991;
• Di fronte a questo stato di cose l’esercito che aveva già assunto il controllo del Paese nel
giugno 1991 confermò lo stato di assedio e la sospensione delle garanzie costituzionali;
• Fu nominato presidente Boudiaf, eroe della resistenza del 1954 ed il suo assassinio nel
giugno 1992 riportò l’esercito al potere;
• Nel gennaio 1994 venne nominato un nuovo presidente ma la tensione non si placò e la
dura repressione ha rischiato di portare il paese sull’orlo della guerra civile;
• In Somalia la situazione divenne pesante e provocò nel 1992 l’intervento dell’Onu, al cui
contingente parteciparono militari italiani, al fine di interrompere lo stato di guerra civile;
• Il termine del mandato Onu nel marzo 1995 non ha però contribuito a pacificare
definitivamente la Somalia;
• La situazione più grave si ebbe in Ruanda dove scoppiò la guerra tra le etnie tutsi e hutu che
provocò una immane carneficina, di fronte alla quale l’Onu nell’aprile 1994 dichiarò la
propria impotenza;
• Di fronte a questo stato di conflittualità ed alla crisi economica diversi stati africani hanno
cercato di dar corso ad unioni ma la conflittualità locale e gli egoismi nazionali hanno
impedito una vera e propria unione dei paesi africani e si è preferito dare spazio ad accordi
prettamente regionali;

GLI STATI UNITI DI GEORGE BUSH – L’11 SETTEMBRE – GUERRE PREVENTIVE AFGHANISTAN ED IRAQ

• Le elezioni presidenziali del novembre 2000 videro la vittoria di misura del repubblicano
Bush junior contro Al Gore dopo grandi proteste in merito al conteggio dei voti;
• Il nuovo presidente era particolarmente influenzato dalla frangia più conservatrice del
paese ed era sua intenzione definire la vecchia controversia con l’Iraq iniziata da suo padre
agli inizi degli anni 90;
• L’attentato alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre 2001 con tremila morti e terrificanti
immagini trasmesse in televisione fece piombare l’America in una spirale di paura ed
indusse Bush a prendere misure dure contro il terrorismo islamico;
• Di fatto gli USA si auto investivano del compito di colpire gli stati “ canaglia “ dove erano
presenti le basi dei terroristi islamici e di attuare la teoria della guerra preventiva per
anticipare eventuali minacce terroristiche;
• Il primo obiettivo di guerra preventiva fu l’Afghanistan dove erano al potere i talebani e gli
americani ritenevano fosse rifugiato Osama Bin Laden, capo di al Qaeda;
• Sulla scia della commozione per l’attentato del settembre 2001, Bush ottenne l’appoggio
dell’ ONU e di diversi paesi, tra cui l’Italia, la Russai e la Cina per organizzare una coalizione
militare;
• Nell’ottobre del 2001 gli USA sferrarono un attacco militare contro le basi talebani,
appoggiati dall’aviazione inglese e dagli afghani dell’Alleanza del Nord;
• Dopo una iniziale resistenza le truppe talebane nel dicembre 2001 abbandonarono Kabul e
si concentrarono a Kandahar;
• Nello stesso periodo venne decisa la formazione di un nuovo governo afghano guidato dal
leader moderato Karzai;
• Nonostante il massiccio intervento militare la situazione in Afghanistan è ancora critica e gli
USA non riuscirono in quel momento a catturare Bin Laden, che fuggì;
• Successivamente dopo diversi anni fu catturato ed ucciso in Pakistan;
• Dopo la vicenda Afghanistan Bush concentrò la sua attenzione contro altri stati canaglia, in
particolare l’Iraq di Saddam Hussein, accusato di non aver ottemperato agli obblighi imposti
dall’Onu dopo la Guerra del Golfo, di finanziare il terrorismo e di essere in possesso di armi
di distruzione di massa – in particolare biologiche;
• Oltre all’Iraq Bush indicò anche l’Iran e la Corea del Nord come stati nemici degli USA e
chiese l’appoggio internazionale per attaccare l’Iraq;
• Pur di fronte al dissenso di alcune nazioni, tra cui Cina, Francia e Germania ed all’accorato
appello del papa Giovanni Paolo II a non scatenare una guerra, gli USA con l’appoggio di
alcune nazioni, tra cui l’Italia, sferrarono nel marzo 2003 un attacco contro l’Iraq
bombardando la capitale Baghdad;
• Dopo massicci bombardamenti e migliaia di vittime tra i civili, nell’aprile 2003 i marines
occuparono Baghdad, ponendo fine al regime e nel dicembre 2003 Saddam fu catturato e
dopo un giudizio giustiziato;
• La nuova situazione, pur con l’accordo degli sciiti e dei curdi contro i sunniti, non ha
pacificato la zona e frequenti sono gli attentati terroristici che non permettono una ripresa
normale della vita civile, politica ed economica del Paese;
• Le operazioni militari volute da Bush oltre a non aver ottenuto un successo militare pieno
hanno provocato il dissenso tra gli USA ed alcuni paesi occidentali – Francia, Germania e
Spagna – contrari alla guerra e contribuito sempre più a fomentare i fenomeni di fanatismo

ed integralismo religioso nel mondo arabo, rendendo difficile un ritorno alla normalità
politica nei paesi arabi attaccati e determinando l’espansione di un terrorismo capace di
colpire in qualsiasi parte del mondo;

IL DIFFICILE CAMMINO DEL MONDO CONTEMPORANEO

• La fine del XX secolo che coincide con la fine del millennio impone un bilancio del
Novecento;
• Per alcuni è stato il secolo dei totalitarismi e delle ideologie contrassegnato da guerre totali,
delitti contro l’umanità ed olocausto;
• Per altri è stato il secolo del compimento della modernizzazione in cui si sono
faticosamente affermati i principi dell’Illuminismo : la rivoluzione industriale del capitalismo
e quella civile della borghesia con il tramonto delle strutture patriarcali dell’800;
• Si è assistito al collasso internazionale del 1914, alla rivoluzione bolscevica, alla tragedia del
1940 ed al crollo del regime sovietico passando attraverso trasformazioni e catastrofi sociali
ed economiche;
• Oltre a questi aspetti nei quali si inquadra l’ascesa, l’affermazione ed il declino del
comunismo si devono considerare altri fattori che hanno segnato e modificato
profondamente la storia dell’uomo incidendo radicalmente sul costume , la vita quotidiana,
la mentalità, i comportamenti individuali e collettivi con cambiamenti così radicali – in un
lasso di tempo relativamente breve – sul piano politico, economico e sociale;
• In primis il processo di liberazione della donna ed il ruolo che i movimenti giovanili hanno
esercitato nel quadro dei mutamenti del costume e dei comportamenti;
• Il progresso tecnico e scientifico si è affermato nel corso del Novecento fornendo all’uomo
strumenti in grado di innovare e trasformare profondamente il mondo del lavoro : primo
fra tutti la diffusione del personal computer;
• Con l’utilizzo sempre più crescente di questo processo informatico si è sviluppato il
fenomeno di Internet, attraverso il quale ognuno può accedere ad una fonte inesauribile di
informazioni e dati, entrare in contatto con pubbliche amministrazioni e privati;
• E’ stato consentito l’avvicinarsi dei popoli attraverso lo sviluppo della comunicazione
globale, accelerando nel contempo i ritmi della vita che lascia meno tempo per la riflessione
ed apre la porta ad una spirale che assume a volte aspetti frenetici e nevrotici;
• Tutti questi profondi cambiamenti hanno influenzato il processo di secolarizzazione che ha
colpito più il mondo cristiano che quello islamico;
• La Chiesa cattolica ha subito gli effetti del processo di modernizzazione e di laicizzazione
della società;
• Il secolo XX ha visto anche il diffondersi degli strumenti di comunicazione di massa : radio e
televisione che hanno imposto mediaticamente nuovi modelli di comportamenti, talvolta
con una visione artatamente mistificata e contraffatta della realtà quotidiana;
• Tuttavia la comunicazione di massa ha svolto anche un ruolo importante sul piano
educativo diffondendo una base elementare di cultura per tutti;
• Il novecento è stato il secolo del cinema e dello sport con una profonda diffusione del loro
messaggio di svago ma anche di propaganda ideologica;
• Pur tuttavia di fronte a questi innegabili progressi che hanno migliorato le condizioni di vita
di milioni di persone, rimangono irrisolti una serie di pesanti problemi;

• La scienza del XX secolo non è riuscita a scovare la soluzione per sconfiggere grandi malattie
come il tumore e l’AIDS;
• I processi di sviluppo economico ed industriale hanno spesso dimenticato il valore di tutela
dell’ambiente;
• Il mondo è ancora troppo diviso tra ricchezza e povertà, con sprechi nei paesi occidentali;
• L’immigrazione dalle zone povere a quelle ricche non è stata debellata ed anzi coinvolge
anche popolazioni dell’Est europeo dell’Africa e dell’Asia, dopo quella che aveva coinvolto i
paesi europei tra l’800 ed il 900;
• Con la caduta dell’impero sovietico solo gli USA hanno assunto un ruolo egemone e nuove
organizzazioni quali l’Unione europea stentano a trovare un punto di intesa e di
condivisione politica ed economica;
• Infine l’elemento che sta condizionando l’umanità è la crescente diffusione del fenomeno
della globalizzazione che pur permettendo l’integrazione dei mercati, del commercio, degli
scambi ha permesso l’accentuarsi del potere dei grandi centri industriali e finanziari
internazionali, che riescono ad imporre la loro volontà nelle decisioni prettamente politiche
e soprattutto nella dislocazione, finalità ed uso di grandi risorse economiche;
• Tutto ciò influisce negativamente sui rischi ambientali, sociali senza risolvere i problemi
della povertà, della fame e della sete;
• Sono sorte organizzazioni no global che cercano di mitigare e controllare questo effetto
devastante della globalizzazione;
• L’inizio del nuovo millennio ha visto l’acuirsi di episodi terroristici che vengono interpretati
come uno scontro frontale ed una guerra dichiarata tra la civiltà occidentale e cristiana da
un lato ed il fondamentalismo islamico dall’altro;
• Si tratterebbe di una guerra tra civiltà e religioni diverse che rischia di creare un clima di
scontro destinato a produrre discriminazioni razziali, rifiuto del diverso, negazione dei valori
dell’accoglienza, specialmente nel quadro di una realtà che, soprattutto in Europa, sta
assumendo sempre più una dimensione multietnica della società;
• Il pericolo è che si creino effetti devastanti tali da sconvolgere la vita e la convivenza civile
tra i popoli;

Potrebbero piacerti anche