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Introduzione

Con cultura materiale si identificano una grande variet di temi


che si intrecciano in molte diverse discipline: dallarcheologia
alletnografia, dalla tecnologia culturale al design, dalla sociologia
alle scienze cognitive, dallarte alle politiche del patrimonio.

Quindi lapproccio non limitato allorizzonte dellantropologia


culturale, ma suggerisce la possibilit di una saldatura tra una
solida tradizione di cultura materiale (le forme tradizionali del
lavoro dei ceti popolari) che caratterizza lantropologia italiana e
alcuni pi recendi indirizzi aperti nel dibattito internazionale.

Ricerche di cultura materiale focus orientato sui processi


produttivi tradizionali.

Pi marginalmente sono affrontati i fenomeni di consumo, quasi


mai cio le cose ordinarie che popolano la vita quotidiana
contemporanea (produzione industriale), che sono al centro
dellattenzione di pi recenti indirizzi, studi sviluppati a partire
dagli anni 80, nel tentativo di analizzare il consumo di massa con
un approccio etnografico.

Lantropologia ha a lungo considerato il consumo di massa come


qualcosa di estraneo al proprio campo cio alla cultura.

Linvasione della vita quotidiana da parte di merci-feticci,


alienate rispetto alle competenze dellhomo faber, porterebbe
anzi alla distruzione delle vere culture, quelle tradizionali, che
compito dellantropologia documentare e salvare primache
vadano definitivamente perdute.

I nuovi studi di cultura materiale propongono una duplice svolta:

1) verificare che cosa le persone fanno con il flusso consumistico


delle mercinon ne sono solo vittime passive, ma lo usano
attivamente per produrre relazioni sociali e significati culturali (le
cose che lantropologia chiamata a studiare)

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2) gli stessi oggetti del consumo non sono statici e passivi nati
come merci, hanno una loro vita sociale che li porta ad assumere
diversi status e a intervenire nelle dinamiche sociali.

Questo libro vorrebbe invitare a ricucire i due approcci.

Ci significa per lantropologia rinunciare a una dicotomia fra il


tradizionale/autentico e il moderno/inautentico.

Lantropologia ha proprie essenziali peculiarit teoriche e


metodologiche cui non deve rinunciare: proprio la saldatura con la
tradizione pi classica di etnografia della cultura materiale pu
arricchire in modo determinante il campo degli studi sul consumo.

Capitolo 1 si indaga sui rapporti dellantropologia classica (tra


800 e primi decenni del 900) con gli oggetti che provengono
dalle culture altre (primitive e folkloriche), carichi di un fascino
esotico che lo porta a trasformarsi in opere darte, ma anche
testimoni di un dominio coloniale o di classe che nelle teche dei
musei e nelle classificazioni dei tratti evoluzionisti trova il suo
corrispettivo epistemologico.

Oggetti ambasciatori, pegni di un dialogo fra culture che pur tra


mille distorsioni etnocentriche tenta di aprirsi la strada.

Capitolo 2 studi di cultura materiale nelle seconda met del


900 contro la tendenza a pensare la cultura come unessenza
materiale, indirizzi come il marxismo e la tecnologia culturale
pongono laccento sul radicamente della cultura stessa nelle
forme del lavoro e nel rapporto con la materia.

Gli oggetti degli altri: musei, etnografia e arte primitiva tra


Ottocento e Novecento

1.1 Il gabinetto di Freud: la cultura tra materiale e


immateriale

1871, Tylor, Primitive Culture sorta di atto di fondazione della


disciplina.

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Cultura insieme complesso che include i saperi, le credenze,
larte, la legge, la morale, il costume e qualunque altra capacit e
abitudine acquisita dalluomo in quanto membro di una societ.

E una definizione elencativa e aperta, che accosta nozioni molto


diverse: capacit e abitudini accanto a istituzioni, pratiche
sociali, produzioni intellettuali.

Le componenti della cultura citate da Tylor sono tutte


decisamente intangibili: solo larte fa riferimento implicito a
produzioni materiali.
Restano non detti, c un vago riferimento a qualunque altra
capacit, lambito del lavoro e della tecnica, la produzione di
manufatti, il rapporto con lambiente naturale e con lo stesso
corpo umano.

E il cosiddetto intellettualismo evoluzione culturale come un


passaggio tra stadi diversi di facolt mentali, le quali trovano la
loro espressione prioritaria nelle credenze.
Da qui la priorit, negli studi evoluzionistici, dellinteresse per
religione, magia, mito, leggi e sistemi matrimoniali tutte cose
molto lontane dalla materialit, bench spesso collegate a oggetti
tangibili.

Cultura materiale riferimento ad una sorta di caso speciale,


unessenza intangibile che si applica a oggetti concreti.

Per buona parte dell800 lantropologia si era infatti sviluppata


come antropologia fisica.

Dopo gli entusiasmi settecenteschi per il nobile selvaggio, il


1800 ossessionato dallidea delle differenze razziali e dal
problema della monogenesi o poligenesi della specie umana.

Gli idologues francesi erano orientati verso lo studio etnografico


ed ecologico dei selvaggi e lobbiettivo era la loro elevazione.

Gli antropologi fisici e gli studiosi di preistoria ottocenteschi


considerano scientifico solo il metodo basato sulle osservazioni
biologiche, sullanatomia comparata, da cui tendono a desumere
loggettiva e irriducibile differenza tra le razze.
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The Natural History of Man (Prichard), Pre-historic Time
(Lubbok) libri pieni di illustrazioni, oggetti.
Tavole anatomiche, teschi, reperti archeologici e paletnologici
(scienza che studia la cultura delle civilt umane preistoriche e
protostoriche), oggetti artigianali provenienti dai primitivi attuali
rappresentano la materia prima che rende rappresentabili la storia
naturale e levoluzione umana.

Geografo culturale Ratzel spazio vitale; studia usi e costumi


attraverso comparazione di immagini di oggetti e persone.

Il passato si presenta come collezione.

La tavola comparativa, che allinea oggetti, il paradigma


dellevoluzione.

La nascita dellantropologia culturale nasce dalla radicale rottura


rispetto a questa tradizione, pensando la cultura come
immateriale nel contesto del positivismo ottocentesco,
affermare lunit intellettuale del genere umano (il principio
cruciale della scuola tyloriana) sembra possibile solo
svincolandosi dalla pesantezza delle prove biologiche,
frenologiche (correlazione tra caratteristiche psichiche e forma del
cranio), palentologiche progressivo allontanamento
dellantropologia culturale dagli studi di archeologia e preistoria.

Va collocata in questo contesto quella che Stocking,


periodizzando la storia dellantropologia, ha definito come la
conclusione della fase dei musei.

Un rapporto organico tra museografia e ricerca si mantiene


importante solo in alcune tradizioni, come quelle legate al
diffusionismo e al concetto di aree culturali nel diffusionismo gli
oggetti sono le prove cruciali dei contatti fra culture.

Tra 800 e 900 gli oggetti rari, antichi, esotici, folklorici assumono
unimportanza crescente nelle estetiche della quotidianit
trovano spazio nellintimit domestica.

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Sala di consultazione di Sigmund Freud stracolma di oggetti
archeologici ed esotici.

Larcheologia era per Freud il simbolo del rapporto con il rimosso:


la psicologia si rif a metafore che alludono allo scavo, a scoperte
sotterranee, allidea di riportare in superficie e decifrare ci che
nascosto e criptico.

Lalterit materiale fa cos da pendant alle sue esplorazioni


nellimmateriale profondit della psiche, e permea il luogo in cui si
plasmata e riconosciuta la soggettivit contemporanea.

1.2 Musei etnografici: collezioni, classificazioni, esposizioni


nellet coloniale

Nella fase positivista degli studi, il rapporto tra societ in


possesso di un linguaggio scritto e societ senza scrittura stato
cruciale per lo sviluppo di un interesse sistematico verso gli
oggetti materiali.

Gli oggetti sono stati, per lungo tempo, uno dei mezzi attraverso i
quali interpretare,comprendere, classificare laltro.

Quel rapporto di meraviglia e possesso che i conquistatori


provavano di fronte alle cose del Nuovo Mondo, ha favorito la
costruzione di collezioni etnografiche (descrizione dei popoli),
composte da oggetti meravigliosi che confluivano nelle
Wunderkammer occidentali.

Oggetti rituali o di utilizzo quotidiano, considerati exotica e inseriti


nella categoria degli artificialia, e anche le persone stesse, gli
schiavi del Nuovo Mondo da esibire nei salotti dellaristocrazia
europea oggetti viventi, testimoni di unumanit diversa e
imperfetta.

(Quelli che la natura stessa forniva erano detti, con


termine latino, naturalia e potevano avere in s qualcosa di
eccezionale relativamente alla forma o alle dimensioni, come, ad
esempio, una coppia di gemelli con una parte del corpo in
comune, animali con due teste, pesci o uccelli rari o sconosciuti,
ortaggi o frutti di dimensioni superiori alla media.

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Diversi ma ugualmente ambiti erano gli oggetti creati dalle mani
dell'uomo, detti artificialia, particolari per la loro originalit ed
unicit, fatti con tecniche complicate o segrete e provenienti da
ogni parte del mondo. Tutti questi reperti erano mirabilia, ovvero
cose che suscitavano la meraviglia.)

Nel corso dell800 gli exotica hanno dismesso la loro natura


meravigliosa per divenire oggetti di interesse etnografico ad
essere inseriti nei primi musei di storia naturale e di antropologia
(camere delle meraviglie come precedenti dei musei e bacini).

Linteresse si concentra in particolare sugli oggetti autentici


ossia quelli realizzati prima del contatto con gli occidentali -,
considerati dai collezionisti gli unici degni di essere esposti,
studiati e conservati.

Ricerca di simili manufatti collezionismo di salvataggio, ricerca


di oggetti esemplari di culture ritenute a rischio di estinzione.

Molti musei accolgono queste collezioni etnografiche


Washington, Berlino, Vancouver, Firenze, Parigi, Oxford, Londra.

La raccolta di oggetti era servita anche per la messa a punto di


particolari modalit di classificazione di matrice evoluzionista,
promossa dal collezionista e ufficiale dellesercito britannico Pitt
Rivers.

Affascinato da unesibizione a Londra, Pitt Rivers inizi a


collezionare oggetti sino a quando stipul un atto di donazione
con il museo di Oxford, al quale concedeva la sua collezione
etnografica e archeologica ma stabiliva vincoli sulle modalit
espositive.

Pitt Rivers aveva organizzato le collezioni secondo due criteri:


-qualit funzionali
-somiglianza tra le forme

La collezione Pitt Rivers era infatti organizzata in modo da


illustrare il corso dellevoluzione umana.

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Il Museo di antropologia di Firenze, fondato nel 1869 da Paolo
Mantegazza, si fonda invece sul metodo espositivo comparativo o
tipologico (per serie e categorie).

Franz Boas, fondatore della moderna antropologia culturale


americana, introduce negli allestimenti museali luso del diorama,
o scene di vita sono la soluzione ottimale per illustrare
attraverso un metodo non tipologico gli aspetti materiali di una
cultura, esponendo scene di gruppi dove venivano descritti
processi di fabbricazione di oggetti e il modo di utilizzarli.

Raccolta e classificazione sono gli aspetti salienti


dellantropologia a cavallo tra il 1800 e il 1900.

In molti casi le campagne di acquisizione sono delle vere e


proprie azioni di espropriazione dei beni materiali.

Anche la conversione al cristianesimo ha facilitato lacquisizione


di oggetti etnografici una volta abbracciata la nuova fede le
popolazioni locali si liberavano con pi facilit degli oggetti della
loro tradizione.

In questottica venne anche redatto un manuale, secondo i criteri


dellIstituto di etnologia, che legittimava la spedizione a utilizzare
qualsiasi mezzo per venire in possesso di oggetti di interesse
etnografico.

Il rapporto con gli altri che si vorrebbe salvare inizia allinsegna


dellinganno e del sotterfugio sia pure in nome di quello che gli
europei considerano il pi alto fine della scienza.

Nellet delloro i musei vengono messi a punto diversi sistemi di


catalogazione degli oggetti materiali e si intensificano le
campagne di rccolta per la salvaguardia dei resti di culture che,
contaminate dallincontro con gli occidentali, stanno perdendo la
loro autenticit.

Campagne di salvataggio grande impulso agli studi di cultura


materiale.

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Quegli oggetti, sottratti talvolta con la forza o linganno, hanno
rappresentato elementi di contatto tra culture oggetti
ambasciatori.

1.3 Povere cose del popolo. Tradizioni folkloriche in Europa e


in Italia.

Lattenzione per gli oggetti e per gli aspetti materiali della cultura
investe anche quelle locali e popolari dellOccidente stesso.

Studi sulle antichit popolari grande impulso in epoca


romantica, ancora prima della nascita dellantropologia: dalla
met dell800 assumono la denominazione di folklore e sono
sistematizzati e resi pi scientifici dalla tradizione positivista.

Linfluenza romantica spinge i folkloristi a dare grande rilievo alla


tradizione orale del foklore, trascurando quasi del tutto gli aspetti
materiali delle culture locali.

Solo verso la fine dell800 si cominciano a descrivere e


raccogliere gli oggetti prodotti artigianalmente e usati nella vita
quotidiana delle classi subalterne, in particolare in ambito rurale e
contadino.
Oggetti artistici, talvolta, ma non solo: il positivismo non cerca
pi soltanto il bello, ma qualsiasi tratto culturale in grado di
documentare i modi di vita dei ceti popolari.

Sono soprattutto i paesi dellEuropa centrale e orientale e della


Scandinavia a muoversi in questa direzione lassenza di
prospettive coloniali porta letnografia a volgersi pi verso la
cultura interna che verso le culture esotiche.

Inoltre la valorizzazione del folklore si salda perfettamente con le


politiche nazionaliste e i procesi di nation-building che
caratterizzzano questa fase storica dellEuropa.

Nascono cos collezioni folkloriche, di manufatti, costumi e


tradizioni locali e, nei paesi del Nord, prende avvio lesperienza
dei musei allaria apertaSkansen (1891), Stoccolma scopo
di ricostruire dal vivo, e utilizzando i materiali originali, ambienti
della Svezia rurale e preindustriale.
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Anche in Italia, nonostante lattenzione per la tradizione orale
fosse molto pi accentuata, anche linteressa per la cultura
materiale, sia esotica che folklorica, stato notevole.
Negli ultimi decenni dell800 molti viaggiatori, esploratori, geografi
e missionari inviarono in Italia collezioni di oggetti indigeni.

Aldobrandino Mochi anche vicino a noi sopravvive un popolo


che nelle sue manifestazioni si dimostra ancora molto simile ai
barbari e ai selvaggi.

Giuseppe Pitr maggiore studioso di folklore del XIX secolo,


uno dei primi ad interessarsi degli aspetti materiali della cultura
popolare.
Si dedicato alla raccolta di oggetti del mondo tradizionale
siciliano, utilizzati prima per lEsposizione industriale di Milano nel
1881 e lEsposizione nazionale di Palermo nel 1891-92 e poi per
la realizzazione del museo etnografico di Palermo, che porta il
suo nome.

Lamberto Loria partendo da unesperienza di viaggiatore scopr


ad un certo punto le differenze interne, cio le culture popolari
regionali, dedicandosi alla loro documentazione da qui nacque
il Museo di etnografia italiana, fondato a Firenze nel 1906, i cui
materiali confluirono nellEsposizione universale di Roma
(1911) momento fondante della moderna museografia italiana.

linsieme degli oggetti di un popolo appare fondamentale per


ricostruire anche da noi modi di vita e psiche dei popoli.

Agli oggetti materiali viene riconosciuta unimportanza pari a


quella del linguaggio rappresentano tracce visibili e tattili delle
espressioni delle diverse culture, e permangono anche in seguito
alla scomparsa delle stesse popolazioni che li hanno realizzati.

Loggetto materiale rompe il dominio della linguistica e della


tradizione orale.

La motivazione romantica non viene mai del tutto meno.


Gli oggetti del mondo contadino appaiono avvolti da un alone di
semplicit e genuinit.
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Secondo Pitr il museo era qualcosa che doveva essere
destinato alla conservazione di quel tradizionale che non stato
manomesso dai tempi nuovi e dal mutabile incalzare degli
eventi, ossia che ancora mantiene quella caratteristica di
autenticit che la scienza positiva identificava principalmente nei
manufatti precontatto.

Questo interesse per gli aspetti materiali non sarebbe stato cos
rilevante se non vi si fosse affiancata lidea della costruzione di
unidentit nazionale che ha le sue basi nella Rivoluzione
francese.

Les lieux de memoire (1984) il senso della parola patrimonio


sarebbe fortemente radicato nellilluminismo e quindi legato
allidea del progresso delle societ e inserito in un percorso
storico dove i beni materiali vengono conservati e trasmessi
perch sono lespressione del genio di unepoca.

E in questa atmosfera che molti oggetti materiali (inizialmente


solo opere darte) vengono inseriti allinterno di una nuova
categoria, quella di beni comuni.

In Italia, oltre alle imprese di Pitr e Loria, anche altre raccolte di


oggetti folklorici di carattere pi locale o settoriale collezione di
amuleti di Giuseppe Bellucci, medico perugino.

Un quadro delle iniziative esistenti prima della Grande Guerra


offerto da Raffaele Corso, che ci d una panoramica degli eventi
folklorici.

Grande Guerra e il fascismo periodo di stagnazione sia per gli


studi sia per le raccolte di cultura materiale.

Il regime promosse il folklore come elemento di propaganda e di


consenso, privilegiando lelemento festivo, con la ripresa di
manifestazioni di massa (Feste delluva, rievocazioni storiche).

In questi anni la cultura socioantropologica italiana rest


fortemente attardata rispetto agli sviluppi del panorama
internazionale.
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Solo nel dopoguerra linteresse riprender con forza.

1.4 Cristo di unaltra forma: larte primitiva e le avanguardie


storiche

Nella fase storica tra la fine dell800 e i primi decenni del 900
linteresse per gli oggetti primitivi, esotici o folklorici, ha a che
fare anche con il loro valore artistico.

Oggetti prodotti per fini pratici, allinterno di culture in cui non


esiste larte come campo specifico e separato come si pu
parlare di arte primitiva?

Franz Boas, negli anni 20 del 900, d una definizione di arte


primitiva arte quando la lavorazione tecnica ha raggiunto un
certo livello di qualit e quando le operazioni in gioco sono
controllate in modo da produrre determinate forme tipiche che,
per quanto semplici, possono essere giudicate dal punto di vista
della perfezione formale.

Altrove c la dicotomia, tipicamente occidentale, arte-artigianato,


nata nel 700 insieme al concetto di arte per larte questultima
diviene una cosa a s.

E in questo stesso periodo che nasce il concetto di capolavoro,


insieme a quelli di pubblico e di spettatore.
Aspetti istituzionalizzati quando nasce il museo darte come luogo
che accoglie e conserva il patrimonio di una comunit.

In questo periodo storico (il Louvre nasce nel 1793) nel museo gli
oggetti vengono decontestualizzati, resi di interesse visivo.
Loggetto esibito assume un valore diverso da quello che aveva in
precedenza.

Loggetto darte ricollocato in un orizzonte universale e


metaculturale, viene trasformato in patrimonio, in bene civico, in
oggetto puro.
Questo avviene successivamente anche per gli oggetti
etnografici. Ci dovuto al fatto che gli oggetti etnografici hanno
sempre mantenuto un fondamentale valore di testimonianza delle

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culture altre e sono stati inseriti nella categoria di artigianato e
non in quella di arte.

Allarte primitiva si attribuivano le stesse caratteristiche


dellartigianato anonima, senza personalit artistica di rilievo
dietro la sua produzione. Tendeva anche ad essere ripetitiva,
legata ad una serie di competenze tecniche che venivano
ordinate in sequenza, mentre larte era sostanzialmente la
produzione di unica.

Anche Mauss ha contrapposto arte e artigianato, pur ammettendo


la difficolt nel distinguere fenomeno estetici e tecnici una
tecnica sempre costituita da una serie di atti tradizionali volta a
produrre un effetto fisico. Molto spesso lopera estetica consiste in
un oggetto. La distinzione fra le tecniche e le arti non dunque
che una distinzione di psicologia collettiva; in un caso loggetto
fabbricato e considerato in relazione al suo scopo fisico, nellaltro
caso concepito come ricerca di unemozione estetica. Lo
straniero conoscer tale distinzione interrogando anzitutto lattore
o lautore.

Lartigianato era sottomesso ad un regime funzionale.

Clifford gli oggetti raccolti di fonte non-occidentale sono stati


classificati secondo due categorie fondamentali: artefatti culturali
(scientifici) o opere darte (estetiche).

Il concetto di arte primitiva nasce con le avanguardie storiche, i


movimenti artistici, letterari e filosofici che si collocano tra la fine
dellOttocento e gli anni Trenta del 900, cambiando il modo di
osservare gli oggetti esposti, fino ad allora considerati semplici
documenti, tracce e testimonianze di pratiche rituali, religiose e
sociali.

Grande influenza ha avuto il surrealismo francese, nella sua


attenzione agli aspetti artistici ed etnografici che, come ha scritto
Clifford, si sviluppano in stretta vicinanza, e da lui inteso come
una estetica che valorizza il frammento, le collezioni bizzarre, le
giustapposizioni sorprendenti, che cerca di provocare la
manifestazione di realt straordinarie tratte dai domini dellerotico,
dellesotico e dellinconscio.
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Questa ricerca dellimprevisto, dello straniante, non pu non
incontrare lalterit costituita dalle produzioni culturali provenienti
dalle colonie francesi, che esercitano un fascino e uninfluenza
fodamentale sui surrealisti.

Questi oggetti acquisiscono uno statuto differente, divenendo arte


cio espressione di qualit estetiche, formali, espressive che
vanno ben al di l del contesto che le ha prodotte.

Laspetto paradossale che sono divenuti arte non malgrado, ma


in virt del loro essere primitivi.

Primitivo recupero di valori come lessenzialit, loriginario, la


semplicit, la sacralit, che si credevano ormai perduti
nellartificiosit dellordine borghese ottocentesco.

Gli oggetti esotici rimandano ad un primitivo dentro di noi, un


substrato universale della psiche umana che compito dellarte
esprimere, e che lOccidentte aveva piuttosto fino ad allora
tentato di nascondere e reprimere (es. gabinetto di consultazione
di Frued, studio di Andr Breton).

Le avanguardie artistiche esprimono unesigenza affine a quella


della psicoanalisi: mostrare che il primitivo non affatto qualcosa
di distante e bizzarro, ma la base della stessa costituzione della
soggettivit moderna.

Apollinaire sosteneva infatti che gli oggetti darte primitiva


dovessero entrare al Louvre, perch di pari valore di quelli
occidentali.
Guillaume parlava di artisti anonimi della razza negra debito
delle avanguardie storiche verso lart ngre il negro non
possiede una teoria estetica astratta ed esplicitva, la sua opera
governata dal costume sociale e dallimpulso spontaneo, come
quella di ogni artista.
Rivalutazione delloggetto etnograficolinfa vitale per le mostre e
le esposizioni organizzate in Europa e in America (asse Parigi-
New York).

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Cambiano anche il collezionismo e il mercato dellarte:
collezionare arte negra diviene una moda per il fascino esotico e
per la potenza primitiva che essi emanano.

Ma per gli artisti figurativi larte africana non sempre


riconosciuta come fonte ispiratrice di una reale comprensione
dellaltro e del suo valore artistico e culturale.

Si tratta di quella ricerca di un originario che la sensibilit


moderna sembra aver perduto.
Laltro incarna quella profondit storica, mitizzata, che la societ
moderna ha perduto e che lartista cerca di ricreare.

Il dibattito sullarte primitiva si sviluppa in Francia durante lintero


arco del 900, per trovare infine la sua conclusione nel 2006, con
linaugurazione del Muse du Quai Branly (che nasce dalle ceneri
del Muse de lHomme).

I nuovi rapporti tra Patria e colonie si ripercuotono anche sul


ruolo degli oggetti coloniali sistemati nei musei.

Momento cruciale di questa metamorfosi fondazione del


Musee des Arts africaines et ocniens che rimpiazza precedenti
collezioni di tipo coloniale mossa politica che teneva conto
dei mutati rapporti con le colonie: il museo non doveva pi essere
espressione dellimpero francese, bens svolgere un ruolo di
mediazione e collaborazione tra diverse paritarie culture.

Passo ulteriore della metamorfosi negli anni 90 Jacques


Kerchache, amico intimo del presidente francese Chirac, pubblica
un manifesto in difesa di tutte le espressioni artistiche: sostiene
che le opere darte nascono libere e uguali, quindi non ha pi
senso operare una distinzione tra arte altra e arte bassa, dlite e
popolare, occidentale e primitiva.

Linfluenza di Kerchache porta Chirac a costituire una


commissione che decide di ricollocare le collezioni di etnologia
del Muse de lHomme e del Muse national des Arts dAfrique ed
dOcanie in un nuovo allestimento, pi adeguato al cambiamento
di statuto di questi oggetti a Quai Branly viene applicato il
concetto di capolavoro allarte primitiva (ridenominata come
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premier, prima), decontestualizzandola, apprezzandola per le
sue qualit formali a discapito del suo contenuto, trasformandola
in oggetto capace di comunicare anche senza lapparato
simbolico e sociale in cui era inserita in precedenza.

In un certo senso la conclusione di un processo di


riconoscimento che non si era mai pienamente compiuto.
Che tuttavia viene messo in discussione proprio dagli artisti
postcoloniali che avevano rifiutato lappellativo di artisti primitivi
Rasheed Araeen non puoi pi definirmi, signore, classificarmi o
rinchiudermi nei tuoi cataloghi. Non sono pi il tuo feticcio
assetato di sangue. Sono qui, proprio di fronte a te, un artista
moderno in carne e ossa. Se vuoi parlare di me, parliamo, MA
NON SARO MAI PIU LA TUA SPAZZATURA PRIMITIVA.

1.5 Le tecniche, le cose, i corpi: letnografia materiali


secondo Marcel Mauss

A Marcel Mauss si deve la prima sistematizzazione metodologica


nel campo della materialit in antropologia.

Manuale di etnografia che getta le basi per uno studio sistematico


degli oggetti e delle tecniche primitive attenzione per la
circolazione delle cose, il rapporto tra corpi e oggetti, il corpo
stesso come strumento.

Il tentativo di Mauss tracciare una storia della tecnologia in una


cornice che presta attenzione alla componente psicologica e
socio-antropologica.

Definisce le tecniche come atti tradizionali raggruppati in vista di


un effetto meccanico, fisico o chimico, e conosciuti come tali.

Mauss prende in esame le tecniche che riguardano il corpo,


elencando in modo sistematico intere serie di pratiche corporee
relative al ciclo della vita e allesistenza quotidiana.

Uno degli aspetti pi importanti la classificazione delle tecniche


generali, dove Mauss definisce gli strumenti tecnici, che
classifica in:
1)utensili, oggetti tecnici composti da un singolo pezzo (leva)
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2)strumenti, insieme di pi utensili (ascia lama+manico)
3)macchine, insieme di pi strumenti (arcolegno+corda+freccia)

Lidentificazione di questi oggetti tecnici ci permette di classificarli


e di studiarli nel loro impiego quotidiano allinterno di una
specifica comunit, per rilevare come il corpo si adegui alloggetto
e come il suo uso possa variare da cultura a cultura.

Per Mauss le tecniche si differenziano sia dal punto di vista


culturale e geografico, sia da quello generazionale, in quanto
mutano con il tempo attraverso la specializzazione dei saperi e
delel competenze.
Le tecniche vengono incorporate, naturalizzate, al punto che una
volta appresa una modalit di relazione con uno strumento o un
procedimento corporeo essa pu essere modificata con difficolt
(esempio del nuoto habitus).

In questa ampia definizione della tecnologia culturale trova spazio


anche il consumo come aspetto centrale nelle indagini della
cultura materiale: allanalisi della produzione non pu non
affinacarsi quella delluso.

Si tratta di prendere in considerazione i consumi alimentari,


mettendoli in relazione alla sfera domestica e agli usi rituali e
cerimoniali osservare e classificare i tipi di vivande, lordine
delle portate, il modo in cui vengono servite, gli strumenti usati
per mangiare.
Si invita ad analizzare anche i metodi di preparazione e
conservazione, limportanza della cucina, delle spezie, delle
bevande.

Mauss suggerisce di prendere in esame altri due aspetti della


cultura materiale della vita quotidiana che mostrano una forte
connessione con gli studi pi recenti: labbigliamento e la casa.

Abbigliamento forme di produzione, trattamento delle materie


prime, utilizzo e funzionalit delle vesti.

Casa considerata come un fenomeno da studiare nella sua


singolarit e non come espressionne di una tipicit, in quanto
ognuna rappresenta un mondo a s.
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Il Manuale di etnografia stato a lungo considerato unopera
minore di Mauss, tuttavia ha consentito di rivalutarne limportanza
e di vedere in esso lelemento di transizione tra lapproccio
classificatorio di origine ottocentesca e pi moderni orientamenti
analitici e teorici, soprattutto per lo spazio che concede al
rapporto tra oggetti e corpo, tra cultura materiale e azione tecnica.

Lavoro, tecnologia culturale e musei etnografici

2.1 Valori, strutture, siignificati: la cultura come essenza


intangibile nelantropologia del Novecento

Nel capitolo 1 importante ruolo che lo studio di oggetti manufatti


ha svolto nella fase positivistica degli studi antropologici tra 800 e
900.
Unantropologia di stampo evoluzionista, interessata allantichit e
alle origini e basata sul metodo comparativo, non si distingueva
ancora con chiarezza dallarcheologia.

I manufatti dellartigianato indigeno, portati dalle periferie degli


imperi e raccolti in collezioni e musei, erano la fonte pi affidabile
per una disciplina che non praticava ancora sistematicamente la
ricerca sul campo classificazione morfologica degli oggetti
come sinossi del percorso evolutivo nelle teche dei musei come
nelle tavole illustrate dei volumi scientifici.

Limpianto classificatorio di stampo positivistico punto in


comune tra la pratica della raccolta museale e quella della
ricerca.

Nello stesso Manuale di etnografia di Mauss resta questo


lapproccio prevalente, malgrado le intuizioni del saggio su Le
tecniche del corpo, pienamente comprese e sviluppate solo molto
tempo dopo.

Anche la fascinazione per lesotico e il primitivo che caratterizza


la cultura modernista del primo 900 imperniata sugli oggetti,
dalla passione freudiana per i reperti archeologici alla scoperta
delle maschere e dellarte negra da parte delle avanguardie
artistiche e del surrealismo.

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Le cose cambiano a partire dagli anni 20, con lavvio della fase
pi classica dellantropologia novecentesca le principali scuole
internazionali si separano progressivamente dagli obbiettivi della
raccolta, classificazione e musealizzazione deli oggetti.

*la conoscenza etnografica si acquisisce non raccogliendo reperti


ma partecipando soggettivamente alla vita quotidiana dei gruppi
umani studiati
*lantropologia principalmente una scienza di tipo sociologico,
interessata a comprendere le regole della vita sociale
*la cultura intesa come qualcosa di intangibile: insieme di valori
e sentimenti sociali, modelli psicologici o personalit di base,
strutture dello spirito umano, codici semiotici (dei segni) e
comunicativi, ragnatele di significati e cos via.

In questa fase gli oggetti interessano solo in quanto incorporano e


possono rendere visibili questi valori, queste strutture, questi
significati: veicoli di unessenza immateriale, che il vero
obbiettivo.

Manufatti e realt materiali occupano la scena del fieldwork e


della osservazione partecipante Argonauti del Pacifico
occidentale di Malinowski incentrato proprio su particolari
oggetti.
Malinowski era ancora legato alla vecchia scuola etnografica
descrizione degli aspetti tecnici e produttivi, confezionamento,
costruzione.

Tuttavia il suo interesse rivolto non agli oggetti in s, ma alla


grammatica dello scambio e al principio di reciprocit che lo
sottende, inteso come una forza di coesione dellintero sistema
sociale.

In una delle successive monografie sulle Trobriand, Malinowski


render esplicito questo distacco rispetto allantropologia
museale lo studio della sola tecnologia e la reverenza
feticistica per un oggetto di cultura materiale sono in s
scientificamente sterili. Per ho dovuto riconoscere che una certa
conoscenza della tecnologia indispensabile per accostarsi alle
attivit economiche e sociologiche e a ci che potremmo ben
chiamare scienza nativa.
18
Graduale dematerializzazione dellantropologia sociale.
E in questi anni che (almeno in ambito anglosassone) si
comincerebbe a usare sistematicamente lespressione cultura
materiale, al posto di arte primitiva.

Lespressione intende sottrarre questo tipo di studi al basso


profilo epistemologico della museografia positivista, collegandolo
a un nuovo e pi prestigioso ambito.

Lespressione cultura materiale attecchisce anche


nellarcheologia, che non pu facilmente sfuggire al rapporto con
la materialit della fonti nuova archeologia (anni 40-60,
Inghilterra), polemizza con gli approcci descrittivi focalizzati
esclusivamente sullo studio delle tipologie dei manufatti e della
loro evoluzione cronologica.

Questa nuova archeologia sostiene un indirizzo antropologico,


per una ricostruzione della cultura e delle pratiche umane di un
determinato contesto.

Non possibile losservazione diretta ma gli obbiettivi sono gli


stessi del fieldwork antropologico: lacheologia antropologia o
non nulla idea che il suo scopo ultimo fosse la scoperta di
codici culturali intangibili nascosti dentro la materialit dei reperti.

In questa fase gli interessi collezionistici e museografici non si


esauriscono: in alcuni casi trovano impulso proprio della prima
met del 900 es. Muse de lHomme.

In altri paesi europei (paesi scandinavi, Germania, Italia) il


collezionismo etnografico di oggetti delle culture contadine e
artigiane interessi folklorici alimentati dalle politiche
nazionaliste.

Ma il solco tra queste esperienze e la grande teorizzazione socio-


antropologica si fa sempre pi ampio.
In modo particolare in Italia, dove lautarchia fascista taglia fuori
gli studi etnologici e folklorici dal panorama internazionale, e
legemonia dellidealismo non aiuta certo la messa fuoco degli
aspetti tecnici e materiali della cultura.
19
Anche il radicale rinnovamento della disciplina nel secondo
dopoguerra si compie allinsegna di unevidente
smaterializzazione de Martino si incentra sulla tematica
esistenzialista della presenza, della sua crisi e del suo
riscatto. Si occupa di campi come la religione, il rito, il
simbolismo magico, dove si fa una certa fatica a trovare
riferimenti al mondo della materia.

2.2 Le basi materiali della storia: da MArx a Leroi-Gourhan

Seconda met del 900 progressivo riaccostamento tra cultura


materiale, pratiche di ricerca etnografica ed elaborazioni teoriche
si lega allemergere di due orientamenti:
-antropologia marxista
-consistente filone di tecnologia culturale

Fortuna di questi indirizzi soprattutto in Francia e in Italia, fra gli


anni 60 e 80.

Entrambi pongono laccento sulla rilevanza antropologica del


lavoro e delle tecniche produttive, anche se in direzioni e sulla
base di premesse molto diverse.

Ci sono stati molti modi di interpretare antropologicamente il


materialismo storico proposto dalla tradizione marxista.

Originaria impostazione di Marx tentativo di costruire una teoria


della conoscenza radicalmente anti-idealista, che fonda il
pensiero umano e la cultura non tanto in strutture trascendentali
quanto nelle forme pratiche e storicamente mutevoli del ricambio
materiale fra uomo e natura- nel lavoro e nella organizzazione
delle forze produttive.

Non esiste una soggettivit gi data, che a un certo punto decide


di produrre beni attraverso il lavoro, intervenendo su una natura
anchessa gi data linterazione uomo-natura nelle forme
concrete del lavoro lambito al cui interno si costituisce la
soggettivit conoscente e la stessa pensabilit della natura
come oggetto della conoscenza.

20
Siamo lontani dal determinismo materialistico che viene talvolta
imputato al marxismo: la stessa contrapposizione delle categorie
di spirito e materia ha senso solo allinterno di contesti storico-
produttivi particolari.
La contrapposizione tra marxismo e idealismo kantiano pu
essere raffrontata a un tratto cruciale del programma
dellantropologia novecentesca e nella scuola di Durkheim e
Mauss: una revisione del kantismo che tratta le categorie a priori
come socialmente e e culturalmente variabili.

Per Durkheim e Mauss questa variabilit rimanda alle forme di


organizzazione sociale, mentre nel marxismo il livello basilare
economico: riguarda cio lorganizzazione delle forze produttive
(dalle quali dipendono a loro volta le stesse relazioni sociali).

Questa priorit della sfera economica stata interpretata in chiavi


molto diverse nella storia dellantropologia.

Gli indirizzi pi influenzati dal marxismo hanno focalizzato


lattenzione sulle forme del lavoro, della produzione, dei rapporti
tra cultura e materia.

In Francia e Italia questa tendenza stata rafforzata da una


seconda importante influenza, quella degli studi di tecnologia
culturale fondatore Andr Leroi-Gourhan.

Allievo di Mauss, Leroi-Gourhan ha coniugato gli studi etnologici


con quelli di preistoria e di antropologia fisica ampia e originale
visione del processo di ominazione e dellevoluzione culturale.

In polemica con gli indirizzi che fondano lo studio delluomo su


pratiche sovrastrutturali, come la parentela, i riti e le credenze,
Leroi-Gourhan rivendica la priorit metodologica dello scheletro
tecno-economico delle comunit umane.

Laspetto pi importante della sua opera consiste nel rifiutare una


troppo grossolana contrapposizione tra struttura e
sovrastruttura, e nel tentativo di connettere gli aspetti materiali,
sociali e spirituali della cultura.

21
Nel suo libro, Il gesto e la parola, Leroi-Gourhan tratta le
tecniche, il linguaggio, i saperi, le istituzioni, i valori morali ed
estetici come aspetti di un unico processo processo di
esteriorizzazione o liberazione, consistente nel fatto che tutta
levoluzione umana contribuisce a porre fuori delluomo ci che,
nel resto del mondo animale, corrisponde alladattamento
specifico.

Due aspetti fondamentali in questo processo:


1)liberazione dellutensile dalla mano
2) liberazione della parola rispetto alloggetto o al vissuto che
essa rappresenta.

Il primo aspetto quello che d origine alla tecnologia,


procedendo attraverso una serie successiva di esteriorizzazioni:
Lazione manipolatrice del Primati, dove gesto e utensile si
fondono, seguita da quella della mano in motilit diretta in cui
lutensile manuale divenuto separabile dal gesto motore.
Nella tappa successiva le macchine manuali si annettono il gesto
e la mano in motilit indiretta apporta solo il proprio impulso a
motore.
In epoca storica la forza motrice abbandona a sua volta il braccio
umano, la mano d lavvio al processo motore nelle macchine
animali o in macchine semoventi come i mulini.
Durante lultimo stadio, la mano d lavvio a un processo
programmato con le macchine automatiche che non solo
esteriorizzano lutensile, il gesto e la motilit, ma fanno presa
anche sulla memoria e sul comportamento meccanico.

Il secondo aspetto, la liberazione della parola, d origine a


linguaggio e alla facolt di simbolizzazione, da cui discende
quella propriet unica posseduta dalluomo di collocare la propria
memoria al di fuori di se stesso, nellorganismo sociale.

La trasmissione della memoria scritta-per schede-meccanografia-


elettronica rappresentano gli stadi essenziali di un processo di
esteriorizzazione parallelo a quello tecnologico e altrettanto
decisivo per levoluzione umana.

Leroi-Gourhan non intende il tecnico e il simbolico come due


ambiti separati dellattivit umana, ma come facce di una stessa
22
medaglia unico processo in cui tecnica e linguaggio si
sviluppano insieme e interagiscono, in un equilibrio che vede il
ragionamento discorsivo riversarsi nelle operazioni tecniche e la
mano assoggettarsi al linguaggio nella pratica della scrittura.

2.3 Il gesto e la parola: la scuola di tecnologia culturale

Non si tratta per di un equilibrio stabile.


Le ultime fasi della liberazione tecnica e simbolica introducono
mutamenti tanto radicali da mettere in discussione le basi stese
dellesistenza dellHomo sapiens.

Il progresso tecnologico crea un ambiente e condizioni di vita


sempre pi incompatibili con la struttura fisiologica e psichica
degli esseri umani.

Rispetto allambiente cuturale che egli stesso ha creato, luomo


oggi una sorta di fossile vivente.

Pi recenti esteriorizzazioni tecnologiche producono


unirreversibile deculturazione tecnica dellindividuo.

Leroi-Gourhan Dal Pitecantropo al falegname del XIX secolo,


laspetto delle concatenazioni operazionali non cambiato:
loperaio, di fronte alla materia, viene a patti con le qualit e i
difetti particolari che essa presenta, basandosi sulle proprie
conoscenze tradizionali combina il possibile svolgimento delle
concatenazioni di gesti, dirige la lavorazione, corregge, arriva al
prodotto di ciu autore, con un consumo equilibrato di movimenti
muscolari e di idee.
Il suo comportamento, per quanto meccanico sia, implica
laffiorare di immagini, di concetti, la presenza in penombra del
linguaggio.

Oltre che equilibrata miscela di gesti e parola, questo autentico


comportamento tecnico o operazionale la base dellidentit
sociale degli individui.
E infatti appreso da una tradizione collettiva a cui lindividuo
attinge con una certa libert di introdurre varianti personali.

Con la meccanizzazione, tutto cambia.


23
La competenza operazionale del lavoratore si frantuma. Egli ha
sostanzialmente il compito di colmare le lacune della macchina.

Il taylorismo prima e poi lautomazione creano un sistema


produttivo sempre pi perfetto parallelamente ad una sempre pi
ampia deculturazione tecnica degli individui.

Labbandono progressivo della manualit, il non pi venire a patti


con la materia, alla base di una vera e propria metamorfosi
antropologica.

La perdita di una tecnicit manuale implica una regressione


cognitiva (dal momento che mano e pensiero si sono sviluppati
filogeneticamente in stretta relazione).

Il gesto e la parola asseconda perfettamente la vocazione


dellantropologia e del folklore verso i saperi e gli oggetti tecnici
tradizionali in contrapposizione alle forme di produzione
meccanizzata e industriale.

Le tecniche tradizionali sono fondate sul rapporto tra corpo e


materia, su un coordinamento mano-mente-sensi che si apprende
per trasmissione orale e ostensiva e che solo letnografia pu
documentare.

Si apre cos il campo di una tecnologia culturale che pu porsi in


continuit con gli studi gi esistenti dedicati agli oggetti e alle
tecniche tradizionali del lavoro contadino e artigianato.

In Francia un gruppo di studiosi d vita al laboratorio Techniques


et Culture.
Per questi studiosi lunit di analisi etnologica (ossia dei popoli)
la catena operatoria, linsieme di operazioni che trasformano la
materia prima in un prodotto finito, allinterno del quale devessere
intesa anche la costituzione delle relazioni sociali.
La forma primaria di queste relazioni sociali la cooperazione in
un gesto tecnico e nella divisione del lavoro, forse prima ancora
che i rapporti di parentela.

24
Qui vi , da parte di Leroi-Gourhan e del gruppo di Techniquues
et Culture, una presa di distanza palese dal loro contemporano e
connazionale Lvi-Strauss.

Per entrambi gli approcci, il tecnologico-culturale e lo


strutturalista, lobbiettivo descrivere in termini rigorosi la
grammatica della cultura e delle sue possibili variazioni su scala
comparativa.

Per Lvi-Strauss, luniversalit quella delle strutture dello spirito


umano, che danno vita ad unampia gamma di variazioni che
discendono da un ristretto numero di regole sintattiche universali.

Per la tecnologia culturale, luniversalit poggia sul concetto di


efficacia: date loggettivit della materia (consistenza, forma ecc.)
e quella del corpo umano (esteso agli attrezzi), vi una gamma
relativamente ristretta di atti tecnici che si possono compiere per
ottenere un risultato efficace.

Il contadino che deve arare il campo e il fabbro che deve forgiare


una zappa useranno gesti e strumenti ben precisi, senza i quali le
operazioni non riuscirebbero.
Entrambi imparano il mestiere per tradizione:il loro un sapere
della mano e dellocchio, non lapplicazione di algoritmi astratti.

Tuttavia la loro azione tecnica potrebbe essere ricondotta a


formule fisico-matematiche.
Ci non significa che le catene operatorie sono sempre uguali
attraverso le culture altrimenti non ci sarebbe bisogno di
unantropologia per studiarle.

Anche in societ che si collocano sullo stesso piano di sviluppo


tecnologico le catene operatorie cambiano a seconda del
contesto ecologico (laratura in montagna implica gesti e attrezzi
diversi rispetto a quella in pianura).

Inoltre, luniversale oggettivit dellefficacia tecnica trova un limite


in ci che lo stesso Leroi-Gourhan chiamava lo stile etnico i
modi, peculiari a ogni cultura o tradizione, di declinare le
necessit tecnico-ergologiche (ergologia ramo delletnologia
che ha per oggetto lo studio della cosiddetta cultura materiale).
25
La stessa operazione, la costruzione dello stesso strumento,
avverr in diversi contesti culturali con stili e sfumature estetiche
diversi; particolarit, sottigliezze o sfumature irriducibili a leggi
generali custodi di quella differenziazione etnica che per Leroi-
Gourhan messa in discussione dagli effetti globalizzanti
dellautomazione.

Dalla prospettiva di Techniques et Culture emerge il programma


di un approccio sistematico alle pratiche tecnologiche con le
seguenti caratteristiche:
-attenzione concentrata sui processi produttivi e sulle catene
operatorie del lavoro (esclusione dei processi di consumo)
-interesse prevalente per le tecniche, gli attrezzi e i prodotti
materiali tradizionali e pre-industriale, dove il rapporto uomo-
materia si manifesta in modo pi diretto
-aspirazione a cogliere, su base comparativa, una grammatica
universale dellazione tecnica efficace
-interesse per la variazioni estetiche degli stili etnici e per una
loro classificazione e musealizzazione

2.4 Segnicit e fabrilit: gli sviluppi della tecnologia culturale


in Italia

Una combinazione di materialismo storico e tecnologia culturale


ha influenzato anche gli studi italiani e le connesse attivit
museografiche, a partire almeno dagli anni 70.

Il principale ispiratore di questa fase probabilmente Alberto


Mario Cirese.
Insieme a De Martino stato tra i protagonisti della ripresa
postbellica di una tradizione culturale che si era fortemente
impoverita (oltre che ideologicamente compromessa) durante il
fascismo.

In particolare Cirese ha rifondato gli studi di cultura popolare con


lidea di demarcare il folklore come cultura peculiare e distintiva
delle classi sociali subalterne.

La nuova disciplina, la demologia, si trovava ad ereditare un


passato di ricerche prevalentemente filologiche sulla tradizione
orale (canto, fiabistica popolare), nel quale lattenzione agli
26
oggetti e alle tecniche (con le eccezioni di Pitr e Loria) restava
minoritaria.

I campi di studio di Cirese riguardano per lo pi le tradizioni orali,


ma si impegna in favore di unantropologia delle tecniche e del
lavoro produttivo in due modi:
-con il lavoro teorico
-attraverso attivit di insegnamento e di organizzazione della
ricerca

Sul piano teorico Cirese riprende dalla tradizione marxista lidea


della centralit antropologica del lavoro il punto di partenza di
ogni storia sono gli individui reali, la loro azione e le loro
condizioni materiali di vita, tanto quelle che essi hanno trovato gi
esistenti quanto quelle prodotte dalla loro stessa azione. Il primo
dato di fatto da constatare qunque lorganizzazione fisica di
questi individui, e il loro rapporto, che ne consegue, verso il
mondo della natura.

Sfera della fabrilit primo e fondamentale livello del rapporto


uomo-natura, dunque della costruzione di cultura.
Ogni azione produttiva implica cooperazione e socialit e ad essa
si connette la sfera del linguaggio e della comunicazione
segnicit.

Questo coniuga Leroi-Gourhan con Lvi-Strauss tecnologia-


ergologia e analisi semiologico-strutturale sono le due facce dello
studio della cultura, connesse ma dotate di una propria autonomia
epistemiologica.

Cirese non intende il radicamento della cultura in forme pratiche


di azione produttiva come perno di una relativizzazione storico-
pragmatica della ragione umana.
Vuole usare il marxismo per costruire unantropologia nomotetica
(intesa a descrivere i vari fenomeni comprendendoli sotto leggi
universali).

Studiare la cultura materiale equivale a stabilire le condizioni


necessarie e sufficienti per lesistenza di una cultura: gli elementi
invarianti che costituiscono la base solida di unantropologia a

27
partire dalla quale, soltanto, si possono intendere gli elementi
variabili e le scelte particolaristiche (stili etnici di Leroi-Gourhan).

Cirese lascia queste suggestioni teoriche allo stato di note


provvisorie, senza svilupparle con maggiore sistematicit (forse
per lindebolirsi nel corso degli anni 80 della prospettiva marxista
da cui era partito).

Il suo impulso allo studio della cultura materiale stato


nondimeno importante ed passato attraverso linsegnamento
(Universit di Cagliari, Siena e Roma), la creazione di centri di
ricerca e la collaborazione a iniziative museografiche.

Molti allievi di Cirese, a partire dagli anni 70, pongono il tema del
lavoro al centro dei propri interessi e sviluppano un filone
compatto di cultura materiale.
Angioni, Solinas, Clemente ampi programmi di antropologia del
lavoro contadino, pastorale e artigianato, basati sulla
documentazione e sulla classificazione dei gesti tecnici e sullo
studio dei contesti ecologici.

Parallelamente si sviluppano interessi per la cultura materiale


anche nella scuola siciliana.

Ci sar una grande variet delle ricerche che si sviluppano nei


decenni successivi.

Focalizzare lattenzione sulle attivit tecniche e produttive


significa costruire una rappresentazione del mondo contadino
tradizionale molto diversa da quella folkloristica classica
interessata alle forme di spettacolo, alle credenze, alla
letteratura orale.

Diventano gli emblemi del mondo popolare non gli oggetti di per
s, ma i gesti tecnici che li accompagnano.

La tecnica un sapere ha dunque un versante immateriale.


Ma si tratta di un sapere della mano: un sapere incorporato, che
non potrebbe trasformarsi in nozioni astratte o teoriche. Cos
come non potrebbe essere trasmesso per mezzo di manuali di

28
istruzioni per luso, ma solo attraverso lostensione (esposizione)
e limitazione.

Come si possono documentare le competenze tecniche


attraverso la scrittura?

Dagli anni 60 in poi la via maestra per la rappresentazione del


gesto tecnico la ripresa vieo.
E inizialmente costosa e tecnicamente complessa, limitata
dunque a pochi professionisti del settore, pi avanti nello studio
sulle tecniche il video diviene linevitabile standard, e a partire
almeno dagli anni 80 lantropologia visiva o visuale si afferma
come uno dei settori pi importanti e dibattuti della disciplina.

2.5 Zappe, aratri e incudini: la museografia etnografica


italiana e la memoria del mondo contadino

Nella fase storica che stiamo trattando, gli studi di tecnologia


culturale si legano strettamente ad unaltra modalit di
valorizzazione della cultura materiale, quella museale.

Si hanno alcune esperienze di collezionismo e museografia


etnografica tra 800 e 900 (Pitr, Loria), ma il quadro
etnomuseale italiano resta povero, se confrontato ad altre
situazioni come quelle francesi o del Nord Europa, almeno fino
agli anni 60 e 70.

A questo punto c un improvviso sviluppo, su basi molto diverse


da quelle dei musei o collezioni del passato:
1) sono musei locali in aree rurali o in paesi di piccole dimensioni,
spesso gestiti da enti locali (Comuni, Province)
2) sono musei che nascono non per volont accademica ma per
liniziativa di gruppi e associazioni del territorio o di singoli
appassionati locali finalit non strettamente scientifiche ma pi
ampiamente politico-culturali, legate alla memoria, alla nostalgia
del passato e a istanze identitarie.

Possibile motivazione politica dietro questo nuovo entusiasmo


etnomuseale ritorno al passato contadino come espressione
del disagio verso la modernit urbana e industriale forma
creativa di riappropriazione culturale di quegli oggetti che la
29
modernizzazione emargina dal lavoro e dalla vita, o addirittura
la prospettiva di una cultura alternativa rispetto alla cultura
ufficiale.

Almeno in parte questo si iscrive nel clima politico di quegli anni,


nel progetto di dar voce alle classi subalterne e di costruire una
storia dal basso progetto che coinvolge a fondo anche
lantropologia.

Oggi siamo in grado di valutare linteresse per la riscoperta della


cultura tradizionale nellottica di un pi ampio processo di
patrimonializzazione che, pi che contrapporsi alla modernit,
ne fa strutturalmente parte.

Ultimi decenni del 900 la costruzione di forme di memoria


culturale si diffonde ampiamente nella societ di massa, anche tra
i ceti medi e popolari.

I gruppi di recenti inurbamento sono attratti dal revival del passato


contadino, che pu manifestarsi in modalit private (orti urbani,
collezionismo domestico di oggetti antichi) ma anche in progetti
collettivi di raccolta e, tavolta, di rievocazione performativa.

Negli anni 70 non ancora patrimonio culturale (o cultural


heritage).

Una rete capillare di piccoli musei etnografici si sviluppa in molte


regioni italiane.

Malgrado la loro origine dal basso, essi tentano di stabilire legami


forti con il mondo degli studi, si crea una sorta di alleanza tra
studiosi, amministrazioni locali e i portatori della tradizione.
In seguito i rapporti tra queste tre componenti non saranno pi
cos semplici e si creeranno non poche tensioni, ma almeno negli
anni 70 tutti pensano di lavorare a obbiettivi in qualche modo
comuni.

Il contributo degli studiosi consiste nel saggiare e proporre forme


di schedatura e catalogazione degli oggetti conservati
riflessione sulla natura metonimica del valore di tali oggetti.

30
Non ci si concentra sulle peculiarit di quel singolo oggetto, ma
sul fatto che quelluno rimanda al tutto.

Soprattutto in questa fase gli studiosi si concentrano sulle


strategie dellallestimento museale.

Le modalit classificatorie che caratterizzavano le raccolte e le


esposizioni di taglio positivistico lasciano profondamente
insoddisfatti i ricercatori, che dietro loggetto vogliono riuscire a
mostrare non solo il gesto tecnico, ma anche la complessit
dellorganizzazione culturale e sociale.

Anche in questo campo i contributi teorici di maggior spessore


sono quelli di Cirese, che critica a fondo le esposizioni tradizionali
che si limitano ad allineare oggetti inerti avulsi dal loro contesto o
tentano di ricreare artificiosamente un contesto statico di ambienti
lavorativi o domestici facendo uso di manichini, che rendono
evidente lo stacco tra museo e vita.

Ma a Cirese non piacciono molto neppure i musei che cercano di


riprdurre la vita (quelli open-air della Scandinavia o quelli che
impiegano persone reali per ricreare forme elementari di azione
sociale).

Per aderire alla vita, il museo deve trasporla nel proprio


linguaggio e nella propria dimensione, creando unaltra vita che
ha le proprie leggi forme omologhe a quelle della vita reale, ma
comunque diverse da esse.

Per essere vivo, un museo etnografico non deve tentare il


compito impossibile di imitare la vita fuori di esso: il museo serve
non a vivere ma a pensare operazioni conoscitive che non si
limitano a mostrare il reale ma ne analizzano le strutture
soggiacenti.

2.6 Il terzo principio della museografia: gli oggetti e la crisi


della rappresentazione etnografica

Il paradigma del museo come metalinguaggio negli ani 70 il


riferimento per le pi avvertite esperienze espositive.

31
Lo stile allestitivo che ne risulta accosta gli oggetti a elaborazioni
grafiche che ne propongono analisi morfologiche e comparative, e
soprattutto ricostruiscono i contesti e i corsi operativi nei quali
sono coinvolti.

Con il progredire dei mezzi di riproduzione elettronica sempre


pi centrale luso di materiali audio e video, consentendo ai
visitatori di osservare i gesti e di ascoltare le voci dei testimoni
stessi (ex contadini che hanno effettivamente usato, se non
fabbricato, gli oggetti esposti).

Il museo metalinguistico presenta per anche dei problemi


costruito interamente a partire dal punto di vista dello studioso-
allestitore.
Visitare il museo come leggere un saggio.

Dopo gli entusiasmi degli anni 70, il successo dei musei


etnografici segna il passo, e si smorzano al tempo stesso gli
entusiasmi razionalisti e universalisti allapproccio di Techniques
et Cultures di fronte allo sviluppo degli indirizzi interpretativi in
antropologia.

Ci contribuisce, tra gli anni 90 e 2000, alla nascita di nuovi


orientamenti nel panorama etnomuseale italiano che si va
intanto consolidando, anche con la costituzione della Societ
italiana per la museografia e i beni DEA (SIMBDEA).

Principale interprete di questa nuova stagione probabilmente


Pietro Clemente, che la sintetizza nel terzo principio della
museografia.

Ad un certo punto della sua carriera Clemente viene infuenzato


dal dibattito sulla crisi dellautorit etnografica e delloggettivit
della rappresentazione antropologica, che ha sentito il bisogno di
calare nei problemi museografici.

Ci lo ha portato a vedere i limiti del museo-metalinguaggio


una sorta di geometria della rappresentazione, in piccoli spazi, di
grandi processi produttivi e sociali () che forse configurava il
modo che gli intellettuali avevano di sentire la pietas verso
qualcosa di immaginato astrattamente e non vissuto.
32
Clemente parla di un atteggiamento che metteva completamente
da parte lamore per le cose e che guardava con sufficienza
lingenuit delle pratiche collezionistiche.

Parla anche di un atteggiamento in cui sovrapponevamo in


perfetta buona fede i nostri interessi di ricerca ai possibili
linguaggi museali.

Ma la ricerca non museo, non comunica allo stesso modo.


E in quei musei erano subordinate alla scientificit proprio le
caratteristiche salienti dei linguaggi museali: la comunicazione,
lemozione, le possibilit dimmaginazione.

E il recupero di un rapporto pi diretto con queste dimensioni che


per Clemente sta alla base di un terzo principio della museografia
(che fa seguito o soppianta, sia pur parzialmente incorporandoli, i
primi due principi, quello del museo-collezione e quello del
museo-metalinguaggio).

La sua caratteristica pensare lallestimento a partire dal


visitatore, dai suoi sentimenti e, appunto, dalla sua
immaginazione rapporto pi diretto con le cose, non pi
semplici esempi o testimoni di pi ampie categorie o di concetti
astratti ma agenti specifici e individuali con i quali entrare in
risonanza.

Da qui il grande risalto che Clemente attribuisce agli oggetti di


affezione cose di uso comune che si caricano di un particolare
valore emotivo per il loro rapporto con il passato, con situazioni o
con persone specifiche.

Da qui linsistenza su strategie di allestimento interattive per


coinvolgere il visitatore e porlo in rapporto con la materialit delle
cose esposte.

Tutto questo non implica il nascondersi del ricercatore-allestitore


dietro le cose, bens la sua esplicita assunzione di un ruolo
autoriale: letnografo sempre autore e non semplice
presentatore di dati neutrali.

33
Per certi versi, il terzo principio della museografia vendica i musei
del primo tipo, quelli collezionistici, e ne recupera alcuni aspetti.

Il modello cui pi si avvicina la visione di Clemente lopera


artigianale di Ettore Guatelli, un museo selvaggio, costruito nel
corso di decenni di paziente raccolta di oggetti del lavoro e della
domesticit quotidiana dei contadini emiliani, allestito come una
sorta di camera delle meraviglie, dove ogni oggetto corredato
di schede informative redatte da Guatelli.

Lassenza di accorgimenti tecnici consente paradossalmente al


museo di essere vivo (la qualit che, per Cirese, le semplici
raccolte non potevano senzaltro avere), pervaso dalla passione
entusiastica del suo fondatore, presenza viva che fa apprezzare
quelle stanze come unopera darte pi che come il surrogato di
un saggio scientifico.

Allinterno della societ SIMBDEA questo orientamento diventa


prevalente negli ultimi 15-20 anni.

Clemente un teorico dei musei e non mai stato un allestitore:


altri studiosi hanno invece sperimentato la strategia del terzo
principio in numerosi allestimenti sia di mostre sia di musei stabili,
spingendola in direzioni decisamente nuove.

Le loro proposte si caratterizzano per allestimenti dalla natura


formente evocativa, che somigliano talvolta pi ad installazioni
artistiche che a musei tradizionali.
E presente anche un interesse per gli oggetti ordinari e seriali del
consumo di massa.

34