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Introduzione
Lintento dello studio di Bauman di accogliere allinterno della teoria sociologica generale gli insegnamenti dellOlocausto. Lo sterminio degli ebrei, messo in opera dal potere nazista, non un evento che riguarda esclusivamente le vittime e gli oppressori. Occorre approcciarsi allOlocausto come ad un laboratorio sociologico:1 infatti, esso ha messo in luce e permesso di esaminare alcuni attributi della nostra societ non rilevabili, e perci empiricamente inaccessibili, in condizioni ordinarie2. Lomicidio di massa degli ebrei ha rivelato aspetti del nostro sistema inimmaginabili prima, e ci offre la possibilit di effettuare un test delle possibilit occulte insite nella societ moderna3. Bauman, infatti, contesta radicalmente gli approcci che tentano di sminuire le potenzialit euristiche dellOlocausto. Lo sterminio degli ebrei non pu essere pienamente compreso attraverso una visione manichea4, che divide gli attori in buoni (gli ebrei) e i cattivi (i nazisti). E riduttivo anche il contributo di Adorno o di Fromm5, che hanno enfatizzato i fattori psicologici e individuali, e tralasciato contemporaneamente i fattori sociali che avrebbero potuto influire sui comportamenti degli individui responsabili dell'Olocausto.6 Un altro modo di minimizzare lOlocausto considerarlo un caso limite: irrilevante per una teoria sociologica generale. E questo il caso, secondo Bauman, di chi presenta lOlocausto come il culmine della lunga storia dellantisemitismo europeo: nella misura in cui viene definito [] come la continuazione dellantisemitismo con altri mezzi, lOlocausto sembra essere un pezzo unico, un episodio specifico che getta forse qualche luce sulla patologia della societ in cui ha avuto luogo, ma che
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Un aspetto questo, che richiama gli studi portati avanti dalla Prima Scuola di Chicago e dalla Scuola antropologica di Manchester, in cui la ricerca non si sviluppa in un contesto neutro e non solo per esigenze scientifiche, ma si propone di capire il cambiamento e offrirne una chiave di lettura. Si fa riferimento, in particolare agli studi portati avanti nella Chicago degli anni 20, in cui i fenomeni di espansione industriale e demografica (a causa dellampio numero di immigrati) stavano trasformando radicalmente la citt in metropoli, e agli studi degli antropologi di Manchester nellAfrica centrale del Secondo dopoguerra, in cui incominciavano ad avviarsi i primi processi di industrializzazione e modernizzazione. Vedi L.Wirth, Lurbanesimo come modo di vita, in G. Martinetti (a cura di), Citt ed analisi sociologica, Marsilio, Padova, 1968; R.E. Park, E.W. Burgess, R.D. McKenzie, La citt, Edizioni di Comunit, Milano, 1999; J. C. Mitchell, La danza Kalela. Aspetti dei rapporti sociali tra africani in una comunit della Rhodesia del Nord, in V. Maher (a cura di), Questioni di etnicit, Rosenberg & Sellier, Torino, 1994 2 Z. Bauman, Modernit e Olocausto, Il Mulino, Bologna, 1992, p. 30 3 Z. Bauman, op. cit., p. 30 4 come nella soap opera americana Holocaust; vedi Z. Bauman, op. cit., p. 10 5 Confronta T. Adorno, La personalit autoritaria, Edizioni di Comunit, Milano, 1997; E. Fromm, Fuga dalla libert, Mondadori, Milano, 1994 6 gli autori cercarono la spiegazione del regime nazista e delle atrocit che ne seguirono nellesistenza di un particolare tipo di individuo: una personalit incline allobbedienza con i forti (masochista) e alla brutalit senza scrupoli [] con i deboli (sadica), in Z. Bauman, op. cit., p. 213; corsivo mio.

2 difficilmente aggiunge qualcosa alla nostra comprensione della condizione normale di questa societ.7 Collegata a questo approccio la presentazione dellOlocausto come un sottoprodotto della societ moderna: una manifestazione tangibile della predisposizione naturale e pre-societaria delluomo allaggressivit; lincarnazione della visione hobbesiana dello stato di natura che, senza norme e vincoli dettati dalla ragione, prefigurerebbe una situazione di guerra di tutti contro tutti. 8 LOlocausto non avrebbe niente da dire rispetto allorganizzazione della nostra societ, anzi dimostrerebbe che la missione civilizzatrice, cio l'emancipazione dalla bestialit e dalla superstizione, non ancora compiuta. Contrariamente alle spiegazioni descritte, Bauman sostiene che lOlocausto coinvolge totalmente la societ moderna, poich non sarebbe stato possibile senza le capacit tecnologiche e organizzative della societ industriale e burocratica e il sogno moderno di una societ ideale perfetta. La societ moderna costituisce la condizione necessaria (anche se non sufficiente) per lattuazione dellomicidio di massa sistematico. LOlocausto non coincide con la modernit, essendo stato lesito di una combinazione unica di fattori di per s ordinari e comuni;9 alcuni di questi, per, costituiscono ancora il fulcro della nostra vita sociale. E necessario riflettere sul significato profondo dello sterminio degli ebrei dEuropa per capire pienamente la portata di questi fattori normali per evitarne le conseguenze potenzialmente terrificanti.

1. Societ premoderna e antisemitismo


Il nesso causale tra antisemitismo e Olocausto non regge ad una disamina pi attenta. Il razzismo nazista contiene al suo interno peculiarit specificatamente moderne, che lo distinguono dallantisemitismo premoderno. Il fenomeno dellavversione per gli ebrei10 ebbe origini nel 70 d.C. con linizio della diaspora. Lassenza di una patria, protrattasi fino al Secondo dopoguerra, e il rivendicare come luogo di appartenenza la Terra Santa cristiana rendeva la percezione degli ebrei come stranieri tra noi11 e pretendenti illegittimi12. A causa del suo carattere universale, extratemporale ed extraterritoriale, lantisemitismo un fenomeno eterogeneo con intensit variabile e proporzionale al bisogno di autodefinizione dei suoi
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Ibidem, p. 17 Confronta T. Hobbes, Leviatano, traduzione italiana C.A. Viano (a cura di), Laterza, Roma-Bari, 1999 9 Ibidem, p. 15 10 L' antisemitismo implica una concezione degli ebrei come gruppo estraneo, ostile e indesiderabile; ibidem, p. 58 11 Ibidem, p. 59 12 Ibidem, p. 60

3 portatori in contrapposizione ad una categoria diversa, altra: calza, dunque, a pennello la metafora degli ebrei come categoria prismatica.13 Lirriducibile alterit ebrea, per, non implic nellEuropa premoderna il rifiuto nellordine sociale: nella struttura segmentata della societ [] gli ebrei costituivano appunto un ceto o una casta tra molti altri14; i confini di separazione tra i segmenti erano istituzionalizzati e i rapporti fra i gruppi ritualizzati, con il risultato di costituire una cornice coerente non generatrice di situazioni anomiche. Con la fine dellancien rgime e con lavvento della modernit caddero le vecchie sicurezze e le nuove si affermarono lentamente creando, cos, una situazione dinstabilit: fertile per conflitti tra gruppi sociali.

2. Societ moderna e antisemitismo


I processi di modernizzazione incisero profondamente sullassetto della societ e sui modi e i tempi di vita degli individui. Laffermarsi dei principi di uguaglianza giuridica e di cittadinanza portarono al livellamento formale delle differenze e al collasso della coerenza dellordine sociale. Dopo secoli di segregazione nei ghetti, gli ebrei emergevano dai loro luoghi disolamento, [] diventavano parte della realt quotidiana e interlocutori di un rapporto non pi limitato a una serie di scambi ritualizzati.15 L'attacco dell'uguaglianza giuridica e dell'economia comportava il rischio di una contaminazione dei valori della propria cultura. Gli ebrei, che rappresentavano una delle manifestazioni tangibili di questo sconvolgimento sociale, divennero il bersaglio preferito della resistenza antimodernista. La conversione al cristianesimo e l'assimilazione culturale potevano erodere le differenze fra ebrei e autoctoni; essi minavano la certezza dei confini fra noi (indigeni) e voi (stranieri): erano un elemento intereuropeo, non nazionale in un mondo di nazioni.16 Per scongiurare la contaminazione culturale la specificit ebraica doveva reggersi su basi diverse rispetto a prima: le leggi di natura. Ponendo la differenza a questo livello gli ebrei non avevano pi via di scampo: il loro stato non era modificabile, non dipendeva da ci che facevano; l'irriducibilit ebraica era data per natura. E' in questo passaggio dallantisemitismo al razzismo, che si possono trovare elementi specifici della modernit nell'Olocausto.
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a seconda del punto di vista da cui venivano osservati, [gli ebrei] - come tutti i prismi - rifrangevano immagini completamente diverse; Ibidem, p. 70 14 Ibidem, p. 60 15 Ibidem, p. 72 16 H. Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunit, Milano, 1967, p. 33

3. Societ moderna e razzismo


Il razzismo nazista si distingue da pratiche antisemite precedenti come i pogrom, perch non fomenta sentimenti popolari di odio collettivo e non si basa sulle folle avide di linciaggio17. Nonostante la propaganda, lo sterminio sarebbe stato impensabile se avesse fatto leva su emozioni quali l'ira e il furore. Ci dimostrato dalla delusione nazista nel vedere la risposta della popolazione locale in occasione della Kristallnacht:18 infatti, la maggioranza dei tedeschi non era costituita da antisemiti fanatici19 e gli individui troppo zelanti ed entusiasti venivano scartati dall'esercito tedesco. Inoltre, era impensabile basarsi sulla routinizzazione delle emozioni violente per la realizzazione di un'Europa judenfrein20 Come ricorda l'autore, il razzismo, prima di essere un'ideologia, innanzitutto una politica, che abbisogna di un'organizzazione efficiente, di esperti, di amministratori. L'Olocausto un fenomeno interamente moderno, perch si basa sulle strategie dell'ingegneria sociale e della medicina. Gli ebrei furono sterminati perch non rientravano nella dimensione estetica del Reich millenario, nell'ordine sociale razionalmente progettato del regno dello Spirito tedesco liberato. Si possono ritrovare in questa visione i principi della modernit, che attraverso la razionalit strumentale e la cultura burocratica, considera la societ come oggetto di amministrazione, come complesso di molteplici problemi da risolvere, come natura da controllare, dominare, migliorare o rimodellare, come materiale su cui esercitare l'ingegneria sociale e in generale come giardino da progettare e preservare con la forza nella forma prevista (la mentalit del giardiniere suddivide la vegetazione in piante coltivate di cui prendersi cura e in erbacce da estirpare).21 Bauman sottolinea come i moderni genocidi si distinguano per: (a) le dimensioni quantitative; (b) l'assenza di spontaneit; (c) la presenza di un progetto razionale; (d) essere un mezzo per raggiungere lo scopo di una societ migliore. Una volta esclusi gli ebrei dal migliore ed artificiale ordine sociale progettato non restava che trovare la soluzione pi idonea per estirpare l'erbacce infestanti. E' in questo momento che la cultura burocratica moderna diede il suo decisivo apporto. Lo soluzione finale l'esito
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Z. Bauman, op. cit., p. 132 L'unico pogrom su larga scala avvenuto in epoca nazista in cui persero la vita 100 persone 19 C.R. Browning, Fateful Months, Holmes & Meier, New York, 1985, p. 106, in Z. Bauman, op. cit., p. 113 20 Infatti al ritmo di 100 al giorno ci avrebbe richiesto circa 200 anni [...], il furore non pu essere alimentato per 200 anni [...] un omicidio accurato, globale, definitivo richiedeva la sostituzione della folla con la burocrazia, della furia collettiva con l'obbedienza all'autorit; J.P. Sabini e M. Silver, Destroying the innocent with a clear conscience: a sociopsychology of the Holocaust, in J.E. Dinsdale (a cura di), Survivors, Victims, and Perpetrators, Emisphere Publishing Corporation, Washington, 1984, pp. 329-30, in Z. Bauman, op. cit., p. 132 21 Z. Bauman, op. cit., p. 37

5 di scelte burocratiche slegate fra loro, effettuate sul calcolo dei costi delle scelte alternative.22 Il primo ottobre 1941 si trov una risposta adeguata al compito a cui l'amministrazione burocratica era stata posta di fronte: era stato trovato un altro, pi radicale, strumento per [...] liberarsi dagli ebrei: lo sterminio fu scelto essendo il pi praticabile ed efficace dei mezzi atti a raggiungere l'obiettivo originario, successivamente divenuto pi ampio. Il resto fu una questione di cooperazione tra diverse sezioni della burocrazia statale.23 Si sono gi individuati alcuni elementi che erano necessari per l'attuazione dell'Olocausto presenti nella cultura moderna, ora se ne prenderanno in esame altri, per rispondere al seguente interrogativo: com' stato possibile che un'intera popolazione non rigettasse un progetto cos mostruoso, ma anzi contribuisse alla sua realizzazione?

4. Effetti dell'organizzazione burocratica


Il modello di azione burocratico ha contribuito in modo consistente all'Olocausto. Questo tipo di agire, nonostante abbia permesso il raggiungimento di grandi traguardi nel corso della modernit, anche la causa dell'allontanamento della morale dalla valutazione delle azioni, e il motivo per cui un intero popolo24 ha potuto contribuire alla realizzazione dello sterminio degli ebrei. Bauman individua tre processi del modello burocratico, che hanno permesso il soffocamento della piet istintiva, animale, che ogni individuo normale prova di fronte alla sofferenza fisica degli altri25. Il primo processo la minuziosa divisione funzionale del lavoro26. Bauman porta come esempio l'industria bellica. Quanti lavoratori delle fabbriche che forniscono l'acciaio agli stabilimenti in cui si producono bombe si sentirebbero in parte responsabili dei bombardamenti a cui la loro azione ha contribuito? La divisione in singole funzioni impedisce il raggiungimento di questa consapevolezza. Come potrebbero prevalere le inibizioni morali degli individui in una situazione in cui l'azione mediata da molte altre, di fatto impedendo l'esperire dell'azione finale? La divisione gerarchica e funzionale del lavoro ha come conseguenza la creazione di distanza fra l'azione di un individuo e l'esito finale dell'azione collettiva, a cui la singola azione ha contribuito. In
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Inizialmente il progetto era di dislocare la popolazione ebrea in territori conquistati come la Polonia. Successivamente, visto l'aggravarsi dei problemi in Europa orientale, l'amministrazione nazista decise di deportare gli ebrei in Madagascar, ma anche questa soluzione si rivel inefficace data la distanza e la presenza delle truppe Alleate sugli oceani. Una meta alternativa era stata individuata nella Russia, ma a causa della resistenza russa, anche questa opzione fu abbandonata. Confronta Z. Bauman, op. cit., p.35 23 Ibidem, p. 36 24 Come si visto non composto da cattivi o da personalit patologiche; vedi supra Introduzione 25 H. Arendt, La banalit del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 1967, p.113 26 Z. Bauman, op. cit., p. 143

6 siffatta organizzazione non possono sussistere valutazioni morali delle proprie azioni, poich le conseguenze dell'agire sono sottratte all'esperienza degli individui. Infatti, il secondo processo la sostituzione della responsabilit morale con quella tecnica.27 Essendo l'azione isolata dalle proprie remote conseguenze28, essa pu essere valutata soltanto in base al criterio di adeguatezza al proprio ruolo. Nell'organizzazione burocratica occorre adottare il tipo d'azione orientato razionalmente rispetto allo scopo e relegare la discussione dei valori normativi nel mondo della soggettivit.29 Ci che conta svolgere il proprio compito in modo efficiente, ovvero con il minor costo possibile. Questa la responsabilit del funzionario nei confronti del proprio diretto superiore: non c' posto per le preoccupazioni morali, in quanto la legittimazione dell'operato avviene in base alle regole dell'organizzazione. Il terzo processo del modello burocratico la disumanizzazione degli oggetti dell'attivit burocratica.30 Gli esseri umani coinvolti nell'attivit burocratica sono ricondotti sotto la categoria di oggetti: semplici quantit misurabili prive di qualit.31 Il linguaggio tecnico contribuisce ad escludere i giudizi etici. I soldati parlano dei nemici come di bersagli, gli operatori dei servizi sociali considerano gli assistiti come beneficiari di prestazioni integrative: difficile percepire e ricordare che dietro tutti questi termini [...] vi sono degli esseri umani.32 Tutte queste caratteristiche della burocrazia portano Bauman a sostenere che essa pu essere posta al servizio del genocidio stesso senza che la sua struttura, i suoi meccanismi e le sue norme di comportamento abbiano bisogno di significative revisioni.33 Al pari di tutte le burocrazie, quella nazista affront il proprio compito come un processo di problem-solving: inizi definendo l'oggetto del trattamento speciale, poi apr una pratica per tutti coloro che corrispondevano alla definizione, successivamente segreg gli ebrei dal resto della popolazione e li deport fuori dai confini tedeschi, finch le circostanze non impedirono il proseguimento di questa strategia. Visto l'espandersi del Reich nazista, l'unico modo di adempiere al proprio compito era di adottare la Soluzione Finale: lo sterminio degli ebrei.34
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Ibidem Ibidem, p. 147 29 Si fa riferimento ai 4 tipi ideali weberiani dell'agire sociale: l'agire sociale determinato 1)in modo razionale rispetto allo scopo; 2)in modo razionale rispetto al valore; 3)affettivamente; 4) tradizionalmente confronta M. Weber, Economia e societ, vol. I, Edizioni di Comunit, Milano, 1999 30 Z. Bauman, op. cit., p. 147 31 Ibidem, p. 149 32 Ibidem 33 Ibidem, p. 150 34 A questo proposito si pu citare la descrizione di ogni processo di distruzione in una societ moderna fatta da R. Hilberg; egli individua una sequenza di fasi determinata razionalmente: -definizione; -licenziamento dipendenti ed

5. La cooperazione delle vittime


L'agire razionale pu spiegare un evento atipico nella storia: la cooperazione delle vittime alla realizzazione dell'Olocausto. Il potere nazista, potendo contare sul silenzio delle lite tedesche, riusc ad isolare gli ebrei dal resto della societ attraverso la propaganda35 e la precisa definizione degli ebrei, che limitava il trattamento speciale soltanto a chi rientrava in questa categoria e, contemporaneamente, salvava tutti gli altri dallo sterminio. Una volta isolati, gli ebrei si ritrovarono in una contesto in cui c'era solo il potere nazista come unico altro soggetto a determinare la situazione. Stranamente per un genocidio, il nazismo non elimin le lite ebraiche, anzi inizialmente ne rafforz i poteri.36 Delegando la gestione della quotidianit dei ghetti agli ebrei, i nazisti risparmiarono risorse da impiegare nello sforzo bellico e per perseguire le proprie politiche. Inoltre, facendo credere che il trattamento non sarebbe stato uniforme, le vittime risposero con una serie di azioni razionali mirate all'obiettivo della salvezza, pur essendo alla merc di un'organizzazione criminale svincolata da qualsiasi controllo degli organi costituzionali dello stato37 Gli ebrei collaborarono alla sterminio fornendo dati, selezionando le vittime, pagando il trasporto con la giustificazione razionale di sacrificare pochi per salvare molti. Essi s'impegnarono razionalmente nel lavoro a favore dei nazisti38 per dimostrare l'infondatezza del mito del parassitismo ebraico. Il tentativo razionale di salvarsi con petizioni, intercessioni e raccomandazioni fece passare il principio per cui bisognava essere un particolare tipo di ebreo per potersi salvare. Nel susseguirsi delle fasi che portarono allo sterminio, l'interesse egoistico all'autoconservazione si dimostr contrario al dovere morale. Gli obblighi morali della tradizione ebraica, che impediva di negoziare la sopravvivenza di alcuni a spese di altri, furono messi a tacere: quanto pi cresceva il prezzo della vita, tanto pi diminuiva il prezzo del tradimento.39 In questo contesto, in cui la scelta degli ebrei era illusoria perch il loro destino era gi stato deciso, il criterio di razionalit si dimostr inefficace nel raggiungere l'obiettivo della salvezza.
espropriazione delle imprese; -concentramento; -sfruttamento del lavoro e riduzione alla fame; -annientamento; -confisca degli effetti personali. Vedi R. Hilberg, La distruzione degli ebrei, Einaudi, Torino, 1995, in Z. Bauman, op. cit., pp. 258 e ss. 35 che definiva gli ebrei come una patologia e li disumanizzava 36 La segregazione non fu accolta del tutto negativamente, ma considerata come uno strumento per accrescere l'autogoverno e per preservare i propri costumi. Sulla doppia funzione del ghetto (segregazione; autoconservazione culturale) si veda anche L. Wirth, The Ghetto, University of Chicago Press, 1928 37 Z. Bauman, op. cit., p. 172 38 lungo il tortuoso percorso verso Auschwitz molti ponti [...] furono costruiti dalle mani abili e generose degli ebrei, in Z. Bauman, op. cit., p. 192 39 Ibidem, p. 203

6. Societ moderna e Olocausto


Come abbiamo cercato di sostenere nei capitoli precedenti l'Olocausto stato un prodotto della modernit e contemporaneamente un suo fallimento. Non bisogna pensare, per, che modernit e Olocausto coincidano. Nel corso del libro l'autore oscilla fra due differenti visioni, che non si escludono a vicenda:

la normalit dell'Olocausto; l'immaginario moderno e le istituzioni e le norme da esso derivate, che resero possibile il genocidio, rappresentano ancora i pilastri del nostro vivere quotidiano. Inoltre, l'estromissione dello stato dalla gestione della societ si fonda su un'eccezionale superiorit economica40, che non esclude un cambio di situazione, per cui sarebbe legittimo ipotizzare un nuovo massiccio intervento dello stato, con la possibilit di ricreare l'insolita combinazione di fattori moderni determinanti l'Olocausto. l'unicit dell'Olocausto; lo sterminio stato l'esito di una particolare combinazione di fattori comuni alla modernit: l'esecuzione dell'Olocausto era legata a una specifica, niente affatto universale, relazione tra lo stato e la societ. 41 sarebbe controproducente paragonare sia l'eterofobia contemporanea, che pur usa un linguaggio di tipo razzista, sia l'organizzazione societaria contemporanea, che presenta le stesse istituzioni dello stato nazista, all'Olocausto. Il significato profondo dello sterminio si perderebbe, inoltre nel futuro prevedibile sembra impossibile perseguire una politica di ingegneria sociale su larga scala come quella attuata da Hitler, visto il ritirarsi dello stato e il prevalere del pluralismo di mercato.

La soppressione delle spinte irrazionali e antisociali e l'eliminazione della violenza, di cui il mito modernista impregnato, in realt un'illusione. Il non considerare criteri diversi da quelli della razionalit ha sminuito l'etica e l'uso della violenza stato centralizzato e dislocato e razionalizzato, invece che soppresso. Un altro elemento di preoccupazione dato dall'inefficacia delle salvaguardie e barriere moderne nel contrastare il genocidio degli ebrei.

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Z. Bauman, op. cit., p. 119 Ibidem, p. 120; Bauman, rifacendosi al lavoro della Gordon, individua diversi fattori che si combinarono: (a) il razzismo nazista votato allo sterminio; (b) un potente stato centralizzato; (c) il controllo di un' efficiente organizzazione burocratica; (d) lo stato di emergenza dovuto alla guerra, vedi S. Gordon, Hitler, Germans, and the Jewish Question, Princeton University Press, Princeton, 1984, in Z. Bauman, op. cit., p. 138

9 In primo luogo, fallita la scienza42, che indirettamente ha contribuito al genocidio screditando il valore vincolante del pensiero normativo43 e ogni altro criterio rispetto a quello della razionalit e della scientificit. Un aiuto diretto, invece, stato fornito dagli scienziati in nome dell'avalutativit della ricerca scientifica. Seguendo il principio della neutralit morale, professori, medici e ingegneri tedeschi collaborarono con il potere nazista e non protestarono mai di fronte alle politiche razziste che portarono anche alla scomparsa di scienziati ebrei, se non per sottolineare che la sparizione contemporanea di tutti questi colleghi potrebbe mettere a repentaglio la tabella di marcia della ricerca.44 Secondariamente, fallirono le autorit religiose, che non fecero sentire la loro voce influente di fronte alle politiche disumane naziste.45 Infine, le forze sociali ed economiche, che furono sciolte e statalizzate, caddero di fronte al totalitarismo nazista, ed anche la cittadinanza fall, che non si organizz in una resistenza attiva: il disgusto civilizzato per la disumanit46 non port a contrastare il nazismo, bens a voltare lo sguardo. Quindi, ci che l'Olocausto pu insegnarci : - l'insufficienza della razionalit come unico criterio per misurare la capacit organizzativa; - la debolezza delle salvaguardie moderne; - il potenziale distruttivo della scienza e della tecnologia, delle istituzioni civili moderne e dell'aspirazione moderna ad un mondo pienamente progettato e controllato47, una volta che questi siano sfuggiti al controllo. Ora si vedr com' possibile accogliere questi insegnamenti all'interno di una teoria sociologica generale della morale, tenendo anche conto di un esperimento condotto da Stanley Milgram.

7. L'etica dell'obbedienza
In obbedienza all'autorit48 Milgram espone i risultati della sua ricerca, consistente nel fare presenziare delle persone socialmente inserite, nel ruolo di tecnico, ad un esperimento su nuovi metodi di apprendimento. Alle persone veniva chiesto di infliggere scariche elettriche su delle cavie umane, qualora non avessero risposto
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Intesa come corpus di idee e come rete di istituzioni incaricate di diffondere la cultura e l'istruzione confronta Z. Bauman, op. cit., p. 155 43 Ibidem 44 Ibidem, p. 156 45 Basti pensare che Hitler non fu mai scomunicato dalla Chiesa cattolica. 46 Ibidem, p. 158 47 Ibidem, p. 137 48 S. Milgram, Obbedienza all'autorit. Il celebre esperimento di Yale sul conflitto tra disciplina e coscienza, Bompiani, Milano, 1975

10 correttamente alle domande poste dallo sperimentatore.49 A dispetto delle previsioni, molti misero da parte le proprie inibizioni morali e somministrarono la scossa. 50 Uomini normali si trasformarono in boia soprattutto in un contesto in cui: (a) soggetto e sperimentatore erano prossimi fisicamente, psicologicamente e socialmente; (b) la vittima, nascosta dietro una parete, isolata fisicamente, psicologicamente e socialmente; (c) l'azione del soggetto mediata o da una macchina (la scossa inviata attraverso un quadro di controllo) o da azioni di altri soggetti. Le evidenze empiriche portarono lo psicologo a sostenere l'ipotesi per cui la crudelt, pi che essere legata alla personalit dell'individuo, sia correlata a rapporti sociali, in particolare modo al rapporto di autorit e subordinazione.51 La disponibilit ad esercitare crudelt, infatti, inversamente proporzionale alla prossimit delle vittime. Il contesto sopra descritto rassomiglia molto all'organizzazione razionale della nostra societ: l'azione del soggetto viene suddivisa funzionalmente lungo una linea gerarchica ed mediata da molte altre. Oltre ad escludere dal campo visivo del soggetto le conseguenze della propria azione (distanza fisica e psicologica), questo modello organizzativo in grado di amplificare notevolmente la distanza sociale: come nell'esperimento di Milgram, oltre ad un allontanamento della vittima dal soggetto, si produce un avvicinamento relativo fra soggetto e sperimentatore52, un sentimento di gruppo dovuto alla complementariet delle azioni e alla continua cooperazione in vista del raggiungimento dell'azione collettiva finale. Le persone a cui rivolta l'azione non possono influenzarne l'esito: vengono trasformate in oggetti passivi dell'agire burocratico. Un altro meccanismo in grado di mettere a tacere la coscienza morale individuale, tipico dell'organizzazione razionale la moralizzazione della tecnologia. Come si pu riscontrare anche negli esperimenti di Milgram, l'individuo portato a seguire il principio de il fine giustifica i mezzi: vi la dissociazione fra fini, oggetto di valutazione morale, e i mezzi, oggetto di valutazione tecnica. Nell'esperimento ai soggetti veniva chiesto di collaborare in nome del progresso scientifico, un'autorit raramente contestata e generalmente investita di valore morale. 53 In una burocrazia
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La potenza delle scosse era progressiva: si partiva da una di 15 volt fino ad arrivare all'ultima contrassegnata con la scritta molto pericoloso; vedi Z. Bauman, op. cit., p. 223 50 I risultati percentuali di coloro che somministrarono la scossa fino alla fine dell'esperimento sono i seguenti: 30% quando si doveva premere la mano della vittima sula piastra elettrica; 40% quando occorreva muovere i comandi del quadro di controllo; 62,5% quando le vittime furono nascoste dietro una parete; 65% quando oltre alla parete, c'era l'eliminazione del sonoro; vedi Z. Bauman, op. cit., p. 216 51 Ibidem, p. 214 52 S. Milgram, op. cit., p. 7, in Z. Bauman, op. cit., p. 217 53 Z. Bauman, op. cit., p. 221

11 l'autorit superiore, legittimata dalle competenze possedute, che definisce la moralit dei fini. L'esecutore dell'ordine attribuisce al proprio superiore la legittimazione della propria azione: ci che conta rimane solo la fedelt all'autorit, lo svolgimento corretto del proprio compito. In conclusione, si pu sostenere che le richieste, quando supportate dall'apparato simbolico della scienza, riscontravano una maggiore adesione da parte dei soggetti. Queste evidenze empiriche insieme all'analisi dell'Olocausto portano Bauman a sostenere che l'organizzazione nel suo complesso uno strumento per la cancellazione della responsabilit.54 Gli attori, riconoscendo all'autorit il diritto di impartire ordini, si ritrovano in una situazione di eteronomia. Una conseguenza implicita quella che l'autore definisce libera fluttuazione della responsabilit, un meccanismo in grado di scaricare la responsabilit sui propri superiori, poich il soggetto si attenuto solo alle istruzioni ricevute. E' effettivamente la giustificazione che adottarono i nazisti processati; essi, infatti, non fecero niente di fondamentalmente diverso da ci che fecero quanti si trovarono dalla parte dei vincitori55: eseguire gli ordini. Nell'esperimento vi era la presenza di una sola autorit. Quando furono inseriti pi sperimentatori che discordavano tra loro, i soggetti non obbedirono ciecamente: il disaccordo fra le autorit paralizza completamente l'azione.56 Pertanto si pu evincere quanto sia fondamentale la presenza di pi autorit riconosciute per evitare la possibilit che individui moralmente normali commettano azioni moralmente anormali.57 Finora si sottolineato come un evento di eccezionale drammaticit come l'Olocausto sia dovuto principalmente al dominio dell'ordine, non a sacche antisociali presenti nella societ: l'Olocausto stato un esempio di produzione sociale del male, dovuto principalmente, ma non solo, al distanziamento sociale prodotto dall'organizzazione razionale moderna. Nelle prossime pagine si vedr come costruire una teoria sociologica della morale che tenga conto gli insegnamenti dell'Olocausto.

8. Per una morale sociale e pre-societaria


Le teorie sociologiche della morale non presentano strumenti in grado di accogliere l'esperienza dell'Olocausto. La sociologia, come tutte le scienze, si emancipata dal linguaggio teleologico e fornisce una spiegazione sociale-causale della morale, ovvero
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Ibidem, p. 224 Ibidem, p. 38 56 Ibidem, p. 227 57 Ibidem, p. 228

12 determinata dalla specifica struttura della societ. Il pi delle volte si sottolinea il carattere funzionale e strumentale della morale: quest'ultima esisterebbe per soddisfare un bisogno, e la fine di questo porterebbe alla caduta del potere vincolante delle norme morali. Per esempio, Durkheim,58 il quale considera le norme morali collegate ad una sanzione repressiva diffusa, non si allontana da questo immaginario. La morale viene identificata con il sistema delle regole socialmente condivise ed funzionale alla sopravvivenza della societ, perch garantisce la preservazione della struttura sociale attraverso specifici meccanismi di socializzazione e di sanzione. Manca, tuttavia, una valutazione sostanziale della morale: tutti i sistemi morali sono uguali dal solo punto di vista che permette legittimamente oggettivamente, scientificamente di misurarli e valutarli: la loro utilit per la soddisfazione del [...] bisogno59 dell'integrazione sociale. Inoltre Durkheim, come molti altri sociologi, considera la societ come fabbrica della morale, ovvero la morale possibile solo all'interno di un assetto societario, confermando la visione della societ come forza civilizzatrice, che emancipa gli uomini dalla superstizione e dalle barbarie. Le norme morali, quindi, non precedono la societ: le azioni sono immorali perch socialmente proibite, piuttosto che socialmente proibite perch immorali.60 Cos, la morale si esaurisce nel conformarsi alla norme condivise dalla maggioranza, e non sarebbe possibile che la societ agisca come forza contraria alla morale. Lo sterminio degli ebrei sfida questa concezione e comporta una radicale revisione da parte della sociologia. L'Olocausto dimostra che la distinzione del bene e del male non pu essere legittimata dal riferimento ai poteri sociali che la sanzionano e la impongono,61 ma deve essere fondata su ragioni pre-societarie: la societ deve trovare la capacit morale, ovvero la capacit di distinguere tra bene e male, come qualcosa di gi formato, cos come avviene per la costituzione biologica, i bisogni fisiologici.62 Facendo riferimento alla concezione di Lvinas, Bauman sottolinea il legame inscindibile fra responsabilit morale e prossimit sociale. Per Lvinas, infatti, la caratteristica peculiare del rapporto intersoggetivo la responsabilit incondizionata nei confronti dell'altro non per intenzione o conoscenza (quindi non per obbligo o per calcolo del beneficio): la mia responsabilit l'unica forma in cui l'altro esiste per me;
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Vedi E. Durkheim, La divisione del lavoro sociale, Edizioni di Comunit, Milano, 1999 Z. Bauman, op. cit., p. 237 60 Ibidem, p. 238 61 Ibidem, p. 243 62 Ibidem

13 la modalit della sua presenza, della sua prossimit. 63 La morale, quindi, diventa la struttura primaria dello stare con altri e la sua sostanza la responsabilit di tutto e di tutti, davanti a tutti ed io pi di tutti gli altri. 64 Secondo questa visione la morale coincide con la co-presenza, ed gi presente nei rapporti societari: non qualcosa che l'assetto societario istituisce e produce, semmai modifica e manipola. La prossimit sociale originaria viene erosa e la morale espulsa dal campo dell'individuo, quando alcuni esseri umani vengono definiti diversi: non riconoscendone le medesime qualit di soggetto (per cui la preoccupazione primaria di tipo morale), l'etica lascia spazio alla separazione sociale e all'eterofobia. Nell'Olocausto, attraverso la definizione degli ebrei come categoria diversa (quindi oggetto di un trattamento speciale), la prossimit originaria fu compromessa e le vittime disumanizzate. La segregazione fisica, inoltre, blocc la comunicazione fra i gruppi e imped l'incrocio dei percorsi di vita.65 Se il genocidio degli ebrei dovuto a fattori peculiari, i meccanismi che erodono la responsabilit morale sono normali ancora oggi nella quotidianit della societ moderna. Nella modernit la morale rimane costante e legata alla prossimit, mentre l'azione pu coinvolgere pi soggetti posti a elevate distanze. Il principio razionale dell'organizzazione efficiente del lavoro implica la creazione di una lunga catena d'intermediazione all'azione, che svincola dal significato e dallo scrutinio morale quasi tutti i partecipanti anche se decisivi all'impresa collettiva66, poich non permette di esperire direttamente le conseguenze del proprio agire. L'organizzazione societaria moderna provoca l'indebolimento della forza vincolante della morale e rende pi accettabili le condotte immorali proprio perch non si fonda sulla prossimit sociale. In conclusione di questo lavoro si tenter di proseguire nell'intento di Bauman, ovvero non di formulare una teoria sociologica alternativa della morale, ma discutere alcune fonti non sociali della morale e alcune condizioni prodotte a livello societario nelle quali diviene possibile il comportamento immorale67, attraverso spunti di riflessione provenienti da altri autori.

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Ibidem, p. 248 Dostoevskij, in Z. Bauman, op. cit., p. 248 65 Illuminante a questo proposito la distinzione tra ebreo della porta accanto (da salvare e proteggere) e ebreo come tale (da sterminare); vedi Z. Bauman, op. cit., pp. 254 e ss. 66 Z. Bauman, op. cit., p. 263 67 Ibidem, p. 267

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Riflessioni conclusive
In questa sede vorrei esprimere dei possibili approfondimenti su certe questioni, che hanno suscitato vivo interesse nel corso della lettura del libro. Ho usato l'espressione possibili approfondimenti in quanto, vista la vastit dell'argomento (e la carenza di spazio), non ho la pretesa di essere esaustivo, ma solo di offrire qualche spunto di riflessione personale. Vorrei, infatti, evidenziare quei fattori che erodono la prossimit sociale e la responsabilit morale, presenti nell'Olocausto, ed ancora fondamentali oggi, senza cadere nello stesso errore degli autori che paragonano la societ contemporanea all'Olocausto. Dopo pi di cinquant'anni dall'Olocausto si riscontra ancora come prevalente per l'agire organizzativo il criterio della razionalit scientifica, la dissociazione tra mezzi e fini, la spersonalizzazione degli individui. Ad esempio, nella recente guerra in Afghanistan si ritrovano i processi di erosione della responsabilit morale, dovuti alla distanza sociale: l'alto numero di vittime civili rappresenta una scelta consapevole al fine di non mettere a rischio le vite di piloti e soldati americani e inglesi [...], come conseguenza del basso valore attribuito alla vita dei civili afgani da parte degli strateghi militari americani.68 Nell'operazione globale Enduring Freedom69 possibile scorgere la dissociazione tra mezzi e fini. Come sostiene Deriu, molti di coloro che oggi conducono la guerra parlano di pace; essi possono parlare dell'idea di pace e portare avanti una politica violenta [...] dobbiamo rifiutare di scambiare il processo con il fine. La pace non un fine esterno alla relazione e al confronto con altre presone e proprio per questo non pu essere pianificata.70 L'obbedienza all'autorit e agli esperti, favorita dalla specializzazione funzionale e dalla moralizzazione tecnologia, oggi forse ancora pi marcata: la maggior parte delle azioni compiute nella nostra societ, dopotutto, non risulta legittimata dalla discussione dei rispettivi obiettivi, ma dal consiglio e dalle istruzioni fornite dagli esperti.71 Un'erosione dell'autonomia individuale che port Illich ad auspicare una societ

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Dichiarazione del professore Marc Herold (ideatore di iraqbodycount, vedi www.iraqbodycount.org) su http://italy2peacelink.org/pace/articles/art_3717.html 69 Enduring Freedom il nome ufficialmente utilizzato dal governo degli Stati Uniti d'America per designare alcune operazioni militari lanciate in risposta agli attentati dell'11 settembre 2001. [...] Il termine viene utilizzato, per antonomasia, per l'operazione militare lanciata nel 2001 contro i talebani in Afghanistan primo atto della guerra al terrorismo, su http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Enduring_Freedom 70 M. Deriu, Dizionario critico delle guerre, EMI, Bologna, 2005, pp. 463-464 71 Z. Bauman, op. cit., p. 266

15 conviviale, in cui il controllo della tecnologia non sia riservato a un corpo di specialisti72, e in cui occorre sostituire a un valore tecnico un valore etico73. L'approccio ingegneristico e razionale nei confronti della societ non sembra cessato se Guidicini, per quanto riguarda il territorio, afferma che, nel processo di reimmaginazione della citt in atto, le spinte razionalizzatrici non sembrano ora pi assolutamente disposte a venire a compromessi74, anche se le tecnologie appaiono oggi sempre meno adatte a cogliere la crescente complessit dei problemi, a puntualizzare le sfumature.75 Un irrigidimento riscontrabile anche nei servizi sociali che, come dimostrato da Pieretti76, non riescono sia a fornire risposte che escano dai parametri del denaro e del diritto77, sia a sfruttare le risorse gi presenti sul territorio. Sempre con riferimento al territorio, l'aura razionalistica e utopistica, che mira alla costruzione di una citt perfetta, ancora presente nei quartieri che s'ispirano ai CID o a Bedzed.78 Come si visto, nella societ contemporanea sono presenti molti limiti dell'agire organizzativo che, pur non portando necessariamente ad esperienze come l'Olocausto, impediscono ancora oggi, nonostante gli sforzi in direzione contraria, la considerazione della responsabilit morale nella quotidianit. Occorre, quindi, comprendere in maniera pi approfondita questi fenomeni per scongiurare il ripetersi degli avvenimenti accaduti in epoca nazista attraverso la legittimazione della condotta immorale da parte della societ.

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I. Illich, La Convivialit, Red, Como, 1993, p. 4 Ibidem, p. 11 74 P. Guidicini, La citt, l'uomo e il suo radicamento, FrancoAngeli, Milano, 2003, p. 165 75 P. Guidicini, Nuovo manuale per le ricerche sociali sul territorio, FrancoAngeli, Milano, 1998, p. 364 76 Vedi G. Pieretti, La persistenza degli aggregati, FrancoAngeli, 2002 77 Ibidem, p. 262 78 CID sta per Common Interest Developmentes; Bedzed sta per Beddington Zero Energy Development; su questo argomento si veda F. Mantovani, La citt immateriale, FrancoAngeli, Milano, 2005

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17 Wirth L., Lurbanesimo come modo di vita, in G. Martinetti (a cura di), Citt ed analisi sociologica, Marsilio, Padova, 1968

Sitografia

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