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(storia)

L’ITALIA DEL PRIMO DOPOGUERRA:


LA NASCITA E L’AVVENTO DEL FASCISMO

CRISI DEL DOPOGUERRA ED IL BIENNIO ROSSO

All'indomani della Grande Guerra la situazione interna italiana era alquanto


precaria: la Conferenza di pace di Versailles non aveva portato alcun
beneficio allo Stato italiano, nemmeno alle rivendicazioni più moderate.
Nell’opinione pubblica italiana si diffuse il malcontento,per quella che fu
definita una “vittoria mutilata”.
Le casse statali erano quasi vuote anche perché la lira durante il conflitto
aveva perso buona parte del suo valore, con un costo della vita aumentato
di almeno il 450%. Mancavano le materie prime e le industrie non
riuscivano a convertire la produzione bellica in produzione civile per
assorbire l'abbondanza di manodopera ulteriormente accresciuta dai soldati
di ritorno dal fronte.
In una situazione simile nessun ceto sociale si sentiva soddisfatto, e
soprattutto tra i benestanti s'insinuò una profonda paura di una possibile
rivoluzione comunista sull'esempio russo. In questo contesto le lotte sociali
si fecero sempre più aspre. Infatti a partire dal 1919 gli operai nelle
fabbriche e i braccianti nelle campagne scesero in sciopero per rivendicare
aumenti salariali e migliori condizioni di vita.
Intanto in quegli anni si affacciarono nuove formazioni politiche. Nel 1919
fu fondato dal sacerdote Luigi Sturzo il Partito popolare italiano.
Lo stesso anno vide venire alla luce il movimento fascista, nato per
iniziativa di Benito Mussolini come forza extraparlamentare col nome di
Fasci italiani di combattimento. Egli si collocò politicamente a
sinistra,battendosi per radicali riforme sociali. Ben presto,però,il
movimento si caratterizzò per l’aggressività verbale e per la violenza,e si
pose in difesa degli ideali nazionalistici e con un radicalismo antisocialista;
esso si rivolgeva soprattutto agli ex combattenti e ai ceti medi, facendo leva
sulla paura di una rivoluzione comunista. Nel 1921 da una scissione in seno
al partito socialista nacque il Partito comunista d'Italia: Antonio
Gramsci ne era il leader teorico.
NASCITA DEL FASCISMO:DALLA FASE
LEGALITARIA ALLA DITTATURA

Consumatosi il cosiddetto Biennio rosso (1919-1920) delle lotte operaie e


contadine, la reazione dei ceti medi, degli agrari e degli industriali si
indirizzò verso il movimento fascista, le cui violenze erano ottusamente
assolte come premessa a un auspicato “ritorno all’ordine”.
Tra la fine del 1919 e l’inizio del 1921 vennero formate le squadre d’azione
fasciste, che organizzavano spedizioni punitive contro socialisti e
organizzazioni contadine.
Nel novembre del 1921 Mussolini decise di trasformare il suo movimento
in Partito Nazionale Fascista,modificandone significamente il
programma:
 si dichiarò favorevole alla monarchia;
 sostenne l’opportunità di una politica economica liberista.
Dopo aver reso più credibile il PNF come forza di governo,Mussolini il 24
ottobre 1922,riunì migliaia di camice nere e ordinò di marciare su Roma e
chiedere le dimissioni del governo presieduto da Luigi Facta.
Nei giorni successivi,il re Vittorio Emanuele III,nonostante le sollecitazioni
del governo,decise di non fare intervenire l’esercito e di affidare a
Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.
Tra il 1922 ed il 1924 si svolse la cosiddetta fase legalitaria del fascismo.
Mussolini guidò un governo di coalizione costituito anche da liberali e
popolari.
Tra i provvedimenti assunti in questo periodo merita ricordare:
 la riforma della scuola varata da Giovanni Gentile;
 la legge Acerbo che riformò il sistema elettorale in senso
maggioritario.
 la creazione della Milizia Volontaria per la sicurezza Nazionale.
Nel giugno 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva
denunciato le intimidazioni e i brogli elettorali, venne rapito e ucciso dai
fascisti. L’opposizione si dichiarò disponibile a rientrare in Parlamento solo
dopo il ripristino della legalità e l’abolizione della Mlizia(secessione
dell’aventino). Questo causò una situazione di crisi che Mussolini risolse
assumendosi la piena responsabilità davanti al parlamento dell'accaduto.
Si apriva così la fase della dittatura.
L’ITALIA FASCISTA

Dal punto di vista istituzionale


A partire dal 1925 il fascismo fece approvare una serie di leggi che
segnarono ufficialmente la definitiva dittatura: furono sciolte le
opposizioni, espulsi dalla Camera i deputati antifascisti, vietato lo sciopero,
messi al bando i sindacati; fu approvata una nuova legge elettorale che
prevedeva una lista unica, governativa; fu introdotta la pena di morte e
istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di
reprimere ogni forma di dissenso;vennero dati ampi poteri
all’OVRA(Opera di Vigilanza per la Repressione Antifascista),incaricata di
individuare e arrestare gli oppositori;vennero abolite le autonomie locali,il
posto del sindaco fu occupato da un funzionario del governo,il podestà;la
stampa fu sottoposta a censura.
Il Partito fascista si riorganizzò in una struttura burocratica sottoposta
localmente ai prefetti. Il vertice era rappresentato dal Gran Consiglio del
fascismo, affidato alla presidenza di Mussolini, unico organo del partito in
cui si discuteva collegialmente di politica. Nel 1928 la trasformazione dello
Stato liberale in Stato totalitario fu completata con una nuova legge
elettorale che affidò al Gran Consiglio il compito di preparare la lista unica
di candidati. Se la lista avesse ottenuto almeno la metà più uno dei voti
sarebbe stata approvata.

L'organizzazione del consenso e della società


Ci fu un grande impegno per organizzare il consenso nella società italiana,
cercando di influire sui costumi, sulle mentalità e sulla vita quotidiana delle
masse. Furono create delle organizzazioni capaci di coinvolgere gli italiani
di tutte le età. Ad esempio l’Opera Nazionale Dopolavoro,ed il Comitato
Olimpico Nazionale Italiano(CONI).Ma le organizzazioni più importanti
furono i Fasci giovanili,i Gruppi Universitari Fascisti e soprattutto
l’Opera Nazionale Balilla. I ragazzi che facevano parte di quest’ultima
associazione,venivano educati alla dottrina fascista e al culto di Mussolini
con esercitazioni,marce e parate militari.
Il fascismo e la chiesa
Nel 1929 il governo e la Santa Sede sottoscrissero i Patti lateranensi che
comprendevano:
 il trattato internazionale con il quale la chiesa riconosceva lo Stato
italiano;
 una convenzione finanziaria che impegnava l’Italia a versare una
indennità al Vaticano;
 un concordato che stabili che quella cattolica era la religione di
Stato;regolamento l’insegnamento della religione nella scuola;garantì
libertà alla Chiesa nell’amministrazione dei beni ecclesiastici e nella
scelta dei vescovi;col concordato furono riconosciuti gli effetti civili
del matrimonio religioso.

Il corporativismo
Per quando riguarda i rapporti tra le classi sociali,Mussolini propugnò il
corporativismo. L’ordinamento corporativo fu enunciato in modo ufficiale
dalla Carta del lavoro del 1927:i datori di lavoro e i lavoratori dovevano
collaborare e difendere insieme gli interessi della nazione. In realtà questo
ordinamento si risolse solo a vantaggio degli imprenditori che riuscirono a
tenere basso il costo del lavoro.

Politica economica
La politica economica del fascismo attraversò due fasi principali:
La prima fase della politica economica fascista fu di stampo liberista,il
governo favorì la libertà di iniziativa economica riducendo vincoli e peso
fiscale sulle imprese. L'industria siderurgica e meccanica si è ripresa dalla
crisi del dopoguerra: la produzione automobilistica raggiunge nel 1926 la
cifra di 60.000 autoveicoli e di 3.600 veicoli industriali, ad opera
soprattutto della Fiat, che partecipa a questa produzione con circa 34.000
unità. Il prezzo pagato per questa crescita è un congelamento dei salari
operai,che lentamente avevano raggiunto i livelli precedenti allo scoppio
della prima guerra mondiale e che ora evidenziano una significativa
diminuzione.

Nel 1925, questa linea liberista a cui abbiamo accennato, muta


profondamente per dar spazio ad una politica economica di accentuato
interventismo statale, praticamente opposta a quella finora seguita. Nel
1926 Mussolini adotto alcune misure protezionistiche. Uno dei primi
importanti provvedimenti fu l’aumento del dazio sui cereali(battaglia del
grano).Fu questo il primo passo della politica
dell’autarchia(autosufficienza):l’Italia avrebbe,cioè,dovuto essere in grado
di produrre autonomamente ciò di cui aveva bisogno.
Per alleggerire il peso finanziario delle importazioni si decide di rivalutare
per legge la nostra moneta:venne fissato il cambio con la sterlina a 90 lire.
Ma l’intervento dello Stato in economia divenne sempre più imponente
negli anni Trenta,anche per fronteggiare gli effetti della crisi economica del
1929. Furono istituiti l’Istituto Mobiliare Italiano(IMI),capace di
sostituirsi alle banche nel sostegno alle aziende in difficoltà e l’Istituto per
la Ricostruzione Industriale(IRI),che sanò decine di aziende grazie ai
finanziamenti pubblici.

L’opposizione al fascismo
A partire dal 1926 l’opposizione al fascismo divenne un reato,punito con il
carcere o l’esilio. Giustizia e libertà fu un movimento antifascista fondato
a Parigi,nel 1929,da un gruppo di profughi italiani. L’organizzazione
condusse una lotta contro il regime con metodi rivoluzionari,cercando di
coniugare liberalismo e marxismo. La direzione comunista stabilì la sua
sede a Parigi,sotto la guida di Palmiro Togliatti. Sempre a Parigi,esuli
italiani di ispirazione repubblicana e socialista(Turati,Saragat,Nenni,De
Gasperi),fondarono nel 1927 la Concentrazione antifascista che fece
un’opera di propaganda internazionale contro il regime.

LA GUERRA ED IL CROLLO DEL FASCISMO

Politica estera
In politica estera per oltre un decennio Mussolini rispettò gli accordi di
pace firmati nel 1919. Nel 1935 si verificò la svolta, con la guerra
d'Etiopia, che si concluse nel maggio del 1936, e in seguito alla quale
Mussolini proclamò la nascita dell'impero dell'Africa orientale italiana
(AOI), la cui corona fu assunta da Vittorio Emanuele III. Dopo l'impresa
africana il regime fascista si trovò ostacolato, seppure in forme leggere,
dalla Società delle Nazioni e contemporaneamente fu attratto nell'orbita
tedesca: con Adolf Hitler Mussolini firmò un'intesa (l'asse Roma-Berlino)
che portò il governo fascista a intervenire nella guerra civile spagnola a
fianco dei tedeschi.
L'avvicinamento alla Germania nazista divenne totale nel 1938, anno in cui
furono emanate le leggi "per la difesa della razza" (1° settembre e 10
novembre): gli ebrei italiani si videro messi al bando dalla pubblica
amministrazione, dalla scuola, dall'esercito. Nello stesso anno fu avviata
una campagna di militarizzazione, che portò all'invasione dell'Albania
(1939).

Lo scoppio della seconda guerra mondiale


Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Mussolini proclamò
inizialmente lo stato di non belligeranza, ma di fronte ai successi di Hitler
decise l'intervento a fianco della Germania (10 giugno 1940) nella
speranza di conseguirne vantaggi internazionali. Le prime operazioni
militari si svolsero in aree marginali del conflitto (Sudest della Francia,
Grecia), ma l'esercito apparve del tutto impreparato a sostenere uno scontro
nel quale ovunque contavano i grandi mezzi aeronavali e le dimensioni
strategiche intercontinentali. Diverse sconfitte, sia sui fronti balcanico e
africano sia in mare, e la disastrosa partecipazione alla campagna di Russia
portarono al tracollo militare.

La caduta del fascismo


Nel luglio del 1943, gli angloamericani sbarcarono in Sicilia: il 25 luglio
1943 il re spodestò Mussolini, messo in minoranza nell'ultima seduta del
Gran Consiglio del fascismo, e lo fece arrestare. L'evento segnò il crollo
del regime fascista, i cui esponenti più radicali costituirono la Repubblica
sociale italiana (conosciuta anche come Repubblica di Salò). Gli Alleati,
intanto, risalivano la penisola scontrandosi in duri combattimenti con le
forze tedesche; al nord, gli uomini della Resistenza si battevano contro i
fascisti "repubblichini" e i tedeschi. La morte di Mussolini, giustiziato il 28
aprile 1945 dai partigiani, segnò la definitiva scomparsa del fascismo come
regime di governo.

 
Il fascismo in letteratura

1936,prima automobile diesel

Il fascismo e le aziende

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