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GRAZIANI, Rodolfo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 58 (2002)


di Angelo Del Boca
GRAZIANI, Rodolfo. - Nacque a Filettino l'11 ag. 1882 da Filippo, medico condotto, e da Adelia
Clementi, figlia di un allevatore di bestiame.
Quarto di nove fratelli, il G. trascorse l'infanzia e la prima giovinezza ad Affile, dove il padre si era
trasferito. In seguito frequent il ginnasio nel seminario di Subiaco e il liceo Torquato Tasso a
Roma. Ottenuta nel 1902 la licenza liceale, si iscrisse alla facolt di legge per il biennio notarile,
senza peraltro completare gli studi.
Prestissimo avvert la vocazione per la carriera militare, ma i suoi genitori non avevano i mezzi per
inviarlo nelle prestigiose accademie di Modena o della Nunziatella. Alla chiamata di leva fu quindi
costretto a frequentare il corso allievi ufficiali di complemento al 94 reggimento di fanteria di
Roma. Il 4 apr. 1903 fu promosso caporale, il 4 luglio sergente, il 1 maggio 1904 sottotenente.
Assegnato al 92 fanteria, di stanza a Viterbo, due anni dopo vinse il concorso per diventare
ufficiale in servizio permanente effettivo e, per la sua alta statura, fu destinato al 1 reggimento
granatieri di Roma. Nell'ottobre 1906 si trasfer a Parma per compiervi il corso superiore presso la
Scuola di applicazione di fanteria.
Rientrato dopo nove mesi a Roma, il G. trov - come lui stesso confessa - "pi dura la caserma pel
mio temperamento di uomo d'azione e le mie magre finanze contrastanti con le seduzioni della
Capitale" (Ho difeso la Patria, p. 12). Decise pertanto di presentare domanda per essere trasferito in
Eritrea: in quell'Africa che lo aveva sempre affascinato, sin dall'infanzia, e dove sperava di far
carriera pi rapidamente. Accolta la domanda, nel dicembre 1908 raggiunse la colonia
"primogenita" e venne assegnato al I battaglione indigeni di stanza ad Adi Ugri.
In quel remoto villaggio del Sera, il G. comp il suo noviziato coloniale, che dur quattro anni e fu
interrotto da due gravi incidenti: il morso a un dito di un rettile velenoso e un virulento attacco di
malaria.
Ricoverato per alcuni mesi negli ospedali di Asmara e di Massaua, sul finire del 1912 poteva
rientrare in patria sbarcando in barella nel porto di Napoli.
Tali disavventure gli impedirono di partecipare alla guerra di Libia (1911-12), ma in Libia ci and
comunque, nel febbraio 1914, e vi rimase sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Entrato nel
conflitto con il grado di capitano, ne usc con quello di colonnello. Nel 1918, a 36 anni, era il pi
giovane colonnello dell'esercito italiano e uno fra i pi decorati.
Ferito tre volte, intossicato dai gas asfissianti, si distinse soprattutto nella conquista del monte San
Michele e nella battaglia al colle della Beretta, due azioni nelle quali si rivel maestro nei colpi di
mano.
Finita la guerra, il G. fu inviato in Macedonia al comando del 61 fanteria, che presidiava la regione
fra Salonicco e Stramitza. La missione fu per di breve durata perch, gi nell'agosto 1919, il
reggimento fu rimpatriato e raggiunse la sua sede a Parma.

Il G. rientrava in un'Italia gi sconvolta dalle contese politiche e dai primi scontri armati tra fascisti
e antifascisti. "Dopo un anno di tensione - scriver in un libro di memorie - allo spettacolo del
valore disprezzato e rinnegato, cedetti anch'io alla crisi che colp allora tanti ufficiali e chiesi di
essere collocato in aspettativa per riduzione dei quadri, per due anni" (ibid., p. 24).
Abbandonata la carriera delle armi, il G. si trasfer nei Balcani e poi nel Levante nella speranza di
trovarvi, nella ripresa dei traffici, un nuovo e redditizio campo di lavoro. Ma dopo aver
vagabondato fra Atene e Costantinopoli ed essersi spinto anche oltre il Caucaso, rientr in patria
deluso e a mani vuote. Cedendo allora alle pressioni della moglie, Ines Chionetti, che aveva sposato
nel 1913, accett l'offerta del ministero della Guerra di raggiungere la Libia, che era quasi
interamente da riconquistare dopo l'abbandono provocato da una lunga serie di errori e di sconfitte
militari.
Il G. giunse in Libia il 1 ott. 1921. Vi rimase per tredici anni, servendo tre governi, quelli
liberaldemocratici di I. Bonomi e di L. Facta e quello fascista di B. Mussolini, e tre governatori, G.
Volpi, il generale E. De Bono e il maresciallo P. Badoglio. In colonia il G. manifest doti
eccezionali nella lunga e durissima lotta contro i patrioti libici, mettendo a frutto gli insegnamenti
della guerra mondiale e utilizzando gli strumenti di guerra pi moderni. Nello stesso tempo
aliment, con i suoi metodi brutali, la fama di uomo spietato, di "macellaio degli arabi".
Fin dall'inizio delle operazioni per la riconquista integrale della Libia, nell'aprile 1922, il G. si
rivel come il pi audace, spregiudicato e brillante tra gli ufficiali superiori che agivano nella
colonia. Inviato a Zuara come comandante del locale presidio, studi a fondo la situazione, cerc di
capire le motivazioni dei suoi avversari, analizz i metodi di lotta, si fece disegnare il profilo dei pi
autorevoli capi della rivolta. Arricchito da queste informazioni, decise di battere i ribelli sul loro
stesso terreno, preparando agguati e colpi di mano, muovendosi con snelle colonne mobili in grado
di battere in velocit le "mehalle" arabe. Con questa tattica da controguerriglia il G. riconquist in
pochi mesi Zavia, el-Azizia, el-Giosc, Giado, Cabao e Nalt.
In polemica con le "teorie retrograde e statiche" dei vecchi ufficiali coloniali (Pace romana in Libia,
p. 32), mise a punto una strategia che mirava pi a sterminare gli avversari che a occupare territorio.
Una strategia che utilizzava tutti i mezzi pi moderni, come la radio, gli autocarri, l'aviazione, e che
contava non tanto sul numero degli uomini, ma sulla fulmineit delle azioni e sull'irruenza e
instancabilit delle truppe eritree, oltretutto motivate, in quanto cristiano-copte, da un profondo odio
religioso nei confronti dei ribelli musulmani.
L'avvento del fascismo impresse alle operazioni di riconquista un ritmo pi accelerato. Il
governatore Volpi decise infatti di non dare tregua ai ribelli e di procedere, dopo l'occupazione del
massiccio del Garian, alla riconquista dei maggiori centri della ribellione, Tarhuna, Zlten, Misurata
e la regione degli Orfella. Anche in queste operazioni il G. si distinse per l'audacia e l'azione
fulminea, tanto che il 23 dic. 1923, mentre stava per occupare Beni Ulid, roccaforte degli Orfella, e
per costringere alla fuga uno dei suoi pi accaniti avversari, 'Abd an-Nebi Belcher, ricevette
contemporaneamente la promozione a generale di brigata e la tessera ad honorem del Partito
nazionale fascista.
A ogni conquista si rinsaldava la fama del G., astro nascente nel firmamento coloniale libico. Una
fama che il fascismo, in cerca di consensi e di nuovi miti, aveva tutto l'interesse a consolidare,
anche se le penne compiacenti che gi paragonavano il G. a Publio Cornelio Scipione l'Africano
avevano chiaramente oltrepassato la misura. Lo stesso Mussolini teneva d'occhio il giovane
generale, nel quale individuava quelle qualit di fierezza e di audacia che egli attribuiva all'italiano
nuovo, rigenerato dal fascismo.

Tra il 1924 e il 1928, con De Bono come governatore, venivano rioccupati il Gebel tripolino fino a
Gadames e l'intera Sirtica sino a Zella. Il G. continuava a imporsi con le sue colonne mobili e a
Tagrift, il 25 febbr. 1928, consegu, seppure a caro prezzo, un grande successo battendo duramente i
fratelli Sef en-Nasser, che poi avrebbe implacabilmente braccato nelle successive operazioni per la
rioccupazione del Fezzn.
Con la campagna del Fezzn, della durata di tre mesi, il G. ripul completamente il Sud della Libia
da ogni presenza eversiva costringendo i fratelli Sef en-Nasser a riparare in Algeria con tutta la loro
gente, che insegu, bombard e mitragli anche al di l del confine. Con questa operazione,
abilmente congegnata e realizzata alla perfezione, il generale raggiunse l'apice della notoriet, tanto
da guadagnarsi il plauso della Camera, l'elogio caloroso di Mussolini e la nomina a vicegovernatore
della Cirenaica. A meno di cinquant'anni era l'ufficiale pi celebrato in Italia, godeva della
protezione di De Bono, diventato nel frattempo ministro delle Colonie, ed era ora alle dirette
dipendenze del maresciallo Badoglio, nuovo governatore della Libia.
L'intesa fra i due militari si rivel perfetta. Persuasi entrambi che la sola politica da applicare in
Libia fosse quella della repressione indiscriminata, elaborarono insieme un piano per rioccupare
anche la Cirenaica che prevedeva la netta separazione fra i partigiani e le popolazioni sottomesse.
Pi in dettaglio, il piano contemplava il raggruppamento coatto delle popolazioni indigene nelle
vicinanze dei presidi italiani e, fatto ancora pi grave, la deportazione di circa 100.000 Cirenaici dal
Gebel Achdar e dalla Marmarica e il loro internamento in tredici campi di concentramento costruiti
nelle regioni pi inospitali della Sirtica. "Non mi nascondo - scriveva Badoglio al G. il 20 giugno
1930 - la portata e la gravit di questo provvedimento, che vorr dire la rovina della popolazione
cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla sino alla fine
anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica" (Roma, Arch. centrale dello Stato,
Fondo Graziani, b. 1, f. 2, sottofasc. 2).
Badoglio non poteva trovare un esecutore dei suoi ordini pi zelante del G.; in pochi mesi egli port
a compimento la deportazione dei 100.000 Cirenaici, la met dei quali morirono nei lager del
deserto per malattie, maltrattamenti, scarsa alimentazione ed esecuzioni capitali. Operato il distacco
tra le formazioni ribelli e le popolazioni indigene, espugnata il 19 genn. 1931 la citt santa di Cufra,
realizzato il reticolato fra Bardia e Giarabub che avrebbe bloccato i rifornimenti ai ribelli
dall'Egitto, il G. lanci l'ultima offensiva contro i patrioti che si concluse con la cattura dello stesso
capo della ribellione, l'ikhwn 'Omar al-Mukhtr. Con la sua impiccagione, avvenuta il 16 sett.
1931 nel campo di concentramento di Soluch, alla presenza di 20.000 Libici, si concludeva la lunga
e sfortunata lotta contro gli invasori italiani.
Dopo dieci anni interamente spesi a braccare e a sterminare i patrioti libici, il G. cominci a
raccogliere i frutti della sua frenetica attivit. Badoglio lo addit, infatti, alla riconoscenza di tutti
gli Italiani di Libia. De Bono lo cit alla Camera e al Senato come benemerito della patria. Il 2
febbr. 1932 il ministro della Guerra C. Gazzera lo promosse al grado di generale di corpo d'armata
per meriti speciali. Ebbe una sola delusione: sperava di essere nominato governatore della Libia, ma
quell'incarico and a I. Balbo, la cui prima mossa fu quella di disfarsi del G., di cui non condivideva
i metodi brutali.
Al suo rientro in patria, nel 1934, Mussolini lo compens comunque affidandogli l'ambito comando
del corpo d'armata di Udine. E, poco dopo, il G. veniva promosso generale designato d'armata, il
pi alto grado in tempo di pace.
Intanto Mussolini preparava l'invasione dell'Etiopia, e il G. non poteva non essere della partita. Il 20
febbr. 1935 il capo del fascismo gli comunic, infatti, che lo aveva nominato governatore della

Somalia e comandante in capo delle truppe. Due giorni dopo il G. si imbarc a Napoli sul
"Vulcania" con una prima aliquota della divisione "Peloritana".
In verit il G. si aspettava qualcosa di pi del comando in Somalia, dove avrebbe dovuto limitarsi a
stare sulla difensiva. Egli aspirava al comando sul fronte Nord, da dove sarebbe partita l'invasione e
dove si sarebbero combattute le battaglie decisive.
Ma il G. non era uomo da arrendersi. Con la connivenza e l'appoggio determinante di Mussolini,
che apprezzava questo generale aggressivo e spregiudicato, e con la complicit del sottosegretario
alle Colonie A. Lessona, riusc a ribaltare il ruolo assegnato al fronte Sud e a fare della Somalia una
testa di ponte per l'attacco all'Etiopia, ponendosi addirittura come obiettivo finale la conquista di
Harar, la seconda citt per importanza dell'Impero etiopico.
Scavalcando i vertici dello stato maggiore, il G. acquist sui mercati inglesi di Mombasa e di Dr
es-Salm e poi negli Stati Uniti alcune migliaia di pesanti autocarri, di trattori cingolati, di
rimorchi, per consentire al suo esercito di 55.ooo uomini di muoversi rapidamente e su qualsiasi
tipo di terreno.
Il 3 ott. 1935, mentre le armate del generale De Bono varcavano il Mareb sul fronte Nord dando
inizio all'invasione dell'Etiopia, il G. era in grado di partecipare all'offensiva attaccando sull'intero
fronte di 1100 km.
Durante i sette mesi del conflitto italo-etiopico il G. si pales come il pi dinamico fra i generali
impegnati nel conflitto. Mentre De Bono sostava a Macall e sembrava non avere pi fiato per
proseguire l'avanzata, tanto che Mussolini era costretto a sostituirlo con Badoglio, il 10 genn. 1936
il G. andava incontro all'armata di ras Dest Damt, la sbaragliava e ne inseguiva i resti sin oltre
Neghelli.
Maggiori difficolt incontr invece sul fronte dell'Ogaden, dove operava l'armata del giovane
deggiac Nasib Zemanuel, bene equipaggiata e particolarmente motivata. Per poter far avanzare le
sue truppe autocarrate, il G. dovette risolvere problemi logistici estremamente ardui, come la
costruzione di centinaia di chilometri di strade e il trasporto dei rifornimenti dai porti sull'Oceano
Indiano, che distavano dal fronte pi di 1000 km. Ma il 15 apr. 1936 era in grado di attaccare la
"linea Hindenburg", ideata dal generale turco Wehib pasci. E in tre settimane, pur incontrando una
forte resistenza, fece a pezzi l'armata di Nasib e conquist Giggiga e poi Harar negli stessi giorni
in cui Badoglio si impadroniva di Addis Abeba.
Per conseguire queste vittorie, che gli fruttarono il bastone da maresciallo e il titolo nobiliare di
marchese di Neghelli, il G. adott i metodi pi spietati.
Fu il primo a impiegare i gas per rallentare la marcia di ras Dest su Dolo. Non esit, per logorare il
morale degli avversari, a sottoporre le citt di Harar, Giggiga e Dagabr a bombardamenti a tappeto.
Us la divisione "Libia", costituita esclusivamente da soldati di fede musulmana e perci nemici
implacabili degli Etiopici di religione cristiana, come uno strumento per seminare panico e orrore,
perch i Libici non facevano prigionieri. Autorizz, inoltre, il bombardamento di un ospedale da
campo svedese, provocando il disappunto dello stesso Mussolini, che si preoccup per
l'indignazione che l'episodio aveva suscitato a livello mondiale.
Oltre che il bastone da maresciallo, il G. trov ad Addis Abeba l'ambitissimo incarico di vicer
d'Etiopia, che Badoglio fu ben felice di trasmettergli ansioso com'era di ritornare in Italia a

riscuotere premi e trionfi. Oltretutto Badoglio lasciava il G. in una situazione pressoch disastrosa:
tre quarti dell'Impero etiopico erano ancora da conquistare.
Almeno 100.000 soldati del negus erano ancora in armi e la stessa Addis Abeba, appena
conquistata, era in realt assediata dai patrioti etiopici. Per finire, Mussolini esercitava pressioni
perch l'Etiopia fosse integralmente occupata, dato che aveva annunciato al mondo che il fascismo
aveva ridato a Roma il suo Impero immortale.
Finita la stagione delle piogge, il G. ruppe l'assedio che soffocava Addis Abeba, rese agibili le
strade e la ferrovia da Gibuti che assicuravano i rifornimenti alla capitale, coordin una serie di
operazioni di polizia coloniale per stroncare i reparti etiopici ancora in armi, guidati da ras Dest, da
ras Immir e dai tre figli di ras Cassa.
Anche in queste operazioni, che si conclusero nel febbraio 1937 con il completo annientamento
degli Etiopici, il G. adott la politica del pugno di ferro. Non riconoscendo ai suoi avversari il
diritto di battersi in difesa della loro patria, fece impiccare ras Dest e fucilare i fratelli Cassa. La
stessa sorte tocc all'abuna Petros che cadde ucciso mentre benediceva con la croce copta gli otto
carabinieri del plotone di esecuzione.
Tanta crudelt non poteva non generare sdegno, rancori e desideri di vendetta. Il 19 febbr. 1937,
mentre il G. assisteva a una cerimonia all'interno del recinto del "Piccolo Gheb", due eritrei,
Abraham Debotch e Mogus Asghedom, lanciarono sul gruppo delle autorit italiane alcune bombe
che causarono la morte di sette persone e il ferimento di altre cinquanta, tra le quali il vicer, il cui
corpo recava i segni di 350 schegge. Dall'ospedale, dove fu prontamente ricoverato, il G. ordin di
mettere in stato d'assedio la citt lasciando al federale fascista G. Cortese il compito di organizzare
la rappresaglia, che fu selvaggia e indiscriminata.
Per tre interi giorni squadre di militari e di civili italiani e di ascari libici percorsero le vie della
capitale incendiando le abitazioni degli indigeni e massacrando tutti gli Etiopici che giungevano a
tiro. Un preciso bilancio della strage non fu mai fatto, e anche se appare esagerata la cifra di 30.000
morti, avanzata nel dopoguerra dalle autorit etiopiche, certo che le vittime della repressione non
furono meno di 4000.
Ma non era che l'inizio. Stimolato da Mussolini, che esigeva si desse inizio nell'Impero a un
"radicale repulisti" (Arch. centr. dello Stato, Fondo Graziani, b. 33), il vicer, non riuscendo a
mettere le mani sui veri esecutori dell'attentato, si vendic ordinando la liquidazione dell'intera
intellighenzia etiopica, dei cadetti dell'Accademia militare di Olett e persino di migliaia di indovini
e cantastorie, la cui sola colpa era quella di aver diffuso profezie sull'imminente crollo in Etiopia del
dominio italiano.
Alla fine di agosto, i soli carabinieri avevano passato per le armi 2509 indigeni; senza contare altre
migliaia di Etiopici tradotti nei campi di concentramento di Nocra e di Danane, mentre i notabili
non collaborazionisti erano stati inviati in esilio in Italia. Essendo infine emersa l'ipotesi che a
ispirare gli attentatori fosse stato il clero copto della citt conventuale di Debra Libans, il G., pur
non disponendo che di vaghi indizi, ordin al generale P. Maletti di passare per le armi tutti i
monaci e i diaconi della citt santa e di confermare l'esito delle operazioni con le parole
"liquidazione completa". Gi ufficiale subalterno del G. in Libia, avvezzo a eseguire gli ordini nella
maniera pi tassativa, Maletti port a termine la sua missione tra il 21 e il 27 maggio 1937, prima
rastrellando tutti i religiosi di Debr Libans e successivamente sopprimendoli con raffiche di
mitragliatrice nelle localit di Laga Wolde e di Engecha. Dai telegrammi inviati dal vicer a
Mussolini risulta che le vittime delle stragi furono 449. Ma da indagini compiute sul campo negli

anni Novanta, le dimensioni delle stragi appaiono ben pi rilevanti, tanto che si ipotizzata una
cifra che oscilla tra i 1400 e i 2000 morti (I.L. Campbell - D. Gabre-Tsadik, La repressione fascista
in Etiopia: la ricostruzione del massacro di Debra Libans, in Studi piacentini, 1997, n. 21, pp. 70128).
A differenza di altri massacri - dei quali in seguito il G. cerc di scaricare la colpa su Mussolini e
Lessona, o su alcuni suoi subalterni -, quello di Debra Libans non lo inquiet affatto, tanto che se
ne assunse l'intera responsabilit e anzi se ne fece persino un titolo di merito.
"Non millanteria la mia - scrisse poi in un documento - quella di rivendicare la completa
responsabilit della tremenda lezione data al clero intero dell'Etiopia con la chiusura del convento di
Debra Libans, che da tutti era ritenuto invulnerabile, e le misure di giustizia sommaria applicate
sulla totalit dei monaci, a seguito delle risultanze emerse a loro carico" (Fondo Graziani, I primi
venti mesi dell'Impero, b. 56).
Il ripetersi delle stragi provoc, nell'estate del 1937, una ribellione che, dal Lasta, si estese presto a
quasi tutte le regioni dell'Etiopia, mettendo in serio pericolo molti presidi italiani. Il G. fu costretto a
chiedere rinforzi in patria, che Mussolini concesse non risparmiando per al vicer rimproveri
venati di sarcasmo. Pur avendo sfruttato a lungo la durezza e la crudelt del G., Mussolini si rese
finalmente conto che era giunto il momento di sostituirlo con un personaggio meno discusso. La
scelta cadde su Amedeo di Savoia, duca d'Aosta, il quale, sulla scia di Balbo, chiese e ottenne da
Mussolini che il G., il quale si era offerto come comandante delle truppe in Etiopia, venisse subito
richiamato in Italia.
Rimosso dal suo incarico, il G. lasci Addis Abeba il 10 genn. 1938. A Roma, comunque, a
consolarlo, ci fu il pubblico abbraccio di Mussolini, il quale, per, con G. Ciano cos si espresse:
"Ha combattuto bene, ma ha governato male" (G. Ciano, Diario, 1937-1938, Bologna 1948, p. 122).
Posto in disparte temporaneamente dal regime, il G. si ritir nella sua casa di Arcinazzo Romano,
dove scrisse due relazioni, rimaste inedite, con le quali cerc di dimostrare che tutti i torti erano
degli altri e tutti i meriti suoi.
L'emarginazione del G. non dur, per, a lungo. Il 3 nov. 1939, ascoltando il giornale radio delle 13,
apprese di essere stato nominato capo di stato maggiore dell'esercito, un incarico di grande
rilevanza, ma che poco si addiceva - fu lui stesso a riconoscerlo - a un uomo d'azione. Ancora una
volta il G. si trov alle dipendenze di Badoglio, che ricopriva la carica di capo di stato maggiore
generale. Se in Libia l'intesa fra i due era stata perfetta, e in Etiopia era emersa soltanto una
comprensibile rivalit, a Roma, fra i due marescialli, si apr subito un conflitto insanabile. Non
soltanto il G. accusava Badoglio di nascondere a Mussolini l'assoluta impreparazione dell'esercito,
ma quando, all'inizio della seconda guerra mondiale, fu mandato in Libia a sostituire Balbo, che era
stato abbattuto con il suo aereo nel cielo di Tobruk, accus il suo superiore di averlo mandato allo
sbaraglio negandogli i rinforzi necessari, soprattutto camion, carri armati e artiglierie moderne, per
poter invadere l'Egitto e puntare su Alessandria, come Mussolini esigeva con impazienza.
Pungolato dal duce con ripetuti e astiosi telegrammi, il G. si decise finalmente, il 13 sett. 1940, a
varcare la frontiera egiziana. In pochi giorni si impossess di es-Sollm e di Sd al-Barrni, ma poi
si rifiut di proseguire per Marsa Matrh fintantoch Badoglio non gli avesse inviato i rinforzi
promessi. Mentre il G. indugiava a Sd al-Barrni, il suo avversario, il generale A.P. Wavell, dopo
aver potenziato il proprio esercito con i rinforzi giuntigli dall'Inghilterra e dall'Impero britannico, il
9 dicembre lanciava la controffensiva, che in soli tre giorni polverizzava cinque divisioni italiane. A
questo punto il G. perse la testa.

"Dopo questi ultimi avvenimenti - telegraf al comando supremo - riterrei mio dovere, anzich
sacrificare la mia persona sul posto, portarmi a Tripoli, se mi riuscir, per mantenere almeno alta su
quel Castello la bandiera d'Italia, attendendo che la Madrepatria mi metta in condizioni di
continuare ad operare" (Stato maggiore dell'Esercito, La prima offensiva britannica, p. 119). Ce
n'era abbastanza per rimuoverlo dal comando, subito, sul campo, ma Mussolini indugi, perch non
riusciva a credere che il conquistatore di Neghelli e di Harar, il fulmine di guerra elogiato persino
dal conquistatore del Marocco, il maresciallo di Francia H. Lyautey, potesse crollare cos
all'improvviso.
Invece in Egitto il maresciallo aveva semplicemente rivelato i suoi limiti. Un conto era battersi con
formazioni indigene male armate e un altro era misurarsi con un esercito regolare, che metteva in
campo le migliori truppe dell'Impero mondiale britannico. Quando, l'8 febbr. 1941, dopo aver perso
l'intera Cirenaica e parte della Sirtica, il G. si decise infine a chiedere a Mussolini di essere
esonerato da ogni incarico, il duce non ebbe pi esitazioni, lo richiam in patria e apr un'inchiesta
sul suo operato.
Posto per la seconda volta in disparte dal regime, accusato, fra l'altro, di codardia, per aver diretto le
operazioni da una tomba tolemaica di Cirene, profonda trenta metri e lontana dal fronte alcune
centinaia di chilometri, il G. si rifugi presso Arcinazzo, dove scrisse l'ennesimo memoriale
difensivo. Sembrava un uomo finito, uscito definitivamente dalla scena.
Ma era destino che tornasse di nuovo alla ribalta e che a riabilitarlo, affidandogli il ministero della
Guerra, fosse proprio Mussolini, che pure non aveva nascosto il suo disprezzo per lui. Ci accadde
dopo il crollo del fascismo e la costituzione del governo fantoccio di Sal.
Difficile spiegare la scelta del maresciallo. I suoi accusatori la motivarono con la sfrenata
ambizione, il desiderio di rivincita, il rancore nei confronti dell'eterno rivale Badoglio, che aveva
scelto il campo opposto. Il G., in un suo memoriale, replic sostenendo che aveva accettato
"coscientemente la suprema missione che il destino mi segnava, firmando da quel momento il mio
sacrificio per il bene della Patria" (Ho difeso la Patria, p. 369).
Anche durante il processo che gli venne intentato nel 1948, il maresciallo giustific la sua scelta
con l'amor di patria, il senso dell'onore, lo spirito di sacrificio, e si attribu il merito di avere
attenuato, con il suo operato, i rigori dell'occupazione nazista. Le cose, in realt, andarono
diversamente. Il G., come Mussolini, fu soltanto un burattino nelle mani dei Tedeschi. In effetti,
nella Repubblica sociale italiana, al G. tocc soltanto di esercitare la funzione amministrativa
mentre quella operativa dipendeva totalmente dalle autorit germaniche.
Nominalmente il G. era a capo dell'armata "Liguria", ma in realt, a comandare, erano i generali
Schlemmer e Jahn. Quanto alle quattro divisioni italiane istruite in Germania, esse non si batterono
per riscattare l'onore dell'Italia come il G. sperava e predicava; di fatto furono quasi esclusivamente
impiegate nella caccia ai partigiani. Il G. fu inoltre l'uomo che firm i famigerati bandi che
chiamavano alle armi i giovani delle classi 1924 e 1925 e che minacciavano la pena di morte ai
renitenti. Non sorprende, quindi, che egli fosse in cima alla lista dei personaggi da abbattere
compilata dai partigiani alla vigilia dell'insurrezione.
Ma il maresciallo, a differenza di Mussolini e di altri gerarchi responsabili di venti mesi di stragi,
riusc a sottrarsi alla giustizia popolare. Posto in salvo dal capitano italo-americano E. Daddario,
con il consenso del generale R. Cadorna, il G. fu trasferito il 29 apr. 1945 al comando del IV corpo
d'armata corazzato americano di stanza a Ghedi. In seguito, dopo un breve soggiorno a Roma, fu
condotto in Algeria dove divent semplicemente il "prisoner of war" n. AA/253402. Il 16 febbr.

1946 gli Alleati lo consegnarono alla giustizia italiana e l'indomani egli fece il suo ingresso nel
carcere di Procida, dove divent il detenuto n. 220. Sul finire del 1946 fu trasferito da Procida a
Roma, nel carcere di forte Boccea, poi, essendosi aggravate le sue condizioni di salute,
nell'ospedale militare del Celio.
Rinviato a giudizio l'11 ott. 1948 dinanzi alla corte di assise di Roma e poi, avendo questa
riconosciuto la propria incompetenza per materia, dinanzi al tribunale militare speciale di Roma, il
G., il 2 maggio 1950, fu condannato a 19 anni di carcere per "collaborazionismo militare col
tedesco"; ma, grazie ai vari condoni, quattro mesi dopo il verdetto poteva tornare in libert.
Il governo imperiale etiopico chiese, in applicazione dell'art. 45 del trattato di pace, la sua
estradizione per processarlo per i numerosi crimini di guerra, ma la richiesta di Addis Abeba cadde
nel vuoto.
Trascorse gli ultimi anni fra la casa di Arcinazzo e quella romana ai Parioli. Non seppe resistere agli
inviti dei neofascisti a rientrare in politica e fin per accettare, nel marzo 1953, la presidenza
onoraria del Movimento sociale italiano. In precedenza aveva tentato, con il "patto di Cassino", di
raggruppare le associazioni combattentistiche di destra, ma senza successo. Ricoverato d'urgenza
per un'ulcera duodenale, fu operato da P. Valdoni, ma il suo fisico era gi troppo debilitato per poter
superare la prova.
Si spense a Roma l'11 genn. 1955.
Opere: Verso il Fezzan, Tripoli 1929; La situazione cirenaica, Bengasi 1931; Cirenaica pacificata,
Milano 1932; La riconquista del Fezzan, ibid. 1934; Pace romana in Libia, ibid. 1937; Il Fronte
Sud, ibid. 1938; Ho difeso la Patria, ibid. 1947; Africa settentrionale 1940-1941, Roma 1948; La
Libia redenta. Trent'anni di passione italiana in Africa, Napoli 1948.
Fonti e Bibl.: L'Archivio centrale dello Stato di Roma conserva l'importante Fondo Graziani, che
contiene, tra l'altro, due relazioni inedite del G.: I primi venti mesi dell'Impero (dattil. di 380 pagine)
e Il II anno dell'Impero (850 pagine). Per la campagna in Etiopia del 1935-36, si veda: Comando
delle forze armate della Somalia, La guerra italo-etiopica. Fronte Sud, I-IV, Addis Abeba 1937.
Si vedano inoltre: S. Volta, G. a Neghelli, Firenze 1936; La civilisation de l'Italie fasciste en
thiopie, I-II, Addis Abeba 1945; Ministry of Justice, Documents of Italian war crimes, Addis
Abeba 1950; A. Lessona, Memorie, Firenze 1958, passim; F.W. Deakin, Storia della Repubblica di
Sal, Torino 1963, ad ind.; C. Poggiali, Diario AOI, Milano 1971, ad ind.; G. Rochat, Militari e
politici nella preparazione della campagna d'Etiopia, Milano 1971, ad ind.; Stato maggiore
dell'Esercito, Ufficio storico, La prima offensiva britannica in Africa settentrionale, Roma 1972; S.
Bertoldi, Sal. Vita e morte della Repubblica sociale italiana, Milano 1976, ad ind.; G. Bocca, La
repubblica di Mussolini, Roma-Bari 1977, ad ind.; E. Salerno, Genocidio in Libia, Milano 1979, ad
ind.; A. Del Boca, Gli Italiani in Africa orientale, I-IV, Roma-Bari 1979-84, ad indices; E.
Santarelli - G. Rochat - R. Rainero - L. Goglia, Omar al-Mukhtr e la riconquista della Libia,
Milano 1981, ad ind.; A. Del Boca, Gli Italiani in Libia, I-II, Roma-Bari 1986-88, ad indices; A.
Cova, G. Un generale per il regime, Roma 1987; G. Mayda, G. l'Africano. Da Neghelli a Sal,
Firenze 1992; G. Ottolenghi, Gli Italiani e il colonialismo. I campi di detenzione italiani in Africa,
Milano 1997, ad ind.; A. Sbacchi, Legacy of bitterness. Ethiopia and fascist Italy, 1935-1941,
Lawrenceville, NJ - Asmara 1997, ad indicem.

Rodolfo Graziani
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Rodolfo Graziani

Vicer d'Etiopia
Durata mand 11 giugno 1936
ato
21 dicembre 1937
Capo di
Stato

Vittorio Emanuele III d'Italia

Primo Minist
Benito Mussolini
ro
Predecessor
Pietro Badoglio
e
Successore Amedeo duca d'Aosta

Ministro della Difesa nazionale e della produzione bellica della Repubblica


Sociale Italiana[1]
Durata mand 23 settembre 1943
ato
25 aprile 1945
Presidente Benito Mussolini
Predecessor
nessuno
e
Successore nessuno

Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito


Durata mand 1939
ato
1941
Predecessor
Alberto Pariani
e
Successore Mario Roatta

Governatore Generale della Libia


Durata mand 1 luglio 1940
ato
25 marzo 1941
Predecessor
Italo Balbo
e
Successore Italo Gariboldi

Governatore della Somalia italiana


Durata mand 6 marzo 1935
ato
9 maggio 1936
Predecessor
Maurizio Rava
e
Successore Angelo De Ruben

Vicegovernatore della Cirenaica


Durata mand marzo 1930
ato
maggio 1934
Predecessor
carica istituita
e
Successore Guglielmo Nasi

Dati generali
Prefisso onor
ifico
Partito politi Partito Nazionale Fascista, Partito Fascista Repubblicano, Movimento
co
Sociale Italiano

Rodolfo Graziani

11 agosto 1882 - 11
gennaio 1955
Nato a

Filettino

Morto a

Roma

Cause
della
morte

morte
naturale

Dati militari
Nazione
servita

Regno
d'Italia

Forza
armata

Regio
Esercito

Anni di
servizio

? - 1943

Grado

Guerre

General
e d'armata
Guerra italoturca
Prima guerra
mondiale
Guerra
d'Etiopia
Seconda
guerra
mondiale

[senza fonte]

voci di militari
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Rodolfo Graziani (Filettino, 11 agosto 1882 Roma, 11 gennaio 1955) stato un generale e
politico italiano.
Venne impiegato nel Regio esercito italiano durante la prima e seconda guerra mondiale.
Oper nella guerre coloniali italiane: nella "riconquista" della Libia (1921-1931) e durante la
Guerra d'Etiopia e nella successiva repressione della guerriglia abissina (1935-1937). Durante la
seconda guerra mondiale divenne governatore e comandante superiore in Libia ma venne duramente
sconfitto dall'esercito britannico (1940-1941) e sostituito. Dopo un periodo di ritiro accett da
Mussolini l'incarico, nella costituenda Repubblica Sociale Italiana, di Ministro della Guerra che
mantenne fino al crollo finale del 1945, prendendo parte alla lotta contro la Resistenza italiana ed ai
tentativi di ricostituire un nuovo esercito italiano filo-nazista nell'ambito della RSI.
Inserito dopo il conflitto nella lista ONU dei criminali di guerra insieme a Badoglio e ricercato
dall'Etiopia per essere processato per crimini di guerra (uso di gas tossici e bombardamenti degli
ospedali della Croce Rossa), riusc a sfuggire al giudizio perch le richieste di estradizione non
furono prese in considerazione. Graziani fu processato e condannato a 19 anni di carcere per
collaborazionismo con i nazisti. Scontati quattro mesi fu scarcerato.[2]

Indice

1 Primi anni
2 La "riconquista" della Libia

3 La campagna d'Etiopia (il fronte sud)


o

3.1 La conquista di Neghelli

3.2 L'occupazione di Harar e Dire Daua

4 Vicer d'Etiopia
o

3.1.1 L'impiego dei gas

4.1 L'attentato ad Addis Abeba contro Graziani e la


rappresaglia

5 La seconda guerra mondiale


o

5.1 La campagna del Nordafrica

5.2 La Repubblica Sociale Italiana

6 Ultimi anni

7 Curiosit

8 Opere

9 Bibliografia

10 Onorificenze

11 Note

12 Voci correlate

13 Altri progetti

14 Collegamenti esterni

Primi anni
Nato in una famiglia borghese (il padre era medico condotto), venne indirizzato inizialmente dai
genitori verso gli studi religiosi presso il seminario di Subiaco, ma egli prefer la vita militare. Non
avendo sufficiente disponibilit economica per frequentare l'Accademia di Modena, svolse il
servizio militare di leva nel plotone allievi ufficiali del 94 Fanteria in Roma. Il 1 maggio 1904 fu
promosso sottotenente e inviato al 92 Fanteria a Viterbo. Nel 1906 divenne ufficiale effettivo nel
Primo Reggimento Granatieri di Roma.
Nel 1908 fu destinato in Eritrea. Qui impar l'arabo e il tigrino, lingue che successivamente gli
saranno molto utili. Morso da un serpente nel 1911, rimase per quasi un anno in assai gravi
condizioni di salute. Dopo aver preso parte alla Guerra Italo-Turca, fu nominato capitano e
partecip alla Prima guerra mondiale dove, pi volte ferito, venne decorato al valor militare. Nel
1918, a soli 36 anni, divenne colonnello, il pi giovane della storia d'Italia. Al termine del conflitto
si trasfer a Parma dove, durante il biennio rosso, fu segretamente condannato a morte dal comitato

rivoluzionario. Rendendosi conto che correva dei rischi seri, Graziani rinunci per un anno ad ogni
incarico civile e militare per darsi al commercio con l'Oriente, ma con modesti risultati.

La "riconquista" della Libia


Dopo la guerra venne inviato in Libia, portando a termine la "riconquista" della Tripolitania (1924),
che gli valse la tessera ad honorem del Partito Nazionale Fascista[3], e della Cirenaica (1928-1930),
a seguito della quale l'11 gennaio 1930 Graziani fu nominato personalmente da Benito Mussolini
governatore della Cirenaica.
Nel 1931 venne inviato in Libia a reprimere la ventennale rivolta anti-colonialista guidata da Omar
al-Mukhtr: egli spost il suo quartier generale a Zuara e riusc a riprendere il controllo, anche
politico, della Cirenaica, catturando il capo libico al-Mukhtr e facendolo condannare a morte dopo
un processo sommario il 16 settembre 1931. Graziani aveva capito che la rapidit nei movimenti e
negli spostamenti era fondamentale per non dare tregua al nemico e nel fare ci fu fondamentale
l'apporto della cavalleria indigena e dei meharisti integrati nelle "colonne mobili".[4].
Nel corso della campagna fece uso di dure misure anche contro la popolazione araba, ritenuta
potenzialialmente fiancheggiatrice degli insorti nel corso della quale avvenne la deportazione di
centinaia di migliaia di appartenenti alle trib nomadi della Cirenaica, che furono rinchiuse in
campi di concentramento appositamente preparati. Nei campi si registrer un altissimo tasso di
mortalit, a causa delle terribili condizioni igienico-sanitarie e della scarsit di cibo e acqua che
cost la vita a decine di migliaia di persone. La tecnica (gi sperimentata dai britannici nella guerra
boera) di trasferire le popolazioni civili per impedire ogni appoggio ai resistenti si trasform, nelle
mani di Graziani, in uno strumento di pulizia etnica se non di vero e proprio sterminio pianificato.
Per tutte queste azioni venne nominato dagli arabi "Il macellaio di Fezzan"[5]. Nel marzo del 1934
Graziani fu sostituito in Cirenaica dal nuovo governatore fascista Italo Balbo.

La campagna d'Etiopia (il fronte sud)


Per approfondire, vedi la voce Guerra d'Etiopia.

La conquista di Neghelli
Rodolfo Graziani dal 1935 al 1936 comand le operazioni militari contro l'Abissinia partendo dalla
Somalia Italiana, sul fronte meridionale. I primi scontri li sostenne proprio mentre Badoglio era
impegnato nella Battaglia dell'Amba Aradam. Le truppe di ras Dest mossero infatti verso Dolo per
attaccare l'armata di Rodolfo Graziani. A Graziani era stato ordinato di mantenere una difesa attiva
al fine di mantenere impegnata nel sud il maggior numero di truppe nemiche e di non passare
all'offensiva. Prontamente informato del movimento delle truppe di ras Dest, lo attese pronto allo
scontro. Sulle colonne abissine in marcia fu scatenata l'aviazione che le decim. Fu in questa
occasione che furono usati per la prima volta i gas asfissianti.
La seguente offensiva italiana ne disperse i resti. il 20 gennaio 1936 Graziani occup la citt di
Neghelli. Dopo la vittoria su Ras Dest, contro Graziani, furono schierate le truppe al comando di
Wehib Pasci, un generale turco al servizio dell'imperatore etiopico. Wehib cerc di attirare
Graziani in una trappola facendolo spingere il pi possibile nel deserto dell'Ogaden. Ma nello
svolgere tale operazione i reparti italiani al comando di Guglielmo Nasi e del generale Franco
Navarra inflissero gravissime perdite agli abissini da far fallire l'operazione e da mettere a
repentaglio la stessa sopravvivenza dell'armata abissina.
L'impiego dei gas

Il 26 dicembre la brutale uccisione del pilota Tito Minniti, che caduto in territorio nemico, era stato
torturato, evirato e infine decapitato fu presa a pretesto per l'utilizzo dell'iprite; alcuni recenti studi
riconducono in ultima analisi la responsabilit sull'uso di tali ordigni (vietati dalla convenzione di
Ginevra del 1925) direttamente a Mussolini, che in diversi ordini telegrafati ai due comandanti al
fronte ne avrebbe autorizzato l'uso in caso di estrema necessit.[6][7].
Le bombe all'iprite di cui sono un esempio le C500T, dove T era l'abbreviazione di 'Temporizzata':
un meccanismo a spoletta le faceva esplodere circa a 250m di quota in modo che ne venisse
aumentato il raggio d'azione. Furono utilizzate sul fronte sud comandato da Graziani, nei pressi di
Dolo. Graziani il 27 ottobre 1935, poco prima di attaccare la piazzaforte di Gorrahei, ricevette
questo telegramma da Mussolini: "Sta bene per azione giorno 29. Autorizzo impiego gas come
ultima ratio per sopraffare resistenza nemico o in caso di contrattacco". I gas tossici non vennero
per utilizzati nell'attacco di Gorrahei quanto alcuni giorni dopo. Il 24 dicembre Graziani inviava
tre Caproni 101 bis ad Areri con la missione di bombardare le truppe di ras Dest, che vennero
investite di iprite e fosgene. Gli attacchi si ripeterono il 25, 28, 30 e 31 dicembre con un lancio
complessivo di 125 bombe. In un dispaccio telegrafico del 10 gennaio 1936 al generale Bernasconi,
Graziani proclamava che Le ultime azioni compiute hanno dimostrato quanto sia efficace
l'impiego dei gas. Al riguardo, S.E. il Capo del Governo, con telegramma odierno n.333, me ne
autorizza l'impiego nella contingenza attuale, che ha carattere campale e definitivo per l'armata di
ras Dest.[8].
Le proteste internazionali non tardarono e Mussolini critic l'operato di Graziani e proib
pubblicamente l'uso di aggressivi chimici [senza fonte]. Ci nonostante l'iprite fu utilizzata ancora sul
fronte nord da Badoglio in almeno due occasioni. Il 30 dicembre 1935 in un bombardamento
italiano a Malca Dida, eseguito secondo gli espliciti ordini di Graziani, venne colpito un ospedale
svedese causando la morte di 28 ricoverati e di un medico svedese[9].
Pure i soldati abissini utilizzarono armi proibite, in modo particolare i proiettili esplosivi Dum-dum,
anch'essi vietati dalla convenzione di Ginevra (cfr. Indro Montanelli), che gli vennero forniti
regolarmente dal Regno Unito e dalla Svezia[senza fonte]. Lo storico britannico James Strachey Barnes,
fascista, poi naturalizzato italiano con il nome Giacomo, sostenne all'epoca, come riferisce Arrigo
Petacco, riguardo all'uso dell'iprite che gli italiani "lo fecero legalmente quando gli abissini
violarono altre convenzioni: l'evirazione dei prigionieri, l'impiego delle pallottole esplosive e
l'abuso del simbolo della Croce Rossa"[10].
Graziani stesso, nel suo libro Fronte sud del 1938 sostenne la tesi dell'uso del gas per rappresaglia,
allo scopo di motivare il suo operato.

L'occupazione di Harar e Dire Daua


Il 15 aprile 1936 Benito Mussolini ordin a Graziani di raggiungere ed occupare Harar. Graziani
raggiunse Dagahbr, il 25 aprile. Poi le piogge ne rallentarono maggiormente l'avanzata
sull'obiettivo prefissato giungendo a Dire Daua poche ore dopo il passaggio dell'imperatore in
viaggio verso l'esilio. Graziani, al fine di intercettare il treno che portava in esilio l'imperatore
sconfitto e prenderlo prigioniero, chiese pi volte il permesso di bombardare i binari per bloccare il
treno ma il permesso gli fu negato dal Duce in persona.[11]. Dopo l'occupazione di Harar Graziani fu
nominato Maresciallo d'Italia e marchese di Neghelli.

Vicer d'Etiopia
Nominato vicer d'Etiopia, in seguito alla rinuncia di Badoglio, Graziani in questa veste fece
costruire numerosi edifici pubblici avvalendosi della manodopera e delle risorse locali. A ci si
affianc anche una dura opera di repressione da parte degli italiani. Furono istituiti campi di
prigionia, erette forche pubbliche e uccisi i rivoltosi.[12]. Ras Dest appena catturato fu passato per le
armi.[13]. Graziani ordin di uccidere i ribelli catturati gettandoli dagli aerei in volo.[senza fonte] Molti
militari italiani si fecero riprendere dai fotografi accanto ai cadaveri penzolanti dalle forche o
accoccolati intorno a ceste piene di teste mozzate.

L'attentato ad Addis Abeba contro Graziani e la rappresaglia


Il 19 febbraio 1937, fu organizzata una cerimonia per festeggiare la nascita del principe di Napoli
Vittorio Emanuele di Savoia. La cerimonia, alla quale erano stati invitati i notabili locali; si svolse
presso il Piccolo Gheb imperiale.
Nel corso della cerimonia era prevista anche una distribuzione di "Talleri d'argento" ai poveri, cosa
che inizi subito dopo l'arrivo dell'abuna Kirillos. A mezzogiorno, improvvisamente, scoppi una
prima bomba, poi di seguito tutte le altre, fino a raggiungere un numero complessivo di nove.

19 febbraio 1937, Graziani con l'abuna Kirillos nel Gheb poco prima dell'attentato

Cos, anni dopo lo stesso Graziani rievoc l'evento:

La prima bomba, lanciata sul davanti, ebbe troppo alto percorso e cadde sulla
pensilina. Mi balen in mente che si trattasse di fochi di fantasia che dovessero
accompagnare la cerimonia; e dentro di me biasimavo l'ufficio politico per non
avermene data notizia. La seconda bomba, anch'essa troppo alta, colp lo
spigolo della pensilina sollevando del polverio. Ritenendo che i fuochi d'artificio
fossero fatti dall'alto della terrazza e non avendo ancora l'impressione di che si
trattasse, discesi d'impeto le scale che dividevano dal piazzale e mi volsi in su
per rendermi conto di ci che avveniva. M'offersi cos, bersaglio isolato e
ravvicinato, al gruppo degli attentatori. Fu questo il momento nel quale una
terza bomba, caduta a una trentina di centimetri da me, m'investiva in pieno
producendomi le trecentocinquanta ferite da schegge che m'offesero il lato
destro dalla spalla al tallone. Il colpo m'abbatt a terra. Ma subito cercai di

rialzarmi. Il generale Gariboldi ed il federale Cortese mi raccolsero e


trasportarono nella prima autovettura. Nello stesso momento nel quale ci
mettemmo in moto, un'altra bomba fu lanciata, senza che ci colpisse: all'uscita
del cancello del parco, un'altra ancora; e appena fuori fummo investiti da una
raffica di mitragliatrice. Nulla era stato trascurato; una preparazione da fare
invidia ai pi raffinati terroristi

(Rodolfo Graziani, in "Una vita per l'Italia"[14])

Graziani, gravemente ferito, fu subito trasportato all'ospedale della Consolata[15]. Subito alcuni
complici degli attentatori aprirono il fuoco a cui risposero pesantemente i carabinieri italiani[16]
Cominci immediatamente il rastrellamento di polizia che port a numerosi scontri a fuoco nelle
strade cittadine, mentre nelle ore successive inizi la rappresaglia, condotta solitamente da civili
italiani della colonia. Nell'attentato morirono sette persone di cui quattro italiani e due zapti, circa
cinquanta furono i feriti ricoverati in ospedale colpiti dalle schegge[17].
Nei giorni seguenti le rappresaglie del governo causarono molti morti tra la popolazione etiopica.
almeno 3.000 morti secondo le stime britanniche, 30.000 secondo le fonti etiopiche. Gli
accertamenti italiani successivi riportarono il computo dei morti etiopici a pi di 300[18] utile
ricordare che sebbene le fonti italiane fossero ampiamente giustificazioniste, quelle britanniche e
francesi, che erano allora ostili all'Italia, sono state ritenute esagerate in senso opposto[senza fonte].
Graziani rest ricoverato in ospedale 68 giorni dei quali, i primi giorni li trascorse in condizioni
critiche.
In seguito, Graziani ordin ai soldati italiani di compiere un'incursione nel famoso monastero etiope
di Debre Libanos, dove gli attentatori si erano rifugiati per breve tempo[senza fonte], e fece massacrare
indiscriminatamente i monaci e le suore del monastero. Lo storico Angelo Del Boca, computava il
numero del vittime del massacro a 449, ma un nuovo documento redatto da un ricercatore inglese e
da uno etiope sostiene che gli uccisi furono "fra 1.200 e 1.600 monaci. Moltissimi erano giovani e
ragazzi, catechisti e diaconi. Tra le vittime delle rappresaglie anche indovini e cantastorie colpevoli
di aver predetto la fine del regime".[19]
Nel novembre 1937 il Duca d'Aosta fu nominato vicer d'Etiopia e Graziani nel febbraio dell'anno
seguente rientr in Italia.

La seconda guerra mondiale

La campagna del Nordafrica

Rodolfo Graziani (al centro).

Rodolfo Graziani - il secondo da destra - insieme a gerarchi fascisti e nazisti durante i


funerali di Arturo Bocchini, capo della Polizia italiana durante il fascismo, tenutisi a
Roma, il 21 novembre 1940. Si riconoscono, da sinistra a destra: Karl Wolff, Reinhard
Heydrich, ?, Heinrich Himmler, Emilio de Bono, Rodolfo Graziani, Hans Georg von
Mackensen.

Nel 1938 il suo nome compare tra i firmatari del Manifesto della razza in appoggio alle leggi
razziali fasciste. Il 3 novembre del 1939, a Seconda guerra mondiale gi iniziata, Graziani divenne
capo di stato maggiore dell'esercito: questa carica lo rendeva per direttamente dipendente da
Mussolini, dal Re Vittorio Emanuele III di Savoia e dallo stesso Badoglio, col quale non correva
buon sangue. Anche se contrario all'ingresso dell'Italia nel conflitto, poco dopo la dichiarazione di
guerra (10 giugno 1940) Graziani partecip ad alcune operazioni minori contro la Francia. Il 24
giugno i francesi chiesero l'armistizio e quattro giorni dopo Graziani torn a Roma, dove ricevette
la notizia della morte di Italo Balbo. Costretto a succedergli nella carica di governatore della Libia,
gli venne ordinato dal Duce di invadere l'Egitto.
L'attacco, difficile per le carenze logistiche e di armamento delle forze italiane scarsamente
motorizzate, inizi il 25 agosto sotto la minaccia di Mussolini di ritorsioni verso di lui. Dopo una
inutile avanzata fino a Sidi El Barrani (poco contrastata dai mobilissimi reparti inglesi del generale
O'Connor), le forze di Graziani rimasero ferme per quattro mesi organizzando grandi e inutili campi

trincerati nel deserto mediocremente collegati tra loro e con modeste riserve mobili. La
controffensiva inglese del 9 dicembre 1940 (Operazione Compass) travolse completamente lo
schieramento italiano: le truppe britanniche, molto inferiori numericamente ma totalmente
motorizzate e con alcune centinaia di potenti carri armati Matilda e Cruiser, aggirarono e
circondarono le truppe italiane ottenendo un successo clamoroso. Graziani venne completamente
sorpreso e non fu in grado di organizzare una difesa efficace; impiegando a gruppi le sue consistenti
forze (invece di radunare tutte le sue truppe e organizzare reparti corazzati di riserva), venne
progressivamente battuto dalle forze britanniche a Bardia, Tobruk e Beda Fomm (gennaio-febbraio
1941); fu una disfatta totale; oltre 130.000 soldati italiani vennero catturati[20], tutto il materiale
venne perduto, i resti della 10 Armata ripiegarono sulla posizione di El Agheila perdendo tutta la
Cirenaica.
A seguito di un telegramma inviatogli da Graziani, Mussolini disse indignato a Ciano:

Ecco un altro uomo col quale non posso arrabbiarmi perch


lo disprezzo
(Benito Mussolini 15 dicembre 1940 secondo i diari di Galeazzo
Ciano[21])

Graziani mostr gravi carenze di condotta tattica e strategica ed ebbe anche un crollo morale:
disperando della salvezza anche della Tripolitania, il maresciallo sollecit ora (dopo averlo
ripetutamente rifiutato) l'arrivo della forze meccanizzate tedesche proposte da Hitler (Afrika Korps)
[22]
.
L'11 febbraio del 1941 venne destituito da Mussolini (molto contrariato per la sconfitta e per la
condotta militare del maresciallo). Graziani lasci la Libia e torn in Italia: subito alcuni potenti
uomini politici chiesero ed ottennero un'inchiesta contro di lui (Roberto Farinacci lo accus
privatamente di "codardia")[senza fonte]. Nel novembre 1941 fu cos nominata una commissione
d'inchiesta con a capo l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Nel marzo 1942 questa concluse i propri
lavori senza prendere alcun provvedimento. Per oltre due anni Graziani rimase senza nessun
incarico.

La Repubblica Sociale Italiana


Con la costituzione della Repubblica Sociale Italiana divenne Ministro della Difesa; il primo ad
offrigli questo incarico fu Barracu il 22 settembre, ma sulle prime Graziani rifiut[23]. Il giorno
seguente il gerarca sardo lo incontr a Roma e gli richiese di far parte della nuova compagine
governativa "altrimenti" cos gli si sarebbe rivolto "il vostro rifiuto potrebbe essere giudicato
paura"[24]. Graziani accett la sfida.
Tra i suoi primi atti da ministro vi fu l'approvazione di una legge che imponeva l'arruolamento
obbligatorio ed un severo addestramento in Germania; tali provvedimenti, tuttavia, ebbero scarso
successo ed anzi rafforzarono la resistenza partigiana, che attirava pi facilmente i tanti renitenti
alla leva. Graziani firm inoltre il bando di richiamo alle armi delle classi 1922 e 1923." Gli iscritti
di leva arruolati ed i militari in congedo che durante lo stato di guerra e senza giustificato
motivo,non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefisso,saranno considerati
disertori di fronte al nemico, ai sensi dell'articolo 144 CPM e puniti con la morte mediante
fucilazione al petto " 7 febbraio 1944. Per sottolineare il carattere militare e nominalmente apolitico

del suo incarico, dal 6 gennaio 1944 il dicastero da lui tenuto non si chiam pi Ministero della
Difesa Nazionale bens "Ministero delle Forze Armate".
Graziani si impegn a fondo affinch le forze armate della RSI fossero unitarie e fossero definibili
come apolitiche, dipendenti quindi non dal Partito Fascista Repubblicano ma dal comando
centrale[25]. Per imporre il suo piano, minacci pi volte le dimissioni[26] e si rec anche nel quartier
generale di Hitler in Germania per conferire con il Fhrer il 9 ottobre[27]: lo stesso Graziani riport il
non certo incoraggiante commento che il dittatore tedesco gli fece appena lo vide: "Sono spiacente
che proprio a voi debba toccare questo ingrato compito"[28].
Sfruttando anche la sua notoriet, Graziani riusc a condurre in porto un compromesso a lui
favorevole: tranne le Brigate Nere di Pavolini, con il quale ebbe forti scontri, riusc ad avere il
controllo di tutte le forze armate della RSI (controllo invero a volte solo nominale, visto che
nell'impiego operativo esse furono di fatto subordinate ai comandi militari tedeschi[29]). Il 14 agosto
1944, quando con decreto legislativo il Duce fece entrare la Guardia Nazionale Repubblicana
all'interno dell'Esercito Nazionale Repubblicano[30], si pu dire che Graziani avesse vinto la sua
"battaglia" diplomatica.
Graziani dal 2 agosto 1944 assunse il comando dellArmata "Liguria" con il LXXV Armee Korps e
il "Lombardia" Korps e, dall1 dicembre 1944 al 28 febbraio 1945, del "Gruppo Armate"
comprendente la 14 Armata, che con il LI Gebirgs Korps e il XIV Panzer Korps combatt sulla
linea gotica, specialmente nella Garfagnana.
Graziani ottenne nella Garfagnana, tra il fiume Serchio e le Alpi Apuane, di bloccare con la
Divisione Alpina Monterosa i reparti brasiliani e le forze della 5 Armata americana, riuscendo tra il
25 e 30 dicembre 1944 (con l'operazione denominata "Wintergewitter", detta in italiano "Offensiva
di Natale" o "Battaglia della Garfagnana") a respingere le forze alleate obbligandole a ripiegare fino
quasi al mare. Nell'occasione vennero anche catturati diversi prigionieri e ingenti quantit di viveri
e materiale bellico: si tratt dell'unica azione nella quale le forze italo-tedesche riescono a far
arretrare gli Alleati nel 1944.

Ultimi anni
Con le truppe anglo-americane ormai alle porte, la sera del 29 aprile 1945 Graziani si arrese a
Milano al IV Corpo d'armata statunitense. Dopo un mese di reclusione a Roma, in giugno fu inviato
in Algeria, quale prigioniero di guerra presso il 211 POW Camp di Cap Matifou ed il 16 febbraio
1946 venne rinchiuso nel carcere di Procida. Nel periodo di detenzione egli scrisse tre opere: "Ho
difeso la patria", "Africa settentrionale 1940-41" e "Libia redenta".
Il 5 giugno 1948 si apr contro di lui un processo che lo condann a 19 anni di carcere, di cui per
17 gli furono condonati. Si riconobbe che l'imputato non fosse in grado di incidere sulle decisioni
del Governo della RSI, anche se Graziani durante la RSI fu ministro della Difesa e responsabile del
bando con cui erano condannati a morte i renitenti alla leva e i partigiani (il famoso bando Graziani,
appunto). Gli Alleati, non procedettero ad incriminare Graziani, nonostante le continue richieste da
parte delle autorit etiopiche. A tal fine il ministro degli esteri etiopico aveva fornito
documentazione relativa ai crimini di guerra italiani come l'uso dell'iprite[31][32] Il 4 marzo 1948
l'Etiopia present la propria documentazione alle Nazioni Unite in cui si accusava l'Italia di
sistematico terrorismo in Etiopia, e della intenzione ammessa da Graziani, di uccidere tutte le
autorit Amhara. Venne citato, per esempio, un telegramma al Generale Nasi in cui Graziani
esprimeva chiaramente questo proposito.[33] La commissione delle Nazioni Unite convenne che vi
erano le basi per un processo preliminare a otto Italiani incluso Graziani.[34] Ma gli sforzi etiopici di

portare Graziani a processo furono vanificati sia dall'Italia che dall'Inghilterra, e furono di seguito
abbandonati sotto la pressione del Ministero degli Affari Esteri, il cui supporto era considerato
essenziale dal Governo Etiopico, per le proprie pretese nei confronti dell'Eritrea. Nonostante questo,
nel 1948 un Tribunale Italiano condann Graziani a 19 anni, dei quali per scont solo quattro mesi,
poich i sui avvocati dimostrarono che aveva "ricevuto ordini".[35] Scontati quattro mesi fu rimesso
in libert.[2]
Nel 1952 si iscrisse al MSI, di cui divenne presidente onorario un anno dopo. Nel gennaio del 1954,
durante il congresso di Viareggio, pronunci un discorso nel quale tracciava le sue idee per
rilanciare il movimento. Negli ultimi giorni della sua vita si trasfer da Affile a Roma.

Curiosit
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Nel 1980 un film, Il leone del deserto, di coproduzione Usa e Siria, fu dedicato alla lotta di
liberazione libica contro il colonialismo italiano: nella pellicola, finanziata da Muammar Gheddafi,
si narrano in maniera molto dettagliata alcune tecniche di guerra adottate. All'epoca vi fu un
procedimento contro tale film per "vilipendio delle Forze Armate". La pellicola non mai stata
distribuita in Italia, finch, in occasione della visita del leader libico Gheddafi in Italia, stato
trasmesso dall'emittente satellitare Sky nel giugno del 2009. Il regista, Moustapha Akkad, fu ucciso
in Giordania nel 2005 in un attentato di terroristi filoiracheni.[36]
Tra gli interpreti Rod Steiger impersona Mussolini, Oliver Reed impersona Graziani ed Anthony
Quinn impersona il leader della resistenza libica Omar al-Mukhtr. Giuni Russo nell'album
Energie (1981) ha intitolato Lettera Al Governatore Della Libia una canzone scritta con Franco
Battiato e Maria Antonietta Sisini. Successivamente Battiato ha inciso lo stesso brano (nell'album
dal vivo "Giubbe Rosse" - EMI 1989) modificando leggermente il testo con un riferimento esplicito
a Graziani (definito "idiota").
L'11 agosto 2012, il comune di Affile gli ha dedicato un sacrario nel parco di Radimonte[37]. Mentre
in Italia sono state sollevate polemiche riguardo all'utilizzo di fondi pubblici in un clima di
austerit, nel resto del mondo ha fatto scalpore la riabilitazione di Graziani.[38][39]

Opere

Verso il Fezzan, Tripoli 1929


La situazione cirenaica, Bengasi 1931

Cirenaica pacificata, Milano 1932

La riconquista del Fezzan, ibid. 1934

Pace romana in Libia, ibid. 1937

Il Fronte Sud, ibid. 1938

Ho difeso la Patria, ibid. 1947

Africa settentrionale 1940-1941, Roma 1948

La Libia redenta. Trent'anni di passione italiana in Africa, Napoli 1948

Bibliografia

Angelo del Boca, Italiani brava gente?, Neri Pozza 2008


Angelo del Boca, I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d'Etiopia, Editori
riuniti, 2007

Onorificenze
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare
di Savoia

Cavaliere dell'Ordine Militare di


Savoia

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi


Maurizio e Lazzaro

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della


Corona d'Italia

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Coloniale della


Stella d'Italia

Medaglia d'argento al valore


militare

Medaglia d'argento al valore


militare

Medaglia di bronzo al valore


militare

Medaglia di bronzo al valore


militare

Medaglia Mauriziana per merito militare


di 10 lustri

Medaglia militare al merito di lungo


comando (20 anni)

Croce d'oro per anzianit di servizio


(40 anni)

Medaglia commemorativa delle


Campagne d'Africa

Medaglia commemorativa della guerra italo-turca


1911-1912

Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 19151918 (4


anni di campagna)

Medaglia commemorativa
dell'Unit d'Italia

Medaglia commemorativa italiana


della vittoria

Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale


(ruoli combattenti)

Bal Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare


Ordine di Malta

Predecessore

Vicegovernatore della Tripolitana

Successore

Domenico Siciliani

1930 - 1934

Guglielmo Nasi

Predecessore

Governatore Generale della


Somalia Italiana

Successore

Maurizio Rava

6 marzo 1935 - 9 maggio 1936

Unito al
governatorato
dell'AOI

Predecessore

Governatore della Somalia Italiana


(come parte dell'AOI)

Successore

Titolo inesistente

9 maggio - 22 maggio 1936

Angelo De Ruben

Predecessore

vicer d'Etiopia

Successore

Pietro Badoglio

11 giugno 1936 - 21 dicembre 1937

Amedeo di Savoia

Predecessore

Capo di Stato Maggiore


dell'Esercito Italiano

Successore

Alberto Pariani

1939 - 1941

Mario Roatta

Predecessore

Governatore della Libia

Successore

Italo Balbo

1 luglio 1940 - 25 marzo 1941

Italo Gariboldi

Note
^ La Stampa, 24 settembre 1943, p. 1, "Mussolini ha costituito il nuovo governo fascista",
elenco dei ministri.
^ a b Rodolfo Graziani in Dizionario Biografico Treccani. URL consultato in data 19 settembre 2012.
^ A. Cova, Graziani. Un generale per il regime, Newton Compton, Roma, 1987.
^ Domenico Quirico, Lo squadrone bianco, Milano, Mondadori, Le Scie, 2002, pp. 309-310
"Aveva intuito la strategia giusta per battere la guerriglia che ci aveva angosciato per vent'anni:
mobilit, rapidit negli spostamenti, bisogna essere pi veloce del nemico, non dargli tregua,
arrivare sempre prima di lui. E gli ascari eritrei e libici, i meharisti e la cavalleria indigena servirono
perfettamente allo scopo; integrati nelle "colonne mobili" diedero un apporto fondamentale alla
repressione della rivolta libica, grazie alle autoblinde, ai camion, all'aviazione che consentivano di
spingersi nel cuore dei santuari nemici dove fino ad allora l'asprezza del deserto aveva fermato
perfino l'impeto degli ascari."
^ Hart, David M.: Muslim Tribesmen and the Colonial Encounter in Fiction and on Film: The
Image of the Muslim Tribes in Film and Fiction. Het Spinhuis, 2001. Page 121. ISBN 90-5589-205X
^ Bernard Bridel. Les ambulances Croix-Rouge du CICR sous les gaz en Ethiopie su Le
Temps (in francese)
^ Roma, 27 ottobre '35. A S.E. Graziani. Autorizzato gas come ultima ratio per sopraffare
resistenza nemico et in caso di contrattacco. Roma, 28 dicembre '35. A S.E. Badoglio. Dati

sistemi nemico autorizzo V.E. all'impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei
lanciafiamme. Mussolini.
^ Comando delle Forze Armate della Somalia, La guerra italo-etiopica, cit., vol III, allegato
n.313, p 401.
^ Andrea Molinari, La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale, Hobby
& work; pagina 99
^ Arrigo Petacco, "Faccetta nera" storia della conquista dell'impero, p. 118
^ Arrigo Petacco, "Faccetta nera" storia della conquista dell'impero, p. 165 "Viaggiando
lentamente sull'altipiano fradicio di pioggia (Graziani aveva chiesto al Duce il permesso di farlo
bombardare, ma gli era stato negato), il convoglio giunse a Dire Daua dove il negus, nonostante le
notizie allarmistiche circa la vicinanza degli italiani, volle fermarsi per salutare il suo vecchio amico
Edwin Chapman Andrews, console britannico a Harar".
^ Roma, 5 giugno 1936. A S.E. Graziani. Tutti i ribelli fatti prigionieri devono essere passati
per le armi. Mussolini. Roma, 8 luglio 1936. A S.E. Graziani. Autorizzo ancora una volta V.E. a
iniziare et condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio contro i ribelli et le
popolazioni complici. Senza la legge del taglione ad decuplo non si sana la piaga in tempo utile.
Attendo conferma. Mussolini.
^ Giuseppe Mayda, "Storia Illustrata", Anno XI, n. 114, maggio 1967, nell'articolo "Graziani il
Maresciallo dal pugno di ferro", p. 74 "Quindi Graziani allest campi di concentramento, fece
passare per le armi i capi rivoltosi. Ras Dest venne fucilato appena catturato."
^ Rodolfo Graziani, Una vita per l'Italia, Milano, Mursia, 1994, p. 78
^ Beppe Pegolotti,L'attentato a Graziani, articolo su "Storia illustrata", 1971 p. 99 "Quando
Graziani era caduto a terra, un capitano dei carabinieri gli aveva salvato la vita freddando, con due
colpi di pistola, due attentatori nell'atto di lanciargli contro altre bombe. Dopo lo scoppio della nona
bomba, ci fu una sequenza serrata di altri lanci che per non produssero danni perch gli ordigni,
ancora con la linguetta attaccata, risultarono inoffensivi."
^ Beppe Pegolotti, L'attentato a Graziani, articolo su "Storia illustrata", 1971 pag 99 "Ci fu una
breve sparatoria contro il Piccolo Gheb. Erano alcuni complici, capeggiati da un armeno, che
sparavano all'impazzata, allo scopo di facilitare la fuga dei lanciatori."
^ Angelo Del Boca Gli italiani in Africa Orientale III, Milano, Mondadori, 2000 p. 83: "I morti
sono sette: un carabiniere, due soldati di sanit, due zapti, un tecnico italiano che aveva curato
l'impianto degli altoparlanti e il chierico copto che reggeva l'ombrello dell'abuna. Il termine, che
significa "padre nostro", usato per riferirsi rispettosamente a un prete copto. I feriti, pi o meno
gravi, sono una cinquantina, fra i quali il vice-governatore generale S.E. Armando Petretti, i
generali Liotta, Gariboldi e Armando, i colonnelli Mazzi e Amantea, il governatore di Addis Abeba
S.E. Siniscalchi, l'on. Fossa, il federale Cortese, l'abuna Cirillo, l'ex ministro etiopico a Roma
Afework e i giornalisti Appelius, Pegolotti, Poggiali e Italo Papini. Il pi grave di tutti il generale
Liotta, che ha perso l'occhio destro e al quale debbono amputare una gamba. Quanto a Graziani,
egli stato investito da 350 schegge, ha perso molto sangue, ma dopo che il capitano medico
Tarquini lo ha operato per allacciargli l'arteria femorale destra, le sue condizioni vengono giudicate
soddisfacenti"
^ Beppe Pegolotti,L'attentato a Graziani, articolo su "Storia illustrata", 1971 pag 100 testimonia
Beppe Pegolotti, presente agli avvenimenti che "c' da dire che ci fu molta esagerazione da parte dei
corrispondenti esteri, circa il numero degli uccisi, che fu fatto ascendere addirittura a tremila.
L'eccidio fu pesante. Ma gli accertamenti stabilirono il numero in circa trecento. Si ebbero,
purtroppo, diversi casi di esecuzione sommaria, ai quali tuttavia le truppe rimasero estranee. I
cadaveri furono lasciati per tre giorni sui margini delle strade, nei prati antistanti i "tucul". Il
mercato indigeno fu distrutto dalle fiamme, incendiati furono anche certi gruppi di "tucul" dove
erano stati trovati fucili e munizioni."

^ Andrea Semplici, La strage cancellata, in "Nigrizia", 1997, n. 2, pp. 19-21. [1]


^ E. Bauer Storia controversa della seconda guerra mondiale, volume 3, DeAgostini, 1971.
^ Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, p. 488, BUR, Milano 1990.
^ Descrizione esaustiva della condotta del maresciallo in Africa in R.Canosa Graziani, Oscar
Mondadori 2004; G. Rochat Le guerre italiane. 1935-1943, Torino, Einaudi, 2005.
^ F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Sal, Torino, Einaudi, 1968, p. 559
^ R. Graziani, Ho difeso la patria, Milano, Gruppo Ugo Mursia, 1986, p. 375
^ F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Sal, Torino, Einaudi, 1968, p. 579
^ F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Sal, Torino, Einaudi, 1968, p. 585
^ F. W. Deakin, Storia della Repubblica di Sal, Torino, Einaudi, 1968, p. 581
^ R. Graziani, Ho difeso la patria, Milano, Gruppo Ugo Mursia, 1986, pp. 430-431
^ Gianni Oliva, L'Ombra Nera, Milano, Mondadori, 2007, p. 13
^ Qui il testo del decreto
^ Richard Pankhurst dichiara che (tradotto dall'inglese) "il ministero Etiopico degli affari esteri
abbia fornito la Lega delle Nazioni informazioni inconfutabili, sui crimini Fascisti, incluso l'uso di
gas velenoso ed il bombardamento di ospedali ed ambulanze della Croce Rossa, sin dalle prime ore
dell'invasione Italiana del 3 Ottobre 1935, fino al 10 Aprile dell'anno dopo" (Pankhurst, Richard
"Italian Fascist War Crimes in Ethiopia: A History of Their Discussion, from the League of Nations
to the United Nations (19361949)", Northeast African Studies, Volume 6, Number 1-2,1999)
^ Ato Ambay della Commissione Etiope per i Crimini di Guerra che aveva cominciato ricerche
preliminari, inform la Commissione per i Crimini di Guerra dell'ONU, il 31 Dicembre 1946 che
non vi erano erano apparentemente alcune difficolt nell'ottenere prove sufficienti a giustificare il
processo a Graziani per crimini contro l'umanit specialmente legati al massacro del Febbraio 1937.
(Pankhurst, Richard. "Italian Fascist War Crimes in Ethiopia: A History of Their Discussion, from
the League of Nations to the United Nations (19361949)
^ La fonte (in lingua inglese) riporta questa frase dal telegramma: Keep in mind also that I
have already aimed at the total destruction of Abyssinian chiefs and notables and that this should
be carried out completely in your territories (Tenga a mente, anche, che ho gi mirato alla totale
distruzione dei capi e notabili abissini e che questa azione dovrebbe essere compiuta fino in fondo
nei territori sotto il vostro controllo). In: Pankhurst, Richard "Italian Fascist War Crimes in
Ethiopia: A History of Their Discussion, from the League of Nations to the United Nations (1936
1949)", Northeast African Studies, Volume 6, Number 1-2,1999,p. 127
^ Pankhurst, Richard "Italian Fascist War Crimes in Ethiopia: A History of Their Discussion,
from the League of Nations to the United Nations (19361949)", Northeast African Studies, Volume
6, Number 1-2,1999,p. 136
^ http://www.treccani.it/enciclopedia/rodolfo-graziani_(Dizionario-Biografico)/ Graziani
biography (in Italian)
^ Ucciso il regista arabo di Halloween - IlGiornale.it
^ Inaugurato sacrario per Rodolfo Graziani, polemiche sui fondi regionali - Corriere Roma
^ Solo la stampa italiana non si indigna per il monumento a Rodolfo Graziani - Linkiesta
^ Gian Antonio Stella. Quel mausoleo alla crudelt che non fa indignare l'Italia. Corriere della
Sera, 30 settembre 2012. URL consultato in data 30 settembre 2012.

Ucciso il regista arabo di Halloween


Maurizio Cabona - Sab, 12/11/2005 - 00:00
commenta
Maurizio CabonaVittima dei resistenti iracheni in un albergo giordano anche il siriano Mustaf
Akkad, che del film sui resistenti libici agli italiani - Il leone del deserto - fu regista e produttore.

Morte crudele, che ricompone paradossalmente attorno al suo cadavere lunit araba auspicata dal
presidente egiziano Nasser, su cui Akkad progett un film, dopo quello su Maometto, che fu
proibito proprio in Egitto e in Siria.Con Akkad scompare lunico cineasta arabo di fama mondiale.
Colossale coproduzione libico-statunitense da 35 milioni di dollari, voluta da Gheddafi, Il leone del
deserto fu per un enorme fiasco commerciale. In quel 1981 si scontr infatti con LImpero colpisce
ancora di George Lucas, uscito come Akkad dalla facolt di cinema dellUniversit di California
(Los Angeles). Ma Akkad stato anche produttore esecutivo da enormi incassi: sua la serie
Halloween (1978-2002). Al cinema gli assassini seriali americani rendevano pi degli assassini
militari italiani.Akkad era un uomo di spettacolo che non rinunciava alle idee. Ma se noi
conosciamo gli Halloween, ignoriamo quasi tutto de Il leone del deserto: in Italia non ha avuto il
visto di censura. Iper-osceno? Iper-violento? No, diffamatorio del Regio Esercito. Ma se il film
dalla parte dei senussi, stato liberamente girato anche a Roma e da attori anche italiani.
Sostanzialmente il corrispettivo di Squadrone bianco di Augusto Genina (1936), perch
ricostruisce fedelmente la vittoria italiana ottenuta nel 1931 dal generale Rodolfo Graziani (Oliver
Reed) contro Omar Mukhtar (Anthony Quinn), insegnante religioso settantenne: lAl Zarqawi di
allora.Stranezze censorie: il cinema italiano stato ben pi insolente con le patrie memorie, da La
grande guerra di Monicelli a Uomini contro di Rosi, da Tutti a casa di Comencini a Mediterraneo di
Salvatores... L'unico falso storico del film di Akkad per omissione. Tace sul fatto che le regioni
di quella che poi si sarebbe chiamata - romanamente - Libia, fino al 1911erano ottomane e non
indipendenti. La resistenza senussa contro gli italiani fu pi religiosa che politica: gli ottomani
erano oppressori, ma almeno non erano infedeli. Abbastanza bravo da sintetizzare sullo schermo
anche questa distinzione, pur partendo dalla sceneggiatura di un cattolico irlandese, Akkad stato
dunque colpito dagli odierni emuli dei senussi. Solo con un eccesso dapprossimazione per si
potrebbe parlare di lui come vittima di fuoco amico: Akkad era un nemico per Al Zarqawi. Infatti
nel campo arabo-musulmano la guerra civile non , oltre che fra sunniti e sciiti, fra integralisti e
nazionalisti. Con questi ultimi si potevano fare - oltre che cinema - politica & affari.

AFFILE

Inaugurato sacrario per Rodolfo Graziani,


polemiche sui fondi regionali
Costato 127 mila euro, presi dai fondi stanziati dalla Regione per
il completamento del parco di Radimonte
Il sacrario dedicato a Graziani
ROMA - Inaugurazione tra mille polemiche ad Affile, vicino a
Roma, del parco di Radimonte dove stato realizzato un
sacrario dedicato al Maresciallo dItalia Rodolfo Graziani
(originario di Filettino, nel Frusinate), ministro della Difesa di
Sal. Tra accuse e interrogazioni alla governatrice Renata
Polverini, il monumento finito nella bufera. Bloccato tra gli
anni Novanta e il Duemila, il mausoleo al gerarca fascista stato riproposto e portato
avanti, da circa un anno, dal sindaco Ercole Viri. Sabato 11 la cerimonia nel paese
dellalta Valle Aniene con tanto di banda musicale e una conferenza sul Leone di
Neghelli, protagonista anche del famoso abbraccio di Arcinazzo con Andreotti,
allora giovane sottosegretario del governo De Gasperi Un centinaio i presenti.

Un momento dell'inaugurazione
FINANZIAMENTO NEL MIRINO - Lo scontro politico si estende
anche al finanziamento regionale di 180 mila euro (impegno di
spesa in due annualit), stanziato con determinazione del
febbraio 2010 per il completamento del Parco Radimonte.
Lopera, con annesso museo e locali di servizio, costata 127
mila euro. Un'indecenza attaccano i consiglieri regionali Pd
Enzo Foschi e Tonino D'Annibale -, resa possibile da un escamotage. Lo stanziamento
complessivo finanziato ammontava a circa 30 milioni di euro riferito al Programma
Straordinario Regionale di investimenti per lo sviluppo locale e riguardava ampie
porzioni del nostro territorio. Oltre 200 Comuni in tutto il Lazio- aggiungono Foschi e
DAnnibale - avevano presentato domanda per interventi e lavori di pubblica
illuminazione, manutenzione straordinaria di strade ed edifici scolastici, adeguamento
della viabilit, realizzazioni di marciapiedi e parcheggi. Secondo i due consiglieri
regionali il progetto presentato dal Comune di Affile prevedeva semplicemente il
completamento del Parco Radimonte. Da febbraio 2010 a oggi divenuto invece un
luogo per tenere viva la memoria di un gerarca fascista, repubblichino e colpevole di
crimini contro l'umanit.

LA DIFESA DEL SINDACO - I lavori del parco Radimonte, voluto dal sindaco Ercole Viri (che
da tre anni guida unamministrazione di centrodestra), si sono conclusi in queste settimane. Il
progetto ha gi visto lopposizione dellAnpi Roma (lassociazione nazionale partigiani dItalia) che
lo ha definito una vergogna, e un duro scontro con il primo cittadino, che difende il sacrario
dedicato al ministro della Difesa di Sal sostenendo che tanti affilani orgogliosamente rivendicano
la lealt, la coerenza e l'eroicit del loro "Grande Concittadino" . Il tempo - sostiene Viri - sar
galantuomo e la revisione storica render giustizia. Il sindaco cerca di gettare acqua sul fuoco
delle polemiche. Dice che lui avrebbe intitolato un monumento anche a Togliatti. E si giustifica
sostenendo che sul progetto presentato alla Regione per ottenere i fondi il nome di Graziani non
cera solo perch ad Affile il soldato con la s maiuscola lui. Non colpa nostra - conclude - se non
abbiamo personaggi di sinistra. Nel paese dellalta Valle Aniene, per, non tutti sono daccordo.
Qui i problemi sono altri dice chi non condivide il progetto -, tra disoccupazione e crisi
economica. Quei soldi potevano essere spesi per cose pi utili.
LA REGIONE PRENDA POSIZIONE - Dopo gli attacchi del Pd, arrivano quelli di Sel.
Laffondo porta la firma del capogruppo in Consiglio regionale, Luigi Nieri, assessore al Bilancio
quando fu approvato il finanziamento per completare il parco di Radimonte. Nieri ora chiede la
revoca dei fondi e accusa: E' impensabile, in un paese democratico- afferma - che vengano
celebrati simili personaggi. Ma ancora pi grave che lo si faccia con i soldi dei cittadini del Lazio,
utilizzando fondi accordati per altre finalit. La Giunta regionale non pu far finta di niente. Per
questo chiediamo, nel rispetto dei principi costituzionali, che la Giunta Polverini prenda una
posizione netta su quanto accaduto e, oltre a non partecipare all'evento, revochi il finanziamento, in
quanto le risorse sono state utilizzate impropriamente e non esclusivamente per le finalit previste.
BOTTA E RISPOSTA - La polemica si infiammata. Il capogruppo del Pd alla Regione Lazio,
Esterino Montino, con una lettera aperta definisce inaccettabile il sacrario al Maresciallo dItalia
e chiede al prefetto di Roma e alla magistratura di verificare se ci siano gli estremi di apologia del
fascismo e distrazione di fondi. A Montino risponde lassessore regionale ai Trasporti Francesco
Lollobrigida: Assisto oggi dichiara - al reiterarsi di monotoni accenti recitati a memoria da
esponenti della sinistra, forse privi di temi pi concreti. Ho partecipato a tutte le iniziative

organizzate dal Comune di Affile da quando ho iniziato a fare politica. Sul monumento al ministro
di Sal lo scontro politico destinato a regalare nuovi capitoli.
Antonio Mariozzi 11 agosto 2012 (modifica il 13 settembre 2012) RIPRODUZIONE
RISERVATA

Solo la stampa italiana non si indigna per il


monumento a Rodolfo Graziani
Antonio Maria Morone

La stampa internazionale ha rilanciato pi volte negli ultimi giorni la notizia dellinaugurazione ad


Affile (Roma) del monumento dedicato al maresciallo Rodolfo Graziani, meglio conosciuto come
"macellaio" d'Etiopia per i crimini di cui si macchi durante le guerre coloniali. Ma la stampa
italiana ha relegato la notizia ai margini (Stefano Feltri del Fatto ci tiene a rivendicare l'attenzione
del giornale all'argomento), soffermandosi sullo spreco di fondi pubblici e non sulla portata
politico-culturale di questa iniziativa. Lapologia del criminale Graziani lennesimo indice della
mancanza nella societ italiana di una dimensione postcoloniale della propria storia.

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Rodolfo Graziani, conosciuto come il "macellaio" d'Etiopia per i crimini compiuti


durante le guerre coloniali
Cultura
1 settembre 2012 - 13:38

La stampa internazionale ha rilanciato pi volte negli ultimi giorni la notizia dellinaugurazione l11
agosto scorso ad Affile (a poca distanza da Roma) del monumento dedicato al maresciallo Rodolfo
Graziani (nato l11 agosto 1882 a Filettino e morto l11 gennaio 1955 a Roma), sepolto nel comune
laziale del quale era originario il ramo paterno della sua famiglia. Dopo una carriera militare
costruita quasi interamente nelle guerre coloniali dItalia, dove si macchi di gravissimi crimini al
punto di guadagnarsi il titolo di macellaio dEtiopia, Graziani fin la sua carriera come ministro
della Difesa della Repubblica sociale italiana, rendendosi responsabile della condanna a morte di
renitenti alla leva e partigiani, crimini per i quali venne condannato nel 1948 a 19 anni di carcere
(17 dei quali gli furono poi condonati).
Non stupisce dunque lo sdegno, misto a incredulit, dei pezzi apparsi su testate quali The New
York Times, El Pas e BBC, che hanno condannato unoperazione dal sapore revisionista con
lintento di riabilitare la memoria di uno dei personaggi pi sanguinari del trascorso regime fascista
e del colonialismo italiano. Stupisce e preoccupa invece lo scarso interesse dedicato alla vicenda
dalla stampa nazionale, che ha relegato la notizia a una posizione marginale, soffermandosi pi sul
possibile sperpero di fondi pubblici in tempi di crisi economica per un manufatto che sarebbe
costato 160 mila euro, piuttosto che interrogarsi seriamente sullineludibile portata politicoculturale di una simile iniziativa: un certo ottundimento dunque della societ italiana che sembra
fare da contraltare al clamore suscitato sulla scena internazionale e confermare quel rapporto
controverso con il nostro passato coloniale.

Il
monumento di Affile dedicato al maresciallo Rodolfo Graziani

Se infatti Graziani venne condannato per i crimini perpetrati contro i partigiani italiani, fu in
colonia che commise una sequela infinita di atrocit contro patrioti libici ed etiopici in particolare.
In Libia Graziani port a termine la pacificazione della colonia nel 1931 al prezzo di massacri,
torture, fucilazioni e limpiego di armi chimiche, oltre alla deportazione di 100 mila civili dalla
Cirenaica ai campi di concentramento costruiti nella regione desertica della Sirte da dove molti non
fecero mai ritorno. Al tempo si parl di sterminio, poi c chi ha utilizzato il termine genocidio.
Trasferitosi nel Corno dAfrica ai tempi della seconda guerra italo-etiopica che culmin con
proclamazione dellImpero fascista e la costituzione dellAfrica orientale italiana nel 1936, Graziani
pianific lutilizzo estensivo di armi chimiche proibite, come le bombe alliprite, sganciate dal cielo
contro i patrioti etiopici e, una volta divenuto secondo vicer dEtiopia, lasci che, a seguito del
fallito attentato contro la sua persona il 19 febbraio 1937, i fascisti per tre giorni si lasciassero
andare a una violenza collettiva senza freni: furono colpiti mortalmente i giovani patrioti dei Leoni
neri, lelite istruita della societ etiopica e il suo clero nel vano tentativo di azzerare la resistenza al
dominio italiano.
Non a caso fu il governo etiopico, dopo la liberazione nel 1941, a inserire il nome di Graziani
nella lista dei dieci criminali di guerra italiani indirizzata alla War Crimes Commssion delle Nazioni
Unite, senza per ottenerne mai lestradizione e lincriminazione. La nuova Italia repubblicana
processava cos Graziani per i crimini contro la resistenza italiana, ma poteva evitare di fare i conti
con i crimini commessi in colonia non tanto o non solo dal fascismo, ma dallItalia colonialista nel
suo complesso.
Questa in estrema sintesi la persona alla quale la giunta di centro-destra del comune laziale
rende omaggio, presentandola sul proprio sito web come uno dei personaggi illustri di Affile,
dove Graziani trascorse la prima infanzia e gli ultimi anni di vita. A leggere la nota biografica online
a cura di Giovanni Sozi che dipinge Graziani come colui che, interprete di avvenimenti complessi
e di scelte spesso dolorose, seppe indirizzare ogni suo agire al bene per la patria attraverso
l'inflessibile rigore morale e la puntigliosa fedelt al dovere di soldato, non rimane che constatare
con grande amarezza come decenni di ricerca storica sul fascismo e sul colonialismo italiano non
abbiano che scalfito il mito degli italiani brava gente. Intorno alla pagina africana della nostra
storia nazionale permangono come cristallizzate memorie rimosse, spesso latenti e ancora oggi
diversificate. In effetti anche chi in questi giorni si giustamente levato contro questa operazione
istituzionale di revisionismo storico aveva spesso in mente la guerra partigiana piuttosto che quelle
coloniali.
A una mancata decolonizzazione delle memorie hanno contribuito rimozioni istituzionali e
silenzi autorevoli se si considera che fino a tutti gli anni Settanta continuarono ad insegnare
nellAccademia italiana docenti di storia coloniale formatisi sotto il dominio fascista o i loro allievi.
Eppure ancora oggi che le ricerche storiche hanno ormai indagato senza compiacimenti e
compromissioni quel sistema di sfruttamento, razzismo e violenza che fu il colonialismo italiano,
evidentemente proprio i risultati di quelle ricerche non si sono riversati nella societ italiana.
Lapologia del criminale Graziani solo lennesimo indice di un quadro pi complesso nel
quale si inscrive anche la partecipazione dellItalia allintervento militare internazionale contro il
regime di Muammar Gheddafi nel 2011, proprio in quel Paese dove lItalia e Graziani commisero
alcuni dei loro crimini peggiori e per di pi nel centenario della prima guerra di Libia quella che,
dopo aver impegnato il Regno dItalia contro lallora Impero ottomano tra il 1911 e il 1912,
continu contro la resistenza libica fino al 1931, divenendo la pi lunga guerra della nostra storia
unitaria. Se siamo tornati senza complessi a bombardare lex colonia, ridotta per ragioni
umanitarie a un Iraq qualunque, non ci si pu stupire troppo per quel che accaduto ad Affile e
occorre riflettere attentamente sulla mancanza nella societ italiana di una dimensione postcoloniale

della propria storia nella quale con tale aggettivo non si vuole intendere tanto il periodo temporale
successivo alla fine del dominio diretto in Africa, ma piuttosto la capacit di (ri)elaborare il presente
alla luce proprio di quel passato.
Parole chiave: Affile + colonialismo + etiopia + fascismo + Gheddafi + Libia + Rodolfo
Graziani

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Commenti
Inviato da ClaudioR il 19 settembre 2012 - 16:51

Sottoscrivo pienamente il tuo post, Luigi, aggiungendo che studiare la storia dei vincitori sempre e
comunque uno studio parziale.

rispondi

Inviato da Luigino Di Priamo il 13 settembre 2012 - 12:59

Il sottoscritto si gi commentato su molti quotidiani, sul Generale Graziani, pertanto il mio


pensiero quello seguito dalla Maggioranza Silenziosa, non considerata da tutti i partiti che
stanno giocando col popolo italiano. - Le guerre non l'abbiamo inventate noi italiani, riguardo ai
crimini di guerra, Dio solo sa le nazioni che si sono macchiate di tali misfatti, i campi di
concentrameno e l'eliminazione dei civili, qualche giornale ha detto che il primo fu Graziani a
metterli in atto, una grande bugia, la storia va studiata, i primi sono stati gli inglesi in Sudafrica
contro i Boeri, per non parlare dell'Australia e dell'India. - I giornali internazionali si sfogano sul
Mausoleo di Affile e su Graziani, il New York Times farebbe bene a ricordare agli americani i
crimini commessi durante la senda guerra mondiale con i loro eserciti, a parte le bombe al Napal,
ma i fucilari di Gela e di Biscari in Sicilia durante lo sbarco, per non parlare dei famosi "Pellirossi",
americani, eliminati e il popolo di colore che solo ora si sono liberalizzati, perci queste prediche le
posono fare a chi non conosce la Storia che Maestra di Vita. - Non parliamo delle truppe francesi
con le sue truppe di colore in provincia di Caserta e di Frosinone. - Le colonie sotto varie nazioni
sono state una vergogna compreso anche il Belgio in Africa e la stessa Francia, ce ne per tutti non
parliamo sempre della Germania, raccontiamo cosa sono i "GULAG" sovietici e di tutti i campi di
priginia, perci io mi inchino a tutti coloro che hanno patito queste infamie, le famose vittime.
Luigino Di Priamo

rispondi

Inviato da Anonimo il 8 settembre 2012 - 19:09

Dai tanti ed appassionati commenti all'articolo si comprende quanto viva si ancora l'inquietudine e
grande il tormento morale di tanti italiani che sul colonialismo italiano si sono interrogati con
onesta coscienza e continuano a farlo. Pochi, pochissimi rispetto alla grande maggioranza degli altri
italiani che di questa pagina di storia ben poco si curano a meno di non liquidarla con giudizi
sommari e superficiali. Eppure proprio da tale minoranza che oggi riempie di commenti questa
pagina web possiamo sperare escano fuori un giorno uomini capaci di risvegliare la coscienza
dormiente di tanti italiani. Perch ogni conversione non pu che cominciare a piantare il suo albero
piantando radici nella realt. Una realt storica che in ogni caso ci condanna e reclama riscatto
morale. Ora per il difficile , purificati dal ricordo ti tante sanguinarie vicende, ricostruire. S,
ricostruire nuovi valori facendo tesoro degli errori del passato. Guardiamo avanti dunque,
rimbocchiamoci le mani e cominciamo a dare il buon esempio, almeno noi che all'Italia e
all'italianit crediamo ancora.

rispondi

Inviato da Anonimo il 7 settembre 2012 - 08:28

Infatti, se avessi almeno letto l'articolo, avresti notato che ad essere originario di Affile era il ramo
paterno della famiglia.

rispondi

Inviato da MIKY il 4 settembre 2012 - 20:04

Graziani era un porco assassino. Da onesto fascista me ne vergogno....non ha fatto altro che
prendersela con i piu' deboli e scappare con i piu' forti. MIKY

rispondi

Inviato da MIKY il 4 settembre 2012 - 20:04

Graziani era un porco assassino. Da onesto fascista me ne vergogno....non ha fatto altro che
prendersela con i piu' deboli e scappare con i piu' forti. MIKY

rispondi

Inviato da fausto giorda il 4 settembre 2012 - 19:54

c' qualcosa che non va... il primo fascismo, quello cui Graziani faceva parte, era futurista mentre
sti cancheri riesumano salme! Se non hanno altro da proporre proprio vero che il fascismo morto

rispondi

Inviato da Anonimo il 4 settembre 2012 - 16:39

Non mi pare manchiamo di tali liste, pure raffazzonate con la pi somma grossolanit accomunando
un po' di tutto (le carestie e le epidemie con le repressioni, le guerre civili con le polizie segrete, la
Juche con il comunismo, il maoismo con il marxismo-leninismo, i Khmer rossi con i ribelli cubani e
via con il pedalino dell'ignoranza schiacciato a tavoletta).

La differenza fra le due parti che una non ha ormai grossi problemi, davanti al giudizio della
Storia, ad ammettere in larga parte l'errore (che pure non aveva, in realt, personalmemte mai
commesso) nel sostegno ad alcuni regimi che con le pi varie giustificazioni ideologiche "a sinistra"
reggevano i pi triti totalitarismi. Per trovare oggi uno disposto a metter su un monumento a Pol Pot
- beh, ci vuole un po' di sforzo, non importa quanto a sinistra si vada (anzi, in realt dagli anni '70
pi a sinistra vai pi trovi posizioni distanti dalla "linea di partito").
L'altra parte, invece, resta nostalgica e giustificativa rispetto a un periodo profondamente negativo
per la storia italiana. E non ti serve andare troppo a destra; gratti un po' sotto la superficie e anche in
partiti "moderati" appaiono complicit, nostalgie, revanscismi. Persino il nostro ex presidente del
Consiglio aveva tirato fuori un paio di affermazioni da brividi.
Basterebbe per intendersi: ammettere che gasare popolazioni inermi ok, che stabilire imperi
coloniali ok, e si pu tranquillamente metter su un monumento a Graziani. Ma appellarsi al diritto
del "eh ma guardate loro" (anche se poi dove si indica non c', di fatto, nessuno) davvero infantile.

rispondi

Inviato da Anonimo il 4 settembre 2012 - 15:10

Intanto per mi sorge un dubbio, il Generale Rodolfo Graziani lenciclopedia Treccani lo d per
nato a Filettino in provincia di Frosinone e non ad Affile (RM). E chi glielo spiega ora al Viri????
da http://wp.me/p2DojT-42

rispondi

Inviato da azrael1979 il 4 settembre 2012 - 13:33

Perch Elisa, naturalmente l'alternativa binaria: fra "le fazioni islamiche che si scannano per le
strade" e "il colonialismo". Questi negri, li lasci da soli cinque minuti e guarda che combinano, eh?
Facevam bene a gasarli tutti ai tempi! Pirite per tutti! Eh ma quando c'era lui s che i treni
arrivavano in orario.
Cosa c'entri poi il "senso pratico" in una discussione sul postcolonialismo del tutto oscuro, ma va
bene uguale. Tanto in Italia si pu dire qualsiasi cazzata.

rispondi

Inviato da Anonimo il 4 settembre 2012 - 12:37

Ma quando avremo il piacere di vedere un dettagliato elenco dei crimini compiuti in 70 anni e passa
dai governi a guida comunista ?
Perche a loro si fanno sconti e supersconti storici ?

rispondi

Inviato da Anonimo il 4 settembre 2012 - 12:37

Ma quando avremo il piacere di vedere un dettagliato elenco dei crimini compiuti in 70 anni e passa
dai governi a guida comunista ?
Perche a loro si fanno sconti e supersconti storici ?

rispondi

Inviato da Giorgio Gragnaniello il 3 settembre 2012 - 22:41

A prescindere dalla mostruosit epistemiologica dell' iniziativa, a occhio e croce 130000 euro per
quel casotto in laterizi e porta grezza ca. 5x5x5 + 5/6 gradoni alla buona sembra una spesa
eccessiva.

rispondi

Inviato da Irene il 3 settembre 2012 - 18:14

.... effettivamente mi sembra un monumento adeguato a Graziani....sembra un cesso!!!!!!...ci manca


solo la scritta "Toilette" e siamo apposto.....e probabilmente qualcuno avr gi espletato i suoi
bisogni su tal edificio...
Purtroppo invece di fare "gli scandalizzati" dovremmo capire perch queste cose succedono, anche
se mi sembra di aver visto un video dell'inaugurazione dove erano presenti solo alcuni rincoglioniti
di anni non pervenuti.... la verit che nessuno ci insegna la storia, tutto si riduce a dei paragrafi
mandati a memoria giusto per passare l'interrogazione e poi via nel dimenticatoio.....nessuno che
pensi, nessuno che rifletta e, come la storia ci insegna, chi non impara dal suo passato ripete gli
errori...anche i pi barbari.

rispondi

Inviato da Stefano Feltri il 3 settembre 2012 - 14:52

La stampa italiana si e' indignata, la notizia l'abbiamo data con ampio risalto noi del Fatto per
primi...

rispondi

Inviato da Roberto il 3 settembre 2012 - 14:44

Complimenti per l'articolo e per aver sollevato il problema.


Unico "dubbio" venutomi per completare il discorso: ma all'estero quanto parlano delle
"marocchinerie" permesse dalle truppe alleate dopo la presa di Montecassino?

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 14:35

Per saperne di pi su quel periodo di violenza razzista, tutta italiana. Di Tommaso Palmieri per
mediterraneaonline
Italianizzare e civilizzare la colonia, si diceva appunto negli anni della riconquista fascista
nellepoca della mente Badoglio e del braccio Graziani e per fare ci si raggruppavano in

maniera coatta i civilizzanti in campi di concentramento fatti costruire pi a nord, nella Sirtica;
per arrestare i rifornimenti alla guerriglia, il generale a capo dei suoi arditissimi fece costruire un
reticolato di filo spinato lungo diversi chilometri che attraversava tutto il lungo confine libico
egiziano, un malvagio isolamento che aggiungeva crudelt ferrate alle arrugginite ed inventate
frontiere dAfrica, decise a tavolino in funzione eurocentrica. La regione lucente, la regione
brillante, la regione splendenteDi fuochi, di esplosioni, di morti e di feriti, mai risarciti.

rispondi

Inviato da Elisa il 3 settembre 2012 - 12:25

La "dimensione postcoloniale" perfettamente evidente dalle condizioni di quelle popolazioni e dal


tasso di democrazia che oggi caratterizza quei paesi a distanza di sessant'anni dalla loro
"liberazione" dai sanguinari italiani.
Le popolazioni di queste "repubbliche" e in particolare i leader delle fazioni islamiche che si
scannano quotidianamente per le strade - giustamente indignati per il monumento a Graziani ringraziano Linkiesta per avere sollevato il problema.
Un p di senso pratico per favore: siete ai limiti della barzelletta (Voi e tutta la stampa estera
"indignata")

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 11:18

complimenti per aver sollevato il problema

rispondi

Inviato da Antonio M. Morone il 3 settembre 2012 - 11:15

Rispondo collettivamente a quanti in forma anonima o meno hanno espresso riserve circa il
collegamento che ho proposto tra il caso di Affile, la memoria del nostro colonialismo e l'intervento
militare in Libia nel 2011. Non si tratta qui di discutere tanto se tale intervento sia stato o meno
giusto, si tratta piuttosto di discutere la partecipazione dell'Italia alla luce del rapporto storico con la
Libia (di cui Grazini fu uno dei protagonisti). Il punto di sostanza: non si pu condannare il
revisionismo intorno alla memoria di Grazini e poi non considerare le implicazioni che una tale
condanna implica nel presente. Lauspicio espresso nella chiusa del pezzo affinch la nostra societ
possa conseguire una consapevolezza postcoloniale significa in altre parole lacquisizione di
politiche pubbliche e relazioni internazionali con le ex colonie che tengano in conto il passato
coloniale per agire oggi in modo diverso (non dimenticando il colonialismo, ma al contrario
avendolo in mente). Mi si dir che lItalia in Libia nel 2011 intervenuta in una cornice di legalit
internazionale sotto mandato Onu e allinterno dellAlleanza atlantica; io risponderei che la
spartizione dellAfrica (della quale la prima guerra di Libia fu parte) avvenne in un contesto di
diritto internazionale allora ritenuto altrettanto legittimo. Bombardare la Libia per lItalia e la nostra
societ oggettivamente un segno di continuit con il passato. Concludo ricordando che il Trattato
di amicizia, cooperazione e partenariato firmato dal nostro governo nel 2008 con il popolo libico
(non solo con Gheddafi) prevedeva esplicitamente limpegno reciproco a non ricorrere alla
minaccia o all'impiego della forza contro l'integrit territoriale o l'indipendenza politica dell'altra
parte (art.3) e sicuramente da parte libica tali parole rimandavano al passato coloniale.

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 11:09

Sono indignato per quello che ho letto ma si sapeva che in etiopia non siamo stati "italiani brava
gente"Io ho avuto modo di parlare con qualche soldato di quella trasferta interra libica,Sono
indignato per il Bacio mano di Berlusconi a Gheddafi,Sono indignato per quello ch' successo in
Libia negli ultimi giorni.Se non sbaglio noi eravamo andati in Libia per non far commettere uno
sterminio dei ribelli,che avevano osato ribellarsi a Gheddafi,e ho dovuto vedere in diretta TV una
colonna di macchine in fuga,a bordo c'era l'odiato nemico,sconfitto del tutto, cercava solo di salvare
la vita in qualche paese confinante,inseguito dai ribelli per il conto finale,ma non avevano armi
capaci per fermarlo,ma il nemico,stava quasi per arrivare alla salvezza,ecco che arriva la
nato,bombarda la colonna e da impasto ai ribelli il loro nemico,che lo linciano all'istante.Ora sono
indignato per questo mausoleo che si eretto in onore di Graziani che ha ucciso
indiscriminatamente Libici e Italiani,e il nostro governo Tecnico,con a Capo un ex partigiano
lasciano fare,Dice una canzone vorrei incontrarti tra cent'anni,Io vorrei leggere la storia fra
cent'anni,ma forse un po di pi visto la longevit di Andreotti

rispondi

Inviato da Spettatore il 3 settembre 2012 - 10:40

Niente da dire sulla condanna ai criminali di guerra.


Ma da quale pulpito il New York Times fa le sue prediche?
Come possiamo definire chi nuclearizza due intere citt ?
Mi ricordate quali sono i criminali di guerra statunitensi riconosciuti ?

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 10:39

Niente da dire sulla condanna ai criminali di guerra.


Ma da quale pulpito il New York Times fa le sue prediche?
Come possiamo definire chi nuclearizza due intere citt ?
Mi ricordate quali sono i criminali di guerra statunitensi riconosciuti ?

rispondi

Inviato da ser joe il 3 settembre 2012 - 09:23

@Guidok
L'intervento NATO con il benestare dell'Italia non altro che l'ennesimo genocidio del popolo
libico, all'epoca con Graziani oggi con l'ipocrisia di portare la democrazia nascondendo il fine del
moderno colonialismo di aggressione e furto delle risorse locali (leggi petrolio). Chiss perch in
altre nazioni dove avvengono crimini peggio di quelli di Gheddafi la NATO non interviene.

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 08:59

graziani era un paraculo che finch se la prendeva con popoli inermi massacrava e uccideva, anche
se fu vittima di un attentato, mussolini lo destituiva regolarmente perch lo considerava inetto salvo
poi riprenderlo. era uno non fedele all'italia , ma al suo tornaconto e al fascismo, e infatti all'arrivo
degli alleati se la fil al nord, e divent servetto dei tedeschi.poi a differenza di starace che affront
la morte,si mise all'ombra del suo grado militare per evitare la fucilazione.basta con i carnevali
all'italiana, qui ci sono troppi vecchi.

rispondi

Inviato da Anonimo il 3 settembre 2012 - 08:43

Non meravigliamoci se all'estero ci denigrano, con gente che f certi commenti su delle cose serie
veramente una vergogna.

rispondi

Inviato da cloe il 2 settembre 2012 - 23:05

Moni Ovadia ne ha parlato sull'Unit


http://leparole-ipensieri.comunita.unita.it/2012/08/18/crimini-e-pagliac...

rispondi

Inviato da Anonimo il 2 settembre 2012 - 21:45

che gente dalla memoria corta,molto corta abbia dimenticato chi fosse graziani passi ma che dei
neofascisti abbiano fatto un monumento al criminale fascista no! e la cosa insultante quel
termine"onore" usato per definire un individuo che l'onore non sapeva neppure cosa fosse che
vomito.....

rispondi

Inviato da Anonimo il 2 settembre 2012 - 21:23

Io non c'ero, e se c'ero dormivo

rispondi

Inviato da Carlo M il 2 settembre 2012 - 19:32

una notizia che ha dell'incredibile, e di cui non ero a conoscenza. com' possibile che nell'italia
rpubblicana si possa anche solo pensare di dedicare fare un monumento a graziani? c' da
ringraziare linkiesta per aver dato il giusto risalto a questa nefandezza.
un solo appunto (mi unisco alla critica di guidok): la conclusione sulla partecipazione dellItalia
allintervento militare in libia pretestuosa e totalmente fuori luogo ottiene il solo risultato di
indebolire un articolo che per il resto sacrosanto.

rispondi

Inviato da Anonimo il 2 settembre 2012 - 19:07

C'era proprio bisogno di inserire le menzogne anti-NATO, niente meno come "indice di un quadro
pi complesso nel quale si inscrive anche la partecipazione dellItalia allintervento militare
internazionale contro il regime di Muammar Gheddafi nel 2011"??? L'autore dell'articolo si rende
conto del significato delle parole? L'Italia non ha "bombardato la Libia" e, di fatto, nemmeno la
NATO lo ha fatto: sono stati colpiti obiettivi specifici delle forze governative che, in effetti,
bombardavano indiscriminatamente centri abitati per colpire i ribelli libici. Chi non era d'accordo
con l'intervento NATO avrebbe dovuto avere il "coraggio" (virgoletto perch in realt si tratterebbe
di affermazioni impresentabili) di dire che i massacri di civili gli andavano pi che bene.
Non ci stupiamo se non c' memoria condivisa in questo paese quando da nessuna delle due ali
estreme si ha il coraggio di abbandonare il proprio retaggio illiberale.

rispondi

Inviato da Tommaso il 2 settembre 2012 - 17:50

Questa e' una pagina tristissima della storia culturale e politica italiana. Il momumento poteva
essere fatto, ma e' il fatto di averlo fatto in rigoroso stile fascista che non ci sta. Poteva essere fatto
in ricordo di una pagina dolorosa e atroce di storia. Ricordando i crimini di Graziani. Ma non e'
questo che gli autori del monumento vogliono ricordare. Gli autori del monumento sono nostalgici
del fascismo. Anche se vivono oggi, vivono con la mente un esaltazione malata di militarismo,
nazionlismo e violenza che per la maggior parte delle persone normali, per fortuna, e' passato e non
desiderato.

rispondi

Inviato da mimmo lombezzi il 2 settembre 2012 - 14:33

PUBBLICATO da : "IL FATTO QUOTIDIANO"


Al tramonto il monastero copto di Debra Libans , uno dei luoghi pi santi d Etiopia, sempre un
presepe filmato da Pasolini : i fedeli arrivano dai campi, si fermano a 100 o 200 passi dallingresso,
pregano a occhi chiusi , con la palme rivolte al cielo, oppure e baciano le sbarre del cancello o le
pietre dei gradini.
Ecco lultima cena , ecco le pitture con San Giorgio racconta Gebre Mariam , un monaco
barbuto che mastica un po di inglese ed ecco il baldacchino sotto il quale pregava Hail Selassi
che costru la nuova chiesa nel 1961.
Nel maggio del 1937 il monastero, che risale al 13mo secolo , fu sommerso da un fiume di sangue
che ha offuscato anche la violenza dei saccheggi musulmani del 1300. La storia del massacro
scritta su una lapide di marmo affissa su un piccolo edificio sormontato da una croce, quasi nascosta
al visitatore.
Dopo lattentato a Graziani il 19 febbraio 1937 e la rappresaglia sui civili di Addis Abeba
racconta Gebre Mariam una spia che lavorava per i fascisti, gli disse che i due attentatori si erano
nascosti qui , al monastero. Graziani voleva mandare subito lesercito, ma la spia gli disse che il 12
maggio qui ci sarebbe stata un sacco di gente per celebrare S.Michele e che quella sarebbe stata
loccasione buona perch anche gli attentatori sarebbero venuti a pregare il santo. A quel punto
Graziani invi un messaggio al monastero dicendo di aspettarlo, che avrebbe portato abiti, cibo, e

altri doni. La gente era alla fame ed era molto contenta di riceve aiuto , cosi il 21 maggio tutti
uscirono in piazza danzando e pregando. A quel punto arrivarono i fascisti del gen.Maletti con molti
camion e ordinarono a tutti i presenti di salire. I primi a partire furono i docenti del seminario, ma
anche gli studenti, i diaconi, dissero non possiamo restare qui dobbiamo andare con i nostri
insegnanti ! Non importa quello che accadra!
A pochi passi dal monumento c un vecchio edificio di legno a fango dove monaci ultraottantenni a
trascorrere gli ultimi anni vivendo in condizioni di estrema povert.
Uno di loro ricorda quello che avvenne come se fosse accaduto ieri.
I fascisti, volevano uccidere tutti sulla cima della montagna e gettarli in una fossa ma la spia che li
aveva condotti l disse : Non uccideteli qui , portateli al baratro di Zega Waden sul Nilo Azzurro. E
pieno di animali che divoreranno i corpi. E cosi venne fatto. Li allinearono sullorlo e li falciarono
con le mitragliatrici. Abbiamo continuato a trovare ossa sino agli anni 70 .
Io avevo 16 anni continua il secondo ed ero con le vacche . Non potevo avvicinarmi ma vidi
quando li caricarono sui camion per potarli al luogo dellesecuzione. Il burrone in cui caddero,
emanava una luce che dur per sette giorni e per una settimana vi fu un pellegrinaggio di gente che
andava a vederla. Quando esumarono i corpi anni dopo, trovarono un sacco di catene perch i
monaci erano stati incatenati.
Chiedo Graziani fece uccidere i monaci perch non aveva
trovato i 2 attentatori ?, S risponde - non li trovarono e pensavano che i monaci li avessero
nascosti, ma non osavano andare nella foresta
Angelo Del Boca , nel suo capolavoro , Gli Italiani in Africa orientale, aveva parlato di 449
vittime, ma nel 1997 , due storici l'inglese Ian L. Campbell e l'etiopico Degife Kabr Sadik, sono
tornati sul posto e , raccogliendo altre ossa e altre testimonianze, hanno calcolato che furono uccisi
fra 1.200 e 1.600 monaci, compresi i diaconi adolescenti che non avevano voluto abbandonare i loro
professori.
" Graziani ha scritto Del Boca ordina a freddo un'autentica, spietata razzia . Vuole distruggere il
Vaticano degli etiopici. Il generale Maletti occup Debre Libanos il 19 maggio del '37 e, subito
dopo, ricevette un messaggio da Graziani Abbiamo le prove della colpevolezza dei monaci....passi
per le armi tutti i monaci indistintamente, compreso il vicepriore". (1)
Dopo il massacro , preceduto da migliaia di uccisioni fra Addis Abeba a Debra Libans , Graziani
non ebbe nemmeno un dubbio scrive Del Boca e defin il massacro un romano esempio di
pronto, inflessibile rigorerivendicando la completa responsabilit della tremenda lezione data al
clero intero dell'Etiopia con la chiusura del convento di Debre Libanos".
Un paese che non perde occasione per proclamare le proprie radici cristiane al punto da aspettare
il placet del Vaticano per nominare il direttore generale della Rai , non si vergogna di essere lunico
in Europa a spendere 130.000 euro per dedicare un mausoleo a un criminale di guerra (2)
(1) Cfr il numero 21 della rivista Studi Piacentini
(2) Articolo tratto da Storie di confine : Etiopia , i figli della Polvere (Rete4)

rispondi

Inviato da soralb il 2 settembre 2012 - 14:21

quello che indigna e' la indifferenza delle persone. I piu' sensibili (e tecnologici) mettono un mi
piace su qualche post di FB E nulla piu. Anche a Voghera prov Pavia e' stata messa da una
amministrazione di destra una targa commemorativa per 5 fucilati dai partigiani, solo che erano noti
torturatori fascisti. D'altra parte se i cittadini fossero veramente tali e non sudditi, non saremmo
nelle condizioni attuali e non saremmo amministrati (?) da una classe politica cosi' squalificata

rispondi

Inviato da Guidok il 2 settembre 2012 - 14:17

D'accordissimo, ma potevate risparmiarvi la arbitraria conclusione sull'intervento NATO che ha


chiuso la 30-ennale dittatura di Gheddafi, che con i crimini di Graziani non c'entra nulla.

rispondi

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/rodolfo-graziani-affile#ixzz27xULbUz1

La vergogna del monumento ad Affile per luomo che deport nei


lager centomila libici

Quel mausoleo alla crudelt


che non fa indignare lItalia
Il fascista Graziani celebrato con i soldi della Regione Lazio
Il mausoleo costruito per Rodolfo Graziani ad Affile, in
provincia di Roma, sul quale dominano le scritte
'Patria' e 'Onore', capisaldi del fascismo.
Mai dormito tanto tranquillamente , scrisse Rodolfo
Graziani in risposta a chi gli chiedeva se non avesse gli incubi
dopo le mattanze che aveva ordinato, come quella di tutti i
preti e i diaconi cristiani etiopi di Debra Libanos, fatti
assassinare e sgozzare dalle truppe islamiche in divisa italiana. Dormono tranquilli
anche quelli che hanno speso soldi pubblici per erigere in Ciociaria un sacrario a quel
macellaio? Se cos non conoscono la storia.

Rimuovere il ricordo di un crimine, ha scritto Henry Bernard Levy, vuol dire commetterlo di
nuovo: infatti il negazionismo , nel senso stretto, lo stadio supremo del genocidio. Ha ragione.
una vergogna che il comune di Affile, dalle parti di Subiaco, abbia costruito un mausoleo per
celebrare la memoria di quello che, secondo lo storico Angelo Del Boca, massimo studioso di quel
periodo, fu il pi sanguinario assassino del colonialismo italiano. Ed incredibile che la cosa
abbia sollevato scandalizzate reazioni internazionali, con articoli sul New York Times o servizi della
Bbc,ma non sia riuscita a sollevare unondata di indignazione nellopinione pubblica nostrana.
Segno che troppi italiani ignorano o continuano a rimuovere le nostre pesanti responsabilit
coloniali.
Francesco Storace arrivato a dettare allAnsa una notizia intitolata Non infangare Graziani e a
sostenere che nel processo che gli fu intentato nel 1948 fu riconosciuto colpevole e condannato a
soli due anni di reclusione per la semplice adesione alla Rsi. Falso. Il dizionario biografico
Treccani spiega che il 2 maggio 1950 il maresciallo fu condannato a 19 anni di carcere e fu grazie
ad una serie di condoni che ne scont, vergognosamente, molti di meno.

vero per che anche quella sentenza centrata sul collaborazionismo militare col tedesco, era
figlia di una cultura che ruotava purtroppo intorno al nostro ombelico (il fascismo, il Duce, Sal...)
senza curarsi dei nostri misfatti in Africa. Una cultura che spinse addirittura Alcide De Gasperi e
Palmiro Togliatti (un errore ulteriore che ci pesa addosso) a negare allEtiopia lestradizione di
Graziani richiesta per luso dei gas vietati da tutte le convenzioni internazionali e per gli eccidi
commessi e rivendicati. E pi tardi consent a Giulio Andreotti a incontrare lanziano ufficiale, in
nome della Ciociaria, senza porsi troppi problemi morali.
Il sito web del comune di Affile dedica una pagina a
Rodolfo Graziani 'figura tra le pi amate e pi criticate
a torto o a ragione'
Allora, per, nella scia di decenni di esaltazione del buon
colono italiano non erano ancora nitidi i contorni dei crimini
di guerra. Gli approfondimenti storici che avrebbero
inchiodato il vicer dEtiopia mussoliniano al suo ruolo di
spietato carnefice non erano ancora stati messi a fuoco. Ci che meraviglia che
ancora oggi il nuovo mausoleo venga contestato ricordando le responsabilit di
Graziani solo dentro la nostra storia. Perfino Nicola Zingaretti nel suo blog rinfaccia
al maresciallo responsabilit soprattutto casalinghe.

Per non dire dellindecoroso sito web del Comune di Affile, dove si legge che luomo fu una
figura tra le pi amate e pi criticate, a torto o a ragione del periodo fra le due guerre e un
interprete di avvenimenti complessi e di scelte spesso dolorose. Che comp grandiosi lavori
pubblici che ancor oggi testimoniano la volont civilizzante dellItalia. Che seppe indirizzare
ogni suo agire al bene per la Patria attraverso linflessibile rigore morale e la puntigliosa fedelt al
dovere di soldato.
Inflessibile rigore morale? Rodolfo Graziani torn dallEtiopia con centinaia di casse rubate e
rapinate in giro per le chiese etiopi, racconta Del Boca. Grazie a lui il pi grande serbatoio
illegale di quadri e pitture e crocefissi della chiesa etiope in Italia. Certo, non fu il solo ad avere
questo disprezzo per quella antichissima Chiesa cristiana fondata da San Frumenzio intorno al 350
d.C. Basti ricordare le parole, che i cattolici rileggono con imbarazzo, con cui il cardinale di Milano
Ildefonso Schuster inaugur il 26 febbraio 1937 il corso di mistica fascista una settimana dopo la
spaventosa ecatombe di Addis Abeba: Le legioni italiane rivendicano lEtiopia alla civilt e
bandendone la schiavit e la barbarie vogliono assicurare a quei popoli e allintero civile consorzio
il duplice vantaggio della cultura imperiale e della Fede cattolica .
Fu lui, leroe di Affile, a coordinare la deportazione dalla Cirenaica nel 1930 di centomila
uomini, donne, vecchi, bambini costretti a marciare per centinaia di chilometri in mezzo al deserto
fino ai campi di concentramento allestiti nelle aree pi inabitabili della Sirte. Diecimila di questi
poveretti morirono in quel viaggio infernale. Altre decine di migliaia nei lager fascisti.
E fu ancora lui a scatenare nel 37 la rappresaglia in Etiopia per vendicare lattentato che gli
avevano fatto i patrioti. Trentamila morti, secondo gli etiopi. Linviato del Corriere, Ciro Poggiali,
rest inorridito e scrisse nel diario: Tutti i civili che si trovano in Addis Abeba hanno assunto il
compito della vendetta, condotta fulmineamente con i sistemi del pi autentico squadrismo fascista.
Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in
strada... Inutile dire che lo scempio sabbatte contro gente ignara e innocente.

I reparti militari e le squadracce fasciste non ebbero piet neppure per gli infanti. Cera sul posto
anche un attore, Dante Galeazzi, che nel libro Il violino di Addis Abeba avrebbe raccontato con
orrore: Per tre giorni dur il caos. Per ogni abissino in vista non ci fu scampo in quei terribili tre
giorni in Addis Abeba, citt di africani dove per un pezzo non si vide pi un africano.
Negli stessi giorni, accusando il clero etiope di essere dalla parte dei patrioti che si ribellavano alla
conquista, Graziani ordin al generale Pietro Maletti di decimare tutti, ma proprio tutti i preti e i
diaconi di Debr Libans, quello che era il cuore della chiesa etiope. Una strage orrenda, che
secondo gli studiosi Ian L. Campbell e Degife Gabre-Tsadik autori de La repressione fascista in
Etiopia vide il martirio di almeno 1.400 religiosi vittime dun eccidio affidato, per evitare problemi
di coscienza, ai reparti musulmani inquadrati nel nostro esercito.
Lui, il macellaio, quei problemi non li aveva: Spesso mi sono esaminato la coscienza in
relazione alle accuse di crudelt, atrocit, violenze che mi sono state attribuite. Non ho mai dormito
tanto tranquillamente . Di pi, se ne vant telegrafando al generale Alessandro Pirzio Biroli: Preti
e monaci adesso filano che una bellezza.
C chi dir che eseguiva degli ordini. Che fu Mussolini il 27 ottobre 1935 a dirgli di usare il gas.
Leggiamo come Hail Selassi raccont gli effetti di quei gas: si trattava di strani fusti che si
rompevano appena toccavano il suolo o lacqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido
incolore. Prima che mi potessi rendere conto di ci che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei
uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi,
le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si
contorcevano a terra in unagonia che dur ore. Fra i colpiti cerano anche dei contadini che
avevano portato le mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini.
Saputo del monumento costato 127 mila euro e dedicato al maresciallo con una variante
sulliniziale progetto di erigere un mausoleo a tutti i morti di tutte le guerre, i discendenti
dellimperatore etiope, come ricorda il deputato Jean-Lonard Touadi autore di uninterrogazione
parlamentare, hanno scritto a Napolitano sottolineando che quel mausoleo un incredibile insulto
alla memoria di oltre un milione di vittime africane del genocidio, ma che ancora pi spaventosa
lassenza duna reazione da parte dellItalia.
Rodolfo Graziani eseguiva solo degli ordini? Anche Heinrich Himmler, anche Joseph Mengele,
anche Max Simon che macell gli abitanti di SantAnna di Stazzema dicevano la stessa cosa. Ma
nessuno ha mai speso soldi della Regione Lazio per erigere loro un infame mausoleo.
Gian Antonio Stella30 settembre 2012 | 10:31 RIPRODUZIONE RISERVATA

Lettera aperta al sindaco di Affile (per


rispetto della storia e amore del futuro)
di Nicola Zingaretti | 26 settembre 2012
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Pi informazioni su: Fascismo, Memoria, Nicola Zingaretti, Partigiani, Storia.


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+ Due giugno, scontro sugli sprechi. Di Pietro a Napolitano: Offende gli italiani...

Come forse avrete letto, il sindaco di Affile, un piccolo comune della provincia di Roma, ha deciso di
intitolare un momumento nel parco pubblico del suo paese al generale Rodolfo Graziani, esponenti di
punta del fascismo e della Repubblica di Sal. Questa la lettera aperta che ho voluto scrivere al
sindaco per sostenere la mobilitazione animata in queste settimane da storici, studiosi e associazioni
contro questa decisione sbagliata e gravemente offensiva della storia dItalia.
Caro Sindaco,
come sa bene chi amministra la cosa pubblica il nostro passato lascia tracce e memorie che arrivano fino
a noi. Spesso siamo chiamati a ricordare, comunicare eventi, personaggi punti di riferimento per
rafforzare i legami e i vincoli delle comunit di uomini e donne che rappresentiamo. Una strada, un
monumento, il nome di una scuola sono simboli importanti che non si esauriscono negli atti
amministrativi ma diventano parte di una comunit, segnali del vivere comune, indicazioni o
modelli per le giovani generazioni.
Mi sembra quindi gravemente offensivo per la storia della nostra Repubblica pensare di intitolare
un monumento a Rodolfo Graziani. Cosa vorremmo comunicare a chi si avviciner a quel busto?
Quali motivazioni richiamano il sostegno e il finanziamento alla realizzazione di tale simbolo?
Limpegno di Graziani nelle guerre coloniali condotte dal fascismo in Africa? La crudelt e la durezza dei
suoi metodi contro le popolazioni civili? Il ricorso alluso dei gas? O ancora la politica dei campi di
concentramento o la reclusione coatta di popolazioni nomadi? Non credo che sia possibile offendere e
umiliare il senso di una storia comune che ci ha condotto tra passi avanti e battute darresto fino al
punto in cui siamo.
Graziani ha legato il suo nome e la sua esistenza ad alcune tra le pagine pi vergognose del regime.
Figura di punta della guerra in Etiopia, dopo lingresso di Badoglio in Addis Abeba, Graziani fu
chiamato a prendere il suo posto al vertice della catena di comando che Mussolini aveva
costruito.Uomo del regime che non si mai distaccato dalle sue convinzioni. Gli anni della guerra
civile sono, se possibile, ancora pi emblematici. Il tramonto del fascismo lo vede tra i pi convinti della
necessit di proseguire la guerra a fianco della Germania nazista, tra le fila della Repubblica sociale
italiana della quale divenne ministro della difesa e in seguito delle Forze armate. I suoi uomini si
impegnarono soprattutto nella lotta anti partigiana. Lui stesso consegnandosi agli Alleati il 27 aprile
1945 sostenne la legittimit delloccupazione nazista e la fondatezza della guerra civile contro la
Resistenza. Nei primi anni della Repubblica non prese la distanze, ma tent di rivendicare e difendere le
sue scelte sottraendosi, fino a quando gli fu possibile, alle istanze di giudizio sul suo operato nella guerra
a fianco di Mussolini e Hitler. Fu condannato a 19 anni di reclusione con laccusa di
collaborazionismo, mentre rimasero pendenti i suoi trascorsi in Africa e le accuse di crimini contro
lumanit a lui rivolte da pi parti.
Come possiamo accettare di ricordalo con un monumento come se il suo nome possa figurare a fianco di
tanti che hanno contribuito a costruire il nostro paese? La mobilitazione di queste settimane (dal New
York Times agli appelli di storici, studiosi e associazioni) conferma che la Repubblica ha bisogno di
punti di riferimento, di una lettura del passato che chiarisca meriti e responsabilit per rispetto della
storia e per amore del futuro.

Per questo davvero le chiedo di intervenire per rimuovere questa offesa alle libert e alla storia
democratica dellItalia.
Nicola Zingaretti

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Farrell contro Travaglio e Pagani


di Ines Tabusso | 15 novembre 2010
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Pi informazioni su: diari di mussolini, malcom pagani, Marco Travaglio.


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Forse non sono da ricovero immediato ma hanno urgente bisogno di una bella dose di Sangiovese
(non per di olio di ricino, e questo gi apprezzabile).
Nicholas Farrell ha replicato su Libero (clicca qui per leggere larticolo) a Marco Travaglio e
aMalcom Pagani che, gioved scorso, sul Fatto, lavevano colpito nei suoi affetti pi cari,
sbertucciando e definendo bufale e patacche i diari di Mussolini, veri o presunti, pubblicati da
Bompiani.
Nicholas Farrell il giornalista inglese, trapiantato a Predappio, che ha due grandi amori italiani
extrafamiliari: Berlusconi e Mussolini. Al primo ha fatto unintervista qualche anno fa, pubblicata
dallo Spectator e dalla Voce di Romagna, che ha suscitato un vespaio a causa delle affermazioni del
premier sui giudici mentalmente disturbati e su Mussolini benigno. Del secondo ha scritto una
biografia definita dai critici p da fan che da storico, tanto che Mark Simpson, recensendo il libro, ha
scritto sullIndependent che Mussolini, dopo Rachele, Ida Dalser, Claretta e lo stesso Hitler (uno dei
suoi primi ammiratori), aveva trovato unennesima moglie in Farrell che, in modo possessivo, aveva
proposto un nuovo Mussolini prigioniero damore, i cui difetti si erano trasformati
magicamente in virt.
Lira di Farrell dipende forse dal fatto che i diari, veri o presunti, dipingono un Mussolini molto simile a
quello rappresentato nella sua biografia?
Titola Libero: Per i cronisti del Fatto lo storico di sinistra fa apologia del fascismo e Farrell scrive:
Ti devo dire una cosa Pagani: tu di questi diari non sai nulla, io s invece. Li ho avuti sotto mano nel
1993/94, a Londra, e ho fatto una bella indagine e, dopo, un servizio a proposito intitolato Ecco i diari
del Duce, secondo gli esperti. E fra questi esperti figurava Denis Mack Smith, uno storico di sinistra
esperto della storia dellItalia. Secondo Mack Smith erano veri. Quindi non cos facile liquidarli come
falsi.

Un vero peccato che lo storico di sinistra esperto della storia dellItalia non abbia mai detto che i diari
erano veri. O meglio: Mack Smith lavr certamente confidato segretamente a Farrell, ma non ad altri.
Secondo il New York Times, nel 1983, dopo aver esaminato per un giorno i diari, Mack Smith si era
mostrato possibilista e aveva parlato semplicemente di alta probabilit che siano quanto di pi vicino
alla genuinit si possa trovare. E Brian R. Sullivan, professore alla National Defense University di
Washington, che i diari li aveva studiati per anni, sosteneva che Mussolini, consapevole della
possibilit di dover affrontare un processo come criminale di guerra, avrebbe potuto impiegare il
tempo trascorso sul Garda per scrivere ex post un diario che raccogliesse i suoi pensieri e le sue azioni
precedenti il periodo bellico e questo per difendersi. La stessa Rachele, secondo Sullivan, finita la
guerra, aveva ricordato che il marito aveva scritto un diario per difendersi nel caso fosse riuscito a
salvarsi la vita.
Non dunque un vero diario, ma, forse, un vero diario falso, perch ricostruito in epoca successiva, e
con uno scopo preciso.
Mack Smith, lo storico di sinistra che, secondo Libero, fa apologia del fascismo ha anche recensito
sul Telegraph (che di sinistra certo non ) la biografia del duce scritta da Farrell, in cui Mussolini
appare come un uomo grande ma incompreso, non un malvagio, ma, al contrario, una persona
molto religiosa, non certo la figura di cinico opportunista comunemente percepita nel mondo
anglosassone.
Mussolini viene coperto di lodi come patriota, pensatore politico scaltro e tattico, il cui obiettivo non
era la conquista o la gloria ma garantire allEuropa la pace. Anche lalleanza militare con Hitler del
1939, sorprendentemente, viene ritenuta la prova delle sue sincere intenzioni pacifiche [] Oggi una
simile versione della storia appare naive e stravagante. Lidea di Mussolini come uomo religioso e
importante pensatore politico ridicola. Farrell ne parla soprattutto come di un uomo realista, ma
omette di indicare buona parte del materiale che dimostra come egli sia stato senza speranza
irrealistico.
Nella prima pagina del suo testo continua Mack Smith Farrell asserisce che a differenza della
democrazia i fascisti le cose le facevano, ma i critici obietterebbero che sarebbe molto pi vicina alla
verit laffermazione contraria. Ben lontano dallessere un pacificatore Mussolini era tanto sciocco da
fare lelogio della guerra come altamente desiderabile e la quintessenza del fascismo.
Un altro mistero irrisolto si ritrova nella contraddittoria ammissione di Farrell per cui i fascisti si
consideravano di destra mentre il loro regime era tutto fuorch un movimento di destra.
Altro enigma: Mussolini era apparentemente anti-ebraico ma non antisemita e inoltre, per quanto
strano possa sembrare, era pi ansioso di salvare gli ebrei italiani dalla persecuzione di quanto lo
fossero gli inglesi.
Farrell scrive che a differenza di Hitler, Mussolini non voleva invadere i paesi vicini. Lo faceva solo
con grande riluttanza. Purtroppo, sempre secondo Farrell, gli etiopi si opposero testardamente alla
sua benefica idea di una penetrazione italiana pacifica, obbligandolo a mandare mezzo milione di
soldati italiani nellAfrica centrale e, cos facendo, a rovinare economicamente lItalia.
Fu Hitler a trascinare lItalia in una guerra per la quale non era pronta e Mussolini non sarebbe stato
affatto felice della decisione di Hitler di combattere contro la Russia. Devessere per questo commenta Mack Smith che sped migliaia e migliaia di soldati male armati e peggio vestiti sul
fronte russo, con la temperatura perennemente sotto allo zero. E noi dovremmo credere che lo fece
per esercitare un maggiore controllo su Hitler.

Farrell sar rimasto deluso: anche queste sono parole dellesperto di sinistra, ma non assomigliano a
unapologia del fascismo. Meglio rimuoverle.
Sullargomento lo stesso Berlusconi lo aveva deluso: dopo lintervista sul Mussolini benigno, il
Cavaliere, in visita alla Sinagoga di Roma, aveva sostenuto di essere stato travisato e aveva attribuito la
colpa al troppo champagne bevuto in compagnia dei giornalisti inglesi.
Caro Cavaliere si leggeva in una lettera indirizzatagli da Farrell, doppiamente indignata, per le
frottole e per chi ne era stato loggetto, quello che sto per scriverti mi addolora perch, mio Berlusca,
tu sei grande e io ti voglio bene, ma la verit sacra e tu non hai detto la verit, hai raccontato alcune
frottole e io ho le prove Hai detto loro che tu hai fatto commenti sui giudici pazzi e il benigno
Mussolini solo perch eri a little tipsy (un po alticcio) dopo aver bevuto due bottiglie di champagne
con noi. Ma v, Berlusca! Tu sai bene quanto noi che lunica cosa che abbiamo bevuto durante
lintervista era t freddo al limone, molte caraffe di t freddo al limone.

15 August 2012 Last updated at 14:03 GMT

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Italy memorial to Fascist hero Graziani


sparks row

Graziani (left) is seen here with German Field Marshal


Albert Kesselring in October 1944
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A political row has erupted in Italy after a memorial was opened to fascist commander Field
Marshal Rodolfo Graziani, a convicted war criminal.

Graziani was honoured with a mausoleum and memorial park, built at taxpayers' expense, in a
village south of Rome.
He was notorious as Benito Mussolini's military commander in colonial wars in Ethiopia and Libya
where he carried out massacres and used chemical weapons.
Italy's main leftist party has protested against the commemoration.
"Is it possible to allow, accept or simply tolerate that, in 2012, we dedicate a park and a museum to
the fascist general and minister Rodolfo Graziani?" asked Esterino Montino, head of the
Democratic Party in the Lazio region.
He pointed to the "crimes against humanity committed by Graziani in Ethiopia in the 1930s", La
Repubblica newspaper reports.
Graziani was sentenced to 19 years' imprisonment for war crimes in 1948 but was released from
jail after serving only two years, and died in 1955.

'Butcher of Fezzan'
The BBC's David Willey, in Rome, says that the cult of fascist heroes remains alive in certain parts
of Italy despite the outlawing of the fascist party in the country's postwar constitution.
He adds that it is curious, however, that there has been no formal protest that a crypto-fascist
mayor of a small town near the capital can, in 2012, publicly honour a man who brought death to
thousands of Africans and dishonour to his own country.
Continue reading the main story

Analysis

David WilleyBBC News, Rome


Field Marshal Graziani, also known as the Butcher of Fezzan, is known in history books for his brutality in
putting down a local rebellion in Cyrenaica, Libya, in the 1920s.
He is also notorious for the massacre of thousands of Ethiopians in another of Italy's colonial wars a decade
later, where he is reported to have said: "The Duce [Mussolini] will have Ethiopia with or without the
Ethiopians".
He ordered the use of poison gas and chemical weapons against Ethiopian troops and tribesmen in
contravention of the Geneva Convention, which Italy had signed.

His final post was as defence minister in Benito Mussolini's short-lived Fascist republic of Salo, just before
the end of World War II.
After the war ended, he was sentenced to 19 years' imprisonment by an Italian war crimes tribunal for
collaboration with the Nazis, though he was freed after serving only some of his sentence.

The mayor of the village of Affile attended the opening ceremony on Saturday, together with a
representative from the Vatican.
Although almost unknown to modern generations of Italians, the Fascist military officer was known
as the Butcher of Fezzan for the executions of Libyans he ordered while military governor of
Cyrenaica in North Africa, our correspondent says.
He used poison gas and chemical weapons against Ethiopian tribesmen during Italy's colonial war
in what was then called Abyssinia.
Towards the end of the war, Graziani was appointed defence minister by Mussolini in the shortlived Fascist Republic of Salo.
He commanded Italian troops alongside the Germans at the Battle of Garfagnana in December
1944, one of the last military victories of the Axis forces.
According to La Repubblica, the mausoleum in Affile cost 127,000 euros (100,000; $157,000).
About 100 people attended its inauguration, the paper adds.
Mayor Ercole Viri was quoted as saying the memorial was of national importance and dismissing
criticism as "idle chatter".
Photos of the opening ceremony were posted in a gallery on the village's website, which lists
Graziani as one of the village's "famous sons". Engraved on the mausoleum are the words
"Fatherland" and "Honour".
There is another side to Italy's often schizophrenic attitude to its recent history, our correspondent
adds.
Another ceremony was held the same weekend marking the anniversary of a tragic massacre of
560 Italian men women and children by German SS troops as a reprisal in a small town near
Lucca, in Tuscany.

Martin Schulz, the German Social Democrat and president of the European Parliament, was
present in Sant'Anna di Stazzema on Sunday.

He said: "I am a German and the language I speak is the same of those who committed those
crimes. I shall not forget that."
Writing on Twitter, he added: "Europe is our answer to the crimes of the last century - it is also
our best chance for the future."

Scritto in data 09/09/2012 at 8:00 pm da Wu Ming

Affile, Grazianilandia.
Leredit razzista e il
mausoleo delle sfighe
Archiviato in Personaggi, Prese di posizione205 commenti - 33 diramazioni

Graziani (secondo da destra) con Himmler (quarto da destra), Heydrich (secondo da sinistra) e
altri caporioni nazi e fascisti al funerale del capo della polizia Bocchini, Roma, 21 novembre 1940.

di Wu Ming 1
E accaduto il mese scorso. Ad Affile, piccolo comune a est di Roma, la giunta di
centrodestra chiss quando ci libereremo di questeufemismo! ha inaugurato un
sacrario
dedicato
a Rodolfo
Graziani (1882

1955).
Graziani che sepolto nel locale cimitero fu governatore della Cirenaica durante la
riconquista fascista della Libia (1930-31), comandante del fronte sud durante linvasione
dellEtiopia (1935-36), vicer dEtiopia nel biennio 1936-37 e comandante delle forze
armate della Repubblica di Sal durante la guerra civile del 1943-45.
Ledificio di una bruttezza e mediocrit da rimanere soffocati costato 130.000 euro
sborsati dai contribuenti, fondi che la Regione Lazio aveva stanziato per altro uso. Il

Comune li aveva chiesti per la riqualifica del parco di Radimonte e per un generico sacrario
al Soldato, progetto senzaltro discutibile ma non equivalente alla commemorazione di
Graziani,
che
pare
non
fosse
menzionato
in
nessun
documento.
Il podest Il sindaco Ercole Viri si difeso dicendo che ad Affile quando si dice
il Soldato si intende solo Graziani. Ah, beh, non fa una piega.
Tutto questo in tempi di Spending Review altro eufemismo narcotizzante e lagne sul
fatto che non ci sono i soldi per fare nulla.
Allinaugurazione, l11 agosto, era presente un centinaio di persone, con tutto
larmamentario di camicie nere, simboli della X Mas, bandiere di gruppi di ultradestra e di
correnti
del
PdL.
Lepisodio ha causato proteste, interrogazioni parlamentari e un esposto alla Corte dei
conti per distrazione di soldi pubblici. La stampa romana ha dedicato molto spazio alla
controversia, un po meno quella nazionale. Sono usciti articoli su giornali e siti
dinformazione britannici, spagnoli, francesi, tedeschi, svedesi, venezuelani, messicani,
turchi, e una lunga corrispondenza da Affile apparsa sulNew York Times.
Stranamente, in nessuno di questi articoli (italiani o di altri paesi) abbiamo trovato
riferimenti a una nota diceria, unimbarazzante nomea che ebbe origine ad Addis Abeba e
fluttua intorno a Graziani fin dal 1937. Per unillusione prospettica rafforzata da vari
scherzi della sorte, la leggenda abissina sembra trovare conferma in ogni episodio della sua
biografia
a
partire
da
quellanno.
Poich questa parte della storia non lha ricordata nessuno, abbiamo deciso di farlo noi,
cogliendo la palla al balzo per dire la nostra su tutta la vicenda.

1. O Norimberga o Affile

Graziani era cresciuto ad Affile dove il padre era medico condotto e torn a viverci nel
dopoguerra, dopo essere uscito di prigione. Al fresco non cera rimasto a lungo: lo avevano
condannato a diciannove anni di galera per collaborazionismo coi nazisti, ma aveva
scontato
soltanto
quattro
mesi.
Il sindaco Viri ha detto di aver voluto onorare Graziani soprattutto in quanto affilano.
Nei comunicati della giunta, lex-Vicer dEtiopia definito uno dei personaggi pi illustri
di Affile, e senzaltro quello del Maresciallo/Macellaio dItalia il nome pi celebre che il
piccolo comune della Valle dellAniene possa vantare (si fa per dire).
Porre lattenzione sulla celebrit pu far capire una cosa importante: non si tratta solo di
apologia del fascismo che esplicita ed evidente, basta dare unocchiata al sito del
Comune o di tarda nostalgia delle colonie (nel dopoguerra persino molti nostalgici si
tennero alla larga da Graziani, per i motivi che spiegheremo tra poco). No, c anche
dellaltro, ossia la tipica ideologia da reality: limportante che uno diventi famoso, non
importa per quale motivo. Graziani illustre concittadino vale allora Fabrizio Corona,
vale lultimo cantantucolo da talent show, ma vale anche Erika e Omar, Olindo e Rosa,
Anna Maria Franzoni e altre star della cronaca di questi anni, tutta gente che in galera
riceve
posta
da
ammiratori.
Ecco, forse Olindo e Rosa sono quelli che pi rendono lidea. Con la differenza che Graziani
oper su ben altra scala.
Nel tentativo di giustificare il tributo a Graziani, il sindaco Viri ha donato al mondo diverse
altre perle. Per esempio, ha dichiarato:

Graziani non fu un criminale di guerra, tanto vero che non fu


condannato a Norimberga.
Viri finge di non sapere o forse non lo sa davvero? che a Norimberga si tennero i
processi ai criminali di guerra tedeschi per atrocit commesse durante la seconda guerra
mondiale. Nessuno degli imputati era un nostro connazionale, Graziani non comparve
davanti a quella corte e listruttoria non riguardava le aggressioni fasciste a Libia, Somalia
ed
Etiopia.
Il fatto che Graziani non sia stato condannato a Norimberga dunque un non-argomento,
una supercazzola con scappellamento a centrodestra come si fosse ariani.
E come dire che Donato Bilancia non era un serial killer perch non fu condannato al
processo contro il mostro di Milwaukee.
Una Norimberga italiana non vi fu mai, nonostante i paesi aggrediti dallItalia fascista
avessero presentato allONU una lista dei nostri massacratori e genocidi (in tutto 1200,
attivi
sui
vari
teatri
di
guerra).
Per motivi legati alla realpolitik post-bellica i vari Graziani, Badoglio, Roatta, Pirzio Biroli
(che non avevano nulla da invidiare ai cugini germanici Himmler, Goering, Kappler,
Ohlendorf) la passarono liscia.
Diversi storici si sono occupati di questo tema. In calce allarticolo forniamo una
bibliografia scelta e proponiamo alla visione un noto documentario della BBC,Fascist
Legacy (*).

2. Il laboratorio di Graziani

Abebe Aregai (1903 - 1960), uno dei pi importanti capi militari Arbegnuoc.

In Cirenaica e in Etiopia, luomo oggi celebrato dal Comune di Affile ordin enormi stragi
di civili e deportazioni di massa che coinvolsero donne, vecchi e bambini.
Gi in Cirenaica si fece la reputazione di macellaio: per isolare i guerriglieri dalla
popolazione apr campi di concentramento nel deserto sedici in tutto e ci mand a
morire decine di migliaia di civili. Stermin le mandrie e bruci i raccolti. Represse la
resistenza usando aggressivi chimici e innalzando un tale numero di forche da far scrivere
a Ugo Pini: Di impiccatori ce ne furono dappertutto ed in nome di tutte le patrie o quasi,
ma
Graziani
ne
divenne
modello
inappuntabile.

Il colpo pi spettacolare lo mise a segno nel settembre 1931, quando cattur e, dopo un
processo sommario, fece impiccare il pi importante capo della guerriglia senussita, il
settantenne Omar al-Mukhtar. Lesecuzione avvenne nel campo di concentramento di
Soluch, di fronte a ventimila internati.
Tuttavia, lapice o labisso della sua carriera di aguzzino Graziani lo tocc nel biennio
che trascorse in Etiopia (allepoca chiamata Abissinia).
La conquista dellAbissinia, anche se il Duce la spacci agli italiani come totale e definitiva,
fu sempre precaria e non riguard mai pi di un terzo del Paese. Al principio del suo
viceregno, Graziani era praticamente bloccato ad Addis Abeba e assediato dagli Arbegnuoc,
i
partigiani
etiopi.
Luomo del mausoleo di Affile ricorse alla repressione in modo forsennato, facendo
bombardare i territori non sottomessi con armi chimiche come liprite (che causa orrende
piaghe su tutta la pelle), il fosgene (che blocca le vie respiratorie) e le arsine (che
distruggono
i
globuli
rossi).
Nel mentre, i plotoni di esecuzione lavoravano senza sosta. Tutta la classe dirigente dei
Giovani Etiopi (lunico movimento che in Etiopia si avvicinasse a un moderno partito
politico) fu sterminata. Al fine di terrorizzare la chiesa copta, pilastro della comunit
locale, venne condannato a morte labuna Petros, il giovane vescovo di Addis Abeba, che
cadde sotto il fuoco di otto carabinieri. Graziani fece rapporto a Mussolini con un
telegramma:

La fucilazione dellabuna Petros ha terrorizzato capi e popolazione


Continua lopera di repressione degli armati dispersi nei boschi. Sono
stati passati per le armi tutti i prigionieri. Sono state effettuate
repressioni inesorabili su tutte le popolazioni colpevoli se non di
connivenza di mancata reazione.
Il 19 febbraio 1937, i partigiani tentarono di uccidere il Vicer. Per festeggiare la nascita del
Principe di Napoli (s che lo conoscete, lui), Graziani aveva deciso di distribuire
unelemosina ai poveri e agli invalidi della citt. La scena doveva svolgersi nel cortile del
suo palazzo. Nella folla di mendicanti si infilarono Abraham Deboch e Mogus
Asghedom, due giovani venuti dallEritrea per unirsi alla resistenza anticoloniale.
Da sotto i mantelli, Deboch e Asgedom trassero alcune bombe a mano, le scagliarono
contro il futuro idolo del sindaco di Affile e approfittarono del caos generale per fuggire.
Graziani fu investito da una pioggia di schegge, ma sopravvisse. Allattentato segu una
rappresaglia violentissima contro la popolazione locale, un linciaggio indiscriminato. Addis
Abeba fu messa a ferro e fuoco da orde di italiani e le vittime furono migliaia. I morti
ammazzati non avevano a che fare con lattentato, si trattava semplicemente di dare una
lezione ai negri. Ecco la testimonianza dellinviato del Corriere della Sera Ciro Poggiali,
contenuta nel suo diario segreto pubblicato solo dopo la sua morte:

Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba, in mancanza di una


organizzazione militare o poliziesca, hanno assunto il compito della
vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del pi autentico
squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro,

accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada. Vengon fatti


arresti in massa; mandrie di negri sono spinti a tremendi colpi di
curbascio [frusta di nervo di bue, n.d.r.] come un gregge. In breve le
strade intorno al tucul sono seminate di morti. Vedo un autista che dopo
aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza gli trapassa la
testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si
abbatte contro gente ignara ed innocente. (Diario AOI 15 giugno 1936
4 ottobre 1937, Milano, 1971, pp.179-185.)
In seguito, il pi illustre dei cittadini di Affile si convinse, sullunica base di una diceria, che
gli attentatori si fossero rifugiati nel monastero copto di Debra Libanos, e diede forse il pi
terribile dei suoi ordini: sterminare chiunque si trovasse in loco. Monaci, pellegrini e
giovani seminaristi (ragazzini anche di tredici-quattordici anni) furono massacrati a colpi
di mitragliatrice. I morti furono duemila. Le vittime, portate a gruppi di venti-trenta
sullorlo di un dirupo a Laga Wolde, venivano incappucciate e fatte inginocchiare luna
accanto allaltra.
Proviamo a immaginare la scena: bambini terrorizzati, tremano, piangono, gridano,
perdono il controllo di sfinteri e vescica Non capiscono perch i bianchi stiano facendo
questo. I monaci e i diaconi pi grandi non possono nemmeno abbracciarli, perch sono
legati. Da sotto il cappuccio, mormorano parole di conforto, invitano i pi piccoli a pregare
ma i ragazzini singhiozzano, non ce la fanno, poi la raffica di piombo rovente brucia la
carne e spegne pianto e preghiera.
Le mitragliatrici spararono per cinque ore, quasi senza sosta. I corpi furono gettati nel
dirupo. Al comando delle truppe che commisero la strage cera il generalePietro Maletti.
Le stragi perpetrate in Italia dalle SS, come Marzabotto o le Fosse Ardeatine, al confronto
quasi
impallidiscono.
Leroe degli affilani fece rapporto a Mussolini rivendicando la completa responsabilit di
quella tremenda lezione data al clero intero dellEtiopia. Nel suo dispaccio, si disse fiero
di

aver avuto la forza danimo di applicare un provvedimento che fece


tremare le viscere di tutto il clero, dallabuna allultimo prete o monaco,
che da quel momento capirono la necessit di desistere dal loro
atteggiamento di ostilit a nostro riguardo, se non volevano essere
radicalmente distrutti.
Come ha scritto Angelo Del Boca, in quei mesi lItalia fascista [fece] un salto di qualit
[...] Se non altro, limpero dEtiopia si [rivel] uno straordinario laboratorio, dove un
popolo cosiddetto civile sperimentava i suoi istinti pi bassi e le tecniche del genocidio.
Agli occhi della popolazione etiope, Graziani si dimostr uomo senza onore a tutti i livelli:
garant sul proprio nome al Ras Cassa Haile Darge che avrebbe graziato i suoi due figli
divenuti capi della resistenza se si fossero arresi e avessero fatto atto di sottomissione,
ma dopo essersi impegnato in tal senso, una volta catturati li fece fucilare.

3. La maledizione abissina

Alla testa della pi ardita giovent di Affile, il sindaco Ercole Viri inaugura il mausoleo. Fossimo in
lui, toccheremmo ferro di continuo.

Non contento di tutto questo sparger di viscere, Graziani ordin di sterminare cantastorie,
indovini e guaritori, senza eccezioni, a cominciare da Addis Abeba. Sospettava che
predicassero contro loccupazione italiana (e ne avrebbero avuto ben donde!). Non era
necessaria alcuna accusa formale, bastava che qualcuno avesse laspetto di un indovino o di
una
fattucchiera,
o
fosse
sorpreso
a
cantare
in
pubblico.
Nel corso del 1937 i carabinieri fucilarono migliaia di persone. Luomo del sacrario di Affile
teneva il conto dei trucidati e, con toni di grande soddisfazione, aggiornava via telegrafo il
Ministero dellAfrica Italiana. Il 19 marzo 1937 diede notizia del suo provvedimento,
aggiungendo che gli eliminati erano gi una settantina. Da quel momento in avanti,
telecronac a Roma una petulante, ragionieristica escalation: il 21 marzo le esecuzioni
sommarie erano salite a 324, il 30 aprile a 710, il 5 luglio a 1686, il 25 luglio a 1878 e il 3
agosto a 1918. Ribadiamo che queste cifre le forniva Graziani di proprio pugno.
Secondo una tradizione popolare locale, ordinando quella mattanza a cielo aperto, Graziani
si tir addosso una gragnuola di maledizioni, cosa che lo trasform in uno iettatore di
primordine, il classico Re Mida al contrario. Veniva da una sequela di successi ma, da
quel momento in avanti, tutto quel che tocc si disgreg come merda secca.
Noi siamo materialisti storici e non crediamo a simili superstizioni. Tuttavia, se per pura
ipotesi ci credessimo, non potremmo che trarre una conclusione: linflusso
iettatorio delluomo celebrato nel mausoleo di Affile si trasmetter al mausoleo stesso.
S, perch un conto avere Graziani tumulato al locale camposanto, altra faccenda
dedicargli un sacrario in pompa magna, con tanto di fanfare, dubbio uso di fondi pubblici e
polemiche mondiali. Ci equivale a ravvivarne linflusso. Chi muore giace e chi vive si d
pace, ma non si sveglia il can che dorme. Soprattutto quando si dice portasse iella (ai suoi).
Insomma, se la leggenda abissina fosse vera, su Affile e su chi ha speso in quel modo i soldi
dei cittadini non tarderebbe ad abbattersi ogni sorta di disgrazia e sventura.
Per amore di completezza, va detto che Graziani dava gi il nome a un parco di Filettino
(FR), il suo paese nato.
Sicuramente sono coincidenze, ma da quando ad Affile hanno inaugurato il sacrario, a
Filettino successo di tutto: come ad annunciare tempi nuovi, arrivata una lieve scossa di
terremoto, dopodich si sono rotti i collettori fognari(con sversamento di liquami nel
fiume Aniene) e sono andati in cenere quindici ettari di bosco
[Aggiornamenti nei commenti sotto questo post, N.d.R. del 15/09/2012]

4. Una sequela di figuracce e fallimenti


La rabbia e il disgusto per i crimini di Graziani spinsero sempre pi etiopi a unirsi agli
Arbegnuoc. Per tutta la durata dellimpero di cartone di Mussolini (1936-1941), la
guerriglia mantenne il controllo di ampie porzioni del Paese e godette di un vastissimo
consenso. In pubblico questa verit era taciuta, ma quando comunicavano tra loro, le
autorit se la dicevano senza peli sulla lingua. Nel maggio 1940, ben quattro anni dopo la
proclamazione dellImpero, il generale della milizia fascista Arconovaldo
Bonaccorsi scrisse in un suo rapporto:

Se in un punto qualsiasi del nostro Impero un distaccamento di inglesi e


francesi stesse per entrare con una bandiera spiegata, avrebbe bisogno di
ben pochi uomini poich potrebbe contare sullappoggio della maggior
parte della popolazione abissina che si unirebbe a loro nella battaglia per
combattere e scacciare le nostre forze.

Nel biennio 1936-37, durante il viceregno di Graziani, il


dominio italiano fu ben lungi dal consolidarsi, anzi, si fece sempre pi instabile. Il
consenso per i nuovi padroni era scarsissimo e il Vicer inizi a dare segni di squilibrio. A
Roma se ne accorsero, anche in seguito a un bizzarro exploit senza veli. Alla fine del
1937 lo rimossero dallincarico, inviando ad Addis Abeba un vicer pi moderato e molto
diverso per carattere e reputazione, Amedeo di Savoia-Aosta. Ma questa gi unaltra
storia.
Nel 1940, dopo la sfigatissima morte di Italo Balbo (abbattuto a Tobruk dal fuoco
amico della contraerea italiana), Graziani gli succedette come governatore della Libia. Da
l, fu protagonista di una sfigatissima invasione dellEgitto, terminata con unumiliante
sfilza di sconfitte per mano inglese. Dopo aver ripiegato sulla Libia, in pochi giorni perse
lintera Cirenaica e parte della Sirtica. Come gi ai tempi dellEtiopia, Mussolini and su
tutte le furie, lo destitu e fece aprire uninchiesta sul suo operato.
Tornato in patria, Graziani rimase parcheggiato per due anni. In quel periodo dovette
anche sopportare laccusa di vigliaccheria, per aver diretto le operazioni da una tomba
greca di Cirene, profonda trenta metri e lontana dal fronte centinaia di chilometri.
Accusa ingenerosa, a ben pensarci. Anche Mussolini, dopo aver deciso la Marcia su Roma
al congresso fascista di Napoli, per dirigerla si era precipitato a Milano. Pi distante dalla

zona doperazioni, certo, ma pi vicino al confine svizzero, perch non si sa mai.


Per non dire di Badoglio, che aveva diretto la Battaglia di Mai Ceu dal quartier generale di
End Iess, quattrocento chilometri nelle retrovie, mentre limperatore dEtiopia Hail
Selassi era sul campo e per ore aveva manovrato di persona un cannoncino antiaereo
Hoerlikon.
Graziani, imbucandosi a Cirene, si era solo attenuto a un principio-cardine della scienza
militare fascista: quando la pelle si rischia davvero e non solo per modo di dire, gli ordini
meglio darli da molto lontano (**).
Dopo lArmistizio del settembre 1943, nel Nord Italia occupato dai tedeschi nacque uno
stato-fantoccio collaborazionista, la Repubblica Sociale Italiana. A Graziani venne offerto il
comando delle forze armate. Ebbe molti dubbi se accettare lincarico. Verosimilmente, gli
veniva offerto col criterio del cerino acceso rimasto in mano: era lunico grosso nome
dellesercito che non fosse passato dallaltra parte (come i paraculi maximi Pietro Badoglio
e Mario Roatta) o non fosse prigioniero di guerra in Africa (come Guglielmo Nasi, che
comunque, fosse stato in Italia, probabilmente avrebbe seguito Badoglio).
Graziani era un rattoppo e lo sapeva; ormai lo calcolavano un minchia, e sapeva pure
questo. Troppo brucianti le sconfitte e troppo note le sue mattane, gli scatti dira, levidente
complesso di persecuzione, per non dire delle foto in cui ballava nudo o mostrava la verga
per dimostrare al Partito che ancora ce laveva. Non doveva essere ignota nemmeno la sua
nomea
da
Mida
allinverso,
ma
davvero
non
cera
nessun
altro.
Lo stesso Hitler lo accolse a Berlino dicendogli: Sono spiacente che proprio a voi sia
toccato un compito tanto ingrato.
Graziani, in quanto comandante in capo e autore dei bandi di chiamata alle armi, va
ritenuto responsabile della fucilazione di ogni singolo renitente alla leva durante Sal. Fu
uno dei pi esecrandi protagonisti della guerra civile. Quel che aveva fatto ai partigiani
senussiti in Libia e con minori risultati a quelli etiopi, cerc di farlo a quelli italiani. E
pi che evidente la continuit della sua condotta nelle diverse fasi della carriera. Pochi
comandanti si sono trovati a dover reprimere le guerriglie di tre paesi diversi, una in fila
allaltra.
Il 29 aprile 1945 Graziani si arrese agli Alleati, che lo fecero prigioniero e lo spedirono
prima a Procida, poi in Algeria. Durante quella prima detenzione, scrisse tre memoriali
auto-apologetici e auto-assolutori sul suo operato in colonia e nel corso dellultima guerra.
Altri due li aveva scritti appena tornato dallEtiopia, nella sua casa di Arcinazzo Romano.
Sono testi zeppi di omissioni e panzane (tutte smontate dai documenti ufficiali scritti e
firmati di suo pugno, come i dispacci inviati dallEtiopia), ricostruzioni che come ha
scritto giustamente Del Boca lo coprono di ridicolo.
Scontata la pena-lampo di cui si diceva, nel dopoguerra Graziani divenne presidente
onorario del MSI, dove i pi romantici lo consideravano una sorta di zio eccentrico e i pi
realisti una vecchia gloria un po patetica e molto dintralcio, da lasciar parlare come si
lasciano parlare i matti, senza prenderlo in considerazione per alcunch di pratico. Dopo
due anni di omelie inascoltate, si ritir a vita privata. Ecco come descrive quella fase un
sito agiografico:

Nei primi giorni del gennaio del 1954 si svolse a Viareggio il IV congresso
nazionale del M.S.I. ed il Maresciallo [...] invi un suo messaggio che
tracciava quella che sarebbe dovuta essere la linea politica generale da

seguire e gli obiettivi su cui puntare al fine di rilanciare il movimento.


Purtroppo il nobile messaggio, a lungo studiato, che conteneva la sintesi
della sua lunga esperienza, dest pochissima impressione fra i
congressisti, preoccupati solo della imminente elezione per il comitato
centrale del partito. In sintesi, Graziani indicava, come scopo supremo da
conseguire, la profonda modifica della Costituzione ciellenista, la quale,
con il suo regime di partiti, rendeva penosa e artificiosa la vita politica
dellItalia. Ma molti si trovavano ottimamente nel regime della
partitocrazia che concedeva ad essi, come deputati e senatori, una
condizione assolutamente eccezionale sia economicamente, sia
giuridicamente, quali privilegiati posti al di sopra di ogni legge [...] Il
Maresciallo, resosi conto dello stato danimo del partito, cos differente
dal suo, si ritrasse dalla vita del movimento e, in generale, dalla vita
cosiddetta politica.
Mor nel 1955, nel suo letto. In giro per lEuropa, molti come lui avevano trovatoben altra
fine.

5. Normalit di Graziani
Va precisato che gli abusi appena descritti non furono soltanto eccessi personali. Non c
capo militare italiano che in Africa non si sia macchiato di gravi crimini. Per molti versi
Badoglio fu una figura anche peggiore, non a caso era in cima alla lista dei criminali di
guerra
italiani
che
lEtiopia
consegn
alle
Nazioni
Unite.
Il massimo responsabile politico e morale delle carneficine avvenute per mano fascista in
Africa e in Jugoslavia, Albania, Grecia e, dulcis in fundo, Italia fu ovviamente
Mussolini.
Con il suo boss, Graziani intratteneva un fitto scambio di telegrammi, leggendo i quali si
vede come i due si caricassero la molla a vicenda, in una spirale di eccessi sempre pi
ubriaca di sangue. Ecco un telegramma di Mussolini a Graziani, datato 8 luglio 1936:

Autorizzo ancora una volta V.E. a iniziare e a condurre


sistematicamente la politica del terrore e dello sterminio contro i ribelli e
le popolazioni complici. Senza la legge del taglione al decuplo non si sana
la piaga in tempo utile. Attendo conferma.
Ed ecco un telegramma del ministro delle colonie Lessona al vicer, datato 12 settembre
1937:

Il Duce raccomanda che, non appena avrai forze riunite sufficienti, tu


agisca con la massima energia contro i ribelli usando ogni mezzo, ivi
compresi i gas.
Repressioni e atrocit furono connaturate alla guerra fascista e derivarono in modo logico
e ovvio dalla decisione di aggredire lEtiopia. La guerra del 1935-36 fu unimpresa
spregevole, imbevuta di odio razziale come simbeve dacqua sporca un rotolo di carta
igienica caduto nel water. Tutta la popolazione italiana fu martellata da una propaganda

abietta. I bambini divennero il target di operazioni comeTopolino in Abissinia, uno dei 78


giri pi venduti del Ventennio.

TOPOLINO: Appena vedo il Negus [fischio], lo servo a dovere. Se nero


lo faccio diventar bianco dallo spavento!
SERGENTE: Bravo, soldato Topolino!
[Rullo di tamburi]
TOPOLINO: Oh, finalmente si comincia!
COMANDANTE: No, non siate cos impaziente, questo il cannone di
mezzogiorno.
TOPOLINO: Ma io ho molta premura. Ho promesso alla mia mamma di
mandarle la pelle di un moro per farsi un paio di scarpe!
SERGENTE: Benissimo!
[Il comandante e il sergente ridono]
TOPOLINO: A mio padre mander tre o quattro pelli per fare i cuscini
della sua Balilla, e a mio zio un vagone di pelli perch fa il guantaio!
Linvasione dellEtiopia fu programmata senza una reale conoscenza di quei territori e
popoli, e il regime vi rimase impantanato. Inoltre, fu realizzata fuori tempo massimo,
trenta-quarantanni dopo lo Scramble for Africa, la grande spartizione del continente tra
Gran Bretagna, Francia, Belgio, Portogallo e Germania. I rapporti tra grandi potenze
coloniali e popoli dominati si stavano ormai modificando e nelle colonie si formavano
nuovi movimenti indipendentisti. Gandhi era gi attivo, Kwame Nkrumah studiava negli
USA, Jomo Kenyatta studiava alla London School of Economics. Il Duce e i suoi uomini
nulla sapevano di tali sommovimenti, e la loro avventura imperiale fu un anacronismo.
Fu anche unimpresa costosissima, addirittura rovinosa per le casse dello Stato. Se si
vogliono trovare le cause dellinadeguatezza e mancanza di risorse con cui il regime si tuff
nella seconda guerra mondiale, si pensi ai denari sperperati nel 1935-36 per garantire
allItalia un posto al sole.
Sperperati, perch il capitalismo italiano non ne trasse alcun vantaggio. Le terre
conquistate si rivelarono deludenti sotto quasi ogni aspetto: per diverse ragioni, lEtiopia
non si prestava a diventare colonia di popolamento (come invece era stato promesso ai
lavoratori italiani), n era particolarmente ricca di opportunit e materie prime sfruttabili.
Infine, la guerra dEtiopia insieme alla partecipazione fascista alla guerra civile spagnola,
iniziata poco dopo si rivel fatale per la lucidit e capacit di giudizio di Mussolini:
esaltato per aver messo la Societ delle Nazioni di fronte al fait accompli, il Duce si
persuase
di
poter
dichiarare
guerra
a
chiunque.

6. Leredit razzista

Bancarotta e vanagloria non fanno un buon cocktail, e il sogno imperiale fascista fu


demolito su pi fronti, soprattutto in Africa e in Russia. Ma i mostri che quel sogno aveva
creato
e
scatenato
sono
ancora
tra
noi.

Pochi sanno che le prime leggi razziali del fascismo riguardarono le colonie. Per esempio, il
decreto legge n.880 del 19 aprile 1937 puniva i rapporti di indole coniugale tra bianchi e
indigeni. E quando il Duce annunci le Leggi Razziali per eccellenza, quelle del settembre
1938 che aprirono la strada alla persecuzione degli ebrei, giustific la svolta con la
necessit di mantenere lImpero:

Il problema razziale non scoppiato allimprovviso, come pensano


coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perch sono abituati ai
lunghi sonni poltroni. in relazione con la conquista dellImpero, poich
la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si
tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa
coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle
superiorit
nettissime.
Il problema ebraico non dunque che un aspetto di questo fenomeno
(Discorso di Trieste, 19/09/1938).
LImpero africano del Duce lasci in eredit al Paese un immaginario, una forma mentis e
un armamentario retorico grevemente razzisti. Dopo la guerra, la classe dirigente italiana
civile e militare si impegn a sminuire, falsificare, rimuovere lesperienza del
colonialismo italiano, aiutata in questo da illustri opinion-maker come nella storiografia
Renzo De Felice o nel giornalismo Indro Montanelli. Anche grazie alle
memorialistica autoassolutoria di molti reduci, si imposero lamnesia selettiva e la
narrazione di un colonialismo italiano diverso dagli altri, perch noi italiani siam brava
gente.
E cos, le piaghe di quella storia e mentalit continuarono a suppurare sotto la pelle della
Repubblica nata dalla Resistenza.
Il pus scoppi in faccia agli illusi e impest istituzioni e societ civile a partire dagli anni
Ottanta, quando limmigrazione da paesi extraeuropei stimol il risveglio di mostri rimasti
in sonno per decenni.
Non abbiamo mai fatto i conti con il razzismo di ieri e le sue catastrofiche conseguenze, e
questo ci impedisce di fare i conti coi razzismi di oggi.
Due o tre notti fa, Wu Ming 5 ha sognato che ad Affile si teneva un flash mob di massa con
African Pride parade, un evento a met tra festival reggae e illegal rave, con tanti
dreadlocks, sound system con bassi a palla e gigantesche foto del Ras Tafari Hail Selassi,
negus neghesti dEtiopia, Leone di Giuda e co-autore di Wardi Bob Marley (i versi della
canzone sono tratti da un suo discorso). Il volto delluomo pi odiato dal fascismo italiano
riempiva il Parco di Radimonte.

Hail Selassi alla Battaglia di Mai Ceu, 31 marzo 1936.

7. Non solo Affile

Graziani non certo lunico criminale di guerra del quale si rimuovono le colpe per
dedicargli monumenti, lapidi, vie o piazze. Si pensi a Badoglio, il cui nome resta
appiccicato a quello del suo paese dorigine (Grazzano Badoglio, in provincia di Asti).
Un caso meno noto quello del maggiore poi colonnello degli Alpini Gennaro Sora,
che in Etiopia comandava lVIII Brigata dellex-Divisione Pusteria. Nellaprile 1939, Sora
guid uno dei peggiori massacri avvenuti sotto il dominio italiano, la strage di Zeret,
occultata per decenni e scoperta solo pochi anni fa dallo storico Matteo Dominioni.
In quella circostanza, armi chimiche furono usate contro un gruppo di partigiani
asserragliato in una grotta. Tra le oltre millecinquecento persone che il Regio Esercito
voleva stanare cerano moltissime donne, vecchi e bambini, perch si trattava delle
salmerie di un contingente guerrigliero, rimaste isolate dal grosso dei combattenti. Gli
Arbegnuoc erano spesso seguiti e accuditi dalle loro famiglie, che preparavano i pasti e
curavano i feriti. Quando gli assediati, soffocati e sfigurati dalliprite, si arresero e uscirono
dalla caverna, tutti gli uomini (circa 800) vennero fucilati e venne disposta la deportazione
di donne e bambini, molti dei quali erano comunque moribondi per gli effetti del
bombardamento
chimico.
A Foresto Sparso (BG), dove Sora nacque e mor, un monumento lo ricorda e gli Alpini
vanno
a
rendergli
omaggio.
Per aver osato vilipendere un eroe e per suo tramite lintoccabile corpo degli Alpini,
Dominioni (come gi Del Boca nei quarantanni precedenti) stato attaccato e insultato.
Da quando ha portato alla luce leccidio di Zeret, tra i suoi detrattori spicca ma guarda un
po! lattuale presidente della camera Gianfranco Fini.

A Pietro Maletti, boia di Debra Libanos e fucilatore di bambini, intitolata una via di
Cocquio Trevisago (VA). E ormai non si contano pi le vie dedicate di recente a gerarchi,
ministri di Sal, redattori di riviste come La difesa della razza, razzisti di stato,
collaborazionisti vari.
Sono tanti, gli Affile dItalia, e dalle loro piazze, dalle loro sale consiliari, dai loro bar,
continua a innalzarsi il motto di conio americano ma apprezzato allombra di ogni
campanile He may be a son of a bitch, but hes our son of a bitch!
Almeno, non lo commemorassero spendendo our money.
NOTE
* Allargomento abbiamo dedicato la conferenza Patria e morte. Litalianit dai Carbonari a Benigni,
tenuta a Rastignano il 17 febbraio 2011, nel centocinquantenario dellUnit dItalia. In
quelloccasione, abbiamo indicato tra le cause della mancata elaborazione del passato coloniale,
fascista e collaborazionista un uso strumentale della Resistenza come mito detergente, narrazione
che

ha

sbiancato

la

coscienza

al

Paese.

** Pi che codardi individuali, erano precursori di una codardia sistemica. Pensiamo agli odierni
bombardamenti coi droni: macchine volanti senza umani a bordo, zero rischi per le forze attaccanti,
distruzione seminata col massimo comfort. Poi ci si indigna se i bombardati diventano bombaroli
kamikaze: a chi uccide senza mai rischiare la vita, rispondono sacrificando la vita per uccidere. E
uno

scambio

simbolico

(e

un

circolo

vizioso).

Va ricordato che il bombardamento aereo lo abbiamo inventato noi italiani, nel 1911, durante la
prima invasione della Libia.

____
BIBLIOGRAFIA RAGIONATA
Sul colonialismo italiano in Africa, le ricostruzioni pi complete pionieristiche ma
insuperate restano quelle di Angelo Del Boca, Gli Italiani in Africa Orientale (4 voll.)
e Gli Italiani in Libia (2 voll.) entrambe disponibili negli Oscar Mondadori.
Esistono per trattazioni pi sintetiche (anche dello stesso Del Boca), certamente pi
adatte a una prima ricognizione, e molti testi pi specifici o monografici.
Una potente narrazione della guerra dEtiopia si trova in:
- Angelo Del Boca, La guerra dEtiopia. Lultima impresa del colonialismo, Longanesi,
Milano 2010.

Una ricostruzione delle operazioni militari in Etiopia fino al 1941 si trova in:
- Matteo Dominioni, Lo sfascio dellImpero. Gli Italiani in Etiopia, 1936-1941, Laterza,
Roma/Bari 2008.
Sulla guerra chimica in Etiopia:
- Angelo Del Boca (a cura di), I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra dEtiopia, Editori
Riuniti, Roma 2007 (con saggi di Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Ferdinando Pedriali e
Roberto Gentilli).
Per una biografia di Rodolfo Graziani, rimandiamo a:
- Romano Canosa, Graziani. Il Maresciallo dItalia dalla guerra dEtiopia alla Repubblica
di Sal, Mondadori, Milano 2005.
Su Hail Selassi consigliamo:
- Angelo Del Boca, Il Negus. Vita e morte dellultimo Re dei Re, Laterza, Roma/Bari 2007.
Sui crimini di guerra italiani e i motivi per cui i responsabili non furono perseguiti:
- Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza, Roma 2005.
- Costantino Di Sante, Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati,
Ombre corte, Verona 2005
Molto chiaro e sempre consigliabile il documentario Fascist Legacy, realizzato nel 1989
per la BBC da Ken Kirby e Michael Palumbo. Alla data odierna, su YouTube si trova
integrale con un doppiaggio italiano casalingo risalente ai tempi in cui era censurato in
Italia (non sempre facile da seguire, ma tanto di cappello a chi lha registrato!). Su Vimeo
si trova con doppiaggio italiano professionale (fu infine trasmesso da History Channel e da
La7 nel 2004) ma privo della seconda met, cio quella sulle scelte del dopoguerra.
[Aggiornamento 10/09/2012: dopo la pubblicazione di questo post, qualcuno ha
meritoriamente caricato su YT la versione completa trasmessa da History Channel.]
Consigliamo anche di visitare il sito criminidiguerra.it.
Sulla rimozione post-bellica e la falsificazione del nostro passato coloniale, oltre al IV
volume de Gli Italiani in Africa Orientale (intitolato Nostalgia delle colonie),
consigliamo
vivamente:
- Nicola Labanca, Una guerra per limpero. Memorie della campagna dEtiopia 1935-36,
Il Mulino, Bologna 2005.
Sul rapporto tra colonizzazione italiana in Africa, leggi razziali e politiche di genere:
- Giulietta Stefani, Colonia per maschi. Italiani in Africa Orientale: una storia di genere,
Ombre
corte,
Verona
2007
- Nicoletta Poidimani, Difendere la razza. Identit razziale e politiche sessuali nel
progetto imperiale di Mussolini, Sensibili alle foglie, Carr 2009.
La storia di Omar al-Mukhtar raccontata nel film Il leone del deserto (1981),
conAnthony Quinn nel ruolo del vecchio capo guerrigliero e Oliver Reed nei panni di
un Graziani privo di accento ciociaro. Com noto, il film fu proibito (dal Ministro Raffaele
Costa) in Italia da un veto governativo, perch lesivo dellimmagine dellesercito italiano.
Correva lanno 1982.

Sul come e il perch eravamo andati in Libia, rimando anche alla seconda parte della
conferenza di Rastignano, Tripoli, suol del dolore (Ieri oggi).
Altri testi che potrebbero interessarti:
Per Bruno Fanciullacci

Razza Partigiana in Loop

Wu Ming al Museo civico medievale di Bologna. Dal vivo e... in cinque

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205 commenti - 33 diramazioniScrivi un commento

1.

Radio Suburra 09/09/2012 at 8:59 pm


Un *altro eufemismo narcotizzante* la parola rappresaglia.
Di Debr Libans parla anche Celestini:
http://www.youtube.com/watch?v=0_RGR9yUBcE
Al Processo contro Kappler venne fuori questa cosa della *rappresaglia* e il confronto con
le Ardeatine.
Magari ad Affile ci portiamo anche Ascanio ;)
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2.

graziani, quello senza senza pulici e in camicia


nera alcuni aneddoti dal mio futuro 09/09/2012 at 10:06 pm

[...] Affile, Grazianilandia. Leredit razzista e il mausoleo delle sfighe, di Wu Ming [...]

3.

Francesco-iQ 10/09/2012 at 12:00 am


GRAZIE!
Tante cose si sanno, altre magari no, o magari qualcuno si ed altri no: comunque sia un bel
ripasso, cos chiaro e lineare, non pu fare che bene
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4.

PaoloR 10/09/2012 at 12:30 am


Maletti Pietro, padre di Maletti Gianadelio, generale dei carabinieri, piduista, condannato
per i depistaggi su Piazza Fontana e attualmente latitante in Sudafrica.
Tutto torna. Generalmente sotto forma di merda.
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5.

Graziani e il mausoleo 10/09/2012 at 6:05 am


[...] Un bellissimo e definitivo articolo sul criminale di guerra Graziani stato pubblicato
nel sito http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9360 . Non [...]

6.

cirano2 10/09/2012 at 9:52 am


Vista linsufficienza dei nostri libri di scuola, spesso voluta, sarebbe necessario che ogni
prof. stampasse questo articolo.
Una sola considerazione come calabro-siculo: lo calcolavano un minchia, essendo
minchia femminile scrivete: una minchia o al limite lo calcolavano un minchione.
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7.

Wu Ming 10/09/2012 at 10:09 am


Ricordiamo che ogni post di Giap scaricabile in ePub cliccando su Download as ePub
(in fondo allarticolo e subito prima dei commenti, sotto le icone dei social network),
nonch disponibile in versione ottimizzata per la stampa (il link sempre l, sulla destra).
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8.

dover essere 10/09/2012 at 10:14 am


Quindi alla tecnica del compromesso in chiave comunista segue quella del male
minore,mentre in chiave fascista seguirebbe quella distruzione completa . S che
Rommel lasci le truppe italiane in mano agli inglesi. E il problema sarebbe in quale veste
il male minore si profila come tale e quali conseguenze porta?
E se fosse da intendersi in prospettiva sociologica lautoritariet a ogni costo muterebbe in
un continuo flusso di coscienza seguito da trauma flusso di coscienza in grado di far
apparire il male minore come unica alternativa proponibile? E il quadro edonistico
costituiribbe il compromesso . Perdonate il mio pensiero un p sempliciotto .
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9.

weizhi 10/09/2012 at 1:07 pm


Dopo aver appena terminato di leggere Timira, con il tuo aiuto vengo anche a scoprire parti
di storia che mi fanno vergognare non di essere italiano ma di essere un umano se non
per il fatto che gli esseri umani oltre a riuscire ad avere una fantasia sconvolgente per
generare dolori ed orrori, riescono anche ad essere in grado di evidenziarli e a condividere
gli errori altrui perch non si possano (speranza vana la mia? Spero ardentemente di no!
anche se ne vediamo troppo spesso) ripetere. Grazie di aprire i miei occhi di fronte a
quella che la Storia. Grazie di aiutarmi a rendermi conto, anche con piccoli segni, del
passato e del presente. Gli occhi chiusi li lascio a chi se li dimenticati accesi davanti alla
TV di stato. I miei li distruggo con gioia davanti ai libri. Grazie.
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10.

kiba57 10/09/2012 at 1:07 pm


Ho caricato su youtube la versione completa e doppiata da History Channel, dategli
unocchiata:
http://www.youtube.com/watch?v=wscV1KYOyQU&feature=youtu.be
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11.

kiba57 10/09/2012 at 1:09 pm


dimenticavo, parlavo di Fascist legacy, scusate.
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12.

weizhi 10/09/2012 at 2:10 pm


btw, ecco cosa ne hanno detto fuori dallItalia:
El Correo
http://www.elcorreo.com/vizcaya/v/20120816/mundo/escandalo-italia-monumentocriminal-20120816.html
El Pais
http://internacional.elpais.com/internacional/2012/08/26/actualidad/1346015871_71214
5.html
BBC
http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-19267099
NYT
http://www.nytimes.com/2012/08/29/world/europe/village-reignites-debate-over-italysfascist-past.html?pagewanted=all
eccetera, eccetera, eccetera.
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13.

giobba 10/09/2012 at 2:56 pm


Associazioni e singoli della valle dellAniene e di Roma si stanno organizzando per
promuovere eventi socio culturali sulla figura di Graziani ad Affile per raccontare la storia
cos come va raccontata e restituire ad ognuno limmagine che si merita. (wu ming ha
centrato il segno)
Una seriei di iniziative che culmineranno con una manifestazione in piazza per pretendere
che venga cancellato lo scempio.Ci sono diverse proposte su che cosa fare della
struttura,dallabbattimento a costo zero passando per un monumento per le vittime del
colonialismo di tutto il mondo.
Ci sono molte Affile in italia come dice wu ming,ma l originale loriginale.Paese che
possiede gia da alcuni mesi una statua ad almirante,paese da 50 anni nelle mani della
destra e msi,paese aim che non vede molte soggettivit attive e reattive alle politiche ultra
decennali della destra.
Qualcosa in questi giorni si sta muovendo e diverse individualit si stanno
organizzando.Naturalmente c bisogno del sostegno di tutti/e.
Se prima era la citt a chiamare la provincia,adesso la provincia a chiamare il sostegno
della citt.
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14.

gedeon manara 10/09/2012 at 4:28 pm


Grazie. Esauriente e necessario, come sempre. La retorica degli italiani in guerra, nemici
loro malgrado ma in fondo buoni e clementi nella vittorie quanto strenui ed eroici nella
sconfitta una delle pi fastidiose e inossidabili.
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15.

paolo1984 10/09/2012 at 4:46 pm


anchio vi ringrazio per questo articolo. Ho appreso per la prima volta dei crimini di
Graziani e della strage di Debra Libanos grazie a Maimorti, il monologo teatrale di Renato
Sarti interpretato da Bebo Storti.
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16.

simulAcro 10/09/2012 at 4:52 pm


Comunque, ad Affile le inagurazioni non se le fanno certo mancare Si vede che ci hanno
preso gusto
Dal sito del Comune:
http://www.affile.org/?s=home&p=home
Inaugurazione del busto bronzeo dellOn. Almirante.
Sabato 26 maggio 2012, Affile ha reso omaggio allOn. Giorgio Almirante con la
presentazione dellopera darte nellomonima piazza. Presenti alla cerimonia Donna
Assunta, Giuliana de Medici, gli onorevoli Francesco Storace, Luca Romagnoli, Francesco
Lollobrigida, Tommaso Luzzi, Roberto Buonasorte e i senatori Giuseppe Ciarrapico e
Domenico Gramazio.
Articolo sul Corriere su questa ennesima iniziativa:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_26/busto-e-via-per-almirantea-affile-201349099606.shtml
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17.

danae 10/09/2012 at 5:48 pm


grazie per questo articolo, @WM1, perch comincia a fare ordine e mostra una delle
possibili (e necessarie) strade che bisogna seriamente mettersi a percorrere.
Per chi come me di Roma (forse sono noiosa a ripeterlo), questa pestilenziale
atmosfera nera pane quotidiano, aria impalpabile che penetra nei pori e neanche te ne
accorgi. Affile periferia di Roma, ormai, ma a parte questo evidente che le (pi o meno)
recenti elezioni amministrative, a ogni livello, sono state lo scoppio di un bubbone fin
troppo effervescente. Molte, molte persone si sentono autorizzate a inaugurare
monumenti, a spendere denaro pubblico, a dedicarsi ad attivit di tal genere
E bisogna, ogni volta, rimettere in ordine i pezzi.
E bisogna, assolutamente, conoscerli, questi pezzi della nostra storia. Sono ancora
presenti, attuali. Dobbiamo spiegarli, dobbiamo contrastarne le conseguenze logiche.
Senn, quel nero l, dai pori non lo toglie neppure il miglior detergente
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18.

misopogon 10/09/2012 at 6:12 pm

Oltre alla vostra eccellente bibliografia vorrei umilmente suggerire anche lottimo
compendio sul colonialismo italiano Oltremare; storia dellespansione coloniale italiana
di Nicola Labanca, o la raccolta di documenti ufficiali e non di Giorgio Rochat Il
colonialismo italiano.
O ancora, guardando la vicenda con gli occhi del popolino, LAfrica nella coscienza degli
italiani. Miti, memorie, errori, sconfitte del grandissimo Del Boca.
Veramente un ottimo articolo, comunque. Quel verme di graziani tra i pi degni
rappresentanti del fascismo: ignorante, codardo, assetato di sangue e becero potere.
una vergogna che venga esaltato e onorato cos apertamente, senza che quasi nessuno
dica una parola; fremo di rabbia ricordando lo sgomento che ho provato leggendo la
notizia di questo mausoleo.
Propongo di riconvertirlo al pi presto come Monumento alla capacit italiana di
scordarsi i propri crimini e onorare i propri assassini, o qualcosa di simile.
Misopogon
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19.

filosottile 10/09/2012 at 11:43 pm


Due parole di volata:
Da oramai nove mesi le mie letture sono distanza sullaltopiano etiopico. Posso dire di
aver acquisito una certa dimistichezza con le prodezze di Graziani e Badoglio, ma lo schifo,
quello no. Non mi ci sono abituato. Si rinnova ad ogni rigo letto, a ogni appunto preso.
Ma non c solo Graziani. N solo Badoglio. N solo il Duce. La mostruosit delle nostra
impresa coloniale WM1 giustamente lo ricorda non fu solo loro responsabilit:
Lessona, Pirzio Biroli, Cortese, la lista di nomi lunga. Ma tutti, anche quelli che non
provarono a fare dellEtiopia, o di porzioni di quel territorio, un dominio personale, si
macchiarono delle peggiori infamie. Infamie impunite e colpevolmente rimosse.
Le motivazioni per le quali nel dopoguerra non si permise che queste merde fossero
processate furono da una parte geopolitiche, dallaltra dopportunit [our sons of bitch,
dice WM1), ma pensare che per anni uno come Lessona, ministro dellAfrica Orientale
italiana fino al 38, patrocinatore di una legge che sostanzialmente istituiva lapartheid in
Abissinia, abbia avuto la possibilit di insegnare Storia politica coloniale allUniversit La
Sapienza di Roma, d da pensare.
Allindomani dell8 settembre fu redatto uno svelto, ma accurato curriculum di Pietro
Badoglio, un memorandum che toglieva ogni dubbio su chi fosse il nuovo capo del governo.
http://www.youtube.com/watch?v=KzyWpxIEIG0
Di questo abbiamo bisogno: canzoni, storie, memorie che ci diano la bussola. Perch si
possa dire pei fascisti e pei vecchi cialtroni in Italia pi posto non c.
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20.

girolamo 11/09/2012 at 9:58 am


Leccellente monologo teatrale Mai morti, recitato da Bebo Storti e citato nel commento
di Paolo1984, sipu vedere in 7 parti su youtube. La parte sui crimini di Graziani in Etiopia
questa:http://www.youtube.com/watch?v=eCFd0rzPv1A&feature=relmfu
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21.

girolamo 11/09/2012 at 10:01 am


PS. Lepisodio abissino di Mai morti continua poi qui:http://www.youtube.com/watch?
v=kyuCvCqlJdw&feature=relmfu
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22.

Anna Luisa 11/09/2012 at 1:09 pm


Anchio ho sentito parlare per la prima volta di Debra Libanos grazie a Mai morti.
Un aneddoto a margine dello spettacolo raccontatomi dal gestore del teatro: a causa delle
precedenti irruzioni di stampo squadrista, era stata richiesta per quella occasione la
presenza di un paio di esponenti delle forze dellordine per tutelare il corretto svolgimento
della serata. Al termine del monologo, uno dei 2 poliziotti chiamati a vigilare ricevette una
telefonata al cellulare: la suoneria (spudorata e inopportuna) del telefonino era *Faccetta
nera*.
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23.

girolamo 11/09/2012 at 8:42 pm


Sussulto mnemonico (che volete, sar let): di Graziani ad Arcinazzo cantava, en
passant, Fausto Amodei in questa ballata, a partire dal minuto 2:25.
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24.

Nexus 11/09/2012 at 10:30 pm


Uno strisciante articolo su Libero-news.it, non rende onore ai numerosi incarichi del
Graziani, designandolo sbrigativamento con un fu Ministro della difesa della Repubblica
Sociale Italiana. In compenso riporta altre chicche del sindaco di Affile:
Non siamo i fascisti che vogliono celebrare un fascista perch a noi non interessa proprio
la questione politica, volevamo solo ricordare un vecchio e famoso concittadino, le critiche
sono fatte dai mistificatori della realt, Graziani fu soltanto un eroe e non un criminale di
guerra. Ader alla Repubblica Sociale perch credeva, cos, di salvare gli italiani. Adesso
facile giucare la storia e criticare la nostra scelta di dedicargli questo monumento. E
singolare, poi, che Graziani sia giudicato un criminale per quello che ha fatto in Africa
durante la colonizzazione, quando invece quello che era il suo capo, Badoglio,
considerato da tutti un eroe.
E riguardo al caso New York Times replica:
E solo tanta pubbilcit e non pu che non farci piacere perch qui non abbiamo solo
Rodolfo Graziani, ma tante bellezze da visitare.
Figuriamoci: #lol
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25.

Florian 12/09/2012 at 10:58 am


Meanwhile, in Roma
https://www.contropiano.org/it/news-politica/item/11105-roma-aggressione-dicasapound
La nuova birichinata della nota organizzazione di promozione sociale capitanata dal
cantautore Iannone (tanto per restare in tema di eufemismi)
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26.

robgast69 12/09/2012 at 2:58 pm

Aggiornamento. Qualcuno gli andato a scrivere in loco delle giuste osservazioni, e


guardate come ne d notizia
lANSAhttps://twitter.com/zeropregi/status/245864543606165504/photo/1/large
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27.

Wu Ming 1 12/09/2012 at 3:36 pm


Intanto, il compagno Carbonio 14 sbugiarda le ricostruzioni storiche di fascisti e
revisionisti pansisti :-D
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/09/12/Scheletri-MedioevoBolognese_7463849.html
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28.

Wu Ming 1 12/09/2012 at 8:07 pm


Solidariet ai tre denunciati per avere scritto la verit storica sul boia Graziani
direttamente sui muri delledificio che ad Affile ne esalta i crimini:
http://www.asca.it/newsAffile__ragazzi_denunciati_per_danneggiamento_sacrario_Graziani-1195892-ATT.html
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29.

Wu Ming 1 12/09/2012 at 8:31 pm


Il movimento antifascista romano riesce a informarsi su chi siano i tre denunciati di Affile?
In loco rischiano ritorsioni
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30.

jimmyjazz 12/09/2012 at 11:15 pm


Intanto, incredibile ma vero, si risveglia il capogruppo in regione del Pd, Esterino Montino:
Prendo atto, e con piacere, che nel paese di Affile i giovani non la pensano come il
Sindaco che ha voluto un sacrario per il generale fascista e repubblichino Rodolfo Graziani
ha detto Montino Non mi pare che siamo di fronte ad atti di violenza, come dice il
senatore Rampelli evidentemente daccordo con questa opera della vergogna di cui hanno
parlato i giornali di tutto il mondo oltre che quelli nazionali, ma ad una vivace e giovanile
espressione di dissenso e rivendicazione dei valori della Costituzione italiana. Nulla di
violento nemmeno nelle frasi scritte sul mausoleo con la bomboletta spray. Penso che nei
prossimi giorni mi recher nel paese in Provincia di Roma per incontrare i cittadini. Quei
ragazzi sono una speranza , non hanno imbrattato un luogo pubblico, non hanno usato
violenza verso nessuno, ma rivendicato che la Costituzione prevede il reato di apologia del
fascismo. Quel mausoleo questo .
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31.

Bengasi... Bengasi... Dove abbiamo gi sentito


questo nome? - Giap | Giap 13/09/2012 at 12:47 am
[...] Non solo abbiamo rimosso gran parte di questa storia (ben venga il finale di Bengasi a
riassumerla in ununica, potente immagine!), ma dedichiamo vie, parchi e sacrari agli
sterminatori che allagarono la Libia di sangue. [...]

32.

ali62 14/09/2012 at 2:20 am


.che dite di questo?..?.
http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Pirata_(Svezia)
http://www.partito-pirata.it/#404
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33.

jimmyjazz 14/09/2012 at 11:16 am


Il sindaco di Affile (che non vuole essere ripreso) improvvisa una confusissima
ricostruzione della vicenda di Graziani.http://www.youtube.com/watch?v=YVd46SpCRRA
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34.

Wu Ming 1 15/09/2012 at 11:05 am


A livello nazionale molti ancora non lo sanno, ma a Filettino si sta avvicinando una
tempesta perfetta, visto che alcuni nodi dellultimo scandalo della casta quello che ha
come protagonista Franco Fiorito detto Er Batman proprio l arrivano al pettine, nel
comune che di recente si provocatoriamente nominato principato e ha nominato
principe lavvocato Taormina. A Fiorito avevano anche intitolato la nuova moneta del
mini-stato virtuale:
http://www.unita.it/italia/quando-filettino-conio-la-moneta-fiorito-1.445914
Certe cose andavano avanti da anni, ma guarda un po, esplodono solo adesso. E come se
alla destra del Lazio qualcuno magari ad Addis Abeba nel 37? avesse fatto un
malocchio che in qualche modo, oggi, colpisce passando per Affile e Filettino :-D
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35.

LA.P.S.U.S. Affile, Grazianilandia. Leredit


razzista e il mausoleo delle sfighe 16/09/2012 at 11:19 am
[...] invitiamo alla lettura di questo articolo di Wu Ming 1, su un ennesimo recente caso di
abuso pubblico della storia [...]

36.

Bengasi e la Libia [due film e uno spettacolo


teatrale]. Voglio vivere come se 16/09/2012 at 12:22 pm
[...] scavare nella nostra cattiva memoria con il romanzo Timira, che ho appena finito di
leggere, e con ampio approfondimento sul criminale di guerra Graziani (e sul suo
leggendario portar sfiga a chiunque gli stesse vicino) [...]

37.

aquilareietta 16/09/2012 at 1:46 pm


A proposito di memoria, assassini e stragi nazi-fasciste una storia del 43 che viene da
LAquila su 9 ragazzi che resistettero e furono catturati sui monti circostanti e fucilati. Una
ricostruzione dello storico Walter Cavallieri che vale la pena diffondere 69anni dopo la
strage.
I nostri IX ventenni: Anteo, Pio, Francesco, Fernando, Berardino, Bruno,
Carmine, Sante e Giorgio
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38.

Wu Ming 1 17/09/2012 at 4:33 pm


Lo scandalo partito da Fiorito sta sconquassando il PdL del Lazio e la giunta regionale di
centrodestra. Insomma, da un mesetto a questa parte si nota un certo subbuglio a Roma e
dintorni, e il raggio degli effetti si allarga Uhm
Per fortuna, *noi* siamo atei e razionalisti.
*Loro*, per, dovrebbero iniziare a preoccuparsi seriamente :-D
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39.

Wu Ming 1 17/09/2012 at 6:00 pm


Il 23 settembre i rasta appariranno ad Affile, come sognato da Wu Ming 5!
NON IN MIO NOME
Federazione Assemblee Rastafari Italia, ANPI, Comunit Etiopica, Comitato Affile
Antifascista, tutti uniti contro il mauseleo di Graziani.
http://www.facebook.com/FreeForFreedom/posts/366290796783394
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40.

Wu Ming 1 17/09/2012 at 6:48 pm

Nel 1941, dopo il crollo dellimpero di cartapesta di Mussolini, il negus neghesti Hail
Selassi rientr ad Addis Abeba. La sconfitta degli italiani per mano britannica non aveva
fatto che sancire una situazione di fatto: in sei anni, lEtiopia non eravamo mai riusciti a
conquistarla davvero. Erano stati sei anni di guerriglia incessante, per reprimere la quale il
regime fascista aveva speso MILIARDI, mandando a scatafascio lerario. Selassi era gi
rientrato nel Paese tempo prima e, con il famoso Editto di San Michele, aveva amnistiato
tutti i ras e capi militari (pochi, in verit) che lo avevano tradito per collaborare con gli
italiani. Al tempo stesso, aveva esortato gli Arbegnuoc a non prendersela in nessun caso
con i civili italiani, a non fare rappresaglie gratuite durante lavanzata verso la capitale.
Ad Addis Abeba, una delle prime mosse dellimperatore fu girare questo filmato:
Noi siamo tutto fuorch monarchici e non abbiamo certo uno sguardo acritico sul Negus e
le istituzioni dellimpero etiope, ma questa faccenda umana prima che politica: chiunque
abbia studiato quel frangente avr riscontrato lenorme differenza di spessore (dignit,
coraggio, cultura etc.) tra gente come Selassi e Ras Immir da una parte e gente come
Graziani e Badoglio dallaltra. Guardate il video di un qualunque discorso di Mussolini,
guardate la iattanza fracassona, lebefrenica grevit Poi guardate questo filmato di Hail
Selassi.
Nella storia della guerra dEtiopia piuttosto facile distinguere tra aggressori e aggrediti,
ma altrettanto facile distinguere i leoni tranquilli dalle pecore ruggenti.
Per questo, anche il meno terzomondista e romantico degli osservatori, anche il pi laico
e repubblicano, vedendo il sorriso lieve con cui il Negus conclude lallegoria del fanciullo
che con la sua fionda abbatte il gigante, non pu che pensare: S, cazzo, s! Perch un
sorriso come quello, unito alla certezza che Golia pu essere abbattuto, sar sempre la
negazione attiva dei fascismi, dei colonialismi vecchi e nuovi, delle smanie imperiali.
Persino davvero paradossale! sulle labbra di un imperatore.
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41.

Anna Luisa 17/09/2012 at 8:33 pm

Anche guardando la foto della cattura di Omar al-Mukhtar viene istintivo fare un simile
parallelo: da un lato lo sguardo fiero e latteggiamento dignitoso del catturato esposto in

catene, dallaltro i sorrisi ottusi (per non parlare delle pance sporgenti trattenute a stento
dalle divise) di chi lo esibisce come trofeo davanti allobiettivo fotografico.
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42.

Wu Ming 1 17/09/2012 at 9:33 pm


Oggi, peraltro, attivisti di SEL hanno attacchinato sui muri del mausoleo di Affile:
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/09/17/foto/abbattiamo_l_apologia_del_fascism
o_sel_contro_il_monumento_a_graziani-42731184/1/
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43.

Wu Ming 18/09/2012 at 9:15 am


PI VICEREALISTI DEL VICER: SCAPPELLAMENTI A CENTRODESTRA SU
TWITTER
Pochi giorni fa, su Twitter dove, dopo mesi di lontananza, abbiamo fatto unincursione
hit and run, per antifascismo si pu fare lassessore regionale pidiellino Francesco
Lollobrigida si inerpicava su lastre di vetro oliate per difendere il ripugnante mausoleo di
Graziani.
Suo degno compare tale Giovanni Colanera, vicesindaco di Rocca S. Stefano, che si
esercitava addirittura in puerili negazionismi, chiedendo dove fossero le fonti che
attribuiscono crimini di guerra a Graziani (sono allArchivio centrale dello Stato, per dire il
primo posto che ci viene in mente).

Pi vicerealisti del vicer, costoro arrivano a negare azioni che lo stesso Graziani
rivendicava, e che ormai sono oggetto di ricostruzione anche da parte dellUfficio Storico
dello Stato Maggiore dellEsercito.
Mentre le sparava un po a casaccio, Lollobrigida ingenerava in noi un sospetto; forse ha
scambiato Topolino in Abissinia, disco italiano di propaganda fascista e razzista, per un
cartone animato americano di condanna del fascismo, o qualcosa del genere:

Soprattutto, Lollobrigida se l presa molto per il fatto che abbiamo rivangato la storia della
maledizione abissina:

Soffermiamoci sulla nostra esortazione, a chiusura dello scambio: s, dovrebbero


preoccuparsi, *loro*. Perch tutto questo avviene durante il pi scombussolante scandalo
che il centrodestra del Lazio abbia mai conosciuto, con la giunta regionale che barcolla, la
Polverini che si mette la faccia tra le mani:

E tutti che prendono le distanze da Francone Er Batman Fiorito, uno che era talmente
riverito che poco tempo fa gli avevano dedicato una farsesca moneta locale, il Fiorito.

Locale di dove?
Ma di Filettino, ovviamente. Il pi antico borgo di Grazianilandia. Che un anno fa,
provocatoriamente, si dichiarato indipendente dallItalia e si scelto come principe
reggente Carlo Taormina, che infatti lavvocato difensore di Fiorito.
La situazione sta precipitando e, guarda il caos, ha iniziato a precipitare nellultimo mese.
Vorr dire qualcosa?

Quando lItalia invase la Libia nel 1911, uno degli slogan era: Faremo di quel deserto un
giardino fiorito.
Oggid, *se fossimo superstiziosi*, diremmo che la maledizione post-coloniale resuscitata
dalla giunta di Affile sta facendo del giardino di Fiorito un autentico deserto.
Per fortuna nostra, la superstizione non cosa che ci riguardi.
Per consigliamo ai superstiziosi di stare allocchio :-)
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44.

misopogon 18/09/2012 at 10:50 am


Grandioso! Questo commento meritava un post a s stante
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Wu Ming 1 18/09/2012 at 1:07 pm

45.

Prima o poi bisogner esporre nel dettaglio le tattiche usate da fasci e reazionari vari per
presidiare e rendere intoccabili pagine della Wikipedia italiana dove si ridimensionano (o
negano) i crimini del fascismo e, pi o meno sottilmente, si rivaluta questultimo. Esplorate
un po le pagine dedicate a gerarchi vari, al colonialismo italiano, alla questione triestina
etc.
Io per ora linko due discussioni emblematiche, quella sulla voce Rodolfo
Graziani e quella sulla Guerra dEtiopia.
E poi, guardate la differenza tra la voce inglese sul TIGR (organizzazione clandestina
dellantifascismo sloveno tra anni 20 e 30) e la corrispettiva voce italiana. In questultima,
il TIGR un gruppo di terroristi, nella prima un gruppo di antifascisti (ma un IP di
Trieste continua a sostituire antifascist con anti-italian).
Sulla Wikipedia italiana, molte pagine dedicate ai conflitti del Novecento dalla Marcia su
Roma al 25 Aprile sono usate a scopo di propaganda revisionista e destrorsa. Tempo fa, su
un forum triestino, un utente spiegava a volo duccello in che modo operano questi
wikifascisti, riporto quellintervento (che chiaramente era in triestino):
No solo wikipedia italiana, i ga conquist anche certe pagine de quella inglese. No xe
troppo dificile, certi tipi X Y se conquista autorevolezza in certi campi enciclopedici che no
centra con la politica.
Diventadi Admin, i crea delle pagine de Wikipedia dove praticamente i fa quel che i vol,
perch no i ga nissun giudice sora de lri e per i argomenti controversi i se rimetti
allassemblea dei Admin, cio i suoi amici. Se diventa Admin per acclamazion.
Le regole de Wikipedia prevedi che le informazioni storiche devi aver delle citazioni, e lori i
le metti. Decine e decine de citazioni, de libri che no i ga mai letto e addirittura
inventandose robe che i autori no gaveva mai scritto. Tanto, chi va a farse el giro delle
biblioteche.
Inveze ghe xe pi dificile assumer el controllo de pagine creade da altri, magari che xe in
linea da alcuni anni. Uno dei pi famosi, un certo Mastrangelo che ga messo su una rivista
de sedicente Storia e che ga pubblic libri sul fassismo e sul Duce che nissun compra, con
finanziamenti erogadi dal sottobosco squadrista dei ultimi governi Berlusconi, el iera st
cazz fora da Wikipedia per averle sparade troppo grosse. E apriti Cielo, dalla sua rivista el
scrivi che Wikipedia saria comunista.
Tra i vari trucchi, xe quel de corregger pagine tramite utenti non registradi; spesso i trova
pagine sguarnide o con Admin no troppo efficienti, e i riva a inquinar le pagine e far
trolling nelle discussioni.

I accedi a Wikipedia via Proxy, con numeri IP diversi per no farse trapr. Ma i nick, gira e
rigira xe sempre i stessi, come el lessico personale. E ogni tanto se riva a traparli fora de
wikipedia, nei loro siti e blog fassistoni.
Dove i se esprimi con ben altro linguaggio, certi incita allodio etnico e ovviamente i dopra
lagomento foibe per reclutr giovanissimi sdegni, per lestrema destra.
In certi casi parti vere e proprie guerre informatiche, me ricodo una su certe pagine de
Wikipedia inglese dove i iera sti buti tuti fra, da un gruppo de appassionai croati che
iera rivi a dimostrar che iera sempre i stessi utenti a romper le balle, con identit diverse.
No me ricordo de preciso i argomenti ma xe sempre i stessi.
Se vol capir qualcossa de pi, clicch in alto a destra de una pagina de wikipedia italiana
sospetta, su cronologia. L trov tutte le correzioni della pagina, fatte da chi, come e
quando.
E veder che i utenti xe sempre i stessi. Qualchidun metti nome e cognome, i altri solo el
nik ma se vedi le pagine dove che i scrivi, che xe sempre le stesse.
[...]
Zerchite le pagine de wikipedia italiana su Trieste, Franz Josef, Istria e Dalmazia; ma
anche foibe, slavi, solite robe. Attenzion che no tutte la pagine xe infestade ma quasi tutte.
Fa attenzion ai falsi storici pi evidenti.
Clicca sul tasto in alto a destra della pagina Wikipedia cronologia.
Xe un poco laborioso, ma con un poca de pratica te river presto a individuar chi e quando
ga fato la zonta o la modifica del falso storico con data ed ora.
Ciolte nota del nik, clicchighe sora e varda se lautor fornissi qualche notizia de s stesso, se
per caso el partecipa al Progetto Istria e Dalmazia de Wikipedia taliana o qualcossa de
simile.
Se no xe el nick e xe solo un IP, no te pol far granch salvo notarte la radice del numero IP,
te pol risalir allultimo blocco de 256 numeri de lAdsl de qualche Provider.
Individui i falsi storici, fa una ricerca con google sempre su Wikipedia italiana per veder le
altre pagine dove te li pol trovar.
Ripeti el controllo sulla cronologia delle pagine, te veder che spesso, se tratta de spam in
brevi archi temporali; i autori infesta gruppi de pagine sempre col stesso cut & past a
distanza de pochi minuti, ore o de qualche giorno.
Se te vol, prova a cenisr i nick dei autori; xe gruppi ristretti che collabora.

Dopo, zerca sempre le stesse frasi fora de Wilkipedia, te trover siti, forum e blog
nazionalisti e neo fassisti. Ma te trover anche i blog de qualche quotidiano o de posti come
Bora.la.
No se sbaglia, nissun riscrivi i interventi, xe tutto un copia e incolla e te li bechi anche per
la punteggiatura.
A volte te pol trovar el stesso intervento con nick diversi in loghi diversi. Tien presente el
lessico, poca gente xe in grado de cambiarlo a piacimento.
E po da cosa nasce cosa, te veder che se te gaver tempo de far ste piccole investigazioni
informatiche, te trover un sacco de roba. Ma ciolte anche un tranquillante, a volte le
incazzature che se ciapa a far ste ricerche, xe notevoli.
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46.

tonii 18/09/2012 at 11:04 pm


Aggiungerei alla bibliografia il numero della rivista Zapruder sul colonialismo italiano, una
lettura illuminante. Il 23esimo numero:http://www.storieinmovimento.org/index.php?
sezione=1&sottosez=num23
(alcuni articoli sono on line, per gli altri su cartaceo ci si vede in biblioteca)
Per chi non lavesse mai letta: Zapruder una rivista di storia fatta da accademici in
genere giovani e precari di assoluto valore. Nasce da unassemblea dopo i fatti di Genova.
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47.

superpu 19/09/2012 at 1:55 pm


Altro esempio. Nella discussione sulla voce Resistenza italiana
(http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Resistenza_italiana) un troll che si fa chiamare
Ex alto fulgor stato bloccato perch continuava a sostenere che la voce fosse inesatta: si
sarebbe trattato di una guerra di occupazione (da parte dei partigiani, che lui chiama
ribelli) e non di liberazione, dato che in Italia lunico governo riconosciuto era la RSI, e
che semmai era la Wermacht a liberare le citt europee dalla democrazia ecc. ecc.
Lui stato cassato, qualcuno vigila, ma il lavoro da fare parecchio
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48.

tuco 19/09/2012 at 2:40 pm


nella discussione sul tigr, di cui parlava wm1 qua sopra, ce questo AleR che ha cassato
tutti i rifermenti alle ricerche storiche pubblicate in lingua slovena.
Sono passati 20 giorni ed ancora non c stato nessun chiarimento sulle fonti, molte
risultano non esistenti e quelli di cui ho trovato traccia sono testi di nicchia pubblicati
esclusivamente in lingua slovena irreperibili.
http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:TIGR
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49.

cirano2 19/09/2012 at 2:45 pm


Avessimo esportato questo
allora:http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2012/09/19/news/intv_pileggi42833230/?ref=HRERO-1
ci risparmiavano gas, omicidi di massa e Graziani era solo il centravanti del Toro.
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50.

Wu Ming 1 19/09/2012 at 4:26 pm


Trasmissione di Radio Onda Rossa dedicata al Comitato Affile Antifascista:
http://www.ondarossa.info/newsredazione/quel-monumento-non-deve-restare-si-animalaffile-antifascista
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51.

Wu Ming 1 19/09/2012 at 6:13 pm


Gira voce che #Polverini stia per dimettersi. #effettograziani in aumento costante! Che il
potenziometro della sfiga stia al sacrario di Affile ormai non c dubbio.

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52.

Wu Ming 1 19/09/2012 at 7:39 pm


Italian Fascist War Crimes in Ethiopia: A History of Their Discussion, from the League of
Nations to the United Nations (1936-1949) PDF di Richard Pankhurst, uno dei
massimi esperti mondiali di storia dellEtiopia
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53.

tuco 20/09/2012 at 11:26 am


la butto la: questa faccenda dei fascisti su wiki non potrebbe essere un buon tema per
una tesi di laurea, o di dottorato?
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54.

FreeTought 20/09/2012 at 1:22 pm


Post puntuale e preciso. Ho studiato queste cose per luniversit (e per interesse
personale), mi sono letto tutto Del Boca (e pure tutto De Felice).
Manca forse unanalisi del perch personaggi come Graziani (o Roatta, responsabile primo
dei massacri in Jugoslavia con la famosa Circolare 3C) siano potuti morire nei loro letti, e
dunque unanalisi che afferisca alla completa e totale rimozione della memoria storica delle
occupazioni in Libia, Africa Orientale (e non solo Etiopia) e Jugoslavia.
Manca anche una puntualizzazione, non secondaria secondo me: in realt larmamentario
propagandistico del fascismo in tema di colonialismo veniva dritto dritto dallItalia liberale
e fu utilizzato da quella repubblicana nellimmediato dopoguerra per riottenere almeno la
Tripolitania.
I massacri di Graziani (e Badoglio) prima in Libia e poi in Etiopia erano gi iniziati nel
1911.
E questo peggiora ulteriormente le cose
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55.

Wu Ming 1 20/09/2012 at 2:37 pm


Fascisti su Wiki. Sto preparando una mail, nei prox giorni la invier a tutti quelli che,
intervenendo in questo thread, hanno linkato e commentato esempi di blindatura, soft
trolling, censura etc. Finora sono 11 persone, e spero se ne aggiungano altre. Nella mail
proporr alcuni spunti per avviare un lavoro meno episodico e il pi possibile collettivo.
Come detto sopra, pi si e meno si fatica, visto che per ora si tratta di raccogliere e
catalogare esempi, seguire le mosse dei (e collaborazioni tra i) blindatori etc. Si
tratterebbe di mettere insieme con calma e gesso un libro bianco sulle retoriche e gli
stratagemmi usati nel tentativo di trasformare Wikipedia Italia in una sorta di
Web.Cul.Pop., una macchina di propaganda neofascista, anti-antifascista, revisionista.
Poi, se nel mentre si riesce anche a intervenire e/o sollecitare interventi, e a sbloccare
qualche situazione, sarebbe ancor meglio. Magari esercitando un po di maieutica, per
attirare allo scoperto qualche lercio pesce di fondale.
P.S. Ripropongo anche qui a scanso di equivoci quanto scritto in un altro commento,
perch ritengo quella precisazione importante ma era nel viluppo di un sotto-thread e
quindi meno visibile:
Dire che un giro di estrema destra tiene in ostaggio numerose voci di Wikipedia IT ad
alcuni suoner esagerato, anche perch Wikipedia ha meccanismi di autodifesa che, una
volta sollecitati, funzionano (non sempre, ma abbastanza spesso). C chi, se allertato,
argina almeno le prepotenze pi eclatanti. Di sicuro, neofascisti e nostalgici delle colonie si
sono ben incistati nel corpo dellenciclopedia, con un presidio quotidiano che dura da anni,
soft trolling nelle discussioni, abbondanza di espedienti retorici e argomentazioni
speciose, la definizione di POV usata arbitrariamente come passepartout per la censura
etc. Questo lavoro stato a lungo sottotraccia, poco o niente visibile, complice la
mancata vigilanza di tutti noi. Segnalare quel che sta avvenendo, invitare a leggere sempre
discussioni e cronologie delle voci che ci suonano strane, questi sono gi i primi, stentati
passi verso unattivit di inchiesta.
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56.

endorama 20/09/2012 at 2:57 pm


Ciao a tutti, seguo con molto interesse questa discussione ormai da un po di giorni
Leggendo lultimo commento di Wu Ming 1 mi viene spontaneo chiedere come si potr
rimanere informati sul proseguire di questa discussione, una specie di report su questo
problema sul wiki da poter rendere pubblico.
C qualche idea a riguardo?

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57.

marabou 20/09/2012 at 4:23 pm


Ecco un tentativo dirruzione wikifascista che per manifesti limiti di intelligenza dellutente
(che porta lambiguo nome di Ernst Junger), revisionismo storico misto a
sensazionalismo e mancanza di fonti stato bloccato:
http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Ernst_Junger#Giuseppina_Ghersi
Ernst Junger tentava di creare una pagina wiki su Giuseppina Ghersi, ragazzina di tredici
anni uccisa a Savona allindomani del 25 aprile 1945, probabilmente dai partigiani, per
aver collaborato con le autorit fasciste. La Destra qualche mese fa ha tappezzato il
centro storico di Savona con manifesti inneggianti Giuseppina Ghersi
(http://ow.ly/dRmeC) rivolti a tutti i savonesi il cui ricordo ancora spietatamente
vietato dai gendarmi della memoria rossa. Per un confronto/coincidenza tra fonti storiche
e revisionismi storici a Savona: http://simo.noblogs.org/post/2012/09/18/savona-lesorprese-e-i-revisionismi-della-storia/
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58.

punto_fra 20/09/2012 at 4:59 pm


Curiosit forse OT, ho trovato questo commento risalente al 2007 nella discussione
relativa alla voce Benito Mussolini di fr.wikipedia:
Tout le monde sait que it.wikipedia est un des hauts lieux, de la propagande des
nostalgiques de tout poil (divers exemples en ont dailleurs dj t signals sur
fr.wikipedia). La traduction en franais darticles qui sy trouvent, quand bien mme
serait-elle bien intentionne, quivaut mettre dans le circuit des truquages que le lecteur
franais, moins encore que le lecteur italien, a les moyens de reprer.
http://fr.wikipedia.org/wiki/Discussion:Benito_Mussolini
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59.

rho 21/09/2012 at 11:54 am

Per bibliografia/documentazione:
()Faccetta nera, canto che accompagn i soldati italiani nella guerra dEtiopia, veicola
la retorica del colonialismo come liberazione dalla schiavit e, soprattutto, sovrappone la
donna africana alla terra da conquistare. Il suo testo esprime la cultura e le relazioni
sessuate che accompagnarono la conquista dei territori africani fino alle soglie dellimpero
fascista ()
Nicoletta Poidimani, Faccetta nera: i crimini sessuali del colonialismo fascista nel Corno
dAfrica, in Crimini di guerra. Il mito del bravo italiano tra repressione del ribellismo e
guerra ai civili nei territori occupati, a cura di Luigi Borgomaneri, Guerini e associati,
2006
http://www.nicolettapoidimani.it/docs/faccettanera.pdf
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Wu Ming 21/09/2012 at 9:56 pm

60.

Ethiopians outraged by monument to notorious Italian war criminal


By KAREN JUANITA CARRILLO Amsterdam News, New York
http://www.amsterdamnews.com/news/international/ethiopians-outraged-bymonument-to-notorious-italian-war-criminal/article_3f3c3fd6-03ff-11e2-a78c0019bb2963f4.html
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tuco 22/09/2012 at 8:43 am

61.

mmmmhh.
qualcosa si e mosso. la discussione sulla voce italiana sul tigr si e improvvisamente
animata.
http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=TIGR&offset=&limit=500&action=history
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62.

tuco 22/09/2012 at 10:17 am


a proposito di theirrulez:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Utenti_problematici/Theirrulez/27_aprile_2010
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63.

tuco 22/09/2012 at 11:46 am


questo e molto interessante:
http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Crimini_di_guerra_italiani#E.27_ora_di_fare_
chiarezza
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64.

Wu Ming 22/09/2012 at 12:31 pm


MOZIONE DORDINE FASCISTI SU WIKI
Sospendiamo per il momento la sotto-discussione su Wikipedia in questo thread, perch
sta diventando difficile da seguire e vorremmo continuare a dare spazio alla vicenda
Affile/Graziani. Usate il tasto Reply di questa finestrella solo per offrirvi volontari per il
progetto dinchiesta. Nei prossimi giorni ci doteremo di altri spazi e strumenti dove
proseguire la discussione, proporre link, analizzare tattiche ed espedienti etc.
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65.

JohnGrady 22/09/2012 at 12:35 pm

Lidea della task force molto interessante, specie su argomenti simili. Inutile dire che
dovr essere molto precisa per potersi confrontare con gli azzeccagarbugli fascistelli che
si trovano.
Io ho subito segnalato il post ad amiche e amici che si occupano di storia e storiografia.
Faccio lesempio della riconquista della Libia. Il termine pu suonare sbagliato, ma
nella storiografia in uso proprio per descrivere determinati avvenimenti. Un utente nella
discussione linkata proponeva occupazione ma non corretto perch occupazione
tutta quella che parte dal 1911, ma riconquista (sempre e solo tra virgolette) indica una
fase precisa degli eventi. In questo caso gi utilizzare riconquista tra virgolette una
vittoria, e seguire i termini della storiografia rende enciclopedica la voce.
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66.

Wu Ming 1 22/09/2012 at 2:43 pm


A proposito della guerra chimica in Etiopia, queste sono le istruzioni su come usare le
bombe alliprite, distribuite dallAeronautica italiana in Africa Orientale
(Archivio dell Ufficio Storico dello Stato Maggiore dellAeronautica, Fondo AOI, cart. 176,
fasc.1. Dattiloscritto di pp. 26, parzialmente numerate, senza data n firma, ad uso dei
comandi dellAeronautica in Africa Orientale, come da timbro a inchiostro sulla prima di
copertina e altre pagine interne. Corredato da tre fotografie.)
Istruzione sulla bomba C. 500 T.
E diviso in parti:
I. Istruzione sul funzionamento, conservazione ed impiego della spoletta T per bomba C500 T.
II. Caratteristiche e norme dimpiego della bomba C-500 T.
III. Conservazione manipolazione della bomba C-500 T.
IV. Tavole di tiro della bomba C-500 T e tabella di graduazione della spoletta T per detta
bomba
V. Appendice: rilievo della direzione del vento al suolo e della quota del bersaglio.
[...]
[p.10]
La bomba C-500 T. stata realizzata con lo scopo di permettere il tiro da alta quota con
aggressivo liquido, contro bersagli di vaste dimensioni.
Essa munita della spoletta T la quale, come specificata nella I^ Parte, congegnata in
modo tale da provocare lesplosione della bomba prima che questa raggiunga il suolo.
Lesplosione genera una pioggia di aggressivo liquido che va a depositarsi sul terreno sotto
forma di gocce di varia grandezza (pi grosse al centro della zona colpita, pi piccole ai
bordi).
Larea irrorata da ogni singola bomba e la concentrazione dellaggressivo sullarea stessa,
dipendono, come ovvio, dalla intensit del vento dal suolo e daltezza di scoppio della
bomba.

Per unaltezza di scoppio sul terreno che si aggiri sui 250 metri e per vento al suolo
dintensit compresa fra i 3 e i 9 m/s, si pu considerare che larea efficacemente colpita
dallaggressivo vari tra i 50.000 e gli 80.000 mq. Distribuiti in un ellisse molto allungata il
cui asse maggiore, (disposto secondo la direzione del vento) pu avere lunghezza dai 500
agli 800 m., ed il cui asse minore pu avere una lunghezza dai 100 ai 200 metri.
[...]
[pp.11-12]
Circa lefficacia dellaggressivo liquido si pu dire che esso agisce principalmente per
contatto delle goccioline sulla pelle degli individui colpiti. Il contatto ha luogo anche
attraverso gli indumenti di qualsiasi natura essi siano (lana, tela, cuoio, ecc) se chi li
indossa, appena si accorge di essere colpito, non abbia lavvertenza di liberarsene. I vapori
sono dannosi solo in forti concentrazioni, concentrazioni che difficile ottenere mediante
limpiego della bomba C-500.
Leffetto dellaggressivo liquido non immediato. I primi sintomi si manifestano dalle 6
alle ore 12 dopo che lindividuo stato colpito. Dopo 12-24 ore si manifestano le prime
lesioni che, se la superficie colpita grande, sono gravissime e che, ad ogni modo sono di
lentissima guarigione anche se la superficie colpita piccola.
La persistenza dellaggressivo sul terreno, varia a seconda della natura di questultimo ed
aseconda [sic] della temperatura dellaria.
[...]
Tenendo conto delle caratteristiche della bomba C-500 e delle propriet dellaggressivo in
essa contenuto si possono trarre le seguenti norme generali a carattere orientativo, sulla
scelta dei bersagli e sulle modalit dazione, norme che dovranno di volta in volta essere
applicate a seconda delle esigenze che la particolare situazione richiede.
1. Scelta dei bersagli
Lazione dellaggressivo liquido sempre diretta a colpire esseri animati (agglomerati di
persone o di bestie).
Lobiettivo animato pu essere colpito direttamente facendo cadere su di esso la pioggia di
aggressivo, od indirettamente facendo cadere la pioggia di aggressivo su una zona di
terreno che esso certamente ed entro breve tempo dovr attraversare [meno di 24 ore].
[...]
In questo caso da tener presente che, quando lodore dellaggressivo sia noto al nemico,
questo potr evitare di attraversare la zona infestata allungando magari il suo percorso di
marcia. In tale caso si sar solo causata al nemico una perdita di tempo, cosa questa che
pu per avere, in particolari condizioni, qualche importanza.
[...]
[13]
Non sarebbe razionale, salvo in rari casi, impiegare contro piccoli nuclei quantit di
aggressivo sia pure modeste perch pochi uomini potrebbero facilmente porsi in salvo
dalla nube aggressiva portandosi sopravvento e soprattutto perch non si usufruirebbe del
grande vantaggio offerto dallazione portata con bombe C-500 di poter cio colpire
vastissime zone senza che nessuno degli esseri animati in esse contenuti possa sfuggire
allazione dellaggressivo.


E questo un elenco di bombardamenti effettuati in Etiopia dal 1936 al 1939, tratto dal
Diario storico del Comando dellAeronautica in Africa Orientale (Diari storici 8 e 9
Stormi, Aus/Am)
Fronte Nord 1935-36 (comandante: Badoglio)
Fronte Sud 1935-36 (comandante: Graziani)
Operazioni di repressione 1936-39
Va specificato che una bomba C-500-T conteneva 212 kg. di iprite, quindi facile calcolare
quante tonnellate di questo vescicante siano state rovesciate su quel Paese.
Ricordo che luso dei gas in Etiopia che comunque non fu lunica atrocit, anzi, e quindi
la discussione non va incentrata solo su quello fu a lungo rimosso e negato con vigore
dalle associazioni di reduci dellAfrica, contro ogni evidenza, e anche da illustri opinionleader come Montanelli (che nel 96, seppure obtorto collo, dovette chiedere scusa e invoc
la buona fede, ma una lunga storia).
Adesso che quella strategia non pu pi essere portata avanti (le informazioni riportate
nelle fonti di cui sopra non sono controvertibili), la destra revisionista cerca di
ridimensionare lutilizzo dei gas e spacca il capello in quattro, disputando ogni singolo
litro di iprite, fosgene, arsine. Come se aver usato qualche quintale di meno bastasse a far
dire agli interlocutori: Ah, beh, allora come non detto!
A proposito, che fine hanno fatto le bombe non utilizzate?
http://www.velenidistato.it/2011/05/ecco-dove-sono/
[Poi, vabbe', ci sono altre strategie retoriche, ma queste sono prese di pacca dalla retorica
del regime del 1935-36 (e da pseudo-documentari falsi e razzisti come "Africa addio"):
l'Etiopia era una terra di barbarie, i negri sono gi bravissimi a massacrarsi da soli e al
confronto le nostre repressioni sono robetta etc. etc. Questo per giustificare, nemmeno
troppo obliquamente, l'invasione fascista.]
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67.

Wu Ming 1 23/09/2012 at 1:28 am


Il sindaco di Affile ha fatto chiudere larea dove sorge il vespas il sacrario a Graziani.
Ufficialmente per provvedere a ripulirlo. Plausibilmente, per impedire altri blitz, scritte,
attacchinaggi, performances, qualunque cosa.
La sfiga colpisce Affile anche cos, privando la cittadinanza di una zona verde e chiudendo
dopo appena un mese un monumento costato un sacco di soldi e inaugurato in pompa

magna. E pensare che secondo Viri le polemiche avrebbero fatto bene al turismo Il
potenziometro gira, e gira, e gira
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tuco 23/09/2012 at 11:48 pm

68.

chi ha voluto il vespasiano di affile non ha idea di cosa ha messo in moto:


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Wu Ming 23/09/2012 at 11:49 pm

69.

C una specie di maledizione sulla Regione Lazio (Gianni Alemanno, 20/09/2012)


Credo ci voglia un azzeramento totale allinterno del centrodestra (Gianni Alemanno,
23/09/2012)
Pure noi crediamo ci voglia. Ma basta lasciar lavorare la maledizione.
***
E evidente che c un tentativo di far terra bruciata e una sorta di deserto dei tartari nei
confronti di tutto il Pdl (Fabrizio Cicchitto, 23/09/2012)
Pi che al deserto dei tartari, suggeriamo di pensare a quello della Cirenaica.
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70.

Wu Ming 1 24/09/2012 at 1:01 pm

K.O.D. Il sindaco di Affile Ercole Viri d il suo placet a Chiara Colosimo:


http://www.romaest.it/news/09/2012/il-sindaco-di-affile-sulla-colosimo-capogruppo-inregione/
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71.

Wu Ming 1 24/09/2012 at 1:35 pm


Un altro argomento usato ieri e oggi per giustificare la civilizzatrice invasione fascista
dellEtiopia questo: in Etiopia cera ancora la schiavit, stata lItalia a proibirla.
Da un assunto vero a met (cera ancora la schiavit) deriva una completa fandonia.
Perch, pur essendo vero che la pratica non era ancora stata estirpata, laveva gi vietata
Selassi con ben 3 provvedimenti legislativi (un editto del 1923, una legge del 1924, con
unintegrazione di questultima nel 1931). I primi sforzi governativi per abolire la schiavit
risalgono addirittura al regno di Menelik II.
Sul blog Library Law della Libreria del Congresso, Washington DC, si trova una serie di
post molto informativi al riguardo:
http://blogs.loc.gov/law/2012/02/abolition-of-slavery-in-ethiopia/
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72.

Wu Ming 1 26/09/2012 at 2:21 pm


Scrivere lettere aperte al sindaco di Affile serve a poco, lavete visto e sentito il sindaco di
Affile?
A quale sensibilit e cultura del dialogo si sta facendo appello? Al solito, il PD una ne pensa
e cento ne scazza.
No, lasciamole perdere le frasette levigate, le cortesie istituzionali, le infiorettature civili
Serve ben di pi una sana e sadica guerra psicologica, ha molto pi senso ed efficacia
preconizzare vento e tempesta, spingere verso lautoavverarsi delle pi nere profezie,
condurre attacchi psichici e controllare frequentemente il potenziometro.
Del resto, maledizione sul Lazio e azzeramento del centrodestra sono espressioni
coniate e usate non da noi, ma dallavversario stesso (nello specifico, da Alemanno). Basta
metterle insieme: maledizione, azzeramento.

N siamo stati noi a chiamare una pseudo-moneta autonomista il Fiorito: stato lo


pseudo-principato di Filettino, capitale morale (?) di Grazianilandia.
E mica colpa nostra se, poche ore dopo la benedizione del sindaco di Affile, a Chiara
Colosimo scoppiato il palloncino.
Affile, Filettino, Graziani, Fiorito, Viri, Colosimo, sfiga, scandalo, maledizione, dimissioni,
azzeramento Sono come minimo coincidenze/connessioni servite su un piatto
dargento.
Suvvia, perch lesinare le botte quando se le chiamano da soli, praticamente le invocano, e
tutto quadra, tutto torna?
Una narrazione tossica non si sconfigge con le lettere aperte, ma favorendo la diffusione di
narrazioni-antidoto. Viva la maledizione abissina!
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73.

Wu Ming 1 26/09/2012 at 6:18 pm


Perch parlare ancora di un boia. Una nota, unautodenuncia e unidea di Daniele
Barbieri
http://danielebarbieri.wordpress.com/2012/09/26/perche-parlare-ancora-di-un-boia/
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74.

Wu Ming 1 26/09/2012 at 6:20 pm


Ecco un altro che sta sfidando la iazza (e la storia) in modo scriteriato: Teodoro
Buontempo detto Er Pecora
http://www.teodorobuontempo.it/2012/09/26/monumento-affile-omaggio-a-grandecostruttore/
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75.

luca corsato openknowledge: i rischi ed i rimedi


della conoscenza aperta e la tutela del sapere
collettivo 27/09/2012 at 4:15 pm

[...] Ma il vero scoop si svolge nei commenti, che cominciano ad analizzare casi di
rivisitazione storica non pi solo per una propaganda becera ed ignorante, ma su
piattaforme comunemente usate perch accessibili e verificate: su Wikipedia! [...]

76.

Wu Ming 27/09/2012 at 9:52 pm


Poi dice che Graziani non porta sfiga: lassessore regionale alla mobilit e ai trasporti
Lollobrigida Francesco, uno dei dirigenti del centrodestra laziale pi attivi sui social
network (attivissimo su Twitter!) nel difendere la schifezza di Affile, oggi stato silurato. Ci
piace ricordarlo cos, mentre faceva benaltrismo da quattro soldi:
.

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77.

errico bresci 30/09/2012 at 9:56 am

Ciao. Su Graziani, segnalo questo articolo di Gian Antonio Stella sul Corsera di
oggi:http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/1b387b47163f7406c9fb137bd66cd7
37.pdf
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78.

Wu Ming 2 30/09/2012 at 3:35 pm


Se laccostamento tra ANPI e rastafariani etiopi in quel di Affile vi sembrato arrivare
dritto dal mondo dei sogni, allora dovreste leggere quel che Luigi Goglia ha scoperto a
proposito di un gruppo di etiopi, somali ed eritrei inquadrati nella Polizia dellAfrica
Italiana. La P.A.I, dal 1943, fu attiva anche in Italia e un gruppo di 25 africani disertori
venne rinchiuso a Villa Spada di Treia (MC). Liberati grazie a unazione partigiana, i
prigionieri scapparono con le armi in pugno. Carletto Abbamagal morir in battaglia.
Thur Nur fucilato dai nazifascisti. Ragh Mohamed in uno scontro a fuoco. Degli altri non
si sa quasi nulla.
Per saperne di pi: Colonia e postcolonia come spazi diasporici, a cura di Uoldelul Chelati
Dirar, Carocci 2012. E non fatevi spaventare dal titolo
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