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Il fascismo italiano

– un riassunto, concernente soprattutto le sue origini e gli anni della sua ascesa

Con “fascismo italiano“ o “l’Italia fascista“ indichiamo il periodo storico italiano nel quale il paese fu
trasformato da stato parlamentare a stato totalitario governato dal dittatore BENITO MUSSOLINI.
Quest’epoca, la quale a causa della sua dimensione temporale passò alla storia come “ventennio
fascista” o soltanto “ventennio”, fu contrassegnata da totalitarismo, persecuzione di oppositori
politici, culto di guerra e movimento di massa. Il tempo che comprese la dittatura fascista venne
marcato da due vicende storiche, che tutte e due rappresentano cesure gravi nella storia italiana:
la prima è la “marcia su Roma“ avvenuta il 30 ottobre 1922, con la quale Benito Mussolini e il suo
Partito Nazionale Fascista (PNF) assunsero il potere, inducendo così l’inizio del periodo fascista; il
secondo invece rappresenta l’invasione degli Alleati in Sicilia nel 1943, suscitando con questo pian
piano la caduta finale del regime, che poi risultò il 25 luglio. Seguì l’epilogo della Repubblica
Sociale Italiana, comunemente nota come “Repubblica di Salò“ e considerata dalla maggior parte
degli storici uno stato fantoccio dipendente dall’occupazione nazista.

Le cause dell’ascesa del fascismo italiano sono molteplici. Prima di tutto ebbero importanza le
conseguenze della prima guerra mondiale, che l’Italia dopo la battaglia di Vittorio Veneto
comunque aveva terminato come vincitore sotto aspetto militare, che però lasciò il paese in una
situazione economica, sociale e politica precaria e drammatica. L’Italia del dopoguerra aveva debiti
pesanti con gli stati uniti, sul paese incombevano il carovita e l’inflazione. Le speranze irredentiste
riguardo a benefici territoriali vennero parzialmente deluse, per cui sorse un forte movimento
nazionalista rappresentato anche dal fenomeno dello squadrismo e sostenuto innanzitutto dai
reduci della guerra. In questo clima la parola della “vittoria mutilata”, coniata dal poeta ultra-
nazionalista GABRIELE D’ANNUNZIO, poco dopo diventò proverbiale. La nascita ufficiale del
fascismo trovò luogo il 23 marzo 1919 nella capitale della Lombardia, quando il “gruppo di Milano”,
circa 120 ex-combattenti, -arditi, interventisti ed intellettuali nazionalisti, fondarono i “fasci italiani di
combattimento“, nei quali andarono a confluire in breve tempo la maggioranza delle squadre
fasciste. Gli anni del dopoguerra furono contrassegnati da un riacutizzarsi delle tensioni sociali,
sfociate in aspre lotte di classe.

Come conseguenza della crisi sociale ed economica i governi liberali ORLANDO, NITTI e GIOLITTI
avevano difficoltà a controllare la situazione. Le masse popolari sempre di più furono organizzate
dal Partito Socialista Italiano (PSI) e dal nuovo Partito Popolare Italiano (PPI), il primo partito
cattolico attivo in Italia, che avevano in comune un atteggiamento di forte critica allo stato liberale.
La crisi si fece acuta e le lotte sindacali crebbero nel “Biennio Rosso“, come vengono chiamati gli
anni 1919–1920 in Italia. Negli anni 1919/20 la situazione politica si radicalizzò e le tensioni
raggiunsero l’apice: gli operai, che miravano ad un miglioramento della loro situazione economica
e in alcuni casi anche a un cambiamento del sistema politico, cioè alla stabilizzazione di un
sistema di consigli operai secondo l’esempio sovietico, cercarono da Torino, la quale
rappresentava il battistrada del Biennio, di realizzare le loro rivendicazioni con ondate di scioperi e

Pascal Oswald (versione del 15 dicembre 2017) 1


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occupazioni di fabbriche. Dopo lunghe e aspre lotte una parte delle rivendicazioni economiche
venne concessa al movimento operaio, mentre le rivendicazioni politiche fallirono. Il PSI, che per
un certo periodo era stato una forza politica notevole e che aveva giocato un ruolo non tanto
chiaro concernente le vicende del biennio, si indebolì a causa di diatribe interne, che si
manifestarono finalmente nella scissione di Livorno del 1921, la quale portò alla fondazione del
Partito Comunista Italiano (PCI).

L’esito del „biennio rosso“ fu suolo fertile per l’ascesa del fascismo. Tanti industriali e latifondisti
avevano sostenuto le camicie nere nella lotta contro le guardie rosse; la conseguenza delle
vicende era una sterzata a destra: al biennio rosso subentrò quello nero. Con la fondazione del
PNF nel 1921 il fascismo diventò partito. Il tentativo di un colpo di stato effettuato il 30 ottobre
1921, quando ca. 40 000 camicie nere marciarono su Roma, ebbe successo, anche perché il re
VITTORIO EMANUELE III non ordinò lo stato d’assedio, forse per impedire un bagno di sangue.
Mussolini fu nominato da lui presidente del consiglio dei ministri. Con questo il primo passo verso
la dittatura fascista era fatto. Il primo gabinetto Mussolini comunque non era solo formato da
fascisti e negli anni 1922–1924 Mussolini condusse ancora una cosiddetta politica di
normalizzazione; con le leggi del 1925 però la situazione cambiò: tutti i partiti tranne il PNF
vennero sciolti, ogni libertà di stampa, parola o riunione venne soppressa. Mussolini diventò primo
ministro – con questo era responsabile solo di fronte al re, non al parlamento. Fu dichiarato, che
senza la sua approvazione nessun argomento dovesse esser discusso dal parlamento. Il
consolidamento della dittatura dunque era compiuto. La nave dello stato fu adesso nella mano dei
fascisti, navigava nella direzione, che loro ordinavano, e di quale natura era questa direzione,
aveva già svelato l’uccisione del socialista GIACOMO MATTEOTTI nel 1924.

Ringrazio Dino Carpanetto (Università di Torino, emerito) per la correzione linguistica del testo.

Cenni bibliografici:

• Canali, Mauro: Il delitto Matteotti, Il mulino, Bologna 2015 (I edizione 2004; vedi anche id.: Il
delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, il Mulino, Bologna 1997 (I
edizione Camerino 1996)).

• De Felice, Renzo: Mussolini il rivoluzionario 1883–1920, Einaudi, Torino 1965.

• Id.: Mussolini il fascista. Vol. I: La conquista del potere, 1921–1925, Einaudi, Torino 1966.

• Salvemini, Gaetano: Le origini del fascismo in Italia. Lezioni di Harvard, a cura di Roberto
Vivarelli, Feltrinelli, Milano 2015 (I edizione Milano 1966).

• Tasca, Angelo: Nascita e avvento del fascismo. L’Italia dal 1918 al 1922, PGreco, Milano 2012 (I
edizione Scandicci 1950).

• Vivarelli, Roberto: Storia delle origini del fascismo. L'Italia dalla grande guerra alla marcia su
Roma, tre volumi, il Mulino, Bologna 1991 (I edizione Napoli 1967), 1991, 2012.

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