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La fissione nucleare
Dr. Sara Romer

Questo articolo riassume gli aspetti più importanti della fissione nucleare e del suo uso nei
reattori nucleari per la produzione di energia. Anche se l’applicazione della fissione allo
sviluppo di armi nucleari ha avuto conseguenze drammatiche per la nostra civiltà, la sua
applicazione pacifica ha e potrà avere effetti importanti per lo sviluppo di risorse
energetiche.

1. Atomi e nuclei

Gli elementi esistenti in natura sono costituiti da piccole unità chiamate atomi. Gli atomi a
loro volta sono formati da un compatto nucleo centrale di neutroni e protoni attorno al
quale orbita una nuvola di elettroni. Nell’atomo il nucleo occupa un volume piccolissimo:
esso ha un raggio dell’ordine di 10-15 metri. I protoni sono particelle con carica elettrica
positiva, mentre i neutroni sono elettricamente neutri. La loro massa è invece quasi uguale.
Protoni e neutroni sono tenuti uniti da una forza attrattiva la cui intensità è superiore alla
repulsione elettrostatica dovuta alle cariche elettriche dei protoni. Tale forza viene detta
interazione nucleare forte. Essa è un milione di volte più potente delle forze dei legami
chimici. Da tale forza derivano le enormi energie liberate durante le reazioni nucleari.
Gli elettroni hanno carica elettrica negativa uguale, in valore assoluto, a quella dei protoni
e una massa circa 2’000 volte più piccola di quella di neutroni e protoni. Poiché gli atomi
sono neutri le cariche elettriche si devono bilanciare e dunque il numero degli elettroni
deve essere uguale a quello dei protoni. Il numero atomico Z designa il numero totale di
protoni (rispettivamente elettroni). Trascurando la piccola massa degli elettroni, la massa
dell’atomo A viene semplicemente definita come la somma dei protoni e dei neutroni N
presenti nel nucleo, A = Z + N. In generale, un nucleo X viene simbolicamente
rappresentato come ZA X .
Due nuclei aventi lo stesso numero Z, ma un numero diverso A e dunque un numero
diverso di neutroni, vengono detti isotopi (dal greco “topos” = luogo, cioè atomi che
occupano lo stesso posto nel sistema periodico). L’idrogeno 11 H ha per esempio due
isotopi: il deuterio 12 H (anche designato con D) e il trizio 13 H (anche designato con T). Il
trizio è radioattivo e pertanto è un radioisotopo.

2. La stabilità dei nuclei e la radioattività

I nuclei degli elementi caratterizzati da numeri atomici non troppo elevati risultano più
stabili dei nuclei degli elementi pesanti. Questi nuclei pesanti e instabili possono però
trasformarsi spontaneamente in nuclei più leggeri, emettendo radiazioni. Tale processo
viene detto decadimento radioattivo ed è stato scoperto alla fine dell’Ottocento da
Becquerel e dai Curie. Spesso, per raggiungere una configurazione nucleare stabile è
necessaria un’intera sequenza di trasformazioni. Ogni decadimento radioattivo è
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caratterizzato dal così detto tempo di dimezzamento, cioè dal tempo necessario per ridurre
a metà la quantità dell’isotopo radioattivo.
Esistono diversi tipi di emissioni radioattive. Le emissioni di nuclei di elio (due protoni e
due neutroni) dal nucleo di un atomo radioattivo vengono chiamate raggi alfa, α, le
emissioni di elettroni o positroni (detti anche anti-elettroni, essi hanno la stessa massa degli
elettroni ma una carica positiva) sono dette raggi beta, β − o β +, e infine le emissioni di
onde elettromagnetiche con lunghezza confrontabile con quella dei raggi x sono dette raggi
gamma, γ.
Entrambi gli isotopi dell’uranio, 235 92 U (presente in natura solo con il 0.7%) e
238
92 U
(presente con il 99.3%), sono radioattivi e nel loro primo decadimento emettono raggi alfa,
trasformandosi in isotopi del torio, instabili a loro volta. Tuttavia, a causa della lentezza del
decadimento (tempi di dimezzamento di 704⋅106 anni e 4’470⋅106 anni, rispettivamente)
non è possibile usare queste emissioni radioattive a fini energetici. Per la produzione di
energia si usa invece un altro processo, quello della fissione nucleare. Infatti uno dei
metodi più semplici per sbilanciare un sistema è quello di urtarlo. Questo viene sfruttato
nel caso dei nuclei instabili: se urtati da una particella , come per esempio un neutrone, essi
tendono a decadere, cioè a rompersi immediatamente.

3. La fissione dell’uranio-235

Nel 1938 i chimici tedeschi Hahn e Strassmann scoprirono che bombardando il nucleo di
uranio 235
92 U con dei neutroni lenti, cioè con basse velocità, questo si spacca in 2 nuclei
mediamente pesanti, liberando altri neutroni (2 o 3) ed energia cinetica. L’assorbimento di
un neutrone produce infatti uno stato eccitato del nucleo 236 92 U con energia più che

sufficiente per scinderlo (Figura 1). Tale processo è chiamato fissione nucleare. La fissione
del nucleo 235
92 U può produrre frammenti diversi (a loro volta radioattivi) come nuclei di

bario e cripto, selenio e cesio, bromo e lantanio, rubidio e cesio o stronzio e xeno:

235
U
92 + 1
0 n → 144
56 Ba + 89
36 Kr + 3 01 n + energia.

I neutroni non avendo carica elettrica sono particolarmente idonei per la fissione perché
non vengono respinti dalle cariche positive del nucleo. Anche se i nuclei di tutti gli
elementi con elevata massa atomica possono essere scissi se colpiti da un neutrone, è
l’isotopo 235 dell’uranio a possedere un’elevata probabilità per la fissione anche se colpito
da un neutrone lento. Un neutrone lento rimane più a lungo nelle vicinanze del nucleo e
quindi viene catturato più facilmente.

n
n
235U 236U

Fig.1: Rappresentazione schematica della fissione dell’uranio-235.

Nell’uranio-238 la fissione è invece molto improbabile. Infatti, se un neutrone lento viene


catturato dal nucleo di 238 239
92 U per formare 92 U l’energia di eccitamento non è sufficiente
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per scinderlo. Solitamente neutroni lenti producono solo urti elastici. Anche neutroni con
velocità medie o elevate vengono di solito catturati dal nucleo di uranio-238 senza fissione.
L’isotopo radioattivo 239 239
92 U , emettendo una particella beta, diventa nettunio 92 Np (23.5
239
minuti di tempo di dimezzamento) e il nettunio si tramuta in plutonio 94 Pu pure
emettendo una particella beta (2.355 giorni di tempo di dimezzamento). Il plutonio 239
94 Pu è

instabile e decade in 24’110 anni emettendo raggi alfa. Questo nucleo è tuttavia adatto alla
fissione perché può essere scisso da neutroni veloci.
Ai nostri giorni si usano dunque gli isotopi uranio-235 e plutonio-239 per la produzione di
energia mediante fissione nucleare.

L’energia cinetica liberata durante il processo di fissione deriva da una corrispondente


perdita di massa (di circa 0.1%) degli elementi partecipanti alla reazione. Secondo la legge
formulata da Einstein la massa m e l’energia E sono infatti concetti equivalenti, legati dalla
relazione:

E = mc2,

dove c è a velocità della luce nel vuoto. La massa dunque può venire convertita in energia
e l’energia in massa. Nei reattori nucleari avviene proprio la trasformazione della massa in
energia. Difatti, spaccando un nucleo in due nuclei più leggeri, in questi due nuclei e nelle
particelle liberate è immagazzinata meno massa di quanta ne era immagazzinata
originariamente nel nucleo di partenza. Si ha così un guadagno netto di energia sotto forma
di particelle veloci e di radiazioni (vedere Tabella 1).

Energia cinetica dei prodotti di fissione 166.2 MeV


Energia cinetica dei neutroni prodotti 4.8 MeV
Raggi γ emessi immediatamente 8.0 MeV
Raggi γ ritardati 7.2 MeV
Raggi β ritardati 7.0 MeV
Anti-neutrini (essi sono particelle neutre) 9.6 MeV
Energia emessa per fissione 202.8 MeV
Energia emessa per fissione e sfruttabile nel reattore 193.2 MeV
Raggi γ prodotti dalla cattura di neutroni nei nuclei 8.8 MeV
Energia totale sfruttabile nel reattore 202 MeV

Tab. 1: Bilancio energetico della fissione dell’uranio-235. L’energia degli anti-neutrini non può venire
sfruttata tecnicamente perché tali particelle interagiscono solo molto debolmente con la materia. Invece può
venire sfruttata l’energia proveniente dalla ulteriore e possibile cattura di neutroni da parte dei nuclei.

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L’energia ottenuta per fissione da una unità di massa di 235
92 U è circa 2.5⋅10 volte l’energia
ottenuta dalla combustione di una unità di massa di carbone.
L’energia cinetica viene poi trasformata in energia termica a seguito del rallentamento dei
prodotti di fissione nella materia circostante, la cui temperatura pertanto aumenta.
L’energia termica produce vapore per azionare turbine venendo così convertita in energia
elettrica.
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Esempio

Calcolare l’energia termica totale (in kWh) liberata dalla fissione di 1 g di 235
92 U , sapendo

che in ogni fissione si libera un’energia di 202 MeV (1 eV è l’energia cinetica guadagnata
da un elettrone in un potenziale elettrico di 1 V; si ha 1 eV = 1.6⋅10-19 J).

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1 mole di 235
92 U ha una massa di 235 g e contiene NAvogadro = 6.02⋅10 nuclei. In 1 g di 235
U
92
si hanno dunque:

N = (6.02⋅1023 nuclei/mol)/(235 g/mol)⋅(1 g) = 2.56⋅1021 nuclei.

L’energia E liberata da 1 g (e quindi 2.56⋅1021 nuclei) è:

E = (202 MeV/nucleo)⋅(2.56⋅1021 nuclei) = 5.2⋅1023 MeV

E = 8.3⋅1010 J

Poiché 1 kW = 1000 J/s e 1 h = 3600 s, troviamo infine:

E = 2.3⋅104 kWh

Affinché le reazioni di fissioni si possano autosostenere occorre che i neutroni originati


colpiscano altri nuclei scindendoli e producendo così una reazione a catena. Un reattore
nucleare deve contenere uranio-235 in una concentrazione sufficiente a liberare neutroni
per l’automantenimento. La quantità minima occorrente per iniziare una reazione a catena
spontanea viene chiamata “massa critica”. Per l’uranio-235 puro essa è di 50 kg. Ciò
corrisponde ad una sfera di 8.4 cm di raggio. Questa massa critica di uranio-235 puro può
venire ridotta usando un riflettore attorno alla materia fissile che respinga una parte dei
neutroni fuoriuscenti.
Per ottenere una reazione a catena controllata, ossia costante e regolabile, si deve fare in
modo che un solo neutrone produca una successiva fissione mentre gli altri neutroni
vengono assorbiti. I neutroni veloci vengono assorbiti dall’uranio-238 o dai nuclei dei
prodotti di fissione o vengono deviati sullo schermo biologico in cemento. Per una
regolazione esatta si usano inoltre materiali altamente assorbenti come leghe di boro, indio,
argento e cadmio. Se la reazione a catena viene invece lasciata libera di procedere senza
controllo si ha la base per il funzionamento di un’arma esplosiva, la bomba atomica.

I neutroni generati devono venire sufficientemente rallentati, cioè “moderati” attraverso


urti con materiali leggeri, per evitare che vengano assorbiti dall’uranio-238 o dal materiale
di struttura. I materiali moderatori devono essere capaci di ridurre la velocità dei neutroni
senza catturarli (Figura 2). Solitamente si usa come moderatori grafite (carbonio) o acqua
pesante D2O. L’acqua pesante è assai costosa e dunque economicamente l’acqua normale
sarebbe più vantaggiosa (H2O). Questa tuttavia non è particolarmente adatta come
moderatore poiché tende a catturare i neutroni e dunque a ridurre l’efficienza del processo
di fissione. L’acqua normale viene usata solo nel caso dell’uranio arricchito dove la quota
di 235
92 U viene aumentata dal 0.7% al 2-4%. Si compensa così la perdita di neutroni dovuta

all’acqua con un maggiore numero di materiale fissile.


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Barra Moderatore Moderatore


combustibile

n
235U

235U

235U

Fig. 2: Rallentamento dei neutroni (in blu) tramite un moderatore (in grigio).

4. Le centrali nucleari svizzere

La Svizzera ha 5 centrali nucleari (vedere Tabella 2). Nel 2001 il 36.1% dell’elettricità
prodotta in Svizzera proveniva da queste centrali.

Messa in Potenza elettrica Produzione


esercizio nel 2001 (MW) elettrica annua
nel 2001 (106 kWh)
Beznau I 1969 365 3’062
Beznau II 1971 365 2’559
Mühleberg 1972 355 2’778
Gösgen 1979 970 7’804
Leibstadt 1984 1145 9’090
Totale 25’293

Tab. 2: Le centrali nucleari svizzere nel 2001.

Le componenti principali di un reattore nucleare sono:

− il combustibile, cioè la materia fissile


− il moderatore per la decelerazione dei neutroni
− il fluido refrigerante
− lo schermo protettivo contro le radiazioni

Nei reattori ad acqua leggera l’acqua normale costituisce il fluido refrigerante. Da un punto
di vista economico tale scelta è estremamente vantaggiosa. Due sono i tipi di reattore ad
acqua leggera:

− il reattore ad acqua in pressione (PWR)


− il reattore ad acqua bollente (BWR)
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Acqua ad alta pressione


a)
Vapore
Uranio arricchito

Reattore Turbina

Condensatore

Acqua

Acqua a bassa pressione

b) Vapore

Uranio arricchito
Turbina

Reattore

Condensatore

Acqua

Fig.3: a) il reattore ad acqua in pressione; b) il reattore ad acqua bollente.

4.1 Il reattore ad acqua in pressione

Le centrali di Beznau I e II e Gösgen sono un esempi di reattori ad acqua in pressione


(Figura 3a)).
L’acqua assorbe il calore prodotto durante la reazione di fissione. Per impedirne
l’ebollizione essa viene mantenuta ad una alta pressione (a Gösgen di 185 bar, a Beznau di
155 bar). A Gösgen l’acqua entra nel nocciolo del reattore ad una temperatura di 291°C e
ne esce a 326°C, e si necessitano 53'000 t d’acqua per ora. L’acqua surriscaldata nel
circuito primario cede poi il calore a quella di un sistema secondario a minor pressione. Di
conseguenza quest’acqua evapora immediatamente. Il vapore aziona una turbina
accoppiata direttamente ad un alternatore di corrente. Il vapore viene poi condensato. La
combinazione di due circuiti garantisce una particolare sicurezza per il reattore.

4.2 Il reattore ad acqua bollente

Le centrali di Mühleberg e Leibstadt sono reattori ad acqua bollente.


Il contenitore del nocciolo del reattore è per 2/3 colmo d’acqua e il materiale fissile vi è
completamente immerso (Figura 3b)). L’acqua (con una temperatura di 215°C) entra dal
basso e, attraversando il nocciolo, assorbe il calore e parzialmente evapora. Il vapore saturo
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(con una temperatura di 283°C) viene condotto direttamente alla turbina e in seguito viene
ricondensato.

Il condensatore, dove il vapore cede il calore che non è stato trasformato in elettricità, a sua
volta si riscalda. Se l’acqua che viene usata per raffreddarlo viene prelevata da un fiume si
parla di raffreddamento a ciclo aperto (come a Beznau o Mühleberg). Se l’acqua proviene
invece da una torre di raffreddamento si parla di raffreddamento a ricircolazione (come a
Gösgen o Leibstadt). In questo caso l’acqua proveniente dal condensatore è condotta da
una torre di raffreddamento e fatta cadere come una doccia gigantesca. La corrente
dell’aria che dal basso sale verso l’alto la raffredda. L’acqua così raffreddata viene raccolta
e ricondotta al condensatore.

5. Le scorie radioattive

Combustibile iniziale Combustibile finale

235U (33 kg) 235U (8 kg)

+ prodotti di fissione (35 kg)


+ Isotopi di Pu (8.9 kg)
+ 236U (4.6 kg) + 237Np (0.5 kg)
+ 243Am (0.12 kg) + 244Cm (0.04 kg)

238U (967 kg) 238U (943 kg)

Fig.4: 1000 kg di uranio (235U e 238U) dopo 3 anni di uso come combustibile in un reattore.

Solitamente il materiale fissile viene sfruttato in un reattore per 3 o 4 anni. Durante questo
periodo di tempo la quantità di nuclei di uranio-235 diminuisce a causa delle reazioni di
fissioni producendo un impoverimento del combustibile. Contemporaneamente si formano
prodotti di fissione (una parte dei quali radioattivi) e plutonio-239 (Figura 4). Lo
smaltimento di tutti questi prodotti, detti comunemente scorie radioattive, può avvenire in
due modi:

− trattamento delle scorie per il recupero di uranio e plutonio


− immagazzinamento definitivo delle scorie come rifiuti.

5.1 Il trattamento delle scorie

Nel caso del riutilizzo parziale delle scorie, queste vengono dapprima provvisoriamente
immagazzinate in attesa che la loro attività diminuisca. In seguito l’uranio ed il plutonio
vengono chimicamente separati dal resto dei prodotti radioattivi e nuovamente riciclati
come combustibile. Il rimanente delle scorie viene poi definitivamente immagazzinato.
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5.2 L’immagazzinamento definitivo delle scorie

In questo caso tutte le scorie radioattive, dopo un immagazzinamento provvisorio, vengono


trattate come rifiuti. Per le scorie debolmente o mediamente radioattive con lunghi periodi
di dimezzamento non è possibile infatti attendere il loro decadimento e non si può neppure
semplicemente espellerle nell’ambiente esterno. Queste vengono dunque condizionate
prima del loro immagazzinamento definitivo. Per condizionamento si intende la
trasformazione (per esempio incenerimento, concentrazione, compattazione) in forma
trasportabile delle scorie. Per limitare al massimo l’eventuale contatto con l’acqua le scorie
vengono racchiuse in materiali solidificati come cemento, bitume o plastica, e vengono poi
rinchiuse ermeticamente in fusti d’acciaio e seppellite, a profondità opportune, in
formazioni geologiche particolarmente stabili.