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L’evoluzione del modello di atomo

Dalton (1803) Thomson (1898) Rutherford (1911) Bohr (1913)

Rutherford (1919) Heisenberg (1932)


L’evoluzione del modello di atomo
• William Crookes (1832-1919) scoprì i raggi
catodici e ideò il tubo elettronico che porta il
suo nome.

• Il tubo a raggi catodici consisteva in un cilindro


di vetro al cui interno veniva creato il vuoto. Ai
due estremi del cilindro, Crookes posizionò
due elettrodi (due piastre metalliche), uno
negativo chiamato catodo (che in greco
significa discesa), l'altro positivo chiamato
anodo (che in greco significa salita)

• Fra questi due elettrodi si applicava una


differenza di potenziale di circa 10000 volt.
Abbassando la pressione del gas all'interno
del tubo, il gas cominciava a condurre
corrente ed il tubo diventava luminoso
L’evoluzione del modello di atomo
FIGURA 2-6 Tubo a raggi catodici
L’evoluzione del modello di atomo

• Crookes mise all'interno una croce di Malta sulla traiettoria dei raggi e vide che sul vetro
del tubo si stagliava l'ombra della croce, dimostrando così che i raggi si propagano in
linea retta

• Egli mise sulla loro traiettoria un mulinello a pale e vide che questo si metteva a girare
quando veniva colpito dai raggi catodici

I raggi sono costituiti da entità che possiedono una massa


L’evoluzione del modello di atomo

• Infine pose sotto e sopra il fascio due piastre elettricamente cariche e di segno opposto,
notando che il fascio di raggi catodici veniva deviato verso la piastra positiva

I raggi hanno carica elettrica negativa

mente.
Modello atomico di Thomson (1898)
• Il fisico inglese Joseph John Thomson (1856-1940) svolse fondamentali ricerche sui raggi
catodici, definendone la natura corpuscolare

• Interpretò i risultati in termini di particelle aventi carica negativa e massa pari a 1/1840 di
quella dell'atomo di idrogeno

• Attraverso l'azione contemporanea di un campo elettrico e magnetico determinò il valore


del rapporto fra la sua carica (e) e la sua massa (m):

e / m = 1.76 × 108 C/g

È considerato lo scopritore
dell’elettrone
Diede anche il nome all’elettrone (dal
greco electron, ambra)
Si genera un raggio catodico quando si applica un’elevata differenza di potenziale elettrico (tensione elettrica) tra gli
elettrodi inseriti in un tubo in cui è stato fatto il vuoto. Un foro nell’anodo permette al raggio catodico di attraversare
questo elettrodo e di andare a colpire l’estremità del tubo rivestita di una sostanza che emette luce.
A. In assenza di un campo elettrico o magnetico esterno, il raggio catodico si propaga in linea retta.
B. Il raggio catodico devia in presenza di un campo magnetico esterno e quindi deve essere costituito da particelle
cariche.
C. In presenza di un campo elettrico esterno, il raggio catodico devia verso la placca positiva, e quindi la carica delle
particelle da cui è costituito deve essere negativa.
D. Qualunque sia il materiale di cui è fatto il catodo, il raggio catodico generato è identico e quindi queste particelle
devono fare parte di tutta la materia: particelle universali cariche negativamente.
Modello atomico di Thomson (1898)

• Nel modello atomico di Thomson si ammetteva che l'atomo, piuttosto che la


sferetta solida e compatta ipotizzata da Dalton, fosse un aggregato di
particelle più semplici. essendo ogni elemento di materia in condizioni normali
elettricamente neutro un atomo doveva essere caratterizzato da una carica
positiva uguale a quella negativa dei suoi elettroni

• Alla luce dei pochi dati sperimentali in suo possesso, Thomson ipotizzò che
l'atomo fosse costituito da una sfera omogenea carica di elettricità positiva in
cui gli elettroni erano distribuiti in maniera uniforme e senza una disposizione
spaziale particolare, come l’”uva in un panettone”
FIGURA 2-9 Il modello atomico a plum pudding
Misura della carica dell’elettrone
• Nel 1909 Robert Andrews Millikan (1868-1953) misurò la carica dell’elettrone

• Dato che Thomson aveva già misurato il rapporto e / m, fu possibile determinarne


la massa

Il valore trovato da Millikan 100 anni


fa differisce solo dell’1% da quello
conosciuto oggi:

e = -1.602 × 1019 C

Dal rapporto e / m, calcolato da


Thompson, si trova che:

m = 9.109 × 1031 kg
Misura della carica dell’elettrone

Esperimento della goccia d’olio di Millikan per misurare la carica dell’elettrone.


Il moto di una data goccia d’olio dipende dalla variazione del campo elettrico e dalla carica totale che essa porta, la
quale, a sua volta, dipende dal numero di elettroni catturati dalla goccia. Secondo il ragionamento di Millikan, la
carica totale della goccia doveva essere un multiplo, secondo un numero intero, della carica dell’elettrone.
Misura della carica dell’elettrone
Modello atomico di Rutherford (1911)

“Non ho la possibilità di vedere gli atomi poiché sono troppo


piccoli e non posso andare a frugare nel loro interno. Potrei
comunque trovare un mezzo capace ugualmente di dare una
risposta agli interrogativi riguardanti la costituzione interna
dell'edificio atomico.”

• Se si lancia una palla contro un ostacolo, da come essa rimbalza e dagli spostamenti
della sua traiettoria si possono trarre interessanti conclusioni sull'architettura
dell'ostacolo stesso

• Ernest Rutherford (1871-1937) pensò di sfruttare questo principio allo scopo di


studiare la composizione degli atomi.

• Egli lanciò le particelle  (atomi di elio privi dei due loro elettroni) come proiettili contro
una lamina di atomi d’oro e osservò in che modo essi avrebbero risposto
A. Secondo l’ipotesi basata sul modello a “panettone”, gli atomi sono costituiti da elettroni inclusi in materia diffusa,
carica positivamente, e quindi le particelle a in moto ad alta velocità dovrebbero attraversare il foglio d’oro subendo,
al massimo, piccole deviazioni.
B. Nell’esperimento, le particelle a dirette contro il foglio d’oro determinano l’emissione di un lampo di luce quando
attraversano gli atomi d’oro e vanno a colpire uno schermo rivestito da ZnS (un fosfòro).
C. I risultati reali mostrano piccole deviazioni sporadiche e grandi deviazioni molto infrequenti (1 particella a su
20000). Questo comportamento delle particelle a potrebbe aver luogo soltanto se una massa molto grande e una carica
positiva fossero concentrate in una piccola regione entro l’atomo, il nucleo.
Modello atomico di Rutherford (1911)

“Fu l’evento più incredibile che mi fosse mai capitato nella vita. Altrettanto incredibile che se
vi fosse capitato di sparare un proiettile su un pezzo di carta velina e questo fosse tornato
indietro a colpirvi.”
FIGURA 2-12 Spiegando i risultati di esperimenti di scattering di particelle α
Modello atomico di Rutherford (1911)

Diametro del nucleo: 10–15 m


Diametro dell’atomo: 10–910–10 m

• Il modello di atomo di Rutherford era detto planetario


• La maggior parte della massa è racchiusa nel nucleo,
dotato di carica positiva, con gli elettroni che gli ruotano
intorno per attrazione coulombiana, occupando il Rutherford diede il nome nucleo
restante volume atomico (dal latino nucleus, noce) alla
• Le dimensioni del nucleo sono circa 50000 volte inferiori ragione centrale dell’atomo
a quelle dell'atomo carica positivamente
Modello atomico di Rutherford (1911)

• Secondo la fisica classica, un elettrone in


movimento dovrebbe emettere radiazione
elettromagnetica, perdere energia e cadere
con moto spiraliforme sul nucleo

• L’atomo dovrebbe collassare (la spirale della


morte per l’elettrone!)

Perché gli atomi non collassano?


La fisica classica non ha risposte
La radioattività

La radioattività, o decadimento radioattivo, è un insieme di processi attraverso i


quali alcuni nuclei atomici instabili o radioattivi subiscono decadimento (o
trasmutazione) in un certo intervallo di tempo detto tempo di decadimento, in
nuclei di energia inferiore raggiungendo uno stato di maggiore stabilità

Il tempo di dimezzamento di un isotopo radioattivo è definito come


il tempo occorrente affinché la metà degli atomi di un campione dell'isotopo puro
decadano in un altro elemento

Nel decadimento radioattivo si ha l’emissione di


radiazione alfa (), beta (b) o gamma (g)

4.5  109 anni


238
92 U 
 23490Th + 42 He (α) + γ

0 
Th 
234
90
24.1 giorni
 234
91 Pa + 1 e (β)
La radioattività
La radioattività

Il termine catena di decadimento indica una serie


di decadimenti radioattivi di diversi isotopi legati tra
loro in una serie di trasformazioni

La maggior parte degli elementi radioattivi non


decade direttamente in un nucleo stabile, ma
passa piuttosto attraverso una serie di decadimenti
successivi fino a raggiungere un nuclide derivato
stabile (per l’isotopo 238U si arriva al 206Pb)
La radioattività
Tutti i nuclidi stabili cadono in una banda di
stabilità

Al di fuori di questa un nuclide non è stabile e


deve trasformarsi, in uno o più stadi, in un
nuclide stabile all'interno della fascia
(decadimento radioattivo)
La radioattività
• Le particelle alfa () sono formate da nuclei di elio (2 p, 2 n)
• Le particelle beta (b) sono formate da un fascio di elettroni velocissimi
• I raggi gamma (g) sono raggi elettromagnetici con lunghezza d’onda molto piccola e
frequenza molto alta
• Le particelle alfa possono venir fermate da un foglio di carta, le particelle beta dall'alluminio, i
raggi gamma da un blocco di piombo

Dato che possono penetrare ben dentro un


materiale, e hanno la capacità di
distruggere i legami chimici (anche del
nostro organismo), sono proprio i raggi
gamma che costituiscono il principale
pericolo quando si lavora con i materiali
radioattivi (e purtroppo, ci sono voluti molti
anni perché gli scienziati si accorgessero
dei rischi della radioattività...)
La radioattività
La radioattività
L’energia potenziale e la stabilità

L’energia potenziale si
trasforma in:

• Energia cinetica in una


cascata
• Energia elettromagnetica
(luminosa) in un atomo
• Energia termica (calore)
in una reazione chimica
L’energia potenziale e la stabilità
L’energia potenziale e la stabilità
L’energia potenziale e la stabilità

I pianeti più interni sentono


maggiormente l’attrazione gravita-
zionale del sole: per loro è più
difficile “scappar via” dal sistema
solare!
Più vicino un pianeta è al sole, più è
stabile!

• Alla situazione di maggior stabilità dei pianeti interni corrisponde un’energia potenziale
negativa

• Un pianeta a distanza infinita avrebbe un’energia nulla (nessuna interazione col sole)!
L’energia potenziale e la stabilità

iniziale finale

E > 0 Energia potenziale

• R =  E = 0 (nessuna interazione)

• R <  E < 0 (stabilizzazione)

Per allontanare un pianeta dal sole devo aumentare la sua


energia potenziale: devo, cioè, fornire energia (E > 0)!!
L’energia potenziale e la stabilità

• L’altitudine rispetto al suolo (0 m) può essere


considerata una misura della stabilità della palla
(l’elettrone)

• Come per la palla, le quote più stabili sono quelle


con “energia” negativa
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

• Quando un fascio di luce attraversa un


prisma trasparente, viene scomposto nelle
radiazioni di diversa  che lo costituiscono
(spettro continuo)

• La luce bianca (lampadina) è composta da


tutte le frequenze della luce visibile
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

La luce emessa dagli elementi


in fase gassosa è composta
soltanto da determinate
frequenze (spettro a righe)!!
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Spettro continuo e di emissione dell’idrogeno atomico


L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Lo spettro di emissione (o di assorbimento) degli elementi è sempre formato da un


numero discreto e discontinuo di radiazioni, caratteristico per ciascuno di essi

Ogni elemento
possiede uno spettro
a righe caratteristico
(impronta digitale
atomica)
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Spettro continuo, di emissione e di assorbimento dell’idrogeno atomico


L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Spettro continuo, di emissione e di assorbimento dell’idrogeno atomico


L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Un’onda elettromagnetica è caratterizzata dalla lunghezza d’onda () e dalla frequenza ()

• La lunghezza d’onda
rappresenta la distanza che
intercorre tra due massimi
successivi ed è misurata in metri
o nei suoi sottomultipli (per
esempio, nm)

• La frequenza  è il numero di
onde che passa in un punto
nell’unità di tempo ed è misurata
in s1 o Hertz (s1 = Hz)

 = c/

c = 3 ×108 m/s
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

L’energia di un’onda elettroma-


gnetica è proporzionale alla
frequenza  e inversamente
proporzionale alla lunghezza
d’onda:

E = h = hc/
con h costante di Planck
(6.6 × 10-34 J s)

 = c/
con c velocità della luce
(3.0 × 108 m s–1)
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

L’energia, come la materia, non è divisibile all’infinito ma solo fino ad una quantità minima ben
definita detta quanto

A CIASCUN QUANTO
È ASSOCIATA
UN’ENERGIA E = h

Secondo la fisica classica, Secondo la fisica quantistica,


l’energia può essere trasferita in l’energia viene acquistata o ceduta
modo continuo (quantità piccole solo in quanti o in multipli di essi
a piacere)
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

• Il calciatore è la nostra fonte di


eccitazione (il calore o la scarica
elettrica)

E • Per la fisica classica, dopo


l’eccitazione la palla si potrà trovare a
qualunque altezza rispetto al suolo e,
ricadendo allo stato fondamentale,
potrà emettere qualunque energia (o
E5/hc
lunghezza d’onda)
E4/hc

E3/hc
• Per la fisica quantistica, la palla potrà
tornare solo a ben determinati livelli di
E2/hc
energia, emettendo solo alcune
E1/hc energie (o lunghezze d’onda)
• L’altitudine rispetto al suolo (0 m) può essere considerata una misura della stabilità della
palla (l’elettrone). Come per la palla, le quote più stabili sono quelle con “energia” negativa

• Quando sposto (eccito) una palla dal fondo del pozzo (stato fondamentale) verso la
superficie (nessuna interazione con il nucleo) la differenza di altezza (E) ha segno
positivo (questo significa che devo spendere energia): si ha assorbimento
• Se dopo l’eccitazione lascio
andare la palla, questa tenderà
a ritornare verso il fondo del
pozzo (l’elettrone è attratto dal
nucleo)

• L’energia è riemessa dalla palla


sotto forma di energia cinetica
(dall’elettrone sotto forma di
radiazione elettromagnetica)

• La differenza di altezza (E) ha


segno negativo (questo significa
che l’energia è restituita): si ha
emissione

hc
ΔE  hν 
λ
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Nel suo modello atomico (1913), Bohr propose


regole assolutamente nuove:
1. L’elettrone si muove attorno al nucleo solo su
determinate orbite circolari a ciascuna delle quali
corrisponde un valore costante e ben determinato
dell’energia (stati stazioniari)

Niels Bohr (1885-1962) 2. Gli elettroni possono "saltare" da uno stato


stazionario ad un altro per interazione con la
radiazione elettromagnetica (transizioni elettroniche),
assorbendo o emettendo quantità fisse di energia
(quanti)
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

• Quando sposto un pianeta da una posizione


interna ad una esterna aumento la sua
energia potenziale (lo destabilizzo) e devo
fornire energia che viene assorbita dal
pianeta (assorbimento)

• Se lascio andare un pianeta dopo averlo


spostato all’esterno questo tenderà a
In un sistema atomico, l’energia è ritornare nella posizione originale (come un
fornita e riemessa sotto forma di oggetto attaccato ad una molla) riemettendo
radiazione elettromagnetica di l’energia assorbita sotto forma di energia
energia di frequenza hE, cinetica (emissione)
dove E è la differenza
energetica tra le orbite di arrivo e
partenza
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Nel 1913 Niels Bohr ipotizzò che, quando un atomo di idrogeno viene eccitato, l’elettrone
ritorna da uno stato eccitato (ad energia E2) allo stato fondamentale (ad energia E1),
emettendo l’energia sotto forma di radiazione: E = E2 – E1 = h


E2
Si pensava che gli spettri fossero meravigliosi, ma che non
E2
E1 E1 fosse possibile fare molti progressi in quel campo. Era come
osservare le ali di una farfalla, con la regolarità del disegno e
i loro bei colori: nessuno penserebbe di poter gettare le basi
della biologia partendo dalla colorazione delle ali di una
farfalla.”
E = E2 - E1=h
N. Bohr

Bohr calcolò anche il raggio della prima orbita (r1):

r1  5.29  1011 m  52.9 pm  0.529 Å (raggio di Bohr)

I raggi delle altre orbite sono:

r = r1  n2 = (0.529  n2 ) Å
Il modello Bohr per l’atomo di idrogeno
Le orbite:
• Sono circolari, fisse, non equidistanti
• Corrispondono a un dato livello di energia (o stato stazionario)
• Bohr trovò le distanze dal nucleo e le energie ponendo mvr = n  h/2p, con n
numero quantico (cioè un numero intero che va da 1 a )
• Hanno un determinato valore di energia, che dipende dal numero n
• Per n = 1 si ha lo stato più stabile (stato fondamentale con energia E = E1)
• Per n > 1 si hanno gli stati meno stabili (stati eccitati con energia E > E1)

All’aumentare di n:
• Aumenta la distanza dal nucleo: r = r1 × n2 con r1 = 0.529 Å (1 Å = 10–10 m)
• Aumenta l’energia: E = – E1/n2 con E1 = 1312 kJ/mol = 13.6 eV

L’energia è quantizzata!!
Il modello Bohr per l’atomo di idrogeno
Il modello Bohr per l’atomo di idrogeno

In questa analogia per i livelli energetici dell’atomo di idrogeno, un elettrone può assorbire un fotone e salire su un “gradino”
(stato stazionario) più alto o emettere un fotone e scendere su un “gradino” (stato stazionario) più basso. Ma l’elettrone non
può situarsi in una posizione intermedia tra i due gradini.
Il modello Bohr per l’atomo di idrogeno

Secondo il modello di Bohr, quando un elettrone cade da un’orbita esterna (più lontana dal nucleo) in un’orbita interna (più
vicina al nucleo), esso emette un fotone di specifica energia. È importante notare che ciascuna delle tre serie è caratterizzata
da una particolare orbita interna (un particolare valore di n1 nell’equazione di Rydberg). Il raggio dell’orbita è direttamente
proporzionale a n2. Sono mostrate soltanto le prime cinque orbite.
Approfondimento

Un elettrone ruota attorno ad un atomo come un pianeta attorno al sole


Nel caso più semplice di un elettrone che ruota attorno al nucleo di moto circolare uniforme, si osserva che
l'elettrone è in grado di rimanere in orbita attorno al nucleo solo se la forza elettrostatica risulta essere
controbilanciata dalla forza centrifuga dovuta allo stesso moto circolare uniforme

Se v è la velocità, m la massa ed e la carica di un elettrone e questo elettrone si muove attorno a un nucleo


con carica Ze (Z = 1 per l’idrogeno):

1 Ze 2 mv 2
Felettrostatica = Fcentrifuga =
4p0 r 2 r
Approfondimento

Poniamo la forza elettrostatica uguale alla forza centrifuga. Se l’elettrone si muove attorno a un
nucleo con carica Ze:

1 Ze 2 mv 2 1 m2 v 2r 2 h
=
2
Ze = mvr  n
4p0 r 2
r 4p0 mr 2π

1 2 n2h2 n2h2
Ze = 2 r  0
4p0 4p mr pmZe2

0 = 8.854 × 1012 C2 N1 m2


Per lo stato fondamentale dell’atomo di H (Z = 1; n = 1): m = 9.109 × 1031 kg

0h2
r1   5.29  1011 m  52.9 pm = 0.529 Å (raggio di Bohr)
pme 2

r = r1  n2 = (0.529  n2 ) Å
Approfondimento

9 r1 n = 1  r = r1 = 0.529 Å (raggio di Bohr)


n = 2  r = r1  4 = 2.116 Å
4 r1
n = 3  r = r1  9 = 4.761 Å
n = 4  r = r1  16 = 8.464 Å
r1
Approfondimento

L’energia totale di un elettrone che si muove con velocità v nel potenziale di un nucleo con carica Ze è:

1 1 Ze2 se (vedi pagina 1 Ze 2 mv 2 1 1 Ze2 1


E  mv 
2
= = mv 2
2 4p0 r precedente) 4p0 r 2 r 2 4p0 r 2

1 1 Ze2 1 Ze2 1 Ze2 n2h2


E   r  0
2 4p0 r 4p0 r 8p0 r pmZe2

1 mZ 2 e 4
E
8  0 2 n 2h 2

Per lo stato fondamentale dell’atomo di H (Z = 1; n = 1): 1 eV = 1.602 × 1019 J

me4
E=  2.179  10 18 J = 1312 kJ / mol  13.6 eV
8 0 h
2 2

1 1 1
E   E1  2  (2.179  10 18  2 ) J  ( 13.6  2 ) eV
n n n
–E1/16
Paschen
–E1/9

Balmer

–E1/4
1

Lyman

–E1 1
–E1/16
Paschen
–E1/9

Balmer

–E1/4

Lyman

–E1
Visione microscopica

Visione macroscopica Visione microscopica


Thomson (Premio Nobel per
la Fisica nel 1907) scopre
l’elettrone nel 1897

Rutherford (Premio Nobel per


la Chimica nel 1908) scopre il
protone nel 1919

Chadwick (Premio Nobel


per la Fisica nel 1935)
scopre il neutrone nel 1932
L’atomo di Bohr e la quantizzazione dell’energia

Insuccessi del modello di Bohr

• Non dà alcuna informazione sulle energie degli atomi non idrogenoidi (gli atomi degli
elementi con più di un elettrone)

• Non spiega la struttura fine degli spettri degli atomi idrogenoidi (gli atomi o gli ioni
con un elettrone, come He+, Li2+)

• Non c’è alcun criterio razionale per ripartire gli elettroni nelle loro orbite: perché non
tutti gli elettroni si sistemano nel livello energetico più basso?
L’equazione di Schrödinger e i livelli energetici degli atomi

Nel 1924, meditando sulle simmetrie della natura, Louis Victor de Broglie propose di
estendere all’elettrone il dualismo onda-particella che era stato dimostrato per la luce

c
E = mc 2
hν = (mc) c h = (mc) c
λ

“Un flusso di elettroni che attraversi un apertura abbastanza piccola, presenterà fenomeni di diffrazione.”
L. De Broglie

Nel 1924, il figlio di J. J. Thomson (che aveva dimostrato che l’elettrone


è una particella), George Paget Thomson – e indipendentemente
Davisson and Germer – dimostrarono che gli elettroni che passavano
attraverso lamine d’oro producevano una figura di diffrazione
(dimostrando così che l’elettrone si comporta come un’onda)
L’equazione di Schrödinger e i livelli energetici degli atomi

• Due anni dopo l'ipotesi di de Broglie, nel 1926, Erwin Schrödinger formulava la sua
celebre equazione, mai abbandonata per il calcolo delle proprietà degli atomi e delle
molecole, gettando così le basi della meccanica quantistica

• La base di questa teoria era che l’elettrone può essere descritto come fosse un’onda!

• Per questa regione, l’equazione è chiamata equazione d’onda

2   2  2  2 
 2 + + 2  +V = E
2m  x y 2
z 

Risolvendo l’equazione per un sistema microscopico si trova una funzione (d’onda) (x,y,z), che
costituisce una descrizione completa del sistema dato che tutti i suoi parametri (come l’energia),
sono deducibili da essa

Ad ogni funzione d’onda corrisponde uno stato elettronico con un’energia E

A ogni stato elettronico corrisponde un orbitale, che dà informazioni su dove è presente l’elettrone
L’equazione di Schrödinger e i livelli energetici degli atomi

(x,y,z) (r,,)

n, ,m(r,,) = Rn,(r)Y,m(,)

Rn,(r) = parte radiale della funzione d’onda


Y,m(,) = parte angolare della funzione d’onda
n, ,m = numeri quantici (interi)
L’equazione di Schrödinger e i livelli energetici degli atomi

Le soluzioni dell’equazione di Schrödinger sono del tipo n,,m cioè dipendono


da tre numeri interi n,  e m (numeri quantici)

• n (numero quantico principale): in relazione con la distanza (r) dell’elettrone dal


nucleo e, quindi, con la sua energia
n = 1, 2, 3, …, 
Corrisponde al numero quantico n dell’atomo di Bohr

 (numero quantico secondario o angolare): in relazione con la forma dell’orbita


dell’elettrone (orbitale)

 = 0, 1, 2, 3, …, (n–1)

• m (numero quantico magnetico): in relazione con l’orientazione dell’orbita dell’elettrone


(orbitale)
m = –, – + 1, …, 0, …, + – 1, +
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

• Ogni stato o livello elettronico (corrispondente a ciascun orbitale) viene


indicato da un numero (corrispondente al numero quantico n) e da una lettera
(in relazione al numero quantico )

• Il numero di orbitali per un dato valore di  è (2 +1); così esistono sempre 1
orbitale s ( = 0), 3 orbitali p ( = 1), 5 orbitali d ( = 2) e 7 orbitali f ( =
3): essi sono sempre isoenergetici o degeneri

Le lettere s, p, d e f derivano
 0 1 2 3 dall’analisi degli spettri atomici
s: sharp
Simbolo s p d f p: principal
d: diffuse
Orbitali 1 3 5 7
f: fundamental
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

1. Ogni combinazione del numero n e della lettera  caratterizza un


livello elettronico (a cui corrisponde un orbitale):

Orbitali s: 1s, 2s, 3s, 4s, 5s, 6s, 7s, …


Orbitali p: 2p, 3p, 4p, 5p, 6p, …
Orbitali d: 3d, 4d, 5d, …

2. I 3 orbitali p, i 5 orbitali d e i 7 orbitali f (stesso valore di  ma


differente valore di m) sono sempre isoenergetici o degeneri

3. Per un atomo di idrogeno l’energia dipende solo da n: cioè gli


orbitali ns, np e nd hanno la stessa energia!

4. Per gli atomi con più di un elettrone l’energia dipende da n e da : in


particolare, l’energia dell’orbitale s è inferiore a quella dell’orbitale p e
quella dell’orbitale p è inferiore a quella dell’orbitale d!
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

• Il primo orbitale s è quello 1s

• Il primo orbitale p è quello 2p

• Il primo orbitale d è quello 3d

• Il primo orbitale f è quello 4f

• Un dato valore di n caratterizza un livello (o stato) energetico

• I valori di  definiscono i sottolivelli energetici

• A ciascun sottolivello appartengono un certo numero di orbitali


• Orbitali con la stessa energia si dicono degeneri o isoenergetici
Orbitali atomici
n  m Orbitali N° orbitali

1 0 0 1s 1

2 0 0 2s 1

2 1 -1, 0, +1 2p 3

3 0 0 3s 1

3 1 -1, 0, +1 3p 3

3 2 -2, -1, 0 ,+1, +2 3d 5

4 0 0 4s 1

4 1 -1, 0, +1 4p 3

4 2 -2, -1, 0 ,+1, +2 4d 5

4 3 -3, -2, -1, 0 , +1, +2, +3 4f 7


L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

• Per un atomo di idrogeno il livello fondamentale è quello 1s

• La funzione d’onda corrispondente è 1s(r,,) e il suo quadrato, 2(r,,), rappresenta


la probabilità di trovare l’elettrone in un punto dello spazio

r1

r1  0.529  10–10 m  0.529 Å (raggio di Bohr)


L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

FIGURA 9-31 Analogia tra le freccette e l’orbitale 1s

Un’orbitale è la
regione dello spazio in
cui si ha il 90% (o il
99%) di probabilità di
trovare l’elettrone
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

L’ape (elettrone) che


vola su un prato
verde (spazio) con
un fiore (nucleo)
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

3dx2 –y2 3dxy 3dyz 3dxz

3dz2
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

Approfondimento
L’equazione di Schrödinger e gli orbitali atomici

In un atomo di idrogeno l’energia


degli orbitali s, p e d corrispondenti
ad un dato valore di n è la stessa
(gli orbitali sono degeneri)!!

s=p=d

Per questo il modello di Bohr


era in grado di spiegare l’atomo
di idrogeno (l’energia dipende
solo dal numero quantico n!)
Gli atomi polielettronici

Per elementi con Z > 1, gli orbitali corrispondenti ad uno stesso valore di n
non sono più degeneri, cioè non hanno più la stessa energia, ma l’ordine
di energia è:

s<p<d

Si perde la degenerazione orbitalica!!


Gli atomi polielettronici

3s = 3p = 3d

2s = 2p Anche se le orbite non sono più circolari,


possiamo rappresentare attraverso delle
1s orbite la distanza più probabile di un
elettrone dal nucleo quando si trova negli
orbitali 1s, 2s, 2p, 3s, 3p e 3d
dell’idrogeno (modello di Bohr)

Per l’atomo di idrogeno le distanze per


gli orbitali 2s e 2p da una parte, e 3s, 3p
e 3d dall’altra coincidono e, quindi,
anche le loro energie sono uguali

Idrogeno (H)
Gli atomi polielettronici

3p
3d
3s
2p
2s Per tutti gli altri atomi (con più di un
1s elettrone) le distanze per gli orbitali
2s e 2p da una parte, e 3s, 3p e 3d
dall’altra non coincidono più e, quindi,
l’ordine delle energie sarà: 2s < 2p <<
3s < 3p < 3d

Inoltre, aumenta il numero di


transizioni atteso rispetto all’atomo di
idrogeno

Tutti gli altri atomi


Gli atomi polielettronici

Gli elettroni negli orbitali s stanno in media


più vicino al nucleo e questo li stabilizza
rispetto a quelli negli orbitali p e d

Questo può causare delle inversioni tra livelli


con diverso valore di n (per esempio, 4s e
3d)!!
Gli atomi polielettronici

FIGURA 9-33 Diagramma dell’energia degli orbitali dei primi tre gusci elettronici
Gli atomi polielettronici
Gli atomi polielettronici

n+ =1
n+ =2
n+ =3
n+ =4 Regola di Madelung
n+ =5
n+ =6 L’energia degli orbitali cresce con ll
n+ =7
n+ =8 valore della La somma (n + )!

A parità di (n + ) sono più stabili


gli orbitali con n più basso!

L’ordine di riempimento degli orbitali è:


1s < 2s < 2p < 3s < 3p < 4s < 3d < 4p < 5s < 4d < 5p < 6s < 4f < 5d < 6p < 7s < 5f < 6d < 7p
Gli atomi polielettronici

• L’elettrone si comporta come una


sfera che ruota attorno al proprio asse
in senso orario e antiorario

• All’elettrone viene associato un


ulteriore numero quantico di spin
(ms) che può avere solo due valori

ms = – 1/2, +1/2
• I due valori di ms si rappresentano
con una freccetta verso l’alto ( ) o
verso il basso ( )

In ogni orbitale possono essere ospitati solo due elettroni con spin
antiparallelo
Esercizi
• Quale frequenza possiede un’oda elettromagnetica di lunghezza d’onda pari a 468 nm?
Considerare che la velocità della luce nel vuoto è uguale a c = 3  108 m/s. [6.4  1016 Hz]

• Selezionare la risposta corretta e spiegare le ragioni. Un elettrone con n = 3 e m = 0: (a)


deve avere ms = +1/2; (b) deve avere  = 1; (c) può avere  = 0, 1, 2; (d) deve avere  = 2.
[no, no, sì, no]

• Quali orbitali possiedono questi numeri quantici: (a) n = 3,  = 2; (b) n = 2,  = 0; m = 0; (c)


n = 4,  = 1; m = 1.

• (a) Disegnare con criterio i tre orbitali 2p e 3p; (b) disegnare con criterio gli orbitali 2s, 3s e
4s.

• Mettere in ordine di energia crescente: (a) gli orbitali 4p, 5s, 4f e 4d; (b) gli orbitali 3d, 5s, 5p,
2s e 4d.
Le configurazioni elettroniche

Come si dispongono gli elettroni di un atomo negli orbitali?


Il principio di costruzione della configurazione elettronica con la minima energia
per un atomo si dice Aufbau (dalla parola tedesca ‘costruzione’)

• Principio di minima energia: allo stato fondamentale, l’elettrone occupa il livello (cioè
l’orbitale disponibile) che ha la minima energia

• Principio di esclusione di Pauli: un orbitale può contenere al massimo una coppia di


elettroni con spin appaiati o antiparalleli

• Regola di Hund: due o più elettroni occupano il maggior numero possibile di orbitali con la
stessa energia (orbitali degeneri) assumendo lo stesso numero quantico di spin per una
disposizione a spin paralleli
Le configurazioni elettroniche
Le configurazioni elettroniche
Le configurazioni elettroniche
Le configurazioni elettroniche
Le configurazioni elettroniche

Gli elettroni che occupano il livello energetico (o strato) più esterno


definiscono la configurazione elettronica esterna di ciascun elemento

Es. Li [He] 2s1 Elettroni esterni = 1


Es. Be [He] 2s2 Elettroni esterni = 2
Es. B [He] 2s2 2p1 Elettroni esterni = 3
Es. C [He] 2s2 2p2 Elettroni esterni = 4
Es. N [He] 2s2 2p3 Elettroni esterni = 5
Es. O [He] 2s2 2p4 Elettroni esterni = 6
Es. F [He] 2s2 2p5 Elettroni esterni = 7
Es. Ne [He] 2s2 2p6 Elettroni esterni = 8
Le configurazioni elettroniche

Elementi appartenenti ad uno stessa


colonna (o gruppo) della tavola periodica
sono caratterizzati da una stessa
configurazione elettronica del livello esterno

• Il Li è [He] 2s1 e il Na [Ne] 3s1

• Il Mg è [Ne] 3s2 e il Ca [Ar] 4s2

• Il B è [He] 2s2 2p1 e l’Al [Ne] 3s2 3p1

• Il C è [He] 2s2 2p2 e il Si [Ne] 3s2 3p2

• L’N è [He] 2s2 2p3 e il P [Ne] 3s2 3p3

• L’O è [He] 2s2 2p4 e lo S [Ne] 3s2 3p4

• Il F è [He] 2s2 2p5 e il Cl [Ne] 3s2 3p5


Le configurazioni elettroniche

• Gli elettroni dei livelli energetici più interni sono fortemente legati al nucleo

• Gli elettroni dei livelli energetici più esterni detti elettroni di valenza, sono
attratti con minore intensità dal nucleo e possono essere rimossi con relativa
facilità

Gli atomi interagiscono tra loro per formare legami


chimici mediante i rispettivi elettroni di valenza
Gli elettroni di valenza caratterizzano il comporta-
mento chimico degli elementi
Le configurazioni elettroniche (elettroni di valenza)

I pianeti più interni sentono


maggiormente l’attrazione
gravitazionale del sole: per
loro è più difficile “scappar
via” dal sistema solare!

Più vicino un pianeta è al sole,


più è stabile!
Le configurazioni elettroniche (elettroni di valenza)
Le configurazioni elettroniche (elettroni di valenza)
Le configurazioni elettroniche (elettroni di valenza)
1 2
3 4 5 6 7 8

Nel calcolo degli elettroni di valenza si possono trascurare, in prima


approssimazione, gli elettroni negli orbitali d!!
La tavola periodica
La tavola periodica

4. La tavola periodica

Nel 1869 Mendeleev e Meyer, in modo indipendente,


proposero una legge periodica: quando gli elementi
sono disposti in ordine crescente di massa atomica,
alcune proprietà ricorrono con periodicità

• Mendeleev classificò gli elementi allora noti in base al


peso atomico e alle loro proprietà chimiche e fisiche in un
sistema di righe orizzontali e verticali, che prese il nome
di tavola periodica

• In tal modo le righe verticali (gruppi) presentavano


elementi che dimostravano grandi affinità di
comportamento e di caratteristiche chimiche e fisiche

• Egli lasciò alcune caselle vuote, sostenendo che i relativi Dmitrji Ivanovich
elementi sarebbero stati scoperti di lì a poco Mendeleev (1834-1907)
La tavola periodica
Il 6 marzo 1869 Mendeleev presentò la relazione La relazione fra le proprietà dei pesi
atomici degli elementi alla Società Chimica Russa, una memoria che fu poi pubblicata nella
rivista tedesca Zeitschrift für Chemie

1. Disponendo gli elementi nelle colonne con


peso atomico crescente, in modo che le righe
contengano elementi simili, si ottiene la seguente
tavola che permette di fare predizioni generali.
2. Elementi con proprietà simili hanno peso
atomico simile (Pt, Ir, Os) o che cresce con
regolarità (K, Rb, Cs).
3. La disposizione degli elementi corrisponde alla
loro valenza e, in qualche modo, alle loro
proprietà chimiche (p. es. Li, Be, B, C, N, O, F).
……………….

Il valore del peso atomico determina il carattere


dell’elemento. Ci sono elementi sconosciuti, simili
a Al e Si, con peso atomico nell’intervallo 65-75.
La tavola periodica

Nel 1875 il chimico francese Paul


Émile (François) Lecoq de
Boisbaudran (1838-1912) scoprì,
attraverso l'analisi spettroscopica, un
nuovo metallo, che chiamò 'gallio‘

Mendeleev comprese subito che il


gallio doveva essere l'eka-alluminio

La cosa sorprendente era, tuttavia, che la determinazione della densità del Ga effettuata da
Lecoq de Boisbaudran aveva dato un valore di 4.7 g/cm3 invece del valore previsto da
Mendeleev, che era intorno a 5.9 g/cm3

Quando lo scienziato francese ripeté le sue analisi, prendendo maggiori precauzioni


sperimentali, ottenne una densità di 5.935 g/cm3!!
La tavola periodica

Nel 1886 fu consegnato a Clemens


Alexander Winkler (1838-1904) un
nuovo minerale proveniente dalla
miniera Himmelsfürst, situata nei pressi
70 di Freiberg, la città che ospitava
l’università in cui Winkler lavorava

I chimici sapevano che questo


minerale, chiamato poi argirodite,
conteneva argento e zolfo

Analizzando il minerale, Winkler scoprì che i componenti fino ad allora rinvenuti costituivano il
93-94% circa della sua massa totale, il che gli suggerì la possibile presenza di un elemento
fino ad allora sconosciuto

Dopo diverse fasi di purificazione chimica, durate diversi mesi, Winkler riuscì ad isolare
questo nuovo elemento, battezzato in seguito germanio (Ge), e il 6 febbraio 1886 e pubblicò i
suoi risultati

La formula dell’argirodite è Ag8GeS6


La tavola periodica
La tavola periodica
La tavola periodica
Metalli alcalini Gas nobili

Metalli alcalino-terrosi Alogeni Gruppi principali

Metalli di transizione

Gruppi principali Lantanidi ed attinidi


NUMERO PESO
ATOMICO ATOMICO
PUNTO DI
FUSIONE (°C)
29 63,546
STATI DI
2,1 OSSIDAZIONE
1084,62
PUNTO DI
EBOLLIZIONE (°C) 2562
8,96 Cu SIMBOLO
DENSITA' 10 1
[Ar] 3d 4s
-3
(g cm ) Rame CONFIGURAZIONE
ELETTRONICA

PROPRIETA' STRUTTURA
ACIDO-BASE CRISTALLINA
SIMBOLO ELETTRONEGATIVITA'
(PAULING)
RAGGIO ATOMICO
(pm) Cu ENERGIA DI PRIMA
-1
157 1,9 IONIZZAZIONE (kJ mol )
RAGGIO
117 745, 0
COVALENTE (pm) CALORE DI FUSIONE
72 (+2) 13,01 -1
(kJ mol )
RAGGIO IONICO (pm) 96 (+1) 304,6
7,09 CALORE DI
401 -1
VOLUME ATOMICO 2,1 VAPORIZZAZIONE (kJ mol )
1,673
-3 -1
(cm mol ) 119,2 0,385 CONDUCIBILITA'
-1 -1
TERMICA A 25 °C (W m K )
STATO DI OSSIDAZIONE
NEGLI OSSIDI RESISTIVITA' ELETTRICA
-1 -1
AFFINITA' ELETTRONICA (kJ mol )
-1 A 20 °C (W m K )
CALORE SPECIFICO
-1 -1
A 25 °C (J g K )
La tavola periodica
La tavola periodica
La tavola periodica
La tavola periodica e il carattere metallico

La gradazione nel comportamento metallico tra gli elementi è rappresentata come gradazione
dell’ombreggiatura da sinistra in basso a destra in alto, con frecce che indicano il verso dell’aumento.
Gli elementi che si comportano come metalli compaiono in basso a sinistra (l’idrogeno, essendo un non
metallo, compare vicino all’elio in questa tavola periodica).
La tavola periodica e il carattere metallico

Conducibilità elettrica bassa ma non nulla


Proprietà intermedie fra metalli e non metalli
La tavola periodica e il carattere metallico

Metalli Non metalli


Buoni conduttori elettrici Scarsi conduttori elettrici
Duttili Non duttili
Malleabili Non malleabili
Lucenti
In genere: solidi In genere: solidi, liquidi, gas
elevati punti di fusione bassi punti di fusione
buoni conduttori termici cattivi conduttori termici
Esercizi
• Scrivere le configurazioni elettroniche (complete) dei seguenti elementi: Na, F, Ar e V

• Scrivere le configurazioni elettroniche (esterne o di valenza) dei seguenti elementi: Cl, C,


Mg e K.

• Disporre gli elettroni negli orbitali per i seguenti elementi: Be, Al, S e Fe.

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