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FASI DELLA PROGETTAZIONE STRUTTURALE: T.A.

e SLU
I principali riferimenti normativi per lo svolgimento di un progetto strutturale, oggi, risultano
essere:
• le Norme Tecniche per le costruzioni NTC 2018 approvate con il decreto MIT del 17
gennaio 2018, pubblicate sulla Serie Generale n. 42 del 20-2-2018 e che fa riferiemnto
alla vecchia circolare applicativa in attesa della nuova.
• gli Eurocodici (Eurocode 2 e 8 in particolare).
Il criterio di verifica attualmente previsto dalle normative europee e nazionali è il “metodo
semiprobabilistico agli stati limite”, il quale ha sostituito la metodologia tradizionale di verifica
detta “alle tensioni ammissibili”, previsto fino al D.M. del 96. Relativamente ai metodi di calcolo, è
d'obbligo dunque il metodo agli stati limite. Nelle NTC08, per le costruzioni di tipo 1 (VN ≤10
anni) e tipo 2 (50 anni ≤ VN <100 anni) e Classe d’uso I e II, limitatamente a siti ricadenti in Zona
4, era ancora ammesso il metodo di verifica alle tensioni ammissibili. Con le nuove Norme
tecniche, qualsiasi riferimento a questo metodo è stato abolito.
(riferimento cap 2)
STATI LIMITE
Oggigiorno il metodo di verifica adottato è dunque quello agli Stati Limite. Gli stati limite sono
quelle condizioni superate le quali la struttura non soddisfa più le esigenze per la quale è stata
progettata. Si dividono in:
-­‐ Stati limite di esercizio SLE
-­‐ Stati limite ultimi SLU
I primi corrispondono a stati oltre i quali non risultano più soddisfatti i requisiti di esercizio
prescritti, possono essere reversibili o irreversibili e riguardano le esigenze di una utilizzazione
normale dell’opera, quindi sono legati ad esigenze di funzionalità nell’impiego normale o di durata:
-­‐ Eccessive fessurazioni;
-­‐ Eccessive deformazioni o spostamento;
-­‐ Eccessiva corrosione o degrado dei materiali.
Più nel dettaglio sono elencati al paragrafo 2.2.2. i principali Stati Limite di Esercizio:

-­‐ danneggiamenti locali (ad es. eccessiva fessurazione del calcestruzzo) che possano ridurre la
durabilità della struttura, la sua efficienza o il suo aspetto;
-­‐ spostamenti e deformazioni che possano limitare l’uso della costruzione, la sua efficienza e
il suo aspetto;
-­‐ spostamenti e deformazioni che possano compromettere l’efficienza e l’aspetto di elementi
non strutturali, impianti, macchinari;
-­‐ vibrazioni che possano compromettere l’uso della costruzione;
-­‐ danni per fatica che possano compromettere la durabilità;
-­‐ corrosione e/o degrado dei materiali in funzione del tempo e dell’ambiente di esposizione
che possano compromettere la durabilità.
Altri stati limite sono considerati in relazione alle specificità delle singole opere; in presenza di
azioni sismiche, gli Stati Limite d’Esercizio comprendono lo SLO e SLD come precisato nel §
3.2.1.

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I secondi stati limite (SLU) sono quelli associati al collasso o ad altre forme di cedimento strutturale
che possono mettere in pericolo la sicurezza delle persone, quindi corrispondono al valore estremo
della capacità portante per la struttura nel suo complesso:
-­‐ Perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte;
-­‐ Spostamenti e deformazioni eccessive;
-­‐ Raggiungimento della massima capacità resistente;
-­‐ Raggiungimento dei meccanismi di collasso nei terreni;
-­‐ Rottura per fatica.
I principali Stati Limite Ultimi elencati nel paragrafo 2.2.1 sono:
-­‐ perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte, considerati come corpi rigidi;
-­‐ spostamenti o deformazioni eccessive;
-­‐ raggiungimento della massima capacità di parti di strutture, collegamenti, fondazioni;
-­‐ raggiungimento della massima capacità della struttura nel suo insieme;
-­‐ raggiungimento di una condizione di cinematismo irreversibile;
-­‐ raggiungimento di meccanismi di collasso nei terreni;
-­‐ rottura di membrature e collegamenti per fatica;
-­‐ rottura di membrature e collegamenti per altri effetti dipendenti dal tempo;
-­‐ instabilità di parti della struttura o del suo insieme;
Altri stati limite ultimi sono considerati in relazione alle specificità delle singole opere; in presenza
di azioni sismiche, gli Stati Limite Ultimi comprendono gli Stati Limite di salvaguardia della Vita
(SLV) e gli Stati Limite di prevenzione del Collasso (SLC), come precisato nel § 3.2.1.
Il metodo di verifica semiprobabilistico agli stati limite evidenzia nella sua stessa definizione
l’attenzione al fatto che il comportamento delle strutture dipende da grandezze aleatorie, che
riguardano sia la resistenza dei materiali, sia l’intensità ed il tipo di permanenza delle azioni (carichi
di breve o lunga durata, carichi ciclici), sia la geometria della struttura, sia l’adeguatezza dei metodi
di calcolo adottati. La verifica di sicurezza nei confronti dei vari stati limite consiste nell’accertare
che i valori delle sollecitazioni prodotte dalle azioni di calcolo Ed non superino le resistenze di
calcolo Rd. Il valore di progetto delle resistenze di un dato materiale Xd è a sua volta funzione del
valore di resistenza caratteristico per cui Xd=Xk/γm dove γm è il fattore associato alla resistenza
del materiale. Il valore di progetto di ciascuna delle azioni agenti sulla struttura Fd è ottenuta dal
suo valore caratteristico Fk amplificato del fattore parziale relativo alle azioni γF, Fd=γF·Fk. Quindi
le resistenze vengono ridotte da opportuni coefficienti, mentre le azioni vengono amplificate tramite
γF per tener conto delle incertezze e garantire una certa probabilità di collasso strutturale.
Le principali fasi costruttive che intervengono nella progettazione di un elemento strutturale, in
generale, possono essere sintetizzate nei seguenti step:

a) Rilievo ed indagini in sito;


b) Scelta dei materiali;
c) Individuazione della zona sismica;
d) Definizione del sistema costruttivo;
e) Analisi del sistema architettonico e schema strutturale;
f) Determinazione dell’azione sismica (in relazione agli stati limite da garantire);
g) Predimensionamento degli elementi strutturali;
h) Analisi dei carichi;
i) Calcolo pesi sismici;
j) Verifiche di regolarità (nel caso di strutture in elevazione);
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k) Combinazioni di carico;
l) Modellazione strutturale;
m) Calcolo degli spostamenti e delle sollecitazioni;
n) Verifiche in esercizio;
o) Verifiche in condizioni ultime.

Facendo riferimento, ad esempio, al progetto di un edificio multipiano in calcestruzzo armato per


civile abitazione, e riferendosi ai criteri validi oggi per la progettazione strutturale,il punto di
partenza dell’esperienza progettuale è sicuramente rappresentato da uno studio preliminare
dell’opera, effettuando in primo luogo studi ed indagini geotecniche al fine di caratterizzare, dal
punto di vista fisico-meccanico, quella parte del sottosuolo che influenza il comportamento
dell’opera in progetto. Dovranno essere considerati: costituzione del sottosuolo e geometria delle
stratificazioni; presenza e regime delle acque sotterranee; proprietà fisico meccaniche dei terreni;
stato tensionale attuale e passato, etc. Tutti questi elementi devono essere determinati attraverso un
complesso di indagini, atti alla caratterizzazione geotecnica del sottosuolo ed alla definizione della
tipologia strutturale di fondazione da utilizzare per l’opera in questione.

I materiali utilizzati in genere per la tipologia strutturale in questione sono:


• Il Calcestruzzo: per una struttura che rientra nella categoria di edifici ordinari, viene definito
come classe C25/30 (fck = 25 N/mm2, Rck = 30N/mm2) [tabella 4.1.I NTC] e la cui resistenza
di calcolo a compressione fcd è definita come al punto 4.1.2.1.1.1 NTC: fcd =αccfck / γc
• L’Acciaio: le caratteristiche dell’acciaio per il cemento armato sono contenute al ¶ 11.3.2
NTC, dove è prescritto un unico tipo di acciaio che è il B450C.
Premesso che nella progettazione bisogna seguire quanto più possibile i principi di semplicità
strutturale, uniformità e simmetria, sulla base del progetto architettonico dell’opera e sulla
previsione della richiesta sismica locale, si sceglie la tipologia strutturale più idonea (struttura a
telaio, telaio – pareti, etc.) e la classe di duttilità con cui voler progettare.
Per fronteggiare al sisma infatti, occorre fornire alla struttura una sufficiente resistenza, ma anche
una adeguata duttilità; entrambe comportano un costo: le norme sismiche più recenti consentono al
progettista di dosarle opportunamente, conferendo maggiore duttilità (curando particolarmente la
duttilità locale ed il comportamento globale) e minore resistenza (usando un fattore di struttura più
alto) o viceversa, minore duttilità e maggiore resistenza. Ciò viene fatto secondo quanto prescritto
dalle NTC 18 al capitolo 7, collocando la struttura in una classe di duttilità alta (CD”A”) o bassa
(CD”B”). La differenza sostanziale tra le due classi riguarda l’entità delle plasticizzazioni che la
struttura dovrà sopportare, ma anche la loro distribuzione.
Il calcolo dell’azione sismica locale e degli spettri, si sviluppa nei seguenti passi:
1. Fissare la vita nominale della struttura VN [2.4.1 NTC];
2. Fissare la classe d’uso e il relativo coefficiente d’uso cu in relazione alla destinazione d’uso
dell’edificio [2.4.2 NTC];
3. Calcolare la vita di riferimento [VR] per l’azione sismica;
4. Definire gli stati limite di interesse e probabilità di superamento della VR;
5. Calcolo del periodo di ritorno TR, definito in relazione ai parametri PVR e VR, con cui è
possibile risalire ai tre parametri fondamentali ag, F0 e TC* relativi alla coordinate del sito,
che consentono di costruire gli spettri;
6. Classificazione del tipo di suolo, svolta in base ai valori della velocità VS,30 di propagazione
delle onde di taglio entro i primi 30 m [Eq. 3.2.1 NTC];
7. Calcolo del coefficiente che tiene conto degli effetti di sito [S] tramite l’Equ. 3.2.3 NTC;
8. Calcolo degli spettri elastici, in relazione alle equazioni riportate al ¶ 3.2.3.2.

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9. Calcolo degli spettri di progetto, definendo inoltre il fattore di struttura q come descritto al ¶
7.3.1 della NTC.
La struttura durante il sisma con l'evolversi delle plasticizzazioni varia la rigidezza laterale
prendendo un' azione più piccola, per tener conto della variazione di rigidezza dovrebbero essere
fatte analisi non lineari che sono da preferirsi solo nel caso di verifiche di edifici esistenti ma per
godere dei vantaggi dell' elasticità e per avere un metodo di progetto la norma ci consente di fare
delle analisi lineari considerando la capacità plastica della struttura mediante il fattore di struttura q.
Sulla base dello schema architettonico si possono calcolare i carichi degli elementi non strutturali,
quali possono essere solai, balconi, tamponature.
Per quanto riguarda la definizione degli elementi strutturali, si effettua un predimensionamento
ipotizzando le dimensioni della struttura arbitrariamente, per poi verificare se esso sia idoneo a
soddisfare lo stato limite di danno [7.3.6.1]: ad esempio, per tamponamenti collegati rigidamente
alla struttura che interferiscono con la deformabilità della stessa, deve verificarsi che lo spostamento
di interpiano dr sia inferiore a 0,005 h per tamponature fragili, e inferiore a 0,0075 h per
tamponature duttili.
La verifica degli elementi strutturali si può ritenere soddisfatta quando gli spostamenti di interpiano,
ottenuti dall’analisi in presenza dell’azione sismica di progetto relativa allo SLD, siano inferiori ai
limiti riportati nella norma.
In questo modo abbiamo eseguito un predimensionamento rapido ed efficace, poiché basato su una
verifica da norma. Le dimensioni delle travi e dei pilastri inizialmente le stabiliamo noi, per poi
variarle in modo opportuno affinché le verifiche siano soddisfatte. Tale verifica è stata introdotta al
fine di evitare che ci siano grossi danneggiamenti all’edificio sotto azioni sismiche di bassa entità e
per economizzare il progetto della struttura. Note le dimensioni degli elementi strutturali, è
possibile eseguire in maniera rigorosa l’analisi dei carichi e la valutazione dei pesi sismici e delle
masse, dovendo effettuare una analisi sismica.
Nella progettazione bisogna seguire quanto più possibile i criteri di regolarità.
Infatti in funzione della regolarità di un edificio [7.2.2 NTC] saranno richieste scelte diverse in
relazione al metodo di analisi e ad altri parametri di progetto.
Regolarità-pianta
Per quanto riguarda gli edifici, una costruzione è regolare in pianta se tutte le seguenti condizioni
sono rispettate:
a) la distribuzione di masse e rigidezze è approssimativamente simmetrica rispetto a due direzioni
ortogonali e la forma in pianta è compatta, ossia il contorno di ogni orizzontamento è convesso; il
requisito può ritenersi soddisfatto, anche in presenza di rientranze in pianta, quando esse non
influenzano significativamente la rigidezza nel piano dell’orizzontamento e, per ogni rientranza,
l’area compresa tra il perimetro dell’orizzontamento e la linea convessa circoscritta
all’orizzontamento non supera il 5% dell’area dell’orizzontamento;
b) il rapporto tra i lati del rettangolo circoscritto alla pianta di ogni orizzontamento è inferiore a 4;
c) ciascun orizzontamento ha una rigidezza nel proprio piano tanto maggiore della corrispondente
rigidezza degli elementi strutturali verticali da potersi assumere che la sua deformazione in pianta
influenzi in modo trascurabile la distribuzione delle azioni sismiche tra questi ultimi e ha resistenza
sufficiente a garantire l’efficacia di tale distribuzione.

Regolarità-elevazione
Sempre riferendosi agli edifici, una costruzione è regolare in altezza se tutte le seguenti condizioni
sono rispettate:
e) tutti i sistemi resistenti alle azioni orizzontali si estendono per tutta l’altezza della costruzione o,
se sono presenti parti aventi differenti altezze, fino alla sommità della rispettiva parte dell’edificio;
d) massa e rigidezza rimangono costanti o variano gradualmente, senza bruschi cambiamenti, dalla
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base alla sommità della costruzione (le variazioni di massa da un orizzontamento all’altro non
superano il 25%, la rigidezza non si riduce da un orizzontamento a quello sovrastante più del 30% e
non aumenta più del 10%); ai fini della rigidezza si possono considerare regolari in altezza strutture
dotate di pareti o nuclei in c.a. o di pareti e nuclei in muratura di sezione costante sull’altezza o di
telai controventati in acciaio, ai quali sia affidato almeno il 50% dell’azione sismica alla base;
f) il rapporto tra la capacità e la domanda allo SLV non è significativamente diverso, in termini di
resistenza, per orizzontamenti successivi (tale rapporto, calcolato per un generico orizzontamento,
non deve differire più del 30% dall’analogo rapporto calcolato per l’orizzontamento adiacente); può
fare eccezione l’ultimo orizzontamento di strutture intelaiate di almeno tre orizzontamenti;
g) eventuali restringimenti della sezione orizzontale della costruzione avvengano con continuità da
un orizzontamento al successivo; oppure avvengano in modo che il rientro di un orizzontamento
non superi il 10% della dimensione corrispondente all’orizzontamento immediatamente sottostante,
né il 30% della dimensione corrispondente al primo orizzontamento. Fa eccezione l’ultimo
orizzontamento di costruzioni di almeno quattro orizzontamenti, per il quale non sono previste
limitazioni di restringimento.
Se l’edificio risponde ai requisiti suddetti di regolarità, è possibile scegliere una dei 4 tipi di analisi
previste dalla norma:
• Analisi statica lineare;
• Analisi statica non lineare;
• Analisi dinamica lineare;
• Analisi dinamica non lineare.
In caso contrario, il progettista è chiamato a svolgere obbligatoriamente analisi dinamiche.
Relativamente alla disposizione dei pilastri, inoltre, l’esperienza suggerisce di orientarli per quanto
possibile, per il 50% un una direzione e per l’altro 50% nella direzione ortogonale ed in maniera
tale da centrifugare il più possibile le rigidezze laterali.
Scelta l’analisi da condurre, si passa alla modellazione della struttura tramite un programma di
calcolo, che è particolarmente consigliato nel caso di analisi dinamiche.
Le combinazioni delle azioni ai fini delle verifiche sono (par 2.5.3):

- Combinazione fondamentale, generalmente impiegata per gli stati limite ultimi (SLU):
gG1×G1 + gG2×G2 + gP×P + gQ1×Qk1 + gQ2×y02×Qk2 + gQ3×y03×Qk3 +.. (2.5.1)
- Combinazione caratteristica (rara), generalmente impiegata per gli stati limite di esercizio (SLE)
irreversibili, da utilizzarsi nelle verifiche alle tensioni ammissibili di cui al § 2.7:
G1 + G2 + P + Qk1 + y02×Qk2 + y03×Qk3+ … (2.5.2)
- Combinazione frequente, generalmente impiegata per gli stati limite di esercizio (SLE) reversibili:
G1 + G2 +P+ y11×Qk1 + y22×Qk2 + y23×Qk3 + … (2.5.3)
- Combinazione quasi permanente (SLE), generalmente impiegata per gli effetti a lungo termine:
G1 + G2 + P + y21×Qk1 + y22×Qk2 + y23×Qk3 + … (2.5.4)
- Combinazione sismica, impiegata per gli stati limite ultimi e di esercizio connessi all’azione
sismica E (§ 3.2):
E + G1 + G2 + P + y21×Qk1 + y22×Qk2 + …
- Combinazione eccezionale, impiegata per gli stati limite connessi alle azioni eccezionali A:
E + G1 + G2 + P +Ad+ y21×Qk1 + y22×Qk2 + …

Per ogni stato limite è necessario valutare la relativa combinazione di carico e per le combinazioni
sismiche, la norma ci impone di considerare un eventuale eccentricità del baricentro delle masse ad
ogni piano del 5%.

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Per quanto concerne la combinazione delle componenti dell’azione sismica, la norma ci consiglia di
sommare ai massimi ottenuti per l’azione sismica in una direzione, il 30% dei massimi ottenuti
nell’altra direzione.
La verifica allo SLU viene eseguita in base alle sollecitazioni calcolate mediante l’analisi associata
allo spettro di progetto per lo stato limite ultimo combinate con le sollecitazioni ottenute per effetto
dei carichi verticali. In accordo con la nuova normativa, il concetto cardine della progettazione agli
SL è di sfruttare e garantire una certa duttilità di materiale, di sezione e di struttura. Si può
progettare la struttura in maniera che il collasso avvenga in maniera ottimale seguendo percorsi
predeterminati, concentrando la dissipazione nelle zone duttili. E’ necessario progettare secondo
una gerarchia, innalzando la resistenza degli elementi/meccanismi fragili.
Si calcola l’armatura a flessione delle travi e si verifica la duttilità. Infine si calcola l’armatura a
taglio delle travi. Per i pilastri, si esegue il progetto-verifica a pressoflessione; si verifica la
gerarchia trave-pilastro; si esegue il progetto a taglio; si esegue la verifica di duttilità e una verifica
dei nodi.

TENSIONI AMMISSIBILI
Nel metodo delle tensioni ammissibili, invece, metodo in vigore ai tempi della normativa D.M. 96
ed oggi in disuso (se non in casi eccezionali), si ammettono le ipotesi di base del calcolo elastico-
lineare: piccoli spostamenti, piccole deformazioni, vincoli lisci e bilaterali, cui segue il principio di
sovrapposizione degli effetti.
Ovviamente gli step progettuali sono gli stessi riportate precedentemente, ma vi sono alcune
differenze sostanziali nella procedura di alcuni di essi. Ad esempio, per quanto riguarda la
definizione delle combinazioni di carico, alle tensioni ammissibili si consideravano dei coefficienti
moltiplicativi tutti unitari gq e gg ad indicare una combinazione più o meno frequente ma in
esercizio.
Il concetto cardine della progettazione agli SL della duttilità e della gerarchia delle resistenze, oggi
detta la progettazione dei vari elementi strutturali; alle tensioni ammissibili, effettuando una verifica
puntuale dello stato tensionale di tipo elastico, non prevedendo la possibilità che la struttura vada in
campo plastico, il concetto di progettazione per duttilità era sconosciuto. e tensioni ammissibili
quindi prevedono un mero confronto tra le tensioni calcolate con una combinazione di carico di
esercizio e la corrispondente tensione ammissibile. Sulla base di questo concetto logicamente le
verifiche da condurre sono differenti ed indipendenti. Nelle verifiche le forze applicate alla struttura
crescono secondo un unico coefficiente amplificativo ed il materiale mantiene un comportamento
elastico – lineare fino al raggiungimento della frontiera del dominio ammissibile di elasticità, cioè
fino al raggiungimento della tensione ammissibile. Pertanto si applica un calcolo delle sollecitazioni
sostanzialmente elastico – lineare con riferimento ai valori caratteristici delle azioni, corrispondenti
ad una probabilità di superamento del 5%, quindi si ottengono le tensioni in tutti i punti della
generica struttura in presenza di azioni più o meno frequenti. La verifica consiste nel garantire che
in nessun punto della struttura siano prodotte deformazioni permanenti, quindi praticamente bisogna
controllare che in nessun punto vengono superati i limiti delle tensioni ammissibili, fissate per ogni
materiale con riferimento alle resistenze caratteristiche degli stessi: 𝜎 ≤ 𝜎 , dove σ = tensione
valutata dall’analisi strutturale; 𝜎 = tensione ammissibile Rk/γ.

Le tensioni ammissibili 𝜎 di un generico materiale sono definiti a partire dalla resistenza


caratteristica del materiale Rk, diviso per un coeff. di sicurezza γ, tale da garantire che il
comportamento dello stesso materiale possa essere ritenuto elastico – lineare e che si determini un
sufficiente margine di sicurezza rispetto al collasso per coprire le incertezze sulle azioni, sulle
resistenze dei materiali, sulle imperfezioni esecutive, sul modello strutturale e sui metodi di
valutazione delle sollecitazioni.
• Tensioni normali ammissibili di compressione nel cls:
6  
 
!!" !!"
-­‐ Flessione: 𝜎! = 6 + !
 [𝑁 𝑚𝑚! ] - Compressione centrata: 𝜎! = 0.7𝜎!
• Tensioni tangenziali ammissibili nel cls:
! !!" ! ! !!" !
-­‐ 𝜏!! = 0.4 +   !"!"  [!!! ] ; 𝜏!! = 1.4 +   !"!"  [!!! ]

Se 𝜏 < 𝜏!! à non c’è bisogno di calcolare un’armatura a taglio;


se 𝜏!! < 𝜏 < 𝜏!! à bisogna calcolare un’opportuna armatura a taglio;
se 𝜏 > 𝜏!! à si deve riprogettare la sezione.

Altra grande differenza è da ricercare nella definizione dell'azione sismica, dove la vecchia
normativa, il dm 96 divideva il territorio nazionale in 3 zone sismiche e una non classificata dando
l' errata informazione che non tutta l' Italia fosse sismica.
La normativa forniva per qualunque tipo di terreno uno spettro di progetto alle tensioni ammissibili.
In questa norma non vi era il passaggio dallo spettro elastico a quello di progetto.

H/W

(H/W)o

0,862 T^(2/3)

0,8 s T

(H/w)o è funzione della zona sismica


Tramite il periodo dell' edificio il peso sismico e la zona sismica era possibile determinate lo spettro
di progetto alle tensioni ammissibili.
Il maggiore vantaggio delle T.A. è rappresentato indubbiamente dalla facilità di applicazione.
Le critiche invece al metodo delle tensioni ammissibili, che ne hanno portato oramai al non utilizzo
a favore invece degli stati limite, sono:
1) Il dimensionamento non garantisce una sicurezza strutturale omogenea in quanto, a parità di
tensione, al variare di geometria ed armatura delle sezioni nel c.a., del tipo di sollecitazione, del
tipo di struttura, possono corrispondere coefficienti di sicurezza differenti; inoltre i coefficienti di
sicurezza sono molto ampi, per cui vi può essere un pericoloso effetto psicologico.
2) Non si esamina il comportamento della struttura oltre il limite elastico (crisi nel punto coincide
con crisi della sezione, e quindi crisi nella struttura), per cui tale metodo non evidenzia
chiaramente il grado di sicurezza delle strutture che non può ritenersi coincidente con il rapporto
tra tensioni di rottura e tensioni ammissibili.
3) Il metodo non consente di valutare correttamente l’influenza delle distorsioni (ritiro, viscosità,
variazioni termiche) e di altri comportamenti non lineari (plasticizzazioni locali, fessurazione), in
quanto eventuali deformazioni non lineari connessi a tali cause non necessariamente determinano
una riduzione della sicurezza nei confronti delle azioni rimanenti (carichi permanenti e variabili,
vento, sisma).
4) Il metodo, prevedendo la somma di tutte le azioni al loro livello caratteristico, non consente di
differenziare la diversa probabilità delle combinazioni di carico e la loro diversa incidenza sulla
sicurezza e sull’accettabilità della generica struttura: ad esempio è poco probabile che l’azione
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caratteristica (al 95%) di una azione variabile ed eccezionale come il vento si cumuli con il
valore caratteristico di altri carichi variabili.
Inoltre è bene sottolineare il concetto che il raggiungimento della soglia elastica in poche fibre, di
poche sezioni più sollecitate non implica affatto la crisi della struttura, che invece possiede ancora
riserve di resistenza grazie ai benefici effetti della plasticità e della ridistribuzione delle
sollecitazioni interne nelle strutture iperstatiche. Da una parte dunque non è del tutto logico scartare
una struttura quando in qualche punto la verifica alle T.A. non risulti soddisfatta, però dall’altra
parte si può ritenere la struttura sicuramente idonea se tale verifica è soddisfatta. Nonostante tutti
questi aspetti negativi, il metodo delle T.A. conserva il pregio di salvaguardare il comportamento
strutturale in condizioni ordinarie (o di servizio).

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