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Università Politecnica delle Marche

Facoltà di Ingegneria

Corso di riabilitazione
strutturale
Docente: Alessandro Balducci
Ancona, 08 aprile 2011
Costruzioni esistenti – Generalità
VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA E CRITERI PER LA PROGETTAZIONE DEGLI
INTERVENTI “NTC 2008 – Cap.8”

ANALISI STORICO-CRITICA Descrizione e


RILIEVO Conoscenza
CARATTERIZZAZIONE MECCANICA DEI MATERIALI

Procedure per la
valutazione della LIVELLI DI CONOSCENZA E FATTORI DI CONFIDENZA
sicurezza

VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA NEI CONFRONTI DEGLI STATI LIMITE


ULTIMI E DI ESERCIZIO IN PRESENZA DI AZIONI SISMICHE
(i metodi di analisi e verifica sono quelli definiti dalle norme)

INTERVENTI DI ADEGUAMENTO: atti a conseguire i livelli di sicurezza


previsti dalle norme
Classificazione INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO: atti ad aumentare la sicurezza strutturale
generale degli esistente, pur senza necessariamente raggiungere i livelli richiesti dalle norme
interventi
RIPARAZIONI O INTERVENTI LOCALI: atti ad interessare elementi isolati,
e che comunque comportino un miglioramento delle condizioni
di sicurezza preesistenti.
Costruzioni esistenti – Interventi
INTERVENTO DI ADEGUAMENTO
È fatto obbligo di procedere alla valutazione della sicurezza e, qualora necessario,
all’adeguamento della costruzione, a chiunque intenda:
a) sopraelevare la costruzione;
b) ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione;
c) apportare variazioni di classe e/o di destinazione d’uso che comportino incrementi dei
carichi globali in fondazione superiori al 10%; resta comunque fermo l’obbligo di procedere
alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano
porzioni limitate della costruzione;
d) effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme
sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente.
In ogni caso, il progetto dovrà essere riferito all’intera costruzione e dovrà riportare le
verifiche dell’intera struttura post-intervento.
La valutazione della sicurezza è finalizzata a stabilire se la struttura, a seguito
dell’intervento, è in grado di resistere alle combinazioni delle azioni di progetto contenute
nelle NTC, con il grado di sicurezza richiesto dalle stesse.

Per l’intervento di adeguamento sismico su edifici in cemento armato, non è in generale


necessario il soddisfacimento delle prescrizioni sui dettagli costruttivi (per esempio armatura
minima, passo delle staffe, dimensioni minime di travi e pilastri, ecc.) valide per le costruzioni
nuove, purché si dimostri che siano garantite comunque le prestazioni in termini di
resistenza, duttilità e deformabilità previste per i vari stati limite.
Costruzioni esistenti – Interventi
INTERVENTO DI MIGLIORAMENTO
Rientrano negli interventi di miglioramento tutti gli interventi che siano comunque finalizzati
ad accrescere la capacità di resistenza delle strutture esistenti alle azioni considerate.
Il progetto e la valutazione della sicurezza dovranno essere estesi a tutte le parti della
struttura potenzialmente interessate da modifiche di comportamento, nonché alla struttura
nel suo insieme.
Nel caso di intervento di miglioramento sismico, la valutazione della sicurezza riguarderà,
necessariamente, la struttura nel suo insieme, oltre che i possibili meccanismi locali.

RIPARAZIONE O INTERVENTO LOCALE


In generale, gli interventi di questo tipo riguarderanno singole parti e/o elementi della
struttura e interesseranno porzioni limitate della costruzione. Il progetto e la valutazione della
sicurezza potranno essere riferiti alle sole parti e/o elementi interessati e documentare che,
rispetto alla configurazione precedente al danno, al degrado o alla variante, non siano
prodotte sostanziali modifiche al comportamento delle altre parti e della struttura nel suo
insieme e che gli interventi comportino un miglioramento delle condizioni di sicurezza
preesistenti.

Rientrano ad esempio in questa categoria la sostituzione di coperture e solai di piano, solo a


condizione che ciò non comporti una variazione significativa di rigidezza e di distribuzione di
massa nel proprio piano, importante ai fini della ridistribuzione di forze orizzontali, né un
aumento dei carichi verticali statici.
Costruzioni esistenti – Interventi
CRITERI E TIPI D’INTERVENTO
Per tutte le tipologie di costruzioni esistenti gli interventi di consolidamento vanno applicati,
per quanto possibile, in modo regolare ed uniforme. L’esecuzione di interventi su porzioni
limitate dell’edificio va opportunamente valutata e giustificata, considerando la variazione
nella distribuzione delle rigidezze e delle resistenze e la conseguente eventuale interazione
con le parti restanti della struttura. Particolare attenzione deve essere posta alla fase
esecutiva degli interventi, in quanto una cattiva esecuzione può peggiorare il comportamento
globale delle costruzioni.
La scelta del tipo, della tecnica, dell’entità e dell’urgenza dell’intervento dipende dai risultati
della precedente fase di valutazione, dovendo mirare prioritariamente a contrastare lo
sviluppo di meccanismi locali e/o di meccanismi fragili e, quindi, a migliorare il
comportamento globale della costruzione.
In generale dovranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
- riparazione di eventuali danni presenti;
- riduzione delle carenze dovute ad errori grossolani;
- miglioramento della capacità deformativa ("duttilità") di singoli elementi;
- riduzione delle condizioni che determinano situazioni di forte irregolarità degli edifici, in
termini di massa, resistenza e/o rigidezza, anche legate alla presenza di elementi non
strutturali;
- riduzione delle masse, anche mediante demolizione parziale o variazione di destinazione
d’uso;
- riduzione dell’impegno degli elementi strutturali originari mediante l’introduzione di sistemi
d’isolamento o di dissipazione di energia;
- riduzione dell’eccessiva deformabilità degli orizzontamenti;
- miglioramento dei collegamenti degli elementi non strutturali;
Costruzioni esistenti – Interventi
- incremento della resistenza degli elementi verticali resistenti, tenendo eventualmente conto
di una possibile riduzione della duttilità globale per effetto di rinforzi locali;
- realizzazione, ampliamento, eliminazione di giunti sismici o interposizione di materiali atti ad
attenuare gli urti;
- miglioramento del sistema di fondazione, ove necessario.
Interventi su parti non strutturali ed impianti sono necessari quando, in aggiunta a motivi di
funzionalità, la loro risposta sismica può mettere a rischio la vita degli occupanti o produrre
danni ai beni contenuti nella costruzione.

Per le strutture in muratura, inoltre, dovranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
- miglioramento dei collegamenti tra solai e pareti o tra copertura e pareti e fra pareti
confluenti in martelli murari ed angolate;
- riduzione ed eliminazione delle spinte non contrastate di coperture, archi e volte;
- rafforzamento delle pareti intorno alle aperture.

Per le strutture in c.a. ed in acciaio si prenderanno in considerazione, valutandone l’eventuale


necessità e l’efficacia, anche le tipologie di intervento di seguito esposte o loro combinazioni:
- rinforzo di tutti o parte degli elementi;
- aggiunta di nuovi elementi resistenti, quali pareti in c.a., controventi in acciaio, etc.;
- eliminazione di eventuali comportamenti a piano “debole”;
- introduzione di un sistema strutturale aggiuntivo in grado di resistere per intero all’azione
sismica di progetto;
- eventuale trasformazione di elementi non strutturali in elementi strutturali, come nel caso di
incamiciatura in c.a. di pareti in laterizio;
Costruzioni esistenti – Interventi
Infine, per le strutture in acciaio, potranno essere valutati e curati gli aspetti seguenti:
- miglioramento della stabilità locale e flesso-torsionale degli elementi e globale della struttura;
- incremento della resistenza dei collegamenti;
- miglioramento dei dettagli costruttivi nelle zone dissipative e nei collegamenti trave-colonna;
- introduzione di indebolimenti locali controllati, finalizzati ad un miglioramento del
meccanismo globale di collasso.

PROGETTO DELL’INTERVENTO
Per tutte le tipologie costruttive, il progetto dell’intervento di adeguamento o miglioramento
sismico deve comprendere:
- verifica della struttura prima dell’intervento con identificazione delle carenze e del livello di
azione sismica per la quale viene raggiunto lo SLU (e SLE se richiesto);
- scelta motivata del tipo di intervento;
- scelta delle tecniche e/o dei materiali;
- dimensionamento preliminare dei rinforzi e degli eventuali elementi strutturali aggiuntivi;
-analisi strutturale considerando le caratteristiche della struttura post-intervento;
- verifica della struttura post-intervento con determinazione del livello di azione sismica per la
quale viene raggiunto lo SLU (e SLE se richiesto).
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
Strategie di adeguamento sismico

Lo scopo è quello di avvicinare la capacità della struttura alla domanda sismica e di


ridurre, così, la vulnerabilità dell’edificio.
L’incremento della capacità della struttura può essere perseguito inserendo nuovi
elementi strutturali come controventi in acciaio o pareti di taglio, ovvero rinforzando in
maniera selettiva alcuni elementi strutturali.
La riduzione della domanda sismica può essere invece ottenuta mediante tecniche di
mitigazione della risposta come l’isolamento sismico e la dissipazione di energia.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
Bollettino FIB-24: TECNICHE DI ADEGUAMENTO SISMICO
Tecniche di intervento locali e globali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
Bollettino FIB-24: TECNICHE DI ADEGUAMENTO SISMICO
Tecniche di intervento locali e globali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
Bollettino FIB-24: TECNICHE DI ADEGUAMENTO SISMICO
Tecniche di intervento locali e globali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
Tecniche di protezione sismica (metodi convenzionali): Tecniche di protezione sismica
(metodi non convenzionali):
Interventi locali

Confinamento con profilati metallici


Incremento di sezione ed armature
Confinamento con FRP Isolamento alla base

Interventi globali

Dissipazione supplementare
Inserimento di pareti dell’energia
Inserimento di controventi
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
Incamiciatura in cemento armato - incremento delle sezioni
E’ stata una tecnica largamente utilizzata per il miglioramento sismico di edifici in cemento
armato. Tale successo è legato ad una serie di fattori diversi:
- la familiarità degli ingeneri, dei costruttori e degli operai con il campo di applicazione del
cemento armato;
- l’adattabilità anche al caso di elementi seriamente danneggiati a seguito di eventi sismici.
- la versatilità tipica del cemento armato e la sua caratteristica di riuscire ad adottare qualsiasi
forma desiderata, e quindi la capacità di inglobare qualsiasi tipo di elemento e di creare
un’adeguata continuità fra i diversi elementi;
- la possibilità di intervenire contemporaneamente su più parametri. L’incamiciatura consente
di incrementare allo stesso tempo la rigidezza, la resistenza flessionale, la resistenza a taglio,
la capacità deformativa, l’ancoraggio e la continuità dell’armatura nelle zone critiche. I primi
due effetti sono legati all’aumento della sezione trasversale e dell’armatura longitudinale,
mentre gli ultimi tre sono principalmente dovuti all’incremento di armatura trasversale, che
agisce direttamente contro il taglio ed aumenta il confinamento;
- è un sistema comune ed effettivamente efficace per trasformare un sistema strutturale,
caratterizzato da trave forte e pilastro debole, con scarse prestazioni da un punto di vista
sismico, in uno più in linea con il principio della gerarchia delle resistenze, che prevede
pilastro forte e trave debole;
-consente di estendere l’armatura oltre l’elemento ed attraverso i nodi;
SVANTAGGI
- Invasività ed aumento delle masse: Per ottenere le prestazioni desiderate, generalmente, si
deve far ricorso a sezioni trasversali piuttosto grandi di incamiciatura dei pilastri.
E’ peggiore di ogni altra tecnica in termini di invasività (messa a nudo dei pilastri;
disintonacatura) e durata dei lavori.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)

Incamiciatura pilastri con nuove armature


Incremento delle sezioni
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
Incamiciatura pilastri in c.a.

Collegamento armatura attraverso il solaio

Generalmente lo spessore della camicia deve essere non minore almeno di 7.5-10 cm, al
fine di creare un adeguato ricoprimento dei ferri longitudinali e delle staffe (copriferro).
La staffatura deve estendersi per tutto lo sviluppo dell’incamiciatura; per una efficace
chiusura occorre sovrapporle su più lati e/o saldarle.
Per migliorare la solidarizzazione con l’esistente occorre irruvidire la superficie del vecchio
elemento ed a volte inserire degli ammorsamenti (ancoraggi chimici). Il getto è bene
effetturalo con betoncini antiritiro (a ritiro compensato), tixotropici, reoplastici.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
Incamiciatura pilastri in c.a.
Raccomandazioni per il dimensionamento e la verifica di elementi incamiciati in
c.a., con armatura longitudinale completamente ancorata alle estremità
- l’elemento incamiciato può essere considerato come monolitico. Per semplicità è possibile
considerare la resistenza del calcestruzzo come quella dell’elemento nuovo, evitando grandi
differenze fra le due. Il carico assiale può essere considerato agente sull’intera sezione
composta;
- come armatura longitudinale dell’elemento composto può essere considerata solo quella
della nuova camicia;

- il momento resistente e la capacità flessionale vengono considerate in ragione del 90% di


quella dell’elemento monolitico;

- la resistenza a taglio è considerata in ragione del 90% di quella dell’elemento monolitico;

- le deformazioni al limite di snervamento a flessione, espresse in termini di rotazione sono


considerate in ragione del 90% di quella dell’elemento monolitico;

- le deformazioni ultime a flessione, generalmente espresse in termini di rotazione ultima,


possono essere considerate uguali a quelle dell’elemento monolitico;

- al nodo trave-pilastro la staffatura orizzontale deve essere conformata in maniera tale da


rispettare la verifica a taglio del nodo della soluzione adeguata.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
Incamiciatura in cemento armato travi – ringrosso sezioni
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO

Questa tecnica, adattabile sia ai


pilastri che alle travi, è
sicuramente più costosa
dell’incamiciatura in c.a., ma
tuttavia più veloce ed efficace
nel caso vi sia necessità di
utilizzare subito una struttura
danneggiata da un sisma o si
tema il collasso strutturale.

Camicie in acciaio possono essere


applicate principalmente a pilastri
o pareti per conseguire tutti o
alcuni dei seguenti obiettivi:
- aumento della resistenza a
taglio;
- aumento della capacità
deformativa;
- miglioramento dell’efficienza
delle giunzioni per
sovrapposizione; Su pilastri quadrati o rettangolari, si fa tipicamente ricorso a profili
- aumento della capacità portante angolari disposti ai quattro angoli, su cui vengono saldati o un piatto
verticale. fine e continuo in acciaio o elementi orizzontali sempre in acciaio
saldati secondo la schema tipico delle aste calastrellate.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Aumento della resistenza a taglio
Il contributo della camicia alla resistenza a taglio può essere considerato aggiuntivo alla
resistenza preesistente purché la camicia rimanga interamente in campo elastico. Tale
condizione è necessaria affinché essa limiti l’ampiezza delle fessure e assicuri l’integrità del
conglomerato, consentendo il funzionamento del meccanismo resistente dell’elemento
preesistente.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Miglioramento della giunzioni per aderenza
Le camicie in acciaio possono fornire un’efficace azione di serraggio nelle zone di giunzione
per aderenza. Per ottenere questo risultato occorre che:
- la camicia si prolunghi oltre la zona di sovrapposizione per una lunghezza pari almeno al
50% della lunghezza della zona di sovrapposizione;
- nella zona di sovrapposizione la camicia è mantenuta aderente in pressione contro le facce
dell’elemento mediante almeno due file di bulloni ad alta resistenza;
- nel caso in cui la sovrapposizione sia alla base del pilastro, le file di bulloni devono venire
disposte una alla sommità della zona di sovrapposizione, l’altra ad un terzo dell’altezza di tale
zona misurata a partire dalla base.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
INCAMICIATURA IN ACCIAIO
Miglioramento della giunzioni per aderenza
Le camicie in acciaio possono fornire un’efficace azione di serraggio nelle zone di giunzione
per aderenza. Per ottenere questo risultato occorre che:
- la camicia si prolunghi oltre la zona di sovrapposizione per una lunghezza pari almeno al
50% della lunghezza della zona di sovrapposizione;
- nella zona di sovrapposizione la camicia è mantenuta aderente in pressione contro le facce
dell’elemento mediante almeno due file di bulloni ad alta resistenza;
- nel caso in cui la sovrapposizione sia alla base del pilastro, le file di bulloni devono venire
disposte una alla sommità della zona di sovrapposizione, l’altra ad un terzo dell’altezza di tale
zona misurata a partire dalla base.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA IN ACCIAIO NODI TRAVI-PILASTRO

Sezione A-A

Piastra in acciaio sagomata sul pannello di nodo intermedio, adeguatamente


distanziata dal supporto in c.a. e fissaggio della stessa, con tassellatura meccanica
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA IN ACCIAIO NODI TRAVI-PILASTRO

Sezione B-B
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
L’uso di idonei materiali compositi (o altri materiali resistenti a trazione) nel rinforzo
sismico di elementi in c.a. è finalizzato agli obiettivi seguenti:
- aumento della resistenza a taglio di pilastri e pareti mediante applicazione di fasce con
le fibre disposte secondo la direzione delle staffe;
- aumento della resistenza nelle parti terminali di travi e pilastri mediante applicazione di
fasce con le fibre disposte secondo la direzione delle barre longitudinali ed
opportunamente ancorate;
- aumento della duttilità nelle parti terminali di travi e pilastri mediante fasciatura con fibre
continue disposte lungo il perimetro;miglioramento dell’efficienza delle giunzioni per
sovrapposizione, sempre mediante fasciatura con fibre continue disposte lungo il
perimetro;
Ai fini delle verifiche di sicurezza degli elementi rafforzati con FRP si possono adottare le
Istruzioni CNR-DT 200/04.

Il più importante degli obiettivi


da un punto di vista sismico è
l’incrementare la duttilità e la
capacità di spostamento.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI

Tutto ciò è possibile incremento notevole dell’azione di


confinamento che aumenta la resistenza e la duttilità del cls.
A differenza della tecnica di incamiciatura in c.a. non apporta nessun incremento significativo
delle sezioni e quindi da questo punto di vista non è invasiva; tuttavia presenta una
considerevole invasività per la fase di esecuzione, dovendo liberare i pilastri e le travi da
rinforzare, (si pensi ai pilastri e travi perimetrali inglobati nelle pareti di tamponatura)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI

L’ intervento di adeguamento sismico attraverso FRP deve essere effettuato tenendo


presente che:
- errori grossolani vanno eliminati;
- forti irregolarità degli edifici (in termini di resistenza e/o rigidezza) non possono essere
sanate con tale tecnica;
- una maggiore regolarità in resistenza può essere ottenuta rinforzando un numero ridotto
di elementi;
- risultano sempre opportuni interventi volti a migliorare la duttilità locale;
-l’introduzione di rinforzi locali non deve ridurre la duttilità globale della struttura.

Deve essere ispirata ai seguenti principi:


- eliminazione di tutti i meccanismi di collasso di tipo fragile (meccanismi di collasso a
taglio travi e pilastri tozzi, nodi travi-pilastro);
- eliminazione di tutti i meccanismi di collasso di piano (“piano soffice”);
- miglioramento della capacità deformativa globale della struttura, incrementando la
duttilità delle potenziali cerniere plastiche senza variarne la posizione e/o rilocalizzandole
nel rispetto del criterio della gerarchia delle resistenze.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
Meccanismi di collasso fragili - Rinforzo a taglio delle travi
sono consentite unicamente le configurazioni ad U o in avvolgimento;

Rinforzo ad U Avvolgimento

La resistenza di progetto a taglio di un


elemento rinforzato si valuta come:
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
Meccanismi di collasso fragili – Cerchiatura pilastri
Oltre ad incrementare la resistenza a taglio si elimina in pericolo di svergolamento delle
barre longitudinali dovuto ad una scarsa staffatura, ottenuto mediante l’applicazione di una
fasciatura di confinamento in FRP. Lo spessore da attribuire alla fasciatura può essere
valutato:

- n il numero totale di barre longitudinali in condizioni di potenziale svergolamento;


- fy la tensione di snervamento delle barre longitudinali ottenuta da prove in situ sui
materiali esistenti;
- d la dimensione della sezione parallela al piano di flessione;
- Ef il modulo di elasticità normale della fasciatura in FRP;
- Eds un opportuno “modulo ridotto” fornito dalla seguente relazione:

Es ed Ei sono, rispettivamente, il modulo di elasticità normale iniziale e quello


tangente in campo plastico delle barre longitudinali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
Meccanismi di collasso fragili – NODI
Il calcolo dell’incremento di resistenza a trazione
conseguibile nei pannelli dei nodi non confinati va
eseguito tenendo conto del contributo dell’FRP
nella direzione delle tensioni principali di trazione e
limitando la massima deformazione di quest’ultimo
al valore del 4‰. L’intervento risulterà efficace
solo se le estremità del rinforzo sono
perfettamente ancorate, attraverso l’adozione di
opportuni particolari costruttivi. In caso contrario il
rinforzo non può essere considerato come
efficace.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
PLACCATURA E FASCIATURA IN MATERIALI COMPOSITI
Meccanismi di collasso fragili – NODI

Fasciatura pilastri Pannello nodo Fasciatura U travi

Fasi di rinforzo di un nodo d’angolo


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi locali)
SINTESI INTERVENTI LOCALI SUI PILASTRI
Con l’incamiciatura dei pilastri effettuata con fibre di carbonio, si ottiene sostanzialmente un
incremento della duttilità;
Con una cerchiatura in c.a. si ottiene maggiore rigidezza, maggiore resistenza ed aumento
limitato della duttilità

METODI DI ANALISI
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI
Questa tecnica rappresenta uno dei sistemi di adeguamento sismico tradizionalmente più
utilizzati per le strutture esistenti in cemento armato.
La parete può essere costruita ovunque, anche all’esterno della maglia strutturale, ma si
predilige la realizzazione fra le maglie del telaio esistente.
Qualora si estenda per l’intera campata
fra due pilastri consecutivi, allora è
conveniente rendere collaboranti questi
ultimi e le corrispettive travi con il nuovo
setto. In un certo senso, la sezione
trasversale definitiva può allora essere
assimilata ad una sezione composta ad I,
in cui i pilastri fungono da flange di
estremità e la parte in c.a. di nuova
costruzione ne costituisce l’anima.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI
Il maggior problema connesso con questa tecnica è rappresentato dal notevole momento
ribaltante che la nuova parete esercita sulla fondazione. Infatti, a seguito dell’elevata
rigidezza, questa assorbe gran parte dell’azione sismica. Si può aumentare la larghezza in
pianta della fondazione; collegare i nuovi elementi di fondazione a quelli vicini attraverso
robuste cordolature; sottofondare con micropali le nuove strutture. In ogni caso ogni
soluzione risulta molto invasiva e costosa.

collegamento fra i vari elementi esistenti della fondazione sotto una parete in c.a. di
nuova costruzione
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI

Parete sottofondata
Con micropali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI
Le pareti aggiuntive dovranno essere ben posizionate in pianta in maniera da eliminare eventuali
irregolarità sulla attuale distribuzione delle rigidezze e conferire alla struttura adeguata un comportamento
sismico regolare in entrambe le direzioni. Per edifici che si sviluppano su più piani occorre garantire la
continuità delle armatura e della sezione a cavallo dei solai esistenti e
garantire un efficace collegamento degli impalcati alle pareti stesse.
Si possono aggiungere oltre ai setti a mensola, anche setti a pareti
accoppiate.

TIPOLOGIA
DESCRIZIONE
COMPONENTI
Danno
Mensola o concentrato alla
RC1
pilastro forte base; crisi per
flessione
Pilastro
RC2 Crisi per taglio
debole

Travi deboli o Crisi per taglio


RC3
accoppiate

Travi di
Non si ha
RC4 collegamento
danneggiamento
forti
Zona di
collegamento Formazione di
RC5
tra tave e fessure
pilastro
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI
Una tecnica innovativa è la realizzazione di pareti controventanti realizzate con pannelli
metallici inseriti in un telaio in acciaio; presentano più bassi costi di realizzazione ed
elevata velocità di installazione. Offrono resistenza solamente per azioni a taglio agenti
nel piano. In particolare, le pareti possono essere suddivise in due categorie principali:
- sistemi capaci di aumentare la resistenza e la rigidezza della struttura principale;
- sistemi capaci di dissipare l’energia introdotta dalle forze orizzontali nella struttura
principale.
I secondi risultano i più interessanti.

meccanismo di dissipazione dell’energia: (a) taglio puro; (b) sforzi di trazione diagonali
La dissipazione di energia avviene soprattutto per meccanismi di taglio, o mediante azioni di
taglio puro o attraverso lo sviluppo di sforzi di trazione diagonali. Il secondo caso è dovuto al
fatto che a seguito del limitato spessore dei pannelli, questi si instabilizzano prematuramente
(in campo elastico) a seguito degli sforzi di compressione che si instaurano lungo una
diagonale. Quindi risulta preferibile un comportamento dissipativo di taglio puro.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI NUOVE PARETI

Pannelli in alluminio

presenza di aperture: (a) soluzione con elementi rigidi che incorniciano l’apertura;
(b) soluzione con due shear wall separati
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
TECNICHE DI INTERVENTO GLOBALI - AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
L’utilizzo di controventi in acciaio come tecnica di intervento nell’adeguamento sismico di
strutture esistenti in c.a. offre diversi vantaggi:
- riduzione del periodo di inagibilità dell’edificio a causa dei lavori, visto che la maggior
parte di questi è realizzata in officina;
- costi più contenuti e facilità di messa in opera;
- possibilità di ridurre al minimo l’alterazione architettonica dell’edificio;
- possibilità di facile rimozione.
Inoltre, tale sistema lascia ampia libertà nella disposizione delle aperture, comporta un
modesto incremento del peso complessivo e se realizzato mediante controventi esterni
minimizza l’incidenza sull’operatività della struttura. Il collegamento tra il telaio in c.a. e i
controventi dissipativi in acciaio può avvenire sia direttamente, che indirettamente tramite
affiancamento di un telaio in acciaio. Il collegamento diretto, può richiedere il rinforzo
locale delle parti in c.a..

Si possono individuare quattro tecniche di protezione antisismica mediante controventi.


Queste si ottengono per combinazione del duplice possibile comportamento dei
controventi (controventi Elastici o Dissipativi) con il duplice comportamento atteso da parte
della struttura (struttura Elastica o Danneggiata).
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
Controvento elastico
Controvento elastico
Struttura elastica
A B Struttura danneggiata

C D

Controvento dissipativo Controvento dissipativo


Struttura elastica Struttura danneggiata
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
Controvento elastico Controvento elastico
Struttura elastica Struttura danneggiata

B
A

D
C

Controvento dissipativo
Struttura danneggiata
Controvento dissipativo
Struttura elastica Corrispondente comportamento in termini di
dissipazione dell’energia
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI
Equivalenza tra il telaio ad
1 grado di libertà con
CONTROVENTO ELASTICO
e l’oscillatore elementare.

Comportamento ciclico del


sistema composto
telaio+controvento per telaio
che rimane ELASTICO
Non si ha energia dissipata nelle
deformazioni, che sostanzialmente
sono elastiche (generalmente si
assume uno smorzamento viscoso
pari al 5%)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI
STRUTTURA ELASTICA con CONTROVENTO ELASTICO

Cicli forza-spostamento adimensionalizzati

telaio senza controvento


telaio con controvento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI

Comportamento ciclico del sistema


composto telaio+controvento per
telaio che entra
IN CAMPO PLASTICO

Si considera trascurabile
l’energia dissipata dal
controvento elastico
rispetto all’energia
dissipata dal telaio.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI
STRUTTURA CHE SI PLASTICIZZA con CONTROVENTO ELASTICO

Cicli forza-spostamento adimensionalizzati

telaio senza controvento


telaio con controvento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI DISSIPATIVI

Equivalenza tra il telaio ad 1


grado di libertà con
CONTROVENTO DISSIPATIVO
e l’oscillatore elementare.

Comportamento statico
incrementale del
sistema
telaio+controvento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI DISSIPATIVI
Comportamento ciclico del sistema composto telaio+controvento
per telaio che rimane IN CAMPO ELASTICO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI
STRUTTURA ELASTICA con CONTROVENTO DISSIPATIVO

Cicli forza-spostamento adimensionalizzati

telaio senza controvento


telaio con controvento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI DISSIPATIVI
Comportamento ciclico del sistema composto telaio+controvento per telaio
che entra IN CAMPO PLASTICO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO CONTROVENTI ELASTICI
STRUTTURA CHE SI PLASTICIZZA con CONTROVENTO DISSIPATIVO

Cicli forza-spostamento adimensionalizzati

telaio senza controvento


telaio con controvento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
Controventi concentrici in acciaio

La progettazione del sistema di controventi dovrà essere studiata in modo tale da


garantire un comportamento elastico di questi per il sisma di progetto allo SLU.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
Controventi eccentrici in acciaio

Nell’adeguamento sismico di strutture esistenti in c.a., il vantaggio più importante dell’impiego


dei controventi eccentrici è la loro capacità di conciliare due diversi requisiti prescritti dai
codici sismici:
• elevata rigidezza per livelli dell’azione medio-bassi;
• elevata duttilità per eventi sismici catastrofici.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO
Controventi eccentrici in acciaio
Le forze sono trasferite ai controventi attraverso azioni di taglio e di flessione sviluppate nel
link in acciaio, estremamente duttile. Quest’ultimo costituisce un vero e proprio fusibile
strutturale, in grado di dissipare l’energia sismica in ingresso attraverso cicli isteretici
stabili, dovuti a plasticizzazioni flesso-taglianti.
Per bassi livelli dell’azione i link dissipativi devono rimanere in campo elastico, in modo da
incrementare le caratteristiche di rigidezza della struttura. Per livelli di carico più elevati il
sistema di controventamento deve garantire la dissipazione di energia attraverso le
deformazioni plastiche dei link.
Per l’inserimento su maglie intelaiate in c.a. la tipologia più indicata è la disposizione ad Y,
che consente di utilizzare dei link corti tra la trave in c.a. ed il controvento.
Questo deve essere dimensionato in modo tale da garantire un’effettiva trasmissione degli
sforzi in presenza dell’azione sismica di progetto.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (interventi globali)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI IN ACCIAIO Controventi eccentrici in acciaio

Le sollecitazioni flessionali e taglianti trasmesse dal link possano


richiedere interventi localizzati di rinforzo sulla trave in cemento
armato. Può risultare conveniente collegare il link ad una trave in
acciaio disposta al di sotto di quella esistente.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI

Si fonda sull’introduzione all’interno della maglia strutturale di un sistema supplementare,


che utilizza speciali dispositivi incorporati in (o collegati a) controventi rigidi, quasi sempre di
acciaio, che connettono due piani della struttura, solitamente consecutivi. Lo spostamento di
interpiano prodotto dal sisma attiva i meccanismi di dissipazione di energia prima che gli
spostamenti relativi possano produrre danni significativi sugli elementi strutturali. In tal modo
la maggior parte dell’energia in entrata viene immagazzinata e dissipata nei dispositivi,
mentre la funzione di sostegno dei carichi verticali rimane attribuita alla struttura
convenzionale.

I sistemi di controvento dissipativi combinano sia i vantaggi dei controventi in acciaio


(leggerezza, rigidezza, duttilità, reversibilità) sia quelli dei dispositivi di dissipazione
(incremento della capacità di dissipare energia con conseguente riduzione del danno
sismico).
In sintesi:
- Adattabilità alle aperture;
- Minima aggiunta di peso alle strutture;
- Facilità di posa in opera con minimo disturbo alla funzione dell’edificio ed ai suoi occupanti;
- Controllo dell’incremento di resistenza;
- Elevata capacità dissipativa;
- Costi di manutenzione contenuti.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI

I dispositivi sottoposti a spostamenti relativi orizzontali durante il sisma, dissipano


gran parte dell’energia trasmessa dal terremoto, impedendo il danneggiamento della
struttura.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Effetto dello smorzamento aggiuntivo
(dissipazione di energia)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Strategie di riduzione della domanda mediante dissipazione di energia

Comportamento di una struttura con dispositivi dissipativi, assimilata ad oscillatore elementare

- Aumento dello smorzamento e se il sistema determina un irrigidimento della struttura, una


riduzione del periodo ed un aumento della resistenza complessiva.

- Sensibile riduzione degli spostamenti complessivi (v. spettro degli spostamenti) e, quindi,
degli spostamenti di interpiano, con conseguente riduzione dei danni agli elementi strutturali e
non. Al crescere del livello di smorzamento, le forze inerziali diminuiscono.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Dispositivi di dissipazione energetica
Per la caratterizzazione meccanica dei dissipatori, se ne considera il tipo di comportamento
nella direzione lungo la quale manifestano il comportamento dissipativo.
a) Dispositivi a dissipazione “dipendente dallo spostamento”
b) Dispositivi a dissipazione “dipendente dalla velocità”

a)

b)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Nel caso a) la risposta sismica è indipendente dalla velocità relativa tra le due estremità
del dispositivo e dalla frequenza di eccitazione e il legame forza-spostamento dipende
dallo spostamento relativo fra le due estremità del dispositivo. I dispositivi esibiscono
comportamenti isteretici di tipo bilineare o trilineare, elasto-plastico o rigido-plastico
(attritivo).
Nel caso b), invece, la risposta ciclica è dipendente dalla velocità relativa fra le due
estremità del dispositivo e dalla frequenza di eccitazione. I dispositivi sono basati su solidi
visco elastici (polimeri siliconici), fluidi visco elastici, fluidi viscosi.

a.1) Dissipazione dipendente dallo spostamento con dissipatore elastoplastico

I dispositivi elasto-plastici dissipano energia


attraverso le deformazioni inelastiche dei metalli
che, superato un prefissato livello di carico, si
plasticizzano. Questo tipo di dissipatore presenta
due caratteristiche particolarmente vantaggiose:
- elevata rigidezza elastica e quindi permettere
limitati spostamenti di interpiano;
- capacità di sostenere diversi cicli di deformazioni
inelastiche e di conseguenza capacità di dissipare
elevate quantità di energia. Legame forza-spostamento tipico
dei dissipatori elasto-plastici
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
ADAS DEVICE (Added Damping And Stiffness)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Coprigiunti dissipativi “TIS”

Dissipano per plasticizzazione di sezioni in acciaio con criterio di funzionamento a taglio;


Ampi cicli di isteresi ma spostamenti molto piccoli (max 1-2 mm)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Controventi in acciaio a stabilità impedita (BRB)
Sono particolarmente adatti ad essere utilizzati come controventi dissipativi in edifici.
La dissipazione avviene quando il dispositivo è sottoposto a cicli alterni di trazione e
compressione.
Sono costituiti da un nucleo interno in acciaio, progettato per dissipare energia in campo
plastico un tubo esterno in acciaio e un riempimento in calcestruzzo, i quali evitano che il
nucleo interno si instabilizzi.
Tra il calcestruzzo e il nucleo interno è interposto
uno strato di speciale materiale distaccante,
che impedisce la trasmissione di tensioni tangenziali
tra i due componenti e permette al nucleo interno
di allungarsi o accorciarsi liberamente, dissipando energia
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Controventi in acciaio a stabilità impedita (BRB)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
a.2) Dissipazione dipendente dallo spostamento con dissipatore ad attrito
I “dispositivi ad attrito” dissipano energia attraverso l’attrito che si sviluppa al contatto tra
due superfici che scorrono l’una rispetto all’altra. Ispirati dal funzionamento dei freni nelle
automobili, PALL E AL. (1980) cominciarono a studiare i dissipatori ad attrito come
dispositivi in grado di migliorare la risposta sismica delle strutture. L’obiettivo era quello di
rallentare il movimento dell’edificio. Sono caratterizzati da una sostanziale indipendenza del
comportamento da: ampiezza del carico, frequenza e numero di cicli. Inoltre si ha una forte
differenziazione di comportamento tra i dispositivi per complessità meccanica e materiali
usati per le superfici di scorrimento.

SUMITOMO FRICTION
DAMPER

Costituito da un pistone
ricoperto da cuscinetti
frenanti in rame che
scorre all’interno di un
cilindro in acciaio.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
a.2) Dissipazione dipendente dallo spostamento con dissipatore ad attrito
X-BRACED FRICTION DAMPER
I controventi lavorano solo
a trazione; sono collegati
tra di loro da un telaio
snodabile e all’intersezione
c’è un nodo con un
cuscinetto ad attrito.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
a.2) Dissipazione dipendente dallo spostamento con dissipatore ad attrito

SLIDING BOLTED JOINT

Connessioni realizzate
con piastre dotate di
fessure in cui i bulloni
possono scorrere.
Le superfici sono
acciaio/acciaio o
acciaio/ottone.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
b.1) Dissipazione dipendente dalla velocità con dissipatore di tipo viscolineare
La dissipazione avviene per conversione in calore dell’energia meccanica fornita ad un
pistone che deforma una sostanza viscosa. Il dispositivo più comune consiste di un
recipiente riempito di un fluido, con un pistone libero di muoversi all’interno del recipiente
stesso, in modo da costringere il fluido a passare attraverso degli orifizi.

Cylindrical Viscous Liquid Damper, si tratta


di dispositivi prodotti dalla Taylor, derivati
dall’ingegneria meccanica dove erano già
usati per il controllo di impulsi e vibrazioni
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
b.1) Dissipazione dipendente dalla velocità con dissipatore di tipo viscolineare
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
b.1) Dissipazione dipendente dalla velocità con dissipatore di tipo viscoelastico

Realizzati da
copolimeri o
sostanze vetrose
che dissipano
energia quando
sottoposti a
deformazioni di
taglio.

legame costitutivo di un
materiale visco-elastico
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
INDICAZIONI PROGETTUALI
In generale l’inserimento del sistema dissipativo sarà finalizzato a ridurre le deformazioni, in
modo da contenere i danni ed evitare il collasso della struttura, attraverso le due seguenti
azioni alternative
1) l’incremento della sola dissipazione, che si traduce in uno smorzamento modale
equivalente aggiuntivo, con la conseguente riduzione dell’ordinata dello spettro degli
spostamenti, a parità di periodo proprio.
Ottenibile con l’utilizzazione di dispositivi dipendenti dalla velocità e si applica bene a
strutture dotate di per sé di buona rigidezza e resistenza.

2) l’incremento della rigidezza e della dissipazione, per cui la riduzione dell’ordinata dello
spettro
degli spostamenti avviene sia per aumento dello smorzamento che per riduzione del periodo.
Ottenibile con l’utilizzazione di dispositivi dipendenti dallo spostamento e permette di ridurre
drasticamente le deformazioni prodotte dal sisma. Nel contempo si possono però avere
notevoli incrementi delle accelerazioni, e quindi incrementi delle forze sismiche, con aggravio
delle sollecitazioni in fondazione.

Le connessioni tra i controventi e i nodi strutturali devono essere progettate in modo tale da
assorbire, con ampio margine di sicurezza, le forze previste dal calcolo. Le stesse aste non
dovranno subire fenomeni di instabilità, sotto la massima forza che il dispositivo dissipativo è
in grado di trasmettere.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
Occorre curare la connessione con i telai, verificando correttamente le sollecitazioni
trasmesse alle membrature esistenti e eventualmente predisponendo sistemi di
ridistribuzione degli sforzi di taglio nei pilastri e di trazione nelle travi e negli
orizzontamenti, utilizzando opportuni tiranti e piastre di ancoraggio.

Per i dispositivi dipendenti dagli spostamenti i parametri fondamentali sono la rigidezza kd e


la resistenza Fdy la duttilità mm e il rapporto tra la rigidezza del sistema dissipativo kc e
quella della struttura ks, mentre per i dispositivi dipendenti dalla velocità sono la costante di
smorzamento e l’eventuale rigidezza.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
AGGIUNTA DI CONTROVENTI DISSIPATIVI
La rigidezza del sistema dissipativo deriva dalla combinazione delle rigidezze dei singoli
componenti, ossia del dispositivo dissipativo e della struttura, generalmente metallica, di
supporto. Indicando con: kc la rigidezza del sistema dissipativo, ks la rigidezza del telaio, kd
la rigidezza del dispositivo e ka la rigidezza del supporto metallico, si ha:

rigidezza del sistema

rigidezza del telaio


rinforzato

In generale il sistema di supporto deve possedere un’elevata rigidezza, rigidezza assiale se


si tratta di controventi, necessaria per concentrare le deformazioni indotte dal sisma nei
dispositivi e per garantire una significativa dissipazione d’energia per piccoli spostamenti.
Per garantire un’efficace interazione, i sistemi dissipativi devono essere posizionati nel piano
dei telai, possibilmente all’interno delle maglie strutturali. In caso contrario, particolare
attenzione va posta nello studio delle connessioni, che possono risultare non
sufficientemente rigide o indurre eccessive sollecitazioni locali nelle strutture portanti
dell’edificio.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi concentrici

Telaio di testata edificio. Inserimento


controventi diagonali profili HEB 140

controventi a croce di S.Andrea


nelle campate centrali
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi concentrici
Telaio di testata edificio. Inserimento controventi diagonali profili HEB 140
controventi a croce di S.Andrea
nelle campate centrali

Schematizzazione dello
sforzo normale indotto
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi concentrici

Telaio di testata edificio. Inserimento


controventi diagonali profili HEB 140

configurazione ad albero
con elementi ulteriori al piano terra.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi concentrici
Telaio di testata edificio. Inserimento controventi diagonali profili HEB 140
configurazione ad albero
con elementi ulteriori al piano terra.

Schematizzazione dello
sforzo normale indotto
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi eccentrici
Lo schema di controvento utilizzato è quello ad Y invertita, in cui le aste di controvento
sono collegate alla trave in c.a. mediante un link verticale a cui è affidato il compito di
dissipare gran parte dell’energia in ingresso in caso di sisma.
Schematizzazione del generico portale di controvento

Link corto
Plasticizzazione
per taglio

“e” lunghezza dell’elemento di


connessione,α è il rapporto tra il maggiore
ed il minore dei momenti flettenti attesi alle Legame Taglio –
estremità del link, M1Rd e V1Rd sono Spostamento relativo
per il link di sezione
rispettivamente la resistenza flessionale e HEA260 e lunghezza
tagliante di progetto dell’elemento di e pari a 300mm
connessione
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi eccentrici

Spostamenti di interpiano
(normalizzati rispetto a quello
del secondo piano)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Pianta piano tipo Vista fotografica

Edificio alberghiero composto da 8 piani fuori terra


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
La struttura portante, è costituita da:
 un nucleo centrale il cemento armato;
 telai con pilastri inclinati di 60° rispetto alle direzioni principali;
 fondazioni a plinti non collegati da cordoli;
 una soletta di piano attorno al vano scala.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Pianta fondazione (plinti isolati non collegati da cordoli)


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Fondazione
Nucleo
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Stato di conservazione della struttura

Evidente stato di degrado del cls soprattutto sui


pilastri al piano terra (richiedono un intervento di ripristino)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Modello 2
Vincoli elastici cedevoli
al piede
Modello 1 – incastri al piede
G  B3  L 
K  0,4     0,1
1   B 
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

CURVE di CAPACITA'
Push Mode X
2000

1800

1600 Mod.1
Taglio alla base (KN)

1400

1200
Mod.2
1000

800

600

400

200

0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12
Spostamento (m)

Dal confrontano tra le curve di capacità dei due modelli, si nota una
differenza tra le rigidezza anche se non eccessiva.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

PUSH MODE X
Modello 2 SLDL SLDS SLCO
1600 INDICATORI DI RISCHIO (PUmodeX_T-)
0,7 0,66
1400 PP- DL
Taglio alla base (KN)

0,6
1200 0,5 0,43
1000 0,4 0,32
0,3
800
0,2
600 0,1
400 0
SL - DL SL - DS SL - CO
200
0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12
Spostamento (m)

TABLE: Pushover Curve - -PUmodeY_T-


Step Displacement BaseForce AtoB BtoIO IOtoLS LStoCP CPtoC CtoD DtoE BeyondE Total
m KN
0 -0,0024 0,00 1062 0 0 0 0 0 0 0 1062
1 -0,0049 41,67 1061 1 0 0 0 0 0 0 1062
SLD 2 -0,05524 808,40 1004 58 0 0 0 0 0 0 1062
3 -0,08328 1150,74 947 114 5 0 0 0 0 0 1062
SLV 4 -0,08329 1141,02 945 115 7 0 0 0 0 0 1062

SLC 5 -0,0866 1179,84 941 119 8 10 0 1 1 0 1062


6 -0,08494 1140,30 941 119 0 0 0 1 1 0 1062

VERIFICA ATC 40 NON SODDISFATTA


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
ADEGUAMENTO
B B

Inserimento di controventi dissipativi eccentrici che vanno a cerchiare il nucleo vano scala e
ascensore, per aumentare la resistenza e rigidezza incrementando il taglio alla base e
l’inserimento di dispositivi isteretici assiali in alcuni diagonali per aumentare la duttilità, ovvero
aumentare gli spostamenti e ridurre la domanda sismica globale dell’edificio.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
ADEGUAMENTO

Allineamento A

Allineamento B
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
Allineamento A Allineamento B
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
PARTICOLARI COSTRUTTIVI CONTROVENTI DISPOSITIVI

PART. 1 - Scala (1:10)


Allineamento B

PART. 2 - Scala (1:10)


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Dispositivo isteretico assiale, serie BRAD,


della ditta FIP Industriale.
Scheda tecnica

La dissipazione avviene
quando i dispositivi sono
sottotosti a cicli alterni di
trazione e compressione.
Importante è lo
spostamento relativo tra le
due estremità del
dispositivo.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Verifica aste in acciaio


con Eurocodice 3 con un
fattore di duttilità “q”
definito per controventi
eccentrici.

Le verifiche sono
soddisfatte in quanto le
sezioni sono state
progettate per ottenere
un’elevata rigidezza.
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

30,00

Deformata
25,00 limite
Def. massima
20,00 dir X DOPO
Altezza (m)

Def. massima
15,00 dir Y DOPO

Def. massima
10,00 dir X PRIMA
Def. massima
5,00 dir Y PRIMA

0,00
0,0000 0,0200 0,0400 0,0600 0,0800 0,1000 0,1200 0,1400
Spostam enti assoluti (m )

Confronto spostamenti assoluti di piano (deformata) del fabbricato prima e dopo


l’adeguamento
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

CURVA di PUSHOVER

5000 Curva pushover


PRIMA
Taglio alla base (KN)

4000
Curva di pushover
DOPO
3000

2000

1000

0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12 0,14
Spostamento (m)

Confronto curve di capacità PUmassaX_T+ dopo l’intervento


Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD

Confronto tra le curve di capacità e meccanismi di


apertura delle cerniere, che rappresentano i
dispositivi, agli stati limite SLD e SLV. SLD SLV

CURVA di CAPACITA'
Push Mode X
4500
4000
3500
Taglio alla base (KN)

3000
2500
2000
1500
1000
500
0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12 0,14
Spostamento (m)
Curva di pushover PRIMA Curva di pushover DOPO
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
ANALISI PUSH DIREZIONE X : VERIFICA ATC 40 SODDISFATTA
PUSH MASSA X PUSH MODE X
SL DL SL DS SL DL SL DS
5000
4000 PP-DS

Taglio alla base (KN)


PP - DS
Taglio alla base (KN)

4000
3000
PP - DL
3000
2000 PP-DL
2000

1000
1000

0 0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12 0,14
Spostamento (m) Spostamento (m)

ANALISI PUSH DIREZIONE Y : VERIFICA ATC 40 SODDISFATTA


PUSH MASSA -Y PUSH MODE -Y
SL DS SL DL SL DS SL DL 3000
PP-DS 5000 PP-DS
Taglio alla base (KN)

2500
Taglio alla base (KN)

4000
2000
PP-DL 3000
PP-DL 1500
2000
1000

1000 500

0 0
-0,1 -0,08 -0,06 -0,04 -0,02 0 -0,09 -0,08 -0,07 -0,06 -0,05 -0,04 -0,03 -0,02 -0,01 0
Spostamento (m) Spostamento (m)
Edifici esistenti in c.a. – rinforzo strutturale (metodi dissipativi)
CASO DI STUDIO: adeguamento sismico mediante controventi dissipativi BRD
 MEDIA INDICI DI RISCHIO DIREZIONE X

(PRIMA) IR < 1 Capacità < Domanda (DOPO) IR > 1 Capacità > Domanda
MEDIA INDICATORI DI RISCHIO MEDIA INDICATORI DI RISCHIO
(Direzione X) (Direzione X)
2,5
0,7 0,65 2,05
0,6 2
0,53
0,5
0,40 1,5
0,4 1,21
0,3 1 0,84
0,2
0,1 0,5
0
SL - DL SL - DS SL - CO
0
SL - DL SL - DS SL - CO

 MEDIA INDICI DI RISCHIO DIREZIONE -Y


(PRIMA) IR < 1 Capacità < Domanda (DOPO) IR > 1 Capacità > Domanda
MEDIA INDICATORI DI RISCHIO MEDIA INDICATORI DI RISCHIO
(Direzione -Y) (Direzione -Y)
0,5 2 1,86
0,41 0,42
0,4
0,33 1,5
1,13
0,3
1 0,83
0,2
0,5
0,1

0 0
SL - DL SL - DS SL - CO SL - DL SL - DS SL - CO