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PIERO POZZATI

Professore ordinario nella Università di Bologna

TEORIA E TECNICA
DELLE STRUTTURE
Volume secondo
SISTEMI DI TRAVI
Parte prima
L'interpretazione elastica

UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE


PREFAZIONE

Il volume II di questa Teoria e tecnica delle strutture è dedicato ai sistemi


di travi e si articola in tre parti: di esse, la prima riguarda soluzioni imperniate
sull'elasticità lineare; la seconda tratta applicazioni sia numeriche, sia pra-
tiche; mentre temi tanto teorici quanto applicativi, riguardanti le analisi pro-
babilistica e limite, nonchè gli effetti sismici, saranno svolti nella terza, lasciata
ultima per il suo carattere meno omogeneo e in parte complementare.
Il presente volume, che costituisce la prima delle tre parti citate, e che
viene dato alle stampe insieme con la seconda, concerne quindi l'interpreta-
zione elastica; la quale, benchè sia in genere da considerare circoscritta
ali' esame delle situazioni di esercizio, costituisce, anche nel quadro di valu-
tazioni più complete, un indispensabile termine di riferimento.
Coerentemente con le linee generali appena abbozzate nel primo volume,
si troveranno ampiamente sviluppati, per i casi iperstatici, le due vie che già
vennero definite, per il loro significato intrinseco, del!' equilibrio e della con-
gruenza, preferendo quindi trattare vari problenii strutturali come esempi e
casi particolari dei n1etodi, non viceversa.
Dare un quadro degli innumerevoli contributi, o anche soltanto dei più
rilevanti di essi, appare oggi giorno problematico, e forse comporterebbe il
pericolo di perdere il filo conduttore delle idee ispiratrici; per cui occorre
operare delle scelte, preferendo soffermarsi sui modi di .Procedere che servano
a stimolare qualche riflessione concludente, e a costituire strunienti di portata
non troppo ristretta. Ciò anche perchè l'impiego degli elaboratori elettronici
ha sconvolto niolte scale di valori, comportando, per la straordinaria rapidità
dell'esecuzione .dei calcoli, il livellamento dell'importanza delle varie tecniche,
e favorendo quindi i procedimenti di indagine più generali.
Nel presentare il metodo dell'equilibrio farò ricorso, oltre che alla defini-
zione di movilnenti indipendenti e forze correlative, ai i< coefficienti di rigi-
dezza», dei quali sono casi particolari e importanti le già definite rigidezze
alla rotazione e alla traslazione. Ciò consentirà una scrittura delle equazioni
risolventi molto compatta e significativa, utile sia per derivare i possibili modi
© 1977 Unione Tipografico~Editrice Torinese di procedere, sia per rendere evidenti le peculiari prerogative del metodo:
corso Raffaello, 28 - 10125 Torino le quali sono numerose, e in particolare comprendono il fatto di non dovere
effettuare la scelta della configurazione principale, che resta sempre quella
Tipografia Sociale Torinese
corso Monte Cucco, 108 - 10141 Torino delle varie membrature con gli estremi pe1fettan1ente incastrati, qualunque sia
IV Prefazione PrefaZione V

il grado (anche nullo) di iperstaticità; e di ottenere vantaggi tanto più notevoli, Di ciò ho desiderato ancora una volta far cenno per richiamare !'attenzione
rispetto ad altri procedimenti, quanto più è elevato il livello dell'indetermina- sul fatto che, per la progettazione di una struttura, sono ugualn1ente necessari
zione statica. Dbninuendo tale livello può risultare utile il metodo della con- tanto calcoli semplici, anche di portata largamente approssimativa, quanto
gruenza il quale, al contrario del precedente, presenta l'ovvio vantaggio di analisi più sofisticate per gli accertamenti e le messe a punto finali. Per cui
aver nulle le incognite nei casi isostatici. ho cercato di tener conto di tale duplice esigenza nel testo che seguirà, aiutato
Le varie equazioni risolventi e i passaggi operativi si prestano, soprattutto dalla fortunata circostanza che spesso la risposta a entrambe dette esigenze
seguendo il metodo del!' equilibrio, a venire scritti ancora più sinteticamente può essere unitaria, ossia trarre origine dal lnedesimo metodo di calcolo, che
con le notazioni n1atriciali, senza alcuna preparazione particolare. Lasciando in genere è quello dell'equilibrio; e un certo spazio verrà dato anche ai proce-
quindi evidente il ruolo proprio delle matrici, che è quello di fornire una steno- dimenti iterativi, per i quali ho preferito in genere operare sui valori globali
grafia operativa; ed evitando quindi l'equivoco, non infrequente sentendo parlare delle incognite (anzichè sui loro incrementi), col vantaggio di ottenerne l'« auto-
di «metodi matriciali}), che i soliti concetti espressi per tramite delle matrici correzione».
possano dare origine a metodi a sè stanti. S'intende che, quando si impieghi un elaboratore, poichè il nun1ero delle
Il cap. XV, dedicato all'impiego delle matrici, poggerà quindi ancora sul incognite preoccupa limitatamente, almeno entro i limiti della sua capacità
cardine dei due metodi del!' equilibrio e della congruenza; impiego che non ho di me1noria, alle volte - come per i tralicci spaziali - può essere conveniente
introdotto sin dall'inizio della trattazione dei nzetodi sia per lasciar più netta anche l'uso del metodo che verrà detto <1 globale», col quale le condizioni
la genesi dei concetti, in nessun n1odo subordinata ad esso, sia per nzettere sia di equilibrio, sia di congruenza vengono introdotte congiuntamente.
in evidenza la sua utilità principalmente in vasti calcoli da eseguire per mezzo I procedin1enti di calcolo relativi ai sisten1i di travi saranno sviluppati negli
di un elaboratore. A proposito di questa presentazione unitaria con o senza ultin1i cinque capitoli, e per la loro comprensione è indispensabile la conoscenza
matrici, d'altronde non nuova, e di un'esposizione che ancora indugerà su pro- di base in1partita nel primo corso di Scienza delle costruzioni. La precedente
cedimenti approssimativi, può essere opportuno soffermare per un n101nento parte, che occupa all'incirca metà del volun1e, è stata riportata principalmente
l'attenzione su un aspetto che non sempre viene considerato nell'illustrare per con1odità del lettore, e per dare unità all'esposizione. Essa riguarda richiami
i metodi di calcolo per le strutture; riprendendo in poche righe alcune osser- matematici (matrici, soluzioni di siste1ni di equazioni lineari, serie trigono-
vazioni che, già accennate nella pren1essa del primo volume, verranno più metriche, differenze finite), s'intende nella lin1itata prospettiva del!' analisi strut-
estesamente esposte nella conclusione del capitolo citato. turale. E riguarda anche la trave isolata: ad asse rettilineo e curvo; a parete
Per l'uso degli elaboratori elettronici, che consente di effettuare calcoli aperta sottile, secondo la teoria di Vlassov; a sezione «mista)} (acciaio-
malte volte in1pensabili per le possibilità u1nane, acquista basilare importanza calcestruzzo) e« obliqua>>; su suolo elastico; simultanean1ente ù{f/.essa e soggetta
la traduzione della soluzione matematica in progran1n1i, ossia in codtficazioni a sforzo assiale. In tutti i casi ho cercato con qualche esempio di illustrare
operative adatte al funzionamento del calcolatore, basate su criteri di esecu- le proprietà salienti, insistendo, quando appaia opportuno, sul!' interpretazione
zione atti a richiedere il 1ninor numero possibile di interventi soggettivi. È chiaro fisica delle operazioni analitiche.
allora che, esistendo la possibilità, attualmente già molto diffusa, di fare Ogni capitolo è stato scritto com.e un discorso quasi a sè, tuttavia suffi-
ricorso a programn1i elaborati una volta per tutte da specialisti, sussiste il ciente a maturare autonome conclusioni; e penso che ciò possa renderne più
pericolo che l'ingegnere, essendo spesso incapace di ripercorrere il camn1ino agevole la lettura e la consultazione. Oltre agli argon1enti che rappresentano
che ha consentito di mettere a punto gli stessi programmi, si trovi nella condi- quella che, a mio avviso, è una base indispensabile per potere affi·ontare seria-
zione di doversi assumere responsabilità di calcoli che non può comprendere, 1nente il progetto di un sistema di travi, il volume comprende alcune parti che
o di dover passar la delega ad altre persone. Inoltre è opportuno aver presente possono suscitare il desiderio di un 1naggiore approfondin1ento; per cui mi
che una cosa è il progetto di una struttura, altra cosa è il calcolo; confusione sono preoccupato di corredare il testo di notizie bibliografiche abbastanza
purtroppo non infrequente da parte di chi, non essendo impegnato nella parte diffuse e commentate, sia nel corso del!' esposizione, sia al termine di essa.
più tipica della professione, tende a identijicare l'uno con l'altro, e a dilatare Mi congedo da questo libro, che mi è costato non lieve fatica, in un ten1po
l'importanza del secondo. Infatti, anche restando nel!' ambito del solo lavoro travagliato per l'Università. Sotto certi aspetti avrei voluto che non nascesse,
teorico, esistono altre fasi del progetto di decisiva importanza delle quali già soprattutto per il fatto che inevitabiln1ente sarà breve la sua vita; e non mi
si disse proprio nella premessa alla presente opera: la scelta della soluzione sarei deciso, se non fosse stato per il desiderio di poter forse, in qualche modo,
strutturale; il din1ensionamento di massima dell'opera; la definizione di uno continuare ad essere vicino ad alcuni allievi, anche quando si appresteranno
schema di calcolo sufficienten1ente rispondente alla realtà, ma non tale da ad approfondire le loro conoscenze di base, e a percorrere il camn1ino non
mettere in gioco un nu1nero di risposte tanto elevato da corifondere la con1- facile della loro professione.
prensione e la necessaria sintesi; il controllo dell'ordine di grandezza dei Infine un vivo ringraziamento, che non è di prammatica, alla Casa edi-
risultati, per garantirsi che non sia stato con1piuto qualche errore nel!' appron- trice U.T.E.T. la quale, pur nelle difficoltà del momento, non ha concesso
tamento delle schede dei programmi. Orbene per tutto questo è quanto mai alcuna trascuratezza, coerentemente con la sua a1nmirevole tradizione.
opportuno l'impiego di procedimenti di calcolo rapidi, basati su limpide e im- Bologna, febbraio 1977.
mediate giustificazioni logiche.
INDICE

A) Richiami di alcuni procedimenti di calcolo numerico ricor-


renti nello studio dei sistemi di travi.
I. Matrici.
1.1. Premessa P· 3
1.2. Definizioni 6
1.3. Operazioni sulle matrici » 8
1.3.1. Somma di matrici Jì 8
1.3.2. Prodotto di matrici 9
1.3.3. Determinante di una matrice 13
1.3 .4.Inversione di una matrice. Proprietà relative alla matrice
inversa 14
1.3.5. Derivata e integrale di una matrice 1> 17

II. Risoluzione dei sistemi di equazioni lineari.


2.1. Considerazioni introduttive P· 18
2.2. Risoluzione di un sistema di equazioni con la regola di
Cramer e con l'inversione della matrice dei coefficienti:
sostanziale coincidenza dei due metodi » 19
2.3. Risoluzione delle equazioni per eliminazione: metodo di
Gauss e metodi <{ di eliminazione diretta l> 21
2.3.1. Metodo di Gauss 21
Ese1npio 2.1. » 22
2.3.2. Cenno ai metodi di eliminazione diretta o di fattorizzazione
triangolare (Banachiewicz, Cholesky, Crout, Doolittle):
schema operativo secondo Crout. Sostanziale coincidenza
con lo schema tabellare de1 metodo di Gauss 24
Esempio 2.2. 24
VIII Indice Indice IX

2.4. Risoluzione delle equazioni per iterazione P· 25 IV. Archi.


2.4.1. Iterazione continua. Metodo di Seidel >) 26 4.1. Osservazioni introduttive P· 67
Esempio 2.3. >) 27
2.4.2. Procedimento iterativo ((per rilassamento l) >) 28 4.2. Equazioni indefinite di equilibrio- e di congruenza 67
Esempio 2.4. 29 4.3. L'arco a due cerniere 72
2.5. Equazioni lineari. Osservazioni 30 Esempio 4.1. (coefficienti elastici per un arco a due cerniere para-
a) Equazioni non 01nogenee bolico e circolare) >) 73
>) 30 Esempio 4.2. (arco incernierato: linea d'influenza della spinta)
b) Equazioni omogenee >) 30
>) 75
e) Impiego di sottomatrici nella scrittura di un sistema di equazioni >) 31 4.4. L'arco incastrato >) 75
d) Equazioni sfavorevolmente condizionate (o di tipo «instabile)>) 32 a) Le espressioni delle incognite staticamente indeterminate >) 75
2.6. Autovalori e autovettori 33 b) Una variazione di sezione conveniente >) 79
e) Influenza delle variazioni di sezione e di forma dell'arco sullo
Esempio 2.5. 34 stato di sollecitazione 80
Esemp~o 2.6. (vibrazioni di masse collegate da moUe) >) 36 d) Archi non simmetrici 83
Esempio 2.7. (carico critico di un sistema di aste) >) 38 e) Il metodo della spinta addizionale 83
Esempio 2.8. (carico critico di una trave di sezione variabile) 40 f) Variazioni termiche 84
g) Deformata di un arco. La notevole rigidezza dell'arco rispetto
2.7. Matrici (e operazioni matriciali) particolari connesse con il alla corrispondente trave 84
calcolo degli autovalori 41 Esempio 4.3. (arco parabolico incastrato: linea d'influenza delle
reazioni) 85
2.7.1. Matrice degli autovalori 41 Esempio 4.4. (arco parabolico incastrato: reazioni per una varia-
2. 7 .2. Matrice degli autovettori 41 zione di temperatura)
2.7.3. Trasfonnazione di una matrice in una matrice diagonale 88
42 Esempio 4.5. (condizioni di carico più gravose) 88
Esempio 4.6. (arco parabolico incastrato: linea d'influenza dello
2.8. Matrice «ortogonale» e matrice ({rotazione». Cambiamento
spostamento verticale in chiave) 89
degli assi di riferimento e trasfonnazione di matrici 43 Esempio 4.7. (arco circolare incastrato, caricato uniformemente
2.8.1. Matrice ortogonale sull'orizzontale) >) 90
43
2.8.2. Can1bian1ento degli assi coordinati. Matrice «rotazione)) 44 4.5. Arco con movimenti impressi alle estremità 91
2.8.3. Trasformazione di matrici 47 Esempio 4.8. (archi parabolico e circolare con le estremità sog-
Cenni storici e bibliografici 48 gette a movimenti impressi) >) 92
V. Travi snelle a parete sottile aperta.
B) La trave isolata: richiami ricorrenti nello studio dei sistemi 5.1. Premessa p. 94
di travi. 5.2. Travi a parete sottile e aperta soggette a sforzo tag1iante 98
a) Lo stato di tensione >) 98
III. Travi. b) Le condizioni affinché lo sforzo tagliante non provochi torsione. Il
centro di taglio 99
3.1. Travi prismatiche con le estren1ità incastrate, articolate, cede- e) Un'osservazione sul calcolo di un integrale ricorrente
voli: richiami
>) 104
P· 55 Esempio 5.1. (centro di taglio per un profilato con la sezione a [) >) 104
a) La trave con le estremità incastrate perfettamente 55 Esempio 5.2. (diagramma delle tensioni tangenziali e centro di
b) La trave con un'estremità articolata, l'altra incastrata 58 taglio per una sezione a corona circolare sottile aperta) >) 106
e) I momenti alle estremità di una trave in funzione dei carichi e dei
n1ovimenti delle sezioni estreme 5.3. Trave a parete sottile e aperta soggetta a momento torcente 107
59
5.3.1. Osservazioni introduttive. I centri di torsione e di taglio coinw
3.2. Travi di sezione variabile 60 cidono 107
Tabella 3.1. Trave appoggiata con <(mensole)) rettilinee è sitnme- 5.3.2. Azione torcente variabile lungo l'asse della trave: consew
triche: coefficienti elastici !faa• f/Jba 61 guenti tensioni normali e tensioni tangenziali di membrana 111
Tabella 3.2. Trave doppiamente incastrata, con «mensole J) retti- Esen1pio 5.3. (trave a parete sottile aperta soggetta a mow
linee e simmetriche, soggetta a carico uniforme: momenti d'inca- mento torcente variabile lungo l'asse) 115
stro perfetto 62 5.3.3. Trave a parete sottile aperta soggetta a deformazione di
Tabella 3.3. Trave con appoggio e incastro soggetta a un mo1nento tipo torsionale: equazione differenziale di equilibrio 117
(«mensole)) simn1etriche e rettilinee) 63 5.3.4. Trave a parete sottile aperta, soggetta ad azione torcente,
Tabella 3.4. Trave di sezione variabile linearmente da un'estremità con alcune sezioni impedite di ingobbirsi 118
all'altra: coefficienti elastici 63 Esempio 5.4. (trave a parete sottile aperta soggetta a mow
Tabella 3.5. Trave prismatica: momenti d'incastro perfetto 64 mento torcente, con le estremità impedite di ingobbirsi) 119
B. - POZZATI, Il-1.
X Indice Indice XI

5.4. Sistemi equilibrati di forze longitudinali applicati alle estre- 7.2.1. L'equazione della linea elastica p. 160
mità di una trave a parete sottile aperta. Bimomenti e relativi 7.2.2. La trave con le estremità articolate J) 161
stati di tensione p. 121 a) Carico ripartito uniformemente >> 162
b) Carico trasversale Q concentrato nella mezzeria 163
Esempio 5.5. (smorzamento degli effetti provocati da un bimo- e) Coppie M., simmetriche applicate alle estremità 163
mento) 125 d) Coppie Man antimetriche applicate alle estremità 163
e) Coppia Mu applicata all'estremità A della trave i> 163
5.5. Travi a parete sottile aperta: sollecitazioni per le strisce di Esempio 7.1. (trave inflessa e compressa soggetta a un
parete trasversali; I 'importanza degli irrigidimenti alle estre- carico ripartito e concentrato) 164
mità della trave 126 7.2.3. Trave con le estremità impedite di ruotare 164
Esempio 5.6. (sollecitazioni trasversali per una trave a parete 7.3. Trazione e carichi trasversali l> 165
sottile aperta di sezione circolare) 128 Esempio 7.2. (determinazione dello sforzo esistente nella catena
5.6. Bibliografia 129 di un arco) 168
7.4. Cenni bibliografici 169
VI. La trave su appoggi elastici infinitamente vicini.
VIII. Trave su appoggi obliqui.
6.1. Osservazioni introduttive. Equazione della linea elastica e
sua integrazione P· 133 8.1. Premessa P· 170
a) Premessa 133
b) Integrali particolari 133 8.2. Coppie applicate alle sezioni estreme 171
e) L'integrale generale 133 8.2.1. Coppie MzA applicate alle sezioni estreme )) 171
a) Coppie simmetrice MzA » 171
6.2. La trave di lunghezza illimitata » 136 b) Coppie antimetriche i> 172
6.3. La trave di lunghezza finita 139 e) Una coppia MzA applicata alla sola sezione A 173
d) Effetti di una coppia MzA• essendo l'estremità B incastrata 173
6.3.1. Condizioni di carico che non inflettono la trave 139 8.2.2. Coppie MxA applicate a11e sezioni estreme l) 174
6.3.2. Soluzioni per Ja trave considerata indeformabile 140
6.3.3. La trave deformabile sottoposta a forze e a coppie sulle 8.3. Trave appoggiata soggetta a carichi 1> 174
sezioni estreme 140 8.3.1. La soluzione ottenuta considerando in una prima fase del
6.3.4. La trave di lunghezza finita caricata in modo generico 144 calcolo la trave con le estremità incastrate 174
Esempio 6.1. (trave di fondazione soggetta a due carichi
8.3.2. Trave appoggiata: carico concentrato in un punto qua-
sulle sezioni estreme) 146 lunque 175
Esempio 6.2. (trave di fondazione in varie condizioni ai
limiti) 147 8.3.3. Carico ripartito uniformen1ente 175
Esempio 6.3. (trave di fondazione soggetta a più carichi) 148 8.4. Osservazioni sull'attendibilità delle formule ottenute l> 176
Esempio 6.4. (reticolo di travi assimilato a una trave su
suolo elastico) 150 Esempio 8.1. (ponte su appoggi obliqui caricato uniformemente;
Esempio 6.5. (trave su suolo elastico precompressa) 150 confronti tra i comportamenti di trave e di piastra) 176
Tabella 6.1. Valori delle funzioni I} (x), 'P (x), s (x), d (x) 152 8.5. Cenni bibliografici l> 177
Tabella 6.2. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler). Momenti per P0 » 154
Tabella 6.3. Trave di lunghezza finita su suolo elastico IX. Travi « miste» di acciaio e calcestruzzo.
(Winkler). Momenti MD 155
Tabella 6.4. Trave di lunghezza finita su suolo elastico 9.1. Premessa e richiami p. 179
(Winkler). Pressioni per P 0 156
Tabella 6.5. Trave di lunghezza finita su suolo elastico 9.2. Sezione soggetta a mon1ento flettente 180
(Winkler). Pressioni per M 0 156 a) Sezione di acciaio e calcestruzzo 180
Tabella 6.6. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler), soggetta alle azioni P 0 , M 0 • Movimenti delle se~
b) Sezione di calcestruzzo precompresso e ordinario 181
zioni estreme 157 9.3. Sezione soggetta a sforzo tagliante 182
6.4. Cenni bibliografici 157
9.4. Tensioni conseguenti al ritiro del calcestruzzo 183
VII. Travi soggette a carichi trasversali e a sforzo assiale. 9.5. Deformazioni » 185
Esempio 9.1. (sezione soggetta a M, T e agli effetti del ritiro del
7.1. Premessa p. 159 calcestruzzo) l> 186
7.2. Con1pressione e carichi trasversali >) 160
9.6. Bibliografia 188
XII Indice Indice XIII

X. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi (pri- 11.4. Affinamento delle approssimazioni per estrapolazione p. 225
smatiche e anulari). Esempio 11.4. >) 226
10.1. Premessa p. 191 11.5. Soluzione di un sistema di equazioni alle differenze espressa
10.1.1. Serie e coefficienti di Fourier » 191 mediante un 'equazione algebrica i> 227
10.1.2. Osservazioni. Proprietà dei termini delle serie 194 Esempio 11.5. l) 228
a) Simmetrie e antimetrie presentate dai termini della serie 194
b) II caso della funzione impulsiva J) 196
e) Cambiamento di denominazioni » 197

10.2. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi C) Sistemi di travi iperstatici. - L'interpretazione elastica.
prismatiche 198
10.2.1. La trave appoggiata 198 XII. Premesse e richiami.
a) Condizione di carico qualunque l) 198
b) Effetti di una coppia concentrata in un punto generico l) 200 12.1. Condizioni di equilibrio di una struttura espresse con i coef-
e) Carico radente lungo uno dei lembi 200 ficienti di rigidezza p. 233
d) Trave appoggiata alle estremità, su suolo elastico 200 12.1.1. Strutture caricate in corrispondenza dei nodi 233
e) Trave inflessa e soggetta a sforzo normale, vincolata a 12.1.2. Strutture genericamente caricate. Il ricorso a vincoli
un suolo elastico (appoggiata alle estren1ità) » 201 ausiliari J> 237
Esempio 10.1. (trave appoggiata, soggetta a varie con- 12.1.3. Casi particolari dei coefficienti di rigidezza: rigidezze alla
dizioni di carico, risolta impiegando le serie di Fourier) l> 201 rotazione e alla traslazione 238
10.2.2. La trave doppiamente incastrata 203 a) Rigidezza alla rotazione » 238
Esempio 10.2. (trave incastrata, soggetta a varie condi- b) Rigidezza al1a traslazione » 238
zioni di carico, risolta impiegando le serie di Fourier) l) 204 12.1.4. Distribuzione di un momento tra più aste aventi rigidezza
Esempio 10.3. (trave su suolo elastico soggetta a carichi alla rotazione nota » 240
equidistanti) 205 12.1.5. Distribuzione di una forza tra più aste aventi rigidezza
alla traslazione nota 241
10.3. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi ad 12.1.6. Osservazioni » 243
anello 206
12.2. Condizioni di congruenza per una struttura staticamente
10.3.1.Carichi radiali 207
10.3.2.Carichi radenti 208 indeterminata. Coefficienti di deformabilità l> 244
10.3.3.Carichi normali al piano dell'anello 209
10.3.4.Momenti esterni m" 209 12.3. Metodo dell'equilibrio e metodo della congruenza: due
Esempio 10,4. (anelio soggetto a carichi radiali, ripartiti modi di applicare il principio dei lavori virtuali 248
uniforn1emente su tratti) 210
Tabella 10.1. Carichi antimetrici rappresentati con serie di Fourier 211
Tabella 10.2. Carichi simmetrici, rappresentati con serie di Fourier 212 XIII. Il metodo dell'equilibrio (o delle deformazioni).
10.4. Cenni bibliografici » 213 13.1. Equazioni risolventi p. 251
13.2. Osservazioni 253
XL L'impiego delle differenze finite nello studio delle travi. Esempio 13.1. 258
Esempio 13.2. 260
11.1. Differenze finite. Premessa p. 214
13.3, Applicazioni del 1netodo dell'equilibrio: equazioni tipiche
11.2. Applicazioni allo studio delle travi » 217 per strutture ricorrenti 262
a) Travi prismatiche 217 13.3.1. Telai piani con i nodi che ruotano e che traslano >) 262
b) Travi di sezione variabile » 220 Esempio 13.3. >) 266
e) Trave su suolo elastico secondo Winkler » 220 Esempio 13 .4. l) 267
Esempio 11.1. » 221 13.3.2. Sistemi di telai e mensole soggetti ad azioni orizzontali >) 268
Esempio 13.5. >) 271
11.3. Affinamento delle approssimazioni operando sulle condi- 13.3.3. Telai piani aventi i nodi che ruotano e non traslano >) 275
zioni ai limiti mediante sviluppi polinomiali i> 222 Esempio 13.6. >) 276
13.3.4. Telai piani aventi i nodi che traslano senza ruotare 278
Esempio 11.2. l) 223 Esempio 13.7. >) 280
Esempio 11.3. 224 Esempio 13.8. >) 282
XIV Indice Indice xv

J3.4. Applicazioni del metodo dell'equilibrio: procedimenti itera- 15.2. Matrice delle rigidezze e matrice delle deformabilità p. 340
tivi per l'equilibramento dei momenti P· 282
13.4.1. Osservazioni sui metodi iterativi 282 15.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio 342
13.4.2. Telai con nodi che ruotano ma non si spostano: il n1etodo 15.3.1. La matrice delle rigidezze per l'elemento strutturale isolato 342
di Cross >) 283
a) Il procedimento ,, 283
Esen1pio 15.1.
Esempio 15.2.
345
347
Esempio 13.9. 286 15.3.2. Insiemi di travi: matrice delle rigidezze e matrice delle
b) Osservazioni 287 sollecitazioni 348
e) Il metodo di Cross operando sui valori totali dei momenti a) Procedimento ordinario 348
ripartiti e trasmessi (anzichè sui loro incrementi): il pro- b) Procedimento diretto 348
cedimento diviene autocorrettivo 288 Esempio 15.3. 349
13.4.3. Telai con nodi che ruotano e si spostano. Metodo di Esempio 15.4. 353
Cross generalizzato >) 289 Esempio 15.5. 354
Esempio 13.10. >) 292 15.3.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio. La
Esempio 13.11. >) 295 conciusione del calcolo >) 355
13.4.4. Telai con nodi spostabili: il caso del telaio simmetrico a a) Strutture caricate nei nodi >) 355
una sola campata (le torri) 296 b) Strutture caricate in modo qualunque 356
Esempio 13.12. 297 e) Stati di sollecitazione coattivi 357
Esempio 13.13. 298 Esen1pio 15.6. 357
13.4.5. Travi Vierendeel >) 299 15.3.4. Le equazioni risolventi hanno una parte dei termini noti
Esempio 13.14. >) 303 nulli 358
13.4.6. Strutture i cui nodi subiscono spostamenti noti >) 307
a) Telai soggetti a variazioni della temperatura media >) 307
b) Effetti per cedimenti noti dei vincoli ,, 308 15.4. Impiego delle matrici nel metodo della congruenza >) 359
e) Osservazioni ,, 309 15.4.1. Strutture isostatiche: relazioni tra azioni interne, movi-
13.4.7. Sollecitazioni secondarie per tralicci aventi le aste colle- menti e forze 359
gate rigidamente e caricati in corrispondenza dei nodi 309 15.4.2. Strutture iperstatiche: calcolo delle incognite statican1ente
indeterminate >) 362
13.5. Riduzione del numero dei movimenti incogniti e delle rela- Esempio 15.7. >) 363
tive condizioni di equilibrio. Procedimento ((dei movimenti Esempio 15.8. 364
primari impressi » 312
Esempio 13.15. >) 314 15.5. Tralicci piani e spaziali: procedimento di ca1colo «globale)>
Esempio 13.16. ,, 316 impiegando le matrici 365
Esempio 13.17. >) 319
Esempio 15.9. 367
XIV. Il metodo della congruenza (o delle forze). 15.6. Qualche osservazione conclusiva. L'impiego degli elabo-
321 ratori elettronici nel calcolo delle strutture 368
14.1. Il modo di procedere P·
Esempio 14.l. 322
Esempio 14.2. >) 325
14.2. Applicazioni del 1netodo della congruenza: equazioni tipiche XVI. Procedimenti semplificativi.
per strutture ricorrenti >) 327
14.2.1. Trave continua su appoggi rigidi o soggetti a spostamenti 16.1. Premessa p. 372
di valore prescritto: equazione dei tre momenti 327
14.2.2. Trave continua su appoggi cedevoli elasticamente: equa- 16.2. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco influenzato dagli
zione dei cinque momenti 329
331 spostamenti dei nodi l> 373
Esempio 14.3.
14.2.3. Reticoli di travi >) 332
Esempio 14.4. >) 335 I 6.3. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco influenzato dalle
Esempio 14.5. 336 rotazioni dei nodi 374

XV. L'impiego delle matrici nell'analisi delle strutture. 16.4. Telai aventi lo stato di sollecitazione influenzato sia dalle
rotazioni, sia dagli spostamenti dei nodi J> 377
15.1. Premessa p. 338
15.1.1. Generalità >) 338 16.5. Il comportamento delle strutture «a telaio)) interpretato
15.1.2. Simboli e numerazione dei nodi >) 339 con fittizi schen1i continui 379
XVI Indìce

16.5.1. Premessa p. 379


16.5.2. Pareti irrigidenti con una o più serie di fori allineati ver-
ticalmente » 380
Esempio 16.1. » 387
Esempio 16.2, 388
Esempio 16.3. 390
16.5,3, Parete irrigidente collegata a un telaio soggetta a carichi
orizzontali 393
Esempio 16.4, 396

16.6. Sistemi strutturali soggetti a comportamento spaziale per


carichi orizzontali. - Le azioni sulle varie strutture compoM
nenti. Un procedimento di calcolo semplifìcativo 398
Notizie bibliografiche e storiche » 403
Indice degli autori 411

A)

MATRICI E RISOLUZIONE DEI SISTEMI


DI EQUAZIONI LINEARI - RICHIAMI RICORRENTI
NELLO STUDIO DEI SISTEMI DI TRAVI

1 - POZZATI, JI-1.
CAPITOLO I
MATRICI

1.1. l'rentessa.
a) Le difficoltà crescenti della soluzione dei problemi connessi con le
attività della tecnica hanno fatto avvertire sempre maggiore l'importanza
di poter disporre di un linguaggio matematico che, senza divenire eccessi-
vamente ermetico, fosse il più possibile sintetico e semplice.
La definizione delle matrici e della relativa analisi corrispose a tale
esigenza. Infatti, poichè nei calcoli si deve effettuare spesso il maneggio di
vari elementi suscettibili delle medesime operazioni, si ritenne opportuno
aggregarli in «matrici » (ossia in insiemi) ciascuna distinguibile con un solo
simbolo; e poichè certe operazioni tra gli elementi di due o più di esse sono
ricorrenti, fu conveniente tradurle una volta per tntte in ben determinate
proprietà e regole, dando così vita a una corrispondente algebra che, se per
certi aspetti mantiene legami e somiglianze con quella tradizionale, per altri
possiede peculiari attributi e sviluppi meritevoli di essere ricordati.
Con l'introduzione delle matrici si è compiuto un passo importante nel
simbolismo matematico, la cui definizione fu tutt'altro che rapida e prese
corpo a mano a mano che si complicarono i problemi e le relative risposte.
AH 'inizio, quando il pensiero matematico si co1ninciò a organizzare, le ope-
razioni vennero descritte con espressioni prese esclusivamente dal linguaggio;
poi si cercò di abbreviare i discorsi usando particolari vocaboli e segni Cl.1 ).
L'intendimento restava però fondamentalmente quello di costituire una più
duttile intesa inatematica e passò un lungo tempo prima che nascesse I'al-
gebra, ossia prima che, con l'impiego delle lettere nel calcolo, i simboli per-
dessero il diretto aggancio con particolari significati e stessero a indicare
invece entità e numeri generici; di questi, impiegando l'algebra, si poteva
far restare soltanto il concetto più generale fissando, con processi operativi
non contingenti, proprietà e riferimenti immutabili espressi con un linguaggio
di ampia portata.

(t.tJ Principalmente per merito del matematico greco Diophantus, vissuto nel terzo
secolo dopo Cristo. Diophantus creò una forma di scrittura matematica, ma i simboli e i
vocaboli rappresentarono soprattutto delle abbreviazioni e furono adottati per indicare
particolari e non generiche entità e operazioni; tuttavia l'incognita o le incognite vennero
indicate con lo stesso simbolo, indipendentemente dal problema trattato.
4 Capitolo primo Matrici 5

Ciò che ci appare ora tanto spontaneo e semp_lice richiese però un lungo inventata da LEIBNIZ verso la 1netà del 1600, traduceva n1eccanican1ente
tempo di maturazione con il fallimento di innumerevoli tentativi, e la stessa proprio quella regola dell'addizione citata come esempio di un algoritmo
scelta dei simboli fu non di rado di decisiva importanza per lo sviluppo del tra i più elementari; e i movimenti necessari al funzionamento vennero prima
pensiero scientifico: agli antichi greci, per esempio, che impiegarono le lettere effettuati a mano, poi elettricamente. Ma i primi calcolatori numerici vera-
dell'alfabeto associate a un apice per rappresentare i numeri, probabilmente mente automatici vennero realizzati negli Stati Uniti durante il secondo
riuscì difficile l'idea di usare le lettere per indicare un numero generico (1 • 2); conflitto mondiale, e con essi si fu in grado, mediante impulsi di corrente
e si pensi a ciò che ha comportato Poter rappresentare chiaramente qualunque o altro sistema [comunque utilizzando elementi costitutivi funzionanti a
grandezza nu1nerica impiegando soltanto dieci simboli aventi il valore an- due stati C1 • 5>] di scrivere un numero espresso con il sistema binario di
corato alla loro posizione (1. 3). BOOLE (1. 5) e di sviluppare operazioni sui numeri, utilizzando l'algebra con-
b) Con il complicarsi dei calcoli si trovò conveniente, una volta accertata seguente allo stesso sistema e trasformazioni funzionali realizzate dai circuiti
la validità di un certo processo operativo, lasciar la dimostrazione da parte della macchina: il sistema binario, poco congeniale alla sensibilità umana,
e definire determinate regole pratiche e complessi di operazioni, detti « algo- essendo basato sui due soli caratteri O e 1, è invece adeguato alla capacità
ritmi », a loro volta rappresentabili con simboli <1 •4). Si vennero così costi- degli elementi costitutivi dell'elaboratore di dare soltanto due soli tipi di
tuendo vere e proprie \(macchine mentali », ossia automatismi con i quali risposta, ma in tempi straordinariamente brevi, dell'ordine, attualmente,
le operazioni, seguendo schemi preordinati, il più delle volte vengono adottate di 10-'-:- J0- 9 secondi. Si potè così disporre di elaboratori di calcoli di
passivamente. Per citare un esempio il più elementare possibile, si pensi straordinaria efficacia: tuttavia per essi occorreva poter programmare le
quando, nell'effettuare un'addizione, il riporto relativo alla somma dei nu- operazioni impiegando un simbolismo il più possibile chiaro e sintetico;
meri di una colonna viene aggiunto come addendo alla colonna a sinistra, e le matrici, con la relativa algebra, poterono rispondere pienamente a tale
in genere senza chiedersi se esso rappresenti decine, centinaia o migliaia: esigenza.
in questa banale operazione è già insita l'idea, comune agli algoritmi ben Fu questo fortunato incontro con le necessità presentate dal funziona-
più complessi, di fornire, in relazione a un certo scopo, regole pratiche il mento dei calcolatori elettronici a favorire la grande diffusione dell'algebra
più possibile se1nplici e di poter operare in un certo modo spesso senza 1natriciale, a parte s'intende la sua utilità immediata di stenografia operativa:
preoccuparsi di darne ogni volta giustificazione; e il vantaggio può essere essa è quindi strumento assai utile per l'esecuzione di calcoli che, senza l'im-
notevole, pnrchè non si perdano di vista i limiti dì applicabilità delle regole piego degli elaboratori elettronici, sarebbero impensabili per la capacità
e il ricordo del loro significato. dell'uomo. Vedremo nel cap. XV alcune particolari applicazioni riguardanti
È evidente che, introdotti tali automatismi mentali, l'esecuzione mate- i sistemi di travi, ma ormai le matrici sono correntemente impiegate per il
riale delle operazioni si presentò come il fatto più affaticante; e sempre più calcolo di qualunque tipo di struttura, in particolare quelle continue, trattate
si avvertì la necessità di rendere automatico lo sviluppo degli stessi algoritmi, con gli elementi finiti.
ossia di poter disporre anche di macchine calcolatrici. La prin1a di queste, Può essere però opportuno osservare sin da ora che l'utilità dell'algebra
delle matrici, essendo soprattutto connessa con l'uso degli elaboratori elet-
(i.zJ I nun1eri 1, 2, 3, ... venivano indicati con oc', \3', y', ... ; tale scrittura si sviluppò tronici, non può venire efficacemente illustrata con esempi elen1entari, per
verso il quinto secolo avanti Cristo. .
(L 3 l Il matematico arabo Muhammad ibn Musà visse intorno al1'800 dopo Cnsto e
venne chiamato al-Khuwarizmi 0 con riferin1ento alla regione dalla quale proveniva. Di (1.G) Terminali di transistori ai quali può venire applicato o no un impulso di corrente,
due sue opere una si intitolava deformando il suo nome nella traduzione latina, Algoritn1; o che possono essere portati a due diversi stati di tensione; elementi magnetici con due
dicit e il titolo ispirò la den~n1inazione di uno dei concetti basilari nella matematica; sensi di polarizzazione, ecc.
il libro tra l'altro riportava il sistema decimale, escogitato da matematici indiani che ave- <1 · 6 l G. BooLE, An InvestigaNon ;nto the Laws of Thought ... , London, 1856.
vano da tempo adottato il <1 sistema dei valori di posizione l>, intendendo con ciò il fatto Adottando la base 2, ossia il sistema binario, si impiegano soltanto i nun1eri O, 1.
che in un numero il valore della cifra cambia a seconda del suo posto (nel numero 2002, Ad esen1pio il numero 43 può essere rappresentato nel seguente modo:
il primo 2 è mille volte maggiore dell'altro; ma ovviamente.il valore .di .posizione non è
circoscritto al sistema decimale). La seconda delle opere citate era intitolata Alshebr... 43~4·10 1 +3 · 10°=1·25 +0. 2 4 +1·2 3 +0. 2 2 +1·21 +1. 2°;
(sistemazione ...); e dal titolo derivò la parola {(algebra)'/. , .
(lAl A tale proposito può essere interessante ricordare quanto LAPLACE affermo in un quindi, scrivendo in ordinata successione i coefficienti che moltiplicano le potenze di base 2,
passo della sua Exposition du système du monde (~ 799): «.... La. fecondit.à del~'anali.si .alge- 1a scrittura in forma binaria è 101011.
brica è così grande che basta tradurre nel suo linguaggio universale i fatti speciali per . L'osservazione di Boole, che sen1brò relegata al campo matematico e filosofico, trovò
veder crescere dalla sua semplice forma di espressione una quantità di fatti nuovi e ina- invece un impiego pratico utilissimo per esprin1ere il linguaggio degli elaboratori elettronici:
spettati)'/, . _ , . . questi infatti, trasmettendo o bloccando ad esempio un impulso elettrico, sono in grado,
In questa visione delle possibili conquiste del pensiero matematico trovano lun1tato come figurativan1ente si dice, di rispondere soltanto si=l, no=O, quindi di esprimere in
spazio l'intuizione e la fantasia; e molte acquisizioni sono il risultato del funzionamento forn1a binaria un numero.
di una vera e propria macchina mentale. Dallo stesso Boole venne sviluppata un 'algebra binaria.
6 Capitolo primo Matrici 7
i quali i consueti metodi operativi possono alle volte riuscire p1u efficaci; trici, essa corrisponde all'unità nell'algebra e viene detta anche matrice
essa si può chiaramente rivelare soprattutto nei casi complessi. identità.
Quando n= 1 si ha la matrice colonna o vettore, che conviene distinguere
1.2. Definizioni. col simbolo:
a,
a) Si definisce matrice di ordine (o rango) mXn l'insieme ordinato di a,
m X n elementi (entità qualsiasi, prive o dotate di dimensioni fisiche tra loro
anche non omogenee) distribuiti in m «righe» ed n «colonne» secondo a={a}= [1.3]
il quadro:
On
a,,
a,,
022 aain
2n
1
[1.1]
Per essa, che ha particolare importanza, vengono frequente1nente usati
A=[A]=

a~J,
altri simboli, quali {ai}, {A}, e gli elementi a1 ••• arn sono spesso detti com-
ponenti o coordinate del vettore a; qualunque gruppo di numeri o di varia-
aml am2 bili può essere definito come vettore. Inoltre, mentre le matrici rettangolari
o quadrate verranno usualn1ente rappresentate, con1e si è detto, con lettere
nel quale con ai1 si indica, come di consueto, il generico elemento apparte- maiuscole, i vettori saranno indicati con lettere minuscole e i relativi ele-
nente alla riga i e alla colonna j. menti (componenti) avranno naturalmente un solo indice (l. 8J.
L'insieme [1.1] può essere indicato anche in altri modi: [Al,nxn. [a], [a,;], A; Tra le matrici aventi caratteristiche particolari è opportuno citare anche
e generahnente l'ordine non viene annotato, se non è necessario per la com- le nlatrici triangolare superiore e triangolare inferiore: la prhna di esse ha
prensione delle operazioni C1 •7l. nulli tutti gli elementi posti sotto la diagonale principale, la seconda tutti
Appare quindi chiaro che a una matrice non corrisponde alcun valore gli elementi al di sopra; per esempio:
numerico e che pertanto la sua definizione nulla ha a che vedere con quella
o

l
di determinante (v. par. 1.3.3). Gn
A seconda della loro configurazione, alle matrici sono state attribuite a,, [1.4]
diverse denominazioni che può convenire una volta per tutte definire. a,,
Quando m=n, una matrice è detta quadrata e sono chiamati principali
gli elementi a,, collocati lungo la diagonale. Casi particolari di essa sono: Data una 1natrice A, si definisce sua trasposta At (o AT, A') la 1natrice
la matrice simmetrica (a,1=a1,) e la matrice diagonale (nulli tutti gli elementi dedotta dalla A scambiando le corrispondenti righe e colonne, col risultato
eccettuati quelli sulla diagonale principale); ed è evidente che un numero che per la A' ogni elemento a',1 risulta uguale ad a;, e l'ordine m X n di-
può esser considerato una matrice quadrata di ordine 1 x I. viene n x n1. Così, ad esempio:

l
Inoltre è rilevante la definizione della matrice unità (indicata col simbolo I), au
che è una matrice diagonale (quindi quadrata) con tutti gli elementi princi- A'= [A]'= a12 [1.5]
pali uguali ad 1, ad esempio del tipo: _ G13

[1]=[1] 3 = l~ o
1
o
[1.2]
In particolare una niatrlce riga può essere considerata 1a trasposta di
una matrice (o vettore) colonna:

per la quale al solito, quando è possibile, l'indice si sottintende; per le a'={a}'=[ a1 a 2 a,], [1.6]
ragioni che vedremo a proposito del prodotto o della divisione di ma-
e pertanto {a}t o at sono i simboli con i quali essa viene di solito indicata.
<1 •7 l
Nel presente capitolo le matrici verranno indicate per semplicità, seguendo una
diffusa preferenza, con semplici lettere maiuscole e corsive (per es. A). ti.s) Ne] presente capitolo i vettori, o matrici colonne, verranno indicate per semplicità,
Nelle applicazioni riguardanti le strutture (cap. XV) preferiremo in genere, onde evitare seguendo una diffusa preferenza, con semplici lettere minuscole e corsive tra parentesi graffa;
confusioni, racchiudere le lettere maiuscole tra parentesi quadre (per es. [A]). per es., {a}.
8 Capitolo primo Matrici 9

Ovviamente una matrice simmetrica (aii=a1i) coincide con la sua tra- 1.3.2. Prodotto di matrici.
sposta; e la trasposta di una matrice triangolare superiore diviene triangolare
a) Non è un'operazione ovvia. Si definisce prodotto di due matrici A,
inferiore e viceversa.
B una matrice C il cui generico elemento c,i è la so1nma dei prodotti, ele-
Inoltre due matrici sono definite uguali, se sono uguali tutti i loro corri-
mento per elemento, degli elementi della riga i di [A] con quelli della co-
spondenti elementi; pertanto l'uguaglianza può esistere soltanto fra matrici
lonna j di [B]. Ad esempio:
del 1nedesimo ordine. Una matrice è detta nulla se tutti i suoi elementi sono
uguali a zero.
Matrici di tipo particolare verranno definite nei par. 2.7, 2.8.
b) Sottomatrici. Una matrice può comprendere elementi di diversa natura
o dotati di proprietà diverse, che può convenire raggruppare in sottomatrici con:
suddivise da linee tratteggiate. Così, ad esempio, per la matrice c11=a11 b11 +a12 h21, c12=a11 h12+a12 b22,

C13=ll11 b13+a12 b23' C21 =G21 b11 +a22 b21, ... ;

pertanto l'espressione del generico elemento della matrice e risulta (se n è il


numero delle colonne della A, e anche il numero delle righe della B):
n

può convenire la segmentazione indicata, volendo dar rilievo al particolare cii= E a18 • b81 • [1.8]
8=1
carattere di alcune sue parti, ossia alla presenza della sottomatrice A 12 uni- Un esempio numerico:
taria e alla A 22 nulla. Ovviamente i termini A11 , ... , A 22 sono da considerare
a loro volta elementi di una matrice, suscettibili pertanto di qualunque ope-
razione definita nell'analisi matriciale.
AB= [ ~ ! l [! -~ ~ ]= [ ~:: ~:: ~:: ] ,

1.3. Operazioni sulle matrici.


Cu=[ 1 3] [ ! ]=J • 1+3 ·4=13,
1.3.1. Somma di matrici.
c 23 =[ 2 4 ] [ ~ ] =2 · 3+4 · 6=30;
per cui si ottiene:
Si somn1ano matrici di uguale ordine sommando i loro corrispondenti
elementi; matrici di ordine diverso non possono venire sommate. Regola
13
C= [ 18
13 21
16 30
l ·
analoga vige per la sottrazione. Evidentemente valgono le proprietà commu-
tativa e associativa: b) Possono essere opportune alcune osservazioni. Innanzi tutto, conse-
A-!-B=B+A, guentemente alla definizione data, il numero degli elementi di una qualunque
A+B+C=(A+B)+C. riga della A deve essere uguale a quello degli elementi di una qualunque
colonna della B, ossia le colonne della A debbono esser tante quante le righe
Volendo moltiplicare una matrice per un numero ). (ossia sommarla della B: quando questa condizione è soddisfatta, le matrici« fattore» si dicono
À volte), si deve moltiplicare ogni elemento per },, quindi: compatibili e il loro prodotto può essere eseguito. Quindi la condizione di
compatibilità richiede che, indicando con m X n l'ordine della prima matrice
ÀA=À[ a1; ]=[ Aa;;]. fattore e qX r quello della seconda, si abbia n=q; e l'ordine della matrice
prodotto risulta m X r:
In particolare, se il numero 2 moltiplica una matrice unità, ad esempio
di ordine 3, si ottiene:
o
Al=l ~
Ovviamente, per il prodotto di più matrici:
}, [1.7]
o
la matrice AI è detta scalare. si deve avere q=r, s=t, e l'ordine della matrice finale D è p X u.
10 Capitolo prin10 Matrici II

Da quanto è stato detto si ha che il prodotto di un vettore {a}' riga (di Inoltre, se AB=I, si ha anche BA=I: infatti, posto BA=C e postmolti-
n componenti) con un vettore {b} colonna (di m componenti) può essere plicati entrambi i membri per B, si ha BAB=CB; ma, essendo AB=I e
eseguito soltanto se m=n, e il risultato è una matrice di ordine 1 X 1, com- BI=IB, si ottiene IB=CB, e in definitiva C=I, BA=I.
prende quindi un solo elemento; ad esempio:
d) Valgono le proprietà distributiva e associativa, ossia:
{a}'{b}=[ a1 a2 ] [ ~:] =[(a b +a,b
1 1 2)] ; A (B+C)=AB+AC, [I.IO]

ABC=(AB) C=A (BC). [1.11]


iuvece il prodotto {a}{b}' è sempre possibile e fornisce una matrice di
ordine mxn: e) Per quanto riguarda la trasposizione di un prodotto, è facile rendersi
conto che:
{a} {b}'=[ :: ] (AB)'=B'A' . [1.12]
Infatti, detta C la matrice prodotto, un generico elemento di questa, per la regola
e) Il prodotto non gode della proprietà commutativa, quindi in genere data, può essere simbolicamente scritta (r=riga, c=colonna):
si ha:
c,;=r; (A) ci (B),
AB#BA;
o anche, per la definizione di matrice trasposta:
infatti, ad esempio:
c,;=c, (A') r; (B')=r; (B') e, (A') ; [a]
A =[ - I3
-n· B =[ ~ ;] ' pertanto, poichè un qualunque elemento della et vale ctii=ci" per la [a]
Ctij=l"i (Bt') Cj (At)'
si ottiene:

AB=[ -3
9
~~]. BA=[~ ~] ; quindi C'=B'A'.
Così, ad esempio, date le due matrici:

e in particolare l'esempio mostra che il prodotto di due matrici non nulle


può risultare nullo. A causa di tale proprietà, è necessario precisare se una
matrice viene premoltiplicata o postmoltiplicata per un'altra; nel prodotto AB, si ha:
B è premoltiplicata da A e, viceversa, A è postmoltiplicata da B. Però,
quando si abbia a fattore la matrice unitaria, la proprietà commutativa è 7 IO]
valida, ossia: [23 34 ,
(AB)'= 15 22

IA=AI=A. [1.9]
B'A'= 157 22
10] .
Di ci~ è immediata la constatazione applicando la solita regola del prodotto; [ 23 34
ad esen1p10:

[6 ~ l
In maniera analoga è semplice constatare che:
(AB C)'=C'B'A', [1.13]

[~ j) Il prodotto di matrici simmetriche genera una matrice in generale non simme~


trica: infatti, una matrice simmetrica deve coincidere con la sua trasposta, inoltre
(punto e) (AB)'=B'A'; quindi (AB)' risulta uguale a BA (essendo per ipotesi A, B
e l'ordine della matrice unitaria (che è quadrata) dev'essere uguale al numero delle simmetriche) e non ad AB, come dovrebbe essere se la matrice prodotto AB fosse
righe o a quello delle colonne della [A], a seconda che il legame sia di premoltipli- simmetrica.
c~z1one o postmoltiplicazione. Appare quindi chiara la ragione per la quale la ma- Per quanto è stato detto, se A è simmetrica, la matrice AA è ancora simmetrica:
trice I è detta spesso, come è stato accennato, <(identità»; in particolare l'opera~ la matrice AA è indicata con A 2 , e una notazione simile si usa per potenza della
zione la riproduce il vettore a, quindi la e a sono la medesima cosa. matrice A di più elevato indice.
12 Capitolo primo Matrici 13

g) Il prodotto L 1 L 2 L 3 ... di matrici triangolari inferiori è una matrice inferiore; 1.3.3. Determinante di una matrice.
e una proprietà analoga vale per quelle superiori. Ad esempio:
L'analisi delle n1atrici viene utilmente impiegata, insieme con la teoria

[g 3
-1
o -n rn 2
1
o ~J~rn -1
o
7
~~l ·
h) Il prodotto D 1 D 2 D 3 ••• di matrici diagonali è una matrice diagonale, nella
dei determinanti, nella risoluzione dei sistemi di equazioni, per cui può
essere conveniente il richiamo di alcuni risultati salienti di tale teoria.

a) Definizioni.
quale ogni elemento è uguale al prodotto dei corrispondenti elementi; ad esempio: Con i simboli:

[g
o
-3
o ~] [-g
o
3
o ~] [-g
o
-9
o 20
g l· [1.14]

i) Moltiplicazione di matrici comprendenti sottomatrici.


E stato accennato che alle volte può convenire di raggruppare gli elementi in si indica il determinante di ordine n di una 1natrice quadrata di ordine n x n.
sottomatrici e che nulla vieta di considerare queste a loro volta elementi, rimanendo
ovviamente valide tutte le operazioni dianzi definite. Vediamo un esempio: il si- Le definizioni di matrice e di determinante non hanno nulla in comune:
sterna: La prima, come si è detto, è un insieme di elementi che in genere si indica
racchiuso tra parentesi quadre; il secondo, con gli elementi posti tra sem-
plici barre, esprime invece un preciso valore numerico, ottenibile seguendo
ben determinate operazioni. Ricorrendo queste nell'importante problema
della risoluzione dei sistemi lineari, si trovò conveniente una volta per tutte
codificarle; e poichè sono abbastanza semplici seguendo la regola di Laplace,
può essere, come è indicato, suddiviso in sottomatrici e rappresentato nel seguente può essere opportuno un breve loro richiamo, unitamente con le più rile-
modo, con evidente impiego dei simboli: vanti proprietà.

Dato un determinante J a I, si chiama minore Mii di un elemento aii il determi-


nante ottenuto sopprimendo in j a I la riga i e la colonna j. Quindi, ad esempio, per
sviluppando il prodotto, si ottiene: il determinante:

Ia
an
i~ a,,
a,, a,,
a22 a2a
I,
Ia,, a32 a3a

i minori M 11 , M 21 sono:
e s'intende che la suddivisione in sottomatrici deve rispettare, nel caso del prodotto,
la regola della compatibilità. Mn=[ a22
G32
a23 [,
G33

l) Prodotto di una matrice con una matrice diagnonale. Si definisce inoltre con/attore C,1 di un elemento a,1 :
Come è stato detto, una matrice dif!gonale D ha nulli tutti gli elementi non
appartenenti alla diagonale principale. E facile riconoscere che se B=DA si ha C,1=(-l)t+i M11,
(Pi=riga generica; dt=elemento della riga e della colonna i appartenenti a1la ma-
trice quadrata D): per cui, riferendosi al caso precedente:
'" (B)~d, '"(A) ;
infatti, sviluppando ad esempio il prodotto:
La definizione di confattore è utile per ricavare il valore di un determinante e
per definire il segno del relativo minore; può essere con1odo aver presente la se-
guente tabella riguardante la matrice degli elementi:
si trova: b11 (elemento della 1a riga)=d1 a11 , +-+- .. .
Analogamente, se B=A D, -+-+ .. .
+-+- .. .
c1 (B)~d, c1 (A).
Capitolo primo Matrici 15
14

b) Sviluppo di un determinante. Regola di Laplace. b) Deduzione diretta della matrice inversa. Data una matrice A, gli ele-
menti x,1 della matrice inversa A-1 debbono, per la [l .17], soddisfare la
Il valore di un determinante può essere calcolato impiegando i confat- condizione:
tori c,1 degli elementi di una qualunque riga o di una qualunque colonna.
Nel primo modo, se n è l'ordine del determinante: Xn X12 •.• X1n ] Gn a12 ••• 0 1n ] [ 1 O ... O]
n X21 X22 ··• X2n G21ll22···G2n=Ol o
•.•
I aJ=E a,1 Ci;; [1.15] [
....... [
. . . .. .. .
1=1 Xn1 Xn2 Xnn _ Gn1 Gn2 ... Gnn O O 1
ossia il valore di un determinante è ugnale alla somma dei prodotti di tutti
gli elementi di una sua riga qualunque per i relativi confattori; oppure, se Poichè si tratta di moltiplicazioni di matrici (par. 1.3.2), le somme dei
lo sviluppo viene attuato prescegliendo una colonna j: prodotti degli elementi della prima riga di A-1 per i corrispondenti elementi
della prima, seconda, ... , ennesima colonna di A, debbono essere ordinata~
n
JaJ=Ea, [l.16] mente uguali agli elementi c11 , c12 , ••• , c1n della matrice prodotto, ossia in
1 c,1 •
i=l questo caso a 1, O, ... , O, quindi:
Ovviamente i confattori sono, per la definizione precedentemente data, G11 X11 +a21 X12 +... +an1 X1n = 1,
determinanti di ordine (n-1), a loro volta calcolabili applicando la medesima ll12 X11+a22 X12+ ... +an2 X1n=O,
regola; per cui, con operazioni a catena, ossia gradualmente declassando
l'ordine del determinante, si può giungere al risultato finale.
Così, ad esempio, sviluppando il seguente determinante con gli elementi della per cui ripetendo analoghe operazioni per le rimanenti righe della A-1, si
prima linea sì ottiene: ottengono n sistemi di equazioni indipendenti tra loro, che consentono di
3I
definire la matrice inversa.

Ii ~ =1 l-i
-i - ~l+ 2 C-l)[i ~[+c- 3 l[i -i[=
l 2
Per esempio, volendo ricavare la matrice inversa nel seguente caso:
=1 (-10 -6) -2 (8 -12) -3(4+10)=-50'
I 2 -3] [1 OO]
ed è immediato constatare che il valore non cambia operando sugli elementi di [24 -51 26 oO O1 oI '
=

una qualunque altra riga o di una qualunque colonna.


gli elementi X 1i, x12 , x 13 si ottengono dalle equazioni:
1.3.4. Inversione di una matrice. Proprietà relative alla matrice inversa. X11+4X12+2X13=l

a) Tale operazione ricorre, come vedremo, nella soluzione dei sistemi 2X11-5X12+ X13=0
di equazioni impiegando le matrici; la definizione di matrice inversa è utile
-3x11 +6x12 +2xu1=0
anche per dare espressione formalmente esplicita alle incognite di un sistema,
con vantaggi operativi. e valgono (a meno di -1/50) X11 =-16, x 12 =-7, x 13 =-3. In modo analogo si
1 calcolano i rimanenti elementi incogniti.
Data una matrice quadrata A, si definisce sua matrice inversa A- una
matrice, anch'essa quadrata e dello stesso ordine, tale che il loro prodotto
sia uguale alla matrice unitaria I (vedi par. 1.2 a); quindi per definizione, e) La mat1'.ice inversa dedotta i111piegando i con/attori.
e tenendo presente che se AB=l anche BA=I (v. par. 1.3.2 e): Per la regola [l.15] di Laplace si può scrivere, con riferimento ai soliti
[l.17 a] simboli:
n { =J
A I per r=i, [l.18 a]
[l.17 b] E a,1 c,1
1~1 = O per r,,< i Cl.DJ. [1.18 b]
ed è evidente l'analogia con l'algebra ordinaria.
L'inversione di una matrice può essere ottenuta direttamente dalla defi- <1 •9 > Se una 1natrice quadrata ha due righe (o due colonne) uguali il determinante è
nizione [1.17], come vedremo nel punto b), oppure utilizzando particolari nullo. Lo sviluppo [1.18b] coincide con quello relativo alla riga r di {1na matrice avente
proprietà connesse con i determinanti (punto e). a, 1=a,i.
16 Capitolo primo Matrici 17

Prepariamo quiudi la matrice dei confattori C,1 degli elementi a,1 della A: quindi trasponendo il primo membro della [a] e tenendo presente la [1.13], (A'~A),

(AA- 1 A')'~A(A- 1)'A'~A(AA-')'~AJ~A, [b]


C12
C22 ...
C,n]
C2n e confrontando la [a] con la [b] si ottiene:
[1.22]
Cn 2 ••• • C,:,, '
per cui la A-1, risultando uguale alla sua trasposta, è sìm1netrìca.
e consideriamo la sua trasposta, o come brevemente si dice, la matrice ·ag~
giunta À" della originaria A: Infine notia1no che:
[1.23]

[l.19] come si ha immediata conferma premoltiplicando entrambi i membri per AB.

A titolo d'esempio, determiniamo per la matrice:

È allora facile ottenere, sviluppando il prodotto delle matrici A e À"


[1 2-3]
r· "· .. 1l r
A~ 4 -5 6 ,
e ricordando le relazioni [l.18]: 2 1 2
c,,

~::1 ~· 1:1 ..... '1"1:1


". 1
la sua inversa, già calcolata nel punto b) precedente con procedin1ento diretto. Il
a21 G22 ... G2n c.,
Cm C22
c•• " determinante della A vale I A [~-50 (par. 1.3.3b). La matrice dei confattori e la
relativa trasposta, ossia l'aggiunta di A sono (ricordando l'alternanza dei segni
= indicata nello schema al par. 1.3,3a):
Gn1 Gn2 ". Gnn _ Cm C2n

ossia, per la [1.7]:


À"
c~[=1~
- 3
: li],
-18 -13
A"~C'~ [
-16
11
ÀÀ"=\A I I, Aw=I.
quindi, secondo la [1.20] ,
Quindi in definitiva risulta, per la definizione [l.17] (AA-1 =1):
-146 0,06]
À"
[J.20] A-'~(- 5~) [
0,36
A-'=w, 14 0,26
(gli elementi della prima riga coincidono con quelli ricavati ne1l 'ese1npio prece~
e gli ele1nenti aii della matrice inversa valgono: dente par. b).
cji
a,1=g. [1.21]
1.3,5. Derivata e integrale di una matrice.
Sono di conseguenza chiare alcune proprietà della matrice inversa: la Si deriva (o si integra) una matrice derivando (o integrando) ogni suo elemento.
matrice A dev'essere quadrata, per poter calcolare A la stessa A- risulta I I; 1 Ad esempio:
quadrata, essendo tale quella aggiunta; la A non deve essere singolare ci.io).
X 2x 2 ] dA [ 1 4x ·1
Inoltre è facile verificare che l'inversa di una matrice simmetrica A (per A= [ 3x3 4x4 . ' dx = 9x 2 16x3 '
la quale quindi À=À') mantiene il carattere di simmetria.

Infatti, essendo per definizione, AA-1 =! si ha, postrnoltiplicando per At, Altre particolari operazioni e altre matrici frequenten1ente impiegate
AA-1 A'~IA'~A'~A; [a] (matrice «ortogonale» e matrice «rotazione») verranno ~icordate nei pa~
ragrafi 2.7 e 2.8.

<1.10) Una matrice viene detta singolare quando il suo determinante è nullo.
2 - POZZATI, II-1.
Equazioni lineari 19

quando, per chiarezza, sia ritenuto opportuno mettere in evidenza tali


notazioni.
Abbiamo già accennato che le incognite x1 , ... , Xn sono dette componenti
del vettore x e, analogamente, i dati c1 , ... , Cn componenti del vettore c.
In termini sintetici, l'equazione [2.3], o l'equivalente [2.4], può essere inter-
pretata dicendo che il prodotto Ax di una matrice per un vettore x è uguale
a un altro vettore e; quindi la matrice A può essere considerata alla stregua
di nn operatore.
CAPITOLO II La soluzione della [2.3] può essere scritta, ntilizzando la definizione di
RISOLUZIONE DEI SISTEMI DI EQUAZIONI LINEARI matrice inversa (par. 1.3.4):
[2.5]

e si possono ottenere facilmente i valori delle incognite Xt una volta che sia
2.1. Considerazioni introduttive. stata calcolata, qualora esista, la matrice inversa A-1, dipendente soltanto
Nello studio delle strutture si presenta frequentemente la necessità di dalla A.
risolvere sistemi di equazioni lineari. Infatti, a parte i proble1ni caratteriz- La scrittura sintetica [2.5] della soluzione, che consente di esplicitare il
zati da un numero finito di gradi di libertà, i casi continui elastici possono vettore incognito x, ossia una serie di quantità incognite, con1e se si trattasse
essere in genere trasformati in problemi algebrici, convertendo le equazioni di un'incognita soltanto, è utile nei processi algebrici. Per il calcolo concreto
differenziali in equazioni alle differenze. è necessario determinare la matrice inversa; ed è allora facile constatare

ai1
G21 X1
~1 +a12 X2.+ ... +a1n Xn: C1
+a:::z X2 +... +a2n
............
Xn - C2
I
Un sistema di n equazioni lineari in n incognite x1' ... , Xn è del tipo:


'
[2.1]
(par. 2.2) la coincidenza, sotto il punto di vista operativo, con la regola
di Cramer.
I metodi di calcolo escogitati per la soluzione dei sistemi di equazioni
lineari sono numerosi; pertanto ci limiteremo a ricordare quelli che hanno
maggiore rilevanza sia per la loro convenienza pratica (e l 'ìnversione della
lln1X1 +an 2 X2+··· +ann Xn=Cn 111atrice non è tra questi), sia per le proprietà che essi mettono in luce
soprattutto in relazione al calcolo delle strutture. Un cenno verrà dato
i nu1neri ai1 sono detti I< coefficienti >> e i numeri e.i, sono i «termini noti » anche ai sistemi di equazioni omogenei che, anche se raramente ricorrono
del problema; un'equazione avente nullo il termine noto è detta «omogenea», nei problemi trattati in questo volume, hanno notevole importanza nell'ana-
e analogamente viene detto omogeneo un sistema nel quale tutti i termini lisi strutturale.
noti sono nulli.
In forma matriciale il sistema di equazioni [2.1] può essere scritto:
2.2. Risoluzione di un sistema di equazioni con la regola di Cramer e
con l'inversione della matrice dei coefficienti: sostanziale coincidenza
dei due metodi.
[2.2]
a) Regola di Cramer C2 .1J.

Il valore di ogni incognita può essere ottenuto come quoziente di due


come si può verificate immediatamente avendo presente la regola del pro- determinanti: a denominatore il determinante della matrice dei coeffi-
dotto di matrici (par. 1.3.2); oppnre, più sinteticamente: cienti aiJ; e a numeratore quello della stessa matrice, nella quale però
la colonna dei coefficienti relativi all'incognita che si vuole determinare è
Ax=c, [2.3] sostituita con la colonna dei termini noti. Ricordando che una lettera maiu~
scola compresa tra due barre sta a significare il determinante di una ma~
indicando eventualmente le stesse lettere fra parentesi quadre e graffe:

[A] {x}={c}, [2.4] <2 ·1 l Si veda la nota bibliografica.


20 Capitolo secondo Equazioni lineari 21
trice (par. 1.3.3), la suddetta regola può venire scritta: di 1/I A I, moltiplicando la r1 (Aa), ossia la riga j della matrice aggiunta Aa
(che, secondo. la [1.19], è .la trasposta della matrice dei confattori C), per
[2.6] la colonna dei .ternum noti e; m.a la riga j della A• comprende gli elementi
della colonna J della matnce dei confattori, quindi il prodotto di tale r·
con: per la colo?na dei termini noti coincide, per ]a [2.8], con A; I I· iga
"11 a12 ... 011 ... G1n au a12 ... c, ... a,. In defimtiva la [2.9] è una formulazione sintetica della regola di Cramer

!Al= a21 a22 ... a2i ... 02n


I A;j= 021 022 ... C2 ... a,.
[2.7]
estesa a tutte le incognite: Ma rispetto a questa presenta, lo abbiamo già
acc~nnato, 11 v~ntagg1~ di mettere in evidenza sia la correlazione diretta
Gn1 Gn2 ... a., ... ann lln1 Gn2 ••· Cn ... Gnn
tr~ 1 d1:'e vetton :'' e, sia la parte del lavoro, richiesto dal calcolo dei deter-
I I,
mman!J A, dipendente soltanto dai coefficienti a,1. Inoltre la soluzione
Poichè, secondo la regola di Laplace, essi possono venir calcolati come nella forma [2.9] può riuscire vantaggiosa quando il sistema di equazioni
somma dei prodotti dei termini di una qualunque colonna per i relativi con- debba venir risolto. per numerose serie di termini noti, come ad esempio
fattori (par. 1.3.3. b), si può porre, scegliendo per lo sviluppo di A; la I I a~cade nel calco.Io d1 cer~e lin~e d'in~uenza; infatti essa presenta il vantaggio,
colonna dei termini noti: nspetto ad altn proced1ment1, che il lavoro è pressochè tutto concentrato
I A, l=L'
n
c, e,,. [2.8]
nd .calcolo cli A-1, dipendente soltanto dai coefficienti a,,,
ossia dalle caratte-
ns!Jche della struttura, non dalle condizioni di carico.
i=l
Un esempio di calcolo della matrice inversa è riportato nel par. l.3.4c.
La regola di Cramer non costituisce in genere il metodo più conveniente ',
per la risoluzione dei sistemi di equazioni lineari; come vedremo, l'algoritmo , c) Abbiamo accennato (punto b) che, quando il sistema è omogeneo ed
di Gauss è in genere preferibile sotto il punto di vista pratico. Tuttavia
I I . . . . fi
I I
e nullo il determmante A dei coefficienti, il sistema è indeterminato os ·
' sia
l'espressione [2.6] delle incognite consente di trarre alcune utili osservazioni: e so uz1on1 sono In numero 1n nito. Quindi, attribuito un generico valore À
quando tutti i termini noti ci sono nulli, ossia quando il sistema è omogeneo~ a nna delle incognite x,, (n-1) equazioni a scelta del sistema servono
esiste, per la [2.8], la soluzione «banale» x=O. Ma la soluzione può essere p~r c~l~olare le _restanti incognite in funzione di À, per cui restano deter~
non nulla se, per il dato sistema omogeneo, la matrice dei coefficienti è « sin- mma!J 1 rapporti x,/x,.

. o
I
golare» [nota (i.lo)], ossia se è nullo il determinante A\; e risulta in tale caso

0 . Iuoltre
indeterminata, poichè la [2.6] diviene x1= un sistema non omo- 2.3. Risoluzione delle equazioni per eliminazione: Metodo di Gauss e
metodi «di eliminazione diretta» c2 •21.
geneo (ci' O) ammette in genere una soluzione unica quando la matrice A
non è singolare; e invece non ammette soluzione quando si abbia I=0. IA 2.3.1. Metodo di Gauss.
Torneremo in seguito, nel par. 2.5, a verificare con qualche commento
tali proprietà, prendendo spunto da un esempio semplice; inoltre nel par. 2.6 . F~equentemente è tutt~ra il metodo più conveniente sotto l'aspetto ap-
si darà un cenno alla soluzione dei sistemi omogenei e agli autovalori. phcat1vo: esso consente d1 trasformare la matrice dei coefficienti a di un
sistema di equ~zioni del tipo [2.1] in un~ m.atrice triangolare su~eriore,
b) Sostanziale coincidenza della regola di Cramer con il calcolo effettuato nella . quale puo converure por_re 1 coefficienti della diagonale principale
mediante l'inversione della matrice dei coefficienti. ugu.ali .a .1; la trasform~z10ne viene ottenuta effettuando opportune combi-
naz10m linean e scambi delle equazioni date.
È già stato accennato che le operazioni necessarie per mettere in atto i due
Per richiamare in breve il procedimento conviene riferirci al seguente
modi cli procedere sono le medesime. La verifica di ciò è immediata: Secondo sistema di tre equazioni: '
l'espressione [l.20] della matrice inversa, il vettore incognito x può venire
scritto: (I) a11 X1+a12 x2+a1s x 3+c1=0,
Aa (II)
x=A-1c = - - c · [2.9] a21 X1 +a22 X2+a23 X3+C2=0' [2.10]
IA I ' (III) Gs1 X1 +as2 x 2+a33 x 3+c3=0 .
quindi, per la regola del prodotto di due matrici, una generica componente
del vettore x, ossia una generica incognita x1, può essere ottenuta, a meno 2 2
( • > Si veda la nota bibliografica.
22 Capitolo secondo Equazioni lineari 23
I modi di procedere possono essere diversi. Ad esempio, l'equazione (I) Il calcolo può essere sviluppato come mostra il seguente schema:
divisa per -a11 fornisce (a' 12 =-a12/a11 , ecc.):
(I,) Xz x, x, e
quindi sommando la (II) alla (11) moltiplicata per a 21 e la (III) alla stessa (I,)
moltiplicata per a31 si ottiene l'eliminazione dell'incognita x1 : I 20 -5 5 -3 -Il ~o
(a) -1 0,25 -0,25 0,15
(II,) a' 22 x 2 +a' 2a x3 +c2 '=0, 0,55 ~o

(III1 ) II I -21 8 2 4 -4 ~o
(b) -0,5 0,5 -0,3 -1,1
Si ripete poi il procedimento sul sistema di equazioni (II1), (III1). L'equa- (e) I 7,5 I 2,5 3,7 -5,1
zione (II1) divisa per -a' 22 diviene: (j) -1 -0,33333 -0,49333 0,68 ~o
(II2)
III -5 16 -7 9 ~o
e sommando la (III1) alla (II 2) moltiplicata per a' 32 si ha: (e) 0,75 -0,75 0,45 1,65
(III,) (g) I -4,25 I 1,41665 2,09665 -2,89
(i) 16,66665 -4,45335 7,76
Dividendo infine la (III2) per -a" 33 risulta: (I) -1 0,2672 -0,4656 ~o
(III3)
IV -3 4 -10 -12 ~o
Le equazioni (I1), (II2), (III,) costituiscono un sistema «triangolare» (d) 0,5 -0,5 0,3 1, 1
equivalente a quello originario: dalla (III3) si ottiene x 3 ; sostituendo il valore
(h) -2,5 0,83333 1,23333 -1,7
ottenuto nella (II 2) si ha x,; infine, dalla (I1), x1 .
Le varie operazioni precedentemente descritte possono venire raccolte in (m) j 4,33333 I 1,15787 -2,0176
una tabella con qualche ulteriore risparmio di operazioni (es. 2.1); cam- (n) -7,3088 -14,6176
(o) -1 -2
biando le posizioni delle equazioni conviene fare in modo che, per attenuare ~o

gli errori dovuti al concatenamento delle operazioni, il coefficiente a11 asso-


ciato alla prima incognita che si vuole eliminare abbia, rispetto agli altri,
..I coefficienti. dell~ quat~ro equazioni vengo:11-o s.critti nelle righe I, II, Ili, IV;
il maggior valore assoluto; un'analoga osservazione vale per le successive dlV!d.endo .quelli dell equaz10ne I per ( -20), s1 ottiene la riga (a).
fasi del calcolo (par. 2.4.la) c2.2i. 81 molt1phcano 1 coeffic1ent1 -2 (riquadrato nella riga II), 3 (riquadrato nella III)
Un'interessante e istruttiva interpretazione fisica del metodo di Gauss e 2. (nquadrato nella IV) per i coefficienti (0,25; -0,25; 0,15; 0,55) della riga (a)
e SI ottengono le nghe (b), (e), (il). '
è stata fornita da F. CIAMPOLINI (v. note bibl.).
. Sommando i coefficienti in colonna si ha la riga (e) e dividendo questa per (-7 5)
m~la@ '
Esempio 2.1. Il coefficiente (riquadrato) -4,25~ -5+0,75 viene moltiplicato per la riga (/)
ottenendo la (g); anche quello (nquadrato) -2,5~-3+0,5 viene moltiplicato per
Risolvere con il metodo di Gauss il seguente sistema di equazioni: la (f), .ottenendo la (h).E.così di seguito.

l
20
-2
3
2
-5

-5
-3
8

l X1J
~: +
x,
l-llj
-i
-12
=0.
Qu1nd1 al posto del sistema dato può essere considerato il sistema a scala:
-xl +0,25 X2-0,25 Xa+0,15 X4+0,55
- Xz-0,33333 x,-0,49333 xd-0,68
=O
~o

-x,+0,2672 x,-0,4656~0
3) L'equazione, con1e ad esen1pio la I, in1piegata per l'eliminazione di un'incognita
(i.
nelle restanti equazioni è detta in lingua inglese ({ pivotal )); e« pivot l) (<<perno») è il coeffi- -x4 -2 =0;
ciente (nell'equazione « pivotal l>) dell'incognita che viene eliminata. La scelta dei <{ pivots »
influenza sensibilmente il lavoro necessario per ottenere un certo grado di approssimazione. dalla quarta equazione si ricava x 4 = - 2; sostituendo ~ella terza si ha x =-O 2672 .
Nell'analisi delle strutture tale scelta frequentemente non è necessaria, presentandosi spon- : 2-0,4656=-1, ecc.; si ottiene in definitiva x1 =1, x 2 =1,99999 (il ;alore 'esatto
tanea la prevalenza dei coefficienti de11a diagonale principale. e 2), Xs=-1, X4=-2.
24 Capitolo secondo Equazioni lineari 25

2.3.2. Cenno ai metodi di eliminazione diretta o di fattorizzazione triangolare si ricava, seguendo le semplici operazioni precedentemente indicate (imperniate
(Banachiewicz, Cholesky, Crout, Doolittle): schema operativo secondo tutte sulla regola del prodotto di matrici):
Crout. Sostanziale coincidenza con lo schema tabellare del metodo di o o
Gauss.
L=
-2
l 20
~
7,5 o
-4,25 16,§ ooo J'
a) Col metodo di Gauss la matrice A dei coefficienti e il vettore dei -2,5 4,3 -7,3088
termini noti vengono gradualmente trasformati sino ad ottenere il sistema
finale a matrice triangolare U, e debbono venire registrati gli elementi delle -0,15_
J
U=l~
-0,25 0,;!5
-0,55
varie matrici contenenti un numero di incognite sempre più ridotto. Ma 1 0,3 0,493 -068
essendo alla fin fine necessario conoscere soltanto la matrice triangolare U o 1 -0,2672 g'.4656 .
o o 1
e il correlativo vettore dei termini noti À, si è pensato di potere ottenere U, A
evitando il calcolo delle matrici corrispondenti alle fasi intermedie del calcolo. b) È facile constatare che le varie operazioni sono uguali a quelle necessarie
I metodi proposti (BANACHIEWICZ, CHOLESKY, CROUT, DOOLITTLE) si per ricavare i coefficienti della tabella dell'es. 2.1 (metodo di Gauss): di conse-
basano sostanzialmente sulla scomposizione di una matrice A nel prodotto guenza i coefficienti della matrice L coincidono con i numeri riquadrati nello
di due matrici triangolari (inferiore L e superiore U; A~LU); pur presen- schema tabellare, e i coefficienti della matrice U coincidono con quelli della ma-
tando aspetti interessanti ed un'elegante idea informativa, non forniscono trice triangolare riportati nella stessa tabella.
Ad esempio, /32 si ottiene dall'operazione: a 32 =131 • u12 +132 • 1 +133 ·O, quindi
in genere salienti vantaggi pratici rispetto al metodo di Gauss trattato in sostituendo, -5=3(-0,25)+132 , da cui /32 =-4,25; nella tabella del punto a),
forma tabellare; ed anzi constateremo (es. 2.2) la sostanziale coincidenza che opportunamente ordina i coefficienti necessari procedendo col metodo di Gauss,
dello schema operativo di Crout con quello tabellare del metodo di Gauss. il coefficiente -4,25 (riquadrato nella rigag) è dato da -5+3 · 0,25. Analogamente,
per la matrice V, ad esempio u 34 viene ricavato dall'operazione: a 34 =/31 • u14+
b) La matrice A dei coefficienti e dei termini noti del sistema [2.1] può u,,,,
/ 32 • u,.+l,, · e sostituendo, -7=3(-0,15)+(-4,25) · 0,493+ 16,6 · u,., da cui
u,.=-0,2672; nella solita tabella, il coefficiente 0,2672 (riga I) è dato da [-7+

l l
essere uguagliata al prodotto di due matrici triangolari, una inferiore (L),
+3 · 0,15+(-4,25)(-0,493)]: (-16,6). Le operazioni sono quindi uguali.
l'altra superiore (U), e precisamente:

11-1O u,,1 !113


l
a11 ll12 a,n -e, r/11 o1 oO oO À1
a 21 a 22 a211 -c2 / 21 22 U2s
·:· ~'2: ~2 .
U1n 2.4. Risoluzione delle equazioni per iterazione.

a,:, ~n; .:. ~n~ :__~n _= In: I,:, in: . :f~n _ O O O ... I Àn
I metodi iterativi, con i quali la soluzione è ottenuta per successive ap-
prossimazioni, sono stati largamente impiegati per evitare la soluzione diretta
dei sistemi di equazioni, benchè si disponesse da lungo tempo del semplice
I coefficienti incogniti li1' ui1 vengono calcolati a catena, uguagliando metodo proposto da Gauss. Ovviamente, perchè il loro impiego possa essere
ogni coefficiente noto a,1 alla somma dei prodotti degli elementi della riga i vantaggioso, le varie fasi del calcolo debbono presentare una soddisfacente
di L con quelli della colonna j di U. Ad esempio: a 11 ~i11 · l, a,,=111 u,,, convergenza e richiedere operazioni il più possibili semplici e automatiche:
... , -c1 =/i1 • À1 ; a 21 =/21 , a 22 =/21 u12 +122 , e così di seguito. In particolare ma i sistemi di equazioni connessi con lo studio delle strutture presentano
si ha uli=a1i/a11' !il =Gt1· non di rado caratteristiche per le quali può essere ottenuto rapidamente
Le incognite vengono ottenute dal sistema di matrice triangolare U. un primo valore attendibile delle incognite; inoltre - riprenderemo questo
argomento nel cap. XV - l'uso di un elaboratore elettronico può essere
Esempio 2.2.
indispensabile quando la soluzione richieda di ripetere un gran numero di
volte un ciclo di operazioni; e d'altronde le soluzioni iterative consentono
Risolvere, impiegando lo schema di Crout, il sistema di equazioni già risolto preziosi vantaggi nei problemi della memorizzazione dei coefficienti in un
col metodo di Gauss (es. 2.1). elaboratore elettronico.
Soluzione.
L'idea di perfezionare progressivamente un determinato calcolo ha dato
a) Essendo: luogo a procedimenti assai utili nell'affrontare le questioni poste dall'inge-
20 -5 5 -3

l J' gneria, le cui soluzioni sono in genere da considerare non in termini di esat-
-2 8 2 -4
4 -11
tezza, bensì di accettabile grado di approssimazione. Inoltre i metodi iterativi
A= ~ -5 16 -7 9
-3 4 -10 -12 possono essere vantaggiosi anche nello studio di problemi non lineari.
26 Capitolo secondo Equazioni lineari 27

2.4.1. Iterazione continua. Metodo di Seidel <2 · 41. Ovviamente la convergenza è tanto più rapida quanto più è tenue l'in-
fluenza che, su ciascuna delle x, poste in evidenza nel sistema [2.11], hanno
a) Per semplicità di esposizione, consideriamo il sistema di 3 equa- le rimanenti incognite, ossia quanto più sono piccoli, rispetto a 1, i coeffi-
zioni [2.10] che, in forma conveniente per i successivi calcoli, può essere cienti aih quindi prevalgono, come è stato detto, i coefficienti della diago-
scritto: nale principale del sistema di equazioni originario [2.10] sugli altri coefficienti.
X1 =/31 +a12 X2+a13 X3'

X2=f32+a21 X1 +a23 X3' [2.11] b) Il procedimento è autocorrettivo.


Xa=f3a+aa1 x1+aa2 X2 · Non è necessario che le iterazioni vengano iniziate considerando nulli
x 2, x 3, ..• , Xn; qualunque valore di tentativo può essere adottato per varie xi,
Può essere opportuno precisare subito che un sisten1a di equazioni si con ovvie ripercussioni sulla convergenza. La stessa osservazione vale per
presta ad essere risolto per approssimazioni successive se la matrice dei ogni fase del calcolo, per cui al posto dei precedenti valori delle incognite
coefficienti presenta la diagonale prevalente. In particolare, la convergenza si possono introdurre valori di tentativo diversi: le operazioni successive
è assicurata se in ogni equazione il valore assoluto del coefficiente asso- varranno ad apportare le correzioni necessarie per rendere soddisfatte le
ciato a una delle incognite non è inferiore alla somma dei valori assoluti varie equazioni, e la convergenza risulterà accelerata o ritardata a seconda
degli altri coefficienti, e se ciò avviene per incognite diverse nelle varie che il valore di tentativo abbia comportato un avvicinamento o un allonta-
equazioni (2• 5); per cui queste possono essere ordinate in modo che la loro namento rispetto a quello finale. Da ciò consegue che un eventuale errore
matrice dei coefficienti presenti gli elementi dominanti a,, disposti sulla dia- viene automaticamente corretto e che, quando nell'affinamento di un pro-
gonale principale. Ed è appena il caso di osservare che, per la suddetta getto si debbono modificare i dati, e quindi ritoccare i coefficienti o i termini
condizione, in ogni equazione scritta nella forma [2.11] la somma dei vari a,1 I I noti del sistema di equazioni, si possono adottare, come valori di tentativo,
deve risultare s; I. Nello studio delle strutture frequentemente si ottengono i valori delle incognite precedentemente ottenuti. Inoltre nello sviluppo delle
sistemi di equazioni a diagonale prevalente, rappresentando spesso ogni operazioni conviene aumentare progressivan1ente il numero delle cifre signi-
coefficieute a,, l'effetto «locale>> della relativa incognita; e la scelta della ficative, a mano a mano che i calcoli vengono affinati.
struttura principale può avere notevole importanza per il verificarsi di tale
prevalenza (voi. I, par. 9.3). Esempio 2.3.
Ed ecco coine si possono svolgere le iterazioni. Prima fase: Ponendo nella prima Per illustrare il procedimento, risolviamo il sisten1a di equazioni già risolto col
equazione x 2 =x3 =0 si ricava per l'incognita x 1 il valore approssimato x/1) (l'in- metodo di Gauss (es. 2.1), che conviene scrivere nella forma [2.111:
dice in alto significa, la fase del calcolo); dal1a seconda equazione . si. ott'tene X2 (l), x1 = 0,55 +0,25 x2 -0,25 x3 +0,15 X4 ,
ponendo x 1 =x/1) e x 3 =0; dalla terza, x 3C1\ con x 1 =x/1) e x2 =x2<1). Seconda fase:
si ritorna. alla p~ima equazione e si ottiene i~ valore più approssi.mato x1< 2), tenend~ X2 = 0,50+0,25 Xi-0,25 X3-0,50 X4,
conto dei valori precedentemente calcolati x 2 =x/)), x 3 ~x 3 C), 1
dal~~ sec~nda s1 x,~ -0,5625-0,1875 x,+0,3125 x,+0,4375 x,,
ha x2<2), ponendo x8 =x3 C1), ma introducendo, per Xi, il ~al?re ptu a&g1ornato
x1 C2); dalla terza si ricava x} 2\ con x1 =x1 ( 2\ x 2 =x2<2): Po1 s1 pr~se$ue 1i;i- ~odo X4=-1,20+0,2 X1-0,3 X2+0,4 X3;
analogo, finchè in due fasi successive si ottengono, per 11 numero d1 cifre s1gn1fica-
tive desiderate, due serie uguali di valori delle incognite~ ma il seguente prospetto, 1° ciclo:
meglio delle parole, può servire a illustrare il procedimento: x1 ( 1)= 0,55,
x,C1l~p,+O+O x,(')~ 0,5+0,25 · 0,55~0,638,
X2(l)= fJ2+a:nX1 (l)+O x,(')~-0,5625-0,1875 · 0,55+0,3125 · 0,638~-0,466,
X3 (l)= {J3 + CL31 X1 (l)+ aa2X2 (1); x.(')~-1,2+0,2 · 0,55-0,3 · 0,638-0,4 · 0,466~-1,468;

X1 (z)= fJ1 -j- a12X2(1) + a13X3(1) 2° ciclo:


>-!- az3Xa(l)
X 2<2)= {J 2 +a 21 x 1<2
x 1 (')~ 0,55+0,25 · 0,638+0,25 · 0,466-0,15 · 1,468~0,606,
X3( 2)=f1a+aa1X1(z)+aazX2( 2) •••
x,(')~ 0,5+0,25 · 0,606+0,25 · 0,466+0,5 · 1,468~ 1,502,
x,(')~ -0,5625-0,1875 · 0,606+0,3125 · 1,502-0,4375 · 1,468~ -0,849,
<2 . .i) Si veda la nota bibliografica. .
t 2 -5 ) È stato dimostrato che tale condizione è sufficiente ma non necessana. x.(')~ -1,20+0,2 · 0,606-0,3 · 1,502-0,4 · 0,849~ -1,869.
28 Capitolo secondo Equazioni lineari 29
Procedendo in modo analogo: se essi sono approssimati, generalmente danno luogo, in ogni equazione, a un resi-
x,(')=0,857, x,(')= 1,861, x,(') = -0,960 , x.(')= -1,971 , duo l'i, per cui il sistema [a] può venire corrispondentemente scritto:
x,( 4)=0,959, x,(4)= 1,966, x,(')= -0,991 , x,(')= -1,994, Ax-c=r; [b]
x,(')=0,991 , x,(')= 1,993, x,(5)= -0,998, x.(5)= -1,999.
e il termine r viene al solito detto, nel linguaggio matriciale, vettore residuo.
I valori esatti sono: x 1 =1, x 2 =2, x 3 =-1, x 4 =-2. Pertanto la convergenza Con il procedimento di rilassamento si introducono all'inizio valori approssimati
risulta soddisfacente benchè sia stato scelto un esempio non favorevole nei con- delle incognite; valori che vengono poi corretti aggiungendo incrementi positivi
fronti della condizione citata nel punto a). o negativi sino a rendere trascurabili i residui, e dosando in genere ogni incremento
in modo da rendere nullo il residuo in una delle equazioni. Un esempio può chiarire
e) L'iterazione operando sugli incrementi delle incognite. alcuni accorgimenti.
Il procedimento di Seidel può essere svolto considerando nelle varie fasi, al
posto dei valori delle incognite gradualmente tendenti alla soluzione, gli incrementi Esempio 2.4.
di detti valori, i quali invece tendono a estinguersi. Nella sostanza non vi è differenza
tra i due modi di procedere: le approssimazioni, in ciascun ciclo, sono le medesime, Dato il sistema:
e resta uguale il numero delle operazioni. Per contro si ha lo svantaggio che il si-
stema non è più autocorrettivo, nel senso illustrato nel precedente punto b); inoltre 5x1 +3x2 -x3 -22,8=0, 2x1 +3x2 +x3 -24,1=0,
occorre fare attenzione sull'entità dei vari incrementi che, ovviamente, si modi- raccogliamo innanzi tutto nello specchio seguente i residui che nelle varie equazioni
ficano in genere sostanzialmente nel succedersi delle varie fasi. sono provocati da incr~m~~ti u?it~ri delle i?c?gnite (è chiaro che, ad e~empio per
Appare quindi naturale a tale punto chiedersi quali ragioni potrebbero motivare Llx1=l, nelle tre equaz1on11 res1du1 Llr parz1alI valgono 5, 2, -1, per cu1 la matrice
la scelta di questo modo di procedere: ma vedremo che con alcuni metodi di calcolo dei Llr è la trasposta di quella dei coefficienti):
le strutture vengono risolte in modo iterativo pensando di applicare ad esse oppor-
tuni vincoli fittizi, alternativamente rimossi e riapplicati. Orbene tali procedimentil Llx1 Lix, Lix, Llr,
congeniali agli ingegneri per l'evidenza del significato fisico delle operazioni, corri- 1 o o 5
spondono pienamente alla soluzione per via iterativa sugli incrementi del sistema o 1 o 3
di equazioni cui può condurre lo studio del problema; pertanto essi, molto validi o o 1 -1
sotto il punto di vista fisico e didattico, possono con grande semplicità venir modi-
ficati in modo da operare sui valori globali delle incognite. Anche le varie operazioni possono convenienten1ente venir raccolte in un quadro,
La diversità fra i due modi di procedere è banale. Facendo riferimento al solito come è mostrato in seguito.
sistema [2.11] di equazioni, e ponendo all'inizio x 2 =x3 =0 si ottengono i primi in- Prima fase del procedimento: considerando tutte le incognite x nulle, i residui
crementi: sono i termini noti. Seconda fase: attribuiamo alla prima incognita l'incremento
Ax1 =4 (con Llx2 =Ax3 =0), in modo da render minimo, impiegando una sola cifra,
il residuo (-22,8) nella prima equazione; i residui causati da Llx1 =4 si calcolano
identici a quelli ottenuti procedendo sui valori globali delle incognite. Nella fase facilmente utilizzando i coefficienti della prima riga della precedente tabella (Lfr1 =
successiva si calcolano i nuovi incrementi dovuti a quelli precedenti, quindi: =4 · 5=20; Llr2 =8; Llr3 =-4); sommiamo quindi tali residui con quelli ottenuti
nella prima fase (-22,8+20=-2,8, ecc.). Terza fase: attribuiamo alla x 2 l'incre~
mento Llx2 =5 tale da render minimo il residuo (-16,1) nella seconda equazione,
Llx3<2)=a 31 Llx1 C2)+a32 Llx 2<2) , e così di seguito, sino a estinguere i residui. I valori delle incognite sono dati dalle
somme dei vari incrementi Llxi.
e così di seguito. Perciò la diversità rispetto all'iterazione sui valori globali delle
incognite è sostanzialmente nel fatto che, dopo il primo ciclo, non si deve tener fase I Lix, I Lix, I Lix, Il r, r, Llr, r, Llr,
più conto dei termini noti ({Ji, {3 2 ,{33), già impiegati per calcolare il primo incremento
!
delle incognite.
In definitiva, volendo passare da un procedimento col quale si opera sugli incrementi I' o o o -22,8 20 -24,1 8 -9,7 -4
al corrispondente sui valori globali, basta riconsiderare in ogni fase i termini noti; e 2' 4 o o -2,8 15 -16,1 15 -13,7 -10
questa semplice avvertenza è sufficiente a rendere autocorrettivo il calcolo. 3a o 5 o 12,2 -6 -1,1 6 -23,7 24
4a o o 6 6,2 -5 4,9 -2 0,3 1
2.4.2. Procedimento iterativo «per rilassamento ».
5a -1 o o 1,2 -3 2,9 -3 1,3 2
6• o -1 o -1,8 1 -0,1 -1 3,3 -4
Tale procedimento non è autocorrettivo; tuttavia la sua conoscenza può essere 7a o o -1 I! -0,8 1 -1,1 0,4 -0,7 -0,2
opportuna perchè si sono ispirati ad esso vari procedimenti iterativi proposti per 8' 0,2 o o 0,2 0,6 -0,7 0,6 -0,9 -0,4
lo studio delle strutture. 9' o 0,2 o I 0,8 -0,3 -0,1 0,3 -1,3 1,2
In un sistema 10' o o 0,3 0,5 -0,5 I! 0,2 -0,2 -0,1 0,1
Ax=c, [a] 11' -0,1 ! o o 11 o o o
i valori delle quantità x debbono rendere le varie equazioni identicamente nulle; ~ I 3,1 I 4,2 I 5,3 11
30 Capitolo secondo Equazioni lineari 31

La convergenza può essere accelerata introducendo incrementi tali da dar luogo se a1b2 -a2b1 =0 (quindi a,fa1 =b2/b 1 =c), può venire scritto:
a residui di segno opposto nelle equazioni.
x 1 +cx2 =a 0 /a1
2.5. Equazioni lineari. Osservazioni. x 1 +cx2 =b 0 /b 1 •

a) Equazioni non omogenee. La soluzione è evidentemente possibile soltanto se a 0/a1 =b 0/b1 , ossia se
a1b0 -b1 a0 =0; quindi la seconda equazione è una ripetizione della prima, e
Può essere opportuno riassumere alcune delle proprietà generali prece-
si ricade nel caso di ineno equazioni che incognite, le quali ammettono, come
dentemente segnalate ed illnstrarle con alcuni esempi elementari.
si è detto, infiniti valori. Ed è appena il caso di notare che le condizioni
Per un sistema di nt equazioni con n incognite in genere non esiste un 'unica
a1b2 -a,b1 =0 (nullo il determinante dei coefficienti) e a1 b0 -b1 a 0 =0 pos-
soluzione se m è diverso da n. Infatti se è m<n, ossia se si hanno meno equa-
sono ovviamente essere ottenute dalla regola di Cramer (par. 2.2.a).
zioni che incognite, le soluzioni sono infinite: per la seguente equazione,
ad esempio:
b) Equazioni omogenee.
x 1 +2x2 =3,
Quando, facendo ancora riferimento al precedente esempio di due equa-
è possibile ricavare il valore dell'incognita x 2 per qualunque valore assegnato zioni, il sistema è invece omogeneo (a0 =b 0 =0), esiste ovviamente la soluzione
alla x1 , e viceversa. E nello stndio delle strutture iperstatiche, quando si scri- banale x 1 =0, x 2 =0; ma se è a1 b2 -a2b1 =0 (quindi a2 /a 1 =b,/b1 =c), la se-
vono le equazioni di equilibrio per una configurazione principale isostatica conda equazione è ancora una ripetizione della prima e da questa (x1 +cx2 =0)
soggetta ai carichi e alle azioni incognite staticamente indeter1ninate (in possiamo ottenere non i valori delle incognite, ma soltanto il loro rapporto
soprannumero rispetto alle suddette equazioni), a tali incognite possono,' x 1/x 2 = -c. Risultato, questo, ovviamente ancora confer1nato dalla regola
essere attribuiti valori qualsiasi, ottenendo soluzioni tutte equilibrate. di Cramer, secondo la quale un sistema omogeneo può ammettere soluzioni
Quando invece m>n, ossia si hanno più equazioni che incognite, la solu- non nulle soltanto se I A I è nullo; e si è già accennato che in tale caso, essendo
zione può risultare unica soltanto se le equazioni in soprannumero sono in_ indeterminato il sistema, cioè infinito il nu111ero delle soluzioni, è possibile
sostanza ripetizioni delle altre, ossia non costituiscono aggiuntive «infor- ottenere soltanto il rapporto dei valori delle incognite (par. 2.2.b). Cosi,
mazioni». Così, date le due terne di equazioni: ad esempio, per il sistema di equazioni:
x,+2x2 =l x1+2x 2 =1 X1-2X 2 -5x 3 =0
[a] X1-2X2 =0, X1-2X2=0, [b] 2x1 +3x,+4x,=0 [d]
2x1 + x 2=3 4x,+4x2 =3 4x1 +5x,+6x,=0,
la soluzione non è possibile per il sistema a), perchè i valori x 1=0,5, x 2 =0,25, il determinante risulta (sviluppato con gli elementi della prima riga):
dedotti ad esempio dalle prime due equazioni, non soddisfano la terza, la
quale fornisce quindi una relazione contraddittoria; mentre, per il sistema b), I A I= 1 (18-20) - (-2)(12-16) -5 (10-12) =o;
gli stessi valori - che costituiscouo la soluzione delle prime due equazioni
quindi il sisten1a ammette una soluzione non nulla, ma indeterminata. Per
(quindi di una loro combinazione lineare) - soddisfano anche la terza, che per
cui, attribuito un generico valore e all'incognita x 3, da due qualunque delle
l'appunto è ottenuta sommando la seconda equazione alla prima moltiplicata
tre equazioni [d], e ad esempio dalle prime due:
per 3. Per il sistema b), la terza equazione è dunque accettabile, ma costituisce
un 'infor1nazione inutile. x1 -2x2 =5c
Può essere utile ricordare che sulla compatibilità di m equazioni lineari 2x1 +3x2 =-4c,
ad n incognite sussiste il sintetico teorema di Rouché-Capelli.
In definitiva, la soluzione è in genere unica se m=n, ossia se il numero
delle equazioni è uguale a quello delle incognite, a meno che, per i sistemi
non omogenei, non si abbiano particolari legami sia tra i coefficienti, sia fra e) Inipiego di sottomatrici nella scrittura di un siste1na di equazioni.
questi e i termini noti. Così, ad esempio, il siste1na:
Spesso nei sistemi di equazioni riguardanti lo studio delle strutture com-
a1 x1 +a 2x 2 =a 0 paiono gruppi di incognite aventi caratteristiche diverse: per i sistemi di
[e] travi, ad esempio, le equazioni che scaturiscono dal metodo dell'equilibrio
32 Capitolo secondo Equazioni lineari 33

contengono, quali incognite, le rotazioni e gli spostamenti dei nodi. L'im- la soluzione è x 1 =50, x 2 =5; ma basta che per il termine noto si assuma
piego delle sottomatrici, che già definimmo nel par. 1.2.d, può allora con- il valore 80,080 (differenza di 0,006%), perchè i valori delle incognite diven-
sentire una scrittura significativa, che chiaramente e sinteticamente mostra gano x 1 =40(20%), x 2 =0(100%). Evidentemente sotto il punto di vista geo-
la presenza dei gruppi di incognite diverse, ognuno con la propria aggrega- metrico l'esempio può essere interpretato come la ricerca del punto d'in-
zione di coefficienti e di termini noti. Ad esempio il sistema di equazioni: contro di due rette pressochè parallele.
Per quanto riguarda l'analisi delle strutture, la scelta della struttura prin-
ai1X1 +a12X2+a13X3+h11Y1 +b12Y2=U1 cipale può essere importante per non trovarsi a dover risolvere sistemi di
a21X1 +a22X2 +a23Xs+h21Y1 +h22Y2=U2 equazioni sfavorevolmente condizionati, e per evitare quindi che le loro ma-
G31X1 +as2X2+assXa+bs1Y1 +hs2Y2=U3 [2.12] trici dei coefficienti abbiano righe o colonne pressochè proporzionali o che
C11X1 +c12X2+C13Xs+d11Y1 +d12Y2=V1
le incognite si ottengano da differenze di numeri molto grandi (voi. I, par. 9.3).
C21X1 +c22X2+C23Xa+d21Y1 +d22Y2=V2
2.6. Autovalori e autovettori.
può essere scritto, in forma matriciale,
Lo studio di numerosi problemi, rignardanti soprattutto la dinamica e
la stabilità delle strutture, comporta la soluzione di sistemi di equazioni
[2.13] lineari del tipo:
(a11 -À) X 1 +a12 x 2 +...
a1 nXn=0
essendo A, B, C, D matrici rispettivamente di ordine 3, 3 x 2, 2 X 3, 2; e svio: a 21x1 +(a22 -A) x +... a nXn=0
2 2
[2.15]
luppando a sua volta l'equazione matriciale [2.13], possiamo rappresentare
il sistema originario nella forma:
Ax+By=u
[2.14] che in forma matriciale possono essere scritti (in particolare per la [1.7]):
Cx+Dy=v,
ÀX=Ax; (A-Al)x=O, [2.16]
nella quale i coefficienti delle equazioni sono matrici e le incognite e i ter-
mini noti sono vettori. Occorre naturalmente che anche ogni prodotto di essendo À una quantità scalare e la matrice I di ordine n, ossia del mede-
sottomatrici sia compatibile. simo ordine della 1natrice A dei coefficienti; i valori di À sono da determinare
in modo che i suddetti sistemi abbiano soluzioni diverse da x=O.
d) Equazioni sfavorevolmente condizionate (o di tipo «instabile»). Si tratta dunque di un caso particolare dei sistemi di equazioni omogenei
esaminati nel par. 2.2; e sappiamo che, perchè possa esistere una soluzione
Nel par. a) è stato osservato che, nella soluzione dei sistemi di equazioni non nulla, dev'essere nullo il determinante dei coefficienti dello stesso sistema:
lineari, il determinante dei coefficienti gioca un ruolo importante per preve-
dere certe proprietà. E poichè, nelle espressioni risolventi [2.6] delle inco- I A-AI[=O. [2.17]
gnite, compare al denominatore, è da attendersi che, quando è molto pic-
colo rispetto all 'nnità, dipendendo il suo valore dalla differenza di numeri Può essere utile il riferimento a un caso semplice: se il sistema [2.15] com-
poco diversi tra loro, se ne vanno le prime cifre significative e restano le ul- prende due equazioni, la [2.17] fornisce:
time che sono le più incerte. La conseguenza è che un piccolo errore o cam-
biamento dei dati può provocare grandi ripercussioni e che, se si risolve il
(a11 -A)
l a21 (aa"
22
-A) -I-o .
' [2.18]
sistema di equazioni adottando incautan1ente un procedimento iterativo, si
può trovare che questo non converge (da cui il nome di sistema instabile); e sviluppando il determinante si ottiene:
il metodo di calcolo più conveniente è in genere quello per eliminazione (a11 -A) (a 22 -À)-a12a21=0,
(Gauss). [2.19]
Ad esempio, per il sistema: À2 -(a11 +a,,)À+[ A [ =0,
x 1 -2x2 =40 con I A I=a11a 22 -a12a 21 • L'equazione [2.19], di secondo grado, ammette
2,002x1 -4,003x 2 =80,085, due radici À,, À2 [reali, se (a11 +a22) 2 -4 [A [ >0; uguali, se tale quantità è
3 - POZZA TI, II~ 1.
34 Capitolo secondo Equazioni lineari 35

nulla; complesse coniugate, se negativa]. Vedremo in seguito (in particolare Si suppone l'arco parabolico, con sezione variabile secondo la legge J=J0 /cos {}
in alcuni esempi) come, per ogni À, si calcolano le incognite xi (o, più breve- (voi. I, par. 10.2) e con la «freccia» f~l/5.
mente, il relativo vettore x).
a) È incognita la direzione r, quindi la sua inclinazione a rispetto all'asse x.
Nel caso generale, dall'equazione [2.17] si ottiene, una volta sviluppato il Le componenti della forza P secondo x, y valgono Px=Pcosa e Py=-Psena;
determinante (par. 1.3.3.b): quelle dello spostamento O, O cos a e -O sena. Quindi, se si indicano con O' xx'

[2.20]

e le costanti C, dipendono dagli elementi della matrice [A]. L'equa- ly {}


:/ "I
zione [2.17], o la [2.20], è detta equazione caratteristica (o polinomio carat- A X l·--1.
a '13
teristico) di [A]; essa amn1ette n radici reali o complesse, non necessaria1nente Fig. 2,1 p
r
distinte [distinte e reali, se la matrice è simmetrica e reale C2 · 6l]. Tali radici
},,, À2, ... , Àn sono dette autovalori della matrice A e il vettore x(À,) (ossia la
ò'xy= O'yx, O'YY i coefficienti elastici, ossia gli spostamenti provocati dalle azioni
serie delle incognite) ottenuto risolvendo il sistema [2.15] con À=À;, è l'auto- unitarie Px=l e Py=l, valgono evidentemente le relazioni:
vettore (o autosoluzione) corrispondente a Ài. In definitiva viene chiamato
P cosa· iVxx-Psen a· O'xy=O cosa
« autovalore » un valore À per il quale il sistema [2.16] ammette una solu-
zione non nulla; e ogni soluzione non nulla è a sua volta detta «autovettore ». Pcos a· f/vx-Psen a· O'yy=-0 sena,
È chiaro che se x è un autovettore lo è anche kx per qualunque valore di k. ossia:
(P O'xx-0) cos a-P b'xy sen a=O
Ossia, per quanto è stato detto in inerito ai sistemi on1ogenei che ammet.:.; [a]
tono una soluzione non banale (par. 2.2), ogni vettore non è unico, essendo P O'yx cos a-(P flyy-(J) sen a=O,
la soluzione non nulla ma indeterminata; per cui, posta una delle inco- che sono del tipo:
gnite x,=c (e non ha importanza quale), il sistema di equazioni [2.15], trala- (a11 -J.) x 1 +a1 2x2=0
[b]
sciata una qualunque delle stesse equazioni, consente di definire le rimanenti ll21X1+(a22_-À) X2=0 ·
incognite (componenti del relativo vettore) in funzione di x,, quindi del
generico moltiplicatore c (es. 2-6, 7, 8). In pratica può convenire di nor- Il sistema [b] ammette soluzione non nulla se:
nializzare ciascun vettore x (Aì) dividendone ogni con1ponente per la sua Pa',.-o [e]
«lunghezza» (o norma) (2.7J: I p O' vx

[2.21] e sviluppando tale determinante si ottiene:


02 -(P O'xx+P 6' 11 y) O+P 2 (0'xxlì'vv-O~~)=O. [d]
ed è evidente che, così facendo, la costante e si elimina e scompare l'inde-
terminatezza del vettore. b) I valori dei coefficienti elastici.
Poichè l'arco è parabolico [y~ 1{ (lx- x')], applicando ad esempio il prin-
Esempio 2.5. cipio dei lavori virtuali si trova (si suppone/~ 1/5):
l l
Per l'arco della fig. 2.1, libero in A e incastrato in B, determinare quale dire- dx 1 8 / 2/
f f
-
zione debba avere una forza P applicata alla sua estremità libera A, affinchè la o',.~ y'ds/EJ~ y'. cos I! EJ,: cos I! 15 EJ, =0,02131'/EJ,,
traslazione O della sezione A si sviluppi lungo la stessa direzione r della forza.
fl'
ò' xy= ({ yx= - 3Elc = -0,06 /3/EJc'
L. Fox (vol. cit. nella bibl.), p. 42; F. SCHEID (vol. cit.), p. 349.
<2 · 6 l
Se un vettore, dato un riferimento cartesiano in un piano che contiene lo stesso
( 2 .?)
o'yy~0,31'/EJ,.
V
vettore, amn1ette le componenti xi. x 2 , la sua lunghezza vale x1 2 +x2 2 •
Generalmente, un qualunque insieme di numeri o di variabili può esser considerato
un vettore; se, in uno spazio a n dimensioni (iperspazio), n sono le componenti Xi. x 2, .. ., x,,, e) Autovalori di ò e relativi autovettori.
si chiama norma (o lunghezza) la quantità l*=Vx12+ ... +x,. 2 • L'equazione caratteristica è la [d], e da essa si ottengono, dopo aver sostituito
Si 11or1nalizza un vettore dividendo ogni sua componente per la lunghezza. Ad esempio. i valori calcolati in b), i due autovalori:
dati x,~3c, x,~4c, si,ha l'~cV3'+4' ~se, quindi lix, 11~3/5, Il x, i[~4/5. 0 1 ~0,34698 k, a,~0,0016853 k, con k~Pl'/EJ,.
36 Capitolo secondo Equazioni lineari 37

Ora si debbono detern1inare gli autovettori, ossia le soluzioni del sistema [a] loro estremità. Se si indicano con u1 e u2 gli spostamenti (il sistema ha due gradi
quando si pone 0= 01 e O= 02 • Cominciando da 01 e ricordando che le soluzioni sono di libertà), le due masse ricevono dai vincoli le forze -k1u1 e -k1u2 e si trasmettono
indeterminate, poniamo nella prima equazione (il risultato non cambia se si opera l'azione mutua ±k2(u2 -u1 ). Le equazioni di equilibrio dinamico, tenendo conto
sulla seconda) x 1 =cosa 1 =c e otteniamo (Pb'xx=0,0213k, PO'xy=-0,06k, delle forze d'inerzia, sono (fìg. 2.2.b):
a~a,~0,34698 k):
d 2u1
(0,0213-0,34698) kc+o,06 k sen a 1 ~0, -m di'-k1 u1 +k,(u,-u,)~O

[a]
quindi x 2 =sen a 1 =4,8847 e, x 2 /x1 =tg a 1 =4,8847, a 1 = ,....,78°26'.
Procedendo in modo .analogo per 0=èl 2 si trova tg a 2 = -0,2047, a 2 =,..., -(11°34');
quindi poichè risulta a1 -a 2 =90°, esistono, come d'altronde si verifica subito con
il teorema di Betti (2..s), due direzioni tra loro ortogonali tali da soddisfare la condi- Consideriamo il moto armonico, ossia i movimenti rappresentabili con funzioni
zione richiesta. I due autovettori in definitiva valgono: trigonometriche (si avrà conferma che le [a] vengono soddisfatte):

X1=COS a
0,34698 k e 4,8847 e quindi le equazioni [a] diventano, cambiando segno a tutti i termini (ii1 = -w 2u1'
0,007685 k -0,2047 e ii2 =-co 2 u2):
e
(-mw'+k,+k,)A 1 -k,A,~O
[b]
Come è stato detto, I 'indeterminatezza degli autovettori può essere eliminata -k,A 1 +(-mw'+k,+k,)A,~O.
normalizzandoli, ossia dividendoli per la loro norma (nota 2. 7). Per 0= Oi, ad
esempio, la norma vale l*=Vx1 2 +x 2 2 =4,986c e si ha quindi che le componenti Esse ammettono soluzione non nulla se ( - mco 2 è il parametro da determinare):
del primo autovettore sono: ' (k1 +k2 -mw 2) -k, I
Il x,11 ~x,/l*~0,2006, il x 2 I! ~0,9797. I -k, (k,+k,-mw') ~o' [e]

d) Con /~1/2 si ottengono invece gli autovettori 01 ~0,4277 k, o,~0,03897 k e, e sviluppando tale determinante si ottiene l'equazione caratteristica (detta «delle
di conseguenza, a 1 :::::29°31'. frequenze »):

Esempio 2.6. (k,+k,)±k,


la cui soluzione è w2
Si è già accennato che il calcolo di autovettori ricorre frequentemente nello m
studio della dina1nica e della stabilità dell'equilibrio delle strutture. L'esame di Di conseguenza gli autovalori sono:
alcuni casi significativi può essere utile per farsi un'idea di come gli autovettori
intervengono in tale genere di problemi. w 2- k1-l-2k2 O)
k,
2=-·
i m ' m'
- "'---
K2 lll K1 e procedendo come si è visto nelPesempio precedente, i due autovettori valgono:
a) ln~""èl ~'7'C"1"C'c;fil
" w' X1=À1 X2=À2

!}j -El- -El- k,+2k,


e -e
m
--0Sll01J'- -
Fig. 2.2 k,
e e
m
a) Vibrazioni di due masse collegate da mo/le (fìg. 2.2).
Due masse uguali m sono collegate a vincoli esterni rigidi e fra di loro me- Nel primo caso le due masse oscillano con spostamenti uguali ma di senso
diante molle (aventi massa trascurabile rispetto a m); k 1 e k 2 sono le caratteristiche opposto e con il maggior valore di w 2 • Nel secondo, gli spostamenti sono uguali
elastiche delle molle, ossia le forze che provocano lo spostamento relativo 1 delle e dello stesso senso: il moto ha carattere di antimetria e la molla centrale resta inerte.
Problemi di questo tipo si presentano frequentemente nello studio di vibrazioni
<2 ·B) La forza P provoca uno spostamento secondo la sua stessa retta d'azione r;
di sistemi e di masse soggette a piccole oscillazioni. e l'equazione delle frequenze
quindi per una forza Q avente direzione ortogonale a r è nu11o il lavoro indiretto può essere generalizzata.
[Q ·O (P)=O]. Allora per il teorema di Betti deve aversi ancheP •O (Q)=O, per cui la forza Q, Vediamo, sempre a titolo dì esempio, un altro caso che comporta il calcolo
ortogonale alla P, gode della stessa proprietà della forza P. di tre autovalori.
38 Capitolo secondo Equazioni lineari 39

b) Vibrazioni di tre masse collegate da molle. gati da cerniere elastiche: si indica con ki il momento capace di provocare Ja rota-
zione relativa unitaria delle due sezioni contrapposte unite da ciascuna cerniera.
Supponendo molle e masse eguali (fig. 2.3), in tale caso I 'equazione caratteri-
stica [e] dell'esempio precedente è (!.~mw'/k, A,~x,): a) Le condizioni che esprimono la possibilità dell'equilibrio per una configura-

;
1 2~/o - ~ 1~0
zione deformata piccolissima sono (Mcst. =M1nt. in corrispondenza di ogni cer-
(2-::_\) niera; nella cerniera 1, ad esempio, v1 provoca la rotazione relativa 2v1 /a, v2 pro-
-1 (2-1.) voca v2 /a):

e da essa si ottiene subito, sviluppando il determinante per esempio con gli elementi
della prima riga (par. 1.3.3.b):
(2-.l) [(2-}.)'-1]-(-1) [-(2-1.)]~0, [a]
À3 -6A'+ 10}.-4~0,

le cui radici sono (tutte reali essendo la matrice simmetrica): À1 =2-J/2: À2=2,
À3 =2+ ~Il modo di procedere è poi sempre lo stesso: il sistema originario delle Quindi, se le cerniere hanno eguali caratteristiche (k1 =k2 =k3), posto Pu/k=À,
i1 'sistema di equazioni omogeneo [a} ammette soluzione non nulla se (sono inco-
gniti Vi, V2, V3):
Fig. 2.3 ,p

~ 1~0.
1

tre equazioni an1mette in tale caso tre autovalori, a ognuno dei quali corrisporide
}e À-2
1 À-2
[b]

un correlativo autovettore; posto per esempio À=A1 e x 3 =À 3 =c, da due qua- fT a)


lunque delle stesse tre equazioni si ottengono x 1 e x 2 in funzione del moltiplicatore e
indeterminato. In definitiva: :'lT!I
0 (l
' I
'..t' -
-.
I
(}/
Tale equazione è formalmente identica a quella
ottenuta nell 'es. 2.6b, e non staremo a ripeterci.
Il minore dei tre autovalori, ossia il minor
~- __ !____ ({ __ _
valore del carico critico, è Àmin=2-J/2, quindi
/,;/, i I
X1=À1 X2=À2 Xa=À3

I
I ! I
(A~Pa/k):

[e]
À1 e Vz e e {/

À, -e o e dei tre autovettori (ossia delle tre deformate), due


},, e -Vz e e
{/
f hanno carattere di simmetria, uno di antimetria
(es. 2.6b); quello corrispondente a Àmin è simme-
La prima configurazione dinamica e la terza sono simmetriche; la seconda è I trico.
antimetrica (A 2 =0). Gli autovettori possono essere resi unici normalizzan~oii b) Notiamo per inciso che, se per una trave pri-
(nota 2.7); e poiché per i tre autovalori si ha l*(l. 1 )~cj/4 ~2c, l*(A,)~V2 e, Fig. 2·4
smatica lunga l e senza cerniere immaginiamo di
l*(A,)~2c, risulta: concentrare in corrispondenza di tre nodi distanti
a=l/4 la deformabilità che compete a ciascun tratto a (fìg. 2.4.c), si ottiene, es-
x, x, x, sendo k=EJ/a (come risulta considerando il momento costante per ogni tratto e
ponendo la rotazione relativa <p uguale a 1 nella formula <p=Ma/EJ, con a=l/4):
.l, 1/2 11Vz 1/2 P"~(2-V2) EJ/a'~9,37 EJ/l' (invece di 9,8696; differenza di ~ 5%). [d]
A, -11v2 o 11v2 0
e) Per un'asta incernierata alle estremità, essendo Mint.=-EJv , Ja condi-
)., 1/2 -11V2 1/2 zione di equilibrio indifferente Mest.=M1nt. è (r.i'"=P/EJ):
d'v
Esempio 2.7.
--+a 2 v=O, [e]
I dx'
Determinare il carico critico per l'asta indicata nella fig. 2.4 C2 •9): essa ha le
estremità articolate ed è costituita da quattro tratti uguali e indeformabili, colle- ! con le condizioni ai limiti v=O per x=O e x=l.
L'equazione [e], scritta alle differenze finite (cap. XI), in corrispondenza di un

<2·0> Si veda, per esempio, O. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, cap. XXXII, es. 1914.
!ì generico punto x risulta (indicando con a la lunghezza di ciascun tratto):
[/]

II
40 Capitolo secondo Equazioni lineari 41

Divisa ad esempio la trave in quattro tronchi uguali e considerando v3 = v1 Condizioni ai limiti: v1=0 per x=O, quindi C 2 =0; dv 2 /dx=O per x=l, quindi
(ossia la deformata simmetrica), l'equazione [e] alle differenze, scritta nei punti 1 C3 =C4 tg a 2/. Inoltre, dovendo essere v1 =v 2 e dv1 /dx=dv 2/dx per x=l1 , si ottiene:
e 2 (fig. 2.5), diviene:
C1 sen a 1 l 1 = C4 (sen a 2 /i · tg a 2l+cos a2l1)
[e]
C1 a 1 cos a 111=a2C 4 (cos a 2/1 · tg a 2/-sen a 2 / 1).
Al solito, tale sistema può ammettere una soluzione non nulla se si annulla il
Al solito, il sistema può ammettere una soluzione non nulla se (posto a 2 a 2 = À): determinante dei coefficienti, per cui, sviluppato questo, si ottiene (dividendo i vari
A-2 1 I termini per a 1 · sen a 1l 1 • cos a 2 / 1):
I 2 ,\-2 ~o, a,
- (tg a 2 1-tg a,1,)-cotg a,I, (tg a,I, · tg a,I+ 1)~0. [d]
a,
quindi se: p
(X-2) 2 -2~0, ).-2~±V2;

Pa - 2
e il minor valore di}, risulta Àmin=(aa) 2 = EJ =2-V2 , da cui (a=l/4):

Poc~9,37 Elfi'.

Come è logico, si ottiene lo stesso valore ottenuto in b).

Fig. 2.6

Ma tg a 2 1,~tg a,(1-1,)~(tg a 21-tg a,I,) : (1 +tg a2 1 · tg a,l,), quindi la [d] di-


i· (1) 11, viene:
[e]
"
I
a
i- Q) v, L'equazione [e] può essere risolta per tentativi, o con interpolazione analitica o
I
(I grafica. Ad esempio, per J 2 =2J1 , 12 =1/3 ( a1 l1= Jl2a 2 ~ l=0,9428 a l;2 a 2l2 =a2l/3;
t'
a
(Jj v, a1/a 2= yli), la [eJ risulta soddisfatta con a 2/= 1,324 quindi Pcr=Ef2a2 = 1,75 EJ2 /l2.
2

Fig. 2.5 j_ 2.7. Matrici (e operazioni matriciali) particolari connesse con il calcolo
degli autovalori.
Ese1npio 2.8.
2.7.1. Matrice degli autovalori <2•10l.
a) Nello studio di problemi riguardanti la stabilità dell'equilibrio o il regime
vibratorio delle strutture si può giungere, anche nei casi aventi natura non discreta, Viene definita «matrice degli autovalori» S la matrice diagonale i cui elementi
a sistemi di equazioni omogenee; siste1ni che derivano dalle condizioni ai limiti, sono gli autovalori dell'equazione caratteristica [2.20]:
come mostra il seguente esempio.
... oo J
oo ... [2.22]
b) Determinare il carico critico per la trave a sbalzo della fig. 2.6, compren~
dente due tratti prismatici con sezioni e lunghezze diverse. In relazione agl.i assi O ••• An
di riferimento adottati, le condizioni di equilibrio limite (Mint.=Mest) per I due
tratti sono: 2. 7.2. Matrice degli autovettori <2 .nJ.
[a] Abbiamo visto che a un sistema di n equazioni omogenee nelle incognite x 1 ••• Xn
del tipo [2.15] corrisponde l'equazione caratteristica di grado n [2.20]; e che, natu-
e gli integrali valgono (a,'~P/EJ,, a,'~P/EJ,):
2 10
( • ) Detta spectral matrix nei testi inglesi.
[b] <2 ·11 ) Detta moda! 1natrix nei testi inglesi.
42 Capitolo secondo Equazioni lineari 43

ralm~n~e, ciascuna radice },! delle ~ radici di questa, genera, a meno di un arbitrario Le matrici A, S, relative agli stessi autovalori, sono dette omoge~ee. _Pertanto
molt1ph.cat?re, una rosa di valori x 1(J.,) ... xn(Ài) delle incognite, oppure, come in la relazione [2.29] consente di trasformare una matrice A in una matrice diagonale,
breve si dice, g~nera un ~utovettore x(Ài). Tali n autovettori possono essere scritti che è quella dei relativi autovalori: basta premoltiplicarla per l'inversa ~ella ma:
come ~oloni:e ~I una rnatnce quadrata M che per I 'appunto viene detta «degli auto~ trice M degli autovettori, e postmoltiplicarla per la stessa M. Tale operazione puo
vettori 1>; qu1nd1 : essere detta «trasformazione in matrice omogenea )>.
J
l
x1 (À1) xi(}.,) ... x 1(Àn)
M~ x,(A1) x,(À,) ... x,(Xn) [ .
2 231
2.8. Matrice « ortogonale» e matdce « rotazione». Cambiamento degli
x;,(!.;) . x~(X;) .:. x~(in) '
assi di riferimento e trasformazione di matrici.
e, ovy~amente, gli ,autovett?ri possono figurare nella M normalizzati (nota 2.7). In
de:fin1tlva la M puo essere 1ntesa come «matrice riga» degli autovettori, ossia: 2.8.1. Matrice ortogonale.
M~[x(À1 ) ••• x(Àn)J. [2.24]
a) Si definisce matrice ortogonale nna matrice quadrata che ha l'inversa
Relativamente all'esempio 2.6b, le matrici degli autovalori e degli autovettori uguale alla trasposta, ossia:
(normalizzati) sono:

s~r ~J/z ~ ~ J.
2
M~r1~V2 -l~~
-1
1/rz] [2.30]

l o o 2+vz l 112 11V2 112


Le matrici ortogonali godono di alcune proprietà che è utile ricordare.
Riferendoci, per fissar le idee, a una matrice del secondo ordine, si ha, per
definizione,
2.7.3. Trasformazione di una matrice in una matrice diagonale.
- [ au
A- a12]
' [2.31]
Con~ideriamo a~cora una volta un sistema di equazioni omogenee del tipo (2.15], a21 G22
che puo essere scritto, secondo la (2.16],
Ax=Ax; Inoltre, essendo A A-1 =1, per la [2.30] si ha anche A A'=l, e la matrice I,
per la regola del prodotto, dev'essere anch'essa del secondo ordine:
e se n sono le equazioni e le incognite x 1 ... Xn, si hanno n autovalori A1 ... A che
lo sodd_isfano. _QuiJ?-di, e l '.a~biamo ripetutamente detto, a ogni Ai corrisp~nde, a
meno d1 un ar_b1t:rano Il_lOlhphcatore, la relativa serie dei valori delle incognite x1(Xi),
•.. , Xn(J.i), ossia 11 ~elat~vo v~ttore x(Ai); per cui l'equazione [2.16] risulta verificata
per Ai. ... , An e s1 puo scrivere:
/=[ ~ ~ l·
A· X (lc 1 )~À1 •X (À1) Sviluppando il prodotto A A' e uguagliando i vari termini a quelli corri-
[2.25] spondenti della matrice I, si ottiene, per gli elementi di A A' sulla diagonale
A· X (Àn)~).n ·X (Àn).
principale (con i simboli r, e si indica una riga e una colonna),
La «matrice degli auto~et~ori_ » M relativa alla matrice A può essere scritta nena
forma (2.24]; se la premolt1pllch1amo per la stessa matrice A si ottiene: r 1 (A) · c1(A')=a 211 +a 212 =1
[2.32]
AM~A [x (À1) ••• x (!cn)J~[A · x (!.1) ••• A· x (Àn)J, [2.26] r2(A) · c2(A')=a 221 +a'22 =1.
e tenendo conto delle [2.25],
Ma essendo anche À' A=l, risulta:
AM~[À1 • x (.:t1) ••• Àn ·X (X,,)]. [2.27]
Ma è semplice verificare che, sviluppato il prodotto: [2.33]
À1 0... 01
MS~[x (,\1 ) ••• x (!.•)] ~ . ~' ·:· 0. Inoltre, calcolando gli altri elementi della A À'=l si trova:
si trova:
f. o o ... .:t,,
r1(A) · c2(A')=a11a 21 +a12a22 =0 [2.34]
AM~MS; [2.28]
per cui, pren1oltip1icando entrambi i membri della [2.28] per M-1, risulta: e, dovendo essere anche AtA=l,
M-1 AM~M- 1 MS~S. [2.29] r1 (A') · c2 (A)=a11a 12 +a21a 22 =0. [2.35]
44 Capitolo secondo Equazioni lineari 45

Quindi, per le [2.32] e le [2.33], tanto le righe quanto le colonne della A rispetto a un secondo diverso riferimento cartesiano lo stesso vettore O-A
sono vettori unitari (ossia di lunghezza I; si veda la nota 2. 7); e per la [2.34] ha tre diverse componenti, e può venir segnato:
e la [2.35] si ha che le colonne (e le righe) sono vettori tra loro ortogonali
(di qui l'origine della denominazione) (2. 12J.
Talf-proprietà sono state ricavate per una matrice del second'ordine,
ma valgono in generale; quindi si può in definitiva affermare che in una ma~
trice ortogonale sia le righe, sia le colonne sono vettori unitari ortogonali.
In formule, essendo AA'=l si deve avere: È utile determinare i legami tra i due diversi sistemi di coordinate. Indi-
" { I (per i=j) , chiamo con a 1 1' a 12 , a 13 gli angoli che l'asse 0-1 del primo riferin1ento forma
!:, a,,aN= O (per i# j) ; con i tre assi del secondo, e con a11 , a 12 , a 13 i relativi coseni (coseni direttori);
pertanto, dei due indici che accompagnano i simboli, il primo si riferisce al
ed essendo anche A'A=I: primo sistema di assi, il secondo al secondo sistema ruotato. Simboli analoghi
n { I (per i=j), stanno a indicare gli altri coseni direttori.
J;a,,a,,= O (per l·~·i
r=l rj .
3
b) Per quanto riguarda il determinante di una matrice ortogonale (A'= 3

=A- 1), poichè valgono le relazioni generali A A-1 I II


I ('· 13l, A I= I I= A
1-
A
=! At I ( • ), I At J I A- l=l, si ha che tanto il determinante di una matrice
2 14 1 IX3

ortogonale, quanto quello della sua trasposta hanno lo stesso valore ± l. ,O


I
T
L
I /"2
2.8.2. Cambiamento degli assi coordinati. Matrice « rotazione >>- ---x;--- I/

a) Un vettore O-A, che ammetta lungo i tre assi di un riferimento carte- 2 2


siano le componenti 1 2 x x x,
(fig. 2.7), può essere indicato con il simbolo: Fig. 2.7

La somma delle proiezioni di X1 , X2, X3 sull'asse 0-1 fornisce x1 ; altret-


tanto per x 2, x 3, quindi:

2 12
x1 =a11 X1 +a21X2 +a31X3
<· Per due vettori «tridimensionali» - ossia del tipo y=[x1 x 2 x 3] - (À1 , /ti. V1),
J
(À 2, µ 2 , v2) siano i coseni direttori, ossia i coseni degli angoli che ogni vettore forma con x2 =a12X1 +a22X2 +a32X3 [2.36]
i tre assi ortogonali del sistema di riferimento. L'angolo w compreso tra essi è dato dalla
relazione: X3 =a13X1 -·l-a23X2 +assXs .
cos w=À1Àz+ft1µ2+v1V2.
Quindi, se i due vettori sono ortogonali tra loro (w=90°), si ha:
Se si pone:
Inoltre valgono le relazioni:

( 2 •13 >
2 2
À1 +1.i1 -l-v/'=l, 22 2 +µ2 2 +v2 2 =l.
Può essere verificato che, se A, B, C sono matrici quadrate per le quali:
R= l au
az1
031
a,2
G22

G32
a"
G23
a,,
J , quindi Rt= l
au
G12
G21
a,2
a,, a,,
a"
a32

ass
j
, [2.37]

AB=C,
si ha anche: le relazioni [2.36] possono venir scritte, in forma matriciale:
IAI 1s1~1 ci.
Di conseguenza, poichè per definizione AA-1=1 ed essendo
I A 11A-'1~1
! Jl=l, risulta:

lx J la
1
=
11 G21
a" j oppure x=RtX. [2.38]
[è im1nediato verificare, con la regola di Laplace (par. 1.3.3b), che I I! =1].
2 14
( · -) Tra le varie proprietà dei determinanti si ha che non can1bia il determinante di
una matrice, se in questa si scambiano ordinatamente le righe con le colonne. Di conse-
X2

X3
G12

a13
az2
a2,
G32

G33 lf:J
guenza risulta I A I~I A' I . La R è detta matrice rotazione.
46 Capitolo secondo Equazioni lineari 47
b) Per proprietà riguardanti i coseni direttori si ha (v. nota 2.12): avendo posto:
a +a 21 +a a1=l
2
11
2 2
a211 +a212-l-a21a=l µ=sen..J. [2.41]
a 12+a 222+a 232=l,
2
e analoga1nente a221-f-a222+a22a=l.
Per le [2.38] e [2.39] si ha:
a 21a+a 223+a 2aa= 1 a 2a1+a 2s2+a 2aa=1
x=Rx. [2.42]
Inoltre, essendo gli assi del secondo sistema fra loro ortogonali, 2

a11 a 12 +a21 a22 +a31 a 32 =0 (ortogonalità tra 0-1 e 0-2)


a 12 a13 +a22 a 23 +a32 a33 =0 ( » » 0-2 e 0-3)
a 11 a13 +a21 a 23 -f-a31 a 33 =0 ( » )) 0-1 e 0-3)
T
(e altrettanto dicasi per quelli del primo).
Si ha quindi che la matrice rotazione è del tipo ortogonale e che, di con-
seguenza (par. 2.8.lb), il suo determinante è uguale a 1. Inoltre può essere
Fig. 2.8
opportuno osservare che ogni elemento aki=cos aki della matrice R non
cambia considerando (360°-ak,) al posto di ak,.
Dunque l'equazione [2.38] consente di esprimere le coordinate rispetto _a 2.8.3. Trasformazione di matrici.
un secondo riferimento S, quando siano note quelle di un primo riferimento S.
Ciò che avviene per il tramite della trasposta di una matrice [R] il cui ele- Le proprietà precedentemente illustrate consentono di rendere automatica
la trasformazione di un'equazione data in forma matriciale quando si cambi
mento generico aki è il coseno dell'angolo che l'asse k di S (primo riferimento) il sistema di riferimento. Ossia, dati due vettori X, Y, riferiti entrambi a un
fa con quello i di S (secondo riferimento).
dato riferimento cartesiano S, e legati dalla relazione:
c) Dalla [2.38] si ottiene anche x=[R1]-1 x, quindi (essendo per una ma- y=Ax, [2.43]
trice ortogonale [R 1]-1 =[R']'=R)
X=Rx, [2.39] passando a un secondo riferimento S, al posto della [2.43] si ha in genere
una diversa relazione:
ossia (ed è un fatto ovvio che poteva essere ottenuto direttamente) il legarne y=Bx, [2.44]
che esprime un primo riferimento Sin funzione di un secondo riferimento S
è espresso direttamente dalla stessa matrice R il cui elemento generico akh per la quale è facile determinare il legame della matrice B con la A. Infatti,
può essere opportuno ripeterlo, è il coseno dell'angolo che l'asse k di S per la [2.38], è y=R'y=R'Ax; e per la [2.39] x=R x; quindi si ha:
(primo riferimento) fa con l'asse i del nuovo riferimento S. y=R1ARx,

d) Cambiamento di assi coordinati per vettori con riferimento biassia/e. per cui, essendo anche y=Bx, risulta:
In questo caso evidentemente si ha, posto a 11 =-& (fig. 2.8) e ricordando B=R'AR, [2.45]
che dei due indici associati ai simboli il primo riguarda il primo sistema di
assi (l'altro il secondo): o anche (poichè per la matrice« rotazione», che è ortogonale, si ha R'=R-1):

a 12 =270° +-& , [2.46]


quindi: Se il riferimento è biassiale, l'espressione di R è data dalla [2.40].
a11 =COS {}, a12=sen {}, a 21 =-sen {}, Gzz=COS {}'

R= [ au a"]
a21 a,,
[ cos .,J sen -& ]=[ À
-sen-& cos .,J -µ ~] [2.40]
48 Capitolo secondo
Equazioni lineari 49
otte~e~e. il siste~a finale a ~atrice triangolare U, calcolando un certo numero di
matrici 1ntermed1e. La deter1?-1nazione di queste può essere aggirata, aln1eno formal-
n;ente, scomponendo la. A 1?- due matrici triangolari (una inferiore L, una supe-
riore U): a tale elegante idea informativa si sono riportati i metodi di BANACHIEWICZ
CHOLESKY, CROUT, DOOLITTLE; abbiamo visto che il semplice schema di CrouÌ
nefla sostanza non diffe~isce, sotto il punto di vista operativo, dal metodo di Gauss,
svilup~:;tto nella conve~iente. fori;na tabella~e indic<,tta nel par. 2.3.1.
CENNI STORICI E BIBLIOGRAFICI Un .1ntere~s~nt~ e, 1strutt1va I?terpretaz1one fisica del metodo di Gauss (detta
« ~ell.e 1~t~r~1z1o:r~1 l)) ~ stata fornita da F. 0AMPOLINI, ((Un metodo di risoluzione
a) La teoria dei determinanti (così denominati da Gauss ncl 1801) è strettamente dei c1rcu1t1 lineari)), L Elettrotecnica, 1963, 10; F. CIAMPOLINI-R. TROILI <(Il metodo
legata a quella dei sistemi di equazioni lineari. La loro storia, riguardando quindi delle interdizioni nello studio di sister;ii fisici lineari con più generat~rì )), L'Inge-
uno dei fondamentali capitoli delle matematiche è densa di una vastissima messe di gnere, 19.68, 9 (nella seconda nota s1 trovano illustrate applicazioni a problemi
strutturah).
contributi tra i quali, dopo i primi basilari studi di matematici giapponesi (XVII sew
colo) e di LEIBNIZ (1646-1716), spiccano quelli fondamentali di LAPLACE (1749- . Un'accurata disamin~ sui. vari procedimenti di risoluzione delle equazioni lineari
1827; fu pubblicata nel 1772 la sua regola di sviluppo di un determinante), CAUCHY s1 trova data,. ad esempio, in: C. LANczos, Applied Analysis, Prentice-Hall, Inc.,
Ei:glew~od Chffs, N. J., 1956; I. S. SorcoLNIKOFF-R. M. REDHEFFER, Mathen1atics
(1789-1857; già nel 1815 diede un primo magistrale inquadramento delle principali
proprietà dei determinanti) e JACOBI (1805-1851). oj Plryszcs.a. Modern.Engineering, McGraw-HiII, N. Y., 1958; L. A. PIPEs, Applieà
Le matrici vennero introdotte neIIe matematiche, con esposizione organica, Mathematzcs [or Engzneers a. Physicists, McGraw-Hill, 1958 (2a ed.)· R. BELLMAN
lntroduction to matrix ana"!ysis, McGraw-Hill, N. Y., 1960; M. G. SA~VADORI, M. L:
probabilmente da A. CAYLEY (<(A Memoir on the Theory of Matrices i>, Philos.
Trans. Royal Soc. London. vol CXL, 1857); esse si svilupparono grandemente dopo BARON, Nzunerical Methods in Engineering, Prentice-Hall, Englewood Cliffs, N. J.,
le applicazioni che, nel 1925, Heisenberg, Born e Jordan fecero in studi riguardanti 1961; L. Fox, An lntroduction to Nu1nerical Algebra, Clarendon Press, Oxford
la meccanica quantistica, e soprattutto, come è stato detto nella premessa (par. 1.1),' 1964; F. SCHEID, Numerica! Analysis, McGraw-Hill, Schaum's outline series, 1968:
con il rivoluzionario avvento degli elaboratori elettronici. I calcoli impiegati per
sccpi pratici e teorici, principalmente nella meccanica dei mezzi continui e nell'elet- e) L'importanza pratica dei 1netodi iterativi è strettamente subordinata alla
tronica, indussero ad occuparsi sempre più a fondo degli aspetti algoritmici di tali sempl,icità ~ell.e operazioni d~ rip~tere e alla rapidità della loro convergenza. A JA-
scienze e del conseguente utile impiego delle matrici. Pertanto il giudizio sulla loro co~.I e att~1bi~1to lo schema 1ter~t1vo per fasi distinte, secondo il quale il valore di
importanza non può essere disgiunto dalla considerazione del peso rilevante che la ?n inc?gmt.a 1n :ina certa fase e ottenuto tenendo conto soltanto dei valori delle
simbologia ha avuto nello sviluppo del pensiero scientifico: tra i numerosi libri di 1ncogn1te r1cavat1 ne11a fase precedente; mentre sembra che il metodo di iterazione
interesse divulgativo che considerano ciò in una sintetica e chiara visione della storia continu~, in ge~ere di :più rap~da convergenza (par. 2.4), sia stato per la prima volta
della matematica vanno citati, ad esempio: B. CoLERUS, Piccola storia della mate- (1~2~; s1 veda il ::ontr1buto d1 FORSYTIIE, cit. Jn seguito) indicato da C. F. GAUSS
matica, Einaudi, Torino, 1939; F. WAJSMANN, Introduzione al pensiero matematico, P.01 ripreso e defìn~to da .P. L. SEIDEL, che trattò condizioni per la convergenza(« -Obe;
Einaudi, 1939; il I vol. della raccolta, curata da F. BNRIQUES, Questioni riguardanti e~.n Verph"!-ren; d.~e Ge1c~ungen, auf welche die Methode der kleinsten Quadrate
le matematiche elementari, Zanichelli, Bologna, 1928. In merito ai contributi dati fuh.-~t, sow1e hneare Gle1cungen ùberhaupt, durch successive Annaherungen auf-
nel campo matematico, sono utili le note storiche e le osservazioni disse1ninate nei z~losen », Abh, Bayer: Akad. Wiss. Math.-Phys., Munch. Akad., voi. XI, 1874).
3 voli. dell'Analisi n1atematica di G. MORETTI, Hoepli, Milano, 1952. L ess~nza ?e1. metod1 1terat1v1,. fec,ond1 an~he nella .soluzi~ne d.i sistemi di ~quazioni
non hnear1 (s1 veda ad esempio I opera d1 MILNE tn seguito citata), può significati-
b) Abbiamo già ricordato che la soluzione dei sistemi di equazioni lineari è in vamente e in forma generale venire espressa (Fox, op. cit., cap. VIII):
genere connessa, più o meno direttamente, con gli studi sui determinanti: la regola
di Leibniz-Cramer fu enunciata per la prima volta da LEIBNIZ nel 1678, poi da CRA~ [a]
MER nel 1750. Vari decenni dopo, precisamente nel 1810, GAuss (1777-11155), trovan-
dosi a dover risolvere, in problemi di geodesia, sistemi di equazioni lineari derivanti nella quale x può esse~·e un numero o una funzione o un vettore, b(r) è indipendente
dall'applicazione del metodo dei minimi quadrati, rese noto il suo semplice e pratico da x. ma non ?ecessa:1amente da, r ~indice che numera la fase del calcolo), fr è una
metodo di eliminazione progressiva delle incognite, ossia di trasformazione della funz1on~ o un oper~~to,ne che puo dipendere da r. E s'intende che l'uso del calcola-
matrice quadrata di un sistema in una matrice triangolare superiore. Osservazioni tore. pu~ essere 1!-tthss1mo .quando, per condizioni di non buona convergenza, il
e ritocchi all'algoritmo di Gauss furono poi apportati da W. JORDAN (Handbuch des ragg1ung1~ento d1 u~ so?~1sfacente grado di app!os~imazione rìc~iede, per grande
Vermessungskunde, Bd. 1, 7a ed., Stuttgart, 1920) e da A. C. AITKEN (« Studies in ~umer.o .d1 {;01te, la r1pet1z1one delle stesse operaz1ont. Se le equazioni sono lineari,
Practical Mathematics. IL The Evaluatìon of the Latent Roots a. Latent Vectors I term1n1 b ) nella [aJ sono costa?t~ e f'operatore fr si riduce, per.c~ascuna compo-
of a Matrix », Proc. Roy. Soc. Edinburgh, voi. LVII, 1937); chiare ~_intesi di esso e nente xi, a un co~ffic1ente .. Per cui'. 1n~1ca:ido ~on D, L, U le .matr1c1 che rappresen-
osservazioni s_i trovano, per.esempio, nelle memorie di R. MEMKE, «Uber die zweck- tano, d~lla matr1~e A. dei coeffic1ent1, rISpett1vamente la diagonale principale, la
mlissigste Art, lineare Gleichungen aufzulOsen )ì, Zeit. angew. Math. Mech., 1930; p~rte tnango~are 11ller1ore e quella superiore (A=D+ L+ U), i due citati metodi
e di G. WoRCH, stesso tit., stessa rivista, 1932 (è del medesimo Autore il chiaro d1 JACOBI e d1 GAUSS-SEIDEL possono venire compendiosamente scritti:
capitolo del Beton Kalender, 1966).
Con il metodo di Gauss, e con i procedimenti da esso derivati, la matrice A dei DxC"+ 1J~b-(L+ U)xC"), [b]
coefficienti e il vettore dei termini noti vengono gradualmente trasformati sino ad
(D+ L)xC>"+iJ~b- UxVJ. [e]
4 - POZZATI, ll-1.
50 Capitolo secondo
Equazioni lineari 51
d) I nzetodi di rilassantento (par. 2.4.2) nella sostanza non si differenziano da
quelli iterativi ricordati nel punto e precedente. Seguendo lo schema indicato nel delle costruzioni, val. II, Zanichelli, Bologna, 1950; M. F. RIIBINSTEIN, Matrix Com-
par. 2.4.2, .si ha l'incon".'eniente che il procedimento non è autocorrettivo, come puter Analysis of Structures, Prentice-Hall, 1966.
sempre avviene quando s1 procede calcolando i valori delle incognite per incren1enti
successivi (ma s'intende che si può procedere anche con i valori con1plessivi delle in~ g) Tra i numerosi volumi che trattano l'analisi delle n1atrici come premessa al
cognite, come è stato mostrato per «l'iterazione continua »); la differenza con i calcolo delle strutt1;1re, ricordiamo: S. TIMOSHENKo-D. H. YouNG, Theory o/ Stru-
metodi iterativi_ è pri?-~ipalme~te ~ipo~ta nel semplice. conce~to di « re~iduo l> e nel ctures, McGraw-H1ll, 1965; H. C. MARTIN, Introduction to Matrix Methods of
f~tto che, co?s1deratl 1 coe~c1entl d'influenza delle 1ncogn1te x, ogni incremento Struc~ural Analysis, McGr~w, Int. stu~ent ed., 19.66; M. F. RIIBINSTEIN (voi. cit.,
d1 una Xt puo essere dosato 1n modo da accelerare, volendo, la convergenza. Però, 1966), P. C. WA1;G, Numerica! a. Matnx Me_thods in St1:uctural Mechanics, J. Wìley,
qualora ~i intenda ~ogliere questo particolare aspetto, si ha, rispetto al metodo di Inc., N. Y., 1966, G. N. SMITH, An Introductlon to Matnx a, Finite Element Methods
Gauss-Se1del, un minor grado di automaticità e «con l'esperienza, e soltanto con i'! Ci~il E,ngineerìng, Applied Science Pubi. LTD, London, 1971. Un'esposizione
l'esperienza il calcolatore può apprendere gli accorgimenti che abbreviano il suo sintetica s1 trova data da L. A. PIPES nel cap. XIII del voi. Mathén1atiques modernes
lavoro ... >> (G. ALLEN, cap. XIII del!' op. Handbook of Engineering Mechanics, diretta pour l'in~enieu;, r~datto d~ E. F. ~ECKENBACH (trad. francese, Dunod, Paris, 1956).
da W. FLi.iGGE, McGraw-Hill, 1962). Cons1der~z1on1 generah, con. riferimento all'analisi delle strutture, si trovano
Nel par. 2.4 sono stati illustrati alcuni metodi iterativi per la soluzione di sistemi nena nota d1 c. MEYER, (~ Solutton of Linear Equations-State-of-the-Art)} Journal
di equazioni lineari. Nello studio delle strutture staticamente indeterminate, tali of the Structural Divlsion », 1973, 7. '
s~st~mi possono derivare dal <{metodo della congruenza)) e da quello <( dell 'equi-
hbrlo l> (cap. XIV, cap. XIII): i procedimenti iterativi si adattano soprattutto per
le equazioni ottenute da quest'ultimo metodo, perchè esse presentano spesso
una forte . preval~nza dei coefficienti della diagonale principale, quindi una no-
tevole rap1di~à dt convergenza. Inoltre le varie operazioni analitiche possono tro-
v~re una cornspondenza fisica molto significativa; e il soddisfacimento di un'equa::-_
z1one (o _l'annullamento del suo <jresiduo») corrisponde a un'operazione di equilibra-"
mento d1 una parte della struttura, quindi all'allentamento di vincoli immaginari,
app~icati provvisoriamente. Di qui la denominazione «di rilassamento» (relaxation)
c?n1ata da So"f!TffiVELL; denominazione che è poi restata anche quando per le equa-
zioni r:on. suss1~te la co~risponde~ fisica di cui si è detto, e che .sta allora a signi-
ficare li d1ssolv1mento dt un fatto innaturale, quale ad esempio l'esistenza del residuo
di un 'equazione provvisoriamente reso non nullo da valori imperfetti delle incognite.
Ovviamente, come si .è detto, i metodi iterativi (quindi quelli di rilassamento, che
ne sono un _aspetto particolare) possono essere impiegati in tutti quei casi in cui le
equazioni rispondono a certe condizioni necessarie perchè sussista la convergenza.
Passando a qualche riferimento bibliografico e storico, ricordiamo che i metodi
di rilassamento vennero applicati sistematicamente nello studio delle strutture da
R. V. SoUTH\.VELL (Relaxation Methods in Engineering Science, Oxford, Univ. Press,
1940); mentre il s~o impiego per la soluzione di sistemi di equazioni lineari fu illu-
strato, per esemp10, da L. T. WRIGHT, Atti del «Cornell Univ. Engin. Experiment
Sta~ion ": Boll. 31: 1943 .<si veda .o. BELLUzzr, ?P· cit. in seguito, vol. II, par. 442).
Un ampia esposizione di poss1b1h apphcazion1 e stata data da D. N. de G. ALLEN,
Relaxation Methods, McGraw-Hill, N. Y., 1954, e da SouTHWELL, Relaxation Me-
thods in Theoretical Physics, Oxford, Univ. Press, 1946 (voi I), 1956 (voi. II); è
int~ressante anche, a tale proposito, il cap. XVII (« Que sont les rnethodes de rela-
xation? l>), elaborato da G. E. FORSYTHE, del val. Mathe1natiques modernes pour
l'ingenieur, diretto da E. F. BECKENBACH (trad. frane., Dunod, Paris, 1965).

e) Alla soluzione dei sisten1i di equazioni non lineari è dedicata l'opera di W. E.


MILNE, Nun1erical Calculus, Princeton, Univ. Press, N. J., 1949; si veda anche il
cap. XVI (<( Methodes non linéaires 1>) elaborato da C. E. MoRREY nell'op. di BE-
CKENBACH dianzi citata.

. f) Vari dei metodi di calcolo citati per la soluzione dei sistemi di equazioni lineari
s1 trovano, ad esempio, chiaramente esposti in capitoli delle seguenti opere, oltre
a quelle di Fox e di SALvADoru-BARON precedentemente citate: H. MULLER-
BRESLAU, Statik der Baukonstr., vol. II, 5a ed., Stuttgart, 1922; K. BEYER, Die Sta-
tik iln Eisenbetonbau, vol. I, 2a ed., Springer, Berlin, 1933; O. BELLUZZI, Scienza
B)

LA TRAVE ISOLATA: RICIIlAMI RICORRENTI


NELLO STUDIO DEI SISTEMI DI TRAVI
CAPITOLO III
TRAVI

3.1. Travi prismatiche con le estremità incastrate, articolate, cedevoli:


richiami.

a) La trave con le estremità incastrate perfettamente.


È una condizione di vincolo di notevole interesse perchè costituirà tra
l'altro uno dei punti di partenza per il calcolo degli insiemi di travi. Ci
limiteremo a considerare il caso, di gran lunga il più frequente, in cui le
forze esterne giacciono nel piano contenente l'asse della trave e la flessione
risulta ovunque retta, con la conseguenza che l'asse geo1netrico incurvandosi
non esce dal suo piauo.
Il calcolo, come per qualunque caso staticamente indeterminato, può
essere effettuato in diversi modi, a seconda della struttura principale isosta-

tica prescelta. Qui conviene assumere la trave semplicemente appoggiata


(fig. 3.1), soggetta ai carichi e ai momenti incogniti Ma, M,, usando i simboli
soprassegnati per indicare le reazioni degli incastri perfetti, e ricordando che i
momenti applicati alle sezioni estreme sono considerati positivi, come d 'al-
tronde le rotazioni estreme, quando il loro senso è· orario, ossia destrorso
(vol. I, par. 8.3); per cui, in relazione all'usuale convenzione, Ma coincide
col momento flettente in A, mentre M, è uguale ma di segno opposto al mo-
mento flettente in B. _
I momenti d'incastro M., M, debbono rendere nulle le rotazioni delle
sezioni estre1ne, quindi, indicando <Pao e 'Pbo quelle indotte dalle azioni esterne,
56 Capitolo terzo Travi 57

e con <paa' Tab=cp1;rJ,, Tbb i coefficienti elastici, ossia le rotazioni provocate dai Inoltre, se la condizione di carico è simmetrica o antimetrica, conviene
momenti destrogiri Ma=l e M,=l, le equazioni di compatibilità con i vin- adottare simmetrici o antimetrici anche i momenti unitari ausiliari (fìg. 3.2).
coli risultano (dei segni delle rotazioni terranno conto i valori numerici) E, relativamente ai coefficienti elastici, per due coppie simmetriche o antime-
triche risulta, utilizzando i valori [3.3],
'Paa +'Paa Ma +'Pab M,=0
[3.1]
I l I
m -
raa- 3EJ +-----
6EJ - 2EJ (coppie simmetriche)
e da esse facilmente si ricavano Ma, Mb. [3.5]
È necessario però calcolare preliminarmente Tao, 'Pbo e i coefficienti ela- I l l ( . .
.h
<j)aa= EJ - EJ = E.T coppie ant1metnc e) .
stici. Se si impiega il principio dei lavori virtuali, e si vuole ad esempio deter- 3 6 6
minare le rotazioni in A, occorre immaginare di applicare in A una coppia
ausiliaria Ma= 1; quindi, indicando con M il momento dovuto alle azioni Dalle equazioni [3.1], tenendo presenti le relazioni [3.3], s1 ha, dopo
facili riduzioni,
q
a) r
Lo._ 11r =-2 - 2EJ
M,=-- - (2cp,,+cp.,).
1
[3.6]
A B
p
-;:i1 aAj: - a~,.,..,r~- b-----!
+ !il ~B
l----"i
b)L j 1 J
Fig. 3.2 ~a~ ~a:;;;fi
~b----1

esterne in una sezione generica della struttura principale (trave appoggiata), cA)~~-x-~.,.q-"~--<
h=J- ~B
Fig. 3.3
X /-X
con M'(Ma)=y il momento corrente per Ma=l e con M'(M,)=--- "'---a~
1
quello per M,=1 (fìg. 3.1), si ottiene
Un caso di particolare interesse è quello della trave prismatica sottoposta
a un carico concentrato (fìg. 3.3 a), per il quale si ottiene
'Paa=fM,·M'(Ma)dx/EJ=fM,; dx/EJ,
[3.2] M.=-Pab 2/1 2 , M.=Pa 2 b/l2 ; [3.7]
x 1-x
2
'Paa=J[M'(M.)] dx/EJ=J( ;)'dx/EJ, cp.,=-
Iz ·- 1
-dx/EJ, e se agiscono due carichi simmetrici,
e s'intende che gli integrali vanno estesi all'intera lunghezza della trave, e M.=-M,=-Pab/l. [3.8]
che risultano sinistrorse quelle rotazioni per le quali si ottiene segno negativo.
Essendo prismatica la trave, le [3.2] forniscono, come è ben noto, per la cop- Tali valori consentono, sovrapponendo gli effetti, di calcolare con sem-
pia agente in A, plicità i momenti d'incastro per qualunque condizione di carico: ciò che è
l l evidente quando si abbiano più forze concentrate; mentre, se il carico è distri-
'Pa,=- 6EJ; [3.3] buito con continuità, basta integrare gli effetti provocati da una forza infi-
nitesima di intensità qx · dx.
quindi il valore della rotazione delle sezioni estreme della trave appoggiata Così, ad esempio, per la trave della fìg. 3.3c si ottiene facilmente, utiliz-
soggetta soltanto ai momenti M., M, destrogiri vale zando le relazioni [3.7] (q,=qx/a, a=a/I),

[3.4]
- f qa2 - qa'
M.=-Jq,x(l-x) 2 dx/l 2 =-3o (IO-I5a+6a 2), M,= (5a-4a 2).
20
58 Capitolo terzo Travi 59

S'intende che tutte le considerazioni fatte non cambiano qualunque sia todo dei vincoli ausiliari (voi. I, es. 9.1): applicato un vincolo fittizio che
la causa dello stato di sollecitazione: se, per esempio, una trave ha le estremità provvisoriamente impedisca la rotazione della sezione A, si calcolano i mo-
incastrate soggette a uno spostamento relativo o (fìg. 3.4), nelle [3.6] è da menti d'incastro M,, M, indicati nella fìg. 3.6 con il loro senso positivo,
porre 'Paa=g;,,=o/l, ottenendo (M.=M,=M) quindi destrogiro; poi si allenta il vincolo, ossia si applica la sua reazione M,
cambiato di segno, per cui sovrapponendo gli effetti si trova
M=-6EJ o/12 , T=2M/l= 12EJ o/l', [3.9]
~ - Ma
e il valore di M si poteva ricavare immediatamente considerando che i mo- M,=M,---· [3.12]
2
menti antimetrici debbono annullare la rotazione o/l che avverrebbe se la
trave priva degli incastri seguisse lo spostamento ocon movimento di corpo Inoltre la rotazione dell'estremità appoggiata si manifesta soltanto nella
rigido. Nella tab. 3.5, al termine del presente capitolo, sono riportati i valori
seconda fase in cui si applica alla trave il momento -M., quindi
dei momenti d'incastro per consuete condizioni di carico. Da tali dati si
M,l
g;.=- 4EJ. [3.13]

Pertanto, per il calcolo del momento d'incastro M,, possono essere uti-
lizzati i valori della tab. 3.5, da introdurre s'intende nella relazione [3.12].

Fig. 3.6
Fig. 3.5
e) I momenti alle estremità di una trave in funzione dei carichi e dei movi-
possono evidentemente trarre anche le rotazioni delle sezioni estreme per la menti delle sezioni estreme.
trave semplicemente appoggiata, che per la [3.4] evidentemente valgono (si Abbiamo già ricordato che, per una trave prismatica appoggiata, soggetta
veda a tale proposito il punto seguente) ai momenti M., M,, le rotazioni delle sezioni estreme valgono (rei. 3.4)
l - l - -
g;.,= EJ (-2M.+M,), g;,,= EJ (-2M,+M,). [3.1 O]
6 6

b) La trave con un'estremità articolata, laltra incastrata. e da tali espressioni si ottengono facilmente i valori dei momenti per asse-
gnate rotazioni <pa, <p0
È di particolare interesse, soprattutto per il calcolo degli insiemi cou pro-
cedimenti iterativi, il caso noto della trave sottoposta alla coppia M,: il mo- 2EJ 2EJ
M,=- - (2g;,+g;,), M,=-- (2g;,+g;.), [3.14]
mento d'incastro perfetto è determinato dalla condizione g;,,M,+g;,,M,=0, 1 1
dalla qnale, ricavato M,, si può dedurre ogni altra quantità, in particolare
ottenendo, avendo supposto la trave prismatica (fìg. 3.5), valori che potevano essere ottenuti anche direttamente dalle [3.6] ponendo
-rpa, -rplJ al posto di (/Jao, <fba•
3 M, Se la trave è sottoposta anche ad azioni esterne e le estremità presentano
T=--· [3.11]
2 I uno spostamento relativo o, con senso tale da dar luogo a una rotazione
di corpo rigido destrogira, i complessivi momenti alle estremità si ottengono
Quando la condizione di carico è generica, il momento d'incastro per- facilmente aggiungendo alle espressioni [3.14] i termini conseguenti all'inter-
fetto si ricava dalla seconda delle [3.1] ponendo M,=0. Oppure, se è già vento dei carichi e dello spostamento o, considerando però, per le due ultime
stata risolta la trave con dupliée incastro, si può utilmente impiegare il me- cause, le estremità impedite di rnotare, perchè delle rotazioni tengono conto
60 Capitolo terzo Travi 61

le stesse [3.14]. Quindi ricordando la [3.9], si ottiene


-
M.~M.+--
2EJ 6EJd
(2'Pa+'P,)---2 - ; [3.15]
'Paa~J( ~ r:, ~E},/' ~X 'dx 2(12,5+4 · 21,232+2 · 32,77+ ... )~
1 1 ~0,1928 }J, (il coefficiente vale 0,333 per la sez. cost.),
e un'analoga espressione vale per M,. Il significato fisico dei termini che
-JM,(P)x __ 1_ dx • • _
compongono la relazione [3.15] è chiaro: al momento che si av.rebbe ~on l~ 'Paa- EJI dx- EJ,l 3 Pdx 2 (0+4 0,944+2 3,277+ ...)-
estremità incastrate si aggiungono le ripercussioni dovute a1 mov1ment1
delle sezioni estreme. PI'
~0,04852 EJ, (0,056 per la sez. cost.),

3.2. Travi di sezione variabile. M,~ -q;,,/q;,,~ -0,252 PI (0,168 per la sez. cost.).
a) Se la sezione della trave è variabile, nella sostanza n?lla ~ambia rispetto .a b) Per farsi un'idea dell'influenza che può esser data da una variazione della
quanto si è visto precedentemente a proposito della trave.Er1smat1~a, e ad .e~emp10 sezione C3 . 1), nella tabella 3.1 si trovano riportati i valori dei coefficienti elastici <fJaa'
valgono le relazioni [3.2], con la sola avvertenza c~e negh int~grah presenti .~n es~e
si deve ora introdurre il momento d 1nerz1a
p variabile della sezione. Però in genere è con- Trave appoggiata con «mensole » rettilinee e simmetriche: coefficienti

2
71nn
]L1xjc 8 a --.
f :
L ===i
i
? . o _JL_ veniente o·nec7ssario 7ffettuare i1;1-·.modo ap-
h prossimato l '1ntegraz1one, sudd1v~dendo la
TABELLA 3 .1.
elastici <faa' Cfba·
JL~~i\dh" ~x----s.-l 71 trave in tronchi e pr?cedendo mediante ~e~le
A~-À -~ 13 ordinarie sommatorie o, molto prefer1b1l-
, mente, con la nota formula di Simpson

ff(x)dx;;; ,Jt (f,+4J,-i-2f,.+ [3.16] a/l I J,/J, I 0,60 I0,40 0,20 I0,151 0.10 I0,081 0,061 0,041 0,02 J o fattore
+4J,+2J,+ ... +4Jn-1+fn)' I
0,1 0,939 0,900 0,852 0,834 0,816 0,810 0,798 0,789 0,771 0,728
in cui / 0 , / 1 , ••• , fn. sono i. valori della fun-.
zione integranda 1n corrispondenza delle 0,2 0,882 0,813 0,723 0,693 0,660 0,645 0,627 0,609 0,582 0,504
estremità dei tronchi Lix, il cui numero deve 'Paa l/3EJ,
' o,139Pl essere ovviamente pari. 0,3 0,837 0,735 0,612 0,573 0,525 0,504 0,480 0,453 0,417 0,316
',,, __ __..,,, Ad esempio, la trave della fig. 3.7 è
',,,.---- soggetta a un carico P_, concentrato ~Ila 0,4 0,792 0,666 0,513 0,462 0,408 0,381 0,351 0,318 0,273 0,152
Fig. 3.7 distanza x=0,41, ed ha 11 tratto À prossimo
all'estremità A di altezza variabile con an-
damento parabolico (dh~ dh, !;'/A'). I dati necessari per il calcolo del coefficiente 0,1 0,990 0,984 0,978 0,973 0,970 0,966 0,964 0,962 0,960 0,944
2
elastico relativo al momento Ma=1 (IPaa= ; 2 fx ·dx/El), della rotazione dovuta 0,2 0,966 0,942 0,912 0,900 0,887 0,880 0,870 0,860 0,846 0,792
'Pba -l/6EJ,
al carico p (1Pao= jM0 x · dx/lEJ) e infine del momento Ma d'incastro sono riportati 0,3 0,93010,882 0,812 0,791 0,762 0,745 0,726 0,708 0,678 0,568
nella seguente tabella:
0,4 0,882 0,800 0,690 0,649 0,601 0,582 0,552 0,516 0,468 0,296
10 9 8 7 6 5 4 3 fattore

<3.ii Utili tabelle si trovano riportate su nun1erose opere dedicate al calcolo dei telai;
h 2 1,5625 1,25 1,0625 1 1 1 1 h, in paiiicolare ricordiamo, tra le prin1e, quelle riportate-da A. STRASSNER nel suo volun1e
1,199 1 1 1 1 J, Neuere Methoden zur Statik der Rahmentragwerke, Ernst, Berlin, 1925 (3" ediz.), vol. 1°. Nu-
J 8 3,815 1,953 merosi ed accurati diagrammi si trovano nelle opere di R. GULDAN, Rahmentragwerke und
x'/J 12,5 21,232 32,770 40,867 36 25 16 9 dx'/J, Durch/auftriiger, Springer, Wien, 1949, 4a ediz. (mensole rettilinee e paraboliche simme-
Pdx triche o da una sola parte della trave; rotazioni delle estremità per effetto di coppie, di
M, o 0,4 0,8 1,2 1,6 2,0 2,4 1,8 carichi concentrati e di un carico distribuito uniformemente). - J. M. GERE, Moment Di-
M,x/J o 0,944 3,277 7,006 9,6 10 9,6 5,4 Pdx'/J, strihution, Van Nostrand, Princeton, N. Y., 1963. - P. CHARON, Le calcul pratique des con-
structions à inertie variab[e, Eyrolles, Paris, 1961.
62 Capitolo terzo Travi 63

'Pbanel caso frequente in cui i tratti estremi della trave presentano l'altezza della TABELLA 3.3. Trave con appoggio e incastro soggetta a un momento(« mensole» sim~
sezione crescente con legge lineare (tratti con «mensole >> rettilinee). metriche e rettilinee).
Relativamente alla stessa trave considerata nella tab. 3.1 precedente e sottoposta
a un carico q distribuito uniformemente sull'intera lunghezza, può convenire di
notare che, espressa la rotazione della sezione A nella forma

I
in cui evidentemente il termine tra parentesi si riferisce al caso prismatico, i valori
del coefficiente Cao al variare delle sezioni coincidono con quelli relativi a Cfba e ripor-
a/l I J,/J, I0,60 I0,40 I0,20 I0,1510,10 I0,0810,0610,0410,02 I o I fattore
tati nella stessa tabella (quindi, ad esempio, per a/l=0,2 e J 0/J1=0,2, Cao vale 0,912):
infatti è facile riscontrare che, impiegando il principio dei lavori virtuali nel cal- 0,1 0,527 0,547 0,574 0,583 0,59610,598 0,605 0,612 0,623 0,648
colo di dette rotazioni, quindi la formula [3.2], nei due casi è costante il rapporto
delle funzioni M 0 • M; (a. z). Pertanto è facile calcolare il momento d'incastro per la 0,2 - 0,548 0,579 0,631 0,649 0,673 0,684 0,694 0,704 0,727 0,786
trave caricata uniformemente, con un'estremità incastrata e l'altra appoggiata M, M
(M=<pa 0/'Paa) o con entrambe le estremità incastrate; per quest'ultimo caso la ta- 0,3 0,556 0,600 0,662 0,691 0,726 0,738 0,756 0,781 0,813 0,899
bella 3.2 fornisce vari valori.
0,4 0,557 0,602 0,670 0,700 0,738 0,764 0,786 0,811 0,857 0,974

TABELLA 3.2. Trave doppiamente incastrata, con «mensole» rettilinee e simmetriche,


soggetta a carico uniforme: momenti d'incastro perfetto. 0,1 0,904 0,840 0,760 0,736 0,700 0,696 0,676 0,656 0,628 0,563

0,2 0,824 0,720 0,580 0,536 0,480 0,456 0,432 0,408 0,364 0,257
'Pa l/4EJ,
0,3 0,772 0,628 0,460 0,400 0,332 0,304 0,276 0,236 0,188 0,081

0,4 0,728 0,568 0,376 0,314 0,249 0,212 0,179 0,145 0,097 0,0105
I
a/l I J,/J, I0,60 I0,40 I0,20 I0,1510,10 I0,0810,0610,0410,02 I o I fattore
Può essere utile disporre anche dei coefficienti elastici «Paa' 'Pbb• 'Pab=<pbJ per
una trave avente la sezione variabile linearmente da un'estremità all'altra; alcuni
0,1 1,036 1,060 1,094 1,105 1,118 1,121 1,130 1,136 1,151 1,180 valori sono elencati nella tabella 3.4.
0,2 1,062 1,100 1,160 1,181 1,206 1,216 1,229 1,242 1,263 1,320
M -ql'/12
0,3 1,071 1,124 1,196 1,225 1,261 1,275 1,292 1,316 1,345 1,420 TABELLA 3.4. Trave di sezione variabile linearmente da un'estremità all'altra: coef
ftcienti elastici.
0,4 1,073 1,126 1,20611,238 1,272 1,299 1,320 1,344 1,385 1,480
~l-~l
}~
' B
A
Inoltre si è già accennato che una condizione di carico ricorrente nei metodi
di calcolo iterativi è quella del momento M applicato all'estremità di una trave con
appoggio e incastro; se l'altezza della sezione dei tratti terminali varia con linearità J,/J, I 0,60 I 0,40 I 0,20 I 0,151 0,10 I 0,081 0,061 0,041 0,02 I 0,01 I fattore
e simmetricamente, utilizzando i dati dello specchio 3.1, si ricavano facilmente anche
i valori riportati nella tab. 3.3.
'Paa 0,681 0,501 0,294 0,237 0,171 0,144 0,114 0,084 0,048 0,027 l/3EJ,
3 2
<• > Infatti nel caso del carico uniforme si ha M 0 = i (/x-x 2
), M'=1 (pensando di 'Pbb 0,879 0,792 0,657 0,609 0,546 0,516 0,471 0,420 0,345 0,282 l/3EJ,
applicare due coppie ausiliarie simmetriche); nel caso di una coppia Ma applicata a
una estremità, volendo ricavare la rotazione dell'altra sezione estrema, M 0 =Ma»/l, M'= 'Pub 0,774 0,630 0,438 0,378 0,300 0,270 0,228 0,186 0,126 0,084 -l/6EJ,
~1 (l-x)/l.
Capitolo terzo
Travi 65
64

TABELLA 3.5 MOMENTI D'INCASTRO PERFETTO(•) TRAVE PRISMATICA: MOMENTI D'INCASTRO PERFETIO -
r-(j)=1~-------q---------------+-cQ)=2----f<;---a""'- -;.;_:,-,"'-

-
---l-
A~!!! I!! I!!! I ~B

Ma--Mb=
-
-
- JJ1_
12
2
---l-
{ill1q HJJ); a"a!l

Ma=--Mb= -4,2a2(3_2a)
®

-
A~AJ{,~B

-
~

Ma--Mb--
l/4
2
~
l/4
@

-
-A~~dtB

-
~
l/4
2
Ma--Mb--tJL.1§__
l/4
tE4
- - qJ:,
12 JL
32 -- -1232

@A,~B -
@A q
!a .-<Cfifl ~Ba=a/l
~ %
+o--l ~a--;;./-
- 2 ' -- 22 2
Ma--4
- 30 - al
Ma-- 30 a(10_15a+6a)
Mb-
- _IJ12.
20 Mb= afa df5Aa)
® q ® M
A{In==- r;;,Ba=all
,, A~ ( ~Ba=a!l
- 2 fE--- a -3>\- +a+-- b~ fl=b/l
Ma-- - Mb-- _ __g_[ - 2 2 2
19,2
Ma=-JJk 'fa('- a+q3a) Ma= M{J(2a-fJ)
- 2 3
Mb- 30 2a(5_3a)
- ..fJ]; Mb= Ma(2{J_a)

@ tp tp @ tP
ifj m 1iJ f).
>I ah: >I a I< +--li2--+
/E-- b ----'-"l
Ma=-Mb=-1/;l
Ma=-Mb=-Pa b/t
@)A"'(
&)1(lt> a ava
(tpt~(B
a~ @ A~JJ:tJJ:~B
' -
l~ia z::ia
- - 2
Ma--Mb-- M- Pli~1
a-- Mb---12z-
- ! - - - - - - --------/------------~
- - Pl
12 i+o.s
i

(*) Positivi se destrogiri.


66 Capitolo terzo

TRAVE PRISMATICA: MOMENTI D'INCASTRO PERFETTO

21
A~ tP b_J B
I• a' I' CAPITOLO IV
2
Ma=- Pab2;1 ARCHI
- 2 2
JY!b= Pa b!l
4.1. Osservazioni introduttive.
@> t 1
A~VC\V~stg
24 Il comportamento statico di un arco può essere molto più favorevole di
A ttr--.~s--,---f};, B h
quello di una trave ad asse rettilineo, soggetta agli stessi carichi e di eguale
-,.J-l!n J.,- l !i1I= ti Vi T luce, ma il vantaggio è fortemente influenzato dalle condizioni di vincolo
e di carico, per cui può essere opportuna qualche considerazione preliminare.
qx= qsen n7x (n=2,4.)
- - 2
Ma=Mb=-~
Linea d'influenza di Ma Linea d'influenza di V0 (mezz)

Fig. 4.1

i;;::
"~ Consideria1no, per esempio, un arco a tre cerniere soggetto a due carichi
a ('-..L-- concentrati simmetrici (fig, 4.1): praticato un taglio in chiave, per simmetria
I

qt Q3 05 07 Lba~rave appogg) si ha il solo sforzo normale N=H=Pa/f, al quale consegue la tensione


a0 =Pa/Af, indicando con A l'area della sezione; mentre nella mezzeria della
- - x/l Lb= spostamento in mezzeria
trave ngualmente caricata e di uguale luce, al momento flettente M,=Pa

r,
.,-.-, consegue la tensione massima, considerando la sezione rettangolare b · h,
x/l 0,1 0,2 q3 0,4 q5 q5 0,7 qB q9 fattore
'1,=6Pa/bh 2 =a. Quindi, essendo in genere f»h, la trave, nella sezione
Mi>; 0,081 0)28 0,147 0,144 0,125 0,096 0,063 0,032 0,009 -Pl
considerata, risulta molto più sollecitata dell'arco; e tale prerogativa in so-
'bi 0,026 0,088 0,162 0,224 0;25 0,224 0,162 0,088 01026 }p/3 stanza dipende dal fatto che, per l'arco, le azioni H equilibranti la coppia
~··

4BE] (Pa) sono associate al braccio f, mentre per la trave la medesima coppia è

Lba 0,296 0,568 0,792 q944 1,00 0,944 0,7"92 0,568 0,296 equilibrata dalle risultanti R delle tensioni che hanno il braccio h, molto
minore della freccia f.
68 Capitolo quarto
Archi 69
Se si pensa invece l'arco vincolato con cerniera e carrello (fig. 4.lc), lo
stato di sollecitazione differisce assai poco da quello della corrispondente nella fìg. 4.2, in cui gli assi y, z si ritengono coincidenti con quelli principali
trave, e in particolare coincidono i diagrammi dei momenti.. Ma se il vi~colo d'inerzia della sezione, sulla faccia anteriore in generale agiscono lo sforzo
è in grado di fornire un'azione orizzontale 1! che co.ntrasti coi: ~fficac1a ~o assiale N, due sforzi di taglio (T., T,), e tre momenti, di cui uno è torcente
(M,); due sono flettenti; e per tali sei caratteristiche di sollecitazione il senso
spostamento relativo delle imposte, i momenti flettenti compless1v1, cabno m
genere fortemente, rispetto al caso del carrello semplice, m v1rt~ dei mo- è considerato positivo se i vettori che le rappresentano sono rivolti contra-
menti negativi forniti dalla spinta H; anzi, dato un arco iperstatico con le riamente agli assi, pensando, s'intende, di rappresentare le coppie con i rela-
estremità vincolate da cerniere fisse o incastri, se per la sua configuraz~on.e
tivi asse-momenti. Ovviamente tutte le azioni interne invertono il segno e
principale a tre cerniere risulta assiale la curva o la poligonal~ de~e pre~s10m, s'incrementano di quantità infinitesime, pari ai rispettivi differenziali, quando,
di solito lo stato di sollecitazione per detta struttura isostatica e dommant~ spostandosi nel senso degli archi crescenti, si passa alla faccia posteriore del
e gli effetti delle azioni staticamente indeterminate hanno .s~ars.o pes.o. C10 tronco; quindi per tale seconda sezione i sensi dei vettori che rappresentano
avviene vale la pena di ricordarlo (voi. I, cap. 6), per condiz10m che m pra- le varie sollecitazioni concordano tutti con quelli stabiliti per i tre assi di
tica so~o frequentemente verificate, e quanto più ci si appro~sima a t~le st~t? riferimento. Inoltre le azioni esterne (ossia le forze unitarie qx, qy, qz e le
di cose tanto più l'arco comporta, per la sua forma, no:evoh vantaggi static~,
quindi anche estetici, come testimonia~o g:i inn~erev.oh ardn~enti cos~ru~t1v1.
Dalla presenza della spinta H, qumdi degli sforzi norma.II che prmcrpal-
mente da essa sono provocati, dipende la differenza sostanziale del compo~­
tamento degli archi rispetto a quello delle travi. E va da sè che, se le co!'d1-
zioni di carico rendono deboli le spinte, i privilegi consentiti dalla soluz1?ne
ad arco tendono a svanire, come per esempio avviene per la struttur.a snn- Fig. 4.2
z~ dw
metrica soggetta a carichi verticali antimetrici della fig. 4.ld, che evidente- y
mente non provocano azioni orizzontali. .
Per archi di limitata importanza, si adotta in genere la forma crrcolare
0 parabolica; mentre nei casi notevoli, essendo _opportuno ri~u~re al massllTI?
i momenti flettenti, di solito l'asse dell'arco viene fatto comc1dere col poh-
gono funicolare dei carichi permanenti (eventualmente ass?ciati a un~ ,quot~ coppie unitarie mx, my, mz distribuite lungo l'arco) sono ritenute positive
di quelli accidentali) passante per i baricentri delle sez10m d1 estre~rt.a e dr se rivolte concordemente con gli stessi assi.
mezzeria. Un dato importante per gli archi è il ribassamento, ossia 11 rap- È evidente che, aflìnchè sia assicurato l'equilibrio dell'elemento, debbono
porto tra la freccia e la luce, il cui valore pratico in genere si aggira intorno risultare soddisfatte le sei equazioni indefinite di equilibrio; indefinite nel
a 1/5 71/6. . . . senso di relazioni da ricavare per un generico tronco elementare, prescindendo
Analogamente a quanto è stato fatto per le travi, supporremo che il piano dalle condizioni ai limiti valide per la struttura in cui esso si trova inserito.
contenente l'asse dell'arco sia di simmetria, e che di conseguenza, per effetto Tali equazioni, delle quali ovviamente tre riguardano le traslazioni lungo
di forze agenti nello stesso piano, l'asse geometrico deformandosi ~~n ~se~ gli assi di riferimento e tre le rotazioni, indicando con apici le derivate ri-
da esso. Inoltre ci limiteremo a considerare, in vista del calcolo degh ms1em1 spetto alla linea s, risultano (f' =df7ds):
di travi, i casi staticamente indeterminati dell'arco isolato di piccola curva-
tura con le estremità articolate e incastrate. [4.1]
Riteniamo anche utile (vedremo nel par. 10.3 alcuni esempi) una breve -T"+M/+m,=0, Mx'-Mv/r+m,=0, T,+M/+M"/r+mv=O.
premessa sulle equazioni indefinite di equilibrio e di congruenza dell'arco
Ciascuna di esse si ottiene annullando la somma di tutte le componenti
piano soggetto a stato di sollecitazione piano e spaziale.
dell'azione esterna e interna lungo ciascuna delle tre direzioni prescelte; così,
ad esempio secondo x (fig. 4.3), trascurando gli infinitesimi di ordine supe-
4.2. Equazioni indefinite di equilibrio e di congruenza. riore, dN-Tv · ds/r+q,ds=O.
a) Se si pensa di estrarre un tronco infinitesimo dell'arco,. sulle due se: È inoltre da notare che ogni azione compie lavoro a causa del correlativo
zioni A B che lo delimitano debbono essere applicate le vane componenti movimento, il quale deve avere carattere di continuità, dovendo risultare
dell'azi~ne interna. Precisamente, adottato il riferimento cartesiano indicato compatibile con la compagine del materiale; quindi, essendo sei le azioni
interne, si hanno sei relazioni indefinite di congruenza, ognuna delle quali
70 Capitolo quarto Archi 71

esprime il legame tra la variazione infinitesima di un movimento e la defor- è noto, porre


mazione ad opera della relativa caratteristica di sollecitazione. Se u, v, w
{J(N)=N/EA, {J(Tv)=cvTvfGA , {J(T,)=c,T,/GA ,
sono gli spostamenti secondo gli assi coordinati x, y, z e <px, rpy, rpz sono le rota-
zioni di una generica sezione (positivi tutti se concordi con i sensi attribuiti
[4.3]
fi(M,,)=Mx/GJ,, fi(Mu)= MvfEJv, fJ(M,)=M,/EJ,.
agli assi); e se si indica con fi(S) · ds il movimento relativo di due sèzioni
vicinissime per la deformazione indotta da una generica sollecitazione S, Inoltre in genere è lecito trascurare la deformazione degli sforzi taglianti
le equazioni indefinite di congruenza sono: quindi considerare '
{i( Ty);;; O , {i( T,) ;;; O ;
u'-v/r=fi(N), v'+u/r=-rp,+fi(Ty), w'='Pv+fi(T,),
[4.2] e se può essere omessa anche quella di N, come frequentemente avviene, si
rp,'-<py/r={J(Mx), rpy' +rp,/r={J(My) , rp,' =fi(M,), ha {J(N)=O.

al solito ponendo f'=df/ds. b) L'arco circolare.


Tali relazioni si ottengono facilmente appena si rifletta che, per il tronco
infinitesimo A-B=ds, lo spostamento della sezione B rispetto alla A lungo Dalle suddette equazioni di congruenza si possono ricavare le relazioni
che consentano di esprimere le azioni interne in funzione dei movimenti
tenuto conto dei legami [4.3]. In particolare, se si ammette il raggio costante:
e se si omettono le deformazioni per gli sforzi taglianti e normale risulta
(ponendo ora }=dfjdw, con dw=dsjr, fig. 4.2) '
u+du

X y 7 _,.,/
EA (' )
N =-,.- u-v ,
EJ, ..
M,=-7 (v+v),
EJu ..
Mv=7(w+rp,r),
(V\ \v+dv
w+w=r'(MvfEJv-M,/GJ,),
[4.4]

y V
1....--u·dw
essendo, come si è detto, f=df/dw.
""k02 ~a pr~ma e la seconda relazione riguardano l'arco caricato nel suo piano,
Fig. 4.4 0 71u+du
ed e ovv10 che, facendo tendere all'infinito il raggio, esse coincidono con le
Fig. 4.3

una generica direzione a avviene in genere per il dnplice contributo della


rotazione della sezione A (intorno all'asse normale al piano ds-a) e della
deformazione operata dalla caratteristica di sollecitazione che per lo stesso
spostamento compie lavoro. Così, per la seconda relazione riguardante lo
spostamento secondo y, ad esempio, lo spostamento relativo espresso per
ds Fig. 4.5
tramite delle funzioni spostamento, vale dv+u- (fig. 4.4); e deve d'altronde
/'
risultare eguale, come si è detto, a -rp,ds+fi(Ty) · ds, essendo chiaro che, per formule relative alla trave; dalla seconda, noto M,,,, si ricava v, quindi u,
la convenzione assunta nei riguardi dei segni, una rotazione positiva della per integrazione, dalla prima delle [4.4] [supponendo fi(N);;;O]:
sezione A intorno a z comporta uno spostamento della B contrario ad y;
e che il taglio Ty applicato in B provoca, sempre per le ipotesi fatte sui segni u=Jvaw+c. [4.5]
(fig. 4.2), uno spostamento secondo y positivo.
Le relazioni [4.2] godono di validità abbastanza generale. In esse,
Noti gli spostamenti u, v è poi facile passare agli spostamenti orizzon-
se si ammettono le consuete ipotesi valide per i corpi a prevalente tale e verticale (fig. 4.5)
sviluppo lineare, e avendo supposto il raggio di curvatura dell'arco
grande rispetto alla relativa dimensione della sezione, si può poi, come ç=u sen w+v cos w, 11=-u cos w~t--v sen w. [4.6]
72 Capitolo quarto Archi 73

Le formule [4.4], [4.5] verranno estesamente utilizzate, ad esempio, nelle [4.7], della deformazione per effetto dello sforzo normale è trascurabile (voi. I,
soluzioni, ricavate mediante le serie di Fourier, degli anelli soggetti a carichi par. 5.2), e in particolare è molto piccolo il secondo termine della funzione
complanari e normali al piano dell'anello (par. 10.3). integranda al denominatore.

b) Come si è detto (par. 4.1), nei casi d'importanza non corrente può es-
4.3. L'arco a due cerniere. sere opportuno, eliminata la connessione angolare in chiave, ossia adottato
a) È un caso assai semplice, poichè ammette al massimo una sola inco- l'arco a tre cerniere come struttura principale isostatica, assumere l'asse della
gnita staticamente indeterminata che, a seconda della struttura principale struttura coincidente con la curva delle pressioni, quindi con la funicolare
isostatica sulla quale si intende operare, può essere il momento in corrispon- dei carichi permanenti passante per i baricentri delle sezioni d'imposta e
denza di una cerniera introdotta lungo l'asse o l'azione orizzontale X appli- di mezzeria.
cata alle estremità. Se M,, N, stanno a indicare il momento flettente e lo S'intende che, anche operando in tale modo, non è possibile toglier
sforzo normale in una generica sezione dell'arco soggetto ai carichi e con di mezzo completamente il momento flettente: infatti l'arco svincolato per
l'estremità A libera di traslare orizzontalmente, e se si suppone la X rivolta esempio in A e soggetto ai carichi e alle reazioni trovate per la configurazione
verso l'interno, le azioni interne complessive risultano (fig. 4.6) a tre cerniere, risulta semplicemente compresso, per cui è inevitabile un ac-
corciamento del suo asse e un conseguente piccolo avvicinamento di A al-
M=M,-Xy, N=N,-X cos {} ;
l'altra estremità B; quindi, per rispettare la congruenza, si deve applicare
e all'azione ausiliaria X=l (rivolta anch'essa verso l'interno), che viene fatta in A una forza orizzontale LIX, comunemente detta «spinta adclizionale »,
intervenire per l'applicazione del principio dei lavori virtuali, conseguono le la quale in genere risulta di segno opposto e molto piccola rispetto alla
azioni interne :fittizie M'=-y, N'=- cos {}. Quindi, supponendo che sus- spinta X, che compete all'arco a tre cerniere. E già vedemmo le ragioni (voi. I,
cap. 6) per le quali risultano in genere inessenziali le alterazioni sia della
spinta rispetto al valore X"' sia dello stato di tensione della struttura princi-
pale dominato dal solo sforzo assiale. Tuttavia qualora sia opportuno cal-
colare LIX perchè non sussistono le circostanze che ne rendono trascurabili
gli effetti, essendo allora M 0 nullo in ogni sezione e, se i carichi sono verti-
cali, N,=-X,/cos {}, la [4.7] diviene (con bxa=O)

-X,{ds/A+Ea,lto'
LIX [4.8]
Fig. 4,6
j(y'-l-e 2 cos 2 fJ) ds/J.

In genere per l'integrale al denominatore il secondo termine ha piccola


importanza.
sista uno spostamento orizzontale ~xa verso l'interno e una variazione termica
uniforme e positiva t0 ', l'equazione dei lavori virtuali risulta, omettendo la
deformazione della sollecitazione tagliante, e) Effetti di azioni applicate alle sezioni estreme.

-M,y+Xy 2 J -N,cosfJ+Xcos2 fJ Nello studio dei sistemi di travi in cui si abbiano elementi ad arco può
f El ds+ EA essere utile conoscere i movimenti alle estremità di un arco e i diagrammi delle
sollecitazioni in conseguenza di azioni applicate alle sezioni estreme. Nel-
da cui, ponendo e2 =J/A, ds · cos fJ=dx, si ottiene 1'es. 4.1 si troveranno risolti alcuni casi per l'arco parabolico e circolare.
fM,y ds/J+fN,dx/A-1-Ea,lto' -1-Ebxa
X [4.7] Esempio 4.1 (coefficienti elastici per un arco a due cerniere parabolico e cir-
j(y2+e 2 cos 2 fJ) ds/J colare).
Per un arco simmetrico a due cerniere, soggetto a una coppia Mb applicata a
e per le integrazioni da estendere all'intero asse dell'arco può essere conve- un'estremità (fig. 4.7), calcolare la reazione orizzontale dei vincoli e le rotazioni
niente la formula di Simpson (relaz. 3.16). Frequentemente il contributo, nella delle sezioni estreme considerando l'arco stesso parabolico e circolare.
74 Capitolo quarto Archi 75
a) Arco parabolico. c) Linea d'influenza della spinta X (4.i).
L'asse dell'arco è definito dall'equazione (fig. 4.6):
Applicando ripetutamente la formula [4.7] si può definire per punti il dia-
y~ 7, (lx- x') . [a]
gramma che fornisce i valori della spinta di un arco a due articolazioni fisse per
effetto di un carico verticale P= 1 agente in un qualunque punto; ed è facile con-
statare che esso coincide con il diagramma degli spostamenti verticali conse-
Il calcolo dell'incognita staticamente indeterminata si semplifica se la sezione guenti a una traslazione relativa delle imposte, secondo la direzione x della
è variabile con la legge (indicando con A 0 , J 0 la sezione e il momento d'inerzia spinta, 8xa= -1 (4.2),
della sezione di chiave): Nell'esempio 4.2 sono riportati vari valori della linea d'influenza per l'arco
A=A 0 /cos f}, [b] parabolico.
È utile considerare tale variazione, seppure poco adatta per gli archi articolati
alle estremità (comporta infatti una sezione crescente verso le imposte, con Esempio 4.2 (arco incernierato: linea d'influenza della spinta).
aumento però piccolo per gli usuali ribassamenti), perchè fornisce significativi Calcolare la linea d'influenza della reazione orizzontale dei vincoli per un arco
risultati che poco si scostano, per archi abbastanza ribassati (f/l<;,1/5), da quelli parabolico simmetrico, avente le estremità articolate e la sezione variabile con la
legge J~J,/cos fJ (v. es. 4.1).

Soluzione. - Procedendo come nell'esempio 4.1 si ottiene (J.=x/l):


Fig. 4.7
PJ./ 1-27.'+J.'
X= 2/ 0,8 '

ove PJ.l/2/ è la spinta per l'arco a 3 cerniere.


relativi a un arco di sezione costante e di forma leggermente diversa. Le sem-
plificazioni consentite dalle relazioni (b) (che vennero introdotte da Winkler e J. O, 1 0,2 0,3 0,4 0,5 fattore
da Ritter; val. I, par. 10.2) dipendono dal fatto che in virtù di esse si ha
ds/J~(dx: cos fJ)/(J,: cos fJ)~dx/J, e ds/A~dx/A,. Dalla [4.7], essendo: X(P) 0,0613 0,1160 0,1588 0,1860 0,1953 Pl/f

M,~ -M,x/l, JM,ydx/J,~ -M,fl/3J,, Jy'dx/J,~ !6f'l/30J,, Come è stato detto, la stessa linea d'influenza può essere impiegata, con buona
approssimazione, anche per archi di forma leggermente diversa, a parità s'in-
si ottiene, trascurando la deformazione per effetto dello sforzo normale: tende di //I.
5
X~ -8 M,/f~0,625 M,jf. [e]
4.4. L'arco incastrato.
Tale valore coincide ovviamente con quello relativo all'arco soggetto a due
coppie M/2 simmetriche. a) Le espressioni delle incognite staticamente indeterminate.
Nota la reazione dei vincoli, applicando ad esempio il principio dei lavori vir-
tuali si trovano facilmente le rotazioni delle sezioni estreme: In genere presenta triplice grado di indeterminazione statica, e le tre
'Pa,~M,l/24EJ,, [d] relative azioni incognite vengono calcolate riconducendo al rispetto della
entrambe destrogire. congruenza la struttura principale, ossia la configurazione provvisoriamente
priva dei vincoli iperstatici. Dalla scelta di tale configurazione può risul-
b) Arco circolare di sezione costante. tare notevolmente influenzata la laboriosità dei calcoli e, come è noto, di
Procedendo come nel punto a), si ottengono i valori raccolti nella seguente
tabella (tra parentesi le differenze con i valori relativi all'arco parabolico):
<4-1lSi veda, per es., O. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, cap. XIX, par. 408.
<4.z1Si considerino due sistemi: il primo, quello effettivo, soggetto al carico P=l nel
fil 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30 fattore punto generico C e alla spinta incognita X in A; il secondo (arco con appoggio in B e
carrello in A) sottoposto all'azione X* che provoca lo spostamento 8x,.(X*)=-1. Se indi-
X(M,) 0,6258 0,6265 0,6276 0,6289 0,6304 M,/f chiamo con v(X*) lo spostamento verticale in C ad opera della stessa X*, per il teorema
di Betti si ha P · v(X*)+X · 8x,.(X*)=X* ·O, da cui, essendo P=l, Ox,.(X*)= -1 (la forza
<p,,(M,) 0,1304 0,1374 0,1470 0,1626 0,1752 M 01/EJ X* ha le din1ensioni :fisiche di una forza su una lunghezza):
(4,3%) (9,9%) (17,6%) (30,1%) (40,2%)
X~v(X*).
'Pao(M,) 0,0443 0,0476 0,0524 0,0589 0,0670 M,l/EJ
(6,3%) (14,2%) (25,7%) (41,3%) (60,8%) Tale risultato è un caso particolare del teorema di LandMColonnetti (vedi, per es.,
O. BELLUZZI, op. cit., cap. XVIII, par. 381).
76 Capitolo quarto Archi 77

solito conviene che lo stato di sollecitazione iniziale, dovuto ai soli carichi zione terminale A*. Evidentemente il trasferimento delle condizioni di con-
agenti sulla struttura principale, si scosti il meno possibile da quello defini- gruenza da A ad A* non modifica nulla, essendo, carne si è detto, conside-
tivo (4 • 3); quindi, almeno sotto questo punto di vista, l'arco a tre cerniere rato indeformabile il tratto A-A*; rna comporta ai fini calcolativi una rile-
presenta prerogative molto favorevoli, poichè alle estremità mette già in vante semplificazione che risulta evidente appena si scrivano le condizioni di
gioco le spinte dalle quali dipende fortemente lo stato di sollecitazione effet- compatibilità relative ai vincoli. Per esprimere queste impiegando il principio
tivo; mentre risulta poco opportuno lo schema isostatico dell'arco a sbalzo. dei lavori virtuali, si adottano, come è ben noto, le azioni ausiliarie XG=l,
Ma per quest'ultimo - fu Mohr a segnalare tale proprietà CUJ - le rela- Y 0 =1, M 0 =1, a ognuna delle quali [attribuendo ad esse gli stessi segni delle
tive tre condizioni di congruenza possono venire scritte in modo che ciascuna corrispondenti azioni incognite e considerando l'origine degli assi coordinati in
di esse contenga una sola incognita, per cui tutto sommato conviene optare G (fig. 4.8)] conseguono le relative sollecitazioni fittizie (N' = -cos ff, M' = -y;
di solito per la seconda configurazione principale. Su questo argomento N'=-sen{}, M'=-x; N'=O, M'=l). Consideriamo l'arco soggetto, oltre ai
avemmo già occasione di intrattenerci per illustrare alcune questioni generali carichi, a una variazione uniforme t0 1 della temperatura; inoltre la sua im-
riguardanti la scelta della struttura principale; ora interessa soffermarci su postaA presenti cedimenti noti Ua (secondo x), v. (secondo y), ip. (destrogira),
che danno luogo, per la fittizia sezione terminale A*, ai movimenti UG=
=Ua-TaYa, Va=Va-Taxa, Po=Ta (destrogira).

T
f
Allora, se indichiamo con l'indice o le azioni interne conseguenti ai
carichi agenti sulla struttura principale, poichè le sollecitazioni effettive val-
gono, in una generica sezione S,
'11. B ,l N=N,-X0 cos ff-YG sen ff, [4.9]
~l------~
y
si scrivono con facilità le equazioni di congruenza.
Ad esempio, l'equazione riguardante la traslazione secondo x, omettendo
al solito la deformazione dovuta allo sforzo tagliante, risulta (l'origine degli
assi coordinati è in G)
B ,, N, cos ff ds (Y ds
Fig, 4.8 I EA MGJ EJ +
[4.10]
ciò che soprattutto concerne gli aspetti applicativi e il lavoro preparatorio
necessario per affrontare il calcolo di insiemi di travi, dei quali la trave ad
arco sia uno degli elementi.
Pensiamo quindi, dovendo risolvere un arco incastrato che per il rno- ed è facile riscontrare che i vari termini presenti alla destra del segno di ugua-
rnento supponiamo sirnrnetrico (fig. 4.8), di sopprimere uno dei suoi incastri, glianza corrispondono, per I 'arco considerato provvisoriamente a sbalzo,
per esempio quello A a sinistra, e di applicare quindi alla stessa estremità A agli spostamenti orizzontali della sezione A* conseguenti ai rnornenti flet-
la relativa reazione definibile, ad esempio, col momento Ma e le compo~ tenti e agli sforzi assiali dovuti ai carichi e alle azioni incognite Ma, Xa, Ya;
nenti Xa., Ya orizzontale e verticale. Conviene però, fu questo il suggerimento per cui la stessa equazione con evidente significato dei simboli può venire
di Culrnann e di Mohr, pensare che l'arco prosegua, con un fittizio braccio scritta
indeformabile, oltre la sezione A sino a raggiungere, con la sua nuova estre- [4.11]
mità A*, il baricentro G delle masse ds/EJ (pesi elastici) considerate distri-
buite lungo l'asse dell'arco, e valutare, al posto dei tre parametri (Xa, Ya,
Ma tornando all'equazione risolvente [4.10] si nota che il coefficiente di
Ma) della reazione in A, quelli Xa=Xa, Ya= Ya, Ma relativi alla nuova se-
M 0 è nullo, corrispondendo al momento statico delle masse ds/EJ rispetto
a un asse passante per il loro baricentro G; altrettanto avviene, avendo sup-
<4 . 3 J
Si veda, ad es., vol. I, par. 9.3.1. posto l'arco simmetrico, per il coefficiente di Y a, poichè esso è il momento
o. 4 J Si veda, ad es., voi. I, par. 9.3.2.
78 Capitolo quarto Archi 79

centrifugo delle stesse masse rispetto agli assi x, y <4 "J. Analoghe osservazioni Tale rilevante proprietà venne già ampiamente illustrata a proposito di al-
possono essere fatte a proposito delle altre due equazioni. cuni criteri generali importanti nel progetto delle strutture (voi. I, cap. 6)
In definitiva si ottiene (e 2 =J/A) e non staremo quindi a ripeterci. Interessa concludere sottolineando che la
-jM, dsfJ+EcpG deformazione {J(N) per effetto dello sforzo assiale gioca quindi in genere
Ma un ruolo irrilevante per gli archi esili: quando la configurazione principale
fds/J a tre cerniere è inflessa, le incognite staticamente indeterminate hanno impor-
tanza, ma sono in genere pochissimo influenzate da {J(N); e quando la me-
JM,y ds/J+fN, cos{} ds/A+Ea,It;-Eua [4.12) desima configurazione è soggetta a puro sforzo assiale, frequentemente sono
J(y +e cos ds/J
2 2 2
{}) le stesse incognite ad avere limitato peso sullo stato di tensione definitivo.
Infine è appena il caso di notare che, avendo supposto l'arco simmetrico,
Y=Y=
JM,x ds/J+{N,
·
sen {} ds/A +Eva se la condizione di carico è simmetrica le incognite staticamente indeterminate
a a Jx• ds/J
Le integrazioni debbono ovviamente venire estese all'intero arco e, quando
le funzioni integrande sono complesse, possono venire trasformate in somme
r r
suddividendo l'arco in tronchi e ricorrendo, se il numero di questi è pari, X-*"' A 3.. B~X
•I 6
alla formula di Simpson (relaz. 3.16). Fig. 4.9 lì
Se sull'arco agisce anche una variazione termica variabile linearmente
lungo l'altezza h della sezione (sinnnetrica rispetto all'asse) con i valori 7' sono soltanto due (la Ya= Ya è nota); e che si riducono a una quando i ca-
all'estradosso e -!' all'intradosso, a ciascun numeratore delle tre relazioni richi, o in genere le azioni sollecitanti, sono antimetriche (voi. I, cap. 10);
[4.12) si aggiunge uno dei termini (posto <p1 =2a,t'/h) così, ad esempio per l'arco della fig. 4.9, la spinta Xa (quindi lo sforzo nor-
male in chiave) risulta nulla; e le reazioni V.= -V, e M.= -M, sono evi-
[4.13) dentemente legate dalla condizione di equilibrio giratorio.

per cui, se 7 non varia lungo i lembi e se h è costante, gli effetti di 7' si fan
1
b) Una variazione di sezione conveniente.
risentire soltanto su Ma, poichè il secondo e il terzo degli integrali [4.13)
sono evidentemente nulli, risultando coincidenti i baricentri delle masse ds e Il calcolo degli integrali presenti nelle formule [4.12] si semplifica note-
ds/EJ; quindi qualunque sia la forma, purchè simmetrica e con sezione di al- volmente se l'arco è parabolico e la sezione è variabile con la legge A/A, cos {},
tezza costante, l'arco risulta semplicemente inflesso per tale variazione termica. J/Jc cos ff, essendo Ac, Jc l'area e il momento d'inerzia della sezione di chiave
Inoltre, a proposito delle espressioni risolventi [4.12), è opportuno ricor- (voi. I, par. 10.2 d).
dare che frequentemente risultano trascurabili i lavori cli deformazione relativi Ta~e variazione è adatta all'arco incastrato, che ha in genere le azioni

agli sforzi assiali, per cui possono essere tralasciati sia gli integrali contenenti interne crescenti dalla chiave verso le imposte; ma comporta, per gli usuali
N, sia, al denominatore della seconda relazione, l'addendo contenente e2 • Tale ribassamenti, una limitata modificazione della sezione. Essa è utile perchè
semplificazione, è di regola lecita quando la struttura è snella e la curva delle fornisce, con notevoli facilitazioni per i calcoli, valori delle sollecitazioni
pressioni è abbastanza eccentrica per effetto dei carichi pensati agenti sulla che, per archi abbastanza ribassati (f/1~1/5), poco si scostano da quelli
struttura principale. Quando, per la configurazione principale a tre cerniere, relativi a un arco di sezione costante e con andamento dell'asse leggermente
la curva delle pressioni relativa ai carichi è perfettamente assiale, è evidente diverso, per esempio circolare anzichè parabolico; per cui è possibile far
che la deformazione per effetto di N, è l'unica causa delle azioni staticamente riferimento ai risultati che competono a tale caso nei calcoli di massima e
indeterminate; però il calcolo di queste diviene spesso inessenziale, poichè specialmente in quelli che richiedono il tracciamento delle linee d'influen;a
le tensioni da esse provocate sono tenui rispetto a quelle dovute ai soli carichi. ossia dei diagrammi che forniscono, in una prescelta sezione, le sollecitazioni
e i movimenti per effetto di un carico unitario mobile lungo l'asse dell'arco.
Nella fig. 4.10 sono riportare le linee d'influenza cli M., X., Ya all'imposta
<4 . 5 l L'arco è simmetrico rispetto all'asse y; quindi il momento centrifugo relativo a (ossia i loro diagrammi per posizione variabile di un carico concentrato
metà struttura è uguale e contrario a quello relativo all'altra metà. È un caso particolare
della proprietà generale riguardante il momento centrifugo di un sistema di masse rispetto verticale), i cui valori, calcolati nell'es. 4.3, possono essere frequente-
ai due assi principali d'inerzia (vol. I, par. 9.3.2a). mente utilizzati per i motivi precedentemente detti. Note M 0 , X 0 , Y,, che sono
80 Capitolo quarto Fig. 4.11. - Arco parabolico incastrato
(J=Je/cos 1>): Linea d'influenza del mo-
mento in chiave. 1,,-
le grandezze staticamente indeterminate, ogni altra caratteristica di sollecita- -0,0tP.! '""' '\
zione può venire facilmente dedotta, e nella fig. 4.11 è ad esempio riportata
o/
§i "g~' \ I
la linea d'influenza del momento in chiave M,.
Similmente a quanto avviene per l'arco parabolico con le estremità incer-
nierate, se il carico è ripartito uniformemente sull'orizzontale per l'intera luce
D' <
xl' ID
1l
D
D'
o,5 I
q7
"
1,G

e se si trascura la deformazione per effetto dello sforzo assiale, Io stato di


o,02P.! I I
_qo6Pl /~,
~:~
.
~

o,o4R! __ ili
1a,
'[_
.qo4PI

o / 2 q4 (6 •B l'\1 o
x/I
Fig. 4.10. - Arco parabolico incastrato (J=Jcfcos 1>): Linee d'influenza deile reazioni d'incastro.
/
sollecitazione per l'arco incastrato coincide con quello relativo all'arco a tre
cerniere, per il quale la curva delle pressioni è notoriamente centrata.

e) Influenza delle variazioni di sezione e di forma dell'arco sullo stato di


sollecitazione.
Il confronto delle linee d'influenza di M 0 , x., Y. per un arco di forma
assegnata, ma con sezioni diversamente variabili, può dare utili indicazioni
della misura in cui tale circostanza si ripercuote sul valore delle sollecitazioni: Ma /
la fig. 4.12 ne riporta gli andamenti per un arco parabolico, con f/1=1/5, qoBPl i-i-t---i----i--i"t'---t-r--+-t---'
nei tre casi di sezione costante, o variabili secondo la legge J=J,/cosfJ (con J.
di conseguenza fissato dal rapporto //I e di solito poco maggiore di J,) e \ ®,
J
Fig. 4.12. - Linee d'influenza relative al-
l'arco parabolico incastrato: I (sezione co-
stante, conf=l/5); 2 (J=JclcosD); 3 (va-
riazione della sezione secondo Whitney).
6 - POZZATI, II-1.
82 Capitolo quarto Archi 83

secondo l'altra legge (considerando l'origine dell'asse x nel centro dell'arco bolico e circolare conf=l/5, e anche in questo caso le reazioni Xa e Y. si rive-
lano meno sensibili di M •.
e le ascisse positive) J=_}c__f} : [l-(1-c)2x//], con c=0,15 (quindi con J.=
cos
=J,/c·cosff0 fortemente maggiore di Jc) <4 •6l; e dai diagrannni si ha conferma d) Se l'arco non è simmetrico e si vogliono mantenere separate le incognite
del fatto che, qnando gli archi sono sufficientemente ribassati, per i primi due nel sistema di equazioni risolvente (4.12], i due assi di riferimento baricentrici
casi si hanno risultati poco diversi, e che per la Xa la differenza è addirittura debbono, per quanto si è visto, venir scelti in modo che, rispetto ad essi, sia
graficamente inapprezzabile. nullo il momento centrifugo dei pesi elastici ds/EJ, ossia che sia nullo il mo-

;}, /JJl\,
vimento secondo x provocato da una forza unitaria avente come retta
d'azione y: per cui, assegnato un asse (per esempio orizzontale) risulta fissata
M],!!: (e in genere non verticale) la direzione del secondo asse detto coniugato;
_o,oBPI Ma
/--...: oppure, preferibilmente, volendo mantenere i due assi tra loro ortogonali,
&(A l !
/f Ma
,C'

\ Yabt-H
entrambe le direzioni risultano fissate e i due assi sono detti principali C4 .7l,

-o,o4Pl I
i \\ \ ,f
,;
-~~X~
'·'\
Spesso, trattandosi di un arco non simmetrico, può convenire di far rife-
rimento a una generica coppia di assi ortogonali baricentrici ma non princi-
pali, e allora risulta isolata la sola incognita MG·
I
f ), , Ja
- ~'. Xa
I
''
I' I ''
\\
)6 o,1Pl(f
e) Il metodo della spinta addizionale.

l '\\\\
I Nei casi d'importanza non corrente può essere opportuno, adottato
i
'
Ì\ l'arco a tre cerniere come struttura principale, assumerne l'asse coincidente
"5 con la funicolare dei pesi permanenti (ed eventualmente di una parte dei
o /
x//
•,

\
/
/ '/ carichi accidentali) passante per le imposte A, B e per la chiave; per cui, se
Xa è la componente orizzontale della reazione in A, Io sforzo assiale in un
qualunque punto vale N,(ff)=-Xa/cos ff. Consideriamo ora l'arco a sbalzo

\\\ /
\
V
fai
/!
soggetto ai carichi e, in corrispondenza dell'estremità A liberata daU'incastro,
allo sforzo normale Na= - X./cosff. precedentemente determinato: la curva
delle pressioni risulta ancora centrata e l'estremità A, se la struttura è sim-
)r I
metrica, compie, per effetto dell'accorciamento dell'asse, il solo movimento
/- -
0,04,Pl V \\\\ ''
/1 o,aP·
.
verso l'mterno o,,=JN,ds
EA cos ff=X, EA J
ds . Pertanto, secondo le [4.12], ri-
1: V //
I sultano nulli MG e ,Ya e la spinta «addizionale » capace di annullare quello
ft' \\ I'-'
.. ___, I t,oP spostamento, ossia di provocarne uno uguale e contrario, con ottima ap-
Fig. 4.13. - Linee d'influenza relative all'arco incastrato (sez. cost.; flz=D,2):
prossimazione vale, per la seconda delle citate espressioni
Arco parabolico (diagr. continuo). - Arco circolare (diagr. tratteggiato).
(ds/A
LIXGoe-x. ( , [4.14]
Il medesimo confronto effettuato mantenendo invece costante la sezione - y'ds/J
e leggermente variabile l'andamento dell'asse può utilmente indicare come le
sollecitazioni risentono di piccole variazioni di forma: ad esempio nella ed ha segno opposto a quello della x. (le ordinate y sono da valutare rispetto
fig. 4.13 sono riportate le linee d'influenza di M., X., Ya per gli archi para- all'asse baricentrico). Con tale procedimento, ideato da M6rsch e frequen-
temente detto «della spinta addizionale», al primitivo stato di puro sforzo
assiale si aggiungono gli effetti della LJXG passante per il baricentro elastico
u.o) C. S. WHITNEY, ((Design of simmetrical concrete arches », Trans. ASCE, 1925,
p. 931 e T[ans. ASCE, 1934, p. 1268; le sollecitazioni sono state calcolate per alcuni va- e rivolta in genere verso l'esterno; per cui il diagramma dei momenti è dato,
lori di c. E stata adottata anche la legge J=(Jcfcos 1!) : [1-(1-c) 4x2 // 2]. In merito alla
correlazione tra forma dell'arco e stato di sollecitazione si veda, ad es., C. B. McCoL-
LOUGH- E. S. THAYER, EfasNc Arch Bridges, Wiley, N.Y., 1931. <4 . 7 > Si veda il voi. I, par. 9.3.2a.
84 Capitolo quarto Archi 85

a meno di L1Xa, dallo stesso asse dell'arco riferito alla retta x baricentrica e le centro) vale 0,000489/0,000326=1,5, ed è quindi assai minore di quello rela-
sollecitazioni in definitiva valgono . .condizioni di vincolo ( g : 2 =4) ;
tivo alla trave prismatica, in eguali
N=-X./cosfJ-LlXacosfJ, M=-L1Xay, T=-LlXasen{}, 384 384
ciò che conferma l'importanza limitata che, sullo stato di deformazione di
essendo da attribuire a LlXa, secondo la [4.14], segno negativo. un arco, hanno le condizioni di vincolo a confronto di quel che corrispon-
In genere la L1Xa è trascurabile rispetto alla spinta X. e le tensioni ad essa
Fig. 4.14. - Linea d'influenza dello spostamento
conseguenti hanno limitata importanza se la struttura è snella (voi. I, cap. 6);

&
verticale in mezzeria (arco parabolico; J=
quindi il procedimento della spinta addizionale è opportuno, a parte la sem- =Jc/cosf>): Estremi incastrati (diagr. continuo).·. v. . -..
Estremi incernierati (diagr. tratteggiato),
/-~
'
\
plicità dei calcoli, perchè automaticamente conduce ad attribuire all'arco una
forma tale da rendere dominante, per i carichi permanenti, lo stato di ten- / ' / --\,, X_,,.
~l----f
f- ~ \,
sione più favorevole, che è quello conseguente allo sforzo normale. In rela- '
/,,/, ' cA
'I
' j',\
zione alla forma dell'arco è da tener presente che, nell'espressione [4.14],
diminuendo il denominatore con i quadrati delle ordinate y dell'asse, la LlXa
x/l q3 \\,
,.,
'F
/!
risulta all'incirca, a parità di luce, inversamente proporzionale al quadrato ''
.
i
del ribassamento f/l, per cui i momenti massimi risultano all'incirca inversa- \\ I I 3
o,ooo326Pl!E.fc
mente proporzionali a///; vale a dire più gravosi per gli archi ribassati. \
' !
'\ / ' o,ooo4a9Pf;!Efc
f) Variazioni termiche.
Osservazioni del tutto analoghe a quelle sviluppate nel precedente punto .
0,5
in merito al calcolo della spinta addizionale valgono per gli effetti dovuti a o
una variazione termica t0 ' uniforme, come d'altronde appare chiaramente dalle 3 X// rJf VI)
/ 3
espressioni risolventi [4.12] (es. 4.4). La conseguente Xa può provocare uno Pr/4aE.fc \ Pl/4aE.fc
stato tensionale sensibile, in genere più gravoso per gli archi ribassati, per q2 \
\
/V q2
quanto è stato detto in chiusura del precedente punto, a parità delle altre i--- '@
grandezze geometriche. Tuttavia, a proposito delle azioni termiche, giova
0,4 I 0,4
aver presente quanto venne detto nel par. 7.1 del I volume.
\
g) Deformata di un arco. La notevole rigidezza del!' arco rispetto alla corri- 0,6 0,6
spondente trave. \
Spesso può interessare conoscere l'entità di uno dei movimenti di una
sezione di un arco per effetto dei carichi accidentali, e tracciarne la relativa
linea d'influenza. Ed è noto che una tale linea, ossia il diagramma di un certo
0,8 '
~
'
&-
~
'

i--..1
qa
Fig. 4.15. - Linee d'influenza dello
spostamento verticale in mezzeria:
1 (trave appoggiata); 2 (trave in-
castrata); 3 (arco parabolico a due
cerniere); 4 (arco parabolico inca-
movimento oper effetto di un carico 1 mobile sul ponte, ad esempio verticale, I'- 1,0 strato).
coincide, in virtù del teorema dei lavori muti, con il diagramma degli sposta-
menti verticali conseguenti a un'azione fittizia unitaria correlativa a O (ossia dentemente accade per le travi. Inoltre può essere anche istruttivo il raffronto,
conseguenti a un carico verticale oppure orizzontale se, ad esempio, O è lo riportato nella fig. 4.15, delle due linee d'influenza relative all'arco parabolico
spostamento verticale od orizzontale). e alla trave prismatica di uguale luce, per mettere in evidenza le doti di rigi-
Per esempio nella fig. 4.14 è riportata la linea d'influenza dello sposta- dezza dell'arco, connesse con la presenza della spinta e dello sforzo normale
mento verticale in chiave, calcolata nell'es. 4.6 per un arco parabolico avente (par. 4.1).
le estremità articolate e incastrate, e da essa si può trarre qualche utile indi-
cazione: il rapporto delle ordinate centrali delle due linee corrispondenti Esempio 4.3 (arco parabolico incastrato: linee d'influenza delle reazioni).
alle due condizioni di vincolo (ordinate che ovviamente corrispondono agli Un arco incastrato parabolico avente la sezione variabile con 1~ legge J=Jc/cos {}
spostamenti della sezione di mezzaria per effetto di un carico applicato nel (par. 4.4b) è soggetto a un carico P verticale applicato in un punto generico
86 Capitolo quarto Archi 87

distante e dalla mezzeria {fig. 4.16). Dedurre le linee d'influenza delle reazioni quindi, dalle espressioni [4.12]:
d'incastro, adottando la struttura principale indicata nella stessa figura. PI
Ma=--z (À,'+Àd-1/4),
Soluzione.
a) L'equazione dell'asse dell'arco, con l'origine degli assi nel vertice, è:
4fx'
Yi=--,-,
1

quindi la distanza del centro elastico G da x1 risulta (le integrazioni sono estese Attribuendo all'ascissa e del carico vari valori, si deducono le linee d'influenza
a metà arco; ds=dx/cos ff): (si riporta anche quella del momento in chiave M,=Ma-Xaf/3):

À, 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 Fattore

M, o -0,06075 -0,064 -0,03675 o PI


y x. o 0,03037 0,096 0,16537 0,216 Pl/J
R e Ya l 0,972 0,896 0,784 0,648 p

,,,-- ìf
MG
M,
0,5
o
0,405
-0,00512
0,32
-0,012
0,22
-0,01012
0,180
0,008
PI
PI
X· G
;;, o -0,1 -0,2 -0,3 -0,4 Fattore
~ B ,.l M, 0,03125 0,048 0,04725 0,032 0,01125 PI
x. 0,23437 0,216 0,16537 0,096 0,03037 Pl/f
Y, 0,5 0,352 0,216 0,104 0,028 p
Ma 0,125 0,08 0,045 0,02 0,005 PI
M, 0,04687 0,008 -0,01012 -0,012 -0,00512 PI

Tali linee d'influenza sono riportate nelle figg. 4.10, 4.11. Come è stato detto,
A esse possono essere utili anche per lo studio di archi aventi sezione costante o
Fig. 4.16- Condizioni di carico accidentale più gravose.
forma leggermente diversa (par. 4.4c) ('-').

b) Per effetto di un carico q uniformemente distribuito sull'intera proiezione


Essendo il momento dovuto al carico, e alla destra di questo, Mc= -P(c-x), orizzontale, considerando l'arco parabolico a tre cerniere, la curva delle pressioni
risulta centrata e la spinta vale Xa=ql 2/Sf; quindi la situazione statica non si
l'origine degli assi in G, e y= { -y,, si ottiene (À,=c/I): modifica anche quando l'arco è incastrato, se non si mette in conto la deforma~
zione per lo sforzo normale. Pertanto, poichè nel precedente punto le reazioni
a a d'incastro sono state calcolate trascurando tale deformazione, indicando con r;(Ma)
f J
M,dx= M,dx+f M,dx=- p;• (À,'+Ààli4),
e r;(Xa) i valori delle reazioni che le [4.12] forniscono per un carico concentrato
alla generica distanza x=c dalla mezzeria, è facile constatare che fqdxr;(Ma)=O
-l/2 e f
e q dx r;(Xa)=qf'l·/Sf, considerando gli integrali estesi all'intero arco, quindi con
i limiti 0;1/2 e -1/2;0.
Pl'f
f M,ydx=-- - (-li/+À,'/2-1/16),
3
<4 · 8 > Linee d'influenza e varie tabelle relative all'arco circolare incastrato di sezione

Jx' dx=l'/12 ; costante si trovano accuratamente calcolate per es. da J. PARCEL e R. B-. MooRMAN,
Analysis o/ statically indeterniinate Structures, J. Wiley, New York, 1955.
88 Capitolo quarto Archi 89

Esempio 4.4 (arco parabolico incastrato: reazioni per una variazione.di- temperatura); d) Nella fig. 4.18 sono schematicamente raffigurate le condizioni di carico più
Lo stesso arco dell'es. 4.3 è soggetto a una variazione uniforme t 0 ' della t~peratura.
grav<?se. T~li coi:dizi?~i e i valori dell~ s?llecitazioni ricavati i~ a), b), e) possono
essere cons1deratI vahd1 anche per archi dt forma leggermente diversa, per esempio
Soluzione. circolari, con sensibile ribassamento e sezione costante (par. 4.4c).
Dalla seconda delle espressioni [4.12] si ottiene, trascurando la deformazione
per effetto dello sforzo assiale (I 'integrale al denominatore è stato calcolato nel- Esempio 4.6 (arco parabolico incastrato: linea d'influenza dello spostamento ver-
ticale in chiave).
~ l'esempio precedente)~

•lini( jJ_ )fi''


5
Xa=4 EJ,a,t,'ff' ;
Per l'arco parabolico dell'es. 4.3 determinare la linea d'influenza dello sposta-
mento verticale Ve della sezione di mezzeria.

.. I ~
il diagramma dei momenti (fig. 4.17) ha le ordinate,

A~
--~-­ massime:
r "'e
Fig. 4.17
)! M,=-M,/2 ..
+---[---+

~max. negativo J1imax. positivo


EseIÌtpio 4.5 (condizioni di carico più gravose).
+<!Ji'>+ -3/8/->i- i"'-3/8/4
Per l'arco i.ncastrato dell 'es. 4.3 determinare su quali- suoi tratti deve agire un
carico q (distribuito uniformemente sull'orizzontale) per provocare i valori massimi
positivi e negativi dei momenti agli incastri (Ma) e in chiave (Mc).
Soluzione.
~~
La· determinazione di Ma, Mc, qualunque sia la condizione di carico verticale,
A{; max. positivo ~max. rz,egativo
è semplice utilizzando le linee d'influenza calcolate nell'es. 4.3; per il calcolo degli Fig. 4.18 - Condizioni di carico approssimativa~ Fig. 4.19
integrali può essere impiegata la formula di Simpson (rei. 3.16). · mente più gravose.

a) Valore n1assimo negativo del momento d'incastro.


Soluzione.
Esa1ninando la serie dei valori riportati nella tabella deU'es. 4.3, si riscontra chè
il carico dev'essere esteso al tratto compreso fra Ac=0,5 e Ac=0,1, quindi (Llx=l/10): Tale linea d'influenza coincide con il diagramma degli spostamenti verticali
. .dx conseguenti a un carico P agente in mezzeria (par. 4.4g): il calcolo di tale dia-
Ma=-- (0-4.0,06075-2.0,064-4.0,03675-0) q/=-0,0173 ql'; gramma è semplice procedendo con il principio dei lavori virtuali, essendo noto
3 lo stato di sollecit~zione provocato dallo stesso carico P (es. 4.3) e assumendo
la condizione dì carico ausiliaria, anch'essa simmetrica, indicata nella fig. 4.19.
per la stessa condizione di carico si trova, utilizzando ancora le linee d'influenza. Si ottiene, posto a~a/l e per O<;;a<;;0,5:
dell'es. 4.3:
Xa~0,0397 ql'/J, Y.~0,349 ql, v,=(-0,015625 a'+0,072916 a 3 -0,078125 a4 )Pl'/EJ,,

b) Valore massimo positivo del momento d'incastro. e, variando a, si ricava qualunque valore del diagramma:
Procedendo come in a) si -trova:
a=a/l 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 fattore
Ma~0,0173 ql', x.~0,0853 ql'/f, Y.=0,151 ql.
Dunque, com'era da attendersi, Ma (neg. max)=Ma (pos. max) e la somma dei v, -0,0911 -0,1666 -0,0703 0,1666 0,3255 PI" /1000 EJ,
due valori della spinta ottenuti in a), b) vale: x. (tot.)=(0,0397+0,0853) ql'if=
~ql'/8f: la ragione si trova detta nel punto b) dell'es. 4.3. · Lo spostamento Veconseguente a un carico concentrato in mezzeria (a=0,5)
1
e) Per provocare i valori massimi positivo e negativo del momento in chiave vale v,~0,000325521 Pl'/EJ,=16 (2Pl'/384EJ,); risulta quindi 16 volte infe-
3 .
debbono essere caricati i tratti 1/4 (centrale) e 2 · 8 /(laterali); utilizzando le linee riore a quello di una trave prismatica (Jc) di uguale luce, con le estremità in-
d'influenza si ottiene: castrate.
M,(max pos.)=0,00536 ql', x.~ -0,0562 ql'/J, Nella fig. 4.15 si trovano riportati i diagrammi Ve per l'arco parabolico inca-
strato e a due cerniere. Per quest'ultimo le ordinate valgono, a meno di P/3/1000 E/0
Mc(max neg.)~-0,00536 ql', Xa= -0,0688 ql'/f; e per a=O,l~ ... -0,5: -0,2199; -0,2498; -0,0428; 0,2929; 0,4883.
90 Capitolo quarto Archi 91
Esempio 4.7 (arco circolare incastrato, caricato uniformemente). Ad esempio per:
Arco circolare incastrato di sezione costante soggetto a un carico distribuito IJ.~,,14 (l~rvz, fll~0,2071, YG~0,90032 r, yg'~0,09968 r)'
uniformemente sull'orizzontale (fig. 4.20).

Soluzione.
MG~-J M, ds: Jds~-qr'(-0,071349510,785398)~0,09084 qr'~0,04542 ql',

xG~I
a) Lo sforzo di taglio è nullo in chiave. Si può considerare metà arco a
sbalzo (fig. 4.20) scegliendo al solito come centro di riduzione, per il calcolo della M,y ds =Iy' ds~ -qr(-0,0053116/0,0060793)~0,8737 qr~0,6178 ql'
reazione interna (Nc=Xc, MG), il baricentro elastico della struttura principale:
Mo(chiave)~(0,09084-0,8737 · 0,09968) qr'~0,003748 qr'~0,001874 ql',
M.(incastro)~(0,09084+0,8737 · 0,19321-0,25) qr'~0,009655 qr'~0,004828 ql'.

~---- l -----»1

..Y_

A >,
''
''
' "r',,,
Ì{;
'\ fJ> Fig. 4.21

''
a
l Per vari valori di fil si ottiene (ql'l8f è il valore della spinta per l'arco a
Fig. 4.20 3 cerniere):

sono quindi incognite le azioni Xa, MG ancora date dalle relazioni [4.12] per fil 0,10 0,15 0,20 0,25 0,30 Fattore
le quali essendo:
1,006 1,017 1,022 1,035 1,048 ql'l8f
x=rsen {}, l=2r sen fra,
y~r(cos IJ-sen IJ.llJa), 0,00123 0,00256 0,00451 0,00700 0,00998 ql'
yG=r sen fra/'&a,
gli integrali valgono: b) Per l'arco parabolico uniformemente caricato sull'orizzontale i momenti
,,, sono nulli, se si trascura il lavoro di deformazione per sforzo assiale.
Jds~IJ.r,
4.5. Arco con movimenti impressi alle estremità.
'
M,~ -qx'l2~ -qr' sen' IJl2, a) Le espressioni risolventi [4.12] consentono facilmente di ricavare per
un arco i valori delle azioni applicate alle sezioni estreme quando queste siano
,,, 3
soggette a movimenti; ossia di esprimere ad esempio il momento M. nella

I M,yds~-
qr' [-
2
sen
-3
/Ja sen /Ja ( 1J.-2sen21J.
------w;:- 1 )] · forma (adottando per le azioni e i movimenti i sensi positivi indicati nella
fig. 4.21)
[4.15]
Sostituendo tali valori nelle relazioni [4.12] si ricavano (omettendo il lavoro
di deformazione per sforzo assiale) Ma, Xa, quindi: in cui evidentemente ogni coefficiente K, corrisponde al valore di M • per
effetto del movimento unitario associato allo stesso [(;,, considerando i rima-
92 Capitolo quinto Archi 93
nenti moviinenti nulli (al solito positive, per le sezioni estreme, le rotazioni b) Arco circolare. - Nell'es. 4.7 si trovano le espressioni degli integrali che
e le coppie destrogire, le azioni orizzontali verso destra e le azioni verticali definiscono i coefficienti K,, ... , K,: ad esempio per if0 ~n/4 (f/l~0,2071, r~l/j/2)
verso l'alto). Così, ad esempio, relativalnente alla rotazione destrogira rpc,,, si ottiene Ya=0,1932 r, fds=nr/2, Jy ds=0,0l2159 r
2 3
, Jx 2ds=0,285398 r 3 , K 1 =
essendo (par. 4.4a) "fPg='fla, uG=-<paYa, vG=-f{Jal/2, dalle [4.12] si ottengono ~7,720 EJ//, K,~2,765 EJ/I, K,~6,582 EJ/fl, K,~4,955 EJ/1 2• Alcuni valori dei
MG, XG, YG quindi, dalle [4.9], per archi simmetrici, · coefficienti Ki sono riportati nella tabella seguente (si veda l'op. cit. nella nota 4.8):

K-M -I -E ( -I- Ya2 12 )


i- a('Pa- )- Jds/J + Jy'ds/J + 4/x'ds/J '
[4.16] fil 0,1 0,15 0,20 0,25 0,30 Fattore

Procedendo in modo analogo si ricava K, 8,67 8,62 7,79 7,25 6,70 EJ/l
K, 2,95 2,87 2,78 2,67 2,56 EJ/l
K 2 =Ma(<p0 =1)=-M,(<pa=I)=E ( - 1 -+ ./y'ds/J
Ya' /2 )
4fx 2ds/J ' K, 7,27 6,98 6,64 6,24 5,83 EJ/fl
ds/J 1 [4.17] K, 5,72 5,41 5,02 4,58 4,13 EJ/I'
Eya El
K,=Ma(b,=I) K4 =Ma(by=I)
jy'ds/J ' 2f x'ds/J
Similmente per la spinta Xa ( 4 •9) e per le altre azioni si ricava

X.=K, ('Pa-ro+ i:),


[4.18]
Mb~K1 <pb-K2 <pc,-K3 0x-K4 0y,

b) Arco in regime di simmetria e di antimetria.


Nel caso che si abbia <p,=-<p., by=O, dalla [4.15] si ottiene:

[4.20]

Esempio 4.8 (archi parabolico e circolare con le estremità soggette a movimenti


impressi).
Per l'arco parabolico simmetrico con J=Jc/cos {}(es. 4.3) e per l'arco circolare
di sezione costante calcolare le espressioni [4.16], [4.17] dei coefficienti Ki. ..., K 4
che definiscono le azioni alle estremità in conseguenza di movimenti impressi.

a) Arco parabolico. - Procedente come nell 'es. 4.3 si trova facilmente (si veda
anche !'es. 10.6 del voi. I):
EJ,
K1 = --. (1+5+3)~9EJJI,
1
K,~7,5 EJ,/fl, K,~6 EJ,/l'.

Si veda ad es. K. BEYER, Die Statik im Eisenbetonbau, Springer, Ber1in, 1933


{ 4 .oi
(za ediz.), vol. 1°, cap. 41. Chiara e corredata di tabelle è l'opera di PARCEL~MooRMAN
(cap. 8, III), cit. nella nota 4.8.
Travi a parete sottile aperta 95

b) Innanzi tutto è opportuno osservare che le travi a parete sottile aperta


oppongono in genere rigidezza assai limitata all'azione di una coppia torcente
I esterna, poichè questa si distribuisce lungo la linea media della sezione dando
luogo a coppie interne aventi bracci molto piccoli, minori dello spessore
dell'esile parete; le sezioni presentano un appariscente ingobbimento e può
I avere notevole ripercussione il fatto che per alcune di esse l'ingobbimento
si trovi ad essere efficacemente contrastato. Le tensioni tangenziali conse-
guenti all'azione torcente sono distribuite pressochè linearmente lungo lo
spessore, divenendo nulle in corrispondenza della snperficie media. Ma, se
CAPITOLO V il momento torcente è variabile lungo l'asse della trave, lo stato di tensione
TRAVI SNELLE A PARETE SOTTILE APERTA

5.1. Premessa.
a) Le sezioni delle travi inflesse vengono frequentemente conformate
in modo da presentare aree addensate dove la loro utilizzazione è migliore o
quindi, con le necessarie connessioni, il più possibile lontane dai presumibili
assi di rotazione. Seguendo questo criterio, sono state create sezioni cave
delle più svariate forme, e numerose serie di profilati: la loro caratteristica
comune è di essere costituite da lastre sottili, o pareti, aventi forma tale da
ottenere grande rigidezza nei confronti della principale azione flessionale
esterna, con spessore piccolo rispetto alle dimensioni che caratterizzano la Fig. 5.1
sezione; ma il più delle volte le pareti, per esigenze funzionali o costruttive,
non si possono richiudere su se stesse, per cui le sezioni si presentano inter- I
I
rotte, come si ha per la maggior parte dei più correnti tipi di profilati, o per
le sezioni intere di scafi di veicoli, di ponti e di coperture di edifici {figg. 5.1,
5.2). In seguito a ciò, tali travi sono dette a parete sottile e a sezione aperta
o, più sbrigativamente, a parete sottile aperta. Per esse, quando sono suffi- risulta più complesso e si manifestano, oltre a tensioni normali, ulteriori
cientemente snelle, come supporremo nel presente capitolo, spesso è lecito tensioni tangenziali in aggiunta a quelle precedentemente citate: le prime,
adottare ancora I'ipotesi che le sezioni si conservino piane allorchè sono ossia qnelle normali, scaturiscono dalla condizione che la parete mantenga
soggette a sforzo normale e a momento flettente. Tuttavia sul loro modo di integra la sua continuità longitudinale, ed hanno pertanto carattere di inde-
comportarsi sono opport1me alcune annotazioni perchè possono acquistare terminazione statica; le seconde, ossia le aggiuntive tensioni tangenziali,
notevole rilievo certi effetti che per le sezioni compatte sono invece general- sono legate a quelle normali da condizioni di equilibrio, ed hanno, al con-
mente trascurabili, con il manifestarsi di sollecitazioni e di deformazioni che trario delle tensioni tangenziali primarie dalle quali derivano, valore pressochè
interessano la trave in condizioni di vincolo sia isostatiche, sia iperstatiche: costante lnngo lo spessore.
e la ricerca di tali effetti si semplifica notevolmente se si pensa che ogni se- La notevole sensibilità delle travi a parete sottile aperta all'azione tor-
zione, pur ingobbendosi, mantenga invariato il suo contorno; invariato nel cente rende particolarmente interessanti le questioni connesse con il centro
senso che, se per esempio esso è circolare, resta circolare anche dopo la defor- di taglio, essendo tale centro il punto per il quale deve passare lo sforzo ta-
mazione della trave, per cui all'ipotesi della conservazione delle sezioni piane gliante esterno per non provocare torsione e potendo essere rilevante la sua
si sostituisce quella del contorno indeformabile nel suo piano. Lo studio delle lontananza dal baricentro della sezione. Un significativo esempio è quello
travi a parete sottile aperta è stato sviluppato da Vlasov, dopo fondamentali della sezione aperta della fig. 5.1: è chiaro che, se la sezione a sottile corona
contributi di Timoshenko e Weber (v. bibl.); esso presenta non pochi aspetti circolare fosse chiusa, un carico centrato quale il peso proprio non provoche-
delicati, e può convenire premettere un cenno su quanto ci apprestiamo a rebbe torsione e le tensioni tangenziali avrebbero il loro massimo valore in
prendere in esame. corrispondenza dell'asse neutro; per cui, se si pensa di praticare l'incisione
I
96 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 97

longitudinale a indicata nella stessa figura all'altezza di tale asse, si modi- citata, gli effetti restano notevoli a distanze molto maggiori del diametro
ficano fortemente le tensioni tangenziali, costrette evidentemente ad adden- della sezione; e analogamente per il profilato a doppio T della fig. 5.3b, sep-
sarsi nella parte della sezione integra; quindi la loro risultante risulta non pure con una propagazione in genere più frenata. Per l'importanza di tale
centrata e un momento torcente deve intervenire per riportare la retta fatto, in relazione anche al principio di De Saint Venant, possono essere
d'azione della stessa risultante a coincidere con quella dello sforzo di taglio opportune alcune osservazioni preliminari C5-1).
esterno. Analoghe osservazioni possono essere fatte per la sezione a [ Consideriamo due travi a sbalzo, aventi la lunghezza uguale, con l'estre-
(fig. 5.lb), esempio ormai classico, perchè fu proprio tale tipo di trave ad mità soggetta a un uguale sistema equilibrato di forze, costituito da due cop-
essere impiegato nelle prime esperienze di Bach, per mettere in luce l'impor- pie di momento ±M; le sezioni, rettangolare in un caso e a doppio T nell'al-
tanza dell'eccentricità del centro di taglio. tro, hanno le medesime dimensioni a, b pensate piccole rispetto alla lunghezza
(fig. 5.3c). È chiaro che, nella trave di sezione rettangolare, per il principio
p
di De Saint Venant le tensioni possono essere ritenute - come in realtà
p sono - trascurabili a una distanza pari alla maggiore delle dimensioni a, b.
Invece per la trave avente la sezione a doppio T, le dimensioni a, b della
sezione caricata sono 1nolto maggiori di una delle dimensioni che caratteriz-
zano la forma del corpo, precisamente dello spessore s dell'anima; per cui
non è più lecito affermare che gli effetti sono smorzati alla distanza a o b
dalla sezione estrema. E a riprova di ciò basta osservare che se pensassimo
l'anima di spessore s evanescente, ciascuna delle due ali sarebbe soggetta
a un diagramma di momenti costante; crescendo lo spessore s, si fa via via
più sensibile l'opposizione alla penetrazione degli effetti indotti dalle azioni
equilibrate, sino al caso limite della sezione rettangolare. Vedremo che tale
particolare comportamento delle travi a parete sottile aperta deriva dal-
}'esistenza di uno stato di tensione normale che ammette una caratteristica
entità analitica, significativamente chiamata '' bimomento '', che, pur cor-
rispondendo a un sistema equilibrato, provoca rotazioni delle sezioni intorno
all'asse, tipiche deU'azione torcente; ossia proprio di quell'azione per la
quale le stesse travi presentano scarsa capacità di resistenza.
Fig. 5.2 Quest'ultimo rilievo indica la necessità di considerare con attenzione
gli effetti di carichi longitudinali concentrati, quindi di condizioni di vin-
colo che li n1ettono in gioco, come ad esempio quelle indicate nella fi-
Fig. 5.3 gura 5.4.

d) Le travi a parete sottile aperta risultano sensibili anche ad azioni che,


Pertanto lo sforzo tagliante, quando dia luogo ad un'azione torcente, può agendo sulle strisce trasversali, le inflettono impegnandole con il loro piccolo
provocare tensioni normali e tre diversi flussi di tensioni tangenziali, due dei spessore: tali effetti possono essere importanti ad esempio per i ponti, o per
quali sono legati alle stesse tensioni normali, o più precisamente alle loro le travi corrugate di calcestruzzo impiegate nelle coperture, precompresse
variazioni. longitudinalmente ma non trasversalmente, per cui le sollecitazioni trasver-
sali, quale m• (fig. 5.2), che agiscono su una sezione alta quanto lo spessore,
e) Per la facilità con la quale le sezioni sottili è aperte si ingobbiscono e
richiedono apposite verifiche e armature, in particolare in prossimità delle
ruotano intorno all'asse della trave, sistemi equilibrati di forze parallele
sezioni estreme.
all'asse, applicati su una sezione estrema, possono provocare sensibili stati
di deformazione e di tensione aventi lento smorzamento. Nel determinare tale
fenomeno, la forma e la sottigliezza della parete hanno ovviamente grande <5 .i) -Si veda, ad es., M. FILONENKo-BoRODICH, Theory of Elasticity, Moscow, Foreign
importanza; così, ad esempio, nel caso di una trave caricata come è indicato Languages Publishing House; V. FEODOSYEV, Strength of Materials, Moscow, Mir Publishers,
nella fig. 5.3a, avente quella sezione sottile e circolare già precedentemente 1968; V. z. VLASOV, V. bibliografi.a.

7 - PoZZATI, II-1.
98 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 99

lP cui al solito si ottiene, considerando il valore assoluto delle tensioni tangen-


ziali, (dM,= Ty dx)
p Ph Ph
r
~)-
( 1y -
T"S,*
J,s
, [5.1)
.~ o
' ,§,
~
<>.
~
<>. + essendo s lo spessore della parete nel punto b in cui s'intende ricavare il valore
della.,;; S,*=.fy dA il momento statico della sezione a-b (di area A*) rispetto
~
~ ~ A•
all'asse neutro z; Jz il momento d'inerzia dell'intera sezione rispetto al mede-
simo asse. S'intende che le tensioni tangenziali debbono risultare nulle sui
bordi esterni 1, 2, e infatti in corrispondenza di questi si annulla il momento
R statico Sz *; gli sforzi unitari rs diventano massimi dove Sz * raggiunge il valore
R

+
•b
Fig. 5.4
{
'
' \
,' '
~
5.2. Travi a parete sottile e aperta soggette a sforzo tagliante.
Fig. 5.5 ~
a) Lo stato di tensione.
Una generica sezione retta di nna trave a parete sottile e aperta è sog-
getta a uno sforzo tagliante Ty agente secondo il suo asse principale y bari~ massimo, ossia a livello dell'asse neutro z. Inoltre le tensioni tangenziali lon-
centrico (fig. 5.5); per la determinazione delle tensioni tangenziali, nulla gitudinali, ossia quelle parallele a x, debbono mantenere, se l'asse neutro
sostanzialmente cambia rispetto al caso della sezione avente forma compatta, incontra una sola volta la parete (fig. 5.5), ugual segno indipendentemente
e basta riportarsi col pensiero alla deduzione della semplice formula di Jou- dalla posizione del taglio b-d, perchè mantiene lo stesso segno la prevalenza
rawsky. Consideriamo dunque un generico elemento a-b-c-d della trave, iso- (N2 -N1 ) degli sforzi normali agenti sulle facce trasversali dell'elemento esa-
lato mediante due sezioni rette vicinissime, distanti dx, e un terzo taglio b-d minato; quindi, per il teorema di reciprocità, mantiene ugual senso la 7:
alla distanca e' dal bordo libero a-e, praticato dove si vuol conoscere il va- agente sulla sezione, quando si pensi di percorrere la linea media di questa
lore della tensione tangenziale .,;; volendo ottenere il massimo valore della .,;, · partendo da un punto estremo e raggiungendo l'altro.
si deve pensare di eseguire tale ultimo taglio secondo un piauo normale alla·
linea media della sezione, potendo poi supporre che per l'esilità della parete'
b) Le condizioni affinchè lo sforzo tagliante non provochi torsione. Il centro
la tensione tangenziale resti costante nello spessore s. Le risultanti degli
di taglio.
sforzi normali agenti sulle facce a-b, c-d siano N1 e N 2 , con N 2 > N, pensando
il momento flettente positivo e crescente secondo il senso dell'asse x: per Ovviamente le azioni interne debbono realizzare nel loro complesso una
ristabilire l'equilibrio alla traslazione secondo x ed essendo il tratto esterno caratteristica di sollecitazione nguale a quella esterna, quindi la risultante
a-e scarico, alla faccia b-d deve essere applicato uno sforzo tangenziale lon- Y(.,;), secondo y, delle azioni tangenziali infinitesime .,; · dA=w · dc deve
gitudinale tale che (fig; 5.5) .,; s · dx=N2 -N1 =Jda · dA= dM,
A* Jz
Jy dA;
A*
per
·
valere T", mentre dev'essere nulla quella [Z(.,;)) diretta secondo l'altro asse
principale z; ed è facile constatare che tali condizioni sono in effetti rispettate,
100 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 101

pur non essendo state esplicitamente chiamate in causa <5• 2). Inoltre non è Ma tale espressione può essere scritta in forma pii1 conveniente: consi-
stata imposta la condizione che la retta d'azione della sollecitazione interna deriamo la funzione, che chiameremo area settoriale,
coincida con quella y della forza assegnata Ty, supposta baricentrica soltanto
per rendere più concreto il caso in esame, ma che ovviamente, purchè paral- w~f~ dc, [5.3]
lela a y, può essere qualunque: poichè la retta d'azione y' della Y(r)~T"
non coincide in genere con quella y della Ty (fig. 5.6), è necessario, se z, è per la quale l'integrale è esteso da un'origine arbitraria a a un punto generico i
la distanza tra y' e y (e vedremo come può essere determinata), associare la della linea e, e i momenti elementari dc · r sono considerati positivi se destro-
Y(r) a una coppia nel piano della sezione, quindi torcente, di momento giri. Il differenziale dw~r · dc corrisponde al doppio dell'area del triangolo
M,~Y(r)z,~Tyz,; ed è soltanto a tale punto che l'uguaglianza tra l'azione infinitesimo di base dc e di altezza r; pertanto w è il doppio dell'area rac-
interna e quella esterna è pienamente assicurata. chiusa tra la linea media e le congiungenti i punti a, i con il polo P (fig. 5.6c).
Integrando per parti l'espressione [5.2] si ottiene C5. 3J:
Y' y
T"f
M(P)=y w y dA , [5.2,]
' '
per cui, se il polo è un punto P' della retta y' dev'essere:

f:" y dA~O. [5.4]

Ma è facile constatare che c•.•J:

f
:"(P')y dA=f:"(P)y dA+z, J,,

Fig. 5.6
(5,3)

J
S 2*r ·dc=fsz*dw=[S~*w]'-fds
1 z*w '

con le integrazioni estese all'intera lunghezza della linea media. Ma il termine tra parentesi
quadra è nullo, perchè S 2 * è nullo negli estremi dell'intervallo; inoltre dS2*= -s·dc·y (vedi
La retta d'azione y' (parallela a una direzione principale), che lo sforzo nota 5.2), quindi risulta (s·dc=dA):
tagliante esterno deve avere per non dar luogo a momento torcente, può essere Js2*r•dc=-jdS2 *w=Jw·y·dA.
determinata con facilità. Rispetto a un qualunque punto (o polo) P, il mo-
< Al Un generico elemento dw dell'area settoriale è uguale, a parte infinitesimi di ordine
5
mento delle azioni tangenziali vale, tenendo presente la [5.1] e indicando con r superiore, al doppio della differenza tra le aree dei triangoli 1-3-P, 2-3-P (fig. 5.7):
la distanza corrente valutata secondo la normale (fig. 5.6b), dw=dc·r=dz·y-dy·z. [a]

M(P)~Jr dA r= Ty f S,*r dc, [5.2]


Rispetto ai due sistemi di assi di riferimento indicati nella fig. 5.7 si ha quindi, per
l'arco AB:
e Jz J~ [bi

y
(5.2)
Y(r)=JTsdc sen iì=jrsdy= ~:JS * dy;
2 z~dZ"'j y, )\
integrando per parti si ottiene: A/~
,
J S,*dy~[S,*yJ;-Jas:. y,
z,,
con le integrazioni estese all'intera lunghezza e della linea media de11a sezione. Ma il Fig. 5.7
termine tra parentesi quadra è nullo perchè sz* si annulla agli estremi dell'intervallo; inoltre
essendo -JdSz* y= Js dc y 2 =Jz (il segno negativo per dSz* dipende dal fatto che, dalla
z li P, z
parte delle ordinate y positive, a uno spostamento dy verso il lembo esterno della sezione e integrando i vari termini moltiplicati per y ·dA:
corrisponde una diminuzione del momento statico), risulta Y(r)=T. In modo ana!Ogo si
verifica che Z(r)=O, poichè è nullo il momento centrifugo dell'are; della sezione rispetto
ai due assi principali y, z.
f f
wzy•dA= w 1 y·dA +z0Jz. [e]
102 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 103

con il punto P' sulla retta y'; e per la [5.4] il primo integrale è nullo. dev'essere associata al momento torcente:
Quindi risulta:
[5.9]
f,w(P)y dA
Zo= [5.5] per cui alle tensioni tangenziali fornite dalla [5.6] debbono essere aggiunte
J,
quelle, facilmente calcolabili (par. 5.3), dovute al momento torcente. È chiaro
In definitiva, l'operazione pratica è semplice: fissati gli assi della fig. 5.6, quindi che le travi a sbalzo della fig. 5.1, soggette a un carico passante per il
il polo P e il senso della percorrenza lungo e, se, considerando positivi i mo- \Jaricentro della sezione, quale può essere ad esempio il peso proprio, si defor-
mano anche per torsione.
J
menti dw destrogiri, la quantità ,w y dA risulta positiva, allora z, è negativa,
e y' si trova a sinistra rispetto a y. Analogamente, cambiando senso all'asse z,
il segno nella [5.5] è da assumere positivo (v. nota 5.4), e y' è ancora a si-
nistra di y (5•5).
S'intende che il passaggio al caso generale, quando lo sforzo tagliante T
abbia direzione generica, è semplice, poichè basta considerare le due com-
ponenti Ty, T, secondo le due direzioni principali y e z. Quindi la comples-
siva tensione tangenziale dovuta a T, ricordando la [5.1], vale:

''
[5.6] ''
Fig. 5,8 "'-----z,-'t'
la risultante degli sforzi tangenziali ha il modulo uguale a T, e passa per un
In certi casi la posizione del centro di taglio O è determinabile a colpo
punto O le cui coordinate valgono, riferite a un generico polo P (che alle
d'occhio: così per la sezione a doppio T simmetrica (fig. 5.9a), O coincide
volte può convenire far coincidere col baricentro G della sezione) e secondo
con G essendo rispetto a tale punto nulli i momenti delle -r: dA indotte sia
le direzioni principali (fig. 5.8),
da Ty, sia da T,; se la sezione comprende due parti rettangolari (fig. 5.9b),
evidentemente O è nel punto d'incontro dei due assi, poichè lungo questi
z, [5.7] agiscono le risultanti delle azioni tangenziali; e per la sezione a Z (fig. 5.9c)
il centro di taglio cade a metà dell'anima, poichè si riconosce subito che
con i segni definiti in relazione a quanto è stato detto precedentemente, e rispetto ad esso è nullo il momento delle azioni interne tangenziali.
in particolare nella nota 5.4. Di conseguenza, se si pensa il polo in O, .

L' T-!-1
_
deve risultare N;, y

f;o<O)y dA~O, f;o<o)z dA~O. [5.8] ~I 10 I

- N,1 -11,~ I
iI
I
!I
!()_
I
i' z
Le coordinate z 0 , y 0 , come mostra la [5.7], sono indipendenti dai valori Ty,
T,; quindi, qualunque sia la retta d'azione e il valore del taglio T, conside- i()_ -- i !
rando l'elasticità lineare e l'ipotesi della conservazione delle sezioni piane, I j
b)
si ottiene la stessa posizione del punto O, detto centro di taglio. Si può con-
cludere osservando che, se lo sforza tagliante T passa per O, non si ha momento Fig. 5.9
torcente per la sezione, perchè passa per O anche la risultante delle azioni
-r: • dA (con la -r: definita dalla [5.6]); diversamente, se T ammette l'eccentricità e) Da quanto è stato detto è chiaro che, se si vuole evitare il ricorso alle
d, (fig. 5.8), la risultante R(-r:) degli sforzi interni -r: • dA, per riprodurre T, proprietà geometriche sancite dalle [5.7], il centro di taglio O può essere
ricavato direttamente: basta determinare le tensioni tangenziali -r: per effetto
5 5
degli sforzi tangenziali T,, Ty (che conviene al solito pensare agenti secondo le
< • > S'intende che la stessa espressiOne [5.5] di z 0 può essere ottenuta dividendo il
p:iomento M(P) dato dalla [5.21] per ~ ; ma le osservazioni fatte sono state necessarie per direzioni principali), ottenendo poi il centro O come punto d'intersezione
definire il segno di z 0 in relazionè ai Ysensi adottati per gli assi. delle rette d'azione delle due risultanti delle stesse -r: • dA.
104 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 105

d) Un'osservazione sul calcolo di un integrale ricorrente. ~) Non ha i~portan~a, come si è avv~r.tit~, .la ~celta del polo P e dell'origine a
deH intervallo d 1ntegraz1one. Con le pos1z1on1 indicate nella fig. 5.11, ad esempio,
In un tratto dell'intervallo d'integrazione, l'integrale presente nella [5.5] o nella sì ottiene, scomponendo per semplicità i diagrammi trapezoidali in parti rettan~
[5.7] frequentemente può essere scritto nella forma: golarì e triangolari, e tenendo presente il par. 5.2d (alcuni contributi si annullano,
I~ J
w (y)(c1 +c2 y) s dc. [a]
essendo, per aree Q uguali, le distanze Yc uguali e opposte):

Ma, se si indica con: fwy dA~2 (2 2


lbh2
h)s (2h
T) (anima)+
3
+(]_ h 2 hs)"- (ali)~ bh's +2- b'h's,
[b]
2 2 12 4
l'area del diagramma w (y) s tracciato lungo la linea e, l'integrale [a] vale: sh'
J,~ -12 (h+6b) (v. punto a),
I~ .Q (c1 +c,y,), [e]
hh+9b' 3b' )
essendo Yc il valore della y in corrispondenza del baricentro della stessa area D. ( h+ h+ 6b (negativa, quindi a sinistra del polo P).
h+6b
Esempio 5.1.
Per il profilato avente la sezione a [ e lo spessore costante (fig.5. 10a), deter-
minare la posizione del centro di taglio e la tensione tangenziale massima conse-
guente a uno sforzo di taglio Ty baricentrico.

Fig. 5.12
Fig. 5.11
Fig. 5.10
e) Diagrammar considerando Ty passante per il centro di taglio O. Ad esempio
a) Il centro di taglio. Si trova sull'asse z di simmetria- e la distanza dall'arbi- ·
nel centro dell'anima, ossia nel punto I (fig. 5.12), secondo la [5.1] si ottiene:
trario J.>Olo P di riferimento è data dalla [5.5]. Ponendo nel punto 1 (fig. 5.!0b) S,*~s (h'/8+hh/2), J,~sh 2 (h+6b)/12,
tanto il polo P q.uanto l'origine a dell'intervallo d'integrazione, si ha: < 1 ~6Ty (b+h/4): [sh (h+6b)];
w (1-2)~0, w,~hh/2 (destrogira, quindi positiva),
per h=20 cm, b=S cm, s=l cm risulta:
w,~ -bh/2, y,~h/2, y,~'-h/2 ; <1 ~0,0574 Tu.
quindi (v. par. 5.2d; si indica, per chiarezza, con s1 lo spessore delle ali e con s2
quello dell'anima): d) Diagrammar per il momento torcente Mt (conseguente all'eccentricità di Ty,

(Tsi"zh)
supposto baricentrico, rispetto al centro di taglio):
h 2h h'h's1
f
'
wydA~2 ~--,
4 zG~(distanza
z, (v. punto
di G dall'asse dell'anima)~h'/(h+2h)~l,8 cm,
a)~-2,8 cm,
h'
J,~s 2 h'/12+2hs 1 (h/2)'~ Ll (hs 2 +6bs,), M,~ Tv (1,8+2,8)~4,6 Ty,
i (M,; rei. 5.12)~3 Mtfcs'~3.4,6 Tu/36~0,3833 Ty (sui lembi).
3b 2s 1
zo= hs2 +6bs1 e) Tensione tangenziale massima:

e il segno negativo sta a indicare che il centro di taglio O è alla sinistra del polo. •max=0,0574 Ty+0,3833 Ty~0,441 Ty (in kg/cm', con Ty in kg) ;
h=20 cm, h=S cm, risulta z0 = -2,8 cm. l'importanza del momento torcente è quindi notevole.
106 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 107

y -r----Zol quindi dalla [5.1] (J, è stato calcolato in a):


---:---,;,\ , (T )= Ty 2(cosq;-cos a).
/

' \
R P Y Rs 2a-sen 2a
"
R z ,,--+o ---P Per a=n/2 e a=n, la tensione massima risulta:
Ty 2
<:max(q;=O)=~R -,

2R~J
s "
a) b) e) quindi i valori delle <:max risultano uguali, pur essendo le aperture diverse; ciò
Fig. 5.13 accade perchè, per a >n/2, cresce la superficie resistente, rispetto ad a=n/2, ma
una parte delle -r: fornisce componenti secondo y di senso opposto a quello di Ty.

-a

Fig. 5.14
Fig. 5.15
a) b) a) b)

Esempio 5.2. e) Diagramma ?: per il momento torcente, quando lo sforzo tagliante è bari-
Per la sezione indicata nella fig. 5.13 determinare la posizione del centro di centrico e a=n.
taglio e la tensione tangenziale massima per Io sforzo tagliante T11 baricentrico. Poichè z,~2R (v. punto a):
Mt=Tu2R,
a) Centro di taglio. Essendo arbitrario il polo P per il calcolo della funzione ro,
conviene collocarlo nel centro dell'arco di circonferenza; l'origine a dell'intervallo
d'integrazione viene considerata sull'asse z di simmetria.
•-(M,; rei. 5.12,)=3Mtf2nRs'~ T~ _'!_(sui lembi),
s "
Pertanto si ha:
inolto maggiore della ?:max calcolata in b).
w(<p)= -R 2 rp (rotazione del raggio vettore sinistrorsa, per y positivo),
y=R sentp, 5.3. Trave a parete sottile e aperta soggetta a momento torcente.
"
JwydA~-2R'sf<p sen<p d<p~-2R's(sen a-a cosa), 5.3.1. Osservazioni introduttive. I centri di torsione e di taglio coincidono.
a) Prima di entrare nel merito di questioni particolari può essere oppor-
" tuno commentare brevemente la circostanza, altre volte rilevata, che le travi
J,~2sfy'R dp~R's(2a-sen 2a)/2, di cui ci stiamo occupando hanno rigidezza torsionale in genere fortemente
minore di quella che si manifesta quando la sezione, pur essendo cava, è
4 (sena-a cosa) chiusa. Il fatto appare manifesto appena si consideri un caso concreto, ad
z,~R (positiva, quindi a destra del polo P);
a-sen 2a esempio quello relativo alla sezione di una trave a parete circolare e di uni-
per a~n/6 (30°); n/2; n, risulta: forme sottigliezza, soggetta a momento torcente M,: per quella anulare e
4 continua (fig. 5.15a), in ciascun punto le tensioni tangenziali rimangono pres-
z0 ~ 1,02776 R , z 0 =-R, z 0 =2R. (a)
sochè invariate nello spessore (le diremo di membrana) e gli sforzi tangen-
" ziali u dc agiscono con bracci elevati pari a 2R. Invece per la sezione anulare
b) Diagramma< considerando Ty passante per il centro di taglio O (fig. 5.14):
interrotta (fig. 5.15b) le tensioni tangenziali cambiano segno nello spessore
" ed hanno valor medio nullo, come appare evidente appena si pensi all'ana-
Sf(<p)~sfy R d{}~ -R's (cos a-cos <p); logia idrodinamica o all'altra della membrana; per cni l'azione torcente

108 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 109

viene realizzata da sforzi interni che han bracci poco diversi dallo spessore, travi aventi la sezione costituita da più rettangoli (alcuni esempi sono indi-
con l'evidente conseguenza che tensione massima e deformazione subiscono cati nella fig. 5.17), il momento torcente M, risulta dalla somma dei momenti
un forte aggravio rispetto alla corrispondente configurazione chiusa della parziali Mtt forniti dalle varie parti; e anche giovandosi di esperienze ba-
sezione (5 •6). sate suil'analogia con la membrana, si è avuta conferma che i vari contri-
Volendo poi passare a valutazioni concrete, può essere opportuno ricor- buti M" sono poco diversi da quelli che si avrebbero considerando per i
dare preliminarmente che per una sezione rettangolare molto allungata di rettangoli, soggetti alla medesima deformazione unitaria{}, le tensioni fornite
lati a, b il valore massimo della tensione tangenziale e il valore della defor- dalla [5.10], per cui è lecito scrivere C5 -8l:
fJ~M,/GJ,, [5.11]

rJ!lf
r
avendo indicato con at, si la lunghezza e lo spessore di una generica parte
rettangolare. Di conseguenza, se lo spessore è costante,

ì --y -
a
1J=3 M,/Gcs 3 ,

ottenendo così il risultato che si avrebbe per una sezione rettangolare di lati
[5.12]

a ~'l-w+"'t-----z e, s. Inoltre, utilizzando l'analogia con la membrana, si è constatato che le

Fig. 5.16
.l'UJ ' -k- h--4-
b) It[l TI Fig. 5.17

formule [5.10], valide per la sezione rettangolare molto allungata, valgono


anche per le sezioni sottili e aperte aventi la linea media curva, per le quali
mazione unitaria {} (la cui dimensione fisica è l'inverso di una lunghezza) quindi può essere ancora scritto:
risultano (fig. 5.16a)
i.'=3 M,/cs 2 , 1J=3 M,/Gcs 3 , [5.121]
1'xu (max)~i'~ 3MJab 2 , fJ ~ 3M,/Gab 3 ; [5.10]
indicando con e la lunghezza della linea media e con s lo spessore. Tali espres-
inoltre r si manifesta sui lembi dei lati b maggiori e il diagramma dello scor- sioni si possono ricavare anche per via teorica <5 •9).
rimento, quindi anche delle tensioni tangenziali, varia quasi linearmente
lungo la mediana più breve, d'accordo con la circostanza che le fibre corte,
più rigide delle altre, si conservano pressochè rettilinee c5•7J. Nel caso di mentre quella inferiore 2~4 è soggetta, per il teorema di reciprocità, al momento myx · dx.
Considerando allora l'equilibrio alla rotazione intorno all'asse y, si ottiene H · dx=mxu ·dx,
quindi:
H=mxy· [b]
C5·6l Per i casi citati, i rapporti delle tensioni 'massime e delle {} valgono rispettivamente
all'incirca [per la formula di Bredt e per la 5.12J 3R/s e 3(R/s) 2 • , Infine, il momento interno deve uguagliare quello esterno M 1, ossia:
t 5 . 7 > Quindi per una sezione rettangolare di spessore esilissimo lo stato di sollecitazione
può essere raffigurato (fìg. 5.16b, e) con due forze H (che, di segno opposto, applicat~ nel: Ha+mxy · a=M1 ;
l'intorno dei due lati corti, interpretano la presenza del flusso di tensioni h.~ngo 1 lat~ allora per la [b] e per la [a] risulta:
minori della sezione) e con una distribuzione, uniforme lungo l'altezza a, di momenti
unitari (dy=l): ~b 2 M1
-6-=2a· '"i=Mtf3ab 2 •

[a]
<5 .s) Supponendo che, per la rigidezza del collegamento, le varie parti rettangolari pre-
sentino un'uguale rotazione unitaria #, per ognuna di esse (di Iati a,, si) si ha, in virtù
(il braccio del momento è uguale a ~ b per la linearità del diagramma -rXll, del quale con i della seconda delle [5.10], Mu=Gf>.lu. con .lu,=ais.3/3. Quindi, dovendo essere .EM11 =M,
e 'i=Afi.s.f.lfi=G#s;, si ricavano le relazioni [5.11].
si indica il valore massimo). Pensando di isolare un elemento della parete di altezza generica <5 . 9 l Si' è visto che per la sezione rettangolare molto allungata le azioni H interpretano
e profondità dx (fig. 5.16d), la sua faccia superiore 1~3 è libera da azioni interne ed esterne, la presenza del flusso di tensioni lungo i lati minori (fìg. 5-16b). Nel caso della sezione cir-
110 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 111

b) La precedente osservazione, che per le sezioni aperte la tensione tan- e) Oltre alle consuete ipotesi, per le sezioni anulari aperte si suppone
genziale sulla linea media è nulla, interessa per alcune consegnenze rignar- anche che esse, pur ingobbendosi per effetto dell'azione torcente, mantengano
danti, come vedremo, lo stato di tensione e di deformazione. E a proposito invariata la loro proiezione piana, ossia che, gli spostamenti relativi secondo
di questo può essere opportuno notare che una sezione soggetta soltanto a l'asse della trave siano molto prevalenti rispetto a quelli nel piano della se-
momento torcente ruota intorno a un punto, centro di torsione, coincidente zione. L 'ingobbimento è in genere notevole e, come vedremo, può esser
col centro di taglio O, come si riconosce subito in virtù del teorema di Betti: causa di tensioni normali che, ovviamente di risultante nuIIa, possono avere
infatti, applicata la coppia, è chiaro che uno sforzo tagliante T comunque sensibile importanza.
diretto e passante per O rende {} nullo, e non fa compiere ad essa lavoro
mutuo. Invertendo allora l'ordine di applicazione delle due azioni, M, non 5.3.2. Azione torcente variabile lungo l'asse della trave: conseguenti tensioni
fa compiere lavoro mutuo a T; quindi, risultando nulla la traslazione del normali e tensioni tangenziali di n1cmbrana.
punto O lungo la retta d'azione del taglio, che può essere generica, è possibile
a) Data la sezione di una trave a parete sottile aperta soggetta a un mo-
concludere che la sezione ruota intorno al centro di taglio C5 •10).
mento torcente, pensiamo di isolare l'elemento 1-2-3-4 della parete della trave
indicato nella fig. 5-19, avente la base dx· dc e l'altezza s: i punti 3, 4 si spo-
colare (fig. 5.18), dette azioni non sono più parallele tra loro, n1a l'uguaglianza tra azioni stano in 3', 4' e, se si indica con{} la rotazione unitaria (dx= I) intorno al
esterne e interne è ripristinata dalla presenza di sforzi tangenziali (,rp; di tale fatto può
esser data la seguente semplice giustificazione. centro di torsione O distante r dalla tangente 3-4, si ha, in corrispondenza
V al go no le relazioni: della superficie media dell'elemento considerato, 3 - 3';:;; 4-4' = (i!dx)r,
ttp;e=Jr~z, (,rp= frxqi(l +z/R)dz, m'P=Jr'P'"'z · dz, m:ap= f-c.,rp(l +z/R)z · dz, [a] quindi:
a=Dr, [5.13]
con tutti gli integrali estesi tra i limiti ±s/2, e con 1:px=Txrp· Ma si ha t'PX=O, per l'equilibrio
del generico elemento 1-2-3-4 alla traslazione secondo x (fig.5. 18b); quindi, dalla seconda con 11 data dalla relaz. [5.12].
e dalla terza delle relazioni [a], risulta:
[b] y
avendo posto mrpz~ mxip perchè lo spessore è supposto molto piccolo rispetto al raggio.
o

Fig. 5.19
z
Fig. 5.18

Considerando i momenti nixip (quindi per la [b] anche le azioni fxip) distribuiti uniforme-
mente, uguagliando l'azione interna a quella esterna Afi, e indicando con e la lunghezza All'angolo a corrisponderebbe, qualora aVvenissero altri movimenti, una
della linea media, si ottiene: modificazione degli angoli retti relativi alla superficie elementare 1-2-3-4,
mxqP+(txpR)c=Mi, mxrp=M1/2c; quindi uno scorrimento; ma dovendo questo essere nullo perchè, come è
per cui la tensione tangenziale sui lembi risulta: stato osservato, la tensione tangenziale è nulla lungo la linea media della
-~
6mzrps ,_3M, sezione, deve aver luogo una ulteriore rotazione tra le fibre ({J=a) tale da
7:= 1 - csz ,
ripristinare la conservazione degli angoli retti e da provocare quindi lo spo-
La presenza degli sforzi tangenziali fzp deriva in sostanza dal fatto che sull'elemento stamento (indicando con u gli spostamenti secondo x):
di superficie curvo e normale a x (fig. 5.18c), essendo le tensioni tangenziali sui lembi
uguali tra loro (debbono essere uguali a quelle conseguenti a mrpJ, le due risultanti delle [5.14]
azioni tangenziali sopra e sotto la linea media 0-0 hanno valori diversi, essendo diverse
le relative aree. per cui, posto r dc=dco, si ottiene:
<0 •10> Una sezione soggetta a momento torcente e a sforzo normale in genere non ruota
intorno al centro di taglio (salvo che essa non ammetta due assi di simmetria). L'osserva-
zione è interessante per lo studio della stabilità dell'equilibrio di travi a parete sottile aperta. u=-i!J~dc+C=-ilw+c; [5.15]
I
112 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 113

e il segno meno dipende dal fatto che, stabiliti i sensi positivi per l'asse x tria, si ha C' =0 <5 •11l e la prima delle [5.19] è automaticamente soddisfatta.
e per la percorrenza lungo la linea media della sezione, e pensando sia gli Altrilnenti, adottata un'origine a generica, si calcolano w e C'. Notiamo
spostamenti 3-3 ', 4-4', sia dw positivi, dcu ha senso opposto a quello fissato inoltre che la <I è negativa se lo spostamento 3-3' (fig. 5.19) è concordante
per x (fig. 5.19). col segno di percorrenza !unto la linea media e se il momento torcente au-
La quantità: menta lungo x, per cui lo spostamento 4' -4" risulta maggiore di quello
2-2' e la fibra 2-4 si accorcia.
[5.16]
A questo punto, riportandosi col pensiero alla deduzione della formula
di Jourawsky, è chiaro che, se le a, variano lungo l'asse x longitudinale
che è l'area settoriale definita precedentemente (re!. 5.3), è ora da calcolare della trave, è inevitabile la comparsa di tensioni tangenziali Lh: di membrana
assumendo come polo il centro O di torsione, ossia il centro di taglio; inoltre, longitudinali, quindi anche nelle sezioni rette della trave. Tali tensioni Lh:,
se interessa conoscere soltanto l'ingobbimento della sezione, ossia lo sposta- essendo però pressochè costanti nello spessore, hanno distribuzione del tutto
mento relativo secondo x fra due punti a, i, questi costituiscono i limiti dell'in- diversa da quelle " primarie " che le hanno causate e che, come si è detto,
tervallo d'integrazione e non ha importanza la determinazione della costante C. hanno invece valore nullo in corrispondenza della snperficie media. Il modo
Secondo la [5.15], lo spostamento u lungo la linea media di una sezione varia di calcolarle è quello già ricordato nel par. 5.2 e non staremo quindi a dilun-
come la funzione w; e poichè, secondo quanto è stato già notato, w corri- garci: considerando al solito l'equilibrio alla traslazione secondo x di un tratto
sponde al doppio dell'area racchiusa tra il tratto a-i cui si riferisce l'integra- elementare di parete lungo dx, e tenendo presenti i simboli a suo tempo spe-
zione e le congiungenti O-a, O-i, è facile rendersi conto che per essa si pos- cificati, si trova (considerando Lh: concorde con x):
sono avere anche ripetute variazioni di segno (es. 5.3). L'entità degli spo-
stamenti relativi, quindi dell'ingobbimento di una sezione, dipende ovvia- Lh · s dx= -fda., · dA , [5.21]
mente da ff, ossia dalla rotazione di due sezioni distanti dx~ 1; quindi detta A•

entità resta costante se, pensando invariabile la sezione, il momento torcente


e per la [5.17] (essendo C', secondo la [5.20], indipendente da x, avendo sup-
non si modifica lungo l'asse della trave. Se Mt varia, come spesso avviene,
posto invariabile la sezione):
si hanno dilatazioni per le fibre secondo x con conseguenti tensioni normali,
e per la [5.15] si può scrivere, poichè la costante C è da considerare tale
dC dff
Lh:·s~E-d
2
X
I
d'{} w*dA,
A'
[5.22]
per una data sezione ma può variare lungo x, posto C' = - dx : dx '
con dA=s dc, A* area della sezione compresa tra uno dei bordi e il punto i
du d{} d{} generico, w* data dalla [5.18]. Inoltre, come si è detto, la costante C' (rela-
a ~Es ~E-=-E-(w+C')=-E-w* [5.17]
x x dx dx dx zione 5.20) è nulla se la sezione è simmetrica e se si ha l'avvertenza di calco-
con: lare la funzione integranda w ponendo l'origine sul!' asse di simmetria, per
w*=w+C' [5.18] cui w=w*. Nel caso generale, l'origine può essere arbitraria, ed è il valore
della costante C' che provvede a render soddisfatta la condizione [5.19].
e con la costante C' facilmente determinabile: infatti, dovendo risultare b) Osservazioni. Lo scorrimento è stato considerato nullo lungo la linea
(dA~sdc):
media e con tale condizione, unita a quella del contorno indeformabile, è stato
f~x dA~O, quindi E f
~: :;i* dA=O [5.19]
definito lo stato di deformazione e il conseguente ingobbimento delle sezioni
trasversali. Quando il momento torcente è variabile, l'ingobbimento risulta
disuniforme: nascono, per congruenza interna, tensioni normali e, per equi-
(l'integrale è esteso all'intera sezione), deve aversi: librio, ulteriori tensioni tangenziali Ll'f, però, come si è detto, pressochè co-
stanti lungo lo spessore; quindi, essendo le tensioni tangenziali non nulle sulla
linea media, sono non nulli anche gli scorrimenti, contrariamente all'ipotesi
C'= [5.20]

<o.u) Per le due parti simmetriche della sezione il segno di w è evidentemente contrario
e s'intende che, nel caso che la sezione sia simmetrica, se, per valutare la fun- perchè, se in un punto, percorrendo il tratto dc positivo, la rotazione del raggio vettore
zione w, si pone l'origine a dell'intervallo d'integrazione sull'asse di simme- è destrorsa, nel punto simmetrico ba senso, e quindi segno, opposto.
8 - POZZATI, 11-1.
114 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 115

adottata. In generale ciò comporta una tenue influenza, pur avendo casi, ad Esempio 5.3.
esempio quando si hanno sezioni impedite d'ingobbirsi, in cui le Llr possono La trave a parete sottile aperta e di sezione circolare indicata nella fig. 5.20 ha
acquistare sensibile importanza; per cui la teoria precedentemente vista le estremità appoggiate e irrigidite con timpani [par. 5.5] ed è soggetta lungo un
può essere considerata la fase iniziale di un procedimento di calcolo più com- nx
bordo al carico orizzontale distribuito con la legge qx=q cos - - (per x=O, in
plesso, eventualmente iterativo, però di non sempre soddisfacente convergenza. 1
Il fatto di trovare le conseguenze scaturite da una certa ipotesi in disaccordo mezzaria, qx=9_; per x=l/2, qx=O). Determinare gli effetti del momento torcente.
con l'ipotesi stessa non è nuovo nello studio degli stati di tensione: per deter-
minare ad esempio le tensioni tangenziali dovute a uno sforzo tagliante, si
utilizza l'espressione che definisce le tensioni normali con l'ipotesi della
conservazione delle sezioni piane, in contrasto in genere con la presenza
delle stesse tensioni tangenziali.
Inoltre, tanto le tensioni a quanto quelle Llr di membrana frequentemente
presentano, dipendendo dalla funzione w*, ripetuti ca1nbiamenti di segno in Fig. 5.20
una sezione trasversale (fig. 5.21): infatti per i termini elementari dw*=r · dc,
disseminati lungo la linea media da percorrere dall'origine verso i punti
estremi, i segni (positivi se destrorsi) variano a seconda della loro posizione
rispetto al centro di rotazione. a) Il momento torcente, che, nella mezzeria è nullo, alla distanza x dal centro,
indicando con e la distanza della retta d'azione del carico dal centro O di torsione
o di taglio, vale:
e) Proprietà relativa ali' area settoriale (conseguente al fatto che gli sforzi
r - nx
X

normali applicati a una sezione costituiscono un sistema equilibrato). -


Mt= Jqx · e dx=Mt sen - -, con Mt=qel/n. [a]
L'area settoriale w*, per la definizione [5.18] precedentemente data, deve 1
soddisfare la condizione:
Di conseguenza:
f~*dA=O, [5.19, ripetuta] Mt nx
ff= GJ, sen - - [relaz. 5.121 ; J,=cs'/3], [b]
1

spontaneamente rispettata, se la sezione è simmetrica, calcolando w con dff E qe nx


l'origine sull'asse di simmetria. Inoltre il suo polo deve essere il centro di dx GJ, I [relaz . 5.17],
aX =-E-w*=---w*cos- [e]

taglio, quindi per le [5.8], valide qualunque sia l'origine dell'intervallo d'in~ _ 3Mt nx
tegrazione, risulta anche (gli assi y, z sono baricentrici e principali; la co- x = - 2- sen - [relaz. 5.121 ] , [d]
es I
stante C' risulta moltiplicata per fattori nulli):
Llr= - -Efjen
- - sen -nxfw* dA [relaz. 5.22]. [e]
G J, ls I
f~*ydA=O, f~*zdA=O. [5.8, ripetuta] .tli;,

b) Calcolare il valore delle tensioni massime per:


Essendo, in una data sezione, la funzione ro* proporzionale alla tensione a=30°, s=S cm,
normale a [rei. 5.17] e ponendo adA=dN, si ha allora oltre alla condizione v (coeff. Poisson)=0,15,
f,dN=O, dalla quale per l'appunto venne ricavata la [5.19],
1=15 m, q=IOO kg/m=l kg/cm.
Si ottiene:
I:dN=O, [d] R=c0 /2sena=c 0 =5 m,
y, (es. 5.2)=1,02776 R, e=y,-R cos a=0,1617 R=S0,9 cm,
per cui gli sforzi normali dN applicati ad ogni sezione retta della trave costi- M,=1·80,9 · 1500/n=38630 kgcm,
tuiscono, come debbono, un sistema equilibrato. J,=cs'/3=0,34907 s' R.
116 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 117

Essendo la sezione simmetrica, conviene calcolare i valori della funzione ro* Può essere interessante notare che a (max) è indipendente da /; mentre r è
ponendo l'origine a dell'intervallo d'integrazione sull'asse di simmetria. Poichè proporzionale a M, (quindi a /), e LIT (max) dipende da 1//. Pertanto l'importanza
il polo dev'essere il centro di taglio, si ottiene (fig. 5.20): di Ll-r rispetto a i diminuisce con l'aumentare della snellezza della trave.
• • e) Condizioni di carico complesse possono venire vantaggiosamente studiate
ro*(p)~ Jr dc~RJ(y, cos fJ-R) dfJ~R (y sen <p-R<p), 0 [/] impiegando le serie trigonometriche (cap. X).

da cui, per <p=0-10°-20°-300, 5.3.3. Trave a parete sottile aperta soggetta a deformazione di tipo torsio-
2
w*/R =0; 0,00394; 0,00245; -0,00972. nale: equazione differenziale di equilibrio.
Il diagramma ax è simile a quello della funzione w* ed ha l'ordinata massima Si è visto che, quando il momento torcente è variabile, si hanno tensioni
(per x=O, nella mezzeria della trave, v. rel. e) tangenziali del tipo tanto variabile nello spessore, qnanto di membrana:
2(1+v)l · 0,1617 . ,_ , I'uno con valore nullo sulla linea media e valore massimo I r [ sui lembi,
a (max)
0,34907 s' 0,00972 R -5,60 kg/cm . l'altro con valore .dr pressochè costante nello spessore; ovviamente in una
generica sezione ciascuno di essi dà luogo a una correlativa caratteristica di
La tensione tangenziale primaria, diretta conseguenza del momento torcente sollecitazione torcente, la cui somma deve uguagliare l'azione esterna ap-
(rel. d), alle estremità acquista il massimo valore (c=2a R=524 cm)
plicata.
i.' 3 · 38630
524 . 8, 3,46 kgIcm , . Il momento torcente interno conseguente alle tensioni tangenziali di
membrana vale, per la [5.22] e indicando con r la distanza dal centro di tor-
sione,
f d'ff f
M(Lh)=J~Lh; · s dc) r=E dx' J'f' dw*, [5.23J

avendo posto, con i simboli precedentemente significati,

'f=fw* dA.
À~'

\ Ma integrando per parti si ottiene:


'
J:dw*=['Pw*Ji-f~w* dA) w*=-f;n*' dA, [5.24]
"tJ'
\1
\ I
perchè il termine tra parentesi quadre scompare, essendo la quantità 'P nulla
\ tanto nel punto iniziale, in cui A*=O, quanto nel punto terminale per la
Fig. 5.21 relazione [5.19]. Pertanto, se si pone:

Anche la tensione tangenziale di membrana Lfr raggiunge il valore massimo l 00 =f;n*' dA, [5.25J
alle estremità (x~l/2, rei. e); e poichè l'integrale

" l'espressione [5.23] del momento può esser scritta (la dimensione fisica di
f w* dA~R'sf(y0 sen {}-RfJ) dfJ~R's [-yo(cos a-cos<p)- ~ (a'-<p'] • 100 è L 6):
d'ff
A* •
M,(Llr)=-E dx' J00 • [5.26]
per <p~0°-10°-20°-30° vale (a meno di R's) 0,000615; 0,000232; -0,000442;
O (fig. 5.21), si ottiene
Inoltre il momento torcente interno conseguente alle r variabili nello spes-
Lfr (max)~ -2(1 +v) ~,;~9~~!:, ~ 150~. s 0,000615 R's~ sore vale, per la [5.11],
~-0,34 kg/cm' (piccola rispetto a i.'). M, (i)=GJ,ff, [5.27]
118 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 119

e un legame fra i due contributi [5.26], [5.27], di natura elastica, è stato taci- tuno tuttavia notare che, in una sezione in cui si abbia 1J=0, risulta per la
tamente introdotto considerandoli generati l'uno direttamente dalla defor- [5.27] M,(r)=O, per cui il momento torcente esterno viene realizzato sol-
mata {}, l'altro dalla derivata seconda della stessa {}. tanto con tensioni Llr di membrana, in contrasto quindi, nell'intorno della
In conclusione si deve avere, come indicò Weber (v. bibl.) C5 •12J, sezione in questione, con I 'ipotesi inizialmente fatta. Concludiamo osser-
vando che, come mostra I'esempio seguente, la presenza di vincoli Che con-
d'{} trastano con efficacia l 'ingobbhnento di una o più sezioni attenua fortemente
M, (Lh:)+M, (i)=-Elw dx' +GJ,{}=M,; [5.28]
il valore delle tensioni tangenziali 'i nell'intorno di ogni sezione irrigidita.
per cui, posto :
[5.29] Esempio 5.4.
Una trave, a parete sottile aperta, è incastrata a un'estremità ed è soggetta
si ottiene l'equazione (a ha la dimensione fisica dell'inverso di una lunghezza, all'altra estremità, impedita di ingobbirsi, a un 'azione torcente Mt (fìg. 5.22).
ossia L-1),
d 2 {} M, a) Lo stato di deformazione e di sollecitazione è approssimativamente definito
- - - a 2 if=-a 2 -- , [5.30] dall'equazione differenziale [5.30], della quale un integrale particolare ovviamente è
dx' GJ,
r-z12,~----11i--4
che esprime la deformazione {} della trave per un dato momento torcente • I JI
e che quindi, per tramite delle formule precedentemente ricavate, consente Fig. 5.22 it '---x Bfil-c)Mt
di calcolare le sollecitazioni e le tensioni.
La soluzione dell'equazione [5.30], se si indica con {}P un suo integrale #p=MtfGJt. Le costanti C1' C 2, presenti nella soluzione [5.31], sono determinate
particolare, risulta: dalle condizioni che per x= ±l/2 si abbia fr=O, ossia dalle due equazioni, posto
{}={}v+C1 cosh ax+C, senh ax, [5.31] a!/2~À,
C1 cosh A-!-C2 senh A= -{}P
con le costanti e,, e, da determinare mediante le condizioni ai limiti. C1 cosh A-C2 senh À=-{}p,
dalle quali,
5.3.4. Trave a parete sottile aperta, soggetta ad azione torcente, con alcune
sezioni impedite di ingobbirsi. quindi:
coshax).
Quando una sezione è impedita di ingobbirsi, non può aver luogo, lnngo [a]
cosh A
la sua linea media, alcuna variazione dello spostamento u secondo l'asse_
della trave, quindi, per la [5.14], in essa è nulla anche la rotazione unitaria{}. Per le formule [5.27], [5.26], [5.17] si ottiene (1'~al/2, a'=GJtfEJw):
Il fatto che, qualora si pensasse impedito l'ingobbimento di tntte le se-
zioni, {} risulterebbe ovunque nulla, per cui la trave soggetta a momento M. "')
"' ~
M.
'
(l cosh ax ) ,
coshÀ [b]
torcente non si deformerebbe, può a prima vista lasciare perplessi. Invece
la conclusione appare chiara appena si rifletta che la deformazione{}, essendo E fw coshax M coshax
univocamente connessa, nella schematizzazione teorica adottata, con l'inR
M.(Lh)=M,G J;a' cosh,\ t coshJ. ' [e]

gobbimento delle sezioni, risulta nulla quando la mobilità della struttura df} Mta senh ax Mtro* senh ax
a=~E- w*=Ew* 1 [d]
viene limitata con l'ipotesi che l'ingobbimento non sussista. dx GJ, cosh À aJw cosh .lt
Lo studio della trave a parete sottile aperta con alcune sezioni impedite l/2
d'ingobbirsi può essere effettuato impiegando l'equazione [5.30]. È oppor- J M,l ( tgh1')
OA·B~2j"!dx= GJ, 1 - - . - · [e]

~ <5 ·12l L'espressione [5.26], connessa con Ja presenza di tensioni tangenziali Li-r di mem- In definitiva lo stato di sollecitazione risulta identico a quello di mezza trave
brana ripartite pressochè uniformemente nello spessore, è in contraddizione con l'ipotesi avente un'estremità incastrata e l'altra libera soggetta all'azione Mt, come d'al-
dalla quale essa dipende (rel. 14 e seguenti), che gli scorrimenti, quindi le tensioni tangen-
ziali, siano nulli in corrispondenza della linea media di una generica sezione. Ciò nono- tronde dev'essere per evidente condizione d'antimetria; ·l'avremmo quindi potuto
stante, i risultati sono in genere attendibili (un errore abbastanza sensibile può essere com- ottenere imponendo per quest'ultima sezione la condizione ai limiti che siano nulle
piuto nello studio di travi aventi sezioni impedite d'ingobbirsi; par. 5.3.4). le tensioni normali.
120 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 121

b) UD caso numerico. Profilato HEA 300 (fig. 5.23), 1~300 cm, v~0,3. Per e) Per un profilato IPE 300 di uguale lunghezza si ottiene (fra parentesi i valori
il calcolo dell'area polare w* l'origine a dell'intervallo di integrazione viene posta calcolati per HEA 300):
nel baricentro G della sezione (C'=O, par. 5.3.2); anche il polo, che dev'essere a (max)~ 96, 7 · 10-2M, (22, 7 · 10-2) ,
il centro di taglio, coincide con G. La funzione w* è indicata nella fig. 5.23
Ll• (max)~3,2 · 10-2M, (1,3 · 10- 3) ,
[fw•s·dc~4s,(+ b: ~)]:
'i' (rnax)~25,3 · 10-2M, (4,3 · 10-2) ;
b'h 2 bh) s1h'b' ,
J 00 [relaz. 5.25; par. 5.2c]~4s 1 (J6 · 3 4 ~-z;r-~1,1998 · 10' cm , a (rnax)/r (max)~3,8 (5,3),
Ll• (max)/T (max)~0,13 (0,30),
1 1
J, [relaz. 5.11]~
3 Ea, · s, 2 ~
3 (2 · 30 · 1,4'+27,6 · 0,85')~60,53 cm', OA-n~0,252 M,l/GJ, (0,124).
J, Nella fìg. 5.23c sono indicati i diagrammi delle tensioni Ll7: e a: i segni delle
19,404. 10-'' a=4,405 · 10-3 cm~ 1 ,
tensioni Lf-,; sono facilmente controllabili dovendo esse riprodurre, completamente
o in parte, il momento torcente esterno; determinati i segni delle LI-,;, è facile con-
x~al/2~0,661 ' senh x~0,7102, cosh x~ 1,2265,
trollare i segni delle tensioni a (equilibrio dell'elemento 1-2-3-4 della fig. 5.23c),
tgh x~o,5790. deducibili per altro dal diagramma w* [fig. 5.23b; per la a) iJ' è negativa].

JCù s1_14 y
! 5.4. Sistemi equilibrati di forze longitudinali applicati alle estremità di
i una trave a parete sottile aperta. Bimomenti e relativi stati di
IQ)
tensione.
G~P-a1--~z
a) Nel precedente paragrafo si è visto che l'esistenza di una deformazione 1}
a) X
variabile lungo l'asse di una trave a parete sottile aperta comporta la presenza
di tensioni normali:
d{}
<1=-E--w* [5.17, ripetuta]
Fig. 5.23 dx '

In mezzeria (x~O): e che a tali tensioni corrisponde per ogni sezione un sistema di sforzi <1 dA
equilibrato; circostanza, questa, fissata dalle relazioni (par. 5.3.2c):
M,(T) [relaz. b]~M,(1- l, 2; 65 )~o,185 M,,
M,(Ll•)~0,815 M,, f w* dA=O, fw*ydA=O, Jw* zdA=O, [5.32]

a=O (in accordo con la configurazione antimetrica),


nelle quali la funzione w* è l'area settoriale calcolata assumendo come polo
i (max)~M,(i) s1 /J,~4,28 · 10-2M, kg/cm' (M, in kgcm). il centro O di taglio; e i suoi momenti statici w*y, w*z sono da valutare ri-
All'estremità B (x~l/2): spetto agli assi principali baricentrici della sezione.
Inoltre è facile rendersi conto che se, per una data sez!one, si considerano
M,(i)~O (quindi i'~O),
le tensioni normali <1 (conseguenti alle caratteristiche di sollecitazione N,
Mw* M,, My) valutate considerando l'elasticità lineare e la conservazione delle
a (max)=---'---J tgh .1~22,68 · 10-3M,(w* ,,,.,~bh/4) ;
a ro sezioni piane, l'integrale:
il valore massimo della tensione tangenziale di membrana si ha nelle sezioni A, B, [5.33]
e per la [5.22] vale (a'~GJ,/EJ00 ):
M,
Ll• (max)=-J
wS1
Mt S1b 2 h
w* dA=-J
wS1
-
16
f ~l,29 · 10-'M,;
risulta nullo: infatti, perio sforzo normale, u= ~, quindi B= ~ Jw* dA =0,
A•

OA-B [relaz. e]~0,124 M,l/GJ,. in virtù della prima delle relazioni [5.32]; e ad esempio per il momento M,,
122 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 123

rilevare la correlazione formale tra le relazioni [5.36], [5.35], [5.34] e quelle


essendo a=M,y/J,, si ha B= M, fw*y dA=O, nulla anch'essa per la seconda
J, J' relative allo stato fiessionale:
delle stesse relazioni. Diversamente stanno le cose se la tensione a è data dM My
dx =T, a=--,
dalla [5.17], ossia, come si è ricordato, in assenza di N, M,, My; infatti in J
tale caso, ricordando la definizione [5.25] di Jm, si ha:
A proposito del valore del bimomento può essere opportuno notare
B=-E d{} fw* 2 dA=-E d{} J [5.34] anche che, nel caso di carichi longitudinali applicati alla sezione estrema di
dxJ~ dx w' una trave, la tensione a non è nulla soltanto nelle zone di applicazione delle
forze; per cui, nel caso di n carichi addensati su aree molto piccole, l'espres-
certamente non nulla, mantenendosi la funzione integranda ru* 2 sempre po- sione [5.33] diventa, essendo in corrispondenza dell'intorno ±J di ogni ca-
sitiva.
Pertanto l'entità B, alla quale competono le dimensioni fisiche FL 2, gode
rico P, (in cui si può considerare costante il valore di w*) dA=P,. J,a
n
della proprietà di annullarsi quando esistono le caratteristiche di sollecita-
B=E P,w,*, [5.37]
i=l

essendo w,* il valore della funzione w* in corrispondenza del relativo carico P,.
p
p
r ~Mt
( ( /
'' \
'' "'\
''
'' ''
''
''
'' ''
Fig. 5.25 a) ' b) ''
Fig. 5.24 a) b} e) d)
Così, ad esempio, per la trave avente la sezione a corona circolare aperta
zione direttamente produttrici di tensioni normali, e viceversa di potere esi-: della fig. 5.24a (w*=n R 2 , es. 5.2, con <p=n)
stere quando esse sono nulle; e va da sè quindi che, se per nn dato stato di
B=2 Pn R'; [5.37,]
tensione la relazione [5.33] fornisce un certo valore di B non nullo, oppure
B ha un valore assegnato, per le [5.17, 5.34] si ha: e per la sezione a doppio T della fìg. 5.24b (il diagramma w* è riportato nella
[5.35] fig. 5.23):
d·h
B=4P-- [5.37,]
In conseguenza della sua genesi, alla quantità B, dipendente dall'azione 2
simultanea di due coppie di senso opposto e agenti su due piani distinti o soltanto:
e paralleli (fìg. 5.25), è stata data la denominazione di "himomento ". Ma è d·h
opportuno tener presente che con un momento essa nulla ha a che vedere: B=P-- [5.37,]
2
non per dimensioni fisiche, non per la possibilità di esser calcolata utilizzando
condizioni di equilibrio; B è soltanto un'entità analitica di comodo. nel caso di un solo carico, per il quale ovviamente sono da considerare anche
Inoltre, derivando rispetto a x la [5.34], si ottiene la [5.26], per cui risultando: le consuete caratteristiche di sollecitazione.
Lo studio dello stato di deformazione per effetto di bimomenti applicati
dB
dx =M, (Llr) , [5.36] alle sezioni estreme di una trave scaturisce dall'equazione differenziale [5.30],
la quale ovviamente in tale caso è omogenea, essendo nullo il momento tor-
il bimomento è legato al momento torcente come, nella teoria della fles- cente esterno; per cui la soluzione [5.31] diventa:
sione semplice, il momento flettente è legato al taglio; ed è interessante fJ=C1 cosh ax+c2 senh ax. [5.31,]
124 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 125

b) Deformazioni e tensioni si smorzano in genere lentamente per effetto e con sezioni a doppio T (avente ali e anima tra loro uguali), a E e a corona
di un bimomento agente su una trave a parete sottile aperta. circolare tagliata: per avere, ad esempio, soltanto il dimezzamento della e
Pensiamo che una trave a parete sottile aperta, cli lunghezza illimitata, (e delle relative conseguenze), occorre una distanza da1l'estremità caricata pari
abbia la sezione estrema soggetta a un bimomento B0 • Se si pone l'origine h h
in cifra tonda, in ciascuno dei tre stessi casi, a h · 0,23 - ; h · 0,27 - ;
dell'asse x sull'estremità, poichè, per x=co, cosh ax=senh ax e gli effetti si D s s
possono considerare estinti (#=0), nell'equazione [5.31 1] si ha C2 =-C1 , D · 0,55- · Quindi, per una snellezza h/s=D/s=30 (paragonabili ai valori
s
quindi (cosh ax-senh ax=e-•"; a 2 =GJ,/EJw), ricorrenti per i profilati), a distanze pari all'incirca a 7 h; 8 h; 16 D.
D=C1e-~=(·'U') X=O e-•x '·
0
[5.38)
d# Esempio 5.5.
ed essendo B=-E dx Jw, si ottiene, per x=O, B,=-E(-C1 a)J00 ,
Calcolare per alcuni tipi di trave a parete sottile aperta, aventi lunghezza infi-
nita e l'estremità soggetta a un bimomento, l'entità dello smorzamento degli effetti.
C1 =BJaEJ00 • [5.39)

Da1la formula [5.38] risulta d#/dx= -ae, d 2#/dx 2=a 2 #, pertanto, in base
alle relazioni [5.17] [5.22], tutti gli effetti si propagano con lo stesso anda-
mento deUa funzione e. Come vedremo nell'esempio 5.5, il valore del para-
metro a è tale che, per le sezioni a parete sottile aperta, in genere occorrono
notevoli distanze x, molto superiori aUa maggiore delle dimensioni che carat-
terizzano la sezione, per ottenere sensibili smorzamenti; quindi, scaturendo
il bimomento B da un sistema cli forze in equilibrio, per tale tipo di azione
esterna le travi aventi sezione a parete sottile aperta possono comportarsi
diversamente da quelle con sezione compatta, in relazione al principio Fig. 5.26
di De Saint Venant.
Sia l'entità del bimomento conseguente ad assegnate condizioni di carico,
sia lo smorzamento dei relativi effetti dipendono fortemente, come vedremo a) Sezione metallica, a corona circolare interrotta (fig. 5.26).
nell'esempio 5.5, dalla forma deUa sezione e dall'esilità dei suoi spessori in L'area polare vale, considerando come polo il centro di taglio e l'origine del-
relazione aUe altre dimensioni. Nel caso indicato nella fig. 5.25, o in casi l'intervallo d'integrazione sull'asse di simmetria (z0 =2R, v. es. 5.2 e fig. 5.13),
analoghi, è facile rendersi conto, come già abbiamo accennato nella premessa,
che la propagazione degli effetti di norma può spingersi assai lontano dalla w*=R' (2sen<p-<p);
sezione estrema soggetta al disturbo di cui il bimomento fornisce la misura: inoltre:
se le due ali fossero completamente separate l'una dall'altra, evidentemente •
il momento agente su ciascuna ala si propagherebbe conservando immutato
il suo valore. Ma l'anima deve intervenire per mantenere collegate le due
Jw=2fw* 2 dA=2nR 5s(~
2

-2), 1 ' 2nR,


Jt=3s

parti che tenderebbero a subire crescenti spostamenti relativi, essendo sog- G~E/2 (1 +v) (con v~0,3),
gette a momenti di segno opposto; e ovviamente il suo intervento è tanto
a'~GJ,/EJ00 ~0,099394 s'/R', a~0,3153 s/R',
meno efficace quanto meno essa è rigida, ossia quanto più è piccolo il rap-
porto dello spessore con l'altezza. Inoltre può essere utile notare che la defor- Per la [5.38], f>=fr 0 e-1X,'C; quindi la rotazione unitaria f> e le relative conseguenze
mazione è simile a quella provocata da un momento torcente; ossia che il ad esempio si dimezzano, rispetto ai valori iniziali, alla distanza x dalla sezione
bimomento provoca, come Mh una rotazione unitaria {} la quale, penetrando estrema per la quale e-«x=0,5, ossia ax=0,693. Sostituendo il valore di a si ottiene
nella trave, porta con sè una scia di tensioni tangenziali dei due tipi (i, Lh)
x~2R (0,55
2
e cli tensioni normali. Per quanto poi riguarda l'influenza che la forma della :), [a]
sezione può avere su tale fenomeno di forte propagazione degli effetti, può
essere utile citare i tre casi che verranno trattati nell'esempio seguente, riguar- che è notevole per avere soltanto il dimezzamento del disturbo impresso. Secondo
danti travi di grande lunghezza, con bimomento non nullo a un'estremità la [a], lo smorzamento è tanto più fievole quanto più è piccolo s/R.
126 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 127

b) Sezione n1etallica a doppio T, di spessore costante. applicate sulle due facce, avendo come dianzi si è notato senso opposto, si
Le varie quantità si calcolano semplicemente (es. 5.4, fig. 5.23): neutralizzano. Di conseguenza l'azione tangenziale unitaria (dc=!) da con-
siderare agente in un punto generico della stessa striscia vale, ricordando la
lw~h'h's/24, J,~(2b+h) s'/3, a'~GJ,/EJ00 •
relazione [5.1],
Per b~h:
d(-r:s) d(TyS,*/J,)
--dx= dx; [5.40]
a~ 3s/h 2 ; dx dx

e procedendo come in a) si ottiene che il disturbo impresso ad esempio si dimezza • dTy


alla distanza: e poichè la sezione e costante e dx = -qY, ponendo, per il tratto dc= I,
x:;;,h (0,23 h/s). [b] d(r:s) .
7:S=t, - - = t ' SI ottiene:
dx
Per un profilato HEA 300 (es. 5.4) si ottiene invece: S*
t'=-~­ [5.41]
x~ 157 cm-;:;5,7 h; J,
e per un IPE 300,
x~3,5 h.
?',,,
e) Sezione metallica a E con b=h e di spessore costante (fìg. 5.26). \
\
3b's1 _ 3 h
Zo (es. 5.1) 6bS1+ hS2 7 '

w,*~w,*+bh/2~0,2857 h',
Fig. 5.27

Jw~ fw*' dA~2s( i- w,*' ; ) (anima)+2bs [w,*'+(w,*-w,*)'/3+

+w,* (w,*-w,*)] (ali)~0,05952 h's,


A tale punto per la striscia, che per semplicità può essere considerata di
larghezza dx= 1, possono venire calcolati i diagrammi delle sollecitazioni,
J,~hs' (v. punto b), a=2,54 s/h 2 ;
essendo note tutte le forze agenti su di essa: sono sollecitazioni che agiscono
e procedendo come in a), il disturbo impresso ad esempio si dimezza per su sezioni aventi la larghezza dx=! e l'altezza pari allo spessore s della pa-
rete e che possono avere importanza ad esempio per strutture precompresse
x:;;,h (0,27 h/s). longitudinalmente, impiegate per coperture, di tipo analogo a quello indi-
cato nella fig. 5.2.
5.5. Travi a parete sottile aperta: sollecitazioni per le strisce di parete L'espressione dell'azione t', legata a quella delle tensioni "• (par. 5.2),
trasversali; l'importanza degli irrigidimenti alle estremità della trave. vale nell'ipotesi che si possano considerare piane le sezioni, quindi per travi
sufficientemente snelle. È ovvio che la superficie media di traslazione della
a) Per una trave di sezione costante soggetta a lID carico unitario qy siano parete può avere direttrice delle più svariate forme, anche poligonale (fig. 5.2).
note le caratteristiche di sollecitazione Ty, Mz in una generica sezione, di cui I lirniti di attendibilità dei valori delle sollecitazioni trasversali forniti
con y e z si indicano al solito gli assi principali baricentrici. Se immaginiamo dalla [5.41] sono evidenti appena si rifletta, come si è detto, sulle ipotesi che
di isolare una striscia, di larghezza dx (fig. 5.27), sulle due facce che la deli- la legittimano; ad esempio per una trave prismatica soggetta a carico qv
mitano debbono essere applicate le tensioni normali e tangenziali poste in uniforme il diagramma delle azioni tangenziali t' resta costante lungo l'asse
evidenza dai tagli clie si pensa di avere praticato; le tensioni ovviamente in:- della stessa trave, insensibile quindi alle condizioni di vincolo in cui si tro-
vertono il loro senso passando da una faccia all'altra, e si incre1nentano di vano le sezioni estreme.
una quantità piccolissima pari al loro differenziale.
Pertanto la striscia consideratà, che è una struttura piana, si trova in
b) L'importanza degli irrigidimenti alle estremità (timpani).
equilibrio sotto l'azione dei correlativi carichi e dei suddetti sforzi interni,
dei quali però, per quanto concerne lo stato di sollecitazione piano,· interes- Se si considera la striscia sugli appoggi in fregio a una delle testate (fi-
sano soltanto i differenziali delle tensioni tangenziali, poichè le parti finite gura 5.28), per essa si deve tener conto, essendo la faccia 2 esterna, delle
128 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 129

b) Carichi q/2 distribuiti lungo i bordi.


azioni tangenziali t=u=TyS,*/J, applicate alla sezione interna I, oltre, s'in-
tende, alle reazioni degli appoggi e ai carichi esterni agenti direttamente Rispetto al caso precedente, il momento dovuto alle azioni ( non si modi-
sulla striscia stessa. Tale concentrazione di azioni richiede in genere, per fica (basta aver presente ]a rei. 5.41, in cui è da porre qy=q), mentre quello do-
strutture di una certa importanza, l'irrigidimento delle sezioni estreme me- vuto al carico vale (per qJ=O)- ~ R sena; quindi, per a=30°, si ottiene:
diante sottili pareti verticali, o ispessimenti del bordo, o anche semplici tiranti
(fig. 5.2). m.(<p~O)~qRa(-0,47746+0,15738)~ -0,320 qRa~ -0,1676 qR.
S'intende che se la trave è continua sugli appoggi, anche la faccia 2 si
e) Può essere utile confrontare, ad esempio per il caso considerato in a), le
trova soggetta a sforzi che aggravano, rispetto al caso di appoggio semplice,
massime tensioni per mrp (che agisce nel piano z-y) e M,,, (applicato alla sezione
lo stato di sollecitazione della striscia interessata dalle reazioni dei vincoli. della trave), assumendo a=30° (c 0 =R), l=6c 0 , c0 =35 s (fig. 5.27) e considerando il
materiale omogeneo, poichè interessa soltanto l'ordine di grandezza delle tensioni,
m, (max)~-0,0455 qc,, Iii (m,) I ~6m,/s'~ 10 q/s,
M, (max)~ql'/8, a,~M,ym.xfJ,~M, · 0,088904 R/0,0016818 R's~ 238 q/s.

Fig. 5.28

Esempio 5.6.
Una trave a parete sottile aperta, appoggiata alle estremità, ha la sezione ad
arco circolare ed è sottoposta a un carico distribuito uniformemente sulla super-
-i
A
ficie (fig. 5.29b) e a carichi q/2 applicati lungo i bordi rettilinei (fig. 5.29d). 'P
~-o,09qaR
a) Pressione uniforme.
j_
Con i simbo1i indicati nella figura si ha: a <p ) <p_o)
Jz=R 3s (a+sen a cos a-2 sen 2 afa), e)
sen_
Sz*=R 2si:p ( _'P <p sen
__ a_a)
>

qy~q~p 2aR; ~q/2


il momento unitario mrp massimo dovuto, nella sezione di mezzaria (rp=O), al carico Fig. 5.29 d)
e all'azione tangenziale t' vale:
m.(<p~O)~m.(p)+m,(t')~[pR' (cos a-l)l+
Pertanto, per le travi snelle soggette a condizioni di carico correnti, le tensioni
(1-cos a) (1-sen a/a)+0,5 sen' a-0,5 a sena ] normali per le strisce trasversali hanno valori molto minori di quello massimo in
+ [2pR'a' a 2 +a sena cos a-2sen 2 a
· direzione longitudinale; tuttavia esse possono ugualmente interessare quando la
trave sia precompressa soltanto longitudinalmente.
Per a=30° si ottiene:
m,(<p~O)~qRa[-0,24434+0,15738]~-0,08696 qRa~-0,0455 qR; 5.6. Bibliografia.
per a=20°, L'esistenza di azioni torcenti causate da carichi non passanti per il centro di
m,(<p~O)~qRa[-0,24747+0,15673]~-0,09074 qRa~-0,0317 qR; taglio venne sperimentalmente rilevata nella memoria di C. BACH, " Versuche iiber
die tatstichliche Widerstandsftihigkeit von Balken init E fOrmigem Querschnitt ",
con buona approssimazione si ha (per 15°:s;::a:s:;:35°): Zeitschrift des Vereines Deutscher Ingenieure, vo1. LIII, 1909, p. 1790; Bach nelle
sue esperienze scelse con accortezza profilati aventi sezione a [, particolarmente
m,(<p~O)~ -0,09 qRa ; idonea per inettere in luce l'esistenza della torsione anche quando il piano di solle-
il diagramma di m, è indicato nella fig. 5.29c. citazione è baricentrico, e, assegnando posizioni variabili alla retta d'azione del ca-
9 - POZZATI, TTM1.
130 Capitolo quinto Travi a parete sottile aperta 131
rico, individuò sperimentalmente quella che non dava luogo a rotazione per secondo le direzioni principali; inoltre col procedimento di Vlasov il centro di taglio
torsione. scaturisce come proprietà intrinseca della sezione. L'introduzione del concetto di
Il problema fu per la prima volta risolto in un caso part!colare (trave con sezione « area settoriale » e della quantità J w ad essa correlata ha consentito a Vlasov di
semicircolare) da S. P. TIMOSHENKO, «Use of Stress Funct1on to Study Flexure and calcolare, tra l'altro, gli stati di sollecitazione e di deformazione conseguenti a si-
Torsion of Prismatic Bars » (in russo), Politecnico di St. Petersburg, 1913 (si trova stemi di carico equilibrati connessi con l'esistenza di quella particolare entità ana~
notizia di ciò nella bibliografia del volume di S. P. TIMOSHENKO-!. M. GERE, Mecha- litica, indice dell'effetto d)ngobbimento e di penetrazione all'interno della trave,
nics of Materials, Van Nostrand, New ~ork, 1_972).. La so~uz1one g_enerale "."e?TI-e chiamata « bimomento ». E evidente che a un'impostazione così fatta dello studio
chiaramente illustrata da R. MAILLART 1n vari suoi lavori, apparsi sulla r1v1sta delle travi a parete sottile aperta sono state dischiuse le porte a ·una trattazione, in
Schweizerische Bauzeitung, dei quali in particolare ri~ordiamo <1 Zur Frage der parallelo a quella sviluppata con l'ipotesi della conservazione delle sezioni piane,
Biegung », voi. LXXVII, 1921, p. 195 e 'Der Schubm1ttelpunkt », voi. LXXXIII, di molti problemi delle travi a parete sottile aperta. A tali problemi Vlasov dedicò
1924, p. 109, p. 176: fu Maillart a proporre, tra l'altro, l'appropriata denommaz1one un nutrito numero di lavori, pubblicati a partire dal 1936 sino al 1949 circa. I risultati
di «centro di taglio 1>. Interessanti osservazioni si trovano in una breve nota cnttca più significativi si trovano raccolti nel suo volume (del quale la 1a ed. in russo apparve
(riportata sotto forma di una lettera alla riv~sta) di A. EGGENSCH~YLER, Schwe~zeri­ nel 1940, la 2• ed. nel 1958) V. Z. VLASOV, Thin-walled Elastic Beams, tradotto dal
sche Bauzeitung, vol. LXXVI, 1920, p. 206; s1 veda anche, a proposito della tor~1one, russo, Israel Program for Scientific Translations, Jerusalem, 1961. Inoltre sono di
i chiari capitoli XII, p. 219, di H. PARKUS, Mechanik der festen_ Kiirper, ~pr1nger, particolare interesse i seguenti lavori: H. WAGNER, « Verdrehung und Knickung
Wien, 1966 (2a ed.), e p. 200, di W. FLUGGE, Festigkeitslehre, Spnnger, Berhn, 1967. von offenen Profilen », Festschrift 25 Jahre T. Hochschule (Danzic), 1929. - H. WA-
Della posizione del centro di taglio trattano anche i lavori: W. L. ScHWALBE, «-Ober GNER und W. PRESCHER, « Verdrehung und Knickung van offenen Profilen », Luft-
den Schubmittelpunkt in einem durch eine Einzellast gebogenen Balken l>, z.eit: hartforschung, 1934, p. 174 (l'ipotesi adottata è analoga a quella del contorno inde-
schrift filr Angewandte Mathematik und Mechanik, voi. XV, 1935, p. 138 (sez10m I formabile estesamente introdotta nel 1936 da Vlassov). - F. BLEICH und H. BLEICH,
di forma qualunque, non aventi una dimensione piccola rispetto alle altre; le equa- « Biegung, Drillung und Knickung van Sta.ben aus diinnen Wanden », Vorbericht
zioni differenziali esprimenti i legami di equilibrio tra le tensioni e di congruenza Zweiter Kongress Internationale Vereinigung /tir Briickenbau und Hochbau (Berlin),
interna tra dilatazioni e scorrimenti, sono risolte con l'introduzione di due fun- ottobre 1936. - A. R. RzHANITSYN, « Combined Resistance of Thin-walled Profiles
zioni delle tensioni); E. TREFFTZ, «O-ber den Schubmittelpunkt in einem durch eine
with Inflexibible Contour at and Beyond the Elastic Limit », Trudy Laboratorii
Einzellast gebogenen Balken », lbid., voi. XV, 1935, p. 220. .
stroitel'noi mekhaniki, 1941; dello stesso Autore, «The Stability of Thin-walled
La torsione d~. profilati aventi sezione qualunque venne accuratamente studiata
Beams Beyond the Elastic Limit », Ibid., 1949. - H. N. lIILL, 'Torsion of Flaged
da C. WEBER, ' Ubertragung des Drehmornentes in Balken mit doppelflanschigem
Querschnitt », Zeitschrift fiir Angewandte Mathematik und Mechanik, val. VI, 1926, Members with Cross Sections Restrained against Warping », National Advisory
Committee /or Aeronautics, Technical Note, n. 888, 1943. - T. von KARMAN e
p. 85 (dello stesso Autore 'Biegung und Schub in geraden Balken », Ibid., voi. IV,
CH:rusTENSEN, «Methods of Analysis far Torsion with Variable Twist», Journal
1924, p. 334): nel primo dei due lavori cit~ti (1926, p. 93) si trova ricavata, ;;er trave
soggetta a momento torcente var1ab1le, 1 equazione differenziale [5.30] (lì -r: 2&= of the Aeronautica! Sciences, vol. XI, 1944. - S. TIMOSHENKO, « Theory of Bending,
= -a 2 MtfGJt) esprimente la suddivisione dell'azione torcente nelle du~ parti rea-
Torsion and Buckling of Thin-walled Members of Open Cross Section », Journal
lizzate con tensioni tangenziali di membrana o ad andamento intrecciato, deter- of the Franklin Institute, voi. CCXXXIX, 1945, p. 201 e seguenti. - W. J. DuNCAN,
minando le conseguenti tensioni normali a (la presenza e la possibile importanza di «The Flexural Centre or Centre of Shear l>, Journal of the Royal Aeronautica! Society,
queste per profilati a doppio T era stata già rilevata da S. TIMOSHENKO~ Z~itschr. voi. LVII, 1953, p. 594. - M. CAPURSO, ' Sul calcolo delle travi di parete sottile in
far Mathematik und Physik, 1910, p. 361); nel par. 3 della stessa memona Sl. trova presenza di forze e distorsioni (5 note), La Ricerca scientifica, anno 34 (II-A), vol. VI,
rilevata, sostanzialmente impiegando il teor~ma d~l lavoro mutuo, _la co.1nc1~enza 1964, pp. 213-286, voi. VII, pp. 5-106 (accurata trattazione generale dell'equilibrio ela-
(in assenza di sforzo normale) del centro d1 tors1one col centro d1 taglio; In un stico delle travi di parete sottile soggette a carichi e ad ~zioni distorcenti); dello
esempio numerico l'esperienza di Bach è verificata con ottima concordan~a. P~r stesso Autore, Lezioni di Scienza delle costruzioni, Pitagora, Bologna, 1971,
la correlazione tra centro di taglio e di torsione, impiegando il teorema d1 Betti, cap. VII-7. - V. FRANCIOSI, «Le travi a sezione sottile», Rendiconti del Corso di
si veda: J. MANDEL, « Détermination du centre de torsion à l'aide du théorème de Perfezionamento per le costruzioni in c. a., Tamburini, Milano, 1965. - A. MIGLIACCI,
réciprocité », Anna/es des Ponts et Chaussées, voi. CXVIII, 1948, p. 271. Per il bimo- «Sul problema della torsione di travi continue con sezione aperta di piccol~ spes-
mento si veda BESCHKINE, «Théorie de la torsion flexion des poutres prismatiques », sore», Rivista di Ingegneria, ottobre 1965. - H. PARKUS, E. TuNGL, « Der E1nfluss
Anna/es de l'Jnstitut technique du Bdtiment et des Travaux_ Pub/ics, 1947. . . van Eigenspannungen auf die Torsion diinnwandiger offener Profile » [monografia
V. Z. VLAsov ha contribuito notevolmente alla soluzione e alla semphficaztone riportata a p. 135 del voi. H. GREGG, W. PELIKAN, F. REINITZHUBER, Stahbau und
di numerosi problemi riguardanti le lastr~ sottili e. in partic?l.are l~ ~!avi a .parete' Baustatik aktue/le Prableme (in onore di Beer e Sattler), Springer, Wien, 1965]. -
sottile aperta. Per queste da tempo era chiaro che v1 sono casi in cui 1 1ngobbnnento A. PmLLIPS, «The Shear Center in Creep of Beams of Thin-walled Open Cross
delle sezioni acquista grande importanza. yiassov ut!lizzò l'ip?tesi. della .«conserva- Sections l> (contributo riportato a p. 65 degli Atti del Congresso, tenuto nell'Uni-
zione della forma del contorno » della sezione, con 11 vantaggio dt far dipendere lo versità di Stanford, California, Creep in Structures, editi da N. J, HoFF, Springer,
stato di sollecitazione dalla sola deformazione unitaria {} e introdusse il concetto di Berlin, 1962). - J. L. NowINSKI, «Theory of Thin-walled Bars », Applied Mechanics
«area settoriale»; è evidente che l'ipotesi dianzi citata è meno restrittiva di quella della Surveys, ed. Abramson et al., Spartan Books, Washington, 1966, p. 325 (la questione
conservazione delle sezioni piane. Per la determinazione del centro di tagli? O, !:im- del centro di taglio inquadrata nella trattazione generale di travi soggette a flessione
piego delle ?efinizioni rigua:danti l'area s~tto!iale conse~te qualc?e se~phfica~1one e torsione). - S. DEI Pou-G. RAMPI, «Viscoelastic Stress Analysis by Finite Strip
dei calcoli rrnpetto al procedimento, tuttaVIa di gran~e ev1de1?za fisica, di deter~t~are Method », Costruzioni in cemento armato, Corso di perfezionamento Fondaz. Pe-
il punto O (secondo Timoshenko e Maillart) come 1ntersez1one delle rette d azione senti, ed. Tamburini, Milano, 1974, p. 271 (si trovano trattati esempi di travi a pa-
degli sforzi tangenziali conseguenti a due azioni taglianti che conviene fare agire rete sottile aperta). - F. MOLA, «Sul problema della flesso-torsione in fase viscosa
132 Capitolo quinto

lineare di travi in parete sottile a sezione aperta l>, Ist. Scienza e Tecnica delle co-
struzioni, Polit. di Milano, Nota tecnica n. 21, gennaio 1974.
Magistrali capitoli sono contenuti nelle seguenti opere: V. FEODOSYEV, Strength
of Materials, Mir Publishers, Moscow, 1968, cap. Xl. - S. TIMOSHENKo-J. 1':f· GERE,
op. cit., cap. VIII. - J. CouRBON, Résistance des matériaux, Dunod, Fans, 1971,
voi. Il, cap. X.
Per quanto riguarda il calcolo delle sollecitazioni trasversali, il procedimento
«a trave l>, che consente di dedurle dando per buone le tensioni O'z, Txy dedotte dal-
1'ipotesi della conservazione delle sezioni piane, fu suggerito da U. FINSTERWALDER, CAPITOLO VI
« Die Theorie der zylindrischen SchalengewOlbe System Zeiss-Dywidag und i~re
Anwendung auf die Crossmarkthalle in Budapest )>, Intern. Assoc. Bridge and Struct. LA TRAVE SU APPOGGI ELASTICI INFINITAMENTE VICINI
Engineering, 1932, p. 127. Si veda in proposito H. LUNDGREN, Cylindrical Shells,
Danish Technical Press, Copenhagen, 1951 (2a ediz.).

6.1. Osservazioni introduttive. Equazione della liuea elastica e sua


integrazione.
a) Frequentemente si presenta la necessità di conoscere il comportamento
di una trave soggetta a vincoli elastici distribuiti, che applicano in ogni
punto dell'asse una reazione proporzionale allo spostamento trasversale.
Reazione che può essere effettivamente continua, come, ad esempio, per le
travi di fondazione, schematizzando approssimativamente il terreno alla
stregua di una distesa di molle elastiche indipendenti tra loro e vicinissime;
ma che può anche agire in punti distanziati ed esser pensata invece diffusa,
come può supporsi nello studio di certi reticoli di travi. Si comprende quindi
che, per la possibilità di riportare innumerevoli problemi pratici al compor-
tamento della trave su appoggi infinitamente ravvicinati, le soluzioni e i
procedimenti sen1p1ificativi sono stati numerosi, per cui ci dovremo limitare
a trattare l'argomento nelle sue linee di maggior rilievo per i casi che più
interessano le applicazioni.
La natura del sostegno continuo che vincola la trave, o come usualmente
si dice del « suolo elastico alla Winkler », in ricordo di chi diede le prime so-
luzioni (v. bibl.), è caratterizzata dal «modulo del suolo» k, ossia dalla
pressione che si deve applicare al « suolo » per avere lo spostamento v= l
in direzione normale all'asse della trave. Per cui le dimensioni fisiche di k
sono FL- 3 , e k si misura per esempio, in kg/cm3 ; e, se indichiamo con b
la larghezza della sezione della trave in corrispondenza del lembo a contatto
col mezzo vincolante, la reazione su un tratto lungo 1, se lo spostan1ento
è v, vale r=-kbv=-{Jv, con senso opposto a quello di v; e al parametro:

competono le dimensioni fisiche di una pressione (FL- 2).


Quindi se la trave è prismatica, e se si trascurano le eventuali azioni ra-
denti (parallele all'asse) applicate dal suolo, l'equazione della linea elastica,
con le note ipotesi, vale (fig. 6.1):
d4 v
EJ - d• =q-{Jv , [6.1]
X
134 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 135

e ponendo: la rotazione <p della sezione, il momento flettente, lo sforzo tagliante e la rea-
zione r mediante le note relazioni:
(/3=kb) [6.2]
cp=v'' M=-EJv'', T=-EJv'", r=-f3v, (6.6]
(a è l'inverso di una lunghezza), nelle quali le derivate hanno le seguenti espressioni:
vrv +4a'v=q/EJ. [6.3] v'=a[(-A+B)e-•' cosax+(-A-B)e-= sen ax+(C+D) e= cos ax+
+(-C+D) e= senax],
La sua soluzione è data dalla somma di un integrale particolare, che tiene
conto dell'eventuale carico q, e dell'integrale generale dell'equazione resa v"=2a 2 [-B e-r%C cos ax+A e-oci; sen ax+D era cos ax-
omogenea (q=O), col quale si prescrivono le condizioni di vincolo per le -C ea.x senax], [6.7]

v"'=2a3[(A+B) e-"' cos ax+(-A+B) e-"' sen ax+


+(-C+D) e"' cos ax+(-C-D) e= sen ax];

per cui risultano simili le espressioni della v e delle sue derivate; ognuna
delle quali, nota la prima, può essere immediatamente ricavata, per simili-
Fig. 6.1
tudine, dalla precedente.
sezioni estreme. Formulando la [6.3], si pensa inoltre il «suolo» in grado Con notazione matriciale (cap. 1) la scrittura risulta molto semplice: infatti
di reagire indipendentemente dal senso dello spostamento e con il medesimo posto:
modnlo. l J l-1 -1 o
u~ g -1o 1
b) Integrali particolari. Se il carico esterno applicato lungo la trave varia
con la legge q=cxn, con n~ 3, un integrale particolare della [6.1] risulta:
H~[A,

si ha:
B, C, D], X=
e-"" cos ax
e-a.x sen ax
ea.x cos ax
ea.x sen ax
'
o
o 1 -rl [6.8]

v=cxn/{3, [6.4] v=HX, v'=HUX, v'''=HU 3X, [6.9]


come facilmente si verifica constatando che esso rende soddisfatta la stessa ed è facile verificare l'uguaglianza delle [6.7] e delle [6.9].
equazione [6.1]; per cui, essendo r=-f3v=-cxn=-q, il carico si riversa
immutato sul suolo, il quale si deforma come se la trave non esistesse. Se L'integrale generale può essere espresso anche nella seguente seconda
n=O (carico uniforme) o n=l (carico variabile linearmente), la trave è per forma, comoda perchè pone in evidenza le funzioni che hanno carattere di
di più inerte (M= -EJv" =0), e il carico q ha come unica conseguenza simmetria (le prime due) e di antimetria:
quella di caricare il suolo. Se n=2, la superficie caricata s'incurva, e allora v=A cosh ax cos ax+B senh ax sen ax+C senh ax cos ax+
per la trave, costretta a seguirla, risulta costante il momento flettente; se [6.10]
+D cosh ax sen ax;
n=3, è costante lo sforzo di taglio; ma sia il primo (n=2), sia il secondo
stato di sollecitazione possono sussistere senza che la trave riceva alcuna e le derivate, ricavabili, come si è detto, a catena, valgono:
azione esterna ripartita (q, 0 " =q-f3v= -T' =0).
v'=a [(C+D) cosh ax cos ax+(-C+D) senh ax sen ax+
e) L'integrale generale. +(A+B) senh ax cos ax+(-A+B) cosh ax sen ax],

Può essere scritto in due forme che, pur essendo del tutto equivalenti, v =2a 2 [B cosh ax cos ax-A senh ax sen ax+
11

[6.11]
conviene riportare entrambe per qualche vantaggio di ordine applicativo. +D senh ax cos ax-C cosh ax sen ax],
Una prima espressione è: v"'=2a3 [(-C+D) cosh ax cos ax+(-C-D) senh ax sen ax+
v=Ae-•x cos ax+Be-= sen ax+ce= cos ax+De"' sen ax, [6.5] +(-A+B) senh ax cos ax+(-A-B) cosh ax sen ax].

e le costanti A, B, C, D, sono da determinare con le condizioni ai limiti della Inoltre, come per la precedente espressione, risulta sintetica la scrittura
trave (due per ogni sezione estrema). Ottenuta la linea elastica v, si deducono matriciale.
136 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 137

6.2. La trave di luughezza illimitata. Pertanto un qualunque effetto provocato da una forza e da una coppia
in corrispondenza di una generica sezione (che ovviamente può essere anche
La soluzione particolarmente semplice di tale caso è di prammatica, quella dove agiscono P 0 e M,) pressochè si annulla spostandosi della lun-
essendo utile non soltanto perchè per suo mezzo può essere studiata la trave ghezza d'onda À; ossia al di là di À ogni effetto è praticamente smorzato e
di lunghezza finita (par. 6.3), ma anche per le indicazioni che da essa si trag- la trave resta inerte, per cui non ha importanza il fatto che essa prosegua,
gono e per il fatto che in alcuni casi il valore della lunghezza può risultare sia vincolata o cambi forma. In definitiva, se la lunghezza è maggiore di À
trascurabile sullo stato di sollecitazione. Consideriamo la trave illimitata la trave si comporta in pratica come se fosse illimitata; e il tratto attivo, sede
soltanto da una parte, soggetta a un carico P 0 o a una coppia Mo (q=O; di sollecitazioni e movimenti, è evidentemente tanto minore, come indica la
fig. 6.2), applicati nella sezione iniziale; nel punto in cui agiscono le azioni [6.13], quanto più è elevato il parametro {!/El ossia, come d'altronde è ovvio,
esterne viene posta l'origine degli assi coordinati. Dovendo annullarsi la v quanto più è rigido il mezzo vincolante ed è deformabile la trave. Che poi
e la v' per x=oo, è chiaro che nell'espressione [6.5] dell'integrale generale in tale tratto l'andamento della v (quindi di ogni altra conseguenza) sia oscil-
debbono essere nulli quei termini che, per la presenza della funzione e"", latorio, appare chiaro appena si rifletta che, per una trave illimitata da una

}c-,- .. 2n"a.A.4

T \fosax a) /+
l1 '
'8(x) !~
/ 1

>jet:x'r\\, __ / >{ax'r \ /
Fig. 6.2 \,_/

risultano invece crescenti con x; deve quindi aversi C=D=O, mentre le co- Fig. 6,3
stanti A, B sono da determinare mediante le condizioni ai limiti in corrispon-
denza della sezione caricata. sola parte, sottoposta a P, e a M 00 l'equilibrio tra la reazione del suolo
Pertanto sia la linea elastica v, sia le derivate successive, come risulta (r=f!v) e le azioni esterne evidentemente non sussisterebbe se lo smorzamento
dalle relazioni [6.7], sono funzioni del tipo: della v avvenisse con legge assintotica.
[6.12] Quindi, come per altro mostrano le relazioni [6.5], [6.7], nell'espressione
analitica di ogni effetto delle azioni P00 M, figura sempre una delle funzioni:
quindi funzioni oscillatorie smorzate, derivando il primo attributo dalla ·
presenza della f(x), e il secondo dall'intervento della funzione e-""=l/e"", 1J{x)=e-ccv cos ax' 'f(X)=r"" sen ax,
che per l'appunto tende a zero aumentando x indefinitamente. Il valore della [6.15]
funzione trigonometrica f(x) in un generico punto evidentemente si ripete s(x)=il(x)+'P(x), d(x)=il(x)-'P(X),
incrementando l'argomento di 2n, quindi incrementando l'ascissa x di un
intervallo Llx=À, tale che a(x+À)=ax+2n; da cui si ottiene la lunghezza: per le quali la variabile x è da assumere sempre col suo valore assoluto, anche
quando vengono calcolate per ascisse negative.
À= 2n =2n1'/ 4EJ , [6.13] Di tali funzioni, vari valori sono elencati nella tab. 6.1, al termine del
a V f! presente capitolo; il loro andamento è qualitativamente riportato nella fi-
che viene detta «lunghezza d'onda». È interessante anche notare che se F(x) gura 6.3, con l'indicazione in tratteggio di quello che si avrebbe per la pre-
è il valore della nostra funzione in un generico punto x, alla distanza (x+À) senza delle sole componenti oscillatorie, non tenendo conto cioè della fun-
si ha, per la [6.12], zione esponenziale e-a.l:.
F(x+À)=e-•Cx+'>f(x+À)=e-•Cx+>lj(x)=r"' e-•"f(x)= Nelle seguenti formule, la cui validità è legata all'ipotesi che la reazione
[6.14] del suolo agisca nei due sensi, il primo segno vale per la trave a destra del-
=e-•'F(x)c;;F(x)/535,
1'origine degli assi, il secondo per quella a sinistra; sono inoltre assunti po-
essendo, per la [6.13], e-•'=e-'"c;; 1/535. sitivi gli spostamenti verso il basso e le rotazioni destrogire.
138 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 139

a) Trave illimitata da uua sola parte, sottoposta al carico P, in x=O d) Trave illimitata da entrambe le parti, sottoposta alla coppia M, in
(fig. 6.2): x=O (fig. 6.4):
2a + 2a' a'
V= ±M, T '/)(X) ,
a'
T
v==i=P,
73
ff(x), <p=+P, T
s(x), <p=M, d(x),
[6.16] [6.19]
P, M, _M0 a
M=±-'P(x), T=:j=P, d(x); M=± z-D(x), T=-- -s(x);
a 2

2a 2a 2 M,a
per x=O: v==i=P, T' <p=P, T' M=O, T=P,. per x=O: v=O, T=---.
2

e) Trave illimitata da entrambe le parti, con un tratto caricato uniforme-


b) Trave illimitata da una sola parte, sottoposta alla coppia M, in x=O
mente (fig. 6.4b).
(fig. 6.2):
Un carico elementare q · dx, applicato alla distanza x da un generico
2a 2 • 4a3
v==M, T d(x), cp=±M, T
ff(x), punto X (distante a, b dagli estremi del tratto caricato), provoca in X lo spo-
stamento dv e il momento flettente dM forniti dalla prima e dalla terza delle
[6.17]
relazioni [6.18] in cui si ponga P,=q ·dx; integrando quindi da O ad a e da
M==!=M,s(x), T==f2M,a'/)(x) ; O a b si ottiene, in un generico punto del tratto caricato,

per x=O: v= ~ [2-ff(a)-ff(b)] , [6.20]

essendo ad esempio, per le [6.15], ff(a)=e-~ cos aa.


e) Trave illimitata da entrambe le parti, sottoposta al carico P, in x=O
(fig. 6.4a). 6.3. La trave di lunghezza finita.
6.3.1. Condizioni di carico che non inflettono la trave.
In seguito a quanto è stato notato a proposito degli integrali particolari
dell'equazione indefinita di equilibrio (par. 6.lb), per la trave sottoposta a
un generico carico trapezoidale (fig. 6.5) le sollecitazioni sono nulle, essendo

~~,
Fig. 6.5 i---- l ----4
Se ne ottiene la soluzione pensando di praticare un taglio in O (x=O) e
considerando mezza trave con le relative condizioni ai limiti. Risulta quindi:
la reazione del terreno uguale e opposta al carico <6 •1l. Quindi lo sposta-
+
v= +P,
a
/3 s(x) , <p==f P,
a'
73 'J'(X),
mento in un generico punto risulta:
2 q
[6.18] v=p'
+ P, P,
M=+~d(x), T==J=- ff(x) ;
2 essendo q=q,+(q2 -q1 ) x/l e f3=kb.

per x=O: 61
C • > Una trave illimitata, soggetta a un carico variabile linearmente, è inerte; pertanto
nulla accade se pensiamo di isolare, mediante tagli, un suo tratto.
140 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 141

6.3.2. Soluzioni per la trave considerata indeformabile. avendo indicato con 'J!,, s,, d, i valori delle funzioni [6.15] '/!(x), s(x), d(x)
per x=l. Determinati M 0 ' , P 0 ' si ottengono quindi le sollecitazioni e i movi-
Il diagramma delle reazioni kv del suolo evidentemente coincide con quello menti in qualunque sezione; ad esempio, per il caso simmetrico:
delle tensioni di una sezione rettangolare, avente i lati lungi /, b, premuta
eccentricamente secondo la direzione del lato I maggiore; per cui, calcolata P'
0
M(x)=-- ['/!(x)+'f!(x')J+M,' [s(x)+s(x')],
la reazione del suolo, facilmente possono essere calcolati i diagrammi delle a
sollecitazioni. Consideriamo, a titolo di esempio, il caso della trave soggetta [b]
2a 2a 2
ad azioni esterne applicate ad una delle sezioni estreme. v(x)=P/ T [D(x)+D(x')]-M,' T [d(x)+d(x')].

!"--·-- l --~

M,(l'?' ;_ -'- J . . J)M,


ie !<--- x•--->j
At(~w SWV;,&;,1 1 ;,,

so;;vas;~Jyw,:
a) Coppia M 0 applicata a un'estremità (fig. 6.6, ~=x/l).
"' MM
12M,
<p=-ffl'' Fig. 6.7 Fig. 6.8
[6.21]
T= 67, (~-~') . Riportiamo i valori delle azioni T 0 ' , M 0 1 , per alcune condizioni di carico,
essendo, lo ripetiamo,
b) Forza P, applicata a un'estremità (fig. 6.6, ~=x/l).

4P, 2P, Due carichi simmetrici P, (fig. 6.7):


fiv,=-1-, fiv,=--1-'
[6.22] l+s, P'
2
M'=-'-~. [6.23]
M=P,l (-~ +e), P/=P, (1-d,) (l+s,)-2% 2 0
a 1 +s0 '

due carichi antimetrici P, (fig. 6.8):


6.3.3. La trave deformabile sottoposta a forze e a coppie sulle sezioni estreme.
1-s / P'
O 'lfJo •
a) Gli effetti provocati da forze e coppie applicate alle estremità di una M o=-~ 1-so' [6.24]
P,'=P, (l+d,)(l-;,)-2% 2
trave possono venire determinati semplicemente sovrapponendo le due solu-
zioni relative alla stessa trave A-B considerata di lunghezza indefinita da A
due coppie simmetriche M, (fig. 6.7):
verso destra in un primo caso,· e da B verso sinistra in un secondo, con le
estremità A, B sottoposte a una forza e a un momento flettente aventi valore 1-d ' M' 2tpo
tale da rendere soddisfatte le condizioni ai limiti prescritte C6 · 2l. Così, ad esem-. M,'=M, (1-d,)(l+~)-2%'' P o= o a l-d ; [6.25]
pio, per due carichi simmetrici P, (fig. 6.7), sovrapponendo gli effetti dei '
due casi b), e) e impiegando per ciascuno di essi le relazioni [6.16], [6.17], due coppie antimetriche M, (fig. 6.8):
le condizioni relative al taglio e al momento risultano:
,
P o=- M' 2% [6.26]
-P,' +(P,' d,+M/ 2mp,)=-P,, M/+(M,'s,-P/'J!,/a)=O, [a] o a I+do •

{B. ) In genere viene invece assunta, come configurazione principale, la trave illimitata
2
Ovviamente gli effetti di una forza o di una coppia applicata a una sola
nei due sensi (si veda, ad esempio, l'art. di H. BLEICH, cit. nella bibl., e l'op. di I<. BEYER, estremità (fig. 6.9) si possono ottenere scomponendo tali azioni esterne in
p. 144). La trave illimitata in un solo senso è una configurazione di solito più prossima
a quella reale, ed è quindi preferibile. un'azione simmetrica e in una antimetrica. ,
142 Capitolo sesto

b) Gli effetti provocati da coppie e forze simmetriche o antimetriche pos-


sono venire calcolati anche impiegando l'espressione [6.10] dell'integrale
generale.
Consideriamo, ad esempio, la trave soggetta a due carichi simmetrici
(fig. 6.10): le costanti C, D debbono esser nulle, perchè il terzo e il quarto
termine dell'integrale citato (quindi della linea elastica) acquistano valori
uguali ma di segno contrario in sezioni simmetriche. Le condizioni ai limiti
sono:

per cui, utilizzando le relazioni [6.11], si ottiene, posto al/2=y,


cosh y cos y senhy seny
A=B-~--­
senhy seny senh 2y+sen 2y
noti tali valori, utilizzando ancora le stesse [6.10], [6.11], si ottiene qualunque
effetto (r=v', M=-EJv", T=-EJv"').
Le espressioni si trovano riportate in numerosi testi <6• 3),

l;tx~
~(A"'~"':&'-"i!"'="'W-"i>"'k"%&"""'k"'Y"""'"'0"B
.,_--I--~

Fig. 6.9 Fig. 6.10

e) Diagrammi dei momenti flettenti e delle pressioni.


Nelle figure 6.11, 6.12 sono riportati alcuni diagrammi che forniscono,
in funzione di al, i momenti flettenti in varie sezioni della trave per effetto !"'-X --j 1tfsro
di un carico P 0 e di una coppia M 0 applicati ad una sezione estrema. I valori 11 M(o1234s·s1a
Ww~WJsv/hYA%
0
sono raccolti nelle tabelle 6.2 e 6.3, riportate al termine del presente capitolo.
7,0 1--,-!'.x_lff -~ r-·r- ~-

I I M_µ,Af,,
Diagrammi e tabelle forniscono i momenti per al variabile da O a 6. Ma
per al<0,8 i valori dei momenti sono pochissimo diversi da quelli relativi X 2/{s -i--,_
alla trave immaginata indeformabile (relaz. 21, 22); mentre per a/>6 i mo-
0,8 ,.._
'-, -,__
menti uel tratto sensibilmente sollecitato possono essere calcolati conside- l_l1;J
~
' t-
rando la trave di lunghezza illimitata (la lunghezza 1=6/a è poco diversa ',
dalla lunghezza d'onda A=2n/a).
Nelle tabelle 6.4, 6.5 sono elencati i valori delle pressioni in varie sezioni,
0,6
xl4t/s ', ',
provocate dalle forze P,, M, applicate ad uno degli estremi della trave.
0,4
ì+- '' "i---
·-~ ~

,x~~i/s ',
d) Diagrammi dei coefficienti elastici. ' '"'~ I"> '' i'-

I I °' r---, '


'
Anche i movimenti delle sezioni estreme di una trave A-B per effetto di 0,2 ;x_d/a
, I
' '"
"'-i---
una forza P, e di una coppia M, applicate in A possono facilmente essere ~~
I
,X-7/fs
'· 1-
i'-1'- ' '

<5.sJ Si vedano, ad esempio, le opere, citate nella bibliografia, di K. BEYER (vol. 1° Fig. 6.12
0,0
_0,05 I-'-- al
I '
I
,_e-.
- 'e--
"
I'-, ,__ e-,_
e- t -

p. 143), M. HETENYr, P. PozzATI. 2 3 4 5 6


2,8

144 Capitolo sesto SEZIONE A -

2p R p
calcolati come è stato dimostrato nei precedenti punti a), b): i valori, ripor-
tati nelle figg. 6.13, 6.14 e nella tab. 6.6, che si trova al termine del presente
2,4
Moi;f
A' "
I M0~t°
A 1"•
capitolo, sono dati dalle espressioni (positivi gli spostamenti verso il basso ,.________ l ________,. ~1...i
e le rotazioni destrorse): i==
2.2 'kp~c, 21~ Vip=~fo
,rr
movin1enti della sezione A:
2P0 a 2P 0 a
Vap=-{J- (senhal cosha1-senalcosal): D=C, -{!-, 2,0 I I\ <J/ip ~-C2 <J/ip =-6Po
µ12
\ 'lzm~C
\
2Moa'!
p 'lzm=~f,o
2P a'
'Pap=---j- (senh 2 al+sen 2 a1): D=-C,
2P a 2
p' [6.27]
1,8
,\'
2

<J/im =-C3 4Af;m~ </hm=- l"f#o


1,6
'\
" "r-.c; -

'Pam (senhal cosh al+sen al cos al): D=-C3 T;


4Ma3 1,4 " ""G? JJ;J
-
'\: i'--
~ Ì'-
a_
- per al< 0,8 la reazione del terreno
e' con buona approssimazione lzlleare
-----
-
~
-:::::::~ e valgono le espressioni per l==
movinienti della sezione B:
1,2
al
..
"' " e, ~
~

C3
1,0
t

2P,a 2P,a -~

v,v=--{J- (sen al cosh a/-cos al senhal): D=-C1 ' -{!-, -i----···- C2 t -


0,8 --;-~C ----- r--_
2P a'
<p,v=---j-2senalsenha/: D=-C2 '
2P a'
p' [6.28]
1,0 12 14 16 18 2.0 2,2
Fig. 6.13
2# 2(3 2f3 3,0 3,2 3,4

4,0
, 2Moa2
Vbm=-C2 (3 ' -1_,,
E
M0~~
-
SEZIONE B f--'-

'Pbm=---t-
4M a 3
(cosa/ senh al+sen al cosh al): D=-C3 '
4M,a 3
f3
3,6
, 0 1~111v~r. l0
. l ' 1==
con: 3,2 vbp =-c;21;5 a/µ vbp-{fl
_-2Po
D=senh 2 a/-sen 2 al.
2
\I </ip =-c;211, a //i <J!bp =-rii
La tabella 6.6 e i diagrammi delle figure 6.13, 6.14 forniscono i valori 2/3
dei coefficienti correttivi e,, e,, e, delle quantità 2a/{J, 2a 2/{J, 4a3/{J, che sono \ vbm =-c;2M,p /µ 2
vb _-6Mo
m-712
i coefficienti elastici relativi alla sezione iniziale A quando la trave ha la lun-
ghezza illimitata (par. 6.2): per al> 3 tali coefficienti valgono all'incirca 1 2,4 f]!bm=-C;4Moafµ <pbm=-72Mo
~ µ13
per la sezione A e O per la sezione B, per cui la trave si comporta in pratica \

come se fosse illimitata; per al< 0,8 i coefficienti elastici sono dati con buona 2,0 \ \ '\.
approssimazione dalle formule [6.21, 6.22] relative alla trave considerata
indeformabile. '- \ I"\.
1,6
',\ ~ e2
6.3.4. La trave di lunghezza finita caricata in modo generico. \'--- C'3 ---~ I .

\
a) Data la trave di lunghezza finita della fig. 6.15, soggetta per esempio 1,2 ~
al
---- --- i--- r--

tQC' ""'I""
t- ~

ad una serie di carichi concentrati, si può pensarla in una prima fase cari- ~
C'1
cata ma di lunghezza illimitata, ed è allora semplice determinare lo stato
'
1,0 1,4 1,8 2,2 2,6 3,0 3,4 3,8
Fig. 6.14
10 - POZZATI, 11-1.
146 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 147
di sollecitazione e di deformazione, e in particolare gli sforzi di taglio r., ponendo gli effetti dei due carichi; ad esempio nella mezzeria, per k=2(al=3), si
Tb e i momenti flettenti Ma, Mb in corrispondenza delle sezioni estreme A, ottiene (P,/a~37,59 tm)
B (par. 6.2). Essendo però tali sezioni in realtà libere, occorre annullare in M(mezz.)~-2 · 0,2091 · 37,59~-15,72 tm.
esse le sollecitazioni trovate, ossia considerare la trave A-B isolata sottoposta, In modo analogo possono venire facilmente calcolate le pressioni; ad esempio,
in corrispondenza delle sezioni estreme, alle azioni Ta, Ma, Tb, Mb, con segno alle estremità e nella mezzeria della trave si ottiene, utilizzando la tab. 6.4 (k=2,

~, \Pi
r.. f.
AJP,,,,0 !avlB
(~ & t1ì
a/~3):
p(x~O)~(l,007-0,113) P,2a/b~0,317

p(x~l/2)~2 · 0,0163 P,2a/b~0,012


kg/cm',
kg/cm'
(considerando la trave indeformabile si sarebbe ottenuto p~2P,/bl~0,118 kg/cm').
~1)J ! ' ~ ~i)M[ ~
r. 1r. ç) bl1b Esempio 6.2•
Fig. 6.15 .i11;,( .. ,,,;,;.•.,,, .,,,)Mb Per la trave su suolo elastico dell'esempio precedente, però con /=8 m (al=
=0,266 · 8';;;,.2,1), risolvere i casi indicati nella fig. 6.17.
opposto a quello risultato nella prima fase: lo studio della trave A-B iso- M, M,
lata è semplice utilizzando il procedimento e i diagrammi illustrati nel G:@_bh&dYAY~
par. 6.3.3c (o le tabelle riportate al termine del presente capitolo). A a) B

b) Per condizioni di carico complesse, possono essere vantaggiosamente


utilizzate le serie trigonometriche (cap. X, es. 10.3): nel caso della trave libera
da vincoli alle estremità, si può pensarla in una prima fase del calcolo appog-
giata; e occorre poi al solito annullare le reazioni degli appoggi immaginari.
Il calcolo può essere eseguito vantaggiosamente utilizzando anche le linee
di influenza (v. bibl.).

Esempio 6.1.
Calcolare il diagramma dei momenti e delle pressioni per la trave su suolo elasticq
della fig. 6.16. I dati sono: a) Trave con le estremità soggette a due coppie simmetriche Ma=-Mb=10 tm
1~11,3 m, J~750 dm', b~l50cm, (fig. 6.17a). ·
Dovendo essere nullo lo spostamento delle sezioni estreme, dalla tab. 6.6 si
k~2 kg/cm', /3~kb~300 kg/cm', E~2 5
· 10 kg/cm', ottiene
a'~300/ (4 · 2 · 10' · 750 · 10 4
)~50 · 10- cm- 4 ,
15 (-1,0965+0,4499) M,2a'f/3+ (1,1084-0,3634) V2a/f3~0,
V~0,8681 Maa,
a~2,66 · 10-3 cm-1 =0,266 m- 1 , a/';;;,.3,0,
quindi, sovrapponendo gli effetti dei momenti Ma e delle reazioni V, dalla stessa
tabella risulta, ad esempio,
<p,=(1,0519-0,1002) M, 4a'//3+(-l,0965+0,4499) V2a 2//3~
~2,684 Ma a'/<p~l68,4 · 10-•

(senza il suolo elastico, <p.~M.l/2EJ~266,7 · 10-•).


b) Trave con le estremità soggette a due coppie antimetriche Ma=Mb=10 tm
(fig. 6.17b).
Procedendo come in a) si ottiene, ad esempio, V=l,051 Ma/a, <ra=85,2 · 10- 6
Fig. 6.16 o (senza il suolo elastico, <ra=88,9 · I0- 6 ; poco diversa, perchè lo spostamento in
mezzeria è nullo).
Divisa la trave in 8 tratti, la tab. 6.2 (al termine del cap.) o i diagrammi della e) Trave con un'estremità soggetta a una coppia e con l'altra estremità ap-
fig. 6.11 forniscono i valori riportati nella fig. 6.16 per k~2 e k~lO kg/cm', sovrap- poggiata.
148 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 149

Utilizzando .le due soluzioni ricavate nei precedenti punti a), b) (coppie sim- Fig. 6.18
metriche e antimetriche) si ricava
%~(168,4+85,5) · IQ-'/2~ 126,8 · 10-•, <p0 ~ -41,6 • 10-•.

d) Trave con un'estremità soggetta a una coppia e con l'altra estremità inca-
strata (fig. 6.17c).
Per quanto è stato ricavato nel punto e) si ottiene, dalla condizione che sia
nulla la rotazione della sezione B, e tralasciando il fattore 1o~a,
-41,6·Ma+126,8 M0 ~0, M0 ~0,328 Ma,
- -
(senza il suolo elastico M1;=0,5 Ma); quindi, sovrapponendo gli effetti di Ma, Mb,
'Po~ 113,2 · 10-• M 0 (senza il suolo, 133,3).

e) Le estremità della stessa trave si spostano relativamente di V=0,1 cm senza


ruotare (fig. 6.17d).
Le azioni incognite P 0 , M 0 sono determinate dalle condizioni ai limiti qJ1;=0,
v1;=ii. Utilizzando la tab. 6.6, dalla prima condizione si ricava M 0 =0,6711 P 0 /a;
poi, sovrapponendo gli effetti, P,~1,1521 µii/a, quindi M,~0,773 Pv/a'~32,8 tm 40
tm
(senza il suolo, M,~6EJv/l'~l4,l tm).
/) Trave di lunghezza illimitata soggetta a carichi concentrati P equidistanti a) Prima fase (soluzione particolare): trave illimitata.
(fig. 6.17e). Dalle relazioni [6.18] si ha, ad esempio, (v. fig. 6.15)
Si può procedere in due modi diversi. Sovrapponendo gli effetti dei vari carichi
concentrati e utilizzando quindi le formule [6.18] e la tab. 6.1, si ottiene ad esempio, 1 3
M.~- I: P,d(ax),
nelle sezioni A in corrispondenza dei carichi, 4a k=l
p
M0 ~4a [1+2d(ax~2,1)+2d(ax~4,2)+ ...]~ essendo x la distanza di ciascun carico dalla sezione A [vari valori delle funzioni'
d(ax), fJ(ax) sono riportati nella tab. 6.1]. Quindi, poichè risulta: (per x~l m,
p canco P,) ax;;;:0,27, d(ax)~0,5327, fJ(ax)~0,7358; (per x~7 m, carico PJ
~-;;r,;-(1-2 · 0,1675+2 · 0,0057+2 · 0,0018)~0,1700 P/a, ax~l,86, d(ax)~-0,1929, fJ(ax)~~0,0443; (per x~13 m, carico P,) ax~3,46,
d(ax)~-0,0201, fJ(ax)~ -0,0299, Sl ottiene
Pa
v 0 ~2jf [1+2s(ax~2,1)+2s(ax~4,2)+ ... J~l,0507 Pa/2P. 1
Ma . o, (70 · 0,5327-95 · 0,1929- 70 · 0,0201)~ 16,5 tn\ ,
4 266
Si può considerare anche una campata A-A isolata, con le estremità soggette
alle azioni P/2, Ma: il momento Ma è determinato dalla condizione che la rota- 1
P.~-z(70 · 0,7358-95 · 0,0443-70 · 0,0299)~22,6 t.
zione delle sezioni A risultino nulle; e tale condizione viene scritta facilmente
utilizzando la tab. 6.6.
Procedendo in modo analogo,
g) Trave incastrata e caricata uniformemente (fig. 6.17/).
M 1 =44,3 tm, M,~61,1 tm.
La soluzione è ottenuta facilmente utilizzando i risultati del precedente punto/),
ossia imponendo per la trave di lunghezza illimitata (soggetta a un carico unifor-
memente distribuito sull'intera lunghezza e alla serie dei carichi concentrati inco'- b) Seconda fase (soluzione complementare): trave di lunghezza finita con le
gniti P) che le sezioni A non si spostino. Così operando si ottiene (lo spostamento estremità soggette ai carichi Pa=Pb=22,6 t (verso il basso) e ai momenti Ma=
~M,~ -16,5 tm (tese le fibre superiori).
del solo carico uniforme vale q/p)
Per a~0,266 m-', risulta al~0,266 · 14~3,72;:;: 3,8, P0 /a~22,6/0 266~85 tm;
q/µ-1,0507 Pa/2p~o, P~l,9036 q/a, Ma~0,17 P/a~0,0734 ql', quindi, divisa la trave in 8 tronchi, dalle tabelle 6,2, 6,3 si ricava '
(senza il suolo, M0 ~ql'/12~0,0833 ql').
X o 1/8 21/8 31/8 41/8 Fattore
Esempio 6.3. µ(Pa) o 0,2843 0,3143 0,2379 0,1423 P0 /a~85 tm
.·La trave d) fondazione della fig. 6.18, avente la complessiva lunghezza di 14 m, µ(Po) o 0,0038 0,0228 0,0673 0,1423 »
è- soggetta ai carichi P 1 =70 t, P 2 =95 t, P 3 =70 t; i dati per la sezione e per il µ(tot.) o 0,2881 0,3371 0,3052 0,2486 »
terreno sono quelli della trave dell'esempio 6.1, ossia k=2 kg/cm3 , a=0,266 m-1, M(P0 ) o -24,5 -28,6 -25,9 -24,2 tm
P~kb~300 kg/cm'. Calcolare il diagramma dei momenti seguendo il procedimento
del par. 6.3.4. µ(M.) (tot.) 1 0,8294 0,5265 0,2877 0,2004. M.~-16,5 tm
M(Ma) -16,5 -13,9 -8,7 -4,7 -3,3 tm
150 Capitolo sesto Travi su suolo elastico 151

Tracciati i due diagrammi dei momenti relativi alle due fasi del calcolo, si ot- gramma dei momenti comprendente (se si considera nulla la reazione del terreno)
tiene il diagramma definitivo (fig. 6.18). In tratteggio è riportato il diagramma dei una parte costante, dovuta alle eccentricità degli ancoraggi (supposte uguali alle
momenti supponendo la trave indeformabile (reazione del suolo lineare). estremità), e una parte M(prec.) variabile lungo l'asse. Quest'ultima può essere
In modo analogo può venire calcolato il di~gramma delle pressioni. espressa con una serie di seni: se l'andamento è ad esempio parabolico, con ordi-
nata massima M 0 , si può scrivere (cap. X)
Esempio 6.4.
32 M 0 1 nnx
Il reticolo della fig. 6.19 è costituito da un elevato numero di travi appoggiate M(prec.)~--;a--f ll'sen--, (11~!, 3, 5, ...) [a]
1
parallele tra loro,_ collegate da una nervatura longitudinale; nel nodo C è applicato
un carico concentrato, avente direzione normale al piano del reticolo. o anche, arrestando lo sviluppo al primo termine per la forte convergenza della serie,
a) Qualunque sia la condizione di carico agente sulla trave trasversale A-B, nx
lo studio del reticolo può essere sempre riportato al carico concentrato i_n C: M(prec.);;;:M,sen-- · [b]
1
basta infatti considerare in una prima fase un appoggio ausiliario in C e calco-
lare la sua reazione P 0 , poi applicare questa cambiata di segno. Un siffatto re- Gli effetti provocati dalle due coppie estreme si determinano facilmente, im-
ticolo può schematizzare, ad esempio, i vari tra- piegando i diagrammi dati precedentemente (par. 6.3.3c).
1-'i+i->1< i 'i vetti portanti di un solaio con un cordolo di col- Il diagramma [b] dei momenti suscita ulteriori reazioni del terreno e sia
_________ 4 _____ _ legamento centrale; oppure, nell'impalcato di un v~vsennx/l [e]

e 1 l
ponte, la serie dei traversi appoggiati su due travi
principali e collegati da un longherone.
Si considerano le travi trasversali tutte uguali
la linea elastica; il momento complessivo M, dovuto per una parte a1la precom-
pressione [b] e per una parte (M,) alla relativa reazione r del suolo (r~ -Pv~

-='=='========<X=="=-
B
l (con la sezione di momento d'inerzia Jt) e suffi-
cientemente accostate per poter ritenere continuo il
sostegno fornito alla nervatura longitudinale (11)
~-Pvsennx/l), vale (essendo M,"~Pv):
M~(M,-fivl'/n') sen nx/1.

Dovendo poi essere v"~-M/EJ, utilizzando le [e], [d] e posto


[d]

------L------ che le collega; inoltre si pensa per esse trascura-


Fig. 6.19 bile la rigidezza torsionale. Pertanto, se l'interasse i PI'
è sufficientemente piccolo rispetto alla lunghezza L y~ 1 + n'EJ , [e]
(preciseremo in seguito tale condizione), la nervatura longitudinale può essere si ottiene
considerata una trave di lunghezza illimitata su suolo elastico le cui carat-
teristiche sono facilmente determinabili: per provocare lo spostamento 1 della [j]
mezzeria di una delle travi (che qui costituiscono il suolo) occorre la forza in definitiva, dalla [d],
F1 =4SEJtfl 3 ; e poichè con f3 si è indicata la reazione del suolo dovuta allo spo- M,
stamento 1 e agente sul tratto unitario della nervatura, si può assumere, conside- M=-- sen nx/1. [g]
y
rando F 1 ripartita uniformemente sul tratto ;,
La reazione di ciascun appoggio fittizio risulta
P~F,/i~4SEJtfil'.

Il calcolo è allora immediato utilizzando le formule [6.18]: per esempio, il


momento :flettente massimo (x=O) per la nervatura longitudinale risulta M=P0 /4a,
1
R~T
I l
fi
Pv dx~ n'y
M,1'
EJ , [h]
essendo a4 ={3/4EJ; e il carico che si riversa sulla trave A-B trasversale vale Pt=
=!'max. i=/3Vmax. i=Poai/2, essendo Dmax=Poa/2{3. rivolta verso il basso se M 0 è positivo.
Una precisazione può essere opportuna a proposito delle condizioni che legit- Occorre infine eliminare le reazioni R, ossia applicarle alle estremità della trave
timano la schematizzazione adottata: poichè si debbono considerare, come si è cambiate di segno (e si possono utilizzare i soliti diagrammi).
visto, le forze F 1 ripartite uniformemente sui vari tratti i, questi debbono poter b) A titolo indicativo per la trave dell'esempio 6.1 si ha, dalla [e],
essere ritenuti rigidi, per cui (par. 6.3.3c) aiS:::0,8; inoltre la lunghezza L deve
risultare non sensibilmente inferiore alla lunghezza d'onda A=2n/a, per poter y=l+300 · 11,3' · 10 8/(n 4 • 2 · 10 8 • 0,75 · 10 7 )~4,348;
considerare illimitata la nervatura. e per M,~ 10 tm e per la [h],
b) Se le travi trasversali sono continue e le loro estremità si possono conside- 300 10". 11,3'. 10 6
rare incastrate, si ha /3=192EJtfil 3 , quindi, a parità di dimensioni, ainc.=V2 aapp.
2141
R "' · 4,348 2 · 10 5 • 0,75 · 10' kg
(smorzamento più rapido). (rivolte verso il basso). Di conseguenza, applicate le reazioni R rivolte verso l'alto
Esempio 6.5. e utilizzando la tab. 6.2 (a/;;;:3,0), il momento totale nella mezzaria (x~l/2) vale:
Trave su suolo elastico precompressa, libera alle estremità. M, R 10 2,141
M(rnezz.J~y-+-;;- µ~ ,
4 348 + 0, 266 2 · 0,2201~2,30+3,54~5,84 tm;
a) La presenza della reazione del terreno annulla in parte gli effetti della ..P!e-
compressione. Consideriamo la trave (o il suo tratto precompresso pensatd d1v_1so la reazione del terreno provoca una riduzione del momento di precompressione
dalle parti restanti) provvisoriamente appoggiata alle estremità e sogget_ta al- ~ia- pari a circa il 42%.
TABELLA 6.1. Valori delle funzioni l}(x), tp(x), s(x), d(x). TABELLA 6.1 (segue). Valori delle funzioni l}(x), tp(x), s(x), d(x).
- -
ax l}(x) tp(x) s(x) d(x) ax l}(x) tp(x) s(x) d(x)
o 1 o 1 1
0,05 0,95004 0,04754 0,99758 0,90250 2,5 -0,06576 0,04913 -0,01663 -0,11489
0,10 0,90031 0,09033 0,99064 0,80998 2,6 -0,06364 0,03829 -0,02535 -0,10193
0,15 0,85105 0,12862 0,97967 0,72243 2,7 -0,06076 0,02872 -0,03204 -0,08945
0,20 0,80241 0,16265 0,96506 0,63976 2,8 -0,05730 0,02037 -0,03693 -0,07767
0,25 0,75459 0,19267 0,94726 0,56192 2,9 -0,05343 0,01316 -0,04027 -0,06659
3,0 -0,04929 0,00703 -0,04226 -0,05632
0,30 0,70773 0,21893 0,92666 0,48880
0,35 0,66196 0,24164 0,90360 0,42032
0,40 0,61742 0,26104 0,87846 0,35638 3,1 -0,04501 0.00187 -0,04314 -0,04688
-0,04321 0,00000 -0,04321 -0,04321
0,45
0,50
0,57415
0,53228
0,27734
0,29078
0,85149
0,82306
0,29681
0,24150
"
3,2 -0,04069 -0,00238 -0,04307 -0,03831
3,3 -0,03642 -0,00582 -0,04224 -0,03060
0,55 0,49186 0,30157 0,79343 0,19029 3,4 -0,03227 -0,00853 -0,04080 -0,02374
0,60 0,45296 0,30988 0,76284 0,14308 3,5 -0,02828 -0,01059 -0,03887 -0,01769
0,65 0,41559 0,31594 0,73153 0,09965
0,70 0,37981 0,31990 0,69971 0,05991 3,6 -0,02450 -0,01209 -0,03659 -0,01241
0,75 . 0,34562 0,32198 0,66760 . 0,02364 3,7 -0,02097 -0,01310 -0,03407 -0,00787
n/4 0,32240 0,32240 0,64479 0,00000 3,8 -0,01769 -0,01369 -0,03138 -0,00400
0,80 0,31305 0,32233 0,63538 -0,00928 3,9 -0,01469 -0,01392 -0,02861 -0,00077
0,85 0,28208 0,32111 0,60319 -0,03903 4,0 -0,01197 -0,01386 -0,02583 0,00189
0,90 0,25272 0,31848 0,57120 -0,06576
0,95 0,22496 0,31458 0,53954 -0,08962 4,1 -0,00953 -0,01356 -0,02309 0,00403
1,00 0,19878 0,30956 0,50834 -0,11078 4,2 -·0,00735 -0,01307 -0,02042 0,00572
4,3 -0,00544 -0,01243 -0,01787 0,00699
1,05 0,17412 0,30354 0,47766 -0,12942 -0,00377
4,4 -0,01168 -0,01545 0,00791
1,10 0,15099 : 0,29666 0,44765 -0,14567
4,5 -0,00234 -0,01086 -0,01320 0,00852
1,15 0,12934 0,28901 0,41835 --0,15967
1,20 0,10913 0,28072 0,38985 -0,17159
1,25 0,09034 0,27189 0,36223 -0,18155 4,6 -0,00113 -0,00999 -0,01112 0,00886
4,7 -0,00011 -0,00909 -0,00921 0,00898
1,30 0,07290 0,26260 0,33550 -0,18970 3n/2 0,00000 -0,00898 -0,00898 0,00898
1,35 0,05677 0,25295 0,30972 -0,19618 4,8 .
0,00072 -0,00820 -0,00748 0,00892
1,40 0,04191 0,24301 0,28492 -0,20110 4,9 0,00139 -0,00732 -0,00593 0,00871
1,45 0,02827 0,23286 0,26113 -0,20459 5,0 0,00191 -0,00646 -0,00455 0,00837
1,50 0,01578 0,22257 0,23835 -0,20679
1,55 0,00441 0,21220 0,21661 -0,20779 5,1 0,00230 -0,00564 -0,00334 0,00794
n/2 0,00000 0,20788 0,20788 -0,20788 5,2 0,00258 -0,00487 -0,00229 0,00745
1,60 -0,00590 0,20181 0,19591 -0,20771 5,3 0,00277 -0,00415 -0,00138 0,00692
1,65 -0,01519 0,19145 0,17626 -0,20664 5,4 0,00287 -0,00349 -0,00062 0,00636
1,70 -0,02354 0,18116 0,15762 -0,20470 5,5 0,00290 -0,00288 0,00002 0,00578
1,75 -0,03097 0,17099 0,14002 -0,20196
5,6 0,00287 -0,00233 0,00054 0,00520
1,80 -0,03756 0,16099 0,12343 -0,19855 0,00279
5,7 -0,00184 0,00095 0,00463
1,85 -0,04333 . 0,15115 0,10782 -0,19361
5,8 0,00268 -0,00141 0,00127 0,00409
1,90 -0,04835 0,14153 0,09318 -0,18988
5,9 0,00254 -0,00102 0,00152 0,00356
1,95 -0,05267 0,13215 0,07948 -0,18482
6,0 0,00238 -0,00069 0,00169 0,00307
2,00 -0,05632 0,12306 0,06674 -0,17938
2,10 -0,06182 0,10570 0,04388 -0,16752 6,1 0,00221 -0,00041 0,00180 0,00262
2,20 -0,06521 0,08958 0,02437 -0,15479 6,2 0,00202 -0,00017 0,00185 0,00219
2,30 -0,06680 0,07476 0,00796 --0,14156 2n 0,00187 0,00000 0,00187 0,00187
3n/4 -0,06702 0,06702 0,00000 -0,13404 6,3 0,00184 0,00003 0,00187 0,00181
2,40 -0,06689 0,06128 -0,00561 -0,12817 6,4 0,00165 0,00019 0,00184 0,00146
2,50 -0,06576 0,04913 -0,01663 -0,11489 6,5 0,00147 0,00032 0,00179 0,00115
TABELLA 6.2. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Momenti per P 0 TABELLA 6.3. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Momenti per lt-'10
(fig. 6.11) - Valori dei coefficienti µ(M~-µP,/a). (fig. 6.12) - Valori dei coefficienti µ(M~µM,).
·-· -
x~61/8 x~71/8 al x~l/8 x~21/8 x~31/8 x~41/8 x~51/8 x~61/8 x~71/8
al x~l/8 x~21/8 x~31/8 x~41/8 x~5l/8
--
0,0 0,9570 0,8437 0,6836 0,5000 0,3164 0,1562 0,0430
0,6 0,0574 0,0843 0,0878 0,0749 0,0527 0,0281 0,0082

0,0109 0,6 0,9569 0,8433 0,6830 0,4993 0,3159 0,1559 0,0429


0,8 0,0765 0,1122 0,1169 0,0996 0,0700 0,0373

0,0135 0,8 0,9565 0,8424 0,6816 0,4979 0,3147 0,1552 0,0426


1,0 0,0955 0,1400 0,1455 0,1239 0,0870 0,0463

0,0160 1,0 0,9558 0,8405 0,6787 0,4948 0,3122 0,1537 0,0422


1,2 0,1143 0,1671 0,1733 0,1472 0,1032 0,0548

0,0182 1,2 0,9546 0,8370 0,6736 0,4894 0,3077 0,1511 0,0413


1,4 0,1328 0,1934 0,1997 0,1691 0,1181 0,0626

0,0201 1,4 0,9526 0,8313 0,6653 0,4806 0,3005 0,1468 0,0400


1,6 0,1508 0,2183 0,2241 0,1888 0,1312 0,0693

0,0214 1,6 0,9495 0,8229 0,6531 0,4676 0,2899 0,1405 0,0380


1,8 0,1682 0,2413 0,2457 0,2053 0,1418 0,0744

0,0222 1,8 0,9452 0,8113 0,6361 0,4496 0,2753 0,1319 0,0353


2,0 0,1848 0,2620 0,2637 0,2180 0,1491 0,0776

0,0223 2,0 0,9397 0,7959 0,6138 0,4262 0,2564 0,1208 0,0318


2,2 0,2003 0,2798 0,2774 0,2261 0,1526 0,0786

0,0770 0,0215 2,2 0,9326 0,7767 0,5863 0,3975 0,2332 0,1072 0,0276
2,4 0,2148 0,2943 0,2864 0,2291 0,1519

0,0731 0,0201 2,4 0,9241 0,7539 0,5537 0,3638 0,2064 0,0916 0,0228
2,6 0,2280 0,3056 0,2904 0,2270 0,1472

0,0180 2,6 0,9143 0,7278 0,5171 0,3264 0,1768 0,0746 0,0175


2,8 0,2400 0,3135 0,2898 0,2201 0,1388 0,0671

0,0593 0,0154 2,8 0,9033 0,6991 0,4774 0,2865 0,1458 0,0569 0,0121
3,0 0,2508 0,3184 0,2850 0,2091 0,1272

0,0505 0,0125 3,0 0,8913 0,6684 0,4360 0,2458 0,1148 0,0396 0,0069
3,2 0,2606 0,3204 0,2766 0,1948 0,1134

0,0411 0,0095 3,2 0,8786 0,6366 0,3941 0,2057 0,0850 0,0233 0,0022
3,4 0,2693 0,3202 0,2655 0,1784 0,0983

0,0317 0,0065 3,4 0,8653 0,6043 0,3528 0,1675 0,0576 0,0088 -0,0020
3,6 0,2772 0,3180 0,2523 0,1606 0,0827

0,0228 0,0038 3,6 0,8515 0,5718 0,3129 0,1321 0,0334 -0,0034 -0,0053
3,8 0,2843 0,3143 0,2379 0,1423 0,0673

0,0147 0,0014 3,8 0,8373 0,5397 0,2751 0,1002 0,0126 -0,0132 -0,0079
4,0 0,2907 0,3093 0,2226 0,1243 0,0529

0,0018 -0,0022 4,0 0,8229 0,5082 0,2397 0,0720 -0,0043 -0,0206 -0,0096
4,4 0,3014 0,2963 0,1913 0,0906 0,0280

-0,0064 -0,0041 4,4 0,7932 0,4472 0,1765 0,0269 -0,0275 -0,0284 -0,0107
4,8 0,3098 0,2804 0,1607 0,0618 0,0095

-0,0103 -0,0045 4,8 0,7627 0,3895 0,1233 -0,0046 -0,0387 -0,0291 -0,0096
5,2 0,3159 0,2624 0,1319 0,0385 -0,0028

-0,0111 -0,0040 5,2 0,7315 0,3353 0,0794 -0,0250 -0,0413 -0,0253 -0,0074
5,6 0,3199 0,2429 0,1056 0,0204 -0,0099

-0,0100 -0,0031 5,6 0,6997 0,2849 0,0439 -0,0368 -0,0384 -0,0194 -0,0048
6,0 0,3220 0,2225 0,0819 0,0070 -0,0132
6,0 0,6676 0,2384 0,0158 -0,0422 -0,0327 -0,0133 -0,0025
TABELLA 6.4. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Pressioni per P 0 Travi su suolo elastico 157
(jig. 6.9.) - Valori dei coefficienti n[p~n(P,2a/b)].
- TABELLA 6.6. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler), soggetta alle
al x=O x=l/8 X=2/j8 x~31/8 x~41/8 x=5l/8 x=6l/8 x=7l/8 x=l azioni P 0 , M 0 - Movimenti delle sezioni estreme (jig. 6.13; 6.14).
- - --- - - --
0,1530 -0,3128 -0,7779 -1,243 2
2,510 2,035 1,561 1,089 0,6202
0,8
0,9 2,236 1,810 1,387 0,9660 0,5488 0,1342 -0,2782 -0,6897 -1,101 e
1/,m=2p'
2Ma
1,0 2,019 1,631 1,247 0,8666 0,4907 0,1187 -0,2506 -0,6185 -0,9858
1,1 1,843 1,486 1,132 0,7842 0,4422 0,1053 -0,2281 -0.5595 -0,8903
1,2 1,699 1,365 1,036 0,7147 0,4007 0,0933 -0.2094 -0,5096 -0,8091 V - c'2Moa2
-0,1936 -0,4666 bm-- ,__,---,
1,3 1,580 1,264 0,9547 0,6548 0,3645 0,0825 -0,7386
1,4 1,480 1,178 0,8844 0,6023 0,3322 0,0724 -0,1802 -0,4289 -0,6764
1,5 1,395 1,104 0,8230 0,5556 0,3030 0,0627 -0,1686 -0,3953 -0,6205
1,6 1,325 1,041 0,7688 0,5136 0,2761 0,0535 -0,1586 -0,3650 -0,5697
1,7 1,265 0,9859 0,7204 0,4753 0,2510 0,0444 -0,1498 -0,3374 -0,5229 al Chavl C,'(v,p) C,(rap) C,'('P,p) C.C'Paml C,'('P,ml
1,8 1,215 0,9378 0,6769 0,4400 0,2275 0,0356 -0,1420 -0,3119 -0,4793
1,9 1,173 0,8956 0,6375 0,4071 0,2051 0,0268 -0,1350 -0,2881 -0,4385
2,0 1,138 0,8586 0,6015 0,3764 0,1838 0,0181 -0,1288 -0,2659 -0,3999 0,6 3,3374 1,6635 8,3710 8,3110 14,1116 13,8118
2,1 1,108 0,8258 0,5684 0,3475 0,1634 0,0096 -0,1232 -0,2450 -0,3634 0,7 2,8636 1,4236 6,1737 6,0921 9,0061 8,6565
2,2 1,084 0,7967 0,5378 0,3201 0,1437 0,0013 -0,1181 -0,2253 -0,3288 0,8 2,5597 1,2427 4,7543 4,6480 6,1560 5,7569
2,4 1,049 0,7477 0,4827 0,2693 0,1068 -0,0147 -0,1089 -0,1889 -0,2646
2,6 1,027 0,7078 0,4341 0,2234 0,0731 -0,0294 -0,1008 -0,1564 -0,2071 0,9 2,2360 1,1007 3,7882 3,6538 4,4486 4,0002
2,8 1,014 0,6746 0,3908 0,1818 0,0428 -0,0423 -0,0933 -0,1274 -0,1565 1,0 2,0189 0,9858 3,1041 2,9386 3,3699 2,8727
3,0 1,007 0,6459 0,3515 0,1444 0,0163 -0,0529 -0,0861 -0,1021 -0,1130 1,1 1,8432 0,8903 2,6050 2,4054 2,6601 2,1146
3,2 1,003 0,6203 0,3158 0,1110 -0,0062 -0,0610 -0,0790 -0,0802 -0,0767
3,4 1,001 0,5968 0,2829 0,0816 -0,0247 -0,0664 -0,0719 -0,0617 -0,0475 1,2 1,6991 0,8090 2,2323 1,9958 2,1782 1,5850
3,6 1,001 0,5745 0,2525 0,0557 -0,0395 -0,0693 -0,0647 -0,0464 -0,0248 1,3 1,5795 0,7386 1,9493 1,6732 1,8430 1,2031
3,8 1,001 0,5531 0,2242 0,0333 -0,0508 -0,0699 -0,0575 -0,0339 -0,0079 1,4 1,4795 0,6763 1,7314 1,4134 1,6056 0,9201
4,0 1,001 0,5323 0,1979 0,0139 -0,0590 -0,0686 -0,0504 -0,0239 0,0038 1,5 1,3954 0,6205 1,5623 1,2003 1,4353 0,7056
4,2 1,001 0,5119 0,1733 -0,0026 -0,0644 -0,0657 -0,0435 -0,0160 0,0114
4,4 1,001 0,4919 0,1504 -0,0167 -0,0676 -0,0616 -0,0369 -0,0100 0,0158 1,6 1,3247 0,5696 1,4302 1,0225 1,3121 0,5398
4,6 1,001 0,4723 0,1289 -0,0286 -0,0688 -0,0567 -0,0307 -0,0054 0,0177 1,7 1,2650 0,5228 1,3269 0,8722 1,2225 0,4095
4,8 1,000 0,4531 0,1088 -0,0385 -0,0685 -0,0512 -0,0249 -0,0021 0,0178 1,8 1,2148 0,4793 1,2460 0,7434 1,1574 0,3058
5,0 1,000 0,4342 0,0901 -0,0466 -0,0670 -0,0455 -0,0197 0,0002 0,0167
1,9 1,1727 0,4384 1,1830 0,6320 1,1102 0,2225
2,0 1,1375 0,3999 1,1341 0,5350 1,0761 0,1550
2,1 1,1084 0,3634 1,0965 0,4499 1,0519 0,1002
TABELLA 6.5. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Pressioni per M 0 2,2 1,0845 0,3287 1,0680 0,3751 1,0349 0,0557
(fig. 6.9) - Valori dei coefficienti n[p~n(M,2a'/b)]. 2,3 1,0649 0,2958 1,0466 0,3091 1,0232 0,0196
- 2,4 1,0492 0,2645 1,0310 0,2509 1,0154 -0,0094
al x=O x=l/8 x=2l/8 x=3l/8 x=4l/8 x=5l/8 x~61/8 X=7//8 x=l 2,5 1,0368 0,2349 1,0197 0,1997 1,0103 -0,0324
-- - -- - 2,6 1,0270 0,2070 1,0119 0,1549 1,0072 -0,0504
0,8 4,754 3,533 2,331 1,145 -0,0265 -1,189 -2,344 -3,497 -4,648 2,8 1,0138 0,1564 1,0033 0,0819 1,0044 -0,0739
0,9 3,788 2,800 1,836 0,8924 -0,0335 -0,9469 -1,852 -2,754 -3,654 3,0 1,0065 0,1130 1,0004 0,0281 1,0037 -0,0846
1,0 3,104 2,277 1,480 0,7087 -0,0413 -0,7759 -1,501 -2,220 -2,939 3,2 1,0029 0,0767 1,0000 -0,0095 1,0037 -0,0863
1,1 2,605 1,892 1,215 0,5700 -0,0497 -0,6510 -1,240 -1,824 -2,405
1,2 2,232 1,601 1,013 0,4618 -0,0589 -0,5577 -1,042 -1,520 -1,996 3,4 1,0014 0,0475 1,0005 -0,0341 1,0036 -0,0817
1,3 1,949 1,377 0,8538 0,3749 -0,0687 -0,4867 -0,8884 -1,282 -1,673 3,6 1,0008 0,0248 1,0011 -0,0484 1,0032 -0,0733
1,4 1,731 1,200 0,7262 0,3033 -0,0790 -0,4319 -0,7662 -1,091 -1,413 3,8 1,0007 0,0079 1,0015 -0,0548 1,0027 -0,0628
1,5 1,562 1,059 0,6220 0,2429 -0,0898 -0,3891 -0,6675 -0,9355 -'- l,200
1,430 0,9451 0,5353 0,1911 -0,1009 -0,3555 -0,5867 -0,8064 -1,023 4,0 1,0007 -0,0038 1,0015 -0,0555 1,0021 -0,0517
1,6
1,7 1,327 0,8521 0,4622 0,1459 -0,1123 -0,3289 -0,5197 -0,6979 -0,8722 4,2 1,0007 -0,0114 1,0013 -0,0523 1,0015 -0,0408
1,8 1,246 0,7754 0,3997 0,1058 -0,1237 -0,3076 -0,4634 ~0,6055 -0,7434 4,4 1,0006 -0,0158 1,0010 -0,0467 1,0010 -0,0309
1,9 1,183 0,7115 0,3,456 0,0699 -0,1351 -0,2906 -0,4157 -0,5261 -0,6321 4,6 1,0005 -0,0177 -0,0399 -0,0222
0,6579 0,2982 0,0376 -0,1463 -0,2767 -0,3747 -0,4572 -0,5351 1,0008 1,0006
2,0 1,134
2,1 1,097 0,6124 0,2563 0,0082 -0,1571 -0,2653 -0,3393 -0,3970 -0,4500 4,8 1,0004 -0,0178 1,0005 -0,0328 1,0003 -0,0149
2,2 1,068 0,5735 0,2190 -0,0185 -0,1673 -0,2557 -0,3083 -0,3441 -0,3751 5,0 1,0003 -0,0167 1,0003 -0,0258 1,0002 -0,0091
2,4 1,031 0,5105 0,1550 -0,0652 -0,1857 -0,2402 -0,2568 -0,2563 -0,2510 '
2,6 1,012 0,4612 0,1019 -0,1040 -0,2004 -0,2270 -0,2155 -0,1874 -0,1549
2,8 1,003 0,4206 0,0570 -0,1356 -0,2106 -0,2144 -0,1813 -0,1335 ~0,0819
3,0 1,000 0,3854 0,0184 -0,1607 -0,2162 -0,2011 -0,1524 -0,0915 -0,0281 6.4, Cenni bibliografici.
3,2 1,000 0,3534 -0,0151 -0,1799 -0,2171 -0,1866 -0,1273 -0,0594 0,0095
3,4 1,001 0,3235 -0,0445 -0,1939 -0,2138 -0,1709 -0,1053 -0,0354 0,0341
3,6 1,001 0,2950 -0,0704 -0,2035 -0,2071 -0,1543 -0,0859 -0,0178 0,0484 Vengono citate le opere che più particolarmente trattano la trave su suolo ela-
3,8 1,002 0,2675 -0,0933 -0,2092 -0,1975 -0,1372 -0,0688 -0,0052 0,0548 stico secondo Winkler: B. WINKLER, Die Lehre von der Elastizitii.t und Festigkeit,
4,0 1,002 0,2409 -0,1136 -0,2118 -0,1858 -0,1200 -0,0537 0,0033 0,0555 Praha, 1867. - H. ZIMMERMANN, Die Berechnung des Eisenbahnoberbaues, Berlin,
4,2 1,001 0,2152 -0,1314 -0,2117 -0,1727 -0,1032 ...c-0,0406 0,0088 0,0523
-0,0871 -0,0293 . 0,0121 0,0467 1888. - K. HAYASHI, Theorie des Trii.gers auf elastischer Unterlage, Berlin, Springer,
4,4 1,001 0,1903 -0,1470 -0,2094 -0,1588
4,6 1,001 0,1662 -0,1605 -0,2054 -0,1445 -0,0721 -0,0198 0,0137 0,0399 1921. - H. Mfu.LER-BRESLAU, Die graphisce Statik der Baukonstruktionen, B.II,
4,8 1,001 0,1431 -0,1721 -0,1998 -0,1303 -0,0584 -0,0119 0,0142 0,0328 Leipzig, KrOner, 1925 c2a ed.), par. 18. - s. TIMOSHENKO-M. LESSELS, Festigkeitslehre,
5,0 1,000 0,1210 -0,1818 -0,1930 -0,1163 -0,0461 -0,0055 0,0138 0,0258
158 Capitolo sesto

Berlin, Springer, 1928, par. 37. - K. BEYER, Die -Statik ini Eisenbetonbau, Berlin,
Springer, 1933, par. 22. - C. B. BIEZENO-U. GRAMMEL, Technische Dynamik, Berlin,
Springer, 1939, cap. IV, par. 3 e cap. VII, par. 3. - O. BELLUZZI, Scienza delle co-
struzioni, Bologna, Zanichelli, 1944, cap. XII C. - M. HETBNYI, Beams on elasttc
foundation, Ann Arbor, Michigan, University of Michigan Press, 1946. - P. Poz~
ZATI, Metodi per il calcolo delle fondazioni, Bologna, Zanichelli, 1953. - V. Z. VLASOV
e U. N. LEONT'Ev, Beams, Plates and She!ls on elastic Foundations, Israel Program
Scientifìc Translation, Jerusalem, 1966. - J. CoURBON, Résistance des matériaux,
Paris, Dunod, 1971 (2a ed.), voi. Il, cap. II. - R. BALDACCI, Scienza delle costruzioni, CAPITOLO VII
vol. II, UTET, Torino, 1976, par. 32.
Tra gli studi riguardanti la trave su appoggi elastici infinitamente vicini ricor- TRAVI SNELLE SOGGETTE A CARICHI TRASVERSALI
diamo: J. W. SCHWEDLER, «Beitrage sur Theorie des Eisenbahnoberbaues », Zeits.
Bauverw., 1889. -A. FruruNn, <(Theorie der gleichmiissig elastisch gestfitzten KOrper», E A SFORZO ASSIALE
Beton u. Eisen, 1917, 1918. - A. F'REDh'D, « Beitrag zur Berechnung der biegsamen
Gri.i:ndungssohlen )), Z. Bauwes., 1924. - H. CRAEMER, <l Zur Berechnung geschlosse- 7.1. l're!llessa.
ner Kastenrahmen auf elastischem Baugrund », Bauing., 1925. - P. PASTERNACK,
«Die baustatische Theorie biegefester Balken u. Platten auf el~stischer Bettung », Per una trave snella prismatica soggetta a carichi trasversali che la inflet-
Beton u. Eisen, 1926. - K. SANDEN-F. SCHLEICHER, «Zur Theor1e des Balkens auf tono, lo sforzo assiale P può alterare sensibilmente, quando oltrepassi certi
elastischer Unterlage », Beton u. Eisen, 1926. - E. CHWALLA, « Die Stabilitiit eines
elastisch gebetteten Druckstabes », z. angew. Math. Mech., 1927. - W. PRAGER, valori, lo stato di tensione, a causa dell'eccentricità acquisita in seguito al-
« Zur Theorie elastisch gelagerter Konstruktionen », Z. angew. Mat~. Mech., 192?. l'incurvamento. Ovviamente i risultati sono diversi a seconda che p sia di
- P. NEMENYI, « Theorie durchlaufender tragerloser Fundamentstre1fen auf elastt- trazione o di compressione; e infatti nel primo caso I 'inflessione si allevia,
scher Bettung )>, Beton u. Eisen, 1928. - H. FruTZ, << Einfiussftache des biegefesten mentre si aggrava nel secondo, sino a ottenere valori nulli della rigidezza,
Balkens auf elastischer Bettung i>, Beton u. Eisen, 1930. - P. NEMENYI, « Tragwerke ossia l'annullamento delle capacità reattive della trave, qnando si pensi rag-
auf elastischer Unterlage i>, Z. angew. Math. Mech., 1931. - H. BLEICH, « Berech-
nung von Eisenbeton Streifenfundamenten i>, Bautechnik, 1937. - G. MAGNEL, «Le ginnta la soglia dell'instabilità dell'equilibrio. Inoltre, per il calcolo delle
calcul des poutres sur terrain élastique », La Tèchnique des Travaux, 1938. - A. RETI, azioni staticamente indeterminate relative a membrature snelle, può presen-
«Calcul des semelles continues croisées», Travaux, 1949. - A. RAITHEL, «Un metodo tarsi l'opportunità, in pratica fortunatamente non freqnente, di tener conto
di iterazione per la trave su suolo elastico)>, Rend. Ace. Se. Fis. Mat., Napoli, 1951. dell'influenza dello sforzo assiale, che può risultare sensibile anche per valori
- O. ZANABONI, «Soluzione abbreviata della trave su suolo elastico », Ingegneria
ferroviaria, 1955. - V. FRANCIOSI, «Contributo allo studio delle trav~ su mezzo el'.1- di P abbastanza scostati da quelli critici: così, per dare un 'indicazione a titolo
stico »,L'Ingegnere, 1957. - C. RAYMOND!, «Sul problema delle travi con appoggio orientativo in merito alla ripercussione sui movimenti, la rotazione delle
elastico continuo», Atti dell'Ist. di Scienza d. costruz. di Pisa, 1957. - E. FANELLI, sezioni estreme di un 'asta soggetta a due coppie di estremità simmetriche,
«Travi di lunghezza finita su suolo elastico», Giornale Genio Civile, 1957. - B. BAR- che vale rp,~Ml/2EJ quando lo sforzo normale è nullo, diviene rp-:;;; 1,27 rp00
BARITO, <<Calcolo semplificato della trave su mezzo .elasti~o », L~Ingegne~e, 1959; per P di compressione pari a nn quarto del valore critico, e rp:;;; 0,83 rp"' per
dello stesso Autore, « La precompressione nelle travi continue d1 fon~z1one i>, Il
Cemento, 1961; «Linee d'influenza della trave semiinfinita su mezzo elastico l> (note I, ugual valore di P, ma di trazione; e s'intende che, nel caso di aste tese, P
Il, III), Costruzioni metalliche, 1970, 1971; «Le linee d'influenza della trave finita può essere notevolmente superiore, in valore assoluto, a quello critico. Si
su mezzo elastico ... », 5 note, Giorn. Genio Civ., 1972, 1973, 1974. - M. MELE, «Pro- troveranno trattati in seguito alcuni casi, in particolare l'asta compressa
prietà e determinazione dei parametri caratteristici di un nuovo model~o di fon- soggetta a una coppia applicata ad una sezione estrellla, essendo tale schema
dazione», Tecnica italiana, 1966. - F. M. MAZZOLANI, «La progettazione delle
travi di fondazione sul suolo di Winkler )>, Rivista italiana di Geotecnica, 1967. - ntile per studiare iterativamente strutture complesse. Inoltre verrà anche
G. ToNIOLO, « Sul calcolo dei coefficienti elastici delle travi appartenenti ai graticci risolta l'asta tesa soggetta a un carico concentrato nel mezzo; caricamento,
di fondazione», Costruzioni metalliche, 1973. questo, che può essere attuato, ad esempio, per determinare il preesistente
sforzo normale della catena di una volta.
Vedremo che, naturalmente nell'ambito dell'elasticità lineare, lo studio
delle travi soggette a sforzo normale e inflesse è semplificato notevolmente
dalla circostanza che, pensando costante il valore di P, è ancora lineare il
legame tra carichi trasversali e loro conseguenze, per cni è legittima la so-
vrapposizione degli effetti; inoltre una significativa formula consente di otte-
nere ottime approssimazioni quando la configurazione è simmetrica e le
estremità sono articolate.
Nei punti seguenti snpporremo la trave prismatica.
160 Capitolo settimo Travi soggette a sforzo assiale 161

7.2. Compressione e carichi trasversali. 7.2.2. La trave con le estremità articolate.

7.2.1. L'equazione della linea elastica. Se l'origine dell'asse x è in corrispondenza di uno degli appoggi, le co-
stanti C1 , C2 sono determinate dalle condizioni che Io spostamento v sia
Data la trave prismatica soggetta all'azione simultanea di un carico q(x) nullo per x=O e x=l. Nei casi simmetrici, con l'origine di x nel centro della
trasversale e dello sforzo assiale P (fig. 7.la), il complessivo momento flettente trave (fig. 7.lb), nell'espressione della v scompare il termine C2 sen ax che
comprende, volendo considerare l'influenza dovuta allo sforzo assiale e indi- ha carattere di antimetria (poichè cambia il suo segno nelle due metà della
cando con v la linea elastica della trave, la parte Mtr conseguente ai carichi trave). Quindi, ponendo
À=al/2, [b]
q(x)

l'..._.A,g;=i VI i~B
a) 1 --- --i-= -
l'integrale [7.2] diventa, in seguito alla condizione v=O per x= ±1/2, e con
Vv simmetrico,

b) PA_gJl x• f tfl l!~B


·t<r-·--l/2~ In merito all'integrale particolare Vp vedremo alcuni esempi.
[7.3]

Una soluzione approssimata dello stato di sollecitazione e di deforma-


c)PA~B zione può essere ottenuta semplicemente. Esprimendo la funzione inco-
gnita v sotto forma di una serie trigonometrica (cap. X) ed arrestando questa
Fig. 7.1
al primo termine, si può scrivere:
:n:x
V"'fcos - · [7.4]
trasversali e quella Pv dovuta a P. Quindi l'equazione della linea elastica, - l '
nell'ambito delle consuete ipotesi, risulta
le condizioni ai limiti sono rispettate (v=O per x= ±1/2) ed f rappresenta lo
d 2v
EJ dx' =-M,,.-Pv [7.1] spostamento massimo (v=f per x=O). Analogamente, per effetto del solo
carico trasversale,
e in essa Mtr è termine noto, ossia indipendente da v, perchè si considerano
gli spostamenti molto piccoli rispetto alla lunghezza I della trave. Se si pone
a 2 =P/EJ [a] :n: 2 nx
quindi M,,=-EJv;;=EJ /2 f,, cos - - ·
1
(la dimensione fisica di a è l'inverso di una lunghezza), la soluzione dell'equa-
Sostituendo queste relazioni nell'equazione [7.1] si ha allora, essendo
zione vale
n 2EJ/l 2 =P" ed eliminando il fattore comune cos nx/l,
[7.2]

essendo vP una soluzione particolare, e C1 , C2 le costanti d'integrazione da J-__J._,~ [7.5]


p
determinare con le condizioni ai limiti. 1--
Se si pensa di mantenere costante il valore del carico longitudinale P, p"
il legame tra carichi trasversali q(x) e loro conseguenze complessive (ossia
di q e P insieme) risulta lineare: infatti risulta lineare il legame tra la fun- Tale espressione può essere impiegata per varie condizioni di carico
zione v e il complessivo momento poichè, di questo, la parte M,,. è propor- e anche per altre condizioni di vincolo (purchè interpretabili con una
zionale ai carichi trasversali e la parte Pv, quando P resti invariato, è pro- serie trigonometrica), sostituendo, s'intende, a Per il correlativo valore; però
porzionale alla stessa v. l'approssimazione può risultare non soddisfacente quando il carico non è
11 - POZZATI, IIMl.
162 Capitolo settimo Travi soggette a sforzo assiale 163

simmetrico, e non viene quindi rispettato l'andamento simmetrico della v e b) Carico trasversale Q concentrato nella mezzeria. - In tale caso si ha
delle sue conseguenze iutrodotto adottando le relazioni [7.4], [c]. (ponendo ancora l'origine dell'asse x nella mezzeria) M,,=Ql/4-Qx/2, quindi
Poichè M=-EJv'', tenendo conto delle [7.4], [c], si ottiene//f,,=M/M,, un integrale particolare della [7.1] è Vv=-M,,/P. Pertanto risulta (M,,,x~o=
quindi, per la [7.5] , =Q 1/4, f,,=Q l'/48EJ, rp,,=Q f2/16EJ)

M [7.6] tg À 3(tg A-A) 2(1-cos A)


Mmax=Mtr_A_, f=fti ;,s ' <p=<p,, [7.10]
A2 cos A

c) Coppie M, simmetriche applicate alle estremità. - In tale caso si ha


le approssimazioni sono in genere peggiori di quelle che si ottengono per
M,,=M,, v,=-M,,/P. Quindi (f,,=MJ 2/8EJ, rp,,=M, l/2EJ)
la freccia (es. 7.1).
2(1-cos A) tg A
a) Carico ripartito uniformemente. - Con l'origine nel centro, essendo f= f,, A2 cos A <p=<p,,-A-. [7.11]
q/2 qx 2
M,,=---2, un integrale particolare della [7.1] è (P=EJa 2)
8 d) Coppie Ma. antimetriche applicate alle estremità. - Per tale condi-
vp=-M,,/P-EJ q/P 2 =-M,,/EJa 2 -q/EJa 4 , zione di carico trasversale, con l'origine degli assi nella mezzeria, si deve
porre, analogamente alla [7.3],
come si accerta immediatamente constatando che la stessa equazione [7.1] senax
risulta soddisfatta. Quindi, sostituendo nella [7 .3], V= -(v,),~ '·" sen A +vP '

q (cosax M -a'- 1), con vP=-MtrfP, M,,=Man 2x/l. Procedendo come si è visto precedente-
v-
- EJa 4 cos A " q mente, si ottiene (rp,,=Ma.lf6EJ)
2
M=-EJv"=..'L(cosax -l)= q/ 2(cosax -l)· 3(1-A cotg A)
a2 cosA 8 A2 cosA <p=<p,, A2 [7.12]

I valori massimi di v e di M si hanno per x=O: e) Coppia Ma applicata all'estremità A della trave (fig. 7.2). - È stato
accennato nel par. 7.2.1., e d'altronde è evidente dalle varie formule otte-
q ( 1 a'l' ) nute, che è valido il principio della sovrapposizione degli effetti, pensando
Vrrmx=f= EJa 4 COSA --8-- l =
s'intende di tener costante P; quindi, utilizzando le espressioni date nei punti
[7.7]
[e], [d] precedenti, e considerando positive le rotazioni destrogire,
__ 5 tj/4_ [~ (-1__ A'-1)]
- 384 EJ 5A 4 cos A 0, 5 ' Mal 3 Mal
'Paa= EJ 4T (tg A-cotg À+ l/A)= 3EJ Kaa,
M
max
= ql
8
2
[2
).2
1-cos A ] •
cosÀ
[7.8]
3

Mal 3 Mal
[7.13]
2T
' ql' [ 3(tg A-A)
(v )x~z12=<p= 24EJ A'
l [7.9]
rp,.= - GEJ (tg A+cotg A-1/A)= - GEJ K, •.

I diagrammi dei coefficienti Kaa• K,. si trovano rappresentati nella fig. 7.2

(positive le rotazioni destrogire).


in funzione di P/P,,, quindi di A=al/2= ~ VP/EJ= ~ VP/P"; alcuni valori
I fattori posti fra parentesi quadra nelle ultime tre formule costituiscono i sono riportati nella seguente tabella. Da essi, sovrapponendo gli effetti, si
coefficienti di amplificazione dei valori che si avrebbero per effetto del solo possono ricavare immediatamente i valori delle rotazioni delle sezioni estreme,
carico trasversale e tendono al valore 1 per P tendente a zero (es. 7.1); ten- quindi delle rigidezze alla rotazione, per coppie simmetriche o antimetriche;
dono al valore infinito per P tendente al valore P"=n'EJjl2, cui corrisponde e può essere risolto senza alcuna difficoltà il caso della trave con appoggio
l'instabilità della trave (infatti per esso risulta A=al/2=n/2, cos A=O). e incastro.
164 Capitolo settimo

TABELLA 7.1. Trave compressa e soggetta a una coppia Ma (fig. 7.2).


~ r-~- -··
'Pa=Kaa Mal/3EJ, 'l»=K,. Mal/6EJ, (P"=n'EJ/l')
--~- ---·-·· ''
P/P" o 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0,9 1,0 Ma __.__ ~- W
1-----

Kaa
K,.
1 1,073 1,162 1,277 1,427 1,636 1,946 2,460 3,480 6,527 <Xl
1 1,128 1,290 1,500 1,782 2,179 2,778 3,781 5,798 11,866 <Xl 3,0
p~
~A 'I!
~b
~,__,_MZ---~$$B
a
t --
-

-
---~

I
Esempio 7.1. - - --·· I
2.5 I (K,,Kz}
Data una trave appoggiata, soggetta a carico uniforme o concentrato nel I ~I I I I I I I I I I I I I
centro, calcolare il momento massimo e la freccia per vari valori del carico P,
3,0 - l',_ J:
I
impiegando anche le formule approssimate [7.5], [7.6]. I I I l I I I I ~\
m-
[
'
[
[ . ,_A- B\,_t
2,0 1-p -
a) Carico uniforme. 1-_._ ~ ! ! ! ! ! ! ! ~
B~
I
, --aa
Per P/P"=0,25; 0,5; 0,75 (7.=n/4; V2
n/4; V3nf4), dalle formule [7.7], [7.8] / ---
~
2,5 ~-A
"'il
si ha: /
f!f.,.= 1,334 ; 2,004 ; 4,011 ; 1,5 /
[
M/M.,.=1,343 ; 2,030; 4,093. / /

Dalle [7.5], [7.6] si ottiene invece


1,0 /-
•/ -
/ 2,0

f/ft,=M/M.,.=1,333; 2; 4, o,o 0,2 0,4 o,sPlf,. )

~~-
Fig. 7.2 1,5
con gli errori massimi di 0,2% per f e di 2,3% per M.

b) Carico Q concentrato in mezzeria.


.... __
,

1,0
Per i medesimi valori di P/P", dalle [7.10] risulta: 0,0 D,5 1,op;: P:d2itJ17?)
ffft,=1,329; 1,986; 3,958 ; Fjg. 7 .3. - Diagrammi dei coefficienti
K 1, K 2 : (trave doppiamente incastrata)
M/M.,.=1,273 ; 1,817; 3,551.
- ql"
MmQ.=-K1 l2•
Dalle [7.5], [7.6] si ottiene invece:
(trave con incastro e appoggio)
ffft,=M/M.,.= 1,333 ; 2 ; 4,
- qP
con gli errori massimi di 1,1% per f e di 16,2% per M. Mme.=-K2g.

25•+--t-+++--t-+~-t-++-Hl-+--t+-I
7.2.3. Trave con le estremità impedite di ruotare. ~~ --1-- 1-1-+++--fc .,_
È stato ripetutamente sottolineato il fatto che, pensando di mantenere
!/
costante il carico longitudinale P, deformazioni e momenti sono proporzio- 2,0
-~-

nali al carico trasversale, per cui può essere applicato il principio della so-
vrapposizione degli effetti.
Ciò consente di risolvere facilmente la trave avente le estremità incastrate 1,5
perfettamente o inserita ·in un insieme di membrature elastiche, utilizzando
in quest'ultimo caso i procedimenti che verranno in seguito sviluppati; e
anche quando lo sforzo normale non rimanga costante al variare del carico 1,0 y
V/
··-- Fig. 7.4. - Diagrammi dei coefficienti Cba• Ka
M C M. M 0 l)
trasversale, può essere facilmente istituito un calcolo per iterazioni. o 0,5 ( ba= ba2• (f>a=K,. 4EJ •
166 Capitolo settimo Travi soggette a sforzo assiale 167

Consideriamo, ad esempio, la trave con entrambe le estremità impedite con K •• , K.,=K,. dati dalle [7.13] e dai diagrammi della fig. 7.2 o della ta-
di ruotare, soggetta a un carico trasversale Q concentrato in mezzeria. Dev'es- bella 7.1; al solito, M, e 'Pa tendono all'infinito per P tendente al valore
sere nulla la rotazione delle sezioni estreme, quindi <p(Q)-<p(M)=O; per cui P,,=2,046 (n'EJ/1 2), che provoca l'instabilità della trave con appoggio e
utilizzando le formule [7.10], [7.11] si ottiene (M.,= -Ql/8) incastro. I diagrammi dei coefficienti e,., Ka sono riportati nella fig. 7.4.

- - 2(1-cos .l.)
Ma=Mtr [7.14] 7.3. Trazione e carichi trasversali.
,,..1 senA1 ;

a) Le soluzioni possono essere dedotte procedendo in modo del tutto


poi, sovrapponendo gli effetti del carico trasversale e dei momenti (/,,= analogo a quanto è stato visto per la compressione. associata a carichi tra..
=Q/3/192 EJ),
12 [ 2(1-cos .l.)'
f=ft,;;s tg.l.-.l.- sen2.l. ·
l [7.15]
sversali. Ma, quando sono noti i casi relativi a tale condizione, conviene
utilizzare le espressioni già ricavate sostituendo -P a P, -a 2 a a 2, ia ad a,
i.l. a .l., essendo i l'unità immaginaria; impiegando poi le formule di corre-
lazione tra funzioni circolari e iperboliche
Per P tendente al valore P"=4n 2EJ/1 2 (.l.=n), M. e la freccia f tendono
al valore infinito; valori approssimati della freccia e del momento si possono cos ix=cosh x , sen ix= i senh x, tg ix= i tgh X.
ottenere anche dalle formule [7.5], [7.6].
Ad esempio, per la trave appoggiata, soggetta a un carico Q concentrato
Può essere interessante a tale proposito un riferimento numerico: ad esempio nella mezzeria, dalle [7.10] si ottiene
per P=0,5 P"=2n'EJ/l' (À=nj/2/2), le [7.14], [7.15] forniscono Ql tgh .l. Ql' 3(.l.-tgh .l.)
f/ft,= 1,986, Mmax=4-.l.~' f= 48EJ .l.3 ;
[7.18]

dalle formule approssimate [7.5], [7.6] si ottiene invece e per la trave ugualmente caricata, però con le estremità impedite di ruotare,
f/ft,=M/M,,.=2, dalle [7.14], [7.15] risulta
con l'errore di 10,1% per il momento d'incastro; per diverse condizioni di carico e - Ql 2(cosh.l.-l)
uguale rapporto P/Pcr l'errore può essere sensibilmente maggiore. M.=-3 .l.senh.l. '
[7.19]
Per la trave con entrambe le estremità impedite di ruotare, soggetta . a Q/
3
12 [ 2(1-cosh .l.)'] ·
un carico distribuito uniformemente, procedendo nello stesso modo si ot- f 192EJ JF .l.-tgh .l. senh 2.l.
tiene per esempio con facilità
b) Anche nel presente caso di una trave soggetta a trazione e a carichi
M=- q/2 3(tg.l.-.l.) K1 (-ql'/12), [7.16] trasversali è applicabile il procedimento che ha ispirato le formnle appros-
12 2
.l. tg.l.
simate [7.5], [7.6], le quali diventano, dovendo cambiare segno al carico P,
e altrettanto facilmente può essere ottenuta l'espressione del momento d'in-
f,, M,,.
castro quando soltanto un'estremità sia incastrata [Mn=K2 (-q/2/8)]. Nella f p M p [7.20]
fig. 7.3 sono riportati i diagrammi che forniscono i coefficienti di amplifi- 1+-
P,,
1+-
P,,
cazione K 2 , K 1 per la trave caricata uniformemente, con una o con entrambe
le estremità incastrate. e forniscono in genere buone approssimazioni per configurazioni simmetriche;
Procedendo in modo analogo, per la trave con appoggio e incastro, sog- approssimazioni, al solito, migliori per le frecce che per i momenti.
getta a una coppia M •• si ottiene È appena il caso di notare il fatto facilmente intuibile che lo sforzo assiale
Ma Kba Ma di trazione gioca nel senso di attenuare l'inflessione che si ha per effetto dei
Mba=2 K=-2- Cba' soli carichi trasversali .
•• [7.17]
I M.Z e) I coefficienti di riduzione delle frecce f per effetto di un carico trasver-
'Pa= EJ (M.K•• -M,.K.,/2)= 4EJ Ka, sale Q concentrato in mezzeria, considerando la trave con le estremità ap-
3
168 Capitolo settimo Travi soggette a sforzo assiale 169

poggiate e incastrate, sono riportati nella fig. 7.5; la conoscenza di tale caso a) Con la formula approssimata [7.20], considerando le estremità incastrate per-
pnò risultare utile ad esempio per determinare, mediante una prova di ca- fettamente.
rico, la trazione preesistente nelle catene degli archi (es. 7.2). È opportuno Il valore teorico della freccia dovuta al solo carico Q=50 kg e il carico critico
risultano (E=2 · 10 6, J=62,88 cm4 ; si assume /=6,2 m)
notare che, se è elevata la prevalenza di P su Pc,, l'influenza dell'incastro
J,,~2Ql'/384 EJ~0,493 cm, P,,~4n'EJ/l'~ 12920 kg.
(K,,K4)
o,o - p - - - --p Utilizzando quindi il valore sperimentale /~0,236 cm della freccia (che tiene

-
_,._LS--
- ~-----
conto di P e Q insieme) si ottiene che lo sforzo assiale esistente vale
.[, _,___,-- •i(, P~( t;-1) Pa~l,089·12920~14070 kg, a(P)~914 kg/cm' ;
Q"25 ,V
V pertanto, dalla seconda delle stesse formule [7.20], si ha anche
\ I K4
y
V
~

Mmaxç;;Q//8: (l+P/P,,)~3875: 2,089~1855 kgcm,


0,5 ~ -
/

"-V quindi amax(M)~103 kg/cm' (dalla formula [7.19], essendo J.~3,28, si ottiene in-
vece Mmax=2191, con la conferma che la [7.20] non fornisce in genere approssi-
11- I/ V ------- --- I KJ! 1à mazioni molto buone per i momenti).

oB p ~ f b) Se, al posto della formula approssimata, si impiega l'espressione [7.19] della


I ----- I9l .{· r· - Fig. 7.5. - Diagrammi dei coefficienti
freccia, operando per tentativi si ricava A.=3,32, quindi P=14430 kg.

1 hPiP*(P:~2Eif,/
1,0 Q/' Ql" ) c) Qualora si considerassero le estremità articolate, si otterrebbe
o 1 2 3 w ' p;p• Ka, K4 ( fa=Ka 48EJ • J,=K. 192EJ ,

(P"~3230 kg, f,,~ 1,97 cm) P~ ( 0~;376 -1) 3230~23730 kg.


è in generale piccola sul valore della freccia: infatti, adottando la formula
[7.20], si può scrivere, per le estremità articolate e incastrate, Tale risultato conferma, anche in questo caso particolare in cui P non è forte-
mente diverso da Per. che il valore dello sforzo assiale P è influenzato molto meno
ftr,i della ftr dalle ipotizzate condizioni di vincolo.

d) Nel caso in cui si disponga, avendo rilevato le dilatazioni alle estremità per
per cui, nel caso del carico concentrato in mezzeria, essendo !tr,i= effetto di Q, del valore del momento d'incastro M,(Q), si ha

!
=!tr,a/4, Pcr,i=4 Pcr,a• si ottiene (quando, come si è detto, sia P>>Pcn ~ 8Ql' 3(7.-tgh J.) M,l' 2(cosh J.-1) .
p 384EJ l.' SEJ .!' cosh J.
quindi p-:Pl; v. fig. 7.5)
poichè l'unica incognita è A, si può ricavare questa (quindi P) per tentativi; resta
" ,. J,,,, ,. sempre significativo il confronto con i risultati relativi a condizioni di vincolo limiti.
,,-;;--~p-~Ja •
1+-
Pcr,i 7.4. Cenni bibliografici.

Esempio 7.2. La trave soggetta a carichi trasversali e a sforzo assiale si trova di solito trattata
nei testi che si occupano della stabilità dell'equilibrio. In particolare ricordiamo le
Determinazione dello sforzo esistente nella catena di un arco. s~guenti opere: H. ZIMMERMANN, Knickfestigkeit der Stabverbindungen, Ernst, Ber-
La catena di un arco di un vecchio edificio ha la luce netta di 6 m e la se-- hn, 1925. - J. RATZERSDORFER, Die Knickfestigkeit von Stiiben und Stabwerken,
zione rettangolare di 7 x 2,2 cm2 (con il lato di 7 cm in direzione verticale). Per Springer, Vienna, 1936, - L. CEsARI, F. CONFORTO, C. MINELLI, Travi continue in-
conoscere lo stato di sollecitazione, viene applicato nella mezzeria un carico concen- flesse e sollecitate assialmente, Ist. per applicaz. del calcolo, C. N. R., Roma, 1941,
trato progressivamente crescente, e per Q=50 kg si rileva la freccia di 0,236 cm; - o. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, Zanichelli, Bologna, cap. XIII e, 1951.
inoltre le dilatazioni sui lembi, lette in prossimità sia del centro sia delle sezioni - R. K. LIVESLEY e D. B. CHANDLER, Stability Functions /or Structural Frameworks,
estreme, risultano, a parte il segno, pressochè uguali tra loro (per cui è buono Manchester University Press, 1956. - M. PAGANO, Strutture, Liguori, Napoli,
il grado d'incastro) e gli estensimetri sulla linea media confermano pressochè nulla parte 2•, 1963 (l'effetto instabilizzante di carichi verticali nel calcolo dei telai piani).
la dilatazione (sono dati che riguardano un'effettiva prova). Deterrrùnare lo sforzo - E. GIANGRECO, Teoria e tecnica delle costruzioni, Liguori, Napoli, vol. II, cap. IV,
assiale esistente della catena. 1966. - V. FRANCIOSI, Scienza delle costruzioni, Liguori, Napoli, vol. V, 1967.
Travi su appoggi obliqui 171

sueto, di rappresentare le coppie mediante il loro asse momento, col senso


stabilito in base al senso giratorio orario; e in modo analogo verranno indi-
cate le rotazioni: così il simbolo MnA starà a significare il momento, in cor-
rispondenza della sezione A, avente n come asse; inoltre i semplici simboli
M, C indicheranno i momenti flettente e torcente. Si suppongono parallele
tra loro le linee dei due appoggi e costante la sezione della trave.

CAPITOLO VIII
TRAVE SU APPOGGI OBLIQUI

8.1. Premessa.
Fig. 8.1
Data una trave su appoggi obliqui, la rotazione di ciascuna sezione
estrema è consentita liberamente nel piano di traccia n normale alla linea di
appoggio, ed è invece impedita secondo l'altra direzione ortogonale (fìg. 8.1); 8.2. Coppie applicate alle sezioni estreme.
per cui appare subito chiaro che la soluzione della trave, anche quando essa
rignarda l'appoggio semplice, si presenta in tale caso di solito staticamente 8.2.1. Coppie M~A applicate alle sezioni estreme.
indeterminata, non essendo più libera di avvenire liberamente la rotazione a) Coppie simmetriche M,A (fig. 8.2).
secondo x; e vedremo che l'obliquità può comportare forti alterazioni dello Come è stato accennato, la reazione lungo ogni appoggio obliquo deve
stato di sollecitazione relativo all'usuale caso della linea d'appoggio ortogo- sviluppare il momento staticamente indeterminato MnA per impedire la rota-
nale all'asse. Lo studio delle travi snelle su appoggi obliqui risulta semplice zione della sezione terminale intorno all'asse n ('!'nA=O); pertanto il momento
procedendo con il metodo dei vincoli ausiliari, ossia considerando le rota~
zioni delle sezioni estreme in un primo tempo bloccate ad opera di fittizi z
vincoli e dei relativi momenti d'incastro (soluzione particolare); poi consen- MZA 2
I
tite, applicando tali momenti cambiati di segno (soluzione complementare). J iO i
Accade infatti che, quando la trave è supposta incastrata perfettamente, AI X
I
' "'-n
I'ipotesi di rotazioni nulle delle sezioni estreme intorno a z e x rende spon~ '" I
' 4
taneamente nulla anche la rotazione intorno all'asse n, per cui l'obliquità
t '
non fa risentire alcun effetto, s'intende ragionando nei termini sintetici e ;M(momjlett.)
imperfetti della conservazione delle sezioni piane: allora le conseguenze ~~--~------------
dell'obliquità si possono riportare tutte al caso semplice di trave soggetta '
soltanto a coppie estreme; caso che verrà considerato subito, anche perchè Fig. 8.2 ;C(mom torc.)
.
esso consente di risolvere facihnente le travi oblique continue. Le ipotesi
saranno al solito quelle relative ai solidi aventi prevalente sviluppo lineare; flettente e quello torcente, considerati positivi se sono concordi coi sensi
però la presenza dell'obliquità, che comporta in prossimità degli appoggi degli assi coordinati, hanno i valori costanti
Ull funzionamento fortemente bidimensionale, rende opportune alcune osser-
C=MnAsena.
vazioni su cui ci soffermeremo a conclusione del presente esame appros-
simativo, che può essere utile per disporre di risultati limiti semplici e per sag- L'equazione dei lavori virtuali, che rende esplicita la condizione di con-
giare le conseguenze derivanti dall'esistenza degli appoggi obliqui. gruenza ('!'nA=O) per tramite dell'azione ausiliaria MnA=Mnn= 1, risulta
Verrà fatto riferimento a una terna di assi cartesiani (fig. 8.1), di cui y (M'=-l·cosa, C'=l·sena)
è verticale e x coincide con l'asse della trave; di una seconda terna t- n -y,
t è diretto lungo la linea dell'appoggio. Inoltre si conviene, come di con- 0=-f;1'1 cosa dx/EJ+Jf sena dx/GJ,,
172 Capitolo ottavo Travi su appoggi obliqui 173

e da essa si ottiene, posto e) Una coppia M,A applicata alla sola sezione A (fig. 8.4).

e=EJ/GJ,, y=l +e tg'a, [8.1]

C=M,A tga/y, [8.2] /

n
X -f b
I
I
I
/B
Le rotazioni delle sezioni estreme e la freccia si hanno immediatamente
I
considerando la trave libera da vincoli, soggetta ai due momenti flettenti M
dati dalla seconda delle [8.2]

'fJ,A=-<p,s= (
1)
1-y M,A/
2EJ ,
[8.3]
Fig. 8.4
Ar u.. }' 132&

Scomponendo questa in due coppie M,A/2 simmetriche e in due ±M,A/2


b) Coppie antimetriche (fig. 8.3). antimetriche, si ottiene
È facile rendersi conto che il momento torcente nella sezione retta di
mezzeria (quindi in ogni altra sezione) è nnllo (voi I, par. 10.5); pertanto
[8.6]
l'obliquità non fa risentire effetti, e si ha
[8.4]
M,A/ ( 3 ) [8.7]
La rotazione 'Pxo della sezione di mezzeria può essere calcolata osservando q;,s=- 6EJ l - 2y '
che, se provvisoriamente non si tiene conto della presenza degli appoggi
M,Alb
MzA MzA
v1 =v,+ 24EJ ctg a,
2 [8.8]
/ I

A/ X IO /B
a)
.I
I
I
-r' I
I
I

d) Effetti di una coppia M,A, essendo l'estremità B incastrata (fig. 8.5).

b) ,/ 1*7(1 7'
X + B

Fig. 8.5

Per quanto è stato visto nel precedente paragrafo, l'equazione di con-


gruenza (q;,s=O), necessaria per calcolare l'incognita M,s staticamente in-
Fig. 8.3
determinata risulta:
obliqui, le rotazioni terminali intorno a z hanno i valori, uguali tra loro,
dati dalla [8.4], rappresentabili con i due vettori %A indicati nella fig. 8.3d;
ad esse dev'essere poi sovrapposta la rotazione di corpo rigido Txo=IJ?zA ctga,
tale che il vettore-rotazione risultante sia diretto secondo l'asse I. Quindi e da essa si ottiene
risulta y-1,5
M,Alb [8.9]
v1 = -v2 =q;,, b/2= EJ ctg a . [8.5] y-0,75 ,
12
174 Capitolo ottavo Travi su appoggi obliqui 175

M,Al ( diretta o iterativa (cap. XIII), sia quello della congruenza (cap. XIV); e
3 )
<p,A= 3EJ l-4y + M,sl
6EJ
( 3 )
l-ly . [8.10]
forse quest'ultimo in tale caso è conveniente, essendo limitato il grado di
indeterminazione statica.
Ad esempio, per e= I e a=45° (y=2),
8.3.2. Trave appoggiata: carico concentrato in un punto qualunque.
Procedendo come è stato indicato nel precedente paragrafo, si ottiene
ad esempio, per un carico concentrato in un generico punto dell'asse, di-
8.2.2. Coppie M..,A applicate alle sezioni estreme (fig. 8.6).
stante a, b dai punti estremi,

Pab'
1
[ Pab
2

1
(
MA=--1-,- (l' fase)+ - -,- 1-2y - --,- y
2
I ) Pa'b I l (2' fase)=
Fig. 8.6 [8.13]
Pab 1
=--1-2y'
Procedendo in modo del tutto analogo a quello visto precedentemente,
si trova
e tga etga
[8.11]
[8.14]
M n A=-MA M=MxA---,
x ycosa ' y Se il carico è eccentrico, per la trave provvisoriamente incastrata debbono
;enir calcolati anche i momenti torcenti MxA' MxB; è facile poi completare
M,Al e tga
%A=-<p,B= 2EJ _y__ . [8.12] il calcolo, quando vengono applicati cambiati di segno, avendo nota la solu-
zione del par. 8.2.2.
Gli effetti delle due coppie MxA possono venire anche determinati, con
riferimento ai relativi vettori, scomponendo questi secondo le direzioni n 8.3.3. Carico ripartito uniformemente.
(tali momenti non danno conseguenze) e z (M,A=MxA · ctg a); e utilizzando
quindi i risultati del par. 8.2.1 a. a) Entrambe le estremità sono appoggiate.
Procedendo come è stato indicato nel precedente paragrafo, si ottiene
ad esempio
8.3. Trave appoggiata soggetta a carichi.
ql'
MA=Ms=-'-u (!' fase)+
8.3.1. La soluzione ottenuta considerando in una prima fase del calcolo la

(i-+) (2' fase, con due coppie simm.)=- i~ 7,


[8.15]
+i~
trave con le estremità incastrate.
Secondo quanto è stato accennato nella premessa, lo studio della trave
su appoggi obliqui è immediato seguendo il procedimento dei vincoli ausi-
liari: quindi alla situazione particolare della trave incastrata in entrambe le ql' ql' ( 1 -1-) ,
M, (nella mezzeria)=+-+- C= q/ tga'
2

sezioni estreme e soggetta ai carichi, per la quale, nell'ambito delle consuete 24 12 y [8.16]
12 y
ipotesi, l'obliquità non produce alcun effetto, occorre aggiungere quella
conseguente ai soli momenti d'incastro cambiati di segno, che è nota per 4
1
2 2

quanto è stato precedentemente visto. In particolare le rotazioni terminali


q/ q/
v,= 384EJ (!' fase)+Ll 8EJ
(
1-yI ) (2' fase)=
sono dovute soltanto a quest'ultima fase; e se una sola estremità è appog- [8.17]
giata, la soluzione complementare correttiva riguarda la trave con incastro
e appoggio (par. 8.2.ld), quivi soggetta, al solito, al momento calcolato nella
prima fase, cambiato di segno.
La soluzione della trave continua su appoggi obliqui è semplice, perchè
nella sostanza nulla cambia applicando sia il metodo dell'equilibrio per via [8.18]
176 Capitolo ottavo Travi su appoggi obliqui 177

b) Un'estremità appoggiata, l'altra incastrata. Per la stessa struttura, considerata con1e trave e con1e piastra, calcolare anche
Ad esempio, utilizzando il caso risolto nel par. 8.2.ld, il momento per la linea d'influenza dello spostamento nel centro.
la sezione B d'incastro vale
a) Carico uniformemente ripartito.
[8.19] Per tale condizione di carico, il calcolo c9rne trave è stato indicato nel par. 8.3.3:
supponendo lo spessore s piccolo rispetto alla larghezza b, risulta Jt~bs 3/3, quindi
(v= 1/6), G=E/2(H->), e=EJ/GJ,=0,5833. Per effettuare i confronti, si considerano
i valori medi dei momenti nella sezione di mezzeria, ossia m=Mnctt.fb, nitore.=
8.4. Osservazioni sull'attendibilità delle formule ottenute. =C/b(p=q/b). Per a=60°, ad es., risulta y=2,75; quindi, dalle [8.16], M,=0,0947 ql',
C=0,0525 ql'.
Può essere opportuno ricordare le semplificazioni introdotte, per rendersi
meglio conto dell'attendibilità delle varie formule precedentemente ricavate.
a=90°) : v,=0,01302 pbl'/EJ, mx=0,1250 pl2 ,
/, al
'
'' X -P '' a=60°) come trave : v,=0,00923 pbl'/EJ, mx=0,0947 pi', mtorc.=0,0525,
' ,!
, I >) ) come piastra (b/1=1/3): v,~0,00859 » , m,=0,0884 >), 111torc. =0,0321
/a ) )) » (b/I~ 1/2): v,=0,00819 mx=0,0845 >),
' !I >) mtorc. =0,0349
l ) >) (b/1=2/3): v,=0,00785 >) mx=0,0808 >), n1torc.=0,0368

a=45°) come trave : v,=0,00658 pbl'/EJ, mx=0,0724 plz, lntorc. =0,0526 .J


l) ) come piastra (b/1=1/3): v,=0,00484 » , mx=0,0556 i> , mtorc. =0,0359
)) ) » » (b/1=1/2): v,~0,00421 m,=0,0464 » , mtorc. =0,0377
» ) » (b/1=2/3): v,=0,00377 » tnx=0,0399 1> , ffltorc. =0,0357

b) Linea d'influenza dello spostamento nel centro.


I dati sono uguali a quelli riportati nel punto a). La linea d'influenza dello
Fig. 8.7. - Linee d'influenza dello spostamento v in O: Vi (come trave); v1 (come lastra). spost~mento nel _centro ~ella soletta coincide con il ~agramma degli spostamenti
dovuti a un carico apphcato nel centro. Effettuando Il calcolo come trave, si ot-
Al solito la struttura dev'essere snella, per poter ragionare in termini di carat- tiene il seguente valore dello spostamento nel centro (relaz. 8.3)
teristiche di sollecitazione; e sussiste anche la circostanza che, per i tratti
estremi della trave, risultano malamente definibili l'andamento dell'asse e la 2PI' .
v,= 384EJ (trave mc.)+
(PI) I' (l--y1) = 3848
8 8EJ PI' (
EJ l - 4y ;
3)
connessa entità delle sezioni rette. Quindi lo stato di sollecitazione è in genere
attendibile al di fuori di tali tratti, tanto meno estesi, rispetto alla luce, quanto quindi per a=60° (y=2,75) e a=45° (y=l,583) il coefficiente di riduzione (l-3/4y)
più b è piccolo rispetto ad essa ed è minore il grado di obliquità della trave. del valore della freccia per a=90° (8 Pl'/384EJ) acquista i valori 0,727; 0,526.
A tale riguardo si troveranno sviluppati, nell'es. 8.1, confronti tra i risul- Le linee d'influenza si ottengono sovrapponendo gli effetti del carico in mez-
tati ottenuti considerando, con il procedimento illustrato, la struttura come zeria e delle coppie (fìg. 8. 7); nella stessa figura sono riportati gli andamenti per
la piastra obliqua e per b/l=l/3 (v. bibl.). Ad esempio, le ordinate massime, a meno
trave, poi anche come piastra obliqua, utilizzando per il calcolo di questa di Pl'/48EJ, valgono:
i numerosi casi già risolti (v. bibl.). Un sintetico giudizio indicativo può
scaturire dall'esame delle varie linee d'influenza dello spostamento del cen- per a=60°) 0,727 (calcolo come trave),
0,687 (calcolo come piastra, b/I= 1/3) ;
tro O riportate nella fig. 8.7 e commentate nello stesso esempio.
per a=45°) 0,526 (calcolo come trave),
Esempio 8.1. 0,400 (calcolo come piastra, b/I= 1/3).
Un ponte è realizzato con una soletta di calcestruzzo armato (v= 1/6) su
appoggi obliqui. Calcolare le sollecitazioni e lo spostamento nel centro per. effett~ 8.5. Cenni bibliografici.
di un carico uniformemente ripartito, ponendo a=60° e a=45°; confron!are 1 valori
che· si ottengono considerando il ponte come trave o come lastra, e In quest'ul- Per il calcolo della trave ad asse rettilineo su appoggi obliqui si veda J. CoURBON,
timo caso per vari valori del rapporto b/a. Résistance des matériaux, Dunod, Paris, vol. Il, cap. VIII, 1971; la trave ad arco è
12 - POZZATI, Il-1.
178 Capitolo ottavo

stata studiata da C. CEccou-M. MERLI, «Volta parabolica con appoggi obliqui


rispetto ali 'asse l}, Inarcos, Bologna, n. 3, 1974.
La bibliografia riguardante la lastra obliqua è molto estesa e interessa poco il
presente paragrafo, dedicato al semplice calcolo come trave. Ricordiamo tuttavia
in particolare, essendo stata utilizzata per i confronti numerici, l'opera di J. BALAS-
A. HANUSKA, Inftuence surfaces far skew plates, Slovenskej Akadémie, Bratislava,
1964, nella quale si trovano accuratamente calcolate le superfici d'influenza degli
spostamenti e dei momenti più significativi per vari valori di a e del rapporto bjl. CAPITOLO IX
TRAVI «MISTE» DI ACCIAIO E CALCESTRUZZO

9.1. Premessa e richiami.


Pensiamo di dover determinare lo stato di tensione di una trave costi-
tuita da un profilato metallico e da una soletta di calcestruzzo (fig. 9.1)
collegate tra loro tanto saldamente da poter supporre che la legge della con-
servazione delle sezioni piane sia soddisfacentemente verificata. Deriva da
ciò che, se s1 ed s2 sono le dilatazioni in due punti distanti y 1 , y, dall'asse
neutro, e se tali due punti giacciono l'uno sulla sezione metallica l'altro su
quella di calcestruzzo, si può scrivere, ammettendo la validità della legge
di Hooke:
(a./E.) (a,/E,)
Y1 Y2
con n=E./E" ma col valore del modulo di elasticità E, del calcestruzzo non
facilmente definibile, perchè esso risente, come accenneremo, di numerose
circostanze.

I'
G 1y
q,
z 1
d

l
a)
Fig. 9.1

Si ritrova quindi che, salvo la presenza del coefficiente n, vale ancora


la relazione per i corpi omogenei, per cni è possibile adottare tutti i risultati
della teoria ad essi relativa: è necessaria la sola avvertenza di fare riferimento
a una sezione ideale comprendente l'area di calcestruzzo effettiva e quella
metallica amplificata secondo il coefficiente n (oppure, ed è la stessa cosa,
la sezione comprendente l'area metallica effettiva e quella di calcestruzzo
ridotta secondo il rapporto n); e ciò vale ovviamente qualunque sia l'azione
180 Capitolo nono Travi <l miste» 181

interna che provoca lo stato di dilatazione, ossia tanto per lo sforzo assiale, dipendendo esso non soltanto dalla qualità del calcestruzzo, dalla sua età
quanto per la flessione semplice o composta. e dall'ambiente in cui avvengono Ia presa e l'indurimento, ma anche, e forte~
È chiaro che le ipotesi e le proprietà dianzi richiamate sono precisamente mente, dalla durata di applicazione dei carichi e dal numero delle loro ripe-
quelle poste alla base dello studio delle travi di calcestruzzo armato; quindi tizioni. Quindi, anche dando per buona l'ipotesi dell'elasticità lineare,
non ci staremo a dilungare, se non per quel tanto che più particolarmente che invece sappian10 essere malamente verificata, resta l'influenza del
interessa le sezioni in cui la parte inetallica, che sopperisce alla carente resi- fluage del calcestruzzo, ossia dell'accrescimento spontaneo della sua defor-
stenza a trazione del calcestruzzo, è costituita, invece che da barre, da un mazione sotto carico. Accontentandosi di esaminare le cose nelle grandi
profilato o da una trave composta di acciaio (fig. 9.1). linee, ossia dell'ordine di grandezza dei risultati, si può assumere, quando
Principalmente per le travi miste di acciaio e calcestruzzo, le deforma- i carichi siano applicati per breve tempo, il valore del modulo di elasticità
zioni lente derivanti dalla viscosità e dal ritiro di quest'ultimo mettono in per compressione (9.l):
gioco delicate questioni per l'evoluzione del valore del rapporto n dei moduli E/ (istantaneo)=2!000 VR,,' (kg/cm 2) , [9.5]
di elasticità; e poichè tali questioni potranno essere in seguito soltanto
accennate a causa del loro carattere specialistico, in merito ad esse si troverà
essendo R,' la resistenza (in kg/cm 2) del calcestruzzo a compressione, ovvia-
riportata una bibliografia abbastanza estesa (saranno trattate in generale nel
mente al tempo in cui comincia ad essere soggetto allo stato di tensione;
cap. I del voi. II parte 2") ..
per i carichi permanenti si può adottare:

9.2. Sezione soggetta a momento flettente. E,' (permanente);;;E,' (istantaneo)/3. [9.6]

Ad esempio, per R/=400 kg/cm 2 si ha E/ (istantaneo)=420000 e


a) Sezione di acciaio e calcestruzzo.
E/ (permanente);;; 140000 kg/cm 2, quindi i due corrispondenti valori, in
Se ammettiamo, come di solito si ha per sezioni comprendenti profilati cifra tonda, n ~ 5 e n ~ 15; valori che, conviene ripeterlo ancora una volta,
metallici, che l'asse neutro si trovi al di sotto della soletta di calcestruzzo, sono da considerare soltanto indicativi.
e che quindi questa risulti interamente compressa dal momento flettente che A tale proposito può essere opportuno tener presente che, a parte altre
supponiamo positivo, le distanze del baricentro G della sezione complessiva incertezze, introdurre nella valutazione di quantità dipendenti dalla deforma-
(di area A) dai baricentri Ga, G, delle sezioni d'acciaio (A,) e di calce- zione viscosa l'ipotesi di un fittizio comportamento elastico lineare, e ispirare
struzzo (A,) valgono (fig. 9.1): a tale assunzione ad esempio il calcolo delle azioni staticamente indeter-
minate, anche se sul piano della concretezza consente utili risultati, in ef-
[9.1] fetti maschera l'essenza dello stesso fenomeno, che al contrario ha nella
con: deformazione differita una componente pressochè irreversibile, di natura
[9.2] tutt'altro che elastica e lineare.

essendo E, il modulo di elasticità del calcestruzzo.


Ricordando allora la teoria della flessione semplice per sezioni omogenee, b) Sezione di calcestruzzo preco1npresso e ordinario.
l'asse neutro passa per G, e le tensioni in corrispondenza di un generico
punto della sezione di calcestruzzo e metallica risultano: Nulla sostanzialmente cambia rispetto al caso precedente della sezione
mista di acciaio e calcestruzzo, per cui valgono le formule ad esso relative.
<5a=nMy/J, [9.3] Si modifica ovviamente il valore del coefficiente n che, corrispondendo al
rapporto dei valori medi dei moduli relativi al calcestruzzo precompresso
ove y è la distanza del punto in cui si calcola la tensione dall'asse neutro, e ordinario, spesso si assume prossimo a 1,4. Ed è prevedibile che un tale
J il momento d'inerzia della sezione ideale trasformata tutta in calcestruzzo: valore abbia piccola ripercussione sul diagramma delle tensioni, avendo
[9.4] presente quel che accade per le sezioni comprendenti acciaio e calcestruzzo
(v. es. 9.1).
Pertanto la posizione del baricentro della sezione omogeneizzata (quindi
anche lo stato di tensione e di deformazione) dipende dal coefficiente n il
cui valore, come abbiamo già accennato, è purtroppo tutt'altro che certo, <9 .ll Secondo le Raccon1andazioni del C.E.B. (Bulletin n. 84, maggio 1972).
182 Capitolo nono Travi «miste» 183

9.3. Sezione soggetta a sforzo tagliante. Notiamo infine che le tensioni tangenziali sono in genere debolmente
influenzate dal valore di n (fig. 9.3c).
Come è noto, la formula di Jourawsky che consente di ricavare la ten-
sione tangenziale è:
9.4. Tensioni conseguenti al ritiro del calcestrnzzo.
[9.7]
Supponiamo la trave, avente sezione mista, appoggiata. Se, considerato
un suo elemento lungo dx= l, si pensa di praticare un taglio che divida il
e tale espressione, essendo dedotta da una condizione di equilibrio alla tra- profilato dalla soletta di calcestruzzo, quest'ultima per effetto del ritiro su-
slazione nella quale interviene il differenziale delle tensioni normali a eredita
bisce l'accorciamento sr per cui, risultando non rispettata la congruenza
le ipotesi e le conseguenti limitazioni che vengono introdotte per 'ricavare
interna, è inevitabile l'instaurarsi di autotensioni che, se si ammettono an-
le stesse tensioni normali. In essa 7: è il valor medio delle tensioni tangen-
cora le consuete ipotesi, e in p~rticolare la conservazione delle sezioni piane,
ziali 7:xy su tutti i punti della generica fibra trasversale i parallela all'asse possono essere calcolate semplrcemente.
neutro, b è la larghezza della sezione in corrispondenza della stessa fibra,
A~e~d~ praticato il taglio di cui dianzi si è detto, pensiamo dapprima,
J il momento d'inerzia rispetto all'asse neutro della sezione ideale reagente,
per npnstmare la congruenza, di applicare uno sforzo normale N 1 alla sola
S* il momento statico, rispetto allo stesso asse neutro, dell'area che pre- soletta (fig. 9.lb); se E, è il modulo di elasticità del calcestruzzo, il cui valore
cede (o di quella che segue) la medesima fibra; ed è chiaro che occorre molti- come si è detto è influenzato da numerose circostanze (si veda in proposito
plicare per il coefficiente n le aree metalliche presenti nelle espressioni di S* anche la nota 9.4) risulta:
e di J. Il valore massimo della tensione tangenziale si ha dunque in corri-
spondenza della corda per la quale è massimo il rapporto S* /b. Quindi, se, [9.10]
come di solito avviene, l'asse neutro interseca l'anima della trave metallica
di spessore sa, si ha: Si avrebbe tale stato di tensione se la trave fosse perfettamente inca-
strata alle estremità: gli incastri ovviamente fornirebbero lo sforzo N 1 di
[9.8] trazione, e la trave non manifesterebbe alcun palese movimento; ma gli in-
castri non esistono, quindi si deve applicare lo sforzo N 1 cambiato di segno
poichè si ha S*max=S. * quando la fibra i coincide con n, e J/Sn * corrisponde ad entrambi gli estremi, dando cosi luogo a un diagramma dei momenti
d'altronde al braccio h, della coppia interna. Spesso, in pratica, lo sforzo di costante. Pertanto, in quest'ultima fase del calcolo, l'intera sezione della
taglio è assorbito pressochè interamente dall'anima (di altezza ha) della ner- trave (di area A e momento d'inerzia J) si trova soggetta allo sforzo assiale N 1
vatura metallica; e lungo l'anima, se le ali sono consistenti rispetto ad essa, e al momento N 1 d, (fig. 9.lc). In corrispondenza dell'asse neutro deve es-
varia poco s. *, quindi anche la 7: (fig. 9.3.c). Pertanto è lecito porre: sere nulla la tensione quindi, se si indica con YG la sua distanza dal bari-
centro, si può scrivere:
t'max~'fmedia (anima trave)=T/hasa. [9.8]
o,
Inoltre, se si pratica un taglio verticale della soletta di calcestruzzo di
da cui:
spessore s" a filo con l'ala della trave metallica, la tensione tangenziale oriz-
zontale risulta dalla stessa formula [9.7] e vale: [9.11]
ove [rei. 9.4] :
[9.9]
J=J,+A,d/+n (J.+Aada'), [9.12]
essendo S* il momento statico dell'area indicata con tratteggio nella fig. 9.la.
Lo sforzo di scorrimento unitario tra la parte metallica e quella di calce- n=Ea/E,. [9.13]
struzzo vale F 1 =7:1 b,, essendo 7:1 il valore della tensione tangenziale all'estra- Se si indica con:
dosso dell'ala superiore del profilato e b1 la larghezza della stessa ala.
Lo sforzo di scorrimento F,, che per tramite della 7:1 dipende dal taglio, deve [9.14]
essere fronteggiato con adeguata armatura (fig. 9.4); esso acquista in genere
i valori massimi nei tratti estremi della trave, dove agisce anche l'influenza la tensione media in corrispoudenza del baricentro G della sezione totale
del ritiro del calcestruzzo (par. 9.4). (che certamente cade nella parte metallica), in due generici punti apparte-
184 Capitolo nono Travi « miste » 185
nenti rispettivamente alle sezioni metallica e di calcestruzzo si ha, tenendo (di trazione) o all'altra (di compressione) e valere quindi (per la 9.15):
conto della tensione applicata alla soletta nella prima fase del calcolo e
pensando il calcestruzzo non fessurato: f <la
F=J<1• · dA= ~s., [9.16]
Aa Yc
[9 .15]
essendo Sa il momento statico, dell'area dell'acciaio rispetto all'asse neutro
(v. fig. 9.ld).
essendo, come si è detto, Y la distanza dall'asse neutro. È appena il caso di osservare che si è fatto riferimento a una trave ap-
Per quanto riguarda il valore del modulo E, di elasticità del calcestruzzo, poggiata, ma nulla sostanzialmente cambia, per quanto riguarda lo stato
si deve in particolare tener conto che, relativamente al ritiro, si ha a che di tensione, se la trave, anzichè appoggiata, è a sbalzo.
fare con uno stato di tensione per1nanente.

9.5. Deformazioni.
Il calcolo di un generico movimento di una qualunque sezione può essere
effettuato facilmente impiegando il principio dei lavori virtuali, e conside-
rando quindi, come sistema di forze equilibrato, l'azione unitaria (con il
suo corredo di conseguenze) correlativa al movimento incognito.
Per le travi a sezione mista isostatiche, venendo i calcoli spesso ricon-
dotti agli schemi semplificati precedentemente detti, il momento d'inerzia J
dev'essere determinato cercando di attribuire al coefficiente n il valore ade-
guato alle varie circostanze alle quali si è fatto ripetutamente cenno. Poichè
si tratta di calcolare le deformazioni, occorre considerare reagente l'intera
sezione, anche quando la soletta di calcestruzzo armato risulta moderata-
mente tesa ed è pressochè inevitabile la formazione di fessure capillari: in
Fig. 9.2 tale caso si adotta, s'intende, nt=Ea/Ect al posto di n=Ea/Ec', essendo Ec'
ed E" i valori dei moduli di elasticità del calcestruzzo compresso e teso;
ed è chiaro che la presenza cli nna permanente e sensibile tensione di tra-
zione comporta in genere, con armature ben proporzionate e distribuite,
Il diagramma delle tensioni è indicato nella fìg. 9.ld; ad esso evidente- diffuse microfessure, delle quali si può in qualche modo tener conto adot-
mente non corrisponde alcuna caratteristica di sollecitazione, essendo il tando per n, un limitato valore (si veda la nota 9.4).
risultato di due sforzi N1 uguali e contrari; inoltre la congruenza è certa- In particolare notiamo che, in conseguenza del ritiro del calcestruzzo,
mente soddisfatta, poichè cosi avviene in entrambe le due fasi del calcolo. per una trave prismatica, ad esempio semplicemente appoggiata, la rota-
Infine può essere opportuno osservare che la soluzione ottenuta comporta zione delle sezioni estreme e la freccia valgono (ammesso che E, possa es-
la presenza delle tensioni [9.15] anche alle estremità della trave, per cui, sere ritenuto costante):
avendo supposto questa appoggiata, occorre annullarle, ossia applicarle alle <p=Ml/2E,J, [a]
sezioni estreme cambiate di segno (fig. 9.2). Però non corrispondendo ad
esse alcuna caratteristica ,di sollecitazione, come è stato dianzi ricordato, con M=N1d, (rei. 9.10); e relativamente al valore da attribuire al modulo
i loro effetti non si fan risentire oltre i tratti terminali lunghi quanto la mag- di elasticità E, del calcestruzzo, occorre fare riferimento all'entità della ten-
gior dimensione della sezione della trave, per cui sulla sezione B-B1 (fìg. 9.2), sione alla quale la soletta è sottoposta a causa sia del ritiro, sia dei carichi
le tensioni possono essere ritenute smorzate, beninteso per effetto delle azioni pern1anenti.
applicate alle sezioni estreme nella situazione correttiva considerata per Per il calcolo delle incognite staticamente indeterminate si ha anche la
rispettare le condizioni ai limiti. In detti tratti ha particolare importanza complicazione di non conoscere a priori quale sia l'ampiezza dei tratti aventi
Io sforzo longitudinale di scorrimento tra calcestruzzo e acciaio che, per la soletta tesa o compressa e quale sia quindi il momento d'inerzia da attri-
l'equilibrio alla traslazione di ciascun tronco terminale di nervatura o di buire ad essi. In genere conviene procedere iterativamente, considerando
soletta, deve eguagliare il complessivo sforzo normale applicato all'una dapprima costante il rapporto n dei moduli d'elasticità; poi, determinati
186 Capitolo nono Travi «miste» 187
i tratti soggetti a momento negativo, si ripete il calcolo del diagramma dei Il diagramma a per n~15 e n~5 è riportato nella fig. 9.3b: dal valore di n è
momenti tenendo conto questa volta della variazione del momento d'inerzia maggiormente influenzato il valore massimo della tensione del calcestruzzo (passa
e determinando un nuovo valore della lunghezza degli stessi tratti. E cosi da 7,1 a 9,2 kg/cm') che quello dell'acciaio (da 165 a 154).
si prosegue;: in genere la convergenza è rapida e non conviene, per le nume- b) Tensioni tangenziali conseguenti a T ~ 100 t.
rose incertezze, affinare molto i risultati. Si riportano in vari punti della sezione i valori deile tensioni per n= 15, indi-
cando tra parentesi queIIi per n=5:
Esempio 9.1.
•(all'intradosso dell'ala metallica super.)~383 kg/cm' (392),
Per la trave avente la sezione mista acciaio-calcestruzzo indicata nella fig. 9.3 cal-
colare i diagrammi delle tensioni per effetto del momento M= 100 tm, del taglio •max~392 (392),
T~ 100 t e del ritiro.
• (ali 'estradosso dell'ala infer.)~ 300 (282) ;

r'"
la tensione tangenziale media per la sola anima vale

20·3,2 n=(/ •m~431 kg/cm'.


183 a) b)/ Le tensioni tangenziali sono poco influenzate dal coefficiente n (fìg. 9.3c).
/ / " n=15 All'estradosso dell'ala superiore del profilato (dove l'acciaio è a contatto col

1 145
1 <{;=r
T

'=P134·2)
kg/cm'
50 o o 100
kg/cm'
300 100
kg/cm'
300
calcestruzzo) si hanno le tensioni tangenziali e i conseguenti sforzi di scorrimento:
per n~ 15) •~ 13,8, F~552 kg/cm,
per n~5) T=15,6, F~624;
cr(M=100tm) 7:( T=10ot) cr(ritiro cak.)
Fig. 9.3 agli sforzi di scorrimento (compresi quelli dovuti al ritiro) debbono resistere ade-
guate armature (fig. 9.4).
a) Tensioni normali conseguenti a M= 100 tm.
Per la sola tra ve metallica si ha
Aa=655 cm 2 , Ja=229 · 104 cm4 , da'=54 cm.
Per la trave intera, considerando n= 15 e la sezione ideale omogeneizzata (ri-
dotta tutta a calcestruzzo) <11 •2>
A~450 · 20+n · 655~ 18.825 cm' ;
dG' =distanza del barie. dal lembo infer. = 111 cm ,

J~[450 · 203/12+9000 · 62'] (cale.)+


Fig. 9.4
+n [229 · 10'+655 (111-54)'] (acciaio)~ 10.117 · 10' cm',
aa (lembo infer.)~n · 100 · 105 • 111/10.117 · 10'~164,6 kg/cm',
e) Tensioni conseguenti al ritiro del calcestruzzo.
a,ai,. (lembo super.)~-100 · 10 5 • 72/10.117 · 10'~-7,1 kg/cm'. Si assume, a titolo esemplificativo,
e,=30 · lQ-5 ( 9•3), E,1 =100.000 kg/cm' (M),
(9.2) Ovviamente il risultato non cambia considerando la fittizia sezione omogenea di
calcestruzzo o di acciaio: nel primo caso si ha: 9 3
< • l Il ritiro si aggira sul valore 40 · 10-5 ; ma si può assumere un valore ridotto per
a~=My/Jc, a,.=nMy/Jc ; [a] tener conto che una parte del ritiro avviene quando il calcestruzzo possiede un limitato
nel secondo: grado d'indurimento.
9 4
I C • > La trazione del calcestruzzo provocata dal ritiro può prevalere o no rispetto a
a,.=My/Ja, a,~ - (My/J,) , [b]
n un precedente stato di compressione: nel secondo caso (pensando la trave appoggiata
una parte dei carichi permanenti in generale agisce sulla sezione completa) la trazione pro~
con n=E,,/Ec; e le tensioni ottenute nel secondo sono identiche a quelle del primo, essendo voca una decompressione, e il modulo di elasticità è quindi praticamente quello all'origine
J,,=Jcfn, del diagramma a-e (ma, essendo le azioni di lunga durata, dev'essere poi ridotto, secondo
188 Capitolo nono Travi « miste )) 189

riportando tra parentesi, per utili confronti, anche i risultati relativi a Ect= lata dai valori dei rispettivi moduli di elasticità e dalla deformazione a lenta evolu~
=50.000 kg/cm'. zione propria del calcestruzzo.
Per la sezione omogeneizzata (ridotta tutta a calcestruzzo): Si comprende quindi che il comportamento delle strutture «miste)), cosi come
è stato trattato nel precedente paragrafo, schematizza rozzamente un fenomeno
A.=655 cm', A,=450 · 20=9000, A=9000+20 · 655=22.100 cm' (35.200),
complesso che è già stato oggetto di estese indagini teoriche e sperimentali.
d=119 cm, a. (rei. 9.1)=48,5 (30,4)' d,=70,5 cm (88,6),
b) Le strutture «miste)> e le questioni ad esse relative sono state particolar-
J=(450 · 20'/12+9000 · 70,5 2) (calc.)+20 (229 · 10 4 +655 · 48,5') (acciaio)= mente trattate nelle seguenti opere: E. M6RSCH, Statik der GewOlbe und Rahmen,
Stuttgart, Wittwer, 1947, parte A, p. 442. - K. SATTLER, Theorie der Verbund-
= 121,6 · 10' cm' (186,8 · 10'), konstruktionen, Ernst, Berlin, 1953. - F. SCHLEICHER, Taschenbuch fiir Bauinge-
nieure, cap. «Stahlbau », p. 715, Springer, Berlin, 1955 (con ampia bibliografia). -
]G (rei. 9.11)=78 cm (59,9), aG(rel. 9.14)=-244 kg/cm' (-153), I. M. VIEST, R. S. FoUNTAIN, R. C. SINGLETON, Composite Construction in Steel
244 and Concrete for Bridges and Buildings, McGraw-Hill, New York, 1958. - B. FRITZ,
a. (lembo infer.; rei. 9.15)=73 24,5=77 (63), Verbundtrllger, Springer, Berlin, 1961. - H. WIPPEL, Berechnung von Verbund-
konstruktionen aus Stahl u. Beton, Springer, 1963. - I. M. VIEST, «Composite
244 Construction l>, cap. XIV del Structural Engineering Handbook, ed. da E. e C. Gaylord,
a. (lembo super.)=-
78 · 120,5=-377 (-308), McGraw-Hill, New York, 1968 (un breve par. anche sul calcolo limite). - S. I. Co-
LOMBINI, Le strutture miste acciaio-calcestruzzo, Roma, Cavalletto, 1975.
a"'1,, (lembo super.; rei. 9.15)=30 (1-0,827)=5,2 kg/cm' (4,9).
e) Tra le numerose memorie ricordiamo per il loro particolare interesse: F. STt.iSSI,
Lo sforzo di scorrimento (rei. 9.16): « Profiltriiger, kombiniert mit Beton, auf Biegung beansprucht » (esperienze), IVBH,
s.=655 (54-24,5)=19.320 cm'' Kongress Paris, 1932. - H. WoLF, « Stahlskelett u. Eisenbeton als kombinierte
Bauweise », Beton u. Eisen, 1932. - M. L. BAES, « Poutrelles métalliques enrobées l>,
F=244 · 19.320/78=60,4 t (49,4). Ossature metallique, Bruxelles, 1933. - H. MEIER-LEIBNITZ, << Versuche iiber das
Zusammenwirken von I Triigern mit Eisenbetondecken )}, Bautechnik, 1941, p. 265.
- A. ALBRECHT, « Der Verbundtriiger », Sch-weiz. Bauzeitung, 1945, nn. 2, 4 (esper.
9.6. Bibliografia. statiche e dinamiche in laboratori Svizzeri e di altri Paesi su travi «miste l>, con
particolare riferimento a diversi tipi di collegamenti; citati i primi lavori su travi
a) Il calcestruzzo quando viene sottop~sto a _uno stato di tensione, prolu;ngato «miste»). - H. FROHLICH, « Einfluss des Kriechens auf Verbundtriiger 1>, Bauing.,
nel tempo, manifesta, dopo una deformaz~one «1stant_anea » (pressoche ela~tica s_e 1949, p. 300; 1950, p. 80 (« Theorie der Stahlverbund-Tragwerke »; confronto dei
la tensione ha valore moderato), un ulteriore accresc1mento spontaneo de1 moVI- calcoli eseguiti con vari metodi su 3 diversi tipi di sezione; cenno allo stato limite). -
menti: tale deformazione, detta «viscosa», tanto più sensibile quanto più il calce: F. DrsCIDNGER, << Stahlbrilcken im Verbund mit Stahlbetondruclcplatten ... l), Bauing.,
struzzo è giovane, ossia di recente costituzione, raggiunge valor~ che normalmente s1 1949, p. 321. - W. KLINGENBERG, « Schubsicherungen », Bauingenieure, 1950, p. 77,
aggirano sul doppio di quello istantaneo, con _andan:ento assa.1 lent~, ave?te carat: [analisi critica di vari tipi di collegamenti (« connectors )) in inglese), con riferimento
tere asintotico, simile al decorso del ritiro. L'1mped1mento dei. mov1ment1 naturah anche a risultati sperimentali eseguiti in America (Proc. ASCE, 74, 1948, p. 287)
conseguenti in un corpo alla viscosità e al ritiro dà lu~go ovviamente a uno s~a~o e in Svizzera (Schweiz. Bauz. 125, 1945, nn. 2-4; cit. in seguito). Il fascic, 3 dell'an-
di tensione: così accade, ad esempio, per le strutture in conglomerato cement1z10 nata 1950 della rivista Bauingenieur è dedicato al convegno sulle «Stahlverbund-
armato o precompresso, e segnatamente per quelle ~ette «com~os~e », o anche Bauweise i> tenutosi nel dicembre 1949 in Hannover; il fascicolo si conclude con
«miste» («Verbundtriiger)} in lingua tedesca, « Compos.1te ~eams » 1n 1ngle:se) com- varie relazioni su ponti realizzati]. - K. ZENDLER, «Beitrag zur Entwicklungsge-
prendenti una soletta di calcestruzzo, ad armatura ord1n~r1a o pr~tesa, sol~dale con schichte der Verbund-Trligerdecke », Bauing., 1950, p. 88 (dedicato alle coperture;
una trave metallica; ed è ovvio che, per la n~tura. stat1cai_nent~ 1ndet~rt?1~ata del esiti di prove su modelli). - B. FRITZ, « Vorschliige fiir die Berechnung durchlau~
problema, la collaborazione delle parti costituite dai due diversi mater1ah sta rego- fender Triiger in Verbund-Bauweise )}, Bauing., 1950, p. 271. - F. LEONHARDT,
«Gedanken zur Baulichen Durchbildung von Durchlauftriigern in Verbund-Bau-
weise », Bauing., 1950, p. 284. - D. FucHs, « Versuche mit Spannbeton Verbund-
quanto è stato accennato nel par. 9.2a). Nel primo caso le cose sono più incerte: la resi- triigern l), Bauing., 1950, p. 289 (prove spinte a rottura su un modello con soletta
stenza a trazione del calcestruzzo può essere calcolata con la formula Rc1;;;8+0,06 R/ precompressa). - O. GRAF, « Versuche iiber den Verschiebewiderstand von Diibeln
(in kg/cm 2, indicando con R/ la resistenza a compressione; "."· bolle~tino ~it. nella nota 9.1, filr Verbundtrliger », Bauing., 1950, p. 297 (prove su modelli per saggiare il compor-
p, 77); per il modulo di elasticità E01 del calcestruzzo teso si ve~a 11 cap1t<;ilo.I del vol. II, tamento di vari tipi di collegamento). - R. BusEMANN, «Kriechberechnung von Ver-
parte 2a. Relativamente al calcolo delle deformazioni di elei;t1-e~t1 st~utturah d~ calcestr.uzzo bundtriigern unter Benutzung von zwei Kriechfasern l), Bauing., 1950, p. 418. -
permanentemente e sensibilmente tesi (par. 9.5), o delle azioni stati~mente. 1n~etenmnate G. KRALL, «Armature metalliche, centine per ponti in c. a. e nuovi metodi d'im-
dipendenti da tali deformazioni, si è soliti adottare un valore ~asso (a titolo d1 one~tam~nto
Ec =50.000 kg/cm 11) per tener conto in modo approssimativo ~ella ~rest:nza d1 m1c:o- piego informati alla viscosità dei calcestruzzi », Ingegneria ferroviaria, Roma, maggio
fe~surazioni, la cui entità è fortemente condizionata dal tempo d1 applicazione del ~anco 1950. - W. KLlNGENBERG, « Verbundbauweise im Strassenbriickenbau gegenwiir-
e dalla tensione delle barre di acciaio, alle quali deve essere com1:1-nque affidat.o l '~ntero tiger Stand und uberblick tiber laufende Versuche », Bauing., 1952, p. 186 (citate le
sforzo di trazione. In seguito a tutto ciò appare evidente quantm siano notevoli le incer- esperienze di vari ricercatori; in particolare una di O. GRAF riguardante una trave
tezze e le approssimazioni. «mista)) sottoposta a vibrazioni). - R. HfilLIG, « Zur Theorie des starren Verbunds »,
190 Capitolo nono

Stahlbau, 1953, p. 85. - K. SATTLER, «Die Fliessichereit von Vollwand-Verbund-


konstruktionen », Bautechnik,, 1953, p. 153; 1954, p. 72 (« Ein einfache Naherungs-
berechnung fiir statisch unbestinunte vollwandige Stahltriigem-Verbundkonstru-
ktionen »); Beton u. Stahlbetonbau, 1954, p. 8 (« Kriecken u. Schwinden bei Vor-
gespannten Verbund - Stahlbeton Konstruktionen u. beliebigen Stahltragem -
Verbundkonstruktionen (procedimenti di calcolo anche approssimati per l'analisi
di strutture «miste» staticamente determ. e indeterm., con o senza precompr., sog-
gette a viscosità e ritiro). - K. KLOPPEL-H. WEIHBRMULLER, «Versuche mit Verbund-
tragern », Stahlbau, 1954, p. 121 (accurate esperienze con diversi tipi di collega- CAPITOLO X
mento). - E. MuLLER, « Beitrage zur Ermittlung der Kriechabhiingigen Spannungen
von Verbundtrtigern 1>, Bautechnik, 1955, p. 145. - F. DE MIRANDA, «Le distorsioni L'IMPIEGO DELLE SERIE DI FOURIER
elastiche impresse nei ponti a travata continua in sistema misto acciaio-calce- NELLO STUDIO DELLE TRAVI (PRISMATICHE E ANULARI)
struzzo », Costruzioni metalliche, 1960, n. 4. - P. MATILDI, «Influenza della visco-
sità e del ritiro dei calcestruzzi giovani sul comportamento delle strutture miste in
acciaio-calcestruzzo», Rendiconti (1962) del Corso di perfezionamento per le costru-
zioni in cemento armato, Tamburini, Milano, 1964, p. 96 (ampia, chiara trattazione, 10.1. Premessa.
con analisi critica dei principali metodi di calcolo). - R. G. SLUITER e G. C. Dru-
scoLL, « Flexural Strength of Steel-Concrete Composite Beams )), Proc. ASCE, aprile
1965. - R. G. SLUTTER e J. W. FISHER, «Fatigue Strength of Shear Connectors" 10.1.1. Serie e coefficienti di Fourier.
Highway Research Board, 1965. - F. DE MIRANDA-M. MELE, «Travate da ponte
presollecitate in acciaio e cemento armato collaborante l>, Costruzioni metalliche, a) Si definisce serie trigonometrica una somma del tipo
1972, n. 3.

d) Il sistema misto acciaio-calcestruzzo si presentò come soluzione naturale b,+t;a. sen nz+f;bn cos nz, (10.1]
n=l n=l
nella realizzazione dei ponti in acciaio, e sono numerosi gli articoli che ne hanno
descritto le caratteristiche. Vari esempi di impalcati di ponti (oltre a quelli riportati, in cui ogni termine comprende una costante moltiplicata per il seno o il co-
come si è detto, nel fase. 3, 1950, della rivista Bauingenieur) sono stati riportati da
F. Sri.issi, «Trager in Verbundbauweise », EMPA -Bericht n. 149, Ziirich, 1944. - seno del multiplo, secondo il numero intero n, dell'argomento z; la costante
Un notevole esempio, per quel tempo, di un ponte a travate continue di 4 campate è detta an1piezza, e coincide col massimo valore che può acquisire il relativo
a Zagabria Umax~55 m) venne descritto da J. EREGA, Bauing., 1941, p. I; per la termine. Se i coefficienti b, e bn sono nulli, la [IO.I] è detta serie di seni; se
stessa opera un interessante confronto tra i valori sperimentali e teorici (n=6) è sono nulli i coefficienti an, è detta serie di coseni e la costante b0 può essere
stato presentato da F. ScHLEICHER, Bauing., 1950, p. 101. Numerosi anche i riferi- riguardata come il suo primo termine, ottenuto ponendo n=O.
menti riguardanti le ossature degli edifici (si veda, per esempio l'art. cit. di ZENDLER).
Accurate esperienze con sollecitazioni ripetute (500.000 cicli) su un viadotto di Una serie trigonometrica, quando converge, evidentemente rappresenta
acciaio-calcestruzzo comprendente campate appoggiate di 20 m di luce sono state una funzione f(z) periodica di periodo 2n, essendo periodici tutti i suoi ter-
accuratamente illustrate da L. DONATO, L. SANPAOLESI, E. LEPORATI, «Esperienze mini; per cui è sufficiente esaminarla in un qualunque intervallo di am-
a fatica e misure dinamiche su un viadotto di acciaio-calcestruzzo l>, Atti dell'Isti- piezza 2n, quindi, ad esempio, da ~n a n, da O a 2n. Viceversa, una funzione
tuto di Scienza delle costruzioni dell'Università di Pisa, vol. XIII, 1973.
f(z) definita in un intervallo O:o;;z<2n può essere rappresentata, sotto certe
condizioni, con una serie trigonometrica e venire quindi scritta

f(z)=b,+Lan sen nz+t;bn cos nz. (10.2]


n=l n=l

Si dice allora che laf(z) è sviluppata in serie cli Fourier; e le costanti b"'
an, bn vengono chiamate coefficienti di Fourier.
Infatti fu Jean Baptiste Fourier, in una sua memoria presentata nel 1807
all'Accademia di Francia, dopo le soluzioni in forma sinusoidale di Taylor
e di Bernoulli relative al problema delle corde vibranti, a indicare per primo
la possibilità di rappresentare una funzione nella forma 10.2. La sua idea
segnò uno storico passo nell'evoluzione del pensiero matematico e fornì un
potente mezzo di risoluzione delle equazioni differenziali, ancora pienamente
attuale, che dallo stesso Fourier venne impiegato per i suoi fondamentali
192 Capitolo decimo Serie di Fourìer nello studio delle travi 193

studi sulla trasmissione del calore; e che soprattutto consente, s'intende sotto In modo ai:a!ogo si r!cavano i valori degli altri coefficienti: quelli hn, moltipli-
determinate condizioni, d'interpretare ogni funzione, di conseguenza ogni cando ~ntramb11 membn della.[10.2]_per co~nz·dz,_anzichè per sennz·dz, e inte-
gra;ido, la costante h0 , con diretta 1ntegraz1one de1 termini della serie moltipli-
fenomeno ad essa collegato, come somma di infinite funzioni elementari cati per dz.
opportunamente ordinate e dosate, con l'evidente vantaggio di potere uti-
lizzare su scala generalizzata le loro semplicissime proprietà. Si ritenne quindi, Le espressioni dei coefficienti [10.3] sono state ottenute dando però per
sotto certi aspetti con giusta ragione, di aver detern1inato l'elemento pri- sco~tata la rapi:resentabilità di una funzione con una serie trigonometrica,
migenio delle funzioni, così come è stato per l'infinita gamma dei colori e ossia no~ considerando sotto_ quali condizioni la rappresentabilità possa
dei suoni, riconducibili sempre a componenti fondamentali. In particolare il essere legittimata: Per quanto nguarda tali condizioni, definite principalmente
confronto si poneva con i suoni realizzati con strumenti a corda che, per per merito d1 D1r1chlet e di Riemann, ci limitiamo ad osservare che assai
quanto complessi ed elaborati, comprendono i suoni puri corrispondenti ai frequentemente esse sono rispettate nei problemi ricorrenti nell'analisi delle
più semplici andamenti assunti dalla corda; andamenti che per l'appunto strutt~re; e che se la funzione è discontinua in un punto, la serie di Fourier
hanno forma sinusoidale. E in riferimento a tale «modello musicale », i ter- associata ad essa fornisce, se converge, la media aritmetica dei valori che
mini delle serie di Fourier vennero chiamati «armoniche». la /(z) acquista immediatamente alla sinistra e alla destra dello stesso punto.

b) Lo stesso Fourier definì quale dev'essere l'espressione dei coefficienti e) Le serie di Fourier definibili nei problemi riguardanti le strutture pre-
b,, an, bn affinchè la serie trigonometrica rappresenti una funzione f(z) asse- s~n~ano convergenza in genere buona, non di rado tanto rapida da poter
gnata. Ammessa la convergenza della serie ad essa e considerate lecite certe !mutare la somma al solo primo termine (oltre s'intende ab,), il quale viene
integrazioni termine a termine, egli ottenne: spesso chiamato «armonica fondamentale», mentre sono denominati «armo-
niche superiori » i rimanenti termini; e si dice che viene fatta «l'analisi armo-
1 2n
b,= Zn { f(z) dz, a.=-
I
n
'"J, f(z) sen nz dz, nica» di una funzione quando si determinano i coefficienti della serie di Fou-
rier associata.
[10.3] Ricordiamo inoltre, sempre in tema di proprietà generali, che qualora
bn=-
1
n
'"J f(z) cos nz dz,
o
la funz10ne f(z) sia periodica con periodo 2n, la serie di Fourier associata,
se converge, è uguale ad essa per qualunque valore di z ossia anche fuori
dell'interva!lo 0-2n. Se la /(z) non è periodica e ci inte;essa rappresentarla
con la costante b, che evidentemente corrisponde al valor medio della fun- In un solo intervallo, la serie di Fourier corrisponde a una funzione periodica
zione data. che può coincidere con la funzione data soltanto in quell'intervallo: qnindi
Fourier adottò un metodo già indicato da Eulero alcuni anni prima per un caso nell'espressione [10.2] non è lecito usare il segno di uguaglianza; o se per
particolare. Volendo, ad esempio, esplicitare an, egli notò che basta moltiplicare c~mod1tà lo si mantiene, dev'essere chiaro che la rappresentabilità si rife-
nella relazione [10.2] tanto la /(z) quanto tutti i termini della serie per sen nz · dz, poi risce solamente allo stesso intervallo.
integrarli nei limiti 0-2n: allora è facile constatare che i termini si annullano tutti, S~ una serie di Fourier associata a una funzione f(z) diverge, la serie otte-
eccettuato quello contenente an, che risulta pertanto definito. Infatti, avendosi
nuta mte!';'.andola t~rmine a te:mine converge e rappresenta l'integrale di/(z),
2n 2n
q~alora s mtende sia mtegrab1le la stessa f(z); e poichè l'integrazione «mi-
f sen nz dz=O, fcos mz · sen nz dz=O, gliora>> la convergenza di una serie di Fourier, è chiaro che la derivazione
o la peggiora; fatto, questo, che frequentemente avremo occasione di con-
per qualsiasi n, m si annullano h0 e tutti i termini della serie dei coseni; ed essendo statare. Quando si impiegano le serie di Fourier nella soluzione delle equa-
l'integrale zioni diffe:enziali, è opportuno aver presente che a ognuna delle due classi
2n

f
o
sen mz · sennz dz
di funz1on1 componenti la stessa serie Q'una di seni, l'altra di coseni) com-
pete un proprio corredo di condizioni ai limiti che occorre confrontare con
le condizioni connesse col problema in esame.
nullo per m=l=n ed uguale a n per m=n, vengono eliminati anche tutti i termini con- Per quanto concerne l'impiego delle serie di Fourier nel calcolo delle
tenenti am, per qualunque m, ad eccezione di quello avente I'ampiezza an. Per cui travi prismatiche e anulari, ricordiamo che notevoli vantaggi si possono otte-
rimane nere nello studio di casi aventi iperstaticità diffuse, ma è principalmente per
2n 2n

f
o
f
f(z) sen nzdz=an sen 2 nzdz=ann.
la soluzione delle lastre caricate nel piano o inflesse che l'utilità può essere
di grande rilevanza.
13 - POZZATI, ll-1.
194 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 195
10.1.2. Osservazioni. Proprietà dei termini delle serie.

a) Simmetrie e antimetrie presentate dai termini della serie.


Il riconoscimento di alcune proprietà dei termini di una serie trigonome-
trica può essere utile sia per rendersi conto delle ragioni che dan luogo a
certi frequenti risultati dell'analisi armonica, sia perchè le funzioni da rap-
presentare godono spesso di particolari caratteri di simmetria o di antimetria
che possono esser messi in relazione con quelli dei termini della serie.
Cominciamo con i termini an sen nz, per alcuni dei quali la fig. IO.la
riporta l'andamento, con l'origine degli assi in O. Dalla stessa figura è quindi
immediato constatare che l'ordine n corrisponde al numero delle semionde
nel mezzo intervallo e che tutti i termini sono antimetrici rispetto ai punti
di ascissa O, n, 2n, per cui frequentemente si dice che essi hanno carattere
d'antimetria; pur essendo opportuno in sottordine osservare che altri ana~ Fig. 10.1
loghi rilievi sarebbero possibili, e che ad esempio i termini a denominazione
dispari (n=l, 3, 5, ...) presentano, contrariamente agli altri pari, simmetria
rispetto a n/2. È evidente che tali proprietà si presentano completamente
rovesciate per i termini bn cos nz (fig. 10.lb), per i quali si dice invece che !
hanno carattere di simmetria. I
Deriva da ciò che, in definitiva, ogni funzione f(z) risulta espressa dalla
sovrapposizione di termini simmetrici e antimetrici, per cui, a seconda delle rt
sue caratteristiche, spesso possono senz'altro venire esclusi o. gli uni o gli
altri; inoltre la costante b0 , facente parte dell'insieme dei termini simmetrici,
è evidentemente nulla, per la prima delle relazioni [I0.3], se la funzione data
ha ordinata media nulla, come ad esempio avviene quando essa rappresenti
un sistema di forze equilibrato. Volendo chiarire con un esempio quanto
è stato detto, consideriamo la funzione periodica a gradino della fig. I0.2:
utilizzando le espressioni [I0.3] si trova facilmente b,=0, bn=O,
ì µ. •
b) j! Fµ
I
! 1 t::---1 . '
1
a,=-
n
'"J f(z) sennz dz=-f,
0
2 "J sennz dz=---'
n 0
2J; (cos nz),";
nn
[I0.4] 1~1~ I_........

ma (cos nz ): si annulla per n pari ed è uguale a - 2 per n dispari, per cui

4[,
an=--, (n= l, 3, 5, ... ) [10.5]
n:n:

4[, sennz Fig. 10.2


f(z)=J;a, seu n z = - J ; - - . (n= I, 3, 5, ... ) [10.6] Fig. 10.3
n=l n n n
si attua il graduale avvicinamento alla funzione data al crescere di n: con
Ma l'annullarsi di una parte dei suoi termini può essere rilevata immedia- la prima sinusoide (n= I) si ottiene dalla [I0.6], nel centro (z=:n:/2), il valore
tamente notando che l'ordinata media è nulla per l'intervallo 0-2n (quindi J;=4[?/:n:;;:..1,273 [, (fig. I0.2b); il secondo termine (n=3) comincia a correg-
b,=0); che, essendo l'andamento antimetrico rispetto agli estremi, risulta gere il precedente andamento, e insieme col primo fornisce, nel centro
bn=O; ed essendo simmetrico rispetto a n/2 si annullano i termini sen nz
di indice n pari (fig. IO.la). Lo stesso esempio consente di rendersi conto come (fig. I0.2c), ~ (1-+)=0,849[,; e così di seguito.
196 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 197
Notiamo inoltre che, ponendo l'origine nel centro di nn gradino (fi- È chiaro a colpo d'occhio che lo sviluppo di una funzione impulsiva non
gura I0.2d), si ottiene analogamente, dalle [I0.3], b,=0, an=O, converge; ma possono convergere, come vedremo in seguito a proposito di

I
h.=-
n
'"f
0
4
/(z) cos nz dz=-f,
:n;
"''f
0
4J; (sen nz),"i';
cos nz dz=--'
nn
un carico concentrato, le sue conseguenze (e son quelle che interessa cono-
scere), d'accordo con quanto è stato detto sul miglioramento della conver-
genza connesso con l'operazione d'integrazione (par. IO.I.I).
n-I
nn - - Inoltre si è già accennato alla possibilità di ottenere l'espressione del
ma (sen nz),"12 si annulla per n pari, e per n dispari vale sen 2=(-I) 2 ' coefficiente di una funzione continua utilizzando la [IO.li] relativa a una
quindi funzione impulsiva. Ad esempio per il caso della fig. I0.3c, si ha dF=
4J; n- I cos nz
f(z)=J::b.cosnz=-' L; (-!) 2 - - ; [10.7] =f(z) dz=f,z dz, e quindi, dalla [IO.IO],
:n; ~~··· n
n
"
ed è facile constatare che tale serie fornisce risultati coincidenti con quelli "f
2dF 2J;
an= --sennz=~
011:
"f:
nz· sennz· d(nz)=
nn
dell'espressione [I0.6]: infatti, ad esempio nel centro (z=O), come con la 0

[10.6] si ottiene [10.12]


2/, 2/,
f, ~ (1-+++-.. )=1,. [I0.8]
=---cos nn=-(-I)n+I.
nn n11:

Se la funzione impulsiva ha carattere di simmetria (fig. I0.3d) si ottiene,


b) Il caso della funzione impulsiva. procedendo in modo analogo

I valori dei coefficienti di Fourier relativi a varie funzioni ricorrenti si 2F


hn=-cosne. [I0.13]
troveranno raccolti nelle tabelle IO.I, 10.2 al termine del presente capitolo.
Una citazione particolare può essere opportuna per la rappresentazione di "
una funzione impulsiva essendo possibile dedurre da essa, per integrazione, e) Cambiamento di denominazioni.
altri casi.
Volendo esprimere con una serie trigonometrica la funzione indicata Se il mezzo periodo viene indicato con a anzichè con n, e se si indica con
nella fig. I0.3a, si ha evidentemente, per la sua natura antimetrica, b,=0, x la corrispondente variabile, si deve porre nella relazione [I0.2] z=nx/a;
b.=O, come d'altronde si ottiene impiegando le relazioni [10.3]. quindi Io sviluppo in serie può essere scritto
Da queste risulta inoltre
f(x)=b,+f; an senanx+f bn cos a.x, [10.14]
'"f
na.= f(z) sen nz dz=
o
'+'f e-d
/, sen nz dz+ dove
I I

[I0.9]
(2•-,+')I 4j,
+ f 0 sen nz dz=---;- sen ne sen nO .
e le espressioni di b,, a., bn sono ancora date dalle [I0.3], che diventano
(2n-e-<'J)
pertanto
Quindi il coefficiente della funzione impulsiva della fig. I0.3b può essere
dedotto dalla precedente espressione ponendo F=/, 2b, e facendo tendere b 1
b,=-
2a
"Jt<X'J dx,
-a
a.=-
a -a
"J
I /Cx) sen a.x dx,
sennb) . [I0.15)
a zero ( nO -+ 1 ; per cui si ottiene
I ].f(X)cosa.xdx.
h.=-
2F a -a
an=-- senne, [IO.IO]
" Negli integrali definiti [10.15] la variabile è stata indicata con x per
evitare di confonderla con x quando le stesse relazioni [I0.15] vengano so-
oo 2F w
f(z)=J:: a. seu nz=-J:: senne sen nz. [IO.li] stituite nell'espressione [I0.14]; ma s'intende che, se tale possibilità di equivoco
I n I non sussiste, può essere impiegato il medesimo simbolo.
198 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 199

Quando una funzione periodica si sviluppa lungo una circonferenza di Nella tabella 10.1 sono riportati i valori dei coefficienti di Fourier per
raggio r, e il suo periodo interessa una parte 2ff,r dello sviluppo della stessa alcuni casi ricorrenti.
circonferenza (con 2,, multiplo di 2ff,), la sua rappresentazione con serie di Quindi la funzione carico è nota e può venire espressa con lo sviluppo
Fourier è ancora possibile, purchè nella [10.14] si ponga in serie
x={}r; q(x)=fq. sena. x; (an=n,,/l) [10.17]
n=l

n" n"
pertanto l'argomento an x=---;;- X diviene a. ff=Tff. In particolare, per la linea elastica, mantenendo il carattere di antimetria della causa dalla quale
' è prodotta, è anch'essa esprimibile con una serie di seni
{}
0
=;n;, nelle relazioni [10.15] è da porre
a=nr, x=1Jr, [10.16] v(x)= f
n=I
Vn sen an X, (a.=n,,/l) [10.18]

ma ha le ampiezze "• incognite. Il legame tra le due funzioni è fornito dal-


10.2. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi prismatiche. l'equazione differenziale EJ v'v=q; per cui, derivata l'espressione [10.18],
per il principio di identità delle serie sussiste la relazione
10.2.1. La trave appoggiata.
(a.=n,,/l) [10.19]
a) Condizione di carico qualunque.
dalla quale risulta
Evidentemente nulla cambia se si considera la trave appoggiata quale
tratto di una trave comprendente infinite campate caricate antimetricamente [10.20]

Una volta nota l'ampiezza Vn, risulta determinata la linea elastica e ogm
altro effetto (q;=v', M=-EJv", T=-EJv'"); per cui si ottiene (a.= n;)
3
v( )=-1_•_ Eoo q. sen a. X - / Eoo q. cos a. X
x n 4E'J 1 n4 ' <p(x)- :n'E'J 1 n' '
[10.21]
12 Eoo q. sen a. x I !f. q. cos a. x
t M(x)= -
2 2
, T(x) =-"'-' ·
~,4 2t " ' n " ' n
e) i i In definitiva la prima cosa da farsi è il calcolo dell'ampiezza qn dipen-
i t i
i
I
i
dente dal dato del problema, che è il carico (tab. IO.I). Da essa si ottiene poi
ogni altra quantità sviluppando la relativa somma, la cui convergenza è alle
p~,J.,,.i i p~',[ volte tanto notevole (specialmente per gli spostamenti) che è possibile otte-
nere buone approssimazioni anche limitandosi al solo primo termine, ossia
.LSO
u :A
all'armonica fondamentale (es. IO.I): naturalmente, per un dato carico, la
convergenza dello sviluppo è più rapida per lo spostamento v di una sezione
Fig. 10.4 d) ~·'1t che per la sua rotazione <p=v', e più per <p che per M = -EJ v''; ciò in ac-
cordo con quanto è stato accennato sull'effetto frenante della convergenza
l'una rispetto alle adiacenti (fig. I 0.4): infatti essendo antimetrica la condizione dovuto all'operazione di derivazione (par. IO.I.le).
di carico (quindi ogni sua conseguenza) rispetto ai punti x=O, x=l, in tali Infine può convenire osservare che un carico rappresentabile con una
punti, poichè risultano nulle le quantità che hanno carattere di simmetria sola armonica di ordine n provoca una linea elastica e un diagramma dei
(v=O, M=O), vengono rispettate le condizioni di vincolo della trave ap- momenti affini, ossia rappresentabili anch'essi con un'armonica del mede-
poggiata. simo ordine.
200 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 201

b) Effetti di una coppia concentrata in un punto generico. La trave è appoggiata alle estremità: il carico e la linea elastica possono essere
rappresentati con le sole serie di seni, secondo quanto è stato visto nel par. 10.2.la;
La linea elastica v (quindi ogni altra conseguenza) dovuta a una coppia M= 1, quindi si ottiene, operando sull'equazione [a] e tralasciando il fattore comune
concentrata alla distanza generica e da un appoggio, può essere dedotta derivando, sen an x,
rispetto alla variabile e, l'espressione della v relativa a un carico P= 1 concentrato
nel medesimo punto (es. 10,1). Si può infatti pensare di realizzare la coppia di mo-
mento unitario mediante due carichi normali all'asse, agenti con un braccio L1e pic- e in definitiva
1
colissimo (fig. 10.4), aventi i valori (tra loro uguali e opposti) ±Te; allora se i;(e) è
l'effetto di un carico P=l concentrato alla distanza e, entrambi i carichi producono
1/Lle [i;(e+Lle)-i;(e)], quindi, passando al limite, lo stesso effetto provocato dalla [I0.25]
coppia risulta di;/de (v. es. IO.le).

e) Carico radente lungo uno dei lembi (fig. I0.5).


Ad esempio sia applicato, lungo l'estradosso, il carico parallelo all'asse e) Trave inflessa e soggetta a sforzo normale, vincolata a un suolo elastico (appog-
giata alle estremità).
t(x)=l: fn cos Un x; (u.=n n/l) [10.22]
n L'equazione differenziale è quella vista nel cap. VII.
tale condizione di carico può essere utile per studiare insiemi di travi giacenti anche EJv"=-Mtr-Pv, [b]
in piani diversi e collegate lungo i lembi.
t(x)~ff tn cosanx e al solito, essendo la trave semplicemente appoggiata, tanto la linea elastica v quanto
-t- ~..L--··---- il carico (che interviene nella definizione di Mtr) possono essere rappresentati con

Fig. 10.5
1Fx
t l
l sole serie di seni. Però Mtn che è il momento provocato dai carichi trasversali,
in questo caso è conseguente tanto alle azioni esterne quanto alla reazione del
suolo, ed è quindi esprimibile con la terza delle relazioni [10.25]. Pertanto, sosti-
tuendo nell'equazione [b] ed eliminando il fattore comune sen anx, si ottiene

Pvn, [10.26]
In una generica sezione alta h si ha (le azioni t · dx hanno, lungo l'intero lembo a.'+kb/EJ
della trave, risultante nulla, e sono quindi nulle le reazioni degli appoggi)
da cui si ricava vn e in definitiva
fn
N(x)= } t(x) dx=l:- son un x,
X
n Un v=J: Vn sen an X,
1
M(x)=EJ J:1 an 2 Vn sen an X. [I0.27]
[10.23]

Esempio 10.1.
Trave appoggiata agli estremi, soggetta a varie condizioni di carico, studiata
quindi, essendo M = - EJ v", ed esprimendo al solito anche la v con una serie di impiegando le serie di Fourier.
seni, si ottiene
v=Evnsenanx, Vn= [10.24] a) Carico ripartito uniformemente:
n
4q
qn (tab. IO.I)=- ;
nn
d) Trave appoggiata alle estremità, su suolo elastico.
freccia (rei. I0.21, x=l/2):
Nel cap. VI abbiamo visto che per una trave prismatica posata su vincoli elastici
tra loro vicinissimi vale l'equazione differenziale
d'v [a]
EJ dx' =q(x)-kbv,
e tenendo conto soltanto del primo termine, il coefficiente vale:
indicando con k il modulo del " suolo " ideale al quale può venire assimilata l'azione
dei vincoli, e con b la larghezza della sezione a contatto con lo stesso suolo. -4,= 0,01307 (invece di 0,01302, con l'errore di 0,38%);
"
202 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 203

momento nel centro [rei. 10.21, x=l/2]: Coppia applicata alla sezione estrema A (e=O); rotazione 'PA (x=O):

Mo=:, ql' (1- 31' + 51' - .. .). 'PA(M)= -


dx (dv) .-r=O
=-
2
-
2Ml ~ 1
J; - .
n EJ 1 n 2
(n=l, 2, 3, ...). [e]

e arrestando lo sviluppo al. primo termine, il coefficiente risulta:


La somma ha una lenta convergenza: tenendo per esempio conto dei primi
_±_=O 129 (invece di 1/8=0,125; errore di 3,2%); 5 termini, la rotazione risulta, a meno di Ml/EJ, 0,2966 (invece di 0,333; errore
"' ' di 11%).
Coppia applicata alla sezione estrema A (e=O); rotazione <rn:
rotazione di un'estremità [re!. 10.21, x=O]:
4 ql' ( 1 1 ) 2Ml J: cos nn
'Pa=7 EJ 1+3'+5'+ ... ' <fB(M ) = n 2EJ 1 -n-,-; (n=l, 2, 3, ...); [d]

e arrestando lo sviluppo al primo termine: tenendo conto per esempio dei primi 5 termini, la rotazione risulta, a meno
0,04106 (invece di 1/24=0,04167; errore di 1,5%). di Ml/EJ:
2 ( -1+22-3'+
~ 1 1 ... ) =-0,1699
b) Carico concentrato nel centro:
2P nn 2P~
q. (tab. 10.1)=-- sen = - --(-1) 2 (invece di O, 1666; errore di 2%).
1 2 1

freccia [re!. 10.21, x=l/2]:


d) Due coppie simmetriche applicate alle estremità.
Sovrapponendo le linee elastiche [re!. b] provocate dalle due coppie ±M ap-
plicate alle ascisse e, (l-e), si ottiene:
e con il solo primo termine: (M)= 4Ml' J; cos an e· sen a0 x
v n;SEJ n ns ' (n= 1, 3, 5, ...) [e]
2=0 02053 (invece di 1/48=0,02083; errore di 1,5%);
"' ' quindi:
momento nel centro [re!. 10.21, x=l/2]:
[/]
2
M 0 =7Pl ( 1+3'+5'+
1 1 ... ) '

e con il solo primo termine: 10.2.2. La trave doppiamente incastrata.

..2__=0,2026 (invece di 0,25; errore di 19%). a) Come per la trave appoggiata, nulla cambia se al posto della trave
"' incastrata si considera un tratto I di una trave comprendente infinite campate
caricate simmetricamente (fìg. 10.6). Lo sviluppo in serie di Fourier [10.14]
e) Coppia applicata a una sezione estrema. . comprende i soli termini aventi carattere di simmetria; per cui interessa
La linea elastica per effetto di un carico P concentrato alla distanza e dal-
l'appoggio A, dove si pensa collocata l'origine degli assi coordinati, vale (re!. 10.21 soltanto il calcolo dei coefficienti b., b., dei quali la tab. 10.2 riporta i valori
e tab. 10.1): per alcuni casi rilevanti.
2Pl3 ~ sen an e · sen an x Può essere opportuna qualche osservazione sulla costante b0 : se, ad
V (p ) = - - " - • [a]
n4EJ 1 n4 esempio, per la trave la configurazione è simmetrica (ossia simmetrica ri-
spetto alla sezione di mezzeria), b0 è evidentemente nullo per la funzione
La linea elastica per effetto di una coppia di mom~nto uni~ario, applicata ~n 1;lll che, comprendendo insieme i carichi e le reazioni, rappresenta un sistema
generico punto di ascissa e, può essere ottenuta der1va:id? rispetto alla. var1ab1le necessariamente equilibrato, quindi di ordinata media nulla. La linea ela-
e l'espressione precedente con P=l (par. 10.2.lb), qumd1 (figura 10.4). stica, invece, contiene il termine costante incognito v0 , da calcolare con la
_ 2Ml2 _E cos ane · sen anx . condizione che lo spostamento delle sezioni estreme sia nullo (es. 10.2),
[b]
v(M)- n'EJ. 1 n' d'accordo con la circostanza che il caso è staticamente indeterminato.
204 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 205

In genere il procedimento di calcolo è del tutto analogo a quello già Inoltre risulta:
visto per la trave appoggiata: si rappresenta con serie di Fourier il carico e qza e.o cosa X
M=-EJv''=---2 L: n · (n= 1, 2, 3, ...)
2n 1 n2 '
le reazioni, poi, mediante la solita equazione differenziale (EJv'v=q), si
determinano le ampiezze Vn. Anche per la trave su suolo elastico le cose
f Jl2=- f !ì2=6
00
ql' 1 ql' 1 "')
12 , ·
00

sostanzialmente non cambiano, a parte il fatto che v, è da determinare con ( ad es., per x=O, M=- 2n 2 essendo
una condizione di equilibrio.
b) Carico concentrato P nella mezzeria.
Sovrapponendo i due casi (2, 4) riportati nella tab. 10.2 (il valore medio è al
solito nullo, essendo il complessivo carico equilibrato; 2a=l, an=2nn/l):
P e.o 2P r.t>
q(x)=- L: [-l+(-1)"] cos a.x= - - L;cos "n x, (n= 1, 3, 5, ... )
a 1 a i
4P
q.=--,-.

Procedendo come si è visto per il caso precedente, si ottiene:

V =~ '"'
4n4EJ -;i
(1-cos an x)
n4 (n= 1, 3, 5, ...)

Fig. 10.6 (il coefficiente relativo alla freccia f risulta, con il solo primo termine 1/2n 4 =
=1/194,8, invece di 1/192);
M=-Pl Ecosanx (n= 1, 3, 5, ...)
Esempio 10.2. n2 n n2
Soluzione, in serie di Fourier, della trave incastrata soggetta a un carico uni-
forme e a un carico concentrato nel centro. [ad es., all'incastro (x=O) e per n= 1 si ottiene M= -Pl/9,87 invece di -Pl/8].
a) Carico uniformemente ripartito.
Il termine costante b0 della serie che rappresenta le reazioni concentrate Esempio 10.3.
P=ql (caso 2 della tab. 10.2) insieme con l'azione esterna q uniformemente di- Studiare, impiegando le serie trigonometriche, una trave di lunghezza illimi-
stribuita è evidentemente nullo, essendo il complessivo carico equilibrato. Pertanto tata, appoggiata su suolo elastico e soggetta a una serie di carichi equidistanti.
si ha (2a=l): La soluzione della trave su suolo elastico è già stata trattata nel cap. VI: in
2P oo
q(x)= - --
1
f
COS an X, a=~=
• a (I
2mt) generale l'impiego delle serie trigometriche non offre particolari vantaggi; alle
volte può essere utile per ricavare integrali particolari relativi a condizioni di
2P carico complesse.
q.=--1-=-2q· Venendo al caso in esame, poichè i carichi e la reazione del suolo di mo-
dulo k (r=kbv) costituiscono un sistema equilibrato, si ha b,=0 quindi (caso 2
Linea elastica: 00
della tab. 10.2; 2a=l, an=2nn/l):
V=v 0 +.E Vn COS an X•
1 q(x)= L: (qn-kbvn) COS an X, (n=l, 2, 3, ...)
n
Dall'equazione EJ v1v =q si ottiene: con
EJan 4 Vn=qn; q.=2P/l.
la costante v0 è determinata dalla condizione che per x=O sia v=O, quindi: Linea elastica:
00 ql'
v=---L:
00
(1-cos "n x)
; v=v0 + Evn cos an X, (n=l, 2, 3, ...)
V0 =-l.:vn, n
1 81-éEJ i n4

ql' ( 1 1 )
dove (par. 10.2.ld) EJa.'v.=qn-kbv., quindi, posto:
f=v(x=l/2)= 8n'EJ 2 l+34+s<+ ...
kbl' q.
4
(con un solo termine, il coefficiente numerico vale 2/8n =1/389,6 invece di 1/384). e 16n 4EJ' "• EJa.'(l+efn')
206 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 207
La costante v0 è determinata dalla condizione che la risultante delle reazioni del periodo (fig. 10. 7), valgono ancora sia l'espressione dello sviluppo [10.14],
del terreno relative a una campata eguagli P: sia le tabelle IO.I, 10.2, purchè in esse si ponga (par. IO.le):

f' r · dx=P, da cui, essendo r=kbv, kv 0 bl=P, a=nr, x=fJr, [10.28]

Una volta definita la funzione carico, si passa al calcolo delle sne conse-
(n= I, 2,3, ... ) guenze (rappresentate anch'esse con serie trigonometriche), utilizzando. le
formule che legano la prima alle seconde: per l'anello circolare tali formule
dove il primo termine rappresenta Io spostamento che si avrebbe se la trave fosse
indeformabile;
2
M=-EJv''=_!!_E n cosanx.
2
2:ri: n n4 +e
Ad esempio, per P=IOO t, J=IOOO dm'=l07 cm', 1=8 m, b=120 cm,
k=5 kg/cm', E=2 · 10' kg/cm', si ottiene:
5 • 120 · 0,8' · IO" PI' 100. 10'. 0,8'. 10'
0,07884, 0,0329cm,
16n' · 2 · 105 • 10 7 8n'EJ 8·n'·2· I0'· 107 a)
p 10' PI Fig. 10.7
kbl 5. 120. 800 0,2083 cm, 2n 2 =40,53 tm ;

quindi lo spostamento e il momento per x=O (dove agisce il carico) valgono, furono ricavate nel par. 4.2; e pertanto dovremo anche qui supporre che
arrestando lo sviluppo ai primi 5 termini: le dimensioni della sua sezione retta siano piccole in confronto al raggio e
v(x=0)=0,2083+0,0329 (0,9270+0,0622+0,0123+0,0039+0,0016)=0,241 cm ; che un asse principale d'inerzia della sezione giaccia nel piano dell'anello.
Il riferimento cartesiano (fig. 10. 7) sarà ancora quello indicato nello stesso
M(x=0)=40,53 (0,9270+0,2487+0,lll0+0,0625+0,0400)= cap. IV.
=40,53 · 1,3893=56,3 tm.
10.3.1. Carichi radiali (fig. 10.8).
Per quanto riguarda il momento flettente può essere opportuno notare che
il resto della somma, pressochè indipendente da e, vale 0,1813 (I l/n'=n'/6 per
n=l, 2, 3, ... ); quindi il valore effettivo è:
M(x=0)=40,53 (1,3893+0,!813)=63,7 tm.
Considerando il carico ripartito uniformemente si sarebbe ottenuto:
M=Pl/12=66,7 tm.

Fig. 10.8
10.3. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi ad anello.
È già stato accennato che, volendo rappresentare una funzione con serie Pensiamo il carico rappresentabile con nna serie di coseni e che quindi
trigonometriche, nulla camhia se essa si sviluppa con andamento periodico il suo generico termine:
lungo una circonferenza anzichè lungo una retta. Nel nostro caso, al solito, [a]
la funzione primaria da rappresentare è il carico con le relative eventuali
reazioni dei vincoli, e debbono essere impiegate le serie di coseni o di seni sia simmetrico rispetto all'origine {}~O (in seguito ai sensi adottati per
a seconda del loro carattere di simmetria o di antimetria. Non staremo a l'asse y, si ritiene positivo il carico rivolto verso l'interno). Considereremo
ripetere le osservazioni già fatte, ancora tutte valide; ricordiamo soltanto inoltre le conseguenze dovqte alla generica armonica [a], potendo poi da
che, se r è il raggio della circonferenza caricata, e se 2fJ,r~2nr è la lunghezza esse passare alle somme e quindi ai valori globali. È evidente che le varie
208 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 209

formule servono anche quando il carico sia rappresentabile, per propria q r' [ r
2
1 ]
natura antimetrica, con una serie di seni, essendo sufficiente, per i relativi u= un sen nfJ , u.= n~".._1 n 2 (n 2 -l)EJ, + EA ·
suoi effetti, scambiare cos nfJ con sen n{} e viceversa. Mostriamo per questa
prima condizione di carico i passaggi, essendo poi possibile trattare gli altri Il caso n= 1 è privo di significato, poichè la corrispondente condizione di
casi in modo del tutto analogo. carico non è equilibrata.
Dalla prima e dalla seconda delle relazioni [4.1] si ottiene (ds=r · d{};
l'ordine di derivazione rispetto a {} viene indicato con un corrispondente
numero di punti) N+N=-qyr, quindi:
qyn I'
N=N. cos n{}, N = --·
n n2-J

Dalla prima delle citate relazioni (Ty=N):


Fig. 10.9

dalla quarta (M,= T"r): 10.3.3. Carichi normali al piano dell'anello (fig. 10.10).
Il generico termine del carico, pensato agente verso il basso, sia
qz=-qzn cos nfJ
.. Mzr 2
Infine, essendo v+v=-EJ [form. 4.4], risulta:
' (senso opposto a quello dell'asse z, fig. 10.7)
V=Vn cos n{} , qzn r2
EJ,(n'-1)' Myn=-.--I,
EA . n-
ed essendo N=-- (u-v) [form. 4.4]:
r Mvn
Mxn=--,
u= un sen n{} , qyn r' ( r' 1 ) n
u. n(n'-1) EJ,(n'-1) + EA ·
cos nfJ, w- q,. r< [ 1 1 ]
Le precedenti formule non valgono per n=O, n= 1. Nel primo caso si W=Wn n
(n 2 -1) 2 EJ" + n GJ,
2 ·
ha N=-qr, M,=0; nel secondo la condizione di carico non è equilibrata.
i
10.3.2. Carichi radenti (fig. 10.9).
Il generico termine del carico sia I
Fig. 10.10

I casi n=O, n= 1 sono privi di significato, poichè le corrispondenti condi-


I zioni di carico non sono equilibrate.
qxn r2
I

n(n'-1) 10.3.4. Momenti esterni m., (fig. 10.11).
Il generico termine del momento esterno sia
V=Vn cos nfJ,
n(n'-1) 2EJ,' [a]
14 - POZZATI, ll-1.
210 Capitolo decimo
TABELLA 10.J.
mxnr
Mvn=--,-1,
n-
Carichi a:ntimetrici mjJjJresentati con serie di Fourier_
q(x)=] q senan x ltfa,,= nati\
n=t n a I
3 n
mxn r ( I I )
W=Wn cos nff, Wn (n'-1)' EJy + GJ, .

Il caso n~ I è privo di significato, poichè la condizione di carico [a] non


è equilibrata.

~ .

Fig. IO.Il
~
4.({Jj '2

Esempio 10.4.
Studiare, impiegando la serie trigonometriche, l'anello della fig. 10.12 (#0 =n,
IJ1 =n/8). 3
a) Valgono le formule ricavate nel par. 10.3.l con (condizioni 1 e 3 della
tab. 10.2; a=nr, anx=nff, c=nr/8, ·ana=nn)
4q 1 nn (n=2, 4, 6, ... )
qy(IJ)=qo+-X:- sen - cosnlJ. sq senan c.senan e 13
1 ,s, ...
n n n 8 4 a an
! illJl~q--- ~e~ ~<sJ
!>l2cl< >l2cl< i I
5
!
I
i lp
· !
P1
I
iI t,J,s, ...
Fig. 10.12

6
Il carico radiale uniforme q0 =q/4 provoca N=-qo r; i vari coefficienti della
somma che rappresenta il carico valgono (per n=2, 4, ... , 10, e a meno di q)
0,4502; 0,3183; 0,1500; O; -0,0900. Quindi, ad esempio per IJ=O,
M,(IJ=O)=qr' (0,1501 +o,0212+0,0043+0-0,0009)=0,175 qr'. n+1
7 2q (_7)
b) Considerando l'anello soggetto a due forze P uguali ed opposte: a an
qyn=2Pjnr;

1 1 Bq n-1
M,(IJ=O)=l-_ Pr (2._+- + - + · · ·), 8 ~~(-1) 2, qs, ...
" 3 15 35 ri.n a2
e arrestando ad esempio il calcolo a n=lO si ottiene 0,909 Pr/n (invece di Pr/n).
212 Capitolo decimo Serie di Fourier nello studio delle travi 213
10.4. Cenni bibliografici.
TABELLA 10.2.
Tra i numerosi testi che trattano le serie di Fourier, ricordiamo L. TONELLI,
Serie trigonometriche, Zanichelli, Bologna, 1928; G. MoRIDTI, Analisi matemati'ca,
Carichi· simmetrici mppresentati con serie di Fourier,, . cap. XXI, Hoepli, Milano, 1953; T. v. KARMÀN-M. BroT, Mathematical Methods
= f. n:rr)
q(x)~q + 1: qn cosanx \CXn~--a- in Engineering, cap. VIII, McGraw, 1940; H. LEBESGUE, Leçons sur !es séries trigo-
0 n.. 1 . nométriques, Paris, 1906; valori delle ampiezze per vari casi di carico si trovano
raccolti, ad esempio, nel 2° vol. del Beton-Kalender, 1963, p. 437.
~. qn n Numerose applicazioni allo studio delle travi prismatiche furono effettuate da
S. TIMOSHENKO, « Application of general coordinates in solution of problems on
j«---a '
a--?f a,,-ncf bending of bars and plates », Boli. Ist. Po/it., Kiew, 1908; G. ALBENGA, «Su di al-
x., cune applicazioni di serie trigonometriche alla determinazione di linee elastiche i>,
Atti R. Ist. Veneto, 1913. Per l'impiego delle serie di Fourier nella soluzione delle
'
I
lfITiq '
I travi anulari si veda: W. FLUGGE, Stresses in Shells, Springer, Berlin, 1960 (appen-
1 I I qc 2q sena,, e
I a a- -a;;- 1,2,3, ... dice, p. 478); gli anelli su suolo elastico sono stati studiati da R. ALEss1 e A. CmA-
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-?>12c\<'- '
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RUGI, ((Travi anulari su suolo elastico sottoposte a condizioni di carico qualsiasi»,
Inarcos, Bologna, 1974.
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a;1 1,3;5, .••
Differenze finite nello studio delle travi 215

della soluzione per via numerica approssimata delle equazioni differenziali,


verrà premesso un brevissimo richiamo di alcune proprietà relative alle dif-
ferenze finite; l'impiego riguardante le travi è un caso particolare, nel quale,
per altro, l'efficacia del procedimento trova limitata evidenza; vantaggi di
ben maggiore utilità si ottengono, ad esempio, nello studio delle lastre
piane e curve.

CAPITOLO Xl b) Di una funzione continua f(x) siano noti i valori in corrispondenza


L'IMPIEGO DELLE DIFFERENZE FINITE di una serie di pnnti equidistanti di ascisse x+kh, essendo Llx=h la lnnghezza
NELLO STUDIO DELLE TRAVI j(x)

11.1. Differenze finite. Premessa.


a) Lo studio di numerosi problemi ricorrenti nell'ingegneria richiede
frequentemente la soluzione di equazioni differenziali, ma non di rado le
difficoltà sono tali da dover ricorrere a metodi numerici approssimati. Di
questi, uno dei più efficaci è il metodo delle differenze finite, la cui idea ispi-
ratrice, assai semplice e di vecchia data <11•1 ), consiste nel sostituire alle equa~ X

zioni differenziali le corrispondenti equazioni alle differenze, riconducendosi 1h 2h


alla soluzione di tm sistema di equazioni algebriche: si ha quindi che l'espres- Fig. 11.1 >i I<
sione continua dell'equazione differenziale viene spezzata in condizioni da h=/J.x
attuare in un adeguato numero di punti, pagando l'evidente prezzo dell'ap-
prossimazione e della perdita di utili indicazioni qualitative frequentemente di ogni intervallo tra due valori consecutivi di x, e k un numero intero. La
fornite dalla soluzione generale, ma rendendo semplice la deduzione dei fig. I I.I mostra la curva f(x): per il valore che essa assume in un punto
risultati che alla fin fine, purchè attendibili, sono quel che più importa all'in- (x+kh) adotteremo per semplicità la scrittura
gegnere. Resta, è vero, la verifica del grado di approssimazione: ma frequen- [I I.I]
temente esso può essere saggiato con facilità, specialmente con l'ausilio di
un elaboratore, confrontando gli esiti di calcoli relativi a differenze di diversa quindi in un generico punto O, di ascissa x=x,, e nei punti che da O distano
ampiezza; inoltre, come accenneremo in seguito, spesso è possibile, senza ad esempio h, -h, indicheremo con f,, fin, f-in i corrispondenti valori della
alterare le caratteristiche del metodo, affinare le approssimazioni sia diret- funzione.
tamente, ricorrendo a particolari legami polinomiali, sia per estrapolazione, Pensiamo di sostituire all'effettivo andamento della f(x) una poligonale
una volta esaminati dne o più casi relativi a diverse lunghezze degli intervalli. avente le ordinate coincidenti con quelle della stessa funzione in corrispon-
Per l'importanza dell'argomento, che riguarda quindi il problema generale denza degli estremi degli intervalli; se h è sufficientemente piccolo, nel punto O
è lecito scrivere
1
<11 · l La prima trattazione organica delle equazioni alle differenze finite venne data
df) ~f1n-fo LIJ [J 1.2]
da BROOKS TAYLOR, The Method of Increments (ricordata nel vol. in seguito cit. di ( ax , h T'
v. KiirmRn); nun1erosi contributi furono forniti da lSAAC NEWTON. Per un ampio e appro~
fondito esame, in merito alle differenze finite, si veda il vol. di L. CoLLATZ, The Numerica/
Treatment of Dijferential Equations, Springer, Berlin, 1960, 3a ediz. (Band 60 della collana ove Llf è detta prima differenza (a destra) della funzione in O, e Llf/h rapporto
«Die Grundlehren der Mathematischen Wissenschaften in Einzeldarstellungen J)). incrementale o delle differenze prime. Avremmo potuto esprimere, sempre
Chiare e sintetiche esposizioni si trovano, ad esempio, in capitoli delle seguenti opere:
K. BEYER, op. cit. (v. bibl.), 1933 (za ediz.), vol. 1°, p. 129; T. v. KARMAN e M. A. BroT, in modo approssimativo, la prima derivata con il rapporto incrementale
Mathematical Methods in Engineering, McGraw, 1940 (9" ediz.), cap. 11; C. T. WANG, a sinistra
Applied Elasticity, McGraw, 1953, cap. 6. Per impieghi pruticolari relativamente al calcolo
delle strutture di fondazione: P. PozZATI, Metodi per il calcolo delle fondazioni, Zanichelli, df) ~f,-J_... [J 1.3]
Bologna, 1953 (capp. 6 e 7). ( dx , h '
216 Capitolo undicesimo Differenze finite nello studio delle travi 217

e s'intende che, per la derivata prima, una migliore approssimazione può Tali «differenze a destra » possono venire facilmente dedotte a catena in
essere ottenuta mediando i due precedenti valori, ossia scrivendo forma tabellare; così ad esempio per la funzione f=2(x/h)3

(dxdf) , -f,,,-f-1n,
x/h I iJf iJ'f iJ'f iJ'f
[11.4]
2h o o
2
e facendo pertanto riferimento al coefficiente angolare della corda BC. I 2 12
La derivata seconda in O della funzione può essere approssimativamente 14 12
calcolata dividendo per h la differenza tra i coefficienti angolari dei due lati 2 16 24 o
della poligonale sostitutiva, posti alla destra e alla sinistra del punto O, e 38 12
scrivendo quindi 3 54 36
74
d'f) "'(/,,,-/, [11.5] 4 128
( dx 2 0 - h
Cose del tutto analoghe possono esser dette per le «differenze a sinistra».
In modo analogo possono essere ricavati i valori delle successive derivate. Può essere interessante notare che un errore relativo al valore in O della
Cosi, se per brevità poniamo s=d'f/dx', si ottiene funzione fa risentire effetti in genere crescenti aumentando l'ordine delle
differenze. Ciò, ad esempio, trova conferma nella sequenza delle differenze
d'f) =(~)
( dx', dx,- 2h
-
Srn-S-rn - (f,-2f,,,+f,,,)-(f_27,-2f_,,,+f,) -
2h3
segnate nella seguente tabella, che mostra la propagazione di un errore loca-
lizzato unitario:
[11.6] o
-[_,,, +2f-11,-2J;,,+J,. o
2h3 o o
o 1
[11. 7]
o 1 -4
1 -3 IO
1 -2 6 -20
e) Le precedenti ospressioni [11.4], ... , [11.7] vengono dette rapporti «delle -1 3 -10
differenze centrali », per sottolineare il fatto che in esse compaiono le ordinate o 1 -4
della funzione in punti posti a cavallo di O. Ma è possibile esprimere le deri- o -1
vate in O, seppure in genere con peggiore approssimazione, mediante valori o o
(oltre a/,) posti soltanto alla destra o alla sinistra del punto O: abbiamo già o
visto che la differenza prima a destra della/(x) può essere definita come l'in- o
cremento (f,,-f,) che la funzione acquisisce spostandosi dal punto O al punto
lh; analogamente la differenza seconda può essere calcolata come differenza 11.2. Applicazioni allo studio delle travi.
delle differenze prime negli stessi punti, e così di seguito; per cui: a) Travi prismatiche. - Divisa la trave in tratti lunghi h, l'equazione fon-
damentale indefinita EJv•v=q (ove al solito si indica con v la linea elastica)
iJf,=J;.-f,'
può essere scritta, mediante la [11.7] alle differenze finite, ricavando quindi,
iJ'f,=iJJ;,-iJf,=f,-2J;,,+f21,' in corrispondenza di un generico punto O:

[11.8] 6v,-4 (v,. +v_11,) +v 21, +v_,.=q,h4/ EJ. [11.9]


iJ'f,=-f.+3frn-3J,,+f,,,
Analogamente è possibile scrivere, per le sollecitazioni in O,
,, EJ
M,=-EJv, -;;;"fii" (2v,-v_,.-v,,,), [Il.IO]
218 Capitolo undicesimo Differenze finite nello studio delle travi 219

e se il carico è ripartito con una generica legge (o agiscono carichi concentrati


[11.11] tra nodo e nodo), si applicano in O le reazioni, cambiate di segno, calcolate
per i tratti h considerati indipendenti l'uno dall'altro appoggiati in corri-
È interessante notare che la relazione [11.9] può essere ricavata anche spondenza degli stessi nodi. Pertanto, nel caso di un carico variabile linear-
scrivendo l'equazione di equilibrio del nodo O alla traslazione verticale, com'è mente (fig. 11.3), si può assumere
d'altronde da attendersi appena si rifletta alla genesi della stessa equazione h
(dT/dx=-q). Basta isolare i due tratti lunghi h e applicare le azioni interne P,=6 (q_ 1n+4q,+q1a). [11.13]
rese esplicite in conseguenza dei tagli effettuati (fig. 11.2): espressi allora i
momenti in funzione degli spostamenti, poi (mediante le condizioni di equi- Vediamo ora il modo di procedere. Divisa la trave in tratti di uguale lun-
librio alla rotazione) gli sforzi taglianti in funzione dei momenti, la condi- ghezza, si scrivono le equazioni di equilibrio alla traslazione [11.9] in corri-
zione di equilibrio alla traslazione per il tratto infinitesimo collegato alla spondenza delle varie sezioni (nodi) che delimitano gli intervalli, ma limitata-
mente a qnelle che sono suscettibili di traslare; ciò perchè, se lo spostamento
di nn nodo k è nullo per la presenza di un vincolo, non è incognito v,, e
d'altronde non ha senso imporre nna condizione di equilibrio che la rea-
zione del vincolo è sempre in grado di soddisfare. Il numero delle incognite
risnlta però più elevato di quello dei nodi e quindi delle stesse equa-
zioni [11.9]. Infatti, se la sezione estrema O di una trave (e ad esempio quella
di sinistra) può spostarsi, accade che nella relativa equazione compaiono
due incognite v_11,,, v_ 21i relative a nodi giacenti sull'ideale prolungamento
Fig. 11.2 della trave, d'accordo col carattere della stessa equazione indefinita di equi-
librio, la quale è stata ricavata per l'appunto prescindendo dalle condizioni
sezione O fornisce immediatamente l'equazione [11.9] (ll.zJ. Pertanto l'equa- di vincolo, ossia considerando la trave di lunghezza illimitata; ma le cose
zione [11.9] garantisce, se i carichi sono concentrati nei nodi, l'esattezza si sistemano, perchè alle due incognite supplementari (ausiliarie) che si sono
degli incrementi L1 T degli sforzi taglianti; e, se in una sezione viene prescritto aggiunte fanno riscontro le due correlative condizioni ai limiti. Osservazioni
il valore esatto del taglio, degli stessi sforzi taglianti T e degli incrementi
L'.JM=TLix; infine l'esattezza anche dei momenti, se di questi è noto e viene