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LEZIONI N 2 E 3: VENERD 4/10 2002



ARGOMENTO: TEORIA DELLA SICUREZZA STRUTTURALE


Il problema della sicurezza largomento centrale della ingegneria strutturale.
Comunque per giungere ad una valutazione quantitativa della sicurezza strutturale occorre
arrivare al XIX secolo, segnatamente allopera di Navier.
Prima di allora le costruzioni erano dimensionate in base a formule empiriche, desunte dalla
osservazione del comportamento di opere gi realizzate. Ricordiamo fra le pi accreditate la
formula del Sejourne, che fornisce lo spessore della chiave dei ponti ad arco, basata sulla
elaborazione statistica dei dati di pi di 3000 opere e la tabella delle sezioni ammissibili per le
travi di legno, pubblicata nel 1726 da Jakob Leupold nel suo libro sui ponti.
Tornando a Navier, lAutore, nel suo celebre testo sulla resistenza dei materiali (1a edizione
1826) si propone di fornire i mezzi per valutare la sicurezza delle varie membrature di una
costruzione.
Egli distingue, con grande chiarezza, tra tensioni effettive, valutate a partire dai carichi agenti
e tensioni di rottura, determinabili sperimentalmente. Secondo lAutore allo scopo di
garantire la sicurezza non sufficiente mantenersi semplicemente al di sotto della tensione
pericolosa, ma occorre anche mantenersi ad una opportuna distanza da essa. Tale distanza pu
essere misurata come differenza fra due tensioni:

=
Rott
-
eserc


oppure, meglio, come rapporto

=
Rott
/
eserc


in cui il coefficiente di sicurezza.
LAutore non fornisce una motivazione convincente di questa necessit.
La motivazione oggi comunemente accettata la seguente: il coefficiente di sicurezza un
numero volto alla neutralizzazione degli effetti delle incertezze e delle fluttuazioni insite tanto
in
Rott
che in
eserc
.
6
In sostanza tutte le grandezze in gioco non hanno carattere deterministico, ma, al contrario,
aleatorio.
La loro modellazione convincente richiede lapplicazione dei metodi della teoria della
probabilit e della statistica.
Pertanto anche la sicurezza non pu essere garantita in modo assoluto, deterministico, nel
senso che alla domanda: Questa struttura sicura? non si pu dare una risposta del tipo
Si/no..
Bisogna accontentarsi di garantire la sicurezza soltanto con un valore prefissato di probabilit,
al punto che la probabilit di rottura pu essere considerata una misura della sicurezza.
La sicurezza garantita quando la probabilit di rottura molto piccola, pur se diversa da
zero:

P
f
= Prob {evento stato limite} p
adm


Nel caso di stato limite ultimo il valore ammissibile della probabilit di rottura usualmente
compreso tra 10
-5
e 10
-6
.
La scelta di tale livello di confronto di natura politica, in quanto essa stabilisce la quantit di
risorse da impiegare nelle costruzioni: tanto pi elevato il grado di sicurezza, tanto minore
p
adm
, tanto pi costose sono le costruzioni.
La procedura di analisi della sicurezza si articola quindi nelle seguenti fasi operative:

1) modellazione probabilistica della domanda di prestazione (azioni),
2) modellazione probabilistica della capacit di prestazione delle sezioni (resistenza),
3) analisi della risposta strutturale,
4) modellazione della/delle condizioni di pericolo che si vogliono evitare (stati limite),
5) calcolo della probabilit che tale/tali condizioni si verifichino,
6) controllo che la probabilit di rottura sia sufficientemente piccola.


Esaminiamo innanzitutto il problema della modellazione delle incertezze sulla resistenza del
materiale, considerando un semplicissimo esempio relativo alla resistenza a compressione R
del calcestruzzo.


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Si eseguano N prove di rottura di altrettanti provini, uguali fra di loro; per ogni prova si
determini il valore R
i
corrispondente alla resistenza del generico provino i.
Si calcolino quindi le frequenze relative n
i
/N come rapporto fra il numero n
i
delle volte in cui
si ottiene R
i
compreso tra R e si disegni quindi listogramma delle frequenze relative.
0 100 200 300 400 500 600 700
0.00
0.05
0.10
0.15
0.20
0.25
n
/
N

(
F
r
e
q
u
e
n
z
a

r
e
l
a
t
i
v
a
)
R [Kg/cm
2
]

Questo un istogramma delle frequenze relative di eventi accaduti (realizzati) nel passato.
Come noto, di problemi di questo tipo si occupa la Statistica.
Come si pu notare i valori pi elevati delle frequenze relative si presentano nella parte
centrale del diagramma, quelli pi bassi alle estremit.
Il corrispondente modello di previsione considera R come una variabile aleatoria.
Con linguaggio non rigoroso dal punto di vista matematico, ma espressivo, possiamo definire
una variabile aleatoria come un insieme probabilizzato di numeri.
Dello studio dei modelli probabilistici di previsione si occupa la Probabilit.

Una variabile aleatoria X caratterizzata dalla sua funzione densit di probabilit f(x),
definita come:
( )
f x
h
ob x X x h
h
( ) lim
Pr
=

< +
0
, di modo che sia:
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( ) Pr ( ) ob X x f x dx
x
< =



Larea complessiva sottesa dalla f(x) pari ad uno, in quanto che la probabilit che si
verifichi un evento certo, e cio che X sia minore di infinito, pari ad 1.
Un tipo notevole di distribuzione di probabilit quella Normale o Gaussiana, che
caratterizzata dalla espressione seguente della densit di probabilit:

2
m x
2
1
, m
e
2
1
) x ( N
|
.
|

\
|


=

Tra le propriet della distribuzione Gaussiana, si osserva che essa simmetrica intorno al
valore medio di X, X
med
e che quindi valgono le:

Prob( X X
med
) = 0.5
Prob( X > X
med
) = 0.5

Essa presenta due punti di flesso, prima e dopo il valore medio, da cui distano uno scarto
standard .

f(r)
R
PUNTO DI FLESSO
R
med


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Tale tipo di distribuzione ben si adatta, per il suo andamento, a modellare i risultati della
prova sperimentale che abbiamo descritto pocanzi, come si pu vedere osservando la figura
seguente.
0 100 200 300 400 500 600 700
0.00
0.05
0.10
0.15
0.20
0.25
n
/
N

(
F
r
e
q
u
e
n
z
a

r
e
l
a
t
i
v
a
)
R [Kg/cm
2
]


Nel momento di formulare previsioni, si pu quindi considerare la resistenza R del
calcestruzzo come v.a. gaussiana.
La probabilit che la resistenza R sia minore del valore prefissato r pu essere cos calcolata
come:

( ) Pr ( ) ob R r f r dr
r
< =



in cui f(r) = N
m,
(r).

Si perviene cos in modo molto semplice alla definizione di resistenza caratteristica R
k
del
calcestruzzo, che il frattile 5% della popolazione statistica delle resistenze, come:
10

Prob (R < R
k
) = 0.05

Un modello analogo pu essere adottato per modellare le incertezze sul carico o meglio sul
suo effetto S.

Di nuovo si trova la definizione di carico caratteristico S
k
come frattile 95% della popolazione
statistica dei carichi:

Prob (S < S
k
) = 0.95

La verifica di sicurezza consiste nel valutare la probabilit che si verifichi la rottura e
cio che sia R < S (condizione di stato limite) e quindi nel controllare che essa sia
sufficientemente piccola.
Supponiamo in una prima fase che le due variabili aleatorie R ed S siano statisticamente
indipendenti.

f(r)
f(s)
S , R
S
med
R
med
R
K
S
K


Fissato un valore S di S, la probabilit che R sia minore di S e:


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( ) Pr ( ) ob R S f r dr
S
< =



La probabilit che S valga proprio S :

( ) Pr ( ) ob S S f s ds = =

Tenuto conto dellipotesi di indipendenza statistica delle due v.a., la probabilit che
simultaneamente R sia minore di S ed S sia uguale ad S :

( )


= = <
S
dr ) r ( f ds ) s ( f S S S R ob Pr

La probabilit di rottura si ottiene allora mediante integrazione su tutto il campo dei possibili
valori di S:

( ) ds dr ) r ( f ) s ( f S R ob Pr
s
(

= <


+



Consideriamo ora il caso, pi generale, in cui le variabili aleatorie che governano il
problema non sono statisticamente indipendenti.

La capacit di prestazione R una v.a., definita dalla sua funzione densit di probabilit f(r).
La domanda di prestazione S definita da f(s).

La condizione di stato limite :

R S o analogamente G = R-S 0








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Con riferimento alla figura il dominio D in cui soddisfatta la R S il dominio di rottura e
quello D in cui R > S il dominio di sicurezza.

La misura della sicurezza data dalla probabilit che si verifichi levento stato limite: R S:

=
D
dA r r f G ob ) , ( ) 0 ( Pr

in cui f(r,s) la funzione densit di probabilit congiunta delle due v.a.



R
S
R > S
R < S
DOMINIO
DI
ROTTURA
DOMINIO
DI
SICUREZZA
S = R
(STATO LIMITE)

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Secondo la terminologia ricorrente questa procedura viene definita di Livello 3, intendendo
con tale termine una trattazione probabilistica completa del problema.
Tale procedura diviene rapidamente impraticabile al crescere del numero delle variabili
aleatorie in gioco e non di rado una soluzione in forma chiusa impossibile, per il fatto che la
condizione di stato limite non pu essere espressa in forma analitica, quanto piuttosto per
mezzo di un algoritmo di controllo (caso di taluni fenomeni di danneggiamento, quale ad
esenpio la fatica). In questi casi il problema deve essere affrontato mediante tecniche di
simulazione (p.es metodo Monte Carlo).

Sorge cos spontanea lidea di affiancare a quella rigorosa metodologie di analisi semplificate:
nascono cos i modelli di Livello 2 e di Livello 1.

I metodi di Livello 2 si avvalgon,o come parametro misuratore della sicurezza, del cosiddetto
indice di sicurezza , legato alla probabilit di rottura dalla relazione:

( ) P N x dx
f
= =



0 1 ,
( )

in cui (.) la funzione di ripartizione (integrale della funzione densit di probabilit) della
v.a. normale standard, caratterizzata da valore medio nullo e scarto standard unitario.

Con riferimento al problema studiato in precedenza, facciamo lipotesi che tanto S che R
siano variabili normali ed indipendenti (n.b. lipotesi di distribuzione normale necessaria per
poter utilizzare il metodo di livello 2).
Allora anche la funzione stato limite

G = R - S

normale, in quanto frutto di operazioni lineari su v.a. normali, ed caratterizzata dalle
seguenti propriet statistiche:

E[G] = E[R] - E[S] ; var[G] = var[R] + var[S]

od anche, con notazione diversa:

G R S
2 2 2
= +

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f(G)
G E[G] =E[R] - E[S]

G
Pf = Prob(G<0)

Allora si ha:

( ) { } P ob G
E G
G
E R E S
E R E S
f
R S
R S
= < =


`
)
=

+

=
=

+
Pr
[ ]
[ ]
[ ] [ ]
[ ] [ ]
0
2 2
2 2




assume il significato fisico notevole di distanza del punto E[G] dallorigine del sistema di
riferimento, motivo per il quale anche denominato distanza di sicurezza.

Nel caso generale di problema multidimensionale torna utile studiare il problema anzich
nello spazio delle v.a. originarie X, in quello di variabili aleatorie normali standard Y
equivalenti.
X ed Y sono vettori ad n componenti che raccolgono le variabili interessate.
Loperazione di proiezione consiste nella relazione seguente:

| |
i
X
i i
i
X E X
Y

=
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Corrispondentemente la funzione di stato limite

G(X) = 0

viene proiettata nel nuovo spazio di variabili normali standard ottenendo la:

Z(Y) = 0

La nuova condizione di stato limite pu essere sviluppata in serie di Taylor, arrestandosi ai
termini del 1 ordine (da cui il nome del metodo First Order Second Moment, FOSM) di
punto iniziale nellorigine:

Z Y Z Y
Z
Y
Y
i
( ) ( )

(

=
0
0
0



Ponendo

i
i
Z
Y
=

(
0


si giunge alla:

Z Y y
n
i i
( )

+ =
0
0

Si nota che questa lequazione di un iperpiano, tangente alla superficie Z(Y) nel punto di
minima distanza dallorigine.
Tale distanza proprio il valore di , che rappresenta anche il raggio della sfera tangente alla
superficie di stato limite:

( ) =


`
)
min Z y
i
n
2


Il punto P in cui si verifica la tangenza tra liperpiano e la superficie di stato limite detto
punto di progetto.


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La soluzione del problema di minimo connesso al calcolo di pu essere ottenuta per via
iterativa.
Nel caso, per, in cui la Z(Y) = 0 non sia espressa in forma analitica, non possibile valutare
le derivate parziali di Z rispetto alle variabili normali standard ed il metodo di simulazione
diviene obbligatorio.

In ulteriori perfezionamenti del metodo presentato stata rimossa la limitazione che X sia un
vettore composto di v.a. normali (metodo FOR), considerando anche la possibilit di v.a.
distribuite in modo qualsiasi, anche dipendenti, ricondotte, mediante opportune
trasformazioni, a v.a. normali e non correlate equivalenti.


I metodi di verifica di Livello 1 sono quelli incorporati nelle normative tecniche.
Essi sono metodi cosiddetti semiprobabilistici, in quanto sono basati sui valori caratteristici
delle v.a. e sui coefficienti parziali di sicurezza.
A Livello 1 il problema della sicurezza si riconduce alla seguente disuguaglianza:

S K
K
R
S
R


in cui S
K
ed R
K
sono i valori caratteristici rispettivamente degli effetto delle azioni e delle
resistenze e
S
e
R
sono i coefficienti parziali di sicurezza sulle azioni e sui materiali.
Allo scopo di comprendere meglio il ruolo dei coefficienti parziali di sicurezza, supponiamo
di voler garantire la sicurezza alla rottura semplicemente con la relazione:

S R
K K


Calcoliamo la probabilit di rottura P
f
associata alluso di tale relazione.

Dalla definizione di resistenza caratteristica si ha:

Prob (R < R
k
) = 0.05

e da quella di carico caratteristico:
Prob (S < S
k
) = 0.95
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o anche:

Prob (S > S
k
) = 0.05

Per la ipotizzata indipendenza statistica di S ed R si pu allora scrivere:

( ) P ob R R S S x
f K K
= < > = = Pr . . . 0 05 0 05 0 0025

Tale valore della probabilit di rottura troppo grande rispetto a quelli considerati
ammissibili (10
-5
-10
-6
).
Il ruolo dei coefficienti parziali di sicurezza proprio quello di diminuire il valore della
probabilit di rottura che proviene dalluso del calcolo semplificato sopra descritto.
A tale scopo essi vanno opportunamente calibrati utilizzando metodi di analisi di livello
superiore (2 o 3).