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CAPITOLO PRIMO.

IL PROCESSO DI ESECUZIONE FORZATA IN GENERALE

Nel processo di esecuzione forzata non si tratta più di decidere una lite, ma di operare in
conformità di un titolo già di per se esecutivo. l’esecuzione di un obbligo, laddove il soggetto
non è riuscito spontaneamente ad ottenere la soddisfazione del proprio diritto da parte del
debitore. Quindi la tutela esecutiva serve a far ottenere forzatamente ciò che il debitore
non ha spontaneamente adempiuto. Nel processo di esecuzione si da attuazione ad un
comando contenuto in un atto o provvedimento cui l’ordinamento riconosce efficacia
esecutiva. L’esecuzione forzata ha come finalità quella di garantire l’attuazione coattiva del
diritto di fronte all’inadempimento del debitore.

La differenza tra processo cognitivo ed esecutivo, sta nel fatto che mentre in quello
cognitivo ci sono attore e convenuto e la finalità del processo è quella di accertare l’esistenza
o l’inesistenza di un diritto; nel processo esecutivo ci sono creditore e debitore e si va ad
eseguire forzatamente il credito rappresentato da un titolo esecutivo, che è un documento che
da un lato rappresenta il diritto vantato e dall’altro ha efficacia esecutiva riconosciuta dal
nostro ordinamento.

Principi del processo esecutivo


Il principio della domanda
Nel processo esecutivo il principio della domanda va inteso solo nel senso che anche per
tale processo esiste il divieto generale di procedere d’ufficio e che la parte non può ottenere
ciò che non ha richiesto o più di quanto ha richiesto (c.d. corrispondenza tra chiesto e
pronunciato).

Quindi se un creditore ha un titolo esecutivo per ottenere la consegna di un mobile o il


rilascio di un immobile, non avrebbe senso citare il debitore dinanzi al giudice affinchè dia le
disposizione necessarie, ma è semplicemente previsto che il creditore dopo aver notificato al
debitore un atto contenente l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante nel titolo
esecutivo e l’avvertimento che in mancanza di esecuzione spontanea si procederà agli atti
esecutivi, cioè alla materiale consegna o al rilascio tramite ufficiale giudiziario.

Il principio del contradittorio


Nel processo esecutivo il contradittorio va inteso come l’espressione dell’esigenza della
collaborazione tra le parti e il giudice per fare in modo che si proceda non solo nel modo
giuridicamente corretto, ma anche secondo le scelte più opportune.

La differenza tra il provvedimento che conclude un processo di cognizione e quello che


conclude il processo di esecuzione, sta nel fatto che il primo ha ad oggetto l’accertamento di
un diritto, il secondo si risolve in un attività materiale (pagamento del creditore, consegna del
bene mobile, rilascio dell’immobile).
L’ufficio esecutivo: giudice, cancelliere e ufficiale giudiziario quali organi
dell’esecuzione

Il giudice dell’esecuzione

Come il giudice istruttore nel processo di cognizione, il giudice dell’esecuzione sta al centro
del processo esecutivo per dirigere, coordinare, stimolare le attività degli interessati che
vi partecipano (484 c.p.c.)

Ma dobbiamo dire che l’intervento del giudice è soltanto eventuale, qualora si debbano
risolvere difficoltà che non ammettono dilazioni.

Ad esempio di un giudice-guida non c’è bisogno nell’esecuzione per consegna di mobili o


rilascio di immobili, poiché si tratta di porre in essere attività materiali che sono svolte da
organi ausiliari.

Il cancelliere e l’ufficiale giudiziario quali organi ausiliari


Il cancelliere è un organo ausiliario nel processo esecutivo cui spetta controllare la regolarità
formale dell’atto o del provvedimento avente efficacia esecutiva al momento del rilascio
della copia, che dovrebbe anche controllare la legittimazione attiva di chi richiede
l’esecuzione, sarà poi affidato all’ufficiale giudiziario il compito di valutare se si possa
eseguire contro chi appare il destinatario passivo del titolo. Bisogna però precisare che ci
sono titoli esecutivi (cambiali, assegni), che sono portati all’ufficiale giudiziario senza
bisogno di opposizione di formula esecutiva e di rilascio di copia in forma esecutiva.

Inoltre ricordiamo che è l’ufficiale giudiziario ad eseguire l’esecuzione per la consegna , il


rilascio o ancora a dare attuazione degli obblighi di fare o non fare. Non minore è
l’importanza delle attribuzioni dell’ufficiale giudiziario nell’ambito dell’espropriazione
forzata.

Esecuzione forzata
L’ esecuzione forzata può essere:

1)di espropriazione forzata , quando il creditore vuole ottenere la concreta


soddisfazione del proprio diritto di credito attraverso operazioni materiali o giuridiche
sui beni del debitore; In questa procedura saranno dapprima pignorati i beni del debitore,
poi sottoposti a vendita forzata e con il ricavato si andrà a soddisfare il creditore.

2)di esecuzione forzata in forma specifica, quando al creditore interessa un determinato


bene ed è differente a seconda del bene; per i beni mobili avviene con la consegna, per
gli immobili con il rilascio.
CAPITOLO SECONDO. IL TITOLO ESECUTIVO ED IL PRECETTO

Il titolo esecutivo

Il titolo esecutivo è un comando di una pubblica autorità. L’art 474 cpc c.1 prevede che
“l’esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto
certo, liquido ed esigibile”.

Quindi l’oggetto del titolo esecutivo deve essere 1 diritto che abbia:

1)certezza, cioè il credito per il quale si agisce deve essere attualmente esistente. Il concetto
di certezza è un concetto variabile, in quanto la certezza che può dare una sentenza è diversa
da quella di una scrittura privata o di un atto redatto da pubblico ufficiale. Quindi la certezza
è un elemento relativo, perché il grado di certezza è diverso a seconda del titolo esecutivo
preso in esame. La sentenza è certezza per eccellenza, perché essa passa in giudicato( non è
più impugnabile con i mezzi ordinari). Minore invece è la certezza che da la scrittura privata
o la cambiale.

2)liquidità, cioè che il quantum del credito(la somma) deve essere determinata, quindi non
basta dire che si è creditori, ma bisogna precisare a quanto corrisponde la prestazione dovuta.

3)esigibilità, cioè che il credito non sia soggetto a termine o a condizione sospensiva. Ad
esempio il credito di una cambiale può essere messo in esecuzione solamente dopo che sia
scaduto il termine apposto sul titolo.

Andando poi ad esaminare il 2 comma dell’art 474 cpc possiamo notare che si distinguono
titoli esecutivi giudiziali e stragiudiziali.

I titoli esecutivi giudiziali si formano nel processo e sono: le sentenze, i provvedimenti e gli
altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia esecutiva (es ordinanze
decisorie). Con tali titoli esecutivi si può procedere all’espropriazione forzata, al rilascio, alla
consegna e alle prestazione di fare o non fare (in questo ultimo caso l’unico titolo esecutivo
utilizzabile è la sentenza di condanna).

I titoli esecutivi stragiudiziali si formano fuori dal processo e sono: le scritture private
autenticate, relativamente alle obbligazioni di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché
gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce la stessa efficacia e gli atti ricevuti da
notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli

Relativamente alle scritture private autenticate dalla lettura del comma 2 dell’art 474 cpc
cioè che sono utilizzabili solo relativamente alle obbligazioni di denaro in essere contenute,
si deduce che esse sono utilizzabili solo per l’espropriazione forzata e non anche per
l’esecuzione in forma specifica.
Con le cambiali, gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce la stessa efficacia e gli
atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli, si può
procedere sia all’espropriazione forzata sia all’esecuzione forzata in forma specifica.

Opposizione all’esecuzione

Se viene iniziata un esecuzione forzata per un diritto che non abbia 1 dei 3 requisiti richiesti,
la controparte può avanzare la c.d. opposizione all’esecuzione, contestando che il creditore
abbia diritto di procedere.

Ciò può accadere anche nei casi in cui il debitore contesti di aver già pagato, quindi ha la
quietanza, cioè la documentazione idonea a provarlo.

L’opposizione all’esecuzione si introduce con citazione o con ricorso, e in entrambi i casi


l’opposizione instaura un vero e proprio processo di cognizione, visto che il giudice dovrà
accertare se esiste o meno il diritto di procedere ad esecuzione forzata.

Bisogna poi sottolineare la differenza tra opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti
esecutivi.

1) Con l’opposizione all’esecuzione il debitore contesta il diritto stesso del creditore di


procedere all’esecuzione forzata (o perché manca di 1 dei 3 requisiti o perché ha già pagato).
L’effetto dell’accoglimento dell’opposizione all’esecuzione è che l’esecuzione forzata viene
meno, cioè cade proprio il processo. Bisogna però ricordare che in riferimento ai titoli
esecutivi giudiziali, l’opposizione all’esecuzione incontra dei limiti, poiché trattandosi di un
rimedio avente carattere residuale cioè applicabile solo nei casi in cui avverso il titolo
esecutivo non può essere utilizzato alcun rimedio specifico, ad hoc; e come bene sappiamo
avverso le sentenza possiamo utilizzare le impugnazioni. Tale limite invece non si ha per gli
atti di esecuzione stragiudiziali, per i quali si ricorre direttamente all’opposizione
all’esecuzione, mentre per quelli giudiziali solo dopo aver esaurito i mezzi di impugnazione.

2) Con l’opposizione agli atti esecutivi

il debitore contesta la regolarità dei singoli atti del processo esecutivo, quindi l’effetto
dell’accoglimento dell’opposizione degli atti esecutivi è che non cade l’intero processo ma
solo quell’atto.
La spedizione in forma specifica

L’art 475 comma 1 cpc prevede che “le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità
giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per
l'esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge
disponga altrimenti”.

La formula esecutiva è un ordine di eseguire quanto previsto dal titolo esecutivo, e deve
essere inserita da 1 organo pubblico o da un soggetto munito di una funzione idonea ad
attribuire autenticità agli atti (es notaio).

L’art 475 comma 2 cpc dice che “la spedizione del titolo in forma esecutiva può farsi
soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento(creditore) o stipulata
l’obbligazione, o ai suoi successori, con indicazione in calce della persona alla quale è
spedita. La spedizione in forma esecutiva consiste nell'intestazione «Repubblica Italiana - In
nome della legge» e nell'apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico
ufficiale, sull'originale o sulla copia, della seguente formula: «Comandiamo a tutti gli
ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il
presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza
pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti».

Quindi la formula esecutiva viene inserita all’interno del titolo esecutivo attraverso la c.d.
“spedizione del titolo in forma esecutiva”, che normalmente viene posta dallo stesso
soggetto che ha formulato l’atto. Per cui affinché la sentenza sia titolo esecutivo è
necessario che il giudice vi inserisca la formula esecutiva, e lo stesso vale per l’atto
pubblico, la cui formula viene inserita dal notaio.

La formula esecutiva deve essere posta sia sull’originale o sulla copia e di conseguenza il
cancelliere o il notaio tratterranno presso l’ufficio l’originale e rilasceranno la copia
esecutiva.

Inoltre per la spedizione in forma esecutiva vige anche un altro principio, ovvero l’unicità
della copia previsto dall’art 476 cpc, c.1 secondo cui “non può spedirsi senza giusto motivo
più di una copia in forma esecutiva alla stessa parte”.

Ciò avviene allo scopo di evitare il rischio che siano intrapresi 1 pluralità di procedimenti
esecutivi. Per garantire questa unicità, il nostro legislatore ha previsto delle sanzioni previste
dal 2 comma dell’art 476 cpc secondo cui “Il cancelliere, il notaio o altro pubblico
ufficiale che contravviene alle disposizioni del presente articolo è condannato a una pena
pecuniaria da euro 1.000 a 5.000”.
L’art 477 cpc si occupa invece della successione dal lato del debitore e prevede che “Il
titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro gli eredi, ma si può loro notificare il
precetto soltanto dopo dieci giorni dalla notificazione del titolo”.

Come ben sappiamo l’esecuzione forzata deve essere sempre preceduta dalla notizia del
titolo esecutivo e del precetto(che sono atti preparatori), infatti essa avverrà solo se dopo la
notifica del precetto che è l’atto con cui si intima il debitore ad adempiere ciò che è
contenuto nell’atto esecutivo, il debitore continui ad essere inadempiente dopo la scadenza
del termine.

Di solito il creditore notifica sia il titolo esecutivo che il precetto, ma nei casi di successione
mortis causa le cose cambiano, infatti all’erede si da la possibilità di vedere di cosa si tratta e
quindi non vengono notificati insieme il titolo esecutivo e il precetto, ma prima il titolo
esecutivo e dopo almeno 10 giorni il precetto. Tutto ciò viene spedito presso la residenza
del de cuius.

Secondo il 2 comma dell’art 477 cpc, “entro 1 anno dalla morte del de cuius, la
notificazione può farsi agli eredi collettivamente ed impersonalmente, nell’ultimo domicilio
del defunto”. ECCEZIONE.

Secondo l’art 479 cpc “la notifica del titolo esecutivo deve essere fatta personalmente alla
parte”. Ciò significa ad esempio in passato che se la parte ha un avvocato, il titolo esecutivo
non può essere notificato a quest’ultimo , oggi ma soltanto alla parte personalmente. Se viene
notificato all’avvocato il debitore potrà ricorrere all’opposizione degli atti esecutivi.

Il precetto

Prima che il creditore si rivolga all’ufficiale giudiziario, deve dare 1 ultima possibilità al suo
debitore. Quindi il precetto indica l’atto con cui il creditore intima il debitore ad adempiere
alla prestazione indicata nel titolo esecutivo entro un determinato termine, e se dopo la
scadenza del termine il debitore risulti ancora inadempiente egli potrà iniziare l’esecuzione
forzata.

Quindi l’esecuzione forzata è preceduta dal precetto.

L’art 480 cpc stabilisce che “il precetto consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo
risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di 10 giorni”.

Esso deve contenere a pena di nullità:

1)l’indicazione delle parti


2)data di notificazione del titolo esecutivo se questa è fatta separatamente
3)o la trascrizione del titolo stesso quando ciò è richiesto dalla legge (come per la scrittura
privata autenticata).
In quest’ultimo caso l’ufficiale giudiziario prima della relazione di notificazione, deve
certificare di aver riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente al titolo originale.

Il precetto deve inoltre contenere :

1)la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui
ha sede il giudice competente per l’esecuzione.

In mancanza le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui è


stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria del giudice
stesso.Il precetto deve essere sottoscritto e notificato alla parte personalmente.

L’art 481cpc prevede

la cessazione dell’efficacia del precetto e recita “il precetto diventa inefficace, se nel
termine di 90 giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione”. Se contro il precetto
è proposta opposizione, il termine resta sospeso, e riprenderà dal passato in giudicato della
sentenza di primo grado o dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetta
l’opposizione.

L’art 482 cpc prevede il termine ad adempiere e recita “non si può iniziare l’esecuzione
forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso prima che siano
decorsi 10 giorni dalla notificazione di esso; ma il presidente del tribunale competente per
l'esecuzione o un giudice da lui delegato , se vi è pericolo nel ritardo, può autorizzare
l'esecuzione immediata (es sequestro conservativo), con cauzione o senza”.
CAPITOLO TERZO. IL PIGNORAMENTO

L’art 491 cpc prevede che “ l’espropriazione forzata inizia col pignoramento”.

Il pignoramento è un atto dell’ufficio esecutivo, rispetto al quale la richiesta del creditore


procedente funge da presupposto, questo perché lo Stato come ben sappiamo impedisce di
farsi giustizia da se. Di conseguenza l’apprensione dei beni da destinare all’espropriazione
non può essere opera del creditore, ma deve essere il prodotto di un attività autoritaria.

L’art 492 cpc prevede che “il pignoramento consiste in un ingiunzione (ordine-intimazione)
che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque diritto atto a sottrarre alla
garanzia del credito esattamente indicato(nel titolo esecutivo e nel precetto) i beni che si
assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi”.

Quindi si tratta di un vincolo apposto sui beni del debitore con cui si determina un
indisponibilità relativa del bene da parte del suo proprietario.

Il debitore non perde la proprietà sul bene e nemmeno il potere di disposizione, infatti gli atti
di disposizione sul bene sono validi ed efficaci, ma inefficaci nei confronti del creditore
procedente e di tutti gli altri creditori intervenuti nell’espropriazione forzata.

L’art 492 co 4 cpc prevede l’estensione del pignoramento;

ci sono casi in cui il pignoramento va esteso o perché:


1) i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti
2) per essi appare manifesta la lunga durata della liquidazione.
In questi casi l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori beni utilmente
pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo
della sanzione prevista per l’omessa o falsa dichiarazione.
La valutazione circa la sufficienza va fatta in relazione alla somma precettata, aumentata fino
alla metà.

L’art 492co 5 cpc prevede che “dalla dichiarazione del debitore è redatto processo verbale
che lo stesso sottoscrive”.

1)Se sono indicate cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate
pignorate e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano, se sono in
possesso del debitore.Se sono indicati crediti o cose mobili, che sono in possesso di terzi (es
banca), si ha una scissione del momento perfezionativo del pignoramento per il debitore
esecutato e il terzo. Infatti per il primo il pignoramento si perfeziona dal momento della
dichiarazione quindi immediatamente e questi è costituito custode della somma o della cosa,
mentre per il secondo si perfeziona con l’atto di pignoramento.
2)Se sono indicati beni immobili il pignoramento non si perfeziona con la dichiarazione del
debitore, ma con la notifica di un atto trascritto nei registri immobiliari dove verranno
indicati i dati catastali.

L’art 492 co 6 cpc prevede che “ qualora a seguito di intervento di altri creditori il
compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il creditore procedente può richiedere
all’ufficiale giudiziario di interrogare il debitore per ulteriori beni”.

Può verificarsi che il creditore procedente abbia iniziato il pignoramento, poi intervengono
altri creditori che non vogliono estendere il pignoramento, cosa succede?

L’art 499 co 4 cpc prevede che “ai creditori chirografari intervenuti tempestivamente, il
creditore procedente ha facoltà di indicare l’esistenza di altri beni del debitore utilmente
pignorabili e di invitarli ad estendere il pignoramento. Se i creditori intervenuti non
estendono il pignoramento senza giusto motivo, ai beni indicati entro il termine di 30 giorni,
il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione.

NB. Questo vale tra il creditore procedente i creditori chirografari, non per i creditori
muniti di titolo di prelazione di origine sostanziale(pegno, ipoteca).

Sempre per quanto riguarda i creditori chirografari, distinguiamo i creditori intervenuti


tempestivamente da quelli intervenuti tardivamente, e in questi casi il parametro di
riferimento è l’udienza fissata per l’autorizzazione alla vendita o assegnazione.

L’art 494 cpc prevede il pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario secondo cui Il
debitore può evitare consegnando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si
procede e l’importo delle spese con l’incarico di consegnarli al creditore. All’atto di
versamento si può fare riserva di ripetere la somma versata, cioè restituzione nel caso in cui
non si può procedere all’esecuzione. Si può evitare il pignoramento di cose, depositando
nelle mani dell’ufficiale giudiziario una somma di denaro come oggetto di pignoramento
uguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di
2/10.

L’art 495 cpc prevede la conversione del pignoramento secondo cui prima che sia disposta
la vendita o l’assegnazione, il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti
pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore e ai creditori intervenuti,
comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese. Unitamente all’istanza deve essere
depositata in cancelleria una somma non inferiore ad 1/5 dell’importo del credito per cui è
stato eseguito il pignoramento.
Questa somma è provvisoria perché quella effettiva verrà determinata con ordinanza dal
giudice entro 30 giorni dal deposito dell’istanza di conversione.
Per quanto riguarda i beni immobili il giudice con la stessa ordinanza può decidere che il
debitore versi la somma in rate mensili entro massimo 18 mesi.
L’art 493 cpc prevede il pignoramento su istanza di più creditori secondo cui più
creditori possono con unico pignoramento colpire il medesimo bene oppure il bene sul
quale è stato compiuto un pignoramento può essere pignorato successivamente su istanza di
uno o più creditori. Ogni pignoramento ha effetto indipendente anche se è unito ad altri in un
unico processo.
Quindi ad esempio se c’è stato l’accoglimento dell’opposizione all’esecuzione nei confronti
di Tizio, cade solo l’esecuzione a favore di Tizio ma non anche nei confronti di Caio.
L’utilità del pignoramento successivo sta nel fornire alla procedura dell’esecuzione forzata
più pilastri, cosicchè se viene accertato che il primo creditore non vanta quel credito, il
procedimento non cade, poiché il processo va avanti a favore del secondo creditore.

L’art 496 cpc prevede la riduzione del pignoramento secondo cui “ su istanza del debitore
o anche d’ufficio, quando il valore dei beni è superiore all’importo delle spese o dei crediti, il
giudice sentiti il creditore pignorante e i creditori intervenuti, può disporre la riduzione del
pignoramento, cioè la liberazione di quei beni in più dal vincolo”.

L’art 497 cpc prevede che il pignoramento perde la sua efficacia quando dal suo
compimento sono trascorsi 90 giorni senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita.

L’impignorabilità

L’impignorabilità può essere:

1)assoluta (art.514 c.p.c.) non si possono pignorare: le cose sacre e quelle che servono
all’esercizio del culto, vestiti, l’anello nuziale, letti, tavoli per la consumazione dei pasti;
strumenti indispensabili per l’esercizio del proprio lavoro; armi che il debitore ha l’obbligo
di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio.

2)relativa (art.515 c.p.c.) in riferimento alle cose che il proprietario di un fondo detiene per
il servizio o la coltivazione del medesimo, e possono essere pignorate separatamente
all’immobile soltanto in mancanza di altri mobili.

Le varie forme di pignoramento sono: 1)pignoramento mobiliare; 2)pignoramento presso


terzi; 3)espropriazione contro il terzo proprietario; 4) pignoramento
immobiliare; 5) espropriazione dei beni indivisi.
1)Pignoramento mobiliare presso il debitore

L’art 513 cpc (ricerca delle cose da pignorare) prevede che l’ufficiale giudiziario, munito
del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore
e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può anche ricercarle sulla persona del debitore,
osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro” c.1

Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal
debitore o da terzi, oppure allontanare le persone che disturbano l’esecuzione del
pignoramento, l’ufficiale giudiziario provvede richiedendo l’assistenza della forza pubblica
c.2

Le cose che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore ma delle quale egli può
direttamente disporre (automobile nell’autorimessa, cassetta di sicurezza in banca), per
essere pignorate è necessaria l’autorizzazione del presidente del tribunale “ c.3

Può succedere che il debitore prenda i suoi beni e li da a un soggetto che esercita servizio
di deposito a livello professionale, in questo caso ci rifacciamo all’espropriazione presso
terzi, però se il terzo offre spontaneamente di mettere a disposizione le cose del
debitore, non è necessario ricorrere all’espropriazione presso terzi” c.4

Quindi ricapitolando:

- Pignoramento mobiliare presso il debitore(i beni si trovano in luoghi appartenenti al


debitore )
- Se i beni si trovano in luoghi non appartenenti al debitore ma si tratta di cose cui egli
può direttamente disporne, vi deve essere l’autorizzazione del presidente del tribunale.
- Se il terzo si trova in possesso di beni del debitore, ma si offre spontaneamente di
metterli a disposizione, vi sarà il pignoramento mobiliare presso il debitore;
- se non si offre spontaneamente sarà necessario ricorrere al pignoramento presso terzi.

L’art 517 cpc (scelta delle cose da pignorare) secondo cui il pignoramento deve essere
eseguito sulle cose che l’ufficiale giudiziario ritiene di più facile e pronta liquidazione, nel
limite di un presumibile valore di realizzo pari all’importo del credito precettato aumentato
della metà. In ogni caso l’ufficiale giudiziario deve preferire il denaro contante, gli oggetti
preziosi e i titoli di credito e ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.
2)Pignoramento presso terzi

(è competente il giudice del luogo dove risiede il terzo debitore)


Può avvenire laddove vi siano cose del debitore in possesso di terzi, o quando il debitore
vanta crediti presso un terzo.

Il pignoramento presso terzi non si perfeziona istantaneamente ma sono un atto notificato al


terzo e al debitore. Tale atto ha contenuto complesso perché in parte si rivolge al debitore
esecutato e in parte al terzo.

L’atto deve contenere:


1) l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto.

2) l’indicazione, almeno generica delle cose o delle somme dovute e l’intimazione al terzo
di non disporne senza ordine del giudice.

3) la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il


tribunale competente.

4) la citazione del terzo o del debitore a comparire davanti al giudice del luogo di residenza
del terzo, affinchè questi faccia la dichiarazione di cui all’art 547 cpc, specificando di quali
cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il
pignoramento o la consegna , e che il debitore sia presente alla dichiarazione e agli atti
ulteriori.

Se si tratta di crediti derivanti da rapporti di lavoro, derivanti da stipendi, salari, indennità


ecc, la dichiarazione del terzo deve essere resa in udienza; negli altri casi a mezzo di
raccomandata entro 10 gg dalla notificazione dell’atto da parte del creditore procedente.

L’art 547 cpc stabilisce in che modo deve essere fatta la dichiarazione del terzo, infatti
egli oltre ad indicare di quali cose o di quali somme è debitore o si trova in possesso, dovrà
specificare anche quando dovrà eseguire il pagamento o la consegna. Il creditore pignorante
deve chiamare nel processo il sequestrante nel termine perentorio fissato dal giudice.

L’art 548 cpc prevede che “ quando il terzo non compare all’udienza stabilita il credito
pignorato si considera non contestato se il pignoramento riguarda crediti nascenti da rapporti
di lavoro. Fuori dal caso precedente(crediti non nascenti da rapporti di lavoro), quando
all’udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione, il giudice con
ordinanza fissa una nuova udienza.

Ricordiamo che la dichiarazione in udienza è obbligatoria per i crediti nascenti da rapporti


di lavoro, negli altri casi invece la dichiarazione viene comunicata al creditore procedente
entro 10 giorni dalla notificazione dell’atto da parte del creditore procedente a mezzo
raccomandata o a mezzo di posta elettronica certificata.
L’ordinanza è notificata al terzo almeno 10 giorni prima della nuova udienza e se questi non
si presenta, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, si
considera non contestato.

L’art 549 cpc prevede la contestata dichiarazione del terzo e stabilisce che “ se sulla
dichiarazione sorgono contestazioni, il giudice dell’esecuzione le risolve, compiuti i
necessari accertamenti con ordinanza. Es. io terzo contesto che sono debitore di 2mila euro e
non di 4 mila. Se il terzo vuole contestare l’ordinanza che risolve la contestazione, si rifà
all’opposizione agli atti dell’esecuzione.

Vi possono essere vicende successive al pignoramento, che incidono sul credito a


prescindere dai comportamenti del debitore e del terzo (prescrizione, compensazione); in
questi casi l’estinzione del credito pignorato per cause verificatesi in epoca successiva al
pignoramento non pregiudica il creditore.

Quindi l’art 546 cpc va letto in relazione all’art 2917 cc (estinzione del credito
pignorato). “ Se oggetto del pignoramento è un credito, l’estinzione di esso per cause
verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del creditore
pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione”.

NB. Il terzo non è parte del processo esecutivo, parti sono solo il debitore , il creditore
procedente e quelli intervenuti.

3)Pignoramento contro il terzo proprietario

Innanzitutto vanno ricordate le differenze con il pignoramento presso il terzo:--nel


pignoramento presso terzi il terzo non è parte del processo esecutivo; il precetto e il titolo
esecutivo vengono notificati solo al debitore esecutato.
--nel pignoramento contro il terzo proprietario il terzo è parte del processo esecutivo; il
precetto e il titolo vengono notificati anche al terzo proprietario.

Va ricordato che non c’è una disciplina autonoma che regoli il pignoramento contro il terzo
proprietario ma ci si rifà alle norme che regolano l’espropriazione presso il debitore, se si
tratta di beni mobili; alle norme che regolano l’espropriazione immobiliare se si tratta di beni
immobili. A tal proposito ricordiamo:

L’art 602 cpc prevede che “quando oggetto dell’espropriazione è un bene gravato da pegno
o da ipoteca per un debito altrui oppure un bene la cui alienazione da parte del debitore è
stata revocata per frode, si applicano le disposizioni contenute nei capi precedenti”.
DOMANDA. Per quanto riguarda l’espropriazione contro il terzo proprietario possono
intervenire altri creditori?

Si, ma solo due categorie ovvero:


1)i creditori che hanno garanzia sul bene.
Esempio. Ho un debito presso la banca, Caio garantisce con un bene proprio il mio debito.
Non colmo il debito, la banca da inizio all’espropriazione forzata sul bene di Caio. Possono
intervenire altri creditori solo se hanno garanzia su quel bene. Ciò vale sia per ipoteca, che
revocatoria ossia quando il creditore abbia vittoriosamente esperito l’azione revocatoria (La
revocatoria è un mezzo legale di conservazione della garanzia patrimoniale, il quale consiste
nel potere del creditore revocante di agire in giudizio per far dichiarare inefficace, nei suoi
confronti 9(gli atti di disposizione patrimoniale )coi quali il debitore arrechi pregiudizio alle
sue ragioni).

2)i creditori del terzo proprietario

L’art 604 cpc prevede che al terzo proprietario si applicano tutte le disposizioni relative al
debitore, tranne il divieto di cui all’art 579 cpc, cioè il divieto per il debitore esecutato di fare
offerte nel caso di vendite all’incanto.

4)Espropriazione immobiliare

L’art 555 cpc prevede che il pignoramento immobiliare non si usa solo per pignorare un
bene immobile rispetto al quale il debitore ha la proprietà, ma anche per pignorare un
diritto immobiliare (uso, usufrutto).
Esso si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto nel
quale si indicano esattamente i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre ad
esecuzione.

Immediatamente dopo la notificazione l’ufficiale giudiziario consegna copia autentica


dell’atto con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari che
trascrive l’atto.

Le attività di trascrizione possono essere svolte anche direttamente dal creditore pignorante,
al quale l’ufficiale giudiziario, se richiesto deve consegnare gli atti per la trascrizione.

DOMANDA. Quando si perfeziona l’espropriazione immobiliare?

A tal proposito ci sono due orientamenti, secondo il primo alla notifica dell’atto di cui all’art
555 cpc, secondo l’altro alla trascrizione dell’atto nei registri immobiliari.
L’art 556 cpc prevede l’espropriazione di mobili insieme con immobili, secondo cui il
creditore può far pignorare insieme all’immobile anche i mobili che lo arredano, quando
appare opportuno che l’espropriazione avvenga unitamente. In tal caso l’ufficiale giudiziario
forma atti separati per l’immobile e per i mobili ma li deposita insieme nella cancelleria del
tribunale, che faranno parte dello stesso processo esecutivo.

L’art 559 cpc prevede la custodia dei beni pignorati, e secondo la regola generale custode
è il debitore. Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il giudice
dell’esecuzione, sentito il debitore, può nominare custode una persona diversa dal debitore.
Se il custode non osserva gli obblighi su di lui incombenti, il giudice provvede alla
sostituzione.

Infine il giudice può disporre, al momento in cui pronuncia l’ordinanza con cui è autorizzata
la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, che custode del bene sia la persona
incaricata di dette operazioni o l’istituto autorizzato (es istituto delle vendite giudiziarie).
L’ordinanza non è impugnabile.

5)Espropriazione dei beni indivisi

L’art 599 cpc prevede che nel caso del pignoramento dei beni indivisi bisogna dare avviso
del pignoramento, da parte del creditore pignorante agli altri comproprietari con obbligo di
non lasciare separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice. Il
pignoramento si perfeziona già prima dell’avviso, infatti esso serve solo per integrarne
l’efficacia, nel senso che soltanto con l’avviso sorge l’obbligo per gli altri comproprietari.

L’art 600 cpc prevede che il giudice dell’esecuzione su istanza del creditore pignorante o
dei comproprietari e sentiti gli interessati, provvede quando è possibile alla separazione della
quota in natura spettante al debitore. Se la separazione in natura non è chiesta o non è
possibile, il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che
ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo parti o superiore al valore della
stessa.

L’art 601 cpcp revede che laddove si deve procedere alla divisione, l’esecuzione è sospesa
finchè sulla divisione non sia intervenuto un accordo tra le parti o pronunciata una sentenza.

Avvenuta la divisione si procede con la vendita o l’assegnazione dei beni attributi al


debitore.
Effetti del pignoramento

Il pignoramento produce effetti sul piano sostanziale, per far in modo che dopo il
pignoramento i beni pignorati siano conservati per le finalità dell’espropriazione ( ossia
ove necessario, per la trasformazione in denaro e per il pagamento dei creditori).

Ricordiamo che uno degli effetti del pignoramento è quello che il debitore deve astenersi
dal compiere atti di disposizione che vedano sottrarre la garanzia del credito indicato nel
titolo esecutivo. Si ha quindi un indisponibilità relativa, perché il debitore resta proprietario
dei beni pignorati, ha potere di disposizione, quindi gli atti di disposizioni saranno
pienamente validi ed efficaci, ma inefficaci nei confronti del creditore procedente e dei
creditori intervenuti successivamente.

Gli effetti sostanziali del pignoramento sono disciplinati dagli art 2913 a 2918 c.c.

L’art 2913 c.c. prevede che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei
creditori intervenuti successivamente gli atti di alienazione dei beni sottoposti a
pignoramento , salvi gli effetti del possesso di buona fede per i mobili non iscritti in pubblici
registri.

L’art 2914 c.c. prevede che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei
creditori intervenuti successivamente:
1) le alienazioni di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri , che sono state
trascritte successivamente al pignoramento.
2) le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo
successivamente al pignoramento.
3) le alienazioni di universalità di mobili che non abbiano data certa.
4)le alienazioni di beni mobili di cui non sia stato trasmesso il possesso anteriormente al
pignoramento, salvo che risultino da atto avente data certa.

L’art 2915 c.c prevede che non hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei
creditori intervenuti successivamente gli atti che importano vincoli di indisponibilità, se
non sono stati trascritti prima del pignoramento, quando hanno per oggetto beni immobili o
beni mobili iscritti in pubblici registri e negli altri casi, se non hanno data certa anteriore al
pignoramento.

Per quanto riguardo gli atti e le domande per la cui efficacia rispetto ai terzi acquirenti la
legge richiede la trascrizione, se sono trascritti successivamente al pignoramento.

L’art 2916 c.c prevede che nella distribuzione della somma ricavata dall'esecuzione non si
tiene conto:

1) delle ipoteche, anche se giudiziali, iscritte dopo il pignoramento;


2) dei privilegi per la cui efficacia è necessaria l'iscrizione, se questa ha luogo dopo il
pignoramento;
3) dei privilegi per crediti sorti dopo il pignoramento.

L’art 2917 c.c prevede che se oggetto del pignoramento è un credito, l'estinzione di esso per
cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio del
creditore pignorante e dei creditori intervenuti successivamente.
CAPITOLO QUARTO. L’INTERVENTO DEI CREDITORI

Innanzitutto ricordiamo che con l’intervento dei creditori si realizza la par condicio
creditorium, cioè tutti i creditori hanno pari diritto di soddisfare i propri crediti, ma non di
avere la stessa somma.

L’art 499 cpc prevede che possono intervenire nell’esecuzione i creditori che nei confronti
del debitore hanno:

1) un credito fondato su titolo esecutivo


2) nonchè i creditori che al momento del pignoramento, avevano eseguito un sequestro sui
beni pignorati

3) ovvero avevano un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante da pubblici registri


4)ovvero creditori di un credito di somma di denaro risultante da scritture contabili.

Per quanto riguarda i creditori minuti di titoli esecutivo, questi possono compiere atti
espropriativi, possono dar vita ad istanza di assegnazione o vendita; mentre quelli sprovvisti
di titolo esecutivo possono solo partecipare alla distribuzione. Questo però non significa che
i creditori sprovvisti di titolo esecutivo non fanno parte del processo espropriativo, ma sono
in una posizione secondaria e subordinata e dipendono dai creditori titolari.

Atto di intervento

Perché l’intervento sia tempestivo, deve avvenire prima dell’udienza in cui si dispone la
vendita o l’assegnazione. Ricordiamo che gli interventori tardivi parteciperanno alla
distribuzione del solo residuo.

L’atto di intervento si compie depositando presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione


un ricorso prima che sia tenuta l’udienza in cui è disposta la vendita o l’assegnazione.

Il ricorso deve contenere l’indicazione del credito e del titolo esecutivo, quando non c’è
titolo deve essere indicato il fondamento della pretesa.

I creditori sforniti di titolo esecutivo passano per l’udienza di riconoscimento, infatti con
ordinanza il giudice fissa un udienza di comparizione davanti a se del debitore e dei creditori
privi di titolo esecutivo.

All’udienze di comparizione il debitore deve dichiarare quali crediti, per i quali hanno
avuto luogo gli interventi, egli intenda riconoscere in tutto o in parte.
1) se il debitore non compare vengono riconosciuti tutti i crediti
2) per i crediti riconosciuti, i creditori partecipano alla distribuzione della somma ricavata
per l’intero o limitatamente alla parte del credito per la quale vi sia stato riconoscimento
parziale. 3) per i crediti disconosciuti, vi è un diritto di accantonamento delle somme che
spetterebbero ai creditori, sempre che ne facciamo istanza e dimostrino di aver proposto, nei
30 giorni successivi all’udienza, l’azione necessaria per munirsi del titolo esecutivo.
CAPITOLO QUINTO. LA VENDITA E L’ASSEGNAZIONE

1)La vendita forzata

Come ben sappiamo l’espropriazione forzata comincia con il pignoramento, che consiste
nell’ingiunzione fatta dall’ufficiale giudiziario al debitore di astenersi da qualunque atto
diretto a sottrarre la garanzia del credito indicato nel titolo esecutivo e nel precetto; entro un
termine di 90 giorni, affinchè il pignoramento non perda di efficacia, deve essere fatta
istanza di vendita o di assegnazione.

Con la vendita forzata si chiude la fase espropriativa o liquidativa delle espropriazione


forzata, poi venduto quel bene si provvederà alla distribuzione del ricavato, quando vi sono
più creditori, dando così inizio alla fase distributiva o satisfattiva (in cui si vanno a
soddisfare le pretese dei singoli creditori).

La vendita inizia con l’istanza e finisce con il decreto di trasferimento, che è l’atto
traslativo della proprietà.

Quando avviene il trasferimento della proprietà, di regola il bene viene acquistato


dall’aggiudicatario o assegnatario libero da oneri e pegni (c.d. effetto purgativo).

Vi è però un eccezione prevista dall’art 508 cpc secondo cui “nel caso di vendita o
assegnazione di un bene gravato da pegno o ipoteca, l’aggiudicatario o l’assegnatario, può
concordare col creditore pignoratizio o ipotecario, l’assunzione del debito con le garanzie
ad esso inerenti, liberando il debitore.

Esempio il bene viene acquistato da Sempronio, che si addossa anche il debito del
debitore esecutato.

ISTANZA. Ricordiamo inoltre che “l’istanza di vendita o assegnazione dei beni pignorati
non può essere proposta se non sono decorsi 10 giorni dal pignoramento, tranne che per le
cose deteriorabili delle quali può essere disposta l’assegnazione o la vendita immediata”.
Quindi avvenuto il pignoramento devono trascorrere almeno 10 giorni e poi si può presentare
l’istanza di vendita o di assegnazione, se però decorrono 90 giorni e l’istanza non è stata
fatta, il pignoramento perde di efficacia.

Cessazione della vendita forzata. L’art 504cpc prevede che se la vendita è fatta in più
volte o più lotti, deve cessare quando il prezzo già ottenuto raggiunge l’importo delle spese e
dei crediti per cui si procede.
FORME DI VENDITA. Una volta fatta l’istanza di vendita, questa può essere fatta con
incanto (con asta) o senza incanto (senza asta), secondo le discipline previste per ogni
singolo pignoramento.

Innanzitutto, quando parliamo delle forme della vendita forzata, ci poniamo alcune domande:
-- quali sono i tipi di vendita che si possono utilizzare?
-- qual è il rapporto tra i diversi tipi di vendita?
-- è contemplata anche l’assegnazione, quindi qual è il rapporto tra assegnazione e vendita?

A) Vendita forzata nell’espropriazione mobiliare

L’art 529 cpc prevede che decorsi 10 gironi dal pignoramento, il creditore pignorante e
ognuno dei creditori intervenuti minuti di titolo esecutivo possono chiedere la distribuzione
del denaro e la vendita di tutti gli altri beni. Quindi da ciò si può capire che:

-- se sono stati pignorati crediti, si può procedere direttamente con la distribuzione;

-- se sono stati pignorati beni mobili si chiede la vendita forzata, che può avvenire
indifferentemente con o senza incanto.

Per i titoli di credito e le cose il cui valore risulta dal listino di borsa o di mercato possono
chiedere anche l’assegnazione.

L’art 530 cpc prevede che nell’udienza fissata per l’autorizzazione della vendita o per
l’assegnazione, le parti devono proporre a pena di decadenza le opposizioni agli atti esecutivi
( che si possono proporre entro il termine di 20 giorni dal compimento dell’atto).

Perché questa decadenza? Perché l’udienza segna il passaggio dalla fase espropriativa alla
fase distributiva. Il legislatore va ad evitare che nullità relative ad atti anteriori alla vendita o
all’assegnazione possono inficiare la vendita o l’assegnazione.

A tal proposito ricordiamo l’art 2929 c.c. che ci assicura la stabilità della vendita forzata,
che una volta intervenuta, le opposizioni agli atti esecutivi potranno avere ad oggetto solo
vizi del procedimento di vendita, ma non atti anteriori. Quindi:

- Se non ci sono opposizioni, il giudice dispone con ordinanza la vendita o


l’assegnazione
- Se ci sono opposizioni, il giudice decide con sentenza non impugnabile, impugnabile
solo con ricorso straordinario in Cassazione (garanzia assicurata dall’art 111 Cost).

Nella vendita forzata nell’espropriazione mobiliare il giudice può decidere di procedere alla
vendita all’incanto o senza incanto.
1)Vendita all’incanto. Il giudice dell’esecuzione con ordinanza stabilisce il giorno, l’ora e il
luogo in cui deve eseguirsi la vendita all’incanto. Questa vendita la fa il cancelliere,
l’ufficiale giudiziario o un istituto autorizzato.

*---Prezzo base---*Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato, il prezzo
base è determinato dal minimo del giorno precedente alla vendita.
In ogni caso il giudice sentito uno stimatore, fissa il prezzo di partenza dell’incanto

*---Modi dell’incanto---*Una volta fissato il giorno, l’ora e il luogo in cui deve eseguirsi la
vendita all’incanto, poi il prezzo minimo, si procede con l’asta, e il bene viene aggiudicato
dal miglior offerente.

Cosa succede se la vendita all’incanto non è andata bene?

In questo caso viene fissato un nuovo incanto, ma ad un prezzo base inferiore di 1/5 rispetto
a quello precedente. Se anche il secondo e successivo incanto non porta alla vendita del bene
o la somma assegnata è insufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori, il giudice provvede
all’integrazione del pignoramento. In questo caso si provvederà direttamente alla vendita
senza necessità di istanza.

2)Vendita senza incanto o a mezzo di commissario.

Le cose pignorate vengono affidate all’istituto vendite giudiziarie affinchè proceda alla
vendita in qualità di commissario. Se entro un mese quel bene non viene venduto, deve
essere riconsegnato affinchè venga fatta vendita all’incanto.
1.2 Vendita forzata nell’espropriazione immobiliare

Circa la vendita forzata nell’espropriazione immobiliare non si ha indifferentemente vendita


con o senza incanto, ma il giudice prima fa un tentativo di vendita senza incanto, e se questo
va male si avrà vendita all’incanto.

Abbiamo anche detto che mentre per l’espropriazione mobiliare l’assegnazione non ha luogo
se non per i beni il cui valore risulti da listini di mercato o borsa, per l’espropriazione
immobiliare invece ha luogo in ogni caso, ma si deve fare istanza prima che il giudice faccia
tentativo di vendita all’incanto.

Inoltre con l’espropriazione immobiliare, a differenza di quanto accade per quella mobiliare,
quando il creditore fa istanza di vendita, deve allegare entro 120 giorni dal deposito del
ricorso, anche l’estratto del catasto e i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative
all’immobile.

Il termine può essere prorogato una volta sola su istanza del creditore o del debitore
esecutato per giusti motivi e per una durata non superiore ai 120 giorni.

Se la proroga non è richiesta o non è concessa, il giudice dell’esecuzione dichiara


l’inefficienza del pignoramento relativamente all’immobile per il quale non è stata depositata
la documentazione.

Quindi se il creditore non presenta la documentazione, gli può essere chiesto di integrare la
documentazione per procedere con la vendita. Se non lo fa con ordinanza il giudice rende
inefficace il pignoramento.

DOMANDA. Cade tutto il processo?

-se l’esecuzione aveva ad oggetto solo quell’immobile si;

-se invece aveva ad oggetto più beni no.

Come si determina il valore dell’immobile?

Mentre nell’espropriazione mobiliare il giudice può nominare un esperto stimatore;


nell’espropriazione immobiliare la nomina c’è sempre una volta che il giudice
dell’esecuzione ha ricevuto documentazione regolare.

Inoltre il giudice con una sola ordinanza va a fissare sia la disciplina della vendita senza
incanto sia quella con incanto, qualora la prima non vada a buono fine.

All’udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le modalità della vendita e
devono proporre a pena di decadenza le opposizioni agli atti esecutivi se non sono già
decadute dal diritto di proporle. Come accade nell’espropriazione mobiliare anche in quella
immobiliare se vengono sollevate opposizioni alla vendita il giudice deve risolverle con
sentenza non impugnabile; se non vengono sollevate il giudice dispone con ordinanza la
vendita.

1)Vendita senza incanto.

AVVISO DELLA VENDITA. Innanzitutto viene dato pubblico avviso dal cancelliere.

OFFERTE DI ACQUISTO. Ognuno tranne il debitore, è ammesso a fare offerte


personalmente o a mezzo di procuratore legale per l’acquisto dell’immobile pignorato.
L’offerente deve presentare in cancelleria dichiarazione contenente l’indicazione del prezzo,
del tempo e modo del pignoramento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta.
L’offerta non è efficace se è inferiore al prezzo determinato o se l’offerente non presta
cauzione.

L’offerta è irrevocabile salvo che:

- Il giudice disponga la gara tra gli offerenti, quando vi sono più offerte.
- Il giudice ordina l’incanto
- Siano decorsi 120 giorni dalla presentazione dell’offerta ed essa non sia stata accolta.

L’offerta deve essere depositata in busta chiusa che verrà aperta all’udienza fissata per
l’esame delle offerte alla presenza degli offerenti.

DELIBERAZIONE SULL’OFFERTA. Come ben sappiamo se viene fatta un offerta pari


al prezzo dell’immobile aumentato di 1/5, l’offerta è accolta. In caso contrario non vi può
essere vendita se vi è dissenso del creditore procedente o se il giudice ritiene che vi è seria
possibilità di un offerta migliore con il sistema dell’incanto.

GARA TRA GLI OFFERENTI. Se vi sono più offerte il giudice dell’esecuzione invita gli
offerenti ad una gara sull’offerta più alta. Se la gara non può aver luogo per mancanza di
adesione degli offerenti, il giudice dispone la vendita a favore del maggior offerente con
decreto oppure ordina l’incanto.

2)vendita all’incanto.
Il giudice dell’esecuzione quando ordina l’incanto stabilisce le modalità della vendita e cioè:
--se la vendita si deve fare in uno o più lotti
--il prezzo base
--il giorno e l’ora dell’incanto
--il termine che deve decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l’incanto
--l’ammontare della cauzione
--la misura minima dell’aumento da opporsi alle offerte.
PUBBLICAZIONE. L’ordinanza con la quale il giudice definisce l’incanto viene
pubblicata, in modo tale da essere resa nota ai potenziali offerenti.

I soggetti che fanno offerte (tutti tranne che il debitore), devono prestare una cauzione, che
sarà restituita nel caso in cui l’offerente non ottiene l’aggiudicazione.

Come avviene l’incanto? L’incanto ha luogo davanti al giudice dell’esecuzione nella sala
delle udienze pubbliche. Le offerte non sono efficaci se non superano il prezzo base. Quando
sono trascorsi 3 minuti dall’ultima offerta senza che ne segua una maggiore, l’immobile è
aggiudicato dall’ultimo offerente.

Nella vendita immobiliare vengono in rilievo due istituti importanti:

- Offerte dopo l’incanto. Abbiamo detto che nella vendita all’incanto il bene viene
assegnato all’offerente che ha fatto l’offerta più alta, ma tale aggiudicazione è
provvisoria; poichè avvenuto l’incanto possono essere fatte ulteriori offerte entro il
termine di 10 giorni, ma esse sono efficaci soltanto se superano di 1/5 l’offerta
raggiunta nell’incanto. A questa gara possono partecipare anche coloro che hanno
fatto offerta già la prima volta.
- Trasferimento del bene espropriato. Avvenuto il versamento del prezzo,( non si ha
ancora la proprietà sul bene perché essa si acquista solo col decreto di trasferimento),
il giudice può sospendere la vendita quando vede che il prezzo offerto sia
notevolmente inferiore a quello giusto o pronuncia decreto col quale trasferisce
all’aggiudicatario il bene espropriato.

Cosa succede se l’aggiudicatario non paga? Con decreto il giudice dichiara la


decadenza dell’aggiudicatario, pronuncia la perdita della cauzione a titolo di multa e
dispone un nuovo incanto. Se il prezzo che ne ricava unito alla cauzione confiscata
risulta inferiore all’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente è tenuto al
pagamento della differenza.
2)L’assegnazione

L’assegnazione è un possibile esito della fase espropriativa che a seconda che si tratti di
assegnazione vendita o assegnazione satisfattiva è idonea o inidonea ad escludere la
distribuzione.

L’assegnazione vendita si ha quando il soggetto assegnatario non ha diritto di essere


soddisfatto prima degli altri creditori; il soggetto assegnatario del bene ottiene in realtà il
soddisfacimento del proprio credito, ma deve corrispondere il valore del bene.

Esempio. Tizio ha sul bene un ipoteca, Caio un privilegio, Sempronio non ha niente.
Sempronio chiede l’assegnazione dell’immobile, e con l’assegnazione, otterrebbe il
soddisfacimento del proprio credito essendo preferito persino a chi aveva ipoteca o privilegio
su quel bene.

Ciò non è possibile, perché in fase distributiva bisogna tener conto dei titoli di prelazione di
origine sostanziale e processuale. In questo caso quindi parliamo di assegnazione vendita,
perché Sempronio prenderà il bene quindi lo riceverà in assegnazione ma dovrà
corrispondere il valore del bene stesso.

Se invece dei tre soggetti, Tizio deve essere soddisfatto per primo perché ha ipoteca sul bene
e Caio e Sempronio non hanno ipoteca, se il bene viene assegnato a Tizio a quel punto se il
suo credito è di 100 mila euro e l’immobile ne vale 100 mila, si avrà assegnazione
satisfattiva perché l’assegnazione va a soddisfare il credito di Tizio , che era quello che
doveva essere soddisfatto per primo.

Quindi nell’assegnazione satisfattiva il soggetto assegnatario riceve il bene a


soddisfacimento del suo credito.

Quindi con l’assegnazione vendita il soggetto prende l’immobile ma alla fine deve dare il
prezzo dello stesso, per far si che sia distribuito tra i creditori;

con l’assegnazione satisfattiva il soggetto assegnatario riceve il bene a soddisfacimento del


suo credito, quindi gli altri creditori restano insoddisfatti e possono rifarsi sui beni futuri del
debitore.

IMPORTANTE. Da ricordare è che l’assegnazione può essere chiesta solo nei limiti e nei
modi previsti dalla legge, infatti ricordiamo che:

- Per l’espropriazione mobiliare può essere chiesta solo per quei beni il cui valore risulti
da listini di mercato, di borsa o beni preziosi.
- Per l’espropriazione immobiliare invece prima si deve tentare la vendita senza incanto,
se questa va male si tenta la vendita all’incanto, e se anche questa ha esito negativo si
può realizzare l’assegnazione, però è necessario che prima dell’incanto, qualunque
creditore abbia fatto istanza di assegnazione.
L’art 506 cpc prevede il valore minimo per l’assegnazione. Ricordiamo innanzitutto che
l’assegnazione viene fatta per i beni immobili, i crediti e i mobili il cui valore risulti da listini
di borsa o abbiamo prezzo di mercato o oggetti preziosi.

Cosa vuol dire valore minimo per l’assegnazione?

--Vuol dire che se si assegna un bene ad un dei creditori, l’assegnazione deve avere luogo in
modo tale da potere essere in grado di soddisfare le spese di esecuzione e i crediti dei
creditori che abbiano un diritto di prelazione anteriore a quello dell’offerente.
Se ad esempio tra Tizio Caio e Sempronio, il bene viene assegnato a Sempronio perché è
stato lui a chiedere l’assegnazione, è chiaro che il credito di Sempronio potrà essere
soddisfatto soltanto dopo che siano state soddisfatte le spese di esecuzione e dopo aver
soddisfatto quei creditori che devono essere soddisfatti prima di Sempronio. Da qui la
conseguenza che se rispetto a Sempronio ci sono creditori che hanno titoli di prelazione
anteriore, l’assegnazione a Sempronio non sarà idonea a soddisfare il suo credito, se essa è
appena sufficiente per soddisfare le spese e i crediti aventi diritto di prelazione anteriore.

--Se il valore del bene assegnato al singolo creditore è superiore al valore dei crediti aventi
diritto di prelazione anteriore a quello del credito dell’assegnatario più le spese di
esecuzione, sull’eccedenza concorrono l’offerente (chi ha chiesto l’assegnazione), e gli altri
creditori, osservate le cause di prelazioni esistenti.

L’art 507 cpc prevede che l’assegnazione si fa mediante ordinanza del giudice
dell’esecuzione

RICAPITOLANDO

Vendita forzata Nell’espropriazione mobiliare si possono utilizzare indistintamente la


vendita all’incanto o senza incanto su decisione del giudice.Nell’espropriazione immobiliare
il giudice prima di poter procedere alla vendita all’incanto deve fare un tentativo di vendita
senza incanto.Nell’espropriazione presso i terzi, per i beni mobili il giudice può decidere di
utilizzare la vendita con incanto o senza, mentre per i crediti è prevista l’assegnazione.

AssegnazioneNell’espropriazione mobiliare l’assegnazione non è prevista tranne che si tratti


di beni il cui valore risulti da listini di borsa o abbiano prezzo di mercato o beni preziosi; ciò
per evitare che l’assegnazione non venga fatta per un valore fuori mercato, quindi per non
svalutare il bene. Nell’espropriazione immobiliare l’assegnazione è prevista ma c’è un
determinato rapporto con la vendita forzata, infatti il giudice deve prima tentare la vendita
senza incanto, poi se questa va male fa un tentativo di vendita all’incanto e solo se anche
questa va male vi può essere assegnazione, ma già prima del tentativo di vendita all’incanto
il creditore offerente deve presentare istanza di assegnazione che può avvenire solo
nell’ipotesi in cui la vendita all’incanto non abbia esito positivo. Nell’espropriazione presso
terzi per i beni mobili l’assegnazione è prevista solo si tratti di beni il cui valore risulti da
listini di borsa o abbiano prezzo di mercato o beni preziosi; ciò per evitare che
l’assegnazione non venga fatta per un valore fuori mercato, quindi per non svalutare il bene;
per i crediti è prevista.

Gli effetti della vendita forzata

Gli effetti sostanziali. Nella vendita forzata non ha luogo la garanzia per i vizi della cosa,
perché viene comprata una cosa nello stato in cui si trova.
Non si può chiedere la rescissione del contratto perché un contratto non c’è.

Si applica invece la garanzia per evizione prevista dall art 2921 cc secondo cui “l'acquirente
della cosa espropriata, se ne subisce l'evizione, può ripetere il prezzo non ancora distribuito,
dedotte le spese, e, se la distribuzione è già avvenuta, può ripeterne da ciascun creditore la
parte che ha riscossa e dal debitore l'eventuale residuo, salva la responsabilità del creditore
procedente per i danni e per le spese.
Se l'evizione è soltanto parziale, l'acquirente ha diritto di ripetere una parte proporzionale del
prezzo. La ripetizione ha luogo anche se l'aggiudicatario, per evitare l'evizione, ha pagato
una somma di danaro.

In ogni caso l'acquirente non può ripetere il prezzo nei confronti dei creditori privilegiati o
ipotecari ai quali la causa di evizione non era opponibile”.

Gli effetti processuali. L’art 2929 cc prevede che “la nullità degli atti esecutivi che hanno
preceduto la vendita o l’assegnazione non hanno effetto riguardo all’acquirente o
all’assegnatario, salvo il caso di collisione con il creditore procedente. Se si vuole opporsi ad
essi bisogna farlo prima dell’udienza o nell’udienza fissata per la vendita o l’assegnazione.
CAPITOLO SESTO. LA DISTRIBUZIONE DEL RICAVATO

Quando vi sono più creditori si procede alla distribuzione o del credito pignorato (denaro) o
di quanto ricavato dalla vendita forzata o dalla assegnazione vendita.

La distribuzione del ricavato si prepara con la predisposizione del progetto di distribuzione.


Innanzitutto ci sono delle spese che devono essere soddisfatte per primo, poi si tiene conto
dei crediti del creditore procedente e poi dei creditori intervenuti ordinati secondo i titoli di
prelazione sostanziali e processuali.

Nell’espropriazione mobiliare la distribuzione del ricavatopuò avvenire anche in modo


amichevole o concordato. Con la distribuzione amichevole o concordata i creditori si
mettono d’accordo nel dare al giudice un piano di riparto o di distribuzione. Il giudice sentito
il debitore, se quest’ultimo non contesta approva il piano.

La distribuzione giudiziale si ha invece quando i creditori non raggiungono un accordo e


quindi il piano di distribuzione sarà fatto dal giudice dell’esecuzione o quando il giudice
dell’esecuzione non approva il progetto presentato dai creditori.

Nell’espropriazione immobiliare la distribuzione del ricavato avviene secondo l’art 596


cpc e non vi è possibilità di una distribuzione amichevole.

Il professionista delegato o il giudice dell’esecuzione non più tardi di 30 giorni dal


versamento del prezzo, provvede a formare un progetto di distribuzione contenente la
graduatoria dei creditori che vi partecipano e la deposita in cancelleria affinchè possa essere
consultato dai creditori e dal debitore, fissando poi l’udienza per la loro audizione. Tra la
comunicazione dell’invito e l’udienza devono intercorrere almeno 10 giorni e in caso di
mancata comparizione vi è l’approvazione del progetto.

In entrambi i casi possono nascere le controversie distributive.


CAPITOLO SETTIMO. L’ESECUZIONE FORZATA IN FORMA SPECIFICA

Nell’esecuzione forzata in forma specifica l’avente diritto vuole la prestazione specifica e


non una somma di denaro per soddisfare il suo credito come accade per l’espropriazione
forzata. L’avente diritto vuole ottenere:
1) la consegna di un bene mobile
2) il rilascio di un bene immobile
3) o una prestazione di fare o non fare fungibile o infungibile

1)Consegna di un bene mobile


Innanzitutto bisogna ricordare che prima di procedere ad esecuzione forzata, è necessario
inviare alla parte personalmente il titolo esecutivo e il precetto, tutto insieme o separatamente
nel caso di morte del de cuius. A differenza però dell’espropriazione forzata, quando il
precetto ha per oggetto il rilascio o la consegna di un bene, deve contenere oltre ai requisiti
di cui all’art 480 cpc (forma del precetto), anche la descrizione sommaria del bene.

Altra differenza è che mentre per l’espropriazione forzata l’atto iniziale è il pignoramento,
nell’esecuzione in forma specifica non vi è una norma che precisamente vada ad indicare
l’atto iniziale della consegna.

L’unica norma dalla quale si può dedurre ciò è l’art 606 cpc il quale prevede che decorso il
termine ad adempiere indicato nel precetto (che come sappiamo non deve essere inferiore a
10 giorni dalla notifica del precetto, tranne nel caso di pericolo nel ritardo), l’ufficiale
giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, si reca sul luogo in cui le cose si
trovano e le ricerca quindi ne fa consegna alla parte istante o alla persona da lei designata.

Tale articolo non fa alcun riferimento al giudice, ma si riferisce solo all’ufficiale giudiziario,
in quanto come ben sappiamo l’intervento del giudice dell’esecuzione è meramente
eventuale.

Visto che non è nessuna norma che precisamente individua quando inizia la consegna, la
giurisprudenza ritiene che essa inizi proprio con l’accessi dell’ufficiale giudiziario nel luogo
in cui si trova il bene.

È molto importante capire quando inizia l’esecuzione perché se il debitore vuole porre in
essere un opposizione esecutiva, se la pone in essere prima dell’esecuzione lo farà con
citazione, mentre dopo con ricorso.
2)Rilascio di un bene immobile

Innanzitutto bisogna ricordare che prima di procedere ad esecuzione forzata, è necessario


inviare alla parte personalmente il titolo esecutivo e il precetto, tutto insieme o separatamente
nel caso di morte del de cuius.

A differenza però dell’espropriazione forzata, quando il precetto ha per oggetto il rilascio o


la consegna di un bene, deve contenere oltre ai requisiti di cui all’art 480 cpc (forma del
precetto), anche la descrizione sommaria del bene.

Nel rilascio a differenza della consegna l’inizio dell’esecuzione è sancito dall’art 608 cpc
secondo cui “l’esecuzione inizia con la notifica dell'avviso con il quale l'ufficiale giudiziario
comunica almeno 10 giorni prima alla parte, che è tenuta a rilasciare l'immobile, il giorno e
l'ora in cui procederà. Nel giorno e nell'ora stabiliti, l'ufficiale giudiziario munito del titolo
esecutivo e del precetto, si reca sul luogo dell'esecuzione e immette la parte istante o una
persona da lei designata nel possesso dell'immobile, del quale le consegna le chiavi,
ingiungendo agli eventuali detentori di riconoscere il nuovo possessore”.

Quindi innanzitutto ricordiamo che l’esecuzione forzata inizia con la notifica dell’avviso
alla parte, poi a differenza della consegna nel rilascio l’ufficiale giudiziario non va
direttamente ad aggredire l’immobile ma lascia un lasso di tempo tra avviso e accesso; infatti
egli prima notifica un avviso con gli dice il giorno e l’ora in cui si recherà sul luogo per
ottenere il rilascio dell’immobile, poi trascorsi almeno 10 giorni dall’avviso si reca sul luogo
per l’accesso.

Esempio. L’ufficiale giudiziario consegna le chiavi dell’appartamento, ma quell’immobile è


locato, il locatario (che è detentore dell’immobile) dovrà riconoscere il nuovo possesso,
quindi in concreto il canone di locazione non dovrà darlo più al vecchio proprietario ma al
nuovo.

Anche in questo caso l’intervento del giudice è meramente eventuale. L’art 608 bis cpc
stabilisce che “l’esecuzione si estingue se la parte istante prima della consegna o del
rilascio, rinuncia con atto da notificarsi alla parte esecutata e da consegnarsi all’ufficiale
giudiziario procedente.
3)Esecuzione forzata di obblighi di fare o di non fare

L’esecuzione forzata degli obblighi di fare o di non fare è diretta a far conseguire al creditore
una prestazione specificare di fare oggetto del suo diritto , oppure l’eliminazione di quanto
posto in essere dal debitore in violazione del suo obbligo di non fare.

Tale forma di esecuzione per gli obblighi di fare fungibili o di non fare è prevista dall’art
612 cpc il quale prevede che “chi intende ottenere l’esecuzione forzata in una sentenza di
condanna per violazione di un obbligo di fare o di non fare, dopo la notifica del titolo
esecutivo e del precetto, deve chiedere con ricorso al giudice dell’esecuzione che siano
determinate le modalità dell’esecuzione.

Quindi mentre nell’esecuzione forzata per consegna e per rilascio l’intervento del giudice è
meramente eventuale, in questo caso è necessario e il ricorso rappresenta l’atto iniziale
dell’esecuzione forzata.

Una volta presentato il ricorso il giudice sentita la parte obbligata, emette un ordinanza con
cui determina tempo e modalità dell’esecuzione ed indica l’ufficiale giudiziario che si
occuperà dell’esecuzione e le persone che devono eseguire l’obbligo.
---Se il giudice nel porre in essere l’ordinanza trascende dai limiti della stessa, essa assumerà
non un contenuto meramente esecutivo ma decisorio, quindi sarà considerata sentenza e
potrà essere di conseguenza impugnata in appello.
---Se invece il giudice rispetta il limite, cioè fissa solo le modalità dell’esecuzione,
l’ordinanza avrà contenuto esecutivo e quindi non potrà essere impugnata con l’appello, ma
solo ricorrendo all’opposizione agli atti esecutivi.

Il titolo esecutivo utilizzabile per l’esecuzione degli obblighi di fare è la sentenza di


condanna, perché essa si forma come titolo esecutivo sotto la vigilanza del giudice della
cognizione.

La giurisprudenza è più estesa a tal riguardo, poiché ritiene che si possono utilizzare come
titoli esecutivi per l’esecuzione forzata degli obblighi di fare o non fare anche altri
provvedimenti che contengono questo tipo di condanna e la Corte Cost. ritiene che titolo
esecutivo può essere anche il verbale di conciliazione giudiziale.

L’art 614 bis cpc in riferimento agli obblighi di fare infungibili o di non fare, prevede che
con il provvedimento di condanna (ossia la statuizione con cui il debitore è obbligato ad
eseguire una prestazione avente ad oggetto un facere infungibile oppure di rimuovere
un’opera realizzata in violazione di un obbligo di non fare), il giudice su richiesta della parte,
fissa la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva
oppure per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento, salvo che ciò sia
manifestatamente iniquo.
Il giudice determina l’ammontare della somma tenendo conto del valore della controversia,
della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza
utile.

In sostanza l’art 614 bis cpc in riferimento agli obblighi di fare infungibili o di non fare si
occupa non proprio dell’esecuzione ma dell’attuazione degli obblighi di fare infungibili e di
non fare che di regola sono infungibili, ma può capitare ad esempio che la violazione
dell’obbligo di non fare si è tradotta in un opera di tipo materiale e quindi si può provvedere
anche alla rimozione del piano in più, con l’applicazione dell’art 612.

Invece se l’obbligo di non fare è ad esempio “Tizio non deve suonare la chitarra dopo le 11
di sera, e invece lo fa”, per ogni volta che lo farà corrisponderà al creditore 100 euro (art
614 bis).

Rientrano poi tra gli obblighi di fare infungibili, gli obblighi non realizzabili senza la volontà
dell’obbligato, nonché ad esempio l’obbligo di reintegrare nel posto di lavoro il prestatore di
lavoro subordinato licenziato. In sostanza, si tratta di obblighi per i quali, non essendovi la
materiale possibilità di costringere l’obbligato all’esecuzione di una prestazione avente ad
oggetto un fare infungibile ( ad es obbligare un artista a dipingere un quadro), l‘attuazione
dell’obbligo è attuata indirettamente, mediante la determinazione di una certa somma di
denaro che l’obbligato è costretto a pagare in caso di inosservanza, violazione o ritardata
esecuzione del provvedimento.

CAPITOLO OTTAVO. LE OPPOSIZIONI

Il codice di procedura civile prevede diverse forme di opposizione distinte in ragione del loro
possibile oggetto.

Si individuano:

- l’opposizione all’esecuzione, con cui si contesta il diritto della parte istante di


procedere all’esecuzione forzata, oppure l’impignorabilità di beni particolari.
- l’opposizione agli atti esecutivi, con cui possono farsi valere i vizi processuali dei
singoli atti dell’esecuzione.
- l’opposizione di terzo all’esecuzione, con cui il terzo, i cui beni sono stati
illegittimamente colpiti dall’esecuzione a carico del debitore, fa valere la sua
estraneità al processo.

La dottrina inoltre distingue:

- l’opposizione di merito, con cui si contesta la legittimità stessa dell’esecuzione


anche in riferimento alla vicenda sostanziale che la giustifica.
- l’opposizione formale, con cui si contesta la legittimità, regolarità o opportunità di
un singolo atto dell’esecuzione.
In realtà la vera opposizione con cui si contesta la legittimità dell’esecuzione è solo
l’opposizione all’esecuzione, proponibile dall’esecutato o dal soggetto passivo
dell’esecuzione; invece con l’opposizione di terzo all’esecuzione, il terzo non contesta
l’esecuzione in quanto tale ma solo il fatto che l’esecuzione abbia in concreto colpito beni
non appartenenti al debitore.

1)Opposizione agli atti esecutivi

L’opposizione agli atti esecutivi è lo strumento mediante il quale le parti del processo
contestano:

---la regolarità formale di un atto compresa la nullità


---l’inopportunità di un atto, cioè che non è idoneo per raggiungere il risultato richiesto
---l’incongruità di un atto, cioè che non coerente rispetto ad uno precedente

L’opposizione agli atti esecutivi è una valvola di sicurezza del sistema, infatti può essere
utilizzata laddove non sussiste un procedimento ad hoc per far dichiarare l’invalidità di un
atto. Con tale strumento non si contesta l’esecuzione, ma si va a sollevare un questione
relativa ad un singolo atto esecutivo che si ritiene invalido.
Esempio. Ipotesi in cui si contesta la legittimazione ad intervenire di un creditore sfornito di
titolo esecutivo.

L’opposizione va proposta nel termine di 20 giorni dal momento in cui è stato compiuto o
notificato l’atto contro cui essa si dirige. La giurisprudenza tende a precisare che per
compimento si intende la conoscenza legale dell’atto, quindi il termine comincia a decorrere
dal momento in cui l’interessato ne ha conoscenza legale ad esempio dal momento in cui
l’atto gli è stato comunicato dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione.

L’opposizione si può proporre :

- con citazione, quando viene proposta prima dell’inizio dell’esecuzione e ha ad


oggetto la regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto, e si propone davanti al
giudice indicato nel precetto come competente per l’esecuzione, o in caso di mancata
indicazione al giudice del luogo in cui il precetto è stato notificato. Va proposta nel
termine di 20 giorni dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto.
- con ricorso, quando viene proposta dopo l’inizio dell’esecuzione e ha ad oggetto la
notificazione del titolo esecutivo e del precetto e i singoli atti di esecuzione nonché le
opposizioni che sia stato impossibile proporre prima dell’inizio dell’esecuzione, e si
propongono al giudice dell’esecuzione entro 20 giorni dal primo atto di esecuzione se
riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono
compiuti.

Il giudice dell’esecuzione fissa con decreto la data dell’udienza e il termine per la


notificazione del ricorso e del decreto alle altre parti; nell’udienza fissata dà con ordinanza i
provvedimenti urgenti che ritiene opportuni ovvero sospende la procedura e fissa un termine
perentorio per l’introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo della causa a
cura della parte interessata, poi decide con sentenza non impugnabile ma ricorribile in
Cassazione per violazione di legge.

La legge 69/2009 prevede che i giudizi di merito relativi all’opposizione agli atti esecutivi
vanno trattati da un magistrato diverso che ha conosciuto gli atti esecutivo contro i quali è
stata proposta opposizione. I provvedimenti urgenti o la sospensione della procedura sono
adottati dallo stesso giudice persona fisica del procedimento esecutivo, essendo questi a
conoscenza di tutti gli aspetti de procedimento ed in grado di assumere subito le misure
urgenti del caso; mentre il giudizio di cognizione va trattato e deciso da una persona diversa,
atteso che con l’opposizione si può contestare anche la regolarità formale dei singoli atti
esecutivi.

2)Opposizione all’esecuzione (opposizione di merito)


Con l’opposizione all’esecuzione il debitore contesta il diritto stesso del creditore di
procedere all’esecuzione forzata.

Esempio. Caio sta agendo in giudizio sulla base di 2 titoli esecutivi che in realtà non sono
titoli esecutivi.

– cioè Caio agisce per ottenere la consegna e lo fa sulla base di una scrittura privata
autenticata, anche se non potrebbe perché come sappiamo questo titolo esecutivo può
essere utilizzato solo per ottenere somme di denaro.
– oppure Caio agisce con espropriazione forzata laddove il debitore ha già pagato la
somma.

Quindi possiamo dire che si può contestare il diritto di procedere ad esecuzione forzata:

- sia per ragioni che attengono al titolo esecutivo e alle sue vicende
- sia per ragioni che attengono al diritto rappresentato dal titolo

Bisogna però ricordare che in riferimento ai titoli esecutivi giudiziali, l’opposizione


all’esecuzione incontra dei limiti, poiché trattandosi di un rimedio avente carattere
residuale cioè applicabile solo nei casi in cui avverso il titolo esecutivo non può essere
utilizzato alcun rimedio specifico, ad hoc; e come bene sappiamo avverso le sentenze
possiamo utilizzare le impugnazioni.

Esempio. 1)Sentenza di condanna; 2)notificazione della sentenza. Può darsi che la notifica
sia viziata e questo vizio può essere fatto valere in appello e quindi non si potrà ricorrere
all’opposizione all’esecuzione.

Esempio. La sentenza di primo grado, se non viene impugnata in appello, per impugnarla
non si potrà ricorrere all’opposizione all’esecuzione.
Diverso è il caso in cui il vizio non è di nullità ma di inesistenza, e in questo caso il vizio
può essere dedotto in qualunque tempo e quindi può essere fatto valere anche attraverso
l’opposizione all’esecuzione.

Esempio. L’atto doveva essere notificato a Gennaro Rossi, invece viene notificato a Gennaro
Esposito (vizio di inesistenza).

Se però si tratta di un vizio relativo ad un decreto ingiuntivo, il vizio doveva essere fatto
valere con l’opposizione a decreto ingiuntivo che viene proposta all’ufficio giudiziario a cui
appartiene il giudice che ha emesso il decreto, e quindi non si può ricorrere all’opposizione
all’esecuzione

L’opposizione all’esecuzione si può proporre:

- con citazione, quando avviene prima dell’inizio dell’esecuzione, a comparire dinanzi


al giudice compente per materia, per valore o per territorio; in questo caso il debitore
può richiedere anche la sospensione del titolo esecutivo o del precetto.
- con ricorso, quando avviene dopo l’inizio dell’esecuzione e si propone dinanzi al
giudice dell’esecuzione se è competente per materia o per valore; in questo caso il
debitore può richiedere la sospensione del processo esecutivo ma non del titolo.

3)Opposizione di terzo all’esecuzione

L’opposizione di terzo all’esecuzione, si ha quando un terzo, i cui beni sono stati


illegittimamente colpiti dall’esecuzione a carico del debitore, fa valere la sua estraneità al
processo.

L’opposizione può essere:

- tempestiva, quando è proposta prima della vendita o dell’assegnazione.


L’opposizione anche se vale per il pignoramento, secondo la dottrina può essere
utilizzata anche per opporsi ad una esecuzione di consegna o rilascio, poiché il titolo
esecutivo può essere utilizzato contro chiunque abbia possesso o detenzione del bene.
In questo caso chi si oppone:
---alla consegna di un bene mobile dovrà dimostrare di aver un atto di acquisto del
bene avente data anteriore al pignoramento.
---al rilascio di un bene immobile dovrà dimostrare di aver trascritto l’acquisto prima
del pignoramento.

- tardiva, quando è proposta dopo la vendita o l’assegnazione, e in tal caso il terzo può
far valere i propri diritti solo sulla somma ricavata.

L’opposizione si propone con ricorso al giudice dell’esecuzione, il quale fissa con decreto
l’udienza di comparizione delle parti e il termine perentorio per la notifica del ricorso e del
decreto alla controparte, nonché può sospendere l’intera esecuzione.
All’udienza il giudice va a vedere se le parti raggiungono un accordo:

*se lo raggiungono il giudice con ordinanza toglie quel bene dai beni pignorati nel processo.
Se era l’unico bene cade tutto il processo esecutivo.

*se non lo raggiungono, il giudice verificherà in base ai criteri della competenza per valore,
qual è il valore del bene.

Determinato il valore del bene, se questo rientra nella sua competenza (cioè quella del
tribunale), il giudice fissa un termine per l’introduzione del processo;se non rientra nella sua
competenza, fissa la riassunzione della causa dinanzi al giudice competente per valore che
decide con sentenza inappellabile. Nel processo non è ammessa prova testimoniale, salvo che
l’appartenenza del bene al terzo sia resa verosimile dal tipo di professione o di commercio
svolte dal terzo o dal debitore.

Esempio. Se il soggetto debitore esecutato è custode dei beni preziosi, allora è verosimile
che presso di lui vi sono beni non suoi ma di chi ha effettuato il deposito.

Le opposizioni distributive
Le opposizioni distributive nascono in sede di distribuzione della somma ricavata
dall’espropriazione mobiliare o immobiliare.

L’opposizione distributiva ha natura di opposizione di merito con cui si contesta un singolo


atto, ossia il piano di riparto.
Essa può riguardare:
1) l’esistenza o inesistenza di un diritto di prelazione
2) l’esistenza o inesistenza di un credito o il suo ammontare
3) il carattere fraudolento dell’obbligazione da cui è sorto il credito che viene contestato

Legittimati attivi all’opposizione sono il debitore esecutato e ogni creditore; mentre


legittimati passivi sono il creditore titolare del credito contestato , il creditore ed il debitore
fraudolenti e tutti i creditori concorrenti.

Le controversie di questo tipo sono decise dal giudice dell’esecuzione sentite le parti e
compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza impugnabile con opposizione agli atti
esecutivi davanti allo stesso giudice entro 20 giorni dalla comunicazione, il quale decide con
sentenza inappellabile.
CAPITOLO NONO. SOSPENSIONE ED ESTINZIONE DEL PROCESSO
ESECUTIVO

1)La sospensione del processo esecutivo

La sospensione è un arresto del processo esecutivo che il giudice può ritenere opportuno
concedere per coordinare il processo esecutivo in corso con l’esito di un giudizio di
cognizione.

Si distinguono 3 tipi di sospensione:

- quella disposta dalla legge, che si ha quando è la stessa legge che impone la
sospensione del processo esecutivo fino alla definizione di un giudizio di cognizione
incidentale. Un esempio è il caso previsto dall’art 601 cpc “divisione giudiziale
nell’espropriazione dei bei indivisi”.
- quella disposta dal giudice dinanzi al quale è impugnato il titolo esecutivo, che
ricorre quando la sospensione dell’efficacia o dell’esecuzione della sentenza è disposta
dal giudice della cognizione. Il legislatore del 2005 ha previsto che la sospensione
oltre che dal giudice dell’impugnazione, può su istanza di parte essere disposta anche
dal giudice dell’opposizione al precetto (quando l’opposizione avviene con ricorso
prima dell’inizio dell’esecuzione dinanzi al giudice competente per materia, valore o
territorio)
- quella disposta dal giudice dell’esecuzione, su istanza di parte quando è proposta
opposizione all’esecuzione e ricorrono gravi motivi.

2)Procedimento di sospensione

Il giudice dell’esecuzione provvede sulla sospensione, con ordinanza dopo aver sentito le
parti; nei casi urgenti può provvedere con decreto nel quale fissa l’udienza di comparizione
delle parti, poi all’udienza provvederà alla sospensione sempre con ordinanza.

Contro l’ordinanza che provvede su istanza di sospensione è ammesso reclamo.


Nei casi di sospensione del processo se l’ordinanza non viene reclamata o confermata in sede
di reclamo, il giudice che ha disposto la sospensione dichiara con ordinanza l’estinzione del
processo e ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento, provvedendo anche
sulle spese. Ciò applica se compatibile, anche quando il giudice sospende il processo
esecutivo nell’opposizione agli atti esecutivi. L’ordinanza è reclamabile.

Nel corso della sospensione non essere compiuti atti del processo, salvo diversa disposizione
del giudice dell’esecuzione. Di norma la diversa disposizione è riferita agli atti di
conservazione o di amministrazione delle cosa pignorata.

Cessata la causa di sospensione il processo va riassunto con ricorso nel termine perentorio
fissato dal giudice dell’esecuzione, e in ogni caso non oltre 6 mesi dal passaggio in giudicato
delle sentenza di primo grado , o dalla comunicazione della sentenza d’appello che rigetta
l’opposizione.

L’art 624 bis prevede che il giudice dell’esecuzione su istanza di tutti i creditori muniti di
titolo esecutivo, può sentito il debitore, sospendere per una sola volta il processo per una
durata massima di 24 mesi. L’ordinanza è revocabile in qualsiasi momento, anche su
richiesta di un solo creditore e sentito comunque il debitore.

3)L’estinzione del processo esecutivo

Il caso normale di estinzione del processo esecutivo coincide con il raggiungimento del suo
scopo, ossia il soddisfacimento del diritto del creditore.

La legge prevede anche dei modi anormali di estinzione ossia:

- la rinuncia agli atti, secondo cui il processo si estingue se prima dell’aggiudicazione


o dell’assegnazione, il creditore pignorante o quelli intervenuti muniti di titolo
esecutivo rinunciano agli atti. Dopo la vendita il processo si estingue quando
rinunciano agli atti tutti i creditori concorrenti. Le dichiarazioni di rinuncia o
accettazione devono provenire dalla parte o dai procuratori speciali e possono essere
fatte verbalmente in udienza o con atti scritti e notificati alle altre parti.
- L’inattività delle parti, secondo cui il processo si estingue se le parti non lo
proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal
giudice. L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio, con ordinanza
del giudice dell’esecuzione, non oltre la prima udienza successiva al verificarsi della
stessa.
Contro l'ordinanza che dichiara l'estinzione oppure rigetta l'eccezione relativa è
ammesso reclamo al collegio da parte del debitore o del creditore pignorante oppure
degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio di 20 giorni dall’udienza o dalla
comunicazione dell’ordinanza. Il collegio provvede in camera di consiglio con
sentenza.
- La mancata comparizione delle parti, secondo cui se nel corso del processo di
esecuzione nessuna delle parti si presenta all’udienza, fatta eccezione per quella in cui
ha luogo la vendita, il giudice dell’esecuzione fissa un udienza successiva di cui il
cancelliere da comunicazione alle parti. Se nessuna delle parti si presenta neppure alla
nuova udienza il giudice dichiara con ordinanza l’estinzione del processo esecutivo.

4)Regime ed effetti dell’estinzione


PROCEDIMENTI SOMMARI IN GENERALE

Innanzitutto ricordiamo che il processo di cognizione piena si fonda su un esame


approfondito dei fatti, che si effettua sia attraverso la ricostruzione del fatto ma soprattutto
attraverso l’assunzione delle prove necessarie.

Inoltre il processo di cognizione piena ha un'altra caratteristica, cioè quella di essere un


processo che garantisce immediatamente la realizzazione del contradittorio, infatti sappiamo
che è un processo che si introduce con atto di citazione da notificare al convenuto, così da
realizzare subito il contradittorio.

Il processo di cognizione sommaria invece, rispetto a quello di cognizione piena si


differenzia o perché:

- Non si fonda su una cognizione piena ma su una cognizione superficiale.


- Il provvedimento del giudice può essere talora adottato senza aver ascoltato la
controparte.

Quindi nell’ambito della tutela sommaria distinguiamo:

1) i procedimenti sommari perché superficiali, caratterizzati da una cognizione non piena ma


superficiale, fondata già su ciò che risulta dagli atti di causa, senza ulteriori approfondimenti.

2) il procedimenti sommari perché parziali, che non realizzano immediatamente il


contradittorio, e sono caratterizzati dal fatto che il giudice emette un provvedimento senza
aver ascoltato immediatamente l’altra parte, anche se il contradittorio verrà integrato
successivamente.

NB. Superficialità e parzialità possono anche essere combinate in un unico processo.

Inoltre distinguiamo in riferimento alla funzione del provvedimento emesso:

- I procedimenti sommari senza funzione cautelare, in cui si giunge ad un


provvedimento stabile, il quale di certo non ha la forma della sentenza, ma è
comunque idoneo ad acquistare una stabilità equiparabile a quella della sentenza
passata in giudicato, come IL PROCEDIMENTO MONITORIO e IL
PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI LICENZA O SFRATTO che si chiudono
con decreto che se non opposto diventerà immutabile. NB. Entrambi sono sommari
perché superficiali, ma solo quello monitorio è anche sommario perché parziale.
- I procedimenti sommari con funzione cautelare che possono essere:
--- a contenuto conservativo, che sono volti a tutelare una situazione in attesa che si
pervenga ad una sentenza di merito. SEQUESTRI.
Esempio. Tizio ha paura che Caio vada a nascondere beni su cui potrà soddisfarsi,
quindi chiede un sequestro conservativo, col quale si va a tutelare il bene in attesa che
Tizio si procuri il titolo.
--- a contenuto anticipatorio, che sono volti all’anticipazione degli effetti della futura
sentenza di merito. PROVVEDIMENTI D’URGENZA ART 700 CPC Esempio. Ho
diritto di ottenere dal mio datore di lavoro arretrati del mensile. In questo caso il danno
temuto non ce l’ho perché non c’è pericolo della scomparsa, ma dal fatto che otterrò
quel mensile tra 10 mesi, quindi col procedimento cautelare a contenuto anticipatorio
otterrò l’anticipazione degli effetti della futura senza di merito.
CAPITOLO DECIMO. PROCEDIMENTO MONITORIO O PER DECRETO
INGIUNTIVO

Il procedimento monitorio o per decreto ingiuntivo è un procedimento sommario non


cautelare, cioè in grado di giungere ad un provvedimento stabile, il quale di certo non ha
la forma della sentenza, ma comunque idoneo ad acquistare una stabilità equiparabile a
quella della sentenza passata in giudicato.

È un procedimento sommario:
---perché superficiale visto che non si fonda su una cognizione piena,
---e perché parziale perché non si realizza immediatamente il contradittorio visto che il
decreto viene emanato senza l’audizione dell’altra parte.

La realizzazione del contradittorio infatti è:


--- differita perché il soggetto intimato viene a conoscere il ricorso e il decreto soltanto dopo
la sua emanazione, attraverso la notificazione. Il soggetto intimato potrà sollevare
opposizione a decreto ingiuntivo dando così vita al processo a cognizione piena
---eventuale

Il procedimento monitorio ha una struttura bifasica:


--- la prima fase necessaria che si chiude con decreto ingiuntivo
--- la seconda fase eventuale, perché subordinata all’opposizione della controparte, che
introduce un processo a cognizione piena, che si chiude con sentenza.

1)Il procedimento monitorio si introduce con ricorso rivolta al giudice competente per
materia o per valore, quindi il giudice competente potrà essere tanto il giudice di pace che il
tribunale.

Il ricorso deve contenere (requisiti):

- l’indicazione delle prove che si producono


- l’indicazione del procuratore del ricorrente oppure quando è ammessa la costituzione
di persona, la dichiarazione di residenza o l’elezione del domicilio nel comune dove
ha sede il giudice adito.

Il ricorso è depositato in cancelleria del giudice competente, con le prove che dimostrano il
credito.

2)Presentato il ricorso il giudice verificherà la sussistenza delle condizioni di ammissibilità


del decreto, previste dall’art 633 cpc secondo cui l’ingiunzione può essere pronunciata
anche se il diritto dipende da una controprestazione o da una condizione purchè il ricorrente
offra elementi atti a far presumere l’adempimento della controprestazione o l’avvenimento
della condizione.

Quindi su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata
quantità di cose fungibili, o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il
giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna:
--- se del diritto fatto valere si dà prova scritta ;
--- se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di
spese fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la
sua opera in occasione di un processo

--- se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro
legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale
esiste una tariffa legalmente approvata.

Laddove venga chiesto decreto ingiuntivo che abbia ad oggetto cose fungibili, il creditore
deve indicare qual è la somma di denaro disposto ad accettare in luogo delle cose fungibili.
Il soggetto intimato sarà liberato dall’obbligazione o dando le cose fungibili oggetto del
credito o la somma di denaro decisa dal creditore; quindi il debitore potrà scegliere tra queste
due opzioni.

Se però il prezzo non è proporzionato ai beni fungibili oggetto del credito, il giudice può
chiedere certificazione andando a vedere qual è il prezzo di mercato del prodotto.

3)Il rigetto del ricorso di richiesta del decreto ingiuntivo può avvenire:

- o perché il giudice si ritiene incompetente, anche se questo non è un vero e proprio


rigetto, quindi il ricorrente fa ricorso al giudice indicato come competente.
- o in applicazione dell’art 640 cpc che prevede il rigetto vero e proprio, che può
avvenire in due modi:
- (1)- se il giudice ritiene che la prova non sia sufficiente, dispone che il cancelliere ne
dia notizia al ricorrente, invitandolo a provvedere ad integrare la prova. Quindi non
subito rigetta il ricorso, ma invita il cancelliere a dare un termine per l’integrazione
della prova. Se il ricorrente non risponde all’invito o non ritira il ricorso, il giudice
rigetta il ricorso con decreto motivato.
-(2)- quando il ricorso non è accogliibile cioè quando non vi sono i requisiti previsti
dall’art 633 il giudice dovrà altresì rigettarlo con decreto motivato. I requisiti sono che
se il diritto dipende da condizione sospensiva deve essere data prova dell’avvenimento
della condizione e quando il diritto dipende da una controprestazione si deve
dimostrare l’adempimento della medesima.

Quindi ricapitolando nel primo caso se non è una prova sufficiente, il giudice non rigetta
subito il ricorso ma chiede al cancelliere di invitare il ricorrente ad integrare la prova; mentre
nel secondo caso se il ricorso non è accogliibile, il giudice lo rigetta subito. In entrambi i casi
il rigetto avviene con decreto motivato che non pregiudica la riproposizione della domanda
in via ordinaria.

3.1) Accoglimento del ricorso per decreto ingiuntivo. Se sussistono i requisiti previsti
dall’art 633 cpc il giudice entro 30 giorni dal deposito del ricorso, con decreto motivato,
ingiunge all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose
chieste entro 40 giorni dalla notifica del ricorso e del decreto, con l’espresso avvertimento
che nello stesso termine può essere fatta opposizione e che in mancanza, si procederà ad
esecuzione forzata. Il termine può essere diminuito a 10 o aumentato fino a 60 giorni.

Il decreto ingiuntivo non è immediatamente esecutivo a differenza della sentenza ,ma diviene
immutabile decorsi40 giorni senza che l’intimato presenti opposizione ad esso.

Vi sono casi in cui il giudice deve o può concedere esecuzione provvisoria al decreto;
provvisoria perché quella definitiva l’acquisterà soltanto se non vi sarà opposizione. In
questo caso quindi il debitore deve attivarsi prontamente, a differenza del caso precedente in
cui ha 40 giorni di tempo per adempiere.

L’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo deve essere concessa se il credito è


fondato su cambiale, assegno bancario, certificato di liquidazione di borsa e atto
ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale, cioè atti stragiudiziali che di per se già
sono titoli esecutivi.

Il giudice può concedere esecuzione provvisoria al decreto ingiuntivo quando:


1) vi è pericolo nel ritardo
2) o in cui il creditore è in grado di produrre una documentazione proveniente dal debitore
che attesta l’esistenza del credito.

Esempio. Nel caso in cui tra creditore e debitore vi è una scrittura privata in cui il debitore
riconosce il diritto del creditore, quindi in questo caso il creditore ha un atto che dimostra il
suo credito.

In queste due ipotesi il giudice può autorizzare l’esecuzione senza l’osservanza del termine
di 40 giorni dalla notifica del ricorso e del decreto e può imporre al ricorrente una cauzione.

Quindi una volta emanato il decreto, l’originale del ricorso e del decreto vengono depositati
in cancelleria, mentre le copie autentiche notificate al convenuto/intimato. La notificazione
che avviene ad opera dell’ufficiale giudiziario su istanza di parte o su richiesta del
cancelliere, deve essere effettuata entro 60 giorni dall’emanazione del decreto se avviene nel
territorio dello Stato e 90 giorni se avviene all’estero, e determina la pendenza della lite.
Se la notificazione non avviene il decreto diviene inefficace, ma il creditore ha sempre la
possibilità di proporre un nuovo ricorso per ottenere decreto ingiuntivo, questo perché il
decreto diviene immutabile decorsi 40 giorni senza vi sia stata opposizione, e i 40 giorni
iniziano a decorrere proprio dalla notifica.
4)Opposizione a decreto ingiuntivo

Notificato il ricorso e il decreto all’intimato, quest’ultimo nel termine di 40 giorni dalla


notificazione può sollevare opposizione normalmente con citazione, mentre in materia di
lavoro con ricorso.

Il giudice competente per l’opposizione è l’ufficio giudiziario a cui appartiene il giudice che
emesso il decreto ingiuntivo. Esempio se il decreto è stato emesso dal giudice di pace,
l’opposizione sarà proposta al giudice di pace; Tribunale----Tribunale.

L’opposizione può essere:

- tempestiva quando avviene nel termine di 40 giorni dalla notificazione.


- tardiva quando avviene dopo i 40 giorni nei casi in cui l’intimato prova di non aver
avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità della notifica, caso fortuito o
forza maggiore. In ogni caso l’opposizione non è più ammessa decorsi 10 giorni dal
primo atto dell’esecuzione.

Con l’opposizione al decreto ingiuntivo inizia il processo a cognizione piena.


La particolarità di questo processo sta nel fatto che vi è un inversione dal punto di vista del
ruolo delle parti:

------perché l’opponente (debitore) propone opposizione con citazione e quindi in senso


formale è attore, ma sostanzialmente è convenuto, perché dovrà difendersi di fronte alla
pretesa dell’attore pronunciata col decreto.
------mentre il creditore (opposto) sarà formalmente convenuto, ma sostanzialmente è attore.

Se l’opponente proposta l’opposizione non si costituisce, il giudice dichiara esecutivo il


decreto (esecuzione per mancata attività dell’opponente).

Se però l’intimato non ha proprio sollevato opposizione, e il giudice viene a conoscenza di


un vizio nella notifica dello stesso e quindi l’intimato non sa nulla del decreto, ordinerà la
rinnovazione della notifica, e solo dalla nuova notificazione inizieranno a decorrere i 40
giorni per proporre opposizione (esecutorietà per mancata opposizione).

Quando il decreto viene dichiarato esecutivo, l’opposizione non può più proseguire (ipotesi
in cui l’opponente non si sia costituto dopo aver proposto l’opposizione) o non può più
essere proposta.

Quando l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione il giudice può
disporre con ordinanza non impugnabile l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo
(esecuzione provvisoria).

L’esecuzione provvisoria può essere sospesa con ordinanza non impugnabile per gravi
motivi su istanza dell’opponente (sospensione dell’esecuzione provvisoria).
L’esecutorietà del decreto si ha anche quando vi è conciliazione o rigetto/accoglimento
parziale dell’opposizione.

NB. Il decreto ingiuntivo divenuto esecutivo in maniera definitiva, può essere impugnato con
revocazione o opposizione di terzo.

CAPITOLO UNDICESIMO.IL PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI LICENZA


O DI SFRATTO

Innanzitutto va ricordato che è un procedimento sommario non cautelare, cioè in grado di


giungere ad un provvedimento stabile, il quale di certo non ha la forma della sentenza, ma
comunque idoneo ad acquistare una stabilità equiparabile a quella della sentenza passata in
giudicato. Inoltre è sommario perché superficiale, visto che non si fonda su una cognizione
piena, cioè non si fanno ulteriori approfondimenti sui fatti ma ci si basa essenzialmente su
ciò che risulta dagli atti di causa; ma non sommario perché parziale perché si realizza
immediatamente il contradittorio con citazione.

Questo procedimento ha come caratteristica quella di cumulare una serie di tipologie di


procedimenti, che hanno una struttura sostanzialmente comune, differiscono tra loro solo
perché vengono utilizzati in occasioni diverse. Distinguiamo:
1) l’intimazione di licenza per finita locazione
2) l’intimazione di sfratto per finita locazione
3) l’intimazione di sfratto per morosità

1) Intimazione di licenza per finita locazione

L’intimazione di licenza per finita locazione è un procedimento che si utilizza prima della
scadenza del contratto. Esempio. Prima che scada il contratto, intimo il conduttore di liberare
l’immobile alla scadenza del contratto.

Il locatore può intimare il conduttore, l’affittuario o coltivatore diretto, il mezzadro o il


colono, licenza per finita locazione prima delle scadenza del contratto (intimando di liberare
il bene alla scadenza del contratto), ma contestualmente il locatore deve però citare il
conduttore con invito a comparire davanti al giudice competente perché questo possa
convalidare l’intimazione di licenza.

Quindi nell’intimazione di licenza per finita locazione vengono in rilievo 2 elementi e cioè:

- l’intimazione di licenza, che è un atto sostanziale con cui il locatore manifesta la


volontà di non voler rinnovare il contratto e l’intimazione al conduttore di liberare
l’immobile alla scadenza del contratto. Questo però non è un atto che consente di
ottenere il rilascio dell’immobile, perché per ottenere ciò vi deve essere un titolo
esecutivo che consiste in questo caso nella convalida dell’intimazione da parte del
giudice competente.
- la citazione in giudizio del conduttore per la convalida della licenza, che è subordinata
al controllo dei presupposti cui la legge subordina la possibilità di ottenere la
liberazione dell’immobile alla scadenza. Se il giudice convalida l’atto di intimazione
con ordinanza, questa rappresenta titolo esecutivo per ottenere il rilascio
dell’immobile.
2) Intimazione di sfratto per finita locazione

L’intimazione di sfratto per finita locazione è un procedimento che si utilizza quando il


contratto è giunto a scadenza.

Esempio. Il contratto di locazione è scaduto ma il conduttore non vuole liberare l’immobile.

Il locatore può intimare il conduttore, l’affittuario o coltivatore diretto, il mezzadro o il


colono, sfratto per finita locazione, ma contestualmente devecitare il conduttore con invito a
comparire davanti al giudice competente perché questo possa convalidare l’intimazione di
sfratto.

Quindi anche nell’intimazione di sfratto per finita locazione vengono in rilievo 2 elementi e
cioè:

- l’intimazione di sfratto, che è un atto sostanziale con cui il locatore manifesta la


volontà di voler ottenere il rilascio dell’immobile vista la scadenza del contratto.
Questo però non è un atto che consente di ottenere il rilascio dell’immobile, perché per
ottenere ciò vi deve essere un titolo esecutivo che consiste in questo caso nella
convalida dell’intimazione da parte del giudice competente.
- la citazione in giudizio del conduttore per dello sfratto. Il giudice convalida l’atto di
intimazione con ordinanza se è esclusa la tacita rinnovazione del contratto ,e questa
rappresenta titolo esecutivo per ottenere il rilascio dell’immobile.

3)Intimazione di sfratto per morosità

L’intimazione di sfratto per morosità è un procedimento che si utilizza quando il conduttore


non paga il canone di locazione.

Esempio. Il contratto di locazione è valido ed efficace, quindi non giunto a scadenza, ma il


conduttore è in arretrato nel pagamento di alcuni canoni di locazione.

Quindi anche nell’intimazione di sfratto per morosità vengono in rilievo 2 elementi e cioè:

- l’intimazione di sfratto per morosità


- e la citazione in giudizio
Come avviene l’intimazione??
L’intimazione deve essere notificata al soggetto convenuto/intimato personalmente, e il
locatore deve indicare nell’atto la propria residenza o l’elezione di domicilio speciale nel
comune dove ha sede il giudice adito.

Se il locatore non fa ciò, si ritiene domiciliato presso la cancelleria del tribunale e avrà
l’onere ogni volta di verificare se in essa ci sono notificazione o comunicazione a lui dirette.

Inoltre la citazione per ottenere la convalida da parte del giudice, quindi per diventare titolo
esecutivo deve contenere:

- l’invito all’intimato/convenuto a comparire in udienza


- l’avvertimento che se l’intimato/convenuto non compare in udienza, o comparendo
non si oppone, il giudice convalida la licenza o lo sfratto.

Dal giorno della notificazione dell’intimazione e quello dell’udienza devono intercorrere


almeno 20 giorni e le parti possono costituirsi anche all’udienza e comparire personalmente.

La notificazione dell’intimazione viene fatta dall’ufficiale giudiziario nelle mani


dell’intimato (personalmente), ma se non è stata notificata in questo modo l’ufficiale
giudiziario deve spedire avviso all’intimato dell’avvenuta notifica con lettera raccomandata e
allegare all’originale dell’atto la ricevuta di spedizione.

Il giudice deve ordinare la rinnovazione della citazione, se risulta o appare probabile che
l’intimato non ne abbia avuto conoscenza o non sia potuto comparire per caso fortuito o
forza maggiore.

Cosa accade all’udienza?? Il giudice competente normalmente è il tribunale del luogo, in


cui si trova la cosa locata.

Dinanzi al giudice possono verificarsi varie ipotesi a differenza della condotta dell’intimante
e dell’intimato:

- se il locatore (intimante) non compare in udienza, l’atto di intimazione perde la sua


efficacia.
- se l’intimato non compare o non si oppone, il giudice convalida con ordinanza
l’intimazione di licenza o di sfratto, e quest’ordinanza sarà titolo esecutivo per
ottenere il rilascio dell’immobile.
- se l’intimato compare e si oppone, vi è un mutamento del processo che da sommario
diviene a cognizione piena; ma prima del mutamento il giudice può adottare dei
provvedimenti, uno di questi è l’ordinanza non impugnabile di rilascio con riserva
delle eccezioni del convenuto.
In questo caso se l’intimato compare e oppone eccezioni non fondate su prova scritta,
il giudice su istanza del locatore, se non sussistono gravi motivi in contrario,
pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio, con riserva di eccezioni del
convenuto. Successivamente se quelle eccezioni risultano fondate e quindi accolte,
l’ordinanza non impugnabile di rilascio perderà ogni effetto.
L’ordinanza è immediatamente esecutiva, ma può essere subordinata alla prestazione
di una cauzione per i danni e le spese eventuali a favore dell’intimato.

L’altro provvedimento che il giudice può adottare quando l’intimato compare e si


oppone è l’ordinanza per contestazione sull’ammontare dei canoni nello sfratto per
morosità.
In tale ipotesi il giudice, ordina il pagamento delle somme non contestate, qualora ve
ne siano (es. il locatore afferma che il conduttore deve pagare 3 canoni; il conduttore
invece ribatte che invece deve pagarne uno solo; il giudice di fronte a tale situazione
dispone che il conduttore paghi l’unico canone che non è in contestazione).
Sempre con la stessa ordinanza il giudice fissa un termine non superiore ai 20 giorni
per permettere al conduttore di effettuare il pagamento.
Se l’intimato non adempie nel termine fissato dal giudice, il giudice pronuncia
ordinanza di convalida di sfratto e decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni.

Opposizione dopo la convalida

Se l’intimazione di licenza o di sfratto è stata convalidata in assenza dell’intimato, questo


può fare opposizione provando di non aver avuto tempestiva conoscenza dell’intimazione
per irregolarità della citazione, caso fortuito o forza maggiore.
In questo caso però decorsi 10 giorni dall’inizio dell’esecuzione, l’opposizione non è più
ammessa, e la cauzione eventualmente prestata dal locatore è liberata.L’opposizione non
sospende il processo esecutivo, ma quando ricorrono gravi motivi il giudice con ordinanza
non impugnabile, può disporla, imponendo una cauzione all’opponente quando lo ritiene
opportuno.
CAPITOLO DODICESIMO. IL PROCESSO CAUTELARE

Le misure cautelari sono strumenti utilizzati all’interno di un processo già avviato per
consentire alla parte che assume di avere ragione, di cautelare un proprio diritto o una
situazione giuridica, per evitare che per effetto della durata del processo sia reso difficoltoso
o impossibile il soddisfacimento della propria pretesa, nel caso in cui vengano a mutare le
condizioni patrimoniale e di fatto del convenuto.

Il processo cautelare è un procedimento sommario perché superficiale, visto non si fonda su


una cognizione piena ma superficiale, cioè si basa essenzialmente su ciò che risulta dagli atti
di causa senza ulteriori approfondimenti.

Il provvedimento cautelare può avere contenuto:

- conservativo (detto a strumentalità piena), atto a tutelare una situazione giuridica in


attesa che si pervenga ad una sentenza di merito. In questo caso si richiede il
provvedimento cautelare perché vi è pericolo di infruttuosità del provvedimento di
merito, cioè si evita che per effetto della durata del processo la decisione di merito
diventi inutile per l’impossibilità del soddisfacimento della pretesa. (SEQUESTRI
vedi dispensa)
Esempio. Tizio (creditore) ha paura che in attesa che si giunga ad una sentenza di
merito, Caio (debitore) nasconda o distrugga il bene che deve o sul quale potrà
soddisfarsi del suo credito. Tizio chiede un sequestro conservativo, col quale si va a
conservare il bene in attesa che egli si procuri un titolo esecutivo o in attesa
dell’esecuzione. (voglio che si conservi l’integrità del bene)

- anticipatorio (detto a strumentalità attenuata), volto ad ottenere l’anticipazione degli


effetti della futura sentenza di merito. In questo caso si richiede il provvedimento
cautelare perché vi è pericolo di tardività della futura sentenza di merito.
(PROVVEDIMENTI D’URGENZA 700 cpc)
Esempio. Il mio datore di lavoro mi deve 10 mila euro perché non mi paga da mesi,
otterrò una sentenza di merito tra 7/8 mesi, quindi richiedo un provvedimento
cautelare a contenuto anticipatorio, cosicchè ottengo immediatamente gli effetti della
futura sentenza di merito. (voglio l’anticipazione degli effetti della futura sentenza di
merito).
Inoltre il provvedimento cautelare può essere:

- tipico, quando è espressamente previsto dal legislatore, qual è il diritto a tutela del
quale può essere richiesto e qual è il tipo di pericolo da fronteggiare (SEQUESTRI).
- atipico, quando non è predeterminato dal legislatore qual è il diritto a tutela del quale
può essere richiesto, e il contenuto del provvedimento viene deciso di volta in volta
dal giudice a seconda del pericolo da fronteggiare.
Il provvedimento cautelare atipico ha però la caratteristica della residualità, cioè può
essere utilizzato solo quando l’ordinamento non prevede per quel caso un
provvedimento cautelare tipico (PROVVEDIMENTI D’URGENZA art 700 cpc).

I presupposti affinché il giudice possa emanare un provvedimento cautelare sono:

- il fumus boni iuris, cioè la parte che richiede il provvedimento deve provare che il
diritto che si intende cautelare molto probabilmente esiste
- il periculum in mora, cioè bisogna provare che nel tempo necessario per ottenere un
provvedimento di carattere definitivo, si possono verificare pregiudizi imminenti e
irreparabili alla situazione giuridica o di fatto che possano rendere difficoltoso o
impossibile il soddisfacimento della pretesa.

Quindi nei provvedimenti cautelari, l’indagine del giudice in ordine all’esistenza del diritto è
necessariamente sommaria.La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria
del giudice competente (che non è mai il giudice di pace).

Come individuiamo il giudice competente?

La competenza cautelare richiede una distinzione, infatti varia a seconda che il


provvedimento cautelare sia chiesto prima che sia iniziato il processo di merito o nel corso
del giudizio di merito.

1)Se il provvedimento cautelare viene chiesto prima che sia iniziato il processo di merito
si parla di competenza cautelare ante causam, e l’art 669 ter cpc prevede che è
competente il giudice che sarebbe competente per il merito. Se però competente per la causa
di merito è il giudice di pace, la domanda si propone al Tribunale.

2) Se il provvedimento cautelare viene chiesto nel corso del giudizio di merito si parla di
competenza cautelare in corso di causa, e l’art 669 quarter cpc prevede che è competente
il giudice già investito del merito.Se però la causa pende davanti al giudice di pace, la
domanda si propone al Tribunale.

A proposito della competenza cautelare ante causam, ricordiamo che prima della riforma del
2006, il giudice emanato il provvedimento fissava un termine entro il quale vi era l’onere di
iniziare il giudizio di merito a cognizione piena e se entro quel termine non veniva avviato,
su aveva l’inefficacia del provvedimento cautelare.
Oggi con la riforma del 2006 questo vale solo per i provvedimenti cautelari a contenuto
conservativo (sequestri) ma non più per quelli a contenuto anticipatorio (provvedimenti
d’urgenza 700 cpc).In merito a ciò si deve operare una differenza tra:

- i provvedimenti cautelari a strumentalità piena (a contenuto conservativo), che sono


pienamente dipendenti dal giudizio di merito.
Infatti se il processo di merito si estingue o se ottenuto il provvedimento cautelare non
viene iniziato nel termine fissato dal giudice che non può mai essere superiore a 60
giorni, il provvedimento perde la sua efficacia. (Sequestri vedi dispensa)
- i provvedimenti cautelari a strumentalità attenuata (a contenuto anticipatorio), che
sono solo parzialmente dipendenti dal giudizio di merito.
Infatti emanato il provvedimento, l’estinzione o il non inizio del giudizio di merito,
non comportano la perdita di efficacia del provvedimento stesso. Questo
provvedimento però anche se efficace non avrà mai efficacia di accertamento e non
passerà mai in giudicato. Sono provvedimenti a strumentalità attenuata i
provvedimenti d’urgenza art 700 cpc, il provvedimenti di danno temuto e quello di
denuncia di nuova opera.

Il ricorso può essere accolto o non accolto con ordinanza, e se viene accolto con la stessa
ordinanza viene emanato il provvedimento cautelare e le modalità con cui dovrà essere
attuato.

I provvedimenti cautelari perdono in ogni caso la loro efficacia se il processo si chiude con
una sentenza che dichiara inesistente il diritto.

RECLAMO

Contro l’ordinanza con il quale è stato concesso o negato il provvedimento cautelare è


ammesso reclamo nel termine perentorio di 15 giorni dalla pronuncia in udienza, o dalla
comunicazione o notificazione se anteriore.

Il reclamo serve a contestare l’esistenza del fumus boni iuris o del periculum in mora o la
competenza del giudice che ha emanato il provvedimento.

Il reclamo contro i provvedimenti del giudice singolo del tribunale si propone al collegio, del
quale non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato. Quando il
provvedimento cautelare è stato emesso dalla corte d'appello, il reclamo si propone ad altra
sezione della stessa corte o, in mancanza, alla corte d'appello più vicina.
Inoltre il reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento, ma quando esso per motivi
sopravvenuti arrechi gravo danno, può disporre con ordinanza non impugnabile la
sospensione dell'esecuzione o subordinarla alla prestazione di congrua cauzione.
REVOCA O MODIFICA DEL PROVVEDIMENTO CAUTELARE

Il giudice istruttore della causa di merito, salvo che sia stato proposto reclamo può su istanza
di parte modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare se si verificano
mutamenti delle circostanzeo se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza
successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve fornire la prova del
momento in cui ne è venuto a conoscenza.Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia
stato dichiarato estinto, la revoca e la modifica del provvedimento cautelare, possono essere
richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare.

I PROVVEDIMENTI D’URGENZA art 700 cpc

I provvedimenti d’urgenza sono diretti ad assicurare gli effetti provvisori della successiva
decisione nel merito, quindi rientrano tra le misure cautelari a contenuto anticipatorio ed a
strumentalità attenuata.

La legge 80/25 ha modificato il principio della temporaneità dell’efficacia dei provvedimenti


d’urgenza, prevedendo che nel caso in cui le parti preferiscano non instaurare il giudizio di
merito, l’ordinanza cautelare conserva la sua efficacia.

I provvedimenti d’urgenza sono quindi considerati per espressa previsione di legge, come
provvedimenti idonei ad anticipare gli effetti della decisione di merito e pertanto l’inizio del
giudizio di merito è facoltativo e il giudice non deve assegnare un termine ad hoc (entro il
quale le parti dovranno iniziare il processo pena la perdita di efficacia del provvedimento,
come avviene per i provvedimenti cautelari a contenuto conservativo).

I presupposti necessari per l’emanazione del provvedimento d’urgenza sono:

- il fumus boni iuris, cioè la parte che richiede il provvedimento deve provare che il
diritto che si intende cautelare molto probabilmente esiste
- il periculum in mora, cioè bisogna provare che nel tempo necessario per ottenere un
provvedimento di carattere definitivo, si possono verificare pregiudizi imminenti e
irreparabili alla situazione giuridica o di fatto che possano rendere difficoltoso
o impossibile il soddisfacimento della pretesa.
- la residualità, cioè può essere utilizzato solo quando l’ordinamento non prevede per
quel caso un provvedimento cautelare tipico.