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AVVISO PUBBLICO

N. 3/PAC/2017

Piano di Azione e Coesione


approvato con Decisione C(2016)1417 del 3/03/2016

Azioni aggiuntive per il rafforzamento dei corsi di studio


innovativi erogati dalle Università pugliesi

Diritto processuale penale


FAQ - Frequently Asked Questions
1. Nell’ambito delle indagini preliminari, con riguardo all’attività investigativa della P.G., qual è
la differenza tra verbale riassuntivo e verbale in forma integrale? Si possono usare
indifferentemente? A livello probatorio cosa cambia?
Si tratta di una modalità di documentazione dell'attività di indagine; la differenza sta nel come
avviene la verbalizzazione; l’art 134 c.p.p. contempla due diverse forme di verbale: integrale
e riassuntiva.
Non si possono usare in maniera indifferente; ad esempio, non possono essere redatti in
forma riassuntiva semplice gli atti che incidono sulla libertà personale dell’indagato
(sommarie informazioni dall’indagato) o che possono essere utilizzati in giudizio ai fini della
decisione del Giudice (perquisizioni, sequestri).
In linea generale, in materia di documentazione degli atti, il codice di procedura penale
prevede che “quando il verbale è redatto in forma riassuntiva è effettuata anche la
riproduzione fonografica”, a cui può “essere aggiunta la riproduzione audiovisiva se
assolutamente indispensabile.

2. Quali sono le cause di invalidità degli atti?


Il codice prevede dettagliatamente i requisiti formali che devono avere i singoli atti del
procedimento penale; tali requisiti danno luogo al modello legale del singolo atto.
L’atto
perfetto è quello che è conforme al modello descritto dalla norma processuale; esso è valido
e produce gli effetti giuridici previsti dalla legge, primo fra tutti quello di essere utilizzato dal
giudice nella decisione.
L’atto che non è conforme al modello legale può essere invalido o
meramente irregolare.
L’atto è irregolare se la difformità dal modello legale non rientra in una delle cause di
invalidità che sono previste dalla legge (cause di decadenza, di inammissibilità, di nullità e di
inutilizzabilità). In questo caso vi è stata una inosservanza di legge nel compiere l’atto, ma
tale inosservanza non è prevista a pena di invalidità. Pertanto, l’atto irregolare è valido.
Le cause di invalidità previste dal codice sono quattro: inutilizzabilità, inammissibilità, nullità
e decadenza.





L’inammissibilità impedisce al giudice di esaminare nel merito una richiesta presentata da una
parte (effettiva o potenziale) quando la richiesta stessa non ha i requisiti previsti dalla legge.
La decadenza comporta la perdita del potere di compiere un atto e l’invalidità dell’atto che
sia stato eventualmente compiuto dopo che è scaduto un termine perentorio (art 173 c.p.p.).
La nullità è un vizio che colpisce l’atto del procedimento che sia stato compiuto senza
l’osservanza di determinate disposizioni stabilite espressamente dalla legge, appunto, a pena
di nullità.
L’inutilizzabilità è una invalidità che colpisce direttamente il valore probatorio di un atto: il
giudice non può basarsi su di esso per emettere una decisione.
Nella materia vige uno stretto principio di tassatività; ciò significa che l’inosservanza della
legge processuale è causa di invalidità soltanto quando una norma espressamente vi ricollega
una delle invalidità appena citate.
Il principio di tassatività è dettato specificamente per la
nullità (art. 177 c.p.p.) e per la decadenza (art 173 c.p.p.); tuttavia esso è desumibile
dall’intero sistema delle cause di invalidità.

3. Chi è la parte civile di un processo penale e quali poteri ha?


La parte civile è una delle cd. parti eventuali, cioè quelle parti la cui presenza non è
indispensabile ai fini dell’esistenza stessa del procedimento penale.

La persona che ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale in conseguenza del reato,
può essere definita danneggiato dal reato e ha diritto al risarcimento del danno (art. 185
c.p.).
L’azione tendente a conseguire l’accertamento della responsabilità dell’imputato e la
condanna di costui al risarcimento del danno può essere esercitata, alternativamente, davanti
al giudice civile, in autonomo procedimento, oppure davanti al giudice penale, ma soltanto
dopo che il PM ha esercitato l’azione penale. In quest’ultimo caso, il danneggiato esercita
l’azione civile costituendosi parte civile nel processo penale (art. 76 c.p.p.).
Inoltre, una persona danneggiata dal reato che abbia iniziato l’azione in sede civile, può,
osservando determinati termini, decidere di spostare l’azione in sede penale.
Ugualmente, avendo agito in sede penale, il danneggiato può revocare la propria costituzione
e successivamente rivolgersi al giudice civile (in questo caso, va incontro alla sospensione del
nuovo processo).
Spesso la medesima persona riveste sia la qualifica di persona offesa dal reato (titolare
dell’interesse giuridico protetto dalla norma incriminatrice violata), sia la qualifica di persona
danneggiata dal reato.





La distinzione tra persona offesa dal reato e danneggiato è importante, perché ad essa è
collegato l’esercizio di differenti poteri.
In particolare, l’essere persona offesa dal reato comporta la qualifica di soggetto del
procedimento, con i diritti e le facoltà previsti dall’art. 90 c.p.p.

L’esercizio dell’azione civile nel processo penale subisce, nei suoi aspetti procedimentali,
numerose deroghe rispetto alla regolamentazione vigente nel processo civile. Il danneggiato
costituito parte civile gode, per esempio, di un autonomo diritto di ricerca e di ammissione
della prova, ma può comunque affidarsi all’iniziativa del pubblico ministero. Può chiedere
l’ammissione di prove, esaminare l’imputato, i testimoni, i consulenti tecnici ecc. La
costituzione di parte civile deve essere fatta mediante un’apposita dichiarazione resa per
iscritto secondo le disposizioni dell’art. 78 c.p.p.

4. Quali sono le condizioni affinché possa esserci una testimonianza indiretta?


La testimonianza de relato è disciplinata dall’art. 195 c.p.p. Il codice pone alcune condizioni
alla utilizzabilità delle informazioni apprese da terzi, affinché possa essere effettuato un
controllo sulle stesse. La prima condizione richiede che il testimone indiretto indichi la
persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame. Quindi, nel caso
in cui non sia individuato il teste diretto o, comunque, la fonte (ad esempio, il documento)
da cui si è appreso il fatto riferito, la testimonianza non è utilizzabile, in quanto la mancata
individuazione della fonte impedisce, anche astrattamente, di valutare la credibilità e
l’attendibilità di quanto è stato riferito. Tuttavia, la testimonianza indiretta è utilizzabile in
caso di irreperibilità del testimone primario, ma non qualora ne risulti impossibile
l’identificazione (Cass. pen., 25.6.2001, n. 32464, Busatta, in C.E.D. Cass., n. 219702); e
comunque, in ogni caso, allorquando sia impossibile l’esame del soggetto nel quale si
identifica l’originaria fonte della notizia sui fatti (Cass. pen., 2.10.2003, n. 37434, Postiglione,
in C.E.D. Cass., n. 226036).
La testimonianza indiretta è utilizzabile anche quando il teste primario (o diretto),
sottoposto a esame, si avvale del diritto di non rispondere (Cass., S.U., 14.5.2013, n. 20804,
Aquilina, in C.E.D. Cass., n. 255142). La seconda condizione opera soltanto quando una delle
parti chiede che venga sentita nel processo la persona che ha avuto conoscenza diretta del
fatto; in tal caso, il giudice è obbligato a disporne la citazione. Se il giudice non dispone la
citazione la testimonianza indiretta non è utilizzabile. Se, viceversa, nessuna delle parti ha
chiesto la citazione, la testimonianza indiretta è comunque utilizzabile.





5. In quali casi può esserci ricorso in cassazione?
Il ricorso per cassazione può essere presentato solo per vizi di legittimità ed è limitato ai
casi espressamente previsti dall’art. 606 c.p.p. ovverosia:
a) esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge a organi legislativi o
amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri;
b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui
si deve tener conto nell’applicazione della legge penale;
c) inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità;
d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel
corso dell’istruzione dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall’articolo 495, c. 2;
e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta
dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente
indicati nei motivi di gravame.
Il ricorso è inammissibile se proposto per motivi diversi da quelli consentiti dalla legge o
manifestamente infondati ovvero, fuori dei casi previsti dagli articoli 569 e 609 comma 2, per
violazioni di legge non dedotte con i motivi di appello.

6. Chi esercita l’azione penale e in quale momento?


L’esercizio dell’azione penale è riservato al P.M., che è il dominus delle indagini preliminari,
all’esito delle quali decide se richiedere l’archiviazione del procedimento (artt. 408 e ssA
c.p.p.) o esercitare l’azione penale con richiesta di rinvio a giudizio (art. 416) o, nei casi
previsti dalla legge, con citazione diretta a giudizio (art. 550). Altre forme di esercizio
dell’azione penale sono: la presentazione dell’imputato o la sua citazione per il giudizio
direttissimo; la richiesta di giudizio immediato; la richiesta di decreto penale di condanna.
Nel procedimento penale davanti al giudice di pace l’azione penale viene esercitata dal
pubblico ministero formulando l’imputazione, autorizzando la polizia giudiziaria alla citazione
dell’imputato, ovvero confermando o modificando l’addebito contenuto nel ricorso
immediato al giudice.

7. Quali sono i casi di incidente probatorio?


I casi di incidente probatorio sono tassativamente elencati nell’art. 392 c.p.p. che consente
di anticipare rispetto al dibattimento la fase di formazione della prova, nelle ipotesi di:





a) assunzione della testimonianza di una persona, quando vi è fondato motivo di ritenere che
la stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o altro grave
impedimento;
b) assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi è fondato
motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di
denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso;
c) c) esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri;
d) esame delle persone indicate nell’articolo 210 c.p.p.
e) confronto tra persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno
reso dichiarazioni discordanti, quando ricorre una delle circostanze di cui alla lett. a e b);
f) una perizia o un esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona, una cosa o un
luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;
g) una ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l’atto
al dibattimento.
(Art. 392, co. 1 bis) In caso di assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero
della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1, nei
procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 600, 600 bis, 600 ter e 600 quater, anche se
relativi al materiale pornografico di cui all’articolo 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609
quater, 609 quinquies, 609 octies, 609 undecies e 612 bis c.p.
In ogni caso, quando la persona offesa versa in condizione di particolare vulnerabilità, il
pubblico ministero, anche su richiesta della stessa, o la persona sottoposta alle indagini
possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della sua
testimonianza.

8. Che funzione hanno i procedimenti differenziati e speciali? E quali sono?


I procedimenti differenziati sono quei riti che si distaccano dal modello del procedimento
dinanzi al tribunale collegiale per alcune particolarità, pur avendo struttura completa (dalle
indagini preliminari alle impugnazioni). Sono procedimenti differenziali: il rito dinanzi al
tribunale monocratico, quello presso il giudice di pace, quello presso il tribunale per i
minorenni e quello che accerta la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Si
pongono in parallelo rispetto al procedimento presso il tribunale collegiale.
Al contrario, i procedimenti speciali i riti alternativi hanno una funzione deflattiva e
acceleratoria del processo penale e sono: il giudizio abbreviato, il patteggiamento, il giudizio
immediato, il giudizio direttissimo e il procedimento per decreto. È possibile dividere tali riti





alternativi in due gruppi: quelli che si limitano ad eliminare l’udienza preliminare (g.
direttissimo e g. immediato) e quelli che omettono il dibattimento (g. abbreviato,
patteggiamento e procedimento per decreto). I riti alternativi hanno una funzione deflattiva
e acceleratoria del processo penale.

9. Cosa intendiamo con l’espressione “rescissione del giudicato”?


L’art 629 bis c.p.p., come introdotta dalla legge n. 103/2017 (cd. Riforma Orlando) prevede
che il condannato o il sottoposto a misura di sicurezza con sentenza passata in giudicato, nei
cui confronti si sia proceduto in assenza per tutta la durata del processo, possa ottenere la
rescissione del giudicato qualora provi che l’assenza è stata dovuta ad una incolpevole
mancata conoscenza della celebrazione del processo. In sostanza, il condannato, che si trovi
in tale situazione può presentare alla corte di appello richiesta di revoca della sentenza. Se
la corte accoglie la richiesta, revoca la sentenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice
di primo grado.

10. Cos’è un provvedimento cautelare e chi lo emana?


I provvedimenti cautelari sono provvedimenti provvisori e immediatamente esecutivi e sono
volti ad evitare che il trascorrere del tempo possa compromettere l’accertamento del reato,
l’esecuzione della sentenza o possa aggravare le conseguenze del reato o agevolare la
commissione di altri reati. Le misure cautelari comportano la limitazione di alcune libertà
fondamentali tutelate dalla Costituzione e dalle Convenzioni internazionali quali: la libertà
personale, la libertà di circolazione, e la libertà di disporre di beni mobili e immobili. Le
principali caratteristiche delle misure cautelari sono: la strumentalità, l’urgenza, la prognosi
di colpevolezza allo stato degli atti, l’immediata esecutività, la provvisorietà, la previsione per
legge, la giurisdizionalità, l’impugnabilità. Le misure cautelari vengono applicate dal giudice
con ordinanza su richiesta del P.M. Il giudice non può applicare una misura più gravosa di
quella richiesta dal PM: ad es. se il P.M. chiede l’applicazione degli arresti domiciliari, il giudice
non potrà applicare la custodia cautelare in carcere.

11. Che funzioni svolge il pubblico ministero?


Le funzioni svolte dal pubblico ministero sono indicate nell’ordinamento giudiziario. In
particolare il P.M. vigila sull’osservanza delle leggi, sulla regolare amministrazione della
giustizia, sulla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci; promuove





la repressione dei reati, è titolare delle indagini preliminari, esercita l’azione penale nelle
forme previste dalla legge, fa eseguire i giudicati ed ogni altro provvedimento del giudice.

12. Che conseguenze comporta la sentenza di non luogo a procedere?


La sentenza di non luogo a procedere, a differenza della sentenza di proscioglimento,
consiste in un giudizio di tipo prognostico, funzionale ad accertare l’idoneità degli elementi
raccolti nel corso delle indagini preliminari a sostenere l’accusa in giudizio. Ne consegue che
tale sentenza è priva di effetti irrevocabili sul merito della controversia riguardo
all’accertamento della colpevolezza o dell’innocenza dell’imputato.
La sentenza di non luogo a procedere non dispiega effetti preclusivi o pregiudizialmente
vincolanti nel giudizio civile o amministrativo di danno promosso dal danneggiato. Inoltre, la
sentenza di non luogo a procedere è sempre revocabile dal g.i.p. su richiesta del P.M. nei casi
indicati dall’art 434 c.p.p., ovverosia quando sopravvengono o si scoprono nuove fonti di
prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono determinare il rinvio a
giudizio.

13. In che modo la legge sulla privacy influisce sull’investigazione difensiva?


L’attività di investigazione privata è uno dei settori in cui più si evidenzia il contrasto e
l’esigenza di bilanciamento tra la protezione dei dati personali e gli altri diritti
costituzionalmente garantiti, tra cui quello alla difesa ex art. 24 Cost.
Le investigazioni private sono finalizzate all’acquisizione di dati e informazioni utilizzabili in
giudizio dalle parti.
Nel Codice della Privacy (aggiornato, da ultimo, con le modifiche apportate dal d.lgs n.
51/2018, dalla L. n. 167/2017 e dalla L. n. 122/2016) l’art. 13, c. 5, lett. b, stabilisce una deroga
all’obbligo di informativa preventiva all’interessato presso il quale sono raccolti i dati
personali, allorquando “i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni
difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere
un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e
per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento”.
Analogamente, non sussiste obbligo di acquisire il consenso scritto dell’interessato, ai sensi
dell’art. 24, c. 1, lett. f, per il trattamento dei dati effettuato “ai fini dello svolgimento delle
investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere
o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per





tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della
vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale”.
I dati sensibili, ai sensi dell’art. 26, c. 4, lett. c, del Codice, possono essere oggetto di
trattamento anche senza consenso, previa autorizzazione del Garante: quando il trattamento
è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre
2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre
che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente
necessario al loro perseguimento. Se i dati sono idonei a rivelare lo stato di salute e la vita
sessuale, il diritto deve essere di rango pari a quello dell’interessato, ovvero consistente in
un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile;

14. Che cos’è l’esame delle parti?


L’esame delle parti è un mezzo di prova mediante il quale le parti private possono contribuire
all’accertamento dei fatti nel processo penale. Vi sono delle regole generali indicate dal
codice come: il dichiarante non ha l’obblio penalmente sanzionato di dire la verità (a
differenza del testimone) ed ha la facoltà di non rispondere alle domande; la dichiarazione è
resa secondo le norme sull’esame incrociato; le domande devono riguardare i fatti oggetto
di prova.

15. Quali sono le parti necessarie di un processo penale?


Le parti essenziali nel processo penale sono il p.m. e l’imputato. Il giudice non è parte del
processo, ma soggetto terzo ed imparziale. Sono parti eventuali la parte civile, il responsabile
civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria.

16. Che cos’è l’udienza in camera di consiglio?


L’art. 127 c.p.p. disciplina il procedimento in camera di consiglio, che si svolge senza la
presenza de pubblico. Una delle caratteristiche peculiari di questo procedimento è la non
necessaria partecipazione delle parti (imputato e pubblico ministero), delle persone
interessate e dei rispettivi difensori. L’art. 127 comma3 c.p.p. prevede infatti che il p.m., gli
altri destinatari dell’avviso di fissazione dell’udienza e i difensori sono sentiti se compaiono.

17. Qual è la differenza tra la ricognizione e l’esperimento giudiziale?


La ricognizione è un mezzo di prova tramite il quale si chiede ad una persona che ha
percepito con i propri sensi una persona o una cosa di riconoscerla, individuandola tra altre





simili. Può quindi avere come oggetto il riconoscimento di persone, cose, voci suoni o quanto
altro possa essere oggetto di percezione sensoriale.
L’esperimento giudiziale è un mezzo di prova ed è ammesso quando occorre accertare se
un fatto sia o possa essere avvenuto in un determinato modo. Consiste nella
riproduzione, per quanto possibile, della situazione in cui il fatto si afferma o si ritiene essere
avvenuto e nella ripetizione delle modalità di svolgimento del fatto stesso.
Scopo dell’esperimento è valutare la verosimiglianza della ricostruzione riproducendone le
modalità di svolgimento.

18. Cosa s’intende con giudizio di primo grado?


Nel nostro ordinamento sono previsti due gradi di giudizio di merito ed un ultimo grado di
giudizio di sola legittimità dinanzi alla Corte di Cassazione.
Il giudizio di primo grado è quindi il primo segmento in cui si sviluppa il processo penale, e
che, a seguito di una serie di attività (preliminari, di costituzione delle parti, istruttorie) si
conclude con una sentenza di proscioglimento o di condanna dell’imputato.
Tale sentenza diviene irrevocabile se non è impugnata nelle forme e nei termini previsti dal
codice.
Questo è, in realtà, uno schema “di massima” in quanto ci sono varie situazioni che possono
avvenire all’interno del giudizio di primo grado (ad esempio, vi può essere la modifica
dell’imputazione, possono essere sollevate questioni preliminari ex art. 491 c.p.p., ecc.).

19. Di cosa si occupa il giudice di pace?


Il giudice di pace è un giudice ordinario, non professionale, nominato a tempo determinato,
la cui competenza per materia è individuata dall’art. 4 del d.lgs n. 274 del 28 agosto 2000. Si
tratta essenzialmente di reati minori tar cui : i delitti consumati o tentati: percosse (581 c.p.),
lesioni personali perseguibili a querela di parte (art. 582, comma 2 c.p.); lesioni personali
colpose, purché perseguibili a querela di parte e “ad esclusione delle fattispecie connesse alla
colpa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia
professionale quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni”
(art. 590 c.p.); omissione di soccorso (art. 593, co. 1 e 2 c.p.); diffamazione (art. 595, commi
1 e 2 c.p.); minaccia (612, comma 1 c.p.); furti punibili a querela dell’offeso (art. 626);
sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.) ecc.





20. Che differenza c’è tra le perquisizioni e le ispezioni?
Perquisizioni e ispezioni sono mezzi di ricerca della prova.
La perquisizione è un’attività volta ad acquisire il corpo del reato o le cose pertinenti al
reato, cioè che ne costituiscono il profitto, il mezzo, il prezzo o il prodotto. Può riguardare
luoghi cose o persone.
L’ispezione è l’attività volta a rilevare le tracce del reato o altri effetti su persone o cose.
Può essere personale, locale o reale. Consiste nell’osservare e descrivere persone, luoghi o
cose.

21. Sequestro probatorio, conservativo e preventivo: che differenza c’è e a cosa servono?
Il sequestro probatorio è un mezzo di ricerca della prova e consiste nell’assicurare una cosa
mobile o immobile al procedimento per finalità probatorie, mediante lo spossessamento
coattivo della cosa e la creazione di un vincolo di indisponibilità sulla medesima. Tale vincolo
di indisponibilità serve per conservare immutate le caratteristiche della res, al fine
dell’accertamento dei fatti. La funzione del s. probatorio è quella di assicurare al processo il
relativo mezzo di prova.
Ai sensi dell’art. 253, comma 1, c.p.p. sono oggetto di sequestro probatorio:
- il corpo di reato
- le cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti.
Più precisamente costituiscono corpo di reato, secondo il comma 2 dell’art. 253 c.p.p.;
- le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso (si pensi ad es. testamento
falsificato o la pistola impiegata per commettere un omicidio);
- le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.
Il sequestro conservativo e quello preventivo sono misure cautelari reali.
Il s. conservativo pone su di una cosa mobile o immobile un vincolo di indisponibilità che ha
lo scopo di garantire l’adempimento delle obbligazioni civili derivanti sia dal compimento del
reato sia del consto del procedimento penale; tale sequestro è finalizzato ad evitare che in
attesa della decisione definitiva, si disperdano le garanzie patrimoniali.
Il s. preventivo (art. 321) pone su di una cosa mobile o immobile un vincolo di indisponibilità
volto a interrompere il compimento del reato o di impedire il compimento di nuovi reati.
Esistono tre ipotesi in cui è possibile disporre il s. preventivo:
a) quando la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre
le conseguenze di esso;
b) quando la stessa possa agevolare la commissione di altri reati;





c) quando il bene sia suscettibile di confisca.