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P.Oxy.

2438: nuove ipotesi sul βίος pindarico

A cura di:
Francesca Fizzarotti
Michela Loglisci
Elisa Antonella Polignano
Enrica Aglaia Milella

1
P.Oxy. 2438: nuove ipotesi sul βίος pindarico

2
ANALISI PALEOGRAFICA E MATERIALE DEL PAPIRO

Il papiro misura 11x30 cm e contiene 48 linee di scrittura (per i frr. A e B)


con l’aggiunta di 6 linee (per il fr. A) di una precedente colonna scritte da una
mano con differente inclinazione e calamo e 12 linee per il fr. 2438 C 1 :
nonostante le denominazioni adottate da Funghi-Messeri Savorelli e da Lobel
(vd. n.1), chi scrive ha deciso di rinominare diversamente i frammenti, seguendo
un criterio di integrità o meno del corpus. Si tratta di un papiro in ottimo stato di
conservazione nella prima parte, nonostante vi sia la perdita delle ultime lettere
di ogni στίχος a causa di uno «strappo longitudinale»2 nel lato destro, ma molto
lacunoso nelle restanti parti. Il margine inferiore (5 cm), come usuale, presenta
dimensioni maggiori rispetto al superiore (poco più largo di 2 cm) mentre
l’intercolumnio tra la prima e la seconda colonna è di 2 cm e l’interlinea appare
piuttosto irregolare, dal momento che tende ad allargarsi di qualche millimetro
in corrispondenza delle linee finali. P.Oxy. 2438, in scriptio continua e privo di
accenti, è stato edito per la prima volta da E. Lobel nel 1961 per la collezione
The Oxyrhynchus Papyri ed è oggi conservato presso la Sackler Library di
Oxford. Non sono fornite dall’editore informazioni circa il contesto di
ritrovamento. Si tratta di un rotolo papiraceo di fine II-inizio III sec. d.C.
vergato sul recto con una scrittura maiuscola quadrata influenzata dallo stile
severo che si distingue, tuttavia, dalla prima colonna che presenta un’elegante

1
Funghi-Messeri Savorelli 1991, 101: «La denominazione del frammento come P.Oxy.
2438a, invalsa dopo l’edizione di Lobel, per quanto possa essersi rivelata pratica […] non è
comunque corretta poiché lo stesso P.Oxy. 2438 è costituito di alcuni frammenti che Lobel
designa come a,b,c, per cui con P.Oxy. 2438a si potrebbe intendere proprio il corpo centrale
di tutto il testo del papiro. Ci sembra meglio dunque adottare la sigla P.Oxy. 2438C.» cfr.
anche Porciani 1991, 95 n.1.
2
Gallo 1997, 42.
3
libraria dello stesso stile con un ductus più posato e meno personale3. Come
afferma Gallo: «il bios di Ossirinco non può essere collocato, in base all’esame
della scrittura, oltre il II o l’inizio del III sec. d.C. e probabilmente è da
riportare, per la composizione, ad un’epoca anteriore»4.
Si noti l’unica attestazione di dieresi in corrispondenza del termine
Δαϊφάντου alla linea 4, una correzione dello stesso scriba (l’aggiunta del doppio
sigma) al numerale τεσσαράκοστος alla linea 11, la diversa realizzazione del
sigma nel titolo (in cui ha tratti corsivi) e nel resto del testo (in cui è lunato).
L’allineamento degli στίχοι non è regolare e le interlinee risultano poco
spaziose e addossate le une alle altre mentre notevole appare l’inclinazione a
destra del modulo grafico. Si nota una leggera tendenza alla legge di Maas in
corrispondenza dell’intercolumnio sinistro della seconda colonna. Il fr. 2438 C
invece riporta una scrittura ancor più corsiveggiante della precedente e mostra
una certa affinità di scrittura con P.Oxy. 24425, che contiene resti delle Pitiche
pindariche. «Da un punto di vista paleografico P.Oxy. 2438 Bis potrebbe

3
Cfr. Funghi-Messeri Savorelli 1991,101.
4
Gallo 1997, 46-47.
5
Si notino le evidenti somiglianze grafiche tra i due papiri:

P.Oxy. 2438 C

fr. di P.Oxy. 2442

4
provenire da uno dei rotoli pindarici copiati da un medesimo scriba e quindi,
eventualmente, anche dal P.Oxy. 2442»6. Lo scriba è stato registrato col numero
20 nella lista degli scribi ossirinchiti riportata da J. Krüger7.

LE VITAE PINDARI BIZANTINE8

La tradizione bizantina ci ha tramandato diverse biografie di Pindaro, le


quali presentano impostazioni ed elementi differenti. La Vita Metrica, che è la
più antica di tutte, probabilmente anteriore al V sec. d.C.; la Vita Ambrosiana,
già nota agli inizi del X sec. d.C.; la voce Pindaro nella Suda di fine X sec. d.C.
circa, fatta risalire ad Esichio di Mileto e che presenta una struttura più semplice
rispetto a quella degli altri βίοι; la biografia di Eustazio di seconda metà del XII
sec. d.C., con una composizione molto disordinata, con informazioni ricavate
dalle altre Vitae (tra cui la Vita Thomana e la Vita Ambrosiana) e frequenti
aggiunte; e infine la Vita Thomana 9 di fine XIII o inizio XIV sec. d.C. che
presenta una struttura irregolare10.

6
Cfr. Funghi-Messeri Savorelli 1991,103-104.
7
Krüger 1990, 194.
8 Rispettivamente le Vite Metrica, Ambrosiana e Thomana sono riportate dai manoscritti

A (Ambrosianus C 222 inf.), E (Laurentianus 32, 37), H (Vaticanus 41), K (Vaticanus 42),
Q (Laurentianus 32, 35), Θ (Ambrosianus C 22 sup.), P (Parisinus 2403), G (Gottingensis
philol. 29) laddove Eustazio è presente in C (Parisinus 2774). La Suda viene tramandata
nei manoscritti: A (Parisinorum 2625 et 2626 vetus manus), G (Parisinus 2623), F
(Laurentianus 55,1), V (Vossianus Fol. 2) e M (Marcianus 448).
9
Tale biografia risale alla διόρθωσις di Tommaso Magistro al γένος di Pindaro già noto ad
Eustazio e di cui risulta difficile individuarne il nucleo più antico. Cfr. Gallo 1997, 46.
10
Cfr. Gallo 1997, 45-46.
5
TESTO E TRADUZIONE

P.Oxy. 2438 A e B

Πίνδαρος
Πίνδαρος ὁ λυρικὸς ποιητὴς τὸ μὲ[ν γένος
ἦν Θηβαῖος υἱὸς δὲ κατὰ μὲν Κόρ[ινναν
καὶ ἑτέρας ποιητρίας Σκοπελίνο[υ κατὰ δὲ
τοὺς πλείστους ποιητὰς Δαϊφάντ[ου. γέγο-
5 νεν δὲ κατὰ τὰ Περσικά, νεώτερος π[ρεσβυ-
τέρωι Σιμωνίδηι ἐπιβάλλων. τοῦτ[ο δὲ οἱ λέ-
γοντες Ἅβρωνος ἄρχοντος ἀποτ[εθνηκέ-
ναι πεντήκοντα ἐτῶν ὄντα ἀγνοο[ῦσιν. ἐ-
π’ Ἀρχίου γὰρ ἠγώνισται ἐν Ἀθήναι[ς διθυράμ-
10 βωι καὶ νενίκηκεν. ὁ δὲ Ἅβρων ἀ[π’ Ἀρχί-
ου ἐστιν τεσσαράκοστος, ὥστε ἀδύν[ατόν ἐσ-
τιν δέκα ἐτῶν αὐτὸν ἠγωνίσθα[ι. ὅτι δὲ
οὐκ ἀποτέθνηκεν ἐφ’ Ἅβρωνος[
]ς μ[ά]θοι. ἀπὸ Ἅβρωνος Χαιρεφ[άνης
15 ἔβ[δ]ομος κατὰ τὴν ὀγδοηκοστὴν[
.]ε .[τ]εθρίππωι Ψαῦμις νικαῖ κα[
]Πίνδαρος γέγραφεν ἐγκώμ[ιον
οὗ ἡ ἀρχ]ή· ἐλάτηρ ὑπέρτατε βροντᾶς[
]ἤδη ἀποτεθν[η]κὼ[ς]...[
20 ]ν ἐπινίκους ε[...]. υἱὸν μ[
]ς κατά τινας ων[.....]αιαρ.
]ς κατὰ δέ τινα[ς ].α.[

6
]ου ἠγνόησε[ ].τ[
πα[ρθενείοις. [ ].φ[
25 Πρ]ω̣τομάχης κ[αὶ Εὐμήτιδος
θ]υγα[τ]έρων δ.[
].ω̣ν ἀδελφὸν .[ ].ο̣[
]ν θυγατέρας δ̣’ε̣[ Πρ]ω̣[το]μ[ά]χην̣ κ̣[αὶ Εὔμη-
τι]ν̣ ὧν μνημονε̣[ύει ἐν τ]ῆι ὠιδῆι ἧς ἡ ἀ[ρχή·ὁ Μοι-
30 σα]γέτας με καλεῖ χ[ορεῦσαι ]π̣ο̣λ̣λω.[
].δὲ ἐν Ἂργει μ[
]φ. γεγομεν[
].εστατο [.] ἔτι δ’.[
]. κατὰ τὴν ποίησιν .[
35 δ]ιήιρηται δὲ α̣ὐτ̣ ̣[οῦ̣] τ̣[ ].[
δ]ιήρηται δὲ αὐτ[οῦ] τ[].[
]ους εἰς βιβλία ιζ’ διθ[υ]ράμβων β̣̣’ [ προσοδί-
ω]ν β’ παιάνων α’ πα[ρ]θεν[εί]ων γ̣’ [ἐπινικί-
ω]ν δ’ ἐγκωμίων α’ εν[.]κα.[..]..[ ὕ-
40 μ]νων α’ ὑ[π]ορχημάτων α’ θρ̣[̣ ήνων α’
]ων νεικολειων καὶ π[.]..[
]σματι τῆς ποιη[.........].εγο.[
].νος καὶ [.]..[.]...ειζα.κα.[
].αρματι καὶ πανται η φύσει .[
45 ] καὶ τ[]α̣ῦτα εἰωθεναι[ ]φωνεῖ[ν· σοφὸς ὁ
πολ]λὰ εἰδὼς φυᾷ μαθόντες δ[ὲ] λ[άβροι παγ-
γλω]σίᾳ κόρακες ὣς ἄκραντα γαρύε̣[τον Διὸς
πρὸς] ὄρνιχα θεῖον.

1
«Il poeta lirico Pindaro era di origine tebana, figlio di Scopelino secondo
Corinna e altre poetesse, invece di Daifanto secondo la maggior parte dei
poeti. Visse durante le guerre persiane, venendo, più giovane, subito dopo
Simonide che era più anziano (di lui). Non sanno ciò coloro che dicono che
morì sotto l’arcontato di Abrone all’età di cinquant’ anni. Infatti sotto
l’arcontato di Archia gareggiò ad Atene con un ditirambo e vinse. Abrone è il
quarantesimo dopo Archia, così che è impossibile che lui sia stato in gara nel
decimo anno di età. Il fatto che non morì sotto l’arcontato di Abrone […] lo si
potrebbe desumere (da ciò). Dopo Abrone, Cherefane (è stato) il settimo al
tempo dell’ ottantesima (Olimpiade)[…] Psaumide vinse con quattro cavalli
(nella gara dei carri) […] Pindaro ha scritto un epinicio il cui inizio è:
conduttore (del carro), grandissimo, i tuoni […] già morto […] epinici […]
figlio […] secondo alcune […] secondo alcune […] non ignorò […] ai parteni
[…] Protomache ed Eumetis […] delle figlie […] delle quali il fratello […] le
figlie […] Protomache ed Eumetis […] di cui ricorda […] nell’ode il cui inizio
è il Musegete mi invita a danzare per molto tempo (per Apollo) […] mentre ad
Argo […] diventammo […] loro due stabilirono anche […] in relazione
all’opera poetica […] (la produzione poetica) di questi è stata divisa […] in
libri diciassette […], di ditirambi due libri, [di prosodi] due libri, di peani un
libro, di parteni tre libri, [di epinici] tre libri, di encomi un libro […] [di inni]
un libro, di iporchemi un libro, di threnoi [un libro] […] e […] nello stile della
poesia […] e tutte per natura […] ed era abituato a dire queste cose: “il saggio
è chi molte cose conosce per natura, ma quanti imparano, sconsiderati per
loquacità, come corvi che invano gracchiano contro l’uccello divino di Zeus”
(Ol. 2, 86-88)»11.

11
Le traduzioni sono di chi scrive.
2
P.Oxy. 2438 C

[ ἐπι
γρ(α ) τὰ κεχωρισμ(έν)α τ(ῶν) π[αρθε-
νείων εφω [.]..το.[
φανται.ἔδει γ(άρ), φη(σι), τῶν [δαφνηφο-
5 ρικῶν παρθενείω[ν
λεκτέον ὅτι κἀκε[ῖνα παρ-
θένεια ἐπιγρ(άφεται), οὐ δαφνη[φορικὰ
παρθένεια. οὗτοι (δὲ) οἱ [χοροὶ
σύμμικτοι ἀνδρῶν.[ καὶ
10 παρθένων

«[…] parti separate tra i parteni […] bisogna, infatti, dice, dire che tra i parteni
dafneforici scrisse anche quei parteni, (e) non dei parteni dafneforici. Questi
erano cori misti di giovani e fanciulle».

ANALISI

Il βίος è preceduto da 6 linee di scrittura di una colonna frammentaria (fr.


A) di cui è possibile scorgere le lettere finali:
].πλη
]·στρα
]ρ̣ε
]ο̣ν
5 ]τ̣ερου

3
È stato ipotizzato che la colonna sia stata vergata da una mano diversa;
quanto al contenuto è impossibile fare alcuna ipotesi. Funghi-Messeri Savorelli
aggiungono che si potrebbe ricavare che «la vita pindarica potesse essere stata
scritta persino su un foglio singolo, tagliato da un rotolo precedentemente
usato»12. Non si può, tuttavia, dar credito esclusivamente a questa congettura dal
momento che, come le stesse studiose riconoscono, i cambi di mano all’interno
di rotoli letterari sono non solo attestati ma frequenti, si tratterebbe dunque di un
rotolo contenente un insieme di biografie. L’ipotesi del rotolo adoperato in
ambito erudito appare avvalorata dalla natura miscellanea del papiro (su cui
nulla di certo si può dire a causa dell’esiguità di grammata della prima colonna)
e dalla presenza di più mani con diverso ductus e caratteristiche formali. Come
afferma Cavallo: «Le scritture posate che nei secoli II e III si incontrano nei
papiri letterari mostrano una grande varietà di soluzioni grafiche. L’insorgere in
quest’epoca di nuove correnti culturali, di nuove fasce di lettori, di nuove
pratiche di lettura, di nuovi testi, con la creazione pure di nuove biblioteche
pubbliche e private, imponeva una produzione libraria più vasta e varia rispetto
al passato, la quale rispondesse alle molteplici esigenze di un pubblico
socialmente e intellettualmente stratificato. La scrittura perciò mostra tipologie
grafiche diversificate in relazione a queste esigenze molteplici»13.
L’intestazione 14 del βίος, che compare nel margine superiore e non è
inserita nel corpo di scrittura della colonna, è Πίνδαρος, priva di qualsiasi altra
notazione, diversa da quella delle altre biografie pindariche tramandateci su
codici medievali (nella Vita Ambrosiana è riportato il titolo βίος Πινδάρου; nella
Vita Thomana Πινδάρου γένος; nella Vita Metrica Πινδάρου γένος δι’ ἐπῶν) e
che non recupera neppure i modelli delle biografie περὶ τοῦ δεῖνα 15 . Lobel16

12
Funghi-Messeri Savorelli 1991, 101-102.
13
Cavallo 2008, 93-95.
14
Si noti anche la diplè finale che segna la conclusione della vita pindarica.
15
La Natalucci infatti nota che non è strano, anche nel caso in cui il testo debba essere
considerato come appartenente al genere ipomnematico, che vi sia un legame con le opere
1
avanza due possibili ipotesi: nel primo caso che possa trattarsi di una sezione di
un libro contenente una collezione di vite17, supponendo dunque che anche la
colonna precedente potesse afferire allo stesso genere, e che questo testo non
accompagnasse in maniera autonoma un’edizione dell’autore; la seconda ipotesi
è che ci si trovi in presenza di un componimento isolato in un rotolo
miscellaneo, privo di alcun collegamento con le altre sezioni del rotolo, così
come hanno ipotizzato le studiose Funghi e Messeri Savorelli18. L’impossibilità
che la biografia accompagnasse un’edizione di Pindaro è sostenuta anche da
Arrighetti, il quale afferma: «la prima circostanza notevole è l’intestazione:
Πίνδαρος, il che significa, con estrema probabilità, che il nostro testo non
accompagnava un’edizione del poeta, ma, o faceva parte di una serie di
biografie, o era stato scritto isolatamente su una striscia di papiro» 19. Gallo20 ha
escluso queste ipotesi e ne ha avanzata un’altra secondo cui P.Oxy. 2438
sarebbe un’epitome di una più ampia opera biografica, come le vite di P.Oxy.
1800 21 . Lamedica 22 ha riscontrato l’esistenza di differenze tra le biografie
aneddotiche, come quelle del papiro suddetto, e la precisione scientifica di tipo
alessandrino, della quale P.Oxy. 2438 sarebbe espressione. Il rigore dei biografi
alessandrini si ricollegherebbe anche all’ipotesi del genere epitomato avanzata
da Gallo e confermata da Leo attraverso la presenza della iunctura τὸ μὲν

περὶ τοῦ δεῖνα, per il quale si deve supporre un continuo travaso di notizie fra opere di genere
diverso (cfr. Natalucci 1995, 77).
16
Lobel 1961,1.
17 Questa risulterebbe l’ipotesi più probabile alla luce anche del titolo che l’autore

avrebbe sentito il bisogno di specificare, per distinguerlo, dagli altri βίοι. Altro elemento
significativo è l’assenza di termini come γένος ovvero βίος nell’intestazione, motivata
dal fatto che non fosse necessario sottolineare l’afferenza al genere biografico.
18
Cfr. Funghi- Messeri Savorelli 1991, 102.
19
Arrighetti 1967, 129.
20
Gallo 1990, 24-5.
21
Questo papiro è datato anch’esso fra la fine del II secolo e l’inizio del III sec. d.C. e
contiene una trentina di frammenti provenienti da uno stesso rotolo in cui dovevano
succedersi diverse schematiche biografie.
22
Lamedica 1985, 55-75.
2
γένος 23 sia nel genere della biografia grammaticale alessandrina sia nelle
epitomi 24 . Un titolo di questo tipo si collegherebbe anche all’ambito erudito
indicando che il rotolo avesse come scopo principale quello biografico, data la
struttura del testo schematica e sintetica25 e la titolatura diversa dagli altri βίοι
(dal momento che l’autore della vita pindarica sceglie di non specificare il
genere dell’opera con l’aggiunta dopo Πίνδαρος dei termini βίος ovvero γένος).
Il testo papiraceo manca di alcune importanti notizie presenti nelle
biografie posteriori, quali il nome di Cinoscefale, città di nascita dell’autore 26, la
variante Pagonda per il nome del padre27, eventuali accenni al nome materno28 e

23
Cfr. Arrighetti 1977, 39-40: «Si deve riconoscere che alcuni indizi […] sembrano
confermare la tesi del Leo che stabiliva una dipendenza assai stretta del genere biografico dei
ghene dai prodotti dell’attività critico-esegetica alessandrina». Dunque, ciò suggerisce di
pensare che all’origine ci fossero poche notizie serie e dati certi, come quelli forniti dal
P.Oxy. 2438, poi arricchiti da notizie di carattere più frivolo. Arrighetti ritiene tuttavia che
questa sia la soluzione più economica e aggiunge che il P.Oxy. 2438 non costituisce un
esemplare di un antico Bios grammaticale nella sua forma originaria, come i pinakes
callimachei, ma semplicemente un testo non ancora sviluppato come avverrà in età bizantina
(i ghene di tradizione bizantina, infatti, erano ricchi di elementi aneddotici ma risulterebbero
l’evoluzione di strutture biografiche precedenti). Tale struttura confermerebbe l’ambiente di
provenienza del papiro e quindi l’esistenza di un cenacolo intellettuale o, quanto meno, di un
centro scolastico o bibliotecario nella zona.
24
Cfr. Leo 1965, 19ss. e 130 ss.
25
Il fatto che il poeta non senta il bisogno di riferirsi ai testi precisi, quando riporta
informazioni sulla famiglia o sugli agoni ateniesi dell’autore si spiegherebbe con l’idea che si
tratti di dati ormai acquisiti e generalmente accettati: questo avvallerebbe l’ipotesi del rotolo
di carattere erudito e biografico per la preliminare conoscenza dei dati da parte del pubblico
dell’epoca. Ciò, in ultima battuta, ci farebbe comprendere che Pindaro e le sue opere fossero
conosciute e studiate nella Ossirinco del II sec. d. C.
26
Si vedano: Vita Ambrosiana (Drachmann 1964, vol.1, 1), Vita Thomana (Drachmann 1964,
vol.1, 4), Vita Metrica (Drachmann 1964, vol.1, 8), Eustazio (Drachmann 1964, vol.3, 296).
27
Nello specifico, la Vita Metrica presenta solo il nome “Daifanto”, il P. Oxy.2438
“Dainfanto” e “Scopelino”, tutte le altre vite i nomi di “Scopelino”, “Daifanto” e “Pagonda”.
Suda invece riporta esclusivamente quest’ultimo nella forma Παγωνίδου.
28
La Vita Ambrosiana riporta Κλεοδίκη (sebbene ammetta l’esistenza della variante Κληδίκη,
cfr. Drachmann 1964, vol.1,1), la Vita Metrica Κλειδίκη, la Vita Thomana Μυρτώ ed
Eustazio, che attingeva alle precedenti tradizioni, tutte e tre le possibilità (cfr. Drachmann
1964, vol. 3, 296).
3
all’educazione29. In relazione alla mancata menzione di Cinoscefale che ci viene
attestata nel Prologo al commento di Eustazio, il quale cita il βìος di Plutarco30,
si può dedurre che la tradizione che confluisce nel nostro βìος non conoscesse
Plutarco ovvero abbia deciso di non utilizzarlo per ragioni sconosciute31.
In P.Oxy. 2438 ricorrono solo le notizie relative all’origine tebana e ai due
differenti nomi paterni: Corinna e altre poetesse 32 attestano Scopelino, la
maggior parte dei poeti invece Daifanto. Sebbene possa sorprendere la menzione
di “Corinna e altre poetesse” come fonte di informazioni relative a Pindaro,
come sostiene Arrighetti: «addirittura stupefacente è il fatto che la “maggior
parte dei poeti” siano addotti come testimoni dell’altra che faceva Pindaro figlio
di Daifanto: si tratta evidentemente di un’affermazione senza senso» e aggiunge
come possibile soluzione dell’aporia; «si presuppone un grosso fraintendimento
della fonte da parte dell’estensore del γένος o, come soluzione più prossima, si
pensa che la parola ποιητάς sia stata introdotta per avere il parallelo con
Κόρινναν καὶ ἑτέρας ποιητρίας e che il testo generale si limitasse a dire κατὰ δὲ
τοὺς πλείστους »33.
La Natalucci sostiene invece che non sarebbe strano pensare che,
nell’assenza di altre informazioni, si ricorresse a dati biografici e autobiografici
presenti nelle opere dell’autore. In questo caso dunque verrebbe adoperato,

29
Nella Vita Thomana e in Eustazio risulta affidata a Laso di Ermione, nella Vita Ambrosiana
ad Agatocle e Apollodoro (elemento ripreso anche dallo stesso Eustazio successivamente), la
Vita Metrica accenna a Corinna e Suda a Mirtide.
30
Cfr. Drachmann 1964, vol.3, 296: ἐπιμεμέληται ὑπὸ τῶν παλαιῶν καὶ εἰς γένους
ἀναγραφὴν τὴν κατὰ τε Πλούταρχον καὶ ἑτέρους.
31
La Vita di Pindaro composta da Plutarco è inserita, stando al catalogo di Lampria, dopo
quella di Esiodo, contemporaneo del lirico beota. Si è pensato che tale componimento fosse
un’introduzione a Pindaro piuttosto che una sua possibile biografia. Nel papiro ossirinchita
tuttavia mancano dati riconducibili a Plutarco. Cfr. Gallo 1997, 49-50.
32
Come afferma Lobel (cfr. Lobel 1961,4) sarebbe possibile individuare nella figura di
Myrtis una delle poetesse citate nel passo. Il nome della stessa compare in Suda π 1617 Adler:
μαθητὴς δὲ Μυρτίδος γυναικός.
33
Arrighetti 1967,131.
4
secondo la studiosa, il “metodo di Cameleonte” 34 che, sebbene abbia avuto
sviluppo soprattutto in ambito peripatetico, sarebbe stato comunque impiegato
in questo caso con le dovute accortezze, data la scientificità esperita dal testo35.
Il riferimento a κατὰ δὲ τοὺς πλείστους ποιητάς potrebbe essere inteso come
un’allusione ad antichi auctores; infatti richiamarsi all’autorità dei παλαιοί
significa rifarsi in generale ad una fonte antica36 oppure, come nell’Introduzione
al Commentario a Pindaro, indicare specificamente gli scoliasti a Pindaro 37 .
Pertanto, i παλαιοί risulterebbero essere una fonte utilizzata dall’autore della
biografia per aggiungere più informazioni e soprattutto dare maggiore credibilità
ad esse.
Alle linee 4-5 ricorre la iunctura γέγονεν δὲ κατά τὰ Περσικά che può
essere interpretata come un riferimento alla nascita dell’autore, come in Suda38 e
nel senso di floruit e dunque di “maturità” in Vita Thomana39 e Eustazio40; la
Vita metrica è vaga 41 e la Vita Ambrosiana non ne parla. La Vita Thomana
inoltre menziona Eschilo come contemporaneo di Pindaro 42 e tale indicazione
avvalora l’ipotesi che situa l’ἀκμή del lirico negli stessi anni di Maratona e
Salamina43.

34 Arrighetti parlando del metodo di Cameleonte ne teorizza gli aspetti principali: «la
corrispondenza tra fatti della vita e tratti caratteriali dell’autore da una parte, e la sua
produzione letteraria dall’altra». Cfr. Arrighetti 1984, 16. Il metodo di indagine
biografico in questione fu teorizzato da Leo (Die griechishe-römische Biographie nach
ihrer literarischen Form, Lipisa 1901, rist. Hildesheim 1965), dopo le anticipazioni di
Köpke (De Chamaeleonte Heracleota, «Progr. Friedr.–Gymn.» Berlin 1856), dimostrando
che fosse già noto ad Aristotele ma che, in un secondo momento, fu usato
sistematicamente dal suo scolaro Cameleonte di Eraclea Pontica.
35
Natalucci 1995, 73-74.
36
Cfr. Van der Valk 1976, 41.
37
Cfr. Kambylis 1991, 6-9.
38
Cfr. Suda π 1617 Adler.
39
κατὰ δὲ τὴν Ξέρξου κατάβασιν ἤκμαζε τῇ ἡλικίᾳ (Drachmann 1964, vol. 1, 5).
40
κατὰ τὴν τοῦ Ξέρξου διάβασιν ἤκμαζε τὴν ἡλικίαν (Drachmann 1964, vol. 3, 296).
41
Cfr. Drachmann 1964, vol.1, 9.
42
Drachamnn 1964, vol.1, 4: γέγονε δὲ κατὰ [τοὺς] χρόνους Αἰσχύλου.
43
Cfr. Lobel 1961,4 e Arrigetti 1967, 133.
5
Alle linee 5-6 compare il nome di Simonide come metro di comparazione
utile per la cronologia: infatti Pindaro risulta più giovane di questi, così come è
riportato anche nella Vita Ambrosiana 44 . Si può notare tuttavia un intento
polemico da parte del compilatore della vita per mezzo della iunctura τοῦτο
ἀγνοοῦσιν alle ll. 6-8 nei confronti di coloro che attestano una diversa tradizione
nella cronologia del lirico.
Nel βίος si prosegue con informazioni relative alla morte del lirico e a una
delle sue vittorie, avvenuta ad Atene con un ditirambo45. La morte, stando a quel
che si legge nel papiro, si sarebbe verificata a cinquant’anni, sotto l’arcontato di
Abrone (458/7 a.C.); invece la vittoria nel 497/6 a.C. sotto l’arcontato di Archia.
L’autore del βίος è però consapevole dell’evidente impossibilità di accettare
entrambe le due date, in quanto si escludono a vicenda (ll. 10 sqq.). Come
afferma Lobel46, infatti, se Pindaro fosse morto a cinquant’anni nel 458/7 a.C.,
nell’anno della vittoria (497/6 a.C.) ne avrebbe avuti solo dieci 47 . Inoltre, lo
stesso Lobel sostiene che è impossibile datare la morte di Pindaro al 458/7 a.C.
anche perché abbiamo traccia di un’opera del lirico, attestata in relazione a una

44
Cfr. Drachamann 1964, vol.1, 2. La Vita Thomana invece aggiunge al confronto con
Simonide quello con Bacchilide, affermando che Pindaro è più vecchio di tale poeta:
νεώτερος δὲ ἦν Σιμωνίδου, πρεσβύτερος δὲ Βακχυλίδου. (Cfr. Drachmann 1964, vol.1, 5).
45
È impossibile individuare il ditirambo cui la fonte si riferisce (cfr. Arrighetti 1967, 132).
Lobel integra: διθυραμ-: nonostante tale integrazione renda la linea 9 troppo lunga rispetto
alle altre linee contenute nel testo papiraceo, come afferma l’editore, non la si può mettere in
dubbio perché strettamente connessa con il resto del contenuto del βίος. Cfr. Lobel 1961, 5.
46
Cfr. Lobel 1961, 5.
47
Cfr. Lobel 1961, 5 n. 1: l’autore ci informa su una notizia presente in un frammento di
Pindaro (fr. 193 Schroeder = 183 Bowra) nel quale il lirico avrebbe affermato di essere nato
nel terzo anno dall’ultima Olimpiade, non specificando di quale si tratti. Gli studiosi
propendono per datare l’anno di nascita di Pindaro al 518/7 a.C. nel corso della 65°
Olimpiade (520-517 a.C.). Lobel conclude che se Pindaro fosse nato nel 518/7 a. C., nel
458/7 a.C. avrebbe dovuto avere sessant’anni e dunque i dati cronologici non
coinciderebbero. Il fr. 193 Schroeder = 183 Bowra è menzionato anche nella Vita Ambrosiana
(cfr. Drachmann 1964, vol. 1, 2) riprendendo le parole del βίος plutarcheo che collocavano la
nascita del lirico a Delfi in concomitanza con le feste Pitiche. Per ulteriori approfondimenti
sul tema, si veda Natalucci 1995, 66-67.
6
vittoria avvenuta sei anni dopo questa data (ll. 12 sqq.). Il lirico quindi nel
497/6 a.C. avrebbe avuto ventidue anni o poco più e nel 458/7 a.C. sessanta e
non cinquanta come si afferma nel papiro. Le altre Vitae riportano età diverse: la
Vita Thomana sessantasei anni 48 , la Vita metrica ottanta 49 e la Suida invece
cinquantacinque50.
Necessario risulta, inoltre, analizzare la correzione apportata da Snell: ἐφ’
Ἱππάρχ]ου51 alle linee 8-9 al posto di: ἐπ’ Ἀρχίου ricostruito invece da Lobel52.
La correzione non è accettabile poiché l’arcontato di Ipparco si colloca nel
496/5 a.C. come afferma lo stesso Dionigi di Alicarnasso53, infatti la figura di
questo arconte è legata all’avvento ad Atene dei sostenitori dei Tiranni, Ippia e
Ipparco: l’arconte sarebbe un parente di questi ultimi. Il legame tra Pindaro e gli
Alcmeonidi, famiglia regnante ad Atente ed esclusa dal governo durante il
regime dei Pisistratidi, è successivo a quest’epoca (forse sarebbe da collocare
intorno al 486 a.C.). Pindaro potrebbe aver vinto nell’agone ditirambico nella
primavera del 496 prima dell’arrivo di Ipparco ad Atene in qualità di arconte, e
ciò confermerebbe l’arcontato di Archia nel 497/6 a.C. e la vittoria del lirico in
quest’anno. Alla luce di ciò P.Oxy. 2438 si rivela essere una fonte importante di
informazioni utili circa l’attività dell’autore tra il 498 a.C. e il 490 a.C54.

L’autore della nuova Vita di Pindaro afferma che il lirico ha vinto ad


Atene durante l’arcontato di Archia, per poi riferirsi all’arconte Abrone (458/7

48
Cfr. Drachmann 1964, vol.1, 7.
49
Cfr. Drachmann 1964, vol.1, 9.
50
Cfr. Suda π 1617 Adler.
51
Cfr. Snell 19643, 81, fr. 74a.
52
Cfr. Lobel 1961,3.
53
Cfr. Dion. Hal. Ant. Rom. 6, 1: Οἱ δ' ἐν τῷ κατόπιν ἐνιαυτῷ τὴν ὕπατον ἀρχὴν
παραλαβόντες, Αὖλοσ Σεμπρώνιος Ἀτρατῖνος καὶ Μάρκος Μηνύκιος, […] ἄρχοντος
Ἀθήνησιν Ἱππάρχου. Marco Minucio e Aulio Sempronio Atratino ricoprirono il consolato nel
496/5 a.C.
54
Per ulteriori informazioni si consulti Gallo 1969b, 113-115.
7
a.C.) 55 : ὁ δὲ Ἅβρων ἀ[π’ Ἀρχί]ου ἐστὶν τεσσεράκοστος. In seguito fa
riferimento all’arconte Cherefane (452/1 a.C.): ἀπὸ Ἅβρωνος Χαιρεφ[άνης]
ἔβ[δ]ομος. Se entrambi i calcoli sono fatti nello stesso modo, la conclusione
necessaria è che egli pensava che Archia fosse arconte nel 497/6 a.C. Poiché non
ci sono elementi per confutare la datazione in questione, si può accettare questo
dato, fornito dal papiro, e Lewis considera Archia «as compensation for
Habron» 56 . Gli elementi di datazione a disposizione nel P.Oxy. 2438 «sono
evidentemente pochi, e tali da non permettere di raggiungere risultati precisi.
[…] Viene esclusa anche qualsiasi altra possibilità che Pindaro sia morto sotto
l’arcontato di Abrone»57 poiché nel 452/1 a.C., quando era arconte Cherefane,
Pindaro scrisse la IV Olimpica. Come sostiene Turner, l’autore del βίος utilizza
una lista di vincitori olimpici secondo la quale la IV Olimpica fu scritta per una
vittoria del 452 a. C. e dunque ciò demolirebbe, ancor più, l’opinione circa la
morte di Pindaro sotto l’arcontato di Abrone58.
Per la l. 12, Lobel nota che il senso dovrebbe essere qualcosa come ὧδε
ovvero ῥαιδίως ἄν τις μάθοι 59
, dunque potrebbe intendersi come una
semplificazione di quanto esposto prima circa gli arconti. Cherefane,
menzionato alla l. 14, fu arconte nel 452/1 a.C., cioè durante l’ottantaduesima
Olimpiade. Secondo Lobel, non risulta possibile congetturare le lettere mancanti
alla fine della l. 15 e all’inizio della l. 16, ma ritiene che non ci sia dubbio che il
testo avrebbe potuto riportare qualcosa di simile a «in the 2nd Olympiad, in
which Psaumis won the chariot-race…» 60 , con un chiaro riferimento alla IV
Olimpica di Pindaro. A questo punto, Lobel si domanda se questa sia l’ultima

55
Cfr. Lewis 1962, 201.
56
Lewis 1962, 201.
57
Arrighetti 1967, 132-133.
58
Cfr. Turner 1984, 125.
59
Cfr. Lobel 1961, 5.
60
Lobel 1961, 5.
8
data ricostruibile per il compilatore della Vita di Pindaro, dal momento che
successivamente la trattazione prosegue con l’analisi di altri argomenti.
Il termine ἐγκώμιον, spiega Lobel 61 , è usato da Pindaro stesso come
riferimento agli epinici, infatti la Natalucci lo identifica come indicatore di un
legame con la tradizione precedente, «per indicare un componimento in onore di
un vincitore, cioè uno di quei componimenti che in epoca alessandrina erano già
conosciuti col nome di epinici» 62 . Secondo l’autrice, l’adozione di questo
termine acquisisce un senso se si suppone che in questo luogo testuale il
compilatore abbia attinto a una fonte antica, nella quale non era ancora presente
quella categorizzazione sistematizzata in epoca alessandrina. Di seguito, infatti,
quando introduce la sua osservazione polemica, riprende inconsciamente la
terminologia che gli è propria: [πῶς οὖν] ἤδη ἀποτεθν[η]κὼ[ς ἂν τις ἔγραψε]ν
ἐπινίκους. Alle ll. 18-20, il termine ‘epinicio’ si legge per esteso e la
ricostruzione del testo sembra ragionevolmente sicura. La Natalucci, inoltre,
avanza una seconda ipotesi di integrazione: [ἀλλὰ/μέντοι] ᾔδη ἀποτεθν[η]κὼ[ς
ὢν οὐκ ἂν ἐ/ ποίησε]ν ἐπινίκους63, che tuttavia non modifica il concetto espresso
in precedenza da Lobel. Grazie al commento di Ateneo (I Deipnosofisti 573e-
574b)64 a un passo tratto dal Περὶ Πινδάρου di Cameleonte, notiamo come in
riferimento all’opera del lirico compaia nuovamente il termine ἐγκώμιον; nella
Vita Thomana65, in una formula simile a quella adoperata da Ateneo è presente il
termine ἐπινίκιος.
Dalla linea 20 il papiro si presenta lacunoso e frammentario, tuttavia è
possibile riconoscere come il poeta riporti un’opinione o un parere κατά τινας
(P.Oxy. 2438, l. 21), seguito, secondo Lobel66 , da un possibile ὧν [ἐστι κ]αὶ

61
Cfr. Lobel 1961, 5.
62
Natalucci 1995, 74; Harvey 1955, 157-175.
63
Natalucci 1995, 74.
64
Ath. 13, 33: Πίνδαρός τε τὸ μὲν πρῶτον ἔγραψεν εἰς αὐτὸν ἐγκώμιον, οὗ ἡ ἀρχή (Ol. 13).
65
Drachmann 1964, vol. 1, 7.
66
Lobel 1961,5.
9
Ἀρ[ιστοφάνης (ovvero Aristofane di Bisanzio) preferendo il nome del
grammatico che fu ordinatore della poesia pindarica (come si può notare anche
alla linea 35), secondo quanto riportato dalla Vita Thomana 67 . Il passo è
emendato diversamente dalla Natalucci68 che invece propone per la linea 21 la
ricostruzione κατά τ[ι]νας, ὧν [ἦν Δικ]αίαρ[χος (geografo e filosofo peripatetico
vissuto tra il 350 e il 290 a.C., che non risulta che abbia scritto opere di vera e
propria biografia. Come però avveniva solitamente nella scuola aristotelica,
l’interesse biografico si manifestava in numerosi casi all’interno di opere dal
carattere storico-letterario ed erudito quali quella di Dicearco 69) alla luce dei
rapporti del βίος con la tradizione prealessandrina70; la studiosa, infatti, sostiene
che «la biografia “grammaticale” alessandrina non sarebbe altro se non una
rielaborazione critica di un materiale già formatosi, per i molti aspetti emersi da
collegare con l’ambiente peripatetico» 71 . Per la l. 20, Lobel 72 ritiene difficile
pensare ad una possibile integrazione quale ἔ[σχε] δ’ υἱόν, a meno che non si
consideri l’ipotesi secondo cui alla linea successiva debba essere integrato il
nome nella forma “Daifanto”, come quello del nonno stando a quanto riportato

67
Drachmann 1964, vol.1, 7.
68
Natalucci 1995, 76.
69
«Un’ulteriore conferma dell’interesse del Peripato per i principali personaggi della storia
letteraria, si ha in un papiro pressoché contemporaneo al P.Oxy.2438, il P.Oxy.2506 […]
datato ai primi anni del II sec., in cui si ritiene che il nome di Dicearco compaia accanto a
quello di Aristotele, Cameleonte e Aristarco, quale autorità cui far riferimento per questioni
riguardanti i lirici greci (fr.6, rr.3-5-6 rispettivamente per Dicearco, Aristotele e Aristarco;
fr.26 (col.1) per Cameleonte e frr.77-79-137 per Dicearco)» secondo quanto dice Natalucci
1995, 78-79.
70
Come afferma Gallo 1997, 48 - 49: «Le ricerche biografiche su Pindaro, come sulle altre
personalità letterarie, erano state iniziate, per quel che sappiamo, anche prima dei peripatetici,
tra il V e il IV secolo, ma fu in ambito peripatetico e in funzione dell’interpretazione dei testi
che esse si consolidarono.» Gallo procede menzionando Cameleonte come autore di uno
scritto: περὶ Πινδάρου nel quale si analizzava la personalità dell’autore sulla base dei suoi
scritti e di fonti letterarie. A Cameleonte si fanno risalire molti degli aneddoti contenuti nei
γένη bizantini.
71
Natalucci 1995,75 ss.
72
Lobel 1961,5.
10
dalla Vita metrica, 73 e non “Diofante” come nella Vita Ambrosiana 74 e nel
Lessico della Suda75.
Nelle linee di scrittura successive, non prive dei medesimi problemi
testuali riscontrabili alle linee 20, 21 e 22 compare, se accettiamo l’integrazione
dell’editore76, il termine παρθενείοι in forma dativa seguito da δαφνηφορικόν77.
Sebbene lo stesso Lobel riconosca l’impossibilità di confermare l’attendibilità di
una simile lezione, ammette che essa sarebbe perfettamente in linea con quanto
riportato da P.Oxy. 2438 C: nel frammento, infatti, è possibile scorgere
visibilmente la iunctura παρθένεια [...] δαφνηφορικὰ e dunque congetturare un
uguale termine alla l. 24 di P.Oxy. 2438b. I Parteni rappresenterebbero una
particolare tipologia di canti, eseguiti da giovani e fanciulle in coro, attribuita al
corpus di opere pindariche già dalla Suda 78 e, successivamente, dalla Vita
metrica79 e da Eustazio80. A tal proposito il P.Oxy. 2438 C, sempre seguendo la
ricostruzione di Lobel, reciterebbe: κἀκεῖνα παρθένεια ἐπιγράφεται, οὐ
δαφνηφορικὰ παρθένεια. οὗτοι δὲ οἱ χοροὶ σύμμικτοι ἀνδρῶν καὶ παρθένων
reindirizzandoci direttamente ad una precisazione dello scriba 81 circa la
differenziazione del genere dei Parteni, eseguiti da Pindaro, da quello dei Parteni
dafneforici, canti intonati da giovani e fanciulle ma in occasione delle
Dafneforie (tipiche feste greche celebrate ogni 8-9 anni in diverse πόλεις in

73
Cfr. Drachmann 1964, vol.1,8.
74
Cfr. Drachmann 1964, vol.1,1.
75
Cfr. Suda π 1617 Adler.
76
Lobel 1961,6.
77 Si può tuttavia notare che sul papiro risulti visibile esclusivamente ciò che rimane di

un φ e dunque δαφνηφορικόν è da considerare una integrazione dell’editore sulla scorta di


P.Oxy 2438 C, sebbene non ci siano ulteriori prove per accertarlo.
78
Suda π 1617 Adler.
79
Drachmann 1964, vol. 1, 9.
80
Drachmann 1964, vol.3, 296.
81
Si ricordi che la mano di P.Oxy. 2438 B e P.Oxy. 2438 C sono diverse e, dunque, potrebbe
trattarsi di diversi scribi.
11
onore di Apollo δαφνηφορικός, portatore di lauro) 82. Aristofane di Bisanzio83,
commentatore delle opere pindariche di III-II sec. a. C., nella sua lista inserisce
anche dei componimenti dafneforici di paternità pindarica attestando, dunque, la
presenza nel corpus di opere del lirico di questo genere di scritti poetici. Non
deve a questo punto sorprendere la congettura formulata da Lobel per la l. 24 del
nostro testo, dal momento che sembrerebbe assolutamente coerente con la
tradizione stessa di Pindaro, oltre che con P.Oxy. 2438 C. Quest’ultimo frustolo
papiraceo, in particolare, presenta alla terza linea di scrittura il termine
Δινδυμήνη, il tipico epiteto della madre frigia di Cibele a noi noto grazie ad Hdt.
I.80.1 e Paus. IX.25.3 ma mai attestato in ciò che rimane dell’opera pindarica. Il
poeta sarebbe comunque legato al culto di Cibele e Pan secondo quanto ci
confermano gli incipit di alcune sue poesie (vd. Fr. 80 Schroeder = 77 Bowra e
Nemea XI) e secondo la notevole diffusione che tale culto ebbe presso la sua
dimora a Tebe84. «Ammesso questo, il contenuto di P.Oxy. 2438 a85 sarebbe da
suddividere fra una sorta di introduzione al componimento», rappresentata dai
primi versi contenenti la ripartizione in generi (forse sulla base di un criterio

82
La linea 24 e il frammento 2438 C sembrerebbero collegabili all’interesse peripatetico per
l’ἦθος del personaggio e farebbero supporre un accenno alla religiosità del poeta tebano.
Inoltre si potrebbe ipotizzare, in base alle lettere superstiti del papiro in questione, un passo di
raccordo tra la personalità e la produzione poetica pindarica e i righi successivi che
contengono il catalogo delle opere. Lo studio delle singole personalità, collegato alla loro
opera, rientra pienamente nella concezione peripatetica secondo cui la produzione letteraria
testimonia la personalità e il carattere dell’autore (Cfr. Gallo 1968, 71-72). La citazione
finale, inoltre, dei vv.86-89 della II Olimpica, in cui viene messa in evidenza la coscienza del
poeta nei confronti di se stesso e della propria arte, è un segno di quanto detto prima. Ne
consegue che la biografia “grammaticale” alessandrina, non sarebbe altro se non una
rielaborazione critica di un materiale già formatosi, ricollegabile all’ambiente peripatetico.
Vd. nota 61.
83
Per ulteriori informazioni si consulti: W. J. Slater, Aristophanis Byzantii Fragmenta,
Berlino New – York 1986.
84
Per informazioni più dettagliate sul genere poetico pindarico e sui δαφνηφορικά si veda
Lehnus 1979, 75 – 85.
85
Da noi riproposto come C, secondo quanto detto nell’introduzione.
12
quale la composizione del coro espressa con il termine χεχωρισμένα 86 ), e
«l’inizio del commento al testo, dove si glosserebbe il nome di Cibele senza,
87
probabilmente, riportare il lemma» ; potrebbe quindi trattarsi di un
commentario in piena regola a diversi testi pindarici, prima presentati e poi
analizzati nel dettaglio. Non è, in verità, da escludere nemmeno l’ipotesi che ci
si trovi dinanzi ad un’introduzione, come nota il Porciani 88
, ad un
componimento relativo al culto di Cibele e Pan quale il fr. 95 Schroeder = fr. 85
Bowra o ancora dinanzi ad una nota marginale al passo di un’ode come il fr. 79
Schroeder = fr. 61 Bowra. Con lo scopo di avvalorare quest’ultima possibilità,
Porciani riporta un efficace confronto sinottico tra P.Oxy. 2438 C e uno degli
Scholia vetera alla Pitica III (139a)89 accomunati da una notevole somiglianza
tematica e linguistica:

Σ Pyth. III 139a P.Oxy. 2438 C


...πάρεδρος γὰρ ὁ Πὰν τῇ Ρέᾳ, l. 12 Δινδυμήνη[
ὡς αὐτὸς ὁ Πίνδαρος ἐν τοῖς κεχωρι- ll. 3ss τὰ κεχωρισμ(έν)α τ(ῶν)
σμένοις τῶν παρθενείων φησίν· ... π[αρθε]-
νείων...

Alla luce di ciò, non sarebbe del tutto fuorviante pensare al frammento
ossirinchita come ad un’antica nota marginale proveniente da un commento ad
un’opera pindarica (sebbene, nonostante gli esempi ipotetici precedentemente
riportati, sia difficile stabilire esattamente quale) che potrebbe essere alla base
delle notizie riportate dagli Scholia in questione90. Questo riporterebbe il nostro

86
Si vedano le ll. 3,4,5 e 6 di P.Oxy. 2438 C .
87
Porciani 1991, 97.
88
Porciani 1991, 98.
89
Cfr. Drachmann 1964, vol. 2, 81.
90 Non sarebbe tuttavia da escludere l’ipotesi che il frammento in questione sia invece

parte di un componimento a sé stante senza punti di congiunzione con P.Oxy. 2438 A


13
discorso nuovamente al possibile contesto d’origine dell’intero papiro, laddove
si continui ad intendere P.Oxy. 2438 C come parte del rotolo preso in esame.
P.Oxy. 2438 C, tuttavia, non sembrerebbe appartenere a quest’ultimo, poiché
non sono presenti in Lobel informazioni circa il contesto di ritrovamento tali da
far pensare ad un unico rotolo, la scrittura è evidentemente differente per mano e
ductus e, qualora si tratti di uno scholion, non ci sarebbe sufficiente spazio
nell’intercolumnio per giustificarne l’inserimento.
Il frammento 2438 C è comunque, purtroppo, in uno stato troppo frammentario
per fornire una soluzione certa o quanto meno attendibile al quesito sollevato.
Alla linea 25 di P.Oxy.2438 A Lobel91, sulla scorta di θυγατέρων della l.
26 e θυγατέρας della l. 28, integra i nomi propri delle due figlie di Pindaro,
Protomache ed Eumetis, a noi noti grazie ad Eustazio e alle Vitae: Ambrosiana,
Thomana e Metrica92, seguiti da ἀδελφόν alla l. 27, che alluderebbe ad un altro
figlio di Pindaro (non sappiamo se lo stesso della l. 20 o meno) di cui forse,
nella parte di frammento successiva a noi non pervenuta, si parlava.
L’autore del βίος nelle linee seguenti (ll. 29-30) riporta anche l’incipit
dell’opera di Pindaro (corrispondente al nostro fr. 116 Schroeder = fr. 241
Bowra), come era tipico nel mondo antico per riferirsi ad un preciso prodotto
letterario-artistico laddove non vi fosse stato apposto dall’autore un titolo, in cui
si parlerebbe proprio dei suoi figli (ὧν μνημονεύει ἐν τῃ ὠδῇ ἧ ἀρχή ὁ
Μοισαγέτας με καλεῖ χορεῦσαι [Ἀ]πόλλων) 93.

data la diversa scrittura e il contenuto generale che potrebbe riferirsi non solo alla
produzione pindarica ma a quella partenica e lirica in generale.
91
Lobel 1961, 6.
92
Vita Ambrosiana (Drachmann 1964, vol. 1,3), Vita Thomana (Drachmann 1964, vol.1, 5),
Vita Metrica (Drachmann 1964, vol.1, 9), Eustazio (Drachmann 1964, vol.3, 297).
93
La ricostruzione riportata per la linea 30 tiene in questo caso conto dell’acume critico di
Snell 1962, 5.
14
Significativo è anche il luogo di morte dell’autore, Pindaro, segnalato
espressamente alla l. 31 col termine in caso dativo Ἄργος 94 , celebre πόλις
dell’Argolide, come riporta anche l’epigramma alla fine della Vita
Ambrosiana95.

Le linee conclusive della biografia riportano una lista delle opere


pindariche (ll. 34-40), poche notazioni sullo stile del lirico (ll. 41-44) e alcuni
versi tratti dalla II Olimpica (ll. 44-47).
Alla linea 34 è presente una integrazione certa di Lobel 96 del verbo
iniziale διῄρηται, che, probabilmente riferito alla sistemazione dell’opera
pindarica operata dal filologo Aristofane di Bisanzio, fa propendere lo
studioso per una congettura che completerebbe la linea di scrittura, ritenuta
altamente plausibile da tutti gli studiosi che si sono avvicinati alla biografia
ossirinchita, ossia: τ[ὰ ποιήματα ὑπ’ Ἀριστοφάν]ους. Le prime lettere della
linea 35, infatti, completerebbero con successo l’integrazione di Lobel. Tale
ricostruzione verrebbe avvalorata da un’informazione molto simile presente
nella Vita Thomana 97
in relazione alla I Olimpica: προτέτακται ὑπὸ
Ἀριστοφάνους τοῦ συντάξαντος τὰ Πινδαρικά. Infatti, secondo il βίος
medievale, la sistemazione dei componimenti nel corpus pindarico risalirebbe
per l’appunto ad Aristofane. L’assenza di notizie relative alla sistemazione
aristofanea negli altri βίοι viene spiegata da Negri98 con la teoria, secondo la
quale i nomi delle autorità antiche che si sono espresse circa un certo
argomento non venivano riportati nelle epitomazioni e negli scholia perché,

94
Significativa risulta la doppia menzione della morte dell’autore: alle linee 7- 8 con il
riferimento all’età, mentre alla linea 31 con il luogo di morte. Dunque si presuppone che vi
sia l’assenza di alcune informazioni correlate alla sua morte che forse potevano essere
presenti nelle parti lacunose del papiro.
95
Drachmann 1964, vol. 1,3.
96
Lobel 1961, 6.
97
Drachmann 1964, vol. 1, 7.
98
Negri 2004, 20-21.
15
facendo parte di un comune patrimonio di informazioni, erano considerati
superflui.
Inoltre, la lista di opere viene ordinata seguendo due criteri: dal punto di
vista macroscopico vi è infatti una divisione tra componimenti indirizzati alle
divinità (εἰς θεούς) e componimenti dedicati agli uomini (εἰς ἀνθρώπους)99:
questa ripartizione per argomento, sebbene non sia chiaro se vada considerata
o meno aristofanea100, divenne con il tempo canonica e si impose soprattutto a
livello scolastico; ulteriore prova della canonicità di questo schema è una
101
testimonianza di Proclo in Fozio . Come afferma la Natalucci, le
informazioni fornite da Proclo sembrano dipendere da Didimo e, sulla base di
questa congettura, si è diffusa l’ipotesi che la divisione in due gruppi diversi
possa risalire in ultima istanza a Didimo102. Oltre a questa categorizzazione, è
ravvisabile nel testo un chiaro intento di riorganizzazione delle opere
pindariche su base alfabetica, argomento che avvalora ulteriormente l’idea di
considerare questa tipologia di ordinamento, alquanto semplificato,
particolarmente diffusa in ambito scolastico.
Sembrano essere numerosi i punti di contatto tra questa tradizione e
quelle confluite nei γένη medievali: infatti, comune alla maggior parte delle
vite di Pindaro è l’informazione che l’opera omnia del lirico ammontasse a
diciassette libri. Tale notizia è presente nella Vita Ambrosiana, nella Suda e
nella Vita Thomana. L’assenza di notazioni simili nella Vita Metrica viene
giustificata dalla peculiare forma in versi della biografia: l’attenzione
all’aspetto metrico e poetico viene anteposta alla meticolosità nella scelta dei
dati da fornire in relazione al lirico e, di conseguenza, si è in presenza di un

99
Natalucci 1995, 80; Arrighetti 1967, 137.
100
Arrighetti 1967, 137.
101
Cfr. Phot. Bibl. 239, 319b- 320a.
102
Natalucci 1995, 80 n. 114.
16
elenco alquanto sommario e impreciso 103 ; al contrario, la mancanza del
numero di libri in Eustazio104, come sottolinea Natalucci, non è in alcun modo
giustificabile, dal momento che questi attinge a piene mani dalle due vite in
precedenza citate (Vita Ambrosiana e Vita Thomana)105.
Un significativo elemento di rottura tra la biografia ossirinchita e le altre
vite medievali risiede nell’elenco stesso. Innanzitutto, è doveroso riconoscere
che sono presenti numerose affinità tra P.Oxy. 2438 e la Vita Ambrosiana e
che, proprio sulla base di tale affinità, si è spesso cercato di integrare il testo
del papiro proprio in virtù delle opere presenti nella biografia medievale. Nel
papiro, l’ordine è il seguente: διθ[υ]ράμβων β', [ προσοδίω]ν β', παιάνων α',
πα[ρ]θεν[εί]ων γ', [ἐπινικίω]ν δ', ἐγκωμίων α', εν[.]κα ( lacuna non sanata da
Lobel 106
) ὕμ]νων α', ὑ[π]ορχημάτων α', θρ[ήνων α' ( ampia lacuna)
]ωννεικολειων; nella Vita Ambrosiana la lista appare così ordinata: ὕμνους,
παιᾶνας, διθυράμβων β', προσοδίων β', παρθενίων β', φέρεται δὲ καὶ γ' ὃ
επιγράφεται κεχωρισμένων παρθενίων, ὑπορχημάτων β', ἑγκώμια, θρήνους,
ἐπινίκιων δ'107. Fatta eccezione per l’ordine di classificazione, una differenza
importante riguarda il numero degli ὑπορχήματα: nel papiro è segnalato un
solo libro di Iporchemi, al contrario, la Vita Ambrosiana li riporta in numero
di due. Lobel accetta la notizia del papiro e taccia il riferimento al secondo
libro nella vita bizantina come corruttela, creatasi nel corso della tradizione.
Inoltre, per raggiungere il totale di diciassette libri, indicato alla l. 36 (εἰς
βιβλία ιζ'), Lobel segnala la presenza di un titolo mancante tra la fine della l.
38 e l’inizio della l. 39, senza però tentare un’integrazione che risulterebbe
senza dubbio azzardata 108 . Altri hanno proposto integrazioni che possano

103
Natalucci 1995, 79 n.112.
104
Drachmann 1964, vol. 3, 9.
105
Natalucci 1995, 79 n. 111.
106
Lobel 1961, 6.
107
Drachmann 1964, vol. 1, 3.
108
Lobel 1961, 6.
17
indicare un gruppo disomogeneo di carmi non altrimenti catalogabili: Gallo109
propone ἐν [ῷ] κα[ὶ σκόλιά τινα, ossia una precisazione al libro degli Encomi
e, se così fosse, sarebbe ancora ravvisabile una certa distinzione tra gli σκόλια
e gli encomi; tale differenziazione si era persa nel tempo dopo la teorizzazione
dei generi letterari e il raggruppamento delle opere pindariche operati dai
filologi alessandrini: come sottolinea Gallo, l’introduzione del termine
ἐπινίκιον al posto di ἐγκώμιον ha fatto sì che quest’ultimo fosse adoperato per
tutti i componimenti che non fossero considerati epinici o θρήνοι. Tuttavia,
continua Gallo, non è possibile applicare questa distinzione in maniera ferrea,
poiché lo stesso P.Oxy. 2438, sebbene risulti essere figlio della tradizione
alessandrina, conserva ancora, nella terminologia adoperata, il termine
ἐγκώμιον (l. 17) in alternativa a ἐπινίκιον 110
. Natalucci dà ulteriori
informazioni sui componimenti che prendono il nome di σκόλια e giustifica
l’inserimento di tali carmi nel libro degli Encomi in virtù della loro esiguità e
fa risalire tale inserimento alla figura di Aristofane di Bisanzio111.
Tuttavia, questa ipotesi di ricostruzione del testo non sana la questione
del libro mancante e Gallo infatti è pronto ad accettare la presenza di una
corruttela in ὑπορχημάτων α'112 . Lobel, d’altronde, adduce numerose prove
dell’assenza di riferimenti a un secondo libro di Iporchemi nella tradizione
relativa a Pindaro, nell’editio princeps del papiro113: «it is to be observed that
no ancient quotation refers to the ὑπορχήματα as if there were more than a
single book» e successivamente elenca le fonti cui fa riferimento114; Natalucci
sostiene inoltre che la duplicazione del numero libri di Iporchemi si sarebbe
prodotta relativamente tardi nella tradizione, per via di una certa tendenza

109
Gallo 1969, 107.
110
Gallo 1969, 108.
111
Natalucci 1995, 83.
112
Gallo 1968, 77.
113
Lobel 1961, 6.
114
Cfr. Lobel 1961, 6.
18
semplificativa del compilatore della Vita Ambrosiana, che porta quest’ultimo
a sottrarsi a problematiche relative al numero di libri tramandato 115.
Non è inoltre possibile proporre ipotesi di integrazione sulla base
dell’enciclopedia Suda 116 , la cui lista riporta: Ὀλυμπιονίκας, Πυθιονίκας,
Προσόδια, Παρθένια, Ἐνθρονισμούς, Βακχικά, Δαφνηφορικά, Παιᾶνας,
Ὑπορχήματα, Ὕμνους, Διθυράμβους, Σκόλια, Ἐγκώμια, Θρήνους, δράματα
τραγικὰ; alcuni titoli presenti nell’enciclopedia bizantina (Entronismi e
Bacchici) sono del tutto assenti nella tradizione e compaiono esclusivamente
in questo contesto. Sono state fornite diverse ipotesi relative alla discrasia di
informazioni tra Vita Ambrosiana, che riguarda dunque l’intero filone della
tradizione che si avvicina, sebbene con le dovute precisazioni, al papiro
ossirinchita, e Suda117. Per sanare la questione in merito al numero di libri e
all’evidente assenza di un titolo che possa completare l’elenco, Natalucci
fornisce altre plausibili ipotesi di integrazione: ipotizza che εν[.]κα possa
essere letto come ενκα[, giustificando la distanza tra i due gruppi di lettere
visibili con un allontanamento dei lembi sfilacciati del foglio di papiro.
Tuttavia, sembra pressoché evidente che una simile spiegazione dovrebbe
tenere conto di tale aspetto anche per la ricostruzione della linea precedente,
che subirebbe modifiche, e del fatto che una simile ipotesi non è plausibile
data la completezza della linea successiva. Natalucci congettura titolature
come ἐνκαταμιγέντων ποιήματα α', ἐνκαταλειμμάτων, ἐνκατακεχωρισμένων,
ovvero qualcosa di simile a ἑνικῶν δὲ τινῶν ποιήματα α', in riferimento a un
libro di carmi sparsi non meglio raggruppabili, e avvalora tale ipotesi
aggiungendo che titoli del genere rispetterebbero l’ordine alfabetico della lista.
In riferimento al problema circa l’assenza del diciassettesimo libro, non
sono reperibili informazioni utili nella Vita Metrica, per le motivazioni già

115
Natalucci 1995, 85.
116
Suda π 1617 Adler.
117
Cfr Arrighetti 1967, 136-137, n. 36.
19
addotte in precedenza, e in Eustazio118, nella cui opera sono assenti gli Inni e
vi è una generale approssimazione nelle notizie fornite 119 . Indubbiamente,
tuttavia, il progressivo svilimento delle opere pindariche ancora in
circolazione, nei secoli che vanno dalla sistemazione alessandrina alla
redazione dei βίοι bizantini, ha prodotto una serie di incongruenze, relative al
numero di libri e ai titoli tramandati, solo in parte sanabili.
Vi sono suggestivi punti di contatto, per quanto riguarda l’ordine delle
opere, tra P.Oxy. 2438 e Hor. Carm. 4, 2120: in quello che, naturalmente, non
si presenta come un elenco sistematico delle opere del lirico, i ditirambi
figurano in prima posizione ai vv. 10-12; successivamente sono inseriti i
carmina in cui il poeta deos regesve canit deorum sanguinem (vv. 13-16), che
corrisponderebbero ai Prosodi, ai Peani e ai Partenii; successivamente
compaiono gli epinici (vv. 17-20) e in ultima posizione i θρήνοι. Cazzaniga, in
un suo contributo sull’argomento121, avanza una possibile spiegazione di tale
affinità ricorrendo a un’ipotetica fonte comune, di derivazione aristofanea, che
sarebbe alla base dell’ordine dei componimenti in entrambe le opere. Lo
studioso aggiunge un’ulteriore osservazione circa la vicinanza tra il giudizio
sull’arte pindarica alle ll. 41-44 del papiro e le considerazioni del Venosino ai
vv. 1-4 e 25-27122, ma, in realtà, è presente un’evidente difformità di intenti:
Orazio tesse le lodi del lirico, accostandosi a immagini che sono proprie della
forma poetica, laddove, nel papiro, le informazioni relative alla poetica
dell’autore si inscrivono in un’esigenza di completezza, propria del
compilatore, il quale fornisce dettagli relativi a questo aspetto.
Alla linea 40 risulta difficile, se non impossibile, decifrare il significato

118
Drachmann 1965, vol. 1, 303.
119
Cfr. Natalucci 1995, 79 n. 112.
120
L’ode è dedicata a Iullo Antonio, al quale Orazio rivolge una lezione su Pindaro: l’allievo,
infatti, aspira a imitare il lirico.
121
Cazzaniga 1970-1971, 6-7.
122
Cazzaniga 1970-1971, 7-8.
20
del termine νεικολειων, che sembra afferire ancora all’elenco di opere del
lirico, data la sua posizione e la terminazione in genitivo plurale. Lobel
fornisce in merito un’ipotesi alquanto difficile da sostenere, per ammissione
dello stesso studioso: «I have speculated on the possibility that Νικοκλείων is
meant – an Aeginetan Nicocles is referred to in Isthm. VIII – but see no
particolar reason for believing that this is on the right lines»123.
Dalla l. 41 in poi ha inizio una nuova sezione del testo, che introduce
«the general characterization of Pindar’s poetry» 124 . Integrazione sicura e
accettata dagli studiosi è infatti πλά]σματι τῆς ποιή[σεως alla l. 41. Nelle linee
seguenti si procede alla «trattazione dell’ideale della saggezza φυᾷ tante volte
professato dal poeta» 125 ; inoltre, il βίος ossirinchita si conclude con una
citazione di Ol. II 86-88, che esplica al meglio tale principio. La διπλῆ finale
indica il termine della trattazione.
Così come proposto da Lobel 126 , è possibile ricostruire parzialmente
l’intenzione delle ll. 41-44, sulla base di schol. Nem. I 49: ἀεὶ ὁ Πίνδαρος
ἐπαινεῖ τοὺς φύσει μᾶλλον τῶν ἐκδιδαχῆς περιγιγνομένων127 e schol. Nem. III
75: διὰ παντός δὲ ὁ Πίνδαρος μᾶλλον τὰ ἐκ φύσεως ἀγαθὰ τῶν ἐκ
διδασκαλίας παραγινομένων προκρίνει128. Alla l. 44, inoltre, Lobel129 corregge
la lettura di εἰωθέναι [] φωνεῖν in εἴωθεν αἰ[εὶ] φωνεῖν.
Dall’analisi di questi dati, si può giungere alla conclusione che il testo
del P.Oxy .2438 tramanda una tradizione che si ricollega alla critica
alessandrina. Infatti, il βίος ossirinchita ha un chiaro intento critico e
scientifico, che spoglia la trattazione di tutti quegli elementi fantasiosi e

123
Lobel 1961, 7.
124
Lobel 1961, 7.
125
Arrighetti 1967, 140.
126
Lobel 1961, 7.
127
Cfr. Drachmann 1964, vol.3, 19.
128
Drachmann 1964, vol.3, 54.
129
Lobel 1961, 7.
21
aneddotici presenti nelle altre vitae Pindari tramandateci. Inoltre, gli studiosi
leggono nell’unica biografia di Pindaro su papiro un’espressione della
letteratura epitomatoria che funge da fonte per la stesura delle successive vite
bizantine 130 . Sebbene si sia in presenza di notevoli somiglianze tra questa
biografia e la Vita Ambrosiana, è chiaro come in quest’ultima sia presente una
grande quantità di materiale derivato per l’appunto da informazioni, il cui
carattere aneddotico ne ha decretato l’esclusione dalla vita su papiro, che
mirava chiaramente a un certo rigore scientifico e erudito. Arrighetti 131 si
interroga su quale possa essere stata la presunta fonte comune tra le due
biografie, giungendo alla conclusione che, alla base delle due tradizioni
biografiche, vi sarebbe un excerptum di Didimo132. Secondo Arrighetti, uno
dei dettagli a favore di questa ipotesi è la presenza di «apre punte polemiche»,
segnalate dal verbo ἀγνοέω, comuni alla pratica di Didimo133. La Natalucci
avvalora l’ipotesi di una qualche dipendenza da Didimo citando l’incipit della
colonna del papiro (Πίνδαρος ὁ λυρικὸς ποιητής) per via della presenza del
termine λυρικὸς, che inizia a essere attestato a partire dal I sec. a.C.; tuttavia,
la stessa studiosa aggiunge che quest’ultimo dato non può affatto ritenersi
certo134.
Circa l’ambiente di produzione e la fruizione del P.Oxy. 2438 si potrebbe
avanzare l’ipotesi di una stesura finalizzata a uso privato, probabilmente in
ambito erudito o scolastico superiore.

130
Natalucci 1995, 87.
131
Arrighetti 1967, 144.
132
Nonostante vi siano molti indizi collegabili alla figura di Didimo, come per esempio: il
tono serio e polemico del γένος ela mancanza di elementi aneddotici non vi sono dati certi per
attribuire la paternità del βίος a Didimo. Per ulteriori approfondimenti, si veda Gallo 1997,
43-44.
133
Cfr. Arrighetti 1967, 145.
134
Cfr. Natalucci 1995, 88.
22
CONCLUSIONI
Trarre delle conclusioni su un papiro frammentario in cui convergono
fonti diverse è cosa alquanto ardua e difficile; varie potrebbero essere le ipotesi
circa il contesto di produzione del papiro (sicuramente destinato ad un uso
privato ed erudito), il contenuto eterogeneo (il fr. A è un componimento di
carattere biografico e il fr. C è una possibile nota marginale di commento, cosa
che era usuale nei centri di studio alessandrini), la presenza di diverse mani
(alternate tra i vari frammenti), il ductus rapido e corsiveggiante e la struttura
schematica e ordinata. Infatti «lo schema si può ricavare con sufficiente
sicurezza: 1. stirpe (con varianti sul nome del padre), 2. cronologia (con ampia
discussione polemica), 3. famiglia, 4. morte, 5. catalogo delle opere, 6.
carattere della poesia. Anche le caratteristiche del bios si possono cogliere e
fissare con buona approssimazione: linearità di struttura, sobrietà
nell’esposizione, impostazione in taluni punti critica e polemica, assenza dei
mirabilia e, in genere, dell’aneddotica di cui abbondano le altre biografie»135.
Ciò, tirando le somme, sarebbe un’ulteriore conferma dell’origine erudita di
P.Oxy. 2438 e del fatto che fosse, stando ai ritrovamenti papiracei ossirinchiti,
particolarmente diffusa la pratica, nell’oasi del Faiyûm, di leggere i Peani, i
Ditirambi e soprattutto gli Epinici di Pindaro136. Gli alessandrini, com’è noto, si
rifanno al modello del Peripato ateniese e dunque alla tradizione aristotelica, di
impostazione scientifica, la quale arrivò ad Alessandria per opera di Demetrio
Falareo 137 . Tra i vari βίοι grammaticali alessandrini, ve ne sono alcuni che
presentano un’impostazione più seria, come nel caso del nostro papiro, ed altri
dotati di elementi aneddotici e notizie non molto attendibili, influenzati
probabilmente da altre biografie di diversa tendenza. Vi potevano essere,
tuttavia, delle analogie anche dal punto di vista strutturale tra le varie Vite,

135
Gallo 1997, 42 – 43.
136
Cfr. Turner 1984, 118.
137
Cfr. Turner 1984, 125.
23
come tra il P.Oxy. 2438 e i γένη bizantini138.
Il βίος non può risalire a Callimaco, sia per il carattere polemico che ne
emerge, sia per la datazione basata sulle Olimpiadi, sistematizzata da
Eratostene, il quale è successivo cronologicamente all’autore ellenistico139. Lo
stile del βίος tuttavia si avvicina al metodo di quest’ultimo, il quale, con i suoi
Πίνακες, funse da modello anche per il genere biografico140.

138
Cfr. Gallo 1997, 50.
139
Cfr. Turner 1984, 125.
140
Cfr. Gallo 1997, 43.
24
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