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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI

PADOVA


Sede Amministrativa: Universit degli Studi di Padova

Dipartimento di Scienze del Mondo Antico

Scuola di dottorato di ricerca in: Scienze Linguistiche, Filologiche, Letterarie

Indirizzo: Filologia Classica

Ciclo: XXI



Socratis et Socraticorum Epistolae:

stud preliminari, traduzione, commento



Direttore della Scuola: Chiar.ma Prof. ssa Paola Beninc


Supervisore: Chiar.mo Prof. Giuseppe Serra


Dottorando: Jacopo Bolzan
I
Indice

Introduzione

- pp. 1-12. Composizione del corpus, storia degli studi critici, cronologia,
obiettivi della ricerca. Swkratikw~ n ej pistolw~ n sunagwgaiv, pp. 1-3 -
Composizione del corpus e storia degli studi critici, pp. 3-8 Cronologia, pp. 8-9
- Obiettivi della presente ricerca, 10-12

- pp. 13-127. Storia della tradizione manoscritta. I manoscritti, pp. 13-26 Sigle,
pp. 27-28 Collazione, pp. 28-68 - Il primo nucleo del corpus (So
1
): epistole 1-
15, 18, 21-23, pp. 69-111 Stemma Codicum, p. 111 - Il secondo nucleo del
corpus (So
2
): epistole 16-17, 19-20, 24-35, pp. 112-127 Stemma Codicum, p.
127

- pp. 128-156. La filosofia cinica delle Socratis et Socraticorum Epistolae:
considerazioni in merito allo studio di Benjamin Fiore. Premessa, pp. 128-130
Socratis Epistolae, pp. 130-133 Socraticorum Epistolae, pp.133-143
Risultati, pp. 143-156

- pp. 157-168. Le Socratis et Socraticorum Epistolae come romanzo epistolare:
considerazioni in merito allo studio di Niklas Holzberg. Premessa, pp. 157-159
- Trama e protagonista, pp. 159-162 - Lordine delle epistole, pp. 162-165 - I
caratteri del romanzo epistolare greco, pp. 165-166 - Il rapporto con il potere e
il valore dellamicizia: le tematiche del romanzo epistolare greco, pp. 167-168

Testo greco, traduzione, commento

- pp. 170-230. Epistole 1-7. Introduzione, pp. 170-189 Testo greco e traduzione,
pp. 190-217 Note alla traduzione, pp. 218-230
II

- pp. 231-266. Epistole 8-13. Introduzione, pp. 231-251 Testo greco e traduzione,
pp. 252-261 Note alla traduzione, pp. 252-266

- pp. 267-303. Epistole 14-17. Introduzione, pp. 267-280 Testo greco e
traduzione, pp. 280-297 Note alla traduzione, pp. 298-303

- pp. 304-315. Epistole 18-20. Introduzione, pp. 304-308 Testo greco e
traduzione, pp. 308-313 Note alla traduzione, pp. 314-315

- pp. 316-340. Epistole 21-23. Introduzione, pp. 316-329 Testo greco e
traduzione, pp. 330-337 Note alla traduzione, pp. 338-340

- pp. 341-359. Epistole 24-26. Introduzione, pp. 341-349 Testo greco e
traduzione, pp. 348-355 Note alla traduzione, pp. 356-359

- pp. 360-375. Epistola 27. Introduzione, pp. 360-367 Testo greco e traduzione,
pp. 366-371 Note alla traduzione, pp. 372-375

- pp. 376-445. Epistole 28-29. Introduzione, pp. 376-425 Testo greco e
traduzione, pp. 424-437 Note alla traduzione, pp. 438-445

- pp. 445-484. Epistole 30-34. Introduzione, pp. 445-467 Testo greco e
traduzione, pp. 468-479 Note alla traduzione, pp. 480-484

- pp. 485-493. Epistola 35. Introduzione, pp. 485-490 Testo greco e traduzione,
pp. 490-493
III
Bibliografia

- pp. 495-501. Socratis et Socraticorum Epistolae. Edizioni, commenti, traduzioni,
pp. 495-496 - Contributi e articoli, pp. 497-501 Recensioni, pp. 501

- pp. 502-517. I manoscritti.

- pp. 518-533. Bibliografia citata nell'Introduzione e nel del Commento.
Manuali, raccolte di frammenti e testimonianze, pp. 518-520 - Contributi e
articoli, pp. 520-533

- pp. 533-534. Strumenti grammaticali e lessicografici
1
Introduzione

Composizione del corpus, storia degli studi critici, cronologia, obiettivi della
ricerca

1. Swkratikw Swkratikw Swkratikw Swkratikw~ ~ ~ ~ n e n e n e n ej j j j pistolw pistolw pistolw pistolw~ ~ ~ ~ n sunagwgai n sunagwgai n sunagwgai n sunagwgaiv v v v

La prima attestazione dell'esistenza di epistole la cui composizione veniva fatta
risalire a Socrate proviene da un papiro scritto in maiuscola corsiva databile alla
prima met del III sec. d. C., proveniente da Menfi e conservato a San Pietroburgo,
Biblioteca Nazionale di Russia (P. Ross. Georg. I, 22)
1
. Nella prima colonna, alle
linee 1 sg. si legge, infatti:

[..].estivou Swk[ra]tikw~ n ej pisto[lw~n]
sunagwgaiv

Prima di Swkratikw~ n si ha estiou: si tratta, verisimilmente, di parte del nome del
curatore delle raccolte, di colui, cio, che ha unito differenti materiali provenienti da
differenti epistolari
2
.

1

Abbiamo preso visione del papiro grazie al facsimile riportato da Gardthausen 1922, 92 e da
Otranto 2000 in appendice. La prima edizione del papiro si trova in Zndel 1866: altre
edizioni sono quella di Jernstedt 1901, di Wilken 1912, di Schmidt 1922, di Zereteli-Krger,
di Linguiti 1989 e da ultimo di Otranto 2000. Prendiamo a riferimento l'edizione di
quest'ultima: rimandiamo, ugualmente, a p. 79 sg. di questo contributo per ulteriori
indicazioni bibliografiche. Il frammento misura 9, 6 cm x 12 cm, scritto solo sul recto e si
estende su due colonne. La prima colonna mutila a sinistra e nei margini superiore e
inferiore: riporta 24 linee. Dell'altra colonna si possono leggere pochissime lettere
appartenenti al margine sinistro.
2

Jernstedt 1901 proponeva di leggere An]qestivou: , in effetti, noto un Antistius autore di
epistole (I a. C-I d. C., cfr. RE I 2, 1894, col. 2552): contro questa identificazione, cfr.
Crnert 1936, 147.
2
Appare eccessiva la sicurezza con la quale Crnert 1936, 148
3
si dice convinto che le
raccolte menzionate nel papiro contenente una lista di libri filosofici
4
siano le stesse
confluite nel corpus oggi denominato Socratis et Socraticorum Epistolae: molto pi
cauta la posizione di Sykutris 1933, 111 sg., il quale si era limitato ad osservare che,
come non ci sono elementi contro simile identificazione, allo stesso modo nulla
obbliga ad accettarla.
A questo riguardo, importante osservare che il titolo della raccolta come compare
nel papiro non porta certo a concordare con Crnert. Solitamente, infatti, nei titoli
degli epistolari si trova il genitivo del nome dell'autore, reale o fittizio, non l'aggettivo
derivato dal nome: non sembra, dunque, opportuno pensare che la lista faccia
riferimento alle prime sette lettere della nostra raccolta. D'altro canto, non nemmeno
convincente ritenere che dietro Swkratikw~ n si celino gli autori delle epistole, ovvero
i Socratici, i discepoli di Socrate: in questo caso, ci si aspetterebbe, infatti, che
Swkratikw~ n seguisse ej pistolw~n, anzich precederlo, o che venisse accompagnato
dall'articolo. Cos come si trova, la testimonianza della lista conduce, piuttosto, a
pensare all'esistenza di raccolte di lettere composte da diversi autori, i quali abbiano

3
Seguito da Linguiti 1989, 90 e da Otranto 2000, 84.
4
Oltre alle nostre epistole, nella I colonna (la II contiene pochi frammenti di nomi)
compaiono: (l. 7), Aristotele, Peri; aj reth~ (scil. Peri; ajretw~ n kai; kakiw~n, cfr. Otranto
2000, 83 sg.); (l. 8), Posidonio, Peri; ojrgh~ (unica testimonianza diretta, cfr. Otranto 2000,
84); (l. 9), Teoda di Laodicea (medico empirico, cfr. Otranto 2000, 84 sg.), Kefavlaia; (l. 10),
Teofrasto, Peri; swfrosuv nh; (l. 11), Dione, Peri; ajpistiva; (l. 12 sg.), Aristotele,
Aqhnaiv wn politeiva; (l. 15), Nigrino (o Peregrino, secondo Crnert 1936: si legge solamente
igriv nou), Apologiv ai (nulla si sa in merito e il rapporto con i dialoghi lucianei dove
compaiono i due nomi citati non appare chiaro, cfr. Otranto 2000, 86); (l. 16), Diogene (di
Babilonia, allievo di Crisippo), Peri; ajlupiva; (l. 17), Discorsi ai Tirii; (l. 20 sg.), Crisippo,
Tevcnh lov gwn kai; trov pwn; (l. 22), Aristotele, Politeiv a Neopolitw~n; (l. 24), Enesidemo
(secondo Crnert 1936), Peri; tw~ n devka trov pwn. Alla l. 14 compare il nome Kriv twn
Swkratikov, cos come alle ll. 19 e 23, si leggono rispettivamente i nomi di Simone e
Cebete: non si pu dire se si tratti di titoli di dialoghi di cui non sono stati menzionati gli
autori, o degli autori stessi, cfr. Linguiti 1989, 91; Otranto 2000, 85.
3
tutti scelto Socrate come mittente
5
: diverse collezioni, dunque, non solamente le
Socratis Epistolae conservate nel nostro epistolario.

2. Composizione del corpus e storia degli studi critici

Socratis et Socraticorum Epistolae il titolo assegnato in epoca moderna ad una
raccolta formata da trentacinque epistole, tradita integralmente da quattro manoscritti:
altri undici presentano lettere appartenenti all'epistolario in numero variabile
6
.
L'ordine delle epistole divenuto canonico quello stabilito dall'editio princeps, curata
da Leone Allacci nel 1637 e stampata a Parigi
7
. Una pubblicazione cos tarda non
manca di stupire. Tutti gli altri epistolari greci erano stati editi nell'Aldina del 1499
curata da Marco Musuro: l'editore conosceva sicuramente la raccolta, dato che l'aveva
copiata anni prima a Firenze nel Vaticanus Graecus 1336 e dato che il Vaticanus
Graecus 1461, codice che sfrutt per apprestare la sua edizione, contiene le Socratis

5

Cos come Swkratikoiv lov goi erano i dialoghi che avevano Socrate come protagonista.
6

Tratteremo diffusamente la storia della tradizione manoscritta del corpus, infra pp. 13-127.
7
Socratis Antisthenis et aliorum Socraticorum epistolae. Leo Allatius hactenus non editas
primus Graece vulgavit, Latine vertit, notas adiecit, dialogum "de scriptis Socratis praefixit.
Parisis, sumptibus Sebastiani Cramoisy, typographi regii, via Iacobaea, sub Ciconiis. M. DC.
XXXVII. Come si evince dal titolo, all'edizione viene affiancata la traduzione latina e fatto
seguire un commento. Per quanto riguarda l'ordine scelto dall'Allacci, si possono notare due
scelte arbitrarie: quella di spostare nella loro attuale posizione le epistole 21-23, mentre nei
testimoni esse si trovano o subito dopo le prime sette epistole, o separate dal resto del corpus
(su questo, cfr. infra pp. 13-26; 162-164), e quella di invertire l'ordine nel gruppo di lettere
attribuite a Speusippo (la 33 e la 34 precedevano le epistole 30-32, su questo, cfr. infra pp.
468). Quest'ultima scelta pu essere stata dovuta a necessit editoriali, dato che le lettere 33 e
34, al pari della 35, a causa del loro testo estremamente corrotto, non sono state tradotte da
Allacci, e si trovano come una sorta di appendice alla raccolta (fatto che si ripeter anche in
tutte le successive edizioni).
4
et Socraticorum Epistolae
8
. La "sfortuna" editoriale del nostro corpus , che a tutt'oggi
non ha un'edizione critica che consideri l'intera tradizione e nemmeno il testimone pi
antico, inizia, dunque, molto presto, al tempo degli esordi della stampa. L'edizione di
Allacci basata sul Vaticanus Barberinianus Graecus 181, testimone da lui copiato:
nell'edizione trovano sovente posto le lezioni del Vaticanus Graecus 1336 e del
Vaticanus Palatinus Graecus 164, codici che egli collazion sulla base del
Barberinianus e le cui varianti, insieme a molte sue congetture, si trovano nei margini
di quest'ultimo. Varianti e congetture escluse dal testo vengono riportate nel
commento. Nel commento si ritrova, inoltre, una raccolta delle fonti delle epistole,
che funger da base per ogni successivo commento.
Al commento Allacci fece precedere un dialogo per provare la genuinit delle
epistole: il primo editore della raccolta era profondamente convinto che le lettere
fossero prodotto della penna di Socrate e discepoli, e risalissero al V/IV sec. a. C., ma
i dubbi a riguardo non dovevano, evidentemente, mancare gi ai suoi giorni. La
genuinit sar definitivamente esclusa da Richard Bentley con la sua celeberrima
dissertazione del 1699
9
: Bentley confuta Allacci proprio a partire dalle testimonianze
di storici antichi prese a riferimento da quest'ultimo, mettendo in luce la grande
quantit di incongruenze e anacronismi presentata dalle epistole.
Il grandissimo successo della dissertazione di Bentley andr totalmente a discapito
dell'epistolario di Socrate e dei Socratici
10
: se le lettere erano dei falsi, veniva meno
ogni ragione di interesse. Di questa negligenza si lamenta Johann Konrad Orelli, il
filologo svizzero curatore della seconda edizione, uscita solamente nel 1815
11
.

8
Su tutto questo, cfr. infra p. 91 sg.. Non stata data spiegazione del mistero, cfr., da ultimo,
Pagliaroli 2004, n. 1 p. 239 sg.
9

R. Bentley, Dissertations upon the Epistles of Phalaris, Themistocles, Socrates, Euripides,
and upon the Fables of Aesop [1699], Berlin 1874.
10

Ma anche di quello di Falaride, Euripide Temistocle: cfr. Holzberg 1994, 52.
11

Socratis et Socraticorum, Pythagorae et Pythagoreorum quae feruntur epistolae. Graece
ad fidem codicis quondam Helmstadiensis nunc Goettingensis recensuit, notis Allatii,
5
L'edizione di Orelli segna notevoli passi avanti rispetto alla prima. In primo luogo,
oltre alla precedente edizione, viene per la prima volta considerato un testimone
fondamentale del corpus, il codice Guelferbytanus 806 Helmstadiensies 902
12
. In
secondo luogo, il commento dell'Allacci si trova arricchito, oltre che dagli interventi
al testo dell'editore, anche da quelli di G. Olearius, J. Pearson, J. H. Bremi, T.
Stanley, T. Hemsterhusius, L. H. Valkenaer, G. Koen, D. Wyttembach, C. Wolf
apparsi nel corso del '700. In terzo luogo, dopo il commento, Orelli raccoglie tutti i
giudizi espressi a proposito del corpus (da L. Allacci, R. Bentley, J Pearson, G.
Olearius, C. Meiners). A tali evidenti progressi, si associa, tuttavia, una tendenza
meno positiva che perdurer, tuttavia, solamente fino all'edizione successiva
ovvero l'aggiunta di epistole estranee alla raccolta: Orelli, infatti, fra l'epistola 24 e la
25 inserisce altre due epistole attribuite a Platone, le quali, tuttavia, provenendo da
un'altra tradizione manoscritta, quella connessa all'epistolario platonico, avrebbero
dovuto restare escluse dall'epistolario dei Socratici
13
.
Nel 1873 Rudolf Hercher include le Socratis et Socraticorum Epistolae nell'edizione
didotiana degli epistolografi greci da lui curata
14
. L'edizione di Hercher rappresenter
l'ultimo progresso per molto tempo, ovvero fino al 1928: accanto al Guelferbytanus di
cui si valeva Orelli, che, tuttavia, tramandava solo diciannove epistole, per le quali
Orelli doveva, dunque, far ricorso alla princeps, compare, per la prima volta, un altro

Stanleii, Olearii, Hemsterhusii, Valkenarii, Koenii, Wyttenbachii, Ch. Wolfii, H. Bremii
aliorumque et suis illustravit, versionem Latinam emendatiorem Allatii, Pearsoni, Olearii,
Bentleii, Meinersii dissertationes et iudicia de epistolis Socraticis et indicem adiecit Io.
Conradus Orallius. Lipsiae MDCCCXV in libraria Weidmannia.
12

Su questo, cfr. infra p. 26. Orelli ebbe notizia del codice da Luzac 1809, 46: si bas su una
collazione resagli disponibile da K. Lachmann e F. Meier.
13

Le due epistole non fanno parte delle tredici epistole che formano il corpus platonico. Si
trovano tradite, in alcuni manoscritti di Platone (per es. i parisini 1760 e 3052, cfr. infra pp.
16-18) insieme a quelle. Orelli si basa sull'edizione che ne diede Olearius.
14
Epistolographi Graeci. Recensuit, recognovit, adnotatione critica et indicibus instruxit
Rudolphus Hercher, Parisiis 1873.
6
testimone fondamentale, il Parisinus Graecus 3054. Quella di Hercher, dunque, a
differenza di Orelli stabiliva il testo integralmente su manoscritti. Permane la
tendenza negativa inaugurata da Orelli e sopra evidenziata: oltre alle epistole aggiunte
da quest'ultimo, Hercher aggiunge un breve scritto attribuito a Socrate dopo la settima
epistola, numerandolo 7b e lasciando invariata la numerazione della precedente
edizione.
Come anticipato, il successivo snodo fondamentale per la storia degli studi critici
dell'epistolario di Socrate e dei suoi discepoli si colloca molto tempo dopo, nel 1928:
a quell'anno risalgono, la terza edizione del corpus curata da Liselotte Khler e due
importanti contributi di Johannes Sykutris. Fra il 1873 e il 1928, si contano, tuttavia,
diversi notevoli studi. Per quanto riguarda l'intera raccolta, compaiono le dissertazioni
di Obens 1912 e di Schering 1917
15
, che costituiscono un primo tentativo di
esaminare rispettivamente la lingua e la natura dell'epistolario. Per quanto riguarda
gruppi separati o singole epistole, andranno ricordati Dmmler 1889 (ep. 1),
Wilamowitz 1879 (ep. 12), Pavlu 1924 (epp. 14-17), Hermann (ep. 24), Crnert 1906
(ep. 27), Mullach 1881, Bernays 1881, Ritter 1910 (ep. 28).
Nel 1928 compare, dunque, la terza, e ultima, edizione integrale della raccolta, ad
opera di Liselotte Khler
16
. Come lamentato in tutte le recensioni comparse, il lavoro
non appare soddisfacente. Se da una parte il corpus viene limitato alle trentacinque
epistole originarie, ancora manca una saldo fondamento stemmatico: viene preso per
la prima volta in considerazione il Vaticanus Graecus 64, il testimone pi antico, ma

15
W. Obens, Qua aetate Socratis et Socraticorum epistulae quae dicuntur scriptae sint,
Mnster 1912; O. Schering, Symbola ad Socratis et Socraticorum epistulas explicandas, Diss.
Greifswald 1917. Da aggiungere a queste, sebbene di interesse limitato, anche W. Cappelle,
De cynicorum epistulis, Gttingen 1896.
16

Die Briefe des Sokrates und der Sokratiker, herausgegeben, bersetzt und kommentiert von
Liselotte Khler, Philologus Supplementband XX Heft II, Leipzig 1928.
7
esso non entra a far parte della recensione
17
: l'edizione resta basata sul
Guelferbytanus e sul Parisinus, i loro reciproci rapporti e i rapporti con il Vaticanus
non sono sufficientemente chiariti e le lezioni di ques'ultimo compaiono solo
saltuariamente in apparato e in un 'appendice
18
. Se l'edizione della Khler non
rappresenta un progresso, nel 1928 appare il primo e a tutt'oggi l'unico studio
sulla tradizione manoscritta dell'epistolario ad opera di Johannes Sykutris
19
: i
testimoni recensiti sono dieci e viene fornito il primo stemma codicum. Sykutris dar
un importantissimo contributo allo studio del corpus: sempre al 1928 risale l'edizione
e lo studio linguistico dell'epistola 28 contenuta nella dissertazione curata insieme a
Bickermann
20
; del 1931 sua la voce Sokratikerbriefe in RE suppl.; del 1933, infine,
il suo commento
21
. Oltre ai molti importantissimi risultati raggiunti
nell'interpretazione delle singole epistole, progresso fondamentale rappresentato
dalla diversa concezione della raccolta inaugurata da Sykutris: non pi un epistolario
scritto da un unico autore, ma il risultato dell'unione di quattro nuclei fra loro
indipendenti e dalla diversa cronologia, le prime sette epistole (Socratis Epistolae, I
sec. d. C.), le Socraticorum Epistolae 8-27 e 30-34 (III sec. d. C.), la Socraticorum

17

Khler, 1 si dimostra a conoscenza dello stemma di Sykutris 1928 (cfr. infra), ma lamenta
difficolt nell'acquisizione delle riproduzioni fotografiche del Vaticanus.
18

Gi Schering 1917 annotava le varianti del Vaticanus per le epistole 28, 33 e 34 in
un'appendice.
19

J. Sykutris, Die handschriftliche berlieferung der Sokratikerbriefe, PhW 48, 1928, 1284-
1295.
20
E. Bickermann-J. Sykutris, Speusipps Brief an Knig Philipp. Text, bersetzung,
Untersuchungen, Berichte ber die Verhandlungen der Schsischen Akademie der
Wissenscheften zu Leipzig. Philologisch-historische Klasse LXXX, 3, 1928. Per l'importanza
di questa dissertazione, cfr. infra pp. 377-379.
21

J. Sykutris, Die Briefe des Sokrates und der Sokratiker, Studien zur Gesch. & Kult. Des
Altertums XVIII, 2 Paderborn Schningh 1933 (London/New York 1968
2
).
8
Epistola 28 (III sec. a. C.) e la Socraticorum Epistola 35 (dopo la met del II sec. d.
C).
La strada aperta da Sykutris non ha trovato, finora, molto seguito. Se da una parte si
sono intensificati gli studi su due sezioni della raccolta, le Socratis Epistolae e
l'epistola 28
22
, si assistito, tuttavia, dall'altra, all'insorgere di due linee interpretative
che si basano sulla precisa negazione della visione dell'epistolario come insieme
composito, raggiunta da Sykutris 1933 su basi linguistiche, stilistiche e filologiche:
Fiore 1986 e Holzberg 1994, tornano, infatti, a considerare le Socratis et
Socraticorum Epistolae come una raccolta profondamente unitaria e comprensibile
solo sulla base della sua unit
23
.

3. Cronologia

Come detto, risale al 1699 il definitivo abbandono dell'ipotesi della genuinit
dell'epistolario. Mancando, dunque, elementi sicuri, il ventaglio delle cronologie
proposte appare molto esteso: Bentley 1699, 542 colloca la scrittura fra Ateneo e
Libanio; Obens 1912, 79, seguito da Schering 1927, 11 sg., propone una datazione al
II sec. d. C.; Imhof 1981, 80, fissa come limiti temporali per la scrittura della prima
epistola la Settanta e Filone; Bock Cano 1977, 53 abbassa la cronologia delle prime
sette epistole al II sec. d. C.

22
Per le Socratis Epistolae, sono da ricordare la traduzione di M. C. De Felice in Giannantoni
1971, lo studio di Dring 1971, l'analisi linguistica di Bock Cano 1977, l'edizione della prima
epistola di Imhof 1982, l'edizione delle prime sette epistole di Borkowski, gli articoli di
Keyes 1935 e Woodbury 1971. Per l'epistola 28, i contributi di Bertelli 1976 e 1977, i
commenti di Isnardi Parente 1980 e Natoli 2004, e gli articoli di Markle III 1976 e Frolkov
1979a e b. Per ulteriore bibliografia, cfr. infra n. 1 p. 376.
23

Su tutto questo, cfr. infra pp. 128-156; 157-168. Da ricordare, inoltre, la riedizione delle
epistole da parte di Giannantoni 1983 e 1990, la traduzione presente in Malherbe 1977
(entrambi i contributi si basano sull'edizione della Khler) e i contributi di Rosenmeyer 1994
e 2001.
9
Se mancano elementi incontrovertibili, nel definire la cronologia, bisogna, tuttavia,
considerare alcuni dati di fatto: a) le epistole 28 e 29 sono con sicurezza databili al III
sec. a. C.
24
; b) le prime sette epistole - Socratis Epistolae - presentano uno stile
chiaramente diverso rispetto al resto della raccolta; c) terminus ante quem per
l'epistola 12 costituito da una citazione in Stobeo (3. 17, 10)
25
; d) l'epistola 35, per
la quale il terminus post quem la seconda met del II sec. d. C., ha sicuramente
diversa origine
26
. Se per le epistole 28, 29 e 35 la cronologia appare abbastanza certa,
per il resto del corpus, la base per una datazione il pi possibile accurata dovr essere
costituita dalla distinzione fra Socratis e Socraticorum Epistolae
27
, il contributo
fondamentale dato da Sykutris 1933 alla definizione dell'epistolario. Riservandoci,
dunque, di far rilevare le differenze fra i diversi gruppi di epistole nel commento, in
questa sede ci sembra sufficiente proporre una datazione per le Socratis Epistolae e
per le Socraticorum Epistolae 8-27, 30-34: per entrambe, ci appare convincente la
datazione di Sykutris 1933, il quale, sulla base di un attento esame stilistico
28
, colloca
le prime nel I sec. d. C, le seconde nel III sec. d. C
29
.

24

Cfr. infra pp. 376-425.
25
In disaccordo con Sykutris 1933, 121, non accogliamo il 120 d. C come terminus ante
quem: l'utilizzazione dello scritto plutarcheo, De tranquillitate animi nelle epistole 11 e 27
non ci sembra sufficientemente sicura.
26

Cfr. infra pp. 485-490.
27
Per una pi diffusa trattazione della questione, cfr. infra pp. 170-189.
28

Per quanto riguarda le Socratis Epistolae, si pu rilevare un'utilizzazione misurata delle
particelle (cfr. Obens 1912, 66 sg.; Sykutris 1933, 109-111; Borkowski, 12), una certa
permanenza di iati (cfr. Obens 1912, 73 sg.; Borkowski, 12), la tendenza a valersi di duali
(cfr. Imhof 1982, 75; Borkowski, 1912), il gusto per periodi piuttosto estesi, ma
estremamente ordinati, organizzati, cio, secondo reduplicazioni, chiasmi, antitesi (cfr. Obens
1912, 66; Sykutris 1933, 109-111; Imhof 1982, 81; Borkowski 13 sg.). Anche la scelta del
lessico molto accurata (cfr. Sykutris 1933, 109), ma non sempre si presenta indovinata (cfr.
J. Th. Kakridis, rec. ad Sykutris 1933; Imhof 1982, 81; Borkowski 13). Lo stile delle
10

4. Obbiettivi della presente ricerca

Da quanto emerso dall'excurus appena condotto, si potuto evincere che la pi grave
lacuna lasciata dagli studi critici riguarda l'ambito fondamentale della tradizione
manoscritta: come detto, manca, infatti, tanto un'edizione integrale del corpus che
consideri tutti i testimoni, o, almeno, quello pi antico, V, quanto uno studio della
tradizione pi completo quello di Sykutris 1928 non si basa su una collazione
integrale del corpus e che prenda in esame i rapporti del nostro epistolario con il
resto della tradizione degli epistolografi. In primo luogo, si dunque proceduto ad
arricchire il numero dei testimoni considerati, a descriverli e a collazionarli: i dati
emersi sono stati confrontati con la tradizione degli altri epistolari e si sono apportate
sensibili modifiche allo stemma fornito da Sykutris 1928. Il lavoro sulla tradizione
manoscritta non poteva non condurre, infine, a considerare quali potessero essere le
ricadute sul testo. Una volta preso atto che una futura edizione dovr basarsi su V,
non su G e P come avvenuto finora, abbiamo ritenuto opportuno cercare di
valorizzare le varianti del testimone pi antico, seguendo la direzione tracciata da

Socraticorum Epistolae si presenta, al contrario, molto pi trascurato e particolarmente
imprecise appaiono le scelte lessicali (cfr. in particolare Sykutris 1933, 118-121).
29
Gli esami linguistici condotti da Obens 1912 prima, da Bock Cano 1977 poi, non hanno
valore definitivo, dato che i termini sui quali l'uno e l'altra fissano la datazione delle epistole
(solo le Socratis Epistolae nel caso della Bock Cano) al II sec. d. C. compaiono, come
dimostrano gli spogli pi estesi di Borkowski, n. 3 p. 13 (gi Sykutris 1931 lamentava simile
mancanza nello studio di Obens), molto prima. D'altra parte, una datazione troppo alta, come
quella di Imhof 1982, non appare prendere dovutamente in considerazione l'alto grado di
imitazione degli scritti di Platone e Senofonte mostrato soprattutto dalle Socratis Epistolae.
Altra critica che si pu rivolgere a questi due lavori la mancanza di una solida base
filologica: in pi di un caso, infatti, si trovano prese in considerazione delle congetture di
Hercher (cfr. per es. kathfei~ a 17. 2, 13 in Obens 1912, 48, ajrnouvmenon a 1. 1, 6 e
aj nazwpurei~sqai in Bock Cano 1977, 29, 32, 45).
11
Sykutris 1933: delle scelte testuali si dar conto nelle note alla traduzione, la prima
integrale nella nostra lingua
30
.
Anche per quanto riguarda la natura del corpus in esame, la critica non ha saputo
trovare, a nostro avviso, risposte convincenti. La raccolta stata avvicinata ora a
quelle raccolte pseudepigrafe di personaggi celebri denominate, da Holzberg 1994 in
poi, "romanzi epistolari greci", ora agli epistolari cinici (Anacarsi, Cratete, Diogene,
Eraclito), senza tuttavia possedere nettamente le caratteristiche n degli uni, n degli
altri. Di qui l'urgenza di contribuire a ridefinire la natura dell'epistolario. In questo
senso, le basi sono state gettate nell'introduzione, sottoponendo a critica le
conclusioni raggiunte da Benjamin Fiore, sostenitore dell'ipotesi dell'epistolario
filosofico, e da Niklas Holzberg, teorico del Griechischer Briefroman. Ben lungi dal
dimostrarsi una raccolta unitaria e coscientemente organizzata, ci sembrata da
percorrere la direzione indicata, anche in questo caso, da Sykutris 1933: il secondo
nucleo da lui riconosciuto, quello delle Socraticorum Epistolae, deve, secondo la
nostra opinione, essere a sua volta concepito come il prodotto dell'unione di diverse
raccolte fra loro indipendenti. L'intero epistolario si configurerebbe, dunque, come la
somma di diverse sezioni dalle diverse origini. Simile origine pu trovare un
importante sostegno proprio nella testimonianza papiracea con la quale si voluto
aprire la presente ricerca: sebbene, come detto, nulla autorizzi ad identificare le
Swkratikai; ej pistolaiv menzionate con le lettere della nostra raccolta, la lista di
libri testimonia tanto la presenza di diverse sunagwgaiv di epistole pseudepigrafe
attribuite al medesimo autore, quanto la consuetudine di unirle in un'unica raccolta.
La differenza fra i diversi nuclei, pi che dal punto di vista stilistico e questo un
dato tutt'altro che inatteso: sufficiente pensare ad una verosimile revisione
dell'intera raccolta ad opera di un editore - rilevabile soprattutto per quanto riguarda
l'utilizzazione delle fonti: da come le testimonianze vengono sfruttate e da quale

30

Per la traduzione si , naturalmente, tenuto conto di tutte quelli esistenti, latine (Allacci,
Orelli, Hercher), italiana delle prime dette epistole (M. C. De Felice in Giannantoni 1971) e
delle epistole 28, 30-34 (Isnardi Parente 1980, 1982 e 1985), tedesche (Khler, Borkowski),
inglese (S. Stowers e D. R. Worley in Malherbe 1977).
12
rapporto il lettore deve instaurare con queste che si pu prendere atto del differente
metodo di lavoro e della diversit di intenzione dei diversi autori. Nel commento, si
dunque ritenuto proficuo concentrarsi quasi esclusivamente su questo aspetto,
fornendo prima della traduzione una lettura complessiva delle diverse modalit di
utilizzazione delle testimonianze, al fine di far rilevare le evidenti differenze fra i
diversi nuclei.
13
I manoscritti

Per la tradizione manoscritta delle Socratis et Socraticorum Epistolae, Sykutris 1928
recensiva dieci testimoni. A questi, sono qui stati aggiunti tre testimoni che
conservano la sola epistola 8 (Parisini Graeci 1760 e 3052 e Vindobonensis Phil.
Graec. 82), tutti menzionati, in seguito, da Sykutris 1933, e due testimoni per le sole
epistole 21-23, il Vossianus Graecus Q 51 (ricordato anchesso da Sykutris 1928, ma
non considerato un testimone a tutti gli effetti) e il Marcianus Graecus Z 609, che
viene invece preso per la prima volta in considerazione. Si proceder dunque con la
descrizione dei testimoni
1
.

Firenze, Biblioteca Nazionale Medicea Laurenziana

Laurentianus Graecus Plut. 70. 19, perg., 280 x 195 mm, sec. XV (forse a Ferrara nel
1492, cfr. Sicherl 1997, 259), ff. 52

Contiene: ff. 1r-17r, Lysiae Vita (Plutarchi vel Dyonisii); ff. 17v-25v, Aeschinis
Rhetoris Epistulae; ff. 26r-28r, Isocratis Laudatio Archidami; ff. 28v-40r, Isocratis
Epistulae; ff. 40v-52v, Socratis et Socraticorum Epistolae (1, 40v-42v; 2, 42v; 3, 42v-
43r; 4, 43r; 5, 43r-43v; 6, 43v-45v; 7, 45v-46v; 21, 46v-47r; 22, 47r-47v; 23, 47v-48r;

1
Sono stati esaminati autopticamente e su microfilm i seguenti codici manoscritti:
Laurentianus Graecus 70, 19; Harleianus Graecus 5635; Estensis Graecus 31; Parisinus
Graecus 1760; Parisinus Graecus 3052; Parisinus Graecus 3054; Marcianus Graecus Z 609;
Vindobonensis Phil. Graec. 82; Guelferbytanus 806 Helmstadiensis 902. La descrizione di
questi si basa, dunque, tanto sul nostro esame diretto, quanto sugli indici dei manoscritti delle
relative biblioteche (per questi si sono specificati, avendoli controllati di persona, i fogli di
tutte le opere tradite). Non si sono potuti esaminare autopticamente e ci si , di conseguenza,
limitati al microfilm, i seguenti codici manoscritti: Vaticanus Graecus 64, Vaticanus Graecus
1336, Vaticanus Graecus 1461, Vaticanus Barberinianus Graecus 181, Vaticanus Palatinus
Graecus 134, Vossianus Graecus Q 51. La descrizione di questi si basa esclusivamente sugli
indici dei manoscritti delle rispettive biblioteche e, dove mancano gli indici, sulla descrizione
pi recente: si , di conseguenza, ritenuto superfluo specificare i fogli di tutte le opere tradite.
14
8, 48r; 9, 48r-49r; 10, 49r; 11, 49r; 12, 49r-49v; 13, 49v; 14, 50r-51v; 15, 52r-52v; 18,
52v).

Bibliografia: Bandinius 1763, II, 678 sg.; Borkowski, 18; 26 sg.; Drerup 1904, 10; 20
sg.; Drerup 1906, xxiii; lxiv; Jackson 1998, 98; Mandilaras 2003, 25; Mller 1884,
313-412; Roncali 1969, 382; Sicherl 1997, 231-242 passim; 259; Sykutris 1928, 1291
sg.; Wartelle 1963, 33.

Leyden, Bibliotheek der Rijksuniversiteit

Vossianus Graecus Q 51, cart., 210 x 145 mm, II met sec. XV (Roma, dopo il 1466,
cfr. Sicherl 1997, 257), copiato da Demetrio Raul Cabakes (RGK I A no. 95 p. 69; III
A no. 162 p. 73; Vogel-Gardthausen 1909, 102; Cosenza 1962-1967, IV 3029; V
1524; Eleuteri-Canart 1991, 49), ff. 160

Contiene: Theophrasti Opuscula Duo; Aristotelis Physiognomica; Chionis Epistulae;
Platonis Epistulae; ff. 108v-110v, Aeschinis Socratici Epistolae (i. e., Socraticorum
Epistolae 21, 108v-109r.; 22, 109r-109v; 23, 109v-110v); Apollonii Tyanei Epistulae;
Diogenis Epistulae; Cratetis Epistulae; Theani Epistolae; Euripidis Epistulae;
Artaxerxis Epistulae; Aeschinis Rhetoris Epistulae; Amasis Epistulae; Niciae
Epistula; Pausaniae Epistula; Pythagorae Epistolae; Platonis Leges; Synesii Epistulae;
Lysidis Epistola; Synesii Epistulae.

Bibliografia: De Meyer 1955, 159-161; Coutant 1971, xxi; Dring 1951, 27; 38;
Fabricius-Harles 1791, 384; Garzya 1973; Gwein 1975, 32; 55-57; Harlfinger
1971, 412; Aristoteles graecus, 403 sg.; Moore-Blunt 1985, xi; Lller 1884; Mseler
1994, 7; 69-72; Penella 1979, 15; Post 1934, 50 sg.; Roncali 1969, 384; Sabatucci
1906, 377; Sicherl 1994, 117; 129; 136sg.; 152; 160-162; Sicherl 1997, 213; 219;
257; Stdele 1980, 39; 73; 77; Sykutris 1928, n. 13 col. 1288; Wartelle 1963, 57;
Wilson 1962a, 99; Wilson 1962b, 388.
15
London, British Library

Harleianus Graecus 5635, cart., 155 x 85 mm, sec. XV (Roma 1453-1457, cfr.
Sicherl 1997, 257; filigrane, cfr. Briquet 3668; Harlfinger 36-45), copiato da Manuele
Atrapes (ff. 1-35v; 36-38; 138-201v; 203-215v; cfr. RGK I A no. 246 p. 133; II A no.
338 p. 132; III A no. 407 p. 151; Vogel-Gardthausen 1909275), Demetrio
Chalcondyla (ff. 248-252; cfr. RGK I A no. 105 p. 74; II A no. 138 p. 69; III A no.
171 p. 76; Legrand 1885-1906, I 94-101; Vogel Gardthausen 1909, 107; Cosenza
1962-1967, II 974-977; V 483-485; Eleuteri-Canart 1991, 65), ff. 275.

Contiene: ff. 1r-35r, Phalaridis Epistulae; ff. 35v-36r, Amasidis Epistulae; ff. 36r-40r,
Xenophontis Epistolae (i. e. Socraticorum Epistolae 21, 36r-36v; 22, 36v-37r; 23,
37r-38r); ff. 38r-40v, Phalaridis Epistulae; ff. 41r-62r, Platonis Epistulae; ff. 62v-71v,
Iuliani Epistulae; ff. 72r-74v, Anacharsidis Epistulae; ff. 75r-76r, Euripidis Epistulae;
ff. 76v-86r, Diogenis Epistulae; ff. 86r-88v, Cratetis Epistulae; ff. 88v-96r, Platonis
Epistulae; f. 96r, Pythagorae Epistola; ff. 96r-109r, Epistulae Chionis; ff. 109r-113r,
Epistolae Theanus; ff. 113r-127r, Epistulae Apollonii; ff. 127r-127v, Epistolae
Melittae; ff. 127v-137r, Epistolae Myiae; ff. 138r-150v, Physiognomica Aristotelis;
ff. 150v-169v, Theophrasti, v:. i.c)c:.;; ff. 170r-183v, Tractatus de Igne; ff.
183v-185r, Ammonii Saccae Tractatiuncula; ff. 185v-187v, vacua; ff. 188r-201v,
Aristotelis, De Mundo; ff. 202v-207v, vacua; ff. 208r-215v, Tractatus de Pedibus et
Metris; 216r-218v, vacua; ff. 219r-233v, Aeschinis Oratoris Epistulae cum Aliis
Epistolis Variorum et Phalaridis Nonnullis; ff. 234r-247r, Herodoti De gente Homeri;
ff. 248r-250r, Socratis Epistola (1); ff. 250r-252r, Aeschinis Socratici Epistolae (i. e.
Socraticorum Epistolae 21, 250r-250v; 22, 251r; 23, 251r-252r); ff. 253r-264r,
Tractatus Grammaticus; ff. 264r-266v, De Syntaxi Nominum et Verborum.

Bibliografia: Harley Catalogue, III, 283; British Library Catalogue, I, 143-145;
Bidez-Cumont 1898, 57 sg.; Borkowski, 24-26; de Meyer 1955, 160; Diels 1905, 38;
Diels 1929, 115; DOria 1972, 176; Dring 1951, 27; 38 sg.; Foerster 1903-1927, I, xli;
Gwein 1975, 32; 55-57; Harlfinger 1971, 409 sg.; Aristoteles Graecus 1976, 427-
432; Muratore 1996, n. 15 p. 10 sg.; Muratore 2000; Mseler 1994, 8; 69-72; Penella
16
1979, 14; Reuters 1957, 18; Roncali 1969, 384; Sabatucci 1906, 375; isi` 1989,
92; 241; Schafstaedt 1892, 10; Sicherl 1994, 114; 117; 129; 136 sg.; 141 sg.; 152;
158; 160-162; Sicherl 1997, n. 268 p. 231; 252; 255 sg.; Stdele 1980, 41; 73;
Sykutris 1928, 1288 sg.; Thompson 1889, n. 113, p. 440; n. 127 p. 441; n. 134 p. 442;
Tudeer 1931, 28; Wartelle 1963, 59; Wilson 1962a, 99; Wilson 1962b, 388.

Modena, Biblioteca Estense

Estensis Graecus XXXI (III A 17 ; i R. 7. 18), cart., 205 x 140 mm, sec. XV
(Ferrara 1494, cfr. Sicherl 1997, n. 49 p. 19; 260; filigrane, cfr. Briquet 91), ff. 85.

Contiene: ff. 1r-9r, Chionis Epistulae; ff. 9v-18v, Socraticorum Epistulae (16, 9v; 17,
9v-10r; 19, 10r-10v; 20, 10v; 24, 10v-11r; 25, f. 11r; 26, 11r-12r; 27, 12r-13r; 28,
13r-15v; 29, f. 15v; 33, 16r-16v; 34, 16v-17v; 30, 17v-18r; 31, f. 18r; 32, 18r-18v; 35,
18v); ff. 19r-20v, Isocratis ad Philippum; ff. 21r-28v, Musaeus, De Herone et
Leandro; ff. 29r-85v, Scholia in Aristophanis Plutum, Praemissis Prolegomenis de
Comoedia.

Bibliografia: Puntoni 1896, 401; Di Pietro Lombardi 2003; Dring 1951, 28; 38;
Gelzer 1967; Livrea 1982, viii sg.; Orsini 1968, xxxiii; Sabatucci 1906, 375; Sicherl
1997, n. 49 p. 19; 260; Sykutris 1928, 1293 sg.

Paris, Bibliothque nationale de France

Parisinus Graecus 1760, cart., 360 x 220 mm, sec. XV (filigrane, Briquet 11887;
7465), copiato da Michele Suliardos, cfr. RGK I A no. 286 p. 155; II A no. 392 p.
148; III A no. 468 p. 173; Vogel-Gardthausen 1909, 318 sg., ff. 349.

Contiene: f. 1r, Anonimi versus de Psalterio: ))ic . ,i`.; f. 1v, vacuum;
ff. 2r-45r, Philostrati de vitis sophistarum libri II; ff. 45v-46v, vacua; ff. 47r-79r,
Philostrati heroica; ff. 79v-80v, vacua; ff. 81r-121v, Philostrati imagines; ff. 122r-
131r, Philostrati iunioris imagines; ff. 131v-137v, vacua; ff. 138r-145v, Aeschinis
17
epistulae; ff. 146 r- 146 v, Artaxerxis et Hippocratis epistulae; ff. 146v-148v, Platonis
epistulae; f. 148 v, Antisthenis Epistola (sub Platonis nomine inscripta i. e.
Socraticorum Epistola 8); ff. 148 v- 153 v, Platonis epistulae; ff. 154 r- 157v,
Diogenis epistulae; ff. 158r- 161r, Euripidis Epistulae; f. 161v, vacuum; ff. 162r-
198v, Phalaridis epistulae cxlvii; ff. 199r-204v, Mithridatis collectio Bruti
epistularum; ff. 205r-215v, Hippocratis epistulae; ff. 216r-217v, Democriti epistulae;
ff. 217v-223v, Darii et Heracliti epistulae; ff. 224 r-224 v, vacua; ff. 225r-227r,
Georgi Gemisti Plethonis oratio in obitum Helenae Palaeologinae; ff. 227v- 237r,
Lucae Notarae epistulae ad Theodorum Carostinum et Georgium Scholarium, cum
Scholarii responses; ff. 237v, vacuum; ff. 238r- 245r, Michaelis apostolis oratio ad
Italos de suis in litteris meritis; ff. 245r- 249r, eiusdem oratio in laudem Friderici III
imp.; ff. 249r- 250v, eiusdem oratio ad Amirytzem philosophum socero iratum; ff.
250v- 252v, eiusdem monodia in mortem Ioannis Palaeologi imp.; ff. 252v-257v,
eiusdem oratio ad Constantinum Palaeologum cum imperium suscepit; ff. 258r- 261v,
Libanii epistulae; ff. 261v- 262v, Bessarionis Cardinalis epistola ad Michaelis
Apostolium; ff. 263r- 270r, Libanii et S. Basilii epistulae mutuae; ff. 270v-271v,
vacua; ff. 272r -275v, Libanii sophistae characteres epistolici; ff. 275v-277v, Nicetae
Davidis philosophi commentarius de S. Gregorii Nazianzeni epitaphio in S. Basilium;
ff. 277v- 278v, S. Gregorii Nazianzeni Iambi; ff. 279r-348v, Synesii epistulae cl.

Bibliografia: Omont 1886-1898, II, 136; Diller 1983, 270; Drerup 1904, iv; xxiii sg.;
Foerster 1903-1927, 9; Garzya 1974, 21; Garzya 1979, xxi; Gwein 1975, 35; 43 sg.;
Khler, 8; Lamoreux-Aujolat 2004, xxxv; lxix-lxxi; Muratore 2000; Mseler 1994,
11; 47-50; Post 1934, 50 sg.; Roncali 1969, 387; isi` 1989, 94; 164; 213;
Schaftaedt 1892, 8; 16; Schenkl-Reisch 1902, v; Sicherl 1994, 137; 139; 144-146;
157; Sykutris 1933, n. 1 p. 45; Torraca 1971, xxxvii; xliii; Tudeer 1931, 43; Wilson
1962b, 389.

Parisinus Graecus 3052, cart., 257 x 165 mm, sec. XVI (filigrane, cfr. Briquet, 6097;
11709), ff. 223.

18
Contiene: ff. 1-6, Epistulae Bruti; ff. 6-20, Epistulae Libanii; ff. 20-34, Epistulae
Aeschinis; ff. 34-38, Epistulae Bruti; ff. 38-40, Epistulae Artaxerxis et Hippocratis;
ff. 40-45, Platonis epistulae; ff. 45-46, Antisthenis epistola (sub Platonis nomine
inscripta, i. e. Socraticorum Epistola 8); ff. 46-91, Cornuti liber de natura deorum; ff.
92-93, Menses Romanorum, Aegyptiorum, Macedonum, Cappadocum, Graecorum,
Hebraeorum (desunt), Bithynorum, Cypriorum et Atheniensium; f. 94, vacuum; ff.
95-98, Demosthenis Vita, auctore libanio, cum illius ad Montium epistola; ff. 99-109,
Sententiae e Menandro et aliis poetis collectae; f. 110, vacuum; ff. 111-114, Suidae
excerpta; ff. 115-125, Platonis definitiones; f. 126, vacuum; ff. 127-134, Anonymi
prolegomena rhetoricae, capitibus X; ff. 135-217, Matthaei Camariotae compendium
rhetoricae ex Hermogene; ff. 217-223, eiusdem epitome in progymnasmata rhetorica.

Bibliografia: Omont 1886-1898, III, 100; Diller 1983, 270; Post 1934, 84; Sykutris
1933, n. 1 p. 45; Torraca 1971, xxxvii; Wilson 1962b, 390.

Parisinus Graecus 3054, cart., 105 x 67 5 mm, sec. XV, copiato a Firenze prima del
1495 (cfr. Cfr. Sicherl 1997, 261; filigrane, cfr. Briquet 91) da Giano Lascaris (cfr.
RGK II A no. 197 p. 88; III A no. 245 p. 95; Legrand 1885-1906, I 131-142; Vogel-
Gardthausen 1909, 157 sg.; Cosenza 1962-1967, III 1935-1940; Eleuteri-Canart 1991,
76), ff. 190.

Contiene: ff. 1r-40v, Epistulae Isocratis; ff. 40v-94r, Socratis et Socraticorum
Epistolae (1, initium-si. . i : sii u.; u .vv:. ...finis
40v-45v; 2, 46r; 3, 46r-46v; 4, 47r; 5, 47v-48v; 6, 48v-54v; 7, 54v-57v; 21, :u).
. :,i:....us i i``. ,:. 58r-58v; 22, .s. :)i...finis 59r-59v; 23,
59v-61r; 8, 61v-62r; 9, 62r-64r; 10, 64v; 11, 64v-65r; 12, 65r-65v; 13, 65v-67r; 14,
67r72v; 15, 72v-74v; 18, 74v-76r; 16, 76r-76v; 17, 76v-78v; 19, 78v-79r; 20, 79r-
79v; 24, 79v-80v; 25, 80v-81v; 26, 81v-83r; 27, 83r-85v; 28, initium-si. :.i
:`u i`:v. 85v-91v; 16, i:... (del.):s:. :. vii i del.
92r; 28, ):finis 92v-93v; 29, 93v-94v; 33, initium- . .i
si`u: 94v); ff. 95r-95v, fragmentum epistulae Isocratis ad Philippum; ff. 96r-
106r, Socratis et Socraticorum Epistolae (1, 3u`c. vi:i...:.
19
iv:.: v`u 96r-97v; 21, :. i v ...finis 98r-98v; 22,
initium-:: : . 98v; 33, si. 3u...finis 99r-100v; 34, 100v-102v; 30,
102v-103v; 31, 103v-104r; 32, 104r-105v; 35, 105v-106r); ff. 106r-110r, Epistulae
Aristotelis; ff. 110r-111r, Fragmentum Plutarchi vitae Tiberii Gracchi; f. 111v,
vacuum; ff. 112r-133r, Epistulae Aeschinis; ff. 133v-146r, Epistulae Alciphronis; ff.
146v-175r, Epistulae Chionis; ff. 175v-183v, Epistolae Theanus Pythagoricae; ff.
184r-187v, Excerpta geographica; ff. 188r-188v, vacua; f. 189r, titulum
:i)ic:. .; ff. 189v-190r, nomina et exempla metrorum.

Bibliografia: Omont 1886-1898, III, 101; Borkowski, 18 sg.; Drerup 1904, vi; xxi;
Drerup 1906, xxxi; lxiv; Dring 1951, 29; 38 sg.; Jackson 1999/2000, 86; Khler, 6
sg.; Mandilaras 2003, 37; Mathieu-Brmond 1928-1962, IV 165; Mller 1884, 313-
412; Pontani 1992, 425; 427 sg.; 432 sg.; Roncali 1969, 387; Sabatucci 1906, 375;
Schafstaedt, 6; Schepers 1905, x; Sicherl 1991; Sicherl 1997, 223; 253; 259; 261;
Sicherl 1998; Speranzi 2005, n. 40 p. 478; Stdele 1980, 50; 124-127; Sykutris 1928,
1292 sg.; Vogel-Gardthausen 1909, 157 sg.; Wartelle 1963, 114.

Roma, Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana

Vaticanus Graecus 64, perg., 318 x 205 mm, anno 1269/1270, copiato a Tessalonica,
appartenuto al Cardinale Isidoro di Kiew (del quale si riconosce la mano ai ff. 283v-
284r dove completa il testo di Filostrato
2
, cfr. RGK III A no. 258 p. 99; cfr. RGK I A
no. 155 p. 94; II A no. 205 p. 90), ff. 290.

Contiene: Isocratis, Helenae Encomium, Evagoras; Libanii Epistulae; Epicteti
Dissertationes; Epistulae Iohannis Pediasimi; Synesii Epistulae; Lysidis Epistula ad
Hipparchum; Aeschinis Orationes et Epistulae, cum Apollonii Vita et Commentariis;

2
Isidor ergnzt ff. 283v unten -284. Der Text aus dem 13.Jh. endet f. 283v unten, ed. Kayser
p. 121, lin.2O (Mos:: :). Hier setzt Isidor ein mit "o .s:.o `:.u,.o" und
schreibt den Text zu Ende. Gentile comunicazione del Professor P. Schreiner (12/04/2007).
Cfr. anche Hunger 1965, 374.
20
ff. 207v-208r, Socraticorum Epistulae (21, 207v; 22, 207v-208r; 23, 208r); Isocratis
Epistulae IX; ff. 215r-224v, Socratis et Socraticorum Epistulae (1, 215r-216r; 2, 216r;
3, 216r; 4, 216r; 5, 216r-216v; 6, 216v-217v; 7, 217v-218r; 8, 218r; 9, 218r-218v; 10,
218v; 11, 218v; 12, 218v; 13, 218v.-219r; 14, 219r-219v; 15, 219v-220r; 16, 220r;
17, 220r-220v; 18, 220v; 19, 220v-221r; 20, 221r; 24, 221r; 25, 221r; 26, 221r-221v;
27, 221v-222r; 28, 222r-223r; 29, 223r-223v; 33, 223v-224r; 34, 224r; 30, 224r-224v;
31, 224v; 32, 224v; 35, 224v); Gregorii Nazianzeni, Oratio in Iulianum; Dionysii
Halicarnassensis, De compositione verborum, De Antiquis Oratoribus, De Lysia
Iudicium, De Isocrate Iudicium, De Isaeo Iudicium, De Dinarcho Iudicium;
Philostrati Vitae Sophistarum; Callistrati Descriptiones; Aristidis, In Regem, In
Asclepium, In Iovem, In Mare Aegeum, In Sarapin.

Bibliografia: Mercati-Franchi de Cavalieri 1923, 58-60; Turyn 1964, 46-48 (tab. 21);
Bompaire 1979, 68; Borkowski, 19; 23-26; Buermann 1885-1886; Cavallo 1981, 415;
De Lannoy 1977, viii; x sg.; xv-xvii; DellEra 1968, 103; Devreesse 1975, 42; Diller
1962, 393; Diller 1979, 45 sg.; Dilts 1992, vii sg.; Drerup 1901, 352-357; Drerup
1904, 6; 20 sg.; Drerup 1906, xiii sg.; Foerster 1903-1927, II 446 sg.; Garzya 1958a,
30; Garzya 1958c, 6 sg.; Garzya 1979, xxix; Garza 1989 38; Heyse 1904, 10-13;
Heyse 1912, 13-18; Hunger 1965; Khler, 7; 130-135; Lacombrade 1978, 26;
Lowden 1988; Malsano 1978, 100; Mandilaras 2003, 44; Manfredini 1997, 618;
Marc 1913; Marenghi 1969, n. 3 p. 4; Martin-De Bud 1927-1928, I xxviii; Mathieu-
Brmond, 1928-1962, I xxiii; II 144; IV 165; Mercati 1926, 62-78; Mercati 1931,
522; Murphy 1995, 306; Nachmanson 1917; Prato 1981, 257; Ritschl 1838, 18;
Roncali 1969, 388; Schenkl 1916, lvi; Schenkl-Reisch 1902, xxiv; Sicherl 1997, 251;
256 sg.; Sykutris 1928, 1285 sg.; Sykutris 1933, 7 sg.; Stdele 1980, 51; 77; 84 sg.;
89; Terzaghi 1912, 6; Terzaghi 1913, 450 sg.; Terzaghi 1938; Terzaghi 1944, xxiii;
Terzaghi 1949, xiv; Souilh 1943, lxxv; lxxix; Usener-Radermacher 1889-1929, xi
sg.; Voicu-DAliser 1981, 239.

Vaticanus Graecus 1336, cart., 280 x 200 mm, copiato a Firenze nel 1493 da Marco
Musuro (cfr. Sicherl 1997, 159; RGK I A no. 265 p. 145; II A no. 359 p. 138; III A
no. 433 p. 163; Legrand 1885-1906, 108-124; Vogel-Gardthausen 1909 240 sg.;
21
Cosenza 1962-1967, III 2399-2404; Bandini 1988, 283-285; Bandini 1994, 63; Biedl
1937, 37; Eleuteri-Canart 1991, 80; Cataldi Palau 2004, 352 no. 25; al contrario,
Canart 1963, 78 propende per Lascaris; cfr. anche Gallavotti 1960 n. 12 p. 23), ff.
176.

Contiene: Xenophontis Memorabilia; ff. 52r-58r, Socratis et Socraticorum Epistolae
(1, 51r-52r; 2, 52r; 3, 52r; 4, 52v; 5, 52v; 6, 52v-54r; 7, 54r-54v; 21, 54v; 22, 54v-55r;
23, 55r; 8, 55r-55v; 9, 55v-56r; 10, 56r; 11, 56r; 12, 56r; 13, 56r-56v; 14, 56v-57v;
15, 57v; 18, 58r); Isocratis Epistulae.

Bibliografia: Drerup 1906, xvii
3
; Amato 2000, 95; Bandini 1988, 283-285; Bandini
1994, 63; Bolgar 1954, 471; Borkowski, 19 sg.; Canart 1963, 72; Canart 1977, n. 5 p.
364; Cataldi Palau 1994, n. 51 p. 153; Cataldi Palau 2004, 303 sg.; 308; Tav. IX 2;
352 no. 25; De Arnim 1967, xii sg.; Drerup 1906, xvii; xliv; Franois 1968, 92;
Gallavotti 1960, n. 12 p. 23; Mandilaras 2003, 47; Mercati 1938, p. 72; Nolhac 1887,
150 sg.; Pagliaroli 2004, n. 1 pp. 239-241; Pontani 1992, 432; Sicherl 1974, 565 sg.;
Sicherl 1997, 255; 260; Sykutris 1928, 1292; Vogel-Gardthausen 1909, 240 sg.

Vaticanus Graecus 1461, perg., 212 x 139 mm, sec. XV, copiato a Firenze intorno al
1453 da Giovanni Scutariota (cfr. Sicherl 1997, 255; cfr. RGK I A no. 183 p. 108; II
A no. 242 p. 104; III A no. 302 p. 120; Vogel-Gardthausen 1909, 197-199; Canart
1963; Carlini 1999, 22), ff. 297.

Contiene: Epistulae Phalaridis; Epistolae Pythagorae; Epistulae Anacharsidis;
Epistulae Euripidis; Epistulae Diogenis; Epistulae Cratetis; Epistolae
Pythagoricarum; Epistulae Hippocratis; Epistulae Platonis; Epistulae Chionis;
Epistulae Isocratis; ff. 189v-217v, Socratis et Socraticorum Epistolae (8, 189v-190r;
9, 190r-191r; 10, 191r; 11, 191r; 12, 191r-191v; 13, 191v-192r; 14, 192r-195r; 15,
195r-196r; 16, 196r-196v; 17, 196v-197v; 18, 197v-198r; 19, 198r-198v; 20, 198v;
24, 198v-199r; 25, 199r-199v; 26, 199v-200v; 27, 200v-202r; 28, 202r-206r; 29,

3
Ci rifacciamo alla descrizione data da Drerup 1906.
22
206r-206v; 33, 206v-207v; 34, 208r-209r; 30, 209r-209v; 31, 209v-210r; 32, 210r-
210v; 35, 210v-211r; 2, 211r; 3, 211r-211v; 4, 211v; 5, 211v-212r; 6, 212v-215v; 7,
215v-217v); Epistolae Pythagorae; Mithridatis Collectio Epistularum Bruti; Epistulae
Alciphronis; Epistulae Apollonii Tyanei.

Bibliografia: Berti 1992 , 72; 87; Borkowski, 20; 23-26; Carlini 1999, 22; Diller
1983; Castiglioni 1907, 349; 355; Drerup 1906, xviii; lxiii; Dring 1951, 30; 38 sg.;
Gwein 1975, 36; 57; Mandilaras 2003, 48; Massa Positano 1973-1974, tav. 5;
Muratore 1996, 8; Muratore 2000; Mseler 1994, 15; 69-72; Penella 1979, 14;
Pontani 1992, 432; Post 1934, 79; Reuters 1957, 24; 33; Sabatucci 1906
4
, 374; 400;
isi` 1989, 96; 241; 267; Schaftaedt 1892, 6; Schepers 1905, xviii; Sicherl 1991,
106 sg.; 118; 120; Sicherl 1994, 114; 117; 129; 136 sg.; 141 sg.; 160-162; Sicherl
1997, 221; 252; 255-257; 262; Stdele 1980, 53; 73; 77 sg.; 103; 124-127; Sykutris
1928, 1286-1288; Torraca 1971, xxxviii; xlv; Voicu-DAlisera 1981, 267; Wilson
1962b, 391.

Vaticanus Barberinianus Graecus 181, cart. 275 x 205 mm, fine sec. XV-XVII
5
, ff.
64.

Contiene: Aeschinis Epistulae; Alciphronis Epistulae Parasiticae; Demetrii Cydonii,
Epistulae Nonnullae; Photii Patriarchae Epistulae; Theodori Metropolitae Nicaeni
Epistulae; Nicolai I Mystici Patriarchae Constantinopolitani Episulae; Epistulae ex
Procopii Caesariensis Operibus Selectae; Alciphronis Epistulae Piscatoriae
Nonnullae; ff. 50r-63v, Socratis et Socraticorum Epistolae (1, 50r-51r; 2, 51r; 3, 51v;
4, 51v; 5, 51v; 6, 51v-53r; 7, 53r-53v; 8, 53v-54r; 9, 54r-54v; 10, 54v; 11, 54v; 12,
54v; 13, 54v-55r; 14, 55r-56r; 15, 56r-56v; 16, 56v-57r; 17, 57r-57v; 18, 57v; 19,

4
Ci rifacciamo alla descrizione data da Sabatucci.
5
I ff. 9r-47v e 50r-64r sono copiati da Leone Allacci, primo editore della raccolta di epistole
di Socrate e dei Socratici (cfr. supra p. 3 sg.), il quale, copiando il testo della nostra raccolta
di lettere, annota a margine sia alcune lezioni provenienti da C e da D (cfr. infra p. 87), sia
numerose congetture (precedute dallindicazione .c()).
23
57v; 20, 57v-58r; 21, 58r; 22, 58r-58v; 23, 58v-59r; 24, 59r; 25, 9r; 26, 59r-59v; 27,
59v-60r; 28, 60r-62r; 29, 62r; 33, 62r-62v; 34, 62v-63r; 30, 63r-63v; 31, 63v; 32, ab
initio usque ad 32. 3, 19, iuv:u)u, 63v-64r).

Bibliografia: De Ricci 1907, 95; Mogenet 1989, 17-20; Borkowski, 20 sg.; Jorio
1896, 265; Loenertz 1947, 70-73; Loenertz 1956-1960, viii sg.; Roncali 1969, 389;
Sykutris 1928, 1294.

Vaticanus Palatinus Graecus 134, bomb., 215 x 139 mm, sec. XV-XVI (copiato a
probabilmente a Venezia intorno al 1497, cfr. Sicherl 1997, 223 sg.; 271-275); ai ff.
7r-58r stata riconosciuta la mano di Aristobulo Apostoles (Sicherl 1997, 273; cfr.
RGK I A no. 27 p. 41; II A no. 38 p. 38; III A no. 46 p. 39; Vogel-Gardthausen 1909,
42-44); ai ff. 59r-126v e 149r-172r il copista stato dubitativamente identificato da
Sicherl 1997, 274 con Phanourios, copista del Palatinus Graecus 130 e collaboratore
dellApostoles (cfr. RGK III A no. 595 p. 208; Vogel-Gardthausen 1909, 417); i ff.
127r-140v, 141r-148v, 173r-180v, 223r-291v (ai ff. 241v-269r sono copiate le
epistole di Socrate e dei Socratici) sono attribuiti ad una mano anonima, riconoscibile
tuttavia anche nel Palatinus Graecus 78, nel Parisinus Suppl. Graecus 205, ff. 3r-30r
e nel Mutinensis Graecus 191, ff. 19r-29v
6
; i ff. 181r-222r e 293r-305r sono stati
copiati da un copista collocato nel circolo dellAposotoles, la cui mano
identificabile anche nel Parisinus Graecus 572, nel Parisinus Graecus 835 e nel
Vaticanus Graecus 1678
7
; ff. 305.

Contiene: Aeliani Varia Historia; Aeschinis Orationes; Luciani Epistulae Saturnales;
Epimenidis ad Solonem Epistola; Aristotelis ad Philippum Epistulae; Philippi ad
Olympiadem Epistula; Epistula Anonymi ad Anonymum pro Bessarione; Chionis
Epistulae; Anacharsidis Epistulae; Apollonii Epistulae; Euripidis Epistulae; Iuliani

6
Cfr. Sicherl 1997, 274 e n. 453 p. 274, per la comunicazione circa lidentificazione di questa
mano anonima che E. Gamillscheg invia per lettera allautore.
7
Cfr. Sicherl 1997, 274 e n. 455 p. 274, per la comunicazione circa lidentificazione di questa
mano anonima che E. Gamillscheg invia per lettera allautore.
24
Epistulae; Phalaridis Epistulae; Bruti Epistulae; Isocratis, In Archidamum Encomium;
ff. 241v-269r, Socratis et Socraticorum Epistolae (1, 241v-244r; 2, 244r; 3, 244r-
244v; 4, 244v; 5, 244v-245r; 6, 245r-248r; 7, 248r-249r; 21, 249r-250r; 22, 250r-
250v; 23, 250v-251r; 8, 251r-251v; 9, 251v-252r; 10, 252v; 11, 252v; 12, 252v-253r;
13, 253r-253v; 14, 253v-256r; 15: ff. 256r-256v; 18; 256v-257r; 16, 257r-257v; 17,
257v-258v; 19, 258v; 20, 258v; 24, 259r; 25, 259r-259v; 26, 259v-260v; 27, 260v-
261v; 28, 261v-265r; 29, 265r-265v; 33, 265v-266v; 34, 266v-267r; 30, 267r-268r;
31, 268r; 32, 268r-268v; 35, 68v-269r); Lysiae Vita (Plutarchi vel Dionysii); Cebetis
Tabula.

Bibliografia: Stevenson 1885, 65; Borkowski, 20; De Stefani 1903, 94; De Stefani
1904, 155 sg.; 176; Diller 1979, 52 sg.; DOria 1972, 176; Dring 1951, 30; Finch
1960; Garzya-Loenertz 1963, xiii; Giannini 1967, 353; Gwein 1975, 37; Harlfinger
1971, 412; Mandilaras 2003, 51; Mazzarino 1982, 465; Muratore 1996, n. 15 p. 10
sg.; Muratore 2000; Penella 1975, 306; Penella 1979, 15; Reuters 1957, 24; 35;
Ritschl 1838, 18; Roncali 1969, 389; Sabatucci 1906, 376; 400; Sicherl 1991, 118-
120; Sicherl 1997, 223 sg.; 271-275; Sicherl 1998; Sykutris 1928, 1294; Torraca
1971, xxxviii; xlv; Usener-Radermacher 1889-1929, xxvi; Wartelle 1963, 143.

Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana

Marcianus Graecus Z. 609, cart., 210 x 140 mm, sec. XV-XVI (Filigrane, cfr.
Briquet, 7698; 12145, copiato, secondo lidentificazione di Mioni 1985, 536 da
Zacaria Callierghis (cfr. RGK I A no. 119 p. 80; II A no. 156 p. 75; III A no. 197 p.
83; Legrand 1885-1906, I 125-130; Vogel-Gardthausen 1909, 125 sg.; Cosenza 1962-
1967, I 784 sg.; V 376 sg.; Eleuteri-Canart 1991, 104), ff. 225.

Contiene: ff. 1r-2v, vacua; ff. 3r-69v, Plato, Excerpta Duo ex Epistolis; ff. 70r-71v,
Excerpta e Philone; f. 72r-v, vacuum; ff. 73r-84v, Epistulae Heracliti; ff. 84v-108r,
Epistulae Hippocratis; ff. 108r-116v, Dionysii Sophistae Epistulae; ff. 116v-117r,
Callinicus, In Romam Declamatio; ff. 117v-123r, Hadrianus Rhetor Declamationes;
ff. 123r-126r, Declamatio de Cleonide et Aristomene; ff. 126r-127r, Epistulae Dionis;
25
ff. 127r-146r, Epistulae Chionis; ff. 146r-153r, Epistulae Euripidis; ff. 153r-167r,
Diogenis Epistulae; ff. 167r-170v, Epistulae Cratetis; ff. 170v-180r, Pythagorae
Epistolae; ff. 180r-185r, Musonii Epistula; ff. 185v-204v, Bruti Epistulae; ff. 205v-
208v, Socratis et Socraticorum Epistolae (21, 205v-206v; 22, 206v-207r; 23, 207r-
208v); ff. 208v-225r, Aeschinis epistulae; f. 225v, vacuum.

Bibliografia: Mioni 1985, 535 sg.; Dring 1951, 30; 37; Gwein 1975, 38; 51 sg.;
Mseler 1994, 18; 44-46; Roncali 1969, 390; Sabatucci 1906, 376; isi` 1989, 93;
Schafstaedt 1982, 7; Sicherl 1994, 110 sg.; 133; 136; 139; 142; 151; 159; Sicherl
1997, n. 520 p. 284; Stdele 1980, 59; 71; 103; 110; Torraca 1971, xxxvi; xliii;
Wilson 1962b, 392.

Wien, sterreichische Nationalbibliothek

Vindobonensis Philosophicus Graecus 82, cart., 295 x 215 mm, sec. XV; la
provenienza sembra essere italiana (cfr. Hunger 1961, 195; filigrane, cfr. Briquet,
7465; 7495); ff. 213.

f. 185r-v, Clementis Epitoma de Gestis S. Petri; ff. 186r-210v, Philostrati Imagines;
210r-211v, vacua; 212r-v, Index Libanii Declamationum; f. 213r-v, vacuum; ff. 1r-
63v, Libanii Declamationes; ff. 63v-72v, Choricii Patrocli ad Achillem Declamatio;
ff. 73r-152v, Libanii Declamationes; ff. 153r-158r, Aeschinis Epistulae; f. 158r-v,
Fragmentum Vitae Bruti Plutarchi; ff. 158v-159r, Hippocratis Epistulae; ff. 159r-
160v, Platonis Epistulae; f. 160v, Antisthenis Epistola (sub nomine Platonis inscripta
i. e. 8); ff. 160v-164r, Platonis Epistulae; ff. 164r-165r, Aeschinis Epistulae; ff. 165r-
167v, Euripidis Epistulae; ff. 167v-177r, Hippocratis Epistulae; f. 177r-v, Heracliti
Epistulae; f. 178r, Hippocratis Epistula; ff. 178r-182v, Heracliti Epistulae; ff. 182v-
185v, Diogenis Epistulae.

Bibliografia: Hunger 1961, 194 sg.; Diller 1983, 270; Gwein 1975, 11; 23 sg.;
Mseler 1994, 18; 47-50; Post 1934, 50 sg.; Roncali 1969, 390; isi` 1989, 96;
26
Schafstaedt 1892, 10; Sicherl 1994, 137; 139; 144-146; 157; Sykutris 1933, n. 1 p.
45; Wilson 1962b, 392.

Wolfenbttel, Herzog August Bibliothek

Guelferbytanus 802 Helmstadiensis 906, perg., 210 x 130 mm, sec XV, copiato a
Costantinopoli intorno al 1421-1423 da Giorgio Crisococca (cfr. RGK II A no. 95 p.
56; III A no. 127 p. 64; Vogel-Gardthausen 1909, 86sg.) per Giovanni Aurispa (come
testimonia il distico di chiusura al f. 226v), ff. 226.

Contiene: f. 1r-v, Aeschinis Rhetoris Vita; ff. 1v-3v, Apollonii De Meschine Retore;
ff. 3v-4v, u v):c. Aeschinis Orationis in Timarchum; f. 4v, u v):c. altera; ff.
4v-5v, u v):c. Aeschinis Orationis de Falsa Legatione; ff. 5v-7r, u v):c.
Aeschinis Orationis in Ctesiphontem; ff. 7r-52v, Aeschinis Rhetoris Oratio in
Timarchum; ff. 52v-95r, eiusdem Oratio de Falsa Legatione; ff. 95r-152r, eiusdem
Oratio in Ctesiphontem; ff. 152v-165r, Aeschinis Rhetoris Epistulae; ff. 165r-185r,
Isocratis Epistulae; ff. 185v-203r Socratis et Socraticorum Epistolae (1, 185v-188v; 2,
188v; 3, 188v; 4, 188v-189r; 5, 189r-189v; 6, 189v-192v; 7, 192v-194r; 21, 194r-
194v; 22, 194v-195r; 23, 195v-196r; 8, 196r-196v; 9, 196v-197v; 10, 197v; 11, 197v-
198r; 12, 198r; 13, 198r-198v; 14, 198v-201v; 15, 201v-202v; 18, 202v-203r); ff.
203r-226v, Dionysii Halicarnassensis, De Lysia.

Bibliografia: Ebert 1827, 155; Heinemann 1886, 232 sg.; Griechische Handschriften
und Aldinen, 52-54; Aujac 1978, 59; Baiter-Sauppe 1850, iii; Bolgar 1958, 462;
Borkowski, 21; 26-31; Diller 1961, 318; Diller 1979, 45 sg.; Drerup 1901, 358-360;
Drerup 1904, 13; 20 sg.; Drerup 1906, xxxv; lxiv; Heyse 1904, 10-13; Heyse 1912,
13-18; Khler, 6 sg.; Mandilaras 2003, 22; Martin-De Bud 1927-1928, I xxviii;
Mathieu-Brmond 1928-1962, IV 165; Roncali 1969, 390; Sicherl 1997, 251; 258;
Sykutris 1928, 1289-1291; Sykutris 1933, 7 sg.; Usener-Radermacher 1889-1929,
xxvi; Vogel-Gardthausen 1909, 86 sg.; Voicu-DAlisera 1981, 619.
27
Sigle

Manteniamo le sigle di Sykutris 1928. Aggiungiamo quelle per i codici a suo tempo
non recensiti: m, p, p2, z.

A = Vaticanus Barberinianus Graecus 181, ff. 50r-63v

B = Vaticanus Graecus 1461, ff. 189v-217v

C = Vaticanus Graecus 1336, ff. 52r-58r

D = Vaticanus Palatinus Graecus, ff. 241v-269r

F = Laurentianus Plut. 70. 19, ff. 40v-52v

G = Guelferbytanus 806 Helmstadiensis 902, ff. 85v-203r

H = Harleianus Graecus 5635, ff. 36r-40r (Ha); ff. 248r-252r (Hb)

L = Vossianus Graecus Q 51, ff. 108v-110v

M = Estensis Graecus 31 (i R. 7. 18.), ff. 9v-18v

m = Marcianus Graecus Z 609, ff. 205v-208v

P = Parisinus Graecus 3054, ff. 40 v- 94 v; 96 r- 106 r

p = Parisinus Graecus 1760, f. 148 v

p2 = Parisinus Graecus 3052, ff. 44-45

V = Vaticanus Graecus 64, ff. 207v-208r; 215r-224v
28

z = Vindobonensis Phil. Graec. 82, f. 160v

Collazione

Si fornir ora la collazione integrale del corpus. L'edizione presa a riferimento
quella della Khler, della quale si segue la numerazione. A margine del testo a fronte
abbiamo ritenuto opportuno, per una maggiore chiarezza, riportare la numerazione
consecutiva, per evitare di interromperla al termine di ogni pagina e dover riportare,
accanto a quello della riga, il numero della pagina stessa.

Epistola 1

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29
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. v:. :. i.] :`uc.:`:. : vis`i . v:. :. i. C punct. not. 11, 108.
3ic.`:.i] 3ic.`:.i D. 11, 109. uv: v.)u. i] uv :v.)u.i G F C P :
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32
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Epistola 2

1. .si :)..] om. V G F B : c.si ;:).. :. :s:. P :
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Epistola 3

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D.

Epistola 4

1. .siu] om. codd. 2. |.3u` ] | littera omissa rubro pingenda colore om.
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.c)i. A. 5-6. . . si.c] vi. i.c C
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. 9. :.i.] :.i D.

Epistola 5

1. so :.] om. V G F C P D B : ;:).. A. 1, 1. : ] littera
omissa rubro pingenda colore om. B. 1, 2. .] om. D
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. iv,,:``:] iv,,:`:
C P D. 1, 4. :).:ci.] :v. :ci. D. 1, 5. sii:):c)i.] sii : ):c)i. D. 1, 5-6.
oc. :. o.] oo. codd. 1, 8. :.:s:.] uv:s:.. C
ac
. 1, 9.
:iv:cuc] siiv:cuc C. 1, 9-10. i):iu.] om. B. 1, 11. :v.s:.c:c)i.]
:v.s:.c)i. V G F C P D A. 2, 14. ,::)o] ,..:)i V G F C P D A : ,.:)i
34
B. :..):.:] :.. ): V. 2, 16. .)::] .):i A. 2, 18. ).`.] ).` V
A
ac
. 2, 20. i vii::.,ii] o om. V B A.

Epistola 6

1. .siu] om. codd. 1, 2. .] 1 littera omissa rubro pingenda colore om. B :
. D. :v::`)] :v.:`) D. 1, 3. cui,:uci] cui,:ucii F P
D A. iu.] iu. G F C P D. 1, 4. :i..] ::. D
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. uv:c:.] .
:v:c:. F P D. 1, 7. . ] :. V G F C P D B A
pc
. v.] v.. V
ac
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:cvu:is.] :cvu:is. D. 1, 8. 3.u] 3. A. 1, 9. u ] . D. ..]
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ac
. 1, 11. :.is:.:] vi :.is:.: D vo del.
1, 12. .:c)i.] )i.:c)i. C
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. 2, 13. i``] i``. G F P D B A. 3.]
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. si. :. ] si :. V G F C P D B. 2, 14. )iu:)i] )i..:)i
codd. 2, 17. ):u] ) ):u D
ac
. 2, 18. c] c. B D. 2, 19. c.).]
c.) V. 2, 21. :o] :u P
ac
. 2, 22. uc.] :suc. C
ac
. 3, 24.
:.:)):] :.i)): B : :.:)): D. :vis.] :v:.cis. B.
scu o.] sc o. V. sis:..] sos:. V : sis:. A. 3, 24-25. :;
i: i`). :;i] :; i: om. V
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B A
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iv```:s: V
ac
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:uii.] :uii. D. 3, 29-30. u: v`:.] . : v`c. V G F C P B A : .:
v`c.. D. 3, 30. i``u] iuu codd. u.] us V G F C D B A : us:` us
P. 3, 32. :s):u,:.] :s):u,:. V D A
ac
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35
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:] om. B. ::ui] :ui B. ,i] ,i V G F P D A : om. B. :] :; C.
4, 43. ] om. P D. :i:..s:.] :i :..s:. D. 5, 44. u.] u. V A. 5, 45.
:iv:.c:.:] :iv:.c codd. <so. >] so. habent V B A. 5, 46. v:.c)i.]
vc)i. V F. 5, 48. u ] u F C P D. ] bis rep. F : om. B. 5, 51. c]
c. B. 5, 53. ,.i] .,.i C : .o P D. 5, 54. )):.:]
:.i)):.: V B A. u:.] iu:. V : iu:. B : :uu:. A. . .]
so. . . V G F C P D B : so. A. 5, 55. <so. >] so. habent
codd. 6, 56-57. . .u. ] . .u. V A. 6, 57. v i:] bis rep. C. 6,
57. si::. ] si::. A
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. 6, 58. ::.., si::. :: uv
,:.i] om. D. si::. ] si::. A. ,:.i :.] :.
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vi C
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. 6, 60. :o] s.i V G F C P B A : i D. 6, 61. i)cu]
:u)cu B. 6, 62. u `,.] :i u `,. V B A : si. u `,. G F C P
D. :`.cii] :`.ci: V B A. 6, 63. iu.] iuu F. iviu.] :viu.
A. ,::.] :::. A. 6, 65. :`:ucuc.] :`:uc.c. D. :s.:]
:s.: V A. 7, 66. :.] :. G F C P D B. 7, 69. i):;:c)i. u]
i):;:c)i. D. :):.i] :`:u.i G F C P D. 7, 70. i.c::] i.c:c):
C
ac
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ac
. 7, 71. v:.:u:.] v:.:u:. C. )ii] )iiu P
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36
D. 7, 72. u.] . D. 8, 73. u] u V A. 8, 74. vo.s ii v`..s
vic.i ] vi.s ii v`..s vic.i V A : vi.s ii v`..s
vic.i G F P D B : vi.s ii v`..s vic.i C. 8, 77. u
sii`:.,.] us iv`:. ,. V B A. 8, 78. ).`u :v.:.s:. ] u ).`u :vis:.
C
ac
. 8, 79. :``:.))ci.] :``:.)):.ci. D. sis.] si`. B. 8, 80.
:i:..ci:] :i:.ci: C : :i:.ci: P. 8, 81. :..scuc.]
:..s.cuc. B. 9, 81. :..] `.,. D. 9, 82. :s:.] :s:.. F P D. i] . V G
F C P D B : :. A. 9, 84. ::`:us.] ::`:us: C. 9, 84-85.
::u] u::u B. 9, 85. ).s.] ).s D. 9, 86. u::] u c: B. 9,
87. .):`:.i iv`iui] iv`iui .):`:.i C
ac
. <:> u]
: V B : u G F C P D : : u A. `.,.u] `.,.i V
B : `.,. .u D 9, 88. v`u..] v`... F C P D. 9, 89. :u:,:c..]
:3:,:c.. D. .c] .c bis rep. P
ac
. .):`:.i ] .):`:.i D. 10, 90. : o..]
: :. P. 10, 91-92. v:v] v:v. D. 10, 92. i.sii``i,i]
i.sii`i,i F C P D : ii``i,i A. ).`.i] ).`.i P. 10, 93. .cv:] v:
D. 10, 94. :i] :i codd. v < > ,i] v ,i codd. 10, 95.
ii):.:.c)i.] ii:uc)i. B. 10, 96. vi] D. :v.v):.i.] :v.csv:.i.
C
ac
. c:,:i.] c::i. C. 10, 97. v:..] v:. . V B A
ac
.
i;.ui.] i;.ui. D. 10, 98. iv`:`.v.] iv`:`v. B. u :: ] u::
F C P D. 10, 98-99. . u.:. i::`)u ] . u.:. i ::`). codd. 10, 99.
vici] vi i C. 10, 100. cu,,::.i] :u,::.i A. cui:.]
cu:. V B A. 11, 101. :uii.] :uii. B
ac
P. 11, 102. u] om. D. 11,
104. i::`)] om. C. ,:,::] ,:,:: V G F C P D B A
ac
. 11, 105.
37
. u ::`:us] uu :`:us V : . u :`:us C : .
u :`:us P D A. 11, 106. ] C. i..i] i..i C
ac
. .)::]
.)::)i C. i] .i C. 11, 107. :. ] :. si. V B. sis.] si`i C. <i >] i
om. codd. 11, 108. uc:c.c.] uc:.c.c. C. 11, 109. ii] i. C
ac
.
si. ] om. G F C P D. 11, 110-111. siicci:] siicc: V A :
siicc: B : siicci C : om. P D. 12, 111. si.. uv ] si. :. u
si.. uv C. i,u.u] 3i:.. i,u.u C
ac
. u::. ] om. C
ac
. 3:`..] 3:`..
V : del. C
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. 12, 113. ).`] ).` P D. iu ] iu D. 12, 114. .
:,:.] . ).`. . :,:. C. 3:`.c.] 3:`..c. V. 12, 115-
116. ouu ] i iu u C. 12, 116. u ] om. D. 12, 117. .] om. C. .c.]
.cc. D. v`:.co] v`:.ci : V G F C P D B A
ac
. 12, 118-119. :u:]
:u,. A. 12, 119. :v.cs:,:)i] :v.cs:,.:)i G F C P D B A
ac
.
:v.:. ] :v.:. P. 12, 120. .] D.

Epistola 7

1. .siu] om. codd. 1, 1. c:] littera omissa rubro pingenda colore om. B. 1,
3. cu] om. A. 1, 4. i ] ui C
ac
. i v <cu>] ov V G F P D B A
t
:
cu habet C. )u`i:.] )u`i:. D. 1, 5. cu:3] ;u:3 C. 1, 6. : iu.] .
iuu G F C P D. 1, 6-7. .siu] .siu D. 1, 7. :u ] :: u B. 1, 8. ]
A. 1, 9. :] om. C. 1, 10. A:i] `:,i D. cu``i3i:.] cu``i3:. C
ac
:
cu cu`i3i:. P
ac
. 1, 11. ivs.ui.] ivs.ui. C. 1, 11-12. :: ::
s..] :: :: . :: s.. P
ac
. 2, 14. i,iisci] i,iis.ci D. 2,
38
15. vu] vu F C P D A : :). :. v B. , ] ::. A. 2, 16. u.] u. P
D. iu)i:.] )i:. B : iu)i: D. :. :. v] :.:. v V : :. :. v A. 2,
17. cu] cu V A. v`.s] v`. C. 2, 18. us:. u:: :.] us:.
u:: :. B : us:. u:: :. F : u:: us:. u::. C : us :. u:: :. D
: u:: us:. u:: :. A
pc
. 3, 20. :.,,:``] :.,,:` V B D A. 3, 21. i.
u] i. u P. 3, 22. ic:.] ic: D. iv:::;i] iv::;i V :
iv::;i. F C P D. vic ] vic. C. 3, 23. cu``i3i:.] cu``i3i:. V. ..
: :.c.] . : :.c. B. : ] :: G F C P D A. 3, 24. :iu)i] :)i:: G F C P
D. . `,. u.] . `,. om. B : ,i u. A. 3, 25.
,,:``:] ,,:`: C. 3, 26-27. u `is::i..u] . `is::i... V
B A. 3, 27. :,i`u] :,i`i D. 3, 28. :iu)i] :)i:: G F C P D. ii]
i: C
t
. 3, 30. si. c).c. sicic.] :) :. si. sicic. V A
ac
: :) si.
sicic. G F P D A
pc
: iu. :) si. sicic. C : so. om. B. 3, 31. :. ]
i:. V A. 3, 32. :] v: A. iu. ] iu. codd. 3, 33. :..su:]
:..sui. A
mg
. 4, 34-35. ivi,,:``uc.] ivi,,:`uc. D. 4, 35. v`` ] v` F
P : v`u D. 4, 36. 3)ci.] 3)ci: V
ac
: 3)ci A
ac
. 4, 37.
siicc:c)i.] siiccic)i. codd. 4, 38. :v.... v``. u] :v..
v``. . u V G F C P D A : : v.... u v``. B. 4, 39. :. :: .] om.
D. vii)i.:i.] v:.)i.:i. C. 4, 40. :iu)i] :)i:: P
ac
D A
ac
. u::] u::
V. 4, 42. cu:.] cu:. D. 4, 43. ui] i C A
ac
. iv:si.]
iv:c:si. V : i v:c.si. B. :: ] i :: V P D. :. .si] u
c.si B. 4, 46. :,.c] :,.c. P D. sis] sis. G F P D. 5, 48.
.:] .i V B. 5, 49. :ii)] :ii) V. .] om. P D. 5, 50.
39
::uc:.] :c:. B. 5, 53. ::.] ::. D A. 5, 54. :v.:`u:]
:v.:`: V A. 5, 55. ] B C. vi;:] vi;i. F P D. 5, 56.
iv``i)i.] iv`i)i. V C.

Epistola 8

1. A.c): A.c. vv. ] om. V F z : u iuu (scil. l`i.) p : u
iuu l`i. p2. 2. u .`cu] u ).`c)u V G F C B A : u
).`c):. p p2 z. 2-3. vii ui. i:ic.] v:. ui. :. i. p p2 v.
3. .s:`.si.] .s:`...si. V G F C P D B A. vci::.] vci::.
i::. A. 4. so. ouos :.:c)o.] so. . iuis. :).:c)i. G F C P D :
si. iuis: : p p2 z. cu :: .:.] cu :. :. p p2 z. 5. : sic)i.
ii v``i ] sic)i. ii : v``i p p2 z. 6. ,i] om. D. ii]
i ii p p2 z. 7. :c., u:, :. ii,si.i ] om. B : :c., u:.
ii,si.i p p2 z. u. v. :i si`i ] u. v:.:i si`i B : u.
v.:c)i. si`i p p2 z. 8. u: ).`. ,:. i] u: ).`. ,: i
D : u: ).`. i ,:. p p2 z. 9. ui.] ui. z. c. ] om. D.
cu3u`:uci.. i] cu3u`:uci.i p p2 z. uosuc] uisuc. V G F
C P D A
ac
. 10. :. :.] :.:. p. : )iui:.] : c: )iui:. p p2
z. 10-11. si. u. i: . vcs:. u ).u i).vu] si.
. `:,:. iu i::c)i. vcs:. u ).u i).vu p p2 v.
12. iv.). :.] iv.):. D. :``:3] :`:3 B p p2 z. 12-13. :``:3
v):. v`u, s`.] :`:3 v):. v`u p p2 z. 13. s:.cc. ,i :c.
u] s:.. ,i u :c. p p2 : s:. ,i u :c. z. 14. :s:.
: ,i i.i v.:. v``] :s:. : ,i v.:. i.i v`` p p2 z.
40
ivviu:.] viu:. p p2 z. 15. u,.:.i] u,:.i p p2 v. 16. cu i si. cu
:.::,si.] :v. cu i si. cu :.:: ,s: V A : cu i si. cu
:.::,s G F P
ac
: cu i si. cu :.::,si D : :v. cu i si.
cu :.:: ,si. i p p2 z. 17. c.] om. C. |.c] :u .c). p p2 z.

Epistola 9

1. A.c.vv A.c)::.] om. V F C P D. 1, 3-4. c:i.] ci:i. V :
ci:i B. 1, 4. v`u:`:.i ] v`u:`:.i V B A. si. i`:.):.] si. i):. si.
i`:.):. P
ac
. 1, 5-6. :c)i isi] :c)ii i`isi V B : :c)i
i`isi A. 1, 6. :;i.c:i.] :;i.ic:i. V B. ] i V B. :.uc.u]
:.ucu P D. 1, 7. <:> .] . codd. 1, 7-8. :v.:`] :v.:`.i
V : :v.:`i B A. 1, 8. si::.] si::. V B A. :)] :)i V B A
ac
. 1, 9.
i).:u] i).:u B. u:] u: A. :.s] :.si V B A. . ):.] i
):. V B P
pc
A : i ):. D. 1, 10. i.::.i.] :.i.):i. C
t
. :] ,: B A. 1, 11.
:::.i.] :::.ii.V. 1, 12. ii`:su] i`:su codd. 2, 13. viv``i]
vivi C. 2, 13. .iui] om. V B A
t
. 2, 14. v..] v.:. V B A. ] i V B
A. 2, 14-15. sis:i..i . i``.] om. V B A : . i``.
sis:i..i C. 2, 15. c ] i ci V B A : ci P
pc
. :u:i..i ]
:u:i..i :.: C. :i.] i:i. V B A. 2, 16. i iui ] si. i iui F P D
: si. iui C. iv.:.] iv.:. A. 2, 17. iv.):c] iv.): B. 2, 18.
:s:. ] :s::. V B A F C P D. 2, 18-19. i] .i G F C D B A :
ii V P. 2, 19. ] i V B A. |:isuu] |:is. V :
41
|:isu. B
pc
A. 2, 20. uv.i] uvi V B : uv.i A. 2, 21. [:
A) o.]] : i)ii. V B A : om. G F C P D. :si.s.] :isi.s. V
B A : :si.s D. 3, 22. si] s C. 3, 23. c] ic V B A. ::., .
sis:i.c. iui] om. D. sis:i.c.] sis:i.c. V G F C P
ac
B
A : om. D. vic.] vic. G F C P
ac
D A
ac
. 3, 24. <:: >] :: om. codd.
v:.3`:vi.] vii3`:vi. D. cuisuc..] cuisuc.. V G F A. 3, 25.
|:`..] |:`:.. D. 3, 26. :: i.i ] i :: i.i i V B A. 3, 27.
i ivii] i om. P
t
D. ] i V B A. 3, 28. sisi ] si. P
ac
: om. D. 3, 29.
ciui] ui D. :s.] :s:. codd. v:.] v:.:. P D. 4, 31. u
:,i`u] . :,i`. V B A. `:usu] `:us. B A. :] :. V B : ::.
P D. 4, 33. ,i] om. C. )ic.] )i. V B A. `:,:. ,i):.] : `:,:.
,i):. V B A. 4, 34. ):.] ):. D
ac
. u] . B. .] om. B. 4, 35.
u] . V B A. :: ] om. V B A
t
. vii ] v:. C. 4, 36. c.] om. G F C P D.
:c.] :ci. V B A. 4, 37-38. vc.:i.] .:i.C
t
: vc C
sl
.

Epistola 10

1. A.c. A.c. vv. ] om. V F : i.c. vv. C P D B A. 2. |,o,o] | littera
omissa rubro pingenda colore. :.ivi;c):] :.ivi;:i. B. 4. iii:.]
iii. V A. 5. ] V. :i..i] :i.:.i A. 6. v:.. u] v:..
u V B P
pc
: v:.. D. 7. :.c] om. B.
42
Epistola 11

1. A.c.vv A.c. ] om. V F : i.c.vv C P D B A. 2. )u`is] i
)u`isi V B A. 3. :);i.] :)i;i. G
ac
B P
pc
D A
ac
. 3. iv`uc. .]
iv`u. V B A : i v`:cuc. . G F C P D. 4. viiui ] viiui G F C P D
B A. 5. `:;] `:; F C P
pc
D
pc
: `:;:. P
ac
D
ac
. 6-7. u i`).v.`i si.
u siv`u] . i`).v`i si. . siv`. V B A. 7. ii:.]
ii; ii:. P
ac
. ..:] :. .: V B A. 8. v.`uc.] v.`.c. V B A :
v`uc. F P D. 9. cs..:] cs..: G F C P D. v:.c.] v:. V B P
pc
A.
10. u] u B P
mg
. us :c.] us:. B P
mg
: us :. D. i] ii V
A : .i. B P
mg
.

Epistola 12

1. .. A.c. vv. ] om. V F P D : c.. csu:u i.c.vv. B : c..
u csuu C A. 2. .)i:.] )iui:. codd. 3. :. i.] :. i. P. 4.
..] .s:.. A. ::.] :: B P D. iu ] u D. u):c.i] ):c.i V A
ac
. 5.
i). si. u.] i). u. vi. :. si. u. F. :i ] v:i D. 7. u.]
. B. vi.:..] vi.:. codd. 9. [si. ]] si. habent codd. `.u ] i:. u V G F
C P D B A
ac
: i`.u A
pc
. 10. :.,] :.s B.
43
Epistola 13

1. A.c.vv ...] om. V F C P D B A. 1, 2. Jus] littera omissa rubro
pingenda colore B. c:] om. C. 1, 3. s:.cc] s:.cci V B A. l:.su u
|:.u] v:.s. . s. V : v:.su u s.u G F C P
ac
: v:.s. . s.. B
P
pc
: v:.su u s.u D : v:.s. . s:.. A. :)] :)i V B P
pc
A. 1, 3-4.
iv:`:,;i.] iv`:;i. V B A. 1, 4. :.] : D. 1, 5. :. ] :. P D. 1, 6. :v`c):.]
v.c:u):.ci. V A : lac. post v.c:u habet B. .si :v:.):] c.si:i
:v:.): V B : c.sii :v:.): A. 1, 7. u si``.cu :u] u
si``.cu u :. V A : . si``.c. . :. B P
mg
: .
si``.c. :u P
pc
. :u,::ciu] :u,::ci. B P
pc
. .] .u A. 1, 8.
A`s.3.i:] i`s.3.i:i V B A. u.uc.] .uuc. G C F P
ac
. 1, 9.
|u)u:] :u)u:i V B A. |`ius.] ,`us. codd. vi.]
vicc. V B A. 1, 10. u i``u] . i``. V B A. 1, 11. :. si. ] si.
om. V B A : :. ,: si. F. ,:] : C D. i).vvu] ;i).vv. V B P
pc
A. 1, 12.
si. u] om. V B A. 1, 13. .c:] .c: .c: P
ac
. A.c): ,i] . u
i.c):i V B A. :u ] :u:. D. 1, 14. uisuci.] cuisuci. V G F C P
A
ac
. :.c.] ci D
ac
. 2, 15. :] om. C. 2, 16. vi:sici] vi:sici G F C P D
B. :] i :i V : i :i B A. cu] lac. D. 2, 17. A.c):]
i.c):i V B A. 2, 18. u :u] . :. V B A. ivii] om. B.
A)i..] i)i.u C. 2, 19. ,uv::.] ,uv:. D. c.] :: V B A.
).`] ).`. V A. ] om. V B A. ic.] ic.i V B A. 2, 20.
:] i :i V B A. iv:: :] iv:::)i V B A : uv:::
44
P
ac
. cu :`,.] i```,. V B A : cu :: `,. C P D. 2, 21.
:.i] :.:. V. u.] u. V B A. 2, 22. :)iui:] :)iu ii V :
:)iuici B. u :: ] . :: V B A. 2, 22. v.,.i] . v.,.i V B A :
v,.i P. 2, 22-23. u cs.v.i] . cs.v.i V B A : om. C
t
. 2, 23.
:,:`ici] si:,:`ici B. i`i:.i] i i`i:.i V B A. 2, 23-24.
)):...i] )):..i D. 2, 24. isu v:.s:.:u] is.
v:.s:.:. V B : isi v:.s:.:. A : isu vi v:.s:.:u D
punct. not. 2, 25. :] i :i V B A. uv.)::u] uv.)::i
D.

Epistola 14

1. A.c. :)..] om. V F B : :).. C P D A. 1, 2. |:] | littera
omissa rubro pingenda colore B P. : . ] : . D. |u``] |u` V A :
|u` B. |:i] A:i B A : |:i C. 1, 3. :v:v):ci] v:v):.ci V G
F C P D A : v: ):.ci B. ivi,,:`ui] ivi,,:`uci D
ac
. 1, 5. c:] om. D. 1,
7. .i.i] ui.i V B A
ac
. ,i)..] ,i):.. D. 1, 8. :] om. V P D B A
ac
.
M:`u] M:`.u V
pc
B A : M:`iu P
pc
. iu.] iuu B : iu. P
ac
. 1, 8-9.
u. ,i . .i.i. i::] u. ,i . .i.i. i:. D. 1, 10.
v. ] vi D. iuu] iuu V B A. iu.] iu. D. 2, 12. M:`]
M:`. V
pc
B P
ac
A. 2, 13. :.:] om. V B A : :.: D. sis:i..]
sis:i. V B A. ] om. V B A. 2, 14. iu] iu codd. 2, 15. v:] :.
v: codd. si. ] bis rep. V. 2, 16. <: > u .] u . codd. 2, 17.
45
:vi,,:``:.] ivi,,:``:. V G F C P D B A
ac
. 2, 18. .u] . u P
D. vi:.] vi:. V A : vi. B. Asu:] isu: codd. 2, 19.
Aii] :.isi B. |] | D. 2, 20. :,ici:] :,ic: . V G F
C P D B : :,ic: A. iuu ] iu. G
ac
. 2, 21. .siu i. u] inter
.siu et i. u lac. habet A. 2, 22. :):.] :):. B. u
sii:`:i.] us isii: u sii:`:i. P
ac
. : :co]
:.:co V G F C P D A : :.:;uci B. iuu ] iu. codd. 2, 23. i``
:] i`` : codd. v:.suvi.] v:.suv:.i. D. 2, 24. A.:u]
A:u V B. su] si. V A : s: B. ] B. 3, 26. u] om. V B P
D A
t
. .cv: :)] om. C. M:`u] M:`.u V B P
ac
A. iuu ] iuu G : om.
C. 3, 27. u] u. F. .cv:] . V B A. 3, 28. ).`v`.] ).`c) codd.
i)u ] i). C. .] :. B. 3, 28-29. i:.s.] i:.s. V G F C P D A
pc
. 3, 29. [ ]
iu ] iu V B P
pc
D : : iu G F C P
ac
A. ):`: c:] ):`:ci. D :
):`:c: A. 3, 30. :)i::] :)i P
ac
. si. ] si V : si B P
pc
D. i] om. V B P
pc
A. :: ] om. V B A. 3, 31. :s:.] s:. V B. :.:icsi`u] :.:icsi`:.i A. 3, 33.
iv:c:):] iv::): D
ac
. :v:`i)i:] :v:`i3i: B. 3, 33-34.
uv: 3i``] uv:`i3 P
ac
. 3, 34. sis] sis lac. ind. B. sis.] si`. B : sis
D. 3, 35. ] F P D. 4, 36. ::)] ::) G F C P D. 4, 36-37. i,.i
.] . i,.i V B A. 4, 38. :] . codd. :s:.i] s:.i V B A
ac
. 4, 39. u.:.]
u. P
ac
. 4, 40. siu:.] si):. C. 4, 41. .] : V B A : om. P D.
i`i] i``i D. )ii`:.] )ii`:. V A
ac
. 4, 42. uv..i.] uv.:.
V : uv..:. B : uv.ui. A. 4, 43. )c.] :. v: V A : om. B.
46
:v:)uci] :)uci C
ac
. 4, 44. <iuu >] om. codd. iv:)u,:] iv:)u,: :: V B A.
4, 45. s`is:.i] s`is:.i D. u:] u:: B. 4, 46. u.] u V B A. 4, 47.
:. ] om. codd. ] V B P D : G F C : :. A. 5, 48. :.,:] : .
,: G F C P D. 5, 50-51. :) uvs:.c)i. si. s:.] om. F C P
t
D.
5, 52. s:.] s:.. A. 5, 53-54. sii,).c):.] sii,).:.c)i. V A :
lac. post sii,).:.c)i. ind. B. 5, 54. ] . C : . P D. ::c.:.. ]
::c:.. V. 5, 55. ::] ::. V B A. :.i`:,:] :.i`:,: B. 5, 56.
M:`] M:`. V B P
ac
D A. ::v:v.s:.] ::v:v.s:. A. 5, 57. :..]
:u A. ii,si:.] ii,si:. D. 5, 58. .] om. B A
pc
. 5, 59. v:.:.`s]
v:.`s C
ac
. 6, 60. ::v:v.s:.] :v:v.s:. V G F C P D B A
ac
. 6, 61.
vcv. v:.] vv. v:. V : vv.v:. A : vcv. v:. F P
ac
. 6, 63. .] u.
V B. :sic. ] :sic. V B A. 6, 64. uvvii] uvvui V B A. 6, 65.
:`:.] :``:. V B A
ac
. .] u. V G F C B A : :. iu.si P
ac
. 6, 66. u.]
u: P
ac
. ,:`:] ,:`..: V G F C
pc
P A : ,:`.: B : ,:`..: C
ac
: ,:`.
D. :v.`i3:] : v.3i`: D. iu ] i codd. 6, 68. :``:] :``: V
B A. 6, 69. :)ii.:.] :)ii.: G F C P B : :)ii.:u D. 7, 69.
::] : V G F C P D A : om. B. 7, 70. v``u si. si`u] si. v``u si.
si`u C P A
pc
: si. v``u si. si``u D. ..i] c.i B. 7, 71. . ]
F P D. 7, 72. :v.:`): :] :. :`):: A. u::] u): V B A. 7, 73. .]
. : G F C P D. 7, 74. .si] .si C
ac
. 7, 75. .:.]
.:. codd. 7, 76. iv:.i] iv::. V
ac
. |u] Eu codd. 7, 77.
:..] bis rep. P
ac
: :. A. ,.,.cs.] ,.,cs:. G F C P : ,.,.cs:. D.
47
8, 78. ] V A. 8, 80. sii):. ] sii):. F. i.i.] lac. ante i.
habet B. 8, 83. iu vi`.] om. C. ivcic. iv c.i] i v c.i
ivcic. V B A. 8, 84. v:.).] v:.):. D. :;vii] :;vii D. 8, 85.
sis. ] si`. B. iuu ] om. C : iu. A
ac
. 8, 86. : ] :: B. 8, 87. ] om. V B A
t
.
v`.] v`:. V
ac
. 9, 90. vi:] vi ci C. 9, 91. Av``:.]
Av`:. G F P D. 9, 92-93. l`i. :: si. |`:3 si. A.c.vv]
om. V B A
t
: si. A.c.vv om. P
ac
. 9, 93. . :: ::.] . ::. :: V G F
C
sl
P D B A : ::. om. C
t
. 9, 94. c] :c C. :v:c:``:] :v:c:.`: C
ac
.
9, 95. Acs`v. ] Acs`v.. codd. 9, 96. A`.. ] A`. A. 9, 98. si:)iv:]
:)iv: B. 10, 99. :v:c:.`:] :v:c:.``: G F P D : :v:c:``: V B A. 10, 100.
] om. V B A. 10, 102. uv::.::] uv:.:.:: D. 10, 103. ] : C A.
:si``.v.ci:] :si`.v.ci: B. iu] iu A. 10, 104. v:v .] si.
v:v V A : si. v:v . F P. 10, 105. iu] iu D. 10, 106. c. :: ]
c. : B. ci.i ] ci:.i] V G F C P D B A
ac
. 10, 107. .si] .si:.
V
ac
: .si B.

Epistola 15

1. :). . .siu :i..] om. V B : :). F C P D A. 1, 2. |o.]
| littera omissa rubro pingenda colore om. B P. |u``] |u` V A : |u` B.
v: :.s] v: . :.s V : v: :.s C
ac
: v: :.s P D. 1,
3. iuu] iu. G
ac
F
pc
C
pc
. u:.] :. C. :vi::] vi:: codd.
.] u. V. 1, 4. i ] ui B. 1, 5. c..] :.si.. C
ac
. 1, 6. u] ,u V
48
: ,u A. 1, 7. :v.cucii] :v.cii P D. 1, 8. :] om. C. 1, 9. i).si.]
:.si. V B A. 1, 10. vi`.] lac. post vi ind. B. i)i..] i)i.:. P
ac
D. :v:. ]
vu V G F P
ac
D B A : . C. uv ] vii G F C P D. 2, 12. :v:,i] :v:,i:
C. 2, 13. :v.suc:] :v.suci: B : :v:.suc: D. 2, 14. v.:.:]
v.:. : B. A.c.] A.cu B. : iu.] cu iu. V B A. .c:] om.
V B A. 2, 15. cu,,i):.] cu,,i):. P. i v:] iv : V. 2, 16. i] i
codd. ,:.i] ,:. i B. iuu ] om. B. 2, 17. :] om. B. 2, 18.
i,..:.] :``. G F P
ac
D. vii.):.] vii.):: C. 2, 19. : ]
::. V B A. 2, 20. :i..i] :i.:.i A. 2, 21. ,i,i.:] ,i,i. : B.
cu,,ii] cu,,ii A. 2, 22. ui] uui D. u ] V G F C P D B.
2, 25. <u>] om. codd. issi:] suci: V B A. 2, 26. u:: ,i ] u ,i
V B A
t
. 2, 27. iu] iu. V A. 2, 29. :.c)] :c): A. 2, 30.
i..::ci.] i:..::ci. C.

Epistola 16

1. Praescr. om. V B : i:... i.c.vv. P
ac
: i.c. vvu P
pc
: i.c.vv
M D A. 2. 1o] 1 littera omissa rubro pingenda colore B. :`:ui.i] :`:u M.
3. u::] u: codd. vi.::] vi.: V A : u: v:.:: P
mg
D.
:.i:ii.] :.i:.:ii. B P M D. 4. :``.] :``:. D. ] u codd. :.:ics:.]
:.sic:. V B P M A. v:] v.: B. 4-5. :. so. v :] :.
so. v: :. codd. 5. ] u u V
ac
A
ac
. i ] M. iu. ]
iuu V A : iu. B. 6. :)iu. ] i)iu. D. iu] iu D. 7. :s:.] :s:.
49
V A. 8. vicc:i] om. A
t
. 9. i:.] i: cu V : i: B P D : i: M. 10.
:v:c:.`i] iv:c:.`i B P M D. i:.ci: vi:] vi: i:.ci:
M : ii.ci: vi: D. 11. :ici. ] i.ici. V A
ac
. so.] bis rep. M. 12.
. iu.] iviu. B P M D. [i]] habent V A : om. B P M D. 13. i:] i:
P : i : M. u] :: M. A.,.i ] i..i M. :.i:`::] :.i:`:: B P M D.
14. uo] i V A. i).;:)i] i;.;:)i V.

Epistola 17

1. |.:.] | littera omissa rubro pingenda colore B. 1, 2. ).`u] ).`. B
ac
. 1, 3.
: si. ] : A
mg
. |:. l:.s] si. s. M. 1, 4.
:.ii :] :.ii :. A. 1,5. ] V A. iu] om. B P M D. 1, 8.
:::si] ::: si. D. 1, 9. .] . B P M D. 2, 10. M:`] M:`. codd. 2, 11.
iv:s:.i] uv:s:.i V A. 2, 12. sisu ] si`u D. 2, 13. iu.] iu. B P M
D. 2, 13-14. i`):. : ,i <iui. i. i. .i., . . > A)i. .] i`):.
: ,i A)i.. V A : lac. inter ,i et A)i.. habent B P M D. 2, 14.
)ii] )ii V A. iuu ] :s u A. vii vi.] . vii vi:
V A : vii . P
ac
: vii om. M. 2, 15. :u)u:.] :u)uu:. V A.
,::.] ,.:. M. ,:] ,i codd. 2, 16. si,)i.] si:.,)i.
D. <.>] codd. ivs.ui.] ivsuui. D. 2, 17. v`ii]
v`ii D. ] si. M : om. D. sui] . sui P
ac
. 2, 18. u: :.si.]
om. P M D. 2, 19. . ] :. M. 2, 20. i.:. ] i:. V A. si)c] si)c B. 3, 22.
si:.i] sii :.i P M D. 3, 25. ic:] ic:. B
ac
. vc,,:`)]
50
vc,,: V : vc,,:` B P M D : vci,,:``:i. A. 3, 26. :``u).]
:``u):. M : :``u) D
ac
: :`:`). A. us:.] us :. V B P D M. 3, 26-27.
:.ivu):] vu): M. 3, 27. vc:`).] si. vc:`). codd. c` ]
cu` V B D A. 3, 30. si. ] om. D. v:.icvici :] v:.cvici : B P M D.
vic ).`.] om. M. 3, 31. M:,ii::] M:,ii :: V. 4, 32. :.i3i``:c)i.]
:.3i``:c)i. P D. 4, 33. :s:..] :s:.. D
ac
. 4, 34. v.ui.] v..c. M.
cu] cu V. 4, 35. .si] .si A. :u] :: u A. 4, 36.
iu] iu. V A. i`:vi:.] i`:vi: V A. 4, 37. i::] i::
D. 4, 38. iv`:`,c)i.] iv`:`,:.c)i. M. iu ] iu. B P D : iu M. :i ]
:i V B P M D A
ac
. 4, 39. :i..u] :: i.. u A. :s.)::] :s.):: D.
u] :: M. 4, 41. si. ] om. P M D. 4, 41-42. cu:`:uc:)i] cu:`:u):)i D. 4,
42. . ii;..] . ii; codd. vc):] vc): V.

Epistola 18

1. :). . .siu :i..] u iuu v u iuu (scil.
:).) G : om. V F P D B : :). C : :). A. 1, 2. A,:] A
littera omissa rubro pingenda colore om. B P. ::.] :u. codd. :] :
bis rep. V B. u).] u). F. 1, 4. :. ] u :. B. . <:>] . codd.
cu)ui] ;u)ui C. 1, 5. u.] . C. v:,.:] v: ,: V A : :,:
B. 1, 6. :: ] ,i B. 1, 6-7. :,iucs] :,iucs codd. 1, 8. [:. v:]]
:. v: codd. 1, 10. i:.i] i::.i D. 1, 11. :.::.:] :.::.: A. 1,
12. si. . :v:.i] . : v:.i V B A. ] om. C. 2, 15. .:] .i: B. 2, 17.
:.iv:,i. ] om. C : :.iv:,.i. D : u. B. A.c. vv. ] si. A.c.vv. B.
51
2, 18. ::s:.] :s:. G F C P : om. D. vci,:uci: <:: >] vci,:uci:
codd. 2, 20. `,.] ,i A
ac
. v:.i] vii v:.i C. [] :]
: V G F C A : : P D B. 2, 21. u ] V G F C B A. 2, 22. . i``.]
i``. C. : `,.] : . `,. B. 2, 23. :] om. F.

Epistola 19

1. Praescr. om. V B : u iuu (scil. : ) P M D A. 2. |s:] | littera
omissa rubro pingenda colore om. B. 3. .] . D. v:. u] v:.)u:uc: V A :
post v:.)u:u lac. ind. B : v:.)u:u P : vi.)u:ui. M : v:.)u: D. 4.
i] bis rep. M. 5. is:c:.] is:c V B P D A. 6. :: ] : M. . u.. ] . u.:. V B
A. 7. ::.] :: B P M D. 8. s.: ] s.: P
ac
M. :.] : V A. :3i``u] :3i`.
V A : :3i`u P D.

Epistola 20

1. 1] 1 littera omissa rubro pingenda colore om. B. c] om. M. 2. vi]
viu M. .] om. B P M D. 3. .] . A. :; .] :;. M D. v:.:.] vi.:. M.
4. : 3i.] om. M. 6. :c. : u] :c. :: u M : om. : D. .
cuuc.] inter . et cuuc. lac. ind. D.

Epistola 21

1. [A.c. ] o). vv so u] i.c. ;i).vv c.siu G :
:v.c`i. u ;:)., . :s:., i.c.u u c.si.su ;i).vv
V F Ha Hb : ;i).vv C : i.c.u u c.si.su :v.c`i. ;i).vv L
52
m
pc
: ;i).vvi m
ac
: ;:). ;i).vv A
ac
: ;:). ;i).vv A
pc
: om.
P D. 1, 2. ::.si i`).. ..si] ::.si i`).. ::.si ..si C. 1, 3.
:ii] :i,i F P D A
mg
. :.i] .i L m. c.] c. D : c. A
sl
. 1, 5. si.
i,i). ] si,i). C. i,i). i::] i,i). ,: i :: Hb. 1, 6. :):`.:] :):`.: V
Ha L m. 1, 7. c. ] cu C. 1, 8. . i,i) ] . ,i) C Hb. . i,i) c:: :: .]
om. m. c:.] . G
ac
. 1, 9. ii.csu] ii.csuci A
t
. ,i] om. m.
:`:,: .si] :`:,: :s:. .si C A
mg
. 1, 10. ):c. iuu ]
):c. iu. Ha L m. v:.. ] v:.. V Ha L m. 1, 10-11. `uvu:] `uvc:.. V
Ha L m : :. `uvc Hb : `uvc:. A
t
. 1, 11. i:.sc:.] u:: c:. i:.sc:.
C. 2, 12. .:. ] .. C. :. ] lac. ante . ind. P
ac
. .siu] u vi)u
C. 2, 14. :`:.] :``:. V G
ac
F P D Ha Hb L m A
ac
: :``. C. 2, 15.
:`:uco so u vo.:] c.siu :`:uci c.siu
. vi.:. V G F P Ha Hb
ac
L m A
ac
: c.siu :`:uci si. .
vi. :. c.siu C : c.siu :`:uci si. c.siu . vi.:.
D : c.siu :`:uci . .siu vi. :. Hb
pc
: si. c.siu
. vi.:. A
pc
. 2, 16. u.] u`. V Ha L m A
ac
. 3)c] 3)ci
D. 2, 17. `,u:.] `,u:. P
t
. 2, 18. i v ] i v
:. L m. <ou >] om. codd. 2, 19. :s:. ] :s:. D. 3`ivi.]
3`ivvi. A
ac
. 2, 20. . ] si. A
t
. 3, 20. :v.si`u:] si`u: Ha
ac
Hb
D. 3, 21. A.. :vi.uc.] :.:vi.uc. V Ha Hb L m A
t
. 3, 22. si. :u v.:. ] so.
om. V Ha Hb L m A
t
. :] ,: C : om. Hb. . ] om. P D. 3, 23. .cu: :v.su:.
53
c.] .cu: :. c ,i :,. : si. . i``. ).`. :v.su:. c. L.
::c:.] ::c C Hb. 3, 24. sii3i`] soo3o`` Hb
ac
. 3, 25. .] . V Ha
Hb L m A
t
. 3, 26. so.] codd. 3, 28. : ] ,: V Ha
ac
L m : :: F P D A. :,i :
si. si`] :,i . si. si` Hb. si) ] si) V G F C P D Hb A. |.c] om.
Hb.

Epistola 22

1. ..o so. |:3.] |:3. si. ..i V F Ha Hb L m : :). |:3.
si. ..i A : om. C P D. 1, 3. s.:u:u.] s.:u:u. V A
t
: s.:u. Ha L m.
.] om. P
ac
. v``o] . ante v``o codd. :] :. G F P D Ha Hb L m
A. s:sc)i.] sc)i. A
t
. 1, 4. :v.:`:.c):] :v.:`:.c): L m. v.. :] v.:.:
V
ac
m
ac
A. 1, 5. v:. u] v:. uu G F C P
ac
D A
mg
: v:. u L m.
,o ,] ,o ,o.. codd. 1, 6. .u] .u codd. i``.] i``. V Ha L m A
t

Hb
t
. 1, 7. :.i :u ] i:u :u Hb. u.] . Ha A
ac
. 1, 8. |us`:.:] si. ante
:us`:.: Hb. :`:ci.] post :`: lac. ind. Ha L m. .:i :: ] .:i . ::
V
ac
A : .:i :: Ha Hb : .:i :: L m. 1, 9. .] Hb. ii`i3:.]
ii3i`:. Ha
pc
. :`)] :`.) P
ac
: :`u) D. 1, 10. ,ii] ,iii D. 2,
11. si. v:. li`.i )iui:i.] bis rep. D. 2, 12. :: ] : L m. .i.] : C. 2,
13. v:.):] v:.)::.: Hb. 2, 14. :`:.] :``:. V Ha Hb A
ac
: :``. L m.
] :.. :``.. V
pc
G F P D Ha Hb L m : :.. :``:.. V
ac
A : :. .
:``:. . C. :.iv.v:.] :.iv. v:. A. 2, 15. : :. ] : :. L m.
s.:u:u) ] s.:u:u) o. codd. 2, 16. :.v.] :.v Ha L m. 2, 17. :: ] :
54
codd. :s:.] :s:. C. 2, 18. cu,,i):.] cu,,i):. V G F C Ha Hb L A. 2, 19.
,:] ,: V. |:3] |:33 G F C P D. 2, 20. .] . P
ac
D. :;:.] :; V Ha
Hb L m A. u.] . codd. |.c)] :.c): Ha
ac
.

Epistola 23

1. A.c. 1o. :.] om. V F P D Ha Hb L m : o.c. u C A. 1, 4. viii]
vii i C. ::] :: V Ha Hb L m. :``ci] :`ci codd. :.ci,:.]
:.ci,i ,:. A. vii ] v C P D. 1, 5. )c.] )c. iu. V Ha Hb A L m. 1, 6.
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55
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A.uc.u] u om. F C P D. 3, 28. :):`.] ):`. A. `i`:.] `i3:. V Ha Hb L m A.
3, 28-29. iuc:. .] i. iuc:. . m. 3, 30. : . sv. ] om.
Ha
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. . l`i..] . l`i.. D. 3, 31. :.] :. ,: V Ha L m. 3, 34.
i``ii] i``ii C. 3, 35. vi:; [ ] .iui] vi:; iui V
Ha Hb L m A : vi:; .iui G F C P D.

Epistola 24

1. l`o ] l`i. .i. P M : l`i. ..i D : om. V B. 1, 1. Ju v] J
littera omissa rubro pingenda colore B P. 1, 2. uisuci] uisuci V. 1, 5.
)`iu] )iu` V
ac
. 1, 6. v: :,. ] v:,. V A. .c. ] .c. D. 1, 7.
si.::i] si.:.i M : si.::i D. 1, 8. . :] . A : om. M. . ] om. A. 1,
10. :,::] :,:. V A. o`` :: <so.>] o`` ::. 2, 12. :.i.3.]
:.i. 3. V A. isi] is A. |o.c.o:] :):c.i:. V B P D A :
:):c.i:i M. 2, 13. cu:,.] cu:,. V
ac
. 1..] .. V A. 2, 14. :u.cs.]
:u.s. D
ac
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ac
. 2, 15. :.:3. u] :.:3.u B P D. s.:u:u.]
s.:u:u. M
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. 2, 16. :: ] . B P M D. :: :s:. ] ::s:.. V B A :
:: :s:.. P M D. 2, 18. :] : A.
56
Epistola 25

1. 1o.: l`o .] l`i. P : om. V B. 1, 1. |o :.] | littera omissa rubro
pingenda colore B. 1, 2. `uv:.] `uv:. M. iv:su,.] ivsu,i. A. 1, 3.
:``:.] :``. V
pc
. iu :: ii.] iu ::i. V A. 1, 4. ).`.u]
).`.u ).` D
ac
. 1, 5. :] om. M. :i.:.u] :i.u P
ac
: :i..u D. l`i.]
l`i. P. 1, 6. ] : D
ac
. sii ici] siici V A. v:] . V
A. 1, 7. v:.. :] v:.:. : D : v:. : A. 1, 8. ] om. D. :c:] :c: P
ac
.
:v:s:.u] uv:s:.u A. 1, 9. c.c] c.c:. V P
ac
D : c.c:.i P
pc
. si. ] om.
B P M D. i,i,] i ,i ,:. V : i,i , B. 2, 10. ,i] om. B P M D. :.] .:.
V A. u::] om. V A
t
. 2, 12. :.v.] :. v. M. 3iusi`ic.] 3us`ic. B P
M D. 2, 15. u] ,u M. 2, 16. ...] :v.... P
ac
. i)u.] i). M.
2, 17. :v.v`i] :v.v`i V A : :v.v`i s B. . ] . P : D. 2, 18.
. ] . codd. i``] om. B P M D. u] :u V A. 2, 19. viu. .
c).] viu. ,i . c). B P M D. u::v: :] u:: v:: D. 2,
20. :v`co:] : :c)c V A : : :)c B P M D. .`c.o] .`c. o
codd.

Epistola 26

1. l`i..] om. V B. 1, 1. J.] J littera omissa rubro pingenda colore B M. 1, 2.
i,i). i::] s: i,i). i:: V A. iv,,:``] iv,,:` V B A. 1,
4. i..s] cii.s M. ] V P
ac
M. `:,:] si`u: M.
s:.).] :s:.). A
pc
. 1, 5. iu. )i..] iu. ,:. M. [i ]] habent V B P M
57
A : om. D. v.] :. . V B P M A : om. D. 1, 5-6. i v:. u cuvi,
v. :,::] om. D. 1, 6. . ] om. A. 1, 7. sii `] sii ` V A
t
. 1, 9.
c] c ,u codd. u `,u u] u `,u uu V A. 1, 10.
i.)u ] i.)u codd. <. > v:. ] v:. codd. |`.u v`.] `.uv`. B. 1,
11. ,:] :: A. 1, 12. :i.] :i. V B P A : :ui. D. u).] u)
V. 1, 13. :.,ui.] :.,:. codd. 1.i. ] .:c V : 1.i. A : post .
lac. ind. B P M D. 1, 14. |ui.] |ui. V : |uui. P : su.i. D.
si. i``.] si``. M : si. i`` D. :v:`):.] :v:`). V B P A : : v:`) M D.
.s:..):.] .s:..)i. codd. 2, 15. :u ] :. codd. A)c.] c. A)c. V B.
2, 16. :.is:.ci. u c.i] ::. cu i u c.i M. 2, 17. [:]]
: codd. u,.i ] post u,. lac. ind. B P M : u,. D. 2, 21. :.] si. :. codd. 2, 22.
:v,::i] : vi.:i M. 2, 22-23. i::.s:`u] i::.s:` M
mg
. 2, 23.
iv:ci.c:i] iv:ci.c:i A. 2, 23-24. : vi`i.i ] : :
vi`i.i B P M D. 2, 24. . i``.] i A. 2, 25. v`u).] :v.). M. 2, 26.
.:.i] .:. B P M D A. <vi>.i] is:s.i V A : ante .i lac. ind. B :
.i P M D. 2, 26-27. : . ,::.] : . ,::. codd. 3,
28. si:.: :,:)] :,:) si:.: V
ac
. 3, 29. .:u ] .u M.
vi,si`] vi,,i` V : vi,si` M. :.::u] i. :.::u
codd. 3, 30. :] :: V B P M D : c: A. : v.c:u] :v.c :i codd. 3, 31.
iuu ] iu. M. 3, 32. `:) o.] :`: :: )i. V : :`:)i. A. ..] i
.. codd. 3, 33. i;.:ici] i;.:ic M.
58
Epistola 27

1. A.c.vv A )u,o.] A.c.vv P M D A : om. V B. 1, 1.
|s.co ] | littera omissa rubro pingenda colore B. 1, 3. :.i:`:i] :.i`:i V
: :.i :`:i P : :.i 1:`:i M : :.i:`:.i D : :.i `:i A. :] P
ac
. 1, 4. vii
.] viivi M. 1, 5. .sci.] .s:ci. A. 1, 6. )u3.] )u3. M.
v`..s.] v`u.s. V : v`..s. M. isi] isi B. 1, 7. v:..:]
v:.: V. i):):.] i)):):. V. 1, 8. u :.] : B P M
t
D :
u :. M
sl
. A.vii.] `.vi.i. D. i`is.] i`is P D. 1, 9. :] ::
: P. 1, 9-10. vc)::u] v )::u D. 1, 10. :`ui]
.`ui B. :. os:. o.] :. :u`. is:.i. V : inter :. et is:.i. lac.
ind. P M D : i:uv. is:.i. A. 2, 11. :: ] : B P M D. .i] . .i codd. 2,
12. `:u):.:.] :`:u):.:. D. . si. ] o.i. si. V P M D A : . i. si.
B. 2, 15. 3.] 3.. V B. 2, 17. v`:.] v`:.. D. .,ic)i.]
o.,ici. D. i.ci] ici codd. 2, 18. :;i,:.] :;i,. V B P D : :;i,.
M. 2, 19. v`:] v`:. M. :s:.. cu] cu :s:.. V A. c:]
,: A. o:.sco.: <i>] o:.sco.: codd. 2, 20. <c:>] habent V B A : om. P M
D. ,i] om. M. c.] cu A. sv.] s B P
t
D. 2, 21. 3.. ] 3. D. ] v. B.
3::.s ] 3:.s V A. 2, 23. . .s.] .s V : . .s A
ac
:
.s A
pc
. 3, 24. u:: ] us B : u:: us P M D. :v. :,i`.] : v.:,i`.
D. 3, 25. v.ci.] cci. codd. 3, 26. 3u`i] 3u` : M
t
. :.] :. D.
[.]] . hab. codd. vi.::ucici] vi.::uciuci P
pc
: vi.::ucuci M. 3, 27. :]
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59
:`.viu] :`uviu M. c:] : M. 3, 29. 3.:ui] 3..:ui B P M D. u.]
u D. sii`.v:] sii`uci. B P M D. .] u B. 3, 30. . vi] .
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.i M. 3, 33. <:.i > :s:. .`.o] :s:. .`.o codd.
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t
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:. ::`).] :. ::`. P
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|u. B P : om. M. 4, 36. s.u:] v`u v.u: B P M D. iu. ] iu.
B P M D. 4, 36-37. :.i).:] :.i).: M : :.i): D. 4, 38.
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ac
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D. :`:u):.] `:u):. V A. :. :] . : si. M. 4, 40. 3u`:]
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M. <c.> u ] c. u V A : om. B P M D. 4, 43. i;.] i;. D. 4, 44. .]
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t
. uu u.] bis rep. M. 5, 49. u.] om. M. 5, 50. ]
si. V. :v`c):.] :v`c) V B P D M. iuu ] iu. A. v: v.)i] v: v:.)i
A. 5, 52. < > i,iis:.] i,iis:. B P M D : ic:is:. V A.

Epistola 28

1. 1.`.vv. ] om. V B P. 1, 1. A. vo] A littera omissa rubro pingenda colore B
P M. 1, 2. ):.] ):. V. ,:] ,::. A. 1, 5. iuu ] iu V M : iu. P D A
t
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60
v)uii] v)u.ii B : si. v)uii A. 1, 6. 3).] 3)c:.i
V A : 3).. B. si. ] om. D. 1, 7. ii,.c):] :.i,.c): A. 1, 8.
`,u] om. B P M D. :] om. V A
t
. 1, 9. :u,:c.i] bis rep. P
ac
. 1, 9-11. u.
::si`:c:. v:.ici. :iu. :.v:. `.,i. .csi : ,i u:
i :. |``i:i ,::i :u:,:c.i] bis rep. V. 2, 12. uv cu ] u.
uv cu B P M D. <c>] habent V A : om. B P M D. 2, 13. sii ] om. D. 2, 14.
v:)):.c.] v:)):.c. D. iv:ci.] iv:i. V : iv:c:i. A. 2, 15. ]
V A. 2, 15-16. ::i] u::i codd. 2, 16. iu] iu. M. 2, 17.
)i:i] )i:i V A. 2, 18. ;:] om. M. u:.c)i.] v.:.c)i. V
ac
A : .:.c)i.
D. 3, 19. .uu] .uu M. :;] : M. 3, 20. lcsi:.] lcsi B.
u.] . A. 3, 21. |is`:u] |is`:. V A. 3, 23. :;i,,:``:.]
:;i,,:`:. P. 3, 24. iu.] om. B P M D. siic:c..vs:] c:c..vs: B P M D.
3, 25. v:,i] v:,ii D. 3, 26. uc:] uc:i V. 3, 27. ::]
:: B P. 3, 28. A`:uu] A`:u V B P A : A`: D. 4, 30. Aiic]
:ii M. 4, 31-32. iv)i.:] om. A
t
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ac
: lac. post :s et post
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D. 4, 34. ,:,::] ,:: V B P M A : ,::i D. ciui] uu
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vii V A. 4, 36. i``] i`` A
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. 4, 37. :.v] :. v. B P M D. si. ]
om. D. 4, 38. :u)i`.] :uu)i`. V A. )c.] )ic. V A. 4, 39. i)uc]
i)u V A. 4, 40. uv0`u)..] uv `u).. V A
ac
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:u)] :u) V B P M A : :u). D. c:] om. codd. .c:.:] c:.: V :
61
.c:. B. 5, 42. :] i A. 5, 44. u.] u V : uu D. 5, 45. :sv:.]
:v:. codd. 5, 46. cu)::. :: ] cu)::. : V A. 5, 47. vu):c)i.]
v:.):c)i. D. :s:. ] :s. codd. 5, 48. :ui,,:`.i ] :ui,,:`.i V A. <vii cu >]
v:. cu V A : om. B P M D. 5, 49. ,.:] ,.:u P. 0`u)..]
0`u).i B P M D. vi`i.] vi`i.. M. 5, 50. [i``u \i`s.::.]] habent V A
: om. B P M D. 5, 51-6, 52. :.s:. iu ,i )c. v ``:i] om. D.
5, 51. si. ] om. D. :.s:] :.s: M A : om. D. 6, 52. M:cc ] M:c M D.
u`:i] Au`:i A. 6, 54. viisii)s] vii sii)s V A. 6, 55. .
``:.] om. M. A.si.. ] :.si.. D. 6, 56. 1u``.:i] 1u`.:i V B P M D. 6, 57.
A).v`..] A).v`. V B P M D A
ac
. 6, 57-58. |is`:.:.] |is`:..
P
ac
. 6, 59-60. lvvs.i] lvvsi M. 6, 60. li`` ] li` B D. 6, 61-
62. si. i`` li``] om. M. li``] li` D. 6, 62. .)..] .).
A. . ] . A. 6, 64. si):.] si):u D. iv`i3:.] iv3i`:. M
ac
. 6, 65.
iv 1.i] iv. i D. Ai.u] . ii.u D. 7, 66. :;i,,:``:.]
:;i,,:``:. V B P M A : :;i,,:`:. D. v:. 1.i.i] om. B P M D. 7,
67. l..:i] l.:i B
ac
. |is`] |is`:. D. 7, 68. A3is.i]
Avis.i M
ac
. 7, 69. A.ci. ] A.ci. D. .).] .) V :
.). A. 1.i.i] 1i.i B P D. 7, 70. vci;:.:] vc:i;: A. 7,
71. Ai:.s :: si. \ii ] Ai:.s si. \ii V A : Ai:.s :: si.
\iis M. A3is.s] om. V A
t
. :,:.c:.:] :,:.. c:.: V B
M A. iviuu ] uviuu B P M D. 7, 71-72. ,.:.] ,::. M :
,.:i A. 7, 73. uv,u.u] uv,:.u V
ac
B
ac
P M D A
ac
. 7, 74. .i]
.i D. vi:] om. P M D. 8, 75. [lcsiu]] lcsiu habent codd.
62
,)] ,, codd. 8, 75. u:i.] u:: i. V A. 8, 76. v:. .]
. v:. . P M D. 8, 78. u)] vu) V A. 8, 80. uv |is`:u] u
|is`:u M. 8, 81. A).su.] A).u. B P D. 8, 82. A).su:
,::.] i).u. i:)ci P
ac
. 8, 83. i] bis rep. P. 8, 83-84.
cu:`:.i] cu,,::.i M. 8, 84. :.u] :.. B P M D. :.:.c)i.] lac. ante
.:.c)i. ind. B P D : om. M. si. ] om. M. 8, 84-85. si. `i3:. i)`] bis rep. M.
8, 85. .] om. D. 8, 86. :u] :: codd. 9, 87. :vi,,:``:] :vi,,:`: B
P M D. :.:ics:.] vi:. M
ac
. 9, 88-89. u: i ii.i vi ;:. u:
i uv cu :.c. :.i,..c):.ci] om. M. 9, 88. ii.i] ii P
ac
D : om.
M. 9, 89. :i;u .] . :i;u codd. 9, 91. :v. vi;:.] :v.vi;:.
D. 9, 92. :.si.i] :.si.. V B P M D A
ac
. <: >] : habent V B A : om. P M
D. 9, 93. :..] :.. P D. 9, 94. vi,ii] vi,i. D. 9, 94. <i > .
vi. ] . vi. codd. 10, 97. uv: 3ic.`:.i] uv:3ic.`:.i B P. cic:.
.s):.] cic. :.s ):. V A : cic:. .s):. D. 3iu] 3iu D. 10,
100. 3ic.`:u.] 3ic.`:. V. A.uc.u] A.ucu B P M D. 10, 103.
:.si.i.] :.si.. M. 10, 105. i``..] i``.. V A : inter i``. et
. lac. ind. D. 10, 106. .] P. `,] . `,. V A
ac
. .] om. M.
11, 107. ,i).] ,i). V A. 11, 108. iuic)i. )c.] )c. :v.. iuic)i.
M. 11, 109. [. iu. v`c.i. isi:]] habent B P D A
pc
: .
iu. v`c.i. isi: V A
ac
: isi: om. M. 11, 109-110.
.s] om. M. 11, 111. . `,. . `,. ] . `,. . `,. V A
ac
:
. `,. . `,. M
ac
. 11, 113. .c.i] .c.. D. 11, 113-114. u
63
3iu i] u isui codd. 11, 114. iv.su] iv.s.`u V A
ac
. .
Ais::i...] Ais::i... V. 12, 116-117. vu)ii.] vu)i.i. B. 12,
117. viu ,u] viu,u D. 12, 118. .cv: u ] .cv::. B P M D. 12, 119.
l::.ssi ] l::.su codd. 12, 120. ,..] ,:. B : ,. P D. 12, 121.
).`i::`)] ).`i).v M. viuci.] viuci. M
ac
: viuc:i. A. iu
.] c) iu . M. 12, 122. viii,.i.] viii,.i. V A :
vii,.i. P M D. |``.s.] |``.s. P. 12, 123. <:>] : habent V B
A: om. P M D. 13, 126. si)u.] om. M. :,i,:] :,i): codd. 13, 127. :).]
:s. codd. u.] om. P M D : u. A. 13, 129. :,i,:] :,i): codd.
A,c.`i. ] |,.c.`iu V A
ac
: |,c.`i. B P M D. .si <:: > :.ics:uici]
.si :.ics:uici codd. 13, 130. :v.`:.] :: vi`. B P M D. ui. ] ui.
D
ac
. 13, 132. ivs.c:] :vs.c: V P M A : :v:sc: B. 13, 133.
iici.] iici B. 13, 134. v c: v:)):.ci] om. M. 14, 135.
A).v`:.] i).v`: V A. 14, 136. uc: :: ] uc: V A
t
. 14, 137.
`,.] `,:. V : `,:. A. 14, 138. i`is.:] si`is.: V.
cu,,.] cu,,.. D. 14, 139. ii,u] ii,. codd. i3`u:]
.`u: V A : i3`.: D. 14, 139-140. si. )iu`:] om. D. 14, 140-
141. siici,c:.] siici,c B P M D. 14, 142. ,i)i] ,i):.
V A. :v.`:. v:.] :v.`:. v. B P D : : v.`:. v.. A. :] . V : : v.`:.v.. A.
3.3`.] 3.3`.. M. .] . A.
64
Epistola 29

1. 1.`.vv. ] om. V B. 2. l::.ssi] v::.si P M D A : l littera omissa rubro
pingenda colore V B. 5. <u > . 3:`.c.] . 3:`.c. V M : ante .
3:`.c. lac. ind. B P D A. c.] . codd. 6. v.] v: M. :s] :s:. D
A
ac
. 7. si. ] om. D. 7. u v:. cu ] u v:. c: u V A : post uv: lac. ind.
B P D : u v::.si M. 9. csv:.] v.:. V B
t
P M
mg
. :c ] ::.c V. 10. ]
bis rep. V. 11. si. ] om. D. 12. i . .::.] i.::. A. v:. ui] v:. : ui
M. ,.:] ,:: V M. 14. i.``:] i:`: A. 15. i ] . V A. 16.
ci] om. P M D. 17. ,..i.] ,.i. V A. 18. v.:.c)i.] v.ci. A. c:] ci.
D. sis] sis M.

Epistola 30

1, 1. |.] | littera omissa rubro pingenda colore B P M. 1, 4. v.] . codd.
1, 5. vii,::] vii,::u D. Asi:.i] i:.s.i P M D. 1, 6. :c.]
::. D
ac
. 1, 7. .c)i] .c)i V A. 1, 7-8. si. : u uuc . ] us :
uuc . codd. 1, 8. Asi:.i ] si:.i V. 1, 10. vii).v.] vii
i).v. B P M D. 2, 11. :u,i:] :u,i: A. 2, 12. :v:cs,:] :v:cs:,:
P
ac
D. 2, 13. vi)] vi). P D. 2, 14. ivi``i,c:c)i.] ivi``i,i. M
ac
:
ivi``i,cic)i. M
sl
. ] :; V A. 2, 17. :u:,:.] :v.c`. codd. 2, 18.
uci] om. M : uci D. l`i.] l`i. V. 3, 21. :: ] : V. 3, 23.
iv:.] iv:. codd. <:.> Asi:.i] Asi:.i codd. 3, 24.
< v:. vi cu:.>] post si:v:.v: lac. ind. V A : ante et post v:. lac.
65
ind. B P M : lac. ind. D. i`) `:,.i] i`) v:. `:,.i P
sl
M
sl
D. 3,
25. ::.s.] ::.s codd. v.c.] v.c codd. 3, 26. si. ] om. M.

Epistola 31

1. |::] | littera omissa rubro pingenda colore B. 5. ] om. M. 6. vi`i.] viu
codd. u] om. D. 7. vii,.:] vii,:: codd. 7-8. vcc ]
vc)c D.

Epistola 32

1, 1. J.o.] J littera omissa rubro pingenda colore V B P D. 1, 2. v``] v``.
B. 1, 2-3. us i``u] us i``. M. 1, 3. i``u <:: > .] i``u . codd.
::s:] ::s: P D : :.:s: M. . si`.] si` M. 1, 4. ..] cu.
codd. 1, 4-5. u i...u,i:. :; vcsuc] u,i:.
:; vcsuc ante u i M
ac
. 1, 5. .iui] i .iui M. 1,
6. su..ii] si...ii A. 1, 7. ::.] :. : D. `.v.] `:.v. D. 1, 9. i:.i ]
i::.i A
pc
. . ] ,. D : . A. i:.] i :.. V A. 2, 11. .c)i]
.c)i V A
ac
. 2, 12. :u] :.: V A
ac
: : B P M D A
pc
. 2, 13.
:iu] :iu D. :)c] :)c M. 2, 14. :v:. :: ] : v:. ::. A. 2, 16-17.
:..:)i] cu::`:ci: :..:)i M
ac
. 2, 17. i] om. V A
t
. 3, 18. u]
om. B P M D. .s:.] :.s:. D
ac
. 3, 19. iuv:u)u] i uv:u)u A
t
/
iuv:u)u A
mg
. 3, 19-24. : . i).v:.c] om. A. 3, 20.
:.i,::c)i.] :.i:.c)i. :.i,::c)i. M
ac
. 3, 21. <.> . <:> ] .
66
V : . B P M D. 3, 22. ,..i.] ,:.i. codd. )i:] )i: M. :..]
si. ,i M. 3, 23. : <si. >] : codd. 3, 23-24. i:. :c.] i:. :.v:. M.

Epistola 33

1, 1. 3u`o.] 3 littera omissa rubro pingenda colore B. 1, 2. :.).c:.]
:.).c:. V B P M D. 1, 4. isi..i.] isi..i V B P
t
A. : v:ci`:i]
:v.ci`:i D. 1, 5. vi.:.i] vi.::.i D. 1, 6. .`i.:] .`i.: B P M
D. 2, 7. uisuc..] uisuc.. V A
ac
: uisc.. D. 2, 8. v:viui.]
v: viui. V D A. .is] .i V : .i B P M D : .i A. ,ii] iui
codd. 2, 9. ::i <si. > s,o iui] :: o s,i iui V B P M D : s ,
iui A. sivs] sivsi B P M D. 2, 10. ,.:i.] ,.i. M.
v:)):i] :):i M. 2, 11. ii,i,i.] ii,i,i B P M D. 2, 12.
ii;.] : i;. codd. 2, 14. i).su:] bis rep. B. u] habent V B A :
om. P M D. 2, 15. u si`u] . si`. codd. 2, 16. :: ] om. B. 2, 17. i..]
i. P M D. ] om. D. 2, 18. i:)i.] ii.)i. V B P
t
A. i:.]
i: D. 3, 19. :u):.] om. M. 3, 20. :s:..] :s:.. B. 3, 21. si.
ci] ci si. V
ac
. v: ] : V B P
pc
M D A : v: P
ac
.
:v.c:`. ] :v.c:``. M. viu] vi`. A. 3, 22. :s:.] :s:. D. 3, 23.
,:,i] ,: ,.i D. 3, 24. cu ] u A. 3, 25. v):..] v)ic.. codd. 3,
27. Aii.c.] Ai.c. V B : :i .c. P M : :i).v.c. D. 3, 27-28.
:u:.s.i] i:.s.i B P M D A. 3, 29. iu] iui D. 3, 29-30. :v.s.:ii.]
:v.s.:uii. P
ac
D. 3, 32. 1.`.c..i] 1.`c..i B : ).`.c:..i P
ac
D.
ivv:,::] i vv:,i: M
ac
. 4, 34. .] bis rep. P
ac
: u A. 4, 36. 1.3u]
67
13u codd. :. vu] :. u M. 4, 37-38. :. v):] iv): A. 4, 38. i``):]
i`): B. 4, 38. cuviics:uici:] cuviics:uici: codd. 4, 40.
:.u] :.. D. 4, 41. c.] c D. ] D. u),u:i] u),ci:i
D. 4, 42. viiv`c..] viiv`c.i M. u.] . B P M D.

Epistola 34

1, 1. |::] | littera omissa rubro pingenda colore B. c.] c: V B
pc
P
ac
A.
vi.:.i] vi.::.i codd. 1, 3. : ] :: B P M D. 1, 4. . us :c.] om. M. u ]
M
ac
. Aic):.i] Aic):.i M. 1, 5. :.] : A. 1, 6. |uu] |.u B P D. 1,
7. 3.i:.] 3.i:. V A. : si. ] om. : V B M D A. 1, 7-8. : si. i i``i
ci :v. . ,ii ] om. M. i i``i] i``i A. 1, 8. c)] c). V
ac
. 1, 9.
:;ivi)] :;ivi):. V B P M D
ac
A : :;vi.) D
pc
. 2, 10-11.
cu:i.] cu:.:i. D. 2, 12. c)] cu A. 2, 14. ):.:.] )::. P.
:sv:u ] :sv:u:. D. 2, 15. :. ] om. M. :v. v] : v. v B P M D. 2, 16.
sii::.;] sii::.;:. M. 2, 17. :v,,:``u] :v,,:`u B P M D. 2, 18.
:c.] om. P M D. cus si. u. si. :i)] cus si. u. si. :i)
P A : cus si. u. si. :i) D. 3, 19. :] c: A. 3, 20. :.si.] i:.si.
V A. 3, 21. l`u;:] v`u ;: A. :i.u] ::u V A. 3, 22. ,i,i.]
,i B P D
ac
: ,i):. M D
pc
. .] u. A. 3, 23. iui] ii D. 3, 24. cu ]
c. D. vi.] vi.. D. i.] i.. codd. 3, 25. viivv`s]
viiv: v`s P M D. c. :.i :: ] inter c. : et .i :: lac. ind B
P M D : c : :v.s:i.i.. .i :: V A
ac
: c : :v.s::.si.i..
68
.i :: A
pc
. 3, 26. :v.c`.i] :v.c`. :.i M
ac
. ,i).] ,i). M. u:s:]
u:si D. 3, 28. si. ] om. B. i. vi..i. : si. i. vii3`i.] : om.
codd. 3, 30. icci.] ic.ci. M. 3, 31. :.] :. M. 3, 31-32.
).`.)i. si. :;:u:.] inter ).`.)i. et si. :;:u:. lac. ind. B P M
D. 3, 33. :: ] om. V A
t
. 3, 34. . ] . B P M. 3, 35. :] . A. 3, 36. . .c]
. .c. V. c.)] c.):. V
ac
A
ac
. 3, 37-38. cucc.)c.]
cuc.)c. V P D A.

Epistola 35

1. 1ou o] 1 littera omissa rubro pingenda colore B. < .> :.] :. codd. 2. :: ]
: V. :. :] :.: codd. u)i:.u] u)i:.u V : u)i:.u B P
: u)i:. u M : u)i:. u D. 4. . i`i. :.s.] . i`i.s. codd.
i``:.] i``i . codd. :s::.] :s:. V B M. : ::.] : . codd. 4-5.
: i:] :i: V B P
pc
M : : :i: P
ac
. 5. <:> ] codd.
6. uv:v:ucii] uv:v:ucii B P D : uv:v:uci. M. ).`c)ui]
).`c).i D. 7. vi):.] vi) M. :: ] om. P
ac
D. 8. v:v:] v: v : P D
: v:v : M. :.] :. i. M
ac
. 9. vi,i.::c:] vi,i.::cv:
D
ac
. 10. sc):.] sc):. M. uvi;.] uv i;. P M. 11-12. :cc. sii
).`c).i] bis rep. P : :c. sii ).`c).i D. 12. u] om. M. 13. i ``:.c]
om. i``i M D.
69
La tradizione manoscritta

Dal momento che, come si pu evincere dalla descrizione fornita supra, tre testimoni
(G, F, C) tramandano solamente un gruppo ben definito di 19 epistole (1-15, 18, 21-
23), altri due (P, D) aggiungono le rimanenti 16 che formano il corpus alle 19
riportate dai primi e uno (M) ha solo queste 16, appare evidente lesistenza di due
nuclei: So
1
(1-15, 18, 21-23) e So
2
(16-17, 19-20, 24-35)
8
. Nellindagine sulla
tradizione manoscritta che ci apprestiamo a condurre si dunque preferito trattare
separatamente i due nuclei.

I. Il primo nucleo del corpus (So
1
): epistole 1-15, 18, 21-23

1. Errori comuni

Il carattere unitario della tradizione manoscritta di So
1
evidenziato dai seguenti
errori comuni a tutti i testimoni
9
:

1. 1, 6. . : ::::.] . : :.:: . codd.
1. 2, 13-14. :v.c `,ci isu:. . <v``i > :. : si. . ]
:v.c .. isu:. : i:. . : si. V G F C P D : :v. c ..
isu:. : i:. i . : si. Hb A

8
Le sigle utilizzate per identificare i due nuclei sono quelle che compaiono in Sicherl 1997,
240.
9
Si prescinde dall'esame delle intestazioni, dato che, ove riportate (rimandiamo alla
collazione), non si pu decidere se dipendano da trasmissione, o da un'identificazione operata
dal copista. Daremo puntuale notizia nelle note alla traduzione dei casi nei quali ci
distaccheremo dall'intestazione della Khler. Fatta eccezione per le epistole di Platone (cfr. n.
ad loc.), negli altri casi ci limiteremo a tradurre i nomi di mittente e destinatario, seguendo la
normale consuetudine (cfr., p. es., Doenges 1981; Dhring 1951; Gwein 1975; Malherbe
1977; Mseler 1994; oso` 1989), senza sottintendere o.:..
70
1. 5, 41. :] :: codd.
10

1. 6, 52. u : ::i] u : ::i V G F C P D: . : ::u Hb :
. : ::. A
1. 8, 74. .):`:.i] .):`:.i codd.

9. 1, 7. <:> .] . codd.

14. 2, 18. Asu:] isu: codd.
14. 3, 28. ).`v`.] ).`c) codd.

15. 2, 25. <u> .] . codd.

18. 1, 2. ::.] :u. codd.
18. 1, 4. . <:>] . codd.

23. 1, 4. :``ci] :`ci codd.

La tradizione risulta divisa in due famiglie. La famiglia v formata da V e i testimoni
che da lui dipendono: A, Hb (per le epistole 1 e 21-23), B (per tutte le rimanenti
epistole non tradite da Hb) ed infine Ha, L, m (per le epistole 21-23). La famiglia g
formata da G e i testimoni che da lui dipendono: F, C, P, D.
Riportiamo di seguito gli errori che permettono di distinguere le due famiglie.

10
: sicuramente la lezione corretta per loccorrere, poco oltre, di : (.c: :
..:u iuu i.:. u ,i :):iu. ..i. i.i:u : v`u
i`` i):c)i.), che non verrebbe, al contrario, richiamato da :: .
71
2. Le due famiglie

2. 1. Gli errori della famiglia v

Lesistenza della famiglia v stabilita dai seguenti errori che accomunano i codici
che la compongono a fronte della lezione corretta tradita dalla famiglia g.

1. 2, 20. u::i . :.c. g
11
: u::i ,i . :.c. v
1. 6, 52. ::. g : ::. v
1. 9, 86-87. si. .si:: g : si. om. v
1. 10, 98. :: g : : v
1. 12, 121-122. i:.. :s. g : i:.:. :s. v
1. 12, 122. i ``u:: g : i`` om. v

3, 9. : g : :. v

5. 2, 20. i vii::.,ii g : i om. v

8, 16. cu g : :v. cu v

9. 2, 13. .iui g : om. v
9. 4, 35. i `.vi :: g : :: om. v

13. 1, 3-4. iv:`:,;i. g : iv`:;i. v
13. 1, 12. si. u g : so. om. v
13. 2, 19. c. g : om. v. g : om. v
13. 2, 20. iv:: : g
12
: iv:: :)i v.

14. 2, 24. su g : si. v
13


11
u):i . :.c. D.
12
uv::: P
ac
: iv::: P
pc
.
72
14. 3, 26. u g : om. v
14

14. 3, 30. :: g : om. v
14. 4, 43. iv:)u,: g : iv:)u,: :: v
14. 5, 53-54. sii,).c):. g : sii,).:.c)i. v
14. 5, 55. :: g : ::. v
14. 6, 68. :``: g : :``: v
14. 7, 73. . : g : : om. v
14. 8, 87. g : om. v
14. 9, 92-93. l`i. :: si. |`:3 si. A.c.vv g
15
: om. v
14. 10, 101. g : om. v

15. 2, 19. : g : ::. v

18. 1, 12. si. . :v:.i g : . : v:.i v

21. 3, 21. A.. :vi.uc. c: g : :.:vi.uc. c: v
21. 3, 25. . g : . v

22. 2, 14. :`:. g : :``:. v
16


23. 1, 11-12. ). c: v.ci. g : om. c: v
23. 3, 28. `i`:. g : `i3:. v
23. 3, 35. .iui g : iui v

13
B presenta la variante grafica s:.
14
A aggiunge a margine u copiandolo da C (cfr. f. 55r, r. 34). Sulle varianti riportate a
margine da A, cfr. infra p. 87.
15
si. A.c.vv P
mg
.
16
L e m presentano, per iotacismo, :``..
73
2. 2. Gli errori della famiglia g

In un certo numero di passi, pi ridotto, la lezione corretta quella tradita da v,
mentre i testimoni della famiglia g concordano in errore.

1. 6, 54. cu3u`:uc. v : cu3u`:uci. g
17

1. 6, 55. si. sii )i`ii v : sii )i`ii g. :v.cc. v :
:v.cci. g
18

1. 9, 79. : v
19
: v: g

6. 1, 3. iu. v : iu. g
6. 5, 45. si. v: :)c)i v : v: :)c)i g
6. 9, 87. : v
20
: u g

7. 3, 26-27. . `is::i... v : u `is::i..u g

9. 2, 21. : i)ii. v : om. g
9. 4, 36. c. v : om. g

11, 9. cs..: v : cs..: g

13. 2, 22-23. . v.,.i v : . om. g
21


17

cu3u`:uci. P
ac
: cu3u`:uc. P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr.
infra p. 96 sg.
18

:v.cci. P
ac
: :v.cc. P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96
sg.
19
v: A.
20
A riporta : u, copiando u da C e D. Sulle varianti riportate a margine da A, cfr.
infra p. 87.
21
v,.i P.
74

14. 6, 69. :)ii.:. v : :)ii.: g
22

14. 10, 99. :v:c:``: v : :v:c:.``: g
23

14. 10, 104. si. v : om. g

15. 2, 18. i,..:. v : :``. g
24


18. 2, 18. ::s:. v : :s:. g
25


22. 1, 5. v:. u v
26
: v:. uu g
27

22. 2, 19. |:3 v : |:33 g

2. 3. Correzioni di Hb, B e A

In alcuni casi A, B e Hb, separatamente o insieme, si distaccano dalla lezione errata di
V, riportando una lezione a volte corretta e concordando, talvolta, con g. La famiglia
v tenderebbe di conseguenza ad apparire, in alcuni casi, meno compatta. Tali
discordanze non possono tuttavia avere valore disgiuntivo, dal momento che si tratta
sempre di lezioni che possono essere state generate da facili correzioni.

2. 3. 1. correzioni di Hb


22
:)ii:u D.
23
C corregge in :v:c:.`:.
24
i,.:. C, cfr. infra p. 91 sg. :``. P
t
: i,.:. P
sl
. Sulle lezioni di B
riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
25

om. D.
26
v:. u L m.
27
v:. uu P
ac
.
75
1. 1, 7. u v.c g Hb : u v.c V A
ac
1. 3, 22. voosoo.):: g Hb : voosoo.)::)o V A
1. 5, 46. v u. g Hb : v u V A
1. 5, 47. i. vi.: :.i. g Hb : vi. : :.i V A
1. 8, 71. vii ): g Hb : v:. ): V A
1. 12, 116. : 3. g Hb : :. V A
ac
1. 12, 121. i:.. Hb : i:.:. V A

21. 2, 16. u. g Hb : u`. V A
t

23. 1, 11-12. . .siu ,... g Hb : . .siu ,... V A
t

23. 2, 23. i).;:)i : g : i).;:)i i V A : i om. Hb

2. 3. 2. Correzioni di B

6. 6, 56-57. . .u. g B : . .u. V A

7. 2, 16. :. :. v g B : :.:. v V : :. :. v A

11, 10. u ,i us :c. i g
28
: u ,i us :c. ii V A :
u. ,i us:. .i. B
29


13. 1, 6. :v`c):. g : v.c:u):.ci. V A : v.c:u lac. ind. B

13. 1, 7. u si``.cu :u si. :u,::ciu g : u si``.cu u
:. si. :u,::ciu V A : . si``.c. . :. si. :u,::ci.
B
30


28

u ,i us :. i D.
29
P
mg
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
76

14. 5, 53-54. sii,).c):. g : sii,).:.c)i. V A : sii,).:.c)i. lac. ind.
B

2. 3. 3. Correzioni di A

6. 9, 87. u g : : V B : : u A

9. 1, 5. 5-6. :c)i g A : :c)ii V B
9. 1, 8. :) g A
pc
: :)i V B
9. 1, 6. :;i.c:i. g A : :;i.ic:i. V B. g A : i V B

14. 3, 30. i g A
mg
31

: om. V B

23. 1, 4. :: g A : :: V Hb

2. 3. 4. Correzioni di A, B e Hb

1. 1, 2. cu:.s: o. V
ac
: cu:..: o. V
pc
: cu.: o. g Hb A
1. 6, 52. u : ::i V : . : ::u Hb : . : ::. A
1. 9, 86-87. .si:: . v:u:. V : .si::, . :: v:u:. Hb : .si::
:: v:u:. A
1. 9, 89. :v. V Hb
ac
: iv g Hb
pc
A
1. 10, 101. u : . :v.c . `i V : u :: . i:v.c.
Hb : . . :v.c. `i A
1. 10, 102. .cic. V A
t
: .cic. g Hb A
mg


30
. si``.c. . :. si. :u,::ci. P
mg
. Sulle lezioni di B riportate da P,
cfr. infra p. 96 sg.
31
i P
ac
, D. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
77
3, 4. uv. :c. V A
t
: uv. :: :c. B A
mg
: uv. ::c. g

5. 2, 18. ).` V A
ac
: ).`. g B A
pc

6. 3, 26. :. g : : V : :v. B : si. v A
6. 5, 54. u:. g : iu:. V : iu:. B : :uu:. A

9. 1, 3-4. c:i. g A : ci:i. V : ci:i B
9. 4, 31. u :,i`u : si. `:usu g : . :,i`. : si. `:usu V :
. :,i`. : si. `:us. B A

13. 2, 16. : g : i :i V : i :i Hb A

14. 3, 30. si. g
32
A : si V : si B.

15. 1, 2. v: :.s g B A : v: . :. s V

21. 1, 10-11. `uvu: g : `uvc:.. V : :. `uvc Hb : `uvc:. A
t

21. 1, 10. v:.. g Hb A: v:.. V

23. 2, 14. :) g Hb A : :) V
23. 3, 31. :. g Hb A : :. ,: V

2. 4. La coloritura dorica delle epistole 9, 11, 13

Le epistole 9, 11 e 13 presentano, nella famiglia v, una coloritura dorica, al fine di
rendere credibile la loro attribuzione ad Aristippo, filosofo di Cirene e dunque
parlante dorico.
33


32
si P
pc
D. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
78
Riportiamo di seguito tutti i casi di coloritura.

9. 1, 7-8. :v.:`.i v
34
: :v.:` g
9. 1, 8. :)i v
35
: :) g
9. 1, 9. :.si v : :.s g. i ):. v : . ):. g
36

9. 2, 14. v.:. v : v.. v. : i v : g
9. 2, 15 i ci v : c g
37
. i:i. v : :i. g
9. 2, 19. i ::is. v
38
: ::isuu g
9. 3, 23. ic v : c g
9. 3, 26. i :: i.i i :i v : :: i.i, :i g
39

9. 3, 27. i v : g
9. 4, 33. )i. v : )ic. g
9. 4, 35. . v : u g

11, 2. i )u`isi v : )u`is g
11, 3. :);i. G
pc
V C F P
ac
A
ac
: :)i;i. G
ac
P
pc
D B A
pc

iv`u. v : iv`:cuc. g
11, 6-7. . i`).v`i si. . siv`. v : u i`).v.`i si. u
siv`u g

33

La coloritura parimenti presente nellepistola 16 (tutti i testimoni), assente invece nella
27. Presente in tutti i testimoni, ma per altre ragioni e in diversa misura, nellepistola 35. Cfr.
infra p. 485-490.
34
:v.:`i B e A.
35
A
ac
. Sulle varianti riportate a margine da A, cfr. infra p. 87.
36
i ):. P
pc
; i ):. D. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
37

i ci P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
38
i ::isuu B
ac
: i ::isu. B
pc
A.

39
i G
ac
.
79
11, 9. v:. v : v:.c. g
40


13. 1, 3. s:.cci v : s:.cc. g. v:.s. . s. v : v:.su u s.u g
41
.
:)i v : :) g
42

13. 1, 8. i`s.3.i:i v : i`s.3.i: g
13. 1, 9. |u)u:i v : |u)u: g
13. 1, 10. . i``. v : u i``u g
13. 1, 11. i).vv. v : i).vvu g
43

13. 1, 13. A.c):i v : A.c): g
13. 2, 17. A.c):i v : A.c): g
13. 2, 16. i :i v
44
: : g
13. 2, 18. . :. v : u :u g
13. 2, 19. ic.i v : ic. g
13. 2, 20. i :i v : : g
13. 2, 22. . :: v : u :: g
13. 2, 23. i i`i:.i v : i`i:.i g
13. 2, 25. i :i v : : g
13. 2, 24. is. v:.s:.:. v
45
: isu v:.s:.:u g


40
v:.c. P
ac
: v:. P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
41
s.u G C F P
ac
: s.u D : s.. B P
pc
: s:.. A. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr.
infra p. 96 sg.
42
:)i P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
43
;i).vv. P
pc
. Sulle lezioni di B riportate da P, cfr. infra p. 96 sg.
44

La lezione ovvia correzione di B e A dellerrato i :i di V. Per altre correzioni di
B e A, cfr. supra p. 74-76.
45
isi v:.s:.:. di A va fatto risalire allerronea lettura del difficile aspetto di V.
isu vi D
ac
.
80
La forma originaria doveva essere quella della famiglia v. Una prova a questo
proposito costituita dal fatto che in G permane una traccia di coloritura a 9. 3, 26,
dove i corretto in e a 11, 3 (:)o. per :)oo.)
46
: inoltre, tutti i
testimoni presentano a 9. 3, 29 :s: invece di :s.
Sebbene la coloritura sia peculiare di una famiglia, essa non pu costituire un sicuro
criterio disgiuntivo, dato che, in larga misura, pu dipendere dallo iudicium del
copista. Prove in tal senso sono i casi nei quali A elimina la coloritura concordando
con g (9. 1, 3-4. c:i. g A : ci:i. V : ci:i B; 9. 1, 5-6. :c)i g A :
:c)ii V B; 9. 1, 6. :;i.c:i. g A : :;i.i c:i. V B. g A : i V B; 9.
1, 8. :) g A
pc
: :)i V B), B riporta la variante dorica contro lattico di V (13.
1, 7. u si``.cu :u si. :u,::ciu g : u si``.cu u
:. si. :u,::ciu V A : . si``.c. . :. si. :u,::ci.
B
47
), sia A che B operano in questo senso (9. 4, 31. u :,i`u : si. `:usu
g : . :,i`. : si. `:usu V : . :,i`. : si. `:us. B A).

3. La famiglia v

Risalendo al 1269/70
48
, V il pi antico testimone tanto della famiglia v, quanto
dellintera tradizione: A, B e Hb devono di conseguenza derivare da V
49
.

46
Essendo risultato chiaro che per queste lettere, in sede di edizione, ogni volta che vi sia da
scegliere fra forma attica e forma dorica andr seguito il dettato di V, ci siamo astenuti dal
segnalarlo puntualmente nelle note alla traduzione.
47
. si``.c. . :. si. :u,::ci. P
mg
. Sulle lezioni di B riportate da P,
cfr. infra p. 96 sg.
48
Cfr. Mercati-Franchi de Cavalieri 1923, 58-60; Turyn 1964, 46-48 (tab. 21); Bompaire
1979, 68; Borkowski, 19; 23-26; Cavallo 1981, 415; Devreesse 1975, 42; Drerup 1901, 352-
357; Drerup 1904, 6; 20 sg.; Drerup 1906, xiii sg.; Garzya 1979, xxix; Heyse 1904, 10-13;
Heyse 1912, 13-18; Khler, 7; 130-135; Lowden 1988; Mandilaras 2003, 44; Mercati 1926,
62-78; Mercati 1931, 522; Nachmanson 1917; Roncali 1969, 388; Sicherl 1997, 251; 256 sg.;
Stdele 1980, 51; 77; 84 sg.; 89; Usener-Radermacher 1889-1929, xi sg.
81

3. 1. I rapporti fra A, B e Hb

Una volta stabilito che A, B e Hb derivano da V, restano da chiarire i rapporti interni
alla famiglia v. La cronologia viene ancora una volta in aiuto per escludere un
rapporto di dipendenza di B e Hb da A, in quanto B e Hb vengono datati al
1453/1457
50
, mentre in A riconoscibile la mano di Allacci e viene dunque datato al
al XVII sec.
51
Rimane dunque da comprendere: a) se A sia apografo di Hb e/o B; b)
se Hb, B e A dipendano da un esemplare comune; c) se, al contrario, i tre testimoni
dipendano, direttamente o meno, da V.

49
Oltre alla prova fornita dalla cronologia, alcuni errori presenti nei tre testimoni (insieme e
separatamente) possono essere fatti risalire alla scrittura, particolarmente difficile da decifrare
(la grafia del manoscritto un tipico esempio di Fettaugenstil), di V e confermare dunque
questo rapporto di dipendenza, cfr. Sykutris 1928, 1286-1289; Borkowski, 24-26. Riportiamo
di seguito qualche esempio. 1. 6, 52. u V : . Hb A. Allinizio della riga 9 del f. 215v di
V, la del dittongo u incrocia lasta del e lo u appena accennato, tanto da dare
limpressione della desinenza .. 1. 6, 53. iu V : iu Hb
pc
A. Il c finale a f. 215v r.
9 di V tende a confondersi con un . Hb, che pure, prima della correzione, leggeva
correttamente iu, stato probabilmente indotto a correggere in accusativo per analogia
con la precedente infinitiva (1. 6, 52, . : ::u ::. i..i, . ::
si)ivi; iu Hb). 7. 3, 24. . `,. u. V : ,i u. A. Al foglio
217 v r. 23, labbreviazione di . di . pu venir confusa con , mentre lanaloga
abbreviazione di `,. vicina a quella di ,i. 14. 1, 2. |:i V : A:i B A. Al f. 219 r
r. 2 di V, il , maiuscolo pu venire facilmente confuso con un : minuscolo. 23. 2, 21. .
V : . Hb A. Labbreviazione di V per . di . al f. 208 r. 26, sovrastando lultimo
tratto del pu venire confusa con labbreviazione di ..
50
Sicherl 1997, 255. V si trovava, in effetti, a Roma al tempo della copiatura di B e H: faceva
infatti parte della biblioteca di Isidoro di Kiew, il quale, dopo la caduta di Costantinopoli si
era rifugiato a Creta e, in seguito, proprio intorno al 1453, a Roma, cfr. Mercati 1931, 522;
Hannick 1995, 199; Sicherl 1997, 256 sg.
51
Cfr. De Ricci 1907, 95; Mogenet 1989, 17-20; Borkowski, 20 sg.; Loenertz 1947, 70-73;
Roncali 1969, 389; Sykutris 1928, 1294.
82

3. 1. 1. Rapporti fra A e Hb

I seguenti errori due omissioni di Hb fanno escludere che lesemplare di A sia
stato Hb
52
:

1. 2, 19. `i3. A : om. `i3. Hb
1. 11, 109-110. . :.. :;i):. A : om. Hb

3. 1. 2. Rapporti fra A e B

I seguenti errori di B omissioni anche in questo caso - fanno escludere che
lesemplare di A sia stato B
53
:

5. 1, 9-10. i):iu. A : om. B

8, 7. :c., u:, :. ii,si.i A : om. B

13. 2, 18. ivii A : om. B

15. 2, 16. iuu A : om. B

3. 1. 3. A, B apografi di un esemplare comune?

I seguenti errori, di A e di B, portano ad escludere che i due testimoni dipendano da
un esemplare comune:

52
Lobiezione che A avrebbe potuto copiare da Hb e integrare con C o D le lacune del suo
esemplare viene smentita dal fatto che tutte le lezioni provenienti da C e D vengono
accuratamente segnalate a margine da Allacci e, in questo caso, non si trovano riferimenti.
Cfr. infra p. 87.
53
Cfr. supra n. pr.
83

6. 10, 95. ii):.:.c)i. A : ii:uc)i. B falso

7. 2, 15. vu A : :). :. v B falso

14. 8, 80. i.i. A : ante i. lac. ind. B

15. 1, 10. vi`. A : vi lac. ind. B

Una volta stabilito che A non copia n da B, n da Hb, n i tre testimoni dipendono
dallo stesso antigrafo, si proceder a chiarire i rapporti prima fra B, Hb e V e, in un
secondo momento, fra A e V.

3. 2. I rapporti fra Hb, B e V

In questa sede bisogner interrogarsi se B e Hb copino direttamente da V o da un suo
apografo perduto

3. 2. 1. Hb e V

Il seguente errore di Hb autorizza a pensare che V non sia lesemplare di Hb:

1. 12, 118-119. :) )ui. :sicu 3. V : inter :) )ui. . et
:sicu 3. lac. ind. Hb

3. 2. 2. B e V

I seguenti errori di B autorizzano a pensare che V non sia lesemplare di B:

3, 9. v:. :s:. V : post v:. :s:. lac. ind. B

6. 10, 95. ii):.:.c)i. V : ii:uc)i. B
84

7. 2, 15. vu V : :). :. v B
7. 3, 24. . `,. u. V : . `,. om. lac. ind. B

14. 8, 80. i.i. V : ante i. lac. ind. B

15. 1, 10. vi`. V : vi lac. ind. B

3. 2. 3. Errori di Hb

Agli errori peculiari di V, Hb o il suo antigrafo aggiunge i seguenti (riportiamo
solamente i pi degni di nota):

1. 2, 19-20. `o3 V : om. Hb
1. 3, 24-25. us i i;..c:.i V : u si i;..c:.: Hb
1. 6, 57. . V : oiei Hb
1. 9, 85. :u):.i V : om. Hb
1. 12, 114. :i iui V : :.i iui Hb
1. 12, 121. i``ii. V : i``i: Hb

3. 2. 4. Errori particolari di B

Agli errori peculiari di V, B o il suo antigrafo aggiunge i seguenti (riportiamo
solamente i pi degni di nota):

6. 4, 41. : V : om. B

7. 3, 31. i:. V : :. B

10, 7. :.c V : om. B

14. 4, 43. :. v: V : om. B
85
14. 5, 58. . V : om. B

3. 2. 5. Correzioni di B e Hb

Le seguenti lezioni sono invece correzioni apportate al testo di V da B, Hb o dal loro
antigrafo:

1. 3, 21. u:: V : u::. Hb.

6. 3, 24. :vis. V : :v:.cis. B

10, 4. iii. V : iii:. B

Sia B che Hb dipendono, dunque, attraverso un perduto apografo, da V: il fatto che i
due testimoni riportino, messi insieme, lintera raccolta di epistole rende verisimile
lipotesi che il loro esemplare fosse il medesimo
54
.

54
A questo si aggiunga il fatto che, sempre nella stessa maniera, B e H trasmettono se messi
insieme, gli altri due epistolari traditi da V (H, Eschine e B, Isocrate, cfr. Drerup 1906, LXIII;
Sicherl 1997, 230-242 sg.; Mandilaras 2003, 8; Muratore 1996, n. 15 p. 10 sg.). I due codici,
inoltre, si dimostrano imparentati anche per quanto riguarda gli epistolari che non
provengono da V, ovvero: Anacarsi, Apollonio di Tiana, Chione, Cratete, Diogene, Euripide,
Falaride, Ippocrate, Pitagora, Pitagoriche, Platone, cfr. Dring 1951, 38 sg.; Gwein 1975,
55-57; Moore-Blunt 1985, xiii; Mseler 1994, 69-72; Penella 1979, 14; Reuters 1957, 33;
Sabatucci,1906, 377-380; Schafstaedt 1892, 6; oso` 1989, 241; Sicherl 1994, 114; 117;
129; 136; 141 sg.; 152; 155; 158; 160-162; Stdele 1980, 73; 124-127; Tudeer 1932, 76. Lo
stesso dicasi delle altre opere tradite, cfr. Foerster 1903-1927, I, xli; Coutant 1971, xxiii;
McDiarmid 1962, 18; Burnikel 1974, 93-95. H databile al 1453-1457 (cfr. supra p. 15):
secondo Sicherl 1997, 255 (cfr. anche Mseler 1994, 71) anche B sarebbe da datare ai
medesimi anni. Il copista di B stato identificato in Giovanni Scutariota (cfr. supra p. 21),
quello di Ha in Manuele Atrapes (cfr. supra p. 15), quello di Hb in Demetrio Chalcondyla
(cfr. supra p. 15). Il luogo di copiatura di H , probabilmente, Roma (cfr. supra p. 15) dove
appunto attestata la presenza dei due copisti di H, nel circolo di Bessarione, proprio nel torno
86
3. 3. I rapporti fra A e V

Per quanto riguarda i rapporti fra A e V, bisogna osservare che, come sicuro che A
non dipende n da B, n da Hb, n da un antigrafo comune ai tre testimoni
55
, allo
stesso modo non ci sono elementi per negare una dipendenza diretta da V
56
: i seguenti
errori (riportiamo, anche in questo caso, quelli pi degni di nota) devono dunque
considerarsi sviste dello stesso Allacci:

1. 1, 2 u . :s:. si`. : cu.:i. ,. V : :s:. .
: cu.:i. ,. A
1. 3, 24. iv.c. V : iv.ci A
1. 3, 28. . V
pc
: . u. A
1. 6, 57. . V : om. A
1. 10, 99. su3:i V : su3:u:. A
1. 12, 118. `:,:. V : `:,: A

4, 3. iu V : iu A

danni indicato. Sicherl 1997, l. c., sviluppando lipotesi di Sykutris 1928, 1288, ritiene
verisimile che anche la copiatura di B sia avvenuta a Roma e che Scutariota e Chalcondyla
abbiano lavorato a stretto contatto durante la copiatura dei due manoscritti, cfr. anche
Mseler 1994, 72; Sicherl 1994, 125; 129; 133-135; 160; Sicherl 1997, 251 sg.; Borkowski,
26. Il confronto con la tradizione manoscritta delle epistole di Diogene e Cratete autorizza,
inoltre, a pensare che gli apografi perduti di V ad essere stati utilizzati siano, in realt, stati
due, copiati a poco tempo di distanza luno dallaltro, cfr. Sicherl 1997, 257: B, H, L e m (per
questi due ultimi due testimoni, cfr. infra pp. 101-105) sono infatti uniti da errori comuni, ma,
a loro volta, B, H e L vengono ulteriormente accomunati da errori contro gli altri due
testimoni, cfr. Mseler 1994, 70-72; 104; Sicherl 1997, 251. Ha sarebbe dunque stato copiato
da un primo apografo di V, apografo dal quale poi provenuto, dopo una revisione e
laggiunta delle epistole confluite in B, lesemplare di Hb.
55
Cfr. supra pp. 81-83.
56
Cfr. Sykutris 1928, 1294 sg.; Borkowski, 25 sg.
87

6. 4, 36. V : . A

7. 1, 8. V : A

14. 5, 56. ::v:v.s:. V : ::v:v.s:. A.

Come pi volte accennato, Allacci annota a margine e talvolta include nel testo,
indicandolo comunque sempre a margine, lezioni di C e D, a cui assegna
rispettivamente le sigle V (per Vaticanus) e P (per Palatinus)
57
. Si passer di seguito
a confermare questa identificazione.

3. 3. 1. Lezioni di C

Le seguenti lezioni sono riportate dal solo C: riportandole a margine, A le fa seguire
dalla sigla V.

1. 1, 3. v``is. . : v:c:``: C, A f. 50 r, r. 4

1. 12, 118. viuc.i C, A f. 51 r, r. 26

22. 2, 12. : C, A f. 58 v, r. 1

3. 3. 2. Lezioni di D

Le seguenti lezioni sono riportate dal solo D: riportandole a margine, A le fa seguire
dalla sigla P.

6. 8, 76. sii`:.v. D, A f. 52 v, r. 25
6. 9, 80. `.,. D, A f. 52 v, r. 27

57
Cfr. Sykutris 1928, 1294 sg.
88
4. La famiglia g

Risalendo al 1421-1423
58
, G il testimone pi antico della famiglia g: gli altri
testimoni della famiglia g sono tutti collocabili, con una buona approssimazione, agli
anni 90 del 400
59
. Al contrario che nella famiglia v, la cronologia non aiuta in

58
Cfr. supra p. 26. Il codice giunge in Italia grazie a Giovanni Aurispa nel 1423 e diviene,
successivamente propriet dellumanista ferrarese Battista Guarino, cfr. Diller 1961, 317-319;
Sicherl 1997, 258 sg. Nel XVII sec. si trovava nella biblioteca del Duca di Mantova fino al
1630, quando fu prelevato dai soldati del granduca di Toscana Ferdinando II de Medici,
impegnati nella guerra di successione nel ducato di Mantova, cfr. Milde 1972, XXIX; Sicherl
1997, 259. In seguito, attraverso Heinrich Julius von Blume, raggiunse luniversit di
Helmstedt e nel 1817 quella di Wolfenbttel, dopo aver transitato anche per Gttingen, cfr.
Khler, 6.
59

I testimoni non sono datati: la datazione che viene seguita quella proposta da Sicherl
1997, sulla base delle filigrane. Per quanto riguarda F, il codice da sempre stato
riconosciuto dallunanimit degli studiosi come apografo di G (cfr. i risultati sui corpora
epistolografici di Eschine e Isocrate, cfr. Drerup 1904, 20; Drerup 1906, lxiv; Mandilaras
2003, 25; Sicherl 1997, 231-242 passim; 259) e anche noi abbracciamo questa conclusione,
sebbene la collazione per le Socratis et Socraticorum Epistolae non consenta di formulare
conclusioni definitive. Per quanto riguarda la cronologia e il luogo di copiatura, Sicherl 1997,
159 pensa al 1491 a Ferrara: F sarebbe cio una copia di G fatta apprestare da Battista
Guarino, possessore di G (cfr. supra n. pr.), per il Lascaris che gli aveva fatto visita a Ferrara,
in cerca di codici, nel 1491 (cfr. Mller 1884, 333-412; Diller 1961, 317). La questione
stata tuttavia riaperta dalla nuova pubblicazione, da parte di Jackson 1998, della lista ritrovata
ai ff. 107-111 del manoscritto Hannover K. Bibliothek XLII 1845 sotto il titolo: Auctores
graeci: quos impensis Laurentii Medicis Lascaris ex peloponneso in Italiam nuper advexit
(prima pubblicazione da Vogel 1854). La lista, generalmente considerata di scarso valore
dagli studiosi, viene invece difesa da Jackson. Ci che aveva fatto dubitare della bont della
lista, era lassenza di molti volumi notoriamente arrivati a Firenze per opera del Lascaris:
Jackson 1998, 91-93 sostiene che scopo della lista non sarebbe stato un elenco dettagliato di
tutti i manoscritti importati dal Lascaris, ma solo degli ottanta autori prima sconosciuti in
occidente. Nella lista al f. 108 r rr. 4-9, Jackson 1998, 98 identifica F. Il Laurentianus non
89
questo caso a pronunciarsi con la massima certezza in merito ai rapporti di
dipendenza. Oltre ai risultati provenienti dagli studi sulle altre opere tradite dai
testimoni, sar in questo caso importante anche fare riferimento al loro luogo di
copiatura. Gli unici punti fermi che si possono stabilire, oltre alla datazione di G,
sono i seguenti: a) C e P sono copiati a Firenze
60
; b) terminus ante quem per la
copiatura di P il 1495
61
; c) D viene copiato a Venezia intorno al 1497
62
; d) copisti:
per G, Giorgio Crisococca per C, Marco Musuro, per P, Giano Lascaris
63
.

4. 1. I rapporti fra F e C

F e C vengono accomunati dai seguenti errori contro G:

1. 3, 23. : G : om. F C
1. 11, 104. i,. G : i,u F C

6. 5, 48. u G : u F C
6. 9, 88. v`u.. G : v`. .. F C

compare nellelenco del 1495, ma per la prima volta in quella di Vigili del 1508 (al no. 44).
Ora, se F faceva veramente parte dei volumi portati a Firenze da Lascaris, o stato copiato da
G prima del 1423, anno in cui Giovanni Aurispa porta a Firenze questultimo codice copiato
appositamente per lui da Crisococca (cfr. supra n. pr.); oppure stato copiato prima del 1490-
92, prima cio della sua acquisizione da parte del Lascaris, ma in questo caso non da G, che si
trovava gi in Italia, bens dallesemplare di questultimo. In questultimo caso, dunque, F
non sarebbe apografo di G. La lista studiata da Jackson non pu tuttavia costituire una prova
definitiva, dato che nulla esclude che F, essendo comunque stato portato a Firenze da
Lascaris, possa essere stato scambiato per uno dei codici provenienti dalla Grecia. Sulla
questione, cfr. anche Pagliaroli 2004, n. 1 p. 224.
60

Cfr.Sicherl 1997, 259 sg. Cfr. supra pp. 18; 20 sg..
61
Cfr. supra p. 18. Sicherl 1997, 261.
62
Cfr. supra p. 23. La prova viene sempre dalle filigrane, cfr. Sicherl 1997, 223 sg.; 271-275.
63
Per i copisti, cfr. supra, Indice dei manoscritti pp. 1-10.
90
6. 10, 92. i.sii``i,i G : i.sii`i,i F C
6. 10, 98. u :: G : u:: F C
6. 11, 109. si. G : om. F C

7. 3, 22. iv:::;i G : iv::;i. F C

14. 5, 50-51. :) uvs:. c)i. si. s:. G : om. F C
64


I seguenti errori di C portano ad escludere una dipendenza di F da C:

3, 1. v.:i.i ] v.: C

8, 16. c. F : om. C

14. 3, 26. .cv: :) F : om. C
14. 8, 83. iu vi`. F : om. C

15. 1, 8. : F : om. C

18. 2, 17. :.iv:,i. iui F : om. C

22. 2, 12. .i. F : : C

23. 1, 7. A.uc.. . u , :) F : om. C

Dalla sola collazione del testo delle Socratis et Socraticorum Epistolae, lunico
risultato che emerge con certezza che C non lesemplare di F: non si pu, tuttavia,

64
Il valore di tale omissione relativo, dato che si tratta di un salto da uguale ad uguale
(14. 5, 50-51, iu. :) uvs:.c)i. si. s:. iu., s`.) facilitato, per
altro, dallaspetto di G, che al f. 200r r. 15 presenta il secondo iu. copiato nella riga
successiva, quasi in corrispondenza del primo.
91
decidere con sicurezza se C abbia copiato da F, o i due testimoni siano apografi
indipendenti di G
65
. Le lezioni esatte riportate da C contro F non possiedono infatti
valore disgiuntivo, dal momento che possono essere frutto di facili correzioni:

6. 1, 3. cui,:uci C : cui,:ucii F

6. 1, 4. uv:c:. C : . :v:c:. F

9. 2, 16. i iui C : si. i iui F

11, 8. v.`uc. C : v`uc. F

14. 3, 35. C : F

Lunico serio dubbio pu sorgere a 15. 2, 18 dove C ha la lezione esatta della famiglia
v, i,..:., mentre F riporta la lezione di G, lerrato :``.. In questo caso
si pu tuttavia pensare o ad una felice congettura di Musuro messo, forse, sulla
buona strada da : . :.sic.. a 15. 2, 17 -, o ad una contaminazione con B,
codice che Musuro ha sfruttato per correggere il testo di molte raccolte
epistolografiche contenute nellAldina degli epistolografi (1499) da lui curata
66
. Se i

65
Cos sia Sykutris 1928, 1292 e Borkowski, 26-28.
66
Dato che emerge dallindagine condotta da Sicherl 1997 sui corpora epistolografici di
Alcifrone (198-201), delle Pitagoriche (201-203), di Chione (211-214), di Euripide (217-
219), di Isocrate (235-242). Come visto (cfr. supra n. 54 p. 85 sg.), secondo lipotesi di
Sicherl 1997, 257, B, come H, fu copiato a Roma: doveva, tuttavia, trovarsi a Firenze come,
del resto, H - almeno fino al 1495, dove Lascaris utilizz entrambi i manoscritti come
esemplare di P per So
2
e per correggere So
1
che aveva copiato da F (cfr. infra pp. 96 sg.;
Sicherl 1997, n. 171 p. 202; n. 356 p. 257) ed era, dunque, a disposizione anche di Musuro.
Su come B arrivi a Firenze, Sicherl 1997 non offre ipotesi: si pu tuttavia pensare tanto a
Scutariota, quanto a Chalcondyla. Sempre seguendo le ipotesi di Sicherl 1997, 262 sg., B
92
dati provenienti dalla collazione delle Socratis et Socraticorum Epistolae non si
rivelano decisivi, non bisogna, daltro canto, ignorare nemmeno le conclusioni
provenienti dallo studio di un altro corpus di epistole tradito sia da C che da F, quello
di Isocrate: i risultati generati dallesame su questo epistolario (cfr. Sicherl 1997, 241)
portano a considerare C apografo di F
67
. Anche il luogo di copiatura di C, Firenze
68
,
rende pi verisimile che C sia stato copiato da F che sarebbe stato a disposizione di
Marco Musuro, piuttosto che da G, conservato fino al XVII sec. a Ferrara
69
.
Agli errori di F, Musuro ne aggiunge altri, i quali, tuttavia, non costituiscono una
prova sufficiente per escludere che C sia stato esemplare di F, come quelli elencati
supra a p. 90, in quanto facilmente sanabili (sono riportati i pi notevoli):

1. 4, 31. voocs:uo:c)o. F : voocs:uoo. C
1. 5, 41. iuu F : om. C
1. 9, 91. ,::u F : ,:,:i. C
1. 10, 94. :.. F : om. C
1. 12, 118. vic.i F : viuc.i C

6. 8, 78. :v.:.s:. F : :vis:. C

6. 11, 104. i::`) F : om. C

7. 1, 9. : F : om. C

9. 2, 15. :u:i..i :i. F : :u:i..i :.: :i. C


verrebbe riportato a Roma da Lascaris (1513) o da Musuro (1516). C arriverebbe a Roma
grazie a Fulvio Orsini (cfr. De Nolhac 1887, 158 sg.).
67
Cfr. anche Drerup 1906, xvii; xliv; Mandilaras 2003, 47; Sicherl 1997, 236 sg.; Sosower
1982.
68
Cfr. Sicherl 1997, 259.
69
Come vorrebbero, invece, tanto Sykutris 1928, quanto Borkowski.
93
13. 1, 2. c: F : om. C

13. 2, 15. : F : om. C

14. 3, 26. iuu F : om. C

23. 2, 22. u F : :: C

Si riscontrano, infine, alcune lezioni adiafore, frutto probabilmente di miglioramenti
apportati, in scribendo, dallo stesso Musuro, a parte dei quali stata poi preferita la
lezione di F:

1. 9, 84. us :v.::. F : us : :v.::. C

4, 5-6. . . si.c F : vi. i.c C
ac

6. 2, 22. uc. F : :suc. C
ac
6. 10, 96. :v.v):.i. F : :v.csv:.i. C
ac

15. 1, 5. c.. F : :.si.. C
ac

21. 1, 3. :i,i F : :ii C

21. 3, 28. : C : :: F

23. 1, 4. vii F : v C
94
4. 2. I rapporti fra P e D

P e D derivano da F
70
: contengono infatti tutti i suoi errori peculiari anche quelli
corretti da C. La dipendenza da questultimo scartata, dato che non presentano
nessun suo errore particolare. Oltre che dagli errori di F, P e D vengono accomunati
dai seguenti errori comuni:

1. 6, 52. ::. F : om. P D
1. 8. 68-69. v``i :: si. v``. . i``.] v``. :: v``i si. .
i``. F : so. om. P D
1. 9, 88. :. F : :. P D

3, 6. cu``i3:] cu``i3i: P D

6. 4, 43. F : om. P D
6. 11, 110-111. siicci: F : om. P D

8, 2. u ).`c)u F : u ).`c)u P D

9. 3, 27. i ivii F : i om. P
t
, D

14. 1, 8. : M:`u F : : om. P D
14. 3, 26. u F : om. P D
14. 4, 41. . F : om. P D
14. 5, 54. F : . P D

15. 1, 2. v: :.s F : om. P D
15. 1, 7. :v.cucii F : :v.cii P D


70

Analoghi i risultati derivanti dai corpora di Eschine e Isocrate, cfr. Drerup 1904, xxi;
Drerup 1906, xliv; Diller 1983, 270; Mandilaras 2003, 37; Sicherl 1997, 230-242.
95
18. 2, 21. F : u P D recte

21. 3, 22. . F : om.P D

22. 2, 20. . F : . P D
71


23. 1, 4. vii F : v P D
23. 2, 24. ::. F : om. P D

Una volta osservata la stretta parentela dei due testimoni, si pu escludere con
sicurezza la dipendenza di P da D, sulla base dei seguenti errori di questultimo:

1. 5, 45. si. P : :: D
1. 6, 52. :c. P : : D
1. 11, 109. :v.)u.i P : om. D

6. 6, 58. ::.., si::. :: uv ,:.i P : om. D
6. 6, 60. s.i P : i D.
6. 7, 69. i):;:c)i. u P : i):;:c)i. D

7. 4, 39. :. :: . P : om. D

9. 3, 23. ::., . sis:i.c. iui P : om. D

18. 2, 18. ::s:. P : om. D

Come nel caso di F e C, la sola collazione del testo delle Socratis et Socraticorum
Epistolae non sufficiente a far decidere per la dipendenza di D da P o di entrambi i
testimoni separatamente da F. Anche in questo caso non devono, tuttavia, venire
ignorati n i risultati portati dallo studio della altre opere tradite tanto da P, quanto da

71
. P
pc
.
96
D, n il luogo di copiatura dei manoscritti. In tutte le altre opere contenute sia da P
che da D, questultimo considerato apografo di P
72
. La dipendenza da P anche la
pi verisimile, dato che se la copiatura del Parisinus da F in accordo con la sua
origine fiorentina, la copiatura di D a Venezia non potrebbe dare conto di unipotetica
copiatura di questo da F
73
.
Agli errori particolari di P, D aggiunge i seguenti (riportiamo i pi notevoli):

1, 1. 5. vi`.vi P : vi.vi:. D
t
74

1. 1, 8. :.:: P : :uo D

6. 4, 37. P : u D

8, 6. ,i P : om. D

13. 2, 16. cu P : lac. D

14. 1, 2. : . P : :. D
ac

4. 2. 1. Le varianti di B e H in P

Come pi volte accennato nelle note, Lascaris, il copista di P, oltre a sfruttare B per
aggiungere alle lettere copiate da F quelle presenti in B, utilizza sia il Vaticanus che
lHarleianus anche per correggere le epistole gi copiate
75
. La due varianti annotate a

72
Ovvero Gli epistolari di Chione e Isocrate, cfr. Dring 1951, 30; Mandilaras 2003, 51;
Sabatucci 1906, 376; 400; Sicherl 1997, 271-275.
73
Cfr. infra n. 132 p. 122.
74
vi`.vi D
mg
.
75
Cfr. Sykutris 1928, 1292 sg.; Sicherl 1997, 253. Oltre alle varianti di B, annota, in parecchi
casi, vocaboli ed espressioni presenti nel testo.
97
margine e la correzione riportate di seguito autorizzano a identificare con B il
manoscritto di cui si vale Lascaris a tal proposito, dato che lunico testimone a
presentarle:

11, 10. u ,i us :c. i F : u. ,i us :. .i. P
mg

13. 1, 7. u si``.cu :u si. :u,::ciu F : . si``.c. .
:. si. :u,::ci. P
mg


14. 3, 30. si. F : si P
pc
. i F : del. P
pc
76


In D non c traccia delle varianti di B presenti in P, ma solamente delle correzioni
apportate autonomamente da Lascaris
77
. Dal momento che D stato copiato, molto
probabilmente, a Venezia e P a Firenze, non appare accettabile la spiegazione della
mancanza delle varianti di B per So
1
avanzata da Sykutris 1928, 1294, secondo cui D
sarebbe stato copiato da un copista in stretto contatto con Lascaris, il quale si sarebbe
servito di P come esemplare dopo che Lascaris aveva copiato So
2
, ma prima che egli
correggesse So
1
. Preferiamo, dunque, pensare con Sicherl 1997, 275 che D abbia
avuto come esemplare non P, ma una sua copia fatta apprestare da Lascaris prima
della sua correzione di So
1
e inviata poi a Venezia al Musuro che doveva averla
richiesta per la correzione dellAldina degli epistolografi
78
.

76
Dove P corregge, nelle epistole 9, 11 e 13 lattico in dorico, non si pu parlare con
sicurezza di lezioni provenienti da B, dato che, come detto, la decisione di dare uno smalto
dorico alle epistole di Aristippo pu dipendere da Lascaris stesso, cfr. supra p. 80.
77
Per esempio, a 1. 6, 53, :: aggiunto dopo : v:.o.
78
Cfr. anche Sicherl 1997, 229. Borkowski, invece, con Sykutris 1928.
98
5. I testimoni della sola epistola 8 e delle sole epistole 21-23

5. 1. I testimoni della sola epistola 8 (p, p2, z)

Lepistola 8 viene tradita da p, p2 e z sotto il nome di Platone insieme alle altre
epistole del filosofo
79
. Vista la brevit della lettera non appare possibile esprimere
giudizi incontrovertibili circa il rapporto di questi testimoni con gli altri delle Socratis
et Socraticorum Epistolae: si tenter, dunque, di formulare qualche osservazione,
basandosi anche sulla tradizione degli altri corpora di epistole tramandati.

5. 1. 1. Errori e lezioni comuni di p, p2 e z

p, p2 e z sono uniti dai seguenti errori comuni contro gli altri testimoni:

8, 12. :``:3 cett. : :`:3 p p2 z
8, 15. u,. :.i cett. : u,:. i p p2 z

Allo stesso modo, presentano varianti comuni contro gli altri testimoni:

8, 2. u ).`c)u V G F C B A : u ).`c)u P D : u ).`c):. p
p2 z

8, 2-3. vii ui. i:ic. cett. : v:. ui. :. i. p p2 z

8, 3. .s:`...si. cett. : .s:`.si. p p2 z

8, 4. si. iuis. :).:c)i. v : . iui s. :).:c)i. g : si. iuis:
: p p2 z. cu :: .:. cett. : cu :.:. p p2 z


79
Cfr. la descrizione dei testimoni data supra alle pp. 16 sg.; 25 sg.
99
8, 5. :uic)i. : sic)i. ii v``i cett. : :uic)i. sic)i.
ii : v``i p p2 z

8, 6. ii cett. : i ii p p2 z

8, 7. u:, :. ii,si.i cett.
80
: u:. ii,si.i p p2 z. u.
v. :i si`i cett.
81
: u. v.:c)i. si`i p p2 z

8, 8. u: ).`. ,:. i cett.
82
: u: ).`. i ,:. p p2 z

8, 9. cu3u`:uci.. i cett. : cu3u`:uci.i p p2 z.

8, 10. : )iui:. cett. : : c: )iui:. p p2 z

8, 10-11. si. u. i: . vc s:. u ).u i).vu
cett. : si. . `:,:. iu i::c)i. vcs:. u ).u
i).vu p p2 z

8, 13. v`u cett. : v`u p p2 z

8, 14. :s:. : ,i i.i v.:. v`` cett. : :s:. : ,i v.:.
i.i v`` p p2 z. ivviu:. cett. : viu:. p p2 z

8, 17. :.c cett. : :u .c). p p2 z

I tre testimoni non sono, infine, separati da lezioni significative. p presenta solo il
seguente errore contro p2 e z:

80

om. B.
81
u. v:.:i si`i B.
82
u: ).`. ,: i D.
100

8, 10. :. :. p2 z : :.:. p

p2 presenta contro p e z solo il seguente errore:

8. 9. uisuc. p z : cuisuc. p2

z presenta i seguenti contro p e p2:

8, 9. ui. p p2 : ui. z

8, 13. s:.. ,i u :c. p p2 : s:. ,i u :c. z

5. 1. 2. I rapporti di p, p2 e z con i due rami della tradizione di So
1

Se la collazione dellepistola 8 porta a concludere per una stretta parentela fra i tre
testimoni della sola epistola 8, non possibile formulare giudizi netti in merito ai loro
rapporti con i due rami della tradizione di So
1
83
: si rende dunque necessario, come
anticipato, gettare uno sguardo sulla tradizione manoscritta di altri altri corpora
epistolografici.
I risultati emersi dallo studio della tradizione delle epistole di Cratete e Diogene
84
,
Eraclito
85
, Eschine
86
, Euripide
87
, Ippocrate
88
, Platone
89
portano inequivocabilmente a

83
Le uniche conclusioni certe che sulla base dellepistola 8 si possono raggiungere sono le
seguenti: a) p, p2, z non appartengono alla famiglia v (cfr. 8, 16. cu g p p2 z : :v.
cu v); b) p, p2, z non sono apografi di B (cfr. 8, 7. :c., u:, :. ii,si.i g
p p2 z : om. B); c) p, p2, z non sono apografi di C (cfr. 8, 16. c. p p2 z : om. C).
84
Cfr. Mseler 1994, 49 sg.
85
Cfr. Sicherl 1994, 139.
86
Cfr. Drerup 1904, iv; xxiii sg.; Diller 1983, 270; Sicherl 1994, 109.
101
far discendere p, p2 e z da un esemplare comune: quanto emerso dalla collazione
dellepistola 8 viene dunque confermato. Dato che lepistola 8, nella selezione
tramandata dallesemplare comune di p, p2 e z, circolava sotto il nome di Platone e
insieme al suo epistolario, mentre negli altri testimoni la lettera inclusa nel corpus
dei Socratici, chiaro che, in questo caso, p, p2 e z appartengono ad un ramo
indipendente della tradizione
90
.

5. 2. I testimoni delle sole epistole 21-23 (Ha, L, m)

Ha, L, m tramandano, come visto, le sole epistole 21-23. Contengono tutti gli errori di
V contro G e appartengono, di conseguenza, alla famiglia v. Restano dunque da

87

Cfr. Gwein 1975, 43 sg.; Sicherl 1994, 137.
88
Cfr. oso` 164; 213; Sicherl 1994, 140 e n. 64 p. 144.
89
Cfr. Post 1934, 84; Sicherl 1994, 157. Da notare che la selezione delle epistole di Platone
insieme a cui si trova tramandata lepistola 8 la medesima nei tre testimoni: 2 312 b-312 d;
314 b-314 c; 7 323 e-324 b; 334d-e; 9; 12; 14; 15; Platonis Epistulae, Hercher 14-15
(Hermann 17-18); Socraticorum Epistolae, Orelli/Hercher 25-26 (Hermann 15-16).
90

Non si pu con certezza dire quale fosse la forma originaria, se quella della nostra raccolta
o quella inserita fra le epistole platoniche: riteniamo, tuttavia, che le varianti presentate in
comune dai tre testimoni autorizzino a rilevare una tendenza non solo a correggere, ma anche
a migliorare un testo gi esistente. Priva di necessit ci appare la proposta dell'Olearius (cfr.
Orelli n. ad loc.) di dividere lepistola in due lettere pi piccole (dallinizio a .u
o ) vu; da o v.). alla fine), per rispondere all'esigenza di spezzare anche lepistola
successiva in due parti. A 2, 16 lepistola 9 presenta, in effetti, una formula di saluto
(: c): si tratta, tuttavia, di un semplice errore, da sanare con l'espunzione e non pu
condurre n a considerare tutto quello che segue come una sorta di post scriptum salvando,
cos, la formula di congedo, scelta percorsa da tutti gli editori e da Sykutris 1933: non ci
sarebbero, tuttavia, altri esempi nel campo dell'epistolografia -, n a fare iniziare, dalle parole
seguenti, una nuova lettera. Non ci sembra, in questo senso, prova conclusiva la presenza a 9.
2, 17 di un imperativo che risponderebbe a quello che occorre a 8, 12, l'ipotetico inizio della
seconda parte della epistola 8: la simmetria fra le due lettere viene, infatti, rispettata anche
senza dividerle in due parti.
102
chiarire in primo luogo i loro rapporti con gli altri testimoni di questa famiglia, in
secondo luogo i loro rispettivi rapporti.

5. 2. 1. Rapporti di Ha, L, m con A e Hb.

Per quanto riguarda A, in primo luogo bisogner notare che, come per Hb, essendo
stato copiato posteriormente, non pu essere stato il loro esemplare
91
. A, daltra parte,
non contiene nessun loro errore particolare e non intrattiene dunque con loro nessun
rapporto di parentela.
Per quanto riguarda Hb, andr notato che ragioni cronologiche vietano di pensare a
Hb come esemplare di Ha (copiato prima di Hb
92
); la logica parimenti sconsiglia di
ipotizzare una dipendenza di Hb da Ha. La lacuna di L (presentata anche da Ha e m)
riportata qui di seguito esclude, infine, tanto che Hb possa aver copiato da L, quanto
che possa essere stato esemplare per questultimo ed m
93
:

22. 1, 8. :`:ci. Hb : :`: lac. ind. Ha L m

Pur appartenendo alla stessa famiglia dunque, Ha, L ed m non mostrano di essere
imparentati n con A, n con Hb.

91
Cfr. supra p. 81.
92
Per i tempi di copiatura di Ha e Hb, cfr. supra n. 54 p. 85 sg. Per quanto riguarda m, Mioni
individua il copista in Zacaria Callierghis (cfr. supra p. 24) e ne data la copiatura al 1500 ca.
Se la datazione corretta, m sarebbe dunque il pi recente (per L il terminus post quem il
1466, overo larrivo del suo copista, Demetrio Raul Cabakes, cfr. supra p. 14; cfr. Sicherl
1997 257) dei tre testimoni e si rivela di conseguenza impossibile pensare ad un qualche
rapporto di dipendenza degli altri due da m.
93
Per la medesima ragione bisogna scartare anche lipotesi di una dipendenza diretta da V.
103
5. 2. 2. I rapporti fra Ha, L ed m

Al contrario, Ha, L, m mostrano di condividere, oltre alla lacuna sopra riportata, i
seguenti errori comuni contro V:

21. 1, 10. iuu V : iu. Ha L m

22. 1, 3. s.:u:u. V : s.:u. Ha L m
22. 2, 16. :.v. V : :.v Ha L m

La lacuna rimane tuttavia lunico vero errore congiuntivo, dato che ciascun copista
avrebbe potuto con facilit incorrere negli altri tre autonomamente.
La cronologia esclude che L o m possano essere stati esemplari di Ha
94
; per lo stesso
motivo, L non pu aver copiato da m
95
. L ed m sono, per parte loro, accomunati dai
seguenti errori contro Ha:

21. 1, 3. :.i Ha : .i L m
21. 2, 18. i v Ha : i v :. L m

22. 1, 4. :v.:`:.c): Ha : :v.:`:.c): L m
22. 1, 8. .:i :: Ha : .:i :: L m
22. 2, 12. :: Ha : : L m
22. 2, 15. : :. Ha : : :. L m

23. 1, 13. . Ha : om. L m


94

Cfr. supra n. 92 p. pr. A supporto del dato cronologico si possonoprodurre le seguenti
lezioni. L non lesemplare di Ha: 23. 1, 13. . Ha : om. L. m non lesemplare di Ha: 21.
1, 8. . i,i) c:: :: . Ha L : om. m; 21. 1, 9. ,i Ha L : om. m; 23. 1, 9-11.
u i i,i)i :), u Ha L : om. m; 23. 1, 10. A.ucu Ha L : om. m.
95
Cfr. supra n. pr.
104
Come si pu notare, gli errori non permettono di individuare con sicurezza i rapporti
fra i testimoni e, vista le brevit delle epistole, non sono possibili spogli pi ampi. Si
prover, dunque, ad avanzare qualche ipotesi basandosi sulla storia dei testimoni e
sulla tradizione degli altri corpora epistolografici in essi contenuti.
H si trovava a Firenze, quando L fu copiato a Roma
96
: di conseguenza, L deve aver
copiato dallesemplare di H; da quello tuttavia non ancora corretto e che era servito
da antigrafo a Ha, non da quello sottoposto a correzione da cui sono stati copiati B e
Hb
97
. La tradizione manoscritta dei corpora di epistole di Apollonio di Tiana
98
,
Cratete e Diogene
99
, Euripide
100
, Falaride
101
, Pitagorici
102
, Platone
103
suffraga
questipotesi.
Pi complicato comprendere i rapporti che legano L ed m, anche per la mancanza di
informazioni precise, fatta eccezione per quelle fornite da Mioni, circa il copista, la
data e il luogo di copiatura. Per gli epistolari di Dionisio dAntiochia, Euripide,
Ippocrate, Pitagorici, m dipende dal Mazarineus 4454, codice che appartiene ad un
ramo diverso della tradizione rispetto a H e L
104
. Solo per le epistole di Eschine, m
dimostra rapporti di parentela con H: Sicherl 1994, 112 lo considera infatti copia di

96
Giano Lascaris lo utilizz infatti, insieme a B per completare e correggere P a Firenze, cfr.
supra p. 96 sg. Cfr. Burnikel 1974, 103; Mseler 1994, 71; Sicherl 1997, 257.
97
Cfr. supra n. 54 p. 85 sg. Cfr. Sicherl 1997, 257. La scelta di copiare solo le epistole 21-23,
non riportando la 1, fatta precedere a quelle da Hb, sembra confermare lipotesi appena
formulata.
98

Cfr. Sicherl 1994, 117.
99
Cfr. Mseler 1994, 69-72.
100
Cfr. Gwein 1975, 55-57; Sicherl 1994, 136 sg.
101

Cfr. Sicherl 1994, 152.
102

Cfr. Sicherl 1994, 160-162; Stdele 1981, 73; 77.
103
Cfr. Moore Blunt 1985, xiii; Sicherl 1994, 158.
104

Cfr. Gwein 1975, 38; 51 sg.; isi` 1989, 93; Sicherl 1994, 109; 136 sg.; 141 sg.;
160-162. Stdele 1980, 59; 71.
105
H
105
. In base a questi dati si potrebbe dunque ipotizzare che oltre alle epistole
delloratore Eschine, Callierghis abbia copiato da H anche quelle dellEschine
filosofo
106
.

6. I rapporti fra le due famiglie

Una volta chiariti i rapporti interni alle due famiglie, necessario interrogarsi su
quelli che intercorrono fra le due famiglie stesse, stabilire cio se G dipenda da V o
se, al contrario, rappresenti un ramo indipendente della tradizione
107
. Se ci si limita al
testo di So
1
, bisogna in primo luogo notare che, se non ci sono elementi che portino a
negare lindipendenza di G, allo stesso modo non vi prova sufficiente a confermare
tale indipendenza: in tutti i casi nei quali G presenta una lezione corretta contro V,
non si pu mai escludere che essa possa dipendere da correzione
108
. Per maggior
chiarezza, riportiamo qui di seguito tutte le lezioni che distinguono le due famiglie
109
:

1. 1, 9. .i g : :c. v
1. 2, 13. v.u:)i g : v.ui. v

105
m mostra tuttavia di essere contaminato con il ramo di H e L, cfr. Sicherl 1994, l. c.: la
dipendenza da H non dunque totalmente sicura.
106
In questo caso, tuttavia, gli errori congiuntivi con L sarebbero delle mere coincidenze.
107
Sui rapporti secondari fra le due famiglie, ovvero, da una parte di P con B ed H,
dallaltra di A con C e D, si gi discusso, cfr. supra pp. 96 sg.; 87.
108

Cfr. Diller 1979, 45 sg.; Drerup 1901, 358-360; Drerup 1904, 13; 20 sg.; Drerup 1906,
xxxv; lxiv; Heyse 1904, 10-13; Heyse 1912, 13-18; Maas 1928, 430; Mandilaras 2003, 54;
Sykutris 1933, 7-9; Sicherl 1997, 251; 258; Usener-Radermacher 1889-1929, xxvi. Di contro,
Sykutris 1928, 1289-1291; Borkowski, 28-31.
109
Nel lavoro di traduzione si , naturalmente, fatto tesoro dei dati emersi in questa sede e si
, di conseguenza, cercato di prediligere le lezioni della famiglia v: rimandiamo alle note ai
signoli passi per ulteriori chiarimenti.
106
1. 2, 20. u::i . :.c. g (u):i . :.c. D) : u::i ,i .
:.c. v
1. 3, 21-22. u:: viisii.):: g : u:: viisii.): :)i v (u::.
viisii.)::)i Hb)
1. 5, 47. o. vo.: :. o. : vo.: :.o
1. 6, 55. sii )i`ii g : si. sii )i`ii v
1. 9, 86-87. si. .si:: g : .si:: . v (.si::, . :: Hb : .si:: :: A)
1. 10, 98. :: g : : v
1. 12, 122. i``u:: g : i`` om. v

2, 3. : g : : v (: B A
ac
)

3, 9. : g : :. v

4, 3. :;.c)i. g : :.c)i. v (.c)i. A)

5. 2, 20. i vii::.,ii g : i om. v

6. 1, 3. iu. g : iu. v
6. 3, 24-25. :; i: i`). :;i g : :; i: om. v (V
t
B A
t
)
6. 5, 45. g : so. v
6. 5, 54. )):.: g : :.i)):.: v. u:. g : iu:. v (i u:. B :
:uu:. A)
6. 6, 62. si. u `,. g : :i u `,. v. :`.cii g : :`.ci: v
6. 7, 66. :`:u.i g : :):.i v
6. 8, 77. u sii`:.,. g : us iv`:.,. v
6. 9, 87. u g : : v ( : u A)
6. 10, 97. v:.. g : v:. . v
6. 10, 100. cui:. g : cu:. v
6. 11, 109. o``o g : o``o so. v
6. 12, 119. :v.cs:,.:)i g : :v.cs:,:)i v
107

7. 1, 6. . iuu g : : iu. v
7. 3, 24. : )o:: g : : ou)o v
7. 3, 26-27. u Aos::o..u g : . Aos::o... v
7. 3, 28. : )o:: g : : ou)o v
7. 4, 46. sis. g : sis v

8, 4. so. . iuis. :).:c)i. g : so. ouos :.:c)o. v

9. 1, 4. v`u:`:.i g : v`u:`:.i v
9 1, 8. si::. g : si::. v
9. 2, 13. .iui g : om. v
9. 3, 23. vic. g : vic. v
9. 4, 36. :. g : :. c. v. :c. g : :ci. v

11, 7. ..: g : :. .: v
11, 8. v.`uc. g : v.`.c. v
11, 9. cs..: g : cs..: v

13. 1, 3-4. iv:`:,;i. g : iv`:;i. v
13. 1, 6. :v`c):. g : v.c:u):.ci. v (lac. post v.c:u habet B)
13. 1, 11. :. si. g : si. om. v
13. 1, 12. si. u g : om. v
13. 1, 13. A.c): ,i g : . u A.c):i
13. 2, 16. vi:sici g : vi:sici v
13. 2, 19. c. g : :: v. g : om. v
13. 2, 20. cu :`,. g : i```,. v

14. 1, 2. |u`` g : |u` v (|u` B)
14. 1, 7. .i.i g : ui.i v
14. 1, 10. iuu g : iuu v
14. 2, 13. :.: g : om. v. sis:i.. g : sis:i. v. g : om. v
108
14. 2, 18. vi:. g : vi:. v (vi. B)
14. 3, 27. .cv: g : . v
14. 3, 29. : iu g : iu v
14. 4, 36. ::) g : ::) v
14. 4, 36-37. i,.i . g : . i,.i v
14. 4, 38. :s:.i g : s:.i v
14. 4, 44. iv:)u,: g : iv:)u,: :: v
14. 4, 46. u. g : u v
14. 5, 48. : . ,: g : :.,: v
14. 5, 53-54. sii,).c):. g : sii,).:.c)i. v
14. 5, 55. :: g : ::. v
14. 6, 63. :sic. g : :sic. v
14. 6, 64. uvvii g : uvvui v
14. 6, 65. :`:. g : :``:. v
14. 6, 68. :``: g : :``: v
14. 6, 69. :)ii.: g : :)ii.:. v
14. 7, 72. u:: g : u): v
14. 7, 73. . : g : . v
14. 7, 77. ,.,cs:. g : ,.,.cs. v
14. 8, 83. ivcic. i v c.i g : iv c.i i vcic. v
14. 8, 87. g : om. v
14. 9, 91. Av`:. g : Av``:. v.
14. 9, 92-93. l`i. :: si. |`:3 si. A.c.vv g : om. v
14. 10, 100. g : om. v

15. 1, 9. i).si. g : :.si. v
15. 1, 10. vii g : uv v
15. 2, 14. : iu. g : cu iu. v. .c: g : om. v
15. 2, 18. :``. g (i,..:. C) : i,..:. v
15. 2, 25. issi: g : suci: v

21. 2, 16. u. g : u`. v
109
21. 3, 21. A.. :vi.uc. g : :.:vi.uc. v
21. 3, 22. si. g : om. v
21. 3, 25. . g : . v

22. 1, 5. v:. u g : v:. uu v
22. 1, 6. i``. g : i``. v
22. 2, 14. :`:. g : :``:. v (:``. L m)
22. 2, 19. |:33 g : |:3 v

23 1, 5. )c. g : )c. iu. v
23. 1, 11. c: g : om. v
23. 2, 23. i).;:)i : g : i).;:)i i v
23. 3, 28. `i`:. g : `i3:. v
23. 3, 35. .ouo g : ouo v

Anche nel caso generalmente pi contestato, lomissione da parte di V dei nomi
l`i. :: si. |`: 3 si. A.c.vv a 14. 9, 92-93, nomi che al
contrario si trovano in G, andr osservato che si tratta di nominativi di cui facilmente
si nota lassenza e che altrettanto facilmente possono essere integrati, dato che il
passo in questione dellepistola 14 riproduce un celeberrimo luogo del Fedone
platonico (59c).
Se i risultati provenienti da So
1
non consentono di arrivare conclusioni certe, non
andr ignorato che, per quanto riguarda le opere tramandate sia da V che da G, la
critica unanimemente concorde nel riconoscere in G un apografo di V
110
. Ci sembra,
di conseguenza, maggiormente corretto vedere in G un apografo di V, piuttosto che
abbracciare lipotesi formulata in un primo tempo da Sykutris
111
, e accolta

110
Si tratta delle epistole di Eschine e di Isocrate, per cui cfr. Diller 1979, 45 sg.; Drerup
1901, 358-360; Drerup 1904, 13; 20 sg.; Drerup 1906, xxxv; lxiv; Heyse 1904, 10-13; Heyse
1912, 13-18; Mandilaras 2003, 54; Marc 1913; Sicherl 1997, 251; 258.
111
Cfr. Sykutris 1928.
110
ultimamente da Borkowski, 28-31. A questo proposito va per fatta unimportante
precisazione: G non copia direttamente V, ma una sua copia. Questa osservazione
112

viene confermata, a nostro parere, dalla scelta di lettere presentata da G. Se lassenza
delle epistole 19-20 e 24-35 pu essere attribuita ad una selezione operata su V, la
stessa spiegazione non pu essere adottata per spiegare lassenza delle epistole 16-17,
dato che esse costituiscono, insieme alle due epistole precedenti e alla 18, una sezione
narrativa ben definita e architettata ed dunque altamente improbabile che potessero
essere percepite come estranee. Riteniamo, di conseguenza, non inverosimile che le
epistole presenti in V ma mancanti in G, fossero assenti nella copia di V che Giorgio
Crisococca, il copista di G
113
, us come esemplare: dato che le epistole 16 e 17
tendono ad occupare quasi esattamente il rectum e il versum di un foglio
114
, la
spiegazione pi probabile per la loro assenza nellesemplare di G sembra la caduta
del foglio che le conteneva
115
. Lo stemma fornito da Sykutris 1933 e da Borkowski va
dunque modificato, tenendo anche conto, da una parte, dei risultati emersi per quanto
concerne i rapporti fra Hb e B, fra F e C, fra P e D, fra Ha e Hb, dallaltra, della

112
Che si ritrova, per altro, formulata en passant, in Sicherl 1997, 258, senza, tuttavia, che
lautore vada pi a fondo nella questione. Inoltre, nello stemma riportato a p. 251, G compare
come copia diretta di V. Per la medesima ipotesi sul testo dei discorsi di Isocrate, Cfr. Heyse
1904 pp. 10-13; Heyse 1912, 14.
113
Come si evince dalla soscrizione al f. 226v. E interessante porre in luce un particolare non
adeguatamente evidenziato dagli studiosi: ci sono elementi per stabilire contatti e una
collaborazione fra Isidoro di Kiew e Giorgio Crisococca (cfr. Mercati 1926, 67; RGK II A no.
95 p. 56 e no. 205 p. 90). Appare, dunque, verisimile che sia stato lo stesso Isidoro ad aver
fornito a Crisococca lesemplare di G.
114
Cfr. A, Ep. 16: f. 56v-57r, Ep. 17: ff. 57r-57v; B, Ep. 16: ff. 196r-196v, Ep. 17: ff. 196v-
197v; D, Ep. 16: ff. 257r-257v, Ep. 17: ff. 257v-258v; M, Ep. 16: f. 9v, Ep. 17: ff. 9v-10r. P,
Ep. 76 r- 76 v, Ep. 17, 76 v- 78 v. Soprattutto V, Ep. 16: f. 220r, Ep. 17: ff. 220r-220v.
115

Da notare, infine, che essendo V stato copiato nel 1269/1270 a Tessalonica, lipotesi che G
possa dipendere dallesemplare di V appare alquanto inverisimile.
111
posizione di L e m. Come visto, per p, p2, z si pu parlare di un ramo indipendente
della tradizione.





112
II. Il secondo nucleo del corpus (So
2
): epistole 16-17, 19-20, 24-35

1. I testimoni

I testimoni che tramandano So
2
sono: A, B, D, M, P, V. A interrompe la copiatura al
f. 63v e tralascia parte dellepistola 32 (interrotta a 3, 19, iuv:u )u] i
uv:u)u A
t
: iuv:u)u A
mg
) e la 35. M riporta solamente So
2
116
. I rapporti
fra V, A e B da una parte, P e D dallaltra, rimangono inalterati. Rimane da esplorare
dovutamente il rapporto fra P e B e dove si collochi lunico testimone non ancora
considerato, M. Per chiarezza si comincer ad analizzare in dettaglio i rapporti fra i
testimoni che dipendono da V.

2. Gli apografi di V

2. 1. A e V

Come dimostrato sopra, A e B dipendono entrambi da V
117
. La cronologia esclude
che che B possa essere copia di A
118
. Questultimo, a sua volta, non contiene nessun
errore di B contro V. Nei casi seguenti, infatti, A concorda sempre con V (v):

16, 3. :.i:ii. v : :.i:.:ii. B
16, 10. :v:c:.`i v : iv:c:.`i B

116
La copiatura di M viene collocata, da Sicherl 1997, 260 a Ferrara nel 1494 (in base alle
filigrane). Il fatto che contenga solo So
2
dipende quasi sicuramente dal fatto che il
possessore, lumanista Battista Guarino, possedendo gi G, era gi a conoscenza di So
1
, cfr.
Sicherl 1997, n. 49 p. 19. M apografo di P anche per quanto riguarda il corpus di Chione,
cfr. Dring 1951, 38.
117
Cfr. supra p. 80.
118

Cfr. supra p. 81.
113

17. 1, 5. v : B. iu v : om. B
17. 1, 9. . v : . B
17. 2, 13. iu. v : iu. B
17. 3, 30. v:.icvici : v : v:.cvici : B
17. 4, 38. iu v : iu. B

20, 2. . v : om. B

24. 2, 16. :: v : . B

25. 1, 9. si. v : om. B
25. 2, 10. ,i v : om. B
25. 2, 12. 3iusi`ic. v : 3us`ic. B
25. 2, 18. i`` v : om. B
25. 2, 19. viu. . c). v : viu. ,i . c). B

27. 1, 8. u :. v : : B
27. 3, 29. sii`.v: v : sii`uci. B. 3.:ui v : 3..:ui B
27. 3, 30. . vi v : . vu vi. B
27. 4, 36. s.u: v : v`u v.u: B. iu. v : iu. B
27. 4, 42. c. u v : om. B

28. 1, 8. `,u v : om. B
28. 2, 12. uv cu v : u. uv cu B. c. v : om. B
28. 3, 24. iu. v : om. B. siic:c..vs: v : c:c..vs: B
28. 4, 34. c. v : om. B
28. 4, 37. :.v v : :.v. B
28. 4, 49. 0`u).. v : 0`u).i B
28. 5, 50. i``u \i`s.::. v : om. B
28. 7, 66. v:. 1.i.i v : om. B
28. 7, 72. iviuu v : uviuu B
114
28. 8, 84. :.u v : :.. B
28. 9, 87. :vi,,:``: v : :vi,,:`: B
28. 10, 100. A.uc.u v : A.ucu B
28. 12, 118. .cv: u v : .cv::. B
28. 13, 130. :v.`:. v : :: vi`. B
28. 14, 140-141. siici,c:. v : siici,c B

32. 3, 18. u v : om. B
32. 3, 21. . v : . B

33. 2, 11. ii,i,i. v : ii,i,i B
33. 4, 42. u. v : . B

34. 2, 15. :v. v v : :v.v B
34. 3, 20. i:.si. v : :.si. B

Viceversa, A contiene la maggiorparte degli errori di V
119
, concordando dunque in
errore con questultimo (v) contro la lezione giusta di B:

16, 7. :s:. v : :s:. B
16, 11. i.ici. v : :ici. B
16, 12. . iu. v : iviu. B. i v : om. B

17. 2, 11. uv:s:.i v : iv:s:.i B
17. 2, 14. )ii v : )ii B.
17. 2, 15. :u)uu:. v : :u)u:. B
17. 4, 36. iu. v : iu B. i`:vi: v : i`:vi:. B

24. 1, 10. :,:. v : :,:: B
24. 2, 12. :.i.3. v : :.i. 3. B

119
A ha operato, infatti, alcune ovvie correzioni.
115
24. 2, 13. .. v : 1.. B

25. 1, 3. iu ::i. v : iu :: ii. B
25. 1, 6. . v : v: B
25. 2, 10. .:. v : :. B. ).`c).i v : ).`c).i u:: B

26. 1, 7. sii ` v : sii ` B
26. 1, 9. u `,u uu v : u `,u u B
26. 2, 23-24. : vi`i.i v : : : vi`i.i B

27. 2, 21. 3:.s v : 3::.s B

28. 1, 8. : uv):c. v : : : uv):c. B
28. 2, 15. v : B
28. 2, 17. )i:i v : )i:i B
28. 4, 35. vii v : v:. B
28. 4, 38. )ic. v : )c. B.
28. 4, 38. :uu)i`. v : :u)i`. B
28. 4, 39. i)u v : i)uc B
28. 5, 46. cu)::. : v : cu)::. :: B
28. 5, 48. v:. cu v : om. B
28. 8, 78. vu) v : u) B
28. 10. 97. cic. :.s ):. v : cic:. .s):. B
28. 10, 105. i``.. v : i``.. B
28. 11, 107. ,i). v : ,i). B
28. 11, 114. iv.s.`u v : iv.su B.
28. 12, 122. viii,.i. v : viii,.i. B
28. 14, 135. i).v`: v : A).v`:. B

29, 15. . v : i B
29, 17. ,.i. v : ,..i. B

116
32. 1, 9. i :.. v : i:. B
32. 2, 17. :sic v : i :sic B

33. 1, 6. .`i.: v : .`i.: B
33. 2, 9. sivs v : sivsi B

34. 1, 7. 3.i:. v : 3.i:. B
34. 3, 21. ::u v : :i.u B

Fra tutti gli errori di B sopra elencati, i seguenti portano definitivamente ad escludere
che A possa essere suo apografo:

24. 2, 16. :: v : . B

25. 2, 12. 3iusi`ic. v : 3us`ic. B

28. 5, 50. i``u \i`s.::. v : om. B
28. 7, 66. v:. 1.i.i v : om. B
28. 13, 130. :v.`:. v : :: vi`. B

Come per So
1
, non ci sono elementi che portino ad escludere una dipendenza diretta
di A da V. I casi seguenti, dove A presenta una lezione corretta contro V, non hanno
valore disgiuntivo, dato che si tratta di lezioni che possono essere frutto di semplici
correzioni:

16, 9. i:cu V : i: . A

26. 3, 32. :`: :: )i. V : :`:)i. A

27. 4, 42. :v.csv V : :v.cs v:. A

28. 10, 106. . `,. V : `, A
117
28. 13, 129. |,.c.`iu V : |,c.`i. A
28. 14, 138. si`is.: V : i`is.: A

Agli errori di V, A aggiunge i seguenti (riportiamo quelli pi degni di nota):

24. 1, 8. . : V : . A. . V : om. A

27. 1, 10. :u`. V : i:uv. A

28. 13, 127. u. V : u. A
28. 14, 137. `,:. V : `,:. A

33. 2, 8. .i V : .i A

34. 2, 12. c) V : cu A
120


2. 2. I rapporti fra B e V

Si sono sopra elencati tanto gli errori, quanto le lezioni giuste che B presenta contro
V. Come si pu constatare, non ci sono elementi per pensare ad una tradizione
indipendente rispetto a V, dato che tutte le lezioni giuste possono essere frutto di
semplici correzioni apportate da B o dal suo esemplare sul testo di V. Che B non copi
direttamente da V, ma da un perduto apografo di questultimo, provato dai suoi
seguenti errori
121
:


120
Come per So
1
, A annota a margine le lezioni di D (che continua ad essere contrassegnato
con D). Che il codice sia il medesimo anche per So
2
confermato dalle seguenti lezioni,
riportate unicamente da D: 33. 4, 42. u),ci:i D, A f. 62v r. 23; 34 1, 9. :;vi.)
D
pc
, A f. 62v r. 31.
121
A concorda, nei casi sotto elencati, con V.
118
19, 3. v:.)u:uc: V : v:.)u:u lac. ind. B

26. 2, 17. u,.i V : u,. lac. ind. B

27. 2, 20. sv. V : s B
27. 2, 21. V : v. B
122


28. 7, 73. uv,u.u V : uv,:.u B
123

28. 8, 84. :.:.c)i. V : lac. ind. .:.c)i. B

29, 5. v``i scic)i. . 3:`.c. :. i. V : lac. Inter v``i scic)i. et
. 3:`.c. :. i. ind. B
124

29, 7. u v:. c: u V : uv: lac. ind. B

33. 2, 8. .i V : .i lac. ind. B

A differenza delle lacune mostrate da B appena elencate, per le seguenti non si pu
dire se risalgano a B o al suo esemplare
125
:

17. 2, 13-14. i`):. : ,i A)i.. V : lac. inter ,i et A)i.. ind. B

122
Lerrore indicativo dellaspetto dellesemplare di B: la seconda sillaba di sv. avrebbe
infatti potuto essere scritta dopo , generando l'erronea lezione di B, solamente nel caso
sv. e si trovassero entrambi a chiudere due righe consecutive e s di s v. si
trovasse esattamente sopra , cfr. Sykutris 1928, 1289.
123

uv,:.u V
ac
: uv,u.u V
pc
.
124
La lacuna di notevole estensione: quasi una riga, al f. 206r fra lultimo quarto della riga
16 e la prima met della riga successiva. Questo rappresenta lunico parziale indizio a
sostegno dellipotesi di una parziale indipendenza o, quanto meno, di una contaminazione
dellesemplare di B.
125
A concorda, nei casi sotto riportati, con V.
119

26. 1, 13. .:c V : . lac. ind. B

26. 2, 26. is:s.i V : ante .i lac. ind. B

27. 1, 10. :. :u`. is:.i. V : lac. inter :. et is:.i. ind. B

28. 4, 32. :s u ic. v,u u V : lac. inter :s et v, ind.,
om. -u u et lac. alteram ind. B

34. 3, 25. c : :v.s:i.i.. .i :: V : lac. inter c. : et .i :: ind.
B

34. 3, 31-32. ).`.)i. si. :;:u:. V : lac. inter ).`.)i. et si.
:;:u:. ind. B

Come per So
1
, cos anche per So
2
, B dipende da V attraverso un suo apografo
perduto. Lassenza di So
2
in g e la relativa mancanza di un ramo di tradizione che
evidenzi, per contrasto, la dipendenza di B da V non deve dunque sviare, facendo
rintracciare in B una tradizione indipendente.

3. P apografo di B

P accoglie quasi tutti gli errori di B contro V e concorda con B sia dove questo
presenti una lezione giusta contro V, sia nei casi in cui abbia indicato una lacuna. I
casi seguenti, dove P presenta una lezione giusta contro B, non possiedono valore
disgiuntivo, dato che le lezioni possono essere frutto di semplici correzioni:

26. 1, 2. iv,,:` B : iv,,:`` P

27. 2, 20. s B : sv. P
sl
120
27. 2, 21. v. B : P

28. 1, 6. 3).. B : 3). P
28. 5, 41. .c:. B : .c:.: P
28. 13, 133. iici B : iici. P

33. 1, 4. isi..i B : isi..i. P
126


In un caso, P indica una lacuna in occasione di unomissione di B:

20, 2. . om. B : lac. P

Come per So
1
, P aveva annotato correzioni da B
127
, cos, per So
2
, interamente
apografo di B
128
. Agli errori di B, P aggiunge i seguenti:

16, 5. iu. B : iu. P

17. 2, 18. u: :.si. B : om. P
17. 4, 41. si. B : om. P

19, 6. . u.:. B : . u.. P

27. 2, 20. c: B : om. P
27. 3, 24. us B : u:: u s P

28. 4, 33. : B : om. P

126
isi..i. P
t
: isi..i P
sl
.
127

Cfr. supra p. 96 sg.
128
Questo emerge anche per i corpora di Alcifrone, Chione e le Pitagoriche, cfr. Schepers
1905, x; Dring 1951, 37 sg.; Stdele 1980, 124-127.
121
28. 4, 34. i B : i. P
28. 7, 74. vi: B : om. P
28. 8, 76. v:. . B : . v:. . P
28. 9, 92. : B : om. P
28. 12, 122. viii,.i. B : vii,.i. P
28. 12, 123. : B : om. P
28. 13, 127. u. B : om. P

29, 16. ci B : om. P

30. 1, 5. Asi:.i B : i:.s.i P

33. 2, 14. u B : om. P
33. 2, 17. i.. B : i. P
33. 2, 18. ii.)i. B : i:)i. P
129

33. 3, 27. Ai.c. B : :i .c. P

34. 2, 18. :c. B : om. P
34. 3, 25. viivv`s B : viiv:v`s P

4. D e M apografi di P

D e M presentano quasi tutti gli errori di P
130
e concordano con P laddove corregge il
testo di B: i due testimoni dipendono dunque dal Parisinus
131
. Se per D questo
risultato conferma quanto gi appurato per So
1
, resta da comprendere la posizione di
M.


129
i:)i. P
t
: ii.)i. P
mg

130
I testimoni riportano qualche ovvia correzione.
131
Per la cronologia di D, cfr. supra p. 23. Per la cronologia di M, cfr. supra p. 16.
122
4. 1. I rapporti fra D, M e P

Le due seguenti omissioni di D escludono che M possa essere sua copia. M infatti
presenta, concordando con P, il testo omesso da D:

26. 1, 5-6. i v:. u cuvi, v. : ,: : P : om. D

28. 14, 139-140. si. )iu`: P : om. D

Valendosi solamente del dato cronologico, si potrebbe ipotizzare che M possa essere
servito come esemplare a D
132
. Tale ipotesi va tuttavia esclusa sulla base delle
seguenti omissioni da parte di M
133
:

17. 3, 30. vic ).`. D : om. M

20, 4. 4. : 3i. D : om. M

28. 2, 18. ;: D : om. M
28. 6, 55. . ``:. D : om. M
28. 8, 88-89. u: i ii.i vi;:. u: i uv cu :.c.
:.i,..c):.ci D : om. M
28. 11, 109. isi: D : om. M
28. 11, 109-110. .s D : om. M

34. 1, 4. . us :c. D : om. M.
34. 1, 7-8. : si. i i``i ci :v. . ,ii D : om. M


132
Sebbene il fatto che D sia stato copiato a Venezia renda solo teorica questa ipotesi, cfr.
supra pp. 23 per le localit di copiatura dei due testimoni.
133
D riporta il testo omesso da M, concordando con P.
123
Lassenza di errori congiuntivi comuni a D e M contro P porta, in conclusione, ad
escludere la dipendenza dei due testimoni da un esemplare comune perduto.

4. 2. Rapporti fra D e P

Come visto, D dipende da P. Agli errori di questultimo aggiunge i seguenti
(riportiamo solamente i casi pi degni di nota):

17. 2, 17. P : om. D
17. 3, 30. si. P : om. D

25. 1, 8. P : om. D

26. 1, 5. :. . P : om. D
26. 1, 5-6. i v:. u cuvi, v. : ,: : P : om. D
26. 2, 26. ante .i lac. ind. P : lac. non habet D

27. 3, 30. . vu vi. P: . u vi. D

28. 1, 6. si. P : om. D
28. 2, 13. sii P : om. D
28. 4, 37. si. P : om. D
28. 5, 51. si. P : om. D
28. 10. 97. cic:. .s):. B : cic:. .s):. D.
28. 10, 105. i``.. P : lac. inter i``. et . ind. D
28. 14, 138. cu,,. P : cu,,.. D
28. 14, 139-140. si. )iu`: P : om. D

29, 7. si. P : om. D
29, 11. si. P : om. D

33. 1, 5. vi.:.i P : vi.::.i D
124
33. 2, 17. P : om. D
33. 4, 42. u),u:i P : u),ci:i D
34 1, 9. :;ivi):. P : :;vi.) D
pc


Nei casi seguenti D presenta una lezione corretta contro P: le lezioni non hanno
tuttavia valore disgiuntivo, dato che possono essere stato frutto di semplici correzioni
(riportiamo solamente i casi pi degni di nota):

16, 4. :.sic:. P : :.:ics:. D

19, 3. v:.)u:u lac. ind. P : v:.)u: D

In un caso si ha la prova che D non copia direttamente P, ma da un suo perduto
apografo
134
:

28. 10, 105. i``.. P : lac. inter i``. et . ind. D
135
.

4. 3. I rapporti fra M e P

Come visto, M dipende da P. Agli errori di questultimo aggiunge i seguenti
(riportiamo solamente i casi pi degni di nota):

17. 2, 14. vii . P
ac
: vii om. M
17. 2, 17. P : si. M
17. 3, 26-27. :.ivu): P : vu): M

134
Cfr. supra p. 97.
135
I seguenti errori di D possono essere stati dettati allantigrafo di questo dallaspetto di P:
16, 3. vi.:: P : v:.:: D; 19, 8. :3i``u B : :3i`u P D; 25. 2, 19. u::v:
: P : u::v:: D; 28. 5, 41. :u) P : :u). D; 28. 5, 44. u. P : uu D;
28. 6, 51-52. :.s:. iu ,i )c. v ``:i P : om. D.
125
17. 3, 30. vic ).`. P : om. M
17. 4, 38. iu. P : iu M

20, 4. 4. : 3i. P : om. M

24. 2, 12. :):c.i:. P : :):c.i:i M

27. 3, 32. P : .i M
27. 4, 35. |u. P : om. M
27. 4, 39. :. : P : . : si. M
27. 4, 40. :v. . : P : :v. om. M
27. 5, 49. u. P : om. M

28. 2, 18. ;: P : om. M
28. 6, 55. . ``:. P : om. M
28. 8, 85. si. P : om. M
28. 8, 88-89. u: i ii.i vi;:. u: i uv cu :.c.
:.i,..c):.ci P : om. M
28. 10, 106. . P : om. M
28. 11, 108. iuic)i. )c. P : )c. :v.. i uic)i. M
28. 11, 109. isi: P : om. M
28. 11, 109-110. .s P : om. M
28. 12, 121. ).`i::`) P : ).`i).v M. iu . P : c) iu .
M
28. 13, 126. si)u. P : om. M
28. 13, 134. v c: v:)):.ci P : om. M

30. 2, 18. uci P : om. M
30. 3, 26. si. P : om. M

31, 5. P : om. M

126
32. 3, 22. :.. P : si. ,i M

33. 2, 10. v:)):i P : :):i M
33. 3, 19. :u):. P : om. M

34. 1, 4. . us :c. P : om. M.
34. 1, 7-8. : si. i i ``i ci :v. . ,ii P : om. M.
34. 2, 15. :. P : om. M

Nei casi seguenti, D presenta una lezione corretta contro P: le lezioni non hanno
tuttavia valore disgiuntivo, dato che possono essere stato frutto di semplici correzioni
(riportiamo solamente i casi pi degni di nota):

16, 9. i: lac. ind. P : i: M

19, 3. v:.)u:u P : vi.)u:ui. M

24. 2, 15. :.:3.u P : :.:3.u M

27. 1, 8. : P : u :. M
sl
27. 4, 42. :v.csv:. P : :v.csvu M

28. 8, 84. ante .:.c)i. lac. ind. P : om. M

29, 7. uv: lac. ind. P : u v::.si M

Al contrario di D, non ci sono elementi per escludere una dipendenza diretta di M da
P
136
.

136
Cos Sicherl 1997, 260. I seguenti errori di M possono essere dipesi dallaspetto di P: 20,
1. c P : om. M; 27. 1, 4. vii . P : viivi M; 28. 6, 61-62. si. i``
127

Lo stemma di So
2
risulta, dunque, come segue:






li`` P : om. M; 28. 8, 80. uv |is`:u P : u |is`:u M; 35, 10.
sc):. P : sc):. M.
128
La filosofia cinica delle Socratis et Socraticorum Epistolae: considerazioni in
merito allo studio di Benjamin Fiore

1. Premessa

Linterpretazione dellepistolario di Socrate e dei Socratici fornita da Benjamin Fiore
nel sesto capitolo del suo contributo pubblicato a Roma nel 1986, The function of
personal example in the Socratic and pastoral epistles, porta alle estreme
conseguenze la convinzione, ben radicata nella critica, dellassoluta centralit dei
contenuti collocabili nellambito della filosofia cinica nelle epistole socratiche
1
e
arriva a riconoscere in questa raccolta di lettere un epistolario coscientemente
organizzato in vista di un fine ben preciso: propagandare le posizioni della corrente
moderata della filosofia cinica.
2

Socratis Epistolae (lettere 1-7) e Socraticorum Epistolae (lettere 8-35) sarebbero,
dunque, totalmente improntate a questo programma: le due parti dellepistolario, pur
nella loro diversit di interessi occasionalmente riconosciuta da Fiore,
3


1
Cfr. Allacci 1637, 170-178; Orelli 1815, 176-194 passim; Dmmler 1889, 4 sg.; Cappelle
1896, 9-10; Dittmar 1912; Obens 1912, 8-11; Schering 1917, 32-34; Pavlu 1924; Khler
1928, 92-95; Sykutris 1931; Sykutris 1933, 106-122; Fritz 1935; Drrie 1975; Hock 1976;
Dring 1979, 114-128; Imhof 1982, 14; Borkowski 1997, 70-73. Tale linea interpretativa
sfocer nellinclusione in Malherbe 1977, 217-307, delle Socratis et Socraticorum Epistolae
fra gli altri epistolari cinici (Anacharsidis Epistulae, Cratetis Epistulae, Diogenis Epistulae,
Heracliti Epistulae).
2

A proposito dellesistenza di due diverse correnti in seno alla filosofia cinica, una radicale e
una moderata, delle loro evoluzioni e dei rapporti fra i loro rispettivi rappresentanti, cfr. Joly
1869; Spfle 1891; Susemihl 1892, 1, 32 sgg.; 41 sgg.; Wenley 1928; Hostad 1948, 8 sg.;
Dudley 1967; Emeljanow 1967, 21 sg.; Paquet 1975; Fiore 1986, 117 sg. (con ulteriore
bibliografia); Billerbeck 1991.
3

Al contrario della prima, la seconda parte dimostra un maggior interesse alla biografia dei
filosofi considerati, che al loro pensiero, cfr. Sykutris 1933, 113-118; Fiore 1986, 116;
Holzberg 1994, 41.
129
costituirebbero, in realt, una collezione di epistole sapientemente architettata. Pur
nella loro diversit, o meglio, proprio in virt di questa. Mentre, infatti, le lettere di
Socrate, grazie alle esplicite e dettagliate esposizioni dei precetti del maestro
contenute nelle lettere 1 e 6, fungerebbero da sostrato concettuale dellintera raccolta,
la seconda parte dellepistolario avrebbe la funzione di sottolineare la validit dei
principi in quelle esposti: nelle epistole dei Socratici, tuttavia, non ci si varrebbe di
ulteriori riflessioni in vista di questo fine, bens dei concreti esempi dapplicazione
degli insegnamenti, che i suoi discepoli fornirebbero nelle loro missive. La prima
parte teorica, preparerebbe cos la seconda pratica: visto il ruolo fondamentale
giocato dallesempio concreto nella pratica didattica propria del Cinismo,
4
Fiore
1986, 106 sg.
5
non manca di includere anche la strutturazione a dittico appena
delineata fra gli argomenti portati a riprova della natura cinica dellepistolario. Due
sarebbero, in conclusione, i tratti distintivi propri dellepistolario. In primo luogo, la
profonda unit della raccolta, frutto del lavoro di un solo autore, che avrebbe tratto
lispirazione di creare un epistolario dei Socratici dalla preesistente epistola 28
(Speusippo a Filippo II di Macedonia)
6
. In secondo luogo, linteresse prettamente
filosofico delle epistole: gli scritti possiederebbero, come visto, il fine di trasmettere
precetti della filosofia cinica.
Simile interpretazione non tiene, tuttavia, dovutamente in conto il fatto che le
differenze fra Socratis Epistolae e Socraticorum Epistolae sono ben pi profonde di
quelle che Fiore si limita, talvolta, ad ammettere: anche qualora non si accetti la
datazione che Sykutris 1933 propone per le prime, ipotizzandone la nascita circa due
secolo prima rispetto alle seconde
7
, innegabile rimane la distanza sul piano stilistico,
distanza che impedisce di rintracciare nellepistolario la mano di un unico autore. Lo

4

Cfr. Fiore 1986, 153.
5
Su questo punto e sulla questione pi generale della formazione del corpus e delle relazioni
fra le due parti che lo compongono, cfr. pi ampiamente Fiore 1986, 102-107;110-113; 122.
6
Cfr. Fiore 1986, 102-107. Per quanto riguarda questa lettera, cfr. infra pp. 376-425. Per una
critica a questa ipotesi circa la nascita del corpus, cfr. infra pp. 154-156.
7
Cfr. supra p. 9.
130
stesso dicasi dellepistola 28 e della 35: scritto databile al III sec. a. C., la prima,
epistola pitagorica riconosciuta dallunanimit degli studiosi come estranea alla
raccolta, la seconda
8
. Lipotesi di un progetto unitario viene, dunque, posta
fortemente in dubbio dal carattere evidentemente composito della raccolta.
Parimenti problematico appare linteresse filosofico che, secondo Fiore,
caratterizzerebbe lepistolario in ogni sua parte: se le Socratis Epistolae possono, in
effetti, definirsi lettere filosofiche, ci non sembra, a nostro parere, altrettanto
scontato anche per le Socraticorum Epistolae.
Si proceder, di conseguenza, a vagliare attentamente lipotesi interpretativa di Fiore:
per quanto riguarda le Socratis Epistolae, data come evidente la loro natura filosofica,
si cercher di comprendere se la loro inclusione nellambito della filosofia cinica
risulti evidente nella misura in cui vorrebbe Fiore, mentre, per quanto riguarda le
Socraticorum Epistolae, ci si interrogher tanto sullintenzione che ha governato la
scrittura delle lettere, quanto sulla loro reciproca coerenza. Lintera analisi porter, in
un secondo momento, a fare maggiore chiarezza sulla natura stessa dellepistolario.

2. Socratis Epistolae

Le prime sette epistole della raccolta differiscono notevolmente fra di loro. In primo
luogo, per lestensione : accanto alla notevole lunghezza di epistole come la 1 e la 6,
si trovano brevissimi biglietti (epistole 2, 3, 4, 5) e una missiva di media estensione
(epistola 7). In secondo luogo, per la funzione: come stato ampiamente dimostrato
dalla critica e, come si dir pi diffusamente in seguito
9
, le due lettere maggiori
possono essere considerate dei veri e propri manifesti della filosofia alla quale si
ispira la condotta di Socrate, mentre gli altri brevi scritti possiedono, secondo diverse
modalit, la funzione di conferire credibilit ai precetti impartiti in quelle. Estensione
e funzione sono, dunque, strettamente legate: al contrario degli altri epistolari cinici,
nei quali ogni lettera pu essere concepita separatamente dalle altre e nei quali, di

8
Su queste epistole, cfr. infra pp. 485-490.
9
Cfr. Sykutris 1933, 107; Dring 116 sg.; Holzberg 1994, 41-43; infra pp. 170-189.
131
conseguenza, gli strumenti della persuasione si limitano alla ripetizione di massime e
apostrofi allinterno delle singole lettere, nelle Socratis Epistolae largomentazione
eccede il limite dellepistola, snodandosi ininterrottamente attraverso le sette
missive
10
. Anche lorganizzazione interna della raccolta concorre a comprovare,
dunque, la natura prettamente filosofica e didattica delle lettere, gi isolata dalla
critica nelle sole epistole 1 e 6. Il messaggio trasmesso dalle lettere costituito da un
sistema di valori coerente e strutturato: il valore cardine la moderazione, che, se
applicata coerentemente in ogni ambito - dal possesso di ricchezze alle ambizioni
politiche - conduce a scoprire i beni realmente riservati alla condizione umana (ta
o nta a nqrw pina a gaqa ), lamicizia in primis
11
.
La rilettura della figura di Socrate costituita dalle prime sette epistole, lungi
dallessere unoperazione improntata alloriginalit, si rivela, al contrario, totalmente
debitrice dalla tradizione senofontea e platonica. Come esempi di questa tendenza,
ampiamente messa in luce da Sykutris 1933, basti la qualifica di mu wy di Atene che
Socrate spende nei suoi stessi riguardi a 1. 6, 58 e lampia sezione 6. 2-4: una
citazione di un celeberrimo passo dellApologia platonica, la prima (30 e 5), un sunto
del dialogo, contenuto nei Commentarii senofontei (1. 6, 1-10) fra Socrate e il sofista
Antifonte, la seconda. A loro volta, linvito alla moderazione nel possesso delle
ricchezze, lappello a privilegiare le esigenze dellanima piuttosto che quelle del
corpo, la polemica contro la venalit dei sofisti e i politici ignoranti del pubblico
bene, limportanza dellamicizia, sono tematiche privilegiate nelle pagine di Platone e
Senofonte
12
.

10

Su questa differenza rispetto agli altri epistolari cinici, cfr. pi ampiamente infra pp. 170-
177.
11

Cfr. 6. 5, 54-56, pro oi h tucei hdh kai tw n o ntwn a nqrwpi nwn a gaqw n
prosapesterhtai th n u per tw n mello ntwn crhsth n elpida: sul dettato che abbiamo
preferito nella traduzione, discostandoci dal testo della Khler, cfr. infra p. 226. Sul sistema
di valori propagandato dalle Socratis Epistolae, cfr. pi ampiamente infra pp. 177-183.
12
Per un accurato elenco delle fonti, cfr. infra n. 52 p. 188 sg.
132
I caratteri appena messi in luce risultano evidenti ad una prima lettura e si trovano
accuratamente evidenziati nel commento di Sykutris: non mancano, pertanto, di
stupire i due esiti principali dellanalisi di Fiore. In primo luogo, prescindendo quasi
interamente dalla questione delle fonti, lo studioso porta inevitabilmente a
considerare le Socratis Epistolae come unoriginale rivisitazione della figura di
Socrate. La mancanza di un confronto con le fonti sar rilevabile anche a riguardo
delle Socraticorum Epistolae e rappresenter, di conseguenza, il limite principale
dellintera analisi. In secondo luogo e qui risiede, invece, a nostro avviso,
lincongruenza di fondo per quanto riguarda lesame e la classificazione delle
tematiche filosofiche rintracciabili nelle epistole insufficienti appaiono gli elementi
portati a sostegno dellinterpretazione delle lettere come scritti cinici: ovvero, non si
riesce a comprendere perch le tematiche sopra elencate debbano necessariamente
essere fatte risalire allambito cinico, tanto pi che esse si ritrovano nelle fonti dello
scrittore e che lepistolario di Socrate, come gi ricordato, si differenzia
profondamente dagli altri epistolari cinici. E chiaro, inoltre, che il dato certo e
acquisito che Socrate costituisse un modello di riferimento per i Cinici e che questi
abbiano, conseguentemente, attinto abbondantemente dagli scritti socratici
senofontei
13
, non pu certo costituire una prova a favore della tesi cinica. Oltre al
fatto che, accanto ai luoghi senofontei abbondano anche quelli platonici, verrebbe da
domandarsi da quali altre opere avrebbe potuto ricavare materiale utile lo scrittore
delle nostre lettere: in altri termini, per quale motivo, dal momento che Socrate ad
essere stato scelto come autore fittizio delle epistole, la derivazione senofontea
dovrebbe essere garanzia di Cinismo?
14


13

Cfr. Lvque 1887; Susemihl 1892, 1, 32 sgg.; 41 sgg.; Zeller 1962, 280; Jel 1907; Gigon
1947, 312 sg.; Tarrant 1931; Dring 1976, 42; Billerbeck 1978, 6 sg.; Fiore 1986 114 sg.;
Long 1996; soprattutto, Edelstein 1933.
14
Pur abbracciando limpostazione di fondo dellinterpretazione di Dring 1976, riteniamo
che lutilizzazione diretta dello scrittore delle Socratis Epistolae degli scritti di Platone e
Senofonte sia innegabile e che non si possa in alcun modo invocare Dione di Prusa come
fonte intermedia (cfr. Dring 1976, n. 1 p. 114). Parimenti, similarit con Dione sono
133
Se non ci sono elementi per ritenere a tutti gli effetti le epistole di Socrate degli scritti
prettamente cinici, bisogna badare bene, daltra parte, a non negare troppo
recisamente influssi di quella filosofia. Detto altrimenti: la certezza di poter
escludere, a buon diritto, la natura cinica degli scritti, non deve condurre a negare
eventuali influenze di quella corrente di pensiero. Se un aggettivo deve essere dato
alla filosofia di queste lettere, propenderemmo per cinicizzanti
15
: una
Popularphilosophie che trova i suoi natali e il suo pubblico fra le persone comuni,
lontano dalle grandi scuole filosofiche del tempo e che, come messo giustamente in
luce da Dring 1976, 114, si sostanzia di un repertorio di tematiche che non possono
essere classificate nettamente come ciniche o come stoiche, ma costituisce il sostrato
comune di queste due correnti filosofiche
16
.

3. Socraticorum Epistolae

3. 1. Riflessione sui procedimenti classificatori

I limiti rilevabili nellanalisi di Fiore 1986 delle Socratis Epistolae e sopra messi in
luce si ritrovano puntualmente anche nellesame condotto sulle Socraticorum
Epistolae e concorrono, in questo modo, a inficiare le basi dellintera interpretazione.
Appare, di conseguenza, opportuno soffermarsi ad analizzare pi in dettaglio tali
limiti, interrogandosi, nel contempo, riguardo alla corretta chiave interpretativa.
Come gi accennato, nellinterpretazione di Fiore rilevabile una scarsa attenzione
alle fonti: il motivo del mancato approfondimento di questo aspetto risiede, a nostro
avviso, in un errato procedimento transitivo.


rilevabili, ma ci sembrerebbe eccessivo concludere, con ci, per una sicura dipendenza del
nostro scrittore.
15
Traduciamo il kynisierend utilizzato prima da Sykutris 1933, 35, e poi da Dring 1976,
114; 124.
16
Bevan 1923; Zeller 1962, 232; Dring 1976, 114.
134
Un errato procedimento transitivo. Interamente assorbito dallintento di portare
argomenti a sostegno della propria interpretazione, Fiore si ritrova spesso ad operare
un procedimento quantomeno opinabile: tematiche non collocabili con assoluta
certezza nellambito della filosofia cinica - o in alcuna corrente di pensiero meglio
definita - vengono ascritte a tale ambito filosofico e considerate, dunque, come
argomenti validi, semplicemente con il dare per scontato che troverebbero
espressione in una raccolta di lettere inclusa nella letteratura cinica. E proprio in
questo assunto, tuttavia, che consiste la tesi da suffragare. Un esempio chiarir quanto
affermato.
Secondo lopinione di Fiore 1986, 121), le esortazioni rivolte nellepistola 21 (21. 1,
7-9 e 2, 19-20) a Santippe da parte di Eschine
17
a non lasciarsi andare ad un eccessivo
abbattimento in conseguenza alla morte di Socrate, sono da considerare precetti
cinici:
18


21. 1, 7-9. 1. :: v``. c. :isu., . i,i), i`.. 0c:. ,i u::,
c:: :: . si. 3`i,:..

Per quanto riguarda te, brava donna, di lacrime ne hai versate a sufficienza. Non
otterrai, infatti, alcun vantaggio e ti procurerai, anzi, qualche danno.

21. 2, 19-20. Auv :: :s:. . :i.. . :. i., vu 3`ivi.
uviu . .:.

Il dolore, invece, sembra far parte di ci che contrario alla vita, dato che da questo
i vivi ricevono danno.


17
Sullepistola, cfr. infra pp. 316-329.
18
Cfr. inoltre Fiore 1986, 125; 132 n. 122; 151; a p. 142 viene fornita unanalisi degli
espedienti retorici riconoscibili nellepistola. Osservazioni sullepistola 21 si ritrovano
ugualmente a pp. 105-109 passim, 122-135 passim e 144-152 passim. Nellattribuzione di
questo tema al Cinismo Fiore 1986 segue Schering 1917, 33 sg.
135
Lecito, a questo riguardo, porsi la seguente domanda: quali ragioni condurrebbero a
rintracciare nelle esortazioni sopra riportate dei messaggi cinici? Tale domanda
costretta a rimanere senza risposta. Le frasi alle quali si fatto riferimento vanno
considerate, seguendo Sykutris 1933, 72, come dei semplici v. propri della
letteratura consolatoria.
19
Sebbene, dunque, nulla autorizzi a considerarle tematiche
ciniche, Fiore 1986 portato a considerarle come tali, in quanto la raccolta di lettere
socratiche , secondo il suo parere, un epistolario cinico.
Riassumendo: 1) pur essendo tutta da verificare, lipotesi di partenza influenza
pesantemente linterpretazione di molti passi; 2) i passi stessi, interpretati
tendenziosamente secondo la detta ipotesi ancora da verificare, fungono da
argomento a sostegno dellipotesi stessa. Argomento che appare, dunque, come
inaccettabile
20
.

La scarsa attenzione alle fonti. Strettamente legata al primo limite messo in luce
appare la scarsa attenzione alle fonti. Come nel caso delle lettere di Socrate, anche per
quanto riguarda le lettere dei Socratici i debiti nei confronti delle pagine di Platone e

19
Sykurtis 1933, 72: Im Briefe kommen sonst noch die gewhnlichsten Topoi einer
viiu).s :v.c` vor: Genug der Trnen, denn sie helfen zu nichts, sind viel mehr
nur schdlich [] Betrbnis aber wirkt nach der entgegengesetzten Richtung, etc. Cfr. anche
Koskenniemi 1956, 76 sgg.
20
Il medesimo errato procedimento si ritrova applicato sovente nelle pagine di Fiore: ci
chiediamo, infatti, perch termini comuni come fro nhsi e e pieikeia, le ultime attenzioni
riservate alla salma di Socrate descritte nellepistola 14, lappello alla gratitudine nei
confronti dei benefattori che si trova nellepistola 30 dovrebbero essere considerati temi
propri della filosofia cinica (cfr. Fiore 1986, 117 sg.; 156 sg.). Analogamente, per quanto
riguarda il fine conciliatorio che le Socraticorum Epistolae possiederebbero (cfr. Fiore 1986,
126), riteniamo che non vi siano elementi sufficienti per accertarne lesistenza: se, infatti,
nella epistola 18 i rapporti fra Senofonte ed Aristippo sono, contro il dato della tradizione
(cfr. Diog. Laert. 2. 65), distesi, ci dipende dalla semplice esigenza, da parte dello scrittore,
di accumulare dei nomi che fungessero da riempitivo. Parimenti inconsistenti i riferimenti
alle epistole 25 e 30 (cfr. Fiore 1986, 121 sg.).
136
Senofonte appaiono evidenti. Non si pu, dunque, che rimanere quantomeno perplessi
dalla quasi totale mancanza proprio di questo aspetto nellanalisi di Fiore: lautore
dellepistolario quale risulta dalla sua analisi, appare, infatti, come uno scrittore
impegnato in unoriginale opera di rilettura della figura di Socrate e dei suoi discepoli
funzionale alle posizioni del Cinismo moderato. Prendendo nuovamente spunto dai
passi dellepistola 21 sopra considerati, si cercher di chiarire il problema. Allinizio
del Fedone platonico (60 a 1-60 b 1), Santippe viene fatta uscire dalla cella di
Socrate, mentre piangeva e si batteva il petto (60 b 1, 3.ci : si.
sv:). Lo scrittore dellepistola 21 colloca le parole di conforto espresse da
Eschine nella sua lettera dopo la morte di Socrate e, dunque, dopo il Fedone,
dialogo in cui Santippe, nella sua ultima apparizione accanto a Socrate in vita,
viene mostrata piangente: vista la generale tendenza nelluso delle fonti propria delle
Socraticorum Epistolae, si pu con una certa sicurezza affermare che lesortazione a
cessare le lacrime (21. 1, 7, 1. :: v``. c. :isu., . i,i), i`.) alluda
chiaramente a questo passo platonico.
Messi in luce i debiti dello scrittore dellepistola 21 tanto con i dettami della normale
pratica epistolografica, quanto con il materiale sfruttato come testimonianza a
proposito di Socrate, considerare, come fa Fiore, i passi dellepistola 21 sopra presi in
considerazione come veri e propri precetti del Cinismo moderato, non pu che
apparire alquanto discutibile: partendo dal presupposto costituito dalla fonte (in
questo caso Platone), lo scrittore non fa altro che sfruttare il repertorio messogli a
disposizione dalla teoria epistolografica. In questo caso, dunque, rintracciare
unoriginale esposizione di tematiche filosofiche non terrebbe minimamente in
considerazione il concreto metodo di lavoro di questo autore.

Riconsiderare linterpretazione di Fiore 1986 si rivela proficuo anche per rintracciare
il vero fine posseduto dalle diverse epistole di questa raccolta: compito cui si cercher
di assolvere nellintroduzione alle singole sezioni. Per il momento, si concluder la
parziale analisi condotta sullepistola 21 e si fornir una prima concreta
esemplificazione riguardo allultima questione sollevata, ovvero: quale pu dirsi
lintenzione dello scrittore? Dato che, in questo caso, al centro dellattenzione non
pu certo considerarsi la persuasione del pubblico ad adottare una condotta di vita
137
rispondente allinsegnamento cinico - del tutto mancanti sono, infatti, le strategie
argomentative proprie delle lettere filosofiche - si pu, di conseguenza, arrivare ad
escludere la cosciente propaganda di posizioni ciniche come fine. Sulla base degli
elementi messi finora in luce ovvero: dipendenza stretta ma volutamente non
palesata da un passo platonico; osservanza degli stilemi epistolografici; assenza di
argomentazioni a sostegno dei concetti esposti - troviamo pi verisimile che
lintenzione dello scrittore fosse quella di creare un testo di raffinato intrattenimento
letterario, una lettera che, pur non facendovi aperto riferimento, riportasse i lettori ad
un celeberrima scena del Fedone, secondo linconsueta prospettiva fornita delle
parole scritte da uno dei presenti agli eventi.

3. 2. Socraticorum Epistolae 8-13

Frequenti sono i riferimenti alla sezione 8-13 nelle pagine di Fiore
21
: sono, infatti, le
epistole in cui in maniera pi limpida sarebbe rilevabile quellinsieme di peculiarit
contenutistico-formali che costituisce il cardine dellintera interpretazione. In primo
luogo, la natura delle missive sarebbe prettamente filosofica: il fine che Fiore vi
rintraccia sarebbe, cio, quello di impartire determinati precetti. In secondo luogo, gli
insegnamenti sarebbero da ascrivere allala moderata della filosofia cinica: in questo
senso, si ritrovano sviluppati i risultati presenti in Hock 1976, il quale, seguendo la
direzione accennata da Sykutris 1933
22
con lindividuazione di fonti ciniche per
queste epistole, colloca lultimo scambio epistolare da cui formata la sezione, quello
fra Simone e Aristippo (epp. 12-13), nellambito del dibattito che vede opposte la
corrente rigorosa del Cinismo a quella moderata sullopportunit o meno da parte del
filosofo di frequentare i potenti. Nello stretto legame che unisce un filosofo ad un
calzolaio con spiccate propensioni per la filosofia sarebbe da riconoscere un simbolo

21
Cfr. Fiore 1986, 116-125 passim.
22

Le lettere, fra le pi indagate del corpus, hanno vissuto due stagioni ben distinte per quanto
riguarda gli studi critici a riguardo. Linteresse nella prima stagione si concentra, quasi
esclusivamente, sulla lettera 12 e sulla 13 e sulla possibilit di ricostruire, attraverso la loro
testimonianza, il Simone, dialogo perduto di Fedone dElide, cfr. infra pp. 239-249.
138
elaborato dal Cinismo radicale: compito del filosofo sarebbe quello di educare e
iniziare alla filosofia non i potenti, ma le persone semplici, che si guadagnano da
vivere con le proprie mani.
23
Di contro, Aristippo sarebbe lopposto simbolo sfruttato
dal Cinismo moderato in questa polemica. Il filosofo di Cirene veste i panni del
filosofo-viveur, maestro nella misura e nellautocontrollo: le sue frequentazioni
tiranniche non avrebbero nulla a che fare con uno smodato amore per il lusso, in
quanto sarebbero, al contrario, coniugate ad un preciso progetto educativo. La sezione
8-13 testimonierebbe, dunque, un simile dibattito: da una parte i paladini del
cinismo duro e puro, Antistene e Simone, dallaltra Aristippo, la voce sarcastica dei
cinici moderati.
Come per il resto dellinterpretazione, anche in questo caso non possiamo, tuttavia,
non considerare le conclusioni come viziate da un certo grado di apriorismo: visto il
grande momento che, come si ricordato, queste epistole possiedono nellimpianto
argomentativo generale, ci sembrato, di conseguenza, opportuno soffermarsi su una
loro pi approfondita lettura.

3. 2. 1. Epistole 8 e 12

Due sono le tendenze complementari che possibile isolare nelle epistole di
Antistene e Simone. Rilevabile, in primo luogo, il carattere fortemente assiomatico
posseduto dai precetti del Cinismo: lautore serra i pensieri di Antistene e Simone
entro gli angusti confini della massima, escludendo qualsiasi possibilit tanto di
unulteriore giustificazione, quanto di un dialogo
24
. Questo carattere assiomatico va
posto in stretta relazione con la canonicit delle tematiche: nelle lettere sono, infatti,
posti in luce gli aspetti pi noti, pi appariscenti e pi estremi tramandati
dallaneddotica circolante a riguardo dei filosofi cinici. La conseguenza di tale
procedimento, ovvero lunione di contenuti gi ampiamente noti e quasi proverbiali,

23
Cfr. Luc. Cataplus (il filosofo cinico Cinisco con il calzolaio Micillo) e Telete, fr. IV
b

Hense

(laneddoto circa Cratete e il calzolaio Filisco).
24
Cfr. 8. 1-3; 8. 6-9; 8. 13-16; 12. 9-10.
139
con una veste espositiva che ne elimina ogni profondit concettuale, non pu che
essere una decisa banalizzazione dei precetti cinici. In secondo luogo, risulta evidente
una pedissequa adesione a ben precisi stilemi epistolografici
25
.
Le due tendenze complementari portano, inevitabilmente, ai seguenti effetti. Da una
parte, le epistole 8 e 12 appaiono notevolmente diverse dalle comuni epistole
filosofiche, non solo per quanto concerne lesposizione dei precetti, ma anche per
quanto riguarda ladesione ai dettami della teoria epistolografica. Come le epistole
filosofiche sono, generalmente, caratterizzate da ampie e dettagliate argomentazioni
mentre nelle epistole 8 e 12 compaiono, al contrario, solamente massime prive di
giustificazione, allo stesso modo gli strumenti dellepistolografia, che nel caso delle
prime hanno la funzione di mero contenitore, rivelano in queste la loro
preponderanza. Dallaltra parte, limpressione di banalizzazione delle tematiche
ciniche non pu che venir rafforzata dalla pedissequa adesione agli schemi
epistolografici. Tali risultati fanno scaturire una conclusione certa. Lintento alla base
delle epistole 8 e 12 non pu considerarsi n quello della propaganda cinica, n quello
di un dialogo con lala moderata del Cinismo: per chiarire quale intenzione possa
leggersi alla base, si riveler proficua unanalisi delle lettere scritte a risposta.

25
Applicando i uv. :v.c`.s. dello Ps. Demetrio e gli :v.c`.i.. iis:
dello Ps. Libanio, lottava epistola si presenta come una .s :v.c` (Char. Epist. 41):
vi si pu riconoscere l:v...s e il u):.s uv (descritti anche da Ps.
Demetrio, Form. Epist. 6; 7) e, oltre all:v...s, il :v.s, il vii,,:`i.s e
il :.:icsi`.s iis trattati dallo Ps. Libanio (Char. Epist. 30; 2; 11; 27). Molto
proficuo si rivela un confronto di alcuni passi dellottava e della dodicesima epistola con gli
esempi che nei due trattati si trovano correlati alle definizioni di ciascun uv e di ciascun
iis: (incipit) cfr. 8. 2-4 e Ps. Dem. 6. 17-19 (simile anche il modo di procedere per
opposizioni fra ci che viene considerato giusto e ci che oggetto delle censura); (oggetto)
cfr. 8. 4-6 e Ps. Dem. 6. 19; 7. 4-6; Ps. Lib. 2. 4-5; 11. 11-12; (lesortazione) cfr. 8. 9-10 e Ps.
Dem. 6. 24-26; (lingiunzione) cfr. 8. 12-13 e Ps. Dem. 7. 8-10; Ps. Lib. 11. 13-14; 30. 14-16.
Se lottava epistola pu considerarsi improntata ad una variet di uv. o iis:, tutti
comunque gravitanti nellambito della critica o della censura, la breve epistola dodicesima
appare caratterizzata solamente da due stili, liv:.`.s e il si,.s uv,
entrambi trattati da Ps. Demetrio (8. 13-16).
140

3. 2. 2. Epistole 9 e 13

Mentre nelle epistole di Antistene e Simone la rigidit generata dalla stretta
obbedienza ai canoni epistolografici ad emergere da subito, le risposte di Aristippo si
distinguono, al contrario, per il carattere di immediatezza e vivacit posseduto dalle
aperture.
Lepistola 9 risponde alle accuse dellepistola 8 con uninattesa resa senza
condizioni, mentre lepistola 13 oppone allattacco di Simone una candida negazione
della colpa contestata, attribuendola ad una terza persona, Fedone
26
. I due incipit si
dimostrano, dunque, strutturati su espedienti atti a conquistare partecipazione e
simpatia: Aristippo, confessando senza pudore la sua sventura e protestando, quasi in
maniera infantile, contro unaccusa a suo modo di vedere ingiusta, ha buon gioco nel
prevalere sullinefficace sentenziosit dei suoi corrispondenti e nel portare, di
conseguenza, il lettore dalla sua parte.
Lammissione con la quale si apre lepistola 9 si dimostra ben presto ironica: le parole
che seguono mettono, infatti, in ridicolo le posizioni di Antistene
27
. Il procedimento
appare chiaro. Invece di contestare apertamente le accuse mossegli, Aristippo lascia
valutare al lettore, se la propria vita, immersa negli agi e nel lusso della corte
siracusana, possa essere veramente definita misera ed infelice, come pretenderebbe
Antistene. Il vero significato di questa dimostrazione per assurdo viene svelato nella
conclusione della prima sezione di questepistola:

9. 2, 14-16. |u u v.:. i): :v. sis:i..i . i``. si,.
:: : v. c :u:i..i :i., .i c. i iui :;. v.:. : si.
iv.:. i i.i.


26
9. 1, 2. |is:i.u:, . A.c)::, u :.., La nostra sorte misera,
Antistene, e non poco; 13. 1, 2. 0us :,. c: s..:., i``i 1i.:., s`., Non sono io
a prenderti in giro, ma Fedone, etc.
27

Cfr. 9. 1, 2-5.
141
Fai dunque bene ad affliggerti per la nostra miseria: io, da parte mia, gioisco per la
tua felicit, per dare limpressione di avere le tue stesse premure e ricambiare cos la
tua gentilezza.

Dato che per Antistene i termini :u:i..i e sis:i..i sono invertiti e quella
che normalmente considerata felicit, per lui in realt da reputare infelicit, allora
la condizione di Aristippo pu essere creduta veramente felice: a buon diritto
Antistene si affligge per la sua miseria ovvero, per la sua felicit. Dal canto suo,
Aristippo non ha problemi a gioire per la felicit di Antistene: la felicit di quello
coincide, infatti, con linfelicit. Nella seconda sezione dellepistola 9, al
procedimento ironico rilevato nella prima parte, si somma la tendenza a rappresentare
in maniera caricaturale gli atteggiamenti eccessivi dei filosofi cinici
28
.
Da queste osservazioni non pu che emergere con sicurezza un dato: le epistole 8 e
12, rese volutamente perdenti dal loro schematismo e dalla loro superficialit, non
sono che dei meri pretesti per le sarcastiche risposte di Aristippo, uno sfondo per far
risaltare il proverbiale humour del filosofo di Cirene.
29


28
Cfr. 9. 2, 17-21; 9. 3, 26-30. Cfr. anche 13. 2, 15-19; 13. 2, 21-25. A questo riguardo, cfr.
H. Cherniss, rec. ad Sykutris 1933, in AJPh 55, 1934, 289 sg.
29
Nelle risposte di Aristippo possibile rilevare anche qualche frecciata contro i suoi
corrispondenti. Dopo essersi disimpegnato dalle loro accuse con eleganza, si concederebbe
cio il piacere di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, cfr. 9. 4, 30-37; 9. 4, 35-38.
Analoghi i rapporti fra le brevissime epistole 10 e 11. La richiesta di Eschine fornisce ad
Aristippo loccasione di legittimare la sua posizione di fronte agli occhi di Antistene: egli non
sarebbe, cio, un semplice intellettuale di corte completamente soggetto allarbitrio di
Dionisio, ma un personaggio stimato e rispettato, in grado di influenzare le decisioni del
tiranno e salvare i giovinetti locresi a favore dei quali Eschine gli aveva chiesto di
intercedere.
142
3. 2. 3. Osservazioni conclusive

Da unaccurata analisi dei contenuti e degli espedienti espositivi non pu che risultare
che le epistole 8-13 presentano caratteri profondamente diversi rispetto a quelli
peculiari delle epistole filosofiche. In primo luogo, la differenza appare massima per
quanto riguarda le modalit espositive: i precetti, infatti, non sono soggetti ad
unaccurata esposizione sostenuta da ricche argomentazioni e si ritrovano, al
contrario, solamente sotto forma di massime prive di giustificazione. In secondo
luogo, mentre nel caso delle epistole filosofiche tanto linsieme delle fonti, quanto
quello della normativa epistolografia costituiscono dei meri pretesti, ben differente
appare la tendenza nella sezione 8-13. Da una parte (epistole 8 e 12) si pu, infatti,
osservare una pedissequa adesione agli stilemi della trattatistica, mentre dallaltra
(epistole 9 e 13), ladesione appare meno incondizionata e si accompagna ad una non
trascurabile capacit di ironizzare sulle posizioni assiomatiche delle altre epistole. I
due risultati complementari che scaturiscono da questi procedimenti di segno opposto
sono da un lato, il totale svuotamento di significato delle posizioni di Antistene e
Simone, i pensieri dei quali risultano ridotti a semplici slogans privi di profondit
concettuale, dallaltra, il totale risalto concesso allironia di Aristippo. La funzione
delle epistole 8 e 12 , dunque, quella di originare le risposte di Aristippo: quanto pi
le epistole 8 e 12 raggiungono il loro risultato di banalizzazione, tanto pi evidenziato
risulta lo humour di Aristippo delle epistole 9 e 13.
Quale fine ipotizzare, dunque, per la sezione 8-13? Da escludere appare proprio
quello didattico-propagandistico, caratteristico, invece, delle Socratis Epistolae. Dato,
infatti, che non si trova una pars construens, ma solo una pars destruens, quale
potrebbe essere loggetto della propaganda?
30
Lunico fine che, sulla base degli
elementi fino a questo momento raccolti, appare come sicuro quello dell)v..i:
far risaltare, cio, attraverso uno scambio di lettere con i suoi condiscepoli, il carattere
di Aristippo. Il protagonista della sezione senzaltro il filosofo di Cirene e la

30
Notevole il fatto che molti precetti di Aristippo che esortano alla misura e alla moderazione
potevano ben addirsi ad una propaganda cinico-moderata: cfr. ad esempio Mannebach 1961,
14 sg. (ff. 54-59); 17 sg. (ff. 67-71).
143
caratteristica che si voluto mettere in luce la sua dicacitas ben testimoniata dalle
fonti.
31
Impossibile, dunque, considerare la sezione 8-13 come una cosciente
continuazione delle epistole socratiche: oltre che per contenuti e per tecniche
espositivo-argomentative, il fine a comprovare unorigine ben diversa della sezione
dominata da Aristippo.

4. Risultati

Lesame approfondito appena condotto non pu che condurre a mettere del tutto in
dubbio i due capisaldi dellinterpretazione di Benjamin Fiore, ovvero la profonda
organicit dellintero corpus delle Socratis et Socraticorum Epistolae e la natura di
epistolario cinico posseduta dalla raccolta. Solo le prime sette lettere (Socratis
Epistolae) mostrano, infatti, di possedere le peculiarit delle epistole filosofiche: solo
in queste, cio, il fine pu essere riconosciuto nella trasmissione di precetti filosofici
e lo sfruttamento delle fonti essere considerato funzionale al perseguimento di questo
obbiettivo
32
. Nelle Socraticorum Epistolae, come rilevato, non solo linteresse
riservato unicamente allaspetto aneddotico/biografico: emerge, altres, una
significativa assenza di un intento persuasorio. Si pu, dunque, affermare che, oltre
alle innegabili differenze stilistiche
33
, la diversit di interessi alla base delle due
parti dellepistolario che autorizza ad ipotizzarne una diversa origine.
Resta ora da interrogarsi circa il fine posseduto dalle Socraticorum Epistolae: se,
come detto, non possibile riconoscervi quello didattico/propagandistico
caratteristico delle Socratis Epistolae, quale pu dirsi lintenzione che ha governato la
scrittura delle lettere della seconda parte dellepistolario? Per tentare di rispondere a
tale quesito, si riveler naturalmente proficuo valorizzare laspetto fondamentale per
unesaustiva interpretazione di questi prodotti epistolografici non sufficientemente

31
Cfr. Mannebach 1961, 7-21 (nn. 29-83). Cfr. p. 27 n. 113, per linimicizia Aristippo-
Antistene.
32

Su questo, cfr. Sykutris 1933, 108.
33
Cfr. supra p. 9.
144
considerato da Fiore 1986, ovvero le fonti delle lettere. Sar cio necessario
comprendere tanto quale sia stato il ruolo delle fonti nella scrittura delle diverse
epistole, evidenziando le modalit secondo le quali sono state utilizzate dallo scrittore
(o dagli scrittori), quanto quale importanza esse siano chiamate a rivestire per il
lettore: solo una volta chiariti i presupposti alla base della nascita delle lettere, ci si
potr dire in grado di riconoscerne lintenzione.
Lanalisi del ruolo delle fonti e le modalit della loro utilizzazione porter, inoltre, ad
affrontare laltra questione fondamentale concernente le Socraticorum Epistolae,
ovvero: come lintero epistolario pu essere ritenuto il prodotto della fusione di due
nuclei originariamente separati, possono le Socraticorum Epistolae essere considerate
ununica raccolta, o anche questo nucleo da vedersi, a propria volta, come il frutto
dellunione di diversi materiali dalle origini differenti?

4. 1. Il ruolo della fonte

Nel corso della precedente analisi, si pi volte rimarcata la necessit di tener conto
delle fonti, per arrivare ad uninterpretazione corretta ed esaustiva delle Socraticorum
Epistolae: si parlato, a volte, di dipendenza da una fonte, altre volte, di allusioni. Si
rende, dunque, necessario un esame complessivo circa il ruolo che le fonti hanno
rivestito nella nascita delle Socraticorum Epistolae. Secondo tale criterio, le lettere
mostrano tre differenti tendenze:

- la fonte o le fonti vengono sfruttate solamente per quanto concerne le
informazioni da esse veicolate;

- la fonte o le fonti forniscono il pretesto e allo stesso tempo i dati per la scrittura
dellepistola;

- nella fonte o nelle fonti vengono rintracciati unoccasione precisa e allo stesso
tempo i dati per la scrittura dellepistola.

145
a. La fonte o le fonti vengono sfruttate solamente per quanto concerne le informazioni
da esse veicolate.

I passi dellopera o delle opere prese a riferimento per la scrittura dellepistola
vengono utilizzati con la sola intenzione di riportare le informazioni presenti
nelloriginale in una forma diversa, quella epistolare. Si tratta, dunque, di un semplice
riadattamento di materiale preesistente: le peculiarit dello stile epistolografico, pur
riconoscibili, possiedono la semplice funzione di rimarcare la diversit del contesto
rispetto a quello originale e non influenzano in profondit il riutilizzo. Condividono
questa tendenza le epistole: 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 24, 25, 26.

- Epistola 14. Si tratta di un resoconto del processo, gli ultimi giorni in carcere e la
morte di Socrate;
34
le fonti possono dirsi tre: le due apologiae, di Senofonte e Platone
e il Fedone di questultimo.
35
La forma epistolare riconoscibile solamente allinizio,
alla fine ed in occasione di unapostrofe e di un inciso.
36


- Epistola 15. Viene espressa la volont di preservare, attraverso gli scritti, la
memoria di Socrate; la fonte , sostanzialmente, costituita dallApologia platonica.
37

Anche in questo caso, la forma epistolare emerge solamente allinizio, alla fine ed in
occasione di unapostrofe
38
.


34
1-5, processo; 6-7, carcere; 8-10, morte.
35
Cfr. Sykutris 1933, 57-64; in particolare, 63. Per un accurato elenco delle fonti, cfr. infra n.
20 p. 281 sg.
36
Cfr. 14. 1, 7; 14. 4, 34.
37
Cfr. Sykutris 1933, 64. Per un accurato elenco delle fonti, cfr. infra n. 30 p. 275.
38
15. 2, 12-13.
146
- Epistola 16. Aristippo scrive ad Eschine a proposito della morte di Socrate: una
testimonianza circa le parole rivolte da Eschine a Socrate per esortarlo alla fuga ne
costituisce largomento.
39


- Epistola 17. Vi si racconta la condanna a morte di Anito e Meleto e le reazioni
alla morte di Socrate da parte degli Spartani. Le fonti si presentano pi varie rispetto
alle lettere precedenti oltre alla solita apologia di Platone, compaiono notizie
biografiche (confluite poi in Diogene Laerzio
40
) e un aneddoto di ignota origine,
presente anche in Libanio
41
: come per le precedenti, tuttavia, la forma appare solo
superficialmente epistolare.

- Epistole 18 e 19. Sono due brevi inviti a Scillunte da parte di Senofonte: fonte
lAnabasi.
42
Lo stile epistolografico rilevabile solamente allinizio e alla fine.

- Epistola 20. Si tratta di un breve schizzo del carattere di Antistene
43
: solo la
prima persona singolare a chiarire la natura epistolare dello scritto.

- Epistola 24. Il volontario ritiro di Platone dalla citt costituisce largomento
dellepistola: fonti sono la Repubblica e il Fedone.
44
La natura epistolare emerge
solamente allinizio e alla fine.


39
Cfr. Plat., Phaed. 59 c; Diog. Laert. 2. 60, 3-6; 3. 36.
40
Sulla questione dellorigine delle notizie biografiche presenti nelle lettere, cfr. infra n. 7 p.
317; n. 11 p. 319 sg.
41
Cfr. Lib., Decl. 1. 1, 174 . Per un elenco completo delle fonti, cfr. infra n. 43p. 278.
42
Cfr. Xen., An. 5. 3, 9, 1-5.
43
Cfr. Diog. Laert. 6. 2, 5-11.
44
Cfr. Plat., Resp. 496 c 5-d 6; Phaed. 89 e 5-90 a 2.
147
- Epistola 25. Argomento linsegnamento di Socrate a Fedro: fonte lomonimo
dialogo platonico.
45
La natura epistolare emerge solamente allinizio.

- Epistola 26. Vi si tratta del viaggio in Egitto di Platone. Fonti sono un passo del
Timeo e aneddoti riguardanti la vita di Platone di varia origine.
46
La natura epistolare
emerge solamente allinizio e a met della lettera.
47


b. La fonte o le fonti forniscono il pretesto e allo stesso tempo i dati per la scrittura
dellepistola.

Mentre nei casi precedenti i passi venivano semplicemente rimaneggiati nella
scrittura dellepistola, altre lettere dimostrano un rapporto ben diverso con le fonti:
queste ricoprono infatti un doppio ruolo, dato che, in primo luogo, danno occasione
per la nascita dellepistola le epistole trattate in precedenza nascevano dalla
semplice esigenza di riportare la testimonianza della fonte -, in secondo luogo,
vengono sfruttate per le notizie riportate. I dati riportati dalle fonti, tuttavia, non sono
sottoposti ad un mero rimaneggiamento: sono posti in diretta relazione con la notizia
che origina lepistola. Anche lo stile epistolografico dimostra una maggiore
preponderanza: la forma epistolare smette di essere semplice contenitore ed assume la
funzione originaria di tramite di informazioni personali.
48
Condividono questo
carattere le epistole 8-13 e 21-23.


45
Pl., Phaedr. 227b, 229a, 230e, 238c, 268a, 242a, 242b, 243b, 267c.
46
Cfr. Sykutris 1933, 80-82. Per un elenco completo delle fonti dellepistola, cfr. infra pp.
346-348.
47
Cfr. 26. 2, 15-20.
48
Cfr. Ps. Dem., De Eloc., 227, 1-3.
148
- Epistole 8-13. Le notizie circolanti intorno ai rapporti fra Aristippo, Antistene,
Eschine e Simone hanno costituito loccasione per la scritture delle sei epistole.
49
Al
contrario dei casi precedenti, inoltre, gli aneddoti riguardanti i filosofi vengono riletti,
tanto da far loro assumere il carattere di pensiero personale:
50
i racconti riguardanti le
inimicizie fra i corrispondenti offrono il pretesto, mentre laneddotica concorre a
creare lettere che si fingono frutto di quelle inimicizie stesse. Gli strumenti
dellepistolografia trovano ampiamente parte in questo processo di drammatizzazione
epistolare degli aneddoti.

- Epistole 21-23. Occasione delle epistole sono le testimonianze concernenti i
rapporti di Eschine con Santippe, Aristippo e Platone:
51
aggiungendosi a queste, altre
notizie circolanti intorno agli scritti di Eschine concorrono ad offrire a questultimo la
possibilit di mostrare la propria condotta irreprensibile e a negare le accuse presenti
negli aneddoti stessi presi a riferimento
52
.

c. Nella fonte o nelle fonti vengono rintracciati unoccasione precisa e allo stesso
tempo i dati per la scrittura dellepistola

Simile tendenza pu considerarsi un caso particolare della precedente categoria di
epistole: le fonti, cio, non forniscono solamente un pretesto, ma unoccasione ben
precisa per la nascita della corrispondenza. Nei casi analizzati precedentemente,
testimonianze riguardanti rapporti fra diversi filosofi venivano sfruttate come

49
Per un elenco completo delle fonti, cfr. infra pp. 231-251.
50
Cfr. per esempio 9. 1, 2-5 e gli aneddoti circa Aristippo alla corte di Dionsio II (cfr.
Giannantoni 1990, 14-22 test. IV a 25-43), circa il suo stile di vita (cfr. Giannantoni 1990, 29-
34 test. IV a 51-67), il suo amore per il lusso (cfr. Giannantoni 1990, 34 sg. test. IV a 68-72),
la sua consuetudine con le etre (cfr. Giannantoni 1990, 39-45 test. IV a 86-100) e luso di
unguenti (cfr. Mannebach 1976, 20 test. 77).
51
Per un elenco completo delle fonti, cfr. infra pp. 316-329.
52
Cfr. infra pp. 318-327.
149
presupposto per la scrittura delle epistole: il fatto che le fonti dessero notizia di quelle
relazioni, era ragione sufficiente per inscenare degli scambi epistolari. Le epistole 27-
34 condividono, invece, la caratteristica di non essere corrispondenza fittizia
solamente ipotizzata a partire da aneddoti, ma di essere state originate da precise
notizie circa lesistenza di tale corrispondenza.

- Epistola 27. Alla base c la notizia di una lettera di Aristippo a sua figlia Arete: il
contenuto costituito dai precetti della filosofia aristippea conservatisi nelle fonti.
53


- Epistole 28-34.
54
Alla base ci sono le notizie riguardanti la corrispondenza di
Speusippo.
55
Le fonti che forniscono il materiale per la stesura sono aneddoti
riguardanti Speusippo, Dione e Dionisio di provenienza varia.
56


4. 2. Lintenzione

Una volta chiariti i diversi ruoli che la fonte pu possedere ed esaminate le modalit
della sua utilizzazione, resta da rintracciare quale possa essere considerato il fine
delle epistole
57
. Nel complesso, sono quattro le intenzioni rintracciabili:


53
Per un elenco completo delle fonti, cfr. infra p. 360-367.
54
Le epistole 28, 29 e 35 meriteranno, in virt delle loro peculiarit, una trattazione separata.
Lepistola 28 (Speusippo a Filippo) lunica del corpus per la quale lautenticit stata a pi
riprese invocata, cfr. infra pp. 376-425. Lepistola 29 sembra essere stata originata da un
luogo dellepistola 28 (28. 12, 116-121), cfr. infra p. 424 sg. Lepistola 35, fin da Allacci
1637, 255 stata considerata estranea al corpus: Sykutris 1933, 101-105 richiama
giustamente lattenzione sulla sua somiglianza con lEpistola Lysidis e ne ipotizza unorigine
in ambito pitagorico, cfr. infra pp. 485-490.
55

Cfr. Diog. Laert. 4. 3, 3-5; 4. 5, 12.
56

Per un elenco completo delle fonti, cfr. infra pp. 445-467.
57

Sul concetto di Wirkintention, cfr. Holzberg 1994, 1-52 passim.
150
- creare un resoconto di un preciso evento;

- dipingere il carattere del protagonista/dei protagonisti dellepistola;

- occuparsi di problemi inerenti alle opere letterarie dei filosofi trattati;

- ricreare la corrispondenza perduta di un filosofo.

a. Resoconti di un evento preciso

E il fine delle epistole 14 e 17. Sono due epistole per le quali, come visto, le
testimonianze delle fonti costituiscono un semplice serbatoio di materiale da cui
attingere. La dipendenza dai testi di riferimento massima e loriginalit dello
scrittore appare relegata alla scelta del mittente e dellargomento: in entrambi i casi la
conoscenza della fonte da parte del lettore non presupposto necessario per la
comprensione.

b. Il carattere dei filosofi

Condividono il fine di ritrarre il carattere dei filosofi le epistole 8-13 (Aristippo), 16
(Aristippo), 19 (Senofonte), 20 (Antistene). Pur possedendo il medesimo fine, queste
epistole si differenziano molto fra di loro in quanto a modalit espressive. Dei
raffinati procedimenti ironici mostrati dalla sezione 8-13, si detto. La 16, la 19 e la
20 sfruttano, al contrario, una semplice massima tratta dalla loro fonte. Anche gli
aspetti del carattere considerati differiscono: se per le lettere 16, 19, 20,
lirreprensibilit a risaltare, nella sezione 8-13 la prontezza di spirito e lo humour a
risultare evidenziato. Le diverse tipologie di rapporto con le fonti presupposto dal
lettore differenzia ulteriormente le epistole in questione. La 16, la 19 e la 20 mostrano
scarsa originalit: dal lettore non viene preteso alcun ulteriore riferimento alle fonti.
Per quanto riguarda invece la sezione 8-13, la situazione appare notevolmente
diversa: il lettore viene invitato ad instaurare un confronto fra le due categorie di dati
che dispone, la notizia che origina la lettera e i dati delle fonti inseriti nella lettera
151
stessa. Lattenzione del lettore viene indirizzata a cogliere ed apprezzare i rimandi e
le allusioni fra i due livelli di testimonianze: loriginalit dello scrittore appare in
questo caso di molto maggiore, tanto rispetto alle epistole 16, 19 e 20, quanto ai casi
analizzati nella categoria precedente.

c. Le opere.

Impegnare il lettore con problemi inerenti alle opere dei filosofi presi in
considerazione pu essere considerato il fine delle epistole 15, 18, 21-23, 24- 26. La
15 e la 18 trattano della prima nascente letteratura socratica (gli scritti di Senofonte,
Eschine e Platone volti a preservare la memoria del maestro). La sezione 21-23,
affronta problemi di autenticit: lautore si sforza, infatti, di smentire i sospetti sorti
intorno ad alcuni dialoghi di Eschine e al Critone platonico.
58
La sezione 24-26
rappresentano un tentativo di ricostruire i presupposti della nascita di alcuni passi
platonici: lintenzione dello scrittore sarebbe, cio, quella di riportare nelle epistole le
esperienze che avrebbero ispirato a Platone la scrittura di celeberrime pagine della
Repubblica, del Fedone, del Fedro e del Timeo. Il fine sarebbe, dunque, lo stesso
messo in luce per la 15 e la 18, diversi sarebbero i mezzi utilizzati: mentre in quelle si
fa esplicito riferimento al movente che ha portato alla composizione, in queste si tenta
di ricreare il movente stesso. Come per la categoria precedente, il rapporto che il
lettore deve instaurare con la/le fonti a differenziare le epistole. Lepistola 15 e 18
utilizzano i propri luoghi di riferimento senza instaurare allusioni con essi: il caso
delle epistola 24-26 si presenta, invece, maggiormente strutturato, dato che, pur
condividendo con le lettere 15 e 18 lo stesso fine principale, si pone un passo prima
rispetto a quelle. Totalmente diverso, infine, il caso della sezione 21-23: loriginale
incrocio di allusioni a cui il lettore sollecitato costituisce, infatti, un passaggio
obbligato per una completa comprensione del gruppo.

58
Questo gruppo pu rientrare anche nella categoria precedente: le questioni concernenti
lautenticit delle opere vengono, infatti, affrontate non da un punto di vista specialistico, ma
si ritrovano strettamente collegate a una rappresentazione esemplare dei socratici coinvolti
(Eschine, Aristippo, Platone), cfr. infra pp. 316-329.
152
d. La corrispondenza perduta.

Per le sole epistole 27-34 il fine deve essere riconosciuto nella semplice volont di
creare della corrispondenza attestata dalle fonti, ma non posseduta
59
.

4. 3. Conseguenze sullinterpretazione generale delle Socraticorum Epistolae

I risultati della presente analisi non possono che condurre ad interrogarsi riguardo
allunit strutturale delle Socraticorum Epistolae. Va in primo luogo notato che
lindagine sul rapporto con le fonti e sullintenzione da riconoscere alla base porta a
mettere ragionevolmente in dubbio la conclusione di Sykutris 1933, 112 che per le
Socraticorum Epistolae sia da individuare un solo scrittore: le differenze rilevate nei
rapporti con i luoghi di riferimento, le modalit di utilizzazione degli stessi e il
conseguente fine, mostrano una raccolta tuttaltro che unitaria e dotata invece di
molteplici anime. Le sezioni di seguito isolate, rapidamente tratteggiate e di cui si
dar in seguito pi ampia e approfondita trattazione, non sono da intendersi, nel senso
di Sykutris 1933
60
, come semplici partizioni interne di ununica raccolta: esse, al
contrario, rappresentano, a nostro avviso, dei gruppi di lettere completamente
conclusi in se stessi.

- Epistole 8-13. Il gruppo si presenta sapientemente strutturato: le prime lettere dei
tre scambi epistolari sono state infatti forgiate per originare la risposta di Aristippo.
Le fonti compaiono ai due livelli del pretesto per la scrittura dellepistola e del
repertorio di materiale a cui si fa riferimento: il lettore di conseguenza viene
impegnato in molteplici allusioni fra i due piani. Il fine quello di far risaltare la
peculiarit del carattere di Aristippo: il suo spirito. Notevole labilit con la quale lo
scrittore ha saputo drammatizzare gli aneddoti utilizzati.

59
Su questaspetto della produzione epistolografia antica, cfr. Birt 1913, 238; Syme (in Fritz
1971) 12; Speyer 1971, 46 sg.; 82; 106. Come si vedr, nel caso delle epistole 28 e 29, se di
falsi si pu parlare, essi andranno, comunque datati molto prima, gi nel III sec. a. C.
60
Ma cfr. anche Fiore 1986 e Holzberg 1994.
153

- Epistole 14-18
61
. Le fonti sono sfruttate semplicemente per linformazione che
veicolano: non viene preteso dal lettore nessuno sforzo a cogliere rimandi o allusioni.
I fini possono essere considerati tre: la descrizione di un evento, il ritratto del
carattere di un filosofo e la nascita di opere letterarie. La modalit compilatoria
nellutilizzazione delle fonti non permette tuttavia di rimarcare notevoli differenze per
quanto riguarda gli strumenti adoperati per conseguire tali fini.

- Epistole 19-20
62
. Pur condividendo con la sezione precedente la modalit di
utilizzazione delle fonti, se ne distaccano per quanto riguarda il fine, che quello di
ritrarre il carattere del filosofo.

- Epistole 21-23. Le epistole sono strettamente legate fra di loro da una serie di
rimandi interni. Tali rimandi e le raffinate allusioni instaurate fra i due piani a cui si
collocano le fonti vengono impiegati per raggiungere il fine principale della sezione:
una trattazione di problemi di natura letteraria.

- Epistole 24-26. Protagonista della sezione Platone
63
: il fine quello di ricreare
nelle epistole i momenti di nascita di alcune pagine platoniche. Pur dimostrandosi
vicine alle epistole che formano la sezione 14-18, le lettere se ne differenziano per

61
Per linclusione dellepistola 18 in questa sezione anzich nella seguente, secondo il
raggruppamento generalmente effettuato dai commentatori, cfr. infra pp. 304-308.
62
Per la separazione da noi operata dellepistola 19 dalla 18 e la sua associazione alla 20, cfr.
infra pp. 304-308. Nella successiva trattazione le epistole 18-20 saranno trattate insieme
seguendo parzialmente a Sykutris 1933, il quale raggruppa in ununica sezione la 18 e la 19,
lasciando isolata la 20 - al fine rimarcarne le differenze.
63
Mittente della 24 e destinatario delle altre due lettere. Limportanza ricoperta dalla figura
del filosofo, avvicina il gruppo alla sezione seguente, ruotante intorno a Speusippo (28, 30-
31, 33-34) e Senocrate (32) successori di Platone alla guida dellAccademia.
154
lutilizzazione delle fonti: il gioco di rimandi fra i passi dei dialoghi infatti chiave di
lettura fondamentale per la comprensione dei testi.

- Epistole 27-34
64
. Carattere principale del gruppo la pretesa autenticit: pur nella
loro diversit infatti, sono tutte lettere volte a integrare mancanze nella produzione
dei filosofi. La complessit dei rimandi e delle allusioni generalmente elevata: il
fine riconoscibile la creazione di opere perdute del filosofo considerato.

- Epistola 35. Il breve scritto, estremamente corrotto, stato ritenuto estraneo alla
raccolta da tutti i commentatori
65
. Sykutris 1933 ha rimarcato le somiglianze della
lettera con lEpistola Lysidis, autorizzando dunque a ritenerla pi affine alle Lettere
dei Pitagorici che a quelle dei Socratici.

Alle Socratis Epistolae, il cui stile, come dimostrato da Sykutris 1933,
profondamente diverso dal resto dellepistolario e per le quali si dimostra pienamente
soddisfacente una datazione al I sec. d. C.
66
, si sarebbero dunque, a nostro parere,
aggiunte le altre sezioni, per le quali, come visto, si abbraccia una datazione al III sec.
d. C. Non si pu dire se in un unico o in diversi momenti; n ci si pu esprimere con
assoluta sicurezza riguardo alla nascita delle sezioni, se esse siano cio state scritte
come una voluta continuazione dellepistolario socratico, o se siano stati uniti
materiali provenienti da diverse raccolte. Nel primo caso si dovrebbe pensare ad un
lavoro dquipe, forse a prodotti di una scuola
67
, resi poi stilisticamente unitari da
un revisore: solo secondo questa prospettiva si potrebbe infatti dar conto della

64
Nella successiva trattazione si scelto, ai fini di una maggiore chiarezza espositiva, di
trattare separatamente le epistole 27 e 28-29. Per queste ultime due da notare che, se di falsi
si autorizzati a parlare, si tratta di falsi da collocare molto prima delle altre epistole, nel III
a. C.
65
Cfr. infra pp. 485-490.
66
Cfr. supra p. 9.
67
Su questipotesi cfr. Fiore 1986, 108 sg.; 115 sg.
155
contemporanea presenza di uno stile uniforme e di metodi di lavoro tanto differenti.
Alcune osservazioni sulla sezione 27-34 possono, tuttavia, spingere a considerare le
sezioni come originariamente provenienti da raccolte diverse.
E stato detto che lepistola 28, sicuramente preesistente anche alle Socratis
Epistolae
68
, sarebbe stato lo stimolo a creare, oltre che la 29
69
, anche le altre lettere di
Speusippo (30-31, 33), di Senocrate (32) e di Dionisio II a Speusippo (34)
70
. I
materiali preesistenti che avrebbero dato origine allidea di un epistolario di Socrate e
dei Socratici sarebbero dunque stati tre: le Socratis Epistolae, lepistola 28
71
e
l'epistola 35
72
. Si , tuttavia, constatato che le epistole 28-34 formano una sezione
insieme allepistola 27: le similarit che avvicinano questultima a quelle, prima fra
tutte il fine, ovvero, creare della falsa corrispondenza per rimpiazzare quella perduta,
non possono che condurre ad instaurare questa associazione. Ora, se anche si pu
concedere che lispirazione per la scrittura delle epistole 29-34 possa essere venuta
dalla 28, nessuna di queste lettere pu aver ricoperto il ruolo di modello per lepistola
di Aristippo: quale motivo avrebbe infatti potuto esserci perch una lettera di
Speusippo portasse a scrivere un falso attribuito ad Aristippo
73
. Riteniamo, dunque,
preferibile pensare che lintera sezione 27-34 provenisse da una raccolta preesistente:
una collezione, si pu ipotizzare, che raccogliesse falsi simili, atti a riprodurre la
corrispondenza privata dei filosofi, corrispondenza ormai perduta ma che aveva

68
Cfr. infra pp. 376-425.
69
Cfr. infra p 424 sg.
70
Cfr. Fiore 1986, 102-107.
71
Con lallegato costituito dallepistola 29.
72

Cfr. infra pp. 485-490.
73
Questa, in fondo, la medesima critica che ci sentiamo di portare allipotesi sulla nascita
dellepistolario formulata da Fiore 1986, 102-107: come avrebbe potuto sorgere lintento di
creare un epistolario di Socrate e dei Socratici, a partire da unepistola di Speusippo
sempre che leditor/author invocato da Fiore fosse in grado di stabilirne lattribuzione?
156
lasciato traccia nei cataloghi delle loro opere
74
. Da questa raccolta, chi ha dato vita al
nostro epistolario ha tratto le epistole dei filosofi pi vicini a Socrate
75
.
Se quanto detto finora a proposito della sezione 27-34 verisimile, lepistolario di
Socrate e i Socratici si presenterebbe, dunque, formato da almeno tre nuclei nati
indipendentemente luno dallaltro: le Socratis Epistolae, la sezione 27-34 e lepistola
35. Permane il dubbio per le rimanenti epistole: riteniamo, tuttavia, che, se non ci
sono elementi decisivi per ritenerle provenienti da altre raccolte di lettere, non ci sono
tuttavia nemmeno elementi certi per sposare lipotesi dellautore unico avanzata da
Sykutris 1933, tanto pi che lunico elemento da lui portato a riprova, luniformit
stilistica, non sembra criterio sufficientemente affidabile, vista lalta probabilit di un
rimaneggiamento successivo alla formazione della raccolta. Un autore unico non
darebbe inoltre ragione delle differenze pi volte ricordate precedentemente.
Se le sezioni di lettere 8-13, 14-18, 19-20, 21-23 e 24-26 siano state prese da altre
raccolte e sottoposte ad una revisione stilistica o se siano frutto del lavoro congiunto
di una scuola, non si pu dunque dire: tuttavia, una volta preso atto che lorigine
dellepistolario risiede sicuramente almeno in due nuclei nati indipendentemente
(Socratis Epistolae ed epistola 35) e che per un altro nucleo (sezione 27-34) sembra
probabile unorigine diversa sia da quelli sicuramente preesistenti, sia dalle altre
sezioni, linterpretazione di Fiore 1986, tesa a vedere nellepistolario un unitario
progetto filosofico, appare non pienamente soddisfacente.

74
Cfr. infra pp. 445-467. Viene, a questo riguardo, in mente la raccolta di testamenti di
filosofi aristotelici allestita da Aristone di Chio (Diog. Laert. 5. 69-74), cfr. infra n. 5 p. 361.
75
Riteniamo, dunque, preferibile pensare che a partire dalle Socratis Epistolae si sia scelto di
includere lettere di Aristippo e Speusippo, piuttosto che impegnarci, con Fiore 1986 a
sostenere che lepistola di Speusippo abbia generato lidea di un epistolario di Socrate e dei
Socratici.
157
Le Socratis et Socraticorum Epistolae come romanzo epistolare: considerazioni in
merito allo studio di Niklas Holzberg

1. Premessa

Sebbene la qualifica di romanzo epistolare attribuita ad alcune raccolte
pseudepigrafe, come quella delle lettere di Temistocle, delle stesse Socratis et
Socraticorum Epistolae e, soprattutto, delle epistole di Chione, avesse gi fatto una
sua fugace comparsa in diversi contributi critici almeno fin dal 1926
1
, sar solo con la
pubblicazione, ad opera di Niklas Holzberg, della raccolta di quattro studi intitolata
Der griechische Briefroman
2
nel 1994 che la definizione, sfruttata fino ad allora
come semplice suggestione, passer ad indicare un vero e proprio genere letterario,
oggetto di studio, in seguito, dei pi recenti contributi di Patricia A. Rosenmeyer
3
.

1
Cfr. Fritz 1935, 67 (a proposito delle epistole dei Socratici 8-13); Khler, 5; Sykutris 1931;
Sykutris 1933, 114; Snell 1938, 128 (frammenti delle epistole dei sette sapienti); Ballanti
1954, 91 (epistole di Chione); Leonardon 1978, 155 (epistole di Temistocle); Doenges 1981,
40 (epistole di Temistocle).
2
I quattro studi contenuti nel volume sono i seguenti: N. Holzberg, Der Griechische
Briefroman: Versuch einer Gattungstypologie, pp. 1-52; Christiane Arndt, Antiker und
neuzeitlicher Briefroman. Ein gattungstypologischer Vergleich, pp. 53-83; N. C. Dhrsen,
Die Briefen der Sieben Weisen bei Diogenes Laertios. Mglichkeiten und Grenzen der
Rekonstruktion eines verlorenen griechischen Briefroman, pp. 84-115; S. Merkle-A.
Beschorner, Der Tyrann und der Dichter. Handlungssequenzen in den Phalaris-Briefen, pp.
116-168. Preziosissima la bibliografia sullepistolografia antica e sui singoli epistolari
raccolta alle pp. 169-190 da A. Beschorner. Le linee generali dellindagine sviluppata dalla
raccolta curata da Holzberg era stata anticipata lanno precedente dallarticolo dello stesso
Holzberg, Romanhafte Erzhlprosa in der griechischen Literatur, Anregung 39, 1993, 302-
309.
3
Patricia A. Rosenmeyer, The Epistolary Novel, in J. R. Morgan-R. Stoneman, The Greek
Novel in Context, London-New York 1994, p. 146-165; ead., Greek Fictions, London 1994;
ead., Ancient Epistolary Fictions, New York 2001.
158
Sono in sostanza due, nella visione di Holzberg, i caratteri fondamentali propri dei
romanzi epistolari greci. In primo luogo, deve essere riconoscibile lo sviluppo
coerente di un episodio: le lettere devono, cio, costituire una sequenza ordinata, nella
quale sia raccontato il principio, lo svolgimento e la conclusione di una vicenda
riguardante il protagonista o i protagonisti. Lordine cronologico non obbligatorio e
si ritrova, anzi, perlopi disatteso; lo sviluppo non si presenta, quasi mai, come
graduale, ma si mantiene sostanzialmente molto lento per tutto il corso della raccolta,
subendo, verso la fine, unimprovvisa accelerazione. Strumenti fondamentali per
questo genere di narrazione sono la tecnica cosiddetta per successive rivelazioni del
corso dei fatti e di pensieri (Enthllung von Vorgnge und Gedanken) e una lettera
esplicativa (erklrender Brief). In secondo luogo, lo sviluppo dellazione deve essere
accompagnato dallevoluzione psicologica del protagonista o dei protagonisti: oltre
alla narrazione delle vicende, le lettere devono contenere la descrizione delle reazioni
dello scrivente ai fatti stessi e alle problematiche da loro sollevate, in primis, come si
avr modo di vedere, il rapporto del saggio con il potere e limportanza dellamicizia.
Di qui, una scrittura relativamente mossa, talvolta anche umoristica, e pronta a ritrarre
diversi stati danimo.
I romanzi epistolari greci catalogati da Holzberg 1994, 5 sono sette:

1. Epistole di Platone.
2. Epistole di Euripide.
3. Epistole di Eschine.
4. Epistole di Ippocrate.
5. Epistole di Chione.
6. Epistole di Temistocle.
7. Epistole di Socrate e dei Socratici.

A queste raccolte, giunteci, sostanzialmente, integre, vengono aggiunte:

8. Epistole di Falaride.
9. Epistole dei Sette Sapienti (frammenti tramandati da Diogene Laerzio).
10. Epistole di Senofonte (frammenti tramandati da Stobeo).
159
11. Epistole di Alessandro Magno (conservate in due frammenti papiracei).

La categoria stessa di romanzo epistolare greco e i criteri via via messi in luce da
Holzberg nellindividuazione di questo genere letterario non pu non apparirci, in
buona parte, opinabile: particolarmente criticabile, a nostro avviso, linclusione delle
Socratis et Socraticorum Epistolae nel canone dei romanzi e la loro associazione a
raccolte solo in apparenza simili. Essendo, tuttavia, lo studio di Holzberg il pi
significativo tentativo, dopo quello operato da Benjamin Fiore, di fornire
uninterpretazione unitaria dellintero corpus, ci sembra opportuno riconsiderare
alcuni punti fondamentali di questa analisi, evidenziando come si tratti di una
categoria totalmente inapplicabile allepistolario di Socrate e dei Socratici e
riuscendo, forse, a mettere in luce alcune contraddizioni insite nella categoria stessa.

2. Trama e protagonista

Fin dallinizio della nostra indagine, bisogna arrendersi a due evidenti dati di fatto:
nelle Socratis et Socraticorum Epistolae non possibile individuare n una trama, n
un protagonista. Quale potrebbe, infatti, essere considerato levento i cui sviluppi,
esteriori e interiori, vengono raccontati attraverso la prospettiva di chi scrive
lepistola? Nelle lettere di Socrate non solo i brevissimi spunti narrativi, possedendo
essi la semplice funzione di legittimare lattribuzione a Socrate degli scritti
4
, non
trovano uno sviluppo attraverso le sette epistole che compongono il gruppo, ma non
vengono nemmeno ripresi nel resto della raccolta. Oltre a ci, le Socratis Epistolae, in
virt della loro natura di epistole filosofiche, avrebbero dovuto rimanere escluse dal
canone di Holzberg, al pari degli epistolari cinici
5
. La medesima mancanza di un fine
narrativo si rileva anche nella sezione 8-13 e nelle epistole 19, 20, 27, 28-29, 35. Per
quanto riguarda le sezioni 14-18, 21-23, 24-26, 30-34, se di trama si autorizzati a
parlare, andr notato che essa non eccede mai i limiti della sezione stessa: dunque,

4
Su questo, cfr. infra p. 185 sg.
5
Cfr. Holzberg 1994, n. 154 p. 51.
160
non uno sviluppo complessivo, ma singoli episodi
6
. Episodi completamente
indipendenti gli uni dagli altri. A questo riguardo, largomento addotto da Holzberg
1994, 43 sg. per provare lunit delle diverse sezioni dellepistolario, non si presenta,
a nostro avviso, come definitivo: anche concedendo, infatti, che nelle epistole dei
discepoli di Socrate si riprendano alcuni precetti che Socrate impartisce nelle epistole
1 e 7, al fine di mostrarne linfluenza sulla loro condotta di vita, ci non autorizza a
riconoscervi una trama, giacch del tutto assenti sono gli eventi il cui sviluppo possa
unire le diverse parti dellepistolario
7
. E nemmeno lepisodio cardine dellepistolario
pu essere riconosciuto nella morte di Socrate, dato che per alcune sezioni (8-13, 24-
26, 28-29, 30-34) e per lepistola 35 questo evento non riveste la bench minima
importanza.
Quello che si rileva , in definitiva, una vera e propria mancanza di fatti narrati. Ci si
chiede, daltro canto, se sia sufficiente la presenza di ampi spazi narrativi, per
giustificare la definizione di romanzo, o se non sia necessario anche un certo grado
di originalit nella scelta del materiale da trattare. Considerando, infatti, gli altri
epistolari, nei quali, al contrario che nelle Socratis et Socraticorum Epistolae, il
momento narrativo ha, tendenzialmente, la prevalenza su quello filosofico, la
presenza di una trama, a nostro avviso, rilevabile, in diverse misure, solamente nelle
Chionis Epistulae, nelle Euripidis Epistulae e nelle Hippocratis Epistulae: solo in

6

Anche in questi casi, tuttavia, non riteniamo si possa parlare di una vera e propria trama, ma
solamente di una successione di fatti, cfr. infra le introduzioni alle singole sezioni di epistole.
7
Non pensiamo che, da una parte, le esortazioni al coraggio rilevabili nellepistola 5 e
nellepistola 15, dallaltra, la tematica dellimportanza dellamicizia presente nellepistola 6 e
poi nella 21 e nella 27, possano essere considerate prove di un qualche sviluppo narrativo: tali
tematiche appaiono, infatti, come puramente topiche. Holzberg non nota, inoltre, la palese
incongruenza che creerebbero in tal senso le epistole 8-13: se, infatti, nelle Socraticorum
Epistolae, i seguaci di Socrate dovrebbero provare, con la loro condotta di vita, la bont
dellinsegnamento del maestro, come dare spiegazione del fatto che, mentre Socrate, nella
prima epistola, insegna a rifiutare gli inviti dei sovrani, Aristippo, nella sezione 8-13 (cfr.
supra pp. 137-143) non solo giustifica la condizione di filosofo di corte, ma arriva anche a
mettere in ridicolo le posizioni di Antistene, analoghe a quelle di Socrate?
161
queste raccolte, infatti, il susseguirsi delle lettere informa il lettore del verificarsi di
un fatto precedentemente a lui ignoto. Nelle altre raccolte, invece, i fatti narrati
appartengono alla biografia dei protagonisti e sono, di conseguenza, ampiamente noti
gi prima della lettura: la scrittura si concentra, in questo modo, maggiormente sugli
stati danimo che accompagnano gli eventi.
Lultima osservazione concernente loriginalit della trama non pu non condurre ad
interrogarsi anche circa la natura del protagonista. In primo luogo, chi pu essere
considerato il protagonista delle Socratis et Socraticorum Epistolae? Se ne possono
contare almeno una decina
8
: vista la presenza di molteplici episodi, ne risulta,
necessariamente, una sorta di ipertrofia dei protagonisti. Come le diverse sezioni si
presentano completamente slegate fra di loro, anche fra i filosofi che le animano non
possibile stabilire una qualche relazione che valichi il limite delle sezioni
9
. In
secondo luogo - e conseguenza di quanto appena osservato - la presenza di molteplici
protagonisti pone un grosso ostacolo allidentificazione del lettore nel protagonista,
peculiarit dei romanzi epistolari
10
: gli angusti limiti in cui si trova costretto il ritratto
del carattere dei diversi filosofi impedisce ad una figura in particolare di stagliarsi
decisamente sulle altre, impedendo contemporaneamente al lettore di riconoscersi in
quella. Il processo di identificazione, che anche nelle altre raccolte si pu rintracciare
solo parzialmente
11
, appare totalmente estraneo alle Socratis et Socraticorum

8
Socrate (epp. 1-7); Antistene, Simone, Aristippo (epp. 8-13; 27); Senofonte (epp. 14-19);
Eschine (epp. 21-23); Platone (epp. 24-26); Speusippo (epp. 28-29; 30-31; 33); Senocrate (ep.
32); Dionisio II (ep. 34).
9
Un esempio lampante offerto da Aristippo, il filosofo pi presente nellepistolario, il quale
nelle epistole 8-13 , come detto, il campione del polutelw~ zh~n, mentre nella 27 individua
nella moderazione il cardine della sua filosofia.
10
Su questo concetto, cfr. Holzberg 1994, 3.
11
Un grosso ostacolo a tale processo costituito, a nostro avviso, dal fatto che in tutti gli
epistolari il protagonista non sia prodotto della fantasia dello scrittore, ma si tratti, al
contrario, di personaggi celeberrimi (su questo punto, e sulla profonda differenza rispetto alla
maggior parte dei romanzi epistolari moderni, cfr. Holzberg 1994, 3; Cristiane Arndt, in
162
Epistolae, per le quali, dunque, la definizione di romanzo, sia per lassenza di una
trama, che per la mancanza di un protagonista, si rivela inappropriata.

3. Lordine delle epistole

Strettamente connessa con il problema della mancanza di una trama la questione
dellordine interno allepistolario: quale sarebbe, cio, il criterio alla base dellattuale
successione delle epistole?
Almeno in unaltra occasione, trattando dellordine delle epistole di Ippocrate (p. 25),
la posizione di Holzberg appare poco sostenibile: non ci sembra, infatti, procedimento
corretto escludere dallesame le epistole 18-24 dellepistolario di Ippocrate, in quanto
queste non apporterebbero nessun significativo sviluppo alla trama del romanzo. Se
lecito dubitare, in base a ragioni stilistiche, della presenza di queste epistole nella
versione originaria della raccolta
12
, non altrettanto legittimo non prenderle in
considerazione semplicemente per il fatto che, altrimenti, lepistolario non aderirebbe
completamente agli schemi propri del romanzo epistolare greco
13
: schemi

Holzberg 1994, 59): pi che sul carattere del protagonista, lattenzione confluisce sugli
espedienti di cui lautore si vale per ritrarne la personalit. Lunico epistolario che fa
eccezione sono le Chionis Epistulae, il protagonista delle quali, pur essendo realmente
esistito, non godeva della medesima notoriet degli altri personaggi.
12

Cfr. Holzberg 1994, 25. Lopinione di Holzberg non gode, tra laltro, di ampio consenso.
Lultima edizione dellepistolario ad opera di Sakalh (1989) non considera originarie
solamente le epistole 19, 21, 23, 24. A nostro parere, se per i lov goi (peri; manivh, ep. 19;
peri; ejlleborismou~, ep. 21; peri; fuvsio aj nqrwv pou, ep. 23), in quanto chiaramente
costituiti da una serie di excerpta di trattati ippocratei, potrebbe giustamente essere sollevata
la questione della genuinit, ci non appare altrettanto legittimo in relazione alle altre
epistole.
13
Un approccio altrettanto discutibile si rileva a proposito delle Epistole di Temistocle, p. 33:
proprio non si comprende come il fatto che le lettere non siano cronologicamente ordinate e
che siano trasmesse da un unico manoscritto possano essere connessi. Appare, inoltre,
eccessiva la sicurezza con la quale Holzberg si mostra convinto della provenienza da due
163
caratteristici che, tuttavia, dovrebbero trovarsi confermati proprio dallosservazione
anche delle epistole di Ippocrate.
Lurgenza di rintracciare le peculiarit del genere, come quella costituita da un ordine
coerente e comprensibile, anche a costo di non tenere dovutamente in conto di dati in
aperta contraddizione con la tesi di fondo, affiora, a pi riprese, anche nel corso
dellanalisi delle Socratis et Socraticorum Epistolae. E significativo, per esempio,
che non vengano affrontati i problemi posti dalle epistole 28 e 35
14
. In quale modo
questi due scritti cos differenti dalle altre epistole contribuirebbero allo sviluppo
della trama? Interrogarsi sulla reale natura delle due missive avrebbe, infatti,
senzaltro portato o a metterne in dubbio la loro appartenenza allepistolario,
estendendo, tuttavia, al contempo la medesima incertezza anche sulle altre sezioni che
formano la raccolta; oppure avrebbe condotto a riconoscere linadeguatezza della
categoria di romanzo epistolare greco per le Socratis et Socraticorum Epistolae. E,
tuttavia, quando lanalisi si concentra sulla sezione 8-13, che lintera interpretazione
dimostra maggiormente le proprie debolezza, viziata com da una scarsa attenzione
per la tradizione manoscritta.
La sezione 8-13 rivestirebbe, secondo Holzberg 1994, 43 sg., unimportanza
fondamentale nel disegno narrativo della raccolta: essa, posta com fra lultima
epistola di Socrate (ep. 7) e la lettera dove se ne narra la morte (ep. 14), costituirebbe
una sorta di intermezzo siracusano volto a fornire la chiave di lettura dellintero
romanzo, ovvero lapplicazione dei precetti di Socrate da parte dei Socratici, in
questo caso Antistene, Aristippo, Eschine e Simone
15
. Le sei epistole, con il loro
evidente anacronismo (Aristippo si reca a Siracusa molto dopo il 399 a. C.),
avrebbero, in realt, la funzione di spostare lattenzione da Atene, dove risiedono
Antistene, Eschine e Simone, alla corte siracusana di Dionisio II: i fatti narrati

originari romanzi epistolari di alcune sezioni dellepistolario di Falaride e delle lettere dei
Sette Sapienti trasmesse da Diogene Laerzio: le prove, in questo senso, non esistono.
14
Holzberg dedica allepistola 28 solamente la n. 139 p. 46: non comprendiamo, tuttavia,
come la lettera possa configurarsi come un importante momento della trama dellepistolario.
Della 35 non si fa alcun accenno.
15

Cfr. infra pp. 167 sg.
164
nellepistola 14 accadrebbero in un certo qual modo dietro le quinte. Allo stesso
modo, Senofonte, dal quale Socrate si era congedato nellepistola 5, ricomparirebbe
da dietro le quinte, nellepistola 15, quando la morte del maestro gi consumata.
Il ricorso ad un anacronismo per creare due diversi piani temporali nei quali dilatare
la narrazione risponde, nella visione di Holzberg 1994, 43, alla tecnica narrativa
propria dei romanzi epistolari greci e la sezione 8-13 viene, in questo senso,
avvicinata alle epistole 5 e 6 del corpus platonico, le quali costituiscono un cambio di
ambientazione e dividono due segmenti di narrazione incentrati a Siracusa. Verrebbe,
in primo luogo, da domandarsi se i frequentissimi anacronismi rilevabili nelle
Socratis et Socraticorum Epistolae - ma lo stesso quesito vale, in fondo, anche per gli
altri epistolari - non dipendano, piuttosto, da semplice imprecisione nella trattazione
del dato storico
16
. Ci che inficia le basi dellinterpretazione di Holzberg , tuttavia,
un altro quesito: qual era originariamente il posto della sezione 8-13 allinterno
dellepistolario? Lattuale posizione quella assegnata da Allacci prima in A, poi
nella sua edizione
17
: dato che negli altri testimoni le epistole si trovano o separate dal
resto del corpus (famiglia v) o fra la sezione 21-23, posta a ridosso delle Socratis
Epistolae e lepistola 14
18
(famiglia g), nulla autorizza a pensare che il posto
assegnato da Allacci alle sei lettere abbia pi fondamento di quello assegnato loro in
G da Giorgio Crisococca
19
. La posizione delle epistole 8-13 allinterno della raccolta
non sembra, dunque, sicura: a ben vedere, lordine offerto da V e difeso da Holzberg
non coincide con quello attuale. Gli argomenti addotti per giustificare lusuale

16

Ampiamente riconosciuta, del resto, la difficolt di arrivare ad una precisa datazione in
antichit. Alcuni celebri sviste si ritrovano in oratori del IV sec. riguardo ad eventi del secolo
precedente (Andoc. 3. 316; Aesch. 2. 172; Dem. 23. 205).
17
Cfr. supra p. 3.
18
Per lordine delle epistole nei diversi testimoni, cfr. supra pp. 13-26.
19

Anche considerando il fatto che la scelta di Crisococca poteva rifarsi ad indicazioni di
Isidoro di Kiew, possessore di V (cfr. supra p. 19; n. 113 p. 110) e forse - ma si tratta
solamente di unipotesi - a conoscenza di maggiori particolari riguardo alloriginaria facies
del corpus.
165
disposizione delle lettere non appaiono, dunque, definitivi, essendo impossibile
stabilire con certezza lordine originario della raccolta.

4. I caratteri del romanzo epistolare greco

Anche per quanto riguarda gli espedienti narrativi che dovrebbero essere propri dei
romanzi epistolari greci, si rileva una sostanziale deviazione delle Socratis et
Socraticorum Epistolae dal canone individuato da Holzberg.
In primo luogo, appare alquanto problematico rintracciarvi le successive rivelazioni
che dovrebbe costituire il vero cardine dellimpianto narrativo
20
. Questa , a ben
vedere, la logica conseguenza della mancanza di una vera e propria trama: a quali
eventi dovrebbero, infatti, riferirsi le successive rivelazioni? Anche prendendo in
esame lepisodio identificato come vero nucleo dellepistolario, ovvero la morte di
Socrate, non si comprende quali possano essere e dove si possano trovare possibili
anticipazioni di questevento nelle epistole precedenti alla 14, lettera nella quale si
narra, per lappunto, della fine del filosofo
21
. Accenni e allusioni a tematiche che
verranno portate a pieno sviluppo nelle epistole successive si trovano nelle singole
sezioni
22
: come anche per quanto riguarda i protagonisti, tuttavia, le diverse sezioni
sono totalmente slegate e non si trova, di conseguenza, in nessun caso la ripresa di
una questione accennata in una sezione diversa
23
.

20
Cfr. Holzberg 1994, 9 sg.; 12; 15 sg.; 18; 35.
21
I riferimenti alla morte del filosofo rintracciati da Holzberg 1994, 43 nellepistola 7 sono, a
nostro avviso, troppo vaghi.
22

Gli scritti di Senofonte (epp. 14-18); gli scritti di Eschine (epp. 21-23); i viaggi di Platone
(epp. 24-26); la successione di Senocrate a Speusippo alla guida dellAccademia (epp. 30-
32).
23
Anche per gli altri epistolari , a nostro avviso, molto difficile rintracciare la tecnica
tratteggiata da Holzberg: ci unevidente conseguenza della mancanza di una trama sopra
rilevata.
166
Strettamente connessa alla tecnica per successive rivelazioni la presenza di una
cosiddetta lettera esplicativa: lo scritto, posto, generalmente verso la conclusione
delle raccolte, dovrebbe possedere la funzione di riprendere le problematiche emerse
nel corso delle epistole precedenti e registrare gli esiti dellevoluzione psicologica del
protagonista, avviando, in questo modo, alla conclusione la vicenda. Considerando il
parametro dellestensione, essa, vista la complessit della funzione che riveste,
dovrebbe essere notevolmente pi lunga delle altre
24
. Nelle Socratis et Socraticorum
Epistolae, le due lettere che sono state avvicinate al modello di epistola esplicativa
sono la 6 e la 14. Anche in questi due casi, tuttavia, ci sembra che la loro natura sia
stata completamente travisata. Per quanto riguarda lepistola 6, si gi
abbondantemente sottolineato come, in realt, essa non sia altro che una lettera
manifesto, una distesa esposizione della Popularphilosophie di cui stato scelto
Socrate quale portavoce
25
: come potervi riconoscere, dunque, un qualche intento
narrativo? O anche: in merito a quali problematiche e stimolata da quali avvenimenti
potrebbe aversi unevoluzione psicologica di Socrate? Passando a considerare
lepistola 14, risulta evidente che essa solamente un lungo resoconto sugli ultimi
giorni di Socrate e non contiene alcun accenno ad una qualche evoluzione psicologica
n del diretto interessato, n dei suoi discepoli. Anche dal punto di vista degli
espedienti narrativi, dunque, impossibile rintracciare le peculiarit di genere isolate
da Holzberg
26
.

24

Platonis Epistulae: ep. 7. Euripidis Epistulae: ep. 5. Aeschinis Epistulae: ep. 12.
Hippocratis Epistulae: ep. 17. Chionis Epistulae: ep. 17. Themistoclis Epistulae: ep. 20.
25

Cfr. infra pp. 177-183.
26
Un altro carattere individuato da Holzberg lo stile talvolta umoristico per il quale si
distinguono gli epistolari (cfr., per esempio, p. 22, per le epistole di Eschine e 27, per quelle
di Ippocrate): anche sotto questo aspetto, le Socratis et Socraticorum Epistolae dimostrano
una certa distanza, dato che, anche dove rilevabile un intento ironico (epp. 8-13 e 33-34),
lironia si esaurisce nella singola sezione, non arrivando ad influenzare lintera raccolta.
Anche per quanto riguarda la presunta similarit della struttura dellepistolario socratico con
la costruzione in blocchi rilevabile nelle lettere di Ippocrate (cfr. p. 27), andr rilevata una
fondamentale differenza: di tutte le sezioni il protagonista resta comunque Ippocrate.
167

5. Il rapporto con il potere e il valore dellamicizia: le tematiche del romanzo
epistolare greco

Volendo completare la rilettura delle tesi di Holzberg, non resta che soffermarsi
brevemente sulle due tematiche definite peculiari dei romanzi epistolari greci: il
rapporto del saggio con il potere e il valore dellamicizia. A questo riguardo, baster
operare due osservazioni.
In primo luogo: il fatto che negli epistolari raggruppati sotto letichetta di romanzo
epistolare greco si affaccino simili motivi, non ci sembra possa costituire un
carattere distintivo del genere. Questo per la grandissima fortuna goduta dai motivi
stessi in tutta la letteratura greca. Possedendo, dunque, tali tematiche ampio spazio
nel pensiero greco, non possono trovarsi, di conseguenza, ad avere un peso decisivo
nella definizione di alcun genere letterario.
In secondo luogo: se, da un parte, nelle Socratis et Socraticorum Epistolae si
ritrovano i due motivi, dallaltra, non rivestono unimportanza fondamentale, n
nelleconomia delle singole sezioni, n in quella complessiva della raccolta.
Per quanto riguarda le prime sette epistole, lo scontro di Socrate con i Trenta
scontro che potrebbe incarnare il primo dei due motivi relegato allultima epistola.
Molto pi presente laltro motivo, limportanza posseduta dallamicizia, che , in
effetti, rilevabile in cinque delle sette missive (1, 2, 3, 5, 6): doveroso notare,
tuttavia, che il ruolo fondamentale assegnato dal filosofo ai rapporti amicali non
supera per importanza quello posseduto da tutti gli altri valori che, trovando il loro
centro nellinvito alla moderazione, fondano la morale del Socrate di queste
epistole
27
. Lamicizia un valore fra tanti.
Anche per quanto riguarda il resto dellepistolario questa tendenza non muta. Escluso
il gruppo 8-13 e 21-23, nelle altre sezioni almeno uno dei due motivi non compare
28
:

27
Cfr. infra pp. 177-183.
28
In 14-17, 18-20, 24-26, 30-34 manca il motivo del rapporto con il potere; in 27, 28-29,
manca lesaltazione dellamicizia.
168
anche nelle due sezioni nelle quali si trovano associati essi costituiscono pi un
pretesto per fornire la descrizione di un carattere (8-13) o delineare i rapporti fra i
diversi protagonisti (21-23), che una tematica forte alla base della scrittura delle
epistole.
Lultima osservazione conduce a prendere in considerazione anche gli altri epistolari
e ad interrogarsi circa la funzione che in essi si trovino ad assumere i due motivi. A
questo riguardo, due sono le conclusioni che possibile raggiungere. In primo luogo,
il motivo dellamicizia non si trova sottoposto ad uno sviluppo e funge, di
conseguenza, da mero pretesto, proprio come nelle Socraticorum Epistolae. In
secondo luogo, il rapporto del saggio con il potere solo in due epistolari in quello di
Platone e in quello di Euripide si trova sottoposto ad una trattazione dagli esiti
originali e cessa di essere una semplice cornice subordinata ad una scrittura
caratterizzata da un fine a met fra descrittivo e narrativo. I due motivi non possono,
in conclusione, costituire un sicuro tratto distintivo del genere letterario delineato da
Holzberg.
169
Traduzione e Commento
170
Epistole 1-7: Socratis Epistolae

1. Premessa generale

Avendo in precedenza ampiamente discusso linterpretazione del messaggio
filosofico delle epistole di Socrate avanzata da Benjamin Fiore, il quale colloca i
precetti presenti nelle sette epistole nellambito del Cinismo moderato, e avendo
dimostrato come sia invece preferibile abbracciare la posizione di Dring 1976 e
vedere nelle epistole di Socrate un manifesto di una generica Popularphilosophie,
piuttosto che scritti inquadrabili in una scuola ben definita, appare in questa sede
opportuno approfondire altri due aspetti peculiari dellindagine di Fiore 1986, ovvero:
in primo luogo, lassociazione delle epistole di Socrate agli altri epistolar cinici (di
Diogene e di Cratete in primis) e, in secondo luogo, lopposizione fra esemp positivi
ed esemp negativi come base dellargomentare proprio delle epistole. Se da una parte
si continuer a contestare le posizioni di Fiore 1986 e a mettere in dubbio
lassociabilit delle epistole di Socrate al canone degli epistolar cinici, si tenter,
dallaltra, una rilettura secondo le categorie proposte da Fiore 1986, giungendo, forse,
ad enucleare con maggior chiarezza che nel passato il messaggio proposto dalle
epistole. Interrogarsi sulla strategia persuasoria porter, inoltre, tanto a rintracciare il
vero fine delle epistole, quanto a rilevare larchitettura complessiva di questa prima
sezione, ponendone contemporaneamente in luce le profonde differenze, sia a livello
di intenzione, che a livello di utilizzazione delle fonti, rispetto alle altre sezioni che
hanno dato origine allintero epistolario.

2. Le lettere di Socrate e gli epistolar cinici

2. 1. Premessa

Linclusione delle Epistole di Socrate e dei Socratici nel novero degli epistolar cinici
risale, come si avuto modo di osservare in precedenza, alla raccolta curata da
171
Abraham J. Mahlerbe nel 1977
1
e ha trovato, pochi anni dopo, una definitiva
legittimazione nel problematico capitolo del contributo di Benjamin Fiore che si
sopra ampiamente discusso
2
. Le lettere di Socrate hanno giocato in questo senso un
ruolo non secondario: convinto da una parte nella profonda unit del corpus, persuaso
cio che Socratis Epistolae e Socraticorum Epistolae facessero parte di una raccolta
dalla struttura coscientemente organizzata
3
, ed individuando, daltra parte, nelle
lettere di Socrate i caratteri dellepistola filosofica, Fiore (e forse Malerbe) stato
portato erroneamente a nostro parere a rintracciare in tutte le epistole i caratteri
delle prime sette salvo poi ammettere in qualche occasione le differenze mostrate
dalle epistole dei Socratici
4
. Altrimenti detto: le prime sette epistole hanno fatto
considerare lintera raccolta un epistolario filosofico.
Dopo aver precedentemente discusso tale posizione e aver invece evidenziato la totale
assenza delle peculiarit delle epistole filosofiche nel resto dellepistolario, sembra
ora opportuno concentrarsi su unaltra questione non disgiunta: interrogarsi cio se
lassociazione delle Socratis Epistolae ai corpora di Diogene, Cratete, Anacarsi e
Eraclito sia basata su uneffettiva condivisione di caratteristiche comuni, o non sia
piuttosto da ascrivere a somiglianze limitate e superficiali. Si proceder dunque ad un
esame di alcuni tratti distintivi, sia contenutistici che formali, degli epistolar di
Diogene e Cratete, le lettere dei quali sembrano avvicinarsi maggiormente alle
epistole di Socrate, instaurando nello stesso tempo il confronto con queste ultime.

1
A. J. Malherbe, The Cynic epistles. A Study Edition, Missoula, Montana 1977 (pp. 217-307,
traduzione sul testo della Khler con correzioni di Sykutris 1933).
2
Per stessa ammissione di B. Fiore (cfr. Fiore 1986, 101) stata la traduzione resa
disponibile da Malerbe 1977 a stimolare la sua indagine sul corpus di Socrate e dei Socratici.
3

La raccolta si sarebbe sviluppata attorno alla preesistente epistola 28, cfr Fiore 1986, 102 sg.
4

Cfr per es. 134 sg.; 141 sg.
172

2. 2. Le differenze del messaggio

La distanza fra il messaggio contenuto nelle epistole di Socrate e quello propagandato
dalle epistole ciniche appare notevole: non solo, infatti, nelle Socratis Epistolae
mancano del tutto alcuni capisaldi degli altri epistolar cos come, viceversa, nelle
lettere ciniche mancano alcuni temi portanti delle lettere di Socrate - ma in merito ad
alcune questioni non pu non rilevarsi anche profondo disaccordo. Alcuni esempi
chiariranno quanto appena affermato.
Secondo linsegnamento delle epistole di Diogene e Cratete, chiedere lelemosina
una strada obbligata per lesercizio della virt
5
: non solo dunque il saggio non deve
possedere beni, ma deve anche cercare di affrancare la propria condotta di vita dai
bisogni primari - quali la fame , dato che il cammino verso la virt non pu trovare
condizionamenti di alcun genere
6
. Il saggio, inoltre, non potr accettare lelemosina
da tutti, ma solamente dalle persone virtuose, onde non macchiarsi in alcun modo
7
.
Dellintera etica dellelemosina nelle epistole di Socrate non c traccia.
Viceversa, lamicizia base fondamentale per il sistema di valori proposto dalle
epistole di Socrate, tanto che la vera eredit che Socrate lascer ai figli, come egli
afferma a 6. 11, 106-111, non sono le ricchezze, ma gli amici: il vero amico infatti
lunica risorsa sicura e costante
8
. Un tema tanto importante del tutto assente negli
epistolar cinici: gli amici costituiscono anzi, per Diogene e Cratete un ostacolo al
raggiungimento della virt
9
.

5
Cfr. per es. Diog. Ep. 11, 26, 30; Crat. Ep. 2, 8.
6
Cfr. Oltramare 1926; Rudberg 1936; Rich 1956; Billerbeck 1978, 86 sg.; Emeljanow 1965;
Emeljanow 1968, 67-75.
7

Cfr. Diog. Ep. 11, 44, 46; Crat. Ep. 2, 11.
8
Cfr. 6. 8, 76- 12, 117.
9
Sayre 1938, 13; Fiore 1986, 158 sg.
173
Se gli esempi precedenti erano costituiti da temi fondamentali per una parte assenti
nellaltra, riguardo al rapporto del saggio con la propria comunit si rilevano
posizioni del tutto opposte.
Diogene, come accennato, propugna lideale di un saggio privo di qualsiasi vincolo
con la propria comunit, che finirebbe altrimenti per snaturare il suo percorso di
sapienza: arriva perfino a scagliare improper contro i suoi concittadini
10
. Socrate, al
contrario, si confessa la servizio della propria citt: la sua indefessa attivit di filosofo
deve servire agli Ateniesi ad evitare di cadere nellignoranza
11
. Inoltre, la comunit si
presenta come vero e proprio presupposto per un percorso di miglioramento
12
.
Come si pu notare, i messaggi non possono non finire per essere differenti. Da una
parte (epistole ciniche) campeggia una figura assoluta di saggio, che si deve
completamente emancipare dalla dimensione concreta, corporea e sociale: non deve
possedere nessun bene materiale, nemmeno quelli che gli permettano di sopravvivere,
non deve in alcun caso stringere legami con chi lo circonda e non essere legato n ad
amicizie, n alla propria citt. La via della virt corrisponde nellaltra parte (epistole
di Socrate) alla moderazione: leccesso di cura investito nel far soldi ad essere
riprovevole, non il possesso di ricchezze in s; gli amici, quelli veri, sono il bene pi
prezioso, come preziosa sulla strada del miglioramento lazione della propria
comunit.
Gli esempi riportati evidenziano, dunque, la profonda differenza esistente alla base
dei messaggi propagandati: una loro associazione ci sembrerebbe, di conseguenza,
azzardata.

10
Cfr. Diog. Ep. 1.
11
Cfr. 1. 6, 56-58.
12
Cfr. 1. 12, 117-119.
174

2. 3. Le differenze formali

Diogenis Epistola 4

A.vi.

M :)u :, . c. :iv:v:. i : v. Mis::.i us
:v:.c):, :. u A)c. i`i vus.i: vii cu
iv: u ,i :.uv:,.i u:vi;i:, i``u:: :.i ).`:;.i,
:. i.c. ::. i :v.ci, .i .: . v``. :,i `. :;.c.,
3ic.`:uc. :ui:. i.`:,:., i``. . vii i : Mis::.i
iv:i . A)c. i`: :.c. cu)u`.. )u`is u uc.i i``
i:.v: <c.> si. u uv:,.i. u,,. ,.cs: u si. ,i :. v 3ii
:, cu:,. i v:.c):.c., . us :c. v3iu : ) si.
3ic.`:. iu. : i u :sic vu i :ui. , . isi.:
3ic.`.s ,i u si. u ::.

Ad Antipatro

Non biasimarci perch non ti abbiamo dato retta, quando ci invitavi in Macedonia, e
perch abbiamo preferito i sales di Atene alla tua mensa. Non ci siamo infatti
comportati cos per disprezzo o per arroganza come molti altri avrebbero forse fatto
per sembrare alla folla gente in gamba, capace com di contraddire i sovrani:
labbiamo fatto perch, rispetto ai banchetti macedoni, con lo spirito di Atene ci
sentiamo a casa. Mi oppongo al tuo volere, dunque, pi per salvaguardare la mia
natura, che per arroganza. Scusami, dunque. Se infatti fossimo bestie, ci avresti
concesso il tuo perdono, nel caso non ti avessimo obbedito: non il medesimo il cibo
quello di un animale e quello di un re. Lascia, dunque, che ciascuno viva dove riesce,
caro mio: questa e non unaltra condotta degna di un re.
13



13
Il testo quello di Mseler 1994. La traduzione nostra.
175
Lidentit di situazione che unisce la lettera di Diogene appena riportata con la prima
lettera di Socrate impone di interrogarsi se, anche dal punto di vista formale, sia lecito
avvicinare epistole di Socrate ed epistole ciniche.
A prima vista, la differenza appare grande. Riferendoci per ora a caratteri
macroscopici, evidente lestrema brevit
14
dellepistola di Diogene rispetto al
disteso manifesto
15
socratico. Colpisce, inoltre, il tono diretto dellintera epistola, di
contro alle parole piene di tatto spese da Socrate. Infine, la decisione di Diogene
motivata da semplici massime, mentre Socrate sostiene la sua scelta con unampia
trattazione
16
. Scendendo nello specifico, si nota, inoltre, unutilizzazione molto
semplice dello stilema epistolare del rifiuto del saggio allinvito del potente nella
lettera di Diogene, di contro alla raffinata elaborazione dello stesso presentata dalla
lettera di Socrate: la risposta del filosofo ateniese sarebbe in realt un rifiuto opposto
per la seconda volta al sovrano
17
. In virt di questo espediente lo scrittore riesce a
informare il lettore anche del rilancio in donativi tentato nel frattempo da

14
Cfr. Mseler 1994, II vi. Fanno eccezione le Diog. Ep. 36-38, 40.
15

Cfr. Sykutris 1933, 107.
16
Analoghe differenze si riscontrano con la Pyth. Ep. 1.
17
Sebbene non sia indicato nellintestazione della lettera, il sovrano da riconoscersi in
Archelao di Macedonia, cfr. Arist., Rhet. 2. 23, 1398a 24-26; Diog. Laert. 2. 25. Il nome del
destinatario dellepistola non si rivela, comunque, decisivo ai fini della comprensione del
messaggio: le fonti si limitano, in questo caso, a legittimare lutilizzazione variata del v.
Simile v si ritrova sfruttato anche nelle epistole 30-32: per le altre attestazioni, cfr.
Hock 1976, 45. Per una voluta critica dello stesso, cfr. la prima epistola di Euripide. A nostro
parere, infine, in u ,i :.uv:,.i u:vi;i:, i``u:: :.i ).`:;.i, :.
i.c. ::. i :v.ci, .i .: . v``. :,i`. :;.c., 3ic.`:uc.
:ui:. i.`:,:. dellepistola di Diogene sopra riportata potrebbe leggersi ma la
cronologia incerta per entrambi gli epistolar impedisce di giungere a conclusioni pi precise:
Sykutris 1933 ritiene, comunque, che le epistole di Diogene siano anteriori a quelle di Socrate
e dei Socratici, tanto da costituirne, in varie occasioni, il modello una critica proprio alla
prima lettera di Socrate.
176
questultimo per convincere Socrate: il tutto a sminuire ulteriormente la dignit del
potente e ribadire la fermezza di Socrate.
I caratteri evidenziati per la quarta lettera si ripresentano puntuali anche nel resto
dellepistolario e nella raccolta di lettere di Cratete e si possono riassumere in:
estrema brevit delle epistole
18
, tono diretto e utilizzazione frequente di imperativi,
presenza di massime
19
. A questi caratteri le epistole di Socrate oppongono: lunghezza
(almeno nelle due epistole pi importanti); tono caratterizzato dal tatto e relativa
assenza di imperativi; ampie argomentazioni e utilizzazione di massime solo a
ulteriore conferma del ragionamento
20
.
Ai dati appena riassunti si pu aggiungere: epistole costruite attorno allaneddoto e
alla risposta arguta da una parte (epistole ciniche), assenza di risposte dirette e
presenza di un solo aneddoto (lepisodio del Delio) dallaltra; utilizzazione frequente,
nelle epistole ciniche, assente, nelle epistole di Socrate, dello stilema costituito da una
lettera di risposta a critiche di cui Diogene/Cratete sono venuti a conoscenza
indirettamente
21
.
La distanza anche formale appare dunque massima: lintenzione che governa la
scrittura deve essere, di conseguenza, diversa. Dal momento che il fulcro delle lettere
ciniche spesso un aneddoto o una risposta arguta, si pu ipotizzare che il fine di tali
scritti fosse, evidentemente, il ritratto del saggio, incarnato dai due rappresentanti per
eccellenza del Cinismo
22
. La sostanziale assenza di spiegazioni e argomentazioni a
sostegno dei precetti impartiti autorizza a pensare che fosse rivolta ad un pubblico gi
iniziato alla filosofia cinica che doveva trovare sostegno e trarre gioioso profitto dalla
lettura di quella che si fingeva corrispondenza privata dei due maestri del Cinismo.

18
Cfr., per es., Diog. Ep. 3; 5; 7; 9; 11-12; 18; 24; 26; Crat. Ep. 2-6; 9-12.
19

Cfr., per es., Diog Ep. 7; 9; 11; 18; 22; Crat. Ep. 15-19; 21-22.
20
Cfr. per es. 6. 5, 47-48.
21
Lo stilema invece presente nellincipit dellepistola 12.
22
Cfr. Mseler 1994, II v sg.
177
Dallaltra parte, loperazione appare nettamente diversa: si tenta una rivisitazione di
Socrate in quanto miglior portavoce per i valori che si propagandano. Il carattere di
Socrate interessa solo fino a dove si trova a coincidere con il messaggio proposto e
non si presenta come unico presupposto per la scrittura. I precetti vengono inoltre
sostenuti con ampie argomentazioni. Il tutto fa pensare, dunque, a scritti di
propaganda rivolta ad un uditorio che non ha ancora abbracciato il sistema di valori
proposto, un epistolario didattico dunque, pensato per un uditorio esterno,
piuttosto che interno.

3. La strategia persuasoria

3. 1. Epistole 1 e 6: esemp positivi ed esemp negativi

1. 9, 78-89. v`:.c. :: . :v.c:uco : :v. A`. o. lo ,o
: co:.o so. cu:o vo::. v`: ::``u)u.o :
:: u, oo v``. uvov :.:, so. : v. :.o3oc: .
:,.:)o, cu:3 . :.) c:.. |:c u so. :. v A::,
u . :s:. ou v:u :c)o. ,o :o.. ., , ,:,:.
. : u v`:.u v , cv::. vo. :u us : :v.::.
so. co: :u):.o :3o:. `.,. :: .: : v:.c)co so.
:o.o :. cuov:ov so. .so:: v:u:. :.:c):. 1u
:o``u s . : ou vo:o. : ov``:o. :. ,o u .vv:o
:v:c:. v`:. :vo.o ov :.: v u :
v o:c)o., uc: :: v:.s`:.: u uvou v`:.
:ss`.oo so. vo.soo`vu ,::u vo:o. o v`:c)o.. Au ::
ouo ovo,,:`` ouo.o o.s ocv.:o c.
23


In moltissimi, per, mi hanno dato ascolto

in occasione della battaglia del Delio.
Facevo parte anchio dellesercito e combattevo insieme a tutta la citt uscita in
massa: durante la fuga eravamo in molti a ritirarci insieme e mentre ci appressavamo


23
Per le discordanze rispetto al testo della Khler rimandiamo alle relative note alla
traduzione.
178
ad un guado mi si present il solito segno. Mi fermai, dunque, e dissi: Amici, mi
sembra che non si debba seguire questa strada: mi si infatti manifestato il demone,
la voce. I pi, adiratisi come

se stessi scherzando in un frangente sbagliato,
proseguivano per quella strada: solo in pochi mi diedero ascolto e si volsero insieme a
me nella direzione opposta. Giungemmo a casa sani e salvi. Per quanto riguarda gli
altri, invece, uno di loro arriv e disse che erano tutti morti. Si erano, infatti, imbattuti
nella cavalleria nemica di ritorno dallinseguimento: contro questa avevano, a tutta
prima, combattuto, ma poi, circondati da forze preponderanti, cedendo e incalzati da
ogni parte erano tutti caduti. Quello che aveva riferito ci mor per le ferite salvando
solo lo scudo.

Una volta fatta chiarezza sulla natura della raccolta di lettere di Socrate e avendo
precisato che si tratta, a differenza delle raccolte di epistole ciniche, di un epistolario
con un fine didattico, appare a questo punto opportuno interrogarsi sulla strategia
persuasoria che nelle lettere sostiene il messaggio propagandato e tende a conferirgli
incisivit.
Sykutris 1933, 20-23, dopo aver ipotizzato che la sezione contenente la narrazione
dellepisodio del Delio potesse rifarsi ad una fonte diversa da Platone - fonte che
sarebbe stata sfruttata anche da Cicerone nel De Divinatione - conclude sostenendo
che lexcursus si presenterebbe alquanto fuori contesto, che sarebbe dunque un
semplice pezzo di bravura dello scrittore. Riteniamo che non si possa concordare con
simile posizione.
Sebbene la presenza di divagazioni inserite con lunico scopo di permettere allo
scrittore di mettere in luce le proprie doti sia un rischio tuttaltro che remoto in questo
genere di prodotti letterari, doveroso attirare lattenzione su un particolare rimasto
fino ad ora privo della dovuta attenzione. Lespressione che apre il discorso che
Socrate pronuncia per tentare di trattenere i suoi compagni dalla fuga la stessa che
apre lepistola stessa: u . :s:. (1. 1, 2) - u . :s:. (1. 9, 82). Tale
identit non , a nostro parere, casuale, ma mira a porre in rilievo lepisodio che
Socrate sta narrando: il passo non pu dunque dirsi una semplice divagazione. Il
messaggio sotteso al racconto di Socrate infatti la base dellargomentazione delle
lettere 1 e 6: chi segue Socrate si salva, chi, al contrario, non gli presta ascolto trova
179
la morte. Socrate costituisce, di conseguenza, un esempio positivo, al quale viene
opposto, criticandolo, lesempio negativo fornito da chi rifiuta di imitarne la condotta
di vita. Lepisodio del Delio rappresenta, in conclusione, una sorta di chiave di lettura
per identificare il meccanismo persuasorio delle due epistole maggiori. Il fine
didattico individuato nelle epistole a differenza delle epistole ciniche viene dunque
perseguito secondo questa strategia
24
.
Nel corso delle due epistole lopposizione fra Socrate e i bersagli polemici dello
scrittore viene instaurato ripetutamente. Al filosofo vengono opposti i sofisti (1. 1, 4;
6. 10, 93), Pitagora (1. 2, 15), coloro che insegnano dietro compenso (1. 2, 17),
oratori e generali (1. 6), citt non obbedienti agli ordini degli dei (1. 8, 71-75), chi
non crede al demone di Socrate (1. 9, 78), coloro che si assumono incautamente
cariche pubbliche (1. 10, 101-104), Bellerofonte (1. 11, 111), i censori della condotta
di vita del filosofo (6. 2, 12-15), gli amanti di uno stile di vita raffinato (6. 2, 16-3,
28), luomo impegnato nella lite con i figli ansiosi di ereditare (6. 7, 67-72), chi
coltiva superficialmente le amicizie (6. 6, 58-62). Da notare che simile metodo
oppositivo doveva essere in qualche modo ancorato alla realt del lettore coevo per
avere efficacia: chi leggeva doveva essere cio in grado di individuare nella vita
quotidiana i modelli negativi indicati da Socrate
25
. Riteniamo che risponda a questa
esigenza la consuetudine di valersi di pronomi indefiniti per indicare i bersagli
polemici. Generalmente, infatti, Socrate non definisce esplicitamente su chi stia
facendo cadere la propria critica, limitandosi a scrivere di alcuni
26
: al lettore viene,
di conseguenza, facilitato il compito di identificazione.
Lo scrittore mira, dunque, a creare due modelli di vita caratterizzati da valori
contrapposti. Tali valori sono correlati e costituiscono un sistema che trova il suo
centro nel precetto della moderazione. Il campo privilegiato di applicazione di tale
precetto deve essere, naturalmente, quello della ricchezza. Lautore della lettera,
ponendo per intero in luce i lati negativi dei suoi bersagli polemici, critica non tanto il

24
Strategia a sua volta assente negli epistolar cinici.
25
Cfr. Sykutris 1933, 16.
26
Cfr. ad es. 1. 2, 17; 1. 8. 77; 1. 10, 99; 6. 1, 12.
180
possesso di beni in s, ma leccessiva brama di denaro
27
: la ricchezza non dunque
un male in s, ma allorch generi preoccupazioni troppo grandi e impegni troppo
tempo
28
. La polemica contro i sofisti si basa precisamente su tale presupposto: la loro
modalit di insegnamento infatti errata, proprio perch tesa a ricavare profitto
29
.
Lideale deve essere quello delliuis:.i, del saper bastare a se stessi. Per sostenere
questa necessit Socrate applica, nella sesta lettera, un procedimento transitivo molto
vicino a quello basato sugli esemp che lo scrittore ha impiegato per le sue
argomentazioni. Lideale di iuis:.i incarnato dalla divinit e proprio nel suo
saper bastare a se stessa viene rintracciata da Socrate la ragione della sua
beatitudine
30
. Ne deriva che, ad avvicinarsi maggiormente alla beatitudine divina,
sar colui che pi in grado di praticare liuis:.i.
Lappello alla moderazione nel possesso di beni materiali non viene presentato come
un precetto assoluto, ma trova una motivazione molto concreta: una ricerca eccessiva
del denaro allontana da ci che possiede un reale valore
31
, in primo luogo gli amici
32
.
Limportanza dellamicizia, sebbene sia concetto che trova espressione secondo gli
stilemi canonici
33
, viene sostenuta con argomentazioni solidamente ancorate alla
realt quotidiana: lamico prezioso in quanto unico sostegno, al contrario delle
ricchezze, veramente perenne
34
. Il sostegno degli amici da intendersi soprattutto in
senso concreto ed immediato. Ci appare evidente dalle parole del filosofo riguardo
alla vera eredit che egli vuole lasciare ai figli, ovvero gli amici: i figli non

27
Anche questa posizione differenzia le epistole di Socrate dagli epistolar cinici.
28
Cfr. 1. 3, 29-30.
29
Cfr. 1. 1, 4-7; 1. 2, 15-18; 6. 10, 92-93.
30

Cfr. 6. 4, 34-40.
31
Cfr. 6. 5, 48-56.
32
Cfr. 6. 8, 76-78; 6. 12, 111-118.
33
Cfr. Bohnenblust 1905.
34
Cfr. 6. 12, 111-118.
181
erediteranno solamente denaro, ma anche chi si preoccuper di amministralo
35
.
Lamicizia si trova, dunque, profondamente legata ai benefici che da questa si
ricavano. La vera amicizia non , tuttavia, un bene raggiungibile da tutti e, anche a
questo proposito, lo scrittore distingue la condotta corretta da quella errata. Chi infatti
fa del denaro il centro della propria esistenza , come detto, destinato a rimanere
escluso dai beni reali e, di conseguenza, a coltivare solo amicizie superficiali che
portano necessariamente a grande infelicit
36
. O, peggio, a rimanere invischiato nelle
lusinghe degli adulatori che, attirati dal denaro, impediscono un rinsavimento e
avvolgono anzi, a loro vantaggio, con nodi ancora pi saldi le loro vittime nella rete
dei falsi valori che germogliano dalla brama di ricchezze
37
.
Da quanto emerso riguardo al ruolo centrale che lamicizia ricopre nel messaggio
dello scrittore, si pu affermare che questo possieda una valenza spiccatamente
sociale. Oltre che nel campo dei rapporti amicali, ci rilevabile anche per quanto
concerne linsegnamento e limpegno politico: anche in questi due ambiti vengono
fatte rilevare modalit corrette ed errate. Linsegnamento, infatti, deve giovare tanto
agli amici e questo il motivo per cui Socrate non chiede compenso
38
-, quanto alla
citt e questa la ragione per cui linsegnamento di Socrate non avviene a porte
chiuse
39
. Insegnare, come faceva Pitagora, a pochi eletti, si dimostra di conseguenza
inaccettabile, dato che la propria attivit rimarrebbe priva di una positiva ricaduta
sociale; parimenti, insegnare dietro compenso sarebbe assurdo, dato che i benefici
riservati agli amici devono essere gratuiti, o meglio, costituire lunica concreta
contropartita che il saggio in grado di impegnare nel mutuo sostegno con gli
amici
40
. Ancora una volta, viene dunque ribadita limportanza di un impegno

35
Cfr. 6. 11, 106-111.
36
Cfr. 6. 8, 82.
37

Cfr. 6. 6, 56-60.
38
Cfr. 6. 10, 91-92.
39
Cfr. 1. 2, 13-14.
40
Cfr. 6. 10, 91-92.
182
concreto a beneficio dellintera comunit. Al bene della citt deve essere rivolta
anche lattivit politica. Non condivisibile appare, di conseguenza, il comportamento
di coloro che si gettano nella politica, senza tuttavia possedere le basi per un suo
corretto esercizio e accrescono, con la loro condotta irresponsabile, larbitrio della
sorte
41
. Il servizio reso alla comunit deve essere, al contrario, condotto ispirandosi,
ancora una volta, alla moderazione, limitandosi cio ad espletare il proprio compito:
proprio per questo motivo, Socrate non si mai impegnato come oratore o stratega,
limitandosi a compiere il dovere assegnatogli dal dio e a fungere da stimolo proprio
contro linerzia di oratori e strateghi
42
. Ancora una volta la moderazione si dimostra
la chiave che permette di individuare i veri valori e interpretarli nella giusta maniera.
Che la moderazione sia il centro del messaggio delle epistole ci viene confermato dal
passo contenente linterpretazione del mito di Bellerofonte che chiude la prima
epistola: leroe assurge infatti a simbolo di una caduta dovuta alla brama di cose
irraggiungibili
43
. Il passo conferma, inoltre, la profonda importanza che la comunit
occupa nellorizzonte delle epistole: la punizione per leroe sconfitto consiste infatti
nellallontanamento dalla societ civile e ad una conseguente impossibilit di valersi
dellaiuto degli altri per migliorarsi
44
.
Oltre alle differenze per quanto riguarda i precetti puntuali e a quelle rilevabili, a
livello formale, nellargomentazione, tende ad emergere, dallopposizione fra esemp
positivi e negativi, una grande distanza di fondo anche per quanto riguarda il modello
di virt propagandato. Se le epistole ciniche propagandano, infatti, una virt
assoluta, la quale tiene cio conto della realt concreta solo nel momento in cui, in
quanto ostacolo sulla via della virt, la nega, le lettere di Socrate si presentano, al
contrario, come un tentativo di valorizzare la realt quotidiana tramite lapplicazione
del concetto cardine di moderazione che porta il saggio a scoprire e perseguire i veri
valori che devono essere alla base della vita. Pi che una virt che porti a negare la

41
Cfr. 1. 10, 101-104.
42
Cfr. 1. 6, 56-58.
43
Su questo, cfr. Imhof 1982, 13 sg..
44

Cfr.1. 11, 110- 12, 119.
183
realt, si dunque in presenza di una virt che conduce a porsi in costante rapporto
con essa.

3. 2. Le epistole 2-4: la condotta di Socrate

Altra particolarit che distingue le epistole di Socrate dagli epistolar cinici la
strutturazione organica della raccolta. Mentre negli epistolar di Diogene e Cratete
non sono rilevabili precisi riferimenti fra lettera e lettera, le diverse epistole non si
differenziano sostanzialmente fra di loro e ogni lettera dunque concepibile
separatamente dalle altre, le sette lettere di Socrate rivelano un carattere
profondamente diverso: le diverse lettere si presentano, come si tenter di mettere in
luce, strettamente legate le une alle altre, la tipologia di lettera differisce
profondamente e, peculiarit maggiore, ogni epistola possiede una ben precisa
funzione ed , di conseguenza, incomprensibile se considerata separatamente. Oltre
ad una strategia limitata alle due lettere maggiori, dunque rilevabile la presenza di
unarchitettura pi ampia, che eccede i limiti delle singole lettere, assegnando a
ciascuna missiva un ben preciso ruolo in vista della trasmissione del messaggio.
Mentre le epistole 1 e 6 sono, come visto, esclusivamente dedicate alla trasmissione
esplicita del messaggio alla base dellepistolario e alla creazione dellopposizione fra
esemp positivi e negativi, il fine delle brevi epistole 2, 3 e 4 quello di dare prova
concreta della condotta di Socrate: mostrare, cio, lapplicazione pratica dei princip
esposti da parte del filosofo additato come modello.
45

I valori che per primi trovano trattazione sono liuis:.i e il mutuo sostegno fra
amici. Nellepistola 2 Socrate scrive a Fedone raccomandandogli lamico Cherefonte,
inviato da Atene come ambasciatore proprio in quella regione: non tanto il
sostentamento materiale a preoccupare Socrate, quanto i sommovimenti che
travagliano il Peloponneso, ai quali Fedone dovr fare attenzione prendendosi cura di

45
Cfr. Dring 1979, 114 sg.
184
Cherefonte.
46
Come nota giustamente Khler, 95, il breve biglietto ruota intorno alla
massima (2. 4-5), i : . ;:.. :uv.ci i:. ).`c). : Cherefonte, il
quale viene dallo scrittore definito ).`c), assegnandogli di conseguenza il ruolo
di fedelissimo seguace degli insegnamenti di Socrate e additandolo al contempo come
modello, non avr certo problemi a trovare ospitalit. Laffermazione, nella sua
brevit perfettamente rispondente ai dettami dellepistolografia, permette una duplice
lettura: il filosofo, oltre a saper bastare a se stesso applicando dunque liuis:.i -,
potr sempre contare sullappoggio degli amici. Questo secondo possibile significato
agisce a sua volta da strumento persuasivo nei confronti del destinatario, rafforzando
la raccomandazione esplicita.
Se nellepistola 2 sono due principi cardine quali liuis:.i e limportanza
dellamicizia al centro dellattenzione, nellepistola 3 la preoccupazione dello
scrittore si rivela leggermente diversa. Come la precedente, anche la 3 un breve
scritto di raccomandazione. Siamo alla vigilia della caduta Anfipoli:
47
Socrate,
raccomanda Mnesone,
48
cittadino di quella citt, esiliato, a quanto ci dato sapere,
per la sua appartenenza alla corrente filo-ateniese, ad un conoscente di Atene. La
situazione della citt della Calcidica tesa: forse solo Mnesone stesso potrebbe
evitarne la defezione da Atene, qualora riceva il sostegno di Atene, a fargli ottenere il
quale Socrate mobilita il destinatario del biglietto. Lepistola 3 esprime, dunque, la
preoccupazione per le sorti di Anfipoli e le conseguenze derivanti ad Atene. Se a
questo punto si concludesse che loggetto della rappresentazione sia la notevole
capacit di previsione del filosofo Ateniese, non si coglierebbe completamente n
lintenzione dello scrittore, n la funzione dellepistola. Secondo il nostro parere

46

Come rileva giustamente Sykutris 1933, 27, la situazione totalmente fittizia e non avrebbe
senso interrogarsi a quali disordini effettivamente si riferisca Socrate. Su Fedone, cfr. infra i
rimandi bibliografici n. 5 p. 232. Su Cherefonte, destinatario dell'epistola 3, 6 e 7, cfr. Natorp
1899; Giannantoni 1990, II 632.
47

423 a. C., cfr. Khler, 95.
48
Mc. correzione di Hercher 1973 per Ac. dei codici (C ha 0c.) mai
attestato - al contrario del nome proposto da Hercher.
185
infatti, lo scrittore sarebbe qui interessato a dipingere il protagonista della raccolta di
lettere intento a fornire una profezia: la lettera costituirebbe, cio, una prova di quanto
accennato di sfuggita nella prima epistola, a concludere il racconto della ritirata
presso il Delio (1. 10, 93-94):

l``i :: si. .:.i v,:uci :.. . iv3c:. :.:ics u
):u .

Molte cose che sarebbero accadute ho, inoltre, predetto in privato ad alcuni per
ammaestramento del dio.

Critobulo che sceglie di dedicarsi alla politica invece che alla filosofia la figura
centrale dellepistola 4. In lui si pu vedere un esempio positivo, opposto a quello
negativo offerto nellepistola 1 da chi, preso dalla smania di potere, pretende di
governare gli affari di Atene, pur non essendo fornito delle necessarie qualit e
capacit: al contrario di quelli egli coltiva infatti la cultura necessaria per svolgere
tale compito, apprendendola dai migliori maestri.
49


3. 3. Epistole 5 e 7: la legittimazione storica dellepistolario

Mentre le epistole 1 e 6 erano dedicate solamente alla trasmissione del messaggio
50
e
le lettere 2-4 ad un ritratto del protagonista coerente ai princip esposti nelle lettere-

49
Cfr. 4, 4-7, A.c:i. u v :s:.i iuci vi.::.i si.
u),c: :s`:;:i. . . si.c c:: :: u :v.:uc. .
:s..i. A)c., si. v``. iu. si. v i :uc. .s:...
Sceglier, dunque, leducazione che a quella si conviene e per guidarlo si prender il
migliore di tutti: in questi tempi, i maestri pi in vista risiedono ad Atene come stranieri e
molti di loro hanno familiarit anche con noi. Su Critobulo, cfr. Giannantoni 1990, II 634. Il
destinatario, come ipotizza ragionevolmente Sykutris 1933, deve essere il padre Critone, su
cui cfr. Stenzel 1922.
50
Come visto, lepisodio della battaglia del Delio fa parte integrante dellargomentazione e
non svolge quindi funzioni documentarie.
186
manifesto, la realt storico-politica coeva a Socrate ad essere oggetto dellinteresse
tanto nellepistola 5 (Socrate scrive a Senofonte in procinto di prendere parte alla
spedizione di Ciro), quanto nella 7 (Socrate scrive a Cherefonte, riguardo alla
situazione di Atene sotto i Trenta tiranni). E chiaro che, come nelle epistole 2-4,
anche nelle epistole 5 e 7 la condotta di Socrate viene mostrata ispirata ai presupposti
filosofici gettati nelle lettere 1 e 6: non condividiamo tuttavia il parere di Sykutris
1933, 44 e Dring 1979, 112, i quali individuano proprio in questa rappresentazione
lo scopo esclusivo anche di queste epistole.
La peculiarit condivisa da entrambe le lettere risiede nel fatto che Socrate appare
impegnato a dipingere spaccati della situazione interna ad Atene, con relativi
riferimenti ai riflessi dellintera politica greca su di essa: linteresse dello scrittore
dunque quello di mostrare Socrate interessato alle circostanze concrete nelle quali si
trova a vivere. Lattenzione non tuttavia puntata semplicemente sul rapporto di
Socrate con le circostanze stesse, ma sulla cura con la quale il filosofo ne d notizia.
La funzione delle due epistole allinterno della raccolta dunque quella di garantire
verosimiglianza storica alla raccolta stessa, soddisfacendo le aspettative dei lettori:
impossibile che Socrate non avesse scritto alcuna lettera riguardo ad avvenimenti dei
propri giorni in particolare considerazione del periodo cruciale per la storia greca
che ha fatto da sfondo alla sua vicenda umana. Ecco dunque la necessit di inserire,
fra le epistole puramente filosofiche, delle missive che dovevano sembrare dettate
dagli eventi concreti: questo, con lo scopo di rendere la collezione di lettere
maggiormente credibile, evitando di appiattire Socrate ad una pallida figura di saggio
ideale e facilitando, al contempo, il processo di identificazione presupposto delle altre
lettere. In accordo con limpostazione generale mirante ad unestrema concretezza gi
rilevata durante lanalisi condotta sul messaggio delle epistole, Socrate doveva
apparire come un uomo comune alle prese con concreti avvenimenti storici e la sua
virt doveva dunque risultare raggiungibile da qualsiasi lettore.
187
4. Le fonti delle epistole di Socrate e le differenze rispetto alle altre epistole del
corpus

Oltre ad essere ben distinte dalle epistole ciniche, le Socratis Epistolae mostrano
decisive differenze anche rispetto alle Socraticorum Epistolae. Oltre alle diversit a
livello stilistico sottolineate da Sykutris 1933, 109-112 che rendono inverosimile
lattribuzione del resto dellepistolario al medesimo autore delle prime sette
epistole
51
, anche il fine osservato come proprio per le lettere di Socrate e la modalit
di utilizzazione delle fonti differiscono dalle altre 28 lettere che hanno dato origine
allintera raccolta.
Per quanto riguarda lintenzione, andr osservato che nessuna sezione delle lettere dei
Socratici rivolta alla persuasione e che in nessuna si trova propagandato un
messaggio: le altre sezioni contengono, come si avr modo di osservare, o testi di
semplice intrattenimento letterario (epistole 8-26), o falsi forgiati al fine di sostituire
della corrispondenza ormai perduta (epistole 27, 29-34), raccolti intorno ad
unepistola politica caratterizzata da un certo grado di autenticit (epistola 28). Come
si dunque ampiamente dimostrato, le prime sette lettere sono le uniche epistole
filosofiche dellintera raccolta.
Le epistole di Socrate si dimostrano diverse dal resto dellepistolario anche a livello
di utilizzazione delle fonti. Per quanto riguarda il ruolo della fonte nella nascita
dellepistola, si pu osservare che, a differenza delle altre sezioni, il problema in
questo caso del tutto secondario. Sebbene infatti le epistole 1, 5 e 7 condividano con
le sezioni 8-13 e 21-23 la peculiarit di trovare nelle fonti prese a riferimento il
pretesto per la propria scrittura, da notare che il rapporto, descritto dalla fonte, tra
mittente e destinatario dellepistola non aggiunge elementi significativi alla
comprensione del messaggio, al contrario dei casi costituiti dalle sezioni appena
ricordate, dove il dato di partenza fornito dalle testimonianze sulle relazioni fra
mittente e destinatario chiave fondamentale per entrare nel complesso gioco di
accenni e allusioni presente nelle epistole. Le epistole di Socrate si differenziano

51
Ricordiamo che le Socratis Epistolae vanno datate al I sec. d. C.; le Socraticorum Epistolae
al III sec. d. C.
188
dunque tanto dalle sezioni sopra ricordate, quanto, e a maggior ragione, dalle sezioni
caratterizzate dalla presenza di epistole che trovano nelle fonti non un semplice
pretesto per la propria scrittura, ma una notizia positiva della propria esistenza
(epistole 27-34).
Per quanto riguarda laltro criterio che caratterizza il rapporto con le fonti, ovvero, se
sia necessaria o meno la conoscenza da parte del lettore dei luoghi che costituiscono
la fonte delle epistole da notare una profonda differenza tanto rispetto alle sezioni 8-
13 e 21-23, quanto rispetto al nucleo 27-34. Se per la completa fruizione di queste
ultime epistole il rimando alla fonte si rivela infatti necessario, nelle epistole di
Socrate listituzione di questo rapporto ha importanza relativa: il riconoscimento da
parte del lettore del passo preso a riferimento dallo scrittore aggiunge naturalmente
completezza alla lettura, ma la trasmissione del messaggio si rivela altrettanto
efficace anche senza fare obbligatorio riferimento alla fonte. Questa particolarit
condivisa anche dalle epistole 14-20 e a questa sezione le lettere di Socrate sono
avvicinate dallutilizzazione estensiva di passi di Platone e Senofonte
52
. Va tuttavia

52
Riportiamo lelenco delle fonti per le epistole 1-7 ordinate per autore. Epistola 1: Arist.,
Rhet. 2. 23, 1398a 24-26 (Socrate da Archelao). Diog. Laert. 2. 25 (Socrate e gli inviti dei
potenti); 2. 74 (Socrate e le ricchezze spontaneamente offerte dagli amici). Pl., Alc. I 117d e
119 d (la necessit di conoscere a fondo le proprie professioni); 124c (il dio tutore di
Socrate); Ap. 19e (linsegnamento dietro compenso dei sofisti); 21a (la domanda di
Cherefonte a La Pizia); 28e (il senso del dovere di Socrate sul campo di battaglia e nella
pratica filosofica); 30e e 31 a (il compito di Socrate ad Atene); 31d (la voce del demone);
Gorg. 470d (Archelao di Macedonia come uomo infelice); Lach. 181b (lepisodio del Delio);
Prot. 313c (i sofisti come semplici venditori). Xen., Ages. 4. 4 (la riconoscenza degli amici);
Apol. 17 (il rifiuto delle ricchezze); Cyr. 1. 6, 2 (una vita guidata dal consiglio divino); De
vect. 6. 2 (la citt si serve del consiglio degli oracoli); Lac. Resp. 8. 5 (Sparta obbediente agli
oracoli); Mem. 1. 1, 10 (lattivit di Socrate aperta a tutti); 1. 1, 4 (il demone di Socrate); 1. 2,
1 (la temperanza di Socrate); 1. 2, 6 (contro i venditori di sapienza); 1. 2, 5 (lodio per le
ricchezze); 1. 2, 60 (linsegnamento non retribuito); 1. 3, 4 (Socrate che si serve del consiglio
divino); 1. 4, 16 (le citt pie ricevono laiuto divino); 1. 6, 13 (linsegnamento dietro
compenso dei sofisti); 1. 6, 15 (Socrate maestro di politici); 1. 7, 3; 2. 6, 38; 3. 11, 16; 4. 2, 6
(la necessit di conoscere la propria professione); 4. 2, 9 (la maggior importanza della cultura
189
notata la profonda raffinatezza del riutilizzo operato dalle lettere di Socrate, rispetto a
quello, piuttosto elementare, presente nelle altre epistole: da una parte, le
informazioni su Socrate vengono tessute insieme, al fine di creare una rilettura,
ispirata ai princip cardine del messaggio, del filosofo ateniese, dallaltra, le
argomentazioni di Socrate presenti, per la maggior parte, nella fonte vengono
reinterpretate in maniera vivace. Nella sezione ruotante intorno alla morte del
filosofo, al contrario, le parole di Platone e Senofonte vengono semplicemente
rivestite dellabito epistolare e le lettere si trovano di conseguenza ad essere costituite
da semplici giustapposizioni di passi pi o meno ampi
53
.

rispetto al denaro); Oec. 2. 4 (le ricchezze di Socrate bastano ai suoi bisogni). Epistola 2: Pl.,
Ap. 20e. Epistola 3: Diog. Laert. 2. 22 (Socrate a Potidea). Epistola 4: Xen., Mem. 1. 3, 8
(Critobulo). Epistola 5: Xen., An. 2. 5-6 (linizio della spedizione). Diog. Laert. 2. 49-50 (il
consiglio di Socrate sulla spedizione). Epistola 6: Pl., Phaedr. 229a (Socrate scalzo); Symp.
220a (la resistenza di Socrate al freddo). Xen., Mem. 1. 2, 1 e 1. 2, 7 (amici bene pi prezioso
del denaro); 1. 2, 8 (la fiducia nei confronti degli amici); 1. 6, 1-10 (il dialogo con Antifonte);
1. 6, 13 e 2. 4, 2 (limportanza degli amici); Oec. 1. 22 (la difficile dipendenza dalle
ricchezze). Epistola 7: Diog. Laert. 2. 24 (Socrate sostenitore dei democratici; lepisodio di
Leone di Salamina). Xen., Hell. 2. 3, 41 (lintenzione degli Spartani nel consegnare Atene ai
trenta tiranni); 2. 3, 44 (lamicizia dei Tebani nei confronti degli esuli democratici ateniesi);
Mem. 1. 2, 32-33 (Socrate e i Trenta); 1. 2, 35 (lo scontro con Caricle). Pl., Ap. 21a e 32c sgg.
(lepisodio di Leone); Ep. 7 324 e (Socrate e i Trenta Tiranni).
53

Non vediamo la ragione per non credere, come vorrebbe invece Dring 1979 n. 1 p. 114, ad
una conoscenza diretta dei passi di Platone e Senofonte da parte del nostro autore.
190
1
5
10


191















Lettere di Socrate

I
<Socrate a Archelao>
1

(1) Mi sembra che t u non comprenda bene il mio pensiero non mi avresti, infatti,
scrit to una seconda volta promettendo di darmi pi denaro: sembra anzi che t u nutra il
sospet to che Socrat e, come gli altri sofist i, sia una specie di venditore di cult ura e
abbia scrit to la prima risposta, non perch avesse semplicement e preso una
decisione
2
, ma per ottenere pi del compenso da te allora offerto
3
. Ora, poi, ti
impegni in promesse eccessive e credi che, con il gran numero di doni, farai in modo
che io abbandoni la vit a che conduco ad Atene e venga da te: tuttavia, non del tutt o
giusto vendere i discorsi di filosofia ed , per giunta, cosa a me del t utt o aliena
4
.

(2) Da quando infat ti mi sono dedicato alla filosofia per ordine del dio,


192
15
20
25
30


193

non mi si pot r sorprendere ad aver accet tato nulla da nessuno: anzi, tengo
5
le
mie discussioni di fronte a t utti, ed sempre possibi le ascoltare o t irare
dir it to
6
. E nemmeno prat ico la filosofia a porte chiuse, come si racconta di
Pit agora, n mi reco tra la fol la ed esigo del denaro da chi vuole ascoltar mi,
cosa che hanno fatto alt ri in precedenza ed alcuni tuttora fanno. Vedo, infatt i,
che di beni sufficient i ne ho anche per cont o mio, mentre quelli superflui, non
trovo a chi affidarli, una volta presili
7
: non conosco, infatt i, nessuno pi
affidabile di quelli che vogliono darmeli.

(3) Se cost oro li considero inaffidabili, non sembrer che ragioni bene
effet tuando un deposito presso di loro: da part e di persone oneste, invece, mi
possibile prendere anche senza dare nulla. Non saranno, infat ti, custodi
affidabili del denaro, ma privi di benignit; n, pur ast enendosi dal sottrarre
ci che presso di loro depositato, permet teranno poi che si viva di stenti a
causa degli interessi su quello che ci hanno prestato, sebbene in precedenza
abbiano preso presso di loro il nost ro deposito, senza garantire int eressi. In
breve: normale che, se sono amici, ci concederanno molto anche dei loro
beni, ment re se non lo sono tenteranno di t oglierci qualcosa anche dei nost ri.
Io poi non passo il mio tempo a badare al denaro:

(4) mi meraviglio invece anche degli altri
8
, i quali dicono di arricchirsi per s
st essi, mentre sembra che in base ai guadagni approvino
9
s st essi e, ment re
trascurano la cultura, si prendono cura del profitt o. Perci, vengono ammirati
per la loro ricchezza, ma derisi per la loro ignoranza

194
35
40
45
50
55


195

e sono rit enuti fel ici per t ut to eccetto che per loro stessi. E come fa a non essere
spaventoso quest o: rit enere, cio, cosa vergognosa quando sembra che si viva alle spal le
di un amico e non voler nemmeno esistere come unappendice di altri e parassita dei
beni alt rui, ma non vergognarsi, daltra parte, di sottoporsi per il denaro proprio a questa
medesima condizione? O non sappiamo, forse, che , s, i ricchi vengono onorati per la
loro ricchezza, ma anche che, una volt a girat a la sorte, vivono nel disprezzo pi
complet o?

(5) Perci non godono a venire onorat i - lonore infatt i non lo ricevono per loro st essi -
ma si affliggono, piuttosto, quando vengono disprezzat i: la cosa che infat ti si disprezza
e ci per cui vengono denigrat i sono proprio loro.
In primo luogo, dunque, non hai riflett uto bene se pensavi che Socrate avrebbe fat to per
denaro
10
qualcosa che per lui non sarebbe stat o corretto fare nemmeno grat uit ament e.
E, inoltre, non hai considerato questo: che qui mi tratt engono molte cose e, prima fra
tutt e, i doveri nei confront i della mia patria. E non st upirti se affermiamo di provvedere
ad alcune necessit della pat ria, per il fatto che non mi si ritrova n come strat ego n
sulla t ribuna.

(6) Per prima cosa rit engo, infatt i, che ciascuno debba esporsi nella misura in cui pu
giovare alla patria. Fare di pi o di meno non in suo pot ere: questo dipende da altre
cause, quello invece esclusivament e da lui. In secondo luogo, una citt tanto grande non
ha bisogno solo di cit tadini che siedano a consigl io e che la guidino per t erra o anche
11
per mare, ma anche di persone che istruiscano chi si occupa degli int eressi della citt . E
non c da meravigliarsi
12
, infat ti, se, schiacciat i dalla massa dei compit i, alcuni di loro
si addorment ino: costoro avranno bisogno di qualcosa che li svegl i, come un t afano.

(7) Il dio ha prepost o anche me a quest e incombenze. Naturale che mi capit i di risultare


196
60
65
70
75
80


197

scomodo per questo. Ma il dio non permette che si rinunci e lui bisogna proprio
ascoltarlo. Nat uralment e, infatti, conosce meglio lui di me ci che giusto: lui mi
diffid e pure lo avevo in ani mo
13
- dal venire da te e, quando tu mi scrivesti la
seconda volta, me lo viet. Ho t imore a disobbedirgli considerando saggio, a questo
riguardo, anche Pindaro, il quale dice: Quando un dio most ra il principio, in ogni
azione la ret ta strada porta alla virt e il termine pi bello. Il suo iporchema,
infat ti, suona pressappoco cos.

(8) Anche da molt i altr i fra i poeti molte cose sono state dett e
14
riguardo agli dei ed
anche che le azioni condott e secondo il loro volere riescono per il meglio, mentre
quelle contro il dio rimangono prive di frutto per chi le ha compiute. Noto poi che
anche le pi assennate fra le citt greche interrogano, in qual it di consigliere, il dio
di Delfi e quante agiscono obbedendogli, si sono arrecate giovamento, quante
invece non gli danno ascolto, hanno perlopi subito danni. Non proverei nessuna
meraviglia se tu non credessi al le parole riguardo al mio demone. Gi alt ri infat ti
hanno avuto nei miei r iguardi quest o at teggiamento, e non in pochi.

(9) In moltissimi, per, mi hanno dato ascolto
15
in occasione della battaglia del
Delio. Facevo parte anchio dellesercit o e combattevo insieme a tutt a la cit t uscit a
in massa: durant e la fuga eravamo in molti a rit irarci insieme e mentre ci
appressavamo
16
ad un guado mi si present il solito segno. Mi fermai, dunque, e
dissi: Amici, mi sembra che non si debba seguire questa

198
85
90
95
100
105


199

st rada: mi si infatt i manifestat o il demone, la voce. I pi, adiratisi come
17
se stessi
scherzando in un frangente sbagliato
18
, proseguivano per quella strada: solo in pochi
mi diedero ascolt o e si volsero insieme a me nell a direzione opposta. Giungemmo a
casa sani e salvi. Per quanto riguarda gli altri, invece, uno di loro arriv e disse che
erano t utt i morti. Si erano, infatt i, imbatt ut i nella cavalleria nemica di ritorno
dallinseguiment o: contro quest a avevano, a tutta prima, combat tuto, ma poi,
circondat i da forze preponderant i, cedendo e incalzati da ogni parte erano tutti caduti.
Quello che aveva riferito ci mor per le ferite salvando solo lo scudo
19
.

(10) Molte cose che sarebbero accadute ho, inolt re, predet to in privat o ad alcuni per
ammaest ramento del dio.
Tornando a te: hai promesso di donarmi una parte del tuo pot ere di re ed insist i
20
affinch io mi rechi da te, non per vivere in condizione di suddito, ma, al contrario,
per comandare tutti e anche te stesso. Io t i rispondo che non so comandare
21
e che
non preferirei regnare non sapendolo fare piuttosto che governare una nave non
essendone in grado. Sono anche convinto che, se anche gli altr i uomini fossero cos
dispost i, i mali nella vita sarebbero minori. Ora, invece, la t emerit degli ignorant i
mett e mano a cose che non conoscono e le
22
trascina in t ant a confusione: per questo
mot ivo, il loro ardire ha reso il peso della sort e ancora maggiore e ha accresciuto il
suo arbit rio per mezzo della loro stupidit .

(11) E nemmeno questo mi sfugge: naturalment e, da re si gode di maggior prestigio e
di maggior attenzione che da privat i cit tadini. Ma, come non deciderei di mont are a
cavallo pr ivo dellart e di cavalcarlo, ma mi basterebbe andare
23
a piedi, anche se
dovessi risultare molto pi umile di un caval iere, allo st esso modo ragiono riguardo
alla condizione di re e quella di privat o cit tadino: mai bramerei, spint o dal desiderio

200
110
115
120
1
5


201
di cose pi grandi, pi i llustri sventure. Sembra che i pri mi che narrarono il mito di
Bellerofonte abbiano voluto alludere ad un precett o simile a questo.

(12) A mio parere infatti, non perch desider una posizione pi elevata, ma perch si
accinse ad imprese troppo grandi per lui ebbe, in seguito a ci, sventure. Infat ti,
tradito nella sua speranza, trascorreva il resto della vita vergognosamente olt raggiato,
ritiratosi in solitudine a causa del biasimo che gli si riservava nelle citt e avendo
perso i propri fondament i: non quelli che intendiamo comunemente noi, ma la libert
di parola, per mezzo della quale la vita di ognuno viene corrett a. Quest e cose dunque
si medit ino cos come piace ai poet i. La mia seconda risposta lhai ormai ascoltat a:
non ho int enzione di barat tare la mia vita di qui, che considero migliore, con quella di
l. Non daccordo nemmeno il dio, di cui, fino ad ora, mi sono servit o come mio
consigliere e tutore.





II
Socrate <a Fedone>
1


Quanto abbiamo a cuore Cherefonte tu non lo ignori. Quest i st ato scelto dalla citt
come ambasciatore per il Peloponneso e presto potrebbe giungere anche da voi.
Lospit alit certo facile a trovarsi per un filosofo: il viaggio, tuttavia, pericoloso,
soprattutto a causa dei sommoviment i che in quest o moment o si stanno l verificando.
Se provvederai a quest i problemi, salverai il nostro amico e ci farai cosa
est remamente gradita.


202
1
5
10
1
5


203

III
<Socrat e a Cherefonte>
1


Mnesone di Anfipoli mi fu presentato a Potidea. Quest i ora, esil iato dai suoi
concittadini, sta venendo ad Atene per rivolgersi allassemblea. L, infatt i, la
sollevazione ormai iniziata, sebbene non sia ancora evident e. Rit engo, tuttavia, che
in non molto tempo divent er palese. Se lo accoglierai, aiuterai una degna persona e
gioverai ad entrambe le citt : ad Anfipoli, perch non rischi di subire, una volt a che si
sia ribellata, un danno irreparabile, e ad At ene, affinch non abbia problemi con
Anfipoli, proprio come ora a Potidea, dove vicina a soccombere
2
.





IV
<Socrate a Critone>
1


Ho incontrato Critobulo e mi sono dat o a richiamarlo al la filosofia: mi sembra,
tutt avia, che abbia deciso di darsi, piutt osto, alla polit ica. Sceglier, dunque,
leducazione che a quella si conviene e per guidarlo si prender il migliore di tutt i: in
questi tempi, i maestri pi in vist a r isiedono ad Atene come st ranieri e molt i di loro
hanno familiar it anche con noi. Quest o, dunque, riguardo a lui. Per quant o riguarda
me, Santippe e i bambini stanno bene: io me la passo come quando ceri tu.

204
1
5
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15
20
1


205
V
<Socrat e> a Senofonte
1


(1) Ci giungeva not izia che eri giunt o a Tebe, e che avevi trovato Prosseno pronto a
dir igersi in Asia per unirsi a Ciro. Se le i mprese a cui tu aspiri siano fort unat e, lo sa
solo dio, dato che gi alcuni At eniesi prendono a biasimarle: non sembra
2
loro giust o,
infat ti, che gli Ateniesi aiut ino Ciro, a causa del quale sono stati privati del potere
dagli Spart ani, n che combatt ano per lui dopo essere stat i sconfitt i per opera sua. Non
mi meravigl ierei dunque se, in seguit o ad un colpo di stato, alcuni si daranno
deliberat ament e a calunniarti: anzi, quant o pi brillant emente posso immaginarmi il
corso delle operazioni laggi, t ant o pi ritengo che cost oro ti daranno cont ronon mi
sono ignote infat ti le nat ure di alcuni.

(2) Ma noi, dat o che una volta ci siamo pur offerti per questo compito, comportiamoci
da valorosi
3
, richiamando alla memoria t utt o ci che usavamo dire r iguardo al valore
ed annoverando il mot to n la st irpe dei padr i svergognare fra i migliori cantat i dal
poet a. Sappi che in guerra c bisogno soprattutto di quest e due doti: forza e
disint eresse per il denaro. In virt di questultimo, infatt i, diventiamo cari ai nostri
concittadini, mentre, grazie alla forza, diventiamo avversari t emibi li per i nemici. Di
ent rambe queste qualit disponi degli esempi appropriati.


VI
<Socrat e a Cherefont e>
1

(1) Dei due forestieri mi sono occupato come mi chiedevi e ho procurato loro chi l i
sost err in assemblea, incaricando uno dei nostri amici:


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cost ui ha det to che si sarebbe prestato ben volentieri perch vuole far cosa gradit a anche a
te. Venendo poi al denaro e a ci che mi scrivevi per celia, non per nulla cosa st rana che
alcuni si sforzino di capire, in primo luogo, perch, mentre gli altr i si sono affannat i per
raggiungere la ricchezza, io scelga di vivere povero, e poi, perch, pur avendo la possibilit
di ricevere molt i beni da parte di molti, io di mia volont rifiut i non solo i doni degli amici
vivi, ma anche tutte le sostanze che mi lascino quelli mort i: non c da meravigliarsi che
una persona dot at a di una simile disposizione venga considerata pazza dagli altri.

(2) Non bisogna per considerare solo questo aspetto, ma anche il resto della mia condott a
di vit a e
2
, se risultiamo
3
different i nel modo di soddisfare i bisogni del corpo
4
, non stupirci
se lo siamo anche per quanto riguarda il modo di procurarci da vivere. A me, dunque, basta
mangiare i l cibo pi frugale possibile ed indossare la st essa veste destat e e dinverno; di
calzari poi non mi servo per nulla. Non bramo gloria polit ica, se non quella che mi
proviene dallessere assennat o e giust o. Quelli che, invece non tralasciano nessuna
ricercatezza nel proprio tenore di vita, cercano vesti diverse da indossare non nel corso
dello stesso anno, ma addiritt ura nello stesso giorno e concedono molt o ai piaceri proibit i.

(3) Inoltre, allo stesso modo in cui chi ha rovinato il colorito nat urale del la propria pelle si
trucca con t int e post icce, anche costoro, una volt a dist rutt o il loro vero buon nome i l
quale, naturalment e, grazie alla virt c in chiunque
5
si rifugiano in quello proveniente
dalladulazione e cercano di crearsi una buona reput azione tra le folle a forza di doni e
banchett i aperti a t utt i. Perci, rit engo normale che a costoro capit i di avere molt i bisogni:
infatti, n possono vivere con poco, n vogliono che gli altri ricevano di pi se non
vengono loro stessi ripagat i dalladulazione. Riguardo ad entrambe queste alt ernat ive la
vit a mi va egregiamente: e, se non cogliessi pienament e la verit, non avrei lardir e di
affermarlo. Perch, so con certezza che questa mia verit sono le persone migl iori













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209

a ritenerla super iore, ment re quella degli altri la massa a far lo.

(4) Riflett endo poi sovent e sulla condizione divina, secondo quale criter io sia felice e
beata, ho concluso che supera la nost ra per il fatto che non ha bisogno di nulla.
Quest o , infatt i, segno di una natura superiore: non laver bisogno di molto per
essere in grado di trarre godimento
6
. E dunque, come maggiorment e saggio chi si
rende simile al pi saggio, cos pi felice chi si avvicina il pi possibi le allessere
beato. Se fosse la ricchezza a renderlo possibile, allora bisognerebbe scegliere la
ricchezza: ma dato che chiaramente solo la virt ad assicurarlo, sarebbe sciocco
lasciare da parte il vero bene per inseguire quel lo apparent e.

(5) Dunque, che la mia situazione non sia cos superiore a quellalt ra non si
riuscirebbe facilment e a farmelo credere. Venendo ai figli - cosa di cui, a quanto
affermi, bisogna ben preoccuparsi t utt i possono sapere come io la pensi riguardo a
loro. Unico principio del la felicit io rit engo lessere saggi. Chi invece non partecipa
della saggezza ma crede nelloro e nel largento, in primo luogo, non ha ci che crede
di possedere. I n secondo luogo, t anto pi misero degli alt ri nella misura in cui un
altro, obbligato dalla povert, anche se non subito, un giorno metter pure giudizio;
lui, invece, un po trascurando la vera ricchezza nella convinzione di essere felice, un
po corrotto
7
dallabbondanza, olt re a ci che gi non riusciva a possedere, si ritrova
ad essere st ato per di pi privat o di una solida speranza, per il futuro, anche di beni
veramente umani
8
.

(6) Non possibi le per una persona simile salvarsi accedendo alla virt : trattenuta
dalladulazione di uomini terribili a frequent arsi, impastoiato dalla malia dei piaceri
che, scagliandosi tutt i sullanima attraverso ogni organo di percezione, scacciano
qualsiasi buona e saggia capacit di giudizio
9
. Che motivo c, dunque, di lasciare ai
figli mot ivo di st olt ezza piuttosto che concedere loro un presupposto di educazione,

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quando poi possiamo rendere loro chiaro
10
non solo a parole, ma anche con i fatti, che hanno
in loro stessi le loro speranze e che, se non diventano virtuosi, non loro concesso neppure
vivere, ma moriranno miseramente uccisi dalla fame, pagando la punizione che si addice
allaccidia?

(7) La legge, infatti, prescrive che il figlio sia mantenut o dai genitori fino al la maggiore et.
E voi - potrebbe rinfacciare ai figli ansiosi di eredit are uno di quelli che mirano alla fama
polit ica - non pensate a staccarvi da me nemmeno quando sar morto? Mi chiederete di
sost ent arvi, voi vivi a me morto, e non vi vergogneret e di vivere una vita pi inutile della
morte? Echiaro: pensate che le mie sost anze siano pi che sufficienti per altri anche dopo
che sar morto, mentre le vostre non vi bast eranno nemmeno per la durat a della vost ra vita.

(8) Costui, dunque, parler in questo modo brusco ai figli, aggiungendo a quella che si usa in
assemblea la t ot ale libert di parola che possiede un padre
11
. Per quanto riguarda le mie
sost anze, se si calcolano, risult ano alquanto modeste: se si considerano concretamente,
invece, emerge che non sono molt o distant i da quelle dei ricchi. Perch, non oro lascer
12
ai
miei figli, ma un bene pi prezioso delloro: dei buoni amici. Se li t erranno da conto, non
mancher loro nulla di necessario: se, invece, gestiranno male i rapporti con loro, chiaro
che amministreranno molt o peggio le sostanze.

(9) Se osservando la negligenza di alcuni ritieni che la mia sia una sciocca convinzione,
considero in primo luogo quest o: non t ut ti hanno lo stesso atteggiamento nei confront i degli
amici c chi se ne prende cura anche dopo la loro morte. In secondo luogo, i nost ri amici,
nat uralmente, fanno part e di quest i ulti mi, dat o che non hanno intrapreso il rapporto di
amicizia con noi in modo volgare, n da poco tempo, ma da molt o si giovano del nost ro aiuto
non meno che noi del loro. In relazione ad un beneficio di breve durat a
13
nat urale che
anche la r iconoscenza sia breve: i favori che, invece, contano molti anni generano una
riconoscenza pari a tutto laiut o ricevut o.

(10) Presagisco, dunque, che i miei benefici appariranno ai miei amici miglior i in et
avanzat a: e non mi faccio nemmeno pagare da loro per questo mot ivo, perch non c alt ra


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ricompensa che lamicizia degna della filosofia e poi per il fatto che non nutro
preoccupazioni per le mie sostanze come i sofist i. I miei insegnament i, infatti, con la
vecchiaia ringiovaniscono
14
ed amano essere esaminat i proprio in et avanzata
15
. Per
questo, da chi li ha appresi vengono apprezzati molt issi mo proprio in quel per iodo
della vit a e il padre che li ha generati oggetto di stima: da vivo egli gode di
considerazione, da morto onorat o della memoria e, se ha lasciato qualcuno dei
familiari, gli amici se ne prendono cura come figl i o frat elli
16
, dimost randogli tutt a la
loro benevolenza, legat i
17
a lui da un vincolo di parent ela diverso da quello
sussist ent e per natura.

(11) Non sarebbero, dunque, capaci nemmeno se lo volessero di t rascurarlo se fosse
in difficolt , proprio come non siamo in grado di ignorare i nostri parent i di sangue. Il
vincolo di parent ela propr io dellani ma, infat ti, proprio come un fratello nato
18
dallo
st esso padre di quello sussistente per natura, li obbl iga ad aiut are il figlio del defunto,
port ando alla memoria suo padre e facendo ricadere disprezzo su un loro event uale
disinteresse nei suoi confront i. Considera, dunque, se ti sembra ancora che io gestisca
male i miei interessi o non mi dia pensiero che i miei figl i
19
, una volta che io sia
morto, non pat iscano la mancanza di nulla di necessario: io, infat ti, non lascio loro
ricchezze, ma chi si prender cura tanto di loro, quanto di quelle ricchezze.

(12) In verit , non si raccont a di nessuno, fino ad oggi, che sia diventato migl iore in
virt del denaro. Il buon amico, invece, anche per la seguente ragione preferibile al
pur prezioso oro: perch non aiuta tutti quelli che lo desiderano, ma solo gli amici
migliori e non giova solo alle necessit della vit a, ma anche allani ma stessa
dellamico, spingendola i l pi possibile a conseguire la virt, senza la quale non c
vant aggio alcuno nel le cose umane. Esamineremo quest e cose con precisione anche
quando ci t roveremo di persona: per quanto riguarda ci che ora domandi,
sufficiente aver risposto brevement e anche con ci che abbiamo detto.


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VII
<Socrate a Cherefonte>
1

(1) Non c da meravigliarsi delle richiest e che avanzi per lett era: supponi, infatt i,
che lopinione che nut rivano nei nostri riguardi i Trenta quando ti trovavi in citt sia
la stessa di ora che non ci sei
2
. Dopo la tua fuoriuscit a, t utt avia, mi capit di
incorrere subito nel loro sospet to e giunse loro voce che la tua fuga non era
avvenut a senza la collaborazione di Socrate. Pochi giorni dopo, mi mandarono a
chiamare e mi condussero alla Rotonda per riprendermi a riguardo: nonost ant e
negassi, mi ordinarono di andare al Pireo ed arrestare Leone. La loro intenzione,
per, era quella di ucciderlo e prendersi i suoi beni, rendendomi nel contempo
complice del delitt o.

(2) Io mi rifiutavo e dissi, pressappoco, che mai avrei accett at o di essere coscritt o
per unazione ingiust a. Caricle, allora, venut omi vicino part icolarmente adirat o
disse: Pensi forse
3
, caro Socrate, che riuscirai a non subire alcun male, dando
risposte cos arroganti?. Ed io: Ne subir pure molt issimi per Zeus: ma, nessuno
tanto grande, Car icle, quant o quello che subirei compiendo questingiustizia.
Nessuno di loro rispose pi: mi sembra, per, che da quel moment o non nutrano pi
lo stesso atteggiament o nei miei confront i.

(3) Per quanto riguarda voi, chi era l present e raccontava che le cose, fino ad ora,
procedono secondo le intenzioni. Riferivano, infatti, che i Tebani accolsero
volent ieri voi fuggiaschi e che sono pront i ad aiut are con ogni premura chi vuole
rient rare. Alcuni qui t remavano a queste not izie, nonch per il fatt o che anche da
Sparta venivano nuove fra le pi scoraggianti. Chi giungeva di l con gli
ambasciatori diceva, infatt i, di aver const atato che si erano apert i molt i front i di
guerra per gli Spartani
4
e che gli efori erano sdegnati sentendo del disordine di qui:

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rimarcavano il fatto che gli Spartani avevano affidato loro la citt non per dist ruggerla
avrebbero potut o farlo anche loro, in quanto vincitori, se avessero voluto, tanto pi
che gl i alleat i Corinzi e Tebani allora lo caldeggiavano ma perch, instaurando
unoligarchia, governassero in maniera confor me al la loro volont
5
ed
amministrassero la cosa pubblica meglio di quant o avvenisse con la democrazia.

(4) Se le not izie che vengono riferite rispondo a verit e la vost ra situazione quale si
raccont a, si pu ben sperare che, una volta giunti voi insieme ai Tebani e privat i loro
dellaiuto spart ano, le cose qui si mett ano bene
6
. Allo stesso modo, molt i di qui che
7
ora, per paura, se ne stanno buoni, se, daltra part e, le aspet tat ive da voi suscitate si
mostrano in qualche modo un po sicure, lasceranno volentieri la parte dei Trenta.
Non , infat ti, rimasto a costoro proprio nulla di saldo del loro governo, ma tutto
andat o in rovina a causa delle molt e e prolungate ingiust izie: una parte del corpo
civico si , come avete fatto voi, palesemente ribellat a; laltra, invece, qualora prenda
anche una piccola spinta dallest erno, subir il vost ro st esso mutamento. Cosicch,
anche se per t e lo era gi in precedenza, anche ora divenut o chiaro che il peggior
male per le cit t la corruzione dei gover nanti.

(5) Cost oro a tal punt o, evidentemente, si sono ingannat i circa il bene che, nemmeno
vedendo la situazione compromessa, vogliono fermarsi: anzi, con quegli st essi
st rumenti con cui, in precedenza, hanno procurato sconvolgimento pensano di sanare
la situazione, comminando esili, confische di beni e sent enze capitali sommarie. E
non si rendono cont o che sarebbe medico sconsiderato quello che, come cura dell e
malatt ie, prescrivesse la loro st essa causa. Ma la loro condizione irrecuperabile: tu,
invece, agirai ret tament e, se t i occuperai
8
dei t uoi piani. Per quelli di qui, infatt i, la
sola speranza sarebbe quella di essere liberati, qualora voi riusciate ad agire secondo
le previsioni, da un regime eccessivo e duro.

218
Note

Epistola 1

1. E' da integrare <Swkra A:`o>: Arist., Rhet. 2. 23, 1398a 24-26 e Diog.
Laert. 2. 25, riportano l'invito del sovrano di Macedonia, cfr. Sykutris 1933, 13. Il
titolo generale della raccolta (epistole 1-7) riportato da G recita c.siu
:v.c`i. u ).`c)u.

2. Ad ou:, correzione di Hemsterhuys (cfr. Orelli, n. ad loc.) accolta, oltre
che da Orelli, anche da Hercher e dalla Khler, e approvata da Sykutris 1933, n. 1
p. 15, preferiamo, con Allacci, Imhof 1982 e Borkowski, mantenere la lezione dei
codici o.u:. Per o.:o. in senso assoluto, cfr. Xen., Mem. 4. 2, 29.

3. La lezione dei codici, : v. v`:.c. . : :.:: ., necessita di essere
corretta. Alla proposta di Hercher, accettata dalla Khler (con la sola variazione di
:.:: in :::: , cfr. lanonimo curatore della recensione alla Khler, in
BAGB I, Supplment Critique, 93), preferiamo lintegrazione di Hemsterhuys
(cfr. Orelli, n. ad loc.) accolta da Orelli e Borkowski e approvata da Sykutris
1933, n. 1 p. 15 e Imhof 1982 (Allacci riporta il dettato dei codici), : v.
v`:.c.< > . : :.:: .: la soluzione non pu che sembrarci sia
maggiormente economica, sia pi comprensibile per quanto riguarda la genesi
dellerrore.

4. Accogliamo, con una lieve correzione, la lezione della famiglia v, :u)`
so` :c. ( u)` so` :c., v), invece che quella della famiglia g,
accolta dagli editori, u)` so` .o, interpungendo con un
punto in alto dopo :. (per unanaloga interpunzione, cfr. Sykutris 1933, n. 1
p. 15): riteniamo, con Sykutris 1933, loc. cit., lunico a pronunciarsi per la bont
della lezione di v e a proporre la correzione di in <so.>., che il participio
presentato da G in una posizione tuttaltro che usuale (sulla posizione del
participio attributivo, cfr. Khner-Gerth, II 1 461 p. 591 sg.; 464, 8 p. 623-
219
625, in particolare 8 b, ma specialmente 469, 3 p. 658 sg.; Mayser, II 2 64-65
pp. 51-64; 68 p. 81; Schwyzer, II p. 408 sg. BlaDebrunner, 273 p. 223 sg.;
412-413 pp. 339-342) e foriera, anzi, di possibile ambiguit (sarebbe solo il
senso che vieterebbe di riferirlo al destinatario dellepistola), possa essere
considerata una correzione apportata da G sul dettato del suo esemplare, copia, a
sua volta di V (per i rapporti fra i testimoni, cfr. supra pp. 105-111).

5. Scegliamo, seguendo Allacci, Orelli, Sykutris 1933, n. 2 p. 15, Imhof 1982, la
lezione della famiglia v, v.uo., invece di quella della famiglia g, v.u:)o,
preferita da Hercher, Khler e Borkowski: non vediamo, infatti, il motivo per
preferire la prima persona plurale in un contesto nel quale Socrate si esprime
sempre in prima persona singolare.

6. Il dettato delle due famiglie irrimediabilmente corrotto: : v.c .
osu :. : o :. o . : so. (v); : v.c . osu :. : ( D)
o :. . : so. (g). Di qui, i numerosi tentativi di emendare il passo
(lunico a salvare il testo cos com Lobeck, Adnotationes in Phrynicum, 754,
cfr. Hercher, Adnotatio Critica, lxviii: le sue motivazioni non appaiono, tuttavia,
convincenti): : v.c . osu :. o :. . : so. (Allacci,
nelledizione); : v.c osu :. : . so. `: ,:. o :. : .
(Allacci in A, f. 50 r r. 9 a margine e nel commento, p. 139); :v.c .
osu:. o<>:.< > . o o :. <cu> . : so. < >
(Orelli, nel commento); : v.c <so.> . isu:. . :. : si.
(Bremi, cfr. Orelli n. ad loc.: Borkowski accoglie il testo cos come corretto da
Bremi); : v.c .o osu :. o : v.c :.: : osu :. o :. .
: so. (Hemsthertuys, cfr. Orelli n. ad loc.); : v.c . osu :.
o.u . : so. (Stanley, cfr. Orelli n. ad loc.); : v.c `<,c>o
osu :. <v``o> :. : so. (Khler); vo: (o o voc.)
. osu :. <v`>uu . (o <v`uc>., <v:>. .) : so.
(Sykutris); : v.c . osu :. ):`. : so. (L. Castiglioni,
rec. ad Sykutris 1933, BIFC XL, 1934, 219; cfr. anche Castiglioni, rec. ad Khler,
in Gnomon VI, 1930, 219); : v.c . ,:):`. : so. (Castiglioni
220
1938); : v.c [.] <vo:> :. : so. (Imhof 1982). Pi
che a Pl., Ap. 33 a 6-b 2 (:. :: . u `:, so. o :ouu
vo : v.)u. osu:., :. : :: :. : v:c3u: u::.
vv: :)co, u:: oo : `o3o :.o`:,o. `o3o
:: u, o``. so. v`uc. so. v:. vo: :ou :o),
riteniamo che il passo si rifaccia a Xen., Mem. 1. 1, 10 (so. :`:,: :
v`u, . :: 3u`:. : osu:.) e che non sia, dunque, volto a
mettere in luce n la presenza nelluditorio di Socrate di ricchi, quanto di poveri,
(interpretazione privilegiata da Orelli, Bremi, Khler, Sykutris, Borkowski), n la
disponibilit del filosofo (Hemsterhuys, Imhof): siamo convinti, altres, che
laccento sia qui da porre sulla possibilit indifferentemente concessa da Socrate
di partecipare alle discussioni o meno (come Stanley e Castiglioni). Proponiamo,
dunque, di accettare lintegrazione di so. fra : v.c e . (Bremi) e
integrare, inoltre, :. fra osu :. e il resto della proposizione e leggere come
segue: : v.c <so.> . isu:. <:.> : i:. i . : si. .

7. Preferiamo il dettato della famiglia v, corretto e integrato da Sykutris 1933, n. 5 p.
16: . o `o3 voosoo)o. u :u. cs. u::i ,i <. :o vel
:> :c . v.c : (cfr. anche L. Castiglioni, rec. ad Sykutris
1933, BIFC XL, 1934, 219. Di contro, cfr. J. Pavlu, rec. ad Sykutris 1933, BPhW
LIV, 1934, col. 403). Tutti gli editori - con leccezione di Allacci, il quale riporta
nelledizione il testo della famiglia v non corretto, proponendo, nel commentario,
di correggere :c . ,uo. v.c : preferiscono il
dettato della famiglia g, che omette ,o. Lomissione della congiunzione si pu,
tuttavia, spiegare, a nostro avviso, come un semplice intervento di correzione sul
testo dellesemplare di G, dipendente da V (sui testimoni, cfr. supra Introduzione
pp. 105-111).

8. Lespunzione di so. proposta dalla Khler non pu che apparirci immotivata:
preferiamo mantenerlo, in accordo con la totalit degli editori.

221
9. Preferiamo, con Allacci, Orelli, Imhof 1982 e Borkowski la lezione dei codici
o v:: :., invece della correzione di Orelli 1816, 326 accolta da Hercher e
Khler -, o v::.. Per esempi di questuso, cfr. Borkowski, n. ad loc.

10. Preferiamo, con tutti gli altri editori, il dettato dei codici, . o,u.u e non
accogliere la correzione della Khler, a nostro avviso superflua. Sul genitivo di
prezzo (in particolare con o,u.u, cfr. Khner-Gerth, I 378).

11. Scegliamo, in accordo con Allacci, Borkowski e Imhof 1982, il dettato della
famiglia v ( so. soo )o`oo) invece di quello della famiglia g ( soo
)o`oo), preferito dagli altri editori.

12. Manteniamo, insieme ad Allacci, Borkowski e Imhof 1982, u:: dei codd.,
evitando di correggerlo con Stanley (cfr. orelli n. ad loc., seguito da Orelli,
Hercher e la Khler) in u::.

13. Rifiutiamo la correzione di Howald, accolta dall Khler, mantenendo, con tutti gli
editori, 3u`: dei codd.

14. Il dettato dei codici, v``. :: v``o so. o``, non sembra rendere
necessarie correzioni le correzioni generalmente proposte dagli editori (cfr.
Castiglioni, rec. ad Khler, in Gnomon VI, 1930, 219: v``o om. Orelli; v``o
:: v``. si. . i``. testo di Hercher; v``o :: so. . o``.
adnotatio critica di Hercher; v``o :: so. v``. o`` Khler). Gli
unici a conservare il testo dei codici sono Allacci e Borkowski; Sykutris 1933 non
considera la questione.

15. Non vediamo ragione per correggere, seguendo Orelli, : v.c:uco dei codd. in
v.cco: seguiamo, dunque, Allacci, Sykutris 1933, 21, Imhof 1982 e
Borkowski e manteniamo la lezione dei mss.

222
16. Preferiamo mantenere, con Allacci e Borkowski, la lezione dei codici,
limperfetto : ,.:)o e non correggerlo, con tutti gli altri editori e con Sykutris
1933, 21 in : ,::)o, seguendo la proposta di Bremi (cfr. Orelli n. ad loc.).
Riteniamo, infatti, che limperfetto sia pi atto a rappresentare larrivo graduale
del numeroso drappello alla riva del corso dacqua e il conseguente rallentamento
della fuga, in seguito ai preparativi per guadarlo.

17. Accogliamo lespunzione di so. prima di cv::. operata da Hercher e
approvata da Sykutris 1933 e Borkowski (cfr. n. ad loc.).

18. Preferiamo, con Allacci, Orelli, Sykutris 1933, Imhof 1981 e Borkowski lordine
tradito dai mss. (us : : v.::. so. , cfr. anche Castiglioni, rec. ad Khler,
Gnomon VI, 1930, 218) invece di mutarlo in : us :v.::.. si.. ,
seguendo Hercher e la Khler.

19. P
ac
presenta so. dopo o .s: la Koehler e Sykutris 1933, 21 lo accolgono nel
testo. Siamo, invece, del parere che la congiunzione sia una svista a cui pose
rimedio lo stesso Lascaris e conserviamo, con tutti gli altri editori, il dettato dei
rimanenti testimoni.

20. In accordo con tutti gli editori, non riteniamo necessaria lintegrazione del
pronome personale : proposta dalla Khler.

21. I manoscritti presentano :, fra :o)s: o. e o:.. Allacci e Orelli lo
mantengono, mentre Hercher e la Khler lo espungono. Noi, in accordo con
Borkowski, preferiamo la correzione di Sykutris 1933, n. 3 p. 24 di : in .

22. ouo lezione giusta dei manoscritti e va mantenuta, cfr. Allacci, Orelli, Sykutris
1933, n. 3 p. 24, Borkowski. Di diverso avviso Hercher e la Khler che
correggono in ouu.

223
23. Preferiamo accettare la correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 25: .:o. per :. o.
dei mss.

Epistola 2

1. E' da integrare <1o.:.>: Scegliere Senofonte come destinatario (come tutti gli
editori, seguendo il suggerimento di Lascaris: c.si ;:).. :.
:s:. P; anche D ha :.), significherebbe incorrere volutamente in un
non necessario anacronismo (cfr. Bentley 1699; Sykutris 1933, 26 sg.): meglio,
dunque, ipotizzare Fedone.

Epistola 3

1. L'ipotesi pi convincente sul destinatario ci appare quella di Sykutris 1933, n. ad
loc.: di conseguenza, integriamo <so \i.:)..>. I testimoni non
hanno intestazioni.

2. Al testo riportato dalla Khler - e che risale ad Allacci e non ad Orelli, come
indicato in apparato dalleditrice - (.su ::: o v:.s: o.) preferiamo il
testo dei manoscritti (.su ::: o v:.s: o.: P corregge in .su
::: i v:.s:i., riportando poi a margine .su :::
ov:.s:o., soluzione, questultima, riportata da D e gi trovata da Musuro in
C) corretto da Sykutris 1933, n. 1 p. 28 in .su ::: o v:.s: o..

Epistola 4

1. E' da integrare <so |. .>: Dato che Socrate scrive a proposito
dell'educazione di Critobulo, suo padre Critone potrebbe rappresenta un
destinatario verosimile, cfr. Sykutris 1933, n. 2 p. 28 sg. I testimoni non hanno
intestazioni.
224
Epistola 5

1. L'identificazione del destinatario in Senofonte si trova in A: accanto a : .
da integrare <so >. Gli altri testimoni non hanno intestazioni.

2. La correzione di o o. in oc. :. o. proposta da Hercher e accolta dalla
Khler e da Borkowski ci sembra superflua: manteniamo, dunque, la lezione dei
codici, come Allacci, Orelli e Sykutris 1933, 110.

3. Non vediamo la necessit di correggere ,.:)o in ,::)o, come fa Orelli,
seguito da Hercher e dalla Khler.

Epistola 6

1. L'identificazione pi sicura del destinatario appare quella proposta da Sykytris
1933: integriamo, dunque, <so \o.: .>. I testimoni non hanno
intestazioni.

2. Non vediamo la necessit di accogliere la correzione di so :. dei mss. in so. :.
proposta da Allacci (gi in A, cfr. f. 52r r. 9) e accolta da tutti i seguenti editori:
preferiamo conservare il dettato originale e porre una virgola fra so ed :.
(come Borkowski), riferendo, in questo modo allinfinito )ouo:. la particella
o. In accordo con tale scelta anche Castiglioni, rec. ad Khler, Gnomon VI,
1930, 218.

3. Riteniamo superflua la correzione di Hercher di o.:)o in ou:)o e
manteniamo, con Allacci, Orelli e Borkowski la lezione dei manoscritti (a
riguardo, cfr. Castiglioni, rec. ad Khler, GnomonVI, 1930, 218).

4. Accogliamo, con Borkowski, la correzione di Sykutris 1933, 33 di co in
co.s. Altre correzioni sono quelle di Stanley ( o, cfr. Orelli n.
ad loc.), dellanonimo curatore della recensione alla Khler in BAGB 1929,
225
Supplment Critique, 93 (u co) e di Pavlu ( 3o, cfr.
recensione a Sykutris 1933, in BPhW XXXIV, 1934, 401-407).

5. Accogliamo, con Borkowski, lo spostamento di : o: proposto da Sykutris
1933, n. 2 p. 33: so. v . soo uc. o :.:):
:vos. oc. scuo., sos:.. o`). :o
ov``:s:, :.s : o: v:.,.:c)o. :soc, :v. :s
o:cs:.o soo:u,uc.. In V il complemento di origine si trova scritto sul
margine destro del f. 216 v allaltezza della diciassettesima riga, in prossimit
dellinciso, :.s : o: v:.,.:c)o. :soc . Questa posizione ha
fatto s che, da una parte, in B e in A : o: venisse omesso, dallaltra, che
nella famiglia g esso venisse posto, per analogia con il successivo :s
o:cs:.o, fra e o`). :o, dove poi stato sempre edito. Per quanto
riguarda gli altri due interventi proposti da Sykutris, non riteniamo necessaria,
seguendo Borkowski, la prima correzione di v:.,.:c)o. in voo,.:c)o.
(abbondante casistica sulluso del verbo offerta da Borkowski n. ad loc.),
mentre accogliamo, al contrario di Borkowski, la correzione di :. in e :v.: l:
presentato da V potrebbe infatti essere labbreviazione di quella proposizione,
sciolta erroneamente da G (o dal suo antigrafo), correttamente da B (o dal suo
antigrafo).

6. Manteniamo, con i mss. fra u e v`` (u v`` :::
:.. ::. i v`iu:.): la Khler lo omette (u v`` :::
:.. ::. iv`iu:.), mentre Borkowski lo sposta prima di u ( u
v`` :::). La nostra traduzione si discosta, tuttavia, da quella degli
editori che scelgono di mantenere larticolo: Naturae siquidem splendidissimae
proprium id erat, non cum multis indigeret, unde illa accipere posset, in promptu
habere (Allacci); Naturae siquidem excellentissimae proprium id erat,
paucissimis indigere et ad manum habere, quibus fruatur (Orelli); Naturae enim
excellentissimae hoc est, non plurimis indigentem ad quasvis voluptates paratum
esse (Hercher); infatti proprio di una natura superiore a tutte le altre il fatto di
essere pronto a provare gioia senza aver bisogno di molto (Giannantoni 1971).
226
Medesima linterpretazione della frase data sia dalla Khler (Das war immer das
Zeichen einer glnzend angelegten Natur, wenig zu bedrfen und doch bereit zu
sein, su genieen), sia da Borkowski (Denn als Kennzeichen der herrlichsten
Naturanlage gilt immer schon jene Fhigkeit zum Genu, ohne viel ntig zu
haben), il quale, tuttavia sembra lunico a rendersi conto che la negazione,
precedendo larticolo, avrebbe negato non v``, ma linfinito sostantivato
(: . ::.), e, per rimanere fedele allusuale interpretazione, prepone
alla negazione larticolo. Siamo dellidea, tuttavia, che u debba negare
: . ::.: linfinito sostantivato, infatti, non unepesegesi di :s:. e
descrive, al contrario, la disposizione opposta a quella della divinit, gi
tratteggiata dalla proposizione precedente ( :: ::.c)o. ou
u v:3o``o o) e richiamata da :s:. e dallimperfetto (riferiti
regolarmente a un concetto gi espresso, cfr. Khner-Gerth II 1 383, 5 p. 145
sg.; 467, 12 p. 649 sg.; Schwyzer II 209; 279; Blass-Debrunner-Rehkopf, 330 p.
271).

7. A ):.:, lezione della famiglia g accolta dalla Khler e da Borkowski,
preferiamo :.o):.: della famiglia v, riportata da tutti gli altri editori.

8. Riteniamo genuino il dettato dei testimoni della famiglia v: v . u:.
: so. o )v. o ,o) vcov:c:o. u v:
:`` c :`v. :o. I testimoni della famiglia g omettono so. fra :
e . Non accogliamo, di conseguenza, n lo spostamento di so. prima
di :`v.:o proposto da Orelli e accolto dalla Khler, n la correzione in ,:
della medesima congiunzione proposta da Stanley (oltre alla correzione di u:.
in uc:, cfr. Orelli n. ad loc.), n la correzione di in di
Allacci (cfr. anche A f. 52 v r. 5) accolta da tutti i successivi editori.
Diversamente da tutti i traduttori, inoltre, non riteniamo che
o )v. o ,o) sia unepesegesi della proposizione relativa v .
u:., ma che il genitivo sia, al contrario, riferito a :`v.:o. Per vcovc::
con laccusativo, cfr. Xen., Cyr. 6. 1, 12.

227
9. Manteniamo, in accordo con Allacci, Sykutris 1933, n. 1 p. 37 e Borkowski, il
tradito s.o (solo D prova a correggere in o). Orelli, Hecher e Khler
accolgono la superlfua correzione di Valkenaer (cfr. Orelli n. ad loc.).

10. La Khler segue la scelta di Hercher di espungere il so. tradito dai testimoni
della famiglia g, fra vo.::uc: e :`coo. Invece di so., i testimoni della
famiglia v hanno :o e :`co: invece di :`coo: la presenza della
congiunzione nella famiglia g potrebbe essere spiegata come una correzione
apportata da G al testo del suo esemplare, apografo di V (cfr. supra Introduzione
pp. 105-111). Allacci, Orelli e Borkowski propendono per il dettato di G
sebbene, i primi due abbiano :`co: e Orelli ponga un punto in alto dopo
vo.::uc:. Ma, come giustamente nota Sykutris 1933, n. 3 p. 37, il legame fra
la prima proposizione (. u ii,svo.::uc:) e il participio
:`coo non appare del tutto consequenziale: non si vede, infatti, per quale
motivo, con il rendere loro chiaro non solo a parole, ma anche con i fatti, che
hanno in loro stessi le loro speranze, etc. (u ` ,. , o``o so. :,.
:`coo, . : c.c. ou . o ovou :uc. :`v.:o, s`.),
si dovrebbe dare adito alla stupidit piuttosto che alla cultura (o. . o
soo`.v:. o cu o`` vo.::uc:)? La soluzione proposta da
Sykutris e che ci sentiamo di adottare consiste nel recuperare la lezione della
famiglia v correggendola in :o, e considerando il participio (corretta la forma
della famiglia g) unepesegesi di o. . ovo.::uc: :o. Contro questa
proposta Castiglioni rec. ad Sykutris 1933, in BIFC XL, 1934, 220.

11. Non comprendiamo la scelta della Khler di mutare la lezione corretta dei codici,
vo c. o (per esempi delluso dellespressione vo c. o o ,:., cfr.
Borkowski, 109) in voc.o. Su questo, cfr. A. E. Taylor rec. ad Khler, in CR
XLIII, 1929, 22.

12. Preferiamo, in accordo con Allacci e Orelli, la lezione della famiglia v, o v`:. ,
a quella della famiglia g, soo`:. ,, accolta da Hecher, dalla Khler e da
228
Borkowski,: o v`:. v:. possiede, infatti - al pari di soo`:. v:. -, il significato
tecnico di lasciare in eredit, cfr. per esempi, LSJ s. v. o v`:. v.

13. La lezione corretta quella di V e B, :: : , infatti, richiesto dal
successivo :: (o. v`u .. ::). u della famiglia g , evidentemente, una
correzione di G sul testo del suo esemplare, che, probabilmente ometteva :
(sui rapporti fra le due famiglie, cfr. supra Introduzione, pp. 105-111). La lezione
scelta da tutti gli editori, : u, si trova in A e si tratta di una
contaminazione fra le lezioni delle due famiglie.

14. Non accettiamo la correzione di Howald (nel testo della Khler) di : o in : o,
ritenendola non solo superflua, ma anche lesiva dellossimoro vo`o.u:o: o
(per il medesimo pensiero, cfr. Plut., De liber. educ. 5 e). Su questo, cfr. A. E.
Taylor rec. ad Khler, in XLIII, 1929, 22 sg.; Castiglioni rec. ad Sykutris 1933, in
BIFC XL, 1934, 221.

15. Lintegrazione dellarticolo prima di ,o proposta da Hercher e accolta dalla
Khler non ci appare necessaria, cfr. anche A. E. Taylor rec. ad Khler, in CR
XLIII, 1929, 22 sg. Per v ,o senza articolo (Schwyzer II 512), cfr. Pind.,
Nem. 9, 44; Eur., Med. 592.

16. Riteniamo superflua la correzione di Hercher, accolta dalla Khler di u. :.
i::`). dei mss. in u.: o::`u.

17. In accordo con Allacci e Borkowski accogliamo cu: . di V al posto di
cuo: . di G.

18. Non vediamo la necessit di correggere, come fa la sola Khler (seguendo, forse,
una correzione suggerita in A, f. 53 r. 11 da Allacci, ma non riportata nel suo
commento), ,:,:: dei mss. in ,:,:: .

229
19. Non comprendiamo la necessit dellintegrazione di <o> prima di vo. :
proposta dalla Khler (cfr. Borkowski, 115; Castiglioni, rec. ad Khler, in
Gnomon VI, 1930, 219): `.,:. , infatti, costruito abitualmente con il
genitivo. Prima di `.,:. necessario, inoltre, aggiungere una virgola.

Epistola 7

1. L'identificazione pi sicura del destinatario appare quella proposta da Sykytris
1933: integriamo, dunque, <so \o.: .>. I testimoni non hanno
intestazioni.

2. Riteniamo superflua, in accordo con tutti gli altri editori, lintegrazione del
pronome personale cu effettuata dalla Khler (cfr. anche Castiglioni, rec. ad
Khler, in Gnomon VI, 1930, 219; rec. ad Khler, in BAGB I, 1929, 93).

3. Da scrivere, in accordo con tutti gli altri editori, la lezione dei codici vu, invece
di vu della Khler.

4. Al testo della Khler, la quale segue, con tutti gli altri editori, la famiglia g,
riteniamo preferibile il dettato della famiglia v, e leggiamo, . Ais::i...
per u Ais::i..u. Il participio cu:csi si troverebbe riferito, di
conseguenza, a v`:u: il verbo cu.c. si trova normalmente usato per
indicare lo scoppio di una guerra, cfr. LSJ s. v. cu.c.. Per questa ragione,
oltre ad essere corretto, il testo di v ci sembra superiore rispetto a quello di g. Per
lo stesso motivo, non vediamo la necessit della correzione apportata da
Borkowski al dettato di g (. v`:. per u v`:u).

5. In accordo con Borkowski 1997, la correzione di Allacci del tradito ou . in
ou . accettata da tutti gli editori successivi (Hercher omette il successivo :) ci
appare superflua: lavverbio : v.::. si pu infatti trovare comunemente
costruito con il dativo, cfr. Thuc. 1. 19, 1; 1. 144, 2. Cfr. Borkowski, 122.

230
6. Il costrutto :`v. :c. regge, di preferenza linfinito aoristo, cfr. Khner-Gerth
II 1 n. 7 p. 195: non vediamo, dunque, la necessit di correggere sooccoc)o.
tradito dai codici, nellinfinito futuro soocc:c)o., correzione proposta da
Hercher e accettata dalla Khler e da Borkowski.

7. Non riteniamo necessaria lespunzione del pronome relativo . proposta da
Wyttembach e accolta da Hecher e la Khler, n il punto in alto dopo o ,uc..
Non pensiamo, infine, che ci sia la necessit di sottintendere :.c. dopo v``.,
come secondo Borkowski 1997, 123.

8. La lezione della famiglia v (tranne B), : v.:`:, non sembra da scartare a
favore di ::`u: della famiglia g, scelta operata da tutti gli editori, tranne
Hercher: accanto alla forma pi attestata :v.:`: o. , infatti, pienamente
accettata anche :v.:`o., cfr. LSJ s. v. : v.:`:o..
231
Epistole 8-13

1. Premessa

La sezione formata dalle epistole dei Socratici 8-13 si compone di tre coppie. Il
filosofo di Cirene Aristippo il protagonista assoluto di questa sezione: ogni coppia
costituisce, infatti, uno scambio epistolare nel quale Aristippo risponde ad una lettera
a lui indirizzata.
1

Il mittente della prima lettera della prima coppia (8-9) Antistene
2
. Essa contiene
pesanti rimproveri al filosofo di Cirene, ospite del tiranno Dionisio II di Siracusa. La
sua condotta, vivere nel lusso, godendo di tutti i vantaggi materiali che si hanno ad
essere amici dei tiranni, riprovevole: di pi, un chiaro segno di follia. Un filosofo
deve rimanere in patria ed essere autosufficiente, non fare il parassita. Meglio,
dunque, che Aristippo se se ne vada via da Siracusa e curi la propria malattia con
lelleboro di Anticira. La risposta di Aristippo carica di ironia. Antistene ha ragione:
condizione miseranda essere obbligati a mangiare e bere a crepapelle, circondati dal
lusso e dai doni di un tiranno. Particolarmente crudele, lultimo dono: tre bellissime
donne siracusane. S, proprio meglio restare ad Atene, vivendo in povert, nella

1
Su Aristippo, cfr. Natorp 1895; Zeller, II 1, 336 sg.; Giannantoni 1958; Giannantoni 1990,
IV, 135-184. I frammenti sono raccolti in Mannebach 1961 e Giannantoni 1990, II, 1-104
(sezione IV A). Per limportanza della figura di Aristippo nelle Socraticorum Epistolae, cfr.
Fiore 1986, 114; 120. La peculiarit posseduta dalla sezione 8-13, ovvero il fatto che sia
costituita da tre scambi epistolari, caratteristica non comune fra le raccolte pseudepigrafe,
nelle quali, solitamente, sono collezionate le lettere scritte da un solo personaggio: oltre alle
Epistolae Socraticorum 8-13, possiedono tale carattere solamente le epistole 30-34 della
stessa raccolta (Speusippo-Senocrate; Speusippo-Dionisio II) e la sezione formata dalle
epistole 17-20 nelle Hippocratis Epistulae (Ippocrate-Democrito). Sulla questione, cfr.
Holzberg 1994, 22-28; Cristiane Arndt (in Holzberg 1994), 68-71.
2
Su Antistene, cfr. Natorp 1894; Zeller, II 1, 281 sg.; Giannantoni 1990 IV, 194-412;
Brancacci (in Giannantoni 1994-1995). I frammenti sono raccolti in Decleva Caizzi 1966;
Giannantoni 1990, II 137-226 (sezione V A).
232
sporcizia e soffrendo il freddoche la sua vita disperata possa proprio non avere mai
fine, dato che se l andata a cercare!
Nella seconda coppia Eschine
3
scrive ad Aristippo un breve biglietto: interceda per
salvare la vita di alcuni giovani locresi, sospettati ingiustamente di congiura contro il
tiranno. La risposta di Aristippo, pur nella sua brevit, lascia comunque trasparire una
certa ironia: per opera sua, i giovani per cui Eschine si preoccupa non solo saranno
risparmiati, ma non perderanno nemmeno nulla dei loro averi. Che Eschine, per, non
racconti ad Antistene per opera di chi sono stati salvati: egli non approva, infatti, certe
amicizie.
Il calzolaio-filosofo Simone
4
apre la terza ed ultima coppia con un secco messaggio
pieno di rabbia. Che Aristippo la finisca di meravigliarsi per il semplice fatto che, pur
essendo calzolaio, coltiva la filosofia: se necessario, potrebbe anche confezionare
fruste per riportare sulla retta via chi, immerso nel lusso e negli agi, ha deciso di
vivere disobbedendo agli insegnamenti di Socrate. Aristippo non si lascia sfuggire
nemmeno questa occasione per dispiegare il suo humour. Non sarebbe lui a farsi beffe
di Simone: piuttosto Fedone dElide,
5
che nei suoi scritti lo ritrae pi saggio di
Prodico di Ceo, a prenderlo in giro.
6
Quale sia il motivo del risentimento di Simone,
Aristippo proprio non lo comprende. Che da calzolaio si faccia due conti: chi che
pi giova ai suoi affari, Antistene e compagnia bella, con quella loro fissazione per la

3
Allacci 1637 ritiene invece che il mittente sia da considerare Antistene anche per lepistola
10. Su Eschine, cfr. Natorp 1894a; Zelle, II, 1, 240; Giannantoni 1990, IV, 585-596;
Giannantoni 1995. I frammenti sono raccolti in Giannantoni 1990, II 593-630 (sezione VI A).
4

Su Simone, cfr. Hobein 1927b; Zeller, II 1, 242. Le fonti riguardanti Simone sono raccolte
in Giannantoni 1990, II, 640 sg. (sezione VI B).
5

Su Fedone dElide, cfr. Fritz 1938; Zeller 1922
5
, II 1, 275; Giannantoni 1990, IV, 115-127.
Le fonti riguardanti Fedone dElide sono raccolte in Giannantoni 1990, I, 487-494 (sezione
III A).
6
Su Prodico di Ceo, cfr. Zeller 1920
6
, I 2, 1311-1315; Fritz 1957; Untersteiner 1949, 252-
273. Le testimonianze su Prodico di Ceo sono raccolte in Diels-Kranz, II 308-319 e
Untersteiner 1949.
233
povert che li fa andare in giro scalzi, o proprio lui, che predica, invece, la necessit
dei calzari?
Si sono precedentemente discusse a sufficienza le tesi di Hock 1976 e Fiore 1986 a
proposito del dibattito interno al Cinismo che sarebbe da individuare nelle epistole, e
si giunti, invece, alla conclusione che lintenzione alla base delle lettere non quella
di propagandare le posizioni dellala moderata del Cinismo, bens quella di dipingere
il carattere protagonista della sezione. Si insister ora sulla funzione ricoperta da
ciascuna coppia di lettere allinterno dellintera sezione e sulla modalit di selezione e
utilizzazione delle fonti: a questo proposito, si avr modo di affrontare nuovamente la
questione concernente il Simone di Fedone dElide connessa alle epistole 12 e 13,
cercando di arrivare a conclusioni improntate ad una minore rigidit rispetto alle
precedenti.

2. Epistole 8-9. Antistene e Aristippo: lintroduzione del tema e limpostazione
della modalit di selezione delle fonti

2. 1. La funzione

Lintroduzione dellargomento trattato dallintera sezione affidata alla prima coppia
di epistole: attorno al contrasto fra leccessivo rigore dei filosofi seguaci del Cinismo
da una parte, e la pungente ironia di Aristippo dallaltra - contrasto atto a far risaltare
la notissima attitudine allarguzia del filosofo di Cirene
7
- sono infatti costruite anche
le altre quattro epistole. La trattazione si snoda attraverso due episodi: il primo
contrasto fra Antistene ed Aristippo e il secondo fra Simone ed Aristippo. Nella
chiusa dellepistola 9 compare, appunto, Simone che, dopo essere stato nominato
anche nellepistola 11, sar, come detto, protagonista del terzo scambio epistolare.
8

Per quanto riguarda lo sviluppo dellargomento, la sezione si presenta dunque
strutturata secondo una precisa strategia: allintroduzione attraverso un primo

7
A proposito, cfr. Mannebach 1961, test. 29-83.
8
Simone viene nominato a 9. 4, 35 e ad 11, 9.
234
episodio (contrasto Antistene-Aristippo) fornita nelle prime due epistole, segue uno
scambio (epistole 10-11) che apparentemente costituisce una divagazione, ma che ha
in realt lo scopo di esaurire il primo episodio e di preparare il secondo (contrasto
Simone-Aristippo)
9
, gi accennato nella conclusione dellepistola 9 e al centro
dellultimo scambio di lettere (epistole 12-13). Essendo gi stato osservato come le
prime due epistole, oltre ad introdurre largomento dellintera sezione e gli episodi
attraverso i quali viene sviluppato, siano altamente indicative anche delle strategie e
dei mezzi impiegati dallo scrittore, si punter, di seguito, lattenzione sulla selezione
delle fonti, al fine di rilevare come, anche da questo punto di vista, le modalit
impostate nella prima coppia di lettere rimangano costanti anche nelle altre epistole.

2. 2. Le fonti

Linsieme delle testimonianze sfruttate dallo scrittore appare riconducibile a due
nuclei distinti. Il primo quello costituito dagli aneddoti concernenti Aristippo: lo
scrittore ha selezionato racconti particolarmente accattivanti e ne ha fatto loggetto
dellironico racconto di Aristippo nella lettera 9. Pi in dettaglio, si possono
rintracciare le notizie concernenti i sontuosi banchetti siracusani,
10
le sovrabbondanti
bevute,
11
lamore per i profumi e per le vesti sfarzose,
12
le tre fanciulle e gli altri doni

9

Cfr. infra pp. 236-238.
10
Cfr. 9. 1, 3-4. Su questo, cfr. Luc., De parasit. 33 e il titolo nel catalogo laerziano (2. 84)
l u :v...i . v`u:`. ,.:. . Pi in generale sul v`u:`. di
Aristippo, cfr. Diog. Laert. 2. 68; 70. Sull: , cfr. Horat., Epist. 1. 1, 16-19; Suid. s. v.
A.c.vv; Stob. 3. 17, 17. Pi in generale su Aristippo presso la corte di Dionisio II, cfr.
Giannantoni 1990, test. 25-43.
11

Cfr. 9. 1, 4. Su questo, cfr. Luc., Ver. Hist. 2. 18 e il titolo nel catalogo laerziano (2. 84)
v u :v...i . s:si. . vi`i. si. :i.i.
12

Cfr. 9. 1, 4-5. Su questo, Sen., De Benef. 7. 25, 1; Luc., Mort. Dialog. 20. 5; Diog. Laert. 2.
67; 76; Plut., De Alex. Fort. Aut Virt. 1. 8 330; Maxim. Tyr., Phil. 1. 9; Clem. Alex., Paedag.
2. 8, 64, 1; 68, 4-69, 1; Greg. Nazianz., Carm. 1. 2, 10, v. 322; Athen. 12 544b; Tatian., Orat.
235
del tiranno.
13
Il secondo nucleo individuabile quello costituito dai v. della
rappresentazione dei filosofi cinici, riconoscibili sia nelle lettere dei censori di
Aristippo, sia, come bersaglio polemico, nelle lettere di questultimo: serbatoio di
questi v. sembrano essere stati i due corpora delle Diogenis Epistulae e delle
Cratetis Epistulae:
14
i banchetti siciliani, liuis:.i, la polemica contro i falsi
amici, il rifiuto delle ricchezze e dell: , il vino come causa di follia
15
, la
tirannide come malattia (epistola 8); i cibi frugali come farina e fichi, labitudine di
usare una sola veste, di farsi crescere una lunga barba e di soffrire fame e freddo
(epistola 9), sono tutti motivi che occorrono frequentemente, espressi sovente in
termini simili a quelli nei quali si ritrovano nelle Socraticorum Epistolae in questione,
nelle raccolte pseudepigrafe appena menzionate.
16


ad Graec., 2. 1; Tertull., Apol. 46. 16; Clem. Rom., Homil. 5. 18, 147. Pi in generale sullo
stile di vita di Aristippo, cfr. Mannebach 1976, test. 78-83.
13

Cfr. 9. 1, 11-13. Su questo, cfr. Diog. Laert. 2. 67; 81-82. Pi in generale su Aristippo e le
donne, cfr. Mannebach 1976, test. 60-66.
14
Sullutilizzazione delle Diogenis Epistulae nellepistola 12, cfr. Sykutris 1933, 51-54. Per
considerazioni in merito, cfr. infra p. 241 sg.
15
Le fonti riguardanti gli effetti benefici sulla follia assicurati dallelleboro di Anticira sono
raccolte dalla Khler, p. 101 (cfr. anche Allacci e Orelli n. ad loc.): alle testimonianze
elencate andr aggiunta quella delle epistole pseudoippocratee, nelle quali allelleborismo
Ippocrate dedica un trattato sottoforma di lettera a Democrito (ep. 21, lvvsi
As.. v:. :``:3.cu ).
16
Qui e di seguito per le Diogenis Epistulae e le Cratetis Epistulae si fa riferimento
alledizione di Mseler 1994. Sulla polemica contro i tiranni (ep. 8), cfr. Diog. Epist. 8; 29;
32; 40; Crat. Epist. 7. Sullo sfarzo siciliano (ep. 8), cfr. Diog. Epist. 8; 32. Sul rifiuto dei
banchetti (ep. 8), cfr. Diog. Epist. 4; 32; 37; 46. Sulla necessit di perseguire liuis:.i
(ep. 8), cfr. Diog. Epist. 28; 46; Crat. Epist. 10. Sull:,si:.i (ep. 8), cfr. Crat. Epist. 10;
15; 34. Sul divieto a bevute di vino eccessive (ep. 8), cfr. Crat. Epist. 10; 14; 18. Sulla follia
causata dallebbrezza (ep. 8), cfr. Crat. Epist. 10. Sulli)cu (ep. 8), cfr. Diog. Epist. 20;
28; 40; 49. Sui fichi come alimento tipico dei filosofi cinici (epp. 9 e 11), cfr. Diog. Epist. 26;
Crat. Epist. 7 (cfr. anche per i`)., epp. 9 e 11, Diog. Epist. 11; 34; 36; 38). Sull:;..
236

3. Epistole 10-11. Eschine e Aristippo: il ruolo del filosofo alla corte del tiranno

3. 1. La funzione

Che la sezione 8-13 non sia semplicemente da considerare una raccolta di lettere
riguardanti Aristippo, ma anche un tuttuno organicamente strutturato, oltre che dai
riferimenti interni contenuti nelle epistole,
17
viene confermato anche dalle epistole 10
e 11, nelle quali il filosofo di Cirene si trova a corrispondere con il condiscepolo
Eschine.
18

Come visto, nellepistola 10 Eschine prega Aristippo di adoperarsi per salvare alcuni
giovinetti locresi, finiti in catene in quanto ingiustamente sospettati di congiura nei
propri confronti da parte di Dionisio II. I timori di Eschine sono immediatamente
fugati dalla lettera successiva: Aristippo comunica, infatti, che i giovani saranno
rilasciati e non ci rimetteranno nulla. Intrisa della consueta ironia la chiusa del breve
biglietto: che Eschine non si arrischi a riferire ad Antistene la sua intercessione presso
Dionisio, dal momento che egli non approva certe frequentazioni tiranniche,

come veste tipica dei cinici, cfr. Crat. Epist. 7; 30, 32 (cfr. anche per .3., Diog. Epist. 7;
15; 19; 26; 30; 32; 34; 35; 37; 38; 44; 46; Crat. Epist. 16; 18; 23; 33). Sulla stessa veste da
indossare sia destate che dinverno (epp. 9 e 11), cfr. Diog. Epist. 30 e 32. Sulli:;.i
come precetto cinico (ep. 9), cfr. Diog. Epist. 31; Crat. Epist. 16. Sul digiuno (epp. 9 e 12),
cfr. Diog. Epist. 10; 36; Crat. Epist. 17. Dipendente dal modello di povert propagandato
dalle epistole di Diogene e Cratete la conclusione dellepistola 13 (13. 2, 22-25). Sul rapporto
fra lep. 12 e le Diog. Epist. 29 e 32, cfr. infra p. 241 sg.
17
9. 1, 2-6 risponde a 8. 2-4; 9. 1, 12 risponde a 8. 6-7; 9. 3, 26 risponde a 8. 15; 10. 5- sg. fa
riferimento al tema dellepistola 8; 12. 7-8, fa riferimento a 9. 4, 35-37.
18
Come gi osservato (cfr. supra n. 3 p. 232), Allacci 1637 ritiene che il corrispondente di
Aristippo non sia Eschine ma lo stesso Antistene: lipotesi appare non dimostrabile e
verrebbe anzi confutata dalla funzione stessa della coppia di epistole allinterno della sezione
8-13.
237
preferendo intrattenersi con venditori di farina, bottegai e il calzolaio Simone. Tutto
ci infatti non costituisce ricchezza.
La chiusa, con il suo riferimento sarcastico agli eccessi riscontrabili nelle posizioni di
Antistene,
19
riconduce al dibattito sullopportunit da parte del filosofo di frequentare
le corti, impostato dalla prima coppia di lettere, e ne costituisce una sorta di
sviluppo.
20
Se nelle epistole 8 e 9 Antistene e Aristippo si fronteggiano solo sul piano
teorico, luno valendosi di massime, laltro dellumorismo, le epistole 10 e 11
rappresentano lapplicazione dei contrapposti principi precedentemente esposti:
Aristippo, alla corte di Dionisio, in grado di influenzare concretamente e
positivamente il tiranno, mentre lazione di Antistene, che si limita a frequentare
gente comune, non pu che risultare sterile ed inefficace. Lesemplificazione pratica
fornita da queste lettere scioglie anche le riserve avanzate da Antistene circa i
vantaggi derivanti dal frequentare i tiranni, amicizie delle quali Aristippo, secondo
Antistene, si compiacerebbe: la v`::;.i u cvu:i.u e il to :ui.iu
::. ).`u non vengono, infatti, sfruttati al fine di accumulare ricchezze, come
maligna Antistene, ma per una buona causa, per soddisfare la richiesta di un amico e
salvare degli innocenti.
21
Dopo essersi dimostrate perdenti sul piano retorico, dunque,
le posizioni di Antistene vengono presentate come altrettanto inconsistenti anche
nella pratica.


19
11. 10, 1u ,i us :c. i i. La chiusa richiama ironicamente il procedere per
massime gi rilevato nellepistola 8, cfr. supra Introduzione p. 138 sg. Facendo riferimento a
venditori di farina e bottegai, inoltre, Aristippo rovescia la critica a lui mossa da Antistene a
8, 8: colui che lo censurava per la frequentazione della massa incolta, proprio con il
popolino che, in realt, preferisce intrattenersi. Una replica dello stesso genere rilevabile
anche a 9. 4, 37-38 (cfr. Sykutris 1933, n. 6 p. 50).
20
Cfr. Fiore 1986, 43-47; 119 sg.
21
Da notare linsistenza di Aristippo sul fatto che i giovinetti scampati allaccusa non
perderanno il loro denaro, cfr. 11. 3-4, u:: iv`uc. . . i. s: ,:
viiui u )i:.. Analoghe accuse e repliche si ritrovano nella quinta epistola di
Euripide.
238
3. 2. Le fonti

Anche in questa coppia di epistole possibile ricondurre linsieme delle fonti ai due
nuclei distinti sopra individuati. In questo caso, tuttavia, mentre riguardo al materiale
verisimilmente proveniente dalle epistole ciniche non ci sono grandi differenze
nellutilizzazione da mettere in luce rispetto alle epistole precedenti, per quanto
riguarda le testimonianze concernenti Aristippo, ci si deve limitare a parlare
solamente di probabili allusioni: non , infatti, possibile rintracciare con sicurezza
aneddoti precisi, dato che lo scrittore, forse a causa della voluta brevit dei testi,
rimanda a tradizioni aneddotiche pi ampie.
Le tradizioni nelle quali le lettere si trovano inquadrate sono due: una riguardante le
relazioni Aristippo-Eschine, laltra riguardante quelle Eschine-Platone.
22
Il
riferimento a simili tradizioni non avrebbe, come nella coppia precedente, intenti
ironici, ma il semplice fine di legittimare la scelta dei corrispondenti: a chi altro,
infatti, Eschine avrebbe potuto rivolgere la sua richiesta, se non allamico
Aristippo?
23
E chi altro avrebbe potuto esaudirla, se i suoi rapporti con Platone, al
quale egli aveva scritto in precedenza in merito al medesimo problema,
24
non sono
descritti come distesi?
25


22
Intorno alle stesse tradizioni sono costruite le epistole 21-23: sulle differenze riscontrabili
fra queste ultime e la sezione 8-13, cfr. infra p. 250 sg.
23
Su Eschine e Aristippo, cfr. Plut., De cohib. Ira 14 462d; Diog. Laert. 2. 61; 82-83; Suid. s.
v. cucic..
24
Da osservare inoltre che Platone ed Aristippo vengono rappresentati come rivali alla corte
siracusana: la richiesta di Eschine avrebbe, dunque, potuto essere considerata dal lettore a
conoscenza delle fonti come lennesima occasione di scontro fra i due filosofi. Su Eschine e
Platone, cfr. Diog. Laert. 2. 60; 61-63; 3. 36; Athen. 11 507 c. Su Platone ed Aristippo, cfr.
Demetr. De Eloc. 288; Diog. Laert. 2. 60; 65-66; 76-77; 3. 36; Arist., Rhet. 2. 23 1398b 29-
31; Athen. 8 343 d; Gnom. Vat. 743 nn. 30, 40.
25
Oltre alle testimonianze appena messe in luce, stato rilevato, da parte di tutti i
commentatori, che la menzione dei Asu :i.csu potrebbe essere un riferimento a
239

4. Epistole 12-13. Simone e Aristippo: il problema delle fonti
26


4. 1. Il dibattito critico

Se le epistole 12 e 13 hanno ricevuto tanto spazio negli studi critici, ci dipende
senzaltro dalla possibilit che esse offrono di recuperare, in parte, un tassello di
letteratura socratica perduta: basandosi su queste epistole, si , infatti, tentata la
ricostruzione del dialogo attribuito a Fedone dElide, Simone.
27
Il primo importante
contributo in questo senso si ritrova in Wilamowitz 1879. Lutilizzazione del Simone
da parte dello scrittore delle epistole socratiche in questione verrebbe provata dalla
presenza nellepistola 13 di un nome poco noto, la cui presenza sarebbe difficilmente
spiegabile altrimenti.
28
Venendo al dialogo, il calzolaio Simone non sarebbe una

Pl., Epist. 13 360 a 3, u Asu v):c.. :i.csu. Riteniamo tale allusione
altamente probabile. Lo scrittore si servirebbe, dunque, di questo particolare per legittimare
lambientazione della lettera e far considerare verisimile al lettore che laccusa di congiura
cada su dei frequentatori della corte di Dionisio gi noti dallepistola platonica magari
insinuando il sospetto che la cattura dei sospetti congiurati sia avvenuta durante lo stesso
banchetto menzionato allinizio dellepistola.
26
Essendo gi stato osservato quale funzione possiedano le ultime due epistole ovvero
quella di concludere la sezione tramite il secondo episodio costituito dallo scontro Simone-
Aristippo, cfr. supra p. 142 sg. ci si concentrer esclusivamente sul problema delle fonti.
27
Sul dialogo di Fedone, cfr. Diog. Laert. 2.105.
28
Il nome quello di Epicrate Sacesforo a 13. 1, 10 (|v.si:i is:c)): gli altri
personaggi menzionati nel passo (Alcibiade, Fedro, Eutidemo, Pericle) sono celeberrimi.
Riguardo a Pericle, da notare che Diog. Laert. 2. 123 mette in relazione il grande stratego
con il nostro calzolaio: questultimo avrebbe, infatti, rifiutato le offerte di aiuto e gli inviti di
Pericle per non rinunciare alla sua libert. 13. 1, 11 fa sicuramente ironico riferimento a
questo aneddoto. Allo stesso modo, a partire da questo aneddoto Simone sarebbe diventato un
simbolo cinico (cfr. Hock 1976). Wilamowitz 1879, 191 ritiene che anche il nome di
Eurittolemo (|uuv`:) provenisse, senza dubbio, dal perduto dialogo di Fedone: il
240
figura storica, ma invenzione letteraria di Fedone, personificazione dei calzolai con i
quali Socrate aveva labitudine di intrattenersi a discutere.
29
Nel dialogo, il calzolaio
verrebbe presentato come giusto modello di iuis:.i: egli terrebbe, cio, una
posizione intermedia fra leccessivo rigore di Antistene e ledonismo di Aristippo.
Lattacco allEncomio di Eracle di Prodico di Ceo,
30
sarebbe in realt da considerare
una polemica contro Senofonte e il suo rifacimento della favola prodicea di Eracle al
bivio.
31
Le tesi di Wilamowitz si trovano ridiscusse in Hirzel 1895. Pur accettando il
Simone come fonte per le Socraticorum Epistolae 12 e 13, Hirzel si mostra convinto
dellesistenza storica di Simone:
32
la critica allopera di Prodico doveva, inoltre,
appartenere ad una scena introduttiva del dialogo, dato che, se Simone
presumibilmente dialogava con Socrate, sarebbe stato inverosimile che questultimo
prendesse le parti di Prodico e ne risultasse confutato.
Se Hirzel accettava, pur ridiscutendole, le conclusioni di Wilamowitz circa la
presenza del Simone fra le fonti delle Socraticorum Epistolae 12 e 13, Sykutris 1933,
51-54 negher la loro dipendenza dal perduto dialogo di Fedone, indicando, invece,
come fonte le Diogenis Epistulae 29 e 32: la presenza dei nomi poco noti sottolineata

nome del personaggio occorre, tuttavia, nello pseudoplatonico Assioco (369 a 2). Lo stesso
Wilamowitz, inoltre, basandosi su Pl. Symp. 222 b 2, a 13. 1, 9 apporta la seguente,
irrinunciabile, integrazione al testo: Euqudamon to n <Diokleou kai Carmidhn ton>
Glaukwno Su questo, cfr. Sykutris 1933, 56; Fritz 1935, 243 sg.
29

Su Socrate e Simone, cfr. Diog. Laert. 1. 22. Sulla frequentazione da parte di Socrate dei
negozi dellagor, cfr. Pl., Apol. 17 c; Hipp. Min. 368 b; Gorg. 491 a; Xen., Mem. 4. 2, 1.
30
Cfr. 13. 1, 2-5, Oujk ejgwv se kwmw/dw~, ajlla; Faivdwn, levgwn gegonevnai se kreivssw
kai; sofwvteron Prodivkou tou~ Keivou, o} e[fh ajpelevgxai se aujto;n peri; to; ejgkwvmion
to; eij to;n Hrakleva genovmenon aujtw~/ . Non sono io a prenderti in giro, ma Fedone, il
quale sostiene che tu sia diventato superiore in saggezza a Prodico di Ceo: questultimo
racconta che lo hai confutato riguardo allEncomio di Eracle da lui composto.
31

Cfr. Xen., Mem. 2. 1, 21-34. Wilamowitz 1879, 192 sg. inquadra la critica allinterno di
una polemica politica pi ampia del democratico e filo-ateniese Fedone contro loligarchico e
filo-spartano Senofonte.
32
Cos anche Hobein 1927, 164 sg.
241
da Wilamowitz sarebbe spiegabile, secondo Sykutris, con il ricorso, da parte dello
scrittore, di lessici e scol.
33

Un terzo approccio interpretativo quello, pi volte ricordato precedentemente, di
Hock 1976: prescindendo dallintricata questione delle fonti, la nascita della coppia di
epistole, come di tutta la sezione, viene inquadrata nel pi ampio dibattito che oppone
lala radicale allala moderata del Cinismo, circa la frequentazione delle corti
tiranniche da parte dei filosofi.
Dato che le posizioni espresse a riguardo dimostrano in alcuni casi una certa rigidit
dimpostazione, dopo una riconsiderazione dei risultati raggiunti, si tenter, di
seguito, un approccio alla questione secondo criteri pi elastici.

4. 2. Le Diogenis Epistulae 29 e 32

An der Abhngigkeit des einen Briefes von andern kann also nicht gezweifelt
werden; es fragt sich nur, welcher Kopie und welcher Vorlage ist. Laffermazione di
Fritz 1935, 241 appena riportata si riferisce, naturalmente, al rapporto di dipendenza
fra le Socraticorum Epistolae 12-13 e le Diogenis Epistulae 29 e 32, messo in rilievo
da Sykutris 1933, 51-54: rapporto che, sebbene rovesciato, viene considerato evidente
anche da Fritz 1935.
34
Simile sicurezza a proposito non pu che apparire eccessiva: le
epistole appaiono, infatti, messe in relazione da elementi che non possono essere
considerati decisivi. Lepistola 29 richiama lepistola 12 per il semplice fatto che vi

33

Cfr. Sykutris 1933, 52. Lipotesi di Sykutris viene confutata da Fritz 1935, 244: appare
inverosimile che il medesimo scrittore dellepistola 13, caduto nel grossolano anacronismo
circa let di Simone (al momento della scrittura dellepistola, cio dopo il 367 a. C, egli
avrebbe dovuto avere pi di cento anni), si sia poi dato tanta cura a conferire legittimit
storica alla lettera, scegliendo da scol e lessici nomi di personalit effettivamente coeve
intorno al 430 a.C.
34
Cfr. Fritz 1935, 241 sg.
242
occorre il termine csu inteso come frusta;
35
lepistola 32 si avvicina alla 12 per
lincipit che essendo, tuttavia, come abbiamo gi avuto modo di dimostrare,
riconducibile ad un ben preciso stilema epistolografico,
36
non pu essere considerato
prova sufficiente a legittimare rapporti di dipendenza in una qualsiasi direzione. Per
quanto riguarda lintenzione alla base delle epistole, non si pu non osservare una
profonda differenza: mentre, infatti, le Socraticorum Epistolae si limitano ad una
vivace descrizione del carattere dei filosofi attraverso la loro corrispondenza,
37
nelle
Diogenis Epistulae il messaggio cinico ad essere al centro dellattenzione dello
scrittore. Come per le epistole precedenti, dunque, si pu ipotizzare lutilizzazione
delle epistole pseudodiogeniane in pi passi: a patto, tuttavia, di pensare ad un
semplice sfruttamento dei luoghi comuni connessi alla rappresentazione dei filosofi
cinici e non ad influenze pi profonde.

4. 3. Il Simone

Prima di passare a considerare laltra questione concernente le fonti per le epistole 12
e 13, sembra opportuno indugiare su unulteriore osservazione preliminare riguardo
alle Diogenis Epistulae sulle quali stata attirata lattenzione: non si pu fare a meno

35
Cfr. Diog. Epist. 29. 1-4, |v:.: :::si. c. :v.:`:.i .i v.cic)i. iuu,
v:v. c. i).v u:: i A.i A.c.vv. si. l`i.. ., i``:i .
A)c. vi.:i,.,. :; . :. :.uii : 3`:vi, ;uii :: 3i:.i,
csu :: i`,:.i )ui, s`. Aristippo e il tiranno Dionisio sono luoghi
comuni della polemica cinica e non possono di conseguenza essere invocati come prova di un
qualche rapporto fra le due epistole. Per una possibile motivazione della scelta di Simone
come corrispondente di Aristippo, cfr. infra p. 248 sg.
36

Cfr. 12. 2, Asu. c: )iui:. i c).i vii A.uc.. ; Diog. Epist. 32 1-
2, |vu) c: :.i3`i ics:. si). si. vii . ui. :.:.:.
:sic: : v:.i, s`. Si tratta del si,.s uv, cfr. Ps. Demetrius,
Form. Epist. 17. 30. 0u ::. : :): isu. i si:u `:,:i. Per questo
genere di incipit frequente nelle Diogenis Epistulae, cfr. supra p. 138 sg.
37
Cfr. infra pp. 249-251.
243
di osservare, cio, come, in questo caso, Sykutris 1933 ponga, ingiustificatamente, un
aut-aut. Come giustamente osservato da Fritz 1935 infatti, individuare nelle Diogenis
Epistulae 29 e 32 la fonte per Socraticorum Epistolae in questione, non esclude una
contemporanea utilizzazione anche del Simone.
38
Continuando in questa direzione,
non pu ugualmente sfuggire come sia sempre stata data per scontata lesistenza di
ununica fonte per entrambe le lettere: alla base sarebbero, cio, da presupporre o il
solo dialogo di Fedone, o le sole epistole pseudodiogeniane. Lunico possibile
riferimento al dialogo si trova, tuttavia, nella sola lettera 13.
39
Inoltre, lanalisi dei
rapporti esistenti fra le Diogenis Epistulae e le Socraticorum Epistolae ha dimostrato
che, anche nel caso si fosse autorizzati a parlare di un rapporto diretto, ci varrebbe
solamente per lepistola 12: altrimenti detto, le Diogenis Epistulae possono spiegare
lorigine dellepistola 12, non della 13, per la quale lipotesi di unutilizzazione del
Simone appare, dunque, difficile da confutare, valendosi dellargomento prodotto da
Sykutris 1933.
Venendo pi concretamente alla questione posta dal Simone e puntando, dunque,
lattenzione sulla sola epistola 13, siamo del parere che lo scrittore dovesse avere pi
di una vaga idea riguardo al dialogo di Fedone dElide, come vorrebbe invece
Sykutris 1933. Anche concedendo, infatti, che il riferimento a Prodico di Ceo e al suo
Encomio di Eracle (13. 1, 2-3) possa essere dovuta alla notoriet del sofista e della
sua opera, inspiegabile rimane, a nostro avviso, il seguente riferimento al dialogo
contenuto nellepistola 13
40
:

13. 2, 20-21. u : `,. :u`,. :.i l:.s, i s`u) us
:,. :v. ciuu .


38

Cfr. Fritz 1935, 240; Anche Sykutris 1933, 52 concede per possibile unutilizzazione
indiretta, attraverso scol e lessici, del dialogo.
39
Cfr. supra n. 30 p. 240.
40
Condividiamo anche lobiezione posta da Fritz 1935 allipotesi che i nomi citati nella
lettera potessero provenire da scol, cfr. supra n. 33 p. 241.
244
Tu, invece, dai atto a Prodico di saper porre domande intelligenti e non hai capito
che cosa ne consegua per te.

Un simile puntuale riferimento, quasi una citazione
41
, non pu sicuramente essere
frutto della fantasia dello scrittore e, tanto meno, pu venire spiegato
dallutilizzazione delle Diogenis Epistulae: insieme agli altri riferimenti appena
ricordati contenuti nellepistola 13, concorre, al contrario, a rafforzare la convinzione
che il nostro scrittore avesse conoscenza diretta del perduto Simone.
Appurato che il Simone stato in parte utilizzato dallo scrittore dellepistola 13,
bisogna ora stabilire se il dialogo possa essere considerato una fonte: bisogna cio
capire se i riferimenti abbiano la funzione di mero abbellimento, volto a legittimare il
ritratto di Simone,
42
oppure se, ed eventualmente in quale misura, largomento del
dialogo abbia influenzato la scrittura dellepistola 13 e delle altre appartenenti alla
medesima sezione. La cautela dobbligo, avendo a che fare con un dialogo perduto
di un autore riguardo al quale scarseggiano le testimonianze - un dialogo, per di pi,
le cui uniche tracce sarebbero quelle rimaste nellepistola in esame:
43
unattenta
riconsiderazione delle ipotesi finora formulate potr tuttavia portare a porre lintera
questione secondo una diversa prospettiva.
Basandosi sullepistola 13, ci che si pu dire di certo riguardo al Simone che gli
unici personaggi del dialogo sono Simone e Prodico; che Simone in disaccordo con
Prodico e lo contesta; ed infine, che il disaccordo fra Simone e Prodico verte intorno
allEncomio di Eracle di questultimo. Riguardo a questo punto, sempre stato dato
per scontato che la confutazione portata per bocca di Simone da parte di Fedone fosse
esclusivamente limitata allEncomio. Si presenta, di conseguenza, la necessit di
comprendere se non i contenuti precisi, almeno i termini di questa critica. Il problema
si presenta di notevole complessit, dato che si intreccia con unaltra delicata
questione: a quale Encomio cio si facesse riferimento nel dialogo, se a quello

41

Cfr. Hirzel 1869, n. 3 p. 112 sg.
42

Simile funzione avrebbe il riferimento allEracle di Antistene a 9. 4, 32.
43

Eccetto, naturalmente, il titolo in Diog. Laert. 2. 105.
245
circolante sotto il nome di Prodico, oppure alla versione fornitane da Senofonte nei
Memorabili (2. 1, 21-34). Tanto nella prima, quanto nella seconda eventualit
sorgono problemi insolubili. Il tema principale dellEncomio di Prodico era
laneddoto di Eracle al bivio
44
e la scelta di conseguire li: attraverso il v
che ne costituisce il messaggio concetto che un socratico quale Fedone doveva
sentire particolarmente affine e di cui non poteva esserci portavoce pi congeniale del
calzolaio Simone:
45
se la polemica era rivolta contro lopera circolante sotto il nome
di Prodico, non si comprende, dunque, cosa Fedone potesse non condividere e
criticare. Se, al contrario, si suppone che fosse la versione dellEncomio presente in
Senofonte a venire criticata, le difficolt aumentano: sarebbe, infatti, difficile pensare,
per lo stesso motivo appena messo in luce, ad una critica portata da Fedone contro il
rifacimento da parte di Senofonte, ricco di influssi antistenici
46
. Nel caso poi si
ipotizzi anche un diretto riferimento al testo senofonteo, bisogna osservare che in
questo Socrate a valersi dei ragionamenti di Prodico contro Aristippo e si
rischierebbe, di conseguenza, di avere la seguente inverosimile ipotesi: Simone
(Fedone) che contesta Socrate riguardo alli: conseguita attraverso il v,
accostandosi, dunque, alle posizioni di Aristippo. Le difficolt appena esposte
possono essere superate se si ipotizza che Fedone, nel Simone, di Prodico non
criticasse solamente lEncomio di Eracle, ma anche la condotta di vita: o meglio, che
egli criticasse lEncomio, a causa della condotta di vita del suo autore.
47
Sebbene,
infatti, nel suo scritto Prodico lodasse la strada dellastinenza e della fatica in vista
della virt, la sua condotta, nelle testimonianze possedute, appare improntata a ben
diversi valori. Significativa la seguente notizia presente in Filostrato (Vitae
Sophistarum 1. 12, 16-19):

44
Cfr. Schol. ad Aristoph. Nub. 361.
45
Cfr. Hirzel 1895, n. 2 p. 111; pp. 112-114.
46

Cfr. Rossetti 1973.
47

Il testo permette la formulazione di tale ipotesi, cfr. 13. 1, 2-5, 0us :,. c: s..:.,
i``i 1i.:., `:,. ,:,:i. c: s:.cc. si. c).: l:.su u |:.u,
:) iv:`:,;i. c: iu v:. :,s.. :. |is`:i ,:: iu. .
246

i.:u: :: u u :uvi.:i . :. si. u :s . 3i):.
.s., . si. v;:u s:sc)i. iu )i, i. : ,i
. :u,i: si. :i. ::::.s:..

Andava alla ricerca dei giovani nobili e di ricca famiglia, sino al punto di essersi
procurato persino dei collaboratori in questa caccia: non riusciva, infatti, a resistere al
denaro e si dava ai piaceri.
48


Filostrato raccoglie in questa descrizione delledonismo di Prodico una tradizione gi
presente nel IV sec. a. C., rintracciabile in Platone e Senofonte
49
e che, pertanto,
poteva benissimo essere presente allo stesso Fedone. Il Simone avrebbe, dunque,
potuto essere una polemica contro lincoerenza di fondo del sofista Prodico, bravo ad
esaltare la virt nei suoi scritti, ma incapace, al contrario dellumile calzolaio Simone,
di perseguirla con i fatti. La scelta di Eracle descritta da Prodico nella sua opera
sarebbe, dunque, stata approvata: pesanti riserve sarebbero, invece, state fatte cadere
sul concreto comportamento di Prodico. Pensare in questi termini lintera questione,
ipotizzare cio che la critica contenuta nel Simone fosse meno puntuale e ristretta di
quanto venga solitamente presentata, non comporterebbe un rifiuto dei risultati
precedentemente raggiunti, ma un loro inquadramento in problematiche pi ampie:
con particolare riferimento al tema della virt, si pu concordare che questo fosse
largomento del dialogo,
50
a patto di non appiattirne lo sviluppo ad una semplice
discussione sulla definizione, e rintracciandone altres il completamento nel concreto
esempio fornitone da Simone.
Secondo una simile prospettiva, possibile concepire in modo meno radicale anche il
rapporto con la pagina senofontea. Parlare di una critica da parte di Fedone a
Senofonte appare, come visto, difficile e nessun rapporto pu essere stabilito fra le

48
Il testo quello di Kayser 1938; la traduzione di Civiletti 2002.
49
Cfr. Fritz 1957; Untersteiner 1949, 310; Civiletti 2002 n. 7 p. 401.
50

Cfr. Wilamowitz 1879; Hirzel 1895; Rossetti 1973; Sellars 2003.
247
tracce del Simone presenti nellepistola 13 e il passo di Senofonte: non ci sono, infatti,
gli elementi per discutere sulla precedenza cronologica del dialogo o del rifacimento
senofonteo e, tanto meno, su un eventuale rapporto di dipendenza. E, tuttavia,
possibile unulteriore osservazione. Nei Memorabili lepisodio di Eracle al bivio
sfruttato da Socrate per censurare la condotta di Aristippo.
51
La critica , inoltre,
concorde nel considerare lintero primo capitolo del secondo libro dei Memorabili
come una pagina di polemica filosofica fra Senofonte e Aristippo: nelle posizioni
fatte esprimere ad Aristippo sarebbero, cio, da riconoscere argomenti realmente
elaborati dal filosofo di Cirene, che Senofonte si sforza di confutare, legittimando il
suo tentativo con la scelta di Socrate come portavoce. Laneddoto concernente la
scelta di Eracle si configurerebbe, cos, come uno strumento impiegato da Senofonte
nella polemica contro Aristippo.
52

Se lipotesi circa largomento del Simone
attendibile, anche la polemica contro Prodico, incoerente con i suoi scritti, potrebbe in
realt inquadrarsi in una critica alle posizioni di Aristippo, di cui Prodico verrebbe a
costituire una sorta di doppio: pi che una critica portata allEracle di Senofonte da
parte di Fedone, sostenitore dellEracle di Antistene, secondo la tesi di Wilamowitz
1879, il noto episodio delle .i. di Prodico doveva essere inquadrato nella
polemica fra posizioni aristippee da una parte, ed antisteniche dallaltra.
53


4. 4. Conclusioni

Le conclusioni appena raggiunte, sebbene poste su solide basi e ispirate a maggiore
elasticit rispetto ai precedenti tentativi, non possono, tuttavia, per mancanza di

51
Cfr. Xen., Mem. 2. 1, 1. Su questo, cfr. Erbse 1980.
52
Su questo, cfr. Chroust 1957, 8; 113; n. 28 p. 229; Humbert 1967, 261.263; Fritz 1965,
257-259.
53
Sullispirazione antistenica del rifacimento di Eracle al bivio, cfr. Rossetti 1973. Sulla
presenza o meno di Socrate nel dialogo non possibile avanzare conclusioni definitive:
riteniamo tuttavia che lipotesi pi verisimile sia (seguendo in parte Hirzel 1895) che il
dialogo fra Simone e Prodico fosse contenuto in un racconto fatto da Socrate.
248
elementi da portare a riprova, essere considerate come una ricostruzione precisa del
perduto dialogo di Fedone: sebbene, dunque, esse vadano considerate delle ipotesi
plausibili, non sarebbe legittimo rintracciare nellepistola 13 tracce di quello che si
suppone essere largomento del Simone, e, tanto meno, confermare le ipotesi
formulate, valendosi di prove provenienti dallepistola spuria di Aristippo. Va,
tuttavia, osservato che una questione concernente le epistole 12 e 13 a cui la critica
non ha saputo fornire adeguate risposte, troverebbe una possibile soluzione, proprio
adottando lapproccio appena proposto. La questione la seguente: perch lo scrittore
delle epistole 12 e 13 avrebbe scelto come interlocutore di Aristippo nel terzo
scambio epistolare una figura di secondo piano come il calzolaio Simone? Per le altre
due coppie di epistole il problema non si pone: Aristippo si ritrova in relazione con
Antistene ed Eschine in numerose testimonianze e allo scrittore non doveva mancare
il materiale aneddotico cui attingere.
54
Non si possiedono, al contrario, testimonianze
su rapporti fra Aristippo e Simone e ci si chiede per quale motivo la scelta dello
scrittore sia caduta su Simone. Le uniche indirette risposte date al problema si
possono ritrovare nei contributi di Sykutris 1933 e di Hock 1976. Dalle conclusioni
del primo, si portati a supporre che lispirazione sarebbe venuta allo scrittore dalla
lettura del termine csu nella Diogenis Epistola 29: rammentandosi della presenza
di un calzolaio (csu) nella cerchia di Socrate avrebbe, cos, scelto Simone.
Seguendo Hock 1976, la scelta va, invece, ricondotta allunione simbolica di un
filosofo con un calzolaio, simbolo elaborato dallala radicale della filosofia cinica. La
prima conclusione non pu che apparire piuttosto debole, quando si pensa che la
frusta era strumento caratteristico dei maestri di scuola e non si comprende, di
conseguenza, perch avrebbe dovuto creare nello scrittore unimpressione cos forte
da giustificare la successiva associazione di idee. Riguardo alla seconda spiegazione
invece, va notato che lunione simbolica non sarebbe, in questo caso, operante:
Simone non si trova, cio, in stretto contatto con un filosofo di cui condivide le idee,

54

Su Antistene ed Aristippo, cfr. ad esempio Suid. 1. 355, 7 sg.; [Caes. Bass.] De Chria 6 p.
273: da notare che le figure di Antistene e Diogene sono sovrapponibili, come nellaneddoto
riportato per ultimo dove solitamente Diogene il protagonista. Su Eschine e Aristippo, cfr.
Plut., De cohib. Ira 14 462d; Diog. Laert. 2. 61; 82-83; Suid. s. v. cucic..
249
come negli altri casi evidenziati da Hock 1976
55
e non si pu, dunque, ricondurre la
scelta a tale modello. La scelta di Simone appare invece pienamente giustificata se si
presuppone che il dialogo di Fedone, criticando Prodico, polemizzasse in realt con
Aristippo: lo scrittore sarebbe stato, cio, legittimato dal dialogo stesso di Fedone a
porre in contrasto Simone con il filosofo di Cirene
56
.

5. Risultati

Come si gi avuto modo di dimostrare, lintenzione da riconoscere alla base della
sezione non assolutamente identificabile con la propaganda cinico-moderata, come
vorrebbero Hock 1976 e Fiore 1986. Oltre a non essere rintracciabili contenuti
propagandati le lettere contengono infatti solamente una reciproca critica fra i
corrispondenti non possibile identificare nessuna posizione riconducibile allala
moderata del Cinismo: lunico Cinismo che appare quello di marca antistenica,
dunque quello che potrebbe essere definito radicale. Le tracce del dibattito interno
alla filosofia cinica sulla frequentazione delle corti da parte dei filosofi, , dunque, da
riconoscere solamente nelle fonti utilizzate. Come apparso evidente, il fine delle
epistole la rappresentazione del carattere di Aristippo, o meglio, della caratteristica
pi nota del filosofo di Cirene: il suo umorismo. Questo rilevabile anche nella scelta
operata dallo scrittore riguardo alle fonti utilizzate. Da una parte, vengono, infatti,
selezionati e vivacemente trattati solo gli aneddoti pi divertenti e atti a mettere in
luce lattitudine di Aristippo al motto di spirito: completamente assenti sono, invece,
le testimonianze concernenti, per esempio, la misura e il controllo, il vero nucleo

55
Hock 1976, 46 sg. fa riferimento a Cinisco e Micillo nella Cataplus di Luciano e a Cratete
e Filisco nel frammento IV
B
Hense

di Telete. Pi in generale sulla figura del calzolaio nella
letteratura antica, cfr. Lau 1967.
56
Se la scelta di Simone come corrispondente , a nostro avviso, pienamente comprensibile
solo se si ipotizza la lettura del dialogo di Fedone, la sua rappresentazione pienamente
debitrice ai moduli tipici del Cinismo. Lo stesso dicasi della menzione a 18. 2, 18-21: visto il
pieno rispetto, in entrambi i casi, di un pi generico canone descrittivo, difficile appare
pensare a una qualche relazione fra i due passi.
250
della filosofia di Aristippo.
57
Dallaltra parte, viene dispiegato un repertorio di luoghi
comuni entrati a fare stabilmente parte della rappresentazione tradizionale del filosofo
cinico. La trattazione di questo materiale si presenta priva di originalit: mentre le
notizie riguardanti Aristippo costituiscono la base per il gustoso racconto dello stesso
Aristippo e vengono, dunque, in un certo modo, personalizzati, Antistene e i suoi
seguaci non vengono distinti, ma si trovano rappresentati come un tuttuno indistinto,
quasi a creare uno sfondo opaco sul quale far risaltare i vivi colori del ritratto del
protagonista.
58
Individuare come fonti tanto tradizioni aneddotiche (sfruttate per la
rappresentazione di Aristippo), quanto materiale proveniente dagli epistolari spuri di
Diogene e Cratete (utilizzato per il ritratto dei filosofi cinici) e giungere, dunque, ad
una sintesi delle posizioni espresse a riguardo delle fonti per le epistole in questione,
non porta solamente a superare i problemi nati dallimpostazione troppo rigida sopra
rammentata, ma anche ad una migliore comprensione dei procedimenti compositivi
dello scrittore. Venendo al ruolo che lautore ha assegnato alle fonti, si possono
notare alcune differenze significative rispetto agli altri nuclei delle Socraticorum
Epistolae. Per quanto riguarda loccasione della scrittura delle lettere, la sezione 8-13
si distingue sia dalla sezione 14-20, che dal nucleo 27-34, avvicinandosi, invece, alla
21-23. Il fatto che vi siano testimonianze sul rapporto fra Aristippo, Antistene,
Eschine e (forse) Simone, ragione sufficiente per supporre scambi epistolari: la
sezione 14-20 si pu invece considerare in un certo senso immotivata dato che
nessuna testimonianza legittima la scrittura di queste epistole mentre il nucleo 27-
34 trova la motivazione per la sua scrittura in un preciso riferimento delle fonti. La
sezione 8-13 si presenta vicina alle sezioni 21-23, per il fatto che si presuppone nel
lettore una conoscenza delle fonti: la lettura completa solo se il lettore riesce ad
instaurare il giusto riferimento con la testimonianza. Si pu, tuttavia, notare che,
rispetto allultima sezione cui si fatto riferimento, le epistole 8-13 si presentano
forse un po pi indipendenti dalle loro fonti: lumorismo di Aristippo pienamente

57
Cfr. Mannebach 1976, test. 54-59; 67-71. Su questi aneddoti sar invece costruita lepistola
27, cfr. infra pp. 360-367.
58

Cfr. anche supra Introduzione p. 142 sg.
251
godibile solo cogliendo lallusione agli aneddoti, ma appare sufficientemente
apprezzabile anche senza considerarli.
252
1
5
10
15
1


253

Epi stole dei Socratici

VIII
1
Ant istene a Arist ippo
2

Non cosa degna
3
di un filosofo risiedere alla cort e di t iranni ed approfitt are dei
banchett i siciliani
4
, ma, piutt osto, rimanere
5
in patria ed accontent arsi di sost anze
sufficienti. Tu, invece, ritieni che proprio questo sia il vantaggio connesso allessere
dotati di una natura eccellente: la possibi lit, cio, di accumulare molte ricchezze e di
cont are i pi potenti fr a i propri amici. Tuttavia, n le ricchezze sono necessarie, n,
se anche lo fossero, sarebbe onesto procurarsele cos, n potrebbe concepire amicizia
la folla, a causa della sua ignoranza, e, per questa ragione, nemmeno i tiranni: ti
consiglierei, dunque, di venirtene via da Siracusa e dalla Sicil ia. Ma se, come
malignano alcuni, nut ri ammirazione per il lusso e t i att acchi a cose che non si
addicono a uomini assennat i, vattene ad Ant icira, ti far bene bere lel leboro: molto
meglio quest o, infatt i, del vino di Dionisio. Quel lo provoca una grande pazzia, questo,
invece, la fa cessare. E dunque, tanto migliorer il t uo st at o in confronto a quello
att uale, quanto la salute e lassennatezza differiscono dalla malatt ia e dalla pazzia.
St ammi bene.



IX
1
Aristippo a Ant istene
2

(1) La nostra sort e misera, Antist ene, e non poco. E come pot rebbe, infatt i, non
esserlo, vivendo presso un t iranno, mangiando e bevendo t ut ti i giorni

254
5
10
15
20
25


255

sontuosament e, spalmati di qualche profumo fra i pi soavi e t rascinando molli
3
vest i
di Taranto? Nessuno mi strapper alla crudelt di Dionisio. Egli
4
tratt iene, infat ti, un
ostaggio non oscuro, e t estimone, anzi, dei discorsi di Socrat e, ingozzandolo, come
dicevo, ungendolo e ricoprendolo di simil i vesti: chi mi riduce in questo st ato, n teme
la giustizia degli dei, n arrossisce di fronte a persona. Ora, poi, si va di male in
peggio: mi ha donat o t re donne siciliane di indicibile bel lezza
5
e moltissimo denaro.

(2) Quando Dionisio la smett er di comport arsi cos
5
, non lo so. Fai dunque bene ad
affl iggerti per la nostra
6
miseria: io, da parte mia, gioisco per la tua felicit , per dare
limpressione di avere le t ue st esse premure e ricambiare cos la t ua gentilezza
7
.
Metti da part e i fichi secchi per averne dinverno e conser va la far ina di Creta: sono
beni, infatt i, quest i da considerare superiori alla ricchezza. Lavati e bevi dalla font e
Nove Zampill i e serviti della st essa mant ellina sudicia destate e dinverno, come si
conviene ad un uomo libero e che vive ad Atene
8
in democrazia.

(3) Io, infatt i, dal momento in cui sono giunt o in una citt - e unisola - dominat a
dalla t irannide, sapevo che avrei avuto la misera sort e di sopport are tutto ci, proprio
come mi scrivi tu. Ora mi circondano, con i loro sguardi carichi di compassione, i
Siracusani e quant i Agrigent ini, Geloi e altri Siceliot i si trovano a Siracusa. Venendo
poi alla pazzia da cui
9
sono stato colpito recandomi sconsiderat amente in questa

256
30
35
1
5
1


257

sit uazione assurda, lancio a me st esso la maledizione che merito: possano questi mali
non abbandonarmi, dato che alla mia et ed essendo in apparenza saggio, non ho
volut o soffrir e la fame e il freddo, rimanere oscuro e lasciarmi crescere una folta
barba.

(4) Ti mander, poi, dei lupini, quel li grandi e bianchi, perch tu ne abbia da
sgranocchiare dopo aver disquisito di Eracle con i giovani: si dice, infat ti, per Zeus,
che non sia vergognoso per te parlare o scr ivere
10
di simili cose. Per Dionisio credo
che sia invece sconvenient e se si parla di lupini, a causa degli usi dei tiranni. Per il
resto, recat i a discutere dal calzolaio Simone: non hai, n pot resti avere libert pi
grande di questa da filosofo. A me, infatt i, stato vietato di avvicinare gli artigiani:
vivo, infatti, sott oposto allarbit rio altrui.


X
Eschine a Aristippo
1

Ho scritt o anche a Platone scongiurandolo perch ott eniat e che i giovinet ti locresi
siano risparmiati e penso di non sbagliare rivolgendo anche a te la medesima
preghiera: so, infatt i, che lo farai volentier i. Conosci bene il legame di amicizia che
mi lega a loro e che Dionisio si ingannato nutrendo la convinzione che siano
colpevoli. Cerca, dunque
2
, di far questo il prima possibi le. Stammi bene.



XI
<Aristippo a Eschine>
1

I giovinett i di cui mi scrivi, i locresi, saranno lasciat i in l ibert e non moriranno:

258
5
10
1
5
10
1


259
non subiranno nemmeno alcun danno economico, pur essendo stati proprio vicini alla
mort e. Di quest e cose per, del fat to, cio, che abbia salvat o i tuoi amici, non dire
nulla ad Ant ist ene. Non approva, infat ti, che si contino tiranni fra i propri amici:
meglio fare il giro di mugnai ed osti, per vedere se alcuni
2
vendono a prezzi onest i la
farina e il vino ad Atene e danno a pagamento le t uniche pesant i quando soffiano i
vent i Scironi; meglio coltivare la compagnia di Simone. Tutto ci, infatt i, non
cost it uisce ricchezza.

XII
Simone a Aristippo
1

Mi giunge voce che l, alla corte di Dionisio, non riesci a darti ragione
2
della nost ra
sapienza. Ammetto di essere un calzolaio e di lavorare il cuoio ed allo stesso modo, se
dovesse essere necessario, di fare frust e per cast igare uomini insensati e decisi a
vivere immersi nel la mol lezza, cont ro il volere di Socrat e. Ma sar Ant ist ene a
mett ere in riga voi ragazzini sguaiat i
3
: scrivi, infat ti, a lui parodiando le nostre
discussioni. Bast a, ne ho abbastanza di scherzare con t e, cervello sopraffino
4
. Recati
alla mente la fame e la sete: sono, infat ti, cose queste che grande import anza hanno
per coloro che inseguono la saggezza.



XIII
Arist ippo a Simone
1

(1) Non sono io a prenderti in giro, ma Fedone, il quale sostiene che tu sia diventato
superiore in saggezza a Prodico di Ceo: quest ult imo raccont a che lo hai confutato






260
5
10
15
20
25


261
riguardo allEncomio di Eracle da lui composto. Dal cant o mio, provo ammirazione e
st ima per t e: sei un calzolaio e con la tua fama di saggio
2
r iuscivi a convincere a
sedersi nel la tua bott ega sia Socrate, sia le personalit pi in vista e di buona famiglia,
come Alcibiade figlio di Clinia, Fedro di Mirrinunt e, Eut idemo figlio di Diocle e
Carmide figl io di Glaucone
3
e, fra quel li che ricopr ivano cariche pubbliche, Epicrat e
Sacesforo, Eurittolemo e altri ancora. Tanto che, se
4
Pericle figlio di Sant ippe non
fosse stato impegnat o come stratega e nella guerra, anche costui, ne sono sicuro, si
sarebbe recato da t e. E anche ora sappiamo di che past a sei fatto, dato che t i frequent a
Antistene
5
. Puoi, per, venire a filosofare anche a Siracusa: i mantell i, infat ti, si
vendono bene e anche il cuoio.

(2) Del resto, tu non osservi come io, che ho sempre bisogno dei calzari, faccia del
tuo mestiere una sorta di miracolo: Antist ene, invece, con la sua abit udine di andare
scalzo, cosaltro fa, se non procurarti calo di lavoro e profit ti, convincendo, per
giunt a, i giovani e t ut ti gli Ateniesi a non usare i sandali? Considera, dunque, quanto
amico io t i sia, io che approvo la comodit e il piacere. Tu, invece, dai atto a Prodico
di saper porre domande intell igent i e non hai capit o che cosa ne consegua per te: se ci
riuscissi, mi ammireresti
6
e derideresti invece l ostent azione di coloro che port ano
folt e bar be, il bastone, che vivono nel sudiciume e fra i pidocchi, che hanno le unghie
lunghe come animali e che impartiscono insegnamenti lesivi del tuo mest iere.

262
Note

Epistola 8

1. Sui problemi concernenti la trasmissione dellepistola 8, cfr. supra Introduzione
n. 90 p. 101.

2. Da accogliere l'intestazione tradita da tutti i testimoni eccetto V, F, p, p2 e z.

3. Alla lezione di P (e dellapografo D) accolta dalla Khler, tou~ filoso fou,
riteniamo preferibile, seguendo Allacci, quella trasmessa da V (e gli apografi B e
A) e da G (e gli apografi C e F), tou to filoso fou.

4. Riteniamo preferibile la lezione Sikeliwtikai~ trasmessa da tutti i testimoni
tranne p, p2 e z, a Sikelikai, tradita appunto da questi ultimi manoscritti e
accolta dalla Khler (da p).

5. Accogliamo lintegrazione di ei nai dopo e n th idii (to e n th i dia <ei nai>,
in parallelismo con il precedente to para tura nnoi a ndrasi ei\ nai) proposta
da Sykutris 1933, n. 1 p. 46. Contro questa soluzione J. Pavlu, rec. ad Sykutris
1933, BPhW LIV, 1934, col. 404.

Epistola 9

1. Sulla coloritura dorica presentata dalla famiglia v nelle epistole di Aristippo (9,
11, 13), cfr. supra Introduzione pp. 77-80.

2. Da accogliere l'intestazione presente in G, B e A.

3. Da accogliere, in accordo con tutti gli altri editori, la lezione della famiglia v,
malaka, invece di quella della famiglia g, makri preferita dalla Khler.

263
4. Non accogliamo lintegrazione del pronome personale proposta dalla Khler -
sulla traccia dei precedenti editori: osti me toi w o o ge toi (Allacci, 173;
Orelli); o mw (Hercher). Riteniamo preferibile espungere w, probabilmente
generato da una ripetizione del pronome relativo: Aristippo parlerebbe, in questo
caso, di s in terza persona, tornando a riferirsi direttamente a se stesso solo alla
fine del periodo (osti me toiau ta diatiqetai, lintervento di Allacci
prenderebbe spunto proprio da questo finale).

5. Non vediamo la ragione di correggere, con Orelli seguito da Hercher e dalla
Khler, alektou dei manoscritti in a nalektou.

6. Invece del dettato della famiglia g preferito dagli editori (kai po te pausetai
a nqrwpo ou to toiau ta poiw n, ktl.), accogliamo quello della famiglia v,
opportunamente corretto da Sykutris 1933, n. 1 p. 49: kai po te pausetai
a nqrwpo ou tw (ou v): la presenza di toiau ta nei testimoni della famiglia
g pu benissimo spiegarsi come una correzione apportata da G al suo esemplare
apografo, a sua volta, di V (cfr. supra Introduzione, pp. 105-111).

7. Anche in questo caso, preferiamo la lezione della famiglia v (allwn)
opportunamente corretta da Sykutris 1933, n. 1 p. 49 in amwn, invece della
relativa lezione della famiglia g (tw n allwn) generalmente preferita dagli editori.

8. La formula di saluto (err wso) che compare senza motivo a circa met epistola ,
a nostro parere, da espungere. Su questo problema, cfr. supra Introduzione n. 90
p. 101.

9. Da mantenere, a nostro parere, e n Aqa nai della famiglia v, omesso nella
famiglia g.

10. Necessaria la correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 50 di a dei testimoni della
famiglia v La Khler ha la forma ionico-attica della famiglia g, cfr. supra
Introduzione pp. 77-80 - in a.
264

11. A 9. 3, 33 la famiglia v ha, peri toiou twn hdh le gein h gra fein. La famiglia
g omette hdh - anche in questo caso G mira a correggere il dettato del suo
esemplare, apografo di V, cfr. supra Introduzione pp. 105-111. Seguendo Sykutris
1933, n. 5 p. 50, accogliamo il testo della famiglia v, leggendo: peri toiou twn,
nh Di a, le gein h gra fein (simile correzione si trova, in un altro luogo, in B: 7.
2, 16. :. :. v g B : :.:. v V : :. :. v A). Fra gli editori, Allacci e
Orelli accolgono il dettato di V; Hercher e la Khler quello di G.

Epistola 10

1. Da accogliere l'intestazione presente in G.

2. Accogliamo la correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 51 di peirw n di V in peirw
<ou>n. L. Castiglioni, rec. ad Sykutris 1933, BIFC XL, 1934, 220, propende,
invece, per peirw <nun>.

Epistola 11

1. Da accogliere l'intestazione presente in G.

2. E, a nostro parere, da preferire, in accordo con Allacci, la lezione della famiglia
v, ei[ tine, invece di quella generalmente accolta della famiglia g, oi{tine: solo
grazie alla prima, infatti, si pu cogliere il riferimento allaneddoto che vede
Socrate (cfr. Plut., De tranq. an. 470 f) o Diogene (cfr. Teles, p 12, Hense) ma,
in questo caso, sarebbe Antistene visitare le botteghe pi povere della citt per
dimostrare ad un giovane che si lamentava dei prezzi dei beni di lusso quanto
fosse semplice, in realt, mantenersi senza eccessive spese.

Epistola 12

1. Da accogliere l'intestazione presente in G.
265

2. La correzione di Stanley (cfr. Orelli n. ad loc.), accolta da Orelli, Hercher e la
Khler, di qaumazein dei manoscritti in twqazein ci sembra superflua:
manteniamo, dunque, con Allacci e Sykutris 1933, n. 3 p. 51, il dettato originale
confermato anche dalla ripresa a 13. 1, 5, qaumazw me ntoi kai e painw. Contro
la scelta di qaumazein, L. Castiglioni, rec. ad Sykutris 1933, BIFC XL, 1934, 220.

3. Non vediamo la necessit di accogliere, come Orelli, Hercher e la Khler, la
correzione di Khn (cfr. Orelli, n. ad loc.) del tradito paidwn in paidiwn.

4. Manteniamo, con Allacci, Orelli e Sykutris 1933, 52 il kai fra ali e pevi.).,
che viene, invece, espunto da Hercher e dalla Khler. Il passo riecheggia Pl., Pol.
287 a; Euthyd. 278 c; Phaedr. 234 d; 278 b.

Epistola 13

1. Da accogliere l'intestazione presente in G.

2. Preferiamo correggere lerrata lezione della famiglia v, pisteuqeisai (B indica
una lacuna dopo pisteu) in pisteuqeish e concordarvi sofi i che segue,
scrivendo sofii , invece di accogliere emplhsqei, della famiglia g, correzione
del testo proveniente da V, ripresa da tutti gli editori (e difesa da J. Pavlu, rec. ad
Sykutris 1933, BPhW LIV, 1934, col. 404), o le proposte di Sykutris 1933, n. 2 p.
54 (sofo e pisteuqh o sofo v.c:u):.).

3. Necessaria lintegrazione di Wilamowitz 1879 sulla base di Pl., Symp. 222 b 1-2:
Euqudamon to n <Diokleou kai \i.: > |`ius..

4. Riteniamo preferibile seguire il dettato della famiglia v (cos anche Allacci) e
omettere kai dopo ei.

266
5. Riteniamo preferibile seguire il dettato della famiglia v: ismen o poio ei, o ti
nu n Antisqe na para se foita . (tutti gli altri editori, inclusa la Khler,
scelgono la famiglia g).

6. A eqaumaze, lezione della famiglia g (accolta da tutti gli editori), preferiamo
eqaumasa, lezione di B, evidente correzione dellerrato eqaumaza di V.
267
Epistole 14-17

1. Premessa

La sezione che si intende prendere ora in esame quella che presenta lordine pi
controverso nella tradizione manoscritta. Gli unici testimoni a riportare lordine
divenuto usuale fin dalla prima edizione dellAllacci sono V (ep. 14, ff. 219r-219v;
ep. 15, ff. 219v-220r; ep. 16, f. 220r; ep. 17, ff. 220r-220v), B (ep. 14, ff. 192r-195r;
ep. 15, ff. 195r-196r; ep. 16, ff. 196r-196v; ep. 17, ff. 196v-197v) e A (ep. 14, ff. 55r-
56r; ep. 15, ff. 56r-56v; ep. 16, f. 56v-57r; ep. 17, ff. 57r-57v). G, F e C trasmettono
solamente la 14 e la 15 seguite dallepistola 18,
1
mentre P con lapografo D riporta le
epistole omesse da G dopo lepistola 18.
2
Infine, M riporta solamente le epistole 16 e
17.
3
Lincertezza dellordine non deve tuttavia trarre in inganno: la sezione si
dimostra non solo omogenea dal punto di vista dellintenzione alla base delle epistole
e da quello dellutilizzazione delle fonti, ma anche compatta per quanto concerne lo
sviluppo. Nelle pagine seguenti si cercher, dunque, di far emergere da una parte il
disegno narrativo, dallaltra lomogeneit metodologica della sezione, al fine di
rimarcarne la profonda unit.

2. Epistola 14: la morte di Socrate

La prima epistola della sezione presenta molteplici motivi di interesse. In primo
luogo, una delle pi lunghe dellintero corpus e la prima missiva di natura
spiccatamente narrativa allinterno dellepistolario dei Socratici: essa, dunque,

1

G (ep. 14, ff. 198v-201v; ep. 15, ff. 201v-202v; ep. 18, ff. 202v-203r). F (ep. 14, ff. 50r-51v;
ep. 15, ff. 52r-52v; ep. 18, ff. 52v). C (ep. 14, ff. 56v-57v; ep. 15, f. 57v; ep. 18, f. 58r).
2

P (ep. 14, ff. 67r-72v; ep. 15, ff. 72v-74v; ep. 18, ff. 74v-76r; ep. 16, ff. 76r-76v; ep. 17, ff.
76v-78v). D (ep. 14, ff. 253v-256r; ep. 15, ff. 256r-256v; ep. 18, ff. 256v-257r; ep. 16, ff.
257r-257v; ep. 17: ff. 257v-258v).
3

M (ep. 16, f. 9v; ep. 17, ff. 9v-10r).
268
costituisce una notevole variazione per quanto riguarda le modalit espressive,
rispetto alle sezioni formate dalle epistole 21-23 e 8-13, le quali nella tradizione
manoscritta precedono generalmente la sezione in questione
4
e che possiedono natura
pi allusiva che narrativa. E, tuttavia, allinterno della sezione di cui si trova a far
parte che il suo ruolo assume particolare rilievo. Dal momento, infatti, che vi si
trovano narrate le ultime vicende della vita di Socrate - la causa intentatagli da Anito
e Meleto, la beffarda condotta di Socrate durante il processo, la sua permanenza in
carcere arricchita dalle dispute con i tebani Simmia e Cebete sullimmortalit
dellanima e, infine, la morte essa funge da antefatto per le altre epistole che si
concentrano sulle conseguenze della morte di Socrate. Oltre cha dal punto di vista del
tema trattato, lepistola riveste decisiva importanza nella struttura della sezione anche
per quanto riguarda la scelta di mittente e destinatario. Se per il destinatario fittizio
bisogna indicare Senofonte lo scrittore gli si rivolge direttamente in due luoghi
5
-
individuare lautore questione pi complessa. Il nome di Eschine
6
, pur ipotizzabile,
non tiene conto di un importante particolare:
7
nellepistola successiva, la quale funge
da risposta alla 14,
8
Senofonte nomina Eschine senza tuttavia che gli si rivolga
direttamente.
9

Lepistola , inoltre, indirizzata non ad un singolo destinatario, ma a

4

Fanno eccezione V e B che prima della sezione 14-17 riportano solo le epp. 8-13.
5

Cfr. 14. 1, 6; 14. 10, 105. Oltre a queste apostrofi, il destinatario risulta evidente dalla
qualifica attribuita a Grillo nellincipit (14. 1, 2, vi.:i cu )
6

Cfr. Orelli 1815, 19; Khler 1928, 26. Fra i manoscritti lunico a riportare il nome del
mittente G (i.c. ;:).., f. 198v r. 24). Tutti gli altri che riportano unintestazione
si limitano a scrivere ;:).. (cfr. P, f. 67r r. 5; C, f. 56v r. 4; D, f. 253v r. 10; A, f. 55r r.
16).
7

Particolare colto invece da Sykutris 1933, 58.
8

Cfr. infra n. 21 p. 272.
9
15. 2, 14-15, |u v.:.: A.c. :: cu iu. ,i):. ..
269
due personaggi, dei quali tuttavia non si fa il nome.
10
Lipotesi pi plausibile sembra,
dunque, quella di Allacci, 178 sg., il quale, facendo riferimento ad un celeberrimo
passo del Fedone, suggerisce il nome di Euclide.
11
La scelta di Senofonte come
destinatario ha condotto lo scrittore a commettere un evidente anacronismo.
12
Al
momento della morte di Socrate (399 a. C.) Senofonte stava, infatti, prendendo parte
alla spedizione in Asia: conscio del fatto che sarebbe stato inverosimile che una
lettera spedita da Atene riuscisse a giungere nelle mani di Senofonte impegnato in
Asia, lo scrittore sposta il destinatario in Grecia, e, pi precisamente, a Sparta, localit
che, tuttavia, Senofonte raggiunger solo nel 394 a. C.
13
Oltre a rendere verisimile il
fatto che Senofonte avesse potuto ricevere lepistola contenente il resoconto delle
ultime vicende riguardanti il maestro, da notare che lanacronismo si trova a
rivestire unimportante funzione anche dal punto di vista dellimpianto narrativo
interno alla sezione 14-17: solo risiedendo a Sparta, Senofonte avrebbe, infatti, potuto
percepire il malumore degli Spartani riguardo alla morte di Socrate e riportarlo
nellepistola 15;
14

malumore che sar uno dei motivi della condanna di Anito e di
Meleto da parte degli Ateniesi narrata nellepistola 17.
15
Lepistola 14 sembra,
dunque, avere il ruolo di preparare, non solo a livello della materia trattata, ma anche
dal punto di vista narrativo, le altre epistole della sezione e lanacronismo riguardante

10

Cfr. 15. 2, 12-13, |. u ::. . .siu :i.. . :v:,i, ci.:
.; 15. 2, 29-30, |.c) . . i..::ci. i::.
11
Cfr. Pl., Phaed. 59 c 2, dove Euclide viene nominato insieme a Terspione: nella nostra
epistola si trova (14. 9, 90), 1. :: ).`. vi: iu. :`:u.. :,. : si.
1:,.., s`. Della stessa opinione Sykutris 1933, 58.
12
Cfr. Sykutris 1933, 57.
13

Cfr. Delebecque 1957, 170.
14

Cfr. 15. 1, 7-11.
15

Cfr. 17. 4, 31-36.
270
la biografia di Senofonte, lungi dallessere una svista involontaria, assume, a questo
riguardo, significativa importanza
16
.
Oltre a introdurre il tema che costituisce lantefatto per le rimanenti epistole della
sezione e ad impostarne, attraverso la scelta di Senofonte come destinatario, la linea
narrativa, lepistola 14 si ritrova a possedere nuovamente un ruolo centrale,
introducendo una tematica che sar centrale nellepistola successiva e che costituisce,
a ben vedere, uno dei maggiori spunti di interesse per lo scrittore: la nascita degli
scritti socratici di Senofonte. La tematica si trova inquadrata nel problema del
rapporto del racconto scritto, costituito dallepistola stessa, con quello orale, a cui si
fa riferimento allinizio della lettera.
17
Pi precisamente: se Euclide dimostra di essere
a conoscenza che Senofonte gi stato ragguagliato circa i fatti riguardanti Socrate
grazie ad un resoconto orale fattogli da un servitore inviatogli dal figlio Grillo, quale
necessit avrebbe di narrargli per iscritto i medesimi fatti? Sykutris 1933, 57 sg.
ritiene che questa apparente svista possa spiegarsi come una sorta di ammissione
preventiva dellincompletezza del proprio resoconto da parte dello scrittore: egli
giustificherebbe, cio, in questo modo lassenza nellepistola di determinati
particolari presenti invece negli scritti senofontei, facendoli di conseguenza risalire al
resoconto orale. Riteniamo, tuttavia, che sia pi soddisfacente una spiegazione
metaletteraria dellapparente ridondanza: la lettera costituirebbe nelle intenzioni dello
scrittore il presupposto degli scritti socratici di Senofonte. Lo scrittore pretenderebbe
che il lettore attribuisca a questepistola la nascita in Senofonte della volont di non
affidare alla sola tradizione orale i racconti circolanti intorno a Socrate, ma di

16

Per analoghe riflessioni sugli anacronismi rilevabili anche negli altri epistolari, cfr.
Holzberg 1994, 1-52 passim. A riguardo, tuttavia, cfr. anche quanto detto supra, Introduzione
pp. 162-165.
17

Cfr. 14. 1, 2-4, |: : . v:. |u`` vo.:o cu |:o voo c:
:v:v:co ovoo ovo,,:`uo o v:. so, o :,:: : : :.s
so. )oo ouu ; Gli amici di tuo figlio Grillo avevano gi mandato da te Geta per
riferirti tutto ci che riguarda Socrate, quello che avvenne al processo e al momento della sua
morte.
271
tutelarne il ricordo attraverso una redazione scritta.
18
Seguendo questinterpretazione
appaiono, di conseguenza, pienamente comprensibili anche i positivi pareri espressi
da Senofonte nella lettera seguente a proposito dellattivit letteraria intrapresa dai
seguaci di Socrate raccolti intorno ad Eschine:
19
in quel caso, Senofonte non si
riferisce ad opere non meglio identificate, ma alla lettera 14, alla quale lo scrittore
vuole fare assumere il ruolo di archetipo per la letteratura socratica.
Anche per quanto riguarda lutilizzazione delle fonti, l epistola si presenta come
normativa per il resto della sezione: a questo riguardo, da notare che i passi delle
opere di Senofonte e Platone nelle quali viene trattata la morte di Socrate vengono
sfruttati semplicemente dal punto di vista dellinformazione che veicolano e lo
scrittore non pretende dal lettore nessuno sforzo al fine di instaurare un rapporto con
il luogo che funge da fonte.
20


18
Analogo procedimento quello riscontrabile nellepistola 25 a proposito del Fedro
platonico.
19
Cfr. 15. 2, 14-15, |u v.:.: A.c. :: cu iu. ,i):. .; Fate
bene a scrivermi insieme

ad Eschine.
20
Vista la presenza di un accurato elenco delle fonti delle quattro epistole in Pavlu 1924,
abbiamo ritenuto superfluo riportarlo distesamente. Ci limiteremo, di conseguenza, qui e
nelle sezioni dedicate alle altre epistole, ad elencare ordinatamente fonti e testimonianze.
Anito e Meleto unici accusatori di Socrate (14. 1, 7-8): Hypoth. Isocr., Busiris. Socrate
riguardo al mestiere dei calzolai (14. 2, 14-17): Schol. ad Pl., Apol. 18b; Diog. Laert. 2. 38;
Lib. 1. 26-30. Socrate e i figli di Anito (14. 2, 20-21): Xen., Apol. 29-31; Lib. 1. 24.
Limportanza dellistruzione per i politici (14. 1, 15-17): Pl., Meno (passim). Asu:,
| (14. 2, 18-19): Pl., Phaedr. 227a; Prot. 315c; Menex. 236a; Euthyd. 272c; Xen.,
Mem. 3. 13, 2. Lanello di Gige (14. 2, 24): Pl., Resp. 612b. Il riferimento a Meneceo (14. 3,
28): Eur., Phoen. 986 sg.; Schol. ad Pl., Apol. 18b. Il discorso di Meleto (14. 3, 29-31): Diog.
Laert. 2. 38. Lattore Callippide (14. 3, 34): Xen., Symp. 3. 11; Plut., Mor. 212 c 9.
Lespressione di Socrate (14. 4, 38): Pl., Resp. 535 b. Il processo ( 4-6): Xen., Apol. 5; 6; 7;
9; 27. La beffarda proposta di condanna di Socrate (14. 4, 42): Pl. Apol. 36 e. Il rifiuto di
adulare i giudici da parte di Socrate (14. 4, 44-46): Pl., Apol. 17d; 34c; 38e; Xen., Mem. 4. 4,
4; Apol. 23. Dopo la condanna (14. 5, 48-53): Xen., Apol. 5; 6; 7; 9; 27; Mem. 4. 8, 8; Pl.,
272

3. Epistola 15: Senofonte e la nascita degli scritti socratici (I)

Lepistola 15 si configura, sin dalle prime righe, come una diretta risposta alla lettera
precedente.
21
Senofonte risponde ad Euclide e Terpsione
22
invitandoli prima a farsi
coraggio e a reagire alla morte di Socrate, e poi riferendo del malumore mostrato
dagli Spartani in occasione dellesecuzione del maestro e profetizzando una pronta
punizione per Anito e Meleto, i responsabili dellaccaduto. La lettera si chiude infine
con Senofonte che, lodando liniziativa dei suoi interlocutori di affidare la memoria
dei pensieri del maestro alla scrittura nella lettera a lui spedita, palesa lanaloga
intenzione di comporre delle opere per ricordare Socrate, facendo
contemporaneamente riferimento ad uno scritto di Platone animato dal medesimo
intento.
23

Se lepistola precedente forniva lantefatto, concentrandosi sulle ultime vicende della
vita di Socrate, avvenimento attorno al quale ruota lintera sezione, e preparava,
attraverso la scelta di Senofonte come destinatario e grazie allaccenno alla
posteriorit del resoconto scritto, costituito dallepistola stessa, rispetto ad un
precedente racconto orale, lo sviluppo della linea narrativa dellintera sezione, la
presente epistola riveste il duplice compito, da una parte, di portare a pieno sviluppo

Apol. 38 c. La permanenza in carcere e la morte ( 7-10): Pl., Phaed. 59b; 64c; 67c; 115c;
117c. La spedizione sacra a Delo (14. 8, 87-89): Pl., Phaed. 58a; Xen., Mem. 4. 8, 2. Il
sacrificio del gallo (14. 9, 94-96): Pl., Phaed. 118 a.
21

Cfr. lincipit dellepistola 15 (1, 2-4, |i. . v:. |u`` u.:i u :v.u v:
:.s iuu v.:., si. u:. :u vi::, ,i,i: . i v:.
.siu) con quello dellepistola precedente (14. 1, 2-4, |: : . v:. |u``
vi.:i cu |:i vii :: :v:v):ci ivii ivi,,:`ui i v:.
.si, i :,:: : : :.s si. . )ii. iuu ).
22
Per quanto riguarda mittente e destinatario, cfr. supra quanto detto a proposito dellepistola
precedente p. 268 sg.
23

Sykutris 1933, n. 5 p. 64 sg. pensa al Teeteto.
273
la tematica inerente agli scritti socratici, dallaltra, di introdurre largomento
dellepistola 17, ovvero la punizione degli accusatori di Socrate.
Per quanto riguarda la prima questione, vale quanto gi scritto a proposito
dellepistola precedente: lintenzione dello scrittore consiste nel provocare il lettore a
ricondurre al rapporto scritto da Euclide e Terpsione lispirazione per la scrittura delle
opere socratiche. Senofonte infatti, dopo aver lodato, allinizio della propria lettera,
gli amici per avergli scritto di ci che era successo al maestro e aver dunque
implicitamente fugato i loro dubbi, espressi allinizio dellepistola precedente, circa la
superfluit della loro iniziativa,
24
pone in diretta relazione proprio lopera del circolo
socratico riunitosi intorno ad Eschine, con il suo proposito di comporre per ricordare
le parole e le azioni di Socrate (15. 2, 14-16):

|u v.:.: A.c. :: cu iu. ,i):. .. As:. :.
i. i cu,,i):., i v: :. v: i si. :vi;:.

Fate bene a scrivermi insieme ad Eschine. Mi sembra che sia necessario per noi
raccogliere per iscritto ci che Socrate ha detto e fatto.

Se con queste parole attribuite a Senofonte lo scrittore intende rivestire lepistola
precedente di un ruolo archetipico per gli scritti socratici senofontei, il vero valore
degli scritti stessi espresso nelle righe che seguono le parole appena riportate (15. 2,
16-21):

|i. iu iv`,.i ,:.i iuu 3:`.c :. u : si. :.
:v:.i, us : :.sic.. i,..:. ., i``:. i vii 3.
vii.):. i: i:. |i. ). : i:.sc:. s.
:i..i si., . :s:. :`:,:, i`):.i, :. ic:. ,i ,i.:.

La difesa che ne risulter sar la migliore sia oggi che in futuro, dato che non ci
battiamo in un tribunale, ma raccontiamo la sua virt per tutta la vita. Ed aggiungo

24
Cfr. 14. 1, 2-4.
274
che faremo torto al sentimento di amicizia che ci univa e, come diceva lui, alla verit
se non scrivessimo di buon grado.

Dopo aver, dunque, suggerito il concreto pretesto per la nascita degli scritti socratici
di Senofonte, lo scrittore si concentra sulla reale esigenza che spinge Senofonte alla
scrittura: lepistola 15 porta, cos, pienamente a sviluppo la tematica riguardante gli
scritti di Senofonte.
25

Se la nascita delle opere senofontee era tema implicitamente anticipato nellepistola
14 e viene, come visto, diffusamente trattato nellepistola 15, la giusta punizione
riservata dagli Ateniesi agli accusatori di Socrate per la sua ingiusta morte sar invece
argomento introdotto nellepistola 15 ed esaurito nellepistola 17. Come si legge,
infatti, nellepistola 17, gli Ateniesi si sarebbero convinti a condannare a morte Anito
e Meleto, spinti soprattutto dal malumore mostrato dagli Spartani in occasione della
sua esecuzione.
26
Al medesimo malumore Senofonte fa riferimento nella presente
epistola (15. 1, 7-9):

A:. :: v.ui. si. Ais::i... ,i vi) : i. si. ::u
:..si. si. sis.uc. : . `:,:, . vi`. i)i.., vu
c).i si. uv lu).i :u):i c.):ci
:v:.cci ivs.ui..

Gli Spartani, dal canto loro, considerano terribile la vicenda: il misfatto infatti gi
giunto fin qui. Ricoprono di critiche la nostra citt e dicono che gli Ateniesi
dimostrano ancora una volta la loro stoltezza, dato che si sono lasciati persuadere ad
uccidere luomo pi saggio e, secondo il testimonio della Pizia, pi virtuoso.


25

La tematica viene s sviluppata, ma non esaurita: essa trover la sua conclusione solo
nellepistola 18 che, a nostro parere, doveva chiudere la presente sezione. Cfr. quanto detto
pi diffusamente a proposito nella sezione successiva.
26

Cfr. 17. 4, 31-36.
275
Questa presa di posizione spartana rende fiducioso Senofonte circa la sorte di Anito e
Meleto, persone che tuttavia pagheranno in breve il fio (15. 1, 7).
27
Lepistola
funge, dunque, da anticipazione a quanto riferito nella 17. A questo riguardo, si pu
osservare che la modalit di utilizzazione delle fonti non si discosta da quella
osservata per lepistola precedente.
28
Lo scrittore costruisce, infatti, la sua profezia
intorno allanaloga profezia di Socrate presente nellApologia platonica (38c 1-4):

u v``u ,: ::si u, . i:: A)i.., i :;:: si. i..i
uv . 3u`:. v`. `.::., . .si iv:si: i:i
c). )cuc. ,i : : c) :. i., :. si. :. ., . 3u`:. u.
:.:.:..

Per non voler attender non molto tempo, o cittadini ateniesi, voi avrete la cattiva
fama e la colpa da parte di coloro che vogliono rimproverare la citt di aver
condannato a morte Socrate, uomo sapiente. Infatti, diranno che io sono sapiente
anche se non lo sono, coloro che vi vogliono biasimare.
29


Lo scrittore, come osservato nellepistola 14, non dimostra in questo caso nessuna
intenzione di stabilire con la fonte un rapporto allusivo: il passo platonico viene
infatti utilizzato solamente in virt dellinformazione che veicola.
30



27
15. 1, 7, A:. :. ,: i i:i i,i)u ,.:c)i. sis:. : :vi.:. .
:3..c: c.). si. c.. si. :uc:3., i..ic)i. :: si. ,:,:. u si.
u :v.cucii iu., . us :. isi .cuc. :.s; Dobbiamo, infatti,
comportarci da uomini valorosi e tributare lodi quel granduomo, perch visse in modo
virtuoso, pio e rispettoso: bisogna, invece, incolpare e maledire la sorte e chi si un contro di
lui, persone che tuttavia pagheranno in breve il fio.
28

Cfr. supra p. 271.
29
La traduzione quella di Reale in Reale 1991.
30
La punizione futura per gli Ateniesi (15. 1, 7): Pl., Apol. 39c. Il responso della Pizia (14. 1,
10): Pl., Apol. 21a; 23a. Conclusione (15. 2, 27-30): Pl., Epist. 314c.
276
4. Epistola 16: Aristippo ad Eschine

Altro discepolo assente da Atene in occasione dellesecuzione del maestro era
Aristippo
31
e proprio dal filosofo di Cirene si finge scritta la breve epistola 16:
32
egli
si rivolge, infatti, a chi lo ha informato per iscritto del tragico evento per esprimere le
sue riserve, ammorbidite dalla stima nei confronti di Socrate,
33
circa la decisione di
rimanere ad Atene e sottoporsi al giudizio della citt e per offrire il proprio aiuto agli
altri seguaci di Socrate fuggiti a Megara.
34
Il destinatario da identificare con
Eschine: circa i rapporti di amicizia fra i due filosofi presente una ricca
aneddotica.
35
La lettera profondamente legata alle epistole precedenti e ne
costituisce una sorta di risultato: Eschine nellepistola 15 infatti rappresentato
intento a comporre per perpetuare il ricordo di Socrate, e nella 14 a sua volta, come
visto, un resoconto della morte del filosofo, simile a quello a risposta del quale si
immagina scritta lepistola 16 viene rimarcata lassenza di Aristippo al momento
della morte di Socrate.
36
Come Senofonte, Aristippo non ha, dunque, assistito di
persona alla fine del maestro e ne viene parimenti informato, grazie allo scritto, alla
redazione del quale Eschine verisimilmente rappresentato nellepistola precedente.
Per quanto riguarda la modalit di utilizzazione delle fonti, non si riscontrano
differenze rispetto alle epistole precedenti: anche il pensiero centrale dellepistola -

31

Cfr. Pl., Phaed. 59 c.
32

Cfr. Sykutris 1933, 65 sg.
33
Cfr. 16. 7-9, As:. :. vii i :s:.. vicc:i si. sisi si. i)i
:.si.i :. i., .c: iui vi`. :v.:):c)i. i:. ,:,:i.; Ritengo,
tuttavia, che tutte le sue azioni, anche quelle sbagliate e insensate, siano ispirate alla giustizia,
tanto da non essere possibile biasimarle eccessivamente.
34
Cfr. Diog. Laert. 2. 106.
35
Sullamicizia fra Eschine ed Aristippo, cfr. Plut., De cohib. Ira 14 462d; Diog. Laert. 2. 61;
82-83; Suid. s. v. cucic..
36
Cfr. 14. 9, 92-94.
277
lincondizionata obbedienza di Socrate alle leggi di Atene e laccettazione della sua
pur ingiusta condanna derivato dallo scrittore direttamente dal Critone platonico.
37


5. Epistola 17: la fine di Anito e Meleto

Anito e Meleto hanno finalmente pagato il fio! Questo il tema dellepistola da cui
viene generalmente fatta chiudere la sezione.
38
Eschine scrive (verisimilmente) ad
Eutidemo
39
per informarlo dellavvenimento auspicato da tutti i seguaci di Socrate.
Gli Ateniesi si sono finalmente svegliati e hanno condannato a morte i due, colpevoli
di aver accusato ingiustamente un cittadino innocente. Motivo dellimprovviso
rinsavimento sarebbe stato lo sdegno degli Spartani: lepisodio scatenante quello di
cui si sarebbe reso protagonista un giovinetto di Sparta, il quale, venuto ad Atene
appositamente per conoscere Socrate, si sarebbe poi rifiutato di entrare in citt, una
volta venuto a conoscenza della morte di quello, recandosi invece sulla sua tomba a
compiangerlo. Un simile atto di affetto tributato da uno straniero a Socrate avrebbe
fatto arrossire gli Ateniesi agli occhi degli Spartani e i due accusatori di Socrate,
sono dunque stati giustiziati, proprio come se si trattasse di unempiet che
macchiava non solo gli Ateniesi, ma anche tutti i Greci se non tutti gli uomini.

37
Cfr. Pl., Crit. 44b; 46a. Come nota giustamente Sykutris 1928, n. 5 p. 66, Diogene Laerzio
(2. 60; 3. 36) riferisce che le parole rivolte a Socrate da Critone nellomonimo dialogo
platonico vengono attribuite da Idomeneo ad Eschine. Si pu ipotizzare che lo scrittore della
16 segua proprio questa versione? Se cos fosse, ci sarebbe una prova evidente che lo scrittore
di 14-17 non lo stesso che ha scritto le epistole 21-23, dato che in queste si contesta proprio
questaccusa. Per il commento di Aristippo circa la morte di Socrate (16. 7-9), cfr. Diog.
Laert. 2. 76.
38
Come verr detto pi diffusamente a proposito della sezione seguente, la presente sezione
doveva concludersi non con lepistola 17, ma con la 18.
39

Mittente e destinatario non sono identificabili con certezza: seguiamo in questo caso
lipotesi di Sykutris 1933, 67, il quale la motiva sulla base della provenienza del destinatario
(cfr. : \.). Su Eutidemo, cfr. Natorp 1907c.
278
Lepistola incentrata sulla trattazione di motivi solamente accennati nelle precedenti
epistole. In primo luogo essa si pone in diretta relazione con la 15, in quanto riporta
lavverarsi della profezia data da Senofonte circa il destino dei persecutori di
Socrate:
40
anche il malumore spartano per la morte del filosofo lo stesso che fa ben
sperare Senofonte.
41
Della 16 viene, invece, ripreso la convinzione dellinnocenza di
Socrate e dellingiustizia della condanna a morte.
42

Per quanto riguarda lutilizzazione delle fonti, si ripresenta la tendenza gi messa in
luce per le precedenti epistole.
43


6. Risultati

La peculiarit che distingue la sezione appena presa in esame allinterno dellintero
corpus delle lettere dei socratici la presenza di una linea narrativa. Lantefatto ,
come visto, costituito dalle ultime vicende e dalla morte di Socrate. La lunga epistola
14 funge dunque tanto da presupposto per le lettere seguenti, quanto da inizio della
narrazione: il voluto anacronismo
44
circa la localizzazione di Senofonte a Sparta al
momento degli eventi narrati e il problema della sovrapposizione di un resoconto
scritto e di quello orale contenuto nellepistola sono delle prove in questo senso.
Dopo lantefatto, la narrazione procede prendendo in considerazione le conseguenze
della morte di Socrate in due direzioni: la ricaduta dellevento, da una parte sui

40

Cfr. 15. 1, 6-7.
41
Laneddoto riguardante il giovinetto spartano si ritrova in Lib. 1. 174. In quel caso tuttavia,
si chiama Chyrsas e proviene da Chio. La variatio risponde senzaltro alla necessit di
localizzare a Sparta le simpatie per Socrate.
42
Cfr. 16. 6-7 e 17. 2, 16-19.
43
Fonti e testimonianze. La condanna di Anito e Meleto (17. 2, 10-12): Diod. 14. 37, 6; Diog.
Laert. 2. 43. Giuramenti di Socrate (17. 2, 16-17): Pl., Phaedr. 236 e; Gorg. 482 b.
Indisciplinatezza dei giovani (17. 2, 19): Lib. 1, 168.
44

Cfr. supra p. 269.
279
discepoli del filosofo, dallaltra sui suoi persecutori. Lepistola 15 ha proprio la
funzione di introdurre queste due linee narrative: da una parte viene infatti posto
laccento sulla nascita delle opere socratiche di Senofonte, dallaltra viene data
profezia della futura rovina di Anito e Meleto. Le ultime due epistole si concentrano
ciascuna su uno dei due effetti appena elencati: lepistola 16 ritrae la fuga da Atene
del circolo socratico allindomani della morte del maestro, mentre la 17 conclude la
sezione con il racconto della condanna a morte degli accusatori di Socrate e con il
conseguente imminente ritorno dei filosofi ad Atene.
Un simile sviluppo narrativo non riscontrabile nelle altre sezioni del corpus: in
quelle il cui principale interesse da considerare la rappresentazione del carattere del
filosofo preso in esame (epistole 8-13 e 21-23) e in quella formato dalla
corrispondenza fittizia forgiata per sostituire quella reale ormai perduta (27-34), nel
continuo rimando alle fonti, da una parte, alla verosimiglianza della ricostruzione
storica, dallaltra, che lo scrittore fa concentrare lattenzione del lettore, mentre nella
280
sezione che pi si avvicina a quella in questione, quella costituita dalle epistole 24-26
e gravitante intorno alla figura di Platone, se di linea narrativa si pu parlare, essa si
limita ad essere un quadro generale entro il quale ritrovano inserite le epistole, senza
che queste costituiscano in alcun modo diversi momenti successivi di una
narrazione.
45





1

45
Nella sezione si pu notare un progressivo allontanamento di Platone dai corrispondenti.
Nella 24 Platone stesso descrive il suo allontanamento dalla citt. Nella 25 Fedro chiede a
Platone di rinunciare al viaggio che si trova in procinto di fare, mentre nella 26 si racconta
indirettamente del viaggio in Egitto effettuato dal filosofo. Il vero interesse della sezione
tuttavia il ritratto del carattere del filosofo: lallontanamento del protagonista non assume in
alcun modo valore narrativo.
281
Lintenzione della sezione va dunque considerata senzaltro la narrazione degli eventi
collegati alla morte di Socrate: questo va naturalmente ad incidere profondamente
sulla modalit di utilizzazione delle fonti, distinguendo nuovamente la sezione. Come
si avuto modo di porre in luce, la fonte interessa solamente per linformazione che
essa veicola. Al contrario della epistole 8-13 e 21-23, lo scrittore non , cio,
interessato ad impegnare il lettore in una fitta rete di rimandi ed allusioni alle fonti:
dal momento che il racconto il fine dello scrittore, egli si limita a rivestire i passi di
Platone e Senofonte di una forma diversa dalloriginale, quella epistolare. Ne deriva
che, diversamente da quanto succedeva per le sezioni sopra ricordate, la fonte non
presupposto irrinunciabile per il lettore e la piena fruizione del testo possibile anche
senza la conoscenza del passo che lautore prende a riferimento.
46





XIV
<Euclide> a Senofonte
1


(1) Gli amici di tuo figlio Grillo avevano gi mandato da te Geta per riferirti tutto









46
Altra peculiarit della sezione per quanto riguarda lutilizzazione delle fonti sicuramente
cagionata dalla sua natura narrativa la scelta di sfruttare passi interi delle opere prese a
riferimento, piuttosto che singole notizie estrapolate dal loro contesto, come caratteristico
invece delle epistole 8-13, 21-23 e 30-34.
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5
10
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283

ci che riguarda Socrate, quello che avvenne al processo e al momento della sua
mort e. Evidentemente, bisognava proprio che la sort e erigesse anche questo ostacolo:
che tu cio non t i trovassi ad Atene, ma fossi a Sparta. Come pot rei r iuscire,
Senofonte, a descrivere la spudorat ezza di quel conciatore di pelli di Anito,
limpert inenza di Melet o e larroganza di ent rambi? Quest i due uomini maledet ti
perseverarono nella loro malvagit sino alla fine della vicenda e quando noi
credevamo, che vinti dalla vergogna, facessero infine cessare le loro macchinazioni,
ancor pi simpegnarono a cagionarci mali.

(2) E sebbene Melet o non portasse in t ribunale nessuna accusa sua propria, si
dimostrava, non di meno, persona miserabile
2
. Lorigine della denuncia fu, infat ti,
Anito, spinto a ci da quello che Socrat e soleva dire di lui
3
fra i giovani - ovvero che
il mest iere di conciat ore era indecoroso - se
4
discuteva e stabiliva la necessit di
impegnarsi in quei mest ieri
5
, ai quali si dedica chi sostiene di prat icare qualche
professione, in possesso della dat a conoscenza specifica,

proprio come sent iamo dire
di Acumeno, impegnato in st udi di medicina, e Damone con Conno figlio di
Metrobio, in quelli di musica
6
. Non provava, infatti, vergogna, a mio parere, proprio
come se non esercitasse simile professione, dal momento che i suoi figli, avendo fatto
parte delluditorio di Socrat e
7
sebbene spesso si nasconda indossando




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35
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45




285

lelmo di Ade o lanello di Gige, e int ent i processi ai citt adini: si mant iene, infat ti,
facendo il conciatore.

(3) Laccusa, come dicevo
8
, era firmat a da Meleto, suo apprendist a ed insieme
aiutante. Costui, infat ti, recit ava la part e del Meneceo patriota da tragedia
9
da quando
aveva iniziato a sdegnarsi perch la cit t pativa ingiur ie ad opera di qualche suo
cittadino
10
. Avresti proprio dovuto essere presente allarringa miseranda e
11
ridere
anche nel le sventure: era opera del logografo Policrat e. Melet o, proprio come gli
alunni interrogati a scuola, quando si fu present ato sul palco per pronunciare laccusa,
era spaventat o, si voltava continuament e, si dimenticava le parole allora alt ri gliel e
sugger ivano, come allatt ore Call ipide e, dopo aver malament e st rapazzato da cima
a fondo se st esso, da mala persona quale era, e quel pessimo discorso, se ne and dal
palco.

(4) Socrate, dal canto suo, pensava a t utt o tranne al fat to che con una prova tanto
impegnat iva dovesse misurarsi
12
. Con un sorriso altero lo conosci bene e divert ito
pronunci quelle parole che t i riferirono per lett era i tuoi figli. I giudici, pur dominat i
dalla confusione che era montat a intorno, gli decretarono, t utt avia, la possibilit di
scegl iersi la pena. E lui, pieno di ardire, dice
13
: Rit engo che quest o processo mi
possa cost are il mantenimento a pubbliche spese nel Pritaneo. Gli accusat ori lo
att accarono allora con maggiore pervicacia: anche mentre pronunciava la sua difesa
infatti costoro diffondevano il timore che sfuggisse alla pena. E sarebbe sfuggito:
tutt avia, non volle rivolgere loro n lusinghe n preghiere, ma dire cose vere e oneste.
Difendendosi con quest i argomenti pensava che, se fosse risultat o colpevole, non
sarebbe stat o lui a macchiarsi di ingiustizia, ma chi gli aveva votato contro.

(5) Se al contrario si fosse comport ato e avesse parlat o in



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287
modo indegno di se st esso e della filosofia e fosse st ato assolt o, sost eneva che
avrebbe trascorso una vita da misero servo. Daltronde, gli rimaneva la vecchiaia,
diceva, e vivere non sarebbe stat o meglio per lavvenire, ma peggio, anche se fosse
st ato assolto. Era convint o, inoltre, che non avrebbe potuto vedere o sentire meglio:
cosicch, la mort e gli sembrava presentarsi secondo il volere del dio. Una volt a che fu
condannato, se ne and ridendo e per il t empo che t rascorse in carcere se la pass
discutendo con noi meglio di quando non era ancora st ato accusato da Meleto e
costrett o alla prigione. A suo dire questo avveniva perch la cella dove si t rovava e i
ceppi lo costringevano a filosofare: Nellagor infatt i, diceva, ero sempre dist ratto
da qualcosa.

(6) E discuteva con noi di tante e tali cose che spesso ci si dimenticava che era
rinchiuso e ci si ritrovava in discorsi e parole che non sarebbero stat i adat ti a dell e
sventure. Poi per, rit ornati con la ment e a noi ci si rimproverava lun lalt ro della
nostra svagat ezza: Socrate per, sospet tando
14
di cosa si tratt asse, comprendeva in
che stat o dani mo ci trovassi mo e diceva che non se la prendeva, vist o che in breve
sarebbe morto, per il fatto che ridessimo
15
. E rivoltosi poi a Cr it one diceva: Caro
mio, ecco scomparire
16
i riti di Ol impia ed ogni solenne festivit! Una volt a che
saremo morti
17
, infatti, andremo a soggiornare in una regione ancor meglio di questa,
incont ro alla verit.

(7) Ebbe poi molte altre belle discussioni con i tebani Simmia e Cebet e: in quest e
diceva che lanima immortale e che chi si preso cura della sapienza va a risiedere
nella regione degli dei e non soffr e nulla di t erribile nella cosiddett a morte. Tanto che
noi non compiangevamo Socrate perch in breve sarebbe mort o, ma lo invidiavamo e
compiangevamo invece noi st essi, per il fatt o che restavamo in vita privati in verit di
un cos grande bene. Definiva infatt i la mort e un viaggio e t ramit e di noi





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diceva al poet a Eveno che, se ragionava bene, doveva raggiungerlo in frett a, dat o che era
filosofo in virt della poesia.

(8) Il filosofo, infatti, non fa altro che morire, dato che disprezza gli appetiti del corpo e non
schiavo dei suoi piaceri: questa pratica non altro che la separazione dellanima dal corpo e
la morte non ugualmente alt ro che la separazione dellanima dal corpo
18
. In virt di questo
argomento ci fu chi fu persuaso: ci ingannava con queste parole, cos mi sembrava, perch
non piangessimo pensando che sarebbe andato incontro ad un male. I suoi discorsi
nascondevano, tut tavia, anche un po di verit. Mor dopo trent a giorni, a causa della nave
inviata ogni anno a Delo. Non era giunta per molti giorni e non era possibile che qualcuno
venisse giustiziato pubblicamente, come sai bene: erano infat ti giorni consacrati.

(9) Degli amici eravamo con lui io, Terpsione, Apollodoro, Fedone, Antistene, Ermogene e
Ctesippo: Plat one, Cleombroto e Aristippo non venivano. Platone, infatti, era malato, mentre
gli altri due se ne st avano ad Egina. Come ebbe bevuto il veleno, ci ordin di sacrificare un
gallo ad Asclepio: glielo aveva promesso in una preghiera quando si era ammalato di ritorno
dalla battaglia del Delio. In lacrime dunque, circondati da meraviglia trasportammo il corpo e
lo seppellimmo, come ci permetteva la situazione e come del resto lui stesso desiderava:

(10) non ci aveva dat o, infatt i, nessuna indicazione da avere riguardo al corpo, perch
ormai senza valore e non pi utile una volta che lanima lo abbia abbandonato. Nonostante
questo, noi per quanto possibile non tenemmo in alcun conto la disgrazia e t rascurammo le
sue parole: per quanto riuscimmo, abbellimmo il corpo lavandolo e ricoprendolo con le sue
povere vest i e, una volta seppell itolo come si conviene, ce ne andammo. Quest o dunque
quello che successe a Socrat e e a noi, Senofonte. La spedizione deve essere stata un
impediment o veramente grande per te, dato che saresti stato insieme a noi a prenderti cura di
Socrate quando era in vita e dopo che mor.



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XV
Senofonte <a Euclide e Terpsione>
1

(1) Gli amici di mio figlio Gril lo fecero la cosa che era normale facessero e anche voi
fate bene
2
a scrivermi di Socrate. Dobbiamo, infatti, comportarci da uomini valorosi e
tribut are lodi quel granduomo, perch visse in modo virtuoso, pio e rispettoso:
bisogna, invece, incolpare e maledire la sorte e chi si un contro di lui, persone che
tuttavia pagheranno in breve il fio. Gli Spartani, dal canto loro, considerano terribile la
vicenda: il misfatto infatti gi giunto
3
fin qui. Ricoprono di critiche la nostra citt e
dicono che gli Ateniesi dimostrano ancora una volta la loro stoltezza, dato
4
che si sono
lasciati persuadere ad uccidere luomo pi saggio e, secondo il testimonio della Pizia,
pi virtuoso.

(2) Se i compagni di Socrate hanno bisogno di qualcosa di quello che ho mandato,
fatemelo sapere: provvederemo, in quanto onorevole e necessario. Fate bene a
scrivermi insieme
5
ad Eschine. Mi sembra che sia necessario per noi raccogliere per
iscritto ci che Socrate ha detto e fatto. La difesa che ne risult er sar la migliore sia
oggi che in futuro, dato che non ci battiamo in un tribunale, ma raccontiamo la sua virt
per tutta la vita. Ed aggiungo che faremo torto al sentimento di amicizia che ci univa e,
come diceva lui, alla verit se non scrivessimo di buon grado. Mi gi capitato per le
mani un simile scritto di Platone che conteneva il nome di Socrat e e un discorso per
nulla sciocco rivolto ad alcuni. Credo che ne abbia dato lettura a Megara, a quanto si
dice, a dei tali di quella citt
6
. Noi per diciamo non che non ci giunse
7
simile notizia,




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293
ma che non ce ne possiamo ricordare. Non
8
siamo infatti poet i come lui - sebbene
rifiut i del tutto larte poet ica. Schernendosi con i bell i afferma, infat ti, che non esist a
nessuno suo scritto, ma che siano opera di Socrat e, quando era giovane e bello.
St atemi bene amici dilet tissimi.

XVI
Arist ippo a <Eschine>
1

Apprendendo le notizie riguardo allultimo giorno di Socrate, io e Cleombroto
abbiamo saputo anche che, sebbene gli Undici lo permettessero, non accett di
scappare: sosteneva che proprio in quel caso si sarebbe macchiat o di ingiustizia
2
se
non lo avesse fatto gi prima
3
qualora, cio, non fosse stato assolto nel pieno
rispett o delle leggi. Se fosse infat ti fuggito a quel modo, la sua
4
pat ria sarebbe stat a
da lui tradita in t utto e per tutto. A me invece sembrava che, dal moment o che era
st ato condannato ingiustamente, dovesse salvarsi in qualsiasi modo. Rit engo, tuttavia,
che tutt e le sue azioni, anche quelle sbagliate e insensate, siano ispirate alla giust izia,
tanto da non essere possibile biasimarle eccessivamente. Mi hai anche scritto di come
voi t utt i, in quanto amanti di Socrat e e filosofi, avete lasciato At ene t emendo che
capitasse anche a voi qualcuna delle sue svent ure: e non avete agito scioccamente.
Noi invece per ora siamo ad Egina: in seguit o verremo da voi e se potremo migliorare
la vostra sit uazione, lo faremo.




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295
XVII
<Eschine a Eut idemo>
1

(1) So che sent iment i nut rivi nei confronti di Socrat e quando era vivo e verso di noi, i
suoi amici, e che normale se sei rimast o sconvolt o e amareggiat o se Socrat e, colui
che ha dibatt uto con t e, con Prodico di Ceo e con Protagora di Abdera a proposit o di
quella virt che
2
possa esistere - sia riguardo a quali condizioni questa esista, sia di
come sia necessario che tutti la desiderino -, proprio quetuomo fu giustiziat o per
ordine degli Undici come estremament e pericoloso e incurante dellonorevole e del
giusto tanto verso gli dei, quanto verso gli uomini: ti ho scritto dunque, avendo saputo
che t i trovi in patria a Chio, riguardo agli sviluppi, perch ne gioissi.

(2) Gli Ateniesi si sono, infatt i, una buona volta svegl iati dal sonno in cui erano
immersi: hanno processato e giust iziato per empiet Anito e Meleto, in quant o resisi
responsabili di un cos grande male per la citt . Questi capi dimputazione che
vennero loro contestati erano fondat i
3
. Gli At eniesi, infatti, dopo la mort e di Socrate
venivano ripresi dappert utt o per laccaduto
4
: dato che non aveva commesso
ingiustizie, non doveva essere accusat o, tanto meno dovevano ucciderlo. Che importa,
infatti, se giurava sul platano o sul cane? Se int err ogava in privato e in pubblico ogni
uomo, visto che costoro ignoravano ogni forma di giust izia e di bellezza? In seguito
alla sua morte i giovani si sono dat i tutti allintemperanza e al disordine: per Socrate
avevano, infat ti, ogni rispetto possibile.

(3) Influ sugli At eniesi soprat tutt o la vicenda del giovane Spartano. Giunse infat ti un
tale desideroso di frequent are Socrate: non lo conosceva ancora, ma ne aveva



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297
sentit o parlare. Contento del suo arrivo, si trovava gi alle port e della citt, quando gli
veniva dett o
5
che Socrate, la persona per la quale era venut o, era morto: allora non
oltrepass la porta e, informatosi su dove si trovasse la tomba, vi si rec
6
e stet te a
parlare con la stele e a piangere. Giunta la nott e, dorm presso la sepolt ura e, a
matt inata avanzata, dopo aver baciato a lungo la polvere che giaceva sul sepolcro e
averlo abbracciato con profondo affet to, si alz e se ne and a Megara.

(4) Gli Ateniesi vennero dunque al corrente sia di quest o, sia del fat to che sarebbero
incorsi nel pi profondo disprezzo da part e degli Spartani, per il fatt o che i figli di
quelli nutrivano stima e consideravano saggi i citt adini at eniesi, ment re loro li
uccidevano; i giovani Spart ani percorrevano tant a st rada per vedere Socrat e, mentre
loro, pur avendolo in casa, non se lo tenevano da conto. Pieni di rancore, dunque,
poco manc che divorassero quei due uomini pessimi, cosicch la cit t avesse la sua
difesa, che cio non aveva avut o alcuna parte in quest e vicende e che i responsabil i
erano invece morti. Eli minarono dunque una sorta di empiet comune a tutti i Greci,
o, piut tosto, a tutti gli uomini, e fecero del bene a noi come a tutte le alt re vittime di
questi fatt i. Faremo dunque rit orno ad Atene, noi t utt i prima indegnamente scacciati.

298
Note

Epistola 14

1. Il nome del destinatario si trova correttamente riportato in tutti i manoscritti,
eccetto V, F, B. Accanto a Xenofw~nti va integrato il nome di Euclide
(<Eujkleivdh> Xenofw~nti). L'identificazione del mittente effettuata da G
(Eschine) erroena, come si evince da 14. 9, 90, cfr. supra p. 268 sg.

2. Il testo riportato dalla Khler quello della famiglia g. Dalla famiglia v il periodo
tradito come segue: kai ei per Mevlhto e n tw dikasthriw oude n idion
kakodaimono a nqrwpo. Il dettato evidentemente corrotto e il testo presentato
da G costituisce un tentativo di correggerlo (aggiungendo eice, h n e correggendo
kakodaimono in kakodai.), cfr. Sykutris 1933, n. 1 p. 59. Sui rapporti fra le
due famiglie, cfr. supra Introduzione pp. 105-111.

3. Manteniamo, in accordo con Sykutris 1933, n. 4 p. 59, au to dei manoscritti,
invece della correzione di Allacci in au to accolta dalla Khler (Allacci integra
pro prima di au ton). Il pronome allaccusativo costituisce il complemento
diretto di elege che trova il suo predicativo nellantecedente sottinteso di w n
(secondo il costrutto le gein tina ti). Il relativo al genitivo , a sua volta,
partitivo.

4. Manteniamo la lezione dei manoscritti ei pote, invece di accogliere la correzione
di Westermann (cfr. Hercher, Adnotatio Critica) in o po te, cfr. Sykutris 1933, n. 4
p. 59.

5. Superflua ci appare lintegrazione della Khler di e n prima di toi nevoi (cfr.
A. E. Taylor, rec. ad Khler, in CR 43, 1929, 23).

6. Fra pra ttein (vi:. V A : vi. B) e Akoumenon correzione di Allacci
di akouomen dei manoscritti da ipotizzare una lacuna, dato che la parte
299
conclusiva del periodo rimarrebbe senza legame con ci che precede. Pi di
quella indicata dalla soluzione di Sykutris 1933, n. 4 p. 59, il quale pone un punto
fermo dopo o tiou n e corregge pra ttei in parh ge, riteniamo che la direzione da
seguire sia quella tracciata dallintegrazione di Allacci, 184 sg. (oion ic:):
riteniamo, dunque, che si possa integrare w (che troverebbe la sua anticipazione
in ou tw) e conservare akouomen prima di Akoumenon.

7. Da acri nu n a a[llhn tevcnhn il testo dei manoscritti irrimediabilmente
corrotto. Superflue, dato che non migliorano in nulla il dettato, ci appaiono,
dunque, le correzioni di Allacci, accolte dalla Khler, di diexhrthsato au tw
allh tecnh dei testimoni in kai dh exhrthsato au tou allhn tecnhn. Per il
medesimo motivo non condividiamo le correzioni proposte da Sykutris 1933, n. 1
p. 60, tre fei per tre fein e ou katatetolmhken per ou katatetolmhtai.

8. ou n aggiunta presente nella famiglia g (eccetto che in P e D): nella traduzione
seguiamo la famiglia v, omettendolo.

9. Invece di wsper, della famiglia g, accogliamo w della famiglia v.

10. Invece dellespunzione di h proposta da Bremi (cfr. Orelli n. ad loc.), preferiamo
correggere, con Sykutris 1933, n. 3 p. 61 il quale, a sua volta, si muove sulla
scia di Wilamowitz 1919, II n. 2 p. 48 e leggere: u po tou tw n e n au th . La
correzione e n per h si ritrova gi in G.

11. Invece del dettato della famiglia g riportato dalla Khler, kai e gelasa a,
preferiamo quello della famiglia v, ka n e gelasa (V ha ka corretto da B e A
in kan.

12. Preferiamo lordine della famiglia v, o ti a gw na a gwnizoito tosou ton, a quello
della famiglia g accolta dalla Khler.

300
13. Preferiamo la lezione della famiglia v (omessa da B), ei pen, invece di fhsin
della famiglia g, accolto dalla Khler.

14. Perfettamente accettabile la lezione della famiglia v, u potopou nta, invece di
u potopazonta della famiglia g.

15. I codici hanno ,:`..: V G F C
pc
P A : ,:`.: B : ,:`..: C
ac
: ,:`.
D. Invece della correzione in gelwmen normalmente accolta, preferiamo la
correzione di Sykutris 1933, n. 4 p. 62 in gelwhmen.

16. La lezione dei manoscritti, qa ne, di difficile comprensione. Allacci, 197 sg.
propone di mutarla in qa nato (ovvero: la morte sarebbe per Socrate un evento
importante al pari delle feste olimpiche) o in eqane (ovvero: una volta che si
morti, anche le feste olimpiche perdono di significato). Orelli, 213, seguendo la
prima interpretazione data da Allacci, preferisce leggere qanein. Bremi (cfr. Orelli
n. ad loc.) risolve la questione espungendo. Sykutris 1933, n. 4 p. 62 sg. corregge
dubitativamente in parefa nh. Nella traduzione manteniamo la lezione dei
manoscritti, senza laumento in quanto omerismo, interpretandola come una
rivendicazione da parte di Socrate della superiorit del momento estremo in
quanto strada verso la verit anche sui pi importanti riti religiosi.

17. teqanatwme noi, che la Khler considera correzione di Orelli su teqanatwme non
della famiglia g, si trova, in realt, in V (e A).

18. Preferiamo lordine della famiglia v, iv c.i ivcic., invece che
quello della famiglia g, accolto dalla Khler, iv cic. iv c.i.

Epistola 15

1. Come mittente da accogliere quello riportato da tutti i manoscritti, tranne V e B,
ovvero Senofonte. Come destinatari, sono da integrare i nomi di Euclide e
Terpsione (Xenofw n <Eujkleidh/ kai; Teryiwni>), cfr. supra p. 272. G ha un
301
generico toi Swkra tou e tairoi (che ripeter all'inizio dell'epistola 18, la
quale, nel suo esemplare, seguiva la 15, cfr. infra n. 5 p. 305).

2. Preferiamo accogliere nella traduzione la lezione dei manoscritti pra ttete,
invece della correzione della Khler e pra ttete.

3. Alla lezione della famiglia g, a fiktai, preferiamo quella della famiglia v,
dihktai, corretta da Hercher in diiktai.

4. Conserviamo, con Allacci e Orelli, la lezione dei testimoni o pou, invece di
accogliere la correzione di Hercher e pei, preferita dalla Khler.

5. Preferiamo seguire il dettato della famiglia v, leggendo sun au toi invece che
e n au toi e omettendo wste prima di gra fein.

6. Il periodo leggermente corrotto e come riportato dalla Khler e dagli altri editori
non d senso. Scegliamo, dunque, di accogliere le correzioni apportate da Sykutris
1933, n. 5 p. 65 sg.: oimai me ntoi peri Me gara a ne gnw (scil. Plato), w
le getai, tisi tw n Megare wn to toiou ton.

7. Preferiamo la lezione della famiglia v, hkousamen, invece di quella della famiglia
g, akhko amen.

8. Preferiamo la lezione della famiglia v, ou, invece di quella della famiglia g, oude.

Epistola 16

1. E' da integrare il destinatario, Eschine (Aristippo <Aisci nh>), cfr. supra p.
276. Fra i manoscritti P riporta i.c. vvu, M, D, e A, i.c.vv.

2. Il testo dei manoscritti, o ti nu n melloi dikasein, palesemente corrotto. La
Khler accoglie lemendazione riportata in nota da Allacci: o ti mh melloi
302
didraskein. didraskein correzione apportata da D sul testo di P e adottata da
Allacci: cfr. A f. 56v r. 27 a margine. Orelli, riporta nel testo il dettato dei
testimoni e riferisce in nota dellintervento di Allacci. Hercher scrive, invece,
oude nu n melloi didraskein. Riteniamo preferibile tradurre il testo dei
manoscritti con lintegrazione di Sykutris 1933, n. 4 p. 66, o ti nu n melloi
<a>dikasein (iperdorismo).

3. ei prima di para dei manoscritti espunto da tutti gli editori da mantenere e da
far precedere, con Sykutris 1933, n. 4 p. 66, da una virgola (ei kai mh
pro teron, ei para tw nomw c.):.).

4. au tw di P e dei suoi apografi una correzione sullerrata lezione di B, au twn:
preferibile, dunque, au tou di V (e A).

Epistola 17

1. E' da integrare <Aisci nh Euqudhmw>, cfr. supra n. 39 p. 277.

2. Alla lezione di B e dei testimoni da lui dipendenti, h , normalmente accolta,
preferiamo, per evitare la ripetizione generata dal seguente o pw a n ge noito
(cfr. Sykutris 1933, n. 3 p. 67), la lezione di V (e A), h.

3. Lintegrazione di Bremi (cfr. Orelli n. ad loc.) accolta dalla Khler appare
superflua: preferiamo, in accordo con Sykutris 1933, n. 4 p. 67, porre un punto in
alto dopo alhqei e integrare oi prima di men: profasei de au tai katau toi n
eu:)ci i`):. <oi> me n gar A)i.., s`.

4. Preferiamo la lezione di V (e A) oion para pa nte, invece del pi semplice,
para pa ntwn, di B e dei testimoni da lui dipendenti.

5. Preferiamo accogliere la lezione di V vc,,:, correggendola in
proshggelleto (A la corregge, invece, in vci,,:``:i., accolto da Allacci e
303
Orelli), invece di quella di B e dei testimoni da lui dipendenti, proshggelh,
mutata in proshggelqh da Hercher e accolta dalla Khler (a riguardo cfr. L.
Castiglioni, rec. ad Khler, in Gnomon VI, 1930, 218).

6. Preferiamo mantenere, in accordo con Allacci e Orelli, kai dei manoscritti prima
di proselqwn, anzich ricorrere alla superflua espunzione di Hercher, accolta
dalla Khler.
304
Epistole 18-20

1. Premessa

La questione principale inerente alla sezione che ci si accinge ad affrontare riguarda
la sua unit. Sykutris 1933, 69 sg. effettua infatti a tal riguardo una scelta che non pu
che sembrarci opinabile, raggruppando le epistole 18 e 19 nella medesima sezione ed
isolando la 20. Gli interrogativi che nascono ed ai quali si tenter di dare di seguito
risposta sono dunque i seguenti: presentano lepistola 18 e la 19 elementi comuni cos
evidenti da renderne scontato il raggruppamento nella medesima sezione? Lepistola
18 del tutto slegata dalla sezione precedente? Che rapporti intrattengono fra di loro
lepistola 19 e la 20?

2. Ep. 18: Senofonte e la nascita degli scritti socratici (II)

Lepistola 18 un invito che Senofonte indirizza agli appartenenti al circolo
socratico, affinch lo raggiungano a Scillunte
1
per celebrare la festa annuale in onore
di Artemide nel santuario da lui eretto. Dopo una breve descrizione della sua tenuta in
Elide ed unaltrettanto cursoria divagazione sulla sua avventura militare asiatica,
Senofonte arriva a palesare il vero motivo del suo invito: egli vorrebbe infatti avere,
da parte dei condiscepoli, un parere - dopo quello positivo di Fedone ed Aristippo che
gi gli avevano fatto visita
2
- circa gli scritti che ha composto per ricordare lopera e il
pensiero di Socrate. La lettera si chiude con un saluto al calzolaio Simone
3
.

1
In realt Senofonte parla di Laconia (18. 1, 3, v:. Ais..s). La svista pu
senzaltro dipendere da unerrata lettura di Xen., An. 5. 3, 7 (come suggerito da Sykutris
1933, n. 2 p. 69), ma altres da notare lunit di luogo con la sezione precedente, in cui
Senofonte si troverebbe, ed gi stato notato il relativo anacronismo, proprio a Sparta, cfr.
14. 1, 6, :. i. :: v:. Ais::i.i; 15. 1, 7-9, A:. :: v.ui. si.
Ais::i... ,i vi) : i. si. ::u :..si..
2
Sulla funzione di riempitivo assolta dal nome dei due filosofi, cfr. Sykutris 1933, 69: nella
menzione di Aristippo non ci sarebbe di conseguenza, a nostro avviso, un fine conciliatorio
305
Come gi si pu evincere dal riassunto appena fornito, la lettera caratterizzata da
una struttura bipartita. Se la prima parte sostanzialmente costituita da una
descrizione dei possedimenti di Senofonte e delle passate avventure militari di quello,
attinta con scarsa pretesa di originalit dagli stessi celeberrimi accenni senofontei,
4

nella seconda parte che si trova ci che pu essere considerato tanto il vero motivo
della scrittura dellepistola, quanto il suo reale oggetto: la nascita delle opere
socratiche di Senofonte. Si pu a questo punto notare che il tema il medesimo
dellepistola 15: concentrandosi inoltre sulla tradizione manoscritta, si pu notare che
lepistola 18, appartenendo a So
1
, si mostra molto pi legata alla sezione di epistole
precedente, che alla 19 e alla 20, incluse in So
2
.
5
La 18 costituisce, in effetti, un
completamento non solo della 15, ma anche dellintera sezione formata dalle epistole
14-17: se infatti la fine di Anito e Meleto profetizzata nellepistola 15 trova il suo
effettivo accadimento nellepistola 17, la scrittura delle opere socratiche, argomento
che, in una lettera ugualmente bipartita come la 15, occupa parimenti il secondo
posto, viene solamente enunciata come intenzione, senza che venga data notizia di
una loro effettiva nascita. Notizia che costituisce invece il centro dellepistola in

(individuato dallo stesso Sykutris e pi ampiamente analizzato da Fiore 1986, cfr. supra
Introduzione n. 20 p. 135. Cfr. anche Bentley 1699.). Per Aristippo, Fedone e Simone, cfr.
supra introduzione alle epistole 8-13, pp. 231-251.
3
Su Simone, cfr supra lintroduzione alle epistole 8-13, pp. 231-251.
4

Fonti e testimonianze. Il possedimento di Scillunte: Xen., An. 5. 3, 7-5. 3, 13. La
permanenza a Scillunte e la composizione delle opere filosofiche: Diog. Laert. 2. 52. Per le
avventure sul Ponto e in Tracia (18. 1, 12-13), cfr. Xen., An. 5-7 passim.
5
Cfr. supra Introduzione p. 110 sg. per lassenza di 16 e 17 in So
1
dovuta, probabilmente,
alla caduta del foglio contenente queste due epistole nellesemplare di G. Losservazione di
Orelli riportata in apparato della Khler (praecesserat scil. ep. XV) a proposito
dellintestazione dellep. 18 in G (C ha :)., A, :).) u iuu v u
iuu , non condivisibile: vista la facilit con cui si pu identificare il mittente della lettera,
chiunque avrebbe potuto infatti aggiungerla di suo proprio pugno. Lintestazione non pu, di
conseguenza, costituire una prova delloriginaria assenza delle epistole 16 e 17 in So
1
.
306
questione, la quale appare dunque come momento fondamentale per lo sviluppo
narrativo della sezione precedente.

3. Ep. 19: ritratto di Senofonte

Sebbene, come lepistola precedente, anche la 19 sia un invito esteso da Senofonte ad
un ignoto destinatario
6
a raggiungerlo a Scillunte, il breve biglietto presenta decisive
differenze per quanto riguarda lintenzione dello scrittore. Se infatti la precedente fa
in realt parte integrante della sezione 14-17, rivelandosi fondamentale perch la linea
narrativa della sezione non risulti spezzata e trova il suo argomento principale nella
nascita degli scritti senofontei, centro dellepistola in questione la massima riportata
a 19. 5-6:

. ,i .si :`:,:, :. is:c:. . iui, :. iu.
is:c:.

Come era infatti solito dire Socrate, se queste non ci basteranno, basteremo noi a
loro.
7


La massima ha chiaramente il fine di ritrarre il carattere di Senofonte. Pur nella
vicinanza formale, la differenza rispetto allepistola 18 appare notevole: da una parte
infatti le fonti prese a riferimento vengono trattate semplicemente come un serbatoio

6

Il destinatario forse da identificare con Eschine, cfr. Sykutris 1933, n. 3 p. 70. Non
riteniamo, come Sykutris, che ci siano elementi decisivi che avvicinino la menzione di Grillo
in questepistola con quella allinizio delle epistole 14 e 15. In questo caso, il nome del figlio
di Senofonte possiede funzione meramente esornativa.
7

Il motto si ritrova solo in Epitteto, (fr. 11 Schenkl). Il fatto che la fonte non sia un intero
passo di unopera, ma una notizia estrapolata dal suo contesto che in questo caso,
trattandosi del rifiuto di Socrate allinvito di Archelao, non ha nulla a che fare con lepistola
in questione una peculiarit che distingue lepistola 19 dalla precedente, accomunandola
invece alla 20.
307
di materiale utile alla narrazione, dallaltra il motto ricavato da Epitteto attira
lattenzione non sulle azioni, ma sul carattere dello scrivente.

4. Ep. 20: ritratto di Antistene

Notevoli affinit con la precedente presenta lepistola 20. Simmia o Cebete scrivono
ad Antistene
8
lodandolo per la sua costanza e comunicandogli la loro attivit
filosofica a Tebe. Il motivo per la scrittura dellepistola appare in questo caso ancora
pi pretestuoso rispetto allepistola precedente. Tuttavia, anche in questo caso le fonti
vengono utilizzate per porre in luce il carattere, o una precisa caratteristica di questo,
come la si:.i, sebbene questa volta sia non quello dello scrivente, ma quello del
destinatario.
9


8
Cfr. 20. 4: |:. :: si. iu. :v.:`u:)i :. : 3i.. La candidatura di
Simmia e Cebete sembra quella pi attendibile. In particolare sembra probabile quella di
Cebete, dal momento che una fonte per lepistola pu essere considerata la Cebetis Tabula,
cfr. infra n. sg.
9
Testimonianze: Plut., Mor. 536b; Diog. Laert. 6. 2; Ceb. Tab. 53. Il destinatario
ipotizzabile proprio osservando la consonanza mostrata dalla nostra lettera con queste
testimonianze. Per quanto riguarda la bibliografia su Antistene, cfr. supra n. 2 p. 231. Cfr., di
contro, J. Pavlu, rec. ad Sykutris 1933, BPhW LIV, 1934, col.405, il quale pensa che il
destinatario sia Simone.
308

5. Risultati

I risultati dellanalisi appena condotta non possono che portare a dare delle risposte
orientate in una ben precisa direzione agli interrogativi formulati nellintroduzione.
Tanto dal punto di vista dellutilizzazione delle fonti, quanto dal punto di vista
dellintenzione, lepistola 18 mostra pi affinit con la sezione precedente che con le
due epistole che seguono: queste, a loro volta, presentano, sotto i medesimi aspetti,
una certa omogeneit. Lepistola 18 costruita su una rilettura dalla celeberrima
descrizione di Scillunte data da Senofonte nellAnabasi.


1
5
309
Dalliniziale divagazione descrittiva si passa successivamente al reale oggetto di
comunicazione dellepistola: gli scritti di Senofonte. Lo scrittore sfrutta dunque un
intero passo di unopera per dipingere la nascita delle opere socratiche di Senofonte.
Al contrario, nelle epistole 19 e 20 una singola notizia viene utilizzata per fornire un
ritratto del carattere, nel primo caso del mittente, nel secondo del destinatario.
Lepistola 18 fa dunque parte integrante della sezione di epistole 14-17,
completandone la linea narrativa: le epistole 19 e 20 si dimostrano invece, a tutti gli
effetti, estranee alla sezione precedente e maggiormente legate alle sezioni seguenti
10
.




XVIII
<Senofonte ai compagni di Socrate>
1


(1) Dobbiamo celebrare la festa annuale in onore di Artemide nel santuario da noi
fatto costruire in Laconia e vi abbiamo scritto perch veniste. Sarebbe bello se veniste
tutti, ma, se non possibile, fate in modo di mandare almeno alcuni di voi che
presenzino al sacrificio: ci farebbe infatti molto piacere. E stato qui Aristippo e,
ancor prima, Fedone: sono rimasti soddisfatti






10
Le sezioni che fanno parte di So
2
mostrano maggior interesse per il carattere dei
protagonisti delle lettere rispetto a quelle di So
1
, peculiarit che, come si visto,
pienamente condivisa anche dalle due epistole in questione. Se So
1
deve la sua origine ad una
cosciente selezione, molto indicativo il fatto che la 18 non sia stata scartata insieme alla 19
e alla 20.
310
10
15
20
1
5

311

del luogo, della fattura degli edifici e degli alberi che ho piant ato io st esso con le mie
mani. Nel luogo c abbondanza di selvaggina, cosicch potret e andare a caccia per
celebrare la fest ivit dist inguendovi in valore cosa gradita alla dea e perch le
rendiamo grazie: mi ha salvato, infatt i, dal re dei barbari ed in seguit o dai pericoli
quasi maggiori corsi sul Ponto e in Tracia, quando ci sembrava di essere ormai al
sicuro da un cos sconfinat o t errit orio nemico.

(2) Se non verret e, dovr senzalt ro scrivervi: ho compost o dei Memorabili di
Socrate. Quando mi sembrer che vadano bene, li spedir anche a voi: Arist ippo e
Fedone rit engono, infatt i, che siano venuti bene. Salutat emi il calzolaio Simone e
fategli i compl iment i perch vive secondo gli insegnament i di Socrat e e non prende n
la povert , n il
2
suo lavoro come pret esto per non praticare la filosofia, come altri
che non vogliono scoprire ed ammirare i discorsi nei loro particolari.





XIX
<Senofonte a Eschine>
1

Vieni da noi, amico mio carissimo: i l t empio di Artemide da noi cost ruito , infat ti,
splendido, il terreno del sant uario coronato di alberi
2
, dedicato quale spazio sacro
e ci sazier con le sue risorse. Come era infat ti solito dire Socrate, se quest e non ci
basteranno, basteremo noi a loro. Ho anche scrit to a Grillo, mio figlio, e allaltro
3
che, se hai bisogno
4
di qualcosa, te lo procurino. Ho scritto a Grillo soprattutto
perch, fin da quando era ancora giovanissimo, t e ne prendevi cura
5
e dicevi di averlo
carissimo. Stammi bene.



312


1
5

313


XX
<Cebet e a Ant ist ene>
1

Gi da t empo conoscevo la t ua fer mezza e lammiro molt issimo: vivi, infat ti, al di
sopra di ogni r icchezza e fama, e, proprio in virt della tua condott a di vit a, fai
sopravvivere unimmagine di Socrat e ad Atene. Per quanto riguarda noi, curiamo
leducazione dei giovani tebani e riport iamo loro i discorsi che abbiamo udito dalla
bocca di Socrate. E occupazione, questa, che gradit a t anto a noi, quanto a chi ci si
raccoglie int orno.

314
Note

Epistola 18

1. Accogliamo l'intestazione della Khler. Sull'intestazione di questa lettera, cfr.
supra n. 5 p. 305.

2. Non condividiamo larbitraria espunzione dellarticolo che precede tecnhn
operata dalla Khler, cfr. L. Castiglioni, rec. ad Khler, in Gnomon VI, 1930,
219.

Epistola 19

1. E' da integrare <Xenofw~ n Aijsciv nh/>, cfr. supra n. 6 p. 306.

2. Invece di periv futo correzione di Hercher, accolta dalla Khler i manoscritti
hanno perifuvteusen (V A, difeso da L. Castiglioni, rec. ad Sykutris 1933, BIFC
XL, 1934, 221) : perifuteu B, P : parifuvteutai M : perivfute D
preferiamo quella di Sykutris 1933, n. 4 p. 70, pefuv teutai: la presenza nel passo
senofonteo preso a riferimento del medesimo verbo (cfr. Xen., An. 5. 3, 12,
ej futeuvqh), la rende, a nostro avviso, superiore alla prima.

3. Da preferire la forma di V (e degli apografi B e A), uiJ ei~. Accogliamo, inoltre la
correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 70, di eJ taivrw/ dei manoscritti in eJ tevrw/.

4. Necessaria lintegrazione devoi<o> effettuata da Sykutris 1933, n. 1 p. 70.

5. Accogliamo la correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 70 di komidh~/ dei manoscritti
in komidhvn.
315
Epistola 20

1. E' da integrare <Kevbh Antisqev nei> , cfr. supra n. 9 p. 307.
316
Epistole 21-23

1. Premessa

Le epistole che formano la sezione 21-23 sono, insieme allepistola 8 (trasmessa da
12 testimoni), quelle che, essendo trasmesse da undici testimoni, godono della
tradizione manoscritta pi copiosa fra le Socratis et Socraticorum Epistolae
1
.
Nonostante qualche oscillazione nelle intestazioni riportate dai manoscritti,
2
lautore
fittizio delle lettere senzaltro da considerare Eschine di Sfetto.
3
Nellepistola 21
Eschine scrive da Megara a Santippe, cercando di consolarla per la morte di Socrate e
offrendo il suo sostegno a lei e i figli. Lepistola 22 , invece, interamente incentrata
sulla scrittura dei dialoghi di Eschine
4
. Lepistola 23 racconta infine dellavventura

1
Cfr. supra Introduzione pp. 101-105.
2

Intestazione generale del gruppo 21-23: :v.c`i. u ;:)., . :s:. ,
i.c.u u c.si.su V Ha Hb; i.c. G; :v.c`i. ;:)., . :s:. ,
i.c.u u c.si.su D F; i.c.u u c.si.su :v.c`i. L m; om. C P A.
Intestazione dellepistola 21: ;i).vv V Ha Hb F C D L; ;i).vv c.siu G;
;:). ;i).vv A; ;i).vvi m; om. P. Intestazione dellepistola 22: s:3. si.
c..i Ha Hb F D L m; ;:). s:3. si. c..i A; om. V G C P. Intestazione
dellepistola 23: i.c. )i.:.. G D; A.c.u C A; om. V Ha Hb F P L m. Cfr. Bentley
1699, 545 per leventuale anacronismo in cui si cadrebbe attribuendo la lettere a Senofonte.
Oscillazioni sono riscontrabili anche fra gli editori. Allacci ed Hercher attribuiscono le
epistole 21 e 22 a Senofonte, la 23 ad Eschine; Orelli sceglie Eschine come mittente di tutte e
tre le epistole; la Khler segue Orelli.
3
Oltre agli anacronismi originati da uneventuale attribuzione a Senofonte evidenziati da
Bentley 1699 (cfr. supra n. precedente), lattribuzione ad Eschine resa necessaria dal
continuo gioco di allusioni ad episodi biografici riguardanti questo filosofo che costituisce
laspetto fondamentale delle tre lettere, cfr. infra pp. 327-329. Per la bibliografia su Eschine,
cfr. supra n. 3 p. 232.
4

L'epistola, come la successiva indirizzata ai tebani Simmia (sul quale cfr. Zeller, 240;
Hobein 1927a) e Cebete (sul quale cfr. Zeller 240; Von Arnim 1921).
317
siracusana di Eschine, del suo incontro con Aristippo
5

e Platone, della sua pubblica
lettura del dialogo Alcibiade e dei contrasti fra Platone e Aristippo.
Il gruppo stato generalmente letto come unesposizione di insegnamenti cinici: se ne
inoltre rimarcato il profondo intento conciliatorio.
6
Quello che rimasto trascurato
, tuttavia, lenorme importanza che hanno posseduto le fonti ovvero, gli aneddoti
circolanti sulla vita di Eschine
7
nella scrittura di queste epistole: di conseguenza, si
cercher qui di far emergere proprio questo aspetto, arrivando contemporaneamente a
rintracciare il reale intento dello scrittore.

5

Per la bibliografia su Aristippo, cfr. supra n. 1 p. 231.
6
Cfr. Obens 1922, 13; Sykutris 1933, 75; Fiore 1986, 123, sg.
7
Ricostruire con certezza da dove lo scrittore delle epistole 21-23 ma il medesimo
problema c, in sostanza, per tutte le lettere dellepistolario attinga le notizie biografiche
concernenti i filosofi da lui trattati, problema insolubile. Lipotesi pi verisimile che si sia
servito di una raccolta di biografie di filosofi, cfr. Sykutris 1933, 116 sg. da sottolineare,
tuttavia, che il materiale utilizzato varia sensibilmente fra i diversi nuclei, in particolare fra
quelli pi compilatori (14-20; 24-26), e quelli pi originali (8-13; 21-23; 27-34). In
accordo con Sykutris 1933, riteniamo che l'utilizzazione di Diogene Laerzio non possa venir
confermata, dato che lo scrittore si dimostra, in pi di un caso, a conoscenza di molti pi
particolari di Diogene Laerzio. Dal momento, tuttavia, che tutte le notizie alle quali si allude
nelle nostre lettere si ritrovano poi proprio in Diogene Laerzio, si pu senzaltro pensare che
lo scrittore abbia utilizzato un manuale precedente a Diogene Laerzio e che sia stato sfruttato
a sua volta anche da Diogene stesso. La questione delle fonti di Diogene Laerzio
intricatissima e a tratti insolubile (una breve summa dei risultati raggiunti a riguardo si pu
trovare in Giannantoni 1990, IV 25-29; una rassegna quasi completa, seppur datata,
costituita da Hope 1930, in particolare pp. 39-59; 59-97), e in questa sede interessa fino ad un
certo punto. Per quanto riguarda le epistole 21-23, tuttavia, si pu concludere con una certa
sicurezza per lutilizzazione (non si pu stabilire, per, se diretta o indiretta) di Idomeneo di
Lampsaco, cfr. infra n. 11 p. 319 sg.
318
2. I furti letterari di Eschine

Lassociazione del nome di Eschine a quello di Santippe nellintestazione
dellepistola 21 non poteva non richiamare alla memoria una tradizione aneddotica
concernente il filosofo dal carattere particolarmente intrigante: secondo tale
tradizione, alcuni dialoghi scritti da Socrate sarebbero stati consegnati, dopo la sua
morte, da Santippe ad Eschine, il quale li avrebbe fatti passare per suoi propri.
8
La
notizia prodotto, sicuramente, della polemica fra le diverse scuole socratiche
9
-
doveva certo mostrarsi tematica accattivante per uno scrittore deciso a comporre una
serie di lettere fittizie di Eschine: dietro la polemica filosofico/filologica ci si
potrebbe infatti sentire autorizzati a rintracciare curiosi retroscena amorosi, possibili
moventi del dono letterario di Santippe.
10
Simile testimonianza si inserisce, a sua

8
Cfr. Diog. Laert 2. 60; Athen. 13 611 d.
9
Cfr. infra n. 11 p. 319 sg.
10

In questo caso forse da rintracciare un intento ironico da parte dello scrittore, considerate
le non invidiabili grazie della donna, divenuta appunto, per la sua sgradevolezza, un bersaglio
prediletto dellanedottica (su questo, cfr. Drrie 1967). Un simile ironico corteggiamento di
Santippe da parte di un altro socratico si ha forse in Anth. Pal. 5. 80: in questo caso , infatti,
Platone a lanciare una mela a Santippe (v. 1) e, sebbene non si possa provare lidentit della
Santippe destinataria della mela (v. 2), il fatto che lepigramma sia attribuito a Platone non
pu impedire di pensare in primo luogo alla moglie di Socrate. Fiore 1986, n. 167 p. 147,
confrontando la rappresentazione di Santippe presente nella 21 con quella della Socratis
Epistola 4 e della Socraticorum Epistola 27 giunge a rintracciare un intento unitario da parte
dellunico scrittore da lui ipotizzato: fare della moglie di Socrate una fedele e mite seguace
del suo insegnamento. Quello che sfugge a Fiore , anche in questo caso, limportanza delle
fonti e il ruolo che chi ha scritto le lettere ha loro assegnato. Per quanto riguarda la 21 si
rintracciato un probabile intento ironico: fornire cio un ritratto in aperto contrasto con le
relative testimonianze. Simile intento deve essere rintracciato anche nella 4. Per quanto
riguarda la 27, invece, la preoccupazione dello scrittore consisteva solamente
nellaccumulazione di dati biografici riguardanti Socrate, al fine di legittimare la paternit
aristippea della lettera.
319
volta, nella rigogliosa tradizione concernente la dubbia paternit di numerosi dialoghi
di Eschine.
11
Fin dallintestazione dellepistola 21, dunque, lautore del gruppo 21-23

11

Cfr, Ael. Arist. Or. 45. 2 24d; Diog. Laert. 2. 60-61 (di contro cfr. 2. 64); Athen. 13 611d-
612f; Phot. Biblioth. codd. 61; 158. Il passo di Diogene Laerzio si presenta come quello
maggiormente significativo, cfr. Dittmar 1912, 247-251; Geffcken 1929, 95 sg.; 102; Swift
Riginos 1976, 96-98; Goulet-Caz 1997, 167-190; Beall 2001. Sceverare le diverse tendenze
possedute dalle fonti alla base del passo laerziano (Menedemo di Eretria, Pisistrato o
Piristrato di Efeso, Idomeneo di Lampsaco, Perseo) estremamente difficile. Interessanti e
convincenti sono, comunque, le osservazioni operate dalla Goulet-Caz 1997, 176-184.
Lorigine della notizia circa il dono letterario ad opera di Santippe e il plagio operato da
Eschine potrebbe risalire a Menedemo di Eretria, discepolo di Fedone dElide (vissuto circa
fra il 339 e il 265 a. C., cfr. Fritz 1931, 789-790 e Giannantoni 1990, IV 129-133): la notizia
sarebbe stata plasmata con il deliberato fine di calunniare Eschine, forse perch sospettato di
aver plagiato alcune opere del maestro Fedone. La propaganda negativa volta a dipingere
Eschine come un falsario inizia dunque con la seconda generazione di Socratici, impegnati a
rivendicare leredit di Socrate alla propria scuola nel caso di Meneremo, quella di Eretria.
Loffensiva nei confronti di Eschine sarebbe poi stata portata avanti da Pasifonte di Eretria
(sul quale cfr. Fritz 1949, 2084), discepolo a sua volta di Menedemo: egli avrebbe infatti
composto dialoghi volutamente scadenti per attribuirli ad Eschine e danneggiarne, sulla scia
del maestro, la fama. Il falso di Pasifonte viene denunciato sia da Pisistrato di Efeso (il nome
dubbio, cfr. RE Bd XIX 1 col. 191 s. v. Peisistratos, 6), che da Perseo, a sua volta
interessato a smentire clamorosamente Pasifonte, suo avversario alla corte di Antigono
Gonata (cfr. Diog. Laert. 2, 143-144). La notizia sorta dalle polemiche fra le diverse scuole
socratiche si ritrova, infine, in Idomeneo di Lampsaco (sul quale, cfr. Angeli 1981), il quale,
particolarmente interessato a riportare nella propria opera l:. . .si.s. (cfr.
Diog. Laert. 2. 60: sulla sua scarsa attendibilit, cfr. Plut., Per. 10, 7) materiale che potesse
andare a discredito di Socrate e dei suoi discepoli, accoglie volentieri la notizia. Per quanto
riguarda le nostre lettere, non desumibile nessun dato certo circa le fonti utilizzate: non
possibile, cio, stabilire dove lautore abbia ricavato le notizie biografiche concernenti
Eschine. Si pu solamente notare, in primo luogo, che, vista la particolare attenzione
concessa al particolare eclatante, non sembra da escludere una sua utilizzazione (diretta o
indiretta) proprio di unopera particolarmente abbondante di simile materiale quale doveva
essere quella di Idomeneo di Lampsaco; in secondo luogo, vista anche la volont di riabilitare
320
dirige le aspettative del lettore in una direzione ben precisa: lambito privato e segreto
confinante con il pettegolezzo pi che limmagine ufficiale. Di conseguenza,
rintracciare una qualche volont didattico/parenetica in queste lettere
12
equivarrebbe
ad ignorarne lintenzione alla base: ovvero, una trattazione di problematiche
letterarie. La prima tematica trattata appunto quella riguardante le opere di Eschine:
appare interessante seguirne, quindi lo sviluppo, dallimpostazione della questione
alla sua risoluzione, nel corso delle tre lettere.
Lepistola 21 si presenta come quella pi ambigua ed allusiva: lintestazione obbliga,
infatti, a rileggerla interamente secondo la prospettiva della tradizione da lei evocata.
In questo senso, la sollecitudine e le preoccupazioni di cui Eschine si mostra prodigo
nei confronti di Santippe e dei figli di lei e Socrate non pu non apparire interessata:
del tutto da respingere, dunque, linterpretazione che vedrebbe in quellatteggiamento
sensibile unesortazione al sostegno degli amici in difficolt.
13
Le sincere offerte di
sostegno di Eschine, riconsiderate alla luce della notizia riguardante i suoi non
limpidi rapporti con Santippe, porta ad interrogarsi circa le reali intenzioni di
Eschine: che non possano cio essere considerate un modo per assicurarsi le grazie
della vedova di Socrate e giungere al reale obbiettivo, i dialoghi di Socrate? Le
conseguenze sulla rappresentazione di Eschine sono naturalmente profonde: dalla
lettura dellepistola 21 il filosofo non pu, infatti, che apparire come un mero
profittatore il quale, valendosi dei suoi stretti rapporti con Santippe - e forse persino
del suo ascendente su di lei cerca di accaparrarsi gli scritti di Socrate per spacciarli

tutti i protagonisti delle lettere (Eschine, Platone e Aristippo, cfr. infra pp. 323-327), il
manuale di Idomeneo non doveva essere lunico consultato. Su probabili tracce di
unutilizzazione di Idomeneo, anche per quanto riguarda le notizie intorno ai rapporti di
Eschine con Platone e Aristippo alla corte di Dionisio di Siracusa, cfr. infra n. 11 p. 319 sg.
12
Come vorrebbe Fiore 1986, 142.
13
Cfr. Obens 1922, 13; Fiore 1986, 123, sg.
321
come propri, mascherando tuttavia le sue richieste con un vivo interesse ed una
sincera sollecitudine per le sorti della famiglia del maestro
14
.
Se nellepistola 22 la questione dei dialoghi appare solo di sfuggita
15
funzione
dellepistola infatti quella di introdurre laltra tematica centrale del gruppo di
epistole, ovvero il rapporto Eschine-Platone alla conclusione della prima sezione
dellepistola 23 (23. 2, 20-22) che essa trova la sua risoluzione. La raccomandazione
di Aristippo al tiranno Dionisio ha avuto successo ed Eschine potr contare sul suo
sostegno.
16
Successivamente Eschine d pubblica lettura del suo Alcibiade:
17
la

14

Riletta secondo la prospettiva delle testimonianze sulla genuinit dei dialoghi di Eschine, la
lettera presenta alcuni passi di una certa ambiguit. Cfr. la conlcusione 21. 3, 23-29, i:.
u , . i).vv, si. :: sii3i` . .siu si`. :.:u.i, . :,i .
. :,:: u i).v si. :v.:. iu v.i :c: v.i
::`:uc:. |,. : ,i .i. si. )ii iuu :,i : si. si`
,:,:i., :. : . si) csv:. csv.. Coraggio dunque, Santippe: non
disprezzare nessuno fra i beni di Socrate. Sai bene che per noi fu gran cosa questuomo:
rifletti su di lui, come visse, non come mor. Da parte mia, credo che la sua morte sia stata un
gesto grande e bello, se la si esamina come si deve. Stammi bene. Se Eschine fosse
veramente colpevole di plagio, non sarebbe significativo che scrivesse, per noi fu gran cosa
questuomo credo che la sua morte sia stata un gesto grande e bello, se la si esamina come
si deve, insinuando nel lettore lidea che la morte di Socrate gli avrebbe fruttato i suoi
dialoghi? Allo stesso modo, Santippe verrebbe esortata a non perdere nulla dei beni di
Socrate (:: sii3i` . .siu si`.), frase dietro alla quale si celerebbero
nuovamente i dialoghi in questione.
15
Cfr. 22. 5-6, 1. :: cu,,ii. uv. . :. .u, s`. Altro accenno
ambiguo: significa che non ha ancora scritto le opere, alla composizione delle quali sta
attendendo, oppure che non ne ancora entrato in possesso?
16
Cfr. 23. 2, 17-20, A,o: :: u :.:u : A.uc. so. A.c.vv
:vo.:. :.: so. :: :u v.c:., o.o `,c: : v
A.c.vv `, . Contento di questo discorso, Dionisio disse sia di approvare le parole di
Aristippo, sia che si sarebbe preso cura di me proprio come aveva affermato nella discussione
con Aristippo.
322
reazione di Aristippo alla lettura segna la risoluzione della tematica concernente i
dialoghi di Eschine. Proprio come nella testimonianza riguardante la pubblica lettura
data da Eschine a Megara di fronte agli altri socratici
18
, anche in questoccasione si
trova presente Aristippo: tuttavia, a differenza che a Megara, a Siracusa Aristippo non
solo mostra di gradire gli scritti di Eschine e non ne contesta dunque la paternit
ma ne chiede persino una copia allautore.
19
Lo scrittore decide, dunque, di smentire
in questo modo inequivocabile limpressione negativa fatta sorgere nel lettore con
lepistola 21: mostrando, cio, che quello che le sue fonti indicano come il primo
contestatore della paternit degli scritti di Eschine non nutre, in realt, nessun dubbio
in merito. Giunto a questo punto dellepistola 23, il lettore deve di conseguenza
ribaltare i risultati precedentemente raggiunti circa la rappresentazione di Eschine e
considerare reale e umano interessamento quello espresso nellepistola 21.


17
In Luc., De Paras. 32 il dialogo il Milziade. Da notare che lAlcibiade, secondo la pi
volte ricordata testimonianza di Diogene Laerzio (2. 61) farebbe parte, seguendo il giudizio di
Perseo (cfr. supra n. 11 p. 319 sg.), dei falsi da attribuire a Pasifonte di Eretria tuttavia
linterpretazione del passo in questo caso non univoca, cfr. Goulet-Caz 1997, 174 sg.;
Beall 2001. Se in questo caso lo scrittore ne sostiene lautenticit si pu pensare che si
distacchi dalla sua fonte principale (che, come abbiamo ipotizzato, Idomeneo di Lampsaco)
e ne prenda in considerazione una che sostenga la genuinit dellAlcibiade. Se nel passo
laerziano che conclude per lautenticit di questo dialogo non possibile rintracciare
lorigine del giudizio, poco pi avanti nello stesso 3. di Eschine (2. 64), viene riportato il
giudizio di Panezio, convinto della genuinit di tutti i dialoghi eschinei: che non possa essere
considerato anche Panezio una fonte (diretta o indiretta) per queste epistole?
18
Cfr. Diog. Laert. 2. 106. Il passo sicuramente anche alla base dellepistola 22: cfr. 22. 1,
8-9, :)i |us`:.: si:s:..
19
0u u suc: . u A`s.3.i:u si. c):. . :)i.: vi:si`:. si.
:. .: i``. :.c. . . :.i`,. iiv:,i.. Costui, dunque, ascolt il nostro
Alcibiade, ne rimase visibilmente soddisfatto e chiedeva se avessimo altri dialoghi da
inviargli. Riteniamo, contro Allacci, Orelli, Khler e con Hercher, che u vada
senzaltro riferito ad Aristippo: nella proposizione precedente , infatti, lultimo nome proprio
ad occorrere.
323
3. Eschine, Aristippo e Platone

Oltre a quello con Santippe, sono anche altri i rapporti di Eschine che hanno
interessato lo scrittore del gruppo 21-23: pi precisamente, quelli con Aristippo e
Platone. Su queste relazioni si concentra lepistola 22 e soprattutto la 23.
Le testimonianze sono chiare riguardo al genere di rapporti intercorrenti fra i tre
filosofi: fra Eschine ed Aristippo cera amicizia, fra Eschine e Platone ostilit, mentre
fra Aristippo e Platone vigeva un rapporto a fasi alterne.
20
Come si vedr, partendo
dal rapporto di amicizia Eschine-Aristippo, lo scrittore tenta di dipingere
positivamente anche gi altri rapporti meno distesi.
E possibile percepire un certo fastidio nelle parole che Eschine riserva nella 22 a
Platone. Platone si goda pure il suo grandissimo successo letterario: Eschine
preferisce lavorare con meditata cura alle proprie opere. Non tanto la propria fama
di saggio a preoccuparlo: vuole evitare piuttosto di sminuire Socrate con opere non
del tutto appropriate alla grandezza di quello (22. 2, 10-12).
21
E soprattutto la prima
proposizione del periodo in questione a risuonare ambigua: Platone gode di grande
autorit anche in sua assenza in virt delle sue opere (22. 2, 10-11, l`i. :
,i :uii. . : ,i si. iv. . `,.). Quale pu essere considerato il
suo reale significato? Ecco impostata la seconda questione portante del gruppo di
epistole: questione che, come anche quella riguardante i dialoghi di Eschine, trover
la sua risoluzione nella seconda sezione dellepistola 23.

20
Su Eschine e Aristippo, cfr. Plut., De cohib. Ira 14 462d; Diog. Laert. 2. 61; 82-83; Suid. s.
v. cucic.. Su Eschine e Platone, cfr. Diog. Laert. 2. 60; 61-63; 3. 36; Athen. 11 507 c. Su
Platone ed Aristippo, cfr. Demetr., De Eloc. 288; Diog. Laert. 2. 60; 65-66; 76-77; 3. 36;
Arist., Rhet. 2. 23 1398b 29-31; Athen. 8 343 d; Gnom. Vat. 743 nn. 30, 40. Dietro ad ogni
notizia riscontrabile una tendenza propagandistica che si inquadra nelle polemiche fra le
diverse scuole filosofiche, cfr. supra n. 11 p . 319 sg.
21
Il passo sembra ispirato dalla notizia riguardante il timore nei confronti di Platone nutrito
da Eschine, cfr. Diog. Laert. 2. 62.
324
Lepistola 23 incentrata sulla notizia del viaggio siracusano di Eschine.
22
In
quelloccasione Platone lo evit, mentre lamico Aristippo lo sostenne di fronte al
tiranno Dionisio.
23
E interessante, a questo riguardo, notare come Eschine si prenda
una piccola vendetta nei confronti di Platone al momento di narrare il suo incontro
con lui a Siracusa. Largomento viene infatti introdotto quasi per caso:
24
una reticenza
voluta, quasi per ripagare Platone con la stessa moneta. Che ci sia qualcosa in sospeso
fra Eschine e Platone, proprio latteggiamento di questultimo a rivelarlo. Appena
terminata la pubblica lettura di Eschine, si mostra, infatti, subito ansioso di parlare
con lui per chiarire qualcosa.
25
Egli, tuttavia, non procede direttamente ad un
chiarimento, ma lascia che sia la testimonianza di Dionisio a fugare le
incomprensioni.
26
Fra le notizie concernenti i conflitti fra Eschine e Platone
particolare attenzione merita, in questo caso, quella riguardante il Critone platonico: a
causa dellantipatia nei confronti di Eschine, Platone avrebbe attribuito a Critone le
parole rivolte a Socrate per esortarlo a fuggire dal carcere ed evitare in questo modo
la condanna a morte.
27
Secondo questa testimonianza, Platone avrebbe, dunque,
diffuso false notizie riguardo ad Eschine: non sembra un caso che nella nostra lettera

22

Cfr. Luc., De paras. 32. In Plut., Quom. Adul. Ab Am. Intern. 26 67 d-e si pu leggere
laneddoto al centro dellepistola 23. Per alcune osservazioni sulle differenze fra lepistola in
questione e laneddoto come lo riporta Plutarco, cfr. infra n. 30 p. 326.
23
Anche per quanto riguarda questa notizia, allopera la propaganda antiplatonica: su
probabili tracce di unutilizzazione di Idomeneo anche per quanto riguarda le notizie intorno
ai rapporti di Eschine con Platone e Aristippo alla corte di Dionisio di Siracusa, cfr. Goulet-
Caz 1997, n. 37 p. 178. Cfr. anche Mauersberg 1926. Sullutilizzazione (diretta o indiretta)
di Idomeneo di Lampsaco, cfr. supra n. 11 p. 319 sg.
24
Cfr. 23. 2, 24, `.,u ::. :`i) ,i,i. u..
25

Cfr. 23. 2, 25, ::s:. iu. [scil. l`i..] .:.i v:. :u :.i`:,:c)i. :.i
A.c.vv.
26
Cfr. 23. 3, 18-19, A.uc. :. iuc:. ., i.i :,. :. v v:. cu .
27
Cfr. Diog. Laert. 2. 60; 3. 36.
325
Platone stesso sia desideroso di chiarire quello che ha detto a proposito di Eschine
(23. 3, 29, i.i :,. :. v v:. cu ). Appare a questo punto chiaro che proprio
questo il motivo dellacredine nutrita da Eschine nei confronti di Platone nella 22:
Platone lede la sua reputazione. Limmenso potere al quale si allude con lespressione
l`i. : ,i :uii. . : ,i si. iv. . `,. (22. 2, 10-11),
sarebbe proprio quello di danneggiare la reputazione tramite gli scritti. Lo scrittore
mira, dunque, ancora una volta a ricostruire un episodio biografico a partire da
tradizioni aneddotiche concernenti problemi filosofico/filologici. Il procedimento si
presenta pressappoco nel modo seguente. Le fonti a disposizione dello scrittore
riportano di unantipatia fra Eschine e Platone, antipatia che si presenta
profondamente legata anche a questioni letterarie. Il problema letterario consiste nella
divulgazione di notizie false da parte di Platone: lo scrittore traduce nelle lettere
questi dati di partenza lasciando intendere che il motivo del contrasto consista in
alcune falsit con le quali Platone, valendosi dellimmensa fama di cui godono i suoi
scritti, sta danneggiando la reputazione di Eschine.
28
Il fine dello scrittore , tuttavia,
quello di smentire questa tradizione negativa che circonda Platone salvandone, al
contempo, la sua attendibilit di fonte: se lo stesso Platone che si mostra ansioso di
chiarire le voci circolanti su quello che avrebbe detto, dimostrando in questo modo la
propria estrema correttezza,
29
impossibile che abbia potuto divulgare voci false e di
conseguenza, impossibile che abbia potuto mentire a proposito delle parole rivolte a
Socrate nel carcere: il passo del Critone da considerarsi fededegno. E dunque in
questo modo che il primo rapporto problematico trova la sua risoluzione: mostrando,
cio, che erano semplici dicerie ad aver incrinato il rapporto fra i due filosofi e che in
realt fra di loro regna accordo. Un lettore attento tuttavia in grado di giungere a
simili conclusioni grazie alla lettura della sola epistola 22: le parole con le quali
Eschine diffida dalla scrittura e si mostra, di conseguenza, cauto riguardo alla

28
Da sottolineare che lo scrittore prende solamente ispirazione dalla testimonianza circa la
diffamazione operata da Platone: le falsit a cui si alluderebbe nella lettera non sarebbero le
false notizie diffuse intorno alle parole rivolte a Socrate.
29

Una prova in questo senso che Platone lascia ad un terzo il compito di provare la propria
innocenza.
326
scrittura delle proprie opere sono infatti ispirate al passo del Fedro contenente la
critica alla scrittura.
30
Ulteriore prova che lo scrittore impegnato a riconciliare i due
filosofi in una stretta comunanza di pensiero.
Una volta appianata la prima inimicizia, lo scrittore si preoccupa di far riconciliare
anche Platone ed Aristippo. E proprio Eschine a far da paciere.
31
Lo scrittore lascia

30
22. 1, 8-10, 0.:i :: :, . ).`., . u . : ii`i3:. :c. ivi;
:`) :. u v``u ,ii. Cfr. Pl., Phaedr. 275 e 1-4, 0i :: ivi; ,iv,
su`.::.i. : viiu vi `, .. vii . :vi.uc., . :iu.
vi. u:: vcs:., si. us :v.cii. `:,:. . ::. : si. . Cfr. anche 22.
2, 12-13, |:. :: `. .i. si. :iuu v:.): . i;.i :. i. iui
cvu: . e Pl., Phaedr. 277 e 7-8 :,i` i;. cvu: ,i)i., 278 a 4-5
,u: : :i,: :. i. si. :`: si. i;. cvu:. Il concetto ricorre
anche a Pl., Theaet. 164 e e Phaed. 88 e. La critica alla scrittura si ritrova anche in Pl., Ep.
314 a-b. Vista la raffinatezza di rimandi e allusioni, il severo giudizio di Sykutris 1933, 77
sembra alquanto ingeneroso. Lutilizzazione dellepisodio della raccomandazione di Eschine
a Dionisio non appare infatti viziato da imperizia, obbedendo, invece, ad una precisa volont
dellautore. In primo luogo, nulla autorizza a pensare che la forma originaria dellaneddoto
sia quella presentata da Plutarco (cfr. supra n. 22 p. 324), come vorrebbe Sykutris 1933, l. c.
Di conseguenza, il fatto che Aristippo, assente in Plutarco, stia al posto di Platone, non da
considerare una scelta semplicemente condizionata dalla messe di fonti sullamicizia fra
Aristippo ed Eschine a disposizione dello scrittore (cfr. supra n. 20 p. 323). L attribuzione
delle parti costituisce un nodo fondamentale nelleconomia dellepistola 23: il fatto che sia
divisa in due sezioni distinte, una gravitante intorno ad Aristippo ( 1-2), laltra gravitante
intorno a Platone ( 3) permette a questepistola di fornire la soluzione delle due questioni
impostate nelle epistole precedenti, cosa che sarebbe stata impossibile se la figura di Platone
avesse campeggiato fin dallinizio.
31
Cfr. 23. 3, 31-34, 1 :. vi.:.i v i```u vi.:.i ,i iu
`:,:. vi:si`u viucic)i. : A.c.vv si. l`i.i :.i
v u v``u :;i. Riguardo poi allo scherzo che si andavano facendo infatti,
bisogna proprio chiamarlo scherzo li invitavo, tanto Aristippo quanto Platone, a smettere,
per lopinione che si diffondeva fra il popolo.
327
intendere che sarebbero stati proprio i dispettucci
32
fra i due a generare il
fraintendimento Eschine-Platone: Platone desidera, infatti, discutere con Eschine
proprio a causa di Aristippo
33
e non accetta di parlare in sua presenza per evitarne
le pericolosissime arguzie.
34
Segno, questo, che sarebbe stato proprio Aristippo
lartefice delle dicerie sul conto di Platone.

4. Risultati

I risultati emersi da una lettura attenta al rapporto che lo scrittore delle tre lettere in
questione ha instaurato con le fonti da lui prese a riferimento permettono di
rintracciare in maniera pi completa lintenzione profonda alla base del gruppo.
I raffinati procedimenti allusivi creati con estrema perizia dallo scrittore portano
necessariamente ad escludere una qualche volont didattica come fine delle tre
lettere: lattenzione , infatti, esclusivamente concentrata sulle notizie biografiche e,
dallaltra parte, una completa fruizione del testo possibile solo seguendo la fitta rete
di rimandi. Se lattenzione di chi legge viene attirata solamente su un continuo
confronto con le fonti, sembra difficile ipotizzare un fine didattico. A questo va
aggiunta unulteriore considerazione. Se lo scrittore avesse voluto impegnarsi in
unopera di propaganda non avrebbe certo caratterizzato Eschine, il suo portavoce, in

32

Cfr. 23. 3, 33, vi.:.i ,i iu `:,:.. Cfr. Diog. Laert. 3. 36, :.: ::
).`:). l`i. si. v A.c.vv. Per la conclusione dellepistola, cfr. anche
Pl., Ep. 2 314 a 3.
33
Cfr. 23. 2, 25, ::s:. iu. [scil. l`i..] .:.i v:. :u :.i`:,:c)i. :.i
A. c.vv. Da notare che anche Diog. Laert. 2. 60 interpretabile in questo senso. Platone
mente sulle parole rivolte a Socrate, attribuendole ad Eschine, non a causa di :uc::.i
(come nellanaloga formulazione dellaneddoto a 3. 36), ma . [scil. A.c.]
A.c.vv. i`` ).`. Ci pu essere letto, tanto come un atto contro Eschine, quanto
come un dispetto ad Aristippo. E questultimo il senso che lo scrittore della nostra lettera ha
attribuito alla notizia (che gli derivava da Idomeneo di Lampsaco, cfr. supra n. 11 p. 319 sg.).
34
Cfr. 23. 3, 26-28, . A.c., uu vi u i).vu :`:,:
A.c.vv u:: u:i :,.,: i:.. :):`. `i`:..
328
maniera cos ambigua, ma avrebbe sicuramente percorso la pi semplice via di
fornirne un ritratto esemplare: a che pro, infatti, richiamare nella memoria del lettore
solamente episodi quali i rapporti con Santippe e Platone - non certo opportuni a
rappresentare il filosofo in maniera del tutto irreprensibile?
Come detto, il lettore deve fare continuo riferimento alle fonti, ovvero alle notizie, a
met fra filologia e gossip, circolanti su Eschine: lo scopo delle lettere consiste,
dunque, nel confronto che il lettore deve impostare fra i dati che la tradizione gli
fornisce riguardo ad Eschine e la loro utilizzazione operata dallo scrittore.
Lintenzione quella di rappresentare Eschine attraverso episodi caratterizzanti: non
una semplice descrizione dunque, ma un ritratto che emerga, attraverso successive
rivelazioni,
35
dalle relazioni al centro delle quali si viene a trovare il filosofo.
Le epistole devono essere, dunque, considerate un prodotto di raffinato
intrattenimento letterario. I riferimenti alle notizie e ai passi delle opere si ritrovano
sempre sottoforma di allusione e mai di diretto riferimento. Il carattere di Eschine
presentato in maniera dinamica nel corso delle tre lettere: come visto, una volta letta
lepistola 23, limmagine del filosofo emersa fino a quel momento viene totalmente
smentita e il lettore obbligato a rileggere lepistola 21 secondo la nuova chiave di
lettura emersa dallepistola 23.
36
Le due questioni affrontate i furti letterari di
Eschine e i rapporti fra Eschine, Platone e Aristippo conoscono un simile

35
Questa tecnica per successive rivelazioni potrebbe corrispondere a quella descritta da
Holzberg 1994 pp. 1-52 passim come peculiare degli Antike Briefromane, cfr. supra
Introduzione p. 165 sg.
36
Cfr. supra p. 325 sg. A delineare il carattere del filosofo contribuiscono anche gli incipit
della 21 (il dono di farina ed :;.. si ritrova nelle Diogenis Epistolae 29, 30 e 32, cfr.
Sykutris 1933, 71 sg.) e della 22 (la massima si ritrova in Xen., Symp. 33). Questi passi
hanno, tuttavia, la sola funzione di caratterizzare Eschine come aderente al Cinismo: errato
individuarvi come Obens 1912, 10, Schering 1917, 34, Fiore 1986, 157 un intento
propagandistico.
329
sviluppo.
37
Tutti questi elementi non possono che portare a rimarcare il carattere
profondamente diverso e il livello decisamente superiore del gruppo di epistole 21-23
rispetto tanto alle Socratis Epistolae, quanto ad altre sezioni di Socraticorum
Epistolae, in particolare le epistole 14-20 e 24-26. Le prime possiedono, infatti, un
carattere prettamente didattico: il fine una concreta influenza sulla realt del
lettore.
38
Nelle epistole 14-20 e 24-26 il rapporto con le fonti , invece, estremamente
semplice: i passi da Senofonte e Platone vengono sfruttati semplicemente per
linformazione che veicolano e la scrittura stessa delle lettere non appare inquadrata
allinterno di ben determinati rapporti fra mittente e destinatario come nel caso della
21 Eschine e Santippe che ne costituiscano allo stesso tempo il presupposto.

37

Impostate nella 21 (i dubbi circa gli scritti di Eschine) e nella 22 (il rapporto con Platone),
trovano la loro risoluzione rispettivamente nella prima e nella seconda sezione dellepistola
23.
38
Questosservazione porta ad escludere che il gruppo 21-23 possa essere considerato come
unappendice dellepistola 6, ovvero una dimostrazione pratica del profondo legame che
unisce Socrate ai suoi discepoli cos vorrebbe Fiore 1986, 142, di contro cfr. Sykutris 1933,
112. Le osservazioni sulle fonti delle epistole 21-23 e lambigua rappresentazione di Eschine
non possono naturalmente che suffragare ulteriormente losservazione appena espressa.
330
1
5
10
15


331













XXI
Eschine a Sant ippe
1

(1) Ho dato ad Eufrone di Megara sei chenici di farina, ot to dracme ed una t unica
nuova cosicch ti sia possibile trascorrere linverno. Prendi queste cose e sappi che
Euclide e Terpsione sono uomini est remament e buoni e onesti, e vogliono bene a te
e Socrat e. Qualora i t uoi figli vogliano venire da noi, non impedirglielo: non c
infatti molta strada da fare per recarsi a Megara. Per quant o riguarda te, brava
donna, di lacrime ne hai versate a sufficienza. Non ott errai, infatt i, alcun vant aggio
e ti procurerai anzi qualche danno. Ricordati di quant o diceva Socrat e e prova a
seguire i suoi costumi e le sue parole: rimanendo cont inuamente affl it ta
2
, farai del
male nel modo pi grave sia a te st esa che ai tuoi figli.

(2) Costoro, infatti, sono dei cuccioli di Socrat e ed necessario che noi non solo li
cresciamo, ma anche che per loro ci si sforzi noi st essi di sopravvivere: perch, se
tu, o io, o chiunque altro a cui stiano a cuore i figli del defunto Socrat e morisse,
costoro saranno calpestat i, t rovandosi risaputamene senza chi li aiut i e li cresca. Per
questa ragione, prova a vivere per loro. E questo non potrebbe a nessun patt o
verificarsi, a meno che tu non sia tu a dare a t e stessa
3
le ragioni per vivere.

332
20
25
1
5
10


333

Il dolore, invece, sembra far part e di ci che cont rario alla vit a, dato che da
questo i vivi ricevono danno.

(3) Apollodoro soprannominato il signorino
4
e Dione ti tribut ano lodi, perch
non accett i nulla da nessuno ed affer mi, tuttavia, di vivere nellabbondanza. Cos
va bene
5
. Fino a quando, infatti, io e gli altri amici saremo in grado di prenderci
cura di te non t i mancher nulla. Coraggio dunque, Santippe: non disprezzare
nessuno fra i beni di Socrat e. Sai bene che per noi fu gran cosa quest uomo: riflet ti
su di lui, come visse, non come mor
6
. Da part e mia, credo che la sua morte sia
st ata un gesto grande e bello, se la si esamina come si deve. St ammi bene.

XXII
<Eschine> a Cebete e Simmia
1

(1) Si usa dire che non ci sia nulla di pi ricco di un povero. A quanto vedo,
infatti, corro il rischio, dat o che di ricchezze non ne possiedo molte
2
, di
acquistarne in gran quantit grazie a voi, amici miei, che vi prendete cura di noi.
Farest e, dunque, bene a mandarmi solo quello di cui vi richiedessi
3
per lettera.
Riguardo ai miei scritt i, non ho ancora in mano alcuna pagina t ale che abbia il
coraggio di farla leggere anche ad altri in mia assenza, come vi confidavo
candidamente quando eravamo nellabitazione dove Euclide giaceva a let to
malato. Sappiat e, amici miei
4
, che non ci si pu riprendere uno scritt o, una volt a
che sia circolat o fra il volgo.

(2) Plat one gode di grande aut orit anche in sua assenza in virt delle sue opere:
tanto che gi oggetto di ammirazione in Italia e in tutt a la Sicilia. Per quanto
riguarda noi, invece, credo che faremo fat ica a convincere anche noi stessi che gl i
scrit ti in questione siano degni di qualche at tenzione. E non perch mi di a
preoccupazione di non giungere a tradire la mia fama di saggio
5
:

334
15
20
1
5
10
15


335
devo altres avere cura di Socrate, che la sua virt non corra pericoli
6
per il fatt o
che io mi esprima male ne I memorabi li. A mio parere, non c alcuna
differenza se si discredit a qualcuno o se risulta che si compongono opere non
allaltezza della virt di qualunque persona riguar do alla quale si st ia scrivendo.
Questo dunque il timore che nutriamo, Simmia e Cebete, a meno che non
mut iamo
7
parere a riguardo. Statemi bene.

XXIII
Eschine <a Cebete e Simmia>
1

(1) Non appena giunsi a Siracusa, nellagor mi imbat tei subito in Arist ippo.
Costui mi prende per la destra, mi conduce subito, senza alcun indugio, al
cospetto di Dionisio e gli dice
2
: Caro Dionisio, se qualcuno giungesse da te per
renderti stolto, non ti danneggerebbe forse costui?. Dionisio acconsentiva
prontament e. E dunque, proseguiva Aristippo, che cosa gli farest i?. I mali
peggiori, rispose quello. E invece, cont inuava Arist ippo, se arrivasse
qualcuno per renderti saggio, non t i farebbe forse del bene cost ui?. Dionisio si
most rava nuovamente daccordo. E dunque, concluse Arist ippo, il qui
present e Eschine, uno dei discepoli di Socrat e, viene per renderti saggio e
pot rebbe, per questo, fart i del bene. Se consideri, dunque, giusto tutto quello che
hai affermato nella nostra precedente discussione, prendit i cura di Eschine.

(2) Io presi la parola e dissi: Dionisio, il qui presente Ar ist ippo si comporta da
amico ed in maniera ammirevole venendomi t anto in aiuto. La nost ra, tuttavia,
non una sapienza t ant o grande: quanto basta a non offendere, quando ci si
trovi in presenza di altri. Cont ento di quest o discorso, Dionisio disse sia di
approvare le parole di Arist ippo, sia che si sarebbe preso cura di me


336
20
25
30
35


337

proprio come aveva affermato nella discussione con Arist ippo. Costui, dunque,
ascolt il nostro Alcibiade, ne ri mase visibilmente soddisfatto e chiedeva se
avessimo altri dialoghi da inviargli. Noi glieli abbiamo promessi, amici miei
carissimi, e saremo dunque di ritorno fra poco. Alla mia let tura presenziava anche
Plat one per poco mi dimenticavo di scrivervelo che voleva discutere privatament e
con me per via di Aristippo.

(3) Infat ti, liberatosi di Dionisio mi disse: Caro Eschine, in presenza di quelluomo
si riferiva ad Arist ippo non ho intenzione di discorrere assolutamente di null a
liberament e. Sar comunque Dionisio a confermare quello che ho detto di t e. E
lindomani, nei giardini, Dionisio conferm molte cose come det te da Platone sul mio
cont o. Riguardo poi allo scherzo che si andavano facendo infat ti, bisogna proprio
chiamarlo scherzo li invitavo, tanto Arist ippo quanto Plat one, a smet tere, per
lopinione che si di ffondeva fra il popolo. Non offriremmo, infat ti, motivi di riso pi
grandi anche se ci comport assimo in maniera diversa, invece di most rare di fare come
loro
3
.

338
Note

Epistola 21

1. Per quanto riguarda le intestazioni dell'intero gruppo, l'unico, insieme a quello
formato dalle epistole 1-7, a recarne uno, cfr. supra n. 2 p. 316. Per quanto
riguarda il destinatario, da accogliere il nome di Santippe, tradito da tutti i
testimoni tranne P e D. Accanto a questo sar da accogliere il nome di Eschine,
riportato da G - c.siu riportato accanto a xanqi pph, probabilmente
una mera aggiunta di Crisococca ed , dunque, da espungere.

2. A lupoume nh, lezione della famiglia g accolta da tutti gli editori, preferiamo
luphqei~sa, correzione apportata da Sykutris 1933, n. 4 p. 72 alla lezione di V,
luphseiw Ha, L, m seguono V; Hb corregge in ei luphsh, A in ei luphvsei.

3. Invece di integrare au th , come la Khler che segue Luzac (cfr. Orelli n. ad loc.),
preferiamo seguire Allacci e correggere au th dei manoscritti in au th (cfr. anche
lanonimo curatore della recensione alla Khler, in BAGB I, Supplment
Critique, 93).

4. Manteniamo malako dei manoscritti, ritenendo superflua la correzione di
Allacci, basata su parte della tradizione manoscritta di Pl., Symp. 173 d 8, cfr. A.
E. Taylor, rec. ad Khler, in CR XLIII, 1929, 23; Sykutris 1933, n. 3 p. 73.

5. Preferiamo omettere kai, seguendo la famiglia v, anziche la famiglia g, come la
Khler.

6. Manteniamo, seguendo Sykutris 1933, n. 1 p. 73, mh dei codici, anzich
accogliere la correzione di Westermann (in Hercher), preferita anche dalla Khler,
in kai.

339
Epistola 22

1. Prima di Kebhti kai Simmia, riportati in quest'ordine da tutti i testimoni tranne
G, che li inverte e C, P e D, che omettono l'intestazione, sar da integrare
<Aisci nh>: il nome del mittente si ritrova solamente in A, dove Allacci
propone, tuttavia, erroneamente Senofwn.

2. Invece della correzione di Luzac (cfr. Orelli n. ad loc.) accolta dalla Khler,
riteniamo preferibile, in accordo con Sykutris 1933, n. 1 p. 74, il dettato dei
manoscritti: kinduneu w gar, w orw, o ti mh polla ecw, polla kekthsqai,
ktl.

3. Manteniamo gra yaimi dei manoscritti, invece di accogliere gravyw, correzione di
Hercher, accolta dalla Khler.

4. Essendo due i destinatari dellepistola, ragionevole appare la correzione di
Sykutris 1933, n. 3 p. 74 sg. di w filoi in w filw.

5. Non comprendendo la ragione del pesante intervento di Hercher, accolto dalla
Khler, preferiamo conservare il dettato dei manoscritti, in accordo con Allacci,
Orelli e Sykutris 1933, n. 3 p. 74: kai ouc o ti emoi melei (la famiglia v ha
lerrato mellei, V, Ha, Hb, A/:``. L, m) dio ti melloimi (:``:.. V
ac
A :
dio ti mellei moi C) diapi ptein peri (Orelli, seguito da Sykutris espunge
peri) th doxh th peri th n sofi an.

6. Da conservare, con Allacci e Orelli, kinduneuqh nai dei manoscritti: la correzione
di Hercher accolta dalla Khler ci appare del tutto immotivata.

340
7. Preferiamo, con Sykutris 1933, n. 3 p. 74 sg., la lezione della famiglia v, doxh,
invece di quella della famiglia g riportata da tutti gli editori. Subito dopo, hmi n
dei manoscritti d senso: inutile, dunque mutarlo, con Orelli, in umin.


Epistola 23

1. Il nome del mittente riportato correttamente da solamente da G, C e A (questi
ultimi due al genitivo). Il nome del destinatario tramandato dal G Fedone (gli
altri testimoni non presentano intestazione): l'identificazione appare erronea, dato
che l'epistola rivolta a due persone (cfr. 23. 2, 22-23). Riteniamo, dunque, che
siano da integrare i nomi di Simmia e Cebete o di Euclide e Terpsione (cfr.
Sykutris 1933, 74): dato che i primi due sono i destinatari anche dell'epistola
precedente preferiamo integrare <Kebhti kai Simmia >. I secondi due
compaiono anche nell'incipit dell'epistola 21. Su Euclide, cfr. Natorp 1907;
Giannantoni 1990, IV 33-40. Su Terpsione, cfr. Fritz 1934; Giannantoni 1990, II
641.

2. Al dettato della famiglia g, fhsin, preferiamo quello della famiglia v, fhsin
au tw .

3. Manteniamo h dei manoscritti espunto immotivatamente dalla Khler.
341
Epistole 24-26

1. Premessa

La sezione che si passa ora a prendere in esame ruota intorno alla figura di Platone.
Lepistola 24 scritta dal filosofo stesso
1
: il destinatario, che deve per forza essere
individuato fra gli amici di Platone in Italia, dal momento che si fa carico di una
richiesta del filosofo pitagorico Archita di Taranto
2
, va individuato, seguendo
Sykutris 1933, 78, in Dione, pi che nel tiranno Dionisio di Siracusa, tenuto
soprattutto conto del carattere intimo della lettera
3
. Lepistola 25 scritta da Fedro
4

a Platone. Destinatario della 26 , infine, sempre Platone. Per quanto riguarda il
mittente, lipotesi pi verisimile sembra, ancora una volta, quella di Sykutris 1933,
83, che lo individua in Critone, piuttosto che in Fedro, come fa Schering 1917: ne
sarebbe prova la caratteristica attitudine a dedicarsi, senza risparmio, al sostegno
degli amici
5
.

2. Epistola 24: la vita solitaria di Platone

Platone stanco di vivere in citt: linsensatezza degli uomini che lo circondano,
tanto quelli che curano i propr affari, quanto coloro che sono impegnati nella
politica, gli rende impossibile restare ad Atene, vero recinto di animali. Ecco perch

1
Il primo ad attribuirla a Platone stato il Lascaris, il quale, come intestazione dellepistola
scrive, l`i. .i..
2

Per i rapporti che unirono Platone e Archita di Taranto, cfr. Pl., Ep. 7 338 c-d; 339 d; 350 a-
b; 9; 12; Olymp., In Plat. Alc. 2. 91; Cic., De fin. 5. 29, 87; Val. Max. 8. 7. Su questo, cfr.
Swift Riginos 1976, n. 6 p. 62, n. 21 p. 74, 90, 145, n. 16 p. 156.
3
Su Dione, cfr. Niese 1903.
4

I frammenti di Fedro sono raccolti in Giannantoni 1990, II 639 (VI B; frr. 81-86).
5
Cfr. 26. 2, 18-20, Kai ei tou deoio tw n sw n, gra fe hmi n: ta gar ema, w Pla twn,
sa fhmi ei nai dikh avic, .cv: si. .siu . Su Critone, cfr. Stenzel 1922.
342
si ritirato nel suo fondo di Ifistiade, dove ha scoperto la vera ragione della
misantropia di Timone: la bestialit degli uomini gli rendeva infatti impossibile
apprezzarli. Sebbene, dunque, debba ammettere che lisolamento non sia, in fondo, la
scelta giusta, il filosofo si mostra risoluto a trascorrere lontano da tutti il resto della
propria vita.
Come ha messo giustamente in luce Swift Riginos 1976, 35, lassociazione di Platone
con il famoso misantropo Timone presente nelle biografie platoniche mira a mettere
in risalto il carattere ritirato e cogitabondo del filosofo
6
. Certo, anche nella nostra
lettera abbondano gli elementi desunti da fonti biografiche riguardanti Platone al fine
di riprodurre le abitudini del filosofo ateniese e i particolari riutilizzati per fornire
unambientazione credibile alla lettera. Lepistola si apre, per esempio, con le scuse
di Platone per non essere ancora riuscito ad inviare ci di cui era stato richiesto da
Archita: ispirazione per lapertura della lettera deve essere venuta allo scrittore
dallepistola 13 di Platone (361a 1-b 2), passo nel quale il filosofo intento appunto
ad elencare i beni che sta inviando, dietro sua precisa richiesta, a Dionisio di Siracusa.
Lepistola platonica forniva dunque testimonianza della disponibilit di Platone a
soddisfare le richieste dei conoscenti circa linvio di beni da Atene e lo scrittore ha, di
conseguenza, trovato rispondente al carattere del filosofo una simile apertura, che
fornisse in realt il pretesto per una comunicazione di ben diverso taglio. Allo stesso
modo, lautore tiene a precisare il nome della localit scelta dal filosofo per il suo
ritiro, Ifistiade
7
: il particolare, a prima vista superfluo, punta, in realt, a rendere
credibile la paternit platonica della lettera.
La presenza di simili particolari non autorizza, tuttavia, a rintracciare nel semplice
ritratto del carattere del protagonista lintenzione dello scrittore: quanto appena
affermato non pu, a nostro modo di vedere, non apparire evidente quando si
prendano in considerazione i due passi platonici attorno ai quali , in realt, costruita
lepistola.

6
Cfr. Olymp., In Plat. Alc. 2. 147; Anon. Proleg. in Plat. Phil. 4. 14-17. Su questo, cfr. Swift
Riginos 1976, n. 35 p. 162.
7
Cfr. Diog. Laert. 9. 12.
343
Come giustamente messo in luce da Sykutris 1933, 78 sg., fonte per la prima parte
dellepistola, precisamente per 24. 1, 4-9, il seguente passo della Respublica (496 c
5-e 2):

si. u. : . `.,. . ,: :. si. ,:uci:. . :u si.
isi. si, si. . v``. iu . si. .:: i.i, si.
. u::. u:: u,.: . :v :. v:. v:. i . v`:. vi:.
u::c. cui :)u . .. :v. . :.si.. 3):.i
c..i, i``.cv: :. ).i i).v : v:c., u: cui:.s:. :):`.,
u: .si . :. vic. i ,.. i::., v. . v`. ).`u
ci. viv`: i.):` iu. : si. . i``. i ,:.
iui vii `,.c. `i3., cu.i :. si. i iuu vi., . :
:... s.u si. i` uv v:ui )::u uv :..
ivci, . u i``u siiv.v`i:u i.i, i,ivi :. v iu
si)i i:.s.i : si. ic.. :,. : :)i:: 3. 3.. c:i. si.
ivi``i, iuu :i si` :`v. : .`:. : si. :u:
ivi``i;:i..

Ora, quei pochi che hanno potuto gustare quanto sia dolce e rasserenante il possesso
della filosofia, vedono chiaramente la follia dei pi, si rendono ben conto che
nessuno, per cos dire, sa prendere qualche sana iniziativa a favore dello Stato, e che
neppure disponibile un alleato con il quale muoversi in difesa del giusto per salvare
il salvabile. Il filosofo, insomma, si trova nelle condizioni di un uomo buttato in
mezzo alle belve, il quale, da un lato, non vuole scendere a compromessi con i
malvagi, dallaltro, non in grado di contrapporsi a questo branco di fiere; in tali
condizioni, prima ancora di riuscire a portare il suo aiuto alla Citt e ai suoi amici,
egli sarebbe gi belle morto, senza essere stato di alcuna utilit n a se stesso n agli
altri. E quindi, ragionando sui pro e sui contro della situazione nel suo complesso,
non gli resta altra soluzione che pensare a s con la dovuta calma, come uno che si sia
imbattuto in una tempesta di vento e polvere, e abbia cercato riparo dietro un muretto.
Il nostro uomo, dunque, vedendo gli altri in preda alla confusione morale, si riterr
beato se in una qualche maniera riuscir a vivere esente da colpe e da azioni
344
criminose la sua vita terrena e ad andarsene da essa con qualche buona speranza, in
tutta serenit e pace.
8


Come si pu notare, il concetto espresso nella nostra lettera il medesimo del passo
di Platone; passo che viene riecheggiato anche in alcune reminescenze lessicali e,
soprattutto, nelle conseguenze che lindagine filosofica produce in chi la pratica,
ovvero la necessit di isolarsi.
Sykutris 1933, n. 1 p. 79 richiama lattenzione anche su analoghe considerazioni circa
la nascita della misantropia in Phaed. 89 d 1-.e 3. Riteniamo, tuttavia, che di maggior
rilievo sia il pensiero che segue il passo indicato da Sykutris (89 e 5-90 a 2):

0usu, : , i.c, si. :` . i:u : v:. i).v:.i
.u c)i. :v::.:. . i).v. :. ,i vu :i :
:, .cv: ::. u. i ,ci, u : cu si. vu
c):i `.,u :. i. :si:u, u :: :i;u v`:.cu.

E allora riprese Socrate non forse una brutta cosa questa, e non forse evidente
che costui, senza avere alcuna conoscenza degli uomini, vuole tuttavia praticare gli
uomini? Perch, se egli praticasse gli uomini avendo conoscenza di essi, giudicherebe
le cose come sono, ossia che gli uomini buoni e malvagi sono molto pochi, sia gli uni
come gli altri, e che i pi stanno nel mezzo fra gli uni e gli altri.
9


Il luogo costituisce senza dubbio una fonte per lepistola 24: a differenza del passo
della Repubblica sopra riportato, non riteniamo abbia influenzato la scrittura della
prima sezione, ma della seconda parte dellepistola e precisamente di 24. 2, 15-16. La
correzione della posizione di Timone, abbracciata da Platone, ma ritenuta comunque
eccessiva, verrebbe dunque ispirata allo scrittore dalle considerazioni di Socrate in
merito alla nascita della misantropia: simile atteggiamento sarebbe cio segno di
inesperienza e si configurerebbe, di conseguenza, come una condotta errata e da

8
Cfr. anche Pl., Ep. 7 325 d 1- b 4. La traduzione quella di R. Radice in Reale 1991.
9
La traduzione quella di Reale in Reale 1991.
345
evitare. Il passo del Fedone stato dunque letto come un superamento del passo della
Repubblica e ha fornito il presupposto per il parziale ripensamento finale di Platone.
Visto il preciso riferimento ai due passi di Platone, sembra opportuno domandarsi se
sia ancora lecito limitare lintenzione dello scrittore alla rappresentazione del
carattere del filosofo. Pi precisamente: se Platone doveva risultare un convinto
assertore dellisolamento, quale funzione avrebbe la limitazione fatta ricadere proprio
su tale scelta?
Riteniamo dunque che pi che ritrarre il carattere del filosofo, lo scrittore desiderasse
ricreare i presupposti che hanno dato vita a precisi passi delle sue opere: nutrisse cio
il proposito di riportare il lettore alle ragioni profonde della genesi di determinati
pensieri che avevano trovato poi espressione in passi di celebri opere di Platone. Al
centro dellattenzione sarebbero dunque ancora una volta le opere del filosofo, pi
che il filosofo stesso
10
.

3. Epistola 25: la nascita del Fedro

Fedro disperato: Platone ha deciso di prolungare la sua assenza da Atene e di
viaggiare in terre lontane. Linsegnamento di Platone rappresenta per lui ormai
lunica speranza di impossessarsi appieno della filosofia e non rimanere nella propria
ignoranza: questo dopo la morte di Socrate, il quale era solito impegnarsi con Fedro
in lunghe camminate nei dintorni di Atene, discutendo animatamente sul discorso
scritto da Lisia riguardo allamore e facendolo appassionare alla filosofia, della quale
non esiste nulla di pi piacevole.
Come per lepistola precedente, si possono individuare due categorie di fonti. Le
testimonianze sfruttate per lambientazione sono, in primo luogo, quelle riguardanti i
viaggi di Platone: il pretesto per la scrittura dellepistola consiste, infatti, proprio nella
propensione a viaggiare per allargare le proprie conoscenze, ben attestata nelle
tradizioni biografiche riguardanti Platone
11
. Anche la scelta del mittente non

10
Medesima limpostazione della sezione 14-17, 18. Cfr. supra pp. 267-280.
11

Cfr. Swift Riginos 1976, 61-85.
346
casuale. Secondo la tradizione presente in Diogene Laerzio (3. 29) Fedro era infatti
lamato di Platone e pienamente giustificata appare, dunque, la mancanza del maestro
chegli lamenta. Anche il riferimento alla reciproca gelosia fra i discepoli di Socrate
(25. 2, 17-19) si basa, come giustamente sottolineato da Sykutris 1933, 79, sulla
testimonianza data da Platone stesso nel Simposio
12
.
Evidentemente tuttavia, il vero argomento dellepistola ben altro che la
rappresentazione dellaffetto che Fedro nutre nei confronti di Platone: la sezione
centrale dellepistola infatti una chiara rivisitazione del Fedro platonico, dialogo
che fatto rivivere nei suoi dettagli fondamentali e reso ben riconoscibile
allattenzione del lettore
13
.
Se si limitasse lintenzione dello scrittore ad una semplice operazione di )v..i o
ad un mero travestimento epistolografico del Fedro, si dovrebbe per dare conto sia
della relativa scarsezza di particolari sul mittente, sia degli accenni solo sommar al
dialogo platonico. Riteniamo dunque che il fine dellepistola sia paragonabile a quello
della precedente: lo scrittore avrebbe cio avuto in animo di riportare il lettore alla
nascita del celeberrimo dialogo di Platone, ispirazione per il quale sarebbe stata
proprio lepistola in questione
14
.

4. Epistola 26: il viaggio in Egitto

Critone
15
scrive a Platone, il quale sta viaggiando in Egitto e interrogando i saggi del
luogo in merito alle questioni concernenti la nascita del tutto e le sue leggi, per
comunicargli che le cose in Atene vanno bene e per esortarlo a scrivere a lui, qualora
abbia bisogno di qualcosa: i suoi averi Platone deve infatti considerarli come propr.
Avrebbe poi piacere di ricevere notizia circa le meraviglie dellEgitto, dato che egli

12
Cfr. Pl., Symp. 213 c.
13
Cfr. Pl., Phaedr. 227b, 229a, 230e, 238c, 268a, 242a, 242b, 243b, 267c.
14

Analoga funzione ricopre, allinterno della sezione 14-17, 18 lepistola 14.
15
Cfr. supra p. 341.
347
stesso avrebbe visitato volentieri quella regione e visto lenorme mole delle piramidi,
Menfi e la corrente del Nilo, spettacoli incredibili a sentirsi raccontare.
Rispetto alle altre epistole, lo spazio concesso nella 26 ai particolari
dambientazione palesemente maggiore. Dominano, in primo luogo,
testimonianze appartenenti alla tradizione sui viaggi platonici in Egitto, tradizione
sviluppatasi anche per i richiami allantica sapienza egizia nelle opere del filosofo
16
.
Parallelamente a questa, lo scrittore introduce anche la tradizione riguardante la
permanenza di Pitagora in Egitto: tale associazione non va, evidentemente, fatta
risalire alla nostra lettera, ma gode di numerose testimonianze, che tendono, di volta
in volta, o a sottolineare il profondo amore per la sapienza che ha portato Platone ad
esplorare lEgitto, proprio come aveva fatto prima di lui, per i medesimi motivi,
Pitagora; o a sottolineare, con scopi polemici, i debiti della filosofia platonica nei
confronti della sapienza egizia
17
. Lo scrittore ha infine raccolto alcune fonti sulle
meraviglie dellEgitto per chiudere lepistola con un excursus sulle bellezze di quella
regione
18
.
Sebbene le fonti riguardo al viaggio di Platone in Egitto non siano, come detto, esenti
dallintento di fornire una precisa immagine del filosofo, non riteniamo che nella
nostra lettera lo scrittore nutrisse un simile proposito: i dettagli sulle tappe di Platone
e sui rapporti con i saggi locali, invece che limitarsi a pochi cursor accenni
19
,

16
Cfr. Swift Riginos 1976, 64 sg., 68. Nella lettera viene anche nominato lo studioso di
geometria di Cirene Teodoro, uno degli interlocutori di Socrate nel Teeteto, nel Sofista e nel
Politico (cfr. anche Olymp., In Gorg. 41. 7; Diog. Laert. 2. 103; Apul., De Plat. et dogm. eius
1. 3. Swift Riginos 1976, 63 sg., 178) e Timeo (forse scambiato con lomonimo storico di
Tauromenio, cfr. Sykutris 1933, n. 3 p. 82).
17
Cfr. Swift Riginos l. c.
18
Per un elenco dei passi, cfr. Sykutris 1933, 82.
19
Cfr. 26. 1, 3-7, [] nu n diatribei peri to n Sai>tiko n nomo n legomenon
ekpunqanomeno tw n keiqi sofw n, o ti au toi fainoito [ta] peri tou sumpanto,
kai w lo gw nu n th n pasan ki nhsin ecei kata mero kai kata to olon.
348
sarebbero, infatti, stati pi copiosi, al fine di mettere in luce lacribia del filosofo, o, al
contrario, la sua dipendenza dal pensiero egizio.
Anche in questo caso, dunque, riteniamo che lintenzione che ha governato la
scrittura della lettera sia quella di mostrare al lettore le esperienze vissute da Platone
che hanno portato alla nascita di una sua famosa opera, il Timeo: come rileva
giustamente Sykutris 1933, 81 il riferimento alla natura del tutto riguardo alla quale
Platone chiede pareri rimanda a Tim. 27 a e 28 b. Anche per lepistola 26 il vero
oggetto , dunque, un dialogo di Platone.

5. Risultati

Per quanto riguarda largomento delle epistole, la sezione appena presa in esame si
presenta molto simile a quella formata dalle epistole 14-17, 18: come in quelle,
infatti, la nascita di alcune celeberrime opere letterarie ad essere il vero oggetto
delle lettere. Non si possono tuttavia non rilevare alcune sostanziali differenze. In
primo luogo, ci che interessa allo scrittore non la genesi di unopera intera, ma
solo di alcuni passi: nella sezione ruotante intorno a Senofonte , invece, la scrittura
dei Memorabilia senofontei ad essere rievocata.
1
5
10
349
Mentre, dunque, Senofonte nellepistola 15 ha gi ben chiara lintenzione di scrivere
per perpetuare la memoria del maestro, si pu affermare che le epistole di questa
sezione costituiscano solo i presupposti per la nascita di idee poi sviluppate nella
Repubblica, nel Fedone, nel Fedro e nel Timeo. Pi che lopera conclusa, al centro
dellinteresse dello scrittore sono, dunque, i moventi che hanno portato alla nascita di
determinati convincimenti, processo di cui le lettere dovrebbero costituire,
nellintenzione dello scrittore, concreta documentazione. Questo particolare fine
modifica profondamente anche i rapporti che il lettore deve instaurare con le fonti
delle epistole. Se nella sezione 14-17, 18 il lettore poteva benissimo ignorare i passi
riutilizzati nelle lettere, ed essere semplicemente a conoscenza del dato di fatto che
Senofonte era autore di Av:uii, una lettura completa delle epistole di
questa sezione impossibile senza fare preciso riferimento ai passi platonici a cui lo
scrittore allude. Si nota, infine, una minor rilevanza della trama narrativa, dato che i
rapporti fra le tre missive si limitano ad accenni ad una distanza sempre crescente di
Platone dai mittenti
20
.
XXIV
Platone <augura a Dione di stare bene>
1

(1) Non ho ancora avuto
2
nulla da inviare a Siracusa di quanto Archita, a quanto mi
dicevi, aveva bisogno di avere da te: il pi presto possibile non mi ci vorr molto
te lo manderemo. Per quanto mi riguarda, la filosofia diventata per me una pratica
non so proprio se cattiva o buona, dal momento che ora detesto trovarmi insieme alla
folla. La mia disposizione danimo la trovo, tuttavia, giusta: ad essere vittime
dellignoranza in ogni sua forma sono invece tanto coloro che curano i propri affari,
quanto chi si occupa delle cose pubbliche. Se assurdo che io soffra simile
condizione, sappi questo
3
: a stento potrei
4
vivere cos, diversamente
5
non mi
possibile respirare
6
.

20
Nellepistola 24 Platone fuori Atene, nella sua tenuta di Ifistiade, nella 25 Fedro scrive a
Platone gli ha nascosto la partenza per un viaggio in terre lontane, nella 26, infine, Platone si
trova in Egitto.
350
15
1
5
10
15

351
(2) Mi sono dunque allontanato dalla citt come da un serraglio di bestie. Ora vivo non
lontano da Efestiade
7
e i suoi contorni, e ho compreso come Timone non fosse un
misantropo: non trovava uomini e non poteva amare animali. Per questo viveva nella
pi completa solitudine e per rischiava forse di non essere assennato nemmeno in
questo modo. Tu prendila come vuoi: per quanto mi riguarda, la mia decisione di stare
lontano dalla citt sia ora, sia per tutto il tempo che il dio ci conceda di vivere.



XXV
Fedro a Platone
1

(1) Mi scrivi che non vuoi farmi stare male e mi hai dunque nascosto che stai per
compiere un viaggio assai lont ano: nonostant e ci, io inizio a sentire la tua mancanza,
per Giove Olimpio. Ma in nome di Giove protettore dellaffetto e dellamicizia,
Platone, e in nome di Socrate sia che questultimo si trovi in t erra, nella sede dei
beati, sia che sia fra le stelle, cosa a cui
2
sono maggiormente propenso a credere non
permettere che diventiamo dei perfetti ignoranti: fa invece in modo di porre al sicuro
qualsiasi progresso abbiamo raccolto grazie a quelluomo divino e guidalo a qualche
scopo.

(2) Perch, per me non c nulla di pi dolce della filosofia e dei suoi discorsi. Sono
st ato, infatti, cullato fin da giovane da quelle che si potrebbero definire ninnananne di
Socrate: il luogo era sempre adatto e sacro, come lAccademia, il Liceo e anche lIlisso,
sotto quel platano divino in pieno meriggio, a correggere i ragionamenti damore di
Lisia figl io di Cefalo. Lo guidavo e mi facevo dunque guidare per quest i luoghi sicuri,







352
20
1
5
10
15

353
mi riempivo della virt che scat uriva da voi ed ero invidioso di Alcibiade figlio di
Clinia e di tut ti gli alt ri giovani che pi di me bramavano di essere considerati degni
di sedersi proprio ai piedi di voi saggi. Mai mi avete abbandonato: infatti, ero sempre
bisognoso di filosofia, ne ero perennement e asset ato
3
.

XXVI
<Critone> a Plat one
1

(1) Le brave persone di Creta
2
che hanno fat to rit orno dallEgit to ci riferivano che
avevi visit ato lintero paese e che ora ti trovi nel territorio di Sais ad interrogare i
saggi locali: chiedi che cosa sembri loro delluniverso, come sia nato e in che
rapporto stia in questo moment o con linsieme dei mot i, in ogni sua singola parte e
nel complesso. Raccontano, tuttavia, che cost oro non accett ano di buon grado di
discutere con i Greci - qualunque sia il mot ivo che li spinge a farlo - se non di ci
3
che condivisero con Pit agora, vale a dire discorsi riguardo alla natura, alla geomet ria
e alla matematica, gli abit ant i di Eliopoli. Credo peraltro che Pit agora si sia servit o di
unastuzia, come riferiscono alcuni (riport a, infatti, i racconti relat ivi a Pitagora, nel
corso della loro trat tazione dellEgit to, Timeo e Teodoro di Cirene
4
) o che abbia
penet rato i loro segret i in qualche altro modo una volta divenuto loro intimo
conoscent e
5
.

(2) Se ora hanno condiviso le loro conoscenze anche con t e, un bene: per quanto
riguarda me
6
e i t uoi interessi ad Atene tut to va per il megl io.

354
20
25
30

355
Scr ivici, comunque, nella lett era di risposta come st a il tuo corpo: che la tua ani ma sia
in salute lo sappiamo gi da tempo per la tua saggezza e la tua virt. Se ti ser ve
qualcosa di t uo, scrivici pure: le mie cose infat ti, Platone, dico che sono tue a pieno
diritto proprio come erano di Socrat e. Raccontaci poi degli spet tacoli del luogo e della
loro grandezza: piet re squadrate e ammucchiat e a raggiungere alt ezze immense,
sculture dalla forma umana o lavorate a rappresent are gli altri animali con una tecnica
antica diversa da quella greca, t utt e quelle rappresentazioni che mostrano la nat ura
peculiare di animali multi formi
7
.

(3) Avrei tuttavia voluto anchio ammirare la grandezza delle piramidi e Menfi,
divenire testimone della lingua sacra e spet tatore della meravigliosa vista del Nilo
8
che percorre lint ero Egitt o e tratt iene la corrente in una stagione, per assistere poi alla
sua successiva piena. Rit engo, infatt i, che tut to quello che a giudizio di molti t ant o
grande e degno di essere ammirato, possa rischiare di essere considerato incredibile
9
.

356
Note

Epistola 24

1. E' da integrare Plav twn <Div wni eu pra ttein>, cfr. supra p. 341. Fra i
manoscritti, P e M hanno, l`i. .i., D, l`i. ..i , A l`i.,
V e B non riportano intestazione. L'identificazione del mittente risale, dunque a
Lascaris. Erronea l'identificazione del destinatario da parte del copista di D.
Scegliamo di integrare cos lintestazione, basandoci sulla testimonianza circa la
formula d'intestazione propria di Platone presente in Diogene Laerzio 3. 61 (cfr.
quanto detto infra a proposito dell'incipit dell'epistola 34, pp. 462).

2. Accogliamo la correzione di Sykutris 1933, n. 1 p. 78 di eicon dei testimoni in
escon.

3. Accogliamo, con Sykutris 1933, n. 2 p. 78, linversione fra ou tw e tou to
proposta da Bremi (cfr. Orelli n. ad loc.): tou ,: .c)., o ti moli a u.
,:. (cfr. n. sg.) . .

4. Ci sembra preferibile correggere, con Sykutris 1933, n. 2 p. 78 lerrato ejgevnoito
di V (e A) in ge noito, invece che in e ge neto, come B (o il suo esemplare).

5. Lintegrazione di kai proposta da Orelli e accolta dalla Khler ci appare
superflua.

6. Accogliamo la correzione di Sykutris 1933, n. 2 p. 78 del tradito lamba nein che
non potrebbe reggere allattivo il genitivo yuch~, in lagca nein: yuch lacei n
espressione avente un significato equivalente a zhsai o a napneusai, cfr. Anecd.
Graec. p. 73 n. 21.

7. Da correggere la grafia di |)i.c.i:. in Ifistiadwn, cfr. Diog. laert. 4. 41.
357

Epistola 25

1. E' da accogliere l'intestazione Faidro l`i.. riportata da M, D, A. P ha
l`i.; V e B non presentano intestazione.

2. Accogliamo o ti di V (e A), corretto da Sykutris 1933, n. 1 p. 80 in o tw, invece
della lezione di B e dai testimoni da lui dipendenti, o per, correzione dellerrata
lezione proveniente da V allesemplare di B.

3. Il dettato dellultima proposizione irrimediabilmente corrotto. In primo luogo,
appare eccessivamente brusco e quasi ingiustificato il passaggio dalla
proposizione precedente, tanto che si potrebbe ipotizzare una lacuna dopo toi
sofoi: senza dubbio, bisognerebbe interpungere diversamente e, invece di una
virgola, separare con un punto fermo. In secondo luogo, i manoscritti, dopo tw
o nti, presentano la lezione priva di senso e nesqhswn (V, A) / e neqhswn (B, P,
M, D). I tentativi di Hercher e della Khler di emendare il passo ci appaiono pi
volti a trovare un senso alla proposizione, che a restaurare convincentemente il
dettato: e neqisante filosofia (filosofi an, codd.) <h> edi ywn ei to
pampan (Hercher); emplhsante filosofia <h> edi ywn ei to pampan
(Khler: lintegrazione del relativo risale ad Orelli, 252, del quale non
comprendiamo la lettura della proposizione: tw o nti a naisqh tw filosofia,
<h> e di ywn ei to pampan). Da questi si distacca quello di Rehm che
accogliamo nella traduzione, dato che possiede il vantaggio di non obbligare ad
integrare n la desinenza del nominativo plurale maschile dopo il corrotto
e nesqhswn / e neqhswn, n il pronome relativo dopo filosofia: kai oude pote
me kataproedote: tw o nti <gar> e ndeh w n filosofia edi ywn ei to
pampan.
358
Epistola 26

1. E' da integrare il nome del mittente, <Krivtwn>, cfr. supra p. 341: tutti i
manoscritti, tranne V e B, riportano correttamente quello del destinatario.

2. Da mantenere il dettato di V (e A), Krh te a gaqoi a ndre, invece di quello
degli altri testimoni, preferito dalla Khler, che omette Krh te.

3. gou dei codici dopo oson va mantenuto.

4. Da mantenere memnhtai e il successivo dihgei to dei codici, invece delle
correzioni della Khler, memnhntai e dihgou ntai.

5. Lultima proposizione del periodo appare irrimediabilmente corrotta e a nulla
valgono a sanarla le correzioni del Fritz (e pelqei n per e pelqw n dei codici;
oikeiwqe nti per oikeiwqh nai, V A : dikeiwqh nai, B D : dikaiwqh nai, P M)
accolte dalla Khler. A destare perplessit , in primo luogo, la presenza isolata di
ei te, tanto che Hercher propose di correggere in h omettendo te (cfr. Khner-
Gerth, II 2, 299; Denniston, 505 sg.). Hercher corregge anche e pelqw n in
e pelqon, ma siamo tuttaltro che convinti che un accusativo assoluto possa essere
accettabile (cfr. Khner-Gerth, II 2, 87). In secondo luogo, privo di attestazioni si
presenta luso di strathge. al medio (1, 11, strathghsame nw au tou, cfr.
Stephanus s. v. strathgew, col. 839).

6. Il dettato dei testimoni, ei de kai c. u si. i .s. c. (omesso da tutti i
codici, eccetto V e B) Aqh nhsi pa nta kata qeo n ecei, non viene migliorato
dalla correzione di Wyttembach delliniziale ei in eu: riteniamo preferibile,
seguendo Sykutris 1933, n. 5 p. 82, mantenere la lezione dei manoscritti,
ipotizzando una lacuna dopo nun, dove si sarebbe dovuto trovare un riferimento al
fatto che i sapienti egizi avrebbero condiviso anche con Platone, dopo averlo fatto
359
con Pitagora, le loro dottrine (ei de kai c. u <ekoinw nhsan, eu ecei:
emoi :> kai ta oikoi soi Aqh nhsi pa nta kata qeo n ecei).

7. Il testo dei testimoni irrimediabilmente corrotto: as:s.i (B, P, M e D
riportano solo toni an, prima e dopo la quale B indica una lacuna) :v..i
: . ,:: .. Tutte le soluzioni proposte non ci sembrano
convincenti (eu toni an, Bremi; <pan>toi an, Khler; alekton oi an, Sykutris)
dato che non riescono a spiegare il significato del successivo : v..i
: . ,::..

8. Accogliamo lintegrazione proposta da Castiglioni, rec. ad Khler, in Gnomon
VI, 1930, 219, di qeath prima di th pagkalh tou Neilou qea, che,
altrimenti, dipenderebbe, erroneamente, da au thkoo.

9. Invece di lecqh~nai, lezione di B e dei testimoni da lui dipendenti, preferiamo, in
accordo con Sykutris 1933, n. 6 p. 82, accogliere la lezione di V, ejle de; cqhnai,
corretto in elegcqh nai. Fra elegcqh nai e nomi zw (giusta correzione di Orelli
dellerrato nomizwn), sar da mantenere a n dei codici, omesso senza ragione dalla
Khler.
360
Epistola 27: il testamento di Aristippo

Aristippo giace a Lipara
1

gravemente malato e, sentendo ormai prossima la fine,
trasmette per lettera a sua figlia Arete
2
- la quale gli aveva scritto, mentre egli si
trovava alla corte di Dionisio, circa i suoi problematici rapporti con lamministrazione
di Cirene - le sue ultime volont. Per quanto riguarda le sue propriet e i problemi
amministrativi da esse derivanti, Arete dovr far tesoro dellinsegnamento cardine del
pensiero del padre: vivere agiatamente, ma evitando ogni eccesso. Ella dovr,
dunque, lasciar fare agli esattori: viste le ingenti sostanze di cui ella dispone, essi non
arriveranno mai a metterne in pericolo il tenore di vita. Preoccuparsi per poche
ricchezze in pi non ha senso. La vera eredit di Aristippo , infatti, la sua filosofia,
una ricchezza che non pu temere di perdere: di questa ella dovr farsi carico, e dopo
averla trasmessa al figlio Aristippo
3
, recarsi ad Atene e praticarla in prima persona
insieme a Santippe e Mirto
4
, le due mogli di Socrate, ricordo vivente della filosofia
del maestro e modello di comportamento suggerito da Aristippo morente alla figlia.

1

Per la bibliografia su Aristippo, cfr. supra n. 1 p. 231. La localit di morte del filosofo non
altrimenti tramandata. Crnert 1909 osserva giustamente che Lipara non si troverebbe sulla
rotta che porta da Siracusa a Cirene. Questa incongruenza geografica troverebbe spiegazione
nel fatto che linformazione, contaminata con altre due notizie presenti in Diogene Laerzio
(cfr. infra p. 364 sg.), stata sfruttata dallo scrittore come semplice presupposto per
lambientazione dellepistola (cfr. anche Sykutris 1933, 85). Per quanto riguarda gli
anacronismi che rendono impossibile la genuinit dellepistola, cfr. Bentley 1699, 551; Obens
1912, 21; Schering 1917, 57 sgg.
2

La determinazione del destinatario si deve ad Allacci 1637; dei manoscritti, V e B non
hanno intestazione, mentre P, D, M e A riportano i.c.vv . Sulla figlia di Aristippo,
cfr. Natorp 1895; Zeller, II 1, 340: le testimonianze sono raccolte in Giannantoni 1958,
Mannebach 1961 e Giannantoni 1990, II 105 sg. (sezione IV B).
3
Sul nipote di Aristippo, Aristippo Metrodidatta, cfr. Natorp 1895; Zeller, II 1, 340: le
testimonianze sono raccolte in Giannantoni 1990, II 105 sg. (sezione IV B).
4
Sulle due mogli di Socrate, cfr. Diog. Laert. 2. 26: nello stesso luogo si d notizia anche di
Lamprocle, il figlio di Socrate menzionato a 27. 4, 34. Sulle notizie concernenti la bigamia di
Socrate, cfr. Woodbury 1971.
361
Si deve a Crnert 1909, n. 426 p. 86 sg. il merito di aver riconosciuto nella nostra
epistola un testamento ed aver conseguentemente instaurato un confronto con gli altri
testamenti di filosofi conservati in Diogene Laerzio.
5
A questo riguardo si pu,
tuttavia, concordare con Sykutris 1933, 85: le similarit mostrate dallepistola con gli
altri testamenti non devono far passare inosservata la profonda differenza
riscontrabile per quanto riguarda limpostazione generale. Questultima influenza
decisivamente i caratteri formali propri del testamento individuati da Crnert nella
lettera
6
, distinguendola radicalmente dalla tipologia tradizionale di testamento. Una
breve, ma pi approfondita analisi dei caratteri evidenziati da Crnert 1909, che
accomunerebbero la nostra lettera agli altri testamenti, chiarir quanto appena
affermato.
Come i tutti i testamenti, anche nella nostra epistola sono contenute le ultime volont
circa gli schiavi (2, 11-15):

l:. . :: :s.i .i :;:. . uv:u `:u):.:., . si.
:`:, A.c. vv. iv.c:., :. i iu. :ui. i:cs:.
:s:.. : si. c., vi u iu. v.c:u: v:.:ci. ,i iu. :s
: 3. :. i. sis..

Riguardo a ci su cui eri incerta, che stima avere, cio, degli schiavi da me liberati, i
quali pure dicevano che non avrebbero mai abbandonato Aristippo finch avessero
potuto soddisfare me e te, continua a fidarti di loro. Infatti, rimarr loro questo della
mia consuetudine di vita: non commettere male azioni.

5

Da Diogene Laerzio vengono riportati i testamenti di sette filosofi: Platone (3. 41-43),
Arcesilao (4. 44), Aristotele (5. 11-16), Teofrasto (5. 51-57), Stratone (5. 61-64), Licone (5.
69-74) Epicuro (10. 16-22). Mentre per quelli di Aristotele e dei suoi tre successori sembra
verisimile la provenienza dalla raccolta di testamenti dei peripatetici allestita da Aristone di
Chio (sebbene Diogene Laerzio lo dichiari esplicitamente come sua fonte solamente nel caso
di Licone), nulla si pu dire circa la provenienza degli altri testamenti.
6

Menzione degli schiavi liberati, elenco dei beni lasciati in eredit, riferimento al nipote
Aristippo; un ulteriore riferimento ad un )`u :s aggiunto da Crnert, vista la
problematicit del testo, risulta difficile da valutare.
362

Come appare chiaro, lo scrittore non intende qui semplicemente palesare le ultime
volont di Aristippo: laccento cade, infatti, sul profondo valore educativo che la
figura del filosofo ha posseduto anche nei confronti dei propri schiavi, tanto da
impedire loro di inclinare al male. Questa peculiarit del tutto estranea agli altri
testamenti, dove si fa menzione solamente al semplice atto di liberazione degli
schiavi:
7
atto che invece non si ritrova nella lettera in questione, dove essi appaiono
infatti gi liberati.
8

La medesima tendenza riscontrabile anche per quanto riguarda la menzione dei beni
immobili lasciati in eredit (2, 20-22):

0. :u : ,i c. sv. :uc. .si. : si. v`u:`:. 3... 1
:: 3::.s si si. sii`:.)): v i.c :.i,., u
uv`:.,:..

Ti rimangono, infatti, quei due fondi, che sono sufficienti anche per un tenore di vita
elevato. Anche contato da solo il fondo a Berenice poi non far mancare nulla ad uno
stile di vita raffinatissimo.

Al contrario degli altri testamenti, dove presente un dettagliato elenco dei beni
lasciati in eredit, in questo caso lattenzione dedicata solo marginalmente alla
precisa composizione delleredit, e viene, invece, convogliata, quasi esclusivamente,
sul significato che i beni di Aristippo dovranno assumere per la figlia Arete: essi
saranno infatti il mezzo per vivere secondo i dettami della filosofia paterna, ovvero
condurre una vita agiata, ma sempre ispirata alla misura. Lo scrittore sfrutta, dunque,
lelenco dei beni, parte fondamentale dei testamenti, per permettere ad Aristippo di

7
Cfr. Diog. Laert. 3. 42 (Platone); 5. 14 (Aristotele); 5. 55 (Teofrasto); 5. 63 (Stratone); 10.
21 (Epicureo). Particolare cura a riguardo si rintraccia nel testamento di Licone (5. 72-73),
dove un servo liberato viene anche menzionato con gratitudine per i servigi prestati al
padrone. Questo elemento avvicina parzialmente il testamento alla nostra lettera, dove gli
schiavi sono appunto ricordati con affetto.
8

Cfr. 27. 2, 12, uv:u `:u):.:..
363
comprovare il suo invito alla misura. Ancora una volta, una peculiarit formale del
testamento funge da pretesto per permettere unesposizione dei precetti aristippei.
Il testamento di Aristippo viene reso, infine, profondamente diverso dagli altri dalla
menzione dellomonimo nipote (4, 41-45):

l vi :: : v.csv. <c.> u .su A.c. vvu :v.:`:.c)i., v.
i;. .
9
si. ).`c).i iu ,i iu. sii`:.v. .
s`.i, s`.

Prima di tutto ti raccomando per di aver cura del piccolo Aristippo, che diventi
degno di noi e della filosofia: questa la vera eredit che gli lascio, etc.

Anche negli altri testamenti i filosofi si preoccupano di dare le ultime disposizioni
riguardo alla cura dei familiari:
10
in questo caso, tuttavia, linteresse per il nipote
Aristippo non verte intorno a problematiche economiche concrete, ma alleredit
spirituale, unica vera ricchezza che il filosofo sente di poter trasmettere a suo
nipote.
11
Anche la menzione dei familiari viene, in questo modo, sfruttata per far
risaltare la figura di Aristippo e sottolineare gli ultimi precetti chegli impartisce alla
figlia.
Da quanto detto, appare evidente che lintenzione dello scrittore fosse ben altra che
quella di comporre un semplice testamento: egli, infatti, accoglie solamente le
peculiarit formali di questo genere di documento, distaccandosene, invece,
profondamente per quanto riguarda laspetto contenutistico. Per rintracciare la vera

9
Lespressione si ritrova tre volte anche nel testamento di Aristotele (Diog. Laert. 5. 12; 5.
13; 5. 14).
10

Diog. Laert. 3. 43 (Platone); 5. 12 (Aristotele); 5. 52 (Teofrasto); 5. 64 (Stratone); 5. 70
(Licone); 10. 19 (Epicuro). Il tono in cui i familiari vengono menzionati profondamente
diverso da quello commosso con cui Aristippo ricorda il nipote nel passo riportato e anche
oltre nellepistola, cfr. 5, 39-41.
11
Il concetto di eredit filosofica presente nella nostra epistola solo lontanamente
avvicinabile a quello presente nei testamenti di Teofrasto (Diog. Laert. 5. 53) e Licone ( 5.
72).
364
intenzione dello scrittore, si riveler ancora una volta proficua unanalisi delle fonti
utilizzate per la scrittura dellepistola.
A questo riguardo, la peculiarit che distingue lepistola in questione da tutte le
precedenti epistole del corpus, accomunandola invece alle successive (28-34) - tanto
che, come detto (cfr. supra Introduzione p. 154) appare possibile distinguere un
nucleo formato da queste ultime, proprio a partire dallepistola 27 la presenza di
una testimonianza relativa alla concreta esistenza dellepistola stessa. Le fonti
sfruttate appaiono, cos, classificabili in due piani differenti: da una parte, le notizie
che, attestandone la reale esistenza, costituiscono il presupposto per la nascita dello
scritto; dallaltra, il repertorio aneddotico a cui lo scrittore si ispirato nella creazione
dellimmagine di Aristippo.
Al primo piano appartengono due notizie che noi leggiamo in Diogene Laerzio.
12
La
prima la presenza nel catalogo delle opere del filosofo di una :v.c` v
A )u,i:i (2. 84);
13
la seconda riguarda gli insegnamenti impartiti alla
figlia Arete (2. 72):

1i i.ci uv:.): )u,i. A, cuics. iu uv:v.s u
v`:. :. i..

12

La dipendenza da Diogene Laerzio non confermabile, cfr. Sykutris 1933, 87 sg.; cfr. di
contro Khler 1928, 115. Purtroppo - al contrario di quanto visto a proposito delle epistole
21-23, per le quali si era stabilita una dipendenza molto probabile dello scrittore da Idomeneo
di Lampsaco, cfr. supra n. 11 p. 319 sg. in questo caso non ci sono gli elementi per
formulare ipotesi sulla fonte dello scrittore.
13
Da notare che la lettera non compare nei cataloghi stilati da Sozione e Panezio (Diog.
Laert. 2. 85). Interessante osservare anche che, pur venendo specificato che parte della
produzione del filosofo era composta da scritti in attico e parte da scritti in dorico (Diog.
Laert. 2. 84), lo scrittore dellepistola 27 abbia propeso per lattico, nonostante la scelta del
dorico si presentasse pi rispondente alla realt - essendo Aristippo originario di Cirene e
dato chegli scrive alla figlia che l vive. Tale incongruenza ci sembra maggiormente
spiegabile con lipotesi che nella fonte del nostro autore mancasse del tutto questa
distinzione, che ipotizzando una doppia redazione (prima in dorico e poi in attico) come
pensa invece Crnert 1909 - per la quale mancherebbero tuttavia le prove. Su questa
questione, cfr. anche Sykutris 1933, n. 2 p. 86.
365

Diede come principio alla figlia Arete i migliori insegnamenti, esercitandola a
disprezzare ogni eccesso.
14


Sebbene non ci si possa dire in grado di stabilire con assoluta certezza se la
testimonianza laerziana dipenda dalla lettura della lettera effettivamente inserita nel
catalogo, si pu senzaltro ritenere che lo scrittore dellepistola 27 o la sua fonte -,
contaminando le due notizie, abbia inferito dalla seconda il contenuto della lettera di
Aristippo.
15

Al secondo piano appartengono tutti gli aneddoti riguardanti la misura che Aristippo
sapeva tenere in ogni occasione: secondo i dettami della filosofia aristippea, infatti, il
saggio deve ispirarsi a moderazione anche nel godimento dei piaceri. Simili aneddoti
hanno concorso a creare del filosofo di Cirene limmagine di uomo temperante pur
nel suo v`u:`.
16
.

14

La traduzione nostra.
15

E da notare che la forma nella quale doveva trovarsi la notizia letta dallo scrittore della 27
doveva essere particolarmente vicina a quella presente in Diogene Laerzio: ne sarebbe prova
luso del medesimo verbo (Cfr. 27. 2, 15, uv.):i. :: c., s`.; Diog. Laert. 2. 72, 1i
i.ci uv:.): )u,i. A). Riguardo al perch il nostro scrittore scelga di far
scrivere in punto di morte la lettera ad Aristippo, si possono solo avanzare ipotesi: forse la
fonte da cui egli era venuto a conoscenza della localit di morte di filosofo nominava la
lettera; oppure, lambientazione ascrivibile al tpos epistolografico della lettera dellultimo
giorno riconoscibile anche nella Socraticorum Epistola 31 (cfr. Isnardi Parente 1980, 404
sg.).
16
Sulla misura da osservare riguardo al possesso di ricchezze, cfr. Plut., De Tranqu. An. 8,
469 c; De Cupid. Divit. 3, 524 a; Diog. Laert. 2. 77; Stob. 4. 15 b, 32; 4. 31 d, 128; Suid. 1.
355, 6; Gnom. Vat. 38; Anecd. Graec. 1. p. 36; Cic., De Invent. 2. 176; Horat., Sat. 2. 3, 99
sgg.; Auson., Domest. 1. 13; Gnom. Monac. Lat. 1. 21. Sulla moderazione nel godimento dei
piaceri, cfr. Diog. Laert. 2. 66; 2. 67; 2. 69; 2. 74; Max. Tyr. 1. 9; Hesych. (apud Suida) 1.
354, 25; Stob. 3. 17, 17; Athen. 12, 544 d; Clem. Alex. 2. 20. 117, 5; Theodoret. Graec., Aff.
Cur. 12. 50; Cic., Ad. Fam. 9. 26, 2; Pseudacro, Ad Hor. Epist. 1. 17, 36; Lact., Div. Inst. 3.
15, 15. Sui banchetti siracusani di Arsitippo, cfr. Luc., De parasit. 33 e il titolo nel catalogo
laerziano (2. 84) l u :v...i . v`u:`. ,.:. . Pi in generale sul
366
Dagli esami appena condotti, da una parte sulle differenze che lepistola 27 mostra
rispetto agli altri testamenti dei filosofi tramandati da Diogene Laerzio, dallaltra,
sulla modalit di utilizzazione delle fonti, si pu ora giungere a comprendere pi
precisamente lintenzione alla base dellepistola. In primo luogo, sembra da escludere
lipotesi formulata da Crnert 1909 secondo la quale lepistola sarebbe un tentativo di
creare un falso testamento di Aristippo. Se lintenzione fosse stata veramente quella,
ci si potrebbe allora domandare perch lo scrittore non si sia accontentato di forgiarne
uno servendosi puntualmente del modello fornito dagli altri testamenti dei filosofi e
se ne sia cos profondamente distaccato.
1
5

v`u:`. di Aristippo, cfr. Diog. Laert. 2. 68; 70. Sull: , cfr. Horat., Epist. 1. 1,
16-19; Suid. s. v. A.c.vv; Stob. 3. 17, 17. Pi in generale su Aristippo presso la corte di
Dionisio II, cfr. Giannantoni 1990, test. 25-43. Cfr. 9. 1, 4. Sullamore per il vino da parte del
filosofo, cfr. Luc., Ver. Hist. 2. 18 e il titolo nel catalogo laerziano (2. 84) v u
:v...i . s:si. . vi`i. si. :i.i. Cfr. 9. 1, 4-5. Sul gusto per le
vesti eleganti, cfr. Sen., De Benef. 7. 25, 1; Luc., Mort. Dialog. 20. 5; Diog. Laert. 2. 67; 76;
Plut., De Alex. Fort. Aut Virt. 1. 8 330; Maxim. Tyr., Phil. 1. 9; Clem. Alex., Paedag. 2. 8,
64, 1; 68, 4-69, 1; Greg. Nazianz., Carm. 1. 2, 10, v. 322; Athen. 12 544b; Tatian., Orat. ad
Graec., 2. 1; Tertull., Apol. 46. 16; Clem. Rom., Homil. 5. 18, 147. Pi in generale sullo stile
di vita di Aristippo, cfr. Mannebach 1976, test. 78-83. Cfr. 9. 1, 11-13. Sulla frequentazione
di meretrici, cfr. Diog. Laert. 2. 67; 81-82. Pi in generale su Aristippo e le donne, cfr.
Mannebach 1976, test. 60-66.
367
Come si avuto modo di osservare, infatti, lo scrittore si limita a prendere a prestito
solo alcuni caratteri formali propri del testamento: negli altri testamenti del tutto
assente lidea di eredit filosofica, motivo che, come visto, invece centrale
nellepistola in questione. Lintenzione alla base sembra, dunque, da riconoscere
interamente nella volont di riscrivere unepistola ricordata dal catalogo delle opere
del filosofo, ma non pi posseduta. Mosso da questintento, lo scrittore ha preso in
considerazione unaltra testimonianza concernente gli ammaestramenti di Aristippo
alla figlia, incentrando il suo scritto intorno al concetto di moderazione.
Come anticipato, lepistola si distacca profondamente dalle precedenti, inaugurando
una nuova tipologia di epistola allinterno del corpus. Le epistole 27-34 sono, infatti,
tutte lettere nate dalla semplice esigenza di sostituire della corrispondenza inclusa nel
catalogo delle opere dei filosofi, ma ormai perduta. Presupposto per la loro scrittura
non sono rapporti epistolari semplicemente ipotizzabili sulla base delle relazioni
intrattenute, nelle fonti, dai filosofi, ma precise notizie di carattere filologico. Per la
compilazione delle epistole sono prese in considerazione tutte le notizie disponibili
sulla corrispondenza stessa, che vengono, in un secondo momento arricchite con le
testimonianze concernenti la biografia e il carattere dei filosofi trattati
17
.
XXVII
Aristippo a <Arete>
1

(1) Ho ricevuto le molte lettere da te inviatemi. In queste mi pregavi di ritornare il
prima possibile a Cirene e raccontavi che da parte dei pubblici ufficiali non c
disponibilit nei tuoi confronti, n
2
tuo marito, incline al ritegno


17
Su questaspetto della produzione epistolografia antica, cfr. Birt 1913, 238; Syme (in Fritz
1971) 12; Speyer 1971, 46 sg.; 82; 106. La profonda diversit di metodo e dintenti non pu
che condurre a nutrire profonde riserve circa lunivocit della rappresentazione di Aristippo
il filosofo ad essere pi presente in tutto il corpus di epistole allinterno dellintera raccolta
di lettere, osservata da Sykutris 1933, 87 sg. La sola univocit rilevabile resta, a nostro
avviso, quella delle fonti a disposizione dei diversi scrittori, la quale non deve tuttavia portare
a instaurare legami troppo impegnativi fra i diversi nuclei. Altro dato che differenzia
ulteriormente la 27 dalle altre epistole di Aristippo l'assenza di una coloritura dorica.
368

10
15
20
25
30

369
ed abit uat o a vivere ben lontano dai clamori della cit t, in grado di curare
lamministrazione della casa. Io ho provato, una volta che fui final mente
congedato da Dionisio, a far rott a verso di te, ma il dest ino mi ha ostacolato e
sono caduto malat o a Lipari. Al lora ho compreso che gli amici di Sonico, i
quali si comportavano nei miei confronti nel migliore dei modi, mi curavano
come uno di famiglia e
3


(2) Riguardo a ci su cui er i incert a, che stima avere, cio, degli schiavi da me
liberati, i quali pure dicevano che non avrebbero mai abbandonat o Aristippo
finch avessero potuto soddisfare me e te, continua a fidarti di loro. Infatt i,
rimarr loro questo della mia consuet udine di vita: non commett ere male
azioni. Ti esorto poi a regolare le faccende con i pubblici ufficial i in modo che
il consiglio che t i sto per dare ti sia ut ile
4
: e questo sarebbe, non bramare di
avere di pi. Potrai trascorrere
5
, infat ti, i giorni della tua vita per il nella
maniera pi serena
6
se non t i curerai mini mamente di avere di pi. Nemmeno
i pubblici funzionari pot rebbero
7
incrudelire tanto da fart i
8
divent are
indigente: ti r imangono, infatt i, quei due fondi, che sono sufficient i anche per
un tenore di vita elevato. Anche contato da solo il fondo a Berenice poi non
far mancare nul la ad uno stile di vit a raffinatissi mo.

(3) Non vi sto dicendo di tenere in poco
9
conto le piccole cose, ma di non
restare sconvolti da piccolezze, dat o che lasciarsi andare alle emozioni non va
bene nemmeno per cose importanti. Ma se, quando io sia st ato congedat o dalla
nat ura, desider i far s che il mio volere venga soddisfatto
10
, educa il meglio
11
che puoi tuo figlio Aristippo e recat i ad Atene, ad onorare Sant ippe e Mirt o, le
quali spesso mi pregavano di iniziart i ai mist eri. Passa una dolce esist enza in
loro compagnia e lascia che i pubbl ici ufficiali di Cirene ti defraudino di
quello che vogliano: non pot ranno spingersi ad incrudel ire fino alla mort e.
Con Santippe e Mirt o prova a vivere come piaceva a me e Socrat e,


370
35
40
45
50


371
e adornarti piut tosto della loro amicizia
12
: ad Atene, infat ti, il lusso non di casa.

(4) Se dovesse giungere a Cirene Lamprocle
13
, il figlio di Socrate che mi frequentava
a Megara, farai bene ad ospitarlo e a volergli bene proprio come a t uo figlio. Se non
vuoi pi dover allevare una tua figlia, per i molt i disagi connessi a ci, potrai farmi
cosa gradita adottando la figlia del la tua schiava Eubois, che trattavi con tant a
confidenza, e scegliendole come nome Lanica, in onore di mia madre
14
: infat ti,
anchio lho molt e volte chiamat a cos. Prima di t utt o t i
15
raccomando per di aver
cura del piccolo Aristippo, che divent i
16
degno di noi e della filosofia: quest a la
vera eredit che gli lascio. Cont ro
17
tutto il rest o si accaniscono, infatti, i pubbl ici
ufficiali di Cirene:

(5) circa la filosofia, invece, non mi hai scritt o che qualcuno t e labbia sot trat ta. Devi,
dunque, essere cont ent a, brava donna. Sei ricca di un bene che in t uo pot ere: fa in
modo che di questo bene abbondi tuo figlio, che vorrei fosse il mio. Io, da part e mia,
muoio sazio di t ale bene
18
: ho fiducia in te, che guiderai t uo figlio per quella strada
che si addice agli uomini dabbene. St ammi bene e non piangere per me
19
.

372
Note

1. E' da integrare <A >. Fra i manoscritti, P, apografi (M e D) e A hanno,
A.c.vv ; V e B non riportano alcuna intestazione. La prima
identificazione del mittente risale, dunque, a Lascaris: quella del destinatario si
trova in Allacci, 228.

2. Per restituire senso al passo necessario espungere il primo ou[te, dato che la
seconda proposizione oggettiva (ikano n ei\ naieijqismevnon) dovrebbe essere
altrimenti retta dalla prima (ouk eu soi a panqasqaie pisko pwn). Ci sembra
soluzione pi economica che aggiungere allespunzione gi indicata, anche la
correzione di ouk in ou te, come vorrebbe da Sykutris 1933, n. 2 p. 83. Per ouk
seguito da ou te, cfr. Khner-Gerth, II 2, 288 sg.; Maiser, II 3, 172 sg.; Denniston,
509 sg.

3. La seconda proposizione del periodo (kai w itw n diaqesin filikhn)
irrimediabilmente corrotta. V, fra ei e arkei tai ha douloi: Allacci,
correggendo questo testo, propone la poco convincente correzione in kai w e n
aidou toi arkei tai, seguito da Orelli (wste me n aidou e ti o nta zh n e ti
dia tou twn th n diaqesin filikhn).

4. E da accogliere la correzione di Sykutris 1933, n. 3 p. 84: sumferein per
sumferon.

5. La lezione di V, B, P, D (exa goi; M ha :;i,.) senzaltro superiore a quella
di A e di Allacci, accolta dalla Khler (exa gei): scegliamo, dunque, di
mantenerla, integrando, come Hercher, a n dopo il precedente ri sta (cfr. infra n.
sg.).

6. Ci sembra superflua la correzione della Khler di ra sta dei manoscritti in
arista (cfr. L. Castiglioni, rec. ad Khler, in Gnomon VI, 1930, 219).

373
7. Accettiamo la correzione di Mullach di dh dei manoscritti in an, ritenendo la
posizione iniziale pi appropriata di quella proposta da Hercher e accettata dalla
Khler. Va, inoltre, rispettato, con Allacci e Orelli, lordine di V (che si mantiene
anche in A) per le due parole seguenti: tosou ton ekei noi per ekei noi tosou ton
degli altri manoscritti, di Hercher e della Khler.

8. se si trova in V, B e A e non va, di conseguenza, considerata integrazione di
Orelli.

9. Necessaria la correzione di Sykutris 1933, n. 3 p. 84 di katafroneisqai in
katafronhsai.

10. La lezione dei codici, sthsai, va, a nostro parere, accolta corretta in sth nai, con
il significato di essere fissato, avere valore, per abbondanti esempi, cfr. LSJ s. v.
isthmi B II 2: da rifiutare, invece, la troppo ovvia correzione di Hercher accolta
dalla Khler.

11. Non si comprendono le ragioni dellespunzione di w da parte della Khler.

12. Preferiamo la correzione di Sykutris 1933, n. 3 p. 44 (th ekei nwn filia
seauth n per th ekei nwn filia dei codici) a quella di Luzac (cfr. Orelli n. ad
loc.) accettata dalla Khler.

13. ama va espunto, dato che, come ha dimostrato Sykutris 1933, n. 3 p. 84, frutto
della confusione causata dal nome proprio Lamproklh, che ha generato, a sua
volta, lerroneo Turoklh (la confusione concepibile pensando al nome in
caratteri maiuscoli, LAMPROKLHS, da cui, AMATUROKLHS). Il nome corretto
era gi stato restituito, a suo tempo, da Allacci: il nome del figlio di Socrate si
ritrova in Pl., Apol. 34 d; Phaed. 116 b; Xen., Mem. 2. 2, 1; Diog. Laert. 2. 26 e 2.
29.

374
14. Il periodo si presenta irrimediabilmente corrotto. In primo luogo, come notava gi
Bremi, manca il verbo principale, che, in questo caso, sar allimperativo:
paralabe subito dopo quga trion (Bremi, cfr. Orelli n. ad loc.) o eispoihsai
subito di seguito a boulome nh (Sykutris 1933, n. 3 p. 84). In secondo luogo, privo
di spiegazioni rimane il riferimento al nome della madre (e pi tw th emh
mhtro o nomati Mikan), ripreso nella proposizione seguente (kai gar
e gw...proshgoreusa) il nome della madre di Aristippo , inoltre, ignoto:
Crnert 1906 propone di correggere mikan/amikan dei codici in Sw nikan,
Sykutris 1933, n. 3 p. 84 in La nikan: per restituire il senso, Bremi propone di
integrare w nomasa dopo o nomati (intervento accolto dalla Khler); Sykutris
1933, di unire o nomasasa allimperativo eispoihsai (oppure di scrivere,
eispoihsame nh o nomason). Secondariamente, te dopo emoi dei manoscritti
andr corretto, in accordo con Crnert 1906, in ge; e pi tw th emh lezione
di B, P, M e D accolta dalla Khler (Sykutris 1933 omette e pi), mentre V e A
hanno au th emh. Riteniamo che, pur con tutta la cautela dovuta alla
sostanziale assenza di elementi decisivi a favore, il testo restituito da Sykutris sia
migliore di quello proposto da Bremi: ce ne discostiamo solo in un punto
preferendo la lezione di V au th emh corretta in th emh.

15. soi lezione di V e non pu essere considerata integrazione di Allacci.

16. Riteniamo, in accordo con Sykutris 1933, n. 3 p. 84 che sia da integrare h dopo
axio gi Hercher proponeva di aggiungere estai.

17. Preferiamo interpungere diversamente dalla Khler, ponendo un punto fermo
dopo klhronomi an e unendo la proposizione seguente (talla me n garecei
polemiou) a quella iniziale del paragrafo 5 (peri filosofia deti
a fh rhtai).

18. Non vediamo ragioni per non considerare genuino il dettato di V (kai
:v`c):.) ed accogliere quello degli altri testimoni (mh : v`c):. ): au tou
si riferisce, infatti, non ad uion, ma a plou ton.
375

19. a ganaktei correzione apportata da B (riportata anche dai suoi apografi)
sullerroneo astenaktei di V e A. Allacci - che nel testo riporta la lezione di V
propone nel commento (p. 231) di far precedere alla lezione di B (che egli
leggeva in D, cfr. supra Introduzione, p. 87) mh. Tale soluzione stata accolta da
Hercher e dalla Khler. Siamo, al contrario, del parere (seguendo Orelli) che la
lezione genuina sia quella di V, corretta in astenaktei (o astenakti), avverbio
(equivalente di aste naktw, cfr. Plut., Cons. ad Apoll. 107 a 2) derivante
dallaggettivo aste nakto, on, che nel suo significato attivo significa senza
gemiti, che non conosce gemiti, cfr., per es., Soph., Tr. 1200; Eur., Alc. 173. Per
astenakti cfr. Aesch., fr. 307; Aristoph., Eccl. 464; Ps. Pl., Axioch. 364 c 2;
Herodian., Partit. p. 257 r. 3 (Boissonade). Simile correzione era gi stata
proposta, a suo tempo, da Valkenaer (cfr. Orelli, n. ad loc.).
376
Epistola 28
1


1. Premessa

Speusippo
2
scrive a Filippo II di Macedonia per raccomandare al sovrano macedone
lo storico Antipatro di Magnesia
3
: egli sta subendo un torto da parte di un suo
concittadino e viene dunque inviato presso il re di Macedonia per ricevere
soddisfazione. Filippo farebbe infatti bene a sostenere Antipatro: la sua opera storica
uno strumento molto utile alla propaganda macedone, dato che, oltre a trovare
giustificazioni, grazie ad argomenti mitologici, alle nuovi acquisizioni territoriali di
Filippo, egli ha sottoposto il Filippo
4
, il discorso che Isocrate aveva rivolto al sovrano
stesso, ad una serrata critica, dimostrandone le diverse incongruenze.

Lepistola 28 quella che ha goduto di pi attenzione fra le Socraticorum Epistolae.
Questo va senzaltro imputato al fatto che, mentre per le altre lettere il problema
dellautenticit, dopo Bentley 1699, non ha nemmeno ragione di essere posto, lo
scritto in questione lunico ad essere stato a pi riprese considerato genuino e che
genuino viene considerato dallultimo importante contributo del 2004, la traduzione-

1
Oltre alla bibliografia citata nel corso delle pagine, fondamentale per lepistola 28 anche la
seguente: Boehnecke 1864; Bernays 1881; Ritter 1910; Klek 1919; Frolkov 1979a;
Frolkov 1979b; Pina Polo-Panzram 2001.
2
Sul successore di Platone alla guida dellAccademia, cfr. Zeller II 1, 982-1009; Mullach, 89
sg.; Stenzel 1929, Merlan 1959, Lang 1911, Isnardi Parente 1980, Tarn 1981.
3
Fr Gr Hist 69 Non ci sono elementi per riconoscere, secondo lipotesi di Blass 1892, n. 3 p.
68 (cfr. anche Khler, 116), in questo Antipatro lomonimo generale di Filippo e Alessandro,
anche egli scrittore di unopera storica (sulle guerre illiriche di Perdicca III), a quanto riporta
la Suda (s. v. A.vi l`iu), cfr. Natoli 2004, 110.
4
Il discorso databile al 346 a. C, cfr. De Roma 1956; Corbosiero 2001-2002.
377
commento di A. F. Natoli
5
. Oltre alla questione connessa allautenticit, sono per
anche altri i motivi di interesse. Anche qualora, infatti, non si propenda per la
genuinit, rimane innegabile che la datazione della lettera molto pi alta rispetto a
quella delle altre: basandosi sullattento esame linguistico-stilistico di Sykutris
6
, pu
essere datata con sicurezza al IV sec. a. C. Dal momento, dunque, che non pu essere
considerata un prodotto di un tardo falsario, la lettera stata sfruttata come
testimonianza del clima politico dellAtene dei tardi anni quaranta del IV sec.
7
Prima
di passare allesame del fine e delle fonti dellepistola, si rende di conseguenza
necessario una rapida rassegna delle posizioni assunte dalla critica, al fine di
apportare qualche chiarimento agli ultimi contributi, delineando al contempo meglio
la natura dello scritto in questione.

2. Il problema dellautenticit

2. 1. La dissertazione di Bickermann-Sykutris

La dissertazione curata da E. Bickermann e J. Sykutris nel 1928 rappresenta un punto
di svolta nellindagine critica sullepistola 28 per diversi motivi
8
. In primo luogo,

5
Anthony Francis Natoli, The Letter of Speusippus to Philip II, Introduction, Text,
Translation and Commentary, Stuttgart 2004. Sui risultati di Natoli cfr. quanto detto infra alle
p. 383-385.
6
E. Bickermann-Joh. Sykutris, Speusipps Brief an Knig Philipp, Text, bersetzung,
Untersuchungen, Berichte ber die Verhandlungen der Schsischen Akademie der
Wissenschaften zu Leipzig, Philologisch-Historische Klasse, Leipzig 1928. La parte dello
studio curata da Sykutris si trova alle pp. 47-78. Sui risultati, cfr. infra n. 12 p. 378.
7
Cfr. quanto detto infra pp. 183-185.
8
Consideriamo lepistola attribuita a Speusippo secondo la numerazione della Khler, non
secondo quella di Orelli e Hercher, seguita da Bickermann-Sykutris 1928, Bertelli 1976, 1977
e Natoli 2004: non consideriamo, infatti, parte del corpus delle lettere dei socratici le due
epistole aggiunte da Orelli e accettate da Hercher, da quelli catalogate con i numeri 25 e 26.
378
viene fornita unedizione dellepistola (curata da Sykutris) basata, diversamente dalla
didotiana curata da Hercher e dalla precedente di Orelli, su V, B e P, anzich
solamente su questultimo testimone, a sua volta apografo di B
9
. A questa prima
sostanziale novit dimpostazione, frutto degli studi condotti da Sykutris sulla
tradizione manoscritta delle Socratis et Socraticorum Epistolae
10
e che possiede il
non trascurabile merito di aver permesso a Bickerman di porre su pi solite basi
filologiche e secondo pi corretti rapporti fra i testimoni il suo successivo lavoro di
esegesi storica, nella dissertazione si trova anche la prima analisi completa della
lingua e dello stile dellepistola, condotta, ancora una volta da Sykutris
11
.
Limportante risultato raggiunto grazie a questo approfondito esame e che ci
sentiamo di condividere - di non lieve momento: sebbene non si possiedano altri
scritti di Speusippo e sia di conseguenza impossibile concludere con assoluta
sicurezza per la paternit speusippea, la lingua e lo stile parlano chiaramente per una
datazione dellepistola al IV sec. a. C
12
. Lattribuzione a Speusippo non pu dunque
venire esclusa.
Sulle basi filologico-linguistiche accuratamente gettate da Sykutris, Bickermann
scrive il suo Historischer Kommentar, le cui conclusioni, sebbene non del tutto
condivisibili, rappresentano un notevole passo in avanti nella questione
dellautenticit: non solo la lettera sarebbe opera di Speusippo, ma, sulla base di

9
Sulla tradizione manoscritta e sulle edizioni dellepistolario, cfr. supra Introduzione pp. 1-
127.
10
Nel medesimo anno (1928) Sykutris pubblicher il suo studio sulla tradizione manoscritta
delle Socratis et Socraticorum Epistolae (Sykutris 1928).
11
Cfr. Bickermann-Sykutris 1928, 47-78. Sykutris amplia i risultati raggiunti da Obens 1912.
Per un giudizio positivo sullindagine di Sykutris, cfr. Supplemente critique au bulletin de
lAssociation Guillaume Bud I, 1929, 94.
12

Sykutris analizza la lettera prendendo in considerazione il lessico (pp. 48-56), la presenza
di metafore (56-58), luso delle particelle (p. 61 sg.), la sintassi (pp. 63-66), gli iati (pp. 66-
69) e procedendo infine ad un confronto con altre due lettere attribuite a Speusippo e incluse
nel corpus dei Socratici (la 33 e la 34, pp. 76-80).
379
testimonianze coeve, viene anche datata con sicurezza allinverno del 343/342 a. C.,
in occasione della revisione alla pace di Filocrate proposta da Filippo II
13
. Lepistola
sarebbe dunque un manifesto propagandistico del partito ateniese filo-macedone.
La dissertazione, come accennato, rappresenta un indubbio progresso nellindagine
sullepistola, non solo in quanto caratterizzata, in virt del testo stabilito su basi
sostanzialmente diverse da quanto fatto precedentemente e della precisa indagine
sulla lingua e lo stile, da un approccio pi organico e approfondito, ma anche perch
supera, inquadrando lo scritto in un ben definito contesto storico, laut-aut circa
lautenticit o meno, nel quale si era esaurita fino a quel momento lintera
questione
14
.

2. 2. La critica di L. Bertelli

I risultati raggiunti nella dissertazione da Bickermann e Sykutris sono stati quasi
unanimemente accolti dagli studiosi
15
: lunica eccezione stata la critica abilmente
costruita e sostenuta con ricchezza di elementi da Lucio Bertelli e pubblicata in due
occasioni, nel 1976 e nel 1977 negli Atti dellAccademia delle Scienze di Torino
16
. In
due occasioni perch duplice , in realt, la questione inerente allautenticit dello
scritto ed merito non secondario di Bertelli averlo reso chiaro: da una parte si avr
cio lautenticit cronologica ovvero: pu lepistola essere stata scritta senza

13

Cfr. Kahrstedt 1910, 16 sg.; Bickermann-Sykutris, 25; Bertelli 1976, 289 sg.
14
Cfr. Rimandiamo a Bickermann-Sykutris 1928, 83-86 per unutile rassegna delle posizioni
in merito allautenticit precedenti alla dissertazione.
15
Rimandiamo a Bertelli 1976, n. 7 p. 276 sg. per unutile rassegna dei contributi nei quali le
conclusioni di Bickermann-Sykutris 1928 vengono abbracciate.
16

Bertelli 1976 = L. Bertelli, Lepistola di Speusippo a Filippo: un problema di cronologia,
Atti della Accademia delle Scienze di Torino, Classe di Scienze Morali, Storiche e
Filologiche, 110, 1976, 275-300; Bertelli 1977 = L. Bertelli, La lettera di Speusippo a
Filippo: il problema dellautenticit, Atti della Accademia delle Scienze di Torino, Classe di
Scienze Morali, Storiche e Filologiche, 111, 1977, 75-111.
380
alcun dubbio nellinverno del 343/342? -, dallaltra lautenticit letteraria - ovvero:
fuor di dubbio la paternit speusippea?
17

In merito al primo corno della questione (autenticit cronologica), la posizione di
Bertelli non mira a contestare la datazione al IV sec. a. C. proposta dalla dissertazione
e suffragata dalle prove linguistico-stilistiche di Sykutris,
18
ma solamente a mettere in
dubbio che la redazione dellepistola possa effettivamente essere datata
esclusivamente al punctum temporis indicato da Bickermann. Dalla trattazione di
Bertelli emerge che la lettera contiene riferimenti a fatti che vengono trattati come
coevi, ma che eccedono di molto il limite temporale, cardine dellargomentazione di
Bickermann primo fra tutti: la lettera costituisce la risposta al Filippo di Isocrate
pubblicato ben tre anni prima della lettera e che avrebbe di conseguenza smesso di
costituire un argomento di scottante attualit
19
. Limpressione che se ne trae,

17
Cfr. Bertelli 1976, 278.
18
Cfr. Bertelli 1977, 106.
19

Bertelli 1976 punta in particolare la sua attenzione, 1) sul riferimento contenuto nella
nostra lettera ad Ambracia (28. 7, 66-74), che non solo non costituirebbe un elemento
sufficiente per datare la lettera al 343/342 a. C., dato che la questione rimane attuale anche un
anno dopo, ma solleverebbe, addirittura, dubbi su tale datazione, vista la breve durata delle
mire di Filippo II su quella citt che sconsiglierebbe, di conseguenza, di pensare ad una
redazione tanto della lettera, quanto dellopera storica di Antipatro che doveva contenere
argomenti atti a giustificare latto di forza di Filippo, in un cos breve periodo (pp. 281-284,
cfr. Beloch, III 1, 545; Momigliano 1934, p. 144 sg.; Ellis 1976, 156; Hammond-Griffith, II,
476-479); 2) sul silenzio circa Eufreo di Oreo (per il quale cfr. infra p. 425), che, essendo
dovuto o allinizio dellattivit anti-macedone dellinviato di Platone presso la corte
macedone, o alla sua morte, indica o il 342 a. C. o il 341 a. C. come terminus post quem (pp.
285-287); 3) sul fatto che, apparentemente, Speusippo ignori i piani di guerra di Filippo II
contro la Persia (28. 14, 130-131), che non erano certamente ancora stati palesati nel 343 a.
C., ma che dovevano essere al contrario ben noti allentourage del sovrano, in primis
Aristotele, e di conseguenza non ignorati da Speusippo (pp. 287-290, cfr. Beloch, III 2, 285;
Ellis 1976 172 sg.; Hammond-Griffith, II, 518 sg.); 4) sul riferimento della nostra lettera alla
propaganda degli Olinti (28. 5, 41-44), che Bickermann data al 343 a. C., ma che meglio si
381
diversamente da quella offerta da Bickermann, dunque quella di uno scritto
caratterizzato dalla compresenza di elementi fra loro contraddittori dal punto di vista
cronologico.
20

Anche affrontando il problema posto dallautenticit letteraria Bertelli offre
uninterpretazione ben diversa da quella di Bickermann. Perno dellargomentazione
di Bertelli , in questo caso, un accurato esame della testimonianza di Caristio di
Pergamo, storico del II sec. a. C. (in Ateneo 11, 506)
21
: il passo riporta una notizia
quasi identica a quella che si trova a 28. 12, 116-121, dove si riferisce delle
maldicenze che sul conto di Platone circolano presso la corte macedone, e
costituirebbe dunque lunica prova delleffettiva esistenza in antichit della nostra
lettera. Il luogo era stato sfruttato da Bickermann proprio a tal fine.
22
La sua
argomentazione tuttavia non appare, seguendo Bertelli, del tutto condivisibile, dal
momento che si d per scontato che la lettera citata da Caristio sia quella che noi
possediamo, sebbene le due notizie divergano su un particolare fondamentale, ovvero:
in Caristio Filippo II stesso ad attaccare Platone, mentre nella nostra lettera
Teopompo. Da questo presupposto Bertelli giunge a dimostrare che, sebbene non si

addirebbe a sei anni prima (pp. 290-293, cfr. Beloch, III 2, 277-284; Ellis 1976, 98 sg.;
Hammond-Griffith, II, 196-328); 5) sulle mire anfizioniche di Filippo (28. 8, 76-86) che
troverebbero un miglior inquadramento nel 346 a. C., invece che nel 343 a. C. (pp. 294-299,
Beloch, III 1, 512; Ellis 1976, 73-75; Hammond-Griffth II, 450-456).
20
Cfr. Bertelli 1976, 299 sg.
21
FHG IV, 356-359 (fr. I, 356): Speusippo punqanomeno Filippon blasfhmei n peri
Pla twno, ei e pistolh n e graye ti toiou ton: .cv: i,ui u i).vu,
. si. i 3ic.`:.i 1.`.vv :.i l`i. :c:. Il riferimento al
12 della nostra lettera appare necessario: Punqa nomai de kai Qeo pompon parumi n me n
ei nai pa nu yucro n, peri de Pla twno blasfhmei n, kai tauqwsper ou Pla twno
th n arch n th arch :v. l::.ssu siics:uici. Su Caristio di Pergamo, cfr.
RE, X, 1919, 2254 sg. [Jacoby]; Susemihl 1892, II, 13.
22
Cfr. Bickermann-Sykutris 1928, 34 sg. Lunica altra testimonianza antica circa lesistenza
di una lettera di Speusippo a Filippo contenuta nel catalogo delle opere del filosofo in Diog.
Laert. 4. 5.
382
possa escludere con assoluta certezza che i rapporti fra la lettera di Speusippo e la
testimonianza di Caristio stiano come sono stati posti da Bickermann, non si pu,
daltra parte, nemmeno scartare lipotesi che i due passi abbiano origine
indipendente
23
.
Bertelli, per sua stessa dichiarazione
24
, non mira in alcun modo a negare lautenticit
letteraria, basandosi semplicemente sul fatto che lepistola non appare scritta nel
punctum temporis suggerito da Bickermann. Il risultato maggiore della sua indagine
appare laver posto secondo una visione pi articolata il problema della paternit:
lepistola sarebbe cio un rimaneggiamento di materiale dalla diversa cronologia,
assemblato da un ignoto compilatore, gi nel IV sec. a. C.
25
Lintenzione del

23

Bertelli 1977 riporta la genesi della variante Teopompo/Platone ad una polemica di
Teopompo contro la scuola platonica, di cui sarebbe documento non tanto la sii: (Fr
Gr Hist 115 F 259, 175, 294-295, 359), non databile con sicurezza (cfr. Bertelli 1977, n. 34 p.
84 sg.), e dunque non indicata a fornire un parallelo, ma i frammenti di una lettera di
Teopompo a Filippo (in Didimo, Fr Gr Hist 115 F 291) databile al 346-344 a. C. in risposta
alla quale, oltre agli encom di Ermia, tiranno di Atarneo e bersaglio polemico di Teopompo
nella sua lettera proprio perch convinto sostenitore dellAccademia - (su Ermia, cfr.
Beloch, III 2, 285; Wormell 1935; Ellis 1976 172 sg.; Hammond-Griffith, II, 518 sg.), scritti
da Callistene ed Aristotele, potrebbe essere stato concepito anche il passo della nostra lettera
concernente Teopompo: Caristio potrebbe aver dunque attribuito le parole di Teopompo al
destinatario dellepistola di quello (cfr. Bertelli 1977, 95-100). Bertelli 1977, 83-94 aggiunge
altre osservazioni linguistiche di due termini riferiti nella nostra lettera a Teopompo (cfr. 28.
12, 117, yucro e 29. 12, 123, exaleifomeno) che porterebbero a pensare ad una sua
scrittura dopo la pubblicazione delle Filippiche dello storico di Chio, sicuramente posteriori
al 343/342 a. C. (sulla cronologia cfr. Bertelli 1977, n. 43 p. 86). Altra prova lassenza nel
passo di Caristio del gioco di parole presente nella nostra lettera a 12, 119 (th arch n th
arch~) che non sarebbe stato certo ignorato da uno storico dotto come Caristio, se fosse stato
veramente in possesso della nostra lettera (Cfr. Bertelli 1977, 80). Sulla presenza, nella
tradizione, della variante Filippo/Teopompo, cfr. infra pp. 392-394.
24
Cfr. Bertelli 1977, 106.
25
Lipotesi di un falsario tardo, coevo al resto dellepistolario, viene giustamente scartata da
Bickermann-Sykutris 1928, 30-33: il rispetto della cronologia che sar da intendersi nel
383
compilatore sarebbe stata quella di creare, sfruttando presumibilmente anche
materiale ascrivibile a Speusippo, o rimaneggiando qualche suo scritto rimasto
inedito, un manifesto di critica contro Isocrate e contro la sua politica, solo
moderatamente filo-macedone
26
, e datandola, attraverso labile, ma chiaramente
pretestuoso explicit della lettera, allinverno del 343 a. C.
27


2. 3. A. F. Natoli e lepistola 28 come lettera privata

Lultimo importante contributo sullepistola 28 lo studio-traduzione-commento
curato da A. F. Natoli nel 2004. Il lavoro si presenta senza dubbio utile, dato che
fornisce un ricco e preciso commentario della lettera, strumento che ancora mancava.
Altro materiale apprezzabile costituito dallarricchimento del quadro storico gi
tratteggiato da Bickermann, trattato, sulla scia di Markle III 1976, con dovizia di
particolari nellampia introduzione: dopo essersi pronunciato per unattribuzione a
Speusippo e aver sottolineato la natura privata dello scritto, la conclusione a cui
giunge lautore che nellepistola sia da vedere un tentativo da parte del filosofo di
riallacciare i rapporti fra Filippo e lAccademia, in una prospettiva anti-isocratea
28
.

senso giustamente mostrato da Bertelli sconsigliano una datazione troppo bassa, cfr.
Bickermann-Sykutris 1928, 30-32; Bertelli 1976, n. 12 p. 278. Per lipotesi di una seconda
redazione atticista del documento, cfr. Dmmler 1901, I, pp. 120-122; Wilamowitz 1919,
280; Khler, 121.
26
Sulle posizioni differenti ma tutte egualmente filomacedoni di Eschine, Isocrate,
Teopompo e Speusippo, cfr. Bickermann-Sykutris 1928, 80 sg.; Momigliano 1934, 132 sg.
27

Sulla strana chiusa dellepistola, che gi sollevava le perplessit di Pasquali 1938, n. 2 p.
251, cfr. le osservazioni di Bertelli 1976, 278-281. Sulla datazione della spedizione contro
lEgitto di Artaserse III Ochos a cui fa riferimento la lettera, cfr. Beloch, III 2, p. 284 sg;
Kahrstedt 1910, 7 sg.; 15: 344-343 a. C, (Beloch); 343-342 a. C. (Kahrstedt). Cfr. Bertelli
1976 n. 14 p. 278 sg. per i particolari.
28
Su questo, cfr. gi Blass 1892, II, 68 sg.; Isnardi Parente 1970, 35 sg.; 41 sg.; Isnardi
Parente 1974, p. 82 sg.
384
Non si pu tuttavia non rimanere alquanto perplessi, quando si constati che le
conclusioni di Bertelli non vengano nemmeno prese in considerazione.

Bertellis argument in the first of his paper proved that Bickermanns case that the
letter was published on a particolar occasion, viz. winter 343/42, could not be
sustained. The argument I present here is based on the premise that the letter was
never intended for pubblication, and consequently is unaffected by Bertellis
challenge.

La citazione (il corsivo nostro) la nota 46 a p. 26 del contributo di Natoli. Ora,
anche ponendo che lepistola 28 possa essere considerata una lettera privata cosa,
tuttavia, tuttaltro che verisimile
29
- la precisazione di Natoli appare alquanto
singolare per due motivi. In primo luogo, da un punto di vista storico, non si
comprende perch la datazione che Natoli propone per la scrittura dellepistola,
ovvero circa il 342 a. C.
30
, non possa essere posta in dubbio dalle critiche che Bertelli
oppone alla data di pubblicazione proposta da Bickermann, ovvero linverno del
343/342 a. C.: altrimenti detto, perch, per la natura privata dellepistola, dovrebbe
essere accettabile la medesima datazione gi rivelatasi non completamente accettabile
per la pubblicazione? In secondo luogo, da un punto di vista metodologico, non pu
non sembrare alquanto ingeneroso non degnare i risultati di Bertelli, n di menzione,
n, tanto meno, di una confutazione; risultati che, anche se non condivisi,
costituiscono, tuttavia, proprio per il merito di aver posto le problematiche inerenti
alla lettera secondo una prospettiva del tutto differente da quella di Bickermann e
aver notevolmente chiarito i termini del discorso, dei presupposti fondamentali per la
questione dellautenticit
31
.

29
Cfr. infra pp. 385-387.
30
Cfr. Natoli 2004, 28.
31
Nel commentario si trova qualche riferimento sparso ai contributi di Bertelli, ma la
questione cronologica viene ripetutamente elusa. Altra mancanza di non lieve momento nel
contributo di Natoli la discussione delle tesi sostenute con ricchezza di particolari da
385

Linterpretazione del documento fornita da Bertelli ci sembra dunque quella pi
solida e, soprattutto, pi elastica, dato che permette di conciliare i dati emersi
dallesame linguistico-stilistico di Sykutris, con una datazione al IV sec. a. C. e che,
soprattutto, consente di non cadere nelle insolubili aporie che scaturiscono fatalmente
da una datazione fatta cadere entro limiti temporali troppo angusti. Prima di
esaminare, anche per questa epistola, la modalit di utilizzazione delle fonti e
rintracciare lintenzione che ha governato lopera dellautore, al fine di rendere
ancora pi evidente la differenza rispetto alle altre epistole del corpus, si
affronteranno di seguito, aggiungendo qualche particolare non considerato sino ad ora
fino in fondo, alcune questioni riguardanti il problema dellautenticit scaturite dalle
trattazioni di Bertelli e Natoli.

2. 4. Lettera aperta e lettera privata

Come anticipato, Natoli ritiene lepistola 28 una lettera privata, non scritta cio per
essere pubblicata. In primo luogo, confessiamo la nostra difficolt a comprendere
chiaramente a quale genere di epistola privata Natoli voglia associare la 28: se cio a
documenti scritti sotto la spinta di concrete esigenze
32
, o a quelle nate per il solo
destinatario, ma dotate di dignit letteraria
33
. A qualunque di queste categorie la si
voglia associare, lepistola mostrerebbe comunque differenze troppo grandi per essere
spiegate da una semplice deviazione rispetto al modello. Daltro canto, non
possibile nemmeno interpretare lepistola in questione secondo la moderna categoria
di lettera privata.
La posizione di Natoli non nuova, essendo tale ipotesi gi stata avanzata per primo
da Harder 1930, con argomenti tuttavia non definitivi. La prova addotta da Harder

Bertelli 1977, circa limpossibilit di pensare alleffettiva esistenza, gi nel periodo di
scrittura della nostra lettera, del concetto di scuola storica isocratea (cfr. Bertelli 1977, 92-
95).
32

Per esempio quelle trovate nei papiri, cfr. Koskenniemi 1956, 3.
33
Per esempio epistolar di Temistio e Sinesio, cfr. Koskenniemi 1956, 4.
386
costituita dal reale significato del termine : v:. a 28. 5, 44-47, i :: :c. us
:v:.
34
. uuc. :. v:. :s v``u : u . vic.
siic:c..vi., cu)::. :: c. vu):c)i., iui . :s:. )ic:., ktl.:
la frase, tradotta da Sykutris Was aber Jedermann mitgeteilt werden darf, seit langer
Zeit jedoch von allen verschwiegen worden ist, und was zu erfahren fr Dich von
Nutzen ist, etc. e sfruttata di conseguenza da Bickermann come prova della natura di
lettera aperta posseduta dallepistola di Speusippo, sarebbe in realt da intendere:
was nicht auf der Hand liegt fr jeden x-Beliebigen es zu sagen
35
. Lespressione
us :v:. :c. non significherebbe dunque non di ostacolo, ma non alla
portata di tutti, non palese
36
. Non si comprende, tuttavia, come lultimo significato
- che sembra anche a noi quello esatto - possa portare a considerare le argomentazioni
mitologiche elencate di seguito dallo scrittore come informazioni di massima
segretezza, comunicabili solamente al destinatario dellepistola.
Allargomento di Harder, Natoli aggiunge altre osservazioni che non possiedono
tuttavia, a nostro parere, alcun peso come prova, quali: limpostazione smaccatamente
filo-macedone dellepistola sarebbe impensabile se veramente rivolta a pubblico
ateniese, cos come, per lo stesso motivo, anche laccenno alle benemerenze di
Platone e lattacco ad Isocrate si presenterebbero poco verisimili. Poco verisimili,
dunque, e non assolutamente da escludere.
In realt la natura di lettera aperta appare evidente e non pu essere posta in dubbio
dalle argomentazioni di Harder e Natoli
37
. E inoltre possibile unulteriore
osservazione volta a confermare la prima impressione ricavata dalla lettura

34
La Khler corregge :v:. in :sv:..
35
vielmehr erfordert die Stellung und Struktur des Satzes, :v:. im Sinne von v
v:., v:. zu verstehen, Harder 1930, 251.
36
Harder 1930, n. 20 p. 251 fa riferimento allanaloga traduzione di Westermann in Orelli n.
ad loc.
37
Tutta la bibliografia critica sulla lettera, ad eccezione di Harder 1930 e Natoli 2004,
considerano la 28 una lettera aperta. A proposito, cfr. Bertelli 1976, n. 9 p. 277.
387
Ad Harder prima, a Natoli poi, sfuggito che oltre agli argomenti mitologici attribuiti
ad Antipatro, armi propagandistiche per le quali si potrebbe anche concedere la
necessit di una comunicazione riservata senza tuttavia provarla definitivamente,
giacch anche la loro utilizzazione in una lettera aperta non sembrerebbe inadeguata
38

-, nella lettera lo scrittore riporta altre notizie assolutamente fuori luogo in una lettera
privata. In primo luogo, lampio excursus riservato alle gesta di Alessandro I di
Macedonia (28. 3, 21-4, 35)
39
non pu non apparire inadeguato in una lettera privata:
cosa avrebbe potuto infatti portare lo scrittore a considerare degne dellinteresse di
Filippo II le gesta di un antenato di quello, gesta che sicuramente egli conosceva
benissimo? Non forse pi appropriato riconoscere in questa rivisitazione storica
dellantenato di Filippo II un argomento rivolto piuttosto alla Grecia? Natoli
evidentemente stato sviato dallurgenza di provare la sua interpretazione della lettera
come tentativo avanzato da Speusippo di riallacciare i rapporti con la corte
macedone
40
. Parimenti, non pu non sembrarci inappropriato lattacco diretto contro
Isocrate, contenente una critica minuziosamente tendenziosa del Filippo: quale
interesse avrebbe potuto avere Filippo II a vedere confutato un discorso volto a
convincere i Greci a sostenere legemonia della Macedonia con intenti antipersiani,
ovvero il piano politico che Filippo insisteva a perseguire?
41
Riteniamo, di
conseguenza, che non ci siano elementi per ipotizzare una natura privata dello scritto
e che, al contrario, tanto la sezione dedicata ad Alessandro, quanto quella incentrata
sulla polemica contro Isocrate, possano essere delle salde prove della natura di lettera
aperta
42
.

38
Sui destinatari degli argomenti mitologici, cfr. infra pp. 400-407.
39
Su questo excursus, cfr. infra pp. 424-425.
40
Cfr. supra p. 383-385.
41
Cfr. Perlman 1957; 1967; 1969; Sabbadini 1963; Markle III 1976; Marzi 1994.
42
La lettera contiene due passi che potrebbero far pensare che luditorio pensato dallo
scrittore fosse macedone (28. 2, 16-17, alla poihsai kai toi a po sou genome noi
fanera n scil. oikeio thta; 28. 7, 73-74, a``i si. i uv,u.u A`:;i:u
388

2. 5. Una composizione stratificata

Sykutris ha attirato lattenzione sullestrema coerenza dello scritto
43
; Natoli, pur
rilevando che, sebbene fra le accuse mosse contro Isocrate si trovi quella di aver
attaccato Platone, lo scrittore non opponga poi una relativa difesa, riconduce questa
mancanza ad un presupposto retorico: ovvero, non infastidire eccessivamente il
sovrano macedone, difendendo apertamente quel filosofo che si era dimostrato
piuttosto un sostenitore del fratello Perdicca
44
.
E in primo luogo da notarsi che la difesa di Platone si trova evidentemente al
paragrafo 12, posta certo indirettamente, ma ci sembra impossibile non collegare il
passo allincipit dellepistola e ai rilievi mossi dallo scrittore a Isocrate, fra i quali
lattacco a Platone. In secondo luogo, se c un proposito palesato dallo scrittore che
non trova poi spazio nel corso dellepistola, questo piuttosto la mancata esposizione
dei benefici operati da Filippo II alla Grecia (28. 1, 6-2, 10):

A.si.. :i iu. bohqhseia :.i v``i si. :.. vi .
ii,.c): : :.i.3 u c. v:)): uv lcsi u `,u
: : uv):c. :v:c:, :: vii`.v:. i :. |``i:i
,::i :u:,:c.i u. ::si`:c:
45
. l:.ici. :iu. :.v:.

|:.. .i sc:. Mis::: vi: .cic.). Riteniamo, tuttavia, che tali
accenni, ben lungi dallessere realmente rivolti alla corte macedone, servissero a sostenere la
finzione implicita in una lettera aperta, a legittimare cio il destinatario fittizio dellepistola.
43
Sulla scarsa coerenza dello scritto, cfr. Bertelli 1977, n. 68 p. 94.
44
Perdicca III, fratello maggiore di Filippo II, re di Macedonia (365-359 a. C.), cfr.
Hammond-Griffith, II, 185-188. Per unaccurata ricostruzione storica dei rapporti fra
Accademia e corte macedone, cfr. Natoli 2004, 32-49. Sulla questione cfr. infra pp. 424-425.
45
La scena uguale a quella descritta dallo stesso Isocrate in Panath. 17 (343/339 a. C.):
tou `,u u :`ui., vii,.,.cs: . :ui sis.ci . :iu.
389
`.,i. lcsi : ,i u: i :. |``i:i ,::i
:u:,:c.i u v cu si. . c. v,. :::`.s: u: i uv ..
sii cu ,:,::i :.i3`i `:`us: u: l`i. : . v ::
v:)):.c. `,. i v: ci..

Faresti bene a prestargli soccorso per molti motivi ma soprattutto per il seguente.
Durante un ritrovo qui da noi fu letto il discorso a te inviato da Isocrate: Antipatro si
mostrava daccordo con lassunto generale, ma contestava ad Isocrate di aver
tralasciato le buone azioni da voi compiute per la Grecia. Prover in seguito ad
elencarne alcune. Isocrate, dunque, n ha reso noti i benefici compiuti per la Grecia da
te e dai tuoi
3
antenati, n ha confutato le calunnie rivolte contro di te da alcuni, n si
astenuto dal chiamare in causa Platone nei discorsi a te inviati.

Come si pu notare, si trova una palese ripetizione del medesimo concetto in due frasi
successive: una ripetizione che, per di pi, si trova posta subito dopo un inciso che
dovrebbe segnare, dopo il breve preambolo costituito dallinizio (28. 1, 1- 5), il
passaggio allesposizione vera e propria. La seconda ripetizione del concetto appare
altres arricchita rispetto alla prima comparsa, giacch, ai benefici compiuti da Filippo
II per la Grecia colpevolmente tralasciati da Isocrate, si aggiungono gli altri due
rilievi fatti dallo scrittore contro loratore rivale, ovvero lassenza di una difesa contro
le calunnie degli Olinti e le accuse mosse a Platone. A nostro parere, non si pu, in
questo caso, pensare ad una semplice trascuratezza dello scrittore, ma bisogna
inquadrare la ridondanza nellinterpretazione della lettera proposta da Bertelli:
pensare cio ad uno scritto sorto dallunione di materiali preesistenti, forse anche
speusippei, che, nel passo preso in considerazione, presenti una non felice unione.
Non sarebbe, dunque, troppo temerario considerare il passo come il frutto della
fusione di due versioni dellincipit. La presenza di una commistione di materiali

si. :.i.u: us ). si. siis.: si. vi i v :.i)):.:.
Cfr. Natoli 2004, 85.
390
disparati rintracciata da Bertelli grazie al vaglio cronologico delle notizie contenute
nella lettera, sarebbe in questo caso osservabile anche dal punto di vista stilistico
46
.
Un altro luogo fornisce limpressione di unelaborazione non solo in tempi diversi,
ma anche secondo diverse modalit (forse dipendenti dai diversi tempi di scrittura).
Nella sezione che lo scrittore dedica ad elencare gli argomenti mitologici volti a
legittimare le nuove acquisizioni territoriali di Filippo II, il procedimento appare
basato sulla menzione di una regione da poco conquistata dal sovrano macedone, e di
una citt greca, che lo scrittore presenta come acquisizione territoriale da parte di una
popolazione diversa dalloriginaria. Le due localit si ritrovano unite dal nome di
Eracle, eroe nazionale degli Spartani, legato, allo stesso tempo, al passato mitico di
Atene
47
e perno, infine, della propaganda macedone: leroe avrebbe infatti posseduto

46
Va a questo punto notata la singolarit costituita dal fatto che in uno scritto animato
dallintenzione di dimostrare il teorema secondo il quale la Grecia sarebbe gi stata debitrice
nei confronti di Filippo (cfr. infra pp. 419-421) non si faccia riferimento ai benefici
concretamente operati dal sovrano di Macedonia. Ci deve essere senzaltro imputato
alleffettiva mancanza, al momento di scrittura della lettera, di atti di Filippo II che potessero
essere fatti passare come buone azioni dettate dal sentimento filellenico del sovrano. Che non
si debba, di conseguenza, collocare il primo incipit (:.si.. :i iu.
3)c:.iei pei n oli ga) in un periodo in cui ancora lo scrittore (Speusippo, se la prima
sezione del passo proviene da appunti speusippei) sperava di poter vedere e riportare
fedelmente un mutamento nella politica estera di Filippo che potesse essere interpretato
come dalla parte della Grecia (o della sola Atene), al fine di aver buon gioco sia sul partito
anti-macedone, sia su quello solo moderatamente filo-macedone di Isocrate?
47

Cfr. 28. 2, 17-19. Le fonti sulladozione di Eracle da parte di Pilio sono accuratamente
raccolte e commentate da Natoli 2004, 116. Il mito di Eracle adottato da un Ateniese per
accedere ai misteri eleusini fa parte di quelle rivisitazioni mitologiche atte a unire Atene e la
Macedonia, consolidando lidea di una parentela ereditaria con la casata regnante
macedone, che gli Ateniesi dovevano ormai avere interiorizzato, cfr. Natoli 2004, 115 sg.
Laccenno a 28. 2, 16-17 (alla poihsai kai toi a po sou genome noi) potrebbe riferirsi
proprio a questa percezione. Su questo, Bickermann-Sykutris 1928, n. 4 p. 74; Natoli 2004,
116. Per la centralit di Eracle nella propaganda macedone, cfr. Fuscagni 1974.
391
diritti su entrambi i territori menzionati
48
. Anfipoli, come Messene, sarebbe cio stata
possesso di Eracle che le avrebbe tolte ai violenti Sileo e Neleo e date quindi in
deposito ai giusti Diceo e Nestore: il possesso di Anfipoli da parte di Filippo II
sarebbe dunque del tutto legittimo, in quanto successore di Eracle, cos come, per il
medesimo motivo, anche quello degli Spartani su Messene sarebbe giustificato
49
.
Medesimo il discorso per la coppia Potidea-Sparta
50
: la citt greca funge da
contrappeso per la nuova acquisizione di Filippo. Il procedimento si semplifica nel
caso di Torone
51
e Ambracia
52
, per le quali non c un contrappeso: lazione di
Eracle riguardante queste localit non viene cio associata ad altre sue simili imprese.
Certo si pu pensare ad una variatio dello scrittore e non si di conseguenza costretti
ad andare oltre nellindagine. Non si pu non notare, tuttavia, che gli ultimi due casi
presentano notevoli differenze rispetto ai primi. Per quanto riguarda Torone, a
differenza di Anfipoli e Potidea, non faceva parte del repertorio di accuse solitamente
dispiegato dalla propaganda antimacedone. La ragione appare chiara: la citt aveva
defezionato da Atene passando volontariamente sotto Filippo II in seguito al brutale
trattamento subito ad opera degli Ateniesi
53
. Per quanto riguarda Ambracia, oltre a
sottolineare lubicazione completamente diversa della citt rispetto agli altri casi,

48
Cfr. Musti 1992, 581; infra pp. 400-407.
49
Cfr. infra pp. 400-407.
50
Cfr. infra pp. 400-407.
51
Torone pass volontariamente a Filippo nel 348 a. C., cfr. Beloch, III 1, 496; Hammond-
Griffith, II, 322. Torone sarebbe stata tolta da Eracle a Tmolo e Telegono (cfr. Apollod. 2. 5,
9; Conon Mythographus Fr Gr Hist 26 F 1. 32, 3; Cosmas Hierosolymitanus PG 38 p. 451).
Cfr. Natoli 2004, 133.
52
Per il progetto di Filippo I su Ambracia, cfr. Beloch, III 1, 545; Momigliano 1934, p. 144
sg.; Ellis 1976, 156; Hammond-Griffith, II, 476-479. Per la cronologia, cfr. supra n. 19 p. 380
sg. Ambracia sarebbe stata tolta da Eracle a Clide e i suoi figli (cfr. Antoninus Liberalis, Fr
Gr Hist 303 F 1. 6). Cfr. Natoli 2004, 134.
53
Cfr. Natoli 2004, 133 sg. Nel 364/363 a. C. Timoteo aveva preso la citt, ma nel 348 a. C.
essa pass volontariamente dalla parte di Filippo II, cfr. Diod. 16. 53, 2.
392
dislocati tutti nella penisola Calcidica, andr notato, con Bertelli
54
, che la cronologia
proposta da Bickermann (inverno del 343/342 a. C.) cozza con il fatto che la citt, a
differenza delle altre citate, non era ancora nelle mani di Filippo, il quale
abbandoner per giunta ben presto i suoi piani in quella direzione, e che, di
conseguenza, una scrittura in quel breve periodo sembrerebbe inverosimile, mentre
non si pu escludere una scrittura pi tarda, dato che laffare di Ambracia rimane
attuale anche pi di un anno dopo
55
.
Ci chiediamo, a questo punto, se la variazione del metodo sfruttato per
largomentazione sia del tutto casuale, o non sia invece profondamente legata alle
peculiarit possedute dai casi trattati per ultimi rispetto agli altri considerati: se non
possa cio trattarsi di unaggiunta posteriore che lo scrittore non si sia curato di
rendere omogenea in quanto allargomentazione e che confermi, di conseguenza,
linterpretazione del documento come somma di materiali dalle cronologie
differenti
56
.

2. 6. La testimonianza di Caristio di Pergamo

Vero e proprio cardine dellargomentazione di Bertelli circa lautenticit letteraria
dellepistola la testimonianza dello storico Caristio di Pergamo
57
, unico passo
parallelo che non solo attesti lesistenza di unepistola di Speusippo a Filippo, ma citi
anche un passaggio della lettera stessa che permetta di stabilire con sicurezza che la
lettera a cui si riferisce lo storico di Pergamo vicina a quella da noi posseduta.

54
Cfr. Bertelli 1976, 281-284.
55
Cfr. Bertelli 1976, 282.
56
Va inoltre notato che tanto per il nome di Aristomaco, quanto per quello di Ladice e Caratte
la nostra lettera lunica fonte: il sospetto che i nomi non siano frutto di una ricerca erudita,
ma siano semplici invenzioni dettate dalla necessit propagandistica differenzia ulteriormente
gli ultimi due casi di rivendicazione presenti nella lettera, da quelli precedenti (cfr. infra n. 87
p. 404 sg.).
57

Su questo storico, cfr. Jacoby 1919; Zepernick 1921, 311-363, Arnott 2004, 4.
393
Bickermann ritiene che la testimonianza sia inequivocabile e che la lettera da cui
viene presa la citazione sia senzaltro la nostra. Bertelli pone al contrario laccento su
un particolare non trascurabile, considerato da Bickermann un semplice errore da
parte di Caristio, ovvero: nellepistola Teopompo, non Filippo II ad attaccare
Platone
58
. Al fine di dare spiegazione della divergenza, Bertelli conduce un
approfondito esame dei contrasti fra Accademia (Platone) e Teopompo in relazione
alla corte macedone
59
. Oltre a minare nuovamente la cronologia di Bickermann,
lindagine proficua perch arriva a mettere in luce i presupposti della polemica fra
le due scuole che informa interamente la nostra epistola.
Anche se riteniamo che la ricostruzione di Bertelli sia molto verisimile, non ne
condividiamo completamente la conclusione, cio il motivo indicato per dare ragione
dellincongruenza fra i due passi, ovvero: Caristio avrebbe attribuito lattacco contro
Platone a Filippo II, sulla base della semplice notizia che il sovrano si era trovato al
centro di una polemica fra Accademia e Teopompo
60
. Evidentemente, lo storico
doveva essere a conoscenza della polemica da un documento diverso dalla lettera
attribuita a Speusippo, altrimenti avrebbe almeno riportato le due versioni. E questa
posizione, del tutto condivisibile, va contro lassunto di Bickermann che nel passo
Caristio citi senzaltro lepistola in nostro possesso. Non si dato tuttavia il giusto
rilievo ad un altro particolare: la notizia di Caristio dipende, presumibilmente, da
Teopompo stesso
61
. Questo fatto non pu non portare a considerare come
inattendibile tanto la versione di Caristio, quanto quella della nostra lettera: esse
riflettono, infatti, le due parti in causa e sono dunque testimoni tuttaltro che
attendibili. Inoltre, la divergenza riguardo al nome non dipenderebbe da una semplice
supposizione dello storico di Pergamo, come crede Bertelli, ma sarebbe il riflesso

58
Cfr. 28. 12, 116-121 e la testimonianza di Caristio in Athen. 11 506e (cfr. supra n. 21 p.
381).
59

Cfr. Bertelli 1977, 83-100.
60
La testimonianza di una lettera di Teopompo a Filippo si trova in Didimo, Diels-Schubart
1904, col. 4, 66-5, 31 = 115 F 291, cfr. supra n. 23 p. 382.
61
Cfr. Fr Gr H F 294 (Diog. Laert. 3. 40).
394
della propaganda delle fonti stesse. Che le cose stiano cos, che la notizia in Caristio
dipenda da una notizia di Teopompo e non gi da un semplice giudizio dello storico
di Pergamo, viene confermato dalla versione della nostra lettera, interessata a
neutralizzare lattacco che Teopompo, correggendo la notizia del discredito lasciato
cadere da Filippo II su Platone. La notizia dellattacco a Platone da parte di Filippo II,
reale o meno che fosse, avrebbe dunque origine negli scritti di Teopompo, interessato
a gettare discredito sullAccademia, e sarebbe dettata dalla polemica in corso: ovvio
che la replica da parte dellAccademia preferisse attribuire allo storico di Chio le
maldicenze su Platone. Tanto la versione di Caristio, quanto quella della nostra lettera
sono dunque frutto della polemica fra le due scuole
62
.

3. Lepistola 28 e le sue fonti

Dopo aver riassunto lo status quaestionis concernente il problema dellautenticit e
aver apportato qualche precisazione alle posizioni di Bertelli, che ci sembrano, come
detto, le pi condivisibili, si passer ora ad un esame approfondito delle fonti per
lepistola, per arrivare, come si fatto per ogni sezione, a tratteggiare lintenzione
dello scrittore. Per quanto concerne lepistola 28, le fonti appaiono raggruppabili in
tre categorie: testimonianze degli storici, argomenti mitologici e il Filippo di Isocrate.

3. 1. Le testimonianze degli storici

La diversit del metodo di utilizzazione delle fonti che lo scrittore dellepistola 28
mostra rispetto a quello individuabile nelle altre lettere dei Socratici appare da subito
evidente quando si analizzi la sua trattazione delle gesta di Alessandro I di
Macedonia a 28. 3, 24-35. Per comodit, riportiamo di seguito lintero passo.

:;u ,i v:c3:. :v. |``i:i v:,i , si. u:. i.ci
A`:;i: u : v:c3:. i v:s:.: uc: :: v`c.i. .

62
Una possibilit, che non pu essere esclusa a priori, anche quella di pensare ad un errore
creatosi nella tradizione manoscritta della lettera.
395
3i3i. . |``:: :v. u:: |is`:. ivci A`:;i:u
:: A`:uu v:c.i . |``c. uci ii:u;i: .
|``: :.A`:;i: :c.)ci. |i.. u. |:
si. Aiic :c)i. . :u:,:c.., i``i si. : i. :i.
iv)i.: ek tou progo nou, <f>asin, hqou eu nou dei n pro <s>ei nai
tou akroata. lcs: :: si. : l`ii.i. : v. Mi:.u
,:: :`.ci. si. i :; ciui . c. v,. :u:,:c.i.

Quando, infatti, Serse aveva inviato ambasciatori in Grecia a chiedere terra e
acqua, Alessandro li uccise. Allorch poi i barbari si avvicinavano, i Greci si
riunirono presso il vostro tempio di Eracle: poich Alessandro in quelloccasione
denunci di fronte ai Greci di medismo Aleva e i Tessali, i Greci decisero di arretrare
la linea di difesa e grazie a lui furono salvi. Di queste buone azioni dunque non
dovevano ricordarsi solo Erodoto e Damaste, ma anche colui che nei suoi
insegnamenti di retorica sostiene che gli ascoltatori dovranno essere resi benevoli nei
tuoi confronti dal costume proprio del tuo antenato. Sarebbe stato poi giusto
raccontare del bene fatto a Platea contro Mardonio e dei numerosi successivi benefici
da parte dei tuoi antenati.

Il riferimento a tre noti episodi connessi con le invasioni persiane che avrebbero
messo in luce il profondo amore per i Greci nutrito da Alessandro I
63
, amore che lo
avrebbe portato a fornire loro aiuto nella lotta contro gli invasori Persiani: tre buone
azioni per le quali i Greci avrebbero dunque dovuto, nelle intenzioni del nostro
scrittore, essere grati ai sovrani macedoni
64
. Lo scrittore denuncia con precisione le

63
Su Alessandro I (498-452 a. C.), cfr. Hammond-Griffith, II, 98-115. Sulla sua opera
propagandistica mirante ad un avvicinamento alla Grecia, opera per la quale viene
identificato come il Filelleno, cfr. Lombardo 1931; Daskalakis 1958-1959; Wallbank 1978,
65; Gauthier 1985; Scaife 1989.
64
Sul messaggio alla base dellepistola, opposto a quello che Isocrate espone nel Filippo, cfr.
infra pp. 419-421.
396
proprie fonti: gli storici Erodoto e Damaste
65
. La precisazione ha per ben altro scopo
che quello di permettere al lettore un puntuale controllo di quanto riportato nella
lettera: ci non pu non risultare chiaro da un esame proprio di quei passi chiamati in
causa dallautore della lettera.
Il primo gesto smaccatamente antipersiano riportato nellepistola, luccisione da parte
di Alessandro I dei messi del gran Re incaricati di chiedere la sottomissione della
Macedonia, si trova in effetti narrata in Erodoto 5. 17-21. La versione della nostra
lettera presenta per numerose differenze rispetto a quella erodotea. In primo luogo la
cronologia: il gran Re in Erodoto non Serse, bens Dario e lepisodio si colloca
prima del 490 a. C., e non durante la seconda invasione persiana del 480 a. C.
Alessandro a quel tempo non era ancora re della Macedonia, dato che sul trono
sedeva suo padre Aminta.
66
Concordando con Bertelli 1977, 81 e dissentendo invece
da Bickermann (Bickermann-Sykutris 1928, 31 sg.), non crediamo che lo scambio di
nome sia da imputare ad una semplice confusione da parte dellautore dellepistola a
Filippo: oltre ad essere, infatti, alquanto strano che egli faccia riferimento alle proprie
fonti e commetta allo stesso tempo un errore cos grossolano, si avr modo di notare
che la cronologia proposta si presenta del tutto funzionale al ritratto di Alessandro I
che egli fornisce. Labbassamento di cronologia rispetto ad Erodoto va dunque
considerato una vera e propria manipolazione dellinformazione presente nella fonte.
Se per la cronologia bisogna parlare di manipolazione, per quanto riguarda gli altri
particolari presenti in Erodoto, ma assenti nella nostra epistola, si dovr utilizzare il
termine reticenza: secondo la narrazione erodotea, luccisione avviene quando
Aminta ha gi accettato di sottomettersi e viene perpetrata a tradimento, da uomini di
Alessandro travestiti da donne. La strage non dettata da odio contro il barbaro, ma
dal semplice puntiglio di Alessandro, smanioso di vendicare le donne macedoni
macchiate dallonta del licenzioso atteggiamento tenuto dagli emissari persiani nei
loro confronti, durante il banchetto imbandito da Aminta proprio in loro onore.

65

Su Damaste (F Gr H 5), cfr. Schwartz 1901; Fowler 1996, n. 59 p. 68; Natoli 2004, 120
sg.; Gallo 2005.
66
Su Aminta I (540-498 a. C. ca), cfr. Beloch, III 2, 62; Hammond-Griffith II, 57 sgg., 61 sg.
397
Lincidente diplomatico viene poi chiuso dal matrimonio tra una sorella di
Alessandro e Bubare, lalto dignitario persiano che aveva avuto lordine di
rintracciare gli ambasciatori dispersi.
Non si fatica a comprendere perch lautore della nostra lettera non indugi su simili
particolari: avendo in animo di fornire un ritratto esemplare del sovrano macedone,
egli non poteva sminuire il suo prestigio ammettendo che lintero episodio aveva
avuto luogo secondo modalit non proprio ineccepibili come avrebbe potuto essere
considerata luccisione di ospiti operata a tradimento da uomini in abiti femminili - e
per motivi ben diversi dallideale della lotta contro il barbaro, di cui nelle intenzioni
dellautore avrebbe dovuto divenire simbolo Alessandro. Inammissibile poi che latto,
presentato come una sdegnosa ribellione si trovasse saldamente inquadrato in una
politica filopersiana: la sottomissione accettata da Aminta prima del verificarsi dei
fatti, viene di fatto ristabilita con un atto di politica matrimoniale.
E opinione comune della critica che lepisodio riguardante luccisione dei messi
persiani sia pervenuta ad Erodoto da una fonte macedone: che sia cio un aneddoto
creato o valorizzato ad opera della propaganda del Filelleno. Il redattore dellepistola
a Filippo si troverebbe dunque ad aver ravvivato loriginale spinta propagandistica
della notizia, passando sotto silenzio la dettagliata ambientazione erodotea che
sminuiva il gesto del protagonista. In un punto in particolare tuttavia, ovvero la
cronologia, egli si sarebbe spinto, nel suo intento filo-macedone, addirittura oltre la
notizia originaria. Perch, oltre al fatto che le altre due versioni della notizia
Erodoto e Giustino
67
collocano laccaduto prima del 490 a. C., crediamo altamente
inverosimile, sia che il fatto se effettivamente avvenuto possa datarsi al 480 a. C.,
sia che la propaganda di Alessandro I avesse voluto collocarlo in quellanno. A
riguardo infatti dobbligo una considerazione. Alessandro I sar alleato di Serse per
tutta la spedizione distaccandosene solamente prima di Platea
68
: difficile, di
conseguenza, tanto pensare ad una ribellione del sovrano proprio in quegli anni,

67
Her. 5. 17-21; Iust. 7. 3.
68

Sulla condotta di Alessandro I subito prima della battaglia di Platea, cfr. Her. 9. 44-45;
Plut., Arist. 15. 2-5. Sullinterpretazione della visita del sovrano macedone presso il campo
greco, cfr. Woodhouse 1898; Scaife 1989; Natoli 2004, 82 sg.
398
quanto non aver notizia di ripercussioni contro la Macedonia derivanti dalla strage
degli ambasciatori. Parimenti, dato che il medismo di Alessandro era cosa nota,
appare difficile che la pubblicistica messa in moto dal sovrano abbia corso il rischio
di collocare un aneddoto dal carattere antipersiano in un periodo nel quale la politica
macedone appariva inequivocabilmente filopersiana: nel quale, di conseguenza, la
condotta del sovrano avrebbe di fatto smentito la sua aura di eroe nella lotta al
barbaro. Labbassamento della cronologia al 480 a. C. sembrerebbe essere dunque
opera del nostro scrittore che opererebbe tale manipolazione con il fine di far risaltare
il movente antipersiano come fondante della politica di Alessandro: non da giovane
irresponsabile e turbolento, incurante delle - a dire il vero, non troppo severe -
raccomandazioni paterne
69
, ma da re egli si sarebbe ribellato alle richieste di Serse.
La Macedonia del Filelleno assumerebbe dunque, nella intenzioni del redattore
dellepistola, il ruolo di baluardo greco nella lotta contro il barbaro, al pari di Atene e
Sparta
70
, fornendo di conseguenza a Filippo II e in questo da vedersi il vero fine
del ritratto esemplare di Alessandro il Filelleno un precedente per rivendicare la
propria supremazia sulle citt greche.
Se Erodoto pu dirsi la fonte del primo episodio, per la denuncia di medismo rivolta
da Alessandro I contro Aleva e i Tessali presso il tempio di Eracle a Tempe e il
conseguente salvataggio del contingente greco ivi dislocato la seconda benemerenza
del sovrano macedone nei confronti dei Greci riportata nellepistola il nostro
scrittore si rif verisimilmente a Damaste. Si confortati in questa supposizione
soprattutto dal divergere della trattazione erodotea del medesimo avvenimento (11. 2,

69
Cfr., a riguardo, linteressante n. 238 p. 82 di Natoli 2004.
70
La reazione di Alessandro I alle richieste dei Persiani analoga a quella che ebbero
Ateniesi e Spartani alla medesima richiesta effettuata da Dario motivo per cui non fu
rinnovata da Serse, cfr. Her. 7. 133, 1-6: ulteriore tentativo del nostro scrittore di avvicinare
la Macedonia del Filelleno alle citt simbolo della resistenza al barbaro.
399
6)
71
. Indagare sulle ragioni della preferenza concessa alla versione del meno noto
Damaste invece che ad Erodoto si rivela profondamente prezioso per ricostruire il
metodo di utilizzazione delle fonti da parte dellautore dellepistola in questione.
Perch, a differenza del caso precedente, egli non si accontentato semplicemente di
manipolare e scorciare la testimonianza erodotea? Si potr proporre una risposta a tale
quesito solo mettendo in luce le significative differenze della versione dei fatti
riportata dallepistola rispetto alla testimonianza di Erodoto. In primo luogo, diverge
il contenuto del consiglio di Alessandro I. Il re macedone esorta i Greci a ritirarsi
dalla Tessaglia dove avevano progettato una prima linea di resistenza, sventolando lo
spauracchio dellarrivo di preponderanti forze nemiche
72
: del tradimento dei Tessali,
nessuna traccia. In secondo luogo, a capo dellesercito tessalo in Erodoto non
Aleva, ma i tre fratelli Thorax, Euripilo e Trasideo
73
. E dobbligo notare a questo
punto unincoerenza del nostro scrittore. Il medismo degli Alevadi di Larissa era cosa
risaputa
74
: appare dunque inverosimile che il contingente greco non ne fosse a
conoscenza e, conseguentemente, la denuncia di Alessandro appare alquanto
inconsistente. Anche riguardo alla posizione dei Tessali, Erodoto ci offre uno
scenario del tutto differente: pur vero che si arresero alle armate persiane, ma solo
quando si videro definitivamente abbandonati dai Greci e compresero linutilit di
una difesa
75
. Erodoto opera dunque una distinzione ben precisa fra il medismo
tradizionale dei signori di Larissa e quello obbligato dei rimanenti Tessali,
imputabile, a ben vedere, ai Greci stessi, colpevoli di averli abbandonati al loro

71
Bickermann (Bickermann-Sykutris 1928, 31) ritiene che Damaste sia la fonte di Diodoro.
Questopinione viene rifiutata da Jacoby (Fr Gr H I A Nachtrge zum Kommentar p. 542).
Cfr. Natoli 2004, 121.
72
Cfr. Her. 7. 173, 3-4.
73
Cfr. Her. 9. 58, 1. Su questo passo, cfr. anche Natoli 2004, 119 sg.
74

Cfr. Her. 7. 6, 2; 7. 172, 1.
75
I Tessali passano anzi dalla parte dei Persiani solo dopo essere stati abbandonati dal
contingente greco, cfr. Her. 7. 174.
400
destino. Distinzione che non si trova nella nostra lettera, dove Alevadi e Tessali sono
presentati tutti, senza appello, come traditori. Come la confusione fra Dario e Serse
sopra ricordata non doveva essere casuale, cos quella fra Aleva e i tre fratelli
risponde ad un preciso intento: questintento non si esaurisce tuttavia, come nel caso
precedente, nel ritratto esemplare del Filelleno, e si comprende solamente
considerando la politica operata negli anni fra il 344 e il 342 a. C. dal destinatario
della lettera, Filippo II, proprio in Tessaglia, dove egli intervenne per eliminare lo
strapotere degli Alevadi e riorganizzare la confederazione secondo modalit pi
consone al suo potere
76
. Lutilizzazione della fonte si presenta in questo caso
maggiormente complessa rispetto al caso precedente. Invece di limitarsi a manipolare
e omettere i particolari della versione erodotea, lo scrittore adotta infatti una versione
concorrente a quella del pi noto storico, aggiungendo e/o valorizzando particolari
atti a giustificare la politica coeva di Filippo II. Lutilizzazione, oltre ad essere
influenzata dal presupposto politico generale che fornisce loccasione per la stesura
della missiva, si mostra altres in linea con aspetti della politica del sovrano macedone
meno centrali e meno legati al contesto della lettera e tende a giustificarli, anticipando
cos la tendenza giustificatoria che lo scrittore mostrer pi copiosamente di seguito,
con ladozione degli argomenti mitologici. Visto lalto livello di intervento sulle
fonti, la precisazione fatta dallo scrittore riguardo agli storici presi a testimonianza
appare, in conclusione, volta a dare limpressione di seriet nellindagine storica,
meritando conseguentemente fiducia da parte sia del destinatario che dellopinione
pubblica greca, pi che essere ispirata a quella polemica documentata con acribia
contro le mancanze del Filippo isocrateo quale lautore della lettera vorrebbe
presentare.

3. 2. Gli argomenti mitologici

Secondo la versione erodotea, sarebbe stato a Tempe che il contingente greco
inizialmente aveva deciso di creare una linea difensiva contro lavanzata di Serse: non

76
Cfr. Beloch, III 1, 529; Ellis 1976, 95-98; Hammond-Griffith, II, 525 sg.; Squillace 2000;
Natoli 2004, 69 sg.
401
si fa inoltre menzione di alcun tempio di Eracle
77
. Nella nostra lettera, al contrario,
lintervento di Alessandro I in seguito al quale i Greci decidono di arretrare la linea
difensiva, avviene presso un tempio di Eracle, nelle vicinanze del quale si trovavano
presumibilmente schierati: Schering 1917, 75 identifica la localit con
quellHeracleum/Heracleia posta sul golfo Termaico che Scilace (66) nomina come
la prima citt macedone (da Sud), lodierna Pandeleimon
78
. Non si pu dire con
esattezza se simile differenza rispetto ad Erodoto sia ascrivibile allautore della lettera
o alla sua fonte. Certo che la menzione di un tempio di Eracle non priva di
significato ai fini dellargomentazione dispiegata nel corso dellepistola: nellepisodio
si ritrovano infatti idealmente uniti i due antenati di Filippo che lautore sceglie di
valorizzare, contro la posizione opposta di Isocrate, come predecessori del sovrano
macedone, non solo dal punto di vista dinastico, ma anche dalla prospettiva ideale
della politica filellenica. Lantenato storico, Alessandro I, e il capostipite mitico,
Eracle fulcro a sua volta della propaganda di Filippo - sono dunque le figure
adottate dallo scrittore per riempire quella reticenza in merito alle benemerenze
macedoni verso la Grecia che egli rimprovera ad Isocrate
79
. Oltre a collegare
idealmente la politica a favore della Grecia dei predecessori con quella di Filippo II, il
riferimento ad Alessandro I ed Eracle possiede tuttavia allo stesso tempo anche un
dichiarato fine giustificatorio: ritrovare cio nel passato storico e mitico precedenti
alla coeva condotta di Filippo. Per quanto riguarda Alessandro I, questo intento
stato rintracciato nella rappresentazione decisamente distorta dellorientamento
filopersiano mostrato dai Tessali in occasione della spedizione di Serse:
interpretazione volutamente erronea delle fonti, volta a supportare la contemporanea
politica di riorganizzazione della federazione intrapresa da Filippo II
80
. Come

77
Cfr. Her. 7. 173.
78
Cfr. RE s. v. Heracleum (5; Oberhumer); Natoli 2004, 119.
79
Cfr. Musti 1992, 581; 28. 1, 8- 2, 12.
80

Cfr. supra pp. 388-392.
402
dichiarato dal medesimo autore
81
e come si avr modo di constatare, la medesima
intenzione governa anche la rilettura delle gesta di Eracle presente nellepistola ( 6-
8). Appare a questo punto necessario comprenderne con esattezza le modalit.
Dopo aver inizialmente rammentato la cittadinanza ateniese assunta da Eracle
82
ed
aver di conseguenza cercato di unire indissolubilmente Atene alla Macedonia, la
prima questione affrontata dal nostro scrittore quella di Anfipoli (28. 6, 51-57):

1 iu ,i )c. v ``:i : : M:cc, u`:i :: v:.
A).v`..s v u)|is`:u u3.ci i iv`:c)i. si. :)i.
viisii)s )u`i:. `:c. : . ``:. M:cc, A.si.. ::
. ``:. i::`). 1u``.:i .i si. M:cc : uc:
v``i. ,::i. |:c) s.cic)i., :: A).v`.. |is`:.:.
uci A)i.u si. \i`s.::i `i3:.

Sostiene, infatti, che tanto Neleo a Messene, quanto Sileo nella regione di Anfipoli,
furono uccisi nello stesso modo da Eracle in quanto violenti: Messene allora fu
affidata alla custodia di Nestore, il figlio di Neleo, e la regione di Fillide a Diceo, il
fratello di Neleo. Dopo molte generazioni Cresfonte si impadron di Messene, mentre
gli Ateniesi e i Calcidesi presero la regione di Anfipoli, pur essendo essa degli
Eraclidi.

La posizione del nostro scrittore senza riserve dalla parte di Filippo - e contro
Isocrate - sullaffaire di Anfipoli
83
. Il suo modo di procedere consiste nel rivendicare

81
Cfr. 28. 5, 45- 48.
82

Cfr. 28. 2, 14- 3, 21. Cfr. supra n. 47 p. 390.
83
Quando Isocrate si esprime a favore della restituzione da parte di Filippo della colonia
ateniese da lui presa con la forza nel 357 a. C. (Phil. 5-7, cfr. Beloch, III 1, 229; Ellis 1976,
63-65; Hammond-Griffith, II, 351-355) si rivolge, chiaramente, allopinione pubblica greca:
il suo intento non era cio quello di contrattare con Filippo, ma di legittimare la sua posizione
di mediatore di fronte agli occhi delle citt greche, in primis Atene, cfr. Markle III 1976, 80
sg. Questosservazione costituisce unulteriore prova della natura aperta della nostra epistola.
403
a Filippo i diritti sulla citt facendone risalire ad Eracle il legale possesso e
neutralizzando quindi, tanto le pretese della Lega Calcidica, quanto quelle ateniesi
84
.
Appare significativo il fatto che Anfipoli e Messene si trovino appaiate: lo scrittore
infatti affianca alle argomentazioni sfruttate dagli Spartani per legittimare le proprie
mire su Messene, quelle volte a confermare i diritti della Macedonia su Anfipoli. In
questo modo, come gli Spartani si arrogavano diritti su Messene
85
, facendoli risalire
al loro eroe nazionale, cos essi non potevano contestare quelli di Filippo su Anfipoli,
fatti parimenti risalire ad Eracle. Lo scrittore si vale dunque del mitico capostipite,
tanto per elencare le buone azioni compiute verso la Grecia luccisione dei violenti
Neleo e Sileo -, quanto, e soprattutto, per legittimare le recenti acquisizioni di Filippo.
Anche da questa posizione appare chiaro che la lettera non possiede natura privata ed
anzi rivolta non solo al sovrano destinatario dello scritto, ma allintera opinione
pubblica greca, Sparta e Atene in primis.

84

Eschine rivendicava Anfipoli per Atene facendola rientrare nella dote di Fillide, moglie di
Acamante, figlio di Teseo (Aesch., De fals. leg. 31): evidente, nella nostra lettera, la volont
di sottolineare il precedente possesso di Eracle e, come conseguenza, quello macedone. Cfr.
Natoli 2004, 127. Sulluccisione di Neleo e la consegna di Messene a Nestore, cfr. Isocr.,
Arch. 19; Paus. 2. 18, 7. Sulluccisione di Sileo e la consegna di Anfipoli a Diceo, cfr.
Apollod. 2. 6, 2-3; Diod. 4. 31, 4-7; Conon Mythographus Fr Gr Hist 26 F 1. 17, fonti nelle
quali, tuttavia, tanto la dinamica degli eventi quanto il ruolo di Diceo sono diversi da quelli
della nostra lettera. Come nei casi di Torone e Ambracia (cfr. supra nn. 51-52 p. 391) anche
per Anfipoli si pu ipotizzare una libera rielaborazione del mito rispondente alle esigenze
propagandistiche (cfr. infra n. 87 p. sg.). Cfr Natoli 2004, 126-129.
85
Da notare che, in questo caso, largomento della nostra lettera viene smentito dalle scelte
politiche di Filippo II. Sin dal 344 a. C. (o anche precedentemente, se a questa politica si
riferisce Isocrate in Phil. 74), infatti, il sovrano macedone, sosteneva, con denaro e uomini, la
resistenza messenica contro le mire di Sparta, cfr. Hammond-Griffith, II, 474-484; Natoli
2004, 126.
404
In merito a Potidea, presa da Filippo lanno successivo alla conquista di Anfipoli (28.
6, 57-64)
86
, si ritrova il medesimo procedimento, ma sfruttato con maggiore
incisivit:

. :iu. u)|is`:u ii.:)i. sisu,u si. viiu
lvvs.i : : vi ui, A`su:i :: : li``, si.
vi : 1u:i:., l:.:i.i :: si. i`` li`` .).. .
lc:.:. viisii):c)i., si. : Ais..s u A.c:u
vi. :i : i. |is`:.:. si):. iv`i3:., li`` :: |:.i
si. |.).u si. u iv 1. i Ai.u |is`:.:. uci
siic:..

Analogamente, furono eliminati da Eracle come malfattori e delinquenti Ippocoonte
tiranno di Sparta e Alcioneo nella Pallene: assegn dunque Sparta a Tindaro e Potidea
con lintera Pallene a Sitone, figlio di Poseidone. La Laconia la presero poi i figli di
Aristodemo allepoca del ritorno degli Eraclidi, mentre si impadronirono della
Pallene gli Eretriesi, i Corinzi e gli Achei di ritorno dalla guerra di Troia, sebbene
fosse degli Eraclidi.

Come si pu osservare, il procedimento il medesimo: lassociazione di una nuova
acquisizione territoriale di Filippo con un caso simile unanimemente accettato
dallopinione pubblica greca. Quello che appare singolare in questo caso il fatto che
la nuova acquisizione associata a Potidea sia Sparta stessa. Da una parte si legittima
dunque con maggior vigore rispetto al caso precedente il possesso di Filippo, mentre
dallaltra si ridimensiona il peso di Sparta, la quale non solo viene paragonata ad una
citt di ben minore potere e prestigio, ma si ritrova anche a condividerne lindegno
destino di citt presa con la lancia
87
. E dobbligo, a questo punto unulteriore

86
Cfr. Beloch, III 1, 230; Ellis 1976, 71 sg.; Hammond-Griffith, II, 361.
87
La versione presente nella nostra lettera si differenzia da quella generalmente accettata
dagli Spartani anche per i due seguenti particolari: in primo luogo, Tindaro nomina come
proprio legittimo erede Eracle, e Sparta non verrebbe dunque conquistata; in secondo luogo,
405
osservazione. Largomentazione di cui si vale lo scrittore esattamente quella che
Isocrate sfrutta nellArchidamo, proprio per rivendicare il diritto degli Eraclidi al
possesso di Messene, Sparta e Argo
88
. La competizione con Isocrate appare dunque
evidente anche nella sezione contenente le argomentazioni mitologiche
89
.

non sarebbero stati i figli di Aristodemo, ma questi stesso a guidare il ritorno degli Eraclidi,
cfr. Isocr. Archid. 18. Le due deviazioni rispetto alla versione ufficiale del mito, possono
essere ugualmente dovute allintento di sminuire il passato e la tradizione di Sparta (Paus. 3.
1, 5-6 e Apollod. 2. 8, 3 seguono la versione della nostra lettera). Su Ippocoonte, cfr. Isocr.,
Arch. 18; Sosibius, Fr Gr Hist 595 F 13; Apollod. 2. 7, 3; 3. 10, 5; Diod. 4. 33, 5; Paus. 2. 18,
7; 3. 1, 4; 3. 15, 3-6; Strab. 10. 2, 24. Su Tindareo, cfr. Diod. 4. 33, 5; Paus. 2. 18, 7; Apollod.
3. 11, 2. Su Alcioneo, cfr. Pind., Isthm. 6. 32; Nem. 4. 27; Apollod. 1. 6, 1; Diod. 4. 15, 1; 5.
71, 4; Paus. 8. 29, 1; Hegesippus Mecybernas, Fr Gr Hist 391 F 1; Strab. 7. 26, 27; Schol. ad
Lycophr. 115. Su Sitone, cfr. Hegesippus Mecybernas, Fr Gr Hist 391 F 2. 1; Conon
Mythographus, Fr Gr Hist 26 F 1. 10). Cfr. Natoli 2004, 129-132. Volendo riassumere le
modalit dutilizzazione del materiale mitologico da parte dellautore dellepistola 28, andr
osservato che: a) per quanto riguarda i miti riguardanti Anfipoli (Sileo e Diceo), Potidea
(Sitone), Torone (Tmolo e Telegono) e Ambracia (Clide e i suoi figli), la nostra lettera la
fonte pi antica; b) per quanto riguarda i nomi di Aristomaco, Ladice e Caratte (cfr. supra n.
56 p. 392) la nostra lettera lunica fonte. Da queste osservazioni si pu concludere che, pur
essendo probabile che queste versioni poco conosciute siano state rintracciate grazie anche ad
una rivisitazione di miti locali (carattere che appare pi evidente nei casi di Alcioneo a
Potidea, mito di derivazione corinzia, cfr. Natoli 2004, 130, e di Tomolo e Telegono a
Torone, mito di origine Lidia, cfr. Natoli 2004, 133), non si pu tuttavia ritenere totalmente
infondato il sospetto (gi espresso da Bertelli 1977, n. 99 p. 104) che la ricerca della versione
ignorata, pi che obbedire al gusto tutto ellenistico per leziologia, sia dettata dalla necessit
dellautore della lettera di inventare miti per sostenere le sue tesi propagandistiche. Da notare
infine che tanto i miti di Neleo e Ippocoonte, quanto quelli di Neleo, Tmolo e Telegono,
Clide sono collegati: Ippocconte avrebbe sostenuto Neleo nella guerra contro Pilo (cfr. Natoli
2004, 129), mentre Neleo, Tmolo e Telegono, Clide sono accomunati dallaver tentato di
sottrarre ad Eracle la mandria di Gerione.
88
Cfr. Isocr., Archid. 19. A proposito, Bertelli 1977, 103. Per le fonti dei miti riguardanti
Sparta e Potidea, cfr. laccurata analisi fornita da Natoli 2004, 129-133.
89
Per la polemica contro Isocrate, cfr. infra pp. 407-419.
406
Se riguardo alle recenti conquiste di Filippo lautore fa ricorso a repertori mitologici
tradizionali e a sue libere rivisitazioni, quando poi passa a trattare delle mire
anfizioniche di Filippo
90
, le tradizioni sfruttate sono quelle connesse sia alla storia
dellAnfizionia, sia a quella del santuario delfico (28. 8, 76-86):

|v:.: :: si. v:. . A).su.s. vi,i. :` :. cvu:i.,
:3u`) c. )ici. u) vii A.viu, .i v v. .
A).su: 1`:,ui. : uv Av``., Auv: :: uv |is`:u,
|.ci.. :: uv . A).su. i:)ci u. ,i vi:
A).su: ,::. . ,). i):):ci, ::. :: i u.
,)u `i3: . A).su. cu:`:.i ::c, . :.u
c: )c. :.c)i. si. `i3:. i)` lu).. :. A:`)u ci:.i
vii . A).su. i :u 1.s:. ,)u.

Dato poi che risulta evidente che ti stai occupando anche delle vicende
dellAnfizionia, ho voluto comunicarti un racconto che fornisce a riguardo Antipatro:
in che modo si siano riuniti in principio gli Anfizioni e come, sebbene facessero parte
dellAnfizionia, i Flegi ne furono esclusi da Apollo, i Driopi da Eracle e i Crisei dagli
stessi Anfizioni. Costoro dunque, tutti membri dellAnfizionia, furono privati dei voti,
altri li presero e si accomodarono nellAnfizionia: Antipatro sostiene che tu non abbia
fatto altro che imitare alcuni di costoro e che durante la guerra sacra ti sia preso come
premio da parte degli Anfizioni per la tua spedizione a Delfi i due voti dei Focesi.

Eracle appare nuovamente nella sua doppia veste di benefattore della Grecia avendo
eliminato dallAnfizionia membri non degni e di precedente allazione di Filippo,
come lo scrittore spiega distesamente a conclusione dellepisodio riportato. Filippo,
muovendo guerra contro gli emp Focesi, avrebbe dunque ripercorso le orme del suo
mitico antenato e siede di conseguenza a pieno diritto nel collegio anfizionico: un
argomento rivolto chiaramente contro le fazioni antimacedoni, impegnate a tuonare
contro questi Macedoni, questi barbari, gente che in passato non erano mai stati

90
28. 8, 76-77. Su questo, cfr. Beloch, III 1, 512; Ellis 1976, 73-75; Hammond-Griffth II,
450-456, e per la cronologia supra n. 19 p. 380 sg.
407
anfizioni, ed ora lo sono per mezzo della violenza
91
. In questo caso tuttavia la
manipolazione dellautore appare evidente e largomentazione non raggiunge
pienamente il suo obiettivo. Come ha giustamente notato Bertelli 1976, 294-299, lo
scrittore contamina volutamente storia del santuario di Delfi (Eracle e i Flegiei) con
quella dellAnfizionia, della quale la guerra sacra contro Crisa rappresenta la prima
iniziativa comune
92
: il precedente di Eracle avrebbe forza dunque solamente riguardo
a Delfi e non allintera Anfizionia
93
.

Volendo riassumere i risultati raggiunti nella precedente indagine, lo scrittore
dellepistola dimostra, come nel caso del trattamento da lui riservato alle notizie
storiche, unutilizzazione altamente tendenziosa del materiale mitologico. In primo
luogo, si identifica la medesima selezione della tradizione che maggiormente
risponda ai suoi fini. Allinterno di questa selezione, egli poi valorizza varianti
particolarmente rare, spesso non attestate altrove, tanto da far pensare che, se non di
originale creazione, si possa almeno parlare di profonda rielaborazione.

3. 3. La critica al Filippo

Dopo aver portato un primo attacco indiretto a Isocrate con il mettere in luce di quali
argomenti storici e mitologici egli si sarebbe dovuto servire nel Filippo al fine di
assicurare la benevolenza dei Greci al sovrano destinatario del discorso - attacco la
cui reale funzione appare tuttavia quella di dispiegare una propaganda smaccatamente

91
Cfr. Dem. De fals. leg., 327.
92
Cfr. Bertelli 1976, 294-296.
93
Il fatto che anche lattidografo Androzione (Fr Gr H 324, F 58 = Paus. 10. 8, 1) riporti la
versione del mito fornita nella nostra epistola, associ cio la tradizione riguardante il
santuario di Delfi a quella dellAnfizionia, non pu essere assolutamente considerata, come
vorrebbe Natoli 2004, 75, una prova della buona fede dellautore dellepistola: scrivendo
infatti Androzione nello stesso periodo della composizione della nostra epistola, non si pu
escludere che risentisse del dibattito in corso. Cfr. anche Bertelli 1976, n. 68 p. 296.
408
a favore di Filippo , lautore dedica la seconda parte della missiva ( 9-14) ad una
puntuale quanto faziosa critica dello scritto isocrateo.
La critica al Filippo si preannuncia sin dallinizio come il vero argomento
dellepistola: e, sin dallinizio, tende a trasparire che la critica, lungi dallessere un
onesto esercizio di critica letteraria, ritrova in realt il suo movente nella polemica fra
Accademia e Isocrate. Che limpulso che porta alla critica sia solo incidentalmente
collegato al Filippo e che anzi il discorso di Isocrate costituisca un mero pretesto si
evince con certezza dallincipit dellepistola (28. 2, 10-14):

lcsi : ,i u: i :. |``i:i ,::i :u:,:c.i uv
cu si. . c. v,. :::`.s: u: i uv .. sii cu
,:,::i :.i3`i `:`us: u: l`i. : . v :: v:)):.c.
`,. i v:ci..

Isocrate, dunque, n ha reso noti i benefici compiuti per la Grecia da te e dai tuoi
antenati, n ha confutato le calunnie rivolte contro di te da alcuni, n si astenuto dal
chiamare in causa Platone nei discorsi a te inviati.

Ci che non pu non creare problema linterpretazione dellespressione : .
v c: v:)):.c. `,.. Dal momento che lautore sta chiaramente facendo
riferimento al Filippo, si sarebbe di conseguenza portati a ricercare proprio in quel
discorso un attacco di Platone ad Isocrate: attacco che tuttavia non si trova
94
. Lunico
altro scritto isocrateo che possa spiegare il riferimento presente nella nostra lettera
lepistola ad Alessandro (5)
95
, scritta al principe per esortarlo ad accogliere con

94
Cfr. Natoli 2004, 11 sg.
95
Sulla quinta epistola di Isocrate, cfr. Giangrande 1949; Worthington 1933-1994; Maria G.
Xanthou 2001. Riguardo alle vergognose lettere di accusa contro di voi (28. 13, 126,
kaqumw n e pistola aiscra e grayen) si riferisce probabilmente ai dispacci inviati da
Isocrate ad Atene quando era al seguito della spedizione di Timoteo contro la Lega Calcidica
ad Anfipoli (363/360 a. C.), cfr. Natoli 2004, 152 sg. Anche in questo caso i riferimenti
rimangono, tuttavia, molto vaghi, ai limiti della tendenziosit.
409
cautela gli insegnamenti del suo nuovo maestro (Aristotele). Una pagina dettata forse
dalla delusione per vedere lAccademia preferita alla propria scuola nella scelta del
precettore dellerede al trono della Macedonia. Colpisce tuttavia, anche in questo
caso, il fatto che non si ritrovino riferimenti espliciti ai rivali e tanto meno nomi,
come di consueto in Isocrate
96
. Laccenno contenuto allinizio dellepistola in
questione ad un attacco contro Platone rimarrebbe, dunque, privo di un sicuro
referente negli scritti isocratei: esso costituirebbe un mero pretesto per poter in
seguito tessere le lodi delliniziatore dellAccademia, in quanto patrono della casata
regnante macedone - come si avuto modo di osservare nel passo sopra discusso in
merito alla testimonianza di Caristio di Pergamo ( 12)
97
.
La critica al Filippo denota dunque, fin dalla sua impostazione, il suo essere
profondamente pretestuosa e funzionale ad una pi ampia polemica che trascende lo
scritto in oggetto nonch pienamente comprensibile solo se inquadrata in tale
polemica. Questa peculiarit governa anche la pi dettagliata critica al discorso ( 9-
14). Sar proficuo un esame complessivo dei passi in questione, al fine di evidenziare
le modalit secondo cui viene dispiegata la critica.

28. 9, 18-10, 25. l :: u. : v. vi;:. c: :.si.i viisi`.
c).c : A`s.3.i:u )u, si. si): :vi.. : vii::.,i.
:::`.s:, i :: :. . si. si``.. vi,ii . vi. cu vi):i
vi:`.v:. A`s.3.i: : ,i : vic:3:.i )u,. si. v`:. ci
vi. :i iuu sis. v.ci :. iu si`): Aui :: uv:
3ic.`:.i cic:. .s):. 3iu uv.ci :i iui vi`.
Mis::.i ;:. |.) : vi`. )u,. i.c. 3. ::`:uc:,
:: c vi 3ic.`:u. si:,ic:.

Oltre a ci quel sofista di Isocrate, con lintento di richiamarti ad azioni giuste, ha
lodato la fuga ed il ritorno di Alcibiade e te lo ha additato ad esempio, ma ha
tralasciato le gesta di maggiore importanza e bellezza compiute da tuo padre.

96

Cfr. Natoli 2004, 12.
97
Cfr. supra pp. 392-394.
410
Alcibiade, infatti, and in esilio per empiet, provoc danni enormi alla propria patria
ed infine fece ritorno a questa: Aminta, invece, fugg per breve tempo costretto da
uno scontro dinastico, ma poi torn a reggere la Macedonia. Inoltre, Alcibiade mor in
vergognoso esilio, mentre tuo padre termin la sua vecchiaia sul trono.

Il passo fa riferimento a Phil. 58-61:

s:,i. :: v. i v:. A`s.3.i:. |s:. ,i )u,. vi. si.
u i``u . u v iuu iu cu)i s::u
:vi :.i : ,:) v`:., u iu ,. :c:
:s:.., i``.):. v:.i: :. i. 3. i si:`):. v:.`: v`::.
v iu. |i):sic : u . : ,::. :. . `:,:.
:v.:.c:.:, ui :.:`):. is.3. :ui., v : vi .c. i
:`c:.: :. ciu :: ii si:cc: u v`.,
i``i si. Ais::i..u si. u i``u |``i, .c)i vi):. i
vi: .cic., u :i``u `.su. sis. v:.v:c:., .c: :: v.
u :;.`u :. i. i cu)i i :.:s:. v`: : i.
v`:c. :,,:,::i, Ais::i..u :: u : :;ii :uu:.
:. i u iu.i :.A`s.3.i: si):cii. v:.):: ,i uviuu
sii )i`ii :ui:. :v.)uci., si. sii , ,:.i
iv.`:ci, .c:. . )i. : i iu. ,.,:c)i. .
vi. sis. : i )i`i :`i3i, us i
:;:`:,):. ,:u::. |s:. : u `.su. sis. i..
,:: si `): :. v`., :,i` : :; u., u
:vi.u: u)ivi..

Considera anzitutto le vicende di Alcibiade. Egli, esiliato dai suoi, pur vedendo che
gli altri colpiti prima di lui da questa sventura erano sgomenti per la potenza della
nostra citt, lungi dal pensarla come loro, giudic che bisognava tentar di rientrare
con la forza e scelse di far guerra alla patria. Chi si accingesse ad esporre uno per uno
gli avvenimenti di allora, non potrebbe riferirli esattamente e forse, in questo
momento, riuscirebbe tedioso. Comunque tanto grande fu il subbuglio in cui egli mise
non solo la nostra citt, ma anche i Lacedemoni e gli altri Elleni, che noi subimmo ci
411
che ognuno sa, gli altri incorsero in mali cos gravi, che neppur ora sono cancellate le
dolorose conseguenze prodotte nelle citt da quella guerra, e i Lacedemoni che allora
parvero allapice della fortuna, sono ridotti per causa di Alcibiade alle odierne
sventure: persuasi da lui ad aspirare allimpero marittimo, persero anche legemonia
terrestre; sicch se qualcuno affermasse che i mali presenti ebbero inizio per loro nel
momento in cui conseguivano il dominio del mare, non potrebbe essere tacciato di
menzogna. Quegli, dunque, dopo essere stato la causa di mali cos gravi, rientr in
Atene con grande gloria, anche se non con lode unanime.
98


Lautore della lettera appare qui impegnato a far intravedere nelle parole di Isocrate
un intento encomiastico: intento che risulterebbe ridicolo, in quanto riferito ad un
esempio negativo quale Alcibiade. In realt Isocrate ben lungi dalladditare
Alcibiade come esempio in assoluto: se si vale di tale vicenda solamente con il fine
di convincere Filippo della relativa semplicit, rispetto alle imprese portate ad effetto
dallo stratega ateniese in frangenti decisamente meno propizi, del grandioso piano
politico che lo sta esortando a perseguire. Questa chiave di lettura degli esemp
addotti da Isocrate si trova esplicitamente esposta nel paragrafo precedente a quello
richiamato nella lettera
99
.

98
La traduzione di tutti i passi del Filippo quella di Marzi 1991.
99
Isocr., Phil. 57: . : u us i:ui :c. c. cucci. i v`:. iui,
:s . :.:. ,ui. c. ,:,:c)i. )i: :. .u . si. i:..
iui vi;:., :s v``. vii::.,i. .i. c: ,.i. v.c:.. | ,i
)i.c. ::. .: . v,:,::. si``.c. : :c..:. .
:. cu3:3u`:usi: :v.:.ci:, :.. :: si. :ucs`.:i u.
:v.:`:ci:, . `.v :ci. . i.`:,uc. . u )i cu i i.
vi;:. s:.. i i`:v.:i Che, dunque, non ti sia impossibile unire queste citt,
ritengo di avertelo dimostrato con quanto ho detto; che, inoltre, limpresa ti sar anche facile,
penso di potertene convincere con molti esempi. Se si vedr che altri uomini nel passato, pur
non avendo posto mano a imprese pi belle e pi sante di quelle che noi ti abbiamo
consigliato, ne hanno compiuto di pi grandi e ardue, che cosa rester da obiettare a chi va
dicendo che tu non puoi fare le cose pi facili in minor tempo che quelli le pi difficili?.
412

28. 10, 25-31. li:,s: :: c. si. A.uc.u i.i, .cv:
vcs c. u ic:3:ciu, i``u u cvu:i..iu .cic)i.,
si. `. . sis.c., i``u . :.si.i. ,::c)i..

Isocrate poi ti ha portato ad esempio la monarchia di Dionisio: come se per te fosse
bene imitare chi pi scellerato e non chi migliore e diventare emulo dei peggiori e
non dei pi onesti.

Lo scrittore si riferisce a Phil. 65:

A.uc. .u 3u`i. ,i :s v``. c: v:.c)i. i:.i :. i.
vi;. :) c: u,i. viisi`. v``c . uisc.. si. .
,::. si. :; si. . i``. ivic., :v.)uci i.i i`,.
si. i.s. si. `ci ivii vi:. i ):i v :ui.
iu, si:c: : uisuci, ivici :: i : .s:`.i v `:., ci.
v: ci |``.::, si:c:,i, `.siu :: :ui. v:.:3i`:
si. v: si. iu.s c u::. i . v :s:.u ,::..

Dionisio poi voglio provarti con molti esempi che facile limpresa a cui ti esorto
pur essendo uno del volgo di Sicarusa per stirpe, per fama e per ogni altra sua dote,
concep unassurda e folle passione per il potere assoluto ed ebbe laudacia di fare
tutto ci che poteva condurlo a tale grado di potenza. Cos simpadron di Siracusa e
sottomise tutte le citt della Sicilia, quante almeno erano di origine ellenica, e si
circond di tante forze terrestri e marittime quante nessuno degli uomini vissuti prima
di lui.

Il procedimento appare molto simile al precedente. Anche in questo caso si vorrebbe
far travisare la reale intenzione di Isocrate, omettendo volutamente linciso che

Alcibiade viene opposto al padre di Filippo II, Aminta III (393-370 a. C.), cfr. laccurata
appendice in Natoli 2004, 178-180.
413
loratore fa precedere allesempio per palesare la propria intenzione identica a
quella che governava ladozione dellesempio precedente
100
.

28. 11, 31-35. |i.. vi. sii,:`icii .iui ,i). i.:.
iuic)i. )c. . i). u :v...i. 0. :: :..):: .
iu. v`c.i. isi: .s :ui:. si. vii iui
u:: :: :. v:. u. :v:ci `,, .c: v.:. .
`,. . `,. u :::.sic..

E questa la cosa pi ridicola di tutte: scrive un simile discorso e sostiene poi di
difendersi con stile dai discepoli che lo criticano. Quelli che usano frequentarlo, pur
essendo allapice della maestria retorica, si sono dati per vinti e, non avendo nessun
argomento da opporre, si sono dunque dati a lodare il discorso con tanto trasporto da
assegnargli la medaglia doro delle orazioni.

Il riferimento a Phil. 22:

1iuisuci . : v. :;:v`i, si. vi`. . ii`i3.
:iu i:.v v :sic . ):., vii`:.,., si. :;.
.c. `.i i,ivi :. i.:. iuu ui `uvci :u :..,
. :iu :v:.), u : v.v`;i. . `cii, :`:u. uv:c
. iu. `, . : v`:. ::.;:. si. v.c:. u::
i`` v:. iuu v` . i :s:.. : ;

Come in un primo tempo rimasi colpito nellascoltare ci e come poi mi ripresi e
ribattei ciascuno dei loro argomenti, tralascer di dirlo, per non apparire ad alcuni
troppo compiaciuto dellabilit con cui mi difesi dal loro attacco. Dunque dopo aver
mortificato con moderazione, a mio avviso, quelli che avevano osato criticarmi, da
ultimo promisi di mostrare il discorso a loro soli fra i concittadini e di non farne
nientaltro se non ci che a loro soli paresse opportuno.

100
Cfr. l. c., 3u`i. ,i :s v``. c: v:.c)i. i:.i :. i. vi;. :)
c: u,i. viisi`.. Dionisio il I tiranno di Siracusa (405-367 a. C.).
414

La situazione completamente travisata. Isocrate non indugia a narrare le vicende
riguardanti la nascita del suo discorso per pura vanit, ma per esortare Filippo a non
sospendere la lettura prima della fine, come si evince dal paragrafo 23
101
. Laneddoto
serve dunque a Isocrate per sconsigliare Filippo dal seguire lesempio di quei lettori
che, inizialmente poco favorevoli ai suoi consigli, si devono poi ricredere: questo, per
evitare che il sovrano macedone rimanesse a tutta prima infastidito dalle proposte
concernenti la restituzione di Anfipoli e, pi in generale, la ricerca della benevolenza
da parte delle citt greche, finendo per non accogliere il reale messaggio del discorso,
ovvero una spedizione panellenica contro la Persia. Nella rappresentazione del nostro
scrittore il tutto viene ridotto ad una faceta rappresentazione della scuola di Isocrate: i
suoi discepoli, ben lungi dallessere bravi oratori, danno invece dimostrazione della
propria inettitudine e dellinefficacia dellinsegnamento di Isocrate, dato che non
dispongono di nessun argomento da opporre al maestro. Costui a sua volta va tutto
fiero per un trionfo oratorio su dei ben miseri rivali.

28. 13, 17-21. iv:ci`s: :: c. `,, : v. :,i,:
Hghsilaw, .si :: :.ics:uici uc: :v.`:. . .s:`.i ui.
A.uc.. :: . i : i):`. i :: vc):. : c:uc:

101
Isocr., Phil. 23, 1u. isuci: iv`), us .:v. :.i.i ::.
l` u v``i. :i. uc: :v.:`:c): u `,u si. ::.):
iu. cu ::v:c .ccu : :). :)icui, :::`:
:iu. ivi. . :.:., .`,u :: :: v.v: cu
vi,i :.ii:., :cv:u: :: i`` ,. v:))i. c. `, u,
:`:, :. :`v.uc. u c: si. `. :;:. . i. uv: .
:.:. i``i si. u |``i ivii. Udito ci se ne andarono, non so con
quali disposizioni di spirito. Se non che pochi giorni pi tardi, quando il discorso fu finito e
venne loro mostrato, cambiarono cos radicalmente parere che si vergognavano della loro
insolenza passata, si pentivano di tutto ci che avevano detto, riconoscevano di non essersi
mai tanto sbagliati in nessuna cosa, avevano pi fretta di me che questo discorsoti fosse
inviato e dicevano di sperare che non solo tu e la nostra patria, ma anche tutti gli Elleni mi
sarebbero stati grati per ci che avevo detto.
415
A`:;i:. . :i`. :: :`:ui. u v c: ,`.c. iu
ivs.c:.

Ti ha inviato un discorso: ebbene, questo discorso prima lo scriveva per Agesilao
102
,
poi lo ha abborracciato un po e lo ha venduto al tiranno di Sicilia Dionisio
103
, in
seguito ha tolto alcune cose, aggiunto altre e lo ha fidanzato con Alessandro il
Tessalo
104
ed infine lo ha ora deviato con ostinazione contro di te.

Il riferimento a Phil. 81:

|i. )iui c , i v: : v:c:.`i si. v A.uc. ui.:i
sci:, ktl.

Non meravigliarti, come scrissi anche a Dionisio dopo che era diventato tiranno,
etc.

Lautore della lettera tende, in questo caso, a far leva sullamor proprio di Filippo:
Isocrate verrebbe cio presentato come interlocutore non degno di fiducia, dato che
non solo ha rivolto i medesimi consigli che egli ora ha inviato a Filippo ad altre
personalit influenti della politica internazionale greca, dimostrando in questo un
imperdonabile opportunismo, ma ha anche avuto la cura di scegliere destinatari certo
non allaltezza del sovrano macedone, come Alessandro il Tessalo
105
. Filippo sarebbe
dunque quello di turno, ultimo di una serie di personaggi non proprio esemplari. Il

102

Agesilao II, re di Sparta (399-360 a. C.).
103
Dionisio I, tiranno di Siracusa (405-367 a. C).
104

Alessandro di Fere, signore della Tessaglia (369-358 a. C.).
105
Il quale godeva di pessima stampa e proprio per questo si rivela unarma accusatoria
indovinata da parte dellautore dellepistola (cfr. Natoli 2004, 157 sg.). Per i tentativi di
correggere il nome di Alessandro in quello di Giasone di Fere, destinatario senza dubbio pi
verisimile, cfr. Natoli 2044, l. c.
416
ricorso a questo espediente doveva annullare la difesa preventiva circa la
riutilizzazione di propri discorsi avanzata da Isocrate
106
.

La conclusione della lettera contiene una serie ininterrotta di critiche e abbiamo di
conseguenza preferito riportare tutto il passo, insistendo in seguito su unanalisi dei
singoli riferimenti.

28. 14, 23-25. 3u`. :i .ci. 3.3`. iici. i : .
`,. v c: v:)):.ci uviuu v)ic:.
107
. |v. : ,i
A).v`:. )c. kwlusai th n genome nhn eirh nhn gra yai lo gon, u per <d>
|is`:u i)iic.i uc: c. )ic:.. :v: :.. :: :.i
`.s.i `,. i`is.: ,i):. cu,,. i;.. u:.
)iui:. ::, :. si. v. ii,u l.s .`u: si. )iu`:
v.:. )i.:c)i. `, l:c :: . siici,c:. iu
:.::i. c: )c..

Vorrei che la carta di questa lettera mi permettesse anche di enumerare le scuse da
lui presentate nel discorso che ti ha inviato. Sostiene, infatti, che la pace stretta su

106
Isocr., Phil. 93-94, |i. ::. uv`i3 : 3u`:c)i. `i):., . u. :.i
v:)isi iu v v: v:. |v.ci ,i :v. i iui :.i.i
:.` v:. ,`.: i :::`.:i si`. ::. :.v:. si. ,i :.
: :v.::.;. :v.u, :v:.. i ivii i .iui :.i):u,:., c. ::
cu3u`:u. . i :. v:. `:;. v`:.. :.:.3 v:. i
vi;:., :. ::. u i``u . . :. .:u iu iv:.
. uv:u v: :.:.. Nessuno mi attribuisca la volont di nascondere, che
ho espresso alcune di queste idee nella stessa forma di un tempo. Svolgendo gli stessi pensieri
ho risolto di non darmi pena di cercare di dire diversamente ci che avevo gi chiarito bene.
Se tenessi un discorso dapparato, mi studierei di evitare tutte le ripetizioni di tal genere, ma
consigliando te, sarei stolto se dedicassi pi tempo allo stile che ai fatti, e inoltre se, pur
vedendo che gli altri si servono delle mie idee, io solo mi astenessi dal ripetere quanto ho
detto in precedenza.
107
28. 8, 74-75 fa riferimento al passo appena riportato.
417
Anfipoli gli ha impedito di scrivere un discorso, ma che circa limmortalit di Eracle
tratter in un altro momento; ti chiede poi scusa per molte parole scritte, come egli
stesso concede, con fiacchezza a causa dellet, ma confessa daltra parte di non
stupirsi se il suo discepolo del Ponto pronunziando il discorso lo rendesse ancor pi
snervato e sciocco; aggiunge che sa bene come piegherai il Persiano.

Per quanto riguarda il discorso scritto circa la questione di Anfipoli, il riferimento
allampia rassegna presente a Phil. 5-7: la critica dellautore della lettera consiste nel
fatto che Isocrate prima sostenga di non aver scritto il discorso su Anfipoli, mentre
poi ne riepiloghi i punti. Nel riepilogo non c tuttavia nulla di ridondante: anzi un
abile espediente di Isocrate per rilanciare la questione, anticipando
contemporaneamente quanto verr detto pi ampiamente nel discorso.

Per quanto riguarda il discorso sullimmortalit di Ercole, il riferimento a Phil. 33:

:: v`. ::i )ic., .cv: v:. . vi`i.. v.c:u:,
|is`:. : cui..i ,::c)i. i)iic.i :: v, c. :
iu). vu):c)i. i:., :. :: u :.v:. u si. . :: vi.c. .
:s:.u c..i

[] quanto alla nostra citt, quelli a cui prestiamo fede riguardo alle tradizioni
antiche dicono che aiut Eracle a conseguire limmortalit (in qual modo, per te sar
facile apprenderlo unaltra volta, e per me non questo il momento di riferirlo) e ad
assicurare la salvezza ai suoi figli.

La critica raggiunge il culmine della tendenziosit: lutilizzazione dellavverbio auqi
equivale per lo scrittore ad una promessa di una futura trattazione nel corso della
medesima opera.

Per quanto riguarda la menzione dellet avanzata di Isocrate, il riferimento a Phil.
149:

418
1iuu :;:ici ivii si. :.:`). v iu, : . .
:.:. i`is.: sii::: c:, i... `.s.i :
:.si.. i ivi: cu,,. :.:.

Se dunque, dopo aver esaminato tutto ci e averlo rimeditato dentro di te, qualche
passo del mio discorso ti parr troppo fiacco o inadeguato, danne la colpa alla mia et
per la quale tutti dovrebbero avere indulgenza.

Isocrate non chiama in causa la propria et per scusare alcune eventuali debolezze del
discorso. In realt si tratta di unammissione di modestia, dato che nel periodo
consecutivo allunico preso in considerazione dal nostro autore, fa risalire al merito di
un dio leventuale buona riuscita del discorso
108
.

Per quanto riguarda la debolezza del discorso, il riferimento allampia
giustificazione contenuta in Phil. 25-29: in questo caso lusuale argomento
dellinefficacia del discorso scritto rispetto a quello pronunciato dal vivo viene
indebitamente rivolto dal nostro scrittore contro lomonimo allievo ed erede di
Isocrate
109
, con il fine di metterne in rilievo i limiti dal punto di vista oratorio.

Per quanto riguarda, infine, la spedizione di Filippo, il riferimento a Phil. 105:


108
Cfr. l. c., :.i . v: :.i::::., .:. iui
,i u :u:. i``i :i.. uv3i`:., us :u )., i``i
|``i: s:: si. 3u`: iu : . sis. ivi``i;i. .
vi. si. c. v`u :.. v:.):.i. :;i c u uviuc. [] se
peraltro ci che dico allaltezza dei miei discorsi precedentemente pubblicati, bisogna
credere che non sia stata la mia vecchiaia a concepirlo, ma me lo abbia ispirato il dio, non
perch si preoccupi di me, ma perch ha a cuore lEllade e vuole liberare lei dai mali presenti
e coronare te di una gloria molto pi grande di quella che ora hai. Lautore dellepistola
canzona let di Isocrate anche a 28. 4, 37-39.
109
Si tratta di Isocrate di Apollonia, cfr. Bickermann-Sykutris 1928, 73 sg.; Von Scala 1892;
Natoli 2004, 54 sg. Di contro, cfr. Blass 1892, 450.
419
|. :i v`:.. `:,:. : v::.u, v v`:. i.ci
v:.,:. u 3ic.`:. :ui:., s`.

Cercherei di parlarti ancora pi a lungo sulla tattica con cui potresti vincere assai
rapidamente la guerra contro le forze del Re, etc.

Come appare evidente, linterpretazione del passo avanzata dallo scrittore contraria
al pensiero espresso da Isocrate: loratore non intende infatti rimarcare la sua
preparazione anche in campo militare, sostenendo che a conoscenza delle strategie
che Filippo user per sconfiggere il persiano, ma, al contrario, far risaltare la sua
modestia che gli impedisce di dare inutili consigli in campo militare ad un sovrano
che ha gi dato prove massime di perizia strategica
110
.

4. Risultati

Lesame appena condotto sulla modalit di utilizzazione delle fonti permette di
tratteggiare con maggiore precisione lintenzione dellautore dellepistola.
In primo luogo, come si spera di aver dimostrato, si tratta di una lettera aperta, una
lettera cio pensata per la pubblicazione e rivolta non al solo destinatario
dellepistola, ma allintera opinione pubblica greca. In secondo luogo, essendo una
risposta al Filippo di Isocrate, discorso sicuramente pubblicato, sarebbe assurdo
pensare ad una replica privata, rivolta al solo Filippo. In terzo luogo, solo secondo

110
Cfr. l. c., u :: )3ui. .: :v..c.c. ., :. :: v.v:
:i:..ci: . ci...s. u `. c. vii.:. . v`:.ci si.
:,.ci :.iv:vi,:. sii v`:. .c: v:. : u. u:: .i. ::.
v`:.. `:,:.. [] ma a questo punto temo di espormi al biasimo se, non avendo mai
coltivato larte militare, avessi ora laudacia di istruire te, che hai compiuto moltissime e
grandissime imprese belliche. Perci su questo argomento credo di non dover dire nulla di
pi. Anche la critica all.c.i e alla vi.::.i di Isocrate (28. 11, 111-113) appare del
tutto pretestuosa: essendo Tera, metropoli di Cirene, colonia a sua volta di Sparta, non appare
totalmente errato da parte di Isocrate (Phil. 5) considerare anche questultima colonia di
Sparta, cfr. Natoli 2004, 87-90.
420
questa prospettiva ci si pu dire in grado di comprendere completamente la funzione
dellexcursus sulle gesta di Alessandro I: sarebbe infatti ridicolo pensare che lo
scrittore desiderasse convincere Filippo II della bont dellazione del suo
predecessore. Lenfasi posta sullazione del re mostra chiaramente che allopinione
pubblica greca che si vuole fornire del Filelleno un ritratto esemplare. Se si pensasse
tuttavia ad una semplice opera di propaganda filo-macedone non si sarebbe
interamente nel giusto. Bisognerebbe infatti ammettere che si tratterebbe di una
modalit piuttosto grossolana e tanto smaccatamente di parte da risultare quasi
inefficace. Ma quale potrebbe essere, dunque, il significato della sezione dedicata ad
Alessandro I? Per comprenderlo, non si dovr considerare la lettera tanto come un
pamphlet propagandistico, quanto come uno scritto nato dalla polemica tra
Accademia e Isocrate. Questo porta a chiarire anche il vero significato della critica al
Filippo. La critica, che nellultima parte della lettera si presenta a sua volta, come il
passo concernente Alessandro I, troppo tendenziosa, ha in realt il fine pi generale di
ribaltare il cardine dellargomentazione raggiunta da Isocrate nel suo discorso rivolto
a Filippo. Ovvero, mentre Isocrate esorta il sovrano macedone a fare il primo passo
per conquistare il consenso delle citt greche, rendendosi benemerito nei loro
confronti e puntando concretamente ad eliminare i motivi di tensione e scontento, per
esempio restituendo Potidea e Anfipoli, il nostro scrittore rende chiaro che i Greci
sono gi debitori nei confronti della casata regnante macedone per le sue molte buone
azioni compiute in favore dellEllade. Filippo, di conseguenza, non dovrebbe essere
obbligato a prendere nessuna ulteriore iniziativa in questo senso. Il rapporto fra
Filippo e i Greci si trova dunque ribaltato rispetto a quello proposto da Isocrate. Le
pedanti precisazioni contenute nellampia critica al discorso possiedono, dunque, la
funzione di far apparire non gi di rendere effettivamente il discorso isocrateo
debole, al fine di inficiarne il presupposto. Le gesta di Alessandro I servono invece a
rimarcare i benefici ottenuti dalla Grecia per opera del sovrano macedone.
Interpretando in questo senso, appare anche chiara la funzione degli argomenti
mitologici, gravitanti intorno alla figura di Eracle, elencati nellepistola. Essi hanno s
il fine di giustificare le annessioni macedoni, ma sono analogamente volti a fornire
unutilizzazione delleroe che, volgendo dalla propria parte quella operata da Isocrate
nellArchidamo prima e nel Filippo poi, arrivasse a confutare la posizione sostenuta
421
dalloratore ateniese nel Filippo in merito alla questione di Potidea e Anfipoli
111
.
Lepistola 28 dunque da considerare uno scritto nato dallassociazione di diversi
materiali gi nel IV sec. a. C. e volto a contestare le posizioni di Isocrate
112
, in seno
ad una pi ampia polemica fra Accademia e Isocrate: linterpretazione dellepistola
tanto come scritto di propaganda (Bickermann), quanto come tentativo di Speusippo
di riallacciare i rapporti fra Accademia e corte macedone (Natoli) non sono del tutto
soddisfacenti, dato che non riescono a dare spiegazione del dato fondamentale emerso
dallanalisi delle fonti, ovvero lapparente pretestuosit delle argomentazioni.
Questo carattere oltre alla cronologia decisamente pi alta non pu non
differenziarla profondamente dalle altre epistole del corpus: dal punto di vista
dellintenzione infatti, lunica epistola che si possa dire rivolta a dei destinatari
concreti e precisamente collocati in un ben preciso contesto storico e, di conseguenza,
scritta per provocare una loro presa di posizione in merito ad una polemica
effettivamente sorta nellAtene della seconda met del IV sec. a. C.

111
Si pu notare che la critica rivolta ad Isocrate si arricchisce di riferimenti anche ad altre
sue opere, ovvero Ad Dem. e Evag. (28. 4, 31-32 e 28. 10, 103-105, sui precetti presenti nelle
tei. ma puntualmente contraddetti dal loro stesso autore, cfr. Natoli 2004, 144) e Paneg.
8 (28. 9, 86-87, sarcastica citazione letterale).
112
Si gi notata la natura problematica delle versioni dei miti fornite dallo scrittore
dellepistola (cfr. supra n. 87 p. 404 sg.): anche linnovazione dettata da necessit
propagandistiche va senzaltro considerato una peculiarit dettata dalla competizione con
Isocrate.
422
Epistola 29

Dellepistola 29 non si in grado di stabilire con assoluta certezza il mittente: i due
candidati sono Platone e Speusippo
113
. Il destinatario , come per la precedente,
Filippo di Macedonia, ma prima della sua definitiva ascesa al trono, quando egli ha
appena ricevuto da amministrare una parte del territorio macedone dal fratello
Perdicca
114
. Il principe viene dunque esortato a seguire lesempio di moderazione del
fratello e ad impegnarsi con lui non in contese dinastiche, ma in una gara di mutui
benefici.

113
Per Platone si pronunciano: Allacci, Momigliano 1934, n. 1 p. 36. Sostengono al contrario
la candidatura di Speusippo: Mullach 1881, Schering 1917, Khler, Natoli 2004. Orelli
considera entrambe le epistole 28 e 29 del medesimo autore e collocabili entrambe nel IV sec.
a. C. Sykutris 1933 considera la 29 spuria, ma databile comunque nel IV sec. Isnardi Parente
1981 ritiene che sia la lettera 28 che la 29 siano state scritte, insieme alla quinta lettera
platonica in circoli gravitanti intorno a Speusippo. Le prove lessicali e stilistiche volte a
confermare la paternit platonica fornite da Natoli 2004 nellappendice I (pp. 164-170) del
suo contributo non possono che apparirci inconsistenti: non vediamo proprio alcuna ragione
perch termini comuni come a::`) (riferito alle azioni) ed e pieikeia, una normale
espressione come peri pollou poieisqai, la cura posta nellevitare lo iato, lintento
pacificatorio e la citazione di Esiodo dovrebbero essere considerati inconfondibili marchi
platonici.
114
Perdicca III, fratello maggiore di Filippo II, Re di Macedonia (365-359 a. C.), cfr.
Hammond-Griffith, II, 185-188.
423
In merito allattribuzione, ci troviamo a concordare con lopinione generalmente
espressa a riguardo: il mittente sarebbe da individuare in Platone. Questa opinione
viene suffragata dallinterpretazione complessiva della lettera. Abbracciando la
posizione presa gi da Allacci, 243 e approfondita in seguito da Sykutris 1933, 88 sg.,
riteniamo che vada considerata una sorta di prova documentaria fatta seguire
allepistola 28 per suffragare concretamente quel reale interessamento di Platone al
potere di Filippo al quale si fa riferimento a 28. 12. Il mittente non pu di
conseguenza essere che Platone.
In merito alla genuinit, la questione pi complessa. Vista la mancanza di elementi
sufficienti a provare definitivamente la paternit platonica o meno, la critica si
limitata ad oscillare fra un giudizio positivo e negativo fino a Sykutris 1933, 88 sg., il
quale, sebbene negasse la paternit platonica, riconosceva tuttavia che lo scritto
mostrava uno stile che non rendeva impossibile una datazione al IV sec.
Successivamente, Isnardi Parente 1981, 399 collocava la nascita di questo scritto,
insieme alla quinta epistola platonica, alla quale verrebbe accomunata dal contenuto,
in ambiente speusippeo.
424
Linterpretazione generalmente proposta troverebbe in questa collocazione ulteriore
conforto: sarebbe cio un documento nato con il fine di conquistarsi il favore della
corte macedone, rappresentando liniziatore dellAccademia come un convinto
sostenitore di Filippo. Saremmo dunque portati a credere che si tratti di un falso, ma
diversamente dalle altre epistole del corpus, assai antico, collocabile, per lappunto,
nel IV sec. Le similarit con lepistola precedente sono di conseguenza molte.
In merito al rapporto fra lepistola 29 e la quinta epistola platonica, con la quale
condividerebbe, come detto, tanto il contesto in cui ha trovato origine, quanto lo
scopo, non si possono purtroppo esprimere giudizi incontrovertibili. E possibile,
tuttavia, formulare alcune osservazioni. La 29 sarebbe, secondo la nostra opinione,
posteriore alla lettera del corpus platonico: come il falso attribuito a Platone, avrebbe
i suoi natali in ambienti vicini a Speusippo e, parimenti, presenterebbe una rilettura e
una correzione a posteriori dei rapporti politici dellAccademia con la corte
macedone.



1
425
Se, infatti, la quinta epistola platonica incentrata su una rivalutazione delloperato di
Eufreo di Orea, quel discepolo che Platone nella lettera raccomanda a Perdicca e che
poi trover la morte battendosi per lautonomia dellEubea da Filippo
115
, lepistola 29
presenta Platone stesso dalla parte di Filippo, anzich del solo Perdicca. Se si segue
questordine, anche il tono dellepistola, solo moderatamente adulatorio e, tutto
sommato, super partes, troverebbe una giustificazione: Platone aveva preso
dichiaratamente parte per Perdicca e la sua compromissione poteva essere al limite
moderata, ma non cancellata.










XXVIII
<Speusippo> a Filippo
1

(1) LAntipatro che ti reca questa lettera originario di Magnesia, ma gi da tempo
risiede ad Atene e scrive intorno alle vicende greche:







115
Cfr. Natorp 1907b; Beloch, II 1, 396; 470; Isnardi Parente 1970, 39-43; n. 50 p. 41; Ellis
1976, 95-98; Hammond-Griffith, II 199; 203; 546 sg.; Natoli 2004, 36 sg.; 40.
426
5
10
15
20
25
30

427
sost iene di aver subito un torto da un tale di Magnesia. Ascolt a, dunque, i l suo
caso e most rati il pi disponibile possibile ad aiutarlo. Faresti bene a prestargli
soccorso
2
per molti motivi ma soprattutto per il seguent e. Durante un r it rovo qui
da noi fu let to il discorso a t e inviat o da Isocrate: Ant ipat ro si most rava
daccordo con lassunto generale, ma cont est ava ad Isocrate di aver t ralasciato le
buone azioni da voi compiute per la Grecia. Prover in seguito ad elencarne
alcune.

(2) Isocrate, dunque, n ha reso not i i benefici compiut i per la Grecia da t e e dai
tuoi
3
antenat i, n ha confut ato le calunnie r ivolte contro di t e da alcuni, n si
ast enuto dal chiamare in causa Plat one nei discorsi a t e inviati. Eppure, per
pr ima cosa non doveva sfuggirgli il legame di parentela che intratt ieni con la
nostra citt , ma doveva palesarlo anche ai t uoi discendent i. Eracle, infat ti, pur
essendo nei t empi antichi vietat o per uno straniero, voleva essere iniziato e
divenne dunque figlio adott ivo di Pilio.

(3) Dato che le cose stanno cos, Isocrat e pot eva parlarti come si fa con un
concit tadino: la vostra stirpe discende infatt i da Eracle. In seguit o, avrebbe
pot uto elencare i benefici rivolti alla Grecia dal tuo antenato Alessandro e dagli
altri: lui per li ha passat i sotto silenzio, come se si t rattasse di indicibili
disgrazie. Quando, infatti, Serse aveva inviato ambasciat ori in Grecia a chiedere
terra e acqua, Alessandro li uccise. Al lorch poi i barbari si avvicinavano
4
, i
Greci si riunirono presso il vostro
5
tempio di Eracle: poich Alessandro in
quelloccasione denunci di front e ai Greci di medismo Aleva e i Tessali, i
Greci decisero di arret rare la linea di difesa e grazie a lui furono salvi.

(4) Di quest e buone azioni dunque non dovevano
6
ricordarsi solo Erodot o e
Damast e, ma anche colui che nei suoi insegnamenti di retorica
428
35
40
45
50
55

429
sostiene che gli ascoltatori dovranno essere resi benevoli nei tuoi confront i dal
cost ume proprio del tuo antenato
7
. Sarebbe st ato poi giusto raccont are del bene fatto
8
a Plat ea cont ro Mardonio e dei numerosi successivi benefici da parte dei t uoi
9
antenat i. Se fosse stato scritt o in quest o modo, il discorso avrebbe convogliat o verso
di te la riconoscenza dei Greci pi di quanto abbia fatt o non dicendo nulla di buono a
proposito del vostro regno. Eppure, era proprio dellet di Isocrate raccontare
10
anche
le gesta ant iche, mentre, farlo con uno st ile florido, sarebbe stato proprio di un
ingenio in piena vigoria. Oltre a quant o detto, si sarebbero potute anche confutare le
calunnie, diffuse pr incipalmente dagli Olinti.

(5) Perch, chi t i potrebbe considerare t ant o st upido da attaccare Olinto proprio
quando sono in guerra contro di te Illiri e Traci, e poi ancora At eniesi, Spartani e t ut ti
gli altri Greci e barbari? Riguardo a ci, per, non si pu t ratt are brevemente per
lettera. Quello che non argomento alla portat a di qualsiasi orat ore
11
e che viene da
molt o t empo taciut o - ma che ti sarebbe altres utile conoscere ritengo invece
giusto
12
esporre: e mi sembra bene anche pregarti di nut rire una giusta grat it udine nei
confront i di Antipatro come ricompensa
13
di t utto ci. Perch, riguardo al fat to che la
regione acquisita dagli Olinti appart enesse in passato agli Eraclidi e non ai
Calcidesi
14
, ha espost o finora tradizioni attendibili solament e chi ti reca quest a
lettera.

(6) Sost iene, infatt i, che tanto Neleo a Messene, quanto Sileo nella regione di
Anfipoli, furono uccisi nello st esso modo da Eracle in quanto violent i: Messene allora
fu affidata alla custodia di Nestore, il figlio di Neleo, e la regione di Fill ide a Diceo, il
frat ello di Neleo. Dopo molt e generazioni Cresfonte si impadron di Messene,

430
60
65
70
75
80

431
mentre gli Ateniesi e i Calcidesi
15
presero la regione di Anfipoli, pur essendo essa degli
Eraclidi. Analogament e, furono eliminati da Eracle come malfattori e delinquenti
Ippocoont e t iranno di Spart a e Alcioneo nella Pallene: assegn dunque Spart a a Tindaro e
Potidea
16
con lintera Pal lene a Sitone, figlio di Poseidone. La Laconia la presero poi i
figli di Aristodemo allepoca del rit orno degli Eraclidi, mentre si impadronirono della
Pallene gli Eretriesi, i Corinzi e gli Achei di ritorno dalla guerra di Troia, sebbene fosse
degli Eraclidi.

(7) Allo stesso modo, racconta che Eracle elimin i tiranni Prot idi Tmolo e Telegono
nella regione di Torone e ad Ambracia, Clide e i suoi figli: ad Aristomaco figlio di Sitone
ordin di cust odire il territorio di Torone regione che i Calcidesi colonizzarono bench
fosse vostra ed assegn
17
a Ladice e Carat te la regione di Ambracia dato che
desiderava che i deposit i fossero poi restit uiti ai suoi discendenti. Inoltre, le ult ime
conquist e di Alessandro nella regione degli Edoni, t utti i Macedoni le conoscono.

(8) Quant o ho riportato non sono semplici
18
pretesti di Isocrat e, n vuoto risuonare di
nomi, ma sono t radizioni che possono sostenere il tuo pot ere. Dato poi che risult a
evidente che t i stai occupando anche delle vicende dellAnfizionia, ho voluto comunicarti
un racconto che fornisce a riguardo Antipatro: in che modo si siano riuniti in principio gli
Anfizioni e come, sebbene facessero parte dellAnfizionia, i Flegi ne furono esclusi da
Apollo, i Driopi da Eracle e i Crisei dagli stessi Anfizioni. Costoro dunque, tut ti membri
dellAnfizionia, furono privat i dei voti, altr i l i presero e si accomodarono nellAnfizionia:
Antipatro sost iene che tu non abbia fatto altro che imitare alcuni di costoro e che durante
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85
90
95
100
105
110

433
la guerra sacra t i sia preso come premio da parte degli Anfizioni per la tua spedizione
a Delfi i due voti dei Focesi.

(9) Di tutto ci Isocrat e - il quale sost iene di educare a raccontare
19
i fatti antichi in
modo nuovo e quelli recent i in modo ant ico non ha fatto cenno n delle vicende
antiche, n di quelle affrontate da te recent emente, n di quelle intercorse nel
frat tempo
20
: sembra propr io che di alcune non abbia sent ito parlare, altre non le
conoscesse e di altre ancora si sia di ment icato. Oltre a ci quel sofista di Isocrat e, con
lint ent o di richiamarti ad azioni giuste, ha lodato
21
la fuga ed il rit orno di Alcibiade e
te lo ha addit ato ad esempio, ma ha tralasciat o le gest a di maggiore importanza e
bellezza compiut e
22
da tuo padre.

(10) Alcibiade, infatt i, and in esilio per empiet, provoc danni enormi alla propria
patria ed infine fece ritorno a questa: Aminta, invece, fugg per breve tempo costretto
da uno scont ro dinastico, ma poi t orn a reggere la Macedonia. Inoltre, Alcibiade
mor in vergognoso esil io, mentre tuo padre termin la sua vecchiaia sul trono.
Isocrate poi t i ha port ato ad esempio la monarchia di Dionisio: come se per t e fosse
bene imitare chi pi scellerato e non chi migliore e divent are emulo dei peggior i e
non dei pi onest i. Eppure, nei suoi scritt i sost iene che bene portare esempi at tinent i
ed edificant i: ha fat to, dunque, torto ai suoi insegnamenti e si servit o di esempi fuori
luogo e che per giunta risult ano i peggiori e i pi contrari allassunto del discorso.

(11) E quest a la cosa pi ridicola di t utt e: scrive un simi le discorso e sostiene poi di
difendersi con stile dai discepoli che lo crit icano. Quelli che usano frequentarlo, pur
essendo al lapice della maestria ret orica, si sono dat i per vint i
23
e, non avendo nessun
argomento da opporre, si sono dunque dati a lodare il discorso con tanto trasporto da
assegnargli la medaglia doro delle orazioni.

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115
120
125
130
135

435
Fai presto a rendert i conto della preparazione e del la cultura di Isocrate: di front e agli
ascolt atori definisce i Cirenei
24
come coloni dei Lacedemoni
25
e ha nominato
successore della sua sapienza il suo discepolo che viene dal Pontoanche se di
sofist i ne avessi vist i molt i, non puoi averne incontrat o uno pi r idicolo.

(12) Sono venuto anche a sapere che Teopompo da voi fa sfoggio di t ot ale
inflessibilit, e che fa ricadere calunnie su Platone: come se non fosse stat o lui a dare
il vero inizio del tuo potere ai t empi di Perdicca
26
e a sopportare di malanimo
qualunque vicenda di violenza e di scont ro familiare si verificasse fra di voi. Per far
smett ere larroganza di Teopompo, ordina ad Ant ipat ro di leggergli qualche passo
della sua opera storica: comprender come sia gi usto che venga cassato
27
da tutt i e
come ingiust ament e riesca invece a farsi mant enere da te.

(13) St esso discorso per Isocrat e. Da giovane insieme a Timoteo cont inuava ad
inviare al popolo di Atene delle vergognose let tere di accusa contro di voi
28
: ora che
vecchio, come se fosse mosso da disprezzo o da invidia, ha passat o sotto silenzio la
maggior parte delle belle gesta da voi compiut e. Ti ha inviato un discorso: ebbene,
questo discorso prima lo scriveva per Agesilao
29
, poi lo ha abborracciat o un po e lo
ha venduto al t iranno di Sicil ia Dionisio, in seguito ha tolt o alcune cose, aggiunto
altre e lo ha fidanzat o con Alessandro il Tessalo ed infine lo ha ora deviat o con
ostinazione contro di t e. Vorrei che la cart a di quest a lett era mi permett esse anche di
enumerare le scuse da lui presentat e nel discorso che ti ha inviat o.

(14) Sostiene, infatt i, che la pace st retta su Anfipoli gli ha impedit o di scrivere un
discorso, ma che circa limmortalit di Eracle
30
tratter in un altro momento; ti chiede
poi scusa per molte parole scritt e, come egli st esso concede, con fiacchezza a causa
dellet, ma confessa daltra parte di non stupirsi se il suo discepolo del Ponto
pronunziando il discorso lo rendesse ancor pi snervato
31
e sciocco;
436
140
1
5
10
15

437
aggiunge che sa bene come piegherai il Persiano. La carta tutt avia non mi bast a

a
scrivere
32
le sue ultime scuse: t anta penur ia di carta dipende dal fatto che il gran re ha
preso lEgit to. St ammi bene, fa prest o ad occuparti di Ant ipat ro e rimandacelo
indietro.





XXIX
<Platone augura> a Filippo <di stare bene>
1

Mi sembra che Perdicca abbia di most rato di considerare di grande valore possedere,
secondo le parole di Esiodo, met piuttosto che t utto e di ritenere che le ricchezze si
possono acquistare anche grazie al la