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Iscrizione di San Clemente (1084 post quem)

[Scritture e scrittori del sec.XI pp.252-256 y 281-319 (1977) - VISCARDI, Antonio e VIDOSSI, Giuseppe, Eiunaudi, Torino, 1977]

[p.256] [...]
ISCRIZIONE ROMANA SU UN AFFRESCO DELLA CHIESA DI SAN CLEMENTE IN
ROMA5
(Monteverdi)
Sisinium: Fili dele pute, traite.
Gosmarius : Albertel, trai.
[Albertellus]: Falite dereto6 colo palo, Carvoncelle.
[Sanctus Clemens] : Duritiam cordis vestris [in saxa conversa est, et cum saxa deos
aestimatis] saxa traere meruistis.

(Pellegrini)
Sisinium: Fili dele pute, traite! Gosmari, Albertel, traite! Falite dereto colo palo,
Carvoncelle!
[S. Clemens] : Duritiam cordis vestris . . . saxa trahere meruistis.

[...]
5. Iscrizione di San Clemente. Per il testo v. p. 254. Note di Giuseppe Vidossi.
6. Falite dereto: fattigli dietro (sotto).
[...]

[p.252] VI. Frammenti di letteratura volgare.


FRAMMENTI DI LETTERATURA VOLGARE

La scoperta dell’indovinello veronese, scrittura volgare sulla fine del secolo VIII o del
principio del IX, aveva scosso la vecchia tesi delle tarde origini della letteratura
volgare in Italia: il più antico monumento volgare italiano - di ordine non puramente
pratico - è contemporaneo o meglio anteriore al più antico testo volgare francese di
contenuto in qualche misura letteraria (la Cantilena di sant'Eulalia); e basta a
documentare la tendenza a modulare il volgare sì da atteggiarlo a strumento della
espressione letteraria. Diversa è tuttavia, in Francia e in Italia, la storia ulteriore dello
scrivere in volgare con intendimenti, in certo modo, letterari; perché mentre in Francia
già nell'undicesimo secolo si realizzano due grandi movimenti che dan luogo a due
splendide fioriture artistiche, la narrativa della Francia del nord e la lirica della
Provenza; in Italia, invece, per tutto il corso dei secoli XI e XII non riusciamo a
riconoscere se non una tra dizione letteraria volgare di tono senza confronto minore.
Di essa ci è giunta solo una documentazione modesta, di scarso significato e valore.
Fino a che punto sono questi umili frammenti segni superstiti di una fioritura più ricca;
fino a che punto fra il testo veronese e questi segni, di più che due secoli posteriori,
occorre postulare una catena ininterrotta, i cui anelli siano andati perduti totalmente?

Tre testi presentiamo; e sono le sole scritture volgari italiane che possano
assegnarsi al secolo XI o ai primi anni del XII e non siano, come le formule testimoniali
di Capua e di Teano o simili, documento di un uso soltanto pratico del volgare per le
esigenze della vita amministrativa, giuridica, religiosa.
I tre testi sono: a) la Postilla amiatina, b) l’Iscrizione della chiesa inferiore di
San Clemente in Roma, c) il così detto Ritmo (o Testimonianze) di Travale.
[...] [p.253] b) Sul muro di rinforzo costruito a sostegno della chiesa di San
Clemente pericolante dopo il saccheggio del 1084, sono state affrescate scene della
Passio del Santo; e accanto alle persone, indicate col loro nome, il pittore ha segnato le
parole ch'esse dicono e ascoltano: e son parole in volgare romanesco (mentre in latino
sono le parole poste in bocca al santo pontefice). Per questo, appunto, l'iscrizione è
molto importante, come ha rilevato felicemente il Monteverdi: perché per la prima
volta « il volgare italiano vi appare usato con intento artistico; [ed intenzionato, e riflessa l’ordine
sociale anche con l’uso delle lingue o livelli di lingue] e non paia parola troppo alta per tre povere frasi
ferra terra . . . Pittura e parola collaborano. E collaborano anche nella
caratterizzazione dei tre servi, così realisticamente rappresentati. . . l'artista si è
sforzato di trarli vivi dalla realtà. . . dei suoi giorni. . . e perciò, volendo far parlare i
suoi personaggi, li fa parlare in volgare. Anacronismo . . . Espediente ingenuo, senza
dubbio . . . Ma ai suoi tempi non mancò di un certo ardimento, ed è, a ogni modo,
significativo di un'arte che per tanti segni mostra di volersi liberare della rigidità [meglio,
un’adattazione ai momenti] di una tradizione ormai non più sentita.» E si può anche pensare che
il testo dell'iscrizione sia stato al pittore suggerito da un chierico di San Clemente; e
allora ci troveremmo in presenza di un testo volgare dovuto a penna culta, com’è
l'indovinello veronese.
[...] [p.254]
ANTONIO VISCARDI - GIUSEPPE VIDOSSI

*
[...] Iscrizione di San Clemente. Unica difficoltà per l'iscrizione di San Clemente è l'attribuzione delle
parole ai singoli personaggi. Diamo tale attribuzione come proposta da A. MONTEVERDI in « Studj
romanzi », xxvi (1934), pp.5 sgg., ora in Saggi neolatini. Roma, Edizioni di «Storia e Letteratura», 1945,
pp. 61-74, e come da S. PELLEGRINI in «Cultura neolatina», viii (1948), pp. 77-82.
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