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Introduzione al Midrash

Prof. Mello
Il prof. Alberto Mello è un monaco di Bose. Insegna allo Studio Biblico Francescanum, alla
università Salesiana e in altre università.

Parlo di una tradizione estranea alla mia, una tradizione che conosco perché me la hanno detta
altri. Ma da cristiano posso fare da ponte fra le due realtà: il mondo ebraico e il mondo cristiano.
Nelle prime due lezione cercheremo di rispondere ad una domanda preliminare: cosa
giustifica il nostro interesse per l’ebraismo?
Gli studiosi di Nuovo Testamento risponderanno che Gesù era ebrea e viveva in un ambiente
ebraico. La conoscenza dell’ambiente allora è necessario per capire i Vangeli. Ma il nostro interesse
non è solo di tipo archeologico ma attuale.
A partire dall’evento Cristo fino al 70 (distruzione del tempio) l’ebraismo è una realtà
complessa con molte correnti: i farisei, gli esseni, i giudeo cristiani … Fino al 70 il fattore coesivo
era dato dalla pratica liturgica, dalla frequentazione del tempio Gerusalemme. Gli apostoli, Paolo, si
recano nel Tempio.
Dopo il 70 restano i giudei cristiani ed i farisei. Ma a seguito dello scisma cristiani ed ebrei
sono ora molto lontani. Ora il ritorno al primo secolo può essere un itinerario a ritroso, filologico
fino a ritrovare l’origine comune. Percorso a ritroso che può essere percorso anche dagli ebrei.
Ad oggi a seguito dello scisma gli ebrei hanno perso Gesù mentre i cristiani hanno perso
l’ebraismo. I cristiani di oggi sono cristiani gentili. Dunque se gli ebrei volessero oggi recuperare
Gesù dovrebbero chiedere agli ebrei e i cristiani per l’ebraismo devono chiedere agli ebrei di oggi.
In italiano è possibile distinguere fra ebrei e giudei, distinzione non riportabile in altre lingue.
Giudeo è termine un poco deteriore, dispregiativo. Ecco che allora io preferisco usare ebreo e
ebraismo.
Gesù era un giudeo proveniente dalla Galilea. Non v’è allora differenza fra dire Galileo e
giudeo, ebreo.
In questo sviluppo storico nel IV secolo il cristianesimo è divenuto religione di stato. Allora vi
erano il cristianesimo non più di matrice ebraica e il fariseismo. Non è sopravvissuto l’essenismo, i
sadducei …Perché?
Se l’ebraismo è sopravvissuto nella corrente farisaica allora essa deve avere un certo merito,
caratteristiche intrinseche che le hanno permesso di configurarsi ad un ambiente nuovo, ad una
situazione storica nuova.
Spesso l’interesse del cristianesimo nell’ebraismo è il parallelismo: monumento di ciò
è”commentario del nuovo testamento in base al Talmud e al midrash”, di Stemberger e Stack. Ma è
una parallomania, una mania del parallelismo, una estrapolazione dei testi ebraici dal loro contesto.
Le parabole di Matteo (le dieci vergini, gli operai dell’ultima ora …) hanno riferimenti
rabbinici assai vicini. Ma occorre vedere i testi nel oro contesto per poi, compresi, creare i rapporti.
Ma quali sono i motivi di interesse per l’ebraismo da parte dei cristiani. Due motivi evidenti:
- midrash, lettura della torah secondo la tradizione.
- liturgia ebraica.
L’interesse per l’ebraismo da parte dei cristiani può essere anche non ben accetta: perché
interessarsi se poi non la pratica. Un aspetto del midrash è la sua ricerca del modo di mettere in
pratica al Torah. Il midrash è molto libero nel suo fondamento scritturistico. Esso è simile nei
presupposti alla esegesi patristica. Essa è libera, nella sua lettura allegorica e cristologica. Allo
stesso modo lavora il midrash. Ma è espressione di una cultura che cerca di praticare la Torah,
concretamente.

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Per la liturgia sono convinto che Gesù non fosse ne fariseo, ne essendo, ne sadduceo … Ma
talvolta nei vangeli Gesù è più radicale dei Farisei (matrimonio), altre volte più libero (sabato) …
Quanto alla centralità e unicità di Dio,la dimensione dello Sabbath
La preghiera per Israele è la norma della fede. Se si può definire una teologia ebraica, alcuni
ne discutono la possibilità, essa deve considerare la preghiera: essa è normativa. Tale preghiera e i
suoi contenuti sono tali e quali oggi. Non sarebbe utile considerare altre fonti, poiché nel Talmud,
ad esempio, si dice una cosa e il suo contrario.
Il dialogo ebraico cristiano nonè mai esistito fino alla shoà. Esso è nato come presa di
coscienza da parte dei cristiani che la situazione attuale delle accuse contro gli ebrei, ad esempio
come quella di deicidio. La logica dei rapporti fra le due religioni era una logia di conflitto: il
cristianesimo pretendeva di essere il nuovo popolo eletto. A che pro’ allora Israele.
Jules Isaac, nel1948, dopo la shoà, pubblica “Gesù e Israele”. Egli aveva perso tutta la sua
famiglia nello sterminio. Nel 1960 egli incontra papa Giovanni, che dopo si impegna a scrivere un
documento conciliare sull’ebraismo. Sarà il capitolo IV di Nostra Aetate, 1965. È il primo
documento della storia della chiesa che si occupa di Israele. Questo documento non ha citazioni di
documenti precedenti ma solo citazioni bibliche.
Isaac condannava nel suo libro il disprezzo per Israele promulgato dal cristianesimo. Non si
tratta di un libro esegetico ma basandosi sui vangeli dimostra come tale disprezzo non sia
riconducibile a Cristo.
Leggiamo alcuni brani della Nostra Aetate. Essa è un documento conciliare, dunque ha una
sua autorevolezza. La NA inizia con ”Scrutando il mistero della Chiesa …” è lo stesso mistero della
chiesa che è rapportato con Israele.
Gli inizi della fede si trovano già nei patriarchi, in Mosè e nei profeti (questa aggiunta è stata
voluta da padre Bruno Usar, che chiese di esplicitare il riferimento a Mosè per evidenziare il legame
al popolo ebraico).
La chiesa ricevette l’Antico Testamento da Israele. Si riferisce a Rm 11. Un testo
addormentato nella esegesi cristiano. L’innesto sull’ulivo buono, Israele, dei gentili,olivi selvatici.
Il popolo del nuovo testamento, e poi il popolo con cui Dio ha stretto l’Alleanza. Allora avi
sono due popoli. I due popoli dell’Antica e nuova Alleanza ha un patrimonio comune.
È un documento avversato dalle chiese orientali, che avevano paura di problemi per gli arabi
cristiani.
Gli ebrei dunque non sono il popolo maledetto, ma se il popolo di Dio è la Chiesa allora cosa
è il popolo dell’antica Alleanza? È un documento dunque che dice e non dice.
Il giudeo cristianesimo non è mai esistito nei secoli, è esistita una amicizia fra ebrei e cristiani,
soprattutto nella sventura dell’olocausto, quando i cristiani aiutarono tanti ebrei.
Disse il primo presidente della Amicizia Ebreo Cristiana: L’antisemitismo è una variante
faziosa di un principio vero: Israele non è più il popolo di Dio.
Il secondo tema della NAe è la non imputabilità indistinta a tutti gli ebrei della morte di
Cristo. Mt 24,25 il suo sangue ricada su noi e i nostri figli. È un brano che è stato interpretato come
una auto maledizione perpetua, ma forse Matteo pensava alla distruzione di Gerusalemme, ovvero
agli ebrei e ai loro figli diretti.
Intervento del Card. Rercaro, cardinale di Bologna, al concilio, durante la discussione di NAe.
Egli afferma che il patrimonio comune per lui non è solo l’inizio, ma è presente tutt’oggi. È cosa
poi fondamentale nella vita della chiesa. Egli considera non solo la Scrittura ma anche l’eucarestia,
proposta da Gesù in ambito del pesah ebraico. L’eucarestia è difatto l’espressione attuale della
comunione con Israele. Anche se gli ebrei non lo sanno! Un ebreo che prega lo Shemà realizza, suo
malgrado, una comunione con i cristiani. Poi Lercaro fa una altra osservazione: richiamando il
concilio di Trento, catechismo, che osserva come i cristiani bestemmino vieppiù Cristo
conoscendone la natura divina.
4 gennaio 1975 Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione della dichiarazione conciliare
Nostra Aetate. Qui l’accento è posto sulla necessità di conoscere l’ebraismo. Formula un principio
importante: è essenziale conoscere gli ebrei come essi stessi ridefiniscono. Ciò richiede un dialogo

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simmetrico, parola chiave anch’essa. In realtà normalmente non si riconosce tali simmetria,
considerandosi il cristianesimo un seguito dell’ebraismo, la sua scaturigine. Se per il cristianesimo è
necessario conoscere la propria origine, per l’ebraismo non v’è lo stesso interesse a conoscere una
sua derivazione.
È necessaria allora una specifica formazione degli insegnanti nelle scuole e nei seminari.
Siamo di fronte a direttive tecniche, nondimeno importanti.
24 Giugno 1985, “Sussidi per una corretta presentazione degli ebrei e dell’ebraismo nella
predicazione della Chiesa”. Siamo nel magistero di Giovanni Paolo II che nell’1980 a Magonza
disse” …il popolo dell’antica Alleanza, che non è mai stata revocata”. Affermazione importante
anche se problematica. Se ne potrebbe derivare dei dubbi sulla dimensione della nuova Alleanza,
ovvero cosa sia e quale sia la sua validità. In realtà si afferma un dialogo, una dialettica promessa
compimento fra la prima e l’ultima alleanza.
La lettura ebraica e cristiana del AT sono distinte, ma si può ricorrere alla ebraica per una
migliore comprensione.
Leggiamo il numero 10 dei sussidi.
La novità non è tanto che si parla dell’attesa del messia, venuta per gli ebrei, ritorno per i
cristiani. Martin Buber: quando il messia verrà voi cristiani chiederete al messia: eri già stato qui o è
la prima volta? Spero di essere vicino al messia e suggerirgli: non rispondere se no litighiamo di
nuovo.
La persona el messia che oggi ci divide è il punto di convergenza: se la fede in Gesù ci separa
la fede di Gesù ci unisce. Ma il punto cruciale è che si considera il popolo di Dio uno, ma diviso
oggi. È una proiezione escatologica: alla sua venuta saremo ancora un solo popolo. Si dice poi che
Gesù è ebreo e lo è sempre stato. Non vi è rottura da parte di Cristo con il popolo ebraico!
L’ultimo documento che considereremo è “Il popolo ebraico e le sue sacre scritture nella
bibbia cristiana”, gennaio 2002, commissione biblica internazionale. Si vuole chiarire il nesso
difficile fra antico e nuovo testamento. Chiarendo tale nesso si crede di venire incontro al dialogo
ebraico cristiano. Il documento è diviso in tre capitoli.
Senza l’Antico il nuovo Testamento sarebbe indecifrabile. Il documento stabilisce il criterio
generale della conformità. La conformità del nuovo all’antico si manifesta in molti modi, cn diverse
espressioni:
- affinché si compisse quanto detto dal profeta
- … secondo le scritture
La fede cristiana è basata sulla conformità dei nuovi eventi all’antico testamento. Paolo usa
dei metodi rabbinici nei suoi scritti. Il vangelo di Matteo usa più degli altri il procedimento del
midrash narrativo per esporre la storia di Gesù. Oggi molti pensano che gli episodi dell’infanzia di
Gesù siano dei racconti di tipo midrashico per dimostrare la conformità di Cristo con l’AT.
Il documento si esprime con primo e secondo testamento, piuttosto che antico e nuovo. Deboli
diceva che il rapporto fra i testamenti non è di tipo platonico, ombra e realtà, ma di tipo aristotelico,
potenza e atto. Il nuovo compie dati già presenti nel primo.
La lettura cristiana dell’AT ha un di più di senso, che si manifesta in modo imprevedibile. Ad
esempio la citazione del salmo 118 nel vangelo di Matteo: la pietra scartata è divenuta testata di
angolo. Ovvero ciò era previsto dall’AT ma come si è realizzato, ciò è davvero sorprendente. Il
messia era atteso, ma Gesù da a tale figura una dimensione, uno spessore inaspettati. Il di più
imprevedibile non è nocivo agli ebrei, ma è ciò che giustifica il fatto che loro non abbiamo potuto
leggere, comprendere la novità. Non si può chiedere agli ebrei quella capacità retrospettiva donataci
da Cristo stesso. Il cristiano scopre nei testi un di più di salificato che era nascosto prima del messia.
San Paolo, II Corinzi, parla di un velo davanti agli occhi degli ebrei, velo che oscura il messia,
ma certo non acceca. Gli ebrei conoscono il nuovo testamento meglio di noi.
Letture consigliate:
Nostra Aetate
Orientamenti
Sussidi

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Documento del 2002 ella Commissione Biblica Internazionale.
Stefani, Introduzione all’ebraismo,

Programma generale del corso


Introduzione
1. Percorsi storici, geografici.
2. Letteratura rabbinica
3. Torà scritta e orale
4. Senso ovvio e ricercato
5. Il midrash apre la scrittura
6. Il midrash compie la scrittura
7. Pluralità di sensi e senso privilegiato

In questa lezione vogliamo vedere come nasce e si sviluppa il genere del Midrash, quali sono i
rabbini più importanti e voglio dare una visione anche geografica di questo fenomeno. Il midrash è
un metodo di interpretazione delle scritture, ma anche il nome di alcune opere midrashiche,
midrashim. Parleremo anche di queste opere in modo che possiate orientarvi fra di esse. Citerò le
opere più importanti con le date di redazione, non di scrittura. Il midrash è una tradizione orale che
ad un certo momento è stato deciso di mettere per iscritto.
Il midrash fa parte della Torah orale. In maniera sintetica ho individuato 4 percorsi
dell’ebraismo storico. Ce ne sono di più, perché la storia non è mai semplice, ma così possiamo
schematizzare bene il fenomeno, che si svolge nella diaspora ebraica:
1) Percorso verso est. La diaspora ebraica nel mondo mediterraneo è iniziata prima del 70
d.C. Solitamente e in modo errato noi cristiani pensiamo che essa sia il frutto della
distruzione di Gerusalemme ed associamo alla diaspora un significato negativo: gli ebrei
sono stati puniti e dunque dispersi per aver rifiutato Gesù. Ma i farisei avevano una visione
universalistico già al tempo di Gesù si è detto “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che
percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della
Geenna il doppio di voi (Mt 23,15).” Dunque i farisei avevano questo zelo “missionario!”
Gli ebrei avevano già al tempo di Gesù una visione universalistica. Già prima del 70 già gli
ebrei erano ben presenti a Roma e ad Alessandria. Paolo affronta il problema della
coesistenza fra cristiani ed ebrei convertiti nella sua lettera ai Romani: voi Romani non
siate superbi … In Alessandria vi era una fiorente comunità ebraica, della quale si è
conservata soprattutto le opere di Filone. Vi è poi il capolavoro della esegesi antica che va
sotto il nome di LXX: la traduzione della Bibbia ebraica in Greca. È il primo modello di
interculturalità: la scrittura diviene disponibile anche ai non ebrei. L’ebraismo ellenistico
alessandrino si è spento ad Alessandria, prima della caduta del Tempio. Le ragioni non si
conoscono con precisione. Ma è sopravvissuto in ambito cristiano, Filone è stato
considerato in qualche modo un padre della Chiesa. La tradizione della bibbia dei LXX è
stata tramandata dai cristiani, i manoscritti sono cristiani. Nel 70 Gerusalemme vi èla
distruzione del Tempio, circa la metà della popolazione è deportata a Roma e nelle Puglie,
soprattutto. Questi diventeranno, soprattutto poi nel medioevo, centri ebrei importanti. Il
nucleo principale della vita ebraica resta la Palestina, ma con lo spostamento del suo centro
in Galilea. Questo perché, nel135con la rivolta giudaica, Adriano rade al suolo
Gerusalemme e ne fa una città pagana: Aelia Capitolina. Resta qualcosa vicino alle porte.
Ma il grosso del giudaismo rabbinico si sposta al nord: Sefforis, Tiberiade … Dalla Galilea
nascono le prime opere rabbiniche scritte:
in primis la Misna, la ricapitolazione di tutta la legge orale rabbinica. Essa è redatta verso
il 200 da Rabbì Jeuda il Principe. Vengono trascritte alcuno opere midrashiche e il Talmud
gerosolimitano. Questi era un Talmud palestinese. Nel III e IV sec. i maestri ebrei si
spostano sempre più verso Oriente. Verso Est, verso Babilonia. Centro ebraico fin dalla
distruzione del Tempio. Colà la maggioranza degli ebrei non era rientrata al decreto di

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Ciro e in seguito. Con l’arrivo dei maestri dalla Galilea Babilonia diviene il centro
dell’ebraismo di questo tempo. Soprattutto quando nel VII secolo con l’invasione islamica
si riduce l’importanza dell’ebraismo palestinese di espressione ebraica a vantaggio
dell’ebraismo babilonese di espressione aramaica.
A Babilonia si redicono altri midrashim e si realizza il Talmud di Babilonia, altro grande
monumento dell’ebraismo antico, all’incirca nel VI secolo. I capi dell’ebraismo babilonese
non si chiamano più rabbini ma “eccellenze”. Saaldiacanon è il primo ad aver tradotto la
bibbia ebraica in arabo.
Da Babilonia il movimento ad est prosegue fino all’India e in Cina,VIII sec. Nel 1991
sono stati fotografati alcuni ebrei cinesi! Nel XII secolo Beniamino di … racconta del suo
viaggio in India e di aver visto ebrei di pelle scura. Gli ebrei hanno dunque una capacità
interculturale.
In Arabia già c’erano delle tribù arabe ebraicizzate. Maometto nel VI secolo ha conosciuto
l’ebraismo attraverso tribù nomadi arabe ebree. Inizialmente Maometto spera di poter
convertire tali tribù all’Islam e le tratta bene. Poi, non riuscendoci le espelle. Queste tribù
finiscono nello Yemen, ancora più a sud. Là si conserva un ebraismo yemenita fino ai
nostri giorni. Anche questo ebraismo yemenita è custode di una letteratura midrashica:
gadol midrash, il grande midrash è opera di tale ebraismo.
2) Percorso verso Ovest. Sefarad, Spagna. Sefarditi. A partire dalla conquista araba della
Spagna VII secolo, gli ebrei sono sospinti fin là. L’ebraismo babilonese ha il predominio
fino all’anno 1000. Fino ad allora per qualsiasi problema difficile si interpellano i gheonim
(eccellenze) di Babilonia. Anche i manuali di preghiera, in uso a tutt’oggi, questi sono stati
codificati dai gheonim babilonesi (come pure il seder pasquale). Dall’anno 1000 cresce il
prestigio dell’ebraismo spagnolo. Questo fra XI e il XIII sec produce una fioritura culturale
straordinaria. Gli ebrei spagnoli assumono ruoli sociali importanti: sono consiglieri del Re,
medici, prestatori di denaro …
Talvolta sono anche vice Re. L’opera principale dell’ebraismo spagnolo è quella di Mosè
Maimonide, filosofo, medico, esegeta … Ha cercato di conciliare l’ebraismo con la
filosofia razionalista aristotelica, in quel tempo in diffusione nel mondo occidentale.
Maimonide è il Tommaso d’Aquino dell’ebraismo!
Il dominio mussulmano cambia, andando al potere tribù nord africane, berberi, meno
tolleranti verso gli ebrei, che tendono a rifugiarsi al nord della Spagna, Catalogna …, sotto
la dominazione cristiana. Ma colà inizia la persecuzione: conversioni forzate (il
marranesimo, ebrei che fingono di essere cristiani). L’inquisizione ha giurisdizione non
sugli ebrei ma sui falsi cristiani. Con la riconquista di tutta la Spagna da parte dei re
cattolici i mori sono scacciati come pure gli ebrei (1492). Alcuni ebrei si rifugeranno in
Portogallo, ma a seguito della persecuzione (conversione forzata), migreranno nel nuovo
mondo. La maggior parte dell’ebraismo sefardito torna ad est: in Grecia e soprattutto nei
paesi arabi (Iraq), in Palestina (a Zafed in Galilea). Questo ebraismo ha un suo profilo
culturale ben preciso e definito. In alcuni ambiti degli ebrei sefarditi si continua a parlare
lo spagnolo latino, uno spagnolo molto antico.
3) Percorso verso nord. L’altro grande centro ebraico medioevale è la zona franco renana:
Francia e Germania. La Germania è chiamata dagli ebrei ashkenaz. Di qui ashkenaziti. Si
qui sviluppa un ebraismo meno filosofico e poetico di quello spagnolo ma più esegetico. Il
grande nome di questo ebraismo è Rashi, che è l’acronimo di Rabbi Shomo (Sholomon?)
ben Isaac.
Dei sefarditi è la grammatica: essi avevano la bibbia in ebraico, il talmud in aramaico, e
vivevano in un mondo arabo. Da questa comparazione di tre lingue semitiche è nata la
grammatica, comprendere le regole delle lingue semitiche. I francesi e tedeschi sono
grandi commentatori, commenti della bibbia, del talmud … commento del commento. La
bibbia ebraica ha il testo originale e attorno i vari commenti, talmudici, dei grandi maestri

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Con le crociate tutto l’occidente è mobilitato per questa grande azione della cristianità.
Crociato in origine era il pellegrino, non era armato. Volendo far fuori gli infedeli
distruggono anche le comunità ebraiche che trovano lungo il cammino. Rashi muore nel
1104, facendo in tempo a conoscere la prima crociata del 1096, che distrugge tutte le
comunità renane da lui conosciute e dove lui aveva studiato. Nei suoi commentari si vede
una differenza fra quelli scritti prima e dopo del 1096, che divengono anti cristiani. 1169,
III Concilio Laterano. Un decreto impedisce ad ebrei e cristiani di vivere insieme.
Probabilmente ha un ragione pratica: per evitare conflitti vengono separati. Tale decreto
viene applicato solo sporadicamente, ma nel 1516 la Repubblica Veneziana istituisce il
getto. In seguito la creazione del ghetto sarà normale. Il ghetto è l’ammissione di una
differenza fra cristiani ed ebrei. All’interno del ghetto si riconoscono alcuni diritti agli
ebrei, è una misura punitiva ma al contempo conservativa, perché permette la
sopravvivenza delle comunità ebraiche. È discriminazione certo, ma forse era il male
minore. L’ebraismo ashkenazita a seguito delle persecuzioni delle crociate si sposta
anch’esso lui sempre più verso est: dalla Germania alla Polonia, alla Russia. È l’ebraismo
che verrà sterminato dai nazisti.
L’ebraismo polacco è un ebraismo abbastanza tollerato. Esso è particolare, diverso.Vi
sono villaggi ebrei in Polonia, essi fanno tutti i mestieri anche più poveri. È forse un
ebraismo più povero ma dotato di una ampia autonomia.
L’ebraismo italico è quello meno strapazzato, quello che è stato più tollerato dai suoi
vicini, ma anche quello che ha avuto meno menti culturali, fatto salvo il periodo del
Rinascimento e della stampa. A Venezia, a Reggio Calabria si sono stampati i primi libri
ebraici.
4) Percorso dell’antisimitismo. Dalla Rivoluzione Francese si afferma il diritto naturale alla
libertà di ogni cittadino. Tale ideale si estende in Europa con l’età napoleonica e gli ebrei
acquistano diritti come tutti gli altri cittadini. In Italia con lo statuto albertino, 1848, gli
ebrei sono emancipati. Gli ebrei sono cittadini francesi, tedeschi … di religione israelitica.
Si dissocia l’appartenenza nazionale alla religione. Conseguenza è che gli ebrei sono
cittadini, sono soldati … combattono … ma con questo perdono la loro identità. Molti
ebrei si assimilano. Ciò che risveglia l’ebraismo è proprio l’antesimitismo: il pregiudizio
contro gli ebrei, sia di ordine religioso (deicidio) sia di ordine economico, per le posizioni
da essi assunte, è diffuso. Fino alla soluzione finale escogitata dal nazismo:l’eliminazione
totale del popolo ebraico. Vi è discussione fra storici del nazismo e quelli della Shoà,
contrapposizione fra gli intenzionalisti e i funzionalismi: era intenzione fin dall’inizio
(prima della invasione della Polonia e Russia) sterminare il popolo ebraico e per questo
hanno invaso Polonia e Russia oppure a seguito della invasione risono trovati con il
problema della presenza ebraica risolto con lo sterminio. I campi di sterminio sarebbero
allora la soluzione alla questione ebraica.
Dopo la Shoà gli ebrei si convincono della impossibilità di rimanere nella Europa
cristiana. 1897 si costituisce il movimento sionista. 1917 gli inglese occupano
Gerusalemme, liberando la Palestina dal dominio dei Turchi. Nel 1920 il ministro degli
esteri inglese rilascia una dichiarazione ufficiale in cui dice cha la corona inglese vede con
favore il nascere di un focolaio ebraico in Palestina. Vi è una manovra diplomatica poi che
ha come scopo la realizzazione di questo focolaio, ovvero la divisione del territorio fra
arabi palestinesi ed ebrei. Gli ebrei ovviamente accettano la manovra mentre gli arabi no.
Ne seguirà la guerra del 1948 con la costituzione dello Stato ebraico.

Sintesi estrema ma in questo modo vi è anche una base storica a quanto diremo in seguito.
Gli ebrei del nuovo mondo vengono dal Portogallo inizialmente. L’ebraismo che si espande a
est trova nell’800 dei problemi, sia in Polonia che in Russia (pogrom russi, stermini di massa).
L’ebraismo polacco e russo allora emigra negli Stati Uniti principalmente. Nasce un ebraismo più

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liberale, quello degli USA. La prima risposta alla persecuzione e l’emigrazione. In Palestina già
nell’800 ci sono i primi piccoli gruppi di ebrei immigrati.

Ebraismo normativo
Consideriamo quelle basi comuni a tutto l’ebraismo, a prescindere dalla loro differenziazione.
La Mishna è stata redatta attorno al 200 da Rabbi Jeuda, detto il Principe. Essa era stata
ripetuta per secoli oralmente.
Le grandi figure della Mishna sono Hillel e Smammai. Essi sono due rabbini contemporanei di
Gesù. Siamo dunque attorno al 30 d.C.
Discepolo di Hillel e Shammai è Jochanan ben Zakkai. Le due interpretazioni di Smammai e
Hillel furono considerate entrambe valide, ma verso il 70 si decise di seguire la strada di Hillel.
Nell’ebraismo però l’affermazione di una linea non cancella l’altra.
Jochanan era a Gerusalemme, era di origine Galilea, all’assedio si finse morto per uscire da
Gerusalemme (i funerali erano consentiti) e si fece portare da Vespasiano cui chiese la possibilità di
insegnare in un luogo. Gli fu concesso Javne, sulla costa mediterranea. Si ricostruisce l’ebraismo
rabbinico.
Discepoli di Jochanan sono
Eli’ eger Jehoshua
Aquila 135
Meir
Jehudai
Ma la linea del “principe” si trasmette da Hillel a Gamaliele a Jehuda.
La Mishnà comprende 63 trattati. Essi sono commentati nel Talmud.
La Mishnà comprende 6 trattati, il primo è
1. Zera’im Sementi. Le leggi agricole sono applicate solo in terra di Israele, dunque esso è
commentato solo nel Talmud di Gerusalemme.
Berakhot, benedizioni. È la preghiera. Esso è commentato nel Talmud Babilonese
2. Mo’el Feste
Shabbat, pesaci,
3. Nashim Donne. L’ordine si occupa del matrimonio con tutto quello che comporta. Si tratta
in pratica del diritto matrimoniale.
4. Neziqin Danni. È l’ordine penale. Se faccio un danno come lo devo ripagare. È in pratica il
diritto civile e penale.
Trattato Sanhedrin. Sul processo in caso di possibile condanna a morte. Come si riuniva il
sinedrio.
Avot è un trattato mistico. Padri del mondo. Ovvero sono i padri del mondo ebraico. I
mondo sta sulla Torah, sul culto e sulle opere di misericordia, ovvero studio preghiera e
misericordia.
5. qodashin, cose sante ovvero sacrifici
6. Toharoth ovvero Purità. Ad esempio sull’impurità dei recipienti, vi è una polemica su di
essa nel NT. Tutti argomenti assai interessanti per comprendere il vangelo. Ad esempio si
parla della impurità della lebbra …
Jadain, sulla purità delle mani, ma in realtà è un trattato sulla canonicità della scrittura.
Difatti una cosa santa rende impure le mani, la cosa santa non si può manipolare con mani
impure. La santità dice l’impurità, evidenzia il santo quanto uno è impuro. Levitino, i
sacerdoti devono distinguere il sacro da profano, l’impuro da puro e non viceversa. Il
profano è manipolabile, il santo no. Esempio del sangue. Tutta l’economia sacrificale è sul
sangue. Il sangue è vita e non c’è espiazione senza il sangue. Ma se tocchi il sangue esso
rende impuro.

TALMUD = Mishnà + ghemarà (commento)

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Es Berakhot è la Mishnà.
jBerakhot è il commento di Gerusalemme sul trattato della Mishnà Berakhot.
Berakhot 63a è il Talmud di Babilonia nella edizione tipica di Varsavia. Pagina 63 lato a (prima
facciata). Il Talmud di Gerusalemme non ha una edizione “tipica” ne critica. Quando si cita il
talmud si considera il Talmud di babilonia.

Distinzione di genere letterario:

Halakhà Haggadà

H l Kh camminare ngd
Norma di condotta annunciare
Ovvero tutto ciò che non si può definire Haggadà, in pratica tutto quello che non è
Serve per camminare Halakhà
La Mishnà è quasi tutta
Halakà

La halakhà è una norma in continua evoluzione, aggiornando le norme bibliche al tempo corrente. È
un camminare camminando.
Midrash
Halakha Haggadà
Midrash che dicecome fare midrash omiletica

Midrash esegegedico
Periodo mishnico periodo talmudico
4 opere esegetiche del periodo mishnico
Mekilta (misure) su Esodo
Sifrè Esodo da cap 12 Genesi Rabbà
Sifrè (libri) sui Numeri Levitino Rabbà
Sifrè Dt Lamentazioni Rabbà
Sifrè Lv Pesiqta midrashim sulle Feste
Non si commenta la Genesi perché essa è racconto, haggadà,come pure i primi 11 capitoli di Esodo.

Torà scritta Torà Orale

Torà Mishnà
Profeti Midrashim
Scritti Talmudim

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Mello 07-03-2006

“Mosè ricevette Torah dal Sinai (luogo della ricezione, ma dicendo così indica che Sinai è
metonimo di Dio) e lui la trasmise …

I verbi in ebraico sono:


masar = trasmettere, da cui mesorà, la tradizione. Masoreti.
Qibbel= ricezione, da cui qabalà ricezione – tradizione. Nella corrente mistica è qualcosa che
si riceve da maestro a discepolo.
Qui c’è una catena ininterrotta di traenti e riceventi da Mosè ai profeti (Mosè … anziani …).
Ma la Torah non è solo un testo scritto, ma qualcosa di più, qualcosa che è oltre lo scritto, che va
trasmessa da maestro a discepolo.
Abbiamo dunque una:
- torà bi-ktav scritta
- torà she-be-‘al-pe = torà sulla bocca.
La torà deve addivenire alle labbra, altrimenti resta lettera morta.
Questa distinzione fra torà scritta e orale è anche la ragione della sopravvivenza del fariseismo
rispetto ad altre correnti ebraiche. I sadducei ammettevano solo la Torah lasciando i profeti e gli
altri scritti. Nel Vangelo i sadducei gli fanno la domanda trabocchetto della donna con sette mariti.
Gesù dice che errate grandemente perché non conoscete ne’ la scrittura ne la potenza di Dio. In tale
disputa Gesù prende una posizione vicina ai farisei. Essi hanno saputo accettare i profeti, i sapenti
ed hanno saputo adattare, attualizzare lo scritto ai tempi. Questa dinamicità probabilmente è la
ragione della loro sopravvivenza.
Ogni volta che nella scruttura di trova torot, plurale di Torah. Le Torah sono due.
Sifra su Lv 26.46
Si considera un versetto del Levitico.
Leviticus 26:46 Questi sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il Signore stabilì fra sé e
gli Israeliti, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè.
Ora la scrittura non si ripete mai. È un principio esegetico rabbinico.
Allora decreti, giudizio e le leggi sono cose diverse:
decreti sono le midrashot
giudizio sono le decisioni rabbiniche
le leggi sono le torot, ovvero una scritta e una orale biketav e befeh.
Ma rabbi Aqiba fa una obiezione: molte sono le leggi nella scrittura. Tale obiezione conferma
che le possibilità ridotte a due, scritta e orale.
Mosè è come colui che guida la preghiera (elias qzibur) nella sinagoga. Se fin dall’inizio a
Mosè sono state date le Torot allora a lui sono state date tutte le interpretazioni. Inoltre le due Torah
hanno una unica fonte: Dio; nell’atto della consegna a Mosè è stata data in nuce tutte le
interpretazioni e le decisioni che sono poi evidenziate nel corso della storia. Ovvero dando la Torah
ad Israele Dio ha dato a Israele anche la capacità di attualizzarla, di viverla ogni giorno e per tutti i
tempi. Senza ciò la Torah sarebbe qualcosa come il codice di Hammurabi, dato e poi dimenticato
per essere poi riscoperto come dato archeologico nel 1900.
Vediamo un’altra storia:
Mosè in paradiso chiede a Dio, quando lo va a trovare e lo vede intento a mettere dei segni
sulla torà (gli accenti, i segni consonantici), perché fai questo? Perché verrà un maestro di Israele
che saprà interpretarli, e sarà Rabbi Aquiba. Mosè chiede di conoscere questo maestro e Dio lo
kanda nella sua classe, all’ottavo banco, il banco degli asini. Mosè non lo capisce. Significa che
Mosè non sapeva tutto. Capita poi che Aquila non sa giustificare una norma e dice: questa è una
legge ricevuta da Mosè sul Sinai. Mosè è rincuorato. Significa che nella legge del Sinai vi è tutto,
ma essa non comprende tutte le esplicitazioni che se ne possono fare.
La dimensione della Torah orale è maggiore della scritta, perché la ingloba, e non è vero il
viceversa.

Alberto Mello Introduzione al Midrash 9/17


j. Peah 2.4; 17a peah significa angolo del campo, quell’angolo lasciato per chi spigola.
Il ragionamento: se la torà fosse cosa scritta non risarebbero differenze con gli scritti di altre
nazioni. Le parole più preziose sono quelle orali, quelle della torah orale. La trasmissione orale è
più importante, perché fa vivere, e dunque deve essere fatta vivere. Essa ha la precedenza su quella
scritta in un certo senso.
Tutto ciò instaura una dialettica fra scritto e legge orale, è una dinamica innovativa: la legge
orale continua a rinnovare lo scritto, a esplicitarne attuazioni. Allora una trovatone un senso esso
resta a testimoniare la ricchezza dello scritto ma anche la forza attualizzante della tradizione orale.
Un passo una volta esplicitato in un significato, tale significato resta per quel versetto.
Innovazione si dice chiddush, chadash significa nuovo.
Come funziona la torah orale: il discepolo riceve dal maestro e ciò fino a quando il discepolo
non è in grado di insegnare qualcosa di nuovo, ma di fronte al suo maestro. Significa rimanendo
nella tradizione, senza contraddire il suo maestro. Tale trasmissione non fa altro che esplicitare ciò
che fin dal principio era stato detto.
Il processo è infinito, non perché si può dire tutto e il suo contrario, ma il procedimento è nella
storia ed è infinito cometa storia. Come il carro di Dio si può muovere in tutte le direzioni così èla
parola di Dio. “Divina eloquia cun legente crescunt” le parole di Dio crescono con il leggente. È
una massima di un padre della Chiesa.
Da un punto di vista ermeneutico e solo da esso esegesi patristica e ebraica hanno le stesse
basi. Da un punto di vista del metodo esegetico le differenze sono enormi.
Ogni volta che si studia assieme e per ogni generazione si riproduce l’evento sinaitico in
qualche modo. Da una generazione all’altra c’è questa trasmissione, c’è l’evento sinaitico, il dono
della Torah.
Ma cosa viene prima,la Torah scritta o orale?
Viene prima la Torah orale. Prima dello scritto c’è una opera dello spirito Santo nell’autore
ispirato che fa precipitare lo scritto, come condensato di una lunga tradizione orale.
La Torah orale è stata scritta pro memoria, perché vi era il pericolo di perdere questo
insegnamento. Di per se non è per lo scritto. Difatti Talmud e Mishna sono scritti ad esempio a mo’
di stenografia, così che per capirli c’è bisogno di consultare dei cataloghi.
Shabbat 31a - 32
I pagani che vogliono essere proseliti di Shammai e Hillel. Rifiutati da Smammai sono accolti
da Hillel. Questi accetta di
- Insegnare al primo solo lo scritto, iniziando dall’alfabeto. L’alfabeto è scritto e fino a quando
non lo si insegna non lo si sa. Il discepolo deve dare fiducia al maestro.
- riassumere al secondo tutta la torà in una massima: quello che odioso a te non farlo all’altro.
Entrambi escono dalle loro pretese e comprendono.
Si capisce allora la espressione di Tovot1,1: … fate una siepe attorno alla torà. …”
La Torah orale è una siepe attorno alla scritta: essa la protegge e la espande, la racchiude e la
completa …
La torah scritta miqrà, che significa lettura.
Ciò che noi chiamiamo scrittura loro la chiamano lettura perché è ciò che si legge in sinagoga.
La torah orale mishnà, è ripetizione orale.
Il Midrash fa da ponte fra i due:la miqrà è spiegata in base alla Mishnà; e la Mishnà è fondata
dalla scrittura. Il midrash spiega la torà scritta fondandola sul vissuto odierno e riporta il vissuto
odierno allo scritto.
Giustificazione
Miqrà Mishnà
Lettura Midrash Ripetizione orale

Spiegazione
Il primo esempio di lettura sinagogale è il cap 8 di Neemia.

Alberto Mello Introduzione al Midrash 10/17


Nehemiah 8:8 Essi leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni
del senso e così facevano comprendere la lettura.

Brani distinti parashot.


Con spiegazioni di senso

Il traduttore (targum) non può tradurre alla lettera (sarebbe un plagio) ma non può metterci del
suo (non può traviarlo). Allora si faceva così: uno leggeva e il traduttore, senza vedere il testo,
traduceva (in aramaico) il testo.
Neemia 8,8 è forse il primo esempio di targum(izzazione).
Il targum cerca di evitare gli antropomorfismi della scrittura: Dio appare ad Abramo e mangia
il capretto. Ma come? Chi è Dio? Un uomo che mangia. Il targum già fa delle parafrasi in modo da
evitare tale antropomorfismo. Usa a volte delle parafrasi, ad esempio il Regno di Dio per Dio. Un
tema non così forte nella Torà ma evidente nel Targum.
Gn 3,22
Il Signore Dio disse allora: "Ecco l' uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del
bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell' albero della vita, ne
mangi e viva sempre!".
Ci sono due difficoltà teologiche:
- l’uomo è diventato come noi
- usa il plurale noi. Noi chi?
Il Targum di Honcheros dice “come uno di noi” ovvero “come unico al mondo”. La
somiglianza con Dio è nella unicità di ogni uomo. Il targumista con pochissimo movimento della
parola riesce a modificare il significato della riga risolvendo il problema teologico.
Il Targum di Gerusalemme, “l’uomo è unico nel suo mondo come io sono unico nel mio
mondo”. Dunque tutta l’interpretazione successiva di questo versetto è determinata dal targum. Il
targum è un midrash in nuce.

Mello 14_03_06

Midrash deriva dal verbo D r Sh che significa ricerca, come inchiesta ad esempio criminale
oppure amorosa.
1) Dt 13,15 – 16, si tratta di una inchiesta criminale, che deve essere accorta e approfondita.
Deuteronomy 13:15-16 15 tu farai le indagini, investigherai, interrogherai con cura; se troverai che la cosa è
vera, che il fatto sussiste e che un tale abominio è stato realmente commesso in mezzo a te, 16 allora dovrai
passare a fil di spada gli abitanti di quella città, la voterai allo sterminio, con quanto contiene e passerai a fil
di spada anche il suo bestiame.
2) Ez 34,6 Ezekiel 34:6 6 Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di
loro e se ne cura. È anche quella ricerca spinta dai sentimenti, amorosi o d’odio. Il senso affettivo
essere ricercato indica l’importanza che si da ad una persona. Anche la ricerca dell’incontrocon
Dio: Sal 24,6. In questo senso il verbo D R SH è parallelo al verbo B Q SH, che significa il
desiderare e il volere. In ebraico generazione è DOR, dice il testo dor dorhav, generazione che
cerca.
Nel salmo 38,13 si può desiderare sia il bene che il male.
Nel periodo pre esilico è usato per la ricerca di Dio: si dice comunemente cercare Dio, Amos
5,5. La ricerca di Dio era al tempo andare ad un santuario e chiedere un responso, una parola. Era
cercare una parola per la vita. Rebecca incinta di due figli va a cercare Dio, cioè va da un sacerdote
per un oracolo che le dica il significato dell’avvenimento.
Ma nel periodo post esilico, quando con Esdra nasce il testo canonico. Esdra deve aver portato
da Babilonia un corpus, probabilmente approvato dall’imperatore di Babilonia, che poi ha
pubblicato a Gerusalemme. Allora ricercare è ricercare nella Torà.
Ezra 7:8-10 8 Egli arrivò a Gerusalemme nel quinto mese: era l' anno settimo del re. 9 Egli aveva
stabilito la partenza da Babilonia per il primo giorno del primo mese e il primo del quinto mese arrivò a

Alberto Mello Introduzione al Midrash 11/17


Gerusalemme, poiché la mano benevola del suo Dio era con lui. 10 Infatti Esdra si era dedicato con tutto il
cuore a studiare (lidrosh, ricercare la Torah), la legge del Signore e a praticarla e ad insegnare in Israele la
legge e il diritto.
Sal 111,2 grandi le opere del Signore e drushim, ovvero e degne di essere interpretate, ricercabili
Psalm 111:2 2 Grandi le opere del Signore, le contemplino coloro che le amano.

Isaiah 34:16 16 nessuno si farà attendere. Cercate (ricercate) nel libro del Signore e leggete: nessuno
di essi vi manca, poiché la bocca del Signore lo ha comandato e il suo spirito li raduna.
In questo II Isaia la connotazione è oramai fissata, lidrosh è ricercare su di un testo.
Non si tratta solo di uno studio, ma resta la connotazione amorosa. È una ricerca amorosa nel
testo.
Sukkah 41a
Da dove sappiamo che si deve fare memoria del Tempio(ancor Oggi, dopo la sua distruzione)?
Rabbì Jochanan dice: Dal passo della scrittura che dice “Poiché io rinnoverò la tua carnee ti guaritò
dalle tue ferite, oracolo del Signore, poiché ti hanno chiamata l’Abbandonata; essa è Sion, ma nessuno la
ricerca (doresh)” (Ger 30.17). Dal fatto che sta scritto: “nessuno la ricerca” si deduce che è richiesta dalla
ricerca (derishah).

Dobbiamo dimenticare il tempio ora che non c’è più? Questa è la questione retorica che serve
a spiegare:
Rabbì Jochanam si basa su di un testo di Geremia:
Sion nessuna la ricerca, nessuno ha cura di Sion, nessuno se ne prende a cuore. Se ne deduce
allora che la ricerca è richiesta. Cioè l’oblio è riprovevole allora bisogna ricercarla.
Nel periodo pre esilico, lidrosh Adonai è cercare una parola, cercare il Signore in una parola,
nel periodo post esilico significa cercare il Signore nella Scrittura.
Il temine midrash si incontra due volte nel canone ebraico, tre se si considera il canone
alessandrino.
Due volte in 2 Cronache

2 Chronicles 13:22 22 Le altre gesta di Abia, le sue azioni e le sue parole, sono descritte nella
memoria (midrash) del profeta Iddo.

2 Chronicles 24:27 27 Quanto riguarda i suoi figli, la quantità dei tributi da lui riscossi, il restauro del
tempio di Dio, ecco tali cose sono descritte nella memoria (midrash) del libro dei re. Al suo posto divenne re
suo figlio Amazia.
Sono due casi curiosi perché apparentemente si riferiscono ad opere extra bibliche: memoria
del profeta Iddo e nella memoria del libro dei Re. Esistevano al tempo del cronista delle opere
midrashiche. La prima importante opera midrashiche è proprio il libro delle cronache che è una
rilettura del libro dei Re. Ovvero la memoria (midrash) del libro dei re è una buona definizione del
Libro delle cronache.

Siracide, estratti importanti del Siracide sono stati ritrovati nella Ginizzà del Cairo.
Ritrovamento fatto da Solomon Shechter che ha scritto un bel libro, Some aspects of Juish teology.
Fu il primo a parlare di una teologia ebraica.
ICE
Sirach 51:23 Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola.
Scuola nella LXX in greco, ma nel testo ebraico ritrovato si dice bet midrash, casa di studio.
La scuola della Torà ancor oggi è la bet midrash. Il testo del II secolo attesta un luogo specifico
dove ristudia la scrittura e si chiama midrash.
Il midrash è un genere biblico, ispirato in qualche modo. Questo è un risultato di una
ricercatrice, Renè Bloch, voce Midrash in DBS.
Viste le radici bibliche cerchiamo di definire il midrash rabbinico.
D R SH radice Mi D R Sh, è ciò che il SENSO RICERCATO
Ascoltare è SMA, MiShMà è ciò che si sente ovvero è il SENSO OVVIO

Alberto Mello Introduzione al Midrash 12/17


Pag. 79 Mekita su Es 15,22 camminarono per tre giorni nel deserto e non trovarono acqua.
C’è un primo maestro che dice che vuol dire ciò che si sente, senso ovvio. Un altro maestro
vuole cercare un altro significato oltre ciò che si sente. Intervengono dei maestri abili nella ricerca
di allegorie, dorhei reshumoi). Ecco che nasce l’acqua come parole della Torà. Allora parte un giro
di senso che porta a: sono stati tre giorni senza ascoltare la Torà e per questo si ribellarono. Per
questo i saggi decisero di fissare le letture della Torà in modo che non si stia mai per tre giorni
senza leggere la Legge.
Ora la legge orale consiste nel fatto che si è stabilito di leggere il sabato, il lunedì e il giovedì.
perché il lunedì e giovedì erano giorni di mercato dunque era più facile ritrovarsi. Il midrash
giustifica la legge orale sulla base della scrittura, legge nata da altra ragione.
L’esegesi dei commentatori medioevali, scuola con influssi cristiani, ha stabilito una dottrina
dei 4 sensi della scrittura:
P Peshat Senso letterale
R Remez senso allegorico
D Derash midrash
S Sod senso mistico
PaRDeS, paradiso
Ad esempio vi sono autori medioevali che usano solo due sensi.
Lo Pashat nel medioevo è il senso letterale, nel Talmud è il senso privilegiato.
Vi sono diversi significati della parola di Dio ma uno va preferito.
Peshat non va confuso con Mishnà.
L’esegesi rabbinica non è mai letterale, la lettera è citata per essere superato dal Midrash.
Ci deve essere un senso normativo per la comunità, questo è il Peshat (pshat). Vedremo poi
come lo si ricerca e lo si fissa.
La differenza è che nel medioevo vi era un equipaggiamento che i loro predecessori non
avevano. I medioevali sono più elaborati evoluti nei loro concetti.
S Tommaso dice che il senso letterale è il senso normativo. Gli ebrei in parte lo condividono,
ma questo non deve essere ricercato negli antichi ebrei.

Vi sno delle regole però che mettono dei limiti alla ricerca, altrimenti si potrebbe dire una cosa
e il suo contrario.
Le Regole,
7 Regole di Hillel (II secolo)
13 regole di Rabbì Ismael (III e IV secolo)
Sono l’apprensione ebraica di regole ermeneutiche presenti nel mondo ellenistico.
ne parla S. Liebermann nel suo Hellenism in Jewish Palesatine,
Sono regole logiche.
Sono regole per determinare l’Halakà, ovvero il comportamento pratico, e per questo occorre
che le regole siano ben fissate.
I regola “Kal wachomer”, leggero e pesante. È un ragionamento a minori ad maius. Da una
cosa piccola a una cosa grande: se una regola vale in un caso piccolo a maggior ragione vale in un
caso ben più grande.
Una regola presente nell’evangelo, Mt 7,11; 6,25-26; 10,29-31.
Matthew 7:11 11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il
Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
Matteo è quello che conserva forse più l’ambiente palestinese.
II regola o criterio, l’analogia rabbinica. Il concetto èun po’ diverso dal nostro. Essa è il fatto
che in due passi diversi si trovi la stessa espressione o vocabolo. In ragione di questa ripetizione si
stabilisce una analogia fra i due testi. Per Mello questo criterio è applicato nel vangelo, in un punto
cruciale:
in Dt 6 si ha … e amerai …il Signore tuo Dio
in Lv 19 si ha ancora …e amerai… il prossimo tuo

Alberto Mello Introduzione al Midrash 13/17


Gesù insegna che i due comandamenti sono in realtà analoghi, ovvero sono lo stesso: Mt … e
il secondo è simile al primo …
III Criterio, cosa che si apprende dal contesto. È un criterio moderno, per dedurre una
prassi bisogna tener conto del contesto in cui è formulata. Non rubare. Tale comandamento come si
intende: non rubare cosa? Oggetti o persone? La risposta è il furto di persone. Perché si comprende
dal contesto: non uccidere, non commettere adulterio … sono tutti rivolte a persone. Allora anche
non rubare dal contesto si applica alle persone, non alle cose. Di fatto delle cose si parla inun
comandamento più avanti.
IV la contraddizione: ci sono due testi che possono sembrare in opposizione fra loro. La
norma èche i due passe sono in contraddizione fino a quando non si trovi un terzo passo che risolva
la contraddizione.
Esempio
Exodus 20:22 2 Il Signore disse a Mosè: "Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato dal
cielo!
Exodus 19:20 0 Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore
chiamò Mosè sulla vetta del monte. Mosè salì.
Da dove ha parlato Dio, dal cielo o dal monte?
Rabbì Ismael considera Dt 4,36?
Deuteronomy 4:36 36 Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha
mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco.
Rabbì Aquiba considera il passo che dice che Dio scese dal cielo. Sal 18,10
Psalm 18:10 Abbassò i cieli e discese, fosca caligine sotto i suoi piedi.
Aquiba ha una sensibilità più mistica, nella esperienza sinaitica cielo e terra si congiungono.

Altro esempio pag 41


Esodo 20,18
Rabbì Ismael
Rabbi Aqiba

Sono due scuole a confronto.


Essi hanno due slogan diversi
Rabbì Ismael “La torà parla il linguaggio degli uomini”, la Torà non va sovra interpretata.
Essa si esprime nel linguaggio degli uomini.
Rabbì Aqiba “La torà viene dal cielo”, sottolineando la trascendenza ed esprimendo la sua
essenza che è ispirata. È una torà di fuoco, significativa nei minimi dettagli.

Nm 15,31 considera una persona che agisce deliberatamente, a mano alzata.


Numbers 15:30-31 30 Ma la persona che agisce con deliberazione, nativo del paese o
straniero, insulta il Signore; essa sarà eliminata dal suo popolo. 31 Poiché ha disprezzato la parola
del Signore e ha violato il suo comando, quella persona dovrà essere eliminata; porterà il peso della
sua colpa".

Rabbì Aqiba, se dice due volte scomunicata essa sarà scomunicata in questo mondo e nel
mondo che viene.
Rabbì Ishmael: porta ad assurdum, poco prima si usa il verbo scomunicare, allora la
scomunica è in tre mondi diversi? È assurdo. La verità è che la Torà usa il linguaggio degli uomini.
A. J. Heschel, rabbino riformato americano discendente di una famiglia hasidica. Ha scritto il
libro Torà min ha-shamajirm, impostato sulla differenza fra le due scuole, Aqiba e Ishmael.
Entrambe le scuole sono importanti, dicendo le due qualcosa di vero ed essenziale.

Mello 21/03/06
Il principio fondamentale è che la Torà si interpreta da sola.

Alberto Mello Introduzione al Midrash 14/17


Torà mi-tokh torà
La Torà si ricava dalla torà, il che si dice anche nel mondo occidentale riformato: scriptura sui
ipsiun interpretat.
È il principio che è anche quello della lectio divina, che ricercando nei paralleli, nei
riferimenti, propone un senso più ampio o e specifico di un tal asso.
Mekilta si Es 17.8 (pag. 88 dell’antologia)
Exodus 17:7-8 7 Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché
misero alla prova il Signore, dicendo: "Il Signore è in mezzo a noi sì o no?". 8 Allora Amalek venne a
combattere contro Israele a Refidim.
I rabbini invocano un testo apparentemente senza nesso:
11
Job 8:11 Cresce forse il papiro fuori della palude e si sviluppa forse il giunco senz' acqua?
Perché? Vi è una scrittura nonpienamente esplicita che deve essere esplicitata dda un altro
testo.
Israele non può vivere senza Torà. Ora l’avversario viene quando Israele si separa dalla Torà,
quando è senza acqua. Il tentatore, l’aggressore è Amalek, aggressore che nei tempi assume figura
diversa. Ad esempio lo scorso secolo è Hitler.
Un altro principio è detto nel brano 12: le parole della Torà sono povere in un luogo, ma ricco
in altro. Rabbì Elizer.
Pr 31 Elogio della donna virtuosa. Tale testo è applicato alla Torà, la donna saggia. (pag 89)
Ad esempio ci sono testi legislativi, es Levitino, non sono esplicitamente significativi; ma vi
sono allora dei testi che possono illuminarli ed esplicitarne un senso ulteriore.
Ma il principio generale è sempre lo stesso, la Torà esprime la torà stessa.
Talvolta noi cristiani prediligiamo le”parole ricche” mentre la tradizione ebraica sceglie dei
testi “poveri”. Ad esempio nelle scuole si inizia coni testi del levitino.
Pag 90 Le paroledella Torà sono necessarie le une alle altre.
Esprime la complementarietà delle parole della torà,vivono in una armonia.
Nm Rb 19,17
Numbers 21:21 1 Israele mandò ambasciatori a Sicon, re degli Amorrei, per dirgli…
Ma altrove non è Israele ad inviare i messaggeri ma il capo Mosè. Se ne deduce allora che il
capo rappresenta tutto il popolo. Ecco come una serie di testi illuminano un significato ulteriore,
non esplicito. Quasi infinita è la possibilità di accostare un passo ad un altro nella Scrittura.
Dei molti sensi vi è poi il senso privilegiato che ordina tutti gli altri (da una preferenza).
Il principio la torà illumina la torà, è quello che si trova nel midrash
Halakà haggadà
La norma di comportamento tutto ciò che non èHalakà
Storie, parabole, racconti
Midrash halakà midrash haggadà
Midrash esegetico midrash omiletico
Legge un testo biblico Genesi rabbà
E lo commenta versetto per versetto pesitta di kahama
Vi è lo scrupolo di una analisi minuziosa. Midrash Teilim (sui salmi)
Mekilta su Esodo:
sufrà su Nm e DT
sufrà su Lv
vive nella scuola vive nella sinagoga
commenta solo l’inizio della pericope.

L’ordine segue la liturgia, ovvero la lettura della Torà, ciclo triennale (in …), ciclo annuale in

La omelia inizia sempre considerando l’apertura del salmo e non va oltre. Si commenta solo
l’inizio del salmo. Si possono avere più aperture ma non si va avanti nel commentare il testo.
L’inizio solo della pericope non il resto.
Oggi non si fa più l’omelia sinagogale, in genere.
Alberto Mello Introduzione al Midrash 15/17
Petichà ovvero apertura, Patach aprire.
Può significare tre cose:
1. l’inizio della omelia. Il rabbi XY ha aperto tal modo.
2. inizio della liturgia della parola. La liturgia ebraica antica inizia con la lettura della Torà
(parashà, porzione settimanale della torà), segue la Aftarà (i profeti, significa chiusura, era
la chiusura della liturgia della parola)
3. Passo che apre la parashà. Da considerare come il significato principale della apertura.
Tale passo in genere è preso dagli scritti (Ketubim, Salmi, proverbi … essi non sono letti
in sinagoga ma sono recuperati in questa parte). Così l’articolazione del canone ebraico è
ripreso.

Schema della liturgia, secondo le testimonianze scritte del IV V secolo.


petichà (Omelia)
parashà (Torà)
aftarà (profeti)
L’omelia introduceva la lettura della Torà. Non abbiamo testimonianze sulla liturgia ebraica
sinagogale al tempo di Gesù se non quelle che provengono dai vangeli. Non abbiamo altri riscontri.
Matteo dice che Gesù si alza e prende il rotolo. Luca attesta negli atti che Mosè era letto in
tutto il mondo.
Lc 4,17 considera però una lettura dei profeti, il che non rispecchia lo schema che abbiamo.
Tali raccolte omiletiche sono del IV V secolo.

Pag 53
Lamentazioni Rabba.
È una omelia su l’inizio, apertura, di Lamentazioni.
Si considera Ger 15,17, è il testo lontano che serve da interpretazione al testo attuale.
Lam 1,1 è in testo su cui si ha l’omelia. Ma all’inizio non lo si cita neanche, ma si apre con un
testo diverso, quello che servirà ad illuminare Lam 1,1. La comunanza è solo di una parola, badad.
L’omelia era l’introduzione alla lettura della Torà, dunque in se non è estesa. Può essere
semplice, se considera un solo testo illuminante, o complessa se considera più testi.
Brano 14
Il rabbì usa come apertura (per commentare la Torà) il testo Qo 12,11.
Il maestro costruisce un discorso intessendolo su “il pungolo”. Pungoli che indicano la strada,
come il pungolo indirizza la giovenca. Ma se le parole della Torà crescono e si moltiplicano che via
dare? Ma l’origine delle parole è unica, da Dio. Se da Dio vi deve essere una unità. E dio disse tutte
queste parole dicendo:Io sono il Signore tuo Dio … Es 20,1. Ecco il testo da commentare. Allora
tutto va considerato.
L’effetto retorico vuole creare suspance, perché non si sa all’inizio dove va il discorso.
L’abilità è proprio quella di catturare l’attenzione della assemblea.
Il testo 14 rispecchia bene una omelia da vivo, perché altrove le omelie non sono raccontate
così, ma quasi stenografate, per non perderne il contenuto.
Nel caso di aperture complesse abbiamo una charizà, collana. Una collana di testi scritturistici,
una collana di perle. Vi sono due motivi che giustificano la collana: per accrescere la suspance ma
anche per (ragione teologica) ricreare l’unità di tutta la scrittura, e in particolare l’unità dalla tanak,
articolata in torà, profetie scritti.
Vediamo il testoa pag. 45.
Abujà era il padre di Elishà ben Abujà. Divenne poi un eretico. Se si mantiene una tradizione
che viene da lui significa che è una tradizione autentica.
Durante una festa di circoncisione due maestri di Javne sono invitati. Durante la festa che
segue la cerimonia i maestri si mettono in disparte per parlare della Scrittura. Un fuoco scende su di
loro spaventando il padrone di casa. Loro stavano facendo una collana considerando torà,profeti e

Alberto Mello Introduzione al Midrash 16/17


scritti e allora si ricostruisce l’unità della Scrittura, tanto che il fuoco da cielo viene, come venne a
dare le Legge sul Sinai.
La scrittura di per se non dice nulla sulla sua unità, chi la ricrea è il lettore nella misura che la
rivive, che la fa entrare in risonanza con se stessa. È un esempio che ricorda la Pentecoste:lo Spirito
scende nel fuoco come nel fuoco discese sul Sinai.
Stiamo considerando una liturgia sabbatica. Se il ciclo è annuale abbiamo 52 settimane.
Nel testo masoretico si possono rintracciare 150 aperture. Questo ci dice che nella Palestina
probabilmente c’era un ciclo di lettura triennale, mentre poi il ciclo in Babilonia è annuale.

Alberto Mello Introduzione al Midrash 17/17