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SAN TOMMASO

Il pensiero di Tommaso D'Aquino si inserisce nella corrente della scolastica, che


rappresenta l'alternativa aristotelica all'agostinismo in ambito cristiano. Essa, prendendo le
mosse dall'opera di Averroè, predica la discontinuità tra mondo della ragione e mondo
della fede: nonostante l'uomo possa conoscere le verità religiose solo attraverso la
rivelazione, e quindi la fede, è purtuttavia possibile una conoscenza certa di tipo logico-
razionale per quanto riguarda il mondo sensibile.
Tradotto in termini giuridico-politici, significa che lo stato ha senso di essere in quanto tale,
per esigenze mondane; esso è parte di un più generale progetto divino, un ordine teologico
superiore all'interno del quale mantiene però un significato autonomo.
L'opera principale per comprendere il pensiero di Tommaso è la Summa Theologiae, e in
particolare la Pars Secunda.

LEGGE E DIRITTO

La legge è definita da Tommaso come “regola e misura delle azioni umane”, ovvero la
ragione, la quale ordina le azioni a un determinato fine.
Non tutti i prodotti della ragione sono però leggi: caratteristica fondamentale è l'essere
prodotta da un sovrano per il fine del bene comune. Fondamentale è la suddivisione che
opera Tommaso tra i vari tipi di legge:
1. Lex Aeterna: è la ragione di Dio, la quale è eterna e immutabile (come quella di
Agostino) e regge l'intero universo. Solo Dio e i beati la conoscono così per com'è.
2. Lex Naturalis: è un irraggiamento della lex aeterna e parte di essa, della medesima
qualità ma di quantità inferiore. Ogni creatura razionale partecipa quindi della lex
aeterna attraverso la lex naturalis. Essa non è però eterna e immutabile, ma
condizionata dalla storia; secondo l'interpretazione attuale, prescriverebbe una
sorta di imperativo categorico cui poi gli esseri intelligenti danno una determinata
forma in determinati contesti. Essa è inoltre sempre presente nel cuore di ognuno, e
non può essere mai cancellata; può solo essere offuscata nel momento
dell'applicazione a causa dell'imperfezione dell'uomo.
3. Lex Divina: è la legge positiva derivante dalla volontà di Dio. Essa guida l'azione
pratica dell'uomo e sopperisce alle incertezze e alle imperfezioni. È costituita dai
comandamenti e dai precetti delle Scritture.
4. Lex Humana: è la Lex Divina dotata del carattere della coercizione, affinché chi
manchi di senso morale sia costretto con la forza ad agire secondo giustizia. Essa
deriva dalla Lex Naturalis in due modi:
◦ per deduzione dai principi (ius gentium)
◦ per specificazione di norme generali (ius civile).

Il diritto positivo viene così a derivare dal consenso, dalla volontà comune. Tuttavia tale
volontà deve essere orientata al giusto, rispondendo in ogni caso ad esigenze agostiniane.
In alcuni passi Tommaso pare ammettere l'esistenza di leggi ingiuste e nega la perfetta
corrispondenza tra diritto positivo e naturale: sono possibili spazi moralmente indifferenti
dove la legge positiva può intervenire.
In quest'ottica si pone la sua teoria della tirannide: essa è una forma di governo ingiusto ma
non per questo va, in assoluto, rovesciata. Al contrario, solo nel caso in cui questa non
fosse più svantaggiosa dell'obbedienza è postulata la ribellione.

GIUSTIZIA E RAGIONE

Seguendo ancora Cicerone, Agostino definisce la giustizia come “Disposizione dell'animo


con la quale con costante volontà si dà a ciascuno il suo diritto”.
Si può parlare anche di giustizia in senso paolino, ma in questo caso solo metaforicamente:
essa è virtus ad alterum, fedelmente alla concezione aristotelica. Essa può,
conseguentemente, essere distributiva o sinallagmatica.
L'origine della morale dell'uomo è però la sua ragione: la causa remota è Dio, ma egli
possiede in sé, a tutti gli effetti, tutti gli strumenti per conoscere la giustizia. Ne deriva così
una morale autonoma , che opera attraverso la partecipazione alla volontà e alla ragione di
Dio.