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IL GIUSNATURALISMO

Gian Mario Bisogno 3B Savoia 2012/2013 Definizione e implicazioni del termine Giusnaturalismo Il termine giusnaturalismo deriva dal latino ius naturae (diritto di natura) e con esso s'intende la corrente di pensiero giusfilosofica che si basa sull'esistenza di un diritto universalmente valido e immutabile capace di regolamentare al meglio luomo che viene prima di tutti gli altri: quello naturale. Secondo questa dottrina, il diritto positivo (ossia quello vigente in un determinato ambito politico-territoriale, in un determinato spazio di tempo e posto dal potere sovrano dello Stato) non si adegua mai completamente alla legge naturale, perch esso contiene elementi variabili e accidentali, mutevoli in ogni luogo e in ogni tempo: i diritti positivi sono realizzazioni imperfette e approssimative della norma naturale e perfetta. Da ci deriva che il diritto naturale un diritto giusto, assiologicamente superiore a quello positivo, di modo che il diritto positivo merita obbedienza se, e soltanto se, conforme al diritto naturale. Infatti la dottrina contrapposta al giusnaturalismo il giuspositivismo cio la concezione secondo la quale non esiste altro diritto se non quello positivo sopracitato. Si noti come le norme del diritto naturale possono essere ricavate dalla conoscenza della natura, sono quindi frutto di conoscenza, non di volont, dunque, di conseguenza, lesistenza delle norme indipendente da atti normativi umani. Inoltre, lesistenza e la validit delle leggi di natura sono dedotte non da un preteso ordine universale o da Dio, ma dalla ragione umana. Il cosiddetto giusnaturalismo razionalistico infatti rivendica in campo politico lautonomia della ragione. Oltre a quello razionalistico, ne esistono altri due tipi: quello che intende la legge naturale come istinto comune a ogni animale (cosiddetto giusnaturalismo naturalistico) e quello che presuppone una legge giusta e assolutamente valida, superiore alle leggi positive perch dettata da una volont sovraumana (cosiddetto giusnaturalismo volontaristico).

La convinzione di fondo del giusnaturalismo la costituzione di unetica razionale, distaccata dalla teologia, in grado di garantire luniversalit dei principi della condotta umana. Il Giusnaturalismo secondo i filosofi, dalla Grecia alla Seconda Guerra Mondiale Riflessioni su questa dottrina esistono sin dalla filosofia greca, in particolare nello stoicismo, fino a giungere ai secoli XVII e XVIII ad opera di pensatori come Grozio, Hobbes, Spinoza, Locke, Pufendorf e Kant, che hanno rielaborato il concetto classico di diritto naturale interpretandolo in chiave razionalistica e umanistica. In Grecia Aristotele distingue tra diritto naturale e diritto legale (o positivo): il primo quello che in vigore ovunque (ha validit universale, indipendentemente dai luoghi) e non dipende dalle nostre opinioni ( sottratto al giudizio degli uomini); il secondo quello che riguarda azioni originariamente indifferenti, ma che, una volta poste, diventano obbligatorie (Etica nicomachea, 1134 b). Quindi il primo indica azioni buone o cattive in s, e dunque vincolanti; il secondo riguarda le azioni libere (per esempio sacrificare a Zeus una capra o due pecore), la cui regolamentazione affidata al diritto positivo prodotto dai governanti. Ma il contributo maggiore fu dato dalla scuola stoica, secondo la quale l'universo mosso dal lgos, principio universale e divino, che la Ragione. La visione stoica panteistica perch presuppone l'esistenza di un Dio animatore dell'universo, che ne detta la legge; e questa legge ragione, la stessa che caratterizza l'essenza umana. La legge disciplinatrice dell'universo ha qui un significato complesso, perch si parla di un dover-essere, ossia la legge etica o giuridica. Gli Stoici dunque, confondono l'aspetto fenomenologico della legge naturale, ossia quello che considera ci che realmente accade secondo la fisica, con l'aspetto deontologico, ossia quello che riguarda le prescrizioni dei doveri, considerano una natura che disciplina s stessa. La loro dottrina fu divulgata da Cicerone in pagine che esercitarono uninfluenza enorme. Nel De re publica Cicerone riconosce lesistenza di una legge vera perch conforme alla ragione, immutabile, universale ed eterna, che luomo non pu violare se non calpestando la propria natura di essere razionale.

Nel Medioevo Nel Medioevo, si occup di Giusnaturalismo Tommaso D Aquino. Egli distingue tra quattro forme di leggi: aeterna, naturalis, humana e divina. La legge eterna coincide con la ragione di Dio che governa il mondo; la legge naturale partecipatio legis aeternae in rationali creatura, cio la scintilla di razionalit presente nella mente delluomo, il modo in cui lordine cosmico si manifesta in quel particolare aspetto che la razionalit della creatura umana. La legge naturale pu essere compendiata in un solo precetto generalissimo da cui discendono tutti gli altri (bene faciendum, male vitandum). Tutti i particolari precetti che luomo deriva da questo (o per conclusionem, cio per deduzione logica, o per determinationem, cio per applicazione agli specifici casi concreti) costituiscono la legge umana (lex humanitus posita). Un posto a parte ha, infine, la legge divina, cio rivelata attraverso le Sacre scritture. Tutta la sfera della condotta umana dunque posta sotto la direzione della legge naturale: se la legge posta dalluomo discorda da essa non erit lex, sed legis corruptio. Nellepoca moderna E nel seicento che invece fa affermandosi un concetto evoluto e maturo di giusnaturalismo. I filosofi intendono fondare il diritto su basi razionali e immanentistiche, indipendentemente da qualsiasi verit teologica e rivelata. Fondatore del giusnaturalismo moderno considerato lolandese Grozio. Egli definisce la sua dottrina contro le ali estreme del calvinismo di impronta rigidamente volontarista (in Olanda, il partito dei gomaristi). Nella sua opera De iure belli ac pacis (1625) Grozio, affrontando il tema del diritto internazionale, cerca il fondamento di un ordine che possa essere riconosciuto come valido da tutti i popoli e permetterne cos la coesistenza pacifica, e lo individua nel diritto naturale. Questo consiste nei dettami della retta ragione, la quale ci fa riconoscere se una determinata azione, a seconda che sia o no conforme alla natura razionale, ha in s la qualit di necessit morale, e quindi deve essere perseguita, o se invece deve essere evitata. Il diritto naturale, che discende dalla natura razionale e sociale delluomo, per la sua validit indipendente non solo dalla volont di Dio, ma anche dalla sua esistenza (sarebbe valido etiam si daremus Deum non esse, cio anche

se ammettessimo che Dio non esista Prolegomeni, 11). Questa affermazione (che in realt riecheggia formule della tarda scolastica) divenne celeberrima e in et illuministica apparve come un annuncio della nuova cultura laica. Oltre ad alcuni giuristi filosofi (quali Grozio, Pufendorf, Thomasius, Wolff, Barbeyrac e Burlamaqui), sono giusnaturalisti alcuni tra i massimi pensatori dellet moderna: Hobbes, Spinoza, Locke, Rousseau (che per sottopone il g. a una serrata critica) e Kant. Ognuno di loro teorizza un tipo di stato diverso: Hobbes uno Stato assoluto, Locke e Kant uno Stato liberale, Rousseau uno Stato democratico. Costoro condividono un modello teorico fondato su tre elementi: lo stato di natura (la condizione prepolitica in cui vivono gli individui, liberi ed eguali, soggetti al solo diritto naturale); il patto, o contratto, come strumento per far sorgere lo Stato (o anche contrattualismo); e lo stato civile o politico, nel quale le leggi civili sostituiscono le leggi naturali, modellandosi su di esse, e vengono fondate le istituzioni giuridico-politiche. Tale modello fondamentalmente dicotomico: luomo vive prima nello stato di natura, poi nella societ civile. Particolare il caso di Rousseau, che propone un modello non dicotomico ma triadico, delineando un diverso percorso, che dallo stato di natura (stato di felicit e innocenza, da cui luomo uscito con listituzione della propriet privata e stipulando un patto iniquo) porta alla societ civile (stato di decadenza), iniqua perch basata su un patto di sopraffazione, e infine alla repubblica (stato di rinascita), cio alla societ di eguali che nascer dal patto equo (il contratto sociale). Inoltre, il modello giusnaturalistico classico propone una concezione atomistica e individualistica dello Stato, in quanto il punto di partenza dato dagli individui nello stato di natura, considerati come entit autonome, ciascuno portatore di un pacchetto di diritti e di doveri che al momento del patto saranno ceduti in proporzioni pi o meno grandi e che lo Stato sar tenuto a rispettare. Una considerazione interessante che senza diritto naturale non ci sarebbe il diritto positivo e quindi la societ, perch uno degli obblighi naturali quello di rispettare i patti e gli accordi (pacta sunt servanda).

Volendo focalizzarci su uno di questi filosofi, possiamo prendere in esame Kant. Immanuel Kant (nella Metafisica dei costumi, 1797, Dottrina del diritto) fa coincidere il diritto naturale con il diritto dei privati: il diritto naturale, infatti, regola i rapporti tra gli individui gi prima dellistituzione dello Stato, e in esso un posto particolare ha listituto della propriet; regola anche quella forma primitiva e naturale di societ che la famiglia, e altre associazioni private. Tali diritti naturali, per, nello stato di natura sono soltanto provvisori, in quanto non garantiti da una forza in grado di intervenire in caso di violazione. Anche lo stato di natura quindi uno stato provvisorio, instabile e incerto, in cui luomo non pu continuare a vivere. dunque necessario (anzi per Kant un vero e proprio dovere morale, scevro da connotazioni utilitaristiche), trasformare tali diritti da provvisori in perentori (aggiungere cio lelemento della coazione), e quindi uscire dallo stato di natura ed entrare in una societ civile che possa garantire il mio e il tuo esterni. Compito dello Stato sar dunque quello di permettere la libera realizzazione degli obiettivi che ciascuno si pone nel corso della propria vita, facendo in modo che la libert delluno non ostacoli la libera realizzazione dei piani dellaltro. Di conseguenza, fine dello Stato sar la produzione di un diritto positivo, unica condizione che permetta la coesistenza degli arbitri. Una volta istituito lo Stato, il legislatore sar chiamato a operare come se il suo potere provenisse da un contratto originario: il patto infatti solo unidea regolativa, e non un fatto storico a cui far riferimento per giudicare la legittimit del potere sovrano. Al cittadino non viene concesso un diritto di resistenza, perch la resistenza a una legge, sia pure ingiusta, avrebbe luogo secondo una massima che, universalizzata, distruggerebbe la possibilit stessa di una costituzione civile (la quale deve avere a proprio fondamento la sovranit). Al cittadino rimane per unaltra via per dissentire: esercitare la libert di penna e mobilitare lopinione pubblica (dovere di obbedienza assoluta nelle azioni, diritto della massima libert nei pensieri). Kant, come tutti i giusnaturalisti, vede nelle relazioni internazionali un esempio concreto di stato di natura e, nel saggio Per una pace perpetua (1795), applica lo schema giusnaturalistico al problema della pace. Propone infatti un trattato o convenzione tra gli Stati per regolare i rapporti internazionali mediante regole condivise e mettere fine a tutte le guerre. Condizione essenziale, per, che tali Stati siano a regime repubblicano, che per Kant lopposto non del regime monarchico, bens di quello dispotico; in tali Stati deve

cio trovare piena applicazione il principio della separazione fra potere esecutivo e potere legislativo. Alla fine del Settecento, lidea centrale del giusnaturalismo moderno lesistenza di diritti individuali innati che qualsiasi Stato tenuto a rispettare trov la propria consacrazione nella Dichiarazione dindipendenza (1776) e nella Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino (1789) che inaugurarono rispettivamente le rivoluzioni americana e francese. La concezione di Giusnaturalismo dopo la II Guerra Mondiale Subito dopo la Seconda guerra mondiale, il dibattito fra filosofi del diritto si svolse sotto il segno della rinascita del diritto naturale, come reazione allo statalismo dei regimi totalitari. Giuridicamente, i regimi fascisti erano stati considerati come la necessaria conseguenza del positivismo giuridico, interpretato come quella concezione del diritto secondo cui non vi altro diritto che il diritto positivo, inteso come linsieme delle norme poste e rese efficaci dal potere politico effettivamente dominante in un determinato territorio. Dietro lapparente neutralit di questa teoria si scorgeva lideologia secondo cui ogni norma posta dallo Stato, per il solo fatto di essere posta, anche giusta, e quindi deve essere obbedita in quanto tale, cio indipendentemente dal suo contenuto. Le conseguenze di tale ideologia erano state la negazione di ogni diritto di resistenza alla legge ingiusta e quindi lacquiescenza a ogni forma di potere (in particolare al fascismo e al nazismo); se ne deduceva di conseguenza che il diritto di resistenza alla legge ingiusta poteva essere fondato soltanto sul riconoscimento di una legge superiore al diritto positivo e da questo indipendente, cio il diritto naturale. Ispirato in parte al principio di un diritto naturale vigente fra gli uomini indipendentemente da ogni statuizione fu il Tribunale militare internazionale di Norimberga (1945-46) contro i criminali di guerra; nelle nuove costituzioni (Francia, Italia, Germania, ecc.) furono riaffermati solennemente i diritti inviolabili della persona umana di origine giusnaturalistica; il 10 dic. 1948 lOrganizzazione delle Nazioni Unite eman la prima Dichiarazione universale dei diritti delluomo, che estendeva a tutta lumanit le dichiarazioni nate alla fine del Settecento dalle teorie del diritto naturale. Il primo autorevole interprete di questo rivolgimento fu G. Radbruch (in Gesetzliches Unrecht und bergeseztliches Recht, 1946; e Vorschule der Rechtsphilosophie, 1948; trad. it. Propedeutica alla filosofia

del diritto), il quale sostenne che il positivismo giuridico era colpevole di aver ridotto il diritto alla forza e che in casi estremi dingiustizia, come alcune leggi naziste, la legge ingiusta non deve essere considerata giuridica n dal cittadino n dal giudice.

GIAN MARIO BISOGNO 3B


Fonti: Dizionario di Filosofia Treccani Enciclopedia Treccani Raccolta di libri Capire la filosofia La filosofia raccontata dai filosofi di Repubblica Wikipedia Tesi e appunti studenteschi online Filosofico.net