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SBOBINATURA ANATOMIA 12/03/18

Intro
Ora studiamo i vari apparati daremo una maggiore importanza ad alcuni di essi: l'apparato scheletrico,
l’apparato cardiovascolare e l’apparato urinifero.
Al primo appello il programma reale da portare agli esami non è quello della scheda di trasparenza, siccome
chi si presenta al primo appello di fatto si presenta pochi giorni dopo che il corso è finito quindi non ha il
tempo per fare chissà che. Per tutta la prima sessione il programma è quello che si svolge a lezione dalle
sessioni successive è quello della scheda di trasparenza (Ciò vale Solo per anatomia).

L’Apparato scheletrico
Nel nostro corpo ci sono 206 segmenti scheletrici li dobbiamo conoscere tutti, ma non dobbiamo conoscere
tutte le caratteristiche, tutti i fori, le protuberanze e tutti i rapporti che essi hanno con i muscoli.
•Nello scheletro assile (busto testa collo tronco) troviamo 80 segmenti divisi in:
1. 29 segmenti craniali
2. 26 segmenti vertebrali
3. 25 segmenti toracici
•Nello scheletro appendicolare troviamo 126 segmenti ossei, il numero maggiore è localizzato nelle
estremità articolari (mani e piedi)
1. arto inferiore 62
2. Arto superiore 64
Le Funzioni dello scheletro: supporto, protezione, movimento, deposito di minerali e lipidi e produzione
emopoietica.

Classificazione delle ossa


Come li classifichiamo:
•Ossa lunghe composte da un corpo diafisi e due estremità ‘’epifisi’ prevalenza della lunghezza.
•Ossa brevi (ossa del carpo) che hanno la caratteristica di non avere una dimensione prevalente rispetto alle
altre.
•Ossa piatte che hanno due le dimensioni prevalenti di conseguenza avremo un osso che avrà una larghezza
e una lunghezza discreta, ma uno spessore nullo.
•Ossa irregolari di cui non possiamo distinguere una forma ben precisa, poiché sono composte da diverse
strutture. Si consideri una vertebra, essa ha un corpo che può essere considerato osso breve e poi un arco
posteriore (che possiede una serie di processi: spinoso, trasversi e articolari) che rendono difficile la
catalogazione di quest'osso.
•Ossa suturali che non sono classificate per la loro forma, ma per la posizione, infatti sono contenute nel
contesto delle suture, cioè articolazioni fisse che si formano tra segmenti scheletrici. È possibile trovare degli
esempi nella volta cranica (sutura coronale).
Alla nascita le ossa del cranio non sono saldate tra di loro tramite le suture, ma fra un osso e l'altro è
presente del tessuto fibro-cartilagineo caratteristico che dà al cranio mobilità, infatti modificherà la sua
forma durante la crescita. Quando poi queste "fontanelle" si ossificano, dunque si saldano, può capitare che
si vengono ad interporre segmenti scheletrici assestanti e questi prendono il nome di suture.

•Ossa sesamoide quel tipo di osso che ha origine dal tessuto connettivo, come risposta alle sollecitazioni
ripetute. Un esempio è la rotula o patella che possiamo definire non ostante sia corretto chiamarlo osso
sesamoide, ma ormai è presente in quasi tutti gli individui. "
Erano tipiche dei cowboy nelle natiche, dove a causa dello sfregamento della sella di cuoio veniva indotta
una ossificazione del connettivo muscolare (endomisio perimisio e l'epimisio). Infatti sottoposto a stress
ripetuto il connettivo diventa tessuto osseo, creando dunque delle placche ossee.
In breve queste ossa sono molto variabili negli individui.

Struttura ossea
Facendo un taglio tra la diafisi e l'epifisi dove si trova il disco metafisario, vedremo
dell'osso spugnoso nella sezione diafisaria, circondato da una parete spessa di osso
compatto.
Sezione dello sterno (fig.1)
Nello sterno si può trovare del midollo osseo rosso, infatti sezionando notiamo che è
esclusivamente composto da tessuto osseo spugnoso. Nelle ossa lunghe a livello di
epifisario prevale l'osso spugnoso ricoperto da osso compatto, se facciamo una sezione di
un osso piatto quello che osserviamo è un tessuto spugnoso e due sottilissimi strati di
tessuto osseo compatto (analogo alla struttura a sandwich) o di diploe).
Osso breve (fig.2) calcagno in cui vediamo la prevalenza di tessuto osseo spugnoso,
queste differenze sono fondamentali per la sostituzione.
Si nota che il tessuto osseo spugnoso, sembra seguire le linee di forza applicate sull'osso.
Il tessuto trabecolare si adatta agli stress ed è più resistente a sollecitazioni multi-
direzionali rispetto al compatto.
fig. 1 fig.2
L’ossificazione
Vi sono due modalità di ossificazione: l'Intramembranosa (diretta) e la endocondrale (indiretta)

•L'intramembranosa
Il primo stadio è la formazione del Centro ossificazione (stadio comune ad entrambe), che è formato da
osteoblasti di origine mesenchimale. Le cellule mesenchimali non sono altro che cellule staminali ,capaci di
trasformarsi in tutte le cellule del tessuto connettivo. Se opportunamente stimolate possono creare
condroblasti, osteoblasti e fibroblasti.
In questo caso queste cellule mesenchimali, durante lo sviluppo si trasformano in osteoblasti che formano
della matrice osteoide.
Circondati dalla matrice che li ingloba diventano osteociti e queste masse sono il nostro centro di
ossificazione. Ci sarà accrescimento per apposizione attorno a questa massa e infine il modellamento e la
mineralizzazione della neoformata massa ossea.

Tipico delle ossa piatte •Qui stiamo guardando l'osso parietale contesto di una membrana cartilaginea, ma è
mesenchimale
• L’endocondrale (indiretta)

Il primo momento vede la formazione di un modello di cartilagine ialina, che si forma dalle cellule
mesenchimali (controblasti osteoblasti) questa è più complessa, perché oltre al fatto che si forma un
modello di cartilagine ialina questo va incontro differenziazione osteogenica (le cellule di cartilagine
diventano osso). Che avviene con un centro di ossificazione che si trova al centro della diafisi, che poi si
incontrerà crescendo per lunghezza con i successivi centri di ossificazione(Secondari).

Al livello delle due epifisi (stiamo parlando di ossa lunghe). Dunque distinguiamo i centri di ossificazione
come primario e secondario. Nell’immagine risaltano i vasi che fondamentalmente sono la causa della
trasformazione dei codroblasti in osteoblasti.
Voi sapete che la cartilagine è avascolare, nel momento in cui una masserella di tessuto cartilagineo che si
accresce, vi è il rilascio di alcuni fattori che vi inducono la neoangiogenesi, dunque inizia ad essere invasa da
nuovi vasi.
Questo è lo stimolo che la rende tessuto osseo.

‘’cos’è che limita l’accrescimento di un tumore? ha un metabolismo più elevato ed ha bisogno di più vasi,
uno dei meccanismi iniziali è la neoangiogenesi. La ricerca sta provando ad individuare un inibitore adatto.
Gli squali non fanno tumori, in quanto sono formati da una struttura cartilaginea che è avascolare, dunque la
neoangiogenesi è limitata. ‘’

L’allungamento
L’Allungamento procede fin quando non avviene la fusione dei centri di ossificazione (primario e secondari).
Osso si può allungare finché è presente il disco di cartilagine all’altezza metafisaria, poi vi potrà essere un
accrescimento per apposizione, ma questi sono dei meccanismi che modellano l’osso.
(vedete le pile di condroblasti a questo livello.)
vi è della cartilagine che rimane al di sopra del centro di ossificazione secondario, perché dovrà diventare
cartilagine articolare, la quale fa entrare in contatto l’epifisi di due ossa lunghe attraverso il liquido sinoviale.
L’allungamento avviene per apposizione metafisaria, mentre l’ispessimento avviene per apposizione
periostale regolate da sali calcio e fosforo le vitamine A C D assunte dalla dieta, paratormone, calcitonina,
ormoni tiroidei, estrogeni e testosterone.

Lo scheletro assile

Lo scheletro assile è suddivisibile in 22 ossa craniali, 7 ossa associate al cranio, 26 ossa della colonna
vertebrale e 25 ossa della gabbia
toracica.
La gabbia toracica è formata in parte
da segmenti scheletrici della colonna
vertebrale da 12 vertebre della
regione toracica, dalle coste
lateralmente e dallo anteriore sterno

La colonna vertebrale sarà divisa in


regioni cervicale formata da 7
vertebre, quella toracica formata da
12 vertebre, e lombare 5 vertebre,
due segmenti scheletrici sacro e
coccige (5 vertebre e il coccige da 3 a
5 vertebre)

Il Cranio
Il cranio viene meglio suddiviso in due porzioni: neurocranio e
splancnocranio.

 il neurocranio contiene encefalo ed organi sensoriali.


 lo splancnocranio (la parte più anteriore e più
inferiore) contiene al suo interno strutture che fanno
parte degli apparati digerente e respiratorio.
Le ossa che compongono il neurocranio sono 8: l’osso frontale (anteriormente e medialmente), le due ossa
parietali (posteriormente alle frontali, e lateralmente), le due ossa temporali (inferiormente alle due ossa
parietali), l'osso occipitale (posteriore) ed infine lo Sfenoide e Etmoide che sono situati internamente.
(Etmoide è più anteriore lo sfenoide è più posteriore).
Nelle ossa dello spalancnocranio invece abbiamo le due ossa mascellari, le ossa zigomatiche, l'osso palatino
all'interno, a separare tramite il palato duro la cavità orale da quella nasale. Le ossa nasali due piccole ossa
superficiali, le ossa lacrimali che si trovano in rapporto con il frontale, il vomere sempre in rapporto con le
cavità nasali e le cavità orali; Infine i cornetti inferiori che sono due piccoli segmenti ossei che si vanno ad
articolare con l’etmoide completando le cavità nasali.
Neurocranio
L’osso frontale: come tutte le ossa del neurocranio (tranne lo sfenoide e l’etnoide) è un osso piatto, ed in
questa tipologia di ossa possiamo riconoscere sempre una porzione più appiattita e delle porzioni attorno ad
essa di complemento.
La porzione appiattita viene chiamata squama (es. squama del frontale); chiude la calotta cranica anteriore-
superiormente, è in rapporto in basso con le cavità orbitali, dove sono alloggiati i bulbi oculari e gli annessi
(strutture partecipi a mantenere, muovere e stabilizzare gli occhi). Centralmente è in rapporto con l’etmoide.

L’osso Parietale: È una squama, non ha caratteristiche rivelanti a parte la presenza di alcune linee, che sono
date dall’attacco dei muscoli mimici.

L’osso Temporale: è più complesso ha sempre una porzione squamosa, poi si distinguono delle porzioni,
inferiormente ad esse, più articolate e complesse come Rocca pietrosa del temporale. Al davanti di essa il
condotto uditivo esterno che sarebbe il meato acustico, che all’interno verrà separato dall’orecchio interno
tramite la membrana timpanica, anteriormente a questo vedremo un processo zigomatico che andrà ad
articolarsi con le ossa zigomatiche, e inferiormente a questo un altro processo importante che è il processo
stiloideo (punto di inserzione dei muscoli che si portano al collo) e la fossa mandibolare in essa di articola la
mandibola, a formare l’articolazione tempo-mandibolare.
Come già detto prima nel contesto di questo osso ci sarà l’organo dell’udito alloggiato all’interno
dell’orecchio interno.
L’Osso occipitale: è formato da una squama che è rivolta orizzontalmente verso dietro, al davanti di questa
abbiamo il grande foro delimitato da porzioni ossee; questo foro prende il nome di grande forare occipitale,
attraverso cui si ha la continuazione midollo spinale in alto nel midollo allungato bulbo, cioè nel tronco
encefalico, che poi si continuerà negli emisferi celebrali. Anteriormente quest'osso si va ad articolare con lo
sfenoide.

Lo sfenoide: ha una struttura più complessa con molti processi e fori ha una forma simile ad un pipistrello o
farfalla. Abbiamo le grandi ali e le piccole ali dello sfenoide, al centro il corpo dello sfenoide con una
depressione (guardando dall'alto) definita “sella turcica”, che è un importante punto di riferimento perché è
la posizione centrale della porzione che stiamo osservando che prende il nome di “fosse craniche” (anteriore
media e posteriore). Le fosse craniche sono queste depressioni che accolgono le porzioni più declini degli
emisferi cerebrali e del cervelletto.
Nella sella turcica si trova l'ipofisi (organo ghiandola che produce tutti gli ormoni che regolano altre
ghiandole endocrine) quest’organo ha dimensioni minime ed è endovato sulla sella turcica che lo protegge.
Davanti allo sfenoide guardando la superficie interna dell’osso si trova l’osso etmoide.

L'osso etmoide: è il più irregolare, presenta sulla superficie superiore dei forellini, questa prende il nome di
“lamina cribrosa” proprio perché piena di fori, da cui passano i filuzzi olfattivi, cioè le terminazioni olfattive
dell’epitelio olfattivo, perché in prossimità verso il basso ci sono le cavità nasali.
‘’Se io volessi intervenire nel cranio senza rompere le ossa craniche, potrei intervenire a livello transnasale,
quindi passare attraverso le cavità nasali, dove troviamo una lamina papiracea porosa, che proprio come un
foglio di papiro facilmente si può penetrare.’’

Splencnocranio

L’osso mascellare sono due destro e sinistro e si articolano medialmente per completare la mascella,
presentano i processi alveolari, insenature nel contesto del loro margine inferiore in cui si articolano i denti;
presentano un insieme di processi e fori di cui non parleremo tranne del seno mascellare.
L’osso mascellare non è l’unico ad avere al suo interno un seno: i seni, cioè le cavità scavate all’interno delle
ossa del cranio, hanno due funzioni: alleggerire il peso, poiché i muscoli nucali si stancherebbero troppo dato
che questa porzione sporge anteriormente e in basso; l'altra funzione è più difficile da immaginare:
comunicano con l'esterno attraverso le cavità nasali, a partire da queste ci saranno dei condotti che sfociano
proprio nei seni, servono quindi a riscaldare e umidire l'aria. Innanzitutto perché quando viene immessa
dell’aria dal naso, il flusso di questa da laminare diventa turbolento (perché sbattendo nei cornetti nasali, si
crea un moto turbolento e le particelle sbattendo tra di loro producono una cessione di energia cinetica
verso la termica, quindi produzione di calore), un altro motivo è che questi cornetti non sono costituiti solo
da osso, ci sono dei vasi e la tonaca mucosa che è molto vascolarizzata. L’aria esterna sbatte su queste
superfici che sono a 36,8°- 37° (i meccanismi sono simili a quelli di un radiatore).

Questi seni non sono altro che modi per amplificare la superficie che l'aria a disposizione per entrare a
contatto con la mucosa, la conseguenza diretta è il riscaldamento e l’umidificazione dell’aria.
L’osso mandibolare: è un osso singolo, inizialmente costituita da due segmenti che si fondono tra di loro
nell’adulto, ne risulta un unico segmento a forma di ferro di cavallo che presenta il suo margine superiore i
processi alveolari, a livello dell’angolo cioè dal punto in cui dal corpo della mandibola si passa al ramo della
mandibola, dal ramo si formano due processi:coronideo e condiroideo.
Il condiroideo si inserisce nella fossa mandibolare (che è contenuta nel temporale) per formare
l’articolazione temporo-mandibilare; mentre il processo coronideo si va ad inserire solo quando chiudiamo le
arcate, quindi quando occludiamo la
cavità su un processo coronideo che
la accoglie e che impedisce alla
mandibola di salire troppo (sarebbe
un problema per i denti). È quindi una
sorta di meccanismo di stop, che noi
però possiamo forzare quando
digrigniamo i denti. Ovviamente
questa forzatura ha conseguenze
negative che influiscono sulla postura
(la sollecitazione dovuta al carico si
distribuisce male data la scorretta
chiusura delle arcate dentali), oltre
che sullo smalto dentale.

L’Osso zigomatico: corrisponde allo zigomo si articola col temporale, col frontale e col mascellare
anteriormente.

Osso palatino: è un piccolo osso di forma ad L (sono due che si articolano medialmente) determina una parte
del palato duro. Il palato separa la cavità orale dalle cavità nasali e si suddivide in due porzioni, il palato duro
e il palato molle.
Il palato duro è quello che ha uno scheletro osseo, per ⅓ è costituito dalla lamina orizzontale dell’osso
palatino, il restante è costituito dalla lamina orizzontale delle ossa mascellari.
Posteriormente al palato duro c'è il palato molle, cioè una parte di palato che non ha uno scheletro osseo,
costituito da muscolo e connettivo; questo termina posteriormente con un’appendice che è l'ugola.
l’ugola ha un’importante funzione nella deglutizione, infatti essa si muoverà in avanti o indietro e va a
separare la rinofaringe dalla orofaringe. La faringe condotto posteriormente alla cavità nasali e alla cavità
orale e permette il passaggio dell’aria e del bolo alimentare. Nella sua porzione inferiore che si chiama
Laringofaringe, l’aria verrà indirizzata nella parte anteriore verso la laringe, mentre il bolo verso l’esofago.

Fosse craniche: Anteriore media e posteriore


Sulla anteriore Lobi frontali
Sulla media poggiano i lobi temporali
Posteriore il cervelletto

Cavità orbitaria: (ossa che contribuiscono a formare questa struttura


sono sia del neurocranio che dello splencnocranio) è occupata dal bulbo oculare e dai suoi annessi.

"Cavità nasali vediamo il rapporto delle cavità nasali con tutto il resto, questo è l'osso etmoide, questa era la
lamina fibrosa che guardavamo prima dall'alto, cornetti (superiori medio e inferiore) questi sono i seni
dell'etmoide "cellette etmoidali" sezione a piano frontale, questa è sagittale. Possiamo immaginare l'aria che
entra dal naso ed i processi di riscaldamento.’’

Suture e fontanelle
Nell'adulto troviamo le suture, ma anche nei neonati la differenza è che nell'adulto sono calcificate, mentre
nei neonati non lo sono, infatti sono formate da tessuto connettivo con qualche bordo cartilagineo che
separa le varie ossa craniche.
•sutura coronale (giace su un piano frontale) divide l'osso frontale L' ossa parietale
•sutura squamosa che separa la squama temporale dalla squama parietale.
All'angolo c'è la fontanella sfenoidale, poi troviamo la sutura lambdoidea sutura sagittale ossa parietali,
incontra le braccia della sutura.La fontanella tra la sutura coronale e l'osso frontale, che prende il nome di
metopica.

Colonna vertebrale
la colonna vertebrale è suddivisibile in quattro tratti principali: cervicale, dorsale, lombare e
sacro-coccigeo, distribuite in:

 7 vertebre cervicali
 12 vertebre toraciche
 5 vertebre lombari
 1 osso sacro
 1 osso coccigee

La cosa più importante è che non è rettilinea in una visione laterale che la colonna vertebrale
su un piano sagittale è curvilinea. Usiamo due termini per distinguere le curvature della
colonna vertebrale: lordosi e cifosi (non sono termini patologici)

 la lordosi presenta una concavità posteriore e una convessità


anteriormente.
 la cifosi presenta una concavità anteriore e una convessità posteriormente.

Nella porzione cervicale troviamo una lordosi, seguita da una Cifosi nella sezione toracica. A livello lombare e
in parte sacrale avremo una lordosi, infine troveremo una cifosi nella regione sacro-coccigea.
Queste curvature ripartiscono il peso e i carichi applicati. Una colonna rettilinea causerebbe lo scoppio dei
corpi verticali nelle parti più declini, inoltre causerebbe delle problematiche agli organi toracici.
Se la colonna è deviata un piano frontale si ha una scoliosi è un termine patologico, la posizione del cuore
determina una leggera scoliosi fisiologica a livello del cuore.

la colonna durante la vita (intrauterina e dopo) va incontro a delle modificazioni, a due mesi (intrauterina) è
una cifosi, poi si formano delle lordosi, alla nascita è rettilinea, tranne per una piccola lordosi a livello
lombare, quando cresce ha una lordosi a livello cervicale causata dal peso del capo ed infine si formeranno
tutte le curvature.

La colonna vertebrale è formata da una sequenza di vertebre, in cui si può distinguere un corpo anteriore e
un arco posteriore con dei processi che si dipartono dall’arco. Il corpo è una delle due parti costituenti le
vertebre che contribuiscono alla loro a. le vertebre si articolano fra di loro ma anche all’altezza dei processi
articolari che sono 4 due inferiori e due superiori.
A livello dei corpi articolazione avviene sia superiormente che inferiormente, grazie alla presenza dei dischi
intervertebrali. I dischi intervertebrali sono formati da una parte interna acquosa (glicosamminoglicani e
proteoglicani) che prende il nome di nucleo corposo.
Il nucleo polposo è circondato da fibre collagene a formare un tessuto connettivo denso molto regolare che
prende il nome di anello fibroso. Nucleo polposo (acqua all’interno) mantenuto in sede da questo anello
fibroso. (N.B. Per acqua intende un gel molto ricco d’acqua, non propriamente un liquido).
La sua funzione è quella di ammortizzare gli urti tra le vertebre e impedire lo sfregamento tra queste.
Una sua dislocazione porta ad una sintomatologia grave, vediamo perché.
Dietro il corpo vertebrale (tra il corpo v. e l’arco vertebrale), c’è lo speco/foro vertebrale in cui decorre il
midollo spinale, quindi un’eventuale rottura del disco intervertebrale, in particolare dell’anello fibroso e, di
conseguenza, una successiva dislocazione del nucleo polposo ricoperto da qualche fibra (se invece il nucleo
polposo non fosse stato ricoperto da alcuna fibra, il corpo sarebbe stato in grado di riassorbirlo dopo un
margine di tempo in cui effettivamente si presenta la sintomatologia), la presenza delle fibre è garante
invece di un ‘impossibilità del riassorbimento, per cui si crea una massa, cioè una ernia, che comprime su
quello che troverà nel foro vertebrale. La compressione sarà peggiore più alto sarà il livello dell’ernia, primo
perché relativamente alle dimensioni del corpo, il foro vertebrale è più grande a livello cervicale. Ciò è del
tutto normale, perché a livello cervicale il midollo spinale ha un diametro maggiore, dato il fatto che è
attraversato da tutte le fibre nervose che si diramano nei vari distretti dal cervello; scendendo le fibre sono
in numero sempre minore. Un’ernia a livello superiore quindi può determinare un danno maggiore perché vi
sarà maggiore tessuto nervoso.
Il secondo motivo è che il midollo spinale non si trova all’interno di tutto lo speco vertebrale, tutta la colonna
vertebrale, ma finisce a livello di L1/ L2(prima / seconda vertebra lombare): giù non ci sarà midollo, ci
saranno solo dei fasci nervosi che prendono il nome di Cauda equina (perché ricordano la coda di un cavallo),
quindi un’ernia sotto L2 è quasi asintomatica, un ‘ernia cervicale può determinare anche la morte.
L’ernia si forma generalmente per l’eccesso di carico, prolungato nel tempo e “scorretto” (con postura
scorretta).
Se per esempio la colonna deve sopportare un forte carico mentre si è piegati in avanti, aumenteranno gli
spazi fra i corpi vertebrali posteriormente, quindi ci sarà una “pinzatura “anteriore, un aumento dello stress
lungo il nucleo polposo anteriormente, per cui questo tenderà a spostarsi posteriormente.
Uno sforzo simile, con carichi di grande entità e per tempo prolungato, può determinare l’insorgenza di
ernie.
La causa diretta dell’ernia sarà quindi spesso lavorativa, ma in alcuni casi è possibile riscontrarla nella bassa
qualità del tessuto connettivo dell’anello fibroso, se questo risultasse essere deficitario (a causa di patologie
spesso sconosciute, cioè malattie del tessuto connettivo che esistono ma che non riusciamo a catalogare
bene), basterà un minimo di strass a determinare la protrusione/l’erniazione. Questa erniazione, in realtà
non si porta semplicemente posteriormente (come detto prima), nella maggior parte dei casi non è così: non
esce assolutamente posteriormente lungo la linea mediana, ma esce postero-lateralmente.
Uscendo postero lateralmente, non va ad intaccare il midollo spinale, ma le radici dei nervi spinali. Il midollo
spinale è formato da tessuto nervoso ed è costituito da sostanza grigia e sostanza bianca; la sostanza grigia
contiene i corpi dei neuroni, quella bianca gli assoni. Nel midollo spinale il grigio sta all’interno, quindi
avremo i corpi della cellula all’interno, ed esternamente a questo gli assoni di queste cellule che, o vanno in
periferia, o vanno verso il grigio. Arrivano al midollo spinale tramite due radici: La radice dorsale e la radice
ventrale (che ovviamente saranno quattro se considerarle i due emisomi), queste radici fuoriescono dal foro
intervertebrale e giungono nel foro vertebrale no vertebrale per ricondursi al midollo. Quando un’ernia
fuoriesce postero lateralmente, va ad intaccare la zona del foro intervertebrale, colpendo una radice.
Il fatto che esca postero lateralmente piuttosto che lateralmente, potrebbe essere un vantaggio perché
colpirebbe solamente una parte del sistema nervoso. La radice dorsale è la cosiddetta radice sensitiva,
mentre quello ventrale e quella motoria: attraverso la radice dorsale arrivano solamente informazioni
sensitive, con quella ventrale partono soltanto informazioni motorie; quindi una compressione sulla radice
motoria può determinare un deficit motorio, una compressione sulla radice sensitiva può determinare
dolore o altri sintomi come parestesia (Arto “addormentato”, formicolio agli arti). Se è indirizzata soltanto ad
una radice, la sintomatologia sarebbe migliore per questo motivo: però il problema è che a livello del foro
intervertebrale, questo risulta completamente attraversato( dalle varie radici), quindi anche una minima
ernia comporta una sintomatologia; mentre un ernia posteriore non determina subito sintomatologia,
poiché il midollo spinale non occupa tutto il foro vertebrale, ne occupa soltanto una parte, la parte più
esterna è rivestita da tessuto adiposo ed ha la funzione di ammortizzare gli eventuali urti del midollo spinale
con le pareti ossee.
Quindi all’inizio, quando l’ernia esce posteriormente, non fa altro che premere sul tessuto adiposo: questo è
molle, non impatta cioè subito sul midollo spinale, questo avverrà in tempi prolungati.
Non tutte le ernie sono operabili: nel caso di ernia assolutamente mediale (che esce specialmente
posteriormente) per lavorare sull’ernia devo necessariamente farmi spazio nel midollo e questo non è
possibile sempre, dipende dal livello dell’ernia.
Mentre quelle che sono a livello del foro intervertebrale, possono essere operate tutte, perché il nervo può
essere spostato per operare sull’ernia stesso. Il midollo non può invece essere toccato con la stessa facilità
con cui tocchi il nervo.

Segue una descrizione A livello dei vari tratti della colonna vertebrale:
A livello cervicale abbiamo il massimo della differenza rispetto a quella “vertebra-tipo” già descritta: la
vertebra tipo ha il corpo, l’arco, il processo spinoso, i processi trasversi e i processi articolari superiori e
inferiori; in questo livello, la prima vertebra cervicale è caratterizzato dal fatto che non ho il corpo, è soltanto
un arco, si chiama atlante (perché come Atlante secondo la mitologia sorreggeva il mondo, questa sorregge
il capo, la parte più importante del nostro organismo);
al di sotto di questa, la seconda vertebra cervicale prende il nome di epistrofeo, caratterizzata invece dal
fatto che possiede un corpo piccolo, ma soprattutto ne ha un altro, superiormente al suo: questa apertura
prende il nome di dente dell’epistrofeo o processo odontoideo dell’epistrofeo, che altro non è perché il
corpo dell’Atlante che si è staccato da questo e si è fuso con quello dell’epistrofeo.

Un’altra caratteristica di questo tratto è la presenza di fori a livello dei processi trasversi, che sono importanti
perché all’interno di questi pori che sono presenti da C1 a C7, al loro interno si trovano le arterie vertebrali.
Le arterie vertebrali sono responsabili del passaggio di sangue all’encefalo insieme alle arterie carotidi;
l’arteria vertebrale riportano il sangue alle zone posteriori del cervello, quelle carotidi alle zone anteriori.
Con la sovrapposizione delle vertebre, e quindi con l’allineamento dei loro fori, si avrà un canale, l’arteria
passa all’interno di questo canale; è chiaro pensare che vi passa all’interno per essere più protetta.
In questo caso però, nel nostro corpo, quello che un meccanismo di protezione si traduce in un meccanismo
dannoso: l’osteoartrosi è una patologia a carico delle articolazioni che nasce come quella che è la risposta
normale del nostro organismo a fare osso laddove c’è uno stress fisico (processo simile alla formazione delle
ossa sesamoidi): L’osso tende a espandersi nei punti dove riceve maggiore sollecitazione, ciò in alcuni
soggetti succede in meno tempo, in altri impiega più tempo, ma avviene comunque in tutti; si formano i
cosiddetti osteofiti (si parla di processo di osteofitosi , cioè delle produzione di osso nuovo in posti dove non
è necessario).

Gli osteofiti formano delle ossee speciali, dei piccoli “spicchi” di tessuti osseo che, se si formano per esempio
nel punto in cui c’è un nervo, comprimendolo, danno una determinata sintomatologia, inoltre
determineranno un restringimento del canale all’interno del quale passano le arterie vertebrali e quindi
minore afflusso di sangue al cervello.
Chi soffre di “cervicali” si trova proprio in questa situazione: che può essere legato alle fisiologiche
modificazioni dovute all’età, oppure il risultato di un trauma (il classico colpo di frusta, generatosi a causa di
un incidente automobilistico), che determina una ripercussione sul passaggio di sangue, fra l’altro
determinerà in questo caso anche un processo infiammatorio che peggiorerà ulteriormente il tutto perché
avremo l’edema, il restringimento ulteriore,
La settima vertebra cervicale possiede un processo spinoso, più sporgente di tutti gli altri, chiamato
banalmente “prominente”: è avvertibile toccando la cute sotto la nuca come un bozzo osseo.

Passando al tratto toracico, la vertebra caratteristica di questo tratto corrisponde alla vertebra-tipo già
descritta sopra. A questo livello di articolano le coste, molto importanti per la gabbia toracica.

Nel tratto lombare il corpo vertebrale è più tozzo, il foro più piccolo, non più di forma circolare ma piuttosto
quasi triangolare.

A livello sacro- coccigeo, le 5 vertebre sacrali formano un complesso di forma piramidale con base superiore
e apice inferiore, che è il sacro. Stessa cosa per il coccige.

La gabbia Toracica

La gabbia toracica è formata dal tratto toracico della colonna vertebrale, da 12 coste per lato e dallo sterno
anteriormente.
Le coste nonostante la loro forma allungata, sono delle ossa piatte: facendo una sezione lungo il piano
trasversale infatti, troveremo la diploe, non la diafisi.
Nelle coste abbiamo due estremità: una anteriore che si articolerà tramite cartilagine con lo sterno, una
posteriore che si articolerà sulle vertebre toraciche.
Lo sterno è costituito da 3 segmenti, partendo dall’alto: abbiamo il manubrio dello sterno, poi il corpo ed
infine il processo xifoideo( il più piccolo, a forma di punta di freccia).
Al manubrio si articolano la clavicola e la prima e seconda costa, sul corpo dello sterno si articolano tutte le
altre coste fino alla settima, dall’ottava alla decima queste sono infatti articolate, tramite le loro componenti
cartilaginee, alla cartilagine della settima; l’undicesima e la dodicesima sono libere anteriormente e perciò
prendono il nome di “fluttuanti”.
L’ottava, la nona e la decima costa prendono il nome di coste false, le prime sette il nome di coste vere.
Le ultime due coste non si articolano per facilitare la flessione del tronco e per permettere l’espansione dei
polmoni durante l’atto respiratorio (escursione respiratoria).
Cingoli
Lo scheletro assile si articola con lo scheletro appendicolare tramite dei segmenti scheletrici detti cingoli: a
livello dell’arto superiore il cingolo prenderà il nome di cingolo scapolare (perché sarà la scapola ad avere
questa funzione), nell’atto inferiore questo prenderà il nome di cingolo pelvico, perché sarà attraverso la
pelvi, e in particolare attraverso l’acetabolo, si articolerà la testa del femore.

La Pelivi (o il bacino) è costituita da 3 segmenti ossei: due ossa speculari che sono le Coxae,o osso coxale, e
il sacro.
Le due Coxae si articolano posteriormente con il sacro, anteriormente tra di loro tramite la sinfisi pubica.
La Coxa si divide a sua volta in tre segmenti: l’Ileo, il Pube e l’Ischio; sono tre segmenti ben definiti, infatti
guardando all’interno dell’acetabolo, possiamo notare le linee di fusione di questi tre segmenti: perciò
possiamo affermare con certezza il fatto che all’inizio questi fossero separati tra loro e solo molto tempo
dopo la nascita (età adulta)questi si siano fusi tra di loro.
L’Ileo presenta una porzione piuttosto ampia, l’ala dell’ileo, all’interno della quale è contenuta una
depressione che prende il nome di fossa eliaca.
Pube e ischio invece hanno una forma più allungata, più cordonale, e insieme ischio e pube delimitano il così
detto foro otturato, che si chiama così perché viene per l’appunto otturato da una membrana e da un
muscolo, che prendono il nome di membrana e muscolo otturatorio, questi hanno un’importante rilevanza
perché
Dividendo l’addome dalla pelvi, sappiamo che sono separati da una linea immaginaria e da un piano
immaginario che è lo stretto superiore della pelvi, che passa dal promontorio superiore del sacro, che è la
base sporgente superiore del sacro, per portarsi al margine superiore della sinfesi pubica.
Scendendo al di sotto, siamo dentro alla pelvi: da un punto di vista osseo, non c’è nulla a chiudere il
pavimento della pelvi, ma ci sono dei muscoli molto importanti che formano il così detto pavimento pelvico.
Il muscolo principale che lo chiude
è il cosiddetto Muscolo elevatore
dell’ano, che in realtà è costituito
da un insieme di muscoli (ischeo-
coccigei, ileococcigei,
pubococcigei), tutta una serie di
fasci che chiudono questa parte
inferiore della pelvi, che è
sottoposta ad una pressione
positiva notevole, quindi questo
muscolo è importante per
contenere i visceri che altrimenti
passerebbero attraverso il perineo
e finirebbero all’esterno. Il
muscolo è molto robusto e
funziona abbastanza bene, come nel diaframma ci troviamo dei buchi, uno per il passaggio: delle vie
urinifere, dell’apparato digerente e della vagina. Questi buchi formano dei punti in cui vi è meno resistenza,
ma al tempo stesso il muscolo elevatore dell’ano oltre a chiudere il pavimento è il diretto responsabile
dell’efficienza dei meccanismi di chiusura di questi buchi, che devono essere mantenuti nella loro posizione
dagli sfinteri, che però si oppongono alla funzione del muscolo pelvico. Ci troviamo in una situazione
paradossale, infatti il muscolo deve mantenere la pressione positiva che è esercitata su di esso, ma deve
permettere il passaggio di liquidi e di solidi. Un malfunzionamento di questo equilibrio provoca le
incontinenze urinarie e fecali.
Considerate una donna in gestazione, dopo il parto naturale presenta rivelanti modifiche di questa struttura,
i muscoli devono avere la capacità di tornare nella loro configurazione iniziale.

vi è una sostanziale differenza tra il bacino maschile e quello femminile, legate al discorso precedente.