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Ruolo delle fasce

RUOLO DELLE FASCE

Come vedremo, i fascia hanno un ruolo multiplo all'interno dell'organismo, conseguenza della loro
istofisiologie.
I fascia e il tessuto connettivo sono presenti a livello di tutte le parti del corpo. Lo studio anatomico
e istofisiologico ci permette di dire che il tessuto connettivo gioca un ruolo capitale nel
mantenimento di tutte le funzioni del corpo. I diversi studi effettuati a proposito mostrerebbero che
esso il primo garante del buono stato funzionale del corpo e dunque della buona salute.
"Il tessuto connettivo collega, non solo le diverse parti del corpo ma, in senso pi largo, collega le
numerose branche della medicina". (Snyder)

Studieremo successivamente i diversi ruoli dei fascia, ossia:


- Ruolo di sostegno e di supporto,
- Ruolo di protezione,
- Ruolo di ammortizzatore,
- Ruolo emodinamico,
- Ruolo di difesa,
- Ruolo di comunicazione e scambio.
Il tessuto connettivo collega i diversi organi e le diverse parti del corpo tra di loro, in una continuit
ininterrotta. Lo studio anatomico ci ha mostrato, infatti, che non c' mai interruzione tra i diversi
tessuti, ma che tutti si articolano tra loro al fine di realizzare un'armonia di funzione perfetta.

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A - RUOLO DI SOSTEGNO (FIG. 72)

I fascia permettono di mantenere l'integrit anatomica dell'individuo. Se in una persona si potessero


sopprimere tutti i sistemi eccetto i fascia, quest'ultima conserverebbe un'apparenza perfettamente
umana. Sarebbe la stessa cosa se si conservasse il sistema solo il sistema vascolare o nervoso e ci
logico poich il fascia il supporto e la guida di questi due sistemi; questo conferma ancor pi
l'interdipendenza e la l'indissociabilit delle diverse strutture del corpo. E' grazie ai fascia che il
sistema muscolare pu funzionare come vedremo nella meccanica fasciale.
E' grazie ai fascia che le articolazioni possono conservare la loro stabilit e la loro funzione. Il
sistema muscolare il motore delle articolazioni, ma esso stesso coordinato dalla meccanica
fasciale.
E' grazie ai fascia che i diversi organi possono mantenere la loro forma anatomica ed essere fissati
alla loro struttura ossea. I fascia gli assicurano cos una buona coerenza e tramite essa permettono il
buon funzionamento fisiologico.

B- RUOLO DI SUPPORTO

Il fascia il supporto del sistema nervoso vascolare e linfatico. Lo studio anatomico ci ha mostrato
che questi diversi sistemi sono strettamente legati ai fascia. Essi stessi costituiscono una parte dei
fascia al fine di mantenere la loro forma anatomica, in pi essi sono attorniati da un involucro
fasciale, collegato e orientato da alcuni fascia pi fitti.
Il sistema nervoso e vascolare interdipendente dal sistema fasciale. Al momento dello sviluppo
embriologico, la crescita e la migrazione avvengono in coppia e in modo intrecciata tra il sistema
vascolo nervoso e il sistema fasciale.
Questo ruolo di supporto particolarmente messo in evidenza: a livello dell'aponeurosi cervicale
profonda indissociabile dal plesso cervicale e dai gangli simpatici cervicali, al livello dei meso che
sono dei veri porta vasi e nervi, etc...
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C - RUOLO DI PROTEZIONE

Uno dei ruoli fondamentali del fascia il mantenimento dell'integrit fisica e fisiologica del corpo
umano. Presente in tutti i livelli cos come abbiamo visto, esso l per proteggere le diverse
strutture anatomiche contro tensioni, stress, aggressioni che il corpo umano subisce
permanentemente. Per adempiere questo ruolo esso mostra una grande adattabilit, oltre che
numerose variazioni in funzione dei segmenti di cui esso ha la tutela.
Cos, nella parte periferica, va a ispessirsi e a intensificarsi nelle zone di massima tensione: a livello
articolare ne risulter una copertura fasciale molto importante con una densificazione massimale a
livello di catalizzatori molto potenti che sono i legamenti. Tuttavia, qualunque sia la resistenza di
un fascia, questa non porter mai a una rigidit; questa non si esprimer se non in una patologia, ma
si noter sempre la presenza di una certa elasticit al fine di meglio rispondere alle sollecitazioni
che deve subire la zona controllata. Nel momento in cui i carichi di lavoro sono molto importanti,
si constata un ispessimento del fascia capace persino di rimpiazzare interamente i fasci muscolari.
Gli esempi pi rappresentativi di questo fenomeno sono il potente tratto ileotibiale

e la

resistentissima aponeurosi lombo-sacrale.


Un ulteriore ruolo di protezione, come vedremo pi avanti, consiste nella capacit del fascia di
ammortizzare. Al momento di sforzi o di tensioni troppo violente, esso prende in carica una parte
dell'intensit delle forze per evitare che tensioni inconsiderate si applichino sui muscoli , organi
etc.., evitando cos la loro rottura. Questo intervento avviene grazie alla stimolazione delle
terminazioni nervose del fascia.
Bednar e Coll hanno dimostrato che il legamento vertebrale comune anteriore ha una funzione
passiva, ma riccamente innervato. Al momento di una stimolazione risulta essere la sede di una
attivit neurologica molto attiva.
Il fascia presente anche a livello dell'asse cerebrospinale per proteggere cervello e midollo contro
le variazioni di pressione troppo brutali, oltre che contro gli choc che sarebbero troppo dannosi per
queste strutture. Il questa regione il fascia mostra una adattabilit e ingeniosit notevoli. Un solo
involucro connettivo sarebbe insufficiente per il ruolo di protezione. Esso, infatti si costruito un
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triplo involucro fasciale e per aumentare ancora la sua efficacia sono stati aggiunti due sistemi
tampone: il liquido cefalorachideo e un importante sistema venoso.

Il suo ruolo di protezione si esercita anche a livello del sistema vascolare e nervoso che supporta e
previene, in una certa misura, compressioni, stiramenti , traumi etc...

Ricordiamoci semplicemente che i principali tronchi arterovenosi e nervosi sono situati a livello dei
fascia profondi e che questi sono inguainati negli involucri fasciali (canali di Hunter...) o contenuti
nelle parti pi stabili del fascia ( radice del mesentere).

Infine, nel momento in cui deve proteggere degli organi vitali e fragili, li avvolge in una guaina
resistente e in pi, interpone un fascia molto fluido e plastico:

tessuto adiposo ( grasso

perirenale...) o un tessuto a trame molto lente: tessuto aureolare.

Gli stessi organi possiedono un involucro fasciale che sostengono la loro struttura. Questo
involucro penetra all'interno dell'organo in cui si divide numerose volte, realizzando cos, uno
divisione che pi o meno isola le diverse parti una dall'altra. Questo con lo scopo di evitare la
diffusione di un'infezione da un segmento all'altro. L'esempio pi marcato di questa divisione
riguardano il fegato e il polmone.

D - RUOLO DI AMMORTIZZATORE
Grazie alla sua elasticit, il fascia pu ammortizzare le tensioni che subisce il corpo. La struttura
macromolecolare in rete di proteoglicani* partecipa attivamente alla coesione meccanica dei
tessuti.
I proteoglicani* sono ammortizzatori di choc e agiscono come lubrificanti che, al momento di
sollecitazioni intense e ripetute, si trasformano in una sostanza viscoelastica. I proteoglicani e
l'acido ialuronico*, conferiscono, alla sostanza fondamentale, una superstruttura molecolare
reticolare coprono le superfici cellulari, costituiscono la sostanza intercellulare, avvolgono e
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infiltrano le fibre di collagene e di elastina, costituendo un regime viscoelastico di tampone


indispensabile a una funzione cellulare e tissulare normale. Questo confermato dagli studi di
Yahia e Coll che hanno dimostrato un comportamento viscoelastico, che varia nel tempo, del fascia
lombodorsale nel momento in cui questo veniva sottoposto a sovraccarichi ripetuti.
Permette, inoltre, di diminuire le intensit di pressione e di canalizzarle seguendo diverse direzioni,
con lo scopo di evitare le lesioni organiche. Questo ruolo di ammortizzatore rinforzato
dall'accumulo di tessuti adiposi particolarmente abbondanti in certe regioni vulnerabili: adipo
perirenale*, adipe addominale, abomdante soprattutto a livello del grande epiploon, ma anche in
alcune regioni sottomesse a forti pressioni e in particolare a livello delle fosse ischiorettali.

A proposito del ruolo di ammortizzatore, andiamo ad aprire una parentesi per quanto riguarda le
meningi. Abbiamo visto che queste tappezzano la scatola cranica cos come la colonna vertebrale al
fine di contenere e proteggere l'asse cerebrospinale. Queste meningi servono anche a contenere il
liquido cefalorachideo, involucro idrico che gioca un ruolo di ammortizzazione per il cervello,
proteggendolo dalle variazioni di pressione alle quali sottomesso. Gioca anche un ruolo nutritivo
e difensivo.
Questo liquido prodotto in maggior parte dal plesso coroideo, e per circa il 20% proviene
direttamente dal parenchima venoso per vie trasversali a livello di spazi perivascolari di Virchow
Robin.
Il suo assorbimento avviene per via venosa attraverso i villi e le granulazioni aracnoidee di
Pacchiuoni, per via linfatica nelle guaine neurali verso il canale toracico.

Il volume di questo liquido nell'adulto di circa 140 ml {controllare a pag. 164, a cosa si riferisce
quel " 30"?} di cui 35 ml nei ventricoli, 25ml negli spazi sottoaracnoidei pericerebrali e cisterne,
75 ml negli spazi sottoaracnoidei spinali.
La sua composizione simile a quella del plasma e della linfa ma con proporzioni diverse. Inoltre
esso trasporta numerosi ormoni e altre sostanze il cui ruolo resta attualmente ancora sconosciuto.

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Regolarmente vengono scoperte nuove sostanze cerebrali che permettono di acuire il ruolo
dell'LCR L'ultima era una sostanza dal forte potere soporifero scoperta da Richard Lernier.
La produzione del liquido cefalorachideo va da 0,5 l a 1l/24 h. Abbiamo cos descritto una
fluttazione dell'LCR seguendo un movimento di espansione e retrazione che costituisce uno dei
motori del meccanismo cranico la cui periodicit varia da 8 a 12 cicli per secondo. A questo
proposito i lavori di Laland-Clarke creano le condizioni di pulsioni continue intervenendo nelle
strutture pi sottili del cervello e caratterizzate da onde cicliche che vanno da 10 a 14
periodi/minuto.
In realt sembrerebbe che questo ritmo da 8 a 12 traduca piuttosto uno stato "patologico" legato a
una simpaticotonia relativa allo stress provocato dalla vita moderna. In effetti il ritmo cranico di
societ primitive all'incirca di 2,5 periodi/minuto. Il che ci porta a considerare questa frequenza
come una condizione di equilibrio.
Questi movimenti ritmici del cervello e la fluttuazione dell'LCR sono stati alla base di una teoria
secondo la quale l'LCR circolava a livello dei fascia ed era alla base dei loro movimenti ritmici.
In realt sembra che non ci sia continuit tra l'LCR e il liquido periferico e particolarmente a livello
delle radici nervose.

Brydevik e Coll dopo l'iniezione di H-metilglucosio in modo intravenoso o direttamente nel liquido
cefalorachideo hanno dimostrato che la distribuzione degli isotopi si stabilivano come segue:
- radice nervosa: 58% apportato dall'LCR contro il 35% apportato dai vasi intramurali*;
- nervi periferici: 95% apportati dai vasi intramurali, niente per quanto riguarda l'LCR.
La nutrizione delle radici nervose avviene in maggior parte tramite l'LCR mentre, la nutrizione dei
nervi periferici avviene praticamente tramite i vasi. Non stato obbiettivamente dimostrato che ci
sia un passaggio dell'LCR verso i nervi periferici.
I nervi cranici e rachidei al di l dei loro fori ossei sono ricoperti di tessuti connettivi nel quale
circolano le linfatiche.
Le meningi avrebbero, cos, strette relazioni di confine con gli spazi linfatici, non ci sarebbe
continuit diretta ma semplice filtrazione, impregnazione, per attiguit. Questo sembra

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completamente logico perch, se ci fosse stata una continuit del LCR con la periferia, questo
avrebbe costituito, per il cervello, il rischio di diffusione di infezioni o di agenti patogeni
provenienti dalla periferia dove le porte di entrata sono molto pi numerose. Il fatto che lo scambio
avvenga per diffusione costituisce un meccanismo respingente di salvaguardia paragonabile a
quello di numerose altre regioni del corpo.
L'LCR, dunque, comunica con il liquido extracellulare, cos come quest'ultimo comunica con il
liquido intracellulare.

Quale che sia il livello, la comunicazione avviene per diffusione o trasporto attivo, ma mai
direttamente. Questi diversi liquidi hanno una composizione chimica diversa ma restano
permanentemente in contatto tra loro, assicurando una continuit e una comunicazione permanente
all'interno dell'organismo, nel suo insieme.

E - RUOLO EMODINAMICO
Il sistema vascolare e linfatico sono indissociabili dal sistema fasciale. La circolazione ritorno che
avviene grazie al sistema venoso e linfatico, non beneficia di una pompa aspirante cos potente
come la pompa erogatrice che invia il sangue in tutto il corpo attraverso il sistema arterioso. Del
resto, quest'ultimo ha una struttura rigida difficilmente deformabile, contrariamente ai linfatici e
alle vene che sono troppo flaccide, e che pertanto possono collaber (incollarsi, collassare* -vedi
p.165-) facilmente. E' per questa ragione che questi vasi sono provvisti di valvole, per facilitare la
circolazione ritorno, ma le valvole sono insufficienti per assicurare questo compito.
I fascia suppliscono dunque la pompa centrale per facilitare la circolazione ritorno. Sono delle
vere pompe periferiche che pompano il sangue e la linfa verso il cuore.
Come vedremo, i fascia sono animati da movimenti ininterrotti, la cui frequenza varia da circa 8 a
12 periodi per minuto. Queste contrazioni realizzano un movimento di pompa erogatrice che
permette la progressione dei fluidi.

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Bisogna notare che il trasporto della linfa all'interno dei vasi avviene per contrazioni successive dei
segmenti valvulari. La linfa trasportata da onde di contrazione con periodicit che va da 10 a 12
per minuto. Il che equivale alla periodicit del fascia, ma il linfatico non innanzitutto un fascia?
Questo meccanismo sottile rinforzato dalle contrazioni muscolari canalizzate dai fascia.
L'anatomia ci ha mostrato che i fascia non erano delle bande continue esattamente parallele, ma
sono costituite da diversi strati con direzione obliqua, trasversale o circolare. Questi diversi
orientamenti delle fibre fasciali, ci permette di dire che in generale i fascia assumono una forma a
spirale. Al momento della contrazione, dunque, tender a richiudere le strutture che inguaina,
cacciando cos il liquido verso il cuore, come uno "strofinaccio" che viene strizzato.
Ma se il fascia il motore della circolazione ritorno, esso pu anche essere l'elemento perturbatore.
Immaginiamo un fascia in stato di tensione anormale, possiamo facilmente comprendere che il
sistema vascolare a lui collegato sar in stato di compressione permanente, e in questo caso
giocher un ruolo di ostruzione favorizzando la stasi.
I linfatici e le vene perforano i fascia al livello di strutture anulari, rese pi o meno rigide per
favorire la libert di tubazione in quest'anello, ma se quest'ultimo sottomesso a tensioni troppo
importanti pu trasformarsi in un vero e proprio laccio emostatico.

F - RUOLO DI DIVESA

La funzione del tessuto connettivo la ristabilizzazione delle funzioni normali.


Il ruolo di difesa del tessuto connettivo certamente una fase principale del meccanismo dei fascia.
E' a livello della sostanza fondamentale che inizia la lotta contro gli agenti patogeni e le infezioni,
questo grazie a un meccanismo intrinseco locale prima dell'intervento del sistema generale. Da
questa lotta dipende la diffusione dell'agente patogeno, e dunque la salute del soggetto.
I progetti di difesa sono caratterizzati da quattro fasi cellulari:
1) All'inizio, uno scudo istiocitario si organizza attorno al punto dell'invasione nociva.

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2) Immediatamente segue la fase microfagica (reazione locale ma con partecipazione passiva


dell'organismo).
3) Fase macrofagica accompagnata da una cooperazione attiva dell'intero corpo.
4) Stadio linfocitario ( con l'eliminazione dell'infezione e passaggio allo stato cronico).

Lo stadio macrofagico provocato dal fattore monocitario, La sua assenza riduce l'intensit dello
stadio macrofagico fino a renderlo inoperante.
Le prime reazioni di difesa locali sono avviate da una serie di ormoni tissulari ( prostaglandina,
leucotriene, interferone...).
L'apparizione di fasi istiocitarie e microfagiche non interessa solo la biochimia, ma anche le
modificazioni biofisiche come il cambiamento brutale del pH verso l'acidosi, nel luogo
dell'aggressione, responsabile delle alterazioni membranali delle cellule.
D'altra parte, la modificazione brutale della situazione biofisica nei confronti dell'aggressione,
genera una reazione di urgenza immediata provocando la prima reazione di difesa allo scopo di
limitare l'estensione dell'aggressione.
Lo srotolamento avviene in due fasi:

1) Soppressione dei legamenti delle grandi cellule reticolate con il sistema di base. La loro
liberazione sottoforma di istiociti mononucleari facilita lo stabilizzarsi di uno scudo attorno al
luogo dell'invasione.
2) Alterazione della permeabilit delle pareti capillari permettendo lo stabilirsi dello stadio
microfagico.

Questi fenomeni di difesa si accompagnano col passaggio del siero nei tessuti e con l'apparizione
dell'edema. L'edema non nocivo per il processo di difesa, come si credeva in un certo periodo, ma
al contrario partecipa alla diluizione dell'agente nocivo e gli immunoglobulini sierici provenienti da
infezioni precedenti possono gi intervenire localmente.

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Questo meccanismo di difesa, come abbiamo gi detto, comincia a livello della sostanza
fondamentale. La sostanza fondamentale collegata alle glandole endocrine tramite i capillari e al
sistema nervoso centrale tramite le estremit terminali libere delle fibre nervose e vegetative. Le
due organizzazioni sono dunque il tronco cerebrale. La sostanza fondamentale pu dunque
influenzare direttamente i centri regolatori grazie ai prodotti liberati (interleuchina, prostaglandina,
interferone, proteasi...), c' informazione reciproca tra i capillari, le fibre nervose vegetative e le
cellule connettive mobili della sostanza fondamentale (macrofagi, leucociti, monociti). Ne risulta
una organizzazione umorale in rete, di grande complessit. Il vantaggio di questi sistemi in rete
dipende dall'aumento delle facolt di adattamento e di efficienza.
Lo scopo dell'organismo di assicurare la manutenzione grazie alla regolazione dell'omeostasi. In
biologia come in medicina, la causalit e la finalit non si escludono, ma al contrario si influenzano
reciprocamente. Filogeneticamente, la sostanza fondamentale pi vecchia del sistema nervoso e
umorale. Pertanto , la formazione e la degradazione sono gestite da una organizzazione cellulare
primitiva compensatoria: l'associazione fibrociti-macrofagi. Alla domanda, i fibrociti sono capaci
di reagire in pochi secondi tramite una sintesi di proteoglicani* e di glicoproteine strutturali,
quantitativamente e qualitativamente adattate, che saranno fagocitati dai macrofagi. Con la
progressione di questa alterazione, il fibrocita secerne una sostanza fondamentale strutturata ma no
fisiologica. Influenzati da quest'ultima, tutti gli elementi cellulari possono essere all'origine di
malattie croniche e tumorali. (Hine).

Altre sostanze intervengono nel ruolo di difesa della sostanza fondamentale. I proteoglicani* e i
glicosaminoglicani* sono i primi sistemi di difesa primitiva. Esse costituiscono un sistema
viscoelastico capace di assorbire gli choc con un effetto di consumo di energie.

Selye considera il tessuto connettivo come il regolatore della sindrome di stress. La sindrome di
stress porta a un invecchiamento precoce per la perdita di adattabilit e dell'energia di adattazione.
Questo ruolo di difesa del tessuto connettivo illustrato dalle funzioni del peritoneo e del grande
epiploon*. Le funzioni principali del peritoneo consistono nel ridurre lo sfregamento di fare riserve

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di grassi (tramite il grande epiploon*) e di resistere alle infezioni. Il grande epiploon ha la tendenza
di spostarsi verso il luogo delle infezioni ( il meccanismo sconosciuto), a legarsi al focolaio e, di
conseguenza a aumentare la vascolarizzazione locale. Pu cos aiutare a prevenire la diffusione
dell'infezione.
Secondo le nostre attuali conoscenze, sembrerebbe che gli interventi del sistema immunitario siano
posteriori a quelle della sostanza fondamentale, che sarebbe dunque la prima barriera di difesa.

G- RUOLO DI COMUNICAZIONE E SCAMBIO

Il tessuto connettivo e, tramite esso, la sostanza fondamentale, hanno un punto di continuit con gli
elementi cellulari del corpo umano. Il sistema vascolare, linfatico, nervoso, si fermano a livello
della sostanza fondamentale e non si prolungano oltre nella cellula. Tutti questi sistemi diversi
portano alla sostanza fondamentale gli elementi nutritivi e le informazioni periferiche e ne
ripartono con i prodotti di scarto e le informazioni provenienti dalle cellule.
Queste cellule si bagnano nel liquido extracellulare ed attraverso quest'ultimo che si instaura un
dialogo con la sostanza fondamentale. Questa ha per scopo, come gi sappiamo, quello di attuare
una barriera di divesa al fine di evitare che la cellula possa essere attaccata.

A partire dal momento in cui la sostanza fondamentale viene sovraccaricata da un agente patogeno,
la cellula stessa pu essere attaccata ed entriamo, cos, in un processo degenerativo e morbido. Ma
oltre al ruolo di difesa, la sostanza fondamentale in comunicazione permanente con la cellula,
fornendole tutti gli elementi funzionali di cui ha bisogno, e veicolando, in senso inverso, i prodotti
del metabolismo cellulare oltre che i diversi messaggi emessi dalle cellule.

Il tessuto connettivo considerato come un complesso unitario che avvolge le cellule


parenchimatose specifiche e permette la loro sopravvivenza e la loro regolazione.

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Borden aveva gi percepito, nel 1767, che il tessuto connettivo non solamente un elemento di
riempimento e di sostegno, ma anche di regolazione e nutrizione per gli organi, e aveva anche
capito che, allo stesso tempo, il tessuto connettivo era un mediatore per le attivit vascolari e
nervose.

Il tessuto connettivo un elemento di unione tra il parenchima e le formazioni vascolo-nervose.


questi scambi con le cellule avvengono per:
- diffusone,
- meccanismo osmotico,
- processo attivo del mesotelio.
La pellicola glucidica superficiale della cellula o glycocalix, rappresenta l'intermediario funzionale
tra l'interno e lo spazio cellulare. (Fig.73)

Esso corrisponde all'involucro recettore della cellula, tramite alcunii glicosaminoglicani e alcuni
proteoglicani, esso mette in contatto il centro intercellulare con la sostanza fondamentale.
I disturbi di quest'ultima possono alterare i glucidi del glycocalix o modificare il comportamento
della cellula.
Ci sono delle proteine di legame: fibronectine, laminine, chondronectine, intermediarie tra la
superficie cellulare e la sosranza fondamentale.

La fibronectine partecipa alla crescita, la mobilit, la differenziazione cellulare, interviene nel


fissaggio delle cellule alla sostanza fondamentale impedendone cos la sovrapposizione. La
tnasine, nuova scoperta glicoproteina, partecipa alle interazioni cellulari.

L'eparina contenuta nelle vescichette nei mastociti e granulociti basofili, la cui liberazione avviene
secondo la necessit, partecipa a tutti i fenomeni di regolazione della sostanza fondamentale:
- essa regolatrice della lipolisi e della lipoproteinemia circolante,
- stimola l'aggressione della cellule linfatiche,

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- attiva le proteine chinasi delle cellule muscolari,


- provoca la sintesi della sostanza fondamentale: interviene nella sintesi del collagene e nella
polimerizzazione collageniche.
Le membrane basali corrispondono a una certa forma di sostanza fondamentale. Sono
indispensabili per la regolare crescita dell'epitelio, ricoprono ugualmente le cellule di Schwann, gli
assoni terminali, le cellule muscolari striate e lisce, le cellule miocardiche. Il cambiamento delle
membrane basali all'origine delle lesioni di organi.

Esse impediscono la propagazione dell'infiammazione del tessuto connettivo verso l'epitelio grazie
al loro contenuto elevato di vitamina C che sembra captare i radicali ionici legati ai processi
infiammatori.
L'alimentazione del parenchima il risultato di un secretorio ordinario attraverso le canicole della
membrana capillare verso la membrana cellulare: l il liquido carico di prodotti provenienti dal
metabolismo, s disposizione della cellula perenchimatosa, successivamente, questo liquido carico
dei prodotti del metabolismo cellulare, raggiunge i vasi linfatici, mumerosissimi a livello del
tessuto connettivo.

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