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Riassunto del libro "Introduzione alla storiografia greca" a


cura di Marco Bettalli - Storia greca a.a. 2015/2016

Storia greca (Universit degli Studi di Genova)

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INTRODUZIONE alla STORIOGRAFIA GRECA


Marco Bettalli

CAPITOLO 1 Storici antichi e moderni: una breve introduzione

I) La nascita dello storico


La storiografia nasce allincirca 2.500 anni fa e si sviluppa nella societ della polis, ma esisteva gi in Mesopotamia. Sono i
Greci ad avere inventato la figura dello storico come soggetto scrivente, che autonomamente decide di compiere ricerche sul
passato. Attivit che non raggiunge uno status particolarmente prestigioso.

II) Differenze
Gli storici del passato avevano strumenti pi limitati, erano assai meno emancipati dalla retorica, in quanto dovevano rispettare
determinati canoni. Ci comporta: mancanza di note, carenza di riferimenti alle fonti usate, cura dellomogeneit stilistica,
presenza di discorsi diretti. Non facile distinguere opere storiche e opere biografiche, memorialistiche, encomiastiche, Solo
in minima parte le opere storiche erano basate su documenti scritti, perch in una cultura ancora largamente orale. Mancava
ancora la visione diretta degli avvenimenti e tali opere sono ancora largamente basate sulla raccolta di testimonianze. Ci
rendeva inevitabile la preminenza della storia contemporanea o quasi.

III) Storia immediata e orale


Quella descritta sopra si potrebbe chiare oggi storia immediata, (istant history) e risente di una pregiudiziale negativa, in
quanto la condizione di contemporaneit (~50 anni) pu interferire con il lavoro di uno storico.
Per quanto riguarda la storia orale, si tratta di un genere che presenta grosse potenzialit, favorito da chi preferisce un
approccio antropologico, fondamentale per esplorare tematiche relative a gruppi marginali. Genere particolare che pu essere
di supporto alla ricerca storica pi tradizionale

IV) Tucidide un collega? Il debito verso gli storici antichi


Gli storici moderni sono eredi di una tradizione basata sullistituzione universitaria che si sviluppa nel XVIII sec. dal
superamento di un pregiudizio di inferiorit nei confronti dei grandi storici dellantichit che nasce la storiografia moderna sul
mondo antico. Molti dei temi ancora attuali oggi sono una eredit della storiografia greca: la scoperta del passato, la
considerazione del passato come qualcosa di legato al presente, lacquisizione di una progressiva familiarit con concetti
storiografici fondamentali (causa), la consapevolezza che lo storico ha a che fare con dei fatti realmente accaduti

CAPITOLO 2 Lo storico nel mondo antico: storia e retorica


I) Un intellettuale solitario?
CICERONE propone un omaggio alla dignit letteraria della storia nel suo DE ORATORE: la cultura antica registra
unapertura della storiografia alla retorica, una giurisdizione del retore sulla composizione della storia. Tramite Antonio espone
i principi fondamentali della storia (dire la verit) e consta di non trovare, nei trattati di retorica, norme specifiche per la storia,
perch queste si possono desumere per similarit od opposizione a quelle per loratoria (giudiziaria). Si ispira alla cultura greca
per proporre lidentificazione dello storico.
La particolare cura stilistica che loratore deve mettere nel comporre la storia implica che egli lavori anche sui contenuti. E non
viene detto che lo storico, in quanto distinto dalloratore, debba servirsi a soli fini di efficacia stilistica delle astuzie formali.
A partire dal IV secolo la retorica era centrale e coordinante per la cultura greca. A Roma la storia era stata, accanto
alloratoria, lattivit letteraria liberale per eccellenza: uomini che trattano gli affari del presente che amministrano per la
comunit anche la memoria dei fatti passati.

II) Agli inizi della storia


ECATEO nel proemio delle sue GENEALOGIE esalta il proprio sapere: un pensatore fa valere il prestigio di una ricerca
personale intorno alla memoria collettiva dei Greci. latto di nascita della storia come genere autonomo, il momento in cui la
storia partecipa alla formazione di uno spirito critico nuovo.
La condizione di viaggiatore o esule che almeno in certi momenti interess alcuni di loro (ERODOTO e TUCIDIDE)
simboleggia in maniera efficace lattitudine allo sguardo da lontano sulle cose che fu la loro vocazione. Lo storico parla della
sua posizione di libero pensatore.
Le modalit fondamentali di pubblicazione delle opere storiografiche nellantichit sono le conferenze o letture pubbliche, con
sofisti che rivaleggiano con storici per conquistarsi il gradimento del pubblico. Ovviamente era improponibile una recita
completa dellopera. Alcuni passi erodotei sembrano riferirsi ad avvenute letture.

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TUCIDIDE mette in chiaro che la sua storia risulter forse poco gradevole in una pubblica lettura per il trattamento rigoroso,
che non composto per un consumo effimero. Affermazione della parola scritta del libro contro la parola orale.
I primi storici rimangono sospesi tra la consapevolezza del proprio isolamento nella cultura contemporanea e il desiderio di
trovare un pubblico cui rivolgersi. Il pubblico delezione della storiografia greca il pubblico panellenico. Lo storico vuole
offrire la propria opera di rinnovamento del patrimonio memoriale dei Greci.
Ai suoi inizi, lo storico un intellettuale diviso: conosce la propria impotenza intellettuale e insieme tende verso unudienza,
vuole essere ascoltato da quella che stata dei rapsodi. La storia aspira ad uno statuto letterario che non ha ancora.
Attacco dei proemi: sono la parte delle opere pi esposta al destinatario, ci che salda limpulso del lettore a entrare nel
racconto con quello dellautore ad aprirsi ad un pubblico. La terza persona fa negli attacchi una breve comparsa, prima di
essere sostituita dal pronome io, come firma dellopera col proprio nome e sostituisce la garanzia soprannaturale della Musa
con quella, umana e personale, della propria ricerca.
Larchetipo, il proemio di ECATEO, richiama nellincipit una delle forme epistolari pi diffuse in Grecia nel V secolo (x dice
a y cos/queste cose). Non probabile che ECATEO riecheggiasse la formula introduttiva dei documenti persiani Quando
ECATEO scrisse il suo proemio, il modulo introduttivo doveva suonare, a lui e al suo pubblico, perfettamente greco: un
riferimento persiano sarebbe stato inintelligibile per il pubblico.
In ERODOTO, ANTIOCO di SIRACUSA e TUCIDIDE la natura epistolare pi offuscata, per rimane la struttura
fondamentale: il fatto che la parola venga data la testo medesimo. Con questi autori le storie si iniziano come quelle lettere
irregolari che non rinunciano a mettere la terza persona.
La natura epistolare dei scritti storiografici ha una sua precisa funzionalit in rapporto al clima di cultura in cui la storiografia
si sviluppa. Lo storico scrive da lontano, in assenza provvisoria di destinatario: vuole essere innanzitutto un mezzo di
collegamento tra il suo autore e il pubblico. appunto una lontananza che la forma epistolare dei proemi storiografici esprime:
gli intellettuali inviano alle citt quelle grandi lettere aperte rese possibili solo da unesperienza di distacco dal politico.
Lepos era la poesia letta, ascoltata; la storiografia greca ne prosegue la missione consapevole dei limiti socio culturali che la
condizionano. Il tono con cui dobbiamo immaginare pronunciato il nome dellautore quello trionfalistico, ma c anche la
pacatezza, la cautela, in quanto entra come novit nella cultura contemporanea.
La presentazione incipitaria dello storico la spia di una posizione di inferiorit rispetto ai protagonisti legittimati della cultura,
come i rapsodi.

II) Dopo Tucidide


Lincipit storiografico di tipo epistolare ricorre di nuovo, forse, allinizio del IV secolo, per poi scomparire. SENOFONTE, che
continu TUCIDIDE, non compose nemmeno pi proemi di tipo metodologico.
Nel IV secolo si respira unaria di stagnazione: la tangente fra storia e retorica sar dora in poi sempre pi sensibile.
Lelogio proemiale della storia verr usato nellEllenismo.
Una grande virt che viene celebrata lutilit generale, la storia per tutti. Il nesso implicito quello tra storia e democrazia,
per una fruibilit di massa. notevole che il topos dellutilit universale venga fatto proprio anche da storici che si rivolgono a
una lite. POLIBIO nel primo proemio si rivolge a politici, filosofi e lettori comuni, nel secondo proemio restringe la visuale.
Queste contraddizioni sono prodotte da un conflitto tra retorica e storia: POLIBIO e DIONIGI progettano il rinnovamento
politico di una Greci messa in crisi dal confronto e dal rapporto con Roma, designano s il loro lettore ideale e specifico, ma lo
fanno in un luogo che non ha levidenza del proemio a tutta lopera. CICERONE ricorda la possibilit di sottolineare
linteresse generale dellargomento.
DIONIGI chiarisce come la storia raggiunga la retorica sul terreno della politica e fondi con questa la sua ambizione a un
uditorio largo. Il destinatario potenziale dello storico la Grecia intera

IV) Retorica, storia, verit


Il problema essenziale stabilire in quale misura la contiguit con la retorica e con la politica leda lo specifico della storia. Si
pu dimostrare che nel mondo antico lo studio della storia sia stato troppo scolastico e presuppone che listituzionalizzazione
della disciplina abbia sgretolato le pretese degli storici alla verit.
Alcuni studi sui rapporti tra storiografia, retorica e discorso poetico hanno cercato di riportare la storiografia antica in quanto
genere letterario dove conta di pi lefficacia del racconto istruttivo che non lo scrupolo documentario.
Laffidamento della storia al retore/politico corrisponde a una realt greca/romana: questultima avrebbe costituito il maggiore
ostacolo per i difensori di una storia pura. Dai passi di CICERONE evidente come egli includesse la norma della verit tra le
competenze delloratore.
Occorre liberarsi dal preconcetto che la retorica sia in primo luogo un repertorio di trucchi equivoci per il depistamento
delluditorio. Loratore ideale porta il suo pubblico verso lopinione giusta e vera. Nei dibattiti, la verit non semplicemente
affare del giudice, ma anche dellavvocato/oratore. Il discorso produce persuasione nel momento in cui viene mostrata,
attraverso le prove, la verit o il verosimile. Si tratta di un uso dellthos e del pthos con cui certo si manipola la capacit di
decisione delluditorio. La retorica un aiuto dellaffermazione del vero e del giusto.
Nella prassi, la storia, non meno della retorica registrava delle eccezioni alla regola di dire la verit; esisteva un cattivo uso
della retorica, come della storia, e anche un cattivo uso della retorica nella storia.

IV) Retorica, storia, verit


Dopo il IV secolo il cerimoniale di apertura delle opere storiografiche celebra il magistero educativo dello storico, rivolto ai
larghi strati, che ha spezzato il cerchio in cui oscillava tra un massimo relativo e un minimo di adattamento alluditorio. E ha
raggiunto anche il suo posto in un sistema culturale che fa perno attorno alla retorica, in cui lo storico esercita la professione di

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educare un pubblico ampio. Alla storia ormai si riconosce ora il potere specifico di trasmettere insegnamenti paradigmatici in
una forma che, con le sue qualit narrative, attira molti lettori e/o uditori.
Constateremo allora che lesilio non pi unesperienza di distacco, ma al contrario un modo di integrarsi nei centri
contemporanei della cultura, se non della storia e della politica.
A Roma, la storia aveva avuto una sorte molto meno avventurosa: nel III secolo ai pontefici si erano affiancati come storici i
magistrati della repubblica, ma comunque la storia rest un prodotto delle istituzioni. La sua utilit generale doveva essere un
luogo comune gi alle origini.
Tipica di Roma fu la relativamente sistematica coincidenza della figura dello storico con quella delloratore/politico.
Difficile era una compatibilit materiale fra limpegno politico diretto e la narrazione degli eventi: da qui la subordinazione
alla politica attiva della scelta storiografica, confinata nei momenti di ozio pi o meno forzati.
CATONE parla dellotium come di qualcosa di cui occorre rendere conto non che del negotium.
La storiografia sembra recuperare lautentica dimensione del politico. Il tipo romano dellanziano senatore in ritiro definisce
una condizione assoluta, libera dellattrito degli eventi.

CAPITOLO 3 Le origini
Storia nel mondo antico = un racconto di fatti umani nel passato. La forma letteraria che domina let arcaica dei Greci
lEPOS: una narrazione in versi di fatti appartenenti allet degli eroi, qualcosa di percepito come appartenente ad un passato
storico. Nel periodo creativo dellepos, la bravura del cantore consisteva nel conferire apparenza di realt a ci che egli
narrava. Alcuni criteri metodologici di cui si approprier la storiografia sono gi acquisite in et arcaica. La storiografia si
differenza dallepica in quanto questultima ispirata dagli dei.
Gli storici invece nel V secolo appongono in cima alle loro opere un sigillo col proprio nome: portano s stessi e la ricerca che
hanno condotto, quale garanzia del loro racconto. La storia nasce come narrazione soggettivamente responsabile.

ECATEO
=> considerato il primo storico greco
=> esordisce con il proprio nome, accompagnato dalla provenienza geografica: si presenta come un individuo che si rivolge ad
un pubblico panellenico, distante, secondo uno stile enunciativo che richiama da un lato le iscrizioni dei sovrani orientali.
Ma difficile dire quanto un riferimento a formule orientale sarebbe stato percepibile per un greco del V secolo. Luso da
parte di Ecateo di una formula consimile ha perci ha un senso innanzi tutto entro lorizzonte ellenico: con essa lo storico
segnala la propria distanza dal pubblico e dalla cultura media della sua epoca, e nel contempo lintenzione di superarla.
+ GENEALOGIE = novit costituita dalla critica al sapere storico tradizionale, innanzitutto al mondo dellepos, con cui
Ecateo e altri genealogisti dellepoca condividono linteresse preminente per let eroica.
=> il poema esiodeo (TEOGONIA 700= rimane il modello per tutta la letteratura genealogica. Le sue
modalit espositive si ritrovano nelle opere di Ecateo, Acusilao e Ferecide.
=> in genere i genealogisti non parlano di fatti pi recenti della guerra di Troia, scrivevano per ripetere
ci che era stato gi detto da altri.
=> particolare il razionalismo ecateo, tramite analisi e conoscenze geografiche o per vie linguistiche. Nel proemio egli prende
le distanze dai racconti dei Greci in quanto molteplici e ridicoli. La tradizione era attaccabile perch contradditoria. Ecateo
compiva non solo un ridimensionamento dellimpresa mitica secondo criteri di verosimiglianza, ma valorizzava come pi
autentica una versione locale del mito. probabile che un ruolo nella formazione del suo spirito critico verso le tradizioni
greche labbia avuto il confronto con i sacerdoti egiziani di Tebe, che gli provoc un vero e proprio shock culturale.
+ PERIEGESI = insieme alla carta geografica (PERODOS GHS) testimonia gli interessi geografici di Ecateo
= struttura ampia di questo periplo di tutto il mondo conosciuto, con notazioni etnografiche.

- ETNOGRAFIE = - XANTO di LIDIA = opera in greco sulla sua patria LYOLAK


- DIONIGI di MILETO = PERSIK
- CARONE di LAMPSACO = parti meridionali e orientali del mondo abitato, LIBYK, PERSIK

ELLANICO
= nato nel 406, risulta vastissima la sua produzione, arrivata a noi solo in frammenti, che comprendeva, accanto
+ etnografie
+ genealogie = PHORONIS, TROIK = stirpi peloponnesiache
+ storia locale = ATTHS = prima storia locale di Atene
+ lavori cronografici = SACERDOTESSE di ERA ed ARGO = una cronaca universale che si valeva di un solido ancoraggio
documentario per datare anno per anno eventi di portata non locale
=> lo stesso TUCIDIDE ha reso omaggio al metodo di ELLANICO nella GUERRA del PELOPONNESO

CARONE di LAMPSACO
+ etnografie, PERIPLO delle REGIONI FUORI dalle COLONNE dERCOLE, FONDAZIONI di CITT, ANNALI di
LAMPSACO, STORIA di CRETA, STORIA GRECA (HELLENIK), PRTANI dei LACEDEMONI
=> se davvero Carone precedette ERODOTO, avremmo una cronaca locale precedente
=> c chi propone la sua maturit nel 480 o nel 460

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Secondo DIONIGI di ALICARNASSO le prime storie in Grecia sarebbero state locali, una narrazione pi generale ed estesa si
sarebbe avuta con ERODOTO, TUCIDIDE, Da unanalisi recente della testimonianza emerge il suo carattere ipotetico e
ricostruttivo: Dionigi ci riporta lelenco di una dozzina di storici antichi che dovrebbero dare un volto concreto alla primitiva
fase locale della storiografia greca. Ma si ha limpressione che DIONIGI abbia montato dei pezzi di natura diversa e il suo
lavoro da considerarsi discutibile.
Secondo Jacoby la storia locale sarebbe nata successivamente allelaborazione dellopera di ERODOTO, in quanto plausibile
che questultimo non disponesse di cronache locali.

DAMASTE di SIGEO => V/VI secolo, scolaro di ELLANICO.


+ CATALOGO di POPOLI e CITT, ispirato forse dallopera di ELLANICO

CAPITOLO 4 Erodoto
I) La vita
Tre citt segnarono la biografia di ERODOTO:
- Alicarnasso = qui nasce e trascorre la giovinezza. Citt dorica, con elementi ionici, situato nel territorio dei Cari e a
lungo soggetta ai Persiani. Era in prima fila nel recepire i fermenti intellettuali della cultura greca, ma
anche influenze orientali;
- Turi = colonia panellenica, Erodoto partecip alla sua fondazione nel 444 e ne divenne cittadino;
- Atene = viene associata ad Erodoto sulla base di una serie di notizie attendibili.
Le date di nascita e morte non sono noti con certezza, ma si stima il 484 come anno di nascita. Erodoto cita eventi dei primi
anni della guerra del Peloponneso, arrivando fino al 424. Si ritiene che fosse di famiglia aristocratica. Allopposizione a
Ligolami, tiranno di Alicarnasso, la famiglia di ERODOTO dovette lesilio. Fondamentali nella sua biografia sono i
numerosissimi viaggi in tutto il mondo greco, in Oriente, in Egitto, in Scizia, Gli studiosi accettano la veridicit di tali
viaggi, effettuati probabilmente, prima della maturit.

II) Le STORIE
Le STORIE sono di straordinarie dimensioni (per lepoca). Furono scritte in dialetto ionico, con frequenti atticismi, in uno
stile limpido, molto vario, che nellapparente semplicit della forma arcaizzante risulta adattissimo a mettere in risalto le
eccezionali doti di narratore di ERODOTO.
I filologi alessandrini, in et ellenistica, divisero le STORIE in 9 libri, ciascuno con il nome di una delle Muse. Scarti
continui, ricco di excursus,. Lautore non diede titolo alla sua opera.
- LIBRO (I) = proemio, storia di Creso (primo conquistatore delle citt greche), i re della dinastia lidia, logs su Ciro
il Grande, formazione del regno medo-persiano;
- LIBRO (II) = regno di Cambise, conquista dellEgitto (525), storia ed etnografia egiziane;
- LIBRO (III) = vera narrazione della conquista dellEgitto e altre vicende relative a Cambise, vicende dellImpero
Persiano, morte di Cambise e ascesa di Dario, discorso monarchia/oligarchia/democrazia;
- LIBRO (IV) = lgoi sulle due regioni oggetto dellespansione di Dario: Scizia e Libia. Si conclude la parte relativa
alle vicende dei barbari;
- LIBRO (V) = Rivolta Ionica, atteggiamento critico nei confronti dei ribelli, primi lgoi relativi a Sparta e ad Atene;
- LIBRO (VI) = inizia la parte relativa alle spedizioni persiane in Grecia, spedizione di Dati e Artaferne, battaglia di
Maratona, vicende di Milziade dopo Maratona;
- LIBRI (VII/VIII/IX) = il grande scontro tra Greci e Persiani, dai preparativi del re Serse fino alla presa di Sesto

III) Tra oralit e scrittura

Alcuni elementi dellopera ci riportano allambiente culturale dellet arcaica, dove loralit era dominante:
- composizione anulare = racconto degli eventi con andamento circolare;
- lassociazione periferica = i nessi tra i vari argomenti sono simili a quelli propri della conversazione, dando
limpressione di una certa casualit nella successione dei vari temi;
- lo stile paratattico = povero di subordinate.
Elementi peculiari che danno fascino al testo: tono ingenuo, andamento novellistico, frammenti di saggezza popolari.
evidente che Erodoto utilizz fonti orali.
Bisogna sottolineare i profondi legami di ERODOTO con larcaismo: lo si pu quasi considerare un aedo in prosa, colui che
per la prima volta tradusse nel medium della scrittura un vasto patrimonio di tradizioni, storie,
ERODOTO ha ben presenti la struttura complessiva del testo e la sua organizzazione interna che pi la si analizza e pi si
rivela raffinata e sapiente. Accanto a inesattezze e promesse non mantenute di trattazioni specifiche, comprensibili in un lavoro
di tale portata, sono numerosissimi i rimandi interni, i collegamenti, testimonianza di unarchitettura complessa e pienamente
rispettata.
Vi una dibattito fra chi ritiene che ERODOTO sia stato ben conscio fin dallinizio della struttura dellopera e chi ritiene che
abbia maturato tale consapevolezza solo col tempo.
=> ANALITICI = (o separatisti) ritengono che ERODOTO abbia maturato la consapevolezza del suo ruolo di storico
attraverso un lungo processo. Inizialmente troviamo letnografo, il geografo che indaga su popoli

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non greci, redigendo monografie. Solo in un secondo tempo, tali ricerche su singoli temi verranno a
saldarsi in un progetto unitario;
=> UNITARI = concordano invece sulla sostanziale unit dellopera e sul fatto che lautore ha sempre concepito il
suo lavoro fin dallinizio. Le diverse ipotesi di questa corrente riguardano lindividuazione del motivo
unificatore. Questa posizione sembra preferibile: a favore di ci sta limpossibilit di distinguere, in
quel periodo, il geografo o letnografo, dallo storico, e la sostanziale unit dellopera;
=> sembra valida lipotesi che separa un primo ERODOTO, viaggiatore e aedo in prosa, da un secondo ERODOTO,
determinato a mettere per iscritto quanto appreso nel corso della sua vita. La frattura non andrebbe individuata tra
due diverse ispirazioni alla redazione di opere scritte, ma semmai tra lERODOTO che accumula conoscenze e le
trasmette in parte oralmente e il redattore delle STORIE;
=> il motivo unificatore rimane la storia dellImpero Persiano e la sua progressiva espansione nel corso della seconda
met del IV secolo. Da questottica il mondo greco non che lultimo con il quale i Persiani entrano in contatto
con intenti di conquista.

IV) ERODOTO al lavoro


ERODOTO storico in un periodo che ancora non conosce la storia; fini e metodi sono diversi da quelli di uno storico moderno.
Egli limita le sue ricerche ad un periodo relativamente breve: per il mondo greco, si arriva a tre generazioni prima delle Guerre
Persiane (passato prossimo): una scelta di storia quasi contemporanea.
La visione diretta (psis, autopsia) era ritenuta, nella Grecia antica, il modo migliore per assumere informazioni e acquisire
conoscenze. Tale preferenza penalizzante: era impossibile vedere, rendersi conto di persona di tutto ci che era degno di nota
e comunque una tale opzione escludeva ogni reale conoscenza storica.
Le descrizioni di ci che ERODOTO afferma di aver controllato di persona sembrano avere un elevato grado di attendibilit.
Egli appare dipendente da altri, anche quando afferma il contrario.
La fonte di gran lunga pi impiegata nelle STORIE la testimonianza orale (ako): ERODOTO riferisce di conversazioni
con moltissime persone, egli non pu garantire lattendibilit di tutti i suoi informatori, in quanto in alcuni casi fa anche uso di
interpreti. Lo storico parzialmente consapevole dei limiti della sua ricerca.
ERODOTO si avvicina cos ai moderni antropologi.
Per egli utilizza anche fonti scritte: la citazione di alcune iscrizioni.
Egli non manca in vari casi di esprimere la propria opinione con decisione, mentre a volte il compito di giudicare viene lasciato
ai posteri.
Il livello di attendibilit raggiunto nellopera altissimo: lautore fornisce un quadro della storia persiana coerente ed
accettabile.
Resta da affrontare il problema degli autori in prosa, degli storici contemporanei o precedenti che potrebbero essere stati
utilizzati da ERODOTO. Egli cita solo ECATEO di MILETO, che viene tratteggiato in modo ironico e non privo di critiche.
Decidete entro quali limiti sia stato utilizzato ECATEO e se ERODOTO abbia fatto uso di una serie di scrittori ancora
materia di discussione. Bisogna anche considerare che esistevano opere poetiche che contenevano informazioni sulle Guerre
Persiane, ma il loro utilizzo da parte di ERODOTO ancora solo ipotetico.
Ma loriginalit delle STORIE e la loro complessit sono troppo evidenti per poter essere messa in dubbio.

V) La concezione erodotea del mondo

<<Questa lesposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso perch le imprese degli uomini con
il tempo non siano dimenticate, n le gesta grandi e meravigliose cos dei Greci come dei Barbari
rimangano senza gloria, e inoltre per mostrare per qual motivo vennero a guerra fra loro>>

Gi dal proemio possibile capire le motivazioni che hanno spinto ERODOTO nel portare a termine la sua opera: accenna ad
uno scopo tanto vasto e vago da essere irrealizzabile: impedire che certe vicende cadano nelloblio, comprendere per quali
motivi Greci e Barbari si sono affrontati. stato notato come il primo degli scopi sia talmente ambizioso da superare lambito
che noi riserviamo alla ricerca storica. Molto pi rispondente alle finalit storiche in effetti il secondo obiettivo che si
riallaccia allesperienza delle Guerre Persiane. ERODOTO il primo che abbia affrontato una ricerca cos ampia, che abbia
cercato delle connessioni profonde tra avvenimenti. Riesce a superare uno dei limiti dei suoi predecessori: laccedere
solamente al proprio punto di vista, quello di una comunit ristretta.
Egli considera sullo stesso piano i Greci e i Barbari, con le loro peculiarit , in un relativismo privo di goni pretesa di
superiorit del suo mondo sugli altri. Un atteggiamento del genere non poteva che suscitare sospetto nella societ greca: ci
port a sempre pi esplicite accuse di essere philobrbaros, amico dei barbari.
Nelloccuparsi di temi tanto vasti e complessi, ERODOTO guidato da un atteggiamento equilibrato e disincantato verso le
vicende umane, profondamente religioso e ricco di una fortissima tensione etica. Alla base della visione erodotea del mondo
c la coscienza della fragilit dei destini umani, in balia della volont degli dei: la divinit imperscrutabile, non in ogni
caso possibile opporsi ad essa. Molte delle storie narrate nellopera sono ispirate al concetto di misura e alla necessit, per
luomo, di non superare i limiti per non incorrere nella vendetta degli dei.
ERODOTO si eleva senza sforzo ad una dimensione filosofica universale: le sue riflessioni sono tuttaltro che banali e ancor
meno superficiali. Impossibile definire la posizione erodotea in campo politico (forse cera unadesione alla democrazia
ateniese, ma bisogna ricordare le numerose critiche che egli muove verso tale sistema nel corso dellopera).

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VI) ERODOTO oggi


Non manca una corrente di studiosi che vede in Erodoto un grande scrittore, ma un pessimo storico, accusato di inventare le
sue fonti e di travestire unopera di fantasia con i panni di unopera storica.
A prevalere un giudizio di ammirazione, sia verso il narratore che verso lo storico: le osservazioni e le notizie raccolte da
ERODOTO sono sostanzialmente attendibili, con un modo di fare storia cos libero, molto pi vicino alle moderne concezioni
storiografiche di quanto non lo sar il metodo di TUCIDIDE.
Gli studi su ERODOTO sono particolarmente attenti alla sua dimensione filosofica: questa figura di curioso, rispettoso della
dimensione religiosa delluomo ma pur tuttavia conscio della solitudine di questultimo nel cosmo e pronto a capire e ad
accettare quanto proveniva da altre civilt.

//
Problema => ricerche => fonti => fonti attendibili => attendibilit, osservazione diretta, rispetto delle fonti, raccolte e
presentate anche se non degne di fede, ma per studio e confronto

Procedimento metodologico => constatazione dei fatti de cisu, testimone oculare


=> importanza della verifica valutativa
=> svolgere ulteriori ricerche
=> riferire ad altri quanto altri hanno detto
=> integrare quanto si riferisce con elementi desunti

ERODOTO => (curioso -> ricerca) / (senso del temo -> oblio, eventi vicini) / (comparare civilt diverse) /
(ricerca delle cause) / (confronto vivo con la gente)
//

CAPITOLO 5 Tucidide
Con TUCIDIDE lesperienza storiografica greca conosce unaccelerazione verso la creazione di un suo ambito specifico,
regolato da scelte e norme pi chiaramente definite, rappresenta un modo nuovo di intendere la scrittura storica: monografica,
selettiva, incentrata sulle vicende politico-militari.
Si deve riconoscere un debito importante di TUCIDIDE verso lopera di ERODOTO: ma lerudizione che trapela dalla
narrazione erodotea, la vastit dellorizzonte dei suoi interessi sono in TUCIDIDE abbandonati a favore di unattenzione
minuziosa al dettaglio, alla precisione della ricostruzione, dellaccuratezza e alla profondit dellindagine,
Storia come magistra vitae, severa maestra di lezioni politico-militari,..
TUCIDIDE era il nomothtes, il legislatore, il codificatore delle regole fondamentali della storia.

I) La vita
Le notizie sulla sua vita derivano per lo pi da un tradizione tarda e scarsamente verificabile. I principali riferimenti che
possediamo sono un testo di critica stilistica di DIONIGI di ALICARNASSO (I secolo d.C.) e la biografia dedicata allo storico
da MARCELLINO (~V secolo d.C.), che presenta contraddizioni.
Il punto di partenza per le tradizioni antiche rappresentato dai riferimenti autobiografici nellopera di TUCIDIDE. Sappiamo
che era di stanza a Taso nel 424 come strategs e che fall nel salvare la colonia di Anfipoli, perdita che fu un duro colpo per
Atene e di cui TUCIDIDE ci fornisce i dettagli. TUCIDIDE, cittadino ateniese, del demo di Alimunte, doveva avere quindi nel
425/4 almeno 30 anni. Lipotesi che sia nato nel 460 circa.
Le tradizioni biografiche pi tarde hanno elaborato una ricostruzione della famiglia che ha suscitato diverse perplessit, ma che
indicherebbero legami diretti con due tra le famiglie della pi alta aristocrazia ateniese (avversari di Pericle) e forse con una
dinastia regnante tracia. In Tracia aveva dei possedimenti e diritti di sfruttamento di miniere doro.
Lo storico ci informa di aver assistito alla peste scoppiata ad Atene nel 430/429 e di esserne stato contagiato, esperienza che ci
fornir una memorabile testimonianza dellepidemia. Inoltre afferma di essere stato costretto ad un esilio ventennale,
consumato nel Peloponneso, che si sarebbe protratto fino allanno finale della Guerra del Peloponneso (404). A guerra finita
TUCIDIDE sarebbe rientrato in patria, dove sarebbe stato assassinato.
La tradizione antica non mette in dubbio il dato dellesilio, cosa che invece fa Canfora, che ha voluto riferirlo a SENOFONTE,
editore del testo tucidideo, cui andrebbero ascritte la paternit del secondo proemio e le indicazioni biografiche. Alla base di
tale teoria vi sono considerazioni relative alla composizione dellopera, alla storia del testo, a indizi sulla presenza dello storico
ad Atene in anni che sarebbero coperti dallesilio. Una possibile indicazione sulla data di morte si ricava da uniscrizione del
398/7 trovata a Taso. Sono presenti altri aneddoti biografici, ma sono poco credibili.
Il tema dellesilio ha assunto un valore simbolico nel presentare le premesse ideali per la realizzazione dellattivit di storico.

II) La formazione di uno storico


Ricevette uneducazione accurata, di altissimo livello, che muoveva da forme di conoscenza tradizionali, ma che abbracciava
anche elementi pi moderni, caratteri innovativi, capaci di suggerire un ripensamento della tradizione.
TUCIDIDE conosceva bene e utilizz bene i sussidi della retorica, ne assimil le tecniche di presentazione e di
argomentazione. Si interess anche allapprofondimento delle potenzialit del linguaggio della sofistica.

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Inoltre conobbe e utilizz lelaborazione metodologica della medicina ippocratica e il relativo lessico, adottando lanalisi
sintomatologica come categoria di comprensione storica.
TUCIDIDE era politicamente un aristocratico conservatore, ma culturalmente permeabile alle pi avanzate elaborazioni
intellettuali di Atene. Nella sua opera cogliamo lincidenza di suggestioni culturali a lui coeve: nozioni di razionalismo, di
ricerca delle cause, di individuazione di un apparato di strumenti concettuali nella definizione e descrizione.
Lelezione a strategs nel 425/4 indica una presenza attiva nella vita politica della democrazia ateniese. Ci fornisce un
elemento nuovo nella caratterizzazione dello storico (laver preso parte direttamente alle vicende che poi racconter) ma spiega
la focalizzazione sui fatti politici e militari.
TUCIDIDE si muoveva nella democrazia ateniese con un atteggiamento critico verso le forme pi radicali dellesperienza
democratica. Da storico seppe riconoscere i meriti di Pericle, ma anche approvare il programma oligarchico dei promotori del
colpo di stato del 411. La sua visione non lasciava margine allintervento divino: non certo per una forma di ateismo, quanto
per lindividuazione del campo di indagine possibile per lo storico, ossia la natura umana e le forze che ne muovono lagire
nella loro dimensione politica, sociale, economica, psicologica,.. Assente ogni concessione a letture etico-morali.
La sua storia tutta attraversata da spinte terrene: non c lezione che non appartenga alla sfera umana.

III) <<TUCIDIDE ha scritto>>: le STORIE e la questione tucididea


Le STORIE di TUCIDIDE si compongono di otto libri. La Guerra del Peloponneso viene concepita come un evento unitario
dallo scoppio nel 431 fino alla disfatta ateniese nel 404.
- LIBRO (I) = lunga introduzione alle premesse del conflitto (archaiologa, pentecontaeta);
- LIBRI (II -> V-24) = narrazione della Guerra Archidamica;
- LIBRO (V 25-83) = fragile pace 421-416;
- LIBRO (V 84-116) = dialogo tra Ateniesi e Melii;
- LIBRI (VI-VII) = spedizione ateniese in Sicilia;
- LIBRO (VIII) = vicende degli anni 412-411, colpo di stato dei Quattrocento.
Lattuale divisione in libri risale alla tradizione erudita tarda, probabilmente alessandrina. La narrazione organizzata seconda
la successione diacronica degli anni di guerra. Allinterno di ogni segmento cronologico, il materiale ripartito in forza dei
teatri geografici nei quali lazione progressivamente si svolge.
La narrazione si interrompe bruscamente nel 411, dopo la battaglia di Cizico: ci si collega con le ipotesi di una morte
improvvisa dellautore qualche anno dopo la fine della guerra. Lincompiutezza dellopera spiega anche lincipit di uno dei
continuatori di TUCIDIDE, SENOFONTE, le cui ELLENICHE, che si ricollegano al momento finale delle STORIE
tucididee (<<Dopo questi avvenimenti>>).
Il lavoro storiografico prese avvio dal 431/0, anno dello scontro Corinto-Corcira per Epidamno.

Si posta una questione tucididea: se il testo a noi pervenuto una stesura protrattasi nel tempo, con sezioni pi recenti,
rivisitate e corrette, e altre ferme a uno stato originario, come distinguere i vari stadi?
Il padre di questo dibattito, Ullrich, immagina due fasi compositive: la prima dopo la Pace di Nicia e una seconda, dopo la vera
conclusione della guerra. Alla base di questa ipotesi vi la presenza di passi in cui lautore conosce lesito della guerra e altri
in cui pare ignorarlo. Ci sta in forte rapporto con il fatto che si tratta di un lavoro incompiuto, con molte stesure provvisorie.
I passi pi legati a una prima stesura si addensano nei primi quattro libri. La descrizione della peste e alcune digressioni paiono
rifarsi a una descrizione distesa dei primi anni di guerra come se essa dovesse considerarsi chiusa con la pace del 421, bench
alcune sezioni contengano riferimenti alla vera conclusione del conflitto.
Vi inoltre lipotesi che TUCIDIDE abbia reso pubbliche singole sezioni del suo lavoro attraverso letture. Che poi TUCIDIDE
non amasse questa modalit di fruizione non impedisce che abbia dovuto sottoporvisi.
Aleatorio pare ogni tentativo di utilizzare le eventuali diverse fasi compositive per ricercare presunti percorsi evolutivi nella
prospettiva storica dellautore, indicando numerosi ripensamenti, cambi di indirizzo o di lettura dei fatti, in una messa a fuoco
lenta e progressiva della prospettiva.
Si coglie nel discorso storico di TUCIDIDE una complessiva unit e coerenza nellintento, nella prospettiva generale, nella
struttura, nelle tematiche,

IV) Ktma es aii: la scelta di TUCIDIDE


La questione tucididea pone un problema: quanto abbia influito su di lui luso del medium della scrittura nelle opzioni
compositive e nella organizzazione del lavoro, e quali conseguenze abbia avuto sulla prevalente destinazione dellopera.
TUCIDIDE sa che la rinuncia a ogni concessione al diletto (hedon) della narrazione e agli elementi che ne enfatizzano il
fascino (mythdes, fascinazione affabulatoria) inibir in gran parte, che caratterizzava la ricezione acroamatica (si dice degli
scritti di Aristotele costituiti da lezioni destinate esclusivamente ai discepoli) dellopera storica e che ERODOTO sapeva con
maestria suscitare nelluditorio. Ma vi contrappone la nozione di utilit come perno della sua opera. Sottrarsi alle regole della
fruizione acroamatica dellopera rappresentava uninnovazione che ridefiniva il rapporto tra storico e pubblico.
Superando la durata effimera delle performances, egli intende fornire unacquisizione che duri nel tempo. La sua scelta non si
prestava ad allettare un pubblico che non fosse mosso da interessi simili a quelli dellautore.
Il destinatario principale sembra individuato dalla scelta tucididea: in questo senso non imprudente affermare che egli
selezioni il potenziale, un uditorio in grado di apprezzare la capacit dello storico di scoprire e trasmettere un senso universale
dietro gli eventi che innervano la narrazione.

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Ma TUCIDIDE non presenta qui una nozione ciclica dei fatti storici. Lutilit nel futuro legata alla prevedibilit del
comportamento umano. La natura umana lepicentro dellanalisi. Le cause dei fatti e cos il loro esito sono sempre
riconducibili ad atteggiamenti esclusivamente umani.
Coerente a tale impostazione ladozione da parte di TUCIDIDE di uno stile assai lontano dai modi dei suoi predecessori:
ipotattico, denso, pieno di rimandi interni, tendente ad implicitare pi che a esplicitare il pensiero

V) La storia secondo TUCIDIDE: la Guerra del Peloponneso

<<Lateniese Tucidide descrisse la guerra tra Ateniesi e Peloponnesi, come combatterono fra loro
cominciando subito al suo sorgere e immaginandosi che sarebbe stata grande e la pi importante di tutte
quelle avvenute fino allora. Lo immaginava deducendolo dal fatto che le due parti si scontrarono quando
entrambe erano al culmine di tutti i loro mezzi militari e vedendo che il resto della Grecia si univa
alluno o allaltro dei due contendenti, gli uni subito, e gli altri ne avevano lintenzione. [2] Cero, questo
stato il pi grande sommovimento che sia mai avvenuto fra i Greci e per una parte dei barbari e, per
cos dire, anche per la maggior parte degli uomini. [3] Giacch gli avvenimenti precedenti alla guerra e
quelli ancora pi antichi erano impossibili a investigarsi perfettamente per via del gran tempo trascorso
e, a giudicar dalle prove che esaminando molto indietro nel passato mi capita di riconoscere come
attendibili, non li considero importanti n dal punto di vista militare n per il resto.>>

TUCIDIDE rivendica nel proemio la sua intuizione storica e delinea la prospettiva generale della sua opera. Loggetto della
narrazione la guerra: a differenza di ERODOTO definisce i confini del suo oggetto di analisi e a tali confini si mantiene
rigorosamente fedele: le digressioni sono volti a chiarire o dimostrare punti chiave.
La guerra contemporanea dellautore: ci comporta la priorit assegnata alla conoscenza autoptica come garanzia di
affidabilit. TUCIDIDE sa che rivendicare la garanzia dellautopsia di per se non sufficiente: necessario elaborare una
strategia di controllo e verifica, tanto sulle proprie capacit di vedere correttamente gli eventi, quanto sulle possibili distorsioni
dei testimoni. Lo stesso autore ci avverte di aver vagliato attentamente le varie testimonianze, dando fondo allesercizio di
critica delle fonti, con rigore e precisione. Lo strumento privilegiato per la raccolta delle informazioni locchio dello storico,
affiancato dalle narrazioni di altre testimonianze oculari.
Si ipotizzato che TUCIDIDE potesse raccogliere le versioni di personaggi protagonisti delle vicende.
La procedura selettiva dellautore preclusa al lettore: lautore ci consegna solo lesito delle sue scelte
TUCIDIDE privilegia comunque le fonti orali: una parziale eccezione potrebbe essere rappresentata dalluso di una fonte
scritta per la storia delle vicende pi antiche della Sicilia. Certamente conosceva lopera di ERODOTO e quella di
ELLANICO. Non mancano citazioni di documenti scritti.

Il proemio il punto in cui TUCIDIDE dichiara di essersi reso conto da subito dellimportanza dellavvenimento: ide dunque
il progetto di una scrittura storiografica mentre la storia era ancora in corso. Questa guerra proprio la pi grande di tutte,
secondo lapplicazione di un criterio assiologico che giudica i fatti storici in relazioni a criteri di grandezza e che insegue i
parametri per stabilire come misurarli.
TUCIDIDE fornisce i suoi parametri di giudizio: anzitutto la dynamis il grado di potere raggiunto dai contendenti, che si
affrontano quando sono allapice del loro sviluppo, poi la knesis, lo sconvolgimento, la svolta dinamica.
Il motivo che impregna i capitoli della archaiologa, una vertiginosa rassegna della storia pi antica del mondo greco,
appunto dimostrare che in nessunaltra epoca si erano realizzate le condizioni per uno scontro simile.
Anche i fenomeni naturali assumono una dimensione prima sconosciuta.

La narrazione vera e propria inizia a [I 23.4] con la rottura dei trattati di pace trentennali del 445 e muove dalla disamina delle
cause: ci sono ragioni immediate che portarono al conflitto, ossia la contesa tra Corinto e Corcira per Epidamno
Ma lautore afferma che c anche una ragione pi profonda [I 23.6]:
<<Ritengo in effetti che la causa (prphasis) pi vera, ma anche la meno evidente nelle dichiarazioni, sia questa:
gli Ateniesi divenivano pi potenti e destavano apprensione nei Lacedemoni, al punto di costringerli alla guerra>>
Lindividuazione il frutto della capacit dello storico di leggere la realt e gli avvenimenti cercando di trovare la loro ragione
ultima. Lindividuazione mette in luce un elemento chiave della prospettiva tucididea: la centralit del potere e dei rapporti di
forza allinterno della categoria dello sviluppo di entit politiche a determinare uno scontro che si presenta come inevitabile.
TUCIDIDE si limita al suo oggetto, e perci, per alcuni, non riesce a spiegare le origini remote del conflitto tra Sparta ed Atene.

Un tema guida della prospettiva tucididea la nozione di sviluppo, rintracciata nellaccumularsi di risorse economiche,
potenziale bellico, influenza. Tutta la digressione dellarchaiologa incentrata su questo tema. Una rilettura monografica
delle vicende trascorse, ancora una volta privilegiando lo scavo in profondit di una nozione piuttosto che un ampio affresco
che catturi una pluralit di caratteri.
Allinterno del racconto degli anni della pentecontaeta, TUCIDIDE ripercorre le tappe che portano Atene ad assumere
dapprima legemonia e infine a stabilire il proprio dominio talassocratico.
Chi pu imporre il proprio volere a interlocutori pi deboli lo far, perch questa la logica che regola le vicende politiche.
Lesempio pi notevole il dialogo tr Ateniesi e Melii: i Melii sono dorici e chiedono di potersi mantenere neutrali, ma gli
Ateniesi glielo negano e pretendono che si sottomettano allalleanza. Il tentativo di motivare le loro ragioni su un piano di
equit non pu sortire alcun effetto a fronte della logica imposta dalla necessit delle parti (annke): per gli Ateniesi

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impossibile accettare un rapporto di parit con i Melii. Canfora ha sottolineato il parallelo tra questo dialogo e uno analogo
presente nel Libro dei Re (re assiro vs ambasciatori di Ezechiele): stessi argomenti legati alla ragione del pi forte.
Gli ambasciatori ateniesi rivendicano la considerazione dellutile e conseguente sicurezza. I Melii rifiutano e vengono
conquistati e distrutti.
La scelta dellagone dialogico in luogo della contrapposizione di lunghi discorsi serve anzitutto a TUCIDIDE per permettere ai
suoi interlocutori di abbandonare ogni velleit persuasiva nellargomentare. Dopo la morte di Pericle gli interessi dei singoli
finiscono col prevalere sulla considerazione del vantaggio comune.
Pericle riscuote la sua pi chiara e vistosa ammirazione come guida capace di governare il popolo pi di quanto ne sia
governato, di usare la ragione nel suo dialogo. Vengono lodati il suo equilibrio, la sua misura, la lungimirante politica, lo vede
come incarnazione delle virt del capo democratico.
Alcibiade rappresenta un ulteriore estremo passo in avanti nel riconoscimento del protagonismo come elemento rilevante della
vita politica, dato che egli insegue unaffermazione anzitutto.
C un continuo dialogo nella narrazione tucididea tra la forza degli eventi, la rigorosa concatenazione dei fatti e le opzioni
fornite dalle scelte e dai caratteri dei protagonisti principali, cui si aggiunge la notazione dei sentimenti di massa.

VI) Strategie narrative, indagine storica e ricerca della verit


TUCIDIDE era considerato il modello di una storiografia rigorosa, oggettiva, imperniata sullattenta ricostruzione dei fatti, con
un indagine storica dalla strutturazione di tipo scientifico. Una decisa reazione a questa posizione si manifestata negli ultimi
decenni, guidata da N. Loraux, la quale in un articolo metteva a nudo la distanza incolmabile tra il fare storico tucidideo e le
esigenze metodologiche contemporanee. Una reazione che ha introdotto una maggiore distanza critica nella valutazione della
storia di TUCIDIDE.

Una prima linea guida dellorganizzazione e dellesposizione del materiale e dichiarata dallo stesso autore nellesplicitazione
dei criteri che informano il diverso approccio seguito per lesposizione dei fatti, dove centrale lidea di akrbeia, e per
lintroduzione dei discorsi, ricostruiti sulla base dei criteri di plausibilit e di significato complessivo.
Lalternanza di fatti e discorsi non una novit, ma TUCIDIDE sente lesigenza di chiarirne la forma e i limiti, segnalandone
la rilevanza nel suo impianto narrativo. Sarebbe limitativo intendere linserimento dei discorsi come puro artificio letterario,
dato che arricchiscono il quadro della scena politica, mostrando motivazioni, interessi, obiettivi,
Si molto discusso sulla storicit dei discorsi inseriti da TUCIDIDE nellopera. Per noi impossibile trovare garanzie del fatto
che essi furono effettivamente pronunciati come lo storico ce li restituisce. Ma lautore ci mette sullavviso: non sempre il
dibattito riconsegnato in maniera simmetrica. Spesso alle argomentazioni distese di una parte si affianca la sintesi della
reazione. Lidea di accuratezza storica ma si sposa con la costruzione dei discorsi.
Il flusso continuo della narrazione dei fatti conosce in alcuni punti un rallentamento, per dedicarsi ad una esposizione pi
attenta dei fatti che apparentemente non giocano un ruolo molto rilevante nella scansione degli avvenimenti. In particolare,
questo si manifesta in presenza di fenomeni che pi volte tornano nella narrazione.
Alla peste di Atene del 430 TUCIDIDE dedica una lunga descrizione, mentre altri casi di peste ricevono solo qualche
menzione. Nel caso di Atene riversa tutte le sue capacit letterarie e stilistiche ma anche le sue conoscenze metodiche, oltre ad
unacuta sensibilit verso la psicologia collettiva. Allo stesso modo trattando la stsis scoppiata a Corcira, lautore dedica
una lunga e profonda analisi, per poi trascurare altri conflitti civili.
Da un singolo evento TUCIDIDE trae spunto per analizzare in profondit i tratti di un fenomeno fornendo unanalisi che
assume valenza universale. Dallo sforzo di aderenza al singolo episodio approfondito emerge la potenza della riflessione.
Lultimo fattore che interrompe la linearit della narrazione rappresentata dalle digressioni, a cui TUCIDIDE ricorre in
misura limitata, ma si tratta di passi di enorme rilevanza: sviluppo della Grecia antica, i capitoli sulla pentecontaeta (con cui
ci si riconnette allopera erodotea), Pausania, Temistocle, Alcibiade,.
Alla fine dellarchaiologa TUCIDIDE sente di dover precisare come abbia compiuto il suo percorso inverso, alla ricerca di
un passato tanto distante. Lautore si affida alle proprie capacit di individuare le tracce, i tekmria che forniscono
indicazioni al suo tema. Non tralascia nulla: dati archeologici, passi dei poeti omerici e della tradizione epica. Un esercizio
complesso, incerto nei risultati, affidati alla capacit critica dellautore di individuare e trattare gli indizi in maniera
appropriata. Ma il passato non oggetto della ricerca tucididea. Probabilmente nella archaiologa siceliota si appoggia a pi
fonti scritte e ci lo solleva dallo sforzo indagativo. La ricerca della verit, che TUCIDIDE rivendica come suo obiettivo in
maniera quasi ossessiva, non va intesa nel senso di verit assoluta. Il metodo di indagine indiziaria ha una duplice
implicazione: una ricostruzione complessiva che fornisce un quadro pi chiaro, ma anche una verit frammentaria e parziale.

TUCIDIDE ha ridefinito il campo dazione dello storico, introdotto lidea di selezione, verifica, controllo delle fonti, ha
inventato la storia monografica, sapendo poi arricchirla con la profondit della sua analisi, ma anche con la salvaguardia della
complessit dei gatti. La sua opera il frutto di una inesausta opera di ricerca. Manca certo la capacit di valutare gli elementi
di lunga durata nella storia. La storia di TUCIDIDE tutta nel dinamico e distruttivo succedersi delle tappe nella lotta per il
potere.

//
- TUCIDIDE indica esplicitamente indicazioni metodologiche e cronologiche;
- decide di battere una via nuova e non percorsa da altri, dividendo la sua storia per stagioni estive/invernali;
- dichiara di aver esercitato larte dellosservatore critico sugli eventi vissuti;
- necessit di un atteggiamento di distacco => esilio;
- rispetto ad ERODOTO opera in dimensioni storico-temporali pi ristrette;

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- scruta i sintomi dei vissuti storici, ne ricerca le cause strutturali;


- gli estraneo il principio di confronto sia orale che testuale delle fonti: fornisce la propria esegesi senza possibilit di scelta
da parte del lettore, al contrario di ERODOTO;
- il principio della guerra di tutti contro tutti, del ogni uomo lupo ad ogni uomo che Hobbes esplicita nel Levitano trae
uno dei suoi riferimenti fondamentali dallopera di TUCIDIDE => funzione educativa della storia.
//

CAPITOLO 6 Senofonte e il IV secolo


I) Introduzione
Le opere storiche di SENOFONTE si sono conservate tutte e per intero. Egli doveva la sua fortuna nellantichit al suo stile e
alla fama di allievo di Socrate, che per la sua statura di storico.
Per quanto riguarda la storiografia greca del IV secolo sono presenti ampie e irrimediabili lacune e il carattere frammentario di
quanto possediamo che si sono trasformate negli studi in implicito criterio per una valutazione di tipo qualitativo dellapporto
di singoli storici allinterno della storiografia greca, che riparte da TUCIDIDE, ne riconosce lalto magistero e lo continuo. Al
tempo stesso per, molto della sua riflessione e dei contribuiti metodologici pi profondi non sempre pare recapito.
Linvenzione sofistica della scuola di retorica trova nel IV secolo la sua massima fioritura, il sapere storico e il metodo
storiografico passano attraverso questo filtro, che comprende anche le scuole di filosofia. Ci diventa particolare con Isocrate:
la riflessione sulla storia aveva un ruolo importante nel pensiero e nellinsegnamento del retore. Tale situazione si tradusse in
una maggiore attenzione, da parte dello storico a fattori stilistici e agli aspetti letterari.
Non meno importante il ruolo delle scuole filosofiche come punto di riferimento nella cultura di alcuni storici.

II) SENOFONTE

II/1) La vita
Nasce ad Atene introno al 430, in una famiglia appartenente al ceto dei cavalieri e nella cavalleria inizier la sua carriera
militare. Riceve uneducazione raffinata, entrando in relazione con Socrate. Schierato dalla parte degli oligarchici, si trova
costretto ad allontanarsi da Atene nel 403.
Nel 401 gi gravita nella sfera dinfluenza di Sparta: partecipa alla spedizione dei Diecimila che doveva aiutare Ciro il Giovane
contro Artaserse II. Nel 396 ancora in Asia Minore a fianco del re spartano Agesilao. Ci gli frutta lesilio da Atene. Segue
un periodo di venti anni a Scillunte, presso Olimpia. La sconfitta spartana a Leuttra (371) lo obbliga a trasferirsi a Corinto,
dove probabilmente mor. Nellultima parte della sua vita si verific il riavvicinamento con Atene.
SENOFONTE scrisse molto e su molti temi:
+ arte militare e cavalleria: LEQUITAZIONE, IL COMANDANTE di CAVALLERIA,
+ tematiche economiche: ECONOMICO. ENTRATE,
+ opere biografiche: AGESILAO, IERONE, CIROPEDIA,
+ memorie socratiche: MEMORABILI, APOLOGIA di SOCRATE, SIMPOSIO,
+ opere storiche: ELLENICHE, ANBASI,

II/2) Le ELLENICHE
Nelle ELLENICHE, Senofonte racconta, in sette libri, la storia della Grecia dal 411 al 362.
- LIBRI (I II 3.9) = ultimi anni della Guerra del Peloponneso (narrazione annalistica);
- LIBRO (II) = Trenta Tiranni e il ritorno della democrazia ad Atene;
- LIBRO (III) = eventi del 401 al 395, campagne spartane in Asia;
- LIBRO (IV) = Guerra di Corinto;
- LIBRO (V) = Pace del Re (386)
- LIBRI (VI VII) = declino di Sparta, ascesa di Tebe, battaglie di Leuttra e Mantinea
Lopera inizia nel momento in cui si interrompe la narrazione delle STORIE di TUCIDIDE. La dipendenza dal modello
tucidideo chiara soprattutto nella parte iniziale: manca un vero e proprio proemio. Poi si pongono come elementi di
continuit il tono impersonale e lorganizzazione annalistica: inoltre deducibile un atteggiamento filo-ateniese.
Dopo la fine della guerra lorganizzazione cronologica meno precisa, il tono si fa pi personale, quasi memorialistico,
prospettiva filo-laconica.
Queste difformit hanno alimentato il dibattito sulla questione senofontea, in cui ha prevalso latteggiamento analitico.
Luciano Canfora ha ipotizzato che Senofonte abbia usato per i primi due libri materiale inedito di TUCIDIDE. Lasse della
narrazione dal terzo libro in poi fornito principalmente dalla storia militare di Sparta: le lacune principali appaiono dettate da
una selezione non disinteressata del materiale. La sconfitta spartana a Cnido (394) ricordata in breve, non si pronuncia sui
success dellateniese Timoteo e manca qualsiasi riferimento alla costituzione della Seconda Lega Marittima di Atene. In
questottica pu risultare istruttivo il confronto con altre versioni di altri storici.
Nella visione della storia di SENOFONTE, quando le vicende umane arrivano a un crocevia, decisivo, l bisogna scorgere la
manifestazione e loperato di forze sovraumane. Le trame pi profonde della storia tornano ad essere determinate dal volere
degli dei, dalla loro benevolenza o dalla loro ira.

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SENOFONTE si mette sulle trace di TUCIDIDE, ma sul livello pi profondo del ragionamento storico, dellindividuazione
delle cause degli avvenimenti, non vuole seguirlo. Si ha un ritorno ad una visione della storia come determinata da una
dialettica fra mondo umano e mondo divino.
Le ELLENICHE vanno viste come una precisa ed efficace descrizione di battaglie e tattiche.

II/3) LANBASI
Possiamo considerare lANBASI di CIRO come capostipite di un genere letterario a met strada tra storia e autobiografia:
il memoriale di guerra. SENOFONTE in sette libri narra le vicende fra il 401 e il 399 dei mercenari greci arruolati da Ciro il
Giovane. Anbasi indica il percorso verso linterno dellAsia, ma questa fase occupa solo la parte iniziale del primo libro.
- LIBRO (I) = arruolamento dell'armata da parte di Ciro, marcia verso Babilonia e battaglia di Cunassa;
- LIBRI (II-IV) = lunga ritirata verso il Mar Nero;
- LIBRI (V VII) = la figura di SENOFONTE assume ancora pi rilievo, rapporti con le colonie greche del Mar
Nero, la storia termina con il ricongiungimento con lesercito di Tibrono
Il racconto aperto a sollecitazioni e allinflusso di generi letterari diversi, conferendogli caratteristiche storiografiche
peculiari. Lo storico in alcuni frangenti si fa anche etnografo incuriosito dallincontro con popolazioni barbare.
Narrazione dal tono molto partecipe. Si ritrova il gusto del ritratto gi presente nelle ELLENICHE. Nel tono diaristico va
individuato anche un intento apologetico rispetto ad altre narrazioni di quegli eventi, oppure un desiderio di riscattarsi davanti
agli Ateniesi che lo avevano bandito. SENOFONTE fece circolare lopera con lo pseudonimo di Temistogene di Siracusa,
parlando di s in terza persona. Pare probabile che la stesura definitiva dovette avvenire non pochi anni dopo la spedizione.

II/4) Le altre opere


+ AGESILAO = frutto della particolare devozione di SENOFONTE per il re spartano questo scritto biografico-
encomiastico, in cui si esaltano le maggiori imprese militari, in un impostazione retorica;
+ COSTITUZIONE degli SPARTANI = trattazione con toni encomiastici della storia della nascita e dello sviluppo dello
stato spartano, con attenzione alla costituzione licurgica e ad aspetti politici, militari
e pedagogici. Non vengono risparmiati biasimi e critiche;
+ CIROPEDIA = opera assai originale al cui centro posta la figura (mitizzata) del fondatore dellimpero persiano: Ciro il
Grande. Lintento dellautore nel ricostruire gli anni giovanili, la vita e le imprese di natura moralistica e
pedagogica, non tanto storica

III) La storiografia di IV secolo

III/1) CTESIA di CNIDO


Nacque a Cnido, costa meridionale dellAsia Minore nella seconda met del V secolo. Fu avviato alla professione di medico e
trascorse tutta la vita sotto linfluenza dellImpero Persiano e fu medico della regina, oltre ad avere incarichi diplomatici.
+ STORIE PERSIANE (PERSIK) = 23 libri dove narra le vicende di Persiani, Assiri e Medi fino al 398;
+ INDIK = un libro sullIndia;
+ PERPLOUS o PERODOS (DESCRIZIONE della TERRA) = opera geografica in tre libri;
+ SUI TRIBUTI dASIA = opuscolo di carattere economico
Della produzione di CTESIA ci sono giunti una cinquantina di frammenti, con atmosfere di tipo erodoteo: lelemento
straordinario e favoloso riceve notevole spazio e spesso lautore indulge al gusto per lesotico.
Gi nellantichit non godeva di buona fama e venivano mosse critiche sulla veridicit e al suo stile enfatizzante. giusto per
riconoscerne la vivacit e loriginalit, insieme agli aspetti stilistici.

III/2) Le ELLENICHE di Ossirinco


Due papiri rinvenuti ad Ossirinco (1906/1934) hanno restituito 20 pagine di narrazione storica con la descrizione di eventi del
407/6 e del 396/5, fornendo dati altrimenti sconosciuti. Particolare la qualit della narrazione: modo di esporre impersonale,
organizzazione della materia in campagne militari estate/inverno, importanza dellosservazione diretta e alla affidabilit delle
fonti. Questi elementi richiamano TUCIDIDE, che viene menzionato. Plausibile la paternit di TEOPOMPO e di CRATIPPO
di ATENE (altro continuatore dellopera tucididea).

III/3) EFORO di CUMA


Poche notizie sulla sua vita: nacque a Cuma (Eolide) intorno al 400, poi si trasfer ad Atene, dove fu allievo di Isocrate. Rifiuta
linvito a seguire la spedizione di Alessandro in Asia.
La sua opera sono i 29 libri di STORIE che coprivano il periodo dal ritorno degli Eraclidi fino agli inizi del regno di Filippo
II di Macedonia. Il figlio scrisse il trentesimo libro, dedicato al periodo 357-346. Dellopera rimangono 230 frammenti.
Caratteristica la scelta di raccontare la storia della Grecia a partire da un lontano passato, con una visuale spaziale molto
allargata. Gi POLIBIO vedeva in EFORO il primo scrittore di storia universale. Particolare la scelta di escludere let mitica.
Lorganizzazione della materia era per temi e blocchi omogenei di narrazione. Atteggiamento di critica razionalistica, nutrendo
sospetti per indagini che vogliono risalire troppo indietro nel tempo.
interessante vedere come il fondatore della storiografia retorica sapesse difendere la storia e le sue finalit dagli abusi che
poteva farne una retorica di secondordine. Egli cercava di epurare la storia da ogni elemento che non fosse strettamente
finalizzato alla comprensione delle sue dinamiche e leggi interne. Importantissimo il ruolo che ebbe la retorica per EFORO:
secondo POLIBIO la sua opera ammirevole per lo stile, la composizione e lelaborazione.
Le critiche si focalizzano sulla ricorrenza di errori, incongruenze nelle descrizioni, scarsa propensione al controllo autoptico.

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III/4) TEOPOMPO di CHIO


Nacque intorno al 380 sullIsola di Chio da una famiglia agiata e politicamente in vista. Fu discepolo di Isocrate. Viaggi
molto in Grecia e Macedonia. Molto controversa la data dellesilio per laconismo. Nel 324 pot far ritorno in patria, ma dopo
la morte di Alessandro fu nuovamente allontanato e si rifugia in Egitto. Carriera di retore e vasta produzione storiografica.
Le suo opere principali sono le ELLENICHE e le STORIE di FILIPPO o FILIPPICHE (PHILIPPIK).
+ ELLENICHE = rimangono una ventina di frammenti e scarsissime citazioni. Continua lopera tucididea, narrando le
vicende della Grecia dal 411 al 394, fino alla battaglia navale di Cnido, che doveva apparire come il
fallimento dellambizione spartana di unegemonia sullEgeo.
+ FILIPPICHE = per la prima volta si mette al centro di una narrazione la personalit di un singolo individuo. Opera in 58
libri che coprono tutto il regno di Filippo (359-336), ma viene affrontata anche la storia generale dei Greci,
ma anche di Persiani, Traci, Illiri, ma sempre in funzione della vicenda di Filippo. Lautore si indirizza
su una formula diversa a quella tucididea, ormai non pi funzionale alla descrizione di una realt assai
mutata, che gli permette di allargare il campo di osservazione a fenomeni al di l dellambito politico e
militare: rinnova Erodoto, utilizzando aneddoti, descrizioni di uomini e paesi, con ritratti spesso foschi e
caricaturali. presente anche una sezione sulla storia antica del Peloponneso. La parte fondante dellopera
rimane la figura di Filippo (~15 libri), con le sue imprese militari e politiche: TEOPOMPO esordisce
affermando che realizz questopera perch lEuropa non aveva mai prodotto un uomo come Filippo. Ma
lautore ricorda anche i difetti del sovrano, facendo emergere un ritratto ricco di luci e ombre. qui
allopera il lavoro di approfondimento psicologico, la volont di ricerca nella sfera delle passioni.
Emergono con chiarezza la vivacit dello stile e latteggiamento moralistico.
Larte del ritratto e la ricerca degli aspetti psicologici sono i nuclei fondamentali e caratteristici del metodo di TEOPOMPO,
ma bisogna considerare anche la sua formazione retorica che certamente ha contribuito a sviluppare unattenzione
allespressivit stilistica ma anche allo studio della caratterizzazione dei personaggi.

III/5) ANASSIMENE di LAMPSACO


I rapporti tra storiografia e retorica trovano una testimonianza peculiare nellopera di ANASSIMENE. Leducazione del IV
secolo passava attraverso le scuole retoriche o filosofiche: da tali strumenti nasceva la capacit di creare un prodotto
stilisticamente rifinito. Ma giocavano un ruolo centrale anche gli elementi che permettevano di soddisfare la necessit
dimostrativa e persuasiva del testo.
ANASSIMENE fu retore, logografo, storico, critico e poeta. Nacque a Lampsaco intorno al 380, ma la formazione si comp ad
Atene, seguendo il cinico Diogene. Strettamente legato alla monarchia macedone e personalmente a Filippo e Alessandro.
Molti aspetti della sua vita rimangono oscuri, anche per una certa ambiguit che circondano le sue vicende e il suo carattere.
Di sicuro non era uomo darmi: la sua esperienza era legata al suo ruolo di retore.
difficile attribuire con certezza le opere di ANASSIMENE:
+ TRIKARANOS = opuscolo scritto nello stile dellodiato TEOPOMPO, maldicenze contro Atene, Sparta e Tebe;
+ La RETORICA ad ALESSANDRO = manuale di retorica, redatto per il giovane Alessandro, giunto a noi per
intero. Importante per comprendere come linteresse storico entrasse
nellorizzonte degli oratori;
+ ELLENICHE = in 12 libri, iniziavano, secondo DIODORO SICULO, dalla prima stirpe degli uomini per giungere
fino alla battaglia di Mantinea. Si tratta perci di storia universale, la prima elaborata in Grecia: la
storia antica era ricostruita secondo un metodo indiziario. Probabilmente precedette EFORO.
Inserisce alla maniere tucididea discorsi nella sua narrazione;
+ STORIE di FILIPPO = almeno 8 libri;
+ STORIA di ALESSANDRO = probabilmente faceva parte delle STORIE di FILIPPO come opera unica.
Nel raccontare le vicende e le figure dei re macedoni pare chiare che lo storico vi vedesse il segno di una nuova epoca.
La storia contemporanea di ANASSIMENTE si avvale del favore di cui godeva nella corte di Pella, potendo contare sulla
conoscenza diretta dei sovrani. Storia contemporanea, del passato e universale si affiancano nella sua attivit.
La capacit di ANASSIMENE di assimilare passato e presente nella prospettiva storiografica rappresenta il suo maggiore
contributo alla comprensione delle vicende del suo tempo.

III/6) Gli attidografi


Le trattazioni sul culto e sul mito, sulla topografia, sulla storiografia locale ebbero notevole fortuna nel IV secolo nella zona di
Atene e dellAttica.
CLIDEMO = secondo Pausania fu il pi antico di quanti hanno scritto storie locali di Atene. La sua ATTHS era in quattro
libri, dedicati in buona parte alla storia delle origini, ma non chiaro fino a che anno arrivasse la narrazione.
Attenzione particolare ad aspetti mitici e rituali.
ANDROZIONE = fu allievo di Isocrate, partecip alla vita militare e politica, ma venne esiliato e trov rifugio a Megara.
Scrisse una ATTHS in 10 libri (dalle origini al 344), che sar la fonte di ARISTOTELE e di FILOCORO.
FILOCORO = nato verso il 340, sostenne lalleanza di Atene con Tolomeo II e Sparta in funzione anti-macedone. Nel 262/1
venne condannato a morte per ordine di Antigono Gonata. Scrisse 27 opere: SULLA TETRAPOLI, SUI
MISTERI ad ATENE, SULLA FONDAZIONE di SALAMINA, SUI POETI TRAGICI, SU EURIPIDE,
SULLE OFFERTE, SULLE FESTE Aspetto caratteristico dellautore: attitudine alla ricerca e alla
sistemazione, con un influsso della scuola peripatetica. Con la RACCOLTA delle ISCRIZIONI ATTICHE
rivela la consapevolezza del valore di questi documenti. LATTHS strutturata in 17 libri, ma rimasta
incompiuta. Andava dallet mitica fino ad Antioco I, con uno ritmo annalistico e uno stile sobrio.

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In et ellenistica troviamo:
CRATERO il MACEDONE = forse nellambito della scuola aristotelica, raccolse e comment almeno 9 libri decreti ateniesi
del V secolo.
ISTRO = visse verso la met del III secolo. Scrisse la RACCOLTA di ATTHDES in 14 libri, limitandosi a raccogliere e
sistematizzare in un quadro unitario le tradizioni precedenti.

CAPITOLO 7 La storiografia ellenistica. Polibio


I) La storiografia ellenistica

I/1) Linee di sviluppo


Let ellenistica contraddistinta da una ricchissima produzione storiografica, da una grande variet di tematiche e da una
notevole diversificazione nelle forme. Questa molteplicit rilevata gi da DIONIGI di ALICARNASSO. Purtroppo di gran
parte degli autori di questo periodo ci sono noti solo i nomi, alcuni brevi frammenti, citazioni, oggi accessibili grazie al lavoro
di Felix Jacoby. Lapproccio migliore ad una situazione cos frammentaria quella dindividuare delle linee di sviluppo, delle
tendenze cui legare alcune di queste figure, e tentare cos di comprendere il loro ruolo nellevoluzione degli interessi, delle
finalit e delle forme della storiografia greca.
Tre sono le tendenze stilistiche fondamentali:
- RETORICA = le sue radici sindividuano nellopera di ISOCRATE, caratterizzato dalla ricerca di uno stile curato, armonico ed
elegante. Maggiori rappresentanti: EFORO di CUMA, TEOPOMPO di CHIO, ANASSIMENE di LAMPSACO;
- TRAGICA/ = contraddistinta da una narrazione ricca di pthos e di elementi meravigliosi e/o sensazionali, per
DRAMMATICA scuotere e impressionare il lettore. Maggiori rappresentanti: CTESIA di CNIDA, DURIDE, FILARCO
- PRAGMATICA = concentra la sua attenzione sui nudi avvenimenti e sullindagine delle loro relazioni casuali. Il maggiore
esponente POLIBIO di MEGALOPOLI.
Queste categorie non possono essere applicate in senso assoluto e possono coesistere nella stessa opera.
Sul fronte degli interessi tematici ci sono gli storici di Alessandro Magno e quelli dellet dei Diadochi, con la narrazione delle
lotte per la spartizione dellimpero e il consolidarsi dei regni ellenistici.
Allinteresse per levolversi degli equilibri mediterranei fa da contraltare il fiorire di una ricchissima produzione di storiografia
locale. Jacoby ha raccolto pi di 300 autori di questo genere, che mira a preservare la specifica identit di un territorio, con la
sua geografia, istituzioni, storia Ma non va trascurato il fattore politico: nella riscoperta e rivalutazione delle proprie
tradizioni e del proprio passato la citt riscatta una realt dominata da grandi poteri egemoni.
Le conquiste di Alessandro provocarono il diffondersi di opere di autori che raccontavano, ad un pubblico greco usi, costumi e
storie di popolazioni lontane. Menzione particolare va a coloro che per primi hanno narrato la storia di Roma, comprendendone
il ruolo e limportanza.

I/2) Gli storici di Alessandro Magno


CALLISTENE di OLINTO
= considerato il primo degli storici di Alessandro,
=> pronipote di Aristotele, nacque nel 370, Allevato dal filosofo, segu la spedizione in Asia
=> grandi capacit. La sua forte fedelt alla dignit greca gli caus la condanna a morte per aver preso alla congiura dei paggi.
=> la maggior parte della sua produzione precedente al legame con Alessandro:
+ HELLENIK = dalla pace di Antalcida fino allinizio della III Guerra Sacra. Parentesi etnografiche, mitologiche,
geografiche, tipico esempio di storiografia di scuola peripatetica;
+ IMPRESE di ALESSANDRO = il suo lavoro principale, rimasto incompiuto alla vittoria di Gaugamela. Spiccata tendenza
encomiastica, imprese raccontate in una luce fortemente greca, Alessandro visto come la
guida divina di una grande spedizione panellenica per vendicare le Guerre Persiane,
tracce di interessi geografici e scientifici.

ANASSIMENE di LAMPSACO + STORIA di ALESSANDRO = di carattere retorico e con un certo gusto aneddotico.

ONESICRITO di ASTIPALEA
= scrisse subito dopo la morte di Alessandro.
=> nato verso il 380/375. Fu allievo del cinico Diogene e prese parte alla spedizione
=> affianc lammiraglio Nearco durante lesplorazione dellIndo e dellEufrate
+ SULLEDUCAZIONE di ALESSANDRO = si estendeva lungo tutta la vita del re, forte impronta filosofica e cinica,
Alessandro visto come un re filosofo e civilizzatore

NEARCO di CRETA
+ PERIPLO dellINDIA = versione ampliata del rapporto di viaggio presentato ad Alessandro
=> dalla discesa dellIndo, fino al ritorno a Susa.
=> ricco di informazioni scientifiche e naturalistiche
=> Alessandro viene descritto come un capo sensibile e generoso

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TOLOMEO
= nato nel 367, amico intimo di Alessandro. La sua attivit di storico inizia nella vecchiaia. Mor nel 283.
+ ANABASI di ALESSANDRO = focus sugli eventi militari e politici, con parentesi etnografiche, topografiche
=> ricorre spesso alle EFEMERIDI una documentazione elaborata a corte
=> la spedizione non ha alcun carattere panellenico
=> Alessandro descritto come un soldato infaticabile e un geniale stratega, ne tace gli
aspetti meno lusinghieri

CLITARCO di ALESSANDRIA
= non prese parte alla spedizione
+ STORIA di ALESSANDRO = 12 libri, stile retorico e tragico, gi diffusa intorno al 300, ci sono pervenuti solo 36, inizio
della tradizione romanzata e favolosa di Alessandro
=> percorre tutto il regno di Alessandro
=> conflu nelle opere di DIODORO e PLUTARCO

CARETE di MITILENE + STORIA di ALESSANDRO = apparsa poco dopo la morte del re, carattere aneddotico

MARSIA di PELLA + STORIA della MACEDONIA = 10 libri, arriva fino alla fondazione di Alessandria (331)

EFIPPO di OLINTO + SULLA FINE di ALESSANDRO e di EFESIONE = unico a presentare Alessandro in luce negativa

ARISTOBULO
= fece parte del quartier generale di Alessandro
+ *opera dal titolo sconosciuto* = inizi a lavorarci a 84 anni
=> copre tutto il regno di Alessandro
=> si serv di lavori precedenti a cui non risparmia diverse critiche
=> frequente riferimento a conoscenze dirette e ad osservazioni autoptiche
=> lotta agli elementi fantasiosi, romanzati, retorici o negativi

+ EFEMRIDI = diario quotidiano tenuto dagli ufficiali di campo del re EUMENE di CARDIA e DIODDOTO di ERITRE
durante la spedizione. Lautenticit stata recentemente riaffermata. Ne sopravvivono solo tre frammenti,
con tratti spiccatamente biografici, che ha indotto a pensare ad una natura diaristica dellopera. Alcuni
elementi presenti in ARRIANO inducono a ritenere che si trattasse di un testo di carattere misto.

I/3) Gli storici dellet dei Diadochi


IERONIMO di CARDIA
= una specie di letterato di corte, amico di EUMENE. Nato intorno al 360, nel 320 guida unambasceria presso Antigono
Monoftalmo, dove si trasfer dopo la morte di EUMENE
=> severo giudizio di PAUSANIA, critica sul fatto che si facesse condizionare dalla sua ostilit verso i Diadochi.
Rivalutazione, la critica recente lo vede come uno storico affidabile, attento ai fatti e alle questioni politico militari.
Sensibilit a dettagli militari ed economici
+ STORIA dei DIADOCHI o Gli AVVENIMENTI DOPO ALESSANDRO
=> periodo compreso fra la morte di Alessandro e quella di Pirro (272). Accenno allarchaiologa di Roma
=> grande influsso sulla produzione successiva. Venne utilizzato da DIODORO, ARRIANO e PLUTARCO. Severo
giudizio di PAUSANIA, critica sul fatto che si facesse condizionare dalla sua ostilit verso i Diadochi.
=> ci sono pervenuti solo 18 frammenti

DURIDE di SAMO
= nacque intorno al 340 ad Eraclea di Sicilia, riesce a tornare in patria nel 322
=> uomo di grande cultura e di vasti interessi
=> iniziatore della storiografia drammatica o tragica. Una parte della critica ha sottolineato come volesse tentare di dare alla
storia un carattere pi filosofico e quindi un valore pi universale
+ opere letterarie = SULLA TRAGEDIA, SU EURIPIDE e SOFOCLE, QUESTIONI OMERICHE, SULLA
PITTURA, SULLE LEGGI
+ opere storiografiche = ANNALI di SAMO, STORIA di AGATOCLE (4 libri), STORIA della MACEDONIA
(MAKEDONIK)
+ MAKEDONIK = dalla morte del re Aminta fino al 281, morte di Lisimaco e di Seleuco
=> prospettiva greca, giudizio non benevolo su Alessandro e sui Diadochi
=> attenzione allelemento biografico e dettagli eruditi
=> nel proemio critica EFORO e TEOPOMPO
=> i due termini chiave, mmesis (imitazione) ed hedon (piacere), indicherebbero un modo di rappresentare la realt che
non rinunci a suscitare nel lettore una profonda partecipazione emotiva a favore della cura stilistica. Pi recentemente
stata riproposta lipotesi di un possibile collegamento con le emozioni suscitate dalle performances orali e con il piacere
legato al racconto

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FILARCO di ATENE
= vive nel corso del III secolo
+ STORIE = 28 libri, dalla morte di Pirro (272) fino a quella del re spartano Cleomene (220). Continuatore di IERONIMO e
DURIDE, con questultimo condivideva la concezione della storia e le scelte formali.
=> rappresentante della storiografia drammatica e sensazionalistica, nutre una predilezione per questi elementi, per la
costruzione di scene, che scuotono e commuovono il lettore
=> ci sono pervenuti solo 60 frammenti. Fu utilizzato da PLUTARCO, ATENEO,.

DIILLO di ATENE
= continua la tendenza tragica
+ STORIE = 26 libri pubblicati nella prima met del III secolo, coprendo le vicende di Grecia e Sicilia dal saccheggio di
Delfi (357/6) fino alla morte di Cassandro (297)
=> integrazione e seguito dellopera di EFORO. Viene utilizzato da DIODORO

I/4) La storiografia dOccidente e TIMEO


IPPI di REGGIO
= primo a scrivere una storia della Sicilia, al tempo delle Guerre Persiane
+ KTSEIS (FONDAZIONI di CITT), STORIA della SICILIA in 5 libri, ANNALI in 5 libri, STORIA
dellARGOLIDE in 3 libri
=> assenza di menzioni in DIODORO, STRABONE, PAUSANIA, DIONIGI,

ANTIOCO di SIRACUSA
= citato da STRABONE e DIONIGI, contemporaneo di TUCIDIDE
+ STORIA della SICILIA in 9 libri che giunge fino al congresso di Gela (424)
+ PER ITALAS (SULLITALIA)
=> ricerca di attendibilit e chiarezza nella narrazione degli eventi

FILISTO di SIRACUSA
= nato intorno al 430, sostenitore di Dionisio, esiliato nel 386, sfrutta lesilio per scrivere
=> figura pi rappresentativa della storiografia occidentale del IV secolo
= personaggio di spicco nella vita politica, incarichi militari
=> menzionato da DIODORO e PLUTARCO, criticato per la sua posizione filo-tirannica
+ STORIA della SICILIA (SIKELIK) = i primi 9 libri arrivano fino al 406, i successivi 4 trattano di Dionisio I e gli
ultimi 2 di Dionisio II

TIMEO di TAUROMENIO
= nacque verso il 350, viene esiliato da Agatocle e si trasfer ad Atene. Rientra sotto Ierone II.
=> narra vicende fino al 264. Si occupa con gran cura di cronologie, con lavori di confronto
+ CHRONIK = lista dei vincitori olimpici
+ STORIA della SICILIA = in 38 libri di cui ci sono pervenuti 164 frammenti, giunge fino alla morte di Agatocle (289).
=> Genealogie, fondazioni, migrazioni, connessioni tra miti, excursus dedicati alla Grecia, al
mondo italico e a Cartagine
=> utilizzata da alessandrini e poeti romani
+ PYRRHIK = campagne di Pirro in Italia e in Sicilia, fino allo scoppio della I Guerra Punica
=> interesse per Roma (primo fra gli autori greci)
=> lindagine storica era per TIMEO una tensione alla ricerca della verit
=> personaggio di cultura ampissima, con interessi geografici, etnografici
=> critiche ad OMERO, TUCIDIDE, ARISTOTELE, CALLISTENE, TEOPOMPO, partendo da questioni metodologiche,
condizionandone la sua obiettivit, insieme ad un atteggiamento anti-tirannico, un gusto per gli eventi straordinari.
=> severo giudizio di POLIBIO, per lui era un erudito bibliofilo che elaborava sulla base delle documentazione letteraria
=> oggi si pone in luce loriginalit e la profondit del suo pensiero storico, che comprese la minaccia costituita da Cartagine e
segnal lemergere di Roma

I/5) Nuovi orizzonti: storiografia relativa a popoli non greci


Linteresse per i popoli non greci non una novit dellet ellenistica. Ma la dimensione universale raggiunta dallimpero di
Alessandro apr alla cultura dellepoca prospettive pi ampie.

ECATEO di ABDERA
+ AIGYPTIAK (STORIA dellEGITTO) = secondo lavoro greco del genere, fonte principale di DIODORO
=> sezioni di cosmologia e teologia, geografia, usi, costumi
=> visione decisamente positiva e idealizzata dellEgitto, indicato come punto di
origine di tutte le culture
=> istituzioni egizie viste come modello ideale della monarchia moderata
=> forte impronta filosofica-pedagogica

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MANETONE di SEBENNITO
= vive sotto il regno dei primi due Tolomeo
+ AIGYPTIAK = opera in greco che interess cronografi det cristiana, ma che sub numerose manipolazioni
=> distinzione della storia egiziana in Alto, Medio e Nuovo Regno
=> lautore sostiene di aver utilizzato documentazione locale in geroglifico
=> finalit e origini diverse dallopera di ECATEO

BEROSSO di BABILONIA
= contemporaneo di Alessandro
+ BABYLONIAK O CHALDAIK (STORIA BABILONESE) = tre libri, basata su documentazione locale

MEGASTENE
= vissuto tra il 350 e il 290, oper al servizio di Seleuco I e fu ambasciatore in India
+ INDIK = originariamente in 3/4 libri, conservati tramite rielaborazioni di DIODORO, ARRIANO, STRABONE
=> si occupa di geografia, flora e fauna, usi e costumi, istituzioni
=> utilizza sia osservazioni dirette sia informazioni indirette
=> fama di inattendibilit a causa dellattenzione verso fatti incredibili non interamente giustificata

AGATARCHIDE di CNIDO
= oper nella prima met del II secolo ad Alessandria dEgitto, viene usato da DIODORO SICULO
+ STORIA dellASIA in 10 libri, STORIA dellEUROPA in 49 libri
+ interessi etnografici: SUL MAR ROSSO in 5 libri

I/6) Uno sguardo verso Roma


La presenza di Roma nella tradizione mitologica greca si coglie gi in ANTIOCO ed ELLANICO. TEOPOMPO dava notizia
della discesa dei Galli in Italia e della presa di Roma. CLITARCO menziona unambasceria romana presso Alessandro.

FILINNO di AGRIGENTO = narra la I Guerra Punica, ma viene criticato da POLIBIO per il fatto di essere antiromano

SILENO di CALATTE e SOSILO di SPARTA


= trattano le vicende della II Guerra Punica, facevano parte del seguito di Annibale. POLIBIO considera i loro lavori non opere
storiche, ma chiacchiere. La critica modera ha rivalutato le loro capacit per quanto riguarda i fatti militari

QUINTO FABIO PITTORE


= membro di una famiglia patrizia, partecip alla II Guerra Puniche
+ STORIA di ROMA = si estendeva dalla fuga di Enea da Troia fino al suo presente
=> usa come fonti FILINNO e TIMEO, la tradizione orale e documentazione pubblica
=> fornisce unimmagine positiva della politica romana

CINCIO ALIMENTO
= visse allepoca della II Guerra Punica, fu pretore in Sicilia nel 210. Sostiene di essere stato prigioniero dei Cartaginesi e di
aver avuto colloqui con Annibale. Seguiva il modello indicato da FABIO PITTORE

II) POLIBIO di MEGALOPOLI

II/1) La vita
La vita e lopera di POLIBIO sono strettamente legati alle vicende e ai mutamenti in corso in Greci fra III e II secolo.
POLIBIO nacque a Megalopoli intorno al 205, quando la citt faceva parte della Lega Achea e la sua figura di spicco era
Filopemene, abile diplomatico e amico del padre di POLIBIO. Crebbe allinterno delle lites politiche, fu ipparco, capo della
cavalleria durante la III Guerra Macedonica (169/8). Ci gli cost la deportazione in Italia. Latteggiamento tiepido verso
Roma stato spiegato come conseguenza della linea politica seguita da POLIBIO. A Roma fu accolto nel circolo degli
Scipioni e divenne amico dellEmiliano. Ci gli consent di osservare allinterno pensiero e costumi del mondo romano. Comp
viaggi in Spagna, Gallia, Nord Africa (III Guerra Punica). Dopo la distruzione di Corinto torn in patria, dove collabor con la
commissione senatoriale che doveva ristabilire ordine e pace. Mor a 82 anni

II/2) Le opere
+ opera giovanile, interamente perduta, uno scritto encomiastico in tre libri su Filopemene
+ TAKTIK, SULLABITABILIT della ZONA EQUATORIALE, SULLA GUERRA di NUMANZIA
= perduti ma ricordati da POLIBIO o dalla tradizione
+ STORIE = degli originali 40 libri (una delle trattazioni pi vaste della storiografia greca) ci sono pervenuti per intero solo i
primi 5. Per il resto abbiamo frammenti di difficile collocazione
=> il Proemio contiene indicazioni programmatiche: lautore intende raccontare come Roma sia riuscita a
sottomettere lintera ecumene
=> il racconto copre il periodo fra la CXL Olimpiade (220-216) fino alla vittoria a Pidna contro Perseo (168)

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=> POLIBIO premette alla narrazione una prokatskeu, unintroduzione storica che copre i primi due libri e gli
anni 264-220, riallacciandosi allopera di TIMEO
=> linizio vero e proprio il proemio del III libro, dove lautore ci informa sulla struttura della narrazione e
segnala un estensione del progetto fino al 146, ossia fino alla distruzione di Cartagine e di Corinto
- LIBRI (III-V) = eventi in Italia e in Grecia fino alla battaglia di Canne
- LIBRO (VI) = dedicato alla teoria delle costituzioni, dove spiega la natura della costituzione romana e i motivi
dei successi e della grandezza di Roma, affermando che esistono 6 tipi di costituzioni e traccia uno
schema di evoluzione ciclica chiusa, detta anaciclosi (monarchia > tirannide > regime aristocratico
> oligarchia > democrazia > oclocrazia, anarchia). La superiorit della costituzione romana sta nel
fatto di essere mista
- LIBRO (VII) = POLIBIO torna alla narrazione, dal 215, con un ritmo annalistico, da cui si discosta di rado
- LIBRI (VII-XXIX) = narrazione fino alla vittoria su Perseo
- LIBRO (IX) = nel prologo si ha lindicazione di diversi tipi di storiografia (genealogie, fondazioni)
- LIBRO (XII) = lunga polemica contro TIMEO e CALLISTENE
- LIBRI (XXX-XL) = prosegue la narrazione fino al 145

II/3) Attivit storiografica e composizione delle STORIE


La composizione delle STORIE avviene dopo il 168, ma difficile individuare le varie fasi redazionali. un dato acquisito
che lopera fu concepita in tempi diversi, che fu cio modificata sotto la spinta di eventi inattesi. Ci si evince da una mancata
revisione globale, in quanto non c omogeneit nei contenuti. Il proemio non reca tracce dellinteresse per levoluzione
dellimperialismo romano, maturato in seguito alla stesura. In alcuni punti dellopera si fa riferimento a Cartagine come citt
ancora esistente. Una prima fase di ideazione e composizione viene individuata nel soggiorno romano, mentre una nuova fase
di ideazione e composizione viene individuata nel soggiorno romano, mentre una nuova fase risentirebbe delle riflessioni
sullimperialismo post III Guerra Punica e distruzione di Corinto. Rimane dubbio se gli ultimi 10 libri abbiano cominciato a
prender forma con il ritorno in Grecia.
Limmagine che emerge dagli studi quella di uno storico che infaticabilmente osserva e annota fatti e impressioni e che non
esita a tornare indietro per apportare modifiche o aggiunte. Alcune parti fanno pensare al rimaneggiamento e linserimento
nella storia universale di unopera prima concepita come autonoma. Le informazioni e le impressioni raccolte durante i viaggi
polibiani causarono anche un mutamento nella concezione globale della geografia (topografia urbana, grandi regioni naturali).
Sono ampie le discussioni suscitate dal VI libro. La sua centralit nella riflessione politica dello storico indiscussa, ma non
chiaro se sia il frutto di una visione compiuta e unitaria o se rispecchi stratificazioni diverse. Il cambiamento nel pensiero di
POLIBIO pu esser visto come il riflesso dei moti graccani. Pare difficile ritenere che proprio un libro cos centrale possa
essere sfuggito a rimaneggiamenti.

II/4) Il metodo storico: teoria e pratica storiografica in POLIBIO


POLIBIO lo storico greco che con maggiore sollecitudine spiega la sua concezione della storia e le sue convinzioni
metodologiche. La storia ha per il nostro autore un fine essenzialmente educativo, il suo scopo lutilit pratica, utilit per gli
uomini politici. Per questo la scelta tematica si orientata verso gli avvenimenti pi recenti.
Definisce il suo tipo di storiografia con pragmatik (pragmatica) e apodeiktik (dimostrativa). Il primo termine richiama
lidea di utilit pratica. Il suo carattere universalistico, la sua estensione spaziale viene giustificata con il fatto che le vicende
orientali e occidentali si erano unite sotto Roma. Il secondo termine si riferisce al modo in cui si sviluppa il racconto storico;
trattazione ampia, ricerca e analisi delle cause, tanto da assumere talvolta landamento di una dimostrazione, comparazione.

POLIBIO riassume in tre punti i fattori su cui si basa la storiografia pragmatica:


- esame e confronto delle testimonianze finalizzato allindagine delle cause;
- accurata conoscenza dei luoghi;
- pratica della vita politica
Se la ricerca delle cause occupa un ruolo centrale nella concezione polibiana, i risultati cui giunge nella sua indagine sono stati
considerati spesso insoddisfacenti dalla critica moderna. Per POLIBIO le cause prossime di un conflitto sidentificarono spesso
con il percorso mentale e le scelte politiche dei protagonisti e quelle remote della storia passata. Nella sua ricerca, un posto
privilegiato riservato allautopsia, ma pone unulteriore condizione: essere testimoni dei fatti non sufficiente se poi non si
in grado di valutarli. Per questo fondamentale lempeira, lesperienza. Scrivere di storia non per POLIBIO un fatto di
pura tecnica, un problema di atteggiamento etico di fronte alla verit, quellatteggiamento che nasce dallesercizio della vita
attiva e dellintegrit morale.

opinione diffusa che POLIBIO avesse accesso ad archivi romani e della Lega Achea, ma si preferisce lipotesi che si servisse
soprattutto di informazioni proprie, di esuli di ambasciatori greci e politici romani. Per loriente greco attinse certamente ad
ARATO e a FILARCO, ma difficile distinguere i contributi per la riconosciuta parzialit polibiana.

Un posto di rilievo le hanno le conoscenze geografiche e topografiche e del loro valore storico, di cui si era reso conto durante
i numerosi viaggi. Di tale consapevolezza sono riflesso i numerosi excursus presenti nellopera di diverse zone. Ma gli
interessi dello storico tradiscono anche in questo campo unorigine e una finalit pratiche.

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Nei confronti della religione non assume un atteggiamento univoco, ma c una mescolanza di rispetto verso i culti tradizionali
e visioni pi utilitaristiche, con forti aperture razionalistiche. Quanto alla visione del destino nella storia, convivono la visione
di una fortuna-potenza divina e quella di una fortuna-caso.

Coerente la scelta dello stile: poco spazio rimasto per la cura della forma e per gli aspetti legati allintrattenimento e al
piacere della lettura. POLIBIO ne consapevole e la difende. La lingua la koin, il greco parlato in tutto il Mediterraneo in
Et Ellenistica.

II/5) Uno storico fra la Grecia e Roma


Il soggiorno a Roma e la familiarit con il Circolo dei Scipioni aprirono a POLIBIO una prospettiva diversa e caus una fase di
profonda ammirazione verso Roma. Mantiene la lucidit nellosservare gli eventi, e sa cogliere crisi ed esprimere critiche.
Lapproccio con cui POLIBIO si accosta al problema della grandezza di Roma e i concetti che ispirarono i giudizi su Roma,
rimangono fondamentalmente greci.
Nello scontro Roma-Cartagine pi attento agli aspetti concreti ed utilitaristici della condotta delle parti che non agli elementi
ideologici. Rimane una visione dei rapporti interstatali tipicamente greca. Si pu percepire una visione autonomistica e
particolaristica.

Il giudizio che emerge verso POLIBIO non sempre lusinghiero, con i suoi molti limiti e le sue modeste capacit di
elaborazione teorica, insieme ad accuse di inaffidabilit e parzialit. i meriti sono laver riconosciuto limportanza della svolta
storica che stava vivendo e si sforz di fornire delle chiavi di lettura di questo cambiamento.
Gli esiti della sua ricerca possono non essere completamente soddisfacenti per i moderni, ma rimane notevole limpegno
profuso e la quantit di informazioni raccolte.

CAPITOLO 8 La storiografia greca det romana


I) Introduzione

Dopo POLIBIO si assiste a due ordini di fenomeni: sul piano dellesperienza politica, con linstaurarsi dellegemonia romana
sul Mediterraneo, e sul piano culturale, con la tradizione storiografica greca che aveva raggiunto proporzioni monumentali. La
storiografia greca era divenuta uno strumento di comprensione del mondo duttile e capace di rispondere a nuove sfide.
Lopposizione culturale greca, aveva fra i suoi temi prediletti lesaltazione dellimpero di Alessandro Magno, con la
conseguente svalutazione dellegemonia romana, ma venne superato e gli storici greci dettero in genere voce alladesione delle
lites provinciali allordinamento imperiale, risultando pi disposti ad accettare le novit istituzionali.
Pi evidente si fa il rapporto fra storiografia greca e politica. A LUCIANO di SAMOSATA (120-180 d.C.) si deve una delle
pochissime opere di riflessione sulla storiografia greca e sul mestiere di storico, che qui viene presentato come libero da
condizionamenti dellappartenenza ad una patria.

II) POSIDONIO

Lopera di POSIDONIO ci pervenuta solo in frammenti, che dimostrano un ampio raggio di interessi (filosofia, scienza).
Nasce intorno al 135 a.C.. Nell87 a.C. ambasciatore di Rodi a Roma. Nel 63 console (repressione della rivolta di Catilina).
Nel 60 in contatto con Cicerone. Morte intorno al 50 a.C..
Studi ad Atene con il filosofo stoico Panezio. Effettua viaggi in Gallia, in Spagna, in Africa. Coniug attivit politica e
insegnamento filosofico e divenne una vera e propria istituzione culturale. Nel mondo intellettuale di POSIDONIO gli interessi
geografici e astronomici (SULLOCEANO), storio-etnografici, trovano ununit profonda. Per il pensiero stoico il mondo
un grande essere vivente permeato da un principio attivo e razionale e da un principio passivo, con profondi rapporti tra le
varie parti. Scrisse numerosi testi etico-teologici.

+ STORIA DOPO POLIBIO = inizia nel 145 e con i suoi 52 libri raggiungeva almeno la I Guerra Mitridatica (~80). Il
progetto originario mirava al 96
=> alle gesta di Pompeo sembra abbia dedicato una monografia autonoma
=> emerge un modello storiografico molto ampio, di ascendenza erodotea. Lautore mette al
centro dellazione storica il carattere, lthos, non solo degli individui ma anche dei popoli
=> costante attenzione ai rapporti gerarchici fra governati e governanti. Scarsa simpatia verso
gli episodi rivoluzionari. Limpero romano rappresentava sul piano politico unistanza
dordine, e nella Pax Romana un teorico dellorganizzazione strutturale non poteva non
riconoscersi. Non pone in discussione limperialismo romano
=> i fattori di crisi colti dallautore erano certo per lui sintomi della decadenza morale di un
impero allapice della sua potenza, ma non irreversibili

III) DIODORO SICULO

Siciliano di Agirio, visit lEgitto sotto il regno di Tolomeo XII (met I secolo a.C.)

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+ BIBLIOTECA STORICA = 40 libri che costituiscono una enciclopedia della vicenda delluomo, dalle origini fino alla
vigilia della Guerra Gallica. Dellopera sono superstiti i primi cinque libri (origini, miti), la
seconda decade (anni 480-301) e vari estratti di epoca bizantina
=> esempio canonico di storia universale con palesi premesse filosofiche di radice stoica:
cardinale lidea dellunit del genere umano, al di l delle divisioni spazio-temporali
=> afferma di aver compiuto numerosi viaggi in Asia ed Europa
=> valore relativo della visione diretta
=> il titolo dichiara il carattere eminentemente libresco dellimpresa diodorea. La si potrebbe
sintetizzare come una compilazione di fonti in cui la personalit dello storico sarebbe ininfluente
=> per le fonti si continua a parlare di Eforo quale modello principale nellambito della storia greca

IV) DIONIGI dALICARNASSO

Nacque verso il 60 ad Alicarnasso e si trasfer a Roma intorno al 30, dove trov un terreno ideale per lo sviluppo dei suoi
molteplici interessi culturali, un ambiente ideale per la definizione della personalit di DIONIGI come retore. Un influenza
notevole la ebbe la frequentazione del circolo culturale di Quinto Elio Tuberone. Non si conosce la data di morte.
Divenne capofila dellatticismo, la corrente che intendeva porre un argine a quello stile oratorio turgido e pomposo. Suo scopo
dichiarato era di ripristinare i modelli oratorii dellet classica, riaffermandone la validit per il presente.

Agli interessi teorici sono legati alcuni scritti: SUGLI ANTICHI ORATORI, DEMOSTENE, DINARCO, LA
COMPOSIZIONE STILISTICA, SU TUCIDIDE
+ CHRONOI => opera di cronologia, perduta
+ STORIA di ROMA ARCAICA = 20 libri, periodo fra i primi popolamenti dellItalia e linizio della I Guerra Punica
=> ci sono pervenuti solo i primi 10 libri e frammenti dei rimanenti

Scopo dichiarato di DIONIGI dare una versione veritiera della storia pi antica della citt egemone. Secondo lui i Romani
erano in origine Greci, emigrati dallArcadia prima della Guerra di Troia. Poi si sarebbero Arcadi e Argivi. Doverosa la
ricerca del significato ideologico dietro questa teoria: vuole mettere laccento sullaffinit fra i due popoli e auspica una
partecipazione diretta delle classi dirigenti greche al governo dellimpero. DIONIGI un intellettuale che cerca di capire il suo
tempo.
Ambisce a coinvolgere un pubblico ampio, nel proemio dichiara che non vuole essere pura storia, non vuole trascurare il
lettore comune. Una storia che ambisce a fornire un quadro storico ricco e completo, e invita alla lettura un pubblico ampio.
Nel secondo premio (XI libro) il lettore previsto dallo storico sembra meno generico: si rivolge al politico-filosofo. Una
correzione di rotta che mostra il percorso mentale che lo storico si aspetta dal lettore: strada facendo deve crescere in lui una
coscienza morale e politica.

V) FLAVIO GIUSEPPE

Nacque allinizio del regno di Caligola (37-38 d.C.), proveniva da una prestigiosa casta sacerdotale di Gerusalemme. Giunse a
Roma nel 64 ed ebbe accesso agli ambienti pi elevati. Rientrato a Gerusalemme, prese posizione nella grande rivolta anti-
romana (66-70). Venne fatto prigioniero e predisse al comandante romano lascesa al trono imperiale e venne liberato. Ottenne
privilegi e la cittadinanza romana, prendendo il nome Flavio. Mor intorno al 100 d.C..

+ GUERRA GIUDAICA = 7 libri, prima scritta in aramaico e poi in greco, pubblicata sotto Vespasiano
=> primi due libri introduttivi sulla storia dei conflitti in Giudea, il resto narra tutta la rivolta (73)
=> scrive per illustrare il mondo ebraico alle classi colte ed ellenizzate dellimpero
+ ANTICHIT GIUDAICHE => 20 libri pubblicati nel 93/4, scritti in greco
=> parte dalla creazione del mondo e arriva fino al 66 d.C., collegandosi con lopera precedente
=> il finale contiene alcuni cenni biografici
+ AUTOBIOGRAFIA => presuppone la morte di Agrippa II (100 d.C.), forse pubblicata insieme alle ANTICHIT
=> scritta per motivi apologetici: verso il 93 GIUSTO di TIBERIADE fece uscire un racconto della
Guerra Giudaica alternativo e che metteva in cattiva luce GIUSEPPE
+ CONTRO APIONE => scritto in due libri che reagisce alle polemiche suscitate dalle ANTICHIT, soprattutto alle
critiche di APIONE, grammatico e storico di Alessandria era autore di opere antisemite

VI) ARRIANO

LUCIO FLAVIO ARRIANO nacque a NICOMEDIA tra il 85 e il 92 d.C. ed ebbe la formazione tipica dei ceti elevati. Ricopr
importanti cariche pubbliche: pretore, governatore della Betica, console suffetto e governatore della Cappadocia. Dopo la
morte di Adriano si ritir ad Atene, di cui ebbe la cittadinanza. Mor dopo il 170 d.C..
Politico, filosofo ed intellettuale, fu una persona estremamente versatile, non solo storico.

+ DIATRIBI, ENCHEIRIDION = sintesi dello stoicismo di Epittto, suo maestro

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+ PERIPLO del PONTO EUSINO, TATTICHE (tecniche militari greche e romane), SCHIERAMENTO CONTRO gli
ALANI (strategia da adottare per la difesa della Cappadocia)
+ ANABASI di ALESSANDRO = opera maggiore, in 7 libri, riprende lo stile di SENOFONTE e tratta la spedizione in
Oriente basandosi su fonti autorevoli. Se ne occupa non per il suo significato di fine
dellepoca classica, quanto per il suo carattere di impresa senza eguali
=> un rapporto ambiguo quello tra i Romani e Alessandro Magno: creatore dellunico
organismo politico comparabile allimpero, ma era stata anche una creazione effimera,
dissoltasi senza lasciare durevoli istituzioni. Per generali e imperatori era un modello da
emulare, senza generare un vero complesso di inferiorit
=> la tesi tradizionale assegna la composizione al periodo pi maturo, intorno al 130
+ INDIK = complemento dellANABASI, di imitazione erodotea, scritta in ionico, note etnografiche, narrazione del
viaggio di Nearco dallIndo
+ BITHYNIK (storia della Bitinia in 8 libri fino al 74 a.C.), FATTI DOPO ALESSANDRO (storia sui Diadochi
incompiuta), PARTHIK (17 libri sulle guerre partiche e sui Parti in generale) = ne possediamo frammenti
+ opere giovanili su Timoleonte e Dione di Siracusa

VII) APPIANO

Nato allincirca sotto Traiano (~90 d.C.) ad Alessandria dEgitto. Si trasferisce a Roma, ottiene la cittadinanza ed esercit il
mestiere davvocato. Fu procuratore sotto Antonino Pio (~150 d.C.). Mor probabilmente a Roma verso il 160 d.C..
Risorsa fondamentale per gli studi di storia romana.
La personalit di APPIANO sempre rimasta in secondo piano: stato considerato un dilettante, uno storico modesto e
superficiale e il suo valore stato sempre individuato nella funzione di tramite con le fonti.

+ autobiografia per noi perduta


+ STORIA ROMANA = scritta intorno alla met del II secolo d.C., parla dei 900 anni trascorsi dalla fondazione
=> ci giunta parzialmente, divisa in 24 libri, ognuno con un argomento: re, popolazioni italiche,
Sicilia, Africa e Cartagine, Macedonia e Grecia, Guerre Civili,
=> sono superstiti i libri VI, VII (IBERIK e ANNIBAIK) e i 5 libri sulle guerre civili (XIII-
XVII), parti del VIII, IX e XII
=> ripartizione della materia per popoli, struttura generale di stampo etnografica
=> secondo lautore seguire la storia secondo un criterio puramente cronologico comporta il passaggio
da un luogo ad un altro continuamente, mentre esaminare regione per regione permette al lettore di
non rimanere disorientato e di farsi unidea delle caratteristiche dei popoli che man mano si sono
scontrati con Roma
=> sola fonte che ci restituisce un racconto continuo della tarda repubblica e delle guerre mitridatiche

VIII) CASSIO DIONE

Nato a Nicea in Bitinia verso il 164 d.C., CLAUDIO CASSIO DIONE COCCEIANO apparteneva a unimportante famiglia
provinciale. Ebbe uneducazione di impronta e inizi la carriera politica a Roma: fu anche pretore. Il periodo successivo per
noi sconosciuto. Successivamente segu Caracalla in Oriente nel 214, fu governatore in Africa, Dalmazia e Pannonia sotto
Severo Alessandro e console due volte. Come storico esord nel 193 d.C..

+ operetta sui presagi che avevano annunciato la salita al trono di Settimio Severo
+ STORIA ROMANA = 80 libri, frutto di 22 anni di lavoro. Tratta dallarrivo di Enea fino allepoca dellautore (229 d.C.)
=> per intero ci sono pervenuti i libri XXXVI-LX (68 a.C.-46 d.C.). Conoscenza indiretta delle altre
parti grazie a fonti medievali
=> importanza di un racconto continuo e dettagliato dellultima fase della repubblica e del primo
impero, nonostante la perdita della parte finale
=> stile che insegue i grandi modelli della prosa attica (TUCIDIDE), struttura annalistica, con
eccezioni drammatiche. Linguisticamente tende al purismo
=> fonti: LIVIO, TACITO, SALLUSTIO, CESARE, ARRIANO

IX) ERODIANO

Della stesa matrice culturale e ideologica di Dione ERODIANO, nato nel 180 d.C. in Siria. Ebbe incarichi amministrativi.
Storico superficiale: gli sfuggono fenomeni come lo sviluppo del Cristianesimo e lEditto di Caracalla. In Erodiano la cura
della forma prevale sulla precisione. La narrazione non si solleva molto al di sopra di una gradevole scorrevolezza
+ STORIE dellIMPERO DOPO MARCO = 8 libri, dalla morte di Marco Aurelio fino a Gordiano III (180-238)
=> articolata libro per libro secondo gli imperatori
=> le parti di maggior valore solo gli ultimi due libri, in particolare la sezione del
VII dedicata a Massimino il Trace

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CAPITOLO 9 La biografia greca. Plutarco


I) Introduzione

La biografia come genere letterario il racconto della vita di un uomo dalla nascita alla morte, in cui si afferma la tendenza a
valutare le realizzazioni di una persona e il suo carattere di una persona. Mentre allo storico interesserebbero le azioni, il
biografo si preoccupa piuttosto del carattere di una persona. Una testimonianza esplicita della consapevolezza da parte degli
autori antichi di ci che distingue la biografia dalla storiografia va vista nelle STORIE di POLIBIO, quando tratta di
Filopemene: ma le sue imprese vengono trattate in modo sommario e non cronologicamente.
Quanto alla differenza rispetto allencomio, a parte il criterio di una pi o meno spiccata tendenza agiografica, possibile
constatare che una biografica, tendenzialmente segue il personaggio dalla nascita alla morte, mentre un encomio pu lasciare
nel silenzio intere fasi della sua vita.
La documentazione a nostra disposizione impedisce di ricostruire in modo soddisfacente una storia della biografia: non
abbiamo che lEVAGORA di ISOCRATE, lAGESILAO di SENOFONTE (pi encomio) e la CIROPEDIA per il IV
secolo. Per avere la prima raccolta di biografie dobbiamo aspettare lopera in latino di CORNELIO NEPOTE (I secolo a.C.).
Lunico periodo di storia della biografia, di cui conosciamo bene le opere originali, limpero romano: VITE PARALLELE
di PLUTARCO e le VITE dei DODICI CESARI di SVETONIO.

II) Le origini della biografia greca

Si possono trovare spunti per una storia della biografia gi nella letteratura greca arcaica: opere o sezioni il cui scopo quello
di raccontare qualcosa di un individuo isolato. Fu la figura di OMERO ad ispirare quella che considerata la prima opera a noi
nota imparentata con la biografia, e cio uno scritto di TEAGENE di REGGIO <<sulla poesia di OMERO, sulla sua famiglia e
sullepoca>>. Un forte accento sulla personalit dovevano avere anche le opere di SCILACE di CARIANDA su Eraclide,
tiranno di Milasa e di XANTO su Empedocle.

IONE di CHIO + EPIDEMAI o HYPOMNMATA = delinea con vena autobiografica i ritratti degli uomini di cultura e dei
personaggi politici incontrati. Ricco di elementi aneddotici

STESIMBROTO di TASO = scrisse sulle figure di politici ateniesi rivolgendosi al pubblico degli Ioni dAsia e degli altri
alleati o sudditi di Atene. Tenore polemico e intriso di aggressiva partigianeria

Un posto privilegiato va agli spunti biografici delle storie di ERODOTO o al ritratto di Pericle in TUCIDIDE. In contesti di
questo tipo le descrizioni tendono a non avere mai valore autonomo, ma sono funzionali allapprofondimento. Questi autori
arrivano per lo pi dallambiente microasiatico, dove le tradizioni lasciavano maggior spazio alle singole personalit.

III) Dal IV secolo allet ellenistico-romana

Significativa la comparsa dellencomio in prosa, attestata da due opere destinate ad esercitare grande influsso:
+ EVAGORA di ISOCRATE = descrive il re come modello di uomo e monarca, ma lautore pi interessato a
presentare un catalogo di virt di una figura ideale piuttosto che una narrazione della vita
+ AGESILAO di SENOFONTE = sempre encomiastico, ma con una maggiore presenza dellelemento biografico
Un ruolo di grande importanza va attribuito alla letteratura socratica. I discepoli di Socrate videro lattivit filosofica del
maestro in stretta connessione con la sua personalit e la sua vita. Alcuni studiosi hanno visto nella vita di Socrate una tappa
decisiva nello sviluppo del genere biografico.
La biografia greca trov la sua forma tipica nella scuola di Aristotele. A lui e Teofrasto si fa risalire una sistematicizzazione
delle virt e dei vizi e un atteggiamento realistico che considerava le esigenze etiche nellambito di ci che possibile
alluomo prestando attenzione ai comportamenti che coinvolgono latteggiamento sociale. Let ellenistica non ha trasmesso
alcuna biografia completa.

Quattro autori furono considerati i precursori dei biografi di et imperiale:


ARISTOSSENO di TARANTO = scolaro di Aristotele, considerato il fondatore della biografia ellenistica, scrisse su Pitagora,
Socrate, Platone. Presenta i temi caratteristici del genere biografico, ma non sempre
presenta giudizi equilibrati
ERMIPPO di SMIRNE = attivo durante il III secolo ad Alessandria. Scrisse serie di biografie su legislatori, su Pitagora.
ANTIGONO di CARISTO = compose nella seconda met del III secolo biografie dei filosofi attivi ad Atene ai suoi tempi
SATIRO di CALLATI PONTICA = compose il CATALOGO delle VITE, con le vite di politici, filosofi, poeti e oratori. il
pi antico esempio di biografia professionale, con le sue regole, strutture, funzioni

La biografia fior anche fra gli alessandrini, in particolare CALLIMACO, che segn il passaggio dalla biografia peripatetica a
quella alessandrina. Commenti ed epitomi richiedevano introduzioni biografiche: particolari di nascita e morte, modo di vita
ovvio segnalare limportanza che ricopr la vita e la figura di Alessandro Magno che da subito ebbe i suoi biografi. E la
frammentazione delle dinastie ellenistiche favor lo sviluppo del genere.

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Il tipo storico erudito dedicato a letterati e uomini di pensiero ha lesempio pi insigne nelle VITE dei FILOSOFI di
DIOGENE LAERZIO, che rielabor con grande ampiezza la tradizione e un la biografia con la dossografia. Nella sfera della
retorica, vennero scritte serie di biografie al modo di quelle filosofiche: VITE dei SOFISTI di FILOSTRATO, che concede
spazio anche a personalit del suo presente. Notevole fortuna ebbe anche la biografia politica: una biografia di Augusto di
NICOLAO di DAMASCO e le VITE PARALLELE di PLUTARCO.

IV) PLUTARCO e le VITE PARALLELE

PLUTARCO nacque a Cheronea in Beozia intorno al 45 d.C. Studi retorica ad Atene e fece parte dellaccademia platonica.
Intraprese una carriera politica che lo port anche a viaggiare molto e ad intrattenere con Roma unintensa attivit diplomatica,
dove fu familiare dellentourage di Traiano. Il cosiddetto CATALOGO di LAMPRIA attribuisce a PLUTARCO non meno
di 227 opere: di queste solo 80 sono arrivate fino a noi. Perduta la maggior parte delle vite di personaggi legati alla Beozia e
di uno Scipione

+ VITE PARALLELE = coppie: Teseo e Romolo, Pericle e Fabio Massimo, Demostene e Cicerone, Dione e Bruto, Sertorio
ed Eumene, Alessandro e Cesare, Pirro e Mario. Particolare la coppia Arato-Artaserse che non
affianca un greco a un romano.
=> alla biografia di un personaggio greco si accosta quello di un romano che presenti tratti in comune
=> alla base cera lintento conciliatore di sottolineare e diffondere limmagine di un impero greco-
romano, che vedeva i Greci alla guida della vita culturale ed artistica. Alla fine lautore offre un
confronto fra i due
=> in quattro casi manca il confronto finale (Alessandro-Cesare) e in tre lordine dei personaggi viene
invertito (Sertorio-Eumene)
=> PLUTARCO non si propone di riscrivere la storia, ma di utilizzarla ai suoi fini, in senso morale e
pedagogico, perseguendo un intento educativo, caratteristico del concetto plutarcheo di biografia
=> la presenza di elementi negativi dei personaggi fa s che lopera acquisti in concretezza e sostanza
=> grande quantit di materiale storico nelle biografie
=> altro aspetto programmatico la consapevole subordinazione del livello delle azioni a quello della
rappresentazione del personaggio e del suo thos
=> sarebbe errato sostenere che nellopera tutto ruoti intorno al thos
=> ben evidente la presenza divina, sottolineata da prodigi, per cui lautore dimostra grande interesse
=> grande successo dal Rinascimento fino alla met del XIX secolo

PLUTARCO stato oggetto di complesse analisi storiografiche. Fatto segno in passato di frequenti accuse, ad esempio quella
di non conoscere di prima mano le fonti utilizzate e di rifarsi a raccolte di aneddoti o a manuali. Oggi si potuto dimostrare
come PLUTARCO abbia attinto direttamente dalle fonti citate, pur rimanendo indipendente da esse.
Ogni analisi delle VITE PARALLELE sarebbe incompiuta se non tenesse conto del PLUTARCO prosatore darte: c una
vocazione artistica in questo autore, che in parte funzionalizzata alla ricostruzione dellthos e della storia, in parte per
autonoma. Bisogna registrare una notevole gamma di stili narrativi: aneddoti e racconto di piccoli fatti fedeli al gusto della
narrazione minuta, si dimostra evocatore attento e da un certo splendore epico alle sue opere.
Leredit pi ricca nelle VITE PARALLELE va individuata nella storiografia tragica.
La forza pi efficace di armonizzazione nello stile, che il pthos talvolta innalza, ma senza impennate ardite. Lo stile di
PLUTARCO non molto elaborato, prosa di un narratore artista, non di un retore.

CAPITOLO 10 Epigrafia e storia


I) Le iscrizioni come fonti per ricostruire la storia greca

Possediamo unampia massa di materiale epigrafico, che rivela aspetti della realt antica su cui gli storici non hanno fermato la
loro attenzione, ne integrano le notizie
La pratica epigrafica costituisce un tratto distintivo della cultura greca: lenorme quantit di testi conservati con unenorme
variet e ricchezza di informazioni fanno delle iscrizioni un patrimonio essenziale per la conoscenza del mondo ellenistico.
laccesso pi diretto alla vita, alla struttura sociale, al pensiero e ai valori del mondo antico. Contengono decreti, leggi, trattati,
il linguaggio ufficiale, la terminologia, le liste dei magistrati (utili per confronti atti a determinare strutture cronologiche utili
per la ricostruzione storica).
Uno dei pi noti e importanti codici pervenutoci, quello della citt cretese di Gortina, ci giunto per via epigrafica. Sono
fondamentalmente le iscrizioni che ci parlano di accordi fra citt in base ai quali un individuo poteva ricevere giustizia anche al
di fuori della propria citt. Non sono pochi i casi di trattati nati solo grazie al ritrovamento archeologico.
Le iscrizioni possono correggere o precisare le notizie che permettono di avere una prospettiva pi concreta.
Una larga parte di quello che sappiamo sulla storia delle relazioni fra i re ellenistici le citt si fonda su dati epigrafici.
Vi sono casi in cui il testo epigrafico assume una dimensione narrativa, una breve prosa storica (decreto in onore di Callia di
Sfetto), mentre in altri casi si coglie direttamente lintenzione narrativa, come accade in uniscrizione di Magnesia al Meandro
(fine III secolo d.C.) dove si narra anche la fondazione della citt.

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Caso particolare il MARMOR PARIUM, una lunga stele di marmo a noi giunta mutila, che riportava un notevole elenco di
avvenimenti della storia greca, di tipo politico-militare e pure culturale, a partire dallet mitica dio al 264/3.

II) Possibilit e limiti dellepigrafia

Bisogna avere consapevolezza dei limiti del contributo dellepigrafia. La prima difficolt cui essa deve far fronte lingente
numero di iscrizioni, con una continua evoluzione che destina ogni raccolta a diventare incompleta. Inoltre le iscrizioni
richiedono anni di studio per poter essere pubblicate.
Dal punto di vista dei contenuti e della distribuzione geografica si nota che solo un numero limitati di attivit della vita
pubblica e privata erano destinate a lasciare traccia in documenti scritti e alla fine si sono conservati in modo casuale.
Se si considera poi la natura cos diretta del documento epigrafico e il carattere spesso cos limitato e definito del messaggio
che trasmette, appare chiaro che il suo utilizzo come fonte storica possibile solo se si riesce ad individuare il contesto che lo
ha generato.
Per avere una base solida per uno studio necessario che vi sia un numero sufficiente di testi relativi ad una determinata area
geografica o affini per tema o tipologia e che essi si possano collocare in un contesto intelligibile. E spesso necessario anche
che le fonti epigrafiche possano essere collegare a testimonianze letterarie e ad evidenze archeologiche, papirologiche.
Il compito dellepigrafista in primo luogo quello di restituire alla comunit scientifica dei testi il pi possibile chiari nella
loro interezza e di corredarli di un commento che metta in luce ogni aspetto e li inserisca nel contesto a cui appartengono:
perci ha bisogno di una solida attrezzatura filologica, di una profonda conoscenza delle fonti e del contributo di altre
discipline storiche.

CAPITOLO 11 Geografia e storia


I) Le origini

Lintensificarsi delle relazioni allinterno del Mediterraneo, tra il VII secolo e il VI secolo cre la necessit di produrre testi in
cui confluissero tutte le informazioni geografiche che fino ad allora erano state patrimonio orale.
La prima carta geografica, PNAX, fu realizzata da ANASSIMANDRO di MILETO, intorno alla met del Vi secolo. Egli
raffigur la terra come un cilindro.
Sempre da Mileto proviene il primo scrittore di cose geografiche, ECATEO, il quale oltre a perfezionare la carta di
ANASSIMANDRO, la arricch di una PERIEGESI, perduta, nella quale descriveva i popoli e i paesi noti al suo tempo.
Il Gran Re di Persia fu spesso committente di esplorazioni, come la spedizione di SCILACE di CARIANDA, vissuto tra VI e
V sec, che discese il fiume Indo, alla ricerca della foce, redigendone un resoconto citato in parti da ERODOTO e
ARISTOTELE. Scrisse probabilmente anche un PERIPLO e una PERIEGESI: da notare che SCILACE si dedic a due
generi geografici ben precisi. Il PERIPLO propriamente la descrizione morfologica della costa, con indicazione di porti,
distanze e caratteristiche. La PERIEGESI consiste nella descrizione di tutte le zone della terra, costiere ed interne
compendiata in un lgos dallandamento narrativo. Il primo pi pratico, il secondo non tarda ad assumere un aspetto pi
letterario, con la descrizione di particolari curiosi.
ECATEO di MILETO pare abbia realizzato la propria PERIEGESI aiutandosi con il periplo di Scilace e di Greci e Fenici.
ARISTAGORA di MILERO si rec a Sparta portando con s una carta della terra su tavola di bronzo.
Ad Atene in pieno V secolo si assiste al sorgere di un vivace dialogo sulla realizzazione di carte geografiche, con una polemica
tra la scuola ionica ed ERODOTO sul modo di suddividere la Terra.

II) Dal IV secolo allet ellenistico

Il IV secolo caratterizzato da un notevole approfondimento delle conoscenze sul rapporto ambiente-uomo, con un approccio
sicuramente pi scientifico. Alessandro Magno fece largo uso della conoscenza geografica e fu un sostenitore di spedizioni e
studi sui vari popoli con cui entr in contatto.
Nello stesso periodo vi fu la spedizione di un certo PITEA di MARSIGLIA, che, partito dalla sua citt, super le Colonne
dErcole per rintracciare i produttori di stagno e ambra: lasci una relazione, SULLOCEANO. La figura di questo
esploratore fu avvolta sin dallantichit nello scetticismo, ma la sua opera fu comunque di grande importanza, che per una
prima conoscenza che offr delle Isole Britanniche, fino ad allora ignote.
Nel periodo ellenistico il centro degli studi Alessandra dEgitto, dove emerge la figura di ERATOSTENE, considerato il vero
innovatore della scienza geografica di questo periodo: fu studioso dai molteplici interessi, in particolare matematici e
astronomici. In ambito geografico approfond gli studi sulla forma della Terra. La sua opera non venne apprezzata da
STRABONE, che non condivide molte sue conclusioni.
Let alessandrina vide un notevole fiorire di studi geografici per risentono molto dellerudizione tipica del periodo. Si
producono opere finalizzate allo studio fine a se stesso. Alcuni autori operano nel campo pi propriamente letterario,
mostrando profonde conoscenze geografiche, come APOLLONIO RODIO, autore delle ARGONAUTICHE.
Da ricordare anche SULLE CITT DELLA GRECIA di ERACLIDE CRITICO, di cui possediamo alcuni frammenti relativi
alla descrizione dellAttiva, della Beozia e dellEubea. Da citare anche gli interessi geografici di POLIBIO.

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III) Let romana: STRABONE

Nel II secolo possiamo al pi ricorda CATONE il CENSORE, che nelle sue ORIGINES, il primo testo storico in latino,
dedic una parte allapprofondimento etnografico dalle varie popolazioni dellItalia.
Nella prima met del I secolo si colloca lopera di POSIDONIO di APAMEA, il filosofo stoico. Nei suoi viaggi si era dedicato
alla raccolta di tutte le informazioni sui climi, sulla fauna, sugli uomini dei luoghi visitati, nel tentativo di costruire un insieme
coerente in cui ai grandi fenomeni cosmici venissero collegate le manifestazioni della vita umana: trovava particolarmente
interessanti gli aspetti sociali, una diversa influenza dellambiente sulluomo ne determinava sia le scelte di vita quotidiana sia
i comportamenti sociali.
Quando STRABONE giunse a Roma nel 64 la geografia conosceva un buon momento negli ambienti intellettuali.
CICERONE rivela di aver pensato di scrivere dei GEOGRAPHIK.
CESARE mostra uno spiccato interesse etnografico e geografico.
Con Augusto la ricerca geografica ricevette unulteriore spinta: si compongono numerose opere di geografia e si fa carico della
realizzazione di una carta dellintero ecumene.
In tale contesto STRABONE scrive la GEOGRAPHIK in 17 libri in cui confluiscono informazioni su paesi, popoli, citt
I primi due libri sono occupati da unarticolata introduzione metodologica. Il percorso quello tipico dei peripli: dalla Spagna
si fa il giro del Mediterraneo in senso orario. STRABONE delinea i compiti e i fini del vero geografo, che deve essere filosofo
e avere come destinatario il politico. Si rif alle teorie eratosteniche, OMERO, non vuole limitare la sua opera agli aspetti
fisici della terra, ma vuole delineare i caratteri essenziali di una geografia umana.
La geografia e la storia devono essere unite nel fornire a chi le utilizza tutti gli elementi pratici e ideologici necessari ad una
buona conduzione della vita pubblica. Nel considerare la storia elemento fondamentale nella preparazione del politico
STRABONE si pone nella scia di POLIBIO, distaccandosene per nel collocare la geografia ad un gradino superiore nel
campo delle attivit pratiche.
Nonostante tutti gli aspetti positivi dellopera di STRABONE e il merito nel dare una collocazione precisa alla geografia, egli
venne ignorato dai contemporanei, per essere riabilitato solo in et bizantina.

IV) PAUSANIA

Non abbiamo alcuna notizia certa su PAUSANIA. Forse era originario dellAsia Minore, fu attivo durante i regni di Adriano e
di Marco Aurelio. Lultimo riferimento sicuro nella sua opera del 174 d.C.
Scrisse la GUIDA (o PERIEGESI) della GRECIA in 10 libri, interamente pervenutici. Lopera un viaggio in gran parte
delle regioni della Grecia Continentale, con descrizioni di luoghi, monumenti, digressioni storiche e mitologiche
Nellet degli Antonini la Grecia Classica si riappropria del suo ruolo di guida culturale dellimpero romano. La visione di
PAUSANIA sembra essere quella di un esponente di quella grecit periferica, che vuole riproporre le immagini della grande
Grecia di una volta: unoperazione nostalgica. La PERIEGESI ebbe poco successo allepoca e gli studi moderni la vedono
come una guida turistica inattendibile, ma iniziata una rivalutazione basata sullaffidabilit delle descrizioni e come fonte per
le ricerche archeologiche.
PAUSANIA rivela di seguire il metodo della selezione delle notizie da offrire basandosi su un criterio di originalit e di
integrazione delle fonti pi celebri. Il suo modello ERODOTO. Per la parte storico-antiquaria si serve sia di fonti orali sia di
fonti scritte. Non cita sempre direttamente le fonti utilizzate: utilizz certamente TUCIDIDE, SENOFONTE, IERONIMO e
DURIDE. Se PAUSANIA non pu certo essere annoverato tra i grandi storici della grecit, la sua opera rivela una notevole
disponibilit ad affrontare con intelligenza tematiche storiche.

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