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Bonsai & Suiseki magazine

Bonsai&Suiseki magazine Anno II - n.1
Bonsai&Suiseki magazine
Anno II
-
n.1

Gennaio 2010

Bonsai & Suiseki Bonsai&Suiseki magazine Anno II - n.1 Gennaio 2010 一 1
Bonsai & Suiseki Bonsai&Suiseki magazine Anno II - n.1 Gennaio 2010 一 1
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E ditoriale di Luca Bragazzi, Antonio Ricchiari, Carlo Scafuri A d esattamente un anno di distanza

E ditoriale

di Luca Bragazzi, Antonio Ricchiari, Carlo Scafuri

A d esattamente un anno di distanza dal lancio ufficiale di questa nuova realtà, con mia grande soddisfazione mi trovo a dover scrivere un editoriale che celebra il primo

e proficuo traguardo della nostra rivista. Perché se è vero che Bonsai & Suiseki Magazi- ne nasce dall’idea di tre amici è vero anche che l’ambizione era quella di estenderne la

collaborazione a tutti coloro che ci avrebbero creduto, ed è stato così. Anzi, se dovessimo

rendicontare il tutto e fare un bilancio, sicuramente il risultato così come appare oggi,

supera abbondantemente le ambizioni e le aspettative iniziali. La rivista è cresciuta, si è

estesa, ha visto l’unione di professionisti ed è addirittura tradotta in un non ben preciso

numero di lingue in tutto il mondo. Tutti questi cambiamenti non hanno però distolto lo sguardo dagli obiettivi e dalla morale che ha contraddistinto la sua nascita: la completa gratuità, la dedizione disinteressata della redazione e la condotta professionale che guida i vari numeri l’hanno resa la prima rivista in assoluto di questo genere. Come ogni cosa, non è stata priva di intoppi, non sono mancate infatti le invidie e le bassezze, ed è per questo che il detto Nec Recisa Recedit si addice perfettamente all’organizzazione della nostra rivista. Il bonsai, per me è anche un momento di crescita ma soprattutto di serena aggregazione ed è per questo che ringrazio di cuore tutti, da coloro che ci colla-

borano a tutti coloro che la leggono, siano essi vicini o lontani, perché con il loro apporto

hanno materializzato un piccolo sogno di pochi che è poi diventato di molti.

Luca Bragazzi

P er raggiungere l’autentica realtà, per distinguere il bene dal male ed il vero dall’ap- parente, è necessario calmare l’attività mentale e raggiungere una consapevolezza senza oggetto: leggevo che “chi potesse vivere cento anni non saggiamente e senza controllo, meglio un sol giorno di vita di saggezza e di meditazione” (Dhammapada). E certamente questa riflessione era sollecitata dal clima oramai passato del periodo festi- vo, primo fra tutti il Natale, rigorosa occasione per i cristiani, il nuovo anno, occasione

scaramantica per scacciare il vecchio anno e sperare sempre nel nuovo più propositivo

ed infine l’Epifania, altra ricorrenza di matrice cristiana.

Tutto ciò ci ha portato a bilanci, a buoni propositi (poi messi in atto?), comunque ad un clima più rilassato e più tollerante. I bilanci, per noi che lavoriamo al Magazine sono si- curamente molto positivi. I fatti ed i consensi parlano per tutti. La rivista è attualmente

letta in 24 Paesi del mondo e questo dato ci basta.

  • I propositi, ora che siamo all’inizio del 2010 sono la cosa più importante e perché riguar-

dano il futuro del Magazine che è patrimonio dei nostri lettori. Continueremo quindi con

la linea editoriale tracciata dal primo numero:

Assoluta e attenta professionalità Corretta informazione Aperta collaborazione a tutti e con tutti nell’interesse esclusivo di una migliore diffusio- ne del bonsai e del suiseki.

Auguriamo a tutti gli amici, a quelli che ci vogliono bene e soprattutto a quelli che ci “vor-

rebbero” male, un sereno, radioso e felice 2010 e lo facciamo di vero cuore tendendo un ramoscello (o un bonsai…!) di olivo, segno di pace e di fratellanza perché è di questo particolarmente che la società d’oggi ha bisogno. I consensi per quanto facciamo e per quello che andiamo a fare anche quest’anno sono il nostro motore, la collaborazione è il fulcro di questo motore, i lettori e quanti ci seguono, ci sostengono e ci approvano sono la forza trainante: senza tutto ciò non starei qui a scrivere questo editoriale assieme ad

  • i miei amici.

Antonio Ricchiari

Q uando esattamente un anno fa lanciammo sul web il primo numero di Bonsai&Suiseki magazine, non avremmo mai creduto che questa nostra idea potesse raggiungere

traguardi così importanti in un lasso di tempo così ristretto. La crescita di questo open-

magazine è sicuramente da imputare alla professionalità con la quale tutti i collaboratori

si sono impegnati per la realizzazione di questa innovativa rivista (nel frattempo diffusa- si anche attraverso i vari social network e su youtube), che, numero dopo numero, in un

crescendo di impegno e partecipazione, hanno portato il magazine ad essere tra i più seguiti nel settore, sia in Italia che nel resto del mondo.

Sarò ripetitivo, ma mi preme sottolineare la serietà e la costanza profusa dai redattori

nel portare avanti un compito certamente gravoso. Senza il “silenzioso” lavoro di Salva- tore, Giuseppe, Pietro, Dario, Daniele, Marco e Sandra, non avremmo potuto raggiun-

gere un risultato qualitativo così soddisfacente; è a loro, in primis, a cui va tutta la mia

riconoscenza e la mia gratitudine.

Ma gli sforzi della redazione sarebbero stati vani, inutili, se non coadiuvati dall’impegno

libero e disinteressato di tutte quelle persone che di volta in volta si sono alternate nella

stesura di articoli sempre più interessanti ed appassionanti, che hanno saputo catturare l’attenzione di una platea di lettori vasta, critica ed attenta. Ed è stata proprio in quest’ottica di miglioramento continuo che si è rivelata particolar-

mente preziosa la collaborazione fissa di Sandro Segneri e della sua Bonsai Creativo School (ricordiamo i pregevole contributi incentrati su lavorazioni di alto livello tecnico-

didattico), e di Massimo Bandera, che con i suoi scritti ci ha permesso di conoscere l’affascinante e complesso mondo dell’arte bonsai giapponese. Avanti quindi per questa strada, tutti insieme, con l’obiettivo di diffondere al meglio que- ste antiche e raffinate arti, all’insegna della collaborazione reciproca, del rispetto e della

libertà d’espressione.

Carlo Scafuri

Bonsai & Suiseki magazine

Anno II - n. 1 - Gennaio 2010

in collaborazione con

Bonsai & Suiseki Anno II - n. 1 - Gennaio 2010 in collaborazione con Ideato
Bonsai & Suiseki Anno II - n. 1 - Gennaio 2010 in collaborazione con Ideato

Ideato da:

Luca Bragazzi, Antonio Ricchiari, Carlo Scafuri

Direttore:

Antonio Ricchiari - progettobonsai@hotmail.it

Direttore Responsabile:

Antonio Acampora - acampor@alice.it

Caporedattore:

Carlo Scafuri - carlo_scafuri@fastwebnet.it

Art directors:

Salvatore De Cicco - sacedi@yahoo.it Carlo Scafuri

Impaginazione:

Carlo Scafuri

Comitato di redazione:

Antonio Acampora

Massimo Bandera - mb@massimobandera.it Luca Bragazzi - tsunamibonsai@tiscali.it Luciana Queirolo - pietredarte@libero.it

Antonio Ricchiari

Carlo Scafuri

Sandro Segneri - info@bonsaicreativo.it

Redazione:

Daniele Abbattista - bestbonsai@gmail.com

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Sandra Guerra 72 99 Giuseppe Monteleone - alchimista.vv@tiscali.it Dario Rubertelli - iperdario@yahoo.it Pietro Strada - info@notturnoindiano.it
Sandra Guerra
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Giuseppe Monteleone - alchimista.vv@tiscali.it
Dario Rubertelli - iperdario@yahoo.it
Pietro Strada - info@notturnoindiano.it
Marco Tarozzo - marco.tarozzo@tiscali.it
Hanno collaborato:
Franco Barbagallo - bonsaifrancobarbagallo@hotmail.it
Heven Chui
Armando Dal Col - armando.haina.dalcol@tele2.it
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Crespi Editori - Bonsai&News - info@crespieditori.com
A. Bonsai e Suiseki Genova - info@bonsaigenova.it
Gian Luigi Enny - ennyg@tiscali.it
Paolo Nastasi
Carlo Oddone
Elisabetta Ruo - best22@alice.it
Francesco Santini - info@francescosantini.it
Anna Lisa Somma - annalisasomma@gmail.com
Axel Vigino
In copertina:
Faustina Lepore
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Francesco Santini
Carlo Scafuri
Sito web:
http://bonsaiandsuisekimagazine.blogspot.com
Indirizzo e-mail:
bonsaiandsuisekimagazine@gmail.com
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il Magazine si riserva il diritto di potere utilizzare il materiale concesso. La pubblicazione di articoli sul Magazine presuppone la cono-
scenza e l’accettazione di questo Disclaimer Legale.

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

  • 08 Il giardino del tè di G. L. Enny

    • 12 Kusamono di A. Ricchiari

    • 15 Un giorno con gli amanti del suiseki

      • di H. Chui, L. Queirolo

    • 18 Il giardino ‘nascosto’ di Luigi Nuzzo di C. Scafuri

>> Bonsai-do: pratica e sapere

  • 22 OMOTENASHI - la soddisfazione dell’ospite

    • di M. Bandera

>> Mostre ed Eventi

  • 25 II° Trofeo Napoli Bonsai Club ONLUS di A. Acampora

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>> Dalle pagine di Bonsai&News

  • 28 Scolpendo la legna secca: rinascita di un Ginepro a scaglie

>> In libreria

  • 39 Alberi ed arbusti in Italia. Manuale di riconoscimento di A. Ricchiari

>> Bonsai ’cult’

  • 40 Incontro tra Oriente ed Occidente di A. Ricchiari

>> La mia esperienza

  • 42 Lo scheletro di F. Barbagallo, D. Rubertelli

  • 46 La storia del Faggio Patriarca - II parte di A. Dal Col

  • 52 Equilibrio instabile di P. Nastasi

>> A lezione di suiseki

  • 54 Costruire giocando di L. Queirolo

>> Noi

...

di Bonsai Creativo School

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dopo

20 primevere italiane.

Storia di un pino di F. Santini

>> L’opinione di ...

  • 72 Francesco Santini di G. Monteleone

>> A scuola di estetica

  • 77 Lo stile su roccia di A. Ricchiari

>> L’essenza del mese

  • 81 Il carpino - II parte di A. Acampora

>> Non tutti sanno che ...

  • 84 L’olmo - I parte di E. Ruo

>> Note di coltivazione

  • 88 I concimi fogliari di L. Bragazzi

>> Tecniche bonsai

  • 90 I rami di sacrificio di L. Bragazzi

>> L’angolo di Oddone

  • 95 Il tasso di C. Oddone

>> Vita da Club

  • 99 Amatori Bonsai e Suiseki Genova

>> Il Giappone visto da vicino

  • 101 La voce delle onde - M. Yukio di A. L. Somma

  • 102 L’architettura contemporanea giapponese di A. Ricchiari

>> Axel’s World

  • 104 La creazione del mondo di A. Vigino

>> Che insetto è

  • 106 I danni da basse temperature. Le gelate - I parte di L. Bragazzi

 

venerdì 26 febbraio 2010

 

Ore 9,00 - 12,30 / 15,00 - 19,00

Laboratorio con il Maestro Suzuki

Assistenti: istruttori Lorenzo Agnoletti, Francesco Santini e Graziano Vivoli (al termine verranno cosegnati attestati di partecipazione autografati dal Maestro)

Ore 9,00 - 12,30

Allestimento Mostra Bonsai

Ore 14,00 Inaugurazione Mostra Bonsai e visita guidata con il Maestro Suzuki

Ore 14,30

Inaugurazione Mostra SCROLL giapponesi

(Iconografia del pino) a cura di Carlo Cippoli c/o Museo del Bonsai

 

sabato 27 febbraio 2010

 

Ore 9,00 - 12,30 / 14,30 - 18,30

Laboratorio con il Maestro Suzuki

Assistenti: istruttori Lorenzo Agnoletti, Francesco Santini e Graziano Vivoli (al termine verranno cosegnati attestati di partecipazione autografati dal Maestro)

Ore 11,00 - 12,30

Intervento di Carlo Cipollini

Ore 16,00 - 17,30

Conferenza del Prof. Aldo Tollini

(Docente di Lingua Giapponese Classica al Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia sulla cultura e arte giapponesi con fierimento al Bonsai

Visita guidata alla Mostra degli SCROLL

con commento del Prof. Tollini

Ore 20,30

Cena di Gala c/o il ristorante “Piazza Grande” dell’Hotel “Villa delle rose”, durante il quale verrà consegnato il 1° TROFEO BONSAI “CITTà DI PESCIA”

 

domenica 28 febbraio 2010

 

Ore 9,00 - 10,00

Il pubblico incontra il Maestro Suzuki ...

Ore 10,00 - 12,30 / 14,30 - 17,30

Dimostrazione del Maestro con la lavorazione di tre esemplari

Assistenti: istruttori Lorenzo Agnoletti, Francesco Santini e Graziano Vivoli

Ore 10,00 - 11,30

Dimostrazione “Ikebana e minimalismo europeo”

Eseguito da un’insegnante Interflora di Arte Floreale

Dalle ore 16,00 piccoli assaggi di cucina giapponese Ore 18,00 Chiusura Manifestazione

>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki Il giardino del tè di Gian Luigi Enny 8

Il giardino del tè

>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki Il giardino del tè di Gian Luigi Enny 8
di Gian Luigi Enny
di Gian Luigi Enny

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Il Giardino del tè

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Gian Luigi Enny -

  • C ome accennato negli articoli precedenti, molti aspetti della cul- tura giapponese han-

no la loro provenienza in quella

cinese e a volte in quella ko-

reana. L’usanza di soffermarsi

alla degustazione di vari tipi di tè era estesa in Cina e in Korea sin dai tempi arcaici, dove era una prerogativa delle persone più colte che la consideravano un’arte da praticare in certi mo- menti della giornata. Per centellinare la pre- ziosa bevanda veniva costruito un ambiente apposito, quasi sempre circondato da un giar- dino che con il suo particolare arredo e la sua atmosfera wabi-

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sabi costituivano la cornice ideale per praticare questo rituale. Si potevano trovare case da tè private e pubbliche, quest’ultime visitate spesso da clienti per rilassar- si con giovani fanciulle, rinfrescarsi, concludere affari, organizzare ma- trimoni, discutere di vari argomenti come l’arte e la politica. La passione per il tè venne trasmessa ai giapponesi nell’ambito delle loro frequenti visite al conti- nente, fatte per scopi commerciali, politici e culturali, per poi trovare estimatori nell’arcipelago nipponico, qui trovò un terreno fertile sia per la coltivazione delle piante del tè (Ca- mellia sinensis) sia per la sua evolu-

zione in quanto forma d’arte e stile di

vita in coesistenza con il diffondersi

della dottrina buddista e con la prati- ca della meditazione zen. Questa nuova tendenza del

momento si trasformò in una litur- gia vera e propria detto “chanoyu” meglio tradotto in “cerimonia del tè”, che fra le altre forme artistiche comportò anche la nascita di un tipo di giardino progressista per fattura e contenuti. Il giardino del tè, era nato ini- zialmente per essere osservato dalla

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veranda del locale in cui si svolgeva la pratica cerimoniale, che tuttavia non doveva essere disturbata con uno spettacolo naturale troppo appariscente come quello del giardino tradizionale giapponese e di conseguenza richiede- va di ridurre molto la presenza di piante e pietre e di altre elementi che potes- sero distrarre l’animo dei partecipanti. I diversi maestri che praticarono la via del tè lasciarono ognuno il pro- prio stile riguardo alla gestualità del rituale, sopratutto all’architettura della casa del tè o nella costruzione del giardino a essa appartenente. Questi maestri hanno lasciato anche insegnamenti nel modo di arre- dare con sobrietà e buon gusto, sia le case del tè sia i giardini che dovevano

Il giardino del tè

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Gian Luigi Enny -

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

avere acquisito un’aria vissuta ma non sciupata, secondo il tipico idea- le estetico di sabi, cioè la “patina del tempo” che ammorbidisce ogni og- getto regalandogli un aspetto vissu- to e gentile per entrare più facilmen- te in sintonia e carpirne la sensibilità degli ospiti. Principalmente è nel maestro Sen-no-Rikyu che si deve identificare l’intima trasformazione del giardino del tè, sopratutto in quella classifi- cazione tipologica che viene definito

con il nome di roji (sentiero cosparso di rugiada). Il sentiero che deve essere spesso bagnato per mantenere fre- sco il muschio, prevede l’uso di pietre da camminamento, che permettono all’ospite di raggiungere la stanza senza bagnarsi i piedi, queste posso- no essere delle pietre naturali piatte ma anche molto irregolari, oppure tagliate ma sempre di aspetto rusti- co.

Lungo il viottolo si possono trovare curve piuttosto ristrette che

non consentono visuali profonde e non suscitano mai un forte riscontro emotivo nell’osservatore che non deve arrivare distratto prima della cerimonia. Il giardino del tè non deve mai essere di grandi dimensioni ma bensì piccolo e assai intimo, dove sono rappresentati gli ideali morali

ed estetici tipici del roji, oltre alla sua poeticità di wabi e sabi quali i principi di armonia, rispetto, interezza, pu- rezza e tranquillità, di un’oasi solitaria e appartata in cui la natura è conside- rata un posto dove si può coglierne il messaggio di bellezza semplice e per la sua “transitorietà”. Infatti, pur predominandovi le piante sempreverdi non manca- no alcune note di colore stagionale come ad esempio le foglie degli aceri

in autunno o qualche fiore di azalea o

camelia in primavera. L’arredo utilizzato per il roji segna l’introduzione di alcuni nuovi elementi destinati ad assumere un ruolo molto importante nel giardino

giapponese di tutte le epoche suc- cessive.

Durante questo periodo, fanno la loro comparsa oltre alle pie- tre della pavimentazione, anche la vaschetta per l’acqua, le lanterne in pietra di dimensioni e fattezze mol- to varie, necessarie per illuminare il sentiero poiché la cerimonia poteva svolgersi anche di notte. La vasca in pietra è chiama- ta tsukubai, che richiede di inchinarsi umilmente prima di raccogliere l’ac- qua, questa è ornata da un raggrup- pamento di pietre di altezze diverse aventi la funzione ad appoggiare la lanterna, mentre con il mestolo di bambù si attinge l’acqua con cui ri-

sciacquarsi le mani e la bocca in se-

gno di purificazione.

L’umidità tipicamente ricer- cata di questo giardino ravviva il co- lore delle pietre e mantiene fresco il verde del muschio, creando un atmo- sfera meditativa, portando l’ospite ad una maggior concentrazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

4 10 Il Giardino del tè - Gian Luigi Enny -
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Il Giardino del tè
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Gian Luigi Enny -
  • 1. Bricco per la cerimonia del tè.

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2, 3. Hokusai - xilografia- fanciulle che intrattengono gli ospiti in una casa pubblica del tè.

  • 4. Giardino visto dalla finestra della stanza rituale.

  • 5. Cerimonia del tè.

  • 6. Colori autunnali con lanterna e vasca tsukubai in pietra.

  • 7. Roji, sentiero rugiadoso che porta alla stanza del tè.

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Il giardino del tè

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Gian Luigi Enny -

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

kusaMONO

“Asillium Lusitanicum” © Valeria Bertuzzi

“Carex Dipsacea” © Valeria Bertuzzi

“Erica Carnea” © Valeria Bertuzzi

di Antonio Ricchiari
di Antonio Ricchiari

KusaMono è un termine giapponese che significa erba

(Kusa), e cosa, oggetto, (Mono). Si può pertanto de-

finire come “coltivazione di pianta erbacea in vaso”

K usa Mono è l’arte di coltivare alcuni tipi di piantine in vaso, con la mede- sima attenzione e cure riservate alle altre piante. I Kusa Mono sono usa-

ti in Giappone in accostamento ai bonsai nella loro esposizione, poiché bene si accompagnano a questi perché in netto contrasto: l’immagine forte e preponderante del bonsai e l’estrema di- screzione e delicatezza del kusamono di piccole

  • di mensioni, contrastano con il loro aspetto gra-

cile e delicato con la for za e la venerabilità che possono sprigionare da un bonsai. E’ dunque un allenamento in più per la natura, per l’affina- mento dell’estetica delle piante, per la loro per- cezione; bastano poche indicazioni per potere allestire queste composizioni. In Giappone, i kusamono sono spesso esposti nelle abitazioni, prevalentemente nei Tokonoma. Per valorizzarli sono sistemati su un basamento, un vassoio o su altri elementi. Un kusamono ricorda la stagione presente e l’atmosfera del suo habitat. Si può sottolineare il contrasto tra la maestosità e la forza emana- ta da una conifera e la dolcezza e la caducità di

fiorellino che spunta da un ciuffo di muschio di

bosco.

Cosa si intende per erba? Per erbe o piante erbacee si intendono quelle i cui fusti ae- rei, non legnosi, di consistenza molle, muoiono ogni anno, per lo più insieme con la parte sotter- ranea. Sono piante tipicamente annuali quanto

a durata; possono anche essere biennali e qualche volta perenni, quando la parte sotterranea è persistente e si dicono propriamente “piante suffruticose”. Nel linguag- gio comune sta pure ad indicare il complesso delle piante erbacee che si sviluppano in aree di terreno, dette perciò erbose, come per esempio un prato. Nei tempi trascorsi le erbe e i fiori spontanei at- traevano le persone più per la loro utilità che per la loro

bellezza; dalle piante ricavavano infatti i medicamenti e le foglie e le radici dei fiori spontanei erano fonte di nutri- mento. I petali venivano schiacciati per ottenere tinture e cosmetici. Al risveglio primaverile un bosco arricchito da erbe e fiori o una siepe sono adesso apprezzati e ammira- ti dallo spirito dell’uomo e sono un momento di riflessio- ne per la riscoperta di una natura dall’aspetto magico. Le

erbe e i fiori sono adesso meno numerosi di quanto non

lo fossero in epoche passate proprio per l’era tecnologi-

ca che li ha devastati impedendo loro una crescita spon- tanea. Pensate un po’: in Italia esistono oggi più di 6000 specie di piante spontanee; tecnicamente parlando, non tutte queste piante sono erbe poiché alcune di queste

possono essere definite arbusti per la presenza di fusti

legnosi come le more, i lamponi, i mirtilli etc.

Alcune specie di erbe hanno i fiori adatti ad esse- re impollinati dal vento e quindi non hanno i petali appari-

scenti dei fiori impollinati dagli insetti. Vi sono poi piante

che non danno fiori, come le felci, gli equiseti, le epatiche

e i muschi.

Le erbe arricchiscono la coreografia della natura,

ne completano la poesia con la minuzia dei particolari, con il loro microcosmo che solo l’occhio attento dell’os- servatore appassionato può cogliere in tutti i più piccoli particolari celati allo sguardo distratto. Ecco anche in questo apprezzamento delle erbe il “giapponismo”: questo è solo uno dei suoi mille volti, uno dei mille motivi che si celano dietro l’esaltazione e l’os- servazione dei particolari che ai più suonano come banali o, a dir poco, trascurabili. La perenne lezione di vita vie-

ne appunto dalla scoperta delle piccole cose che poi è la

natura, con le sue infinitesimali manifestazioni che sono

l’esternazione del Bello Assoluto. Kusamono, dunque. Un ennesimo regalo degli orientali, ancora una volta umili ed acutissimi osservatori. Kusamono dalla bellezza straordi- naria sono illustrati nel libro del Maestro Kyuzo Murata “Four Seasons of Bonsai” (edizione Kodansha Int., Tokio, 1991) del quale invito alla visione. Dietro questa espressione (nella sua traduzione

significa “erba che sta sotto”) stiamo cercando di capire, come per altre cose, qual è l’essenza del kusamono, qual è lo spirito. Attraverso la forma delle foglie, dei fiori, attra- verso l’infinita varietà dei colori, vuole forse trasmettere

quelle emozioni cadute spesso nell’oblio. Vuole ricreare, come per il Bonsai e il Suiseki, il godimento di un angolo della natura in un piccolo spazio godibile all’uomo. I materiali per realizzare i kusamono sono vera- mente inesauribili; ogni escursione per la ricerca di piante o di pietre è un’occasione di reperimento di erbe per le

le composizioni. Erbe finora evitate, scartate o giudicate

brutte, se isolate e composte in vaso acquistano di colpo

interesse e bellezza prima impensabili. Durante una visi-

ta in un garden o in vivaio avrete un motivo in più per sco- prire vasetti con erbe perenni, magari di qualche varietà più rara o la ricerca di un tipo particolarmente curioso vi spingerà a reperire i semi dai quali potere iniziare la col- tivazione. Come avviene per il bonsai, l’erba e il vaso de- vono essere un tutt’uno che si armonizzi per forma ed

effetto cromatico. Il contenitore non dovrà spiccare ma

assecondare il tutto; la maggior parte dei vasi per bonsai si adatta molto bene ai Kusamono, avendo un apparato radicale ridotto, soprattutto i vasi piatti come quelli usati per le piante su roccia: la funzione del vaso deve dunque esaltare la composizione. L’impianto può essere fatto su roccia o su altri supporti che possono spaziare nella fan- tasia dell’autore (es. una conchiglia, una base di pietra, materiale lavico, etc.). Vasi per bonsai e vasi da fiori con foro di drenag- gio: la maggior parte dei vasi usati per la coltivazione dei bonsai, in terra non verniciata o verniciata, si adat ta per- fettamente alla coltivazione dei Kusa Mono. Non posse- dendo un apparato radicale molto sviluppato e struttura-

to, come quello de gli alberi in miniatura, i vasi profondi e

  • di grandi dimensioni so no comunque da evitare. Il suiban è un vassoio piatto, non forato, impie-

gato per la presentazione di suiseki o di bonsai su roccia. Il vassoio in ceramica può essere leggermente svasato ai bordi, quadrato, rettangolare o di forme varie. Utilizzati insieme ad un Kusa Mono, servono soprattutto per por- re in risalto delle composizioni perfettamente radicate:

  • vi possono dunque essere sistemate zolle rifini te, come

quelle che si realizzano partendo da terra di Keto.

Le rocce artificiali sono diffuse in Giappone e sono meno

care di quelle naturali. Inoltre la loro com posizione a base

  • di resine garanti sce loro una buona resistenza alle intem-

perie. E’ facile forarle con un trapano e si possono sposta-

re senza rischio di rottura. Certe pietre artificiali piat te e

con cavità sono delle imitazioni di quelle naturali, come quelle di Kurama, nella prefettura di Kyoto. L’impianto su roccia non è particolarmente

difficol toso, a condizione che il substrato usato non si di­

lavi al momento delle pri me irrigazioni. In Giappone, l’im- piego di terra di decomposizione di vegetali e di palude (Ketot suki) compatta è molto mal leabile, facilita l’impian- to di ogni vegetale, garantendo il perfetto mantenimen-

to fin dalla pri ma irrigazione. Si può usare un’ar matura di

filo, ancorata alle cavità della roccia ed anche incollata.

Le rocce usate sono generalmente di natura vulcanica, ad esempio Ibegawa, e molto fra stagliate. Esponendo la composi zione al sole, è meglio collocarla su un letto di ghiaia umida o su un suiban con dell’acqua. Se le piante acquatiche mantengo no un posto a parte nel Kusa Mono, il piacere notevole che procura questo tipo di coltura merita tutta la passione possibile. I

vasi devono es sere senza foro di scolo e sufficien temente

profondi per la salute delle piante. Che si tratti di una con-

Kusamono

  • - Antonio Ricchiari -

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

“ Iris Chamaeiris” © Valeria Bertuzzi

chiglia, di una tego la, di un pezzo di bambù, l’origina lità del supporto di coltivazione indica la fantasia e l’ori- ginalità di chi li coltiva. Per i kusamono si usano pre- valentemente due tipi di terra: l’aka- dama e la keto. L’akadama è un’argil- la proviene da una co lata vulcanica del Monte Fuji. Se ne trova in tutta la pianura di Tokyo, ad un metro cir- ca di profon dità. Confrontandola con l’argilla, l’Akadama presenta il van- taggio, dopo averla fatta secca re ed averla calibrata, di non disgregarsi dopo la bagnatura. Può conserva- re la sua granulometria per diversi mesi, permettendo di disporre di un terreno perfettamente aerato ed os- sigenato, che favorirà il radicamento delle piante appena trapiantate. Il pH praticamente neutro, 6,7 circa, si adatta alla maggioranza delle pian- te.

La terra di Keto proviene dalla decomposizione delle piante di palude o di giunchi, alghe, muschi, mischiate a della mota. Con la con- sistenza dell’argilla e di colore nero, è l’elemento insostituibile delle com- posizioni su roccia: infatti, essendo molto malleabile, è possibile darle la forma desiderata, che conserve- rà malgrado le bagnature. Si utilizza generalmente unita ad percentua-

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Kusamono

  • - Antonio Ricchiari -

le di Akadama a grana media, nella misura 20-40%, cui si può aggiunge- re un 10% di sfagno sbriciolato, se si coltivano piante di ambiente umido. E’ confezionata in sacchetti ermetici e non bisogna lasciarla seccare, per- ché perderebbe la sua malleabilità. Attenzione al momento dell’impian- to, a non lasciare delle cavità a livello radicale: non si riempirebbe neppure con il passare tempo. Come miscuglio di terra per un rinvaso, si può usare il seguente:

1/3 di terra di Keto tritata grossola- namente, 1/3 di Akadama, 1/3 di terra vegetale. Per i vasi profondi, il dre- naggio può arrivare ad occupare i 2/3 del vaso. Se qualche varietà di piante usate per i kusamono è annuale, la maggioranza è perenne, consenten- do pertanto di godere del fascino per molti anni. Si possono distinguere tre modi per creare un kusamono. Il modo più comune consiste nell’acquistare delle piante in vivaio. In primavera al momento della ripresa vegetativa, si devono potare le radici

prima di regolare la vegetazione. Par- tendo da talee: sia che si tratti di ra- dice, Bambù, Syneilesis palmata, Cri-

santemo, Poligonio, ecc

,

.. kusamono con questa tecnica dà ec- cellenti risultati e permette, nel caso

creare un

di talea da fusto, di realizzare rapida- mente delle composizioni. Partendo da seme: il grande interesse dei semi deriva dalla facili- tà di reperirli. Inoltre per certe piante annuali non c’è altra soluzione, come per esempio Ombelico di Venere, Bri-

xia maxima, ecc. e sarebbe un vero peccato non utilizzare certe erbe dei campi. Ovviamente si possono realizzare dei kusamono utilizzando contemporaneamente i vari sistemi. Come per i bonsai, l’annaf-

fiatura dipende dalla caratteristica

propria di ogni pianta. Buona regola generale è, comunque, di bagnare quando la terra comincia a seccare in superficie. Per i kusamono che resta- no per diverso tempo al chiuso, come ad esempio per una mostra, l’assenza di luce solare non permette di utiliz- zare questa regola; spesso è la parte del drenaggio a seccare per prima, occorre quindi bagnare più spesso e

vaporizzare le foglie. Per quanto riguarda la con- cimazione, conviene usare lo stesso tipo di concime usato per i bonsai; li- quido a lenta cessione. E’ opportuno sospendere le concimazioni all’arrivo del periodo estivo e riprenderle alla

fine dell’estate.

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Dal mondo del Bonsai & Suiseki <<

un giorno con gli amanti
un giorno con gli amanti

del suiseki

di Heven Chui a cura di Luciana Queirolo

Dal mondo del Bonsai & Suiseki << un giorno con gli amanti del suiseki di Heven

Questo è un gruppo di persone che va

spesso a raccogliere pietre in riva al

fiume: sono veramente felici quando

possono trovare una bella pietra da

soli.

  • D ifficoltà e felicità nel tro- vare Shang Shi, diverti- mento e interesse nell’ap- prezzamento dello Shang

Shi, divertimento e stranezza nel col-

lezionare Shang Shi, questo è il giu-

sto sentimento verso le pietre di chi

spesso va a raccogliere pietre in riva

al fiume. Come si suol dire: “La po-

polarità del suiseki o Shang Shi tra le

persone: pietra come legame duraturo tra le persone, pietra come amore, dal momento che è la pietra che ci riuni- sce.

Un giorno con gli amanti del suiseki

  • - Heven Chui, Luciana Queirolo -

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

mattina, ore 6:30, abbiamo il primo incontro; il reporter farà un resocon- to completo.

Pietre in vendita Essi avrebbero preferito rifiutare dei vestiti, piuttosto che rifiutare delle pie- tre

La mattina del week-end, c’è molta frenesia al mercato del primo

mattino. Molte sono le persone che

raccolgono le loro pietre nel fiume

Yangtze e che mettono queste pietre per terra ad aspettare l’acquirente. Il venditore, il signor Zhu, ha detto che

quattro o cinque anni fa, volendo ri- parare lo stagno vicino alla sua casa,

andò al fiume e prese una pietra.

Qualcuno gli disse che quel- la pietra non valeva nulla, nel senso che era una pietra ordinaria, sugge- rendogli di cercare pietre con forme particolari o con dei disegni. Il signor Zhu guardò quelle

belle pietre che qualcuno raccoglie-

va, con disegni, come dei ponti o

dell’acqua fluente: pensò che erano

belle, e da quel momento egli non ha più smesso di raccogliere pietre.

Ha detto il signor Zhu che “La condivisione è in grado di migliorare la

capacità di collezionare pietre”; egli pensa che questo sia un altro vantag- gio del vendere le pietre. Un vantaggio sia economico che di miglioramento delle conoscen- ze nell’apprezzamento del suiseki. Sono passati in molti, e ognuno ha comprato molte pietre; Mr. Zhao ha comperato più di 50 kg di pietre, ed ha dovuto chiamare un fattorino per aiutarlo a portare un ca- rico così pesante.

Prima delle 8:00, il sig. Zhu aveva venduto più della metà delle sue pietre. Mr. Xiong, che è l’organiz- zatore di questa iniziativa e vice-pre

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sidente del Yangtze River Viewing Stone International Intercourse In- stitute, ha detto, “è una cosa comune che la gente che raccoglie pietre lungo la riva del fiume ne raccolga 20 kg in un giorno”. Il membro del Yangtze River

Viewing Stone International Inter- course Institute, la Signora Luoyan, scherzando ha detto: “se ti imbatti in pietre di alta qualità e non ne possiedi, preferisci piuttosto buttare via i vestiti che buttar via le pietre”.

Ore 9:10 - Apprezzamento del sui-

seki

Una coppia, entrambi, amanti della pietra. L’acquisto di pie-

tre è finito. Abbiamo preso l’autobus

No.602 verso la casa di un collezioni- sta quale il signor Wu, famoso colle- zionista di viewing stone nella città di Chongqing.

Ore 15:50 - Raccogliere Suiseki

La banca del fiume, nel po- meriggio. Dopo pranzo, andiamo

tutti sulla riva del fiume Yangtze in

Meidiyacheng, distretto di Nanan

della città di Chongqing. Questa è l’ultima fermata prevista per oggi. Loro lavoreranno insieme, raccogliendo le rocce. Poiché non aveva piovuto

da parecchi giorni, fango e sporcizia

avevano bloccato le pietre. Non è

stato facile trovare una pietra di valo-

re, difficile da vedere, così che quasi

tutti non hanno ottenuto nulla. Mr. Xiong ha dichiarato: “Il

momento migliore per raccogliere pie- tre è dopo la pioggia. L’amante della

pietra e l’uomo che ama camminare

sono opposti, tra loro: l’uomo a piedi

viene alla riva del fiume nel bel giorno,

ma l’amante della pietra viene qui se piove”. Qualcuno dice, all’improvvi- so, che: “gli amanti del suiseki sono i più preoccupati per le previsioni del tempo.”. Tutti concordano!

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Un giorno con gli amanti del suiseki

  • - Heven Chui, Luciana Queirolo -

7 - Nella casa del signor Wu, la maggior parte dello spazio sono armadi e scaffalature,
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- Nella casa del signor Wu, la maggior parte dello spazio sono armadi
e scaffalature, dove sono mostrati i suoi suiseki, raccolti in 20 anni: un
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regno della pietra, alcuni di essi sono come masterpiece nel mondo.
3, 4, 5, 6, 8 - Mr. Wu ha riunito un gruppo per vedere film di rocce stra-
niere, tenendo in mano un puntatore per spiegare come apprezzare una
combinazione di pietre. Mr. Wu ha anche pubblicato numerosi articoli
circa la sua esperienza nelle Shangshi, come pure CD-ROM. Mr. Wu ha
detto che la sua vita ha due confidenti: la moglie e la pietra.
7
- L’attrezzatura comune per raccogliere rocce è di portare una botti-
glia di acqua minerale ed uno spruzzino di buona qualità, con l’obiettivo
di lavare via con l’acqua lo sporco di fango sulla superficie della pietra.
Heven Chui

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>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

Il giardino

di

Luigi Nuzzo

Q uello che vi sto per mostrare è il “giardino nascosto” di Luigi Nuz- zo, grande amatore di

bonsaismo da anni, nonché caris- simo amico di tutti gli appassionati

che regolarmente frequentano il

Centro Bonsai Iodice. Il desiderio di chi scrive è quello di mostrarvi le diverse real- tà che ruotano attorno all’universo bonsai, realtà che vanno dai giar- dini in perfetto stile giapponese, a quelli realizzati da semplici amatori

con tanta dedizione e passione

... Luigi di passione ne ha davvero da vendere! E’ domenica pomeriggio, ed a San Prisco (Caserta) il tempo non è dei migliori; avverto il timo- re di non riuscire a fare delle buone foto e quindi di non rendere giusti- zia a quel che so essere un posto pieno di meraviglie. Parcheggio l’auto e subito la mia attenzione viene catturata dai poderosi yama- dori in attecchimento che fiancheg- giano il muro perimetrale della pro-

e

prietà di Luigi. Olivi, olivastri, philliree, querce, eriche

...

il

sogno di ogni amante delle mediterranee; ci vorrà qual- che anno per farne dei bonsai di pregio e per poterli am- mirare in mostre di livello nazionale, ma il successo è ga-

rantito con dei materiali di simile potenziale! Il mio “giro” non è ancora iniziato e già i miei oc- chi brillano di meraviglia. Luigi nel mostrarmi la vasca con le koi, mi racconta di averla costruita tutta da solo, pietra su pietra, giorno dopo giorno, fino a quando non è

riuscito a realizzarla così come ce l’aveva in mente. Mi

spiega quali modifiche vuole ancora apportare, anche

se, a mio modesto avviso, è già bella ed evocativa così

com’è. Lungo i bordi della vasca, si ammira una serie di erbette da compagnia raccolte durante le sue passeggia- te in montagna. Più in là, altri bonsai in formazione, la maggior parte di essi impostati senza una ricerca stili- stica troppo artefatta, ma lasciati crescere nel modo più naturale ed armonioso possibile. La visione d’insieme di

Il giardino ‘nascosto’ di Luigi Nuzzo

-

Carlo Scafuri -

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Ficus microcarpa

F icus microcarpa

olivo

o livo

scorcio del giardino

s corcio del giardino

Ficus panda

F icus panda

particolare della legna secca di un olivo

p articolare della legna secca di un olivo
F icus microcarpa

Ficus microcarpa

Yamadori in coltivazione

Y amadori in coltivazione

>> Dal mondo del Bonsai & Suiseki

ma lasciati crescere nel modo più natu- rale ed armonioso possibile. La visione d’insieme di questo piccolo scorcio tra- smette sensazioni di tranquillità e sere- nità, un angolo di natura nel quale po- tersi rifugiare dopo giornate stressanti dovute al trambusto della vita quoti- diana. La presenza di piccole e grandi statuine di gnomi e folletti, fa assume- re al tutto un’aria quasi fiabesca. Da perfetto padrone di casa, Luigi mi fa accomodare nel suo appar- tamento per un buon caffè, ed anche lì i bonsai dominano. Con un pizzico di malizia gli chiedo se anche sua moglie è così appassionata ai bonsai come lo è lui. Sorridendo mi dice di no, ma che come ogni moglie­ compagna­fidan- zata di un bonsaista che si rispetti, si è oramai arresa a questo suo grande amore.

Passiamo al terrazzo, ed anche lì ci sono bonsai pronti ad attenderci:

zelkove, ficus, podocarpi e ligustri, ma-

teriali “commerciali”, bistrattati e rite- nuti (a torto) dai modaioli del bonsai come essenze di serie b e su cui non in- vestire un solo euro. Un vero appassio- nato come Luigi sa che non è la moda il giusto requisito per fare di un materia- le qualsiasi un bonsai, che non bisogna spendere necessariamente centinaia/ migliaia di euro per avere tra i propri bancali del materiale da collezione. Ed allora, orgoglioso, mi mostra un olmo cinese che prese quando gli nacque la

figlia, e che per quanto sia un bonsai

come tanti, non potrà mai distaccarse- ne.

Al contrario di quanto visto nel giardino, qui ogni bonsai è riposto su un elegante trespolo in ferro battuto,

un accorgimento che dona al tutto un

senso di ordine e pulizia difficilmente

riscontrabile in altre collezioni. Prima dei saluti, dulcis in fundo, mi mostra uno dei bonsai a cui tiene di più, un chuhin di zelkova nire dalla corteccia finemente fessurata e dalla buona ra- mificazione fine, che è un vero gioiello.

Ahimé, il tempo della mia visi- ta è terminato, giusto qualche minuto per guardare un’ultima volta i mate- riali in attecchimento fantasticando su come potrebbero diventare, un saluto caloroso a Luigi, con la promessa di ri- vederci presto.

shitakusa

s hitakusa
l uigi n uzzo con il suo chuhin di zelvova nire

luigi nuzzo con il suo chuhin di zelvova nire

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Il giardino ‘nascosto’ di Luigi Nuzzo

-

Carlo Scafuri -

>> Bonsai-do: pratica e sapere

OMOTENASHI

La soddisfazione dell’ospite

di Massimo Bandera

Pino bianco giapponese - Pinus parvi flora

h. 90 cm - stile MINOKAKE Foto: Antonello Beniamino Torino

“In un pomeriggio di novembre, nell’autunno a tutto rosso giapponese, prendendo un tè dal mio maestro, si faceva tardi nella interessante discussione bonsai,e dopo alcune ore, la moglie vestita con un kimono grigio decorato con magnifici kaki arancione, si era presa il libero arbitrio di portare l’ennesimo dolcino per il tè ancora incartato, pensando forse così di non sciuparlo nel caso in cui l’ospite ( per altro goloso…) non l’avrebbe più voluto. Il maestro Kimura, costernato, le rivolse un gesto fulminante, gesto tipico dei grandi maestri, che le intimava di rimediare a quella licenza contro l’OMOTENASHI, l’accoglienza, la soddisfazione dell’ospite! In giardino un magnifico pino bonsai nello stile MINOKAKE, con un lungo ramo sembra quasi porgermi gentilmente il ramo, un braccio ideale, dove gettare l’abito e sentirsi a casa.”

Q uesto racconto che ho vissuto in prima per- sona, può dare un’idea del livello di cura dell’ospite nella cultura giapponese, la più ci-

vile del mondo, che permea tutte le arti fini:

forse anche nel mondo bonsai occidentale, così comples- so nel suo svolgimento, dovremmo aiutarci anche facen-

do OMOTENASHI.

La parola deriva dall’unione del prefisso onorifi- co “O” e del verbo “Tenasu” (che viene), e significa acco- glienza. Al di là della mera traduzione letterale, ciò che è veramente interessante è esaminarne l’aspetto profondo.

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Omotenashi - La soddisfazione dell’ospite

  • - Massimo Bandera -

Un capolavoro di Kimura sensei con il colore invernale dei ginepri.

Secondo gli esperti di storia antica giapponese, il fatto di essere un popolo immerso in una natura sì magnifica, ma dura, selvaggia e vio- lenta, ha fatto si che fosse sempre stato necessario formare dei gruppi di persone, ovviamente in armonia tra loro, proprio per difendersi me- glio dalle tragedie naturali, come ter- remoti e uragani. Questo fatto pratico, unito probabilmente ad un’alta attitudine etica della popolazione giapponese, ha fatto sì che l’arte della accoglien- za, o meglio della cura della soddisfa- zione dell’ospite, diventasse uno dei fondamenti della cultura giappone- se.

Inoltre, non dimentichiamo che il Giappone è una civiltà basata sulla coltivazione del riso: “in princi- pio erat oryza” potremmo dire in la- tino. La coltivazione del Riso è molto più complessa di quella del grano, poiché la tecnica irrigua comporta la gestione delle acque. Anche per que-

sta gestione era necessaria fin dagli

…prima d’avere i capelli bianchi… i tempi

degli studi…in realtà mai finiti.

albori della civiltà una relazione so- ciale forte. Il Riso nell’antichità pro- duceva quasi il doppio del grano, liberando la civiltà giapponese dalle incertezze della caccia, pesca e rac- colta di tuberi e verdure selvatiche.

Ancora oggi non è raro ve- dere nei campi di Riso in Giappone le

mondine che pettono alle chiuse fiori

e offerte di sake per i riti Shintoo, fa- cendo trapelare come sia importante il Riso, ovviamente dono divino agli uomini.

Naturalmente l’omotenashi

non ha nulla a che vedere con l’amore

per il prossimo nella cultura cristiana, qui non si tratta d’un sentimento di- sinteressato, ma una attenzione me-

Omotenashi - La soddisfazione dell’ospite

  • - Massimo Bandera -

23

>> Bonsai-do: pratica e sapere

ticolosa e una cura del dettaglio mai appariscente. Il bonsai nello stile MINOKA- KE, “appendiabiti” è figlio di questo

gusto, un albero prende la forma ideale di un vecchio pino che piega e allunga un suo ramo, il più grande, per accogliere l’ospite prendendogli l’abito, così che da dare l’impressione che egli fosse ritornato a casa.

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Hitotose ni Hitotabi kimasu Kimi mateba

Yado kasu hito mo Araji to zo omou

- Ki no Aritsune

Toriyu no mai, “Il dragone danzante”, il bonsai che ha reso famoso Kimura sensei in Giappone e nel mondo, ancora oggi è considerato il bonsai più bello.

Sempre ella attende il suo amato,

che nell’anno una sola

volta viene;

credo dunque non ci sarà una Tessitrice

disposta ad ospitarci.

Mostre ed eventi << II ° Trofeo Napoli Bonsai Club ONLUS ciò che è essenziale per

Mostre ed eventi <<

II° Trofeo

Napoli Bonsai Club ONLUS

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ciò che è essenziale per un Club è il cuore!

di Antonio Acampora

Mostre ed eventi << II ° Trofeo Napoli Bonsai Club ONLUS ciò che è essenziale per

S abato 5 dicembre 2009 si è svolto il se-

condo Trofeo per i principianti iscritti

al Club che hanno seguito il corso base

gratuito. Prima di descrivere la giornata

  • di soddisfazione che abbiamo vissuto, e proprio

pensando a quelle ore, mi sono venute in mente alcune considerazioni. In un Bonsai Club molte volte il discorso

si focalizza su cosa dobbiamo fare e sfiora sola- mente l’altro aspetto del problema, ovvero come dobbiamo essere. Gli statuti, i regolamenti, non sono affatto sufficienti a creare quell’unione e

quello spirito di collegamento che sono indispen-

sabili perché un club sia vivo, creativo. Ciò che è indispensabile, l’elemento propulsore di tutto è il cuore. Senza il cuore, senza la disponibilità a comprendere e ad accettare le incomprensioni e le eventuali debolezze degli altri, senza la volontà

  • di dare qualche cosa, un Bonsai Club diventereb-

be un triste e sterile raggruppamento di uomini. Ciò che sta alla base delle nostre iniziative sono dei sentimenti quali la passione per il bonsai e la voglia di stare insieme e i sentimenti non possono certo nascere da regolamenti o statuti. Ed è que- sto che sta alla base della nostra iniziativa “Trofeo Napoli Bonsai Club” e di altre che seguiranno nel 2010, come la Festa di primavera. Ritornando al trofeo, la giornata è iniziata con il sorteggio dei ginepri e la loro assegnazione,

da queste foto si può notare il materiale da lavora- re (juniperus procumbens var. nana) che è rimasto

  • di loro proprietà.

I soci con molta tranquillità ed impegno hanno iniziato il loro lavoro. La finalità di questo trofeo oltre a mette- re in luce i progressi che i principianti hanno rea- lizzato in questo anno di corso base, è servita da stimolo per una presenza più attiva alla vita del Club. Ma anche allo scambio di conoscenze ed esperienze relative al bonsai, e la spinta ad una migliore comprensione e maggiore familiarità tra i soci. Il motto di questa giornata è stato “amicizia

ed armonia attraverso il bonsai”. In pratica lo stile è stato scelto dal partecipante, analizzando e deci- dendo in base alla loro pianta. Il riconoscimento in

palio offerto dal Club, ed assegnato dal Consiglio

direttivo è stata una targa ricordo, ed un attrezzo

per bonsai, scelto dal partecipante. Il riconoscimento è stato conferito a Pino

per aver meglio interpretato lo stile scelto, eretto

casuale, applicazione filo, ecc. Augurandogli che

questo sia il primo riconoscimento di un lungo percorso. E che il lavoro formativo su se stesso continua attraverso la lavorazione del bonsai. Augurando ai partecipanti, che il prosie- guo della loro attività bonsaistica non porti l’idea di essere superiori agli altri, più valenti, e quindi

non considerare più gli altri. Ma che l’amore per le piante, dove ogni pianta, suscita interesse e richiede umiltà nel capirne la particolarità, possa essere trasmesso nel comportamento verso tutti. Un arrivederci al prossimo anno per il III Trofeo Napoli Bonsai Club.

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II° Trofeo Napoli Bonsai Club ONLUS

  • - Antonio Acampora -

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1. La realizzazione di Mario; 2. Il lavoro di Tiziana; 3. La trasformazione di Monia; 4. Quel- la di Luciana; 5. L’impostazione di Antonio; 6. Il lavoro di Antonio Megagli (estemporaneo fo-

tografo dell’evento); 7.

Il lavoro

di Pino;

8.

Quello di Emiliano; 9.

La realizzazione di Gen-

naro; 10. Quella di Domenico; 11. Il lavoro di Massimo; 12. E per finire

...

quello di Roberto.

>> Dalle pagine di Bonsai&News

28 Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

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>> Dalle pagine di Bonsai&News

30 Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

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32 Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

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34 Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

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38 Scolpendo la legna secca: rinascita di un ginepro a scaglie

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Alberi e arbusti in Italia

Manuale di riconosciMento

 

recensione a cura di Antonio Ricchiari

 
 

Alberi e arbusti in Italia

  • M anuale corposo che ben vale tutti i soldi spesi. Dal punto di

- manuale di riconoscimento M. Ferrari – D. Medici

vista scientifico e didattico anzi vale molto di più. E’ sicu- ramente un libro indispensabile per ogni bonsaista ed ogni amante della natura che vuole cimentarsi nel riconosci-

Il Sole 24 Ore Edagricole € 98,50 - 967 p. - 2001

mento di alberi e arbusti come dice appunto il titolo, in Italia. In quarta di copertina si legge che “è come degustare un vino da medi- tazione che fa provare, ad ogni sorso, una sensazione nuova. Sfogliare e

leggere Alberi e arbusti in Italia fa scoprire ad ogni pagina nuove piante; non perché ve ne siano di sconosciute, ma perché ciascuna appare nel- la nuova dimensione che gli autori hanno saputo darle con la maestria dell’uso delle immagini e con la sapienza di chi, avvezzo alla didattica, sa cosa è importante per distinguere, incuriosire, coinvolgere. Il fascino

dei disegni, veramente splendidi, l’immediatezza delle fotografie fanno

di ogni pagina un quadro dedicato ad una pianta vista con gli occhi di chi, per

di ogni pagina un quadro dedicato ad una pianta vista con gli occhi di chi, per primo, ama quanto descrive e trova nell’ordine della diversità l’armonia della natura”. Il testo è sapientemente suddiviso in quattro parti: la prima dedicata agli elementi di anatomia e morfologia delle piante superiori. La seconda

contiene una quantità enorme di schede di classificazione che occupano

ben 800 pagine; la terza parte parla della conservazione delle piante e delle tecniche di realizzazione delle raccolte di essiccata per concludere con la quarta parte con un esauriente scritto sugli elementi di composi-

zione dei piccoli spazi verdi. Libro o meglio definirlo trattato di costante

consultazione e fonte di continue sorprese. Buona lettura!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Alberi e arbusti in Italia - manuale di riconoscimento

  • - Antonio Ricchiari -

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>> Bonsai ’cult’

>> Bonsai ’cult’ Incontro tra Oriente ed Occidente di Antonio Ricchiari S otto l’incalzante pressione dei

Incontro tra

Oriente ed Occidente

di Antonio Ricchiari

S otto l’incalzante pressione dei ritmi della

civiltà occidentale, i popoli hanno rapida-

mente superato i limiti in cui si erano sto-

ricamente organizzati. Le nazioni, tendono

a costituire rapporti sempre più intimi e concreti. Le

strutture e gli schemi non si formano mai secondo le direttive di un ideale razionalmente e preventiva- mente costituito.

L’incontro di popoli e civiltà diverse è prima di tutto uno scontro che obbliga ciascuna delle parti a misurare le proprie forze, a organizzarsi più intima- mente e solidalmente, utilizzando tutte le energie e a divenire quindi un complesso spiritualmente più

unitario. Ne consegue che, vista superficialmente,

si ha più una separazione antagonistica che non una fusione. È su un piano di ordine superiore che la sin-

tesi può avvenire, non su quello della conciliazione che appare compromissoria. E’ necessario che emergano principi più alti che siano sintesi degli elementi precedenti, e nel- lo stesso tempo comprendano il germe degli svi- luppi futuri. In arte e nel pensiero filosofico ciò ap- pare più palese poiché ogni grande artista o uomo

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Incontro tra Oriente ed Occidente

  • - Antonio Ricchiari -

    • di pensiero è grande appunto perché riassume un

ciclo passato e si proietta nel futuro. Beethoven è l’ultimo dei classici e il primo dei romantici; Dante e Einstein costituiscono altrettanti esempi evidenti, così come Cartesio che, intendendo dimostrare l’esi- stenza di Dio e l’immortalità dell’anima, è divenuto il padre del razionalismo moderno.

Una nuova civiltà europea sorgerà dall’affer- marsi di un nuovo principio (civiltà della coscienza) che risolverà e annullerà l’individualismo e il collet- tivismo di massa. Mentre è in atto e si evolve que- sto drammatico processo creativo di una nuova vita sociale nella civiltà occidentale, questa si trova necessariamente in un nuovo contatto con la civil-

tà dell’Oriente. Nuovo contatto, perché il primo è

avvenuto al principio dell’800 sul piano ideologico

dell’intellettualismo filosofico e religioso. Le prime traduzioni dei Veda, degli Upanishad e dei testi bud- dhisti permisero ad un ristretto numero di pensatori

  • di sentire la grandezza spirituale di quel mondo che

poi i movimenti teosofici avvicinarono e allargarono

a più vasti gruppi.

Si costituirono allora le più seducenti utopie

  • di ricostruzioni idealistiche del mondo il quale, na-

turalmente, è andato per la sua strada. Ben più con- creto è il contatto che si sta formando, per intrinse- ca necessità del sorgere di una nuova civiltà. Infatti ogni civiltà non può essere tale se non è retta da una

visione universale, che cioè comprenda tutto il processo di sviluppo della coscienza e quin- di tenda a inglobare e orientare entro una più grande sintesi le manifestazioni dei diversi po- poli e individui. Se avviciniamo il mondo occidentale a quello orientale

notiamo che il terreno di coltu- ra delle due civiltà è nettamen- te antitetico: l’Oriente è tutto rivolto verso l’interiorità - una psicologia introvertita, direbbe Jung - e infatti l’orientale ne ha tutte le caratteristiche. Da ciò proviene quel senso di pacifica- zione, di rifugio che l’occidenta- le sente in contatto con l’Orien-

te, quando si sente sopraffatto

dall’attivismo della nostra ci-

viltà. Ne deriva un’aspirazione

verso un mondo che da quella saggezza ritragga l’orienta- mento, un mondo costituito da tensioni puramente interiori in cui l’universo fenomenico viene sempre più riconosciuto come vana apparenza, come illusoria concatenazione di cause ed ef- fetti (Karma). Ne consegue un pessi- mismo assoluto verso la vita e conseguentemente un’ascesa che conduca al riassorbimen- to di tutta la manifestazione, all’estinzione del molteplice fe-

nomenico (Nirvana). Verso una simile posizio- ne l’attivismo occidentale non ha risposte. Rifiuta semplice-

mente di prendere in conside- razione il problema, partendo

dall’affermazione categorica

dell’evidente esistenza di un mondo esterno che deve esse- re conosciuto allo scopo di con

quistarlo a favore delle finalità

immediate che l’uomo si pone. È possibile fondere, o almeno stabilire un rapporto

di effettivo equilibrio tra questi

due mondi? Finché i due orien- tamenti sono visti come oppo- sti non c’è possibilità che di un compromesso pratico o intel-

lettualistico, non di un equili-

brio effettivo. Solo scoprendo

che i due orientamenti non sono che aspetti dello sviluppo della coscienza troviamo in noi stessi la sintesi, e solo allora po- tremo contribuire a realizzarla in una civiltà che sia veramente

umana. L’occidente moderno è appena all’inizio del suo ciclo. Civiltà classica e Cristianesimo apparvero inizialmente così opposti da non potersi ricono-

scere, anche quando gli stoici come Marco Aurelio e Seneca

sembrano affermare gli stessi

principi cristiani. Solo l’Umanesimo rea- lizzerà una nuova sintesi che pure era stata preparata da tut- to il travaglio del pensiero me- dievale. Il mondo allora ritorna reale (Occidente), ma ne re- sta dissolta la sua materialità (Oriente). Esso diviene quindi un atto creativo della coscien- za umana e la sua conquista è la conquista di noi stessi, cioè lo sviluppo dei poteri creativi che Dio ha dato all’uomo, facendo- lo, a sua immagine e somiglian- za, cioè coscienza creatrice. La lentezza ha conosciu- to molti estimatori in Occiden- te: ritrovare il piacere di pas- si felpati, godere di un gesto

compassato, dimenticando i ritmi frenetici e angoscianti. La velocità e l’accelerazione del quotidiano ci porta a guardare ora verso l’Oriente: dallo Zen alla mistica induista e si pensa all’armonia di un modo di vita più compassato. Occorre esplo- rare le pulsioni incrociate East-

West e distillare gli ingredienti base di una nuova ricetta che ci porti ad uno stile di vita dal pas- so più controllato. Ci vien fatto di pensa- re all’esperienza del Bhutan, il piccolo Stato sull’Himalaya che cerca di misurare il FIL (Felicità Interna Lorda) che non ha nien- te a che vedere con il mondo dell’economia sviluppatosi nel segno dell’accelerazione tecno- logica e dei ritmi travolgenti ed assurdi di nuovi mezzi e modi di comunicazione elettronica. Le radici storiche del- la fascinazione reciproca fra Oriente ed occidente passano

attraverso figure come il gesuita

Matteo Ricci, o Wang Dayuan, l’ammiraglio che compì una traversata dal Monzambico a Ceylon, con centocinquat’anni di anticipo su Vasco de Gama. Se non si correggerà il tiro, bi- sognerà rassegnarsi al declino dell’Occidente, bisognerà al- lora inevitabilmente muoversi nella direzione giusta.

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Incontro tra Oriente ed Occidente

  • - Antonio Ricchiari -

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>> La mia esperienza

lo

scheletro

di Franco Barbagallo e Dario Rubertelli

È sempre difficile cercare di descrivere e raccon- tare emozioni, sensazioni. Spiegare il motivo di una scelta estrema, la lucida follia che a volte ci porta a fare quello che altri non farebbero.

Questa è la storia di “Scheletro”. La storia di una pianta vecchia, forse antica, che fu sicuramente impo- nente e che adesso si è evoluta verso la sua forma più mi- nimalista. Il mio incontro con questa olea oleaster risale a 4 anni or sono. Era in possesso di un amico. Parlavo con lui del più e del meno, ma un senso di irrequietezza che conoscevo mi aveva pervaso… l’avevo vista… mi aveva colpito! Era stato come un lampo… un’inclinazione del capo, le palpebre che si stringono per percepire dettagli, per sfondare la materia ed andare oltre, per vedere quello che gli altri non vedono. Io sapevo cosa dovevo fare. Sa- pevo di aver incontrato Scheletro!

>> La mia esperienza

Quella sensazione la conoscevo, nei mie 20 anni di bonsai, l’avevo sentita altre volte, sempre coinvolgen- te, entusiasmante, una sorta di delirio creativo.

Anni di studio da autodidatta, supportato costan- temente dalla consultazione di riviste e libri hanno rap- presentato la mia formazione. Il “prova e riprova” è stato

il mio pane quotidiano. Provare e riprovare fino a trovare

le soluzioni più idonee ai problemi che man mano si an- davano presentando, cercando le vie da percorrere per

raggiungere gli obbiettivi che mi prefissavo per un dato

materiale. Di questa olea mi aveva colpito profondamente

la bellissima vena di legno secco nascosta nel lato po- steriore in basso. Il primo passo fu quello di rinvasarla ribaltandola e cambiando completamente inclinazione e fronte, mettendola in lapillo e akadama e utilizzando del-

la sabbia di fiume come drenaggio.

Dopo un anno cominciava la lavorazione vera e

>> La mia esperienza Quella sensazione la conoscevo, nei mie 20 anni di bonsai, l’avevo sentita

e propria. Avevo la pianta davanti, i colpi sullo scalpello si susseguivano veloci, frenetici, porzioni di legno secco sal- tavano, scricchiolavano e lasciavano spazio a solchi, pun- te, insenature misteriose. Gli spazi vuoti cominciavano a vincere la loro bat-

taglia con quelli pieni, l’erosione del tempo si era mani-

festata per mano mia su questa magnifica creatura. Più

procedevo più mi era chiaro che la natura di questa pian- ta era quella che le stavo conferendo. Quello che restava dopo la lavorazione della le- gna secca era quello di cui aveva bisogno, non di più… uno scheletro che nonostante tutto sosteneva ancora la vita sulle proprie spalle. La forma che ne è venuta fuori è esasperatamente estrema, come i paesaggi che incon- tro nelle mie passeggiate lungo i versanti più scoscesi

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Lo scheletro

  • - Franco Barbagallo, Dario Rubertelli -

>> La mia esperienza Quella sensazione la conoscevo, nei mie 20 anni di bonsai, l’avevo sentita

dell’Etna, dove si trovano le piante che più attraggono la mia attenzione e che mi ispirano maggiormente. La parte viva è sot- tilissima e non supera il 2%

della superficie totale del

tronco. La pianta rappre- senta la sublime lotta della natura che cerca di soprav-

vivere a se stessa: al fuoco, agli eventi atmosferici. Ancora qualche anno e la chioma sarà in perfetta sintonia con il sec- co. Secco che nel frattempo sarà ulteriormente ritocca-

to. Infine il posizionamento

in un vaso adatto per forma

e colore. E poi

...

chissà

...

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>> La mia esperienza

f aggio

La storia del

P atriarca

II parte

>> La mia esperienza f aggio La storia del atriarca II parte di Armando Dal Col

di Armando Dal Col

C ome si ricorderà, la storia di questo faggio

ebbe inizio nel 1970 quando lo vidi piuttosto

sofferente fra le rocce; il mio pensiero fu quel-

lo di “soccorrerlo”, cercando di rinvigorirlo sul

posto praticando una consistente potatura sulla par-

te aerea della pianta, tagliando nel contempo dei rovi e rami di altri arbusti vicini per procurargli luce e una maggiore ventilazione.

Nella prima parte l’abbiamo seguito attraverso le numerose immagini nelle varie fasi per oltre trenta anni di coltivazione, dove lo abbiamo visto salire ai ver- tici all’International Bonsai and Suiseki Exibition del 1986 in Giappone promosso dalla Nippon Bonsai Asso- ciation, classificatosi al primo posto.

In questa seconda parte lo vedremo fino all’au- tunno inoltrato del 2009; sarà dato maggior spazio ad una serie di immagini in una delle sequenze più “intri- ganti” della tecnica bonsai di quando si ha a che fare

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La storia del faggio patriarca - II parte

  • - Armando Dal Col -

con un Bonsai molto vecchio, e cioè “ringiovanire” gli organi vitali e delicati quali sono le radici, attra- verso la delicata fase del rinvaso. E come si sa, è proprio attraverso il rinnovato taglio delle radici nel- le fasi del trapianto che una pianta “ringiovanisce” acquisendo nuove energie che le permettono di pro- lungarne notevolmente la vita. Prima di essere espianta- to, è stato curato sul luogo per

cinque anni per dargli modo di ri- prendersi dalle energiche potatu- re per ridurne le dimensioni. L’espianto era avvenuto nella primavera del 1975. In tale epoca, è stato possibile determi- narne l’età attraverso gli anelli di crescita annuali, ricavati dalla por- zione radiale della grossa radice

fittonante tagliata che affondava di lato. Con molte difficoltà è sta- to possibile evidenziare ben due-

duecento anelli! Nei cinque anni trascorsi a se-

guito dei trattamenti in natura, il faggio aveva avuto un recupero

eccezionale. La ramificazione è

molto densa e compatta (foto 1), ma sarà necessario alleggerirla dopo l’espianto, il quale non è sta- to per niente facile, ma ne è valsa la pena…

La storia del faggio patriarca - II parte

  • - Armando Dal Col -

47

>> La mia esperienza

  • 2. Trapianto del Faggio in sequenza con

il prezioso aiuto di mia moglie Haina du- rante l’ennesimo rinvaso fatto nel mese di marzo del 2008, esattamente sei anni dopo l’ultimo rinvaso avvenuto nel marzo del 2002. Prima di rimuovere il faggio dal

vaso “senza rischi per entrambi”, è neces- sario passare la lama di un seghetto intro- ducendolo vicino al bordo interno del vaso,

in modo da poter tagliare la fettina di terra

e radichette lungo tutto il perimetro della

zolla radicale che “spinge” contro le pareti

interne del vaso.

  • 3. Inclinazione del Faggio per sollevare

dal vaso l’apparato radicale. Da notare lo strato di pezzetti di polistirolo sotto la

zolla.

  • 4. Il Faggio è stato liberato dal vaso e po-

sto sopra un piano robusto della carriola.

Ora sarà necessario trasportare il faggio

sul tavolo di lavoro.

  • 5. Haina ha assunto un atteggiamento

responsabile per il delicato compito che l’attende. Lei è consapevole di dover af- frontare un ennesimo rinvaso di questo famosissimo faggio.

  • 6. Il Faggio è stato posto sul tavolo di lavo-

ro e si è iniziato a liberare parte del terric- cio dalle radici. E già una buona parte delle radici sono state liberate dal terriccio.

  • 7. Haina con calma esegue la delicata fase

del rinvaso con grande professionalità.

  • 8. Ora che la zolla è stata parzialmente

ridotta, si inizia ad alleggerire la parte sot-

tostante.

  • 9. Tutti i frammenti di polistirolo sono stati

rimossi. Con molta probabilità qualcuno si chiederà perché avevo aggiunto dei pez- zetti di polistirolo al posto dell’Akadama o altri substrati come elementi di drenaggio. Se lo spazio nel vaso lo consente, il poli- stirolo ha la capacità di creare un “calore di fondo”.

  • 10. Dalla foto non si può “sentire” il profu-

mo del terriccio, il quale emana la fragran- za della presenza di una flora fungina.

  • 11. Le radici sono state “pettinate” e l’ap-

parato radicale è stato lavato con il getto

d’acqua.

  • 12. Sistemazione del materiale di drenag-

gio nel prezioso vaso artigianale giappo-

nese. Sono stati aggiunti dei pezzetti gros- solani di pomice insieme a dei frammenti

di akadama.

  • 13. Sopra lo strato di drenaggio è stata ag-

giunta una manciata di torba fertile.

  • 14. Viene aggiunto ora una manciata di

concime organico a lenta cessione mesco-

lato con dell’humus di lombrichi.

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Ora è necessario completare il rinvaso

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del Faggio. Per problemi di peso, il faggio

verrà rinvasato sul piano d’appoggio nel suo posto consueto.

  • 16. Ancora un piccolo controllo della ra-

mificazione prima di trasferire il faggio nel

vaso.

  • 17. Ultimi ritocchi sull’area apicale.

  • 18. Inserimento del Faggio nel “suo” vaso.

Il terriccio è stato inserito sul posto, questo

per agevolare il problema del peso com-

plessivo della pianta. La sequenza del rin- vaso effettuata il 31 marzo 2008 è giunta

al termine.

  • 19. Maggio 2008, il faggio si è risvegliato

bene dopo la fase del rinvaso.

  • 20. Un altro anno è trascorso senza proble-

mi, e nella primavera del 2009 ammiriamo

il Faggio Patriarca nella sua smagliante bellezza. Uno splendido acero dal foglia- me rosso corallo e, insieme ad altri Bonsai

di varie specie ingentiliscono l’atmosfera

del Giardino Museo Bonsai della Serenità,

che vi invito a visitare.

  • 21. Le notti fresche di fine ottobre e inizio novembre del 2009 ci regalano altre im-

magini del Faggio Patriarca.

  • 22. Le foglie giallo oro del Faggio sono il

simbolo di buona salute della pianta, ed io

ne sono compiaciuto.

  • 23. Al nuovo anno manca poco più di un

mese mentre sto scrivendo questa storia, e come si ricorderà dal conteggio degli anel- li di crescita annuale avvenuto nel 1975 all’epoca dell’espianto, il numero com- plessivo risultava di ben duecento anelli, e così nel 2010 il Faggio compirà la veneran-

da età di 235 anni! Per quanti anni riuscirò

ancora ad ammirarlo prima di attraversa-

re il fiume?

  • 24. Dopo una settimana, il colore giallo

oro delle foglie hanno mutato il loro aspet- to in un caldo color avana.

  • 25. Nel lento fluire delle stagioni, il pae-

saggio muta costantemente, ed ora i co-

lori del Faggio Patriarca rispecchiano la

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tipicità della specie.

  • 26. L’arrivo delle piogge autunnali fanno

perdere velocemente i colori acquisiti con le notti freddine, e già alcune foglie si sono staccate dai rami cadendo silenziosamen-

te a terra.

  • 27. I colori della “tavolozza” autunnale si

sono via via sfumati a causa delle persi-

stenti piogge. Anche l’Acero deshojo sta

abbandonando la sua impareggiabile li- vrea, ed ora è tempo di affrontare un me- ritato riposo.

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>> La mia esperienza

>> La mia esperienza eq ui librio instabile di Paolo Nastasi D urante questo mio viaggio
>> La mia esperienza eq ui librio instabile di Paolo Nastasi D urante questo mio viaggio

eq ui librio

instabile

di Paolo Nastasi

  • D urante questo mio viaggio di pensieri ri- volti all’arte bonsai,vi illustrerò un lavoro su

un Ginepro Sabina affidatomi dal

maestro Salvatore Liporace per una dimostrazione svolta in occa- sione della mostra emiliana “Gia- reda”, curata dall’Helen Bonsai Club e dalla scuola Progetto Futu- ro. La mia vita bonsaistica iniziata nel 1995 come autodidatta, cam- biò radicalmente quando nel 1999 il maestro Liporace mi diede l’op- portunità di diventare suo allievo

Lasciai Avola, un piccolo pa- ese della Sicilia Orientale per la cao- tica Milano. Il mio sogno era quello di diventare un bonsaista professionista

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Equilibrio instabile

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Paolo Nastasi -

e dedicai anima e corpo per formarmi nel miglior modo possibile. Dopo 3 anni di apprendistato tornai in Sicilia ma il mio rapporto di studente non fu meno intenso. Infatti un paio di volte l’anno ho bisogno di mettere nuova linfa lavorando al fianco del mio mae- stro. Nel mio percorso bonsaistico mi preme sottolineare l’importanza di frequentare una scuola bonsai per avere delle basi solide e non imbat- tersi nel vicolo cieco dell’autodidat- ta. Invito i giovani ad intraprendere la via della conoscenza e del confronto per migliorarsi bonsaisticamente. Tornando al ginepro, lavora- re un materiale così insolito mi intri- gava e pensavo che potesse valoriz- zare la mia creatività. Mi avvalsi della preziosa collaborazione di Giacinto

anch’egli studente dello “Studio Bo- tanico”. Osservando attentamente il materiale di partenza, pensai a due possibili soluzioni: realizzare uno sti- le “cascata” utilizzando solamente il tronco di sinistra e trasformare la parte apicale in legna morta, oppu- re unire due stili, lo stile ventoso e lo stile cascata, mettendo in risalto la naturalezza e la forma stravagante

della pianta. Dopo una meticolosa pulizia della pianta decisi di lavorarla unen- do i due stili, sia per non mettere a repentaglio la vita della pianta, sia per permettermi di creare qualcosa di diverso. Al termine della lavorazione si nota una diversa densità fogliare tra i due tronchi, determinata dalla

non preparazione del materiale, in- fatti è consuetudine preparare prima il materiale, in modo da ottenere un risultato ottimale. In futuro immagi- no il sabina in una pietra di luna con due palchi che si allungano dal tron- co apicale in direzione della cascata per meglio integrare le due parti.

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Equilibrio instabile

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Paolo Nastasi -

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>> A lezione di suiseki

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ostruire

giocando

di Luciana Queirolo

A lcuni amici appassionati di suiseki, per quanto usino cimentarsi con entusiasmo nella costruzione dei daiza, lamentano la difficoltà e pericolosità di incidere i sup-

porti per mame suiseki: le piccole pietre da inserire negli stands espositivi da composizioni multiple. Preservare l’incolumità delle dita è preoccu-

pazione che sussiste sia con l’utilizzo di frese fisse

(impensabile usare le frese mobili attorno ad una basetta mignon), sia con l’uso delle sgorbie in una realizzazione totalmente manuale. Da questo, sono nate due considerazioni:

che un buon aiuto, durante la realizzazione, è l’ac-

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Costruire giocando

  • - Luciana Queirolo -

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cortezza di non eliminare (se non all’ultimo) almeno parte del legno eccedente, in maniera da avere uno o più punti di “appiglio” attorno alla basetta, in ma- niera di riuscire agevolmente a tenerla ferma men- tre prosegue il lavoro (foto 1). Considerazione seguente: che quell’appen- dice, usata a mo’ di manico, è spesso di legno ben stagionato e pregiato. Per quanto piccolo, peccato è buttarlo, mentre può servire per un altro piccolo mame (foto 2, 3) Va da sé che il riunire in contemporanea la- vorazione più pietrine, diventò il mio imprescindi- bile punto di partenza. Esaminando il fondo di ogni pietra, possiamo indicativamente valutare quan- ta profondità di legno ci occorre per compensare i vari dislivelli, senza dimenticare un certo margine di spessore per i piedini. Stabilito lo spessore comples- sivo necessario, potremo selezionare la tavola ido- nea per contenere su una stessa asse quel gruppo di pietre.

Il perimetro di ogni pietra viene tracciato la- sciando, tra l’uno e l’altro, lo spazio necessario per la sgrossatura dei due bordi, più uno spazio di “azione”

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>> A lezione di suiseki

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per la fresa (foto 4, 5, 6). Stiamo contornando le no- stre basette usando, per ora, la fresa cilindrica. Ora, continuo ad abbassare la fresa sino a bucare la tavo- la, ma solo dove calcolo verranno posizionati i piedi- ni di ciascun daiza e lasciando dei collegamenti tra

un daiza e l’altro (foto 7, 8, 9). Questo mi consente di tracciarli poi, sotto, con precisione. Con la fresa a cono, inizio a determinare l’inclinazione verso l’inter- no dei bordi esterni. E’ il momento di lavorare sulla schiena della nostra asse per ricavare i piedini.

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Nel caso una base abbia necessità di una al- tezza minore, nei bordi o nei piedi, nessun problema a togliere: foto n° 1(9); foto n°1(10); Le basette sono nel complesso,impostate:

foto n°1(11); foto n°1(12). Un’altra smilza e diverten- te striscia di daiza: foto n°2; foto n°2(1); foto n°2(2). Comincio a separare le basette partendo dal- le più grandi e lasciando ancora unite le piccole: foto n°3; foto n°3(1). Questo mi consente di maneggiarle ancora agevolmente nel successivo ritocco con il ci- lindretto abrasivo: foto n°3(2); sono veramente pic- coline! Foto n°3(3); foto n°3(4). Questo quartetto aveva la necessità di uno spessore di legno maggiore: foto n°3(5). Da qui, in- ceratura a go­go: foto n°4(1). Tanti figliolini tutti as- sieme è un bel vedere…: foto n°4(2); foto n°4(3) Fatti uno per uno … potete immaginare: equi- varrebbe ad un lavoro molto noioso che, in questo modo, si è al contrario rivelato un gioco divertente e

proficuo.

Alla prossima!

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Costruire giocando

  • - Luciana Queirolo -

>> Noi ... di Bonsai Creativo school ...dopo 20 primavere italiane
>> Noi
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di Bonsai Creativo school
...dopo
20 primavere italiane

storia di un pino

di Francesco Santini

>> Noi ... di Bonsai Creativo school ...dopo 20 primavere italiane storia di un pino di

T alvolta ci sono bonsai che suscitano un ri-

spetto inspiegabile. Forse è il loro fascino

o la loro vecchiaia, fatto sta che quando sei

davanti a loro ti ritrovi in silenzio a osser-

varne estasiato tutti i particolari ed ad ascoltare la storia che questi ti stanno raccontando. Questo pino pentaphylla è uno di quei bon- sai! L’esemplare, proveniente dal Giappone, è espo- sto presso il Museo Costantino Franchi di Pescia da circa venti anni. È un albero molto vecchio e prezio-

so. Inoltre un bonsai di pino a cinque aghi di queste dimensioni e in stile kengai è una vera rarità! Negli ultimi anni, le continue pinzature ave- vano reso la vegetazione fitta a tal punto che l’aria e

la luce non filtravano più all’interno della pianta. Se

non si interviene, le zone interne perderanno ancora

più vigore. Il lavoro da fare ha l’obiettivo si ristabilire le migliori condizioni di crescita per il bonsai e na- turalmente procedere ad un riordino della chioma.

A fine estate, la vegetazione presente era molto

densa. Le gemme, tutte della solita grandezza, sono uniformemente distribuite su tutto l’arco della chio- ma. Questo equilibrio è indice di maturità e salute. Il primo lavoro da fare è la pulizia degli aghi e una leggera sfoltitura. A inizio settembre questo tipo di pino abbandona in modo naturale parte degli aghi vecchi. In questo periodo quindi sarà sufficiente eli- minare gli aghi già secchi per ottenere una discreta

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dopo

20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

Francesco Santini - Curriculum Professionale

Nato a Empoli (FI) nel 1971, si avvicina al mondo del bonsai alla fine degli anni ‘80

grazie a suo padre, Santini Renzo. La for- mazione bonsaistica è completamente da autodidatta per i primi10 anni. Nel 1996, in- sieme ad altri appassionati, fonda il “Grup- po Bonsaisti Medio Valdarno” con sede a Empoli. All’interno di questa associazione cresce e consolida la sua passione per il mondo del bonsai. Dal 1998 inizia a frequentare seminari e workshop con Kunio Kobayashi, Carlo Ci- pollini e Walter Bondi. È l’inizio di un per- corso di crescita che lo porta nel 2001 ad entrare nella “Bonsai Creativo School” di

Francesco Santini - Curriculum Professionale Nato a Empoli (FI) nel 1971, si avvicina al mondo del

Sandro Segneri, dove approfondisce e affina la propria preparazione tecnica e artistica.

Nel 2004 vince il concorso “Nuovo Talento Italiano”.

I suoi bonsai sono pubblicati nei cataloghi UBI “Miglior Bonsai e Suiseki” del 2004, 2005,

2006, 2007 e 2009.

Nel 2005 si aggiudica a Roma il premio “Presidente UBI” con l’esposizione di un esemplare

di Lonicera.

Nel 2006 il maestro K.Kobayashi gli assegna il premio “tokonoma award”.

Assistente di Sandro Segneri in numerose occasioni tra cui il congresso UBI del 2007. Menzione di merito PF alla mostra Giareda 2008. Partecipa nel 2008 come espositore al congresso IBS BCI di S.Vincent. Nella stessa occasio- ne è assistente alle dimostrazione dell’istruttore IBS Roberto Raspanti e del maestro taiwa- nese Min Hsuan Lo. Al congressoUBI 2009 di Salerno cura la dimostrazione per conto della“Bonsai Creativo School”. Nello stesso anno vince il concorso “miglior bonsai” alla mostra regionale Tosca- na. Premio “Presidente UBI” al congresso IBS 2009. Dal 2007 cura la collezione privata di Gianfranco Giorgi, uno dei padri fondatori del bonsai- smo in Italia. Dal 2009 collabora alla creazione e al mantenimento degli esemplari del Museo “Costan-

tino Franchi” e dell’azienda “Nara Franchi” di Pescia (LU). In questa sede ha l’occasione di

lavorare su bonsai famosi, alcuni dei quali lavorati in precedenza da maestri del calibro di Masaiko Kimura, Kunio Kobayashi e altri. È istruttore della “Bonsai Creativo School” e allievo della “Accademia European Bonsai School”. All’interno della scuola svolge attività didattica di base e avanzata Dal 2009 è istruttore IBS.

pulizia. Volendo, possiamo ulteriormente pulire il ciuffetto di aghi, ma l’asportazione di aghi verdi cau- sa una piccola perdita di resina che ho preferito evi- tare.

L’eliminazione dei rami secchi e deboli è stata

la seconda fase della pulitura. Il risultato ottenuto è

stato un bonsai più ordinato composto solo da ciuffi

forti e vigorosi. L’aria e la luce che adesso passa tra

i rami comporta un risultato estetico migliore e un

beneficio in termini di coltivazione.

A dicembre, con l’arrivo del freddo, giunge il momento di intervenire sulla chioma. Mi armo di forbici e filo e il lavoro comincia! Si inizia con la po- tatura. Verranno tolti solo i rami che crescono verso

l’interno e quelli deboli o poco ramificati. Mi interes- sa mantenere quanta più vegetazione possibile per

dare un aspetto finale molto ricco, per cui cerco di

sfruttare tutta la vegetazione utile. Elimino anche i rami che crescono alla base dei grossi rami o nelle biforcazioni. Tutte le volte che analizzo un ramo cerco di

eliminare i ciuffi che non potrebbero, per lunghezza o vigore, entrare nel profilo del palco. non bisogna

dimenticare che la vegetazione è solo sulle punte dei rami. Tutta quella che rimarrebbe interna può essere eliminata. Davanti a una così fitta e complessa vegeta- zione, è utile individuare gli strumenti che ci aiutano

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dopo

20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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>> Noi ...

di Bonsai Creativo school

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a semplificare la struttura della pianta. Senza curar- si di quello che potrebbe essere la futura posizione della vegetazione, esistono dei rami che possono essere potati senza indugi! Mi riferisco a tutti quei rami che non sono oggettivamente utilizzabili o che renderebbero più complessa la ramificazione. Natu- ralmente i primi rami a essere eliminati sono quelli secchi.

Fatto questo, si comincia ad analizzare ogni ramo di grossa dimensione. Bisogna fare attenzio- ne alle biforcazioni, alle lunghezze e al vigore: questi sono i tre elementi da valutare. Nei punti dove crescono tre rami, dobbiamo eliminarne uno! Normalmente è quello centrale ma in genere preferisco togliere quello meno vigoroso. Si prende tra le mani un ciuffo di rami: alcuni risulte- ranno o troppo lunghi o troppo corti. Facendo come i parrucchieri taglio i rami troppo lunghi. Quelli troppo corti probabilmente sono anche poco vigorosi e an-

che per loro consiglio il taglio. Quel ciuffo di rami che

sto valutando rappresenta un futuro palco. Potando come descritto mi assicuro che tutta la vegetazione

sia della lunghezza giusta e rientrerà nel profilo del

palco.

Senza essermi curato dell’aspetto finale della

pianta, mi sono già liberato di una discreta quantità

di rami. Ora mi restano sulla pianta solo i rami utili e vigorosi!!! Tolgo ancora qualche ramo e sono final- mente pronto per quella che è stata la fase più lun-

ga… la filatura.

Volendo rispettare l’estetica originale e allo

stesso tempo offrire un lavoro pulito e ordinato ho

escluso a priori qualunque piega drastica, e quindi l’uso di rafia, camera d’aria e filo di grosse dimensio- ni.

Per l’abbassamento dei rami ho usato dei semplici tiranti che permettono di “orizzontalizza- re” la disposizione dei palchi. Mi spiego meglio: con la crescita in verticale della nuova vegetazione si ha

una disposizione dei ciuffi di aghi verso l’alto. Se, con un tirante, abbassiamo il ramo, tutti i ciuffi tendono

a posizionarsi in orizzontale. Facendo così ottenia- mo un vantaggio non poco trascurabile: per la lega-

tura dei rametti, possiamo usare un filo ancor più

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dopo

20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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  • 1. L’esemplare nel 2000.

  • 2. L’esemplare nel 2003.

3, 4, 5. Prima della pulizia.

6, 7, 8. Dopo la pulizia.

  • 9. Viene potata tutta la vegetazione in eccesso.

10.

Dopo la potatura.

  • 11 - 15. L’autore durante la fase di filatura.

  • 16 - 19. Particolari.

  • 20. Risultato finale.

  • 21. Futuro possibile fronte.

fine dato che lo spostamento

da fare è minore. In una lavorazione del genere diventa importante ri-

durre al minimo l’impatto vi-

sivo del filo

...

meno si vede e

meglio è! Ed in questa ottica uso diversi accorgimenti. Uno dei

tanti è preferire, al posto di un

filo di grosse dimensioni, due fili di spessore più fine; così

facendo ho possibilità di utiliz- zarli per una lunghezza supe-

riore, andando a filare anche i

rami che non avrei potuto le-

gare con il filo grosso. Inoltre due fili piccoli si vedono meno che un filo grosso.

Un altro accorgimento

è l’uso di uno stesso filo per le- gare due rami. In questo modo

tutto il filo è utilizzato senza

lasciare sul ramo delle spire “a vuoto” con la sola funzione di ancoraggio. L’utilizzo di diametri piccoli ha anche un’altra fun- zione pratica: il passaggio delle spire in una pianta così densa di aghi, risulta un’ope- razione lenta e delicata. Per non rischiare di danneggiare le gemme si è costretti a pro- cedere lentamente usando le

mani non solo per l’avvolgi- mento ma anche per sposta-

re i ciuffi al passaggio del filo.

L’uso di diametri fini rende il

lavoro un po’ più semplice.

Ed infine la chiusura del filo. Dovendo disporre i

rami in orizzontale, ma con

il ciuffo verso l’alto, consiglio di chiudere la filatura facen-

do un mezzo anello. Questo avrà il solo compito di alzare il

ciuffo. Con gli aghi verso l’alto

otteniamo un aspetto molto più ordinato, oltre a porre la gemma nella migliore condi- zione di crescita. Con l’utilizzo dell’anello inoltre, possiamo posizionare in verticale anche

gli aghi che crescono verso il basso. Così facendo non sono costretto a toglierli per la pu-

lizia del profilo inferiore del

palco.

L’operazione di lega- tura è durata qualche giorno e ha visto soprattutto l’utiliz- zo di diametri che vanno dallo 0,8 al 1,5 mm. Solo del mm. 1,2 ne ho utilizzato quasi 1 kg!!!

Ed eccoci finalmente

alla fase più bella e stimolante del fare bonsai: la modellatu- ra. Dopo ore di lavoro, i rami

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20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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sono potati e filati, il fronte è stato fissato, tutti i rami sono modificabili. Guardo sul tavolo: pinze, tronche- se, forbici, filo per tiranti… non manca niente.

Mi metto comodo sullo sgabello, mi accendo

una sigaretta

guardo, scruto, studio

il pino è da-

... vanti a me a una distanza tale che le mie mani non arrivano a toccarlo. È una fase bellissima! Esistono tantissimi ciuf-

...

fi da posizionare, centinaia di rami a cui dare forma.

Osservo e mi immagino il risultato finale

...

silenzio

intorno ...

un’ultima boccata della sigaretta e… VIA!

Si parte!!! La difficoltà di una modellatura sta essenzial- mente nella gestione della vegetazione. Ci sono infi- nite possibilità su come muovere e posizionare tutta

la ramificazione. Ogni bonsaista ha un modo tutto suo di affrontare questa operazione. Alla sensibilità e bravura si affiancano nozioni tecniche e astuzie che

facilitano questo lavoro. Descrivere tutti gli elementi che valuto du- rante un’ impostazione del genere è praticamente impossibile, ma è mia intenzione descrivere alcune considerazioni sulla mia metodologia. Partiamo da alcuni presupposti: un qualun-

que albero modifica la sua struttura in seguito a

eventi naturali che ne modellano la forma nel tem- po. I tronchi e i rami possono assumere movimenti anche assurdi, contorti e talvolta improbabili, ma c’e’ un punto fermo da tener conto: la vegetazione finale, quella giovane, si stende semplicemente ver- so la luce, verso l’esterno. Questo è un elemento importantissimo! La vegetazione terminale non può aver assunto forme contorte perché non ne ha avuto il tempo. Essendo la parte più giovane della pianta, ha un solo possibile movimento: diretto verso la luce! Quindi se si fanno pieghe e movimenti li dovremo concentrare solo sulla parte vecchia della

pianta; i rami finali invece si stendono dritti a venta- glio verso l’esterno. Il primo passo in una modellatu- ra è quindi il posizionamento del ramo e la successi- va apertura della vegetazione. Nel muovere i rami bisogna compattare la ve- getazione creando l’aspetto tipico di un palco. Non mi soffermo sulla descrizione di come realizzarlo,

ma c’è un’altra piccola e importante osservazione da fare: un grosso palco vegetativo assume un aspet- to molto più vecchio se lo suddividiamo in palchi più piccoli.

Quindi, una volta creato un unico palco, valu- tiamo la possibilità di suddividerlo ancora attraverso potature e piccoli spostamenti della vegetazione.

Infine un’altra considerazione: le profondità.

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20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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Tutti noi conosciamo l’im- portanza dei rami posteriori. Que- sti svolgeranno correttamente il compito di dare profondità al bonsai solo se sono visibili dall’os-

servatore. Per questo motivo questi rami dovranno essere po- sti negli spazi vuoti esistenti tra i palchi (frontali e laterali). È inutile posizionare i rami di profondità dietro ai rami anteriori perchè non sarebbero visibili.

Ed eccoci al lavoro finito!

A riguardo devo fare alcune pre- cisazioni: la prima è che essendo esposto 365 giorni l’anno in un museo ho cercato di impostare il bonsai con il fronte e l’angolazio- ne originale. Fino a che non sarà rinvasato (cosa per il momento non prevista) sarà questo il punto di osservazione della pianta. Appare però evidente, da altre foto, che il futuro fronte po- trebbe prevedere una rotazione verso destra rendendo migliore la

chiusura dell’apice. Uno dei problemi principa- li che ho dovuto risolvere è stato arrotondare la parte apicale che all’inizio era piuttosto “quadrata”. Con il fronte originale la situazio- ne è migliorata ma non completa- mente risolta. Solo con una legge- ra rotazione verso destra l’apice risulta veramente triangolare. La seconda precisazione

riguarda il profilo della pianta che

al momento risulta ancora molto lineare. A mio parere l’esposizio-

ne in museo richiede un bonsai che sia sempre con una quantità adeguata di vegetazione e a tal proposito ho ritenuto corretto cercare di mantenere quanta più vegetazione possibile utilizzando

anche alcuni rami superflui.

In questo step ho privile- giato la selezione e l’apertura dei rami, creando spazi per il pas- saggio di luce e aria funzionali a una corretta coltivazione e infol-

timento. La distribuzione della vegetazione è stata mirata al rag- giungimento di una forma pulita e ricca di vegetazione, ma nel pros- simo futuro provvederò a elimi- nare alcuni rami che al momento

rendono lineare il profilo della

pianta. In particolare mi riferisco a quei rami che, se tolti, andran-

no a creare spazi vuoti più definiti

tra i palchi diminuendone la mo- notonia. Attenderò una maggiore densità della vegetazione per l’eli- minazione di questi rami. Inutile sottolineare la mia soddisfazione nel poter lavorare un esemplare del genere.

Vorrei qui ringraziare pub-

blicamente Lorenzo Agnoletti per

i preziosi consigli e Nara Franchi

per la fiducia che mi ha dimostra- to affidandomi la gestione di un

bonsai così importante.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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>> Noi ...

di Bonsai Creativo school

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20 primavere italiane. Storia di un pino

  • - Francesco Santini -

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P rogramma a ccademico S edi : Borgo dei Lunardi - Cerreto Guidi (Firenze) - Italia
P rogramma a ccademico S edi : Borgo dei Lunardi - Cerreto Guidi (Firenze) - Italia
P rogramma a ccademico S edi : Borgo dei Lunardi - Cerreto Guidi (Firenze) - Italia

Programma accademico

Sedi: Borgo dei Lunardi - Cerreto Guidi (Firenze) - Italia Granada - Spagna

Art Director: Sandro Segneri - Italia - Istruttore IBS

Docenti:

M° Shinji Suzuki - Giappone Massimo Bandera - Italia - Istruttore IBS Luca Bragazzi - Italia - Istruttore IBS Massimiliano Bandera - Italia - Paesaggista

P rogramma a ccademico S edi : Borgo dei Lunardi - Cerreto Guidi (Firenze) - Italia

Gennaio

Docente: Sandro Segneri

-

Introduzione;

-

Analisi: valori estetici dei materiali. Insegniamo e leggere i punti di forza di un bonsai;

-

Tecnica a realizzazione del progetto.

Febbraio

Docenti: Sandro Segneri, Shinji Suzuki, Luca Bragazzi

-

Workshop con il M° Shinji Suzuki;

 

-

Nozioni avanzate di agronomia applicata al bonsai;

-

Tavola rotonda sui valori estetici. Critica. Progetto.

novembre

Docente: Sandro Segneri

-

Tecniche di finitura di materiali avanzati

Dicembre

Docenti: Sandro Segneri, Massimo Bandera, Massimiliano Bandera

 

In concomitanza con la 3° edizione del “Bonsai & Friends”

-

Il tè nella cultura giapponese: WABICHA e CHANOYU.

-

Allestimenti nel tokonoma di alto livello e sensibilità estetica giapponese.

-

Miniatura: il concetto del piccolo in Estremo Oriente.

-

Lezioni di paesagismo e giardino giapponese

-

Principi di paesaggismo, strumenti di lettura del giardino giapponese: visione di uno scorcio, miniaturizzazione, imitazione della natura, connessione ad angolo, paesaggio preso a prestito;

-

Prova pratica di composizione di un giardino giapponese con plastici in cartoncino

-

Didattica.

-

Metodi di comunicazione e demo dinamiche: dalla conferenza all’atto creativo, percorsi teorici e tecnici

Bonsai Creativo School - Accademia

Bonsai Creativo School - Accademia www.bonsaicreativo.it
Bonsai Creativo School - Accademia www.bonsaicreativo.it

www.bonsaicreativo.it

>> L’opinione di ...

Francesco s antini

www.francescosantini.it

intervista a cura di Giuseppe Monteleone

P er la nuova intervista il personaggio scelto è un nostro amico nonché collaboratore. Vi confesso che intervistare Francesco Santini mi ha “fat- to strano”. Di solito si intervista una persona che, almeno nel nostro im- maginario, ti da quella sola occasione per poterci parlare, per accorciare

le distanze. Con Francesco non è stato così. La sua presenza costante sul nostro forum, la sua disponibilità, il suo esserci sempre, ha fatto si che questa distanza si annullasse dall’inizio. Pensare alle domande da rivolgere a Francesco non è però stato facile. Il rischio più grosso era che cadessi nel banale, nel già visto. E allora la scelta di intavolare una chiacchierata informale. Una chiacchierata che ci porterà a

scoprire un ragazzo che ha fatto del bonsai il suo mondo. Uno dei più promettenti artisti del panorama nazionale che non ha dimenticato il valore dell’essere umile.

Non voglio prendere altro spazio a Francesco, per cui vi auguro buona lettura e ...

a presto.

Giuseppe Monteleone

F rancesco s antini www.francescosantini.it intervista a cura di Giuseppe Monteleone P er la nuova intervista

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Francesco Santini

  • - Giuseppe Monteleone -

Come ho detto nell’introdu- zione, mi sembra un po’ strano in- tervistare una persona come te. A te

che impressione fa essere intervista- to per il magazine per cui tu stesso collabori?

Diciamo che sono rimasto molto sorpreso dal fatto di suscita-

re un interesse tale da giustificare

un’intervista!!! Quando Carlo me lo

ha proposto non riuscivo a crederci ...

”ma sei sicuro?” gli ho chiesto

ed

... eccomi qua, a fare la mia prima inter-

vista! A dire il vero sono molto ono- rato e felice di potermi raccontare un po’ agli amici del magazine.

Dai

cominciamo questa

...

l’immagine che

... intervista sul serio

ho di te è quella di una persona de- terminata, che sa quello che vuole, che è arrivata in cima, ma che allo stesso tempo non ha perso l’umiltà dell’allievo. Sono fuori strada o ti senti veramente così?

Come molti, anch’io mi sento un eterno allievo di questo mondo. Anni fa decisi di investi- re il mio tempo e il mio denaro non nell’acquisto di piante, ma nella co- noscenza e nella preparazione. Rite- nevo più importante imparare a fare bonsai che possedere una bella pian- ta. In fondo a me piace creare, lavo- rare e mantenere un bonsai! Con questa idea ho intrapre- so il cammino che mi ha portato a co- noscere a poco a poco questo mondo. Ma il processo di crescita è senza un limite superiore, per cui vado avanti in questo percorso con tanta mode- stia.

Ho sempre vissuto il bonsai con estrema umiltà e senza mire di successo… e continuo a farlo! Credo che ci sia ancora tempo per arrivare “in cima”!

Istruttore Bonsai Creativo che emozione ti da essere

School

... parte integrante di una delle più pre- stigiose scuole italiane?

Parlare della scuola senza parlare di Sandro Segneri mi è impos-

sibile. Ricordo quando, nella rivista “Bonsai Italiano” vidi i suoi primi la-

vori. Mi affascinò subito il suo modo

personale di vedere il bonsai. Entrai nella scuola circa 9 anni fa e tutto quello che ho imparato lo devo al percorso fatto con lui. Da qualche anno sono istrut- tore all’interno della scuola, un com- pito di cui vado orgoglioso. Ma la soddisfazione più grande non è nel-

la qualifica in sé, quanto nel godere

della fiducia di Sandro e degli allievi e

nell’avere la possibilità di trasmette- re quello che amo fare. Negli anni, la scuola, ha sapu- to raccogliere al suo interno bonsaisti di diverse età e provenienze. Adesso posso dire che è una piccola famiglia composta da persone legate da una vera, sincera e profonda amicizia. Con questi presupposti fare bonsai è ancora più bello!

Domanda forse banale, ma qual è stata la molla che ti ha fatto scattare la passione per il bonsai?

l bonsai l’ho cominciato a re- spirare a metà degli anni 80, quando mio padre portò a casa un piccolo alberello… credo una serissa! Lui si appassionò e cominciò un percorso da autodidatta cercando di coinvol- germi… ed in parte lo fece! Alla sua morte nel 1996, mi ritrovai oltre 120 piante da accudire! Dare continuità al suo lavoro è stato il motivo che mi ha fatto scattare qualcosa! Da allora non c’è stato un giorno in cui non abbia avuto in men- te il bonsai. Mi piace pensare che lui sia contento della strada che ho in- trapreso!

E come mai hai deciso di per-

correre la strada che ti ha portato ad essere quello che sei diventato?

Alla fine degli anni ’90, mi resi

conto che la mia conoscenza del bon- sai era molto limitata. La passione cresceva e con essa l’esigenza di sod- disfare la mia voglia di sapere. Iniziai a frequentare qualunque laboratorio capitava a tiro ma avere istruttori di-

versi e sporadicamente non è la via

giusta. Fu così che ebbi l’occasione di entrare nella scuola Bonsai Creativo.

Non ho intrapreso il percorso della

scuola per arrivare chissà dove, ma per capire, respirare, affrontare e vi- vere un mondo che amavo e che oggi amo ancora di più. Tutto quello che ho fatto è cercare di andare avanti nella comprensione del bonsai e di quello che gli sta intorno.

Non mi stancherò mai di dire che la

continuità nell’apprendimento è la via corretta!

Dalle domande preceden- ti potrebbe sembrare quasi che tu

ti senta “arrivato”. Tu invece a che

punto ti senti della tua bonsai-do?

No! Non mi sento arrivato!

Tutt’altro! Mi sento appagato per quanto inaspettatamente ottenuto

quello si! Questo 2009 è stato fan-

tastico sotto questo profilo… forse il

più bello! Il percorso di crescita però

non deve avere fine.

Credo che sia più quello che

non so che di quello che so! Non ho

fretta…tutto viene da se! Da parte mia ci metterò tutto l’impegno e la modestia possibile! Guai ad avere l’ostinazione di creder di essere arri-

vati alla fine!!!

>> L’opinione di ...

Nel numero di novembre dello scorso anno hai avuto modo di descriverti un po’ (per i curiosi http://

www.napolibonsaiclub.it/forum/to-

pic.asp?TOPIC_ID=1533), di quelle righe mi ha maggiormente colpito

la tua capacità di “seguire il sogno”,

cosa che ti ha portato a curare la col- lezione dei Franchi. Secondo te, per

fare bene bonsai è necessario essere un pò sognatori?

Sognatori nella vita. Qualche anno fa ho deciso di abbandonare l’università a pochi esami dalla lau-

rea. Quello che studiavo non mi pia- ceva più e ancora meno mi piaceva quello che sarei andato a fare. Decisi di mollare per dedicare tutto il tempo libero alla mia passione per i bonsai.

Non mi sono mai pentito di quella

scelta!

Diamo inizio ad un botta e di tutte le fasi della crea-

...

risposta

zione di un bonsai, qual è quella che

a elaborare

te qui

...

quel ramo là… il tiran-

...

e poi si

... mi servirà una leva

parte!

Un’altra tua frase mi ha colpito quasi allo stesso modo della precedente, e cioè che una qualsiasi scuola non deve servire “a portare a

ti affascina di più?

Durante la modellatura sono

casa una pianta più bella di quando

 

La modellatura.

completamente concentrato

...

quasi

l’hai portata, ma a darti gli stru-

 

Essenza preferita?

in trance! Mi piace quel “dare la for-

menti per essere autonomi”. Dalla

ma”…creare quello che prima non

tua esperienza,sono di più gli allie-

 

Ginepro.

esisteva! Amo particolarmente i gine-

vi che aspirano ad avere una bella pianta, o più quelli che desiderano

Piante autoctone o importa-

pri per la loro ampia modificabilità e

intraprendere una vera via del bon-

te?

versatilità. È un’essenza che dà molto

sai?

 

Indifferente.

Ovviamente adesso tutti ci

spazio alla fantasia

è come dipin-

... gere su una tela bianca!

Se guardiamo i bonsaisti pre- senti all’interno di un club la maggior parte di essi fa parte della prima ca-

aspettiamo che ci motivi le doman-

E poi amo questa essenza an-

tegoria. In una scuola invece, ed è

de precedenti

...

che per i colori: quel gioco cromatico

a te la parola.

giusto che sia così, la maggioranza

Mi piace la modellatura per- ché il momento più creativo. quando sto filando i rami, già pregusto l’emo- zione dell’impostazione. Se non fosse

tra legno secco, vegetazione e vena viva che soprattutto i ginepri sono in

grado di dare. Per loro, ma un po’ per tutte le piante, amo il carattere forte ma

delicato

...

e questo lo si ottiene con

un mix di estremo e di naturale. An-

è composta da persone che vogliono imparare a fare i bonsai. È un proces- so di semplice selezione!

per questa fase non avrei lo stimolo

Premesso che da tipo schivo

quale tu sei non ti piace parlare dei

di legare anche per giorni interi una pianta!

E poi quando anche l’ultimo rametto è legato inizia la fase più emozionante: non voglio essere as- solutamente disturbato; spengo il cellulare e mi siedo davanti alla pian-

che la pianta più contorta e “estre- ma” deve anche essere naturale! Le due cose possono convivere più di quanto si possa pensare! Tra piante autoctone e im-

portate, non c’e molta differenza per

tuoi successi, ma vincere il talento italiano, dimostrare al congresso UBI, diventare istruttore IBS, solo per ricordare qualcuna delle tue af- fermazioni, significa possedere qua- lità non indifferenti. Tu che tipo di

ta per il tempo di una sigaretta

...

mu-

me. Mi interessa un bonsai per quel-

bonsaista ti reputi?

sica in sottofondo

gli occhi leggono

... tutti i particolari e la mente comincia

lo che esprime e non per l’essenza in se!

Credo che tecnicamente, una delle mie qualità sia la precisione: nel-

74

Francesco Santini

  • - Giuseppe Monteleone -

la filatura e nella definizione. Duran - te ogni lavorazione, cerco di giunge- re alla migliore

la filatura e nella definizione. Duran-

te ogni lavorazione, cerco di giunge-

re alla migliore definizione possibile,

pur mantenendomi diverse strade aperte!

Ma se dovessi descrivermi ol- tre il punto di vista tecnico, credo di essere un bonsaista che sa aspettare, che non ha fretta di ottenere il risul- tato.

Nel bonsai non esiste la fret- ta perché non serve averne.

Con i bonsai ci riappropriamo

  • di un concetto di tempo più natura-

le, dove l’odioso ticchettio dei nostri

orologi è sostituito dal passaggio del-

le varie stagioni, dal sole e dalla luna. Lo scorrere del tempo non è più nostro nemico, come nella vita

  • di oggi, ma diventa un alleato, utile

e necessario, per la creazione dei no- stri preziosi piccoli alberi. E’ questo il messaggio della natura! E poco importa avere fretta ... la prossima primavera arriverà solo

tra un anno.

Tornando alla tua attività didattica, trovi più stimolante lavo-

rare con neofiti o con persone ad un

grado più avanzato di preparazio- ne?

Quando si tratta di trasmet- tere ciò che ami fare non fa molta dif-

ferenza. Coi neofiti mi piace cercare

di soddisfare le loro tante curiosità

cercando di anticipare le domande…

anche io da neofita ne avevo molte…

e me le ricordo tutte!!! Man mano che si va avanti con il livello di preparazione dell’al- lievo, tutto diventa più interessante e appagante perché si vanno a trat- tare argomenti che amo in particolar

modo e che riguardano soprattutto

la modellatura e lo studio dei dettagli e della forma. Credo che la soddisfa- zione sia nell’insegnamento in sé, nel trasmettere emozioni e non solo det- tagli tecnici!

Forse sono ripetitivo, ma vorrei tor-

nare sulla tua attuale occupazione al museo dei Franchi, che emozione e che responsabilità comporta un in- carico simile?

Mi ricordo benissimo quando

il museo fu aperto. Il mio babbo mi

  • ci portava spesso e tutte le volte che

tornavamo a casa eravamo colti da

una profonda tristezza davanti alle nostre piante.

Adesso non mi sembra vero

  • di poter lavorare con quei vecchi ami-

  • ci che più di una volta ho sognato di

toccare.

Il lavoro, se di lavoro si può parlare, è appagante soprattutto dal punto di vista emozionale. Aver a che fare con esemplari molto vecchi, al- cuni dei quali lavorati in passato da maestri importanti, è una cosa per me sensazionale! Quei bonsai sono tutte vecchie signore che meritano cura e rispetto. Mi piace pensarmi come un amico che si prende cura di

Francesco Santini

  • - Giuseppe Monteleone -

75

>> L’opinione di ...

loro. Certo, lavorare esemplari del genere comporta anche una grande

responsabilità! Ma ho scoperto con estremo piacere che non ho timore nel fare quello che so’ fare!

È difficile descrivere l’emozione che

si prova quando apro la porta del mu-

seo…mi sembra quasi che quei vec- chi bonsai sembrano essere tutti lì ad aspettarmi….come quando vai al bar e gli amici attendono solo te per co- minciare la partita a carte!!!

Adesso sto organizzando un angolo dedicato alle erbe di compa-

gnia ...

una passione nascente!

Ed ora per finire, augurando- ti un futuro pieno di successi e soddi- sfazioni, lo fai un saluto ai lettori del

magazine?

Come no? Ringrazio te e tut- ti i lettori per l’attenzione. A tutti voi auguro un fantastico 2010. Buon bonsai a tutti!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Permettimi una domanda cattiva, in Italia c’è un elevato nu- mero di giovani molto interessanti, secondo te, c’è tra questi qualcuno che possa aspirare a diventare un

“nome” affermato?

Spero io.

Visto che siamo quasi alla

fine di questa intervista alleggeria- mo un poco il tono della conversazio- ne. Ti chiedo, per fare un bel bonsai è obbligatorio partire da un materiale molto importante?

La selezione del materiale di partenza è fondamentale. Avere a di- sposizione alberi con caratteristiche interessanti è una garanzia per un bel risultato. Ma questo non deve scorag-

giare nessuno. 13 anni fa avevo in

giardino una thuia

un tronco dritto

... e senza nessun pregio. Una pianta da poche migliaia di lire! Dopo 10 anni la

stessa pianta è entrata nel catalogo UBI. Anche i brutti anatroccoli posso- no dare grandi soddisfazioni!

Un’ultima domanda prima dei saluti, la tua collezione da quan- te e quali piante è composta?

La mia collezione è compo- sta da una cinquantina di piante a vari stadi di coltivazione. Tutti i bon- saisti hanno sempre troppe piante da accudire…e io non faccio eccezione. L’essenza che domina è il ginepro e il cipresso. È composta in gran parte da conifere, ma ci sono anche diverse latifoglie.

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Francesco Santini

  • - Giuseppe Monteleone -

A scuola di estetica <<

Lo stile su

roccia

di Antonio Ricchiari

  • L a parola giapponese “ishi- zuke” viene tradotta come pianta aggrappata ad una roccia; il Maestro Naka scri-

ve che “se la roccia funge anche da vaso, allora la denominazione è “ishi-

uye”. Ognuno di questi stili ha un ben preciso scopo. Non si deve confonde- re il bonsai Ishizuke con il Bonkei, che

è uno scenario ricreato su d’un lungo

vaso, usando materiali artificiali per raffigurare montagne, fiumi, alberi, case, ponti etc.Il significato di questa rap- presentazione è scenograficamente

forte, come si usa dire in ambiente teatrale: “la pianta che cresce su una roccia, che con le sue radici se ne im- padronisce, è il dominio prepotente della natura, è la sopravvivenza che supera ogni ostacolo ed ogni difficol- tà. L’albero, con la sua forza prorom- pente, si impianta sulla roccia - essa stessa materia inerte - che pure sa- prebbe reagire disgregandosi, for- mando crepe dalle quali l’albero non potrebbe reagire. All’attento osser- vatore risulta sconvolgente questa intima fusione alla quale pervengono questi due elementi della natura in

cui sembra che l’albero svetti, sovra- stando la roccia, con un aspetto su- perbo, da dominatore. La base delle radici ed il nebari sono l’origine, il punto di emergenza dell’espressione della pianta. Questa esprime la vitali- tà, la stabilità, il mordente. E’ impor- tante soffermarsi su questa caratteri- stiche poiché questo tipo di impianto si focalizza proprio sull’estetica delle radici.

Questo stile non è particolar- mente seguito; probabilmente per la

difficoltà nella realizzazione, legata

non certo a fattori tecnici ma artistici; probabilmente perché la massa dei bonsaisti si ritrova tutta presa dalla singola pianta e anche perché lo stile su roccia pretende molta percezione creativa e spiccato senso estetico per ricreare questo spaccato della natu- ra.

Anche in questo caso la for- ma della pianta assume aspetti diver- si in rapporto alla roccia e alle condi- zioni ambientali nelle quali si pensa sia vissuta. Il diametro e l’inclinazione del tronco sono due caratteristiche

indipendenti che sono influenzate

dalla silhouette della roccia assieme

Lo stile su roccia

  • - Antonio Ricchiari -

77

>> A scuola di estetica ...

all’organizzazione dei rami, alla loro distribuzione lungo il tronco e al loro orientamento. Una cascata o semicascata, se l’albero è cresciuto sulla parete di un dirupo, a picco su una gola o altro. Un eretto casuale su una pietra bas- sa, quindi su una collina, un literati

cresciuto in condizioni difficili, nella

fessura di un dirupo. Queste le rap-

presentazioni classiche finora viste di

un ishizuke. In queste composizioni il grado di difficoltà è dato dall’ac- costamento fra questi due elementi

­ accostamento che affinché riesca

deve rispettare taluni canoni che, nel

rispetto delle caratteristiche proprie di questi due elementi: albero roccia

- dia una esatta rappresentazione e

un esatto concetto della Natura.

Come creare un Bonsai aggrappato alla roccia
Come creare un Bonsai
aggrappato alla roccia

Il primo obiettivo è quello di fare sviluppare e la giovane piantina e le radici; la pianta è rinvasata in un comune vaso con una adeguata mi- scela di terriccio e, per permettere un ulteriore sviluppo in lunghezza delle radici è stato allestito un contenito- re con assi di legno, molto profondo

dove per oltre un anno il ficus è stato

lasciato. Al momento opportuno dell’impianto dell’albero sulla roccia sarà scelto il fronte che dovrà accor- darsi con il fronte dell’albero e con il suo futuro andamento. Anche le di- mensioni del Bonsai si devono natu- ralmente accordare con le dimensioni della roccia così come l’inclinazione di quest’ultima deve armonizzarsi

con l’andamento del tronco.

Stile nella roccia
Stile nella roccia

In questo caso la pianta radi- ca dentro la roccia; la sensazione che questa composizione trasmette rie-

voca sempre la montagna, un burro- ne, una parete rocciosa o un isolotto.

Quindi, a differenza dello

Stile sulla roccia, l’albero viene im- piantato nella cavità di una roccia. L’errore visivo più ricorrente è quello di scegliere alberi troppo grandi ri- spetto alla roccia: a causa di questa sproporzione il risultato è artificio- so, innaturale. Al contrario, giovani piantine non si adattano all’impian- to su roccia poiché non avranno mai l’aspetto di soggetti vetusti. L’ideale sarebbe l’utilizzo di mame o shoin che, per qualche motivo non sono idonei all’impianto singolo e che in

questo modo trovano un altro impie- go.

Alcune caratteristiche della pianta sono:

  • - non deve possedere una fitta ramifi- cazione;

  • - la vegetazione non deve essere ab-

bondante;

  • - gli stili da impostare sono quello incli- nato, semicascata e cascata;

  • - il soggetto deve possedere un appa- rato radicale fibroso, compatto e vi- stoso;

  • - scegliere una varietà tenendo conto

delle condizioni particolari in cui vivrà,

preferendo quelle particolarmente re- sistenti e che non hanno bisogno di ec- cessiva umidità;

  • - scegliere con attenzione, per quel che

riguarda la pietra, la forma, il colore e

78

Lo stile su roccia

  • - Antonio Ricchiari -

la granulosità: una pietra inadatta annullerà la bellezza della pianta. Alcuni disegni che completa-

no l’argomento puntualizzano il prin- cipio su cui si basa la silhouette della pianta nella roccia: quello della forma triangolare. Questa forma ha, in questo caso, un forte valore simbolico. La forma triangolare permette di espri- mere la stabilità: un triangolo equila- tero o isoscele simbolizza un albero perfettamente equilibrato, i due lati sono uguali. L’addolcimento dell’an- golo dell’apice suggerisce l’arresto dello sviluppo. La disposizione di più trian- goli permette di creare una silhouet-

te complessa. La ramificazione di un

ramo si iscrive più o meno dentro n triangolo. Due triangoli contigui pos- sono confondersi allorchè i rami sono alla stessa altezza.

Potete rendere più interes- sante il vostro bonsai con l’introdu- zione di uno o più elementi rocciosi, un blocco singolo può rappresentare

una rupe, una maestosa montagna o uno scoglio isolato. Un gruppo di

piccole rocce posizionate sul terriccio

del bonsai, come se affiorassero dal

terreno, possono ricreare l’ambiente nel quale la pianta vive in natura. Si

può utilizzare una roccia piatta o una

lastra di pietra per conferire un aspet- to più naturale alla composizione.

La scelta della roccia
La scelta della roccia

Il primo passo da compiere per la realizzazione del progetto è

quello di reperire una roccia interes- sante; in un secondo momento si pro-

cederà alla selezione di piante adatte che ne mettano in risalto la bellezza e che si armonizzino al progetto d’in- sieme. Esistono una serie di rocce, ma ve ne sono di più o meno idonee per l’impiego nel bonsai. L’ideale sa- rebbe selezionare una qualità che non si crepi. Deve inoltre presentare colorazione, forma e tessitura esteti- camente gradevoli. Nel mondo bon- saistico è molto nota la roccia giap- ponese Ibigawa: è un conglomerato vulcanico, un composto di diverse qualità di roccia saldate insieme dal calore del vulcano. Il marmo e i quarzi sono da evitare per lo splendore luccicante della loro tessitura che distrarrebbe l’occhio dell’osservatore dalla pianta. Rocce sedimentarie come l’arenaria non sono adatte per un inconvenien- te pratico: il gelo potrebbe causare delle crepe lungo le linee di stratifi- cazione. Nemmeno le rocce tenere

sono idonee a questi stili perché sono soggette a rapida erosione. Tuttavia rocce tenere non sedimentarie come pietra lavica e tufo possono essere scolpite per ricavarvi una cavità dove sistemare la pianta.

Materiali per stili nella roccia
Materiali per stili nella
roccia

La roccia è la parte più impor- tante del progetto, poiché in base ad essa verranno scelti tipi e dimensioni di piante che si intendono utilizzare. Una roccia liscia e arrotondata sug- gerisce la presenza di acqua e può es- sere abbinata a piante che crescono

vicino a fiumi o a laghi, come i salici.

Se si sceglie una roccia simile a una rupe, dovrete abbinarla a specie che vi aspettereste di trovare in una zona montuosa. E’ indispensabile prestare particolare attenzione alla forma e al tipo di roccia. Dovrà avere un aspet- to interessante: è impossibile riuscire a creare un bonsai accattivante con una roccia dall’aspetto anonimo o

insignificante. In particolare, occorre

scegliere una roccia con un aspetto naturale; d’altra parte la natura ci of- fre una gamma così ampia di rocce dalle forme più fantasiose e i suiseki-

sti ne sanno qualcosa!

Progettazione di un al - bero nella roccia
Progettazione di un al -
bero nella roccia

Esaminare ogni lato della roccia per scegliere quello migliore che costituirà il `fronte del proget- to’. Poi occorre stabilire la scala in cui il progetto dovrà essere realizza- to, se la roccia dovrà rappresentare una montagna, una rupe o altro. Da questo dipende la scelta del materia- le vegetale adatto: un gruppo di pic- coli alberi farebbe apparire la roccia enorme, vista da grande distanza, mentre un singolo albero di due terzi circa della roccia la farà apparire rela- tivamente piccola. Per gli impianti nella roccia è necessario impiegare dei fili di anco- raggio per fissare le piante alla roccia. Tagliare un pezzetto di filo metallico

e appoggiare al centro un bastoncino

oppure un qualunque oggetto ap- puntito del diametro di circa 6 mm.

Rigirare il filo intorno al bastoncino

una sola volta per formare un anel-

lo con due lunghi prolungamenti.

Sfilare il bastoncino, tenere fermo

l’anello con una pinza e ripiegare le due lunghe estremità verso l’alto.

Incollare l’anello alla superficie della

roccia lasciando libere le estremità.

Realizzare diversi fili di ancoraggio in

questo modo per creare una rete suf-

ficiente ad assicurare le radici di tutte

le piante. Le lunghe estremità ai lati dell’anello assicurano le radici.

Scelta del materiale
Scelta del materiale

- Utilizzare un forte adesivo imper- meabile, come l’epossido di resina

per fissare gli anelli di filo metallico

nei punti della roccia dove sistemare le piante. Incollare un numero suffi- ciente a creare un reticolo che rico- pra tutte le radici.

- Premere uno stato di poltiglia di tor- ba (una parte di torba ed una parte di argilla impastate con acqua per for- mare un composto appiccicoso) nel punto dove si è deciso di alloggiare la pianta. Posizionare la pianta e allar- gare le radici sulla poltiglia. Ricoprire le radici con altro composto di torba.

danneggiare naturalmente le radici,

quindi sistemare la pianta nel sito prescelto.

  • - Pressare altro composto di torba

sulle radici della pianta in modo da

coprirle completamente. Mantenere

il composto umido, utilizzando uno

spruzzatore, fino all’applicazione del

muschio. Il muschio deve essere te- nuto a bagno per diverse ore prima di essere applicato.

  • - Tappezzare il composto di torba con

il muschio imbevuto di acqua e siste-

mare la roccia in un vassoio aggiun-

gendo ghiaietto fine.

I bonsai progettati in stile su roccia ricreano sempre quello che av- viene in natura negli ambienti roccio- si o montuosi dove gli alberi cresco- no da semi caduti negli anfratti della roccia. Alla ricerca di nutrimento e umidità, le radici di queste piccole piante si aprono a ventaglio affioran- do sopra la superficie. Nel bonsai vengono spesso

impiegate specie che producono un resistente apparato radicale di super-

ficie, come gli olmi cinesi o gli aceri

tridente. Ma esistono anche numero- se specie adatte a questo scopo, spe-

cialmente per bonsai mame o shoin, dove non è indispensabile la forma- zione di radici.

cederà alla selezione di piante adatte che ne mettano in risalto la bellezza e che si
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Come assicurare le ra dici alla roccia

  • - Utilizzare un uncino metallico per

pettinare le radici. Accostare diversi pezzi di roccia all’apparato radicale per scegliere quello di forma più ido- nea.

  • - Distribuire le radici sulla roccia.

Mentre sono tenute in posizione, oc-

correrà assicurare le radici prima in

cima, poi al centro e infine alla base.

  • - Le radici dovranno essere stretta-

mente bendate contro la roccia e ri- coperte per evitare crescite orizzon- tali. Lasciare libere le radici oltre la base della roccia.

­ Incrociare i fili di ancoraggio sopra le radici. Per fissarli utilizzare le pin-

  • - Con

tronchesine

per

rami

a

ta-

ze per filo, attorcigliando i fili senza

glio

concavo,

potare

drastica-

Lo stile su roccia

  • - Antonio Ricchiari -

79

>> A scuola di estetica

mente l’albero, lasciando non più di una o due gemme per branca.

- È indispensabile conservare l’umidità per la crescita del- le nuove gemme. Sigillare i tagli con cicatrizzante o pasta appositi per prevenire la disidratazione.

­ Coprire interamente le radici e la roccia con sabbia fine, fino alla base del tronco. Non sono necessari altri accor- gimenti.

­ Innaffiate quotidianamente la pianta, ma riducete le in- naffiature in inverno. Concimate ogni 2 settimane in esta- te. Potare i nuovi getti a 1-2 gemme dal tronco. Trascorso un anno dall’invaso seguire i seguenti passaggi.

­ A fine inverno oppure a inizio primavera, cimare appros- simativamente i rami ed estrarre la pianta dalla sabbia. Lavare via tutta la sabbia con un getto d’acqua.

- Tagliare il nastro di plastica con piccole forbici, facendo attenzione a non recidere le radici. Tagliare e svolgere il

nastro fino a liberare completamente roccia e radici. La radice principale ora segue il profilo della roccia

- Le radici dovrebbero presentarsi irrobustite saldamente aggrappate alla roccia.

- Quando le radici si saranno sviluppate in modo soddisfa- cente, sarà il momento di scegliere il fronte del bonsai e trapiantate l’albero in un vaso bonsai.

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Il carpino

II parte

di Antonio Acampora

Famiglia: Betulaceae

Genere:

Carpinus

Specie:

C. betulus

C.

turczaninowii

C.

laxiflora

Carpinus turczaninowii, 68 cm

foto tratta dal catalogo Kokufu n°76

  • - ProPagazione Per margotta -

Margottare i rami o i tronchi non molto grossi nel mese di maggio. Per la descrizione tecnica attenersi a quanto descritto nella prima parte.

  • - esPosizione -

E’ una pianta che ama il sole tutto il tempo dell’an- no ma nei mesi caldi apprezza anche la mezz’ombra. La pianta adulta sopporta sia il gran caldo sia il gran fred- do, mentre la piantina giovane teme entrambi, quindi va protetta. Sebbene molti consiglino di collocarlo in pieno sole, la mia esperienza mi suggerisce che l’unico modo

per evitare la bruciatura delle foglie è di sistemarlo in estate, in piena ombra, ma con luce abbondante poiché la prima germogliazione avviene in aprile-maggio. Forse la ragione è che le foglie possano sopportare il sole, ma sono le radici che non resistono a temperature elevate. Per lo stesso motivo, queste specie sono molto propense alla congelazione, quindi in zone fredde si dovrà proteg- gerle, durante l’inverno, all’interno oppure interrando il vaso nel terreno.

- annaffiatura -

Somministrate frequenti annaffiature e nebuliz- zazioni al fogliame durante tutto l’arco vegetativo. In in-

Il carpino - II parte

  • - Antonio Acampora -

81

>> L’essenza del mese

verno sarà sufficiente che innaffiate una volta la settima- na. Le annaffiature debbono essere abbondanti in estate

ma in primavera, autunno ed inverno innaffiare poco per- ché le radici possono marcire. E’ opportuno quindi utiliz- zare durante i rinvasi terricci porosi e drenanti. L’acqua non deve ristagnare nel contenitore. Il Carpino non è una pianta esigente per quanto concerne

l’irrigazione e le norme generali sono perfettamente ap- plicabili.

- Potatura e Pinzatura -

Il Carpino ha la tendenza a perdere qualche ra- metto durante l’inverno quindi la potatura invernale do-

vrà effettuarsi all’inizio della primavera. Questa caratteri- stica non è preoccupante in un bosco, ma solo nel caso si abbia un solo esemplare. Un modo per evitare o almeno diminuire questa tendenza è di mantenere la silhouette