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bonsai & suiseki

magazine

Bonsai&Suiseki Magazine

Anno I - n. 1

Gennaio 2009

Bonsai & Suiseki


magazine
Gennaio

editoriale

2009

DIRETTO DA
Antonio Ricchiari
IDEATO DA
Luca Bragazzi
Antonio Ricchiari
Carlo Scafuri

REDATTORE
Carlo Scafuri

REVISORI
Giuseppe Monteleone
Pietro Strada

GRAFICA ED IMPAGINAZIONE
Carlo Scafuri

FOTO DI COPERTINA
Gino Strada
HANNO COLLABORATO
Antonio Acampora
Nicola Crivelli
Antonio Defina
Gian Luigi Enny
Giovanni Genotti
Luciana Queirolo
Dario Rubertelli
Daniela Schifano
Andrea Zamboni

Tutti gli scritti, le foto, i disegni e quantaltro materiale pubblicato su questo sito rimane di esclusiva
propriet dei rispettivi Autori che ne concedono in
via provvisoria lutilizzo esclusivo al Napoli Bonsai
Club ONLUS a titolo gratuito e ne detengono il copyright in base alle Leggi internazionali sulleditoria.
E vietata la duplicazione e qualsiasi tipo di utilizzo
e la diffusione con qualsiasi mezzo (meccanico o
elettronico). I trasgressori saranno perseguiti e
puniti secondo gli articoli di legge previsti dal Codice di procedura Penale che ne regolano la materia.

Quello che stiamo vivendo senzaltro un momento intenso per il mondo del
bonsai. Osservando levoluzione dei bonsaisti un tempo immersi dallalba al tramonto
nellalta erudizione ed oggi, al contrario, diventati poli di sincretismo in cui la frontiera
tra la vera e la falsa cultura irrimediabilmente confusa assieme ad un misto di
presunzione (presunzione di bruciare i tempi, presunzione di sapere, presunzione
nei confronti del prossimo) sono preso da momenti di incertezza che qualche volta
sfociano nel dubbio pi profondo.
Ma, tant, lentusiasmo che questo forum, gli amici, il bonsai stesso riescono a darmi mi ha convinto ad iniziare questa impresa che trova il suo input nel volere fare
qualcosa assieme che, seppure entro limiti ristretti, gode di un auditorium di gente
attenta e motivata che ha voglia di apprendere e soprattutto di fare. Di fare assieme,
senza protagonismi o antagonismi. Questo fondamentale.

Incrociamo le dita e diciamoci un in bocca al lupo con la speranza di fare
proseliti, coinvolgendo sempre di pi amici nellaffascinante universo del bonsai e del
suiseki. Da parte mia la certezza di un impegno serio e costante nellinteresse unico
appunto del bonsai.

Antonio Ricchiari


Perfettamente in linea con le attuali esigenze della comunit bonsaistica
italiana, questo Magazine vede la sua prima uscita su di un supporto che rispecchia la modernit dei metodi di reperimento delle informazioni. La sempre crescente
sete di nozioni in tutti i livelli, unita alla facilit con cui possibile reperirle, pone
questo nuovo periodico tra quelli che soddisfano tali esigenze, rendendolo attuale.
La fonte da cui proviene questa nuova idea, alimentata da persone che credono in
quello che si sta facendo, convinti che si possa aumentare il livello culturale di tutti
coloro che ne usufruiranno. Personalmente ritengo questo nuovo Magazine come
una grande idea, costruttiva, ed in grado di avvicinare virtualmente molti modi di pensare. Tra i suoi scopi, esiste senza dubbio, la volont di non precluderne laccesso a
nessuno e, sicuramente la capacit di arricchirsi grazie a quello che tutti avranno da
dire tra queste pagine. Il bonsai, ormai proiettato nella sua modernit, ha bisogno di
nuove iniziative, capaci di rinnovarlo sia nel modo di interpretarlo che nella didattica,
ed per questo che credo che il Direttivo del Napoli Bonsai Club, nella persona del
Suo Presidente Antonio Acampora, abbia quella vena lungimirante tipicamente di chi
agisce nella cultura e per la cultura. La giusta intesa tra chi opera e operer tra le
righe e lintervento sistematico di chi fa didattica bonsai giornalmente, rendono ancora pi credibile questo progetto. Il mio Augurio per questa importante evoluzione
che possa espandersi cos come il Forum ha fatto dopo la sua nascita.

Luca Bragazzi

Inizia oggi una nuova avventura editoriale interamente dedicata ai bonsai ed
ai suiseki; un magazine libero e gratuito nato dallintento di contribuire alla diffusione
di queste nobili arti, di tutto ci che ad esse risulta connesso, e che finalmente metta
al centro di tutto lappassionato e non gli interessi economici che sullappassionato
vengono puntualmente costruiti.

Questa pubblicazione vuole consentire una trasmissione di conoscenze alimentata unicamente dalla passione di quanti dedicano il proprio tempo al bonsaismo
ed allarte del suiseki. E in tale ottica, pertanto, che il mensile si propone di costituirsi
in quanto Open Magazine, si da accogliere il contributo di chiunque voglia condividere
la propria esperienza, ed in molti casi, la propria professionalit con tutti. A rendere
ancor pi ricca di contenuti la pubblicazione saranni i contributi dei professionisti tra
i migliori attualmente operanti nel panorama bonsaistico e suisekistico, tra i quali,
solo per citarne alcuni: Antonio Acampora, Luca Bragazzi, Giovanni Genotti, Luciana
Queirolo, Antonio Ricchiari.

Ci auguriamo pertanto che questa impresa editoriale possa riscuotere il
vostro consenso e costituire per voi tutti un riferimento apprezzato.

Carlo Scafuri

Sommario

Dal mondo del Bonsai & Suiseki


pag. 01 Giardini giapponesi - G. L. Enny
pag. 03 Il messaggero - D. Schifano

Mostre ed eventi
pag. 06 Sakka Ten Autumn Trees - A. Zamboni

In libreria
pag. 08 Bonsai - Tecniche e segreti di coltivazio
ne - C. Scafuri

Acero Tridente
coll. di Giovanni Genotti

Lessenza del mese

Bonsai cult
pag. 09 Alcuni punti fermi - A. Ricchiari, G. Genotti

pag. 19 Acero tridente - A. Acampora,


A. Ricchiari, P. Strada

Note di coltivazione
pag. 24 I concimi chimici - L. Bragazzi

La mia esperienza
pag. 11 La mia favoletta - A. Defina
pag. 13 Tra il dire e il fare... - D. Rubertelli

Tecniche bonsai
pag. 25 Applicazione del filo - A. Acampora

Vita da club
pag. 30 Napoli Bonsai Club - A. Acampora

Che insetto ?
pag. 32 Patologia vegetale - I parte L. Bragazzi

A lezione di Suiseki
pag. 15 Quanto grande - L. Queirolo

A scuola di estetica
pag. 18 Note sullestetica dei bonsai - A. Ricchiari

Dal mondo del Bonsai & Suiseki

I GIARDINI GIAPPONESI - Gian Luigi Enny



Quando si cerca di raccontare il giardino giapponese,
diventa impossibile non fare
riferimento continuo ai concetti
filosofici, dovuto alla fede religiosa, allo stile di vita, a quel modo
di concepire la natura; ecco, tutte
queste cose messe assieme,
nellestremo oriente Zen.
Questa forma di pensiero si
formata con gli anni e si evoluta sopratutto nel Sol Levante,
grazie a monaci buddisti che
lhanno resa comprensibile anche a persone di umile cultura.
Nellinsegnamento, questo era un
modo di avvicinarsi agli dei e alla
natura; essendo i monaci anche
realizzatori dei giardini allinterno
dei monasteri in cui vivevano,
era inevitabile che il pensiero
Zen e la tecnica di giardinaggio si
fondessero. Un po come i nostri
frati occidentali che nel medioevo si occupavano di sperimentare prodotti orticoli, in primis
piante medicinali, naturalmente
tutto questo era circondato da un
alone religioso e filosofico, che
per i monaci, si trasformava in
Horat et labora.
Ed per questo che tutta la storia antica e moderna del Giappone impregnata di filosofia,
si nota nel loro stile di vita, nella
cerimonia del t, nella scrittura,
nella pittura, e soprattutto nel
giardino, lo si vede nel modo di
potare le piante, nel posizionare
le pietre nel creare giochi di luci e
ombre, creando una certa atmosfera che dona pace e tranquillit
allosservatore.
Descrivere solo la tecnica di come
deve essere realizzato il giardino
giapponese, senza introdurre
continuamente concetti filosofici,
come descrivere tecnicamente
la costruzione di un classico
giardino, cosa gi fatta da molti
altri.
E risaputo che chi si avvicina
al giardino giapponese perch
tendenzialmente aperto allarte
e ai concetti filosofici, soprattutto
al pensiero Zen.
Personalmente conosco persone
che, a questi concetti non sono
interessate, e che naturalmente
tutta questa filosofia di cui si
parla tanto per loro rimane un

concetto incomprensibile e probabilmente qualcosa di noioso



Termino citando un antico
proverbio orientale che dice:
Se vuoi essere felice un giorno,
bevi del vino! Se vuoi essere felice un anno, sposati! Se vuoi
essere felice tutta la vita, allora
cura il tuo giardino con amore e
con passione.
Non credete anche voi che in
questa pillola di saggezza si
nascondi un concetto filosofico?

Latteggiamento verso
la Natura

Tutti sappiamo quanto il popolo


giapponese sia vicino alla natura,
c per da dire che pi che vicino alla natura, esso se ne sente
un partecipe e non padrone,
riconoscendo nellanimo umano
una componente naturale, che
non altro che la diretta espansione dellambiente che circonda
luomo. Il culto giapponese per la
natura che lo circonda ha radici
antiche, che addirittura affondano nellalba della storia nipponica.
Il fenomeno naturale era sentito
come una componente potente e
sublime, meravigliosa e terribile,
ed ancora oggi costituisce la base
della religione tradizionale giapponese, lo Shintoismo. Tale credo
religioso attribuisce unanima ad
ogni manifestazione naturale,
sia essa un elemento inorganico
come una roccia, o pi semplicemente per una pianta, oppure
un evento transitorio quale un
acquazzone con tuoni e fulmini
o unalba con i suoi colori accattivanti. Questi spiriti vengono
definiti Kami, alcune volte non
benevoli, richiedono una particolare venerazione in virt della
loro superiorit, senza andare
oltre. Gi attorno al IV secolo
vennero costruiti dei santuari
dedicati a diverse divinit, indicando linizio dell area consacrata mediante un Torii, ovvero un

Torii di fronte allisola di Miyajima

grande portale, solitamente in


legno. Tra il IX ed il XII secolo tali
santuari furono integrati da templi buddisti, che per non si sostituirono alla precedente architettura, bens, nel pi puro stile
nipponico, cercarono di fondersi
rispettosamente tra le opere artistiche e il paesaggio naturale
preesistente.
Lamore per la
natura ne vuole dunque esaltata
la bellezza, ed forse a tale fine
che si deve la perfezione raggiunta dallarte della disposizione
floreale, lIkebana, che conosce
il suo momento di splendore nel
periodo Momoyama.

Ikebana


Ancora oggi, nonostante
la progressiva evoluzione e la
scissione in varie scuole, i tre
elementi vegetali fondamentali dellIkebana rappresentano
il Cielo (Shin), lUomo (So) e la
Terra (Gyo), combinati in un insieme armonioso dove i rami e i
fiori, sebbene recisi, non perdono
la loro vitalit.

Dal mondo del Bonsai & Suiseki

I GIARDINI GIAPPONESI - Gian Luigi Enny

Let feudale

Lindebolimento della classe nobiliare della tarda


Epoca Heian concomitante con la crescente presa
di potere da parte della classe guerriera, che vede
stabilirsi il nuovo centro del potere miltare e politico a Kamakura, da cui viene il nome dellepoca
successiva (1192-1338 ). Le famiglie dei Samurai,
sebbene non potessero competere con lautorit
imperiale, erano tuttavia alla ricerca di una propria
identit. La pulsione spirituale dei Samurai trov
il giusto sfogo nella scuola filosofico religiosa del
Buddismo Zen, che ben si adattava allo stile semplice, sobrio e spartano della classe guerriera.
Diversamente dal Buddimo di Amida, lo Zen promette una soddisfazione in questo mondo, in cambio
per di una rigida applicazione e disciplina mentale,
riponendo fiducia nelle capacit meditative delluomo.
Il Giardino Secco (Karesansui), sviluppatosi successivamente, un tipico esempio di tali condizioni:
composto da rocce, sabbia e pochissimi o nessun
vegetale, lespressione pi tipica della semplicit, o addirittura del minimalismo tipico dello Zen.
Le recinzioni, di pietra o vegetali, che celavano i
giardini Zen al loro interno non offrivano pura distrazione estetica allosservatore, ma un paesaggio che richiedeva una mediazione spirituale e un
certo sforzo intellettivo. La tranquillit interiore che
lo Zen prometteva attir di conseguenza la classe
guerriera, avvezza allautodisciplina, ma al contempo esasperata dalla barbarie e dalle sanguinose
lotte che dilaniavano il paese.

Il giardino giapponese moderno

La fine dello Shogunato dei Tokugawa, e del periodo


di isolamento dellarcipelago nipponico, gi in fase
di conclusione allarrivo del commodoro Perry, avvenuto nel 1853, avevano causato dei grandi cambiamenti sociali, sebbene limpronta tradizionale
del Giappone feudale non fosse stata cancellata. Si
andava per diffondendo un sentimento ammirato
e curioso per la civilt occidentale, che ebbe evidenti risvolti anche nellarte del giardino. Il desiderio di possedere i nuovi edifici in stile occidentale, e la conseguente necessit di costruire per
essi dei giardini diversi da quelli tradizionali, spinse

i giapponesi a copiare modelli stranieri, anche se, nella pi pura tradizione nipponica, il gusto estetico
doltremare non venne mai adottato in
modo ne da sostituire integralmente,
ne da prevalere su quello autoctono.
Gi nel periodo Tokugawa, nella citt
di Nagasaki, si trovavano gli insediamenti di portoghesi, olandesi e cinesi,
la cui influenza culturale riusc a filtrare
nella compagine nipponica. Proprio in
quel periodo, un gruppo di pittori la cui
arte era volta alluso di colori smorzati
e tratto morbido, da loro nacque il movimento letterario Bunjin, che, come
per la scuola monocromatica di quattro
secoli precedente, preferiva dipingere
i paesaggi del continente, linfluenza di questo stile
venne adottata in seguito dai giardinieri dellepoca,
che cercarono di imitare questo modo di dipingere,
utilizzando pochi vegetali dai colori sobri e le pietre
dalle linee morbide.

Ciliegio in fiore - Wang Mien XIV sec.

Tra i promotori che nel XX secolo contribuirono


allelevazione del giardinaggio come arte, il pi
fulgido esempio fu Shigemori Mirei (1896-1975),
il quale volse la sua vita al recupero dei livelli artistici raggiunti dalla cultura nipponica del passato.
La sua formazione ebbe luogo presso lAccademia
delle Belle Arti di Tokyo, che lo prepar anche alla
cerimonia del the e allikebana, affinando cos in lui
il gusto per il senso estetico giapponese.

Un moderno giardino in Giappone - foto da internet

Dal mondo del Bonsai & Suiseki

IL MESSAGGERO - Daniela Schifano

Volo daquila
ali toccano il cielo
sotto, il mondo

el colore di unalba incerta, sospesa tra la luna ed il sole, immagino


unaquila, immota,
osservare il suo regno:
forte della sua formidabile
vista, impettita e resa ancora pi regale dal soffio
del vento che le alza le
piume, scruta ogni piccolo anfratto alla ricerca
di incaute prede, mentre
il cielo la invita a cavalcare le nuvole. Lontana,
nitida e incontaminata,
la vetta del Fuji sovrasta la scena : il mondo
della serenit che il sacro
monte ispira, punto di
riferimento costante, anche nei momenti di tempesta, per una umanit
immersa nelle consuetudini del quotidiano.
ontagna
unica,
il Fuji : per altezza, la pi alta
di tutte le terre limitrofe;
per posizione, isolata ed incontrastata nel
paesaggio circostante; per visibilit, la si
intravede fin dai lontani territori della terraferma continentale; per linea, pura ed

elegante, un perfetto tronco di cono; per


tipologia, vulcano attivo quindi vivo.
ontagna
sacra
per lo shintoismo: Yama no
Kami, sede degli spiriti, dei ancestrali della
montagna, poi personalizzati nella divinit di
Konohana Sakuya, discendente da Izanagi ed
Izanami, la coppia divina primordiale generatrice dellarcipelago delle
isole.
ontagna sacra per
il taoismo: sulle
sue pendici sepolto il monaco Hsu fu (in
giapponese, Jofuku), che,
inviato
dallimperatore
cinese Shi-Houang (Saiko) nel 221 a.C., diffuse
questa dottrina nel Giappone.
ontagna
sacra
per il buddismo:
simbolo religioso,
connesso con la vita e la morte. Nel Nihon ryoiki (VIII/IX secolo) viene riportato
come leremita buddista, En no Shokaku,

M
M
M

Dal mondo del Bonsai & Suiseki

IL MESSAGGERO - Daniela Schifano

durante lesilio nellisola di Oshima, accusato di stregoneria, di notte ascendeva al


sacro monte per meditare.
l rapace sembra percepire, in un rapporto autentico con la bellezza, il sacro
della montagna, ma laquila stessa nella
storia e nel tempo simbolo della volont e
del potere divini. Imponente, maestosa e
fiera, capace di raggiungere altezze vertiginose in brevissimo tempo, per poi picchiare con inaudita velocit e padronanza
verso pareti a strapiombo, quasi a voler
dimostrare la sua superba autorit, capace
di muoversi nel cielo senza battere le ali,
di vedere cose minuscole da grandissima
distanza.
osata oppure in volo, laquila affascina luomo, sia nella fantasia, che
nellinconscio : sguardo profondo magnetico e potente, portamento fiero ed eretto,
quel becco, e quegli artigli, che solo un superbo predatore possiede, ali magiche, capaci di voli strabilianti. Il suo segreto e la
forza, la sicurezza di s, la bellezza, larte

Fra le terre di Kai e quelle di Suruga lambita dalle onde sta la vetta
del Fuji.
Gli alti cirri osano appena avvicinarsi, e mai volano fin lass gli uccelli.
Il ghiaccio raggela irosi incendi e il
fuoco distrugge la caduta neve.
Vano cercar parole, non v un
nome degno di lui.
Che sia un misterioso kami?
Mushimaro - VII secolo d.C.

del volo, larmonia, la prontezza di riflessi,


il trasformismo magico della predazione.
al saettare dallalto in basso dellaquila
che scende a ghermire la preda al
saettare repentino del fulmine
:
lantica leggenda vuole che laquila sia
lunico uccello al quale il fulmine non pu
nuocere. Quindi la sua pertinenza con le
regioni superiori dellaria, con il sole e con
il fulmine ne fanno simbolo della volont
e del potere divini, mentre il volo alto, sicuro, dritto e veloce la rendono il messaggero degli dei, da Zeus fino alla iconografia
cristiana che spesso rappresenta gli angeli
con ali daquila.
on a caso quindi questo rapace e
stato utilizzato nella storia come simbolo di potere : dallaquila uccello di
Zeus, suo messaggero o sua metamorfosi
allaquila imperiale romana, simbolo primario dellimpero romano (e quindi di quello
bizantino e romano-germanico), il sacro
volatile simbolo di potenza, di sapienza
(vista acutissima, fino a guardare il sole) e

D
N

Dal mondo del Bonsai & Suiseki

IL MESSAGGERO - Daniela Schifano

ArcoBonsai 2008 Premio IBS - Menzione di merito UBI


foto di C. Scafuri

e di giustizia, che pu innalzare


nellapoteosi
o
scendere piombando sul
reo come il rapace sulla sua
preda.
ancora, lo sciamano
delle culture centroasiatiche ed amerinde letteralmente figlio
dellaquila : si adorna delle
sue piume per volare in
cielo, per scendere negli inferi e per evocare i morti.
Presso gli indiani delle praterie americane, le penne
daquila sono ornamento
del diadema dei capi e un
bastone alla cima del quale
legata una penna daquila

considerato
medicina

contro le infermit.
uesto quello che
laquila ha significato
nel tempo e tra diversi popoli per luomo; ma
io ancora voglio immaginarla, con la sua grande e
inconfondibile sagoma uscire allimprovviso da orizzonti di rocce e canaloni,
per poi planare, oppure
volteggiare, con le ampie
ali : io guardo una pietra
e vedo unaquila, nel gioco dellimmaginazione che
lascia spazio allanimo ed
alle sensazioni per passare
rapidamente ad una comunicazione interna che
libera, quasi come un lieve

vento, che fluisce da una


forma appena accennata
verso una interpretazione
che non solo mentale.

Al di l delle parole,
delle spiegazioni,
delle motivazioni,
questa ,
per me,
la magia del
suiseki!

Mostre ed eventi

SAKKA TEN 2008 - Andrea Zamboni

Sakka Ten
Autumn tree 2008

A Bressanone dal 14 al 16 novembre 2008, inserito in una cornice


paesaggistica spettacolare, si
svolto il III Congresso Internazonale della Nippon Bonsai Sakka
Kyookai Europe, la Sakka Ten
- Autumn Trees, promossa dal
Bonsai Club Brixen. La manifestazione ha come scopo primario
quello di divulgare e approfondire la disciplina estetica e filosofica del Bonsai e del suo allestimento in un Tokonoma. Ospite
donore per questa edizione
stato il famoso Maestro Kunio
Kobayashi. Le piante viste in
mostra si sono rivelate tutte di
alto livello (da sottolineare la
lelevata presenza di espositori
stranieri), ed in linea con la filosofia che caratteri-stica della
NBSKE, e ricalcavano i dettami
delle esposizini e del pensiero
della scuola giapponese. Di assoluto rilievo anche sei spettacolari
tokonoma allestiti come giusta
cornice per le piante esposte. Prima di addentrarci nella cronaca
delle tre giornate della mostra,
permettetemi una considerazione sulle piante scelte. Gli anni di
mochikomi, la loro maturit, ma
allo stesso tempo la naturalezza
e leggerezza risaltavano a decretare lindiscussa bellezza di
questi esemplari (la quasi totalit di questi erano praticamente
privi di filo). Tutto questo ha fatto
si che lattenzione dei visitatori,
addetti ai lavori e non, fosse attirata non dalle sole piante ma da
tutto linsieme.
Avendo avuto la possibilit di collaborare con lorganizzazione, mi
ha dato la possibilit di constatarlo personalmente anche grazie
alle domande che mi venivano rivolte. Oltre alle domande di rito
sulle varie essenze, il pubblico
ha mostrato grande interesse
per tutte le componenti degli allestimenti, arrivando a chiedere
dettagli relativi al perch delle
scelte delle erbe e dei tempai ed
il loro esatto significato estetico
nellallestimento. Queste domande mi venivano fatte anche
da persone che non masticano di
bonsai, e ci sta indubbiamente a

significare come laccuratezza,


limpegno e la seriet nel disporre
lallestimento da parte dei soci,
ha colpito nel segno. Premettendo che la Sakka Ten - Autumn
Trees non stata solo mostra ma
anche un compendio tra relazioni, seminari e dimostrazioni, tuffiamoci ora nella cronaca della
manifestazione.
Le dimostrazioni sono state molte
ed interessanti, purtroppo un resoconto dettagliato richiederebbe
troppe pagine a disposizione,
quindi mi limiter a qualche accenno e qualche annotazione.
La prima giornata ha messo in
evidenza, tra gli altri, le demo
di Daniela Biei, Carlos Van der
Vaart, Hartmut Mnchenbach,
Aurelio de Capitani, che hanno
lavorato rispettivamente ad un
bellissimo chohin di azalea, un
pino silvestre alla sua prima impostazione, un pino mugo ed uno
shohin di shinpaku. Da ricordare
in particolare la performance di
H. Mnchenbach, la cui lavorazione ha dato vita ad una gustosa
discussione tra lautore ed il pubblico, e lesemplare di de Capitani
(che presentava un secco a vela
molto bello come risultato di
successivi shari eseguiti negli
anni di preparazione). Da rilevare che questultimo ha preferito
lavorare la sua pianta senza arrivare a stressarla eccessivamente; questo non ha tuttavia
impedito che il risultato fosse
assolutamente inecepibbile (pur
non essendo ancora completo).
Il secondo giorno della SakkaTen ha visto allopera Lorenzo
Agnoletti, Alfonsina Zenari, Nicola Crivelli, Diego Rigotti. Questa
giornata ha visto porre laccento
sugli elementi di accompagnamento. Grazie al lavoro ed alla
esposizione di A. Zenari, infatti,
si avuto modo di vedere e capire come si assemblano Shitakusa e Kusamono. Intanto i vari
istruttori presenti deliziavano gli
spettatori con le loro lavorazioni.
Agnoletti apriva le dimostrazioni intervenendo su un silvestre cui dava unimpostazione
leggera e molto accattivante.

Mostre ed eventi

SAKKA TEN 2008 - Andrea Zamboni

La successiva dimostrazione ha avuto luogo nel pomeriggio quando


Nicola Crivelli ha impostato un bellissimo Yamadori di pino silvestre.
La pianta si presentava a svariate interpretazioni dal momento che
il suo bellissimo tronco, molto sinuoso, offriva molteplici possibilit.
Nicola, dopo unattenta analisi ha optato per unimpostazione Han
Kengai piuttosto che Moyogi. Questultima stata scartata perch
avrebbe richiesto una vegetazione compatta che avrebbe parzialmente nascosto il vetusto tronco, punto focale della pianta. Contemporaneamente, al suo fianco Diego Rigotti ha discusso, lavorato
e spiegato molto attentamente e in maniera molto comprensibile e
coinvolgente limpostazione di un p. silvestre. Su questo materiale
Rigotti gi lanno precedente aveva eseguito una grossa piega, tra
laltro molto complicata per via del diametro del tronco stesso; la
scelta stata fatta per ovviare ad un difetto di questo Yamadori.
Tutte le attivit sono state inframezzate dalla graditissima presenza
del M Kunio Kobayashi, il quale nella giornata di venerd ha tenuto
un interessante Workshop, ma sabato e domenica ha dato quelle
dimostrazioni pratiche che tutti aspettavano impostando alcune
piante dei soci. In questa attivit stato coadiuvato da alcuni di loro:
i fortunati sono stati nellordine Nicola Crivelli, Edoardo Rossi e Giorgio Raniero nella giornata di sabato, Carlos Van der Vaart, Aurelio De
Capitani e Mario Sandri in quella di domenica. Per quanto riguarda
le conferenze e le relazioni, citiamo subito la conferenza di sabato
del Prof. Aldo Tollini Linfluenza del Buddismo sullarte e sullestetica
giapponese; il Prof. Tollini un luminare della cultura giapponese
oltre ad essere un bravissimo relatore, appassionando e rendendo
oltremodo partecipe il numeroso pubblico accorso alla conferenza.
Domenica si svolta una conferenza di Edoardo Rossi e Auer Othmar
sul Bunjin; stata una bellissima ed emozionante relazione nella
quale il primo ha cercato di far comprendere ai presenti limportanza
del Nulla, della Semplicit, del Wabi Sabi, del come un semplice
sentiero di sassi disposti senza nessun ordine apparente invece sia
carico di valori fondamentali come ad esempio la preparazione dello
spirito prima di recarsi alla cerimonia del t. A. Othmar nel frattempo ha impostato un pino nello stile literati, bonsai che esprimeva
esattamente le caratteristiche di questo stile e cio semplicit, povert, vecchiaia ma soprattutto Wabi Sabi. Il giorno successivo nel
giardino di A. Othmar nei pressi di Bressanone (giardino che meriterebbe una giornata solo per essere ammirato per le bellezze che
contiene), il M Kobayashi ha dato una lezione sullallestimento in
Tokonoma. Per tutta la giornata, volata veloce come il vento, si sono
susseguiti vari tipi di esposizioni che il Maestro componeva, spiegando non solo con le parole ma anche con la gestualit, per esempio
per evidenziare il flusso che locchio dellosservatore indotto a
seguire nel guardare lallestimento. Questo evento internazionale ha
avuto un successo incredibile per la moltitudine di visitatori nonch
per i contenuti, il Maestro ha detto di essere piacevolmente sorpreso
sullalto livello di conoscenza e di preparazione dei soci della NBSKE
e dei loro materiali, e che sar felice se verr invitato nuovamente
alle loro manifestazioni.
Questa edizione della Sakka Ten Autumn Trees terminata, e per la
prossima edizione nel 2010 ancora non si conosce lubicazione (forse
in Spagna o in Olanda).
Il mio cuore gonfio di emozioni, pensieri e riconoscenza alla Nippon Bonsai Sakka Kyookai Europe e a tutti i suoi membri, per il
lavoro che stanno portando avanti permettendoci di godere di queste
manifestazioni di cos alto livello.

Un ringraziamento particolare a Nicola Crivelli per aver gentilmente concesso le foto della manifestazione. Per poterle visionare tutte potete
collegarvi al sito: http://web.mac.com/kitora/Espo/SAKKA_TEN_2008.html

In libreria

BONSAI - Carlo Scafuri

ISBN: 8850652984

Prezzo: 26,50

Editore: Calderini - Il Sole 24 Business Media s.r.l

Autore: Antonio Ricchiari

Titolo: Bonsai - Tecniche e segreti di coltivazione

ntonio Ricchiari giunto al sedicesimo libro


pubblicato. Credo che non vi sia bonsaista,
e non soltanto in Italia, che si sia dedicato
negli anni cos assiduamente alla didattica ed
alla diffusione di questarte. Penso che per certi
versi ognuno di noi debba un piccolo grazie a
questo autore perch credo sia unica lassiduit,
la costanza e la pertinenza con le quali nellarco
di oltre venticinque anni di attivit editoriale si
dedicato alla carta stampata nel settore del
bonsai.

Questa ennesima pubblicazione che lautore
dedica con molta sensibilit e genorisita al compianto Costantino Franchi si inquadra nella tipologia del manuale che risulta di facile consultazione, ed quello che gli anglofoni chiamano
work in progress poich lo scopo di Antonio
Ricchiari quello di produrre testi estremamente
pratici e con finalit unicamente didattica, servendo sempre su un piatto dargento il bonsai
con un approccio molto facile, senza misteri,
senza auree, insomma cercando di semplificare al massimi quei concetti e quegli argomenti che solitamente vengono proposti in modo difficile e prezioso.

Sostenitore di un bonsai classico, tradizionale, va sottolineato perch molto importante, Ricchiari arricchisce questo
suo ennesimo lavoro con delle monografie (termine a dir poco
riduttivo) molto ricche ed interessanti dedicandosi alle essenze
di casa nostra, qualcuna certamente trascurata, come se nel
bonsai anche la Natura sia un fatto di mode. Da bonsaista stata una gran bella sorpresa poter leggere ed approfondire quelle
informazioni su tutte quelle specie che rendono unico e prezioso
il nostro panorama nazionale quali ad esempio lolivo, il cotoneaster, il faggio, il carrubbo, il bagolaro.

A chiusura di questo importante lavoro, una veloce quanto
esauriente descrizione di tutte le specie botaniche adatta alla
coltivazione bonsai, limmancabile glossario ed unultimissima
parte che da dei riferimenti su quel che ruota attorno al pianeta
bonsai, ovvero club, scuole, riviste, ecc.ecc.

Antonio Ricchiari continua a cogliere nel segno con lavori
che sono nel tempo in continua evoluzione poich il neofita e il
bonsaista pi smaliziato potranno cogliervi sempre nuove nozioni, nuovi elementi di estetica e quantaltro li possa davvero
interessare.

Bonsai cult

ALCUNI PUNTI FERMI - G. Genotti, A. Ricchiari

Saint Vincent ho avuto modo di


trascorrere parecchio tempo
con Giovanni Genotti, uno dei
padri del bonsaismo italiano. Siamo a pranzo
assieme e gli chiedo alcuni pareri che trascrivo integralmente perch possano rimanere
come principi di uno dei Padri del bonsaismo
italiano.
Negli ultimi tempi Giovanni che parla
ho visto esposti molti bonsai e quasi esclusivamente conifere. Nessuna di tali piante era
stata educata da tempo ma di recente gli era
stata imposta una forma. Erano piante adulte
cresciute in natura con difficolt e ferrate con
fili di rame per imporre unestetica. Penso che
ogni essere vivente accumulando esperienze
nella sua vita arriva alla maturit esprimendo
in modo personale unico e anche armonioso
se stesso. La pianta, eliminando di volta in
volta il superfluo giunge alla maturit, come
si richiede nel bonsai, ed acquista lequilibrio
della vita che se giustamente indirizzato si
associa ad un equilibrio estetico. Il bonsaista
quindi, educando con tecniche particolari di
posizionatura e potatura dovrebbe arrivare a
tale equilibrio prima del processo naturale e
mantenere dellalbero la sua personalit. Nessun albero dovrebbe essere esposto con fili di
sostegno ma dopo limpostazione col filo e la
stabilizzazione dei rami i tutori devono essere
tolti perch la pianta deve esprimersi, essere
libera di crescere e vivere ed il bonsaista dopo
la rimozione dei tutori laiuta procedendo esclusivamente per potature. I bonsai esposti
in mostra come recentemente ho visto sono
quasi tutti provenienti da yamadori ed indirizzando i pochi rami appaiono esteticamente
perfetti ma freddi, senzanima, incapaci di suscitare sensazioni o anche soltanto richiamare le sofferenze patite e superate denunciati
dai tronchi parzialmente rimarginati. Dopo
avere visto pochi esemplari ci si rende conto
che linteresse che nasce dallamore per la
natura non esiste e non si riesce a captare
nessun sentimento di astrazione vitale ma appare unestetica fine a se stessa in un essere

vivente che viene evidentemente violentato,


non educato poich si impone spesso una forma non rispondente alla natura dellalbero.
Appare anche evidente come la forma ad ombrello delle chiome artificialmente costruite
senza tenere conto della struttura portante e
con essa spesso stride. La parte basale sofferente, contorta con shari e sabamiki molto
interessante contrasta con la chioma giovane ed equilibratissima. Si nota inoltre come
i bonsaisti moderni non abbiano esperienze
sui vari tipi di piante e trattano solamente conifere meno soggette a traumi per torsioni,
posizioni e ferrature. Le caducifoglie vengono
quasi disprezzate anche perch penso non
conoscano le loro reazioni e non sanno potarle. La potatura la tecnica indispensabile per
trattare latifoglie.
Una considerazione ancora. Ogni buon bonsaista specie se forma una cosiddetta scuola
deve, a mio avviso, imparare a formare bonsai nei precisi stili per poi superarli. E come
imparare a scrivere. Prima si tracciano le
sillabe perfette in corsivo o stampatello poi,
acquisite le loro forme, ognuno le scrive in
modo personale tanto da evidenziare addirittura il proprio carattere. Specialmente per
le piante raccolte in natura indispensabile
conoscere la reattivit dellalbero, la forza e
la consistenza dei diversi vasi linfatici che si
innalzano dal tronco e giungono ai rami per
potere riequilibrarli e far s che le fronde siano
concordi con il tronco che le sorregge. La tendenza attuale ottenere subito un risultato
tagliando allalbero la forza vitale e la capacit di suscitare in chi lo osserva un qualsiasi
rapporto di comunicabilit. E una moda che
esprime dominio e allontana dalla partecipazione alla vita. Il bonsai moderno freddo,
non educato ma costruito per imposizione
ed il risultato una perdita di quel valore che
d modo alla pianta di comunicare. A mio
avviso tale modo va verso una snaturalizzazione del bonsai. Forse un giorno si creeranno bonsai mettendo la chioma nella terra e
le radici allaria e chiameremo questo bonsai

Bonsai cult

ALCUNI PUNTI FERMI - G. Genotti, A. Ricchiari

artistico.
Il bonsai raggiungere nella pianta
lastrazione della forma rispondente alla
natura dellalbero con leliminazione del
superfluo. E quindi un continuo evolversi
dellalbero in climi e condizioni diverse che si
susseguono e che sullaspetto restano segni.
Il bonsai moderno sottoposto a regole e rapporti applicabili a cose inanimate. La fredda
staticit che ne deriva priva di personalit
e incapace di comunicare neppure i momenti
della sua vita perch cancellati nella falsit. Il
bonsai moderno non ha modo di crescere e
limpersonalit legata allimpersonalit del moderno bonsaista. Il bonsai moderno oggi ha perso
quel colloquio che il bonsaista ha con la natura,
colloquio che lo rende partecipe al mondo della
Il bonsai moderno va verso una immobile staticit inanimata.


Il discorso con Giovanni approda
adesso verso un altro argomento che sta, o
dovrebbe stare a cuori a tutti perch riflette
direttamente limmagine del bonsaismo italiano: lassociazionismo. Genotti cos continua:
Litaliano a mio avviso molto individualista e
quindi le associazioni hanno una vita difficile,
Non c umilt, tutti hanno la coda di paglia e si
instaurano rapporti non sinceri specialmente
con chi dovrebbero confrontarsi. Tutti voglio
per il orgoglio il potere, si considerano migliori, pi bravi degli altri e detentori della verit.
Le associazioni specialmente quelle italiane
hanno perci difficolt a resistere. Solamente
se esiste un direttivo fermo, privo di interessi
personali con finalit positive non dettate da
ripicche si pu avere unassociazione stabile.
Ho visto sorgere, unirsi, disfarsi, morire e
nuovamente sorgere associazioni che se pur
valide nei principi teorici, prevalendo interessi
personali sono cadute senza lasciare un risultato positivo ai fini della diffusione amatoriale
del vero bonsai. Non si deve vendere fumo per
arrosto come accaduto e accade soprattutto per alcuni giovani che avendo possibilit di tempo e danaro non rispettano il verso
bonsaista che cura con amore anche le pi
umili piante e disprezzano quelle che secondo

il loro modo di vedere non diventeranno mai


capolavori.

Ho avuto il privilegio e lonore di raccogliere queste dichiarazioni dal maestro Genotti. Credo che Giovanni sia anche maestro di
vita di anni col bonsai ne ha passati tantissimi e tanti ne passer ancora, giorno dopo
giorno, appresso alle sue piante. Oltre che
apprezzare, condivido appieno il suo pensiero
e la sua maniera di fare bonsai. Dovrebbe
essere uguale per tutti. Senza esagerati interessi, smodati protagonismi, false passerelle,
improbabili personaggi. Ci guadagneremmo
tutti e ci guadagnerebbe soprattutto il bonsaismo italiano.

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11

La mia esperienza

Cera una volta.. . una vecchia farnia da rinvasare


LA MIA FAVOLETTA - Antonio Defina


Molte volte, nel mio acerbo percorso
bonsaistico mi sono imbattuto, per necessit
o per piacere personale, nel tanto famigerato
rinvaso. Inizialmente lho sempre considerata
unoperazione alquanto ostica e complessa, e
le certezze venivano meno mano a mano che
mi documentavo leggendo le riviste cosiddette
specializzate. Ora che sono maturato capisco
che tali suggerimenti,complicati e a volte, almeno dal mio punto di vista, spesso non trovano riscontro nella realt, le piante sono esseri
viventi relativamente semplici, e generalmente
con un buon grado di adattabilit.

Come testimonianza pratica vi voglio
rendere partecipi di questo rinvaso molto naturale e pratico, seguito e vissuto assieme al
mio maestro Giovanni Genotti*.
Protagonista una vecchia farnia (quercus
ruber) raccolta in natura nel lontano 2000 e
tenuta in campo sino al 2004 per poi essere
rinvasata in un vaso da coltivazione. Visto il
livello di maturit raggiunto dellalbero e la stagione favorevole (autunno), Giovanni ha ritenuto opportuno procedere
al rinvaso in vaso bonsai. Lo sforzo fisico per
lestrazione stato ampiamente ripagato dal profumo che il pane radicale
emanava, allimprovviso
mi sono ritrovato nel
bel mezzo di un bosco..... che emozione!!!
Ma....
torniamo
alla
realt.
A
differenza
dellopinione diffusa che
il pane radicale debba
essere lavato e quindi
messo a nudo, Genotti
sostiene che una pianta
pu vivere nella stessa
terra e nello stesso vaso
(naturalmente apportando le corrette concimazioni) anche per diversi
anni. In questo caso, per
una latifoglia, 8/10 anni,
ritenendo quindi inutile
loperazione di lavaggio e asportazione del
vecchio substrato. Sostiene anche, avvalorato
dai fatti e dallesperienza, che non si creino
situazioni di alterazione/squilibrio

* http://www.napolibonsaiclub.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=538

tra il vecchio terreno ed il nuovo che si inserir


in fase di rinvaso. Quindi si solo ridimensionato il volume del vecchio pane radicale per poterlo adattare alle dimensioni del nuovo vaso.

Vista la scarsa profondit del vaso, come


strato drenante si sono semplicemente messi sopra alla retina dei cocci, lo strato classico drenante costituito da pomice avrebbe tolto troppo spazio al terriccio nuovo.

particolare vaso/drenaggio

Una o due manciate di


polvere di ferro in un volume di circa 50 litri per
ovviare a problemi di clorosi ferrica nel corso del
tempo.
(Nb gli ossidi prodotti
dalla limatura vengono
assimilati dalla pianta in
un lungo arco di tempo,
per azioni pi incisive

opportuno usare prodotti a base di ferro


chelato)

particolare vaso/limatura di ferro

La mia esperienza

LA MIA FAVOLETTA - Antonio Defina


La pianta messa a dimora nel nuovo vaso bonsai
con una miscela cosi formata (per il tipo dessenza):
30% terriccio universale
20% terra comune di campo
10% pomice
10% lapillo
10% sabbia
10% akadama
10% kanuma

La pianta non stata legata


al vaso vista la mole e il peso.

particolare del muschio sbriciolato

particolare dello shari naturale

Ultimato il riempimento con il


nuovo terriccio si provveduto a tagliare le radici superficiali antiestetiche e poco utili.

Finito il rinvaso si
provveduto a sistemare
sulla superficie del terreno un po di sabbia nella
quale stato sbriciolato del
muschio vellutato raccolto con sporangi evidenti.

farnia a rinvaso eseguito

...ed eccoci giunti alla fine della favola.....


...e come tutte le belle favole....
....vivranno tutti felici e contenti per molti e molti anni
ancora!

Ringrazio lo staff del NBC forum per


lopportunit datami
Ringrazio ancora per tutto il mio
Maestro Giovanni Genotti

12

13 TRA IL DIRE E IL FARE... - Dario Rubertelli


La mia esperienza

...c di mezzo il mare.


Non c detto pi esplicativo e
calzante per descrivere quella
che stata la mia pi recente
esperienza nel mio bonsai-do.
A maggio di questanno (2008
ndr) ho acquistai presso il
vivaio Iodice di cui ospite il
Napoli Bonsai Club (di cui sono
socio) un Juniperus Chinensis
di quella variet tipica delle
piante da vivaio, con la squama robusta, e che crea palchi
molto fitti (foto 1). La pianta
mi colp soprattutto per il bellissimo piede, con un nebari
sviluppato e con una curva e
controcurva che si susseguivano nei primi 15 cm di tronco. Lo stato di salute generale
e la vigoria tipica di questa
variet fecero il resto e la
pianta divenne mia. Anche i
rami non mancavano, alcuni
abbastanza sviluppati, altri
meno. In generale una pianta
che si prestava a diverse interpretazioni.
Naturalmente
anche questa pianta aveva dei
difetti dal secondo terzo di
pianta a salire il tronco era molto dritto, svilendo linteresse e
il ritmo dettati dal primo tratto . Dopo la pulizia del piede,
della corteccia e della vegetazione mi resi conto che il terzo
pi alto della pianta non aveva motivo di esistere, e che,
nella migliore delle ipotesi,
sarebbe diventato un Ten-Jin.
Andava eliminato. Rimossa
la vegetazione e scortecciato
il palo la pianta prendeva
molta pi luce ed il passaggio
di aria era garantito. Anche
quella poca vegetazione meno
tonica avrebbe tratto giovamento. La dominanza apicale
era impressionante e nei primi
mesi la contrastai con potature (sostituzione dellapice)
atte a riequilibrare il vigore.
Era giunto il momento di decidere che impostazione darle.

Scelsi di avvalermi dellaiuto


di persone pi esperte di me
nel decidere lo stile pi adatto.
Postate le foto della pianta sul
forum del club dopo poco arrivarono le prime indicazioni.
Pi di tutti si prodig Nicola
Crivelli (che ancora ringrazio
per laiuto) che pubblic ben
quattro interpretazioni della
pianta attraverso i suoi famosissimi virtual (foto 2). Ero
entusiasta. Tutti i virtual rappresentavano piante molto
belle: eleganti e sinuose, potenti e contorte o addirittura
ridottissime per farne uno
shoin molto suggestivo. Entrambi i fronti possibili erano
stati analizzati ed utilizzati nei
disegni. Era tutto perfetto,
dovevo solo decidere quale
virtual utilizzare e partire col
lavoro. Escluso lo shohin che
consideravo uno spreco per
la bellezza della pianta optai
per la soluzione pi compatta
che prevedeva lutilizzo di un
ramo laterale situato alla fine
del secondo terzo di pianta
per creare il nuovo apice. Tutto quello che cera sopra era
da eliminare e lenorme palo
scortecciato andava ridotto
tantissimo per creare un piccolo ten-jin. Cominciai dal
basso, creai dei jin e cominciai la filatura. Ed ecco i primi
problemi. Nonostante avessi
movimentato parecchio i rami
filati non riuscivo a riavvicinare la vegetazione alla pianta in maniera soddisfacente. Era sempre troppo lontana. Mi resi conto che le foto
che avevo postato della pianta non riproducevano sufficientemente le profondit
dei vari rami. Inoltre mi mancava un ramo che ritenevo
indispensabile. Non volevo
pensare a soluzioni alternative, quella scelta mi piaceva,
era cos che volevo divenisse
la mia pianta. Mi misi a lavoro sul nuovo apice ma anche li cerano delle difficolt.

foto 1

foto 2

foto 3

La mia esperienza

TRA IL DIRE E IL FARE... - Dario Rubertelli


Il ramo era troppo corto per piegarlo e ripiegarlo su se stesso
conferendogli sinuosit, eleganza e facendo capitare i rametti
allesterno delle curve dove erano
pi che mai necessari. Il risultato
fu avvilente. Il mio tronco aveva si carattere ma conservava
una sinuosit che stonava con le
curve poco armoniose che avevo
prodotto per il mio nuovo apice.
Avvilimento.
Tra il dire e il fare c di mezzo
il mare.

foto 4

foto 5

foto 6

A quel punto lavevo capito. Mi


ero reso conto che riprodurre
una pianta disegnata difficilissimo e che creare virtual senza
avere la pianta tra le mani lo
ancor di pi.
La svolta c stata pochi giorni
fa, quando, approfittando della
consulenza sullo stato di salute
di unaltra pianta presso Luca
Bragazzi, decisi di portare anche
il ginepro in lavorazione. Sottoposta alla sua analisi mi spieg
che la soluzione scelta avrebbe
richiesto diversi anni di coltivazione per ottenere dei risultati
almeno discreti. La vegetazione
era troppo lontana, i rami troppo
sottili, lapice era un disastro. E
qui la fortuna mi era venuta in
soccorso. Da eterno indeciso non
avevo ancora rimosso un ramo
pi in alto del nuovo apice mantenendolo come soluzione alternativa (foto 3). Dopo pochi minuti
Luca aveva disegnato la Sua interpretazione della pianta. Andava fatta, come spesso succede,
con un solo ramo ed era molto
pi somigliante ad uno dei virtual
di Kitora che avevo precedentemente scartato. Ero frastornato.
Da un lato mesi di elucubrazioni mentali su come raggiungere quel risultato virtuale al
quale mi ero oramai affezionato,
dallaltro un bellissimo disegno su
carta che mostrava come quella
pianta poteva essere impostata
definitivamente con un paio dore
di lavoro. Un Bunjin, elegante,
sinuoso ma non etereo, tuttaltro
che sofferente, sprezzante di fisicit, quasi arrogante. Una pianta che aveva lottato perdendo
dei rami negli anni testimoniati

testimoniati dai jin e dagli shari


ancora solo immaginati, ma che
era divenuta ancora pi bella e
forte. Mentre valutavo questi aspetti mi resi conto che la scelta
era fatta. Dopo due minuti eravamo a lavoro. Ripuliamo da radici
secche e muschio la superficie
del substrato. Effettuiamo buchi
dalla superficie fino al fondo per
garantire maggiore areazione
dellapparato radicale. Si comincia a potare. Rimane solo il ramo
alto che avevo conservato nella
precedente lavorazione (foto 4).
E pomeriggio, Luca ha ormai
completato la sistemazione dei
palchi. C ritmo, i punti di interesse sono valorizzati, il lavoro di
contrasto dei difetti a buonissimo punto, verr completato nei
mesi a venire (foto 5).
Mentre fotografo il risultato percepisco la soddisfazione sul suo
volto. Resta da movimentare
maggiormente il ramo che non
si voluto sottoporre ad ulteriori stress. Adesso riposo fino alla
primavera, poi concimazioni con
organico azotato ed altri accorgimenti per ottimizzare la spinta
e valutazione di un eventuale
rinvaso. A met maggio si comincer a creare gradualmente
gli shari e la legna secca che,
come sempre avviene nelle conifere, soprattutto nei ginepri,
conferiscono quel senso di vissuto, di vetusto che rincorriamo
per le nostre creature (foto 6).

Adesso la guardo, inclinata a sinistra nella posizione
che assumer dopo il rinvaso...
ha riacquistato quella dignit e
quelleleganza insita nel dna di
molte piante, soprattutto delle
conifere. A me piace pensare che
anche lei se ne renda conto e che
pensi tra se e se grazie!

14

15 QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo


A lezione di suiseki

Vorrei fare una premessa, prima di iniziare questo viaggio attorno e dentro
al mondo delle pietre: vorrei che recepiste i miei scritti come frutto di notizie
e concetti acquisiti da persone esperte pi di me, filtrati e miscelati con: convincimenti, esperienze e sensazioni personali. Non amo mettere ogni pensiero al condizionale. Io racconto la mia verit. Voi fatela vostra se vi aggrada.
Non voletemene quando non vi troverete in sintonia. Vi racconter come io
vivo ed interpreto il suiseki e quanto larte della pietra faccia parte di me.
Luciana Queirolo

Un argomento tira laltro, come per connessione di feeling, come le


cose che piaccionocome le ciliegie, appunto.
Andrea Z, dallAlto Adige, con il suo post: O.T. Stelle e Montagne
dallAlto ci ha rimandato ad una splendida raccolta di panoramiche
delle Dolomiti: il bello per che le immagini sono state fatte
TUTTE DI NOTTE e leffetto, a mio vedere, spettacolare.
Magiche montagne in magiche notti. gi il titolo del post mi aveva
ricordato il nome poetico di una
mia pietra Dove puoi contare
le stelle: una pietra paesaggio
di ampie vallate e picchi imponenti, dove immagini notti
non inquinate da luci artificiali;
un nome che, a dire il vero, va
oltre le foto di quel sito, dove
gli insediamenti umani ardono
come fuochi, in antagonismo
foto 1

con gli astri (foto 1). Una pietra


che non pu essere certamente
definita piccola o media: di un
peso che solo la caparbiet mi induce a spostare (foto2). Un ottimo
pretesto per riprendere un altro
post, ingiustamente trascurato,
di Sergio Bassi: Pietre grandi, del
12 settembre. Io sono pieno
foto 2
di dubbi e curiosit da sciogliere, farei domande in continuazione sul suiseki: vero che
la grandezza (o pesantezza) di un suiseki deve essere al massimo quella che pu portare un uomo normale? Sergio esortava giustamente tutti a tener vivo il dialogo: a questo serve un forum.

foto 3 e 4

ritrovamento e oggettiva difficolt


nel reperire un legno s ampio

I suiseki, a seconda della dimensione, vengono divisi in quattro
gruppi:
Mame suiseki: una pietra
che misura fino a 15 cm circa di
lunghezza;
Kogata suiseki: viene considerato ancora abbastanza piccolo
ed ha una lunghezza che va dai
15 ai 30 cm;
Hyojun suiseki: una pietra
ritenuta di misura media e va dai
30 ai 60 cm;
Ogata suiseki: vanno oltre tali
misure.
Per cercare di capire quale di
questi gruppi potrebbe corrispondere alla pietra ideale, per un
giapponese e non solo. dovremmo ragionare su diversi concetti
ed anche soprattutto per quali
utilizzi, io credo.
Il metodo tradizionale di giudizio
ed apprezzamento di un suiseki consiste nel sedersi davanti a
lui e osservarlo fissamente. Se
la pietra permette di essere focalizzata totalmente in un unico
sguardo, senza doverlo spostare
dal punto focale, allora della
misura ideale per una esposizione.

16

A lezione di suiseki

QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo


(logicamente, se mi allontano
maggiormente da una pietra pi
grande, posso vedere linsieme
totale, ma non riuscire ad apprezzare texture, toni etc.)
Questo colpo docchio fornisce
la valenza della pietra. Se la sensazione che ne riceviamo di
fastidio (o perch innaturale, o
squilibrata, o respingente) la pietra non buona. Altre indagini
conoscitive potranno poi comprovare la prima impressione,
ma non di questo che stiamo
disquisendo. Teniamo comunque
presente che in una buona pietra
devono coesistere, assieme alla
forma e ad una certa valenza su
ogni lato, una buona armonia tra
dimensioni e massa visiva: Una
pietra pesante dovrebbe rispecchiare la sua pesantezza nella
potenza; una forma sottile ed allungata sar ovviamente pi leggera ed elegante.
Pietra come oggetto per la meditazione. Con forma che noi occidentali, superficialmente, potremmo
definire
addirittura
amorfa, poco significativa

foto 7

foto 8

foto 9

Una linea semplice e morbida, una superficie patinata dal tempo (Jidai) e dalla manipolazione (Yoseki). Una pietra che si tiene con piacere
tra le mani: prima fredda, assorbe il calore e lo rimanda, quasi rafforzato da una vitalit interna. Una pietra su cui meditare, sar non
pi lunga di 30 cm. (Kogata o Mame Suiseki).
La meditazione una
capacit della mente
che favorisce un percorso interiore e che
ne influenzata. attraverso la dinamica del
modo di operare della
mente, si pu riuscire
a riconoscere la distinzione tra un io egocenfoto 10 - proprietario Karel Serak
trico, che si identifica
con lessere io (nome) e lIo (s) in grado di osservare losservatore
(oggettivizzare il soggetto, vedi: wikipedia).

foto 5 - dono di Karel Serak

foto 6

una forma dettagliata per un


giapponese non determinante,
anche se non c niente di male
a cercare la forma, se questo ti
d il senso del piacere e della
tranquillit.

foto 11 Kamuikotan-ishi - 33cm proprietario D. Sampson (http://www.aias-suiseki.it/it/Sampson)

Sedersi di fronte ad una pietra per osservarla, anche se da una distanza limitata, richiede una dimensione non inferiore ai 15 cm; inoltre, se gli spazi vuoti di una esposizione sono importanti quanto i
pieni, un vuoto eccessivo davanti a noi pu creare pace ma anche
malinconia o malessere (senso di vuoto nel detto comune). Un piccolo puntino nelluniverso.un punto di vista senzaltro filosofico, ma
apprezzarne la forma e la texture, richiede che ci si pieghi, osservando a sguardo di gallina ( = capo proteso su un lato, focalizzando

17 QUANTO GRANDE - Luciana Queirolo


A lezione di suiseki

con un occhio solo), oppure rigirando il mame tra le


mani come un gioiello. E preferibile perci riunire
pi pietre, piccoli shohin, oggetti, utilizzando un
multi-stand e seguendo un tema: lo svolgimento di

di spiegarsi linizio del mondo. Un altro collegamento lega larte cinese e le caverne: il giardino.
E risaputo che nei giardini cinesi le rocce, gli edifici e lacqua, prevalgano sulla vegetazione. Come
nel mondo interiore delle grotte carsiche, i giardini
sono costruiti in modo tale che non si possa mai vedere lintero panorama, solamente scorci parziali.
Limpareggiabile significato delle rocce dello studioso, nellarte cinese, deriva in gran parte dal fatto che essa la rappresentazione della montagna,
della grotta, e del giardino. Si porta il peso di questa singolare estetica e simbolismo spirituale.

foto 12

una storia. Pietre grandi... infine.

foto 13 - una pietra di 24 kg, nel giardino del M Kobayashi

Non adatte per esposizioni nel tokonoma, vengono


considerate pietre da giardino o come arredamento
da interni in struttura moderne.
Lorigine delluso delle pietre nel giardino da ricercare nella tradizione cinese.
Nel saggio: il Simbolismo delle Rocce Cinesi, Richard Rosenblum (scultore, collezionista di Gongshi,
deceduto) fa risalire luso delle pietre allorigine
delluomo. La morfologia geologica fa pensare che
luomo preistorico in Cina vivesse entro caverne
calcaree. Le grotte carsiche, dalle caratteristiche
tortuose e gallerie senza fine, sono molto comuni in
Cina. In questo Mondo sotterraneo non mancavano fiumi, laghi, sfiatatoi, pesci. Quando gli uomini
si spinsero allaperto, poterono facilmente vedere
e camminare attorno a queste piccole montagne,
contenenti quel mondo che prima era stato il loro
mondo: Mondi allinterno di Mondi: (worlds
within worlds).
Tutto questo si collega ad uno dei fatti pi strani
che riguardano la cultura cinese: pensiero comune
che essi siano stati lunico popolo che abbia iniziato
la propria storia senza un mito circa la creazione;
tali miti furono sviluppati molto pi tardi. Possiamo
ipotizzare che, poich i cinesi ebbero familiarit con
un mondo che pi grande dentro di quanto sia
fuori, e che non ha fine, essi non si preoccuparono

La pietra non pi una


materialista
rappresentazione di una montagna, ma
un simbolo, una immagine
ideale Nellesperienza cinese, le montagne e le pietre sono la tangibile espressione dellordine naturale
..Pietre, una microcosmica
immagine di montagne..
Le formazioni sono meravigliose e fantastiche, meraviglie della natura nascoste
in strani luoghi..( Estratte
da varie fonti, secondo il
principio Daoista del pu, per
la comprensione della pietra
gongshi).
foto 14 - grande pietra da giardino. Kemin Hu

Luso delle pietre nel giardino giapponese rappresenta una elaborazione dal concetto del giardino cinese, simboleggiando la vastit della natura anche
in piccoli spazi, sino al raggiungimento dellessenza
e linearit spirituale del giardino Zen (karesansui):
composizioni essenziali di solo rocce e ghiaia evocanti fiumi e montagne; ed alberi, presenti solamente nella nostra fantasia.

Stesso spirito ritroviamo nel bonseki: giardini zen
in miniatura creati con sabbia, ciottoli e pietre su
vassoi neri laccati. Pare che queste composizioni
siano state largamente usate per progettare i maggiori giardini di Kyoto.

Nel karesansui o nel bonseki; in queste rappresentazioni semplici, pulite, austere, serene eppur vagamente tristi, delicatamente rispettose, troviamo
la pi alta espressione e ricchezza spirituale di uno
spazio sconfinato ed elegante ma di questo lascio
scrivere a chi sa pi di me.

Alla prossima

A scuola di estetica

NOTE SULLESTETICA DEI BONSAI - Antonio Ricchiari

Alcuni elementi del design sono cos definibili:


Il design del bonsai suggestione: si deve far sentire
allosservatore
Il design sollecitazione visiva: deve portare losservatore
a riflettere sulla pianta
Il design deve essere naturale: deve portare direttamente
la mente dellosservatore alla visione della natura
Il design deve essere coerente: solo cos mantiene lintegrit
compositiva
Il design interessante: disegna il visualizzatore
Il design deve essere dinamico: rappresenta visivamente la
vita e la vitalit dellalbero
Il design deve essere descrittivo: racconta allosservatore
la storia di un luogo e la vita di una pianta
Il design ritmo e flusso: non deve essere n monotono
n caotico.

Il design del bonsai arte. Questa frase descrive tutti


gli elementi sopra menzionati. Come accade per qualunque artista, anche nel bonsai bisogna comunicare
gli elementi che abbiamo elencati in precedenza e che
sono sottoposti allocchio dellosservatore. Ora ci si pu
chiedere: come si fa? Per poter trasmettere efficacemente sensazioni, necessario utilizzare il linguaggio
della comunicazione artistica. Se un bonsaista riesce a
comunicare attraverso la propria opera, il gioco fatto.
Altrimenti un bonsai rimarr una bella pianta e nulla pi.
Se questi semplici elementi, che poi stanno alla base del
bonsai, saranno inglobati e applicati bene allora lalbero
comunicher allosservatore tutte quelle sensazioni ed
intenzioni che il bonsaista mette sia nella fase progettuale che nella fase esecutiva. Se non si mette in tutto
ci sentimento e anima, il bonsai non susciter nessuna
reazione nellosservatore.
Empatia Trasferire nel bonsai le proprie sensazioni, e
mediante questa animazione conferirgli pathos, espressione, significato.
Linee e Forma Due elementi che stanno alla base della
comunicazione estetica sono la linea e la forma.Tipi diversi di linee e forme trasmettono significati diversi. Per
essere efficaci nel comunicare ci che il bonsaista in effetti vuole trasmettere, necessario conoscerne i significati che poi sono base comune nella comunicazione visiva. Una forma ben equilibrata fonte fondamentale sia
dellarmonia che ritroviamo nellalbero, sia del piacere
che quellarmonia ci d. In natura una forma potenzialmente regolare di ciascun albero risulta deviata rispetto
alla simmetria a causa dellinfluenza del vento, del sole e
di altri fattori atmosferici e risulta essere bloccata dalla
presenza di altri alberi come avviene nei boschi.

compagnia, uniformit
somiglianza
duro, rigido, gruppo di
persone
forte, fiducioso, solitario

stabile, carattere
maschile

movimento lineare,
drammatico, sensazione di precariet

madre-figlio

statico, interruzione

azione, dinamicit
in crescendo, di rottura

stabilit
instabilit

lento, rilassato, senso


prospettico

naturale, spontaneo,
senso di felicit

energico, caotico

orizzontale, percezione
di calma, tranquillit

vecchia, stanca

18

19 ACERO TRIDENTE Lessenza del mese

A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

acero tridente
famiglia aceraceae
genere acer
specie buergerianum

Acero Tridente
coll. di Giovanni Genotti

LAcero Tridente (Acer buergerianum) entrato nellimmaginario collettivo, anche tra i non
esperti di arte bonsai, come una tra le piante
che pi simboleggia questarte. Forse per via
di quella sua alternanza di eleganza e forza,
ben rappresentata da un apparato radicale estremamente generoso, in grado di creare nebari possenti ma mai banali - contrapposto al sottile merletto della
ramificazione secondaria e terziaria
e alle foglie aggraziate, piccole ma
meno delicate rispetto alle pi sottili
ed eleganti foglie dei leggeri Aceri
palmati.
UN PO DI STORIA
Nellaerale di orgine (Cina, Giappone), lAcer B. si presenta come un
albero di medie/piccole dimensioni, che predilige gli habitat boschivi e montani. Laltezza
media allincirca tra gli 8 e 12 metri. E una
specie robusta, in grado di resistere bene sia
al freddo che al caldo.
Le foglie richiamano visivamente le zampe
palmate del rospo, da qui il nome kaeda dato
dai giapponesi allAcero tridente, che deriva
dal termine Kaeru-de = mano del rospo.
LA.b. possiede, come il Gingko Biloba,
unottima capacit di adattamento agli elevati
livelli di inquinamento degli ambienti cittadini,

per questo motivo (in Giappone) molto diffuso in viali e parchi cittadini.
ASPETTO
Le foglie sono palmate, strette alla base, con
tre lobi diretti in avanti, di solito non dentati
o poco dentati lungo il margine, di
colore verde scuro nella parte superiore, bluastra in quellinferiore., diventano lisce su ambo i lati e assumono colorazione rossa in autunno
e in primavera. Le dimensioni delle
foglie vanno dai 3/8 cm. (lunghezza)
ai 4/8 cm (larghezza).
La corteccia di color grigio-marrone e tende a sfaldarsi in squame
piatte con il passare degli anni, i fiori
sono piccoli e giallo-verdi, in grappoli
conici, larghi, diritti e fioriscono in primavera
allapparire delle giovani foglie.
Frutti: con ali parallele (samare/disamare),
diritte, lunghe fino a 2,5 cm verdi o rossastre dapprima, di colore marrone alla maturazione.
CULTIVAR
La sottospecie A. buergerianum formosanum
presenta altezza ridotta e fogliame pi fitto
e coriaceo. Una cultivar rara per i bonsai

Lessenza del mese

ACERO TRIDENTE - A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada


A. buergerianum Mino Yatsubusa, variet nana con fogliame fitto e brillante, apice
acuminato e lucide foglie lunghe e strette che
in autunno appaiono come laccate di rosso.
RIPRODUZIONE
Per seme, talea, margotta
CONSIGLI BASE PER LA COLTIVAZIONE
Per le doti di resistenza al freddo e al caldo,
l A. b. , tra gli aceri, la specie non autoctona
che si presta maggiormente alla coltivazione
bonsai nelle diverse condizioni climatiche riscontrabili nelle nostre regioni.
Per ovvie ragioni le indicazioni riportate sono
abbastanza generalizzate.
Invitiamo pertanto chi legge ad adeguare sempre le indicazioni al proprio microclima, ricordando che, per ogni approfondimento, possibile effettuare ricerche o aprire post sul forum
(http://www.napolibonsaiclub.it/forum).

in presenza di esemplari con abbondante vegetazione ed estesi apparati radicali, messi


a dimora in terreni particolarmente drenanti,
e soprattutto in casi di vento, i problemi derivati dalla traspirazione che potrebbero, se
non controllati per tempo, influire negativamente sullo stato di salute della pianta sino
a conseguenze estreme (dai semplici afflosciamenti sino ai pi estesi colpi di secco).
Allo stesso modo vanno evitati eccessi
dacqua
che
potrebbero
provocare
marciumi
e
annerimenti
delle
punte.
STILI
Quasi tutti, ad eccezione dello stile literati. Meno diffusi negli stili non convenzionali per le latifoglie, in quanto pi utilizzati per le conifere (battuto dal vento,
cascata, semicascata). Molto pi diffusi invece nello stile eretto informale e su roccia.

ESPOSIZIONE E PROTEZIONE
In generale considerata una pianta piuttosto resistente sia nei confronti del caldo che
del freddo. Per precauzione, nelle localit pi
a Sud e nei mesi pi caldi, per evitare rischi
allapparato fogliare, opportuno proteggerla
dallirraggiamento solare pi intenso e dai venti
caldi. Per il resto non va sottratta allesposizione
solare, sia per incrementare la colorazione del
fogliame nel periodo autunnale, sia per favorire laccorciamento degli internodi e la riduzione delle dimensioni dellapparato fogliare.
In inverno pu rimanere allesterno, dato che
ha una buona tolleranza alle basse temperature. Si consiglia comunque un minimo riparo
dellapparato radicale rispetto ad eventuale
gelate (es. tessuto non tessuto, foglie, strati
di torba ecc...).
REATTIVITA
E considerata una pianta che perdona molti
errori, in quanto possiede elevata capacit cicatriziale e sopporta bene (se eseguite nei corretti periodi) potature importanti.
ANNAFFIATURE
Vale, anche per lA.b., la regola dellalternanza
bagnato/asciutto. Vanno sempre considerate,

Acero tridente su roccia - coll. Sergio Biagi

POTATURA
Linserimento delle gemme dellA. b. sul caule
(fusto) opposto. Su ogni ramo avremo sempre una coppia di gemme opposta e tendente,
nella coppia successiva, ad effettuare una rotazione sullasse compresa tra circa 30- 90.
Questo non succede per esempio nellAcer
mospessolanum, nel quale ogni coppia di gemme
ruotata di 90 dopo ogni inserzione sul fusto.

20

21 ACERO TRIDENTE Lessenza del mese

A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

Posizione gemme Acero tridente

Posizione gemme Acer mospesolanum

Nel disegnare la potatura del


nostro albero dovremo quindi
tenere sempre ben presente
questa caratteristica, introducendo alcune variazioni
rispetto alle naturali linee di
crescita dellacero.

Si lavorer sulla ramificazione secondaria in modo
che si presenti alterna, e non
pi opposta. Lo sviluppo dei
successivi germogli dovr poi
essere monitorato secondo le proprie aspettative per
evitare crescite disordinate
e mantenere larmonia delle
proporzioni (lA. b. anche
una pianta a crescita veloce!).
Uneventuale crescita di parte
della ramificazione secondaria
potr essere utile per irrobustire le parti che si vogliono
conservare: successivamente
si potr intervenire, lasciando un solo germoglio ad ogni
nodo. Tutto ci riguarda la prima fase della cosiddetta potatura di formazione. Quando
si sar raggiunta la necessaria conicit di ogni ramo e le
giuste proporzioni, ci si potr
dedicare ad ottenere una buona ramificazione terziaria.
La defogliazione si puotr effettuare indicativamente prima del periodo estivo e servir, tra laltro, per ottenere
un fogliame pi bello ai fini
della colorazione autunnale.

radici poste sotto alla base del tronco favorendo le radici perimetrali, per consentire lallargamento della base del nebari.
Ph del terreno neutro o leggermente acido. Possibili miscele
con : Akadama, Sabbia di Fiume, Torba Bionda, Terriccio Universale, Torba nera, Pomice. La granulometria della miscela
dovr essere in funzione degli stadi di crescita della pianta.
Per piante in formazione sar opportuno avere una granulometria medio/grossa, in grado di garantire una maggiore ossigenazione al terreno e quindi un assorbimento pi veloce della
sostanza organica.
CONCIMAZIONE
Mediamente ogni 15 giorni dallapparire delle foglie fino alla
prima met dellestate con prevalenza di azoto. Si pu aumentare lintensit del fogliame con la somministrazione di fosforo
e potassio da mezza estate in poi. Eliminando contemporaneamente lazoto si riduce la comparsa di nuovi germogli tardivi e
si favorisce laccumulo di zuccheri nelle foglie vecchie.
AVVOLGIMENTO
Lapplicazione del filo va fatta durante il riposo vegetativo estivo, facendo attenzione alla fragilit dei rami, poich questi
sono assai delicati durante il periodo di sviluppo. Il momento
pi adatto alla fine della stagione vegetativa, di solito a met
giugno. E opportuno interrompere per un paio di giorni le annaffiature prima di procedere alla filatura e/o proteggere i
rami durante loperazione.
PATOLOGIE
Parassiti e malattie: erniosi, scolitidi, bruchi, cicadelle.
Per quanto riguarda loidio, si consiglia un trattamento in primavera e alla fine dellestate, ai primi segni della patologia,
mediante lutilizzo di prodotti sistemici. Si ricorda inoltre che
come misure di prevenzione contro loidio opportuno tenere
le piante sempre in posizione ben ventilata e luminosa, ed evitare annaffiature dirette sul fogliame. Altre patologie riscontrabili sono: cancro, malattia del corallo, malattia delle tacche
nere dellacero, disseccamento parassitario dei rami, verticillosi, maculatura fogliare, marciume radicale. Afidi e cocciniglie
sono piuttosto frequenti e si controllano con i normali presidi.
I funghi si sviluppano in varie occasioni, favoriti da eccessiva
umidit; le foglie e le radici sono i punti deboli dove entra il
patogeno. La prevenzione efficace consiste nel non bagnare
troppo e troppo spesso e nellevitare alle foglie bruciature
causate dal sole estivo che possono essere punti dingresso di
eventuali patogeni.

TECNICHE DI RINVASO
Trapianto: alla fine dellinverno,
prima che la pianta emetta le
foglie, ogni 2-3 anni, anticipando in caso di piante pi
giovani. Durante il rinvaso si
dovr cercare di eliminare le

APPENDICE Esempi di Coltivazione in pieno campo


LAcer Buergerianum unessenza che si presta bene alla coltivazione in pieno campo, per portare a maturazione il tronco e/o irrobustire la ramificazione primaria. Di seguito alcuni esempi che descrivono i vari passaggi della coltivazione.

Lessenza del mese

ACERO TRIDENTE - A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada


Le fotografie e gli esempi riportati non sono esaustivi, ma sono
da intendersi come spunti per eventuali approfondimenti.
SISTEMAZIONE DEL LUGO DI POSA

foto 1

foto 2

In generale, se la zona di coltivazione estesa, valutare costi


e benefici della copertura tramite telo antialghe della zona di
piantumazione. In questo modo si eviter la crescit delle infestanti e tutta una serie di lavori di manutenzione piuttosto
noiosi, e ci si potr concentrare sulle piante. Delineare la zona
di posa ed effettuare lo scasso, con relativa asportazione del
terreno originario. Stendere sul fondo sabbia o ghiaia per il
drenaggio (e/o altro materiale a disposizione con caratteristiche simili per il drenaggio).
Alleggerire il terreno originario prelevato dallo scasso (se di
buona qualit, altrimenti sostituirlo con altro terreno idoneo
alla coltivazione), miscelandolo con inerti sabbiosi se la struttura del terreno risultasse troppo compatta (foto 1).
Nb evitare leffetto vaso, ovvero laccostamento tra due
terreni con caratteristiche completamente diverse tra di loro,
aggiungere sempre una parte del terreno originale.
TECNICA DELLA PIASTRELLA

foto 3

foto 4

foto 5

La tecnica della piastrella consiste nel posizionare la pianta


sopra un supporto orizzontale (come pu essere appunto una
piastrella) per strutturare in orizzontale la crescita dellapparato
radicale.
Si pu effettuare in pieno campo, per piante che abbiano gi
un minimo di fusto (semenzali di due/tre anni).
La pianta pu essere ancorata alla piastrella oppure appoggiata. Nel primo caso la pianta molto pi stabile ma esiste il
rischio che le radici entrino nei buchi e spacchino la piastrella,
nel secondo non c il rischio della spaccatura ma pi difficoltoso ancorare la pianta alla piastrella.
Vediamo il primo caso.

Si recuperano delle piastrelle (sottili, da bagno o da
cucina, possibilmente rettangolari), e si forano come da schema. Si prepara un cordino in rafia sintetica o naturale lungo
circa 1/1,5 mt. (la rafia naturale tende a marcire nel tempo, e
questo pu essere un bene se non si prevedono zollature troppo frequenti, mentre la rafia sintetica pu durare anni senza
degradarsi questo ptrebbe costituire un problema, se non si
effettuano zollature, perch la pressione esercitata dalla corda
sulle radici in crescita potrebbe tagliarle o segnarle profondamente). In fondo si mette un fermo, costituito da un pezzetto
di comune ferro zincato rivestito in gomma (foto 2).

Si introduce il cordino in uno dei buchi ( a seconda della
disposizione dellapparato radicale e si fa scorrere sino ad arrivare al blocco. Si fa quindi passare il cordino attraverso i diversi fori sino ad arrivare al bloccaggio della pianta, al termine
delloperazione il cordino andr fissato, avvolgendolo con un
paio di giri, al blocco. Si sistema lapparato radicale cercando di
posizionarlo e di distenderlo il pi orizzontale possibile e poi si
interra. Naturalmente, operando a radici nude, si dovr effettuare loperazione il pi velocemente possibile e mantenendo
lapparato radicale umido tramite un vaporizzatore (foto 3, 4).

22

del mese
23 Lessenza
ACERO TRIDENTE -

A. Acampora, A. Ricchiari, P. Strada

ESTRAZIONE
Lanno successivo alla posa su piastrella, le foto della zollatura/
estrazione di uno degli Acer buergerianum in coltivazione
(foto 5).
Tramite una vanga piatta lavoro il bordo della zona di scasso,
sino ad introdurre la vanga al di sotto della piastrella. Nonostante la piastrella si sente la presenza di un esteso apparato radicale, con alcune radici scese gi in profondit. Tagliate quelle, con un paio di spinte si riesce ad estrarre la pianta
(senza rompere la piastrella - foto 6).
Il pane radicale si presenta radiale con una sezione compatta
e uniformemente distribuita, sviluppata per circa 4/5 cm di
altezza. Dallimmagine si vede labbondanza delle radici capillari. Questa forte crescita si deve, oltre alla generosit della
pianta, allazione combinata dei due elementi introdotti lanno
prima. Ovvero un terreno molto pi sciolto rispetto a quello di
partenza, per stimolare la crescita di radici pi fini, e la presenza di un elemento contenitivo come la piastrella, per evitare
la naturale proiezione delle radici verso il fondo del terreno e
mantenere il futuro nebari compatto e radiale (foto 7,8).

foto 6

foto 7

foto 8

Note di coltivazione

I CONCIMI CHIMICI - Luca Bragazzi

La

concimazione

una
pratica
estremamente
diffusa, se la si guarda
sotto il profilo agricolo, essa mira
allottenimento di una maggiore quantit di prodotto, nel nostro caso, invece, interessa solo per migliorare la
salute del nostro bonsai. Questa pratica, purtroppo non sempre sfruttata
al massimo perch non si conosce a
fondo lutilizzo da parte delle piante,
perch alcuni la ritengono inutile e
perch si passa da un tipo di concime ad un altro con troppa facilit .
Tutti i concimi sono caratterizzati da
una sigla chiamata TITOLO (N P K), i
tre numeri corrispondenti ai tre macroelementi rappresentano le % di
ogni singolo elemento ogni 100kg di
prodotto. Se ad esempio acquistiamo
un concime con titolo 3-6-5, vorr
dire che se acquistiamo 100 kg di quel
concime allinterno troveremo 3 kg di
Azoto, 6 kg di Fosforo e 5 kg di Potassio, la restante parte rimanente
rappresentata da minerali e sostanze
ammendanti che migliorano la decomposizione stessa del concime.
I concimi si distinguono in due grandi categorie: Chimici o di sintesi,
rappresentati da concimi prodotti
dallindustria chimica e Concimi Organici derivanti dalle deiezioni e dagli
scarti di macellazione degli animali o dagli scarti delle colture agrarie destinate
allalimentazione umana e animale.
La categoria di concimi che trattiamo in questa prima parte sono
quelli chimici o di sintesi. Questi, anche chiamati a pronto effetto, rilasciano il principio attivo nutritivo
poco tempo dopo la sua somministrazione. Linconveniente di questo tipo

tipo di concime che le piante necessitano di somministrazioni idriche prima


dellapplicazione, questo evita accumuli di nutriente intorno ai peli radicali, che potrebbero bruciarli. Inoltre,
bisogna attenersi alle dosi consigliate dai produttori, si consiglia anzi, di
sotto dosare le quantit per non incorrere in pericolosi aumenti di concentrazione e di NON eccedere mai.
I concimi inorganici contengono nella
loro composizione una buona % di
sostanze inerti e solo la restante parte
rappresenta leffettivo nutriente, per
questo, si sconsiglia di utilizzarli per
lunghi periodi, proprio per laccumulo
di tali inerti (Sali) che indurrebbero
carenze nutrizionali. In commercio
la loro presenza preponderante e
le loro titolazioni sono praticamente
innumerevoli. Fanno parte di questi
concimi anche quelli a base di microelementi, pi considerati coadiuvanti
che veri e propri concimi. Le formulazioni commerciali, sono numerosissime, infatti si possono trovare sotto
forma di polvere, bastoncelli, granuli,
pellets, micro-granuli ecc. la scelta
in base al loro utilizzo.
Non condivido il loro utilizzo in
coltivazione bonsai, questi, non
hanno le stesse prestazioni che
hanno invece i concimi organici,
di cui si parler prossimamente.
Solitamente sono sempre adottati
dai principianti per scarsa conoscenza in materia, e molti degli
insuccessi nella gestione ordinaria degli esemplari sono dovuti
proprio al loro utilizzo.

24

25

Tecniche bonsai

APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora

avvolgimento il pi importante processo


intermedio di modellazione, effettuato per
finalit estetiche che viene effettuato su un
bonsai. Deve essere ripetuto tutte le volte che
necessario, con il semplice fine di ottenere una
pianta sempre pi bella.
Prima dellattivit di modellazione con il filo sono
di solito richieste altre due attivit complementari,
che integrano e completano la filatura stessa.

- La progettazione e la potatura -

La prima unattivit progettuale. In questa fase,


osservando lalbero, bisogna cercare di proiettare
la crescita nel tempo secondo lo stile scelto, individuando di conseguenza i rami sui quali si andr
ad applicare il filo e quelli che invece si elimineranno perch ininfluenti, inutili o in pi, rispetto al
disegno complessivo. E sicuramente un momento
di intensa creativit, quindi i possibili strumenti
saranno la macchina fotografica, il blocco appunti,
nastri per segnare i rami da eliminare, pezzetti di
filo di rame per identificare i possibili fronti ecc.
Nella seconda fase, definito il progetto di base si
passa alleliminazione dei rami superflui e/o posizionati non correttamente (interno delle curve,
sovrapposti ecc.), con gli attrezzi corretti (tronchesi sferici o concavi) e proteggendo i tagli pi grossi
con mastice. Terminati questi due step, possibile procedere con lavvolgimento del filo. In sintesi, il filo metallico pu correggere e impostare,
sulla base di un preciso progetto, la direzione di
crescita dei germogli e della ramificazione, modellare il tronco e conferire un aspetto completamente
diverso allalbero, rendendolo, secondo i canoni
dellestetica bonsai, pi maturo.

- Materiali utilizzati -

I fili metallici disponibili in commercio possono essere di rame cotto, di ferro o di alluminio ramato.
Generalmente, per problemi legati allossidazione,
il ferro poco utilizzato, a differenza di rame e alluminio ramato. Il rame, per la sua rigidit, pi
difficile da posare allinizio, mentre lalluminio, essendo pi malleabile, presenta una maggior facilit dutilizzo. A parit di sezione, il vantaggio
dellutilizzo del filo di rame rispetto allalluminio si
traduce in maggior tenuta e rigidit, qualit che
ne fanno preferire lutilizzo sulle conifere, mentre
su piante che segnano facilmente, quindi con un
cambio sottile preferibile usare diametri maggiori, e quindi utilizzare alluminio ramato. Si consiglia
comunque, se possibile, di proteggere sempre la
corteccia con rafia durante la legatura. I fili, per
poter esercitare la loro azione, devono avere un
diametro pari ad 1/3 del ramo sul quale vengono
posizionati. Per questo motivo necessario avere
un discreto assortimento di misure, in quanto la
conicit dei rami richiede frequenti variazioni di diametro del filo utilizzato, pi spessi per il tronco ed
i rami, pi sottili per la ramificazione secondaria,

molto sottili per la ramificazione terziaria.


I fili lavora sul principio della leva, per poter piegare il ramo correttamente necessitano di un punto
di appoggio, che pu essere il fissaggio al terreno,
lavvolgimento al tronco o a un altro ramo.
Un filo molle, senza punto dappoggio, non serve a
niente, materiale sprecato.
Il filo va applicato procedendo a spirali regolari con
angoli di 45, e in direzione base-cima. Durante
lavvolgimento inoltre necessario cercare di evitare di legare foglie, aghi e soprattutto gemme, che
in questo caso risulterebbero danneggiate.
Togliere il filo, soprattutto agli inizi, pi complicato e pericoloso che metterlo!
Anche se pu sembrare un paradosso, il primo passo da compiere, nellapprendimento delluso del filo
quello di imparare a rimuoverlo: in questo modo
si pu constatare, meglio di quando si avvolge,
quanti errori s potrebbero commettere per inesperienza. Si impara, inoltre, a correggere i difetti
di avvolgimento, che possono provocare strangolamento dei rami e cicatrici, e a superare le difficolt
nello svolgimento del filo che, a causa di fili incrociati possono portare alla rottura dei rami.
Vanno utilizzati, per la rimozione del filo, gli attrezzi
adatti. Una tronchese da filo (per bonsai) un attrezzo veramente indispensabile, taglia il filo senza
tagliare il ramo, cosa che non fanno le tronchesi
qualunque. Siate virtuosi - Non buttate via il
rame rimosso dalle piante e cercate dei fornitori che lo possano riciclare. Se non si dispone
di materiale da cui togliere il filo. consigliabile
allenarsi avvolgendo rami secchi o residui di potature, evitando cos di rompere rami, magari di
importanza fondamentale, su alberi della propria
collezione quando non si sia ancora raggiunta una
certa abilit. Per lo stesso motivo meglio iniziare
ad avvolgere i rami pi sottili sui quali si utilizza
filo di minor spessore poich, essendo pi duttili. si
corrono minori rischi di rottura. Nel caso in cui si
cominci a lavorare con alberi gi avvolti si avr la
possibilit di avere un primo contatto con il filo e di
poter valutare, in modo immediato e diretto leffetto
che produce sui rami. Se si ha lopportunit, certamente di grande aiuto imparare lavvolgimento da
una persona che possiede gi una certa esperienza
focalizzandosi sullangolo utilizzato per avvolgere il
filo, sulla distanza che stata lasciata tra un giro
e laltro, sulla pressione con la quale stato collocato, sul diametro del filo impiegato in relazione
allo spessore del ramo, sulla salute dellalbero e la
sua et e sullimpressione che si riusciti a dare.

- Quando togliere il filo ? -

Non vi un periodo specifico per procedere allo


svolgimento del filo: tutto dipende dalla rapidit di
crescita dellalbero che stato avvolto, come anche
dalla parte trattata. Per esempio in un albero giovane, ma con accrescimento rapido e strato cambiale sottile, come lAcero, il filo inizier a incidere
la corteccia dopo pochi mesi e, di conseguenza,
il tempo di avvolgimento dovr essere breve. Per
lo stesso motivo, la cima e la parte apicale degli

Tecniche bonsai

APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora

la cui crescita di solito molto pi rapida di quella


della parte inferiore, dovr essere svolta qualche
tempo prima. Come norma generale, si terranno gli
alberi avvolti sotto osservazione costante e quando
si noter che lavvolgimento comincia a incidere la
corteccia, si provveder allo svolgimento.
Se il ramo svolto non rimane nella posizione desiderata, lo si avvolge di nuovo, eventualmente con
del filo di spessore maggiore oppure raddoppiando
il filo. Nel caso in cui il filo abbia inciso la corteccia
profondamente, si eviter di collocare di nuovo il
filo sopra alle ferite precedenti e si applicher pasta
cicatrizzante. Per svolgere il filo dallalbero, si inizier col tagliare il filo sottile prima e quello grosso
poi, al contrario di quando si avvolge; di conseguenza, dovremo iniziare il procedimento, togliendo inizialmente il filo dai rametti secondari, successivamente da quelli principali e infine dal tronco.

- Avvolgimento dei rami -

Il primo punto da considerare, quando si comincia ad avvolgere, il grado di pressione che deve
raggiungere il filo sulla corteccia dellalbero. Se il
filo troppo pressato, lalbero non avr spazio per
crescere liberamente e si dovr svolgere in un periodo di pochi mesi o anche di settimane. Se rimarr
allentato, non lavorer sul ramo adeguatamente. I
canoni classici giapponesi stabiliscono che tra il filo
e la corteccia dellalbero deve esserci esattamente
lo spessore di un foglio di carta. Ci significa che
il filo deve restare fissato al ramo, senza tuttavia
strozzare la corteccia. Il secondo punto che si deve
tenere in considerazione che, quando si avvolge,
il filo deve seguire la forma del tronco e del ramo.
Se durante il lavoro di avvolgimento si tentasse
contemporaneamente di dare la forma desiderata,
probabilmente il ramo si spezzerebbe. Per effettuare un buon lavoro, necessario che lavvolgimento
divenga un procedimento meccanico, eseguito automaticamente, una volta che si decisa la posizione nella quale devono rimanere tronco e rami.
Lapplicazione inizier sempre dal primo ramo partendo dal basso che andr completato in tutte le
sue parti prima di passare al successivo: si proceder dal ramo di maggiore dimensione verso i pi
piccoli, riducendo via via il diametro del filo.
Il primo obiettivo quello di stabilire langolo di inclinazione del filo tra le curve. Questo angolo, che
per buona regola va mantenuto costantemente,
deve essere di 45. Il passo successivo sar quello
di controllare la diminuzione della distanza tra le
curve, in conformit allo spessore variabile dei
rami. Finch non ne avrete terminata lapplicazione
vi conviene tenere sempre le forbici a portata di
mano. Sebbene il filo sia piuttosto scomodo da
lavorare, meglio tagliarlo quando avrete finito
di avvolgerlo, perch se lo tagliate troppo corto
dovrete riapplicarlo e se lo tagliate troppo lungo si
spreca. Sar infine bene ricordarsi sempre che la
presenza del filo non giova allestetica dellalbero,
pertanto esso andr applicato con cura ed in minor

quantit possibile, cercando di non ostentarlo.


Si posizioneranno i rami dopo aver applicato il filo.
Si procede iniziando dal ramo che si diparte dal
tronco dandogli linclinazione e la direzione voluta e quindi si passa alla ramificazione secondaria
e terziaria. I rametti che andranno a formare un
palco, andranno posti a guisa di mano con le dita
aperte rivolte leggermente verso lalto. Questo asseconder il normale tropismo verso lalto della
vegetazione e consentir inoltre di ricevere i raggi
ultravioletti. Man mano che si sistemano i rami,
consigliabile interrompersi, allontanarsi un poco
dalla pianta ed osservarla: ci ci fornir una pi
chiara visione del disegno che stiamo creando. La
crescita dellalbero render necessario riapplicare
il filo con una cadenza semestrale od annuale. Ritardando eccessivamente tale operazione, si consentir al filo dincidere i rami. In altre parole, la
pianta crescer nelle parti prive di filo, tra una spirale e laltra, mentre sotto di esso no: il risultato
consister nella formazione di solchi nella corteccia
in cui si affosser il filo. Tale evenienza da evitarsi
assolutamente, per svariati motivi. La pianta sar
penalizzata dal punto di vista estetico, in quanto
i rami presenteranno solcature spiraliformi. Il filo
affossato sar molto pi difficile da togliere, con
rischio di compromissione del ramo durante il taglio. Infine un eccessivo sprofondamento del filo
determiner linterruzione delle linee linfatiche con
conseguente perdita del ramo o della pianta stessa.
Pertanto non rinviate mai loperazione di asportazione del filo. Piuttosto, trascurate la sua immediata riapplicazione, rimandandola ad un momento di maggior disponibilit di tempo (senza far passare mesi!).

- Come tagliare il filo -

Se lo tagliate obliquo pericoloso perch


pu pungere il dito mentre lo staccate dalla pianta; meglio tagliare perpendicolarmente
Si deve incominciare sempre dalla base, come
quando si costruisce una casa, ma la rifinitura invece inizier dallapice procedendo verso il
basso, perch i rametti e le foglie tagliate si depositano sui rami inferiori che, mentre vengono
rifiniti vengono anche puliti. Questo fa s che i
rami, una volta lavorati, non siano pi da ripulire.
Quando lavorate una ceppaia importante iniziare
dagli alberi posti al centro, passando mano a mano
a quelli esterni per non rovinare quelli gi lavorati.
opportuno imparare sin dallinizio, in modo corretto, lapplicazione del filo perch molto difficile correggere una cattiva abitudine acquisita.
La direzione dellavvolgimento dipende dal lato verso il quale si vuole piegare il ramo o il tronco: quando dovete piegarlo a destra avvolgete il filo in senso
orario e a sinistra in senso antiorario, ma quando arrivate nel tratto in cui il tronco deve essere piegato
nella direzione opposta rispetto a quella precedente,
agganciatelo sul ramo, oppure allestremit del filo
precedentemente applicato per poter invertire il giro.
Il filo grosso da applicare sul tronco deve essere

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27

Tecniche bonsai

APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora


ancorato saldamente nella terra
perch faccia presa, ma al momento di infilarlo, occorre fare
attenzione a non rovinare il nebari.

in questa scelta ci aiuter molto


la nostra esperienza. Non lasciare
foglie e rametti sotto il filo (fig. 3).

- Avvolgimento dei rami


primari -

Per l avvolgimento dei rami primari si segue lo stesso procedimento utilizzato per quelli secondari; per in questo caso
necessario avvolgere i rami due a
due, senza dimenticare che, per
avvolgere ogni coppia di rami, ci
deve essere una distanza sufficiente, tra ciascuno di essi, che
consenta almeno due giri di filo in
qualche punto di tenuta.
Il punto di tenuta generalmente
pu essere un ramo un po pi
grosso o il tronco. Lavvolgimento
dei rami principali, due a due,
ha diversi vantaggi: se si esegue adeguatamente, permette
una buona aderenza del filo al
tronco, inoltre evita, in molti
casi, di dover incrociare i fili.
Vediamo ora alcuni accorgimenti
per eseguire le legature con qualsiasi tipo di filo. Il filo andr avvolto su rami e tronchi, con spire
il pi regolare possibile e a 45
circa; ci aiuteremo con il pollice
che tiene il filo fermo mentre facciamo la spira successiva (fig. 1)

Usare due fili piuttosto che uno


solo grosso, senza farli accavallare e il secondo filo si potr utilizzare poi per un ramo secondario.
Legando un ramo dalla base alla
cima, verranno usati diametri
sempre pi piccoli (fig.5).

posteriormente al fronte (fig. 8).


Per abbassare un ramo, il filo
passer sopra, tra il ramo ed il
tronco sulla ascella superiore

(fig. 9), per alzarlo si far passare


sullascella inferiore (fig. 10).
Le spire troppo ravvicinate produ-

Dovendo legare pi rametti, fare


attenzione a non accavallare i fili
(fig. 11),

Il diametro da applicare non deve


essere troppo grosso rispetto al
ramo e non deve essere stretto
troppo, pur essendo bene accostato non deve deformare il
ramo creando delle strozzature
(fig. 2).

cono un effetto a molla e tornano


in dietro senza trattenere il ramo
(fig. 6). Per ancorare il filo si pu

doppiarlo sullo stesso ramo (fig.


7). Per legare il tronco ancoriamo
il filo nel terreno e

ma fare in modo che questo non


succeda (fig. 12).

Tecniche bonsai

APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora

Un caso frequente durante la


legatura quello di direzionare
una forcella, vediamo come evitare alcuni errori. Guardando il
disegno 13, questa legatura
corretta se dobbiamo stringere
la forcella, ma diventa comple-

pi chiaro anche il disegno 12, e


osservandolo sappiamo anche in
che direzione andranno spostati i rami. Vediamo ora una serie di disegni dello stesso ramo
con i fili posizionati in sequenza.
Mettiamo il primo filo grande sul
ramo primario senza arrivare in
punta e rimanendo sul ramo pi

esterno (fig. 16), passiamo ora


a legare il ramo A e finiamo di

tamente sbagliato se cerchiamo


di allargarla perch il filo si allenter molto alla base (fig. 14).

Il sistema corretto lo vediamo


nel disegno 15, dove abbiamo

legare lapice del ramo B (fig. 17).


Finiamo la nostra legatura con il
ramo C e D (fig. 18), ora abbiamo

vediamo dei rami opposti alla fine


di un grosso ramo. Ora il problema che non possiamo applicare
la tecnica del disegno 15, perch
il filo che serve a legare il grosso ramo primario decisamente
grande per uno dei rametti, allora dobbiamo utilizzare un filo
pi sottile facendolo arrivare da
un rametto sottostante. Adesso
i nostri rametti sono a posto.
Se nel posizionare un ramo dobbiamo anche ruotarlo su se stesso, ricordiamo di avvolgere il filo
con le spire nel senso di rotazio-

ne che daremo poi al ramo (fig.


20). Unaltra tecnica per piegare
i rami quella dei pesi, ma essa
presenta solo svantaggi rispetto
al filo. Di solito (anzi sempre)
il peso da rami ad arco, il ramo
si pu solo abbassare e non si
pu sollevare, e non si possono
dare curve orizzontali. Un altro
inconveniente che se il nostro bonsai educato con i pesi
non si potr pi spostare senza
rischiare di creargli gravi danni.

-Avvolgimento del tronco-

un primo filo che arriva dal ramo


primario e il secondo che verr
posizionato facendolo passare
allinterno della forcella in modo
che non si allenti quando allarghiamo i rami. Ora ci appare

fatto un buon lavoro.


In questo esempio (fig. 19)

Lavvolgimento del tronco implica


alcune circostanze particolari che
obbligano ad uno studio dettagliato e preventivo dello stesso.
Davanti ad un tronco senza inte-

28

Tecniche bonsai

29 APPLICAZIONE DEL FILO - Antonio Acampora


resse, o che non si adatta bene allo stile
scelto per le fronde, la prima considerazione da fare se si potr o meno modificarne la forma. Se grosso, si avranno
difficolt al momento di scegliere il diametro di filo adatto; infatti un tronco
grosso presuppone, in generale, un albero pi o meno vecchio caratterizzato da
una maggiore rigidit e di conseguenza
potrebbe rompersi durante la piegatura.
Per questo meglio cominciare a modellare il tronco del proprio bonsai quando
ancora giovane e pertanto flessibile.
Questo ci obbliga ad immaginare in anticipo quella che sar la forma dellalbero
tra quattro o cinque anni. Forse sar difficile per un principiante, ma larte bonsai
si occupa appunto di questo: imparare a
modellare, creare ed in definitiva immaginare. Per quanto riguarda la tecnica ed
il procedimento sono gli stessi descritti
per lavvolgimento dei rami primari e
secondari e per cui i principi generali
rimangono invariati.

- LAvvolgimento - Epoca di
avvolgimento -

Nel caso di un albero con foglie caduche,


sembrerebbe ovvio effettuare 1 avvolgimento durante linverno, quando 1
albero ha perso le foglie e la silhouette
ben visibile. Tuttavia questo periodo
ha i suoi inconvenienti: la ramificazione
degli alberi in inverno non flessibile
come in primavera o in estate; in questa
stagione, i rami sui quali collocheremo
il filo sono gi lignificati, e ci significa
che non saranno attivi fino a che la linfa non comincer di nuovo a circolare.
Questo pu non sembrare importante,
ma se si dovesse spezzare qualche ramo,
non si cicatrizzerebbe fino alla primavera successiva e pertanto si rischierebbe
di perderlo. Al contrario, in primavera
lalbero pi flessibile e, se si osservano
attentamente le prime germogliazioni,
il nostro lavoro non verr reso difficile
dal fogliame troppo sviluppato. Inoltre,
in questo periodo si potr notare meglio
la posizione delle gemme da cui nasceranno le nuove foglie, e perci sar molto pi facile non schiacciarle con il filo.
C comunque uneccezione: le conifere.
Lepoca pi opportuna per lavvolgimento
delle conifere, che mantengono sempre i
loro aghi, quella in cui le gemme non
sono attive, cio il periodo compreso tra
lautunno, in cui si sono gi formate le
nuove gemme, e la primavera, quando
esse germogliano. Inoltre, in tali epoche
cominciano a cambiare il fogliame, per
cui si potranno vedere i rami pi facilmente.

SUGGERIMENTI
Avvolgere nel periodo pi idoneo per la specie che si sta
trattando.
Utilizzare un diametro di filo adeguato alla parte che si desidera modellare: rami secondari, primari, e tronco.
Procedere allavvolgimento seguendo un andamento a spirale e uninclinazione di 45.
Applicare il filo per gradi: per primo il filo di diametro superiore e poi via ,via i fili con diametro inferiore.
Evitare lavvolgimento troppo stretto.
Limportanza di due spire di fissaggio quando si avvolgono
i rami a due a due.
Non sbagliare la direzione dellavvolgimento. Se si vuole
spostare il ramo verso destra le spire del filo andranno
verso destra.
Per abbassare un ramo le spire del filo partono da sotto,
per alzarlo partono da sopra.
Quando il filo corto, sempre possibile aggiungerne
unaltro nella parte finale, a condizione che accompagni per
almeno due tre spire il primo e lo segua senza accavallarsi.
Quando il filo non permette di avvicinare due rami, la soluzione facile:si toglie il filo e lo si rimette nella direzione
contraria.
Attenzione al periodo dellavvolgimento.
Non mettere il filo troppo vicino ai germogli, potrebbero
anche seccare.
Se il filo ha inciso la corteccia , non necessario rinunciare
a mettere di nuovo il filo su quel ramo. La soluzione proteggere il ramo con della rafia, e avvolgere sopra il filo.
Nel mettere il filo si eviti di schiacciare foglie aghi, gemme,
germogli e altri rametti.
Piegando, attenzione alla corteccia. In primavera le conifere sono delicate: la corteccia scivola sopra il legno
causando la morte del ramo.
Se occorre avvolgere il tronco il filo deve partire dal
terriccio.

Vita da club

Napoli Bonsai Club ONLUS - Antonio Acampora

Il Napoli Bonsai Club nato ad ottobre 1996 su proposta di tredici amici


amatori del Bonsai,che si incontravano
nel vivaio Iodice. Si cos costituito nel napoletano un punto di riferimento per tutti gli appassionati, e per
fornire ai neofiti un bagaglio iniziale di
informazioni corrette sul bonsai, e a
chi era pi avanti, la possibilit di affinare le proprie conoscenze e tecniche.
Dal 1996 il Napoli Bonsai Club ha dato
inizio sia ad un corso di base, che di
perfezionamento di tecnica bonsai,
riservati agli associati e tenuti dagli
istruttori UBI, Loris Tango e Massimo
Schioppa, soci del Napoli Bonsai Club,
e da Sandro Segneri. Tali corsi biennali
hanno trattato tutti gli
argomenti di teoria e
tecnica bonsai. Questi
corsi sono stati integrati in questi anni con
incontri-laboratori di
Hideo Suzuki (1996),
di Armando Lisetto
(1997), di Cesare Brusa (1997), ecc. Ricordiamo brevemente anche che gi dal 1995,
anno di fondazione, il
Club ha partecipato
a manifestazioni come Flora 95 e
Flora 96 ad Ercolano.
Nel 1997 ha organizzato nel Chiostro
piccolo di Santa Chiara, la mostra annuale, dove oltre ad esporre gli esemplari pi belli sono state effettuate, a
cura di S. Segneri e S. Liporace, dimostrazioni che hanno richiamato
lattenzione di molti visitatori.

nelloperare nel rispetto dello spirito


del Bonsai, daranno ai soci le corrette
nozioni sul significato del bonsai e dei
suoi aspetti filosofici, estetici e di fisiologia vegetale.
Per il 1999, il nostro sogno rimasto
fino ad ora nel cassetto, si realizzato, il Napoli Bonsai Club ha ospitato
e seguito nella propria citt, i corsi
della Scuola dArte Bonsai. Questa
scelta fatta dal N.B.C. di portare a Napoli la Scuola dArte Bonsai, maturata sin dallinizio; convinti che in un
mondo bonsai confuso, dove ogni istruttore ha una sua idea, e interpretazione particolare del Bonsai. Dove
si sfrutta al massimo
la tecnica per dargli
solo una forma esteriore, ma poi col passare del tempo anzich
perfezionarsi, i difetti
crescono tanto da non
poter pi essere corretti. In tutto questo,
invece noi crediamo, e
la Scuola dArte Bonsai, ci d lopportunit
di attuarlo, che il Bonsai deve essere ispirato dallimmensa bellezza della natura
che suscita emozioni meravigliose.
Che il compito del bonsaista di evidenziare la bellezza degli alberi facendoli crescere con amore e con cura,
e nel frattempo anche la tecnica del
bonsaista si raffina e migliora.

Nel 2006 anniversari della fondazione


del Club si svolta la manifestazione
KOKORO-NO BONSAI TEN 2006
Per il 1998 il Napoli Bonsai Club ha Esposizione Bonsai dellanima, della
adottato un progetto didattico in cui mente, e del cuore, manifestazione
gli istruttori L. Tango, D. Mondelli, che ha unito le due scuole che si sono
S. Segneri, ognuno con le proprie avvicendate a Napoli: Bonsai Creativo
peculiarit e competenze, ma uniti School-Accademia e Scuola dArte

30

31

Vita da club

Napoli Bonsai Club ONLUS - Antonio Acampora

Bonsai, riscontrando un successo nazionale con pi di cinquantadue bonsai


esposti e giudicati dal Maestro Hideo
Suzuki.
Il Napoli Bonsai Club tiene le sue riunioni settimanali il sabato mattina e
pomeriggio nella propria sede. Questo
per consentire la massima partecipazine di tutti i soci, privilegiando
lattivit pratica con piante portate dagli stessi soci. Inoltre sono state programmate escursioni e gite nei boschi
allosservazione di piante e suiseki.
Prima di chiudere questa breve scheda di presentazione, non si pu non
fare riferimento ai sogni ed alle prospettive che accompagnano lattivit del
Napoli Bonsai Club. Il
nostro sogno quello
di riuscire a fondere
la nostra tipica creativit mediterranea con
la grande e profonda
esperienza di un maestro giapponese. Il
cammino non facile
anche per la crescita
notevole del numero
degli iscritti, che da
una dozzina sono passati ad oltre una
quarantina. Lungo ancora il cammino per giungere ai risultati prefissati,
ma questarte cinsegna che pazienza
e umilt, qualit spesso dimenticate
dai bonsaisti occidentali, ripagano di
ogni fatica e sacrificio. Le prospettive
sono legate allevoluzione del rapporto
con altri Club e Associazioni: vogliamo
collaborare, scambiare esperienze,
vogliamo far crescere la cultura del
Bonsai e Suiseki, allargando il consueto campo dazione alla conoscenza ed
al rispetto della natura, alla filosofia
e allarte del Bonsai. Il Napoli Bonsai
Club ha gi instaurato un reciproco e

proficuo rapporto di collaborazione sia


con i Club e Associazioni della Campania che con quelli di altre regioni. Ed
in questottica che nel Giugno 2008
nato il Napoli Bonsai Club Forum,
spazio aperto a coloro che desiderano
condividere la propria conoscenza e le
proprie esperienze con tutti gli altri,
ma anche uno spazio dedicato a tutti
i suisekisti che finora non avevano in
internet una piattaforma per promuovere, dialogare e discutere su tutto ci
che ruota attorno al magico pianeta
Suiseki. Lidea sulla quale il forum
nato, e speriamo possa prosperare,
essenzialmente quella per cui questo
spazio aperto a quanti vogliano scrivere, limportante
che essi facciano trasparire il loro modo di
vivere il bonsai ed il
suiseki, e a non giudicare solo se il forum
cinsegna qualcosa, ma
di pensare che dietro
ad ogni scritto c una
persona che sta percorrendo un cammino.
Cammino illuminato da
fari del panorama bonsaista/suisekista italiano ed internazionale, grandi maestri
a cui vanno i nostri pi sinceri ringraziamenti, che con pazienza e voglia di
promuovere la bellezza e la passione
per queste arti hanno accettato di far
parte di questa nuova nonch unica
comunit che ha nel web i sui incontri
quotidiani.

Che insetto ?

PATOLOGIA VEGETALE I parte - Luca Bragazzi

La

patologia vegetale,
una delle Scienze Agrarie
che studia le alterazioni strutturali e/o fisiologiche di singoli
individui o di intere popolazioni vegetali. Per malattia sintende unanomalia
strutturale o fisiologica derivante
dallattacco di patogeni che possono allontanare il vegetale dallo stato di normalit. Le malattie si dividono in:
Malattie di origine entomofila
Malattie di origine crittogamiche
Malattie di origine batterica
Virosi
Malattie di origine entomofila
Sono tutte patologie imputabili ad insetti. Questi, in base al danno che provocano sulla pianta si differenziano in
base al loro apparato boccale che pu
essere pungente-succhiatore o masticatore. Ne fanno parte afidi, tignole,
cocciniglie di diverse specie, coleotteri,
tarli, mosche bianche ed acari tipo ragno rosso e giallo.
Si combattono con Insetticidi (per insetti) e con Acaricidi (per acari-ragni rossi
e gialli) di tipo di copertura e sistemici.
Soffermiamoci sugli AFIDI. Questi insetti non agiscono in pochi individui, ma
in popolazioni di centinaia ed il danno
che ognuno provoca molto amplificato. Sono dotati di un apparato boccale
succhiatore, costituito da una sorta di
cannuccia chiamato Stiletto, questo
in grado di penetrare i tessuti esterni
degli organi verdi teneri primaverili e di
arrivare fino ai fasci Floematici, da cui
pu trarre nutrimento grazie alla linfa
elaborata ricca di sostanze zuccherine.

Il danno meccanico trascurabile se la


popolazione non molto numerosa, comunque sempre in atto un processo
di disidratazione dovuta, alla perdita
di liquidi importantissimi per la fisiologia della pianta. Ma il danno collaterale
dovuto a ci che gli afidi trasportano
di notevole importanza oltre che di
preoccupante entit sotto il profilo fitosanitario. Nel momento in cui gli afidi
inseriscono lo stiletto nei tessuti floematici, iniettano delle sostanze anticoagulanti che limitano i processi di
chiusura della ferita che la pianta
mette in atto per arginare lattacco,
ma insieme a queste sostanze gli afidi
potrebbero trasmettere anche Virus.
Proprio nel loro apparato boccale, possono stazionare virus fitopatogeni, a
loro volta prelevati dalla linfa infetta
di altre piante precedentemente visitate dallafide. Questo fenomeno rende
lafide un perfetto vettore di malattie
molto pi gravi e di difficile se non impossibile cura. Purtroppo la cura contro
molti virus ad oggi ancora in fase di
studio, per cui i metodi di lotta sono di
tipo preventivo contro il vettore, ovvero contro lafide e non contro il virus. Il
principio di lotta quello di evitare che
lafide arrivi sullospite e quindi possa
eventualmente trasmettere malattie
virotiche che vedremo su questo magazine prossimamente. I fitofarmaci attivi
contro gli afidi (e non solo) sono gli insetticidi, di copertura e sistemici studiati ed applicati a scopo preventivo ed
a volte curativo per scongiurare larrivo
di tali insetti. Il maggior pericolo si presenta in primavera e primo autunno in
cui tutti gli insetti sono maggiormente
attivi per la grande disponibilit di cibo
presente in natura.

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Bonsai&Suiseki Magazine

Mensile Anno I - n. 1

Gennaio 2009