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Veniamo ora al ritratto che Ugo Foscolo traccia di s.

Ci
accorgiamo compiaciuti del fatto che il dettaglio fisico
naturalmente e sempre posto in rapporto con linteriorit.
Ecco dunque che la fronte solcata, percorsa dalle rughe
della meditazione, gli occhi sono incavati , stanchi, a causa
dellaffanno dato dalle passioni, eppure vigili e intenti , fissi e
instancabilmente rivolti verso loggetto desiderato Questi
occhi appartengono a colui il quale ha nellintimo un cruccio
perenne, una voglia insaziabile, perpetua e insoddisfatta. Anche i
capelli del crin fulvo sono di un rosso acceso, e con il loro
vivo cromatismo appartengono ad un uomo che vive un inestinto
incendio dellanima.
Il ritratto dato da Ugo Foscolo presuppone il fatto
che le qualit corporali concorrono tutte ad illustrare la
personalit del poeta. Le guance emunte smunte - si
coniugano con un ardito, coraggioso aspetto, i labbri tumidi
stanno ad indicare una natura arguta, bench distante,
aristocratica e poco incline al riso. Tutto partecipa
dellelaborazione di unimmagine debordante di s. E pare
di vederlo, questo uomo imprecisato - sebbene colto nelle sue
manifestazioni - a capo basso, oppure a viso scoperto, fiero e
virile, sicuro di s, ben fatto in ogni parte del corpo, ben vestito e
tuttavia semplice. Nel testo le parole si succedono in modo
rapido e sintetico, incalzate dalla ricca punteggiatura; ogni
aggettivo qualificativo e ogni singolo termine lascia dietro s una
traccia, unidea del s rappresentato. E cos, unendo i
molteplici elementi del testo si giunge ad immaginare e
quasi scorgere un individuo nato dall ossimoro, che sia
sobrio che prodigo, sia ispido che schietto,
avverso al mondo intero e tuttavia decisamente
umano Un uomo composto didea e forza, di ragione
ed istinto, di ideale e pura bellezza.
ETTO AUTORITRATTO DI FOSCOLO ANALISI TESTUALE: IL
SONETTO AUTORITRATTO DI UGO FOSCOLO Il sonetto Autoritratto
di Foscolo, tratto dalla raccolta "Poesie" del 1802-1803, si
presenta come una vera e propria descrizione che l'autore compie
di se stesso, sia a livello fisico, sia a livello psicologico-morale.

L'autore dichiara di avere la fronte solcata dalle rughe, gli occhi


un po' infossati ma sempre attenti, i capelli rossi, le guance
pallide, un aspetto orgoglioso, le labbra carnose e di colore vivo,
i denti bianchi, il capo spesso abbassato, un bel collo, un torace
largo e spazioso, le membra proporzionate, un modo di vestire
semplice ma allo stesso tempo elegante, una certa fulmineit nel
camminare, pensare, agire, parlare. Il poeta passa poi a
descrivere il proprio carattere: si definisce serio, ricco di umanit,
leale, generoso, pronto, facile all'ira, inquieto, tenace, ricco di
pregi e di difetti. Afferma inoltre di ammirare la razionalit, ma di
comportarsi sempre seguendo l'istinto. Conclude infine dicendo
che solo nella morte potr trovare la gloria e la pace. Com'
facilmente intuibile, il tema principale di questo sonetto quello
della proiezione autobiografica, un motivo tipicamente foscoliano
che compare gi nell'Ortis e che l'autore mutua da illustri modelli
quali l'Alfieri. Il ritratto che appare da questi versi (soprattutto a
partire dal verso 7) quello di un vero e proprio eroe romantico,
dall'esistenza inquieta, rapida, tempestosa, un personaggio che
vive in una malinconica solitudine, in un isolamento volontario
che testimonia il suo atteggiamento di ribellione nei confronti
delle istituzioni e di tutto il mondo in generale. Punto chiave del
sonetto, a questo proposito, il verso 8: "avverso al mondo,
avversi a me gli eventi". E' in queste parole l'espressione perfetta
del profondo pessimismo del Foscolo: egli consapevole che la
vita stessa dolore, eterna contraddizione ("avversi a me gli
eventi"), e che solo lottando senza sosta ("avverso al mondo")
potr essere in grado di vivere appieno la propria esistenza. E'
fondamentale sottolineare che, con questa affermazione, il poeta
si fa interprete non solo del suo dramma intimo, personale, ma di
quello dell'intera umanit, condannata ad una sofferenza e ad
un'inquietudine che sono insite nella sua natura. Accanto a quello
principale, nel sonetto si possono individuare altri motivi cari al
Foscolo. Innanzitutto il contrasto tra istinto e ragione ("do
lode/alla ragion, ma corro ove al cor piace", vv.13-14), un tema

attinto sicuramente alla classicit (si ricordi, ad esempio, il


conflitto interiore di Medea nelle Metamorfosi ovidiane), e che in
questo contesto contribuisce a rendere l'idea della
contraddittoriet dell'esistenza umana. Importante, inoltre,
sottolineare il tema della morte, che attraversa tutta
la produzione foscoliana.

A zacinto
Analisi e commento:
Questo sonetto fu composto fra lagosto del 1802 e laprile del
1803 ed dedicato allisola dove il poeta nacque, Zante, nel Mar
Ionio. Foscolo vi visse solo nella prima infanzia (1778-85) e non vi
ritorn mai pi.
Al motivo autobiografico del ricordo dellinfanzia, egli intreccia
quello dellesaltazione della poesia. La Grecia per Foscolo non
solo la terra materna perduta ma anche la terra dorigine della
poesia e dei miti, e perci luogo sacro, unico, incantato. Essa
appartiene infatti ad una terra verso la quale egli si protendeva
con nostalgia struggente, come altri romantici europei, che nella
Grecia classica vedevano lincarnazione suprema dun ideale di
bellezza, di piena e totale armonia umana. Venere, infatti,
raffigura lideale della bellezza, di una cosmica armonia. Nel mito
di Ulisse Foscolo vede riflessa la propria vocazione e il proprio
destino: Omero la poesia, che esalta leroismo e i valori umani
pi alti; in Ulisse, infine, bello di fama e di sventura, il poeta
vede limmagine di se stesso, esule e perseguitato dal destino. Il
comune destino di esule si differenzia nellepilogo, infatti Ulisse, al

contrario del poeta, riuscir a far ritorno nellamata Itaca. La


sognante evocazione della patria si conclude col presentimento di
una sepoltura illacrimata in terra straniera.
Negli ultimi versi troviamo la composta e virile accettazione del
proprio destino di sofferenza, confortati dalla fede della propria
grandezza e in una propria missione nel mondo.
Nel sonetto sono presenti i temi fondamentali della poesia
foscoliana : il tema dell'esilio - il mito del sepolcro i temi
Neoclassici il mito della poesia la bellezza della natura. Ma con
la terzina finale Foscolo intende anche ritornare ai primi versi e
chiudere cos il componimento entro una struttura circolare;
riprende quindi il tema da cui partito, e cio limpossibile ultimo
ritorno a Zacinto.

Le prime 3 strofe, le due quartine e la prima terzina, costituiscono


un unico periodo sintattico che lega efficacemente tra di loro una
lunga serie di immagini in un lungo crescendo. Nellultima terzina
la tensione emotiva si smorza in unenunciazione secca e concisa
di un sepolcro lontano, privo di affetti e di lacrime.
Vi una netta prevalenza dei tempi verbali passati, in particolare
del passato remoto, nella parte centrale del sonetto nella quale
viene rievocato un passato lontanissimo, addirittura mitico. Nei
versi 1 e 12, che aprono rispettivamente la prima e lultima strofa,
troviamo invece due futuri introdotti entrambi da una negazione,
pi forte e incisiva quella del primo (n pi mai), attenuata quella
del v.12 (non altro che).
Nel testo sono presenti numerosi casi di iperbato (es. v.13/14: a
noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura), la figura dellordine

che consiste nellinvertire la normale costruzione sintattica delle


parole per produrre particolari effetti. Numerose anche le
allitterazioni (vv. 4-9 e v.13).
Dal punto di vista lessicale prevalgono termini aulici, colti,
latinismi e grecismi (inclito, dea, fatali sono testimonianza della
cultura classica su cui Foscolo si formato).

Alla musa
La materia ventosa dellOrtis ancora presente in quel senso di profonda delusione vitale
che sembra inaridire, nel cuore del poeta, la sorgente attesa del suo canto. Ma non

sesprime pi nel tono di una passionalit irruente, bens in forma intima e


pacata; dallimmediato sfogo autobiografico il Foscolo si solleva a una pi vasta
considerazione del destino umano, che trascorre, attraverso una travagliato
cammino, verso la riva muta della morte .
Foscolo, che sempre e soltanto dalla Poesia ha tratto conforto alle pene e forza di
vivere e speranza di gloria, ora avverte che la Musa lo abbandona, perch sente
che le poche rime faticosamente costruite non valgono a fargli sfogare tutto il
pianto del cuore, deluso per lamore contrastato e per la patria vilipesa.Questo il
primo dei sonetti maggiori dove si sente ancora lo spirito di delusione gi
espressa nell'Ortis che sembra rendere arida la vena del canto. Ma, a differenza
dell'Ortis, il Foscolo in questo sonetto non si esprime con irruenza ma in forma
pacata e, dopo il primo sfogo autobiografico, il poeta riesce a sollevarsi ad una
visione pi ampia del destino umano. Il lungo periodo iniziale, che comprende

due quartine con abili cesure ed enjambements, conferiscono al verso una nuova
modulazione che sembra segnare le pause del respiro e della coscienza.

Alla Musa, in cui lo scrittore, che sempre e soltanto dalla poesia ha tratto
conforto alle sue pene, avverte che la Musa lo abbandona, poich sente che
le poche rime faticosamente costruite non valgono a lenirgli il male che
prova il suo cuore, deluso per l'amore contrastato e per la patria tradita.
Anche in questo sonetto appaiono evidenti gli elementi neoclassici e
preromantici che caratterizzano le opere foscoliane. Il neoclassicismo un
movimento letterario ispirato alla classicit, in particolar modo nella
compostezza formale, nell'armonia, nell'equilibrio e nella sobriet dell'arte
classica attraverso la sublimazione delle passioni. Nel brano si pu ritrovare
questa nostalgica evocazione del mondo classico nell'amara considerazione
che l'autore fa della sua situazione attuale, nell'invocazione alla musa, nel
ricordare la stagion prima della sua vita, quando la Musa ancora lo
ispirava. A sottolineare questo aspetto vi inoltre un forte enjambement ( vv
4-5). Inoltre, per Foscolo, la poesia il vertice dell'attivit umana, in grado di
vincere la sofferenza: in questo caso, per, lui risulta triste e nostalgico,
poich non reputa soddisfacenti i risultati del suo lavoro. Il preromanticismo,
invece, si pone come interprete della crisi del razionalismo e dell'ottimismo
illuministico. Nel sonetto si possono facilmente ritrovare le caratteristiche
generali di questa corrente, a partire dallo stato d'animo dell'autore, che
appare triste, malinconico e frustrato in tutto il componimento; la
presentazione di paesaggi desolati, come il fiume Lete (verso 6);
l'esaltazione della poesia, presente in tutto il testo come motivo principale
per il suo dolore; il senso di timore verso il futuro, che per noi ignoto e
talvolta pauroso ( verso 11). Il sonetto risulta, quindi, come un lamento, una
preghiera disperata rivolta alla Musa che lo lascia alle pensose membrane,
e del futuro al timor cieco (ai pensosi ricordi e ad un cieco timore del
futuro).
Il sonetto Alla Musa fu composto da Foscolo tra il 1802 e il 1803. Il poeta,
nel sonetto, lamenta alla Musa il fatto che nellet giovanile era stata
generosa con lui, dandogli ispirazione. In et adulta, invece, lo ha
abbandonato. Il sonetto si divide in due parti. La prima, come anticipato,
dove il poeta si lamenta per la scarsa ispirazione che gli d la Musa. La
seconda parte, dove il poeta confessa che quel poco dispirazione non basta
a sfogare il dolore che prova. Si tratta di una meditazione di ispirazione
classica. Questo uno dei sonetti maggiori dellopera di Ugo Foscolo.

E' il primo dei sonetti maggiori scritti fra il 1802 e il 1803. La materia
tempestosa e fremente dellOrtis ancora presente in quel senso di profonda
delusione vitale che sembra inaridire, nel cuore del poeta, la sorgente attesa
del suo canto. Ma non sesprime pi nel tono di una passionalit irruente,
bens in forma intima e pacata; dall'immediato sfogo autobiografico il Foscolo
si solleva a una pi vasta considerazione del destino umano, che trascorre,
attraverso una travagliato cammino, verso la riva muta della morte
ll Poeta, che sempre e soltanto dalla Poesia ha tratto conforto alle pene e
forza di vivere e speranza di gloria, ora avverte che la Musa lo abbandona,
perch sente che le poche rime faticosamente costruite non valgono a
fargli sfogare tutto il pianto del cuore, deluso per lamore contrastato e per la
patria vilipesa.Questo il primo dei sonetti maggiori dove si sente ancora lo
spirito di delusione gi espressa nell'Ortis che sembra rendere arida la vena
del canto. Ma, a differenza dell'Ortis, il Foscolo in questo sonetto non si
esprime con irruenza ma in forma pacata e, dopo il primo sfogo
autobiografico, il poeta riesce a sollevarsi ad una visione pi ampia del
destino umano. Il lungo periodo iniziale, che comprende due quartine con
abili cesure ed enjambements, conferiscono al verso una nuova modulazione
che sembra segnare le pause del respiro e della coscienza.

Scritti da Ugo Foscolo nel 1806 e pubblicati nella primavera


del 1807 dalla tipografia di Niccol Bettoni, a Brescia,
i Sepolcri furono composti a seguito di una conversazione avuta
con Ippolito Pindemonte nel salotto veneziano di Isabella Teotochi
Albrizzi, intorno al problema, allora molto sentito, della sepoltura dei
morti. Il Pindemonte, che stava componendo un poema su I cimiteri,
aveva difeso da un punto di vista affettivo-religioso listituzione delle

sepolture, sostenendo che la moderna filosofia, dalla quale traeva


spunto la recente legislazione in materia, inducesse a ignorare il
culto dei defunti. Leditto di Saint Cloud (1804) - che imponeva che
le tumulazioni avvenissero fuori dal centro abitato e (soprattutto)
che le lapidi dei cittadini fossero tutte identiche - era stato infatti
esteso allItalia, allora sotto il dominio napoleonico: un
provvedimento che aveva dato avvio ad accesi dibattiti tra gli
intellettuali del tempo. Foscolo aveva fatto valere, almeno
inzialmente, una concezione materialistica dell'esistenza (la stessa
che sembra dare forma alle riflessioni sulla morte del sonetto Alla
sera), della quale - come dichiarato in una lettera allAlbrizzi - non
manc di pentirsi: Io ho fatto quel giorno il filosofo indifferente; e
me ne sono pentito.
I Sepolcri si presentano pertanto come una ripresa puntuale di
quella discussione (ravvisabile fin dallincipit in medias res, e
dalla dedica a Pindemonte). In realt la ritrattazione solo parziale,
e concentra un complesso di idee che da tempo andavano
maturando nellanimo del Foscolo. Parecchi spunti e motivi gi visti
nellOrtis e nei sonetti (si pensi al tema del sepolcro nelle poesie A
Zacinto e In morte del fratello Giovanni), ritonano qui, sviluppati,
rifomulati e arricchiti. Alla base della teorizzazione del poeta, vi
lidea che nel mondo in continuo divenire, soltanto il sentimento, la
corrispondenza damorosi sensi (v. 30), sia in grado di garantire
alluomo limmortalit, attraverso il ricordo dei suoi simili. Al nulla
eterno, Foscolo contrappone un sistema di valori, illusioni, ideali, in
grado di resistere allazione corrosiva del tempo. Il sepolcro non
solo luogo di affetti, ma consente la trasmissione di un intero
patrimonio umano, attraverso il culto dei pi grandi eroi della Storia.
Si fondono allora, nell'argomentazione foscoliana (che spesso
procede rapsodica, per analogie e per transizioni non sempre
limpide ed immediate) il senso per le tradizioni, la venerazione per i
grandi del passato letterario nazionale (in primis, il Parini e
lAlfieri), il culto della patria, il valore sublimante ed eternante della

poesia (connesso al ruolo del poeta civile), i miti dellantichit


classica, che la poesia ha il compito di rendere sempre attuali. Fitta
la tramatura di reminiscenze, classiche e coeve (tra queste, in
particolare, lElegia scritta in un cimitero campestre di Thomas Gray
e, per i toni cupi e macabri del componimento, specie ai vv. 70-86,
i Canti di Ossian di James Macpherson, conosciuti in Italia grazie alla
traduzione realizzata da Melchiorre Cesarotti nel 1762).
Metro: carme in endecasillabi sciolti. Spesso, per l'ampiezza del
discorso e per le necessit di arricchimento ritmico-stilistico, Foscolo
ricorre sistematicamente allenjambement, che dilata a dismisura la
lunghezza del verso, e alla curatissima ricerca sulla disposizione
degli accenti.

I Sepolcri UGO FODCOLO: I Sepolcri I Sepolcri, o pi esattamente Dei


Sepolcri come li intitol il Foscolo, sono un carme di 295 endecasillabi
sciolti, scritto quasi di getto tra il giugno e il settembre del 1806 e pubblicato
a Brescia nel 1807. I Sepolcri furono composti sotto la suggestione del
decreto napoleonico di Saint- Cloud (1804) con il quale, per ragioni igieniche,
s'imponeva la sepoltura dei morti fuori dalle mura cittadine in cimiteri
appositamente costruiti e per ragioni democratiche, si stabiliva che le lapidi
dovessero essere tutte di uguale grandezza e che le iscrizioni fossero
controllate da un'apposita commissione, a tutela della verit e del decoro. La
progettata estensione del decreto napoleonico all'Italia, che di fatto avvenne
il 5 settembre 1806, aveva rinfocolato le discussioni, che gi erano state
accese, sulla legittimit di tale legislazione di stampo illuminista che, in
nome di un razionalismo astratto, contraddiceva e offendeva tradizioni
radicate. Il Foscolo, appunto, si era trovato presente a una di queste
discussioni: subito dopo il suo ritorno dalla Francia, nel maggio 1806, nel
salotto veneziano di Isabella Teotochi Albrizzi, aveva affrontato il problema
con Pindemonte che, nel poemetto sui Cimiteri interno al quale lavorava,
intendeva riaffermare i valori del culto cristiano. In quest'occasione,
coerentemente con le sue posizioni materialistiche, il Foscolo aveva assunto
l'atteggiamento scettico del filosofo indifferente: pi tardi riesaminato il
problema da un altro punto di vista, era nata in lui l'idea del carme, che

aveva voluto indirizzare, quasi per fare ammenda del mio sdegno un po'
troppo politico, al suo interlocutore di una volta: da ci la forma esterna del
carme che si presenta come un'epistola poetica a Ippolito Pindemonte.
Questa occasione esterna e remota del carme, che fu stimolato anche dalla
suggestione culturale della contemporanea poesia sepolcrale, ma che
trovava le sue radici pi profonde nella mai intermessa mediazione
foscoliana, dall'Ortis ai sonetti, sul significato della tomba e sulla funzione
consolatoria. Per questo, nel riprendere il discorso interrotto con il
Pindemonte, il Foscolo affronta l'argomento ad
una prospettiva completamente diversa, che non ha pi niente a che vedere
con le discussioni giuridiche e con la difesa della tradizione cristiana: quello
che interessa il poeta appunto il significato e la funzione che la tomba
viene ad assumere per i vivi. I momenti inutili a' morti -scriver a Guillongiovano a' vivi perch destano affetti virtuosi lasciati in eredit dalle persone
dabbene. Questa prospettiva per andava oltre la stessa posizione dei
sonetti, nei quali la morte e la tomba costituivano un agognato porto di
quiete per una vita che appariva senza senso, e superava i limiti circoscritti
della contemporanea poesia sepolcrale.