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A ZACINTO

POESIA
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde


col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio


per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,


o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

PARAFRASI
Non toccherò mai più le sacre rive dove vissi da ragazzo, oh mia Zacinto che ti specchi nelle acque
del mare greco da cui Venere nacque vergine e rese fertili quelle terre con il suo primo sorriso.
Perciò l'illustre verso di Omero non potè non celebrare le tue (di Zacinto) nubi e la tua flora,
cantando il vagabondare di Ulisse nel suo esilio voluto dal fato in seguito al quale Ulisse fu reso
famoso per le sue sventure e potè tornare baciare la sua rocciosa Itaca. Tu Zacinto non avrai altro
che la poesia del tuo figlio, a noi il destino ha ordinato una sepoltura senza lacrime (ossia una
sepoltura in terra straniera, senza il pianto delle persone care).

ANALISI
Verso 1: tripla negazione (nè più mai) per accentuare l'impossibilità del ritorno.
Verso 3: Mio, posto dopo Zacinto accentua il senso del possesso.
Verso 6: Litote ("non tacque")
Verso 7: sineddoche ("nubi")
Verso 10: Bello di fama e di sventura . E' una antitesi tipicamente romantica in quanto l'eroe
romantico non può essere felice neanche nel momento del ritorno a casa.
Sono presenti diversi enjambements(3-4 verso;6-7 verso;13-14 verso).
Il sonetto rimato secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CED ed è ricco di allitterazioni
consonantiche come la c- l - f - e suoni vocalici come la e - i - o.

Sono presenti i temi fondamentali della poesia foscoliana :


- L'esilio - esilio come non accettazione da parte del poeta dei valori della società in cui viveva, e
quindi esilio anche come momento di meditazione.
- Il mito del sepolcro- come centro di affetti familiari, come illusione della vittoria della vita sulla
morte, sopravvivenza delle tradizioni civili di un popolo nella storia.
-Temi Neoclassici:Presenza di Grecismi e Latinismi (Zacinto), figure mitologiche ( Venere), e
Omero.
-Il mito della belezza serenatrice: la bellezza della natura è intesa come bellezza eterna e
incorruttibile che per i mortali è alternativa all'angoscia di vivere e dà la possibilità di raggiungere
un superiore equilibrio.
Il sonetto inizia con una triplice negazione (che è una constatazione amara del poeta della perdita
della sua patria), e termina con la sentenza definitiva del suo esilio e della sua illacrimata sepoltura
in terra straniera. Tra questi due poli negativi è racchiusa, attraverso l'incatenamento di immagini la
rappresentazione nostalgica e meravigliosa del mondo ideale dell'infanzia del poeta e la
trasfigurazione mitica della propria esperienza dell'esilio che avviene attraverso all'analogia fra la
sua figura è quella di Ulisse. Ulisse, "bello di fama e di sventura" rappresenta l'immagine del poeta,
anch'egli esule magnanimo avversato dal destino e dagli uomini, ma rappresenta soprattutto il
nuovo concetto dell'eroe romantico, grande per la forza e la dignità con cui sopporta le ingiurie
della sventura (l'esito dell'esilio però, sarà diverso: Foscolo a differenza di Ulisse sarà sepolto in
terra straniera e nessuno verserà delle lacrime sulla sua tomba).

Ugo Foscolo - Alla sera

Testo
Forse perché della fatal quiete fatal quiete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete


tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme


che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;


e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge

Parafrasi
Forse perché tu sei l’immagine della morte, a me giungi cosi gradita, e sia quando sei seguita dalle
nuvole e dai venti sereni sia quando dal nevoso cielo che porta neve e conduci sulla terra notti
lunghe e burrascose, e occupi le vie più segrete del mio animo, placandolo dolcemente.
Mi spingi a pensare alla via della morte e intanto se ne va via quest’ età malvagia, e insieme al
tempo che se ne và se ne vanno anche le preoccupazioni.
E mentre guardo la tua immagine di pace, dentro di me dorme la voglia di combattere che è dentro
di me e mi invita a lottare e mi da tanta angoscia.

La sera, forse perché rappresenta l'immagine della quiete finale, arriva gradita al poeta in qualunque
stagione. Quando giunge la sera il pensiero del poeta si proietta verso il silenzio della morte e del
nulla eterno, mentre il tempo consuma se stesso e gli affanni della vita. Assorto così nella pace della
sera anche lo spirito guerriero del poeta si placa.

L'autore sembra essersi già posto implicitamente delle domande che il lettore può forse solo
immaginare dopo aver letto gli ultimi versi. Il poeta, in un difficile periodo di vita personale e della
sua patria, è lacerato da uno spirito ribelle che tormenta il suo animo, ma al calar della sera questo
sentimento si assopisce perché la sera è un'immagine di anticipazione della morte.
Si può osservare che il sonetto foscoliano esce dallo schema consueto che associa la sera placida
alla pace interiore (come in La mia sera di Giovanni Pascoli). Anche la sera tempestosa o cupa
dell'inverno è pur sempre, in quanto immagine di morte, portatrice di serenità.Foscolo fa una sorta
di analisi della sua esistenza nel momento in cui viene la sera, come quando la giornata finisce e si
fa un resoconto di ciò che si è vissuto.

Il sonetto segue lo schema metrico ABAB ABAB CDC DCD. La struttura fedele alla tradizione
viene però internamente modificata con alcuni enjambement ai versi 5/6, 7/8, 10/11, 11/12.
Quest'ultimo è particolarmente forte in quanto cade fra una terzina e l'altra, dove di solito invece si
pone una pausa marcata. Anche tra le quartine, invece della pausa, c'è continuità sintattica,
sottolineata dal parallelismo "E quando...e quando...".