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APPUNTI TRATTI DALLA CONFERENZA DEL PROF.

BALDI
La figura dellinetto nel romanzo del 900
La figura dellinetto molto comune nel romanzo del 900. Essa verr esaminata soprattutto
nellopera di Svevo, DAnnunzio e Pirandello, quindi verranno fornite indicazioni in prospettiva
sugli sviluppi successivi.
SVEVO intendeva intitolare il suo primo romanzo Una vita (1892) Un inetto, ma non lo fece
per le pressioni delleditore che riteneva che il titolo Una vita fosse destinato ad ottenere
maggior successo. (Successo che poi, in realt, non ci fu comunque).
Il motivo dellinetto basilare in tutta la letteratura del 900; nel romanzo Una vita linetto
Alfonso Nitti, il protagonista, impiegato presso la banca Maller.
Linettitudine di Alfonso non soltanto una tara psicologica individuale, Svevo coglie anche le
coordinate storiche e sociali di questa figura.
Il suo gi un ritratto in termini psicoanalitici , e ci molto importante perch in quegli anni
la psicanalisi ancora non si era affermata. (Lopera di Freud, la prima, significativa,
Linterpretazione dei sogni, esce solo nel 99).
Alfonso Nitti caratterizzato con estrema esattezza: egli di estrazione piccolo-borghese, ma
la sua condizione sociale una declassazione, perch il padre era medico (quindi media
borghesia) e lui ha dovuto adattarsi al lavoro dellimpiegato per poter vivere.
Egli un intellettuale, che ha formato la sua educazione sui classici, quindi ancorato a certi
schemi di vita, ma viene messo a contatto con un mondo ben diverso, che funziona con ben
altra logica, quella del profitto e del guadagno, per cui Alfonso un disadattato.
La sua cultura umanistica accresce il suo senso di inettitudine (in senso etimologico della
parola in +aptus = non adatto, non idoneo). Il disadattamento dellintellettuale nella societ
massificata sentito per dal protagonista come un privilegio spirituale. Egli ne trae conforto
ed ispirazione per i suoi sogni di megalomane (ricerca del risarcimento allinadattabilit in
maschere fittizie e sogni che hanno funzione gratificante).
Tuttavia, nonostante le sue maschere ed i suoi sogni, linetto non pu evitare di scontrarsi con
la realt, che il banco di prova con cui deve misurarsi.
Linferiorit di Alfonso si misura con la figura paterna, che autoritaria, terrificante, e che nel
romanzo rappresentata dalla figura del padrone della banca, il signor Maller. La figura
paterna affiancata da unaltra, quella del rivale, che nel romanzo sottrarr ad Alfonso
Annetta, figlia di Maller..
Nel rapporto con la donna si dimostra, poi, la debolezza dellinetto: Alfonso, davanti alla
prospettiva di conquistare Annetta per la sua superiorit intellettuale, fugge.
La figura dellinetto si precisa in termini pi concreti nel secondo romanzo, Senilit (1898).;
Alfonso era un piccolo borghese intellettuale, Emilio, come dice Svevo stesso, suo fratello
carnale. Anche lui di estrazione piccolo borghese, ma proviene da una famiglia un tempo
agiata, quindi, anche qui, c una declassazione sociale.
Anche lui un intellettuale (ha pretese di scrittore ed ha pubblicato uno scritto), ma la sua
inettitudine lo costringe a ritirarsi in seno alla sua famiglia, nel nido. La famiglia di Emilio, per,
non una famiglia patriarcale di vecchio stampo, ma costituita solo dalla sorella, Amalia,
anagraficamente pi giovane di lui, ma vecchia nellanimo e nellatteggiamento esteriore.
Questa inettitudine, questa debolezza di fondo, per Svevo la senilit, anche qui mascherata
da una serie di costruzioni interiori, maschere che il protagonista assume per gratificarsi ai suoi
stessi occhi.
La cultura di Emilio ha le sue radici nel Positivismo, nel darwinismo sociale ed in un
superomismo di ascendenza nietzschiana. Una delle maschere che lui assume quella del
libertino privo di scrupoli, ma in realt egli non n libertino n socialista, perch ha verso la
folla un aristocraticismo sprezzante.
Queste maschere vengono messe alla prova quando Emilio esce dal nido. Banco di prova il
rapporto con la donna, una popolana, Angiolina, una ragazza semplice.
Con lei egli vorrebbe divertirsi, (maschera del libertino), invece si innamorer perdutamente.
Con Angiolina indossa la maschera delluomo navigato, ma Emilio non conosce la vera vita, ma
solo la realt cos com presentata dai libri.

Anche qui si vogliono utilizzare categorie psicanalitiche: Emilio rimasto legato alla fase
edipica, egli vorrebbe presentarsi come figura paterna, come uomo forte e sicuro di s, ma con
Angiolina lidea del rapporto sessuale non lo sfiora, anzi, lo terrorizza.
Nel romanzo ricorrono parole emblematiche come dolce, dolcezza, che richiamano la figura
del bambino che ha bisogno della madre. Egli ha poi un rapporto sessuale con Angiolina, ma
per iniziativa di lei; egli ha orrore della carnalit, che infrange la dolcezza del rapporto.
Nel romanzo c la dualit della figura femminile: donna-angelo/donnaccia. Emilio idealizza
Angiolina e la chiama Ange, trasformandola in figura eterea, con chiaro riferimento alle
caratteristiche della figura materna. Langelismo lincapacit di accettare laltro sesso, tant
vero che quando Emilio scopre la rozzezza e la carnalit della donna si disgusta..
Laltro banco di prova con cui Emilio deve misurarsi la figura paterna, qui rappresentata
dallamico Balli. Lamico si compiace di dominare Emilio e gli sembra di avere accanto una delle
tante donne da lui sottomesse.. Nel personaggio del Balli si fondono le due facce della figura
paterna: lautorit ed il rivale. Angiolina, alla fine, si innamorer del Balli, che minaccia Emilio
di sottrargli la donna amata.
Significato della figura dellinetto
La figura dellinetto caratterizzata innanzi tutto dallimmaturit psicologica. Questo, per, non
solo un dato individuale, perch dietro di essa si vedono grandi forze e processi sociali. Tra la
fine dell 800 ed i primi del 900 subentrata la crisi dellindividuo; nell 800 lindividuo era
stato visto come capace di crearsi il suo destino: questa idea entra in crisi, perch entrano in
atto una serie di idee che tendono alla spersonalizzazione. Si verificato il trionfo della grande
industria e della macchina, finita la fase della concorrenza e si andato formando il
monopolismo capitalistico. Lindividuo non compare pi; lo sviluppo della grande industria ha
determinato la scomparsa del piccolo proprietario (cfr. Pascoli La siepe), dei piccoli artigiani e
dei piccoli imprenditori, cio di tutto un ceto medio che viene declassato, impoverito. Nasce,
per contrappunto, la falange del ceto impiegatizio, massificato, ingrigito per la sua vita di
routine (cfr. Pirandello, Il treno ha fischiato) Questi processi portano ad una crisi dellidea di
individuo, che fondava le sue radici nel Rinascimento (Lhomo faber).
Anche lintellettuale viene declassato, perde l aureola (cfr. Baudelaire), emarginato, privo
di considerazione. Egli generalmente un impiegato, un insegnante, un giornalista, un
avvocato, un artista bohemien che per non riesce a vendere le sue opere. Alla declassazione
dellintellettuale si accompagna il trionfo del mercato: larte diventa merce che pu essere
venduta. Lartista vive per la bellezza disinteressata, ma, pur ispirato dalla voce divina,
costretto a vendere la sua opera, quasi a prostituirsi per venire incontro ai gusti del pubblico,
che vuole unarte massificata (non c pi il ritratto, ad es, che ormai stato sostituito dalla
fotografia.) Lartista va in crisi perch la societ dominata dallidea del progresso e del
guadagno; il letterato un sopravvissuto inutile, ai margini della marea del progresso.
Questa frustrazione dellintellettuale si codifica nella figura dellinetto (Giorgio Aurispa, Mattia
Pascal, Rub di Borghese, Pietro di Con gli occhi chiusi di Tozzi, Michele de Gli indifferenti,
Gonzalo de La cognizione del dolore di Gadda ecc.). Tutti questi inetti hanno un richiamo
romantico comune, che nel Werther di Goethe, sono la variante aggiornata dellartista
romantico schiacciato dalla societ.
Linetto intellettuale ha le caratteristiche dellalbatros di Baudelaire: la sua superiorit
intellettuale gli impedisce di vivere con gli altri uomini.
Svevo si collega ancora a questa figura dellinetto romantico, per al pathos sostituisce
unironia conoscitiva, perch i suoi inetti sono il suo alter ego, ma da essi egli si distacca con
una crudelt analitica terribile, e ci si verifica anche attraverso la forma narrativa utilizzata
per questi romanzi.
Forma narrativa
Apparentemente tradizionale (i primi due romanzi vengono classificati come romanzi
naturalistici), egli recupera in effetti la forma narrativa tradizionale, ma non il narratore
onnisciente come Manzoni, ma giudice implacabile delle menzogne e delle maschere dei
protagonisti. Nei primi due romanzi c lintrusione della voce narrante (ad es in Senilit
quando muore Amalia, di fronte allatteggiamento di Emilio Svevo dice egli mentiva), ma non
c lidentificazione con leroe patetico, bens un esame critico delle sue manifestazioni.
La Coscienza di Zeno (1923). Romanzo molto diverso dai primi due, soprattutto per
laspetto formale ( in prima persona, gli altri due sono in terza). La terza persona consentiva

a Svevo lo stacco critico dal personaggio nel momento in cui mentiva, ma ci, con la prima
persona, non pi possibile. Evidentemente cambiato il rapporto dellautore con linetto, che
non pi una figura solo negativa. Zeno ha atteggiamenti ambivalenti e falsi (falsa coscienza).
Linetto appare ora a Svevo dotato di qualit positive, in quanto una sorta di abbozzo (cfr
Luomo e la teoria darwiniana); la staticit veleno, lantidoto cambiare.
Zeno ammira la moglie per la sua salute, e si accorge che lammira cos tanto da trasformarla
in malattia. La moglie sana, fissa tra le sue coordinate, mentre leroe inetto libero,
abbozzo in continuo divenire nella sua ansia di perfezionamento, non prigioniero di luoghi
comuni (i valori borghesi).
I veri malati sono i sani, ma linetto, che dovrebbe essere il pi malato, essendo il pi
disponibile al cambiamento, risulta il pi sano.
Vi quindi unanalogia di posizioni fra lo Svevo della Coscienza e Pirandello, per lidea di
divenire, di disponibilit, di apertura.
DANNUNZIO
Gi con Il piacere e Il trionfo della morte nei personaggi di Andrea Sperelli e di Giorgio
Aurispa presente il motivo dellinetto. Giorgio ha molto in comune con gli eroi sveviani, anche
se DAnnunzio non aveva senzaltro letto Svevo (mentre Svevo aveva letto DAnnunzio). Anche
Giorgio misura la sua impotenza prima con la figura paterna: vive a Roma, ma va a cercare le
proprie radici in Abruzzo e scopre come lambiente familiare sia la causa prima della sua
malattia, soprattutto a causa del padre che ha abbandonato la famiglia per mettersi con
unaltra donna (motivo autobiografico) e, altro banco di prova, il suo rapporto con la donna.
Attribuisce ad Ippolita Sanzio la causa della sua malattia. La donna vista come qualcosa di
allucinante, di vampiresco ((la nemica che con la sua bocca distrugge le possibilit vitali
delluomo). Sono, per, fantasie perverse del protagonista, perch Ippolita in realt una
donna normale, innamorata del suo uomo).
Si assiste, quindi, al contrasto fra una realt deformata da una falsa coscienza e la realt vera
come in Svevo, ma in Svevo c una critica ironica verso il suo personaggio, mentre in
DAnnunzio c sempre un atteggiamento ambiguo verso il suo personaggio, a volte si distacca,
a volte si identifica e crede la donna gorgonea cos come la dipinge.
PIRANDELLO
P. ne il fu Mattia Pascal riprende la tematica delleroe inetto, ma in una visione molto
personale. Le coordinate storico-sociali di Mattia Pascal (anche lui un declassato) sono simili a
quelle degli altri inetti, ma, questo, solo il punto di partenza delleroe.
Mentre Svevo ironizza questa situazione, DAnnunzio ambiguo, Pirandello parte da una
vicenda di declassamento sociale e poi va a finire in tuttaltro modo (cfr. storia di Mattia
Pascal).
In Pirandello linetto (inaptus) si trova libero di costruirsi la sua vita, ma questa nuova vita
ancor pi una trappola, quindi Mattia Pascal decide di rientrare nella sua vecchia identit, ma il
processo irreversibile, perch la moglie si risposata ed egli rimane, quindi, in una
condizione sospesa.
Da oggetto di critica linetto diventa, per Pirandello, strumento di critica, figura delleroe
estraniato che critica gli infingimenti della realt.
Il sogno liberatorio di Mattia realizzato in Vitangelo Mostarda di Uno, nessuno, centomila,
che arriva a rifiutare il nome ed ogni legame sociale per finire poi ospite dellospizio che lui
stesso ha finanziato.
TOZZI
Pietro di Con gli occhi chiusi indizio di un eroe che non vuole guardare se stesso: Tozzi
adotta il punto di vista del personaggio che non capisce.