Sei sulla pagina 1di 5

Luigi Pirandello (1867–1936)

Crisi delle ideologie e dei valori culturali e morali della tradizione ottocentesca: vengono meno le certezze del
Positivismo, “relatività di ogni cosa”

La poetica dell’umorismo
1886 - Lettera alla sorella
la vita come “enorme pupazzata”= farsa grottesca: l’umorismo rende conto delle contraddizioni del reale
– le certezze che ci creiamo e di cui abbiamo bisogno per vivere sono in realtà frutto di un auto-inganno e dunque
testimoniano l’insensatezza dell’esistenza: “questo lumacone o uomo”
Es.
- cap XII Il Fu Mattia Pascal (1904): “Strappo nel cielo di carta”= smascherare la vita come finzione paradossale e
assurda, c’è un oltre al di là delle forme e quell’oltre è sia la vita che il vuoto  dare spazio alle fragilità dell’essere
umano, presentare un eroe scisso e demistificato (Amleto, “l’arte umoristica scompone”)
– “Beate le marionette!”, personaggi inetti nell’azione pratica, atteggiamento critico-negativo nei confronti di
personaggi problematici, scissi, demistificati
 L’arte epica compone, l’arte umoristica scompone

1908 - saggio L’Umorismo


 dedicato “Alla buon’anima di Mattia Pascal, bibliotecario”
 la letteratura deve rappresentare ciò che esce dall’ordinarietà e dalla ragionevolezza, dare spazio
all’imprevedibilità e alle fragilità dell’essere umano  fondamento teorico
 mette in risalto la dicotomia tra forma e vita
- forma: insieme delle abitudini, delle convenzioni sociali imposte dalla società e da noi stessi (auto-inganni
individuali e sociali), paralizza la vita
- vita: istinti e pulsioni naturali, ciò che va al di là delle apparenze e dell’ordinario = il caso, l’imprevedibile,
l’assurdo
Il soggetto costretto a vivere nella forma non è più una persona integra, ma si riduce ad una maschera, ad un
personaggio: tutti gli uomini lo sono, perché tutti recitano una parte: Sei personaggi in cerca d’autore (1921).
Il personaggio è incoerente, scisso, contraddittorio, ma può scegliere fra essere maschera o maschera nuda
adeguamento passivo e consapevolezza del contrasto
ipocrita alla forma inconciliabile forma/vita
consapevolezza della falsità = compatire se stessi, guardarsi vivere (alienazione) perché si percepisce di star
recitando una parte

Umorismo vs Comicità
 La riflessione distingue l’umorismo dalla comicità:
Comico: avvertimento del contrario = riso provocato da una stonatura, da un contrasto, da un’incongruenza, dal
ridicolo, dal dissonante, dal difforme, dal grottesco
Umoristico: sentimento del contrario = riflessione sul perché esiste quel contrasto  immedesimazione e
compartecipazione, sentimento di pietà
Es.
- la vecchia imbellettata, Il treno ha fischiato (Belluca)
- Premesse al Fu Mattia Pascal (1904)
realtà umana disarmonica e scomposta  insensatezza dell’esistenza “storie di vermucci”
Premessa filosofica II a mo’ di scusa “Maledetto sia Copernico!”- dimensione storica ed esistenziale: uomini come
entità minime e trascurabili, crisi di valori
- cap V Il Fu Mattia Pascal, Pascal allo specchio vede lacrime sia di dolore che di riso, dopo il litigio fra la vedova
Pescatore e zia Scolastica (avvertimento del contrario-sentimento del contrario)

Romanzi siciliani (dramma borghese)


- Il turno (1895) Pepè Aletto può usufruire del proprio “turno” come marito di Stellina
- L’esclusa (1893 rivisto nel 1908) pubblicato a puntate su “La Tribuna” nel 1901, tema dell’esclusione come
riflesso della condizione femminile = verità come prodotto di un’opinione, un prodotto sociale; determinismo
sociale, incomunicabilità fra padre e figlio (tornerà in Uno, nessuno e centomila)
- I vecchi e i giovani (1913), fra Roma e la Sicilia: scandali bancari nella capitale e Fasci siciliani – fallimento tanto
dei vecchi che avevano fatto il Risorgimento, quanto dei giovani come simbolo della nuova classe dirigente

Romanzi umoristici
♦ Il fu Mattia Pascal (1904)
- pubblicato a puntate sulla Nuova Antologia e poi in volume. Edizione definitiva presso Bemporad con l’aggiunta
dell’Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, 1921
- Modelli: Terenzio, I Menecmi / Paluto, L’Anfitrione / Dostoevskij, Il sosia / Wilde, Il ritratto di Dorian Gray /
Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde
- poetica dell’umorismo e temi fondamentali dell’arte pirandelliana:
 doppio, specchio: tendenza a porsi davanti allo specchio/ vicenda di Mattia Pascal e di Adriano Meis che si ripete
 crisi dell’identità: il personaggio non si identifica con se stesso
 inettitudine (Tozzi, Svevo, Kafka): Pascal è un velleitario che sogna un’evasione impossibile, la sua tendenza
allo sdoppiamento, la sua estraneità alla vita, lo rende inadatto alla vita pratica
 critica al moderno e alla civiltà delle macchine: nega che le macchine possano servire a migliorare la condizione
dell’uomo (Leopardi, Verga)
Es. Roma: città morta, paralizzata dall’insanabile contrasto fra il passato glorioso e il presente squallido
 famiglia come prigione
 critica allo spiritismo (Svevo)
 gioco d’azzardo: il tema del caso, l’importanza della sorte rafforza la sua teoria della relatività della condizione
umana, sottolineando i limiti della volontà e della ragione
- romanzo di formazione rovesciato: Renzo alla fine della vicenda è maturo per la vita, Mattia Pascal viene privato di
tutte le sue certezze e della propria identità, si rende conto dell’impossibilità di vivere

♦ Quaderni di Serafino Gubbio Operatore (1925)


- Prima Si gira... a puntate sulla Nuova Antologia (1915)
– struttura diaristica (struttura aperta e sperimentale), a scrivere in prima persona è l’operatore cinematografico
Serafino Gubbio
- situazione di impassibilità e di estraneità alla vita, reso allegoricamente dal suo mutismo maschera nuda che
studia la vita per cercarvi invano un significato; con il filosofo barbone Simone Pau e il violinista impazzito perché
costretto ad accompagnare con la sua musica un pianoforte meccanico vivono nel sottosuolo = mondo
dell’esclusione, società degli esclusi
- critica alla civiltà delle macchine, implicita polemica con il futurismo (universo fatuo della Kosmograph,
industria cinematografica dominata dalle leggi delle macchine e dal denaro che è dunque trionfo della forma) =
frenesia dei tempi moderni che non corrisponde ai ritmi naturali dell’uomo
- Serafino è degradato alla pura mansione tecnica, alla fine si trova ridotto a “un silenzio di cosa” – non ha scampo
dall’alienazione che lo circonda: vede attraverso la macchina da presa (campo semantico degli occhi)
disumanizzazione  cercare l’impassibilità, approccio acritico e meccanico
- Il silenzio è per Serafino Gubbio l’unica soluzione, unico meccanismo di difesa dalla modernità alienante che lo
circonda
– estraniarsi dalla vita “una mano che gira la manovella”: parcellizzazione dell’unità dell’uomo, scomposizione
umoristica, perdita di unità e consapevolezza di sé (metafora delle scatole), ridotto a macchina
- unico rimedio: la morte  Ospizio di mendicità: ricovero per indigenti in cui le forme sono ridotte all’essenziale,
provare sentimenti profondi, fare incontri rilevanti

♦Uno, nessuno e centomila (iniziato nel 1909, pubblicato nel 1925-1926)


– “romanzo più amaro di tutti, ma profondamente umoristico” 1° nucleo: Stefano Gioli uno e due, novella in cui il
protagonista non si riconosce nell’immagine che ha di lui sua moglie
- uno: unitarietà di persona perduta
- nessuno: crisi dell’identità
- centomila: insieme delle identità parziali, diverso agli occhi di chiunque lo guardi
Narrazione retrospettiva condotta in prima persona da Vitangelo Moscarda: figlio scioperato di un banchiere usuraio,
inetto che non si riconosce nel proprio corpo (Mia moglie e il mio naso)
= Mattia Pascal:
- difetto fisico (occhio/naso), non si riconosce nel proprio corpo
- matrimonio imposto dalle convenzioni sociali
- ribellione contro il padre e contro la sua figura sostitutiva, l’amministratore Quantorzo (= Zeno)
- Vitangelo Moscarda è protagonista attivo e cosciente, maschera nuda, il più consapevole dei personaggi
pirandelliani: scopre la vita nel rifiuto della forma e nell’adesione all’indistinto naturale “Io sono vivo e non
concludo. La vita non conclude”
- Perdita definitiva dell’identità per rinascere attimo per attimo in ogni cosa, senza bloccarsi mai in nessuna
forma e in nessun nome, Vitangelo decide di rinunciare al proprio nome e diventare come un elemento naturale,
senza storia e senza progetti, per “vivere in ogni cosa” ≠ “silenzio di cosa” di Serafino Gubbio
- Nome = “epigrafe funeraria” = morte dell’identità, stabilisce una fissità che è la negazione della vita
- Il furto: valore simbolico come uccisione del padre, sfrattare Marco di Dio che usufruiva della casa
gratuitamente
- Ospizio che ha costruito con i soldi dell’eredità e che ospita mendicanti (vedi Serafino Gubbio)

Novelle per un anno


Progetto: 24 volumi contenenti 15 novelle ciascuno (cornice), totale di 360
Realtà: 15 volumi, 225 novelle
I volume nel 1922, pubblicato da Bemporad (Firenze) che stampò anche i successivi dodici, mentre gli ultimi due
uscirono a Milano da Mondadori
Modelli: Decameron, Mille e una notte
- legge del caos e del caso: non c’è un filo conduttore nell’esistenza, dare spazio all’imprevedibile, all’assurdo,
all’insensato  impossibile giungere ad un’unità, frammentarietà dell’esistenza = caducità caotica e paradossale
della vita
- allegoria della vita
- forma che annienta il divenire della vita: rendersi conto di questo distacco e cogliere il senso della vita
- narratore cerca l’oltre = scopo dell’esistenza
- “epifania” come rivelazione improvvisa, fischio del treno = nuova considerazione di sé
- “silenzio e dolore” come sentimento del contrario: scoprirsi uomo
- motivo della famiglia come prigione, trappola (Mattia Pascal, Vitangelo Moscarda)

Il teatro
Impegno tardivo nel teatro, dal 1910 (scritti teorici e attività teatrale di pari passo con quella di novelliere)

OPERE DIALETTALI 1910-1916


- All’uscita
- atti unici La Morsa e Lumìe di Sicilia
- Liolà (desunta dal cap IV del Fu Mattia Pascal che accetta matrimonio riparatore proposto da Batta Malagna,
invece Liolà non accetta alcun matrimonio riparatore e tiene per sé il figlio avuto da Tuzza)
- Pensaci Giacomino

TEATRO DEL GROTTESCO 1917- 1920


 Trasposizione teatrale di novelle
 “Teatro dell’assurdo”
 Strettamente legato all’umorismo perché le contraddizioni dell’esistenza sono portate all’esasperazione, alle
estreme conseguenze - temi convenzionali del dramma borghese = assumere la forma fino in fondo per rispettare le
convenzioni sociali
(es. Il piacere dell’onestà= mantenere l’onorabilità)
- Il Piacere dell’onestà
Baldovino vuole rispettare fino in fondo il codice borghese e il suo ruolo di marito= sposare Agata solo nella forma
per dare un padre legittimo a suo figlio. Alla fine si innamorano ed egli finisce con il diventarne il marito a tutti gli
effetti
- Il Giuoco delle parti
Leone Gala fa sino in fondo la parte del marito, pur essendo separato dalla moglie ne sfida a duello l’offensore,
famoso spadaccino; ma poi esige che sul terreno di scontro scenda l’amante di lei, mandandolo di fatto a morte.
- Così è (se vi pare)
Laudisi smaschera la pretesa di verità oggettiva che una comunità borghese vanamente ricerca a spese della povera
famiglia del signor Ponza. Sua suocera, la signora Frola, sostiene che la moglie di lui sia sua figlia e che il genero le
impedisca di vederla  relativismo / identità (chi è veramente la moglie? “io sono colei che mi si crede”)
– palcoscenico come “camera di tortura” (Macchia): inchiesta per individuare dove stia la verità
- forma/vita

1921 - Enrico IV
 Follia come estraneità alla vita: rifugiandosi nel passato e nella follia è possibile conservare una lucida estraneità dalla realtà
e dai propri sentimenti
1922 – Vestire gli ignudi
 Sfida alla falsità ipocrita e convenzionale dei costumi borghesi
 Ogni personaggio da’ una propria versione della vicenda passata per salvare le apparenze (= Sei personaggi)
1923 – La vita che ti diedi
 La protagonista tenta di immobilizzare il tempo vivendo in un lucido delirio fuori dalla vita, tenta di mantenere in vita il figlio
scomparso facendolo vivere dentro di sé = Enrico IV, estraneità alla vita in un mondo illusorio

TEATRO NEL TEATRO 1921-1930


 Dissacrazione del momento artistico: dimostrare che il dramma borghese è in realtà irrappresentabile perché
l’arte (e dunque l’uomo) non sono capaci di cogliere il significato della vita  non ci sarà mai una perfetta
corrispondenza fra il dramma vissuto dai personaggi e quello interpretato dagli attori (scarto tra vita e teatro: è il
teatro che rappresenta la vita o è la vita ad essere teatro?)
 Autonomia dei personaggi
- Sei personaggi in cerca d’autore - 1921
Mettere a nudo gli artifici teatrali, smascherarli come volgarità (voci fuori campo, cerone..)  impossibilità
dell’arte di riprodurre la vita.
Insuccesso al Teatro Valle di Roma (compagnia di Niccodemi) / Teatro Manzoni (Milano) successo pieno e
incontrastato: mettere a nudo segreto doloroso dell’arte.
Prefazione del 1925: vero dramma= l’autore non è stato in grado di trovare un significato universale alla vicenda
dei personaggi, il dramma sta nell’impossibilità del dramma stesso
- Ciascuno a suo modo - 1923
- Messo in scena per la prima volta nel 1924 a Milano
- abbattimento della quarta parete: lo spazio del teatro viene invaso dalla vita coinvolgendo vari spazi  cancellare
barriera fra scena ed extra-scena
 manca il terzo atto: cancellato dall’irruzione della vita
Commedia a chiave che porta sulla scena una vicenda reale: due attori, Delia e il Rocca, recitano la storia “vera”
del barone Nuti e della Moreno che assistendo alla messa in scena, fanno irruzione sul palco + pubblico fittizio che
interviene.
Scopo: confermare valore dell’arte che anticipa quanto accadrà nella vita reale
- Questa sera si recita a soggetto - 1928-1929
- Messa in scena nel 1930
- La compagnia di attori in scena deve recitare “a soggetto” cioè improvvisando usando come canovaccio una
novella di Pirandello, Leonora Addio.
- Ribellione sul palcoscenico durante la recita: gli attori parlano come attori e come personaggi del dramma da essi
recitato. Storia di Mommina, perseguitata dalla gelosia del marito: la prima attrice viene colpita da collasso cardiaco.

PIRANDELLISMO
 Pirandello imita se stesso
 Porta ossessivamente sulla scena gli stessi temi
- Diana la Tuda - 1926
- Come tu mi vuoi - 1930
- Trovarsi - 1932

TEATRO DEI MITI


- La nuova colonia – 1928
- La Madre Terra punisce con un sisma coloro che non sanno vivere all’altezza dei valori naturali; unico superstite, con il
figlioletto, è La Spera
- Lazzaro – 1929
- forza di una religione spiritualistica che fa compiere al sacerdote Lucio il miracolo di far camminare la sorella paralizzata e a
Sara di far rinsavire Arcadipane in un podere nascosto
- I giganti della montagna - 1930-1933
- opposizione tra natura e civiltà, fra mito e storia.
- I Giganti sono insensibili all’arte e dediti solo alla guerra (fascisti) e abitano la montagna mentre il mago Cotrone nella villa
della Scalogna si adopera a far riemergere il mondo dell’inconscio. Ilse persuade Cotrone ad aiutarla a portare sulla scena il
proprio dramma, ma i servi dei Giganti, unici spettatori, non sono in grado di comprenderne l’arte.