Sei sulla pagina 1di 60

Introduzione

il problema dei diritti dell'uomo strettamente connesso a quello della democrazia e a quello della pace. Il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo stanno alla base delle costituzioni democratiche moderne, tuttavia, il perseguimento dell'obiettivo ideale della pace perpetua richiede una graduale estensione del riconoscimento e della protezione dei diritti dell'uomo al di sopra dei singoli Stati. Senza diritti dell'uomo riconosciuti protetti non c' democrazia senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti

schema della parte prima


I SAGGIO Contesta la legittimit e anche l'utilit pratica della ricerca di un fondamento assoluto al diritti dell'uomo II SAGGIO Approfondisce il principio della storicit ripercorrendo le varie fasi della storia dei diritti dell'uomo III SAGGIO Affronta il tema del rovesciamento del rapporto Stato -cittadini Dalla priorit dei doveri dei sudditi alla priorit dei diritti del cittadino.

PARTE I Sul fondamento dei diritti delluomo


Il problema del fondamento di un diritto si prospetta diversamente secondo che si tratti di cercare il fondamento: 1. di un diritto che si ha andr a cercare nell'ordinamento giuridico positivo se vi sia una norma valida che lo riconosca e quale sia; 2. di un diritto che si vorrebbe avere andr alla ricerca di buone ragioni per sostenerne la legittimit e per convincere quante pi persone possibile, a riconoscerlo (soprattutto coloro che detengono il potere diretto o indiretto di produrre norme valide in quell'ordinamento) Il nostro caso appartiene evidentemente a quelli del secondo tipo, ovvero NON un

problema di diritto positivo razionale o critico o per dirla in termini classici - di diritto naturale. PRESUPPOSTO DI PARTENZA: essere perseguiti eguale misura riconosciuti

BENS di diritto

i diritti umani sono cose desiderabili, cio fini meritevoli di nonostante ci non sono ancora stati tutti, ovunque, e in comune la convinzione che il trovarne un fondamento

(cio addurre motivi per giustificare la scelta fatta e che vorremmo fosse fatta anche da altri ) sia un mezzo adeguato ad ottenerne un pi ampio riconoscimento Da qui nasce lILLUSIONE DEL FONDAMENTO ASSOLUTO L'illusione che a furia di accumulare ragioni ed argomenti si finir per trovare la ragione irresistibile a cui nessuno potr rifiutare di dare la propria adesione, poich di fronte ad essa si piega necessariamente la mente non essendo pi possibile addurre argomenti per confutare tali tesi senza apparire irragionevoli

questa illusione fu comune per secoli ai giusnaturalisti Credettero di aver messo certi diritti (anche se non erano sempre gli stessi nei diversi teorici) al riparo da ogni possibile confutazione, per il fatto che essi erano fatti derivare direttamente dalla natura dell'uomo anche questo fondamento si dimostr fragile fu facile criticare la capziosit degli argomenti sostenuti per dimostrare il valore assoluto dei pi disparati diritti che furono fatti derivare dalla generosa e compiacente natura dell'uomo Kant arriv

ragionevolmente a ridurre i diritti innati ad uno solo la libert oggi sostenere questa illusione non pi possibile Ogni ricerca del fondamento assoluto infondata. Bobbio solleva quattro difficolt contro questa illusione :

1) vaghezza del significato di diritti dell'uomo


Non si capisce come sia possibile porre il problema del fondamento, assoluto o non assoluto, di diritto e di cui non possibile dare una nozione precisa. Le diverse definizioni O sono tautologiche ( ripetitive, ridondanti)es. sono

quelli che spettano all'uomo in quanto uomo O dicono qualche cosa sullo status desiderato o proposto di questi diritti, e non sul loro reale contenuto es. sono i diritti di cui ogni uomo non pu essere spogliato Ogni volta che si cerca di fare qualche riferimento al

contenuto, non si pu fare a meno di introdurre termini di valore es. la loro indispensabilit per lo sviluppo della persona umana I termini di valore sono interpretabili in modo diverso a seconda dellideologia assunta dall'interprete. Si sa solo che i diritti dell'uomo sono condizione per l'attuazione di valori ultimi Il loro fondamento pu essere solo l'appello a questi valori ultimi, i quali sono antinomici non si possono realizzare tutti globalmente e contemporaneamente per attuarli occor-

re un'opera di conciliazione Reciproche rinunce e concezioni dipendenti da preferenze personali, le scelte politiche, orientamenti ideologici. NON QUINDI POSSIBILE ELABORARE UNA CATEGORIA DEI DIRITTI DELL'UOMO DAI CONTORNI NETTI

2) contingenza storica e variabilit attuale.


i diritti delluomo costituiscono una classe variabile lo dimostra la storia degli ultimi secoli il loro elenco si modificato col mutare delle condizioni storiche gni e interessi classi al potere disponibili per la loro attuazione es. la propriet era stata dichiarata sacra e inviolabile nel 1700, poi radicalmente limitata nelle dich contemporanee. Al contrario, diritti che le dich settecentesche neppure menzionavano i diritti sociali- vengono fortemente ostentati nelle dichiarazioni attuali. PROVA CHE NON VI SONO DIRITTI PER LORO NATURA FONDAMENTALI Ci che sembra fondamentale in un'epoca storica e in una determinata societ, non fondamentale in altre epoche o in altre culture. Non si vede come si possa dare fondamento assoluto di diritti storicamente relativi. Non bisogna tenere il relativismo poich proprio il pluralismo l'argomento pi forte a favore di alcuni diritti dell'uomo pi celebrati, come la libert di religione di pensiero. dei biso delle

dei mezzi

3) eterogeneit
Oltre che mal definibile e variabile, la classe dei diritti dell'uomo anche eterogenea Nelle diverse dichiarazioni vi sono pretese non solo molto diverse tra loro ma anche spesso incompatibili le ragioni che valgono per sostenere le une non valgono per sostenere le altre NON SI POTR QUINDI PARLARE DI FONDAMENTO DEI DIRITTI DELL'UOMO, MA AL PI DI DIVERSI FONDAMENTI. Tra i diritti umani ve ne sono alcuni che valgono in ogni situazione e per tutti gli Nemmeno al nemmeno per uomini indistintamente: sono quelli che si chiede non vengano limitati verificarsi di casi eccezionali categorie ristrettissime di persone Es. il diritto a non essere torturati sono diritti privilegiati, poich non vengono posti in concorrenza con altri diritti anche essi fondamentali Sono ben pochi nella maggior parte dei casi sia il diritto che si afferma sia quello che si nega hanno le loro buone ragioni in questo caso la scelta dubbia e richiede di essere motivata La soluzione sta nel introdurre dei limiti all'estensione di uno dei due diritti e, in modo che sia in parte salvaguardato anche l'altro. Appare ovvio che diritti che sono s fondamentali, ma anche sottoponibili a restrizioni, non possono avere fondamento assoluto non permetterebbe di dare una valida giustificazione alla restrizione.

4) ci sono casi di antinomia tra diritti invocati da uno stesso soggetto


Conflitto si pone specialmente tra i diritti di libert vs. diritti sociali Entrambi riconosciuti in capo agli uomini da tutte le dichiarazioni recenti dei diritti dell'uomo. sono

antinomici il loro sviluppo non pu procedere parallelamente: l'attuazione integrale dei diritti di libert (che richiedono da parte di tutti, compresi gli organi pubblici, obblighi negativi di mera astensione) impedisce l'attuazione integrale dei diritti sociali (che impongono, anche dagli organi pubblici, obblighi positivi) Due diritti fondamentali, ma antinomici, non possono avere un fondamento assoluto, che renda un diritto e il suo opposto entrambi inconfutabili e irresistibili. anzi bene ricordare che, storicamente, l'illusione del fondamento assoluto di alcuni diritti stata di ostacolo all'introduzione di nuovi diritti in tutto o in parte incompatibili con essi es.lopposizione secolare contro l'introduzione dei diritti sociali stata fatta in nome del fondamento assoluto dei diritti di libert, in particolare della propriet. Il fondamento assoluto non solo un'illusione talvolta un pretesto per difendere posizioni conservatrici Oltre a considerare queste buone ragioni che rendono improponibile la ricerca di un fondamento assoluto dei diritti, occorre domandarsi se la ricerca di una tale fondamento assoluto, qualora sia coronata da un successo, otterrebbe il risultato sperato di far conseguire pi rapidamente pi efficacemente il riconoscimento e lattuazione dei diritti delluomo il secondo dogma del razionalismo etico e la seconda illusione del giusnaturalismo, accanto alla dimostrabilit dei valori ultimi: che la dimostrata razionalit ( laverli presentati come inconfutabili e irresistibili) di un valore condizione NECESSARIA E SUFFICIENTE della sua attuazione . un dogma smentito dallesperienza storica 3 argomenti: 1) non si pu dire che i diritti dell'uomo siano stati rispettati di pi nelle et in cui i dotti erano concordi nel ritenere di aver trovato, per difenderli, un argomento inconfutabile, cio un fondamento assoluto la loro derivazione dalla natura delle cose 2) nonostante l'attuale crisi dei fondamenti, in questi decenni che, per la prima volta, la maggior parte dei governi esistenti hanno proclamato di comune accordo una dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dopo questa dichiarazione, il problema dei fondamenti ha perso gran parte del suo interesse: se la maggior parte dei governi esistenti si sono accordati in una dichiarazione comune, segno che hanno trovato buone ragioni per farlo. Il problema attuale non tanto quello di trovare altre ragioni, o addirittura la ragione delle ragioni, BENS porre le condizioni per una pi ampia e scrupolosa attuazione dei diritti proclamati. 3) molte delle condizioni per una pi ampia attuazione dei diritti dell'uomo non dipendono nemmeno dalla buona volont dei governanti, e tanto meno dalle buone ragioni addotte per dimostrare la bont assoluta di quei diritti la trasformazione industriale in un paese, ad esempio, a rendere possibile la protezione dei diritti connessi ai rapporti di lavoro.

Attualmente, specie con riferimento i diritti sociali, il problema fondamentale non la loro mancanza di fondamento, ma la loro inattuabilit quando si tratta di enunciarli un accordo ottenuto con relativa facilit, indipendentemente dalla maggiore o minore convinzione del loro fondamento assoluto. quando si tratta di passare all'azione che iniziano le riserve e le opposizioni. Il problema di fondo non tanto la giustificazione quanto la protezione problema NON filosofico MA politico. Esista una crisi dei fondamenti innegabile, non si pu tentare di superarla cercando un altro fondamento assoluto da sostituire a quello perduto Il compito attuale pi modesto Non si tratta di trovare il fondamento assoluto ma, di volta in volta, i vari fondamenti possibili. Il problema filosofico dei diritti dell'uomo non pu essere dissociato dallo studio dei problemi storici, sociali, economici, psicologici inerenti alla loro attuazione Il filosofo non pi solo: quello che si ostina a rimanere solo condanna la filosofia alla sterilit.

Presente e avvenire dei diritti delluomo


il problema concernente i diritti dell'uomo non quello di fondarli ma di proteggerli un problema non filosofico ma giuridico, o, in senso pi ampio, politico. Non si tratta di sapere quali e quanti sono questi diritti, quale sia la loro natura e il loro fondamento, se siano diritti naturali o storici, assoluti o relativi si tratta di capire quale sia il modo pi sicuro per garantirli, per impedire che nonostante le dichiarazioni solenni vengano continuamente violati. Il problema sempre pi urgente di fronte al quale ci troviamo non il problema del fondamento ma quello delle garanzie il problema del fondamento va considerato non come inesistente ma come, in un certo senso, risolto, in quanto i diritti dell'uomo trovano il loro fondamento in un testo giuridico che la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, approvata dall'Assemblea generale il 10 dicembre del 1948. Tuttavia il n\s autore torna a riflettere sull'argomento del fondamento dei diritti , e individua 3 modi di fondare i diritti dell'uomo: 1) quello di dedurli da un dato obbiettivo costante come la natura umana metodo che offre la maggiore garanzia della loro validit universale, se solo esistesse qualcosa come la natura umana. Anche laddove si ritenesse esistente, la natura umana NON un dato costante ed immodificabile, perch l'uomo non ha natura definita ed determinata la natura umana stata interpretata nei modi pi diversi, e l'appello alla natura servito a giustificare sistemi di valori anche opposti tra di loro 2) quello di ritenerle verit di per s evidenti difetto: impossibile ogni prova e ogni argomentazione di tipo razionale. Non appena sottoponiamo valori, proclamati evidenti, alla verifica storica, ci accorgiamo che ci che stato considerato evidente da alcuni in un dato momento non pi considerato evidente da altri in un altro momento. Attualmente, chi non pensa che non sia evidente che non si debbono torturare i detenuti? Eppure per molti secoli la tortura fu accettata e difesa come una normale procedura giudiziaria. Da che gli uomini hanno riflettuto sulla giustificazione dell'uso della violenza, sembrato evidente che vim vi reppellere licet; mentre ora si vanno sempre pi diffondendo teorie della non violenza che sono fondate proprio sul rifiuto di quel principio. 3) quello del consenso in questo modo si sostituisce la prova dell'intersoggettivit a quella della oggettivit un valore sarebbe tanto pi fondato quanto pi s acconsentito . Si tratta di un fondamento storico e come tale non assoluto: ma l'unico fondamento che pu

essere fattualmente provato.


La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo pu essere accolta come la pi grande prova storica del consensus omnium gentium circa un determinato sistema di valori. I giusnaturalisti antichi diffidavano del consenso come fondamento del diritto naturale perch era difficile da accertare bisognava cercare i documenti attraverso la oscura storia delle nazioni.

Ora un tale documento esiste

il consenso circa la dichiarazione universale dei diritti

dell'uomo qualcosa che oggettivamente dimostrabile e accertabile in quanto il documento della dichiarazione dei diritti dell'uomo stato approvato da 48 stati il 10 dicembre del 1948 dall'assemblea generale delle nazioni unite e da allora recepito come ispirazione e come orientamento nel processo di crescita di tutta la comunit internazionale verso una comunit non solo di stati ma di individui liberi ed eguali. questo rappresenta un fatto nuovo per la prima volta nella storia un sistema di principi fondamentali della condotta umana stato liberamente ed espressamente accettato, attraverso i loro rispettivi governi, dalla maggior parte degli uomini. solo con la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo possiamo avere la certezza storica che l'umanit condivide alcuni valori comuni , e questo si evince dal fatto che la dichiarazione stata accettata dai rispettivi governi.

Questo universalismo (nel senso soggettivo di condivisione effettiva da parte delluniverso degli uomini) stato una lenta conquista 3 fasi attraverso cui questi valori sono diventati universali:

1) fase filosofica
Le dichiarazioni nascono come teorie filosofiche e si rifanno in primis alle opere dei filosofi, in partic le teorie giusnaturalistiche di John Locke e Jean Jeacque Rousseau. principio dominante delle teorie giusnaturalistiche l'uomo in quanto tale ha dei diritti per natura che nessuno, neppure lo stato, gli pu sottrarre e c he egli stesso non pu alienare anche se in caso di necessit li aliena, il trasferimento non valido. teoria di John Locke : il vero stato delluomo non lo stato civile ma lo stato di natura

quella ipotetica condizione in cui gli uomini non sono ancora associati tra di loro e disciplinati da un apparato governativo e dalle relative leggi uno stato di perfetta libert e di perfetta parit basata sul principio di eguaglianza originaria degli uomini nei poteri e nei vantaggi. lo stato civile una creazione artificiosa che ha il solo scopo di permettere la pi ampia esplicazione delle libert e delluguaglianza naturali . una teoria rivoluzionaria, che determina un rovesciamento del classico rapporto di potere governante-suddito, richiedendo l'abbandono del cd. Modello aristotelico Quello secondo cui l'uomo un animale politico che nasce in un gruppo sociale (la famiglia) e perfeziona la propria natura del gruppo sociale pi grande e di per s autosufficiente che la polis. Per concepire una perfetta, seppure ipotetica, libert ed uguaglianza occorreva che si presupponesse l'esistenza di uno stato precedente ad ogni forma organizzata di societ sino che l'individuo veniva considerato come originariamente membro di un gruppo sociale naturale organizzato gerarchicamente, non si poteva affermare che esso nasceva libero ( era sottoposto all'autorit paterna) ne eguale agli altri individui ( il rap porto padre figlio un rapporto da superiore ad inferiore)

solo ipotizzando lo stato originario senza n societ n Stato si pu sostenere l'audace principio, contro intuitivo e antistorico, secondo cui gli uomini nascono liberi e uguali nei diritti . Leco di queste teorie su una libert innata ed originaria si ha nelle prime parole della Dich universale tutti gli uomini nascono liberi ed uguali in dignit e in dirittila Dichiarazione ne serba solo uneco perch gli uomini di fatto non nascono n liberi n uguali nella natura ideale del giusnaturalismo. uguaglianza non sono un dato di fatto ma un ideale da perseguire In quanto teorie filosofiche, le prime Dichiarazioni dei diritti di un pensiero individuale 1) sono mere affermazioni 2) sono universali quanto 3) legislatore. sono estremamente lo sono libert solo ed

al contenuto in quanto si rivolgono ad un uomo razionale fuori dallo spazio e dal tempo limitate quanto alla loro efficacia nella migliore delle ipotesi sono solo proposte ad un futuro

2) passaggio dalla teoria alla pratica dal diritto solo pensato al diritto attuato
Queste teorie furono accolte per la prima volta dal legislatore con la dichiarazione dei diritti degli stati americani, e della rivoluzione francese hanno posto le basi per una nuova

concezione dello stato dallo stato assoluto ad uno stato di diritto, ossia ad uno stato limitato dove effettivamente il potere statuale diviene strumento per il raggiungimento di fini. l'affermazione dei diritti dell'uomo

non pi espressione di una nobile esigenza, ma il punto di partenza per l'istituzione di un vero e proprio sistema di diritto nel senso stretto della parola come diritti positivi ed effettivi. in questo passaggio i diritti acquisiscono in concretezza ma perdono universalit i diritti sono a partire da questo momento protetti da un documento giuridico qual' la dichiarazione dei diritti americana, e sono quindi dei veri e propri diritti positivi, ma valgono solo nell'ambito dello stato che li riconosce. si passa dai diritti delluomo ai diritti del

cittadino sono diritti delluomo solo in quanto cittadino di quel particolare stato.

3) affermazione dei diritti diviene UNIVERSALE e POSITIVA insieme.


fase che inizia con la dichiarazione del 1948 l'affermazione dei diritti universale nel senso che i destinatari sono tutti gli uomini positiva nel senso che i diritti dell'uomo non sono pi soltanto proclamati o soltanto idealmente riconosciuti ma effettivamente protetti anche contro lo stesso stato che li ha violati.

i diritti dell'uomo:
teorie filosofiche giusnaturalistiche

nascono come diritti naturali universali mediante le si svolgono come diritti positivi particolari mediante la per poi trovare la loro piena attuazione come diritti

dichiarazione universale dei diritti dell'uomo americana

positivi universali, mediante la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. A sua volta la Dich del 1948 solo linizio di un processo di cui non siamo ancora in grado di vedere la fine il problema la difficolt di mettere in atto misure efficaci per la garanzia di questi diritti entro una comunit, come quella internazionale, in cui non ancora avvento il processo di monopolizzazione della forza che ha contrassegnato la nascita dello stato moderno

Attualmente la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dottrinale

qualcosa in pi di un sistema qualcosa di meno di un

sistema di norme giuridiche mero ideale da raggiungere per tutti i popoli e tutte le nazioni fondamentalmente mancano gli strumenti per applicarla nel concreto lo stesso preambolo alla dichiarazione dice che indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza alla ribellione contro tirannia e oppressione. una proposizione che indica che nel 1948 ci si trovati di fronte allalternativa tra protezione giudica e ribellione, e che si scelta la protezione giuridica, ma non si ancora in grado di attuarla il problema al quale rimanda la dichiarazione universale quello di mettere in atto delle per garantire i diritti umani in una comunit internazionale . Quando i diritti dell'uomo erano considerati unicamente come diritti naturali Unica possibile difesa contro la loro violazione da parte dello Stato era un diritto naturale detto DIRITTO DI RESISTENZA nelle costituzioni che hanno riconosciuto la protezione giuridica di alcuni di questi diritti il diritto naturale di resistenza si trasformato in un DIRITTO POSITIVO DI PROMUOVERE UN'AZIONE GIUDIZIARIA contro gli stessi organi dello Stato per i cittadini di uno Stato che non abbia riconosciuto i diritti dell'uomo come diritti degli di protezione l'unica via percorribile ancora quella del diritto di resistenza. Soltanto con l'estensione di questa protezione da alcuni a tutti gli Stati e affidando la protezione di questo diritto ad un grado pi alto dello Stato ( La comunit internazionale) si potr rendere sempre meno probabile alla alternativa tra oppressione e resistenza.

MA VI SONO anche problemi di sviluppo che riguardano lo stesso contenuto della dichiarazione la qualit e quantit dei diritti elencati: da questo punto di vista la dichiarazione pu avere alcuna pretesa di essere definitiva: Bobbio convinto che i diritti naturali siano innanzitutto dei diritti storici e sono essi stessi uno dei maggiori indicatori del progresso storico Emergono gradualmente da dell'uomo combatte per la propria emancipazione e dalla trasformazione delle condizioni di vita che questo producono in quanto diritti storici sono mutevoli, cio suscettibili di trasformazione e di allargamento Si evince anche analizzando i testi filosofici: basti guardare ai testi dei primi giusnaturalisti per rendersi conto di quanto la lista dei diritti si sia allargata: Hobbes addirittura riconosceva come diritto naturale solo il diritto alla vita.

Lo sviluppo dei diritti dell'uomo passato attraverso tre fasi stati affermati i diritti di libert tutti quei diritti che tendono

1) in primo luogo

sono

A limitare il potere dello Stato e a riservare all'individuo o a

gruppi particolari UNA SFERA DI LIBERT DALLO STATO

2) in un secondo tempo si

sono affermati i diritti politici Si compongono di libert NON SOLO strettamente negative, ma anche positive, come concessioni di autonomia. Conseguenza: sempre pi ampia, diffusa e frequente partecipazione dei membri di una comunit al potere politico LIBERT NELLO STATO 3) infine sono stati

proclamati i diritti sociali esprimono la maturazione di nuove esigenze, quale quella del benessere e dell'uguaglianza non solo formale LIBERT ATTRAVERSO o PER MEZZO DELLO STATO

Che i diritti mutano nel tempo si evince anche dal fatto che se qualcuno avrebbe detto a Locke che tutti i cittadini avrebbero dovuto partecipare al potere politico, ottenere un lavoro rimunerato, avrebbe risposto che erano pazzie. Eppure Locke aveva scrutato a fondo la natura umana; ma la natura umana che egli aveva osservato era quella del borghese o del mercante del secolo XVII e non vi aveva letto, perch non poteva leggervi da quel punto di vista di coloro che non appartenevano alla classe del borghese o del mercante.
La dichiarazione del 1948 rispetto al processo di protezione globale dei diritti delluomo,

certamente un punto di partenza verso una meta progressiva dal punto di vista contenutistico, cio rispetto dei diritti proclamati, costituisce un punto d'arresto di un processo in continua evoluzione I diritti elencati nella dichiarazione Non sono solo i possibili diritti dell'uomo sono i diritti dell'uomo storico quale si configurava alla mente dei redattori della dichiarazione dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. bene evidente che grazie agli sviluppi della tecnica, alle trasformazioni delle condizioni economiche e sociali, all'ampiamento delle conoscenze, si possano avvertire nuovi bisogni, di libert di poteri, e di conseguenza ad avvertire la necessit della riconoscenza di nuovi diritti . Per fare solo qualche es. basti pensare che i diritti sociali sono nate con la Rivoluzione industriale, e quindi molto probabile che con uno sviluppo tecnico ed economico, porter all'esigenza di nuovi diritti. Per cui, sottolinea Bobbio, la comunit internazionale si trova oggi non solo di fronte al

problema di apprestare valide garanzie a quei diritti gi storicamente riconosciuti ma anche a quello di perfezionare continuamente il contenuto della Dichiarazione, articolandolo, specificandolo, aggiornandolo, in modo da non lasciarlo cristalizzato, e in modo da permettere la dichiarazione di evolversi si sono redatti ulteriori documenti interpretativi o addirittura integrativi del documento

iniziale Gli organismi internazionali hanno affrontato questo problema , negli ultimi anni con una serie di atti che dimostrano come anche gli organismi hanno consapevolezza della storicit del documento. A titolo di es. N a dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959 sebbene nel suo preambolo faccia riferimento dichiarazione universale, sottolinea come i diritti del fanciullo rappresentano una specificazione rispetto ai problemi dei diritti dell'uomo la specificit dei bisogni del fanciullo impone una soluzione diversa da quella data al problema dei diritti delluomo dalla Dich universale. La convenzione sui diritti politici della donna del 1952 La dichiarazione del 1948,

dal punto di vista della discriminazione fondata sulla differenza di sesso, non utile generica enunciazione del divieto di discriminazione fondata sul genere. Con questo ulteriore documento si prevista la non discriminazione rispetto all'elettorato attivo e passivo e alla possibilit di accedere di pubblici uffici. Uno dei fenomeni pi interessanti e vistosi di crescita del problema dei diritti dell'uomo avvenuto dopo la dichiarazione, a seguito del processo di decolonizzazione Dichiarazione sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e dei popoli coloniali (1960) Vi una vera e propria integrazione paese/territorio di appartenenza la dichiarazione universale prevedeva un mero diritto

individuale alla non discriminazione in virt dello statuto politico,giuridico o internazionale del la dichiarazione di indipendenza considera contrario ai diritti dell'uomo l'assoggettamento dei popoli al dominio straniero si spinge fino all'autonomia collettiva di collegandosi al principio, gi proclamato dai tempi della rivoluzione francese, del diritto dei popoli all'autodeterminazione. A partire dalla dichiarazione di indipendenza si reso manifesto che, accanto all'affermazione dei diritti dell'uomo come singolo, vi sia l'esigenza di affermare diritti fondamentali dei popoli che non sono necessariamente inclusi tra i primi. Sono molti altri i documenti in cui si profilano nuovi diritti non dell'uomo come singolo Bens di gruppi umani, popoli, nazioni Es. la convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio, il patto sui diritti civili e politici (nella parte in cui attribuisce il diritto di tutti i popoli di godere e di disporre pienamente e liberamente delle loro ricchezze e risorse naturali).

Nocciolo della questione : quello della garanzia dei diritti dell'uomo le misure escogitate o escogitabili per la loro effettiva protezione A tal proposito Bobbio il nostro molto realista. In tal senso, bisogna distinguere due tipi di difficolt :

1) difficolt di natura giuridico-politica


deriva dalla natura stessa della comunit internazionale , o meglio dal tipo di rapporto intercorrente tra i singoli stati e tra ciascuno dei singoli stati e la comunit internazionale. Gli organismi internazionali possiedono rispetto ai singoli stati una vis directiva e non coactiva Cio una forza direttiva non coattiva Quando pensiamo alla protezione giuridica e la vogliamo distinguere da altre forme di controllo

sociale, si pensa alla protezione che il cittadino ha (ammesso e non concesso che c' l'abbia in uno stato) basata su una vis coactiva. Affinch la vis directiva raggiunga il proprio scopo necessario che sussistono due condizioni , che sono in realt il riflesso del principio di autorit e dell'obbedienza: 1) colui che la esercita deve essere molto autorevole, ( cio deve farsi rispettare); 2) colui al quale rivolta deve essere molto ragionevole Deve avere una disposizione generale a considerare validi non solo gli argomenti della forza ma anche quelli della ragioneTuttavia vi sono dei casi, nell'ambito dei rapporti interni alla comunit internazionale, in cui le condizioni vengono a mancarein tal caso non si in grado di proteggere i diritti dell'uomo. E gli organismi internazionali dovrebbero essere chiamati a porvi rimedio. Oggi la teoria politica distingue sostanzialmente due forme di controllo sociale 1) Entendo per influenza il modo di controllo che determina l'azione incidendo sulla scelta 2) il potere il l'influenza

modo di controllo che determina il comportamento dell'altro mettendolo nell'impossibilit di agire altrimenti. Alla luce di questa differenza, possiamo notare come esista una differenza tra la protezione giuridica in senso stretto e le garanzie internazionali forma di controllo sociale il potere fondate esclusivamente sull'influenza. Bobbio allora fa riferimento alla teoria di Felix Oppenheim circa le forme di influenza e le forme di potere si possono distinguere tre forme di influenza: 1) la dissuasione; 2) lo scoraggiamento; 3) il condizionamento si possono distinguere altres tre forme di potere 1) la violenza fisica; 2) l'impedimento legale; 3) la minaccia di gravi sanzioni. la protezione giuridica usa come le garanzie internazionali sono

Norberto Bobbio alla luce della teoria di Oppenheim afferma che il controllo degli organismi internazionali corrisponde abbastanza bene alle tre forme di influenza ferma alla prima forma di potere Ca vis coactiva, che quel tipo di protezione che siamo abituati, per lunga tradizione, a chiamare giuridica. Bobbio sostiene che necessario innanzitutto conoscere le possibili forme di controllo sociale e stabilire quali sono quelle attualmente impiegate e quelle impiegabili dalla comunit internazionale al fine di garantire la tutela dei diritti dell'uomo possono essere considerate sotto tre aspetti : 1. promovimento azioni che sono volte a raggiungere due obbiettivi: 1) indurre gli stati

che non hanno una disciplina specifica per la tutela dei diritti ad introdurla; 2) indurre quegli stati che hanno una disciplina specifica a perfezionarla sia rispetto al diritto

sostanziale numero e qualit dei diritti da tutelare numero e qualit dei controlli giurisdizionali 2.

sia rispetto alle procedure

controllo l'insieme delle misure che i vari meccanismi internazionali mettono in opera per verificare se e in quale grado le raccomandazioni siano state accolte, se e in quale grado le convenzioni siano state rispettate. Ci sono due modi per esercitare questo controllo: a) i rapporti: che ogni singolo stato si impegna a presentare sulle misure adottate per tutelare i diritti dell'uomo; b) le comunicazioni: con cui uno stato parte denuncia che un altro stato parte non ha adempiuto agli obblighi derivanti dal patto.

3.

garanzia si intende l'organizzazione di una vera e propria tutela giurisdizionale di grado internazionale che si sostituisce a quella nazionale.

Il distacco tra le prime due forme di tutela e la terza nettissimo

mentre

l'attivit

di

promonimento e di controllo sono volte a rafforzare o a perfezionare il sistema di giurisdizione nazionale l'attivit di garanzia

volta alla creazione di una nuova e pi alta giurisdizione, e di sostituire la garanzia internazionale alla garanzia nazionale, quando questa sia insufficiente o addirittura mancante. Questo tipo di garanzia internazionale stata prevista dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, firmata a Roma nel 1950 PERO si potr parlare di tutela internazionale solo quando una giurisdizione internazionale riuscir ad imporsi e a sovrapporsi alle giurisdizioni nazionali. In questo modo si attuer il passaggio dalla garanzia dentro allo stato alla garanzia contro lo stato ( garanzia dei diritti anche quando vengono violati dallo stesso stato). Questo comporta quindi internazionali Le forme di garanzia internazionale sono oggi pi progredite la dove sono pi progredite le garanzie nazionali si dicono stati di diritto" di tanti in cui funziona regolarmente un sistema di ovvio che i cittadini che avrebbero pi bisogno della protezione internazionale sono i cittadini degli Stati non di diritto, che per sono proprio i meno inclini ad accettare le trasformazioni della comunit internazionale che dovrebbero aprire la strada all'istituzione e al buon funzionamento di una piena protezione giuridica dei diritti dell'uomo. garanzie di diritti dell'uomo e si contrappongono agli "stati non di diritto dove tali sistemi mancano Un ridimensionamento dei poteri dei singoli stati nazione un aumento del carattere rappresentativo degli organismi

2) difficolt inerente al contenuto dei diritti in questione


un problema poco dibattuto Siccome la maggior parte di questi diritti sono oramai accolti dal comune sentimento morale, si crede che il loro esercizio sia altrettanto semplice, mentre invece terribilmente complicato: abbiano un valore assoluto Dall'altro lato l'espressione generica "diritti dell'uomo" fa pensare ad una categoria omogenea Da un lato il generale consenso sul essi induce a credere che

IN REALTA i diritti dell'uomo non sono per la maggior parte assoluti e non costituiscono affatto una categoria omogenea.

confutazione della pretesa assolutezza


Per valore assoluto si deve intendere un valore che valevole in tutte le situazioni e per tutti gli uomini senza distinzione uno status privilegiato che compete a pochi valori una simile situazione si verifica molto raramente in quanto quella situazione in cui vi sono diritti fondamentali che non vengono in concorrenza con altri diritti pure fondamentali. Ora bene evidente che non si pu affermare un diritti in favore di una categoria di persone senza sopprimere un diritto di altre categorie di persone . Ad es: il diritto a non essere sottoposti a schiavit implica l'eliminazione del diritto a possedere schiavi. Cos come il diritto a non essere torturato implica la soppressione del diritto a torturare. Ora il diritto a non essere sottoposti a schiavit, cos come il diritto a non essere torturato, sono dei diritti che possono essere considerati assoluti perch l'azione illecita, ossia l'azione che li turba, universalmente condannata lo prova il fatto che la CEDU li include tra quei diritti che non possono essere sospesi nemmeno in caso di guerra o di pericolo pubblico. Il problema che nella maggior parte delle situazioni, in cui viene in questione un diritto dell'uomo, accade invece che due diritti altrettanto fondamentali si fronteggiano e non si pu proteggere incondizionatamente l'uno senza rendere inoperante l'altro in questi casi si deve parlare di diritti fondamentali non assoluti ma relativi , in quanto la tutela di un diritto fondamentale incontra dei limiti nella tutela di un diritto anche esso fondamentale ma concorrente. bene evidente che non facile tracciare i confini tra la tutela di uno o l'altro diritto, perch non facile individuare dei criteri oggettivi che ci permettono di tracciare un confine tra la tutela di un diritto e un altro. Nella Convenzione europea dei diritti dell'uomo ci sono degli articoli, in cui si enuncia il diritto parte si enumerano le varie restrizioni. Vi sono poi addirittura delle situazioni in cui un diritto che alcuni gruppi considerano fondamentale, non considerato tale dagli altri, e non riesce a farsi riconoscere come fondamentale, perch non in grado di prevalere sul diritto fondamentale che gli si contrappone. Un es. tipico di ci circa l'obiezione di coscienza in caso dell'obiezione di coscienza, ci sono due diritti fondamentali in contrapposizione tra di loro: che cos' pi fondamentale non uccidere della collettivit di essere difesa da un'aggressione esterna? bene evidente che non facile individuare i criteri per risolvere una simile questione in base a quale valore pu essere risolta questa questione? Facendo riferimento alla mia coscienza morale, o alla coscienza dellumanit, o al sistema di valori del gruppo cui appartengo?, bene evidente che qualsiasi di questo criterio estremamente vago, troppo vago per l'attuazione del principio di certezza di cui ha bisogna il sistema giuridico, e in particolar modo la - il diritto di il diritto nella prima parte nella seconda

tutela dei diritti.

confutazione della pretesa omogeneit


Secondo Bobio la categoria dei diritti dell'uomo una categoria eterogenea, nel senso che nel suo complesso contiene diritti tra loro incompatibili , cio diritti la cui protezione non pu essere accordata senza che viene ristretta o soppressa la protezione di altri. Basti pensare al conflitto che si pu creare tra diritti di libert e diritti sociali , in quanto i diritti di libert possono facilmente entrare in contrasto con i diritti sociali quei diritti che sono garantiti quando lo stato non interviene i diritti di libert, sono i poteri invece sono

quei diritti che per potere essere esercitati necessitano proprio dell'intervento dello stato. Alla luce di tutto ci facile comprendere che molto spesso libert e poteri non sono tra loro complementari, ma sono incompatibili , es: l'aumento del potere di acquistare l'automobile ha diminuito la libert di circolazione. bene evidente allora che questi due tipi di diritti umani non possono essere contemporaneamente attuati. fronteggiano La contrapposizione si presenta anche sul piano teorico si

- la concezione liberale dei diritti delluomo - la concezione socialista dei diritti delluomo

In comune: la convinzione che tra diritti di libert e diritti sociali bisogna fare una scelta o almeno stabilire un ordine di priorit Differenza: i diversi cr di scelta usati e lordine dati ai due tipi di diritto necessario un compromesso, ma anche in tal caso, non esistono dei criteri oggettivi. Inoltre Bobbio sottolinea pi volte che innanzitutto per la realizzazione dei diritti dell'uomo sono necessarie delle condizioni obbiettive bene evidente che anche il pi liberale degli stati si trova nella necessit di sospendere la tutela di alcuni diritti di libert in tempo di guerra, cos come il pi socialista degli stati non in grado di garantire il diritto ad un equa retribuzione in tempo di carestia.

Bobbio: l'attuazione di una maggiore protezione dei diritti dell'uomo connessa con lo sviluppo globale della civilt umana Non si pu porre il problema dei diritti dell'uomo astraendolo dai due grandi problemi del nostro tempo, che sono i problemi della guerra e della miseria, dell'assurdo contrasto tra l'eccesso di potenza che ha creato le condizioni per una guerra sterminatrice e l'eccesso d'impotenza che condanna grandi masse umane alla fame. Solo in questo contesto ci possiamo avvicinare al problema dei diritti dell'uomo con senso realistico. Non bisogna essere tanto pessimisti da abbandonarsi alla disperazione, ma neppure tanto ottimisti da diventare presuntuosi. A chiunque si proponga di fare un esame spregiudicato dello sviluppo dei diritti dell'uomo dopo la seconda guerra mondiale consiglierei questo salutare esercizio: leggere la Dichiarazione universale e poi guardarsi attornoSar costretto a riconoscere che, nonostante le anticipazioni illuminate dei filosofi, le ardite formulazioni dei giuristi, gli sforzi dei politici di buona volont, il cammino da percorrere ancora lungo. E gli parr che la storia umana, per quanto vecchia di millenni, paragonata agli enormi compiti che ci spettano, sia forse appena cominciata.

Let dei diritti


Con questa espressione Bobbio fa riferimento al particolare rilievo che la tutela (inter)nazionale dei diritti delluomo ha assunto nel secondo dopoguerra. anche il titolo di un saggio del 1990 in cui Bobbio affronta il tema dei diritti dell uomo da una prospettiva che egli stesso chiama filosofia della storia significa che di fonte ad un evento o serie di eventi ci si deve porre il problema del senso (secondo una concezione teleologica) della storia, considerandone il corso complessivo, dallorigine al compimento, come diretto ad un fine. In questo modo gli eventi non sono solo un fatto da descrivere/spiegare diventano indizi rivelatori di un processo, non necessariamente intenzionale, verso una direzione prestabilita. La problematicit di questo approccio sta nel fatto che con esso si attua una trasposizione della interpretazione finalistica dalla azione dell'individuo singolo al umanit nel suo complesso Si tratta l'umanit come se fosse un individuo in grande cui si attribuiscono le caratteristiche dell'individuo in piccolo. Chi opera questa trasposizione deve essere cosciente sta muovendo su un terreno che con Kant si pu chiamare storia profetica Una storia la cui funzione non conoscitiva ma ammorbidiva, esortativa o solo suggestiva. Bobbio si serve dell'opera di Kant per intavolare la sua tesi: Kant innato, cio adotta una definizione della libert come autonomia L'unico diritto veramente trasmesso all'uomo dalla natura e non da un'autorit costituita, la

libertlindipendenza da ogni costrizione imposta dalla volont dell'altro In una delle sue opere si pose la domanda "se il genere umano si in costante progresso verso il meglio" a questa domanda d una risposta affermativa, individuando nella rivoluzione francese l'evento da considerare come il segno della disposizione dell'uomo progredire con essa che appare il diritto di un popolo di non essere impedito da altre forze nel darsi una costituzione civile che esso ritiene buona Il diritto naturale per Kant il diritto di un uomo di obbedire soltanto alla legge di cui egli stesso e legislatore Bobbio Ritiene che, dal punto di vista della filosofia della storia l'attuale dibattito, sempre

pi ampio e intenso, sui diritti dell'uomo, che coinvolge tutti i popoli della terra e le pi autorevoli corti internazionali vada interpretato come segno premonitore del progresso morale dell'umanit

PROGRESSO SCIENTIFICO E TECNICO indubitabilmente effettivo ha dimostrato finora le caratteristiche tinuit versibilit - della con- della irre-

PROGRESSO MORALE difficile anche solo affrontare il problema della sua effettivit, perch: il concetto di morale problematico non si sono ancora trovato chiari

indici per misurare il progresso morale di una nazione, tantomeno dellintera umanit

La problematicit del concetto di morale


Il nostro concetto di coscienza morale influenzato dalla educazione cristiana Va ricollegato alla consapevolezza dello stato di sofferenza e miseria in cui versa luomo nel mondo, e al senso di insopportabilit di questo stato Tutti gli sforzi verso il bene, o quantomeno per la limitazione del male, nascono dalla consapevolezza dello stato di sofferenza e infelicit in cui luomo si trova a vivere tra gli sforzi che luomo compie per rendere il mondo meno ostile, si collocano anche le regole di condotta rivolte alla modificazione dei rapporti interindividuali per rendere possibile una convivenza pacifica e la sopravvivenza nel gruppo,volte a impulsi aggressivi con pene re gli impulsi di collaborazione e di solidariet con premi Allinizio le regole sono essenzialmente IMPERATIVE mirano ad ottenere comportamenti la funzione primaria della legge e di comprimere e non di liberare Di restringere e non di allargare gli spazi di libert. ci spiega perch il problema della morale stato considerato originariamente dal punto di vista della societ del gruppo pi che dell'individuo anche ad es. il precetto di "non uccidere" ha la funzione non tanto di proteggere la vita del singolo quanto quella di impedire la disgregazione del gruppo il capovolgimento del punto di osservazione , con la considerazione del problema morale dal punto di vista anche dell'individuo, inizia in Occidente con il giusnaturalismo , che ha realizzato la secolarizzazione dell'etica cristiana, facendo dell'individuo e non pi della societ il punto di partenza per la costruzione di una dottrina della morale e del diritto. N.B il riconoscimento dell'individuo come soggetto di diritto pu essere fatto risalire gi al diritto romano si trattava per di diritti che competevano all'individuo come soggetto economico, quale titolare di diritti sulle cose scambiabili con altri soggetti dotati della stessa capacit. La svolta si ha quando questo riconoscimento si allarga dalla sfera dei rapporti interpersonali nei rapporti di potere tra principe e sudditi, facendo nascere i cd. DIRITTI PUBBLICI SOGGETTIVI che caratterizzano uno Stato di diritto doveri e non diritti diritti privati solo diritti privati ma anche diritti pubblici Locke fu il principale ispiratore dei primi legislatori dei diritti dell'uomo ritiene che lo stato in cui si trovino naturalmente tutti gli uomini sia lo stato di natura uno stato di perfetta libert di regolare le proprie azioni e di disporre dei propri possessi e della nello Stato dispotico di singoli individui hanno solo nello stato assoluto vantano, rispetto al sovrano, nello stato di diritto dell'individuo a verso lo Stato non desiderati o ad evitare comportamenti non desiderati ricorrendo sanzioni celesti o terrene. ridurre gli sollecita-

propria persona come si crede meglio, nei limiti della legge di natura senza chiedere permesso o dipendere dalla volont di nessun altro. Da questa ricostruzione si capisce che la dottrina dei diritti naturali presuppone una concezione individualistica della societ e quindi dello Stato, continuamente contrastata dalla ben pi solida concezione organica, secondo cui la societ un tutto e di tutto al di sopra delle parti la concezione individualistica ha stentato a farsi strada Considerata portatrice di disgregazione discordia e rottura dell'ordine costituito. La concezione organica ancora ben presente alle soglie della Riv Fra. Concezione individualista significa che prima viene l'individuo singolo, che un valore di

per s, poi viene lo stato E NON VICEVERSA riassunto nellart.2 dichiarazione 89 Lo scopo di ogni associazione politica la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell'uomo. Rispetto agli individui vengono primi diritti e poi doveri, rispetto allo stato vengono primi doveri dei diritti muta il fine dello stato: la concordia, la lotta contro le fazioni che lacerano il corpo politico - per l'individualismo la crescita dell'individuo libero da condizionamenti esterni muta il concetto di giustizia la funzione che le propria per l'organicismo Si versa nella giustizia quando ciascuna delle parti di cui composto il corpo sociale svolge - per l'individualismo giusto che ciascuno sia trattato in modo da poter soddisfare i propri bisogni e raggiungere i propri fini, primo fra tutti quello della felicit, che un fine individuale per eccellenza. Sono tre le forme di individualismo necessarie per comprendere l'odierno punto di vista dei diritti dell'uomo: 1) INDIVIDUALISMO METODOLOGICO lo studio della societ deve partire dallo - per l'organicismo Era

studio delle azioni degli individui 2) INDIVIDUALISMO ONTOLOGICO parte dal presupposto dell'autonomia di ogni individuo rispetto a tutti gli altri e della pari dignit di ciascuno. 3) INDIVIDUALISMO ETICO ritiene che ogni individuo sia una persona morale. Tutte queste versioni dell'individualismo contribuiscono a dare una connotazione positiva ad un termine (individualismo)che stato connotato negativamente conservatore - sia dalle correnti di pensiero - sia dalle correnti rivoluzionarie

Processi di positivizzazione, generalizzazione, internazionalizzazione di cui si dato conto, nella tematica dei diritti dell'uomo negli ultimi anni si sviluppata una nuova tendenza SPECIFICAZIONE: graduale ma sempre pi accentuata determinazione dei soggetti titolari di diritti. Dall'astratto uomo si era gi avuta una prima specificazione nel cittadino, nel senso che al cittadino potevano essere attribuiti diritti ulteriori rispetto all'uomo in generale si sono poste ulteriori specificazioni specifiche della donna rispetto all'uomo rispetto al genere, riconoscendo le differenze rispetto alle fasi della vita, differenziando i

diritti della vecchiaia e dell'infanzia da quelli dell'uomo adulto

differenziando lo stato normale dagli stati eccezionali dell'esistenza umana Riconoscendo diritti speciali ai malati, agli handicappati, ai malati di mente ecc smisurata di armi ecc gi possibile intravedere l'estensione della l'estensione avvenuta anche rispetto sfera del diritto alla vita delle generazioni future, la cui sopravvivenza e minacciata dalla crescita soggetti nuovi, come gli animali, che la moralit comune ha sempre considerato solo come oggetti o al massimo come soggetti passivi, senza diritti. Bisogna tenere. Che parlare dei diritti dell'uomo, di diritti sempre nuovi e pi estesi, giustificandoli con argomenti persuasivi, molto diverso dalla necessit di assicurare loro una protezione effettiva Via via che le pretese aumentano, la loro soddisfazione diventa sempre pi difficile, tanto pi in un contesto internazionale questa crescita morale si misurer non dalle parole ma nei fatti

Diritti delluomo e societ


Da II guerra mondiale in poi la teoria e la prassi dei diritti delluomo si sono sviluppate essenzialmente in due direzioni considerazioni universalizzazione moltiplicazione aspetto che si presta meglio a - sul rapporto tra diritti delluomo e societ - sullorigine sociale dei diritti delluom o - sullo stretto nesso tra mutamento sociale e nascita di nuovi diritti. Questa moltiplicazione avvenuta in tre modi Tutte e tre le cause impongono di fare riferimento ad uno specifico contesto sociale

1) perch aumentata la quantit dei beni considerati meritevoli di tutela


Passaggio dai diritti di libert (libert negative) ai diritti politici e sociali, che richiedono un intervento diretto dello stato.

2) perch stata estesa la titolarit di alcuni tipici diritti a soggetti diversi dalluom o
Passaggio dalla considerazione dellindividuo umano uti singulus a dallindividuo famiglia, minoranze etniche ecc dalluomo es. animali soggetti soggetti diversi diversi

3) perch luomo non pi considerato come uomo astatto ma nei suoi specifici ruoli e condizioni allinterno della societ infante, malato ecc.
Questo processo di specificazione avvenuto principalmente con rif ai DIRITTI SOCIALI le libert negative valgono rispetto alluomo astratto rispetto ai diritti di libert vale il pr che gli uomini sono uguali deve essere esclusa ogni discriminazione fondata su differenze specifiche tra uomo e uomo, tra gruppi e gruppi, come affermato anche dallart. 3 Cost ita. rispetto ai diritti sociali e politici vale il pr per cui gli uomini sono solo GENERICAMENTE ugualI Ssepcificamente NON lo sono vi sono differenze tra individuo e individuo tra gruppi di individui e altri gruppi che sono ancora oggi rilevanti nel riconoscimento di tali diritti, non si pu non tenere conto delle ragioni che giustificano il non uguale trattamento. Oltre al problema della proliferazione, i diritti sociali pongono il problema della necessit di un intervento attivo , che ha fatto nascere una nuova forma di stato lo stato sociale. Diritti di libert nascono contro lo strapotere dello Stato nascono per limitarne il potere Diritti sociali Richiedono per la loro attuazione pratica l'accrescimento dei poteri dello Stato: oggi le richieste provenienti dal basso in favore di una maggiore protezione di individui e di gruppi sono richieste che vanno ben al di l della libert da e della libert di e sono in costante aumento . Per giustificarle, l'ipotesi astratta di uno stato di natura semplice, primitivo, dove uomo vive con pochi bisogni essenziali, non avrebbe pi alcuna forza persuasiva Per la sopravvivenza dell'uomo

in questa nuova societ non bastano i cosiddetti diritti fondamentali: vita, libert, propriet. Per fare un esempio, non c' carta attuale dei diritti che non riconosca il diritto all'istruzione. Le richieste dei diritti sociali sono diventate tanto pi numerose quanto pi rapida e profonda stata la trasformazione della societ La domanda di intervento pubblico apprestamento di servizi sociali da parte dello Stato possono essere soddisfatte soltanto ad un certo grado di sviluppo economico e tecnologico un'ulteriore conferma della socialit , cio della non naturalit di questi diritti

il nesso tra mutamento sociale e mutamento nella teoria e nella prassi dei diritti fondamentali sempre esistitola nascita dei diritti sociali da reso soltanto pi evidente tant' che ora impossibile trascurarlo. L'altro compito molto importante dei sociologi del diritto lo studio dell'applicazione delle norme giuridiche un fenomeno che prende il nome di IMPLEMENTATION . Le norme che dichiarano i diritti dell'uomo sono caratterizzate da un grosso divario tra la loro posizione e la loro effettiva applicazione Le norme della nostra costituzione si riferiscono i diritti sociali sono state chiamate "norme programmatiche" tali norme definiscono un diritto il cui riconoscimento e l'effettiva protezione sono rinviati sine die e sono affidati alla volont di soggetti il cui obbligo di eseguire il "programma" soltanto un obbligo morale o al massimo politico Sono talmente diversi dai diritti propriamente detti che ci si chiede addirittura se si possano ancora chiamare col termine diritti Bobbio condivide la preoccupazione di coloro per i

quali chiamare "diritti" richieste di diritti futuri significa creare delle aspettative che potrebbero non essere mai soddisfatte per cui nella sua relazione utilizza il termine

"richieste" quando si riferisce a diritti non costituzionalizzati, cio a me aspirazioni, seppure giustificate con argomenti plausibili. non si oppone all'uso del termine "diritti" anche se queste richieste di futuri diritti, purch si eviti la confusione tra - una richiesta anche ben

motivata di una protezione futura di un certo bene propone lutilizzo della locuzione diritti in senso debole - una protezione effettiva

di questo bene che posso ottenere ricorrendo ad una corte di giustizia capace di riparare il torto ed eventualmente di cui il colpevole propone lutilizzo della locuzione diritti in senso forte

La grande maggioranza di norme sui diritti dell'uomo , quali sono quelle emanate da organi internazionali , non sono nemmeno norme programmatiche come lo sono le norme di una costituzione nazionale perlomeno non lo sono finch non saranno ratificate nei singoli Stati. finch rimangono nell'ambito del sistema internazionale da cui promanano rimangono mera espressione di buone intenzioni, o al pi direttive generali dell'azione per un futuro indeterminato ed incerto, senza alcuna seria garanzia di attuazione L'attuazione

rimessa

- alla buona volont degli Stati - alla pressione esercitata dalla pubblica opinione internazionale o da agenzie non

statali come Amnesty International. Da uno studio sul numero delle ratifiche delle due convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo da parte degli Stati membri ONU risulta che secondo del terzo mondo. Dal punto di vista di un ordinamento giuridico i diritti morali o naturali non sono propriamente diritti sono solo esigenza da far valere per essere eventualmente trasformati in diritti in un nuovo ordinamento normativo caratterizzato da un diverso modo di protezione dei medesimi. Il giusnaturalista obbietter sono diritti naturali o morali assoluti, che in quanto tali sono diritti in qualsiasi sistema normativo storico e positivo Un'affermazione di questo tipo grande variet di codici naturali morali proposti es. prima che le donne ottenessero nelle varie legislazioni positive il diritto di votare non si poteva parlare di un diritto naturale morale delle donne a votare dal momento che le ragioni per cui non si riconosceva questo diritto erano sia naturali (le donne non erano per natura indipendenti) sia morali (erano troppo passionali per poter esprimere il parere su una legge che deve essere motivata razionalmente). La peculiarit del discorso dei diritti dell'uomo sta in ci: storicamente si avuto il passaggio solo due quinti degli Stati le hanno ratificate ci sono profonde differenze tra gli Stati del primo, del

da un sistema di diritti in senso debole (in quanto erano inseriti in codici di norme morali o naturali) a un sistema di diritti in senso forte (inserimento nei sistemi giuridici degli Stati nazionali) oggi sta avvenendo il passaggio inverso da un sistema pi forte come quello nazionale non dispotico a un sistema pi debole come quell'internazionale, dove i diritti proclamati sono sostenuti quasi esclusivamente dalla pressione sociale come accade abitualmente per i codici morali.

PARTE II La rivoluzione francese e i Diritti delluomo


La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino fu approvata dall'Assemblea nazionale il 26 agosto 1789. La discussione sull'approvazione si svolse in due tempi 1) Dal 1 al 4 agosto si discusse se si

dovesse procedere a una dichiarazione dei diritti prima dell'emanazione di una costituzione l'Assemblea decise che bisognava procedere subito con la discussione dei diritti. Si discusse anche, una volta optato per la sua emanazione indipendente, della necessit o meno di affiancarle una Dichiarazione dei doveri. 2) Dal 20 al 26 di agosto il testo prescelto dall'Assemblea venne discusso e approvato. La dichiarazione dei diritti dell'uomo certamente un passo molto importante che avviene a poche settimane dalla fine della Rivoluzione francese una svolta nella storia del genere umano segna la fine dellAncien Regime per Kant con la rivoluzione che appare il diritto di un popolo di non essere impedito da altre forze nel darsi una costituzione civile che esso ritiene buona diritto di libert nel senso di autodeterminazione e autonomia. va ricordata lopera di Paine offre una giustificazione religiosa del fondamento

dei diritti dell'uomo luomo, prima di avere dei diritti civili (che sono frutto della storia) ha dei diritti naturali che li precedono e che fondano i diritti civili. Sono diritti naturali I diritti intellettuali anche tutti quei diritti di agire come individuo per il proprio benessere per la propria felicit, che non siano lesivi dei diritti naturali altrui Ravvisa una continuit tra la rivoluzione americana

e le rivoluzioni europee Avrebbero gli stessi principi ispiratori, lo stesso fondamento nel diritto naturale, e lo stesso sbocco (il governo basato sul contratto sociale, la Repubblica come governo che respinge l'ereditariet, la democrazia come governo di tutti)

La rivoluzione francese da cui poi scaturita la dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino pu essere effettivamente vista come una continuazione della rivoluzione americana che con la dichiarazione dall'Inghilterra. Il rapporto tra queste due rivoluzioni stato pi volte dibattuto e i problemi che ne sono scaturiti sono essenzialmente due: d'indipendenza del 1776 sancisce l'autonomia delle colonie americane

1) I PROBLEMA DIBATTUTO quale sia stato l'influsso e se sia stato determinante


Il dibattito divenne particolarmente acceso a fine 1800 grazie a Jellinek che in una sua opera sosteneva la non originalit della Dichiarazione francese I fautori delloriginalit della Dich fra sostenevano che le somiglianze erano dovute l'ispirazione comune americani. Osservando bene delle differenze ci sono : 1) nella Dichiarazione dell'89 non compare che un plagio della Dich USA era improbabile anche per la scarsa conoscenza che i costituenti francesi avevano dei Bills of Rights

come obiettivo il raggiungimento della felicit che invece era sta sostenuta nelle carte americane, sebbene il rapporto tra felicit e bene pubblico fosse stato discusso anche dai philosophes francesi. 2) inoltre la Dichiarazione francese risulta pi

individualistica di quella americana entrambe le dichiarazioni partono dagli uomini considerati singolarmente quale fondamento della societ: i diritti dichiarati sono posseduti da tutti gli uomini prima ancora di entrare nella societ. Ma mentre l'utilit comune invocata mento francese solo per giustificare eventuali distinzioni sociali dal docu nelle car-

te americane fanno tutte riferimento diretto allo scopo del lassociazione politica Il common benefit,del bene comune( I costituenti americani avevano collegato i diritti dell'individuo con il bene della societ, esclusivamente i costituenti francesi vogliono affermare primariamente ed

i diritti dell'individuo. Soltl

common benefit,del bene comune I costituenti i costituenti

americani avevano collegato i diritti dell'individuo con il bene della societ,

francesi vogliono affermare primariamente ed esclusivamente i diritti dell'individuo. Soltanto con la Costituzione giacobina si rimette in primo piano ci che di tutti rispetto a ci che appartiene al singolo-

2) II PROBLEMA quale delle due sia politicamente o eticamente superiore all'altra


La disputa antica gi in assemblea nazionale, uno dei suoi membri Malouet , espresse il proprio parere contrario alla proclamazione dei diritti, affermando ci che era andato bene per gli americani non andava altrettanto bene per i francesi, poich la maggior parte della popolazione era composta da uomini senza propriet che si attendevano dal governo pi la sicurezza del lavoro (che li rendeva dipendenti) che la libert Anche Alessandro Manzoni far un confronto tra le due rivoluzioni che per vedr premiare la rivoluzione americana poich secondo l'autore - lunica che non stata preceduta da

proclamazioni precedenti le dichiarazioni dei congressi precedenti riguardavano solo alcuni specifici diritti delle colonir nei confronti del governo e del parlamento inglese. - lunica che riuscita nel proprio intento di liberazione dalla madrepatria. Eppure la rivoluzione francese ad essere stata per pi di un secolo fonte d'ispirazione per tutti coloro che hanno combattuto per la propria emancipazione i principi della rivoluzione infatti

sono stati richiamati spesso in periodi cruciali anche della nostra storia come ad esempio durante il Risorgimento periodo di opposizione al fascismo. Per contro, la condanna dei principi del 1989 stato un classico di ogni movimento anirivoluzionario

Contenuto della Dichiarazione dei diritti francese del 1989


Il nucleo della Dichiarazione contenuto nei primi tre articoli : 1) il primo riguarda la condizione naturale degli individui che precede la formazione della societ civile

Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sullutilit comune .
Tale formula stata quasi integralmente riprodotta dallart. 1 Dich dei diritti delluomo ONU del 1948 tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit e diritti Che gli uomini fossero liberi ed eguali nello stato di natura descritto da Locke constatazione di fatto dato storico NON era una NON era un Era semplice-

mente un'ipotesi razionale Un'esigenza della ragione, la sola che avrebbe potuto capovolgere radicalmente la concezione secolare per cui il potere politico procede dall'alto verso il basso e non viceversa L'ipotesi serviva a far derivare il potere politico dal basso lo stesso scosse che si erano proposti costituenti esplicitato al successivo art.2 2) il secondo riguarda il fine della societ politica che viene, se non cronologicamente, assiologicamente dopo lo stato di natura

Art. 2. Il fine di ogni associazione politica la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili delluomo. Questi diritti sono la libert, la propriet, la sicurezza e la resistenza alloppressione.
Non vi lespressa menzione del contratto sociale, ma sotteso allimpiego del termine asso ciazione indica per forza una societ di contratto. Dei quattro diritti elencati, fornita una definizione della sola libert diritto di poter fare tutto ci che non nuoce ad altri Disegna lo spazio di libert dell'individuo rispetto agli altri individui definizione permettono libert altrui. Si specifica che la legge ha il diritto di proibire solo le azioni nocive per la societ. Dall'articolo 5 anche possibile ricavare implicitamente una nozione di libert molto simile a quella di Hobbes e Montesquieu, che disegna lo spazio di libert degli individui rispetto al potere dello Stato Nello spazio lasciato libero dalla mancanza di leggi imperative, negative o positive, il singolo libero di fare tutto ci che non n proibito nei comandato. una definizione che ha di mira esclusivamente possibile eccesso di potere da parte dello Stato. La sicurezza stata definita dalla successiva costituzione del 1793 come la protezione accordata Da quella di Hobbes e Montesquieu: libert= fare tutto ci che le leggi da quella di Kant libert si estende fino a che compatibile con la

dalla societ a ciascuno dei suoi membri per la conservazione

- della sua persona - dei suoi diritti - e delle sue propriet

Negli articoli ad essa dedicati sono riassunti principi generali relativi alla libert personale o habeas corpus. La libert personale storicamente il primo dei diritti di cui sudditi di uno Stato avevano reclamato ed ottenuto la protezione, sin dalla Magna Charta Il graduale riconoscimento delle libert civili, per non parlare della libert politica, sono conquiste ulteriori rispetto alla protezione della libert personale non occorreva una norma della dichiarazione per proclamare la propriet come sacra ed inviolabile Anche negli Stati assoluti la sicurezza della propriet sempre stato maggiore di quella del riservata alla persona Propriet considerata un diritto sacro e inviolabile rivoluzione borghese. fa della rivoluzione francese una Il suo essere un diritto naturale non pu essere limitata solo per ragioni di pubblica utilit La resistenza alloppressione presente nel pensiero di Locke la ragione per cui gli uomini entrano in societ la conservazione delle loro propriet e delle loro libert nel momento in cui il governo viola uno di questi si mette in stato di guerra con il suo popolo, il quale e da quel momento sciolto da ogni vincolo di obbedienza ed legittimato a riprendersi la libert originaria e resistere primari Giuridicamente il diritto di resistenza un diritto secondario che interviene in un ha unulteriore particolarit Interviene a tutelare gli altri diritti di ma non pu un secondo momento in cui vengono violati i diritti di libert, propriet e sicurezza che sono i diritti essere a sua volta tutelato insorge proprio quando il cittadino non riconosce l'autorit del governo e a sua volta il governo non ha pi alcun obbligo nei confronti del cittadino diritto che si esercita come extrema ratio gli stessi

discende tanto dalle teorie del giusnaturalismo quanto dal diritto romano classico

costituenti si erano resi conto della contraddizione: nessun governo pu garantire l'esercizio di un diritto che insorge proprio nel momento in cui l'autorit del governo viene meno Inclusione del diritto di resistenza tra i diritti naturali dovuto al ricordo immediato del 14 luglio e al timore di un nuovo Stato aristocratico semplicemente la giustificazione postuma della lotta contro l'antico regime. Nella dichiarazione Onu del 1948 non compare il diritto di resistenza, ma nel preambolo si legge che i diritti dell'uomo devono essere protetti se si vuo le evitare che l'uomo sia costretto come ultima istanza alla ribellione contro la tirannia all'oppressione vale a dire che la resistenza non un diritto ma , in determinate circostanze una necessit, come indica la parola "costretto" 3) il terzo articolo riguarda il principio di legittimit del potere che spetta alla nazione.

Art. 3. Il principio di ogni sovranit risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo pu esercitare unautorit che non emani direttamente da essa.
una formula che esplicita tre principi, che sono i capisaldi della lotta contro lantico regime: 1) l'adozione del termine nazione anzich popolo vuole esprimere il concetto che la

rappresentanza una e indivisibile non pu essere divisa in base agli ordini e agli stati in cui divisa la societ precedente. La nazione composta da individui singoli che contano ciascuno, in conformit al principio che le giustifica da allora in poi la diffidenza di ogni governo democratico verso la rappresentanza degli interessi. 2) nel concetto della sovranit una e indivisibile della nazione era implicito anche il principio del divieto di mandato imperativo , esplicitato con forza dall'articolo 8 della legge 22 dicembre 1789 I rappresentanti nominati all'assemblea nazionale dai dipartimenti dovranno essere considerati NON come rappresentanti di un dipartimento particolare MA come rappresentanti della totalit dei dipartimenti, cio dell'intera nazione da questo punto di vista la dichiarazione pu ben essere considerata l'atto di morte dell'antico regime, anche se il colpo di grazia da solo nel preambolo della costituzione del 1791 proclama che non esistono pi - la nobilt - le distinzioni ereditarie - le distinzioni in ordini - il regime feudale - privilegi ed eccezioni al diritto comune

La Dichiarazione francese stata sottoposta ciclicamente a due critiche:


1. stata accusata di troppa astrattezza dai reazionari e dai conservatori all'accusa di astrattezza stato risposto principalmente che i diritti elencati volevano essere in realt nell'intenzione dei costituenti strumenti di polemica politica ognuno di quei diritti doveva essere interpretato come l'antitesi di un abuso di potere che si voleva combattere si disse che pi che una dichiarazione astratta di diritti si volesse fare un atto di guerra contro il tiranno. 2. stata accusata di eccessivo legame ad una classe particolare da Marx e dalla sinistra una critica opposta alla precedente la si accusa di essere troppo concreta e determinata da essere in realt non la difesa dell'uomo in generale ma del borghese che lottava per la propria emancipazione di classe senza preoccuparsi troppo dei diritti nella loro essenza, e in partic dei diritti di quello che sar chiamato il quarto stato ( proletariato). Marx critica la Dichiarazione francese per una concezione individualistica della societ, ma questa stessa concezione individualistica della societ che, innalzando la figura del singolo, porta ad un rovesciamento della concezione tradizionale del pensiero politico , caratterizzata dalla prevalenza degli obblighi dei cittadini sui diritti e da un rapporto di potere diseguale, con la prevalenza del governante sul governato. La raffigurazione del potere politico avvenuta con metafore ben esemplificative il popolo stato equiparato al gregge e il governante al pastore il governante al nocchiero e il popolo alla ciurma, che ribellandosi crede di poter fare a meno della guida esperta del comandante, ma la nave destinata ad andare a fondo il governante al padre e il popolo ai figli che devono obbedire al padre perch non

hanno ancora raggiunto let della ragione metafora pi longeva La Dich, nei primi due articoli afferma che gli individui hanno dei diritti afferma che il governo, proprio in conseguenza di tali diritti, si obbliga a garantirli il rapporto tradizionale tra diritti dei governanti e obblighi dei governati rovesciato il potere non pi in mano al sovrano ma, cos come nel concetto di democrazia, in mano in parti uguali a tutti gli individui. Tale rovesciamento richiedeva il concetto di democrazia inscindibile da quello di diritti delluomo occorre diffidare delle concezioni anti individualiste della societ, rinvenibili in tutte le dottrine reazionarie e nella sinistra antidemocratica NON CE NESSUNA COSTITUZIONE DEMOCRATICA che non presupponga lesistenza di individui singoli che hanno diritti in quanto tali. A tal proposito parlando di democrazia pi opportuno parlare di sovranit dei cittadini piuttosto che di sovranit popolare poich la parola popolo non rende bene la singolarit delle scelte che ogni volta vengono espresse nel momento del rilascio della scheda nell'urna. Piaccia o non piaccia la societ democratica non un corpo organico ma una somma d'individui e infatti, se cos non fosse, non avrebbe nemmeno senso la regola di maggioranza che invece alla base di tutte le decisioni democratiche e la maggioranza non nient'altro che la somma dei voti dei singoli.

La concezione individualistica della societ ha fatto molta strada


I diritti delluomo che sono stati proclamati nelle costituzioni dei singoli stati oggi sono riconosciuti anche dalla comunit internazionale cosicch ogni individuo stato elevato a soggetto potenziale della comunit internazionale quando sino ad ora venivano considerati tali solo gli stati sovrani accanto al diritto internazionale come diritto pubblico esterno sta nascendo un nuovo diritto , che potremmo chiamare cosmopolitico Kant lo limitava al diritto di ogni uomo ad

essere trattato da amico, e non da nemico, ovunque egli si recasse cd. diritto di ospitalit ed era una delle condizioni imprescindibili per la realizzazione della pace perpetua. Non a caso Kant vedeva nella Riv fra un segno della disposizione morale dell umanit verso il meglio spiegato nel terzo saggio della parte seconda ancora oggi il tema dei diritti umani, della pace e della giustizia internazionale al centro del dibattito intergovernativo e la Dichiarazione universale dei diritti delluomo potrebbe essere vista come il presupposto della democraticizzazione del sistema internazionale, al fine di sorpassare lattuale sistema dellequilibrio (dove la pace sempre una tregua tra due guerre) e pervenire ad una pace stabile

Leredit della grande Rivoluzione.


La rivoluzione francese stata senza dubbio un crocevia storico che nel giro di poco tempo ha sancito al contempo la fine e l'inizio di una nuova epoca. SONO DUE LE DATE SIMBOLO : 1) 4 agosto del 1789 avviene il crollo del regime feudale con la rinuncia da parte dei nobili dei propri privilegi 2) 26 agosto l'approvazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo segna il principio di una nuova epoca. La Dichiarazione del 26 agosto era stata preceduta alcuni anni prima dalle dichiarazioni (Bill of Rights) di alcune colonie americane nei confronti della madrepatria. Queste due carte sono state messe a confronto pi volte e sotto tanti aspetti ma comunque la loro diversit tale che le disquisizioni sulle loro affinit e differenze sembrano mere esercitazioni accademichenon si pu utilmente paragonare da una parte l'abbattimento di un regime politico e di un assetto sociale da sostituire con uno completamente diverso con rif rapporto governanti/governati dominio di classe sia sia al al

dall'altro una guerra d'indipendenza con

l'obiettivo di dare una costituzione politica a immagine e somiglianza di quella della madrepatria la repubblica presidenziale USA modellata sulla monarchia costituzionale UK Pi sensato appare il confronto tra le dichiarazioni, purch non venga posto in termini perentori come fece Jellinek, che sostenne puntigliosamente la derivazione della Dich francese da quella USA. indiscutibile che la dichiarazione americana abbia avuto uninfluenza determinante sulla scelta francese di fare precedere una Dich dei diritti alla Costituzione il primo progetto di dichiarazione fu presentato da La Fayette, con un testo elaborato sotto la supervisione ed i consigli di Jefferson, allora ambasciatore Parigi non regge la critica a Jellinek secondo cui i costituenti francesi non conoscevano il modello americano. con riferimento al contenuto, nonostante le differenze (es. il richiamo alla volont generale di matrice Rousseauniana) entrambe le dichiarazioni partono da un punto comune la tradizione del diritto naturale: l'affermazione che l'uomo possiede dei diritti naturali che in quanto naturali sono precedenti alla istituzione del potere civile e da questo devono essere riconosciuti,rispettati e protetti. In questo senso l'Art.2 li definisce imprescrittibili in quanto a differenza dei diritti sorti storicamente e riconosciuti dalle leggi civili non vengono perduti anche dai popoli che non li abbiano esercitati per lungo tempo

Oltre alle due critiche, gi esaminate, alla dichiarazione (eccessiva astrattezza e la servilit rispetto alle esigenze della classe borghese) una critica ben pi radicale e pi seria riguarda il fondamento filosofico della dichiarazione , che parte dalla premessa che esistano dei diritti naturali. L'affermazione dell'esistenza di tali diritti la conseguenza del dominio del pensiero giusnaturalista per quasi due secoli, da Grozio a Kant. Ma tutte le correnti filosofiche ottocentesche attaccano il giusnaturalismo confutando proprio l'esistenza del diritto naturale e giungendo alla conclusione della sostituzione di un fondamento del diritto diverso dalla natura originaria dell'uomo

a) I CRITICA FILOSOFICA DEI DIRITTI NATURALI proviene da Bentham


per Bentham i diritti naturali non sono mai esistiti, poich il diritto il prodotto dell'autorit dello Stato. Questa autorit non un potere arbitrario poich esiste un criterio obiettivo per limitare, e quindi controllare, l'autorit Il principio di utilit, espresso nella formula "la felicit del maggior numero"

b) II CRITICA FILOSOFICA DEI DIRITTI NATURALI proviene dallo storicismo


La scuola storica del diritto fa derivare il diritto dallo spirito popolare Ogni popolo ha il suo di e quindi l'idea di un diritto universale una contraddizione anche nella versione filosofica di Hegel (fiero avversario della scuola storica per quel che riguarda la necessit di una codificazione in Germania) Libert ed uguaglianza sono cos poco naturali che sono anzi un prodotto e un risultato della coscienza storica? Ffinch vengono mantenute nelle forme dell'astrattezza sono proprio esse che non lasciano sorgere o distruggono l'organizzazione dello Stato, una costituzione e di un governo.

c) la pi radicale negazione del diritto naturale proviene dal positivismo giuridico


i pretesi diritti naturali sono in realt DIRITTI PUBBLICI SOGGETTIVI diritti riflessi dal potere dello stato, i quali Stato stesso Non costituiscono un limite del potere dello Stato, precedente alla nascita dello Bens sono una conseguenza della limitazione che lo Stato impone se stesso.

Questa filosofia ha attecchito, tant' che oggi si pu benissimo sostenere che non esiste altro diritto al di fuori del diritto positivo ci pu avvenire senza respingere l'esigenza da cui nacquero le dottrine del diritto naturale: essere espresso in vario modo richieste di correzione, di integrazione e di cambiamento del diritto positivo alle quali venne dato una forza particolare preentandole come diritti, anche se non lo sono nel senso proprio del termine. Peraltro nonostante la critica antigiusnaturalistica LE PROCLAMAZIONI DEI DIRITTI DELLUOMO E DEL CITTADINO NON SONO VENUTE MENO hanno continuato ad ARRICCHIRSI DI NUOVE RICHIESTE, sino a comprendere i diritti sociali e a frantumare luomo astratto nelle sue possibili specificazioni.

Kant e la rivoluzione francese


Kant e il ruolo della storia profetica
La storia sempre stata ambigua perch le risposte diverse a seconda di chi le interrogata e in quali circostanze ci stato fatto. Oggi pi ambigua che mai . Sono due le possibili interpretazioni della storia quella trionfale hegeliana secondo cui la

storia della realizzazione progressiva dell'idea di libert intesa come passaggio dal regno della necessit al regno della libert quella catastrofica nietzscheana secondo

l'umanit va verso met del nichilismo ( lassenza di una finalit ultima che orienti il senso della vita, la decadenza della civilt). OGGI nessuno vedrebbe l'utilit di avventurarsi a prevedere o a scommettere quale di queste due previsioni sia destinata ad avverarsi. Si giunti a dubitare persino di cosa significhi porsi il problema del senso della storia Questo interrogativo presupporrebbe la convinzione che nel movimento storico vi sia una intenzionalit, intesa come consapevole direzione verso un fine, la volont di cercare un disegno prestabilito da attribuire ad un soggetto collettivo (a seconda dei casi la provvidenza, la ragione, la natura ecc.) La filosofia contemporanea troppo diffidente verso le idee generali da potere ancora credere ad un soggetto universale Permette solo una ricostruzione del corso della storia , come direbbe Kant, PURAMENTE CONGETTURALE derivante solo da indizi e NON da fatti accertati Una tale storia sarebbe un semplice frutto dellimmaginazione, al pari della trama di un romanzo. Ci non esclude che si possono fare congetture sul corso della storia , purch si abbia la piena consapevolezza che mediante le congetture si possono colmare le lacune della nostra documentazione tra una causa lontana e un effetto vicino sarebbe del tutto illusorio e quindi inutile ricostruire tutta intera la storia dell'umanit dalla storia congetturale la storia profetica ha un fine pi ambizioso scoprire la tendenza di sviluppo della storia umana se sia stazionaria se proceda dal male in peggio se proceda del bene in meglio: per Kant questa la risposta La storia profetica non ha alcuna pretesa di veridicit degli storici tanto la causa di un avvenimento successivo mentre la storia empirica la storia la storia profetica la storia dei filosofi non quanto

non procede per cause ma cerca di scoprire in un evento straordinario

un indizio, un'indicazione, un segno di una tendenza dell'umanit considerata nella sua totalit. pu presagire quello che potr avvenire e non prevederlo la previsione il

compito della storia ipotetica formula proposizioni nella forma del "se, allora" in un rapporto fra condizioni e le conseguenze, ma non in grado di stabilire con certezza se si verificheranno le condizioni da cui dovrebbero necessariamente derivare certe conseguenze. La storia profetica

parte da un evento straordinario che invece realmente avvenuto problema di questo genere di storia la non significativit dell'evento prescelto, che pu influire sulla credibilit della predizione. Per Kant la tendenza di sviluppo della storia umana una progressione verso il miglioramento levento straordinario che dimostra tale tendenza la rivoluzione francese viene definita da Kant come "La rivoluzione di un popolo di ricca spiritualit" che, l'esperimento, nonostante abbia accumulato ha anche trovato negli spiriti di miserie e crudelt tali da indurre un uomo benpensante a non tentare una seconda volta

tutti gli spettatori una partecipazione di aspirazioni che rasenta l'entusiasmo definito come partecipazione al bene con passione, che si riferisce sempre e solo ci che ideale, puramente morale e che non pu avere altra causa se non una disposizione morale della specie umana , la quale si manifesta nell'affermazione del diritto di un popolo a non essere impedito da altre forze a darsi una costituzione civile che esso ritiene buona Kant la ravvisa nella costituzione repubblicana la cui bont consiste principio la guerra leggi devono essere riuniti a legiferare nell'essere la sola costituzione in grado di evitare per nel fare in modo che coloro che obbediscono alle

Kant e il diritto cosmopolitico


Il tema centrale dell'opera di Kant fu irriso da Hegel ma oggi pi attuale che mai: la tendenza della storia umana verso un ordine giuridico mondiale , riassunto dall'uso del termine chiave ordinamento cosmopolitico concetto di origine stoica trasferito da Kant da una concezione naturalistica a una concezione finalistica della storia Kant era consapevole che la molla del progresso nella quiete ma il conflitto , ma che tuttavia esiste un limite oltre il quale l'antagonismo sarebbe stato eccessivamente distruttivo Da qui la necessit di un autodisciplinamento del conflitto sino alla costituzione di un ordinamento civile universale impiegando tutte le forze della comunit negli armamenti sviluppo delle disposizioni naturali si impedisce il pieno si causano dei mali che

obbligano alla nostra specie a cercare una legge di equilibrio tra i molti Stati, i quali sono resi antagonisti in virt della loro stessa libert, al fine di stabilire un comune potere che dia forza a tale legge, cos da far sorgere un ordinamento cosmopolitico di pubblica sicurezza. Kant concepisce un immaginario trattato per la pace perpetua che si compone di tre articoli. Il primo articolo stabilisce che la costituzione di ogni Stato deve essere repubblicana appartiene al diritto pubblico interno regola il rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini Il secondo articolo stabilisce che il diritto internazionale deve fondarsi su una federazione di liberi Stati appartiene al diritto pubblico esterno regola il rapporto tra lo Stato e gli altri Stati Il terzo articolo stabilisce che il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni di una

universale ospitalit ritiene necessario regolare anche i rapporti fra ogni singolo Stato e cittadini degli altri Stati ne derivano 1) il dovere di ospitalit il diritto di uno straniero che arrivi sul

territorio di un altro Stato di non essere da questa trattato ostilmente un vero diritto e non soltanto un dovere meramente filantropico 2) il diritto di visita spettante tutti gli uomini il diritto di entrare a far parte della societ universale in virt del diritto comune al possesso della superficie terrestre , sulla quale gli uomini non possono disperdersi e isolarsi all'infinito, ma devono da ultimo rassegnarsi ad incontrarsi e a coesistere da questi due diritti dei cittadini del mondo derivano due doveri degli Stati 1) il dovere di

permettere al cittadino straniero di entrare nel proprio territorio Ne discende la condanna degli abitanti delle coste degli Stati barbareschi e s'impadroniscono delle navi che vi approdano e rendono schiavi i naufraghi 2) il dovere

dell'ospite di non approfittare dell'ospitalit per trasformare la visita in conquista Ne discende la condanna degli scopi commerciali europei e col pretesto di stabilire sanzioni commerciali introducono truppe che offrivano gli indigeni. Con questo rapporto di reciprocit tra diritto di visita del cittadino straniero e il dovere di ospitalit dello stato visitato Kant aveva prefigurato il diritto di ogni uomo di essere cittadino non solo del proprio stato ma anche nel mondo intero , rappresentandosi da terra come una potenziale citt del mondo una cosmopoli Con quest'ultimo tipo di rapporto fra Stati e individui degli altri Stati, Kant chiuedeva il sistema generale del diritto rappresentando completamente lo svolgimento storico di esso dal momento in cui si raggiunge davvero un mondo fatto di associazione di popoli della terra, la violazione del diritto avvenuta in un punto della terra avvenuto in tutti i punti, sicch il diritto cosmopolitico il necessario coronamento del codice non scritto, sia del diritto pubblico interno come del diritto internazionale, al fine di fondare un diritto pubblico generale di per l'attuazione della pace perpetua. pacifico che la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 abbia posto le

premesse per fare anche degli individui singoli, e non pi solo degli Stati, un soggetto giuridico del diritto internazionale abbia aperto una nuova fase del diritto internazionale Passaggio da diritto di tutte le genti al diritto di tutti gli individui. Bobbio propone di chiamare questa nuova fase diritto cosmopolitico in onore di Kant.
Per Bobbio di fronte all'ambiguit della storia possibile ravvisare l'unico segno di un credibile movimento storico verso il meglio nel crescente interesse dei dotti e delle istanze internazionali per il MAGGIOR RICONOSCIMENTO, E UNA PIU SICURA GARANZIA, DEI DIRITTI DELL'UOMO. Un segno premonitore non ancora una prova, ma un motivo per non restare spettatori passivi e fare in modo che tale previsione si avveri.

PARTE III La resistenza alloppressione oggi


Il problema fondamentale della teoria politica il problema del potere come lo si acquista come lo si conserva come lo si esercita come lo si difende e come ci si difende da esso. Questo problema per pu essere visto sotto due punti di vista diversi o per certi versi opposti : 1) ex parte principis ne simbolo Macchiavelli. Comprende la teoria della ragion di stato, dellinevitabile dominio di una ristretta classe politica o di una minoranza organizzata. il punto di vista quello di chi si atteggia a consigliere del principe , presume o finge di essere portatore degli interessi nazionali, ponendo laccento sul dovere di obbedienza. 2) ex parte populi ne simbolo Rouseau. Comprende la teoria dei diritti naturali e il costituzionalismo. il punto di vista quello di chi si erge a difensore del popolo o della massa,sia essa una nazione oppressa o una classe sfruttata, parlando a nome dellanti Stato o dello stato che verr, ponendo laccento sul diritto alla resistenza (o alla rivoluzione) IL SAGGIO SI PONE DA QUESTO SECONDO PDV Il problema della resistenza all'oppressione ridiventato attuale con l'improvvisa generale esplosione del movimento di CONTESTAZIONE Problema: individuare la differenza fra

contestazione e resistenza Pu essere utile fare riferimento alla loro rispettivo contrario Il contrario di resistenza obbedienza il contrario di contestazione accettazione. La teoria generale del diritto si soffermata spesso (non ultima con Hart) sulla differenza tra obbedienza ad una norma o allordinamento nel suo complesso un atteggiamento passivo (atteggiamento di obbedienza di tipo esteriore e legato spesso ad un meccanismo abituale) accettazione ad una norma o allordinamento nel suo complesso un atteggiamento attivo che implica - magari non necessariamente un giudizio di approvazione - ma almeno una inclinazione a servirsi della norma per guidare la propria condotta e biasimare chi non si conforma a questo tipo di condotta. La resistenza , in quanto contraria all'obbedienza comprende ogni comportamento di rottura contro l'ordine costituito che mette in crisi il sistema come accade in un tumulto, in una sommossa sino al caso limite della rivoluzione lo mette in crisi ma non lo mette necessariamente in questione. La contestazione in quanto contraria all'accettazione si riferisce pi che a un comportamento di

rottura, ad un atteggiamento di critica che mette in questione l'ordine costituito senza metterlo necessariamente in crisi supera l'ambito del sottosistema politico per attaccare non solo il suo ordine normativo ma anche i modelli culturali generali (il sistema culturale) che assicurano la legittimit profonda del sottosistema politico. La resistenza si risolve nell'atto pratico, in un'azione anche solo dimostrativa es. il nero che si siede nel posto dell'autobus riservati bianchi la contestazione si esprime attraverso un discorso critico, in una protesta verbale non a caso il luogo proprio in cui si manifesta l'atteggiamento con tassativo e l'assemblea, cio un luogo dove non si agisce ma si parla. Appare chiaro che non sempre facile distinguere dove finisce la contestazione e dove comincia la resistenza ma bene tenere chiari i due casi limite (l'occupazione di terre da parte di contadini affamati) di una contestazione cui non segue alcun atto eversivo, che possa chiamarsi resistenza (l'occupazione di aule universitarie da parte degli studenti che non sempre ha caratterizzato la contestazione del movimento studentesco). Mentre La resistenza anche se non violenta pu sfociare nella violenza la violenza del contestatore sempre e soltanto ideologica. di una resistenza senza contestazione

1) ragioni storiche della reviviscenza dellinteresse per il problema della resistenza


Il problema della resistenza per si pone in modo diverso da come si proposto nell'800: tra le caratteristiche delle ideologie del 1800 credenza nel naturale deperimento dello Stato stato residuo arcaico del potere delluomo sulluomo riflesso della rivoluzione industriale e della convinzione che gli uomini dovessero ormai lasciarsi guidare dalle leggi naturali delleconomia e non dalle leggi artificiali della politica. frutto dello sviluppo di due processi paralleli di deconcentrazione del potere nello Stato moderno di Hobbes il sovrano ha il monopolio - del potere politico - del potere economico - del potere ideologico il potere di pretendere obbedienza dai sudditi in forza di sanzioni terrene ma anche ultraterrene, in virt dellalleanza con la chiesa unica elevata a chiesa di stato Nel 1800 il riconoscimento della libert religiosa e della libert di iniziativa economica lascia permanere in capo allo stato una sola funzione essenziale: il monopolio del potere coattivo a difesa, ma solo come extrema ratio, dellantagonismo delle idee e della concorrenza degli interessi. Lo stato liberale, poi democratico, fu caratterizzato da un processo di accoglimento e di

regolamentazione delle istanze provenienti dalla borghesia in ascesa al fine del CONTENIMENTO E DELLA DELIMITAZIONE DEL POTERE TRADIZIONALE siccome queste richieste erano fatte in nome del diritto alla resistenza o alla rivoluzione, il processo che diede luogo lo Stato liberale democratico si pu ben chiamare un processo di costituzionalizzazione del diritto di resistenza e di rivoluzione. Gli istituti attraverso cui si attende questo risultato si possono distinguere in base due tradizionali

modi con cui si riteneva avvenisse la degenerazione del potere

1)

ABUSO

NELL'ESERCIZIO

DEL

POTERE la costituzionalizzazione dei rimedi contro questa forma di degenerazione del potere avvenne attraverso i due istituti tipici della separazione dei poteri non solo verticale

Ripartizione delle principali funzioni dello Stato tra gli organi di vertici dell'amministrazione statale - ma anche orizzontale? Rrizzontale ripartizione del potere tra organi centrali e periferici della subordinazione di ogni potere statale al diritto cd. Costituzionalismo 2) DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE La ricerca dei rimedi a tale forma di degenerazione del potere fu il processo che origin lo Stato di diritto lo stato in cui ogni potere viene esercitato nell'ambito di regole giuridiche che ne delimitano la competenza e ne orientano, seppure spesso con un certo margine di discrezionalit, le decisioni. Rimedi trovati al problema: 1) la costituzionalizzazione dell'opposizione rende lecita la

formazione di un potere alternativo, seppure entro i limiti delle cd. regole del gioco un vero contropotere che pu considerarsi come una forma di usurpazione legalizzata 2) l'investitura popolare dei governanti e la verifica periodica questa investitura da parte del popolo, mediante il graduale allargamento del suffragio si era giunti al livello, non pi ulteriormente superabile, del suffragio universale maschile e femminile Listituto del suffragio universale pu essere considerato il mezzo attraverso cui avviene la costituzionalizzazione del potere del popolo di rovesciare i governanti, pure entro i limiti di regole prestabilite un potere che prima era riservato esclusivamente al fatto rivoluzionario. Il rinnovato interesse per il problema della resistenza dipende dal fatto che ideologico istituzionale avvenuta un'inversione di tendenza rispetto alla prassi con cui si formato lo Stato liberale democratico ottocentesco: si constatato che lo sviluppo della societ industriale non ha diminuito le funzioni dello Stato, ma le aumentate a dismisura . Il successo dell'opera di Weber dipende in parte dal fatto dell'aver constatato l'avvento dell'era del dominio degli apparati burocratici non l'affievolimento, ma il rafforzamento dello Stato. La situazione del nostro tempo, dal punto di vista istituzionale, caratterizzata da un processo inverso a quello chiamato di de monopolizzazione del potere economico: ci stiamo muovendo verso la rimonopolizzazione del potere economico: con la progressiva concentrazione delle imprese e delle banche verso la progressiva rimonopolizzazione del potere ideologico: con la formazione dei grandi partiti di massima al limite del partito unico. mentre nell'800 l'illusione giuridico-istituzionale consisteva nel credere che il sistema politico fosse - o auto-sufficiente e quindi godesse di una certa indipendenza dal sistema sociale globale - oppure fosse esso stesso il sistema dominante e che pertanto bastasse cercare rimedi adatti a controllare il sistema politico per controllare il sistema di potere dell'intera societ sia sia sul sul piano piano

oggi ci rendiamo sempre pi conto che il sistema politico un sottosistema del sistema globale e che il controllo del primo non implica affatto il controllo del secondo. Oggi quindi il rimedio del controllo del potere dal basso, della democrazia partecipante , che sembrava il rimedio pi decisivo, quello maggiormente colpito dalle forme pi recenti e pi insistenti di contestazione La partecipazione democratica, intesa come rimedio, in crisi per almeno tre ragioni: 1) La partecipazione si risolve, nella migliore delle ipotesi, nella formazione della volont della maggioranza parlamentare Il Parlamento, nella societ industriale avanzata, non pi il centro del potere reale solo la camera in cui si registrano decisioni prese altrove 2) la partecipazione popolare si limita a conferire legittimazione , ad intervalli pi o meno lunghi, ad una classe politica ristretta che tende alla propria autoconservazione diviene sempre meno rappresentativa 3) la partecipazione distorta e manipolata dalla propaganda delle potenti organizzazioni religiose, partitiche, sindacali ecc. La partecipazione popolare dovrebbe essere EFFICACE, DIRETTA E LIBERA ma anche nelle democrazie pi progredite la partecipazione democratica non n efficace n diretta n libera . Dal sommarsi di questi difetti viene a crearsi la cosiddetta apatia politica la spoliticizzazione delle masse la democrazia roussoniana o partecipate o nulla. Al fenomeno dellapatia politica per si pu porre rimedio: 1) con l'istituzione di organi di decisione popolare al di fuori degli istituti classici del governo parlamentare cd. democrazia dei consigli 2) la democrazia diretta o assembleare 3) il controllo popolare dei mezzi di informazione e di propaganda Ma a questo punto rispuntano le proposte pi radicali che mettono in dubbio la linea della democrazia partecipante in favore dei temi di resistenza e rivoluzione.

2)individuazione dei caratteri distintivi del modo in cui si pone il problema della resistenza oggi rispetto al passato.
Il problema della resistenza come si prospetta a noi oggi va diversificato dal problema della resistenza del secolo scorso: 1) il problema della resistenza oggi visto come fenomeno collettivo e non individuale sia rispetto al soggetto attivo si rispetto al soggetto passivo dell'atto di resistenza conseguenza anche dellavvento della societ di massa. Il fenomeno tipico di resistenza individuale rimasto lobiezione di coscienza per manifestamente un residuo di atteggiamenti religiosi risalenti in gran parte alle sette non conformiste. nemmeno gli anarchici fanno pi attentati versoi capi di stato gli attentati individuali vengono oggi compiuti per lo pi da forze reazionarie. 2) vero che le situazioni da cui nasce il diritto di resistere non sono oggi diverse da quelle ipotizzate dai vecchi autori del 1500 e1600 (conquista, usurpazione ed esercizio abusivo del potere), ma vi una diversit con rif ai tipi di oppressione a cui si dichiara lecito resistere : si

passa da un'oppressione religiosa a un'oppressione politica (come per Locke) oppure l'oppressione nazionale di classe o economica nelle lotte per la liberazione del Terzo mondo o nei vari movimenti rivoluzionari di ispirazione comunista al giorno d'oggi. Ci che ai nostri tempi si tende a rovesciare non una determinata forma di stato ma una determinata forma di societ di cui le istituzioni politiche sono soltanto un aspetto. 3) la differenza pi grossa sta nelle motivazioni e nelle conseguenti argomentazioni con cui il problema della resistenza viene affrontato mentre nelle vecchie teorie si

discuteva della liceit o illiceit della resistenza nelle sue varie forme ( ponevano il problema in termini giuridici) oggi chi discute di resistenza o

rivoluzione ne parla in termini politici si pone il problema della sua opportunit o della sua efficacia non si domanda se sia giusta e quindi costituisca un diritto ma se sia conforme allo scopo: il discorso verte sopra ttutto sulle tecniche pi adatte da impiegare alloccorrenza guerriglia vs. non violenza. Prova di questo andamento pu essere fornita dallanalisi delle caratteristiche dei due grandi movimenti di resistenza che oggi dividono il mondo leninismo e gandhismo Discrimine: luso della violenza anche nelle vecchie trattazioni sulle varie forme di resistenza

la differenza che distingueva la resistenza attiva da quella passiva era luso della violenza. Oggi la differenza sta nel tipo di argomentazioni che si usano per giustificare questo uso (o non uso) i movimenti di resistenza che fanno capo a partiti meno ovvio che argomentazioni di tipo politico siano usate anche dai movimenti di resistenza che fanno capo a forme di disobbedienza civile. Il fatto che si tratti di un comportamento collettivo (per il quale sempre stata pi facilmente giustificata la violenza) e non pi individuale implica una revisione del tradizionale contrasto tra etica individuale (dove la violenza per lo pi illecita) etica di gruppo (dove la violenza considerata lecita) ci che lecito allindividuo e ci che lecito per il gruppo inoltre, con la prassi gandhiana si introdotta una distinzione allinterno della categoria resistenza passiva nonviolenza positiva versus nonviolenza negativa Uno dei precetti fondamentali della predicazione non violenta di Gandhi fu quella di unire le campagne non violente ad un lavoro costruttivo una delle caratteristiche delletica gandhiana quella di non ammettere nessuna differenza tra

rivoluzionari usano argomentazioni pi politiche che giuridiche.

volto a dimostrare la volont non solo di abbattere il sistema vigente ma di proporre un miglior modo di convivenza, da cui anche lavversario potr trarre vantaggio. Oggi per la scelta della non-violenza pi una scelta politica che una scelta etica o religiosa, infatti preso atto che l'uso della forza non sempre implica il raggiungimento di determinati fini, uno stato nato da una lotta non violenta sar a sua volta non violento e non necessiter della violenza per conservarsi.

La non violenza inoltre viene vista come l'unica possibile alternativa politica alla violenza del sistema, quella istituzionalizzata e dalle immense potenzialit distruttive di cui titolare lo stato.

Bisogna infine fare delle distinzioni: assumere la disobbedienza civile

I distinzione

tra le tipologie di forme che pu

inosservanza di una legge proibitiva consiste in un fare. inesecuzione di una legge imperativa consiste in

unomissione o in unastensione. Si pu fare resistenza passiva non solo non facendo, ma anche facendo di pi di quello che si dovrebbe fare es. lostruzionismo parlamentare. II distinzione tra le forme di disobbedienza civile e le tecniche di pressione non violenta che intaccano interessi economici possono consistere in unastensione (es. sciopero) o in unazione (es. occupazione di una fabbrica) III distinzione le forme di disobbedienza civile, le tecniche di pressione non violenta che intaccano interessi economici e le cd. azioni esemplari es. il digiuno prolungato. In comune: il fine principale mettere in difficolt lavversario piuttosto che neutralizzarlo. IV distinzione tra le forme di resistenza passiva, che

corrispondono alla resistenza nonviolenta e il potere negativo il potere di veto il potere sdi impedire qualcosa pur no facendo nulla. Alcuni ricomprendono lo sciopero tra le forme potere negativo Bobbio non daccordo sebbene entrambi abbiano lo stesso scopo paralizzare l'esercizio di un potere. Lo sciopero resta una forma di resistenza passivavi sono comunque differenze rilevanti: POTERE DI VETO 1) impedisce che una legge venga ad esistenza 2) si manifesta generalmente con una dichiarazione di volont 3) istituzionalizzato e quindi in un certo senso autorizzato 4) esercitato principalmente al vertice 5) spesso il residuo di un potere duro a morire serve alla conservazione dello status quo

RESISTENZA PASSIVA 1) rende inefficace la legge dopo che venuta ad esistenza 2) consiste in comportamenti omissivi o commissivi 3) nasce al di fuori del quadro istituzionale vigente, anche se alcune forme vengono poi istituzionalizzate 4) generalmente esercitata alla base 5) il primo segnale di un potere nuovo mira generalmente al mutamento

Potere di veto e resistenza passiva sono strutturalmente e funzionalmente diversi una forzatura costringerli sotto la stessa categoria dei poteri negativi.

Contro la pena di morte


1 - Nel corso dei secoli
Guardando al lungo corso della storia umana pi che millenaria dobbiamo riconoscere che il dibattito per labolizione della pena di morte si pu dire appena cominciato. Per secoli il problema se fosse o non fosse lecito (o giusto) condannare a morte un colpevole non stato neppure posto il fatto che la pena di morte fosse la regina delle pene , quella che soddisfaceva a un tempo il bisogno di vendetta, giustizia, e sicurezza del corpo collettivo verso uno dei suoi membri infetti, non mai stato messo in dubbio nel primo grande libro sulle leggi e sulla giustizia della nostra civilt occidentale le Leggi, i Nmoi di Platone a) riconosce che <<la

pena deve avere lo scopo di rendere migliore>> ma aggiunge che <<se si dimostra che il delinquente incurabile, la morte sar per lui il minore dei mali>>. b) parlando degli omicidi volontari vi detto a un certo punto che essi debbono necessariamente pagare la pena naturale quella cio di patire ci che hanno fatto questo principio, che nasce dalla dottrina del contraccambio, ancora pi antica di quella di Platone, dei pitagorici, e sar formulato dai giuristi medievali e ripetuto per secoli con la famosa espressione secondo cui il malum passionis deve corrispondere al malum actionis, percorre tutta la storia del diritto penale e giunge assolutamente intatto sino a noi. Viene citato questo testo celebre dellantichit solo per dare una testimonianza - la pi autorevole possibile - di come la pena di morte sia stata considerata legittima, non solo perfettamente

ma anche naturale sin dalle

origini della nostra civilt, e del fatto che laccettarla come pena non costituiva affatto un problema . NEL CORSO DELLA STORIA DELLA FILOSOFIA la communis opinio dei filosofi stata favorevole alla pena capitale se ci si dovesse fondare sullargomento ex autoritate, gli abolizionisti sarebbero sconfitti Nemmeno una religione della non-violenza come il cristianesimo , che ha per divino ispiratore un condannato a morte, non ha mai intaccato sostanzialmente la pratica della pena capitale. Se a ci si unisce la concezione organica dello stato , dominante nel mondo antico e nel medioevo, secondo il pr aristotelico il tutto pria delle parti si ha uno dei pi comuni argomenti a favore della pena di morte. Lopinione di San Tommaso illuminante in tal senso. A suo parere, cos come lasportazione di un membro malato in molti casi permette al corpo di sopravvivere, se un uomo costituisce un pericolo per la comunit lodevole e salutare metterlo a morte per salvare il bene comune. Non un caso che le prime teorie abolizionistiche, a cominciare da quella di Beccaria, si siano

sviluppate nellambito della concezione individualistica della societ e dello stato sciato il rapporto tra il tutto e le parti possibile il fondamento contrattualistico dello stato La concezione individualistica

ha rove ha reso

NON di per s incompatibile con la pena di morte lo MA, a differenza della concezione organica, ne ha reso

dimostra la presenza di autori insieme non abolizionisti e contrattualismi (Es. Rousseau) possibile il rifiuto.

2 - Beccaria e lilluminismo
Bisogna giungere all illuminismo , nel cuore del Settecento, per trovarsi per la prima volta di fronte a un serio e ampio dibattito sulla liceit o opportunit della pena capitale il famoso libro di Beccaria (1764) la prima opera che affronta seriamente il problema offre alcuni argomenti razionali per dare ad esso una soluzione che contrasta con una tradizione secolare. Punto di partenza da cui muove Beccaria per la sua argomentazione la funzione esclusivamente intimidatrice della pena Il fine [della pena] non altro che dimpedire al reo dal far nuovi danni ai suoi

concittadini e di rimuovere gli altri dal farne degli eguali.


Se questo il punto di partenza PROBLEMA: sapere quale sia la forza intimidatrice della pena di morte rispetto ad altre pene questo il tema che si pone ancora oggi e che ha posto la stessa Amnesty International pi volte. La risposta di Beccaria deriva dal principio seguente: Uno dei pi grandi freni dei delitti non la crudelt

della pena ma linfallibilit di essa, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severit di un giudice inesorabile che, per essere unutile virt, devessere accompagnata da una dolce legislazione . Non necessario
che le pene siano crudeli per essere deterrenti, E SUFFICIENTE CHE SIANO CERTE. Ci che costituisce la ragione principale per non commettere il delitto pena qualche modo puniti. In via secondaria, Beccaria introduce anche un secondo principio , oltre la certezza della pena: lintimidazione nasce non gi dallintensit della pena, ma dalla sua estensione , p.es. lergastolo. La pena di morte molto intensa, mentre lergastolo molto esteso. Dunque, la totale perpetua perdita della propria libert pi deterrente della pena di morte. I due argomenti di Beccaria sono entrambi argomenti utilitaristici contestano lutilit della pena di morte (n utile n necessaria, cos si esprime Beccaria iniziando la sua argomentazione). A questi due argomenti Beccaria ne aggiunge un altro, che ha provocato le maggiori perplessit (e che infatti oggi stato in gran parte abbandonato) L argomento cosiddetto contrattualistico : deriva dalla teoria del contratto sociale o dellorigine convenzionale della societ politica. non tanto la severit della quanto la certezza di essere in

se la societ politica deriva da un accordo degli individui che rinunciano a vivere nello stato di natura e si danno delle leggi per proteggersi a vicenda, inconcepibile che questi individui abbiano messo a disposizione dei loro simili anche il diritto alla vita. Influenza dellopera di Beccaria nel dibattito che sulla pena di morte in quegli anni colta con grande favore da Voltarie fu acsulla

scorta di essa fu emanata la prima legge penale che abol la pena di morte la legge toscana del 1786 vi emerge soprattutto la funzione intimidatrice, ma non trascurata la funzione

emendatrice, della pena (la correzione del reo, figlio anchesso della societ e dello stato), dichiara di abolire per sempre la pena di morte contro qualunque reo, sia presente sia contumace, ed ancorch confesso e convinto di qualsivoglia delitto dichiarato capitale dalle leggi fin qui promulgate, le quali tutte vogliamo in questa parte cessate ed abolite . ancora

pi clamoroso leco che ebbe nella Russia di Caterina II , nella cui celebre Istruzione del 1765, quindi immediatamente dopo luscita del libro di Beccaria, si legge: Lesperienza di tutti i secoli prova che la pena di morte non ha giammai resa migliore una nazione. Segue una frase che sembra tolta di peso dal libro di Beccaria: Se dunque si dimostra che nello stato ordinario di una societ la morte di un cittadino non n utile n necessario, avr vinta la causa dellumanit. nonostante il successo letterario del libro presso il pubblico colto, non solo la pena di morte non fu abolita nei paesi civili, ma soprattutto, la causa dell'abolizione non era destinata a prevalere nemmeno nella filosofia penale del tempo

3 - Rosseau, Kant, Hegel


Rosseau
ha confutato anzitutto l'argomento contrattualistico Non vero, aveva sostenuto, che l'individuo accordandosi con gli altri per costituire lo stato si riservi un diritto alla vita in ogni caso l'attribuire allo stato anche il diritto alla propria vita serve non gi a distruggerla ma a garantirla dagli attacchi altrui. Pochi anni dopo la pubblicazione Dei delitti e delle pene, un altro scrittore politico italiano, il

Filangieri sostiene che, s, nello stato di natura l'uomo ha diritto alla vita, ed e' altres vero che
non pu rinunciare a quel diritto, ma pu perderlo con i suoi delitti. Se pu perderlo nello stato di natura non si vede perch non possa perderlo nello stato civile, il quale viene istituito proprio allo scopo non gi di creare un nuovo diritto ma di rendere sicuro l'esercizio dell'antico diritto dell'offeso di reagire con la forza alla forza, di respingere con l'offesa alla vita altrui l'offesa alla vita propria. I due maggiori filosofi del tempo, l'uno prima, l'altro dopo la Rivoluzione francese, Kant ed Hegel , sostengono una rigorosa teoria retributiva della pena e giungono alla conclusione che la pena di morte addirittura doverosa. Kant la funzione della pena non di prevenire i delitti ma

puramente di rendere giustizia, cio di fare in modo che ci sia una corrispondenza perfetta fra il delitto e il castigo (si tratta della giustizia come eguaglianza) sostiene che il dovere della pena di morte spetta allo stato ed un imperativo categorico, non un imperativo ipotetico, fondato sul rapporto mezzo-fine.

"Se egli ha ucciso, egli deve morire. Non vi nessun surrogato, nessuna commutazione di pena, che possa soddisfare la giustizia. Non c' nessun paragone possibile fra una vita, per quanto penosa, e la morte, e in conseguenza nessun altro compenso fra il delitto e la punizione, fuorch nella morte, giuridicamente inflitta al criminale, spogliandola per di ogni malizia che potrebbe nel paziente rivoltare l'umanit ".
Hegel confuta l'argomento contrattualistico di Beccaria negando che lo stato possa nascere da un contratto sostiene che il delinquente non solo deve essere punito con una pena corrispondente al delitto compiuto, ma ha il diritto di essere punito perch solo la punizione lo riscatta ed solo punendolo che lo si riconosce come essere razionale (anzi lo si "onora", dice Hegel). Nell'aggiunta al paragrafo ha per la lealt di riconoscere che l'opera di Beccaria ebbe il almeno l'effetto di ridurre il numero delle condanne a morte.

4 - Robespierre
Mentre i maggiori filosofi del tempo continuavano a sostenere la legittimit della pena di morte, uno dei maggiori sostenitori della sua abolizione fu Robespierre colui che sarebbe passato alla storia, nell'epoca della Restaurazione dell'assassinio indiscriminato Il discorso di Robespierre allAssemblea costituente del maggio 1791 da ricordare perch contiene una delle condanne pi persuasive, dal punto di vista dell'argomentazione, della pena di morte. 1) confuta prima di tutto l'argomento della deterrenza , sostenendo non vero che la come il maggior responsabile del terrore rivoluzionario,

pena di morte sia pi deterrente delle altre pene, e adduce l'esempio quasi rituale, gi addotto da Montesquieu, del Giappone : allora si sosteneva che in Giappone le pene fossero atroci e che tuttavia il Giappone fosse un paese di criminali. 2) confuta anche l'argomento fondato sul consenso delle genti e naturalmente quello fondato sulla giustizia . 3) Adduce infine irreversibilit degli errori giudiziari . Tutto il discorso ispirato al principio che la mitezza delle pene prova di civilt, mentre la crudelt delle pene caratterizza i popoli barbari . l'argomento , che Beccaria non aveva ricordato, della

5 - Dopo Beccaria
Nonostante il persistere e il prevalere delle teorie antiabolizionistiche, non si pu dire che il dibattito sulla pena di morte, sollevato da Beccaria, sia stato senza effetto. La contrapposizione tra abolizionisti ed antiabolizionisti troppo semplicistica e non rappresenta

esattamente la realt. Il dibattito intorno alla pena di morte non ebbe di mira soltanto la sua abolizione ma prima di tutto la sua limitazione ad alcuni dei suoi reati gravi, specificatamente determinati che il grande passo in avanti compiuto dalle legislazioni di quasi tutti i paesi negli ultimi due secoli consistito nella diminuzione di reati punibili con la pena di morte. Anche negli ordinamenti in cui la pena di morte sopravvisse, e sopravvive ancora, essa inflitta quasi esclusivamente per l'omicidio premeditato. stata inoltre introdotta la soppressione dell'obbligo di infliggerla nei casi previsti, sostituito dal potere discrezionale del giudice e della giuria di infliggerla o meno. poi la eliminazione dei supplizi (o crudelt inutili) che di solito l'accompagnavano: il supplizio per cos dire la moltiplicazione della pena di morte : come se la pena di morte non bastasse, il supplizio raffinato uccide una persona pi volte. Il supplizio risponde a sue esigenze dev'essere infamante (sia per le cicatrici che lascia sul deve essere clamoroso, cio deve essere constatato da tutti. la sua ostentata pubblicit la necessit, che l'esecuzione fosse pubblica (pubblicit che scompare, si badi, con la soppressione delle pubbliche esecuzioni, perch si estende alla sfilata in mezzo alla folla dei deportati in catene verso i lavori forzati). Oggi la maggior parte degli stati che hanno conservato la pena di morte la eseguono con la discrezione e il riserbo con cui si esegue un doloroso dovere. Molti stati non abolizionisti hanno cercato non soltanto di eliminare i supplizi, ma di rendere la pena di morte quanto pi possibile indolore (o meno crudele). Naturalmente, non detto che ci siano riusciti la morte non sempre cos istantanea come si lascia credere o si cerca di far credere da parte di coloro che sostengono la pena capitale. Ad ogni modo essa sottratta agli sguardi pubblici (anche se l'eco di un'esecuzione capitale sulla stampa - e non bisogna dimenticare che in un regime di libert di stampa ha ampio spazio e diffusione la stampa scandalistica - fa le veci della presenza d'un tempo del pubblico sulla piazza davanti al patibolo). Sulla vergogna della pubblicit, come argomento contro la pena di morte, vorrei limitarmi a ricordare le invettive di Victor Hugo che la combatt per tutta la vita strenuamente. Molti degli stati in cui la pena di morte ancora p revista nellordinamento, di fatto non la comminano, tant che nella prassi si suole distinguere tra - gli stati in cui essa abolita de iure - gli stati in cui abolita de facto Bobbio fa notare che spesso, anche quando la pena di morte stata pronunciata da un tribunale, non sempre viene eseguita: o viene sospesa o tramutata o il condannato viene graziato. corpo, sia per la risonanza da cui accompagnato)

Negli Stati Uniti il caso di Gary Gilmore, che fu giustiziato nel gennaio del 1977 nello stato di Utah, fece grande scalpore perch dal 1967 (da dieci anni) non era pi stato giustiziato nessuno. Nel 1972 una famosa sentenza della Corte suprema aveva stabilito che molte delle circostanze in cui la pena capitale era applicata erano anticostituzionali, sulla base dell'VIII emendamento che proibisce di imporre pene crudeli e inusitate ("unusual"). Per nel 1976 un'altra decisione aveva mutato l'interpretazione affermando che la pena di morte non sempre viola la costituzione e aveva aperto la strada ad una nuova esecuzione, appunto quella di Gilmore. Il fatto che una condanna a morte e abbia rianimato le associazioni abolizionistiche mostra che anche nei paesi dove esiste ancora la pena di morte c' una vigile e sensibile opinione pubblica che ostacola la sua applicazione.

6 - Due teorie in contrasto


Da quello che ho detto sin qui risulta gi abbastanza chiaramente che gli argomenti pro e contro dipendono quasi sempre dalla concezione che i due contendenti hanno della funzione della pena Le concezioni tradizionali sono soprattutto due ed un contrasto che va al di l del contrasto fra due modi diversi di concepire la pena, perch rinvia a un contrasto pi profondo tra due concezioni diverse dell'etica (o morale) tra due criteri diversi di giudicare del bene e del male. 1) quella retributiva si fonda sulla regola della giustizia come eguaglianza o corrispondenza tra eguali, secondo la massima che giusto che chi ha compiuto un'azione malvagia venga colpito dallo stesso male che ha causato ad altri (la legge del taglione, del contraccambio, del contrappasso di cui esempio notissimo l'inferno di Dante) e dunque giusto (giustizia vuole) che chi uccide sia ucciso (non ha diritto alla vita chi non la rispetta, perde il diritto alla vita chi l'ha tolta ad altri ecc.) Questa concezione si fonda su un'etica dei principi o della giustizia , cui in genere si appellano gli anti-abolizionisti (per esempio, Kant e Hegel). Bene e male si giudicano in base ai principi buoni accolti come assolutamente validi loro argomenti sono riassumibili nella massima "La pena di morte giusta", indipendentemente dalla sua utilit (il ragionamento kantiano da questo punto di vista ineccepibile: considerare il condannato a morte come uno spauracchio, significherebbe ridurre la persona a mezzo, oggi si direbbe che la si strumentalizza)

2) quella preventiva , secondo cui la funzione della pena di scoraggiare le azioni che un determinato ordinamento considera dannose con la minaccia di un male funzione cd. deterrente o dissuasiva in base a questa concezione della pena va da s che la pena di morte giustificata soltanto se si pu dimostrare che il suo effetto deterrente grande ed superiore a quello di ogni altra pena (ivi compreso l'ergastolo). Si fonda su un'etica utilitaristica, che ha prevalso negli ultimi secoli ed anche oggi prevale nel

mondo anglosassoni e a cui in genere si appellano gli abolizionisti (per esempio, Beccaria). Bene e male si giudicano in base ai risultati buoni, intendendosi per risultati buoni quelli che portano alla maggior utilit del maggior numero, come sostenevano gli utilitaristi, Beccaria, Bentham ecc. loro argomenti sono riassumibili nella massima " La pena di morte non utile". indipendentemente da ogni considerazione di giustizia non utile perch non tanto deterrente, come si crede, essendovi altre pene pi deterrenti Altro infatti dire che non si deve fare il male perch esiste una norma che lo vieta (p.e. i dieci comandamenti), altro dire che non bisogna fare il male perch ha funeste conseguenze per l'umana convivenza sono due criteri diversi e che non coincidono, perch pu darsi benissimo che un'azione giudicata cattiva in base ai principi abbia delle conseguenze utilitaristicamente buone, e viceversa

Mentre per coloro che partono dalla teoria della retribuzione , la pena di morte un male necessario (e forse anche un bene, come abbiamo visto in Hegel, perch ricostituisce l'ordine violato), Per coloro che partono dalla teoria intimidatrice la pena di morte un male non necessario, e quindi non pu essere in alcun modo considerata come un bene.

episodio storico risalente al 428 a.C., tratto dalle Storie di Tucidide. Gli Ateniesi debbono decidere della sorte degli abitanti di Mitilene che si sono ribellati. Parlano due oratori: Cleone sostiene che i ribelli debbono essere condannati a morte perch loro il contraccambio e debbono essere puniti come meritano sapranno che chi si ribella sar punito con la morte Diodoto al contrario, sostiene che la pena di morte non serve a nulla perch " impossibile che la natura umana, quando bramosamente lanciata a realizzare qualche progetto, possa avere un freno nella forza delle leggi o in qualche altra minaccia, onde bisogna evitare di avere troppa fiducia che si abbia nella pena di morte una garanzia sicura ad impedire il male" suggerisce di attenersi a un criterio di utilit e, anzich uccidere gli abitanti di Mitilene, farseli alleati. Dibattito degli anni 90 sulla "Stampa" fra Alessandro Galante Garrone e Massimo Mila, era della stessa natura, in quanto fondato sugli stessi argomenti. Galante Garrone scrisse un articolo contro la pena di morte traendo il massimo argomento dal fatto che non era affatto dimostrato che ottenesse l'effetto che i fautori della pena di morte (si riferiva nel caso specifico alla campagna del MSI) si ripromettevano. Mila rispose che non gli importava nulla del maggiore o minore effetto di questa o quella pena, perch la pena di morte doveva essere inflitta a chi aveva commesso delitti orrendi , come la strage di Bologna, per una elementare considerazione di giustizia. dev'essere reso gli altri alleati

7 - Altre teorie
In realt il dibattito un po' pi complicato dal fatto che le concezioni della pena non sono soltanto queste due (anche se queste due sono di gran lunga le prevalenti) almeno altre tre : 1) la pena come espiazione sembra la pi favorevole alla abolizione della pena di morte che non alla sua conservazione: per espiare bisogna continuare a vivere. Ma si pu anche sostenere che la vera espiazione sia la morte, la morte intesa come purificazione della colpa, la cancellazione della macchia: il sangue si lava col sangue. A rigore questa concezione della pena compatibile tanto con la tesi del mantenimento quanto con la tesi dell'abolizione della pena di morte 2) la pena come emenda la sola che escluda totalmente la pena di morte anche il pi perverso dei criminali pu redimersi: se lo uccidete, gli sbarrate la via del perfezionamento morale che non pu essere rifiutato ad alcuno. Quando gli illuministi ritennero di dover sostituire la pena di morte con i lavori forzati essi giustificarono spesso la loro tesi sostenendo che il lavoro redime. (Ci sarebbe da fare un lungo discorso su questa ideologia del lavoro, vera e propria ideologia borghese la sui estrema, abominevole, macabra conseguenza sar nella scritta che campegger all'ingresso dei lager nazisti: "Arbeit macht frei", "Il lavoro rende liberi"). 3) la pena come difesa sociale anch'essa ambigua: generalmente i sostenitori della

pena come difesa sociale sono stati e sono abolizionisti, ma lo sono per ragioni umanitarie (anche perch rifiutano il concetto di colpa che sta alla base della concezione retributiva, la quale trova la propria giustificazione soltanto ammettendo la libert del volere e quindi la colpa). Per a rigore la difesa sociale non esclude la pena di morte: si potrebbe sostenere che il miglior modo per difendersi dai criminali pi pericolosi quello di eliminarli.

8 - Pro e contro la teoria utilitaristica


Non c' dubbio che, da Beccaria in poi, l'argomento fondamentale degli abolizionisti stato quello del potere deterrente Per A QUEI TEMPI che la pena di morte avesse minor potere deterrente della pena ai lavori forzati era un'affermazione fondata sopra opinioni personali, a loro volta derivate da una valutazione psicologica dello stato d'animo del criminale, non suffragata da alcuna prova di fatto. DA QUANDO SI APPLICATO ALLO STUDIO DELLA CRIMINALIT IL

METODO DELLA RICERCA POSITIVA , sono state fatte ricerche empiriche sulla maggiore o minore deterrenza delle pene, confrontando i dati della criminalit in periodi o in luoghi con o senza pena di morte. Queste indagini sono state naturalmente facilitate negli Stati Uniti dal fatto che ci sono stati in cui vige la pena di morte e altri in cui stata abolita. Nel Canada un moratorium act del 1967, che sospese la pena di morte per cinque anni, ha permesso di studiare l'incidenza sulla criminalit

paragonando il presente con il passato. Un esame molto accurato di questi studi (pubblicato a Toronto nel 1977, C.H.S. Jayewardene, The Penality of Death) mostra in realt che nessuna di queste ricerche ha dato risultati del tutto persuasivi. Basta pensare a tutte le variabili concomitanti di cui bisogna tener conto , oltre a quella del rapporto semplice tra diminuzione delle pene e aumento o diminuzione dei delitti es. la certezza della pena, problema gi posto dal Beccaria: solo se la certezza rimane stabile nei due momenti, il paragone possibile. E' il caso del terrorismo in Italia: che cosa contribuisce maggiormente alla sconfitta del terrorismo, l'aggravamento delle pene oppure il miglioramento dei mezzi per scoprire i terroristi? Di fronte ai risultati sinora accertati, non sempre probanti, di quest'analisi, ci si rifugia spesso nei sondaggi d'opinione (l'opinione dei giudici, dei condannati a morte o del pubblico). Ma: 1) le questioni di principio mal sopportano di essere decise secondo la regola di maggioranza 2) il sentimento popolare invoca la pena di morte in modo indiscriminato non facendo alcuna distinzione tra i delitti pi gravi e quelli meno gravi. 3) i sondaggi d'opinione provano poco, perch sono soggetti al mutare degli umori della gente che reagisce emotivamente di fronte ai fatti di cui spettatrice noto che l'atteggiamento del pubblico di fronte alla pena di morte varia a seconda della situazione di minore o maggiore tranquillit sociale. Se non ci fosse stato il terrorismo e l'aumento di criminalit in questi anni, l'Italia fu uno dei primi stati che abol la pena di morte (1889, codice penale Zanardelli): quando Croce scrisse la "Storia d'Italia" nel 1928 afferm che l'abolizione della pena di morte era diventata un fatto di costume e che l'idea stessa della restaurazione della pena di morte era inconciliabile col sentimento nazionale. Eppure dopo pochi anni il fascismo l'avrebbe restaurata senza grande turbamento nell'opinione pubblica salvo la sterile protesta di qualche antifascista. Il lato debole dell'argomento che fonda la richiesta di abolire la pena di morte sulla sua minor forza deterrente dipende dal fatto che se si potesse dimostrare in modo inconfutabile che la pena di morte ha, per lo meno in determinate situazioni, un potere deterrente maggiore di altre pene, dovrebbe essere mantenuta o ripristinata. Non ci si pu nascondere la gravit dell'obiezione. Perci Bobbio ritiene che sia un grande limite fondare la tesi dell'abolizione solo sull'argomento utilitaristico E' vero che ci sono altri argomenti secondari, ma non sono decisivi. l'argomento dell'irreversibilit della pena di morte e quindi dell'irrimediabilit dell'errore giudiziario gli abolizionisti possono sempre ribattere che la pena capitale appunto per la sua gravit e irrimediabilit deve essere inflitta solo in caso di certezza assoluta di colpa. In questo caso si tratterebbe di introdurre una ulteriore limitazione nell'applicazione . Per, se la pena di morte giusta e deterrente, non importa che sia poco applicata, importa che esista. l argomento contrario che ha il suo peso ed quello dei recidivi. In un'operetta del 1980 sulla pena di morte di Marcel Normand, sostiene a spada tratta la pena di morte e insiste sull'argomento della recidiva: cita alcuni casi - devo dire impressionanti - di assassini condannati a morte, poi probabilmente il problema della pena di morte non sarebbe stato neppure posto.

graziati, che, ritornati in libert, nonostante i molti anni di prigione, hanno commesso altri omicidi. Donde la domanda inquietante: se la condanna a morte fosse stata eseguita, si sarebbe risparmiata una o pi vite umane? E la conclusione: per risparmiare la vita a un delinquente, la societ ha sacrificato la vita di un innocente. Il leit-motiv dell'autore il seguente: gli abolizionisti si pongono dal punto di vista del criminale, gli anti-abolizionisti da quello delle vittime. Chi ha pi ragione? il limite della tesi utilitaristica sta in una pura e semplice presunzione che la pena di morte non serva a diminuire i delitti di sangue. Ma se si riuscisse a dimostrare che li previene? Ecco allora che l'abolizionista deve fare ricorso ad un'altra istanza, a un argomento di carattere morale, a un principio posto come assolutamente indiscutibile (un vero e proprio postulato etico) . E questo argomento non pu esser desunto che dall'imperativo morale: Non Uccidere, da accogliersi come un principio che ha valore assoluto. Si potrebbe ribattere perch l'individuo singolo ha diritto di uccidere per legittima difesa, e la collettivit no? Per Bobbio la collettivit non ha questo diritto la legittima difesa nasce e si giustifica soltanto come risposta i mmediata in stato di la risposta della collettivit mediata attraverso un procedimento, talora anche lungo, in cui si dibattono argomenti pro e contro; in altre parole, la condanna a morte in seguito a un procedimento non pi un omicidio per legittima difesa, ma un omicidio legale, legalizzato, perpetrato a freddo, premeditato. Un omicidio che richiede degli esecutori, cio persone autorizzate ad uccidere. E' una autorizzazione che non giustifica l'atto autorizzato e non lo giustifica perch l'atto ingiustificabile ed ingiustificabile perch degradante per chi lo compie e per chi lo subisce (come si vede, usando "degradante", uso un giudizio morale). Lo stato non pu porsi sullo stesso piano del singolo individuo. rabbia, per passione, per interesse, per difesa. L'individuo singolo agisce per Lo stato risponde impossibilit di fare altrimenti

meditatamente, riflessivamente, razionalmente. Anch'esso ha il dovere di difendersi. Ma troppo pi forte del singolo individuo per aver bisogno di spegnerne la vita a propria difesa. Lo stato ha il privilegio e il beneficio del monopolio della forza. Deve sentire tutta la responsabilit di questo privilegio e di questo beneficio. Bobbio si rende conto che un ragionamento arduo, astratto, che pu essere tacciato di moralismo ingenuo, di predica inutile. Ma laddove si cerchi di dare una ragione alla nostra ripugnanza alla pena di morte. La ragione una sola: il comandamento di non uccidere al di fuori di questa ragione ultima, tutti gli argomenti valgono poco o nulla, possono essere ritorti con argomenti che hanno, pi o meno, la stessa forza persuasiva. Lo ha detto magnificamente Dostoevskij, mettendo in bocca al principe Mirskij le parole: "E' detto: 'Non uccidere '. E allora perch se uno ha ucciso sha da uccidere anche lui? Uccidere chi ha ucciso un castigo senza confronto maggiore del delitto stesso. L'assassinio legale incomparabilmente pi orrendo dell'assassinio brigantesco." Del resto proprio perch la ragione ultima della condanna della pena di morte cos alta e ardua, la grande maggioranza degli stati

continua a praticarla, e continuer a praticarla nonostante le dichiarazioni internazionali, gli appelli, le associazioni abolizionistiche, l'azione nobilissima di Amnesty International. Ciononostante crediamo fermamente che la scomparsa totale della pena di morte dal teatro della storia sia destinata a rappresentare un segno indiscutibile di progresso civile. Espresse molto bene questo concetto John Stuart Mill: "L'intera storia del progresso umano stata una serie di transizioni attraverso cui un costume o un'istituzione dopo l'altra sono passate dall'essere presunte necessarie all'esistenza sociale, nel rango di ingiustizie universalmente condannate". Sono convinto che anche questo sia il destino della pena di morte. Se mi chiedete quando si compir questo destino, vi rispondo che non lo so. So soltanto che il compimento di questo destino sar un segno indiscutibile di progresso morale.

Il dibattito attuale sulla pena di morte


Il dibattito sulla pena di morte oggi riguarda la pena di morte giudiziale NON si contesta il diritto di punire dello stato ci si chiede se tale diritto possa spingersi fino al diritto di infliggere una condanna a morte, anche se a seguito di un procedimento che abbia visto rispettate tutte le garanzie procedurali proprie dello stato di diritto.

Per quanto concerne la pena di morte extragiudiziale (quella cio che pu dagli squadroni della morte o dai servizi segreti)

ad es.

non si pu fare altro se non condannarla problema in questo caso non tanto se sia

extragiudiziale allinterno di uno stato costituito pone problemi di tipo diverso che si pone in un diverso capitolo della filosofia morale e giuridica quella relativo alla giustificazione della guerra

Considerata nel lungo periodo che va dallilluminismo ad oggi la tendenza alla diminuzione della pena di morte appare netta sia rispetto al numero degli stati che la prevedono sia rispetto al novero dei reati cui si applica Considerata in periodi pi brevi la tendenza allabolizione nel tempo sembra procedere a zig zag, ovvero senza una linea di continuit il dibattito pi acceso nei paesi in cui

labolizione totale non ancora avvenuta, e quindi ci si pone in una prospettiva de iure condendo nei paesi in cui stata approvata recentemente una riforma

Solitamente fra il sentimento popolare e lopinione dei dotti c in generale una sensibile discordanza : le tesi abolizionistiche prevalgono tra coloro che si occupano

professionalmente del problema (leghe, associazioni per i diritti delluomo, ecc.) I sondaggi dopinione dimostrano che il sentimento popolare continua ad essere a loro ostile e spesso giunge a reclamare addirittura il ripristino della pena capitale anche dove stata abolita gi da tempo. L argomento del cd. common sense teso ad avvalorare la tesi degli antiabolizionisti ma questo argomento (sfruttato anche dal ministro Rocco quando in Italia fu ripristinata la pena di morte durante il regime fascista) non di per s valido per svariati motivi. (v. sopra)

Oggi il tema dellabolizione della pena di morte molto dibattuto perch molta importanza si d al dibattito sul diritto alla vita , che ha molte sfaccettature diritto a non essere diritto a nascere diritto a non essere lasciati morire, a essere mantenuti in vita sopravvivenza. Dato che ad un determinato diritto corrisponde necessariamente a un determinato dovere di qualcun altro, il dibattito riguarda anche problematiche quali il dovere di non uccidere dovere di non abortire dovere di soccorrere chi in pericolo di vita sostentamento a chi non ne ha. Il problema della pena di morte rientra nel dibattito sul diritto alla vita in senso stretto e soprattutto inerisce al principio del non uccidere Se intendiamo questo imperativo in senso dovere di offrire i mezzi di diritto alla

uccisi cd. diritto alla vita in senso stretto

categorico, in modo kantiano ( che non ammette eccezioni di nessun tipo), il problema gi risolto: uccidere illecito sempre e comunque ricorso alla pena di morte. Ma dobbiamo ricordare che Kant stesso favorevole alla pena capitale! vita. (ecc...), ma non necessariamente sono validi senza eccezioni . Per questo lassolutezza del diritto alla vita non pu essere considerata come un argomento a favore dellabolizione della pena di morte. Ma per quanto riguarda il dovere di non uccidere, dopo avere ammessa la sua assolutezza ( che la regola generale sia il divieto di uccidere) e il fatto che possono darsi eccezioni in casi appunto eccezionali, bisogna vedere se il ricorso alla pena capitale rientri tra le sue eccezioni Proprio perch in un dibattito regola generale che spetta a chi difende uneccezione al principio generale addurre giustificazioni di essa, il dibattito sulla pena di morte in tutto il suo percorso storico si svolge essenzialmente nella presentazione prioritaria degli argomenti questo caso di eccezione al divieto di uccidere e nella successiva difesa dellimperativo che resta comunque di per s valido. Ancora oggi i due argomenti pi sfruttati per necessit difesa. Con questi argomenti molto viene da chiedersi per quale motivo ci che pu valere per lindividuo non possa valere anche per lo Stato il quale a maggior ragione, in base alla teorica supremazia dello Stato sullindividuo, dovrebbe potersi avvalere di deroghe alle la pena di morte sono 1) 2) lo la stato di nel dibattito sulla pena di morte nessuno parte dal uomo di qualsiasi razza, religione presupposto della validit assoluta dellimperativo non uccidere e dellassolutezza del diritto alla

legittima

norme generali a cui devono attenersi i privati. Se si parte dal presupposto che il diritto alla vita non un diritto assoluto la conseguenza che pu essere perduto i casi in cui si pu perdere sono due Nella il diritto alla sicurezza dello Stato 2) quando il titolare del diritto non riconosce e viola leguale diritto degli altri si scontra con il diritto dellaltro. N , il singolo perde il diritto alla vita perch ha messo a repentaglio la vita altrui della quale pensa a vendicarsi il potere pubblico. Bisogna per sottolineare che entrambi gli argomenti non sono molto forti bench siano molto utilizzati. Sono deboli perch lo stato non deve scegliere necessariamente fra luccidere il reo o il lasciarlo impunito : la pena di morte solo una delle possibili soluzioni ma ve ne sono molte altre alle quali possibile ricorrere dispone di pene alternative. questa la differenza rispetto a un singolo in caso di legittima difesa pu trovarsi costretto ad uccidere. Il problema quindi: se sia lecito e opportuno uccidere anche quando si potrebbe ricorrere ad altre sanzioni Beccaria addusse come uno dei fondamentali argomenti della sua tesi 1) quando esso diritto fondamentale che si reputa superiore si scontra con un altro diritto

abolizionista , quello per il quale la detenzione a vita avrebbe avuto maggior forza intimidatrice della morte e ne conseguiva che la pena di morte non risultava affatto necessaria.

Oltre alla diversit dei presupposti filosofici una delle ragioni del fatto che il dibattito sulla pena di morte non si sia mai completamente esaurito , ma resta sempre vivo e intenso, che un dibattito di filosofia morale non appartiene al campo della logica dimostrativa ma quello della logica argomentativa o della retorica Quindi definitivi che non sia controbattuto dall'altra parte una tesi non si difende mai con un argomento solo il genere letterario cui si avvicinano sempre pi gli scritti di filosofia morale la comparsa conclusionale dell'avversario un'obiezione, si espongono le tesi gli argomenti pro e i contro non sono mai di esimenti e di fatto non vi argomento addotto da una delle parti

ad ogni tesi si fa corrispondere si prevedono le contro-

obiezioni dellavversario, alle quali si replica con alt re obiezioni e cos via. Questo avviene anche nella controversia sulla pena di morte : es. in una relazione redatta sulla base di due funzionari trasmessi dalle Nazioni Unite ai governi e a organismi governativi negli anni 60 sono elencati 15 motivi addotti dagli Stati abolizionisti a favore della soppressione della pena di morte, tra cui discutibile il valore della pena di morte come deterrente non provato o viene confortato dalla considerazione che l'imprigionamento

sufficiente

viene poi rafforzato dall'affermazione che in alcuni casi la pena di morte

essa stessa criminogena per ognuno di questi 15 motivi, che non vale la pena esemplare, gli anti-abolizionisti sono facilmente riusciti a contrapporre un motivo contrario: sul terreno giuridico, la teoria largomento pi forte degli abolizionisti risulta essere proprio quello secondo la quale lesecuzione della pena di morte renderebbe irrimediabile lerrore giudiziario . non c trattato sulla pena di morte che non citi casi esemplar i, nel divenire storico, che hanno dimostrato apertamente linnocenza di un uomo dopo la morte stessa. non mai sembrato argomento accettabile quello secondo cui il costo sociale della morte di un innocente inferiore al beneficio della societ trae l'eliminazione fisica di tanti efferati criminali pi convincente l'argomento degli anti -abolizionisti secondo cui la pena di morte dovrebbe cautele e solamente quando si raggiunta la certezza vera ed assoluta della colpevolezza del soggetto medesimo, in base alla massima "meglio che un criminale si salvi piuttosto che un innocente perisca" un argomento contro l'abolizione, non meno forte di quello opposto dell'errore giudiziario, si pu trarre dai casi, di cui gli anti-abolizionisti danno ampia documentazione, di assassini recidivi che una volta tornati in libert per decorrenza dei termini, grazia o evasione, hanno commesso altri omicidi.

Accanto a questo gioco di rimbalzo degli argomenti pro e contro, la disputa sulla pena di morte conosce anche ARGOMENTI REVERSIBILI O A DOPPIO TAGLIO che si prestano ad essere utilizzati da entrambe le parti. Un esempio paradigmatico in tal senso quello che riguarda la "durezza della pena di morte" : per gli abolizionisti dovrebbe essere abolita per ragioni umanitarie, proprio per la sua durezza Stuart Mill, in un discorso al Parlamento inglese favorevole al mantenimento della pena capitale nei casi pi gravi, osserv che labolizione della pena di morte avrebbe scoraggi ato il disprezzo della morte su cui una societ deve contare come su di una necessaria virt sociale. Altro argomento ambivalente l'uso del precetto non uccidere Per i fautori della pena

di morte la condanna a morte dell'omicida una solenne attestazione del comandamento di non uccidere, nel senso che la vita dell'altro deve essere rispettata se si vuole che sia rispettata la propria pena di morte una inaccettabile violazione del divieto di uccidere. Per gli abolizionisti la

Questo dibattito per destinato inevitabilmente a procrastinarsi ancora nel tempo. Uno degli insegnamenti costanti ricavabili dalla storia che la violenza che chiama violenza non vi violenza che non sia stato giustificato come unica risposta possibile alla violenza altrui. Bisogna poi considerare la violenza politica (in primis la guerra), quale fenomeno collettivo da

cui traggono alimento e continuano rinascere forma extragiudiziale.

La richiesta della pena di morte l'esercizio di fatto della pena capitale nella

Solo con l'avvento dello Stato liberale e di diritto do del secolo scorso si manifestata la tendenza a considerare la motivazione politica dell'atto violento contro le istituzioni di uno Stato con indulgenza per secoli il delitto politico, specialmente il delitto di lesa maest, stato con il terrorismo politico degli anni 80 e 90 si manifestato una tendenza contraria, il cui segno tangibile dell'emanazione di leggi eccezionali Nel potere presente una forza di insopprimibile violenza: La morte ha affermato Elias Canetti la moneta del potere per Bobbio l'abolizione della pena di morte necessaria come primo passo per la rottura della catena da violenza chiama violenza Produrrebbe un epocale capovolgimento nella pratica della concezione del potere dello Stato, raffigurato tradizionalmente potere irresistibile giudicato con estrema severit.

Le ragioni della tolleranza


Quando si parla di tolleranza nel suo significato storico prevalente ci si riferisce al problema della convivenza i credenze,prima religiose poi anche politiche,diverse . Oggi il concetto di tolleranza si estende anche al problema della convivenza delle minoranze etniche, linguistiche o di coloro i quali in genere vengono chiamati i diversi. I problemi cui si riferiscono questi due modi d'intendere la tolleranza non sono gli stessi: uno il problema della tolleranza di credenze o opinioni diverse , che implica un discorso sulla verit e la compatibilit teorica o pratica di verit anche contrappos te qui lintolleranza motivata dalla convinzione di possedere la verit l'altro il problema della tolleranza di chi diverso per ragioni fisiche o sociali , un problema che mette in risalto il tema del pregiudizio e la conseguente discriminazione qui lintolleranza motivata da un pregiudizio inteso come opinione o insieme di opinioni che vengono accolte acriticamente e passivamente dalla tradizione, dal costume o da unautorit i cui dettami si accettano senza discutere. Anche la convinzione di possedere la verit pu derivare da un pregiudizio, ma un pregiudizio che si combatte in un modo del tutto diverso non si possono mettere sullo stesso piano gli argomenti che vengono addotti per convincere un fedele ad ammettere la presenza di altre confessioni e quelle per convincere un bianco a vivere con un nero. La domanda fondamentale dei fautori della tolleranza religiosa e politica : Come sono teoricamente e praticamente compatibili due verit opposte? Quella invece per la tolleranza dei diversi :Come si pu dimostrare che certe insofferenze verso i diversi derivano da pregiudizi e da forme irrazionali di giudicare gli uomini? La miglior prova di questa differenza sta nel fatto che nel secondo caso si parla, anche nei documenti internazionali, di discriminazione (sia essa razziale, sessuale o etnica) e non di intolleranza. La tolleranza di cui tratta Bobbio riguarda la prima accezione la possibilit di convivenza di

confessioni religiose diverse problema nato nellet in cui avvenne la rottura delluniverso religioso cristiano, ed trattata perch pu essere vista come male minore o non implica la rinuncia alla ma implica puramente e

come male necessario intesa in questo modo la tolleranza propria ferma convinzione

semplicemente l'opinione, eventualmente da rivedere di volta in volta secondo le circostanze e le situazioni, che la verit abbia tutto da guadagnare a sopportare l'errore altrui perch la persecuzione, come spesso l'esperienza storica ha dimostrato, invece di soffocare tale errore, lo rafforza l'intolleranza non ottiene il risultato che si propone

cos emerge la differenza tra il tollerante e lo scettico: quale fede trionfi perseguito che con l'intolleranza.

lo scettico colui a cui non importa il tollerante colui a cui importa

molto che trionfi la sua verit ma ritiene che attraverso la tolleranza il suo fine possa essere meglio

Questa ragione della tolleranza, in quanto essenzialmente pratica , assume diversi aspetti a seconda della diversa natura dei rapporti di forza tra la mia dottrina , detentrice della verit, e gli altri immersi nell'errore: se sono il pi forte la tolleranza pu essere un atto di astuzia

l'intolleranza fa scalpore e conviene sempre evitare che si allarghi la macchia: l'errore potrebbe propagarsi di pi con la persecuzione che non nella benevola tolleranza, permissiva ma pur sempre oculata. se sono il pi debole la tolleranza un atto dovuto, perch con la ribellione si rischia di perdere anche la pi piccola possibilit che la mia credenza prenda piede perch sar subito schiacciata. Quando si pari invece la tolleranza frutto di uno scambio di compromessi che alla base di ogni convivenza pacifica. In tutti questi casi la tolleranza manifestamente e utilitaristicamente il risultato di un calcolo, e come tale non ha niente a che vedere con il problema della verit

Salendo verso uno schema pi moralistico si potrebbe passare da una ragione di mera prudenza politica alla scelta di un metodo di convivenza civile che dovrebbe valere universalmente Tolleranza= scelta del metodo della persuasione rispetto a quello della coazione sottesa a questa concezione non vi la semplice sopportazione passiva e rassegnata dellerrore altrui ma un atteggiamento attivo di fiducia nella ragione o ragionevolezza dell'altro una concezione dell'uomo capace non solo di perseguire unicamente ai propri interessi, ma anche di considerare il proprio interesse alla luce dell'interesse di tutti il rifiuto della violenza come metodo per ottenere il trionfo delle proprie idee. Tale idea, estesa dalla sfera religiosa alla sfera politica, rappresenta del governo democratico Uno dei motivi ispiratori ?E

uno dei caratteri distintivi del regime democratico rispetto ad ogni forma di dispotismoUna delle possibili definizioni di democrazia quella che mette in particolare evidenza la sostituzione delle tecniche della persuasione alle tecniche della forza come modo di soluzione dei conflitti

Oltre alle ragioni di metodo, si pu addurre a favore della tolleranza una ragione morale N l rispetto della persona altrui Anche qui la tolleranza non implica la rinuncia alla propria verit o l'indifferenza ad ogni forma di verit

anche se io credo fermamente nella mia verit ritengo allo stesso modo di dover ubbidire ad un principio assoluto che proprio quello del rispetto della persona. Si tratta di un conflitto tra due principi morali a porre la mia verit al di sopra di ogni cosa verso l'altro mentre il metodo della persuasione strettamente connesso con la forma di governo democratica il riconoscimento del diritto di ogni uomo credere secondo coscienza strettamente connesso con l'affermazione dei diritti di libert, in primis il diritto di libert religiosa e poi quello di libert di opinione, che stanno fondamento dello Stato liberale di fatto , se non sempre storicamente, almeno teoricamente Stato liberale e Stato democratico sono interdipendenti perch lo Stato democratico il prolungamento necessario dello Stato liberale Laddove si sono imposti stanno cercando insieme In questo senso la tolleranza non solo il male minore, voluta in quanto socialmente o politicamente utile ed efficace, ma perch eticamente doverosa l'unica possibile risposta alla necessit di affermare la libert interiore. Anche in questo caso il tollerante non scettico perch crede nella sua verit non indifferente perch ispira la propria azione a un dovere assoluto rispetto dell'altrui libert. Accanto a queste dottrine che considerano la tolleranza da un punto di vista della ragion pratica, ve ne sono altre che la considerano dal punto di vista teoretico dal punto di vista della stessa natura della verit. Sono dottrine secondo le quali la verit pu essere raggiunta solo attraverso il confronto o addirittura la sintesi di verit parziali La verit non mai una sola ha molte facce quindi noi non viviamo in un UNI-verso ma in un MULTI-verso In esso la tolleranza non solo il male La morale della coerenza, che m'indurrebbe la morale del rispetto della benevolenza

minore, un metodo di convivenza o un dovere morale una necessit inerenti alla stessa natura della verit Sono almeno tre le posizioni filosofiche che rappresentano questa esigenza: 1) il sincretismo Si ebbe con l'umanesimo cristiano al tempo delle grandi controversie ideologiche, e oggi, con i vari tentativi di coniugare cristianesimo il marxismo 2) l'eclettismo o filosofia del "giusto mezzo"fu celebre durante la restaurazione, dopo il violento scontro tra rivoluzione e reazione che oggi rivive nelle varie proposte di terza via tra liberalismo e socialismo, tra mondo occidentale e mondo orientale, tra capitalismo e collettivismo 3) storicismo relativistico per usare un espressione di Weber, in un et di politeismo di valori, lunico tempio aperto dovrebbe essere il Pantheon, dove ognuno pu venerare il suo Dio Il termine tolleranza pu avere due significati, uno positivo e uno negativo . In senso positivo tolleranza si oppone a intolleranza in senso negativo; In senso negativo si oppone ad intolleranza in senso positivo Intolleranza in senso positivo

sinonimo di severit, rigore, fermezza tutte qualit che fanno parte delle virt, tolleranza in senso negativo invece sinonimo di colpevole indulgenza,di condiscendenza all'errore per mancanza di principi o per quieto vivere. E' chiaro che quando si fa un elogio della tolleranza si fa un elogio della tolleranza in senso positivo Si oppone a intolleranza religiosa,politica,razziale vale a dire all'indebita esclusione del diverso. Tolleranza in senso negativo si oppone a fermezza nei principi vale a dire alla giusta o debita esclusione di tutto ci che pu arrecare danno all'individuo o alla societ. Se le societ dispotiche di tutti i tempi soffrono di mancanza di tolleranza in senso positivo, le odierne societ democratiche del nostro tempo soffrono di eccesso di tolleranza in senso negativo. Fra concetti estremi, come tolleranza intolleranza, esiste un continuo, con una zona grigia la cui ampiezza variabile su questa variabile che si pu valutare quale societ sia pi o meno tollerante o pi o meno intollerante. molto difficile stabilire il limite oltrepassato il quale una societ tollerante si trasforma in una societ intollerante. Per Bobbio non accettabile la soluzione proposta da Marcuse sulla cd. Tolleranza repressiva, che fa riferimento al contesto statunitense dove le idee della sinistra radicale non sono ammesse mentre sono ammesse favorite le idee della destra reazionaria. "Tolleranza repressiva" una contraddizione in termini rimozione di forme tradizionali di repressione una societ anti-repressiva, massimamente permissiva. Marcuse usa questa espressione perch distingue le idee in buone (quelle progressive) e cattive (quelle reazionarie), e sostiene che la tolleranza buona quella che tollera solo le idee buone. Partendo da questa distinzione afferma che una societ tollerante, in cui la tolleranza riacquisti senso originario di pratica liberatrice non si viva, dovrebbe tollerare soltanto le idee progressive e respingere quelle reazionarie. Una tale posizione inaccettabile: accettate, tollerate, anche le idee cattive. situazioni storiche mutevoli 1) proprio per la impossibilit di distinguere idee buone da idee cattive La tolleranza tale solo se vengono 2) per la vaghezza del 3) il criterio di esclusione criterio di esclusione: l'apprezzamento di ci che il progressivo e di ci che reazionario relativo eccessivamente restrittivo Della tolleranza indirizzata solo ricon oscimento di certe dottrine e non di altre la sua funzione viene meno: il nucleo dell'idea di tolleranza infatti il riconoscimento delle quali diritto convivere che viene riconosciuta dottrine opposte. L'esigenza della tolleranza nasce nel momento in cui si prende coscienza della irriducibilit delle opinioni e della necessit di trovare un modus vivendi che permetta a tutte le opinioni di esprimersi. la tolleranza positiva consiste nella la tolleranza negativa l'esaltazione di

Ci non significa che la tolleranza debba essere illimitata nessuna forma di tolleranza tanto ampia da comprendere tutte le idee possibili vi sempre l'esclusione di qualcosa. Si deve avere dei limiti, i criteri per fissare questi limiti non devono essere quelle proposti da Marcuse. L'unico criterio ragionevole e quello che deriva dall'idea stessa di tolleranza La tolleranza deve essere estesa a tutti tranne a coloro che negano il principio di tolleranza Tutti devono essere tollerati tranne gli intolleranti. Questa era la ragione tolleranza ai cattolici e i fascisti per cui Locke riteneva che non si dovesse estendere la pratica della per cui oggi si nega in certi paesi diritto di cittadinanza ai comunisti la stessa ragione per cui si sostiene che la regola di maggioranza

non vale per le minoranze sopraffattrici quelle che, se diventassero maggioranza, sopprimere ebbero il principio di maggioranza. Anche questo criterio di distinzione che in astratto sembra chiarissimo, in pratica non di facile soluzione e non pu essere accettato senza riserve NON E CHIARO perch ci sono varie NON PU ESSERE ACCETTATO SENZA RISERVE perch chi crede nel tolleranza ritiene che il solo modo di ridurre il intollerante ad accettare la tolleranza sia non la persecuzione, ma il riconoscimento del suo diritto ad esprimersi. Rispondere alle intollerante con l'intolleranza politicamente inopportuno pu essere formalmente ineccepibile ma eticamente povero e anche forse Non certo che lintollerante a cui data libert di espressione ma certo che lintollerante perseguitate o escluso non diventer mai un liberale meglio in libert sempre in pericolo ma estensiva che non libert protetta ma incapace di svilupparsi . Una concezione estensiva della tolleranza propria del liberalismo radicale o progressista una concezione restrittiva della tolleranza propria del liberalismo conservatore acquisti valore etico del rispetto delle idee altrui gradazioni di intolleranza e vari ambiti in cui l'intolleranza si pu esplicare