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STEFANO RODOT Nuovi diritti.

Let dei diritti Questa una convinta e dichiarata apologia dei diritti in un tempo in cui lallungamento del loro catalogo suscita pure diffidenze, e persino ripulse: perch sarebbero dostacolo alla sicurezza; perch di essi potrebbe farsi un uso imperialistico, imponendo ad altri una cultura dominante; perch lirrigidimento di dinamiche sociali nello schema dei diritti potrebbe tradursi in un ostacolo alla libera azione politica; perch non dovrebbero chiudersi in gabbie giuridiche prorompenti esigenze di vita; o perch, al contrario, il riconoscimento di un diritto potrebbe contrastare inviolabili leggi di natura. Ma la realt, la cronaca dogni giorno parlano piuttosto di violazioni gravi e continue di diritti, e di invocazioni dei diritti come strumenti di liberazione individuale e collettiva. Proprio da qui partono le mie considerazioni apologetiche, pur temperate dal necessario spirito critico. Cos, unespressione come nuovi diritti devessere considerata, a un tempo, accattivante e ambigua. Ci seduce con la promessa di una dimensione dei diritti sempre capace di rinnovarsi, di incontrare in ogni momento una realt in continuo movimento. Al tempo stesso, per, lascia intravvedere una contrapposizione tra diritti vecchi e diritti nuovi, come se il tempo dovesse consumare quelli pi lontani, lasciando poi il campo libero ad un prodotto pi aggiornato e scintillante. Si parla di generazioni dei diritti, e questa terminologia, identica a quella in uso nel mondo dei computer, potrebbe indurre a ritenere che ogni nuova generazione di strumenti condanna allobsolescenza e allabbandono definitivo tutte le precedenti. Ma il mondo dei diritti vive di accumulazione, non di sostituzioni, anche se la storia elattualit sono fitte di esempi che mostrano come programmi deliberati di mortificazione della libert passino proprio attraverso la contrapposizione tra diverse categorie di diritti. Sene enfatizzano alcune, per cancellare tutte le altre. Le dittature concedono vantaggi materiali e sopprimono diritti civili e politici, prospettano uno scambio tra qualche nuovodiritto sociale e i vecchi diritti di libert: questi sarebbero un insostenibile lusso quando vi sono bisogni elementari da soddisfare. E cos i regimi autoritari si trincerano dietro la logica cinica, e disperata, che nellOpera da tre soldi di Bertolt Brecht fa dire a Mackie Messer prima la pancia, poi vien la morale.Ai diritti, vecchi o nuovi che siano, non si pu dunque guardare senza una continua attenzione per le condizioni storiche che ne condizionano il riconoscimento e lattuazione. Norberto Bobbio ce lo ha ricordato infinite volte, con parole forti, perch ai diritti si addice il linguaggio della passione civile. Lattuazione di una maggiore protezione dei diritti delluomo connessa con lo sviluppo globale della civilt umana. E un problema che non pu essere isolato sotto pena non dico di non risolverlo, ma neppure di comprenderlo nella sua reale portata. Chi lo isola lo ha gi perduto. Non si pu porre il problema dei diritti delluomo astraendolo dai due grandi problemi del nostro tempo, che sono i problemi della guerra e della miseria, dellassurdo contrasto tra leccesso di potenza che ha creato le condizioni per una guerra sterminatrice e leccesso dimpotenza che condanna grandi masse umane alla fame.Questa ancora oggi la condizione nella quale guardiamo ai diritti. La guerra sempre stata considerata come una situazione che legittima sospensioni di molti diritti. Ma che cosaaccade quando la guerra si fa infinita? Diventano infinite anche le limitazioni dei diritti?La miseria sempre stata percepita come limpedimento maggiore alleffettivo godimento1 dei diritti. Ma che cosa accade quando essa non pi intesa come un ostacolo darimuovere, bens come la giustificazione della negazione di un diritto del bambino a non lavorare, del lavoratore a non essere sfruttato con largomento che, altrimenti, si colpirebbe la competitivit dei paesi in via di sviluppo?Mentre parliamo di nuovi diritti, dobbiamo dunque fare i conti con una contraddizione inedita. Guerra e povert ci parlano di un consolidamento della negazione dei diritti. Le pacifiche

rivoluzioni di questi anni delle donne, degli studenti, degli ecologisti, della scienza e della tecnica ci mettono di fronte ad una fortissima espansione della categoriadei diritti, ad un allungamento del loro catalogo.Come si compongono queste spinte? Quale et dei diritti ci avviamo a vivere? Non sempre i nuovi diritti sono benvenuti. Ad alcuni si guarda come ad unainammissibile violazione della natura. Ad altri come ad un intollerabile intralcio al liberofunzionamento del mercato. Il campo di battaglia, che lo sguardo presago di Alexis deTocqueville aveva individuato nel diritto di propriet ancor prima di Marx, si estende oggifino a comprendere lintero ambiente e la stessa vita, in un mondo che esige sempre pidessere considerato come uno. Davanti a noi si prospettano alternative radicali.Globalizzazione attraverso il mercato o attraverso i diritti? Quali sono i diritti destinati adunificare il mondo, e che devono essere considerati patrimonio inalienabile della persona,quale che sia il suo sesso, la sua nazionalit, religione, origine etnica?Il millennio si aperto con un fatto che pu essere considerato simbolico la proclamazione della Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea, il primo documentodove diritti vecchi e nuovi convivono senza gerarchie. Nella Carta non si riflette soltanto laforte tensione che in questi anni ha attribuito ai diritti fondamentali una rilevanza senza precedenti. Si manifesta soprattutto la convinzione della impossibilit di una costruzioneistituzionale che prescinda dalla dimensione dei diritti. Lo dice con chiarezza lamotivazione con la quale lUnione europea ha deciso di darsi una dichiarazione dei diritti:la protezione di diritti fondamentali un principio fondativo dellUnione e il presuppostoindispensabile della sua legittimitE una affermazione impegnativa. Si dice che lUnione europea non soffre soltanto di undeficit di democrazia, ma addirittura di legittimit, che pu essere colmato soltanto da undocumento che segni esplicitamente il passaggio da unEuropa fondata soprattutto sulmercato ad una in primo luogo ancorata ai diritti. Qui si coglie una continuit profonda conla tradizione costituzionale europea, espressa nel 1789 dallarticolo 16 della Dichiarazionedei diritti delluomo e del cittadino: la societ nella quale i diritti non sono garantiti, e non assicurata la divisione dei poteri, non ha costituzione. E la nascente Costituzione europea pu meritare questo nome proprio perch ha accolto come sua parte essenziale la Carta deidiritti.Passato e presente, vecchio e nuovo, si congiungono. Bobbio aveva colto, con labitualesua icasticit, lirreversibilit di questo passaggio. Oggi il concetto stesso di democrazia inscindibile da quello dei diritti delluomo.Ma linvocazione dei diritti fondamentali non nasce da una volont di restare fedeli aduna tradizione culturale o ad una idea astratta di costituzione. In un mondo nel quale la potenza delleconomia e della tecnica ha cancellato i confini, si fanno sempre pi deboli letutele offerte dai governi nazionali e si stenta a ritrovare un luogo sopranazionale dove legaranzie possano essere ricostruite. In questo clima, la tenace sottolineatura dei dirittifondamentali si presenta come il tentativo di individuare un punto di riferimento forte, chefaccia emergere limmagine di una persona che devessere rispettata indipendentemente dalluogo dov nata o da quello in cui si trova. Nasce cos unidea diversa di cittadinanza, non pi legata a un territorio, ma espressiva di una serie di attribuzioni di cui nessuno puessere privato. E la creazione di nuovi diritti, collocati l dove si fa pi intensa linfluenzadelleconomia e di scienza e tecnica, si presenta come una via per cogliere le opportunit2 offerte da questo nuovo mondo senza doverne patire le tirannie e i rischi, cercando diriportare cos sotto il controllo del diritto e dei cittadini processi che altrimenti potrebberotravolgere, insieme, le persone e la democrazia. Non sto dicendo che nei diritti sia lunica salvezza. Ma nel momento in cui lipotesi di ununico governo del mondo non appare proponibile, soprattutto perch si presenta come la proiezione ingenua su scala mondiale di unidea di sovranit costruita tutta nelladimensione nazionale, la costruzione molecolare dal basso di una rete di diritti sta cercandodi realizzare una tessitura giuridica che possa offrire a tutti la possibilit

desserericonosciuti come cittadini, e non dessere confinati nella condizione di sudditi, clienti,vittime.Proclamare un diritto lo sappiamo non significa assicurarne il rispetto, lapplicazione,leffettivit. Servono istituzioni che incarnino questa funzione. E qualche passo in questadirezione si sta facendo, imboccando la via delle di unioni regionali, come quella europea, esoprattutto costruendo una rete di convenzioni, protocolli, accordi, che via via trasferiscononella dimensione sovranazionale poteri e responsabilit legati appunto alla tutela dei diritti,che portino alla creazione di corti internazionali davanti alle quali farli valere.E una strada faticosa, un cammino lento. Ma non cediamo alla tentazione, travestita darealismo, di affermare che un diritto, fino a quando non pienamente realizzabile, comese non esistesse. Quante volte, proprio perch un diritto rimaneva sulla carta, stato possibile denunciarne linattuazione, far nascere lo scandalo della sua violazione, far emergere la cattiva coscienza di chi lo negava, creando cos la condizione politica per chiederne con forza la tutela effettiva? Solo perch abbiamo coscienza che il bambino ha unfondamentale diritto a non lavorare, stato possibile avviare campagne di denuncia e di boicottaggio delle imprese multinazionali che ricorrono a questa violenza, ottenendo inqualche caso una loro conversione etica. Solo perch riconosciamo al lavoratore il dirittofondamentale a non essere sfruttato, si stanno diffondendo clausole sociali in accordi econtratti per garantire ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un decent work, accettabilicondizioni di lavoro. Vi sono azioni collettive, formali e non, che sono rese possibili dalsemplice fatto che un diritto comunque l, scritto sulla carta e proprio per questo leggibilee riconoscibile da una opinione pubblica avvertita, da una organizzazione combattiva, da unuomo di buona volont.Bisogna avere il coraggio dei nuovi diritti. Non lasciarsi intimidire da chi ne denuncialinflazione, addirittura la prepotenza, la sfida ai valori costituiti. Viviamo un tempo digrande travaglio e difficolt, che per non giustificano le inerzie. Dobbiamo essere tutticonsapevoli che oggi in corso una complessa operazione di fondazione, ridefinizione,estensione, moltiplicazione dei diritti, che non cede a spinte opportunistiche, non schiavadi una dittatura dei desideri, ma risponde proprio alla necessit di far vivere la dimensionedei diritti in tempi profondamente mutati.Vi sono ripulse che accompagnano sempre linnovazione. Per vaccinarci contro moltecritiche di oggi, si possono leggere le invettive aspre contro quel catalogo che era laDichiarazione dell89 o ricordare il dileggio che qualcuno riserv ad articoli, poi rivelatisifondamentali, della nostra Costituzione presbite, come quelli sul paesaggio e sulla salute.Parlando di diritti, bisogna sempre guardare lontano, frequentare il futuro, non rimanere prigionieri del passato. E bisogna avere in essi un fede appassionata, magari ingenua, chesostenga lo sforzo continuo di una costruzione dei diritti sempre incompiuta, sempreinsidiata dai nemici della libert.Guardati pi da vicino, e pi analiticamente, i nuovi diritti danno evidenza al passaggiodalla libert astratta alla libert concreta, dallindividuo alla persona. Leggiamo ancoraBobbio. Rispetto allastratto soggetto uomo, che aveva trovato una prima specificazionenel cittadino, si fatta valere lesigenza di rispondere con ulteriore specificazione alladomanda: quale uomo, quale cittadino?3 I nuovi diritti ci immergono nella realt e ci liberano da un modo di procedere che, agliocchi di Tocqueville, avvicinava la rivoluzione francese alle rivoluzioni religiose: questaha considerato il cittadino in modo astratto, fuori dogni specifica organizzazione, coscome le religioni considerano luomo in generale, senza riferimento a un tempo o a unluogo. Questa astrazione dalle situazioni concrete, tuttavia, era la condizione per liberareluomo dalle gabbie feudali, dalla tirannia degli status personali immutabili, e affermarecos leguaglianza. La critica successiva ai limiti di questa eguaglianza tutta formale, ed alladistorsione che nel tempo determinava occultando le profonde disuguaglianze materiali, hafatto emergere la persona in tutta la sua concretezza, non pi collocata in un ambienteasettico e privo di contraddizioni, ma vivente in una realt caratterizzata da ostacoli diordine economico

e sociale, che, limitando di fatto la libert e leguaglianza dei cittadini,impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione deilavoratori allorganizzazione politica, economica e sociale del Paese. Cos scritto in quelcapolavoro istituzionale che larticolo 3 della nostra Costituzione, che affida allaRepubblica il compito di rimuovere quegli ostacoli e ci obbliga a considerare i diritti non pi come attributi di un individuo astratto, ma immersi nel flusso delle relazioni e dellecontraddizioni reali. E un risultato, questo, reso possibile dalle grandi fratture sociali e politiche che aprono il secolo passato, e che poi saranno approfondite nellultima parte del Novecento.La prima rottura si ha sul terreno del lavoro, affermato come diritto, e non pi comemerce da scambiare nel mercato. E cos, accanto ai diritti civili e politici, nascono nuovidiritti, quelli sociali. Non una novit circoscritta al mondo del lavoro: incide sul sistemacomplessivo dei diritti, dove cresce una idea sociale, che sul ceppo individualista innestalogiche di solidariet, con un raccordo tra diritti individuali e legame sociale riconosciutoda tutte le costituzioni europee sulla scia di quella capostipite, la Costituzione di Weimar del 1919.Forse bisogna partire proprio da qui, dai modelli di organizzazione sociale dei diritti, per cogliere le ragioni di dissonanze che, nel tempo, si sono fatte pi marcate ed evidenti. Si via via delineato un modello europeo, reso possibile dalla presenza di un nuovo soggettostorico, la classe operaia, che ha completato la rivoluzione dei diritti realizzata tra 700 e800 dalla borghesia, aprendo la strada ad una visione dei diritti che, soprattutto nei rapportieconomici, incorporava anche una funzione sociale. La diversa vicenda storica degli StatiUniti, dove il peso della classe operaia non stato certo paragonabile a quello europeo, hafatto s che lidea individualistica dei diritti rimanesse lunica, o comunque quella prevalente. Con due conseguenze. Considerati come strumenti da usare nel proprioesclusivo interesse, senza considerare esplicitamente quello altrui o quello collettivo, idiritti vengono sempre pi adoperati in modo aggressivo, determinando una loroinsularit. Ciascuno si separa dagli altri, si ritira nella propria isola, impugna i diritticome una clava: e questo spinge pi duno negli Stati Uniti, con qualche scimmiottaturaeuropea, ad affermare che non nei diritti, ma nella comunit, risiede lunica salvezza per le persone. Inoltre, le crescenti pressioni del mercato hanno spinto verso una considerazionedei diritti come puri titoli da scambiare, indebolendo il profilo della loro inviolabilit. Tener fermo il modello europeo, quindi, significa proporre unidea pi ricca dei diritti sia nelladimensione individuale che in quella sociale.La seconda rottura, altrettanto radicale, determinata dalle pacifiche rivoluzioni del Novecento delle donne, degli studenti, degli ecologisti, della scienza e della tecnica. Lalibert concreta sincarna nella differenza sessuale, nellattenzione per il corpo, nel rispetto per la biosfera, nelluso non aggressivo delle innovazioni scientifiche e tecnologiche.Tutto questo ha prodotto la pi intensa esplosione di richieste di riconoscimento di dirittiche mai sia stata conosciuta. Essi coprono tutto l'arco della vita - la nascita, l'esistenza, lamorte - e, anzi, si spingono al prima e al dopo.4 Si parla di un diritto di procreare o di un diritto al figlio; del diritto di nascere e del dirittodi non nascere; del diritto di nascere sano e del diritto di avere una famiglia composta dadue genitori di sesso diverso; del diritto all'unicit e del diritto ad un patrimonio geneticonon manipolato. Andando avanti ci si imbatte nel diritto a conoscere la propria origine biologica e nel diritto all'integrit fisica e psichica; nel diritto di sapere e di non sapere; neldiritto alla salute e alla cura, e nel diritto alla malattia o nel diritto a non essere perfetto, coni quali si vuole sottolineare linaccettabilit di parametri di normalit, l'illegittimit didiscriminazioni o di stigmatizzazione legate alle condizioni fisiche o psichiche. Infine,diritti dei morenti, diritto di morire con dignit, diritto al suicidio assistito. Se, poi, siguarda alla fase precedente alla nascita, si trovano i diritti sui gameti, i diritti dell'embrione,i diritti del feto. E, dopo la morte, rimane aperta la questione dei diritti sul corpo deldefunto,

soprattutto nella prospettiva dell'espianto di organi.Sulla scena del mondo compare cos una nuova rappresentazione dei diritti, nella quale lavita vera fa sentire le sue ragioni e il corpo irrompe con tutta la sua fisicit, facendoapparire sbiadita una dimensione dei diritti riferita unicamente ad un soggetto astratto, adun individuo disincarnato. Ma queste due diverse visioni possono comporsi se si guarda alla persona nella sua realt e integralit, come fa la Carta dei diritti fondamentali dellUnioneeuropea. Nel suo Preambolo si afferma appunto che lUnione pone la persona al centrodella sua azione.Qui il vecchio e il nuovo riescono ad intrecciarsi perch il catalogo dei diritti guarda aduna persona situata nel suo tempo e nella sua condizione concreta, calata nella realt manon dimentica della storia. Se la Carta si apre con laffermazione che la dignit umana inviolabile e deve essere rispettata e tutelata, perch la nuova Europa deve mantenereviva la memoria delle diverse barbarie del secolo passato, alle quali si reagisce in primoluogo riaffermando linviolabilit dei diritti della persona. Per vivere ci ricordava PrimoLevi occorre unidentit, ossia una dignit. La morte di Dio ad Auschwitz statadeterminata proprio dalla radicale negazione dellumano e della sua dignit.Da qui, dalla radice dellumanit, riprende il cammino dei diritti. Nei primi articoli dellaCarta la realt mutata compare con lattrazione nel quadro dei diritti fondamentali dei temiimposti dalla riflessione bioetica e dalle tecnologie elettroniche. Si tutela il corpo fisicoaffermando che tutti hanno diritto al rispetto dellintegrit fisica e psichica, vietando cosleugenetica di massa, la clonazione riproduttiva, gli usi mercantili del corpo. Si tutela ilcorpo elettronico considerando la protezione dei dati personali come un autonomo dirittofondamentale, distinto dalla tradizionale idea di privacy. Norme, queste, che sembranovoler scacciare i fantasmi evocati dalle due grandi utopie negative del Novecento, lincubodella produzione programmata degli esseri umani che sincontra ne Il mondo nuovo diAldous Huxley e la societ della sorveglianza e della manipolazione totale di cui ci ha parlato George Orwell in 1984.Seguendo la trama della Carta, le novit istituzionali sono sempre legati a dati di realt. Ildiritto di costituire in forme diverse una famiglia si affianca, con pari dignit, alriconoscimento del matrimonio eterosessuale. Accanto ai tradizionali divieti didiscriminazione, per il sesso o la razza o la religione o le opinioni politiche, compaionoquelli riferiti allhandicap ed alle tendenze sessuali. Lastrattezza del riferimentoallindividuo come titolare di diritti si scioglie nella concretezza dellaffermazione deidiritti del bambino, degli anziani, dei disabili. La Carta dei diritti fondamentali dellUnioneeuropea porta cos a compimento un processo che pu essere chiamato dicostituzionalizzazione della persona.Questo processo ha via via fatto emergere una persona inviolabile, da rispettare in ognimomento e in qualsiasi luogo. I diritti penetrano anche nelle istituzioni totali, - ilmanicomio, il carcere e non solo restituiscono almeno un brandello di dignit a chi costretto a vivere in quei luoghi, ma riescono addirittura a metterne in discussione5 lesistenza. I diritti dei folli scardinano la logica della separazione che giustificava imanicomi, e la predicazione e lazione di un tenace visionario, lo psichiatra FrancoBasaglia, sono allorigine di una legge che ne decreta labolizione.I diritti, prima distribuiti tra le generazioni che ne scandivano lorigine storica, siriunificato cos intorno alla persona e si presentano come indivisibili: non si possonoriconoscere i diritti civili o politici e negare quelli sociali o quelli nuovi, e viceversa. Se siseguono i titoli delle diverse parti della Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea,si pu cogliere il filo che li lega tutti: dignit, libert, eguaglianza, solidariet, cittadinanza,giustizia. Sono i valori che definiscono la posizione di ciascuno, ma pure le modalit del processo democratico. Neppure questo pu essere indifferente alla concreta situazione delle persone. Il riconoscimento per tutti del diritto di voto libero ed eguale non pu fareastrazione dalle condizioni materiali in cui viene esercitato. Istruzione, lavoro, abitazionediventano cos precondizioni della partecipazione effettiva

dei cittadini, dunque della stessaqualit della democrazia.Ma accanto ai diritti dei singoli compaiono con forza crescente grandi diritti collettivi e,con essi, nuovi soggetti ai quali far riferimento. Qui il catalogo si arricchisce con inedititratti di novit. Incontriamo i diritti dei popoli allautodeterminazione, alla loro lingua, allalibera gestione delle loro risorse; il diritto alla tutela dellambiente, che richiama lanecessit di uno sviluppo sostenibile; il diritto al cibo, che diventa diritto alla vita per intere popolazione prigioniere del dramma della fame; il diritto alla conoscenza, che metteradicalmente in discussione la logica proprietaria, il copyright e il brevetto, si tratti diassicurare le medicine agli africani malati di Aids o scaricare liberamente musica daInternet; il diritto ad una informazione davvero libera e pluralista, invece dellingannevolemoltiplicazione dei canali televisivi dietro la quale pu nascondersi un sostanzialemonopolio nella produzione dei contenuti. Compare il diritto di ingerenza umanitaria,suscitando il timore che si tratti di un nuovo travestimento del diritto del pi forte. Su tuttisi staglia, difficilissimo ma ineludibile, il diritto alla pace.Sono tutti diritti fortemente oppositivi rispetto allordine ed alle logiche prevalenti, proiettati verso il futuro e nei quali si coglie una deliberata, e persino smisurata, ambizionedi ridisegnare le coordinate del mondo. Indicano la necessit di creare spazi e beni comuni,ai quali tutti possano liberamente accedere, ponendo il tema delle modalit di distribuzionedei beni: attraverso il mercato o attraverso i diritti? E danno cos evidenza anche acontraddizioni profonde: come risolvere, ad esempio, il conflitto tra un paese che,esercitando insieme il diritto alla libera gestione delle proprie risorse e quello allasopravvivenza dei cittadini, distrugge risorse naturali che, come le grandi foreste,contribuiscono allequilibrio ecologico dellintero pianeta?A quali soggetti sono riferibili questi diversi diritti? Tornano qui entit astratte edisincarnate: lumanit, le generazioni future, la natura, il mercato. Ma chi parla in nomedellumanit e delle generazioni future? Quale peso devessere attribuito alle leggi dellanatura e del mercato? Dopo che la conquistata concretezza della persona aveva resoimmediatamente identificabili gli attori della vicenda dei diritti, si fa reale il rischio di unaricaduta nellastrattezza, che pu lasciar spazio a logiche autoritarie, a soggetti che siappropriano del potere di rappresentare lumanit o la natura.Il riferimento alle generazioni future non una invenzione dei tempi nostri. NellaCostituzione francese del 1793 si dice esplicitamente che una generazione non ha il poteredi assoggettare alle proprie leggi le generazioni future. Questa limitazione di potere sitraduce in una pi diretta assunzione di responsabilit verso il futuro nel suggestivo dettodegli indiani dAmerica: non abbiamo ricevuto la terra in eredit dai nostri padri, ma in prestito dai nostri nipoti. Proprio seguendo insieme la logica del potere limitato e dellaresponsabilit collettiva possibile cercare di uscir fuori dagli equivoci che il riferimentoalle generazioni future pu determinare.6 Quando si prendono decisioni irreversibili o difficilmente reversibili, ad esempiomodificando in modo radicale un ambiente, il semplice rispetto del principio dimaggioranza non sufficiente. Si incide, infatti, su uno dei principi della democrazia politica, che si fonda anche sulla possibilit che una diversa maggioranza, espressa dal votodei cittadini, modifichi le scelte fatte da quella precedente. Per evitare di andare incontro adun blocco del processo di decisione, si sono messe a punto modalit diverse, che possonoevitare o ridurre il rischio di pregiudizi gravi per le generazioni future: procedure tecniche,come la consultazioni di esperti e le valutazioni dimpatto ambientale o dimpatto privacy; procedure democratiche, come limposizione di maggioranze qualificate per le decisioni ele consultazioni dei cittadini, anche attribuendo loro il potere finale di scelta attraversoreferendum; rispetto dei principi di prevenzione e di precauzione, autorizzandolutilizzazione di particolari innovazioni tecnologiche o di specifici prodotti solo quandosiano chiari i loro effetti a lungo termine.Lumanit compare quando si parla del genoma o di particolari ambienti naturali, storici oartistici, dellAntartide o dello spazio atmosferico, tutti definiti

appunto patrimoniodellumanit. Si vuole cos porre un limite al potere di occupazione da parte degli stati, chenon possono impadronirsi di una porzione della luna o dellAntartide; e un ostacolo allarapacit degli interessi economici che vogliono distruggere un ambiente o brevettarequalsiasi sequenza del genoma umano.Ma non sempre il richiamo allumanit una protezione sufficiente. Lo vediamo in questigiorni in Italia, con lapprovazione di una legge della Regione siciliana che consente dicolar cemento nelle isole Eolie, pur dichiarate dallUnesco patrimonio comunedellumanit. Lo sperimentiamo quando paesi come lIslanda o lEstonia vendono a societfarmaceutiche i dati genetici dei loro cittadini. In questo quadro, lumanit siamo tutti noi,nelle singole individualit e nelle possibili azioni collettive avviate per esigere, in nome diun principio simbolicamente tanto forte, il rispetto di quei beni comuni.Ma vi sono altre ambiguit da sciogliere quando ci si riferisce allumanit e ai suoi diritti.Si molto parlato negli anni passati della foresta amazzonica, assunta come simbolo di unambiente da salvaguardare per lessenziale funzione svolta per lequilibrio ecologico del pianeta. Ma chi deve sostenere i costi di questa operazione? Se i vantaggi sono di tutti, icosti non possono essere addossati soltanto ai brasiliani, o agli indonesiani che distruggonole loro foreste per ottenere risorse commerciando legno pregiato. Se si vogliono vincere gliegoismi nazionali, e non dare la sensazione che si voglia espropriare un popolo del diritto didisporre liberamente delle proprie risorse, sono necessarie politiche compensative su scalamondiale. In questo senso, lumanit diventa la comunit degli stati che deve contribuire,soprattutto con lintervento dei paesi pi ricchi, alla conservazione delle risorse esistenti,con trasferimenti a favore di altri paesi e adottando politiche volte a ridurre le proprieattivit distruttive dellambiente, come si cercato di fare con il trattato di Kyoto, non acaso osteggiato da chi, come gli Stati Uniti, oggi prigioniero dellunilateralismo, delrifiuto di politiche comuni. Dietro lastrattezza della nozione di umanit scopriamo cosdiritti, obblighi e responsabilit di soggetti concreti.Punto estremo di questi discorsi il diritto di ingerenza umanitaria, nato da una spintagenerosa, dalla volont di non rimanere spettatori passivi davanti alle tragedie del mondo,ma presto divenuto sospetto per una sua intima attitudine ad essere trasformato in veicolo di politiche di potenza. Cos avvenuto in questi anni, dal Kossovo allIrak, e quel nuovodiritto sembra ormai squalificato dalla sua identificazione con gli interventi armati, con laguerra. Non facile cercare di riscattarlo, anche se non bisogna darlo per perduto ed opporre adesso una diffidenza tutta ideologica, poich con esso si voleva dare evidenza alla necessitdi assumere responsabilit comuni in un mondo globale che conosce troppe forme diviolenza. Se si vuol fare questo tentativo, il diritto dingerenza umanitaria devessere in7 primo luogo collocato in una dimensione che non sia quella bellica: deve diventare undovere dintervento in situazione di fame, malattia, sfruttamento. Purtroppo, mentre sidilapidano gigantesche risorse in imprese guerresche e si vuol esportare con le armi lademocrazia, si avarissimi quando si tratta di fornire medicinali, cibo, tutele per il lavoro e per i diritti, che sarebbero modi ben pi efficaci di aprire spazi alla libert concreta. Ma gliinteressi delle societ farmaceutiche si pongono come ostacolo allaccesso ai medicinali da parte dei malati di estesissime aree povere del mondo. Poich il denaro continua a nonavere odore, si commercia senza alcuno scrupolo con regimi autoritari.Cercando di rifondare in questaltra dimensione il diritto dingerenza umanitaria, non si pu sfuggire ai dilemmi che esso propone quando si di fronte a situazioni che nonsembrano dominabili senza la forza. Rinunciare sempre e comunque ad esso, se implica ilricorso alle armi, o sottoporlo a condizioni che impediscano la sua utilizzazione comestrumento soltanto di una potenza o di un gruppo di potenze? In molti settori, come quellidelle biotecnologie, si ricorre allo strumento della moratoria: si rinvia limpiego dei nuovistrumenti al momento in cui si sar certi di poterne escludere o controllare le eventualiricadute negative. Credo che lo stesso debba farsi

per gli interventi umanitari armati, fino aquando non saranno messe a punto convincenti procedure internazionali, anche attraversoriforme dellOnu. E non si dica che questo pu ritardare o impedire interventi necessari. Ildivieto di farsi giustizia da s ha costituito un passo essenziale verso lincivilimento delmondo.La questione dei diritti sintreccia cos sempre pi profondamente non solo con la storiaindividuale, ma con i destini stessi del mondo. Un mondo che a qualcuno appare insidiatodal rischio dessere sradicato dai suoi fondamenti, dalla stessa possibilit di continuare atrovare nella natura un riferimento forte.Proprio su questo il conflitto si fa sempre pi aspro, e assume i tratti di uno scontro dicivilt allinterno dello stesso Occidente. Ci si domanda se il rispetto della natura non debbacostituire un limite invalicabile allespansione dei diritti. Le innovazioni scientifiche etecnologiche, infatti, affidano sempre di pi alla scelta, e non alla intangibilit dei processinaturali, il nascere, vivere, morire. Ma si pu ammettere qualsiasi scelta procreativa? Si possono modificare le caratteristiche genetiche delle persone? Si possono affidare alla solascelta individuale le decisioni sul se, come, e quando morire? Natura e storia tornano cos acontrapporsi.Sembra quasi che l'umanit, vissuta fino a ieri al riparo di alcune leggi di natura, scopraluoghi dove l'irrompere della libert appare insopportabile. Si indicano aree dell'esistenzache dovrebbero comunque essere "normate", perch la libert di scegliere, dove primaerano solo caso o destino, spaventa, appare come un pericolo o un insostenibile peso. Secadono le leggi della natura, l'orrore del vuoto che esse lasciano dev'essere colmato dalleleggi degli uomini. E queste leggi dovrebbero ricostruire quelle barriere naturali travoltedallinnovazione scientifica, imponendo vincoli, divieti, sanzioni, invece di assecondare ladittatura dei desideri.Si fa forte la richiesta di un ordine unico, sottraendosi al difficile confronto con ladiversit, il cui valore riconosciuto dalla stessa Carta dei diritti fondamentali dellUnioneeuropea. Diventa faticoso, o insopportabile, lobbligo del continuo confronto con laltro, ilriconoscimento di un mondo dove la condivisione dei valori ha fatto posto al pluralismo.Ecco, allora, che si fa forte la richiesta di certezze ad ogni costo, e quindi di scorciatoie, che portino alla imposizione di una verit indiscutibile, attraverso una norma giuridica.Ma cos il diritto assume una veste autoritaria, si presenta come una imposizione, e noncome il riflesso d'un sentire comune, generando la reazione dei sacrificati, degli esclusi.Lappello alletica si tinge con i colori dellautoritarismo quando vuole imporre una moraledi Stato, pretendendo cos di sostituirsi integralmente al vissuto individuale proprio l dovela vita fa sentire pi forti le sue ragioni.8 Il tema della procreazione assistita illustra meglio di molti altri il modo in cui natura,innovazione scientifica e poteri individuali compongono un quadro di nuovi diritti. Quisono in questione la libert femminile, la disponibilit del proprio corpo da parte delladonna, il potere di procreare che ad essa soltantonaturalmenteappartiene.E una lunga storia di liberazione da vincoli naturali, culturali, giuridici. Ha le sue primetappe nella libert di ricorso alla contraccezione, che separa sessualit e riproduzione; enella depenalizzazione dellaborto, che non rappresenta soltanto la liberazione dallaschiavit mortale dellaborto clandestino, ma unoccasione per muoversi verso la procreazione responsabile, come dimostrano i dati riguardanti la diminuzione del numerocomplessivo delle interruzioni di gravidanza e il permanere di percentuali relativamenteelevate solo presso i gruppi di donne meno informate o culturalmente consapevoli(immigrate, minori). Nella procreazione assistita il processo di liberazione ha quasi un suocompimento, dal momento che il ricorso a queste tecniche separa la riproduzione dallasessualit e, ponendo laccento sul figlio voluto, pu porre rimedio alla sterilit di coppia,impedire la trasmissione di malattie genetiche o pi generalmente, stabilire liberamente se,come e quando procreare.Larricchirsi delle tecniche disponibili ha messo in evidenza anche linadeguatezza dimolte norme scritte quando il processo procreativo obbediva soltanto alle leggi naturali.La paternit pu essere il frutto non di un processo

biologico, ma della decisione diacconsentire alla inseminazione della moglie o della compagna con il seme di donatore. Lamaternit deve fare i conti con la possibilit che la donna partorisca una persona che nullaabbia del suo materiale genetico. Ecco, allora, la necessit di rivedere le norme suldisconoscimento di paternit, di non continuare a riferirsi sempre alla fomula mater sempre certa est.Questi esempi mostrano quanto possa essere ragionevole la richiesta di regole che, sobriee circoscritte, consentano di adeguare il quadro dei diritti ad una realt mutatadallinnovazione scientifica. Ma la via delladeguamento della legislazione non sempre stata percorsa con umilt e rispetto per il carattere esistenziale delle scelte che riguardano la procreazione. Loccasione offerta dallindubbia necessit di alcune norme stata in pi diun caso volta in pretesto per riportare sotto controllo la libert femminile e il potere di procreare, per tornare cos a considerare il corpo della donna come luogo pubblico su cuilegiferare, sul quale esercitare di nuovo un forte potere di disciplinamento.E quello che avvenuto in Italia con la legge sulla procreazione assistita dove, in unasorta di teatro dellassurdo giuridico, si sono sommati un proibizionismo tutto ideologico,la previsioni di obblighi contrastanti con elementari principi di libert (limposizionedellimpianto degli embrioni contro la volont della donna), violazioni delle normecostituzionali sul diritto alla salute e sul divieto di discriminazioni basate sulla condizione personale (lesclusione della dona solo dallaccesso alla procreazione assistita). I frettolosiaggiustamenti di alcune norme della legge e le proposte di sue pi ampie modifiche sono la prova dellimproponibilit di questo modello di disciplina dei diritti, e della sua pretesa diimporre un modello che imiti la natura.Frutto di pari superficialit sono le proposte che invocano un assoluto rispetto dellalotteria genetica, vietando ogni intervento che incida si chi dovr nascere, riconoscendocon caratteri di assolutezza un diritto a un patrimonio genetico non manipolato. Dovremoallora vietare interventi di terapia genica che evitino la trasmissione da madre a figlia della propensione a sviluppare un cancro al seno? In nome della natura dobbiamo condannare legenerazioni future al retaggio di malattie che potrebbero scomparire o il malato terminalead una infinita sofferenza? Si possono evocare i fantasmi di una produzione di massa disottouomini, da destinare ad attivit servili, con una strategia della paura simile a quellaadoperata per giustificare le limitazioni della libert con largomento della lotta alterrorismo, precludendo cos ogni possibilit di analisi razionale?9 Spostiamo ancora una volta lo sguardo sulla realt. Le cronache italiane registrano unturismo procreativo che spinge molte donne, molte coppie ad esercitare in altri paesi idiritti procreativi negati in Italia. Prova evidente del previsto rifiuto sociale della legge. E prova evidente delle sue conseguenze discriminatorie, dal momento che la possibilit diavere un figlio rimane riservata a chi ha i mezzi per poter intraprendere questi nuoviviaggi della speranza. Rinascono cos forme di cittadinanza censitaria, che subordinanoleffettivit di un diritto alla condizione economica di chi vuole esercitarlo.Questa una dimensione del problema che non pu essere scartata con un gesto difastidio, chiudendosi nellorgoglio di un legislatore nazionale che afferma valori per i qualialtrove non si manifesta altrettanta sensibilit. Il legislatore deve essere consapevole del peso della delegittimazione che lo colpisce quando il suo prodotto non viene socialmentericonosciuto. Il legislatore nazionale deve sapere che esiste ormai un contesto globale checonsente ad un numero crescente di persone di godere dei diritti negati nel proprio paese,esercitando un provvisorio diritto di asilo. Il legislatore deve liberarsi da uno schema cheaffida i suoi interventi solo a norme di supremazia, che impongono un solo punto di vista,e non anche di compatibilit, volte appunto a consentire la convivenza di valori diversi. Illegislatore deve adoperare per ci tecniche diverse, ricorrendo sempre pi spesso ad undiritto flessibile e leggero, che incontra la societ, promuove lautonomia ed il rispettoreciproco, e avvia cos la creazione di principi comuni. Deve divenire consapevole deilimiti del diritto,

dellesistenza di aree dove la norma giuridica non deve entrare.Lo shopping planetario dei diritti non nato ieri. LItalia ha conosciuto il turismo deldivorzio e quello abortivo, e ancor oggi in Europa le irlandesi abbandonano il loro paese per interrompere altrove una gravidanza e le svedesi si spostano in Inghilterra o inDanimarca per effettuare interventi di inseminazione vietati nel loro paese alle donne sole. Idiritti riproduttivi e il bisogno di una morte dignitosa generano la ricerca di luoghi dove ilnascere e il morire avvengano in sintonia con i bisogni profondi di ciascuno. Ragazze sispostano dalle scuole francesi a quelle del Belgio, dove possono portare il velo islamico;giovani francesi sono sconfinati in Piemonte per organizzare un rave party vietato nel loro paese; si depositano a Boston, perch in Italia vietato, le cellule staminali tratte dal sanguedel cordone ombelicale.Di fronte a queste tendenze indispensabile rivendicare il valore dellofferta molteplicedei diritti, di una diversit ormai riconosciuta come elemento ineliminabile anche nelcontesto comune dellUnione europea. Lo dice esplicitamente larticolo 22 della Carta deidiritti fondamentali: LUnione rispetta la diversit culturale, religiosa e linguistica.Il riconoscimento di una diversit che cancella i confini, obbligando a riflettere sulleragioni che spingono le persone ad un pellegrinaggio planetario alla ricerca dei diritti, propone lesigenza delluniversalit in maniera del tutto diversa da quella del passato. Loscopriamo considerando il pi antico e drammatico turismo dei diritti, quello degliemigranti che, interessati in primo luogo alla soddisfazione di una esigenza individuale, altempo stesso impongono una riflessione sul rispetto di valori comuni e ineliminabili, comeil diritto a lavorare e a non essere sfruttati. Lo scopriamo quando si riconosce il diritto diasilo alle donne che, tornando nel loro paese, sarebbero sottoposte a pratiche comelinfibulazione, che violano diritti fondamentali e universali come quelli che riguardanolintegrit fisica e la libert sessuale. Lo scopriamo quando il desiderio dentrare a far partedellUnione europea induce la Turchia ad abolire la pena di morte e a non introdurre nelcodice penale il reato di adulterio, rendendo evidente una pacifica esportazione didemocrazia.Questi sono aspetti indubbiamente positivi della globalizzazione, che si risolve nelladiffusione e nella generalizzazione di diritti fondamentali, superando una impostazionemiope che vede in ogni tentativo di affermare diritti universali una pretesa colonialisticadellOccidente di imporre i propri valori. Solo costruendo attraverso comportamenti sociali10 comuni valori di riferimento, invece, possibile evitare che nel mondo globale simoltiplichino spazi e luoghi, talvolta curiosamente denominati paradisi, dove la voce deidiritti tace, dove si eludono le norme fiscali o quelle sulla tutela della privacy, e che ci parlano di privilegio e di sopraffazione, come accade soprattutto quando si di fronte alturismo delle imprese alla ricerca dei paesi dov pi compiacente la legislazione fiscale;dov pi agevole lo sfruttamento del lavoro o la sperimentazione umana di farmaci; dovconveniente spostare le produzioni inquinanti e rischiose perch pi permissiva lalegislazione, pi debole lopinione pubblica, pi corrotti i dirigenti; dove si possonoimpiantare lucrose cliniche per il trapianto di organi comprati a poco prezzo da personedisperate. E questi esempi ci mostrano quale sia il limite invalicabile da imporre a questoturismo dei diritti, tranquillamente tollerato e troppo spesso camuffato da diritto distabilimento delle imprese: la sopraffazione degli altri, la violazione della loro dignit, ildisprezzo per la stessa vita. Non possiamo accettare la logica di un produttivismo ad ogni costo, intollerante dognicontrollo, che vuole farci tornare al 1831, quando Adolphe Thiers scriveva sul Moniteur che non si possono dare alla propriet giudici migliori di essa stessa. Dobbiamo opporciad una riduzione a merce di tutto ci che ci circonda. E essenziale stabilire che cosa possastare nel mercato e che cosa debba restarne fuori, a cominciare dal corpo e dalle sue partiche, come dicono leggi interne e documenti internazionali, non possono essere fonte di profitto. Non ammissibile affidare i diritti fondamentali alla logica economica: il dirittoalla salute non pu dipendere dalle risorse economiche, dalla quantit di cure

che riesco acomprare sul mercato. La nuova cittadinanza censitaria sempre in agguato.Certo, il linguaggio dei diritti non pu pretendere di descrivere tutto il mondo, non tutto pu entrare nella dimensione dei diritti, e non tutti i diritti possono essere qualificatifondamentali. Ma sono proprio i diritti fondamentali a dare oggi un contributo essenziale per definire la condizione umana e, al tempo stesso, le modalit di funzionamento deisistemi giuridici. Vi una integrazione attraverso i diritti che esige una loro collocazionenellarea dellindecidibile, nel senso che devono essere sottratti alle mutevoli volontdella politica ed alle pretese del mercato. E sbagliato, tuttavia, ritenere che questo forterango attribuito ai diritti fondamentali, questa loro insaziabilit, mortifichino la politica.Solo un cittadino fortemente provveduto di diritti, e ragionevolmente sicuro di una loro permanente tutela, pu divenire protagonista della vita pubblica e praticare le virtrepubblicane.Ma la fiducia nelle opportunit offerte dai diritti non pu farci distogliere lo sguardo dauna realt nella quale non si moltiplicano soltanto le loro violazioni, ma sembra crescereuna insofferenza verso la stessa cultura delle libert e dei diritti. Solo cos, ad esempio, puspiegarsi il ritorno della tortura. Non eravamo ingenui, sapevamo che la tortura non era scomparsa, ma volevamo credereche lOccidente avesse allontanato da s questa pratica, che la fondazione della modernacivilt fosse stata definitivamente accompagnata dalla rinuncia ad uno strumento di raccoltadinformazioni che negava lumanit stessa. Per questo era apparso a qualcunoanacronistico, quasi una pura memoria dun passato ormai trascorso, il divieto della torturaribadito nel 2000 dalla Carta dei diritti fondamentali dellUnione europea. E invece, oggiche la tortura torna tra noi, ci accorgiamo con desolazione che quella norma ancoranecessaria, come se la democrazia avesse sempre bisogno dun richiamo di vaccini che si pensava lavessero definitivamente immunizzata contro vecchi mali.Non metteremo la mano su di te. Questa era la promessa della Magna Charta: rispettareil corpo nella sua integralit, un corpo che ormai , al tempo stesso, fisico edelettronico. Noi siamo sempre di pi conosciuti, giudicati, controllati non solo e nontanto per le nostre caratteristiche fisiche, ma per le informazioni che ci riguardano, sparsein infinite banche dati nei luoghi pi diversi del mondo. Calate nella dimensione11 elettronica, le persone hanno bisogno che allantico habeas corpus si accompagni unmoderno habeas data. Mettere le mani sui dati genetici di una persona per discriminarla,negarle il lavoro o lassicurazione, pu produrre effetti pi gravi di una violazione delcorpo fisico. Ed attraverso la massiccia e continua raccolta di informazioni che si creauna societ della sorveglianza e della classificazione, nella quale limplacabile controllosulle persone cancella i diritti e fa deperire la democrazia.Lo stesso corpo fisico pu essere tecnologicamente modificato, pu essere predisposto per essere seguito e localizzato permanentemente, ad esempio inserendo sotto la pelle unchip che permette in ogni momento la localizzazione delle persone. La sorveglianza socialesi affida cos ad una sorta di guinzaglio elettronico. Il corpo umano viene assimilato ad unqualsiasi oggetto in movimento, controllabile a distanza con una tecnologia satellitare outilizzando le radiofrequenze.Davanti a noi sono mutamenti che toccano lantropologia stessa delle persone. Siamo difronte a slittamenti progressivi: dalla persona scrutata attraverso la videosorveglianza e letecniche biometriche si pu passare ad una persona modificata dallinserimento di chiped etichette intelligenti, in un contesto che sempre pi nettamente ci individua appuntocome networked persons, persone perennemente in rete, via via configurate in modo daemettere e ricevere impulsi che consentono di rintracciare e ricostruire movimenti,abitudini, contatti, modificando cos senso e contenuti dellautonomia delle persone. La protezione dei dati, riconosciuta ormai come diritto fondamentale dalla Carta europea, si proietta cos al di l di una nozione angusta di privacy. Diventa la premessa per circolareliberamente, manifestare liberamente le opinioni, non essere discriminato o stigmatizzatosocialmente. Incarna una essenziale dimensione della

libert dei contemporanei.Tenere lo sguardo fisso sui diritti, inoltre, diventa essenziale per evitare che, in un mondodiviso, linvocazione di un valore diventi lo strumento per negarne un altro. Un liberalemoderno come Ronald Dworkin ha scritto che l'istituzione dei diritti cruciale perchrappresenta la promessa della maggioranza alla minoranza che la sua dignit edeguaglianza saranno rispettate. Quando le divisioni tra i gruppi sono molto violente, alloraquesta promessa, se si vuole far funzionare il diritto, dev'essere ancor pi sincera". E Pier Paolo Pasolini aveva ragione nel dire che i diritti civili sono in sostanza i diritti deglialtri.Tra queste contraddizioni e queste minacce vive oggi let dei diritti. La dimensionedei diritti ci appare al tempo stesso fondativa e fragilissima, perennemente insidiata darestaurazioni e repressioni, tese a cancellare o limitare proprio l'insieme degli strumenti chedovrebbero garantire al cittadino le massime possibilit di sviluppo autonomo. Il quadro deidiritti, di quelli sociali in specie, continuamente modificato dalle politiche quotidiane. Ledifficolt finanziarie stanno determinando una riduzione della "dotazione" dei diritti, ingenerale o per determinate categorie di cittadini. Il risultato il passaggio di una serie disituazioni dall'area dei diritti a quella del mercato, con il rischio di una rinnovatacittadinanza censitaria, non pi nella materia dei diritti politici, ma di quelli sociali, dovel'accesso alla pienezza della cittadinanza condizionato dalla disponibilit finanziaria diciascuno. Con largomento della lotta al terrorismo si trasformano tutti i cittadini insospetti. E' al tramonto l'et dei diritti, o questi devono rifugiarsi in aree dove pesano dimeno le compatibilit economiche, le paure per la sicurezza, i fondamentalismi?Il pericolo di una regressione reale, e rende drammaticamente attuale il monito di Norberto Bobbio. Cerchiamo di non accrescerlo con la nostra sfiducia, con la nostraindolenza, con il nostro scetticismo. Non abbiamo molto tempo da perdere. Era vero ieri,lo ancor pi oggi. 12 I diritti delluomo oggiIntervista a Norberto BobbioQuesta intervista fa parte dellEnciclopedia multimediale delle scienze filosofiche,unopera realizzata da Raieducational in collaborazione con lIstituto italiano per gli studi filosofici e con il patrocinio dellUnesco, del Presidente della Repubblica Italiana, del Segretario Generale del Consiglio dEuropa. L'obbiettivo quello di diffondere nel mondo, tramite le nuove forme despressione ecomunicazione sociale consentite oggi dalla tecnica, la conoscenza della filosofia nel suo svolgimento storico e nei termini vivi della cultura contemporanea. Per ulteriori informazioni potete visitare il sito Internet:www.emsf.rai.it Professor Bobbio, il vasto dibattito sui diritti dell'uomo che caratterizza ilpensiero politico contemporaneo sembra confermare la speranza kantiana di unprogresso dell'umanit verso la perfezione morale. Eppure il nostro un tempodi crisi, di timori e di rischi. Come spiega questa singolare e contraddittoriacoesistenza nella nostra epoca di ottimismi e pessimismi?In uno dei miei scritti sui diritti dell'uomo avevo esumato l'idea della storia profeticadi Kant per indicare, nell'importanza che nel dibattito attuale ha assunto il tema deidiritti dell'uomo, un segno dei tempi. A differenza della storia degli storici cheattraverso testimonianze e congetture cerca di conoscere il passato e attraverso ipotesinella forma "se... allora" fa caute previsioni del futuro, purtroppo quasi sempresbagliate, la storia profetica non prevede ma presagisce e presagisce il futuroestraendo dagli accadimenti del tempo l'evento singolare, unico, straordinario cheviene interpretato come segno particolarmente dimostrativo - "signum pronosticum"come lo chiamava Kant - di una tendenza dell'umanita' verso un fine, non importa sedesiderato o avversato.Dicevo quindi che l'attuale dibattito sempre piu' esteso sui diritti dell'uomo, potevaessere interpretato come un "segno premonitore", forse il solo, di una tendenzadell'umanita', per riprendere l'espressione kantiana, verso il meglio. Quando scrissiqueste parole non conoscevo il testo del primo documento della Pontificiacommissione "Iustitia et pax", intitolata "La Chiesa e i diritti dell'uomo" del

1975, checomincia cosi': "Il dinamismo della fede spinge continuamente il popolo di Dio allalettura attenta ed efficace dei segni dei tempi.13 Nell'epoca contemporanea, tra i vari segni del tempo non puo' passare in secondo piano la crescente attenzione che in ogni parte del mondo e' attribuita ai dirittidell'uomo, sia per la coscienza sempre piu' sensibile e profonda che si forma neisingoli e nella comunita' intorno a tali diritti sia per il continuo doloroso moltiplicarsidelle violazioni contro di essi". I segni del tempo non sono soltanto fausti, sono faustied infausti. Anzi, mai si sono moltiplicati profeti di sventure come oggi: la morteatomica, la distruzione progressiva e inarrestabile delle condizioni stesse di vita suquesta terra, il nichilismo morale famosa espessione di Nietzsche, il "rovesciamentodi tutti i valori".Il secolo che ora volge alla fine era gia' cominciato del resto con l'idea del declino,della decadenza o per usare una celebre metafora, del "tramonto", tramontodell'Occidente. Ma sempre piu' anche per suggestione di teorie fisiche soltantoorecchiate, si va diffondendo l'uso di una parola ben piu' forte: "catastrofe".Catastrofe atomica, catastrofe ecologica, catastrofe morale. Ci si era accontentati sinoa ieri della metafora kantiana -che ha dato origine tra l'altro a due libri recenti, neltitolo di questi due libri -alla metafora dell'uomo come legno storto. In uno dei saggi piu' affascinanti del rigorosissimo critico della ragione, "Idea della storia universaledal punto di vista cosmopolitico", Kant si era domandato come, "da un legno storto,come quello di cui e' fatto l'uomo potesse uscire qualche cosa di interamente diritto".Ma Kant stesso credeva nella lenta approssimazione all'ideale del raddrizzamentoattraverso - qui cito - "giusti concetti, "grande esperienza" e soprattutto "una buonavolonta'".Della visione della storia per cui l'umanita' continua ad andare verso il peggio, e chechiamava "terroristica", diceva che "ricadere nel peggio non puo' essere uno statocostantemente durevole nella specie umana perche' a un certo grado di regresso essadistruggerebbe se stessa". E invece e' proprio l'immagine di questa corsa verso l'auto-distruzione quella che affiora in alcune visioni catastrofiche di oggi. Secondo uno dei piu' impavidi e melanconici, che io non amo molto, sostenitori della concezioneterrostica della storia l'uomo e' un "animale sbagliato" :non consapevole, si badi, perche' questa dell'uomo colpevole e' una vecchia storia che ben conosciamo;colpevole, pero' redimibile e forse gia' a sua insaputa redento, ma sbagliato. Un legnostorto si puo' raddrizzare. Pare, invece che lo sbaglio di cui parla questo amarissimointerprete del nostro tempo sia incorreggibile.Eppure, mai come oggi si e' propagata rapidamente nel mondosoprattutto dopo laseconda guerra mondiale che e' stata, questa si, una vera catastrofe- l'idea non so direse piu' ambiziosa o sublime o soltanto consolatoria o ingenuamente fiduciosa, deidiritti dell'uomo che di per se stessa ci invita a cancellare l'immagine sia del legnostorto sia dell'uomo sbagliato, e a rappresentarci questo essere contraddittorio eambiguo che e' l'uomo non piu' soltanto dal punto di vista della sua miseria, (per grave espressione di Pascal) ma anche dal punto di vista della sua grandezza.Professor Bobbio, come spiega l'importanza che il dibattito sui diritti dell'uomo14 ha assunto nella nostra epoca?In linea di principio, l'enorme importanza del tema dei diritti dell'uomo dipende dalfatto che e' strettamente connesso con i due problemi fondamentali del nostro tempo,la democrazia e la pace. Il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo stannoalla base delle costituzioni democratiche, e nello stesso tempo la pace e' il presupposto necessario per l'effettiva protezione dei diritti dell'uomo nei singoli Statie nel sistema internazionale. E' sempre vero il vecchio detto, e ne abbiamo fattorecentemente nuova esperienza, che "inter arma silent leges". Oggi siamo sempre piu'convinti che l'ideale della pace perpetua non puo' essere perseguito se non attraversouna progressiva democratizzazione del sistema internazionale e degli Stati che fanno parte di questo sistema, e che questa democratizzazione non puo' andare disgiuntadalla graduale e sempre piu' effettiva protezione dei diritti dell'uomo

anche al di sopradegli Stati. Diritti dell'uomo, democrazia, pace sono sono tre momenti necessari dellostesso movimento storico: senza diritti dell'uomo riconosciuti ed effettivamente protetti non c'e' democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti che sorgono tra individui, tra gruppi, e tra queigrandi gruppi che sono gli Stati tradizionalmente indocili e tendenzialmenteautocritici rispetto agli altri Stati, anche quando sono democratici al proprio interno. Non sara' inutile ricordare che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomocomincia affermando che "il riconoscimento della dignita' inerente a tutti i membridella famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili, costituisce il fondamentodella liberta', della giustizia e della pace nel mondo" e che con queste parole siriallaccia direttamente allo Statuto dell'Onu in cui alla dichiarazione che fossenecessario "salvare le future generazioni dal flagello della guerra", seguiva subitodopo la riaffermazione nella fede dei diritti fondamentali dell'uomo.Eppure che l'uomo, che tutti gli uomini, abbiano dei diritti intangibili einviolabili una acquisizione storica abbastanza tarda. Si pu collegare questapresa di coscienza con l'avvento del moderno giusnaturalismo ?Leggo in una bella opera recente, "Etica e diritti dell'uomo", queste parole: "E'indubbio che i diritti dell'uomo sono una delle piu' grandi invenzioni della nostracivilta'". Se la parola "invenzione" puo' sembrare troppo forte, dicasi "innovazione" eintendasi "innovazione" nel senso in cui Hegel diceva che il detto biblico nulla dinuovo sotto il sole non vale pero' per il sole dello spirito, perche' il suo corso, il corsodel sole nello spirito non e' mai ripetizione di se', bensi' e' la mutevole manifestazioneche lo spirito da di se' in forme sempre differenti, e' essenzialmente un continuo progredire. E' vero che l'idea dell'universalita' della natura umana e' antica, anche seirrompe nella storia dell'occidente col Cristianesimo. Ma la trasformazione di questaidea filosofica dell'universalita' della natura umana in istituzione politica (e in questosenso si puo' parlare anche di invenzione), vale a dire in un modo diverso, e in uncerto senso rivoluzionario, di regolare i rapporti tra governanti e governati, avvienesoltanto nell'eta' moderna attraverso il giusnaturalismo, e trova la sua primaespressione politicamente rilevante nelle Dichiarazioni dei diritti della fine del15 settecento.Chiamatela invenzione o innovazione, ma quando non piu' in un testo filosofico - per fare un esempio il secondo saggio sul governo civile di Locke- ma in un documento politico come la Dichiarazione dei Diritti della Virginia 1776 - si legge: "Tutti gliuomini sono da natura egualmente liberi, e hanno alcuni diritti innati per cui entrandonello stato di societa' non possono mediante convenzione privare o spogliare la loro posterit'", dobbiamo ammettere che e' nata in quel momento una nuova, e intendoletteralmente senza precedenti forma di reggimento politico, che non e' soltanto ilgoverno delle leggi contrapposto a quello degli uomini, che era stato lodato daAristotele, il principio famoso del "lex facit regem, non rex facit legem", ma e' ilgoverno che e' insieme degli uomini e delle leggi, degli uomini che fanno le leggi, edelle leggi che trovano un limite in diritti preesistenti degli individui che le stesseleggi non possono travalicare, in una parola lo stato liberale moderno che si dispiega poi senza soluzione di continuita', e per interno sviluppo, nello stato democratico.Quali sono le conseguenze di questa decisiva affermazione che pone al di sopradel diritto positivo o dei diritti positivi, cio al di sopra delle leggi degli stati, unalegislazione naturale, i diritti dell'uomo, appunto?L'innovazione duplice: affermare che l'uomo ha dei diritti preesistenti allaistituzione dello Stato, cioe' di un potere cui viene attribuito il compito di prenderedecisioni collettive, che una volta prese debbono essere ubbidite da tutti coloro checostituiscono sia la collettivita', significa roveciare la concezione tradizionale della politica almeno da due punti di vista diversi: in primo luogo, cotrapponendo l'uomo,gli uomini, gli individui considerati singolarmente, alla societa', alla citta', o in modo particolare a quella citta' compiutamente organizzata che e' la "res pubblica" o loStato, in una parola al tutto oalla totalita' che per lunga tradizione e' stata consideratasuperiore alle sue parti; in secondo luogo considerando nel rapporto

morale e quellogiuridico come antecedente il diritto anziche' il dovere, contrariamente a quello cheera avvenuto per una lunga tradizione di testi dal "De officiis" di Cicerone ai "Doveridell'uomo" di Mazzini, passando attravero il famoso "De officio hominis et civis" diPufendorf Considerato il rapporto politico non piu' dal punto di vista dei governanti ma daquello del governato, non piu' dall'alto verso il basso, ma dal basso verso l'alto, la prima inversione ha per conseguenza la contrapposizione della concezioneindividualistica della societa' alla concezione organicistica e l'abbandono definitivo diquest'ultima, dico definitivo, che pure era stata per secoli dominante, lasciando tracceindelebili nel nostro linguaggio politico dove si parla ancora di "corpo politico" e diorgani" dello Stato". Rispetto alla seconda inversione il primato del diritto nonimplica affatto l'eliminazione del dovere, perche' diritti e doveri sono due terminicorrelativi, e non si puo' affermare un diritto senza affermare contemporaneamente ildovere e dell'altro di rispettarlo. Ma chiunque abbia una certa familiarita' con la storiadel pensiero politico, ha ben appreso che lo studio della politica e' stato da sempre16 orientato a mettere in evidenza piu' i doveri che diritti del cittadino :basta pensare altema fondamentale della cosiddetta obbligazione politica-, piu' i diritti e i poteri delsovrano che quelli del cittadino, in altre parole attribuire la posizione del soggettoattivo del rapporto piu' a chi sta' in alto che a chi sta' in basso.Di "diritti" dell'uomo parlano tutte le moderne ideologie politiche. ProfessorBobbio si pu affermare ,allora, che liberalismo, socialismo e cristianesimoattingono i loro valori dalla comune fonte del giusnaturalismo, cio dall'idea chel'uomo ha una eguaglianza naturale prima ancora che politica, uguaglianza chel'impegno politico deve ricostituire o recuperare?Per quanto io ritenga che occorra andar molto cauti nel vedere svolte salti qualitativi,rivolgimenti epocali ad ogni stagione, non esito ad affermare che la proclamazionedei diritti dell'uomo abbia tagliato in due il corso dell'umanita' per quel che riguardala concezione del rapporto politico. Ed e' un segno del tempo, per riprenderel'espressione iniziale, il fatto che a rendere sempre piu' evidente e irreversibile questorovesciamento convergano, sino a incontrarsi, senza contraddirsi, le tre grandicorrenti del pensiero politico moderno, il liberalismo, il socialismo, il criastianesimosociale. Convergono pur conservando ciascuna la propria identita', guardate bene-,nella preferenza data a certi diritti piuttosto che ad altri, e cosi' dando origine a unastruttura complessa, sempre piu' complessa di diritti fondamentali, la cui integrazione pratica e' spesso resa difficile proprio dalla loro diversa fonte di ispirazione dottrinale,e dalle diverse finalita' che ognuna di esse si propone di raggiungere, ma che pur rappresenta una meta da conquistare nella auspicata unita' del genere umano.Professor Bobbio, possibile tracciare una "storia" dei diritti dell'uomo ? Qualisono i primi diritti rivendicati ? E quale contributo alla lotta per questi dirittihanno dato il liberalismo, il movimento operaio e la Chiesa?Cronologicamente come e' noto nascono i primi diritti di liberta' della rivoluzioneamericana, e della rivoluzione francese ; poi seguono i diritti sociali sotto forma diuna prima organizzazione pubblica dell'istruzione e di provvedimenti in favore dellavoro gia' presenti nella costituzione del 1691 e del 1793, il diritto del lavoro fa' lasua prima apparizione nei dibattiti della rivoluzione del 1848, in Francia ma senzagrandi conseguenze poi diventa, un elemento essenziale come tutte le dichiarazidirette dopo la prima guerra mondiale a cominciare da quelle della repubblica diWeimar. Quanto al cristianesimo sociale nel Documento gia' citato dellaCommissione pontificia Iustitia et Pax e in tanti altri testi- proprio in questi giorni horicevuto un volume della rivista "Concilium", una rivista trimestrale di teologia tuttodedicato al problema dei diritti dell'uomo -si riconosce onestamente, si riconosceonestamente che non sempre nel decorso dei secoli l'affermazione dei dirittifondamentali dell'uomo e' stata costante e che specie negli ultimi due secoli vi sonostate difficolta', riserve, e a volte reazioni da

parte cattolica al diffondersi delledichiarazioni dei diritti dell'uomo, proclamate dal liberalismo e dal laicismo.17 Ci si riferisce in modo particolare agli atteggiamenti di "precauzione", cosi' vengonochiamati negativi e talvolta ostili, di Pio VI, di Pio VII , di Gregorio XVI. Ma nellostesso tempo si avverte ch una svolta ebbe inizio con Leone XIII, in particolare conl'enciclica "Rerum novarum" del 1891, in cui fra i diritti di liberta' della tradizioneliberale, si afferma con forza il diritto di associazione con particolare riguardo alleassociazioni degli operai, un diritto come sapete quello di manifestazione che sta alla base della concessione pluralistica della societa' che costituisce a sua volta una basedi qualsiasi governo democratico. E tra i diritti sociali della tradizione socialista, simette in particolare rilievo il diritto al lavoro per la cui protezione nei suoi variaspetti, il diritto a un giusto salario, il diritto al debito riposo, la tutela delle donne edei fanciulli, si invoca il concorso dello Stato.Attraverso vari documenti che non e' il caso di ricordare- encicliche, messagginatalizi come quelli del 1942 e 1944 di Pio XII, la costituzione pastorale Gaudium etspes del Concilio Vaticano II, il famoso discorso di Paolo VI indirizzato al segretariogenerale dell'Onu- cento anni dopo, per riferirmi ad documento recentissimo, giungeil documento dato il primo Maggio di quest'anno, l'enciclica Centesimus annus, ariaffermare solennemente l'importanza che la Chiesa assegna al riconoscimento deidiritti dell'uomo tanto che, come e' gia' stato osservato, il paragrafo 47 contiene unailluminante, cosi' e' stata chiamata "carta dei diritti umani" preceduta da queste parole: "E' necessario che i popoli che stanno riformando i loro ordinamenti dianoalla demorazia un autentico e solido fondamento mediante l'esplicito riconoscimentodei diritti umani". Il primo di questi diritti e' il diritto alla vita, cui seguono il diritto acrescere in una famiglia unita, il diritto a maturare la propria intelligenza e la proprialiberta', e quindi la liberta' religiosa che e' poi si puo' dire il presupposto dellecondizioni.Dopo aver visto i motivi che, nell'ambito del tema dei diritti dell'uomo, unificanole diverse tradizioni del pensiero politico europeo cerchiamo di individuare ledifferenze. In altre parole, al di l della comune intenzione di salvaguardare ladignit della persona umana, esiste una differenza tra liberalismo ecattolicesimo? Non e' chi non veda che l'elenco di questi diritti e' ben diverso da quello dei dirittienumerati nelle carte della Rivoluzione francese. Il diritto alla vita che qui comparecome il primo diritto da proteggere, la', nelle Carte francesi, non compare mai. NelleCarte americane compare nella forma quasi sempre di "diritto al godimento e alladifesa della vita" accanto ai diritti di liberta', gli uni e gli altri. Per non offuscare laauspicata convergenza verso il fine comune della protezione universale dei dirittidell'uomo questa differenza viene di solito scarsamente rilevata. Ma la differenzaesiste, ed ha indubbiamente anche un rilievo filosofico, cui varrebbe la pena diriflettere un poco. Da un lato primeggia la protezione del diritto di liberta' nelle suediverse manifestazioni, dall'altra primeggia la protezione del diritto alla vita, sin dalmomento in cui la vita inizia,- contro l'aborto -sino al momento in cui la vita volgealla fine,- contro l'eutanasia.18 Nella dichiarazione dell'89 si puo' trovare se mai un riferimento alla protezione dellavita negli articoli 7, 8 e 9 che contengono i principi fondamentali dell' "habeascorpus", ma riguarda la vita nel senso della protezione contro le lesioni ingiuste da parte del potere politico. Oggi invece il diritto alla vita assume ben altra importanza,tanto piu' se si comincia a prendere atto che esso va sempre piu' estendendosi, comerisulta dai piu' recenti documenti sia internazionali sia della Chiesa, in cui si parla non piu' soltanto della vita, ma della qualita' della vita. Tuttavia non bisogna dimenticareche la congiunzione tra il diritto alla vita e il diritto alla libert era gi avvenuta nellaDichirazione universale dei diritti dell'uomo, il cui articolo 3 recita: "Ogni individuoha il diritto alla vita, alla liberta' e alla sicurezza", e anche nella Carta europea deidiritti dell'uomo, il cui articolo I riconosce il diritto alla vita, anche se lo scopo principale dell'articolo e' limitato alla difesa dell'individuo dall'uccisione

intenzionale,vale a dire nella sua maturita' e nella sua pienezza non nei casi limiti della vita che sta per cominciare e della vita che sta per volgere alla fine.Eppure sembra esistere un grandioso e corale disegno di difesa dell'uomo. Esisteun nemico comune contro cui si volge la difesa indefessa che l'uomo, nel corsodella storia ,ha fatto dei suoi diritti? E se tante forme di sopruso sono stateeliminate, se non di fatto, almeno in linea teorica, oggi contro chi o contro cosal'uomo deve difendersi?I diritti dell'uomo, nonostante siano stati considerati sin dall'inizio naturali, non sonostati dati una volta per sempre. Basti pensare alle varie vicende dell'estensione deidiritti politici. Per secoli si e' ritenuto per nulla naturale che le donne andassero avotare. Ora possiamo dire che non sono stati dati tutti in una volta e neppurecongiuntamente anche se oggi non pare dubbio che le varie tradizioni si stianoavvicinando e stiano formando insieme un unico grande disegno di difesa dell'uomo,che comprende di tre sommi beni, della vita, della liberta' e della sicurezza sociale.Difesa da che cosa? La risposta che ci viene dall'osservazione della storia e' moltosemplice e netta: difesa dal Potere, da ogni forma di Potere.Il rapporto politico per eccellenza e' un rapporto tra potere e liberta'. Vi e' una strettacorrelazione fra l'uno e l'altro. Piu' si estende il potere di uno dei due termini delrapporto piu' diminuisce la liberta' dell'altro termine del rapporto e viceversa. Ilrapporto politico e' un rapporto chiarissimo per niente delineato dove si pensa che c'e'il potere da un lato e una non liberta' dall'altro, oppure una liberta' da un lato e un non potere dall'altro. Ebbene cio' che contraddistingue il momento attuale rispetto alleepoche precedenti e rafforza la richiesta di nuovi diritti e' la forma di potere che prevale su tutti gli altri. La lotta per i diritti ha avuto come avversario prima il poterereligioso, poi il potere politico, infine il potere economico: questa e' la storia.Oggi le minacce alla vita, alla liberta', alla sicurezza vengono dal potere della scienzae delle sue applicazioni tecniche. Siamo entrati nell'era che viene chiamata, non si sa per quale ragione, "post-moderna", perche' e' la continuazione di quella moderna, ed19 e' caratterizzata dall'enorme progresso, vertiginoso e irreversibile, irreversibile perche'con il progresso tecnico non si torna piu' indietro .Io dico sempre che e' irreversibilecome il tempo, il tempo e' irreversibile ,il progresso tecnico e' irreversibile, non sitorna piu' alla carrozza a cavalli e non si torna piu' ai fucili quando ci sono le armiatomiche questo e' chiarissimo . E' caratterizzata quest'eta' post-moderna dallatrasformazione tecnologica e tecnocratica del mondo. Dal giorno in cui Bacone disseche la scienza e' potere, l'uomo di strada ne ha fatta molta. Mai come oggi chi piu' sa -riprendendo il tema di Bacone- piu' ha potere, ma sa molto di piu' di quello che sisapeva ai tempi di Bacone.La conoscenza e' diventata la principale causa e la condizione, se non sufficiente,necessaria, del dominio dell'uomo sulla natura e sugli altri uomini. I diritti dellanuova generazione, cosi' vengono chiamati questi diritti che sono dopo appunto idiritti tradizionali: la vita, la liberta' e alla sicurezza e sono quelli in cui si incontranole tre correnti principali del nostro tempo, nascono tutti dai pericoli alla vita, allaliberta', e alla sicurezza, provenienti dall'accrescimento del progresso tecnologico.Bastino questi tre esempi che hanno riempito leriviste, i libri, le conversazioni, icongressi, le tavole rotonde di questi ultimi anni, e che quindi sono al centro deldibattito attuale: il diritto a vivere in un ambiente non inquinato donde hanno preso lemosse i movimenti ecologici che hanno smosso la vita politica, tanto all'interno deisingoli Stati quanto nel sistema internazionale a cui si e' riferito lo stesso Presidentedell'Accademia; secondo: il diritto alla privatezza che viene messo in serio pericolodalla possibilita' che hanno i pubblici poteri di memorizzare tutti, dico tutti, anche idati riguardanti la vita di una persona e con cio' di controllarne i comportamenti senzache egli se ne accorga, noi non lo sappiamo ma chi sa se il "Grande Fratello " sappiaquello che avviene in questa sala molto piu' di quello che ciascuno di noi e' in gradodi sapere; e infine il diritto - l'ultimo della serie, che sta gia'

sollevando dibattiti nelleorganizzazioni internazionali, e su cui probabilmente avverranno gli scontri piu'accaniti e' piu' difficili da risolvere fra due visioni opposte della natura umana- ildiritto alla integrita'del proprio patrimonio genetico che va ben oltre il diritto allaintegrita' fisica, gia' affermato negli articoli 2 e 3 della Convenzione dei dirittidell'uomo.Professor Bobbio, per concludere, Lei ritiene che i diritti dell'uomo siano unaillusoria speranza o un impegno morale o, forse, un'utopia? Lei da che parte sta:dalla parte dei "profeti di sventura" di cui parlava prima o dalla partedell'ottimista ed illuminista Kant, che credeva nella perfezione morale dell'uomocome eterno dover essere? Nel discorso "Le fondement theologique des droits de l'homme", tenuto nel novembre1988, il vescovo di Rittenborg-Stuttgart, Walter Kasper, ha scritto una frase che puo'costituire la conclusione del mio discorso: "I diritti dell'uomo costituiscono al giornod'oggi un nuovo ethos mondiale". Naturalmente occorre non dimenticare che un ethosrappresenta il mondo del dover essere. Il mondo dell'essere ci offre purtroppo unospettacolo molto diverso. Alla lungimirante consapevolezza circa la centralita' di una20 politica tesa alla sempre migliore formulazione e alla sempre migliore protezione deidiritti dell'uomo corrisponde la loro sistematica violazione in quasi tutti i Paesi delmondo.L'ethos dei diritti dell'uomo splende nelle solenni dichiarazioni che restano quasisempre e quasi dappertutto lettera morta. La volonta' di potenza ha dominato econtinua a dominare il corso della storia. L'unica ragione di speranza che la storiaconosce i tempi lunghi e i tempi brevi. La storia dei diritti dell'uomo- meglio non farsiillusioni e' la storia dei tempi lunghi. Del resto e' sempre accaduto che mentre i profetidi sventure annunciano la sciagura che sta per avvenire e invitano a essere vigilanti, i profeti dei tempi felici di solito guardano molto lontano. Un illustre storicocontemporaneo ha messo a raffronto il sentimento dell'accorciamento dei tempi, chesi diffonde nelle eta' dei grandi sommovimenti, reali o soltanto paventati, citando unafrase della visione della Sibilla Tiburtina: "E gli anni si accorceranno come mesi e imesi come settimane e le settimane come i giorni e i giorni come ore", nel senso ch itempi sono vicini, i tempi sono vicini -il profeta di sventura dira' sempre: "I tempisono vicini".Mette a confronto questo senso dell'accorciamento del tempo con il sentimentoopposto della accellerazione dei tempi quale invece appartiene ormai la generazionenata nell'era tecnologica, per cui il passaggio da una fase all'altra del progressotecnico che un tempo richiedeva secoli, poi ha richiesto decenni adesso richiede pochianni. I due fenomeni ,come capite benissimo ,sono paralleli perche' per giungere piu'rapidamente ad una meta vi sono due vie: o accorciare la strada o accellerare il passo,questi sono i due sensi dell'accellarazione, dell'accorciamento e dell'accellerazionecosi ben descritti. Il tempo vissuto non e' il tempo reale: qualche volta puo' essere pirapido, qualche volta piu' lento. Le trasformazioni del mondo che abbiamo vissuto inquesti ultimi anni, sia per il precipitare della crisi di un sistema di potere chesembrava solidissimo e anzi ambiva a rappresentare il futuro del pianeta, sia per larapidita' dei progressi tecnici, suscitano in noi il duplice stato d'animo siadell'accorciamento sia dell'accellerazione.Ci sentiamo talora sull'orlo dell'abisso e quasi che la catastrofe incomba. Cisalveremo? Come ci salveremo? Chi ci salvera'? Voi sapete quante discussioni sonostate fatte :ci sono famose frasi di Heidegger. Stranamente questo senso di essereincalzati dagli eventi rispetto al futuro contrasta con il senso oppostodell'allungamento e del rallentamento del passato, rispetto al quale l'origine dell'uomoviene fatta risalire sempre piu' indietro. Tanto la nostra memoria storica sprofonda inun passato remoto che continua ad allungarsi senza fine, tanto piu' la nostraimmaginazione si accende all'idea di una corsa sempre piu' rapida verso la fine. E iodico sempre: e' un po' lo stato d'animo del vecchio che io conosco bene: per il vecchioil passato e' tutto, il futuro e' nulla. Come dire :siamo arrivati alla vecchiaiadell'umanita' ;potrebbe essere anche se sapete Hegel sosteneva che invece

adifferenza degli uomini per cui la vecchiaia rappresenta lo stadio finale e senile, per i popoli la vecchiaia rappresenta il momento dello splendore. Magra consolazione !21 Ci sarebbe da stare poco allegri se non fosse che un grande ideale come quello deidiritti dell'uomo rovescia completamente il senso del tempo, perche' si proietta neitempi lunghi, come ogni ideale, il cui avvento non puo' essere oggetto come ho dettoall'inizio di alcuna previsione, ma soltanto di un presagio. In una visione della storia per cui si puo' dire- e questo credo che lo possiamo dire: ecco forse e' proprio quelloche contraddistingue il post-moderno da l modeno - qui sta la vera distinzionesi puo'dire che la razionalita' non abita piu' qui. Come e' lontano il tempo in cui Hegelinsegnava ai suoi scolari di Berlino che la ragione governa il mondo! Oggi possiamosoltanto fare una scommessa. Che la storia conduca al regno dei diritti dell'uomoanziche' al regno del Grande Fratello puo' essere oggetto soltanto di una scommessa,cioe' di un impegno.E' vero che altro e' scommettere, altro e' vincere. Ma e' anchevero che chi scommette, lo fa perche' ha fiducia di vincere, anche il gioco d'azzardo siaffida al caso ma ha speranza* che il caso gli dia ragione. Certo non basta la fiducia per vincere. Ma se non si ha la minima fiducia, la partita e' gia' persa sin dall'inizio, prima di cominciare. Se poi mi si chiede che cosa occorre per aver fiducia,riprenderei le parole di Kant che ho citato all'inizio e che mi sembrano molto sagge:"giusti concetti", "una grande esperienza", e soprattutto "buona volonta' ".da Caff Europa27.10.2000