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Quaderni del Gruppo di Ur XVIII LA PROFEZIA DI ODER BNE ORMAZ E IL 666

I Ediz. Aprile 2007 - II Ediz. Maggio 2007

Costellazione del Cigno

Ogni quaderno del Gruppo di Ur raccoglie, in forma organica e sintetica, quanto emerso nell'omonimo forum, in relazione ad un determinato argomento. In esso si trovano, perci, sia citazioni degli autori studiati, sia commenti. I quaderni si devono considerare in continuo aggiornamento, dal momento che l'emergere di nuovo materiale sull' argomento trattato pu rendere opportuna una nuova edizione.

In questa seconda edizione sono stati aggiunte nuove considerazioni sulla monetazione dell'epoca di Costantino ed stato inserito un saggio sulle Bucoliche, ove si prende anche in considerazione il significato originario del numero 666. La lieve modifica al titolo rispecchia quest'ultima aggiunta.

INTRODUZIONE di Venvs Genitrix


Si vuole che, nel 1890 nel Convento di "S. Francesco a Salta" (1), il M. Kremmerz abbia trovato una "profezia", scritta circa cinquanta anni prima dal Maestro Oder Bne Ormaz. Nella prima parte, la profezia indica nella battaglia di Ponte Milvio le radici del mondo occidentale attuale. Poi sembra riallacciarsi a molte profezie sia indo-ariane, sia ebraiche, che vogliono che le sorti dell'attuale ciclo storico si decidano "nei pressi di Roma" (in Italia). E' noto che, negli ambienti magici, quel che i profani chiamano profezia (lettura delle sorti) costituisce piuttosto un atto magico rituale (legatura delle sorti). Come che sia, riteniamo di far cosa utile riportando di seguito la "profezia" suddetta. (1) Citt argentina sul Rio Salado, capoluogo dell'omonima provincia. N.d.U: Parte della profezia (delle strofe V e VI) fu citata nello scritto Arcana Fatorum di Gennaro D'Uva (ne La Cittadella n3, 2001), che pu essere utilmente confrontato con questo quaderno. Profezia del M. Oder Bne Ormaz nato nel Nilo dall'Uovo di Elena I Due Croci si fronteggiano sul Tevere, in apparenza ostili, come l'arena dell'arido deserto e l'acqua di fonte, ma in secreto concordi, quando per guerra sanguinosa la Luna si eclissa mal doma, meditando vendetta. II La Croce, allora, volge al tramonto dico di quella Croce che a mezzo giorno sta fra Centauro e Nave poich dell'una Croce

morr prima il Console pi fedele, in ora insospettata e poi la Luna sanguigna tenta vendetta, con inaudito oltraggio e Roma, per l'onta, ne piange e per cordoglio altamente grida, come lupa ferita. III Perch, oh Croce, non distruggesti CROCE? Questo errore segna la tua fine. Il Mandato Divino - spergiurato dal Corso, prima che nascesse in grembo a Samo tu raccogliesti; esaudito non l'hai e, in un baleno, sparisci, mentre le stelle del Naviglio, annebbiate e fosche, guardano il Centauro sanguinare e, nelle selve umane della Terra Latina, tempesta il Vento, distrugge, rovina per volere del pi gran Nume. IV Piange Italia e trema la terra. Pluto vomita fuoco, arena e acqua bollente. Tre grandi Pompei pianger il Mondo e la pi grande una Sirena, che si prostitu ad un Satiro, che la calpest da vile. V Nell'orrore del tempo dei tempi, dal Ceppo Latino, l'Anima di un Romano antico, che spavent l'antico mondo, inizier la vendetta del Gran Pane. E la Terra giammai vide un Cesare cos improvviso, che nessuna forza piegher, infondere il terrore nei barbari antichi, che hanno cangiato il vello delle fiere in veste d'acciaio. I Galli superbi piegheranno la testa, gli Sciti fuggiranno nelle steppe cavernose, l'Unicorno perde la signoria del mare e si inabissa, la Luna ferita a morte, rivolge il suo corso ad oriente. VI Invano Demoni dell'Inferno, armati, scaglieranno saette nell'aria oscura e sanguigna; invano Mostri dell'oceano vomiteranno fuoco; invano viventi muraglie di ferro si opporranno all'Invincibile, che divelle, dal fango del Tevere in piena,

le radici della Vecchia Croce. L'impero di Roma non ha fine; Bisanzio ridiventa greca e soggetta alla Lupa; Cartagine risorge, avanguardia della potenza dell'Urbe Novella. VII Allora sar la Pace e trionfer il Diritto delle Genti e un Uomo, di scienza inaudita, insegner alle turbe il Nuovo Miracolo. Di pi non posso scrivere, o umiliato lettore, perch il NUME lo vieta. ***

Commenti
Ea: Nei suoi scritti, Kremmerz sembra alludere, pi di una volta, alla profezia di Oder Bne Ormaz. Nel Commentarium II-III, 1911 (Piccola Posta) scrive in generale: "Delle profezie su Roma ne conosco molte, da molto tempo". E riferendosi a quelle pagane: "Ve n' una per esempio che predice nientemeno che una Roma Imperiale e la resurrezione della gloria latina e della missione di giustizia della grande civilt della terza Roma laica". Nel Commentarium VIII-XI, 1911(Preambolo alla Medicina Aurea), sembra poi, pi specificamente, alludere al personaggio che Oder definisce "l'Anima di un Romano antico ... un Cesare cos improvviso ... un Uomo, di scienza inaudita", quando afferma di segnare una "via che altri, gi venuto dagli Elisi, coi larghi poteri senza vincoli, appena soner in Campidoglio l'ora propizia per la sua comparsa al volgo, camminer in trionfo". E in nota spiega: "Elisi... sai tu, o malevolo lettore, dove stia l'Elisi delle anime eroiche pronte a incarnarsi in missione umana? il pervenirvi non dei terrigeni. Il pervenirvi dalla terra divinizzarsi. L'autore dell'Uovo di Elena scrive : O quale opus, o quale opus! Unum opus feci et omnes admiramini, o Nemesin, o Helenam, o Jovem! o ut stupendum quam occultum mysterium! O Phenix o Crocodilus o Nilus!. Questo l'Elisi!" Frater Petrus: Venvs Genitrix ha scritto: <Si vuole che, nel 1890 nel Convento di "S. Francesco a Salta" (1), il M. Kremmerz abbia trovato una "profezia", scritta circa cinquanta anni prima dal M. Oder Bne Ormaz>. Il Carme sarebbe perci stato scritto intorno al 1840. Vi per un passo della IV strofa che potrebbe portare a postdatare la data di compilazione ad un'epoca pi vicina all'andata di Kremmerz in Argentina. E' il passo ove si dice: " Tre grandi Pompei pianger il Mondo e la pi grande una Sirena, che si prostitu ad un Satiro, che la calpest da vile". In base a questa descrizione, la seconda delle tre Pompei sembra essere la citt di Ninfa, che Ferdinand Gregorovius, grande amico di Ersilia Caetani, nella sua opera "Passeggiate romane" (1873), battezz come "la Pompei del Medioevo". Ninfa prende il nome da un tempio dedicato alle Ninfe, che sorgeva nei pressi del laghetto, o per meglio dire dell'invaso delle sorgenti del fiume Ninpheo. Papa Zaccaria, nel 750, ne entr in possesso su donazione dell'Imperatore di Costantinopoli, Costantino IV, detto spregiativamente Copronimo. Nel 1297, Pietro Caetani

acquist, a suon di fiorini (onde la strofa parla di un "prostituirsi"), Ninfa e il suo vasto teritorio, la cosiddetta "marittima", che si estendeva dal laghetto fino al mare dell'attuale Latina, nonch lungo il litorale (da Foceverde all'attuale Sabaudia) e, per cento miglia, dentro lo stesso mare (onde la strofa chiama Ninfa, la "Sirena"). Pietro era per gi entrato in possesso di un'altra parte del suo feudo, detto "campagna" e comprendente i castelli di Sermoneta, Bassiano, Cisterna, S.Donato (si tratta di quella parte che la strofa chiama "il Satiro"). Nel 1378 inizi il cosiddetto Scisma d'Occidente, perpetrato da Onorato I Caetani, che fece eleggere antipapa Clemente VII. Nella stessa famiglia Caetani, per motivi politici e di interesse, avvenne una scissione in due rami e, in seguito alla lotta tra i castelli della "campagna" e della "marittima", Ninfa fin distrutta nel 1382 (onde la strofa dice che il Satiro, che prima l'aveva acquistata con i soldi, la calpest da vile). In questa ipotesi abbiamo due possibilit: 1) Gregorovius, nel definire Ninfa "la Pompei del Medioevo", si limit a render noto un appellativo gi esistente ed allora la datazione del Carme al 1840 regge. 2) Gregorovius cre lui l'appellativo e allora occorre posticipare la stesura del Carme ad un'epoca successiva al 1873 (data di pubblicazione di "Passeggiate Romane"). *** Interessante, nella III strofa del Carme di Oder Bne Ormaz, il pur breve riferimento a Napoleone Bonaparte: "Il Mandato Divino - spergiurato dal Corso, prima che nascesse in grembo a Samo -" Il primo verso allude all'atteggiamento senza molti scrupoli, che caratterizz soprattutto la prima parte della vita di Napoleone. Nel 1789, quando era un ufficiale di Luigi XVI, se ne infischi del re e sfrutt una licenza concessagli, per riparare in Corsica. In Corsica, suo paese natale, se ne infischi del movimento nazionalista, guidato da Pasquale Paoli, e prefer tornare a Nizza, facendo una rapida carriera nell'esercito della rivoluzione francese. Nel 1797, durante la campagna d'Italia, se ne infischi della neutrale Repubblica Veneta, cedendola, senza nessun scrupolo all'Austria. Nel 1798, mentre si dirigeva in Egitto, se ne infischi della neutralit di Malta e occup l'isola. Il secondo verso allude invece all'iniziazione pitagorico-massonica (Samo quale patria di Pitagora) che Napoleone ricevette in Egitto, nella Loggia "Isis", presieduta dal Generale Klebr. *** Vuole una certa tradizione orale che la "Profezia" di Oder Bne Ormaz sia stata consegnata a Kremmerz, nel 1890, nel Convento di "S. Francesco a Salta" da Padre Angelico Federico Gazzo (1845-1926). Questi, nato a Genova, trascorse l'infanzia e la giovinezza in Argentina, ove nel 1868 entr nell'ordine francescano, svolgendo opera di missionario in America Latina. Personalmente trovo improbabile questa versione dei fatti, perch Gazzo rientr in Liguria nel 1880 e, da allora fino alla sua morte, altern le pratiche del suo ufficio ad indagini sulla lingua e la letteratura ligure. Studioso di Dante, nel 1909, dopo anni di elaborazioni e rifacimenti, pubblic la sua traduzione della Divina Commedia in genovese. Dunque Gazzo ben difficilmente avrebbe potuto trovarsi in Argentina nel 1890. Sono per ugualmente convinto che Gazzo abbia avuto una parte centrale in tutta la faccenda. Cosa me lo fa pensare? In ben due strofe della "profezia" (le prime) si presenta il motivo della "luna insanguinata". Nella I strofa si dice: "per guerra sanguinosa la Luna si eclissa". Nella II strofa: "poi la Luna sanguigna tenta vendetta". Tra le varie traduzioni di Gazzo in lingua genovese vi anche quella di un celebre sonetto del poeta castigliano Francisco de Quevedo (1580-1645) e cio "Memoria Immortal de Don Pedro Girn Duque de Osuna". I versi di questa poesia, che tanto hanno colpito J.L. Borges, "su tumba son de Flandres las campaas

y su epitaphio la sangrienta luna." sono stati tradotti da Gazzo: "Son a s tomba de Shandra e campagne e o s epitfio a sanguinoza la." ed plausibile che anch'egli, come Borges, abbia trovato suggestivi questi versi ... cos da riproporre il motivo della "luna sanguigna" nella "profezia". Perci ritengo probabile che la tradizione, che indica in Gazzo colui che consegn a Kremmerz la profezia, copra la verit (come sovente avvenuto quando membri dell'O.E. hanno ricoperto ruoli ecclesiastici) e cio che Gazzo sia proprio ... Oder Bne Ormaz! Se cos , risulta molto importante quanto gi dissi circa la datazione della profezia. Non pu mai essere del 1840 (Gazzo non era ancora nato) ma pu esser benissimo posteriore all'uscita di "Passeggiate Romane" di Gregorovius (1873), datazione, come gi indicai, pi verosimile.

La Luna Rossa

Afrodite Urania: Il Carme di Oder Bne Ormaz ricorda, nello stile, le successive poesie di Nicola Moscardelli e fa intuire perch questo poeta piacesse tanto ad Evola. Tra gli aspetti comuni pi evidenti l'uso del simbolismo stellare. L'archetipo celeste della croce, anteriore al cristianesimo e a qualunque altra religione, rappresentato dalla Croce del Sud, una costellazione familiare a chi vive nell'emisfero Australe. All'epoca della morte di Ges Cristo, la Croce del Sud si vedeva a Gerusalemme, anche se appena sopra l'orizzonte; poi, per il fenomeno della precessione degli equinozi, pian piano scesa sotto l'orizzonte. In riferimento al periodo della battaglia di Ponte Milvio, l'inizio della II strofa di Oder Bne Ormaz dice infatti: "La Croce, allora, volge al tramonto". I Romani chiamavano questo gruppo di stelle "il trono di Cesare". E' dunque evidente il significato di questo tramontare in relazione all'Impero. Ad Alessandria d'Egitto la Croce del Sud si vedeva ancora nel 1300, ed ora parzialmente visibile. In Sudamerica il simbolismo legato a questa costellazione rimase vivo; parlando di Garibaldi

(vedi quaderno su Memphis-Misraim) ho gi indicato come egli proponesse il nome di Cruz Austral per quella loggia peruviana, che poi si prefer chiamare Concordia Universal.

Croce del Sud (Anonimo lombardo, 1550 circa)

Frater Petrus: Sono ben noti i versi del I Canto del Purgatorio: 22 I' mi volsi a man destra, e puosi mente 23 a l'altro polo, e vidi quattro stelle 24 non viste mai fuor ch'a la prima gente. Taluni commentatori hanno voluto vedere nelle "quattro stelle" un riferimento alla Croce del Sud. Ma il verso 24 li smentisce, perch Dante dice che esse non furono viste mai se non dai primi uomini. Invece le stelle della Croce del Sud, come ha indicato Afrodite Urania, erano ben note nell'antichit classica, anche se talvolta non completamente distinte da quelle del vicino Centauro (nell'Almagesto di Tolomeo, del II secolo D.C., sono indicate come i piedi del Centauro). Dunque l'ipotesi, pur suggestiva, non ha reale fondamento. Venvs Genitrix: L'eclissi totale di luna dello scorso 3-4 Marzo 2007, con la comparsa di quella "luna rossa" alla quale fa spesso riferimento Oder Bne Ormaz, mi induce a fare altre osservazioni astronomiche sulle strofe della sua "profezia". Il carme inizia parlando delle due Croci, che si fronteggiano sul Tevere "in apparenza ostili ... ma in secreto concordi". La prima Croce stata correttamente identificata, da Afrodite Urania,

nella Croce del Sud, detta anche "Il trono dei Cesari" che, per il fenomeno della precessione equinoziale, stava ormai scendendo al di sotto dell'orizzonte e sembrava presagire perci la fine dell'impero. Alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, Costantino diffuse la notizia di avere avuto la visione di una divinit, che l'aveva ispirato, promettendogli la vittoria; aveva quindi assunto come insegna un nuovo simbolo, il labaro, che fu poi interpretato come il chrismon cristiano, o come emblema della croce cristiana. Fatti e simboli questi, cui venne dato, in realt, un definitivo significato cristiano solo pi tardi, quando la nuova religione si era ormai affermata. Ma cosa aveva visto Costantino, quel 27 Ottobre del 312 d.C., vigilia della battaglia di Ponte Milvio? Quella notte, nel cielo a nord di Roma, c'era un'altra Croce, che troneggiava poco sopra l'orizzonte celeste. Si trattava della Costellazione del Cigno (azm 27751', alt +4040'), una costellazione della Via Lattea settentrionale, a forma di croce allungata, immaginata, da chi gli ha dato perci tale nome, come un cigno in volo. Era tra le 48 costellazioni elencate da Tolomeo (c.a. 140 dC) ed a volte chiamata Croce del Nord. Contiene 11 stelle pi luminose della 4 grandezza, tra le quali Deneb (I grandezza) ed Abireo (stella doppia). Perch non sostituire, come simbolo del Trono dei Cesari, la Croce del Nord alla tramontante Croce del Sud? Ecco la segreta alleanza delle due Croci di cui parla Oder Bne Ormaz: due costellazioni che, nella visione di Costantino, si trasmisero, l'una all'altra, il sostegno simbolico del medesimo Impero.

Il Labaro e i Simboli Correlati

Moneta di Costantino II con al retro il Labaro (Tessalonica)

N.d.U. : Sopra si pu osservare il labaro di Costantino come raffigurato sul retro di una moneta del suo figlio maggiore e successore Costantino II. Non si tratta di una croce cristiana, perch disposta diagonalmente, come appare appunto la costellazione del Cigno. Quest'ultimo un ben noto simbolo iperboreo, indicante anche la casta unica non diversificata che, secondo la dottrina dei cicli cosmici, presente all'inizio di un nuovo ciclo. Sulla frequente presenza di questo simbolo nell'Italia antica, si pu cfr. ad es. con larticolo "Brevi considerazioni sul Cigno Iperboreo in Italia", in Arthos, La Tradizione Artica, n.27-28, 1983-84, pp.46-52.

Stelle Cantabre

Il Labaro nella bandiera odierna della Cantabria

N.d.U. : La versione originaria del Labarum quale simbolo militare era utilizzata dalla cavalleria cantabra, che ne faceva un uso tattico durante le battaglie e che vi raffigurava le cosiddette "stelle cantabre". Le guerre cantabriche (29-19 a.C.) furono condotte da Augusto e da Marco Vipsanio Agrippa e permisero ai Romani di completare la conquista della Spagna. Il simbolo, e il relativo uso tattico, venne allora adottato dalla cavalleria romana. All'epoca di Costantino, pertanto, esso esisteva gi da parecchio tempo. Egli tuttavia sovrappose, in alto a destra, una C rovesciata, (la sovrapposizione ben visibile nella moneta). Oltre ad essere l'iniziale del suo nome era abitualmente usata rovesciata nelle epigrafi romane, con il significato di "reso libero da": Costantino indicava perci che aveva adottato quel simbolo proprio come un liberto adotta il gentilizio del suo padrone.

Il chrismon o chi-rho cristiano

N.d.U. : Furono i cristiani a modificare abilmente il simbolo, trasformando la C rovesciata nella lettera greca "rho", e il labaro (o cantabro o cigno) nell'altra lettera greca "chi"? A quei tempi, le monete venivano coniate in un gran numero di zecche sparse nell'impero. Come meccanismo di qualit-controllo era richiesto che le monete, coniate da ciascuna di queste zecche, recassero dei marchi distintivi, identificanti il luogo di fabbricazione. La decisione di usare il "chi-rho" o altri simboli apparentemente cristiani come marchi su alcune delle monete di Constantino fu, secondo Bruun (1), decentrata essendo una responsabilit dei procuratori o del rationalis summarum (responsabile della zecca). L'approvazione per usare questi simboli fu perci data "very far from the emperor and court and comes sacrarum largitionum". Analogamente Burnett (2) riconosce che il "chi-rho" compare, su un certo numero di emissioni monetarie, come uno dei simboli di serie usati per i marchi, ma - come Bruun - sostiene che il relativo uso rifletta pi probabilmente l'ascesa di amministratori cristiani a posizioni di autorit del regime di Constantino, piuttosto che una decisione politica ufficiale. (1) Bruun, P. -1966- The Roman Imperial Coinage Vol. VII: Constantine and Licinius AD 313-337, London: Spink, p. 62. (2) Burnett, A. -1987- Coinage in the Roman World, London: Seaby, pp 145-46. Afrodite Urania: Trovo molto intrigante questa nota e penso che lo spunto sulle monete meriti qualche approfondimento, anche perch nel mondo antico, in cui non vi erano n giornali, n televisione, la moneta circolante, oltre che assolvere a necessit economiche, costituiva un importante mezzo di diffusione di simboli politici e religiosi. Innanzi tutto, occorre rilevare che anche la forma di solito considerata "cristiana" del chi-rho non pu dirsi originariamente tale, perch tale simbolo appare gi sulle tetradracme ateniesi, e su alcune monete di Tolomeo. Soprattutto in quest'ultimo caso, potrebbe trattarsi di una variante o una evoluzione dell'Ankh di Iside. Inoltre, per diversi studiosi, ad es. Robin Lane Fox, non esiste in ambito cristiano un segno del Chi-Rho che possa essere fatto risalire ad un'epoca precedente quella costantiniana (1). Anche Bruun (2) ci ricorda che questo simbolo esisteva gi in epoca preconstatiniana, ma che un suo significato chiaramente cristiano era eccezionalmente raro: "The sign, at the moment of its creation, was ambiguous. In essence it was a monogram composed of the Greek letters X and P, and, while the monogrammatic combination of these two letters was by no means unusual in

pre-Constantinian times, the occurrence of X P with a clearly Christian significance is exceedingly rare". (1) R.Lane Fox, Pagani e cristiani, Laterza 2006. (2) Bruun, P. -1966- The Roman Imperial Coinage Vol. VII: Constantine and Licinius AD 313-337, London: Spink, p. 61. Come evidenziato nella nota, nel caso di quella particolare moneta di Costantino II, il labaro reca un simbolo ben diverso dal chi-rho. Non solo per la presenza di una C rovesciata al posto della rho, ma anche perch la X del labaro non stilizzata, ma formata da immagini pi piccole (ad es. nel ramo alto a sinistra chiaramente distinguibile una gamba) che, nell'ipotesi che il labaro rappresenti le "stelle cantabre", potrebbero simboleggiare i nomi assegnati a quelle stelle. Questa variante del labaro potrebbe anche lumeggiare il significato simbolico che Costantino poteva aver originariamente dato all'altra forma, che poi ci stata prevalentemente tramandata. Ci che intendo dire che quest'ultima, anzich esser letta come un chi-rho (cio l'insieme dei due simboli X e P), pu esser vista come un insieme di tre simboli: un asse verticale che attraversa, al centro, il simbolo delle stelle cantabre e, in alto a destra dell'asse, la C rovesciata di Costantino. In tal caso le Stelle Cantabre (il Cigno-Croce del Nord) verrebbero a coincidere simbolicamente con il centro stesso dell'Axis Mundi. EA: Molto interessanti tutte le tue considerazioni. Diversi studiosi si sono dedicati a ricerche sulla monetazione dell'epoca di Costantino e dei suoi immediati successori, nell'ipotesi che essa rispecchi, come sarebbe lecito aspettarsi, l'evoluzione del loro atteggiamento verso la religione. Andrew Burnett (1) rileva ad es. che la rappresentazione di Dei pagani scompare dalla monetazione costantiniana solo dopo il 318 d.C. e che comunque, successivamente a tale data, gli Dei sono sostituiti da rappresentazioni neutre quanto a contenuto religioso. L'unica rappresentazione esplicitamente cristiana, secondo Burnett, risale circa al 327: "The only explicitly Christian coin designs were the representations of the emperor in an attitude of prayer, and a very rare design used by the mint of Constantinople in about 327, showing a banner with a chi-rho monogram spearing a serpent, representing his enemy Licinius." L'Orange (2) non ritiene cristiana neppure tale rappresentazione, giacch lo sguardo di Costantino rivolto verso il cielo passibile di molte altre e pi plausibili interpretazioni, di quella che venne data per la prima volta probabilmente da Eusebio: "Constantine as Christian orant is, therefore, an arbitrary interpretation of his heavenward-looking portrait. This does not however alter the fact that the type became for Christians, perhaps owing to the very weight of Eusebius' authority, an expression of Constantine's inspired relation to their own God, a representation of the Christ-emperor". Questa osservazione supportata dal fatto che la suddetta immagine di Costantino ricalca, secondo Toynbee, prototipi pagani, risalenti al periodo del regno ellenico di Alessandro Magno (3). Anche Bruun (4) non d alcun significato cristiano all'immagine e concorda con Toynbee, ritenendo che il ritratto di Costantino richiami "portraits of the Hellenistic ruler, whose heavenward look expresses the inner contact between the emperor and the heavenly powers". L'Orange rileva anche che vi sono monete recanti quel ritratto di Costantino e coniate durante il suo regno, ma a nome dei suoi successori designati (5). Al contrario, dopo la di lui morte del 337, i figli fecero un uso di esso assai limitato. (1) Burnett, A. -1987- Coinage in the Roman World, London: Seaby, p. 145 (2) L'Orange, H.P. -1947- Apotheosis in Ancient Portraiture, Oslo: Aschehoug, pp. 34 e 90. (3) Toynbee, J.M.C. -1947- "Ruler Apotheosis in Ancient Rome", Numismatic Chronicle, p. 148. (4) Bruun, P. -1966- The Roman Imperial Coinage Vol. VII: Constantine and Licinius AD 313-337, London: Spink, p. 33. (5) L'Orange 1947, citato, p. 91 Costantino fu proclamato imperatore nel 306 a York dall'esercito. Nei primi anni del suo regno, la sua monetazione dominata dalle rappresentazioni di Marte e, a partire dal 310, di

Apollo-Sol. Come nota Burnett (6), nel 310 Costantino ebbe una visione in cui gli apparve Apollo-Sol con presagi di vittoria. Per parecchi anni il Sole Invitto divenne allora una costante nella sua monetazione: "Thereafter his coinage was dominated for several years by 'his companion the unconquered Sol', Soli Invicto Comiti". Dopo la vittoria su Massenzio, Costantino non modific il "design" delle sue monete, e le rappresentazioni del Sol Invictus continuarono a costituire la grande maggioranza delle monete circolanti. Del resto, come fa notare Vermeule (7), perfino nel 313, a seguito dell'Editto di Tolleranza, Costantino era ritratto su medaglioni d'oro, in compagnia del Sole Invitto . Solo dopo la vittoria finale su Licinio, gli Dei Pagani scomparvero dalle monete di Costantino e furono sostituite da immagini religiosamente neutre. (6) Burnett, citato, pp. 143-44. (7) Vermeule, C. (1978) 'The Imperial Shield as a Mirror of Roman Art on Medallions and Coins' in Carson, C. & Kraay, C.M. (eds.) Scripta Nummaria Romana: Essays Presented to Humphrey Sutherland, London: Spink, p. 180. E il cosiddetto chi-rho? Tra le monete attribuibili a Costantino, come ha indicato Burnett, pochissime recano questo simbolo. Lo stesso dicasi per le monete dei suoi figli. Curiosamente, il primo largo uso del chi-rho per la monetazione si ha durante il regno di Magnenzio (350-353 d.C.) che, acclamato dalle guardie del corpo imperiali (Ioviani e Herculiani) di cui era il capo, momentaneamente interruppe la linea dei discendenti di Costantino. L'uso fu poi continuato dagli imperatori successivi, eccettuato Giuliano. *** N.d.U.: Oder Bne Ormaz fa capire che Costantino e i suoi successori non furono all'altezza del loro compito. La nuova croce - che era in realt la vera primordiale croce del nord o cigno avrebbe dovuto completamente sostituire ("distruggere") la precedente. Ma ci non si avver, perch essi si fecero prendere la mano dal cristianesimo. Nessun monoteismo pu sostituire il Pantheon, proprio come un tumore che si diffonde, rendendo tutto simile a s stesso, non pu mai sostituire la pluralit e funzionalit degli organi. Del resto, i tempi non erano maturi: astronomicamente, la Croce del Sud faceva ancora capolino all'orizzonte egizio e, socialmente, si era ben lontani dalla situazione di una casta unica. Oggi, il discorso differente. Un ritorno alla primitiva Et dell'Oro fu preannunciato, ben prima dell'epoca di Costantino, dalle Bucoliche di Virgilio. Nel seguente saggio, queste vengono esaminate brevemente, alla luce degli studi di Paul Maury.

Una Basilica Pitagorica in versi: Le Bucoliche


di EA

Si deve al francese Paul Maury uno degli studi pi approfonditi (1) del testo delle Bucoliche di Virgilio. Esso ha rivelato che i versi di tale opera si dispongono a creare una vera e propria "struttura architettonica". La prima cosa che Maury ha ritenuto di dover evidenziare la seguente simmetria tra le egloghe: La I e la IX rappresenterebbero le prove della Terra. La II e la VIII " le prove dell'Amore. La III e la VII " la Musica liberatrice. La IV e la VI " le Rivelazioni sovrannaturali. Come si evince dal precedente schema, le prime quattro egloghe descrivono un simbolico movimento ascendente (dalla Terra al Sovrannaturale), le 4 egloghe VI-IX un movimento discendente (dal Sovrannaturale alla Terra), come se esse costituissero complessivamente una scala doppia. La sommit di tale scala costituita dall'egloga V (Daphne, l'amore sacro) che,

per questa sua posizione, definita da Maury Bucolica maggiore. In basso, contrapposta o speculare alla V, c' la X (Gallo, l'amore profano); esse rappresentano, dunque, "i due limiti fra i quali circolano le anime, il globo terraqueo e l'Olimpo". Il tutto disegna una "basilica pitagorica" in versi, di cui l'egloga V costituisce l'abside e la X il pavimento. Fra esse, sono situate lateralmente, dal basso verso l'alto, le egloghe I-II-III-IV da una parte e le egloghe IX-VIII-VII-VI dall'altra, fronteggiandosi ovviamente le egloghe tra loro simmetriche. (1) Paul Maury, "Le secret de Virgile e l'architecture des Bucoliques", Lettres d'Humanit 3 (1944), 71-147. Quel che Maury non ha sottolineato, o non ha voluto sottolineare, che Virgilio, nel presentarci le Bucoliche, ci propone s lo schema di una Basilica, ma non ce lo propone nella sequenza edificatoria. Infatti una basilica, come gli altri edifici, si costruisce dal basso verso l'alto. Perci, ad es., le fondamenta si costruiscono per prime, invece esse, nelle Bucoliche, corrispondono alla X egloga. Poi, sempre dal basso in alto, si erigono gli elementi portanti, sui quali potr poggiarsi l'abside, che invece corrisponde alla V egloga. E' evidente che Virgilio non ci propone una basilica "in costruzione", ma ci invita a percorrere, con lui, una basilica gi costruita. In tale percorso, egli segue lo stesso schema indicato dalla Tavola Smeraldina (1). Le prime quattro Egloghe indicano infatti una scala ascendente ("Ascendit a terra in coelum", dice la Tavola). Raggiunge quindi l'Olimpo (V Egloga) per poi ridiscendere tramite l'altra scala, simboleggiata dalle quattro Egloghe VI-IX ("iterumque descendit in terram") e infine si ritrova sulla Terra medesima (X egloga). Cos che "recipit vim superiorum et inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi". (1) La cui esatta datazione ignota agli studiosi, essendoci pervenute solo traduzioni. Le Bucoliche perci testimoniano che, ai tempi di Virgilio, esisteva una trasmissione esoterica del tutto affine a quella veicolata dalla Tavola di Smeraldo. Scoperta la simmetria di cui si discusso, Paul Maury non si fermato l e, sulla base di essa, procedendo al conteggio dei versi delle egloghe contrapposte, ha scoperto varie corrispondenze numeriche che, per la quantit e la coerenza, gli fanno escludere ogni casualit. Inoltre, alcune anomalie nelle corrispondenze hanno consentito a Maury di individuare piccole alterazioni (versi aggiunti o omessi) presenti nel testo pervenutoci, confermando cos sospetti gi sollevati dalla critica filologica e contribuendo al restauro del testo originale. Tra i numeri che si ripetono con pi insistenza viene segnalato il 183, col quale, secondo Plutarco (De defunctis oracolis, 23), i Pitagorici avevano raffigurata "l'armonia stessa del grande Cosmo". Ci sono inoltre i numeri 333 e il suo doppio 666, che anch'esso "un numero pitagorico triangolare di 36 (1), a sua volta, triangolo di 8, l'Ogdoade doppia della Tetrade". Maury evidenzia che Virgilio ha voluto fare del 666 la "cifra di Cesare", cio del ruolo esoterico dell'Imperator. L'uso del 666 nell'Apocalisse (13.18), quale numero della "Bestia", , di conseguenza, piuttosto logico. I cristiani hanno sempre paventato il condottiero che ripristiner il paganesimo e hanno cercato quindi di dipingerlo a tinte fosche e di garantirsi la fedelt dei propri subordinati, promettendo un successivo "ritorno di Cristo". (1) Somma della serie che va da 1 a 36.