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Quaderni del Gruppo di Ur XX NOTE SULL'ANTICO EGITTO

I Ediz. Agosto 2007

L'Egitto ai tempi di Tutmose III

Ogni quaderno del Gruppo di Ur raccoglie, in forma organica e sintetica, quanto emerso nell'omonimo forum, in relazione ad un determinato argomento. In esso si trovano, perci, sia citazioni degli autori studiati, sia commenti. I quaderni si devono considerare in continuo aggiornamento, dal momento che l'emergere di nuovo materiale sull' argomento trattato pu rendere opportuna una nuova edizione.

INTRODUZIONE
L'Egitto e la sua Tradizione sono argomenti trattati in molti dei nostri quaderni - ad es in quello sul Pitagorismo (Iniziazione di Pitagora), in quello sul Papato (Culto di Serapide) etc. -. In questa sede raccogliamo quegli argomenti, peraltro di notevole interesse, che non hanno gi trovato posto altrove. L'indice del presente quaderno pertanto il seguente: - Libri dei Morti; - Ra e Osiride; - L'Era di Misram; - L'Eresia Monoteista; - Lunazioni e Medicina; - Nectanebo II : Un Faraone Mago. Gli autori di alcuni interventi pertinenti all'argomento, ma pervenuti privatamente, sono stati come al solito collettivamente indicati come "Turba Philosophorum".

LIBRI DEI MORTI

Horo conduce il defunto alla presenza di Osiride

Sirio: Una caratteristica delle Piramidi di Unas (ultimo re della V dinastia) e di Teti (primo sovrano della VI dinastia) la presenza dei cosiddetti "Testi delle Piramidi", forse i pi antichi testi religiosi scoperti sino ad oggi. La scoperta risale al 1881 e si deve a Gaston Maspero. I Testi, in forma geroglifica, ricoprono le pareti delle due piramidi. Risalgono all'epoca preistorica egizia e sono perci molto pi antichi rispetto al Libro dei Morti. Testimoniano l'antica religione stellare di Osiride-Orione. Secondo questi testi, il re morto sarebbe rinato similmente a Osiride. L'anima del defunto avrebbe raggiunto le stelle di Orione (il Duat) viaggiando nel cielo e per proteggere il suo viaggio viene dato un insieme di formule e riti. Nei Testi di Unas si legge ad es.: "O Re, tu sei la grande stella, compagno di Orione, che attraversa il cielo con Orione". Ma se Orione la "meta", cosa simboleggia la "via"? Il "Nilo Celeste", cio la Via Lattea, si snoda nel cielo, toccando varie costellazioni, tra cui Orione. E la splendente Sirio, "vicina" alla meta, ... illumina il Cammino. Tarquinio Prisco: Il Libro dei Morti egizio una delle pi discusse (per diversi aspetti) raccolte antiche di carmi magici. Ad es., Gregorio Kolpaktchy, nella sua introduzione alla I ediz. italiana (Milano, 1956) di tale testo, cos esprime il suo punto di vista: "Il dissolversi del corpo umano dopo la morte , per la coscienza materialista attuale, l'unico aspetto, l'unica realt della morte, escludente tutte le altre. Non era affatto considerata in tal modo dalla scienza esoterica di altri tempi. La Morte costituiva per l'Egiziano il primo anello di una lunga catena di fenomeni di ordine superfisico. Il ragionamento che si seguiva in certi centri iniziatici di quel Paese, tradotto nel nostro attuale linguaggio, potrebbe riassumersi press'a poco come segue: La Morte fisica, essendo il primo anello di questa catena, se si fosse venuti a paralizzare e neutralizzare modificandola la NATURA stessa di questa prima maglia, tutta la catena ne avrebbe risentito, come per uno squilibrio provocante un tale sconvolgimento, da permettere di essere dislocata e orientata a volont. In altri termini, la "magia" poteva intervenire modellando a piacere il corso dell'evoluzione post-mortem". Danilo di Mambro: Quanto dici mi ha fatto pensare al Libro Tibetano dei Morti e la mente subito andata al libro "L'esperienza psichedelica" di Leary, Metzner e Alpert - SUGARCO Edizioni - 1974 di cui riporto la nota di copertina: "L'esperienza psichedelica un viaggio in nuovi regni di consapevolezza. Droghe psichedeliche quali lo LSD, la psilocybina, la mescalina, il DMT hanno offerto a tutti questa possibilit. Questo manuale, riprendendo l'esoterico Libro Tibetano dei Morti, alla cui interpretazione gli autori danno un importante contributo, conduce per mano l'ego durante tutto il viaggio rassicurandolo, tranquillizzandolo e impedendogli di perdersi nel labirinto delle allucinazioni. Gli autori hanno condotto personalmente esperimenti con LSD e altre droghe psichedeliche sotto gli auspici dell'Universit di Harvard, fino a quando non furono sospesi a causa del loro contenuto esplosivo." Chiss se anche il libro dei Morti egizio pu essere considerato un viaggio iniziatico da vivi oltre che il tentativo di interpretare il viaggio post mortem? Ultraviolet: Reu Nu Pert Em Rhu, il "Libro per Uscire nel Giorno", riferendosi al viaggio dell'anima del defunto, implica il concetto di Duat (=Bardo/Purgatorio?): la "terra di mezzo", tra Cielo e Terra, un luogo particolare - non precisamente definito - ove si trovano le anime dei defunti. Un "luogo" con caratteristiche di materialit terrena e spiritualit celeste. Mi ricorda qualcosa. Tutto si svolge su di un piano che non ancora esclusivo per l'anima che abita la carne viva ma che pu essere riconosciuto, raggiunto con la coscienza anche prima della morte del corpo fisico. Ogni intervento simultaneo su tutti i piani (la suddivisione dell'Essere un fatto convenzionale). A saperlo fare, ci si porta avanti gi da vivi... Mi viene in mente un altro dei testi funerari dell'Egitto antico: Il Libro di Ci che nella Duat (testo di riferimento: Misteri Egizi Nuova luce sull'antica conoscenza spirituale, di Lucie Lamy) in cui si narra del viaggio del dio Sole attraverso il regno oscuro dell'oltretomba, "dimora delle anime". il percorso notturno dell'astro diurno... Anche qui colgo un'assonanza, ancora vaga, con uno dei miei primi "riti" ed esercizi di studio: il modo con cui cerco di attraversare il passaggio tra la veglia e il sonno. Sipex: A differenza del Reu Nu Pert Em Rhu, l'Amduat (Ci che nella Duat) non semplicemente un testo "funerario", perch passibile di un uso anche da vivi. Come si fa a saperlo? Semplice, lo dice espliciamente. Qui in Occidente e, in generale presso le religioni cosiddette "abramiche" (1), siamo abituati a leggere testi esoterici dei secoli passati, scritti in modo criptico, per evitare accuse di eresia. Ma nell'antico Egitto questo problema non esisteva minimamente: esoterismo e religione erano fusi armonicamente ed inoltre erano pochi coloro che erano in grado di leggere i testi sacri. Dunque tali testi sono in genere abbastanza espliciti, salvo ovviamente ... l'inesprimibile. (1) Termine provvisorio di cui verr mostrata l'infondatezza nel corso di questo stesso quaderno. L'illustre egittologo Boris de Rachewiltz mise bene in evidenza questo carattere dell'Amduat gi nel 1959

(Il Libro egizio degli inferi, Roma), evidenziando nell'introduzione le relative parole del testo: - (Ora I) Chiunque avr conoscenza di queste similitudini che sono questo stesso grande dio, avr grande giovamento sulla terra. - (Ora II) Chiunque conosce queste parole che gli dei del Duat dicono a questo dio e le parole che questo dio dice loro nel suo viaggio tra gli dei inferi, avr grande utilit sulla terra. - (Ora VII) E' lo stesso aver compiuto ci nell'occulto del Duat o sulla terra. Chi conosce ci tra coloro che sono nella Barca di Ra in cielo e in terra. La mancanza di conoscenza di queste cose impedisce di respingere il drago Nakht. (Invece) Nakht non pu bere l'acqua di colui che ha conoscenza di ci sulla terra ... Colui che conosce queste cose non viene divorato dal coccodrillo Abu ... - (Ora XII) Colui che conosce queste cose sulla terra avr utilit in cielo e in terra. Chi non conosce ci condannato alla miseria. Dunque, nell'ambito dei testi "funerari", occorre distinguere quelli destinati esclusivamente ai morenti e ai riti in loro favore (come il Reu Nu Pert Em Rhu o il Bardo Thodol), da quelli in cui la morte invece pi genericamente assunta come simbolo iniziatico ed il caso dell'Amduat. Nilius: Esistono infatti testi esoterici la cui applicazione (anche se ci possono essere aspetti preparatori) deve essere fatta effettivamente al momento della "morte fisica". Tali sono, ad es., il Bardo Thodol (Liberazione tramite l'udire nello stato intermedio) un po' impropriamente chiamato Libro Tibetano dei Morti, e il Libro dei Morti egizio. Abraxa: Questi nomi impropri, che perdurano oggi per inerzia (e forse anche perch libri dai nomi facili si vendono meglio) sono dovuti all'accoglimento alquanto approssimativo, da parte della cultura ufficiale, che questi testi hanno ricevuto inizialmente nel mondo occidentale. Ad es. stato Lepsius, nel 1842, a chiamare Libro dei Morti, "Das Todtenbuch der gypten" (1) il "Reu Nu Pert Em Hru", letteralmente "Libro di Incanti per Uscire nel Giorno", quando pubblic il Papiro di Torino, che contiene il maggior numero di incanti (165). (1) Das Todtenbuch der gypten nach dem hieroglyphischen Papyrus in Turin mit einem Vorworte zum ersten Male Herausgegeben. Leipzig: G. Wigand, 1842. L'incantesimo XIII ("L'ingresso nell'Amenti") del "Reu Nu Pert Em Hru" recita: Io entro nel Cielo, simile a un Falco. Io percorro le Regioni celesti, simile a una Fenice. Gli dei adorano Ra e gli apprestano le vie. Al presente, io mi inoltro in pace, nel bell'Amenti. Eccomi sulle rive dello stagno consacrato a Horus. Io tengo al guinzaglio i suoi cani. Che la via sia sgombra per me! Che io possa percorrerla e giungere ad adorare Osiride, Signore della vita Eterna! L'annessa Rubrica spiega: Recitare questo incantesimo sopra una ghirlanda composta di fiori ankham e disposta sull'orecchio destro del defunto; recitarlo parimenti sopra un'altra ghirlanda avvolta in un tessuto color porpora sul quale, il giorno dei funerali, si scriver il nome del trapassato. Si pu notare che la pratica del tutto simile a quella descritta nel Bardo Thodol. Questo incantesimo, come del resto gli altri della raccolta, era verosimilmente fatto oggetto di pratica durante la vita: imparandolo a memoria e accompagnandolo con le descritte visualizzazioni. Al momento della morte, al sacerdote-maestro (o, in mancanza, anche ad un semplice amico-praticante) non rimaneva che ricordarne il testo al moribondo ritenuto, come in Tibet, ancora in grado di udire. Il "tubo" di fiori (ghirlanda) serve a convogliare tutta la voce dell'officiante all'orecchio destro del morente e a creare un suono pi attraente. Il tubo di fiori perch non si pu esser certi che il senso del tatto sia gi del tutto svanito. Se non lo fosse e si premesse con un tubo di legno, avorio o altro materiale pesante si rischierebbe un' "uscita" della parte sottile del morente proprio dall'orecchio usato e non dalla "fontanula", come generalmente si ritiene consigliabile. Il contatto con soffici fiori non dovrebbe invece disturbarlo. La seconda parte del rito consiste nel ripetere l'incantesimo su un altro tubo di fiori, disposto su un panno color porpora, avvolgendo poi il tessuto sulla ghirlanda, cos che simbolicamente l'incantesimo vi permanga avvolto. Il giorno del funerale, scrivendo il nome del trapassato sul panno, a mo' di "indirizzo", si convoglier un'altra volta a lui l'incantesimo. In tale giorno,

non avrebbe pi valore parlargli all'orecchio, essendo venuto meno anche il senso dell'udito (almeno quello connesso al corpo): si preferisce perci affidarsi alla potenza del simbolo, per risvegliare la Memoria del defunto. L'incantesimo XIII uno dei pi brevi a recitarsi, ma ve ne sono di lunghi e lunghissimi. La scelta (da parte del maestro) dipende dalla personalit del discepolo. Ieri come oggi, ve ne sono alcuni che, se non gli proponi un rituale complicatissimo, pensano di non poter ottenere niente. Questa prevenzione blocca la loro magia e, poich rischiano di morire prima di liberarsene, all'inizio non si pu far altro che dar loro un rituale intricato (pieno di dettagli tecnici), perch soddisfi la loro mente complicata, che cos si placa. Altri son invece versati per i rituali semplici: tra loro, quelli poco dotti, ma anche colui che "sovra li altri com'aquila vola". Nilius: T. Leary, ma non l'unico, ha trattato il Bardo Thodol come un generico rituale iniziatico, perci applicabile anche a chi non moribondo, ma ad es. sta facendo una esperienza con un allucinogeno. L'equivoco nasce dal fatto che si vuol portare troppo oltre il paragone tra morte fisica e morte iniziatica. L'unico tipo umano che pu trasformare la prima nella seconda ovviamente ... il moribondo. Ed per lui che il libro stato scritto: di testi iniziatici per i vivi (non moribondi) ne esistevano gi a iosa. In questo genere di cose preferibile non azzardare interpretazioni personali, ma ... chiedere semplicemente ai rappresentanti di quella tradizione. Perch l'iniziazione per i vivi diversa da quella per i moribondi? Perch durante la vita c' una cosa che non pu mai verificarsi e che avviene esclusivamente durante la morte fisica, cio il venir meno dei 5 elementi grossolani (scr: bhutas) e delle funzioni sensoriali corrispondenti. Essendo l'udito l'ultima funzione a venir meno, si sfrutta questo fatto, unendo le visioni del moribondo alle parole del maestro che lo "guidano", onde ottenere completa liberazione o perlomeno trasmigrazione favorevole. Il termine "stato intermedio" si riferisce appunto all'intervallo tra la condizione di esistenza precedente (cio quella umana) e quella successiva (quale che sia). L'intervallo, cio, in cui possibile operare delle "scelte". I "gradi di libert" che possiede un moribondo, per il separarsi completo dal corpo fisico, sono decisamente maggiori rispetto a quello di un vivo, fosse anche quest'ultimo sotto l'effetto di una droga o addirittura in una condizione di morte apparente. Questi maggiorati "gradi di libert" vengono opportunamente sfruttati dal rituale: le parole del maestro combattono l'unico vero avversario, l'ignoranza, che pu impedire al moribondo di valutare pienamente la sua situazione. Inutile dire che, per avere in atto e non solo in potenza, una Tradizione Integrale, i riti per i moribondi devono essere ripristinati su vasta scala anche in Occidente e occupare quell'intervallo di tempo che oggi assurdamente si usa per ... prelevare organi ai cadaveri! Occhi di If: E' un'esigenza che l'esoterismo cristiano ha dimostrato di condividere. E' del 1974 (ma pubblicata solo nel 1895) l'opera di Tommaso Palamidessi "Il Libro Cristiano dei Morti", che ripropone, in chiave simbolica cristiana, gli obiettivi e il modus operandi del Bardo Thodol. Danilo di Mambro: L'interpretazione che del Bardo Thodol danno gli autori del "manuale" (T. Leary etc.), a me pare convincente. Mi pi facile pensare che si tratta di esperienze in vita piuttosto che da morti e anche se i Tibetani mi dicono il contrario io non ci credo. Questo a prescindere dalla validit o meno dell'uso di allucinogeni, che non sono in grado di discutere. Vorrei solo aggiungere che l'impiego di droghe nelle esperienze di tipo iniziatico mi fa pensare alle acque corrosive degli alchimisti. In proposito devo dire per che non ho esperienze n conoscenze di alcun tipo, ho fatto solo associazioni coi ricordi di quel po' che ho letto in merito. Pietro Negri: E perch mai, caro Di Mambro? Quella tibetana una degna Tradizione. Dire che Timothy Leary (che non era neppure un iniziato) abbia potuto interpretare un testo della loro Tradizione meglio di quanto non facciano essi stessi voler essere "pi realisti del re". Sarebbe opportuno limitare i nostri giudizi alla Tradizione che conosciamo. Solo cos le altre Tradizioni saranno disposte a cooperare con la Nostra per la costruzione di un mondo migliore (cosa che, in verit, gi i Tibetani fanno). Del resto gli studi sul LSD di Leary (1920-1996) non approdarono a nulla di significativo (dal punto di vista iniziatico) e neppure quelli dell'entourage di Emilio Servadio (nonostante gli iniziali entusiasmi) che iniziato invece lo era. Tant' che l'essere umano attuale, eccettuata forse la sessualit, in genere meno portato di quello antico all'uso iniziatico delle "acque corrosive". A parte gli scarsi risultati ottenuti, il facile servaggio nei confronti delle droghe, contro cui anche personaggi sicuramente volitivi come A. Crowley ebbero a combattere, ne una conferma. Peraltro, anche nel caso dell'uomo antico, la droga non costitu mai una via completa, proprio per il fatto che si va a dipendere, per i risultati, da una sostanza esterna, cosa contraria all'atteggiamento effettivamente magico Danilo di Mambro: Ci mancherebbe che mi metta a contestare la dignit della tradizione tibetana! Ci non toglie per che, diciamo cos, stento a credere alle esperienze del dopo morte. Sar sicuramente un limite ma per adesso pi forte di me.

RA E OSIRIDE

La Barca del Sole(Dio Ra) naviga tra Cielo (Dea Nut) e Terra (Dio Geb) Ida La Regina: C' qualche motivo particolare - mi auguro che non sia segreto - per il quale la magia solare dell'O.E. stata definita osiridea? Taluni egittologi considerano quello di Osiride un culto per cos dire "popolare" ed invece considerano "aristocratico" quello di Ra. Ha fondamento questa differenza? o solo religiosa e non ha ripercussioni in campo iniziatico? Vandermok: E' probabile che il culto di Ra fosse riservato ad una lite. Il sole era considerato nei suoi quattro aspetti, alba (Kheper), mezzogiorno (Ra), tramonto (Atum), mezzanotte (Osiride). Ra era la luce perpetua allo zenit, Osiride il sole che la notte discendeva nel regno dei morti per rinascere all'alba come scarabeo. Sembra che in origine solo al Faraone e agli iniziati assimilati nel suo Ka collettivo fosse riservata l'immortalit; in seguito il culto osiriaco-isiaco, pi "popolare", apr le porte della Duat (che per gli Egizi era fra le stelle, un mondo eterico pi che sottoterraneo) a tutti. "Io sono Osiride", diceva il defunto. Si tratta del culto asiatico-matriarcale del dio morente e risorgente grazie alle arti magiche di Iside, passato anche nel cristianesimo. Nel vangelo quel passaggio dai grandi ai piccoli misteri rappresentato dal momento in cui alla crocifissione "il velo del tempio si squarci". Nilius: L'egittologo pi noto che ha sostenuto la suddetta differenza probabilmente Boris de Rachewiltz (ad es. ne "I Miti Egizi") . Da un punto di vista sociale questa differenza si pu anche accettare. Sembra che Osiride abbia avuto effettivamente un pi largo seguito, ma l'istituzione dei relativi Misteri ha garantito la trasmissione esoterica. Perci non possibile accettare il punto di vista di De Rachewiltz, quando egli vuole allargare tale differenza anche a quella trasmissione. Ad es. egli sostiene che il Libro Egizio degli Inferi (da lui tradotto e commentato) appartiene al culto aristocratico e invece il Libro dei Morti al culto popolare. Il che contraddittorio, giacch non pochi capitoli del Libro dei Morti sono interamente dedicati a Ra (ad es. il XII, il XV, il CI, il CII, il CXXXI, il CXXXVI) e moltissimi altri capitoli lo venerano assieme ad altre divinit. Inoltre il "tono" di tale libro decisamente aristocratico; dice ad es. il cap XVII: "Qui iniziano gli inni teurgici da pronunziarsi nel momento in cui il defunto uscito dal corpo penetra nel glorioso Mondo Sotterraneo e nel bello Amenti, ovvero nel momento in cui, uscito verso la piena Luce del Giorno, pu manifestarsi a volont in qualsiasi forma esistente. ... Egli dir: Io sono il dio Tum, solitario negli infiniti Spazi Cosmici. Io sono il dio Ra, che sorge all'Alba dei Tempi Primordiali, simile al dio Nu. Io sono la Grande Divinit

che si genera da s stessa. I misteriosi poteri dei miei Nomi creano le Celesti Gerarchie. Io avanzo e gli dei non vi si oppongono; Poich Io sono lo Ieri ed Io conosco il Domani. ..." Son forse queste le parole di un "popolano"? Giuseppegvs: Il Sole Osirideo il Sole notturno, quel sole che affronta le tenebre della notte, che passa negli inferi per poi risorgere al giorno dopo. Il sole di mezzoggiorno Ra: il Sole che asseta la serpe nel deserto e secca la pianta malata. L'Osiris corrisponde alla fase della veglia notturna, veglia che l'iniziato "osirideo" conosce. Se dunque l'O.E. si definito osirideo perch i suoi membri erano in grado di affrontare le tenebre notturne e le pratiche effettuate erano specificatamente volte ad affrontare la notte. Di fatti per regola l'iniziato Osirideo doveva coricarsi al tramonto e risvegliarsi all'alba. Questi pochi elementi dovrebbero bastare a far intendere perch l'O.E. si defin Osirideo e non improntato su Ra: per la scelta delle pratiche da effettuarsi. Difatti gli Osiridei agivano in astrale, i sacerdoti di Ra direttamente sul campo materiale e visibile. Nilius: Dice il cap. CLXXX del Libro dei Morti, in relazione al tramonto di Ra: "Ecco Ra che discende verso l'Orizzonte Occidentale! Egli si manifesta nelle sembianze di Osiride, nell'irraggiamento degli Spiriti deificati e di tutti gli dei dell'Amenti. Perch egli l'unico, il dio celato nel Duat, l'Anima consacrata che presiede ai destini dell'Amenti, l'Essere-Buono di cui eterna la Vita! ..." Gli Osiridei agiscono in astrale, ma con ripercussioni anche materiali. Dice infatti Kremmerz (I Conversazione al Circolo Vergiliano del 3 Gennaio 1921): "L'uomo pu mettersi in comunicazione con il mondo occulto in due maniere differenti: la mistica e la magica. La prima passiva, la seconda attiva. Il mistico entra in relazione con la divinit mediante la concentrazione, la meditazione, l'estasi. Questo metodo non il nostro. Il Mago comunica con l'al di l con le pratiche, cio con i riti. Con tale sistema egli trasvola il piano materiale e va a metter capo al piano o alla zona superiore, nella quale stanno esseri diversi da noi. Questo il nostro metodo che richiede allenamento pi o meno lungo. Tale allenamento pi o meno lungo a seconda della via che si tiene, perch le vie, ossia le iniziazioni, sono due: l'isiaca e la osiridea. L'isiaca, cos detta da Iside, o dalla Luna, consiste nel mettere il proprio interno in istato recipiendario, cio in modo da ricevere le impressioni delle forze esteriori. Questo il metodo pi lungo ma pi facile, col quale si diviene maestro isiaco. Dopo l'isiaca la via osiridea, cos detta da Osiride, ossia dal Sole, generatore per eccellenza, datore a tutto l'universo di forza attiva. L'iniziazione osiridea o solare quella che mette il praticante nella possibilit di esteriorizzare la sua forza. Questa iniziatura pi rapida, ma difficilissima. Chi arriva diviene mago osirideo. Devo avvertire che altro lo sviluppo individuale e altro il funzionamento collettivo, cio ci che si ottiene con le operazioni di circolo. Ogni essere umano dotato dalla Natura di una facolt speciale che pu sviluppare meglio di altri individui e di altre facolt. Chi ne ha una, chi un'altra. Noi siamo come tante pile psichiche funzionanti pi o meno bene rispetto alla totalit della catena o circolo. Io ho riprodotto nella Porta Ermetica il Cerchio delle Sibille o circolo magico. Le Sibille sono circondate da un serpente - la corrente psichica. Il principio e la fine della catena toccano la dirigente che sta in mezzo alle altre vergini. Tutte le sibille che attorniano la dirigente e la dirigente stessa sono curve con un dito che tocca la terra e non gi che diretto verso il cielo. Questo simbolo indica che la meta da realizzare terrena, non celeste, che positiva, non mistica". Al "solve" (notte - separando - Osiride) segue sempre il "coagula" (giorno - messa a terra - Ra). Il "Solve" e il "Coagula" sono entrambi indispensabili all'alchimia, ma se non ci si scioglie preventivamente dalla comune condizione umana (separando - Osiride) il "coagula" (messa a terra - Ra) non possibile. Dice infatti Kremmerz: "Il separando l'enigma della magia dei grandi maghi ed la sola finalit assoluta" (I Tarocchi, 1905).

Ancor prima di arrivare agli assorbimenti attivi (mag) e agli "sdoppiamenti", ci risulta vero gi a partire dalle prime elementari pratiche di presenza mentale. Dice ancora Kremmerz (Dialoghi sull'Ermetismo, IX) "L'autore alchimico che si fece chiamare Rupescissa, nei suoi manoscritti, esprime, a modo suo e del tempo in cui scriveva: <<se la umana ampolla che pare di una sola vessica costitituita non si separa in doppia vessichetta, onde una sia judice dell'altra, non potrai credere che la Pietra (Rupe) sia in vista del pellegrino>>. Non esiste integrazione dei poteri occulti dell'uomo e nell'uomo senza questo separando di controllo". Dunque senza Osiride - senza il periglioso ma vittorioso viaggio "notturno" del sole - non vi potrebbe essere Ra, il glorioso e sfolgorante sole di mezzogiorno. Sul termine "notturno" ci si deve per soffermare. Di notte, il separando avviene naturalmente, ma ben di rado nell'uomo comune accompagnato da coscienza. L'iniziato "invoca" Osiride di giorno, tramite la presenza mentale, gli stati di mag e gli sdoppiamenti (i vari aspetti del "solve"). Solo cos preparato, potr poi esser vittorioso nel viaggio notturno, in cui - curioso a dirsi - vincer ... identificandosi con Ra, cio "coagulando"! Per l'uomo comune, Ra regna sul giorno, Osiride sulla notte; l'iniziato inverte tale polarit. Per il che si pu anche riandare al saggio di Intr. alla Magia (II v.), intitolato "Esperienze: il doppio e la coscienza solare", in cui si dice ad es: "Ci poi mi fece capire perch la scuola del Kremmerz insiste sulla necessit di isolare da svegli il corpo lunare dal corpo fisico, tanto da poter vivere e muoversi nel primo, e senza il secondo. E' logico che chi sia giunto a tanto, riceve il notturno cangiamento di polarit solarmente, nel senso della nascita interiore, invece di prendere il falso sentiero degli spettri e delle streghe. Io non conoscevo quelle discipline, e cos mi serv di guida la sola intuizione ... Insomma fui indotto a questo: a raccogliere tutte le mie forze per mantenere fermo, dentro il corpo fisico giacente, l'altro essere che sentivo emergere, formarsi, liberarsi ".

L'Era di Misram

Gaston Caron: Initiation Egyptienne

Vandermok: Il passaggio precessionale all'Era dell'Ariete si lega anche alla leggenda in cui il Toro (o giovenca) Celeste ad ogni era successiva perde una zampa e una parte delle stelle su cui governava. Pleiadi, Toro ed Orione furono sostituiti dall'Ariete come costellazione iniziale dello zodiaco. Ora, l'inizio dell' Et Oscura varia secondo gli autori, dal 4230 a.C. (Ghivarello) al 4450 (Georgl, Gunon). Secondo il primo autore, l'evento avrebbe coinciso proprio con la congiunzione fra piano equatoriale galattico, eclittica e nodo discendente solare (0 Bilancia). Alla fine di ogni Yuga s'invertono infatti i parametri d'osservazione dei nodi solari stessi. Difficile chiarire senza grafici (vedere Sergio Ghivarello, "Studi teorici sulle basi del pensiero astrologico", Nuovi Orizzonti, Milano 1989, pag. 179). A proposito di ere, ricordiamo che nella cripta sotterranea del tempio di Hathor a Denderah (muro sud), esistono degli interessanti rilievi con due serpenti dentro loti ancora chiusi, e col pilastro Djed e i quattro ripiani delle ere ormai inclinati, dopo l'inizio del Kali Yuga. Il rito del Giubileo ne tentava un magico "raddrizzamento". Qualcuno sa se tutto questo abbia relazione con il cosiddetto anno della vera luce, 4001 a.C., a cui si ispira il rito di Memphis Misram? Sipex: Vi si ispira una parte della Massoneria, ma non mi risulta essere una caratteristica che distingua il Memphis Misram. Ea: Gi nella Costituzione di Anderson del 1723 si parla dell'Annus Lucis (A.L.) o Anno della Vera Luce, seguendo la credenza, diffusa all'epoca, che la "Creazione" del mondo attuale avvenne 4000 anni a. C. Questa usanza si allarg anche agli altri paesi - tra i quali l'Italia - dove oggi, di conseguenza, il 2007 E. V. corrisponde all'A.L. 6007. Vari Riti ed Ordini massonici hanno per ritenuto opportuno adottare un Calendario con caratteristiche particolari. Per l'Antico e Primitivo Rito Orientale di Misram e Memphis, il 2007 - per lieve differenza nel calcolo della data iniziale- l'Era di Misram 6003. Invece, l'Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misram si serve - nella documentazione ufficiale - come data di partenza del 1292 a.C., che coincide con l'inizio della XIX dinastia faraonica (Ramses I, II, III etc). Durante tale dinastia avvennero due eventi principali: - dal punto di vista religioso, la fine dell'eresia di Akhenaton e la conseguente fuga dei seguaci di Akhenaton, unitisi agli Ebrei, dall'Egitto. - dal punto di vista muratorio, la costruzione di templi come quelli di Karnak e di Luxor e di colossali statue sparse in tutto l'Egitto. Vandermok: In seguito al rilievo di Ea, cito la fonte completa (1) , con le dovute cautele: "Ho citato questo rito in quanto in esso sembrerebbe confluire, almeno in parte, il retaggio iniziatico del rito di Misram-Scala di Napoli e del Rito di Memphis. Inoltre negli Archivi del Rito Unificato sembra venissero incorporati quelli della Loggia Trionfante di Lione della massoneria Egiziana di Cagliostro. Comunque, il patrimonio iniziatico dei Riti Massonici consiste oggi per lo pi in ci che sopravvissuto nei simboli, nelle leggende e nei rituali dei vari gradi, almeno a livello di organizzazione preiferica. Questo rito infatti il solo che riassuma ancora nell'Architettura Simbolica che lo caratterizza il patrimonio astrologico-ermetico-kabalistico nella sua reale metafisica, in quanto l'OTTAVA e l'UNITA' costituiscono ancora l'allegorica chiave di volta di questa stessa architettura. Il patrimonio originale di conoscenza a cui il rito si ispira definito "LA VERA LUCE", e la sua data di origine stabilita nell'anno 4001.a.C. Le date dei documenti ufficiali sono pertanto sempre seguite dalla frase "Anno delle Vera Luce" e conteggiate in anni egizi dal 4001 a.C., poi, secondo le successive riforme del calendario. Cos ad esempio il 1979 il 5983 Anno della Vera Luce. Questa data sembrerebbe confermare l'ipotesi di una "cronologia lunga" delle Dinastie faraoniche avanzata da A. Pochan, nella quale il regno di CHEOPE e la costruzione della grande Piramide si collocherebbero prima del 4000 a.C." (1) Sergio Ghivarello: Studi Teorici sulle basi del pensiero astrologico, Nuovi Orizzonti, Milano 1889). Ea: Ghivarello fa un po' di confusione, giacch sembra adottare, in teoria, come anno iniziale il 4001 a.C., ma poi di fatto usa come anno iniziale il 4004 a.C. (tale infatti la differenza tra 5983 e 1979). Entrambe le date iniziali sono state effettivamente adottate in certi ambienti ma, scelta una qualunque data d'inizio, bisogna poi perlomeno attenersi ad essa. La scelta del 4001, come Annus Lucis, anzich il 4000 a.C. - comunemente adottato - si deve a chi si ispira, almeno in parte, al calendario ebraico, ove l'anno (e il mondo) si faceva nascere all'equinozio d'autunno. La scelta del 4004 si deve all'arcivescovo anglicano irlandese James Ussher (1581-1656) che, nel libro "Annales Veteris Testamenti, a prima mundi origine deducti" (1650) attribu, in base a studi biblici, la nascita della Terra all'anno 4004 a.C., 23 Ottobre, ore 9,00 antimeridiane. Vari massoni dell'epoca si adeguarono a questo computo e perci diversi documenti inglesi massonici del Settecento portano date

basate su quel supposto inizio. In alcuni paesi, come la Scozia e l'Irlanda, questo sistema usato ancor oggi. Aggiungo che vi poi chi si rif in toto al calendario ebraico (ad es.il Rito Scozzese Antico e Accettato) anche per quanto riguarda l'anno della creazione, detto Annus Mundi (A.M.) o Anno Hebraico (A.H.). Gli studiosi ebrei, a partire dal IX sec. d.C., hanno avanzato varie date, comunque comprese tra il 3762 e il 3758 a.C., ma attualmente viene generalmente accettata la data del 6 Ottobre 3761 a.C., 5 ore e 204 parti dopo le ore 18 (ogni ora essendo divisa in 1080 parti) e perci poco prima della mezzanotte. Di conseguenza molti autori - per semplificare - dicono arrotondando 7 Ottobre 3761 a.C.. Ne deriva che il 2007, fino al 6 Ottobre l'annus mundi 5767 (2007+3760), ma dal 7 Ottobre in poi gi l'annus mundi 5768 (2007+3761). Vandermok: Mio addendum: Riguardo al 4000 o 4001 a.C. lo stesso autore ha dato un'oscura spiegazione, in cui il mondo sarebbe nato come "atto magico", con la sua storia infinita gi interamente costruita alle spalle nel momento "storico" dell'emersione della coscienza attuale, dove osservatore ed osservato sono ormai separati, come la testa e la coda del serpente (del tempo). Se ne pu trovare una versione razionalizzata nel suo "La stella di Eridu" (Linguaggio Astrale n.93-94, Cida, Torino1993). In verit, anche i numerosi tentativi di rilevare la datazione della Grande Piramide e della Sfinge dai canali che si dipartono dalle camere del Re e della Regina orientati verso il passaggio di certe stelle e costellazioni (Moreux, Piazzi Smyth, Schwaller De Lubicz, West, Proctor...) non sembrano incoraggianti n per la cronologia breve (2700 a.C.) n per quella lunga. E' improbabile che gente capace di orientare la piramide esattamente sui punti cardinali con un difetto di un decimo di grado sbagliasse nell'orientare il canale reale verso l'allora circumpolare Alfa Draconis di ben 3 (Lauer, Hawkins). Anche nel 4001 a.C. (solstizio estivo, latitudine di Giza), il transito di Alfa Draconis risulterebbe a 3428' di altitudine sull'orizzonte contro l'inclinazione di 3133' del canale reale Nord (Petrie), almeno per quanto sono riuscito a verificare col programma Sky Map. Se qualcuno ne sa di pi pregato di segnalarlo. Pietro Negri: Ren Guenon , nel saggio "Alcune considerazioni sulla dottrina dei cicli cosmici" , afferma (2): " .. la base principale di questi [cicli], nell'ordine cosmico, il periodo astronomico della precessione degli equinozi, la cui durata di 25.920 anni, per cui lo spostamento dei punti equinoziali di un grado ogni 72 anni". Recensendo un'opera di Gaston Georgel, aggiunge (3): ".. la durata di 25.765 anni si deve probabilmente a qualche calcolo ipotetico di astronomi moderni, la durata reale indicata tradizionalmente essendo di 25.920 anni". Dunque egli dissentiva quando vedeva, in relazione ai cicli cosmici, calcoli di qualche scienziato moderno, che si discostavano da quelli che (secondo lui) erano gli unici validi, perch tradizionali. Ma Ipparco (I sec. a.C.), che stimava quel periodo di 28.800 anni, certo non era uno scienziato moderno. Dopo alcuni recenti eventi catastrofici (Tsunami del 26-12-2004), diventa evidente quanto Guenon si sbagliasse. Infatti la durata dei cicli legata al fenomeno della precessione equinoziale, a sua volta legato all'inclinazione dell'asse terrestre. Tale inclinazione, in un mondo magico e perci mutevole come il nostro, varia nel tempo, in concomitanza di fenomeni planetari di una certa entit, come il suddetto terremoto-maremoto verificatosi sulle coste dell'Asia. Variando l'inclinazione, varia anche (di poco o di tanto non importa) il computo dei cicli cosmici, che perci non affatto costante, come pretendeva "l'eternalista" Guenon. Di conseguenza, quando ci si riferisce ad epoche antiche, i dati pi attendibili sono probabilmente quelli antichi e lo scienziato moderno dovrebbe ben guardarsi dalla tentazione di "retrodatare" la validit dei suoi calcoli, basati su dati contemporanei, perch in passato gli stessi dati potevano avere valori ben diversi. Ma quando ci si riferisce all'epoca a noi conteporanea, i dati da considerarsi per i calcoli scientifici sono proprio quelli attuali e quelli antichi diventano inattendibili. (2) In R. Guenon, "Forme Tradizionali e Cicli Cosmici", Roma 1974; p. 18 (3) op. cit. p. 24

L'ERESIA MONOTEISTA

Akhenaton e Nefertiti praticanti il culto di Aton Tullio Quasimodo: Nel quaderno "Contro il Materialismo Volgare", Ea ha scritto: "Vero e proprio culto monoteista, tributato alla dea materia, il materialismo ha ammorbato, assieme ai tre monoteismi abramici, gli ultimi secoli di vita della nostra Terra". Il Mussolini della prima ora - quello che non dispiaceva a taluni esoteristi - lo aveva capito. Scrisse infatti (Popolo d'Italia n1, 1 Gennaio 1920): "Due religioni si contendono oggi il dominio degli spiriti e del mondo: la nera e la rossa. Da due Vaticani partono, oggi, le encicliche: da quello di Roma e da quello di Mosca". Purtroppo aggiunse: "Noi siamo gli eretici di queste due religioni. Noi, soli, immuni dal contagio". E sbagliava, perch ... loro sono gli eretici ... gli eredi eretici dell'eretico Akhenaton. E la presunta immunit dal contagio dur poco. Gi in occasione della morte di papa Benedetto XV, sul Popolo d'Italia del 22 Gennaio 1922, Mussolini esalt la missione universale della Chiesa cattolica e "la rinascita del sentimento religioso proclamandone il potere d'evasione per le masse tormentate e miserabili". Nel 1929, i Patti Lateranensi confermarono che il "morbo" aveva ormai preso piede. Vandermok: In Egitto, i due regni, quello del cobra e quello dell'avvoltoio, trovarono momentaneo equilibrio in Akhenaton e Nefertiti, che riesumarono il culto del disco solare unico, Aton, ma non avendo figli maschi sposarono una propria figlia al ragazzo Tut-ankh-Amon (nome sacro: kheperu-neb-Ra = signore delle trasformazioni di Ra) che per fu verosimilmente tolto di mezzo da una congiura sacerdotale. Nilius: Akhenaton, e forse Nefert-iti, crearono e non "riesumarono il culto del disco solare unico, Aton", perch riesumare significa disseppellire ci che gi vissuto ed morto, cosa che prima di essere affermata - sono in genere certi monoteisti a supporla - dovrebbe essere verificata. Kiligil : La rivoluzione di Akhenaton era un ritorno all'antico culto di Eliopoli che con il monoteismo abramitico nulla aveva a che vedere. Afrodite Urania: Ad Heliopolis veneravano un intero Pantheon, costituito da nove dei principali (Grande Enneade) pi altre deit minori. Atum - proprio come nel Pantheon romano Juppiter - era il "Padre" di questi dei. Il re Akhenaton introdusse invece la religione monoteistica di Aton, il divino disco solare, che cosa diversa da Atum (il Sole spiritualmente inteso). Quindi l'affermazione di Kiligil e di Vandermok non pu essere accolta. Semmai, si potrebbe prendere in considerazione l'affermazione di chi vede, nella religione di Akhenaton, pi un enoteismo o una monolatria che un monoteismo vero e

proprio. Qual la differenza tra questi termini? Enoteismo (dal greco antico hen=uno e theos=dio, "un solo dio") un termine coniato dal filosofo F.W. Schelling (1775-1854) nel suo studio sulla mitologia. Lo us per definire forme di monoteismo imperfetto, "relativo e rudimentale", quale era - ai suoi occhi - la religione dei popoli preistorici. Il termine fu ripreso da F. Max Mller (1823-1900), considerato il fondatore della mitologia comparata, che lo utilizz per definire quel particolare politeismo rintracciabile, secondo lui, nelle descrizioni che il Rgveda fa delle divinit . Egli constat che, nelle invocazioni rituali dedicate a ogni singola divinit, quest'ultima veniva considerata dai fedeli come se fosse unica, assoluta, isolata dal resto del Pantheon indiano. Ridefin allora l'enoteismo come credenza nelle singole divinit, cio inteso come culto di un unico dio alla volta. Max Mller perci us, come sinonimo, anche il termine catenoteismo (da kath' hena theon= un dio alla volta). Egli rintracci l'enoteismo o catenoteismo un po' ovunque, anche fuori dall'India: in Grecia, in Germania, in Italia, etc. Aderendo ai modeli evoluzionistici propri della sua epoca, immagin che la fase enoteistica dovesse essere una fase universalmente diffusa e precedente tanto alla fase politeistica vera e propria che a quella monoteistica. A parte l'impostazione evoluzionistica da considerarsi superata, quella di Max Mller l'accezione di enoteismo usata oggi, negli studi di storia delle religioni, nel senso cio di una forma di culto in cui viene venerata in particolar modo una singola divinit senza tuttavia negare l'esistenza di altri dei accanto ad essa. Anche nella monolatria (dal greco monos=uno solo, e latreia="culto", "un solo culto") non si esclude l'esistenza di altri dei, ma essi vengono ritenuti inferiori e non sono o non possono essere oggetto di forme di culto. La monolatria - lei s - pu evolversi facilmente nel monoteismo (credenza in un unico dio), perch la mancanza di forme cultuali fa inevitabilmente e progressivamente trascurare le divinit minori, a vantaggio di quella ritenuta principale. Gli storici ritengono per lo pi che Akhenaton portasse avanti i suoi piani gradualmente. All'inizio, non abol il sistema teologico precedente ma, alla fine del suo regno, interdisse il culto degli antichi dei e ritir ai sacerdoti del culto di Amon il potere e le ricchezze che avevano accumulato. Il culto di Aton non fu praticato unicamente ad Akhetaton (Amarna), sua citt consacrata e reale, ma fu imposto nei santuari delle divinit maggiori del paese, grazie anche alla costituzione di un gruppo di predicatori del nuovo culto, incaricati di diffondere il verbo in tutto il paese. Perci gli intenti del faraone erano chiaramente monoteistici, anche se, data la brevit del suo regno, non ebbe certo il tempo di cancellare il ricordo delle precedenti divinit.

Abramo Tarquinio Prisco: E' d'uso chiamare "religioni abramiche" l'insieme costituito dalla religione giudea, da quella cristiana e da quella islamica, dando per buone le affermazioni "di parte" delle suddette religioni. Mi chiedo, per, se Abramo sarebbe d'accordo nell'accettare, e in che misura, tale triplice paternit. E ci non solo per i difetti che presentano tali religioni, ma anche perch il Pentateuco, ove si parla di Abramo, risale solo ai tempi di Mos, un personaggio sulla veridicit del quale non mi sentirei di giurare e che poteva avere pi di un motivo per inventarsi tale principesca ascendenza. Tullio Quasimodo: E' probabile che il Pentateuco risalga addirittura a tempi posteriori a Mos. Oggi si ritiene che, nella migliore delle ipotesi, solo il Deteuronomio (Devarim in ebraico) potrebbe essere

stato scritto da Mos. Infatti, in Esodo, Levitico e Numeri i diversi argomenti trattati sono sempre introdotti dalle parole: "Vaidaber (o Vaiomer) Adonay hel Moshe etc. = E il Signore parl (o disse) a Mos etc..". Perci una terza persona a riferire che Dio ha parlato a Mos, dicendogli etc..In Devarim, invece, l'inizio di ogni brano introduttivo di un nuovo argomento sempre: "Vaidaber (o Vaiomer) Adonay helay etc. = E il Signore mi parl (o mi disse), etc..". Il discorso perci in prima persona. Devarim ebbe una sorte differente dagli altri libri summenzionati. Si vuole che, consegnato ai Leviti perch lo custodissero nell'Arca Santa, rimase qui dimenticato per parecchi secoli. Per caso fu il sacerdote Hilkija a ritrovarlo (II Re, 22.8), nel buio locale del Santo dei Santi, dove lui solo poteva avere accesso, per consegnarlo poi al re Giosia (640-609 a.C.), che del ritrovamento si serv per promuovere la sua riforma religiosa. Naturalmente ancora pi probabile che Devarim sia solo un apocrifo compilato da Hilkija, appunto per permettere a Giosia la sua riforma e che l'uso della prima persona serva a dargli autorit, fingendo che, a differenza degli altri, sia stato scritto direttamente da Mos. Frater Petrus: Se Abramo fosse stato veramente monoteista, non si sarebbe mai inchinato davanti a Melchisedec, sacerdote di una divinit (El Elyon) pi elevata di quella di Abramo (El Shaddai). Abramo venerava El Shaddai, non perch questi fosse l'unico dio, ma perch non aveva le qualificazioni per venerare direttamente El Elyon. Quello di Abramo era perci, se non vero politeismo, al massimo un enoteismo, nel senso di Max Mller. Non arrivava di certo ad essere una monolatria, perch El Elyon era ritenuto superiore e non inferiore a El Shaddai. Il monoteismo nacque invece con Akhenaton e Mos. E vi solo da valutare se, come pensano taluni, vi sia identit tra i due personaggi o se Mos fu invece un seguace di poco posteriore ad Akhenaton. Poich il Pentateuco risale all'epoca mosaica - se non ad epoca pi tarda - ovvio che, della storia precedente a Mos, si mise in evidenza ci che conveniva - a partire da un ipotetico collegamento etnico con la stirpe di Abramo e, ancor pi ipotetico, con quella di Sem - anche se non si poterono, di conseguenza, tacere del tutto episodi notori legati a quella stirpe dalla tradizione orale - come appunto quello di Abramo e Melchisedec. Notizie in merito ai rapporti tra Atonismo ed Ebraismo si possono raccogliere da storici antichi come Manetone e Strabone. Tra gli studiosi moderni il primo a ipotizzare che l'Atonismo sia all'origine dell'Ebraismo probabilmente Sigmund Freud, nel saggio "L'uomo Mos e la religione monoteista". Tra gli altri studiosi che maggiormente hanno contribuito a queste ricerche sono da menzionare ad es. Robert Feather, Joseph Campbell, Jan Assmann, Ahmed Osman, e Ralph Ellis. Turba Philosophorum: Del resto che il monoteismo di Mos fosse "fresco fresco" e non risalisse ad una tradizione confermato dai numerosi tratti paganeggianti di questo personaggio. Tarquinio Prisco: Ad. es. piuttosto noto che il Mos di Michelangelo rappresentato con le corna in testa, tanto da rassomigliare ad un satiro o al Dio Pan. Secondo alcuni studiosi odierni, Mos, ordinando di distruggere il Vitello d'oro e di adorare un nuovo Dio, mantiene qualcosa (una sorta di trofeo o di simbolo del potere) del vecchio Dio, che stato scalzato dal nuovo. Sipex: Nella Vulgata, traducendo Esodo 34:29, 30, 35, S.Girolamo (340-420 d.C.) , dice per tre volte che la faccia di Mos era "cornuta": Ex. 34,29 "cumque descenderet Moses de monte Sinai tenebat duas tabulas testimonii et ignorabat quod cornuta esset facies sua ex consortio sermonis Dei" Ex. 34,30 "videntes autem Aaron et filii Israhel cornutam Mosi faciem timuerunt prope accedere" Ex. 34,35 "qui videbant faciem egredientis Mosi esse cornutam sed operiebat rursus ille faciem suam si quando loquebatur ad eos" Il termine ebraico tradotto con cornuta KRN, da leggersi secondo tale interpretazione Keren. In epoca successiva, sfruttando il fatto che nell'ebraico antico le vocali venivano omesse, si prese a leggere Karan, "raggiante" o "luminosa", come traducono di solito le Bibbie di oggi. Che si tratti di un "accomodamento" successivo dimostrato dal fatto che Girolamo, se avesse potuto, non avrebbe avuto difficolt alcuna a tradurre con "raggiante", visto che l'evento narrato sarebbe andato allora a confermare ci che viene detto, in occasione della trasfigurazione di Ges, proprio nei riguardi di Mos ed Elia (Luca 9: 30-31) : "et ecce duo viri loquebantur cum illo erant autem Moses et Helias visi in maiestate et dicebant excessum eius quem conpleturus erat in Hierusalem" ( Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mos ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme). Girolamo dovette attenersi alla tradizione ebraica allora prevalente, nonostante le interpretazioni paganeggianti che il termine "cornuta" andava indubbiamente a favorire. Michelangelo (1475- 1564) si attenne anche lui alla tradizione e sono piuttosto ingenue certe interpretazioni estetiche moderne che vorrebero le due corna essere in realt due "raggi", stilizzati con difficolt a causa del materiale scultoreo. Il Mos un autentico capolavoro ed il suo artefice non avrebbe avuto alcuna difficolt a

dotarlo di un'aureola al posto delle corna. Del resto il contemporaneo Concilio di Trento (1545-1563) riconferm, come versione ufficiale della Bibbia, la Vulgata di S. Girolamo. Alla tradizione si attenne anche Mark Chagall (1887-1985) che, in tre litografie, raffigura anch'egli Mos con le corna. Afrodisia: Quel che certo che con Mos venne fomentata in modo esplicito quell'obbrobrio che la guerra di religione. Egli infatti, in quell'occasione, ordin l'uccisione di quelle migliaia di uomini che avevano cessato di credere nel dio da lui ... raccontato. Esodo 32,5: 26-29 26Mos si pose alla porta dell'accampamento e disse: Chi sta con il Signore, venga da me!. Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. 27Grid loro: Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente. 28I figli di Levi agirono secondo il comando di Mos e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. 29Allora Mos disse: Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi stato contro suo figlio e contro suo fratello, perch oggi Egli vi accordasse una benedizione. Mos avrebbe dovuto semplicemente vergognarsi di attribuire la volont di quell'eccidio, da lui voluto a chiaro scopo di potere, al loro dio. E non fu che uno dei massacri che lui e i suoi seguaci compirono nel tentativo di impadronirsi delle terre di Canaan. Non c' peggiore piaga dei monoteismi. E' troppo facile affermare: "Esiste un unico dio ed il mio!" e con questa scusa trucidare chi su diversa posizione religiosa. Occhi di If: Tra gli studiosi che si sono, pi o meno recentemente, occupati dell'effettiva nazionalit di Abramo si pu ricordare Flavio Barbiero, che, ne La Bibbia Senza Segreti (Milano, 1988), affronta molti temi biblici (a cominciare dalla localizzazione effettiva di Ur dei Caldei) esponendo i suoi punti di vista in relazione ad essi. Un punto, per, ci sembra meglio documentato degli altri, cos da non costituire una sua semplice opinione. Nel cap. 11 della Genesi viene descritta la discendenza di Sem, giungendo, alla fine del capitolo, a parlare del padre di Abramo, Terah o Tare, in questi termini: "[26]Terah aveva settant'anni quando gener Abram, Nahor e Aran. [27]Questa la posterit di Terah: Terah gener Abram, Nahor e Aran: Aran gener Lot. [28]Aran poi mor alla presenza di suo padre Terah nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. [29]Abram e Nahor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nahor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. [30]Sarai era sterile e non aveva figli. [31]Poi Terah prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cio del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e usc con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Harran e vi si stabilirono. [32]L'et della vita di Terah fu di duecentocinque anni; Terah mor in Harran. La genealogia di Abramo confermata da Luca 3,34 "...figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo, figlio di Tare, ..." Abitualmente Abramo viene considerato un beduino. Invece, osserva Barbiero: "Questo un luogo comune da sfatare. Non c' alcun riscontro. Chi apparteneva alla categoria sashu era disprezzato dalle popolazioni residenti. Invece dal Genesi risulta che Abramo viene trattato come una personalit di rango. Gli ittiti di Ebron - per esempio - si rivolgono a lui chiamandolo 'gran principe'. Lo fa pensare anche il suo nome, come quello di sua moglie-sorella Sara che vuol dire 'principessa'. Abramo inoltre molto ricco, arriva in terra di Canaan con una quantit di beni e servi. Anche i suoi costumi matrimoniali - ha sposato Sara che anche sua sorella - sono quelli delle famiglie allora regnanti nel medioriente". E continua: "La Bibbia c'informa che suo padre discendeva addirittura in linea diretta da No. Era dunque capo di antica e nobile stirpe. Sappiamo inoltre che egli lascia la citt natale di Nahor (Ur) col figlio Abramo e il nipote Lot e si trasferisce ad Harran. Alcuni anni dopo troviamo Labano, nipote di Abramo, qualificato come 'signore di Harran'. Ma questa terra - dai documenti storici - risulta essere una provincia dell'impero Mitanni, il cui sovrano in quell'epoca era il grande Saushsha-Tar". Barbiero perci conclude: "Vive nello stesso periodo, nato nello stesso Paese, regna sulla stessa vasta regione che comprende Nahor e Harran, ha grandi quantit di bestiame, ha le stesse consuetudini e perfino lo stesso nome, infatti la Bibbia chiama il padre di Abramo: Tare (Saushsha significa qualcosa come "il gran re"). Insomma non ipotesi troppo ardita supporre che si tratti della stessa persona". "I Mitanni sono di etnia aria" osserva ancora Barbiero. Infatti si trattava di un'aristocrazia proveniente dall'Iran, che, attorno al 1500 a.C., fond il suo impero in Mesopotamia, regnando sulle popolazioni hurrite. Ma, se cos , perch la Bibbia afferma, invece, che Abramo era un discendente di Sem?

In un sito Internet italiano di orientamento islamico (ricordiamo che gli islamici considerano Abramo "il primo musulmano"), abbiamo trovato la seguente giustificazione: " Tornando alla storia dell'Amico di Dio, secondo la Bibbia, il padre di Abramo si chiamava Tare, di origine ariana, capo di un gran casato dell'impero di Mitanni, quasi sicuramente identificato con il principe Mitanno Saushsha-Tar, ma probabilmente, Tare non fu il padre reale del profeta, ma forse il padre adottivo, o colui che lo addestrava, o colui presso il quale lavorava". Troviamo qui un tentativo exoterico ed erroneo di giustificare l'origine semitica di Abramo, presentandolo come figlio soltanto adottivo di un re ariano. L'errore deriva dal fatto che il testo biblico indica chiaramente che non solo Abramo, ma anche Tare e il padre di Tare sono discendenti di Sem. Esotericamente il testo biblico si spiega invece benissimo se si ammette che la genealogia semitica, riportata nel cap. 11 del libro della Genesi, non indichi una figliolanza materiale, bens una trasmissione spirituale, avente per veicolo le dinastie succedutesi soprattutto in area mesopotamica, indipendentemente dalla loro nazionalit. Cos che, quando i Mitanni dominarono quell'area, la trasmissione giunse a Tare, il quale la pass ad Abramo. Dunque gli Ebrei di oggi possono considerarsi etnicamente Ariani? Ed anche gli Arabi, in quanto discendenti di Ismaele, figlio di Abramo? Non crediamo proprio. Come Evola ha spesso indicato, gli Ebrei odierni sono un tipico esempio di un miscuglio etnico, tenuto assieme da una medesima pratica religiosa. Infatti la mescolanza degli originari Mitanni con preponderanti elementi semiti (questa volta in senso etnico) e camiti, tanto in Egitto che in Palestina, innegabile e analoghe mescolanze subirono gli Ismaeliti in Arabia. Nilius: A proposito dell'arianit di Abramo, Tommaso Campanella, nell'Apologia per Galileo, commissionata dal Cardinale Bonifacio Caetani, che egli definisce "Patrono Rispettabilissimo delle Virt Italiche", ricorda che "gli Spartani, nel Libro dei Maccabei, vengono detti della stirpe di Abramo: infatti fino dai tempi di Abramo, di Mos e dei Giudici , gli Ebrei erano sparsi in molte parti del mondo." (vedi la "Risposta al sesto argomento"). E' evidente che gli Ebrei sparsi per il mondo all'epoca di Abramo non potevano essere quelli, ormai cananeizzati anche nei costumi, dell'epoca di Ges, bens erano ariani di quello stesso ceppo mitanno, al quale forse appartennero anche gli Spartani. Allego di seguito il capitolo del Libro dei Maccabei cui allude Campanella. Maccabei 1 - Capitolo 12 Relazioni di Gionata con Roma e Sparta [1]Ginata, vedendo che le circostanze gli erano propizie, scelse uomini adatti e li invi a Roma per ristabilire e rinnovare l'amicizia con quel popolo. [2]Anche presso gli Spartani e in altre localit invi lettere sullo stesso argomento. [3]Partirono dunque per Roma e l entrarono nel consiglio e dissero: Ginata sommo sacerdote e il popolo dei Giudei ci hanno inviati a rinnovare la comune amicizia e l'alleanza come la prima volta. [4]E i Romani diedero loro lettere di raccomandazione per le autorit dei vari luoghi, perch favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea. [5]Questa invece la copia della lettera che Ginata scrisse agli Spartani: [6]Ginata sommo sacerdote e il consiglio degli anziani del popolo e i sacerdoti e tutto il resto del popolo giudaico, agli Spartani loro fratelli salute. [7]Gia in passato era stata spedita una lettera ad Onia sommo sacerdote da parte di Areo, che regnava fra di voi, con l'attestazione che siete nostri fratelli, come risulta dalla copia annessa. [8]Onia aveva accolto con onore l'inviato e aveva accettato la lettera nella quale vi erano le dichiarazioni di alleanza e di amicizia. [9]Noi dunque, pur non avendone bisogno, avendo a conforto le scritture sacre che sono nelle nostre mani, [10]ci siamo indotti a questa missione per rinnovare la fraternit e l'amicizia con voi in modo da non diventare per voi degli estranei; molti anni infatti sono passati da quando mandaste messaggeri a noi. [11]Noi dunque fedelmente in tutte le feste e negli altri giorni prescritti ci ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e nelle nostre invocazioni, com' doveroso e conveniente ricordarsi dei fratelli. [12]Ci rallegriamo della vostra gloria. [13]Noi invece siamo stati circondati da tante oppressioni e molte guerre: ci hanno combattuti i re dei paesi vicini, [14]ma non abbiamo voluto disturbare n voi n gli altri nostri alleati e amici in queste lotte: [15]abbiamo infatti dal cielo un valido aiuto per il quale noi siamo stati liberati dai nostri nemici ed essi sono stati umiliati. [16]Ora abbiamo designato Numenio figlio di Antioco e Antpatro figlio di Giasone e li abbiamo inviati presso i Romani a rinnovare la precedente amicizia e alleanza con loro. [17]Abbiamo quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la ripresa dei nostri rapporti e la nostra fraternit. [18]Voi dunque farete cosa ottima comunicandoci una risposta su queste cose. [19]Segue ora copia della lettera che essi avevano inviato ad Onia:

[20]Areo, re degli Spartani, a Onia sommo sacerdote salute. [21]Si trovato in una scrittura, riguardante gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono dalla stirpe di Abramo. [22]Ora, dal momento che siamo venuti a conoscenza di questa cosa, ci farete cosa gradita scrivendoci sui vostri sentimenti di amicizia. [23]Noi intanto vi rispondiamo: I vostri armenti e i vostri averi ci appartengono e i nostri appartengono a voi. Abbiamo quindi disposto perch vi sia riferito in questo senso.

Akhenaton Vandermok: Tornando ad Akhenaton, Il fatto che sia spesso dipinto con una testa deforme - che ricorda un insetto - o anche ermafroditico, gravido come una donna, ha un significato simbolico che ormai sfugge... Aurzi: Sono nel giusto se penso che Akhenaton veniva rappresentato con sembianze muliebri in quanto aveva raggiunto l'androginit? Vandermok: Lui e la Mitanni Nefertiti (vero nome Tadukipa: l' Egitto era multirazziale, come attestano le bionde Tuja e Nitocris) possono aver praticato qualche forma di tantrismo magico, come gi Hascepsut con Sen-Mut. Se l'operazione non riuscita, il corpo del sovrano pu essersi deformato. D'altra parte Nefertiti non era certo raffigurata androgina... Per altrettanto vero che il verismo non esisteva, e i Faraoni erano sempre raffigurati in modo ieratico, idealizzato, simbolico; nessun elemento pittorico era mai casuale. Forse l'immagine di Amarna rappresenta una sorta di parto solare del Faraone, che noto per aver instaurato il monoteismo, ma che in realt riconosceva un solo dio solo perch questo dio era lui stesso, ipostasi sulla terra di suo padre, il sole. O forse la gravidanza maschile indica

un parto sul tipo di quello di Atena che esce "in armi" dalla testa di Zeus. Come ho gi detto, il parto, in questo caso Tutankhamon, risultato un aborto, come succeder anche a Cesare e Cleopatra con Cesarione. I misteri sono anche troppi, a cominciare dal rapporto del cristianesimo primitivo con l'Egitto stesso. Nilius: I Faraoni erano rappresentati - come la quasi totalit dei soggetti pittorici - in modo stilizzato e perci difficile distinguere i tratti veristici da quelli simbolici. In ogni caso, erano rappresentati come essi volevano. Quale pittore o scultore avrebbe osato fare uno sgarro al Faraone? Dunque Akhenaton fu rappresentato come egli volle e, mentre i sovrani dell'epoca amavano farsi ritrarre in atteggiamenti marziali, non si ha conoscenza di reperti che mostrino Akhenaton nelle vesti di condottiero con le armi in pugno. Al contrario tutte le effigi lo mostrano come persona dall'aspetto femmineo. C' chi ha perci supposto che egli fosse omosessuale o bisessuale, ma da qui a supporre una androgineit spirituale ... ne corre. L'ipotesi della sua omosessualit si fatta strada anche per altri motivi. Una mummia, rinvenuta nel 1907 nella tomba n.55 a Biban el-Moluk (Valle dei Re) da T.M. Davis , fu da lui e dai suoi collaboratori (tra i quali Maspero) attribuita alla regina Tiye, madre di Akhenaton (Davis, Maspero e al.: The tomb of Queen Tiyi, London 1910). Tale formulazione si basava principalmente sui seguenti elementi: - il sarcofago era con ogni probabilit destinato ad una regina (Davis lo attribu alla regina Tiye, poich rinvenne nella tomba un sacello molto probabilmente destinato alla consorte di Amenofi III); - sul capo della mummia fu trovata da Davis la corona a forma di avvoltoio tipica del copricapo delle regine; - il corpo era composto con il braccio sinistro serrato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco (collocazione funebre tipica delle regine o principesse). I sovrani e co-reggenti erano invece sepolti con le braccia incrociate sul petto, in modo da tenere i fregi del comando. Qualche tempo dopo l'anatomista G.E. Smith sment l'ipotesi di Davis e collaboratori, avendo rilevato che si trattava invece di un corpo di sesso maschile, sui venti anni approssimativamente (G.E. Smith: The Royal Mummies, Cairo 1912). Perch la salma di un essere di sesso maschile era stata composta come si trattasse di una regina o principessa? Oggi gli studiosi sono concordi nell'identificare la mummia della tomba n.55 con Smenkh-ka-ra, probabile fratello di Akhenaton, nominato da questi co-reggente e sposo di Meriyt-Aton primogenita di Nefert-iti. I rapporti tra Smenkh-ka-ra e Akhenaton furono con ogni probabilit di tipo omosessuale. Una stele incompiuta, rinvenuta a Tell el-Amarna, oggi conservata a Berlino, mostra i due in atteggiamento particolare (Stele n. 17813 di cm. 30 ca., Staatliche Museen di Berlino). Naturalmente, a certi studiosi monoteisti e pieni di pregiudizi, ripugnava che il primo sovrano monoteista fosse stato un omosessuale e ipotizzarono di tutto. Qualche studioso ha ad es. proposto che Smenkh-ka-ra non fosse fratello bens figlio di Akhenaton, e che perci l'affettuosit esternata dal sovrano non fosse altro che l'amore di un padre nei confronti del proprio figlio, ma tale ipotesi non poggia su alcun elemento di prova e non tiene conto che i due personaggi effigiati mostrano una minima differenza di et. Ancor pi azzardata l'ipotesi di John R. Harris condivisa da L. Borchardt, che vedono nella stele non Smenkh-ka-ra, bens la regina Nefert-iti. Newberry ebbe categoricamente a smentire tale teoria, in quanto entrambi i personaggi appaiono inequivocabilmente rappresentati con la corona reale (azzurra e doppia) di cui solo un sovrano o co-reggente aveva il diritto di fregiarsi. Smenkh-ka-ra era chiamato dal faraone, cos come appare dai cartigli, "prediletto di Akhenaton". Inoltre, Smenkh-ka-ra assunse il prenome di "Nefer-Neferu-aton" (bella la perfezione di Aton) che in precedenza era stato attribuito a Nefert-iti (dal sesto anno del regno e fino alla morte o alla messa in disparte della regina). La volont del sovrano di dar sepoltura all'amato Smenkh-ka-ra, alla stregua della sua regina, sembra la tesi pi rispondente a risolvere l'enigma della tomba n. 55. Turba Philosophorum: Il mistero della tomba n. 55 senz'altro impenetrabile, tuttavia si possono ipotizzare altri motivi che non l'omosessualit per l'attaccamento di Akhenaton a Smenkare. Si pu inoltre pensare che la tomba di Smenkare sia stata riaperta per ordine della regina Nofretite, eliminando sarcofagi e sacelli e il corpo sia stato ricomposto nella positura femminile. Nilius: L'ipotesi che sia stata la volont di Nefertiti, anzich quella di Akhenaton, a far mettere Smenkhara in quella guisa non cambia la sostanza delle cose. Far seppellire Smenkhara come una regina, per amore (Akhenaton) o per gelosia-disprezzo (Nefertiti), indica in ogni caso la sua omosessualit e di conseguenza quella di Akhenaton. Naturalmente la tua ipotesi implica che Nefertiti fosse ancora viva e sufficientemente importante alla morte di Smenkhara e all'ascesa al trono di Tutankhamon. Saprai infatti che, divenuto coreggente Smenkhara, Akhenaton divenne religiosamente molto pi intransigente. Inoltre Nefertiti venne sostituita, nelle funzioni di regina, dalla di lei figlia

maggiore Meritaton. Le ipotesi degli egittologi sono assai varie e vanno dal presupporre la morte di Nefertiti ad un suo esilio - per insorte divergenze con il consorte - nella "Residenza reale del Nord", ove si trovano tracce archeologiche della sua presenza. Turba Philosophorum: Grazie della risposta, ma temo d'aver confuso Nefertiti con Nofretite. Nilius: Non vi differenza tra Nefertiti e Nofretete (o pi raramente Nofretite), trattandosi solo di diversa traslitterazione.

Raccolta dell'uva e preparazione del vino in una pittura della tomba di Khaemwaset (figlio di Ramses III) G.K.: Rimanendo nel medesimo periodo, ma passando ad argomenti pi lievi, un altro enigma che si pu proporre agli egittologi il seguente: "Dove si trovavano le vigne di Tutankhamon?" Gli antichi Greci, raffinati consumatori di vino, chiamavano l'Italia Enotria, cio "terra del vino". La vite (Vitis Vinifera) appartiene al genere Vitis, della famiglia delle Vitacee o Ampelidee. I reperti fossili di alcune vitacee rinvenuti a Bolca (Verona) e a Salcedo (Vicenza), risalenti al Medio Eocene (40 milioni di anni fa), furono classificati dal botanico Abramo Massalongo (1824-1860) e inseriti nel genere provvisorio degli Ampelophyllum, nel quale distinse tre specie: moeticum, bolcense, voltianum. Recentemente sono stati ritrovati a Bolca reperti di foglie di vitacee morfologicamente pi simili ai vitigni dei nostri giorni, ma classificabili ugualmente nel genere ideato da Massalongo. Diversi studiosi ritengono probabile che le viti vinifere Retiche siano derivate da questa antichissima ampelidea, per poi incrociarsi con altri vitigni giunti dal bacino del Mediterraneo. La Mesopotamia la zona da cui provengono i segni pi antichi - a noi attualmente noti - della coltivazione della vite, risalenti al 9000 a.C. Per quanto riguarda il vino, ne sono state ritrovate tracce in un'anfora del 5400 a.C. proveniente dai monti Zagros, nell'Iran settentrionale. Nella tomba del leggendario faraone Scorpione I (3150 a.C. circa), seppellito ad Abydos e appartenente alla cosiddetta "dinastia 0" , si trovarono recipienti che recenti analisi hanno appurato essere orci da vino. Dalla forma e dall'argilla usata si appurato che non erano egiziani, ma assai simili ad altri trovati sulla riva est del Mar Morto e in Transgiordania. McGovern ha calcolato che dovevano contenere circa 4.500 litri di vino. L'Egitto non doveva essere climaticamente una terra molto adatta alla coltivazione della vite, cos come non lo attualmente e perci il vino venne a lungo importato. Tuttavia il ritrovamento di affreschi - nella tomba di Nakt della XVIII dinastia (1420-1411 a.C.) con riproduzione della vendemmia e nella tomba di Userat (regno di Amenofi II, 1450-1425 circa), con riproduzione della pigiatura e registrazione delle giare - fa pensare che, a quell'epoca, vi fosse gi una coltivazione locale. Tenendo conto per che i possedimenti e protettorati faraonici si estesero spesso ben oltre i confini dell'attuale Egitto, le vigne raffigurate potevano benissimo esser situate fuori del territorio egiziano propriamente detto. Altrimenti non si spiegherebbe come mai Erodoto, che fu sulle rive del Nilo tra il 449 e il 450 a.C. e visit Pelusio, Bubastis, Sais, Eliopoli, Chemmis, Tebe, Menfi, Elefantina, abbia affermato che gli Egizi normalmente bevevano birra (che egli chiama vino d'orzo) precisando che essi usavano questa bevanda perch nelle loro terre non esistevano viti. (1) Alcuni archeologi egiziani hanno recentemente scoperto, vicino al delta del Nilo, una citt romana risalente al primo secolo dopo Cristo, completa dei resti di attrezzature di produzione del vino. Pi precisamente le rovine si trovano nella regione Kom Nagierea, vicino ad Alessandria. All'interno della citt gli archeologi hanno ritrovato un edificio rettangolare che risultato parte di una impianto per la produzione del vino. Abbiamo perci certezza che solo in epoca romana si coltiv effettivamente la vite nell'Egitto propriamente detto. Nel corredo funebre del re Tutankhamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino, con riportata la zona di provenienza, l'annata e il produttore. Questi sono alcuni nomi ufficiali delle vigne di Tutankhamon (Tutankhamen, ISBN 88-734-1220-7, pagina 203):

- Casa di Aton - vita!, prosperita'!, salute! - del fiume occidentale - Casa di Aton del fiume occidentale - Casa di Tutankhamon - sovrano di Eliopolis dell'Alto Egitto - del fiume occidentale - etc (quasi tutte le vigne sono localizzate sul "fiume occidentale"). Il problema che in Egitto non c' un fiume ad occidente del Nilo, cos che spesso il termine "Fiume Occidentale" viene corretto dagli archeologi in "Riva Occidentale". Si "aggiusta" cio la traduzione per renderla pi credibile. Ma se i vigneti erano nella regione del Delta (ritenuta la pi adatta a tale coltivazione) il termine Riva Occidentale non ha molto significato, avendo ciascuno dei numerosi rami del Delta una riva occidentale ed una orientale. Qualcuno ha allora ipotizzato che le vigne potessero trovarsi in un paese ad occidente dell'Egitto, ad es. in Italia, dove il faraone avrebbe potuto aver acquistato dei vigneti o perlomeno avere ottenuto l'esclusiva sul loro prodotto. (1) [Nota di Frater Petrus] Il passo in Erodoto, Historiae II,77/4: "I pani che mangiano sono di olira che essi chiamano cillesti. E bevono un vino fatto con l'orzo, perch nel loro paese non ci sono vigne. Mangiano i pesci o crudi, seccati al sole, o salati traendoli dalla salamoia". Tullio Quasimodo: Nell'ipotesi prospettata, cio che il misterioso "Fiume Occidentale" si trovasse in Italia, si deve ben ammettere che, per non aver bisogno di altre denominazioni, doveva trattarsi di un fiume che aveva per la penisola italica la stessa importanza che il Nilo ha per l'Egitto. Si pu perci pensare al bacino del Po, l'antico Eridano. In effetti, negli anni '90, alcuni studiosi della cosiddetta "cultura di Golasecca" - prosperata tra il X e il V sec. a.C. a ridosso del Lago maggiore, sulle sponde di uno dei pi importanti affluenti del Po e cio il Ticino - hanno involontariamente portato alla luce alcune tombe e diversi ritrovamenti tra cui dei vasi decorati con sfingi alate e con scene di uomini e animali di perfetta impostazione egizia. Ad es. l'uomo raffigurato di profilo, ma con alcune caratteristiche disegnate di fronte e le azioni quotidiane disegnate su pi righe. Si tratta forse dei ricavati della vendita a mercanti Egizi dell'antico Merlot del Ticino? O addirittura di un piccolo insediamento commerciale egizio, avente la funzione di procurare il vino del faraone? Non ci sarebbe affatto da stupirsi perch, come noto, Golasecca era proprio un nodo commerciale: gli abitanti di Golasecca facevano da tramite, per il commercio del sale, tra gli Etruschi e la Cultura di Hallstatt (Austria); commerciavano con il mondo greco (scambiando olio, vino, oggetti di bronzo, ceramica attica, incenso e corallo) e con i Celti transalpini, (scambiando stagno della Britannia e ambra del Baltico).

LUNAZIONI E MEDICINA

Le fasi di una Lunazione Sirio: Un sistema come quello delle Lunazioni, indicato da Kremmerz, ha una premessa tacita, che non tutti conoscono, e cio che ad un astrologo basta osservare la Luna, per dare opportuni consigli di comportamento, soprattutto nel campo che pi interessa e cio quello medico-iniziatico. Come possibile che si possano trascurare gli altri corpi celesti? La verit che, se essi non potessero essere trascurati, tutta l'astrologia iniziatica ne risulterebbe inficiata. Infatti, i corpi celesti sono talmente tanti, che impensabile tener conto analitico di tutte quante le loro influenze sul nostro pianeta e sugli esseri che lo abitano. Ancor meno sarebbe possibile comprendere quale sia la risultante di tali innumerevoli influenze. Per nostra fortuna, un semplice ragionamento ci permette di trascurarli. Consideriamo qualcuna delle pi evidenti caratteristiche lunari: ad es. il movimento di rotazione o di rivoluzione. Cosa lo determina? l'attrazione terrestre certo, ma anche ... l'attrazione contemporanea... di tutti gli altri corpi celesti. Dunque la luna come uno specchio, nel quale si riflettono tutte le influenze, che provengono dal Grande Cosmo. Gli antichi astrologi esoterici esprimevano ci, dicendo che la Luna "assomma eonica", cio accoglie e somma in s tutte le influenze degli enti (eoni) celesti e le riverbera sulla Terra.

Pertanto il metodo "sintetico" delle Lunazioni di gran lunga superiore all'analitica "Astrologia Giudiziaria", che invano cerca di individuare le singole influenze dei pianeti e delle "stelle fisse", per poi industriarsi di combinarle. Essa infatti n pu conoscere tutte le influenze, n possiede veramente la chiave per combinarle. Vicario di Satana: Come Vicario di Satana... amo fare... l'avvocato del diavolo! Convincente la faccenda dell' "assomma eonica", ma come la mettiamo con ... gli addirittura tre cicli, dei quali nessun "astronomo per bene" ha mai sentito parlare, che Kremmerz assegna alla Luna e ... da dove scaturisce tutto ...quel po' po' di raccomandazioni? Come sopperire poi al fatto che l'Illustre Maestro ... morto prima di completare l'opera? Ma se lo acchiappo... in astrale...! Sagittario: Ti sei forse recentemente iscritto al C.I.C.A.P. ? Scherzi a parte, le tue domande sono del tutto logiche e penso che se le siano poste moltissimi studiosi di Kremmerz. Questi dice, con molta chiarezza, (vedi puntata 136 delle Lunazioni) che il ciclo autenticamente tradizionale il primo, tramandato dal sacerdozio egizio; mentre il secondo nato in Europa, in ambito astrologico-cabalistico, tra il Medioevo e il Rinascimento, ed il terzo una raccolta di indicazioni di bassa magia, di provenienza arabo-spagnola. Il secondo ed il terzo ciclo vengono dunque dati unicamente come documenti storici e a scopo di confronto. Kremmerz sottolinea anche il carattere astrologico e non astronomico del ciclo. Vale a dire che egli lo presenta in modo analogo a quanto fanno i Cinesi per il loro ciclo sessantennale (basato sui cinque elementi e sui dodici animali) cio come una serie di influenze sottili che si susseguono ciclicamente e perci senza darsi cura dell'effetto che tali influenze possono eventualmente determinare in campo astronomico. Tuttavia, da parte mia, un contentino agli astronomi (e al Vicario) lo voglio dare: sia ben chiaro che, se cos facendo commetto errore, esso mio e non del Kremmerz. E cosa piuttosto nota che la luna ruota attorno al nostro pianeta in un tempo stimabile approssimativamente in 27,3 giorni (rivoluzione siderale), dopo il quale la luna viene a trovarsi nuovamente nella stessa posizione dello zodiaco; mentre le fasi lunari (le pi importanti delle quali sono: novilunio, primo quarto, plenilunio, ultimo quarto) si ripetono in un tempo stimabile, sempre approssimativamente, in 29,5 giorni (rivoluzione sinodica, detta pi semplicemente lunazione). L'approssimazione non solo dovuta ad arrotondamento, ma anche al fatto che, in un universo in evoluzione come il nostro, la luna non sempre stata alla stessa distanza della terra (attualmente si stima che si allontani di qualche centimetro all'anno) e lo stesso asse terrestre non ha sempre avuto l'attuale inclinazione. Perci, dopo 27,3 giorni, la luna si ritrova nella stessa posizione dello zodiaco, ma non esattamente nella medesima fase. Ci si pu allora chiedere: dopo quanto tempo la luna si ritrova non solo nella stessa posizione dello zodiaco, ma anche nella medesima fase? Gli antichi sacerdoti calcolarono che ci (in base ai dati della loro epoca, di poco diversi dai nostri da me indicati) si verificherebbe dopo 337 lunazioni (il periodo appunto indicato da Kremmerz per il primo ciclo), perch contemporaneamente avverrebbero 364 rivoluzioni siderali. Gli astronomi non si sono mai posto il problema, perch sono sempre stati presi da calcoli di confronto tra cicli lunari, solari e calendario, anzich tra differenti cicli lunari. Kremmerz, d'altro canto, svincol le lunazioni dal dato astronomico, ben sapendo che, in un universo magico e perci evolutivo, calcoli basati su dati antichi possono non essere pi attuali e gli effetti astronomici delle forze sottili essere mutevoli nel tempo. D'altro canto per, aggiungiamo noi, il dato astronomico non completamente senza importanza, perch il giorno che il computo astronomico risultasse troppo diverso da quello dei tempi antichi (fortunatamente oggi lo scarto ancora minimo) si dovrebbe sospettare che, ad eventi cosmici cos diversi, corrispondano influenze sottili esse stesse molto diverse: infatti il mondo magico e perci mutevole anche a livello sottile! Ci rammarichiamo ovviamente che Kremmerz non abbia completato la sua pubblicazione, ma non era l'unico membro dell'O.E. a conoscere quegli insegnamenti. Sipex: Una variante alle lunazioni kremmerziane costituita dalle lunazioni della tradizione dei nativi nordamericani. La differenza pi evidente che, nelle lunazioni kremmerziane ciascuna luna inizia (come sottolinea la stessa lingua italiana) al novilunio, mentre nelle lunazioni nordameriacane l'inizio al plenilunio. Ultraviolet: Certe celebrazioni rituali (Esbat) connesse al ciclo lunare proprie di alcuni ambienti neopagani (stregoneria, wicca, etc.) avvengono nella notte di luna piena che, pur rappresentando - astronomicamente - una sorta di "ciclo a met", sancisce formalmente l'inizio di una nuova Luna, cos come avviene nella tradizione dei nativi americani. Gli Esbat, contrassegnati da nomi molto simili a quelli nordamericani, sono celebrazioni legate alla manifestazione dell'aspetto femminile del divino, della Dea. E' plausibile la scelta del momento: la luna piena, visibile, illuminata. Mi sfugge invece il motivo per cui un'antica tradizione come quella dei nativi d'america, abbia posto l'inizio di un periodo lunare nello stesso istante in cui, di fatto, se ne manifesta il culmine

Sipex: Il ciclo lunare, nelle varie tradizioni, messo in relazione con vari fenomeni: ad es. il ciclo mestruale femminile e il ciclo manifestazione (vita) - stato intermedio (post-mortem). Se si leggono i dati che ha raccolto Esther M. Harding, nel libro "I Misteri della Donna", si vede che, riguardo al periodo di flusso, si ha la stessa incertezza che abbiamo visto per l'inizio del ciclo lunare. Cio a dire, alcune tradizioni fanno coincidere il periodo di flusso con il novilunio - che perci "Luna nera", ma anche "Luna rossa" (1) -, mentre altre tradizioni lo fanno coincidere con la luna piena. (1) Da non confondersi con la Luna rossa astronomica (eclissi totale di Luna). Dal punto di vista della tradizione caldea, trasmessasi pi o meno modificata a tutti i popoli, anche etnicamente non semiti (2), che regnarono in quella regione, Lilith, che ancor oggi mettiamo in relazione con la luna nera, era anche colei che "faceva morire" i neonati. Tenendo presente che, nel flusso mestruale, si disgrega un ovulo, cio un potenziale neonato, appare evidente la connessione simbolica tra Lilith e l'evento del flusso. Il che conferma l'identit Luna nera=Luna rossa. Nell'ambito di questo stesso simbolismo, la Luna Piena va allora a coincidere, sempre simbolicamente, con il periodo di massima fertilit del ciclo mensile della donna. (2) Come stato rilevato in questo stesso quaderno il caso, ad es. degli Ebrei. Il passaggio al ciclo vita-postmortem piuttosto semplice. Nella donna incinta, il flusso si interrompe e dopo nove lunazioni il flusso sostituito dall'evento della nascita. Dunque la nascita umana, e pi in generale la vita, corrispondono ai giorni di flusso e al Novilunio. Ci evidente anche da un punto di vista astronomico, perch al Novilunio la luna si trova esattamente tra sole e terra, e nell'uomo vivo il corpo lunare globalmente inteso (perci comprendendovi il corpo mercuriale) funge analogamente da mediatore tra "corpo solare" e "corpo saturnio" o terreno. Il resto del ciclo corrisponde dunque agli eventi post-mortem (perlomeno a quelli di un uomo comune). La fase di luna crescente corrisponde al progressivo distacco dei corpi intermedi (lunare-mercuriale) dal corpo solare; separazione che perfetta al Plenilunio, infatti astronomicamente la terra viene a trovarsi tra il sole e la luna, separandoli dunque nettamente. La fase di luna calante corrisponde invece all'aggregarsi, al corpo solare, di nuovi corpi intermedi, che culmina, al Novilunio, con l'aggreggarsi di un nuovo corpo saturnio (periodo di nuova nascita-vita, umana o meno). Qui ovviamente taccio delle evidenti applicazioni ermetico-alchimiche e rituali di questo simbolismo ciclico, che cos ricco e cos "logico" da farlo preferire (pur con tutto il rispetto) a qualunque altro simbolismo ciclico lunare, nordamericano o di altra origine. Ida La Regina: Tenendo conto che una lunazione pu iniziare nelle ore pi svariate, il primo giorno della lunazione dura 24 ore o meno? e l'ultimo? Luigi Parente: Ti riporto quanto indicato da Kremmerz in un documento autografo: " Il primo giorno di Luna comincia dall'ora in cui avviene la fase. Per esempio: facendo ipotesi che la fase del Novilunio avvenga alle 23.59 e 59 secondi del 31 dicembre, il primo giorno di Luna il 31 dicembre per la durata di un secondo, mentre il secondo giorno di Luna l'1 gennaio e comincia dalla mezzanotte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio alla mezzanotte tra l'1 ed il 2 gennaio. Cos contando i Fr+ sapranno fissare bene i giorni faustissimi, fausti, buoni, infausti, cattivi..." Primo Sole: Coloro che studiano o utilizzano le Lunazioni del Kremmerz sicuramente, prima o poi, si chiedono che uso debba farsi delle indicazioni relative ai giorni favorevoli e sfavorevoli di una qualsivoglia lunazione. Tali giorni sono presenti esplicitamente in tutti i calendari antichi e in forma meno evidente nei moderni: ad es. far festa la Domenica significa implicitamente farne un giorno non idoneo alla maggior parte delle attivit lavorative e, al contrario, idoneo al riposo, allo svago, alle attivit spirituali. Se si osservano calendari antichi e moderni, si nota subito che, a seconda della tradizione considerata, i giorni fausti ed infausti sono, non di rado, diversi. Ci si deve al fatto che, contrariamente all'opinione di svariati studiosi moderni, l'istituzione di tali giorni, pi che astrologica, magica, serve cio a scandire l'attivit di tutti coloro che si riconoscono in una certa tradizione, invitandoli ad atteggiamenti comuni in momenti comuni. Si rafforza cos l'eggregore della tradizione medesima e, grazie all'identificarsi del singolo con tale eggregore, gli si offre la possibilit di attingere alla predetta forza. Prova ne che "l'Egitto degli astrologi" (3) un Egitto che appare solo in epoca greca e romana: l'Egitto pi antico non conobbe temi natali, n previsioni dell'avvenire basate sulle posizioni degli astri. Le forme di divinazione pi antiche erano invece legate proprio ai calendari dei giorni fausti e infausti (4): le ore, i giorni, i mesi (come risulta ad es. dai papiri del Nuovo Regno, 1580-1100 a.C.) essendo governati da divinit-archetipi al cui comportamento era d'uopo conformarsi. Il "Ciclo Antico" delle Lunazioni del Kremmerz non che uno di questi calendari. Anche nel caso dei pi antichi calendari assiro-babilonesi

era la sorte - "Pur" -, pi che l'astrologia, a stabilire i giorni fausti o infausti. I Greci, dal canto loro, accogliendo la credenza orientale dei giorni fausti ed infausti del mese, la giustificarono (similmente agli Egizi) richiamandosi ai giorni di nascita dei loro dei olimpici, piuttosto che al cammino degli astri. (3) Cos lo definisce il titolo di una celebre opera di Franz Cumont. (4) Che perci, in Occidente fino al XVI sec., furono detti, nel loro insieme, "giorni egiziaci". Premesso questo, si deve sapere che l'istituzione di giorni fasti e nefasti ha due livelli operativi: uno sociale, comune a tutti gli appartenenti ad una tradizione, e l'altro magico-teurgico, praticato specificamente dagli iniziati. Il livello sociale particolarmente evidente se si osserva ad es. l'antico calendario romano, i cui giorni "particolari" erano: Dies Comitialis: I cittadini potevano votare su questioni politiche o questioni di diritto penale. Dies Endotercisus: Giorno favorevole al mattino, e giorno dedicato alle assemblee di pomeriggio. Dies Fastus: Era consentito lo svolgimento delle azioni legali. Dies Nefastus : Nessuna azione legale n una votazione pubblica poteva avere luogo. Dies Nefastus Publicus : Venivano celebrate festivit religiose. Novendinae o nundinae: era giorno di mercato, si tenevano discussioni pubbliche nel Foro Romano. Per quanto riguarda il livello magico-teurgico, bisogna tener presente che i molteplici stati d'animo dell'essere umano possono essere raggruppati in tre grandi tipi: neutro (Lentitudo), di benessere (Consolatio), di malessere (Desolatio). In tutti e tre questi stati si presenta qualche difficolt: negli stati neutri difficile mantenere la presenza mentale a causa del torpore, in quelli di benessere facile invece che si produca attaccamento, in quelli di malessere repulsione. Obiettivo del'iniziato l'equanimit (Aequanimitas), che la presenza mentale ("separando di controllo") mantenuta, in ugual misura, in tutti e tre gli stati. Negli stati di Lentitudo occorre infondere energia; in quelli di Consolatio bisogna non farsi trasportare dall'entusiasmo; in quelli di Desolatio non si mutano i propositi stabiliti negli altri stati. Prima di ottenere la perfezione del separando di controllo occorre per esercizio, focalizzandosi alternativamente su uno dei tre stati. Nell'esercizio si segue proprio l'alternarsi dei giorni fausti (nei quali si presta maggiore attenzione agli stati di Consolatio), infausti (nei quali si presta maggior attenzione agli stati di Desolatio) e neutri (nei quali si presta maggior attenzione agli stati di Lentitudo). I giorni neutri sono generalmente in maggioranza, perch la Lentitudo proprio lo stato che richiede maggiore esercizio. Gli iniziati di una medesima tradizione, seguendo il loro calendario, si addestrano negli stessi giorni, cos da ricevere aiuto dall'eggregore collettivo. Ci valido anche per altre facolt: Kremmerz, ad es., citava il caso di quelle persone che, incapaci di visualizzare mentalmente in modo "pittorico", ne diventano capaci, agendo in catena con altre persone. Sagittario: Come noto le lunazioni di Kremmerz, oltre a riportare i giorni fausti e infausti, danno indicazioni terapeutiche per la lunazione in corso. Per comprendere queste indicazioni bisogna tener presente il clima magico del periodo storico in cui esse nacquero. La medicina era allora (e tale ancora per gli iniziati) un atto magico, celebrato dal medico-sacerdote, la cui volont, per una maggior efficacia, deve unirsi a quella del malato e di quanti sono interessati alla sua guarigione (familiari, amici, etc.). L'atto esterno che sanciva l'unirsi delle volont era l'azione fisioterapica (pi raramente chirurgica) o la somministrazione-assunzione di un medicamento. Tale atto esterno era sempre figurazione analogica del ristabilirsi dell'equilibrio tra il microcosmo del malato e il macrocosmo, la cui influenza simboleggiata dalla lunazione in corso in quel determinato momento. A seconda delle malattie, i possibili atti esterni erano dunque predeterminati di lunazione in lunazione. Ci aveva due vantaggi: a) Essendo uguali, a parit di malattia, tutti i riti praticati da chi adottava il medesimo calendario (medici e malati) si andava a creare una forza terapica di catena, che aumentava la loro efficacia. b) L'obbligo di differenziare i riti, a seconda della lunazione, faceva s che medici e malati non s'attaccassero a particolari terapie o medicamenti e non perdessero cos di vista che la volont magica collettiva la principale forza curativa, della quale l'atto esterno solo il veicolo (5). (5) Perci, oltre ai medicamenti delle due abituali vie ippocratiche allla guarigione "contraria contraribus curentur" (allopatia) e "similia similibus curentur" (omeopatia), si possono anche utilizzare dei "placebo". Dice riassumendo Kremmerz: "Questa la cura: una catena [magica di persone] per

influenzare un medicamento che rappresenta un veicolo fra il malato e colui che lo d. Si pu dare al malato [perfino] una sostanza neutra: della mollica di pane, della farina, dello zucchero". (Conversazione del 16 Gennaio 1921 al Circolo Virgiliano-Roma)
Avendolo dimenticato, la medicina moderna ha finito per ribaltare l'importanza delle cose, dando pi importanza alla presunta efficacia di certe terapie e medicamenti, piuttosto che alla volont di

guarigione. Se le cose funzionano (quando funzionano) anche cos, perch la spirituale "volont di guarire" viene surrogata dall'altrettanto spirituale "fede nella terapia": sempre lo Spirito (del medico, dell'ammalato e di tutti gli altri interessati) il principale agente della guarigione, oggi come ieri. Sipex: Gi nel periodo prealchimistico (6), gli Egizi praticarono la medicina e conoscevano la farmacopea. La funzione di farmacista veniva generalmente svolta dai sacerdoti e dai medici. (6) Per i periodi in cui viene abitualmente divisa la storia della chimica si veda il quaderno dedicato alla Porta Ermetica di Roma. I principi attivi dei medicamenti erano di origine vegetale, animale o minerale, e non sempre ci nota l'azione terapeutica. Le piante venivano impiegate in infuso, polvere, pasta, sospensione oleosa, supposte, suffumigi, lozioni, colliri...e, per questi preparati, gli Egizi si servivano principalmente di grasso, acqua, latte, vino, birra, miele. La mollica di pane, ottenuta dalla farina di frumento, serviva per la preparazione delle pillole. Nel Papiro di Ebers (scoperto nel 1862 a Tebe e datato al 1550 a. C.) sono citati circa 900 medicamenti, molti dei quali figurano ancora nella moderna farmacopea, come la trementina , la senna (pianta dalle foglie lassative), l'olio di ricino, il timo, la celidonia. Il "pane ammuffito", prescritto in altre formule, risultava efficace probabilmente per azione antibiotica. Oltre all'uso di lassativi come senna, olio di ricino e olio di castoro, era praticato l'enteroclisma con l'ausilio di un corno e impiegando, come lavanda, bile di bue, olii o sostanze medicamentose. Per combattere le vesciche delle gengive erano prescritti impiastri e sostanze da masticare, paste dentifrice a base di "polvere di piombo verde" [probabilmente piromorfite o clorofosfato di piombo Pb5 Cl (PO4)3 ] e miele con cui strofinare denti e gengive. Sulla carie "che rode il dente sino alla carne" venivano applicate erbe aromatiche come il comino e l'incenso o il succo di cipolle e, sui denti vacillanti, la polvere d'incenso, verderame (Solfato di rame CuSO4) e terra di piombo verde. Per la dolorosissima pulpite "il divoramento del sangue nel dente" era prescritto un rimedio a base di cipolle, focaccia, pasta da pane, polpa del frutto "qebu": il tutto amalgamato con acqua, da masticare per quattro giorni. Gli Egizi conoscevano vari mezzi per praticare l'anestesia. Plinio il Vecchio narra l'uso, nell' Egitto del I secolo, della "pietra di Menfi", che a contatto con l'aceto sprigionava una discreta quantit di vapori dal leggero effetto narcotico. Forse si trattava di una pietra calcarea e bituminosa che, a caldo con l'aceto, sprigionava un misto di anidride carbonica (proveniente dal calcare) e di derivati idrocarburici volatili (presenti nel bitume). Venivano anche sfruttati, a scopo anestetico, gli effetti sedativi del coriandolo, della polvere di carruba, e forse anche dell'oppio. Infatti il papiro Ebers parla di una sostanza chiamata seter-seref o shepen, identificabile verosimilmente con l'oppio. Imhotep fu il medico pi famoso dell'antico Egitto. A partire dalla XXVI dinastia, fu divinizzato. I Greci lo identificarono con Asclepio, il loro dio della medicina, l'Esculapio dei Romani. Egli studi talune di quelle che oggi chiamiamo affezioni batteriche e speriment medicamenti antibatterici, che diedero i loro pi noti risultati per quanto riguarda le malattie degli occhi. In genere, gli Egizi usavano rosso piombo (minio Pb3O4) e unguenti a base di antimonio per trattare i malanni agli occhi In questo campo specifico si riusc ad unire l'utilit della cura ad un gradevole aspetto estetico. Infatti, le polveri utilizzate per curare le varie infezioni degli occhi spesso erano colorate e davano un piacevole risultato estetico. In campo cosmetico, gli antichi Egizi non solo crearono profumi, ciprie e ombretti, ma probabilmente fondarono la chimica cosmetica di sintesi circa 4.000 anni or sono. Infatti, alcuni anni fa, a Parigi, dei chimici ricercatori del Museo del Louvre e della nota azienda di cosmetici "L'Oreal" hanno analizzato i residui di makeup per gli occhi (conservati in piccoli vasi di alabastro, terraglia e legno) scoperti in sepolcri e databili al 2000 a.C (7). Essi hanno scoperto che il makeup nero o grigio (che gli Egiziani chiamavano mesdemet e che gli Arabi chiamarono in seguito kohl) conteneva quattro composti del piombo: galena nera (PbS), cerussite bianca (PbCO3), laurionite (PbOHCl) phosgenite (Pb2Cl2CO3), anch'essi bianchi. Mentre le prime due sostanze sono di origine naturale, gli ultimi due composti clorurati sono quasi inesistenti in natura e neppure possono essere il prodotto finale di una degradazione naturale dei minerali metallici negli anni: l'unica spiegazione possibile che alcuni farmacisti dell'epoca abbiano sintetizzato le due sostanze e le abbiano poi mescolate con oli, per ottenere una variet di preparati. I ricercatori hanno cercato di ricreare la chimica del 2.000 a.C., mescolando ossido di piombo, proveniente dalla lavorazione dell'argento, con sale ed acqua. In acqua carente in carbonati hanno ottenuto la laurionite, in acqua ricca in carbonati il risultato stato la phosgenite. NaCl+H2O+PbO=>PbOHCl+NaOH ; 2NaCl+Na2CO3+2PbO+2H2O=>Pb2Cl2CO3+4NaOH Volendo fare un cenno al campo delle droghe, si pu notare che , in un papiro del III secolo d.C., descritto un rituale mitraico in cui un'enigmatica erba kentritide svolge un ruolo magico-sacramentale: "Se vuoi mostrare (queste cose) ad un altro, spalma gli occhi di chi vuoi (ammaestrare) con il succo dell'erba kentritide insieme con quello di rose e (egli) vedr chiaramente, cos da meravigliarti." (8).

(7) Articoli relativi in: Nature (Febbraio 99); Techn (Settembre 99). (8) Cepollaro A., 1982, Il rituale mitraico, Atanor, Roma. p.40. Ea: Pu essere utile ricordare che gli estratti acquosi o non acquosi di parti vegetali (foglie, fiori, radici etc) fresche o essiccate si distinguono in: - macerati: ottenuti per estrazione con solvente a temperatura ambiente, per un tempo variabile da qualche ora (in acqua) fino a qualche settimana (in olio, alcol, vino, aceto, ecc.).Questo sistema va bene per l'estrazione di sostanze termolabili. La macerazione in acqua non pu essere protratta a lungo, per il deperimento del macerato, causato dai microrganismi. I macerati alcolici sono generalmente detti tinture. - infusi: ottenuti versando sulle parti vegetali del solvente caldo o bollente e lasciandoli riposare per qualche minuto coperti, per evitare di perdere le sostanze volatili. Se ad un infuso acquoso si aggiunge qualche goccia di limone, si aumenta l'estrazione degli alcaloidi. Perci il limone nel the si aggiunge (a chi lo vuole con molta caffeina) nella fase di infusione e non, come generalmente si fa, ad estrazione gi effettuata. In quest'ultimo caso, si ha solo l'effetto di schiarire il liquido. Ci si verifica perch gli ioni idrogeno, liberati dagli acidi carbossilici del limone (in particolare dall'acido citrico), inibiscono la ionizzazione dei tannini (che sono dei polifenoli e perci degli acidi pi deboli rispetto a quelli carbossilici) che, in caso contrario, danno al the l'abituale colore marrone, tanto pi intenso quanto pi elevato il pH dell'acqua utilizzata. - decotti: ottenuti sottoponendo parti dure o legnose (semi, radici, bulbi, rizomi, legno, corteccia, steli, etc) della pianta ad una leggera cottura. Si versano le parti vegetali nell'acqua fredda e si cuoce a fuoco lento per 5-30 min. (a seconda della parte usata). La cottura libera dalla pianta le sostanze fortemente legate, ma solubili nel solvente usato. Naturalmente si perdono le sostanze volatili e quelle termolabili. Al termine di un'estrazione normalmente si filtra (separa) il liquido dalle parti solide. Le tele di stoffe vegetali furono tra i primi filtri usati anticamente. Quando gli estratti (macerati, infusi, decotti) non vengono adoperati subito, per una migliore conservazione, possono essere concentrati, tramite evaporazione pi o meno spinta del solvente e cio: fino a che la soluzione rimanente raggiunge il peso della quantit di pianta impiegata (Extractum fluidum); fino a che la soluzione rimanente raggiunge una consistenza simile a una pappa o al miele (Extractum spissum); fino a che evaporato tutto il liquido (Extractum siccum). Per gli agenti farmaceutici sensibili al calore si esegue l'evaporazione a basse temperature. Le forme di estratto non secche, se acquose, sono molto delicate e soggette alle contaminazioni microbiche.

NECTANEBO II : UN FARAONE MAGO

Horus in forma di Falco e Nectanebo II Ea: Per una circostanza fortuita, ci stato forse tramandato il nome con il quale Gerberto di Aurillac (Silvestro II, una lodevole e rarissima eccezione di "Papa Mago") era noto negli ambienti iniziatici. Adalberone di Laon fu vescovo di tale citt (Aurillac, sita 45 Km a nordovest di Reims) dal 977 al 1030. Costui compose, in forma di dialogo col re di Francia Roberto il Pio (970 - 1031), un poemetto latino di 434 esametri, il "Carmen ad Robertum regem", nel quale sostiene che una societ bene organizzata composta da religiosi (oratores, coloro che pregano), da guerrieri (bellatores, coloro che combattono) e da lavoratori (laboratores, coloro che lavorano). Adalberone, parlando a re come ad un suo pari, gli ricorda che la legge eterna di Dio prescrive ai sacerdoti una esistenza senza macchia, l'assidua opera di purificazione della loro anima e del corpo, il compito di vegliare sui loro costumi e su quelli degli altri. questa legge che li dichiara liberi da ogni condizione servile. Dio li ha adottati: sono suoi servi; egli solo li giudica: dall'alto dei Cieli grida loro di essere casti e puri. Egli ha loro sottomesso, con i suoi dieci comandamenti, tutto il genere umano e nessun principe ne esente. In un certo passo del carme, il re risponde alle sue minacce con le parole:

Crede mihi, non me tua verba minantia terrent; Plurima me docuit Neptanabus ille magister Roberto cio dice di non temere le minacce di Adalberone, perch dal maestro Neptanabo apprese molti insegnamenti. Secondo la tradizione medievale, detta dello pseudoCallistene, (1) Neptanabus (o Nectanebus) era un faraone e mago Egizio che predisse a Filippo il Macedone che la moglie Olimpia avrebbe procreato un figlio del dio Ammone. Con le sue arti magiiche, sedusse Olimpia, fingendosi il dio, e nacque cos Alessandro Magno. Dunque colui che, nel carme, chiamato Neptanabo era sicuramente anch'egli un maestro di magia e doveva essere ben noto a Roberto, in quanto suo diretto maestro. Se si tiene presente che Roberto fu discepolo a Reims di Gerberto e della fama di questi come mago, l'identificazione praticamente certa. (1) Jacob van Maerlant 'Spiegel Historiael' - 'A Reflection on History' (ca 1285), Amsterdam University Press 1994. Frater Petrus: Nectanebo (2) fu un reale personaggio storico, anzi, nella XXX dinastia Egiziana, ve ne furono due. All'estinguersi della XXIX dinastia, i sacerdoti imposero come sovrano Nectanebo I, principe di Sebennito (3), citt del delta del Nilo. Egli regn dal 380 al 362 a.C. e dovette fronteggiare, uscendone vincitore, l'ennesimo tentativo di invasione da parte dei Persiani, nel 373 a.C. . Gli successe il figlio Tehos o Thacos (362 - 360 a.C.), dopo un periodo di coreggenza. Questi riallacci i rapporti con i Greci e reclut mercenari spartani comandati da Agesilao e ateniesi guidati da Cabria. Con essi tent un attacco contro il Retenu (Siria e Libano) nel 360 a.C. . Ma la spedizione fall, perch una parte delle truppe Egizie preferiva come capo il giovane fratello Nectanebo II (4), che sal al trono con l'aiuto dei Greci, mentre Teos fu costretto a cercare rifugio, prima a Sidone e poi presso lo stesso re di Persia. Nectanebo II, che regn dal 360 al 343 a.C. In quell'anno, il re Persiano Ochus (Ochos), che poi prese il titolo di Artaserse III, riconquist i domini persiani in Egitto, iniziando la XXXI dinastia. Mercenari greci combatterono da entrambe le parti. Nectanebo II, quando si rese conto che la situazione era disperata, radun quanto pot dei suoi averi e part sul fiume Nilo, "alla volta dell'Etiopia": pi nulla si seppe di lui. Volendo dar credito allo pseudo-Callistene e considerando le date, Alessandro Magno (Pella 356 a.C. Babilonia 323 a.C.), potrebbe essere stato figlio di Nectanebo II, ma non ci sono prove storiche di contatti diretti con la corte macedone. (2) In Egiziano NHT (H) (T) NB F= "Potente il suo signore". (3) In Egiziano Djebat Nuter. (4) In Egiziano NHT HRW HBT MR HT HR= "Potente Horo di Iseo, amato da Hathor". Ida La Regina: Della condotta di Artaserse III in Egitto, dopo la conquista, parla Diodoro Siculo (80-20 a.C. ca.) nella sua "Biblioteca Storica": "Artaserse, dopo essersi impadronito di tutto l'Egitto e avere abbattuto le mura delle citt pi importanti, ammass una grande quantit d'oro e d'argento col saccheggio dei santuari e port via dagli antichi templi i documenti scritti, che in seguito Bagoa (5) restitu ai sacerdoti Egizi dietro pagamento di forti somme. Poi, dopo aver generosamente ricompensato i Greci che l'avevano seguito nella campagna militare, ciascuno secondo i suoi meriti, li conged e li rimand in patria, e, insediato Ferendate come satrapo d'Egitto, ritorn col proprio esercito a Babilonia, portando con s molti beni e spoglie tolti al nemico, e dopo essersi acquistato grande rinomanza con le sue vittorie". E' chiaro che, in conseguenza di ci, la XXXI dinastia (6) non fu molto simpatica al sacerdozio Egizio, come risulta anche dalla Cronaca Demotica (7). Scrittori pi tardi giunsero ad affermare che Artaserse uccise il Toro Apis, mettendo al suo posto un asino, l'animale sacro di Seth. Ma ci forse da intendersi in senso simbolico. In ogni caso, quando nel 332 a.C.Alessandro Magno giunse in Egitto, fu praticamente accolto come un liberatore. Egli si affrett a risalire il fiume fino a Menfi, dove sacrific al toro Apis e fu acclamato faraone dellalto e del basso Egitto, poi ritorn verso la costa. Tracci il perimetro della futura grande citt di Alessandria, e part per la sua famosa visita all'oracolo di Amon, nell'oasi di Siua. Il faraone era per tradizione il figlio di Amon e quindi dio lui stesso. Ma come spiegare che Alessandro non era Egizio? Fu forse allora che si cre la leggenda di Nectanebo, recatosi sotto mentite spoglie di astrologo, alla corte macedone. Da questo nucleo leggendario sarebbe poi nato il romanzo dello Pseudo-Callistene. (5) Ministro di Artaserse III (6) La II dinastia persiana, costituita da Artaserse III e dai suoi successori Arses e Dario III Codomano.

La prima dinastia persiana era stata la XXVII, costituita dal regno del solo Cambise (525-522 a.C.). (7) La c.d. "Cronaca demotica", databile alla fine del III sec. a. C, conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi.