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LA RELIGIONE EGIZIA

Introduzione

La civiltà egizia e con essa la religione, si sono sviluppate in un arco di tempo di circa tremila
anni. É quindi impossibile una presentazione completa di questa antica e meravigliosa
esperienza religiosa. Nelle pagine seguenti ci limiteremo perciò a presentarne solo gli aspetti
essenziali e più significativi.
Una cosa però dobbiamo ricordarci: siamo di fronte a qualcosa di straordinario, qualcosa
che ha lasciato il suo segno in modo perenne. È quindi necessario avvicinarsi a questa
esperienza religiosa, non solo con la mente pronta ad imparare, ma anche con il cuore
predisposto a stupirsi, a meravigliarsi di fronte alla grandezza e alla bellezza che questo
straordinario popolo ci ha lasciato in eredità.
Incominciamo allora il nostro viaggio .... sulle rive del Nilo!

La vita oltre la morte

Poche culture nell'antichità hanno riflettuto in modo così approfondito sul mistero della
morte, come l'hanno fatto gli egizi. Questo popolo era convinto che la vita terrena fosse solo
un momento di una vita eterna in cui la morte rappresentava la soglia da sorpassare. Forse
questa loro speranza così intensa di una vita eterna, era anche legata al grande amore per la
vita che caratterizzava gli egizi e, nello stesso tempo, dal profondo senso religioso che li
animava. Erano infatti convinti che non solo le diverse divinità si prodigavano per offrire
all'uomo una vita buona, ma che proprio l'origine divina dell'uomo fosse la ragione della
possibilità di una vita eterna. Da queste profonde convinzioni è nata la riflessione egiziana
sulla morte, ricca di simboli, di misteri, di speranze e anche di magia.
Secondo gli egizi la vita dopo la morte era possibile solo a condizione di conservare il corpo
in modo integro. Fu per questa ragione che, nel corso dei secoli della loro storia, gli egizi
diedero vita ad un complesso rituale che noi conosciamo sotto il nome di mummificazione.
Scopo della mummificazione era quello di rendere il corpo del defunto “capace” di vivere
per l’eternità … e visto come alcune mummie sono arrivate fino ai giorni nostri, dobbiamo
dire che quello scopo fu “raggiunto”.
Il rituale era estremamente complesso e, quindi, molto costoso. Per questa ragione
inizialmente fu riservato al faraone. Con il passare del tempo però, la speranza di una vita
dopo la morte si allargò a tutto il popolo e si costituirono nelle città veri e propri laboratori
per la mummificazione. É chiaro che potevano esserci diverse tipologie di conservazione a
seconda della disponibilità di denaro, ma tutti cercavano il modo di assicurare l’eternità al

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proprio corpo. Per raggiungere tale scopo anche i più poveri, che non potevano permettersi
i costi della mummificazione, si facevano seppellire nel deserto, sfruttando il clima
estremamente secco.
Al momento della morte il defunto veniva condotto in questi “laboratori” e, come prima
cosa, dal suo corpo venivano asportati gli organi interni, conservati a parte in vasi detti
“canopi”. Anche il cervello era asportato utilizzando lunghi uncini infilati nelle cavità
nasali. Il cervello non veniva conservato, perché anche tra gli egizi era considerato un
organo inutile, in quanto la sede dei pensieri, delle decisioni e delle emozioni era ritenuta
essere il cuore.
Dopo queste operazioni il defunto veniva posto per un periodo di circa settanta giorni nel
salnitro, una sostanza che aveva lo scopo di disidratare il corpo, cioè di eliminarne tutta
l’acqua presente. Allo scadere dei giorni il corpo veniva delicatamente ripulito ed unto con
particolari unguenti che ammorbidivano e profumavano la pelle rendendola più elastica.
Successivamente il corpo era avvolto scrupolosamente in bende di lino tra le quali erano
inseriti amuleti che avevano lo scopo di formare come una corazza a protezione del defunto
durante il suo viaggio nel regno dei morti.
Infine le bende erano cosparse di bitume in modo da sigillare la fasciatura. Il bitume
proveniva da Gerico, una città della Palestina e la parola che identificava questa sostanza
era “mūmiyyah”, da cui il temine mummia giunto fino ai giorni nostri.
Durante l’intero processo di mummificazione erano presenti sacerdoti che pregavano le
divinità di proteggere il defunto. Uno di questi sacerdoti indossava una maschera di
Anubis il dio protettore dei defunti.
Una volta conclusi i riti funebri il defunto iniziava un avventuroso viaggio in regioni
sconosciute nell’aldilà.
Lasciata la tomba l’anima si avviava verso il deserto occidentale come un pellegrino al quale
venivano offerti, come prima cosa, acqua e cibo. Si susseguivano poi una serie di prove che
potevano essere superate solo grazie alle formule ed agli incantesimi presenti nel libro dei
morti, posto nella tomba accanto al defunto.
Tra queste prove ricordiamo l’incontro con demoni con testa di coccodrillo e serpenti che in
tutti i modi cercavano di ostacolare il cammino del defunto attraverso morsi o addirittura
tentando di divorarlo. Superate queste prove era necessario oltrepassare un fiume la cui
acqua era in ebollizione e così via.
Al termine del suo avventuroso viaggio nel regno delle tenebre, il defunto doveva superare
l’ultima prova: quella del giudizio sulla sua vita da parte del dio Osiride e del suo tribunale.
Il defunto era condotto dal dio Anubis o dal dio Horus (a seconda delle tradizioni)
all’interno della sala Maaty (che significa “della giustizia e della verità”).

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Qui, di fronte ad Osiride seduto sul trono e ai quarantadue giudici, iniziava la sua
“dichiarazione di innocenza” composta da una serie di quarantadue affermazioni, ognuna
della quali era rivolta ad uno dei quarantadue giudici. In queste affermazioni il morto
sosteneva la sua onestà e la sua giustizi.
La verità di queste sue parole era verificata dalla bilancia posta al centro della sala.
Sui due piatti della bilancia erano posti il cuore del defunto, simbolo della sua vita e una
piuma, simbolo della dea Maat, la dea della verità e della giustizia.
Se le parole del defunto corrispondevano a verità, il cuore che non mente perché
rappresentava la vita reale del defunto, rimaneva in equilibrio con la piuma della giustizia.
In caso contrario il cuore si appesantiva a causa dei peccati mortali commessi durante la vita
e il suo piatto si abbassava rispetto a quello della piuma.

Leggiamo alcune di queste dichiarazioni di innocenza:

“O essere dai grandi passi venuto da Heliopolis, io non sono stato cattivo.
O lungo naso venuto da Hermopolis, io non ho rubato.
O mangiatore d’ombra venuto da Qernet, io non ho ucciso nessuno, nessuno.
O fiamma venuta da Khetkhet, io non ho detto menzogne.
O Signore di Giustizia venuto da Maaty, io non ho spiato.
O errante venuto da Bubastis, la mia bocca non ha parlato male degli altri.
O Serdyu venuto da Heliopolis, io non ho litigato per i miei affari.
O Uamemty venuto dalla camera ardente, io non mi sono unito con la donna di un altro.
O bambino originario di Uab, io non sono restato sordo alle parole giuste.
O profeta venuto da Uniset, io non ho causato discordie.
O salvatore dell’umanità venuto da Sais, io non ho bestemmiato contro il dio.
O Inef venuto dalla città delle due Maat, io non ho portato via il cibo del bambino”

Al termine della dichiarazione di innocenza se il peso dei peccati prevaleva sulla giustizia il
mostro Aam divorava il defunto e lo annientava definitivamente. Se invece l’esito era
positivo e la bilancia rimaneva equilibrata, ossia se le azioni della vita dell’uomo
corrispondevano alla giustizia, le porte del paradiso di Osiride (definito “Iaru”) si aprivano
ed il defunto poteva entrarci.
L’idea che gli egizi avevano del paradiso corrispondeva ad un’immagine idealizzata della
vita sulla terra. Era pensato come un luogo dove si viveva serenamente, dove il sole era
splendente senza essere troppo caldo, dove un vento leggero rinfrescava continuamente
l’aria, dove i campi davano sempre frutti abbondanti, dove si amava, si generavano figli e
ci si dedicava a giochi in compagnia.

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Per non affaticarsi nel lavoro, al momento della morte si ponevano accanto al defunto delle
piccole statuette, gli ushabti “coloro che ubbidiscono”. al momento dell’ingresso nel
paradiso le statuette magicamente si animavano e svolgevano tutti i compiti faticosi al posto
del defunto.
L’idea egizia del paradiso corrispondeva quindi a quella di un luogo molto simile alla terra,
ma nel quale non esistevano morte, dolore e fatica.

Per concludere possiamo certamente dire che la riflessione che gli egizi svilupparono sul
tema della morte, pur attraverso immagini fantasiose delle quali noi non sempre
comprendiamo il significato, fu di fondamentale importanza anche per le culture successive.
Gli egizi compresero che la morte è un momento della vita, per vivere il quale è necessario
prepararsi quotidianamente. Questo per loro non significava vivere con l'angoscia della
morte, ma vivere ogni cosa della vita quotidiana con intensità. La morte era il momento del
passaggio in cui ciò che si era vissuto durante la vita veniva portato nell'eternità.

Le grandi piramidi

La prima cosa che vediamo arrivando in aereo in Egitto, sono le piramidi di Giza: quelle di
Cheope, Chefren e Micerino.
Le piramidi non erano templi, non erano neppure luoghi dove venivano celebrati particolari
sacrifici: le piramidi erano tombe.
Cerchiamo allora di scoprire insieme per quale ragione, alcuni faraoni, diedero così tanta
importanza alla costruzione della loro tomba.

Come prima cosa proviamo a farci una semplice e forse scontata domanda: perché proprio
una piramide? Precisiamo la domanda: perché gli egizi scelsero come figura geometrica per
la costruzione delle tombe dei faraoni proprio la piramide a base quadrata?
Per rispondere a questa domanda propongo due ipotesi di analisi della piramide sotto il
profilo simbolico.

La prima è quella per cui la piramide rappresenterebbe il sole nascente tra due colline. La
figura che si delinea in questo caso, è quella (stilizzando l’immagine) di una piramide
rovesciata. La tomba era quindi costruita in questo modo proprio per richiamare il legame
con il mondo divino, che gli egizi spesso identificavano nel sole.
Questa interpretazione simbolica ci spiega anche l’importanza che, per la religione egizia,
rappresentavano gli obelischi, immagine simbolica del sole che infonde sulla terra i suoi
raggi benefici.
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La seconda è quella per cui la piramide a base quadrata riassumeva i quattro elementi
terrestri (aria, acqua,terra, fuoco), ma aggiungeva ad essi un quinto fondamentale elemento:
il tempo, ossia l'elemento di unione tra la terra ed il cielo, tra ciò che è finito e ciò che è
infinito. Ma il vertice e la base della piramide erano separati, anche se sempre in contatto.
In questo modo la piramide diventava un simbolo perfetto per definire la realtà della terra
che si innalzava sino al cielo e del cielo che si ricongiungeva con la terra, pur rimanendone
separato. Il momento della morte era proprio quello che più di tutti realizzava questa
continua tensione tra il cielo e la terra e viceversa.

A questo punto cerchiamo di descrivere almeno due delle più importanti piramidi presenti
in Egitto: la piramide di Saqqara e quella di Cheope.
La prima è la piramide più antica del mondo. Questa piramide è la tomba del faraone Zoser
che regnò dal 2624 al 2605 a.C. Questa prima costruzione nacque dall'idea
dell'architetto Imhotep che era anche sacerdote di Ra, medico e mago.
Questa piramide a differenza delle altre è costruita a gradoni, si trova al centro di una
grande area rettangolare di circa 555x278 metri.
Per capire quale fu il principio che ispirò Imhotep in questa costruzione, dobbiamo ricordare
che prima di questa piramide i re ed i nobili delle prime dinastie facevano coprire le proprie
tombe con strutture non molto elevate a forma di tronco di piramide con le pareti laterali
molto inclinate: queste costruzioni vengono definite mastabe.
La piramide di Zoser si presenta come una monumentale elaborazione di questo concetto
architettonico: sei enormi mastabe collocate una sopra l'altra che oggi raggiungono l'altezza
di 62,2 metri.
Originariamente l'area dove era collocata questa piramide era protetta da una lunga cinta
muraria fortificata che raggiungeva l'altezza di 10 metri.
Per accedere in questa area bisognava attraversare uno strettissimo colonnato, che forse
simboleggiava la difficoltà per l'uomo di innalzarsi alla condizione divina.
Questa costruzione proteggeva la tomba del faraone che si trovava in fondo ad un pozzo
profondo 28 metri. Una delle caratteristiche più singolari di questa piramide, la troviamo
sulla facciata nord. Davanti al tempio funerario c'è una piccola camera murata. Su questo
muro si scorgono due piccoli fori: guardando in questi fori, si può osservare una stupenda
statua che raffigura il faraone Zoser. I fori sono fatti proprio all'altezza degli occhi della
statua, a simboleggiare la presenza continua del faraone che osserva la vita all'esterno, la
vita del suo regno.
Un punto importante sul quale ci soffermeremo in modo più articolato descrivendo la
piramide di Cheope, è quello riguardante la cura con cui, al momento della costruzione della
piramide, si cercava di nascondere la tomba del faraone. Attraverso tranelli, profondi pozzi
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e spessi muri, si tentava di scoraggiare i profanatori di tombe, che spinti dalla sete di
ricchezza, entravano nelle tombe. Per gli egizi infatti, come già abbiamo detto, era
assolutamente necessario conservare perfettamente il corpo, e quindi era necessario
proteggere con tutti gli espedienti possibili la tomba del faraone.
I profanatori, infatti, non solo si accontentavano di portar via tutto l'oro e gli oggetti preziosi
collocati all'interno della piramide ed intorno alla tomba del faraone, ma spesso
profanavano la stessa tomba, aprendola per estrarre tutto quello che qui trovavano.
Addirittura si giungeva a profanare il corpo stesso del faraone, srotolando le bende nel quale
era avvolto, per impossessarsi degli amuleti preziosi infilati tra le bende.
Nonostante tutti gli sforzi degli architetti e nonostante tutti i testi di maledizioni incisi sulle
pareti della piramide contro coloro che profanavano le tombe, i faraoni non si salvarono
dallo scempio che questi uomini compirono sui loro corpi.

La seconda piramide su cui vogliamo concentrare la nostra attenzione, è quella diCheope.


Questa monumentale costruzione, che per la sua straordinarietà è stata considerata una
delle sette meraviglie della terra, è situata a Giza, vicino al Cairo. Qui, oltre a questa
piramide, troviamo, allineate con questa, quelle di Chefren, di Micerino e, poco distante, la
famosa e misteriosa Sfinge.
Ma quando e come fu costruita questa piramide?
Cheope, faraone della IV dinastia, visse intorno al 2625 a.C. Su di lui abbiamo poche notizie
certe, ma abbondano le leggende che lo dipingono come un faraone malvagio e crudele. Lo
storico greco Erodoto, ce lo presenta come un uomo ossessionato dall'idea della costruzione
della piramide: per raggiungere il suo obiettivo costrinse centinaia di migliaia di uomini a
lavori forzati per completare la costruzione. Su questi dati però, non abbiamo nessuna
certezza, anche perché Erodoto visse 2000 anni dopo Cheope per cui, storia e leggenda, forse
troppo spesso si sono mischiate nei suoi racconti. Leggiamo comunque che cosa scrisse lo
storico a proposito della costruzione della piramide: "Quando regnò Cheope, il paese
sprofondò nella miseria. Cheope, chiuse tutti i templi e ordinò a tutti gli Egizi di lavorare
per lui. Ad alcuni fu assegnato il compito di trasportare pietre dalla cave dei monti d'Arabia
e da queste fino al Nilo; ad altri di prendere le pietre, che erano state trasportate lungo il
fiume, e di portarle fino ai monti della Libia. Erano sempre impegnati nel lavoro diecimila
uomini, ciascuno per tre mesi. Il popolo affaticato impiegò dieci anni per costruire la strada
su cui trascinavano le pietre. Vent'anni invece servirono per la costruzione della piramide
stessa" (Erodoto, Storie, II, 124, 2-4).
Oggi comunque, grazie alle ultime scoperte archeologiche effettuate nella piana di Giza,
possiamo affermare che gli uomini che lavoravano alla costruzione delle piramidi, erano
uomini liberi. Nelle vicinanze delle piramidi sono stati infatti ritrovati i resti del villaggio
(quasi una cittadina) che ospitava i lavoratori. Abbiamo le prove che mangiavano carne,
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venivano curati in caso di infortunio, avevano la possibilità di mandare i figli a scuola e
avevano una abitazione. Insomma non erano certo schiavi.
La piramide di Cheope è costruita a base quadrata, il lato misura m 230,35 ed è alta m.
146,60. I lati della piramide sono costituiti da quattro triangoli isosceli inclinati 51° 52',
disposti secondo i quattro punti cardinali.
All'interno della piramide si possono vedere numerosi cunicoli e diverse stanze, alcune
costruite per scoraggiare i profanatori di tombe.
Questa impressionante massa di pietra che si innalza verso il cielo non è altro che la
copertura esterna della piccola camera sepolcrale.

Possiamo allora concludere questo approfondimento sul tema delle piramidi ricordando
che, qualsiasi interpretazione vogliamo dare della forma di queste tombe, in esse
intravediamo il desiderio di creare qualcosa che in modo misterioso, consentisse ai faraoni
di ascendere alle regioni celesti ed anche il simbolo dell'energia che rende possibile la vita.
Morte e vita per gli egizi, sono due aspetti dell'unica realtà che è l'esperienza umana nella
sua speranza di eternità.
Il sarcofago, custodito nella piramide, non è altro che il punto d'inizio del viaggio verso
l'aldilà che porterà il faraone nel regno della vita immortale.

Le divinità

All’interno della religione egizia erano presenti numerosissime divinità, alcune adorate in
tutte il regno, altre solo in singole città. Nel corso dei circa tremila anni di storia dobbiamo
inoltre sottolineare che molte divinità si trasformarono, alcune scomparvero altre si
aggiunsero.
É quindi impossibile offrire un panorama completo e quindi ci limiteremo soltanto ad
alcune che riteniamo particolarmente significative.
Di seguito le presentiamo in ordine alfabetico.

Amon: il nome egiziano di questa divinità è imn che significa "il misterioso". Nell'antico
Egitto era considerato dio della creazione e della fecondità.
Il luogo principale dove si sviluppò il suo culto è la città di Tebe. Durante il Nuovo Regno
(1575-1080 a.C) fu assimilato al dio del sole Ra ed assunse un'importanza fondamentale
all'interno di tutta l'esperienza religiosa egizia.
Amon è raffigurato come un uomo sul cui capo si evidenziano due grandi piume, oppure
come un uomo con testa di ariete (l'animale sacro a lui riferito) o anche solo come ariete.

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Il culto di Amon fu perseguitato in modo deciso dal faraone Amenofi IV meglio conosciuto
con il nome di Akhenaton (figlio del dio Aton) che cercò di eliminare tutti i culti rivolti a
questa divinità per sostituirli con il culto al dio Aton (rappresentato con il disco solare). Alla
morte del faraone però, i sacerdoti del dio Amon riportarono tutto alla normalità, sfruttando
la loro situazione di grande potere.

Anubis: era il dio protettore dei defunti. Per questo motivo era invocato durante il rituale
della mummificazione.
Lo ritroviamo nella scena del giudizio intento a pesare il cuore del defunto.
Anubis è rappresentato in forma di sciacallo o come un uomo con testa di sciacallo.

Apep: drago malefico simbolo delle tenebre e del male che si opponeva continuamente alle
forze della luce, rappresentate dal dio sole Ra. Durante lo scontro nella notte erano
necessarie le arti magiche di Iside per evitare che Apep prevalesse. I sacerdoti, nel momento
in cui il sole sorgeva sull'Egitto, pronunciavano formule magiche e bruciavano una statua
di cera del serpente per favorire la vittoria di Ra.
Apep era raffigurato come un enorme serpente dal cui corpo spuntavano coltelli.

Apis: era il toro sacro della fecondità. Il centro del suo culto si trovava nella città di Menfi.
Alla morte di un Apis i sacerdoti si mettevano alla ricerca del successore che doveva avere
particolari caratteristiche: un triangolo sulla fronte, una forma di aquila sul collo e una, come
di luna crescente, sul fianco.

Geb: è il dio della terra. Secondo un antico racconto il dio Atum generò i due gemelli Shu,
dio dell'aria secca e Tefnut, dea dell'aria umida, che a loro volta, generarono Geb e Nut (dea
del cielo). Shu (aria, vuoto) aveva il compito di tenere separati, per mezzo dell'atmosfera, il
cielo e la terra.
Ma l'abbraccio di Nut e Geb attraversò lo strato di aria di Shu e così diede origine al mondo.

Horus: era una divinità solare antichissima. Il suo nome deriva dalla radice hr che significa
sia cielo che falco. È per questo motivo che questa divinità era raffigurata come un falco.
Una tradizione mitica narra della battaglia tra Horus e Seth (che simboleggiava la battaglia
tra il regno del nord e quello del sud dell'Egitto), che finì con la vittoria di Horus. In questo
modo si comprende il motivo per cui Horus era sempre raffigurato con sul capo o il disco
solare o la corona unita dei due regni dell'alto e del basso Egitto. Il Faraone era considerato
il riflesso terrestre della divinità, colui che collegava il mondo con le forze divine del cosmo.

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Iside: Nella mitologia egizia, Iside è figlia di Nut e di Geb e sposa di Osiride. La ritroviamo
con un ruolo fondamentale nel racconto mitico dell'uccisione di Osiride. Iside è il modello
della sposa e della madre. Inoltre per le sue virtù magiche ebbe il titolo di "Grande Maga".
Si narra che il dio Ra fece ricorso ai suoi incantesimi ed alle sue magie per neutralizzare
l'azione del drago malefico Apep.

Khnum: era questa una divinità antichissima. Fu considerato creatore del genere umano.
Con l’argilla sulla sua ruota da vasaio, modellò il primo essere umano. Per questo fu
protettore dei vasai. Era rappresentato come ariete o come uomo con la testa di ariete.

Maat: Nella antica religione egizia Maat è l'ordine universale di Ra. Successivamente fu
ritenuta la figlia del dio sole e divenne l'immagine della giustizia e della verità. Anche lei è
presente al momento del giudizio del defunto all'interno della sala maaty (della giustizia e
della verità) dove avveniva la pesatura del cuore dell'uomo. Nella mitologia egizia Maat è
la sposa di Thot.

Nefti: dea dell’oltretomba e protettrice del parto. Sorella di Iside è spesso rappresentata
insieme a lei mentre resuscita Osiride. É raffigurata come una donna sul cui capo è presente
un castello. Infatti il suo nome deriva da nebet-het: signora del castello.

Nut: era considerata la dea del cielo stellato, ossia il cielo della notte. Era figlia di Shu, dio
dell'aria secca e di Tefnut dea dell'aria umida.
Sposa del dio della terra Geb, era considerata madre di Osiride, Iside, Seth e Nefti.
Era rappresentata come un arco sopra la terra.
Ritroviamo la sua immagine in molti sarcofaghi: il morto infatti credeva che la sua rinascita
fosse donata da Nut dal momento che era questa dea che accoglieva ogni sera il sole che
moriva, per poi farlo rinascere dal suo grembo.

Ptah: era originariamente venerato nella città di Menfi. Secondo uno dei numerosi miti egizi
riguardanti la creazione, Ptah fu il dio creatore dell'universo: attraverso la sua parola infatti,
le creature prendevano forma e vita. Per questa sua funzione creatrice fu anche considerato
protettore delle arti e delle attività artigianali.
Fu anche considerato padre di Imhotep, il famoso architetto che ideò la piramide a gradoni
di Saqqara.

Osiride: era ritenuto il dio signore dell'oltretomba di fronte al quale avveniva il giudizio che
poteva portare ogni uomo ad accedere al regno eterno dopo la morte.

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Divinità estremamente amata in Egitto, è il protagonista di uno dei miti più interessanti
della mitologia egizia.
Il mito narra che il dio era originariamente signore dell'Egitto. Durante il suo regno insegnò
ai sudditi le tecniche per il lavoro della terra e diffuse tra di loro l'amore per le arti. Questo
portò il popolo ad una grande venerazione del sovrano. Il fratello Seth, invidioso del suo
potere, ideò uno stratagemma per ucciderlo. Con la scusa di volergli donare un bellissimo
sarcofago, lo invitò ad entrarci per provarlo. Osiride impressionato dalla bellezza del dono
si pose nel sarcofago che, improvvisamente, si chiuse su di lui imprigionandolo. A quel
punto Seth portò il sarcofago sulle rive del Nilo e lo gettò nelle sue acque profonde. Dopo
un po' di tempo lo ripescò e, non contento del delitto compiuto, tagliò in quattordici parti il
corpo del fratello disperdendole ai quattro angoli della terra.
Quando la moglie Iside apprese la notizia immediatamente, su una magica imbarcazione di
papiro, sfidò i coccodrilli del Nilo e si pose alla ricerca del corpo del marito. In ogni luogo
dove trovò parti del corpo di Osiride, costruì un tempio. Quando trovò la testa, gli occhi del
marito si aprirono e lo sguardo d'amore di Osiride l'avvolse ed Iside concepì Horus
Dopo aver ritrovato tutte le membra del marito Iside, grazie alle sue arti magiche e all'aiuto
di Anubis, magicamente ricompose il corpo
di Osiride e gli ridiede vita. Osiride però non potè più tornare nel mondo dei vivi, ma
continuò a vivere come signore nel regno dei morti.
Intanto Iside fece crescere con ogni cura Horus che, divenuto adulto, sfidò Seth e lo sconfisse
riportando in Egitto pace e benessere.

Ra: Dio-Sole di Eliopoli. Erauna delle divinità più antiche dell’Egitto. Secondo i miti di
questa città era il creatore del genere umano. Quando fu congiunto con il dio tebano Amon
divenne la più importante divinità della religione egizia. Secondo un antico mito Ra
percorreva ogni notte il mondo degli inferi nel quale affrontava la battaglia con il drago
malefico Apep. In questa lotta accanto a lui spesso ritroviamo la dea Iside con i suoi poteri
magici. Ogni mattina quando il sole sorgeva gli egizi comprendevano che le forze del bene
avevano trionfato su quelle delle tenebre. Si può quindi comprendere facilmente perché per
loro, come per molte altre culture antiche, le eclissi fossero considerate presagi di sventura.
Era rappresentato come un falco sul cui capo è posto il disco solare.

Renenut: era considerata la protettrice delle nutrici e dell’allattamento. Veniva anche


invocata per i raccolti. Era raffigurata come una donna con il capo di serpente seduta su un
trono mentre allatta un bambino.

Seth: questa divinità era venerata nell'Egitto antico, nella parte sud del paese. Nel racconto
del mito di Osiride ha un ruolo fondamentale: è infatti lui ad uccidere il fratello (Osiride),
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invidioso del suo potere. Fu anche riconosciuto come divinità della tempesta e, dai greci
identificato con il dio Tifone. Per tutte queste caratteristiche il suo culto si sviluppò molto
durante l'invasione degli Hyksos, che desideravano potenziare tutti i simboli delle forze che
gli egiziani consideravano negative.

Shu: dio dell’aria secca, figlio di Ra e sposo di Tefnut dea dell’aria umida. Era rappresentato
come un uomo con una piuma sul capo.

Tefnut: dea dell’aria umida, sposa di Shu. All’interno dei testi delle piramidi, che sono
un’antichissima raccolta di testi magico religiosi, rinvenuti sulle pareti di alcune camere
sepolcrali all’interno di piramidi a Saqqara, è presentata come colei che disseta il defunto
durante il suo viaggio nell’oltretomba. É rappresentata come una donna con la testa di leone.

Thot: era un dio adorato già nell'antico Egitto. Il suo principale centro di culto era la città di
Ermopoli (l'odierna el-Ashmunein). Dio dai caratteri lunari nella mitologia egizia lo
troviamo accanto a Ra, dio del sole nell'atto di creare e sorreggere il mondo. Era anche
presente durante il giudizio del defunto come colui che su una tavoletta scriveva il risultato
della pesatura del cuore.
Thot era infatti considerato l'inventore della scrittura e del calcolo e, proprio per questo,
patrono degli scribi, delle scienze e delle arti. Generalmente è raffigurato con corpo di uomo
e testa di ibis, ma lo ritroviamo anche sotto forma di babbuino.

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