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Area: autonomia scolastica

Attivit: progettare un laboratorio


Obiettivi: Condurre le esperienze di apprendimento in forma laboratoriale
Corsista: Colombo Cristina

GRIGLIA DI PROGETTAZIONE DI UN LABORATORIO

MONASTEROPOLI, CURTOPOLI E CASTELLOPOLI

Il laboratorio ha natura:
Disciplinare

Modalit didattica privilegiata:


Rielaborazione progettazione
Creativit ed espressione

Indicare e definire sinteticamente:


un problema da risolvere: conoscere la vita quotidiana del Medioevo e i luoghi rappresentativi di questo
periodo utilizzando testi dellepoca
un compito da svolgere: realizzare unattivit ludica che si ambientata nellAlto Medioevo e che simuli alcune
situazioni di vita quotidiana
n prodotto atteso: produzione di tre giochi da tavolo (sulla falsariga del Monopoli) dedicati al castello, alla
curtis e al monastero.
tematica disciplinare o interdisciplinare affrontata: la vita quotidiana nel Basso Medioevo, le categorie
rappresentative del periodo (contadino, monaco e guerriero) e le loro interazioni
itinerario di ricerca individuato: a partire da testi storiografici e moderni, dopo unattenta lettura ed
interpretazione delle micro-storie fornite, si crei un gioco da tavolo (partendo dal modello del noto
Monopoli).

Conoscenze e abilit implicate (disciplinari e/o interdisciplinari):


Saper leggere un testo selezionando le informazioni pi significative
Saper inferire (dietro indicazione dellinsegnante) informazioni da testi letterari e storiografici
Saper inventare una micro-storia sulla base delle informazioni ricavate
Saper creare imprevisti e occasioni
Saper realizzare un piano di gioco (con word), arricchendolo con colori e immagini.

Fasi di articolazione delle attivit:


FASE TEORICA
si parte da un testo-spunto sugli ordini medioevali e il testo di una canzone contemporanea che
riprende la stessa tematica. Si chiede agli alunni di individuare i compiti di ciascun gruppo (scheda 1)
Si analizzano le informazioni ricavabili dal manuale sulle condizioni dellambiente naturale, le forme di
governo pi diffuse, le necessit (alimentari, igieniche.) della popolazione..
Si divide la classe in tre gruppi e si assegna a ciascuno una serie di materiali da leggere e analizzare
(schede 2-3-4)
Si richiede di ricavare dai testi le informazioni sulla vita quotidiana, le leggi in vigore, le interazioni fra
gruppi, le attivit svolte durante la giornata e di immaginare imprevisti e opportunit che possono accadere
ai diversi personaggi.
FASE GRAFICA
Viene offerto un modello di lavoro su word da arricchire con sfondi e immagini adatte al tema del gioco
Una parte del gruppo realizza carte da gioco di 5x7 cm raffiguranti le risorse dellepoca (sostitutive
del denaro del modello Monopoli), ad es. cereali, ovini, bovini, uva, olio, stoffa, uova, legna, cibo
Tempi di impegno settimanale:
3 ore settimanali per 3/4 settimane

Tempi di sviluppo complessivo del progetto (con riferimento alle fasi):


Analisi della prima scheda (1 ora)
Ricerca informazioni sul manuale ( 1 ora)
Divisione in gruppi, assegnazione delle schede, lettura ( 2 ora)
Creazione esempi di carte opportunit e imprevisti sul modello del Monopoli (2 ora)
Creazione grafica di carte-prodotti (sostitutive del denaro) e del tabellone di gioco (2 ore)
Assemblaggio tabellone e carte (2 ore)

Modalit di raggruppamento degli alunni (ed eventuale assegnazione dei compiti):


Gruppi della stessa classe: tre gruppi omogenei ( di 6 o 7 alunni) con divisione interna dei ruoli e dei compiti
da svolgere.
In una prima fase il gruppo lavora al completo alla lettura e analisi dei brani sotto la giuda dellinsegnante. Poi
procede allipotesi di imprevisti ed opportunit del loro personaggio.
Nella fase grafica il gruppo si divide in tre sotto gruppi:
Il primo si occupa di preparare in word le carte precedentemente create
Il secondo lavora sullo schema base (tabellone) da arricchire e colorare
Il terzo si occupa di creare le carte-risorsa

Materiali necessari: manuale, schede di lavoro, forbici e colori

Strumenti e tecnologie: pc, scanner, stampante.

Organizzazione degli spazi:


Arredo essenziale: banconi da lavoro (come da laboratorio artistico), pc.

Disposizione degli arredi e degli spazi: ogni gruppo deve avere a disposizione un pc nelle vicinanze del banco
di lavoro

Docenti responsabili ed eventuale organizzazione dei compiti:


docente di lettere (fase teorica) e di informatica (fase grafica)

Modalit e criteri di accertamento e valutazione delle competenze:


la valutazione delle competenze avverr in due fasi:
Valutazione in itinere: verranno valutate le risposte ai brani a disposizione degli alunni e le carte
imprevisti e opportunit realizzate
Valutazione sommativa: si chieder agli alunni di scrivere la giornata-tipo di un personaggio non
appartenente alla loro area di lavoro

SCHEDA 1: MATERIALE DI INGRESSO


Quale funzione sociale avevano i contadini nel Medioevo? Quali erano i loro doveri? Avevano dei diritti?
Un poema di argomento storico, scritto verso la fine del 1100, Storia dei duchi di Normandia, ci offre
un quadro della struttura della societ di quel tempo.

Cavalieri e chierici vivono del lavoro di quelli... Il contadino, il monaco e il guerriero

Tre ordini vi sono, ciascuno per suo conto, Mani sapienti, crine arruffato
cavalieri e chierici e villani. pelle dura, corpo squadrato
Uno degli ordini prega notte e giorno, uomo di terra dimmi chi sei...
l'altro quello dei lavoratori, ...e al tuo Signore cosa donerai?
l'altro ancora salvaguarda e amministra la giustizia. Sono fratello alla terra bruna
Ciascun ordine sostiene gli altri due curo i miei campi seguendo la luna
e ciascun ordine mantiene gli altri. del mio padrone sono il fiero volto
per sua grandezza anche io ho il mio raccolto...
(I contadini) Per la mia terra... ed il suo colore...
sopportano tanta fatica e tanto dolore, il mio sudore in pegno dar.
soffrono i grandi tormenti,
la neve, la pioggia e il vento, Barba canuta, occhi incavati
lavorando la terra con le loro mani. mani sottili e gesti pacati
uomo di Dio dimmi chi sei...
Tra grandi disagi e gran fame ...e al tuo Signore cosa donerai?
costoro conducono una vita assai ingrata, Sono vassallo, ma solo di Dio
povera e stentata, da mendicanti. anche se nulla posseggo di mio
Sopportano un duro lavoro e una grande fatica coi miei fratelli lavoro in silenzio
versano in tributo primizie, corves, preghiere siamo i custodi di antica sapienza.
e cento altre tasse conformi alla consuetudine. So che il mio seme mai dar frutto
questo il tributo che in pegno dar.
Cavalieri e chierici senza dubbio
vivono del lavoro di quelli. Biondi capelli, occhi splendenti
E quanto pi miseramente vive alta statura, spada lucente
tanto maggiore il merito che si assicura uomo di guerra dimmi chi sei...
per le colpe che ha commesso, ...e al tuo Signore cosa donerai?
se egli dar sempre il dovuto, Nobile chi sa di bosco e di fiume
se si mostra leale e fedele, guerriero che non attende la fine
se accetta di buon grado quel che subisce, mai le mie chiome saranno bianche
le sue angosce e le sue sofferenze. mai le mie membra cadranno stanche.
Amo il coraggio, la forza e la vita
ed il mio sangue in pegno dar.

Amo il coraggio, la forza e la vita


ed il mio sangue in pegno dar.

(Benedetto di Sainte-Maire,
(Il contadino, il monaco e il guerriero, La
Estoire des ducs de Normandie,
compagnia dellanello)
in G. Duby, Lo specchio del
feudalesimo, Laterza, Bari)

SCHEDA 2: MATERIALE PER LA CURTIS


A. DAL CAPITULARE DE VILLIS (770 800 CIRCA)

2. Noi vogliamo che le la nostra servit domestica sia ben trattata e che non sia condotta a povert da
nessuno. 9. Vogliamo che ogni funzionario abbia, per misure, dei moggi e dei sestari della medesima
capacit di quelli che teniamo nel nostro Palazzo. 10. Che i nostri maiores preposti allallevamento dei
cavalli, i cellari, i decani, e tutti gli altri nostri ufficiali diano i versamenti in porci dovuti dai loro mansi.
13. Che essi abbiano attenta cura dei nostri stalloni, [.] che veglino con cura sulle nostre giumente
[..] che abbiano cura che i nostri puledri siano consegnati al palazzo per San Martino dinverno (11
novembre) 17. Che ogni funzionario abbia tanti uomini addetti alle api per il nostro servizio quante sono
le ville da lui amministrate. 18. Che tengano oche e polli nei nostri mulini nel pi alto numero che possono
e non meno di 100 polli e 30 oche nei fienili. 23. In ognuna delle nostre ville i nostri funzionari allevino
vacche, porci, pecore, capre per quanto potranno. 26. Che i nostri maiores non amministrino pi terre di
quelle che possono percorrere ed amministrare in un giorno. 28. Noi vogliamo che tutti gli anni, nella
Quaresima, la domenica elle Palme, i funzionari vogliano portare il denaro proveniente dai nostri redditi.
30. Vogliamo che, dallinsieme dei raccolti, essi facciano mettere da parte quello che deve essere
destinato al nostro uso. 31. Ugualmente ogni anno devono mettere da parte ci che devono ai
prebendarii e ai laboratori delle donne e devono distribuirlo a tempo conveniente. 36. Che i nostri boschi
e le nostre foreste siano ben sorvegliati. Che essi facciano dissodare i terreni che vanno dissodati, ma
che non permettano ai campi di accrescersi a spese del bosco. Dove devono esserci boschi che non
consentano che questi vengano abbattuti o danneggiati. Che essi veglino sulla cacciagione delle nostre
foreste, che tengano per nostro uso astori e sparvieri. E se i nostri funzionari spingono per ingrassarli i
loro porci nei nostri boschi, essi siano i primi a versare la decima per dare il buon esempio. 45. che ogni
funzionario abbia dei buoni artigiani, cio fabbri, orefici o argentieri, calzolai, tornitori, carpentieri,
fabbricanti di scudi, pescatori, fabbricanti di sapone, persone che sanno fare la birra, il sidro,
panettieri, persone che sappiano fare reti 54. Che ogni funzionario vegli che la nostra servit si
applichi bene al suo lavoro 56. Che ogni funzionario tenga frequenti udienze; che renda giustizia e che
vegli che la nostra servit viva sulla retta via. 60. Che in nessun modo i nostri maiores siano scelti far gli
uomini potenti, ma fra gli uomini di media condizione, che siano fedeli.

B. DAL CAPITOLARE DEL REGNO DEI FRANCHI (IX SECOLO)

Poich in alcune localit i coloni vendono i mansi che detengono e trattengono soltanto la casa e, cos
facendo, vengono distrutte le ville e, in conseguenza poi non solo non pu essere riscosso il censo dovuto,
ma anche non si possono pi riconoscere le terre che fanno parte del singolo manso: noi stabiliamo che si
imponga di non compiere pi ci in nessun modo per non distruggere o smembrare le ville; e stabiliamo
che qualsiasi cosa ei singoli mansi sia stata venduta senza lassenso dei signori.. sia ripresa e restituita
ai singoli mansi.

C. DALLA LEGGE SALICA (VI-VIII SECOLO)

a. Se qualcuno morr senza figli e sopravviver sua madre, questa stessa gli succeda nelleredit
b. Se non sar viva la madre ma avr lasciato un fratello o una sorella, questi stessi gli succedano come
eredi
c. Se non esisteranno fratelli allora succeda come erede la sorella della madre
d. Se non esisteranno sorelle della madre, succedano come eredi le sorelle del padre
e. se infine non esisteranno sorelle del padre allora chiunque sia il pi prossimo tra i parenti paterni gli
succeda come erede.
f. per quanto riguarda la terra salica (degli avi) non spetter nulla in eredit alle donne, ma tutta la terra
deve andare ai parenti maschi, ossia ai fratelli.

Bodo, il contadino
II brano seguente racconta come era la giornata di Bodo, un contadino che viveva ai tempi di Carlo
Magno, in un piccolo fondo, vicino a Villaris, presso Parigi. Bodo aveva una moglie di nome Ermentrude e
tre bambini che si chiamavano Wido, Gerberto e Hildegard; possedeva una piccola fattoria di terra
arabile e un prato con qualche filare di vite... Cerchiamo di immaginare un qualsiasi giorno della sua vita.

Una bella mattina di primavera, verso la fine del regno di Carlo Magno, Bodo si alza presto, perch il
giorno in cui deve andare a lavorare la terra dei monaci, e non osa far tardi per paura
dell'amministratore. Non difficile supporre che abbia mandato all'amministratore uova e verdura in
regalo, la settimana prima, per ingraziarselo; ma i monaci non permettono certo ai loro amministratori
di accettare grossi regali (come talvolta succede in altri fondi), e Bodo sa che non gli sarebbe permesso
arrivar tardi al lavoro. giorno di aratura e quindi prende con s il grosso bove, e il piccolo Wido
perch gli corra al fianco con il pungolo, e raggiunge i suoi amici che vengono da qualche altra fattoria
del vicinato e che vanno anch'essi a lavorare alla casa grande. Si riuniscono, alcuni con cavalli e buoi,
altri con zappe, vanghe, scuri e falci, e si dividono in squadre per lavorare nei campi, nei prati e nei
boschi del dominio, secondo gli ordini ricevuti dall'amministratore. I1 manso attiguo a quello di Bodo
appartiene a un gruppo di famiglie: Frambert, Ermoin e Ragenold con le loro mogli e i bambini. Bodo
augura il buon giorno passando. Frambert sta andando a costruire uno steccato intorno al bosco per
impedire ai conigli di uscirne e di mangiare i germogli; Ermoin ha ricevuto l'ordine di trasportare col
carro un grosso carico di legna da ardere fino alla casa grande; e Ragenoid sta riparando un buco sul
tetto di un granaio. Bodo se ne va fischiettando nell'aria fredda, con i suoi buoi e il suo bambino.
Quando si alzava nel gelo di una fredda mattina per guidare l'aratro sui campi dell'abate, o quando i
suoi propri campi lo chiamavano fuori al lavoro, spesso (Bodo) rabbrividiva, scuoteva la brina dalla barba
e avrebbe voluto che la casa grande e tutta la sua terra si trovassero sul fondo del mare, oppure gli
sarebbe piaciuto essere il bracconiere dell'abate a caccia nella foresta; o un monaco di Saint-Germain
che cantasse dolcemente nella chiesa dell'abbazia; o un mercante che trasportasse una partita di
mantelli e di cinture lungo la strada maestra di Parigi; qualsiasi cosa, insomma, fuorch un povero villano
che arava la terra altrui. Tuttavia, per quanto il lavoro fosse duro, Bodo cantava vigorosamente per
tener alto il morale a se stesso e a Wido [..] Chiamava gennaio mese d'inverno, febbraio mese del
fango, marzo mese di primavera, aprile mese di pasqua, maggio mese di gioia, giugno mese di
aratura, luglio mese del fieno, agosto mese della mietitura, settembre mese ventoso, ottobre
mese di vendemmia, novembre mese d'autunno e dicembre mese santo. Bodo era un essere
superstizioso. I Franchi erano gi cristiani da molti anni, ma, bench cristiani, i contadini non
abbandonavano le vecchie credenze e superstizioni. Sui fondi dei santi monaci di Saint-Germain avreste
scoperto che la gente del posto ripeteva scongiuri di antichissima tradizione... I1 cristianesimo aveva
travestito questi scongiuri, ma non aveva cancellato la loro origine pagana; e poich la coltivazione della
terra la pi antica e immutabile delle occupazioni umane, le vecchie credenze e superstizioni non
l'abbandonano.Cos i coloni mormoravano scongiuri sul bestiame malato (ed anche sui bambini
malati) e facevano incantesimi sui campi per renderli fertili... Saggiamente la chiesa non si
intromise in questi riti..... Se Bodo tornando a casa vedeva una delle sue api presa in un cespuglio di
spine, immediatamente si fermava ed esprimeva un desiderio.... Bodo, Ermentrude e i loro amici non
si accontentavano di andare tranquillamente in chiesa nei giorni festivi, e poi ritornare tranquillamente
a casa. Usavano passare i loro giorni di festa ballando, cantando e scherzando, come la gente di
campagna ha sempre fatto... Erano molto allegri e non erano affatto raffinati, e il luogo che
sceglievano sempre per le loro danze era il sagrato; e disgraziatamente i canti che cantavano, ballando
in cerchio, erano vecchi canti pagani dei loro antenati, tramandati dalle antiche feste di
calendimaggio che essi non potevano scordare, oppure canti d'amore audaci che dispiacevano alla
chiesa, .. A volte il nostro Bodo non ballava ma ascoltava il canto dei menestrelli errabondi..
Anche al grande imperatore, al buon Carlo Magno, piacevano. .... Per Bodo c'era un'altra piacevole
ricorrenza, che veniva una volta all'anno: regolarmente, al nove di ottobre, incominciava la grande fiera
di Saint-Denis, che continuava per un mese intero fuori dalle porte di Parigi. Allora, nella settimana
precedente la fiera, piccole tende e baracche sorgevano, aperte sul davanti, nelle quali i mercanti
potevano esporre le loro mercanzie, e l'abbazia di Saint-Denis, che aveva diritto a esigere una tassa da
tutti i mercanti che venivano per vendere, provvedeva a che la fiera fosse ben circoscritta entro una
palizzata, e che tutti vi entrassero attraverso i cancelli e pagassero ci che dovevano, poich a volte
era successo che qualche astuto mercante fosse passato sotto i pali o li avesse scavalcati per evitare di
pagare la tassa. ... Le strade di Parigi si affollavano di mercanti che portavano le loro merci, imballate
sui carri o sul dorso di cavalli e di buoi; e dal giorno dell'apertura tutto il normale commercio di Parigi
s'interrompeva per un mese, e ogni bottegaio parigino aveva la sua tenda in qualche punto della fiera, e
scambiava il grano, il vino e il miele del circondario con merci pi rare provenienti da luoghi stranieri.
L'abbazia di Bodo, probabilmente, aveva un banco alla fiera e vendeva un po' di quelle pezze di stoffa,
tessute dalle serve nel quartiere delle donne, o i formaggi e la carne salata preparata sui fondi, o il vino
con cui Bodo e gli altri coloni pagavano i loro tributi. Bodo si sar preso certamente una vacanza e sar
andato alla fiera. Bodo, Ermentrude e i loro tre bambini non consideravano una perdita di tempo andare
alla fiera anche due o tre volte. Si giustificavano dicendo che volevano comprare del sale per salare la
carne per l'inverno o un po' di tinta rossa per tingere il grembiule del bambino pi piccolo. Ma ci che
volevano realmente era vagare lungo le piccole file di tende e guardare tutte le strane cose radunate in
quel posto; poich certo i mercanti, se venivano a Saint-Denis fin dal lontano Oriente, era per vendere
le loro lussuose mercanzie a gente pi ricca di Bodo, e i nobili franchi contrattavano in quel luogo
tuniche di porpora e seta coi bordi color arancione, giubbe di cuoio lavorato, penne di pavone e il
piumaggio scarlatto dei fenicotteri, profumi, perle, spezie, mandorle, uva passa e scimmie per far
giocare le loro mogli . E Bodo udiva cento lingue e dialetti.... E poi c'erano sempre prestigiatori e
saltimbanchi, uomini con orsi che ballavano, e menestrelli, per vuotare le tasche di Bodo dei loro pochi
denari. E la famiglia che sobbalzava sul carro verso casa, per andarsene poi a letto, doveva essere
stanca e felice...

Una contadina: Ermentrude

Anche Ermentrude ha il suo da fare; il giorno in cui bisogna versare il tributo in pollame -una grassa
gallinella e cinque uova in tutto-. Ella affida la piccola Hildegard al suo secondo figliolo, di nove anni, e
chiama una delle vicine che deve andare anch'essa alla casa grande. La vicina una serva e deve portare
all'amministratore un pezzo di stoffa di lana che sar inviato a Saint-Germain per farne una tonaca da
frate. Suo marito lavora tutto il giorno nelle vigne del dominio. Ermentrude e la moglie del servo vanno
insieme alla casa. Qui dappertutto ferve il lavoro. Nel laboratorio degli uomini vi sono molti bravi
artigiani, un calzolaio, un fabbro ferraio, e due fabbri argentieri; non ce n' altri, perch i migliori
artigiani di tutti i fondi di Saint-Germain abitano presso le mura dell'abbazia, cos da poter lavorare
per i monaci sul posto e risparmiare la fatica del trasporto. Ma c' sempre qualche artigiano anche sul
singolo fondo, sia che appartenga ai servi della casa grande, sia che viva sul proprio manso, e un signore
intelligente cerca di avere il maggior numero possibile di bravi artigiani sulle sue terre, come Carlo
Magno ordinava ai suoi funzionari [] Ma Ermentrude non si ferma al laboratorio degli uomini. Cerca
l'amministratore, gli fa l'inchino, e consegna il pollo e le uova, e poi corre al quartiere delle donne per
pettegolare con le serve. I Franchi usavano a quel tempo tenere le donne della casa in un quartiere
separato, dove facevano il lavoro considerato pi adatto per le donne, proprio come usavano gli antichi
greci. Se un nobile franco avesse abitato nella casa grande, sua moglie avrebbe sorvegliato il loro
lavoro, ma poich nessuno abitava nella casa di pietra di Villaris, era l'amministratore che doveva
badare alle donne. I1 loro quartiere consisteva di un gruppetto di case, con un laboratorio, il tutto
circondato da una folta siepe, con l'ingresso sbarrato da un robusto cancello, come un harem, in modo
che nessuno potesse entrare senza permesso. I laboratori erano luoghi accoglienti, riscaldati da stufe,
e Ermentrude (che, essendo una donna, ha il permesso di entrare) trova una dozzina di serve che
tessono e tingono la stoffa e cuciono i vestiti. Ogni settimana l'indaffaratissimo amministratore
porta loro il materiale grezzo occorrente per lavorare, e ritira il lavoro finito. Carlo Magno impartisce
ai suoi funzionari diverse istruzioni riguardanti le donne dei suoi mansi: Quanto al lavoro delle nostre
donne - dice esse debbono consegnare alla scadenza prefissata i manufatti, cio la tela, la lana, il
colore blu, il rosso, il giallo, i pettini per la lana, le spazzole per la lana, il sapone, il grasso, i recipienti, e
gli altri oggetti necessari. E il quartiere delle nostre donne sia ben sorvegliato, con case e stanze
fornite di stufe e dispense, e sia circondato da una buona palizzata, e le porte siano robuste, in modo
che le donne possano svolgere convenientemente il nostro lavoro. Ermentrude, comunque, deve scappar
via, dopo aver fatto i suoi pettegolezzi. Essa ritorna alla sua fattoria, e si mette al lavoro nella piccola
vigna; poi, dopo un'ora o due, rientra per far da mangiare ai bambini, e per impiegare il resto della
giornata a cucire caldi indumenti di lana per loro. Tutte le sue amiche sono al lavoro dei campi, o alle
fattorie dei loro mariti, o a badare al pollaio, o all'orto, o in casa a cucire; poich il lavoro delle donne,
in una fattoria di campagna, pesante come quello degli uomini. Ai tempi di Carlo Magno (ad esempio)
quasi tutta la tosatura delle pecore era fatta da loro. Poi finalmente Bodo ritorna per la cena, e appena
il sole tramontato vanno a letto; perch la loro candela fatta a mano d solo un barlume di luce, ed
entrambi debbono essere presto in piedi al mattino.
(E. Power, Vita nel Medioevo, cit.)

SCHEDA 3: MATERIALE PR IL MONASTERO


A. DALLA REGOLA DI SAN BASILIO IL GRANDE (330 379 circa)
La convivenza di pi persone nello stesso luogo risulta utile per varie cose.. Prima di tutto perch nessuno di
noi capace di provvedere neanche alle proprie necessit fisiche, mentre abbiamo bisogno dellaiuto
vicendevole per le cose della vita. Il piede infatti ha s la virt di camminare, ma privo di altre facolt
(capacit); senza il concorso di altre membra esso si trova incapace [] non si pu tralasciare la preghiera
mentre pur necessario lavorare, ne consegue che ci sia detto quali arti si convengano (meglio) [.] Cos per
esempio latre del tessere si deve ammettere che pu servire alluso comune della vita; parimenti larte del
calzolaio; quanto poi allarte muraria, del legnaiuolo, del fabbro ferraio, dellagricoltura, queste sono di per s
necessarie alla vita, vengono di gran vantaggio, e quindi non sono da rigettarsi per nessuna ragione. Se per
creassero disturbi o disgregassero dalla vita comune i confratelli dobbiamo allora evitarle, dando la
preferenza a quelle arti che mantengano in noi la vita dellunione continua col Signore.

1. A chi paragonato il singolo monaco? E lintera comunit?


2. Cosa vuole dire lautore con questo paragone?
3. Quali lavori sono necessari?
4. Perch vengono privilegiate proprio queste attivit?
5. Cosa accade quando unattivit crea problemi allinterno della comunit?

B. DALLE LETTERE DEL MONACO AFRAATE


Ascolta, caro mio, cosa si addice ai solitari che professano la religione. Prima di ogni altra cosa si addice
alluomo che la sua fede sia salda; sia poi applicato al digiuno e alla preghiera; sia umile, mite e assennato; la
sua parola sia placida e soave; la sua mente pura verso ognuno. Proferisca le sue parole a peso; fabbrichi una
siepe alla sua bocca per salvarla dalle parole dannose. [.] Non ami lornamento delle vesti; nemmeno gli
conviene che faccia crescere la chioma, o che si unga di oli profumanti; Non prenda posto ai conviti; non
ecceda nel vino. Allontani da s la lingua fraudolenta, rimuova da s la gelosia e il litigio; Non dia a frutto, n
riceva interesse: non ami la cupidigia. Allontani da s ladulazione, non dica parola di scherzo. E ha da dare ai
poveri se ne rallegri, se non ne ha non si rattristi.

1. Quali sono gli atteggiamenti pi giusti per un monaco?


2. Che cosa deve evitare di fare?
3. Cosa significa proferire le parole a peso?
4. Cosa significa fabbricare una siepe alla bocca?
5. Perch deve evitare le belle vesti, i banchetti e i profumi?
6. Cosa significa che non deve dare a frutto n ricevere interessi?
7. Perch non si deve attristare se non ha da dare ai poveri?

C. Da LA REGOLA DI SAN BENEDETTO di G. Falco


La comunit monastica concepita sotto due aspetti, che si fondono: essa scuola per il servizio divino e
famiglia. Il maestro so chiama signore, abate, padre e fa le veci di Cristo; gli anziani sovrintendono come dei
nonni; i discepoli sono fratelli. [..] Tutti possono entrare a far parte della comunit, il servo e il libero, il
Romano e il Goto, purch se ne mostrino degni nellanno di noviziato e vi si obblighino con voto solenne.
[..]nellordine gerarchico non vale let, ma lanzianit di professione monastica e la discrezione dellabate (si
viene chiamati ad un compito se ne si hanno le capacit e la dignit); ecco dunque lesistenza del monaco:
pregare, leggere, lavorare. [] Si condanna sia il vagabondaggio dei monaci, sia la peste (male) del possedere.
Si condanna la mormorazione, la ribellioneBisogna sempre accogliere con tutta tranquillit e obbedienza la
volont di chi comanda. Le punizioni procedono per gradi, dalle esortazioni e dagli ammonimenti alla
scomunica, dalla disciplina, alla preghiera in comune, allespulsione.

1. A che cosa paragonata la comunit dei monaci? Quali sono i compiti di ciascuno?
2. A chi aperta la comunit dei monaci? Cosa chiede in cambio?
3. Perch condannato il vagabondaggio dei monaci?
4. Come si deve reagire ai rimproveri? Perch?

Del lavoro manuale quotidiano


L'oziosit nemica dell'anima. Per questo i fratelli devono essere occupati, in tempi determinati, nel
lavoro manuale e in altre ore nella lettura divina. Pensiamo, pertanto che le due occupazioni siano ben
ripartite in questo modo: da Pasqua fino alle calende di ottobre, al mattino siano occupati nei lavori
necessari da quando escono allora prima fino a circa l'ora quarta. Dall'ora quarta fino a circa l'ora
sesta inoltrata si tengano liberi per la lettura. Dopo sesta, alzatisi da tavola, riposino nei loro letti in
assoluto silenzio, o, se qualcuno vuol leggere per conto suo, legga pure, ma in modo da non disturbare gli
altri. Si celebri nona con un po' di anticipo, a met dell'ora ottava, e di nuovo ritornino al lavoro che
debbono fare, fino al Vespro. Se poi le condizioni del luogo o la povert rendono necessario che i monaci
si occupino loro stessi del raccolto, non ne siano rattristati, perch proprio allora sono veri monaci,
quando vivono del lavoro delle loro mani come i nostri padri e gli apostoli.
Tutto per si deve fare con equilibrio, tenendo conto dei deboli [..] Nei giorni di Quaresima, dal
mattino fino a tutta lora terza, siano liberi per la lettura, e poi fino a tutta lora decima siano impegnati
al lavoro loro comandato. In questi giorni di Quaresima, ogni fratello riceva un libro dalla biblioteca, e lo
legga tutto di seguito e integralmente. Questi libri dovranno essere distribuiti all'inizio della
Quaresima. Certo, sar indispensabile delegare uno o due anziani che girino per il monastero nelle ore in
cui i fratelli sono liberi per la lettura perch veglino a che non si trovi un fratello vittima dell'accidia 1,
che si perde nell'ozio o in chiacchiere invece di immergersi nella lettura, arrecando cosi non solo danno
a se stesso, ma anche distrazione agli altri.
Se si trova qualcuno - non sia mai - a fare cos, lo si riprenda una o due volte, e se non si corregge venga
sottoposto alla punizione di regola, in modo tale che anche gli altri ne rimangano presi da timore. E un
fratello non si trovi con un altro fuori dai tempi previsti. Di domenica, parimenti, siano tutti liberi per la
lettura, tranne quelli incaricati dei diversi servizi. Se poi c' qualcuno cos superficiale e pigro da non
volere o non sapere darsi alla riflessione e alla lettura, gli si dia da fare qualche lavoro, purch non stia
in ozio. Ai fratelli malati o di salute cagionevole, si affidi un incarico o un mestiere in modo da non
lasciarli inattivi; d'altra parte per il lavoro non dev'essere tale da opprimerli o indurli a sottrarvisi.
L'abate deve avere riguardo per la loro debolezza. Per loro si abbia sempre un riguardo minimo ai rigori
della regola per quel che riguarda gli alimenti. Ci sia piuttosto una comprensiva attenzione verso di loro
e anticipino pure l'orario fissato per i pasti.

Se i monaci debbano avere qualcosa di proprio

E assolutamente necessario estirpare dal monastero questo vizio, e fin dalle sue radici, perch nessuno
si permetta di dare o di ricevere qualcosa senza l'autorizzazione dell'abate, o di possedere qualcosa in
proprio, assolutamente nulla: n libro, n tavoletta, n stilo, nulla insomma, dato che i monaci non
possono disporre neppure del proprio corpo e della propria volont. Tutto ci di cui c' bisogno si deve
attendere dal padre del monastero. Tutto sia comune a tutti - come sta scritto - e nessuno dica o
pretenda qualche cosa come sua. Se ci si accorge che qualcuno portato a questo tristissimo vizio, lo
si ammonisca una prima e una seconda volta; e, se non si emenda 2, subir la correzione.

(San Benedetto Abate, La regola, capp. XXX e XXXVII, Abbazia di Vidolbone)

SCHEDA 4: MATERIALE PER IL CASTELLO

1
Peccato capitale che consiste nella pigrizia e nellindolenza
2
Corregge
La vita al castello
II brano che segue descrive un castello in cui vivevano i ricchi signori in tempo di pace, le attivit gli
svaghi, la vita che. vi si svolgeva. II brano tratto dalla Leggenda di San Giuliano l'Ospitaliere.

I1 padre e la madre di Giuliano abitavano in un castello, in mezzo ai boschi, sul pendio di una collina. Le
quattro torri d'angolo avevano tetti aguzzi, ricoperti con scaglie di piombo e le fondamenta si
appoggiavano su massa rocciosa che dirupava fino ai fossati. I1 selciato del cortile era lustro come il
pavimento di una chiesa. Lunghe grondaie a forma di draghi, dalle fauci rivolte in gi, sputavano l'acqua
piovana nella cisterna. Ad ogni finestra, in un vaso d'argilla dipinto, fiorivano il basilico e l'eliotropo 1.
Una palizzata cintava un frutteto ed un tappeto erboso in cui combinazioni floreali disegnavano iniziali
intrecciate e, pi in 1, un pergolato con chioschi ai bordi dei campi di pallamaglio 2 che serviva al
divertimento dei paggi. Dall'altra parte erano sistemati il canile, le scuderie, il panificio, il frantoio, il
granaio. Tutt'intorno si estendevano teneri pascoli, recinti da una fitta siepe di rovi. Si era in pace da
cos lungo tempo che la saracinesca del castello non si abbassava pi; le rondini nidificavano nelle
feritoie e l'arciere di sentinella lungo la cortina, non appena il sole dardeggiava, riparava in garitta e si
addormentava, beato come un frate. Nell'interno brillavano i ferramenti; e le tappezzerie nelle camere
proteggevano dal freddo. Si viveva nell'abbondanza: gli armadi traboccavano di biancheria, le botti di
vino si accatastavano nelle cantine, solidi forzieri di quercia scricchiolavano sotto il peso dei sacchi di
monete. Nell'armeria, fra stendardi e musi di bestie feroci, si vedevano armi di tutti i tempi e di tutti i
paesi... In cucina giganteggiava sugli altri uno spiedo, capace di far girare un bue; la cappella era
sontuosa come loratorio3 di un re. C'era persino un bagno romano, ma il buon signore non se ne serviva,
considerandolo un uso pagano. In casa, sempre avvolto in una pelliccia di volpe, rendeva giustizia ai
vassalli, componeva le liti dei vicini. D'inverno gli piaceva osservare il fioccar della neve, oppure
ascoltare letture di storie antiche, ma, con le prime giornate di sole, se ne andava, a dorso di mula, per
sentieri lungo i campi verdeggianti di grano, dove spesso si intratteneva con i contadini a chiacchierare
e a dar loro consigli. Dopo molte avventure, aveva preso in moglie una damigella d'alto lignaggio.
Piuttosto fiera, severa d'aspetto. Era chiarissima di pelle. Portava cappelli lunati 4, le cui punte
sfioravano larchitrave delle porte. Vestiva di panno dal lungo strascico... Ogni mattina assegnava i lavori
alle ancelle; verificava le confetture e gli unguenti; filava alla conocchia5 o ricamava paramenti sacri...
(G. Flaubert, La leggenda di San Giuliano l'Ospitaliere in Tre racconti, Einaudi, Torino)

1
Pianta ornamentale dai fiori bianchi
2
Gioco popolare simile al cricket
3
Cappella privata per la preghiera
4
A forma di mezzaluna, con lunghe punte in mezzo alle quali era spesso sospeso un velo
5
Strumento per filare, come il fuso, la spola..