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L'infanzia di Ivan

Andrej Tarkovskij

(1962)
A compilation of it, en and ru wikipedias by Tatiana Polomochnykh

Contents
Linfanzia di Ivan (it. Wikipedia) Igor Mariottini, L'Infanzia di Ivan. La guerra tra sogno e veglia Ivan's Childhood (en. Wikipedia) (ru. Wikipedia) Jean Paul Sartre (1905-1980) Discussion on the criticism of Ivan's Childhood Lenfance dIvan (fr.wikipedia) Andrej Arsen'evi Tarkovskij (it. Wikipedia) , Non cadranno foglie stasera , Vladimir Bogomolov Nikolai Petrovich Burlyayev Irma Yakovlevna Raush Valentin Zubkov Vyacheslav Ovchinnikov Vadim Yusov Andrei Konchalovsky Mosfilm

L'infanzia di Ivan
Da Wikipedia, l'enciclopedia Ivanovo detstvo Titolo originale URSS Paese di produzione 1962 Anno 95 min Durata B/N Colore sonoro Audio drammatico, guerra Genere Andrej Tarkovskij Regia Vladimir Bogomolov (racconto) Soggetto Vladimir Bogomolov, Mikhail Papava Sceneggiatura Vadim Yusov Fotografia Lyudmila Feiginova Montaggio Vyacheslav Ovchinnikov Musiche Yevgeni Chernyayev, Ye. Chernyayaev Scenografia Interpreti e personaggi Nikolai Burlyayev: Ivan Valentin Zubkov: capitano Kholin Yevgeni Zharikov: tenente Galtsev Stepan Krylov: Caporale Katasonov Nikolai Grinko: tenente colonnello Gryaznov Dmitri Milyutenko: vecchio col gallo Valentina Malyavina: Masha Irma Raush: madre di Ivan Andrej Konalovskij: soldato con gli occhiali Premi Festival di Venezia: Leone d'oro al miglior film L'infanzia di Ivan (Russo: , Ivanovo detstvo) un film del 1962 diretto da Andrej Tarkovskij. La pellicola tratta dal racconto Ivan di Vladimir Bogomolov, ed stata insignita del Leone d'oro al miglior film al Festival di Venezia, ex aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini. In URSS, gli spettatori furono 16,7 milioni, il pubblico pi vasto fatto registrare da un film di Andrej Tarkovskij[1]. Trama Seconda guerra mondiale, fronte orientale, linea Stalin, zona del fiume Dnepr. Il dodicenne Ivan, rimasto senza famiglia (padre al fronte, forse morto, madre probabilmente uccisa), si unito prima ai partigiani e poi all'esercito regolare sovietico per combattere gli invasori tedeschi. Il colonnello Grjaznov e il capitano Kholin, che si prendono cura di lui al punto che il primo potrebbe forse adottarlo al termine della guerra, sfruttano la sua abilit nel muoversi inosservato in quei luoghi paludosi per inviarlo in missioni esplorative oltre le linee nemiche. Dopo una missione particolarmente difficile, Ivan non riesce a ritornare nel luogo previsto e raggiunge invece una zona del fronte controllata dal giovane tenente Galtsev, che stenta a credere alle spiegazioni di quel ragazzino sporco e distrutto dalla fatica, finch non accetta di contattare il comando militare e vede accorrere il sollevato Kholin. Grjaznov decide di allontanare Ivan dal fronte e mandarlo alla scuola militare, per proteggerlo, ma lui ben deciso a rimanere in prima linea, perch convinto che in guerra solo i vigliacchi e gli invalidi possano sottrarsi all'impegno. Quando viene condotto verso le retrovie, scappa da solo in quelle lande desolate, devastate dai combattimenti, ma viene presto ripreso. Ivan viene coinvolto in un'ultima missione. Kholin e Galtsev lo accompagnano attraverso il

fiume, fin dov' possibile, ma poi attendono invano il suo ritorno dall'esplorazione, mentre cade la prima neve. A guerra finita, nella Berlino occupata dalle forze sovietiche, Galtsev, sopravvissuto ma segnato nel volto e nell'anima, negli uffici abbandonati del Reichstag trova casualmente, fra i fascicoli dei prigionieri giustiziati, anche quello di Ivan, scoprendo che il ragazzino stato impiccato. Produzione Il progetto di un film tratto dal racconto di Bogomolov, tradotto in pi di venti lingue, fu affidato dalla Mosfilm ad Andrej Tarkovskij nel giugno 1961, dopo essere stato sottratto, nel dicembre precedente, alla regia del giovane Eduard Abalov, ritenuta insoddisfacente da produzione e commissioni artistiche. Molte scelte produttive del regista furono quindi dettate dalla limitatezza dei mezzi finanziari e dai tempi.[2] Ad esempio, la scelta per il ruolo di Ivan cadde su un ragazzo gi notato dal regista ai tempi in cui ancora frequentava il VGIK (Istituto Statale di Cinematografia)[2] e che aveva interpretato un ruolo in un saggio cinematografico del suo compagno di corso Andrej Konalovskij (Giovani e colombi). La sceneggiatura fu riscritta in quindici giorni. Peraltro, la sceneggiatura iniziale dovuta a Mikhail Papava, che aveva radicalmente trasformato il racconto di Bogomolov Ivan, invece di morire arrestato dai nazisti e tradotto in un campo di concentramento, da cui viene liberato dall'avanzata dell'esercito sovietico -, era gi stata modificata a seguito delle proteste dell'autore. In questo lavoro, come sarebbe stato per il successivo Andrei Rublev, il regista fu assistito in modo decisivo da Konalovskij che pure nei titoli accreditato solo come attore. Per quanto imposta, in qualche misura, dalla fretta, estremamente felice si rivel la scelta, per la fotografia, di Vadim Yusov[2] che aveva gi collaborato con Tarkovskij nel precedente film Il rullo compressore e il violino. Gli effetti di illuminazione degli interni in cui si possono cogliere echi dell'espressionismo tedesco,[3] l'uso di "...variazioni di angolazione e spostamenti aventi e indietro della cinepresa lunghi e di inquietante complicazione..." [1], assecondano il poetico fluire della narrazione tra l'oscura realt della guerra e i luminosi flaskback in cui Ivan ricorda e fantastica di un'infanzia sottrattagli per sempre. Il film fu girato in gran parte nei dintorni di Kaniv, citt ucraina lungo il Dnepr. Critica L'infanzia di Ivan anticipa di pochi mesi gli attacchi di Kruscev all'astrattismo e al cosmopolitismo filo-occidentale di certa arte sovietica [4] e pu essere considerato uno degli ultimi atti del disgelo culturale avviato in URSS nella seconda met degli anni Cinquanta.[5] Nel suo saggio autobiografico "Scolpire il tempo", il regista rivela di essersi invariabilmente scontrato con " le proteste della produzione cinematografica, ogni volta che ci sforzavamo di sostituire i collegamenti narrativi con collegamenti poetici...Tutti i bruschi passaggi del nostro film dai sogni alla realt e viceversa...a molti apparivano scorretti."[2] Egli rivendica, altres, la maggiore aderenza alla vita il superiore realismo, della logica poetica, rispetto alla logica drammaturgica tradizionale che "...collega le immagini attraverso uno sviluppo rettilineo e logicamente consequenziale del soggetto."[2] A dispetto di ci e del contenuto morale di un soggetto che denunciava il " carattere innaturale della guerra "[2] nella rappresentazione della devastazione della personalit di un ragazzo, anche in Occidente e in particolare da parte della sinistra italiana, il film fu accusato di formalismo, calligrafismo e di essere un prodotto di " cultura decadente ", con cadute nel morboso.[4] In sua difesa si erse, con un articolo su l'Unit del 9 ottobre 1963, Jean-Paul Sartre che, tra le altre cose, scriveva: " I suoi incubi, le sue allucinazioni (di Ivan) non hanno nulla di gratuito...; restano

puramente oggettive; continuiamo a vedere Ivan dall'esterno, come nelle scene "realistiche"; la realt che, per questo ragazzo, il mondo intero un'allucinazione e che in questo universo questo ragazzo, mostro e martire, un'allucinazione per gli altri... Non una questione di espressionismo n di simbolismo, ma una determinata forma di narrazione, richiesta dal soggetto stesso...". Note 1. ^ a b Oksana Bulgakova, " Cinema sovietico : dal realismo al disgelo " in, (a cura di ) Gian Piero Brunetta " Storia del cinema mondiale " Giulio Einaudi editore, Torino, 2000 2. ^ a b c d e f Andrej Tarkovskij " Scolpire il tempo " Ubulibri, Milano 1986 3. ^ Giovanni Grazzini, " Il Corriere della Sera " 4 aprile 1963 4. ^ a b Tullio Kezich, " Il cinema degli anni sessanta, 1962-1967 ", Edizioni Il Formichiere 5. ^ " Il Mereghetti. Dizionario dei film, 2008 ", Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007 Collegamenti esterni (EN) Scheda su L'infanzia di Ivan dell'Internet Movie Database

Igor Mariottini

L'Infanzia di Ivan
La guerra tra sogno e veglia Online sul sito Cinemavvenire, Venerd 17 Marzo 2006 13:00
La societ degli uomini progredisce verso i suoi fini, i vivi realizzano quegli scopi con le loro proprie forze e tuttavia, quel piccolo morto, minuscola spazzatura della storia, rimane una domanda senza risposta che non compromette nulla, ma che fa vedere tutto sotto una luce nuova Jean-Paul Sartre

Nel 1960 i vertici della casa di produzione cinematografica Mosfilm decidono di affidare al giovane scrittore Vladimir Bogomlov la sceneggiatura del suo racconto di guerra Ivan e la sua riduzione cinematografica a una troupe che ne avrebbe dovuto fare un film di "fidata ideologia". Le cose, per, non vanno come dovrebbero; profondamente delusi dalle prime scene girate e dalle grosse spese sostenute, gli addetti alla produzione decidono di rivolgersi al ventottenne regista di Zavroze Andrej Tarkovksij, diplomatosi due anni prima allistituto VGIK (la pi importante scuola sovietica di cinema) con il mediometraggio Katok i skripka (Il rullo compressore e il violino) e con allattivo un cortometraggio dal titolo Segodnja Uvolnenija ne budet (Oggi non ci sar libera uscita, 1959). Con un budget ridotto a causa del precedente disastro finanziario; riscritta la sceneggiatura insieme ad Andrej Mikhalkov-Konalovskij e cambiato titolo al film, ora Ivanovo Detstvo (Linfanzia di Ivan), Tarkovskij ha cosi lopportunit di esordire con unopera su commissione. Un esordio, dunque, contraddistinto da povert di mezzi e appartenenza a un filone della cinematografia sovietica che in quegli anni impegna molti registi (Abuladze, Bondaruk, Talankin, solo per citarne alcuni) a confrontarsi "sullaltare del regime" con il mito dellinfanzia eroica e della guerra come difesa della rivoluzione: Linfanzia di Ivan un esordio insidioso, che Tarkovskij riesce a governare magistralmente. La tensione nellesprimere il massimo delle cose con un ridotto

impiego di mezzi, fa s che ad affiorare sia lassoluta originalit del giovane cineasta, il quale, attraverso quella che potremmo definire una "povert della poesia" una messa in scena estremamente scarna che sfrutta in maniera decisiva le particolarit paesaggistiche del vasto territorio russo delinea i tratti uninfanzia prematuramente interrotta. Ivan sogna. Appare evidente sin dalla prime sequenze, come la guerra abbia agito chirurgicamente nella mente del piccolo, andando a scardinare quei processi che permettono a una mente "sana" di separare la veglia dal sonno, il giorno e la notte. Azioni e allucinazioni si corrispondono intimamente. Lo vediamo sorvolare campi (nella sequenza dapertura), muoversi nella pancia di un sinistro mulino a vento, attraversare furtivamente delle paludi; tuttavia, questa ipotetica e delirante continuit dazione non altro che la deviazione della natura primigenia del fanciullo; per cosi dire la "risposta" razionale a una "domanda" percepita irrazionalmente: la guerra. La violenza ha privato Ivan dellaffetto dei genitori, interrompendo la sua infanzia e catapultandolo negli ingranaggi di questa cieca devastazione; la mostruosit crea mostri, il bambino non pu che rispondere a questo richiamo, facendo propria la violenza che lha generato, lui figlio della guerra ha bisogno di una sola cosa: la guerra, e di questa si nutre. Nella sequenza che precede lultima missione, il recupero dei cadaveri, il capitano Cholin sta preparando del cibo da portare in missione, una cipolla, un po di pane e del formaggio. La macchina da presa, lentamente, passa dalle mani di Cholin occupate a preparare da mangiare, al suo volto, intento a fissare il torace del bambino che si sta vestendo. La magrezza di Ivan impressionante, durante il film lo vediamo mangiare (forse poco), ma quello di cui si nutre veramente la guerra, quella stessa guerra che lo sta consumando. In effetti Ivan gi morto, la morte per lui non potr essere come per molti altri soldati la fine di un incubo e la salvezza della propria essenza umana. Questo evidente soprattutto nei rapporti con gli altri soldati, che pi volte cercheranno di salvarlo mettendolo nelle retrovie o mandandolo a scuola: sar tutto inutile, perfino il caporale Katasoni, che aveva deciso di adottarlo appena finita la guerra, morir di l a poco. Nei sogni di Ivan, vanno ricercate quelle ultime tracce di tenerezza e umanit che si mescolano con gli orrori quotidiani, creando quella continuit tra sogno e veglia accennata in precedenza: egli non potr mai essere un eroe "sovietico", anche se continuer a combattere fino alla fine. Il suo "essere gi morto" conserva qualcosa di reale e autentico, perch autentica la sua tragedia. Di contro, leroismo in tutta la sua ambiguit e il suo incedere didascalico che si nutre di slanci retorici e celebrativi. Gli eroi non esistono (o perlomeno esistono solo in un contesto bellico, ed comunque impossibile, per loro, il ritorno alla normalit ), la guerra come terreno dimprese eroiche non esiste, esistono invece e sono anche troppo reali, quella massa di "creature" prodotte dalla guerra, che dalla realt sono completamente dissociate, e dai propri simili incomprese, che vivono in ambienti che non conservano ormai pi nulla di terreno. Un camino e una porta, questo tutto quello che rimane di unisba distrutta dai tedeschi: tra le sue rovine, Ivan (fuggito dalle retrovie) vincontra un vecchio pazzo che gira tra le macerie della sua casa, con in mano un quadro da appendere e una gallina tenuta al guinzaglio. La porta si apre sul nulla e Ivan entra, aiuta il vecchio a cercare il suo chiodo, e scopre che i tedeschi hanno ucciso sua moglie e dato fuoco alla casa. Tutto andato distrutto. La follia e la realt in questa sequenza si sfiorano pericolosamente. A emergere qui in tutta la sua incredibile tragicit, come nelle sequenze oniriche, la tenerezza del fanciullo, evidentemente non completamente distrutta dalla guerra, una tenerezza mutilata che proprio nei sogni non riesce in pieno ad affermarsi; ogni sogno destinato a diventare un incubo. Ivan, raggiunto dai suoi superiori, si allontana non prima di aver lasciato su di una pietra del cibo per il vecchio pazzo. Un momento di tregua, si attende la guerra. Forse per la prima e unica volta siamo di fronte alla pi genuina contraddittoriet di questi uomini. Il tenente Galcev corteggia maldestramente la giovane responsabile dellunit medica Maa che, a sua volta, riceve le "impetuose" attenzioni del capitano Cholin. La sequenza nello splendido bosco di betulle, quasi una boccata dossigeno per lo spettatore, permette il riaffiorare delle passioni,(la sanguigna prepotenza di Cholin travolge la mite Maa) e di individuare la separazione tra due categorie di personaggi; Ivan e Cholin si dimostrano

uomini di guerra (sono entrambi gi morti), che non riusciranno mai a trovare una loro dimensione in tempo di pace, diverso invece il discorso per i deboli Maa e Galcev e per la loro storia damore. Per loro, la guerra una tremenda parentesi, Galcev dimostra grande rispetto per i tedeschi (e per la loro arte) quando mostra a Ivan lApocalisse di Drer, che al contrario afferma che i tedeschi non hanno scrittori e sono un branco di pelapatate. La guerra simpone di nuovo, due soldati russi, mandati in avanscoperta, vengono catturati e impiccati dai tedeschi, il capitano Cholin con Ivan e Galcev, decidono di recuperare i cadaveri. La violenza subita, langoscia onnipresente, lirrefrenabile e confuso desiderio di vendetta. Prima di partire per la missione, Ivan fantastica un immaginario e angosciante assedio al nemico, richiamando i suoi allattacco grazie al suono di una campana che guida lesercito sovietico contro i tedeschi. Questo gioco di guerra Ivan stesso. Il mostro si rivela in tutta la sua agghiacciante confusione, il nemico, la madre morta, i compagni, lossessione di combattere e la vendetta invocata impugnando saldamente un coltello davanti a ununiforme vuota appesa al muro. Finalmente la missione. Ivan esce definitivamente di scena, ora, il silenzio della guerra. Il cielo solcato da razzi da ricognizione e i tre soldati scivolano lentamente lungo il fiume; accompagnato da Cholin e Galcev, Ivan deve attraversare le fila tedesche per poi raggiungere i compagni in una localit stabilit: di lui non si avranno pi notizie. Per la prima volta Tarkovskij ci mostra il nemico, che sfila accanto a Cholin e Galcev senza vederli. Dopo il silenzio, la festa. In questo finale, la storia si mostra in tutta la sua tragicit, una bandiera sovietica sventola dal Palazzo della Cancelleria a Berlino, la guerra finita, i soldati sovietici si lasciano andare in danze e festeggiamenti, il III Reich caduto. Sullo schermo sfilano le immagini della Cancelleria distrutta dai bombardamenti e del corpo carbonizzato di Goebbels suicidatosi dopo aver ucciso la famiglia. Tra i soldati dellarmata rossa che esaminano la macabra burocrazia nazista, c solo Galcev, Cholin stato ucciso. Per ogni nemico impiccato o fucilato c un fascicolo, tra questi vi il piccolo Ivan, prima detenuto poi impiccato. Il Reich stato sconfitto, la guerra finita, la gioia e i festeggiamenti collettivi coprono com naturale il disastro umano di un bambino impiccato a dodici anni, nulla potr ripagare quella che Sartre definisce una "perdita secca": non ci sono vie di mezzo tra la grande gioia collettiva e questa modesta tragedia personale. Tenendo fuori momentaneamente il saggio conclusivo al corso di regia al VGIK Il rullo compressore e il violino e il cortometraggio del 1959 Oggi non ci sar libera uscita, possiamo affermare che il cinema di Andrej Tarkovskij si apre con un bambino ai piedi di un albero e la cinepresa che sale fino ai rami pi alti. Con questa stessa immagine, ventiquattro anni pi tardi, il cineasta russo chiude la sua produzione cinematografica: in Offret (Sacrificio 1986) vediamo un bambino (Ometto) che, ignaro della minaccia nucleare, porta lacqua a un albero, di l a poco la macchina da presa salir verso i rami pi alti. I bambini si trasformano in "indicatori", la loro manifesta alterazione, il loro (secondo le parole dello stesso Tarkovskij) essere "fuori asse" il sintomo pi evidente della mostruosit del mondo; il balbuziente in Zerkalo (Lo specchio 1974), Ometto in Sacrificio e la bambina mutante in Stalker celano dentro di loro un modo di "sentire" la realt dincredibile profondit, (la figlia dello Stalker riuscir a spostare gli oggetti col pensiero) grazie anche allamputazione della parola. Vincitore del Leone dOro nel 1962, sia pure ex-aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini, al film non vengono di certo risparmiate critiche anche violente. Sono in particolare i critici italiani di sinistra a mettersi in prima linea, accusando Tarkovskij di antistoricismo, decadentismo estetizzante, espressionismo, oppure di sorpassato simbolismo. Sarebbe molto complicato, e per alcuni versi fuori dal tempo, inserirsi ora in un dibattito critico che trova nella celebre lettera di di Jean-Paul Sartre allUnit del 9 ottobre 1962 un inizio importante, contraddistinto da una rigorosa direzione morale. Il pregiudizio e lo schematismo dei critici dellUnit in particolare per questo "sorpassato simbolismo" si riferiva alluso che lautore faceva delle sequenze oniriche, affermando che in Occidente si era cessato da tempo di far ricorso ai sogni

e a un certo tipo di simbolismo. A tali critiche il filosofo francese oppone la formazione prevalentemente sovietica di Tarkovskij (pensiamo solo allinfluenza di un autore come Aleksandr Dovenko), distante dalla produzione cinematografica dellEuropa Occidentale. Infine lantistoricismo. Tra la gioia di un paese che ha vinto la guerra e che "ha pagato duramente il diritto a proseguire la costruzione del socialismo" c questo piccolo sassolino, una domanda che non trover mai risposta: la "perdita secca" di cui parlavamo in precedenza non pu non essere tragedia totale: non c spazio nemmeno per il pianto di una madre e niente potr riscattare questa perdita, nemmeno la pi alta tensione verso un nuovo ordine sociale. Lantistoricismo dunque da ricercare nella scelta (secondo noi coraggiosa) di aver mostrato, il prezzo che lumanit ha dovuto pagare in nome del progresso? Inoltre, pu essere considerato un vero proprio discorso sulla storia quello di Tarkovskij? Ci sembra opportuno concludere con le parole del gi citato filosofo francese: "La storia tragica. Lo diceva Hegel. E anche Marx, il quale aggiungeva che essa progredisce sempre attraverso i suoi lati peggiori. Ma noi non lo dicevamo quasi pi, insistevamo sul progresso e ci dimenticavamo le perdite che nulla pu compensare. Linfanzia di Ivan viene a ricordarci tutto ci nel modo pi insinuante, pi dolce, pi esplosivo".

Ivan's Childhood

From Wikipedia, the free encyclopedia

Directed by Written by Starring Music by

Andrei Tarkovsky Vladimir Bogomolov Mikhail Papava Nikolai Burlyayev Valentin Zubkov Yevgeni Zharikov Stepan Krylov Nikolai Grinko Irma Raush Vyacheslav Ovchinnikov

Cinematography Vadim Yusov Editing by Distributed by Release date(s) Running time Country Language Lyudmila Feiginova Mosfilm 6 April 1962 95 minutes Soviet Union Russian

Ivan's Childhood (Russian: , Ivanovo detstvo), sometimes released as My Name Is Ivan in the US, is a 1962 Soviet film directed by Andrei Tarkovsky.[1] It is based on the 1957 short story Ivan (Russian: ) by Vladimir Bogomolov, with the screenplay written by Mikhail Papava and an uncredited Andrei Tarkovsky. The film features child actor Nikolai Burlyayev, Valentin Zubkov, Yevgeni Zharikov, Stepan Krylov, Nikolai Grinko and Tarkovsky's wife Irma Raush. The film tells the story of orphan boy Ivan and his experiences during World War II. Ivan's Childhood was one of several Soviet films of its period, such as The Cranes Are Flying and Ballad of a Soldier, that looked at the human cost of war and did not glorify the war experience as did films produced before the Khrushchev Thaw.[2] Ivan's Childhood was Tarkovsky's first feature film. It won him critical acclaim and made him internationally known. It won the Golden Lion at the Venice Film Festival in 1962 and the Golden Gate Award at the San Francisco International Film Festival in 1962. The film was also selected as the Soviet entry for the Best Foreign Language Film at the 36th Academy Awards, but was not accepted as a nominee.[3] Famous filmmakers such as

Ingmar Bergman, Sergei Parajanov and Krzysztof Kielowski praised the film and cited it as an influence on their work.[4] Plot On the Eastern front during World War II, the Soviet army is fighting the invading German Wehrmacht. The film features a non-linear plot with frequent flashbacks. After a brief dream sequence, Ivan Bondarev (Nikolai Burlyayev), a 12-year-old Russian boy, wakes up and crosses a war-torn landscape to a swamp, then swims across a river. On the other side, he is seized by Russian soldiers and brought to the young Lieutenant Galtsev (Evgeny Zharikov), who interrogates him. The boy insists that he call "Number 51 at Headquarters" and report his presence. Galtsev is reluctant, but when he eventually makes the call, he is told by Lieutenant-Colonel Gryaznov (Nikolai Grinko) to give the boy pencil and paper to make his report, which will be given the highest priority, and to treat him well. Through a series of dream sequences and conversations between different characters, it is revealed that Ivans mother and sister (and probably his father, a border guard) have been killed by German soldiers. He got away and joined a group of partisans. When the group was surrounded, they put him on a plane. After the escape, he was sent to a boarding school, but he ran away and joined an army unit under the command of Gryaznov. Burning for revenge, Ivan insists on fighting on the front line. Taking advantage of his small size, he is successful on reconnaissance missions. Gryaznov and the other soldiers grow fond of him and want to send him to a military school. They give up their idea when Ivan tries to run away and rejoin the partisans. He is determined to avenge the death of his family and others, such as those killed at the Maly Trostenets extermination camp (which he mentions that he has seen). A subplot involves Captain Kholin (Valentin Zubkov) and his aggressive advances towards a pretty army nurse, Masha (Valentina Malyavina), and Galtsev's own undeclared and unrequited feelings for her. Much of the film is set in a room where the officers await orders and talk, while Ivan awaits his next mission. On the walls are scratched the last messages of doomed prisoners of the Germans. Finally, Kholin and Galtsev ferry Ivan across the river late at night. He disappears through the swampy forest. The others return to the other shore after cutting down the bodies of two Soviet scouts hanged by the Germans. The final scenes of the film then switch to Berlin under Soviet occupation after the fall of the Third Reich. Captain Kholin has been killed in action. Galtsev finds a document showing that Ivan was caught and hanged by the Germans. As Galtsev enters the execution room, a final flashback of Ivan's childhood shows the young boy running across a beach after a little girl in happier times. The final image is of a dead tree on the beach. Cast Nikolay Burlyaev as Ivan (as Kolya Burlyayev) Valentin Zubkov as Capt. Kholin (as V. Zubkov) Yevgeni Zharikov as Lt. Galtsev (as Ye. Zharikov) Stepan Krylov as Cpl. Katasonov (as S. Krylov) Nikolai Grinko as Lt. Col. Gryaznov (as N. Grinko)

Dmitri Milyutenko as Old Man (as D. Milyutenko) Valentina Malyavina as Masha (as V. Malyavina) Irma Raush as Ivan's Mother (as I. Tarkovskaya) Andrey Konchalovskiy as Soldier (as A. Konchalovskiy) Production Ivan's Childhood was Tarkovsky's first feature film, shot two years after his diploma film The Steamroller and the Violin. The film is based on the 1957 short story Ivan (Russian: ) by Vladimir Bogomolov, which was translated into more than twenty languages. It drew the attention of the screenwriter Mikhail Papava, who changed the story line and made Ivan more of a hero. Papava called his screenplay Second Life (Russian: , Vtoraya Zhisn). In this screenplay Ivan is not executed, but sent to the concentration camp Majdanek, from where he is freed by the advancing Soviet army. The final scene of this screenplay shows Ivan meeting one of the officers of the army unit in a train compartment. Bogomolov, who is not satisfied with this ending, intervenes and the screenplay is changed to the original version of Bogomolov. Mosfilm gave the screenplay to the young film director Eduard Abalov. Shooting was aborted and the film project was terminated in December 1960, since the first version of the film drew heavy criticism from the arts council, and the quality was deemed unsatisfactory and unusable. In June 1961 the film project was given to Tarkovsky, who had applied for it after being told about Ivan's Childhood by cinematographer [5] Vadim Yusov. Work on the film resumed in the same month. The film was shot for the most part near Kaniv at the Dnieper River. Tarkovsky continued his collobaration with cinematographer Vadim Yusov, who was the cameraman in Tarkovsky's diploma film The Steamroller and the Violin. Nikolai Burlyayev had played a role in Andrei Konchalovsky's student film The Boy and the Pigeon. Konchalovsky was a friend and fellow student of Tarkovsky at the State Institute of Cinematography (VGIK), and thus Burlyayev was also cast for the role of Ivan. He had to pass several screen tests, but according to Burlyayev it is unclear whether anyone else auditioned for the role.[6] Responses Ivan's Childhood was one of Tarkovsky's most commercially successful films, selling 16.7 million tickets in the Soviet Union.[7] Tarkovsky himself was displeased with some aspects of the film; in his book Sculpting in Time, he writes at length about subtle changes to certain scenes that he regrets not implementing. However, the film received numerous awards and international acclaim on its release, winning the Golden Lion at the Venice Film Festival. It attracted the attention of many intellectuals, including Ingmar Bergman who said, "My discovery of Tarkovsky's first film was like a miracle. Suddenly, I found myself standing at the door of a room the keys of which had, until then, never been given to me. It was a room I had always wanted to enter and where he was moving freely and fully at ease."[8] Jean-Paul Sartre wrote an article on the film, defending it against a highly critical article in the Italian newspaper L'Unita and saying that it is one of the most beautiful films he had ever seen.[9] Filmmaker Sergei Parajanov and Krzysztof Kielowski praised the film and cited it as an influence on their work.

See also List of submissions to the 36th Academy Awards for Best Foreign Language Film List of Russian submissions for the Academy Award for Best Foreign Language Film References 1. ^ It was originally to be directed by Edward Gaikovich Abalyan. 2. ^ Vida T. Johnson (2007). "Life as a Dream" (DVD). The Criterion Collection. 3. ^ Margaret Herrick Library, Academy of Motion Picture Arts and Sciences 4. ^ Daly, Fergus; Katherine Waugh. "Ivan's Childhood". Senses of Cinema. Archived from the original on 200712-08. Retrieved 2007-12-12. 5. ^ Vida T. Johnson (2007). "Life as a Dream" (DVD). The Criterion Collection. 6. ^ Nikolai Burlyayev (2007). "Nikolai Burlyayev Interview" (DVD). The Criterion Collection. 7. ^ Segida, Miroslava; Sergei Zemlianukhin (1996). Domashniaia sinemateka: Otechestvennoe kino 1918-1996 (in Russian). Dubl-D. 8. ^ "Ingmar Bergman - On Tarkovsky". www.nostalghia.com. Retrieved 2007-12-13. 9. ^ Sartre, Jean-Paul. "Discussion on the criticism of Ivan's Childhood". www.nostalghia.com. Retrieved 200712-13. External links Ivan's Childhood at the Internet Movie Database Ivan's Childhood at AllRovi The short story Ivan by Vladimir Bogomolov (Russian) Jean Paul Sartre's Article on Ivan's Childhood

96 . IMDb 1962 ID 0056111

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, . , : , . , , , . , 1941 . : , !. , , , : . . . 16 1 1960 . 466 10 1960 , , , , , , . . 16 1961 , 15 1961 - , - . . 24 . , , , , . .[3] , , . , [4] . - . , : 9 1963 . 1. 2. . - history.sffs.org 3. (vmdaily.ru) 4. Senses of sinema. Ivans Childhood by Fergus Daly and Katherine Waugh (.) Internet Movie Database (.) allrovi ,

L'Enfance d'Ivan
Un article de Wikipdia, l'encyclopdie libre. L'Enfance d'Ivan (en russe : ) est un film sovitique, le premier long mtrage d'Andre Tarkovski, sorti en 1962, d'aprs Ivan, une nouvelle de Vladimir Bogomolov, avec Nikola Bourliaev dans le rle principal. Ivanovo detstvo Andre Tarkovski Vladimir Bogomolov Scnario Mikhal Papava Nikola Bourliaev Acteurs principaux Valentin Zoubkov Union sovitique Pays dorigine 9 mai 1962 Sortie 95 minutes Dure Pour plus de dtails, voir Fiche technique et Distribution Liminaire Chef-d'uvre du ralisme sovitique, L'Enfance d'Ivan, qui aurait pu n'tre qu'une uvre de propagande, annonce tous les thmes chers Tarkovski et prfigure son cinma futur : recherche du huis-clos, onirisme des images, vision surraliste de la ralit qui vient s'ajouter en surimpression la trame narrative du rcit, opposition entre l'idal de l'enfance perdue et un univers froid et dshumanis ici symbolis par la guerre. Historique du film Le projet du film avait t initialement confi au ralisateur Edward Gaikovich Abalyan (Abalov selon les traductions et transcriptions) licenci sans mnagement. Le scnario a t rcrit avec Andre Kontchalovski1. Contact par les studios Mosfilm, Tarkovski ne voulut reprendre le projet qu' la seule condition de rcrire entirement le scnario et de changer toute l'quipe des techniciens et comdiens. Ses conditions furent acceptes, mais seulement s'il se contentait de la moiti restante du budget d'origine, ce que le ralisateur accepta son tour. Quatre squences de rves furent ajoutes l'aventure tragique d'Ivan, interprt par Nikola Bourliaev. Les noms des deux premiers scnaristes furent conservs dans le gnrique pour faciliter l'acceptation du nouveau scnario. Le tournage du film put reprendre et se termina en janvier 19622. Synopsis Orphelin depuis l'assassinat de sa famille par les nazis, Ivan, 12 ans, est devenu claireur au sein de l'arme russe. Contre l'aval de ses suprieurs, il accepte une dernire mission dlicate. Fiche technique Titre : L'Enfance d'Ivan Titre original : Ivanovo Detstvo Ralisation : Andre Tarkovski Scnario et dialogues : Vladimir Bogomolov et Mikhal Papava, d'aprs la nouvelle de Vladimir Bogomolov Production : Mosfilm (URSS) Photo : Vadim Ioussov Musique : Viatcheslav Ovtchinnikov et dirige par Emin Khatchatourian Montage : G. Natanson Son : E. Zelentova Conseiller militaire : G. Gontcharov Format : noir et blanc Dure : 95 minutes Genre : posie Sortie : mai 1962 Titre original Ralisation

Distribution Valentin Zoubkov : Capitaine Kholine Nikola Bourliaev : Ivan Evgueni Jarikov : Lieutenant Galtsev Stepan Krylov : Caporal Katasonov Nikola Grinko : Colonel Griaznov V. Malgavina : Macha Irma Tarkovskaa : la mre d'Ivan Andre Kontchalovski : un soldat Analyse L'Enfance d'Ivan s'insre dans ce cinma dit du dgel o l'accent est mis sur les destins individuels, o la guerre, les "erreurs politiques" sont essentiellement dnonces comme rductrices de vie, d'amours, de promesses d'avenir. Les motivations idologiques et patriotiques s'estompent ; s'impose la dimension humaniste. 3. la diffrence de beaucoup d'autres visions sovitiques, Andre Tarkovski s'carte de la collectivit, et prfre la grande fresque du peuple russe prouv, un rcit potique et personnel . Comme La Ballade du soldat de Grigori Tchoukhra, de trois ans antrieur, la premire uvre de Tarkovski est un film personnages : plus d'archtypes, plus de clichs bien pensants. 4. Sur cette voie, Tarkovski est, sans doute, celui qui s'avance le plus loin. Quasi "deshistoricise" la guerre n'est plus que "condition" monstrueuse. Elle dveloppe chez Ivan, partisan g de douze ans, dont la mre a t tue sous ses yeux, un esprit de vengeance, une tnacit superhroque qui ne sont rien d'autre qu'une folie froide, impossibilit vivre d'une vie humaine... 5. Si Jean-Paul Sartre, un des penseurs les plus brillants de l'existentialisme, dit, propos de L'Enfance d'Ivan : En un certain sens, je pense que l'auteur [...] a voulu parler de lui et de sa gnration. [...] Je voudrais presque dire : voici les Quatre cents coups sovitiques, mais pour mieux souligner les diffrences. Un enfant mis en pices par ses parents : voici la tragicomdie bourgeoise. Des milliers d'enfants dtruits, vivants, par la guerre, voil une des tragdies sovitiques. 6, il crit, galement, plus loin : Ce garon, que l'on ne peut s'empcher d'aimer, a t forg par la violence, il l'a intriorise... 7. 8 Ce qui cre donc un trouble que signale, nouveau, Pierre Murat c'est prcisment cette dualit hros/monstre contenue chez l'enfant Ivan et explore par la camra de Vadim Ioussov, oprateur de Tarkovski. Certes, l'enfant est l'tre tarkovskien par excellence, celui qui sent le monde et ne le pense pas [...] Il est d'abord un lieu de sensibilit. 9. Mais, prcisment, il ne porte pas seulement la marque sensible, il n'est que sensibilit exacerbe, il porte le monstrueux. [...] Son esprit d'innocence est travers par le mal (Ivan mle les rves heureux - les quatre songes d'Ivan - [...] et les visions de mort, de meurtres et de tortures) tout comme son corps d'innocent (la beaut frle de ses membres fragiles se marie aux cicatrices qui dsignent la barbarie des hommes en guerre) : tout le mal du monde est contenu dans son tre 9. Tarkovski dtourne, ainsi, le clich de l'adolescence hroque, alors en vogue, dans le cinma sovitique10. Film sovitique, au sujet incontestablement conventionnel (la Seconde Guerre mondiale et ses consquences sur l'enfance), L'Enfance d'Ivan n'est donc pas simplement outil biographique ou rfrence pratique au genre 11 : l'enfant est lev, ici, au rang de forme potique . L'uvre est dj, par tant d'aspects, celle de l'auteur Tarkovski, celui des ralisations futures : Monstre, martyr et saint, Ivan ne vit qu' l'tat de douleur. Tarkovski a cette pit doloriste. Saint et monstre, ils incarnent la mise nu de l'univers tarkovskien. , conclut Antoine de Baecque (op. cit). Andre Tarkovski s'exprime

Mon enfance a t trs diffrente de celle d'Ivan qui vcut la guerre en adulte et en combattant. Tous les garons russes de mon ge ont pourtant eu une vie trs difficile. Dire que quelque chose lie Andre Tarkovski et Ivan, c'est rappeler la communaut de souffrance tablie entre Ivan et tous les jeunes Russes de cette gnration. 12 Certes, ce film [L'Enfance d'Ivan] a t bien reu, mais il a t incompris de la critique. [...] Il s'agissait plutt de la premire uvre d'un jeune metteur en scne, donc une uvre potique comprendre de mon point de vue, non du point de vue historique. Sartre, par exemple, a dfendu ardemment le film [...], mais d'un point de vue strictement philosophique. Pour moi, ce n'tait pas une dfense valable. Je recherchais une dfense artistique, et non idologique. [...] Ce n'est pas l'interprtation de Sartre que je conteste. Je suis tout fait d'accord avec cette vision : la guerre produit des hros-victimes. Il n'y a pas de vainqueur dans une guerre. [...] Ce que je conteste plutt c'est le cadre de cette polmique : des ides, des valeurs taient mises en avant, l'art et l'artiste oublis. 13 Autour du film La premire scne de L'Enfance d'Ivan, premier film de Tarkovski, montre un enfant auprs d'un arbre14; l'ultime scne du Sacrifice, dernier opus du ralisateur, est l'image d'un petit garon couch en contemplation sous un arbre qu'il a arros de son espoir. L, il retrouve la parole, une parole fragile comme le premier mot du monde prononc par un tre vivant. 9 Antoine de Baecque crit plus haut : La rgnration de film en film, est retour vers l'enfance . Selon Georges Sadoul, Andre Tarkovski et son oprateur Vadim Ioussov ont une grande admiration pour le plus grand lyrique peut-tre de l'cran, Dovjenko. Ils ont tenu insrer dans leur film une "vritable citation cinmatographique" de La Terre : un tas de pommes sous la pluie. Les pommes sont un de leur leitmotiv, que vient manger un cheval dans une squence presque surraliste. 15 Anecdotes Durant l'une des scnes, Ivan feuillete un ouvrage d'illustrations o l'on peut voir entre autres, une gravure de Drer, le gnie allemand, illustrant l'Apocalypse selon Saint Jean : Les Quatre Cavaliers de l'Apocalypse.
Rfrences 1. Michel Chion, Andre Tarkovski. Le Livre : - Le Monde & Cahiers du cinma, hors srie, 2008, (ISBN 9782866425036) (pour la France) - Le Soir & Cahiers du cinma, collection Grands cinastes, 2008, (ISBN 54-13635-758218-41) (pour la Belgique) 2. A. Tarkovski, uvres cinmatographiques compltes I, Exil diteurs 3. Barthlmy Amengual, Dictionnaire du Cinma, Larousse 4. Combat, cit dans Le Cinma russe et sovitique, Centre Georges-Pompidou, 1981 5. B. Amengual, op. cit 6. Jean-Paul Sartre, Situations VII, p. 332-342 7. J.-P. Sartre, op.cit 8. in: Supplment-commentaire DVD L'Enfance d'Ivan, EDV 2390, Potemkine Films et Agns B., 2011 9. a, b et c Antoine de Baecque, Andre Tarkovski, Cahiers du cinma, Collection Auteurs, 1989 10. Quelques exemples illustratifs : Enfants trangers de Tenguiz Abouladze (1958), Le Destin d'un homme de Sergue Bondartchouk (1959), Les Deux Fedor de Marlen Khutsiev (1959) etc. 11. A. de Baecque, op. cit 12. Les mardis du cinma, France Culture, par Laurence Coss, 7 janvier 1986 13. ibid. 14. Extrait du scnario du film : 1. Coucou ! Coucou ! Une toile d'araigne dont les fils brillent au soleil entre deux branches d'un noisetier comme les fissures d'une vitre brise. L'arbuste tressaille, les gouttes de rose s'embrasent, puis retombent en une cascade tincelante. Debout derrire un jeune pin bien droit, Ivan regarde. Il tend l'oreille. Il scrute les sommets des arbres et attend que rsonne le mystrieux coucou. (Andre Tarkovski, uvres cinmatographiques compltes I, Exils diteurs, 2001) 15. (in : Les Lettres Franaises, 1962). Rcompenses[Lion d'or la Mostra de Venise 1962 et sept prix internationaux. Rfrence extrieure (en) L'Enfance d'Ivan sur lInternet Movie Database

Jean Paul Sartre (1905-1980)


Discussion on the criticism of Ivan's Childhood

The article being reproduced here was written by Jean Paul Sartre who, at that time, was living in Italy. It was in the form of a letter addressed to Mario Alicata (1918-1966), the editor of L'Unit (the official newspaper of the Italian Communist Party), and was in response to a highly critical article his paper had devoted to Ivan's Childhood after it had won the Golden Lion at the Venice Film Festival in 1962. Alicata decided to make the letter public and carried it in L'Unit of 9 October 1963. The translation given here follows the French text as reproduced in Les lettres Franaises (December 26 1963-January 1, 1964), reprinted in Situations VII (Problemes du Marxisme 2), Paris, Gallimard, 1965, pp. 332-42, reprinted in Etudes cinematographiques 135-38 (1983), pp. 5-13. It may be mentioned here that the original French text of the letter was misplaced in Italy and the text published in Situations was itself a translation from the Italian text carried in L'Unit. English translation by Mr. Madan Gopal Singh. Nostalghia.com wishes to thank tarkovszkij.hu for allowing us to reproduce the article here. http://people.ucalgary.ca/~tstronds/nostalghia.com/TheTopics/Sartre.html My dear Alicata, I have remarked to you on several occasions about the great regard I have for your contributors looking after [the sections on] literature, plastic art and cinema. I find that [in their writings] rigour and liberty coexist, which means that, in general, they can get to the bottom of problems as also grasp what is singular and concrete in a work of art. I may say the same in praise of Il Paese and Paese Sera: no schematism in the left, nor a leftist who is schematic. It is for this very reason that I wish to express a regret to you. How is it that for the first time in my knowledge the charge of schematism could be sustained against the articles that L'Unit and other leftwing newspapers devoted to Ivan's Childhood which is one of the most beautiful films I have had the privilege of seeing in the last few years? It was given the highest award, the Golden Lion, by the Jury: but that has become a strange certificate of "occidentalism" and contributed towards making Tarkovsky a petty bourgeois suspect with the Italian left seeing it with a bad eye. In truth, such distrustful judgements abandon to our middle classes, without real justification, a profoundly Russian and revolutionary film which expresses the sensibility of the young Soviet generations in a typical way. As for me, I saw it in Moscow, first in a private screening and then in public, in the midst of youth. I understood what it represented to those 20-year old heirs to Revolution, who did not doubt it for a moment and intended to continue it with pride: let me assure you that in their approval there was nothing that could be defined as a reaction of the "petitbourgeois". It goes without saying that a critic is free to maintain all [sorts of] reservations about the work of art he must judge. But is it just to show such a defiance towards a film which has already been the object of impassioned discussion in the USSR? Is it just to criticise, without taking into account these discussions, or their profound meaning as if Ivan's Childhood were only an example of the current production in USSR? I know you sufficiently, my dear Alicata, to know that you do not share the simplistic vision of your critics. And as the regard I have, for them is truly sincere, I am asking you to let them know [the contents of] this letter which would perhaps reopen, at least, the discussion before it is too late. They talked about traditionalism as also an outmoded expressionism and symbolism. Allow me to say that these formalist criteria are themselves outmoded. It is true that in Fellini and Antonioni, symbolism is sought to be hidden. But this only results in its becoming even more bright. Nor could

the Italian neorealism avoid it any more. It would be necessary to speak here of the symbolic function of any of the most realist of the works of art. We do not have the time to do that here. Moreover, it is rather the nature of his symbolism that they wanted to reproach in Tarkovsky> his symbols would be expressionist or surrealist! This is what I cannot accept. Firstly, because they find here, as in the USSR, that the charge of a certain academism (on its way to disappearance) is levelled against the young metteur-en-scene. For certain critics there, as also for your better ones here, it would. seem that Tarkovsky had hastily assimilated the processes superseded in the occident, and that he applies them without judgement. They reproach him for Ivan's dreams: "The dreams! We, in the occident; have long since stopped using dreams! Tarkovsky is slow: That used to be fine between the war !" Here then is what the authoritative pens have written. Tarkovsky is 28 (he himself told me; not 30 as certain newspapers have written) and, be sure of this that he has a very inadequate knowledge of the occidental cinema. His culture is essentially and necessarily Soviet. One gains nothing and has everything to lose in wanting to derive from a bourgeois process a "treatment" which follows from the film itself and from the material it treats. Ivan is mad, that is a monster; that is a little hero; in reality, he is the most innocent and touching victim of the war: this boy, whom one cannot stop loving, has been forged by the violence he has internalised. The nazis killed him when they killed his mother an massacred the inhabitants of his village. Yet, he lives. But somewhere else, in that irremediable moment where he saw his neighbour falling. I have myself seen certain young, hallucinated Algerians, moulded by the massacres. For them, there was no difference whatsoever between the nightmares of the waking state and the nocturnal nightmares. They had been killed, they would have wanted to kill and to get used to killing. Their heroic determination was, above all, a hatred and escape in the face of unbearable anguish. If they fought, they fled the horror in the combat; if the night disarmed them and if, in their sleep, they returned to the tenderness of their age, the horror was reborn and they relived the memory they would want to forget. Such is Ivan. And I think it is necessary to praise Tarkovsky for having shown so well how for this child, pitched towards suicide, there is no difference between day and night. In any case, he does not live with us. Actions and hallucinations are in close correspondence. Notice the relations, he maintains with adults: he lives amidst troops; the officers brave people, courageous but "normal", who did not have to suffer a tragic childhood shelter him, love him, would have wanted at any cost to "normalise" him and, in the end, to send him to school. Apparently, the child could find, as in a Chekov novel, a father among them to replace the one he has lost. Too late: he no longer has the need for parents; still more profound [than the loss of parents] is the ineffaceable horror of the massacre [he has] seen which reduces him to his solitude. The officers end up by considering the child with a mixture of tenderness, amazement and painful distrust: they see in him a perfect monster, so beautiful and nearly odious, that the enemy has radicalised, who asserts himself only in murderous impulses (the knife, for example), and who cannot sever links with war and death; who now has the need of this sinister universe for living; who is liberated from fear in the midst of a battle and who would be carried away in the end by anguish. The little victim knows what is necessary for him: the war which created him blood, vengeance. Yet, the two officers love him; as for him, all one can say is that he does not detest them. Love, for him, is a route that has been barred forever. His nightmares, his hallucinations have nothing gratuitous about them. They are not about morsels of bravery nor are they about the surveys carried out in the "subjectivity" of the child: they remain perfectly objective, we continue to see Ivan from outside, like in the "realist" scenes; the truth is that for this boy the entire world is a hallucination and that in this universe this boy, monster and martyr is a hallucination for others. It is for this that the first sequence skilfully introduces us to the true and false world which is one of the boy and the war, describing to us everything from the real course of the boy through the woods to the false death of his mother (she is really dead, but that event so profoundly concealed that we will never know it was different: it never comes to surface except through the transcriptions which carry him a little away from his horrible nudity). Madness? Reality? Both of them: in war, all soldiers are mad, this child monster is an objective testimony of their madness because it is he who

has gone the farthest. It is neither a question of expressionism nor that of symbolism, but of a certain manner of narration demanded by the very subject, what the young poet Voznessenski used to call "socialist surrealism". It had been necessary to delve deeper into the intentions of the author to understand the very sense of the theme: war kills those who make it even if they survive it. And, in a still more profound sense: history, in one and the same movement, demands [these] heroes, creates them and destroys them by rendering them incapable of living without suffering in the society they have contributed to forge. They praised L'Uomo da Bruciare at the same time as they regarded Ivan's Childhood with an unfavourable eye. They addressed their eulogies to the authors of the first film, also very worthy, for reintroducing complexity in the positive hero. It is true: they have given him the defects mythomania, for example. They have shown at the same time the devotion of the character to the cause he defends and his authentic egocentricism. But, on my part, I find nothing truly new in this. Eventually, the better socialist realist productions have in spite of everything, always given us complex, nuanced hero; they have exalted their merits while taking care to underline certain of their weaknesses. In truth, the problem is not one of measuring out the vices and virtues of the hero but one of putting heroism itself into discussion. Not to deny it but to understand it. Ivan's Childhood puts both necessity and ambiguity of this heroism into light. The boy has neither the small virtues nor weaknesses: he is radically what the history has made of him. Thrown into the war despite himself, he is entirely made for the war. But if he causes fear amongst the soldiers around him, it is because he could no longer live in peace. The violence in him born out of anguish and horror, sustains him, helps him live, and pushes him to demand dangerous missions of exploration. But, what will he become after the war? Even if he survives, the incandescent lava within him will never cool down. Is not here, in the closest sense of the term, an important criticism of the positive hero? He shows him exactly as he is, sad and magnificent; he makes [us] see the tragic and funereal sources of his strength. He reveals that this product of war, perfectly adapted by the warrior society, is condemned by the same to become asocial within the universe of peace. It is in this way that history makes men: it chooses them, straddles them and makes them crack under its weight. Amidst men of peace, who agree to die for peace and make war for peace, this martial and mad boy makes war for war. He lives precisely for this, amidst soldiers who love him, in unbearable solitude. However, he is a child. This desolate soul preserves the tenderness of childhood, but can no more experience it, and still less express it. Even if he gives himself to it in his dreams, even if he begins to dream in soft distractions from daily chores, one can be sure that these dreams, are inevitably transformed info nightmares. The images of the most elementary happiness end up by making us afraid: we know the end. And this brittle and repressed tenderness is nevertheless living every moment; Tarkovsky took care to surround Ivan with that: it is a world, a world in spite of war and even, sometimes, because of war (I think of those wonderful skies run across by the balls of fire). In reality, the lyricism of the film, its laboured skies, its tranquil waters, its innumerable forests, are the very life of Ivan, the love and roots that were denied to him, this is what he used to be, what he still is without ever being able to remember it, what the others see in him, around him, what he himself can no longer see. I know nothing more moving than this long sequence: the journey of the river, long, slow, heart-rending: despite their anguish and incertitude (was it just to make a child run all these risks?), the officers accompanying him are pierced by this terrible, desolate softness. But bound to earth and obsessed with the dead, the child remarks nothing, disappears: he is going towards the enemy. The boat returns to the other bank; silence reigns in the middle of the river: the canon has worn itself out. One of the military men says to the other "This silence, that is war..." At that very moment, the silence explodes: cries, howls, that is peace. Mad with joy, the Soviet soldiers overrun the Chancellory of Berlin; running, they climb the stairs. One of the officers the other? is he dear? has found some booklets in a recess; the Third Reich used to be bureaucratic: for every person hanged, a photo, a name on the list. The young officer finds in one of these the photo of Ivan. Hanged at 12. In the midst of the joy of a nation that paid so harshly the right to

pursue the construction of socialism, there is, among many others, this black hole, an irremediable, prick of the needle: the death of a child in hatred and despair. Nothing, not even future communism, will redeem that. Nothing: he shows us here, without an intermediary, the collective joy and this personal, modest disaster. There is not even a mother to confound the sorrow and pride: a dead loss. The society of men progresses towards its goals, the living will realise these ends with their own proper strength, and yet this little death, this minuscule straw swept by history, would remain like a question without a response, which compromises nothing but which shows everything under a new light: history is tragic. Hegel used to say that. And Marx also, who added that it always progresses through its worst sides. But we almost no longer wanted to say this; during the recent times, we insisted on progress forgetting the losses that nothing can compensate. Ivan's Childhood reminded us about all that in a most insinuating, soft but most explosive way. A child died. And that is almost a happy end, seeing that he could not have survived. In a certain sense, I think that the author, this very young man, wanted to speak of himself and his generation. Not that these proud and tough pioneers died but that, on the contrary, their childhood had been shattered by the war and its consequences. I would have almost liked to say: here then is the Soviet Quatre Cents Coups2, but only to underline the differences better. A child put into pieces by his parents: here is the bourgeois tragicomedy. Of the millions of children destroyed by the war, or living by the war, there is one of the Soviet tragedies. It is in this sense that this film seems to us to be specifically Russian. The technique is certainly Russian, although in itself it is original. We, in the occident, know how to appreciate the rapid and elliptic rythm of Godard, the protoplasmic slowness of Antonioni. But the novelty is to see these two movements in a metteur-en-scene who is inspired by neither of the two authors, but who wanted to live the time of war in its unbearable sluggishness and, in the same film, to take a jump from one epoch to the other with the elliptic rapidity of history (I am thinking in particular of the admirable contrast between these two sequences: the river and the Reichstag), without developing the plot, abandoning the characters to certain moment of their life, for rediscovering them in another moment, or in the moment of their death. But it is not this opposition of rythms which give to the film its specific character from the social point of view. Those moments of despair which destroy a person, though less numerous, we knew them in the same epoch (I am reminded of a Jewish child of Ivan's age who, on learning of his father and mother's death in a gas chamber and their incineration in 1945, sprinkled spirit on his mattress, lay down, set it on fire and burned himself alive). But we have neither had the merit nor the chance to enable ourselves to embark upon a grandiose construction. We have often known Evil. But never the radical Evil in the midst of Good, at the moment, where it enters into conflict with Good itself. It is this that hits us here: naturally no Soviet can be said to be responsible for Ivan's death: the only culprits are the nazis. But the problem is not there: Where does Evil come from, when it pierces Good with its innumerable needle pricks, it reveals the tragic reality of man and of historical progress. And where could that be better said than in the USSR, the only country where the word progress makes a sense? And, naturally, there is no place to derive from that any pessimism. No more than an easy optimism. But only the will to combat without ever losing sight of the price to be paid . I know that you know better than me, my dear Alicata, the pain, sweat and often the blood that even the last change one wishes to introduce in society costs; I am certain that, you will appreciate as much as me this film on the dead loss of history. And the regard I have for the critics of L' Unita persuades me to ask you to show them this letter. I would be happy if some of these observations could give them the occasion to respond to me and to reopen the discussion on Ivan. It is not the Golden Lion that will go on to be the true reward for Tarkovsky but the polemical interest raised by his film with those who are struggling together for liberation of man against war. With all my friendship and affection, Jean-Paul Sartre [ The French letters, no 1009 ] References:

1. The reference here is to the first feature film by Taviani brothers, A Man to be Burnt [1962] about a unionist against the mafia. 2. The reference is to Truffaut's 400 Blows. "In any case, I do not consider it essential to be understood by all. If film is an art form and I think we all agree that it can be we mustn't forget that masterpieces are not consumer products, but climaxes which express the ideals of an epoch, both from the standpoint of creativity and of the culture from which they derive." Andrei Tarkovsky

Andrej Arsen'evi Tarkovskij


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Andrej Tarkovskij ritratto su un francobollo russo


Andrej Arsenevi Tarkovskij, in russo: [?] (Zavra'e, 4 aprile 1932 Parigi, 29 dicembre 1986), stato un regista e attore sovietico. Biografia Tarkovskij nasce il 4 aprile del 1932 a Zavra'e, nella oblast' di Ivanovo, un piccolo villaggio sulle rive del Volga, figlio di Arsenij Aleksandrovi Tarkovskij e di Marija Ivanovna Vinjakova Tarkovskaja (1907-1979), una donna dal carattere forte e dalla profonda religiosit, a lungo impiegata presso una tipografia. Enorme per Tarkovskij fu l'importanza del rapporto con i genitori, fatto di amore viscerale per la madre, e di lontananze e incomprensioni col padre, il quale abbandon la famiglia nel 1935, quando Andrej aveva tre anni, per ritornarvi nel 1945 dopo la guerra. In questa occasione il padre tent di portare Andrej via con s, ma la resistenza della madre glielo imped. Anni cinquanta Nel 1952 Andrej si iscrive all'istituto di lingue orientali di Mosca e inizia a studiare arabo. Influenzato dalla religiosit della madre, si trova molto a disagio nell'ambiente accademico ateista dei pi duri anni dello stalinismo. Nel 1954 abbandona gli studi e, seguendo il consiglio della madre, va a lavorare come geologo nella taiga siberiana. Il contatto con la natura durante le lunghe escursioni lo aiuter a ritrovare stimoli e a riconquistare una spiritualit che gli studi precedenti avevano minato. Il periodo della taiga siberiana sar oggetto di una interessante sceneggiatura scritta nel 1958 che per non sar mai trasformata in pellicola: Concentrato (koncentrat). Il titolo, abbastanza curioso, di questa sceneggiatura si riferisce al capo di una spedizione geologica, che aspetta la barca che riporta i "concentrati" dei minerali raccolti dalla spedizione. Nel 1956 Andrej Tarkovskij ritorna a Mosca e si iscrive al VGIK (Scuola Superiore di Cinematografia), la pi prestigiosa scuola di cinema dell'Unione Sovietica. Tarkovskij segue i corsi di Michail Romm, un quotato regista del periodo, esponente di quel realismo socialista che andava per la maggiore in quegli anni. Tuttavia Romm, al di l delle sue personali scelte estetiche, si dimostra un uomo di larghe vedute e, sotto la sua ala, Tarkovskij potr sviluppare appieno le sue idee, cosa per cui sar riconoscente al maestro, verso il quale avr sempre parole di grande stima. Al VGIK Tarkovskij inizier la sua produzione. Primo titolo , nel 1958, Gli uccisori (Ubijcy), un cortometraggio che riprende uno dei pi celebri racconti di Ernest Hemingway, e in cui Tarkovskij compare anche come attore nel ruolo di cliente del bar, a cui seguir l'anno dopo il mediometraggio: Non cadranno foglie stasera (Segodnja uvolnenija ne budet). Questa opera di respiro pi complesso rispetto all'esordio e racconta di un manipolo di militari che si occupa dello sminamento di una strada dove vengono rinvenute bombe della seconda guerra mondiale. Il film, pur inserendosi idealmente in una certa cinematografia storiografica sovietica postbellica rivela, per il gusto della inquadratura e per la sceneggiatura tesa, il talento originale del regista. Anni sessanta Nel 1960 Tarkovskij si diploma presentando Katok i skripka, un mediometraggio che racconta l'amicizia tra un bambino che studia violino e un operaio asfaltatore. Il film permeato da un blando lirismo un po' artificioso, dovuto anche alla sua natura di opera scolastica, ma mette gi in luce, nell'inusuale tema trattato e in alcune soluzioni registiche, un'originalit e un'indipendenza all'epoca non comuni. In questa pellicola gi si cominciano a cogliere alcune idee visive che troveranno ampio spazio nei successivi lungometraggi: un certo gusto per le visioni oniriche (come la sequenza caleidoscopica) e il tema dell'acqua, sempre presente nei film successivi (presente ad esempio nelle immagini degli alberi che si specchiano nelle pozzanghere dopo l'acquazzone). Nel 1961 Tarkovskij sposa Irma Rau, un'attrice conosciuta ai corsi del VGIK. Dal matrimonio nascer nel 1962 Arsenij Andreevi, primo figlio del regista, a cui verr dato il nome del nonno. Sempre nel 1962 esce L'infanzia di Ivan (Ivanovo Detstvo), il primo lungometraggio di Tarkovskij. Il film viene presentato al festival di Venezia, dove vince il

Leone d'oro ex aequo con Cronaca familiare di Valerio Zurlini. Il film racconta la storia di un bambino che partecipa alla seconda guerra mondiale. Tutta la vicenda aliena da qualsiasi forma epica o realista; i lunghi carrelli che attraversano le paludi, le continue digressioni oniriche e un'atmosfera fortemente simbolica, rendono il film poetico e lontano dal realismo socialista dell'epoca. Esplode improvviso il caso Tarkovskij. In Italia il film scatena una esagerata polemica che vide, in difesa del film, persino l'intervento di Jean Paul Sartre dalle colonne de l'Unit. Con questo film, molto lirico e personale, iniziano le prime incomprensioni con il regime che, quando nel 1966 Tarkovskij gira Andrej Rublv, diventano un'aperta ostilit che influenzer tutta la futura carriera del regista. Andrej Rublv rilegge la storia della Russia del Quattrocento attraverso le gesta del pittore di icone Andrej Rublv, risultando uno dei migliori film degli anni sessanta in tutta la cinematografia mondiale; la sua forza e la sua intensit lo rendono un film di notevole importanza. Ci sono scene particolarmente celebri, come quella della fusione della campana, che inneggia all'unione del popolo per la creazione e contro il tiranno, e poi c' il misticismo, la fede, l'esaltazione della madre Russia. l'inizio di un lungo braccio di ferro che si trasciner per anni. Dopo lunghe pressioni, che vedranno intervenire in prima persona il ministro francese per la cultura, il film nel 1969 arriver al festival di Cannes, non senza aver prima subito alcuni tagli e alcune "correzioni" al montaggio. Il successo lo stesso enorme, il film vince il premio della critica internazionale e viene proiettato in tutta Europa, suscitando ovunque entusiasmo unanime tra critica e pubblico. In patria per Andrej Rublv viene proiettato solo nel 1971, riscuotendo un buon successo di pubblico nonostante la cappa di silenzio piombata sul film: nessun articolo, nessuna recensione e perfino nessuna informativa sulle sale in cui veniva proiettato. Sul set di Andrej Rublv Tarkovskij conosce Larisa Pavlovna Egorkina, che sposa in seconde nozze nel 1969, e da cui nel 1970 ha Andrej Andreevi, il suo secondo figlio. Anni settanta A partire dall'aprile del 1970 Tarkovskij inizia a scrivere un diario che terr con continuit sino agli ultimi giorni di vita. Questi diari contengono il resoconto delle traversie burocratiche e delle complesse vicissitudini umane di Tarkovskij e costituiscono senza dubbio, assieme a Scolpire il tempo, dove Tarkovskij definisce la sua idea estetica non solo di cinema, il pi importante documento sulla sua vita e le sue opere. In un primo momento dei diari vennero pubblicati alcuni estratti, in traduzione inglese e tedesca, ma sar solo nel 2002 che uscir la prima edizione integrale, curata dal figlio, per una piccola casa editrice fiorentina, le Edizioni della Meridiana. Nel 1972 Tarkovskij realizza Solaris, tratto dall'omonimo romanzo di Stanislaw Lem. Il film racconta di una spedizione scientifica sul pianeta Solaris, un pianeta in cui avvengono strani fenomeni. Kris Kelvin, lo scienziato inviato a risolvere il mistero, scopre che l'oceano del pianeta una vera e propria entit senziente che materializza, fisicamente, il passato e i ricordi. La complessa atmosfera metafisica di quest'opera viene sottovalutata e si preferisce invece puntare tutto sull'aspetto fantascientifico. Il film viene infelicemente presentato in occidente come la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio e gode di alterne fortune. In Italia Solaris viene affidato a Dacia Maraini, che vi opera profondi cambiamenti: quaranta minuti di film vengono tagliati e altre scene vengono arbitrariamente rimontate, il tutto, ovviamente, senza il consenso di Tarkovskij, che nemmeno era stato informato della cosa e che, in seguito, intenter, con scarso successo, una causa legale contro la Maraini. Questa versione del film circoler in Italia per quasi un trentennio, fino alla riedizione nel 2001 della versione integrale. Terminato Solaris Tarkovskij inizia a lavorare a Un bianco giorno, un film a carattere autobiografico, che esce nel 1974 con il titolo definitivo Lo specchio (Zerkalo). Si tratta senza dubbio del film pi personale ed ermetico del regista. Vadim Jusov che era sempre stato l'operatore di fiducia di Tarkovskij, rifiuta di girare il film perch considera troppo presuntuoso il progetto. Una volta uscito nelle sale per, Jusov ammetter di aver avuto torto e si complimenter con Tarkovskij. In effetti Lo specchio un'opera di grande fascino che esibisce un virtuosismo tecnico sconfinato, nell'uso della macchina da presa e nel lavoro sul colore. Ma il virtuosismo finalizzato alla creazione di un'atmosfera eterea in cui il presente, il passato e i sogni sono fusi in unico blocco atemporale, su cui si innestano, ulteriormente, immagini d'archivio di soldati dell'Armata Rossa impegnati nella seconda guerra mondiale, in una lirica ricostruzione della storia della Russia. L'ostilit del regime nei confronti di Tarkovskij diventa, dopo questo film, ancora pi aspra. Il film viene ostacolato in ogni modo, se ne impedisce la partecipazione a qualsiasi festival, nazionale e internazionale, mentre in patria viene considerato un film di terza categoria, la meno importante, per cui va in programmazione per solo tre settimane e solo in piccole sale di periferia. A Tarkovskij viene inoltre impedito di girare altri film. Tra le altre idee sviluppate che non saranno mai tradotte sul grande schermo figurano la riduzione de L'idiota di Dostoevskij, che, nelle idee di Tarkovskij, doveva essere il suo film pi importante e al quale lavorer a partire dal 1971 e fino al 1983 quando, ormai esule, capir di non poter mai girare un film sul Vangelo di Luca. Tra il 1976 e il 1977 allora Tarkovskij si dedica al teatro e mette in scena a Mosca l'Amleto di Shakespeare, con Anatolij Solonicyn nel ruolo del principe di Danimarca. A partire dal 1978, grazie a un permesso speciale del Presidium del Soviet Supremo, Tarkovskij ritorna a dirigere un film. Inizia la lavorazione di Stalker, tratto da Picnic sul ciglio della strada, un romanzo dei fratelli Strugackij, che uscir nel 1979. Stalker racconta un viaggio all'interno di una misteriosa Zona, in cui si dice che esista una stanza in cui si esaudiscono i desideri. Protagonisti del viaggio sono lo stalker, cio la guida che sa come muoversi dentro la Zona, uno scienziato e uno scrittore. Lo sviluppo narrativo assolutamente essenziale, quasi inesistente, ma il film uno dei pi suggestivi girati da Tarkovskij. Lentissime carrellate su pavimenti d'acqua, dialoghi filosofici e un'atmosfera da apocalisse postatomica, che impregna ogni immagine, rendono il film enigmatico e sfuggente, probabilmente il vertice figurativo del cinema di Tarkovskij. L'ostracismo del regime cala sulla pellicola: per volere dell'autorit sovietica il film viene presentato al festival non competitivo di Rotterdam, precludendogli cos la possibilit di concorrere per la Palma d'oro a

Cannes, dove viene comunque presentato a sorpresa riscuotendo un grande successo. Nel luglio del 1979 Tarkovskij ottiene il permesso di espatrio per recarsi in Italia per prendere contatti con la RAI per una produzione. La moglie di Tarkovskij e il figlio vengono trattenuti in URSS come forma di garanzia per il suo ritorno. In Italia Tarkovskij inizia a girare assieme a Tonino Guerra Tempo di viaggio, un documentario per la RAI e, sempre con Guerra, inizia il progetto di Nostalghia. Due mesi dopo fa ritorno in Unione Sovietica. Anni ottanta All'inizio del 1980 incontra a Roma la regista Donatella Baglivo, con la quale negli anni seguenti, avr un'intensa collaborazione per la realizzazione di una trilogia di documentari a lui dedicata: Il cinema un mosaico fatto di tempo (1982), Un poeta nel cinema (1983) e il backstage di Nostalghia (1984). Il loro rapporto di amicizia, oltre che professionale, durer fino alla morte del regista. Nell'aprile 1980 riparte per l'Italia per ricevere il David di Donatello per Lo specchio e per terminare il lavoro iniziato l'anno prima. Nel 1982, durante un nuovo soggiorno in Italia, prende la decisione definitiva: non far mai pi ritorno in patria. l'inizio di una vita da esule (terzo illustre dopo Aleksandr Solenicyn o Rostropovi), che lo vedr girare per tutta Europa e per gli Stati Uniti. comunque in Italia che Tarkovskij trova il maggiore sostegno: il comune di Firenze gli dona un appartamento a Palazzo Gianni-Vegni e gli concede la cittadinanza onoraria; Tonino Guerra sar un amico sincero che lo appogger e aiuter in ogni momento. Nel 1983 esce Nostalghia, girato in Italia nella campagna senese, il suo primo film fuori dalla Russia. La personale vicenda di Tarkovskij tutta proiettata nel film, a partire dal titolo. la storia di un intellettuale russo che si trova in Italia per scrivere la biografia di un musicista del XVIII secolo. Qua fa amicizia con Domenico, il matto del paese, il quale gli affida un voto da compiere in sua vece, quello di attraversare, con una candela accesa, la piscina di Bagno Vignoni. Il matto si uccider dandosi fuoco a Roma e Gorakov, il protagonista, morir portando a termine il voto della candela. Il film accolto da opinioni discordanti. Una certa presunta fragilit filosofica e un sottile indugio manierista fanno sorgere dubbi sul valore del film che, tutt'oggi, considerato un'opera minore, poco riuscita, nella filmografia tarkovskiana. Rimane comunque la notevole fotografia di Giuseppe Lanci e la suggestione di alcune immagini, come quelle della nebbia che avvolge la Val d'Orcia o la scena della candela nella piscina svuotata di Santa Caterina. Un altro elemento che rende il film degno di nota nella totalit dell'opera tarkovskijana il riferimento alle opere d'arte, soprattutto pittoriche, esattamente come accade in quasi tutti i film. In questo caso c' un richiamo evidente a un dipinto di Piero della Francesca, la Madonna del parto (1460, Cappella di Santa Maria di Momentana a Monterchi), nella memorabile sequenza che ripropone il rito di fertilit che le donne della campagna di Monterchi eseguono per propiziare la nascita di un figlio. Lo stesso anno, il 1983, Rai 2 trasmette Tempo di viaggio, il documentario girato in Italia durante la ricerca dei luoghi in cui ambientare Nostalghia. Sempre nel 1983 va in scena al Covent Garden di Londra Boris Godunov, con la regia di Tarkovskij e la direzione musicale di Claudio Abbado. Lo spettacolo, fortemente voluto da Abbado, il frutto di tre anni di contatti, rinvii, imprevisti vari e infine prove e ancora nuovi ripensamenti. Sar un trionfo e far man bassa dei premi destinati alla lirica. Intanto Nostalghia aveva vinto a Cannes il gran premio della giuria ex aequo con L'Argent di Robert Bresson. Nel 1984 Tarkovskij, pur vivendo in Italia, chiede e ottiene asilo politico negli Stati Uniti, paese che, a onor del vero, conosceva ben poco. L'annuncio viene dato a luglio dal regista in una conferenza stampa a Milano. il pi clamoroso caso di dissenso in URSS dai tempi di Aleksandr Solenicyn. L'importanza e il prestigio di cui gode il regista fanno s che la notizia faccia il giro del mondo. Nel 1985, grazie all'interessamento di Ingmar Bergman, Tarkovskij si reca in Svezia per girare Sacrificio (Offret), che sar il suo ultimo film. Sacrificio esce nel 1986 e viene presentato a Cannes suscitando entusiasmo unanime. La Palma d'oro per va a Mission di Roland Joff, scatenando fortissime proteste perfino da parte del presidente francese Franois Mitterrand, che parler addirittura di "scandalo". E proprio Mitterrand fu molto vicino a Tarkovskij in un'importante circostanza: all'inizio del 1986 una sua lettera inviata a Michail Gorbav aveva permesso ad Andrej, il figlio di Tarkovskij, di uscire dall'Unione Sovietica per ricongiungersi, dopo molti anni, con i suoi genitori (Larisa era col marito gi dal 1982). Sacrificio a Cannes riesce comunque a conseguire ben quattro premi, fatto senza precedenti, oltre a grandi elogi. Il film racconta la storia di Alexander, un uomo che vede crollare tutto ci in cui crede in seguito all'improvviso scoppio di una guerra nucleare. Disperato prega Dio di salvare il mondo, facendo voto di rinunciare a tutto ci che possiede, se questa sua preghiera si dovesse realizzare. Seguendo il consiglio di un amico, Alexander fa l'amore con Maria, una cameriera che si dice sia una strega. La mattina dopo scopre che il mondo tornato indietro di un giorno e nessuna guerra incombe. Mantenendo fede alla sua promessa, Alexander d fuoco alla sua casa e si chiude in un impenetrabile mutismo prima di essere portato via da un'ambulanza. Con Sacrificio Tarkovskij firma un film raffinato e sontuoso, denso di omaggi a Bergman, a partire dalla lividissima fotografia di Sven Nykvist, fino all'ambientazione in una piccola isola che ricorda molto la Far in cui Bergman si ritirato. Ma oltre a questo, il film sviluppa tutte le tematiche tarkovskiane e le porta, in un certo senso, a compimento. La malattia uccide Tarkovskij nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1986 in una clinica di Parigi. I funerali si svolgono il 3 gennaio seguente nella cattedrale ortodossa di S. Aleksandr Nevskij e Mstislav Rostropovi, col quale il regista aveva stretto amicizia negli ultimi anni, suona sul sagrato della chiesa la suite per violoncello n2 di J.S. Bach. La moglie Larisa rifiuta l'offerta delle autorit sovietiche di rimpatriare la salma per seppellirla sul suolo natio. Andrej Tarkovskij verr invece sepolto, e tuttora giace, nel piccolo cimitero ortodosso russo di Sainte-Genevive-de-Bois.

L'eredit Nonostante l'esigua filmografia, l'opera di Tarkovskij resta tuttora una delle pi apprezzate del cinema moderno. A lui si sono ispirati molti autori, in modo manifesto, da Aleksandr Sokurov a Wim Wenders fino a Lars Von Trier, Gus Van Sant e Bla Tarr. Nel 2002 stato dato alle stampe Martirologio (Edizioni della Meridiana, Firenze), diario autobiografico del regista, definito l'ultimo "grande artista della tradizione russa". Filmografia Regista Gli uccisori (Ubijtsy) (1958) da The Killers, un racconto di Ernest Hemingway, apparso per la prima volta al pubblico nel 1927 sullo Scribner's Magazine Non cadranno foglie stasera (Segodnja uvolnenija ne budet) (co-regia Aleksandr Gordon) (1959) Il rullo compressore e il violino (Katok i Skripka) (1960) L'infanzia di Ivan (Ivanovo detstvo) (1962) Andrej Rublv (1966) Solaris (Soljaris) (1972) Lo specchio (Zerkalo) (1975) Stalker (1979) Tempo di viaggio (1983) Nostalghia (1983) Sacrificio (Offret) (1986) Attore Gli uccisori (Ubijtsy) (1958) Sergej Laz, regia di Aleksander Gordon (1968) Documentari su Andrej Tarkovskij Il cinema un mosaico fatto di tempo (Cinema is a mosaic made of time) 60min (1982) di Donatella Baglivo Un poeta nel cinema (Poet in the cinema) 65 min (1983) di Donatella Baglivo Tempo di viaggio di Andrej Tarkovskij e Tonino Guerra (1983) Andrej Tarkovskij in Nostalghia 90min (1984) di Donatella Baglivo Elegia moscovita (Moskovskaja Eleghija) 86min (1987) di Aleksandr Sokurov Diretto da Andrej Tarkovskij (Regi Andrej Tarkovskij) 101min (1988) di Michael Leszczylowskij Una giornata di Andrej Arsenevic (Une journe d'Andrej Arsenevic) 54min (1999 ma girato nel 1985-1986) di Chris Marker Incontrare Andrej Tarkovskij (Meeting Andrei Tarkovsky) 90min (2008) di Dmitry Trakovsky Auf der Suche nach der verlorenen Zeit. Andrej Tarkowskijs Exil und Tod.130min. 1988 di Ebbo Demant Bibliografia Scritti di Tarkovskij Sulla figura cinematografica, in cinemasessanta, n 1/173, gennaio-febbraio 1987, in seguito ripubblicato in "circuito cinema", quaderno n 30, giugno 1987 Scolpire il tempo, Milano, Ubulibri, 1988 Andrej Rublv, Milano, Garzanti, 1992 Racconti cinematografici, Milano, Garzanti, 1994 Martirologio, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2002 Luce istantanea, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2002 L'Apocalisse, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2005 La forma dell'anima. Il cinema e la ricerca dell'assoluto, Milano, BUR, Rizzoli, 2012 Scritti su Tarkovskij Achille Frezzato, Andrej Tarkovskij, Firenze, La Nuova Italia, 1977 AAVV, Andrej Tarkovskij (a cura di Fabrizio Borin), "circuito cinema", quaderno n 30, giugno 1987 Fabrizio Borin, L'arte allo specchio. Il cinema di Andrej Tarkovskij, Roma, Jouvence, 1989 AAVV, Sul cinema di Andrej Tarkovskij, (a cura di Claudio Siniscalchi), Roma, Ente dello Spettacolo, 1996 Tullio Masoni, Paolo Vecchi, Andrej Tarkovskij, Milano, Il Castoro, 1997 Simonetta Salvestroni, Il cinema di Tarkovskij e la tradizione russa, Biella, Qiqajon, 2006. Layla Alexander-Garrett, Andrei Tarkovsky: A Photographic Chronicle of the Making of The Sacrifice, Cygnnet, 2011 Paolo Zermani (a cura di), Le case di Andrej Tarkovskij (brossura), 1a ed., Parma, Diabasis, gennaio 2013, pp. 36. ISBN 9788881037896 Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Andrej Arsen'evi Tarkovskij

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Tomba di Tarkovskij nel cimitero russo di Sainte-Genevive-de-Bois (Essonne), circa 20 km sud di Parigi. , --- . Targa in memoria di Andrej Tarkovskij, Firenze. , . . , 2007

Non cadranno foglie stasera


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Segodnja uvolnenija ne budet Titolo originale URSS Paese di produzione 1959 Anno 47' min Durata bianco e nero Colore sonoro Audio drammatico Genere Andrej Tarkovskij e Aleksandr Gordon Regia I. Makhov, Andrej Tarkovskij e Aleksandr Gordon Sceneggiatura Lev Bunin e Ernst Yakovlev Fotografia Yuri Matskevich Musiche S. Peterson Scenografia Non cadranno foglie stasera (Segodnja uvolnenija ne budet) un mediometraggio del 1959 diretto da Andrej Tarkovskij e Aleksandr Gordon. Racconta l'impegno di un gruppo di soldati sovietici alle prese con residuati bellici nazisti, nell'immediato dopoguerra. Collegamenti esterni (EN) Scheda su Non cadranno foglie stasera dell'Internet Movie Database



IMDb . , 46 . 1958 ID 0053258

, 1958 . . . . - , . 30 . 15 . ,

. , . . 10 . 7 . , , , , , , , , , - , . , , , , , ( ) , ( ) : o o . o : o o : o o : : : , , , , - , . . . , 1958 .

Lo specchio (film 1975)


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Titolo originale Paese di produzione Anno Durata Colore Audio Genere Regia Sceneggiatura Fotografia Montaggio Zerkalo Unione Sovietica 1975 108 min B/N colore sonoro drammatico Andrej Tarkovsky Andrej Tarkovsky, Aleksandr Misarin Georgi Rerberg Lyudmila Feiginova

Eduard Artemyev, Johann Sebastian Bach, Giovanni Battista Pergolesi, Henry Purcell Musiche Nikolaj Dvigubskij Scenografia Interpreti e personaggi Margarita Terekhova (o Margareta Terechova): la madre e Natalja Filipp Jankovskij: Alekseij a cinque anni Oleg Jankovskij: il padre Ignat Danilcev: Ignat e Alekseij a dodici anni Anatolij Solonicyn: lo sconosciuto Nikolaj Grinko: il caporeparto in tipografia Maria Ivanovna Vinjakova Tarkovskaja: la madre Alla Demidova: Lisa Lo specchio un film del 1975 diretto dal regista Andrej Tarkovsky. Trama Aleksei, un uomo in fin di vita, rivede la sua vita passata, e in un disordine apparente rivive i suoi ricordi, rievocando due vicende familiari analoghe, complementari e che spesso si intersecano. La propria infanzia con la madre e la sorellina dopo che il padre li aveva lasciati e se stesso adulto, che si separato dalla moglie e dal figlio. Contenuti L'infanzia del protagonista privilegiata nelle scene perch [nell'infanzia] tutto davanti a me e tutto ancora possibile.[1] Alla medesima attrice, Margarita Terekhova, vien fatta impersonare la madre e la moglie Natalja, suscitando sentimenti contrastanti nello spettatore e inducendolo a identificare le due figure.[2] Anche la vera madre di Tarkovsky (Maria Vinjakova Tarkovskaja) compare nelle scene finali del film. Note 1. ^ Francesca Matteoni, nazioneindiana.com 2. ^ Jennifer M. Barker, 2009; Todd McGowan, 2008 Bibliografia Andrej e Arsenij Tarkovskij, Lo specchio della memoria, Ed. della Meridiana, 2007 Collegamenti esterni (EN) Scheda su Lo specchio dell'Internet Movie Database Paolo Mottana, Lo specchio di Andrej Tarkovsky 2005

,

: : : : : 7 1927 , 1987

(, ; 7 1927, 1987) . 1959 . ( . ). 1958 . , 1959 . . 1976 . . . 1950- 1960- . - , . . , . [1]. 1. 1955 ( ) () 2. 1964 , ? 3. 1965 4. 1965 5. 1968 6. 1972 () , ! ! 7. 1974 8. 1976 12 , 4 1. 1958 2. 1961 () 3. 1966 () 4. 1970 5. 1970 6. 1974 1. . 2 . M.: , 2008. . 2. . 880 . ISBN 9785969704701, ISBN 9785969704688. . () => , . . 20 2013. 13 2013. . . .. 20 2013. 13 2013.

Vladimir Bogomolov
From Wikipedia, the free encyclopedia ; July 3, 1926 in Kirillovka village, Vladimir Osipovich Bogomolov (Russian: Moscow region 30 December 2003 in Moscow) was a Soviet writer. When Bogomolov was still in school the Soviet Union was drawn into World War II. He joined the Army after completing only seven grades. He started the war as a private; when the war was over, he had a company under his command. He was wounded and was awarded several medals during his active duty. He continued his military service until 1950 in the army intelligence in East Germany. In 1950 1951, he spent 13 months in jail without being formally charged. He retired in 1952. One of his early short stories, "Ivan," ("," 1957) was adapted to screen as Ivan's Childhood ( , 1962) by Andrei Tarkovsky. His most famous novel is In the August of '44 (a.k.a. The Moment of Truth, 1973), which tells the story of SMERSH operatives that followed the frontlines, restored order, and eliminated suspected marauders and saboteurs. It is partly told through pseudo-authentic military correspondence and documents: orders, circulars, telegrams, and reports.[citation needed] The novel saw over a hundred editions, was translated into multiple languages, and was made into a film twice.[citation needed] Today, some historians and journalists have very strong doubts about his military service at all. They stated that his entire military biography is just a hoax.[1][2] References 1. ^ Kuchkina O. Autobiography of fictional person (Russian)// Komsomolskaja pravda. 13.09.2005 2. ^ Razzakov F. I. Life of the wonderful times, 19701974: Time, events, people (Russian). M.: Eksmo, 2004. P. 120,168,182. 1102 p. ISBN 5-699-05394-8 External links (English) Biography of Vladimir Bogomolov (Russian) Biography of Vladimir Bogomolov

Nikolai Petrovich Burlyayev


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Born

August 3, 1946 (age 66) Moscow, Soviet Union

Years active 1961 Spouse(s) Natalya Bondarchuk Nikolai Petrovich Burlyayev (Russian: ) (born August 3, 1946 in Moscow) is a renowned Soviet and Russian actor. Born into a family of actors, Nikolai started his acting career in film and theatre when he was still a child. He is best known for his title role in Andrei Tarkovsky's Ivan's Childhood. He worked with Tarkovsky again four years later, as Boriska in Andrei Rublev. One of his best adult parts was the lead role in the film Voennopolevoy roman (War-Time Romance) (1983). Nikolai Burlyayev is a graduate of the Film Directors Faculty of VGIK, where he studied under Mikhail Romm and Lev Kulidzhanov. One of his remarkable films is Lermontov, where he also plays the lead. Since 1991 Nikolai Burlyayev has been the founder and director of the annual Zolotoi Vityaz (Golden Knight) Moscow Film Festival of Slavic and Orthodox Peoples, and since 1996 he has been the founder and chairman of the International Association of Cinematographers of Slavic and Orthodox Peoples. He is married to Natalya Bondarchuk, and is thus the son-in-law of Sergei Bondarchuk and Inna Makarova. Selected filmography 1962 : Ivan's Childhood as Ivan 1966 : Andrei Rublev as Boriska 1969 : Mama Married as Borka Golubev 1970 : Gambler as Aleksei Ivanovich 1971 : Checkpoint

1979 : Little Tragedies as Young Baron 1983 : Wartime Romance as Netuzhilin 1986 : Lermontov as Mikhail Lermontov 1994 : Master and Margarita as Jesus Christ 1995 : What a Wonderful Game External links Nikolai Burlyayev at the Internet Movie Database Biography of Nikolai Burlyayev

Irma Yakovlevna Raush


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Born Other names Spouse(s) 21 April 1938 (age 74) Saratov, Soviet Union Irma Tarkovskaya Andrei Tarkovsky (1957-1970)

Irma Yakovlevna Raush (Russian: ) (born 21 April 1938) is a Russian actress and the first wife of film director Andrei Tarkovsky. She is best known for her role as Durochka in Andrei Rublev and as Ivan's mother in Ivan's Childhood. Biography Irma Raush was born in Saratov on 21 April 1938. In 1954 she began to study at the State Institute of Cinematography (VGIK) under Mikhail Romm. She was in the same class as Andrei Tarkovsky, whom she married in April 1957. On 30 September 1962 their son Arseny Tarkovsky was born. They divorced in June 1970. Irma Raush played several roles in Tarkovsky's early films. She played Ivan's mother in Ivan's Childhood in 1962 and Durochka in Andrei Rublev. For the latter role she was awarded the toile de Cristal in 1970 for best foreign actress. The toile de Cristal was a French film award and predecessor to the Csar Award. In 1970 she became a film director for the Gorky Film Studio. After finishing her film career she began to write children's books. Filmography As actress 1962 - Ivan's Childhood (Ivan's mother) 1966 - Andrei Rublev (Durochka) 1967 - Doktor Vera As director 1969 - 1974 - 1975 - 1981 - , 1982 - 1986 - External links Irma Raush at the Internet Movie Database

Valentin Zubkov
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Born Died Occupation Years active May 12, 1923 Ryazan Oblast, Soviet Union January 18, 1979 (aged 55) Soviet Union Actor 1956-1974

Valentin Ivanovich Zubkov (Russian: ; 12 May 1923 18 January 1979) was a Soviet film actor. Valentin Ivanovich Zubkov was born in Peschanoye Settlement of Ryazan Province. He finished Armavir Military Aviation School (19411943) and served as a pilot at frontlines of the German-Soviet War. In the late 1940s Valentin Zubkov studied in Konstantin Voynovs studio and later played the leads in his films Three Came Out of the Woods (Troe vyshli iz lesa) (1959) and The Sun Shines for All (Solntse svetit vsem) (1959), as well as episodic roles in

Time of Summer Vacations (Vremya letnikh otpuskov) (1960) and Dream of an Uncle (Dyadushkin son) (1966). He gave his film debut in Lev Kulidzhanov and Yakov Segels It Began This Way (Eto nachinalos tak...) (1956). In 1960 he joined the Theatre Studio of Film Actor. In 1957 Valentin Zubkov played a front soldier in The Cranes Are Flying (Letyat zhuravli) (1957) and a cowardly villain in The Communist (Kommunist) (1958). The actors most famous roles include those in the films Our Father's House (Otchiy dom) (1959), Leon Garros Is Looking for His Friend (Leon Garros ishchet druga) (1961), Northern Story (Severnaya povest) (1960), Ivan's Childhood (Ivanovo detstvo) (1962), and A Day of Happiness (Den schastya) (1963). In the Hospital Train (Poezd miloserdiya) (1964) Zubkov played together with his son Sergey. In summer 1977 tragedy befell the actors family: his only son Sergei Zubkov died in an accident at the age of 23. It was an unbearable blow for the actor: soon after that he fell badly ill with deep sclerosis. Valentin Zubkov died in a hospital on 18 January 1979. Selected filmography A Home for Tanya (1959) The Cranes are Flying (1957) Ivan's Childhood (1962) External links Valentin Zubkov at the Internet Movie Database Biography of Valentin Zubkov (English

Vyacheslav Ovchinnikov
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Vyacheslav Aleksandrovich Ovchinnikov (Russian: ; born 29 May 1936 in Voronezh) is a Russian composer who has authored works for chamber, solo instruments and the symphony orchestra. He began composing at age 9 and entered the Moscow Conservatory at 15. Later he studied with Tikhon Khrennikov and Lev Ginzburg. He has composed symphonies and symphonic poems. Outside his native country he is best known as a composer of music for such films as War and Peace, the 1966-67 film series directed by Sergei Bondarchuk, Ivan's Childhood and Andrei Rublev for Andrei Tarkovsky. He has composed for some 40 films in total. Tarkovsky is said to have been so impressed by Ovchinnikov that he stated "I cannot imagine a better composer for myself than Vyacheslav Ovchinnikov." Ovchinnikov also had a successful career as a touring conductor from the 1970s. He has recorded for Melodiya, the Russian record company. He was also a professor at the University of Kansas from 1990 to 1991. Ovchinnikov was named a People's Artist of Russia in 1986. For the 60th birthday of Queen Sirikit of Thailand, he was commissioned to compose The Bouquet for the Queen. For that work he was awarded the Order of the White Elephant. External links Official Website of Vyacheslav Ovchinnikov (in English) Bio at Onno van Rijen's Soviet Composer's Page Vyacheslav Ovchinnikov at the Internet Movie Database Tribute at Harvard Film Archive

Vadim Yusov
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Born Occupation Vadim Ivanovich Yusov 20 April 1929 (age 83) Leningrad Oblast, Soviet Union Cinematographer

Vadim Ivanovich Yusov (Russian: , born 20 April 1929, Leningrad Oblast, Soviet Union) is a Soviet and Russian cinematographer and a professor of the Gerasimov Institute of Cinematography. He is known for his collaborations with Andrei Tarkovsky on The Steamroller and the Violin, Ivan's Childhood, Andrei Rublev and Solaris, and with Georgi Daneliya on I Step Through Moscow. He won a number of Nika Awards and Golden Osella for Ivan Dykhovichny's The Black Monk at the Venice International Film Festival in 1988. He was a member of the jury at the 1984 Cannes Film Festival[1] and the 45th Berlin International Film Festival in 1995.[2] Filmography The Steamroller and the Violin (1960); directed by Andrei Tarkovsky Ivan's Childhood (1962); directed by Andrei Tarkovsky I Step Through Moscow (1963); directed by Georgi Daneliya Andrei Rublev (1966); directed by Andrei Tarkovsky Don't Grieve (1969); directed by Georgi Daneliya

Solaris (1972); directed by Andrei Tarkovsky Hopelessly Lost (1973); directed by Georgi Daneliya They Fought for Their Country (1975); directed by Sergei Bondarchuk Yuliya Vrevskaya (1978); directed by Nikola Korabov Red Bells (1982, 1983); directed by Sergei Bondarchuk Boris Godunov (1986); directed by Sergei Bondarchuk The Black Monk (1988); directed by Ivan Dykhovichny The Passport (1990); directed by Georgi Daneliya Moscow Parade (1992); directed by Ivan Dykhovichny Anna: 6 - 18 (1993); directed by Nikita Mikhalkov Out of the Present (1995); directed by Andrei Ujica The Kopeck (2002); directed by Ivan Dykhovichny References 1. ^ "Festival de Cannes: Vadim Yusov". festival-cannes.com. Retrieved 2009-06-23. 2. ^ "45th Berlin International Film Festival". berlinale.de. Retrieved 2011-12-29. External links Vadim Yusov at the Internet Movie Database

Andrei Konchalovsky
From Wikipedia, the free encyclopedia Born Andron Sergeyevich Mikhalkov August 20, 1937 (age 75) Moscow, USSR (currently Russia)

Other names Andron Sergeyevich Mikhalkov-Konchalovsky Occupation Years active Film director, film producer, screenwriter 1964present

Website http://konchalovsky.ru Andrei Sergeyevich Mikhalkov-Konchalovsky (Russian: -; born August 20, 1937, in Moscow) is a Soviet-American and Russian film director, film producer and screenwriter.[1] He is the son of Natalia Konchalovskaya and Sergey Mikhalkov, and brother to Nikita Mikhalkov who is also a well known Russian film director. Biography In 1952, he graduated from the Central Music School. In 1957, he graduated from Music College of the Moscow Conservatory. 1957-1959 studied piano at the Moscow State Conservatory. In 1965, he graduated in directing from the Gerasimov Institute of Cinematography where he studied under Mikhail Romm and made his debut film The First Teacher based on Chingiz Aitmatov's story of the same name. He gave the leading role of Altynai to young ballerina Natalia Arinbasarova, whom he later married. In 1972, he was awarded the State Prize of the Kazakh Soviet Socialist Republic after the great success of the film End of the Ataman (30 million viewers in 1972), for which he wrote the screenplay and which revolved around the NKVD's search for the White Army's field commander Dutov. In 1979 he was a member of the jury at the 11th Moscow International Film Festival.[2] In 1980, he received the title of National Artist of RSFSR. Since 2002, he has been a full member of National Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Since 2005, he has been an officer of the French Order of Arts and Letters. In 2005, he founded the "Andrei Konchalovsky Production Centre", which works on programmes for leading Russian TV channels (NTV, Rossiya 1, Kultura, Zvezda), theatre productions and book publishing projects. Since 2010, he has been a member of the Civic Chamber of the Russian Federation. He resides with his family in Russia or abroad, depending on his current projects. Family His great-grandfather on his mother's side was Russian painter Vasily Surikov. His father was Sergey Mikhalkov, a playwright, poet and author of many famous childrens books. His mother was Natalia Konchalovskaya, a poet and translator. She was the daughter of Pyotr Konchalovsky. His elder sister is Ekaterina, Natalia Konchalovskaya's daughter from her first marriage. She was married to Yulian Semyonov, a famous Soviet writer. His younger brother is Nikita Mikhalkov, the film director. Andrei Konchalovsky has been married five times: Irina Kandat, ballerina (from 1955 to 1957). Natalia Arinbasarova, ballerina and actress (from 1965 to 1969.). They have a son, Yegor Konchalovsky (1966), a film director.

Viviane Mikhalkova (Gaudet), expert on Orientalism (from 1969 to 1980.). They have a daughter, Alexandra (1970). Irina Martynova, TV presenter (from 1990 to 1997). They have two daughters, Natalie (1991) and Elena (1993). Julia Vysotskaya, actress and TV presenter (1998present). They have a daughter, Maria (1999), and a son, Peter (2003). He also has another daughter, Daria, with actress Irina Brazgovka. Accolades Order of Merit for the Fatherland, Class 4 (20 August 1997) [1] Special Silver St. George for his contribution to world cinema, 20th Moscow International Film Festival (Russia), 1997[3] Legion of Honour, chevalier (France), 2010 [2] Filmography Director 1961 The Boy and the Dove (coursework with E. Ostashenko). Top prize (in debutants' competition) at the Children and Youth Film Festival in Venice (Italy), 1962. 1965 The First Teacher (thesis). Volpi Cup for Best Actress (N. Arinbasarova) at the Venice International Film Festival (Italy), 1966. Jussi Award for Best Foreign Director, Finland, 1973. 1967 The Story of Asya Klyachina, Who Loved But Did Not Marry. International Federation of Film Critics (FIPRESCI) award - Honorable Mention at the Berlin International Film Festival, 1988. The Nika Award (Soviet Union) for Best Director, 1989. 1969 A Nest of Gentlefolk. Jussi Award for Best Foreign Director at the International Film Festival in Finland, 1973. 1970 Uncle Vanya. Silver Seashell at the San Sebastian International Film Festival (Spain), 1971. The Jussi Award for Best Foreign Director at the International Film Festival in Finland, 1973. 1974 A Lover's Romance. Crystal Globe at the Karlovy Vary International Film Festival (Czechoslovakia), 1974. 1979 Siberiade. Special Jury Prize at the Cannes International Film Festival (France), 1979. 1982 Split Cherry Tree (USA). Best Short Film Academy Award nomination. 1984 Maria's Lovers (USA). Silver Ribbon from the Italian National Syndicate of Film Critics and Journalists (Italy), 1985. Nominated for the Csar to Best Foreign Film, 1985. 1985 Runaway Train (USA). Golden Globes Award for Best Actor (drama) to Jon Voight (USA), 1986. Academy Award nominations for Best Film, Best Actor (J. Voight) and Best Supporting Actor (Eric Roberts), USA, 1986. 1986 Duet for One (USA). Golden Globes nomination for Best Actress (Julie Andrews) USA, 1987. 1987 Shy People (USA). Best Actress Award (Barbara Hershey) at the Cannes International Film Festival (France), 1987. 1989 Tango & Cash (USA) 1989 Homer and Eddie (USA). Golden Seashell (tied with "La nacin clandestina") at San Sebastian International Film Festival (Spain), 1989. 1992 The Inner Circle (USA). Nominated for Nika Award for Best Composer (Edward Artemiev) Russia, 1993. Nominated for the Golden Bear at the 42nd Berlin International Film Festival.[4] 1994 Ryaba, My Chicken. Import Award at the Troms International Film Festival (Norway), 1995. Golden Palm nomination at the Cannes International Film Festival, 1994. Nika Award nomination for Best Film and Best Actress (Inna Churikova), 1995. Kinoshock Film Festival Award (Russia), 1994. 1997 The Odyssey (USA). Emmy Awards for Best Director of TV Miniseries and Best Special Effects for TV Miniseries (Mike McGee), 1997. Golden Globes nomination for Best TV Miniseries and Best Actor in TV Miniseries (Armand Assante), 1998. 2002 House of Fools. Grand Special Jury Prize at the Venice International Film Festival 2002 (Italy). UN Children's Fund (UNICEF) Award (2002). Jury Award - Honourable Mention at the 2002 Bergen International Film Festival (Norway). 2003 The Lion in Winter TV (USA). Best Performance by an Actress in a Mini-Series or a Motion Picture Made for Television award (Glenn Close) at the "2005 Golden Globes" (USA). Outstanding Director of a Mini-Series award at the Monte Carlo Television Festival (Monaco). Winner of the 2004 Emmy award for Outstanding Costumes for a Miniseries, Movie or a Special (C. Boyle, M. Rubalcava, R. McGuirke). Golden Globe nomination in 2005 for Best Mini-Series or Motion Picture Made for Television award and for Best Performance by an Actor in a Mini-Series or a Motion Picture Made for Television (Patrick Stewart). 2007 Gloss. Best Actress prize at the 2008 MTV-Russia film awards. 2007 In the Dark (Dans le noir) in the collective film "To Each His Own Cinema" (Chacun son cinma ou Ce petit coup au coeur quand la lumire s'teint et que le film commence).

2010 The Nutcracker in 3D Documentaries 2003 Sergei Prokofiev TV documentary in the Geniuses series. 2003 Sergei Rachmaninoff TV documentary in the Geniuses series. 2004 Yuri Andropov TV documentary in The Burden of Power series, in collaboration with A. Kolesnikov. 2004 Heydar Aliyev TV documentary in The Burden of Power series. 2005 Culture is Destiny documentary, 2005. Author and presenter: Andrei Konchalovsky, director: Igor Kalyadin. 2006 Alexander Scriabin TV documentary in the Geniuses series. 2006 Igor Stravinsky TV documentary in the "Geniuses" series. 2007 Dmitri Shostakovich TV documentary in the "Geniuses" series. 2007 Vladimir Sofronitsky TV documentary in the "Geniuses" series. Screenplays 1960 The Steamroller and the Violin. Co-scripted with A. Tarkovsky. 1961 The Boy and the Dove (coursework with E. Ostashenko). Top prize (in the dbutantes' competition) for the Children and Youth Film Festival in Venice (Italy), 1962. 1962 Ivan's Childhood. Co-scripted with V. Bogomolov, M. Papava, A. Tarkovsky. Golden Lion at the 1962 Venice International Film Festival (Italy). 1965 The First Teacher. Co-scripted with Ch. Aitmatov, B. Dobrodeev, A. Tarkovsky. 1967 Tashkent, a City of Plenty. Co-scripted with A. Neverov, A. Tarkovsky. 1969 Andrei Rublev. Co-scripted with A. Tarkovsky. FIPRESCI Prize at the Cannes International Film Festival, 1969 (France). 1969 A Nest of Gentlefolk (based on the novel by I. Turgenev). Co-scripted with V. Ezhov. 1970 Uncle Vanya. Author of the adapted screenplay. 1970 End of the Ataman. Co-scripted with A. Tarkovsky, E. Tropinin. 1972 We're Waiting for You, Lad (Zhdem tebya, paren). Co-scripted with E. Tropinin. 1972 The Seventh Bullet. Co-scripted with F. Gorenstein. 1973 The Fierce One. Co-scripted with A. Tarkovsky, E. Tropinin. 1973 The Admirer (Poklonnik). Co-scripted with A. Khachaturov. 1974 Song About Manshuk. Author of the screenplay. 1975 One Life Is Not Enough (Odnoi zhizniy malo). Author of the screenplay. 1978 Blood and Sweat (Krov i pot). Co-scripted with A. Khachaturov. 1976 A Slave of Love (Raba lyubvi). Co-scripted with F. Gorenstein. 1977 Trans-Siberian Express (Transsibirksiy express). Co-scripted with A. Adabashyan, N. Mikhalkov. 1978 Siberiade. Co-scripted with Ezhov. 1983 Maria's Lovers (USA). Co-scripted with J. Brush, P. Zindel, F. Bayars. 1986 Duet for One (USA) (based on the play by T. Kempinski). Co-scripted with R. Garcia. 1987 Shy People (USA). Co-scripted with J. Brush, M. David. 1992 The Inner Circle. Co-scripted with A. Usov. 1994 Ryaba, My Chicken. Co-scripted with V. Merezhko. 2007 Moscow Chill. Co-scripted with C. Solimine. 2010 The Nutcracker in 3D. Co-scripted with C. Solimine. Music videos 2007 Dorogie moi moskvichi (My Dear Muscovites), by singer Dima Bilan. 2007 O Sole Mi, by singer Dima Bilan. Production 1994 Ryaba, My Chicken. Co-produced with S. Bayev, C. Bolzli, D. Ouaknine, N. Garo. 2002 House of Fools. Co-produced with S. Khramtsov, F. Kleiman. 2007 Moscow Chill. Co-produced with D. Dobouzhinsky, O. Ioguchevym, C. Tuffin. 2010 The Last Station. Executive producer. 2010 The Nutcracker in 3D. Co-produced with P. Lowin, J. Circ, M. Clark, M. Borman. Acting 1961 The Trial of Madmen 1962 Ivan's Childhood (a soldier) 1964 I Am Twenty (Mne dvadtsat let) (Yuri) 1994 Ryaba, My Chicken (a customer at the barber's, uncredited) Films about Konchalovsky 2007 Andrei Konchalovsky. On Stage. A documentary directed by Nikita Tikhonov. 2007 Andrei Konchalovsky. On the Silver Screen. A documentary directed by Alexei Kolesnikov.

Theatre projects Eugene Onegin. A play performed at La Scala, Italy, in 1985. The Queen of Spades. A play performed at La Scala, Italy, in 1990. Miss Julie. A play performed at the Malaya Bronnaya Theatre, Moscow, in 2005. King Lear. A play performed at Na Woli, Warsaw, in 2006. The Seagull. A play performed at the Odeon Theatre, Paris, in 1987, and at the Mossovet Theatre, Moscow, in 2004. Toured Italy in 2007. Uncle Vanya. A play performed at the Mossovet Theatre, Moscow, since 2009. Toured Italy in 2009, the Baltics in 2009 and Israel in 2010. Operas War and Peace. An opera staged at the Mariinsky Theatre, St. Petersburg, in 2000, and at the Metropolitan Opera, New York, in 2002 and 2009. Masquerade Ball. An opera staged at the Teatro Regio, Italy, in 2001, and at the Mariinsky Theatre, St. Petersburg, in 2001. Boris Godunov. An opera staged at the Teatro Regio, Turin, Italy, in 2010. Our Ancient Capital. A musical event held to commemorate Moscow's 850th anniversary on Red Square in 1997. Celebrating 300 Years of St. Petersburg. A spectacular show held in St. Petersburg, in 2003. Bibliography 1977 Parabola of Concept 1991 The Inner Circle: An Inside View of Soviet Life Under Stalin 1998 Low Truths 1999 Elevating Deception 2001 White Lilac 2006 Low Truths Seven Years Later 2007 On the Stand of a Reactionary (co-written with V.B. Pastukhov) References 1. ^ The New York Times 2. ^ "11th Moscow International Film Festival (1979)". MIFF. Retrieved 2013-01-14. 3. ^ "20th Moscow International Film Festival (1997)". MIFF. Retrieved 2013-03-22. 4. ^ "Berlinale: 1992 Programme". berlinale.de. Retrieved 2011-05-22. External links Andrei Konchalovsky Official Site The Andrei Konchalovsky Production Center Andrei Konchalovsky at the Internet Movie Database

Kinostudiya MosFilm
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Old Mosfilm logo

Type Industry

Corporation Motion pictures

Founded

1920

Headquarters Moscow, Russia Key people Products Employees Website Karen Shakhnazarov (Chairman) Motion pictures Television programs 1,500 http://www.mosfilm.ru/

Mosfilm (Russian: , pronounced [msflm]) is a film studio often described[clarification needed] as the largest and oldest in Russia and in Europe[citation needed]. Its output includes most of the more widely-acclaimed Soviet-era films, ranging from works by Tarkovsky and Eisenstein (commonly considered the greatest Soviet directors), to Red Westerns, to the Akira Kurosawa co-production ( / Dersu Uzala) and the epic / War and Peace. History The Moscow film production unit with studio facilities was established in November 1923 by the motion picture mogul Aleksandr Khanzhonkov ("first film factory") and I. Ermolev ("third film factory") as a unit of the Goskino works. The first movie filmed by Mosfilm was On the Wings Skyward (directed by Boris Mikhin). In 1927 the construction of a new film studio complex began on Mosfilmovskaya Street in Sparrow Hills of Moscow. This film studio was named after the Moscow amalgamated factory Soyuzkino the Tenth Anniversary of the October. In 1934 the film studio was renamed to Moskinokombinat, and in 1936 to Mosfilm. During the World War II the film studio personnel were evacuated to Alma-Ata (August 1941) and merged with other Soviet production units into the Central United Film Studio (TsOKS). The Mosfilm personnel returned to Moscow at the end of 1943. The famous Mosfilm logo, representing the monument "Worker and Kolkhoz Woman" by Vera Mukhina and Spasskaya Tower of the Kremlin, was introduced in 1947 in the musical comedy, Spring directed by Grigori Aleksandrov and starring Lyubov Orlova and Nikolai Cherkasov. By the time the Soviet Union was no more, Mosfilm had produced more than 3,000 films. Many films classics were shot at Mosfilm throughout its history and some of these were granted international awards at various film festivals. After the dissolution of the Soviet Union, Mosfilm continued operations as a quasiprivate production company, led by film director Karen Shakhnazarov. As of 2005, the company embraced ten independent studios, located within 13 pavilions occupying an area of 13,000 sq. meters. Tours through this "Russian Hollywood" become increasingly popular, as they allow to view Mosfilm's enormous depot with 170 tanks and 50 vintage cars. The main pavilion is leased annually to hold the Golden Eagle Awards. In 2011 Mosfilm released a selection of its classic films online for free viewing.[1] Selected films

Entrance to Mosfilm Studios with a large clapperboard sign at left. Cascading pond at Mosfilm Studios. Wooden props used as landscaping features in Mosfilm Park 1925 / The Battleship Potemkin (historical silent film), directed by Sergei Eisenstein 1934 / Jolly Fellows (musical comedy) 1935 / Aerograd, directed by Alexander Dovzhenko (sci-fi) 1936 / Circus (musical comedy) 1938 - / Volga-Volga (musical comedy) 1938 / Alexander Nevsky directed by Sergei Eisenstein (historical) 1946 (2 ) / Ivan The Terrible, Part II, directed by Sergei Eisenstein (historical) 1956 / Ilya Muromets, directed by Aleksandr Ptushko (fantasy film) 1957 / The Cranes Are Flying directed by Mikhail Kalatozov (war drama), Palme d'Or at the Cannes Film Festival in 1958 winner. 1957 / Miles of Fire (ostern) directed by Samson Samsonov 1959 / Ballad of a Soldier directed by Grigori Chukhrai (war film), Special jury prize of Cannes Film Festival in 1959 winner and Academy Award for Writing Original Screenplay in 1961 nominant. 1960 / The Steamroller and the Violin directed by Andrei Tarkovsky (short film)

1962 / Ivan's Childhood directed by Andrei Tarkovsky (feature film), the Golden Lion Award at the Venice Film Festival in 1962 winner. 1962 / Hussar Ballad directed by Eldar Ryazanov (comedy) 1963 / I Step Through Moscow directed by Georgi Daneliya (comedy) 1964 , / Welcome, or No Trespassing directed by Elem Klimov (comedy) 1964 - / I Am Cuba directed by Mikhail Kalatozov (expressionism, propaganda) 1965 / Adventures of a Dentist directed by Elem Klimov (comedy) 1966 / Andrei Rublev directed by Andrei Tarkovsky (feature film) 1966 / Watch Out for the Automobile directed by Eldar Ryazanov (comedy) 1966 / The Elusive Avengers directed by Edmond Keosayan (Ostern) 1967 / Viy (Film adaptation, horror film) 1968 / War and Peace directed by Sergei Bondarchuk (historical), Academy Award for Best Foreign Language Film in 1968 winner. 1968 / The Diamond Arm directed by Leonid Gaidai (comedy) 1969 / Liberation directed by Yuri Ozerov (historical drama) 1969 / The Brothers Karamazov (historical), Academy Award for Best Foreign Language Film in 1969 nominant. 1969 / White Sun of the Desert directed by Vladimir Motyl (Ostern) 1971 / Tchaikovsky directed by Igor Talankin (historical), Academy Award for Best Foreign Language Film in 1971 nominee. 1971 - / Stariki-razboyniki directed by Eldar Ryazanov (comedy) 1972 / Solaris directed by Andrei Tarkovsky (sci-fi) 1972 / Gentlemen of Fortune (comedy) 1973 / Ivan Vasilievich: Back to the Future directed by Leonid Gaidai (comedy) 1974 , / At Home Among Strangers directed by Nikita Mikhalkov (ostern) 1974 / Unbelievable Adventures of Italians in Russia directed by Franco Prosperi and Eldar Ryazanov 1975 / Dersu Uzala (Soviet-Japanese joint production) directed by Akira Kurosawa (historical), Academy Award for Best Foreign Language Film in 1975 winner. 1975 / Siberiade directed by Andrei Konchalovsky (saga) 1975 / Afonya directed by Georgi Daneliya (comedy) 1975 / The Mirror directed by Andrei Tarkovsky (feature film) 1975 , ! / The Irony of Fate directed by Eldar Ryazanov (comedy) 1976 / The Ascent directed by Larisa Shepitko (war film), the Golden Bear Award at the Berlin Film Festival in 1977 winner. 1976 / Queen of the Gypsies directed by Emil Loteanu (drama) 1977 / Mimino directed by Georgi Daneliya (comedy) 1977 / Office Romance directed by Eldar Ryazanov (comedy) 1979 / Stalker directed by Andrei Tarkovsky (feature film) 1979 / Moscow Does Not Believe In Tears (melodrama), Academy Award for Best Foreign Language Film in 1980 winner. 1981 / Private Life (drama) directed by Yuli Raizman, Academy Award for Best Foreign Language Film in 1981 nominant. 1981 43 / Teheran 43 (spy) 1982 / Lenin in Paris (historical) 1983 / Nostalghia directed by Andrei Tarkovsky (drama) 1985 / Come and See directed by Elem Klimov (war film; a co-production with Belarusfilm) 1986 --! / Kin-dza-dza! directed by Georgi Daneliya (science-fiction) 1987 / A Man from the Boulevard des Capucines (red western) directed by Alla Surikova 1990 / Lessons at the End of Spring written and directed by Oleg Kavun (drama) 2002 / The Star (war film) directed by Nikolai Lebedev 2007 : / The Irony of Fate 2 2008 You and I 2008 / The Vanished Empire 2012 / Kromov

2012 / White Tiger References 1. ^ Mosfilm uploads celluloid classics to youtube External links Mosfilm official site Mosfilm official YouTube Channel - Mosfilms film collection with English subtitles Mosfilm's online cinema - over 500 films available for online watching Mosfilm (Soviet studio) at the Internet Movie Database Mosfilm (Russian studio) at the Internet Movie Database Mosfilm Studios - 360 Panoramas Humus Project - Mosfilm: History and fantastic trailers of the most famous and funny movies (Italian) Entrance sign to Mosfilm Studios in Mosfilmovskaya Street