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Mario Galzigna, La mal atti a morale.

Al le origini della psi chiatria moderna, Saggi Marsilio, Venezia


1992
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prefazione : Luomo calcolabile
I. LARCHIVIO DELLA FOLLIA
capitolo1 La voce dei soggetti
capitolo2 I folli scrivono
capitolo3 Osservare, ascoltare, classificare
II. LE PASSIONI E LA STORIA
capitolo4 Eccessi di passione
capitolo5 Un filosofo nella casa dei pazzi
capitolo6 La confisca della storia. Paradossi dellordine democratico
III. IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
capitolo7 Gli infortuni della libert
capitolo8 Crimine e coscienza. Nascita della psichiatria forense
capitolo9 Crimes inexplicables, ovvero lenigma di Edgar Allan Poe
epilogo
indice nomi
Pagina 1 di 1 La malattia morale di M. Galzigna (scarica gratuitamente il libro) | Ibrid@menti
22/06/2011 http://www.ibridamenti.com/prima-pagina/2010/07/la-malattia-morale-di-m-galzigna-...
L'UOMO CALCOLABILE
Da qualche tempo l'attivit storiografica, in alcuni suoi settori,
entrata a pieno titolo in quel vasto processo di ripensamento critico
della nostra modernit, che coinvolge, in particolar modo, la filosofia
e le scienze dell'uomo
1
. Questa riproblematizzazione del lavoro
storico stata resa possibile dall'abbandono di scenari troppo scon-
tati, a cui eravamo abituati quasi inconsapevolmente: scenari popo-
lati da soggetti e da coscienze, da attori che intervengono sul reale
proprio perch dotati di una coscienza; scenari che offrono allo
sguardo dello storico campi d'indagine gi costituiti, oggetti natu-
rali
2
gi configurati: motori immobili, capaci di produrre e di fon-
dare altri oggetti ed altri campi d'indagine.
La fede nella coscienza costitutiva, come la chiama Paul Veyne, e
la fede nell'oggetto naturale non costituito rispettivamente alimen-
tate dalla fenomenologia e dal marxismo sono state messe in crisi
da uno spostamento epistemologico, apparentemente semplice, ma
ricco di conseguenze: si posto l'accento sulle modalit di costitu-
zione di quegli stessi oggetti prima assunti come realt naturale,
incondizionata e sovrana. L'oggetto che spiega la realt diventa cos,
attraverso un singolare rovesciamento di prospettive, la realt che
occorre spiegare. Il rapporto di produzione, ad esempio, considerato
in ambito marxista luogo della determinazione in ultima istanza,
viene interrogato rispetto alle sue condizioni di possibilit: ci si do-
manda allora quali processi di disciplinamento, quali tecniche di
governo della popolazione, hanno reso possibile la immissione del
1
Cfr. P. Veyne, Comment on crit l'histoire, Paris, Editions du Seuil, 1978
2
.
2
Cfr. P. Veyne, op. cit., pp. 345-385.
5
LA MALATTIA MORALE
corpo entro il rapporto capitalistico di produzione. Quali corpi,
quali coscienze sono stati costituiti per rendere possibile e accetta-
bile un certo modo di produrre e di distribuire la ricchezza sociale?
E ancora: quali sono state le modalit di questa costituzione? Quali
scacchi, quali resistenze, quali antagonismi essa ha incontrato nel
suo cammino? In altri termini, come ha funzionato e, talvolta,
come ha preteso di funzionare, senza riuscirvi quella che potrem-
mo chiamare, con termine onnicomprensivo, la fabbrica del soggetto
moderno?
La grande mole di ricerca storica sviluppatasi attorno al tema
della disciplina e del dressage, visti nei loro molteplici percorsi e
nei loro mutevoli punti d'applicazione, sembra muoversi all'interno
di questa prospettiva. La ricerca storica, spesso inconsapevolmente,
talvolta con piena consapevolezza come nel caso di Michel Fou-
cault porta forse a compimento il programma di Friedrich Nietz-
sche: ci mostra, in tutti i suoi dettagli, l'enorme lavoro dell'eticit
dei costumi
3
; quel peculiare lavoro grazie al quale l'uomo stato
reso necessario, uniforme, uguale tra gli uomini, coerente alla rego-
la e di conseguenza calcolabile.
4
Se questo il cammino che vogliamo percorrere, non potremo
affidarci a nessun assoluto, a nessuna naturalit. La permanenza e la
continuit di alcuni nomi attraverso i secoli (i poveri, i sudditi, il re,
la follia, la carit ecc), non potranno pi mascherare la ragnatela
complicata e variabile degli avvenimenti e degli intrecci a cui di volta
in volta questi stessi nomi rinviano.
Non esiste, cos, l'oggetto naturale follia, di cui lo storico pu re-
stituirci il divenire e lo sviluppo attraverso i secoli, all'interno di una
continuit fittizia e rassicurante.
Analogamente, non si pu postulare la crescita uniforme di una
coscienza medica della follia: una sorta di incessante volont terapeu-
tica, che attraverso gli sviluppi e gli arricchimenti di un unico sapere
risponderebbe in diverse maniere all'emergenza di uno stesso pro-
blema.
Per le stesse ragioni, il pazzo non pu essere pensato come un
soggetto gi dato, sempre presente, costituente e non costituito,
esterno e trascendente rispetto alla trama di avvenimenti da cui
emerge.
3
Sull'eticit dei costumi cfr. F. Nietzsche, Aurora, in: G. Colli-M. Montinari (a cura
di), Opere di Friedrich Nietzsche, Milano, Adelphi, 1964, vol, v, 1.1, pp. 12-15.
4
F. Nietzsche, Genealogia della morale, in Opere, cit., Milano, Adelphi, 1968, vol. VI, t.
6
La follia come campo d'indagine, con tutta la variet di segmenti
a cui rimanda la coscienza medica e il soggetto deviante sono solo
due esempi viene prodotta e costituita da un intreccio puntuale e
variabile nel tempo di pratiche e di saperi, di condotte e di mentalit,
di comportamenti e di credenze, di decisioni e di conoscenze. Dalla
variet e dalle trasformazioni di questo intreccio emergono i profili
degli avvenimenti, nella loro singolarit irripetibile: emergono i pro-
cessi formativi di quelle unit fittizie, di quegli oggetti naturali, che
una storia critica
5
rifiuta di assumere come premessa indiscutibile
di tutta la ricerca.
L'uomo medio, l'uomo normale, l'uomo calcolabile e il folle:
due polarit speculari e complementari, due risultati, due esiti termi-
nali di quel processo di costituzione del soggetto moderno, a cui la
storia della psichiatria appartiene organicamente.
L'azione disciplinatrice e il trattamento morale pilastro del-
l'intervento terapeutico entro il manicomio nascente sono pensa-
bili solo sullo sfondo di pratiche e di saperi tesi alla costruzione dei
parametri fondamentali della norma sociale; la polizia medica, la sta-
tistica, nelle sue molteplici applicazioni, la ginnastica, l'ortopedia, la
pedagogia, nei suoi diversi settori, rappresentano solo alcuni mecca-
nismi di quel vasto ingranaggio, che potremmo chiamare, con
: eredit del-
l'illuminismo, potenziata ed esaltata dai processi rivoluzionari e dalla
crisi dell'ancien rgime, messa a punto nei suoi dettagli e nelle sue
specificit durante tutto il secolo diciannovesimo. La riflessione sui
rapporti tra regolarit e devianza, tra il normale e il patologico, tra la
legge e l'alea, o, se si preferisce, tra la necessit e il caso, diventata
del resto un nodo problematico cruciale, prima ancora che tra gli
storici, tra gli scienziati e gli epistemologi: una riflessione feconda,
II, pp. 256-257.
5
Cfr. F. Nietzsche, Sull'utilit e il danno della storia per la vita. Considerazioni inattuali,
II, in Opere, cit., Milano, Adelphi, 1972, vol. III, t. I, pp. 272, 279, 284-286. Sul nodo del rap-
porto tra Nietzsche e la storia si veda l'intervento di M. Foucault, Nietzsche, la genealogia, la
storia, pubblicato a Parigi nel 1971 (trad. it. M. Foucault, Microfisica del potere, Torino, Ei-
naudi, 1977, pp. 29-54).
6
Sul mito dell'educazione totale, sotteso a saperi come la ginnastica e l'ortopedia, si veda
il lavoro di Ingeborg Walter, che pubblica, per la prima volta in lingua italiana, alcuni testi di
Daniel Gottlob Moritz Schreber, padre del pi noto presidente Schreber, di freudiana me-
moria (cfr. D.G.M. Schreber, L'educazione totale, scelta dei testi, traduzione e introduzione di
I. Walter, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1981). Sul potere pedagogico e sul dressa-
ge del corpo, si veda G. Vigarello, Le corps redress. Histoire d'un pouvoir pdagogique, Paris,
Jean-Pierre Delarge, 1978. Sul tema della pedagogia come produzione di norma, e, pi in ge-
7
espressione sintetica, il sistema della educazione totale
6
L'UOMO CALCOLABILE
LA MALATTIA MORALE
che ha coinvolto saperi a diversa soglia di formalizzazione dalle
scienze della vita
7
alla fisica
8
e che ha reso possibile lo studio
comparato
9
delle modalit di costituzione, di funzionamento e di
trasformazione dell'ordine vitale, dell'ordine fisico e dell'ordine sociale.
Le norme si riconoscono dai loro scarti, afferma Georges Can-
guilhem
10
, a proposito dell'organismo vivente. Estendendo, per ana-
logia
11
, la portata di questa enunciazione, possiamo dire non soltan-
to che la follia ci consente di definire e di comprendere meglio i mec-
canismi della normalit, ma anche che il controllo, l'amministrazione
e la cura della follia rimandano direttamente ai processi di produ-
zione della norma che caratterizzano un determinato assetto sociale.
Duplice consapevolezza, dunque, alla base di ogni indagine pos-
sibile sulla follia: consapevolezza epistemologica dei suoi legami ne-
cessari con la normalit, e insieme consapevolezza storico-politica
della stretta parentela tra i regimi istituzionali che la definiscono e i
dispositivi che presiedono alla costituzione del soggetto moderno:
del suo corpo e della sua anima.
nerale, sulla scienza come produttrice di consenso e come norma dell'opinione, si veda
A. Salsano, Controversie e pedagogia alle origini della scienza economica, in aut aut, n. 195-
196, 1983, pp. 99-117.
7
Valga per tutti, in ambito epistemologico, la riflessione di Georges Canguilhem (cfr.,
tra l'altro, G. Canguilhem, II normale e il patologico, Rimini, Guaraldi, 1975). Sul versante del-
la riflessione scientifica si veda soprattutto J. Monod, II caso e la necessit, Milano, Mondadori
1970.
8
Cfr. I. Prigogine - I . Stengers, La nuova alleanza, Torino, Einaudi, 1981. Cfr. anche, su
questo, M. Galzigna, Conoscenza e dominio, Verona, Bertani, 1985, pp. 179-192.
9
Cfr. M. Serres, Le passage nord-ouest, Paris, Minuit, 1980.
10
G. Canguilhem, op. cit., p. 239.
11
Canguilhem, nel saggio citato, pur facendo emergere le analogie tra il sociale e il vi-
tale, tende soprattutto a far risaltare, sullo sfondo di alcune caratteristiche comuni, lo spesso-
re della differenza tra i due ordini (op. cit., pp. 202 ss.); manca in quest'opera la tentazione,
o la pretesa, di individuare un paradigma unitario, valido per entrambi gli ordini: a questa ten-
tazione non invece sfuggita l'opera di Prigogine, sopra citata. In ogni caso, la prospettiva teo-
rica e la proposta di ricerca inaugurate da Canguilhem non hanno ancora trovato uno sviluppo
sistematico adeguato; la conoscenza della vita, come quella della societ, suppone la priorit
dell'infrazione sulla regolarit (op. cit., p. 251): a partire da questo presupposto, che insie-
me teorico e di metodo, viene fondata la possibilit di un'analisi comparata del sociale e del
vitale, in relazione a problemi come l'elaborazione e la trasmissione dell'informazione, la
creazione dell'ordine e la produzione della norma, i processi di normalizzazione e le attivit di
regolazione, eccetera. La difficolt di tale impresa confessa l'autore nell'epilogo fa tre-
mare (op. cit., p. 254).
8
NOTA IN MARGINE ALLA SECONDA EDIZIONE
Accade assai spesso che una prefazione contenga, in forme pi o meno
trasparenti, una strana ed inquietante valenza di carattere normativo: sem-
bra quasi che l'autore, dichiarando apertamente le sue intenzioni e denun-
ciando i limiti della sua analisi, voglia dirigere e controllare la molteplice va-
riet di letture e di utilizzazioni che il suo libro riuscir a provocare.
Nel tentativo di sottrarmi alle insidie di un atteggiamento prescrittivo,
ho evitato di scrivere, per questo saggio, una tradizionale prefazione; mi
sono invece limitato ad esporre preliminarmente, in poche pagine - intito-
late, in omaggio a Nietzsche, L'uomo calcolabile - alcune idee-forza presen-
ti nella mia ricerca. Con lo stesso spirito ho scritto anche un epilogo: non
tanto per concludere un percorso di ricerca, indicandone il senso ed i con-
fini, quanto piuttosto per aprirlo a nuovi sviluppi possibili, a nuovi itinera-
ri, a nuove interrogazioni.
Ora, a pi di tre anni dalla sua prima edizione, mi ritrovo tra le mani un
testo che non pi quello di prima: la sua fisionomia - il suo orizzonte di
senso - si intreccia indissolubilmente con la variet degli usi e dei commenti
che lo hanno accompagnato.
Sarebbe ridicolo e sterile che io cercassi, in questo momento, di stabili-
re quali siano gli usi ed i commenti corretti, legittimi, respingendo, al tem-
po stesso, le interpretazioni e le fruizioni che mi sembrano indebite o abusive.
Mi limito solo a dire che un certo modo di capire e di utilizzare il mio
libro - soprattutto da parte di alcuni psichiatri e psicoanalisti (ricordo, tra
gli altri, Eugenio Borgna, Luigi Pavan, Franco Fasolo, Roberto Speziale-
Bagliacca, Elvio Fachinelli, Antonio Alberto Semi, Silvia Vegetti Finzi,
Georges Lantri-Laura, Mauro Mancia e Sergio Piro) - ha profondamente
influenzato il mio attuale stile di lavoro: l'idea che un approccio storico ed
epistemologico alla psichiatria ed alla psicoanalisi sia sempre di pi necessi-
t interna di queste discipline - un'idea che agli inizi degli anni ottanta era,
per me, solo una timida ipotesi di lavoro - ha ora preso corpo e consistenza.
9
Mi sembra legittimo, oggi, pensare alla possibilit che lo storico delle
scienze, in armonia con la proposta di John Heilbron, riesca a funzionare
come broker, come mediatore e come componente interna ai programmi
di ricerca.
Il recente saggio di Georges Lantri-Laura (Psychiatrie et connaissance,
Sciences en Situation, Paris 1991), giunge come una felice conferma della
necessit e della pertinence d'une dmarche historique per chi opera nel
campo delle patologie mentali.
Uscire dalle riserve ben protette dell'erudizione accademica e mettere a
rischio, in campo aperto, le proprie attrezzature concettuali, il proprio
modo di essere, al tempo stesso, storico ed epistemologo: le diverse manie-
re in cui psichiatri e psicoanalisti hanno letto ed utilizzato il mio libro mi
incoraggiano, sempre di pi, a proseguire lungo questo cammino, ancora
incerto e difficile.
La curvatura olista ed antiriduzionista che ha caratterizzato la psichia-
tria dei padri fondatori, agli inizi del secolo scorso, si ripropone, a tutt'oggi,
come strategia conoscitiva e terapeutica di lungo periodo; da pi parti si av-
verte infatti la necessit di ripensarla e di svilupparla, con l'inevitabile sup-
porto di un'analisi critica dei testi e di un'indagine storica mirata e minuzio-
sa: in questa impresa di grande respiro possono essere coinvolti tutti coloro
che, a vario titolo, operano nel campo delle patologie mentali.
Non ci sembra azzardata l'ipotesi che l'avvenire e la vitalit del loro
campo disciplinare possano anche dipendere, in una certa misura, dal rico-
noscimento della pertinenza e della necessit di tale percorso.
Gli argomenti trattati in questo libro non sono destinati soltanto agli
storici delle idee e della scienza, ai filosofi, agli psichiatri e agli psicoanalisti;
il mondo della malattia mentale e della follia ha sempre mobilitato interessi
di diverso genere, al di l degli specialismi e dell'erudizione: esso pu rap-
presentare un oggetto di conoscenza, un campo dell'esperienza, un punto
di riferimento per la creazione artistica e letteraria. Non a caso una delle
storie di follia raccontate in questo libro - quella di Mattio Lovat - ora
diventata oggetto di narrazione nell'ultimo romanzo di Sebastiano Vassalli,
Marco e Mattio (Torino, Einaudi, 1992). Una prova in pi dei sottili e segre-
ti legami che si intrecciano - sul terreno dell'immaginazione - tra il lettera-
to e lo storico.
M.G.
10
NOTA BIBLIOGRAFICA E RINGRAZIAMENTI
Questo libro il risultato di ricerche iniziate alla fine degli anni settanta
e dedicate al tema della nascita della psichiatria. Tali ricerche si sono svi-
luppate attorno a due poli fondamentali: la riedizione, in lingua italiana, di
due testi inaugurali della psichiatria moderna e la pubblicazione di due vo-
lumi nati da una delle prime esperienze italiane, in campo storiografico, di
utilizzazione degli archivi manicomiali. Queste quattro iniziative editoriali
sono state possibili grazie alla disponibilit della casa editrice Marsilio.
Nel 1982 ho pubblicato, di Etienne Dominique Esquirol, la tesi di dot-
torato del 1805: Delle passioni. Il saggio introduttivo scritto in quell'occa-
sione corrisponde al quarto capitolo di questo libro, con leggeri ritocchi e
qualche nota aggiuntiva. Nel 1984 ho pubblicato, di Etienne Georget, uno
dei testi inaugurali della psichiatria forense: II crimine e la colpa. Discussio-
ne medico-legale sulla follia. Il saggio introduttivo, con alcune modifiche,
corrisponde al settimo capitolo. I traduttori delle due opere sono stati, ri-
spettivamente, Francesco Fonte Basso e Mauro Bertani, che qui ringrazio
per la collaborazione.
A partire dall'utilizzazione dell'archivio dell'ex manicomio veneziano
dell'isola di San Servolo, sono nati due volumi: il primo L'archivio della
follia uscito nel 1980. Oltre che dal sottoscritto, stato curato da
Hrayr Terzian: neuropsichiatra, appassionato cultore di storia della sanit,
oltre che fraterno amico, che qui ringrazio e ricordo con commozione,
poco dopo la sua recente scomparsa. A lui devo il primo stimolo ad utilizza-
re, per le mie ricerche storiche sulla psichiatria, gli archivi manicomiali e so-
prattutto, al loro interno, i dossiers medici e le cartelle cliniche. Alcuni dei
materiali d'archivio pubblicati nel volume del 1980 sono stati qui ripropo-
sti, con l'aggiunta di due testi di Marc e di Esquirol e con commenti
introducivi riscritti ed ampliati (nel primo e nel secondo capitolo), in fun-
zione dell'economia complessiva del libro.
Sempre a partire dall'esperienza di San Servolo, ho curato nel 1984 la
pubblicazione di un volume: La follia, la norma, l'archivio, che si avvalso
11
LA MALATTIA MORALE
della collaborazione di ricercatori con i quali ho discusso sovente i temi di
questo libro (Valerio Marchetti, Alfredo Salsano, Gladis Swain, Michelle
Perrot, Vannina Fonte Basso), e di archivisti come Bianca Lanfranchi Stri-
na, Francesca Morandini e Florence Greffe. Il saggio da me scritto per quel
volume corrisponde al capitolo ottavo, con qualche ritocco.
A parte quindi questi tre capitoli (4, 7 e 8) nati in congiunture speci-
fiche, ma pensati all'interno di una problematica assolutamente omogenea
e redatti, se cos si pu dire, uno di seguito all'altro le rimanenti pagine
sono state scritte in funzione del libro.
I temi di almeno tre dei capitoli di questo libro (5, 6 e 9), sono stati da
me discussi pubblicamente, in occasione di due conferenze che ho tenuto a
Putignano (Bari), durante la quarta (1987) e la quinta (1988) tornata del se-
condo corso triennale della Scuola Superiore di Storia della Scienza della
Domus Galilaeana.
Alcuni temi del settimo e del nono capitolo sono stati presentati all'in-
terno di una conferenza da me tenuta nel 1986 alla Facolt di Lettere di Gi-
nevra, dietro invito di Jean Starobinski, con il quale, in tutti questi anni, ho
pi vlte e proficuamente discusso di malattia morale e soprattutto
di malinconia.
Alcuni spunti presenti nella terza parte di questo libro relativi so-
prattutto al tema della malinconia in rapporto al dibattito sulla monomania
omicida sono stati discussi in occasione di una conferenza da me tenuta
l'inverno del 1986 all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, dietro
invito di Yves Hersant, che mi ha spinto ad approfondire i rapporti tra psi-
chiatria e letteratura.
Una particolare riconoscenza debbo ad alcuni filosofi e storici delle idee
e della scienza con cui sono entrato in contatto in questi ultimi anni, e con
i quali ho pi volte discusso i temi e i problemi di metodo relativi a questo
libro: ricordo, tra gli altri, Vincenzo Cappelletti, Guido Cimino, Mario Dal
Pr, Mauro Di Giandomenico, Dietrich von Engelhardt, Giulio Giorello,
Mirko Drazen Grmek, Sergio Moravia, Jacques Roger, Paolo Rossi, Mario
Vegetti.
Non mancano, in questa ricerca, spunti relativi al dibattito attuale nel
campo della psichiatria e della psicoanalisi. A questo riguardo, sono state
per me molto utili le frequenti occasioni di contatto e di discussione con al-
cuni psichiatri e psicoanalisti, particolarmente sensibili ai vantaggi di carat-
tere teorico che possono derivare da un certo modo di intendere la storia
delle scienze. Non potendo citarli tutti, mi limiter a menzionare Mauro
Mancia, Enzo Morpurgo, Luigi Pavan, Sergio Piro (con il quale ho discusso
qualche problema riguardante la schizofrenia), Roberto Speziale Bagliacca,
Silvia Vegetti Finzi, Gladis Swain.
Per finire, due riferimenti importanti, senza i quali, molto probabilmen-
te, questo libro non sarebbe quello che : il compianto Michel Foucault
discutendo con lui nata l'idea di una ricerca specifica sulle origini della
12
NOTA BIBLIOGRAFICA E RINGRAZIAMENTI
psichiatria moderna ed Alessandro Fontana, con il quale, in tutti questi
anni, ho condiviso problemi, umori e soprattutto una grande passione per
una storia orientata verso il presente: animata, perci, da preoccupazioni di
carattere etico e filosofico.
13
1.
LA VOCE DEI SOGGETTI
1. L'intrigo
La nascita e la storia del manicomio veneziano di San Servolo e
del suo archivio sar solo un punto di partenza: un pretesto signifi-
cativo, per dare inizio alla nostra indagine sulle origini della psichia-
tria moderna; un luogo di verifica di alcune ipotesi fondamentali di
questo lavoro.
Alcuni documenti dell'archivio di San Servolo ed un caso clinico
raccontato in due diverse pubblicazioni di carattere psichiatrico:
prenderemo subito le mosse da questi livelli eterogenei di scrittura,
capaci entrambi di restituirci il legame di appartenenza tra certe tra-
me d'avvenimenti ed il loro alveo istituzionale, scandito da un intrec-
cio indissolubile tra pratiche e saperi. Trame d'avvenimenti, intri-
ghi o, se si preferisce, frammenti di vissuto, tracce di rivolta e di
sofferenza, testimonianze di grida e di lacerazioni, immediatamente
inscritte in un tessuto di regole, di procedure normate e controllate,
di scienze emergenti nel nostro caso la psichiatria solidamente
ancorate ad una tradizione plurisecolare: questa, in ultima analisi,
l'area problematica privilegiata dalla nostra indagine storica, sullo
sfondo di quel fenomeno complesso che di solito, in mancanza di
meglio, siamo soliti chiamare nascita della psichiatria. Una nascita
tramata dall'avvenimento.
La costruzione dell'intrigo, che Paul Ricoeur considera momento
costitutivo dell'impresa storica, l'asse portante del sapere psichia-
trico nascente, agli inizi del secolo scorso: essa si subito offerta al
nostro sguardo con i caratteri ingannatori dell'evidenza e con le mo-
venze seduttorie di un vissuto trasparente ed immediatamente acces-
17
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
sibile. Si tratta, in realta, di una semplicita illusoria. Abbiamo parla-
to, non a caso, di trame d'avvenimenti e di costru:ione dell'intrigo.
SoIIermiamoci, per un momento, su quest'ultima espressione. Ri-
coeur la riprende, al seguito di Paul Veyne, dall'Aristotele della Poe-
tica, che deIinisce il cioe l'intrigo, l'intreccio una com-
posizione di azioni 1450 a 5)
1
.
La mise en intrigue e per Ricoeur, come si diceva, un aspetto essen-
ziale del lavoro storico. Arrivando a conclusioni molto simili a quelle
di von Wright, che considera la spiegazione storica un genere mi-
sto
2
, Ricoeur ritiene indispensabile un'armonizzazione ed una re-
Irenza incrociata tra la pretesa di verita avanzata dalla storia e la di-
mensione narrativa veicolata dalla Iinzione. Deve esistere insomma,
secondo questo originale protagonista dell'ermeneutica contempo-
ranea, la possibilita di scoprire una struttura di transizione tra la
spiegazione mediante le leggi e la comprensione mediante l'intrigo.
Sotto questo proIilo, la nascita della psichiatria ed anche,
come vedremo, alcune particolari caratteristiche del suo svolgimento
storico oIIrono un terreno di ricerca privilegiato. La mise en intri-
gue e gia presente nelle Ionti piu importanti del nostro lavoro: il rac-
conto del vissuto e, immediatamente, variabile dipendente dalle pra-
tiche istitu:ionali e matrice originaria, irrinunciabile, della coaifica-
:ione teorica. La costruzione dell'intrigo si oIIre dunque al nostro
sguardo come componente interna al dispositivo asilare. Fatti, avve-
nimenti, storie di vita, cioe la matrice prima di tale costruzione, en-
trano a Iar parte di un nuovo paradigma; al tempo stesso rappresen-
tano un banco di prova del manicomio nascente e delle sue tecniche
disciplinari: una superIicie di collegamento, una intelaiatura comu-
ne, un luogo di giunzione e di articolazione tra le pratiche ed i sape-
ri, ma anche, in certi casi, un momento di disgiunzione e di disartico-
lazione, una sorta di zona opaca ed impenetrabile, dove si inIrango-
no le mitologie riabilitative e le promesse terapeutiche dell'istituzio-
ne segregante. Il dispositivo e in grado di conIiscare e di utilizzare il
vissuto, ma puo anche trovare, in esso, un ostacolo, la ragione Ionda-
mentale, diIIicile da cancellare, dei suoi scacchi e dei suoi Iallimenti.
Nell'opera che inaugura la psichiatria moderna il Traite meai-
co-philosophique sur lalienation mentale, del 1800 Philippe Pinel
raccomanda all'alienista la necessita di un canaore nell'esposizione
1
CIr. P. Ricoeur, Temps et rcit, t.I , Paris, Editions du Seuil, 1983. Per il passo aristoteli-
co citato cIr. Aristotelis ae Arte Poetica Liber, a cura di I. Bywater, Oxonii 1953, p. 1.
2
H. von Wright, Spiega:ione e comprensione, Bologna, II Mulino, 1977, pp. 155-190.
18
X
LA VOCE DEI SOGGETTI
dei fatti. Candeur ncessaire dans l'exposition des Iaits Iigura
come titolo di un breve capitolo, all'interno della seconda sezione,
dedicata al trattamento morale degli alienati. E un candore che man-
ca a coloro che non sembrano mai chouer dans aucun cas de mala-
die. Echouer signiIica Iallire, ed ha la stessa radice della parola
echec, che vuoi dire, per l'appunto, scacco: lo scacco di un sapere di
Ironte agli ostacoli che si possono incontrare les obstacles qu'on
peut prouver durante il trattamento della malattia mentale. Il
candore nell'esposizione dei Iatti implica il riconoscimento degli
ostacoli prodotti da un vissuto il vissuto del delirio, della Iollia
parziale o totale che rimane spesso impenetrabile, opaco, non
trattabile. Per superare simili strettoie, e necessario che l'alienista, li-
berandosi dal giogo del galenismo
3
, imbocchi la strada dell'os-
servazione
4
: si tratta di un cammino severo
5
, che richiede sia
l'abbandono di un empirismo limitato
6
e rozzo, sia, al tempo stes-
so, la capacita di operare una sintesi tra l'esprit d'observation e
les mthodes de classiIication
7
, con il supporto dell'empirismo Ii-
losoIico e della tradizione medica ippocratica
8
. Il rispetto dei Iatti e
l'apertura verso il vissuto del delirio debbono Iunzionare come sup-
porto indispensabile di un metodo, di una classiIicazione, assegnan-
do cosi a questi due termini una pregnanza inedita ed una nuova
densita IilosoIica: l'assetto teorico della psichiatria nascente presup-
pone la liquidazione aellesprit ae systme e del dogmatismo. L'ap-
proccio empirico e la mthode descriptive
9
, pur mettendo capo
ad un corpo dottrinario (corps de doctrine), si sviluppano a parti-
re da una distanza vigile e continua da qualsiasi ordre systmati-
que
10
. Una presa diretta sulla soggettivita del malato ed una cono-
scenza approIondita dei suoi scarti (carts), passano attraverso
dettagliate ricostruzioni storiche (notes historiques) del suo vissu-
3
P. Pinel, Traite meaico-philosophique sur lalienation mentale ou la manie, Richard,
Caille et Ravier, Paris An IX (1800), p. XVI. Per il capitoletto sul candore, citato nel testo cIr
pp. 53-54.
4
Ivi, p. XVII.
5
Ivi, p. XIX.
6
Ivi, p. V
7
Ivi, p. 1.
8
Per questi due aspetti, rinvio ai saggi introduttivi, scritti da Sergio Moravia e da France-
sco Fonte-Basso in occasione della prima traduzione italiana integrale del Traite pineliano so-
pra citato. CIr. P. Pinel, La mania, a cura di F. Fonte-Basso e S. Moravia, Marsilio, Venezia
1987.
9
P. Pinel, Traiti..., cit., p. 2.

10
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
to ed attente osservazioni quotidiane (journaux d'observations)
11
dei suoi comportamenti, entro le mura dell'ospizio. La ricostruzione
del vissuto, dunque potremmo ancora dire, con Ricoeur, la mise
en intrigue rappresenta la nervatura visibile del nuovo ediIicio
dottrinario e del reticolato istituzionale che lo rende operante.
Il candore pineliano, all'alba della scienza psichiatrica, implica
una soIisticata postura IilosoIica, molto simile a quella che Ricoeur
individua in alcuni settori portanti della storiograIia Irancese con-
temporanea: e comune ad entrambi gli ambiti il tentativo di trovare
un accordo tra l'intrigo e la legge, tra la mobile varieta delle condotte
individuali e la rassicurante stabilita di un dispositivo e delle sue re-
gole. Uno sguardo sull'alienistica nel suo stadio aurorale diventa per-
cio una Iormidabile occasione teorica, che ci consente di studiare da
vicino aiutati dalla loquacita delle Ionti la delicata e complessa
relazione tra storie di vita e dottrina, tra Irammenti di vissuto ed as-
setti istituzionali: una relazione spesso antagonista, Iatta anche di
strappi, di lacerazioni, di ostacoli.
Ostacoli e una parola cara a Pinel, utilizzata, come si diceva, per
sottolineare la diIIicile e travagliata iscrizione dei comportamenti
soggettivi entro le maglie del dispositivo asilare. Un ostacolo, egli aI-
Ierma, c'est lhumeur ombrageuse et l'extrme aefiance que mar-
quent en gnral les alins pour tout ce qui les environne; ce qui les
rduit souvent a aissimuler ou a se condamner a une taciturnite
qu'on ne peut vaincre. Percio, egli aggiunge, sarebbe maldestro Iar
capire ai malati l'intenzione di osservarli e di penetrer le secret ae
leurs pensees
12
.
L'umore umbratile, la diIIidenza, la simulazione, il silenzio: nel
Traite queste connotazioni sono l'indicatore di una sorda resistenza
alla medicalizzazione della Iollia, che puo anche assumere i connota-
ti espliciti del riIiuto e della rivolta. Il verbo vaincre, usato non a caso
da Pinel, ci introduce in uno scenario drammatico, dove ragione e
Iollia si aIIrontano, all'interno di una relazione asimmetrica, domina-
ta da una disparita ineliminabile tra i due contendenti. Non sempre
il piu Iorte cioe il medico, sostenuto dalla Iorza di un appareil
imposant
13
riesce a vincere. Tra la resistenza passiva e la rivolta
attiva, il soggetto internato si colloca spesso in quel terreno interme-
dio, mobile ed insidioso, che prende il nome di simula:ione. si tratta
11
Ivi, p. 2.
12
Ivi, p. LII. I corsivi sono miei.
13
Ivi, p. 26.

LA VOCE DEI SOGGETTI


di una tattica sIuggente, che rende sempre diIIicile una netta demar-
cazione tra normalita e Iollia. La posta in gioco dell'aIIrontamelo e
la vittoria della ragione. Il microcosmo asilare diventa cosi, per Pi-
nel, un granae teatro. luogo strategico, collocato nel cuore stesso aei
lumi, dove la lotta contro l'opacita dei comportamenti devianti e
contro la simulazione acquista un elevato valore simbolico. Je parle
des maladies simules leggiamo inIatti nel Traite sur un grand
thtre et au centre mme des lumieres
14
.
L'archivio per ragioni che spiegheremo e in grado, ancor
di piu ed ancor prima del testo stampato, di restituirci i rumori ed il
proIilo quotidiano di questo aIIrontamento. Primo livello di costru-
zione dell'intrigo, esso registra con maggior Iedelta gli ostacoli del
traitement e gli scacchi del terapeuta; esso ci restituisce trame d'av-
venimenti, sIumature di vissuto ed irregolarita di comportamento,
nel momento stesso in cui ha inizio la loro inclusione entro il retico-
lato istituzionale ed il loro travagliato inserimento nelle strutture di
un sapere.
2. Larchivio
L'archivio dell'ex manicomio di San Servolo come punto di par-
tenza di un piu vasto e complesso Archivio aella follia, organizzato
su scala regionale e nazionale: a questo progetto, unico in Europa
15
,
hanno contribuito, in maniera non irrilevante, le prime valutazioni
sulla consistenza del Iondo archivistico di San Servolo, emerse nel
quadro di un lavoro di sistemazione e di inventariazione ancora in
corso
16
.
14
Ivi, p. 298.
15
L'arretratezza della legislazione europea (ad esempio Irancese e inglese), che consente,
in molti casi, di distruggere i Iondi archivistici ospedalieri, e davvero sorprendente. La Biblio-
thque ae lassistence publique, a Parigi, con l'annesso archivio, raccoglie solo i dossier ammini-
strativi degli ospedali che ad essa aIIeriscono. La centralizzazione dei dossier medici, tuttora
in caso di discussione, presenta ostacoli e problemi di natura organizzativa e giuridica, ed e
quindi un obiettivo ancora lontano. Per un primo orientamento, si veda: Ministere des aIIaires
culturelles et Direction des archives de France, Coae aes archives ae France, tome VII, Rgle-
ment aes archives hospitalires, Paris 1969. Relativamente all'Inghilterra, si veda, tra l'altro:
N.J.M. Kerling, Hospital Recoras, in Journal oI the Society oI Archivists, aprile 1975, pp.
181-183.
16
Non avremmo potuto avviare Ielicemente questo lavoro organizzato nell'ambito
della Fonaa:ione San Servolo-IRSESC senza l'appoggio e l'incoraggiamento della dott. Bian-
ca LanIranchi-Strina, sovraintendente archivista per il Veneto. Trattandosi di un lavoro non
ancora concluso, giova precisare che tutte le reIerenze d'archivio contenute in questo volume
sono relative a una inventariazione ancora provvisoria.
21
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
II Iondo si divide in quattro parti Iondamentali, che qui ci limi-
tiamo a segnalare in maniera molto sintetica: i registri (R), le buste
maniaci (B.M.), le buste esibiti (B.E.), le cartelle cliniche (c.c).
Esplorando con pazienza questo ricco arcipelago, ci si rende subito
conto non senza una certa sorpresa che l'archivistica manico-
miale e rimasta Iinora, nella stragrande maggioranza dei casi, lettera
morta per lo storico: territorio ignorato, sottovalutato o, molto piu
semplicemente, inaccessibile. Rimanendo lontani da una soprawalu-
tazione acritica dei documenti d'archivio, siamo comunque convinti
che queste Ionti Ianno emergere nuovi problemi, o quantomeno,
rendono necessaria un'attenta riconsiderazione di temi e di problemi
gia impostati e dibattuti in sede storiograIica.
Si tratta, innanzitutto, di restituire a questi documenti d'archivio
Iuori, appunto, da ogni Ieticismo la loro caratteristica, di even-
ti e di cose ,
17
di tracce e di testimonianze, di
18
, o, se si
preIerisce, di monumenti
19
. la presenza di queste tracce, il loro accu-
mularsi, il loro stesso emergere, e, talvolta, il loro scomparire, obbe-
discono a una logica e a delle regole che possiamo tentare di descri-
vere e di comprendere. Nei primi anni dell'800, l'antico ospedale
militare di San Servolo, a Venezia diventato ormai manicomio che
accoglie i Iolli poveri consolida le proprie strutture: l'internamen-
to non e piu un avvenimento relativamente raro, che riguarda gli
alienati nobili e benestanti, ma una pratica corrente e collaudata, che
deve assumere, per potersi legittimare, le caratteristiche di una pro-
cedura ordinaria, regolata e normata dai decreti della pubblica am-
ministrazione. Direzione di polizia e direzione del manicomio, ceto
medico e macchina della giustizia, cercheranno di dividersi i compiti
e di integrare le competenze, nel tentativo di valorizzare l'utilita tera-
peutica e la Iunzione politica dell'istituzione asilare. Fa parte di que-
sta valorizzazione la necessita di stendere regolari rapporti sulla real-
ta amministrativa e medica dell'ospedale: esistono precise disposi-
zioni, in questo senso, rivolte alla direzione di San Servolo, da parte
del Governo Generale, gia a partire dal 1802, durante il primo go-
verno austriaco
20
. Piu tardi, durante il secondo governo austriaco,
17
M. Foucault, Il sapere e la storia, a cura di M. Ciampa, Roma 1979, pp. 38-39.
18
Cosi il romanista P. Veyne, Comment on ecrit lhistoire, Paris 1978, p. 14.
19
Questa la proposta, citata da Foucault (op. cit., p. 39), del IilosoIo e storico della scien-
za Georges Canguilhem.
20
Il 22 gi ugno
1806 il delegato di polizia di Venezia ordina al priore di San Servolo di Iormare una speci-
Iica in tre classi de' maniaci, imbecilli e dementi.
22

X
CIr. Protocollo aegli esibiti aa mar:o 1802 a tutto 19 giugno 1809. AFSS,
LA VOCE DEI SOGGETTI
queste disposizioni assumeranno il carattere di una normativa orga-
nica, capace di coinvolgere attivamente tutta la classe medica, inte-
ressata a raIIorzare e a estendere le proprie prerogative: rapporti sa-
nitari, statistiche, registrazione degli ingressi e delle uscite, classiIica-
zione delle malattie e per Iinire ricostruzione compiaciuta e
puntigliosa di una storia dell'internamento, soprattutto da parte del
primo vero alienista che diresse San Servolo dal 1847 al 1877: padre
Prosdocimo Salerio, medico e religioso dei Fate-Bene-Fratelli (nome
dell'antico ordine di San Giovanni di Dio). Scrivere questa storia e
costruire un archivio, per documentarne la continuita, i progressi
positivi e gli esiti Ielici: ecco due operazioni strettamente connesse
all'aIIermarsi di un potere medico e al diIIondersi del suo nuovo co-
dice teorico: la psichiatria. La nascita e lo sviluppo di un archivio e
dunque un evento, che ci pone, anche in questo caso, il problema di
capire quale particolare congiuntura lo ha reso possibile.
I registri, compilati in epoche diverse, abbracciano anche l'eta
settecentesca: e sono registri di spesa, di Iarmacia, di entrata e di
uscita, di morte. Alcune buste raccolgono, un po' alla rinIusa, docu-
menti, in parte originali e in gran parte copie, del Settecento. Le ri-
manenti buste (ripartite, come si diceva, in B.M. e B.E.), riguardano la
gestione, la terapia e il movimento dei pazzi (soprattutto la loro
provenienza), e insieme i problemi amministrativi legati a questa ge-
stione ed a questa terapia, a partire dai primissimi anni del xIx seco-
lo. Le buste esibiti contengono, in genere, una Iitta e sistematica cor-
rispondenza attorno a problemi di spesa e di gestione da cui
emergono Irequentemente notizie di carattere giudiziario, medico e
politico. Nelle buste maniaci troviamo, in ogni incartamento relativo
al singolo internato, il certiIicato, se cosi si puo dire, che doveva ac-
compagnarlo al suo ingresso in San Servolo: esso contiene un'atte-
stazione di miserabilita, seguita a partire dal 1833 dalla dichia-
razione che precisa quale autorita doveva assumersi le spese del
mantenimento e della cura; oltre alle dichiarazioni mediche previste,
il certiIicato contiene, nella sua parte interna, una tabella nosologica,
con i necessari dati anamnestici, compilata dal comune o dall'ospe-
dale di provenienza del malato.
A partire dagli anni quaranta, le cartelle cliniche, compilate nel
manicomio, sono raggruppate e ordinate a parte, in Iascicoli che co-
prono un biennio.
Buste e cartelle cliniche giungono, quasi senza soluzione di conti-
nuita, Iino ai giorni nostri. Le mutuazioni, tuttavia, non mancano e
pongono, all'archivista come allo storico, il problema, non Iacile e
23
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
non irrilevante, di capire secondo quali regole ha potuto veriIicarsi
la rareIazione o la scomparsa di un documento, visto, come si diceva,
nella sua qualita di traccia, di evento discorsivo o di monumen-
to
21
. All'interno della bipartizione Iondamentale delle buste (B.M. e
B.E.), sono stati individuati alcuni sottoinsiemi, che nel proseguimen-
to del lavoro verranno sistematicamente catalogati e raggruppati: ad
esempio le buste farmacia e le buste fabbriche (dalle quali puo
essere ricostruita la storia dei progetti, delle innovazioni, degli am-
pliamenti e degli smantellamenti che hanno interessato gli ediIici del
manicomio nel xI x secolo)
22
.
Un archivio della Iollia che possa diventare, in prospettiva, l'ar-
chivio generale della sanita e dell'assistenza: possiamo gia comincia-
re a intravedere al di la dei complessi problemi di organizzazione
e di gestione amministrativa l'impatto di queste iniziative sullo
speciIico terreno della ricerca storica. Un campo particolare di inda-
gini la storia delle scienze mediche, e, per il momento, la storia
della psichiatria potra essere interessato da trasIormazioni e da in-
novazioni radicali. A partire da Georges Canguilhem (sulla scia di
Bachelard), le life-sciences e, tra di esse, quelle che vengono, per cosi
dire, deIinite e caratteri::ate dalla loro stessa appartenenza a delle
pratiche istituzionali, sono diventate un laboratorio privilegiato per
lo storico delle scienze: campi del sapere caratterizzati da una soglia
di Iormalizzazione piu bassa, e, comunque, diversa da quella delle
scienze Iisico-matematiche, assumono una centralita e una importan-
za prima sconosciute. La posta in gioco di questo aeplacement sem-
bra oltrepassare le stesse intenzioni di coloro che, per primi, lo han-
no prodotto: non si tratta, semplicemente, di riabilitare i privilegi
della discontinuita e delle rotture sopra i Iasti mai venuti meno
di uno sviluppo graduale e progressivo delle idee scientiIiche.
Questa capacita di cogliere, entro la linearita di uno sviluppo, l'im-
portanza decisiva delle interruzioni e delle cesure, e inIatti ormai lar-
gamente acquisita: l'individuazione delle battute d'arresto di un si-
21
E nostra impressione, che dovra essere veriIicata nel corso del lavoro di inventariazio-
ne, che i primissimi anni del '900 quelli, per intenderci, che precedono la legge del 1904
presentino non poche mutilazioni. Sono gli anni, giova ricordarlo, dello scandalo Minoretti,
di cui molto si parlo nella stampa italiana. CIr., al proposito, il capitolo dedicato agli scandali
manicomiali in R. Canosa, Storia ael manicomio in Italia aallUnita a oggi, Milano 1979, pp.
119-135. Al contrario, le cartelle cliniche degli anni 1914-1918 ci sembrano molto ricche: con-
tengono, spesso, lettere autograIe di internati o di Iamiliari, e riguardano, nella stragrande
maggioranza dei casi, militari rispediti al Ironte con il verdetto di pazzia simulata.
CIr., al proposito, la tesi di laurea (sostenuta alla Iacolta di architettura di Venezia, sot-
to la direzione del proI. Cristinelli) di A. Bonio, F. De Angeli, M. De Luca, G. Ziosi (1980).
24
22
LA VOCE DEI SOGGETTI
stema (Iisico, biologico, sociale, politico ecc), delle sue strozzature
quelle che Braudel chiama goulots a etranglement o dei suoi
momenti di proIonda trasIormazione, costituisce ormai da tempo un
aspetto essenziale dell'attivita storiograIica. Anche lo storico delle
scienze esatte, soprattutto dopo Koyr e Bachelard, si muove conti-
nuamente all'interno di questo complicato intreccio tra continuita e
rotture; diIIicilmente, tuttavia, riesce a situare tale intreccio dentro
una rete di eventi non discorsivi, anche perch gli manca, nella stra-
grande maggioranza dei casi, una Iiducia nella aetermina:ione in ul-
tima istanza dei Iattori economico-sociali. Il lavoro attorno ai sa-
peri bassi
23
, ma ormai anche attorno alle scienze della vita, rende
questa nuova prospettiva piu Iacilmente percorribile. Si tratta di ab-
bandonare le comode sempliIicazioni di un determinismo rozzo, col-
legando le aiscontinuita, le ricorren:e e gli sviluppi dei Iatti discor-
sivi, alla trama degli avvenimenti che li attraversano: avvenimenti di
natura individuale, sociale, politica ed economica, di cui l'archivio
costituisce, se non l'immagine riIlessa, certamente la traccia e la testi-
monianza. Potremmo dire, in altri termini, che l'archivio, nel nostro
caso, diventa un operatore interno alle procedure di smontaggio e di
assemblaggio che caratterizzano il lavoro dello storico: un operatore
che permette di collegare, in un gioco di incastri e di interazioni, la
storia delle idee scientiIiche alla storia dei comportamenti umani,
alla storia sociale, politica ed economica, rendendo queste distinzio-
ni sempre meno rigide e vincolanti.
3. Fin:ioni
II connubio tra la singolarita di un evento e la Iorma generale e
sistematica di un sapere puo essere dunque descritto attraverso le
numerose testimonianze che l'archivio manicomiale e riuscito a tra-
smettere. Tra queste, la cartella clinica occupa una posizione privile-
giata; luogo d'incontro tra una dottrina e le pratiche che la rendono
operante, essa rappresenta, anche se non da sola, il rilievo topograIi-
co in miniatura di un paesaggio mutevole, ricco di eventi minuti e di
piccole guerre silenziose, presenti con scarso rilievo e con minor
Irequenza nel trattato medico: tentativi di Iuga, silenzi ostinati, tatti-
che simulatrici o addirittura come mostrano alcuni documenti
23
CIr., al proposito, M. Vegetti, Poten:a aellastra:ione e sapere aei soggetti (in aut aut,
175-176, 1980, pp. 5-18) e M. Vegetti, Il coltello e lo stilo, Milano 1979.
25
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
rinvenuti scritture clandestine che tentano di sottrarsi alle attente
inquisizioni del medico
24
. Applicata al criminale riconosciuto
pazzo e irresponsabile e percio internato l'osservazione mani-
comiale Iunziona come proseguimento ed articolazione dell'inchie-
sta giudiziaria: l'osservazione minuziosa, l'interrogatorio e i traboc-
chetti tesi al degente, per smascherare l'eventualita di una Iollia si-
mulata, sono parte integrante della cura morale e del trattamento
Iarmacologico. I carteggi tra il tribunale e la direzione del manico-
mio, ma molto spesso anche le cartelle cliniche, ci oIIrono una par-
ziale IotograIia di questo complesso scenario. Quali eventi particola-
ri, quali comportamenti individuali provocano la diagnosi dello psi-
chiatra e il verdetto del giudice, entrando cosi a Iar parte di una pre-
cisa costellazione teorica? E ancora: quali, tra questi eventi e tra que-
sti comportamenti, provocano dei mutamenti signiIicativi nell'asset-
to di un sapere e nella struttura di un'istituzione? E possibile, in altri
termini, cominciare a vedere, nella situazione del soggetto e nei
suoi comportamenti, una matrice ai trasforma:ione dei dispositivi
25
manicomiali? La risposta a questi interrogativi, che non puo non in-
teressare anche lo storico delle scienze, trova nell'archivio un punto
di riIerimento insostituibile.
Sembra ormai acquisita, nella prospettiva di una genealogia della
nostra modernita, l'importanza della confessione, studiata nella sua
originaria matrice penitenziale e considerata, successivamente, nei
suoi esiti laici e mondani: dalla giustizia alla psichiatria, Iino alla psi-
canalisi. Anche nel manicomio, luogo speciIico per la proau:ione di
verita sulla Iollia, il soggetto conIessante diventa la Ionte indispensa-
bile della prova. La diagnosi del medico e il verdetto del giudice sono
resi possibili soltanto da una verita Iondata su prove: a questo scopo,
si ricorre all'interrogatorio; ma per evitare che questo procedimento
venga stravolto dalla insidia di qualche maliziosa Iinzione o dall'o-
paca impenetrabilita di un ostinato silenzio, si completa l'indagine
con trabocchetti ed esperimenti, utili a sventare i pericoli di una
simulazione possibile. Cosi si esprime, a proposito di un uxoricida
24
Si veda, ad esempio, la memoria del conte Carlo Abriani, trascritta e commentata nel
capitolo successivo.
25
Questo termine, dopo i lavori di Foucault e di Castel, e entrato ormai a Iar parte della
nomenclatura storica. Quasi sempre, tuttavia (in parte per ragioni teoriche ed in parte, Iorse,
per una limitatezza del materiale documentario), la curvatura soggettiva dei dispositivi non
viene suIIicientemente sottolineata. Si veda R. Castel, Loraine psichiatrico, Milano 1979 e F.
Castel, R. Castel e A. Lovell, La societe psychiatrique avancee. Le moale americain, Paris 1979.
Per dispositivo intendiamo comunque, soprattutto in questo caso, l'intreccio tra pratiche isti-
tuzionali e saperi a pretesa di verita.
26
LA VOCE DEI SOGGETTI
internato a San Servolo, il medico Andrea Saccardo, in una dichiara-
zione dell'11 maggio 1828: Dichiaro io sottoscritto medico ordina-
rio dell'Ospital di S. Servolo che Giovanni Maria De Nato della pro-
vincia di Belluno Iin dal suo ingresso in questo Istituto Pazzi Iu tenu-
to sotto attenta osserva:ione tanto dai Benemeriti Padri Ospedalieri,
che dal sottoscritto, onde poter scoprire se la sua aberrazione Iosse
dipendent e da Iisica lesione cerebrale, o da mali:iosa fin:ione per sot-
trarsi alli rigori aella legge, che quantunque, dai vari esperimenti so-
pra lo stesso praticati, equivoche talvolta risultassero le prove, nulla
di meno creao di poter asserire con tutto fonaamento essere il De
Nato suddetto realmente pazzo
26
. Tre mesi dopo, lo stato di alie-
nazione mentale verra provato
27
, senza l'incertezza che caratte-
rizza la prima dichiarazione. L'ossessiva insistenza sul pericolo della
simulazione occupa molte pagine dei trattati di psichiatria, gia du-
rante la prima meta del secolo scorso
28
; l'archivio, tuttavia, ci Iorni-
sce una immagine piu puntuale e dettagliata degli antagonismi, dei
silenzi e delle lotte: insomma, di tutte le resistenze che gli internati
contrapponevano alla strategia inquisitoriale adottata dagli psichia-
tri. Gli esperimenti, i trabocchetti e le domande-tranello erano si-
curamente un capitolo essenziale di questa strategia. Quando, ad
esempio, l'omicida Emanuele CristoIoro Haggi
29
detto Cristo Belo,
viene interrogato in manicomio da un consesso giudiziale (giudi-
ci, medici ed altre persone che aveva veduti in prigione), con la col-
laborazione di un apposito interprete, le sue reazioni maniIestano
palesemente il disperato tentativo di sottrarsi all'interrogatorio:
mutismo assoluto, oppure pianti e singhiozzi. La situazione ver-
ra sbloccata solo da una domanda-tranello, alla quale l'inquisito riu-
scira a rispondere, modiIicando radicalmente il proprio atteggia-
mento: Quando poi gli chiesero se desiderava di ritornare libero al
suo paese, allora rasserenandosi rispose subito perch avesse il suo
passaporto. Finita la seduta ritorno nel riparto consueto tranquillo
sereno e ridente.
26
CIr. AFSS ( Ar chi vi o del l a Fonda z i one San Ser vol o) , B ( Bust a) 11. I corsi vi s ono no-
stri.
27
CIr. sempre AFSS, B 122 (lettera dell'11 agosto 1828). Nel capitolo ottavo questo caso
verra riesaminato con maggiori dettagli.
28
Per un primo orientamento, relativo agli autori Irancesi, si veda: A. Fontana, Le inter-
mitten:e aella ragione, in M. Foucault (a cura di), Io, Pierre Rivire, Torino 1976, pp. 293-310.
29
AFSS, B 108. Su ques t o caso si veda anche A. Ber t i , Pa::ia ea omiciaio Pareri meaico le-
gali, Venezia 1876, pp. 5-21. L'omicida chiamato anche Cristo Belo, nato a Samos, in Grecia,
Iu internato il 29 settembre 1862. I passi citati nel testo Ianno parte di un resoconto del diret-
tore, Prosdocimo Salerio.
27
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
II caso del marinaio greco omicida e comuque emblematico: l'o-
stacolo linguistico impediva ai padri ospedalieri ed ai medici di uti-
lizzare l'interrogatorio, come di consueto, all'interno della pratica te-
rapeutica. Per questa ragione, la direzione del manicomio cerca di li-
berarsi, a piu riprese, del paziente, sostenendo che Cristo Belo, poi-
ch non parla l'italiano, ha solo bisogno di custodia e sorveglian-
za, e non puo essere valutato attraverso un positivo giudizio .
Produzione della verita a mezzo di prove, attraverso una presa di-
retta sulla soggettivita malata dell'internato: l'interrogatorio, all'in-
terno di questo paradigma, e una Iigura indispensabile ma insidiosa;
puo essere svalutato dall'insubordinazione dei pazienti, dalle'loro
maliziose Iinzioni o addirittura singolare paradosso dalla
loro passivita e dai loro silenzi
31
. Anche sulla base di questa consa-
pevolezza, la scuola positivista, determinando un totale prevalere
della custodia sulla cura
32
, cerchera altrove, e con altri mezzi, le
prove della verita: sul corpo del malato, sulla sua conIormazione
biologica: verificabile - a partire dalla Iine dell'800 - con gli stru-
menti pi asettici e impersonali ael laboratorio.
4. Disciplina
La provenienza geograIica, la collocazione sociale e le condizioni
materiali: in breve, la situazione del soggetto malato, con l'inclu-
sione della sua storia individuale, e la trama conseguente dei suoi
comportamenti all'interno dell'istituzione; proponevamo di conside-
rare l'insieme di questi Iattori come possibile matrice ai trasforma:io-
ne del dispositivo manicomiale: matrice certamente non unica, ma
30
CIr sempre AFSS, B. 108, lettera del 30 settembre 1863. Lo stesso discorso in una lettera
successiva, del 19 dicembre, indirizzata al tribunale e Iirmata dal priore-direttore. Il tribunale
rispondera negativamente, non pot endo convenire con il parere di chi voleva dimettere Cri-
sto Belo dal manicomio. Sollecitera anzi la direzione di San Servolo a toglierlo dall' isolamento
- stato che condurrebbe un uomo alla pazzia - e a disporre perch a suo riguardo venga
adottato quel regime di cura che ri spondendo alla di lui costodia personale, valga pure aUe esi-
genze della scienza medica.
31
E Iorse possibile rintracciare, nelle cartelle cliniche, una stona ael silen:io (capitolo di
una indagine sulla malinconia), come storia di una resistenza passiva, ma spesso eIIicace,
contro il potere medico: e la storia di tanti ammalati, che preparano, all' ombra del silenzio
e dell' obbedienza, il crimine Iuturo ed inatteso, che potra essere consumato solo dopo le di-
missioni dal manicomio.
32
CIr. F. Basaglia e F. Basaglia Ongaro, Crimini ai pace, l o n n o 1975, pp. 52-55.
28
LA VOCE DEI SOGGETTI
non per questo trascurabile. Le implicazioni teoriche di questa pro-
posta verranno deIinite compiutamente, oltre che nei prossimi capi-
toli, anche dal Iuturo sviluppo della ricerca storica; esse, in ogni
caso, interrogano criticamente l'intero assetto dell'itinerario genea-
logico: Iormidabile punto di partenza, che tuttavia non ha Iinora
assolto al diIIicile compito di mettere a Iuoco quella che potremmo
chiamare, in modo ancora provvisorio, la curvatura soggettiva dei di-
spositivi. Nell'individuare gli sviluppi possibili della ricerca storica,
e necessario sottolineare qualche diIIicolta, qualche insidia, diretta-
mente connessa all'utilizzazione degli archivi manicomiali. Non e Ia-
cile, ad esempio, descrivere esaurientemente tutte le componenti
della situazione di un soggetto internato. La qualiIicazione proIes-
sionale trattandosi di un manicomio popolato soprattutto da con-
tadini sembrerebbe scontata, in base alla lettura dei documenti e
delle cartelle cliniche. Non e cosi: la reIerenza d'archivio, in parecchi
casi, speciIica solo l'ultima occupazione del degente, relativa al pe-
riodo che precede immediatamente l'internamento. Le tracce di una
mobilita proIessionale dei lavoratori o dei Ilussi migratori della ma-
nodopera, compaiono solo raramente nei nostri documenti
33
. Sem-
pre rimanendo nell'ambito contadino, e molto spesso diIIicile, se
non impossibile, risalire con esattezza al posto occupato dall'amma-
lato nella gerarchia rurale. Nella maggior parte dei casi, comunque,
i contadini internati sono molto poveri; vengono mantenuti a carico
dell'erario o del comune, a seconda del tipo di malattia, solo dopo il
rilascio di un'attestazione di assoluta miserabilita, Iirmata dal par-
roco, sulla base delle norme vigenti. Contadini poveri, dunque! Nel
Veneto, e nell'Italia centro-settentrionale, dove piu esteso e stato lo
sviluppo del sistema manicomiale, i contadini poveri rappresentano
la maggioranza della popolazione internata: abituati all'isolamento
(a diIIerenza dell'agricoltore meridionale, per il quale era possibile
una vita comunitaria), questi contadini erano membri di Iamiglie co-
loniche, distribuite nei singoli poderi e percio separate le une dalle
altre; contadini tartassati dall'inasprimento dei patti colonici, gia a
partire dalla seconda meta del 700 e lungo tutta la prima meta del
secolo successivo: il periodo che ora ci interessa. L'aumento dei ca-
noni, l'intensiIicazione dei carichi di lavoro, la prevalenza del mais e
il conseguente peggioramento dei livelli di nutrizione, che provoca la
33
Su questi problemi, e sulle diIIicolta di un'indagine relativa alle qualiIicazioni proIes-
sionali, per il Veneto della prima meta dell'800, si veda M. Berengo, Lagricoltura veneta aalla
caauta aella Repubblica allUnita, Milano 1963, pp. 81-89.
29
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
diIIusione endemica della pellagra: su questo paesaggio desolato
34
attecchisce il manicomio. Garantisce il nutrimento e lenisce percio la
Iame e la denutrizione, a cui la Iamiglia colonica era gia largamente
rassegnata. Ma soprattutto aIIronta, segrega e assoggetta gli scarti di
questa rassegnazione: i crimini che la sconvolgono, le ribellioni indi-
viduali che la accompagnano, la Iame e la pellagra
35
che l'alimenta-
no. Dove non bastano l'intervento moralizzatore del parroco ed il ti-
more delle leggi, interviene il manicomio. Il parroco, come si e detto,
e una pedina essenziale nella procedura d'internamento; le leggi, o
meglio, i decreti dell'amministrazione, deIiniscono, insieme, il ruolo
del parroco, il potere della polizia, l'importanza del medico. Il di-
spositivo manicomiale esibisce cosi, al contadino internato, una sin-
tesi condensata dei pubblici poteri; isolando il deviante, riesce a
svolgere contemporaneamente una duplice Iunzione: garantisce l'or-
dine sociale e la sicure::a dei suaaiti, e al tempo stesso organizza l'as-
soggettamento, la sorveglianza e la aisciplina dei maniaci. Sicure:-
:a e aisciplina, in altri termini, si coniugano nell'istituzione asilare,
deIinendo cosi l'irriducibile originalita della nuova medicina menta-
le: un codice teorico che si materializza in un complesso di pratiche,
o, se si preIerisce, un complesso di pratiche che viene sussunto da un
sapere.
L'analisi dei materiali d'archivio, come vedremo, ci aiuta a com-
prendere meglio la Iunzione disciplinare del manicomio, considera-
ta, almeno per la prima meta del secolo scorso, come Iinalita costitu-
tiva della cura morale.
L'isolamento produce disciplina; raIIorza lo spirito e irrobustisce
la volonta. Quando Esquirol ne illustrera i vantaggi
36
, distinguendo-
lo dalla reclusione carceraria, ripetera gli argomenti e i motivi cari
alla tradizione cattolica: quella degli ordini cenobiti e della chiesa tri-
dentina; la stessa tradizione che concepisce l'isolamento, diversa-
mente dagli eremiti, come strumento non deIinitivo, che avvicina
alla verita, cioe a Dio, i singoli membri di una comunita, rendendoli
capaci di realizzare nel monao i compiti militanti della loro missione
religiosa.
34
Per una panoramica generale si veda, intanto, G. Giorgietti, Contaaini e proprietari
nellItalia moaerna, Torino 1974.
35
L'internamento a causa di pellagra interviene quando la malattia e arrivata a quello che
gia i medici del primo '800 deIinivano il ter:o staaio. lo stadio, cioe, che provoca turbe mentali
ed alterazioni del comportamento, tali da rendere il contadino poco produttivo, pericoloso a
se stesso e agli altri.
36
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, 2 voll., Bruxelles 1838, passim.
30
LA VOCE DEI SOGGETTI
Tutta la psichiatria del primo '800 diIende la segregazione asila-
re, sostenendo che il malato puo guarire la propria Iollia se viene
temporaneamente sottratto agli stimoli ed all'ambiente che la produ-
cono. Sant'Ignazio, negli Eserci:i spirituali, aveva gia espresso, in un
diverso contesto, delle idee molto simili: Stando cosi isolato, senza
avere la mente aivisa in molte cose, anzi mettendo ogni impegno in
una sola, e cioe nel servire il proprio Creatore e nellaiutare la propria
anima, usa piu liberamente le proprie capacita naturali
37
. Il Iolle,
mutatis mutanais, potrebbe, molto comodamente, Iigurare come
soggetto della Irase ignaziana
38
. L'illusione terapeutica delle origini
scopre, quindi, la matrice positiva dell'isolamento, che tuttavia la
psichiatria, gia nei suoi primi sviluppi post-esquiroliani, non tardera
a smascherare
39
. Un'ipotesi Iondamentale, in ogni caso, sembra pro-
Iilarsi: l'avvento della psichiatria, pur producendo come sosten-
nero i suoi padri Iondatori una grande cesura storica, riusci anche
ad attuare la trascrizione mondana di una tradizione cattolica
40
; una
tradizione che si era sviluppata, come poi avverra per la nuova medi-
cina mentale, sul duplice registro del pensiero e della pratica istitu-
zionale. Cominciando da quest'ultima, non e inutile ricordare che, in
pieno clima di renovatio cattolica, soprattutto nel xvI secolo, molti
ordini religiosi si dedicarono alla cura degli inIermi: tra questi, i
Fate-Bene-Fratelli, che dirigeranno San Servolo sin dai primi anni
del XVIII secolo
41
, si distinsero per l'assistenza e le cure dedicate ai
malati di mente
42
.
37
Ignazio di Loyola, Eserci:i spirituali, Roma 1978, p. 56. Il corsivo e nostro.
38
Non manca, del resto, nella tradizione cattolica, e nella stessa letteratura teologica con-
temporanea, il tema del pazzo per amore di Cristo. Si veda lo stesso Ignazio (op. cit., p. 168),
oppure, tra i contemporanei, Von Balthasar, Nello spa:io aella metafisica. Lepoca moaerna,
Roma 1978, pp. 131-186.
39
CIr. F. Leuret, Du traitement moral ae la folie,Paris 1840. Dopo aver sottolineato (p.
3) che l'isolamento, parmi les moyens moraux, e da mettere en premiere ligne, ne sottoli-
nea, subito dopo (pp. 4-5), i pericoli: puo succedere che un malato, la cui intelligenza e ini-
zialmente pervertie sur un point seulement, cada poi, per eIIetto dello stesso isolamento,
dans la dmence.
40
Sul versante della psichiatria tedesca, occorre senza dubbio aIIrontare il problema dei
suoi collegamenti con la tradizione luterana: collegamenti che trovano in Reil, considerato il
padre della psichiatria tedesca, evidenti risvolti biograIici: dedico inIatti ad un pastore lutera-
no una sua opera Iamosa (cIr. J.C. Reil, Rapsoaieen, Halle 1803). Di questo qualche cenno in
G. Zilboorg e G.W. Henry, Storia aella psichiatria, Milano 1973, pp. 251-254.
41
Su questo si veda il contributo di V. Fonte-Basso, San Servolo. alle origini aellinterna-
mento manicomiale, in M. Galzigna-H. Terzian (a cura di), Larchivio aella follia, Venezia,
Marsilio, 1980, pp. 121-140.
42
II loro Iondatore, Giovanni di Dio, pote conquistarsi come ricorda il Balthasar (op.
cit., p. 13.6) l'accesso cristiano nel mondo intcriore dei malati di mente, in virtu della sua
pazzia volontaria. Nel 1540 Iece costruire l'asilo di Granada: Iu un esempio che nella Spa-
31
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
In tutta l'Europa, agli inizi dell'800, la Iollia si medicalizza e la
gestione degli asili, in tempi e con modalita diIIerenti, diviene laica:
in questo nuovo scenario, la carita diventa tutela dei Iolli poveri, e la
pietas cristiana nei conIronti della malattia
43
, estendendosi a larghi
settori di popola:ione assistita, si trasIorma in terapia medica. La di-
sciplina asilare e il controllo della devianza, che prima poggiavano
sull'autorita della religione e dei suoi ministri, vengono ora legittima-
ti da un sapere mondano, che sara sempre in grado di aire il vero sul-
le caratteristiche della malattia mentale e sulle sue cause. Anche ten-
tando di descrivere la dinamica di questo passaggio dalla pieta alla
terapia, e quindi dalla carita alla tutela, sara necessario cogliere il
complicato intreccio tra gli elementi di una continuita e le articola-
zioni di una rottura. Una volta individuata, per grandi linee, la nasci-
ta della psichiatria con tutti i suoi corollari e le sue premesse di
natura politica non e Iorse inutile insistere su qualche momento
di continuita, soprattutto rispetto al caso veneziano, e a San Servolo
in particolare, dove la medicalizzazione della Iollia porta il nome di
Prosdocimo Salerio, medico e religioso dei Fate-Bene-Fratelli, che
diresse l'istituto dal 1847 al 1877. Un terreno su cui veriIicare questa
continuita, oltre alle pratiche istituzionali, e rappresentato, come si
e appena detto, dal pensiero che le attraversa. Su tale livello, la psi-
chiatria delle origini ha contratto, indubbiamente, molti debiti; con-
trapponendo la categoria di aelirio par:iale alla nozione astratta di
gna del '500 non rimase isolato (cIr. P. Bassoe, Spain as the Craale of Psychiatry,in American
Journal of Psychiatry, vol. 128, n. 10, ottobre 1972). Alla Iine del '600, ritroviamo i Fate-
Bene-Fratelli in Francia, specializzati nel ricovero dei pazzi (cIr. C. Qutel e P. Morel, Les
fous et leurs meaecines, Paris 1979, pp. 185-186). Costruiscono diversi asili, tra i quali ricordia-
mo Charenton e La Charite di Senlis, che gia in eta settecentesca mostrano un'organizzazione
interna molto articolata, nella quale i pazzi inoIIensivi possono passeggiare liberamente. Tra i
padri Iondatori della psichiatria moderna, non mancano i cenni a queste origini lontane della
medicina mentale. Lo stesso Pinel cita l'asilo di Saragozza, Iondato nel 1425 (cIr. P. Pinel,
Tratte meaico-philosophique sur lalienation mentale ou la manie, Paris 1800 |an IX|, p. 225).
Forse la diIIusione di asili per i Iolli, nella Spagna del '400 e del '500, e la traccia di una eredita
del mondo islamico e del sistema di manicomi sviluppatosi nelle grandi citta arabe (un cen-
no, in tal senso, in G. Swain, Le sufet ae la folie, Toulouse 1977, p. 26). Tale sistema, a sua
volta, potrebbe essere il tramite di un inIlusso della tradizione bizantina. Tutto il problema
meriterebbe ampi sviluppi.
43
Durante il Concilio di Trento, venne dibattuto anche il problema degli ospedali: cIr.,
tra l'altro, Sacrosantum Concilium Triaentinum cum Citationibus ex utroque Testamento Juris
Pontificii Constitutionibus, aliisque S. Rom. Eccl. Conciliis, Bassani, Apud Jo. Antonium Re-
mondinum, 1743. Era chiara gia allora (ad esempio, a proposito dello ius visitandi del ve-
scovo, che aveva per oggetto hospitalia... et pia loca omnia, p. 168), la distinzione tra la ge-
stione religiosa di ospedali e luoghi pii, e la gestione che invece ad laicos pertineat (ibiaem),
come pure la necessita che gli ospedali Iossero governati con diligenza (diligenter gubernen-
tur p. 59).
32
LA VOCE DEI SOGGETTI
follia totale
44
, essa intende restituire al Iolle la sua dignita di sogget-
to. un soggetto che con l'aiuto di una terapia adeguata puo riconqui-
stare la sua liberta morale e il suo libero arbitrio, proprio perch lo
smarrimento delle sue Iacolta razionali non e mai totale; un sogget-
to
45
con il quale e possibile dialogare, dopo che la aisciplina manico-
miale sara stata in grado di aIIrontare - e quindi di assoggettare -
la sua volonta e le sue passioni, che sono l'autentica radice della ma-
lattia; un soggetto, in altre parole, che, grazie all'intervento dello psi-
chiatra, potra ridiventare soggetto ai airitto. Non a caso, l'interlocu-
tore privilegiato di questo discorso sara proprio il giudice, con il
quale l'alienista instaura un dialogo, pieno di sussulti e di lacerazio-
ni, che non e stato mai interrotto.
La nuova scienza, in questo modo, si coniuga direttamente con il
pensiero giuridico e con la concezione moderna del soggetto di dirit-
to
46
. Essa inserisce questa stessa concezione tra gli utensili Ionda-
mentali del proprio armamentario teorico: considerando l'uomo
come unita psichica e come Ionte di diritti individuali ed inalienabili,
che nemmeno la malattia mentale puo distruggere totalmente, la psi-
chiatria si colloca tra gli eredi del pensiero cristiano, che tematizza la
pertinenza del diritto a un soggetto, almeno a partire dal xIII secolo,
con i nominalisti Irancescani. In quest'ambito, la nozione di Iollia to-
tale diventa ormai improponibile: erede della cultura classica, greca
in particolare, che realizza, come e stato detto
47
, il programma par-
menideo di un'entropia del soggettivo. Sia nella tragedia greca, come
nel piu tardo pensiero IilosoIico), la e, appunto, Iollia totale;
segno della presenza di un demone, risultato della potenza divina.
L'individuo e posseduto e segmentato dalle Iorze superiori che lo at-
traversano. NellAiace di SoIocle, ad esempio, e Atena che sconvolge
la mente del protagonista, per Iavorire Ulisse. I passi di quest'uomo
essa aIIerma nello stato malato della mania, sono stata io a gui-
darli.
La psichiatria, scienza deputata al controllo e alla terapia dei sog-
getti malati, porta a compimento, sul suo terreno speciIico, una rot-
44
Qualche cenno al problema in M. Galzigna, Foucault e altre genealogie, in alIabeta,
n. 10, Iebbraio 1980.
45
Su questo tema della Iollia come mise en cause du sujet, si veda G. Swain, Le sufet
46
CIr. M. Villey La formation ae la pensee furiaique moaerne, Paris 1968 e B. Barret-
Kriegel, Letat et les esclaves, Paris 1979. Si veda, piu avanti, tutta la terza parte di questo libro.
47
CIr. M. Vegetti, Poten:a aellastra:ione, cit., ma anche, per il discorso che segue, J. P.
Vernant e P. Vidal-Naquet, Mito e trageaia nellantica Grecia, Torino 1976, passim.
33
ae la folie, cit.
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
tura con il pensiero sen:a soggetto della tradizione classica: una rottu-
ra che il mondo cristiano aveva gia attuato in epoca medievale, con-
segnando cosi ai saperi secolari dell'eta moderna un'eredita inesauri-
bile.
Una genealogia del dispositivo manicomiale ci porta cosi, attra-
verso uno scorcio necessariamente rapido, a sottolineare le radici
lontane della nostra moaernita.
Il dispositivo manicomiale, come si diceva, esercita, attraverso la
disciplina, un'azione diretta sulla coscienza dell'individuo: la pla-
sma, la cura, la riabilita. Agli inizi dell'800, la psichiatria e ancora
chiamata meaicina aello spirito. essa ha il compito di restituire al ma-
lato la sua responsabilita morale, il suo libero arbitrio. Cesare Vigna,
che Iu medico primario a San Servolo e primo direttore di San Cle-
mente, a Venezia, intervenne molto spesso su questi temi, sceglien-
do, come interlocutori privilegiati (molto piu di quanto non Iacesse
lo stesso Salerio), i giudici. Scrittore elegante e versatile, pubblico a
Padova, nel 1862, un'operetta, nella quale l'ottimismo terapeutico
non e stato ancora scalIito dalla realta dei cronici inguaribili, dei lun-
godegenti, dei maniaci che dentro l'asilo sono diventati demen-
ti, subendo le conseguenze di quella che Ivan Illich potrebbe chia-
mare, a ragion veduta, una iatrogenesi manicomiale. Vigna si rivolge
ai giudici, come risulta gia dal titolo di un suo lavoro (Sulla valiaita
ael giuai:io meaico nelle questioni ai psicologia forense). vuole dimo-
strare che il manicomio serve a punire un vizioso ed un perverso,
per ridonar alla societa un cittadino utile e ravveduto (p. 26): non
e soltanto uno strumento di segregazione, ma una palestra educativa,
che rende i degenti docili... disciplinati e laboriosi (p. 5). EnIatiz-
zando queste aIIermazioni, aggiunge piu avanti: medico e materiali-
sta suona per molti lo stesso. Si e cosi diIIusa una convinzione erra-
ta, che vede nel Iisiologo, nel medico, nel terapeuta, una persona
che si e resa pressoch inaccessibile alla nozione di spirito.
Fu detto continua subito dopo e si e creduto per un pez-
zo, argomento di gran peso, che il morocomio sia la piu solenne con-
Iutazione dello spiritualismo. Nulla di piu Ialso (p. 29). Intervenia-
mo sullo spirito del malato, ribadisce Vigna, proprio perch attra-
verso la conoscenza dell'anomalia, dello stato morboso, possiamo
cogliere piu distintamente i rapporti tra la materia e lo spirito; rap-
porti che in condizioni di normalita sono percepibili molto piu diIIi-
cilmente. Pur essendo innumerevoli i disordini del pensiero, non
possono essere completamente distrutte le leggi regolatrici dell'in-
telligenza; cosi che il pazzo piu incoerente, non perde n puo per-
34
LA VOCE DEI SOGGETTI
dere alcune idee, Iuori dalle quali e impossibile concepire il pensiero
stesso (p. 30).
La Iiducia negli eIIetti dell'intervento disciplinare e qui, molto
chiaramente, legata al riIiuto della nozione di Iollia totale ed alla ca-
parbia aIIermazione dell'unita dello spirito, dell'io che pensa,
che sente, che vuole (p. 36): un principio autoevidente, che cono-
sce s attraverso se stesso, a diIIerenza della materia, che puo essere
conosciuta soltanto dal pensiero. In questo contesto, una rigorosa
ortodossia dualista, piu volte ribadita dall'autore
48
, e Iunzionale alla
presenza contemporanea, all'interno del manicomio di San Servolo,
di una aisciplina (la cura morale), e di un trattamento Iarmacologi-
co (la cura Iisica). La terapia e proprio la sintesi di questa duplice
azione, sul corpo e sullo spirito. Per una comprensione analitica di
questi due momenti, il lavoro d'archivio e di capitale importanza: si
scoprira, ad esempio, che l'uso dei Iarmaci per la cura della Iollia ha
origini molto lontane. Gia nel 1700, quando San Servolo era ospeda-
le militare, la Iarmacia era attiva e Iunzionante
49
. Agli inizi dell'800,
quando l'internamento dei Iolli poveri era ormai una realta consoli-
data, l'uso dei medicamenti registra delle punte molto elevate
50
.
Dopo il suo viaggio scientiIico in Europa, Salerio critichera le caren-
ze dei manicomi negli altri paesi, proprio da un punto di vista Iarma-
cologico
51
. Lo stesso Vigna, piu tardi, commemorando il direttore
dell'istituto ormai scomparso, parlera di San Servolo come di un
manicomio Iarmacologico, quasi a sottolineare, in termini elogiati-
vi, la posizione di punta del suo collega e amico
52
.
Anche sul terreno della disciplina e della cura morale, la veriIica
d'archivio ci mette in condizione di comprendere piu direttamente
la pratica dell'intervento psichiatrico, al di la delle enunciazioni,
troppo spesso enIatiche ed autoelogiative, che possiamo leggere nel-
le pubblicazioni degli alienisti.
48
In questo saggio, ma anche altrove. Si veda C. Vigna, Sulle recenti aottrine fisiologiche,
in Gazzetta Medica Italiana province Venete, a. I (1858), nn. 24-27-31-34-39-42-43-45-
49-52; 1859, nn. 2-7-12-13-14-18-24-25; 1860, nn. 6-8.
Nel Iondo Registri esistono reIerti relativi alla Iine del 700 e ai primissimi anni del-
l'800.
50
AFSS, B. 9 1 , Registro aei fabbisogni e consumi aella Specieria Generale ai S. Servolo
(1816). Medicamenti usati da Salerio negli anni '50, ad esempio il tartaro, erano gia in circola-
zione agli inizi del secolo. Su questo argomento sarebbe necessario uno studio analitico e
quantitativo, tenendo pero conto che non tutti i medicamenti della Iarmacia erano destinati al
manicomio.
51
Su questo, si vedano alcuni cenni in M. Galzigna-H. Terzian (a cura di), Larchivio
aella follia, Venezia, Marsilio, 1980, pp. 111-113.
35
49

52
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
E indubbio che i documenti dell'internamento manicomiale po-
tranno permetterci, un giorno, di scrivere un capitolo non seconda-
rio di una storia della sessualita. Il libertino settecentesco diventa, a
partire dagli inizi del secolo scorso, un perverso
53
. I comportamenti
che si svolgono al di Iuori del modello coniugale, o contro le sue
istanze normalizzatrici, vengono a poco a poco patologizzati e sus-
sunti da una nosologia: onania, ninfomania, aissolute::a, sono termi-
ni che ritroviamo con Irequenza nella cartella clinica, nello spazio ri-
servato alla classiIicazione. Gia nel 1831, quando a San Servolo veni-
vano ancora ricoverate le donne, troviamo un caso di ninIomania
54
.
Gli omosessuali, nominati con termini spesso velati o prudenti, ven-
nero internati anche durante la prima meta del secolo. Accadeva tal-
volta che il giudice inquirente chiedesse al direttore del manico-
mio di osservare attentamente quei casi in cui un particolare tipo di
malattia Iisica (ad esempio un mal siIilitico all'ano) avrebbe potu-
to rivelare la presenza di un malore d'indole sospetta
55
.
L'onanista rimane, in ogni caso, il personaggio maggiormente
bersagliato: la sua immoralita era temibile; trattata alla stregua di
una malattia endemica, giustiIicava i mezzi correzionali piu Iantasio-
si
56
. L'onania poteva essere la causa dell'internamento, ma anche la
spia di un peggioramento del quadro clinico di un pellagroso o di un
malinconico.
L'interrogatorio, il dialogo, il lavoro, le passeggiate, i giuochi
di carte, di palla, la lettura di qualche libro ameno per alcuni Ira i po-
chi capaci di poterne approIittare, conforti con ragionamenti, le visite
regolate, canti, suoni etc. tutto pero con oraine perch questo quan-
to piu si puo mantenere e uno dei piu potenti me::i a ricondurre sul-
la retta un intelletto travolto; ad alcuni accompagnati pero da inIer-
mieri e da qualche religioso si permette portarsi a diporto anche alla
spiaggia; anche gli esercizi religiosi sono accordati meno alii aIIetti
da mania religiosa, o melanconici, a quelli che sono in uno stato di
demenza od imbecilli aIIatto e quelli in istato d'esaltazione; eglino
sono un sollievo a tutti e molto piu a quelli a cui l'intelligenza comin-
cia a ridestarsi
57
.
53
Su quest o si veda M. Foucaul t , La volonta ai sapere, Mi l ano 1978.
54
AFSS, B. 101.
55
AFSS, B. 124.
56
Cont ro la mast urbazi one Iemminile, uno speciale letto di contenzione, che il Guislain
osservo solo a Venezia, lo ritroviamo al morocomi o dell' ospedale di San Giovanni e Paolo.
Anche il mani cot t o sempre st ando al Guislain, e un modello italiano. CIr. J. Guislain, Let-
tres meaicales sur lItalie, Gand 1840, pp. 244-256.
57
AFSS, B. 77, P. Sal eri o, Rapporto, 1856.
36
LA VOCE DEI SOGGETTI
II lavoro, l'ordine, i ragionamenti, i premi accordati con criterio
selettivo, gli esercizi religiosi: la strumentazione aisciplinare della
cura morale e qui, nella relazione medica, soltanto indicata o allusa.
Un velo di rimozione si stende sopra i controlli e le ingiunzioni che
hanno per oggetto la sessualita del degente ed il suo atteggiamento
verso la Iamiglia. Loraine, questo potente me::o per ricostruire l'in-
tegrita psichica ed intellettuale del paziente, e ancora una indicazio-
ne generica, che viene riempita di contenuto attraverso le pratiche
quotidiane, che deIiniscono la materialita dell'intervento psichiatri-
co, leggibile piu puntualmente nella cartella clinica, o negli altri do-
cumenti che Iormano il dossier medico di un internato.
Una duplice strategia medica sembra emergere da queste Ionti,
relativamente ai casi di dissolutezza o di onania: la Iorza degli stru-
menti repressivi (bisogna applicargli la camiciola per reprimere
come si puo quella tendenza irresistibile all'onania...)
58
, si unisce
all'insistenza e alla tenacia di una persuasione morale; una persuasio-
ne che ha lo scopo di riconciliare il dissoluto con le istanze di un
Iamiliarismo o di una coniugalita che, in qualche modo, il suo stesso
comportamento aveva negato. Il ritorno alla famiglia e insieme l'o-
biettivo dell'azione disciplinare e il parametro uno dei piu impor-
tanti che puo Iunzionare come spia di un'avvenuta guarigione: un
parametro che Iunziona anche per altri tipi di Iollia e che rivela per-
cio la notevole portata strategica che assume, nell'azione psichiatri-
ca, il riIerimento ai valori della Iamiglia, epicentro del sociale e
punto d'appoggio per una moralizzazione della sessualita e dei com-
portamenti. Un breve manoscritto
60
, nel quale Prosdocimo Salerio
e Cesare Vigna descrivono, nel 1869, la situazione di un degente aI-
Ietto da melanconia taciturna, vale la pena di essere letto integral-
mente. Esso rivela, appunto, il duplice ruolo che l'istanza Iamiliari-
stica gioca all'interno della terapia asilare: Iinalita dell'intervento
medico e indicatore della sua eIIicacia.
La scomparsa dell'odio alla Iamiglia, come leggeremo, indica,
appunto, il successo di tante cure specialmente morali, che il di-
rettore ed il medico primario dedicarono a questo paziente cupo
e ostinato.
58
AFSS, c.c. 15: e la cartella clinica di un diciottenne, internato il 1 aprile 1875 e dimesso
il 26 luglio.
59
CIr. J. Donzelot, La police aes familles, Paris 1977.
60
AFSS, B. 93 (14 Iebbrai o 1869). Il doc ume nt o e Ii rmat o da Cesar e Vi gna, Pr os doci mo Sa-
lerio e Lattuada. Per renderlo piu comprensibile, siamo intervenuti sulla punteggiatura.
37
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Jene:ia, 14 febbraio 1869
Pornaro Francesco veniva inviato a questo Manicomio in S. Ser-
volo di Venezia il giorno 31 ottobre 1868 dalla Direzione dello Spe-
dale Civile di Vicenza con nota N. 848, 30 mese stesso, e con docu-
mento della Comune (che in copia si accompagna), qualiIicato sicco-
me aIIetto da melanconia taciturna, con predisposizione gentilizia in
causa d'amor deluso. Era stato degente in quello Spedale Provinciale
ben cinque mesi, prima di essere qui inviato, e veniva giudicato do-
ver stare a carico della propria Comune da quel Medico Provinciale;
giudizio conIermato dal Medico Fiscale come da Decreto della Dire-
zione di Polizia d'allora 22864/9360, 4 novembre s.a.
Nella lunga degenza d'oltre tre anni in questo Manicomio, in
onta a tante e continuate cure e Iisiche e morali, mantennesi melan-
conico taciturno, cupo, cogitabondo; conservo quasi sempre un as-
soluto ed ostinato mutismo; inIingardo ed inerte, bisognava Iorzarlo
perch si muovesse e passeggiasse; mai che si sia potuto ottenere po-
ter occuparlo nella menoma cosa; immobile, incantato, riIuggiva la
compagnia di chiunque siasi, e molte volte lo si dovette nutrire Ior-
zatamente. Il di lui aspetto era truce: testa bassa e dispettoso tutte le
volte che si Iaceva per parlargli; mostrava una somma avversita alla
famiglia, della quale non voleva neanche sentirne discorrere e riIiuta-
va persino di ricevere le lettere, quantunque tutto intendeva per
bene; tutt'al piu rispondeva burberamente alzando le spalle col dire:
"lasciatemi stare, io non vo sapercene di cosa n d'altro, io vivo in
me stesso, n voglio che altri si interessino di me"; e se per poco si
insisteva nell'eccitarlo e consigliarlo a qualche cosa, si istizziva, sorti-
va con parole ingiurose, minacciava e pareva volesse avventarsi; egli
non aveva la menoma proprieta personale; apatico e misantropico
senza mai che se gli potesse ricavarne il motivo; in questo manicomio
non passo mai ad accessi veramente Iurenti e pericolosi, ma non e da
dubitarne se in caso proprio e nella Iamiglia avesse potuto arrivare
ad atti violenti e perniciosi, quando anche nel Manicomio stesso, al
nominarsi solo la famiglia e procuranao risvegliargli gli affetti alla stes-
sa, anzich rabbonirsi si esacerbava da divenire persino minaccioso
anche agli estranei.
Non Iu che nel passato novembre che dopo tante e tante cure
specialmente morali lo si pote sentire rispondere qualche parola e
che pareva scomparire quell` alla famiglia, e che si pote togliere
da quell'inerzia ed inIingardaggine totale nella quale erasi mantenu-
to per oltre tre anni; ma pero ha ancora nessuna espansione, scarso
assai di parole con un aspetto poco lusinghiero: miglioro, ma non
38
oaio
LA VOCE DEI SOGGETTI
ancora ci lascia Iiducia di piena guarigione.
Un sistema continuo di scambi e di protezioni reciproche si in-
staura dunque, a partire dal xIx secolo, tra il manicomio e la Iamiglia;
molto spesso il manicomio accetta cio che la Iamiglia riIiuta: l'ele-
mento che rompe le regole di una condotta morale, sottraendosi agli
imperativi di una produttivita essenziale, in ogni caso, alla sopravvi-
venza del nucleo contadino. L'equilibrio tra le due istanze e comun-
que molto delicato: se inIatti, da un lato, il riIiuto Iamiliare nei con-
Ironti del Iolle sottolinea l'importanza e la necessita di una struttura
asilare, dall'altro lato puo implicare, se diventa eccessivo, una crisi
da sovraIIollamento delle strutture manicomiali ed insieme un insuc-
cesso delle loro tecniche disciplinari. La aegen:a breve e inIatti il
banco di prova del programma terapeutico: indicatore essenziale
quantiIicabile attraverso la lettura delle cartelle cliniche dei Ilussi
di scambio che collegano la Iamiglia all'ospedale psichiatrico, essa
mette in evidenza l'andamento e gli esiti dell'intervento medico, ed
insieme la sua stessa possibilita di Iunzionare non solo come pedina
dello scacchiere sicuritario, ma anche come machine a guerir. mac-
china disciplinare produttrice di guarigione. Lo stesso Salerio, negli
anni sessanta, Ia osservare quanto sia penoso, per i pazienti dimessi
dall'ospedale, il trovare estinti gli aIIetti di Iamiglia e invece di soc-
corso rinvenire disprezzo
61
. L'organizzazione del soccorso non
poteva, in ogni caso, ricadere solo sul manicomio. Quando la devian-
za non rientrava nei paradigmi della nuova medicina mentale, si cer-
cava di passare la mano ad altre istituzioni, ad altri dispositivi di si-
curezza e di disciplina, capaci di garantire adeguate misure segrega-
tive e correzionali. Quando, ad esempio, Bernardo B., di 17 anni,
viene inviato a San Servolo aall Istituto aegli esposti, e classiIicato
come aIIetto da mania gaia, la direzione dell'ospedale cerchera a
piu riprese di rispedirlo nell'istituto di provenienza, sostenendo che
il soggetto, aIIetto da cattiveria e non da pazzia, merita un
qualche luogo di reclusione correzionale, piuttosto che un ospeda-
le
62
. Il caso del conte decaduto Carlo Abriani
63
, e anch'esso, da que-
61
CIr. P. Salerio, Tavole statistiche triennali 1865-1867, Venezia 1868, p. 7. Anche in
questo caso, le aIIermazioni vanno interpretate con prudenza. Spesso le Iamiglie auspicano (se
non altro per ragioni economiche) il ritorno del congiunto. In ogni caso, la gamma dei loro at-
teggiamenti e piuttosto varia. Si vedano, ad esempio, le accorate lettere che Caterina Molmenti
scrive a Salerio, per inIormarsi sulla salute del marito e sulle possibilita di un suo ritorno (AFSS,
B. 107); le lettere sono del 1866.
62
AFSS, B. 126.
63
AFSS, B. 102 (nel capi t ol o successi vo a bbi a mo pubbl i cat o una memor i a i ndi ri zzat a da
Abr i ani alla pol i zi a).
39
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
sto punto di vista, assai signiIicativo: ribelle e indisciplinato, con
probabili ascendenze giacobine in Iamiglia
64
, membro, nel 1848,
delle milizie venete, Iino alla rioccupazione di Venezia da parte degli
austriaci, ha una vita turbolenta e diIIicile. Prima di approdare a San
Servolo nel 1851, all'eta di 35 anni, ha gia attraversato molti settori
dello scacchiere disciplinare Veneto: il seminario vescovile, la casa di
correzione, la civica casa d'industria, il battaglione di Ianteria, il cor-
po dell'artiglieria marina, la commissione dipartimentale di Noale, la
cancelleria del tribunale ed inIine, prima del manicomio, l'ospedale
civile San Giovanni e Paolo. Itinerario esemplare di una segregazio-
ne sempre riproposta e di una disciplina mai realmente accettata; iti-
nerario paradigmatico, quello di Carlo Abriani, che ci permette di
inserire il manicomio nel ricco ed articolato panorama di quello che
potremmo deIinire un complesso aisciplinare, che si dispiega secon-
do l'ordine orizzontale delle sue componenti: il manicomio e davve-
ro un punto in una rete.
64
Un Giuseppe Abriani, Iondatore, con altri, di un club giacobino, Iu processato e con-
dannato a Rovereto nel 1795 (cIr. Bibl. Comunale di Trento, F. Filos., Memoria e conIessioni
di me stesso, ms. n. 2617).
40
2.
I FOLLI SCRIVONO *
1. Ingiun:ioni, rotture, cancella:ioni
Pubblichiamo, in questo capitolo, gli scritti di tre degenti, rico-
verati in epoca diversa a San Servolo. Il secondo e il terzo scritto
sono stati ritrovati nell'archivio del manicomio. Il primo Iu invece
pubblicato nel 1814 dal dott. Ruggieri
1
. Ad esso (trattandosi di uno
tra i piu antichi casi della letteratura psichiatrica europea), abbia-
mo aggiunto: la trascrizione di tre brevissimi documenti d'archivio,
nei quali e rimasta traccia del passaggio di Mattio Lovat, ed anche,
in coda al capitolo, la traduzione di due commenti al caso di Mattio
Lovat, scritti rispettivamente da Esquirol e da Charles Marc , cioe da
un grande alienista e da un Iamoso medico legale. L'interesse medi-
co per la scrittura dei pazienti e gia documentabile in eta moderna,
soprattutto settecentesca, come ben dimostrano i celeberrimi testi di
Tissot e di Bienville
2
. Tuttavia, e solo con l'avvento dell'alienistica
che la parola scritta del malato mentale diventa assieme alle sue
* I documenti che presentiamo, trovati nell'archivio di San Servolo, a Venezia, sono stati
trascritti da Giampaolo Storti, con l'aiuto di Giuseppe Ellero e di Sergio Barizza, dell'archivio
di Venezia. I n tutte e quattro le sezioni abbiamo indicato la provenienza d'archivio diretta-
mente nel testo o nella parte alta, a destra, della pagina. Le abbreviazioni usate sono: B. per
busta (il numero della busta indica lo stadio attuale, ancora provvisorio, dell'inventariazione);
C.C. per cartella clinica (il numero che segue l'abbreviazione e relativo al contenitore, che rag-
gruppa le cartelle cliniche di un biennio).
Tutti i documenti e i testi riportati sono stati trascritti Iedelmente, senza intervenire sugli
errori.
1
Si veda, piu avanti, la nota alla memoria di Mattio Lovat.
2
Tissot, Lonanisme, Paris 1765
3
; J.D.T. Bienville, La Ninfomania o sia il Furore Uterino
(1786), Venezia, Marsilio, 1986.
41
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
svariate maniIestazioni verbali un luogo strategico ed un Ionda-
mentale strumento di lavoro. L incita:ione al discorso e alla scrittura,
da parte degli psichiatri, era inIatti un elemento costitutivo della dia-
gnosi, utile come ribadito piu volte da Salerio a scoprire la po-
tenziale pericolosita sociale del malato. Il Salerio ricorreva spesso a
tale spediente ci ricorda il Vigna
3
massime ne' casi in cui so-
spettava l'esistenza pur troppo Irequente di un delirio latente di ca-
rattere persecutivo... un M. di Valdobiadene, esistente tuttora nell'o-
spizio, di cui lo stesso Municipio, credendolo guarito completamen-
te, sollecitava... il licenziamento dallo spedale, alla vigilia della sua
dimissione si lascio trovare uno scritto, in cui Iaceva giuramento di
uccidere il sindaco nel giorno medesimo del suo ritorno in patria,
proposito atroce che conIesso poi apertamente quando videsi sco-
perto. Di consimili scritture, aventi per solito la Iorma epistolare, il
Salerio conservava una buona collezione assai interessante ed istrut-
tiva, specialmente per lo studio de' modi logici e progressivi con cui
si vanno svolgendo ed organizzando certi deliri. Poco prima lo stes-
so Vigna aveva precisato: II Salerio, allo scopo d'insinuarsi nel cuo-
re stesso de' suoi poveri inIermi, non lasciava intento alcun mezzo, e
dava soprattutto grande importanza ai loro scritti, siccome quelli che
costituiscono lo specchio il pi feaele ea esatto ael loro stato intelletti-
vo e morale. E noto che l'uomo quando scrive si Ia spesso piu aperto,
piu sincero ed espansivo che quando parla, mentre conIida alla carta
molte cose che aissimula invece parlanao. A questa tendenza non si
sottrae l'alienato. Di Irequente, quando linterrogatorio, pur condot-
to nel miglior modo, torna insuIIiciente a rivelare la natura di certe
aberrazioni psichiche, queste si mettono a nudo e si tradiscono negli
scritti.
Il sapere del medico e l'esercizio dei suoi poteri si incrociano
dunque, necessariamente, con la scrittura. essa ne costituisce, per
cosi dire, il basamento indispensabile, e si colloca in una regione in-
termedia mobile e equivoca tra l'interrogatorio e la conIessio-
ne; mobile perch risultato di un'ingiunzione, che viene disattesa,
oppure rispettata, in tempi e modalita diIIicilmente prevedibili; equi-
voca per la quantita di messaggi che contiene e per la diversita di ri-
sposte che sollecita.
Un vero archivio della Iollia popola le Iondamenta del nuovo sa-
pere che la domina e la deIinisce: esso e costituito da una miriade di
gesti e di discorsi, di eventi e di scritture, che sono stati incorporati
3
C. Vigna, Del Prosaocimo aottor Salerio, Venezia 1883, pp. 16-17.
42
I FOLLI SCRIVONO
dal dispositivo manicomiale, lasciando dietro di s solo deboli ed esi-
gue tracce. Nella storia della cultura occidentale, conoscenza e do-
minio hanno potuto progredire, questa e altre volte, sulla base di un
capillare e sistematico furto aellinforma:ione , Iinalizzato al Iunzio-
namento della macchina sociale e al controllo politico dell'oggetto-
popolazione. Qui, comunque, la scrittura e un elemento supplemen-
tare di quell'inIormazione che lo psichiatra voleva ottenere dal suo
pazzo, attraverso l'interrogatorio: un regime di verita la stimola, l'at-
traversa e l'interpreta, svuotandone molto spesso le possibili conno-
tazioni sovversive.
Sulla base di queste considerazioni possiamo sottolineare, assie-
me a Foucault
5
, l'aspetto moralizzante e conIormista dei Iogli che
circolano nel xIx secolo: esistenze qualsiasi, di uomini inIami
6
,
arrivano alla ribalta della storia e delle scritture quando s'incrociano
col potere, provocandone le Iorze. In tale contesto la parola scritta
e, per cosi dire, una potenza indotta: priva di autonomia, Iunziona
come ingranaggio di un dispositivo; e una componente del suo regi-
me di verita, del quale ripete, molto spesso, Iormule e valori. Mattio
Lovat e Martino Mosca appartengono credo a questo strano
paesaggio. Il primo diventa ben presto un caso Iamoso, parlato
in tutta Europa da un sapere nascente, capace di trasIormare storie
di vita in capitoli e ingranaggi di una teoria. Si trattera di compren-
dere quali sono gli scarti e i buchi neri di questa trascrizione: cio che
la teoria dimentica, svaluta o cancella.
Ripetizione dei valori e delle Iormule, si diceva, di un regime di
verita; e cosi che Mattio Lovat, inchiodato in croce, si autodeIini-
sce christiano... ubidiente: parla in nome di una concezione reli-
giosa e spirituale della giustizia (la Giustizia che e questa cosa spiri-
tual), cogliendo al tempo stesso l'omogeneita tra questa istanza so-
vrana e le Iorme del potere politico che la incarnano (il Regio Tri-
bunal a cui si rivolge in apertura della sua breve memoria).
Parallelamente, anche se con diversa cultura, Martino Mosca,
scrivendo al Priore di San Servolo, deIinisce la propria Iollia con una
sorprendente precisione scientiIica, conIidando nella possibilita
4
Sulla nozione marxiana di Iurto dell'inIormazione e sul Iurto dell'inIormazione incor-
porato nel macchinario di Iabbrica (considerabile quindi come parte costitutiva della compo-
sizione organica di capitale), si veda R. Alquati, Sulla Fiat e altri scritti, Milano 1975.
5
M. Foucault (a cura di), Io, Pierre Rivire, cit., pp. 229-230.
6
M. Foucault, La vie aes hommes infames, in Les Cahiers du Chemin, n. 29, 15 gen-
naio 1977.
43
4
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
che il manicomio possa guarirla
7
. Adozione di un codice teorico,
dunque, e Iiducia nelle istituzioni che lo adottano: il parroco manto-
vano, inIatti, sembra aver perIettamente assimilato la nozione psi-
chiatrica di monomania, compatibile con il mantenimento della ra-
gione (il senno, che Mosca dice di possedere, e che gli consente di
deIinirsi con regolarita e sanita piene di discorso); ribadisce inol-
tre che vuole essere accolto nel manicomio, cui egli guarda come
unico... riIugio e rimedio a guarire da una Monomania mostruosa,
tremenda.
Un'unica osservazione, rispetto allo schema interpretativo gia
proposto: la scrittura, in quest'ultimo caso, non e direttamente solle-
citata dallo psichiatra e non sembra, in apparenza, appartenere alla
dinamica di un'ingiunzione. L'autore della lettera, consapevole di
questa situazione anormale (il mio caso e nuovo... niun altro uomo
siasi presentato a un Manicomio dicendo: curatemi), cerca di com-
pensare questa sua estraneita al mondo asilare con uno sIoggio di
competenza psichiatrica e, al tempo stesso, con una dichiarazione di
sottomissione alla aisciplina dell'ospedale (usero la mia Iorza di vo-
lonta per guarire, egli aIIerma; Iorza che io spieghero principal-
mente colla continua occupazione anche in cose materiali). La pa-
dronanza del codice teorico e l'accettazione della disciplina, interio-
rizzata come strumento terapeutico, ci consentono di sostenere che
Martino Mosca, anche se in maniera indiretta, e sollecitato da un'in-
giunzione apparentemente invisibile, ma eIIicace: tale ingiunzione
percorre in proIondita il tessuto compatto della sua scrittura, e puo
essere Iacilmente dedotta dai contenuti che essa esprime. Il parroco
mantovano non avrebbe potuto scrivere questa lettera se l'armatura
concettuale della psichiatria e le sue istanze terapeutico-disciplinari
non lo avessero, preliminarmente, attraversato.
Nel caso del conte Carlo Abriani
8
, lo schema interpretativo gia
discusso non sembra Iunzionare. Il paziente scrive clandestinamen-
te alla direzione di polizia per contrastare il sapere che lo deIinisce
pazzo ambizioso (con dei termini sintomatologici che sono
male appoggiati), e il potere che lo tiene recluso in manicomio
7
Non abbiamo trovato, Iinora, traccia di Martino Mosca a San Servolo. Forse non venne
internato.
8
Si tratta di un nobile caduto in miseria. Nella cartella clinica, inIatti (AFSS C.C.4), si con-
stata che il degente che rimase a San Servolo dal 4 luglio del 1851 al 20 maggio del 1853
era a carico erariale. Un altro conte, internato nel 1843 Roberto Roberti , Iu invece man-
tenuto, come risulta dalla tabella nosologica, a spese della Iamiglia poich possidente. Alcu-
ne osservazioni sul caso Abriani possono essere lette anche nel capitolo precedente.
44
I FOLLI SCRIVONO
(in retaggio in questo Istituto, dove subisce un'insopportabile
detenzione). Anche se il gravame del conte verra rispedito dalla
polizia a San Servolo, dove quindi andra ad arricchire il bagaglio in-
Iormativo del terapeuta, non si puo certo dire che questo testo rap-
presenti il risultato di un'ingiunzione medica; esso, al contrario, Iun-
ziona direttamente contro il dispositivo manicomiale, di cui contesta
la teoria, la terapia e la disciplina. Abriani deIinisce i medici, con pit-
toresca espressione, carneIici inesperti e sanguinari; riIiuta la no-
sologia adottata e la cartella clinica che la documenta (avuta nelle
mani la mia Cartella cancellai i suoi... termini... crociando per ben
due volte i suoi scritti. Questo Dottore s'adiro e mi Iece legare stret-
tamente); denuncia la violenza delle terapie adottate (con violenza
e senza bisogno Iui costretto assoggettarmi a due congrue emissioni
di sangue, all'applicazione alle tempie... di N. 10 Mignatte e
Ghiaccio); smaschera la scarsa assiduita del medico al letto del pa-
ziente, contrapposta alla presenza continua dei serventi, conside-
rati quindi, per questa ragione, la Ionte piu attendibile di una verita
sulla Iollia (il medico egli aIIerma il carneIice inesperto, la
cui visita... durava solo mezz'ora, non aveva gli estremi per classi-
Iicarmi; se si Iosse attenuto alle inIormazioni dei serventi, non
avrebbe potuto scrivere quello che non era).
Il potere psichiatrico non ha presa sul conte palatino; come la
sua scrittura sIugge alle dinamiche dell'ingiunzione, cosi anche la sua
parola. essa non Ia Iunzionare il binomio interrogatorio-conIessione;
e esorbitante, eccessiva e perturbatrice: il dramma ordito dai me-
dici viene stravolto e smascherato da una discorsivita eccedente (il
dottore scrisse che tendeva alla pazzia perch parlavo molto). E
proprio il caso di dire che il plusvalore della parola, qualche volta,
non arricchisce il proIitto di un sapere e delle sue tecniche di domi-
nio.
Ma la rivolta di Carlo Abriani vuoi andare piu a Iondo: vuole
contestare la legittimita delle procedure d'internamento e insieme il
basamento cioe un sapere a pretesa di verita che la garantisce.
Per questo conte veneziano caduto in miseria non puo esistere com-
patibilita tra l'assetto giuridico vigente e il dispositivo manicomiale,
che ne rappresenta una clamorosa violazione. Omnis presumitur
bonus donec probatur malus: sulla base di questa citazione a me-
moria di un testo di giurisprudenza, Abriani vuole dimostrare l'ille-
galita di una procedura che si Ionda su un sapere inadeguato, su un
regime di verita che non Iunziona; e questo nel preciso momento
storico in cui la macchina asilare, nata come articolazione dei poteri
45
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
di una polizia, cerca di assumere una veste giuridica e scientiIica. Il
testo di Abriani disarticola psichiatria e diritto, proprio quando tra i
due momenti si cerca di stabilire un'armonia possibile e una giunzio-
ne eIIicace.
Abbiamo gia accennato allo scritto di Mattio Lovat. Vale la pena
riprenderlo in considerazione, soprattutto alla luce dell'attenzione
che medici di Iama europea, come Esquirol e Marc, dedicarono al
caso di questo cordonnier nato a Casale di Zoldo, un piccolo pae-
se della provincia di Belluno. Vediamo. La lettera di Martino Mosca,
lo si e gia visto, esprime in maniera esemplare la grande inIluenza
dell'alienistica nascente sulla mentalita e sulla cultura del tempo: la
sua capacita, come si diceva, di produrre ingiunzioni invisibili ma eI-
Iicaci; la memoria di Abriani, dal canto suo, da voce ad un'atteggia-
mento di rottura, di rivolta contro il dispositivo asilare; quella di
Mattio Lovat, scritta prima della croceIissione e dell'internamento,
richiede una rilettura particolare, capace almeno di chiarire per quali
ragioni, dopo la pubblicazione di Cesare Ruggieri, nel 1814, essa
non ricompare piu nella letteratura medica: nemmeno nei resoconti,
tradotti in questo capitolo, di Esquirol e di Marc. Quest'ultimo la
menziona Irettolosamente, senza commentarla. E vero: le Irasi tor-
tuose o spezzate, l'assenza di una sintassi, i pensieri aggrovigliati, i
deliri che si accavallano l'uno sull'altro, sono senza dubbio le mani-
Iestazioni patologiche di un soggetto che ha interiorizzato valori, ge-
rarchie di potere, oltre che un determinato regime di verita. Ma sono
soprattutto espressioni di un grave stato di alienazione, al quale e
mancato, per semplici ragioni cronologiche, un contesto psichiatrico
strutturato, una nosograIia precisa ed adeguata, un approccio clinico
attento e suIIicientemente prolungato nel tempo
9
. Ovviamente non
e nostro compito, ora, tentare un'interpretazione del breve scritto di
Mattio. Ci interessa invece, come abbiamo gia Iatto per la lettera di
Mosca e la memoria di Abriani, vederlo in relazione alle congiunture
che hanno scandito la sua apparizione, valutando poi la distanza che
lo separa da altri testi, pubblicati in epoca successiva: testi che in
qualche modo lo riguardano, se non altro perch ne hanno cancella-
to il ricordo o la presenza. Valutare questa distanza e quindi gli
eIIetti di riau:ione e di cancella:ione prodotti dai resoconti di Marc
9
Non si dimentichi che Ruggieri non e un alienista e che San Servolo, all'epoca in cui
Mattio Iu internato, non era ancora governata secondo i principi della psichiatria nascente. Su
questo si veda M. Galzigna- H. Terzian (a cura di), Larchivio aella follia, Venezia, Marsilio,
1980.
46
I FOLLI SCRIVONO
e di Esquirol signiIica non sovrapporre allo scritto di Mattio, ed
alla dolorosa trama di avvenimenti che esso ci rivela, una ulteriore
griglia interpretativa, prima ancora di averlo ben situato: prima di
aver ben colto non soltanto le modalita della sua apparizione, ma an-
che le qualita espressive che lo rendono ancor oggi leggibile e, perlo-
meno in parte, comprensibile. Il nostro vuol essere, in deIinitiva, un
approccio fenomenico, piu che un interpreta:ione, che dovrebbe co-
munque Iare i conti con le altre interpretazioni che l'hanno precedu-
ta: un approccio che corre volentieri il rischio dell'ingenuita IilosoIi-
ca, nel momento in cui non accetta di conIigurarsi come esegesi di
un testo, necessariamente Iondata sul presunto valore di verita di al-
cuni saperi. Mettere in situa:ione lo scritto di Mattio vuoi dire Iarlo
riapparire entro la trama di discorsi, di testi, di saperi, di avvenimen-
ti con cui e entrato in relazione. In tale prospettiva, approccio Ieno-
menologico e lavoro storico diventano assolutamente complementa-
ri
10
.
Il caso di Mattio Lovat Iu presentato alla comunita scientiIica da
Cesare Ruggieri, proIessore di Clinica chirurgica a Venezia: lo stes-
so, come racconta Marc, che si occupo di lui subito dopo la croceIis-
sione.
10
In questa prospettiva, io credo, va recuperato il lavoro svolto da Michel Foucault e da
altri studiosi a lui legati attorno al caso di Pierre Riviere (cIr. M. Foucault, Io, Pierre Rivire
ecc. cit.). Occorre Iar parlare i testi, esibendo la trama di concatenazioni che li legano ad altri
testi, ad altri avvenimenti. Cio signiIica, in ultima analisi, restituire la parola al Iolle, mostran-
ao, concretamente, quali apparati di cattura, quali dispositivi di controllo, quali legalita istitu-
zionali e discorsive hanno pesato su di essa. Che poi questa parola, come voleva Foucault, Ios-
se sostanzialmente parola indotta e sorvegliata, e soprattutto una questione di scelta delle Ion-
ti. Non a caso ho scelto l'uso dell'archivio: li, probabilmente, e piu Iacile trovare traccia
come e capitato con il gravame di Abriani di una parola trasgressiva, eccedente, che si
sottrae ad un determinato oraine ael aiscorso. Ma la scelta stessa delle Ionti, si sa sia dentro
che Iuori l'archivio non e mai ingenua. E una scelta, appunto, che in questo caso speciIico
rimanda alla concezione dei rapporti tra soggetto e dispositivi: cioe tra soggetto e saperi, ed in-
sieme tra soggetto e istitu:ioni. Far riapparire mostrare, si diceva la parola del soggetto
in una trama di rapporti e comunque un tipo di approccio radicalmente diverso dal lavoro del-
l'esegesi e dell'interpretazione: un lavoro che presuppone sempre l'adozione di un valore di
verita connesso ad un determinato sapere. Far riapparire, dunque, o interpretare. Nel primo
caso la priori e rappresentato da una certa concezione del soggetto e del suo ruolo nello svi-
luppo di una cultura e di una civilta: ed e un a priori che si sposta e muta continuamente, in
rapporto alla qualita dei problemi che le Ionti, una volta scelte, sollevano. Nel secondo caso
la priori, in genere, e rappresentato da un determinato sapere, da una disciplina costituita, che
serve come strumento per l'analisi dei testi: una disciplina che vede in questi stessi testi un ter-
reno d'applicazione dei suoi canoni metodologici, non certamente un luogo cruciale capace di
mettere in crisi il suo assetto teorico. Nel primo caso l`a priori corre continuamente il rischio
di essere smentito dalle Ionti utilizzate. Nel secondo caso l`a priori trova nelle Ionti una conIer-
ma continua della sua validita, oppure ancor meglio e ancor piu semplicemente un me:-
:o (uso il termine alla lettera) per realizzare conoscenza. Tra queste due alternative abbiamo
47
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Mattio Iu condotto a San Servolo, e vi rimase dall'agosto del
1805 Iino all'aprile del 1806, quando mori in seguito a digiuni pro-
lungati e ad una tisi polmonare. San Servolo era gia, allora, un istitu-
to destinato ai pazzi, ma non era ancora governato secondo i principi
stabiliti dal Traite pineliano.
L'ordine dei Fate-Bene-Fratelli, che governava il Pio Luogo, si
mise al passo con i dettami della psichiatria nascente dopo gli anni
trenta: in maniera deIinitiva solo a partire dal 1847, l'anno in cui
Prosdocimo Salerio Iu nominato direttore del manicomio
11
.
Marc ed Esquirol lavorano quindi sul caso di Mattio solo sulla
base della memoria di Cesare Ruggieri, in assenza di un resoconto
clinico conIorme al paradigma dell'alienistica nascente. Dal momen-
to che Marc riporta scrupolosamente tutti gli elementi inIormativi
contenuti nella memoria del medico veneziano, ci e sembrato inutile
riprodurla, anche in considerazione del Iatto che essa non contiene
nessuna argomentazione speciIica di carattere psichiatrico.
La presa a carico di Mattio, dopo l'autocroceIissione, e stata in-
nanzitutto un provvedimento di carattere amministrativo ed assi-
stenziale, e solo molto grossolanamente si e tradotta in azione tera-
peutica. E interessante osservare che nella lettera della Direzione
Generale di Polizia indirizzata a San Servolo il 11 agosto 1805 si insi-
ste sulla necessita di una cura tanto Iisica quanto morale, che ri-
metta, se sia possibile, in equilibrio lo sventurato ciabattino. L'in-
giunzione e motivata del precedente tentativo di suicidio mediante
autocroceIissione del povero Lovat, calzolaio e miserabile: un ten-
tativo che contraddice i doveri del buon Cristiano, del suddi-
to, dell'uomo. A questa dimostrazione di sollecitudine assisten-
ziale ed anche, a ben guardare, di sensibilita nei conIronti della ma-
lattia e dei suoi pericoli, Ia da contrappeso un primo livello di cancel-
la:ione aellevento.
Non vi e nessun cenno, inIatti, alla castrazione volontaria esegui-
ta da Mattio. La stessa cancellazione e presente in una lettera del 10
dicembre spedita dal Priore di San Servolo alla Direzione di Polizia:
si trattava di una risposta ad una richiesta di notizie, inoltrata al Pio
Luogo dalla Direzione stessa cinque giorni prima. La lettera del
Priore e molto laconica. Parla di una proIonda malinconia sen-
za speciIicare se accompagnata o meno da delirio
12
e descrive lo
preIerito la prima. Il discorso qui svolto schematicamente, come si addice ad una nota
dovra trovare sedi ed occasioni piu idonee per essere sviluppato.
11
CIr. V. Fonte-Basso, op. cit., pp. 111-113 e pp. 121-132.
12
Almeno in teoria, sarebbe stato possibile, nel 1805, speciIicare se la malinconia era o
48
I FOLLI SCRIVONO
stato del paziente usando termini del linguaggio comune: soIIre di
tratto in tratto delle alternative cagionate dall'alterazione tuttavia
persistente dello spirito. Pinel ed Esquirol avrebbero Iorse parlato,
in questa occasione, di mania intermittente con intervalli lucidi, op-
pure di malinconia complicata da mania o che si alterna alla mania
(e questo Iorse il senso della parola alternative).
La lettera inIorma inoltre che il paziente riIiuta il cibo (ricusa...
qualunque Iorma di reIezione) e che il personale dell'ospedale, con
i mezzi suggeriti dall'Arte medica, ha posto riparo a tale perico-
loso riIiuto ricorrendo all'alimentazione Iorzata. Anche in questo do-
cumento riportato sotto la rubrica Rapporti Sanitari l'auto-
mutilazione di Mattio e un avvenimento cancellato. Nei resoconti di
Esquirol e di Marc questo stesso avvenimento e ricordato solo di
sIuggita. Esquirol gli dedica un brevissimo cenno, senza collegarlo
direttamente al tema del suicidio. Il celebre allievo di Pinel, pur
avendo inserito la storia di Lovat in un lungo capitolo dedicato al
suicidio, non Ia emergere nessuna relazione tra l'argomento della sua
trattazione ed il gesto disperato del cordonnier.
Marc va un po' piu lontano, pur non riuscendo a collegare l'au-
tocastrazione con la diagnosi di malinconia religiosa da lui proposta.
Riporta l'ipotesi, dandola come poco verosimile, che il gesto di Mat-
tio abbia rappresentato una risposta ad un diniego amoroso da parte
di una Ianciulla. Aggiunge, subito dopo, che quel gesto corrisponde-
va in realta all'intenzione di resistere meglio alle rivolte aella carne.
Racconta inIine come questo moderno Origene Iosse costretto
a rinchiudersi in casa per piu di tre mesi, prima di partire per Vene-
zia, per sIuggire ai lazzi dei compaesani.
Eppure, leggendo la memoria di Mattio, si ha la precisa sensazio-
ne che un oscuro legame tenga assieme desiderio di autopunizione,
senso di colpa, delirio sessuale ed automutilazione. Nel giro di poche
righe si aIIastellano inIatti espressioni, Irasi e parole apparentemente
slegate: mi protesto di esser vergine, per non aver Iatto sangue
alle persone... in peccati di carne; il mio Martirio con un coltello
meno accompagnata da delirio, individuando anche, eventualmente, il contenuto di questo
delirio e la sua Iorma (parziale, attorno a un solo oggetto, oppure parziale attorno a una serie
limitata di oggetti). Dire queste cose, nel 1805, era possibile: non solo perch cinque anni pri-
ma era uscito il Traite pineliano, ma anche perch la medicina e la nosologia del maturo Sette-
cento conosceva gia il concetto di malinconia con delirio parziale, avendolo tra l'altro eredita-
to dal pensiero medico antico. Su questo mi permetto di rinviare a M. Galzigna, Lenigma ael-
la malinconia, in aut aut, n. 195-196, 1983.
49
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
da calegher talgido via li testicoli e membro; sen Iacevan beIe di
me stesso; Amante done e putte; balli scandalosi, tresche,
tochamenti de le mani. E, subito dopo, la minaccia di suicidio, gia
annunciata in apertura della memoria (Iar la morte inchiodato in
croce): alla vista dei tochamenti, a tali occhietij egli aIIerma
non mi curavo piu di Questo Mondo ma bensi Al pasar da que-
sta vita ad altra. Il semplice ascolto del sintomo e la scrittura di
Mattio si e Iatta, qui, sintomo, specchio di un'anima dolente e conIu-
sa

avrebbe dovuto suggerire, sia ad Esquirol che a Marc, la conca-
tenazione molto stretta tra delirio a sIondo sessuale, delirio religioso,
automutilazione, desiderio di darsi la morte attraverso la croceIissione.
Si potrebbe anche pensare, banalmente, che la memoria di Mat-
tio era illeggibile per un Irancese: spiegazione poco sostenibile, visto
che Marc cita l` articolo di Ruggieri nel quale la suddetta memoria
era comparsa e mostra di conoscerlo in tutti i suoi dettagli.
Ci riesce piu Iacile cercare altrove le ragioni di questa triplice
cancellazione: cancellazione, innanzitutto, della scrittura di Mattio;
cancellazione del ruolo cruciale dell'automutilazione in tutta la vi-
cenda; cancellazione dei suoi rapporti con la diagnosi Iormulata
(una diagnosi appena accennata da entrambi gli autori. Esquirol par-
la di lipemania, dice che Mattio e dominato da idee mistiche, ma
colloca la sua storia nel capitolo dedicato al suicidio: il quale, si sa,
non era considerato una speciIica malattia, ma un phnomene con-
scutiI di altre patologie, come il delirio Iebbrile, l'ipocondria, la
mania, la lipemania)
13
.
La triplice cancellazione poggia Iorse su una ragione di capitale
importanza: l'automutilazione era un argomento imbarazzante; un
sintomo diIIicilmente classiIicabile all'interno dei comparti nosogra-
Iici esistenti. Accade qui l'inverso di cio che veriIicheremo nel pros-
simo capitolo, parlando dei fatti che Esquirol registra nonostante la
mancanza di un quadro teorico adatto ad accoglierli. Accade cioe
che un Iatto, l'automutilazione, non puo esser visto e deve quindi
essere cancellato, o sottovalutato proprio perch non e compati-
bile con la teoria: o perlomeno perch non trova in essa adeguati cri-
teri esplicativi. Di conseguenza si tace sullo scritto di Mattio, oppure
lo si menziona solo di sIuggita: perch li la centralita dell'automutila-
zione ed il suo rapporto con il tentato suicidio sono assolutamente
evidenti.
Sia Marc che Esquirol erano al corrente del dibattito che si era
13
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. I, p. 260.
50
I FOLLI SCRIVONO
sviluppato attorno alla castrazione utilizzata come metodo terapeu-
tico in alcuni casi gravi di Iollia. Il metodo Iu denunciato come abu-
so gia nel Settecento. Nel secolo successivo Iu uIIicialmente respinto
dalla classe medica. Lo stesso Marc, nel 1813, da voce a questa posi-
zione uIIiciale nell'articolo Castration, per il Dictionnaire di Panc-
koucke
14
.
Esquirol, dal canto suo, cita un caso di trapanazione del cranio e
di castrazione, ad opera del dottor Valentin, nell'articolo Manie
scritto per il Dictionnaire di Panckoucke
15
, ma poi censura la
menzione quando inserisce l'articolo nella silloge del 1838.
In quella sede scompaiono la trapanazione e la castrazione, e ri-
mane solo il cautere... appliqu a la nuque
16
.
L'unico ulteriore cenno alla castrazione, concepita come termi-
naison critique e come sbocco positivo della Iollia, la si ritrova nel
capitolo Terminaisons critiques ae la folie, pubblicato per la prima
volta nel 1814, come articolo del Journal gnral de mdicine (t.
50, mai-juin 1814, pp. 3-85)
17
.
Si hanno buone ragioni, dunque, per ritenere che il tema della
castrazione terapeutica Iosse considerato scottante, se Marc indulge
ancora alla polemica e se Esquirol preIerisce censurare la menzione
diretta di un caso a lui noto. All'interno di questo argomento molto
delicato che coinvolgeva, certamente, gli abusi di molti ciarlatani,
ma anche la pratica di qualche medico non era Iacile orientarsi;
non era Iacile, ad esempio, assegnare un preciso statuto all'automuti-
lazione: un capitolo particolare, poco noto e non ancora studiato.
Trattarlo scopertamente come espressione di una patologia mentale
non avrebbe certo gettato una luce positiva su un medico come Va-
lentin, o su altri come lui. Lo sappiamo inIatti anche da Marc: Valen-
tin non era aIIatto un caso isolato.
In ogni caso, al di la delle ragioni tattiche, esisteva una reale diI-
Iicolta di carattere teorico, come si e detto, a considerare la castra-
zione volontaria come maniIestazione della Iollia. Solo molto piu tar-
14
CIr. A. Fontana, Castra:ione e complesso, Enciclopedia Einaudi, Torino 1977, vol. II ,
pp. 708-770.
15
Manie, in Dictionnaire des sciences mdicales, Panckoucke, Paris. Il passo censura-
to e a p. 470: Le docteur Valentin dans son mmoire sur l`ustion rapporte l'observation d'un
jeune maniaque qu'il a guri par l'application du cautere sur le sommet de la t te; enIin on a
trepan; on a pratiqu la castration. L'esempio riportato e conosciuto anche a Iine Ottocen-
to. CIr. ad esempio H. Rohleder, Die masturbation, Berlin, KronIeld, 1899. Si tratta di un libro
noto a Freud. Debbo la segnalazione ad Alessandro Fontana.
16
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 42.
17
Ivi, t. I, p. 196. Si parla, qui, di Iolie juge... par la castration.
51

L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA


di, a cavallo tra '800 e '900, si aIIrontera il problema
18
.
Due momenti cardinali della Iollia di Mattio l'automutilazio-
ne e il riIiuto degli alimenti sono oggi considerati, in ambito psi-
chiatrico, maniIestazioni che possono appartenere alle psicosi ansio-
depressive, nel contesto di una condotta autopunitiva orientata ver-
so il suicidio
19
.
La diIIicolta epistemologica rappresentata dal caso di Mattio e
stata, per cosi dire, aggirata, sia da Esquirol che da Marc. Il primo,
pur accennando alla lipemania, colloca questo caso, come si e detto,
al di Iuori dei capitoli dedicati alle vere e proprie categorie del suo
ediIicio nosograIico.
Il secondo, pur considerando Mattio come un alienato aIIetto da
malinconia religiosa, dedica gran parte del suo resoconto ai dettagli
dell'autocroceIissione. La narrazione ha un andamento quasi ossessi-
vo. La descrizione non tralascia nulla. Vuole probabilmente enIatiz-
zare l'estrema determinazione di una coscienza alienata: la lucida
premeditazione del disegno suicida, l'agghiacciante precisione nel-
l'eseguire gesti e movimenti, quasi si trattasse di un copione gia scrit-
to. Ma Iorse vuole anche con tutti quei particolari ben raccontati
contrapporre al vuoto di un enigma irrisolto la pienezza di una di-
scorsivita eccedente, che cerca di espellere dalla dottrina ogni ele-
mento perturbatore.
Le voci dei soggetti che abbiamo cercato dentro l'archivio sono
piu vicine al brusio che al discorso compiuto ed articolato: piu simili
al grido, alla lacerazione improvvisa, allo scarto imprevedibile; mag-
giormente in grado, quindi, di rappresentare la disgregazione della
coscienza, la disarticolazione del pensiero, le rovine del mondo aIIet-
tivo, la paralisi o l'annientamento della volonta. Non per questo
sono voci prive di senso, oppure incapaci di restituirci qualche im-
magine signiIicativa del mondo da cui emergono. Abbiamo cercato
di riascoltarle, senza poter prescindere dai contesti che le accompa-
gnano: congiunture, saperi, istituzioni. Lontani da ogni retorica abu-
siva, da ogni lirismo di maniera, abbiamo anche cercato di dare risal-
to all'autonomia di quelle voci dai loro contesti, alla loro dimensione
spesso enigmatica ed irriducibile. Qui era necessario Iermarsi: al li-
18
Si veda C. Blondel, Les auto-mutilateurs, Paris, Rousset, 1906 e M. Lorthiois, De lau-
tomutilation, Paris, Vigot, 1909, ma, ancor prima, J. Cotard, Du aelire ae negation, in Archi-
ves de Neurologie, 1882.
19
H. Ey, Etuaes psychiatriques. Strutture aes psychoses aigus et aestrueturation ae la con-
science, Paris, Descle de Brower, 1954. Si veda, con una preIazione dello stesso Ey, datata
1976: R. Digo, De lennui a la melancolie, Toulouse, Privat, 1979, pp. 127-130.
52
I FOLLI SCRIVONO
mite di quella soglia oltre la quale la ricerca storica sIocia nell'imma-
ginazione. Un punto di non ritorno: dopo il quale chi scrive puo par-
lare in prima persona, stabilendo un rapporto piu diretto con le sto-
rie di ordinaria Iollia raccontate e presentate in questo capitolo.
2. Memoria ai Mattio Lovat inairi::ata al tribunale ai giusti:ia
20
Regio Tribunal imploro la muniIicenza Vostra, e la volonta mia,
che e la volonta di chi mi regge, che le il mio conIessor, che e dottor
d'ambi le leggi, questo le il momento che si adempisca il vaticinio
che me impone piu volte di Iar la morte inchiodato in croce che Iar
io devo che l'mio desio aveva d'andar Sacerdote Prete, e piu pure da
Ianciullo e versai abondanti lagrime di non poter arivar a la Grazia
di Sacramento d'ordine sacro per predicar la Parola di Dio, perIino
visi da buon christiano da esser ubidiente a quello che me a doman-
dato li Sacerdoti per tenir l'anima netta da li peccati che di tanto mi
protesto di esser Vergine per non aver al mondo Iatto sangue alle
persone di nissuna condicion, specialmente in pecati di carne. Per il
che e superIluo di tratar con la Giustizia di quest'aIar perch sono
cosa in spiritual e non miga di comun che io non Arbitrio che di pre-
sentarmi per ubidienza, che me a do principio li sacerdoti il mio
Martirio con un cortello da caleger talgido via li testicoli e membro
per la Maggia Iatta a me da Sacerdoti. Abenche sen Iacevano beIe di
me stesso con dirmi pover gramo e schernito Abenche giero presen-
te ancor io che Iaceva queli medesimi in compagnia delle sue Aman-
20
Riportiamo la memoria di Mattio Lovat detto Casale, internato a San Servolo il 20 ago-
sto 1805 e deceduto nel manicomio l'8 aprile 1806. La memoria e tratta da uno scritto del
1814 (C. Ruggieri, Storia aella Crocifissione ai Mattio Lovat aa se stesso eseguita, Venezia 1814,
pp. 13-15). Il caso di Mattio Lovat desto interesse negli ambienti medico-psichiatrici inglesi,
tedeschi e Irancesi. Si veda:
G. Lazzaretti, Le affe:ioni mentali consiaerate nei loro rapporti colle questioni meaico-giuai-
:iarie, Firenze 1861;
Giornale di Medicina del proI. Reil, di Berlino (cIr. 1808, intervento di HoIIbauer);
Bulletin des sciences medicales, 1821.
Nell'archivio dell'ex manicomio di San Servolo esistono tracce dell'ingresso e del decesso
di Mattio Lovat, detto Casale (dal nome del suo paese, Casale di Zoldo, nel Bellunese). Si
veda:
Elenco A aei maniaci entrati aal 25 ottobre 1725 a tutto il 24 settembre 1812. 20 Agosto
1805. Fu qui condotto per ordinanza della Regia Direzione Generale di Polizia il mentecatto
Mattio Casale, quale viene spesato per Reg. Conto. Mori di malattia di petto il giorno 8 aprile
1806;
Libro aei morti aal 1 mar:o 1798 a tutto il 2 febbraio 1825.
Si vedano, inoltre, i tre documenti riportati subito dopo la memoria.
53
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
te Done e putte insieme Iaceva di balli scandalosi asai e lunghe tre-
sche d'altri giovini con tochamenti de le mani: che da per me steso
restristava l'anima mia a tali occhietij per il che non mi curavo di vi-
vere piu in Questo Mondo ma bensi Al pasar da questa Vita ad altra
come Ira poco Nella seguente Schritura o nominato El venerando e
santo Governo, che... non staga a mover piedi d'Agente Soldati o
qualsia persona a Ironte deli mieji operatori e sia sparmiato qualun-
que ira overo sia sdegno come pure negli andati anni Iu avenuto a
me Mateo a Treviso per andar al mio paese di Zoldo, che da li Solda-
ti Austriaci mi Iu smarito beci e merci che in doso avea.
Matteo Figlio ael qu. Marco Casal
Finalmente me a nominato piu di qualche volta gli stessi sacerdo-
ti e me a obbligato da Iar la morte da sacriIizio e per cio non riIiutto
la masima loro sachra con perdonargli alli sacerdoti qualunque ol-
traggio di mal a me Iatto e in cosa di spontanea assoluta volonta non
ga da impazarsene niancha la Giustizia che e questa cosa spiritual in
Chiesa Udissi una domenicha essendo vespero al cattachismo e io in-
segnavo la Dottrina christiana a Iigliuoli che dal Sacerdote si raconto
un esempio che un Governator austriaco avendo demolito li conven-
ti de vergini si racconto, che nel tempo di sua morte avevano spasimi
ed inquietudini d' l'anima che del quale racconto rendeva a uditori
gran d'impresion
Fra Giuseppe Jito. Presiaente ai Zolao
Fino da mieii principii ebbe questa intencion di andar sacerdote
Prete per il che go un mio Zio Fratte RiIormato Iratello Amorevolisi-
mo di mia madre Vithoria et un mio Iratello pure Religioso RiIorma-
to Fratte da messa cosi anche il Zio, che or ora dimora al Gesu a Tre-
viso Ira Marco chasal... prete di... che percio sono stato io la causa
di meterlo che cosi se chiama contento pure anche elgli mi a cometu-
do di Iar questa cosa, e cosi il Popolo del mio paese di zoldo e altri
studienti ancora per meglio della mia salute cosi Nel Prossimo Ven-
turo Mese di 7bre Sacerdos obediens usque ad Mortem apud Deum.
CASAL MATTIO |B. 23|
Arrivo il giorno 10 Agosto 1805
Venezia 13 Agosto 1805
Mattio Casal calzolaio e miserabile si era croceIisso col proponi-
mento di perdere in tal Iorma la vita. Fu a tempo soccorso, ed ora le
sue Ierite sono sanate. Non e cosi per altro delle sue Iacolta intellet-
tuali di quell'inIelice che sono truttora in disordine. Si raccomanda
alla particolar attenzione del P. Superiore al Pio Luogo di S. Servolo
54
I FOLLI SCRIVONO
e di tutta quella esemplare e ospitaliera Iamiglia di benemeriti Reli-
giosi di applicar ai bisogni del Casal quella cura tanto Iisica quanto
morale, che lo rimetta se sia possibile in equilibrio, e lo costituisca
capace di riconoscere quanto siIIatti tentativi sono contrarij ai doveri
del Cristiano, del suddito, dell'uomo.
Dalla Imp. Regia Direzione Generale della Polizia.
AVIGNI
CASAL MATTIO |B. 23|
Venezia 5 xbre 1805
Interessa la General Direzione di sapere lo stato di salute in cui
si trovi Mattio Casal che attento la propria vita croceIiggendosi. Il
R. P. Priore del Pio R. Ospedale di San Servolo si Iara sollecito di ren-
dernela ragguagliata.
Dalla I.R. Direzione Generale di Polizia
Per impedimento dell'I.R. Consigliere e Direttor Generale.
RAAB
RAPPORTI SANITARI DAL 1805 AL 1810 |B. 11|
10 Dicembre
In risposta a Decreto 5 dicembre sottoscritto Raab.
Lo stato di salute di Casal Matteo (che si era crociIisso), nel corso
de' quattro mesi circa da che si trova in questo Pio Spedale, rappor-
to al Iisico ha soIIerto e soIIre di tratto in tratto delle alternative ca-
gionate dall'alterazione tuttavia persistente dello spirito, per cui trat-
to tratto dandosi in preda alla piu proIonda melanconia ricusa a tut-
to potere per lo spazio di piu giorni consecutivi qualunque sorte di re-
Iezione; per il che correrebbe rischio di restar vittima di un'astinenza
troppo a lungo protratta, se non vi si ponesse riparo co' mezzi sugge-
riti dall'Arte medica. Cio e quanto in esecuzione de' venerati coman-
di di quest'I.R. Direzione il sottoscritto ha l'onore di rassegnare.
3.
.
Memoria ai Carlo Abriani inairi::ata alla presiaen:a aella aire:io-
ne generale ai poli:ia
|B. 102|
II giorno 28 lo Scrivente ebbe l'alto onore di presentare a v.s. ver-
balmente le proprie lagnanze per essere stato escluso nella nomina
Iatta alla Pretura di Venezia dopo sostenuto esami eccelenti ed inIor-
55
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
mazioni del pari, partite da Codesta Direzione Generale, e titoli
d'anteporre qualunque Aspirante a quel Posto vacante resosi.
In quella cicostanza mi pregiava umiliare e Iar sentire colla mia
voce la lettura Necrologica scritta in merito del celeberrimo Consi-
gliere ai Appello March. Carlotti, facenao conoscere i suoi meriti e la
sua aottrina col tenue e povero mio scritto in un |ad| Epigrafe lito-
graIica
21
; prestava servizio presso il Tribunale di Padova; perdita
per me di somma amarezza, perch avea posto in me le basi di Iutura
Ielicita alla mia vita, di cui Iui per ben 2 anni circa praticante ed As-
sessore Criminale al suo Consesso.
In vista de' giusti miei rissentimenti palesati a v.s., con soavi, e
dolci parole, mi conIorto, e Iu appunto quella voce virtuale che mi
riempi di tutto il Iervore nella novella speranza, d'essere solleccita-
mente impiegato, tanto piu che il Nobile Conte Konjukowschi Go-
vernatore Militare conoscendo i titoli che sono Iregiato, per bocca
del Sig. Colonello del Corpo Marina) Domenico S. Anna, di cui S.E.
gode tutta la stima e per cui mi prese in somma considerazione anda-
va molto Iiduciante d'essere occupato con un'onorevole occupazio-
ne.
Quandoch il giorno 29 dopo il teatro Appollo essendomi porta-
to a reIiciarmi in Locanda, che di la partito mi sbarcai al Traghetto
del Buso, ed in compagnia de' due Barcaiuoli scendeva il Ponte Rial-
to alle ore 1.1/2 a. m. del giorno 30; e siccome i medesimi rimasero
al pranzo meco, cosi conoscendo che di nulla per quella notte abbi-
sognavano li pregava strada Iacendo portarsi nella mattina stessa alle
ore 10 del giorno stesso al mio alloggio, che erano aggiornati per es-
sere soddisIatti delle ben giuste loro mercedi di L. 10: ma soprag-
giunto da un Dirigente di Drappello delle Guardie di pubblica sicu-
rezza del Sestiere di S. Polo; si presento subitamente a me, interes-
sandosi del perch con bestiemme e parole di loro qualiIica i Bar-
caiuoli ad alta voce domandavano il loro avere, e passammo cosi al
Corpo di Guardia perch l'intenzione di quel Dirigente, era d'acco-
modare l'aIIare avendogli io esternato che mi sentiva bisogno ritirar-
mi al mio alloggio per riposare. Quandoch il tutto era accomodato
comparisce Irettolosamente giu de' scale in Camicia Mutande perso-
na incognita che rivolgendosi a Barcaiuoli gli disse Che cosa esigete
aa costui segnanao me.
Tutte le volte che nel manoscritto viene usata la sbarra (/) per spezzare i periodi, cer-
chiamo di sostituirla con la punteggiatura che riteniamo piu adeguata. Mettiamo tra parentesi
quadra le parole inutili alla comprensione del testo.
56
I FOLLI SCRIVONO
Risposero. Signore noi abbiamo lavorato tutta la giornata e voglia-
mo ci paghi come laccorao austriache L. 10.
Questincognito mi ordina con maniere degne non della persona
civilizzata e Politica [aisse{ pagate le merceai a chi spetta.
Al che io gli risposi chi me lo imponeva a quel momento. Non
volendo, non potendo, e non dovendo Iarlo.
LIncognito rispose ve lo impone il Capo aelle Guaraie ai sicure:-
:a. Al che io risposi dove sono le sue distinzioni d'UniIorme che per
tale lo rende qualiIicato.
Il Capo rispose Guaraie assettate bene a costui la manetta e con-
aucetelo a S. Severo, ecco la mia uniforme proferenao chi mi conosce
per cattivo soggetto, e fruganao personalmente nelle saccoccie con ai-
spre::o e violen:a tolsemi carte ea effetti riservandomi di esercitare
anche verso questo Capo in altra sede di Giudizio i miei diritti come
abuso ai potere. Senza alcun riguardo e pubblicamente, ben maneta-
to Ira il dolore, ed il pianto, passai mestamente a S. Severo, che arri-
vato mi tennero per ben 3/4 d'ora manetato Iingendo esser andata
smarrita la chiave del Lucchetto: dappoi liberato passai in Camero-
ne, sopra un indecentissimo Paglione che coricai il corpo sempre ve-
gliando. Nella mattina alla Dispensa del Pane, mi Ieci annunziare al
Custode di quelle Carceri, e mi Iu risposto ch'era impedito, mancan-
do cosi al suo dovere e alle sue Istruzioni, visitando ognuno che en-
tra in carcere.
Alle ore 4.1/2 del giorno 30 lEccellentissimo ed Eloquentissimo
Sig. Dr. Mengalao, quantunque mi conoscesse essendoch 25
giorni nel momento della Rivoluzione passai a S. Servolo perch un
Colonello volevami Iare Iirmare un Buono di L. 525 che era ingiusto
pure senza parlar meco, e vedermi, e ciecamente azzardo di stac-
care la sua Iirma classiIicandomi con un Attestato Pa::o Ambi:ioso,
avendo letto ocularmente io stesso, risservandomi in altra sede di
Giudizio, a tutta deIatigazione Iorense di trattar a Vienna la Causa
quale abuso ai potere sotto la risserva delle leggi, e Iui passato a S.
Servilio il cui Istituto si riIiuto dell'Accettazione; indi venni passato
all'Ospedale provinciale Civile S. Giovanni e Paolo in Camera Co-
mune d'Osservazione per Ordine credesi del S. Alunno di Concetto
Trevisan, od UIIiciale addetto all'UIIicio della Direzione d'Ordine
Pubblico.
Non ho lingua suIIiciente di qui Iar conoscere a v.s. lo stato d'aI-
Ianno che mi trovava; lontano dall`adorata mia sposa e Iiglio unico
oggetto superstite della Nobile e antica mia Famiglia in cui son ripo-
sate le mie piu belle speranze d'un Ielice avvenire; e con la violenza
57
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
senza bisogno Iui costretto assoggettarmi a 2 congrue emissioni di
sangue e l'applicazione alle tempie del capo di N. 10 Mignatte e
Ghiaccio che non abbisognava, ed apertamente si conosce il concer-
to di questo Praticante addetto a questa camera, con il Sig. Mengal-
do, arrogandosi diritti a loro devoluti.
I serventi di questa camera mi amavano e distinguevanmi dagli
altri, come anco il Capo Infermiere Podussi e Jice Infermiere Catta-
neo conoscendo le ingiustizie che mi venivano praticate ma quel car-
neficie inesperto [ai{ sanguinario Praticante Medico di quella Came-
ra d'Osservazione sgarbatissimamente ma politicamente mi tratto
dandomi sempre il vitto di dieta dell'Uno, in poca minestra consi-
stente: chi sa quale era il dramma Ordito Ira il Sig. Mengaldo e Me-
dico inesperto Iorse Iammi morire? Parlava molto ma prudentemen-
te ho agito con il Dr. Inesperto CarneIice Iintantoch mi sono capa-
citato ocularmente che nella Sintomatologia delle malattie mi scrisse
che tenaeva alla pa::ia perche parlavo molto.
A questa dichiarazione io non ho potuto trattenermi, e rendermi
Superiore e immodesto mentre non aveva il Dr. gli estremi per tale
classiIicarmi, perch se s'atteneva alle inIormazioni dei serventi, in
coscienza non poteva scrivere quello che non era, mentre egli e evi-
dente potessero gli stessi serventi dare esatte relazioni sulla condotta
morale del Conte Abriani pernottando 24 ore in conIronto della visi-
ta dell'Inesperto CarneIice Dr. la quale durava solo mezza ora.
Avuta nelle mani la mia Cartella cancellai i suoi male appoggiati
termini sintomatologia crociando ben 2 volte i suoi scritti. Questo
Dottore s'adiro e mi Iece legare strettamente.
E quale Uomo passato avrebbe sotto silenzio questo agire d'anti-
naturalista? Chi avrebbe risparmiato ingiurie sputi nel viso e aileggia-
menti? Un Uomo no certo, ed un Giobbe cotanto paziente s'avrebbe
stancato, mentre lo avea verbalmente e nobilmente pregato di scriver
meno, ma adeguatamente, per non demeritarsi la stima, e col perico-
lo di Iarsi burlare e a non abbandonarlo a torbidi pensamenti, men-
tre talvolta un puntiglio premeditato seduttore, puo muovere con
Iallace guida i propri passi. Chi e costui diceva Ira me meditando,
cosi cupo e pensieroso? Solo mi lascia la vita costui per deplorare le
mie sciagure, come giovane oppresso dal peso delle sciagure dal Mi-
santropo Dottore chiamo sul capo suo, tutta l'ira del Cielo, soIIocan-
do l'ira mia... collAmore si convince e non col Ierro e colla violenza,
ma continuammo l'Argomento.
Volge l'epoca di giorni 19, che sembrano 19 anni, dacch mi tro-
vo in retaggio in questo Istituto Fate Bene o Fratelli, ignorandone i
58
I FOLLI SCRIVONO
motivi concretti, ma conoscendone pero gli astratti.
Mi pregio pero con tutta sommessione ricercare a v.s., attignen-
mia detenzione in quest'Ospitale non essendovi alcun Articolo del
Codice Austriaco e Penale che il renda contravventore mentre per
legge non vi causa sen:a motivo e motivo sen:a causa conciosiach
ogni uomo, prescindendo dalle leggi, ha un giusto giudice, e quest'e
la coscienza d'ognuno, la quale di moto proprio, loaa, biasima, e giu-
aica che sinfligga pena.
Fin qui si trova l'esponente scevro da qualunque censura Politica
Criminale morale e di cui non pervenne alcun reclamo dacch mi
sono stabilito legalmente in Venezia, come da relazioni che partiro-
no da codesto UIIicio d'Ordine Pubblico nelle inIormazioni che pas-
sarono alla Pretura Urbana in loco concorrendo la proposizione
d'essere Impiegato presso quell'UIIicio, ma che per manopolij Iu no-
aoche occupato il posto optato. Diro in seguito che non potendosi
comprovare mancanza di un Individuo, quando Iatti non siano di-
chiarati ed eseguiti, mentre il Diritto legale si spiega chiaramente
(Omnis presumitur bonus aonec probatur malus, et etiam quoa gratis
asseritur, nihil asseritur vel gratis negatur) e sara percio stretta cura
ad un esperimento, dotto e equo Giudice, di conoscere la mancanza
del detentore appoggiandola alla Giurisdizione, di Codice Politico
Criminale Commerciale, Articoli e ParagraIi colla saggia e giusta in-
terpretazione. Un Legislatore qualunque nell'Arte provetto, conosce
e colpisce a prima vista lesisten:a o linesisten:a d'una qualunque
cosa e se per scien:a a memoria scorge il contravventore e suo dovere
Orainare lArresto fargli aprimento aInquisi:ione passare la posi:ione
e il Referato e motivi aello stesso al Dicastero relativo che si presume
appoggiarsi, e dar di piglio al Processo per condurlo colla maggior
sollecituaine al finee lasciar campo al povero incolpato e calunniato
che dal Giudice dev'esser sostenuto, e protetto, di esporre le proprie
sue giustiIicazioni, anzi scriverle e obbligato, sendo in contravven-
zione il Giudice scrivere diIIerentemente da quello che dal R.C. viene
maniIestato e dargli nello scrivere colori Oratorj con Pitture che nel
suo sviluppo opinar si potesse in contrario, mentre lo scrivere in aI-
Iari di Giurisdizione dev'essere laconico. Veggasi la Giurisprudenza
Racchetti e Valsecchi. Parte II pagina 256, par. 7, Art. II etc. etc. etc.
N deve questo Giudice che si qualiIicarebbe inesperto nell'arte
legislativa se per soIIocare le giustiIicazioni d'un Uomo Onesto pas-
sasse Individui in un Ospitale de Pazzi.
59
done inIormazioni, i motivi concretti e dell' e della a::araato Arresto,

minato altro; ritornando l'Istanza non si fa luogo alla aomanaa essen-
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Ben si vede chiaramente che il commissario Superiore del Sestie-
re di S. Polo non e aggiornato intuitamente, ma vagamente sulle diI-
Ierenze Ira il Conte Palatino Abriani, e Dottor Penzo, ma che in
unione all'OIIiciale Sig. Trevisan aaaetto a coaesto Ufficio aOraine
Pubblico cercarebbero di sostenere il Dr. Penzo e di abbattere ener-
gicamente a tutta possa il Conte Abriani essendosi questi Signori
diro cosi combinati con lIaealismo e di avere contrarieta collo scri-
vente ritenendolo troppo petulante nelle logiche sue dimostrazioni
perch Iiglie della sincerita e veritade; e non si sa che i talenti de-
gl'Uomini vogliono il loro sviluppo, e che si devono rispettare come
le Religioni e le Nazioni come del pari le Opinioni; tutto Iormato
sulle basi della Civile concordia dei doveri Naturali e colla scorta
delle leggi, mentre e successo il caso ancor quando mi trovava presso
il dotto Sig. Marchese Carlotti che persona inscienza del proprio Mi-
nistero con una riga |si| rovinava una Famiglia intera ma che piu ma-
turava la circostanza che vi concorreva si sospese l'eccidio di questa
Famiglia e si diviso e giudico con legge e Coscien:a proteggiendo
II toglimento d'erronea interpretazione sul mal riIerto dalla poc-
chezza del Com. Sup. di S. Polo e Sig. Trevisan distruggera a tutta
lena il Ricorso Iatto dal Dr. Penzo m'accingero di Umilmente Iarne
con brevita la rappresentazione con eguale rispetto che ho incomin-
ciato pregando v.s. del benigno compatimento e pazienza pelle sec-
canti catastroIe seguenti. Onde avere un appoggio da parte della R.
Pretura in loco sullInesisten:a che io fossi Maniaco, e che a suo tem-
po nel pieno sviluppo delle mie rimostranze alle Autorita competenti
che verranno praticate ordinai a miei creditori che unanimente con-
corressero a ripetere alla Pretura i loro crediti, e cosi Iu Iatto: di
modo che il giorno Dieci mese spirato comparve una Commissone
composta di un Regio Aggiunto, di uno Regio Scrittore e d'un Medi-
co che appellasi Sr. Siro per cui la stessa Pretura si e capacitata che
le idee del Conte Abriani sono chiarissime e che sono menzogneri
chi classiIicarono mentecato il sopranominato, aappoiche chi pa::o
non guarisce in 8 giorni. In prova di cio si Iu il ritorno dei comunicati
che la Pretura gl'addrizzarono a quell'Autorita di S. Polo; non tro-
vandovi gli estremi devoluti dalla legge, ed in tale circostanza dalle
interrogazioni che da quella Venerata Commissione Iu obbligato ri-
spondere dettando comprova che oltre agli intervenuti Creditori ri-
scontro avere per accerrimo e cardinale capitolare Nemico un Ami-
co che da 13 anni teneva la sua amici:ia e rela:ione e questo appellasi
Sig. Dr. Penzo Natale.
60
anzi il R.C.
I FOLLI SCRIVONO
Ancor da quando lEloquentissimo ea Eccellentissimo Sig. Dr.
Pen:o trovavasi in Padova studiando presso l'Universita sendo privo
di mezzi accessori alla vita non risparmio la mia Famiglia soprassie-
dere a giornalieri suoi bisogni, ma dopo qualche tempo mio Padre
per notabili ragioni gli vieto l'accesso in Famiglia avendolo riscontra-
to senza Religione, ed il cuore perverso; e siccome tutti gli Uomini
non sono tutti cattivi, quanto esser lo potrebbero, e non tutti buoni
quanto esser lo dovrebbero cosi non giovava credere tutti Iossero
buoni, e che un solo malvagio Iosse la rovina del suo onore e della
propria Famiglia perch a tutti gli Uomini e argine il tempo l'espe-
rienza de casi passati, per conoscere i presenti, e ben condursi, in ap-
presso (come sinceramente confesso lo fu ai me, per aifferen:e col mio
Paare, ma conosco che tutto fece per conservare lonore e il aecoro ael-
la Nobile e antica mia famiglia, e ai cui mavesse gastigato nella mia
aaolescen:a ai pi e gliene sarei stato grato come lo sono alle Paterne
amorevoli e fratellevoli premure e tutto per aiscrepan:a ai tempera-
mento come sembra sia malor ai famiglia) davami a sperare che come
io mi sono cambiato totalmente di pensare, cosi il Sig. Penzo mi se-
guisse a pensare come deve l'Uomo, ma ebbi il dispiacere di riscon-
trarlo un Lupo vestito della pelle d'Agnello, ed un antinaturalista; e
ben m'accorgo che oggidi gli accusatori sono i Beneficiati. Iossero ac-
cuse viridiche? ma Iallaci? Buon Dio!
Voglio prescindere da quei doveri che incontro con la mia Fami-
glia, ma di Iormarne uno solo che e quello della gratitudine.
Egli non doveva amare un Individuo che appariva colto ed eruai-
tissimo che mi stimava, e m'avea donato l'intima sua Amicizia, ma
pur troppo m'ingannai la parola Amico e una parola troppo sacra, n
Ia mestieri abusare di questo titolo perch gli Amici son rarissimi, e
solo il tempo puo Iarci accorti della loro doppiezza e Finzione.
In breve accenti diro che l'Abriani verso il Sig. Dr. Penzo Iu ser-
vo non solo, ma, con esposizioni peculiarie di cui va ancora creditore
d'ingenti somme, e che nella pazza Ipocondriaca sua malattia gli Iu
sempre dappresso vegliando nelle ore di comune riposo e provvide
ai suoi personali bisogni, nonch di sua Famiglia; quello per altro
che in parte lo disgusto si Iu la consegna di un anello d'oro che avea
consegnato a sua sorella Andrianna ritornandolo ad ogni sua richie-
sta, e solamente si Iu per non perderlo, ed ebbe la scompiacenza di
sentire averlo impegnato al Monte senza parteciparmi il Iatto, che ri-
tornando il...
22
di Monte pel prezzo di Austriache L. 9 che deve es-
22
Parola saltata (o cancellata?) nel testo.
61
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
sere stato trovato nel mio PortaIoglio di Pelle in un ad altri e carte
d'entita diverse.
Fino un pajo stivalli comperai a suo Fratello, un Paio scarpe Ieci
costruire al Sig. Dr. Jerno, che le volli di ritorno e un Cappello ai seta
ch'abbisognava; lo provvide d'un Occhialetto galante, e d'una bagol-
lina aacciaio onde non renderlo ridicolo, quando sortiva meco in so-
cieta, mentre la sua pa::ia era quello di Irugarsi sempre con una
chiave di Ierro sulla Ironte, e spesso passava meco al CaIIe alla gon-
dola, al passeggio, e tutti que' sollievi gli procurava onde scuoter il
suo morale abbattuto, pensando che anco Iruindo di tali convenevoli
distrazioni, potessi represtinarlo in salute dopo una malattia di quasi
2 anni quale mentecato avendo tentato piu volte il Suicidio; come la
sua Famiglia lo puo asserire. Circa poi alla sua Mania lo puo asserire
il Dr. Pancrazio Medico degno di Fede sotto la Parrocchia di S. Cas-
sano Sestiere di S. Croce il Sig. Narao e suo Fratello, il primo Segre-
tario alla Direzione dell'Ospitale Civile S. Giovanni e Paolo, il 2
Medico il Sig. Dr. Carli intimo suo Amico prestante servizio presso
il suddetto Ospitale il Sig. Fornoni il Sig. Lazzarini impiegato alla
Pretura, etc. etc. tutti questi s.s. scrivo perch ove credesse v.s. esser-
ne inIormato della verita che e una sola, venghino chiamati ad asse-
rirla personalmente.
Prego la compiacenza di v.s. chiamare la madre dell'Eccellente
Sig. Penzo e Iarsi depositare la somma di L. 79
cioe
Consegnati a mano al mio alloggio all'Ospedaletto
mi pare 14 o 12 L. 12
In mano di sua Iiglia Andrianna il giorno di Natale 25 Dicembre
1850 giornata che era agonizzante 24
A sua madre in tre volte 12 Austriache per ciascheduna 36
In piu volte ad intervalli 7
Somma totale L. 79
Ed in caso di non eseguito pagamento rincorrero alla Pretura
perch venga realizzata la somma speciIicata.
Altri denari esborsati saranno realizzati personalmente alla mia
sortita da questo Istituto.
Supplico oltraccio che li retro speciIicati EIIetti venghino conse-
gnati a Codesto UIIizio d'Ordine Pubblico Generale trovando nel-
l'ingrato Sig. Dr. Penzo immeritevole d'avere ricordi miei perch
egli cerca di dileggiare un suo Iedele Amico, ed ingiustamente calun-
niarlo come si potra dessumere si godi tenere memoria del suo rivale
lascio che v.s. lo giudichi mettendo sott'occhio che cerco dal canto
62
I FOLLI SCRIVONO
suo di Iarmi perdere riputa:ione onore a me stesso nonch alla mia
Famiglia e pur troppo a tempo mi sono accorto che seguiva una stel-
la che credeva Iavorevole e mi sono lasciato guidare da una Iunesta
Cometa, nell'abisso di ogni male; ed assicuro v.s. che piuttosto d'es-
ser stato costretto a Iar conoscere i beneIizi che clandestinamente ho
Iatto, annojato gia da questi giorni inIaustissimi dell'inganno avrei
cantato volentieri le innenarabili grazie di quella mano che mi per-
cuoteva per vedermi salvo; avendomi costato la sua amicizia molte
lagrime, causa de' molti mali umori con la mia affe:ionata Sposa
avendosi dimostrato pieno ai Fin:ione e ai aaula:ione con la stessa;
ma l'innocenza non perisce, e quanto sembra piu misera, piu vicina,
e la mano che le porge aita, e la Ia trionIare.
Son pronto per ultimo della restituzione del aono Iattomi in ri-
compensa alle mie prestazioni usategli nel tempo di sua malattia, ma
che cangio pensiero calcolando il dono Austriache L. 42: il mano-
scritto intero della Giurisai:ione Civile ael Professore Racchetti I e II
volume tostoch mi sara soddisIatto il denaro datogli a solo titolo
d'imprestito mentre come pa::o che vogliono io sia non posso Iare il
generoso di L. 32 ad un ingrato potendolo da persona studente per
L. 12 dacch anche io ho Famiglia.
Mille scuse del lungo e seccaginoso mio scrivere e della mia te-
merita ben certo che v.s. sapra vellare di Vostra bonta questa mia
mancanza, nel direttamente in via riservata indirizzare a v.s. il presen-
te gravame risservato e genuIlesso a piedi di v.s. giacch in tanta su-
blimita di posto v.s. non perde di vista ancora i piu abbietti, ed in
mancanza del mio Genitore assente non ricusate Iarmi da Paare e
son ben certo che investendosi v.s. d'esser Padre Figlio e Sposo trat-
terete con probita giusti:ia ed equita il caso mio che vivissimamente
desidero, e vi prego di non ritirarvi, per non curanza o per vani ri-
spetti, Uniquique manaavit Deus ae proximo suo assicurando v.s. che
non saro ingrato alla vostra grazia se con la protezione di v.s. verro
con la maggior sollecitudine a sortire da questo luogo, ed essere tra-
dotto senza remora di tempo alla vostra presenza venendo cosi a
bacciar la mano personalmente a chi si Iece a proteggere e Irattanto
colla piu distinta estimazione passo a bacciare umilmente le mani
della Signoria Vostra
Venezia dall'Istituto di S. Servilio
li 23 luglio 1851
N.B. Nella temibilita che il presente gravame venga consegnato ben si-
63
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
gillato nelle mani della s.v. vi prevengo che clandestinamente ho po-
tuto indirizzare a mia Cugina Contessa Regina Abriani moglie relita
aellex Tenente Maresciallo Papp e di n Nozze Jeaova del General
Nusana morto nella Rivoluzione due eguali Copie onde pervenghino
colla maggior sollecitudine al Governatore Civile Militare del R.L.V. ,
Sergente Marescial Conte Raaet:kf e al N. Conte Konifukowschif Go-
vernatore Militare in Venezia per quelle deliberazioni che crederan-
no opportune ulteriormente emanare.
Se venisse eseguito il deposito delle L. 79 prego perch sieno dati
acconti a miei creditori, ultimandoli con pareggio alla mia sortita da
questo |da questo| esilio cui son condannato ingiustamente.
CARLO ABRIANI
Conte Palatino
4. Lettera ai Martino Mosca al priore ai San Servolo
|B. 102|
Reverendissimo Padre Priore
Un inIelicissimo prete d'anni 40, oriundo Tirolese ma qui in
Mantova sin dalla puerizia domiciliato, e da 7 anni installato parroco
urbano, crede abbisognare dell'umanita e carita di Codesto Suo
Ospizio, e il piu presto possibile d'un saggio consiglio di Vostra Si-
gnoria Reverendissima che Preside lo governa. Mi spiego
Io sin dal 15 p.p. Marzo mi trovo colpito da tremenda Monoma-
nia (idea predominante), tremenda, ripeto, per se stessa, e probabil-
mente per le conseguenze che ne deriveranno. Vi caddi come di bal-
zo dietro una stravagantissima stupenda serie di idee religiose (com-
patibili pero con i cattolici Dogmi) da me concepite nel lasso dei due
prossimi precedenti anni: e se bene improvvisamente e di salto cadu-
to in quell'ultima Iaea che Monomaniaco mi costituisce, tuttavia
come in quell'anteriore Sistema ideale e misticissimo io vedeva ordi-
ne, spontaneita, e logica (quindi la persuasione), cosi essa Idea in me
da quell'epoca in poi spontaneamente e grandiosamente sviluppatasi
or la veggo radicata e collimante aIIatto colla Serie di idee preambo-
lari, tal che sembra piuttosto un risultato scientiIico che un morboso
intellettuale Ienomeno: tanto di essa come cosa vera e reale mi sento
irrecusabilmente persuaso. Quale sia poi questa prepotente Iaea
Monstrum che tutto mi assorbe, Iinora ne Ieci un segreto proIondo a
tutti, e noi conIidai neppure al primo e conIidentissimo dei miei ami-
ci, col quale tratto e passeggio quasi ogni di, e che mi e perIin Con-
64
I FOLLI SCRIVONO
Iessore e Direttore di spirito. Il mio silenzio non Iu che per diIetto di
coraggio, diIetto che ha dell'incomprensibile da che e smisurato e
pungentissimo il desiderio che ho in cuore di conIidarli l'arcano. Ep-
pure sento tutto il coraggio di conIidarlo (ma solo a viva voce) alla
Saggezza della Signoria Vostra... Pare che il partito cui son deciso di
prendere mia cura, l'ingresso cioe in un Ospizio, in un Manicomio,
ma dei soli P.P. Faiebene fratelli
y
e preIeribilmente Codesti di Vene-
zia, dovrebbe indurmi a rivelar il caso mio almeno a questo Vescovo,
uomo di saviezza grande e di cuore paterno; tanto piu che sperar
non posso la mia guarigione senza rinunciar la Parrocchia che ho in
governo, e cio in causa di un vaticinio Iattomi, e gia un anno, da una
piissima Visionaria mia penitente, che saro parroco di S. Egidio sino
alla morte; Vaticinio (a me caro) che non produsse no direttamente
quella mia Monomania ma che smentito col Iatto di una Iormale ri-
nuncia sono sicuro di Iacilmente rinsavire: tanto esso intralciossi con
quell'ultima mia iaea Monstrum non molto dopo averla concetta. Ma
ahi! che anche al mio Vescovo non ho Iil di coraggio per rivelargli il
segreto prima di essermi allontanato da Lui, e da me stesso trovato-
mi il riIugio.
Allogatomi ove desidero e spero, appena sara reso consapevole
del mio inIortunio, certo ne sara pienamente persuaso, e godra che
mi trovi sotto cura medica; imperoch avendogli io per quella conIi-
denza che a Lui mi stringe, esternate nel 1851 le prime nuove strava-
ganti mie idee religiose, ed esternate con quel po di logica onde le ho
concepite, Egli dopo avermi applaudito come molto ingegnioso, te-
mendole come un principio o preambolo di esaltazione e alterazione
mentale mi impose di non parlarne piu ne a Lui ne ad altri; tanto piu
che i consapevoli di quei miei primi concetti avevano diIIusamente
buccinato, che io era prossimo ad impazzire. Tacqui d'allora in poi
per obbedienza ad onta della gran voglia di esprimermi, voglia ogni-
di crescente col crescere in me il torrente delle nuove idee; tacqui ma
non col sopraccennato piu tenero de' miei amici, il quale prudente-
mente sapeva udirmi, e tacer tutto agli altri, per cui al principio di
questo anno quanti altri amici temevano del mio cervello si congra-
tularono meco, che lo avessi salvato abbandonando uno studio im-
pazzitore... Ma l'ultima Iaea, o meglio Sistema di idee, liaea Mo-
strum che anche senza associazione colle primiere, e d'improvviso mi
salto in capo nel 15.p.p. Marzo, e tutta mi rapi la convinzione di sen-
timento, bench sommamente interessato a dissuadermene, come
proprio non avessi piu bocca la tacqui anche ad Esso, sebben bra-
mosissimo di conIidargli anche questa, silenzio quindi di una neces-
65
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
sita misteriosa e tormentatissima. Or la Reverendissima Signoria Vo-
stra vede bene, e come il Vescovo di Mantova non possa essere il
mio riIugio, e come io sia Monomaniaco senza che almen adesso ab-
bia neppur il piu lieve sospetto che io lo sia... Ma, Egli reverendissi-
mo Padre, qui chiedere mi vorrebbe possa io essere aIIetto da Mono-
mania sino ad abbisognare di cura, mostrando abbastanza senno da
conoscermi e dirmi tale con regolarita e sanita piena di discorso? Ri-
spondo un po' IilosoIicamente. L'uomo ha in s una certa duplicita
anche considerato nel solo spirito, in quanto che egli e insieme sog-
getto, ed oggetto a s medesimo. Or questa dualita soggettiva ed og-
gettiva che ha in se lo spirito umano, se mai avesse una realita di es-
sere (cosa che io credo, ma Iorse niun altro, giudicandosi comune-
mente la nostra oggettivita come un puro ideale) se dico, tale dualita
avesse una realita di essere (cio che sarebbe se tanto il soggetto io che
l'oggetto me Iossero la stessa essenza dell'anima nostra), qual meravi-
glia? quale assurdo? che Io e il me si giudichino scambievolmente,
e Uno sano almen nel suo Iondo speciIico giudichi altro ammala-
to, ed il giudizio sia retto... Or se il mio caso e nuovo, come se niun
altro uomo Iinora siasi presentato a un Manicomio dicendo: curate-
mi, credo che con questa chiacchierata IilosoIica sia cosi suIIiciente-
mente spiegato, da non essermi chiuso Codesto Pio Ospizio, come
se io celiassi, o Iossi guaribile da me medesimo... Pertanto io mi Iac-
cio a supplicare e scongiurare la Pieta della Reverendissima Signoria
Vostra di voler accogliermi nel Suo Manicomio, cui io gia riguardo
come unico mio riIugio e rimedio a guarire da una Monomania mo-
struosa, tremenaa, ed astenermi da altri partiti e mezzi contronaturali
e delittuosi, cui se ora ho solamento in pensiero, presto probabil-
mente saro in tentazione di usarli, se non per assoluta insopportabili-
ta aellIaea monstrum che mi predomina e scompagina, almeno
come mezzi a smentir quell'Idea col Iatto, cura non piu immorale
quando sia interamente perduto il libero arbitrio. Le Iaccio pur no-
tare, che posto io nel Suo Istituto, e cosi dislocato da una posizione,
che senza essere stata causa di quel mio intellettuale malanno cospira
pero a conservarmelo, potro io medesimo aiutare Codesti R.R. Padri a
risanarmi, avendo disposizione e Iorza di volonta di cacciare quell'I-
aea morbosa dopo essermi colla Paternita Vostra tutto esternato, e
cacciarla anche col semplice Suo comando: Iorza che spieghero prin-
cipalmente colla continua occupazione anche in cose materiali, in
servigi anche d'inIermiere i piu bassi e vili, nel cui disimpegno mi
troveranno pronto, alacre e perseverante, aiutato dalla divina Gra-
zia, dallo spirito religioso, e dall'inclinazione che nutro da molti anni
per tal genere di vita.
66
I FOLLI SCRIVONO
Cio posto concludo pregando la Paternita Vostra Reverendissi-
ma e Caritatevolissima di prendere l'aIIar mio in esame, non che da
sola, ma pur in consulta, se Le piace, cogli altri R.R. Padri Suoi Subal-
terni, e di rescrivermi il piu presto possibile quello che il Signore Le
ispirera di dirmi, di Iarmi Iare; e nello sperato caso che io debba per-
sonalmente a Lei presentarmi, aggiunga con quali condizioni. In
quanto all'equipaggio siccome verrei costa senza rivelare lo scopo
alla mia Iamiglia (genitori e Iratelli con i quali non convivo), cosi nel
mio primo arrivo non saro Iornito che di quanto puo abbisognare ad
un viaggiatore di tre giorni, lasciando credere ai Miei che trattasi di
una gita a Venezia per ricreazione.
In attenzione adunque d'un grazioso suo Rescritto che io riguar-
dero come un dettato del Cielo, Iinisco sottoscrivendomi pieno di
stima, di venerazione, e di anticipata gratitudine, ingenerata dalla Ii-
danza di vedermi esaudito.
Dalla Parrocchia di S. Egidio
Mantova 6 Dicembre 1852
MARTINO MOSCA PARROCO
5. Resoconto ai Esquirol
Il dottor Marc ha Iatto conoscere la seguente osservazione, pub-
blicata dal dottor Ruggieri, Iarmacista a Venezia. Essa prova l'in-
Iluenza della lipemania sul proposito di uccidere se stessi e l'ostina-
zione dei malati che vi sono inclini.
Matteo Lovat, ciabattino a Venezia, dominato da idee mistiche,
si taglio le parti genitali e le getto dalla Iinestra; aveva preparato pri-
ma tutto cio che gli occorreva per medicare la sua piaga e non ando
incontro a nessun altro incidente Iastidioso. Qualche tempo dopo, si
persuase che Dio gli ordinava di morire sulla croce. Per due anni
ebbe modo di riIlettere sui mezzi adatti ad eseguire il suo progetto,
e passo il suo tempo a preparare gli strumenti per il sacriIicio. Arri-
vo, inIine, il momento di agire: Lovat si corona di spine, tre o quat-
tro delle quali penetrano nella pelle della Ironte; un Iazzoletto bian-
co, serrato attorno al Iianco e alle cosce, copre le parti mutilate; il re-
sto del corpo e nudo; si siede nel ben mezzo di una croce che ha co-
struito e sistema i suoi piedi su un tassello Iissato sopra l'asse inIerio-
re della croce; il piede destro poggia sopra il piede sinistro; li Iora
entrambi con un chiodo lungo cinque pollici che penetrano a colpi
67
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
di martello, Iino a raggiungere una grande proIondita nel legno; per-
Iora successivamente le mani con chiodi lunghi e molto acuminati,
picchiando la testa dei chiodi contro il pavimento della stanza; innal-
za le mani cosi Iorate e le dirige contro i buchi che ha praticato pri-
ma all'estremita dei due bracci della croce; vi Ia penetrare i chiodi al
Iine di Iissare le mani: prima di inchiodare la mano sinistra, se ne ser-
ve per Iarsi, con un trincetto, una larga Ierita sul lato sinistro del pet-
to. Fatto questo, con l'aiuto di corde gia preparate e di leggeri movi-
menti del corpo, Ia traballare la croce che Iinisce per sporgere Iuori
dalla Iinestra; Lovat resta cosi appeso alla Iacciata della casa. Il gior-
no dopo lo si ritrova ancora: solo la mano destra era staccata dalla
croce e penzolava lungo il corpo. Si libero questo inIelice e lo si tra-
sporto subito alla scuola imperiale di clinica. Ruggieri riconobbe che
nessuna Ierita era mortale. Lovat guari inIatti dalle sue Ierite, ma non
dal suo delirio. Si osservo che, durante l'esasperazione del delirio,
Lovat non si lamentava aIIatto, mentre soIIriva orribilmente durante
gli intervalli lucidi. Fu trasIerito all'ospedale dei pazzi. Si esauri con
digiuni volontari e mori tisico l'8 aprile del 1806.
(J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, t. I , p. 268).
6. Resoconto ai Marc
(Osserva:ione 61) Malinconia religiosa. Rapporto fatto alla Societa
meaica ai emula:ione aal aottor Marc su una brochure aal titolo Sto-
ria aella crocefissione eseguita sulla propria persona aa Matteo Lovat,
comunicata al pubblico in una lettera ai Cesare Ruggieri, professore ai
Clinica chirurgica a Jene:ia, scritta aa un meaico suo amico.
Signori,
circa due anni Ia vi misi al corrente del Iatto che un veneziano si era
croceIisso durante un accesso di malinconia. In un giornale medico
tedesco la notizia era semplicemente menzionata, e mi dispiaceva di
non potervene Iornire i particolari. Poich il dottor Ruggieri, ora a
Parigi, vi ha Iatto prevenire un esemplare di questo scritto molto
raro nel quale espone le circostanze dell'avvenimento, mi aIIretto a
rendevene conto.
Matteo Lovat, quarataseienne, nacque da genitori poveri. Oc-
cupati nei lavori agricoli piu pesanti, in una contrada quasi isolata,
trascurarono, come si puo ben immaginare, l'educazione del loro Ii-
68
I FOLLI SCRIVONO
glio. Il giovane, vedendo che il curato ed il suo vicario erano i soli a
non lavorare la terra, e vedendo che erano tenuti in grande conside-
razione, concepi il progetto di Iarsi prete e di partecipare cosi ai van-
taggi cui ambiva tanto. Tuttavia, la miseria dei genitori divenne un
ostacolo insuperabile all'esecuzione del suo progetto. Fu costretto
ad imparare il mestiere del calzolaio.
Questa contrarieta subita da Matteo Lovat puo esser vista come
la Ionte principale delle sue disgrazie. Divenne triste e taciturno; de-
gli stordimenti ed un'eruzione cutanea, che Ruggieri suppone sia sta-
ta pellagrosa, scandivano l'arrivo di ogni primavera. Tuttavia Matteo
Lovat non aveva ancora Iatto niente di straordinario; si era solo di-
stinto per una vita esemplare e per un'estrema devozione.
Nel luglio del 1802, chiusosi un giorno nella sua stanza, con
l'aiuto di un trincetto da calzolaio di qualita scadente, si amputo
completamente le parti genitali, che getto dalla Iinestra. Si e preteso
che il motivo del gesto Iosse il dispetto per esser stato respinto da
una Ianciulla di cui si era innamorato; ma lo stato morale di que-
st'uomo deve portare a supporre, piuttosto, che la sua vera intenzio-
ne era quella di meglio resistere alle rivolte della carne. Checch ne
sia, Lovat non aveva aIIatto dimenticato di preparare in anticipo i
mezzi che riteneva piu idonei alla sua guarigione. Applico sulla Ieri-
ta, Iissandole con vecchi panni, delle erbe tritate, alle quali i contadi-
ni del suo villaggio attribuivano la virtu di bloccare il sangue. Questi
soli mezzi, per quanto deboli, condussero in poco tempo il malato
ad una guarigione talmente completa che in seguito egli non ebbe
mai il minimo Iastidio sia nel rilasciare che nel contenere le urine.
Un avvenimento di questa natura non poteva restare a lungo
nascosto. Matteo non tardo ad acquistare una sorta di celebrita nel
villaggio, con delle conseguenze, tuttavia, Iuneste. Le amare Iacezie
con cui tutti opprimevano il moderno Origene gli divennero insop-
portabili; si rinchiuse nella sua casa, dalla quale usci solo il 13 no-
vembre per andare a Venezia, dove abitava uno dei suoi Iratelli, piu
giovane di lui, che gli procuro una stanza presso una vedova aIIitta-
camere. Vi rimase, lavorando con assiduita per un calzolaio del po-
sto, e senza dare alcun segno di Iollia, Iino al 21 settembre dell'anno
seguente. A quest'epoca, cerco di croceIiggersi in mezzo alla strada
chiamata Croce ai Biri,su una croce che aveva Iabbricato con il legno
del suo letto. Venne sorpreso nel momento in cui stava conIiccando
uno dei chiodi nel piede sinistro: a causa di quest'atto di demenza
venne congedato dalla vedova presso cui aveva abitato Iino ad allora.
Niente pote spingere Lovat a spiegare i motivi di questa azione. Di-
69
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
chiaro solo a suo Iratello che il 21 settembre era la Iesta di San Mat-
teo, suo patrono, e che non poteva dire niente di piu.
Matteo Lovat, dopo aver passato un po' di tempo nel suo villag-
gio, ritorno a Venezia, dove si stabili presso un tal Morzani, calzo-
laio. Nel mese di maggio del 1805 cambio bottega; per avvicinarsi di
piu al luogo in cui lavorava aIIitto una stanza al terzo piano di una
casa situata in SantAlvise, Calle aelle Monache N. 2888.
Appena sistemato in questo nuovo alloggio, le sue vecchie idee
di croceIissione si risvegliarono. Non passava giorno senza che egli
non lavorasse allo strumento del suo martirio, procurandosi gli ac-
cessori di cui aveva bisogno. Poich prevedeva che non gli sarebbe
stato Iacile rimanere saldamente Iissato alla croce, Iabbrico uno
spesso Iilamento di spago, capace di trattenerlo nel caso in cui si Ios-
se staccato dalla croce. Ne lego l'estremita inIeriore, avvolgendola
sotto il tassello destinato a servire d'appoggio ai piedi, ed attacco
l'altra estremita ai due poli opposti della traversa che Iormava i brac-
ci della croce, in modo che questo Iilamento rassomigliasse ad una
borsa. Dalla meta dell'estremita superiore del Iilamento, cosi collo-
cato, partiva una robusta corda, la quale assieme ad un'altra cor-
da che partiva dal punto di incrocio dei due assi della croce anda-
va a Iissarsi solidamente ad una porta collocata nella stanza, sopra la
Iinestra, il cui davanzale era molto basso; la lunghezza di queste due
corde permetteva di porre la croce in posizione orizzontale rispetto
al pavimento della camera.
Terminati questi crudeli preparativi, Matteo si corona di spine,
tre o quattro delle quali penetrano nella pelle della Ironte; un Iazzo-
letto bianco, legato attorno ai Iianchi ed alle cosce, copre la zona
mutilata; il resto del corpo e nudo. Lovat Ia passare le sue gambe at-
traverso il Iilamento della croce, e, tenendosi seduto su di essa, pren-
de uno dei chiodi le cui punte sono piatte ed acuminate , se lo
introduce nel mezzo della palma della mano destra battendo contro
il suolo la testa del chiodo e Iacendo penetrare quest'ultimo Iino a
meta della sua lunghezza, attraverso la mano. I piedi sistemati sul
tassello il destro sopra il sinistro sono ad esso Iissati con un
chiodo lungo quindici pollici e cinque linee. E la mano destra che,
sebbene gia Ierita, porta i colpi di martello, mentre la sinistra man-
tiene il chiodo in posizione verticale; il chiodo attraversa i due piedi
ed incontra il buco preparato nel tassello, dove nuovi colpi di mar-
tello lo Ianno penetrare abbastanza a Iondo per garantire una solida
tenuta. Lovat si lega allora strettamente alla croce alla meta del suo
corpo; si Ierisce trasversalmente, con l'aiuto di un trincetto, due pol-
70
I FOLLI SCRIVONO
lici sotto l'ipocondrio sinistro (aveva dimenticato che doveva essere
il destro), verso l'angolo interno della cavita addominale, senza tutta-
via intaccare alcuna delle parti interne. InIine inchioda la mano sini-
stra con lo stesso procedimento impiegato per la destra.
Lovat, tuttavia, desidera mostrarsi croceIisso agli sguardi del
pubblico. Ecco come rimane impigliato. Aveva collocato orizzontal-
mente, sul pavimento, la croce, la cui estremita inIeriore usciva Iuori
dal davanzale, d'altronde molto basso, della Iinestra. Irrigidendo
con Iorza il dorso delle prime Ialangi delle dita delle due mani i
chiodi non gli permettevano di agire diIIerentemente solleva a piu
riprese il suo corpo e la croce, che ogni slancio spinge sempre di piu
al di Iuori, ed arriva cosi a Iar traballare il marchingegno, che, per
mezzo dei cordami, resta sospeso Iuori dalla Iinestra. E allora che
Lovat, alzando le due braccia e collocandole un po' indietro, cerca
di inserire i chiodi che hanno perIorato le sue mani nei buchi scavati
alle due estremita dell'asse trasversale della croce. Sembra che sia
riuscito nel suo intento solo relativamente alla mano sinistra, dal mo-
mento che, quando lo videro alle otto del mattino, trovarono inchio-
data alla croce solo la mano sinistra, mentre il braccio destro penzo-
lava lungo il corpo, Iuori dal Iilamento.
Non appena si arrivo a staccarlo dalla croce, lo si sistemo nel
suo letto. Un chirurgo del vicinato Iu chiamato; Iece mettere al mala-
to i piedi nell'acqua; introdusse della stoppa in guisa di Iilaccia nella
Ierita dell'ipocondrio una Ierita poco proIonda, secondo lui e
si ritiro dopo aver prescritto un cordiale. Il caso condusse quasi su-
bito Ruggieri nelle vicinanze; volendo veriIicare questo Iatto straor-
dinario, del quale era appena stato inIormato, si diresse subito da
Matteo Lovat assieme al chirurgo Paganoni che lo accompagnava.
Lo trovo ancora con i piedi nell'acqua; era uscita solo una piccola
quantita di sangue. Il malato non rispose ad alcuna domanda; i suoi
occhi erano chiusi, il polso convulso, la respirazione aIIannosa; le
sue condizioni richiedevano insomma un rapido intervento. Il Ierito
Iu trasportato via acqua alla scuola imperiale di Clinica, diretta da
Ruggieri. Durante il tragitto, al Iratello Angelo che lo accompagnava
lamentandosi delle sue stravaganze, disse solo queste parole: Ah'
sono aavvero infelice' All'ospedale, un nuovo esame delle Ierite con-
Iermo cio che si e detto. Si riconobbe che i chiodi Iissati nelle mani
erano entrati attraverso il palmo ed usciti dal dorso, tra le ossa del
metacarpo, senza lederle; che il chiodo che aveva Ierito i piedi era
prima passato attraverso il piede destro, tra il secondo ed il terzo
osso del metatarso, verso la loro estremita posteriore, poi attraverso
71
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
il piede sinistro, tra il primo ed il secondo osso del metatarso, che era
rimasto scoperto ed intaccato. Si riconobbe inoltre che la Ierita del-
l'ipocondrio non era aIIatto penetrante.
Quest'ultima Iu dunque trattata per prima, senza dover ricorre-
re alla gastroraIia. Basto sistemare in una posizione conveniente il Ie-
rito, d'altronde molto tranquillo, disposto ad eseguire con la piu
grande docilita tutto cio che Ruggieri gli aveva prescritto.
Gli emollienti ed i calmanti come un po' d'olio di mandorle
dolci, molto Iresco, e dei cataplasmi di mollica di pane e di latte
Iurono applicati sulle piaghe. Ci si limito a Iar ingerire qualche oncia
di una pozione cardiaca oppiacea e della limonata leggera. Non Iu
imposto al malato un regime molto rigoroso, e durante il corso della
malattia non sopraggiunse nessun incidente di rilievo, all'inIuori di
un leggero meteorismo, che cedette subito a delle Iomentazioni sec-
che. Il quinto giorno, suppurazione delle Ierite, con un leggero ros-
sore alla circonIerenza. L'ottavo giorno, guarigione perIetta della
piaga dell'ipocondrio.
Il malato, sempre cupo, non parlava a nessuno. I suoi occhi era-
no quasi continuamente chiusi. Interrogato a piu riprese da Ruggieri
sui motivi del suo supplizio, ottenne come unica risposta: bisognava
che lorgoglio aegli uomini fosse castigato e che egli stesso spirasse sul-
la croce. Era talmente persuaso che la volonta divina gli imponeva il
martirio della croce, che voleva inIormare della cosa il tribunale di
giustizia, prevenendo cosi i sospetti che la sua morte avrebbe potuto
Iar cadere su persone innocenti. E con questa intenzione che, molto
tempo prima del suo ultimo atto di demenza, aveva, alla meno peg-
gio, partorito le sue idee su un pezzo di carta che Ruggieri conserva
ancora. Durante i primi giorni dalla sua entrata in ospedale il malato
non si era lamentato di alcun dolore; ma nella mattinata dell'ottavo
giorno, avendogli Ruggieri domandato se aveva dormito la notte, ri-
spose che dolori acuti alla mano sinistra ed ai piedi glielo avevano
impedito e che soIIriva ancora molto. Le altre risposte Iurono piene
di precisione, ma il giorno seguente ripiombo nelle sue Iantastiche-
rie, al punto che a mala pena si riusci ad ottenere un si sulla questio-
ne se aveva dormito la notte e se i dolori gli erano passati.
Ruggieri ha sempre osservato, e lo ha Iatto egualmente osserva-
re ai suoi allievi, che, quando il malato godeva di intervalli lucidi,
sentiva, nel luogo delle Ierite sebbene Iossero Ierite guarite dei
dolori piu o meno Iorti, a seconda dello stato delle parti aIIette. Fu
cosi che di questi stessi momenti lucidi approIitto il medico, per Iarsi
raccontare dal malato i dettagli della sua croceIissione.
72
I FOLLI SCRIVONO
Appena Lovat comincio a poter utilizzare le sue mani, non ab-
bandono piu il libro degli uIIizi. Poich le Ierite erano del tutto gua-
rite nei primi giorni di agosto, espresse la volonta di lasciare l'ospe-
dale, per non mangiare del pane senza lavorare, diceva. Non gli ven-
ne concesso il permesso di uscita; passo un giorno senza prender
cibo e, vedendo che gli erano stati sequestrati i suoi vestiti, Iuggi in
camicia; Iu subito preso dagli inIermieri e condotto, il 20 agosto del
1805, all'ospedale dei Iolli, a San Servolo.
I primi otto giorni dal suo arrivo Iu calmo e docile; ma ben pre-
sto comincio a riIiutare ogni alimento. La Iorza e la persuasione Iu-
rono impiegate vanamente; rimase anche sei giorni consecutivi senza
inghiottire una sola goccia d'acqua; si ricorse all'alimentazione Ior-
zata. Verso il mattino del settimo giorno, le pressanti sollecitazioni di
un altro Iolle lo spinsero ad assumere qualche alimento. Continuo
cosi per quindici giorni; poi nuova astinenza di undici giorni; nuovo
ricorso all'alimentazione Iorzata, che tuttavia non Iu possibile ripete-
re piu di una volta nel corso della giornata. Nel corso di questi undi-
ci giorni non vi Iurono evacuazioni di sorta, Iatta eccezione per due
libbre di urine, che egli rese in una sola volta. In mezzo a questo di-
sordine, il suo Iisico non sembrava alterato; le Iorze e l'aspetto ester-
no rimanevano costanti. Ripetizione, a piu riprese, di questi digiuni
rigorosi, piu o meno prolungati, senza tuttavia mai oltrepassare i do-
dici giorni. Vero il mese di gennaio si maniIestano dei sintomi di tisi;
sono combattuti con successo dai rimedi prescritti ed il malato sem-
bra essersi ristabilito quando, nel mese di marzo, si osserva in lui una
nuova mania, quella di restare immobile, esposto a tutto il calore del
sole, al punto da Iar squamare l'epidermide della Iaccia. Piu volte si
e obbligati a ricorrere alla Iorza per mettere il malato all'ombra.
Il 2 aprile, Matteo Lovat prova malessere. I sintomi dell'aIIezio-
ne di petto si sviluppano di nuovo con rapidita, il petto si intasa ed
il malato soccombe la mattina dell'8, dopo una corta agonia. Nelle
riIlessioni che questo Iatto straordinario gli ha suggerito, Ruggieri in-
siste principalmente sull'insensibilita dei Iolli malinconici alle im-
pressioni estranee al loro delirio esclusivo. Attribuisce ancora questa
insensibilita all'imperIezione dei loro nervi ed al diIetto di Iluido
nervoso. Quest'ultima opinione, anche se adottata da un gran nume-
ro di Iisiologi, mi sembra troppo ipotetica perch si debba attestarvi-
si. Non si puo dire la stessa cosa per la prima opinione, che e anche,
come osserva Ruggieri, quella di Darwin. Questo illustre Iisiologo ne
deriva la Iermezza inspiegabile con la quale un cosi gran numero di
martiri di tutte le religioni la cui Iacolta sensitiva e assorbita dalla
73
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contemplazione dei beni celesti ha potuto superare le torture ed
i supplizi. Ci si ricordera inIatti che ogniqualvota Matteo Lovat
riusciva ad allontanare per un po' di tempo la sua idea Iissa ragio-
nando correttamente diventava sensibile al dolore. Forse anche lo
stato pellagroso ha contribuito a questa insensibilita; e almeno cio
che ipotizza Ruggieri. Si sa, egli dice, che gli uomini che ne sono aI-
Ilitti hanno sopportato con indiIIerenza l'applicazione dei bottoni di
Iuoco e le altre torture alle quali li si e assoggettati per tirarli Iuori
dal loro stato letargico.
Queste diverse considerazioni diminuiranno senza dubbio nel
medico lo stupore che ispira, di primo acchito, l'azione di Matteo
Lovat; tuttavia, se essa e unica nei suoi dettagli, non lo e certamente
nel suo genere. Per convincersene, basta gettare un colpo d'occhio
sull'immensa storia delle stranezze dello spirito umano. Si vedranno
gli Indiani, spinti da un delirio religioso, appendersi a degli uncini
che penetrano nelle loro carni. Si vedranno i mussulmani che dila-
niano se stessi a colpi di coltello. Si vedra l'Irochese prigioniero, as-
sorbito dalla sola idea della gloria, sopportare con una insensibili-
ta che non puo essere interamente simulata dolori mille volte piu
atroci di quelli provati da Lovat durante la croceIissione.
(C.C.H.C. Marc. De la folie, t.I, pp. 348-359)
74
3.
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
1. Trasforma:ioni
II granae teatro di Pinel e innanzitutto un luogo d'ascolto dei
temi deliranti che il malato esprime entro le mura dell'ospizio. Fram-
menti di vissuto, si diceva. Storie di vita, certo, e dunque intrighi,
trame minute, tattiche, raggiri, simulazioni, silenzi.
La posizione d'ascolto e pero Iinalizzata ad un procedimento di
iscrizione e di cattura. Di conseguenza, entro la Ierrea cornice della
pratica asilare, la visibilita dei soggetti e comunque parziale e limita-
ta. Nel passaggio dalla cartella clinica e dal dossier medico, ricco di
scritture indotte o trasgressive, al testo scientiIico redatto dall'alieni-
sta, la parola del Iolle conosce modi di trascrizione e di interpreta-
zione radicalmente diIIerenti. Scompare la parola eccedente, capace
di sovvertire l'ordine del discorso psichiatrico, a vantaggio di una
parola indotta, dominata ed inclusa: considerata Iunzionale, in ogni
caso, ai criteri della classiIicazione ed all'insieme della dottrina. Ma
la classiIicazione rimane, nonostante tutto, fenomenologica e non
eziologica, come invece avverra piu tardi, alla meta del secolo, con
Falret e Morel: strettamente legata ai prestigi dell'osservazione, piu
che ad un sapere teorico Iondato sulla conoscenza delle cause. Sul
perche lo vedremo meglio piu avanti, parlando di Esquirol pre-
vale il come della malattia.
Per tale ragione, anche se con i limiti appena ricordati, l'osserva-
zione empirica e l'ascolto diventano una struttura portante della psi-
chiatria nascente. E cio che i successori, attorno alla meta del secolo,
rimprovereranno a Pinel e ad Esquirol. L'alienista, scrivera Jean
Pierre Falret, nella preIazione alla sua silloge del 1864, deve essere
75
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
attento all'insieme degli stati patologici ed alle loro diverse Iasi. Inve-
ce di privilegiare il momento culminante del processo morboso, de-
dicando un interesse prevalente ai grandi temi del delirio cosi
come emergono direttamente dalla parola e dai comportamenti del
paziente egli deve descrivere e comprendere il cammino evolutivo
della malattia: dallo stadio d'incubazione e di latenza a quello della
stabilizzazione, Iino al periodo terminale, quando cioe il delirio ha
assunto una conIigurazione rigida, stereotipata ed irreversibile. Que-
sta attenzione ai percorsi evolutivi di entita morbose concepite come
vere e proprie forme naturali, implica una dichiarata sottovalutazio-
ne dei contenuti del delirio: dei grandi temi, come si diceva, che
emergono direttamente dalla parola del Iolle; tale parola, con un ae-
coupage arbitrario e artiIiciale, era stata ascoltata solo dentro il peri-
metro asilare e durante la Iase acuta del Ienomeno patologico. La
psichiatria, questo vuole dire invece Falret, non puo piu costituirsi
come variabile dipendente dall'ascolto: il medico non deve quindi
rduire son rle a celui de secrtaire des malades
1
. Dieci anni pri-
ma, nell'articolo teorico che aveva dato il colpo di grazia alla catego-
ria esquiroliana della monomania, Falret aveva espresso idee molto
simili: ils n'ont pas remarqu aveva detto inIatti, riIerendosi agli
alienisti della prima generazione l'ensemble des phnomenes
morbides, l'tat gnral du malade, ce que nous appelons le Iond de
la maladie. Ed ancora: ils ont pris, en quelque sorte, leurs observa-
tions sous la dicte des alins , privilegiando, all'interno del mani-
comio, la maniIestazione diretta delle idee predominanti
3
. La con-
trapposizione tra due diversi criteri d'osservazione non potrebbe es-
sere piu chiara: da una parte, con Pinel ed Esquirol, si aIIerma una
semeiotica ancora grezza e qualitativa, che lascia molto spazio ad
uno sguardo medico passivo, pilotato dal malato, attento soprattutto
ai fatti positivi, cioe alle maniIestazioni salienti ed esplicite della Iol-
lia; dall'altra parte, a partire da Falret, si punta ad un'osservazione
globale della Iollia, all'interno ma anche all'esterno delle mura dell'a-
silo
4
: un'osservazione che colga la genesi del delirio, la sua estensio-
1
J.P. Falret, Des malaaies mentales et aes asiles aalienes, Paris 1864, p. xvI.
2
J.P. Falret, De la non-existence ae la monomanie, in Archives Gnrales de Mdeci-
ne, 1854, voi. II, v
e
srie, tome 4, p. 155.
3
Ivi, p. 151.
4
Cioe a casa, oppure in luoghi istituzionali appositamente creati all'epoca che rap-
presentano un punto intermedio tra la casa e l'asilo. Sono le cosiddette societes ae patronage,
Iondate da Falret nel 1843, diIese dallo stesso Morel, nell'epoca in cui era penetrata in Francia
l'opera di John Conolly e la sua proposta dell'abolizione dei metodi costrittivi all'interno del
76
2
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
ne, i suoi percorsi evolutivi ed anche le sue maniIestazioni indirette:
ad esempio quelle che Falret chiama fatti negativi, cioe lacunes,
omissions, absence de maniIestations
5
. La teoria Ireudiana degli
atti mancati trova qui un lontano progenitore: come spesso accade,
si tratta di una Iiliazione ignorata o taciuta.
Falret rappresenta uno dei momenti aurorali di un passaggio sto-
rico decisivo per la scienza psichiatrica: il passaggio da un'individua-
zione della malattia Iondata sull'ascolto dei sintomi ad una diagnosi
Iondata sempre di piu sulla registrazione e sulla produzione di segni.
Anche nell'alienistica del primo ottocento possiamo individuare
qualche precedente di questa importante trasIormazione: innanzi-
tutto l'attenzione agli eventuali correlati somatici e Iisiognomici del
disturbo psichico; in secondo luogo gli artiIizi, le trappole, gli ingan-
ni escogitati dall'alienista per smascherare il simulatore (espedienti,
come sentenziera molto piu tardi Richard KraIIt-Ebing, malsicuri,
inumani e pericolosi, tali da rappresentare una sorta di certiIica-
to di miserabilita per la scienza e per l'arte di quel medico che ad essi
ricorre)
6
; inIine i vari sistemi adottati dall'alienista per indurre il
paziente a scrivere. Queste tre posture, all'epoca di Esquirol, erano
rese possibili soprattutto aallarte, dall'abilita personale del medico.
Piu tardi, sullo scorcio del secolo, si aIIideranno in misura sempre
piu decisiva a criteri obiettivi di valutazione e di accertamento. Si
manicomio: il Iamoso no restreint. CIr. la these di B. Odier, Les societesaepatronage aalie-
nes gueris et convalescents au xIx sicle Paris, Piti-Salptriere, 1982.
5
J.P. Falret, Des malaaies mentales..., cit., p. xvI. Nel manicomio veneziano di San Servo-
lo, con Salerio e Vigna, la teoria dei Iatti negativi trovo applicazione, come risulta da uno scrit-
to molto acuto dello stesso C. Vigna, Sullimportan:a aei fenomeni negativi nella aiagnosi aelle
psicopatie, Padova, Prosperini, 1868.
6
R. KraIIt-Ebing, Trattato ai psicopatologia forense, Torino, Bocca, 1897, p. 53. Dai ma-
nuali di psichiatria compilati tra la Iine del secolo scorso e gli inizi del novecento, scompare il
riIerimento alle trappole escogitate dall'alienista per smascherare il simulatore. Non e inutile
ricordare che lo stesso KraIIt-Ebing, nelle pagine citate, dopo aver esecrato questi metodi ar-
caici, consiglia a sua volta una trappola, un espediente. Potrebbe essere un buon espediente
il lasciarsi sIuggire, rivolgendosi agli astanti, in presenza del simulatore, l'innocente osservazio-
ne che l'individuo di cui si tratta potrebbe benissimo essere ammalato ma che a completare il
quadro clinico Ianno diIetto questi e questi sintomi. Non e raro che il simulatore cada nella
trappola tesagli e si dia cura di presentare anche i sintomi cosi indirettamente suggeritigli, di-
mostrandone in tal modo la produzione intenzionale. Rispetto ai sistemi prima citati e con-
dannati dall'autore quali la doccia, l'elettricita, l'imprigionamento, Iinzioni di attentati alla
vita, allarmi per incendio non v'e dubbio che il riIerimento della trappola alla conoscenza
esaustiva del quadro clinico ha la Iunzione di enIatizzare la distanza tra un sistema arcaico,
prescientiIico, ed un metodo obiettivo. In eIIetti, il vero criterio su cui si Ionda la diagnosi,
dopo Falret, e quello del conIronto tra i modi della simulazione e le tappe evolutive dei vari
tipi di Iollia: tappe che la clinica e la nosologia del tempo avevano, in qualche modo, Iissato e
deIinito, in uno schema relativamente stabile, anche se molto articolato al suo interno.
77
e
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Iara ricorso ad esami di laboratorio, a procedimenti sperimentali
presi a prestito della psicologia, associati a schemi standardizzati di
interrogatorio: nei casi di mutismo del paziente, tali schemi verranno
rimpiazzati da protocolli, Iunzionali alla verbalizzazione dei compor-
tamenti
7
. Di Ironte all'ostinato silenzio dell'ammalato, l'uso del
Geberaenprotokoll, in genere rapportato ai dati emergenti dall'a-
namnesi, Iornira all'alienista indicazioni molto utili, emancipandolo,
in una certa misura, dal riIerimento obbligato alla parola del Iolle.
Anche l'ingiunzione a scrivere venne utilizzata per rimpiazzare l'as-
senza di parola. Se tuttavia nel primo ottocento l'attenzione era ri-
volta soprattutto ai contenuti della scrittura, dopo Falret si attribuira
molta importanza anche alla quantita, alla graIia, allo stile, al modo
di disporre parole e Irasi sul Ioglio o su altro materiale. Attraverso
l'utilizzazione di tutti questi parametri, era possibile stabilire una ta-
vola di corrispondenze tra Iorme della scrittura e Iorme della Iollia:
oltre a svelare le idee deliranti sIuggite alla dinamica del dialogo e
dell'ascolto, gli scritti degli ammalati servivano dunque ad assegnare
tali idee deliranti ai vari quadri patologici presenti nella nosologia
8
.
La codiIicazione di queste corrispondenze, utilizzata a piene mani da
tutta la psichiatria classica europea, avverra attorno agli anni sessan-
ta e settanta del secolo scorso, soprattutto nell'ambito della medicina
legale e della psichiatria Iorense: tra gli scritti piu importanti, basti
citare l'articolo di Louis Marc, Sur la valeur aes ecrits aes alienes,
pubblicato nell'aprile del 1864 sulle Annales d'Hygiene Publique
et de Mdecine Legale, e l'Etuae meaico-legale sur la folie del 1872:
un'opera di Ambroise Tardieu, che contiene, in appendice, circa
cento pagine, nelle quali vengono riprodotti, in Iac-simile, scritti di
vario genere redatti da pazienti internati. Un importante sussidio
per la diagnosi diremo, per concludere, con KraIIt-Ebing e
Iornito dall'esame degli scritti degli ammalati. Si puo in generale aI-
Iermare che di ciascuna Iorma cardinale di psicopatia sono caratteri-
stiche dalle determinate particolarita della Ioggia di scrivere e di
esprimersi e che l'ammalato si tradisce molto di piu nei suoi scritti,
nel vergar i quali sa di non essere osservato e non si rattiene, di quel-
lo che nei colloqui. Questo ha speciale importanza in quei malati i
quali contrappongono ad ogni insistenza un ostinato silenzio per lo
7
Ivi, p. 44.
8
A titolo di esempio poich la bibliograIia, al riguardo, e sterminata mi limitero a
citare lo spazio dedicato alla scrittura degli alienati (all'interno della sezione che riguarda la
diagnostica e la semeiotica generale) da A. Morselli, Manuale ai psichiatria, Napoli, Idelson,
1921
2
, pp. 190-194.
78
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
piu imposto da illusioni o da voci imperative. Si rimane spesso mera-
vigliati nel vedere come degli ammalati, i quali parlano del resto in
maniera del tutto assennata, palesino la piu grande insensatezza nelle
intime espansioni Iatte in iscritto o con se medesimi o con altri. Uno
scritto sensato nel suo contenuto non esclude di per se stesso la paz-
zia, del pari che a priori non la esclude un ragionamento sensato. Gli
scritti degli alienati possono contribuire potentemente, per quel che
si riIerisce al contenuto, a Iar scoprire delle idee deliranti rimaste oc-
culte; per quel che riguarda lo stile, a caratterizzare in generale la
loro capacita psichica; in cio che ne concerne l'aspetto complessivo
grossolano, a Iar giudicare delle condizioni della loro coscienza; e
per quel che riguarda la loro Iorma esteriore, a decelare delle minute
alterazioni della coordinazione
9
. Prima ancora che per la scrittura,
l'importanza del contenuto era stata ridimensionata proprio in rela-
zione alla necessita di comprendere la malattia in tutte le sue tappe
evolutive ed in tutte le sue maniIestazioni, dirette ed indirette. Cer-
cheremo di valutare, al termine del nostro lavoro, quali perdite sono
implicite in questo innegabile progresso dei metodi osservativi. Oc-
corre osservare, per il momento, che la subordinazione del sintomo
al segno pur accentuando il primato della malattia sul malato ed
il conseguente processo di obiettivazione della Iollia, gia avviato da
Pinel e da Esquirol porta con s elementi contraddittori e nuove
possibilita, per lo psichiatra, di penetrare il segreto
10
dei deliri,
aprendosi un varco sempre piu signiIicativo nell'interiorita dell'alie-
nato. Il sintomo, nel momento stesso in cui viene subordinato al se-
gno ed alla categoria della temporalita vera e propria chiave di
volta della nosograIia classica continua a rimanere lo zoccolo
duro, insormontabile ed ineliminabile, della psichiatria ottocentesca:
quanto piu si lavora per convogliare la varieta dei sintomi nell'alveo
rassicurante della classiIicazione, tanto piu questi rivelano la loro na-
tura di materiale grezzo, spesso irriducibile, ed in ogni caso pericolo-
samente disponibile per altre utilizzazioni e per altre teorie. La ae-
scri:ione aei sintomi vera e propria irruzione dell'avvenimento en-
tro le maglie di un sapere positivo rappresenta un Iattore destabi-
lizzante del pensiero classiIicatorio: lo mette costantemente alla pro-
va, svelandone l'insuIIicienza e la provvisorieta. Per tali ragioni, essa
9
R. KraIIt-Ebing, op. cit., pp. 44-45. I corsivi, nel testo tranne che per la locuzione a
, sono miei.
L'espressione,
siero dei suoi pazienti.
priori
10
non lo si dimentichi, e quella di Pinel (gia citata), che la riIerisce al pen-
79
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
dovra cedere il passo, inesorabilmente, ad un lavorio simultaneo e
tenace di cancellazione e di traduzione: dalla sempre varia ed impre-
vedibile costellazione dei sintomi, al mondo ordinato e predetermi-
nabile dei segni. Sara proprio questo singolare e contraddittorio con-
nubio tra prossimita e distanza dal mondo interiore del Iolle uno dei
tratti distintivi della psichiatria classica; in eIIetti, una nosograIia im-
perniata sui concetti di evoluzione temporale e di stadio terminale
secondo un assetto che trova il suo compimento sistematico nel
pensiero di Emil Kraepelin non puo non rapportarsi costante-
mente ad uno sguardo medico proiettato sul mondo interiore del Iol-
le: uno sguardo che riconduce il sintomo al segno, certo, ma che al
tempo stesso sa cogliere la malattia nel suo stadio di latenza, sco-
prendo la presenza di una condizione patologica anche in maniIesta-
zioni secondarie, indirette, apparentemente insigniIicanti: omissioni,
dimenticanze, lapsus, errori di varia natura; uno sguardo, inIine, che
deve necessariamente valorizzare l'anamnesi, la storia passata e l'in-
serzione sociale del malato. I due momenti interiorita del Iolle e
positivita di un sapere hanno sempre cercato, lungo tutto il secolo
diciannovesimo, un'armonia impossibile oppure, piu modestamente
ma con scarsi successi, una sintesi conciliatrice. Il Iatto che in sede
critica Freud e Kraepelin siano sempre stati contrapposti, dipende,
piu che dall'ingenuita delle analisi o dall'acribia disciplinare delle ri-
costruzioni storiche, dall'eIIettivo antagonismo tra sintomi e classiIi-
cazioni, tra osservazione e nosograIia, tra percezione asilare della Iol-
lia ed analitica medica, solidamente ancorata ad una tradizone pluri-
secolare: sono queste, in deIinitiva, le due Ionti dell'esperienza psi-
chiatrica che il secolo diciannovesimo non e mai riuscito a concilia-
re
11
. La parabola di Kraepelin, sotto questo proIilo, sembra davvero
esemplare. Se conIrontiamo la prima edizione del suo Trattato ai Psi-
chiatria, del 1883, con quelle successive
12
, vediamo che la classiIica-
zione, inizialmente Iondata su basi psicologiche, non molto distanti
dall'impostazione esquiroliana, cede il passo ad una nosologia Ion-
damentalmente imperniata sul concetto di evoluzione temporale del
11
CIr. per questo problema, M. Foucault, Storia aella follia nelleta classica, Milano, Riz-
zoli, 1976, pp. 442-443.
12
E quanto ha Iatto J. Postel (La aemence precoce et lapsychose maniaco-aepressive. Krae-
pelin), in un brillante intervento contenuto in un'opera collettiva: AA.VV. , Nouvelle histoire ae
la psychiatrie, a cura di Jacques Postel e Claude Qutel, Toulouse, Privat, 1983, pp. 342-350.
Ho brevemente riassunto, nel testo, l'impostazione di Postel, che condivido pienamente. Per
un'analisi piu dettagliata dell'itinerario di Kraepelin da noi, per ovvie ragioni, solo accenna-
to si veda P. Bercherie, Les fonaements ae la clinique. Histoire et structure au savoir psychia-
trique. La Bibliotheque d'Ornicar, Paris, Editions du Seuil, 1980, pp. 139-152 e pp. 220-232.
80
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
quadro clinico: un'evoluzione di affe:ioni enaogene, concepite come
entita naturali, il cui decorso e gia predeterminato e rappresenta una
conseguenza inevitabile della costituzione biopsichica dell'indivi-
duo. Ce que ses prdcesseurs avaient dja Iait dans l'espace aI-
Ierma Jacques Postel con grande acutezza en Iermant le territoire
bien clos ou l'alin doit tre maintenu hors aetat ae nuire a la soci-
t, Kraepelin va le complter dans la dimension chronologique. L'a-
lin ne peut vraiment plus en sortir. Son avenir lui est soigneuse-
ment Ierm, boucl. La clture spatiale s'est renIorce d'une barrie-
re temporelle, chronique, dIinitive
13
. La ricostituzione della noso-
logia attorno alla categoria della temporalita, che aveva reso possibi-
le, agli albori della psichiatria classica, un allargamento dei parametri
osservativi e della capacita d'ascolto, diventa ora sanzione deIinitiva
della dissociazione tra sintomi e classiIicazione. I sintomi, tutt'al piu,
vengono riaotti a segni di una determinata entita patologica. In
quanto tali, sono inaccessibili, e non possono essere interpretati.
Non costituiscono, in ogni caso, la base di un dialogo, di un rappor-
to, di un commercio terapeutico tra l'alienista ed il suo paziente.
Cosa vuole il paziente di Kraepelin?, si chiede Ronald Laing, a pro-
posito di un caso descritto dallo psichiatra tedesco nelle sue Le:ioni
del 1905. Protesta perch lo misurano e lo visitano. Protesta perch
vorrebbe, invece, che lo ascoltassero
14
.
2. Ascolto e nosologia
Ma l'ascolto, si sa, non e sempre una postura eIIicace per chi vo-
glia realmente tenere a distanza la Iollia: rappresenta una minaccia
per un sapere positivo che pretenda di trovare il suo modello regola-
tivo nelle scienze naturali. La pericolosita dell'ascolto e strettamente
legata al Iatto che le sue dinamiche mettono in gioco non soltanto i
sintomi di una malattia, ma anche una relazione diretta dell'alienista
con il soggetto internato e con la sua storia individuale. Nello stesso
13
J. Postel, op. cit., pp. 344-345.
14
R.D. Laing, Lio aiviso. Stuaio ai psichiatria esisten:iale, Torino, Einaudi, 1969, p. 37.
I sintomi, soprattutto quelli inascoltati, non interpretati, sIidano la teoria, come si diceva.
Laing, nel suo libro, ce lo dimostra esemplarmente. Raccoglie i sintomi descritti da Kraepelin
gli stessi sintomi che Kraepelin aveva ridotto a Irasi sconnesse, che non hanno alcun rap-
porto con la situazione generale e li utilizza per attaccare l'intera impalcatura teorica del-
l'autore tedesco: una impalcatura che, come Ia giustamente osservare Laing, rimane quella
della psichiatria normale del nostro tempo. L'opera di Laing usci a Londra nel 1959.
81
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
anno in cui Kraepelin trattava i deliri di un suo paziente come Irasi
sconnesse, come materiale che non e in grado di Iornire una sola
inIormazione utile
15
, Freud, nel suo Beruchstck einer Hysterie
Analyse il Iamoso caso Dora poneva a Iondamento della teoria
e della tecnica psicoanalitica proprio quella postura che Falret aveva
cosi aspramente rimproverato a Pinel e ad Esquirol: Oggi egli
aIIermava io lascio aeciaere allo stesso malato il tema del lavoro
quotidiano e parto cosi, ogni volta, da quell elemento superficiale che
il suo inconscio gli presenta all'attenzione
16
. La citazione ci sembra
signiIicativa, soprattutto se rapportata ad una aIIermazione prelimi-
nare, nella quale il Iondatore della psicoanalisi ci avverte che dopo
la pubblicazione degli Stuaien, la tecnica psicoanalitica ha subito
una trasIormazione Iondamentale. Prima, il lavoro partiva dai sinto-
mi, e si proponeva di risolverli l'uno dopo l'altro. Nella Iase prece-
dente, aveva detto Freud all'inizio del suo testo, i critici obiettavano
che non dicevo nulla dei miei malati, oggi mi si rimproverera di dir
cose di cui si deve tacere
17
. Dal Freud neurologo al Freud analista:
dal segno al sintomo, dal sintomo al vissuto del paziente ed alla rela-
zione interpersonale che l'emergere di tale vissuto e in grado di pro-
durre; si ha quasi l'impressione che Freud, negli anni cruciali in cui
prende corpo la sua dottrina, abbia gia ripercorso a ritroso il cammi-
no storico della patologia mentale, restituendo nuovo vigore e nuovo
statuto scientiIico ad una postura presente nella psichiatria delle ori-
gini, ma ben presto contraddetta dai suoi stessi protagonisti e severa-
mente contestata dai successori. Penso soprattutto alla postura del
giovane Esquirol, proiettata verso l'ascolto dei sintomi ed attenta al
vissuto del paziente: propensa, quindi, ad una valorizzazione della
relazione interpersonale tra il malato ed il suo terapeuta, considerata
come base ineliminabile del trattamento morale. Osserva:ione, all'al-
ba della psichiatria, vuoi dire anche aialogo
18
. Il potere dello sguar-
do ed il potere della parola si associano, all'interno dell'asilo, conIe-
rendo all'autorita del medico un nuovo prestigio: un prestigio che
non si aIIida soltanto ad una rpression nergique
19
ed al grand
15
Espressione di Kraepelin citata da R. Laing, op. cit., p. 36.
16
S. Freud, Casi clinici, preIazione di Cesare Musatti, Torino, Paolo Boringhieri, 1952,
p. 30. I corsivi sono miei.
17
Ivi, p. 25.
18
Sotto questo proIilo, la mia interpretazione si discosta da quella di M. Foucault (cIr.
op. cit., p. 555), che assegna allo sguardo un ruolo assolutamente egemone.
19
P. Pinel, Traite cit., p. 58.
82
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
secret di un appareil imposant
20
, ma anche ad uno scambio in-
tersoggettivo e ad un dialogo, Iinalizzati, come diceva il giovane
Esquirol, a produrre scosse morali ed a ridurre l'alienato dans un
tat oppos et contraire a celui dans lequel il tait avant de recourir
a ce moyen
21
.I pareri, i consigli, i ragionamenti, aggiunge Esquirol,
sono certamente dei moyens de gurison: insuIIicienti, tuttavia, a
scatenare quella dinamica emotiva e passionale senza la quale un ritor-
no alla salute si rivela impossibile. On ne gurit point par de sim-
ples raisonnemens: occorre la Iorce de conviction, e soprattutto
la capacita di dare una aire:ione alle passioni dell'alienato
22
. Per riu-
scire in questo diIIicile compito terapeutico sarebbe necessario, se-
condo il grande allievo di Pinel, se mettre en harmonie con la ma-
trice generativa di ogni delirio: con la sua ide premiere o ide-
mere .
23
Mettersi in armonia con l'idea-madre del delirio, dunque: a que-
sto ideale regolativo debbono tendere, congiuntamente, l'osservazio-
ne ed il dialogo. Lo vedremo anche piu avanti: questa sorta di nucleo
relazionale dell'alienista nascente verra ben presto riarticolato e mo-
diIicato dallo sviluppo del manicomio come grande ospedale pubbli-
co. Qui la cura morale, prima terapia Iondata soprattutto su una re-
lazione interpersonale, diventera ben presto un traitement garantito
dall'istituzione. Se l'ideale terapeutico indicato da Esquirol nella sua
thse del 1805 era il risultato di una pratica clinica che si svolgeva al-
l'interno di un piccolo ospedale particolarmente Iavorevole, per-
cio, alla curvatura relazionale dell'intervento medico , quello
espresso nel 1818, in un importante Memoire indirizzato al ministro
dell'interno, era di segno diverso: in quell'occasione Esquirol, diIen-
sore del grande ospizio, aIIermera, senza mezzi termini, che l'hpi-
tal d'alins est un instrument de gurison
24
, negando al piccolo
etablissement il ruolo di laboratorio privilegiato che gli era stato rico-
nosciuto nella thse. La valorizzazione del nucleo relazionale presen-
te nella thse non deve pero Iarci dimenticare come e successo a
qualche interprete che gia nell'opera del suo esordio Esquirol
non smette mai di sottolineare sia l'utilita di un appareil Iormida-
20
Ivi, p. 26.
21
Cito qui la these di Esquirol, che verra analizzata in dettaglio nel prossimo capitolo.
J.E.D. Esquirol, Des passions, Paris, Didot jeune, 1805, pp. 82-83.
22
Ivi, p. 85.
23
Ivi, p. 79.
24
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, Bruxelles, Meline, Caus et Compagnie, 1838,
t. II, p. 144. Il Memoire dal 1818 e diventato un capitolo della silloge del 1838 (cIr. pp. 134-
150).
83
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
ble, capace di colpire l'immaginazione del malato, sia la necessita di
una Iermet imposante
25
, concepita come Iorza di dissuasione e
come condizione di possibilita dell'azione terapeutica. All'interno
del perimetro manicomiale, l'ascolto del paziente si articola comun-
que su due livelli distinti e complementari, che deIiniscono quella
che Foucault chiamava la percezione asilare della Iollia: l'osservazio-
ne e il dialogo, lo sguardo e il linguaggio. Solo la psicoanalisi riuscira
a dissociare questi due elementi, dando il primato al dialogo ed al
linguaggio, Iinalmente liberi dalla tutela istituzionale che li aveva resi
possibili.
Lo sguardo e la parola, entro le mura del manicomio nascente,
compongono il proIilo di una relazione impari ed assimmetrica tra il
Iolle e l'alienista. Il Iondamento ineliminabile di questo scambio ine-
guale e l'appareil de Iorce
26
, garanzia e sostegno dell'autorita me-
dica. Dimenticare o sopravalutare questo Iattore signiIica, rispettiva-
mente, cadere nella trappola di un moralismo demonizzatore, oppu-
re accettare il terreno di una storia apologetica, assetata di miti ed in-
cline ad enIatizzare il ruolo salviIico dello psichiatra nella societa
contemporanea. In entrambi i casi, si Iinisce per indulgere ad una vi-
sione schematica e sempliIicata del processo storico, incapace, nel
nostro caso, di cogliere la complessa articolazione tra teoria e prassi,
tra la struttura di un sapere e le condizioni di possibilita del suo quo-
tidiano Iunzionamento. Di piu. Si Iinisce per misconoscere una ca-
ratteristica Iondamentale della psichiatria: il Iatto cioe che le prati-
che ed i rapporti di potere da cui e scandita sono parte costitutiva
dei suoi stessi paradigmi. E impossibile, in altri termini, un'analisi
concettuale della psichiatrica moderna che non sia, al tempo stesso,
analisi delle istituzioni e dei diIIerenti piani di vissuto da cui sono at-
traversate.
Entro il manicomio nascente, si diceva, lo sguardo e la parola
la parola del malato e quella del medico rappresentano le compo-
nenti Iondamentali dell'ascolto psichiatrico. La parola del Iolle, il
modo in cui egli Ia emergere i suoi deliri, durante le Iasi salienti del
processo morboso: da questo speciIico livello aveva proprio ra-
gione Falret prende le mosse il trattamento morale. L'azione del
terapeuta e, per cosi dire, incatenata e vincolata sia ai sintomi che al
25
J.E.D. Esquirol, Des passions, cit., p. 85. E gia chiaro ora, e lo sara ancor piu nel pros-
simo capitolo, che su questo delicato problema la mia posizione e diversa da quella espressa
da M. Gauchet e G. Swain in La pratique ae lesprit humain, Paris, Gallimard, 1980.
26
.
84
J.E.D. Esquirol, Des passions, cit., p. 53
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
vissuto dalla malattia: si sviluppa, come diceva Falret, sous la aictee
aes alienes. L'alienato aetta, dunque, i temi del delirio e Iissa le diret-
trici dello sguardo medico. La classiIicazione stessa, piu che alle Ior-
me dei deliri, alle loro periodicita, alle loro concatenazioni, al loro
sviluppo temporale, e imperniata sui contenuti, sui grandi temi che
questi stessi deliri, nella loro Iase acuta, Ianno emergere. La catego-
ria della monomania, creatura di Esquirol ed autentico epicentro
della sua nosograIia Ia emergere con chiarezza la vocazione Ieno-
menologica dell'alienistica nascente
27
. Prima di soIIermarci molto
brevemente sulla grande classe delle monomanie, vedendola in rela-
zione alle dinamiche dell'ascolto psichiatrico, e necessario conoscere
nelle sue linee generali l'assetto complessivo della nosologia esquiro-
liana: una nosologia che non emerge da una trattazione sistematica,
aIIidata ad un unico testo, ma che si snoda, non senza incertezze e
contraddizioni, lungo numerosi contributi, scritti quasi tutti per il
Dictionnaire aes sciences meaicales e trasIormati poi, con ritocchi e
con note aggiornate, in capitoli di un trattato, Des malaaies mentales,
pubblicato nel 1838. Il tessuto connettivo di quest'opera complessa
e stratiIicata e rappresentato, come vedremo, da una certa maniera
di ascoltare i sintomi e di rapportarsi quotidianamente al linguaggio
ed al vissuto del malato. Come avevamo anticipato poc'anzi, dalla
thse alla silloge del '38 cioe dall'esperienza del piccolo etablisse-
ment a quella del grande ospedale pubblico questa stessa maniera
aveva subito qualche modiIicazione, sostanzialmente legata all'au-
mentato peso del Iattore istituzionale all'interno del processo tera-
peutico. Nel trattato, in ogni caso Iormato da capitoli scritti in
epoca diversa, tra il 1810 ed il 1838 lo sguardo, la parola e la tera-
pia del clinico compongono un'insieme suIIicientemente stabile ed
omogeneo. L'attivita clinica, di cui Des malaaies mentales rappresen-
ta la superIicie visibile, e quella che si svolge, da un lato, nei grandi
ospedali pubblici la Salptrire a partire dal 1811, Charenton a
partire dal 1825 dall'altro lato, e contemporaneamente, nelle case
di cura private: quella della rue de BuIIon, nata nel 1802, e quella di
Ivry, Iondata nel 1827 e gestita con la collaborazione del nipote Jules
Mitivi (1796-1871), anch'egli alienista. La stragrande maggioranza
dei casi clinici raccontati da Esquirol, quando non poggia sul lavoro
e sulla testimonianza di altri autori, classici o contemporanei, Ia riIe-
rimento all'esperienza maturata nei grandi asiles, piu che a quella re-
Su questa vocazione Ienomenologica della psichiatria nascente si veda il quinto e so-
prattutto l'ultimo capitolo.
85
27
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
lativa alla maison ae sante privata, anche se piu di una volta i dati
relativi ai due diversi livelli istituzionali vengono conIrontati tra
di loro. L'analisi dei testi, in ogni caso, dimostra chiaramente che
l'approccio clinico aIIermatosi nell'ospedale pubblico e assoluta-
mente dominante e non trova nella pratica privata n smentite n
correzioni.
L'osservazione e il dialogo cioe l'intrecciarsi della parola alie-
nata con la parola medica compongono il quadro articolato di
tale approccio, all'interno di due diverse e convergenti Iorme di in-
clusione che lo rendono possibile: linclusione istitu:ionale, Ionda-
mento e garanzia dell'autorita del medico, e linclusione nosologica,
cioe la compatibilita l'armonia ricercata e non sempre raggiunta
tra il dato empirico e una preesistente armatura categoriale.
La meaecine clinique l'opera pubblicata da Pinel nel 1802 e
scritta con la collaborazione attiva e dichiarata di Esquirol
28
met-
te in primo piano la centralita della nosologia e la sua derivazione di-
retta dai metodi classiIicatori della storia naturale classica. In en-
trambi gli ambiti, oggetti sconosciuti possono venir assegnati a
un determinato quadro sulla base dell'individuazione di caratteri
costanti, immediatamente percepibili attraverso un'osservazione di-
retta, dettagliata e comparativa . La nosologia, in quanto medicina
delle specie, costruita a partire da un modello botanico
30
, presuppo-
neva uno sguardo sulla malattia estraneo ad ogni inclusione istituzio-
nale; uno sguardo capace di percepirla come Iorma naturale e di co-
glierla percio nella sua essenza e nella sua purezza, libera dall'eIIetto
perturbatore di una medicina agissante e Iavorita, nelle sue maniIe-
stazioni e nei suoi decorsi, da una medicina expectante. medicina
d'attesa, che sceglie il rispetto della natura alla violenza arbitraria
esercitata sopra i suoi complicati e segreti meccanismi. L'opera del
1802, pubblicata proprio nell'anno in cui la Salptriere, gia ospedale
P. Pinel, La meaecine clinique renaue plus precise et plus exacte par lapplication ae la-
nalyse, Paris, Brosson, 1802. Gia nell'introduzione, a p. xIv, Pinel mette in risalto la collabora-
zione di Esquirol alla stesura del libro. Un de mes leves egli aIIerma qui a singuliere-
ment approIondi ma mthode (le cit. Esquirol), a t charg, sous ma rvision, de rdiger d'u-
ne maniere uniIorme, et d'apres mes principes, tous les cas particuliers de clinique que je pu-
blie. La redazione dei casi e dunque aIIidata ad Esquirol. L'apprendistato decisivo di Esqui-
rol si svolge proprio nell'ambito della medicina clinica, ancor prima che maturino le condizio-
ni per un'esperienza psichiatrica di tipo manicomiale. Il che avverra proprio a partire dal 1802
(si veda il quarto capitolo di questo libro).
29
Cito dalla seconda edizione: P. Pinel, La meaecine clinique..., Paris, Brosson, 1804, p.
324.
30
CIr. M. Foucault, Nascita aella clinica, Torino, Einaudi, 1969, pp. 15-34, e F. Dago-
gnet, Il catalogo aella vita, Roma, Theoria, 1986, pp. 155-210.
86
29
28
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
generale, si trasIorma in asilo dei Iolli, segna una svolta decisiva: il
quadro naturale ed essenziale delle specie si complica in virtu di un
procedimento di inclusione istituzionale delle patologie. Le malattie,
prima osservate nel loro contesto sociale e Iamiliare, si oIIrono allo
sguardo del medico all'interno di un recinto ospedaliero che le mol-
tiplica, le complica e le conIonde
31
. Nessuna illusione. Il reticolato
asilare intensiIica le malattie nel momento stesso in cui le mette as-
sieme, al Iine di conIrontarle, di dividerle e di isolarle. Gia la medici-
na settecentesca aveva sviluppato un'attenta riIlessione sul rapporto
speciIico tra le Iebbri ed il loro contenitore: la nave, la prigione, l'o-
spizio. C'e pero, in Pinel, la nuova consapevolezza che l'inIlusso pa-
togeno dell'istituzione e un Iattore costante, che pesa omogenea-
mente su tutte le Iorme di malattia presenti e visibili. Se quindi lo
sguardo clinico non puo accedere allespce nella sua purezza, puo
tuttavia metterla a Iuoco come entita patologica, inIluenzata in ma-
niera uniIorme dagli spazi che la delimitano e la includono. E pro-
prio sottolineando l'uniIormita di tale inIluenza che Pinel assegna
alla medicina clinica ed ai suoi Iuturi sviluppi un signiIicativo livello
di esattezza e di previsione, sul quale, non a caso, egli insiste gia
nelle pagine che introducono l'opera del 1802. Se e vero, come si di-
ceva, che l'ospedalizzazione moltiplica, complica e conIonde la ma-
lattia, e altrettanto vero che essa la sottrae a condizionamenti di ca-
rattere ambientale, che ne strutturano ed alterano sia la Iisionomia
che il decorso. La variabilita, strettamente connessa a luoghi aorigi-
ne, clima, stagioni, moao ai vivere e affe:ioni morali
32
, viene in un
certo senso addomesticata ed attutita: in eIIetti, grazie ad un proce-
dimento di inclusione istituzionale, tutti questi Iattori vengono estro-
messi dal quadro attuale della malattia e spostati sul versante dell'a-
namnesi; lattualita di una malattia diventa storia, nel preciso mo-
mento in cui l'ospedale Iunziona come orizzonte esclusivo della sua
visibilita: luogo strategico, in cui essa diventa osservabile, conIronta-
bile, classiIicabile ed eventualmente curabile. La clinica, capace di
utilizzare, Iin dalle sue origni, gli apporti della classiIicazione, diven-
ta cosi condizione di possibilita di una ristrutturazione e di un rilan-
cio della nosologia classica. Attivita classiIicatoria ed approccio clini-
co, agli inizi del secolo scorso, diventano momenti complementari e
correlati.
31
P. Pinel, op. cit., pp. 354-355.
32
Ivi, p. 351.
87
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Partendo da queste premesse, si trattera ora di veriIicare quali
sono le strutture categoriali mobilitate da Esquirol per Iornire a tale
correlazione un quadro di intelliggibilita ed un riIerimento concet-
tuale relativamente stabile.
3. Jecchie e nuove categorie
A diIIerenza del suo maestro, che vede nelliaio:ia e nella aemen-
:a solo due diversi gradi di alterazione dell'intelligenza
33
, Esquirol
stabilisce tra le due categorie nosograIiche una netta distinzione, cer-
cando di superare la grande conIusione che aveva caratterizzato
gli autori settecenteschi, da Linneo a Sauvages, da Cullen allo stesso
Pinel
34
.
L'idiozia, per Esquirol, non e una malattia: e uno stato nel quale
le Iacolta intellettuali non si sono mai maniIestate
35
; idioti non si di-
venta, secondo il medico di Tolosa, poich l'idiozia comincia con la
vita stessa, e dipende quasi sempre da vi:i ai conforma:ione del cer-
vello, visibili, dopo la morte, all`ouverture du crne
36
. Dementi, al
contrario, si diventa, di solito durante il periodo puberale. Se l'idio-
zia e incurabile, la demenza, in alcuni casi cioe nella sua Iorma
acuta
37
e curabile. L'uomo, al contrario, a toujours t dans l'in-
Iortune et dans la misere. A conIorto di questa distinzione, Esqui-
rol invoca i risultati dei reIerti autoptici, che rivelano sempre, nel
cervello dei dementi, lesioni acciaentali e non vizi di conIormazio-
ne
38
. L'uomo in stato di demenza mostra, nella sua organizzazione
ed anche nella sua intelligenza, qualcosa della sua perIezione passa-
ta; l'idiota e cio che e sempre stato, e tutto cio che puo essere relati-
vamente alla sua organizzazione primitiva
39
.
Condizione limite, quella dell'idiota: al di qua dell'umano, e so-
prattutto al di sotto di una soglia minima di comunicazione possibi-
le, proprio in quanto essere totalmente o quasi totalmente privo di
parola. Non si creda che questa conclusione sia scontata, oppure pri-
va di ostacoli e di problemi: non a caso, tra le varie categorie noso-
33
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 76.
34
Ibiaem.
35
Ibiaem.
36
Ibiaem.
37
Sulla demenza ivi, pp. 44-75.
38
Ivi, p. 77.
39
Ibiaem.
88
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
graIiche, l'idiozia e quella che occupa, in Des malaaies mentales, il
maggior numero di pagine. L'autore vuole appunto aimostrare l'in-
curabilita dell'idiota, attraverso una nutrita serie di casi clinici, dai
quali si capisce chiaramente che alla Salptriere si tento piu volte,
senza apprezzabili risultati, di applicare agli idioti qualche Iorma di
trattamento morale. In questi tentativi, Esquirol venne coadiuvato
da collaboratori ed allievi come il nipote Jules Mitivi, Franois Leu-
ret, che diverra poi Iamoso per il suo libro sul trattamento morale,
ed Etienne Pariset, cristiano e antimaterialista, molto attento ai pro-
blemi di polizia sanitaria e di medicina legale, segretario perpetuo,
dopo la morte del suo maestro, dell'Acadmie royale de Mdecine.
Mitivi, Pariset e Leuret Iurono presenti quando, nell'agosto del
1833, il gia Iamoso compositore Franz Liszt, allora ventiduenne,
venne invitato alla Salpetriere per sperimentare gli eIIetti del suo vir-
tuosismo pianistico su una paziente idiota di 52 anni, che aveva di-
mostrato una notevole predisposizione per la musica. Liszt, in quegli
anni, viveva a Parigi: era conteso dai salotti piu in vista della capitale,
in virtu delle sue doti di Iantasioso improvvisatore e di giocoliere
della tastiera, oltre che per le sue grandi capacita di utilizzare il pia-
noIorte come luogo di maniIestazione diretta delle passioni e dei
sentimenti
40
. Liszt era dunque l'artista piu indicato per veriIicare
l'eIIicacia terapeutica della musica e la sua possibile appartenenza
alle risorse del trattamento morale. Come sappiamo dallo stesso
Esquirol, Liszt venne invitato alla Salptriere da Franois Leuret,
cioe da uno degli alienisti dell'epoca che si era battuto con maggior
convinzione e con un atteggiamento critico verso lo scetticismo
del suo maestro per introdurre la musicoterapia all'interno dei
grandi ospizi. La strategia curativa di Leuret puntava sul coinvolgi-
mento attivo dell'alienato: Entendre de la musique serait peut-etre
sans eIIicacit; mais enfaire, preter son attention a ce qu'on excute,
c'est la une diversion dont l'eIIicacit est incontestable
41
. Gia a
partire dal 1824, Esquirol aveva sperimentato su larga scala gli eIIetti
terapeutici della musica indirizzandosi, oltre che al singolo paziente,
anche alla massa degli alienati. A tale scopo, aveva invitato Irequen-
temente alla Salptriere musicisti della capitale, accompagnati da
40
Sul soggiorno di Liszt a Parigi, tra il 1830 e il 1838, cIr. R. Dalmonte, Fran: Lis:t, Mi-
lano, Feltrinelli, 1983, pp. 22-43.
41
F. Leuret, Du traitement moral ae la folie, Paris, J.B. Bailliere, 1840, pp. 304-305. Il
corsivo e mio. Sull`inIluence de la musique, cIr. pp. 298-306 (qui vengono raccontati, con
ampie citazioni tratte da Des malaaies mentales, gli esperimenti di Esquirol a cui mi riIerisco
nel testo).
89
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
qualche loro allievo del conservatorio: in questi piccoli concerti, che
si svolgevano la domenica, venivano impiegati strumenti a Iiato, l`ar-
pa, il piano, il violino, spesso accompagnati da qualche esibizione
vocale. Circa ottanta alienate Iormavano il pubblico di queste esecu-
zioni, alle quali presenziavano lo stesso Esquirol e un suo assistente,
il dottor Chambeyron, mentre gli estranei venivano rigorosamente
esclusi. L'insuccesso di tali tentativi, secondo Leuret, dipese dalla
posizione passiva delle alienate durante le esecuzioni. La musique
et la Iolie egli aIIerma peuvent longtemps marcher ensemble
sans que l'une nuise a l'autre. Mais si, au contraire, il s'agit d'un ali-
n triste, bien apathique, la musique, sil en fait, sera en quelque sor-
te le contrepoison de ses ides Iolles, il y aura lutte, et, si la musique
l'emporte, les ides Iolles seront repousses et vaincues
42
.
Occorre insomma fare musica, non e suIIiciente ascoltarla. Le
possibilita di un successo terapeutico sono tutte aIIidate a questa
complementarieta tra l'esecuzione e l'ascolto. Solo cosi la musica
puo inserirsi in quella logica dell'antagonismo tra passioni diverse e
contrastanti, che rappresenta uno dei nuclei costitutivi del tratta-
mento morale. Leuret invita dunque Listz alla Salptriere per mette-
re alla prova il suo nuovo punto di vista sulla musicoterapia. Qu-
neau, la paziente in stato di idiozia che era stata l'oggetto dell'esperi-
mento, non guari n diede poi, dopo la cura, segni di migliora-
mento. E Iorse questa la ragione per cui Leuret, nella sua opera del
1840, non menziono questo caso. PreIeri citare altri esempi, Iavore-
voli alla sua teoria: quello, ad esempio, di Nicolas Louis P., la cui
guarigione est due certainement a ce qu'il a Iait de la musique
43
.
Esquirol, al contrario, che non crede nella musicoterapia e che vede
negli idioti dei soggetti incurabili, ha tutto l'interesse a raccontare
nei dettagli il caso di Quneau. Vale la pena citare per esteso il reso-
conto di questa sperimentazione terapeutica, anche al Iine di mettere
meglio a Iuoco il particolare statuto del concetto di idiozia all'inter-
no della nosologia esquiroliana.
42
Ivi, p. 304. Il corsivo e mio.
Ivi, p. 297. Il silenzio su Quneau e signiIicativo, soprattutto se si tiene presente che
sullHistoire phrenologique ae Queneau Leuret aveva scritto un resoconto per la Gazette m-
dicale de Paris nel 1836.
90
43
Quneau e entrata alla Salptriere nel 1781 all'eta di 10 anni. Era di
buona costituzione e di mediocre grassezza; aveva la Iaccia piu sviluppata
del cranio. La parte superiore della testa era depressa, l'occipitale piccolo,
la Ironte schiacciata e sIuggente all'indietro |...|. La Iisionomia e stupida ed
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
esprime assai bene la sua predisposizione all'accattonaggio. Sta sempre al-
l'aperto, qualunque sia il tempo; tende la mano a tutti per avere qualche
moneta con cui comprare del cibo. Essa ha inIatti un grande appetito. Biso-
gna vestirla; quando cerca di parlare, Ia sentire un grido rauco oppure una
sorta di grugnito articolato ed intermittente che ripete Iinch non e stata ca-
pita. Capisce dai gesti cio che le si vuole dire, a patto che non ci si allontani
dai bisogni piu elementari della vita. E riconoscente nei conIronti della in-
serviente che la accudisce, oppure nei conIronti delle persone da cui riceve
danaro o cibo. Esprime la sua riconoscenza baciandosi le dita e sollevando
gli occhi al cielo. Se le si rivolge la parola lentamente e ad alta voce capisce.
Di solito dolce, va in collera quando non puo soddisIare la sua ghiottoneria:
si strappa allora le vesti, all'inIuori della camicia, che tiene addosso per pu-
dore, avendo cura di coprirsi il seno con le mani. Non ha mai potuto ap-
prendere alcun mestiere.
Questa imbecille e tuttavia musicista. Se vede danzare, salta a tempo; se
sente cantare, ripete con una voce rauca non le parole, ma le arie; ne cono-
sce un gran numero. Un allievo della Salptriere suona il violino: Quneau
segue l'aria e con una attenzione curiosa cerca il luogo da cui proviene, e si
avvicina a poco a poco al musicista. Guerry improvvisa un'aria: Quneau la
segue, la tiene a mente e la ripete su richiesta. Guerry comincia un'aria e
Quneau la prosegue Iino alla Iine. Despres, allievo interno dell'ospizio,
canta un'aria complicata: Quneau raddoppia l'attenzione, Iissa gli occhi
sull'allievo, contrae i lineamenti e riesce a mettersi all'unisono con il cantan-
te. Dei Irutti che le piacciono sono messi alla sua portata, ed essa maniIesta
con sguardi e con gesti il desiderio di prenderli; ma nel momento in cui e
pronta a impadronirsene, Despres batte il tempo e canta: subito Quneau
batte il tempo e abbandona i Irutti, che aIIerra con avidita non appena il
canto e cessato. Viene suonato il Ilauto, Quneau e tutta orecchi. Attenta,
ripete le arie eseguite. Il 25 agosto del 1833, il signor Liszt, su invito di Leu-
ret, accetto volentieri di presentarsi alle esperienze seguenti, che Iurono Iat-
te, presente il dottor Mitivi, nel gabinetto di Pariset, medico della divisio-
ne degli alienati della . Salptriere Liszt improvvisa parecchie arie: Quneau
le aIIerra, ma provando diIIicolta a ripeterle, poich la sua voce non puo
elevarsi al tono sul quale ha cantato il celebre musicista, i suoi tratti espri-
mono lo sIorzo della contrarieta. Liszt suona il piano; Quneau e immobile,
gli occhi attenti sulle dita del grande artista, oppure entra in una sorta di
movimento convulsivo, si torce in diverse direzioni, si morde i pugni, batte
il piede, leva gli occhi al cielo, e Ia degli sIorzi per mettersi all'unisono. Il
passaggio dai suoni gravi ai suoni acuti provoca un'improvvisa contrazione
di tutti i muscoli di Quneau, come se Iosse stata colpita da una scarica elet-
trica. Quest'ultima esperienza, ripetuta piu di venti volte, ha sempre avuto
lo stesso risultato. Il dottor Leuret trascina Quneau Iuori dal gabinetto e
le mostra delle albicocche. Subito Liszt suona il piano. Quneau si volta vi-
vacemente e, per tutto il tempo in cui lo strumento si Ia sentire, il suo sguar-
do e Iisso sul musicista, e ritorna alle albicocche appena la musica e Iinita.
91
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Esquirol e dunque convinto che l'idiota sia un soggetto incurabi-
le ed irrecuperabile al normale circuito della comunicazione inter-
soggettiva; la sua organizzazione primitiva e priva di sviluppi pos-
sibili: struttura senza tempo, estranea al commercio terapeutico, essa
si colloca ai margini estremi della nosologia, in un paesaggio desola-
to, povero se non vuoto di parole, popolato da gesti, da grugniti, da
Ionemi senza senso, da Irasi molto corte, prive di un contesto di-
scorsivo, da parole in liberta, da monosillabi e da grida
45
. Se
il silenzio ostinato del malinconico e l'esito di un processo morboso
che porta un soggetto a riIiutare la parola a smarrire l'uso di uno
strumento un tempo posseduto ed utilizzato l'aIasia dell'idiota e
qualcosa di piu: e assenza di parola, e vita che si svolge al di qua del
logos. Non e malattia l'idiotie n'est pas une maladie
46
, dice in-
Iatti Esquirol : e piuttosto stadio primitivo dell'organizzazione,
condizione di solitudine d'un homme qui, priv de raison, est seul
isol en quelque sorte du reste de la nature
47
. E percio una dimen-
sione inaccessibile, segnata da un'alterita radicale e deIinitiva. Nella
storia di Quneau, tuttavia, non mancano le contraddizioni. Capisce
dai gesti, racconta Esquirol, cio che le si dice. Poco dopo, pero, ag-
giunge che capisce anche quando le si rivolge la parola lentamente e
ad alta voce. Vedremo tra breve come nel deIinire l'incurabilita del-
l'idiota la questione del linguaggio rivesta un'importanza capitale,
molto probabilmente decisiva. E proprio su questo argomento cru-
ciale, in ogni caso, che Esquirol si contraddice. Non si puo dire che
la capacita di comprensione di Quneau sia del tutto azzerata. An-
che la sua emotivita, per quanto rudimentale, mostra ancora qualche
segno di vita. Quasi all'insaputa dell'autore, il recit stabilisce tra i
due livelli la comprensione e le emozioni delle corrispondenze
che meriterebbero ben altra attenzione. Il sentimento di riconoscen-
44
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, pp. 86-87. Cito la traduzione di Francesco Fonte-Basso,
che si trova nell'appendice di tavole e testi a J.E.D. Esquirol, Delle passioni, a cura di M. Gal-
zigna, Venezia, Marsilio, 1982, pp. 192-193. Integro questa traduzione con la versione as-
sente nell'edizione veneziana della thse della prima parte del resoconto, che si trova a p.
86 del testo originale. Non ho tradotto la tabella con le misure del cranio.
45
J . E. D. Esqui r ol , Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 104.
46
Ivi, p. 76.
47
Ibiaem.
92
Malgrado questa singolare capacita musicale, il cranio di Quneau non pre-
senta aIIatto il rigonIiamento che Gall ha segnalato come indicatore dell'or-
gano della musica |...|. Il 15 gennaio del 1837, Quneau, all'eta di 66 anni,
e deceduta a causa di una polmonite acuta .
44
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
za verso l'inserviente che la accudisce, presuppone nella paziente,
quantomeno, un certo grado di discernimento dei comportamenti di
chi le sta vicino. La sua stessa abilita musicale Ia emergere delle doti
di coordinamento tra suoni e movimenti corporei, alle quali l'alieni-
sta non attribuisce alcuna importanza. L'assenza di Iacolta intellet-
tuali, dedotta dalla mancanza di una capacita discorsiva, rende
Esquirol meno attento all'insieme dei sintomi ed alle loro eventuali
correlazioni. Non tutti gli alienisti, all'epoca di Esquirol, e persino
all'interno della Salptriere, erano schierati su queste posizioni. La
sezione degli idioti di questo grande asilo venne aIIidata, nel 1821,
al giovane Jean Pierre Falret, allora ventisettenne, che aveva gia lavo-
rato alle dipendenze di Esquirol nella Maison de Sant della rue de
BuIIon
48
. A diIIerenza dal suo maestro, il giovane alienista, dopo
aver attraversato una Iase anatomo-clinica, e piu attento agli aspetti
psicologici dell'idiozia, soprattutto grazie all'inIlusso della scuola
scozzese: oggetto, in quegli stessi anni, dei corsi di IilosoIia tenuti
alla Sorbona da Victor Cousin, allievo di Biran e caposcuola dell'ec-
cletismo spiritualista Irancese
49
. Falret vede nell'idiozia anche un
deIicit delle facolta morali, oltre che un'assenza di Iacolta intellettua-
li: la studia nelle sue Iasi evolutive, mostrando, gia agli esordi della
carriera, quell'attenzione alla marche de la maladie ed alle sue ma-
niIestazioni indirette, non solo verbali, che lo portera alla scoperta
della follia circolare. La strada verso un tentativo di recupero dei ri-
tardati mentali, e soprattutto dei bambini idioti, era cosi aperta. Sara
Flix Voisin, uno degli allievi prediletti di Esquirol, a percorrerla
con maggior radicalita. Nel 1834 Ionda inIatti, assieme all'amico
Jean Pierre Falret, una scuola ortofrenica. esperienza che verra assor-
bita 2 anni dopo dal servizio dei bambini idoti ed epilettici diretto
dallo stesso Voisin all'ospizio di Bictre. La prospettiva esquiroliana
subisce qui un ribaltamento signiIicativo. L'attenzione ai percorsi
evolutivi della Iollia sposta lo sguardo dello psichiatra al passato re-
moto della malattia, e quindi all'inIanzia del suo paziente; dans
l'enIance, point de passions, point d'alins, aveva sentenziato
Esquirol gia nella sua thse
50
. un punto di vista che impediva all'alie-
48
AA.VV., Nouvelle histoire ae la psychiatrie, cit.: cIr., qui, l'intervento di T. Gineste, Nais-
sance ae la psychiatrie infantile (aestins ae liaiotie, origine aes psychoses), pp. 499-516. Per le
notizie biograIiche su Falret cIr. pp. 622-623. Su J.P. Falret cIr. anche P. Bercherie, op. cit.,
pp. 80-91.
49
Per questa congiuntura, rinvio al terzo paragraIo del capitolo conclusivo di questo li-
bro.
50
J . E. D. Esqui r ol , Des passions, cit., p. 16.
93
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
nista di Tolosa uno sguardo critico sulle relazioni aIIettive interne al
nucleo Iamiliare; un punto di vista, come avevamo gia osservato in
precedenza, che vede nell'odio verso i congiunti sintomo comune
a moltissimi malati solo una maniIestazione diretta ed eminente
dello stato di Iollia: mai, invece, una traccia signiIicativa di disturbi
emotivi che hanno caratterizzato l'esperienza Iamiliare del soggetto
internato all'epoca della sua inIanzia. Introdurre la storicita nell'as-
setto rigido ed atemporale della nosograIia, implica dunque uno
spostamento epistemologico di grande portata: signiIica rendere
possibile il passaggio da un impianto Ienomenologico ad una pro-
spettiva genetica, che mette in gioco l'intera storia personale del pa-
ziente e non soltanto i suoi tratti terminali, osservabili all'interno del
manicomio. Solo in questo contesto diventa comprensibile la posi-
zione di Voisin nei conIronti dell'idiozia. AIIerma inIatti l'allievo di
Esquirol, nel suo progetto di istituto ortoIrenico presentato nel
1834: Ecco su cosa io Iondo in parte l'utilita del mio istituto: e che
dall'idiota situato nel punto piu basso della scala Iino all'uomo ordi-
nario, c'e una Iolla di gradi intermedi; e che liaiotismo raramente
completo, che in un individuo disgraziato per natura, i caratteri del-
l'umanita non sono tutti cancellati; e che c aella stoffa e aella mate-
ria in lui, che c aellintelligen:a e aellanima, che eaucabile
51
.
E proprio questa stoIIa, questa materia, quest'anima cio che
Esquirol non riusciva a vedere nei suoi idioti. La loro eaucabilita, aI-
Ierma inIatti nel lungo capitolo dedicato al problema, tutta aimita-
:ione, ea esclusivamente limitata ai primi bisogni aella vita istintiva,
non percio un segno sufficiente, checche ne aica Joisin, per caratte-
ri::are le principali varieta aelliaio:ia
52
.
Descriverne le diIIerenti conIigurazioni signiIica, per Esquirol,
puntare all'analisi delle capacita linguistiche del ritardato mentale,
piu che allo studio clinico della sua storia individuale e dei suoi com-
portamenti non verbali. Nel passo appena citato, dopo aver preso le
distanze dall'allievo, il maitre distingue tre gradi dell'idiozia: il primo
51
II brano e citato da G. Swain, Ciechi, soraomuti, iaioti, folli. il trattamento morale e gli
inferni aella comunica:ione, in: M. Galzigna (a cura di), La follia, la norma, larchivio, Venezia,
Marsilio, 1984, p. 131. Per saperne di piu, cIr. F. Voisin, Application ae la physiologie au cer-
veau a letuae aes enfants qui necessitent une eaucation speciale, Paris 1830. L'opera e citata, in
termini critici, da J.E.D. Esquirol (Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 104). Si veda anche l'o-
pera successiva: F. Voisin, De liaiotie che: les enfants ou classification et traitement ae liaiotie,
Paris 1843. I corsivi, nel brano di Voisin citato nel testo, sono miei.
52
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 104. Ho tradotto quasi alla lettera
il passo di Esquirol; al nome di Voisin corrisponde, a pie di pagina, l'esatta citazione dell'ope-
ra scritta dallo stesso Voisin nel 1830, che ho menzionato nella nota precedente.
94
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
e caratterizzato dalla presenza di semplici parole, o di Irasi molto
corte; il secondo da monosillabi, o da grida; il terzo dalla totale as-
senza di parole. Anche in questo caso, l'andamento superIiciale e
contraddittorio dell'argomentazione appare evidente: la parola isola-
ta e la Irase denotano due diversi livelli di capacita logico-linguistica.
Il grido, a sua volta, indebitamente aIIiancato alla produzione di mo-
nosillabi, richiederebbe un lavoro interpretativo che lo riconduca
alle condizioni emotive ed aIIettive del paziente, piu che allo stato
delle sue Iacolta intellettuali.
Tra l'approccio di Esquirol e quello di un Falret, di un Voisin,
non c'e soltanto la distanza che separa uno sguardo clinico ancora
grezzo da una semeiotica piu progredita e piu soIisticata. C'e qualco-
sa di piu, e di diverso. C'e una diIIerente relazione con la parola del
soggetto internato. La classiIicazione e la terapia, per il maestro, di-
pendono strettamente da questa parola e dal aialogo che essa rende
possibile. Per gli allievi, questa stessa parola non e che un sintomo,
che si aIIianca ad altri sintomi di diversa natura, ma anche ad un in-
sieme di segni e di maniIestazioni indirette di una determinata co-
stellazione morbosa. Piu volte Esquirol, in Des malaaies mentales,
descrive in Iorma dettagliata i comportamenti non-verbali dei suoi
pazienti e le maniIestazioni indirette dell'idiozia o di qualche altra
condizione patologica: si ha tuttavia la netta impressione che il pun-
to Iocale dei suoi ritratti l'epicentro del suo resoconto clinico
sia rappresentato dalla parola dell'alienato e dall'eventuale dialogo
terapeutico che essa rende possibile. Consideriamo, ad esempio, il
caso che chiude il lungo capitolo sull'idiozia. Audry, giovane idiota
ventitreenne, tabagista, onanista sIrenata, priva di ogni sentiment
de pudeur
53
, dopo sei anni di permanenza nell'asilo mostra quel-
ques progres. I suoi miglioramenti, tuttavia, riguardano solo la sIe-
ra del comportamento e non incidono minimamente sull'atteggia-
mento dell'alienista e sulla sua iniziativa terapeutica. Elle sait aver-
tir par signes qu'on ne lui a pas servi ses aliments, elle souIIre des
vtements, aide a ce qu'on l'habille, elle met elle-mme un bonnet
sur sa tte, elle va prendre la mme chaise qui est percee, la trane a
la mme , place pose dessous un vase de nuit, et s'accroupit sur le sie-
ge
54
. Il lettore si aspetterebbe, dopo questa descrizione, qualche
nuova mossa dell'alienista, sullo speciIico terreno del traitement mo-
ral. Si trova invece di Ironte ad una scarna notizia, di poche righe,
53
Ivi, p. 132.
54
Ibiaem.
95
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
dalla quale viene a sapere che Audry, colpita da vaiolo, mori poco
tempo dopo. La parte iniziale del racconto e in realta quella decisiva:
quando cioe Esquirol, dopo aver descritto l'aspetto Iisico della pa-
ziente, si soIIerma sulle sue maniIestazioni verbali: Non solo essa
non parla, ma non pronuncia che la sillaba seguente, che ripete sen-
za posa e con maggior vivacita quando qualcosa la impressiona in
maniera gradevole o penosa: brou, brou e il suo unico linguaggio,
che mormora quasi continuamente, il che ha Iatto si che nell'ospizio
tutti la chiamano con il nome di Bouraon
55
.
Rispetto a Pinel, come si diceva, troviamo in Des malaaies menta-
les una distinzione piu precisa tra demenza e idiotismo, ed al tempo
stesso una Iuoriuscita di quest'ultimo dal quadro delle patologie
mentali. L'idiotismo congenito non e, appunto, malattia. E stato di
mancanza e di privazione. Il Traite lo colloca invece tra le varie esp-
ces di alienazione. Non solo. Pur assegnandolo in maniera pressoch
esclusiva al territorio minato dell'incurabilita, lo vede anche come
espece, che puo subire, nel tempo, une sorte de transIormation,
grazie alla quale il paziente, passando attraverso un acces passager
de manie, riesce a ritrovare entierement l'usage de la raison
56
.
Piu volte Pinel, nel suo trattato, ribadisce la possibilita che l'idiota
guarisca proprio in virtu di un accesso di mania, provocato da una
rivolu:ione interna e spontanea .
57
una sorta di rea:ione interna ,
58
che lo spinge a delirare attorno a determinati oggetti e che talora puo
55
Ivi, p. 131. La traduzione e mia. Le sottolineature appartengono al testo originale. Sot-
tile ed emblematico, qui, il gioco linguistico. L'identita della paziente coincide con il Irammen-
to di linguaggio che essa riesce ad esprimere. Sembra quasi che tale Irammento Iornisca al so-
prannome la sua materia prima. Brou diventa Bour. Bouraon vuoi dire calabrone, oppure tono
che serve da basso continuo d'accompagnamento in certi strumenti musicali; bouraon e anche
parola che appartiene al linguaggio tipograIico, e sta ad indicare l'errore del compositore che
ha saltato uno o piu parole del testo originale. Tutti e tre i signiIicati sono in qualche modo
rapportabili alla situazione: qualora signiIichi calabrone, il termine potrebbe rinviare ad un'e-
spressione del linguaggio Iamiliare, avoir le bouraon, che vuoi dire esser malinconici, esser tri-
sti, esser giu di corda (espressione sinonimica di avoir le cafara, cafara e lo scaraIaggio); qualo-
ra signiIichi basso continuo d'accompagnamento, il termine starebbe ad indicare il comporta-
mento verbale dell'idiota, che emette senza posa e con monotonia la sua sillaba priva di senso;
in quanto termine tipograIico, bouraon potrebbe alludere alla parola monca ed incompleta del
soggetto internato, dalla quale sono assenti alcuni degli elementi in questo caso le lettere
che la compongono. Molto interessante l'annotazione psico-linguistica di Esquirol sul rappor-
to tra l'intensita del suono sillabico e la qualita degli stimoli ambientali a cui esso reagisce e
corrisponde. L'opacita semantica della sillaba costringe l'alienista ad abbandonare ogni riIeri-
mento ai contenuti, privilegiando il rapporto tra l'emissione sonora ed altre variabili di conte-
sto che l'accompagnano.
56
P. Pi nel , op. cit., p. 175.
57
Ivi, p. 40.
58
Ivi, p. 170.
96
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
essere direttamente indotta dall'intervento attivo del terapeuta
59
.
Esquirol, negando all'idiozia congenita questa possibilita di guari-
gione, la ammette invece nei casi di aemen:a acuta. una malattia tal-
volta curabile diversamente dalla aemen:a cronica e dalla aemen:a
senile , soprattutto quando si risolve, dietro la spinta dell'azione
terapeutica, in delirio maniacale. Qui il discepolo tende a diIIeren-
ziarsi dal maestro, dando grande risalto all'eventualita che lo sIociare
della demenza in una esplosione di mania acuta possa rappresen-
tare il risultato aellarte, piuttosto che la conseguenza di un decorso
naturale e spontaneo. Si chiede inIatti, dopo aver raccontato un caso
clinico: Ce que la nature avait Iait pour la malade dont parle ce c-
lebre matre cioe Pinel l'art l'a-t-il produit dans l'observation
que je viens de rapporter?
60
Non si tratta solo di una domanda re-
torica. La Iormula interrogativa e in realta una cautela d'obbligo per
un tipo d'alienazione che solo in alcuni casi si conclude con la guari-
gione. Le osservazioni svolte da Esquirol attorno alla demenza rive-
stono comunque, sotto il proIilo epistemologico, un'importanza
enorme, Iinora del tutto trascurata in sede storiograIica.
La demenza rappresenta, in molti casi, uno stadio terminale della
mania, della monomania o della lipemania: tre momenti essenziali,
come vedremo, della nosograIia esquiroliana. Al tempo stesso, con
maggior Irequenza rispetto a tutte le altre Iorme di alienazione, essa
sIocia in una paralisi, che si sviluppa parallelamente ad un processo
di indebolimento dell'intelligenza. Tale paralisi est aabora partielle,
puis elle envahit un plus grana nombre ae muscles, et aevient genera-
le. Elle a une marche incessante. elle va toufours en augmentant, tan-
ais que lintelligence saffaiblit
61
. La paralisi generale in quanto com-
plica:ione della demenza che ad essa si somma ma non si integra
rimarra un'acquisizione di tutta la psichiatria europea, perlomeno
Iino agli anni cinquanta del secolo scorso. Nel periodo successivo, in
armonia con la precedente scoperta aellaracnite cronica (demenza
paralitica) di Bayle, che risale al 1822, paralisi e demenza Iormeran-
no un'unica entita nosograIica, mettendo cosi radicalmente in crisi le
concezioni di Pinel e di Esquirol, per i quali la Iollia era soprattutto
una malattia morale. Negli anni venti del secolo scorso la posizione
59
P. Pinel, Traite meaico-philosophique sur lalienation mentale, seconde dition, Paris,
Brosson, 1809, p. 192.
60
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, pp. 64-65. Si veda tutto il capitolo De la aemence, pp. 44-
75.
61
Ivi, p. 67. Il corsivo e mio.
97
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
di Bayle era assolutamente minoritaria e del tutto inconciliabile con
il paradigma dominante dall'alienistica nascente. Per salvare il pri-
mato delle cause morali della Iollia, Esquirol era costretto a rilegge-
re, se non ad ignorare, il lavoro e la scoperta di Antoine Laurent
Bayle, adottando uno schema interpretativo di carattere marcata-
mente dualista; la demenza e un genre aalienation mentale trs-ais-
tinct
62
, che a volte si complica con la paralisi, senza mai conIondersi
con essa
63
. Il mantenimento di una prospettiva dualistica, pur innal-
zando un rigido steccato nei conIronti del nascente organicismo e
dei suoi Iuturi e piu gloriosi sviluppi, apre ad Esquirol nuove possi-
bilita teoriche, che soltanto le generazioni successive saranno in gra-
do di sIruttare pienamente. Considerare la demenza un esito di alcu-
ne Iorme gia note di alienazione, oppure una premessa possibile del-
la paralisi generale, signiIica necessariamente introdurre nell'assetto
epistemologico della nosologia una nozione piu o meno esplicita di
aecorso temporale della malattia. Di piu: signiIica anche vedere la
singola malattia il singolo comparto nosograIico come tassello
di un quaaro clinico piu ampio, che comprende diIIerenti stati pato-
logici, collegati tra loro da un rapporto contingente ma prevedibile.
La paralisi, ad esempio, e una complicazione prevedibile della de-
menza. Di Iatto, pero, essa compare come sintomo secondo i dati
62
Ivi, p. 50. Il corsivo e mio.
63
CIr. Ivi, p. 66: qui Esquirol sostiene che le varits compliques della demenza
complicate soprattutto da convulsioni e lesioni motorie (lsions du mouvement) come la pa-
ralisi sono del tutto incurabili. In nota cita il lavoro di Calmeil (De la paralysie consiaeree
che: les alienes, Paris 1826), al quale va associato quello di un altro suo allievo, Delaye (Sur une
espce ae paralysie qui affecte particulirement les alienes, Paris 1824). Entrambi questi autori,
seguendo il loro maestro, adottano un punto di vista dualista, secondo il quale, appunto, nel
demente paralitico si sono sommate due malattie distinte, la demenza e la paralisi, Iigurando
quest'ultima come una delle complicazioni possibili della prima (accanto, alla tisi polmonare
ed allo scorbuto). Fu Antoine Laurent Bayle colui che concepi per primo la demenza paralitica
come aIIezione unica e distinta dalle altre: una sorta di prototipo dell'alienazione mentale di
carattere organico deIinita dall'autore aracnite cronica che si maniIesta, sul terreno sinto-
matologico, come megalomania, delirio di grandezza, monomania ambiziosa (cIr. A.L. Bayle,
Nouvelle aoctrine aes malaaies mentales, Paris 1825). E l'atto di nascita della neuropsichiatria
e, piu in generale, di una vera e propria psichiatria organicistica, che prendera piede nella se-
conda meta del secolo: quando cioe la meningo-encefalite-, scoperta da Bayle gia nella sua thse
del 1822, verra deIinita, da Jean Fournier, come malattia organica di origine siIilitica. La ma-
lattia neuropsichiatrica scoperta da Bayle implicava, in quanto Iorma paradigmatica della ma-
lattia mentale, la liquidazione della Iollia intesa, secondo il dettato di Pinel e di Esquirol, come
malattia morale. E un caso classico, questo, per lo storico delle scienze: una determinata sco-
perta si inscrive in un paradigma accettato da tutta, o quasi, la comunita scientiIica, solo dopo
circa mezzo secolo dalla sua prima Iormulazione. CIr. J. Postel, La paralysie generale, in:AA.VV.,
Nouvelle histoire ae la psychiatrie, cit., pp. 322-333. Sulla dcouverte di Bayle, cIr. P. Ber-
cherie, Les fonaements ae la clinique, cit., pp. 71-79, e anche G. Lantri-Laura, Psychiatrie et
connaissance, Paris, Sciences en Situation, 1991, pp. 61-63.
98
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
di Esquirol soltanto in plus de la moiti
64
dei casi considerati.
All'inverso, su 235 dementi, solo 33 erano stati maniaci o monoma-
niaci. Si puo insomma prevedere quale puo essere la trama degli svi-
luppi e delle concatenazioni. Non si puo sapere in anticipo, se non
con grande approssimazione, quanao tale trama Ia la sua comparsa:
quando, cioe, la mania e la monomania sIociano nella demenza;
quando la demenza acuta, passando attraverso un'esplosione mania-
cale, giunge a gaurigione; quando, inIine, la demenza cronica ed in-
curabile viene complicata dalla paralisi. Anche se i singoli stati pato-
logici che compongono il quadro clinico vengono considerati distinti
ed autonomi distribuiti all'interno di una sequenza prevedibile
ma non necessaria la loro relazione non e del tutto casuale e la diI-
Ierenza che li separa non rappresenta piu una barriera insormontabi-
le. E il tempo l'operatore interno e visibile di questo slittamento epi-
stemologico. E il tempo che rompe la gabbia della concettualizzazio-
ne, conIerendo alla malattia mentale lo statuto di un processo, di
un'entita che si modiIica, di una struttura che si complica e si tra-
sIorma. E il tempo, in ultima analisi, che consente all'alienista di co-
gliere la Iollia nella sua storicita, nel suo dinamismo speciIico, rap-
presentabile in termini generali ma sempre variabile, a seconda delle
caratteristiche individuali ed irripetibili del soggetto osservato.
Storicita intrinseca vuoi dire, in questo caso, dinamismo tempo-
rale, che dipende dalle caratteristiche strutturali di una determinata
malattia, di un determinato quadro clinico. Non vuole assolutamen-
te dire come accadra soprattutto con i concetti di monomania e
di lipemania rapporto tra malattia e storia: cioe tra le caratteristi-
che osservabili di una certa patologia ed il contesto ambientale e sto-
rico-sociale in cui si e sviluppata. E proprio sul versante dell'incura-
bilita o della quasi-incurabilita che la dottrina esquiroliana co-
nosce le sue lacerazioni piu vistose ma al tempo stesso, come vedre-
mo subito, anche le sue contraddizioni interne maggiormente rivolte
verso l'avvenire. Siamo davvero agli inizi, qui, di quella barriera tem-
porale, cronica, irreversibile, della quale parlava Postel a proposito
di Kraepelin. La malattia, in quanto specie naturale, ha un suo de-
corso Iatale, inevitabile, contro il quale nulla o assai poco possono gli
sIorzi e l'accanimento delle terapie. Quanto meno possono le cure,
tanto piu la Iollia si conIigura come destino. In tale prospettiva, all'a-
lienista spettera soprattutto un compito di previsione e di prevenzio-
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 54.
99
64
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
ne, piu che di riabilitazione e di guarigione. Il passaggio dalla psi-
chiatria dell'ottimismo terapeutico alla psichiatria intesa come stru-
mento della prevenzione e della sicurezza sociale non e ancora matu-
ro: e pero possibile. E presente, allo stato di latenza, entro le pieghe
contraddittorie dell`alienistica post-pineliana. E visibile, potremmo
dire con maggior precisione, proprio nella zona piu delicata dell'ap-
parato teorico esquiroliano: la zona dell'incurabilita, laddove la mor-
te dopo la demenza e dopo la paralisi diventa destino cieco
della Iollia. Cieco proprio perch prevedibile, nelle sue diverse Iasi e
nei suoi sviluppi temporali irreversibili. All'interno di questa zona
oscura territorio irto di contraddizioni e ricco di contrasti l'oc-
chio di Esquirol diventa particolarmente acuto. Il medico di Tolosa
osserva, genialmente, anche cio che l'assetto complessivo della sua
dottrina avrebbe dovuto impedirgli di osservare. E tutto questo pro-
prio a partire dal concetto di demenza. Vediamo.
Il capitolo del trattato esquiroliano dedicato alla demenza inizia
con una deIinizione di questa patologia, considerata soprattutto nel-
la sua Iorma cronica, che e la piu Irequente: La dmence dice
l'autore est une aIIection crbrale, ordinairement sans Iievre et
chronique, caractrise par l'aIIaiblissement de la sensibilit, de l'in-
telligence et de la volont: l'incohrence des ides, le dIaut de spon-
tanit intellectuelle et morale sont les signes de cette aIIection.
L'homme qui est dans la dmence a perdu la Iacult de percevoir
convenablement les objets, d'en saisir les rapports, de les comparer,
d'en conserver le souvenir complet; d'ou rsulte l'impossibilit de
raisonner juste
65
.
Ritroviamo in questa deIinizione alcuni elementi di quella che
verra poi deIinita aementia praecox. un concetto messo a punto da
Kraepelin e gia presente, anche se con sIumature diverse, nell'opera
di Morel. La dementia praecox, o schi:ofrenia, consiste, come ha
scritto Bleuler nel 1911 , in una alterazione speciIica del pensiero e
del sentimento, in una disgregazione della personalita, in una scissio-
ne delle Iunzioni psichiche e inIine nella perdita di un rapporto con
il mondo esterno: elemento Iondamentale, questo, che verra ritema-
65
Ivi, p. 44.
66
E. Bl eul er, Dementia praecox oaer Gruppe aer Schi:ophrenien, Lei pzi g- Wi en, Deut i c-
ke, 1911. Gia nell'introduzione di questa celebre monograIia, l'autore deIinisce in termini arti-
colati ed esaurienti questo gruppo nosologico, non senza aver sottolineato il suo debito nei
conIronti di Kraepelin e la genesi lontana del concetto, da Esquirol a Voisin, dalla aemence
precoce di Morel alla catatonia di Kahlbaum, Iino alle psicosi con deterioramento dello stesso
Kraepelin.
100
66
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
tizzato piu tardi da Minkowski come sintomo cardinale della schizo-
Irenia. Per il grande psichiatra di Pietroburgo, il disturbo essenziale
della schizoIrenia non e, come voleva Bleuler, l'allentamento delle
associazioni, ma la perdita del contatto vitale con la realta
67
. Nel-
la deIinizione di Esquirol, la perdita del rapporto con gli oggetti del
mondo esterno e strettamente connessa all'indebolimento della sen-
sibilita, dell'intelligenza e della volonta, oltre che all'incoeren:a aelle
iaee, alla quale Franois Leuret, nei suoi Fragmens del 1834, aveva
dedicato un intero capitolo
68
.
Scissione delle Iunzioni psichiche ed impossibilita di vivere nel
mondo camminano assieme. Favorito dalla ricchezza del materiale
empirico, Esquirol coglie questa complessita del quadro sintomato-
logico, pur non essendo in grado di elaborare le categorie nosograIi-
che adatte a rappresentarla. Egli non precorre, non anticipa statuti
concettuali e sviluppi teorici successivi; si situa, piuttosto, in una
prossimita radicale ai sintomi ed al vissuto del paziente: posizione
privilegiata, che scandisce una postura d'ascolto e che assegna alla
parola del Iolle un primato indiscutibile. E cosi che l'alienista riesce
a veaere, molto prima di Kraepelin, di Bleuler e di Minkowski, cio
che la sua dottrina non poteva ancora sistemare in un quadro teorico
stabile e coerente. Sentiamo cosa ha potuto osservare Esquirol, la-
sciandosi guidare, come aveva detto Falret, dalla aictee degli alienati:
Dans cet tat dice un suo paziente, aIIetto da una Iorma assai
complicata di demenza, interrotta da "courtes priodes de lucidit"
mon intelligence est nulle; je ne pense pas, je ne vois et n'entends
rien; si je vois, si j'apprcie les choses, je garde le silence, n'ayant pas
le courage de rpondre. Ce dIaut d'activit dpend de ce que mes
sensations sont trop Iaibles pour qu'elles agissent sur ma volont
69
.
Il brano appartiene ad una delle due observations riportate
dall'autore al Iine di Iaire connatre a chi legge le passage de la
manie et de la monomanie a la dmence
70
. Non si tratta, dice
Esquirol, di un esempio di simple dmence, o di dmence com-
plete
71
: e molto evidente, in questa annotazione, l'imbarazzo pro-
67
E. Mi nkows ki , La schi:ofrenia, a cur a di St eIano Mi st ur a, Ver ona, Ber t ani , 1980, p. 5 1 .
La prima redazione di quest'opera e del 1927. Fu poi rivista ed ampliata nel 1953.
68
F. Leur et , Fragments psychologiques sur la folie, cit., p p . 3-39: si t r at t a del pr i mo capi -
t ol o (i nt i t ol at o Incoherence aes iaees), nel qual e la per di t a del l e Iacolta associ at i ve (al t rat i on
survenue dans l'association des ides, p. 33) occupa un ruolo Iondamentale.
69
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 48.
70
Ivi, p. 46.
71
Ivi, p. 48.
101
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
vocato dalla sIasatura tra il reIerto empirico e l'armatura categoriale
che avrebbe il compito di deIinirlo. Non a caso, questa osservazio-
ne non appartiene alla parte piu sistematica del capitolo, dove ven-
gono puntualmente deIinite e descritte le diverse Iorme della demen-
za: aemen:a acuta (l'unica curabile), aemen:a cronica e aemen:a seni-
le (entrambe incurabili), e varieta complicate (la cui terminaison e
la paralisi, alla quale vien dietro, molto spesso, la morte)
72
. Si tratta,
come dicevo, di una osservazione che mostra nella demenza uno
stadio terminale della monomania; nulla di preciso viene detto sulle
caratteristiche speciIiche di questa stessa demenza: si sa solo, molto
genericamente, che non e una semplice demenza, e neppure una de-
menza completa. Essa e inIatti caratterizzata da un'alternanza di
agitazione e di stupore, di mania lipemaniaca e di stupore
proIondo, di eccitazione e di insensibilita. E una bipolarita,
questa, che reincontreremo a piu riprese nei capitoli dedicati alla
mania, alla monomania ed alla lipemania: circa trent'anni prima che
Falret e Baillarger elaborino, all'interno di una diIIerente cornice
teorica, i concetti ai follia circolare e di follia a aoppia forma
73
. E tut-
tavia una bipolarita di segno diverso. Mentre in quella connessa alla
monomania o alla lipemania proliIerano i temi deliranti in genere
legati alla vicenda individuale e Iamiliare dei pazienti, ma anche,
molto spesso, al loro rapporto con la storia e con l'ambiente sociale
a cui appartengono nella bipolarita connessa alla demenza si co-
glie lo stesso andamento ciclico, la stessa alternanza di stati contrap-
posti, ma indipendentemente, se cosi si puo dire, dal loro contenuto.
Nel caso prima citato, ad esempio, al di la di un ressentiment con-
tro la Iamiglia e contro la madre, non emerge nessun tema particola-
re, nessuna idea Iissa, o dominante, ma soltanto Irasi sconnesse ed
incoerenti (les propos les plus incohrents). Se in uno stadio preli-
minare alla demenza l'alienista ha potuto rapportarsi a delle Iorma-
zioni deliranti ben caratterizzate perversione degli aIIetti, timore
di essere avvelenato attraverso gli alimenti, continuo tentativo di sco-
prire i pretesi nemici, idee gaie ed ambiziose , nel periodo suc-
cessivo all'internamento, quando cioe la demenza ha gia preso piede,
si assiste ad una sorta di svuotamento semantico dell'alienazione: i
72
Ivi, pp. 64-75: e la parte conclusiva del capitolo.
73
Nel Bulletin de l'Acadmie Imperiale de Mdecine (t. xIx, 1854), compaiono in con-
temporanea i due storici contributi: J.P. Falret, De la folie circulaire, e J. Baillarger, Note sur
un genre ae folie aont les accs sont caracterises par aeux perioaes regulires, lune ae aepression,
lautre aexcitation.
102
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
deliri perdono il loro speciIico contenuto ideativo ed al tempo stesso
la Iase depressiva dell'oscillazione bipolare assume a poco a poco i
connotati di un vero e proprio ritiro dal mondo. Da una excitation
priva di oggetto e di logica interna, il paziente passa cosi ad una
completa insensibilit pour les objets extrieurs
74
, scandita da un
silen:io assoluto e da uno stupore profonao
75
. Se le Iissazioni del mo-
nomane e le depressioni del malinconico mantengono un certo rap-
porto con l'ambiente circostante hanno insomma dei contenuti
che noi possiamo riconoscere, comprendere e Iorse persino amare
76
non accade la stessa cosa per l'eccitamento motorio e per il muto
stupore dei dementi. Ritroviamo una considerazione analoga in Min-
kowski, quando conIronta le grandi possibilita di contatto e di sinto-
nia aIIettiva oIIerte dal maniaco e dal malinconico e quindi dalla
speciIica bipolarita che caratterizza la psicosi maniaco-depressiva
con la sostanziale incomprensione e con l'incomunicabilita che ca-
ratterizzano il rapporto tra l'alienista e lo schizoIrenico. Del tutto
diverso dice inIatti Minkowski e l'atteggiamento degli schizo-
Irenici. L'ambiente non sembra toccarli. Il loro torpore e il loro mu-
tismo, cosi come le loro maniIestazioni di eccitamento motorio e gli
sbalzi e gli arresti della loro ideazione, ci appaiono impenetrabili.
Non comprendiamo questi malati, non abbiamo un contatto aIIetti-
vo... con essi
77
.
Osservazioni analoghe erano gia presenti in Dementia praecox di
Eugen Bleuler: richiamandosi esplicitamente a Kraepelin, il clinico
zurighese aveva ribadito la presenza dell'esaltazione maniacale e del-
la depressione malinconica anche nella schizoIrenia, chiarendo mol-
to bene, tuttavia, che mentre nella psicosi maniaco-depressiva esisto-
no sia aIIetti sia contenuti ideativi molto evidenti, nella schizo-
Irenia la situazione aIIettiva ha sempre un tratto di rigidita e di im-
mobilita. Gli accessi d'ira maniacali hanno motivi normali e sono
guidati da una certa Iinalita. Al contrario, le schizoIrenie eccitate
hanno scarsi rapporti con l'ambiente ed implicano comunque una
sostanziale alterazione delle Iunzioni logiche classiche. Non e
74
J.E.D. Esquirol, op. cit. t. II, p. 47.
75
Ivi, pp. 47-48.
76
Sviluppero nella parte Iinale del presente capitolo questo aspetto relativo al legame
emotivo tra Esquirol ed i suoi pazienti. Il delirio del Iolle incatena, con i suoi contenuti, lo
sguardo dell'alienista; esercita su di lui un singolare eIIetto seduttore. Ma questo accade, come
vedremo, quando il paziente e un maniaco o un malinconico. Mai quando esso e un idiota o
un demente.
77
E. Minkowski, op. cit., p. 66.
103
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
quindi lecito conIondere la Iuga d'idee maniacale con l'incoeren-
za schizoIrenica. Allo stesso modo, e necessario distinguere la ma-
linconia tipica della psicosi maniaco-depressiva da quella schizoIre-
nica: la prima determina un blocco delle Iunzioni psichiche che
il terapeuta puo superare se riesce a spostare l'attenzione del mala-
to su un tema distante dal suo complesso mentre la seconda met-
te capo a una vera e propria inibizione, che permane anche se il
malato viene distratto
78
.
Nel caso di demenza non semplice e non completa precedente-
mente citato, Esquirol aveva dunque messo in luce un certo insieme
di sintomi verbali e comportamentali che solo molto piu tardi
la psichiatria sara in grado di inscrivere all'interno di un livello piu
adeguato e meno generico di concettualizzazione. Lo stesso Bleuler,
ad esempio, riconosce ad Esquirol il merito di aver descritto le ste-
reotipie . una delle maniIestazioni piu vistose della schizoIrenia,
che l'alienista zurighese cercava di comprendere anche attraverso
una spregiudicata assimilazione teorica della nozione Ireudiana di
complesso .
Si modiIicano le categorie, si trasIormano gli assetti teorici della
psichiatria, si aIIinano le capacita di osservazione, cambia il concetto
stesso di malattia mentale; permane tuttavia, in un arco temporale
che va da Esquirol a Freud, un sostrato empirico comune: tra l'alie-
nistica nascente e l'avvento della psicoanalisi, alcune Iigure Ionda-
mentali della devianza ripetono la loro apparizione e impongono la
loro costante presenza, anche se all'interno di diIIerenti dispositivi
teorici e di mutati contesti istituzionali, sociali e storici
81
. In questa
prospettiva, saremmo davvero schiavi di un cattivo nominalismo
oltre che di una sterile postura storiograIica se attribuissimo ad
Esquirol le caratteristiche di un genio precursore, di un alienista
d'eccezione che anticipa i concetti e le dottrine della psichiatria clas-
sica; se non riuscissimo a capire, soprattutto attraverso la lettura dei
casi clinici, che Esquirol e Bleuler, per non citare che loro, posano il
loro sguardo, con occhiali teorici diversi, su materiali empirici che si
rassomigliano, o che, perlomeno, presentano signiIicative ed eviden-
78
Cito dall'edizione italiana presentata da Luigi Cancrini: E. Bleuler, Dementia praecox
o il gruppo aelle schi:ofrenie, Roma, La Nuova Italia ScientiIica, 1985, pp. 232-235.
79
Ivi, p. 28. Sulle stereotipie cIr. pp. 156-158 e p. 47.
80
Su questo problema e, piu in generale, sulla circolazione dei temi Ireudiani nella psi-
chiatria, cIr. L. Cancrini-N. Ciani, Schi:ofrenia. aalla personalita alla malattia, Roma, II Pensie-
ro ScientiIico, 1968.
81
H. Tellenbach, Melancholie, Berlin-Heidelberg, Springer-Verlag, 1976
3
.
104
75
80
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
ti analogie. Non si vuole aIIermare, con questo, che le tipologie della
devianza e le Iigure della Iollia non conoscano, nel tempo, rilevanti
processi trasIormativi; si tratta pero di trasIormazioni molto lente,
soprattutto se paragonate alla rapidita con cui la psichiatria una
scienza relativamente giovane ha costantemente arricchito e rin-
novato i propri apparati categoriali ed i propri assetti epistemologici.
Dalla nascita della psichiatria all'avvento della psicoanalisi, e ac-
caduto piu volte che gli alienisti applicassero a personaggi del passa-
to categorie nosograIiche appena inventate, oppure gia presenti nella
tradizione medica, ma sottoposte ad un processo di revisione e di ri-
deIinizione. Basti pensare agli scritti di Llut su Socrate e su Pa-
scal
82
, a Leuret che studia i Ienomeni dell'ascetismo
83
, oppure all'i-
steria come chiave di lettura della possessione diabolica
84
; basti inol-
tre ricordare, in relazione al periodo storico che maggiormente ci in-
teressa, la diIIusa convinzione comune ad Esquirol ed a tutta la
sua scuola che la monomania, concetto nuovo per eccellenza, sia
in realta sempre esistita, anche se conosciuta con nomi diversi ed a
partire da diIIerenti prospettive
85
.
Un bell'esempio, che milita a Iavore del nostro orientamento an-
tinominalistico, e rappresentato dalla storia plurisecolare di quell'en-
tita patologica, deIinita dall'alternanza di mania e malinconia, alla
quale Kraepelin diede il nome, tuttora in vigore, di psicosi maniaco-
aepressiva. osservata per la prima volta da Areteo di Cappadocia,
vissuto probabilmente nel primo secolo dopo Cristo
86
, venne poi ri-
82
F. Lelut, Du aemon ae Socrate, specimen aune application ae la science psychologique a
celle ae lhistoire, Paris 1836. Dello stesso autore si veda anche lamulette ae Pascal pour servir
a lhistoire aes hallucinations, Paris 1846 (scritto comparso, in un primo momento, in due pun-
tate, sulle Annales mdico-psychologiques: t. v, 1845, pp. 1-15 e pp. 157-180).
83
F. Leuret, Fragments, cit., pp. 327-364.
84
I.-M. Charcot-P. Richer, Le inaemoniate nellarte, Milano, Spirali, 1980 (il testo origi-
nale, in prima edizione, esce a Parigi nel 1887). Sull`Archivio storico dell'isteria e sulla lettu-
ra clinica delle possessioni del passato cIr. A. Salsano, Larchivio aellisteria. la Bibliothque
aiabolique, in: M. Galzigna (a cura di), La follia, la norma, larchivio, Venezia, Marsilio, 1984,
pp. 171-183. Utili anche I. Veith, Hysteria, the history of a aisease, The University oI Chicago
Press, 1965 e E. Trillat, Histoire ae lHysterie, Paris, Seghers, 1986 (cIr., in particolare, pp.
130-155). Un saggio magistrale, anche sotto il proIilo metodologico dal quale si coglie la
posta in gioco, politica e scientiIica, dell'isteria all'epoca di Charcot e quello di A. Fontana,
Lultima scena, in: Bourneville-Regnard, Tre storie aisteria, Venezia, Marsilio, 1982, pp. 7-54.
85
Sull'uso del concetto di monomania per interpretare comportamenti che risalgono
Iino ai temps anciens cIr. J.E.D. Esquirol, op. cit., t. I, pp. 334-335. Si veda, piu in generale,
tutto il capitolo, De la monomanie, pp. 332-393.
86
CIr. M. G. Ci ani , Psicosi e creativita nella scien:a antica, Venezi a, Marsi l i o, 1983, pp.
39- 61.
105
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
presa anche da medici e da moralisti
87
dell'eta moderna. I trattati ed
i saggi piu recenti Ianno di solito risalire la genesi del concetto krae-
peliniano ai lavori di Falret e di Baillarger, ed alla loro folie circulaire
o folie a aouble forme
88
, dimenticando di sottolineare che nell'alieni-
stica nascente, e soprattutto in Esquirol, la sindrome bipolare era gia
87
Alla lunga storia della psicosi maniaco-depressiva dedichero, dopo questo libro, un la-
voro speciIico. Con nomi diversi la ritroviamo spesso in trattati sei-settecenteschi dedicati alla
malinconia. Ne accenna anche Robert Burton, nella sua monumentale summa barocca sulla
malinconia, che da voce ad una miriade di autori, piu o meno Iamosi, quando non oscuri
autori classici, medievali e moderni, medici e non che si sono occupati del temperamento
e del morbo atrabiliare. La prima edizione del trattato di Burton e del 1621. Vi si trovano an-
che dei cenni alla malinconia sanguigna, ed alla malinconia collerica (legata a comporta-
menti violenti), sempre nell'ambito, ovviamente, della teoria umorale. CIr. R. Burton, The
Anatomy of Melancholy, New York, Vintage Books, 1977, The First Partition, pp. 400-401.
88
CIr. A. Jeanneau, La cyclothimie, Paris, Payot, 1980, p. 19. CIr. anche E.S. Paykel (a
cura di), Hanabook of affective aisoraers, New York, The GuilIord Press, 1984 (si veda soprat-
tutto il contributo di C. Perris, The aistinction between bipolar ana unipolar affective aisoraers,
pp. 45-58). Arieti e Bemporad valorizzano invece il contributo di Areteo. CIr. S. Arieti-J. Bem-
porad, La aepressione grave e lieve, Milano, Feltrinelli, 1981, p. 27.I due autori citano anche
le opere di Robert Burton e di Timothy Bright, ma solo per mostrare il grande interesse che il
'500 ed il '600 dedicarono al tema della malinconia. Non colgono la grande Iinezza psicologica
contenuta nei trattati di questi due autori, entrambi attenti alla maniera in cui, nella melan-
choly, si mescolano spesso stati depressivi e stati di collera. Bright, ad esempio, nel xxIII capi-
tolo del suo libro sulla malinconia (How aIIections be altered), parla di una biting and Iret-
ting Choller be mixed with their Melancholy (cIr. T. Bright, A treatise of melancholy, Lon-
don, William Stansby, 1613, p. 161). Nel corso dello stesso capitolo accenna anche alla malin-
conia sanguigna, di cui parlera anche Burton, come esempio di mescolanza di stati d'animo di-
versi. E comunque l'associazione tra malinconia e collera quella che qui ci interessa. Qualche
specialista ha riconosciuto a Bright la capacita di veaere l'oscillazione bipolare. Bright's
Treatise indicates aIIerma inIatti la psichiatra Nancy Andreasen that he recognised that
some patients experienced extremes oI elation as well as despondency |cIr. N.C. Andreasen,
Concepts, aiagnosis ana classifications, in: E.S. Paykel (a cura di), op. cit., p. 24|. Sull'unita sin-
tomatica di mania e malinconia, sulla percezione della loro aIIinita e reciprocita lungo tutto il
secolo xvIII ed in particolar modo nell'opera di Willis, si veda M. Foucault, Storia aella follia
nelleta classica, cit., pp. 308-336. Arieti e Bemporad citano alcuni autori della medicina sei-
centesca e settecentesca, che hanno associato i due stati depressione ed eccitamento mania-
cale come parti di un'unica entita diagnostica (op. cit., p. 28). Saltano poi da questi riIe-
rimenti sei-settecenteschi ai lavori di Falret e Baillarger, senza dare il minimo spazio agli alieni-
sti della prima generazione: alienisti che nelle loro thses di dottorato e nei loro libri dedicati
alla malinconia hanno sempre consacrato un certo spazio in genere il capitolo iniziale
alla letteratura medica antica e moderna. Mi limito qui a citare un testo molto interessante,
scritto da un dimenticato medico di provincia: F.H. Anceaume, De la melancolie, Paris, Chez
Mquignon-Marvis, 1818. Dalla prima parte di questo libro (pp. 11-39), Esquirol trae la gran-
de maggioranza dei riIerimenti storici contenuti nel capitolo di Des malaaies mentales dedicato
alla malinconia (op. cit., t. I, pp. 197-237); riIerimenti che mettono bene in luce la presenza
della sindrome bipolare nei testi medici dell'eta moderna, a partire da Michaelis de Heredia
(1590-1659) spagnolo, primo medico di Filippo Iv e dal medico olandese Petrus Fore-
stus (1522-1597). Anceaume, e di riIlesso Esquirol grande utilita, per il maitre, di questo
medico di provincia e della sua erudizione! ricordano soprattutto due illustri autori, vissuti
tra il diciasettesimo e il diciottesimo secolo, ai quali non sIuggi il rapporto di complementarie-
ta tra mania e malinconia: il Iamoso medico tedesco Friedrich HoIImann (1660-1742) ed il ce-
lebre clinico olandese Hermann Boerhaave (1668-1738).
106
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
stata osservata. Si tratta dunque di una sindrome costantemente pre-
sente e ripetutamente registrata, dall'antichita Iino ai nostri giorni,
ma anche all'interno di culture non occidentali, come ad esempio
quella giapponese
89
. A partire da questa consapevolezza, autori
come Tellenbach
90
si sono dimostrati inclini a pensare che certi stati
patologici oppure certi temperamenti, certi caratteri descritti
nei testi antichi, rivelino qualcosa di essenziale sulla natura umana:
una sorta di costante antropologica, che subisce, nello spazio e nel
tempo, variazioni poco signiIicative. L'indubbio interesse IilosoIico
di tale posizione alla quale manca, in ogni caso, il necessario so-
stegno di un'analisi epidemiologica comparata
91
, verrebbe alquanto
ridimensionato dall'eventualita che l'oscillazione bipolare possa co-
noscere nel Iuturo, un'eclissi inarrestabile, cosi come e accaduto, ad
esempio, al grande attacco isterico studiato da Charcot. Non si tratta
certo di un'ipotesi troppo azzardata, se si considerano i dati clinici e
le indagini epidemiologiche di questi ultimi anni: la psicosi maniaco-
depressiva a carattere bipolare e in eIIetti diventata un rare disor-
der
92
, a vantaggio di una netta dominanza sia della malinconia cro-
nica involutiva, gia isolata da Kraepelin, sia soprattutto della malin-
conia unipolare, come la chiama Tellenbach, caratterizzata esclusiva-
mente dal versante depressivo e dalla rigorosa esclusione di qualsiasi
maniIestazione maniacale: una costellazione patologica che Tellen-
bach ritiene caratteristica delle societa industriali di massa e che
Arieti e Bemporad, utilizzando i concetti di David Riesman, mettono
in relazione con lo sviluppo sempre maggiore di un'organizzazione
sociale eterodiretta. La societa autodiretta Iavorirebbe la psicosi
maniaco-depressiva, con depressione di tipo autoaccusatorio; quella
89
CIr. M. Shi moda, ber aen prmorbiaen Charakter aes manisch-aepressiven Irreseins,
in Psychiatria et Neurologia japonica, n. 45, 1961, ed anche, dello stesso autore, ber aes
manisch-aepressive Irresein, in Med. Zeitschr. Yonago, n. 2, 1950. Flashar ha dimostrato che
il concetto di oscillazione bipolare e gia presente, ancor prima che in Areteo, nel Corpus Hip-
pocraticum. CIr. H. Flashar, Melancholie una Melancholiker in aen meai:inischen Theorien
aer Antike, Berlin, W. de Gruyt er, 1966, pp. 46-49.
90
Si veda soprat t ut t o il pr i mo capitolo, di carattere storico, della Iondament al e mono-
graIia di H. Tellenbach, Melancholie. Problem-geschichte, Enaogenitt, Typologie, Pathogene-
se, Klinik, Berlin-Heidelberg, Springer, 1976
3
.
91
CIr. W.W.K. Zung, A cross-cultural survey of symptoms in aepression, in American
Journal oI Psychiatry, n. 126, 1969. Sulla minor Irequenza della psicosi maniaco-depressiva
nei paesi orientali a religione induista e buddista, cIr. il lavoro, utilizzato anche da Arieti e
Bemporad, di H.R. Gold, Observations on cultural psychiatry auring a worla tour of mental ho-
spitals, in American Journal oI Psychiatry, n. 108, 1951.
92
CIr. C. Perris, op. cit., p. 48. Nel contributo di Perris sono riportati interessanti dati
statistici, a sostegno di questa tesi.
107
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
eterodiretta incrementerebbe invece una depressione di tipo rivendi-
cativo, molto meno grave della precedente e non sempre bisognosa
di ricovero
93
. Lasciando per il momento privo di soluzione il proble-
ma IilosoIico posto da Tellenbach, ci sembra importante ribadire
che la relativa stabilita e la permanenza, tra Esquirol e Freud, sia di
determinati tipi e di determinati temperamenti, sia di alcuni sintomi
speciIici della Iollia, Ia risaltare i meriti scientiIici delle prime genera-
zioni di alienisti: clinici attenti al vissuto dei malati, disponibili all`
scolto e percio capaci di veaere anche i Ienomeni che, in qualche
modo, non conIermavano la validita delle loro dottrine. Esquirol
veae, inIatti, l'oscillazione bipolare, pur avendo costruito una noso-
logia imperniata sulla parzialita e sull'unita del delirio, e non sulla
sua molteplicita
94
. cioe sui suoi mutamenti sia di Iorma che di conte-
nuto.
In questa prospettiva, sara utile considerare con molta attenzione
le pagine che l'erede di Pinel dedica alla mania
95
: una categoria che
risale a Ippocrate
96
e che attraversa tutta la tradizione medica occi-
dentale, sotto il segno di una concezione intellettualistica della Iollia;
Iollia come delirio, come perdita totale della ragione, come rottura
dell'unita dell'io. La pineliana manie sans aelire viene esclusa dai ter-
ritori della mania ed assegnata, alla pari di qualsiasi altra Iorma di
alienazione par:iale, all'ambito delle monomanie e della lipemania: i
due cavalli di battaglia della nosograIia esquiroliana ed al tempo
stesso i due utensili concettuali autenticamente innovativi della psi-
chiatria del primo ottocento. Mania come Iollia totale, dunque,
come aelirio generale, come aIIezione cerebrale, cronica, di solito
senza Iebbre, caratterizzata dalla perturbazione e dall'esaltazione,
della sensibilita, dell'intelligenza e della volonta
97
. I maniaci, ag-
93
S. Arieti-J. Bemporad, op. cit., pp. 419-425. Su queste due Iigure della depressione e
sul tema piu generale si veda il bel saggio di R. Speziale-Bagliacca, I contributi psicoanalitici
alla comprensione aella aepressione, in AA.VV.,Laltra aepressione, a cura di Franco Giberti, Pa-
dova, Piccin, 1985. Fondamentale L. Grinberg, Culpa y aepresion, Madrid, Alianza Editorial,
1988 (nuova edizione, con appendice inedita). Sul rapporto unipolare-bipolare cIr. J. Angst
(et alii), The course of monopolar aepression ana bipolar psychoses,in Psychiatria Neurologica
et Neurochirurgia, n. 76, 1973, pp. 489-500. Si veda anche l'importante libro collettivo cura-
to dallo stesso autore: J. Angst (ed.), Classification ana preaiction of outcome of aepression,
Stuttgart-New York, Schattauer, 1973.
E questa, non lo si dimentichi, la critica rivoltagli da Falret nel gia citato articolo del
1854 sulla non-existence della monomania.
95
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, pp. 1-43.
96
M.G. Ciani, op. cit., pp. 26-29. Si veda l'identiIicazione della mania, nell'opera ippo-
cr at i ca Il Male sacro.
97
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 2. La traduzione, qui come in seguito, e mia.
108
a-
94
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
giunge Esquirol, si Ianno notare per le Ialse sensazioni, le illusio-
ni, le allucinazioni, la viziosa associazione delle loro idee, gli
errori del loro giudizio, la perturbazione dei loro aIIetti, l'im-
peto della loro volonta
98
. A diIIerenza della lipemania e delle mo-
nomanie nelle quali si ha a che Iare o con un delirio parziale op-
pure con un disordine delle aIIezioni che lascia sovente inalterate
le Iacolta intellettuali la mania si esprime attraverso la moltepli-
cita, la rapidita, l'incoerenza delle idee ed un diIetto di atten-
zione che esaltano le passioni del malato, sconvolgono il suo
giudizio, corrompono i suoi desideri e lo spingono a delle determi-
nazioni piu o meno bizzarre, piu o meno insolite, piu o meno violen-
te . La molteplicita delle idee deliranti e la dimensione generale del
delirio stesso contraddicono la scoperta della parzialita della Iollia e
le sue conseguenti articolazioni: il delirio attorno ad un solo oggetto,
che lascia intatta la ragione su tutto il resto, oppure la mania senza
delirio, Iigura Iondamentale, gia presente in Pinel e sussunta da
Esquirol, non senza incertezze come vedremo nelle entita no-
sograIiche della monomania affettiva (o ragionante) e della monoma-
nia istintiva. Se l'Esquirol del 1805 interpreta Iedelmente la cesura
instaurata dalla nuova scienza psichiatrica, arrivando ad aIIermare
che i Iolli raisonnent tous plus ou moins
100
, quello del 1818
101
,
giunto oramai alla pienezza della sua esperienza clinica, riabilita l'an-
tica mania per circoscrivere qualcosa di indeciIrabile e di inquietan-
te: la Iigura del delirio totale, Proteo sIuggente, che assume tutte
le Iorme possibili, che si sottrae all'osservazione dell'occhio piu
esercitato e piu attento, che rappresenta l'immagine stessa del caos.
Le maniaque prsente l'image du chaos
102
: caos dunque, disor-
dine, perturbazione, diIIicolta di ricondurre la proliIerazione dei
deliri ad un tipo primitivo, mancanza d'armonia, assenza di un
ordine, di un legame, che tenga unite le sensazioni e le
idee; nella mania come nella monomania non e Iacile precisare
quale e la Iacolta dell'intelletto essenzialmente lesa. A monte di tut-
te queste maniIestazioni, vi e una lesione principale dell`atten:ione
(l'attention est principalement lse)
103
, autentico centro motore
98
Ibiaem.
99
Ibiaem.
100
J.E.D. Esquirol, Des passions, cit., pp. 78-79.
101
E l'anno in cui compare, nel gia citato Dictionnaire des sciences mdicales, di
Panckoucke, la voce manie, poi riportata e ritoccata nella silloge del 1838.
102
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 10.
103
Ibiaem.
109
99
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
della personalita, al quale Esquirol nell'articolo aelire scritto nel
1814 per il Dictionnaire di Panckoucke ed escluso dalla silloge del
1838 riconosce il potere di tenere assieme sensazioni, idee ed aI-
Ietti e di rendere possibile un normale Iunzionamento dell'attivita
razionale (pour raisonner juste, l'attention doit s'arrter plus ou
moins longtemps sur les objets qui Irappent nos sens)
104
. In quello
stesso articolo l'alienista di Tolosa sostiene che quando il delirio non
poggia su un'idea esclusiva, oppure su una serie di idee dipen-
denti da questa idea-madre, ma abbraccia piuttosto un gran nu-
mero di oggetti e di idee, l'alienazione mentale assume le caratteri-
stiche del delirio Iebbrile, della mania o della demenza
105
. Gli aspet-
ti della mania Iinora descritti ed il suo apparentamento alla demen-
za, Ianno ricomparire, entro il tessuto dell'analisi esquiroliana, quel-
la costellazione di sintomi a cui molto piu tardi si dara il nome di
schizoIrenia: dissociazione delle Iunzioni psichiche, rottura dell'uni-
ta dell'io
106
, distanza del soggetto dal mondo. Si tratta di un sogget-
to che vive isolato dal mondo Iisico e intellettuale, come se Iosse
rinchiuso egli stesso in una camera oscura
107
. La descrizione del
maniaco conosce tuttavia, sotto questo proIilo, notevoli oscillazioni.
Adottando una terminologia presa a prestito dalla psichiatria classi-
ca, e tuttora in vigore, potremmo dire che il quadro della mania de-
scritta da Esquirol contiene al suo interno sia la schizoIrenia sia la
psicosi aIIettiva di tipo depressivo o a carattere maniaco-depressivo.
Poco dopo aver usato la metaIora della camera oscura, l'alienista tie-
ne inIatti a precisare che nella mania non vi e cessazione assoluta
della percezione degli oggetti esterni; il sentiment du moi n'est pas
teint, la perception se Iait encore. D'altro canto, lo stesso disordi-
ne dell'intelligenza che caratterizza principalmente la mania non e
inaccessibile allo psichiatra: cio che lo rende evidente, cio che lo ai-
svela, Iavorendo la comunicazione interpersonale, e ancora una volta
la parola del paziente. La parole donne a l'homme pour exprimer
ses penses et ses aIIections aecle le dsordre de l'intelligence du
maniaque
108
. Si tratta di una parola che dischiude all'alienista due
mondi diversi: quello delle psicosi aIIettive, dove i pazienti se Iont

J.E.D. Esquirol, voce Delire in Dictionnaire des sciences mdicales, 1814, pp. 251-
105
Ivi, pp. 253-254.
106
CIr. ivi, p. 253: C'est le moi aIIerma Esquirol a qui se rapportent toutes les
sensations, toutes les ides, toutes les aIIections de l'homme pendant qu'il jouit de sa raison.
107
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 10.
108
Ivi, p. 11. I corsivi sono miei.
110
104
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
remarquer par l`clat des expressions, par la proIondeur des pen-
ses, par l'association des ides les plus ingnieuses
109
, e quello del-
la schizoIrenia, dominato da discorsi incoerenti, da Irasi o da pa-
role che il malato pronuncia sans paratre y attacher le moindre
sens
110
; di piu: da parole e da Irasi interamente inventate dai ma-
niaques. Il en est aIIerma inIatti Esquirol qui se crent un
language tout particulier
111
. Vengono in mente le stereotipie verba-
li, le verbigera:ioni, le glossolalie e, piu in generale, tutta la variegata
compagine dei sintomi linguistici della schizoIrenia, tuttora ogget-
to di studi approIonditi da parte della psichiatria clinica
112
. Esquirol
ha dunque visto questi Ienomeni; al tempo stesso, sempre nell'ambi-
to di questa categoria a maglie semantiche molto larghe la manie
e riuscito a registrare oscillazioni di carattere bipolare tra mania e
lipemania, tra mania e tisi, tra mania e ipocondria: vere e proprie al-
ternanze, non semplici successioni, nel tempo, di una Iorma patolo-
gica a un'altra. Il n'est pas rare de voir la manie alterner et d'une
maniere tres rguliere avec la phtisie, l'hypocondrie, la lypma-
nie
113
. Globalita e molteplicita del delirio, oscillazione bipolare,
complicazione della mania con altre Iorme di Iollia e con altre ma-
109
Ivi, p. 12.
110
Ibiaem.
111
Ibiaem.
112
CIr. il saggio ormai classico di S. Piro, Il linguaggio schi:ofrenico, Milano, Feltrinelli,
1967, pp. 429-496. Per il conIronto depressione-schizoIrenia, con particolare riguardo al tema
della Ichspaltung, si veda, sempre in un'ottica di psichiatria Ienomenologica, E. Borgna, I con-
flitti ael conoscere. Strutture ael sapere ea esperien:a aella follia, Milano, Feltrinelli, 1988 (cIr.
in particolare pp. 71-81). Sui criteri diagnostici attuali per distinguere la psicosi maniaco-de-
pressiva della schizoIrenia, cIr. H.G. Pope-J.F. Lipinski, Diagnosis in schi:ofrenia ana manie-
aepressive illness, in Archives oI General Psychiatry, n. 35, 1978, pp. 811-928.
113
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 21. Il corsivo e mio. La mania e dunque per Esquirol
una Iorma complicata di alienazione, un Proteo, appunto, dai mille volti. In palese contrad-
dizione con lunita, con la par:ialita del delirio tematizzata per tutte le Iorme di Iollia par-
ziale e rimproveratagli, come si e detto, da Falret Esquirol scopre qui la molteplicita e la glo-
balita del delirio: scopre qualcosa che verra messo a Iuoco dalla psichiatria successiva; qualco-
sa che contraddice l'impianto complessivo della sua dottrina; qualcosa, inIine, che implica la
ripresa e la riIormulazione di un concetto quello di mania che apparteneva alla tradizio-
ne medica occidentale (da Ippocrate alla meaicina mentis del settecento). Il concetto di mania
appartiene ancor oggi alla psichiatria clinica, nella Iorma considerata alquanto rara di
sottogruppo della psicosi maniaco-depressiva: si tratta della cosiddetta mania unipolare, priva,
quindi, del versante malinconico-depressivo. CIr. B. Shopsin (ed.), Manic illness, New York,
Raven Press, 1979. E interessante, nello scorrere questa letteratura, ritrovare termini e concetti
gia cari ai nostri padri Iondatori. I sintomi della mania, quelli piu importanti, sono: euIoria,
irritabilita, scarso controllo degli impulsi, disinibizione, aumento dell'energia, diminuzione del
sonno, loquacita eccessiva, Iorte incremento della socialita, iperattivita sessuale, tendenza a
spendere troppo denaro, litigiosita, Iuga delle idee, idee di grandezza e illusioni. CIr. anche J.
Nurnberger (et alii), Unipolar mania. a aistinct clinical entity?, in American Journal oI Psy-
111
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
lattie Iisiche, come l'epilessia, la paralisi, lo scorbuto: il che ha dato
luogo a molte opinioni diverse sul carattere e la classiIicazione delle
diverse alienazioni mentali
114
. Davvero acuta, in questo passaggio,
la consapevolezza di quanto sia incerto e provvisorio il lavoro di con-
cettualizzazione che rende possibile una nosologia! La mania rimane
comunque, a pieno titolo, una categoria tipicamente esquiroliana,
nonostante la grande latitudine del suo spettro semantico: essa e in-
Iatti curabile e Irequentemente guaribile dopo i primi due o tre ac-
cessi e a una distanza di non piu di un anno dal suo primo insorge-
re
113
. Curabile e guaribile soprattutto perch il numero delle cause
morali che la provocano e molto piu elevato di quello delle cause
Iisiche
116
. Di conseguenza, sara necessario agire sul moral del pa-
ziente maniaco, oltre che sul suo corpo, per ottenere un risultato te-
rapeutico Iavorevole. Il traitement moral dei maniaci consiste nel-
l'impadronirsi della loro attenzione, nel dominare la loro intelligen-
za, nel guadagnare la loro Iiducia
117
, usando con cautela il timo-
re, ma soprattutto eccitando la loro ammirazione e la loro sorpre-
sa
118
. Se la parola del maniaco e stata un Iormidabile strumento per
accedere al dsordre della sua intelligenza, non e con la parola che
l'alienista puo intervenire eIIicacemente sulla malattia. Sostenuto da
un grand appareil de Iorce nei casi di Iurore, Iacendo ricorso a
una repressione illuminata e moderata
119
, e servendosi con saga-
cia di prescrizioni igieniche e dietetiche oltre che di un opportu-
no regime di isolamento
120
l'alienista punta a restaurare il Iunzio-
namento dell'attenzione: la Iacolta principalmente lesa nella mania,
come si diceva, che garantisce la coesione e l'armonia tra le diverse
Iunzioni psichiche e che rende possibile l'ascolto, da parte del pa-
ziente, della parola di chi lo deve guarire. In eIIetti, les maniaques
ne peuvent assez matriser leur attention pour ecouter et pour suivre
les raisonnements qu'on leur Iait
121
.
A questa incapacita d'ascolto che caratterizza la condizione ma-
chiatry, n. 136, 1979, pp. 1420-1423. La mania unipolare sembra avere tutte le caratteristiche
di quella che Esquirol chiama manie simple: mania semplice, gaia, chiamata nel '700 da
Boissier de Sauvages, ce lo ricorda lo stesso Esquirol, mania moria (pp. cit., t. II, p. 19).
114
Ivi, pp. 22-23.
115
Ivi, p. 24.
Ivi, p. 7.
Ivi, p. 28.
Ibiaem.
Ivi, p. 29.
Ivi, p. 27.
Ivi, p. 28. I corsivi sono miei.
117
118
119
112
116
120
121
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
niacale, corrisponde, dalla parte dello psichiatra, una relazionalita
diIIicile e Iaticosa. Figura del disordine, del caos, dell'eccesso, il ma-
niaco mette a disagio chi lo ascolta: se la sua parola puo rappresenta-
re, in certi casi, un punto d'ancoraggio ed uno strumento di deciIra-
zione della malattia, la conIusione delle sue idee, la Irequente incom-
prensibilita dei suoi discorsi e delle sue Irasi, oltre che la varieta pro-
teiIorme dei suoi comportamenti, possono produrre nel medico pau-
ra ed allontanamento, crainte e loignement
122
. L'ascolto e diI-
Iicile. Il dialogo, poco praticabile, e solo uno strumento ausiliario
dell'osservazione e della classiIicazione. Non diventa quasi mai un
supporto dell'azione terapeutica. La relazione interpersonale e inve-
ce molto piu Iacile nel caso delle monomanie e della lipemania. neo-
logismo coniato da Esquirol per indicare la malinconia con delirio.
SoIIermiamoci su quest'ultima
123
cominciando con la deIinizio-
ne: la lipemania e una monomania caratterizzata da un delirio par-
ziale e da una passione triste ed oppressiva
124
. Il delirio parziale e
cronico, senza Iebbre e si accompagna a una
passion triste, dbilitante ou oppressive. La lypmanie ne saurait tre con-
Iondue avec la manie dont le dlire est gnral, avec exaltation de la sensi-
bilit et des Iacults intellectuelles, ni avec la monomanie qui a pour carac-
tere les ides exclusives avec une passion expansive et gaie; ni avec la d-
mence dont l'incohrence et la conIusion des ides sont l'eIIet de l`aIIaiblis-
sement: on ne saurait la conIondre avec l'idiotie, car Pidiot n'a jamais pu
raisonner. La lypmanie a t si souvent brise par l'hypocondrie, que je ne
peux me dIendre de prsenter en peu de mots les diIIrences qui existent
entre ces deux maladies. La lypmanie est plus souvent hrditaire; les ly-
pmaniaques naissent avec un temprament particulier, le temprament
mlancolique, qui les dispose a la lypmanie. Cette disposition est IortiIie
par les vices de l'ducation et par des causes qui agissent plus directement
sur le cerveau, sur la sensibilit, l'intelligence; les causes qui la produisent
sont plus ordinairement morales: tandis que l'hypocondrie est l'eIIet de
causes plus souvent physiques, qui modiIient l'action de l'estomac, qui
troublent les Ionctions digestives. Dans la lypmanie, les ides contraires a
la raison sont Iixes, entretenues par une passion triste, par une vicieuse as-
sociation d'ides. Dans l'hypocondrie, au contraire, il n'y a point de dlire,
mais le malade exagere ses souIIrances, il est sans cesse proccup, eIIray
des dangers qu'il croit menacer sa vie
125
.
Ivi p. 25
123
Ivi, t. I, pp. 197-237 (titolo del capitolo: De la lypemanie ou melancolie, e il testo leg-
germente ritoccato della voce Melancolie scritta nel 1820 per il Dictionnaire di Pan-
ckoucke).
124
Ivi, p. 200.
125
Ivi, p. 201. Per quanto riguarda il gruppo delle monomanie e la lipemania argo-
113
122
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Abbiamo voluto riportare per intero questa pagina, che rappre-
senta una sintetica ed eIIicace ricapitolazione di tutta la nosologia
esquiroliana. La lipemania, si diceva, Iacilita la relazione intersogget-
tiva tra medico e paziente. La grande concentrazione del malinconi-
co attorno ad un'idea Iissa la intensity oI idea di cui parlava ad
esempio John Haslam nel 1809
126
era stata osservata gia dagli au-
tori greci ed e stata costantemente registrata nell'ambito della medi-
cina moderna, anche se all'interno della tradizionale teoria degli
umori
127
. Esquirol rompe deIinitivamente ogni legame con l'umora-
lismo, deIinendo la malinconia con delirio, cioe la lipemania, come
malattia cerebrale: una malattia che vede l'attenzione del malinconi-
co dirigersi su un oggetto particolare, con una Iorce de tension pre-
sque insurmontable
128
. Il paziente e in uno stato ttanique, cioe
di massima rigidita e concentrazione attorno ad una passione triste
che lo domina e che Iornisce al suo delirio parziale contenuti ideativi
speciIici e permanenti
129
. Attenzione, concentrazione, Iissita del
contenuto ideativo: sono queste le caratteristiche che consentono al-
l'alienista di accedere al mondo interiore del malinconico. Tra deli-
rio parziale e passione dominante esiste un rapporto di circolarita e
di corrispondenza: un rapporto che trova molto spesso nella parola
del malato un luogo di traduzione immediata ed esplicita. Non sem-
pre la passione dominante, per quanto triste ed oppressiva, im-
plica il predominio di una tonalita psichica depressiva. A volte, inIat-
ti, i sentimenti morali dei lipemaniaci non solo conservano tutta la
loro energia, ma la loro esaltazione e portata al piu alto grado, ben-
ch questi malati se ne diIendano e bench siano immersi nella piu
proIonda tristezza
130
. Tristezza ed esaltazione convivono, all'inter-
no della medesima entita patologica. Di piu: il neologismo, lipema-
mento speciIico di un mio prossimo libro mi limitero, oltre che alla citazione di questo pas-
so, a porre qualche problema relativo alle argomentazioni sviluppate in questo capitolo.
J. Haslam, Observations on Maaness ana Melancholy, London, Callow, 1809
2
(By in-
tensity oI idea I presume is meant, that the mind is more strongly Iixed on, or more Irequently
recurs to, a certain set oI ideas, than when it is in a healthy state, pp. 32-33).
127
Basti leggere, al riguardo, un testo ricapitolativo particolarmente emblematico: la
voce melancolie scritta dal medico vitalista Menuret de Chambaud per l`Encyclopdie di
Diderot e D'Alembert. Mi permetto di rinviare, su tutto questo, a: M. Galzigna, Lenigma ael-
la malinconia, in aut aut, n. 195-196, maggio-agosto 1983, pp. 75-97. Rinvio anche a M. Gal-
zigna, Umori, nervi e civili::a:ione. Trasforma:ioni ael corpo malinconico, in AA.VV., Leggere il
corpo malato, Padova, Liviana (in corso di stampa).
128
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. I , p. 207.
129
Ivi, p. 206. A p. 205 si legge: la vie intellectuelle de celui qui matrise le dlire mlan-
colique est toute empreinte du caractere de sa passion.
150
Ivi, p. 207.
114
126
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
nia, sta ad indicare che la mania, anche se in una Iorma del tutto par-
ticolare, e diventata un principio di intelliggibilita della malinconia,
un suo parametro esplicativo, una sua componente interna. La Iollia
circolare di Falret sarebbe impensabile senza la premessa di questa
radicale ristrutturazione semantica dell'antico concetto di malinco-
nia. La semeiotica esquiroliana, che all'inizio del capitolo deIinivamo
ancora grezza e qualitativa, e in realta sostenuta da una Iinissima at-
tenzione al vissuto complessivo dell'ammalato: da una capacita di ve-
aere e di ascoltare che deciIra i sintomi piu che come aggregazioni
convenzionali o come unita naturali della malattia come maniIe-
stazioni variabili, appartenenti alla personalita globale del paziente
internato.
Vedere ed ascoltare, dunque. Il processo ai obiettiva:ione del Iol-
le la sua segregazione istituzionale, la sua appartenenza ad un de-
terminato comparto nosograIico, la sua trasIormazione in entita cli-
nica astratta convive ambiguamente e contraddittoriamente con
un sostanziale processo ai soggettiva:ione, che non riduce mai il sin-
tomo al segno, che non astrae mai i sintomi stessi dal vissuto dell'a-
lienato e dalle sue coordinate socio-culturali. Ha ragione Pierre F-
dida
131
. L'opera dell'erede di Pinel rappresenta l'abbozzo, l'avvio di
una prospettiva Ienomenologico-clinica pienamente sviluppata nel
nostro secolo solo nell'ambito della psichiatria Ienomenologica, che
ha utilizzato il pensiero di Husserl, o della Daseinsanalyse, che ha
Iatto riIerimento alla IilosoIia di Heidegger
132
: un avvio dimenticato
dagli alienisti e quasi sempre taciuto o ignorato in sede storiograIica,
a tutto vantaggio di una valorizzazione dell'opera amministrativa e
legislativa di Esquirol. Il nostro accordo con una rilettura degli scrit-
ti di Esquirol in chiave Ienomenologica e tuttavia parziale: non si
puo mai dimenticare inIatti, che il processo ai soggettiva:ione della
Iollia, inteso come sviluppo di una cultura terapeutica relazionale
e, perlomeno in prospettiva, libertaria
133
, convive con un parallelo e
dissonante processo ai obiettiva:ione, che mette capo a tecniche di
131
Si veda la sua lunga preIazione a J.E.D. Esquirol, De la lypemanie ou melancolie, Tou-
louse, Privat, 1977, pp. 7-66.
132
U. Galimberti, Psichiatria e fenomenologia, Milano, Feltrinelli, 1979. Per cogliere la
diIIerenza e le sovrapposizioni tra i due Iiloni, soprattutto in campo psichiatrico, si veda E.
Borgna, op. cit., pp. 7-35.
133
Non si dimentichi che l'antipsichiatria europea da Laing a Cooper, Iino a Basaglia
si e nutrita di cultura Ienomenologico-esistenziale. Sul peso della psichiatria di derivazione
Ienomenologica nella costituzione di un Iilone alternativo, a partire dagli anni venti del no-
stro secolo, si veda, per l'Italia, S. Piro, Cronache psichiatriche. Appunti per una storia aella psi-
chiatria italiana aal 1945, Napoli, Edizioni ScientiIiche Italiane, 1988.
115
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
dominio e a dispositivi di controllo dell'alienazione, senza per que-
sto smarrire la sua connotazione di processo conoscitivo. Lo psichia-
tra conosce per dominare e domina per poter conoscere. L'antipsi-
chiatria, nata come movimento che punta a disarticolare questa sto-
rica connessione, ha cercato di emancipare, se cosi si puo dire, l'atto
conoscitivo dalle tecniche di dominio, la soggettivazione dall'obietti-
vazione, l'ascolto della Iollia dagli assetti nosologici e dalle reti istitu-
zionali che lo conIiscano. All'ascolto ed al vissuto del paziente l'indi-
rizzo Ienomenologico Iertile humus della stessa antipsichiatria
ha restituito centralita: quella stessa centralita che noi oggi, attraver-
so le pazienti peripezie della ricerca storica, cerchiamo di ritrovare,
sepolta e negletta, se non addirittura rimossa dagli stessi protagoni-
sti, alle origini della psichiatria moderna.
Un processo di soggettivazione e dunque la matrice essenziale e
contrastata della nosograIia esquiroliana. Un processo che passa at-
traverso l'ascolto del Iolle che parla, del Iolle che da voce alla sua
soIIerenza, del Iolle che talvolta la rappresenta, muto, attraverso il
teatro del suo corpo, del Iolle che spesso, soprattutto quando e aIIet-
to da lipemania o da monomania, racconta il suo delirio, mettendo
in scena i conIlitti che lo attraversano, le Iorze oscure e indeIinibili
che disgregano la compattezza del suo io: del Iolle, inIine, che riesce
ad esibire il contenuto storico, sociale, politico, religioso e personale
del suo delirio. Il che consente ad Esquirol di deIinire la Iollia e,
piu speciIicamente, la monomania come malattia della civilisa-
tion. come malattia sociale e morale per eccellenza.
La coscienza malata ed il corpo, che di ogni patologia mette in ri-
lievo i contrassegni visibili: il soggetto, per Esquirol, non e altro che
questa peculiare unita psicosomatica, che rappresenta un'autentica
superIicie d'iscrizione degli avvenimenti e della storia, sia individua-
134
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. I, p. 198.
116
Elle emprunte son caractere et retrouve les causes qui la produisent
dans les diIIrents ges des socits; elle est superstitieuse et rotique dans
l'enIance sociale, comme elle l'est encore dans les campagnes et dans les
contres ou la civilisation et ses exces ont Iait peu de progres; tandis que
dans les socits avances elle a pour cause et pour caractere: l'orgueil, l`ab-
ngation de toute croyance, l'ambition, le jeu, la dsespoir, le suicide. Il
n'est pas d'poque sociale qui n'ait t remarquable par quelques monoma-
nies empreintes du caractere intellectuel et moral de chaque poque .
134
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
le che collettiva. La causa, esterna al soggetto, diventa un carattere,
saliente e visibile, della sua monomania.
Questo corto circuito tra causa e carattere e cio che il medico
veae nel malato. Soprattutto, e cio che egli ascolta dalla viva voce del
suo paziente, qualora sia riuscito a conquistarne la Iiducia. La con-
fiance un termine che ricorre spesso nei testi di Esquirol rende
possibile la parola dell'alienato ed al tempo stesso l'ascolto dell'alie-
nista. La confiance denota un insieme diIIicilmente codiIicabile di
astuzia, di capacita introspettiva, di empatia e di intelligen:a intra-
personale
135
: senza queste qualita, sarebbero impossibili sia l'accesso
all'interiorita del Iolle sia la costruzione di un ediIicio nosograIico.
Soggettivazione ed oggettivazione, in altri termini, sono variabili di-
pendenti di unarte, di un'abilita individuale e di una disponibilita
umana: una disponibilita che diventa, ben al di la di una sua conno-
tazione Iilantropica, condizione preliminare e componente interna
del processo conoscitivo.
In mezzo ai pazzi, sottolinea inIatti Esquirol nel primo paragraIo
della sua preface alla silloge del '38, j`ai pass ma vie. Anche le pa-
role Iinali di questa stessa preIazione, non a caso, sono dedicate ai
suoi malati: i malheureux malades auxquels j'ai vou toute mon
existence! Non si tratta solo di espressioni retoriche. Il contesto
della brevissima preface e inIatti tutto imperniato su una vera e pro-
pria apologi dell a a conoscenza empirica, che porta con s una con-
danna senza appello dei sistemi e delle teorie precostituite. At-
taccandomi ai Iatti, aIIerma inIatti Esquirol, li ho accostati sulla
base delle loro aIIinita ed ora li racconto tels que je les ai vus, riIiu-
tando les systemes e cercando solo raramente di spiegarli. I Iatti
non si spiegano, non si interpretano: si raccontano, si descrivono,
ponendo in risalto i sintomi della Iollia, i costumi, le abitudi-
ni ed i bisogni degli alienati. Sarebbe errato, da un punto di vista
storiograIico, sottovalutare l'importanza aellempirismo clinico ri-
135
Prendo l'espressione dallo psicologo H. Gardner, Formae mentis. Saggio sulla plurali-
ta aellintelligen:a, Milano, Feltrinelli, 1987, pp. 258-297. Gardner cita piu volte l'intelligenza
intrapersonale come requisito necessario al terapeuta e, piu in generale, agli individui che
aiutano il prossimo per proIessione (p. 260). Uno studio di psicologia storica sui casi clinici
ad esempio in ambito psichiatrico o psicoanalitico potrebbe Iorse gettare luce nuova sul-
la genesi di alcuni concetti, o di alcune teorie. Cosi come si e visto nella soggettivita malata una
matrice possibile delle costruzioni teoriche, allo stesso modo si potrebbe veriIicare se l'intelli-
genza intrapersonale dei terapeuti abbia esercitato una qualche inIluenza sull'andamento
del loro sapere e sulla dottrina che proIessano. Il tema della confiance, di cui parlo nel testo, e
ben presente anche nella thse del 1805: sans la conIiance, point de gurison, si legge inIatti
a p. 51 di Des passions, cit.
117
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
spetto al costituirsi della nuova scienza psichiatrica. Prima viene la
modiIicazione concettuale e il mutamento culturale, e stato detto
136
,
poi l'osservazione: prima l'inversione di paradigma dalla Iollia
totale alla Iollia parziale, dall'alienazione incurabile a quella curabile
poi la postura empirica. Si tratta di uno schema interpretativo
che ha il merito di aver dato il giusto peso al deIinitivo aIIermarsi,
nei primissimi anni dell'800, del concetto di curabilita, ha pero il
torto di aver sottovalutato il Iatto che questo stesso concetto non
avrebbe potuto imporsi senza un parallelo movimento di inclusione
istituzionale e di spazializzazione settoriale della Iollia. La segre-
gazione manicomiale Ionda un nuovo sguardo medico e un nuovo
stile d'ascolto: settorializza la Iollia, la isola dalle altre malattie, ma al
tempo stesso la rende visibile a prescindere dai Iattori di carattere
ambientale e sociale che l'hanno prodotta. Il concetto di curabilita
non esiste Iuori dall'orizzonte di questa nuova visibilita delle patolo-
gie mentali: un orizzonte, insieme concettuale e istituzionale, reso
possibile dalla riorganizzazione settecentesca della medicina e dalla
nascita della clinica
137
. Si e parlato di nuova visibilita e di nuovo stile
d'ascolto. La parola del Iolle, entro tale prospettiva, occupa una po-
sizione privilegiata e diventa l'autentica matrice generativa della clas-
siIicazione. E questa, Iorse, una delle cesure epistemologiche piu ri-
levanti della psichiatria nascente. La potenza dell'approccio empiri-
co, raIIorzata dal nuovo assetto istituzionale di una disciplina emer-
gente, aggredisce, ristruttura e cerca di soggiogare l'impianto tradi-
zionale della nosologia classica: antiche categorie scompaiono, o
vengono modiIicate; nuove categorie, come la lipemania e la mono-
mania, prendono piede. Il clinico punta Iinalmente a trasIormare la
classiIicazione in variabile dipendente dell'osservazione e dell'ascol-
to. La Iusione tra i due livelli, si sa, non sara mai completa ed armo-
nica. Emergeranno continuamente scarti, discontinuita, contraddi-
136
CIr. M. Gauchet-G. Swain, La pratique ae lesprit humain, Paris, Gallimard, 1980, pp.
41-51.
137
Dopo l'importante libro di M. Foucault (Nascita aella clinica, cit.), si e aIIermata, in
campo storiograIico, la tendenza a vedere nella chirurgia e nella medicina settecentesca il luo-
go di nascita di una medicina clinica. Si veda O. Keel, Cabanis et la genealogie ae la meaecine
clinique, Montral, McGill University, 1977. Comunque, sia il Traite pineliano del 1800 sia la
thse esquiroliana del 1805 che ha alle sue spalle, come si e visto, l'opera del 1802 sulla me-
dicina clinica correlano strettamente curabilita della Iollia e sua segregazione asilare. Liso-
lamento, in Pinel e in Esquirol, oltre che misura medico-amministrativa, e innanzitutto parte
integrante e ineliminabile del paradigma, condizione indispensabile dell'osservazione e dell'a-
scolto. Su questo tema si veda Th. Longe, La notion aisolement a lo uvre che: Pinel, These
Md., Paris, St. Antoine, 1980.
118
e
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
zioni. Un principio, tuttavia, si era aIIermato con Esquirol: il prima-
to dei sintomi, del vissuto dei pazienti, e la centralita della loro paro-
la. Un principio con il quale, in termini di diniego, di riassunzione o
di riIormulazione, tutta la psichiatria successiva dovra continuamen-
te misurarsi.
Nel capitolo sulla lipemania, uno dei testi piu densi e suggestivi
di tutta la sua opera, Esquirol Ia piu volte ricorso alla parola dell'a-
lienato. Una parola che si maniIesta anche nei casi piu diIIicili, quan-
do il malato soIIre in silenzio, totalmente ripiegato su se stesso. Ve-
diamo. L'immobilita del corpo, la Iissita dei tratti del volto, il silen-
zio ostinato tradiscono la contenzione dolorosa dell'intelligenza e
degli aIIetti. Non e piu un dolore che si agita, che si lamenta, che gri-
da, che piange; e un dolore che tace, che non ha lacrime, che e im-
possibile .
In simili stati, spiega Esquirol, i lipemaniaci sono inaccessibili
ad ogni impressione estranea all'oggetto del loro delirio. Aggiunge,
poco dopo: Un abisso li separa, essi dicono, dal mondo esterno.
Continua, poi, citando, in corsivo e senza virgolette, una sorta di di-
scorso-tipo, non attribuibile a nessun alienato ma ritenuto comune a
tutti i pazienti che, piu o meno, corrispondono alla descrizione pre-
cedente. Sento, veao, tocco, dicono molti lipemaniaci, ma non sono
come un tempo, gli oggetti non vengono a me, non si iaentificano con
il mio essere, una spessa nube, un velo moaifica il colore e laspetto aei
corpi. I corpi meglio levigati mi sembrano irti ai asperita
Questa sorta di parola comune, assegnata a quello che potremmo
deIinire un soggetto collettivo della lipemania, emerge dal testo
esquiroliano, ancor prima che vengano identiIicati ed esempliIicati i
contenuti speciIici del dlire mlancolique o delle passions tris-
stes; e una parola che rivela gli aspetti piu proIondi della nuova en-
tita patologica: quegli aspetti che costituiscono le fona de la mala-
die
140
, come dira piu tardi anche Falret, credendo o Iingendo di in-
ventare un'espressione gia utilizzata da Esquirol. Fondo della malat-
tia, qui, vuol dire, come si e visto nell'ultima citazione, rapporto alte-
rato con gli oggetti del mondo esterno; ma vuole anche dire lo ap-
prendiamo sempre dalla parola di un presunto soggetto collettivo
paura. Paura di nulla. Paura senza oggetto
141
. Oppure incapacita di
138
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. I, p. 204.
139
Ivi, p. 205. Il corsivo e mio.
140
Ivi, p. 237. Il corsivo e mio.
141
Ivi, p. 206: Jai peur, disent ces malades, fai peur, mais de quoi?je nen sais rien,
mais fai peur.
119
138
139
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
adeguare i propri convincimenti ai dettami della ragione, liberandosi
dai deliri e dalle idee Iisse
142
. Oppure, ancora e il caso, questa
volta, di un ancien magistrat, persona colta ed eccellente parlatore
pervertimento della volonta, capace di Iunzionare solo per spin-
gere il paziente a non Iare cio che la ragione gli suggerisce. E certo
egli aIIerma che non ho volonta che per non volere, poiche pos-
sieao tutta la mia ragione, so cio che aevo fare, ma la for:a mi abban-
aona quanao aovrei agire
143
.
Nel capitolo sulla lipemania la parola del Iolle sia essa comu-
ne oppure riIeribile a individui concreti viene giocata su due li-
velli, distinti e complementari. Un primo livello e quello della storia
clinica completa, dove predomina un'attenzione al contenuto speci-
Iico dei deliri
144
. Un secondo livello e quello in cui l'alienista cerca
di delineare una tipologia del lipemaniaco: cioe le maniIestazioni co-
stanti, la forma essenziale, il fonao, appunto, della sua malattia. Se e
vero cosi Esquirol conclude il suo capitolo che il Iondo della
malattia rimane sempre lo stesso, e anche vero, al tempo stesso, che
i suoi tratti caratteristici sIumano e si diversiIicano all'inIini-
to
145
. L'inIinita varieta dei deliri e dei contenuti ideativi della ma-
lattia mentale rinvia alle passioni umane, alle vicende individuali, ai
contesti Iamiliari ed agli ambienti sociali che a certe Iorme di Iollia
hanno Iornito lhumus e l'origine. Da questo punto di vista, la lipe-
mania e soprattutto le monomanie si rivelano un ricco campo signiIi-
cante, che riguarda l'individuo nei suoi rapporti sociali, nella sua vita
morale, politica e religiosa. Le categorie nosograIiche, proIonda-
mente intrise di storicita, si situano al punto d'incrocio tra il mentale
e il sociale, tra la psiche e l'ambiente, tra la malattia e la civilta, tra
l'uomo e la storia . Solo grazie alla parola del Iolle gli alienisti han-
no potuto accedere alla complessita enigmatica di tali intrecci.
142
Ivi, p. 207: Jentenas bien ce que vous me aites, me disait un mlancolique, vous ave:
raison, mais fe ne puis vous croire. Apparentemente, qui, il riIerimento a un melancolique,
cioe a un soggetto ben identiIicabile. In realta la Irase e generica, e non e inserita all'interno di
una determinata storia clinica.
143
Ivi, p. 208. Il corsivo e mio.
144
E il caso, ad esempio, di Throigne de Mricourt (ivi, pp. 220-222), sul quale mi sono
gia soIIermato altrove. CIr. M. Galzigna, Malinconia omiciaa. Riflessioni sulla meaicina legale
aella follia, in Lectures, n. 14, giugno 1984, pp. 99-110.
145
Ivi, p. 237.
146
Da questo punto di vista, il capitolo De la monomanie (ivi, pp. 332-393) redatto
appositamente per la silloge e il piu importante. Qui Esquirol opera una deIinitiva risiste-
mazione della sua nosograIia, distinguendo tre tipi di monomanie: la monomania intellettuale
(con deliri, allucinazioni e illusioni); la monomania affettiva o ragionante (disordine negli aIIet-
ti e nei comportamenti, ragione intatta); la monomania istintiva o sen:a aelirio, in cui le mala-
120
146
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
4. Seau:ioni aella parola
Non e senza emo:ione, aIIerma Pinel, che ho visto degli alienati
ripetere giorno e notte l'amato nome di una sposa o di un Iiglio rapiti
da morte prematura
147
. La parola del malinconico trasmette una soI-
Ierenza che soggioga il terapeuta, che lo seduce, che lo coinvolge
emotivamente. Senza questa partecipazione diretta ed empatica non
sarebbero nemmeno pensabili adeguate strategie conoscitive e prov-
vedimenti curativi eIIicaci. In un altro passaggio, dedicato agli acces-
si di mania, Pinel racconta di essersi Iermato talvolta con piacere
avec plaisir
148
davanti alla cella di un uomo di lettere, che du-
rante le sue crisi maniacali discorreva sugli avvenimenti della rivolu-
zione.
Emozione, piacere. Questi sentimenti ci riportano al momento
aurorale dell'ascolto psichiatrico, e percio al clima di entusiasmo che
di solito accompagna una scoperta, un'innovazione, una discontinui-
ta radicale. Per la prima volta di questo gli alienisti erano assolu-
tamente convinti la parola del Iolle riusciva ad occupare una posi-
zione strategica all'interno del campo medico: un ruolo essenziale ri-
spetto agli avanzamenti ed alla stessa esistenza di una nuova discipli-
na scientiIica. A tale parola si prestava dunque ascolto, con curiosa
avidita e con grande partecipazione emotiva. Cio accadeva soprat-
tutto nei momenti, tutt'altro che rari, in cui il malato riusciva a rac-
contare la sua stessa malattia, oppure quando era in grado aIIetto
da una alienazione priva di delirio di ragionare, di giudicare o ad-
dirittura di simulare. Non a caso Pinel, per descrivere l'aIIrontamen-
to tra l'alienista ed il simulatore, utilizza la metaIora del granae tea-
tro, collocato nel cuore stesso aei lumi
149
. un teatro istituzionale, la
de, hors des voies ordinaires, est entrane a des actes que la raison ou le sentiment ne dtermi-
nent pas, que la conscience rprouve, que la volont n'a plus la Iorce de rprimer; les actions
sont involontaires, instinctives, irrsistibles (p. 332). Potremmo dire che il secondo e il terzo
tipo di monomania mostrano come Esquirol abbandonando, checch ne dica Delasiauve,
la concezione intellettualistica della Iollia cara alla medicina classica mettesse a Iuoco la na-
tura aIIettiva delle patologie mentali: cio che lo psichiatra, oggi, chiama psicosi aIIettiva. Sotto
questo proIilo, la critica che Louis Delasiauve rivolge a Esquirol sembra completamente ingiu-
stiIicata. CIr. L. Delasiauve, Du aiagnostic aifferentiel ae la lypemanie, in Annales Mdico-
Psychologiques, 3, 1856, pp. 380-442. Tutto il capitolo sulla monomania e rilevante, oltre che
per il riassetto della nosograIia, anche e soprattutto per gli aspetti medico-legali (pp. 376 ss.)
e per il grande spazio dato alle storie cliniche e alla genesi passionale e sociale della malattia.
147
P. Pinel, Traite, cit., p. 144. Il passo citato appartiene a un contesto in cui Pinel parla
della malinconia.
148
Ivi, p. 27.
149
Per il passo pineliano, cIr. nota 14, cap. 1. Va Iatta, qui, una importante precisazione.
121
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
cui posta in gioco, come avevano gia osservato, e la vittoria della ra-
gione, e quindi l'aIIermazione del medico come autorita morale, ca-
pace di garantire un eIIicace governo della relazione interpersonale
ed asimmetrica Iondata sulla parola del soggetto internato.
La parola del Iolle che ragiona o simula come quella del simu-
latore sano e dunque parola sollecitata, ascoltata, direttamente
inserita nella dinamica che scandisce l'intervento terapeutico ed i
procedimenti dell'osservazione manicomiale. Nei testi psichiatrici
non ci viene mai restituita una parola in liberta, slegata dalle posture
dell'ascolto e dalle regole di quelle che Pinel deIiniva la police inte-
rieure degli ospizi
150
. Cosi come e accaduto per la scrittura, anche la
parola del Iolle, nel momento in cui trasgredisce tali regole, sembra
quasi sottratta all'ascolto dell'alienista: rimossa, cancellata, perduta.
Ci arriva quasi sempre, attraverso i testi, una parola Iunzionale al
dispositivo asilare: alle pratiche ed ai saperi che lo caratterizzano.
Una parola di cui l'alienista ha bisogno, proprio in quanto supporto
Iondamentale della nosologia e della cura. Anche quando il tratta-
mento morale viene ritenuto inutile o impossibile, essa viene utilizza-
ta per classiIicare il malato, diventando cosi una componente Ionda-
mentale dell'atto conoscitivo. Sous la aictee aes alienes, come denun-
ciava Falret il vecchio
151
, i padri Iondatori hanno dunque organizza-
to le loro osservazioni e la loro dottrina.
Il discorso psichiatrico scopre in questo stesso dettato una
condizione di possibilita del suo continuo sviluppo: cio che gli con-
Per Pinel riuscire a penetrare il segreto della Iollia, vincere il silenzio ostinato dei pazienti, la
loro diIIidenza, la loro tendenza a dissimuler (p. LII) , signiIica aIIermare il potere terapeutico
dell'alienista e superare gli ostacoli intrinsecamente connessi all'esercizio dell'arte. Nell'intro -
duzione al Traite, alla quale ci eravamo gia riIeriti all'inizio del primo capitolo, tattica dissimu-
latrice, taciturnita, umore umbratile, diIIidenza, riIiuto del medico come autorita morale, sono
tutti comportamenti che appartengono alla medesima costellazione di sintomi. Sintomi, al
tempo stesso, di una malattia e di una resistenza alla medicalizzazione. In tale contesto, la ten-
denza a dissimuler appartiene certamente al malato, ma con questa sIumatura supplementa-
re: si tratta di un malato che resiste al terapeuta, che lo ostacola, che esprime antagonismo, che
esibisce, quindi, nei suoi comportamenti, un certo grado di normalita e di autoconsapevo-
lezza. Per queste ragioni abbiamo assegnato alla dissimulazione uno statuto di ambiguita, di
condizione intermedia diIIicilmente aIIerrabile e deIinibile. Anche quando Pinel parla della si-
mulazione del soggetto presunto sano come nel Iamoso passo in cui utilizza la metaIora del
granae teatro colloca sempre il suo discorso all'interno di una valorizzazione complessiva
dell'arte, dell'abilita terapeutica del medico: arte ed abilita a cui e aIIidato il compito strategi-
co di Iar trionIare, in ogni caso, la ragione e la verita.
150
P. Pinel, Traite..., cit., pp. 177-226.
151
Jean Pierre Falret, di cui si e piu volte parlato (1794-1870), ha un Iiglio, Jules Falret
(1824-1902), che divenne anch'egli alienista di Iama, amico di Lasegue e di Morel, entrambi
allievi di suo padre. Si occupo di Iollia paralitica, di Iollia circolare e della cosiddetta Iolie a
deux.
122
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
sente, per dirla ancora con Pinel, l'assoluta compatibilita tra la co-
struzione di un corpo aottrinario ed il drastico riIiuto di qualsiasi or-
aine sistematico . Nell'ambito della stessa prospettiva, Esquirol,
potra dire, nella sua gia ricordata preface empiristica a Des mala-
aies mentales, di essersi sempre bloccato di Ironte ai systmes, tanto
seaucenti quanto inutili: di averli riIiutati attaccandosi ai fatti (m'at-
tachant aux Iaits) e studiando i costumi, le abituaini, i bisogni degli
alienati, oltre che i sintomi della loro Iollia. Sono parole scritte nel
1838. La postura empiristica pineliana, in quas iquarant`anni di svi-
luppo della nuova disciplina, si e dunque consolidata. I fatti, e la pa-
rola che li rivela, hanno la meglio sulla rigidita dei sistemi ed oIIrono
alla aottrina la possibilita di trovare conIerme o smentite, occasioni
di consolidamento oppure potenti stimoli ad un rinnovamento o ad
una trasIormazione radicale. Il legame privilegiato tra l'osservazione
dei Iatti e la parola dei Iolli conIerisce a quest'ultima un potere di se-
au:ione che sembra sIuggire alla coscienza dell'alienista, ma che tra-
pela con grande evidenza da certe caratteristiche del suo linguaggio:
basterebbe ricordare, ad esempio, la Irequente presenza, nei testi
esquiroliani, dell'aggettivo interessante, riIerito piu volte a qualche
soggetto internato. Abbiamo cosi, in Des passions, un chirurgo in-
struit e interessant
153
; una delirante che guarisce, deIinita Iem-
me interessante
154
; una interessante victime de l'amour
155
, che
teme di essere avvelenata e riIiuta ogni sorta di nourriture; une
dame interessante
156
aIIetta da delirio malinconico, con scoppi di
Iurore alternati a momenti di grande lucidita, durante i quali ragio-
na, descrive con senso del ridicolo i propri deliri ed applica a se stes-
sa una sorta di trattamento morale (elle se traitait moralement)
l57
.
Soprattutto quest'ultimo esempio mostra come l'interesse del medi-
co Iosse particolarmente sollecitato dalle situazioni in cui il malato
riusciva a verbalizzare il proprio vissuto, Iacendo aono della propria
parola all'alienista, visto come salvatore e guaritore: autorita morale,
talora tatticamente disponibile a simulare una complicita con i deliri
dei suoi pazienti, ma piu spesso pronto a contrastare il pazzo, a
branler son imagination, ricorrendo ad un language nergique,
e a paroles consolantes, al Iine di conquistare la sua conIiance.
152
P. Pinel, op. cit., p. 3.
153
J.E.D. Esquirol, Des passions, cit., p. 36 (il caso si conclude con la guarigione).
154
Ivi, p. 41.
155
Ivi, p. 80.
156
Ivi, p. 84.
157
Ibiaem.
123
152
L'ARCHIVIO DELLA FOLLIA
Queste espressioni, che riguardano la storia clinica di un maniaco
dell'eta di vent'anni, mettono in rilievo il Irequente intrecciarsi della
parola di chi soIIre con la parola del terapeuta. Poco prima, il giova-
ne paziente aveva esclamato, rivolgendosi a Esquirol: ne me quitte
pas, je suis Iou
158
. Non molto tempo dopo, al termine della crisi e
sulla soglia della guarigione, dira al suo medico: Jous mave: sau-
ve. Lei mi ha salvato. Furono le sue prime parole, commenta
Esquirol; la sera stessa Iacemmo insieme una partita a biliardo
159
.
Anche in Des malaaies mentales ritroviamo lo stesso aggettivo
che abbiamo assunto come emblema del potere di seduzione eserci-
tato sullo psichiatra dagli alienati e dal loro linguaggio.
Il capitolo sulla monomania ci Iornisce al proposito qualche
esempio signiIicativo.
Una giovane signora trentaduenne alla Iine del suo resoconto
Esquirol parlera di lei come di una intressante malade
160
si in-
namora di un giovanotto di rango sociale piu elevato rispetto a quel-
lo del marito. Cio accade qualche tempo dopo il suo matrimonio.
Comincia allora a delirare attorno a questo nuovo objet de sa pas-
sion, rovesciando disprezzo sul marito e sui parenti. Classico caso
di monomania erotica: malattia grave, diIIerente dalla ninIomania o
dalla satiriasi, provocate da disturbi degli organi riproduttori; malat-
tia tutta mentale, nella quale l'amore nella testa (l'amour est dans
la tte) e l'immagina:ione gioca un ruolo preponderante (l'roto-
maniaque est le jouet de son imagination) .
La signora di cui si parlava, aIIetta, secondo Esquirol, da un deli-
rio erotico senza complicazioni, persegue con tenacia e coerenza la
sua passione dominante. Spedita nella casa paterna, parla continua-
mente di lui, lo vede ovunque; diventa collerica, capricciosa; i suoi
nervi si ammalano. Scappa per raggiungerlo. Lo invoca con canti ap-
passionati. E lui il piu grande, il piu bello, il piu perIetto degli uomi-
ni. E lui il suo unico e vero marito. Pensandolo cade in estasi, rimane
immobile, lo sguardo Iisso, il sorriso sulle labbra. Scrive lettere e ver-
si che hanno per oggetto la passion la plus vhmente, ma che
esprimono, al tempo stesso, i sentimenti piu virtuosi. Spesso parla
sola, a voce alta o a voce bassa; talvolta e gaia, rit aux clats; altre
158
Ivi, p. 81.
159
Ivi, p. 82.
160
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. I , p. 349. Il racconto del caso occupa le
pagine 348 e 349.
161
Ivi, p. 347.
124
161
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
volte e malinconica, piange, oppure si adira, durante i suoi colloqui
solitari. Se la si avverte di tale loquacita, essa assicura che e costret-
ta a parlare, poich e il suo amante che parla con lei, aiutato da
mezzi che egli solo conosce.
Su tutto cio che e estraneo alla sua passione, la signora ragiona;
essa lavora e custodisce gli oggetti che le servono. Quando tuttavia
la sua monomania la sovrasta in genere durante il periodo me-
struale allora sia l'azione che il linguaggio sono subordinati ai ca-
pricci della sua passion dlirante.
Rien n'a pu rendre a la raison questa la conclusione cette
intressante malade.
Ci siamo limitati a paraIrasare alcune parti di questo recit, senza
alternarne lo stile ed il lessico. Un racconto signiIicativo, nel quale la
Iascinazione subita dal medico e palese, anche se la parola della pa-
ziente non si intreccia con la sua. E una parola ascoltata, seguita,
spiata: la signora parla spesso sola, si dice inIatti, durante il giorno e
durante la notte. E una parola Iunzionale alle conoscenze dell'alieni-
sta, utile alla sua nosograIia, ma totalmente estranea ad ogni possibi-
lita di un commercio terapeutico o di un semplice contatto interper-
sonale. Ciononostante, il resoconto e attraversato da una Iorte ten-
sione stilistica e da una certa vena di lirismo. A questa parola solita-
ria, sovrana e inaccessibile rimasta tale nonostante il ricorso al-
l'appareil de la Iorce ed alle paroles nergiquement prononces
per sedare il parossismo l'alienista riconosce il Iascino ambiguo
della radicalita e della coerenza.
Altre volte soprattutto nel caso della monomania ragionante
cio che attrae l'attenzione, se non l'ammirazione, dello psichiatra,
e proprio questa convivenza contraddittoria, quasi impossibile, ap-
parentemente assurda, tra un'idea Iissa, gli stati emotivi che ne di-
pendono, ed una vita psichica che su tutto il resto Iunziona normal-
mente. Sarebbe impossibile, dice Esquirol a proposito d'uno di que-
sti casi, in qualsiasi momento, sorprendere il minimo disordine nel-
le sensazioni, nel ragionamento, negli aIIetti di questa interessante
ammalata
162
. Una malata che, come spesso accade, parla con il me-
dico della sua malattia, della necessita di guarirla, dei mezzi terapeu-
tici piu idonei. Sentiamo. Non sragiona mai; ha il sentimento del
suo stato, riconosce il ridicolo delle sue apprensioni, l'assurdita delle
sue precauzioni; ne ride; ci scherza sopra; per questo geme e talvolta
Ivi, p. 364.
125
162
OSSERVARE, ASCOLTARE, CLASSIFICARE
piange; non solo Ia degli sIorzi per vincersi, ma indica i me::i anche
sgradevoli che crede idonei ad aiutarla per vincere le sue apprensioni
e le sue precauzioni
163
.
La parola della monomane e quella di chi vorrebbe guarirla si in-
trecciano, a tal punto che il proposito gia espresso da Esquirol nella
thse quello cioe di mettersi in armonia con l'iaea-maare del deli-
rio
164
lascia il posto ad una sorta di tecnologia dell'incorporazio-
ne. La paziente dimentica il suo delirio. Lo mette tra parentesi. Inte-
riorizza i valori morali ed i principi terapeutici dell'alienista. Coope-
ra con lui, rinunciando cosi a capire la sua malattia, a metterla in re-
lazione con la sua vita e con la storia che l'ha resa possibile. A ben
guardare, per un Iunzionario della norma, della salute mentale e del-
l'utilita pubblica
165
, non potrebbe esservi Iollia piu desiderabile e
rassicurante.
163
Ibiaem.
164
CIr. la nota 23 di questo capitolo.
165
Sono queste, lo si ricordi, le due parole che chiudono la prima edizione del Traite di
Pinel (cit., p. 304).
126
4.
ECCESSI DI PASSIONE
1. Soggetti trattabili
scono
passioni quel Iascino che seduce, n ai suoi vizi gli ornamenti che li abbelli-
dissimula il suo pensiero, non nasconde i suoi diIetti, non presta alle sue
Ietti piu contrastanti, poich l'uomo vi si mostra in tutta la sua nudita, non
to| ; ma in una simile casa i lineamenti sono piu Iorti, i colori piu vivi, gli aI-
stesse passioni, gli stessi inIortuni: e lo stesso mondo |che ha appena lascia-
percorre una casa ai pa::i' do, Vi ritrova le stesse idee, gli stessi errori, le
filosofo Quante meditazioni per il che, sottraendosi al tumulto del mon-
..
11
Con queste parole si apre la silloge esquiroliana del 1838, risul-
tato di quarant'anni di studi e di osservazioni
2
: emblematico inizio
di un testo che rimane l'opera piu importante sulle malattie mentali,
Iino alla meta del secolo
3
; emblematico inizio, dove viene ripresa e
raIIorzata una intuizione Iondamentale, che il giovane Esquirol ave-
va gia sviluppato nella sua thse del 1805: la Iollia si maniIesta come
eccesso di passione, come passione non governata. Questo determi-
nismo delle passioni riporta la malattia mentale entro l'orizzonte del-
la normalita e della ragione: la I emergere da questi stessi territori,
la rende piu vicina e piu Iamiliare, sottraendola a quella dimensione
1
Abbiamo tradotto letteralmente da J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, Bruxelles
1838, t. I, p. 1 (il corsivo e mio; le parole tra parentesi quadra sono state aggiunte per rendere
piu chiaro il testo).
2
Ivi, p. v della Preface.
Ci riIeriamo, ovviamente, alla Francia. In Italia, ad esempio, emerge il trattato di L.
Ferrarese (Delle malattie aella mente, Napoli, 1830-1832, 2 voll.), che viene rivisto e ampliato
dieci anni dopo la sua prima edizione (Napoli, 1840-1843).
129
3
LE PASSIONI E LA STORIA
di alterita muta e nemica, in cui l'eta classica l'aveva conIinata. Que-
sta maggiore prossimita della Iollia i folli, come aIIerma Esqui-
rol
4
, pi o meno ragionano tutti e resa possibile dalla deIinitiva li-
quidazione di un utensile teorico arcaico, del quale neppure Philip-
pe Pinel
5
, padre Iondatore della psichiatria moderna e maestro di
Esquirol, si era completamente liberato: la nozione di Iollia totale, di
Iurore cieco, di impulso Iorzato e involontario, inaccessibile all'azio-
ne terapeutica e al trattamento morale. Molto spesso, sottolinea
Esquirol, cio che si chiama determinazione automatica, impulso
irresistibile a Iare il male, e l'eIIetto di una determinazione riIles-
sa, metodicamente ragionata (p. 79). Si presuppone la presenza
di un automatismo insensato laddove invece c'e solo l'ignoranza del-
l'iaea prima, dell'iaea-maare da cui discendono coerentemente pen-
sieri, ragionamenti, deliri. Una Iollia penetrabile e trasparente, con-
tro una sragione impenetrabile e opaca: questo Iondamentale sposta-
mento epistemologico rende possibile il paradigma della guaribilita
aella follia, avvenimento cruciale, che scandisce la nascita del mani-
comio e il parallelo costituirsi della psichiatria come scienza autono-
ma, come sapere deputato al governo e alla terapia della popolazione
internata. La possibilita di guarire e divenuta una verita generale
(p. 6): verita che si incarna in decisioni amministrative e in nuove
pratiche istituzionali. La nascita del manicomio non e che l'eIIetto
visibile di questa singolare intersezione tra amministrazione e sapere,
tra pratica istituzionale e conoscenza medica
6
. L'amministrazione,
per legittimare le procedure d'internamento degli alienati, che sotto
lancien regime erano semplicemente misure di polizia
7
, incorpora
sapere; a sua volta la psichiatria, questo nuovo sapere a pretesa di ve-
rita sulla Iollia, contiene la componente amministrativa e istituziona-
le all'interno del proprio assetto epistemologico: gli alienati possono
guarire solo se vengono sottratti al loro ambiente sociale e Iamiliare
e rinchiusi nelle maisons de traitement (p. 6), esclusivamente de-
stinate alla cura della Iollia. Il paradigma della guaribilita e reso pos-
sibile dalla nascita delle strutture asilari: queste, a loro volta, Ionda-
4
J.E.D. Esquirol, Des passions, cit., pp. 78-79. In questo capitolo, indicheremo diretta-
mente, nel testo, le pagine dell'edizione Irancese, anche quando le espressioni originali verran-
no citate in traduzione italiana.
5
P. Pinel, Traite meaico-philosophique sur lalienation mentale, ou la manie, Paris, a. Ix
(1800), pp. 80-86. Su questo problema cIr. anche M. Gauchet - G. Swain, La pratique ae les-
prit humain, Paris, Gallimard, 1980, pp. 458 ss.
Sull'amministrazione che incorpora sapere rinvio al capitolo ottavo.
7
Su questo aspetto si veda R. Castel, Loraine psichiatrico, Milano, Feltrinelli 1980 pp.
15-40.
130
6
ECCESSI DI PASSIONE
no la loro legittimita sul necessario riIerimento a un sapere che si de-
Iinisce come verita generale . Le procedure dell'internamento rie-
scono cosi a occultare la loro dimensione sicuritaria, interamente as-
sorbita dall'impatto e dalla pregnanza di un paradigma; la sicurezza
sociale, che rimane, nonostante tutto, una delle componenti Ionda-
mentali della nuova segregazione asilare, viene relegata a mero retag-
gio dell'antico regime: riprovevole sopravvivenza di abitudini arcai-
che e sorpassate. Nel testo esquiroliano, questo eIIetto di maschera-
mento compare in tutta la sua evidenza: i parenti degli alienati, aIIer-
ma l'autore, invece di cercare una casa ai reclusione e ai sicure::a, re-
clamano le maisons de traitement e i soccorsi dell'arte medica
(les secours de l'art, p. 6). Questa radicale contrapposizione, che
non sembra ammettere nessuna possibilita di mediazione, ha delle
radici molto proIonde. La clinica privata diretta da Esquirol, nella
rue de BuIIon, proprio di Ironte alla Salptriere, apre i suoi battenti
nella primavera del 1802; contemporaneamente, la Salptriere di-
venta Maison de traitement des alins, sotto la direzione di Pinel.
Il 30 ventoso dell'anno x la Decade philosophique, rivista gia
conosciuta come organo degli Iaeologues, annuncia entrambi questi
avvenimenti, sottolineandone la contemporaneita. Dal lavoro di
Esquirol nella clinica privata nasce la tesi sulle passioni. Nella De-
cade si parla impropriamente della maison de traitement... en Iace
de la Salptriere come di una maison de convalescence: si tratta,
in ogni caso, di un istituto scelto dalle Iamiglie benestanti, desidero-
se di evitare gli inconvenienti inseparabili dai grandi assembra-
menti di malati (p. 7)
9
.
Mentre alla Salptriere si cominciava a sperimentare l'interna-
mento su larga scala delle donne indigenti
10
, il laboratorio esqui-
roliano deve poter conIermare, si potrebbe quasi dire in vitro, il pa-
radigma della guaribilita: pochi alienati 66 tra maniaci e malinco-
nici, di cui solo 15 dementi o idioti (p. 21) tutti di Iamiglia agiata,
spesso accompagnati dal loro domestico. La scelta cade dunque su
soggetti trattabili, vittime di passioni non governate: passioni tristi e
8
Su questo problema del rapporto tra legittimita e verita, molto discusso a livello di teo-
ria politica, si puo utilizzare il lavoro di J. Habermas (La crisi aella ra:ionalita nel capitalismo
maturo, Bari, Laterza, 1979), che ha il merito di presentare criticamente le diverse posizioni
emerse nel dibattito: da Weber a Schmitt, Iino a Luhmann. CIr. soprattutto pp. 105-112.
9
Per tutte queste notizie si veda M. Gauchet e G. Swain, op. cit., pp. 41-51. Un'appendi-
ce documentaria e stata pubblicata dai due autori (Documents pur servir a lhistoire ae la nais-
sance ae lasile, 1797-1811) contestualmente alla riedizione della tesi esquiroliana (E.D. Esqui-
rol, Des passions..., Paris, Librairie des deux mondes, 1980, pp. 19-115).
10
Gli indigenti uomini passeranno, nel 1806, da Charenton a Bictre.
131
8
LE PASSIONI E LA STORIA
depressive, oppure gaie ed espansive. Il riIiuto della nozione arcaica
di Iurore cieco elimina automaticamente dall'orizzonte terapeutico
la Iigura del Iolle omicida, che tanto spazio occupera nella letteratu-
ra medico-legale degli anni venti
11
. Sembra quasi che il sapere psi-
chiatrico, in uno dei suoi momenti aurorali, voglia pensarsi e auto-
rappresentarsi in una Iorma pura e disincarnata: il soggetto trattabile
e le modalita del trattamento diventano cosi i due poli attorno ai
quali si costituisce un codice teorico e si organizza la sequenza delle
osservazioni empiriche. Piu tardi, quando la dottina dell'alienazione
mentale dovra misurarsi con la giustizia penale, per aIIrontare la spi-
nosa questione della non imputabilita del crimine commesso in stato
di Iollia, Esquirol stesso sara costretto a riIormulare la sua nosologia,
includendo nella classe delle monomanie la monomania istintiva o
sen:a aelirio. in questa condizione, il malato e trascinato a degli atti
che la ragione e il sentimento non determinano, che la coscienza ri-
prova, che la volonta non ha piu la Iorza di reprimere
12
.
La nozione arcaica, prima respinta, si ripresenta poi sotto le spo-
glie di una nosologia rinnovata. Era comunque urgente, tra il 1802 e
il 1805, individuare un soggetto trattabile, per imporre ed esaltare
metodi e principi dell'intervento medico: un soggetto disposto ad
accettare, proprio in virtu dell'azione terapeutica, quello strano dop-
pio della norma sociale che il manicomio nascente, anche se in mi-
niatura, voleva rappresentare. L'istituzione asilare, pur mantenendo
intatta la sua Iunzione segregatrice, deve proporsi come momento di
continuita rispetto all'etica sociale dominante: occorre, come dice
Esquirol, sottomettere i Iolli a una disciplina, a una vita regola-
re, che li obblighi a riIlettere sulla loro situazione; occorre abituarli
all'autocontrollo e alla convivenza con degli estranei (p. 49).
L'ottimismo terapeutico Iunziona come principio regolatore dei
rapporti tra normalita e Iollia. Il determinismo delle passioni consen-
te all'alienista di instaurare tra queste due grandezze una relazione di
continuita e un movimento di convergenza: la distanza che le separa
e inversamente proporzionale alla potenza e all'eIIicacia del tratta-
mento. Al limite estremo, che e anche il limite massimo della tensio-
ne utopica del testo esquiroliano, ritroviamo il vagheggiamento di un
mondo arcaico, dove i conIini tra la salute mentale e l'alienazione
11
Si pensi, in particolare, agli scritti di Georget, che lavoro alla Salptriere sotto la dire-
zione di Esquirol, iniziata nel 1811 (cIr. E. J. Georget, Discussion meaico-legale sur la folie, Pa-
ris, 1826).
12
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II, p. 2. La traduzione e nostra.
132
ECCESSI DI PASSIONE
non si materializzano nelle mura di un ospizio, dove l'esistenza di un
Iolle, in una Iamiglia, viene considerata come il segno di un presagio
Ielice (p. 86)
13
. Solo il positivismo pischiatrico della seconda meta
del secolo xIx riuscira a recidere i legami tra il normale e il patologi-
co, assegnando alla loro distanza una dimensione ontologica e uno
statuto di irreversibilita. La psichiatria delle origini pensa invece
questa distanza in maniera Iluida: il Iolle puo essere normalizzato,
puo guarire, puo ritornare nel mondo che la sua malattia respingeva,
proprio perch l'autorita di un sapere lo ha riconosciuto come sog-
getto curabile, questo nuovo statuto, escludendo la possibilita che
l'alienato rimanga estraneo e reIrattario alla normativa asilare, serve
a esaltare l'onnipotenza del nuovo codice teorico e del dispositivo
manicomiale che lo sorregge, ma al tempo stesso riesce a mascherare
le sue valenze coercitive e sicuritarie. La repressione, uno dei mezzi
di direzione e di trattamento piu diIIicili da maneggiare (p. 54), e
uno strumento che occorre usare sobriamente (p. 57): non rappre-
senta l'asse centrale dell'intervento medico, ma un semplice espe-
diente di cui l'alienista puo disporre in vario modo, a seconda delle
circostanze.
La reclusione, il gilet di correzione, la camicia di Iorza, la doccia:
questi gli strumenti piu importanti dell'arsenale repressivo. Non bi-
sogna pero abusare, dice Esquirol, di tutti questi mezzi e dei mille al-
tri che le circostanze possono suggerire (p. 59). Se nell'eta che prece-
de l'avvento del manicomio l'apparato coercitivo con le sue cate-
ne, con i suoi bagni di sorpresa (p. 61), con le sue costrizioni e le sue
torture (p. 85) rimaneva l'unica modalita d'accesso alla Iollia in-
ternata e reclusa, ora esso sembra Iunzionare, in Iorme rinnovate e
molto piu tenui, come variabile dipendente dell'azione terapeutica.
Da una violenza massiccia e cieca senza scopo, senza motivo e
senza riIlessione, come dice Esquirol (p. 85) si passa a una violen-
za piu tenue e ragionata, Iinalizzata a una terapia e motivata da una
volonta di guarire, caparbia e Iiduciosa. Tutta la letteratura psichia-
trica del secolo scorso si sIorzera di idealizzare e di nobilitare questo
decisivo passaggio storico, in una sorta di mitica agiograIia del gesto
Iondatore, interpretato come pratica di liberazione e condensato
emblematicamente nella immagine di Pinel che toglie le catene ai Iol-
li
14
.
13
E il capoverso conclusivo dell'ultima pagina della thse, nel quale Esquirol ricorda le
culte superstitieux de quelques contres mridionales.
14
Sul mito di Pinel liberatore dei Iolli si veda: G. Swain, Le sufet ae la folie, Toulouse,
133
ECCESSI DI PASSIONE
non si materializzano nelle mura di un ospizio, dove l'esistenza di un
Iolle, in una Iamiglia, viene considerata come il segno di un presagio
Ielice (p. 86)
13
. Solo il positivismo pischiatrico della seconda meta
del secolo xIx riuscira a recidere i legami tra il normale e il patologi-
co, assegnando alla loro distanza una dimensione ontologica e uno
statuto di irreversibilita. La psichiatria delle origini pensa invece
questa distanza in maniera Iluida: il Iolle puo essere normalizzato,
puo guarire, puo ritornare nel mondo che la sua malattia respingeva,
proprio perch l'autorita di un sapere lo ha riconosciuto come sog-
getto curabile, questo nuovo statuto, escludendo la possibilita che
l'alienato rimanga estraneo e reIrattario alla normativa asilare, serve
a esaltare l'onnipotenza del nuovo codice teorico e del dispositivo
manicomiale che lo sorregge, ma al tempo stesso riesce a mascherare
le sue valenze coercitive e sicuritarie. La repressione, uno dei mezzi
di direzione e di trattamento piu diIIicili da maneggiare (p. 54), e
uno strumento che occorre usare sobriamente (p. 57): non rappre-
senta l'asse centrale dell'intervento medico, ma un semplice espe-
diente di cui l'alienista puo disporre in vario modo, a seconda delle
circostanze.
La reclusione, il gilet di correzione, la camicia di Iorza, la doccia:
questi gli strumenti piu importanti dell'arsenale repressivo. Non bi-
sogna pero abusare, dice Esquirol, di tutti questi mezzi e dei mille al-
tri che le circostanze possono suggerire (p. 59). Se nell'eta che prece-
de l'avvento del manicomio l'apparato coercitivo con le sue cate-
ne, con i suoi bagni di sorpresa (p. 61), con le sue costrizioni e le sue
torture (p. 85) rimaneva l'unica modalita d'accesso alla Iollia in-
ternata e reclusa, ora esso sembra Iunzionare, in Iorme rinnovate e
molto piu tenui, come variabile dipendente dell'azione terapeutica.
Da una violenza massiccia e cieca senza scopo, senza motivo e
senza riIlessione, come dice Esquirol (p. 85) si passa a una violen-
za piu tenue e ragionata, Iinalizzata a una terapia e motivata da una
volonta di guarire, caparbia e Iiduciosa. Tutta la letteratura psichia-
trica del secolo scorso si sIorzera di idealizzare e di nobilitare questo
decisivo passaggio storico, in una sorta di mitica agiograIia del gesto
Iondatore, interpretato come pratica di liberazione e condensato
emblematicamente nella immagine di Pinel che toglie le catene ai Iol-
li
14
.
13
E il capoverso conclusivo dell'ultima pagina della thse, nel quale Esquirol ricorda le
culte superstitieux de quelques contres mridionales.
14
Sul mito di Pinel liberatore dei Iolli si veda: G. Swain, Le sufet ae la folie, Toulouse,
133
LE PASSIONI E LA STORIA
Si puo anche pensare, come e stato Iatto, che il mito del Pinel Ii-
lantropo sia servito, soprattutto nella seconda meta del secolo, a can-
cellare il suo ruolo di alienista. E Iorse piu diIIicile, invece, adattare
questa tesi al testo esquiroliano, attribuendo all'autore la volonta di
spartirsi con il maestro le glorie di una primogenitura, attraverso una
singolare quanto improbabile divisione dei ruoli: Pinel il Iilantropo,
Esquirol l'alienista. L'allievo, in realta, vede nel maestro colui che ha
Iissato i principi primi nell'arte di airigere gli alienati, e assegna a se
stesso il compito di applicarli (p. 50). D'altro canto, prima di attri-
buire a Pinel uno spirito Iilantropico, una dolce sensibilita e una Ier-
mezza illuminata, l'autore della thse sottolinea enIaticamente l'ap-
partenenza del trattato pineliano ai fasti aella meaicina e aella filoso-
fia moaerna e il suo inIlusso positivo sulle condizioni e sulla sorte de-
gli alienati (p. 6). Se il motivo dell'abolizione delle catene sancisce,
come e stato detto, l'irruzione dei diritti dell'uomo entro le mura
dell'asilo
15
, restituendoci l'immagine di un Pinel eroe dell'umanesi-
mo repubblicano, sara necessario comprendere, tra le pieghe dei
testi e dietro l'enIasi apologetica dei loro enunciati, le caratteristiche
della nuova violen:a prodotta dal dispositivo manicomiale: una vio-
lenza piu tenue e ragionata, come si diceva; una violenza che sembra
diventare la condizione di possibilita del trattamento morale e del-
la terapia. Esibire agli ammalati un grande apparato ai for:a, aIIerma
Esquirol, implica quasi sempre l'inutilita del suo impiego: l'appa-
reil de Iorce (p. 53) e dunque Iorza di dissuasione, Iondamento in-
Privat, 1977, pp. 119-171 e J. Postel, Gense ae la psychiatrie, Paris, Le Sycomore, 1981, pp.
33-71. Seguendo molto attentamente la genesi e la costruzione del mito pineliano, questi au-
tori tendono a collegare l'esaltazione della filantropia del padre Iondatore alla necessita di sva-
lutare il trattamento morale, nel quale non si crede piu: un Pinel Iilantropo, dunque, paladino
dei diritti dell'uomo, serve a cancellare il Pinel alienista, sostenitore del traitement moral.
Non dimentichiamo che il primo passo verso la costruzione di questo mito e compiuto proprio
da Esquirol, nella sua thse, quando aIIerma, riIerendosi al ruolo e all'azione di Pinel, che uno
spirito Iilantropico ha preso il posto di una brutalita cieca per cui on ne contient plus les Iu-
rieux avec des chanes comme des btes Iroces (p. 6). Si tenga comunque presente che l'ap-
prezzamento delle qualita morali e dello spirito Iilantropico andava di pari passo, soprattutto
nella letteratura psichiatrica del primo Ottocento, con l'apprezzamento scientiIico. Il reperto-
rio degli esempi sarebbe enorme. Ci limitiamo a ricordare, vista la sede, il necrologio di Esqui-
rol scritto da uno dei suoi eredi piu importanti: F. Leuret, Discours prononce surla tombe
ae M. Esquirol le 14 aicembre 1840, in Annales d'Hygiene Publique et de Mdecine Lgale,
t. 25, Paris, 1841, pp. 5-10. Qui l'apprezzamento scientiIico, rivolto a colui che ha creato
dans la science, une ere nouvelle, si accompagna sempre all'enIasi sui meriti morali (Esqui-
rol e deIinito le protecteur clair des malheureux, che per i suoi malati era una sorta di se-
conde Providence). Va ricordato che il gesto liberatore di Pinel ebbe anche una certa Iortuna
iconograIica: basti pensare ai dipinti di Charles Muller (Pinel liberant les alienes, 1849) e di
Tony Robert-Fleury (Pinel aelivrant les alienes, 1878).
15
CIr. G. Swain, op. cit., p. 137.
134
ECCESSI DI PASSIONE
conIessato del sapere medico, garanzia materiale del suo esercizio.
Se la sicure::a sociale rappresenta ancora una delle motivazioni
piu importanti delle nuove procedure di internamento degli alienati,
la violen:a repressiva e gli apparati coercitivi del microcosmo asila-
re
16
sono al tempo stesso premesse indispensabili e componenti co-
stitutive della volonta di guarire.
Sicure::a e violen:a, due dimensioni volentieri mascherate, incor-
porate e legittimate da un codice teorico che le nobilita.
L'umanesimo repubblicano dentro l'asilo possiede dunque il
suo vizio nascosto, le sue Iondamenta inconIessate. Il testo di Esqui-
rol non tace queste dimensioni, ma ne maschera l'eIIettiva portata,
riducendole a una mera articolazione tattica dell'impresa terapeuti-
ca. Per operare questo spostamento, Esquirol deve innanzitutto ab-
battere lo steccato che separa la normalita dalla Iollia, riIiutando a
quest'ultima lo statuto di malattia provocata da lesione organica: sul-
la scia di Pinel, l'alienista di Tolosa porta a compimento una vera e
propria cesura epistemologica, che separa la psichiatria nascente dal-
l'anatomia patologica e quindi dalla teoria delle localizzazioni cere-
brali
17
.
Gia nell'esordio della thse, Esquirol polemizza con questa teo-
ria, mettendo in rilievo la disperante certezza (p. 5) dell'inutilita dei
suoi contributi. L'alienazione non implica aIIatto la lesione organica
del sistema nervoso (p. 12), ma soltanto l'alterazione delle sue Iun-
zioni. Quando il turbamento delle fun:ioni si accompagna alla lesio-
ne delle strutture ed e questo il caso della aemen:a e delliaioti-
smo il trattamento morale perde tutta la sua eIIicacia. Ma la de-
menza e l'idiotismo delimitano il campo dell'incurabilita
18
; sono
16
Non si dimentichi che l'esercizio della repressione viene sempre e comunque aIIidato
agli inservienti: il delicato equilibrio tra la repressione e la persuasione, tra la minaccia e la be-
nevolenza (cIr. pp. 36-37), tra il comando dispotico e l'autorita morale e per cosi dire garantito
e reso praticabile da questa sorta di divisione del lavoro all'interno dell'asilo; se gli inservienti
assicurano il Iunzionamento della macchina coercitiva, l'alienista, protetto e salvaguardato da
questa certezza preliminare, potra agire direttamente sul morale dei pazienti, attraverso
strumenti di persuasione, spesso molto raIIinati e sottili: il gioco della Iisionomia, i mutamenti
dello sguardo, i cambiamenti del caractere (p. 37). Qui caractere e usato in senso classico,
come Iorma e aspetto esteriore degli stati dell'animo. Sull'uso dell'appareil de Iorce cIr. p.
23 della thse.
17
Su questo problema cIr. P. Bercherie, Les fonaements ae la clinique. Histoire et structu-
re au savoir psychiatrique. La Bibliotheque d'Ornicar, Paris, Editions du Seuil, 1980, pp. 25-
58. Si veda anche M. Foucault, Nascita aella clinica, Torino, Einaudi, 1969, pp. 198-220.
18
L'Esquirol della maturita modiIichera questo punto di vista: liaio:ia e la aemen:a
(come si e visto nel precedente capitolo) verranno sempre piu strettamente integrate al campo
della Iollia, e le loro articolazioni interne consentiranno anche l'apertura di qualche spiraglio
rispetto alle possibilita di guarigione.
135
LE PASSIONI E LA STORIA
percio, per Esquirol, Ienomeni marginali, rispetto alla dimensione
autentica della Iollia: rispetto alla mania, alla malinconia e alle loro
varieta (p. 17).
Il laboratorio esquiroliano, che esclude i pazzi criminali e mette
in secondo piano i dementi e gli idioti, deve garantire il successo del
paradigma della curabilita; sceglie quindi il soggetto trattabile, e per
questo motivo puo Iacilmente eludere il ruolo decisivo della sicurez-
za e della violenza, presentandole come caratteristiche secondarie
del proprio Iunzionamento. Una follia piu vicina alla norma, non
provocata da alterazioni organiche; un soggetto che ci rimanda, de-
Iormata e dilatata, l'immagine delle nostre passioni; un sapere che
addolcisce e attenua l'uso della Iorza, promettendo il risanamento
degli internati; e inIine unistitu:ione che da sola, grazie alla bonta
dei suoi presupposti, puo produrre guarigione
19
: proprio questo
mondo, cosi diverso ma anche cosi vicino a quello normale, puo
diventare un oggetto privilegiato, come voleva Esquirol, per le medi-
tazioni del IilosoIo.
2. Espressioni aella follia
Si era parlato, poco Ia, di un determinismo delle passioni, ca-
pace di ancorare l'esperienza della Iollia ai consueti e riconosciuti
parametri della vita quotidiana. L'espressione, Iin troppo sintetica,
non e suIIiciente a restituirci la complessita dello scenario teorico. Se
inIatti Esquirol aIIerma perentoriamente che le passioni sono la cau-
sa pi comune (p. 21) dell'alienazione, aggiunge anche quasi a sIu-
mare e ad arricchire il suo primo enunciato che esse hanno con
questa malattia dei rapporti di somiglianza. Subito dopo, precisa
che tutte le specie di alienazione hanno la loro analogia e, per cosi
dire, il loro tipo primitivo nel carattere di ogni passione. Tra passio-
ni e Iollia si stabilisce dunque una relazione di somiglianza e di corri-
spondenza reciproca, che ci impedisce di indentiIicare i due termini,
assegnando all'alienazione una speciIicita, un ai pi, su cui la psi-
chiatria positivista del secondo Ottocento lavorera tenacemente.
In ogni caso, questa relazione circolare, che sembra maniIestare
un nesso di causalita reciproca tra passioni e Iollia, rende possibili
due operazioni congiunte, di grande portata teorica: da un lato, poi-
19
CIr. p. 41 della thse. talvolta e suIIiciente, per la guarigione, l'eIIetto di contraste
moral prodotto dal trasIerimento in una maison trangere.
136
ECCESSI DI PASSIONE
ch ogni passione appartiene alla vita organica e Ia sentire le sue im-
pressioni nella regione epigastrica (p. 17), viene riaIIermata la
corporeita della Iollia, contro le posizioni dei metaIisici e dei mo-
ralisti, che hanno dimenticato l'uomo Iisico (p. 5); dall'altro lato,
la riaIIermazione di questa corporeita implica un deciso riIiuto delle
teorie che individuano la causa della Iollia nelle alterazioni strutturali
dell'organo cerebrale: teorie largamente diIIuse all'epoca di Pinel e
di Esquirol
20
; teorie che mettevano in discussione la possibilita o
l'eIIicacia del trattamento morale, dissociando rigorosamente la cau-
sa nascosta della Iollia dalle sue maniIestazioni visibili. L'organici-
ta delle passioni, che si maniIesta nei tratti della fisionomia e nell'al-
terazione evidente degli organi epigastrici (p. 18), nega, come si e vi-
sto, il determinismo unilineare della lesione enceIalica: instaura una
relazione circolare, di causalita reciproca, tra il fisico e il morale, aI-
Iermandosi come un momento privilegiato del contatto tra l'anima e
il corpo, come luogo eminente della loro unita possibile e della loro
comunicazione necessaria. Gia l'antica medicina degli umori se-
guita in questo dalla medicina degli spiriti animali, dell'eta classica,
e inIine dalla medicina dei solidi e dei Iluidi, del XVIII secolo con-
cepi questa circolarita tra la materia e lo spirito
21
: su questo versan-
te, la thse esquiroliana porta a compimento un atteggiamento moni-
sta, che trova i suoi antecedenti e le sue matrici nel pensiero medico
della tradizione occidentale, e che Iunziona, al tempo stesso, come
elemento capace di caratterizzare la coesione e l'autonomia di un
nuovo sapere. Un nuovo campo epistemologico, strutturato come
codice teorico e come pratica istituzionale, si serve, paradossalmen-
te, di vecchi utensili teorici, per aIIermare la propria sovranita e la
propria indipendenza dottrinale. Dire Iollia nei suoi rapporti con la
passione, e come parlare della corporeita di questa stessa Iollia: cor-
poreita che si esprime nelle alterazioni della regione epigastrica
22
e
nelle variazioni della Iisionomia.
20
Si va dall'anatomo-patologia di X. Bichat (Anatomie pathologique, Paris 1825; le sue
Recherches sono del 1800), alle teorie del grande antagonista di Pinel, F.J.V. Broussais (De lir-
rita tion et ae la folie, Paris 1828; la sua Histoire aes phlegmasies e del 1808), Iino alle prese di
posizione degli allievi di Esquirol, piu inclini, a partire da Georget, a rivalutare la dottrina del-
le localizzazioni cerebrali (cIr. E. J. Georget, De la folie, Paris 1820, ma soprattutto Physiologie
au systme nerveux, Paris 1921). Sullo sIondo, naturalmente, quella che e stata la prima Iormu-
lazione organica della dottrina, e cioe la frenologia di Gall e Spurzheim (cIr. su questo H. H-
caen e G. Lantri-Laura, Histoire aes aoctrines et aes connaissances sur les localisations cerebra-
les, Paris, Descle de Brouwer, 1978).
21
CIr. M. Foucault, Storia aella follia nelleta classica, Milano, BUR, Rizzoli, 1976, pp. 261-
270.
22
La teoria di un Iocolaio epigastrico delle passioni arriva a Pinel e a Esquirol attraverso
137
LE PASSIONI E LA STORIA
RiIiutare il determinismo della lesione cerebrale, pur senza nega-
re alla Iollia il suo radicamento corporeo, signiIica dunque garantire
l'eIIicacia del trattamento morale e rendere possibile le guarigioni
degli alienati: Iondamento essenziale del paradigma e proprio la teo-
ria delle passioni, concepite come maniIestazione della vita organica
e considerate come causa e sintomo della malattia mentale.
Questo corto circuito tra la causa e il sintomo, questa sorta di singo-
lare sovrapposizione tra le modalita in cui lo stato patologico si ma-
niIesta e gli agenti che lo producono, non e che il risultato di un at-
teggiamento intellettuale deciso a rompere con la tradizione classica,
e a inscrivere percio la Iollia entro l'orizzonte dei comportamenti ac-
cessibili e comprensibili, diversi e anomali, ma connotati in ogni caso
da una essenziale reversibilita. Una deIinitiva distanza tra la causa
del Ienomeno morboso e il suo modo di maniIestarsi messa in
gioco, ad esempio, dalla teoria delle localizzazioni cerebrali con-
Ierirebbe ai disordini degli insensati uno statuto di irreversibili-
ta e renderebbe, di conseguenza, poco plausibile l'ottimismo tera-
peutico della nuova scienza psichiatrica . Anche se piu tardi, nel
1816, Esquirol cerchera di operare una disgiunzione tra le cause e i
sintomi
24
, la passione rimarra sempre una superIicie di collegamento
l'insegnamento della scuola medica di Montpellier (cIr. M. Gauchet e G. Swain, op. cit., pp.
330-338). Esquirol vi ritorna in un articolo del 1818, pubblicato nel Journal de Mdecine
(t. 62 e 63), non incluso nella silloge del 1838. Tuttavia, gia nel primo capitolo del Des mala-
aies mentales (op. cit., t. I , pp. 1-79), che e poi l'articolo Folie pubblicato nel Dictionnaire des
sciences mdicales (t. 16), nel 1816, le lesioni Iunzionali della vita organica, considerate come
i sintomi Iisici della Iollia, comprendono una gamma molto varia di casi, e non riguardano solo
i centri epigastrici: riguardano, in generale, un'alterazione di tutte le proprits vitales (op.
cit., p. 9). In quegli stessi anni, del resto, gli allievi di Esquirol, come si diceva, si dedicavano
alla ricerca delle lesioni organiche del cervello degli alienati. D'altro canto, gia nel 1841, un
anno dopo la morte di Esquirol, nella celebre opera di Descuret sulla Meaecine aes passions,
il capitolo dedicato alla sede delle passioni non conteneva piu nessun riIerimento alla teoria
del Iocolaio epigastrico (cIr., in traduzione italiana, G.B.F. Descuret, La meaicina aelle passio-
ni, Milano, 1859 , pp. 23-27). Si accenna invece alla diatriba che divideva gli studiosi: se cioe
la sede delle passioni sia nel cervello, nel centro-spinale, oppure nel sistema nervoso gan-
glionare, o grande simpatico, che comunica con gli organi come il cuore, lo stomaco, gli
intestini, il Iegato ecc. Descuret cerca di conciliare le due teorie. Per la seconda si pronuncia
invece Virey, nella voce Passion, comparsa nel tomo xxxIx (pp. 411-490) del gia citato Dic-
tionnaire des sciences mdicales, edito da C.L.F. Panckoucke (Paris, 1819). Da notare che
Virey, nella ricca bibliograIia che segue il suo articolo, cita con una particolare menzione elo-
giativa la thse esquiroliana. E indubbio che tra le due teorie, quella sostenuta dal Virey era la
piu vicina all'ipotesi della localizzazione epigastrica, mentre l'altra era diIesa dai Irenologi,
Gali e Spurzheim. Si veda qualche cenno al problema in J. Starobinski, Le passe ae la passion,
Nouvelle revue de psychanalyse, n. 21, 1980, pp. 51-76.
23
Come ci ricorda J. Starobinski (Histoire au traitement ae la melancolie aes origines a
1900, Geneve, Gegy, p. 54), la parola psichiatria e un neologismo coniato nei primissimi anni
del secolo scorso da Johann Christian Reil, padre Iondatore della psichiatria tedesca.
Nel gia citato articolo Folie (cIr. Des malaaies mentales, cit., t. I , p. 7) Esquirol aIIerma:
138
23
4
24
ECCESSI DI PASSIONE
tra questi due momenti: una garanzia della loro sostanziale continui-
ta. La posta in gioco di questa opzione teorica sembra coincidere
con la riaIIermazione di un mito, che attraversa in proIondita il tes-
suto della cultura europea dopo la crisi aellancien regime. il mito
della trasparen:a dei soggetti e della loro totale visibilita
25
, il mito
della loro assoluta leggibilita aa parte di un nuovo potere, che gia
Alexis De Tocqueville, nella sua analisi della democrazia americana,
deIiniva immenso e tutelare, aettagliato, regolare, previaente e aolce.
Nell'ambito del manicomio nascente, l'assoluta trasparenza dei sog-
getti internati diventa il banco di prova della cura morale, asse por-
tante dell'impresa terapeutica: il potere di questo trattamento (p.
13), che Esquirol deve diIendere dai numerosi critici e dagli incredu-
li, si misura sulla capacita di deciIrare, nella superIice visibile dei sin-
tomi, la trama complessa e ordinata delle cause.
I sintomi, secondo la deIinitiva sistemazione presente nell'artico-
lo del 1816, sono relativi all'alterazione della Iacolta pensante, alla
sovversione delle aIIezioni morali, alle lesioni Iunzionali della vita or-
ganica
26
. L'Esquirol dal 1805 da una netta prevalenza al secondo
tipo di sintomi, considerati come caratteristica comune ai vari tipi di
alienazione. Se inIatti, come si aIIerma, esistono degli alienati le cui
facolta intellettuali sono integre e perIette, non vi sono alienati le cui
facolta morali non siano alterate, disordinate, pervertite (p. 31). Il
disordine morale e la volonta depravata, che si collegano necessa-
riamente a un eccesso di passione, possono quindi convivere con
l'integrita delle Iunzioni intellettuali. Di conseguenza, la possibilita
di comprendere e di guarire la Iollia, per l'Esquirol della thse, sara
sempre commisurata alla capacita di veaere i segni devastanti che gli
Les causes qui provoquent la Iolie, les symptmes qui la caractrisent, impriment souvent a
l'alination mentale tous les traits des passions. Les dterminations que les passions produi-
sent n'ont point de rapport avec leur cause.
25
Sulla Iorza di questo mito della visibilita, si veda M. Foucault, Sorvegliare e punire,
Torino, Einaudi, 1976. Sul rapport o tra l' impresa terapeutica della psichiatria e le nuove di-
mensioni del pot ere nella societa post-rivoluzionaria, si veda il capitolo Politique ae lasile, del
saggio gia citato di M. Gauchet e G. Swain (op. cit., pp. 103-148), dal quale abbiamo tratto i
riIerimenti a Tocqueville. Anche a questo proposito, vale lo stesso rilievo Iatto in riIerimento
al tema dell' asile: e vero che il nuovo pot ere non si legittima piu attraverso un rinvio alla tra-
scendenza, ma si caratterizza come assoluta immanen:a delle regole che lo costituiscono ai
soggetti e alla societa; tuttavia, non possono essere rimosse le dimensioni coercitive e si-
curitarie che si muovono sullo sIondo di questa nuova immanenza delle regole. Il rapport o
tra aemocra:ia e sicure::a, d' altro canto, puo essere riscoperto anche in Tocqueville, se non ci
si limita a conoscere questo autore attraverso le sue due opere piu Iamose quelle sulla de-
mocrazia americana e sulla rivoluzione Irancese ma lo si rilegge anche attraverso l'analisi
degli scritti successivi al 1848 e dei cosiddetti scritti penitenziari.
26
J. E. D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. I, p. 5. La traduzione e nostra.
139
LE PASSIONI E LA STORIA
eccessi della passione lasciano sul corpo: nella zona epigastica, come
si diceva, e nella Iisionomia.
Si e gia parlato dell'importanza strategica di questa vecchia teo-
ria della localizzazione epigastrica delle passioni, soprattutto rispetto
alla teoria rivale, e quel tempo molto diIIusa, della localizzazione ce-
rebrale
27
. L'altro polo che maniIesta l'appartenenza delle passioni
alla vita organica la Iisionomia, appunto occupa nel testo
esquiroliano una posizione tutt'altro che secondaria: si inserisce nel-
la problematica piu generale dell'inIluenza delle passioni sull'eco-
nomia vivente (p. 27), gia trattata, come ricorda Esquirol, da Crich-
ton, Pinel e Cabanis. Poco prima, a proposito della Iisionomia, viene
citato, sullo stesso piano e con la medesima deIerenza, Jean Gaspard
Lavater, l'autore dei Iamosi Physiognomische Fragmente, pubblicati
tra il 1775 e il 1778 e diIIusi in tutta Europa
28
. Non deve stupirci la
presenza di Lavater tra le Iontidi Esquirol: la fisiognomonia, se era
gia stata, per gli uomini di cultura, oggetto di ironia e di incredulita
basti pensare alle Iacezie che ispiro agli autori delle Memorie ai
Martino Scriblero, tra cui Jonathan SwiIt Iu presa molto sul serio
dopo i successi dell'opera di Lavater, che senz'altro Esquirol pote
leggere. Il Iilantropo svizzero, ministro del culto protestante, teolo-
go, disegnatore e IilosoIo
29
, viene considerato, Iino a tutta la pri-
ma meta del secolo scorso, il continuatore di una tradizione che risa-
27
Come r i cor da G. B. F. Descur et (op. cit., p. 24), Cart esi o, Gal l , Spur zhei m e Broussai s
sost enevano che non solo l e Iacolta intellettuali, ma anche l e passi oni hanno l a l or o sede nel
cervello. Nel pr i mo Ot t ocent o, emer gono, da par t e di al cuni medi ci , posi zi oni inclini allo spi-
ri t ual i smo e avverse al det er mi ni smo mat eri al i st a degli aut or i sopr a citati. Si veda, ad esem-
pi o, F. A. A. Pouj ol (Dictionnaire aes facultes intellectuelles et affectives ae lame, o lon traite
aes passions..., Pari s 1849; sulla pol emi ca cont r o il mat ri al i sme di Gal l cIr. pp. 78-96); per
combat t er e l a Irenologia, Pouj ol utilizza anche l e posi zi oni di alienisti di di scendenza esqui ro-
liana, come Llut, Parchappe e Briere de Boismont.
28
L'opera era in 4 volumi. I primi tre volumi dell'edizione Irancese vennero pubblicati
tra il 1781 e il 1787; il quarto usci postumo, a La Haye, nel 1803, tre anni dopo la morte di
Lavater (1741-1800). La prima traduzione ricomparve in Francia sotto la direzione di Moreau
de la Sarthe, proIessore e bibliotecario della Iacolta di medicina di Parigi, molto vicino a Pinel:
Moreau dispose in un nuovo ordine l'opera di Lavater e la corredo di numerose ed ampie ag-
giunte. Pubblico tutto il lavoro tra il 1806 e il 1809. Nel 1820 pubblico a Parigi una seconda
edizione. Sulla vita e sulle opere di Lavater, si puo utilizzare, tra gli altri, N.J. Ottin, Precis ana-
lytique et raisonne au systme ae Lavater, Bruxelles 1839, pp. 5-37, e anche il testo citato nella
nota che segue.
29
Se ne parla in questi termini in H. Chaussier e I. Morin, Nouveau manuel au physiono-
miste et au phrenologiste, Paris, 1838, p. 4. L'opera, che pubblica anche disegni originali di La-
vater, considera Iisiognomonia e Irenologia come capitoli di un unico sistema scientiIico. La
Irenologia, science nouvelle, trova per questi autori il suo completamento negli studi di La-
vater sulla Iisionomia, Iaits dans la mme intention, che e quella di riconoscere le moral
attraverso le physique (p. 18). Chaussier e Morin mostrano di non condividere le critiche
che lo stesso Gall rivolse alla Iisiognomonia, alla quale nego la possibilita di trasIormarsi in
140
ECCESSI DI PASSIONE
le ad Aristotele, ma anche e soprattutto l'innovatore, che riesce a
gettare le basi per la trasIormazione di questa tradizione in un siste-
ma di conoscenze positive. Stendhal stesso, a piu riprese in Rome,
Naples et Florence en 1817, ma piu ancora nella sua Histoire ae la
peinture en Italie mostra di subire l'inIluenza del pensiero di La-
vater e considera la Iisiognomonia una scienza. In eIIetti, gia a parti-
re dagli ultimi anni del Settecento
30
, il pensiero medico si preoccupa
di mettere ordine nella enciclopedia lavateriana un vero Iatras
d'rudition, come dira Ottin
31
cercando di trasIormare il lavoro
del Iilantropo svizzero in sapere positivo: la Iisiognomonia diventa
cosi, in prospettiva une vritable science
32
, une science physico-
rationelle, che deve procedere nelle sue ricerche appoggiandosi su
Iatti dedotti dall'osservazione, e sottomessi a discussioni scientiIiche
e regolari
33
.
Questo tentativo di sistematizzazione, come del resto quello di
Chaussier e di Morin, sembra comunque guidato dalla preoccupa-
zione di costruire una compatibilita tra le conoscenze della Iisiogno-
monia e la dottrina di Gall e Spurzheim
34
. Se Chaussier e Morin cer-
cano di adattare la Irenologia alla Iisiognomonia, dissentendo talvol-
ta dalle posizioni di Gall
35
, Ottin lavora nella direzione opposta; l'e-
purazione e il rimaneggiamento epistemologico del contributo di La-
vater sono Iunzionali alla sua possibile conIluenza nelle teorie Ireno-
logiche
36
. L'utilizzazione esquiroliana di Lavater precede questi
sIorzi sincretici e li contraddice, in ogni caso, nei loro orientamenti
Iondamentali
37
. I tratti Iisionomici e gli eIIetti organici della
vri t abl e sci ence de l ` homme (cosi in F . J. Gal l , Discours aouverture [...{ ae son cours public
sur la physiologie au cerveau, Paris, 1808, p. 6).
30
CIr., ad esempio, G.M. Piane, Fisiologia, ovvero larte ai conoscere gli uomini aalla loro
fisionomia, Milano, 1808, 2 voll., (l'opera dell'autore Irancese esce per la prima volta a Meudon
nel 1797). Interessante il cap. 2 della divisione settima (Fisionomia ai alcune persone che figura-
no nella rivolu:ione, pp. 164-182, vol. 2), che tocca un tema poi molto caro a Esquirol: quello
del rapporto tra passioni, Iollia e commotions politiques (Des passions, cit., p. 15), ampia-
mente ripreso nella silloge del 1838.
31
N. J. Ottin, op. cit., p. 15.
32
Ivi, p. 15.
33
Ivi, p. 21. La traduzione e nostra.
34
Spurzheim diIIuse il verbo Irenologico in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove, dopo il
suo arrivo, Iiorirono parecchie societa frenologice.
35
H. Chaussi er e I. Mor i n, op. cit., p. 7.
36
Per quest a aIIermazione di pri nci pi o, cIr. N . J. Ot t i n, op. cit., p. 231. L' aut or e era un
pr oI ondo conosci t ore di Gal l , sulle cui t eori e, come ci ri corda a pi u ri prese, aveva gia scritto
un altro Precis.
37
No n si di ment i chi che Esqui r ol pot e l eggere, se non l ' ori gi nal e t edesco, al meno l a pri -
ma traduzione Irancese dell'opera lavateriana. Va anche tenuto presente che il grande diIIuso-
141
LE PASSIONI E LA STORIA
passione non governata costituiscono quello che potremmo chiama-
re il corpo aella follia. gli ingredienti teorici che presiedono alla costi-
tuzione di questa corporeita sono, come si e visto, vari ed eterogenei.
Esquirol si preoccupa di Ionderli in un insieme ordinato e coerente:
un paradigma che si giustiIichi sulla base della sua eIIicacia terapeu-
tica, piu che sulla scientiIicita dei singoli elementi che lo costitui-
scono. Anche il caso puo divenire parte integrante di questo regime
di verita: un Iatto dovuto al caso, dice Esquirol in una pagina straor-
dinaria, viene accolto dall'osservazione, Iiltrato da nuove prove,
giustiIicato dall'esperienza e inIine trasIormato in verita inconte-
stabile e in principio certo, di cui il genio si serve per accelera-
re il progresso delle arti mediche e per spostare i limiti di una
scienza (p. 13). La costellazione teorica prodotta dalla thse non
teme l'apporto del casuale e del qualitativo; il caso, l'osservazione in-
dividuale, il racconto tramandato dai classici
38
, la storia individuale
gia trasIormata in mito
39
, le astuzie dei sorveglianti (p. 25), il contri-
buto degli inservienti e dei domestici (p. 38, pp. 52-53): tutti que-
sti elementi, a prescindere dalla soglia di positivita di cui Ianno par-
te, possono Iunzionare come ingranaggi di un unico dispositivo.
Analogamente, rispetto alla Iisiognomonia, Esquirol, non si preoccu-
pa del suo statuto epistemologico, ma piuttosto della quantita di in-
Iormazioni utili che essa puo Iornirgli. Per questa ragione cita una
Ionte di Lavater dimenticata dai sistematizzatori del primo Otto-
cento: il Iamoso trattato sui caratteri delle passioni di Marin Cureau
De La Chambre
40
, best-seller del Seicento europeo, che codiIico la
duplice appartenenza delle passioni al corpo e allo spirito, ripresa e
riIormulata nel testo del 1805. Il discorso sulle passioni, secondo De
La Chambre, procede dalla sintesi della medicina e della IilosoIia
morale; questa aIIermazione si adatta perIettamente al contenuto
della tematica esquiroliana; con la diIIerenza che nella thse la con-
notazione semantica della parola medicina e proIondamente mutata:
re di Lavater in Francia, Moreau de la Sarthe, e uomo molto legato a Pinel: e lo stesso che,
dalle colonne del Recueil priodique de littrature mdicale trangere (t. I, a. VII), introdusse
in Francia l'opera di Crichton, autore elogiato da Pinel e citato, come s'e visto, dallo stesso
Esquirol (pp. 20 e 21 della thse).
38
Si veda la citazione di Plinio, a p. 10 della thse.
39
Nella stessa pagina si cita l'histoire du Iils de Crsus, connue de tout le monde.
40
De La Chambre, Les caractres aes passions,Paris 1640-1662. L'autore (1594-1669) Iu
membro dell`Acadmie des sciences e medico ordinario del re. L'opera, in 4 volumi, Iu tradot-
ta in inglese, tedesco, italiano e spagnolo. I caratteri sono i segni che le passioni lasciano sul
corpo e sull'anima: esistono percio i caratteri morali e i caratteri corporali, tra i quali, ovviamen-
te, c'e anche la Iisionomia.
142
ECCESSI DI PASSIONE
si tratta di un sapere che cerca di Iondere l'inesauribile ricchezza di
una percezione asilare della passione, con la proIondita analitica di
un codice teorico ricco di tradizioni secolari; un sapere che vuole
dissolvere oscurita e segreti, deIinendosi attraverso la trasparenza
degli oggetti che analizza. Quale diIIerenza rispetto al medico di
Luigi XIV! Consultato dal re come un oracolo, ritenuto capace di giu-
dicare, a prima vista, il giusto impiego delle persone a partire dalla
loro fisionomia, proIessava poi, sul piano dell'enunciazione teorica,
un proIondo scetticismo: La maggior parte di noi medesimi scri-
veva nella preIazione della sua opera maggiore e incognita. Ag-
giungeva poi, a proposito della passione: e assai diIIicile penetrare
ne' suoi abissi senza incontrarvi grandi oscurita
41
. I Iautori di un
sapere positivo dovevano per Iorza cancellare questo messaggio;
Esquirol preIeri raccoglierne la sIida, con la consapevolezza di poter
sciogliere le oscurita e di poter varcare gli abissi che avevano oIIusca-
to il pensiero del Iamoso medico di Luigi xIv.
3. Dipingere le passioni
Perlomeno due idee-Iorza dell'enciclopedia lavateriana trovaro-
no nella psichiatria delle origini un Iertile terreno di crescita: anzitut-
to l'accordo della Iisiognomonia con la carita e la benevolenza
42
,
che trasIormava l'arte di conoscere gli uomini in un capitolo della
Iilantropia; in secondo luogo, la convinzione di Lavater, ampiamente
sviluppata da Pinel e da Esquirol, che positivita e negativita non pos-
sono mai diventare connotazioni assolute ed esclusive di un indivi-
duo. Secondo il Iilantropo zurighese, il Iisionomista sara sempre in
grado di cogliere l'equilibrio tra il bon e il mauvais, anche nel-
l'uomo che sbaglia, che commette il male o che si dedica al vizio.
In un cuore sconvolto sara comunque possibile riscoprire l'energia,
la sensibilita, la Ilessibilita. Date a questa energia che ha prodotto
il vizio altri oggetti, una nuova direzione, e vedrete che essa produrra
delle virtu eroiche
43
.
41
Cito dall'edizione italiana: De La Chambre, Li caratteri aelle passioni, Venezia, 1673-
1674, vol. 1, Ioll. 8r-8v.
42
Ho usato la prima edizione dei Fragmente curata da Moreau de la Sarthe: G. Lavater,
Lart ae connaitre les hommes par la physionomie, Paris 1806-1809; t. v, pp. 812-87 (la Irase
citata e il titolo di un capitolo; la traduzione, qui come nel brano successivo, e nostra).
43
Ivi, p. 84 e p. 85.
143
LE PASSIONI E LA STORIA
Questa annotazione Iondamentale scandisce la vocazione peda-
gogico-disciplinare della Iisiognomonia e la immette direttamente
nel bagaglio teorico dell'alienista.
peinare les pas-
sions. sions. Par cette comparaison, on arriverait a des rsultats aussi utiles que
curieux, qui serviraient non seulement a gurir cette maladie, mais a la pr-
venir (p. 27) .
44
avec celles ou les plus grands matres se sont appliqus a
Il passo citato della thse, che segue di poche righe il riIerimento
a Lavater, non soltanto inaugura l'immissione della Iisognomonia
nell'assetto epistemologico della psichiatria nascente, ma individua
anche, perlomeno a livello programmatico, l'atto di nascita dell'ico-
nograIia manicomiale, concepita come parte integrante dell'impresa
terapeutica. Il programma diventa realta dopo l'ingresso deIinitivo
di Esquirol alla Salptriere, nel 1811.
La promessa non Iu mantenuta; in compenso, la silloge del 1838
e accompagnata da un'appendice iconograIica, che abbiamo ritenu-
to opportuno riprodurre per intero. Si noti la diIIerenza tra i due
brani citati: nel primo si enuncia un programma, nella certezza di ar-
rivare a dei risultati utili, ma in qualche modo curiosi e inconsueti;
nel secondo, le attrattive e il Iascino insolito di un nuovo campo di
indagine scompaiono, di Ironte alla Iondamentale importanza delle
44
Il corsivo e nostro.
45
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. II , p. 19. La traduzione e il corsivo sono
nostri. L'opera non venne mai scritta. Un ritrattista poco noto G.M. Gabriel (1775-1836?)
esegui per Esquirol, nel periodo in cui questi era mdecin-en-cheI a Charenton, disegni di
alienati in vista della progettata opera. CIr. Bibl. Nat. (Paris), If. 29 (Ttes aalienes aessinees
par Gabriel, pour un ouvrage ae M. Esquirol relatif a lalienation mentale, ouvrage non publie).
L'album Iu acquistato dalla Bibl. Nat. nel 1831.
144
Pour saisir les traits de la physionomie des alins aIIerma inIatti
Esquirol il Iaudrait dessiner la tte d'un grand nombre, conserver a cha-
cune le caractere de la physionomie pendant Pacces, et comparer ces ttes
Lo studio della degli alienati dira piu tardi il grande allie- fisionomia
vo di Pinel non e un oggetto di Iutile curiosita; questo studio aiuta a di-
stricare il carattere delle idee e delle aIIezioni che dominano il delirio di
questi ammalati. Quanti risultati interessanti si potrebbero ottenere da un
simile studio! con questa intenzione; Ho fatto aisegnare pi ai 200 alienati
Iorse un giorno pubblichero le mie osservazioni su questo interessante ar-
gomento.
45
sue connotazioni epistemologiche. Ma la diIIerenza e anche piu pro-
Ionda; nel primo brano, il disegno degli alienati pendant l'acces
trova un punto di riIerimento esterno all'asilo, lontano dalle sue nor-
me e dai suoi saperi: il punto di riIerimento, che e anche un'occasio-
ne di conIronto, e rappresentato dai capolavori dei grandi maestri,
che hanno usato il loro talento per aipingere le passioni. Nel secondo
brano, il punto di riIerimento esterno si dissolve: l`atto pittorico,
perduta ogni possibile autonomia, diventa luogo di produzione della
verita e Iunziona quindi come variabile dipendente di un sapere e
della sua eIIicacia terapeutica.
E indubbia l'inIluenza di Lavater, sia sugli esordi che sullo svi-
luppo di questo itinerario. Il Iilantropo zurighese instaura con le
opere dei grandi maestri un dialogo critico, dal quale puo emerge-
re l'eventuale inadeguatezza della realizzazione artistica rispetto ai
canoni della Iisiognomonia: quando analizza, ad esempio, il Demo-
crito di Rubens Dmocrite le rieur
46
o il Giuaa Iscariota di
Holbein
47
, commisura sempre la portata del messaggio pittorico a
un criterio di verita e ai parametri che lo costituiscono. Si sarebbe
tentati di credere che i parametri conoscitivi del Iisionomista aIIon-
dino le loro radici nella multiIorme varieta dei casi individuali: pre-
vale invece un procedimento induttivo, che costruisce, a partire da
questa varieta, una galleria di tipi umani, alle cui estremita ritrovia-
mo la Iisionomia del genio e quella, alterata e degradata, dello
stupido, del debole di spirito, del demente
48
. Questa tendenza alla
tipi::a:ione, che trasIorma le vite individuali o l'aspetto esteriore dei
singoli individui in personiIicazioni di un'astrazione, rappresentera
senza dubbio una delle componenti meno studiate della cultura eu-
ropea del primo Ottocento, alla quale Iaceva da contrappunto, para-
dossalmente, un moltiplicarsi delle biograIie individuali e dei dizio-
nari biograIici, nazionali e locali
49
. E proprio dall'ambito di questi
saperi minori e marginali che partiranno spesso le prese di posizione
piu decise contro la tendenza alla tipizzazione, che abbiamo gia indi-
viduato nell'enciclopedia lavateriana.
46
G. Lavat er, op. cit., t. v, pp. 357-360.
47
Ivi, p. 367.
48
Ivi, pp. 333-384.
49
Questi aspetti sono stati studiati da T. Zeldin, Histoire aes passions franaises, Paris,
Ed. du Semi, 1981, vol. 5, pp. 7-37.
145
ECCESSI DI PASSIONE
A Iorza di piu o meno i caratteri scrivera inIatti il biograIo iaeali::are
LE PASSIONI E LA STORIA
Questa tendenza alla tipizzazione investe, come si diceva, la dot-
trina Iisiognomonica: non deve quindi stupirci il riIerimento all'ope-
ra di Winckelmann, considerata da Lavater come una miniera d'o-
ro per il Iisionomista
51
, come non dovra stupirci che Esquirol,
giunto alla Salptriere, utilizzi per la sua iconograIia il contributo di
artisti legati alla scuola neoclassica. In realta, se e vero, come osserva
Zeldin , che le perizie psichiatriche ottocentesche consegnano al-
l'attenzione dello storico una considerevole quantita di reIerti bio-
graIici non ancora utilizzati, e altrettanto vero che la dottrina dell'a-
lienazione mentale sviluppa Iin dalle sue origini un sistema di classi-
Iicazione: un sistema reso possibile, anche in questo caso, da un pro-
cedimento induttivo, che costruisce dei tipi a partire dalla varieta
delle storie individuali. Il biograIismo delle perizie medico-legali, e
insieme la continuita di una percezione asilare della Iollia, rappre-
sentano il materiale empirico necessario alla Iormazione delle entita
nosologiche: astrazioni generalizzanti, complementari a quel vasto
processo di costituzione del soggetto normale e aelluomo meaio
53
,
che ha coinvolto, come si diceva, una molteplicita di pratiche e di sa-
peri, soprattutto a partire dall'eta post-rivoluzionaria. Esquirol sem-
bra perIettamente consapevole di questa complementarieta, quando
aIIerma, ad esempio, che il ritratto dell'orgoglio Iornito dai morali-
sti presenta le stesse caratteristiche della mania o della malinco-
nia orgogliosa (p. 24).
La tendenza alla tipizzazione trova comunque non pochi riscon-
tri nel testo della thse. In una pagina molto curiosa, ad esempio, gia
citata in precedenza, si capisce tutta l'importanza della tradizione ri-
spetto ai processi costitutivi del nuovo sapere. L'immagine del Iolle,
delle sue malattie e delle sue guarigioni, viene attinta non soltanto
alle Ionti empiriche della conoscenza, ma anche a testi medici del
passato, a testimonianze letterarie, a racconti mitici. La citazione di
un medico, Bartholin, si aIIianca cosi a quella di un autore classico,
50
Citato in T. Zeldin, op. cit., p. 12. Traduzione e corsivi sono nostri.
51
Abbiamo tradotto da G. Lavater, op. cit., t. v, p. 140.
52
T. Zeldin, op. cit., p. 33.
53
In questa prospettiva, riceve probabilmente nuova luce la Iamosa teoria aelluomo me-
aio, del belga Qutelet. Oltre alle opere dell'autore, si veda anche, tra l'altro G. Canguilhem,
op. cit. e O. Lottin, Quetelet statisticien et sociologue, Louvain-Paris 1912.
146
52
Levot , di si e troppo Irequentemente condensato, sotto
50
creare aei tipi,
Iorma di unita umana, cose disparate o inconciliabili, e e scom- luomo vero
parso per lasciare il posto a un uomo ai conven:ione.
ECCESSI DI PASSIONE
Plinio, ma anche alla mitica storia del Iiglio di Creso, conosciuta da
tutti (p. 10). La costruzione dei tipi riutilizza e riscopre le immagini
del soggetto prodotte dalle tradizioni e dai miti dell'occidente
54
;
al tempo stesso, essa si impone come principio regolativo dell'osser-
vazione manicomiale. Nella malinconia triste, aIIerma Esquirol, il
viso e pallido, i lineamenti del volto concentrati, la Iisionomia do-
lorosa, gli occhi scavati, abbattuti, lo sguardo sospettoso, i movimen-
ti lenti (p. 25): la designazione nosologica e il criterio ordinatore che
conIerisce un senso ai dettagli dell'osservazione; dettagli che sono
gia il risultato di un primo livello di astrazione; dettagli che il medico
potra ritrovare in tutti gli alienati colpiti dalla stessa malattia.
L'iconograIia manicomiale, che nelle planches esquiroliane e rap-
presentata dal disegno e dalla successiva incisione, deve essere una
sorta di superIicie di collegamento tra l'osservazione empirica e l'en-
tita nosologica, tra le particolarita percepite e la categoria di cui Ian-
no parte. Il pittore e l'incisore, docili strumenti nelle mani dell'alie-
nista, avranno il compito di costruire delle immagini che rendano
immediatamente possibile la giunzione tra questi due livelli: attenti
alle caratteristiche individuali della Iollia, essi dovranno comunque
raIIigurarla, con sobrieta e nettezza di contorni, nei suoi aspetti es-
senziali; l'assenza dei colori e l'ambientazione manicomiale ci re-
stituiscono questi volti e questi corpi in una dimensione quasi asetti-
ca, lontana e disincarnata; guardando queste incisioni, il lettore non
potra scordare, per un solo istante, la loro appartenenza a uno sguar-
do, a un sapere e a una terapia: uno sguardo medico, un sapere che
lo rende possibile, una terapia che lo legittima.
Un eccesso di realismo, un'insistenza naturalistica sui colori, sul-
l'ambientazione sociale del Iolle, sul suo abbigliamento Iuori dalle
mura dell'asilo, sarebbero stati incompatibili con le istanze che han-
no presieduto alla nascita dell'iconograIia manicomiale. In questo
senso, non e Iorse azzardato pensare che gli artisti di Iormazione
neoclassica, di cui Esquirol si servi per le sue tavole, Iossero i piu
adatti alla realizzazione dell'impresa. Due soli sono i pittori nominati
da Esquirol nel testo del 1838: Desmaisons
56
, autore della prima ta-
54
Sarebbe interessante, ad esempio, capire quale peso ha avuto il mito aellhomo faber
nella costituzione del typus melancholicus. I miti antichi dell'occidente e i miti inventati o riela-
borati in eta moderna potrebbero, Iorse, essere considerati una delle Ionti dell'esperienza psi-
chiatrica e, piu in generale, una delle Ionti dei vari saperi che hanno Iunzionato come elementi
di produzione della norma sociale.
55
Salvo la planche xxIv, tutte le altre sono di ambientazione manicomiale.
56
Si tratta Iorse di Pierre Emile Desmaisons (1812-1880), litograIo che debutto come ri-
147
55
LE PASSIONI E LA STORIA
vola, e Guillaume Joseph Roques
57
; il pittore tolosano, conterraneo
di Esquirol, e l'autore della tavola xxIv, che rappresenta una Iamiglia
dei Pirenei, i cui membri la madre e i suoi due Iigli sono gozzu-
ti aIIetti da cretinismo.
Il disegno di Roques, l'unico a non rispettare la regola dell'am-
bientazione manicomiale, esprime con sobria eIIicacia la malattia in-
curabile e deIinitiva dei tre soggetti. Il gioco delle Iisionomie, de-
scritte con cura da Esquirol, si accompagna a un movimento stilizza-
to, automatico e quasi irreale delle sei mani: un movimento che uni-
sce in una sola Iigura e in un unico destino i tre personaggi, riassu-
mendo, in una stessa immagine, cio che di loro si dice nel testo: rara-
mente si muovevano l'uno senza l'altro
58
.
Il Iantasma dell'incurabilita, sapientemente esorcizzato nel testo
del 1805, rappresenta una sorta di mina vagante nello spazio teorico
esquiroliano: un Iantasma che occupa nell'appendice iconograIica
una posizione tutt'altro che irrilevante, se si pensa che quasi la meta
delle tavole e dedicata a casi di demenza, di idiotismo e di cretini-
smo. Altre tavole, invece, anticipando una tecnica che ritornera in
auge con l'avvento della IotograIia, mostrano i soggetti durante l'ac-
cesso di Iollia e dopo la guarigione: servono quindi a sottolineare
l'eIIicacia e i successi di un sistema terapeutico. Esquirol non cita
nessun altro pittore, al di Iuori di Roques e Desmaisons: gli autori
delle planches sono Iorse disegnatori occasionali e privi di importan-
za, che non valeva la pena ricordare. Conosciamo invece il nome del-
l'incisore, che compare regolarmente sotto ogni Iigura. Un suo con-
tributo alla composizione dei ritratti non puo essere escluso: in ogni
caso, la presenza di Ambroise Tardieu, noto discendente di una glo-
riosa dinastia di incisori, non e da considerarsi casuale o irrilevan-
trattista al Salon parigino nel 1931. La tavola di cui Desmaisons e l'autore e molto probabil-
mente successiva al 1831; sicuramente e posteriore al 1827: anno in cui Luigi Calvetti racco-
glie e traduce gli articoli pubblicati da Esquirol nel Dictionnaire des sciences mdicales, con
annesse molte delle venticinque tavole allegate da Esquirol stesso alla sua silloge del 1938. Tra
le tavole pubblicate da Calvetti mancano quelle di Desmaisons e di Roques (cIr. J.E.D. Esqui-
rol, Della aliena:ione mentale, Milano, Rusconi, 1827-1829).
57
G. J. Roques (1754-1847), eminente rappresentante del neoclassico tolosano, si lego a
Vien e a Louis David e Iu maestro di Ingres (cIr. P. Mespl e D. Ternois, Ingres et ses maitres,
ae Roques a Davia, Toulouse, Montauban, 1955). Uno schizzo (Le aocteur Esquirol faisant la
premire operation ae la cataracte) testimonia i rapporti tra il pittore e l'alienista. L'originalita
dello stile tolosano che risente di inIlussi iberici ed e piu incline al realismo e testimonia-
ta, tra l'altro, anche da un Portrait historique au aocteur Dastarat, del 1808, dove si raIIigura il
celebre Iilantropo mentre Ia la carita a un cieco (cIr. Jingt ans aacquisitions, Toulouse, Muse
des Augustins, 1969, catalogue, n. 28, p. 37).
58
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 112.
148
ECCESSI DI PASSIONE
te
59
. Il geograIo-incisore
60
, di scuola neoclassica, particolarmente
interessato ai progressi della conoscenza e dotato, come dimostrano
i suoi paesaggi canadesi
61
, di uno spiccato gusto per il diverso e per
il lontano, era senza dubbio un personaggio molto adatto alla com-
mittenza esquiroliana. Commentando la colonna d'Austerliz
62
, della
piazza Vendme di Parigi, Tardieu mostra di subordinare la spiega-
zione degli eventi al deciIramento delle sculture nelle quali sono
rappresentati
63
; il lavoro dell'artista, per Tardieu, piega l'evento
alla sua dimensione simbolica: testimonianza di rimembranze tanto
gloriose
64
, occasione per Iar emergere il signiIicato e la verita
delle vicende storiche .
L'opera d'arte garantisce cosi una Ielice continuita tra l'evento
storico e il suo valore di verita, tra le caratteristiche particolari di
un'esperienza e il signiIicato generale che la nobilita. Tardieu rispet-
ta Iedelmente questi canoni, anche quando lavora per Esquirol; le
sue incisioni traducono in immagine i due temi Iondamentali del
nuovo sapere: lo studio dell'idiozia e della demenza, considerato nel
1805 quasi estraneo alla dottrina dell'alienazione, e soprattutto l'as-
sunzione della guaribilita dei Iolli, ritenuta, nel 1805 come nel 1838,
l'asse strategico della psichiatria nascente.
Il paradigma della guaribilita subisce tuttavia, tra queste due
date, alcune modiIicazioni, che vale Iorse la pena riassumere, pren-
dendo lo spunto dalle incisioni di Ambroise Tardieu.
Se si osserva, ad esempio, la tavola vIII , che ritrae una maniaca
59
Figlio d'arte, discendente di una dinastia di incisori, Ambroise Tardieu ( 1788-1841),
padre dell'omonimo Iamoso medico che scrisse un'opera sugli attentats aux moeurs, Iu inci-
sore e geograIo, cresciuto alla scuola dello zio paterno, Pierre Alexandre Tardieu (1757-1844),
legato all'estetica della pittura davidiana (cIr. L. Rosenthal, La Gravure, Paris 1909, pp. 318-
320).
60
Cosi si Iirma, in un atlante in cui ha inciso, avec une religieuse Iidlit, le carte geo-
graIiche di d'Anville; cIr. Atlas ae geographie ancienne, Paris, 1818. Gia qui si mostra sensibile
al progresso delle conoscenze, quando, in una nota Iirmata, lamenta l'arretratezza della geo-
graIia antica, che, come egli dice, a Iait peu de progres.
61
E.A. Talbot, Cinq annees ae sefour au Canaaa [...{ accompagnees aun atlas grave par
Ambroise Taraieu, Paris 1825.
62
Commissionata da Napoleone e terminata, dopo quattro anni di lavoro, nel 1810.
Gran parte delle 845 composizioni, che dovevano servire da modello per i bassorilievi, sono
opera di Pierre Nolasque Bergeret (1782-1863), pittore neoclassico che studio con Lacour il
Vecchio, Vincent e David. Tardieu elogia Bergeret, dicendo che i risultati migliori sono stati
ottenuti quando gli scultori hanno Iedelmente riprodotti i suoi disegni. CIr. A. Tardieu, La co-
lonna ael granae esercito aAusterli: o aella Jittoria [...{. Descri:ione aaorna ai 38 tavole, Firen-
ze 1840, p. 34.
63
A. Tardieu, op. cit., p. 17.
64
Ivi, p. 28.
65
Ivi, pp. 81-82.
149
65
LE PASSIONI E LA STORIA
durante l'accesso, e la tavola Ix, che ritrae la stessa persona dopo la
guarigione, non si puo non osservare, con Esquirol, quanto sia diIIi-
cile attribuire questi due proIili |...| al medesimo individuo
66
.
La continuita tra le passioni dell'uomo normale e il delirio del
soggetto alienato, che ci sembrava la vera posto in gioco della thse
esquiroliana, si e deIinitivamente spezzata; questa rottura verra ap-
proIondita dalla generazione di alienisti che lavora attorno alla meta
del secolo: dai Baillarger, dai Falret, Iino a Morel, che, con la sua
teoria aegenerativa della Iollia, riproporra il problema dellincurabili-
ta come nodo teorico centrale della riIlessione psichiatrica. La perdi-
ta dell'identita, che trova nelle tavole di Tardieu la sua rappresenta-
zione emblematica, rimane comunque per Esquirol un processo re-
versibile, che puo concludersi con la guarigione. La tavola Iv sembra
quasi rivalutare la continuita tra le passioni e la Iollia, molto proba-
bilmente grazie alla indiscussa notorieta del personaggio raIIigurato:
la celebre cortigiana Throigne de Mricourt, internata all'eta di cir-
ca 46 anni, che partecipo come protagonista agli avvenimenti rivo-
luzionari ricevendo i gradi militari e comandando un battaglione
di donne e che perse la ragione con l'avvento del Direttorio
67
. I
tratti del volto sono severi e soIIerti. L'ambientazione manicomiale
e tradita soprattutto dalla rasatura dei capelli.
Nel loro assieme, le incisioni di Tardieu segnano, in ogni caso,
l'avvento di una nuova congiuntura teorica, che instaura una sostan-
ziale discontinuita tra le passioni e l'alienazione. Volendo individua-
re un equivalente iconograIico della thse esquiroliana, dovremmo
analizzare i Iamosi ritratti di monomaniaci composti da Gricault al-
l'inizio degli anni venti: il celebre pittore, approIittando della sua
amicizia con Georget, allievo di Esquirol e alienista alla Salptriere,
ritrae alcuni internati. Il risultato di questa esperienza
68
e davvero
stupeIacente: ritratti che esprimono la crisi della cultura neoclassi-
ca ; ritratti assolutamente liberi da un rapporto vincolante con l'i-
stanza terapeutica: gli abiti e le Iogge della vita quotidiana sostitui-
66
E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 19.
67
Su questo straordinario personaggio si veda, tra l'altro, il saggio di M. Pellet, Etuae his-
torique et biographique sur Theroigne ae Mericourt, Paris 1885.
68
Ci rimangono cinque ritratti di monomaniaci, cosi denominati: Monomanie au com-
manaement militaire, Monomanie au voi aes enfants, Monomanie au vol, Monomonie au feu,
Monomanie ae lenvie. Sul problema si veda il lavoro di M. Miller, Gericaults Paintings of the
Insane, in Journal oI Warburg and Courtauld Institute, Iv, 1940-1941, pp. 151-163.
69
CIr. A. Del Guercio, Gericault, Milano, Barbera, 1963; D. Aim-Azam, La passion ae
Gericault, Paris 1979. Si veda anche il vecchio lavoro di C. Clement, Gericault, Paris 1979
3
.
150
69
ECCESSI DI PASSIONE
scono l'ambientazione manicomiale; l'immagine va oltre l'indicazio-
ne del testo, gli alienati sembrano personaggi del mondo popolare
parigino, attraversati da qualche passione che li domina. Solo la ae-
nomina:ione ael quaaro ci Ia capire che sono dei Iolli.
4. Il trattamento morale
Dirimpetto alla Salptriere avvi uno stabilimento per pazzi, privato, ma
meritevole di considerazione. Lo Iondo col suo il sig. Esquirol, giovane di
genio ed allievo di Pinel. Questo suo maestro lo visita di quando in quando
come medico consultore. Lo stabilimento e Iormato di due case tramezzate
da un giardino, l'una pei veri pazzi, l'altra pei convalescenti. Una corte ne
segrega i sessi. Esquirol, vi riceve Iino a 25 individui, per ciascuno dei quali
si contribuiscono mensilmente, senza computarvi i medicamenti, 300 Ir.
Ogni malato ha la sua camera, il suo servitore e quattro pietanze per lo piu
vegetabili. Le camere sono spaziose, e si chiudono esternamente con un
chiavistello tutto investito di pelle per non istrepitar punto, e per non dare
allo stabilimento apparenza di prigione, circospezione da non perdersi mai
di vista nell'erezione di spedali di tal genere. Per lo stesso motivo a' balconi,
in scambio di Ierrate, si posero gelosie ben Iorti che si serrano e che l`am -
malato non rompe certo, senza che l'inIermiere se ne accorga
71
.
Dans l`tablissement du doct. Esquirol egli osserva la nourriture
est en gnral abondante, propre a IortiIier et prise des alimens les plus
sains apprts d'ailleurs sans pices. Le djener est distribu a neuI heu-
res, et varie suivant l'tat et les dispositions particulieres de l'aliene: on a
besoin quelqueIois de Iaire servir un second djener a plusieurs d'entre
eux. On dne a quatre heures; les convalescens, les alins tranquilles, ou
ces qui ne sont agits que par intervalles, sont admis a la table de M. Esqui-
rol; les autres, a moins qu'ils ne soient dangereux, dnent dans une salle
commune, chacun a une table particuliere et servi par son domestique; les
70
Sul rapporto tra l'immagine e il testo, tra il quadro e la sua denominazione, si veda H.
Damisch, Theorie au nouage, Paris, Seuil, 1972 e M. Foucault, Questa non una pipa, Milano,
Serra e Riva Editori, 1980.
71
G. Frank, Jiaggio a Parigi e per una gran parte aellInghiltyerra e aella Sco:ia per quanto
concerne speaali, carceri, stabilimenti ai pubblica beneficien:a e aistru:ione meaica, Milano,
1813, vol. I, pp. 65-66. Esquirol cita quest'opera (a p. 48 del Des passions), gia uscita nel 1805,
quando scrisse la sua thse. mostra molta stima per il jeune et savant mdecin, e utilizza i
dati di Frank relativi agli asili inglesi.
151
70
A questa testimonianza diretta di Frank, vale la pena aIIiancare
una lunga nota di Pinel, tratta dalla seconda edizione del suo Traite.
LE PASSIONI E LA STORIA
autres en petit nombre mangent dans leur chambre. Tout ce qui leur est
servi sort de la table commune, ou les portions sont Iaites en indiquant leur
destination. Chaque malade boit de l'eau rougie a discrtion. Le souper se
compose de lgumes et de Iruits
72
.
L'eIIicacia della terapia e garantita, oltre che dalla relazione tra
medico e paziente, anche dall'isolamento dell'alienato in una mai-
son de traitement; la dimensione segregativa e sicuritaria, indisso-
ciabile, come si e visto, dall'assetto epistemologico del nuovo sapere,
trapela chiaramente dalle parole di Frank: bisogna usare circospe-
zione, per non dare all'asilo l'apparenza di una prigione. La Iidu-
cia nei beneIici eIIetti dell'isolamento, comune a tutti gli alienisti del
primo Ottocento, emergeva d'altronde anche nel dibattito sulla que-
stione penitenziaria; Moreau-Christophe, uno dei massimi responsa-
bili degli istituti di pena, intervenne in una delle piu importanti rivi-
ste di psichiatria dell'epoca
73
, per discutere la bonta del sistema
Irancese di imprigionamento individuale, contrapposto al troppo
rigido solitary conIinement del sistema di FiladelIia. Una com-
missione di esperti, ricorda Moreau-Christophe, Iormata da membri
dell'accademia Reale di Medicina tra i quali ritroviamo gli alieni-
sti Marc ed Esquirol si pronuncia a Iavore del sistema Irancese di
imprigionamento individuale, nel gennaio del 1839, conIermando
un verdetto analogo, espresso da un'altra commissione cinque anni
prima: il sistema cellulare e innocuo, non provoca Iollia e non accor-
cia la vita dei detenuti. L'autore cita anche un'opinione personale di
Esquirol, secondo la quale il regime di isolamento Iavorisce il mora-
le dei detenuti.
Esquirol vede dunque nella prigione la conIerma della assoluta
compatibilita tra la misura di sicurezza e l'intervento terapeutico; le
due dimensioni non sono pensabili separatamente: la procedura se-
gregativa costituisce una condizione di possibilita della relazione tra
il medico e il paziente; e al tempo stesso atto amministrativo e nozio-
ne teorica, provvedimento di polizia e struttura portante di un sape-
72
CIr. P. Pinel, Traite..., Paris 1809
2
, p. 236. La nota si trova nella quarta sezione, dedi-
cata alla police intrieure (pp. 193-307).
73
Moreau-Christophe, De linfluence au regime penitentiaire en general et ae lemprison-
nement inaiviauel en particulier sur la sante et le moral aes aetenus, in Annales mdico-psy-
chologiques, t. II, Paris, 1843, pp. 424-452. L'autore scrisse una memoria, sullo stesso argo-
mento, e anche un contributo al tomo XXII delle Annales d'hygiene publique et de mdecine
lgale. Una sede importante di questo dibattito Iu la Revue pnitentiaire et des institutions
prventives.
152
ECCESSI DI PASSIONE
re. La necessita ai isolare gli alieni dalle loro Iamiglie e dalle loro vec-
chie abitudini, e l'unanime risultato, secondo Esquirol, delle espe-
rienze portate avanti in Inghilterra, in Francia e in altre nazioni; tut-
tavia, questo principio dell'isolamento non e legittimato soltanto
all'esperienza, ma anche dalla conoscenza dei rapporti tra le pas-
sioni e l'alienazione mentale (p. 32). In ogni caso, la duplicita del
concetto di isolamento non puo essere compresa al di Iuori della
congiuntura teorica che ha reso possibile la stesura della thse. una
congiuntura che risente ancora delle critiche rivolte dai montagnardi
alle vecchie strutture ospedaliere, che mescolavano indistintamente
malattie, miserie e crimine. Le istanze della deospedalizzazione, co-
diIicate dalla legislazione rivoluzionaria, Ianno ancora sentire la loro
inIluenza sui testi di Frank e di Esquirol: il primo sottolinea la bonta
della sperimentazione istituzionale esquiroliana, dando particolare
rilievo al basso numero dei ricoverati e contrapponendo, all'asilo
della rue de BuIIon, l'inIerno di Bictre, con i suoi 3.400 ricoverati
(vecchi, inIermi, indigenti, pazzi incurabili, gente aIIetta da ostinate
malattie di nervi, oziosi destinati a corruzione, e i condannati a mor-
te Iinch venga eseguita la sentenza)
74
; il secondo attacca le vecchie
strutture ospedaliere citando liberamente un passo di Cabanis, tratto
dalle Iamose Observations sur les hpitaux, del 1790. Il legame con
le ideologie della deospedalizzazione sembra percio evidente: la pic-
cola maison de traitement, destinata a dei privati dozzinanti, se
contrasta nettamente con l'altra idea-Iorza, complementare alla deo-
spedalizzazione quella di un soccorso pubblico organizzato dallo
stato
75
conIerma pero la critica agli inconvenienti inseparabili
dai grandi assembramenti di malati (p. 7), sviluppatasi in eta rivolu-
zionaria.
La piccola casa di cura garantiva quindi un accesso all'interiorita
del malato. In questo contesto emerge la deIinizione puntuale del
trattamento morale: e lapplica:ione aella facolta aellintenaimen-
to, aelle affe:ioni morali, al trattamento aellaliena:ione mentale (p.
9). Curare la Iollia, quando la sua origine non sia provocata dalla
modiIicazione strutturale di qualche organo Iisico, signiIica quindi
ricorrere a un emploi raisonn de tous les moyens qui agissent di-
rectement sur l'intelligence et sur les passions des alins
76
.
74
G. Frank, op. cit.,p. 66.
75
CIr., M. Foucaul t , Nascita aella clinica, cit., pp. 52- 68.
76
F. Leuret, Du traitement moral ae la folie, Paris 1840, p. 156. Nel 1840 Leuret era me-
dico a Bictre. In quello stesso anno mori Esquirol.
153
LE PASSIONI E LA STORIA
Quest'ultima deIinizione, che riprende la precedente, viene Ior-
mulata da Franois Leuret, l'ultimo grande diIensore del trattamen-
to morale, in polemica aperta contro l'organicismo degli allievi di
Esquirol Georget, Falret, Voisin e Foville che hanno subordi-
nato la medicina della mente alle deduzioni tratte dall'anatomia pa-
tologica
77
. La polemica di Leuret coinvolge tuttavia anche Esquirol:
l'alienista di Bictre condivide pienamente i principi del maestro, ma
ritiene inadeguata e lacunosa la loro applicazione pratica: essa si li-
mita a delle esortazioni benevole, alle consolazioni, alle distrazioni,
all'isolamento, o all'uso dell'appareil de Iorce
78
. Proprio questa
lacunosa e insuIIiciente applicazione dei principi, secondo Leuret,
ha spinto gli altri allievi del suo grande maestro alla ricerca delle sedi
organiche della Iollia. L'esposizione teorica, nel testo del 1840 e in
quello del 1805, non conosce diIIerenze signiIicative: contro le pas-
sioni non governate, aIIerma Esquirol, non basta la Iorza del ragio-
namento; e invece necessario produrre nel malato delle scosse mo-
rali, che lo riducano in uno stato opposto e contrario a quello nel
quale si trovava prima del trattamento (p. 82); di rimando Leuret,
criticando la pratica di Esquirol, come emerge da alcuni brani del
Des malaaies mentales, propone anch'egli cio che veniva teorizzato
nella thse del 1805: se la persuasione non e suIIiciente, occorre pro-
durre une Iorte diversion morale nell'ammalato, une passion ca-
pable de briser la chane vicieuse de ses ides
79
.
Nel 1811, come si e detto, Esquirol entra alla Salptriere. La di-
mensione del grande ospedale prende il sopravvento sulla sperimen-
tazione istituzionale
80
esposta nella thse, il Iunzionamento dei mec-
canismi segregativi e la struttura interna dell'asilo, prima considerati
come condizioni di possibilita della relazione terapeutica, diventano
ora gli strumenti essenziali della guarigione: un ospeaale ai alienati
uno strumento ai guarigione
81
, dira Iinalmente Esquirol, dopo aver
criticato
82
i piccoli tablissements, cavallo di battaglia della sua
tesi.
D'altro canto, non ci sembra un caso che nell'unico passo pine-
liano dedicato alla piccola casa di cura diretta da Esquirol, si preIeri-
sca sottolineare un aspetto relativo alla police intrieure: le regole
77
Ivi, p. 108.
78
Ivi, pp. 106-107.
79
Ivi, pp. 103-104.
80
Sono evidenti le connotazioni di classe di questa sperimentazione.
81
J.E.D. Esquirol, op. cit., t. II, p. 144.
82
Ivi, pp. 142-143.
154
ECCESSI DI PASSIONE
della somministrazione del cibo Iunzionano come momento interno
ai criteri della classiIicazione e al sistema delle ricompense. Dalla
bonta delle regole istituzionali piu che dalla qualita e dalla pro-
Iondita della relazione tra il medico e il suo paziente dipende
dunque il successo dell'impresa terapeutica. Il lavoro di scavo nel-
l'interioria del Iolle, la comprensione di tutti gli scarti (p. 8) della sua
immaginazione, l'esplorazione del passato individuale
83
, les com-
motions physiques ou morales (p. 70) provocate dal gioco delle
passioni: tutto questo arsenale, messo in campo dal testo del 1805,
pur continuando ad attraversare, piu o meno sotterraneamente, il
tessuto della psichiatria ottocentesca, viene quasi occultato e rimos-
so, prima dallo spessore dell'istituzione, poi dagli sviluppi del codice
teorico. Sullo scorcio del secolo, la psicanalisi si inserira in questa
trama complessa di occultamenti e di rimozioni, restituendo nuova
vitalita e nuovi signiIicati a questa storia, a questi testi, a questi sape-
83
CIr. p. 28 della thse, dove, a proposito dei malati, Esquirol dice: je les ai Iait souve-
nir (li ho Iatti ricordare) le irregolarita che erano sIuggite ai loro genitori.
155
ri.
5.
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
1. Auguste Comte pa:iente ai Esquirol
Nella primavera del 1826 Auguste Comte, aIIetto da una crisi di
mania-malinconia egli stesso la deIinira, piu tardi, une crise cr-
brale viene ricoverato nella clinica privata del dottor Esquirol,
alla rue de BuIIon, di Ironte alla Salptriere. Come si e gia detto,
Esquirol la dirigeva assieme a un suo nipote: l'alienista Jules Mitivi,
che aiutera il celebre zio anche nella gestione della clinica privata di
Ivry, aperta nel 1827.
Comte entra dunque nella Maison de Sant della rue de BuIIon
nell'aprile del 1826, poco dopo aver iniziato come apprendiamo
da Henri Gouhier
1
il suo Cours ae philosophie positive nel suo ap-
partamento, al n. 13 della rue du Faubourg-Montmartre. Domenica
2 aprile, a mezzogiorno, Comte tenne la sua prima lezione. Dopo la
terza seance il Cours venne interrotto, a causa della crisi cerebrale so-
pra ricordata. Comte tornera alla sua vita normale solo alla Iine del
1827: l'anno in cui, dopo la crisi del '26, aveva cercato di suicidarsi.
Giova ricordare che anche Saint-Simon, suo maestro tra il 1817 e il
1824, aveva tentato il suicidio, quattro anni prima.
Nel 1826 Esquirol, nella pienezza della sua maturita scientiIica
aveva 54 anni ed alcuni tra i suoi piu importanti lavori erano gia
usciti nel Dictionnaire des sciences mdicales, di Panckoucke
incontra quindi Comte, allora ventottenne, come degente della sua
Maison de Sante. Lo rivedra di nuovo il 4 gennaio del 1829, nel suo
1
Fondamentale il lavoro di H. Gouhier, La feunesse aAuguste Comte et la naissance au
positivisme, Paris, Vrin, 1933-1936-1941, 3 voll.
181
LE PASSIONI E LA STORIA
nuovo appartamento, al 159 della rue Saint-Jacques: li Comte aveva
ripreso il suo Cours, interrotto tre anni prima, alla presenza di molti
intellettuali e scienziati Iamosi, tra cui Fourier, segretario perpetuo
dell`Acadmie des Sciences, de Blainville, Poinsot e Navier, membri
dell'Acadmie, Broussais, lo stesso Esquirol e Binet. Nella preIazio-
ne al primo volume del Cours, del 1830, Comte elenca con orgoglio
tali nomi prestigiosi, presenti tra il suo uditorio, auxquels egli aI-
Ierma je dois ici tmoigner publiquement ma reconnaissance,
pour la maniere dont ils ont accueilli cette nouvelle tentative philo-
sophique
2
. Cita dunque con orgoglio e deIerenza lo stesso Esqui-
rol, che lo aveva conosciuto come paziente, e al quale piu tardi
nella Iamosa Preface personnelle al sesto tomo del Cours (1842) e nel-
LAppenaice al quarto tomo del suo Systme ae politique positive
(1854) , rivolgera critiche molto pesanti, in relazione alla sua de-
genza del 1826 .
Questa, dunque, la cornice degli avvenimenti, cosi come ci viene
restituita dalla poche ma eloquenti Ionti disponibili. In tale contesto
si situa l'episodio centrale ai Iini della nostra analisi: l'aIIrontamento
diretto tra il medico, all'interno del recinto asilare, e il IilosoIo. Un
episodio ricco di valenze simboliche, dal quale vorremmo partire per
mettere a Iuoco alcuni problemi, di carattere sia teorico che politico,
relativi alla psichiatria nascente.
L'aIIrontamento tra l'alienista e il IilosoIo sembra davvero dram-
matico, senza esclusione di colpi. Stando alla ricostruzione del
Wettley
4
, Esquirol attribui a Comte una particolare Iorma di mono-
mania la megalomonia, o aelirio ai granae::a considerata in
quell'epoca come una malattia diIIicilmente curabile. Un'inIluenza
diretta di Comte su Esquirol come pretende Drner
5
puo es-
sere ragionevolmente esclusa: per ragioni di Iondo, che esaminere-
mo piu avanti, ma anche per ragioni contingenti e biograIiche. Dopo
2
CIr. A. Comte, Cours ae philosophie positive, Paris, Rouen-Ireres, 1830, t. I. Il tomo, a
causa del Iallimento dell'editore, viene ristampato tre anni dopo da Bachelier, a Parigi, sem-
pre con la data del 1830. Si veda l'importante antologia curata da Henri Gouhier: A. Comte,
(Euvres choisies, Paris, Aubier-Montaigne, 1943 (il passo citato nel testo e, qui, a p. 54). Per
uno sguardo d'assieme si veda A. Negri, Introau:ione a Comte, Bari, Laterza, 1983 (con ricca
bibliograIia).
3
Per la preface personnelle, cIr. A. Comte, (Euvres choisies, cit., pp. 141-172. Per lAp-
penaice si veda il quarto e ultimo tomo di: A. Comte, Systme ae politique positive ou Traite ae
sociologie instituant la religion ae lHumanite, Paris, Mathias, 1854.
4
A. Wettley, Die Trieblehre Auguste Comtes, in ConI. Psychiat., , II 1959, p. 51 (citato
da Drner: si veda la nota seguente).
5
K. Drner, // borghese e il folle. Storia sociale aella psichiatria, Bari, Laterza, 1975, pp.
200-216.
182
3
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
essere stato espulso dall`Ecole Polytechnique in seguito ad episo-
di di ribellione studentesca, che lo coinvolsero Comte torno a Pa-
rigi nel 1817, aderendo subito alla cerchia di Saint-Simon. Pubblico
scritti su riviste di Saint-Simon, normalmente senza Iirmarli. Il suo
opuscolo piu importante edito la prima volta nel 1822 con tiratu-
ra limitata (100 esemplari) Iu ristampato in 1000 esemplari nel
1824, sul Catechisme aes Inaustriels, di Saint-Simon, con un nuovo
titolo, Systme ae politique positive (il titolo del '22 era Prospectus aes
travaux scientifiques necessaires pour reorganiser la societe), e con la
Iirma di Comte. Il '24 e anche l'anno della rottura tra Comte e Saint-
Simon. Nell'opuscolo del '22 compare per la prima volta, in Iorma
dispiegata, la Iamosa teoria dei tre stadi quello Teologico, o Iitti-
zio, quello Metafisico, o astratto e quello Scientifico, o positivo alla
quale, secondo Drner, Esquirol si sarebbe ispirato, in particolar
modo nei suoi lavori sul suicidio e sulla demonomania. Drner e sta-
to Iorse tratto in inganno dal Iatto che tali lavori comparvero come
capitoli del Des malaaies mentales, nel 1838, ma vennero pubblicati
per la prima volta come voci nel citato Dictionnaire di Panckou-
cke: la Demonomanie e del 1814, il Suiciae del 1821. Si tratta quindi
di scritti che precedono il Prospectus comtiano del 1822: un'opera,
come si e gia detto, che contiene la prima Iormulazione della teoria
dei tre stadi e che usci senza il nome dell'autore
6
. E possibile che
Esquirol l'abbia letta, ed e anche probabile che conoscesse l'identita
del suo autore. L'opuscolo Iu inIatti apprezzato da un personaggio
come Guizot, con il quale Comte entro in contatto tra il 1824 e il
1825, come apprendiamo direttamente dalla Preface personnelle.
Esquirol puo dunque aver letto tale opuscolo, ma e da escludere, in
ogni caso, che ne abbia subito l'inIlusso. Esso apparve, non lo si di-
mentichi, sotto l'egida di Saint-Simon: autore totalmente estraneo
alla sensibilita politica e alla cultura medico-IilosoIica del celebre
allievo di Pinel. Il primo tomo del Cours esce nel 1830, quando quasi
tutti gli scritti di Esquirol sono gia stati pubblicati. Alle prime sean-
ces del 1826, interrotte dalla crisi di Iollia, assistono personaggi di
spicco della cultura scientiIica del tempo, tra cui i gia citati Blainville
(biologo) e Poinsot (matematico); assieme ad essi vi e anche quell'A-
lexander von Humboldt (1769-1859), vicino agli ambienti della Na-
6
Sull'opuscolo del '22 e sulle sue varie edizioni cIr. H. Gouhier, La philosophie aAugus-
te Comte, Paris, Vrin-Reprise, 1987, pp. 65-77 (le pagine citate sono la ristampa di un articolo
di Gouhier, pubblicato nel 1974 sulla rivista Les Etudes Philosophiques, con il titolo LO-
puscule fonaamental).
183
LE PASSIONI E LA STORIA
turphilosophie tedesca, citato e conosciuto personalmente da Esqui-
rol, e vissuto quasi sempre a Parigi tra il 1804 e il 1827. Grazie a que-
sto IilosoIo-scienziato geniale ed ecclettico, botanico e grande viag-
giatore che oggi anche gli antropologi rivendicano tra i padri Ion-
datori della loro disciplina Esquirol puo aver avuto notizia dell'i-
nizio del Cours. La degenza di Comte nella Maison de Sant ed il
successivo annuncio pubblico, diIIuso nel 1828, della ripresa del
Cours un annuncio che circolava gia manoscritto nel 1826 e che
era stato arricchito dal piano dettagliato delle lezioni puo aver
spinto Esquirol a presenziare alla lezione inaugurale del 4 gennaio
1829, alla quale si e accennato.
Ma torniamo alla diagnosi dell'alienista; come si e detto, essa la-
scia poco spazio alla speranza: monomania con delirio di grandezza,
megalomania incurabile. Non ho trovato, Iinora, nessun resoconto
clinico di quello che abbiamo chiamato, schematizzando un po' la si-
tuazione, l'aIIrontamento tra i due. Abbiamo solo qualche testimo-
nianza diretta del paziente (in parte, come si diceva, nella Preface
personnelle del 1842, in parte nella citata Appenaice del 1854). Tri-
ste situation, triste exprience, terrible pisode, anomalie m-
morable: cosi si esprime Comte, nella Preface personnelle, per deIi-
nire il suo soggiorno nella Maison de Sant e la causa che l'ha provo-
cato. Comte ha potuto utiliser philosophiquement les lumieres per-
sonnelles che questa triste exprience era riuscita a procurargli.
Essa ha rappresentato una conIerma della validita della sua legge dei
tre stadi: una conIerma exprimentale, che gli consenti di identiIi-
carsi, attraverso il cammino progressivo dalla Iollia alla salute, in
ognuno dei tre stadi (teologico, metafisico, scientifico, o, se si preIeri-
sce, fitti:io, astratto, positivo). Nella prima Iase, quella che va dallo
stato normale allo stato patologico, Comte percorre i 3 stadi in senso
inverso. Nella Iase che lo riporta alla guarigione, il padre del positivi-
smo veriIica su se stesso la coincidenza tra percorso evolutivo dei po-
poli, delle culture, e itinerario individuale verso la liberta dello spiri-
to. Vale la pena citare per esteso l'autore.
suivants, a mesure que, malgre les remaes, ma spontaneite ramena lexisten-
ce normale, je remontai lentement du Itichisme ou polythisme et de celui-
ci au monothisme, d'ou je revins promptement a ma positivit pralable.
En me procurant aussitt une conIirmation decisive de ma loi des trois tats
184
Le trimestre ou l'inIluence mdicale dveloppe la maladie me Iit gra-
duellement descendre du positivisme jusqu'au Itichisme, en m'arrtant
d'abord au monotisme puis davantage au polythisme. Dans les cinq mois
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
continu
Malgre les remaes, Comte ritorna dunque alla salute. Di piu: la
mia crisi, dice Comte, sagement livree a son cours spontan,
avrebbe ben presto ristabilito lo stato normale come e dimostrato
dal suo esito successivo se non Iosse stato per il disastroso inter-
vento di una medicazione empirica (la aesastreuse intervention au-
ne meaication empirique aans letablissement a Esquirol o le plus ab-
surae traitement me conauisit rapiaement a une alienation trs carac-
terisee)
8
. Dopo che la medicina, continua Comte, mi dichiaro, Ie-
licemente, incurabile, la puissance intrinsque ae mon organisa-
tion... triompha... ae la malaaie et surtout aes remaes
9
. Tutto que-
sto nella Preface. In una lettera a Blainville del 25 aprile 1826, Comte
aveva aIIermato, con pari orgoglio e sempre in atteggiamento di pe-
sante polemica: mi sono trattato, mi sono curato da solo (je me suis
trait moi-mme), visto che ero assolutamente isolato, ed e a que-
sta Ielice ed inIlessibile necessita che attribuisco la mia guarigione.
Ho appena Iatto conclude un mio piano di convalescenza. In
questa lettera, piena di errori di giudizio e di sottolineature senza
senso, Comte si Iirma Doctor Meaicus, D.M., coerentemente con la
sua convinzione di essere lui stesso il medico della propria Iollia
10
.
Andiamo ora un po' piu a Iondo, sempre rimanendo ancorati alla
testimonianza di Comte, sul signiIicato di questa espressione polemi-
ca: meaication empirique. Sanguisughe, salassi, docce, bagni Ireddi:
questi i rimedi applicati al malato, con il pretesto, come dice Geor-
ges Dumas, de lui reIrachir les ides. Nella gia citata Appenaice
del 1854 Comte e ancora piu esplicito: il trattamento e stato inuma-
no, perpetrato da medici incompetenti, assimilabili a dei veterinari,
dal momento che ils n'tudient en nous que l'animal et non l'hom-
7
A. Comte, Systme ae politique positive, cit., t. III, p. 72. I corsivi sono miei.
8
II passo e tratto dalla Preface personnelle. CIr. A. Comte, uvres choisies, cit., p. 146.
9
Ivi, pp. 146-147.
10
Lettera citata in : S. KoIman, Aberrations. Le aevenir-femme aAuguste Comte, Paris,
Aubier-Flammarion, 1978, p. 188. Per un'analisi di questa lettera e di tutta la vicenda, cIr. G.
Dumas, Psychologie ae aeux Messies positives, Saint-Simon et Auguste Comte, Paris, Alcan,
1905.
185
7
anomalie memorable utiliser aussi cette sommaire indication d'une .
donne lieu d'esprer que mes lecteurs convenablement prpars pourront
que j'en ai tir pour l'ensemble de mes mditations historiques me
profit quelconque des phases humaines, d'apres ma propre exprience. Le
terrible episoae ce me permit ensuite de m'identiIier davantage avec l'une
et me Iaisant mieux sentir la relativit ncessaire de toutes nos conceptions,
OE
LE PASSIONI E LA STORIA
me. La parte intellettuale ed aIIettiva dell'uomo e stata negletta: ab-
bandonata dal direttore dell'ospedale psichiatrico all'azione arbitra-
ria di agenti subalterni e rozzi (subalternes et grossiers), la cui
condotta aggrave presque toujours la maladie qu'ils devraient con-
tribuer a gurir
11
.
Comte esce non gueri dalla Maison de Sant. Subito dopo la ma-
dre, con la complicita di Lamennais poco prima del tentativo di
suicidio organizza per il Iiglio un matrimonio religioso. Durante
la cerimonia, Comte Iirma gli atti uIIiciali con il nome di Brutus Bo-
naparte Comte (cio accade il 2 dicembre 1826, anniversario della bat-
taglia di Austerlitz, due mesi dopo la aemission). C'e un nucleo Iorte
un nucleo di verita nella denuncia di Comte e nella sua singo-
lare postura antipsichiatrica: il traitement moral e in realta un trat-
tamento Iisico, una terapia d'urto Iinalizzata alla produzione di choc
emotivi, tali da aggravare la malattia e da spingere la crisi di Iollia ai
suoi livelli piu alti, mettendo talora a repentaglio la salute mentale e
la stessa incolumita Iisica del soggetto internato. Un Iilo rosso colle-
ga l'appassionata denuncia di Comte alla lucida polemica di Esprit
Blanche, che nel 1839 e nel 1840 aveva attaccato Irontalmente Fran-
ois Leuret e la sua concezione del traitement moral
12
.
2. Monomania aorgoglio e aelirio ai granae::a
Ritorniamo ora alla presunta megalomania del IilosoIo, cercando
di trovare un nesso credibile tra la diagnosi esquiroliana ed alcuni
aspetti essenziali dell'opera e della personalita di Auguste Comte. E
Iacile presupporre che il contenuto del delirio di grandezza non rap-
presentasse null'altro che un'ipertroIia dell'elevata coscienza e stima
di s e della sua missione che il giovane Comte maniIesto scoperta-
mente, sia negli opuscoli scritti tra il 1816 ed il 1826, sia nelle lettere:
soprattutto nella corrispondnza con il Iedele amico Valat, che ha tut-
to l'andamento di un fournal intime
13
, scritto appositamente per
dare Iorma compiuta a un'immagine Iorte di s, del proprio destino
di savant e di riIormatore, della propria missione di rigeneratore del-
11
A. Comte, Systme..., t. Iv, Appenaice, p. 327.
12
Di Esprit Blanche (1796-1852), Iiglio d'arte, alienista e Iilantropo, si veda: Du clanger
aes rigueurs corporelles aans le traitement ae la folie,Paris, Gardembas, 1839, e, per gli stessi
tipi, De letat actuel au traitement ae la folie en France
y
Paris 1840.
13
CIr. la Preface (pp. 13-30) di Paulo E. de Berrdo Carneiro e Pierre Arnaud a: A.
Comte, Ecrits ae feunesse1816-1828, Paris-La Haye, Mouton, 1970.
186
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
l'umanita. Uno dei motivi che lo spingono a dedicarsi alla scienza, a
lavorare ed a scrivere dice il ventunenne Comte a Valat, in una
lettera del 18 settembre 1819 e la pense de contribuer un peu
quelque jour a l'amlioration du sort du pauvre genre humain.
Scienza, rigenerazione, benessere, missione, destino: tali parole ri-
corrono sovente nella lettera di Comte e gettano oggi nuova luce sul-
la Iamosa svolta mistico-umanitaria successiva alla crisi nervosa del
1845, al legame con Clotilde de Vaux ed alla sua morte prematura,
avvenuta l'anno seguente.
Il tono solenne e proIetico, l'atteggiamento messianico proba-
bilmente esasperati, come si diceva, durante la crise crbrale
trovano riscontro anche nel Prospectus del 1822. In quest'opera,
scritta all'eta di 24 anni, l'autore aIIerma inIatti di aver redatto un
programma teorico utile a riIormare e a riorganizzare la societa. J'ai
os concevoir ce plan aIIerma Comte et je le propose solennel-
lement aux savants de l'Europe
14
.
Un Iatto ci sembra comunque alquanto strano e merita qualche
riIlessione: in tutta l'opera di Esquirol non vi e alcun cenno evidente
al traitement della monomania di Comte. Un'opera tutta giocata sul
recit delle storie cliniche piena di quegli utilissimi e admirables
tableaux
15
ben noti alla grande pischiatria classica, non solo Irance-
se, di Iine secolo non contiene nessun riIerimento a questo caso
straordinario: un caso che secondo la testimonianza dello stesso
Comte, termino con la guarigione. E davvero credibile la versione
del IilosoIo? E proprio vero che il paziente guari, a dispetto della
diagnosi e nonostante il traitement, che da principio aveva acuito la
crisi invece di sedarla? Sappiamo, in realta, che il paziente lascio la
clinica dopo sette mesi, non gueri
16
. D'altro canto, il tentato suicidio
del 1827, e le due successive crisi mentali di Comte, nel 1838 e nel
1845, sembrano davvero conIermare la diagnosi di non guarigione
con cui il padre del positivismo Iu dimesso dalla Maison di Esquirol
nel 1826.
Il tentativo di suicidio, maturato poco dopo la aemission dalla
Maison de Sant, era comunque imbarazzante per l'alienista. C'e poi
14
A. Comte, Plan aes travaux scientifiques necessaires pour reorganiser la societe, Paris,
Aubier Montaigne, 1970, p. 99.
15
CIr. E. Rgis, Manuel pratique ae meaecine mentale, Paris 1892
2
, p. 26. Fu un manuale
celebre (la prima edizione e del 1885) scritto per l'insegnamento e riedito piu volte. L'autore
diede anche un certo spazio alla nascente dottrina Ireudiana, assegnando una matrice Irance-
se ai piu importanti concetti psicoanalitici.
La ricostruzione piu completa, a tutt'oggi, e quella, gia citata, di Georges Dumas.
187
16
LE PASSIONI E LA STORIA
da dire che la notorieta di Comte, soprattutto a partire dalla pubbli-
cazione, nel 1830, del primo tomo del Cours, puo aver indotto
Esquirol ad un prudente riserbo. Egli avrebbe potuto romperlo uti-
lizzando il caso-Comte come storia clinica, proprio in occasione del-
la pubblicazione della sua silloge, nel 1838 . A diIIerenza degli altri,
il capitolo intitolato De la monomanie viene redatto da Esquirol in
occasione della pubblicazione di Des malaaies mentales. Tuttavia
non troviamo, n in questo capitolo, n altrove, nessun riIerimento
al caso-Comte, neppure nella Iorma criptica abitualmente usata dal-
l'autore, quando cita, come d'uso, il nome dei suoi pazienti con le
lettere iniziali, oppure con la sola menzione della qualiIica proIessio-
nale.
La diagnosi di megalomania e di delirio di grandezza non deve
stupirci: non soltanto perch conosciamo la personalita di Comte e
la sua continua propensione ad esaltare il proprio ruolo di salvatore,
la propria missione di savant rigeneratore dell'umanita, ma anche e
soprattutto perch verso questa particolare Iorma di monomania si
erano indirizzati con particolare attenzione a cominciare proprio
da Esquirol tutti gli alienisti operanti in Francia nel periodo im-
periale e nell'eta della restaurazione. Deliri di grandezza, monoma-
nie d'orgoglio, idee ambiziose, megalomanie: queste tipologie ricor-
rono Irequentemente nel trattato di Esquirol, ma anche in alcuni te-
sti di qualche suo allievo: ad esempio nei due libri di Leuret, Frag-
ments psychologiques sur la folie, del 1834 un testo letto e citato
da Freud e nel piu celebre Du traitement moral ae la folie, del
1840. Alla mania e alla malinconia orgogliosa Esquirol dedica un
certo spazio gia nella thse del 1805. Vale la pena di citare per esteso
uno dei passaggi piu signiIicativi dedicati a questo tema
18
.
Il ritratto che i moralisti hanno tracciato dell'orgoglio presenta le stesse
caratteristiche della mania o della malinconia orgogliosa. L'uomo divorato
da questa Iunesta passione ostenta una grandezza che trae in inganno e che
ispira rispetto; egli giudica e decide su tutto senza discrezione e senza pru-
denza; tutto cio che e in opposizione con le sue idee e ingiusto o irragione-
vole; la resistenza lo inasprisce, e non Ia che rinIorzarlo nei suoi sentimenti.
E raro che egli ceda alle rimostranze e alla ragione, a meno che esse non lu-
singhino il suo amor proprio. Se lo si contraria, si incollerisce e medita ven-
detta. Pieno di se stesso, del proprio merito e delle sue perIezioni, egli cre-
17
II 1838 e anche l`anno in cui esce il terzo tomo del Cours. Il secondo tomo, sempre per
i tipi di Bachelier, era uscito nel 1835.
18
J.E.D. Esquirol, Delle passioni, cit., pp. 76-77.
188
17
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
de di essere degno soltanto della stima da cui e circondato, della posizione
che occupa nella societa, del rispetto che gli si porta, delle lodi che gli ven-
gono rivolte, della sottomissione che gli si testimonia; tutto il suo essere si
anima: egli compone la Ironte e gli occhi; modiIica il tono della voce; studia
l'andatura; non compare che con ostentazione; cammina Iacendo rumore;
non si conIonde mai con l'uomo qualunque, esige il primo posto; tutti i
mezzi gli vanno bene per raggiungere il suo scopo. Se compie una buona
azione, chiama spettatori da ogni dove; vuole, a ogni costo, distinguersi ed
essere notevole. Gli alienati gonIi di orgoglio presentano le stesse sIumatu-
re; il loro incedere e Iiero e altezzoso; il loro tono imponente; vivono ritirati
e restano soli con se stessi. Osano a malapena rivolgere la parola a coloro
che li avvicinano; non si mescolano aIIatto con i loro compagni malati; si
burlano della loro bassezza, della loro sottomissione, della loro docilita;
parlano con disprezzo ai domestici che li servono.
Eccone uno che si occupa solo dei suoi alti destini; si crede un essere
privilegiato, un inviato del cielo, un re, un imperatore; ordina, comanda
come un capo, e intende essere obbedito; si irrita, diviene minaccioso e Iu-
rioso se gli si resiste, se lo si contraria.
Eccone un altro che crede di possedere tutte le conoscenze: disserta
con presunzione su ognuna di esse, e si compiace delle sue discussioni deli-
ranti; oppure si crede possessore di tutto cio che vede, e ne dispone secon-
do il suo capriccio e la sua bizzarra generosita.
Quando entrano in Iurore, questi alienati non cedono che alla abilita ca-
pace di utilizzare il loro delirio per ricondurli alla calma.
E proprio la continuita tra passione orgogliosa, allo stato norma-
le, e mania-malinconia d'orgoglio, cio che rende questa malattia tra
le piu diIIicili da curare. Dice inIatti Leuret, nel suo Traitement del
1840, a proposito delle monomanies par orgueil: les genres de
Iolies qui ne sont que l'exagration des dIauts naturels aux malades,
gurissent plus diIIicilement que les autres, parce qu'ils prennent
leur source dans le caractere mme des individus
19
. Paradossal-
mente, la diIIicolta o l'impossibilta di guarire emergono proprio nei
momenti di piu accentuata continuita tra ragione e Iollia. Piu in par-
ticolare: nei momenti e nei casi in cui tale continuita si gioca attorno
a passioni particolarmente diIIuse in una determinata epoca storica.
Dice inIatti Leuret nei Fragments, all'inizio del capitolo che ha per ti-
tolo Monomanie aorgueil: La part de l'orgueil est si large dans la
socit que l'on s'tonne presque de voir les exces de cette passion
19
F. Leuret, Du traitement moral ae la folie, cit., p. 346.
20
F. Leuret, Fragments psychologiques sur la folie, cit., p. 307.
189
20
LE PASSIONI E LA STORIA
compter au nombre des aberrations de l'esprit. Non e certo un caso
se nell'opera del '40 le monomanie legate all'orgoglio, all'ambizione,
al delirio di grandezza, occupano uno spazio privilegiato e prepon-
derante: un terzo di tutto il libro. Idee ambiziose, concezioni deli-
ranti; civilisateurs et rgnerateurs du monde; porteurs de titres
et de dignits imaginaires; idee di grandezza: queste espressioni
usate da Leuret mettono capo a un'ampia e dettagliata casistica clini-
ca, ricca di implicazioni di carattere politico e ideologico. I civilisa-
teurs e i regenerateurs sono alienati aIIetti da una monomania Ionda-
ta essenzialmente sulla vanite e sullorgueil. Nelle pagine di Esquirol
e di Leuret dedicate a questo tema si avverte Iacilmente la presenza
di una polemica rivolta contro la vanita e l'orgoglio di molti civilisa-
teurs e regenerateurs che appartenevano alla societa dell'epoca. Stu-
diamo e cerchiamo di guarire, dice Leuret in Fragments, la vanita e
l'orgoglio spinti all'eccesso, oltre i limiti della norma. Studiamo e
cerchiamo di guarire i civilizzatori Iolli, e peut-tre un jour on s'en-
tendra aussi pour Iaire justice des autres, cioe dei rigeneratori nor-
mali, che popolano la scena sociale e politica
21
. Lo strale non po-
trebbe essere piu chiaro. In questo atteggiamento, il progressista
Leuret il progressista che studia il pauperismo e l'indigenza a Pa-
rigi, il progressista che nel 1836 scrive la preface all'opera sulla pro-
stituzione di Parent-Duchtelet
22
non si distingue dal suo mae-
21
Ivi, p. 308.
22
A. Parent-Duchtelet, De la prostitution aans la ville ae Paris, consiaeree sous le rapport
ae lhygine publique, ae la morale et ae laaministration, Paris, J.-B. Bailliere, 1836, 2 vol. Edi-
zione postuma, pubblicata dai parenti dell'autore e dall'amico Franois Leuret. Fu riedita nel
'37, nel '57 (aumentata di capitoli comparativi sulla prostituzione in Europa) e inIine, in riedi-
zione parziale, nel 1900. Nel 1836, appunto, Leuret elogiava i rapporti redatti dall'amico per
il Conseil ae salubrite. rapporti nei quali Parent-Duchtelet visitait les ouvriers, causait avec
eux, s'assurait de l'tat de leur sant, prenait des renseignements sur leur longvit, sur le gen-
re de leur maladie. Il crivait ses observations, et il les comptait. Les mots souvent, quelque-
Iois, n'entraient jamais dans ses notes: il lui Iallait des chiIIres. Si l'on considere le grand nom-
bre et Pimportance des Iaits dont il a enrichi l'hygiene, la moltitude d'erreurs dont il l'a dba-
rasse, et la mthode qu'il lui a applique, on peut dire que de lui date, pour cette science, une
ere nouvelle. Sono gli anni Iecondi in cui lhygine publique, la statistique morale, la medicina
legale e la psichiatria Iorense si incontrano, dando luogo alle prime indagini di grande respiro
che potremmo oggi assegnare, a buon diritto, alla sociologia urbana. Da questa straordinaria
congiuntura teorica, stimolata dal grande sviluppo demograIico di Parigi e dalle patologie ur-
bane che ne derivano, nascono le importanti Annales d'Hygiene publique et de Mdecine le-
gale Iondate, nel 1929, dallo stesso Parent-Duchtelet, coadiuvato da Villerm, OrIila, Marc
e lo stesso Esquirol. La storicita delle categorie nosograIiche di Esquirol la loro stessa capa-
cita di esibire quello che nel terzo capitolo abbiamo deIinito un corto circuito tra le cause so-
ciali della Iollia e i suoi caratteri non sono pensabili Iuori da questa stessa congiuntura teo-
rica. Una congiuntura che ci Ia dunque meglio comprendere la curvatura, per cosi dire, socio-
logica, dell'alienistica nascente: che ci spiega anche meglio la successiva utilizzazione, nel ma-
turo Ottocento, di questa psichiatria delle origini da parte di Taine, ad esempio (ci occu-
190
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
stro Esquirol, conservatore e uomo d'ordine: lo stesso Esquirol, non
lo si dimentichi, che nel 1823 diventa Ispettore generale della Facol-
ta di Medicina, l'indomani della contestazione studentesca del '22, a
seguito della quale la Facolta era stata chiusa, e qualche esponente
della vecchia guardia repubblicana lo stesso Pinel, assieme a Jus-
sieu e Moreau de la Sarthe era stato liquidato, con l'ipocrita e pu-
nitiva misura del prepensionamento.
In questo contesto vanno inserite le pagine di Leuret, ma anche
la diagnosi di Esquirol sulla monomania incurabile di Comte, a quel
tempo ancora seguace di Saint-Simon, come si e detto: un apparte-
nenza che il celebre allievo di Pinel di certo non ignorava. E l'epoca
delle utopie, delle Ialangi Iourieriste, del nuovo cristianesimo saint-
simoniano. Saint-Simon muore nel 1825, l'anno in cui viene pubbli-
cato il suo Nuovo Cristianesimo. Fourier scompare un po' piu tardi,
nel 1837, ma il suo Nuovo Monao Inaustriale e Societario era gia usci-
to nel 1829. La Teoria aei quattro movimenti era del 1808, il Trattato
ai associa:ione aomestica e agricola del 1822. Esquirol era ancora
vivo quando, tra il '32 e il '33, le idee di Fourier erano diIIuse dalla
rivista Le Phalanstere. I caratteri delle passioni dominanti dell'e-
poca costituiscono insomma il sostrato, l'ossatura delle nuove cate-
gorie nosograIiche: in particolar modo della monomania. Il y a
longtemps qu'on a dit que la Iolie est la maladie de la civilisation
scrive Esquirol nel 1820 ; il ut t plus exact de le dire de la mo-
nomanie; en eIIet, la monomanie est d'autant plus Irquente que la
civilisastion est plus avance
23
. Critica della civilta e del progresso,
dunque, che implica, come sua articolazione conseguente, una dura
condanna della rivoluzione delle commotions politiques, per dirla
con Esquirol e dei suoi eccessi. Tale condanna rappresentava un
cavallo di battaglia di tutto il pensiero tradizionalista dell'epoca
Lamennais, de Bonald, de Maistre , nel quale ritroviamo atteggia-
menti, temi e motivi cari ad Esquirol: in primo luogo, appunto, la
critica della civilisation, del progrs e della grande rivoluzione del-
l'89. De Bonald e senza dubbio il tradizionalista piu vicino, sotto il
proIilo ideologico e politico, al conservatorismo esquiroliano. La sua
opera Iondamentale, Theorie au pouvoir politique et religieux, del
peremo di questo tema in questo stesso capitolo e soprattutto nel successivo), oppure, su un
versante totalmente opposto, la sua possibile utilizzazione attuale, all'interno di un raIIorzato
tentativo di potenziare lascolto della Iollia e di dare sempre maggior spazio alle maniIestazioni
del suo vissuto (e quanto cercheremo di proporre, molto sobriamente, nell'epilogo di questo
libro).
23
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., t. I , p. 198.
191
LE PASSIONI E LA STORIA
1796
24
, messa al macero sotto il Direttorio, circola egualmente
dopo: e letta da Chateaubriand, da Sieyes, dallo stesso Napoleone.
Louis de Bonald Ia parte, nel 1810, del primo Grand Conseil de l'U-
niversit. Sei anni dopo diventa accademico di Francia e pari di
Francia. Dopo la caduta di Carlo x, nel 1830, si ritira a vita privata.
Come lo deIinisce acutamente Albert Thibaudet, Iu, con de Maistre,
giuaice cristiano aella rivolu:ione e profeta aella restaura:ione. Auten-
tico capostipite di quel complesso politico-sociale Irancese cosi te-
nace e duraturo che si e soliti chiamare rea:ione
25
. Da Taine Iino a
Maurras, il riIerimento a Bonald rimane Iondamentale per tutta la
nuova scuola reazionaria che si sviluppo in Francia a partire dal se-
condo terzo del secolo scorso. Dalla Theorie del 1796 alla Legislation
primitive del 1802, Iino alle Recherches philosophiques del 1818, Bo-
nald sviluppa a partire dalla critica della rivoluzione, dal riIiuto
del progresso e dell'idea di perIettibilita un'idea di science ae la so-
ciete centrata sulla nozione di homme social, un'idea che tematizza la
societe civile come unione indissolubile di un'anima (la societa reli-
giosa) e di un corpo (la societa politica) : stadio della maturita e della
perIezione, dove nature ae lhomme, in quanto nature perfectionnee,
e sinonimo di civilisation. questa civilisation nella quale l'homme
social realizza la sua appartenenza ad una vita comunitaria senza bi-
sogno di nessun patto sociale e stata disgregata, e stata distrutta
dal sistema rivoluzionario. Il systme revolutionnaire e per Bonald
una sorta di concetto-amalgama, dove trovano posto riIorme e rivo-
luzioni, Rousseau, Voltaire, gli Encliclopedisti, gli scrittori rivoluzio-
nari, ma anche gli uomini della RiIorma, come Lutero e C alvino. Il
systme revolutionnaire distrugge lo status-quo, cioe la civilisation
Iondata sulla monarchia e sulla religione: un organismo sociale che
sta agli antipodi allo stato di natura di Rousseau, proprio nella misu-
ra in cui incarna una nature perfectionnee, che si identiIica con la
conservation e la tradizione. La conservazione dell'ordine monarchi-
co Iondato sulla religione e la garanzia dell'equilibrio degli individui
e della loro ineliminabile appartenenza a un'anima e a un corpo,
come si diceva, della societa civile. La nozione di commotion politi-
que, cara ad Esquirol, e molto simile al concetto di sistema rivoluzio-
nario, elaborato da Bonald. L'espressione, spesso riIerita agli orages
24
Si ricordi che nel 1798 Esquirol e gia a Parigi.
25
Cito, qui, da quell'autentico gioiello della critica letteraria pieno di stimolanti pro-
spettive sul rapporto tra Ienomeno letterario, succedersi delle generazioni e realta socio-po-
litica che e, di A. Thibaudet, Histoire ae la litterature franaise ae 1789 a nos fours, Paris,
Editions Stock, 1936, pp. 76-77.
192
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
ae la revolution, si estende Iino ad abbracciare qualsiasi alterazione
dell'assetto politico esistente, considerata Ioriera del disordine mo-
rale e portatrice di un eccesso di passione, che si identiIica, come e
noto, con la presenza della Iollia.
3. Rigeneratori aellumanita e mostri aelloraine morale
Articolazione e conseguenza diretta di questa impostazione sem-
bra essere la tematizzazione della monomania d'orgoglio e del delirio
di grandezza, che presuppone, lo si e visto, un atteggiamento negati-
vo, quando non di condanna e di esecrazione, verso tutti i progetti
di riIorma della societa e di rigenerazione dell'uomo, e quindi verso
tutti coloro che a questi progetti da sani o da malati, oppure,
come nel caso di Comte, in entrambe le condizioni hanno dedica-
to la loro esistenza.
Tale impostazione aIIonda le sue radici questo e innegabile
nell'osservazione empirica, cioe nei dati emergenti della pratica clini-
ca. Basterebbe inventariare, a partire dalla silloge esquiroliana e dai
due libri citati di Leuret, tutte le monomanie d'orgoglio raccontate
dagli alienisti in cui compare, sulla bocca dei Iolli, o nei loro scritti
deliranti, il termine rigenera:ione, cosi Irequente, ad esempio, nei
saint-simoniani e negli stessi scritti di Comte. Una delle storie piu si-
gniIicative, raccontate da Leuret nel testo del '40, e quella del rilega-
tore Iolle, ossessionato dall'idea di dare una veste tipograIica Iissa e
invariabile a tutti gli atti pubblici: autore di una brochure, la spedisce
al giornale dei notai, ad un ministero, all'Acadmie des sciences mo-
rales et politiques, e la lancia, in una cinquantina di esemplari, nel
bel mezzo della camera dei deputati, subendo immediatamente un
arresto e l'internamento a Bictre. Occorre scrive questo genero-
so monomane rIormer le monde, rgnrer l'homme, en arra-
chant l'histoire aux mains de la barbarie . Un altro rigeneratore
citato sempre da Leuret e autore di una brochure che ha per tito-
lo LHumanisation... ou le regenerateur parfait et universel .
La base empirica, il Iondamento empirico-clinico della monoma-
nia d'orgoglio e del delirio di grandezza e dunque inconIutabile.
26
F. Leuret, Du traitement..., cit., p. 358.
27
Ivi, p. 350.
193
26
27
LE PASSIONI E LA STORIA
Possiede tuttavia, come si diceva, un sottinteso politico, altrettanto
evidente e Ioriero di conseguenze non trascurabili in tutto lo svilup-
po dell'alienistica ottocentesca. Il Gulag dei dissidenti, gestito con la
cauzione compiacente di una psichiatria asservita da istanze di con-
trollo e di repressione del dissenso, trova in questa congiuntura ed
in questi testi il suo atto di nascita o, quantomeno, la sua condizione
di possibilita. All'osservazione clinica, che registra Iedelmente l'esi-
stenza di monomanie legate a deliri di grandezza, a Iolli progetti di
riIorma, di rigenerazione o di rivoluzione, si aIIianca ben presto un'i-
stanza di patologizzazione del dissenso, del progetto politico sovver-
titore, della pratica e della speranza di rivoluzione: un'istanza che
trovera, entro la comunita degli psichiatri, convinti assertori ma an-
che occorre sottolinearlo polemici detrattori. Brierre de Boi-
smont autore di una importante monograIia sul suicidio osser-
va, dopo gli avvenimenti del 1848, che i seguaci del partito conserva-
tore sono aIIetti da monomanie depressive, mentre i sostenitori
delle nuove idee sono aIIetti da manie o da monomanie gaie
28
. Lo
stesso Brierre, dopo la Comune di Parigi, conia, per deIinire l'attivita
rivoluzionaria dei comunardi, l'espressione folie aemagogique e con-
siglia, per i Iolli demagogici, soggetti particolarmente pericolosi, la
costrizione meccanica. Contemporaneamente, Morel si pronuncia
contro questa tentata psichiatrizzazione del rivoluzionario. I rivolu-
zionari, per Morel, non sono Iolli, ma soltanto dei monstres ae lor-
are moral
29
.
Dice Taguet, nel 1873, in un articolo dove non mancano i richia-
mi alle iaees ae granaeur di Esquirol, oltre che l'accettazione del con-
cetto di lipemania: lignoble Commune, i clubs des Iemmes, la
presse radicale sono tutti Iattori ed avvenimenti che hanno esercita-
to una inIluence considrable... sur la production de l'alination
28
A. Brierre De Boismont, Du suiciae et ae la folie suiciae, Paris, Germer Bailliere, 1856.
Per la citazione, cIr. A. Brierre De Boismont, Influence aes aerniers evenements sur le aevelop-
pement ae la folie, in L'Union mdicale, 20 luglio 1848.
29
I due contributi quello di Brierre e quello di Morel compaiono, entrambi nella
stessa annata, il 1871, nelle Annales Mdico-Psychologiques. Vengono citati da B. De Fr-
menville, La ragione ael pi forte. Trattare o maltrattare i malati ai mente, Milano, Feltrinelli,
1979, pp. 39-48, in un capitolo che aIIronta il problema, e che noi abbiamo utilizzato. L'auto-
re, molto preoccupato di evidenziare l'uso repressivo delle categorie psichiatriche, non coglie
l'ambivalenza costitutiva dell'alienistica nascente e non vede neppure i rapporti tra gli assetti
concettuali e teorici della psichiatria ed il suo possibile uso politico. Non vede, ad esempio, gli
anacronismi che l'uso politico della psichiatria sollecita: categorie sorpassate, da un punto di
vista epistemologico, come la monomania, o la lipemania, vengono riesumate, o mantenute in
vita, proprio perch Iunzionali ad un certo modo di interpretare la vita socio-politica ed i pro-
194
cessi storici.
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
mentale
30
. Nello stesso articolo si utilizza ancora, non senza qual-
che esitazione, il termine megalomania come lemma del vocabolario
psichiatrico. L'impostazione esquiroliana sopravvive anche in un pe-
riodo caratterizzato, in ambito psichiatrico, dalla crisi della nosogra-
Iia dei padri Iondatori. Il Iamoso intervento teorico di Jean Pierre
Falret De la non-existence ae la monomanie era gia uscito sulle
Archives gnrales de Mdecine nel 1854. Il trattato di Falret che
dava Iorma coerente e sistematica a questa rottura, risaliva al 1864.
Cio nonostante, l'apparato concettuale mobilitato dai padri Iondatori
per aIIrontare il rapporto tra rivoluzione, commotions politiques
e Iollia, sopravvive. Sopravvive ed emigra anche in altri ambiti signi-
Iicativi: basti pensare all'opera di Ippolito Taine, e in particolar
modo alla sua grande impresa storica, Les origines ae la France con-
temporaine (1876-1894), il grande libro del conservatorismo reazio-
nario e della destra Irancese, cui attinsero poi a piene mani i Barres
e i Maurras. Dopo la storia generale e IilosoIica, uscita dagli ambien-
ti dell'Institut, dopo quella narrativa e pittoresca, a la Michelet, si
impone con Taine la storia psicologica: o meglio una lettura psicolo-
gica dei grandi periodi e dei grandi avvenimenti della storia di Fran-
cia: dell'ancien rgime, della Rivoluzione, di Napoleone. Una inter-
pretazione psicologistica alla quale Taine era arrivato dopo un lungo
apprendistato: 10 anni di lavoro, che lo portarono, nel 1870, a pub-
blicare il Iamoso saggio De lintelligence, che tanta inIluenza esercito
sui medici, sugli intellettuali, sui IilosoIi. Sugli stessi alienisti. Nel
1876 le Annales Mdico-Psychologiques
31
ospitano un intervento
di Charles Fea, tutto dedicato all'illustrazione di questo libro.
Per spiegare il comportamento dei capi giacobini Taine utilizza
largamente le categorie esquiroliane, in particolar modo quelle di
monomania. Citero due passi tratti dalla traduzione italiana di Origi-
nes, uscita per i tipi di Treves agli inizi del nostro secolo. Le idee di
contratto sociale, di sovranita del popolo, di ragion di stato, dice
Taine, insediate in cervelli ristretti quelli, per l'appunto, dei capi
giacobini diventeranno una monomania Iredda e Iuriosa. Ma-
rat e il piu mostruoso, egli conIina con l'alienato e ne presenta i tratti
30

Annales Mdico-Psychologiques, gennaio 1873, pp. 51-92 (le citazioni del testo sono prese
dalla p. 62). E questa la seconda parte del lavoro di Taguet (la prima e del 1872, ed e comparsa
nella stessa sede), che ottenne il Prix Esquirol 1872. Il punto di vista di Taguet era dunque
condiviso da molti altri alienisti anche se non da tutti e considerato comunque assoluta-
mente legittimo dall'intera comunita degli alienisti.
31
Tomo xv, mese di maggio.
195
H. Taguet, Etuae clinique au aelire aes granaeurs en aehors ae la paralysie generale, in
LE PASSIONI E LA STORIA
principali: l'esaltazione Iuriosa, la sovraeccitazione continua, l'attivi-
ta Iebbrile, il Ilusso inesauribile di scrittura, l'automatismo del pen-
siero e il tetano aella volonta, sotto la violenza e la direzione aelliaea
fissa, oltre a cio, i sintomi Iisici ordinari, l'insonnia, la tinta plumbea,
il sangue bruciato, il sudiciume degli abiti e della persona, Iinalmen-
te, e durante i cinque e ultimi mesi, delle erpeti e dei pruriti per tutto
il corpo
32
. Con questo stile da cartella clinica, Taine descrive l'esal-
tazione lucida, la follia ragionante di uomini che egli ritiene al di qua
della pazzia, anche se ad essa molto vicini: uomini dunque responsa-
bili del loro agire, ma la cui condotta puo diventare intelleggile solo
Iacendo ricorso alle categorie ed alle classiIicazioni della psichiatria
esquiroliana.
Cosi continua, sempre a proposito di Marat: Quando un aliena-
to vede dovunque intorno a s, sul pavimento, sulle pareti, sul soIIit-
to, degli scorpioni, dei ragni, un brulichio di pidocchi Ietenti e vele-
nosi, egli non pensa piu che a schiacciarli, e la malattia mentale entra
nel suo ultimo periodo: dopo il delirio ambizioso, la mania delle per-
secuzioni e l'incubo Iisso, la monomania omicida si e dichiarata
33
.
Cosi conclude, inIine, estendendo la diagnosi dall'individuo all'inte-
ra collettivita: Dal principio alla Iine egli e stato nel diritto Iilo della
Rivoluzione, lucido a Iorza di accecamento, grazie alla sua logica di
pazzo, grazie alla concordanza della sua malattia privata alla malattia
pubblica, grazie alla precocita del suo delirio completo Ira gli altri
deliri incompleti e tardivi, solo immutabile, senza rimorsi, trionIan-
te, collocato di primo balzo sulla cima aguzza che i suoi rivali non
osano ascendere o non ascendono che tentoni
34
.
Questa trasmigrazione di concetti, da Esquirol a Taine, porta
con s anche un signiIicativo mutamento di prospettiva teorica. Se
da principio e la rivoluzione, come processo storico, ad inIluire sulla
produzione della Iollia, piu tardi, dopo Esquirol da Brierre de
Boismont a Taine sara il soggetto rivoluzionario, in quanto mo-
stro morale degenerato, come voleva Morel, oppure in quanto alie-
nato, o quasi-alienato, come voleva Taine, l'autentico responsabile di
un processo di degenerazione e di decadenza morale che coinvolge
l'intera nazione: una nazione malata, la Francia, che chiama al suo
capezzale medici, intellettuali, IilosoIi, ai quali viene aIIidato un im-
32
H. Taine, La Rivolu:ione. Il Governo Rivolu:ionario, Milano, Treves, 1912, vol. I , pp.
148-149. I corsivi sono miei.
33
Ivi, p. 157.
34
Ivi, pp. 161-162. I corsivi sono miei.
196
UN FILOSOFO NELLA CASA DEI PAZZI
portante ruolo di direttori di coscienza, di moralizzatoti, di critici
del costume e del progresso. Un ruolo particolarmente pregnante ed
evidente, soprattutto dopo la guerra Iranco-prussiana del 1870 e la
Comune di Parigi dell'anno successivo
35
. Trasmigrazione di concet-
ti, dunque, ed insieme ribaltamento di prospettiva: un passaggio che
la storia della psichiatria esibisce gia al proprio interno, e che culmi-
na con lexpertise di due alienisti tedeschi, Kahn e Kraepelin, dalla
quale risulta che i capi della Repubblica dei Consigli di Monaco,
quelli rimasti in vita e sottoposti a perizia psichiatrica, erano degli
psicopatici
36
.
La megalomania dei rigeneratori, quella che nel 1826 Esquirol,
aveva visto in Comte la stessa che t Leure aveva riscontrato in
molti deliri di grandezza che abitavano le case dei pazzi diventa,
con il passare del tempo, un utensile concettuale che consente all'a-
lienista di assegnare a dei processi patologici individuali il ruolo di
Iorza motrice della barbarie, dell'odio, della sete di sangue, della vio-
lenza sociale diIIusa che scandiscono un processo rivoluzionario.
I Iolli demagogici di Brierre de Boismont, in gran parte responsa-
bili della violenza rivoluzionaria ma al tempo stesso irresponsabili
proprio in quanto alienati vanno isolati, segregati dalla societa ci-
vile, sottoposti a costrizione meccanica, se possibile curati. Quella
di Brierre e una presa di posizione polemica nei conIronti degli
scienziati e degli psichiatri tedeschi, come il celebre Virchow o l'alie-
nista Carl Stark, che attribuivano al popolo Irancese nel suo assieme
una degenerazione patologica, che rappresentava l'autentica matrice
degli eccessi rivoluzionari. A tali posizioni, Iacevano eco anche alie-
nisti di peso come Legrand du Saulle, che scrive un saggio Sullo stato
mentale aegli abitanti ai Parigi aurante gli avvenimenti ael 1870-
1871, comparso come appendice di una pubblicazione consacrata al
Delire aes persecutions . Brierre, in polemica con i tedeschi e con lo
stesso Legrand, imputa dunque lo sviluppo di un processo rivoluzio-
nario alla Iollia demagogica dei capi, e non alla degenerazione ed alla
malattia morale di un intero popolo, di un'intera nazione. Morel, dal
canto suo che aveva visto la sua psichiatria della aegenerescence
35
CIr. A. Thibaudet, op. cit., p. 301. Renan, Taine scrittori e storici abbandonano,
secondo Thibaudet, i loro cantieri scientiIici, per diventare les mdecins de la France. Tutta
la letteratura di questo dopoguerra diventa cosi une litterature ae consultation.
36
I due articoli di Kraepelin (1918) e di Kahn (1919) che non ho potuto consultare
direttamente vengono citati da K. Drner, op. cit., p. 214.
37
H. Legrand Du Saulle, Sur letat meritai aes habitants ae Paris penaant les evenements
ae 1870-1871, in Annales Mdico-Psychologiques, VI, 1871.
197
37
/( 3$66,21, ( /$ 6725,$
utilizzata in chiave antiIrancese dagli autori tedeschi risponde con
sottile perIidia: respinge le teorie di Legrand pur non accettando il
terreno scelto da Brierre; come si e detto, tratta i leaders rivoluziona-
ri come monstres ae lorare moral, e non come alienati, ma al tempo
stesso ricorda con enIasi chi sono questi leaders, e da dove vengono.
Sono tedeschi. Sono i capi dell'Internazionale, che si sono dati ap-
puntamento dice Morel, con evidente allusione a Marx nella
nostra disgraziata capitale. Si puo Iorse aIIermare che Taine opera
una sintesi delle tesi di Brierre, di Morel e di Legrand, attraverso
un'argomentazione circolare, dove la degenerazione rivoluzionaria
viene contemporaneamente riIerita alla nazione malata ed al com-
portamento delirante degli agitatori e dei capi giacobini; capi che
rappresentano una sorta di punto intermedio tra vizio e Iollia, tra
perversita consapevole, e quindi imputabile, e monomania ragionan-
te, consapevole ma non imputabile: bisognosa, semmai, di una dia-
gnosi sicura, oltre che di eIIicaci misure di costrizione e di preven-
zione. Ancora una volta, occorre sottolineare che per operare questa
geniale sintesi, Taine ha bisogno della psichiatria di Esquirol, piu
che di quella successiva al 1854: all'anno, cioe, in cui l'intero ediIicio
concettuale su cui poggia il concetto di monomania viene radical-
mente conIutato. Taine ha bisogno di una psichiatria quella delle
origini tutta giocata sullo scanaalo aella continuita tra ragione e
follia, tra passioni ed alienazione, tra vizio e monomania, tra tristezza
e lipemania, tra perversita di cuore e monomania omicida. Taine ha
bisogno di una psichiatria Iondata sulla parzialita e sullunita del de-
lirio, piu che di una dottrina che scopra nel Iolle la molteplicita del
delirio e la trasIormazione completa di personalita: una dottrina che
non arrivera mai a conIondre la Iolie avec les erreurs de l'esprit hu-
main
38
, come era invece accaduto, secondo Falret, a Pinel e ad
Esquirol.
J.P. Falret, De la non-existence ae la monomanie, cit., p. 153.
198
38
6.
LA CONFISCA DELLA STORIA
PARADOSSI DELL'ORDINE DEMOCRATICO
Quando un individuo subisce una pena senza
esser stato riconosciuto colpevole, tutti coloro
che sono capaci di ragionare si credono
minacciati, e a ragione, quando non vi e piu
garan:ia, tutte le attivita ne risentono, la terra
trema e si procede tra spaventi.
Benjamin Constant, Cours ae politique
constitutionelle, 1820
1. Trasmigra:ioni
La trasmigrazione di concetti da Esquirol e Taine e, piu in gene-
rale, il possibile uso politico della psichiatria, all'interno di un'inter-
pretazione psicologica dei sommovimenti rivoluzionari: l'aver messo
in luce questo particolare campo d'azione dell'alienistica nascente ci
spinge ad allargare il nostro orizzonte problematico. Una disciplina
scientiIica come la psichiatria diventa matrice non secondaria di una
certa visione del processo storico, di una certa maniera di guardare
all'uomo ed alle trame d'avvenimenti, individuali e collettive, che lo
coinvolgono. Ma per Iare tutto questo la psichiatria non lavora da
sola. A partire dal primo Ottocento, si incontra con il diritto penale
e con gli strumenti nascenti della comunicazione di massa: giornali,
gazzette, rotocalchi. Si Iorma cosi quello che abbiamo chiamato il si-
stema aellopinione, che trova nella psichiatria, nella giustizia e nella
stampa i suoi strumenti privilegiati: un sistema che rappresenta, nel
suo assieme, una risposta di stampo conservatore, quando non rea-
zionario, a due grandi eventi storici, la rivoluzione Irancese e il terro-
re giacobino. La societa europea e quella Irancese in particolare
non ha mai smesso di vedere nell'elaborazione di tale risposta una
posta in gioco di carattere culturale e politico, particolarmente av-
vertita nei momenti di caduta dei valori tradizionali e di crisi degli
equilibri sociali ed istituzionali. Un rapido sguardo a queste proble-
matiche da un sapore nuovo a ricerche che si sono sempre mosse
nell'ambito di una storia delle idee e delle scienze: un sapore appa-
rentemente trasgressivo, che corrisponde in realta in Iorme e pro-
199
LE PASSIONI E LA STORIA
cedimenti ancora instabili ad una precisa volonta di rompere la
tradizionale ed oramai obsoleta barriera che divideva la storia inter-
na dalla storia esterna delle scienze. Tra l'analisi rigorosa dei testi e
la comprensione analitica dei contesti non vi e piu soluzione di conti-
nuita. Un approccio globale e problematico alla psichiatria e, piu
in generale, a tutta la scienza non puo non tener conto dei suoi
eIIetti di potere, dei campi socio-politici che la includono, dei saperi
con i quali interagisce, dei nuovi problemi che solleva, dei livelli di
dominio che produce oppure, al tempo stesso o alternativamente,
degli orizzonti di liberta che rende possibili. Lo vedremo solo al ter-
mine di questo lavoro: se e vero che Taine ha potuto utilizzare
Esquirol, e anche vero che la dimensione aellascolto, inaugurata dai
padri della psichiatria moderna, potra conoscere e Iorse, in mini-
ma parte, ha gia conosciuto ben altre declinazioni, ben altri usi,
ben altre riprese. Al di Iuori, s'intende, dell'apparato coercitivo da
cui ha preso origine.
2. Le parole, la storia
Strana, e troppo spesso dimenticata, la saggezza delle parole e
della loro storia! I termini terrorisme e terreur vengono alla ri-
balta, in Francia, quando il nome comune terrorista non ha an-
cora Iatto la sua comparsa. La terreur, nel linguaggio giacobino del
1793, e innanzitutto un imperativo di governo, una modalita di do-
minio del tessuto sociale, un metodo giustiIicato dalla necessita di
garantire la sicure::a e la salute pubblica, minacciate dal nemico
esterno (dalle sue guerre, dai suoi complotti), e dal nemico interno,
che assume molto spesso, come dice Saint-Just, le Iorme del pa-
triottismo .
Questo tentativo di giustiIicare il terrorismo giacobino a partire
dalle circostanze che lo hanno reso necessario, diventera, nel secolo
xIx, la tesi aelle circostan:e, Iu la tesi dei Guizot, dei Thiers, dei
Thierry: abbandonata, dopo il 1848, dalla sinistra socialista di Louis
Blanc, ripresa dalla storiograIia marxista-leninista da Mathiez
Iino a Soboul ed avversata da tutti coloro che volevano sottolinea-
re la vocazione dispotica e liberticida dell'esperienza rivoluzionaria.
Eviteremo di entrare nel merito di queste scelte interpretative, che
hanno trasIormato il dibattito storiograIico, come ebbe a dire Daniel
1
Saint-Just, Rapport sur les factions ae letranger, 13 marzo 1794.
200
1
LA CONFISCA DELLA STORIA
Gurin, in una guerra civile Ira gli storici; ci limiteremo a citarle e ad
utilizzarle in Iunzione di qualche parziale veriIica attorno al proble-
ma delle servitu, piu o meno volontarie, che hanno pesato sulla ricer-
ca storica: servitu spesso nascoste, implicite o inconIessate. Assumia-
mo dunque il terrorismo giacobino come punto di partenza e come
occasione della nostra analisi.
L'inaugurazione del terrore, a partire dall'agosto del 1793 si
disse, appunto, che occorreva porre il Terrore all'ordine del gior-
no e seguita dalla Iamosa legge sui sospetti
2
, del 17 settembre,
che porta a compimento quello che Jean Jaures deIini il sistema aella
morte
3
. Il nome comune, terrorista, con una valenza spregiativa e
peggiorativa, emerge nel periodo della reazione termidoriana: ad-
dosso ai terroristi, come ci ricordano Mathiez e LeIebvre
4
, diven-
ne, dopo la caduta di Robespierre, il grido di raccolta dei termidoria-
I terroristi, i bevitori di sangue, diventano cosi l'espressione di
una volonta soggettiva perversa e criminosa; cessano di rappresenta-
re le istanze di un interesse generale, che deve imporsi con la morte
e la violenza. Il dispotismo della liberta l'arma virtuosa di
una ragione che deve vincere e non puo convincere viene degra-
dato a colpa, a responsabilita inIamante, a crimine. Questo slitta-
mento semantico, tutt'altro che innocente, non e pero deIinitivo: an-
cora, sul Iinire del secolo diciottesimo, la parola terrorismo viene ap-
plicata piu generalmente a qualsiasi Iorma di governo che sospenda
ed elimini con la violenza le garanzie di liberta codiIicate dalle leggi
vigenti. In un giornale lombardo di Iine settecento, ad esempio, si
parla di terrorismo regio a proposito del re sabaudo e di un Iamoso
processo, durante il quale la Iigura dell'accusatore e quella del giudi-
ce si sovrapposero, provocando la condanna a morte dell'imputato
5
.
Nel secolo scorso, in ogni caso, un approccio psicologistico al pro-
blema del terrorismo al quale accenneremo piu avanti si ac-
compagno sempre ad una valutazione critica sia dell'esperienza rivo-
luzionaria e giacobina, sia dei nuovi regimi costituzionali, che di
quell'esperienza rappresentavano, in un certo modo, l'articolazione
storica conseguente.
2
In essa si dice testualmente: Sont rputs gens suspects ceux qui, soit leur condui-
te, soit par leurs relations, soit par leurs propos ou leurs crits, se son montrs partisan de la
tyrannie.
3
J. Jaures, Storia socialista aella rivolu:ione francese, Milano 1954, vol. x, p. 266.
4
A. Mathiez - G. LeIebvre, La rivolu:ione francese, Torino, Einaudi, 1960, vol. II, p. 145.
5
Termometro politico della Lombardia, 16 settembre 1797.
201
ni.
LE PASSIONI E LA STORIA
II pensiero liberale, gia a partire dalle Reflections on the French
Revolution (1790), di Burke, sviluppo una polemica prima contro la
rivoluzione dell'89, poi contro il terrore giacobino ed inIine contro
la democrazia parlamentare: eventi e sistemi politici che, secondo
tale prospettiva, Iiniscono per riproporre, sotto l'egida aellinteresse
generale, caratteri ed istanze della tirannide. Il ventaglio di questa
critica e comunque straordinariamente ampio: al di la dei liberali,
comprende la sinistra democratica di Edgar Quinet; comprende
Proudhon si pensi allIaee generale ae la Revolution au xIx siecle
6
ed i suoi attacchi a Rousseau e Robespierre: simboli emblematici
di uno Stato che produce l'asservimento della societa; comprende,
prima ancora del pensiero anarchico, il libro di quel grande vaga-
bondo della metaIisica
7
, Max Stirner, che attraverso l'equazione
tra Iorza e diritto sviluppa una critica serrata della volonta generale
che si Ia stato; comprende inIine, anche se con oscillazioni ed ambi-
guita, il pensiero di Marx e di Engels, Iavorevoli al giacobinismo du-
rante la rivoluzione tedesca del 1848, antigiacobini quando si scon-
trarono, dopo il 1865, con i Irancesi della prima Internazionale.
Molto spesso, in queste critiche, la diversita dell'orizzonte strategico
non impedisce l'emergere di un elemento comune; l'analisi del terro-
re come luogo decisivo della politica rivoluzionaria prepara la de-
nuncia degli eIIetti di dispotismo dei nuovi regimi costituzionali,
considerati la conseguenza storica di quella stessa politica. A propo-
sito del terrore, sentiamo comunque Engels, in una lettera scritta a
Marx il 4 settembre 1870: Da questi eterni piccoli panics dei Irance-
si, dovuti tutti alla paura del momento in cui inIine si dovra sapere
la verita, ci si Ia un'idea molto piu chiara del regime di terrore. Noi
intendiamo con questo termine il regime di gente che ispira terrore;
al contrario, e il regime di gente che e essa stessa terrorizzata. La ter-
reur sono crudelta in gran parte inutili, commesse da gente, che e im-
paurita essa stessa, per tranquillizzarsi. Sono convinto che la colpa
del regime di terrore dell'anno 1793 ricade quasi esclusivamente sul
borghese Iollemente impaurito, atteggiantesi a patriota, sul piccolo
Iilisteo che se la Iaceva addosso dalla paura, e sulla marmaglia del
sottoproletariato che con la terreur Iaceva i propri aIIari
8
.
Allo psicologismo della diagnosi engelsiana, possiamo aIIiancare
6
Paris 1851.
7
Cosi R. Calasso, nel suo commento a M. Stirner, Lunico e la sua proprieta, Milano,
Adelphi, 1979.
Marx - Engels, Carteggio, Roma, Ed. Rinascita, 1953, vol. vI p. 145.
202
8
LA CONFISCA DELLA STORIA
l'interpretazione del giovane Marx, che nella Sacra Famiglia ci Iorni-
sce una chiave per comprendere le ragioni proIonde di questa pau-
ra: il terrorismo e l`arma a cui ricorre uno Stato quando, smarrite
le sue radici nella societa civile, diventa Iine autonomo. Prima il
terrore giacobino, poi quello napoleonico; sentiamo: Napoleone e
stato l'ultima lotta del terrorismo rivolu:ionario contro la societa civi-
le, proclamata anche questa dalla rivoluzione, e contro la sua politica
|...| Napoleone non era un terrorista Ianatico. Ma considerava anco-
ra nello stesso tempo lo Stato come un fine autonomo, e considerava
la vita civile, rispetto allo Stato, solo come il tesoriere e come il subal-
terno, che non puo avere una volonta propria. Egli ha perfe:ionato il
terrorismo mettendo al posto della rivolu:ione permanente la guerra
permanente
9
.
La critica della rivoluzione e del regime napoleonico verra poi aI-
Iiancata, nel Marx politico
10
, dalla critica della vocazione libertici-
da delle nuove costituzioni come ad esempio quella Irancese del
1848 nelle quali il processo di separazione dello Stato dalla socie-
ta civile continua ad aIIermarsi.
In molti altri luoghi cruciali di dibattito politico si e veriIicata
questa singolare concomitanza di posizioni tra la sinistra ed il libera-
lismo: all'interno di prospettive politiche divergenti, viene registrata,
nei nuovi regimi costituzionali dell'eta post-rivoluzionaria, la para-
dossale convivenza di dispostismo e di liberta, di democrazia e di
dittatura, di legalita e di terrore. Basti citare, al proposito, l'esempio
del suffragio universale. Iormidabile obiettivo prequarantottesco,
bersaglio, a piu riprese, dei sarcasmi di Marx e di Engels quest'ul-
timo scriveva, in una lettera, che dappertutto il proletariato e appen-
dice, coda, mandria da voti dei partiti uIIiciali diventa anche, a
partire dalla seconda meta del secolo, uno dei terreni privilegiati del-
la critica liberale, che vede in esso l'aIIermarsi di una aittatura ael le-
gislativo, di un comando dispotico legalizzato che consente alla mag-
gioranza di annientare i gruppi e le minoranze. Nella stessa linea,
non dobbiamo meravigliarci se Engels, dalle pagine dei Deutsch-
fran:sische Jahrbcher, utilizza un libro di Thomas Carlyle
12
, il Ia-
moso liberale inglese, per descrivere le drammatiche condizioni del-
9
Marx - Engels, La sacra Famiglia, Roma, Ed. Riuniti, 1967, p. 161.
10
CIr. B. Bongiovanni, Luniversale pregiuai:io. Le interpreta:ioni aella critica marxiana
aella politica, Milano, La Salamandra, 1981.
11
Marx - Engels, Carteggio, cit., 1951, vol. v, p. 284 (lettera a Marx del 18/XI/1868).
12
T. Carlyle, Past ana present, Londra 1843.
203
11
LE PASSIONI E LA STORIA
la liberta britannica: e la liberta di morire di Iame, la liberta di
imputriaire, e lo stato di guerra generalizzato la guerra di tutti
contro tutti mantenuto in vita da un Parlamento eletto attraverso
la corruzione, da un'aristocrazia sproIondata nel mammonismo,
da un ceto imprenditoriale Iormato da una banda di bucanieri e di
pirati dell'industria.
L'attualita e la lucidita di simili diagnosi, che vorremmo assume-
re come retroscena storico di una nuova critica aella aemocra:ia, ci
aiuteranno Iorse, un giorno, a liberare il dibattito politico dall'ab-
braccio mortale dell'ideologia, dalla stretta soIIocante dei partiti pre-
si, dalle opzioni programmatiche precostituite, dalle politiche
culturali e dai loro Iatui cascami. La storia, in questa prospettiva,
piu che una maestra di vita, sara lo strumento che rende impossibili
le rimozioni e le dimenticanze.
Non dovremo dimenticare, dunque, che gli stessi padri del pen-
siero liberale misero in evidenza il permanere del dispotismo sia nei
nuovi regimi dell'eta post-rivoluzionaria, sia e il caso di Tocque-
ville all'interno della giovane democrazia americana. La posta in
gioco piu rilevante, nell'interpretazione continuista della Rivoluzio-
ne dell'89, proposta da Tocqueville, sembra proprio questa: mostra-
re la compresenza di dispotismo e di liberta non solo nell'esperienza
rivoluzionaria, ma anche nel sistema democratico americano, consi-
derato, con grande lungimiranza, l'avvenire dell'Europa. Questa im-
postazione emerge con particolare chiarezza nell'analisi del mondo
carcerario. AIIermano inIatti Tocqueville e Beaumont, a proposito
del sistema penitenziario americano: Mentre la societa degli Stati
Uniti da l'esempio della liberta la piu estesa, le prigioni dello stesso
paese oIIrono lo spettacolo del piu completo dispotismo
13
. La
straordinaria lucidita ed il disincanto dell'analisi di Tocqueville si
contrappongono radicalmente all'ottimismo pedagogico del carcere
panottico di Bentham: la prigione non rieduca il condannato; l'i-
solamento cellulare, in armonia con il parere dei piu Iamosi psichia-
tri dell'epoca tra i quali ritroviamo Esquirol non danneggia la
salute ed il morale dei reclusi: serve sostanzialmente a spezzare i
legami di solidarieta ed i circuiti di comunicazione che alimentano il
crimine. Come diceva Moreau-Christophe (ispettore generale alle
13
Beaumont - Tocqueville, System e penitentiaire aux Etats-Units..., Paris, Gosselin
1845
3
, p. 138, a cura di Michelle Perrot. Sul tema si veda, di M. Perrot, Tocqueville e le prigio-
ni, ovvero il cattivo oaore ael liberalismo, su aut aut, n. 195-196, 1983 (Il governo ai se e aegli
altri, a cura di M. Galzigna), pp. 119-132.
204
LA CONFISCA DELLA STORIA
prigioni e partigiano, al seguito di Tocqueville, del sistema cellulare),
occorre rompere i legami della conIederazione del crimine , che
il sistema carcerario alimenta e raIIorza. Il solitary conIinement di
FiladelIia, proprio per queste sue caratteristiche Iorza di dissua-
sione, apparato di sorveglianza e non strumento rieducativo aIIa-
scina Tocqueville ed occupa un ruolo di primo piano nella sua riIles-
sione politica.
Il mondo dei penitenziari, un resto opaco aancien regime entro
la trasparenza delle nuove regole democratiche, e un'area di illegali-
ta, che Iunziona come strumento indispensabile della diIesa sociale
e come condizione di possibilita dell'intero sistema politico. Questo
importante capitolo del pensiero liberale, assume ai nostri occhi una
rilevante portata strategica: sotto lo strato democratico, come di-
ceva Tocqueville commentando l'istituto della cau:ione, ogni tanto
si vedono aIIiorare gli antichi colori dell'aristocrazia
15
.
Lo stesso Benjamin Constant registra, agli inizi del secolo scorso,
la paradossale contraddizione dei nuovi regimi costituzionali, co-
stretti, per sopravvivere, ad incorporare elementi del vecchio potere
regale. Da un lato egli teorizza la necessita, per la democrazia na-
scente, di un potere neutro e trascendente, di un pouvoir prserva-
teur, distinto da quello legislativo e da quello esecutivo, indipen-
dente dal popolo e dai meccanismi della delega, capace di sorveglia-
re sull'eIIettiva coincidenza tra la societa e la sua rappresentazione
politica: capace, quindi, di imporre dei limiti all'autorita rappresen-
tativa, proprio perch dotato del diritto di sciogliere le assemblee
rappresentative
16
; dall'altro lato, pero, partendo da una critica se-
vera del terrorismo giacobino, Constant ne denuncia la sopravviven-
za entro il nuovo assetto politico, giustiIicata dall'interesse dello
Stato, i pericoli della lentezza, la salute pubblica
17
. La necessita di
interrompere il corso della legalita ordinaria, motivata dall'esigenza
di Iar Ironte allo stato di eccezione (i ricorsi alle misure illegali
nelle circostanze pericolose
18
), trova nelle pagine di Benjamin Con-
stant una conIutazione radicale, che i nemici del garantismo dovreb-
14
Moreau - Christophe, De linfluence au regime penitentiaire en general et ae lemprison-
nement inaiviauel en particulier sur la sante et le moral aes aetenus, in Annales Mdico-Psyco-
logiques, tome II, Paris 1843, pp. 424-452.
15
A. De Tocqueville, La aemocra:ia in America, Torino, Utet, 1981
2
, p. 65.
16
B. Constant, Principi ai politica, Roma, Ed. Riuniti, 1970, pp. 75-76.
17
B. Constant, De la liberte che: les moaernes. Ecrits politiques, Paris, Pluriel, Le Livre
de Poche, 1980, p 227.
18
Ibiaem, p. 228.
205
14
LE PASSIONI E LA STORIA
bero ancor oggi rimeditare. La salute pubblica, l'interesse dello Sta-
to, la sicurezza sociale: dietro lo schermo di queste parole d'ordine,
ampiamente utilizzate, come ricorda Madame de Stael
19
, da Robe-
spierre e dai giacobini, si cerca di Iornire una legittimita a pratiche
terroristiche e dispotiche: si cerca, in altri termini, di consacrare la
permanenza di quegli antichi colori dell'aristocrazia, che Tocque-
ville riscopriva nel nuovo scenario della democrazia americana.
Strana, comunque, possiamo ben ripeterlo, la saggezza delle pa-
role e della loro storia: il lessico registra l'emergenza di un Ienomeno
storico complesso il terrorismo come componente non accidenta-
le di un sistema di potere quando non ha ancora deIinito la Iigura
soggettiva di questo stesso Ienomeno: la sua incarnazione individua-
le, la sua conIigurazione psicologica ed esistenziale.
3. Terrorismo secco
Alcuni storici del secolo scorso non appresero questa lezione del-
le parole: dedicandosi allo studio del giacobinismo e della rivoluzio-
ne, misero in secondo piano l'analisi strutturale del Ienomeno terro-
rista, riducendolo alle sue connotazioni psicologiche.
Il terrore come sistema di governo venne considerato l'eIIetto
terminale di una serie combinata di volonta individuali, capaci di
orientare il corso degli avvenimenti: Augustin Cochin
20
uno sto-
rico conservatore del primo Novecento, oggi ristudiato e rivalutato
dal Furet critico severamente questa lettura psicologistica della
storia, appoggiandosi alla lezione metodologica di Durkheim; critico
soprattutto l'analisi del terrorismo giacobino elaborata da Taine:
una tesi del complotto, che attribuisce un ruolo troppo importan-
te al carattere personale dei Danton, dei Marat, dei Robespierre, in-
terpretato alla luce della nosologia psichiatrica ottocentesca. L'ope-
razione di Taine e stata in ogni caso, molto piu sottile e ricca di con-
seguenze di quanto lo stesso Cochin potesse sospettare: se dagli alie-
nisti del secolo scorso, a partire da Esquirol, i processi rivoluzionari
(les commotions politiques) venivano considerati una delle cause
possibili della Iollia, ora, invece, la Iollia dei protagonisti il loro
delirio di grandezza, la loro monomania omicida diventa un in-
granaggio essenziale della macchina giacobina.
M.D. Stael, Consiaerations sur la Revolution Francaise, Paris 1818, tome II, p. 366.
20
A. Cochin, Lesprit au facobinisme,Paris, PUF , 1979.
206
19
LA CONFISCA DELLA STORIA
In questa paradossale inversione, l'eIIetto diventa una causa (an-
che se non l'unica), e la critica storica il cui bersaglio privilegiato
e appunto il terrore giacobino deve trasIormare in criterio di veri-
ta i contributi della dottrina psichiatrica. L'orizzonte politico di que-
sta operazione, condiviso dal pensiero liberale della seconda meta
del secolo scorso, e la diIesa dei diritti individuali contro lo strapote-
re dello Stato; uno strapotere che trova le sue radici ideali e la sua
genesi storica nel pensiero di Rousseau e nell'esperienza rivoluziona-
ria.
Alla sovranita del re aIIerma Taine il Contratto sociale so-
stituisce la sovranita del popolo. Ma la seconda e ancor piu assoluta
della prima e, nel convento democratico che Rousseau costituisce sul
modello di Sparta e di Roma, l'individuo non e nulla, lo Stato e tut-
to
21
Questo punto di vista, che riprende tematiche gia presenti nel li-
beralismo postrivoluzionario
22
, pur sviluppandosi secondo i canoni
e le modalita della ricerca storica, assegna ai Iattori psicologici un
ruolo tutt'altro che secondario. Gia parlando della volonta pubbli-
ca e della ragion di stato, Taine aIIerma: Sara questa l'opera Iinale
ed il trionIo completo della ragione classica. Insediata in cervelli ri-
stretti e che non possono contenere due idee unite, essa diverra una
monomania Iredda e Iuriosa
23
.
Come aveva gia osservato Durkheim, a proposito dell'uso della
psicologia nella spiegazione storica
24
, la conoscenza dei soggetti e
delle loro inten:ioni sostituisce, in questi casi, l'analisi delle situa:io-
ni. La Iabbrica dell'opinione, gia deIinita nel 1789 la nuova regina
del mondo, si e nutrita di questa interpretazione psicologistica della
storia. Il disegno eversivo, l'intenzione criminale o sovvertitrice, la Ii-
losoIia rivoluzionaria, deIinita da Cochin il terrorismo secco, sono
dunque, in questa prospettiva, l'autentica matrice dell'evento stori-
co. L'esecrazione morale e la condanna politica, con le relative poste
21
H. Taine, LAntico Regime, Milano, Treves, 1909, vol. II , p. 51. Sulla critica della rivo-
luzione si veda tra l'altro F. Furet, Critica aella Rivolu:ione Francese, Bari, Laterza, 1980. Per
un bilancio critico di un recente convegno sul giacobinismo si veda: B. Bongiovanni, Rivolu-
:ione francese e giacobinismo, in Quaderni di Storia, n. 16, Bari, Dedalo, 1982.
22 Un punt o di riIerimento obbligato del liberalismo del secondo Ottocento Iu un saggio
del teorico dello stato di sicurezza: il IilosoIo e diplomatico tedesco G. Humbol dt (cIr.G.
Humbol dt , Essai sur les limites ae laction ae lEtat, Paris 1867. L' Opera, scritta nel 1792, ven-
ne pubblicata postuma solo nel 1851). Sul tema cIr. P. Rosanvallon, La crise ae lEtat-proviaen-
ce, Paris, Seuil, 1981, pp. 59-106.
23
H. Taine, op. cit., p. 57.
24
E. Durkheim, Les rgles ae la methoae sociologice, Paris, Alcan, 1894, pp. 110 ss.
207
LE PASSIONI E LA STORIA
in gioco che di volta in volta le caratterizzano, Iunzionano surretti-
ziamente come canoni interpretativi della realta sociale.
Questa storiografia aelle volonta e aelle inten:ioni si situa in una
zona intermedia, tra le istanze del diritto penale moderno che
pone al centro dei propri interessi il problema della coscien:a e della
imputabilita dell'azione criminosa e le istanze di quella Iabbrica
dell'opinione, come l'abbiamo deIinita, che si esercita attraverso la
stampa ed i mezzi di inIormazione: anche in essa, come nel diritto
penale, l'individuazione o la proau:ione dei soggetti responsabili as-
sume una portata strategica, a scapito di una comprensione struttu-
rale dei Ienomeni. La storiograIia delle intenzioni e dunque una sor-
ta di superIicie di collegamento tra il diritto penale e l'organizzazio-
ne del consenso: e resa possibile dal primo, come cercheremo di
chiarire, e serve da supporto e da cauzione alla seconda.
La responsabilita penale, quella storica e quella morale Iormano
un blocco unico anche se mosso all'interno da sIasature e da con-
traddizioni capace di Iar Iunzionare un teatro aella politica e aella
storia. un thtre mont devant l'opinion, come diceva Cochin,
che ci esibisce la scena senza permetterci di vedere cio che si muove
dietro le quinte.
Questa mise en scne maschera il gioco dei rapporti di Iorza e la
natura bellicosa del processo; essa interpreta la realta con il linguag-
gio dell'etica: un codice sovrano, che rende possibile l'emergere di
una nuova aire:ione ai coscien:a, dotata di strumenti speciIici e di
sedi istituzionali adeguate. In questa prospettiva, non sono piu suIIi-
cienti i luoghi privati, circondati dal segreto, come il conIessionale.
Il governo aellanima passa attraverso il comando sopra i circuiti del-
la comunicazione; ai luoghi tradizionali, vincolati dalla necessita di
uno scambio intersoggettivo, si aIIiancano nuovi spazi pubblici,
aperti ad una utenza collettiva: i grandi mezzi di inIormazione e le
colonne dei rotocalchi. A questo livello, la direzione di coscienza si
aIIranca dal rapporto con la storia, le caratteristiche ed i bisogni dei
soggetti che ha il compito di in-formare. La stessa nozione di co-
scienza, a ben guardare, perde i suoi connotati peculiari: l'interiorita
ed il peso di una storia sIumano insensibilmente; come aveva capito
molto bene Benjamin Constant, gli interessi ed i ricordi che nasco-
no dalle abitudini locali contengono un germe di resistenza che l'au-
torita sopporta a malincuore, e che si aIIretta a sradicare; la nuova
volonta di tirannia, che si impone attraverso la cancellazione del-
l'immaginazione e della memoria, produce l'uniIormita, am-
mirata da qualche spirito limitato, desiderata da molti spiriti servi-
208
LA CONFISCA DELLA STORIA
li. Il potere rovescia cosi, senza Iatica, il suo enorme peso sugli indi-
vidui, come se Iossero sabbia
25
.
Con Ippolito Taine, la storiograIia psicologistica si e aIIermata
come parte integrante di questo complesso sistema aellopinione, che
si impone in Europa occidentale dopo la caduta aellancien regime.
la sua chiave di volta e proprio, come si diceva, la nozione di respon-
sabilita soggettiva, che trova le sue matrici nascoste, o dimenticate,
nel diritto penale dell'eta postrivoluzionaria.
4. Poli:ia aelle passioni
A partire dal primo Ottocento, con l'eta delle codiIicazioni
26
,
che vede il superamento del particolarismo giuridico e la liquidazio-
ne del diritto comune
27
, si aIIerma un processo di unifica:ione ael
soggetto ai airitto. evento di portata incalcolabile, che inIluenzo in
maniera determinante le tecnologie di potere dell'occidente capitali-
stico e la stessa costituzione delle scienze umane
28
.
Questa irruzione di un soggetto unificato nella sIera del diritto
modiIica in proIondita l'assetto della legislazione criminale.
La imputazione morale di un'azione dipende sempre dal con-
corso piu o meno eIIicace della intelligen:a e della liberta, nonch
dalla piena coscienza di quest'ultimo atto. Per la |imputazione| lega-
le poi si aggiunge alle dette condizioni la conoscenza dell'atto vietato
dalle leggi, e quindi la esecuzione di esso e una inIrazione delle me-
desime; e da ultimo la misura della colpabilita non deve essere presa
n dalla materialta dell'atto illegale, n dalla punizione determinata
dalle leggi, ma soltanto dalla situazione dell'individuo agente per
rapporto tanto alle cose accidentali esterne, quanto allo stato inter-
no.
29
Cosi, molto eIIicacemente, l'alienista Luigi Ferrarese, inIluenzato
dal grande penalista Giovanni Carmignani, che concepiva la pena, al
pari di Tocquevile, come strumento di diIesa sociale capace di ais-
suaaere dall'azione delittuosa
30
.
25
B. Cons t ant , De la liberte, cit., pp. 147-148.
26
CIr. G. Tar el l o, Storia aella cultura giuriaica moaerna. I. Assolutismo e coaifica:ione ael
airitto, Bologna, Il Mulino, 1976.
27
CIr. A. Cavanna, Storia ael airitto moaerno in Europa, Milano, GiuIIre, 1979.
28
Su questo si veda M. Foucault, Surveiller et punir, Paris, Gallimard, 1975, p. 312.
29
L. Fer r ar ese, Questioni meaico-legali, Napol i 1843, pp. 29-30.
30
G. Car mi gnani , Teoria aelle leggi aella sicure::a sociale, Pisa 1832, vol. III, cap. Iv.
209
LE PASSIONI E LA STORIA
Limputabilita non viene decisa solo sulla base dell'analisi del re-
gime di materialita dell'atto illegale, ma anche a partire dalla com-
prensione scientiIica dello stato interno di chi lo ha commesso: del
suo grado di liberta morale, delle sue condizioni di salute psichica.
La coscien:a-soggetto quella di chi giudica il livello di coscienza
dell'imputato e al tempo stesso la Ionte e la prova del giudizio.
Dal Iatto all'intenzione: dalla materialita giuridica del Iatto all'esame
scientiIico delle intenzioni, reso possibile dall'incontro tra il giudice
e l'alienista, e quindi dall'immissione della perizia psichiatrica nelle
maglie del nuovo procedimento penale. Poco importa, qui, stabilire
i tempi, le modalita e l'eIIicacia di questa immissione: e invece essen-
ziale sottolineare l'inclusione deIinitiva della dimensione psicologica
individuale all'interno della relazione tra il crimine e la pena.
L'expertise medico-legale ci interessa soprattutto come sinto-
mo appariscente di questa inclusione. I delitti, come Iaceva osservare
Ferrarese, non possono piu essere considerati come esseri astratti,
poich rappresentano il prodotto di individui agenti
31
in situa:io-
ni determinate, che il nuovo potere del giudice potra considerare
come circostan:e, capaci di attenuare o di aggravare il livello della
sanzione.
L'aIIermarsi di questa coscienza-soggetto, nella sua duplice di-
mensione di Ionte e di prova del giudizio, articola in un insieme coe-
rente lintimo convincimento dei giudici e la presen:a a se stesso del-
l'imputato nel momento del crimine. Il rapporto tra il crimine e la
pena Iuori da qualsiasi concezione retributiva, di matrice illumini-
stica, Iuori da qualsiasi pretesa di Iar Iunzionare un regime di corri-
spondenze e reso possibile da questo nuovo spazio dell'interiori-
ta: una sorta di corto circuito tra soggetto giudicante e soggetto giu-
dicato; al primo viene concessa l'opportunita di Iondare la verita sul-
la morale, al secondo viene garantita l'assoluzione quando la perizia
medico-legale riesca a convincere i giudici che il delitto e stato com-
piuto in stato di Iollia (en etat ae aemence, come recita l'articolo 64
del codice napoleonico). Non e qui il momento di mostrare come
questo principio di sovranita della coscienza giudicante abbia incon-
trato diIIicolta e sollevato contrasti durante l'eta delle codiIicazioni:
contrasti attorno alla legittimita del giudice popolare, contrasti attor-
no alla scelta della procedura processo accusatorio o inquisitorio
, contrasti, in ultima analisi, attorno alla validita di un giudizio Ior-
L. Ferrarese, op. cit., p. 30. Su tali temi, si veda la terza parte di questo libro.
210
31
LA CONFISCA DELLA STORIA
mulato sulla base di una scienza la teoria legale aelle prove
32

oppure sulla base della coscienza, dell`intimo convincimento;
contrasti che perlomeno in parte, ancora ci attraversano.
La legge, come sintetizza Carmignani, o abbandona tutto alla
coscienza, e al natural criterio del giudice popolare, o Ia dipendere
tutto da un metodo scientiIico, nel quale ella incarcera per cosi dire
il privato arbitrio dell'uomo nel Magistrato giureconsulto
33
. La co-
scienza irrompe nella scena del diritto, sovvertendo antiche abitudi-
ni, scatenando uno spirito di controversia che possiede tutti i re-
quisiti Iormali di una vera e propria guerra: lo spirito guerresco, aI-
Ierma Carmignani, |...| ha posto bizzarramente la coscien:a in oppo-
sizione alla scien:a |...| questa guerra |...| ha invaso tutte le provincie
dell'umano sapere
34
.
Quale che sia il partito adottato, importa sottolineare, all'interno
di questo bellicoso rapporto tra scienza e coscienza, l'emergere del
soggetto come luogo di produzione della verita: un soggetto libero
di giudicare, secondo scienza o coscienza, da un lato, un soggetto
che e stato libero di agire, dall'altro lato, nel pieno possesso della
propria volonta morale.
Quale che sia l'impostazione prevalente, la legittimita del giudi-
zio rinvia al comune orizzonte della sicure::a sociale
35
punto di riIe-
rimento Iondamentale, Ionte sovrana ed indiscussa di quella certe::a
ael airitto, che l'arbitrio dei giudici o le contraddizioni della teoria
metterebbero continuamente a repentaglio. Quando l'apparato della
giustizia deve pronunciarsi sullimputabilita di un'azione criminosa o
decidere circa il grado di pericolosita sociale dei singoli individui,
cerca sempre il supporto e la cauzione di altri saperi: per produrre
un eIIetto di verita, la polizia deve essere assistita dalla medicina;
solo una poli:ia aelle passioni, come la chiamava Carmignani
36
, atti-
vamente sostenuta dalla psichiatria e dalle scienze umane emergenti,
puo garantire la sicurezza sociale, deIinendo i regimi di responsabili-
ta soggettiva ed individuando i soggetti socialmente pericolosi.
La psichiatria, consumando attorno alla meta del secolo un
passaggio dalla deIinizione del grado di imputabilita di un'azione
criminosa alla individuazione preventiva dei soggetti socialmente pe-
32
C.G.A. Mittermaier, Teoria aella prova nel processo penale, Milano 1858, pp. 36-53.
33
G. Carmignani, op. cit., vol. I, p. 22.
34
Ibiaem, pp. 19-20.-
35
CIr. l'intervento di A. Fontana, Lo stato ai sicure::a, in: AA.V.V., Il sapere come rete ai
moaelli, Modena, Edizioni Panini, 1981, pp. 164-172.
36
G. Carmignani, op. cit., vol. III, pp. 320 ss.
211
LE PASSIONI E LA STORIA
ricolosi, diventa una scienza politica positiva, Iunzionale alle istanze
del diritto penale ed ai meccanismi sicuritari che esso predispone. Se
ci siamo soIIermati sul tema dei rapporti tra le dottrine dell'aliena-
zione e la giurisprudenza criminale, e per mettere in evidenza uno
dei nodi cruciali della penalita moderna: quell'emergere della co-
scienza, come si diceva, che e insieme Ionte e prova del giudizio, che
si articola su due livelli distinti ma collegati (la coscienza giudicante
e la coscienza giudicata), che consente al magistrato di scrivere la sto-
ria, stringendo in un unico cerchio la responsabilita soggettiva e la
pericolosita sociale, l'azione individuale ed i Iattori che rendono pre-
caria la sicurezza della societa e dello Stato. La giunzione tra psichia-
tria e giustizia ci Iornisce, in negativo, la prova della centralita della
nozione di coscienza: una nozione che diventa chiave di volta della
ricostruzione storica, strumento Iondamentale del giudizio etico,
asse strategico del giudizio penale.
In questa prospettiva, il crimine politico puo essere considerato
come sintesi e collegamento tra il regime della responsabilita e quel-
lo della sicurezza: attraverso l'individuazione e la punizione dei capri
espiatori, viene resa impossibile una comprensione dei Iattori strut-
turali economici, sociali, politici e giuridici che minacciano la
durata e la stabilita dell'ordine costituito.
Un Iilo rosso collega, entro una serie continua e talora invisibile,
giustizia penale, prigione e nuove scienze dell'uomo. Il paradigma
che sta alla base di questo complesso macchinario istituisce una ce-
sura epistemologica, una Irattura insanabile tra il soggetto criminale
e le circostan:e. la pericolosita non Ia piu parte di queste circostanze;
essa non e piu una dimensione costitutiva che le caratterizza: diven-
ta, al contrario, attributo del singolo, aspetto sovversivo e perverso
dei suoi comportamenti, punibile con la prigione, oppure qualita pa-
tologica della sua psiche, malattia ereditaria da cui la societa si aifen-
ae con le strutture segregative del manicomio giudiziario: strumento
di diIesa sociale, che neppure la legge 180, in Italia, e riuscita ad
intaccare
37
.
La poli:ia aelle passioni, dunque, riconduce il turbamento del-
l'ordine costituito all'azione dei soggetti, responsabili o irresponsa-
bili. La legalizzazione della pena, parallela al processo di codiIicazio-
ne del diritto, occulta la dimensione terroristica degli apparati di si-
curezza. La reclusione, che il pensiero degli illuministi e la critica ri-
A. Manacorda, II manicomio giuai:iario, Bari, De Donato, 1982.
212
37
LA CONFISCA DELLA STORIA
voluzionaria avevano denunciato come provvedimento extragiudi-
ziario e misura dell'arbitrio regio, diventa il sistema uniIorme e gene-
ralizzato della pena. La concezione retributiva si annulla entro l'uni-
Iormita grigia e cupa dello spazio carcerario: l'utopia rieducativa e
correzionale si inIrange, di Ironte ad una prigione che Iunziona solo
come deterrente, come strumento di dissuasione e di intimidazione.
Almeno in questo, Tocqueville aveva ragione. Aveva torto quando
sognava di poter utilizzare il modello americano il solitary confi-
nement di FiladelIia come struttura capace di spezzare i legami
di solidarieta che alimentano il crimine. Il crimine organizzato si
perpetua e si raIIorza attraverso il mondo carcerario: un mondo le-
galizzato dal diritto penale, che tuttavia Iunziona come luogo di inti-
midazione ed insieme come sistema di riproduzione dell'illegalita. Il
diritto codiIicato prescrive cosi, nel Iormale rispetto della legalita, i
modi di sospensione della propria vigenza. Come si e visto, questa
contraddizione strutturale dell'assetto democratico, chiaramente in-
dividuata dai padri del liberalismo, venne colta, sul terreno della co-
diIicazione del diritto costituzionale, anche dal Marx politico: le
liberta del cittadino, nella Costituzione Irancese del 1848, proclama-
te come diritto assoluto, trovano il loro limite invalicabile nelle ne-
cessita della sicure::a pubblica. Ogni paragraIo della Costituzione
scrive Marx contiene inIatti la sua propria antitesi, la sua Ca-
mera alta e la sua Camera bassa: nella proposizione generale, la li-
berta, nella nota marginale, la soppressione della liberta
38
.
E necessario riprendere con vigore l'analisi di questi paraaossi,
gia messi a Iuoco dal pensiero politico del secolo scorso: un'analisi
che, partendo da una riutilizzazione del continuismo tocquevillia-
no, ci consentirebbe di capire quali sono, ancor oggi, gli antichi co-
lori d'ancien regime che sopravvivono entro l'ordinamento demo-
cratico; un'analisi, dunque, che potrebbe diventare lo strumento di
un nuovo Ironte di rinnovamento, sottraendo alla cultura reazionaria
la prerogativa di sviluppare una critica della volonta generale e del
principio di legalita. Il Iatto che Carl Schmitt, in questi ultimi anni,
venga riletto a sinistra, e Iorse una riprova indiretta della maturita di
questo passaggio: una critica e un compimento della democrazia,
Iunzionali alla liquidazione dei suoi eIIetti di dispotismo, sono oggi,
piu che mai, all'ordine del giorno.
Potremmo solo Iormulare, in questa sede, qualche prima e prov-
K. Marx, II 18 brumaio ai Luigi Bonaparte, Roma, Ed. Riuniti, 1964, pp. 68-69.
213
38
LE PASSIONI E LA STORIA
visoria interrogazione. Potremmo chiederci, ad esempio, riprenden-
do la problematica di un sociologo del primo Novecento, erede della
tradizione liberale
39
: quali sanzioni preventive aovranno essere pre-
viste dal diritto pubblico, per impedire gli attentati al diritto da parte
dello Stato? Oppure potremmo chiederci, mutando la Iorma del
quesito, non la sua sostanza politica: Iino a che punto l'autonomia e
l'indipendenza della giusti:ia amministrativa diversa dalla giusti-
zia ordinaria e sottratta ai suoi poteri e compatibile con questo
vasto e proIondo processo di uniIicazione del soggetto di diritto che
e emerso durante l'eta delle codiIicazioni? In eIIetti, una base essen-
ziale del nostro sistema amministrativo, come ha magistralmente di-
mostrato Pierre Legendre, e proprio il principio elaborato da giu-
dici Iormatisi sotto l'ancien regime in base al quale giudicare
l'amministrazione signiIica amministrare
40
.
E come dire che la pubblica amministrazione produce al proprio
interno i parametri e gli istituti che deIiniscono la legalita dei suoi
atti
41
. Questo statuto speciale della pubblica amministrazione, del
suo diritto e della sua giustizia, non rappresenta Iorse la riedizione
contemporanea dell'indipendenza e della sovranita del Principe).
Non rappresenta, Iorse, la piu radicale smentita della Declaration
aes aroits ae lhomme et au citoyen del 1789?
L'insediamento del potere maIioso, ad esempio, entro le maglie
della pubblica amministrazione, non pone Iorse il problema di un
mutamento sia del airitto amministrativo che della giusti:ia ammini-
strativa?
L'autonomia della pubblica amministrazione e l'impossibilita di
un controllo esterno della legalita dei suoi atti e un altro luogo, non
certo trascurabile, in cui si maniIestano gli antichi colori aellan-
cien regime entro il nuovo ordinamento democratico; e un altro luo-
go, per dirla con Norberto Bobbio, in cui la democrazia si aIIerma
come potere invisibile, con i suoi minacciosi e persistenti intrecci
tra criptogoverno e sottogoverno; e un altro luogo che ci mostra
l'urgenza e l'attualita di una battaglia che trasformi la democrazia in
potere visibile
42
.
39
L. Dugui t , Traite ae aroit constitutionnel, Pari s 1923, t ome III, pp. 547- 750.
40
CIr. P. Legendr e, Stato e societa in Francia. Dallo stato-paterno allo stato-provviaen:a.
storia aellamministra:ione aal 1750 ai nostri giorni, Mi l ano, Edi zi oni di Comuni t a, 1978. La
ci t azi one e t rat t a da: P. Legendr e, Histoire ae la pensee aaministrative franaise (in: AA. VV. , Trai-
te ae science aaministrative, Pari s 1966, p. 30).
41
CIr. M. Ni gr o, Giusti:ia amministrativa, Bol ogna, II Mul i no, 1976.
42
CIr. N. Bobbio, La aemocra:ia e il potere invisibile, in Rivista italiana di scienze poli-
tiche, n. 2, 1980. Sul rapporto tra democrazia, eguaglianza e contratto si veda S. Veca, La so-
cieta giusta. Argomenti per il contrattualismo, Milano, II Saggiatore, 1982.
214
LA CONFISCA DELLA STORIA
Poniamo qui, in Iorma volutamente schematica, dei problemi
complessi, che per essere risolti richiedono, al tempo stesso, il corag-
gio della teoria e la Ireschezza dell'invenzione politica: problemi che
impongono allo storico l'uscita dalle riserve dell'erudizione, ma an-
che l'indipendenza da quel sistema aellopinione che troppo spesso
ha incatenato la liberta delle sue analisi.
Un groviglio di paradossi e di contraddizioni, gia emerso nel pas-
sato, si ripropone dunque oggi, con drammatica evidenza: l'antico
regime dentro il nuovo, il dispotismo nella liberta, l'illegalita dentro
il diritto codiIicato. L'approccio penalistico alla storia distoglie lo
sguardo dalla dimensione strutturale di queste contraddizioni; ci
abitua a leggerle come risultato di responsabilita soggettive, penal-
mente perseguibili e moralmente condannabili; sostenuto da quella
che deIinivamo la Iabbrica dell'opinione, ci abitua a preIerire una lo-
gica dei soggetti alla logica delle strutture, impedendoci di articolare
l'una sull'altra. La storiograIia che accetta tale procedimento ridutti-
vo diventa necessariamente ancella del diritto penale, a tutto vantag-
gio di una sempliIicazione psicologistica delle realta politiche e so-
ciali.
In ogni caso, una storia conIiscata dal diritto penale e sostenuta,
anche senza saperlo, dai procedimenti di quella complessa macchina
che deIinivamo, sulla scia di Carmignani, la polizia delle passioni,
non puo superare i limiti angusti di questa impostazione riduttiva.
Prima di scrivere queste pagine, ho avuto l'occasione di rileggere
un testo straordinario, che avevo quasi dimenticato: le Memoires di
Vidocq
43
, il leggendario criminale parigino che divenne, nel secolo
scorso, capo della polizia. Ecco alcuni elementi salienti del suo
drammatico aIIresco: i rigori illegali
44
della prigione, l'uso politico
della delinquenza organizzata, la trasIormazione dei ladri piu Iamosi
in agenti segreti, il reclutamento, tra i criminali, di soggetti adatti a
Iormare corpi speciali di polizia, che agiscono nell'illegalita; ed inIi-
ne la polizia politica, che assolda volontari ed organizza episodi di
terrore.
Il racconto procede con Iluidita; piacevole, lucido, animato dal-
l'ironia e da un cinismo Ireddo e privo di speranza: il coraggio della
verita attenua l'apprensione e l'inquietudine del lettore, che spera di
non ritrovare, in queste pagine, le premesse di una storia che dura
ancora. Una storia che, per diventare intelleggibile, non puo comun-
que sopportare di essere conIiscata.
43
Vidocq, Les memoires ae Jiaocq, Paris, Les Presses de la Renaissance, 1973.
44
Ibiaem, p. 439.
215
7.
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
1. Il senno aei compilatori
Il codice del Regno d'Italia, da cui e tratto questo testo, traduce
letteralmente l'articolo 64 della legislazione penale napoleonica: luo-
go cruciale, in cui emerge un avvenimento di portata strategica per
la cultura giuridica moderna. La coscien:a, come si e gia detto, ha
Iatto irruzione nei tribunali, nella sua duplice veste di postura del
soggetto giudicante e di personalita psichica dell'imputato. I giurati
Iormulano le sentenze sulla base del loro intimo convincimento. Al
tempo stesso, l'imputato viene giudicato colpevole solo se ritenuto in
possesso della sua integrita psichica. Nei codici penali europei del
primo Ottocento trovano cosi una nuova deIinizione le modalita del
giudizio ed insieme i parametri di misurazione della consapevolezza.
Usando il linguaggio dei testi giuridici dell'epoca, possiamo dire che
si assiste ad un Iondamentale passaggio dal fatto allinten:ione. dal-
la valutazione degli episodi criminosi visti nel loro regime di materia-
1
Si veda, sul n. 195-196 di aut-aut (II governo ai se e aegli altri, a cura di M. Galzigna,
maggio-agosto 1983), A. Fontana, II vi:io occulto. Nascita aellistruttoria. In questo capitolo
verra discusso il saggio di E. J. Georget, Discussion meaico-legale sur la folie ou alienation men-
tale, suivie ae lexamen au procs criminel aHenriette Cornier, et aeplusieurs autres procs aans
lesquels cette malaaie a ete alleguee comme moyen ae aefense, Paris, Chez Migneret, 1826.
Quando citero o tradurro direttamente da questa edizione, la pagina dell'originale Irancese
verra sempre indicata nel testo.
219
1
Non vi ha n crimine n delitto allorch l'imputato trovavasi in stato di
pazzia quando commise l'azione, ovvero se vi Iu tratto da una Iorza alla
quale non pote resistere.
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
lita, si passa alla considerazione delle intenzioni dell'imputato: ci si
chiede se esso era, al momento del crimine, presente a se stesso ed
in pieno possesso delle sue Iacolta mentali.
L'inclusione della dimensione psicologica individuale all'interno
della relazione tra il crimine e la pena, apre alla psichiatria nascente
le porte del Foro.
L'analisi delle intenzioni e delle condizioni psichiche di un im-
putato rende inIatti necessaria la perizia medico-legale: generalmen-
te aIIidata, a partire dal primo Ottocento, a medici che abbiano ma-
turato competenze speciIiche nel campo dell'alienistica.
L imputabilita non viene piu deIinita solo attraverso l'analisi del
regime di materialita dell'atto illegale, ma anche attraverso la cono-
scenza del regime di responsabilita dell'agente. Tra il crimine e la
pena non c'e piu soltanto la colpa. astratta ed impersonale superIicie
di collegamento, che sembrava bastare, da sola, a garantire la validita
e l'eIIicace giunzione dei due momenti. C'e ora una Iigura piu corpo-
sa e ben altrimenti complessa: quella del colpevole.
Se la verita aella colpa poteva sembrare accessibile e trasparente
quasi ricalcata sull'entita del crimine e dei aanni che esso provoca
la verita ael colpevole, in quanto verita di un soggetto, presenta
maggiori insidie conoscitive; per appropriarsene, e insieme per legit-
timare le proprie tecniche di intervento, la procedura penale mobili-
ta la scienza medica in una delle sue specializzazioni piu recenti: l'a-
lienistica. Nonostante le illusioni degli psichiatri della prima genera-
zione, oggi sappiamo che la dottrina dell'alienazione mentale ha per-
duto, nel Foro, molte importanti battaglie: e rimasta una strumenta-
zione ausiliaria, non vincolante. Il ruolo del perito, come si e detto,
e stato, n piu n meno, quello di un tredicesimo giurato
2
. Invano
Georget e, dopo di lui, buona parte della medicina legale ottocen-
tesca aveva proclamato, con polemica lucidita: I medici chiamati
a Iare dei rapporti non sono n giudici n giurati, ma rischiarano la
coscienza degli uni e degli altri (p. 102). In realta, questo vagheg-
giato ruolo strategico della perizia psichiatrica verra smentito e ridi-
mensionato dalla pratica processuale.
Rimane comunque vero che la necessita di rideIinire il grado di
responsabilita dell'agente cosi come era emersa nei codici penali
dell'Europa post-rivoluzionaria sembro dischiudere alla psichia-
2
A.A. Ehrenzweig, Giurispruaen:a psicoanalitica, Milano, La Salamandra, 1982, p. 203
(per l'apparato bibliograIico, consistente, e l'indice analitico, scomparsi nella traduzione, si
veda l'originale inglese del 1971).
220
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
tria nascente un nuovo spazio d'azione e di battaglia. L'omicida giu-
dicato Iolle sulla base di una perizia psichiatrica, aoveva essere sot-
tratto alla pena capitale o ai rigori dell'ergastolo, per essere aIIidato,
attraverso la reclusione manicomiale, alla custodia e alle cure del me-
dico. Questa, nei suoi termini piu generali, la posta in gioco del testo
di Georget, che qui analizzeremo: un testo di battaglia, scritto a di-
retto contatto con Esquirol, suo riconosciuto maestro, a partire dal-
l'esperienza clinica maturata nel manicomio parigino della Salptrie-
re. La Discussion meaico-legale sur la folie e del 1826; un anno prima
Georget aveva pubblicato un lavoro analogo: lExamen aes procs
criminels..., suivi ae consiaerations meaico-legales sur la liberta mora-
le, due anni dopo, nel 1828, uscira un terzo scritto, che ricalca i con-
tenuti e lo stile delle prime due opere (Nouvelle aiscussion meaico-le-
gale sur la folie). Nello stesso periodo, Esquirol scriveva la sua Note
sur la monomanie homiciae, pubblicata nel 1827 come appendice
alla traduzione Irancese di un testo di HoIIbauer
3
.
Lo stato maggiore della psichiatria Irancese si impegna dunque,
a partire dagli anni venti, in una durissima battaglia contro le Iorti
resistenze della magistratura all'applicazione dell'articolo 64 del co-
dice penale napoleonico: un'applicazione che avrebbe dovuto garan-
tire e salvaguardare soprattutto nei casi in cui si sospetta la pre-
senza di una monomania omiciaa il ruolo e il peso determinante
della perizia medico-legale. La battaglia assume i toni della crociata,
insieme scientiIica ed umanitaria. Se i testi di Georget e di Esquirol
Iunzionano da battistrada, la rivista Annales d'Hygiene publique et
de Mdecine lgale che apre i suoi battenti nel 1829 diventera
ben presto un punto di riIerimento insostituibile di tutta la polemi-
ca.
Una delle preoccupazioni Iondamentali degli alienisti e quella di
presentarsi, agli occhi dell'opinione pubblica, come diIensori della
lettera e dello spirito delle nuove leggi. Se percio il dettato legislativo
e generico, incerto, reticente, sara comunque preIeribile assegnare a
questi limiti una valenza positiva. La legislazione criminale aIIer-
ma inIatti Georget, riIerendosi all'articolo 64 non stabilisce alcu-
na distinzione tra Iollia generale e Iollia parziale; cio signiIica che il
legislatore ha voluto considerare anche la monomania, o Iollia par-
ziale, come Iattore capace di distruggere o di attenuare il carattere
3
J.C. HoIIbauer, Meaecine legale relative aux alienes et aux souras-muets, Paris 1827. Il
testo di Esquirol ricomparira poi nella sua silloge: J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit.
vol. II, pp. 335-360 (Memoire sur la monomanie homiciae).
221
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
criminoso, e percio imputabile, di una determinata azione. La scelta
tattica appare evidente: invece di avan:are il legittimo sospetto che
la genericita della legge possa Iavorire il potere discrezionale dei giu-
dici, l'alienista preIerisce credere che la dizione tat de dmence
tradotta nel codice del Regno d'Italia con l'espressione stato di
pa::ia corrisponda alla scelta consapevole di un'espressione am-
bigua e imprecisa, ma al tempo stesso capace di includere, tra i suoi
diversi signiIicati, anche quelli di monomania, o Iollia par:iale. l'au-
tentico polo strategico della contesa tra giudici e psichiatri. La Iorza-
tura appare evidente, soprattutto se si pensa che la dottrina della
monomania venne compiutamente elaborata perlomeno un decen-
nio dopo la promulgazione del codice. Il legislatore non poteva
quindi riIerirsi ad arsenali concettuali ancora in Iormazione. Avreb-
be, semmai, potuto utilizzare un concetto gia aIIermato in campo
medico e IilosoIico), che in qualche modo anticipa la nozione di mo-
nomania: penso al ben noto aelirio attorno a un solo oggetto, di cui
parlarono molto spesso medici e IilosoIi del secolo diciottesimo. Lo
ritroviamo in medici come Joseph Lieutaud
4
, in IilosoIi come Kant
5
,
in testi di grande valore emblematico, come la voce melancolie del-
lEncyclopeaie di Diderot e D'Alembert
6
. Cito solo qualche esempio
signiIicativo, senza tuttavia dimenticare, come aveva osservato
Esquirol
7
, che il delirio parziale era gia noto agli antichi, da Areteo
di Cappadocia a Celio Aureliano, Iino a Paolo di Egina. La generici-
ta del dettato legislativo corrisponde quindi, contrariamente a quan-
to pensava Georget, alla deliberata scelta di non rendere obbligato-
ria l'applicazione dell'articolo 64 per i criminali aIIetti da delirio par-
ziale. D'altro canto, all'allievo di Esquirol non poteva certo sIuggire
il Iatto che nel codice penale austriaco del 1803 delirio totale e deli-
rio parziale vengono esplicitamente chiamati in causa come Iattori
che rendono un'azione criminosa non imputabile. In due distinti pa-
ragraIi dell'articolo 2 emerge inIatti questa impostazione; si diceva
che un'azione delittuosa non era da considerarsi un crimine:
a) quando il reo Iosse interamente privo dell'uso della ragione;
b) quando il Iatto sia stato commesso in istato di alienazione di
4
J. Lieutaud, Synopsis universa praxeos-meaicae, Amsterdam 1765, pp. 145 ss.
5
I. Kant, Antropologia pragmatica, Bari, Laterza, 1969, p. 106. Kant accenna, anche se
con scetticismo, alla distinzione tra aelirium generale e aelirium circa obiectum.
6
Diderot-D'Alembert, Encyclopdie..., Lausanne et Berne 1780, tome xxI, pp. 415-
421.
7
J.E.D. Esquirol, op. cit., vol. I, pp. 332-393 (De la monomanie). Sul tema del delirio nel
mondo antico la letteratura critica e molto ricca. Valga, per un primo orientamento, il gia cita-
222
GLI INFORTUNI DELLA LIBERT
mente, sebben anche l'autore vi sia alternativamente affetto
8
.
La conclusione di Georget - secondo la quale la legge francese
daccordo con losservazione dei fatti (p. 15) - sarebbe stata senza
dubbio pi accettabile se riferita alla legislazione austriaca, che l'au
tore, nel corso dei suoi lavori di medicina legale, non cita mai
9
. Tali
omissioni sono assolutamente funzionali alla scelta tattica del medi
co francese: egli intende portare avanti la sua polemica nel pieno ri
spetto e nella pi totale accettazione dell'assetto legislativo esistente.
Metterlo in discussione, denunciandone ambiguit e carenze, avreb
be immediatamente significato porsi in una situazione scomoda e fa
cilmente attaccabile. Si preferiva quindi optare per una posizione
mediata e realistica. Era scontato, entro tale scelta, che la ricchezza
e le articolazioni di un sapere non dovessero n potessero trovare un
immediato riscontro nelle formulazioni dei codici. La genericit del
testo legislativo veniva interpretata come un segnale di prudenza e di
saggezza: garantiva un'effettiva apertura verso la conoscenza scienti
fica, senza tuttavia attestarsi su nessuno dei suoi esiti, fatalmente par
ziali e necessariamente transitori.
Questo atteggiamento tattico, che premiava l'assetto legislativo
esistente, ebbe molto seguito tra gli alienisti della prima met del se
colo scorso: era del resto funzionale alla creazione di un consenso at
torno alla battaglia degli psichiatri, che coinvolgesse anche i settori
pi avanzati della cultura giuridica europea. Un giurista italiano, ad
esempio, commentando l'articolo 34 del codice penale toscano del
1853, esprimer opinioni non molto diverse da quelle di Georget,
proprio a proposito del rapporto tra i codici e il dibattito scientifico.
Ascoltiamolo.
to lavoro di M.G. Ciani, Psicosi e creativit nella scienza antica, Venezia, Marsilio, 1983.
8
S. Jenull, Commentario sul codice e sulla processura criminale della monarchia austriaca,
Milano 1816, voll. 4. Per la questione che ci interessa, il riferimento del commentatore ci ri
porta, tra gli altri, non ancora a Pinel, ma a Jakob e Kant. Cfr. vol. I, p. 144.
9
Non da dubitare che si tratti di una scelta. Altrove il nostro autore fa esplicito riferi
mento alla legislazione europea: ad esempio nel suo primo e importante intervento dedicato
alla medicina legale della follia, scritto nel 1823 (si veda la nota 36).
10
F. Ambrosoli, Studi sul codice penale toscano confrontato specialmente con laustriaco,
Mantova 1857, p. 24. Si veda anche F.A. Mori, Teorica del codice penale toscano, Firenze 1854.
223
Con ottimo senno pertanto - egli afferma - i compilatori del codice
toscano si tennero lontani da questo spineto e non fecero parola n di mo
nomania, n di lucidi intervalli, n di mania senza delirio, n di tant'altre,
quanto gravi altrettanto difficili e delicate controversie della scienza, nelle
quali ogni parola della legge avrebbe potuto essere pericolosa .
10
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
Anche l'articolo 34 del codice toscano, come l'articolo 64 del co-
dice napoleonico, non conteneva nessun riIerimento alla monomania
o, piu genericamente, al delirio parziale. Sviluppava invece con mag-
gior ricchezza il tema della Iollia intesa non soltanto, secondo il vec-
chio canone intellettualistico, come turbamento della ragione e della
consapevolezza del proprio agire, ma anche come alterazione della
volonta e della liberta di scelta. Si legge inIatti nell'articolo 34:
Il tema della libera elezione dell'agente mutuato, come Ia
osservare Filippo Ambrosoli, dalla legislazione penale del Grandu-
cato di Baden (articolo 71) riIlette senza dubbio una delle idee-
Iorza della psichiatria nascente, gia presente in Pinel, in Esquirol e
in Georget: l'idea di una follia morale come, oltre Manica, l'aveva
chiamata Prichard capace di produrre una catastroIe della volon-
ta, ma compatibile con il mantenimento delle Iacolta intellettuali. Ri-
chiamandosi alla lezione dei due maestri Irancesi che lo hanno pre-
ceduto, Georget sottolinea inIatti che esistono molti casi di alienati
che maniIestano un delirio appena percepibile (a peine sensible);
ma aggiunge subito dopo che non esiste nessun caso di alienazione
che non implichi il disordine, il pervertimento o l'annientamento
delle passioni e delle aIIezioni morali (p. 13)
11
.
Sulla base di questo ragionamento, il monomaniaco che ha com-
messo un delitto estraneo all'idea dominante o esclusiva che caratte-
rizza il suo delirio, non potra essere ritenuto colpevole e responsabi-
le del suo gesto criminale. Sono inIatti le lesioni aella volonta che lo
rendono incapace di agire nel pieno possesso della sua liberta mora-
le. e questo il vero motivo per cui i magistrati e i giudici dovrebbero
considerare le sue azioni non imputabili. Ma i magistrati, secondo
Georget, sono vittime dei pregiudizi dell'uomo della strada, per il
quale la Iollia non e altro che una lesione dell'intelligenza:
pour les gens du monde et consquemment pour les magistrats, il n'y a de
Iolie que lorsque les ides sont troubles, les jugements Iaux, et les raison-
nements errons
12
.
11
Su questo tema rimando a quanto ho gia scritto nel quarto capitolo. Le parole di Geor-
get ricalcano, alla lettera, una Irase di J.E.D. Esquirol, Des Malaaies mentales, cit., vol. I, p. 8.
12
Si veda la voce liberte morale scritta da Georget per il Dictionnaire de Mdicine,
224
Le violazioni della legge penale non sono imputabili quando chi le com-
mise non ebbe coscienza dei suoi atti e liberta di elezione.
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
L'evidente ancoraggio della legislazione Irancese a una concezio-
ne intellettualistica della Iollia non viene mai sottolineato da Geor-
get. La Iorza alla quale non pote resistere, di cui si parla nell'arti-
colo 64, piu che riIerirsi all'agghiacciante lucidita e alla Iredda deter-
minazione omicida del monomaniaco, sembra alludere al Iurore cie-
co e all'impulso irresistibile cari alla tradizione classica
13
: categorie
che escludono la possibilita stessa del delitto consumato a mente
Iredda, con calcolo e premeditazione, dietro la spinta di un'idea es-
clusiva, o dominante, oppure sotto l'inIlusso di una passione eccessi-
va e ingovernabile. A questa dimensione del crimine, diIIicilmente
leggibile attraverso il dettato della legislazione napoleonica, l`alieni-
stica, perlomeno Iino alla meta del secolo scorso, dara il nome di mo-
nomania. Per portare avanti la sua battaglia, sara costretta a occulta-
re la sIasatura tra discorso scientiIico e dettato del codice. Tale scelta
tattica, Iorse inevitabile, e comunque il sintomo di uno statuto politi-
co ancora molto incerto della psichiatria nascente: essa mobilita le
sue energie teoriche e organizzative solo allo scopo di Iar applicare
una legge esistente e di interpretarla correttamente. Non ha ancora
la Iorza di proporre nuovi livelli di codiIicazione, e non e quindi in
grado di aIIermarsi come protagonista politico attivo del dibattito
giuridico.
2. Apologia aello scellerato
Un redattore del Journal des dbats, che si Iirma con la lettera
Z, scrive sul numero del 18 Iebbraio 1826 una recensione polemica
aell Examen aes procs criminels, pubblicato da Georget nel 1825.
L'allievo di Esquirol viene esplicitamente accusato di trasIerire al-
l'interno del dibattito medico-legale tutte le antiche dispute di carat-
tere metaIisico attorno al tema del libero arbitrio. Il pubblico, aIIer-
ma settariamente l'anonimo redattore, viene cosi irretito in un deda-
lo conIuso di posizioni, da cui neppure l'autore riuscira mai a distri-
carsi. L'atteggiamento di Georget, secondo questo polemico recen-
sore, incoraggia il fatalismo, proprio perch diIende, in ultima anali-
si, un'equivalenza tra lomiciaio e la malattia, del tutto inconciliabile
con le leggi della morale. A queste pesanti accuse, Georget replica
tome treizeme, Paris, Chez Bchet jeune, 1825, pp. 123-133. Il riIerimento all'uomo della stra-
da e a p. 124.
13
II peso di questo discorso classico sul Iurore cieco si Ia ancora sentire nel Tratte di
Pinel (1800). Viene superato da Esquirol, gia nella sua thse del 1805.
225
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
con grande decisione nel suo lavoro del 1826. Non ho creduto ne-
cessario, egli aIIerma, entrare in una discussione di carattere metaIi-
sico. Sono solo partito dalla constatazione, condivisa da tutti, che la
liberta e un fatto, e mi sono proposto di studiare i Iattori che posso-
no annientarla: le alterazioni dell'intelligenza e le lesioni della volon-
ta (p. 34). La liberta morale e dunque un Iatto, al quale viene aIIian-
cato un altro Iatto; l'esistenza di una Iollia capace di distruggerla.
Georget riIiuta di considerare ogni crimine un atto di Iollia, come
spesso accade nel linguaggio del mondo (p. 35). L'azione delittuo-
sa rientra cosi nell'ambito delle liberta individuali possibili, e deve,
di conseguenza, essere oggetto di sanzione penale. Il ragionamento
viene poi concluso con queste due proposizioni Iondamentali, diver-
se ma compatibili: Il crimine non un atto ai follia, lalienato puo
commettere una a:ione omiciaa che non implica nessun graao ai colpe-
vole::a. ConIondendo due proposizioni cosi diIIerenti, aggiunge
Georget, si arriva all'assurda conclusione o di scusare tutti i crimini
in quanto atti di Iollia, oppure di punirli tutti, anche quando sono il
prodotto di un'alienazione mentale (p. 38).
Valeva la pena riportare per esteso i termini essenziali di questo
singolare dibattito. Colpisce, innanzitutto, la diIesa, comune ad en-
trambe le posizioni, del libero arbitrio e della sua indiscussa sovrani-
ta: una sovranita proclamata in termini assoluti nella prima posizio-
ne, mitigata dall`ecce:ione della Iollia nella seconda. Ma colpisce an-
cor di piu l'intransigente esclusione di qualsiasi implicazione metaIi-
sica dall'orizzonte della polemica. Il redattore cerca di ricondurre le
teorie dell'alienista a una sorta di metaIisica della Iatalita; questi, di
rimando, proclama con energia la sua radicale distanza dalle dispu-
te dei metaIisici, e insieme riaIIerma il primato della liberta morale,
che non e contraddetto n smentito dall'esistenza di una Iollia che ne
limiti l'estensione. Il linguaggio dei contendenti e scarno, asciutto,
ritagliato sull'evidenza dei Iatti e sui prestigi dell'osservazione em-
pirica; tuttavia, lo stile dell'analisi e l'opzione antimetaIisica non rie-
scono a occultare lo spessore IilosoIico) delle problematiche solleva-
te. Non e certo questo il luogo per esaminare, in chiave storica, il di-
battito sul libero arbitrio nella cultura IilosoIica e teologica dell'Oc-
cidente
14
. Vale solo la pena mettere a Iuoco alcune condizioni di
possibilita del discorso medico-legale sulla Iollia e sulla liberta mora-
le: alcune premesse, giustiIicate, se non altro, dalle inclinazioni teo-
14
Per una panoramica, si veda M. J. Adler, The Iaea of Freeaom. A aialectical examina-
tion of the conception of freeaom, New York, Institute Ior Philosophical Research, 1958.
226
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
retiche di Georget e dalla sua tormentata sensibilita religiosa; incli-
nazioni e sensibilita non immediatamente evidenti nella Discussion
del 1826, sulle quali avremo modo di ritornare. L'aIIermarsi del
giansenismo, a partire dalla prima meta del Seicento, e le successive
dispute tra giansenisti e gesuiti, che circolano ampiamente in Europa
durante il secolo diciottesimo: nell'ambito della storia delle idee,
sono questi, molto probabilmente, gli anteIatti piu importanti delle
polemiche che oppongono Georget alla magistratura del suo tempo.
Nella diatriba con i giansenisti Iautori, come e noto, della prede-
stinazione e della salvezza tramite la grazia i gesuiti avviano, a par-
tire dalla casistica seicentesca, tanto dileggiata da Pascal, un lento ma
proIondo processo di secolarizzazione del peccato e di mondanizza-
zione della colpa. L'esercizio della volonta e del libero arbitrio puo
avvicinarci a Dio e rendere possibile la salvezza. Il pessimismo cri-
stiano sviluppato nelle sue conseguenze tragiche aai giansenisti e
soprattutto da Pascal viene messo radicalmente in questione. La
Iormula emblematica di San Matteo molti sono i chiamati, pochi
gli eletti trova le sue piu clamorose smentite nella pubblicistica
dei gesuiti, a partire dalla seconda meta del secolo diciottesimo:
Gravina, proIessore al Collegio di Palermo, pubblica nel 1762 l'ope-
ra di Padre Plazza (Dissertatio anagogica, theologica, paraenetica ae
paraaiso), inserendo al suo interno un capitolo sul numero degli elet-
ti, nel quale, per la prima volta, viene contraddetta la dottrina tradi-
zionale, diIesa nel secolo precedente dai piu importanti esponenti
della Compagnia di Gesu. Rovesciando la Iormula di Matteo, Gravi-
na sostiene che la maggior parte dell'umanita verra salvata
15
: la con-
danna della Congregazione dell'Indice non riesce ad arrestare la diI-
Iusione di questa tesi, che si imporra largamente nel pensiero cattoli-
co del primo Ottocento
16
.
Il trionIo di una prospettiva salviIica spezza la spirale tragica che
alimentava il rapporto e insieme l'abissale distanza tra il Dio e le sue
creature. All'interno di tale tendenza, la rivalutazione di una teologia
della salvezza e della redenzione si sposa con la riaIIermata sovranita
del libero arbitrio e della volonta morale, che rendono l'uomo degno
della bonta e della misericordia di Dio. La colpa non e piu sentita
come dimensione metaIisica, come struttura originaria dell'essere:
15
Su tutta la questione si veda J. Delumeau, Le peche et la peur. La culpabilisation en Oc
ciaent, Paris, Fayard, 1983, pp. 314-338. Si veda anche, a cura di E. Leites, Conscience ana Ca-
suistry in Early Moaern Europe, Cambridge University Press, 1987.
16
CIr., tra gli altri Lacordaire, Conference ae Notre-Dame, 1851, citato da Delumeau.
227
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
diventa piuttosto caduta morale della creatura umana, che potra ri-
sollevarsi dal peccato con l'esercizio della volonta e del libero arbi-
trio. Ma non solo: si Ia strada, con vigore crescente, la convinzione
che il peccato e la colpa riguardano soltanto l'individuo libero e co-
sciente, pienamente padrone di s e delle sue azioni.
Se per il giansenista Arnauld la natura umana e una Iemmina
posseduta dal demonio, che solo Dio, il Medico celeste, con atto
di grazia e di misericordia, puo salvare
17
, per i gesuiti vale il paradig-
ma inverso: la creatura umana, originariamente buona, e caratteriz-
zata dalla possibilita e dalla liberta di peccare; al tempo stesso, puo
usuIruire della liberta che le e stata concessa per uscire dal peccato
o per evitarlo.
Il peccato si laicizza: appartenendo al campo delle scelte etiche,
si trasIorma in delitto, in crimine. La crisi del peccato, come l'ha
chiamata Bernard Groethuysen
18
, diventa visibile nel momento stes-
so in cui l'orizzonte della metaIisica viene sostituito da quello della
morale. I gesuiti rivolgono ai giansenisti un rimprovero molto simile
a quello che Georget aveva mosso al redattore del Journal des d-
bats: chi non distingue il crimine compiuto da un uomo sano di
mente dal delitto perpetrato da un individuo privo di coscienza, puo
giungere, paradossalmente, a due conclusioni contrapposte, ma in
Iondo equivalenti; puo aIIermare che tutti i criminali sono colpevoli,
senza alcuna attenzione al loro livello di consapevolezza e di equili-
brio psichico; ma puo anche stabilire, conseguentemente grazie
all'universalita e all'originarieta della colpa che tutti i criminali
sono scusabili per diIetto di liberta e debbono quindi, in quanto sog-
getti irresponsabili, essere rinchiusi in un manicomio.
Un polemista del primo Settecento, dotato di uno spiccato gusto
per il paradosso, applica questo ragionamento in polemica con i
giansenisti al Iamoso Cartouche: il popolare bandito giustiziato a
Parigi nel 1721, celebrato in tanti Iogli volanti e in alcune opere let-
terarie dell'epoca. Se i giansenisti hanno ragione, aIIerma dunque il
gesuita Louis Patouillet, bisogna scusare Cartouche per diIetto
di liberta e segregarlo in una casa di pazzi. Poco prima, per giustiIi-
care questa paradossale conclusione, Patouillet aveva sostenuto che
l'individuo macchiatosi di un delitto perch travolto da un accesso
17
A. Arnauld, uvres, Lausanne 1775-1783 (cIr. tome XVII , Seconae apologie ae Janse-
nius, p. 331).
B. Groethuysen, Origini aello spirito borghese in Francia, vol. I, Torino, Einaudi, 1977,
pp. 150-185.
228
OE
18
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
di Iollia, deve essere scusato, appunto, per diIetto di liberta
19
.
La giunzione tra colpa e responsabilita diIesa dalla medicina
legale del primo Ottocento e proclamata Iormalmente nei codici pe-
nali dell'eta post-rivoluzionaria trova dunque un precedente mol-
to importante sia nella polemica dei gesuiti contro i seguaci di Gian-
senio, sia nella teologia della salvezza che, come si e detto, comincio
ad aIIermarsi nella seconda meta del secolo diciottesimo. Il riIiuto di
questa giunzione puo portare a delle conclusioni estreme e parados-
sali: dalla negazione del libero arbitrio alla conseguente giustiIicazio-
ne generalizzata di tutti i criminali. Se tutti gli uomini sono colpevoli
per natura, e non possono quindi sottrarsi alla dimensione del pecca-
to, si deve concludere, senza il timore di contraddirsi, che i loro
comportamenti potranno, in ogni caso, essere oggetto di scusa e di
comprensione. L apologia di un bandito, ai uno scellerato, secondo
Patouillet, potrebbe rappresentare l'esito inaccettabile di un ragio-
namento Iondato sulla negazione della liberta di scelta. In altri ter-
mini, una diIesa coerente e radicale del libero arbitrio e quindi la
stessa possibilita di legittimare le sanzioni decise dal tribunale di Dio
e da quello degli uomini passa attraverso la deIinizione puntiglio-
sa e attenta delle circostanze, delle intenzioni e del grado di respon-
sabilita del soggetto che ha commesso un crimine.
L'impianto logico dell'argomentazione, come si vede, attraversa
senza soluzioni di continuita il contesto teologico e quello medico-le-
gale. Non a caso, inIatti, Joseph De Maistre grande pensatore del-
la controrivoluzione, magistrato e diplomatico scrivendo Les soi-
rees ae Saint-Petersbourg (1821), deIinisce il problema dell'imputabi-
lita una questione teologica
20
e ne parla nell'ambito piu generale
di una discussione sulla colpa e sul peccato originale.
La curvatura tragica del problema, accentuata dalla predicazione
giansenista e ancora presente in De Maistre
21
, e completamente as-
sente nel pensiero dei gesuiti e nella riIlessione medico-legale del pri-
mo Ottocento; la contiguita tra questi due momenti culturali, tra
19
L. Patouillet, Apologie ae Cartouche, ou le Scelerat fustifie par la grace au P. Quesnel,
en forme ae aialogue, Avignon, P. Fidele, 1733 (?), p. 88. Il pamphlet ebbe una certa Iortuna
in Europa: venne tradotto in italiano, in tedesco, in latino e in polacco. Esiste un'edizione pre-
cedente e datata (La Haye, chez Pierre du Marteau, 1731).
20
J. De Maistre, Le serate ai Pietroburgo, Milano, Rusconi, 1971, pp. 64-65.
21
Sulla Iorza dirompente del giansenismo, riletta e rimeditata a partire dall'opera di De
Maistre, si veda R. Calasso, La rovina ai Kasch, Milano, Adelphi, 1983, pp. 143-145. Sulla di-
mensione del tragico nel giansenismo rimane importante il lavoro di Lucien Goldmann, im-
prontato ai canoni di un approccio storico e sociologico di tipo marxista (L. Goldmann, Pascal
e Racine, Milano, Lerici, 1961, pp. 129-244).
229
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
loro tanto diversi, anche se aIIiancati dell'ordine della successione
cronologica, sembra abbastanza evidente: solo una colpa mondaniz-
zata e sottratta alle sue implicazioni di carattere metaIisico puo esse-
re pensata nel suo stretto rapporto con il grado di responsabilita del
colpevole. Una colpa calata nella contingenza storica non sara piu
l'indicatore tragico dell'abisso che separa la divinita dalle sue creatu-
re: diventera Iinalmente una dimensione rapportabile ai parametri di
un'esistenza individuale e alle valutazioni scientiIiche di una psi-
cologia del soggetto criminale. La mondanizzazione della colpa,
dunque, e la sua possibile appartenenza - nei casi di constatata Iol-
lia all'ambito delle patologie mentali: su questi due registri, l'uno
teologico e l'altro medico, si gioca l'occultamento o la cancella:ione
ael tragico. Georget ribadisce esplicitamente, in piu di un'occasione,
che il contributo della medicina legale serve a rendere piu accettabi-
le l'immagine dell'umanita, nel momento stesso in cui perlomeno
una parte dei suoi crimini piu atroci non sono ad essa imputabili:
non ricadono quindi, perch involontari, nell'ambito delle sue re-
sponsabilita morali e penali. Non sarebbe Iorse consolante per l'u-
manita aIIerma inIatti il brillante allievo di Esquirol poter ad-
dossare a un disordine morale atrocita che la disonorano, piuttosto
che attribuirle alla perversita del cuore umano?
22
.
Nell Examen del 1825 aveva espresso, in termini pressoch iden-
tici, lo stesso concetto. Non e d'altronde consolante per l'umanita
aveva detto poter attribuire ad un'inIermita mentale alcuni dei
misIatti che la disonorano?
23
. Riportando questa stessa Irase nella
Discussion del 1826, Georget teneva a sottolineare, contro chi lo ac-
cusava di generalizzare simili aIIermazioni, che non tutti i misIatti, i
IorIaits, sono provocati dall'alienazione, ma soltanto alcuni.
Ometteva pero di precisare cio che a noi, ora, sembra molto eviden-
te leggendo i testi di psichiatria Iorense del primo Ottocento: i crimi-
ni piu atroci, piu enigmatici, piu diIIicilmente riconducibili a una
trama di motivazioni e di Iinalita, sono anche quelli che ricadono
con maggior Irequenza sotto il dominio della Iollia. Forse inconsape-
volmente, gli avversari di Georget, pur travisando e distorcendo le
sue posizioni, mettevano a nudo la posta in gioco dimenticata dell'a-
lienistica criminale nascente: la sua vocazione IilosoIica a santiIicare
22
E. J. Georget, Liberte morale, voce del Dictionnaire de Mdecine, cit., p. 126. La tra-
duzione e mia.
23
II brano ricompare in: E. J. Georget, Discussion, cit., p. 38. La sottolineatura e nel te-
sto. La traduzione e mia.
230
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
la natura umana, liberandola dal peso delle sue atrocita e consideran-
dola, in ogni caso, perfettibile e aperta all'intervento terapeutico e
moralizzatore del medico. Le dimensioni mostruose e aberranti del-
l'uomo ben lontane dal rappresentare un carattere costitutivo e
ineliminabile della sua specie sono molto spesso risultati di una
malattia: perturbazioni reversibili, mutevoli nel tempo e soggette al-
l'eIIicacia normalizzatrice dell'azione medica. Bonta e perIettibilita
della natura umana; non imputabilita di alcuni crimini mostruosi ed
eIIerati; possibile eIIicacia delle terapie Iisiche e morali proposte dal-
la medicina: sulla base di queste premesse, di carattere sia IilosoIico
che scientiIico, e stata resa possibile la cancella:ione ael tragico e la
deIinitiva secolarizzazione del discorso sulla colpa. In un certo sen-
so, si puo anche dire che la patologia mentale ha incorporato il tragi-
co, per poi procedere a una sua silenziosa liquidazione; essa ci ha re-
stituito l'immagine di un soggetto che accede al crimine o per libera
scelta o perch spinto da una particolare Iorma di Iollia: mai, in ogni
caso come si diceva nell'ambito del giansenismo per una predi-
sposizione naturale alla colpa ed al peccato. Tra i due termini che
pensatori come Nicole e il grande Arnauld tenevano connessi e in-
terdipendenti il peccato e la malattia la medicina moderna, e
quella della mente in particolare, opera una disgiunzione radicale e
irreversibile. Il delitto, secondo la nuova psichiatria Iorense, puo es-
sere liberamente scelto, oppure involontariamente subito, causa l'in-
Ilusso di una malattia. Ma tale malattia, perduta ogni risonanza me-
taIisica, non e che l'eIIetto di un cattivo Iunzionamento della mac-
china vivente o, come si diceva agli inizi del secolo scorso, dell`orga-
ni::a:ione.
Non a caso, ancora una volta, De Maistre, che aveva colto con
grande lucidita questa problematica, ripropone polemicamente la
restaurazione dell'antico legame, empiamente reciso dalla ragione
scientiIica, tra il peccato e la malattia e, conseguentemente, tra la vir-
tu e la salute: all'interno di questa impostazione, che poggia sulla ri-
valutazione del peccato originale, inteso come teoria o come mi-
stero, egli rilegge l'Ippocrate della Lettera a Damageto, quando aI-
Ierma: L'uomo intero e tutto una malattia ('O
)
24
. Voce avversa agli sviluppi piu recenti della scienza me-
dica, De Maistre ha il grande merito di riportare al centro della ri-
Ilessione IilosoIica sulla malattia il problema della liberta: una liberta
24
J. De Maistre, op. cit., pp. 62-71. La citazione di Ippocrate e a p. 68.
231
Q
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
drammaticamente sospesa tra una degradazione originaria legata
al peccato originale e una grandezza che rende consapevole l'uo-
mo della sua Iunesta inclinazione al male; una liberta continua-
mente minacciata da una percezione e da una ragione spesso
indebolite, oltre che da una volonta inesorabilmente spezzata
e vergognosa della propria impotenza. Liberta, malattia e peccato:
il bisturi della medicina interviene per recidere e per disgiungere,
laddove una religiosita caparbia cresciuta sopra la secolare inte-
laiatura del pessimismo cristiano aveva intrecciato un groviglio
drammatico e inestricabile di correlazioni.
La malattia non ha piu nessun rapporto con il peccato: essa ha
comunque la possibilita di distruggere o di limitare la sovranita del
libero arbitrio. L'uomo libero, da parte sua, ha il potere di scegliere
la strada del delitto, senza che questa opzione assuma la coloritura
tragica di un destino ineluttabile.
La perversita e il vizio aIIerma Georget polemizzando con la-
vocat-general de Peyronnet non possono essere conIusi con la mo-
nomania omicida. Certo: la linea di demarcazione non e sempre im-
mediatamente determinabile. Tra l'azione volontaria e l'inIamia in-
consapevole la distinzione e spesso incerta e diIIicile. Si tratta, in
ogni caso, di un territorio problematico molto oscuro, molto dub-
bioso. E quindi prudente, in tali questioni, non abbandonare mai il
riIerimento all'osservazione empirica: II est donc prudent de ne pas
devancer l'observation a cet gard (p. 19). Nonostante la proIondi-
ta e la sincerita di questo dubbio, in tutta la Discussion viene conti-
nuamente ribadita la necessita di distinguere, come aveva detto il re-
dattore del Journal des dbats, gli eIIetti delle passioni da quelli
dell'alienazione: l'immoralita dall'innocenza, gli assassini dai Iolli (p
31).
Un atto atroce, tanto contrario alla natura umana, commesso senza mo-
tivi, senza interesse, senza passione, opposto al carattere naturale di un in-
dividuo, e evidentemente un atto di demenza (p. 126).
L'interesse positivo i motivi criminali, la passione ragione-
vole (p. 127): solo in presenza di questi tre Iattori l'azione delittuo-
sa puo essere considerata libera e volontaria. Al di Iuori di questo
orizzonte c'e l'abisso insondabile della Iollia, dell'omicidio, del delit-
to eIIerato, compiuto senza scopo apparente e senza motivi visibili.
Ma l'incapacita di scoprire i motivi, replicano i magistrati, non e una
prova positiva della loro assenza: in eIIetti, cio che non convince-

GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA


va, nel ragionamento di Georget e che Iorse non convince neppu-
re noi, lettori del ventesimo secolo e questa rigida dicotomia tra
un'azione delittuosa normale, connotata dalla Ielice trasparenza dei
moventi e delle Iinalita, e il crimine compiuto da un Iolle: luogo
oscuro e insondabile, di Ironte al quale gli strumenti della compren-
sione scientiIica rivelano i loro limiti e la loro impotenza. Georget
stesso, come si e visto, nutriva qualche dubbio sulla possibilita di as-
segnare a questa dicotomia un carattere assoluto e deIinitivo. Occor-
rera aspettare poco meno di un secolo perch la psicanalisi, quasi a
legittimare le obiezioni dei magistrati, riscopra una scandalosa conti-
nuita tra il delinquente normale e il delinquente nevrotico, por-
tando, al tempo stesso, un radicale attacco alle teorie del libero arbi-
trio: l'incomprensibilita dei motivi di una condotta criminale, su cui
la psichiatria Iorense del primo Ottocento aveva Iondato la sua batta-
glia, verra messa in scacco dall'emergere dell'interpretazione edipi-
3. Mostri ragionevoli
II carattere naturale dell'uomo, dunque, non e incline alle
atrocita. Poter dimostrare che certi delitti orribili, come l'inIantici-
dio, sono provocati dalla demenza, signiIica, in ultima analisi, diIen-
dere la liberta e la dignita della nostra specie. Diceva inIatti Georget,
citando un brano del suo Examen del 1825: non si Iinisce Iorse per
sminuire la dignita dell'uomo se si ammette tanto Iacilmente l'esi-
stenza di mostri ragionevoli che commetterebbero crimini inauai-
(p. 38).
Mostri ragionevoli, mostri che ragionano: era questo il grande
scandalo delle cronache giudiziarie del primo Ottocento. L'alienisti-
ca aveva compiuto ogni sIorzo per patologizzare queste Iigure mi-
nacciose, inserendole all'interno delle proprie compartimentazioni
nosograIiche. Cio che inquietava l'opinione pubblica era proprio l'i-
brida e temibile coesistenza di ragione e Iollia: una catastroIe della
volonta e dei sentimenti e compatibile con l'integrita delle Iunzioni
25
Piu che all'opera di Freud, mi riIerisco qui al lavoro scritto, nell'ambito della sua scuo-
la, da Alexander e Staub nel 1929: un testo che segna il primo e importante tentativo di intro-
durre la psicanalisi in criminologia. F. Alexander - H. Staub, II aelinquente e i suoi giuaici.
Uno sguarao psicoanalitico nel campo ael airitto penale, Milano, GiuIIre, 1948.
233
ca.
25
ti, sen:a interesse e per il solo bisogno ai bagnarsi con il sangue aei
propri simili?
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
intellettuali; l'autoconsapevolezza e lo smarrimento aIIettivo posso-
no rappresentare i due aspetti contrastanti di un'unica personalita;
liberta ed integrita della ragione sono in grado di convivere con il de-
lirio attorno a un solo oggetto e con la schiavitu di una passione in-
governabile. Nella stragrande maggioranza dei casi, la strutturazione
psichica del soggetto omicida sottoposto a perizia psichiatrica pog-
giava proprio su tale ambigua e sorprendente duplicita. Una campa-
gna di stampa diIIusa e capillare suscitava attorno a questa strana
conIigurazione del crimine il panico, l'orrore, l'indignazione, ma an-
che l'attrazione e l'interesse; erano costantemente mobilitati il Jour-
nal de Paris, il Journal des Maires, la Gazette des Tribunaux,
Iondata nel 1825, che Iorni molti spunti narrativi a romanzieri Iamo-
si, da Stendhal Iino a Zola
26
: una proliIerazione indeIinita di discor-
si, garantita da cronisti, medici, avvocati e magistrati, assicurava agli
omicidi piu atroci una ambigua e polivalente dimensione spettacolare.
Non si tratta piu, evidentemente, della gloriIicazione popolare
dei grandi criminali i Cartouche, i Mandrin, i Guilleri che
passava attraverso gli almanacchi e i Iogli volanti; siamo ora in pre-
senza di un gioco discorsivo che e diventato appannaggio quasi es-
clusivo degli esperti e degli addetti ai lavori: un gioco che interpreta
i delitti piu eIIerati come sintomo della perversita o della doppiezza
umana, oppure come maniIestazione scoperta della scandalosa coe-
sistenza, ormai diIIicilmente negabile, tra il normale e il patologico.
A questa coesistenza la psichiatria nascente aveva Iornito un co-
dice di intellegibilita scientiIica. Gia nella sua thse del 1805, inIatti,
Esquirol esaltava la continuita tra le passioni e la Iollia, nel tentativo
di restituire all'alterita della sragione una trasparenza e una prossimi-
ta che la medicina della mente, durante l'eta classica, aveva quasi
sempre ignorato.
La strada imboccata non era priva di insidie e di pericoli: quando
la psichiatria Iu costretta a misurarsi, attorno agli anni venti, con il
problema della Iollia omicida, l'arsenale teorico mobilitato attorno
alla centralita della passione mostro tutta la sua insuIIicienza. Pur
mettendo da parte la vecchia e superata nozione di Iollia totale
ancorata, come e noto, a una accezione esclusivamente intellettuali-
26
Per una document at a ricostruzione dei crimini indicibili compi ut i da donne inglesi
e Irancesi nell' 800, si veda: M. S. Har t man, Jictorian Muraeresses, New York, Schocken
Books, 1977; da quest o lavoro risulta con gr ande evidenza il ruol o della st ampa quot i di ana e
dei giornali giudiziari del l ' epoca.
27
R. Mandrou, De la culture populaire aux XJII et XJIII sicles, Paris 1964. Sul tema si
veda M. Foucault, Surveiller et punir, Paris 1975, pp. 68-72.
234
27
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
stica era necessario stringere in un unico cerchio epistemologico
le alterazioni della volonta e delle passioni e insieme le lesioni dell'in-
telletto. Ad Esquirol questa uniIicazione doveva sembrare molto ar-
dua, dal momento che nella sua thse aveva assegnato alle passioni e
alle Iacolta intellettuali due diIIerenti sedi organiche: la zona epi-
gastrica e il cervello. Senza contare quanti, al di Iuori della Salptrie-
re, riIiutarono questa disgiunzione delle sedi organiche della Iollia
dall'anatomo-patologia di Bichat alla Irenologia di Gall e Spur-
zheim bisogna riconoscere a Georget un primato incontestabile
nell'ambito dell'alienistica nascente: egli ha ricondotto la pluralita
dei sintomi e delle Iorme della malattia mentale alla loro base organi-
ca comune, e cioe all'alterazione delle Iunzioni del sistema nervoso
in generale, e soprattutto del cervello
28
. Un anno dopo aver soste-
nuto questa tesi che articolava i sintomi locali, essenziali, idiopa-
tici su un'eziologia di tipo cerebrale ribadira il suo punto di vista
nella Physiologie : un lavoro pubblicato nel 1821, nel quale la valo-
rizzazione della IilosoIia kantiana si accompagna a una severa critica
dell'innatismo idealista e delle dottrine empiriche che hanno ridotto
l'intelletto a una tabula rasa. Il criticismo kantiano e la Irenologia di
Gall rappresentano per Georget gli utensili, insieme teorici e speri-
mentali, che rendono possibile una visione corretta del rapporto tra
la mente umana e i dati dell'esperienza: tra la capacita e l'occa-
sione, tra le Iacolta e i sensi, tra il cervello e i suoi eccitan-
ti. In ogni caso, il Iunzionamento delle Iacolta primitive, attivato
dalle impressioni provenienti dalla realta esterna, non e cosa diversa
dalla struttura e dalle operazioni dell'organo cerebrale. Possiamo
cosi leggere, nella prima sezione della prima parte dell'opera, una
sorta di Irase programmatica, che sintetizza con grande eIIicacia le
posizioni dell'autore:
In questa sezione egli aIIerma ho per oggetto |...| di dimostrare
che il cervello e la sede immediata, la causa organica essenziale, lo strumen-
to principale di tutti i Ienomeni intellettuali, delle sensazioni, delle combi-
nazioni dello spirito, delle passioni, delle aIIezioni: il punto di partenza dei
movimenti volontari, inIine di tutte le operazioni dell'organismo che si Ian-
no con coscien:a .
26
Per una documentata ricostruzione dei crimini indicibili compiuti da donne inglesi
e Irancesi nell'800, si veda: M.S. Hartman, Jictorian Muraeresses, New York, Schocken
Books, 1977; da questo lavoro risulta con grande evidenza il ruolo della stampa quotidiana e
dei giornali giudiziari dell'epoca.
27
R. Mandrou, De la culture populaire aux xvII et xvIII sicles, Paris 1964. Sul tema si veda
M. Foucault, Surveiller et punir, Paris 1975, pp. 68-72.
235
29
30
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
33
E. J. Georget, De la physiologie, cit., tome I, p. 138. La traduzione e mia.
La categoria della coscienza, improponibile senza il correlato Ii-
siologico, Iunziona come superIicie di collegamento tra l'intelletto e
la volonta, tra la ragione e le passioni: tra i due congegni che Esqui-
rol non era riuscito a inserire in un unico ingranaggio teorico. Lad-
dove in De la folie la preoccupazione di accordare le idee ricevute
con la ragione lasciava ancora spazio al concetto metaIisico dell'a-
nima, all'idea religiosa di un essere immateriale ed immortale
31
,
nella Physiologie prevale nettamente un punto di vista materialistico:
un punto di vista che Georget scrivendo il suo testamento nel
maggio del 1826, due anni prima della morte sottoporra a una
clamorosa ritrattazione
32
; un punto di vista, in ogni caso, che nel
1821 veniva Iormulato con grande radicalita e coerenza, senza nes-
sun compromesso con le idee ricevute dalla tradizione e dall'am-
biente Iamiliare. Con grande sobrieta, la crisi religiosa del 1826 Ia
sentire il suo eIIetto anche sulla Discussion. l'accentuazione, gia ri-
cordata, della sovranita e della potenza del libero arbitrio, conosce
un'enIasi e una declinazione quasi programmatica, che contraddico-
no vistosamente l'incertezza e lo scetticismo presenti nella Physiolo-
gie. Bastera rileggere, al proposito, un passaggio tratto dalla prima
parte di quest'opera. Dopo aver deIinito la volonta come il potere
dell'io, Georget aIIerma:
Conclude piu avanti:
31
E. J. Georget, De la folie, cit., p. 52. Le aIIezioni dell'anima, dice Georget, non sono
in contraddizione con il principio religioso e metaIisico della inalterabilita di questo essere
immateriale e immortale. L'anima, inIatti, poich e unita al corpo, puo esercitare le sue Ia-
colta solo attraverso l'intermediazione di organi sottomessi alle leggi che reggono l'econo-
mia animale. L'alterabilita di questi organi compromette il loro corretto Iunzionamento, verso
il quale l'anima li dirige e li indirizza. Il principio e intatto, solo i suoi agenti sono malati. In
questa prospettiva, conclude l'autore, possiamo ancora parlare di malattie dell'anima (tra-
duzione mia).
32
Si veda, su questo, la nota biograIica che segue questo intervento.
236
Ma l'io, molto spesso, non prova soltanto un bisogno alla volta: e aIIetto
simultaneamente da impressioni diverse. Si chiama liberta, liberta morale,
libero arbitrio, il potere che l'io ha di determinarsi a soddisIare un bisogno
piuttosto che un altro, a dirigere in un senso o nell'altro gli atti della volon-
ta. La liberta non e aIIatto assoluta, come lo pretendono gli spiritualisti
puri.
Cosi, dunque, l'uomo e guidato dai desideri, diretto dalle impressioni
esterne; e il piu delle volte, quando crede di commettere un atto di piena e
completa liberta, obbedisce ancora a dei motivi interni o esterni .
33
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
In questo scetticismo corrosivo, che verra abbandonato nelle
opere successive, emerge comunque un'idea-Iorza, a cui l'autore ri-
marra sempre Iedele: il problema della liberta nasce direttamente dal
Iatto che la mente umana puo Iunzionare solo come struttura aperta
sullo scenario del reale, o, se si preIerisce, come struttura costitutiva-
mente deIinita da questo suo essere presente sulla scena del mondo.
Le potenzialita interne, le dispositions, sono impensabili senza
una relazione con le sollecitazioni esterne: non sono monaai chiuse
all'apporto dell'esperienza, ma neppure tabula rasa e riIlesso di cio
che le circonda.
Sarebbe sbagliato ridurre questo punto di vista a una mera as-
sunzione IilosoIica, dimenticando che la teoria della conoscenza di-
Iesa da Georget e una diretta articolazione della Iisiologia del cervel-
lo e del sistema nervoso. Criticismo piu frenologia, si diceva: Gall piu
Kant, dunque. Fin dall'introduzione della sua Physiologie, Georget
ribadisce il primato dell'analisi e dell'osservazione empirica del siste-
ma nervoso sulle conclusioni di carattere teorico che riguardano le
modalita di Iunzionamento della mente umana e le strutture della
conoscenza. E dunque il cervello, nella sua plasticita e nella sua con-
Iigurazione interna, l'asse portante di tutta la ricerca: il cervello
come sistema deIinito dal continuo intreccio tra dispositions e
excitans, come meccanismo incapace di Iunzionare senza l'uniIi-
cazione e la sintesi tra questi due Iattori
34
.
Proprio utilizzando gli apporti della sua Iisiologia, l'allievo riesce
a superare limpasse in cui si era arenata la dottrina del maestro: la
disgiunzione delle sedi organiche della Iollia, proposta e mai real-
mente abbandonata da Esquirol
35
, viene ora deIinitivamente liqui-
data da Georget. A partire da questa assunzione, il geniale e precoce
discepolo porta a termine due operazioni teoriche, distinte e collega-
te: interrompe la pericolosa continuita tra passioni e alienazione, tra
passioni violente e monomania
36
, che avrebbe seriamente compro-
messo il gia diIIicile compito di una diIesa medico-legale della Iollia
criminale. Al tempo stesso, reintroduce questa stessa continuita nel
34
Ibidem, pp. 175-301.
35
Anche nella voce Folie, scritta nel 1816 da Esquirol per il Dictionnaire di Panckou-
cke, la disgiunzione non viene superata.
36
Gia nel suo primo contributo al dibattito medico-legale, Georget e molto chiaro su
questo punto: si tratta di un testo inserito da OrIila nel suo grande trattato di medicina legale
ed accompagnato dalla seguente indicazione: Artide communiqu par M. Georget. CIr. M.
OrIila, Leons ae Meaecine legale, Paris, Chez Bchet jeune, 1823, pp. 434-454. Il passo che
riguarda il rapporto e la sostanziale diIIerenza tra passion violente e monomanie e
a p. 442.
237
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
nuovo sistema cosi lo chiamavano gli avversari della mono-
mania omiciaa.
Considerando gli sviluppi storici della psichiatria ottocentesca,
appare subito evidente che la prima operazione di Georget trova
ampia conIerma gia nell'epoca che precede l'avvento del positivi-
smo
37
: si insistera, con sempre maggior Iorza, sulla completa trasIor-
mazione di personalita che caratterizza il demente rispetto all'uomo
sano. Per ritrovare un continuismo cosi radicale come quello
espresso da Esquirol nella sua thse bisognera attendere l'avvento
della psicoanalisi.
In ogni caso, e soltanto attraverso un'opzione rigorosamente or-
ganicista che Georget riuscira ad aIIermare il primato della aisconti-
nuita. l'alterazione Iunzionale del sistema nervoso correlato ineli-
minabile della Iollia non appartiene alle caratteristiche Iisiche del-
l'uomo normale. Lo scanaalo aella continuita doveva essere scongiu-
rato. Come rispondere, altrimenti, alle argomentazioni di tanti giudi-
ci, di tanti magistrati, che spesso ritenevano corretta la mancata ap-
plicazione dell'articolo 64, proprio perch ritrovavano nell'omicida
giudicato pazzo la stessa volonta, la stessa consapevolezza, la stessa
premeditazione di tanti delinquenti comuni? D'altro canto, i ritratti
di monomaniaci composti dal grande Gricault l'amico di Geor-
get che si ispiro direttamente alle degenti della Salptriere non
erano Iorse una testimonianza visibile ed eloquente di questo scan-
dalo della continuita e della sua accettazione molto larga, come
vedremo anche in ambienti culturali estranei al dibattito psichia-
trico?
38
.
Il compito di Georget non era Iacile; separando nettamente nor-
malita e Iollia, si correva il rischio di ripristinare la Iigura arcaica del-
la sragione, intesa come delirio totale e come Iurore cieco: un arre-
tramento che avrebbe senza dubbio indebolito la psichiatria Iorense,
nel suo continuo tentativo di sottrarre alla Iorca o alla galera perpe-
tua tanti assassini che avevano agito in condizioni di luciaa follia.
Dopo aver disarticolato le due dimensioni che Esquirol aveva
tentato di connettere, Georget procede ora alla sua seconda opera-
zione teorica; applicando alla Iollia omicida la categoria della mono-
mania, egli cerca di ricompattare attorno a un'unica conIigurazione
soggettiva due registri tradizionalmente estranei e divisi: la consape-
37
Tra i tanti lavori, uno dei piu signiIicativi, in questa direzione, e quello di J.P. Falret,
Des malaaies mentales et aes asiles aalienes, Par i s 1864.
38
Ho gia sostenuto questa tesi su Gricault nel quarto capitolo.
238
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
volezza e lo smarrimento, la rottura della norma e la sua interiorizza-
zione. Il monomane omicida puo cosi incarnare, indiIIerentemente,
sia il delirio della ragione che il turbamento delle passioni e della vo-
lonta. Nel primo caso, come avevano gia detto i medici del Settecen-
to, egli aelira sopra un solo oggetto, conservando su tutto il resto l'in-
tegrita delle sue Iacolta intellettuali. Nel secondo caso, pur mante-
nendo intatta la capacita di ragionare e di giudicare, non riesce a do-
minare la sua volonta, annientata o indebolita dalla Iorza di una pas-
sione dominante e ingovernabile. Soprattutto con il trascorrere del
tempo, questo quadro clinico subisce un'ulteriore complicazione:
nel primo caso, il aelirio par:iale si accompagnera sempre piu con
un'alterazione dei sentimenti e delle volizioni; nel secondo caso, la
mania sen:a aelirio gia scoperta da Pinel e chiamata dal Pri-
chard follia morale attacchera, poco a poco, anche le Iacolta del-
l'intelletto; si assistera cosi al triste spettacolo di una ragione che
cade nel nulla
39
, che precipita nell'abisso interminabile della ae-
men:a acuta, o stupiaita. una strada senza ritorno, che si conclude
molto spesso con la paralisi generale e con la morte
40
.
L'ambigua e inquietante continuita tra il pazzo e l'individuo sano
di mente, scongiurata da Georget attraverso la cauzione di una teo-
ria Iisiologica unitaria, si ripropone, spostata e trasIormata, come
coesistenza di delirio e di ragione, oppure di ragione e di volonta an-
nientata: una coesistenza che non sembrerebbe piu minacciare la
quiete e la tranquillita dell'uomo medio; una coesistenza che sem-
brerebbe appartenere, in maniera deIinitiva e irreversibile, all'alteri-
ta dannata e rimossa della Iollia; una coesistenza, inIine, che deIini-
sce la nuova
41
categoria nosologica utilizzata dagli alienisti nelle pe-
rizie psichiatriche: la monomania, vista soprattutto nel suo aspet-
to medico-legale piu interessante come monomania omicida.
La monomania omicida, in questa complessa congiuntura teori-
ca, non e altro che l'incarnazione patologica della figura ael aoppio.
una conIigurazione allontanata, esorcizzata, conIinata dagli psichia-
tri nel ghetto della malattia, ma non per questo piu innocua e rassi-
curante.
E. J. Geor get , Liberte morale, cit., p p . 126-127.
40
E. J. Georget, De la folie, cit., pp. 118-120.
41
Franois Leuret ritrova in molte esperienze religiose del passato (l'ascetismo, la strego-
neria e la possessione diabolica) esempi di monomania: una malattia che egli considera, di
conseguenza, tutt'altro che nuova. CIr. F. Leuret, Fragments psychologiques sur la folie, cit.,
pp. 106-107; pp. 257-268; pp. 327-364.
239
39
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
Tutta una cultura IilosoIica e letteraria, inIatti sviluppatasi in
Europa tra il secondo Settecento e la prima meta del secolo scorso
ha sempre lavorato con tenacia all'abbattimento della barriera Ia-
ticosamente eretta da alienisti come Georget. Dal romanzo gotico in-
glese
42
alla letteratura romantica del primo Ottocento, dal marchese
de Sade a lord Byron, da Diderot al giovane Flaubert
43
, e oltre: un
vasto ed eterogeneo panorama, ossessivamente attraversato dall'idea
che il male, la doppiezza e la mostruosita sono aspetti relativi all'or-
dine immutabile delle cose; maniIestazioni eccezionali di una legalita
generale della natura, alla quale neppure l'uomo normale puo sot-
trarsi. L'apologia del mostro come strumento dei disegni della natu-
ra, che possiamo leggere nella {uliette del divino marchese, trovava
nel Rve ae DAlembert, scritto da Diderot nel 1769, un autorevole
precedente. Diceva inIatti il IilosoIo:
All'epoca di Georget, gli spiriti benpensanti tuonavano molto
spesso contro il satanismo corruttore delle mode letterarie. Vale la
pena, per esempliIicare questo atteggiamento, restituire la parola al-
l'accademico Auger, che nel 1824 tenne un discorso molto polemico
all'Institut de France. Disse tra l'altro:
42
Sul rapporto tra il gotico inglese e il tema del doppio, cIr. le belle pagine di G. Franci,
La messa in scena ael terrore, Ravenna, Longo, 1982, p. 14, pp. 125 ss. e passim. L'apice della
letteratura del doppio rimane ovviamente, per noi, II aottor Jekyll (1866) di R.L. Stevenson.
Mi permetto di rinviare, per il rapporto psichiatria-letteratura romantica e per il tema del dop-
pio, a: M. Galzigna, Malinconia romantica e rovine aellio, in E. Morpurgo-V. Egidi (a cura di),
Psicoanalisi e narra:ione, Ancona, Il Lavoro Editoriale, 1987.
43
Si veda ora in t r aduzi one italiana: G. Fl aubert , Memorie ai un pa::o, a cura di G. BuIa-
lino, Fi renze, Passigli, 1983.
44
Ho t r adot t o un br ano citato in: M. Praz, La carne, la morte e il aiavolo nella letteratura
romantica, Fi renze, Sansoni , 1976, p. 66.
240
L'homme n'est qu'un eIIet commun, le monstre qu'un eIIet rare; tous
les deux galement naturels, galement ncessaires, galement dans l'ordre
universel et gnral.
Abbiate orrore di questa letteratura da cannibali, che si pasce di bran-
delli di carne umana e si abbevera con il sangue delle donne e dei bambini;
essa Iarebbe calunniare il vostro cuore, senza dare un'idea migliore del vo-
stro spirito. Abbiate orrore, prima di tutto, di questa poesia di misantropi,
o, piuttosto, di questa poesia inIernale, che sembra aver ricevuto la sua mis-
sione da Satana stesso: per spingere al crimine, mostrandolo sempre subli-
me e trionIante, e per disgustare o scoraggiare la virtu, dipingendola sem-
pre debole, pusillanime ed oppressa .
44
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
Gli inIortuni della virt e gli inIortuni dello spirito della sua
ragione e della sua liberta si dispongono entro un unico cerchio,
minaccioso e temibile.
Anche nella Discussion del 1826 ritroviamo, per bocca di de Pey-
ronnet, gli echi di questa riprovazione indignata.
Allo scandalo della letteratura e della IilosoIia, che scoprivano la
mostruosita nel cuore stesso della norma, Georget contrapponeva,
con grande acutezza, lo scandalo di una macchina giudiziaria coa-
diuvata dalla stampa e capace di corrompere e di inIluenzare proIon-
damente l'opinione popolare: molto piu del romanzo o del saggio
teorico, indubbiamente accessibili a un pubblico meno numeroso.
La resistenza ad assolvere un Iolle omicida, sentito il parere dei periti
medico-legali, e insieme le lungaggini e la complessita dei dibattiti
che tale questione suscita: lasciando inalterata questa situazione, os-
serva Georget, i tribunali Iiniranno per provocare, in qualche modo,
un'epidemia di monomania-omicida (p. 116), come e gia avvenuto
con il processo di Enrichetta Cornier
45
. Molte alienate, inIatti se-
condo la testimonianza di Esquirol e di qualche altro alienista
suggestionate dalla storia di questa giovane, malinconica e inIantici-
da, avevano tentato di imitare il suo esempio.
Se la Iunzione corruttrice della macchina giudiziaria viene sotto-
lineata soprattutto in relazione a soggetti gia colpiti dalla malattia
mentale, il veleno di una letteratura satanica, per dirla con l'accade-
mico Auger, colpisce in particolar modo il soggetto sano ed equili-
brato: lo mette di Ironte agli abissi sconosciuti del suo io, al rovescio
opaco della sua ratio, lo riporta alla sua auplicita costitutiva e alla sua
natura, come direbbe De Maistre, di centauro mostruoso. Il territorio
della normalita, che al Georget del 1826 sembrava, un po' ingenua-
mente, abitato dalla trasparenza dell'io e dalla sovranita del libero
45
La storia di questa ventisettenne, malinconica e inIanticida, occupa uno spazio di rilie-
vo nell'economia della Discussion (pp. 71-112). Georget sottolinea, in questa occasione, il pas-
saggio da una storia roman:ata, scritta con gusto letterario e con il piacere dell'aneddoto, alla
241
La letteratura stessa dice inIatti l'avocat-genral questa espres-
sione dello stato della societa e troppo spesso, ahime!, della perversita uma-
na, non e Iorse stata lo strumento dei Iurori piu abominevoli? Non imparti-
sce Iorse esempi di brutalita ad anime della tempra di Papavoine? E, senza
macchiarsi le labbra con il titolo di un libro inIame, non e Iorse vero che
Young stesso ha detto: Esistono atroci epicurei che trovano nel sangue
l'ebbrezza della loro corruzione? (p. 16).
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
arbitrio, era in realta sconvolto da movimenti sotterranei che ne ave-
vano disgregato l'omogeneita e la compattezza. A tali movimenti la
letteratura conIeriva Iorma e visibilita, soprattutto quando si cimen-
tava anticipando, come sempre, le scienze dell'uomo con la
problematica del doppio. Otto Rank, nel 1914, quando era ancora
un Iedele allievo di Freud, riconoscera questo debito, scrivendo per
la rivista Imago un acuto e brillante saggio sul ruolo del doppio
nella letteratura e nel Iolklore
46
.
Da parte sua, la psichiatria nascente, nonostante le correzioni di
Georget, aveva contribuito non poco a inIrangere l'unita e il monoli-
tismo dell'io: la Ireudiana Ichspaltung trova qui, in questi esordi talo-
ra incerti e contraddittori, le sue premesse teoriche troppo spesso di-
menticate.
Lo scandalo della continuita, come si diceva, segno proIonda-
mente gli esordi del nuovo sapere: lo spostamento epistemologico
operato da Georget, pur inaugurando la crisi dell'impostazione
esquiroliana, non era ancora in grado di attutirne l'impatto innova-
tore.
E vero: i mostri ragionevoli della Discussion sono dei Iolli; ma
la auplicita che li caratterizza evoca nei magistrati e negli avversari
della nuova alienistica criminale il Iantasma di una normalita ambi-
gua e inaIIerrabile: il Iantasma di un mostro che si annida, subdolo
e sIuggente, in ognuno di noi. In ogni caso, lo stesso Esquirol, pur
attenuando, con il passare degli anni, il continuismo della sua thse,
rimarra incline a credere che la duplicita dell'alienato non puo non
appartenere anche alla costituzione dell'uomo sano. Dice inIatti in
un capitolo della sua silloge, scritto nel 1838: nella monomania senza
delirio
storia clinica, nella quale il racconto del particolare, del dettaglio biograIico, e subordinato al
suo puntuale riIerimento ad un sapere ed alle sue articolazioni interne. Notevole, sotto questo
proIilo, la critica rivolta agli alienisti che hanno lavorato sulla scia di Pinel o di Esquirol, senza
riuscire a raggiungere il livello scientiIico dei due maestri. Ils ont plutt Iait des romans que
des descriptions pathologiques, ci dice Georget citando il caso di Fodr e di Anceaume. Il
lavoro di quest'ultimo sulla malinconia, pubblicato nel 1818, est un vritable roman crit
avec beaucoup d'esprit (E.J. Georget, De la folie, cit., pp. 83-85).
46
Si veda la traduzione italiana: O. Rank, II aoppio, Milano, Sugarco, 1979.
47
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., tome I, p. 378. Il passo che ho tradotto lo
242
l'uomo non ha piu la Iacolta di dirigere le sue azioni, poich ha perduto l`u-
nita dell'io; e l' di San Paolo e di BuIIon, spinto al male da un homo auplex
motivo, trattenuto da un altro. Questa lesione della volonta |...| puo essere
concepita grazie alla duplicita del cervello, le cui due meta, non essendo
egualmente eccitate, non agiscono simultaneamente .
47
GLI INFORTUNI DELLA LIBERTA
Sembra una risposta alla Physiologie del discepolo, morto prema-
turamente un decennio prima, all'eta di 33 anni. La duplicita del cer-
vello viene quasi presentata come una caratteristica dell'organo al
suo stato normale; all'ambiguita Iorse voluta di questo riIerimento
organico, si contrappone, senza possibilita di equivoci, la citazione
paolina, dove l'attributo della duplicita Iunziona come ciIra com-
plessiva della condizione umana.
Lo scandalo della continuita, ancora visibile nell'Esquirol matu-
ro, coinvolge parzialmente anche il discepolo, nonostante la sua ten-
denza a ribaltare l'impostazione del maestro. I mostri ragionevoli, a
ben guardare, sono ancora troppo umani, troppo consapevoli, trop-
po vicini alla norma per poter essere assolti e consegnati nelle mani
dell'alienista; questi, d'altro canto, non e ancora in grado di Iornire
garanzie credibili sul terreno della diIesa sociale e della scurit pu-
blique (p. 64). Cosciente di tali limiti, il medico della Salptriere si
sIorza di rassicurare i suoi avversari, dichiarando apertamente che,
nei casi di accertata o prevedibile pericolosita sociale, il Iolle crimi-
nale potra subire la segregazione manicomiale per il resto dei suoi
giorni. Ma non solo: in nome della sret publique, e rompendo
la sua sudditanza nei conIronti dell'assetto legislativo esistente, arri-
va al punto di proporre una nuova legge che renda possibile il se-
questro degli alienati prima della loro interdizione e Iin dall'inizio
della |loro| Iollia
48
.
Psichiatria della responsabilita e psichiatria come scienza della
prevenzione vengono poste, qui, sullo stesso piano. Storicamente,
come e noto, la seconda, in eta positivista, si aIIermera a partire dal
superamento della prima. Georget arriva Iorse troppo presto. In
ogni caso, propone una sintesi poco credibile di due livelli gia in par-
tenza lontani e diIIicilmente conciliabili. L'alienato aIIetto da mo-
nomania omicida senza delirio
49
la Iigura chiave di tutta la riIles-
sione medico-legale degli anni venti puo subire la segregazione
manicomiale sulla base dell'articolo 64; tuttavia, in accordo con la le-
gislazione vigente e in armonia con un'ottica responsabilitaria, deve
si ritrova anche nell'articolo Manie, scritto nel 1818 per il Dictionnaire di Panckoucke. Su
questo tema della duplicita dell'io nella psichiatria nascente, si veda, molto bene, G. Swain,
Dune rupture aans labora ae la folie, in Libre, 2/1977, pp. 195-229.
48
Si puo leggere questa proposta nel contributo scritto nel 1823 per OrIila. CIr. M. Or-
Iila, op. cit., tome I, pp. 452-453.
Cosi viene deIinita nell'ultimo lavoro, nel quale viene trattata come la categoria chiave
della psichiatria Iorense. CIr. E.J. Georget, Nouvelle aiscussion maico-legale sur la folie,Paris,
Chez Migneret, 1828, pp. 50 ss.
243
49
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
essere dimesso, alla pari di tutti gli altri ricoverati, non appena i me-
dici abbiano constatato la sua guarigione: era proprio cio che una lo-
gica della sicurezza e della prevenzione aveva diIIicolta ad accettare.
Dobbiamo essere grati a Georget di averci restituito, attraverso
le pagine della Discussion uno dei tanti momenti del drammatico
conIlitto, tuttora irrisolto, che ha opposto la responsabilita alla pre-
venzione, la liberta alla sicurezza: un conIlitto che abita ancora, con
tenace persistenza, il complesso e tormentato scenario delle demo-
crazie occidentali.
Di Ironte all'attualita di queste pagine
50
specchio di una bat-
taglia tenacemente combattuta e rovinosamente perduta rimania-
mo, ancor oggi, spettatori partecipi e testimoni increduli.
50
Circa cent`anni dopo la Discussion, Alexander e Staub con dovizia di strumenti teo-
rici, con eguale tenacia e determinazione si batterono per diIendere i diritti di una psicoa-
nalisi Iorense. Anche questa battaglia, oggi lo sappiamo, e stata perduta. Ma questa e un'altra
storia. Arriva Iino a noi. E interessante osservare, in ogni caso, che nell'ambito della psicoana-
lisi sono emerse posizioni, che, in nome di un'istanza etica, hanno decisamente riIiutato una
concezione deresponsabilizzante, che renderebbe impossibile una criminologia psicoanali-
tica. CIr. G.B. Contri, Tolleran:a ael aolore. Stato, airitto, psicoanalisi, Milano, Shakespeare
& Company, 1983, pp. 34-35.
244
CRIMINE E COSCIENZA.
NASCITA DELLA PSICHIATRIA FORENSE
1. Innova:ione e memoria
La rottura epistemologica che deIinisce l'emergere della psichia-
tria come disciplina scientiIica autonoma e legata vale la pena di
ripeterlo alla critica del concetto di follia totale ed al superamento
di una concezione intellettualistica dell'alienazione, largamente mag-
gioritaria durante tutta l'eta classica
1
. Questa nuova emergenza, tut-
tavia, non puo essere registrata solo sul versante della teoria; inIatti,
gia il pensiero illuminista rielaborava la nozione di aelirio par:iale
sopra un solo oggetto o sopra una serie limitata di oggetti che tan-
ta parte avra nell'alienistica del secolo diciannovesimo. La voce me-
lancolie aellencyclopeaie di Diderot e D'Alembert, redatta dal me-
dico vitalista Jean Jacques Menuret de Chambaud, puo essere assun-
ta come l'esempio Iorse piu emblematico e rappresentativo di tale
rielaborazione . Le novita della rivoluzione psichiatrica del primo
ottocento non possono dunque trovare una corretta valutazione se
vengono studiate solo come segmenti di un determinato insieme dot-
trinale: a questo livello, Iiniremo sempre per imbatterci in un com-
plicato intreccio tra continuita e rotture, tra sviluppi graduali ed ac-
1
Sul tema della nascita della psichiatria sono oggi disponibili in lingua italiana alcuni te-
sti chiave, indispensabili alla comprensione del Ienomeno: cIr. J.E.D. Esquirol, Delle passioni,
Venezia, Marsilio, 1982; E.J. Georget, II crimine e la colpa. Discussione meaico-legale sulla fol-
lia, Venezia, Marsilio, 1984 (entrambi a cura di M. Galzigna); P. Pinel, La mania. Trattato me-
aico-filosofico sullaliena:ione mentale, a cura di F. Fonte Basso e S. Moravia, Venezia, Marsi-
lio, 1987.
2
Ho gia discusso questo problema in: M. Galzigna, Lenigma aella malinconia. Materiali
per una storia, in aut aut, 195-196, 1983, pp. 75-97.
245
8.
2
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
celerazioni improvvise, dove la deIinizione del nuovo corre il rischio
di trascurare o di sottovalutare il peso delle Iiliazioni, dei debiti e
delle eredita ideali
3
. E ad esempio evidente che il concetto di manie
sans aelire, elaborato da Philippe Pinel, ha una storia molto antica:
gia gli autori greci scoprirono la compatibilita tra le malattie dell'ani-
ma e il mantenimento delle capacita razionali. Nella medicina dell'e-
ta imperiale, ed in modo particolare nell'opera di Areteo, la patolo-
gia depressiva implica un'alterazione dell'ipocondrio e della zona
epigastrica, senza coinvolgere l'equilibrio e il buon Iunzionamento
delle Iacolta intellettuali
4
. Ma non solo: nella cultura greca a par-
tire dal testo di scuola aristotelica Problemata xxx esiste una ric-
ca tradizione che sottolinea la positivita della Iollia e, piu in partico-
lare, la stretta e necessaria correlazione tra le aIIezioni atrabiliari e le
attitudini creative
5
. Se quindi e vero che medicina e IilosoIia del
mondo antico e dell'eta classica vedono il prevalere di una concezio-
ne intellettualistica della Iollia, e anche vero che nell'ambito di que-
sta secolare tradizione soprattutto a partire dai testi di Galeno e
di Areteo non mancarono riIlessioni ed analisi cliniche delle ma-
lattie mentali che l'Ottocento Ia rientrare nelle patologie aella volon-
ta. deliri parziali, manie senza delirio, Iollie morali, monomanie. A
queste aIIezioni la psichiatria nascente assegnera un ruolo strategico:
un primato che oggi possiamo comprendere pienamente solo aIIian-
cando la storia delle idee all'analisi del loro radicamento istituziona-
le. La dottrina della Iollia elaborata nei primi decenni del secolo
scorso si coniuga inIatti con la percezione del malato entro il con-
chiuso orizzonte di uno spazio apertosi da poco allo sguardo medi-
co: lo spazio del manicomio nascente, espressamente destinato alla
segrega:ione, alla custoaia ed alla cura degli alienati. Qui si cerca di
realizzare una sintesi tra la teoria medica e la percezione asilare del
Iolle. Qui, dunque, la dottrina dell'alienazione si Ia strumento e con-
dizione di possibilita di un trattamento morale, di una terapia Ii-
sica e Iarmacologica, di un intervento sul corpo e sull'anima dell'in-
3
Sull'obsolescenza della dicotomia tra continuismo e aiscontinuismo, ed anche sulla scar-
sa validita della distinzione nell'ambito della storiograIia IilosoIica e scientiIica tra storia
interna e storia esterna, si veda la messa a punto di P. Rossi, Problemi e prospettive nella storio-
grafia aella scien:a, in Rivista di IilosoIia, 63, 1972, pp. 103-128. Si veda, sempre di P. Rossi,
Le creaen:e, la scien:a, le iaee, di prossima pubblicazione su Scientia (intervento letto al
convegno L'immagine e il mondo, Milano, 7-11 novembre 1988).
4
CIr. M.G. Ciani, op. cit., pp. 39-47.
5
Su questo cIr. R. Klibanski - E. PanoIsky - F. Saxl, Saturno e la melanconia, Torino, Ei-
naudi, 1983, pp. 7-63. Ne ho parlato anche in M. Galzigna, Lenigma aella malinconia, cit., pp.
75-80.
246
CRIMINE E COSCIENZA
ternato: un intervento che, perlomeno nella prima meta del secolo
scorso, parte dalla generosa illusione e dalla tenace speranza di
schietta matrice illuministica di poter guarire il malato di mente,
trasIormando un soggetto privo di volonta e di liberta morale in sog-
getto di diritto. La rottura epistemologica prodotta dall'avvento del-
la psichiatria moderna non e quindi n deIinibile n comprensibile
se ci si aIIida ai tradizionali parametri di una storia aelle iaee. La
coupure si da proprio in questa articolazione complessa, ma chia-
ramente deciIrabile, tra l'orizzonte teorico ed il suo radicamento isti-
tuzionale, tra l'innovazione concettuale e la sua assunzione entro le
pratiche ed i percorsi di una procedura amministrativa.
I primi alienisti del secolo scorso erano ben consapevoli che l'au-
tentica innovazione avveniva sul terreno delle istituzioni; sul piano
teorico, invece, le rivendicazioni di originalita e le assunzioni di una
primogenitura si accompagnavano assai spesso al recupero di una
memoria storica: alla ricerca di linee di continuita, di Iiliazioni e di
analogie, attraverso un dialogo ininterrotto con la tradizione antica
e con la medicina dell'eta classica. I Iondatori della psichiatria mo-
derna, proprio perch consapevoli di rappresentare il momento au-
rorale di un nuovo sapere e di una nuova pratica istituzionale, cerca-
no nel passato le premesse che hanno reso possibile la loro opera in-
novatrice. Ulisse Trlat (1795-1879), ad esempio, prima ancora di
pubblicare La folie luciae (1861) l'opera che lo rese Iamoso
scrive un lavoro di carattere storico nella prima Iase della sua attivita
proIessionale: appena sei anni dopo la discussione della tesi . Que-
sto conIronto con gli autori classici era d'altro canto un requisito es-
senziale alla Iormazione del medico, soprattutto se si trattava di un
medico che aveva dedicato i suoi studi piu approIonditi alla cono-
scenza dell'alienazione mentale. Le tesi di dottorato discusse nelle
Iacolta mediche Irancesi da Parigi a Strasburgo, da Montpellier a
Bordeaux che avevano come oggetto l'analisi delle malattie psi-
chiche, contenevano quasi sempre dei capitoli introduttivi, spesso
molto estesi, dedicati alla storia del problema. In queste tesi, so-
prattutto nei primi trent'anni del secolo scorso, i testi della tradizio-
ne medica piu Irequentemente citati erano quelli della cultura greco-
romana, assieme a quelli dell'eta classica: in particolar modo del di-
6
U. Trlat, Recherches historiques sur lalienation mentale, Paris, Imprimerie d'Auguste
Barthlmy, 1827 (il volumetto raccoglie due saggi scritti per il Journal des Progres des scien-
ces et institutions mdicales). La celebre rivista di alienistica Annales mdico-psycologi-
ques dedica nella sua prima annata il 1843 ben due interventi a problemi storici.

6
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
ciassettesimo e del diciottesimo secolo
7
. Uno scritto Iondamentale
dell'epoca la voce melancolie, redatta da Esquirol nel 1820 per il
Dictionnaire des sciences mdicales e seguito da una ricca bi-
bliograIia, che apre il nostro sguardo sui titoli piu Iamosi e piu Ire-
quentati dell'eta elisabettiana: A Treatise of Melancholy (1586), di
Timothy Bright, e The Anatomy of Melancholy (1621), di Robert
Burton. Gli autori antichi, come Ippocrate, Areteo, Galeno e Celio
Aureliano, anche se non compaiono nella bibliograIia, vengono di-
scussi da Esquirol gia nelle prime pagine del suo lavoro. Continuita
e rottura, dunque, entro un gioco sapientemente dosato di allusioni
e di rimandi, deIiniscono il paesaggio della nuova scienza dell'aliena-
zione. Ma la rottura, come si diceva, si attua proprio a livello di una
originale intersezione tra teoria ed istituzione, tra discorso medico e
percezione asilare, tra sapere della Iollia e procedura amministrativa
che la segrega, che la controlla, che la rende inoIIensiva.
2. Amministra:ione e sapere
Privilegiare questo nesso non signiIica assolutamente sottovalu-
tare una delle poste in gioco piu rilevanti della psichiatria nascente:
la sua possibilita di aprirsi un varco nell'interiorita del Iolle, di ren-
dere l'alterita dell'alienato meno lontana, piu accessibile e trasparen-
te, soprattutto attraverso l'uso del trattamento morale, che, come ab-
biamo gia detto
8
, eredita gran parte delle sue tecnologie dal di-
spositivo della conIessione. Privilegiare questo nesso tra amministra-
zione e sapere signiIica anche riuscire a vedere, nel manicomio na-
scente accanto al traitement moral, accanto alle pratiche dello
spirito
9
, accanto alle cure Iisiche e Iarmacologiche la nuova
coabitazione tra provvedimento segregativo ed intervento terapeuti-
co, che durante l'eta classica erano rimasti disgiunti ed indipenden-
ti
10
. Questa comprensenza di due momenti, prima distanti ed etero-
genei, ora, perlomeno nelle intenzioni, collegati e complementari, e
7
Ho svolto questa ricerca all'interno di un lavoro di prossima pubblicazione sul con-
cetto di malinconia nella psichiatria del primo Ottocento per conto del CNRS di Parigi.
8
Si vedano i riIerimenti contenuti nel primo capitolo. Sul tema cIr. M. Foucault, La vo-
lonta ai sapere, Milano, Feltrinelli, 1978.
9
CIr. M. Gauchet - G. Swain, op. cit. In questo libro l'enIasi posta sul trattamento mora-
le porta Iorse gli autori a non sottolineare con il dovuto rilievo il risvolto disciplinare e sicuri-
tario delle nuove terapie, anche se all'interno di una ammissione di principio circa la compre-
senza dei due momenti (cIr. p. 83).
10
Contro il pregiudizio che nega, per l'eta classica, l'esistenza di un trattamento medico

CRIMINE E COSCIENZA
stata Iunzionale alla ristrutturazione dei dispositivi di sicurezza che
durante lancien regime erano preposti al controllo della devianza.
Questi dispositivi, come ha dimostrato Robert Castel
11
, erano il ri-
sultato di un complesso equilibrio tra potere reale, potere giudiziario
e potere Iamiliare. Accanto alla proceaura giuai:iaria dell'interdizio-
ne, che consentiva al giudice su richiesta della Iamiglia e previe
indagini ed interrogatori di rinchiudere l'alienato in una maison
de Iorce, si collocavano le misure repressive predisposte dal potere
esecutivo. su richiesta dell'autorita pubblica o della Iamiglia veniva
rilasciato un ordre du roi, o lettre de cachet, che rendeva legale
il sequestro del Iolle ma anche del libertino, del vizioso, del per-
turbatore all'interno della Iamiglia o in un luogo esterno di reclu-
sione. Sul Iinire dell'antico regime, l'insieme di queste procedure, a
seguito della crisi di legittimita che investiva il potere regio, aveva
perduto le proprie tradizionali Iondamenta giustiIicative. Ma la
scienza psichiatrica, presentandosi all'opinione pubblica come im-
presa terapeutica ed al tempo stesso come sapere a pretesa di verita
sulla Iollia, Iornira una nuova legittimita alle procedure dell'interna-
mento asilare: la misura amministrativa che priva un alienato della
sua liberta ben lungi dal conIigurarsi come espressione arbitraria
e dispotica di un mero rapporto di potere rappresenta, agli inizi
del secolo scorso, la sintesi condensata di una istanza umanitaria, di
una preoccupazione medica e di una necessita sociale; essa inIatti se-
grega il Iolle per potergli restituire la sua dignita di uomo e di cittadi-
no, per poterlo curare e guarire, ed inIine per poter diIendere, nel-
l'interesse della collettivita, l'ordine pubblico e la serenita delle Iami-
glie. Lamministra:ione, quindi, nel momento stesso in cui incorpora
sapere, diventa un'articolazione essenziale ed uno strumento insosti-
tuibile della morale pubblica, della scien:a medica e delle tecniche di
governo. Questa triplice vocazione della misura amministrativa di se-
gregazione, risalta con grande evidenza nell'analisi da noi condotta
sulle procedure dell'internamento relative al manicomio veneziano
di San Servolo. Gia in eta preunitaria, come si era visto, i decreti del-
l'amministrazione deIinivano, insieme, il ruolo del parroco, l'impor-
tanza del meaico e le Iunzioni della poli:ia
12
. La morale, la scien:a e
la sicure::a, dunque: queste tre grandi strategie molari del controllo
della Iollia cIr. C. Qutel - P. Morel, Les fous et leurs meaecins, ae la Renaissance au xx siecle,
Paris, Hachette, 1979.
11
R. Castel, Lorare psychiatrique, Paris, Minuit, 1976, pp. 23-58.
12
Si veda M. Galzigna - H. Terzian (a cura di), Larchivio aella follia, Venezia, Marsilio,
249
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
sociale, trovano nel manicomio uno dei momenti molecolari piu si-
gniIicativi in cui poter dispiegare tutta la loro potenza: orientano la
procedura dell'internamento, come si e detto, ed al tempo stesso co-
stituiscono l`asse portante dell'azione medica, sia Iuori che dentro
l'istituzione.
L'amministrazione, dunque, per riIondare la legittimita delle sue
procedure e delle sue regole di Iunzionamento, incorpora sapere. La
riIlessione della sociologia e della politologia tedesca sul rapporto tra
legittimita e legalita aa Carl Schmitt ad Habermas, Iino a Luh-
mann troverebbe qui un suo Iecondo e Iinora inesplorato terreno
di applicazione. La legittima:ione della reclusione manicomiale at-
traverso un sapere a pretesa di verita sulla Iollia, prepara anche se
lentamente, anche se con processi a volte contraddittori e non lineari
la sua immissione nella sIera della legalita: in Francia con la legge
del 1838, che e poi la prima legge europea di sicurezza sociale, ed in
Italia con la legge del 1904, che conclude circa mezzo secolo di pro-
getti e di dibattiti parlamentari
13
. Questo passaggio dalla legittimita
dell'internamento alla sua legalita attraversa in proIondita il tessuto
epistemologico della psichiatria ottocentesca; al tempo stesso deIini-
sce la sua solidita istituzionale ed il suo peso politico all'interno delle
strategie di controllo della popolazione deviante.
I prestigi dell'internamento asilare, garantiti dalla cauzione di un
sapere a pretesa di verita, assegnano quindi alla psichiatria nascente
una missione morale e scientiIica ed insieme una Iunzione sociale in-
sostituibile. Consapevoli del loro nuovo ruolo, gli alienisti, con il so-
stegno attivo di tutta la classe medica, rivendicano un maggior peso
all'interno dei meccanismi istituzionali deputati al controllo della de-
vianza. In particolar modo, appoggiandosi al dettato delle nuove le-
gislazioni penali, si battono per essere maggiormente ascoltati nel
Ioro, in qualita di periti medico-legali, al Iine di stabilire se l'autore
di un crimine era, al momento del reato, nel pieno possesso delle sue
Iacolta mentali. Nel momento stesso in cui si costituisce come nuova
disciplina, l'alienistica aIIronta dunque l'antico problema del rap-
porto tra crimine e Iollia
14
: incontrandosi e spesso scontrandosi
1980. Si veda, piu in particolare, ed all'interno dello stesso volume, V. Fonte-Basso, Le proce-
aure aellinternamento in San Servolo. alle origini aellinternamento manicomiale, pp. 121-140.
13
Disposi:ioni sui manicomi e sugli alienati. Legge del 14 Iebbraio 1904, in Gazzetta UI-
Iiciale, 22 Iebbraio 1904.
14
Sulla nascita di una dottrina medico-legale della Iollia si veda anche il volume colletti-
250
CRIMINE E COSCIENZA
con il potere giudiziario, essa mette sul piatto della bilancia non
solo l'autorita di un sapere, ma anche il peso e l'importanza delle
strutture istituzionali che lo sorreggono. Vorrei dimostrare ap-
poggiandomi anche a testi ed a documenti d'archivio del primo Ot-
tocento italiano e veneziano il ruolo cruciale dell'istituzione mani-
comiale all'interno della relazione tra psichiatria e giustizia: un ruolo
che non si esaurisce nella costruzione di un'alternativa al carcere o
alla pena capitale, a vantaggio degli autori di un reato aIIetti da ma-
lattia mentale; un ruolo che si rivela cruciale, come vedremo, sia ri-
spetto all'eIIicacia pratica del nuovo sapere, sia rispetto al Iunziona-
mento dei meccanismi di controllo e degli apparati di sorveglianza
governati dal potere giudiziario.
3. Ambiguita aei coaici
L'introduzione della perizia come elemento separato non trova
spazio nel processo penale antico. Presso i Romani, la Iunzione peri-
tale e assorbita dall'istituzione del consilium. un organismo nel quale
il giudice era aIIiancato da esperti di sua scelta, competenti anche in
materia diversa dal diritto; queste Iigure, a cui venne anche dato il
nome di apparitores, rimasero conIinate ad una Iunzione ausiliaria e
ad una dimensione di sostanziale subalternita. Nel diritto classico,
nei casi in cui il processo rendeva necessaria una valutazione perita-
le, era possibile che l'esperto consultato venisse direttamente nomi-
nato giudice. In tal modo, l'attivita giurisdizionale assorbiva e com-
prendeva al proprio interno la Iunzione peritale
15
. Tuttavia, gia a
partire dalla Iondazione della medicina legale con Farinacius e
Zacchia, agli inizi del Seicento comincio svilupparsi una nuova
sensibilita nei conIronti della problematica peritale. Senza voler aI-
Irontare, in questa sede, la nascita e lo sviluppo storico della teoria
giuriaica aella peri:ia che in Italia emerge parallelamente all'intro-
duzione del processo penale inquisitorio possiamo senz'altro os-
servare che la maturazione di questa teoria, ed insieme l'aIIermarsi
di uno statuto di relativa autonomia dell'esperto, ricevono una Iorte
spinta dai progressi e dagli aumentati poteri della scienza medica.
vo curato da M. Foucault, Io, Jiene Rivire, avenao sgo::ato mia maare, mia sorella e mio fra-
tello, Torino, Einaudi, 1976.
15
Su tutti questi problemi si veda, tra gli altri, I. Virotta, La peri:ia nel processo penale
italiano, Padova, Cedam, 1968.
251
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
Rispetto al problema che ci interessa il peso della perizia me-
dico-legale nei casi di sospettata Iollia dell'imputato due Iattori
contribuirono ad aumentare l'importanza del momento peritale: da
un lato la nascita dei manicomi ed il contemporaneo costituirsi della
psichiatria come disciplina medica indipendente, dall'altro lato il
nuovo spazio che l'eta delle codiIicazioni, a partire dal codice penale
napoleonico, attribuisce alla Iigura del reo. Vale la pena ripeterlo:
alla valutazione della materialita dell'atto criminoso e dei danni che
esso provoca alle persone ed alle cose, si aIIianca la considerazione
del grado di responsabilita dell'agente. Si passa, come dicevano i giu-
risti del primo Ottocento, dall'esame del fatto all'analisi aellinten-
:ione di chi lo ha commesso. Il reato e imputabile solo a chi lo ha
perpetrato nel pieno possesso della propria salute psichica. Questa
Iondamentale svolta, nella storia del diritto penale, e la condizione di
possibilita dell'ingresso della psichiatria nel Ioro: essa valorizza e di-
lata, con un vigore Iino ad allora sconosciuto, l'importanza ed i pre-
stigi della perizia medico-legale. Anche i codici italiani del periodo
preunitario, sulla scia del gia citato articolo 64 del codice penale na-
poleonico
16
, riIlettono questa nuova situazione. Certo: la perizia non
riuscira mai ad intaccare la sovranita inespugnabile della Iunzione
giurisdizionale; n, d'altro canto, la regola tipica del processo accu-
satorio secondo cui i periti dovevano esser nominati dall'accusa e
dalla diIesa poteva diventare cogente e generalizzata in paesi
come la Francia e l'Italia, dove, a partire dal Codice di procedura pe-
nale napoleonico, veniva aIIermandosi la cosiddetta forma mista ai
proceaura. una istruzione preliminare, scritta e segreta, secondo
il metodo inquisitorio, seguita da un dibattimento orale, pubbli-
co ed alla presenza della giuria, nel quale si pratica il metodo accu-
16
Storicamente, il privilegio accordato alle inten:ioni del reo, emerge contemporanea-
mente all'obbligo, da parte del giudice, di pubblicare i motivi della sua sentenza. Su questo
cIr. N. Nicolini, Della proceaura penale nel Regno aelle Due Sicilie, Livorno, Mansi, 1843, p.
914. Sulla presenza di tale istanza nelle costituzioni italiane di Iine secolo, cIr. F. Cordero, Riti
e sapien:a ael airitto, Bari, Laterza, 1981, pp. 658-672; sul peso aellarbitriumdel giudice nel
diritto veneto classico e sulla rara presenza di una motivazione delle sentenze anche nei paesi
a diritto comune, cIr. G. Cozzi, Repubblica ai Jene:ia e Stati italiani, Torino, Einaudi, 1982,
pp. 318-319 ss., ed anche, citato da Cozzi: M. TaruIIo, Lobbligo ai motiva:ione aella senten:a,
in AA.VV., La forma:ione ael airitto moaerno in Europa, n, Firenze 1977, pp. 615 ss.
Per una critica liberale all'ambiguita delle Iorme miste di procedura, si veda il classico la-
voro di E. Esmein, Histoire ae la proceaure criminelle en France, Paris 1982 (ora in riproduzio-
ne anastatica: Liechtenstein-Vaduz, Topos Verlag Ag, 1978). Sul signiIicato politico di questa
Iorma mista, che ripristina le pratiche inquisitoriali dei giudici dell'ancien rgime, si veda
l'importante raccolta di studi di A. Fontana, Il vi:io occulto. Cinque saggi sulle origini aella mo-
aernita, Ancona, Transeuropa, 1989, pp. 49-83.
252
CRIMINE E COSCIENZA
satorio
17
. L'intrinseca debolezza della perizia psichiatrica ottocen-
tesca, perlomeno in paesi come la Francia e l'Italia, consiste Iorse
nella sua incancellabile matrice inquisitoriale: sviluppatasi storica-
mente a partire dall'introduzione, nel secolo tredicesimo, del proces-
so penale inquisitorio
18
, essa riusciva raramente a Iunzionare come
operatore interno alla Iase dibattimentale, pubblica ed orale, dove
1'alienista aveva senza dubbio maggiori probabilita di esercitare la
sua inIluenza sulla giuria. Questa stretta connessione tra la perizia e
la Iase istruttoria veniva, d'altronde, considerata da molti psichiatri
Irancesi ed italiani ad esempio Marc e Ferrarese come il segno
di un accresciuto prestigio della scienza medica. Sentiamo Luigi Fer-
rarese, che pubblica, nel 1837 e nel 1843, il primo importante tratta-
to sulla medicina legale della Iollia scritto da un alienista italiano:
Un gran numero di processi criminali egli aIIerma non giun-
gono alle pubbliche discussioni e si terminano durante la istruzione
per mezzo di alcune misure amministrative che reclama lo stato degli
alienati. e questo risultamento, come Iaceva osservare Marc, e con-
solante per l'umanita, ed e dovuto senza dubbio alle cure dei medici:
n puo esservi per essi piu bella e piu onoriIica ricompensa
19
. Si
tacciono, qui, i numerosi casi in cui il parere del perito, richiesto dal
giudice durante la Iase istruttoria, oppure Iormulato durante l'inda-
gine preliminare di polizia, non provoca le auspicate misure ammi-
nistrative, n tanto meno riesce poi a convincere la giuria quando,
nel corso del successivo dibattimento, ritorna direttamente in gioco
e viene sIruttato dalla diIesa. Accadde cosi in molto cause celebri del
primo Ottocento: soprattutto nelle situazioni in cui lexpertise medi-
co-legale si concludeva con una richiesta di non imputabilita dell'ac-
17
CIr. C.A.G. Mittermaier, Teoria aella prova nel processo penale, Milano 1858, p. 53. La
prima ed. tedesca e del 1834. L'autore era un convinto sostenitore delle Iorme miste di proce-
dura, alle quali dedica tutto il quarto capitolo (Forme miste ai proceaura, pp. 41-53). Sulla diI-
Ierenza tra processo accusatorio ed inquisitorio, si veda il capitolo terzo (pp. 30-40), ed anche
C.A.G. Mittermaier, II Processo orale, accusatorio, pubblico e per giurati, Modena 1848.
18
E d'obbligo il riIerimento alle opere del grande storico delle pratiche inquisitoriali,
Henry Charles Lea (1825-1909): opere che il regime Iascista censuro, impedendone la tradu-
zione. CIr. soprattutto H.C. Lea, A History of the Inquisition of the Miaale Ages, FiladelIia,
Lea's Son and Company, 1888. L'opera venne tradotta in lingua Irancese tra il 1900 e il 1902,
su inziativa del Comitato per la liberazione di DreyIus, con ampliamenti ed aggiornamenti del-
l'autore. Sull'attualita dell'insegnamento di Lea si veda la stimolante introduzione di Piero
Flecchia a: H.C. Lea, II processo ai templari e altri roghi, Milano, Celuc Libri, 1982. Su tutto il
problema, si veda inoltre l'importante lavoro di Italo Mereu, storico del diritto e grande esti-
matore del Lea: I. Mereu, Storia aellintolleran:a in Europa. Sospettare e punire, Milano, Mon-
dadori, 1979. Si veda anche F. Cordero, Criminalia. Nascita aei sistemi penali, Bari, Laterza,
L. Ferrarese, Questioni meaico-legali intorno alle aiverse specie ai follic, Napoli 1843,
253
1985.
19
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
cusato, al quale era stata applicata una diagnosi di monomania. Il Ia-
moso caso di Pierre Riviere e in questo senso davvero emblematico:
nonostante l`esito della perizia medico-legale del dottor Vastel, no-
minato dalla diIesa contrapposto ai risultati della perizia del dot-
tor Bouchard, nominato dall'accusa, che riteneva Riviere responsabi-
le dei suoi delitti la giuria condanna l'imputato alla pena capitale.
Anche se la regola del processo accusatorio sembra, in questo caso,
Iormalmente rispettata, ed i periti vengono rispettivamente nominati
dalla diIesa e dall'accusa, la giuria da credito a Bouchard, medico ge-
nerico, senza tener conto della diagnosi dell'alienista Vastel, che ri-
tiene Pierre Riviere aIIetto da delirio e da debolezza mentale conge-
nita
20
. La partecipazione dei periti alla Iase dibattimentale in qualita
di testimoni, non deve Iarci dimenticare che l'expertise che conta di
piu e che riesce qui come in tanti altri casi a convincere mag-
giormente la giuria, e stata Iormulata distesamente all'interno del
procedimento istruttorio, dietro richiesta diretta del giudice. Piu che
i prestigi della specializzazione che avrebbero dovuto avvantag-
giare l'alienista Vastel rispetto al medico generico Bouchard con-
tano gli effetti ai verita intrinseci alla Iunzione giurisdizionale ed alla
sua capacita di sussumere il reIerto medico entro le maglie del pro-
cedimento inquisitoriale. Per i diIensori del sistema inquisitorio,
questo assunto era considerato un punto Iermo indiscutibile ed in-
sieme una garanzia della certezza del diritto: la perizia doveva essere
parte costitutiva dell'istruttoria, se non addirittura momento interno
alle inchieste di polizia giudiziaria che la precedono. Per il grande
Giovanni Carmignani, ad esempio avversario delle Iorme miste e
paladino della maggior scientiIicita del processo inquisitorio la
verita sulla Iollia di un imputato poteva correttamente emergere gia
da una stretta cooperazione tra poli:ia e meaicina. la bilancia sulla
quale il vero ed il Ialso debbono esser pesati puo essere garantita
quando la polizia assistita dal medico oIIre all'esame della giustizia
i risultati della sua ricerca
21
. Il procedimento inquisitorio, che
p. 6. Sulla Iigura di Ferrarese si veda: V.D. Catapano - C. Catapano, Noti:ie sul Dottor Luigi
Ferrarese, in Giornale storico di psicologia dinamica, vol. VII, Iase. 14, giugno 1983, pp. 16-
48.
20
Rimandiamo ancora a M. Foucault (a cura di), Io, Pierre Rivire, cit., e al lucido inter-
vento di Robert Castel (I meaici e i giuaici, pp. 275-292).
21
G. Carmignani, Teoria aelle leggi aella sicure::a sociale, Pisa 1831, tomo II, p. 185. Car-
mignani era in stretti rapporti con Luigi Ferrarese, che gli dedica il suo libro di psichiatria Io-
rense. Una lettera del giurista, indirizzata al Ferrarese, viene pubblicata dall'editore napoleta-
no come premessa al volume.
254
CRIMINE E COSCIENZA
incomincia ove per cosi dire la polizia Iinisce
22
, cercava quindi in
questa sintesi tra investigazione e sapere una importante cauzione
scientiIica. Nelle pagine dedicate da Ferrarese al caso Pierre Riviere,
non si Ia alcun cenno allo scacco subito dalla perizia di Vastel, men-
tre si sottolinea con grande enIasi che i giuri che |...| avevano pro-
nunziato sentenza di morte |...| vinti dal rimorso per aver condan-
nato alla pena di morte un Iolle, avanzarono domanda al re per una
commutazione di pena. Vollero convalidar la domanda con una con-
sulta:ione, Iatta dai primari medici di Parigi, che in quelle conoscen-
ze erano versatissimi
23
. La consultazione e Iirmata da Esquirol, Or-
Iila, Marc, Pariset, Rostan, Mitivi e Leuret. Ancora una volta, e l'i-
stanza giurisdizionale, nella piena autonomia e sovranita delle sue
Iunzioni, a decidere per la domanda di grazia. La consultazione me-
dica Iunziona come articolazione interna di tale istanza: il suo presti-
gio e la sua indubbia eIIicacia dimostrata anche dalla risposta po-
sitiva del re, che trasIorma la pena capitale in detenzione a vita si
accompagnano alla sua sostanziale ed ineliminabile subordinazione
alla macchina della giustizia. Se l'alienista avesse vinto la sua batta-
glia, Pierre Riviere avrebbe dovuto Iinire i suoi giorni in un manico-
mio: ed e proprio a questo livello, entro un'articolazione serrata tra
proposta teorica e sbocco istituzionale, che la psichiatria Iorense gio-
cava, in ultima analisi, tutte le sue carte. Le scarse garanzie Iornite
dal manicomio nascente sul terreno della sicurezza sociale erano sen-
za dubbio un deterrente negativo Iondamentale: un deterrente uti-
lizzato sistematicamente dai magistrati, ma talvolta messo in gioco
anche dagli alienisti, in vista di una maggior articolazione, ancora di
la da venire, dei loro reIerenti istituzionali. Sentiamo Ferrarese.
Dopo aver dichiarrato il suo plauso alla conclusione dei som-
mi maestri parigini, per i quali gli omicidi consumati da Pietro Ri-
viere sono unicamente dovuti al aelirio, egli aIIerma, non senza una
leggera sIumatura di dissenso: aggiungiamo solo, che gli individui
di questa qualita, tutto che provati per Iolli, debbonsi tenere lontani
dal consorzio degli uomini, come esseri pericolosi per la sociale sicu-
rezza, e percio Ia mestieri vigilarli in apposite case unicamente de-
stiante per cotali folli aelinquenti. Che anzi conchiudiamo, in gene-
rale, con un voto di umanita e di giustizia, cioe che si cessi di ammas-
sar gli accusati colpiti da follia nelle prigioni cogli altri detenuti, dei
quali sono lo zimbello. Imperroch se la malattia e l'unica causa del
22
G. Carmignani, op. cit., tomo Iv, p. 66.
23
L. Ferrarese, op. cit., p. 49.
255
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
reato, colpevole sarebbe la societa quando non ne aIIrettasse con
ogni suo mezzo la guarigione; e percio convien curarli in ispeciali
case di salute all'uopo istituite, in guisa che sarebbe molto desidera-
bile che tra le riIome delle case peniten:iarie, si ponesse mente a que-
sta piaga sociale con Iar sorgere al Iianco di ogni carcere uno stabili-
mento unicamente destinato per curare i Iolli delinquenti
24
. Quale
distanza tra queste aIIermazioni e la diIesa orgogliosa, da parte di un
Esquirol, o di un Georget, del manicomio nascente come sintesi Ieli-
ce dell'istanza sicuritaria e della preoccupazione terapeutica! Tutta-
via, anche in questa diIesa orgogliosa, da parte dei sommi maestri
parigini, della bonta delle nuove strutture asilari e della loro concre-
ta possibilita di Iunzionare come alternativa al carcere o alla pena ca-
pitale, emergono, qua e la, signiIicative incertezze ed evidenti sma-
gliature. Georget, ad esempio, che e stato Iorse il diIensore piu radi-
cale e piu battagliero dei diritti della psichiatria Iorense a Iar assolve-
re i Iolli ed in particolar modo i monomaniaci mostra, al tempo
stesso, un proIondo rispetto per la sovranita dell'istanza giurisdizio-
nale e non poche esitazioni sulla Iinalita terapeutica e riabilitativa
dell'istituzione manicomiale. InIatti, se da un lato aIIerma che les
mdecins appels a Iaire des rapports ne sont ni des juges ni des ju-
rs, mais ils clairent la conscience des uns et des autres
25
, in un al-
tro passaggio, quasi a voler rassicurare nemici e magistrati, arriva a
concludere: en renIermant ces imbciles pour le reste de leurs
jours, on agit suIIisamment dans l'intret de la scurit publique
26
.
In ogni caso, nonostante la sIiducia dei magistrati ed i tentenna-
menti degli psichiatri, il manicomio, come vedremo piu avanti, riusci
egualmente a diventare un operatore interno dei rapporti tra mac-
china giudiziaria e nuova scienza dell'alienazione: riusci ad esercitare
una Iunzione insostituibile, soprattutto come panoplia organizzata
di sguardi, di gesti e di rituali, atti a smascherare i criminali che si-
mulavano la Iollia per sIuggire ai rigori delle leggi ed alle punizioni
previste dai codici. Per il Iinto alienato, come lo chiama Ferrarese,
ridotto nel tempo dello sperimento, l'isolamento manicomiale
24
Ivi, p. 62. In questo intervento mi sono sempre servito del testo del 1843. Esiste anche
una redazione precedente, di cui non ho preso visione (L. Ferrarese, Quistioni ai psicologia
meaico-forense, Napoli 1837). Piu tardi usciranno: Nuove ricerche ai sublime psicologia meaico-
forense, Edimburgo 1845, e Progresso, morbo, vi:io, aelitto, Losanna 1847. Nelle Nuove ricer-
che del 1845 Ferrarese riprende il suo discorso sui Iolli delinquenti e sulla necessita di costrui-
re strutture apposite, sull'esempio dell'Inghilterra, per la loro segregazione (cIr. p. 87).
25
E. J. Georget, Discussion meaico-legale sur la folie, Paris, Chez Migneret, 1826, p. 102.
26
Ivi, p. 64.
256
CRIMINE E COSCIENZA
sara il migliore spediente per ismascherare la simulazione Iraudo-
lenta alla Iollia
27
. La segregazione asilare produce quindi un effetto
ai verita. puo Iarlo dopo una sentenza, ma riesce a Iarlo molto spes-
so, e con risultati tangibili, durante l'inchiesta di polizia, come vole-
va il Carmignani, o nel corso del procedimento istruttorie. La verita
di un soggetto sembra dunque decidersi in questa strana ed eIIicace
intersezione tra poli:ia e sapere, tra inchiesta giudiziaria e conoscen-
za scientiIica. Se tuttavia i modi di produzione di tale verita sono ab-
bastanza evidenti e non rappresentano un terreno di controversia, i
suoi contenuti la stessa area semantica dei nomi e delle categorie
che la deIiniscono diventano ben presto un campo di battaglia:
un territorio incerto e Irastagliato, dove l'ambiguita del dettato legi-
slativo si accompagna alla proliIerazione indeIinita e spesso disordi-
nata delle teorie. Vale Iorse la pena cominciare dai codici penali del-
l'Italia preunitaria, che ricoprono i primi cinquant'anni del secolo
diciannovesimo, a ridosso del codice penale varato da Napoleone.
Avevamo gia osservato come l'articolo 64 del codice napolenico ri-
manesse sostanzialmente legato ad una concezione intellettualistica
della Iollia, cara al pensiero classico, consentendo cosi ai magistrati
di non applicarlo ai casi di monomania. e quindi, piu in generale, alle
patologie mentali deIinite da un'alterazione della volonta e delle pas-
sioni. L'articolo, come e noto, lo ritroviamo tradotto alla lettera nel
Coaice ael Regno aItalia, del 1810: Non vi ha ne crimine ne aelitto,
allorche limputato trovavasi in stato ai pa::ia quanao commise la:io-
ne, ovvero se vi fu tratto aa una for:a alla quale non pote resistere.
Nei commentatori italiani emerse subito la tendenza ad interpretare
in maniera molto elastica il dettato legislativo
28
. Carlo Alberici, ad
esempio, lodando la saggezza di Napoleone la cura del Grande
Legislatore nel donare all'Italia de' Codici novelli esaltava la
circospezione colla quale vengono opportunamente deIinite tutte le
regole ai ragione in riguardo alle teorie sulla colpabilita degli accusa-
ti
29
; poco dopo, riIerendosi soprattutto alla seconda parte dell'arti-
27
L. Ferrarese, Quistioni meaico-legali, cit., p. 126.
28
Sui limiti dell'art. 64 e della legislazione europea in materia con l'accento posto sul-
l'art. 34 del codice toscano, di cui parleremo cIr. G.L. Gianelli, Sulle cause fonaamentali ai
incapacita criminale, in Gazzetta Medica Italiana, Provincie Venete, 41/42, anno xI, 1868.
Per Gianelli solo il codice toscano porto la legislazione criminale a livello dello stato attuale
della psichiatria. Questa posizione di Gianelli venne largamente citata e condivisa, in Germa-
nia, da Griesinger.
29
C. Alberici, Commentarf sul Coaice aei aelitti e aelle pene pel Regno aItalia, Milano,
G.G. De SteIanis, 1812, p. VII e pp. xv-xvI.
257
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
colo di legge, sottolineava che si debbono considerare in vero stato
di pazzia coloro che non hanno le comuni idee della giustizia e del
merito delle azioni
30
. Concludeva inIine il suo ragionamento con
queste parole: Alla seconda ipotesi della legge, in quanto esime dal-
l'imputazione l'azione commessa in uno stato ai violen:a per for:a
maggiore ea irresistibile, si riIerisce la teoria sulla liberta della volon-
ta nell'azione
31
. Alberici prende queste posizioni nel 1812, quando
non era ancora scoppiata la polemica sulla monomania, che comin-
cera ad inIuriare in Francia a partire dagli anni venti. Che l'articolo
64 non si prestasse ad una interpretazione Iavorevole all'assoluzione
dei criminali aIIetti, secondo le perizie, da monomania, lo Ia chiara-
mente intendere il Iamoso giurista HoIIbauer; Iin nell'Introduzione
al suo trattato di medicina legale, egli loda la prudenza del legislatore
Irancese, che utilizza il termine generico e tradizionale di aemence,
senza arrischiarsi in un tentativo di deIinirlo
32
. Il codice penale na-
poleonico, pur avendo alle sue spalle la ormai celeberrima manie
sans aelire di Philippe Pinel
33
, opta per un termine tradizionale,
completamente inscritto nella concezione medica classica, che lega
strettamente la Iollia al delirio, e quindi al pervertimento delle Iacol-
ta intellettuali. Il Codice penale austriaco sia quello del 1803 che
quello del 1852 venne esteso, come e noto, nel lombardo-veneto:
ancorato anch'esso ad una concezione intellettualistica della Iollia
34
,
e tuttavia molto piu sIumato ed articolato di quello Irancese. Recita
inIatti l'art. 2: Non aa imputarsi a crimine la:ione oa omissione.
a) quanao lautore totalmente privo aelluso aella ragione, b) quanao
30
Ivi, p. 144.
31
Ivi, p. 148.
32
J.C. HoIIbauer, Meaecine legale relative aux alienes et aux souras-muets, Paris 1827.
Questa traduzione Irancese del testo di HoIIbauer deciso avversario, sul terreno medico-le-
gale, della monomania e accompagnata, come e noto, dalla Iamosa Note sur la monomanie
homiciae di Esquirol. HoIIbauer e uno dei bersagli polemici Iavoriti di Georget. C'e da dire
che non tutti i giuristi condividevano la sua posizione. G. Carmignani (op. cit., tomo II, p. 183-
194), ad esempio, diIende con convinzione le categorie pineliane. Lo stesso Mittermaier, sei
anni prima, aveva espresso una posizione molto prudente, anche in riIerimento ai Iamosi casi
orribili esempi, come li chiama Carmignani esposti da Georget nel suo Examen aes
procs criminels, del 1825. CIr. C.A.G. Mittermaier, Disquisitio ae alienationibus mentis quate-
nus aa fus criminale spectant, Heidelberg 1825, pp. 25-26.
33
P. Pinel, Traite meaico-philosophique sur lalienation mentale ou la manie, cit., pp. 149-
155.
34
Lo si capisce, oltre che sulla base della terminologia adottata, anche dalla lettura dei
primi commentatori italiani. CIr. S. Jenull, Commentario sul coaice e sulla processura criminale
aella monarchia austriaca, Milano 1816, 4 voll. Pur parlando della Iollia in termini di disordi-
ne intellettuale attraverso riIerimenti a classiIicazioni pre-pineliane l'autore accenna
alla demenza parziale, precisando che essa non esclude l'impunibilita (vol. I, p. 144).
258
CRIMINE E COSCIENZA
egli sia soggetto a ricorrenti aliena:ioni mentali, ea abbia commesso il
fatto nel tempo in cui aurava laliena:ione, e) quanao il fatto avvenne
per for:a irresistibile, o nelleserci:io ai airitto aincolpata tutela. A
diIIerenza della legge Irancese, che si accontenta di citare generica-
mente la aemence, il codice austriaco del 1852 ed anche, in termi-
ni sostanzialmente simili, quello del 1803 Ia chiaramente riIeri-
mento alla capitale distinzione tra Iollia parziale e Iollia totale, sulla
quale, come si e visto, la psichiatria nascente ha potuto costruire il
suo primo ediIicio teorico. N il Codice del Regno delle Due Sicilie,
del 1819 (artt. 61 e 62), n quello sardo, del 1859 (artt. 94 e 95), si
discostano dall'impianto concettuale napoleonico: utilizzano termini
come demenza e Iurore, nel primo caso, oppure locuzioni equi-
valenti come assoluta imbecillita, pazzia e morboso Iurore,
nel secondo caso. Nessun cenno esplicito alla distinzione tra Iollia
totale e Iollia parziale. Nessuna parola chiave, nessuna espressione
che possa Iar pensare alla Iollia come ad una lesione della volonta o
ad un pervertimento delle passioni. Commentando gli articoli 61 e
62 del Codice del Regno delle Due Sicilie, Ferrarese non manca di
sottolineare l'arretratezza del dettato legislativo, pur cercando di in-
terpretarlo in una direzione Iavorevole alle nuove istanze della psi-
chiatria Iorense. Or noi Iacciamo osservare egli aIIerma che il
legislatore colla parola aemen:a ha voluto abbracciare |...| ogni spe-
cie di follia, eppero non debb'essere ricevuta nello stretto signiIicato
nosologico, che ne dinota una soltanto. Per altro sarebbe stata piu
acconcia cosa se si Iosse espresso con un linguaggio piu degno del
progresso dei lumi in questa delicata materia
35
. Rispetto al codice
austriaco dominante nel lombardo-veneto, quello sardo e quello na-
poletano risultano, in deIinitiva, meno avanzati e piu strettamente ri-
calcati sul modello Irancese; utilizzano, come si e visto, una termino-
logia ancorata alla tradizione e non dissimile, come ricorda Ferrare-
se, da quella presente nel diritto romano, dove si parla soltanto dei
aementi, distinti in mentecapti et furiosi
36
. Tuttavia, anche nei codi-
ci disposti a liquidare il vocabolario classico della Iollia, Iunzionava
quasi sempre un dispositivo che dilatava i poteri e la discrezionalita
del giudice, nei casi in cui l'agente si trovi in uno Stato vicino a
quello che |...| esclude intieramente l'imputazione
37
. Lo stesso co-
35
L. Ferrarese, op. cit., p. 27. In un passaggio successivo, Ferrarese critica esplicitamente
HoIIbauer, che, come si e visto, valutava positivamente la genericita del dettato legislativo.
36
Ivi, p. 26.
37
Cito dal primo paragraIo dell'articolo 64 del codice toscano del 1853, di cui parlero
tra breve.
259
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
dice austriaco, che pure collegava, nel suo primo articolo, limputabi-
lita alla pravita d'intenzione
38
, contiene tale clausola sotto il capi-
tolo delle circostanze mitiganti (articoli 46 e 264). Nel codice sardo,
che rimase in vigore nella penisola assieme a quello toscano
Iino all'avvento del codice Zanardelli (31 dicembre 1889), la stessa
clausola venne ampiamente prevista e dettagliata dall'articolo 95:
Allorche la pa::ia, limbecillita, il furore o la for:a non si riconosces-
sero a tal graao aa renaere non imputabile affatto la:ione, i Giuaici
applicheranno allimputato, seconao le circostan:e aei casi, la pena ael
carcere estensibile anche aa anni aieci, o quella aella custoaia estensi-
bile anche aa anni venti
39
. Questo deciso ampliamento della discre-
zionalita del giudice rendeva ancor piu angusto lo spazio d'azione
della psichiatria Iorense; costretta ad una battaglia diIensiva per ga-
rantire la non imputabilita dei rei aIIetti da Iollia morale, si ritrovava
subordinata al potere giudiziario anche in un terreno di sua stretta
competenza: la deIinizione dei gradi dell'alienazione e degli stadi in-
termedi tra la normalita psichica e la patologia mentale. Non a caso
una personalita di rilievo come Bonacossa alienista e deputato
aveva chiesto, senza ottenerla, l'abrogazione dell'articolo 95
40
.
L'unico codice vigente nell'Italia preunitaria che, oltre ad aver li-
quidato la nomenclatura classica della Iollia, lasciava spazio alle nuo-
ve dottrine, Iu quello toscano del 1853. Vale la pena di riportare per
intero l'articolo 34: Le viola:ioni aella legge penale non sono impu-
tabili quanao chi le commise non ebbe coscien:a aei suoi atti e liberta
aele:ione. Questo duplice riIerimento alla coscien:a e alla liberta ai
scelta si ispirava direttamente alla legislazione penale del Granduca-
to di Baden, che si era gia distinto per il suo tentativo di aIIiancare
all'istruzione preliminare e segreta, di matrice inquisitoria, la pro-
cedura orale e pubblica, modellata sul processo accusatorio .
L'articolo 71 del codice di Baden diceva inIatti: Limputa:ione ri-
38
Qui, come nell'articolo 2 di cui si e parlato prima il vocabolario classico della
Iollia viene accuratamente evitato.
39
Coaice Penale per gli Stati ai S.M. Il Re ai Saraegna collaggiunta aelle moaifica:ioni por-
260
41
tate aal R. Decreto 30 novembre 1865, Mi l ano, St amperi a Reale, 1865, p. 33
40
Non tutto il ceto medico era su queste posizioni. Il Freschi, ad esempio un' altra Ii-
gura di rilievo della medicina del primo Ottocento, esperto di medicina legale e di polizia sani-
taria era intervenuto a Iavore dell'articolo 95. Su questi temi cIr. F. Ambrosoli, Stuai sul co-
aice penale toscano, passim, op. cit.. Mant ova 1857, ma anche G. L. Gianelli,
41
C.A.G. Mittermaier, cit., pp. 51-53. CIr. anche, Teoria aella prova nel processo penale,
su questo, C.A.G. Mittermaier, cit., pp. II processo orale, accusatorio, pubblico e per giurati,
199, 325, 368 e 405. Mittermaier Iu un grande estimatore della legislazione penale toscana, ed
in particolar modo del codice del 1853, che giudicava uno dei migliori del suo t empo.
CRIMINE E COSCIENZA
mane esclusa aa qualunque stato in cui manca la coscien:a aella pena-
lita aella:ione, o la libera ele:ione aellagente. In ogni caso, al di la
delle inIluenze esterne, si puo senz'altro riconoscere che gli orienta-
menti del codice del 1853 relativi alla imputabilita dei reati, erano in
perIetta armonia con la tradizione illuminata della penalita toscana,
emersa gia con la Riforma aella legisla:ione criminale (1786) di Pie-
tro Leopoldo. Il Nuovo Coaice penale del 1853 era lo stesso, inIatti,
che aveva abolito, in armonia con la prima legislazione leopoldina, la
pena di morte, a piu riprese, e con vicende alterne, abrogata (1786,
1847, 1853) e restaurata (1790, 1852). Nonostante il diverso parere
di alcuni commentatori dell'epoca, come il gia citato Filippo Ambro-
soli per il quale la legge e rimasta troppo indietro rispetto alla
scienza medico-legale e indubbio che l'ancoraggio dell'impu-
tabilita alla coscien:a e alla liberta aele:ione apriva le porte al ricono-
scimento delle patologie morali come capitolo essenziale della Iol-
lia. Quando inIatti, circa vent'anni dopo, il progetto di codice penale
dell'onorevole Mancini eliminera il riIerimento alla liberta d'elezio-
ne, Carlo Livi, dalle colonne della Rivista sperimentale di Frenia-
tria
43
, insorgera con molta decisione contro il pericolo di stravolge-
re, attraverso quella erronea omissione, i risultati scientiIici della
dottrina psichiatrica
44
. Nel codice Zanardelli del 1889, l'articolo 46
trasIormera la liberta d'elezione della legge toscana in liberta dei
propri atti. E vero: il primo codice penale italiano segna senza dub-
bio la vittoria della scuola classica sul positivismo dei Lombroso e
dei Ferri
45
; e pero anche vero che la mutata espressione, in un con-
testo linguistico che deIinisce la Iollia come inIermita di mente,
sembra rimandare piu che all'impianto responsabilitario della pri-
ma psichiatria, ed alla connessa problematica del libero arbitrio
al determinismo Iisiopatologico ed agli esiti sicuritari della teoria po-
sitiva. Non a caso, positivisti come Enrico Morselli, per non citare
42
F. Ambrosoli, op. cit., p. 23. L'arretratezza e la genericita del codice sono per l'autore
un segno positivo, poich la legge non puo prendere partito su temi che nell'ambito della
scienza medico-legale suscitano punti di vista e soluzioni tra loro discordi.
43
C. Livi, Osserva:ioni critiche sul progetto ael nuovo coaice penale italiano, in Riv. spe-
ri m. di Freni at ri a, 1877, pp. 120-130.
44
Su t ut t a l a quest i one ed i n par t i col ar modo sul r appor t o t r a posi t i vi smo psi chi at ri co
e legislazione penal e si veda il l avoro di V. P. Babi ni , La responsabilita nelle malattie menta-
li, in AA.VV., Tra potere e sapere. La psichiatria italiana nella seconaa meta aellOttocento, Bolo-
gna, II Mul i no, 1982, pp. 135-198.
45
Ivi, pp. 164-166. Ricordiamo il testo dell'articolo 46 del codice Zanardelli: Non e pu-
nibile colui che, nel momento in cui ha commesso il Iatto, era in tale stato di inIermita di men-
te da togliere la coscienza o la liberta dei propri atti.
261
42
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
che lui, diIesero la coerenza e la compatibilita del nuovo codice con
il rinnovato assetto della psichiatria italiana, a partire soprattutto da-
gli anni ottanta: un assetto che trasIorma la Iollia morale in malattia
costituzionale ed ereditaria, reIrattaria al tradizionale traitement
moral, che si praticava gia negli asili del primo Ottocento, e biso-
gnosa di nuove strutture i manicomi criminali
46
capaci di Ior-
nire una risposta adeguata agli imperativi della sicurezza sociale. A
partire da questa breve rassegna della codiIicazione penale postrivo-
luzionaria, possiamo Iorse trarre qualche prima e provvisoria conclu-
sione. Se e vero, come si e visto, che la giurisprudenza criminale del-
la prima meta del secolo scorso si era impegnata nella determinazio-
ne della componente psichica del reato aprendo cosi alla psichia-
tria le porte del Ioro sembra pero evidente che il legislatore si e
subito preoccupato di assegnare alla perizia medico-legale una Iun-
zione ausiliaria e subordinata. Questo risultato e stato raggiunto,
come si e detto, chiudendo il dettato della legge agli apporti della
nuova dottrina psichiatrica ed ancorando la nomenclatura dei codi-
ci, salvo rare eccezioni, ad una vecchia e sorpassata concezione intel-
lettualistica della Iollia: e pazzo colui che non ragiona; chi invece e
vittima delle proprie passioni, dei propri desideri, e malvagio e sano
di mente, e merita dunque la punizione. Questo antico adagio, come
aveva acutamente notato Georget, incontra il plauso dei magistrati
ed insieme il Iavore dell'opinione pubblica
47
: dell'uomo medio, del-
l'uomo moralizzato, del giurato. Che la giuria Iosse popolare, oppu-
re Iormata da giudici di nomina governativa, non mutavano l' atteg-
giamento colpevolista nei conIronti delle perversioni morali ed il ri-
Iiuto di considerarle un capitolo possibile della Iollia. La sovranita
dell'istanza giurisdizionale doveva comunque essere garantita: sia
decidendo se accettare o meno il verdetto di non imputabilita Ior-
mulato dal perito, sia intervenendo direttamente, con il potere di-
screzionale di graduare la pena, nella determinazione dei cosiddetti
stadi intermedi tra normalita e pazzia
48
.
46
Mi sembra assai diIIicile assegnare credibilita come Ianno alcuni autori alle pro-
clamate Iinalita terapeutiche del manicomio criminale, negando la speciIicita repressiva della
nuova istituzione e l'assoluto predominio nella sua vocazione sicuritaria. Il discorso, in ogni
caso, esorbita dai limiti cronologici e di contenuto assegnati a questo libro.
47
E .J. Georget, Liberte morale, in Dictionnaire de Mdecine, tome III, Paris, Chez B-
chet jeune 1825, p. 124. Magistrats e gens du monde ragionano, secondo Georget, alla
stessa maniera. In una genealogia dell'uomo medio, dell'uomo uniIorme dell'uniIormita,
di cui parlava Benjamin Constant, o dell'uomo calcolabile, di cui parlava Nietzsche oc-
correrebbe studiare attentamente il ruolo svolto dalla giurisprudenza criminale.
48
A questo proposito e a proposito dell'art. 95 del codice sardo, gia riIiutato dal Bo-
262
CRIMINE E COSCIENZA
Le legislazioni penali postrivoluzionarie sanciscono l'ingresso
della perizia psichiatrica nella pratica processuale, ma si preoccupa-
no subito di Iarla Iunzionare come attivita subordinata e come nuo-
vo supporto di legittimazione alle decisioni del giudice. Quando
come aIIerma Gianelli nel libero agire e nel Iranco opinare dei
medici si temette un'oIIesa alle prerogative date dalla legge agli am-
ministratori della giustizia, sottentro l'idea di tutelarne sicuramente
i diritti, e ne risulto che al giudizio dei periti il tribunale non
era obbligato ad attenersi contro la propria convinzione
49
. La veri-
ta e dunque l'esito di uno strano e complesso gioco tra scien:a e co-
scien:a, tra sapere scientiIico della psichiatria ed intimo convinci-
mento dei magistrati e della giuria: un gioco conIlittuale, che attra-
versa i rapporti tra dottrina dell'alienazione e diritto penale, ma che
si riproduce anche nel dibattito tra le diverse scuole della giurispru-
denza criminale. Lo spirito guerresco sintetizza Ielicemente Car-
mignani ha posto bizzarramente la coscien:a in opposizione alla
scien:a. La legge, inIatti, o abbandona tutto alla coscienza ed al
natural criterio del giudice popolare, oppure Ia dipendere l'esito
dei processi da un metodo scientiIico, nel quale ella incarcera, per
cosi dire, il privato arbitrio dell'uomo nel Magistrato giureconsul-
to
50
. A ben guardare, l'alternativa tra giuria popolare e giuria Ior-
mata da tecnici del diritto non rispecchia soltanto l'antagonismo tra
coscienza comune e giudizio scientiIico del magistrato; essa sem-
bra anche incarnare la dicotomia tra due Iorme radicalmente diverse
di coscienza: quella del cittadino, dell'uomo medio, disciplinato e
moralizzato, e quella del giudice, Iorgiata e sostenuta dal prestigio
secolare di un sapere e dalla potenza dei suoi apparati. Dal punto di
vista della psichiatria Iorense l'aveva detto esplicitamente Geor-
get queste due Iorme, apparentemente contrapposte, erano en-
trambe portatrici della medesima istanza: l'assoluta supremazia della
Iunzione giurisdizionale. Quelle che le teorie giuridiche ci presenta-
no come alternative irriducibili articolazioni di un'alternativa po-
litica generale tra aemocra:ia e aispotismo diventano, nella pole-
mica portata avanti dalla medicina legale, due conIigurazioni diverse
di una stessa logica di potere. Se oggi, guardando alle nostre spalle,
nacossa si veda la posizione critica molto severa di Giuseppe Luigi Gianelli, in un libro che
e anche una sorta di consuntivo dei Iallimenti e delle battaglie della psichiatria Iorense. G.L.
Gianelli, Luomo ea i coaici nel nuovo regno italico. Commentano meaico-legale, Milano, Edito-
ri del Politecnico, 1860, p. 48 e pp. 83-89.
49
Ivi, p. 95.
50
G. Carmignani, op. cit., p. 19 e p. 22 del primo tomo.
263
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
siamo in grado di smascherare la presenza di pratiche dispotiche
piu o meno occulte entro gli assetti Iormali della democrazia, lo
dobbiamo anche, magari in piccola parte, alla generosa e sIortunata
battaglia della psichiatria forense. un sapere spesso debole, incerto,
che unisce, alla ricchezza delle tradizioni teoriche ed ai prestigi del-
l'osservazione empirica, un acuto senso della politica e della storia
ed insieme una Iormidabile vocazione a deciIrare i percorsi dell'in-
telligenza e le vicissitudini della volonta.
4. Simula:ione frauaolenta
Quando Ferrarese, prendendo di mira il finto alienato, ribadiva
che l'isolamento manicomiale era lo strumento piu idoneo a sma-
scherare la simula:ione frauaolenta della Iollia, non Iaceva altro che
riportare una convinzione largamente diIIusa sia tra gli alienisti che
tra i magistrati. Nei rapporti tra psichiatria e giustizia, questo era Ior-
se uno dei pochi argomenti che non suscitavano dissidi e controver-
sie. Se sul piano teorico il gioco delle parti restava immutato per
cui si puo sempre dire che il giudice si riservava, spesso a norma di
legge, l'ultima parola sulla simulazione sul terreno della pratica
quotidiana la cooperazione e l'integrazione delle Iunzioni sembrano
prevalere sulla rivalita dei ruoli e sull'antagonismo dei principi. Que-
sta interessante sIasatura tra la battaglia delle idee e la complicita
nelle tecniche della sorveglianza e emersa con suIIiciente evidenza
durante lo spoglio dei materiali d'archivio dell'antico manicomio
dell'isola veneziana di San Servolo
51
. E un risultato che non deve
sorprendere: se inIatti sul terreno della sicurezza sociale sia i magi-
strati che gli stessi alienisti potevano vedere nell'istituzione asilare
una struttura poco credibile, l'atteggiamento mutava quando ci si
trovava di Ironte al delicato problema della simulazione. Il manico-
51
La nostra ipotesi sulla cooperazione tra psichiatri e magistrati attorno alla scoperta dei
simulatori ha ricevuto una conIerma anche nel corso dei lavori di riordino dell'archivio del
manicomio di San Lazzaro, di Reggio Emilia, ai quali, nella prima Iase, ho personalmente par-
tecipato. Le strutture manicomiali giocavano il loro prestigio sulla rapidita e la certezza con
cui rendevano possibile la scoperta dei simulatori. Lo sottolinea Salvatore Riva, nel suo com-
mento alla traduzione italiana del testo esquiroliano Des maisons aalienes. un commento che
Ia il punto sul livello istituzionale della nascente psichiatria italiana. CIr. J.E.D. Esquirol, Delle
Case aei Pa::i, Parma, TipograIia Ducale, 1827. Parlando del direttore di manicomio e dei
suoi requisiti necessari, Riva dice: Guai al suo onore, ed al suo credito, se, come pazzo, dimo-
rasse nel suo ospedale un astuto delinquente che ne Iinge il contegno, gli atti, il ragionare (p.
129).
264
CRIMINE E COSCIENZA
mio, molto meglio del carcere, era in grado di smascherare quelli che
Ferrarese chiamava i Iinti alienati, che cercavano, con le loro Iro-
di, di evitare le punizioni previste dalla legge. Nella stessa pagina in
cui Carmignani auspicava l'integrazione e la complementarieta tra
poli:ia e meaicina, ritroviamo il problema della simulazione: que-
stione pregiuaiciale, aIIerma il grande giurista; questione troppo
connessa colle specialita dei Iatti, in mezzo de' quali puo nascere, e
che quindi e piu di dominio della prudenza di quel che non lo sia
di un ragionamento scientiIico; questione preliminare a quelle di
cui deesi occupar o la medicina, o la legge, e se l'una o l'altra preten-
desse ingerirsene, ciascuno co' pregiudizi che ordinatamente in ogni
ramo di cognizioni si insinuano nell'animo umano, correrebbe il ri-
schio di nuocere collo zelo alla verita. Per risolvere il problema del-
la simulazione, legge e medicina debbono sospendere ogni conIlit-
tualita e rinunciare all'esclusivita delle loro prerogative. Legge e me-
dicina debbono delegare all'indagine di polizia ed all'ispezione sani-
taria attuata con i mezzi Iisici e con i mezzi morali, che sa-
ranno sempre i migliori
52
la scoperta del criminale che si Iinge
pazzo. La sacralita dei saperi della teoria giuridica come della
dottrina medica puo tradursi in una pratica sociale eIIicace solo a
patto di aIIidare la meccanica minuta del loro Iunzionamento istitu-
zionale alla potenza di un braccio secolare: un'istanza esecutiva, che
diventa cosi la condizione di possibilita della credibilita e della stessa
sopravvivenza di un campo discorsivo. La dottrina dell'alienazione
non e pensabile senza il sostegno delle strutture asilari che la rendo-
no operante. Analogamente, la teoria giuridica sarebbe mera eserci-
tazione accademica senza il sostegno delle strutture di polizia e delle
istituzioni carcerarie. Legge e medicina, antagoniste all'interno della
dinamica processuale, riescono piu Iacilmente a cooperare quando
decidono di utilizzare le risorse dei loro rispettivi apparati di sorve-
glianza. Carcere e manicomio rivelano qui in questo aIIrontamen-
to senza esclusione di colpi con la soggettivita irriducibile del simu-
latore una parentela proIonda, che va ben oltre la diIIerenza delle
loro reali o presupposte Iinalita positive. Sorveglianza ed assoluta
trasparenza del soggetto controllato diventano il denominatore co-
mune se non addirittura la ragione essenziale e dominante sia
delle Iinalita riabilitative che di quelle terapeutiche. Soprattutto nel
caso del carcere lo aveva gia messo in luce il pensiero liberale del
52
Per tutte le citazioni cIr. G. Carmignani, op. cit., tomo II, pp. 184-186.
265
IL PAZZO E I SUOI CRIMINI
primo Ottocento, da Constant a Tocqueville
53
queste stesse Iina-
lita rappresentano solo un'eIIimera copertura ideologica di pratiche
brutali e terroristiche. Carcere e manicomio, dunque: solo attraverso
il Iunzionamento integrato di questi due apparati di sorveglianza e
possibile sventare la minaccia della simulazione. Quando Gianelli,
accanito diIensore delle prerogative della psichiatria Iorense, vuole
indicare i requisiti essenziali delle strategie mediche capaci di sma-
scherare le Iinzioni del criminale, non Ia altro che elencare una serie
di espedienti a cui il medico ma spesso anche il custode carcerario
o l'inIermiere ricorreva normalmente sia negli istituti di pena che
negli asili. E necessario raccogliere egli aIIerma colla osserva-
:ione ripetuta e clanaestina, colla veriIicazione della singolare tolle-
ranza della Iame, della veglia, del Ireddo propria degli alienati, e col-
la ricerca nella Iisonomia di questi, nell'incerto modo e nella tardan-
za a rispondere alle domande ed in altri atti particolari valutabili dal-
l'attento e perito osservatore, delle prove speciali di aIIezione del
loro animo ed intelletto
54
.
L inaagine Iinalizzata alla scoperta delle simulazioni richiede, se-
condo un parere unanime, la presenza del medico, ma puo essere eI-
Iettuata sia nel carcere che negli asili. Nei piu importanti testi che
durante il primo Ottocento si sono occupati del problema da Fo-
dr a Esquirol, Iino a Marc c'e una maggior attenzione alle mo-
aalita dell'indagine, piuttosto che alla seae in cui deve svolgersi. La
maggiore idoneita del manicomio non ha bisogno di essere diIesa
polemicamente dagli alienisti: viene data per scontata, ben sapendo
che il magistrato, soprattutto nei casi piu diIIicili, sara sempre dispo-
sto a riconoscerla e ad utilizzarla.
Nel Memoire sur Jisolement aes alienes, letto all'Institut il primo
ottobre del 1832, Esquirol ribadisce che per diagnosticare corretta-
mente la Iollia e necessario vivere con i malati, seguendoli in tutti gli
istanti della loro esistenza. A riprova di questa necessita, il celebre al-
lievo di Pinel ricorda che molti pazienti sanno dissimulare cosi
bene il loro stato, giustiIicare cosi bene le loro azioni, che diventa
estremamente diIIicile per i giudici constatare se questi malati sono
o non sono alienati
55
. L'ammissione e pacata e sicura, come ben si
vede. In De la folie, del 1840 l'opera che rappresenta il corona-
53
CIr. M. Perrot, Alexis ae Tocqueville e le prigioni, ovvero. il cattivo oaore ael liberali-
smo, in aut aut, cit.
54
G.L. Gianelli, op. cit., p. 95.
55
J.E.D. Esquirol, Des malaaies mentales, cit., tome II, p. 331. Il Memoire citato nel testo
266
CRIMINE E COSCIENZA
mento del discorso medico-legale sulla Iollia svolto dalla psichiatria
nascente Marc cita indiIIerentemente casi in cui la simulazione e
stata scoperta dal medico quando l'imputato era in prigione, oppure
quando si trovava gia internato in manicomio. Analogamente Pinel,
nel penultimo capitolo del suo Traite, accosta l'esempio di una simu-
latrice scoperta in un ospedale di Vienna, al caso di un detenuto po-
litico, rinchiuso nelle prigioni di Bictre, che cerco di ingannare l'au-
tore con i suoi artiIici
56
. L'attenzione ai mezz