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Possibili ostacoli all'esplorazione del problema: GLI ATTEGGIAMENTI SPONTANEI Finora ci siamo concentrati su tutti quegli aspetti dell'atteggiamento

di comprensione che, potremmo dire, sono propedeutici ai fini del nostro colloquio. Entriamo ora nelloggetto pi specifico del nostro corso on line, ovvero gli aspetti verbali con cui sviluppare un colloquio. Apprenderemo delle tecniche studiate e consolidate che permettono di raggiungere il nostro obiettivo: far sentire la persona compresa e rimandarle questa comprensione affinch possa aprirsi e quindi guardare la situazione in cui si trova, fare chiarezza dentro se stessa e provare a capire come muoversi. Le parole di Carkhuff ci spiegano bene questo punto: gli helper devono essere in grado di rispondere alle esperienze comunicate dagli interlocutori, per facilitare la loro esplorazione. Gli helper cercano di comunicare con accuratezza quanto essi, di queste esperienze, hanno percepito. Una risposta accurata servir a facilitare o a stimolare negli interlocutori una ulteriore esplorazione del loro vissuto. (Carkhuff, 1993, p. 55) Come abbiamo visto, non tutte le risposte dellhelper sono in grado di stimolare questo obiettivo. Mucchielli ci indica i cinque tipi di risposte che, pur desiderando dare aiuto, di fatto possono ostacolare lesplorazione della situazione da parte del nostro interlocutore. Risposte di valutazione, interpretazione, sostegno, indagine, soluzione possono rendere difficile per linterlocutore lesplorazione ampia e serena della sua situazione o del suo problema, soprattutto se utilizzate alleccesso; tutte, infatti, hanno una caratteristica determinante: sono centrate sullhelper e si riferiscono a ci che lui pensa rispetto alla situazione o allinterlocutore. Si dice anche che sottintendono un atteggiamento direttivo da parte dellhelper, perch egli induce il colloquio verso direzioni che lui a scegliere, invece di accompagnare la persona ad esplorare ci che emerge da lei. Studiamo ciascun atteggiamento aiutandoci con la sintesi qui proposta e poi direttamente con le parole di Mucchielli Atteggiamenti che non facilitano l'espressione del soggetto. Proveremo poi ad esercitarci nel riconoscerle, sia rivedendo le risposte del test proposto nel modulo precedente, sia con lesperienza di ciascuno, per capire perch possono essere di ostacolo per linterlocutore. 1. Atteggiamento di valutazione Consiste nel fare riferimento a norme e a valori, indicando ci che bene o male. Lhelper trasmette pi o meno apertamente il messaggio ti dico io cosa/come fare, offrendo un consiglio morale o moralistico: messa in guardia,

approvazione, disapprovazione, invito a pensare in una certa maniera, allusione a criteri ritenuti validi da chi aiuta. Potenziali effetti dannosi Linterlocutore pu sentirsi in una posizione di ineguaglianza morale e quindi in uno stato di inferiorit, specie se disapprovato con frasi come: fai attenzione a.., (non) bisognerebbe/(non) si dovrebbe, non si pu Anche quando il giudizio emesso dallhelper positivo hai ragione, fai bene, giusto c comunque un giudizio che pu dissuadere la persona dallaprirsi con fiducia. Rogers stesso afferma: E curioso ma una valutazione positiva , a lungo andare, altrettanto minacciosa che una valutazione negativa poich dire a qualcuno che buono implica che si ha anche il diritto di dirgli che cattivo (Rogers, La terapia, op. cit, p. 83) Tra le possibili reazioni innescate dallatteggiamento valutativo, a seconda della personalit dellinterlocutore, ci possono essere:

inibizione (freno, reticenza, blocco); colpa (sensazione di essere in errore o colpevole); ribellione; dissimulazione; angoscia.

2. Atteggiamento di interpretazione Latteggiamento interpretativo si pu verificare in vari modi: - a volte lhelper pone laccento su uno tra gli elementi espressi dallinterlocutore che a lui pare essenziale e quindi fa un riassunto parziale e orientato; - altre volte deforma il significato di quello che stato detto partendo da proprie categorie di interpretazione; - in altri casi ancora lhelper d una propria spiegazione della situazione che la persona gli riporta. In tutti i casi lhelper proietta il proprio modo di comprendere e quindi provoca una inevitabile distorsione del pensiero dellinterlocutore. Inoltre egli trasmette il messaggio di essere lui a dover rivelare il perch stanno succedendo alla persona quegli eventi, restituendo la sensazione che laltro non possa arrivare a comprendere da s.

Potenziali effetti dannosi Linterlocutore pu sentirsi frainteso e quindi costretto a rettificare. Se per latteggiamento si prolunga, esso produce:

il disinteresse dellinterlocutore nel proseguire lesplorazione della sua situazione: egli decider se cambiare argomento o mostrare un accordo solo di cortesia; unirritazione sempre maggiore; un blocco difensivo (resistenza).

3. Atteggiamento di sostegno La risposta di sostegno mira a dare supporto, incoraggiamento, consolazione. A volte fa riferimento a una comunanza di esperienze tra interlocutore ed helper e comunque serve a evidenziare come questultimo comprenda la situazione del primo. Spesso il pensiero e le emozioni dellaltro vengono lette come naturali e si cerca di rassicurare la persona sdrammatizzando e minimizzando. Lessenza della risposta di sostegno un atteggiamento materno, a volte paternalistico, utilizzato di frequente nella vita quotidiana nelle espressioni di rassicurazione come coraggio, vedrai, capita a tutti, capitato anche a me, normale, sei una persona forte e ce la farai. Nel contesto del counseling pu essere utile non tanto a chi lo riceve quanto piuttosto a chi lo usa, per allontanare lansia che deriva dal toccare la difficolt dellaltro. Potenziali effetti dannosi Linterlocutore potrebbe, a lungo andare:

sentirsi portato a mantenere una certa dipendenza dal counselor per non perderne la vicinanza emotiva, accettando di essere guidato, di rimanere in attesa delle sue proposte e dei suoi suggerimenti; restare passivo per la sensazione di aver sbagliato a preoccuparsi della questione (ansia, vergogna per effetto della sdrammatizzazione); rifiutarsi di essere trattato con piet paternalistica o di veder minimizzate questioni per lui cos importanti.

4. Atteggiamento di indagine

La risposta investigativa consiste nel porre domande per ottenere indicazioni aggiuntive dallinterlocutore su aspetti che lhelper ritiene importanti per comprendere la situazione. Non lascia esplorare alla persona la sua situazione e i suoi sentimenti, ma guida il colloquio in una precisa direzione. Il messaggio sotteso io ho bisogno di informazioni per diagnosticare il tuo problema. Potenziali effetti dannosi Lindagine pu provocare, a seconda della personalit dellinterlocutore:

un orientamento del colloquio in una direzione, desiderata dallhelper, che pu non corrispondere a ci che linterlocutore vorrebbe esplorare; questultimo quindi assumer latteggiamento di colui che risponde a un interrogatorio e interromper la riflessivit interna; una reazione ostile a quello che pu essere percepito come una curiosit inquisitrice o, allestremo, come un giudizio implicito sulla volont dellinterlocutore di tenere nascosti certi dettagli; messa in allarme delle difese sociali per dare di s la migliore immagine possibile.

5. Atteggiamento di soluzione In questo caso lhelper propone chiaramente allinterlocutore una soluzione per uscire dalla situazione: pu indicare di rivolgersi a qualcuno che, si pensa, pu risolvere i problemi oppure suggerire quale fine perseguire e quale sia il mezzo adeguato. Un simile atteggiamento, specie se il consiglio arriva troppo presto, impedisce al soggetto di sentirsi protagonista della soluzione e quindi difficilmente produce una sua soddisfazione. Anche laddove la soluzione potrebbe essere effettivamente quella efficace per la persona, se non lei a sentirla come sua, non la accetter o comunque difficilmente ne beneficer. Potenziali effetti dannosi Due possono essere le possibili conseguenze di questo atteggiamento:

linterlocutore si sente sminuito per non aver pensato da s alla soluzione e quindi portato ad accettarla anche se non la ritiene appropriata. Molto probabilmente ci induce una passivizzazione e il rimando di responsabilit per la sua esecuzione allhelper, senza protagonismo attivo; linterlocutore non accetta la soluzione e quindi tronca il colloquio con una totale insoddisfazione.

Come si vede tutti questi atteggiamenti, pur avendo per obiettivo laiuto allinterlocutore, nascondono degli effetti non voluti:

dal punto di vista psicologico tendono a svalutare linterlocutore e quindi finiscono per compromettere, se usati alla lunga, il rapporto interpersonale tra helper e persona; dal punto di vista funzionale, ovvero per la dinamica del colloquio, compromettono lesplorazione del problema a causa dellintervento direttivo dellhelper.

Peraltro essi sottintendono una precisa distinzione di ruoli tra chi ha il problema e chi ha la soluzione, sminuendo il protagonismo della persona che invece centrale per la soluzione dei suoi problemi. Vedremo di qui in avanti che latteggiamento di comprensione stravolge questa logica e trae la sua forza dallidea che la soluzione emerga nella relazione, se lhelper sa creare un clima di fiducia e cerca di entrare nellorizzonte di senso del suo interlocutore. Per un ulteriore chiarimento sulla differenza tra counseling e dare consigli, rimando a Hough Differenza fra counseling e dare consigli.

Atteggiamenti che non facilitano lespressione del soggetto

Seguendo le ricerche di E.H. Porter riprese da Carl Rogers, definiremo ora cinque atteggiamenti o tipi di intervento verbale dellintervistatore che innescano induzioni e che hanno in comune il fatto di non facilitare lespressione del soggetto (e, nello stesso tempo, nemmeno la comprensione di ci che egli ha da dire). Per maggiore comodit noi chiameremo "risposta delloperatore" il suo intervento verbale (che concretamente manifesta il suo atteggiamento) dopo che lintervistato ha esposto una parte di ci che egli vuole dire. Si distingueranno: 1. La risposta di valutazione o di giudizio morale. 2. La risposta interpretativa (interpretazione personale o spiegazione). 3. La risposta di supporto affettivo (sostegno/consolazione). 4. La risposta inquisitiva (investigazione/richiesta di ulteriori informazioni). 5. La risposta "soluzione del problema".1 La risposta di valutazione o di giudizio morale

Consiste nel fare riferimento a norme, a valori. Essa "offre" un consiglio morale o moralistico: messa in guardia, approvazione, disapprovazione, invito a pensare in questa o in questaltra maniera, allusione a criteri considerati come veri dallintervistatore. Questa risposta induce nellaltra persona una sensazione dineguaglianza morale, ponendola in uno stato dinferiorit. Non abbastanza "morale" o non abbastanza razionale, o al contrario lodato e approvato, in tutti i casi il cliente si sente giudicato da un censore. La disapprovazione moralistica innesca una delle seguenti reazioni:

inibizione (freno, reticenza, blocco) colpa (sensazione di essere colpevole o in errore) ribellione dissimulazione angoscia

Si produce luna o laltra di queste sensazioni a seconda della personalit dellintervistato. La risposta moralistica innesca sia unulteriore ricerca di accordo a tutti i costi o un orientamento tendenzioso del prosieguo del colloquio, sia una reazione paradossale dello stesso tipo della disapprovazione.
La risposta interpretativa (interpretazione personale o spiegazione)

In questo genere di risposta, lintervistatore pone laccento su questo o quel punto (dellinsieme delle informazioni che gli sono state fornite) da lui giudicato come essenziale. Questa interpretazione pu avvenire in tre maniere: o la risposta un riassunto di ci che stato detto ma parziale, orientato, che trova essenziale un determinato aspetto a detrimento di altri, o una deformazione del significato complessivo di ci che stato detto, una distorsione, una traduzione poco fedele o tendenziosa; o, ancora, questa risposta pu giungere a uninterpretazione, nel senso della spiegazione. In tutti e tre i casi, lintervistatore proietta il proprio modo di comprendere, la sua scelta personale o la sua teoria e attraverso ci si producenecessariamente una distorsione del pensiero del soggetto che ha parlato. Questa risposta induce nel soggetto la sensazione di essere stato frainteso, quasi un senso di stupore, poich egli non si ritrova esattamente nella risposta ricevuta. Generalmente, soprattutto allinizio, una simile risposta provoca una rettifica ("Non proprio questo che volevo dire..."). Ma se questo tipo di interpretazione continua, lintervistato reagisce con:

un disinteresse per il colloquio stesso, che si manifesta con un accordo in punta di labbra per fare piacere, o con risposte a caso, o cambiando argomento; unirritazione sorda sempre pi evidente e che pu manifestarsi per vie indirette; un blocco difensivo (resistenza).

La risposta di supporto (sostegno/consolazione)

Questo genere di risposta apporta o vuole apportare un incoraggiamento, una consolazione, una comprensione. Essa propone una riflessione in comune, fa allusione a una comunanza di esperienze tra loperatore e laltra persona, manifesta un interesse personale delloperatore per il suo interlocutore per dimostrargli che lo comprende. Si accetta naturalmente il punto di vista dellaltro, si trova che sia molto naturale pensare ci che egli pensa. Si cerca di fornire rassicurazioni, di consolare laltro, minimizzando limportanza della situazione, tentando di evitare, nellaltro, delle reazioni eccessive (sdrammatizzazione). Lessenza della risposta di supporto un atteggiamento materno o paternalistico. Le reazioni indotte nel soggetto sono:

il desiderio di mantenere questa amicizia e questa benevolenza, il che comporta atteggiamenti di dipendenza (attesa di essere guidato, attesa di proposte dalloperatore, accettazione dei suggerimenti); rifiuto ostile di essere trattato con piet o di essere trattato in questa maniera paternalistica (reazione di controdipendenza); atteggiamento che consiste nellaspettare che il seguito venga dalloperatore; il soggetto non continua lesplorazione della situazione nel suo insieme; diventa passivo.

La risposta inquisitiva (investigazione/richiesta di ulteriori informazioni)

Questa consiste, da parte delloperatore, nel porre domande per ottenere risposte supplementari da lui giudicate indispensabili per poter comprendere la situazione. In questo modo, insistendo su un particolare dettaglio che gli sembra essere stato "dimenticato" dallintervistato, lintervistatore fa "apparire" la sua personale opinione di ci che importante. Daltronde, questo atteggiamento tende a mostrare allintervistato che il problema non ancora stato esaminato in tutta la sua ampiezza, che dovr considerare pi approfonditamente questo o questaltro aspetto, orientando cos la sua ricerca e la sua memoria. Il fare domande una delle abitudini pi inveterate negli operatori sociali. Fa parte sia della preoccupazione per la "diagnosi", sia del bisogno diniziativa/superiorit. Un solo tipo di domanda si rende opportuna: la cosiddetta domanda semantica ("Che cosa significa per Lei?"). Linvestigazione provoca nellintervistato reazioni diversificate a seconda della sua personalit:

Essa orienta verso i dettagli desiderati dallintervistatore. Perci lintervistato interrompe lesposizione della sua situazione per assumere latteggiamento di colui che risponde a un interrogatorio. Reazioni ostili a ci che viene percepito come una curiosit inquisitrice da parte dellintervistatore, o come un giudizio implicito: "Lei non mi dice lessenziale!" o "Lei poco sincero o non se ne rende conto" (reazioni allora che possono diventare inibizione o chiusura). Messa in stato di allarme delle "difese sociali" tese a dare di s la migliore immagine possibile.

La risposta "soluzione del problema"

Essa consiste nel proporre allintervistato unidea per uscire dalla situazione. Questintenzione pu avere i seguenti sbocchi: rinviare il soggetto a qualcun altro che, si pensa, lo tirer fuori dal problema; suggerirgli il metodo da seguire per risolvere il suo problema; indicare la meta o la strada che porta alla soluzione; dargli un consiglio, ritenuto definitivo, che mette fine al problema e, allo stesso tempo, al colloquio. Atteggiamenti indotti nel cliente a causa di questo comportamento dellintervistatore: molto spesso si tratta di una soluzione "applicata sopra il problema", ossia non dovuta a uniniziativa responsabile del soggetto, non promossa da lui, ma imposta dallesterno. E, in generale, la soluzione personale che sarebbe stata scelta dalloperatore se si fosse trovato nella situazione di cui parla il suo cliente.

La soluzione proposta non soddisf di solito laltro o in qualche modo lo obbliga ad adottarla in quanto gli stata suggerita. Il risultato pu essere di due tipi:

limpressione di essere messo alla porta, rottura implicita del colloquio; perci, praticamente, nessun aiuto ricevuto e insoddisfazione; limpressione che egli debba scegliere questa soluzione, anche se non la ritenga, personalmente, appropriata; da cui dipendenza (desiderio di conservare la protezione di un intervistatore che trova le soluzioni al posto suo) e possibilit di rinviare ulteriormente la responsabilit di questa soluzione a colui che glielha data o suggerita.

Per concludere: in questa sezione abbiamo voluto sottolineare le pesanti conseguenze dellinduzione degli atteggiamenti dellintervistato e perci degli ostacoli involontariamente posti dalloperatore sulla via dellespressione e della comprensione dellinterlocutore. Il colloquio, in tutti questi casi "sfavorevoli", risulta orientato dallintervistatore. lintervistatore che d, impone o suggerisce la direzione che deve assumere il colloquio. Lungi dal trovarsi di fronte a ci che il cliente vive realmente, nella situazione particolare che la sua, loperatore si trova davanti le influenze indotte dai suoi atteggiamenti (dal suo "metodo" o dalla sua assenza di metodo) e i tentativi di espressione personale del cliente (si vedano le figure 1 e 2).
Figura 1

E1: Inizio dellespressione della sua opinione da parte del cliente. R1, R2, R3, R4, ... Interventi verbali dellintervistatore che provengono da uno stesso atteggiamento sfavorevole, che si mantiene cronicamente. E2, E3, E4, E5, ... Espressioni successive del cliente, indotte dallatteggiamento dellintervistatore, che deviano progressivamente nella direzione degli interventi dellintervistatore. Caso in cui il cliente segue i suggerimenti impliciti senza reazioni negative o blocchi.

Figura 2

E1: Inizio dellespressione della sua opinione da parte del cliente. R1, R2, R3, R4: Interventi verbali dellintervistatore che provengono da atteggiamenti diversi e tutti "sfavorevoli". E2, E3, E4, E5: Espressioni indotte nel cliente. Nella figura 1, come nella figura 2, aumenta lo scarto tra lespressione virtuale completa (Ec) e il contenuto effettivo di ci che dice il soggetto (E2 a E5 ecc.). Caso in cui il cliente segue i diversi suggerimenti impliciti, senza reazioni negative o blocchi.

Nel 1950, E.H. Porter aveva opposto alla "comprensione" i seguenti 6 atteggiamenti: 1. Valutazionegiudizio; 2. Interpretazione; 3. Sostegno affettivo; 4. Ricerca di informazioni-esplorazione; 5. Suggerimento; 6. Informazioni e possibilit. Rogers ha raggruppato le ultime due in "soluzione del problema".
Tratto da Mucchielli R. (1987), Apprendere il counseling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto, Trento, Erickson, 1987, pp. 60-63.

n che cosa il counseling diverso dal dare consigli? Le definizioni date dal dizionario della parola "counseling" non sono di alcun aiuto perch tendono a enfatizzare il significato di "consiglio" e in qualche caso il counselor ("consulente") viene definito come un "consigliere" (The Concise Oxford Dictionary of Words Origins, vol. III). La parola counsel deriva dal latino consilium che nel suo significato traslato significa consiglio, giudizio o consultazione. ovvio, perci, che il termine counseling tradizionalmente si riferiva alla pratica di dare consigli o di pronunciare giudizi. Ci spiega probabilmente perch un numero cos grande di persone creda che il ruolo principale del counselor debba adempiere alle due funzioni gemelle di consigliere e giudice.

La situazione complicata ulteriormente dal fatto che molte persone, impegnate a svolgere le pi svariate occupazioni, descrivono tutte se stesse come counselor ("consulenti") anche se non sono coinvolte in alcuna forma di lavoro psicoterapeutico in senso stretto. Cos abbiamo counselor del colore, counselor di istituti di bellezza, counselor finanziari, counselor degli oroscopi, del design da interni, del lavoro giusto per menzionarne alcuni. Non vi qui la minima intenzione di svalutare il lavoro svolto da queste persone, ma semplicemente il desiderio di porre in risalto che tutte queste figure professionali hanno, fra i loro compiti, quello di dare consigli. La confusione da parte di tante persone rispetto al counseling di cui si parla qui perci facile da capire. Il counseling psicologico o psicoterapeutico si riferisce allaiuto offerto ai clienti per una vasta gamma di problemi psicologici e emozionali: in questo tipo di aiuto non vengono dati consigli, per lo meno non in modo diretto o esplicito. Certo, sarebbe ingenuo sostenere che i counselor non influenzino mai i loro clienti indirettamente. Naturalmente, lo fanno. Infatti, il counselor ovviamente tenuto a influenzare il cliente che, in fin dei conti, venuto per ricevere un aiuto. Inoltre, i counselor spesso incoraggiano i clienti a riesaminare la loro vita e le loro relazioni per chiarificare questioni che risultano problematiche. Nel corso di questa fase di "riesame", possono essere discusse varie opzioni di cambiamento. Quindi si pu star certi che, anche quando non vengono forniti consigli diretti, i clienti sono spesso influenzati dalle idee, dagli atteggiamenti e spesso anche dai punti di vista inespressi del counselor. Ecco alcune ragioni per le quali meglio astenersi dal dare consigli:

Molto spesso le persone non desiderano consigli. Vogliono invece essere ascoltate e comprese. raro che le persone accettino consigli, specialmente quando pensano che non siano i consigli giusti. Se il consiglio si rivela sbagliato, la persona che lo ha accettato potr abdicare alla responsabilit personale: dopo tutto, non era stata unidea sua. necessario che i clienti nel counseling sentano che le loro abilit ed esperienze sono ritenute e trattate come valide. Qualunque consiglio da parte di un counselor metterebbe in discussione questo principio basilare. Lequit vitale nella relazione di counseling. Se vengono dati consigli il ruolo di esperto del counselor viene rinforzato e lequit viene negata. Dare consigli pu essere offensivo e intrusivo, specialmente quando la persona che li riceve sconvolta e vulnerabile. Non ci sono due sole persone al mondo che abbiano la stessa esperienza di vita, quindi un consiglio si addice di pi a chi lo fornisce che a chi lo riceve. I consigli tendono a considerare soltanto gli aspetti pi superficiali di un problema, aggirando o ignorando le questioni pi profonde che spesso sono quelle nodali. Dare consigli un sistema di comunicazione a una sola via. Nel counseling il cliente dovrebbe essere coinvolto attivamente nellintero processo. difficile che i consigli aiutino i clienti a cambiare.

Tenute presenti tutte queste critiche che possono essere mosse al fatto di dare consigli, sorge spontanea la domanda "Perch alcune persone chiedono e si aspettano di ricevere consigli, specialmente quando cominciano un counseling?". Come abbiamo visto prima, il pi delle volte i clienti considerano il counselor come un "esperto". Di solito quindi abbisognano di un certo tempo prima di familiarizzarsi con la vera natura di questo tipo di relazione. In ogni caso, le richieste di consiglio dovrebbero sempre essere gestite con sensibilit e rispetto, guidando il cliente verso una partecipazione pi attiva al processo di counseling. Proponiamo di seguito un esempio del modo in cui i clienti talvolta chiedono consiglio, e riportiamo la risposta data dal counselor a una cliente di nome Patrizia. Questultima, una donna di trentanni, era preoccupata dalla recente rottura del suo rapporto matrimoniale e dagli effetti che avrebbe avuto sul suo figlio Gianni di sei anni. Avrebbe voluto trasferirsi in una nuova casa per ricominciare unaltra vita da zero, ma era preoccupata che il trasloco causasse troppo stress a Gianni. Patrizia continuava a soppesare i pro e i contro del suo proposito, e a un certo punto disse al counselor:
Cliente: Mi preoccupa questo nuovo grande cambiamento nella vita di mio figlio. Di cambiamenti ne ha gi avuti a sufficienza. Che cosa pensa che dovrei fare? Counselor: preoccupata dei cambiamenti che si sono prodotti recentemente nella Sua vita, e adesso si ritrova a dover prendere unaltra importante decisione. Forse potremmo esaminare un po pi profondamente i Suoi sentimenti e vedere che cosa pensa veramente sia meglio per Lei.

I clienti talvolta chiedono consigli per sottrarsi al bisogno di fare cambiamenti importanti . Ricevere un consiglio molto pi semplice che imbarcarsi nel processo spesso doloroso di autoesaminarsi e cambiare. Altre volte i clienti chiedono un consiglio semplicemente perch desiderano parlare. Non sapendo come avviare la conversazione, vedono nella richiesta di consiglio un modo per riuscirci o comunque un modo per attirare lattenzione del counselor. Va poi considerato che la maggior parte delle persone che iniziano un counseling lo fanno di propria volont, ma ci sono casi in cui si ricevono pressioni per sottoporvisi. Quando si stati indotti a iniziare un counseling, c un naturale risentimento spesso nascosto da parte del cliente, e chiedere un consiglio un modo di stare al gioco. Va detto che in genere le persone non dovrebbero essere "mandate" a fare un counseling. Ecco cosa disse uno studente sedicenne che aveva fissato un appuntamento con il counselor delluniversit:
Be, la signora Mariani ha detto che avrei dovuto vedere un counselor perch ritiene che io abbia dei problemi. Sono stato bocciato tre volte a scuola e faccio fatica a preparare gli esami. In realt anche se ci metto un po di tempo in pi mi sembra di non avere particolari problemi e... se il counseling mi aiuter, vada per il counseling. Ma non voglio venire da Lei tutte le settimane. (Bruce, 1995)

Il counselor delluniversit dovette trascorrere un po di tempo con lo studente per riuscire a spiegargli che lui e soltanto lui avrebbe dovuto decidere se desiderava o voleva un counseling. Alla fine risult chiaro che lo studente non lo voleva e torn dalla signora Mariani per spiegarglielo.

Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione, Trento, Erickson, pp. 11-13.

Tecniche di comprensione: LA RIFORMULAZIONE Finora abbiamo visto quali risposte possono ostacolare il colloquio perch, sostanzialmente, sono in contrasto con latteggiamento di comprensione che abbiamo studiato. Chiediamoci ora finalmente quali risposte veicolano la nostra comprensione, creando un clima di fiducia e permettendo allinterlocutore di esplorare la sua situazione, il suo problema. La tecnica principale per trasmettere latteggiamento di comprensione si chiama riformulazione.

Come ben ci mostra la figura (da M.L. Raineri), la riformulazione consiste nel ritornare, in sintesi e con altre parole, alla persona che parla, lessenza o parte di ci che ha detto esplicitamente o implicitamente, focalizzando i fatti o le emozioni o i vissuti personali. Lhelper non introduce nulla di estraneo rispetto a quanto espresso pi o meno direttamente dallinterlocutore e quindi rimane centrato sullaltro, non su se stesso. In questo modo si producono due effetti:

linterlocutore sente di essere ascoltato e compreso ed stimolato a esprimersi ulteriormente; lhelper ha conferma se ha davvero compreso ci che gli stato detto.

La riformulazione di solito unaffermazione, che pu essere introdotta da espressioni quali: Mi stai dicendo che/Lei mi sta dicendo che In altre parole

Quindi Mi sembra di capire che E opportuno ricordare che la riformulazione deve essere un affermazione breve, anche quando linterlocutore si sia dilungato molto. Normalmente non posta in forma interrogativa, a meno che lhelper non abbia la necessit di una conferma rispetto a una deduzione. Lhelper non si limita a ripetere a pappagallo quanto espresso dalla persona ma cerca di rielaborare ci che ascolta e di rimandarlo in modo intelligente. In questo senso egli direziona il colloquio, non uno spettatore passivo. Solo che lo fa non in modo direttivo ma in maniera retroattiva, con il vantaggio di restare ancorato allorizzonte della persona e favorire il suo sviluppo. Questa guida retroattiva ha un duplice vantaggio: per un verso funziona da rinforzo rispetto a quanto espresso, offrendo allhelper la possibilit di verificare se ha capito e allinterlocutore un rimando esterno della sua situazione; per altro verso di stimolo alla prosecuzione della comunicazione, sollecitando in maniera implicita la persona a continuare. Si parla in tal senso di specchio intelligente per sottolineare che a seconda della riformulazione scelta dallhelper, questi stimoler la prosecuzione del colloquio su un aspetto piuttosto che su un altro, sempre cercando di captare quello che risalta maggiormente nel vissuto della persona.

Esempio Una donna afferma: Non ne posso proprio pi. Mia suocera una donna talmente invadente che non riesco nemmeno pi a parlare con mio marito senza che lei dica cosa giusto e cosa sbagliato. E naturalmente lui le d sempre corda!! Una riformulazione potrebbe essere: Se ho ben capito, suo marito d sempre ragione alla madre e lei non lo sopporta. Oppure: Quindi linterferenza della suocera le pesa molto

Aiutiamoci con altri due esempi tratti da Hough: (possiamo leggere il termine "riflessione" come il nostro "riformulazione"). Riformulazione: due esempi Sulla riformulazione vediamo ora le pagine di Mucchielli (La riformulazione). Teniamo presente che la distinzione tra riformulazione-riflesso, riformulazioneriassunto e riformulazione-chiarificazione confluir nella nostra distinzione tra riformulazione a specchio ed esplicitante (pi semplice e utile per costruire una chiara base concettuale). In Mucchielli segnalo in particolare il paragrafo finale, che riporta efficaci risposte ai principali dubbi contro luso della riformulazione per raggiungere lobiettivo di un colloquio efficace.

A tal proposito possiamo anche leggere il racconto di una donna dopo la prima seduta di counseling (Hough, 1999, p. 87): Non avevo idea di cosa aspettarmi quando andai in counseling. Di fatto, mi sembrava che dovesse essere in qualche modo infamante e non avevo parlato a nessuno dellappuntamento che avevo fissato. La prima volta che incontrai Paolo (il counselor) proprio non riuscivo a capire perch non mi facesse domande. Era gentile e rilassato ma la mia prima impressione fu che non potesse essere veramente interessato a quello che dicevo perch non mi domandava niente! Dopo un po, tuttavia, mi ritrovai ad aprirmi e a parlargli con assoluta fiducia, e sentivo che non solo mi ascoltava, ma era proprio autenticamente interessato a quello che dicevo. Non so dire come me ne resi conto, ma seppi per certo che mi ascoltava e che era interessato. (Pamela, 1995)

Rispondere ai clienti: un esempio


La signora Bignardi ha 75 anni e frequenta un day hospital tre giorni la settimana. Viene seguita in quella sede da un terapista occupazionale che desidera farsi unidea della sua vita a casa in termini globali.
Signora Bignardi: Riesco senzaltro a occuparmi di me stessa, tranne che per fare le scale il bagno. Sono sempre stata molto indipendente e cerco di arrangiarmi da sola. Terapista occupazionale: Ha sempre attribuito importanza alla Sua indipendenza e alla Sua capacit di gestire le situazioni. Signora Bignardi: S, ho... vado piano... non faccio le cose troppo in fretta. In ogni caso entrare e uscire dalla vasca da bagno un problema. Terapista occupazionale: Bench se la cavi benissimo il pi delle volte, ci sono alcune cose per le quali potrebbe aver bisogno di aiuto... Signora Bignardi: Non mi piace chiedere aiuto, ma qualche volta frustrante essere da soli. Terapista occupazionale: Essere soli presenta qualche svantaggio per Lei... il fatto di non poter ricevere aiuto quando ce ne sarebbe bisogno. Signora Bignardi: Non solo per laiuto... talvolta proprio la sensazione di solitudine a pesarmi, specialmente da quando mia figlia si trasferita in unaltra citt. Prima veniva spesso a trovarmi. Terapista occupazionale: Quindi il fatto che Sua figlia si sia trasferita significa che adesso Lei ha meno compagnia... e ci rende pi difficile gestire la Sua vita da sola. Signora Bignardi: S, cos. pi difficile andare avanti, e non mi piace assillare altre persone con i miei problemi. Anche gli altri hanno i loro problemi. Terapista occupazionale: Lei non sente di poter chiedere aiuto ad altre persone perch anche loro potrebbero aver bisogno di aiuto. Signora Bignardi: S. Terapista occupazionale: Le persone hanno bisogno di aiuto in momenti diversi. corretto chiedere aiuto, specialmente se tale aiuto disponibile.

Signora Bignardi: [Assentendo con la testa.] S, mi ricordo quando la signora Settembrini si fece aiutare. Misero un ascensore, e dei corrimano e altri congegni in cucina se ricordo bene... Probabilmente ci sono delle cose che mi aiuterebbero.

Sandro, il terapista occupazionale che ha parlato con la signora Bignardi, voleva trasmettere interesse e calore con le risposte che dava alla donna. Sandro desiderava anche comprendere pienamente quel che la signora Bignardi stava vivendo a casa. Per riuscirvi, Sandro ha ascoltato accuratamente il contenuto emozionale delle risposte che gli dava la sua interlocutrice. In questo caso, infatti, gli elementi emozionali e quelli circostanziali delle risposte erano strettamente legati. La signora Bignardi ha detto di essere sempre stata indipendente e capace di farcela da sola. Dietro queste parole ci sono chiari messaggi di fiducia in se stessa, libert e autonomia. Nelle risposte di Sandro, questi messaggi sono stati recepiti e riconosciuti, e la riflessione/riformulazione e il riconoscimento hanno incoraggiato la signora Bignardi a descrivere le sue condizioni di vita a casa in maggior dettaglio. Nel corso di tutto linterscambio con la signora Bignardi, Sandro stato attento a restare nellambito della struttura interna di riferimento del cliente. Per riuscirvi, aveva bisogno di non uscire dallo sfondo delle affermazioni della signora e di restare nei confini delle sue risposte che lavrebbero posta in grado di considerare meglio la sua situazione reale e i suoi concreti bisogni. A un certo punto della conversazione, per, Sandro ha detto qualcosa di personale affermando che giusto chiedere aiuto quando se ne ha bisogno. Ma tale parere personale stato espresso solo verso la fine del colloquio, quando Sandro era convinto che la signora Bignardi fosse pronta a riceverlo. Nellinterazione con la signora Bignardi, Sandro ha usato buone abilit interpersonali, comprese quelle di riflettere sia il contenuto sia il significato delle parole della donna. Rispondendo in questo modo, Sandro ha mostrato di accettare il punto di vista della signora Bignardi rispetto alla propria situazione. Un altro modo di descrivere questo tipo di risposta dire che esso riconosce la validit, la verit, laccuratezza e limportanza del punto di vista dellaltro. Quando viene effettuata correttamente, la riflessione dovrebbe affermare chiaramente quel che il cliente trasmette della sua situazione, dei suoi problemi e delle sue reazioni emozionali a tali problemi. Il cliente che si rende conto che il suo punto di vista stato percepito con accuratezza dallhelper si sentir valorizzato e compreso e, ci che pi conta, si sentir incoraggiato a esplorare pi in profondit tutti gli aspetti della sua situazione. Comunicando chiaramente la sua volont di ascoltare e capire, lhelper mette il cliente in grado di parlare apertamente di sentimenti, difficolt e bisogni significativi e spesso prima non identificati. La riflessione mostra che lhelper sta prestando grande attenzione al cliente e che sta ascoltando in modo attivo cio badando non soltanto alle parole pronunciate, ma anche al significato che c dietro le parole (vedi figura 1).
Figura 1. Le abilit di riflessione.

Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione , Trento, Erickson, pp. 61-63.

Ascolto attivo: un esempio


Il vero ascolto attivo si sintonizza sempre sul contenuto sia emozionale che fattuale di quel che dicono i clienti. Una riflessione sensibile delle risposte del cliente, perci, implica un buon ascolto, buone abilit di parafrasi e la capacit di trasmettere la comprensione dei contenuti emozionali e fattuali espressi dal cliente. Stefano aveva 34 anni ed era stato inviato per il counseling a causa della depressione che lo aveva colpito dopo la rottura del suo matrimonio. Era sposato da dieci anni, ma aveva sempre avuto liti frequenti con sua moglie. Nonostante questi attacchi spesso violenti e dolorosi, Stefano amava ancora sua moglie e gli doleva moltissimo la loro separazione. Tuttavia, era chiaro che lei voleva il divorzio e lui sentiva di non avere alternativa: doveva acconsentire. La sua preoccupazione principale era che lui e Lisa (sua moglie) facessero le cose pi opportune per i figli. Stefano: Lisa ha riparlato della cosa sabato... sa... di noi, del divorzio. Abbiamo avuto una lite, come al solito. Cos come mi sento adesso, non sono in grado di prendere una decisione. Counselor: Trova difficile pensare chiaramente alla Sua relazione con Lisa in questo momento, e ci aumenta la tensione fra voi. Stefano: S, sembra che la situazione vada di male in peggio. Pi lei ne parla, pi mi sento depresso. Semplicemente non voglio farlo. Counselor: Prendere la decisione! Stefano: No, beh, s. So che devo giungere a una decisione prima o poi. Se non lo faccio, Lisa proceder in ogni modo. Ma ho bisogno di poter dire la mia su quello che sta accadendo, per via di Rosa e Guglielmo [i figli]. Counselor: Quindi, per un verso, Lei sa di aver bisogno di parlare con Lisa di questo poich lei potrebbe avviare la procedura di divorzio comunque. Stefano: S... [pausa]. Counselor: E sa di aver bisogno di esercitare qualche influenza sugli eventi a causa dei Suoi figli...

Stefano: Sono assolutamente determinato ad aver voce in capitolo su questo. E ci sono tutti gli altri aspetti pratici su cui ho bisogno di dire la mia. Ma ci mi rende cos stanco e depresso, solo a pensarci mi sento stanco. Counselor: La prospettiva del divorzio, e tutto quanto implica, La logora dal punto di vista emotivo. estenuante per Lei venire alle prese con questa situazione. Stefano: Forse se riuscissimo a parlarne senza litigare, la cosa non mi abbatterebbe cos tanto. Counselor: Quindi il fatto di riuscire a discutere in modo pi calmo La aiuterebbe a sentire di esercitare un maggiore controllo e ad affrontare meglio le questioni pratiche che sono implicate nella faccenda. Stefano: S, se solo ci riuscissimo... Counselor: Lei, per lo meno, sa che un approccio pi calmo sarebbe daiuto... quindi Lei direbbe che il caso di provarci.
Ascoltando attentamente quel che diceva Stefano, e focalizzandosi sulle sue parole e sui suoi sentimenti, il counselor riuscito a formulare delle risposte riflessive appropriate. Queste risposte riflessive erano prevalentemente parafrasi di quel che Stefano aveva detto, ma erano riformulate in modo un po diverso e accentuavano gli elementi affettivi o emozionali delle sue affermazioni. Sembra che Stefano abbia trovato utile questo approccio perch lo ha aiutato ad andare avanti nella discussione fino al punto in cui riuscito a rendersi conto di quel che gli occorreva per avere maggiormente il controllo della situazione. Il counselor stato attento a non rivolgere domande, bench in un caso ("prendere una decisione") lo abbia fatto. Nel contesto della riflessione e della parafrasi, comunque, dovrebbe essere ben chiaro che le domande dirette aiutano raramente i clienti a sentirsi compresi o a chiarire i problemi che li preoccupano.

Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione, Trento, Erickson, pp. 64-66.

La riformulazione: tecnica base del counseling

Abbiamo visto fin qui, trattando degli atteggiamenti e degli interventi non appropriati, quanto siano importanti le "risposte" delloperatore nella dinamica del colloquio e a che punto esse possano creare fenomeni di "induzione". La conclusione logica di questo esame critico che sarebbe opportuno poter mettere in atto un modo di intervenire che faciliti unespressione sempre pi completa da parte dellaltro e una formulazione di ci che ha da dire sempre pi chiara. Se ci si rif agli schemi visti in precedenza, si tratterebbe di riuscire a delineare una tecnica che, inglobando gli atteggiamenti di accoglienza, di focalizzazione sul vissuto e sulla persona, di rispetto del soggetto e di facilitazione della comunicazione, "spinga" o "attiri" lespressione del soggetto verso il suo spontaneo completamento, rendendo pi probabile allo stesso tempo una corrispondente comprensione da parte delloperatore. Questa tecnica la riformulazione. Teoria generale della riformulazione

Si chiama "riformulazione" un intervento delloperatore che consiste nel ridire con altre parole, e in maniera pi concisa o pi chiara, ci che laltro ha appena detto, e questo in modo tale che loperatore ottenga laccordo da parte del cliente. Cos facendo si ottengono subito tre primi risultati molto importanti:

Loperatore sicuro di non "introdurre" niente di estraneo, di "interpretativo", ecc. nella comunicazione che ha appena ascoltato. Il soggetto sicuro, se egli si riconosce nella riformulazione, di essere sulla buona strada nel farsi comprendere ed cos portato a esprimersi ulteriormente. Loperatore ha la prova di avere ascoltato e compreso ci che gli stato comunicato.

Principi della riformulazione dal punto di vista delloperatore


1. necessario riconoscere, in qualche modo, i sentimenti o i significati che il soggetto va formulando. 2. necessario lasciar esprimere al soggetto il suo punto di vista allorch lo si accolto nel colloquio o allorch gli stato indicato loggetto del colloquio. 3. necessario accettare il contenuto soggettivo di ci che il soggetto va dicendo, ossia accettare di considerare che egli sta esprimendo un punto di vista soggettivo, punto di vista che deve essere compreso. 4. necessario definire la situazione descritta dal soggetto in termini di responsabilit da parte sua, ossia non accusandolo della situazione descritta ma facendogli capire che sta esprimendo il suo punto di vista e che noi lo comprendiamo come tale. Una possibile obiezione pu venire dal fatto che la riformulazione pu indurre in errore. Cosa succede quando loperatore "si sbaglia", la qual cosa viene immediatamente evidenziata dal disaccordo del soggetto sulla riformulazione? Risposta facile: il cliente si spiega di nuovo e lintervistatore ha di nuovo la possibilit di riuscire nel suo tentativo di comprensione.

Principi della riformulazione dal punto di vista della psicologia generale


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Riformulare, basandosi sullaccordo del soggetto per valutare se la riformulazione buona o insufficiente, presuppone una concezione generale della coscienza e degli atteggiamenti umani. 1. La riformulazione suppone che il cliente sia considerato realmente come la persona pi "al corrente" del problema, la pi informata della situazione, e praticamente la sola a "sentire" il caso in tutta la sua profondit esistenziale; perci lui solo sa esattamente di che cosa parla. Questa affermazione ha laria di una "verit di La Palisse". tuttavia una concezione rivoluzionaria in confronto alla concezione corrente (e fino ai nostri giorni indiscussa) sostenuta dalla psicoanalisi, secondo la quale il soggetto non sarebbe cosciente della vera natura del suo problema.

su questa concezione ereditata dalla psicoanalisi che si innesta lidea della perspicacia onnipotente dello psicoterapeuta che considera ci che viene detto come un insieme di "simboli" e che interpreta linformazione (ricevuta dal soggetto) grazie alla sua "chiave simbolica". Niente di simile si verifica nella tecnica della riformulazione. Loperatore con un buon atteggiamento (ascolto attento, assenza di idee preconcette, desiderio sincero di comprendere) d fiducia al soggetto per quel che riguarda il modo in cui lui stesso vive soggettivamente la sua situazione. Non esiste unaltra maniera per sapere in che modo un soggetto umano vive un fatto, una situazione, una difficolt esistenziale, che chiedergli di esporre e tentare di ricostruire, nel modo pi completo possibile, il suo punto di vista. A parte il caso in cui non sia possibile ottenere qualche cosa di intelligibile (persone con ritardo mentale o psicotici in fase di delirio), questa fiducia nellaltro (riguardo alla capacit di conoscere il suo problema) pi che giustificata. In effetti, pensate ai numerosi casi in cui, tentando di esporre la vostra opinione o le motivazioni di una decisione a un interlocutore, avete rilevato, come principale ostacolo, la difficolt di essere ascoltati ma certo non "lincoscienza" di quel che avevate da dire. 2. La riformulazione suppone che il comportamento umano abbia un senso e una logica specifici. Le reazioni affettive, comportamentali, verbali, sono in stretta connessione con i significati vissuti e questi significati si organizzano in sistema nell"universo privato" di ciascuno di noi. Quindi, comprendere un comportamento comprendere i significati che questo sottende a livello della percezione delle cose, degli esseri e dei fatti; ricostituire questi significati nellinsieme del vissuto del soggetto. 3. La riformulazione suppone che il soggetto sia capace di riconoscere il "riflesso" di ci che sta dicendo; in effetti essenzialmente questo il senso della riflessione messa in atto dalla tecnica della riformulazione, che deve essere riflessione attiva da parte delloperatore ma, contemporaneamente, riflessione altrettanto attiva anche da parte del cliente. Limportanza della capacit di prendere coscienza di s dunque fondamentale. Se questa capacit esiste nel soggetto, il colloquio non potr che essere efficace, come vedremo. 4. La riformulazione suppone una concezione delluomo alla base della quale non vi soltanto la fiducia nelle sue capacit di razionalit e di relazione sociale, ma anche la fiducia nella capacit autonormativa (autodeterminazione) del soggetto stesso.

La riformulazione secondo Carl Rogers


La riformulazione rogersiana comprende tre procedure principali, ordinate secondo livelli progressivi di "complessit". La riformulazione-riflesso Consiste nel parafrasare, o "riflettere", la comunicazione appena ricevuta dal soggetto. Si approfitter del momento in cui il soggetto alla fine di un "periodo" (nel corso del quale egli ha espresso qualche cosa), per riprendere lidea o le idee appena emesse, riformulandole in maniera tale che il soggetto possa riconoscerle. Non basta dare un segno di approvazione dicendo "s" di tanto in tanto, ma bisogna fare in modo che il soggetto comprenda che lintervistatore ha capito. In questo modo gli si dimostra concretamente che si pensato "con lui" e non soltanto "a lui".

La maniera pi semplice di riformulare consiste nella cosiddetta risposta-eco (in cui loperatore ripete semplicemente le ultime parole del soggetto). Non si dovrebbe abusare di questa tecnica in quanto il soggetto verrebbe sollecitato da una semplice ripetizione, e in fin dei conti non vi scorgerebbe il segno di un reale tentativo di comprenderlo. La riformulazione-riflesso che utilizza altre parole, considerate come equivalenti per il soggetto, invece una tecnica "superiore", nella misura in cui evidenzia meglio il tentativo di comprensione. Risposte di questo tipo cominciano in genere con le seguenti formule:

Cos, secondo Lei Lei vuole dire che In altre parole A Suo avviso, perci

La formulazione come nuova formulazione Una maniera un po pi complessa di riformulazione-riflesso la riformulazione-riassunto, che tende a riformulare ci che essenziale per il soggetto. Questo tipo di riformulazione suppone che si sia colta lessenza di ci che il soggetto voleva dire; necessario, evidentemente, operare questa riformulazione a partire da ci che fondamentale per il soggetto stesso. qui daltra parte che la riformulazione-riflesso si differenzia dall"interpretazione" o dallo "spostamento dellessenziale".
Esempio 1 "Sono completamente scoraggiato e non ne posso pi." Possibili risposte: "Lei si sente a terra." "Lei non ce la fa pi: ecco che cosa prova in questo momento." "Non un fatto momentaneo, non si tratta di una sensazione passeggera." "Non , secondo Lei, un brutto momento passeggero, si tratta di qualcosa di pi serio." "Lei pensa che questa sensazione non La abbandoner, che non riuscir pi a risollevarsi."

Esempio 2 "Mio marito lavora in unofficina, ha un buon posto. Quanto a me, io mi occupo della casa e dei figli e questo mi va molto bene." Possibili risposte: "Dal punto di vista dei ruoli e del reddito, secondo Lei non c alcun problema." "Da questo punto di vista la situazione Le sembra del tutto normale."

Esempio 3 "Il guaio con questo tipo di sensazioni piacevoli che mi sento triste poich so che, dopo questi momenti di straordinaria forma, ricadr nella mia depressione." Risposta: "Lei crede che queste reazioni toniche siano passeggere e questo Le toglie ogni soddisfazione".

Reazioni del soggetto alla riformulazione

raro, quando si interloquisce con qualcuno, sentire linterlocutore assumere un atteggiamento che non sia n una valutazione, n un sostegno, n una discussione, n un suggerimento, ecc. Quindi, quando il soggetto si imbatte in un operatore che adotta la tecnica della riformulazione, la prima sensazione sar di conseguenza quella di sorpresa, associata generalmente a quella di sollievo. Questo sollievo di stimolo per quanto riguarda lautoconsapevolezza del soggetto; esso fa s che il soggetto stia concentrato sul problema e su come lo vive, piuttosto che concentrarsi sulla persona dellintervistatore o sullo sforzo di seguire argomenti estranei sollecitati dalle domande dellintervistatore. Rispondendo alla riformulazione e prima di lanciarsi in un nuovo periodo per continuare a esprimersi, il soggetto sperimenta spesso il bisogno di ratificare il "riflesso" che gli stato fornito dalloperatore utilizzando espressioni come: " cos; proprio; assolutamente; s; ecc.", risposte che lintervistatore aspetta come segni della qualit della sua riformulazione. La riformulazione: rovesciamento del rapporto figura-sfondo La situazione rogersiana della "ristrutturazione del campo" si situa proprio qui. Uno dei modelli preferiti da Rogers per spiegare la modalit operativa della riformulazione la famosa immagine presa dalla teoria della forma (Gestalt), nella quale "la figura" si stacca su uno "sfondo" ma lo sfondo pu a sua volta diventare figura.

Il cambiamento figura-sfondo non aggiunge n toglie nulla, perci, a ci che viene dato o presentato, ma, di colpo, fa apparire qualche cosa che fino a quel momento era rimasto latente. Questa metamorfosi permette di apportare qualche cosa di nuovo: essa d al soggetto la possibilit di "vedere" in un altro modo la propria percezione. Molto spesso, in effetti, il soggetto come prigioniero di un aspetto dominante del proprio pensiero, quasi come se nellimmagine che ha davanti fosse condannato a non vedere che il calice e a non vedere mai i profili, bench egli abbia sotto gli occhi, allo stesso tempo, sia i profili che il calice. Lintervento delloperatore produce un certo effetto di choc e accentua una consapevolezza pi riflessiva e gi pi oggettiva della situazione. Ecco un esempio tipico di questo fenomeno, secondo Rogers.
Il cliente: "La citt in cui vivo proprio un buco. Tra quasi centomila abitanti, si possono contare sulle dita quelli con i quali possibile sostenere una conversazione semplicemente intelligente. Osservi bene che non dico: una conversazione "interessante", ma, semplicemente, "intelligente". Risposta: "Da un certo punto di vista, come quello dellintelligenza, Lei si trova, perci, praticamente da solo nella Sua citt".

molto importante, qui, evitare leffetto "choc", poich il carattere penetrante della procedura, se questa non rigorosamente "esatta", rischia dessere traumatizzante. per questo che qui il tono della risposta deve pi che mai essere "empatico".
La riformulazione-chiarificazione Il racconto del soggetto lespressione diretta di ci che egli vive, con tutto quello che c di incerto, disorganico e confuso. La chiarificazione , in una volta, lobiettivo pi difficile e pi efficace della riformulazione; essa consiste nel mettere in luce e nel "rinviare" al soggetto il "senso" di ci che ha detto.
Esempio (il cliente): "Mio cognato un tipo che ha la pretesa di sapere letteralmente tutto. Secondo lui, non c che lui che conti. Non c che lui che abbia qualcosa da dire. Non appena entra in scena, la conversazione viene monopolizzata da lui. Posso dire buona sera a tutti e andarmene". Risposta: "Il nocciolo del problema non presentato tanto dal modo di fare di Suo cognato, il fatto che questo, in una maniera o nellaltra, La tocca sfavorevolmente, La esclude sempre".

Qui, la difficolt sta nel partire dallessenziale cos come viene percepito dal soggetto. Esiste il grande rischio di sconfinare, invece, in uninterpretazione. La chiarificazione deve rimanere strettamente ancorata al livello dellessenziale; suppone, di conseguenza, una sottile intuizione da parte dellintervistatore, una capacit di porre in luce ci che il soggetto, spesso, dice in maniera confusa e disorganica.
Risposte ad alcune domande e obiezioni Il maggior numero di obiezioni e di domande di chiarimento, che vengono poste riguardo alla procedura della riformulazione, possono essere ricondotte alle seguenti.

Domanda: Quali sono esattamente i casi e le situazioni che richiedono il colloquio centrato sul soggetto? Risposta: Rispetto al metodo: il colloquio daiuto, il colloquio di ricerca psicosociale, il colloquio di ricerca di motivazioni, il colloquio clinico, ecc. Pu accadere, nel corso di un colloquio qualsiasi, che si sviluppi una fase durante la quale, al fine di comprendere un problema, una situazione o una persona sia utile assumere latteggiamento di centrarsi sul soggetto, salvo riprendere in seguito un altro "stile" di colloquio. Domanda: Il soggetto si aspetta qualche cosa di concreto dalloperatore; quindi si sentir spiazzato o frustrato se latteggiamento di questultimo non corrisponde alla sua attesa. Risposta: Il problema sotteso a questa domanda quello della paura (da parte delloperatore) di perdere lautorit. Invece loperatore non deve aver paura di spiegare allintervistato che egli sta semplicemente cercando di comprendere ci che sta capitando al cliente, in modo che questultimo percepisca il meglio possibile la sua situazioneproblema. Lesperienza indica che, in realt, facile rispondere a un cliente che "aspetta" qualche cosa: "Mi rendo conto che Lei si aspetta che io Tuttavia, prima di tutto, devo comprendere la Sua situazione, la Sua esistenza, il Suo problema. Perci, dapprima cercher solamente di comprenderLa". Domanda: Cosa bisogna fare quando il soggetto comincia con il parlare per dieci minuti senza mai interrompersi?

Risposta: Prima di tutto bisogna capire perch lintervistato parli per dieci minuti. Generalmente egli reagisce alla situazione; loperatore deve ricondurre questo atteggiamento, e cercare di comprenderlo, nel quadro di percezione che abbiamo chiamato la "dinamica del colloquio". Per esempio, il soggetto non vuol cedere la parola alloperatore per timore che costui prenda una decisione affrettata o dia un giudizio prematuro. Ad ogni modo, anche dopo dieci minuti, sta alloperatore fare la sintesi di ci che stato detto e presentare al cliente un riassunto dellessenziale. Domanda: Caso opposto. Come fare quando il dialogo non fluido o si interrompe? Risposta: Qui il problema duplice: da un lato, vi da considerare leventuale paura del silenzio da parte delloperatore e, dallaltra, questultimo deve essere in grado di avere una percezione esatta della dinamica della situazione. Il soggetto pu essere bloccato, inibito o essere in situazione di attesa. Loperatore deve superare la propria paura del silenzio e saper aspettare. Se il soggetto imbarazzato o bloccato, loperatore, dopo qualche istante, pu fare constatare questo imbarazzo o questo blocco. Questo, generalmente, serve a dare avvio al colloquio. Un caso particolare la lentezza dellavvio o il blocco che sopraggiunge allinizio del primo colloquio o dei primi colloqui. Ci dovuto generalmente al fatto che loperatore non ha detto con chiarezza ci che intendeva fare (comprendere) e ci che si aspettava (che il cliente esponesse la sua situazione). Perci utile ribadire che, fin dallinizio del primo colloquio, loperatore deve dire chiaramente queste due cose (e ripeterle se necessario). Domanda: C qualche cosa di artificiale nella procedura di riformulazione; si perde la spontaneit e lintervistatore non si comporta con naturalezza. Risposta: Questobiezione la pi corrente. La risposta semplice: lo scopo non quello di utilizzare la procedura per la procedura, ma di utilizzarla come un metodo nel sincero tentativo di comprendere. la sincerit delloperatore che salva la procedura dal suo aspetto ridicolo o machiavellico. Tratto da Mucchielli R. (1987), Apprendere il counseling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto, Trento, Erickson, 1987, pp. 71-79. LA RIFORMULAZIONE A SPECCHIO E LA RIFORMULAZIONE ESPLICITANTE Gi nella definizione di riformulazione, nonch con la lettura di Mucchielli, abbiamo compreso che non esiste un solo tipo di riformulazione, dal momento che gli obiettivi dellhelper possono essere diversi. Una prima distinzione importante riguarda ci che potremmo definire diversi gradi di riformulazione, in relazione ai contenuti espliciti o impliciti del messaggio dellinterlocutore. Possiamo utilizzare: La riformulazione a specchio: un rimando puntuale di ci che la persona ha effettivamente comunicato, sia verbalmente sia attraverso il suo atteggiamento non verbale (per esempio unevidente preoccupazione o irritazione)

La riformulazione esplicitante: un rimando ipotetico di ci che la persona forse voleva dire o di ci che si pu dedurre dalle sue affermazioni. Lhelper cerca di chiarire, senza deformare, lessenza di ci che linterlocutore vuole esprimere esplicitamente o implicitamente; non vuole fornire uninterpretazione (come uno degli atteggiamenti spontanei) ma far emergere ci che sembra latente. La riformulazione esplicitante pu essere seguita da una forma interrogativa (E cos? Ho capito bene?) che trasmette la cautela dellhelper e la ricerca di conferma.
Esempio 1 Un uomo afferma con voce provata: Mia moglie mi lasci un anno fa. Si limit a portare via i suoi vestiti e part senza dire una parola. Riformulazione a specchio: Sua moglie non le diede alcuna spiegazione Riformulazione esplicitante: Labbandono cos improvviso fu davvero traumatico per lei. E cos?

Esempio 2 Una giovane donna afferma: Ho deciso di accettare quella proposta di lavoro. Sar impegnativo ma unopportunit da non farsi sfuggire. Riformulazione a specchio: Ha valutato la situazione e ha deciso di lanciarsi. Riformulazione esplicitante: Mi pare che quel lavoro sia talmente interessante per lei che i sacrifici passano in secondo piano

Lhelper deve decidere che tipo di riformulazione pi adeguata al momento e alle condizioni in cui linterlocutore esprime la sua affermazione. In una fase iniziale probabilmente si limiter a una riformulazione a specchio, ricordando di non fare uninutile ripetizione a pappagallo ma cercando di creare il clima di fiducia necessario perch la persona si apra. A mano a mano che il colloquio prosegue, lhelper pu utilizzare riformulazioni esplicitanti, pi deduttive, se ritiene che possano essere utili allinterlocutore per meglio comprendere alcuni aspetti della questione di cui sta parlando. A questo proposito leggi Oltre la riformulazione semplice di Mucchielli. Vale la pena di segnalare unulteriore distinzione, propedeutica agli approfondimenti successivi anche se non oggetto di esercitazioni specifiche. Si tratta della dicotomia esterno/interno: Si parla di riformulazione centrata sullesterno quando vengono messi in evidenza fatti oggettivi, oppure azioni, opinioni, sentimenti di terze persone diverse dallinterlocutore ma di cuilinterlocutore sta parlando (stai dicendo che, in altre parole).

Si definisce riformulazione centrata sullinterno quella in cui si mettono in evidenza azioni, opinioni, sentimenti o vissuti dellinterlocutore (stai dicendo che tu, mi sembra di capire che tu).
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Esempio Una donna afferma: Guardi, io non mi considero pi come parte dellazienda. Sento che non sono stata in grado di rispondere a ci che si attendeva da me Riformulazione centrata sullesterno: I suoi superiori si aspettavano da Lei qualcosa di pi. Riformulazione centrata sullinterno: Ha la sensazione di non essere riuscita nel suo compito.

Oltre la riformulazione semplice


Alcuni operatori inesperti osservano spesso che la riformulazione sembra loro una procedura inconcludente, una sorta di "segnare il passo". Lo senza dubbio se questa procedura si limita a essere uneco, una ripresa pura e semplice dellespressione del soggetto ma, come abbiamo gi visto, ci sarebbe ridurla a una procedura impersonale mentre essa deve essere il segno concreto del tentativo sincero di comprensione. questo tentativo che risulta utile ed efficace, non il suo simulacro. Dalla riformulazione del primo tipo alla riformulazione del terzo tipo vi un netto progresso nella comprensione Il semplice "riflesso" insufficiente, bench sia gi qualche cosa. In effetti, questa testimonianza ha la focalizzazione sul cliente e in pi, in quanto specchio, si connota come riflessione oggettiva. Ci che il soggetto ha detto, tratto dal proprio vissuto, gli ritorna dallesterno e, se la riformulazione buona, egli obbligato a riconoscersi. Ci produce un impatto in chiave di riflessione razionale, che rende pi chiaro il suo grado di autocoscienza; allo stesso tempo, egli si sente rassicurato dallascolto comprensivo. La riformulazione come "nuova formulazione" (riformulazione del secondo tipo) ha un effetto di choc pi notevole. Senza che il cliente possa contestare il contenuto della sintesi presentata (che , in sostanza, un rovesciamento del rapporto figura-sfondo), il soggetto vede apparire un nuovo significato dagli stessi dati soggettivi; lui stesso poi si ritrova al centro di questo significato. Infine la "riformulazione-chiarificazione", semplicemente attraverso un riassunto pi chiaro, tende gi a trarre dallinsieme dei dati espressi un essenzialevissuto che il soggetto riconosce come fondamentale per s, bench egli non labbia mai formulato, prima, in maniera cos sintetica. Dall"eco" alla "chiarificazione", il progresso risulta evidente; opportuno precisare in che cosa consiste questo progresso, sia dal punto di vista del cliente, sia dal punto di vista delloperatore. Dal punto di vista del cliente

Il primo tipo di riformulazione gli "rimanda" la sua immagine come in uno specchio, ed egli ha la possibilit di potersi guardare con un po di "distacco". Il terzo genere di riformulazione gli offre di pi: questa pone in evidenza un "essenziale" soggettivo che il cliente sperimentava come tale (ed per questo che egli pu riconoscervisi) ma che non riusciva a esprimere chiaramente. Da questo punto di vista, la formulazione-chiarificazione pu sembrare, a prima vista, soprattutto quando la si legge o la si sente al di fuori della situazione stessa di colloquio, come uninterpretazione. questo il rischio maggiore di ogni formulazione di questo tipo, rischio che consiste nello sbagliarsi su ci che essenziale o su ci che accessorio dal punto di vista del soggetto. Tuttavia, se proprio lessenziale-vissuto che viene colto dalla riformulazione-chiarificazione, allora sicuramente non si pu parlare di "interpretazione". Il cliente si sente veramente compreso e gi aiutato. Il primo effetto un effetto di rilancio, chiamato effetto-trampolino; il cliente come condotto a esplicitare ulteriormente ci che ha da dire, partendo da questa nuova chiarezza. Daltra parte, essendo "riconosciuto" e accettato dallaltro, il cliente impara a riconoscersi e ad accettarsi. Si difende meno verso ci che sente, ammette ci che avviene in s e per s. Si comprende meglio e gi inizia a integrarsi. Dal punto di vista delloperatore

Lo sforzo di penetrare nelluniverso del soggetto pi difficile a mano a mano che si passa dall"eco" alla "chiarificazione"; lo spirito di sintesi, cos come lintelligenza delloperatore, vengono sottoposti a dura prova. Ci perch quasi impossibile, allinizio di un colloquio o durante un primo colloquio, fare qualche cosa che vada oltre la riformulazione semplice. Quando la massa dei dati aumenta, la chiarificazione diventa pi accessibile. Comprendere non significa spiegare, nemmeno spiegare a se stessi e segretamente ci che avviene per il soggetto. La comprensione diventa meno difficile a mano a mano che emerge il contesto esistenziale del soggetto.

Tratto da Mucchielli R. (1987), Apprendere il counseling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto, Trento, Erickson, 1987, pp. 79-80.

ALTRI INTERVENTI DI FACILITAZIONE Oltre a riformulare, che rimane il nucleo centrale di un buon colloquio di comprensione, lhelper pu avvalersi di una serie di altre tecniche utili a confermare lobiettivo della comprensione e ad avviare, se la persona lo desidera, il processo di cambiamento. Queste tecniche, di cui qui diamo solo breve indicazione, sono: Interiezioni di conferma Si tratta di cenni di ascolto attivo (Ah, ah. Certo. S. Sicuro) che hanno lo scopo di far capire allinterlocutore che lo stiamo ascoltando, senza interrompere il suo discorso. E evidente che il loro utilizzo va calibrato a seconda della situazione e della persona che abbiamo di fronte, per non correre il rischio di infastidirla, provocando leffetto opposto di ostacolare la sua espressione.

Riassunti Nel corso del colloquio pu essere utile, di tanto in tanto, fare sintesi degli elementi pi importanti emersi fino ad allora, per dare lo stimolo a proseguire sui temi che la persona stessa ha messo a fuoco. Leggiamo a questo proposito approfondimenti ed esempi su La capacit di riassumere (Geldard e Geldard, Hough). Chi lo desidera, pu esercitarsi a riassumere come proposto da Hough Riassumere: esercizio. Domande aperte Le domande aperte sono quelle che lasciano allinterlocutore la libert di esporre la sua situazione come desidera, senza doversi concentrare su questioni specifiche scelte dallhelper. Per quanto le domande non siano di per s necessarie in un colloquio, il loro utilizzo pu essere vantaggioso soprattutto nella fase iniziale per aprire lo spazio dellascolto e aiutare la persona a sentirsi accolta. Nelle fasi successive, se si decide di utilizzare qualche domanda per orientare la persona verso il nucleo problematico che ha espresso, vanno usate sempre parsimonia e cautela. Esempi di domande aperte possono essere: Di cosa vuole parlarmi? Com, per lei, tutto questo? Come vede la situazione? Sia Geldard e Geldard sia Hough dedicano ampio spazio ad approfondire quali tipi di domande, quando opportuno utilizzarle, a che scopo (Fare domande e aiutare i clienti a esplorare i problemi). La capacit di riassumere
Tratto da Geldard K. e Geldard D. (2005), Parlami, ti ascolto. Le abilit di counseling nella vita quotidiana, Trento, Erickson, pp. 121-123.

Proviamo a descrivere lo svolgimento del colloquio daiuto, appoggiandoci a una metafora. Poniamo che il vostro interlocutore, invece di mettersi a parlare, cominci a dipingere su una tela bianca, proponendovi una rappresentazione visiva dei suoi problemi. Mano a mano che procede, la tela si riempir di colori e forme, linee e immagini, che sarete voi i primi a osservare, pennellata dopo pennellata. Allo stesso modo, in una conversazione daiuto, potete comunicare allaltra persona che la state ascoltando con cura, utilizzando brevi risposte o interiezioni. Con il procedere delle pennellate, quanto pi si delinea unimmagine riconoscibile, potrete far sapere allartista che riconoscete loggetto del suo quadro. Allo stesso modo, nel counseling, potrete confermare la vostra comprensione di quel che vi viene detto, con la tecnica della riformulazione. Altrettanto potrete fare rispetto alle emozioni che vi comunica laltra persona, se riuscite a rispecchiarle in maniera adeguata.

Pi si va avanti nellesecuzione del quadro, pi le diverse forme al suo interno cominceranno a collegarsi luna allaltra, a sovrapporsi, a interagire. Se questo accade, ancora una volta, potrete far sapere allautore del quadro che riconoscete la sua opera, e ne comprendete abbastanza bene i contenuti. Per fare questo, per, dovrete cominciare a descrivere ci che intravedete in essa. Fuori di metafora, dovrete far capire alla persona che comprendete la sua situazione, offrendole un breve riassunto (ossia una descrizione sintetica) di una parte rilevante delle cose che vi ha raccontato . Un buon riassunto dovrebbe fare sintesi di tutte le cose pi importanti che vi sono state dette, e potrebbe anche fare riferimento ai vissuti emotivi dellaltra persona. Nel corso di una conversazione, possibile fare anche pi di un riassunto, ogni qualvolta risulti utile riepilogare le principali idee che sono emerse. Grazie anche al vostro riassunto, la persona avr davanti a s unimmagine pi chiara e definita della propria situazione, da cui emergeranno solo le "sfaccettature" pi rilevanti della sua esperienza narrata: quelle, cio, che andranno affrontate in modo prioritario. Un buon riassunto aiuta la persona a concentrare lattenzione sugli aspetti pi importanti. Nellarco di una conversazione, come abbiamo detto, pu anche essere utile fare molteplici riassunti. Ogni volta che ne fate uno, il vostro interlocutore potr pi facilmente ricostruirsi un "immagine dinsieme" della sua esperienza vissuta; gli risulter quindi pi facile proseguire nella narrazione, puntando direttamente sugli aspetti giudicati pi importanti. Certe volte, il riassunto potrebbe innescare ulteriori reazioni emotive o riflessioni, di cui la persona si sentir pi portata a parlare. Alla fine, varr comunque la pena che proponiate un riassunto complessivo, come una specie di mosaico in cui ricollocherete, uno dopo laltro, i riassunti intermedi. Vi proponiamo a questo punto, per rendere il tutto pi comprensibile, un esempio pratico di riassunto. Come vedrete, il riassunto viene utilizzato solo dopo un ripetuto impiego delle risposte brevi, delle interiezioni, delle riformulazioni. Esempio 1 Questa conversazione si svolta in un circolo tennistico, subito dopo la fine di una partita di tennis. Dennis: Mi dispiace davvero, Mara, per tutto il rumore e il trambusto che ha fatto Gianni, mentre giocavamo. Ormai ha otto anni, e dovrebbe anche essere in grado di compor tarsi un po meglio. Sono veramente preoccupato per lui. Ogni volta che gli dico una cosa, si mette a fare tuttaltro. Mara: Sembri veramente preoccupato per come si comporta. [Riformulazione del vissuto emotivo e del contenuto]

Dennis: S, sono preoccupato per il suo comportamento, non so veramente pi che cosa fare. Mi sta causando un sacco di problemi, una preoccupazione continua. Come tu ben sai, lanno scorso mi sono risposato, e Vera la mia nuova moglie fa una fatica tremenda a controllare il comportamento di Gianni. Mara: Vera fatica a gestire i modi in cui si comporta Gianni. [Riformulazione del contenuto, che si sarebbe rivelato impreciso, ma comunque servito per incoraggiare Dennis a procedere nella conversazione]

Dennis: Beh, a dir la verit non proprio cos. che questa situazione ci fa un po litigare, Vera e io. Lei pensa che dovrei essere molto pi severo con Dennis, e che gli lascio fare tutto quello che vuole. Mara: Vera si aspetterebbe che tu, come genitore, fossi molto pi severo. [Riformulazione del contenuto]

Dennis: S, Vera crede che io sia troppo accomodante. Finisce che si arrabbia in continuazione con me, e mi d la colpa di tutto quello che fa Gianni, a casa. Insomma, non so proprio che cosa dovrei fare.

Mara:

Se capisco bene, tu e Vera avete idee diverse rispetto al modo migliore di trattare Gianni; sei preoccupato, perch dovete trovare insieme una soluzione. [Riassunto]

Avete notato come il riassunto punti, in definitiva, alle differenze di "stile genitoriale" tra Dennis e Vera? Il vero focus non sul comportamento del bambino, ma su quello che , a ben guardare, il vero motivo della preoccupazione di Dennis: il suo rapporto con Vera. Nellesempio Mara riuscita, grazie alle sue abilit di ascolto attivo e di riformulazione, ad aiutare Dennis a mettere a fuoco il problema che lo preoccupa di pi, anzich limitarsi al problema da cui era partita la conversazione (ossia il cattivo comportamento del piccolo Gianni).

Il riassunto nel counseling


Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione , Trento, Erickson, pp. 66-69.

Riassumere unabilit interpersonale che viene usata dalle persone in numerose occupazioni. Gli insegnanti usano spesso i riassunti per passare brevemente in rassegna contenuti didattici gi trattati, mentre gli intervistatori, i medici, gli infermieri e i giudici abbreviano di routine le informazioni ricevute per dare risalto ai punti pi importanti. Il riassunto molto usato nel counseling ed particolarmente utile come rispostaponte o "di collegamento" (Egan, 1990). Il riassunto pu essere usato anche per legare fra loro le sedute di counseling. In questo senso, particolarmente efficace quando viene fatto alla fine di una seduta e allinizio della successiva. Quando riassume, il counselor deve parafrasare e riflettere una serie estesa di affermazioni fatte dal cliente nel corso di una seduta. raro che i clienti parlino in modo totalmente strutturato, e anzi, quando sono sconvolti e lo sono spesso , le loro affermazioni possono apparire incoerenti, slegate e frammentate. Riassumere, perci, richiede disciplina e, ancora una volta, un ascolto attivo da parte del counselor. Quando viene fatto accuratamente, un riassunto offre al cliente lopportunit di passare in rassegna quanto stato detto e, attraverso questo processo, di identificare e soffermarsi su alcune aree di preoccupazione che sono prioritarie in un certo momento. Non sempre possibile memorizzare e tenere presenti tutti gli aspetti della storia di un cliente, ma quando riassume il counselor offre al cliente lopportunit di aggiungere dettagli che possono essere andati perduti o che non avevano ricevuto lenfasi necessaria. Questo processo aiuta a garantire che cliente e counselor siano veramente "insieme" nel corso delle sedute. Il riassunto (come la riflessione e la parafrasi) permette ai clienti di rendersi conto che le loro esperienze, le loro emozioni e i loro pensieri sono stati riconosciuti e valorizzati dal counselor. Anche tutte le incoerenze che i clienti possono ritrovarsi a dire verranno messe in luce da un riassunto accurato. comunque necessario che i counselor siano particolarmente attenti al modo in cui identificano le incoerenze e le contraddizioni dei clienti. Un modo per evitare affermazioni insensibili o giudicanti nel corso di un riassunto quello di rimanere coscienziosamente nei confini della struttura interna di riferimento del cliente. Quella che potrebbe sembrare una contraddizione al counselor avr talvolta un significato completamente diverso per il cliente.

Per riassumere efficacemente al counselor sono necessarie tre cose particolarmente importanti (vedi anche figura 1):

una comprensione accurata di quel che stato detto; unaccurata selezione degli elementi e dei temi chiave; lespressione verbale di tali elementi e temi chiave in un modo chiaro, diretto ed empatico.

Riassumere, quindi, qualcosa di pi del fatto di ripetere quel che il cliente ha detto con un numero inferiore di parole. Per riassumere bene, necessario cogliere il filo del pensiero e dellespressione dei sentimenti del cliente, e quindi enucleare il messaggio o i messaggi nodali che vi sono sottesi. Bisognerebbe stabilire connessioni fra le idee, i pensieri e i sentimenti espressi, e il counselor deve farlo usando parole sue. Non sufficiente ripetere quel che il cliente ha detto in forma abbreviata, quantunque sarebbe irrealistico aspettarsi di trovare sinonimi appropriati per tutte le parole usate dal cliente. Anche la sequenza di una storia o di unesposizione importante, e per fare un riassunto accurato i counselor devono ricordare lordine degli eventi. La scelta del momento in cui fare un riassunto cruciale nel counseling, poich qualunque interruzione prematura del racconto di un cliente potrebbe inibirlo o imbarazzarlo. Bisognerebbe dare ai clienti lopportunit di correggere qualunque errore nel riassunto, e quando il riassunto viene usato per concludere una seduta bisogna che cliente e counselor siano daccordo nel definirlo accurato. Di seguito forniamo un esempio di come si possa usare il riassunto per concludere una seduta.
Corinna era stata inviata per il counseling dal suo medico di base e forn la seguente descrizione della sua situazione e dei problemi che vi erano legati. Si era appena trasferita con suo marito e un figlio piccolo in una casa in campagna. In passato, avevano sempre abitato in citt. Il trasferimento in campagna le causava ansia perch non le piaceva stare cos lontano dai suoi familiari e amici. Aveva trovato difficile farsi dei nuovi amici nellambiente rurale, e lisolamento e la solitudine le avevano fatto soffrire attacchi di depressione. Ultimamente provava riluttanza a uscire per fare la spesa, e anche i lavori di casa o la preparazione dei pasti risultavano gravosi e opprimenti. Suo marito, poich il trasferimento era legato a una promozione nel lavoro, era ansioso di intrattenere i colleghi e le persone con cui faceva affari invitandoli a cena di tanto in tanto, ma Corinna si sentiva incapace di coadiuvarlo. Peraltro, non riteneva giusto che lui la coinvolgesse in cene diplomatiche dato che aveva gi un bambino piccolo di cui occuparsi e talvolta si sentiva assolutamente prosciugata di ogni energia. Suo marito mostrava apparentemente di andarle incontro, ma Corinna era persuasa che lui non capisse realmente la sua situazione. Quando si rec dal suo medico di base e parl dei sintomi di spossatezza, ansia e agorafobia, lui le chiese se avrebbe gradito andare da un counselor e lei aveva accettato. Il counselor (Anna) ascolt Corinna per tutta la prima seduta dandole risposte appropriate. Prima di salutarla, fece il seguente riassunto: "Visto che ci stiamo avvicinando alla fine di questa seduta, vediamo un po di riassumere quel che mi ha detto fino ad ora. Ha iniziato dicendomi di essersi trasferita con la Sua famiglia in questa zona di campagna e che il trasferimento risultato traumatico per Lei. Sono sopraggiunti alcuni problemi di salute, e si sente sola lontano dalle Sue conoscenze e dai Suoi amici. Adesso Suo marito vorrebbe che Lei intrattenesse a cena i suoi colleghi di lavoro e questa sembra proprio essere la goccia che fa traboccare il vaso, specialmente se si pensa che Lei ha un bambino da seguire e che si sente cos stanca. Suo marito La sostiene in parte, ma non sembra comprenderLa completamente. Lei sente che le cose potrebbero andare meglio se potesse comunicare di pi. Quel che ho detto fino adesso Le sembra giusto?"

La cliente rispose al riassunto della counselor insistendo sullansia che provava al pensiero di dover cucinare per i contatti di lavoro del marito. Generalmente i clienti scelgono un aspetto di un riassunto per discuterne ulteriormente, e ci aiuta a focalizzare lattenzione sugli argomenti che risultano per loro particolarmente problematici. Un riassunto accurato d sia al counselor sia al cliente lopportunit di selezionare i problemi o di dare a uno di essi la priorit. Inoltre, spesso i clienti aggiungono qualcosa al riassunto del counselor, il pi delle volte qualcosa che avevano dimenticato di menzionare quando avevano parlato.
Figura 1. Riassumere in modo accurato.

Riassumere: esercizio

Lavorando individualmente, leggete il seguente ipotetico resoconto di un cliente che venuto a parlarvi dei suoi problemi. Scrivete un riassunto di quel che ha detto, in un modo che glielo rifletta adeguatamente. In seguito, discutete il vostro riassunto con altri membri del gruppo in formazione.
Proprio non riesco a sopportare il mio capo. E' proprio il tipo di uomo da cui staresti alla larga se potessi. Da quando venuto a lavorare nella nostra azienda, l'atmosfera cambiata completamente. Non ci si sente pi sicuri come prima, e nessuno va pi a genio a nessuno. E' un'atmosfera terrribile. I livelli di stress sono veramente alti, e la gente si ammala sempre pi spesso. Anch'io sono dovuto andare dal medico; mi sono fatto prescrivere qualcosa che mi aiuti a dormire. Mi ha dato alcune compresse che dovr prendere per due settimane, ma ha anche detto che devo cercare di comprendere quali siano le cause del mio stress. Ecco perch mia moglie mi ha suggerito di parlare con qualcuno, e voglio farlo certamente se pu aiutarmi. Badi per che non sono io la persona con un problema. E' il mio capo che ha tutti i problemi. Quando il mio collega gli ha chiesto se potessimo dare un diverso indirizzo al lavoro che stavamo facendo, lui non lo ha neppure ascoltato. Pensa che nessuno tranne lui sia degno di fiducia e non delega mai niente. Il nostro capo precedente era una gran persona. Era il tipo di uomo che ti induce a lavorare bene anche perch non ti guardava dall'alto verso il basso.

Quando se ne and rimanemmo tutti male. Adesso non mi sembra che valga pi la pena di sforzarsi nel lavoro, perch tanto non si viene n ringraziati n apprezzati.

Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione, Trento, Erickson, p. 81.

Formulare domande e aiutare i clienti a esplorare i problemi

Tratto da Hough M. (1999), Abilit di counseling. Manuale per la prima formazione, Trento, Erickson, pp. 85-102.

Il processo del counseling consiste in qualcosa che va ben oltre il mero scambio di informazioni fra due persone; implica infatti un vasto repertorio di abilit fra cui una delle pi importanti quella di rivolgere domande. Negli scambi quotidiani formuliamo domande soprattutto per sollecitare informazioni dagli altri, e possiamo farlo sia per semplice curiosit sia per conoscere pi pienamente le altre persone. Ecco un elenco delle principali ragioni per cui si pone una domanda: chiedere informazioni soddisfare una curiosit

manifestare interesse incoraggiare unulteriore conversazione facilitare la comprensione scoprire quel che gli altri sentono o pensano chiarire questioni identificare e dare risalto ad aree di preoccupazione controllare e confermare risposte gi date aumentare lintimit avviare una conversazione mettere altre persone a proprio agio

Quando le persone sono sconvolte, infelici o disperate, allora le domande irrilevanti o per le quali non esiste risposta sono non solo inutili ma spesso anche dannose. Ecco un esempio delluso di questo tipo di domande inutili:
Susanna: Giuseppe: Da ieri sono cos depressa. Sembra semplicemente che non riesca a togliermela di dosso questa cappa. Perch sei depressa?

In questo caso la domanda formulata inutile perch alquanto probabile che Susanna non sappia perch si sente in quel modo; del resto, quandanche sapesse perfettamente la ragione della sua depressione, la domanda troppo dura e cruda nel modo in cui stata

espressa. Giuseppe probabilmente ha fatto la domanda per acquisire informazioni di interesse per lui e per soddisfare la sua personale curiosit. Idealmente, dovrebbe invece aiutare Susanna a guardare pi da vicino i suoi problemi. Nellesempio sopra riportato, senzaltro possibile che Susanna si senta sotto interrogatorio a causa della formulazione della domanda, anche se ci dipende in qualche misura dal tono della voce e dal contegno generale di Giuseppe. In altre parole, il modo in cui si risponde alle domande dipende da una variet di fattori (vedi figura 1). Ecco alcuni di tali fattori:

la persona che rivolge la domanda il tono di voce, il linguaggio corporeo e il contegno generale della persona quando la domanda viene formulata il tipo di domanda fatta il contesto in cui la domanda stata posta

Figura 1. Il modo in cui le persone rispondono alle domande dipende da una variet di fattori.

Nella situazione del counseling, la persona che rivolge la domanda , generalmente, il counselor, bench frequentemente anche i clienti ne pongano quando cercano di chiarire i loro problemi. importante ricordare che molte persone sono incapaci di dare informazioni spontaneamente, senza laiuto di un uso accorto delle domande. Ci in parte legato alle esperienze della prima infanzia e della scuola, dove perlomeno un tempo i bambini erano tenuti a parlare soltanto quando li si interrogava. Unaltra ragione di questa iniziale passivit dei clienti che vengono in counseling, specialmente quelli che non ne hanno mai fatto esperienza prima, che spesso sono convinti che sia strutturato come unintervista. Di conseguenza, rispettano questo copione finch non si rendono effettivamente conto che il counselor l per ascoltarli e per aiutarli a esplorare i loro problemi.

Tipi di domande

Labilit di formulare domande in modo tale da incoraggiare i clienti a esplorare i propri problemi, senza sentirsi sotto interrogatorio o sotto pressione, richiede pratica. I tipi di domande rivolte, oltrech il modo in cui vengono formulate, sono fattori che hanno unenorme influenza in ogni interazione ma che hanno unimportanza particolare nel contesto del counseling. Nella figura 2 viene fornita una panoramica dei diversi tipi di domande usate nelle comunicazioni quotidiane.

Figura 2. Tipi di domande.

Le domande chiuse Questo tipo di domanda richiede generalmente una risposta che consiste in un semplice s o no o in una risposta molto specifica. Le domande chiuse danno poche opportunit o libert nella scelta delle risposte . Vengono usate quando si cerca o si ha bisogno di informazioni specifiche. Le domande chiuse, perci, dovrebbero essere evitate nel counseling, poich un obiettivo fondamentale di questa procedura di aiuto quello di rendere i clienti capaci di esplorare aree di preoccupazione in modo riflessivo, ponderato e approfondito. Esempi di domande chiuse:

Le piace quel colore? Quanto tempo abit in quel posto?

Vuole andare? Ha capito quel che ho detto? felice? Manterr il Suo lavoro? Vuole fissare un appuntamento? Ha chiesto di parlarmi? Qual il nome di Suo marito? Sa nuotare?

probabile che la risposta a ciascuna delle domande sopra riportate sia monosillabica e chiunque le riceva non avr la sensazione di essere stato invitato a dilungarsi o a discutere. Formulare domande una delle abilit pi difficili da padroneggiare per gli studenti di counseling. La tendenza sempre, perlomeno allinizio della formazione, quella di rivolgere troppe domande generali e di articolarle in modo chiuso anzich aperto. Giuseppina, una studentessa, descrisse nel modo seguente la sua reazione quando vision la sua prima seduta nel video:
Prima di tutto mi accorsi di odiare il suono della mia voce, e non mi ero mai accorta di quanti manierismi avessi. Dopo aver superato lo shock iniziale di vedermi in quel modo, notai quante domande facevo. Povera Viviana (la cliente), non le lasciavo la possibilit n di pensare n di fare una pausa. Ne discutemmo in seguito con il nostro formatore, e credo che una delle cose di cui avevo paura fosse il silenzio. Pensavo solo che se fosse calato il silenzio fra noi ci avrebbe significato che avevo fallito. Laltra cosa a cui continuai a pensare era che avevo bisogno di aiutare Viviana a risolvere i problemi che aveva, e dunque dovevo incalzarla. Ma potei rendermi conto dal video che la mia tecnica di formulare le domande non avrebbe potuto dare il minimo aiuto.

Visionando il suo video e discutendolo con il suo formatore, Giuseppina riusc a identificare i due problemi principali nel suo approccio alla seduta di counseling. Al pari di molti altri studenti lei aveva paura del silenzio e faceva ogni cosa in suo potere per essere certa che non si verificasse. Ma i clienti spesso ne hanno bisogno e vogliono stare in silenzio durante il counseling, perch d loro lopportunit di raccogliere i pensieri, di esaminare alcuni problemi con pi accuratezza, o semplicemente di vivere una forte emozione alla presenza di qualcuno che sia empatico e comprensivo. Il secondo problema identificato da Giuseppina era quello di voler risolvere i problemi della cliente in sua vece; in altre parole, rivolgeva domande per mitigare le sue ansie sullandamento della seduta di counseling, non per facilitare la cliente. Queste sono due trappole del counseling, ma attraverso la pratica possono essere evitate.

Le domande aperte Ecco alcuni esempi di domande aperte:


Dunque, come si pu paragonare questo alla vecchia routine? Potrebbe dirmi qualcosa di pi sulla faccenda?

Che cosa significa questa situazione per Lei? Forse potrebbe cercare di identificare le cose che innescano questo sentimento? Come si sente riguardo a ci? Quali altri aspetti potrebbe considerare? qualcosa che potrebbe guardare pi da vicino? Come si sente adesso che andato via di casa? In che modo cambiata la situazione da allora? Come si sentito quando lha rivista?

Le domande aperte, come quelle negli esempi forniti, possono offrire ai clienti lopportunit di rispondere con i loro tempi e di espandere e chiarificare aree significative di preoccupazione che forse necessario considerare pi in profondit.

Le domande "Perch?" Le domande che iniziano con la parola "Perch" sono problematiche nel contesto del counseling, dato che spesso difficile o impossibile darvi risposta. Suonano inoltre talvolta come unaccusa, e ci ha leffetto di mettere i clienti sulla difensiva. Un esempio di domanda "Perch" stato fornito allinizio quando alla cliente stato chiesto dal counselor perch fosse depressa. Oltre a mettere la cliente sulla difensiva, la domanda pu aver avuto leffetto di farla sentire inadeguata perch non era in grado di rispondere, il che, a sua volta, pu aver indotto la situazione in cui la cliente abbia delegato tutto al counselor in quanto depositario di conoscenza e esperto dellargomento. Questo un tipico modo in cui i clienti possono essere spossessati della loro capacit innata di chiarire, discutere e comprendere i propri problemi. Le domande "Perch" possono essere utili in alcune situazioni, per esempio, in unintervista, ma perfino in quei casi, se insistite, sono limitanti perch tendono a inibire la reale comunicazione invece di aprirla. Se consideriamo ancora la domanda e la risposta fornite allinizio, chiaro che avrebbero potuto essere formulate numerose altre risposte aperte pi appropriate.
Susanna: Da ieri sono cos depressa. Sembra semplicemente che non riesca a togliermela di dosso questa cappa. Giuseppe: Dici di sentirti cos da ieri; puoi dirmi qualcosa di come cominciato?

Questa risposta, una delle tante possibili, invita Susanna a guardare pi da vicino allorigine della sua depressione. In questo modo, pu cominciare a capire i suoi sentimenti e che cosa li abbia originati.

Le domande che aiutano i clienti a guardare pi da vicino ai propri sentimenti

Le domande che invitano i clienti a discutere i sentimenti vengono talvolta chiamate "domande affettive". Sono particolarmente utili nel counseling perch facilitano lidentificazione e lespressione dei sentimenti e stimolano la riflessione e il pensiero. I clienti che vengono in counseling trovano spesso difficile identificare e riconoscere in particolare i sentimenti forti. Ci talvolta legato al fatto che hanno in qualche modo preso le distanze dai loro sentimenti o alla convinzione irrazionale che riconoscere i sentimenti forti sia un segno di debolezza. Alcuni clienti, specialmente quelli che per il lavoro che svolgono o il ruolo che rivestono sono coinvolti nellassistenza quotidiana di altre persone, raramente riconoscono o affrontano loro bisogni affettivi. Marina, una cliente, descrive la sua esperienza di counseling e il modo in cui lha aiutata a identificare alcuni dei suoi bisogni:
Marina: Tutto accadde quando Franco, il mio piccolino, venne portato in ospedale. Fu tutto cos inaspettato perch lui non era mai stato ammalato prima, ma quasi subito parlarono della necessit di un intervento chirurgico e il mondo mi esplose letteralmente fra le mani. Cera Laura a casa, la mia figlia maggiore, e cercavo disperatamente di immaginare come avrebbe fatto mentre ero in ospedale con Franco. Laura era cos sconvolta e non voleva stare con nessun altro. Mio marito lontano e cos dovevo cavarmela da sola. Non ho nessun familiare qui. Ci siamo trasferiti due mesi fa e conosco a malapena i miei vicini.

Counselor: Quindi devessere stato un periodo carico di ansia e persino di terrore per Lei. Marina: S, davvero. Continuavo ad andare avanti ma s [pausa] stato terribile Esatto. Prima, non avrei neppure pensato di poter chiedere aiuto a Elena[una vicina]. Pensavo che ci sarebbe equivalso ad ammettere di non riuscire a farcela da sola, e del resto la conoscevo appena

Counselor: Non cera nessuno che potesse sostenerLa o aiutarLa? Marina:

Counselor: Ma adesso Lei sa che giusto chiedere aiuto quando se ne ha bisogno, specialmente quando il peso che si sta portando insostenibile. Marina: S. Non esiterei pi.

Non sempre cos facile per i clienti fronteggiare la situazione e identificare sentimenti di infelicit, inadeguatezza, paura o rabbia. Ecco perch essenziale che i counselor formulino le domande con accuratezza e sensibilit, e in questo senso anche la scelta del momento importante. Chiedere a qualcuno di guardare in faccia emozioni forti e talvolta soverchianti quando non ancora pronto a farlo pu causare ancora pi dolore e ansia.

Le domande allusive Ci sono domande che vengono poste in un modo tale da indurre una particolare risposta . Ecco alcuni esempi semplici di domande allusive:

Non una buona idea? Sua moglie sconvolta dal Suo comportamento? un buon piano dazione, no?

Linsegnante lo sa meglio di tutti, non vero?

La persona che debba rispondere a domande del genere pu sentirsi obbligata a dirsi daccordo con quanto stato detto, ma spesso le domande allusive sono ancora pi sottili e la risposta suggerita solo vagamente. Talvolta viene usata una parola emotiva per indicare il tipo di risposta richiesta, e in tal caso la domanda non pi soltanto allusiva, ma anche emozionalmente carica. Le domande allusive pongono la persona a cui sono rivolte sotto la pressione di dichiararsi daccordo, e se ci si verifica nel contesto del counseling vuol dire che il counselor sta imponendo le sue opinioni, i suoi valori, le sue convinzioni al cliente . Ci va contro letica della relazione di counseling, e pone il counselor nella posizione dellautorit o dellesperto che dice ai clienti cosa sentire e cosa pensare. Per questa ragione, le domande allusive dovrebbero essere sempre evitate nel counseling. Lunico modo sicuro per gli studenti di superare qualunque tendenza a usarle quello di esercitarsi con frequenza e regolarit con i membri del loro gruppo e con un formatore.

Le domande multiple Talvolta le persone fanno numerose domande tutte in una volta. Queste domande multiple sono imbarazzanti e inopportune, e molto spesso hanno lunico risultato di confondere i clienti, specialmente quelli i cui processi di pensiero sono stati disturbati dallo sconvolgimento emozionale e dal dolore. Gli anziani, in particolare, possono trovare difficile seguire il filo di una domanda multipla. Molto spesso si riesce a rispondere soltanto a una parte della domanda (generalmente lultima). Le domande multiple hanno anche leffetto di far sentire sotto interrogatorio e tendono a far assumere una atteggiamento difensivo. vero che qualche volta i clienti chiedono che la domanda venga ripetuta, ma il pi delle volte si limitano a dare una risposta vaga. Ecco un esempio di domanda multipla che non pu avere alcuna utilit per il cliente:
Counselor: Quando decise Cliente: Beh no, non molto. di partire? Dove and? Era lontano?

Non difficile accorgersi che qualunque comunicazione reale collasser in fretta quando viene usato questo tipo di domanda. Infatti, la risposta abituale la confusione, e spesso in seguito ci vuole un bel po di lavoro perch la comunicazione si ristabilisca. Nicola, uno studente di counseling, descrisse una seduta di esercizio effettuata con un compagno che entrambi passarono poi in rassegna guardando il video che ne era stato girato:
Non riuscivamo a credere quanto fosse brutta allinizio. Sparavo le domande a Davide una dietro laltra, con una velocit tale che non riusciva a rispondermi. Poi ne parlammo e lui mi disse che si sentiva sotto pressione e come minacciato dalla velocit e dal numero di domande che gli rivolgevo. Sapevo che si trattava della nostra prima seduta ripresa dalla videocamera, eppure non riuscivo a rendermi conto di come avessi potuto fare tante domande. Nicola: Quando il tuo capo si ammal ti venne chiesto di sostituirlo. Per

quanto tempo occupasti il suo posto? Quando ritorn? Davide: Nicola: Davide: Nicola: Davide: Penso sia stato un mese, no, forse un mese e mezzo. Hai detto che non eri sicuro di farcela. Come and? Come ti senti adesso che finita e che lhai fatto? Non lo so. Sembra che sia andato tutto bene, comunque. S.

Si rileva molto bene dallinterscambio sopra riportato che a Davide non stata offerta alcuna reale opportunit di esplorare questioni relative ai suoi sentimenti riguardo alla situazione lavorativa e alla sua capacit di cavarsela in assenza del suo capo. Al contrario, stato confinato a dare risposte fattuali riguardanti lultima domanda di ciascuna serie. Quando gli stato chiesto direttamente dei suoi sentimenti, ha dovuto rispondere che non lo sapeva, e ci comprensibile se si riflette che non gli stata offerta alcuna possibilit di considerarli. Spesso solo allultima parte di una domanda multipla che viene data risposta, e la risposta data generalmente sia vaga sia tale da scoraggiare ulteriori domande.

Le domande retoriche Si tratta di quelle domande che non richiedono una risposta. Eccone alcuni esempi:

Chi non vorrebbe avere una vita familiare felice? Che senso avrebbe lavorare se non ci si potesse divertire spendendo quel che si guadagnato? Qual il valore della vita se non ci si diverte un po?

raro che domande simili da parte del counselor possano essere utili nella situazione di counseling, perch esse sono generalmente unespressione delle opinioni personali del counselor, e se le si usa troppo liberamente si pu indurre il cliente ad accettare i punti di vista che contengono. Spesso sono gli stessi clienti a fare uso di domande retoriche, talvolta come modo indiretto per sollecitare consigli o opinioni. Quando ci avviene, una risposta utile da parte del counselor pu essere quella di invitare il cliente a considerare in modo pi approfondito il significato di quel che ha detto. Per esempio:
Cliente: Counselor: Cliente: Counselor: Che senso avrebbe lavorare se non ci si potesse divertire spendendo quel che si guadagnato? Quindi forse Lei sente di aver bisogno di ricompensarsi per il fatto che lavora e si occupa anche della casa. S, perch in realt nessun altro mi ringrazia veramente. Mi ricompenso da sola e so che talvolta esagero e mindebito. E ci Le crea ulteriori problemi?

Quando una domanda retorica affrontata in questo modo, il cliente ha la possibilit di considerare quegli aspetti che gli creano ansia o preoccupazione ma che sono difficili da esprimere direttamente. Anche lamarezza, il sarcasmo o la rabbia possono essere sottesi alluso di una domanda retorica da parte di un cliente; anche in questo caso, il counselor pu rispondere sollecitando un esame pi minuzioso del sentimento reale che stato espresso in modo indiretto. Si ricordi comunque che le domande retoriche dei clienti non dovrebbero mai essere ignorate, perch sono pressoch invariabilmente generate dal bisogno di discutere o considerare ulteriormente certi temi.

Le domande di scandaglio che incoraggiano lelaborazione Spesso i clienti descrivono le loro situazioni problematiche in modi tali che, se si desidera giungere a un vero insight, necessitano di unulteriore elaborazione. Anche luso delle domande di scandaglio aiuta i clienti a guardare al di l delle ovviet che hanno detto e a considerare le varie dimensioni e implicazioni nascoste. Nel suo libro The skilled helper, Gerard Egan precisa che queste domande di scandaglio possono assumere la forma della comunicazione sia verbale che non verbale , e che perfino un cenno del capo o unespressione di interesse da parte del counselor pu dare al cliente un incoraggiamento sufficiente per andare avanti (Egan, 1990). Una stimolazione o una guida troppo pronunciata, tuttavia, sia verbale che non verbale, rischia di esercitare unindebita pressione sul cliente. pure importante ricordare che i clienti hanno bisogno di tempo per riflettere prima di passare a una fase successiva. Se gli si mette fretta, un cliente pu facilmente perdere la linea di pensiero che stava seguendo, e ci pu voler dire sabotare e rendere vano il lavoro svolto fino ad allora. Ecco un cliente che trov difficile chiarire i suoi problemi a causa del dolore emozionale e della confusione che quei problemi gli avevano creato:
Cliente: Counselor: Cliente: Counselor: Cliente: Non era il lavoro in realt, il lavoro mi piaceva. solo che la pressione che mi causava [lunga pausa]. [fa un cenno dincoraggiamento col capo] La pressione? Era una combinazione della pressione del lavoro e dellincidente automobilistico: le due cose insieme erano troppo. E tuttavia E tuttavia? Ho avuto altre volte eventi stressanti quasi altrettanto brutti e sono sempre sopravvissuto. Stavolta diverso e sto cercando di capire perch.

In questo interscambio il counselor si confinato in un ruolo molto marginale, limitandosi a ripetere interrogativamente le ultime parole pronunciate dal cliente, per dargli affermazione e incoraggiarlo a esplorare ulteriormente ci di cui stava parlando. Oltre a dargli incoraggiamento, comunque, le sottolineature del counselor hanno avuto leffetto aggiunto di aiutare il cliente a focalizzare lattenzione sulle ragioni reali che si trovano dietro la sua depressione, dandogli cos una reale comprensione di se stesso e del modo in cui reagisce quando sotto stress.

Formulare le domande troppo presto

Allinizio abbiamo considerato i fattori che influenzano il modo in cui le persone rispondono alle domande, e abbiamo notato che la scelta del momento ne un elemento importante. Bench alcuni clienti vengano in counseling aspettandosi che vengano loro rivolte delle domande, ce ne sono altri che desiderano e pretendono di parlare in prima persona delle questioni e dei problemi che li concernono. Spesso buona parte di quel che i clienti dicono allinizio pu sembrare incoerente e pieno di circostanziati dettagli non necessari. Dal punto di vista del cliente, tuttavia, ci perfettamente logico perch il counselor , dopo tutto, un estraneo la cui attendibilit, credibilit e rispetto non sono ancora stati stabiliti o confermati. Un modo per mettere alla prova questi aspetti quello di rivelare molto poco allinizio, e poi aprirsi a mano a mano di pi via via che la fiducia aumenta. Quando i clienti parlano a ruota libera, sarebbe sbagliato e inopportuno interromperli per far loro domande ; se vengono fatte interruzioni del genere, probabile che il cliente se ne senta irritato e perda il filo di quel che stava dicendo. Dunque, nella fase iniziale necessario che il counselor si concentri sullabilit di ascolto, anche se talvolta gli stessi clienti, e specialmente quelli ansiosi che non sanno cosa aspettarsi,vorranno formulare domande. Queste domande spesso si riferiscono a dettagli fattuali che hanno bisogno di chiarire, per esempio quanto dureranno le sedute, quale sar la loro frequenza e cos via. Anche quando questi dettagli sono stati stabiliti in anticipo (come dovrebbe sempre avvenire), pu darsi che i clienti abbiano bisogno di riascoltarli. Talvolta i clienti arrivano alla prima seduta con un elenco di domande gi pronto: in questo caso il counselor dovrebbe passare un po di tempo su queste cose con il cliente per facilitare la comprensione e costruire un rapporto. La cosa pi importante da ricordare circa lo stadio iniziale del counseling che i clienti dovrebbero essere autorizzati a procedere con il loro ritmo e i loro tempi e a rivelare le informazioni gradualmente se lo desiderano. Inoltre, il counselor dovrebbe evitare di formulare domande in questa fase perch esse tendono a incoraggiare la dipendenza e potrebbero perfino far prendere alla seduta una direzione di maggiore interesse per il counselor che per il cliente.

Le domande di apertura Gli studenti di counseling sono spesso preoccupati rispetto al modo corretto di salutare i clienti, specialmente la prima volta che li vedono a una seduta. In tale contesto, la cosa migliore usare una breve domanda come modo per riconoscere la presenza del cliente e stabilire un contatto. Ecco alcune possibili domande/affermazioni di apertura che possono servire allo scopo:

Vorrebbe cominciare dicendomi a che cosa sta pensando in questo momento? Abbiamo cinquanta minuti a disposizione oggi. Come Le piacerebbe usare questo tempo? Prego, mi dica come posso aiutarLa.

Vorrebbe dirmi del problema che ha menzionato quando abbiamo fissato lappuntamento? Come Le piacerebbe cominciare? C qualcosa di specifico che vorrebbe considerare prima di tutto? Forse potremmo parlare delle questioni che La preoccupano di pi adesso?

Laffermazione o la domanda iniziale dovrebbe essere aperta quanto basta per incoraggiare il cliente a parlare liberamente. Si tratta di una sorta di autorizzazione a parlare , e segnala al cliente che il counselor l per ascoltarlo e aiutarlo.

Altre modalit di formulare domande

Le domande che incoraggiano il pensiero critico Nel counseling, i clienti possono essere incoraggiati ad autoformularsi le domande per migliorare le loro abilit innate di discriminare fra varie possibilit o corsi di azione. Alcuni modelli teorici del counseling pongono maggiore enfasi di altri sullautoformulazione di domande da parte del cliente. Il counseling razionale emotivo di Albert Ellis un esempio di modello che valorizza tale abilit. In particolare, Ellis fa riferimento alle convinzioni irrazionali delle persone che causano problemi emozionali. Secondo Ellis, queste convinzioni irrazionali devono essere identificate e messe in discussione (Ellis, 1992). Labitudine al pensiero critico e allautoformulazione di domande rende i clienti capaci di acquisire fiducia e indipendenza, due dei pi importanti obiettivi del counseling. I clienti possono essere incoraggiati a guardare pi da vicino alcune delle loro credenze e a stabilire se siano vere sul serio. Per esempio, una delle convinzioni irrazionali pi diffuse che si debba sempre essere perfetti e non commettere mai errori: si pu insegnare ai clienti che la possiedono a metterla in discussione e sfatarla da soli. In ogni caso, evidente che per aiutare i clienti a sviluppare abilit di pensiero critico i counselor devono possedere qualche competenza in proposito o svilupparla nel corso della loro formazione. Lambito della formulazione di domande richiede molta sensibilit e insight, oltrech luso appropriato di abilit di messa in discussione.

Le domande che si riferiscono al passato e al futuro Ci sono alcuni modelli di counseling che pongono laccento sullimportanza di passare in rassegna le esperienze passate del cliente per mettere in luce le origini degli attuali problemi e difficolt. Nel modello psicodinamico del counseling, lattenzione focalizzata sulle esperienze infantili e i clienti possono essere incoraggiati, attraverso la formulazione di domande, a esaminare episodi remoti della loro vita, comprese le relazioni con genitori e fratelli. In ogni caso, anche il modello psicodinamico, al pari degli altri modelli, sottolinea limportanza del rispetto per i clienti, il che significa fra le altre cose stare attenti a non farli sentire sotto interrogatorio o sotto pressione attraverso un malaccorto e invadente uso

delle domande. Per questo motivo, le domande devono essere formulate soltanto quando sono rilevanti e suscettibili di far avere al cliente un insight. Si applica naturalmente anche in questo caso il principio di rivolgere domande aperte, e lempatia considerata una componente essenziale di ogni stadio del processo di counseling. Occasionalmente, necessario che i clienti considerino le conseguenze dei cambiamenti che stanno preparandosi a effettuare. Questo tipo di domande generalmente trova spazio in fasi avanzate del counseling, quando i clienti stanno ponendosi obiettivi per il futuro. Un cliente potrebbe per esempio sentirsi chiedere di considerare che cosa potrebbe accadere se un certo piano venisse tradotto in realt. Esaminare le varie possibilit in questo modo pu aiutare i clienti a fare scelte migliori e pi avvertite.

Creare la giusta atmosfera emozionale Il calore e lempatia del counselor sono due caratteristiche, ritenute importanti da Rogers, necessarie se si desidera che il cliente faccia progressi nel counseling (Rogers, 1991). difficile dire esattamente come questi attributi possano essere acquisiti, ma la maggior parte della gente non ha assolutamente dubbi sulla loro esistenza quando li percepisce in unaltra persona. Dal punto di vista dello studente di counseling, il prerequisito pi importante per lo sviluppo dellempatia costituito dallautosviluppo e dallautoconsapevolezza, processi che devono essere affrontati nel corso della formazione. Attraverso questi processi, che possono anche rivelarsi dolorosi, gli studenti sviluppano una pi profonda comprensione dei clienti e dei loro problemi, coltivando in tal modo le loro innate riserve di empatia. Un ulteriore sviluppo pu essere raggiunto grazie alla formazione in servizio e alla supervisione, oltrech al contatto con i clienti nella pratica professionale. Lesperienza emozionale che i clienti percepiscono quando vengono in counseling per la prima volta uno dei fattori che determineranno il loro futuro impegno nel processo di autoesplorazione. Non c bisogno di dire che i clienti non saranno affatto incoraggiati a continuare il counseling se avvertono che il counselor non comprende n loro n i loro problemi. Una comprensione reale naturalmente si sviluppa dopo un certo periodo di tempo. Ma fin dalle battute iniziali del counseling, il counselor deve dimostrare la volont di prestare al cliente tutta lattenzione necessaria a far s che questa comprensione profonda venga alimentata. Uno dei modi di favorire tale processo quello di formulare domande, ma abbiamo visto che necessario considerare con accuratezza sia la scelta del tempo sia la struttura e larticolazionedelle domande. Va altres considerata la ragione per la quale si rivolgono domande. Forniamo di seguito una sorta di scheda di valutazione per gli studenti di counseling che hanno difficolt a stabilire quando e con quale frequenza porre domande.

troppo presto per formulare questa domanda? Perch voglio una risposta alla domanda che sto rivolgendo al cliente? La domanda aiuter il cliente? La domanda ha lobiettivo di soddisfare qualche mia curiosit? La domanda aiuter il cliente a essere pi aperto?

La domanda aiuter il cliente a esplorare ulteriormente la situazione? Quante domande ho fatto in questa seduta? Ho dato al cliente tempo sufficiente per considerare la domanda precedente e darvi risposta? Che cosa non ha detto il cliente nel rispondere a una specifica domanda?

inoltre opportuno che gli studenti divengano consapevoli del proprio linguaggio corporeo, del proprio tono di voce e del loro contegno generale quando formulano una domanda. Se queste aree vengono osservate e monitorate, molto meno probabile che le sedute siano simili a un interrogatorio o rimangano in superficie. Quando vengono rivolte troppe domande, c il rischio reale che le sedute siano superficiali perch al cliente non offerta la reale opportunit n il tempo per esplorare approfonditamente i problemi.

Studio di caso: Giulia


Giulia aveva 16 anni e viveva a casa con i nonni e un fratello pi grande. Venne in counseling dapprincipio perch suo fratello aveva atteggiamenti da bullo ed era verbalmente aggressivo nei suoi confronti. I nonni non erano in grado di aiutarla (o non erano disposti ad aiutarla) a gestire la situazione. A causa della depressione che provava, il lavoro scolastico di Giulia ne risentiva, la ragazza trovava sempre pi difficile concentrarsi e aveva problemi di socializzazione con gli amici. Il suo rapporto con il fratello era la maggior preoccupazione di Giulia, ma era anche abbattuta a causa degli scambi interpersonali deteriorati e delle molte piccole liti che continuava ad avere con gli amici. Durante la prima seduta di counseling, Giulia descrisse i suoi problemi in questo modo: Giulia: Mi prendono tutti in giro, non solo mio fratello, proprio tutti quanti. Vanessa, la mia amica, ha iniziato ad andarsene in giro con una brutta ciurma. O almeno, penso che sia una brutta ciurma, e ieri quando salii sullautobus per andare a casa sapevo che stavano ridendo di me. Ero veramente imbarazzata e ho chiesto che la smettessero, soprattutto a Vanessa. Non riesco a credere che stia agendo cos. stata la mia migliore amica per tutto il periodo della scuola. E non tutto. Ho questi stupidi dolori alle gambe e alle braccia. Gliene ho parlato? [Non aspetta la risposta.] Questi dolori aumentano dintensit di notte, e tutto quel che ha saputo dirmi il nonno stato che dovrei tornare dal medico, cosa che ho fatto. Mi sembra che il nonno prenda un po sottogamba questa faccenda, ha detto che ho avuto un sacco di grane nellultimo periodo e che dovrei prendermi un po di tempo. [Pausa.] Hai dovuto affrontare un sacco di cose in questultimo periodo, tuo fratello, Vanessa, il fatto di non sentirti bene fisicamente. stato un periodo molto stressante. S, stressante la parola giusta. Non riesco a credere di avere avuto tutti questi guai dopo quello che gi era successo. Tutto quello che gi era successo? S. La mia mamma morta dieci mesi fa. [Scende una pausa di silenzio.] Aveva il cancro. Cos avevi tutta questa tristezza da sopportare, e anche le altre cose sono diventate un peso.

Counselor:

Giulia: Counselor: Giulia: Counselor:

Giulia:

S, vero. Tutte le altre cose sembrano assumere unimportanza sproporzionata. Trovo difficile andare avanti, specialmente da quando Vanessa ha smesso di prendersi cura di me. Era la mia migliore amica. Era una persona a cui sentivi di poter parlare a cuore aperto? S. Forse adesso potremmo parlare di alcune delle cose di cui avresti voluto parlare con Vanessa. Della tua mamma? S, mi piacerebbe.

Counselor: Giulia: Counselor: Giulia:

Si pu notare dallinterscambio sopra riportato che il counselor formul molte domande a Giulia nella prima parte della seduta. Pu sembrare eccessivo allinizio, ma le domande furono rivolte a scopo esplorativo con grande sensibilit. Come molti altri clienti che vanno in counseling, Giulia era preoccupata da numerosi problemi, ma il problema principale non venne menzionato fino a che non ebbe parlato dettagliatamente degli altri eventi che la assillavano. Questi eventi erano il suo rapporto con il fratello, il comportamento bullistico di lui, la convinzione di Giulia che gli altri la prendessero in giro, il comportamento apparentemente lesivo di Vanessa, i suoi dolori fisici e la sua incapacit di assicurarsi il sostegno o laiuto dei nonni. Soggiacente a tutto questo, cera il problema fondamentale del lutto e della perdita. Sua madre era morta dieci mesi prima e Giulia non aveva avuto la possibilit di parlarne con nessuno. Come tanto spesso avviene, i suoi nonni tendevano a evitare largomento e Giulia si sentiva sempre pi isolata e sola. Dapprima, Giulia era riluttante a parlare della morte di sua madre, per paura che il counselor facesse marcia indietro (come altri avevano fatto) o non riuscisse a capire il significato o la profondit dei sentimenti della ragazza. Il counselor riusc a manifestare empatia a Giulia e prima di tutto le diede un feedback sugli argomenti che aveva menzionato facendo anche riferimento allo stress che aveva accompagnato quegli eventi. Giulia, a sua volta rispose affrontando gradualmente il tema della morte di sua madre. In seguito, il counselor rivolse domande che mostravano come fosse realmente interessato, e la ascolt attivamente. Ci incoraggi Giulia ad aprirsi ulteriormente e a parlare diffusamente di sua madre. Per quanto attiene alla reazione che Vanessa aveva avuto alla sua perdita, Giulia era particolarmente sconvolta. Quando ebbe discusso di questo con il counselor durante le sedute successive, comunque, la ragazza giunse a comprendere che Vanessa mancava dellesperienza e della confidenza necessarie per aiutarla. Anche Vanessa era stata sopraffatta e spaventata da quel che era accaduto, e quando Giulia se ne rese conto il suo rapporto con lamica miglior notevolmente.

Domande utili
Tratto da Geldard K. e Geldard D. (2005), Parlami, ti ascolto. Le abilit di counseling nella vita quotidiana, Trento, Erickson, pp. 129-136.

Quand che una domanda utile? Nel colloquio daiuto, una domanda si pu considerare "utile" se risponde a uno dei seguenti obiettivi:
1. aiutare la persona a concentrarsi sul "nocciolo" del suo problema; 2. aiutarla a proseguire nella narrazione della sua esperienza; 3. aiutare noi a comprendere meglio lesperienza stessa.

Utilizzare le domande per aiutare la persona a concentrarsi sul "nocciolo" del problema Dopo aver insistito tanto sullimportanza di non eccedere nelle domande, dobbiamo anche riconoscere laltra faccia della medaglia: se le si formula con cura, nei momenti giusti, le domande possono servire tantissimo per aiutare la persona a individuare quali siano, tra tutti i suoi problemi, quelli che veramente la preoccupano di pi. Proveremo a spiegarci meglio, al solito, con alcuni esempi pratici. Lorenzo e la responsabile delle risorse umane
Lorenzo lavora, come quadro intermedio, in una grande azienda multinazionale. considerato da tutti un manager capace, molto bravo nel motivare il suo staff. Ha appena preso un appuntamento con la responsabile delle risorse umane di tutta lazienda, Chiara. Questa, sin dallinizio del colloquio, ha percepito chiaramente che Lorenzo un po diverso dal solito. Mano a mano che lo ascolta, attingendo dalle sue abilit di counseling, si rende conto che evita sistematicamente di entrare nel merito di una particolare questione. Nel corso della conversazione ha fatto cenno pi volte, con tono infastidito, ai suoi cattivi rapporti con Carlo, un altro quadro intermedio, che occupa una posizione analoga alla sua. Ogni volta che ne parla, per, si fa improvvisamente ansioso, e di l a poco cambia argomento, di punto in bianco. Chiara comincia a sospettare che il vero problema di Lorenzo stia proprio nei suoi rapporti con Carlo. Decide quindi di domandargli: "Ho notato che hai accennato pi volte al tuo rapporto con Carlo, Lorenzo. Non ti andrebbe di dirmi qualche cosa di pi al riguardo?". Di fronte a questa sollecitazione, Lorenzo ammette che fa parecchia fatica a parlarne, perch, nonostante i problemi che ha attualmente con Carlo, sente comunque di dover essere leale nei suoi confronti. Con la sua capacit di ascolto attivo, per, Chiara riuscita ad aiutarlo a riconoscere quel particolare vissuto emotivo, che gli impediva di esplicitare il vero "nocciolo" del suo problema, legato per lappunto al rapporto con Carlo. Come potete vedere, Chiara ha ottenuto questo risultato rivolgendo a Lorenzo un feedback, a cui seguita una domanda che lo invitava esplicitamente a parlare del problema che lo turbava di pi.

Lisa e la signora Rossi


Lisa fa linfermiera in una struttura residenziale sanitaria. Una delle sue pazienti, la signora Rossi, una donna ormai anziana, che non pu pi alzarsi dal letto, per via di una malattia cronica. Deve cambiarsi spesso i vestiti, ed Lisa che se ne deve occupare. Nellultima settimana, mentre svolgeva le sue solite mansioni, linfermiera si resa conto che la sua paziente, di solito abbastanza serena, appariva scossa e preoccupata. La ha quindi invitata a parlare, secondo le modalit che abbiamo pi volte descritto; a quel punto, la signora ha cominciato a raccontarle di tutta una serie di problemi, che la stavano davvero preoccupando. Nella conversazione, Lisa ha attinto a piene mani dalle sue abilit elementari di counseling: interiezioni, risposte brevi e riformulazione. Alla fine, inoltre, ha provato a riassumere le cose principali che le erano state dette: "Mi ha parlato di Suo figlio, che disoccupato; di Sua figlia, che fa

molta fatica a stare dietro ai bambini; dei problemi con lalcol di Suo fratello; delle difficolt che sta incontrando Suo marito, per via di quelle riparazioni che deve fare in casa". La signora Rossi, a sentire questo riassunto, ha confermato tutto: cerano un sacco di motivi per cui era preoccupata. A quel punto, Lisa avrebbe anche potuto interrompere la conversazione. Ha percepito, per, che cera ancora qualche cosa che non quadrava: la signora aveva deliberatamente evitato di parlare del vero "nocciolo" del problema. Aveva parlato dei problemi degli altri, ma non delle sue reazioni, rispetto ai problemi stessi. Linfermiera ha quindi deciso di proseguire, rivolgendole una ulteriore domanda: "Com che si sente, a livello emotivo, quando parla di tutti questi problemi?". Grazie a questa domanda esplicita sullesperienza emotiva della signora, Lisa la ha aiutata a riconoscere il suo senso di impotenza e di disperazione: il profondo sconforto che avvertiva per il fatto di essere l, incapace di dare una mano alle persone che amava. solo cos che riuscita a mettere a fuoco il vero problema. Vale la pena, a rileggere il caso, di guardare non solo quel che Lisa ha fatto, ma anche ci che ha evitato di fare. Ha evitato, ad esempio, di invitare la signora a continuare il racconto dei problemi degli altri: cos facendo, infatti, avrebbe distolto lattenzione dai suoi problemi. Si sforzata, piuttosto, di invitare lanziana signora a parlare di s: di come si sentisse lei, a raccontare delle difficolt dei suoi parenti. In questo modo, la ha messa nelle condizioni adatte per esplorare i suoi problemi, e non solo per parlare di quelli degli altri.

Utilizzare le domande per aiutare la persona a proseguire Possiamo anche fare uso di alcune domande mirate per aiutare la persona a proseguire, soprattutto se ci sembra in difficolt nel farlo da sola. Un buon modo per incoraggiarla ad andare avanti, di fronte a una questione importante e delicata, potrebbe ad esempio essere il seguente:

Ti andrebbe di raccontarmi ancora un po [dei tuoi familiari, o di un altro argomento di conversazione]?

Il pi delle volte, sono sufficienti domande di questo tipo:


C qualche cosaltro che avresti voglia di dirmi? Ti andrebbe di dilungarti ancora un po sulle cose che mi hai detto?

Naturalmente, prima di fare domande del genere dovremo esserci "accordati" con i vissuti emotivi di quella persona. Una volta riusciti a creare una relazione di empatia, capiremo facilmente se sia il caso di invitarla ad andare avanti, o se sia meglio desistere. Nel secondo caso, potremmo ricorrere a qualche forma di riformulazione:

Mi sembra fin troppo difficile, in questo momento, che andiamo avanti.

Utilizzare le domande per comprendere meglio lesperienza dellaltro In certi casi semplicemente impossibile comprendere la situazione vissuta da una persona, o i problemi che ha, se non si raccolgono ulteriori informazioni. In queste circostanze, fare qualche domanda pu anche essere appropriato, giacch ci permetter di capire meglio e di esserle maggiormente daiuto.

Talvolta, anche possibile che la storia di quella persona vi lasci imbarazzati, disorientati o confusi. Per quanto vi sforziate, faticherete a capire che senso abbia. Se ci accade, opportuno che facciate qualche altra domanda, quanto basta per comprendere meglio la situazione, e aiutare quella persona a cogliere ancora una volta il "nocciolo" del problema. Poniamo, ad esempio, che vi stiate rivolgendo a una ragazza che vi ha dato limpressione pur senza esplicitarlo che il suo attuale fidanzato sia il padre del suo bambino. Va da s che, in un caso del genere, sarebbe appropriato porre una domanda del tenore della seguente:

Perdonami, ma non capisco bene; il pap del tuo bambino una persona diversa dal tuo compagno?

Notate che la domanda, in questo caso, parte dallesplicita ammissione del proprio disorientamento. Ci serve a far capire allaltra persona che le ponete quella domanda per uno scopo ben preciso capire meglio la sua storia e non soltanto per una vostra curiosit.

Come "convertire" le domande chiuse in domande aperte? Alcuni esempi pratici


1. Hai dei figli? 2. Litigate spesso, tu e il tuo fidanzato? 3. La tua mamma ancora autosufficiente, pur essendo cos anziana? 4. Ti piace prenderti cura di tuo padre? 5. Sei stato bene al lavoro, questa settimana? 6. Tuo figlio continua a disobbedire da mattino a sera? 7. Ti senti triste, se pensi a tua zia?

Le domande del "chi", del "cosa" e del "come" Le domande che ci capita di usare pi spesso, nella vita di tutti i giorni, sono probabilmente quelle che cominciano con "chi", "che cosa" e "come". Vale la pena riflettere su come sia possibile utilizzare questi diversi tipi di domande, in un colloquio daiuto. Le domande che iniziano con "perch?" non sono, il pi delle volte, granch utili. Di fronte a domande di questo tipo, molti tendono a dare delle spiegazioni, pi che a comunicare ci che pensano, o che provano. Pensate per ipotesi di trovarvi a domandare a qualcuno (che conoscete): "Perch hai lasciato tuo marito?". Piuttosto che cominciare una domanda con un "perch", di solito meglio ricorrere a un "che cosa", o magari a un "come". Nellesempio appena citato, avremmo potuto riformulare la domanda nel modo seguente:

Com che ti senti, adesso che hai lasciato tuo marito?

Oppure:

Che cos' che provi tu, adesso, dopo che hai lasciato tuo marito?

Notate che, nella seconda versione, abbiamo fatto esplicito riferimento con il tu alla persona che abbiamo davanti a noi. importante, infatti, che la persona concentri lattenzione sul suo vissuto emotivo, anzich parlare a titolo generale. In entrambi i casi, inoltre, le domande alludono a come si sente la persona hic et nunc; non a come si sentiva, in passato, con il suo partner. Anche questo particolare ha la sua importanza: perch un colloquio sia davvero daiuto, occorre che la persona sia incoraggiata a parlare delle sue esperienze di vita attuali. nellattualit, infatti, che si colloca il suo problema, o la sua situazione di disagio. Vi proponiamo, a questo punto, alcuni esempi di domande impostate nella logica del che cosa, o del come: Che cos che senti, dal punto di vista emotivo, quando parli di quella cosa l? Che cos che potrebbe succedere, se tu facessi quella cosa? Quali possibilit di scelta pensi che avresti? Com che ti senti, a livello emotivo, quando mi dici che? Com che ti fa sentire quella cosa? E adesso, com che ti senti? Come faresti a sapere se? [ad esempio: se tua madre preoccupata] Come pensi che potresti fare, per cambiare questa situazione?