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A. A.

SEMI Tecnica del colloquio


Cap. 1 LA CORNICE DEL COLLOQUIO: ASPETTI PSICHICI

CHE SCOPO HA UN COLLOQUIO?

Indagare la realtà psichica del soggetto, l’anamnesi passa in secondo piano. La realtà psichica è la
prima cosa da indagare a scapito delle altre realtà. Bisogna rendersi conto però, che la persona che
abbiamo di fronte ha sempre paura di essere guardata dentro. Per questo è importante trasmettere fin
da subito un sentimento di profondo rispetto utile per poter stabilire un buon rapporto.

CHE SCOPI HA UN COLLOQUIO?

Bisogna tenere presenti gli scopi del paziente e del conduttore. Bisogna avere un’idea precisa delle
proprie capacità professionali, delle possibilità materiali per poter compiere un trattamento. Avere
presenti i tempi che si hanno a disposizione perché non è sufficiente come scopo quello di fissare un
appuntamento solo per tappare un buco.

PREREQUISITI MENTALI

Insieme di condizioni, fatti, conoscenze, stati emotivi inerenti il mondo interno del conduttore. In
aggiunta vanno anche le competenze tecniche acquisite con la pratica.

Disponibilità e professionalità

Per quanto riguarda l’atteggiamento del 1° colloquio ci sono delle considerazioni


1. il paziente non è un amico, non va quindi trattato come tale perché sembrerebbe di avere
superato le difficoltà di incontro invece le si è solo messe da parte comunicando che se ne ha
paura.
2. comportarsi in modo rigido invece sembrerebbe ancora negare il fatto che in realtà siamo
persone umane
E’ necessario rifarsi al proprio stile personale. Pensarci su può aiutare nell’approccio. Dovremmo
cercare di descriverci. In un colloquio entrano subito in gioco 2 nostri aspetti: personalità e
professionalità. Bisogna fondere il nostro stile personale con la tecnica del colloquio.

Frustrazione e sadismo

Durante il 1° colloquio l’atteggiamento di base dell’intervistatore è attentamente e ansiosamente


valutato dall’intervistato. Nel 1° colloquio bisogna mantenere la neutralità.
La regola della frustrazione impedisce che paziente e analista colludano soddisfacendo il secondo le
richieste inconsce del primo e facendo in modo che il paziente prenda coscienza dei suoi desideri
profondi.

Cap. 2 LA CORNICE DEL COLLOQUIO: ASPETTI MATERIALI

IL LUOGO

E’ la stanza che deve avere determinate caratteristiche: pareti, finestre, porta (dinamica dentro/fuori)

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ARREDAMENTO

E’ qualcosa che ci rappresenta. Importante è la GESTALT della stanza. Tavolo, 2 sedie, luce diffusa,
qualche quadro alle pareti, se possibile no armadietto medicinali a vista.

IL CORPO DELLO PSICHIATRA

Anche lo psichiatra fa parte della GESTALT, deve quindi tenere in considerazione il suo aspetto, la
sua postura, la sua mimica, in poche parole il suo carattere

Cap. 3 LE REGOLE DEL GIOCO

3 regole da rispettare:
REGOLA DEL LINGUAGGIO: In linea di massima il linguaggio da usare è quello del paziente.
Bisogna capire i rapporti esistenti tra linguaggio e cultura etnica, tra cultura e personalità. Ci sono
da capire le diverse forme del linguaggio.
Livelli di osservazione del linguaggio nel colloquio:
1. lingua usata: dialetto o lingua madre; linguaggio quotidiano o no; proposto o imposto
2. vocabolario prevalente: indica provenienza socioculturale
3. ricchezza del lessico
4. stile: sintassi; stile oratorio
5. analisi delle figure retoriche usate
Bisogna usare un linguaggio quotidiano, di uso corrente non tecnico-scientifico il quale serve solo
per comunicare con i colleghi e a noi per poter pensare sul caso.
L’uso delle espressioni linguistiche del paziente si vedono nelle riformulazioni, che sono interventi
con un leggero aumento del significato del testo verbale del paziente, che gli vengono proposti in
forma interrogativa e sono diversamente finalizzati.
L’eccezione alla regola si ha con il tossicomane e il delinquente. Essi fanno un uso falso del
linguaggio.
REGOLA DELLA FRUSTRAZIONE. Nel colloquio non bisogna soddisfare i desideri consci ed
inconsci del paziente. La regola della frustrazione va distinta dalla maleducazione o dal sadismo. Si
applica quando abbiamo compreso la struttura mentale del paziente. Difficilmente si applica nel 1°
colloquio, dove è meglio avere un atteggiamento di benevola neutralità.
Sempre, interagendo col paziente gli comunichiamo chi siamo e quindi non è possibile mentire
anche se non dobbiamo comunicargli i nostri desideri. Il paziente deve avere la certezza di
conoscerci bene anche se non sa niente di noi.
REGOLA DELLA RECIPROCITA’. Il paziente uscendo deve avere ricevuto almeno quanto ha dato
(regola dello scambio).

Cap. 4 ANATOMIA DEL COLLOQUIO 1° PARTE

PRELIMINARI DEL COLLOQUIO


Ne fanno parte gli aspetti materiali e psichici che fanno da cornice al colloquio stesso e ne
consentono lo svolgimento e l’appuntamento.
1. L’appuntamento va sempre dato (lo fissiamo noi o altri al nostro posto), almeno 45 minuti x
il 1°colloquio. Se chi fissa l’appuntamento non è l’interessato bisogna cercare il modo di
parlare con lui perché gli altri ci fornirebbero solo un’immagine mediata
2. stanza
3. scopi del colloquio (diagnostici, d’urgenza, selezione per trattamento). Il periodo che va
dall’inizio alla fase libera (compresa), è quello che decide le sorti del colloquio, circa 25

2
min. vanno dedicati a questa parte. Bisogna saper calcolare i tempi di andamento del
colloquio che durerà max. 50 min.
L’INIZIO E IL RICONOSCIMENTO
1. presentazione formale
2. inizio del colloquio: info. Preliminari, scelta tra colloquio libero o guidato
3. la fase libera: il paziente si presenta a) presentandoci i suoi sintomi b) raccontando la sua
storia c) parlandoci del suo ambiente d) con un inizio atipico (andare in bagno ecc. ). Nella
fase libera valutiamo anche la tolleranza alla frustrazione: a) valutare la nostra tollerabilità
del paziente ed essere capaci di rinunciare a quei casi che non fanno per noi b) tolleranza del
paziente alla libertà di parola c) tolleranza agli stop che operiamo durante la fase libera. Si
può intervenire con le riformulazioni. Altro versante della fase libera è l’intervento di prova
(riformulazione) è un intervento di assaggio.

Cap. 5 LA VALUTAZIONE DELLA FASE LIBERA DEL COLLOQUIO

La valutazione si fa in base agli scopi del colloquio che sono principalmente 3:


1. conoscere il paziente
2. sapere che trattamento offrirgli
3. sapere se il trattamento lo faremo noi o un altro.
LA “CAROTA” DELLO PSICHIATRA
Strumenti di prelievo della carota sono:
1. disponibilità, discrezione, riservatezza
2. il proprio stile
valutando il discorso verbale e non verbale del paziente, dobbiamo farci un’immagine di lui per
pensare ad una ipotesi di lavoro. Il materiale raccolto deve far nascere degli interrogativi (pag 69)
COSTRUZIONE DELL’IPOTESI DI LAVORO
Deve essere personalizzata ed è qualcosa di diverso dalla classica diagnosi.

Cap. 6 ANATOMIA DEL COLLOQUIO 2° PARTE

USO CLINICO DELL’IPOTESI DI LAVORO


Nella seconda parte del colloquio dobbiamo:
1. verificare l’ipotesi di lavoro che si può modificare via via
2. elaborare una proposta per il paziente:
a) chiedere un altro colloquio per chiarire meglio la situazione
b) inviare il paziente ad un collega spiegandogli perché, quando non siamo in grado
di trovare il trattamento giusto
c) consigliare il ricovero ospedaliero
d) curare il paziente noi stessi
CONCLUSIONE CLINICA DEL COLLOQUIO
Bisogna far capire che si è arrivati alla fine del colloquio dedicando a questa fase 7/8 min. Nella
fase conclusiva può venire fuori la nostra onnipotenza. Solo dopo il colloquio il paziente formula
una risposta alla nostra proposta. Prima dei saluti c’è il pagamento (se si è in ambito privato) le
questioni che emergono sono relative : a) all’onorario, inteso come studio del giusto prezzo; b) al
fisco, se il paziente è stato onesto con noi, dobbiamo fare altrettanto senza fare i furbi, dobbiamo
fargli la ricevuta.

Cap. 7 LA CONCLUSIONE REALE DEL COLLOQUIO

NEL PAZIENTE
Avrà 3 immagini del colloquio:

3
1. di sé stesso
2. dello specialista
3. del colloquio in sé
Se il colloquio ha avuto un aspetto incisivo resterà restera nell’apparato psichico del paziente un
insieme di ricordi. Nel paziente si ha una conclusione realistica del colloquio, solo quando egli si è
ricostruito una propria narrazione di questo evento.
NELLO PSICHIATRA
Sono importanti 2 momenti di comunicazione del colloquio:
1. riflessioni diagnostiche ed auto diagnostiche: si costruisce un modello del paziente sulla
base dei dati disponibili ( questo riguarda le riflessioni diagnostiche). Così facendo saremo
portati a riflettere anche sulla nostra immagine professionale
2. stesura scritta del colloquio:
a) la parola scritta è diversa da quella parlata
b) stendere un colloquio significa scrivere la storia di una breve relazione tra 2 persone che
vanno quindi descritte entrambe
c) la difficoltà nella stesura riguarda il fatto che possa essere solo una cartella clinica o che
ne si debba fare una pubblicazione scientifica. Un testo scritto e sempre destinato a una
pubblicazione. Per scrivere una prima stesura ci sono 2 modi: scrivere le idee man mano che
vengono in mente; scrivere un resoconto di “come sono andate le cose” dal 1° minuto in poi
(criterio cronologico)

Cap. 8 COLLOQUIO E COLLOQUI

E’ importante sapere l’ambito di applicabilità.


POSSIBILITA’ D’USO: seriato e programmato x quei pazienti che fanno un trattamento misto
LIMITI D’USO:
1. limiti della tecnica in sé
2. si può usare solo con persone “conversabili”
3. si può usare solo quando ci sono le condizioni materiali per farlo (cap 2)
4. ha limitazioni conoscitive

Cap. 9 SULLA VALUTAZIONE DELL’ESITO DELLE PSICOTERAPIE

Per lo psicoterapeuta:
Il 1° aspetto della valutazione è razionale: possibilità di ragionare su un modello mentale del
paziente.
Il 2° aspetto è umano: controtransfert.
Per il paziente:
La sua valutazione può essere positiva o negativa. Può decidere di chiudere il trattamento in
qualsiasi momento.
Non si sa ancora molto sulla valutazione del trattamento da parte del paziente a distanza di tempo.