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La spada nella doccia

Vicolo delle querce numero trentadue. Lindirizzo era quello. Inchiodai il furgoncino con una brusca frenata, poi scesi, dopo essermi acceso una sigaretta, e presi con me la borsa con gli attrezzi. Idraulico, dissi in tono asettico al citofono, mentre mi aggiustavo la salopette blu. Due rampe di scale, poi il cigolio di una porta. Comparve una donna che indossava un accappatoio marrone, generosamente slacciato, e non si preoccupava nemmeno di coprirsi. Ma dopo venticinque anni di quel lavoro mi eccitavo ormai solo alla vista di sciacquoni da aggiustare e lavandini da disgorgare. La donna appariva sconvolta. Meno male che venuto subito. Sapesse..., profer con voce tremante. Allora? Cosa succede? Qual il problema? Mi segua, e capir da s. Ma stia molto attento, mi raccomando... Mi accompagn al locale dove si trovava il bagno, lasciando dietro di s una scia gocciolante. A-apra lei, la prego, mi supplic. Infilai un piede nella porta socchiusa, e con un colpo deciso la spalancai. La donna mi indic la doccia. Posai la borsa degli attrezzi, sputai la sigaretta ormai consumata in un angolo e andai a vedere. Inginocchiatomi sul piatto doccia, accarezzai con reverenza la superficie smaltata. Splendido esemplare in gres porcellanato, pensai, ammirando la sublime armonia di quelle forme. Saranno quindici anni che un modello cos non lo fanno pi. Per poco non mi scivol una lacrima di commozione. Notai una brutta spaccatura al centro del sanitario. Che peccato... purtroppo lincuria della gente non conosce limiti. Neanche un po di rispetto per una vecchia gloria! Finite queste tristi considerazioni notai che vi era qualcosa infilato nella crepa. Alzai lentamente lo sguardo. Una spada, unenorme spada, trapassava la superficie del sanitario, sporgendone fuori per almeno un metro e venti. Estrassi la chiave inglese di tasca e mi grattai la testa. Un caso davvero insolito. Adesso si spiegava langoscia della mia cliente. Osservai meglio lantica arma.

Il materiale di cui era fatta era una specie di via di mezzo tra largento ed il cristallo, leggermente opalescente, e muovendo lo sguardo vi si potevano scorgere bagliori metallici. Pareva quasi che emanasse luce propria, una luce bianco-azzurra davvero singolare. Sullelsa erano incisi dei caratteri strani, probabilmente runici. Vi passai sopra i polpastrelli, come accarezzando quelle parole arcane e misteriose. Fino a quel momento solo incuriosito, fui percorso da una strana sensazione. Mi sentii improvvisamente come pi alto, pi forte. Sentii un sangue diverso nelle vene, sentii il vento del nord, il canto degli eroi nelle orecchie. Un brivido mi percorse. La mia mano si strinse sullimpugnatura. Se avessi estratto quella spada, sarei diventato il re, ma che dico il re? limperatore, il dio degli idraulici. E allora sarebbero stati tutti ai miei piedi. Mi sarei fatto costruire come trono un gabinetto doro tempestato di rubini e di smeraldi, e gi mi vedevo gli installatori di tutto il mondo venire da me a recarmi omaggio. S, cera del sangue nobile nelle mie vene, e dovevo aspettare proprio quelloccasione per scoprirlo. Il momento era storico. Mi alzai in piedi, ed afferrai con entrambe le mani la pesante spada. Aggrottai la fronte, tendendo tutti i muscoli del corpo. In quella sentii una voce cupa e rombante, che irruppe dallalto, facendo vibrare tutto il locale. Roccia, non doccia, ho detto! Allistante la spada scomparve, e rimasi come un idiota a stringere laria. Guardai alla base della doccia: anche la crepa era scomparsa, come non fosse mai esistita. Raccattai le mie cose, ed uscii dalla stanza. La donna mi aspettava ansiosa fuori dalla porta. Tutto risolto, dissi molto professionalmente, facendo schioccare la cinghia della tracolla. La donna mi abbracci come fossi suo fratello, anzi di pi. Notai il suo sguardo scivolare furtivo poco pi a sud della mia prorompente pancetta. Evidentemente la mia prestanza fisica faceva ancora impressione, nonostante non fossi pi un giovincello. Cosa posso fare per ricompensarla?, mi chiese, mettendo nella sua voce una punta di malizia. La guardai, scorrendo lo sguardo sulla striscia di nudo che mi offriva il suo accappatoio perennemente aperto. Mica male, dissi fra me e me, provando unebbrezza simile a quella che mi aveva dato installare la mia prima caldaia. In quella scoprii che il suo interesse era provocato dalla chiave inglese infilata in tasca, che faceva sporgere in modo preoccupante il cavallo della mia tuta.

Intanto mi faccia un caff, poi si vedr, dissi con nonchalance, seguendola in cucina.

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