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Il secondo chakra

Da diverso tempo mi sentivo fiacco e svogliato. Ero triste, e non ne comprendevo la ragione. Anche la copiatura di antichi manoscritti non mi alleviava tale stato, semmai lo aggravava. Ogni giorno pregavo Iddio di aiutarmi, ma evidentemente il suo disegno era diverso. Mi ero quindi rassegnato, anzi presi la mia sofferenza come un dono del cielo. Cos insegnano a noi frati. Finch un giorno in refettorio un vecchio frate che stava nella cella vicino alla mia mi disse che avevo una gran brutta cera. Cos mi confidai con lui di quanto mi accadeva. Egli mi disse: Fratello, non devi essere rassegnato. Certo che il cielo ci manda delle prove, ma noi abbiamo anche il dovere di curarci. In fondo questo piccolo nostro corpo un dono celeste, il tempio di Dio. nostro obbligo mantenerlo bene. Hai ragione, fratello, gli dissi. Vedi, continu, il tuo un quadro clinico ben preciso. Ne ho sofferto anchio a lungo. Davvero? Ed grave? gli chiesi, con apprensione. In un certo senso no, mi rispose, per va curato tempestivamente. Ed assiduamente, perch di solito cronico, un po come la gotta e i reumatismi. Come si cura, domandai, con erbe, infusi, decotti, suffumigi, semicupi? Vieni con me, mi sussurr in un orecchio, andiamo dove non possono sentirci. Ci alzammo dalla tavola, mentre gli altri frati continuavano a mangiare la zuppa di cavoli e fagioli del gioved. Salimmo al piano superiore, ed entrammo nella sua piccola cella. Vedi, fratello, mi disse a voce bassa, io conosco chi pu aiutarti. Ha aiutato anche me, in pi occasioni, quando il malessere non mi dava tregua. E perch tanto segreto?, gli domandai. Sappi, caro fratello, che questo male non si cura con la normale medicina questo male va curato con la medicina alternativa. E il frate superiore non sarebbe daccordo egli considera questo tipo di cure come qualcosa di diabolico. Allora lo non voglio nemmeno io, dissi, se si tratta di qualcosa di sporco e poco chiaro. Sciocco, per chi mi prendi? Pensi davvero che ti consiglierei qualcosa di malvagio? Si tratta semplicemente di cristalloterapia.

Devo aver letto su di un manoscritto qualcosa del genere: in pratica guarire con laiuto delle pietre. Conosci forse un dottore che pratichi questo genere di terapia? Proprio cos. Poi disse, abbassando ulteriormente il tono di voce, giura per che non lo dirai a nessuno! Giuro sulla mia testa e sulla mia tonaca! Ecco, non un medico una suora del convento vicino. Si chiama suor Paola. Una suora? E come faccio ad entrare in quel convento? Quelle sono monache di clausura Molto meno di quello che pensi, disse lui sorridendo. E poi la salute innanzi tutto, no? Dobbiamo essere sani per servire Iddio. Hai ragione, fratello. Dimmi come fare. Vedi, ogni mattina sorella Paola va nei boschi intorno al convento per raccogliere erbe e frutti per le sorelle del convento. Baster che tu la attenda alluscita, con discrezione, naturalmente. Ti ringrazio, fratello. Che la mano del Signore sia sempre su di te. E cos il mattino dopo mi alzai unora prima dellalba, e con la scusa di andare a raccogliere noci andai ad appostarmi dietro una vecchia quercia nei paraggi del convento delle suore. Dopo una certa attesa, vidi uscire una suora, con una grossa bisaccia ed un falcetto in mano. Quando fu vicina, le andai incontro. Buongiorno, fratello, disse lei, salutandomi gentilmente. Buongiorno, sorella, che il Signore sia con te. Io sono fratello Fiorenzo, del convento qui vicino. Sei tu forse sorella Paola? S, sono proprio io. Qual buon vento ti porta? Le spiegai in poche parole della svogliatezza, della malinconia e della tristezza di cui soffrivo da vario tempo. Va bene, fratello. Con laiuto del Cielo e dei miei cristalli troveremo una cura. Conosco bene la tua malattia. Seguimi. Cincamminammo nel bosco. Era primavera, gli uccelli cinguettavano e tiepidi raggi di sole filtravano tra i rami degli alberi. Dopo aver camminato a lungo, ci fermammo in una radura. I nostri conventi erano due piccoli puntolini perduti in lontananza. Suor Paola mi fece stendere nellerba, mentre lei pos la sua bisaccia. Recitammo assieme alcune preghiere, poi lei tir fuori da un piccolo sacchetto di

stoffa alcuni sassi colorati, e li dispose in cerchio attorno a me. Ai miei piedi e vicino alla mia testa pose due grossi cristalli di rocca. Poi mi slacci la corda che avevo alla vita, e mi fece togliere la tonaca. Chiudi gli occhi, mi disse, e pensa a qualcosa di bello. Io pensai alla succulenta zuppa di cavoli e fagioli che ci preparava frate Firmino, il cuoco. Sentii il freddo di alcune pietre che mi venivano posate sulla pancia. Hai un piccolo blocco terzo chakra, mi disse. Che hai detto? Vedi, rispose la donna, chakra una parola sanscrita che significa ruota. Il nostro corpo ha sette chakra, che sono degli invisibili centri di energia, che corrispondono anche a degli organi fisici. Ah, cos?, dissi sorpreso. Ma guarda un po, se ne impara ogni giorno una nuova. Quindi blocco al terzo chakra cosa vorrebbe dire? Be, nel tuo caso vuol dire forse un po di ira repressa. E soprattutto troppi cavoli e cipolle. Mi tast la fronte. Il terzo occhio va bene, disse, con un certo compiacimento. Terzo occhio? Cosa intendi? A me pare di averne soltanto due, come tutti noi mortali. Ma no, sciocchino, il terzo occhio questa zona fra le sopracciglia, che presiede allintuizione e a varie capacit, che corrisponde tra laltro ad alcune ghiandole nella testa. Poi prese a massaggiarmi il petto. Anche il quarto chakra va benissimo. Il cuore?, azzardai io. Proprio cos, disse la monaca. Capirai naturalmente che per cuore si intende non solo il cuore fisico, ma anche la capacit di amare. Naturalmente, dissi io. Prese a baciarmi e a leccarmi il torso e la pancia. Doveva essere una terapia alternativa. Lentamente scese verso il basso. Il secondo chakra una catastrofe!, disse. La guardai sgomento. Non sapevo che si chiamasse secondo chakra, ma certo lei ne sapeva pi di me. grave?, le chiesi con apprensione. S, mi disse, prendendolo in mano. Infatti prese subito a gonfiarsi in maniera abnorme. Fai qualcosa, ti prego, sorella! Sorella Paola, con infinita pazienza e misericordia, prese a massaggiare delicatamente il mio secondo chakra, poi lo baci a lungo, evidentemente per toglierne lenergia negativa.

Ti ringrazio, sorella. Sei davvero gentile e misericordiosa. Che il cielo te ne renda grazie. Ti confider un mio segreto, disse la monaca. Anchio ho lo stesso tuo male. Sobbalzai dalla sorpresa. Come? Anche tu hai la stessa mia svogliatezza, melanconia, poca voglia di scherzare e di mangiare Proprio cos, mi rispose lei. Per questo comprendo le tue tribolazioni. Poveretta, vorrei tanto aiutarti. Ed quello che farai adesso, mi disse. Questa una terapia olistica. Non c distinzione tra medico e paziente. Siamo entrambi il medico e il paziente luno dellaltro. - Guarda, fece poi, sollevandosi la tonaca, guarda come ridotto il mio secondo chakra! Rimasi ulteriormente sorpreso. Era davvero conciata peggio di me. Aveva una grossa ferita in mezzo alle gambe, che esib vicino al mio viso. Ti fa male? Ti prego, implor, fai qualcosa! Non ne posso pi! Cercando di imitare la sua tecnica, e con la maggiore delicatezza che potevo, presi a baciarle ed accarezzarle il suo secondo chakra. Era caldissima, doveva avere la febbre. Doveva farle davvero male, dato che prese a gemere e a lamentarsi. Vuoi che continuo?, le chiesi ad un certo punto. No, basta, mi disse, mi pare di impazzire. Adesso cambiamo, cercheremo di curare contemporaneamente tutti e due i nostri chakra. Possibile?, dissi. Adesso vedrai! Cos dicendo si tolse la tonaca, poi si mise a cavalcioni della mia pancia, e si sedette sul mio secondo chakra, che penetr nella sua ferita. Poi prese a dimenarsi come una forsennata, e prese a gemere ancora di pi. Lo stesso accadde anche a me. La presi per i fianchi, le accarezzai il seno per aiutare il suo quarto chakra. Il cuore mi batteva sempre pi forte, ero sempre pi caldo e febbricitante, finch non mi sentii un tuttuno con sorella Paola, con il prato, con fratello sole e tutto il creato. Infine cademmo esausti nellerba, strettamente abbracciati. Mandai una preghiera al Cielo, per averci fatti incontrare, ed averci cos permesso di lenire le nostre sofferenze. Quando si riebbe, chiesi alla donna: Siamo guariti?

Non sperarci, mi rispose. Ricordati che questa una medicina dolce, non aggressiva. Va ripetuta almeno tre-quattro volte la settimana, se possibile anche tutti i giorni. Se ti interessa, anche domani verr a raccogliere noci, le dissi. Ma guarda un po che fortunata combinazione, anchio verr a raccogliere erbe per le mie sorelle! Affare fatto. Ci vediamo in questo posto domattina finite le orazioni, dissi. Poi aggiunsi: Una curiosit, sorella. Tu sei lunica nel tuo convento ad avere questi problemi? Scherzi? Praticamente tutte le mie sorelle sono come me a parte forse quella megera della superiora anche se dicono che si fa curare dalla suora giardiniera. Fu solo in quel momento che collegai alcuni fatti che accadevano nel mio convento. Capii allora come fosse malato il povero frate Vincenzo, che spesso la sera andava nella cella del frate cuoco, e si faceva curare il secondo chakra. Anche altri frati presentavano disturbi analoghi, e spesso i poveretti gemevano insieme appartati in qualche angolo. Fratello, se desideri ti posso insegnare i segreti della cristalloterapia. Faresti felici un sacco di suore, che non sanno letteralmente che pesci pigliare. Sorella Paola, hai letto il mio pensiero ho un grande desiderio di servire il nostro Signore, impegnando anima e corpo nella sua causa. E cos sia, disse sorella Paola, baciandomi.

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