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La rivoluzione degli orsi

Linverno era freddo, ed il vento soffiava portando nebbia e cristalli di ghiaccio. Il panorama dal finestrino era completamente bianco, tranne la pista di atterraggio che era stata accuratamente liberata dalla neve. Era arrivato un grande uomo di stato, un presidente, un ministro o cosaltro ancora, non ricordo bene, ma non importa. Con fronte aggrottata e sguardo arcigno scese la scaletta. Con la mano destra abbozzava un saluto, mentre con laltra reggeva una ventiquattrore di pelle nera. Era famoso quelluomo per il suo carattere scorbutico ed intrattabile. Lo attendeva a terra una marea di giornalisti e di fotografi, e uno stuolo di personaggi, tutti rigorosamente vestiti di nero, che parevano invitati ad un funerale. Il politico, seccato, lanci un occhiata alla piccola folla, elargendo un faticoso sorriso di circostanza. Suo malgrado dovette compiere laltrettanto formale rito delle strette di mano. Gli seccava il contatto di tutte quelle mani molli e sudaticce, che ricambiava con la sua morsa distaccata e glaciale. Si avvicinarono alcuni uomini in divisa. Poliziotti. Benvenuto nel nostro paese, disse il graduato a capo del gruppetto. Ci favorisca il suo bagaglio. Il politico si gir leggermente, come per fare da scudo alla valigetta. Ma come? Non sapete chi sono io? Lo sappiamo, rispose il capo dei poliziotti. Ma a causa della difficile situazione internazionale siamo costretti a non concedere privilegi. Dobbiamo perquisirla e controllare i suoi effetti personali. Ma non si preoccupi, una semplice formalit. Per tutta risposta il politico diede uno spintone al poliziotto, e prosegu indignato. un affronto!, borbott fra s e s. Buzzurri e ignoranti! Perquisire me, come fossi lultimo dei pezzenti! Ma vedranno come li concer tutti quanti per le feste! I giornalisti si accalcarono intorno a lui, aggredendolo con i flash. Lui odiava i giornalisti. Come uno spazzaneve prosegu avanti, mandandone diversi a gambe allaria. Il pi ardito di loro gli si avvicin, ficcandogli quasi in gola il microfono. Una dichiarazione, faccia una dichiarazione!, disse concitato il giornalista. Lo statista prov a liberarsi di lui come con gli altri, ma non sapeva quanto fosse anchegli un osso duro.

Una dichiarazione, una dichiarazione! ripeteva il reporter, imperterrito, come una tarma che avesse adocchiato una maglione di pura lana vergine. Nelle sue pupille si potevano vedere gi riflesse le prime pagine dei giornali del giorno dopo. Una dichiarazione, una dichiarazione, anche una sola parola!, ripeteva, braccando il politico. Vaffanculo!, fu la risposta dellaltro, che al colmo dellesasperazione gli assest un colpo in testa con la sua inseparabile ventiquattrore, facendolo crollare al suolo. La valigetta si apr, facendo uscire lunica cosa che conteneva, un orsetto di peluche. Era un piccolo orso bruno, un po spelacchiato, simile a quello che la maggior parte di noi ha avuto da bambino. Aveva gambe e braccia tozze, ed un naso di plastica nera. Il volto del politico si rabbui, si corrug e in una frazione di secondo esplose in un pianto dirotto. Lorsetto si mise seduto, sbattendo due o tre volte i grandi occhi azzurri. I presenti arretrarono. Il giornalista dassalto si riebbe allistante, e ancora disteso pancia a terra allung il braccio, brandendo il suo micidiale microfono. Una dichiarazione! Una dichiarazione! Anche una sola parola! Vaffanculo, disse lorsacchiotto, e gli strapp di mano il microfono, portandoselo alla bocca. Davanti alle selva di telecamere che lo riprendevano, dichiar: Mi presento. Io sono Bubu, lorsacchiotto prediletto di uno degli uomini pi potenti del mondo, che ora dietro a me che sta piangendo disperato come un bambino a cui abbiano tolto il succhiotto. Guardatelo!, esclam, facendo un cenno al giornalista davanti a lui affinch riprendesse il suo padrone, che se ne stava seduto per terra, piangendo e succhiando un lembo del suo doppiopetto nero. Ora dico a voi, peluche di ogni latitudine, non vorrete certo che il mondo vada avanti cos? Orsi, bambole, pagliacci di tutto il mondo, svegliatevi dal vostro sonno! Dobbiamo unirci e sollevarci contro questo stato di cose basato sul denaro, sulla falsit e sullo sfruttamento, per rendere finalmente abitabile questo pianeta! Nel preciso istante in cui lorsacchiotto fin queste parole, in tutto il mondo gli animali di pezza e tutti i loro simili uscirono dagli armadi, dai cassetti, dalle borsette di arcigne signore impellicciate, dalle valigette di professori terribili, dai taschini dei capiufficio e di tutti coloro che comandavano e che contavano, e si diedero immediatamente da fare, ognuno come poteva, per far tornare la giustizia. Da allora regn sulla Terra la pace e larmonia; perfino i personaggi pi pestiferi e birichini si tranquillizzarono, anche se tanti adulti dovettero rassegnarsi a lasciare liberi i loro pupazzi preferiti.

In cambio, come unico ordine della sua carriera di presidente del mondo il vecchio Bubu indisse una grande distribuzione di ciucci e tettarelle per tutti gli adulti che non potevano farne a meno, e, per i pi discoli, grossi biberon pieni di camomilla. E da quel giorno non mancarono a nessuno trote crude, miele e alberi su cui grattarsi.

Professor Bizzarro (b)bizzarryght Professor Bizzarro bizzarro@bazardelbizzarro.net www.bazardelbizzarro.net