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Uguali per sempre

Penso che sia difficile trovare un sentimento come la gioia tra i letti d'ospedale. Solo un pazzo, un santo o un masochista potrebbe provare qualcosa del genere. Io non appartenevo ad alcuna di queste categorie, per ero felice lo stesso. Presto sarei uscito dalla clinica, ed avrei potuto urlare al mondo intero di essere una donna, finalmente una donna. Poi, ancora qualche mese di pazienza ed avrei potuto rivedere il mio compagno, che era partito per un lungo viaggio di lavoro. Spesso gli parlavo del mio desiderio di cambiare sesso, ma non avrebbe mai pensato che avrei avuto il coraggio e la determinazione di farlo sul serio. Cos gli riserbai la sorpresa per il suo ritorno, con la certezza che ci saremmo amati come e pi di prima. Secondariamente, e non cosa da poco, il mondo ci avrebbe finalmente rispettati. Il disprezzo e le risatine alle spalle sarebbero diventati un ricordo. Venne il grande giorno. Il mio uomo tornava nel pomeriggio; l'appuntamento era alle tre in aeroporto. Mi alzai molto presto, perch ero molto nervosa e volevo essere perfetta per il nostro incontro. Persi molto tempo davanti allo specchio a pettinarmi e a provare vestiti. Alla fine scelsi un completo color carta da zucchero che mi pareva abbastanza carino. Poi passai al trucco, ed infine raccolsi i miei capelli in una lunga coda. In metropolitana un anziano signore mi offr il suo posto. Esitai un istante, poi mi accomodai. Dovevo ancora abituarmi a simili gentilezze, cos come a certe occhiate di desiderio che mi lanciavano gli uomini, o agli sguardi di ammirazione da parte delle donne. Davanti a me stava seduta una bella signora sui quarant'anni; aveva carnagione chiara e sopracciglia sottili. Mi guardava fissa negli occhi, quasi volesse rovistarmi nell'anima. Ad un certo punto le nostre gambe si toccarono. Potevano essere gli scossoni del viaggio, o poteva essere successo per caso, ma quello sguardo mi diceva ben altro. Mi piaceva quel contatto; quasi d'istinto strinsi le mie gambe contro le sue. Lei continuava a fissarmi, mentre io mi sentivo infiammare. Il mio cuore batteva all'impazzata; sentii come se nella vettura fosse piombato il silenzio. Ingenuamente cercai di respirare pi piano, temendo che gli altri viaggiatori potessero sentirmi. Mai avevo provato sensazioni del genere verso una donna; era

davvero bizzarro, pensai, che dovessi provarle proprio quando ero diventato una signora. Per tutto il resto del viaggio assaporai il contatto di quella pelle sconosciuta. Scesi alla mia fermata, mentre l'altra donna rimase a bordo. La metropolitana si allontan sferragliando nel tunnel, separandoci per sempre. Mi diressi a rapidi passi verso l'aeroporto, che si trovava a qualche isolato di distanza. Migliaia di persone di ogni et, sesso e razza si muovevano disordinate in ogni direzione, come formiche impazzite cui sia stata tolta la pietra che copriva il loro nido. Non appena ebbi girato l'angolo, una ragazza frettolosa mi venne addosso, rovesciando a terra i libri che teneva sottobraccio. Avr avuto venticinque anni; probabilmente era una studentessa universitaria. Era bionda, slanciata e con un viso pulito. Si scus per la sua disattenzione, ed insieme ci chinammo per raccogliere gli oggetti caduti. Per un istante i miei occhi si soffermarono sulla sua scollatura, spiando i segreti del suo reggiseno. Lei se ne accorse, arrossendo, cos come devo essere arrossita anch'io. Vidi i suoi seni: due gocce esitanti, frementi e preziose, due seni sensuali che vibravano al suo respiro. Ero turbata, perch era gi la seconda volta in pochi minuti che provavo una simile sensazione. Cosa mi succedeva? Fra poco avrei rivisto colui che amavo, il mio compagno di vita, ed io mi perdevo in queste fantasie. La ragazza balbett nuovamente un "mi scusi" e se ne and riprendendo la sua corsa. Ben presto scomparve, inghiottita dalla folla; anche il battito dei suoi tacchi sul marciapiede si affievol, fino a perdersi nell'uniforme brusio. Finalmente giunsi all'aeroporto. Mi misi davanti al bar ad aspettare il mio uomo, cos come avevamo fissato per telefono. Mentre il consueto fiume di gente scorreva intorno a me, il mio sguardo fu attratto da una donna in mezzo alla folla. Era vestita in modo elegante, con un abito rosso ed una lunga treccia nera, che dondolava qua e l al ritmo dei suoi passi. Lanci improvvisamente un'occhiata nella mia direzione, poi si diresse decisa verso di me. Improvvisamente lo riconobbi; s, davvero, era lui. Anche lui era cambiato, anche lui mi aveva riconosciuto. Ci guardammo negli occhi incapaci a parlare, mentre attorno il mondo sbiadiva. Solo noi due esistevamo, cos sconosciuti eppure cos familiari, cos simili eppure cos diversi. Un abbraccio con le lacrime agli occhi, poi un bacio lungo, infinito.

Nulla ci avrebbe mai separati, o meglio, separate: ormai eravamo uguali, uguali per sempre.

Professor Bizzarro (b)bizzarryght Professor Bizzarro bizzarro@bazardelbizzarro.net www.bazardelbizzarro.net