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Il ceppo

un giorno grigio, senza stagione. Il cielo immobile come una lastra di piombo sui miei pensieri. Mi dirigo lentamente verso il palco, che troneggia tra la folla attenta e silenziosa. L, in mezzo alla calca, vedo mia moglie e i miei figli; loro a fissarmi, muti, mentre mia moglie si asciugava le lacrime col fazzoletto. Salgo contando uno ad uno i gradini scricchiolanti, mentre ogni mio passo si fa pi greve e pesante. Vedo il ceppo: l che mi aspetta, un vecchio pezzo di quercia rugosa, solcato da numerose fessure. Mi avvicino; c' anche l'ascia ad aspettarmi. Mi fermo, guardando il ceppo. Deglutisco; una sensazione strana, forse quasi di sollievo. Penso un'ultima volta a mia moglie; almeno so di essere stato onesto fino in fondo. L'ascia si alza verso il cielo, in un momento che sembra eterno. Uno squarcio di sole improvviso attraversa le nubi, strappando alla lama un sorriso d'acciaio. Mi curvo sul ceppo, ormai rassegnato; qualche perla di sudore rotola tra i vecchi tavolacci. Poi, rapidamente, la mannaia si abbassa; un colpo secco, la fine. Finalmente la fine. Anche quest'anno ho vinto la gara dei taglialegna.

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