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collana diretta da Franco Forte

ATLaNTIDE

DELOS BOOKS

ISBN xxxxxxxxxxxxxxx Prima edizione giugno 2010

2010 Delos Books srl, Milano email: staff@delosbooks.it www.delosbooks.it

racconti erotici per un anno


a cura di Franco Forte

365

Uniniziativa della Writers Magazine Italia www.writersmagazine.it La rivista per chi scrive

INTRODUZIONE di Franco Forte Come tutti i progetti importanti, anche questo partito un po gioco. Lidea era cercare di coinvolgere 365 autori attraverso il forum della Writers Magazine Italia, la nostra rivista dedicata alla scrittura, ma pensavamo che sarebbe stato difficile, se non impossibile, selezionare 365 racconti scritti da 365 autori diversi, uno per ogni giorno dellanno, anche perch di solito applichiamo criteri di valutazione molto rigorosi. Per di pi, per dare vita a un libro che accogliesse un solo racconto per pagina, siamo stati costretti a imporre un limite invalicabile per la lunghezza delle opere: 2500 battute, non una di pi; e questo si dimostrato un altro difficile scoglio da superare. Eppure, nonostante le difficolt, il popolo degli scrittori si mobilitato pi di quanto credevamo possibile, il tam tam di questa iniziativa si diffuso nella Rete e nel vastissimo mondo degli autori in cerca di opportunit di pubblicazione, e la redazione stata invasa da migliaia di racconti. Le selezioni sono state serrate, molto impegnative (anche perch il fatto di sfruttare il web come punto dincontro per lo scambio di pareri e per il resoconto sullo stato di avanzamento dei lavori, ci ha imposto ritmi vertiginosi), ma alla fine hanno dimostrato che esistono moltissimi scrittori capaci di produrre opere di grande valore, con sufficiente professionalit e mestiere da riuscire a riempire unantologia come questa. Abbiamo dato vita a una vera e propria fabbrica delle idee, a una fucina di ottime penne impegnate a scrivere buona narrativa anche al di fuori dei canali istituzionali delleditoria. Il fenomeno che abbiamo innescato, per, andato al di l della semplice comunit degli autori emergenti, coinvolgendo anche molti scrittori professionisti, che grazie al passaparola sono venuti a sapere delliniziativa e si sono proposti per dare il loro prezioso contributo. Indispensabile, per ottenere i risultati a cui siamo arrivati, stato laiuto di uno dei massimi autori italiani, Alan D. Altieri, che si dimostrato un vero trascinatore di folle, e grazie al quale moltissime penne di valore sono approdate fra queste pagine, contribuendo a fare dellantologia non solo un libro unico nel panorama editoriale, ma anche una raccolta di estremo valore dal punto di vista letterario. Avete un piccolo gioiello di narrativa erotica fra le mani, da leggere con calma e da diluire lungo tutto lanno (se ci riuscite), mesi bisestili compresi, quindi inutile perdere tempo con noiose introduzioni. Divertitevi, almeno quanto lo abbiamo fatto noi nel momento di valutare questi racconti. Vedrete quante sorprese. Ce n per tutti i gusti...

365 RACCONTI EROTICI PER UN ANNO 

NeLLA StAnzA doVe dorMi  di Sergio Donato

1 gennaio

Ho visto qualcosa nel tuo letto, lultima volta che sono venuta da te. Il materasso era morbido. Mi sono lasciata cadere sul bordo rimbalzando due volte. Quando ho incrociato le gambe, il lenzuolo si tirato sul tuo corpo aderendovi come una seconda pelle. Ti ho chiesto una cosa stupida, mi sembra. Tipo, come stai? Non ricordo bene. Avevo detto che non ti avrei parlato se tu non potevi, ma ho dovuto farlo per non pensare a quello che cera nel tuo letto; e poi questo gioco del silenzio credo sia durato abbastanza: ti fa sembrare pi distante dal mondo. Poi mi sono accorta che dormivi. Ti ho guardato a lungo. La luce verticale degli scuri accostati si stendeva sui lombi, allungando le ombre del lenzuolo che ti fasciava il ventre.Era l, sotto la stoffa. Non so, mi piace pensare che al suono della mia voce sia successo qualcosa. I medici hanno detto tante cose sulla lesione, sui recuperi, sullo shock spinale, e lultima cosa a cui ho pensato quando tua madre mi ha raccontato dellincidente e delle conseguenze (cavolo! Stavo anche piangendo) che l sotto potesse muoversi qualcosa, dato che la paralisi era perlopi totale. E c la storia della nostra amicizia. Dieci anni. Non so cosa mi sia successo, lultima volta. Forse la luce del pomeriggio e il lenzuolo sono diventati complici involontari. Cera un buon odore nella stanza: di bucato, di pulito. E tu eri cos indifeso, innocente. Quella stoffa bianca sulla tua muscolatura da scalatore. Hai sempre avuto un bellissimo corpo. E l sotto era grosso ogni secondo di pi. Se ne stava da un lato, in attesa, accarezzato dalle ombre e dal cotone. Poi la mano scivolata, invidiosa. Ti ho toccato senza pensarci. Nemmeno ora me ne sorprendo, perch stato tutto cos naturale. Ho solo controllato che continuassi a dormire. Ho pensato che potessi avere caldo e in quel momento mi sembrata una buona idea controllare che non fossi sudato. La mano si infilata sotto il lenzuolo, ha scalato losso dellanca ed tornata gi, lungo il ventre. Per un attimo ti ho immaginato di nuovo lungo le pareti di roccia, i tendini tesi, il torso nudo lucido di sudore. Le dita di sono fatte strada fra i riccioli, e il palmo si riempito della tua carne appena umida, calda, dura. Ho stretto pi forte, sentendomi pi sicura sulla tua roccia, e ho creduto di sapere cosa si prova lass, tra le cime che amavi tanto. Oggi sono di nuovo qui, e tu hai di nuovo gli occhi chiusi.

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PoCo MiMportA deLLAniMA  di Irene Vanni

2 gennaio

Una volta nutriti, gli zombie sono creature innocue e puoi farci quello che vuoi. C chi li fredda con una pallottola e chi li chiude in gabbia per collaudare la vita eterna. Io il mio lo nutro e ci faccio quello che voglio. Lo ammansisco imboccandolo con la forchetta. Carne viva. Umana. Apre le labbra bluastre fissandomi con sguardo spento di neonato, mentre la mia mano gli scorre sulla coscia per accertarsi della vitalit che tende la stoffa. Si chiama Scemo o Amore, dipende dalle circostanze. Lho scelto con cura. alto, ben fatto e ha solo unammaccatura sulla calotta cranica dovuta a chiss quale incidente. Poco mimporta del suo passato. Ogni volta che facciamo la doccia cerco di lavargli via il sangue dalla tempia. Ma resta l come un tatuaggio. Lui mi guarda con occhi trasparenti e porta avanti i palmi delle mani, per anticipare ci che voglio. Sa solo questo. Credo gli piaccia. E a me piace guardarlo nudo, steso fra le lenzuola bianche meno di lui. Come impanato nel gesso. Le vene indicano i percorsi da seguire, l dove il sangue sembra pulsare ancora. E in un istante pulsa davvero. Lo sento fremere, palpitare. Le strade blu convergono sul ventre, dove mi siedo, lenta, e mi chino per cercare il volto, le labbra, lo spirito. Ma non respira. Il cuore non batte. Il sangue gli scorre nelle vene come il cibo, senza scaldarlo. Le sue dita scivolano gelide lungo le mie braccia, e i brividi di piacere si mischiano a quelli di freddo, mentre la scorza dei polpastrelli raggiunge i capezzoli. Lo sento ondeggiare sotto di me, grosso animale da compagnia, e aspetto che si decida a intrufolarsi in ogni mio anfratto. Con le dita, con la lingua, col corpo intero. Mi fa aspettare. Ha imparato bene. Mi eccita sentirlo ansimare, ma non so se un automatismo o imitazione. E quasi mi spaventa quando mi rivolta. Le pupille restano fisse, sul mio seno, lungo il grembo, fra le cosce, mentre la notte gli scolpisce le spalle dazzurro. Poi il torace risale, sotto limpulso esanime che mi fa avvinghiare ai suoi fianchi. Con mosse decise ed energiche finisce per dominarmi e mi perdo sotto la sua spinta, mi perdo in lui. Il flusso di vita mi scioglie, fra vagiti rochi. Divento tomba e culla. in quel momento che lo chiamo Amore. Ma la sua espressione non cambia. Le sue carezze sono aride come quando Scemo. Mi chiedo come sarebbe poterlo conoscere, capire cosa prova. Ma morto. E in questo mondo di cannibali, poco deve importarmi dellanima che non ha pi.

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Odore di FeMMinA  di Gabriella Saracco

3 gennaio

Tutto a cinque euro! Nel mercato, luomo grasso urlava agitando pizzi, tulle e strass dai colori allegri. Lisa era l come ogni luned: Anche questo a cinque euro? sventol un perizoma guarnito da piume di marab. Certo, signuri, ma ne ho altri, pi speciali, dentro il furgone. Apr il portellone e ammicc un invito. Lisa sorrise esplorando la cesta: uno slippino con la scritta porcella, un tanga di perline, un perizoma con una banconota finta infilata nella tasca davanti. Non male Afferr un corsetto nero: E questo cos? Il pezzo forte, signuri: si chiama body ouvert e ha pure i copri braccia come accessori. Bellissimo, come a voi sorrise viscido. Lo volete provare? Sopra vi potete vedere allo specchio Lisa gli mostr la punta della lingua e sal sul veicolo accostando lo sportello dietro di s. Si spogli e con movimenti lenti infil il body: il tulle trasparente le copriva lo stomaco e la pancia piatta, le fasciava la schiena ma lasciava liberi i seni prepotenti che si affacciavano dal balconcino di pizzo. Il cespuglio riccio era in bella mostra. troppo buio Apr di poco il portellone: luomo era l, come si aspettava. Lo ignor e si gir sulla schiena per ammirarsi dietro: anche il culo era scoperto. Dallo specchio vide che lui la guardava. Si tolse il body e allung un braccio per passarglielo: Lo tenga da parte. Si rimir ruotando i fianchi e continu: Proverei anche il perizoma con i pon pon e il due pezzi in vinile. Posso? Siete la padrona. La voce era strozzata. Lisa si chin in avanti per indossare il tanga e rimase piegata fingendo di sistemare il cinturino del sandalo dal tacco vertiginoso. Sentiva gli occhi dellambulante che la esploravano, divaric le gambe per mettere in evidenza la pussy rasata nella parte inferiore. Poi si rialz. Carino comment, ora provo il resto. Come volete ansim lui. La mutandina lucida lasciava scoperta la sua parte migliore. Dalle coppe del reggiseno sporgevano i capezzoli: si bagn un dito e prese a titillarne uno a occhi chiusi. Le orecchie erano attente al fiato pesante del mantice appena fuori. Infine si rivest e, scendendo, porse anche lultimo completo allambulante: Grazie, ritorner. Vi aspetto, signuri sospir lui. Lisa non comprava mai niente. Ma era la sua cliente migliore...
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No Stop  di Diego Lama

4 gennaio

Nel centro commerciale alle soglie del deserto c un bordello. Tutte le ragazze del bordello sono sbalorditivi robot. La mia preferita si chiama Lula. Fare lamore con lei unesperienza inumana. Qualsiasi richiesta le faccia anche la pi complessa viene esaudita al di l della mia pi perversa immaginazione. appassionata. perseverante. disinvolta. flessuosa. vigorosa. gioconda. Quando scade il tempo prestabilito, bip, bip, bip, il ronzio del campanello ci sorprende inappagati, al colmo del desiderio. Non pu finire sempre cos mormora Lula. Lavoro anchio al centro commerciale, al primo piano, allufficio incendi e furti. La mia finestra affaccia sul deserto. Il tramonto rosso. Lo guardo e penso a lei. Non le ho mai confessato di essere un robot (un ottimo modello anchio). Lavoro 23 ore su 24. Nellora libera corro da Lula. Quando mi vede sulla soglia dellalcova mi accoglie con un sorriso senza malizia, come se mi stesse aspettando. Un giorno, mentre facevamo lamore, le ho detto tutto. Lei ha sciolto il groviglio di gambe e di braccia che ci legava, si messa a sedere al centro del letto e ha mormorato: Troppo perfetto per essere umano. Fuggiamo le ho proposto. Nel deserto, oltre le grandi dune, non ci troveranno mai. Non ha risposto, ma ha chiuso gli occhi e ha sorriso. Siamo scappati allalba. Per dodici ore abbiamo corso tra le dune del deserto bruciate dal sole. Di notte ci siamo nascosti in una piccola grotta stretta e profonda, tra spini e lucertole bianche. Abbiamo controllato lo stato delle batterie atomiche nei nostri corpi: ancora mezzo secolo dautonomia a testa, e nientaltro da fare che fare lamore. Ci siamo guardati negli occhi per qualche secondo, poi ci siamo baciati, finalmente senza lansia del cronometro. Lula ha staccato le labbra dalle mie e ha chiesto. Tu lhai mai provato? No, certo che no. Ma come sar? Sar come uno sbadiglio, uno starnuto, un brivido, una cosa cos, una cosa umana Riusciremo a sentirlo? Non le ho risposto, lho baciata. Poi abbiamo cominciato a fare allamore. Non ci saremmo fermati mai pi, per tutto il tempo concesso, fino allultima scintilla di energia. Solo allora, forse, solo alla fine, avremmo provato quella cosa che sentono gli umani. Lorgasmo.

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PAzzA di te  di Isabella Braggion

5 gennaio

Non lo aveva cercato lei, questo amore, non si era lasciata invaghire dal potere delluomo di successo. Anzi, in un primo momento laveva disprezzato. Ma poi il gioco si era fatto intenso, la frequentazione continua e la sorpresa lavevano scossa fino alle viscere... Una droga a cui non avrebbe pi rinunciato. Una semplice telefonata: Tra noi finita! Punto. La sorpresa laveva lasciata senza fiato. Era sopraggiunta la rabbia seguita dal bisogno di vendetta... poi si era arresa allamore, accompagnato dal desiderio di riconquista. Entra furtiva nella stanza. Ciao, sapevo di trovarti qui. Lui le volta le spalle, seduto sulla imponente poltrona in pelle. Rimane immobile, con lo sguardo perso tra grattacieli e cemento armato. Un elicottero sta atterrando sul palazzo adiacente. Le trema la voce. Ti amo. Due parole che non aveva mai trovato il coraggio di dire. Le dita scorrono sui bottoni della camicetta trasparente. Sotto, un top nero di seta le accarezza le linee perfette del seno, i capezzoli turgidi giocano sulla stoffa liscia. Non dovresti essere qui. La voce secca di lui la taglia come mille pezzi di vetro strisciati sul cuore. Gli occhi diventano luci, il dolore le avvampa la pelle mentre il panico gioca con i suoi ormoni impazziti. La gonna scivola a terra, i sandali si perdono nei pochi passi che la separano da lui. Gli si siede sopra, imprigionandolo. Lo bacia con passione, accarezzandolo confusa dal dolore. Lui lallontana in un tentativo invano. Lei lo accarezza con le dita tra i capelli. Gli prende la mano e se lappoggia al seno. Il cuore batte cos forte da pulsare sulla pelle. Lui laccarezza con un gesto istintivo, contrario al suo volere. Le labbra di lei si piegano soddisfatte, baciandolo sulla bocca. La lingua lo invita ad abbandonarsi, cercando di penetrare quel muro di indifferenza irto a blindare chiss quale oscuro segreto. Lui risponde controvoglia. Stai fermo. Un consiglio che suona come una promessa. Lo libera dal suo desiderio, le dita si intrecciano, i corpi dondolano alla ricerca di traiettorie sconosciute, gli ansimi si accompagnano ai gemiti e lesplosione di luce li coglie impreparati. Poi lui si alza, ricomponendosi, freddo. Apre una cartella e le porge una foto. Chi , lui? Lei scoppia a ridere... la sua era solo gelosia.

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NoStALGiA  di Mirella Esse

6 gennaio

Va pure avanti cos, fa finta che io non esista (ennesimo sms senza risposta). Apre il primo cassetto della cucina, esamina i coltelli, ne sceglie uno: non il pi lungo, non il pi grosso, ma il pi affilato. Scende in strada, sale in auto, lo nasconde sotto il sedile. Guida sgommando. I freni stridono davanti a un bar. Osserva chi entra e chi esce: unora morta, c solo lei nel locale. Niente polizia! Energumeni in divisa lo tengono docchio ma, dopo settimane di inutili pedinamenti, non c nessuno a spiarlo. Non vuole niente di particolare da lei, si racconta. Quello che fa con tutti. Unaltra serata a lume di candela. I suoi fianchi che ondeggiano al suono di rumba, le cosce imperlate di sudore, il seno che dondola, le labbra invitanti. Solo guardarla ballare unultima volta, nuda, sul tavolo. Sbirciando fra le gambe aperte, toccando le fessure umide. Quelle che ha immaginato nelle notti afose, masturbandosi. Quelle che da troppo tempo non gli permette nemmeno di sfiorare. Entra nel bar. Lei lo vede e grida. In un balzo, scavalcato il bancone, le sopra e le stringe la gola. Gustavo gorgoglia, possibile che debba sempre finire cos? Non le d retta, strappa, palpa, spoglia, tocca. Eh, no! Gustavo scoppia in lacrime, poi molla la presa. Eddai, cosa ti ha detto il dottore? Perch mai? Per la memoria, cretino! Sono stata a Casablanca ti ricordi? Non sono pi Rosetta, ma Carlito! Carlito? Gustavo piange a dirotto. E le tette? Perch ce le hai ancora? Pi grosse di prima, per giunta! Gi che cero, mi sono fatta una sesta, caro il mio zuccone! Tu eri disoccupato, non potevi darmi niente, e io nel night guadagnavo pochino. Ora sai cosa posso permettermi, con i film porno? Lasciami in pace! Gustavo continua a disperarsi: Rosetta, la mia Rosetta! Ancora? Ma io ti faccio ricoverare! La memoria gli difetta, vero, ma non tanto da dimenticare il coltello. Perdonami, Carlito Fai un giro con me. Come ai vecchi tempi, quando eri la mia sensuale ballerina! Il trans sbadiglia: Ma s, non mi costa niente. Per quieto vivere Abbassa la saracinesca, sale in auto. Gustavo eccitato. Di Carlito non gli importa nulla: vuole la donna dei suoi sogni e sa come possederla di nuovo... a costo di dissanguarlo.
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IL deSiderio  di Lina Anielli

7 gennaio

Niente partner, recitava il regolamento. Con le mani strette dietro la schiena, Anna guard il ragazzo alto e magro. Lo farai con Luca le avevano detto. Si perse negli occhi di ghiaccio fermi nei suoi e fra le lentiggini che dal naso si spargevano sulle guance pallide. Lo far con Luca, si disse. Un calore improvviso le risal le gambe. Gocce di sudore le rotolarono lungo la schiena e fra le cosce. Via! Accost la bocca aperta nello stesso istante in cui Luca le spinse la mela fra i denti. Sotto il suo sguardo impudente, stacc il primo morso. I volti vicini, segu il rivolo di liquido rotolargli lungo il mento. Si lecc le labbra. Lui le spinse ancora la mela fra i denti. Fino a quando le bocche si toccarono, avide e appiccicose, una contro laltra, a contendersi il torsolo. Lo far con Luca. Avrebbe dovuto staccarsi, invece rest incollata alla sensazione di fresco, alle labbra che mordevano le sue. I capezzoli spinsero con prepotenza la stoffa leggera del vestitino appiccicato per il sudore. Le cosce umide e calde sfregarono luna contro laltra. Nella confusione, per un attimo colse lo sguardo di Andrea che mordeva la sua mela. Vieni le sussurr Luca. La prese per mano e la tir via. La gara! Ci squalificheranno protest lei invano. Allinterno era fresco. Lui le afferr i capelli. Con il fiato corto, lo lasci cercare, esplorare. Le mani frugarono sotto lorlo del vestito, sintrufolarono fra le gambe. Non dovremmo... poi qui dentro... Qui non ci cercheranno. La voce roca. Lo sguardo annebbiato. Le tir via il vestito e la spinse a terra. Lei gli sfil la tshirt. Insieme rotolarono alla ricerca di elastici e bottoni di cui liberarsi. I corpi liquidi e tremanti si persero fra baci inesperti e avidi. Si cercarono con rabbia e si trovarono, muovendosi luno contro laltra, come lacqua che lambisce la riva e si modella alla sabbia. Anna affond le dita nellacquasantiera. Lo sguardo di Luca accanto allaltare, la segu. Si segn veloce e usc prima che potesse fermarla. Ma doveri finita? le disse Andrea. Avete perso, tu e Luca Anna fece spallucce. Ho sentito il desiderio di pregare... rispose.

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Indietro neL teMpo  di Antonino Alessandro

8 gennaio

Ho perso la verginit a tredici anni, un pomeriggio di luglio, con mio cugino. Non stata una vera scopata. Lui aveva sedici anni e un uccello che non aveva visto niente di diverso dalle dita della sua mano destra e io volevo togliermi un peso: avere qualcosa da raccontare alle mie compagne al ritorno a scuola. Si era messo sopra di me e aveva spinto. Un piccolo strappo, il tempo di dire ahi e tutto si era concluso nel sudore, in un letto singolo dietro le persiane socchiuse. Signorina, pu mettersi sul lettino? Certo. Quanto durer? chiedo io. Una ventina di minuti. Avr qualche fastidio per dodici ore mi risponde il dottor Tommasi. Ottimo, ho tutto il tempo di prepararmi per domani. La seconda volta che ho fatto sesso andata meglio. Avevo quindici anni e Michele era un tipo interessante: giocava a calcio e aveva un fisico da impazzire. Labbiamo fatto in auto: stato fantastico. Mi ha tolto le mutandine con dolcezza e mi ha fatto godere. Altro che una decina di colpeti, un po di mugugni e qualche coccola. Michele il calciatore era un dono di dio. Le devo fare qualche domanda di routine dice il dottor Tommasi. Poi dopo un po mi chiede: Ha una vita sessuale normale? Certo! rispondo io, toccandomi la bocca con la punta delle dita. Vedo Tommasi che si toglie gli occhiali e fa finta di pulirli per poi riprendere col questionario. Ho una bella bocca, o almeno questo quello che mi ha detto Manfredi una sera, dopo averlo fatto divertire. In certi frangenti gli uomini sono pronti a dire e fare qualsiasi cosa, lo so. Sono proprio stupidi! Vogliono donne porche, ma devono essere quelle degli altri e mai le proprie. Alcuni vogliono addirittura il sigillo di qualit: come il bollino sulle banane. Quando ho detto a Marisa il guaio in cui mi trovavo, ha subito trovato la soluzione: Fatti limenoplastica. Dicendomelo aveva civettato come una diciottenne: Vedrai, sar come tornare indietro nel tempo, cos non dovrai fargli scoprire che non sei vergine la prima notte di nozze! No di certo! dico, le gambe sulle staffe. Come? Ho parlato ad alta voce. Nulla, dottore. Adesso sentir una piccola puntura dice Tommasi brandendo una siringa e agitandola come la bacchetta di un direttore dorchestra. Trattengo il respiro. Lago mi morde. Auguri alla sposa.
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Ti BeVo Con LA FeBBre  di Gianluca Lucchese

9 gennaio

Quella donna presa di forza e il poeta erano davanti al portone quando, per caso, irruppe il maresciallo Sepe. Il pingue carabiniere era in affanno per larsura e per aver colto in flagrante quel pericoloso molestatore. Domenica dagosto. Pisa tornava a respirare dopo il fumo dei bombardamenti. I fatti del giorno erano il caro pane, la borsa nera e le presunte violenze sessuali del Poeta. Dimmelo ancora, ti supplico! Sussurramelo dai! Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale. Oh, s, pi forte, pi forteee! Come se alzandomi la notte bruciante di febbre, bevessi lacqua con le labbra sul rubinetto. Lei, eccitata, capelli neri, lunghi, ricci, ansimava nella richiesta di quei versi. Le cosce lisce e dorate cavalcavano luomo. Pericolosamente bella. Le dita, lunghe e decise, afferravano la camicia bianca. Solo quella fede allanulare pareva incerta: cadde. Spingiii! Dimmi di quel di quel sacco, s! Ti amo come guardo il pesante sacco della posta, pieno di gioia, pieno di sospetto agitato. Una soubrette. Unattrice americana. La Mangano di Riso amaro. Una ballerina. Il maresciallo le vedeva tutte l. Nude. Eccitate. Ansimanti. Gementi. Un profumo di sugo di maccheroni giungeva da lontano. Nessuno intorno. Sepe si nascose dietro langolo. Quel membro la possedeva con forza, ma non gli pareva affatto una violenza Era sempre stato incerto sui modi con cui quelle avvenenti donne avevano redatto il verbale in caserma. Da quellangolo apparvero anche i capezzoli rigidi, i pantaloni sbottonati, la gonna macchiata, una scarpa a terra. Poi la schiena nuda, bagnata, le slip, i glutei di marmo e quelle mani che tastavano luomo sul petto, sulle braccia, tra le gambe, come per tenerselo tutto a memoria Aahh godo! Mordimi! Ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo. Mhhh... ancora... Sei la mia carne che brucia, come la nuda carne delle notti destate. Sei la mia patria, tu. Alta e vittoriosa! A patria, Sepe sasciug il sudore. Diede unaltra sbirciata alle cosce e alla schiena di quella magnifica femmina. Poi, ricordando un libro di Hikmet, fece dietro front sussurrando: Ti mangio e ti spruzzo di sale ti bevo con la febbre Sei la mia patria che brucia, ti amo, ti amo.
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LiBert  di Karim Mangino

10 gennaio

Il primo piercing mi cost un ceffone. Mio padre vide lanellino che mi ero fatta mettere al sopracciglio e mi colp in pieno viso. Avevo quindici anni. Non abbassai lo sguardo, lo fissai negli occhi anche se sentivo la guancia che mi pulsava di dolore. Anche se sapevo che guardarlo cos era la cosa che lo faceva andare pi in bestia. Ricordo che in quel momento ho pensato: toccami ancora e giuro che non mi vedrai mai pi. Vatti a lavare la faccia. Togliti quegli stracci di dosso. Lui urla e stringe i pugni e io penso ancora, come una preghiera, colpiscimi e vado via per sempre. Non so perch ripenso a queste cose proprio stasera mentre me ne sto distesa accanto a Sara. Sono passati due anni e mi sembra una vita. Sara dorme, nonostante il frastuono continuo della metropolitana che fa tremare i vetri della finestra. Punto il gomito sul materasso e mi tiro su per guardarla. Mi piace come tiene il braccio piegato dietro la testa, le labbra leggermente aperte, il seno piccolo che si muove col suo respiro. Ha ventidue anni e sembra lei la pi piccola tra noi due, le mani delicate, le caviglie sottili, i piedi piccoli. Ha un viso da bambina con le lentiggini sul naso. Non ha i piercing che mi sono fatta io: ne ho uno sulla lingua che a lei piace tanto e uno allombelico; lei ha solo un minuscolo tatuaggio sulla spalla destra, un ideogramma cinese che significa libert. Libert. Dio, quanto ti ho cercata. Fisso il soffitto macchiato di muffa e sento ancora lo schiaffo di mio padre che mi brucia il viso. Non ti sono mai piaciuta, vero pap? I capelli troppo corti, il giubbotto di pelle. Non ero la bambina con le treccine che volevi tu, non cos? Be, i tuoi schiaffi non cambiavano proprio niente. Io sono cos e tu credevi che urlando mi avresti cambiata. Senza accorgermene chiudo gli occhi e sento le lacrime che mi rigano il viso. Libert. Questo monolocale in periferia la mia libert? Il palazzo puzza di urina, la metro non mi lascia dormire. Faccio la cameriera e sono in arretrato con laffitto. Accarezzo il tatuaggio di Sara e lei si sveglia. Mi guarda e sorride, poi mi d un bacio come solo lei sa fare. Mi prende il viso tra le mani e gioca con la lingua intorno al piercing che ho in bocca. Io le sfioro il seno con la punta delle dita e la sento tremare mentre la tocco. Chiudo gli occhi. Sara, sono la tua piccola. Sento le sue dita che mi cercano. Mi desiderano. Io la stringo forte e, come sempre, sparisce ogni ombra da questo appartamento mentre mi perdo in lei.
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ABSidi  di Paolo Veroni

11 gennaio

Era arrivata solo da un paio dore con la navetta dei rifornimenti che gi non riuscivo pi a prestare attenzione alle sue parole, tanto ero distratto dai seni perfetti che le aderivano alluniforme. Lavevano inviata come supporto alla missione: cos era indicato nel messaggio del giorno precedente. Il progetto doveva proseguire come programmato e io non volevo perdere tempo. Avremmo condiviso gli stessi spazi, la stessa aria, gli stessi alloggi e lintimit di questo bidone volante fatto di carta stagnola. Cercavo di seguire il monologo sulle nuove procedure che il comando le aveva fatto imparare a memoria, ma i movimenti e le note provenienti dalle sue labbra mi ipnotizzavano, rendendo ogni altra cosa pi ovattata di quanto non fosse stato nellultimo mese. Da troppo tempo galleggiavo fra pannelli luminosi e monitor monocromatici: il silenzio stava diventando il mio peggior nemico, la solitudine una compagna indesiderata. Impaziente lasciai che terminasse di descrivere le attivit straordinarie che le avevano imposto di compiere, poi con decisione e senza dire una parola le afferrai un polso, mi diedi una leggera spinta e, con delicatezza, laccompagnai nel modulo dosservazione. Dovevo attenermi alle procedure. Lobl rettangolare, grande almeno un paio di metri quadrati, lasciava filtrare la debole luce proveniente dalla Terra. Una penombra ideale. Mi tolsi la camicia delluniforme, indossata per accogliere gli astronauti della navetta, e rimasi a torso nudo di fronte a lei, che immobile fissava i miei pettorali, senza timore. Le sfilai la polo facendo scorrere le mani sui fianchi e poi sulle braccia. Non ricordavo pi quanto fosse morbida la pelle di una donna. Continuai abbassandole gli short, facendo scivolare langolo della bocca dallinguine al ginocchio. Lei chiuse gli occhi e abbandon la testa allindietro, sospirando e irrigidendo il ventre. Cos la strinsi al petto e la baciai prepotente, mentre i capezzoli premevano sui miei muscoli. Ci allontanammo allimprovviso per gettare ci che ancora restava a coprire le nostre nudit, quando la stazione ruot in direzione del riflesso lunare. Una luce violentissima invase il modulo dosservazione creando sulla pelle, lucida di un leggero strato di sudore, una brillante aura dorata. Eravamo semplici cavie da laboratorio nascoste nella pi lontana orbita lunare. Ma ci sentivamo Dei.

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SArA neLLAppArtAMento di ViA DiAz  di Massimiliano Maestrello

12 gennaio

I miei non ci sono pi e io vivo con mio fratello in un piccolo appartamento dalle parti di Via Diaz. Tutte le regole sono saltate: non un granch, mio fratello, come figura autoritaria. Se ha un talento, quello di fidanzarsi di continuo con ragazze carine. Tutte storie che durano poco, comunque: forse mio fratello non granch nemmeno come compagno fisso. Sara comincia a frequentare il nostro appartamento durante quellestate. Ha una faccia da ragazzina e un guardaroba pieno di gonne cortissime. Ciao, piccolino mi saluta entrando. Ha sempre una gomma da masticare in bocca. Io le guardo le gambe mentre soffia una bolla rosa e la fa scoppiare con uno schiocco di lingua. Mi piace il modo in cui lo fa. Sara e mio fratello finiscono sempre per chiudersi in camera da letto, a un certo punto. Le pareti dellappartamento di Via Diaz sono fini come carta velina e io sento tutto. So bene cosa fanno, chiusi l dentro, lho visto in certi film che danno in piena notte sui canali privati. Chiudo gli occhi e immagino di esserci io, al posto di mio fratello. Un pomeriggio li sento litigare. Mio fratello esce di casa sbattendo la porta e bestemmiando. Io sono sul divano davanti alla televisione. Sara esce dalla camera e si siede accanto a me. nuda. Chiudo gli occhi, sento le guance andare a fuoco. Sara ride, anche se ha gli occhi tristi. Che c, piccolino? mi chiede. Non ti piaccio? Faccio per alzarmi, ma lei mi trattiene. Guardami dice. Apri gli occhi. Prende ad accarezzarmi in mezzo alle gambe. Sono spaventato, non so cosa fare. Resto immobile. A tuo fratello non piaccio pi dice lei. Mi abbassa la cerniera dei jeans. Mi tocca e mi d la scossa. A te piaccio, vero piccolino? Annuisco, la mente annebbiata, i brividi lungo il corpo. Si abbassa a prendermelo in bocca. sbagliato, penso. la ragazza di mio fratello. Poi non penso pi a niente. C solo la sua testa che si muove su e gi, la sua lingua, io che inarco la schiena e mi lascio andare, senza controllo. Sara e mio fratello si vedono ancora un paio di volte. Unaltra delle sue storie a breve termine. Ciao, piccolino mi saluta lei lultimo pomeriggio. Sulla porta si ferma a sorridermi. Fa una bolla e schiocca la lingua contro il palato nel modo che mi piace. un messaggio per me, forse. O forse solo il suo modo di dire addio allappartamento di Via Diaz.
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QuALunque eSSo SiA di Andrea Franco

13 gennaio

Osserva la moglie, Antonio, in silenzio. uno scherzo, pensa. Mi sta mettendo alla prova. Se dico che lidea mi piace, sincazza. Ma se non sta scherzando Allora? incalza Silvia. Non ti sto prendendo in giro. Mentre lo guarda dritto negli occhi lascia scivolare la mano lungo la coscia, verso lerezione impossibile da nascondere. Lui ha gi risposto lo stuzzica, slacciando un bottone della camicia, scoprendo il seno, una panoramica su quella quarta abbondante e morbida. Ci devo pensare replica Antonio a mezza bocca, il fiato rotto da una carezza sfuggente. Prima a modo tuo riprende Silvia poi a modo mio. Pensavo che almeno una volta nella vita E quale sarebbe questo modo? Silvia sorride, mentre la mano ormai lo stringe con decisione. Si china su di lui, lo sfiora con le labbra, con un movimento languido della lingua. Poi dice: Devessere una sorpresa. Un bacio lungo, quanto mai sperimentato prima. Quando Daniela le libera la bocca dalla sua lingua calda, Silvia si scopre eccitata. Sta per portare una mano tra le cosce, ma si blocca. Anchio sono bagnata. Un sorriso malizioso. Ora facciamo giocare anche loro, che ne dici? Silvia non ha bisogno di voltarsi. Sa chi c alle sue spalle. Ha accettato di accontentare la sua amica senza sapere il perch, ma adesso che l, nonostante leccitazione, non proprio sicura di quello che sta facendo. Loro si muovono e Silvia per un momento chiude gli occhi. Sente la mano di Daniela che le sfiora il seno, poi un morso sul capezzolo duro e sensibile. Senza rendersene conto, due dei quattro ragazzi sono intorno a lei in un intreccio di braccia, lingue, desiderio. Poi lincertezza scivola via e rimane la folle sensazione di trasgressione. unesperienza unica le aveva detto Daniela. Avevi ragione avrebbe voluto rispondere. Ma in quel momento, non pu proprio parlare. Iniziamo a modo mio? sussurra Antonio, senza allontanare la mente dai baci profondi di Silvia. Poi a modo mio replica lei, fermandosi solo un momento. E posso proporre qualunque cosa? Silvia annuisce, proprio quando lui inarca la schiena e la bocca le si riempie di caldo piacere. Qualunque cosa risponde. Poi faremo a modo mio...
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ALMeno neL Mio CASo di Giuseppe DEmilio e Stefano Marcelli

14 gennaio

Se devo essere sincero, diciassette anni per una scopata mi sembrano troppi. Diciassette anni di carcere, dico. Almeno nel mio caso. S, s, stato giusto inasprire le pene per i pedofili, non lo metto in dubbio, il fenomeno aveva assunto dimensioni impressionanti. Ma, almeno nel mio caso... Mi aveva fatto locchiolino, la cameriera; locchiolino! E il giorno dopo aveva scritto il numero del videofonino sul conto. Ed era stata lei, dopo aver cenato insieme a lume di olocandela, a chiedermi se le offrivo una gomma di poromollgricks, e poi la seconda e la terza. suggerito labuso, sta scritto sulla scatola, ma lo sanno tutti che succede gi con la prima. E io sto per compiere sessantanni, cazzo! Era il 31 ottobre del 2023, come dimenticarlo? Si sa, con queste ragazzine che sembrano delle donne fatte non puoi mai stare tranquillo; ma la card didentit mi tranquillizzava; data di nascita: 01/11/2005. E io ho guardato lorologio, le 11.01: meno di unora alla disattivazione del chip, il suo chip, quello che dice: adesso puoi aprire le cosce, farne un passaggio segreto che solo una lingua pu aprire, una voragine per tutti gli appassionati. Ecco, io sono un appassionato. Cos, a mezzanotte e uno (non si sa mai, nemmeno con gli orologi atomici) la sfioro. Lurlo della sirena mi rattrappisce timpani e cazzo. Ed col cazzo ancora ciondolante che vengo portato su sto cesso di Titano, mentre la radio ricorda ai poliziotti di controllare gli orologi per il passaggio allora legale.

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ReWind  di Alter W.

15 gennaio

Mi sto radendo e immagino lei che fa frusciare le lenzuola mentre mi aspetta e si tocca. Lultima volta con te stato meraviglioso, oltre ogni immaginazione. Complice una cena sulla terrazza vista mare e la solerzia con cui il cameriere riempiva i calici di prosecco ghiacciato; ogni inibizione era finalmente caduta fra noi e avevi accettato linvito a casa mia. Tempo dieci minuti e ci eravamo trovati immersi in una condizione nuova, di gioco, alla ricerca della gratificazione dellaltro. E cos la mia camicia diventava una guepire, la cintura un frustino e niente poteva assumere pi il termine di proibito. La finestra lasciata socchiusa faceva filtrare una penombra perfetta, dove il profilo o il dettaglio si mostravano a seconda del passaggio delle nuvole sulla luna o della smania di scoprire i nostri corpi, dove ogni piega, ogni muscolo, labbra e voce vibravano sulla stessa frequenza di struggimento. Arrivare finalmente allappagamento ci aveva stordito, tanta era stata prima lestasi del darsi e del piacersi, e quel senso di mancamento giungeva come necessario per suggellare unintesa divenuta assoluta; pure non mi stancavo di accarezzare le tue curve, spiare le tue movenze, cogliere quel lampo negli occhi nel momento in cui provavi piacere. La vita scorre prepotente, ma io vorrei poterti dedicare pi tempo e trovare occasioni per possederti e farti godere, e ogni volta morire con te e rinascere, come la fenice. A cosa giocheremo la prossima volta, amore mio? Quali saranno le parole che accenderanno ancora il desiderio, quale fantasia ci aprir la porta di una stanza, lamore in piedi in uno stanzino oppure lo scomodo sedile posteriore di unautomobile? Mille e pi maschere possiamo indossare, uno solo labito degli amanti che, nudi, si abbandonano alle licenziose pratiche della lussuria. Ho guardato altre donne, ho amato altre donne, ma in nessuna ho trovato larcano richiamo del tuo afrore, al quale ritorno ogni volta ebbro e schiavo. Tu mi accogli sempre con rinnovato ardore, pure talvolta mi coglie la paura dellabbandono, che tutto finisca e io mi possa ritrovare solo a ricamare sui ricordi. Gi, i ricordi. Solo quelli sono sufficienti per eccitarmi e scatenare sciami adrenalinici di piacere, nellattesa di averti di nuovo. Spengo il rasoio, sospiro. Lei capisce che sto arrivando e spegne la luce. Metto la fede. Per ricordarmi che non sei tu, amore mio.

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LA CHAt  di Mariarita Cupersito

16 gennaio

Presto arriver la notte. Attendo paziente che questo inutile giorno scivoli nelloblio assieme a tutti gli altri che lo hanno preceduto. Io vivo di notte. Io sono la notte. Sono una predatrice. Immagino che molte studentesse del campus abbiano una movimentata vita notturna, ma io non sono come le altre. Sono diversa. Sono speciale. Ogni notte porta con s una nuova storia, un nuovo ragazzo da amare selvaggiamente fino allalba, per poi dimenticarne il viso subito dopo. Sono fatta cos, zero complicazioni. Sesso e via. tutto ci che voglio. Le ore diurne servono solo a riprendermi tra una notte e laltra; vado a lezione, in palestra, a fare shopping, ma in realt dormo: attendo fiduciosa e paziente larrivo delloscurit. Ogni sera chatto con altri studenti del campus di cui non so assolutamente nulla, tranne il nickname. Scelgo il fortunato che mi terr compagnia e mi faccio dire qual il numero della stanza in cui alloggia nellimmenso dormitorio delluniversit. Poi lo raggiungo, e resto l tutta la notte. Ogni volta un ragazzo diverso. Sono io a dettare le regole, ho il controllo totale del gioco. Niente nomi, niente informazioni personali, tantomeno il mio numero di stanza. Nessuno di loro mi rivedr una seconda volta. Appena arriva lalba il mio interesse per ognuno di essi svanisce, veloce come era arrivato. Stasera sono su di giri. Sar a causa del temporale che infuria ormai da diverse ore e che amplifica lintensit del mio desiderio. La corrente andata via. Sono in camera al buio, seduta sul letto, davanti allo schermo abbagliante del portatile appoggiato sulle cosce. Fortunatamente ha unautonomia di diverse ore, ma a me bastano pochi minuti per trovare ci di cui ho bisogno. Entro nella chat. Per un attimo mi sembra di udire un suono attutito proveniente dalloscurit, ma devessere uno scherzo della mia immaginazione. Questa sera il mio nome Scarlett Rose. C molta gente online, ma un utente in particolare cattura la mia attenzione: Cobra. Inizio subito a chattare in privato con lui. sicuro di s, mi piace. Il suo nickname trasmette una sensazione di pericolo, il che mi piace ancora di pi. Chiacchierando riesce a stuzzicarmi. Ho deciso. Stasera lui il prescelto. Voglio vederti. Ne sei sicura? Sono un predatore anchio. Sono pericoloso. Pi che sicura. Vengo da te, dimmi dove ti trovi. Nella tua stanza.
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Up And doWn  di Massimiliano Cacciotti

17 gennaio

Up and down on my body / make me feel your size daddy / move it on shake it on / are you ready? un tranquillo weekend da paura di questo strano inizio secolo. una notte giusta per venirci da soli in questa villadiscosexy, come un Tom Cruise da ultimo Kubrick. Ci sta bene pure la musica alla radio e io che faccio il coro, lungo una strada tutta curve. Due euro per il parcheggio: ladri, come al solito! Per lo sapevo. Ci sono gi stato qui, in questo discoinferno dove si balla, si beve e se ci scappa la scopata nessuno si tira indietro. Perch ci sia tornato non lho ancora capito. Per ci sto. Ci sto per dimenticare, mi verrebbe da dire, ma per dimenticare cosa lho dimenticato. Intanto mi guardo intorno, mi godo il belvedere di culi, di coppie, di tette, di tipe, dituttodipi; mi perdo nel regno delloltreilimiti, della techno a manetta, sparata da un dj fatto a bestia. Meno male che c anche lei, la cubista dellaltra volta, quella che ci eravamo solo scambiati due chiacchiere, ma che io, a casa, ho gi usato per farmi le seghe. Meno male che c lei, s, anzi tu Ci davamo del tu, vero? Certo, che sei scemo? Come ti chiami che non ricordo? Simo Ah Simo, s. Sarebbe Simona, no? Io Marco Lo so, lo so! e mi sorride con uno di quegli sguardi che... mmh! Meno male che le sorrido anchio, contento perch mi ha riconosciuto (sta a vedere che mi ha usato anche lei per i suoi ditalini!). Meno male, perch questo un locale in cui si balla, si beve e se ci scappa la scopata nessuno si tira indietro. Meno male, perch al piano di sopra, su nel priv, gi scattata lorgia e ci buttiamo anche noi, che qui usa cos. Meno male, perch poi l, dentro di lei, posso rimirarmi le facce allupate dei tipi intorno: Stronzi! Io Simo me la scopo, mica come voi che vi ci potete solo riempire di seghe! Meno male perch poi c quella saletta dietro, che Simona conosce, quella con la scritta Riservato, dove andare soli io e lei. E Simo, che in fondo una romanticona ingenua dipinta da baldracca, poi mi dir roba del tipo: Sono stata benissimo. Peccato solo che, un attimo prima di dirlo, se ne vada in bagno a darsi una rinfrescata La aspetto inutilmente per venti minuti. La rivedo unora dopo: nel priv, con un tipo tatuato che se la fotte da dietro. Perch qui usa cos. Di, no, non devo piangere. Meglio andare a ballare, su, che gi in discoteca partito un bel revival... What is love / baby dont hurt me / dont hurt me / no more...
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TAnGo SuLLA RAMBLA e Vino FrAnCeSe di Cristina Cardone

18 gennaio

Le Rambla si aprivano davanti a lei, la folla le veniva incontro. Riconobbe il venditore di palloncini, le voliere degli uccelli, i volti di cera dei mimi. Si ferm mentre una risata argentina e familiare piovve su di lei. Vous voulait un portrait? Conosceva Barcellona, le piazze erano sempre una festa e poi l trovava gli artisti pi interessanti, portoghesi o catalani, ma anche slavi e africani. Passava spesso per la Rambla, via di ambulanti e di pittori, di mimi e di ladri. E lui lagganci sulla Rambla. Vous voulait un portrait? Lei si era avvicinata curiosa. Come fa a sapere che sono francese? Sono francesi il vino, le ostriche e le belle donne. Come a dire che il flamenco spagnolo. Quindi la sorprenderei molto se avessi due ali tatuate sul fondoschiena? lo provoc lei. Davvero ha due ali sulle chiappe? No. Lui alz lo sguardo dalla tela. Fai lamore con me. Qui? In mezzo alla strada? Dovrei spogliarmi? chiese lei. Si pu fare sesso anche senza spogliarsi aggiunse lui. Parlavano francese. Fai lamore con me ripet con voce calda. Le mie labbra sussurrano il tuo nome dietro lorecchio, cherie. Lei divaric appena le gambe. Mi aggrappo ai tuoi capelli tirando e avvicinando la tua bocca alla mia rispose. Lui sembrava quasi distratto dal suo lavoro. Allora lei slacci un bottone del cappotto. No! la blocc. Parlami. Io ti ho gi spogliata. La voglia lacrima tra le mie gambe, dove si insinuano le tue dita. Stringo appena per sentire il contatto con la tua pelle. La mano scivola dentro al ritmo del mio desiderio. Continua. Voglio sentire la tua pelle sotto la mia, voglio sentire in bocca il tuo sesso. Una coppia guard la tela e poi alz lo sguardo su di lei. Posso vedere il mio ritratto? Lui annu. Arross vedendosi nuda su un lenzuolo chiaro. Voglio fare lamore con te disse lei. Lhai fatto, vieni un altro giorno. Lui ferm una coppia. Un ritratto, volete un ritratto? Viola torn il giorno dopo. E quello dopo ancora.
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Seduzione di Carlo Battaglini

19 gennaio

Il mio libro. La gente attende che firmi la loro copia. la mia serata. Cosa potrei volere di pi? Allimprovviso sento il suo profumo. Fremo. Mi giro timoroso e me la vedo davanti. Cos sei riuscito a soddisfare i tuoi desideri mi dice con ironia suadente. Le guardo gli occhi dove sto per precipitare, poi la profonda scollatura. E il suo odore, dio mio, il desiderio di lei, come allora, pi di allora Era arrivata da chiss dove e aveva messo in agitazione il paese; troia per le donne e dea per gli uomini, su di lei giravano storie di peccato o destasi; dipendeva da chi le raccontava. Un giorno caldo, nellombra dei portici silenziosi, intesi i suoi tacchi che si avvicinavano. Smisi di scrivere e la vidi. La gonna vaporosa ondeggiava sugli alti sandali. I capelli le accarezzavano il seno appena nascosto da un corpetto allacciato sul davanti. Sei sempre a scrivere mi disse, non desideri altro dalla vita? E allontanandosi mi gett uno sguardo malizioso. Troppo malizioso. Un invito. La seguii fino a una casa che aveva conosciuto tempi migliori. Entrando trovai una stanza pervasa da un odore che mi stordiva, con al centro un letto in ferro battuto. Lei era seduta, le gambe accavallate, su una poltrona di vimini. Spogliati! mi ordin. Il suo tono deciso mi sorprese, ma quando la vidi slacciarsi il corpetto non ebbi pi remore. Con frenesia mi tolsi la camicia e mi sfilai i pantaloni, trascinando con essi anche le scarpe. Il pene mi urlava di liberarlo, ma esitai. Lei si apr il corpetto rivelando i capezzoli scuri; uno forato da un anello. Levati tutto e sdraiati sul letto! Ero ipnotizzato dallanello. Obbedii. Mi accorsi delle manette solo quando mi ritrovai con i polsi fissati alla testata del letto. Mi agitai, ma lei mi pos lindice sulle labbra e sussurr: Puoi avermi solo cos. Mi abbandonai. La sua vagina mi accarezzava il corpo. Cominci a salire, lenta, verso il mio viso. Mi copr la testa con la gonna. Tutto divenne buio; il suo aroma mi soffocava, non capivo pi nulla. Tentai di baciare quel sesso che si avvicinava, ma svenni. Quando ripresi i sensi ero solo, senza manette. Mi vestii con rabbia, ancora eccitato dal desiderio insoddisfatto che mi piegava, e che sarebbe rimasto tale anche negli anni a venire. E adesso lei qui che mi guarda, con il suo odore che mi fa impazzire, e mi chiede se ho soddisfatto tutti i miei desideri La seguo, incurante del mondo attorno, senza farmi illusioni, sedotto dalla mancanza. Potr averla solo cos.
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ProntA A Morire?  di Sara Gatto

20 gennaio

Le sue mani sono ferme sui miei fianchi, ma per me come se fosse ovunque. La pelle calda anche se bagnata dalla pioggia. Mi accarezza la schiena, sollevando appena la camicetta bagnata. Sono cos eccitata che vorrei fosse gi dentro di me a muoversi velocemente e con ferocia, per farmi godere. Ma a lui piace andare lentamente. Adora esplorarmi, gustarmi come un vino buono. Mi stringo addosso a lui. Lo sento inspirare velocemente mentre una mano mi passa sul seno, e subito un capezzolo tende la stoffa bagnata della camicetta. Sotto non porto il reggiseno, so che lo ha capito. Lo stuzzica tra pollice e indice, proprio come piace a me, e io non so fare altro che lasciar cadere la testa indietro ed esporre il collo alla sua bocca, che rapida scende a baciarmi la giugulare. I suoi fianchi stanno danzando contro i miei, ritmicamente, premendosi per poi scappare rapidi, per non concedermi troppo. Sa che sta giocando con il fuoco e questo gli piace da morire, lo eccita quasi dolorosamente. Vorrei che fosse veloce, che mi possedesse qui, ora, contro questo muro fuori dal ristorante dove abbiamo appena mangiato, ma vorrei anche che fosse lento e dolce. I nostri corpi hanno preso a strusciarsi di loro iniziativa. Sanno cosa vogliono e come lo vogliono. La mente non pu interferire. Pronta a morire? mi chiede con voce roca, prima di baciarmi. un bacio cos intenso che la mia mente viene annullata e rimane solo il corpo a recepire tutto questo piacere. Le mie mani corrono ad accarezzare, a vezzeggiare le forme del mio compagno, alla ricerca del supremo godimento. Sanno dove e come cercarlo. So che in balia dei sensi, esattamente come lo sono io. Perch le nostre unioni sono sempre cos. Non si uniscono solo i corpi, anche le menti si fondono in un piacere indicibile, quasi etereo. Sento il piacere scemare con molta lentezza, mentre la pioggia continua a cadere, costante. Mi riappoggia con i piedi a terra. Non mi ero nemmeno accorta che mi avesse sollevato. Stiamo ancora ansimando. Il battito dei nostri cuori in perfetta sintonia. Siamo morti riesce a dirmi dopo qualche minuto in cui cerca di riprendere fiato. S riesco a rispondere mentre i fari di unauto che passa nella strada principale a pochi metri da noi ci superano senza notarci. Mi sorride con quel sorriso colmo di piacere che io adoro vedere, e lunica cosa che riesco a pensare che morirei sempre con lui.
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NeW YeAr Trend PArty  ALtri DodiCi MeSi Con Noi! di Francesca Violi

21 gennaio

Parcheggio del Trend: piedi in aria, gonna alzata sui fianchi, la tua schiena sbatte contro il muro a intervalli regolari. Troppo regolari! La lingua sulla tua gola di Rob, uno dei cubisti (dodici, come i mesi dellanno: lui Dicembre). Da quando hai fondato lAgenzia non avevi mai... ma che ti preso proprio stasera? Quando ti ha scostato le mutandine rosse e ti ha... te lha messo dentro, la cosa ti proprio sfuggita di mano. Per fortuna hai guardato lora. Solo che intanto lui era gi entrato. Cos ora fai del tuo meglio per velocizzare la cosa: stimoli, palpeggi, strofini, mordicchi. Come far durare il meno possibile gli affondi poderosi di un ventenne scultoreo pieno di energia: certo che la vita a volte... che a mezzanotte i dodici mesi devono stare sui cubi a brindare coi clienti. Lo dice il contratto. Tasti, aliti, premi, stuzzichi, strusci. Gli infili persino il dito nel... insomma, s, nel sedere, ma con le unghie finte, non sar...? No, no, gli piace! 23:54. Non sai pi cosa fare: ti vengono in mente solo cose tipo... No, no. (Lassenza di Dicembre si noter di brutto) Non puoi dire quelle cose. (Il padrone del Trend uno stronzo pignolo. La penale...) Gliele dici. La voce ti esce strana. Ora il ritmo molto pi veloce. Di, un ultimo sforzo! Tanto coshai da perdere? Ti succhi un dito e inizi a toccarti (e s che persino al tuo ex storico lavevi sempre negato. Quanto te lha chiesto!), su e gi, su e gi, ecco, cos... Lui ansima, accelera (cos ehi, ma cosa ti sta...) pi forte (Oh.) si inarca (Ooh) trema (No! Aspet...) sembra che muoia (... ta) corso dentro giusto in tempo. Un fischio, uno scoppio, un altro, sempre di pi, finch un unico boato che si alza dalle case sparse nella pianura, dal nuovo quartiere residenziale, dalle luci della citt lontana. Ah, ecco l le tue mutandine.
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UN LAVORO SPORCO MA FATTO BENE  di Matteo Ciccone

22 gennaio

Il marito gli ha detto che la moglie un osso duro. E quindi ha aggiunto c bisogno di uno bravo. Lui allora ha fissato negli occhi il nuovo fornitore di lavoro sporco, senza unincrinatura, fermo e forse un po offeso dalla nota inutile; e ha risposto: Sono un professionista. Ed cos. Un marito che vuole liberarsi da una moglie scomoda, ormai una ciabatta troppo stretta per un piede ingrassato da unavara ricchezza. Quella strega deve sparire. In modo pulito e senza strascichi. Per anni lho sopportata. Di divorziare non se ne parla: chiederebbe e otterrebbe troppo. Deve sparire. Vecchio porco e spilorcio, pensa lui mentre afferra un anticipo di 10.000 euro. Lei ha cinquantanni, si mantiene bene ma frigida; la menopausa poi la fa stizzosa, antipatica. Per questo un osso duro. Avvicinarla sar difficile. Ma lui ci sa fare: il pi richiesto, in casi come questo di marciume morale. Lavvicina un giorno al mercato, gentile e imbranato. Finge. Lei, tutto sommato, una madre. Inutile dire che vuole subito aiutarlo a trovare una certa via della citt, perch lui viene da Roma e non conosce. Il secondo incontro lorganizza alluscita di un cinema. Le sbatte addosso. Ma... incredibile! esclama mentre le porge la borsetta caduta. Lei perdona lincomodo quasi subito, riconoscendolo. Camminano un po. Per giorni se la lavora cos. Escono, si vedono. La fa aprire un centimetro alla volta, scrostando il carattere odioso della vecchia, spolverando quello della donna che vuole vivere ancora. Il primo bacio arriva a sorpresa da lei, segno che il momento mortale maturo al punto giusto. Come al solito lui stato bravo: lha conquistata. Ora pu portarsela dove vuole, e sa che di lui non ha parlato a nessuno. Fanno lamore la prima e unica volta in un motel che ha scelto lui giorni prima. Prendere una vagina secca tosto, ma crede di averla fatta godere. In ogni caso, non ha sentito i clic segreti che hanno immortalato la carne che geme. La lascia svenuta di piacere, sudata. La guarda nuda, e prova schifo, ma non capisce per cosa. Raccoglie in silenzio le fotocamere automatiche nascoste. Domani lei comincer a morire, scoprendosi sola e violata. Continuer a morire quando il marito, foto alla mano, chieder un divorzio per adulterio. Lui non vorr nessun rimborso, far il santino che n perdona n cova rancore. Lei non far storie; si suicider poi per il dispiacere di tutto. Un lavoro durato settimane. Ottimamente riuscito.

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Ann  di Luca Roncoletti

23 gennaio

Addio al celibato, destinazione Lap Dance, sfruculiose intenzioni! Ci troviamo al parcheggio. A Nico ci si abitua. Si muove ambiguo che non gli daresti due lire, poi ti sforna libido well oriented (well perch oriented come la mia). Si metter in politica, lo sento. lui che conosce il posto. Appena entrati ci rimango di sale: roba buona dappertutto! Poi appare. Unamazzone. lei, c niente da fare. A Luca gliela indico subito. Me lappoggia. Poteva essere diversamente? Alta, atletica, gambe che mi scende la lacrima tanto son belle. I miei amici sono inebetiti. Io ancora riesco a giudicare con occhio da esteta, per non giusto nei miei confronti che questa Giunone non sia innamorata di me. Poi si gira. Che lato B! Lesteta in me si sbriciola. Mi sento vulnerabile. Unanimit: la prenotiamo per un priv. Il camerino a forte impatto erotico: separ di compensato (stasera troverei erotica anche una chiavetta USB). Poltrone agli angoli. Quattro, noi. Lei quindi svolazzer al centro. Sul pavimento disegnata la rosa dei venti. Mi siedo a Ovest. Il Pier ce lho a Sud. C eccitazione. Giunone si chiama Ann, texana. Parla solo inglese. Tacchi a spillo, perizoma e collanina che impreziosisce il collo (comincio a capire i vampiri!). La luce soffusa disegna sul corpo oliato orgiastici riflessi (va be, orgiastici un po forte). Con lindice le faccio freccia verso il Pier e maltratto un Just married. Leggo in lui riconoscenza di gran qualit. Ann sembra dirmi Peccato che non sia tu (e peccato s, orca malora!). Lo incalza a mosse di pantera. La sua coscia mi cos vicina che mamma! Insinua le dita fra gli elastici del perizoma. Sgancia lintimo. Laltra mano ne ferma la caduta. Gli danza fra le ginocchia. Un balzo e si mette in piedi sui braccioli. Lascia sfilare il perizoma e Gli avvicina la testa alle grazie! (Pier, che ti ritrovi occhi, naso e bocca dove li avresti sperati casomai una dea fosse salita sui braccioli della tua poltrona, finirai mai di ringraziarci?) Invidia! Le tocco la caviglia. Lei si gira. Balbetto un Me too just married. Scende e vira su di me. Come prima, sale. Potrei essere meno felice? Mi massaggia i lobi. Poi, il gesto. Si piega ad angolo retto e mi d un bacio sulla fronte (il bacio sulla fronte schizza dritto ai vertici della mia classifica di fantasie erotiche). Indugia un po (per la gioia di Luca, che si trova a est!) e lo rende speciale. Quando mi riprendo lei non c pi. Dentro il priv noi moschettieri. E il compensato.
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LA LEZIONE  di Aldo Cirri

24 gennaio

Carmelo era quasi arrivato alla sua fungaia segreta. Nessuno la conosceva, era in una zona del bosco lontano dai sentieri battuti. Aveva appena aggirato un grande abete, quando sent un bisbigliare nel folto della boscaglia. Chi diavolo era? Cerc di orientarsi finch riusc a individuarne la provenienza: da un cespuglio una voce maschile e una femminile erano impegnate in una strana discussione. Si avvicin con cautela e drizz le orecchie. Dai, su, prova appoggialo alla bocca, mica ti mangia. S un attimo, accidenti grande! Vedrai che ti piacer. Carmelo sibil unimprecazione tra i denti: proprio l dovevano venire a fare i loro porci comodi, quei due! Cos, brava, appoggia delicatamente le labbra Cos? S ora aprile leggermente. Carmelo sudava freddo. Attenta con la lingua a non chiudere il buchetto s, cos aspetta a spingere e tirare cos ora! Dal cespuglio esplose una specie di ruggito misto a un boato profondo. Carmelo, terrorizzato, balz in piedi e fugg via come una lepre. I due ragazzi, sentendo il rumore, balzarono fuori dal cespuglio, spaventati. Che cosera? piagnucol lei. Forse un tasso. Maledizione, ma non potevamo farlo a casa tua? Stai scherzando? Mia madre mi ammazzerebbe! E proprio qui dovevamo venire a farlo? Io ho paura! Ma dai, rilassati, qui non ci vede n ci sente nessuno La ragazza sospir, pieg la testa e appoggi di nuovo le labbra nella stessa posizione di prima. Appoggia bene le labbra s cos ecco, su, prova! Dal trombone a coulisse usc lo stesso ruggito di prima. Lei stacc la bocca dallo strumento. lultima volta che prendo lezioni da te! Ma guarda se dobbiamo farlo in questo posto! Te lho detto, mia madre mi ammazza, se ti faccio suonare a casa mia! Uff! Lei appoggi le labbra sullimboccatura del trombone che, questa volta, emise un barrito da elefante capobranco. Lui sospir, la giornata sarebbe stata lunga.
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BOCA CHICA  di Tommaso Chimenti

25 gennaio

Non ci siamo mai parlati. Non ci siamo mai visti di persona. Ti ho visto soltanto in fotografia. Facciamo il gioco del silenzio. Il gioco del buio. Tu arrivi, ti togli i tacchi salendo le scale. La porta socchiusa. Non accendere la luce. Entra piano. Richiuditi la porta alle spalle. Togliti il cappotto, lascialo sul divano. alla tua sinistra appena dopo la soglia. Appoggia le scarpe per terra. Non parlare. Ti ho lasciato una sciarpa sul divano. Bendati. Prendila e legala bene. Stretta. Comincia a salire le scale. Io sono al piano superiore, alla scrivania. Sono al computer. accesa la piccola abatjour sul tavolo. Non ti guardo. Gli occhi dritti avanti a me, sullo schermo i colori rimbalzano, si rincorrono. Mi inonda il blu, mi abbaglia il giallo, mi illumina il rosso. Metti una mano sulla ringhiera. Ti porta su, da me. Sono ad aspettarti, ad attenderti. Si sente soltanto il fruscio delle tue calze sulle scale di legno. Sento un misto di timore, di eccitazione, di paura, di brivido. Ho la tentazione di guardare la tua figura che avanza nera e cieca. Ho voglia di controllare se ti sei messa una gonna ampia come ti ho chiesto. Resisto, so che avrai seguito tutte le regole. Arrivi a tentoni, barcollando leggermente. Un passo dopo laltro. Non parlo. Ti prendo la mano. Ti metti in ginocchio, come a pregarmi, come un gattino che miagola. Accanto a me. Le mani ti tremano un po. Ti accarezzo una guancia. Piano. Dolcemente. Sono un uomo. Il tuo uomo. Almeno per stasera. Ci sono i ruoli. Vanno rispettati. questo il gioco. Il gioco delle parti. Sono qui per te, mi dirai. Sei qui perch hai bisogno di un padrone. Una notte ogni tanto. Ti piace sentirti in balia, non riuscire a controllare tutto, come invece fai di solito. Sei una donna forte, di solito. Mi hai scelto per sentirti preda. Non ci sono pi gli uomini di una volta, mi hai scritto. Eccomi, mi volevi. Apri la bocca. Sento il tuo respiro. Ansimi. Fammi sentire. Ti passo un dito sulle labbra. Sono umide. Muovi in avanti la testa. Con i denti tenti di prendermi una falange. Tiro indietro il dito. Ti prendo il viso con una mano. I tuoi capelli sobbalzano allindietro. Sento un gemito. Ti dico di stare zitta. Tu obbedisci, sei venuta qui per questo. Dimmi che sono la tua piccola, mi chiedi. Certo, ti rispondo. Poi, vai gi a quattro zampe. Sali al ginocchio. Laffanno aumenta. La bocca spalancata. Ti carezzo la testa. Prima di tirarti i capelli. Mi piace, mi dici.

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PLuGIn  di Riccardo Restelli Nei pressi della stazione orbitale X69. Data astrale 6502.

26 gennaio

Luke diede unocchiata veloce al monitor di navigazione: la rotta di avvicinamento sembrava perfetta. Con gesti automatici premette un paio di pulsanti sulla plancia, poi alz lo sguardo verso la vetrata di prua, riempita quasi per intero dallenorme massa incombente della base orbitale. Astronave cisterna Fellarus richiede permesso dattracco per rifornire la stazione disse nel microfono. Tra cinque secondi sar attivato il collegamento visuale con lufficiale pilota di turno alla base declam con tono metallico il computer di bordo. Speriamo ci sia lei Sul monitor apparve il viso di una donna: un caschetto di capelli neri attorno a un volto bianchissimo, gli occhi scuri truccati in modo pesante e la bocca rosso fuoco. Luke sussult sulla poltroncina mentre le labbra di lei si aprirono appena per lasciar uscire una voce roca e sensuale. Permesso accordato. Base orbitale X69 pronta allaggancio. Devo restare concentrato Luke abbass la leva. Il grosso perno dattracco sallung fluttuante nello spazio davanti alla prua dellastronave per poi irrigidirsi nella posizione dinserimento. Luke guard solo per un attimo il monitor: gli occhi della donna si erano chiusi per met, mentre la lingua spuntava sottile e invitante tra le labbra. Il suo sguardo era inequivocabile. Ma che sta facendo? Adesso mi schianto e perdo astronave e carburante Il perno cominci a indugiare nella sede dattracco, che si era aperta e si esponeva allinnesto seguendo i comandi esperti della donna. Luke manovrava lastronave con delicatezza, cercando il momento giusto per affondare il colpo. Ecco, adesso! Laggancio riusc perfettamente. Solo a quel punto Luke abbass lo sguardo verso il monitor, dove la donna aveva gli occhi chiusi e la lingua che correva sulle labbra. Il perno ora scorreva avanti e indietro nella sede, seguendo la procedura automatica di caricamento della pompa idraulica che avrebbe trasferito il carburante. Il corpo di Luke fremeva e si tendeva come un arco. Non ce la faccio pi! Premette il pulsante rosso. Il flusso di liquido caldo e denso inond con un getto prorompente il serbatoio. Luke era troppo impegnato con la manovra per guardare ancora la donna, ma sent come un gemito provenire dal monitor. Procedura di rifornimento completata sentenzi il computer di bordo, con un tono appagato che Luke non pot fare a meno di notare.
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LA VoGLiA  di Stefano Conti

27 gennaio

Scrivo. Un lavoro come un altro, ma almeno posso stare a casa e non sono costretta a incontrare nessuno, se si esclude Carlo, il mio editor. Certo, lui non vuole far sapere in giro che sono io lautrice dei miei romanzi, ma in fondo meglio cos. Che importa se la firma su quelle indecenze non la mia? Non sono telegenica, ha detto. Sar perch non sono pi una ragazzina. O forse per questa terribile voglia rosso fuoco che mi attraversa il volto dal collo alla tempia. Passo le sere davanti alla luce azzurra del monitor, a mettere in fila le parole e a dare forma alle mie fantasie. Oggi ho scritto di Lara che si concede con entusiasmo al suo insegnante di matematica per evitare unespulsione. Ho usato espressioni disgustose come fessura umida e membro turgido. Mi sento sempre sporca, quando descrivo la carne e il sudore. Scrivo sempre in prima persona, perch Carlo vuole cos. Dice che pi credibile quando Lara appare in TV per le interviste. Quella puttanella diciottenne con la sua voce da gatta in calore spergiura che tutto vero. E tutti si eccitano di pi quando leggono le sue porcate. Li ho visti in TV, cosa credete? Sono lupi famelici in abiti firmati. Li avete sentiti? Ma non sei troppo giovane per certe cose? E Lara si limita a fare spallucce, a sorridere con le sue labbra rosse e lucide come caramelle e a guardarli con quegli occhi enormi. Pare una risposta soddisfacente, da come si leccano i baffi. Sento dei passi, ma faccio finta di niente. Trattengo appena il fiato. Una mano sulla spalla e un sussurro allorecchio: Non ti sembra di avere lavorato troppo? La voce calda e umida. Sorrido: Se lo dice la mia protagonista preferita, devessere vero. Sono tre mesi che Lara sta da me, da quando si presentata in lacrime con i seni che spuntavano dalla maglietta strappata e profondi graffi sul volto. Davanti a un bicchiere di latte mi ha raccontato dei due uomini che lhanno riconosciuta e che volevano farle capire a loro modo quanto apprezzassero i suoi diari. Continuo a digitare mentre mi bacia sul collo, proprio dove la mia voglia inizia ad accendersi. Questa notte non riuscivo a prendere sonno. Mi sono messa a scrivere a mano sui fogli che ho trovato nel cassetto della stampante. Le parole sono esplose dalla matita come se fossero state sempre l, pronte a uscire: raccontano di come la fata bianca Larandel, alla guida di un pugno di nani ed elfi, libera Dolcevalle dai malvagi uominilupo. Ho voglia di cambiare genere.
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MARCO ROSSI  di Marco Negri

28 gennaio

Laura esclamo mentre innesto il telefono tra spalla e orecchio. Con chi sei, oggi? continuo ironico. Indovina? dice tutta pimpante. Te lo passo. E me lo passa: Pronto? balbetta lui. Sono Marco. Lo so. Anchio. Ah. tutto quello che riesce a dire, confuso dalla situazione. Distinguo il rumore di una zip che si abbassa e poi in sottofondo ricompare la voce di Laura che suggerisce al suo amico di parlarmi. E il tipo esegue. Prende fiato e inizia a raccontarmi i cazzi suoi. Come un aspirante attore a un provino per beoni: Ho ventisette anni e abito qui a Torinooo la o si flette, deformata da una forza antica e primitiva. Lui non molla, per, e riprende cercando di apparire rilassato: mi riferisce che lavora come meccanico in unofficina ma sogna di aprirne una tutta sua; poi mi aggiorna sui suoi hobby e altro ancora. Mi sconnetto con la mente. Guardo lorologio: il Marco della situazione a tre minuti. Contro ogni pronostico raggiunge i quattro, e sta per superarli quando si ferma, forse indeciso se o meno il caso di raccontarmi altro della sua infanzia; allora sento Laura che lo incita a proseguire con dei versi soffocati. E me la immagino anche, in ginocchio con la testa che va avanti e indietro dallinguine del suo amichetto momentaneo, mentre fa ruotare la mano a mezzaria come per dire: Vai avanti! E quello obbedisce, perch chiaro che farebbe di tutto pur di non farla smettere, ma il suo equilibrio biologico cede, e lui si lascia, come dire andare. Laura riprende il telefono e congeda il nuovo Marco con un Grazie. Quand che la finirai? le chiedo. Quando lascerai la troia. Ah, lei la troia? E tu che stai scopando con tutti i Marco Rossi presenti nellelenco telefonico di Torino? La mia una missione e una questione di principio. Ho giurato che lavrei fatto e lo sto facendo. Inoltre pi divertente di quel che credi. E tra tutti i Marco Rossi per ora sei quello messo peggio. Oddio, questultimo non mi sembrava granch. Questo era uno sfigato, ma il prossimo della lista li batter tutti, credimi. Chiss come si chiamer? chiedo sarcastico, quasi divertito. Marco Rossi Ma dai? senior prosegue lei, e il fiato scompare dai miei polmoni. Lo conosci? un arzillo sessantenne con la mania per le americanate. Ci crederesti che quello stronzo di suo figlio lha chiamato junior?
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ToWton 16  di Cecicilia Scerbanenco

29 gennaio

Era sicura di conoscerlo. Luomo era alto e massiccio, i capelli rasati, i lineamenti del viso duri. La guancia sinistra era deturpata da una cicatrice livida, larga quasi un dito. Non si formalizz neppure per gli abiti tardomedievali. Daltra parte, si occupava di Medioevo per vivere, no? Luomo allung una mano e le sfior una guancia. Lei rabbrivid. Con un coraggio che non credeva di avere, giocherell con i lacci che gli chiudevano la camicia e gli appoggi la mano sul petto. Lui ridacchi, un suono roco ed erotico che vibr nel torace. Adesso erano nudi. Lui era accosciato tra le sue gambe. La luce soffusa dei paralumi disegnava chiaroscuri sui loro corpi. Lei, che era sempre stata troppo pudica e timida per avere una vita sessuale degna di questo nome, si sollev, ipnotizzata dai muscoli delle cosce delluomo: le fasce muscolari si sovrapponevano luna allaltra, come gli intagli di una colonna preistorica. Allung la mano per toccarli e lui rise di nuovo. Continu ad accarezzargli la pelle spessa e ruvida, maschile. Le fibre muscolari percepibili, il membro nodoso che vibrava con un movimento aggraziato. Poi era su di lei. Il corpo pesante le spalancava le gambe, le gravava addosso. Ebbe quasi paura. Invece lui rivel uninaspettata gentilezza. Le tracci un sentiero di baci sulle labbra, il collo, il petto, fino ai seni. Lei guard, affascinata e un po professorale, ma poi si inarc, si artigli a quelle spalle larghe e grid con tutto il fiato che aveva. Luomo le bloccava le mani sul cuscino e si muoveva in lei. Sentiva il membro nodoso accarezzarle la base del clitoride, il pube appoggiarsi, sempre meno gentilmente, alla vulva. Si inarc, divisa. Da una parte, la sua carne voleva soltanto saziarsi, essere posseduta. Daltra, la sua anima razionale trovava la cosa un po troppo animalesca. Proprio allora lui le liber le mani e la baci, nulla di tenero, una lingua padrona che mimava la copula. Lei si avvinghi a lui e si arrese al padrone. La svegli la luce del sole che illuminava la mansarda. Troppo medioevo, decise. Si alz. Sul grande tavolo, il saggio su una fossa comune della guerra delle due rose era aperto alla pagina dedicata allo scheletro numero 16. Il suo volto, sfigurato da una cicatrice, era stato ricostruito dagli scienziati forensi: un viso duro, quasi rozzo, ma con occhi gentili. Cera una cosa rossa sul libro. Si avvicin. La riconobbe: era una rosa gallica officinalis, la rosa dei Lancaster.
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IL PROVINO  di Simone Togneri

30 gennaio

La prima volta che lessi del provino risi immaginando una fila di tapini con chiappe e attributi allaria: selezioniamo attori per film hard. Astenersi perditempo e normodotati. La seconda no. La frase che era stata aggiunta sostitu la voglia di ridere con un altro tipo di voglia: ti mettiamo alla prova con vere pornostar. A seguire, un numero di cellulare che mi sbrigai a comporre. Rispose un certo Salvatore. Disse di presentarmi agli studi in via Pisa 23. Nessuna richiesta di foto esplicite e la cosa mi piacque. Non sopportavo lidea che il mio uccello e il mio viso apparissero insieme nella stessa foto. Gli studi: una casa privata in mezzo ad altre, immersa in un giardino mal tenuto. Mi aspettavo di trovarci il mondo e invece ero da solo. Meglio. Avevo visto qualche film hard basato sul concetto del provino: donne dalle gambe chilometriche mettevano mani e bocca a disposizione dei candidati a due o tre alla volta. Mi aspettavo che ad aprire fosse una bambolona in stile, invece apparve un tizio pallido. S? per il provino balbettai. Ah. Luomo sorrise e mi invit a entrare. Attraversammo un soggiorno misero e ci infilammo gi per una rampa di scale. Lo studio era in garage. Monitor, telecamere e luci al neon lo facevano somigliare a un bunker. Luomo si present: Salvatore, director manager della Sal Production. Si fece lasciare il mio telefono e mi fece firmare la liberatoria per lutilizzo del video, poi volle vedere lalato. Lannuncio parlava di pornostar gli ricordai sfilandomi pantaloni e mutande. Certo rispose. Farai il provino con Monica. Monica: un metro e ottanta di pelle bianca e curve da perdere la testa. Si avvicin e mi guard a lungo negli occhi prima di bendarmi. Non muoverti sibil. Con un dito cominci a toccare e carezzare il mio arnese nel punto pi sensibile e un brivido sal verso lalto, facendomi contrarre di piacere. Non sei male comment. Le sue mani andavano su e gi lentamente ma inesorabilmente. Senza piet. Io mi sforzavo di non arrivare subito al dunque. Oh, Monica Tolsi la benda poco prima di venire e troppo tardi per fermarmi. Sal si pul le mani con un fazzolettino, compiaciuto. Disse che ero okkey. Io ansimavo e fissavo Monica, in piedi dietro la telecamera a fumare una sigaretta. Ci rivedremo disse Sal accompagnandomi alla porta. E cos stato. Posso rivederlo tutte le volte che voglio su ilcircolodelleseghepuntoit, chino davanti a un ragazzo bendato che continua a chiamarlo Monica.
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ALLORA QUESTO  di Silvia

31 gennaio

Aveva un non so che di consolante quel movimento incerto, quasi spezzato. Aveva il sapore della perdita, lodore dellanticipazione, il sentore di un ritrovarsi, in quellinquietudine di fondo. Terribilmente conscia, come mai era stata prima, della mano che si insinuava sotto di lei, che dalla nuca discendeva lenta ma ferma, fino alla base della spina dorsale, premendola con dolcezza e decisione contro quel corpo caldo. Fiera, forte, feroce, sbocciava come un fiore scuro ai margini del buio dietro le palpebre socchiuse, un colore rosso cupo che andava a increspare il respiro, il battito del cuore, il sangue che accelerava e affiorava con violenza in luoghi mai pensati prima. Paura, era quella lemozione di base, paura per quelle sensazioni fuori controllo che alla paura stessa si mescolavano, paura per laver paura e il non riuscire a rinunciarvi; paura per la perdita e la scoperta, e quel che sarebbe derivato da quel completo distacco dal mondo che fino ad allora aveva conosciuto. Lentamente, goffamente, continu a seguire quel movimento ignoto che, per, le sembrava di aver celato sempre, da qualche parte dentro di s; seguit a delineare e ricreare con le labbra la linea della sua mandibola, senza riuscire a pensare a cosa dover fare, come aveva programmato tante volte in passato. Continuando a ritenere consolante quel non perdere e quel non guadagnare una vecchia e nuova parte di s tutto dun colpo, quei sospiri rotti, quella voce cos estranea alla sua, che continuava a mormorare parole sconosciute, quel cozzare involontario e forse troppo irruento delle loro anche. Nellaccentuarsi di quelloscillazione, nellaccelerare di quei movimenti, nella progressiva sincronia di quel gesto inesplorato, sfior con le ciglia la fronte di lui, e sollev le palpebre, tremanti, alla ricerca del suo sguardo. Quel che vide in lui fu conferma ancor pi certa dei segni che i baci timidi e i morsi involontari avrebbero lasciato sui loro corpi, da scoprire in un riverbero cupo e languido delloblio di quel nuovo inizio, il mattino successivo. Occhi vibranti, macchie livide e violente su quel viso conosciuto, pozzi troppo profondi perch non vi si sentisse annegare una morsa alla gola, incandescente, soffocante, e la folle voglia di non uscirne mai pi. Allora questo, pens, la mente annebbiata, i muscoli tesi allo spasimo, e negli occhi solo quelli di lui, scuri, avvolgenti, al centro di quel fiore rosso cupo. questo quel che chiamano morire.

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AL proSSiMo MerCoLed  di Valentina DAmico

1 febbraio

Per prima cosa mi fa sedere, poi sdraiare. Stai tranquilla, rilassati mi dice, e io cerco di abbandonare le braccia lungo la linea dei fianchi. Si avvicina, si prepara, i suoi gesti sono lenti e precisi. La sua pelle sa di sandalo e spezie, gli occhi scuri e grandi sono puntati su di me. Meravigliosi cinquantanni, penso di lui. Adesso pi vicino, contro il braccio sento premere le sue gambe. Il calore del suo corpo sembra lasciare una cicatrice sulla pelle. Tutto bianco attorno a noi. Nella stanza si sente un sottofondo di musica brasiliana lenta, calda e morbida: la sento scorrere nel sangue Lui mi sfiora il viso, appoggia le dita sulle mie labbra. Ho paura. Nel sentire il contatto con la sua pelle ho un involontario sussulto. Fai la brava, stai ferma mi dice. Ci provo: mi concentro sul suono caldo della sua voce, sul suo profumo. adesso che arriva la ragazza. Pelle abbronzata, tesa e lucida, labbra morbide e mobili. Si avvicina a me dallaltra parte, anche lei sul mio viso ed vicina, sempre pi vicina. Il suo seno schiacciato contro la mia testa, la sua bocca vicinissima al mio volto. Non ti muovere. E io non mi muovo, chiudo gli occhi, la mia pelle fatta di un milione di terminazioni nervose. Sento il contatto con i loro corpi, il calore, i loro movimenti lenti. La mia mente preme invece lacceleratore. E allora immagino che quelle mani, quelle quattro mani che adesso sostano sulle mie labbra e sul mio viso, scivolino lentamente lungo il collo e poi sotto la camicia a sentire la pelle. Le sento avvolgere e trattenere il seno, per poi scorrere gi impazienti lungo il ventre fino a conquistare il mio sesso umido. Immagino che mi spoglino, insieme, avide. Desidero labbra che percorrano il mio corpo, lingue che ne ridisegnino i contorni. Voglio sentire il sapore di quella pelle che profuma doriente ed essere esplorata da quelle mani setose e abbronzate. Sento il desiderio tirarmi dentro a un vortice sempre pi stretto, da togliere il respiro. la voce di lui a richiamarmi: Va bene, abbiamo finito mi dice. Mercoled prossimo ci vediamo per lotturazione.

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CUORI A RENDERE  di Luca Artioli

2 febbraio

Diego non disse nulla, si limit soltanto a emettere un flebile sospiro poco prima di sentire la lingua della ragazza farsi spazio tra le sue labbra. Era la prima volta che faceva lamore con una sconosciuta. Di lei conosceva soltanto il suo profumo di pesca e quegli occhi, che apparivano di un colore lunare, quasi damianto. Si erano incontrati poco prima, gi allangolo fra via dei Tigli e vicolo SantAnna, di fronte al distributore automatico di sigarette e preservativi, sotto la luce fioca di un lampione. Era bella, di una bellezza distruttiva e sconvolgente e lui, in un suicidio di coraggio, le aveva confidato di non avere alcuna intenzione di passare unaltra serata alla ringhiera del balcone, a fumare noiosamente da solo. Per sedurla era servito poco altro. Soltanto un sorriso e una battuta un po maliziosa sul pericolo di premere il pulsante sbagliato del distributore. Nello sguardo di lei era scoppiata come una stella, pareva quasi entusiasta del loro incontro nato per caso e, di l a poco aveva accettato di raggiungere il suo appartamento, senza farsi troppe domande. Pareva sicura di s, al contrario di Diego, bench ostentasse sempre una sorta di empatia, nei modi e nei gesti, che la rendevano aggraziata e comprensiva. Fu cos anche quando, abbracciati sul divano, lei decise di fare sul serio. Sal su di lui e, districandosi dalla tshirt, sforbici le braccia per tutta la lunghezza sopra la testa. Lui distolse per un istante lo sguardo. Era come se quei seni e quei capelli ondeggianti gli facessero provare la violenza di vedere qualcosa nella sua pienezza, lasciandolo come perso davanti alla forza dellatto, facendogli dimenticare ogni cosa. Si baciarono con voglia, poi Diego lafferr per le cosce, sollevandola con lo scopo di guadagnare il tappeto. Non cera nulla di imposto in quel reciproco donarsi, avevano soltanto deciso che sarebbe stato il luogo e lattimo giusto per farlo. Gli ultimi vestiti caddero formando un semicerchio ai loro piedi. Si distesero in una figura armoniosa. La ragazza inarc il bacino, accogliendo il ritmo delle prime spinte, stringendo con forza i lombi di Diego ai propri. I movimenti divennero sempre pi coordinati e non appena lei prov a respirare profondamente per rilassarsi, avvert linterezza della sua penetrazione. E pianse in silenzio, insieme a lui. Come fossero la lama e la ferita che sutura, come fossero ununica anima in pochi grammi. Due solitudini disciolte negli occhi della notte. Fino al piacere del gemito.
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LA ruGiAdA  di Elena Kuznecova

3 febbraio

Mi svegliai con i primi raggi dellalba. Lei stava dormendo accanto a me, completamente nuda, coi capelli che si perdevano in mezzo allerba. Eravamo sdraiati sui nostri vestiti sotto un albero adiacente al prato. Dopo qualche momento di esitazione le immagini della notte passata e il desiderio di lei mi invasero la mente e il corpo. Alzai la mano e lavvicinai a lei per poterla svegliare, ma mi fermai a un centimetro dal suo viso, che mostrava unespressione beata e per questo ancora pi eccitante. Decisi di osservarla in quel momento cos intimo e completamente disarmante. Era sdraiata sulla schiena a braccia scoperte, con la testa leggermente girata verso di me. Faceva un po fresco, i capezzoli divennero raccolti e piccoli come due chicchi duva passa e il suo ventre si raggricci di pelle doca. Scendendo sotto lombelico trovai una piccola ombra triangolare. Il sole fece un ulteriore passo dallorizzonte, illuminando il suo corpo cos appetitoso e le poche gocce di rugiada sullerba, dando unaurea romantica e surreale a quel momento. Non potendo pi sopportare la pressione del desiderio, che ormai aveva riempito tutto il mio corpo, usai la stessa mano con la quale volevo svegliarla, per liberarmi. Chiusi gli occhi nel momento del piacere, cercando di farlo durare il pi a lungo possibile, di fotografarlo per immortalarlo per sempre nella mia mente Dopo qualche secondo riaprii gli occhi e vidi subito il suo sorriso. Chiss da quando tempo mi stava osservando. Pensai che sarei stato travolto dalla sensazione di vergogna per averlo fatto davanti a lei ma, sorprendentemente, ebbi un effetto contrario. Lei aveva capito tutto e si strinse a me, aderendo con il suo corpo. Fresca comra sembrava quasi che volesse rubarmi tutto il calore. Pensai che non poteva esserci modo migliore per scaldarla

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SENZA PROTEZIONE  di Ornella Prina

4 febbraio

Anna termin la telefonata mentre le prime lacrime iniziavano a rigarle il viso. S, certo, capisco no, sto bene, grazie, buonasera. Si sedette sul divano e inizi a piangere. Linvestigatore privato, che aveva incaricato di seguire suo marito, le aveva appena confermato che ogni mercoled lui andava a puttane. Il calcetto con gli amici era una scusa, come lei sospettava da tempo. Si sentiva svuotata di ogni energia, impotente, tradita. Solo i singhiozzi muovevano il suo corpo. Il pendolo della sala suon le sette di sera; Anna cerco di calmarsi e si domand se avesse delle colpe. Tra lei e Giorgio non cera mai stato sesso bollente, i loro amplessi del venerd sera erano brevi, monotoni, non riusciva mai a concentrarsi in una fantasia erotica che riuscisse a eccitarla. Molto meglio quando da sola, toccandosi, si immaginava di essere legata, nuda, davanti a dei giovani soldati che non vedevano una donna da mesi. Si asciug le lacrime. Brutto maiale disse ad alta voce. Te la faccio vedere io, questa volta. Entr in camera da letto, si vide riflessa nel grande specchio dellarmadio; inizi a spogliarsi, indugiando nel gesto, guardandosi come non si era mai vista, osservandosi e immaginando come potesse vederla un uomo. I seni maturi, ampi, materni, avevano conservato una loro bellezza; trov i fianchi rotondi molto sensuali. Cosa provano le puttane quando un uomo le paga? Chiuse gli occhi e cominci a immaginare di essere sulla strada con quei vestiti che non difendono da nulla, senza mutande, con un crampo allo stomaco ogni volta che una macchina rallentava; sent il desiderio animale del maschio senza nessuna finzione di amore, il fiato corto addosso insieme al peso del corpo che la schiacciava. Cosa prover lui a infilarsi in un buco lercio dove sono passati tutti? E lei, godr sentendo il potere di quello che ha tra le gambe, o subir lumiliazione di dover accogliere dentro di s quel doloroso sfregamento? Si riscosse, apr larmadio e prese un vecchio abito molto aderente; lindoss senza biancheria intima n calze, infil gli stivali coi tacchi alti e si trucc pesantemente. Si rimir allo specchio, soddisfatta: sembrava unaltra. Prese la borsetta e usc. Alle otto di sera il marito, non trovandola al suo rientro, inizi a telefonare ad amici e conoscenti. Usc anche a cercarla, senza sapere bene dove. La mattina dopo ne denunci la scomparsa; di Anna nessuno seppe pi nulla.
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HAreM  di Oriana Ramunno

5 febbraio

Ricordati di me, domani notte Aliya la cinse da dietro e le sussurr queste parole nellorecchio. Parole che avevano lamaro sapore delladdio. Maisa sent un senso di dolore e dolcezza insieme attanagliarle lo stomaco. Chiuse gli occhi e trem. Lodore degli incensi dellhammam la stord, le guance avvamparono. Non voglio andare via disse a bassa voce. Aliya sorrise. Le sciolse i capelli, neri debano, e le fece scivolare un dito sulla schiena ambrata. Tu andrai. Domani sarai sposa del tuo uomo. Ma io non voglio Maisa si copr il volto con le mani. Aliya la fece voltare delicatamente. Le fece scostare i palmi dalle gote e si avvicin, per asciugare con le labbra le lacrime di perla. Maisa la cerc. Cerc la sua bocca, e quando lebbe trovata la baci, la divor con un senso di disperazione che mai aveva provato. Aliya le sfil le vesti, lasciando nudo il suo corpo di bambina che stava per diventare donna. La pelle tremava alla luce delle candele. La vezzeggi, facendo scivolare lolio caldo sul corpo. Lodore di mirra e incensi stord ancora la fanciulla, mentre la mano di Aliya le massaggiava i seni turgidi. Maisa trem nella penombra. Sent la mano di Aliya scendere lungo il ventre. Il ventre che lindomani avrebbe accolto il seme di un uomo che non conosceva. Alyia fece scorrere le dita verso il suo pube e schiuse quel frutto misterioso, quel santuario a cui solo lei avrebbe voluto accedere. Maisa sent le sue carezze ardenti farsi varco tra le cosce, con movimenti lenti e profondi, ritmati dal suo respiro. Laveva amata fin da piccola. Erano cresciute insieme nel gineceo, confidandosi sogni e paure, nelle calde serate nel giardino, vicino alla fontana. Il cielo, visto dal gineceo, era un rettangolo azzurro racchiuso dalle mura. Ma oltre quelle mura, doveva essere immenso. Il respiro di Maisa si fece affannato. Le labbra di Aliya le divoravano il collo e il viso. La sua mano le scivolava sul sesso, accogliendo gli umidi umori. I seni gonfi premevano contro i suoi. Maisa sent le belle dita di Aliya scivolarle dentro, per portarla fin sullorlo del piacere, e poi condurla prepotentemente in esso fino a farla esplodere di gioia e dolore, di pianto e di riso. Un forte brivido le percorse la schiena e una lacrima le scivol sulla guancia. Ricordati di me, domani notte sussurr Aliya, stringendola a s. Ti ricorder ogni notte rispose Maisa. E furono parole che ebbero lamaro sapore delladdio.
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GiuLiA  di Luigi De Pascalis

6 febbraio

Il treno vago, evasivo, dimentico, sonnecchiava nella notte avanzando a piccole tappe verso Milano. Dal buio di una stazione sconosciuta sbuc Giulia, cappotto nero con il bavero rialzato, sciarpa blu, occhi innocenti e ambigui. Mi chiamo Lorenzo... Io Giulia Parole dette o non dette? Chi lo sa, adesso. Lo scompartimento era vuoto, il suo corpo una calamita. Impossibile non accostare la bocca alla sua. La lingua savventur da sola fra denti lisci e uguali e sirrigid come un pene in fondo alla sua gola. Non ne fu sorpresa, anzi il re spiro le si fece affannoso. Labbracciai. Il seno sotto il cappotto era sodo. La mano sazzard fra cosce asciutte e snelle. Appena fu sul sesso, lei ebbe un sobbalzo leggero ma non si ritrasse n smise di baciarmi. Le mutandine erano tiepide e umide. La feci alzare e la trascinai in corridoio, verso il bagno vuoto. Quando cap, punt i piedi. Ma voleva che ce la portassi senza permetterle di opporsi. Lo capivo da come mi stringeva la mano, da comera debole la sua resistenza. Entrammo e feci scattare loccupato. Poi mi accoccolai dinanzi a lei, le sollevai la gonna, abbassai le mutandine e cominciai a carezzarle il clitoride con la punta del naso: mi piaceva il profumo del suo piccolo cuore segreto, cos liscio, setoso e tenero. E mi piacevano i suoi sospiri rauchi a ogni tocco di lingua. Erano tutte promesse. Tutte dolcezze a credito. Venne con un grido di uccello, le braccia abbandonate lungo i fianchi, una perla liquida su un ciuffetto di peli. Girati, adesso! No... Le schiacciai i polsi contro la parete. Allora ti lego. Chin il capo e i capelli le nascosero il viso. Poi cominci a divincolarsi come se fosse stata davvero legata, la schiena un ar co teso verso il mio ventre. Si schiuse con un sospiro. Poi mi si abbandon addosso, la nuca sullincavo del collo. Povera Giulia, in che situazione ti trovi le sussurrai allorecchio, fermo dentro di lei. Ma non puoi farci niente, sai? Ti ho legata troppo bene. Abbandonati, tanto sei quella di sempre. La colpa mia, solo mia. Cominciai a muovermi prima piano, poi forte. E lei sussult, pianse, si divincol. Ma quando venne di nuovo lo fece in silenzio, con un sorriso appagato. Perso in lei, labbracciai. Oh Giulia, Giulia! Qualcuno, nella notte, url un nome di citt. Mi strapp via dal suo corpo con un misto dira smarrita. Lasciami, scendo qui! Rimasi solo. Gli occhi bruciavano per lei.
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Se LA piAzzA VA in CALore  di Trap

7 febbraio

La sua immagine mi deflagra negli occhi come una rivoluzione dottobre. Lei nuda, senza un velo di umidit a celarne la sensualit strafottente. di una bellezza devastante, che a renderla fruibile a menti umane non basterebbe la tastiera tutta di un Moccia. Con la conturbante flessuosit del peccato originale, incede verso di me. Una bella donna non cammina, incede. Sempre. Fluttua sul pavimento di piazza Navona e la piazza allancheggiare dei suoi fianchi sussulta come il ventre di un maschio percorso dalle prime onde di piacere. La Luna, tramortita dalla sua allupante carica erotica, impallidisce a poco pi di una lampada da cento candele: niente pi di un glabro friccico de luna. cos turbata da quella visione peccaminosa che si distrae, incespica, finisce con lintruppare nel Cupolone. Per la prima volta dopo milioni danni, i suoi Mari tornano a bagnarsi. Sorpreso dallarmoniosa cavalcata delle mammelle di quella femmina lussureggiante (colli che non sfigurerebbero fra Palatino e Aventino), il mio sguardo succhia i suoi capezzoli: hanno la fragorosa consistenza di un Brunello di buona annata. Le sue bocce hanno un tale impatto sullaria circostante che ci lasciano il calco. Sono vinto da questa atmosfera ammaliatrice, dalla sensualit ribollente che sbrodola da tutta la piazza: la fontana del Bernini al tintinnio delle sue chiappe zittisce i getti dacqua; le statue di marmo, folli debbrezza, si gettano ululando sulle turiste pi procaci, combattute alla vista di quei marmorei turgori; lobelisco, prima sinchina come Cesare di fronte a Cleopatra, poi si rizza con tale veemenza erettile che le sue fibre granitiche rischiano un effetto big bang; i sanpietrini ballano una samba sfrenata, mentre i cavalli delle carrozzelle si sfrenano in lascive lambade. La facciata della Chiesa di SantAgnese in Agone si tinge di porpora, non sai se per virgineo pudore o sanguigna costipazione. Avverto un prurito sotto il mento, una lieve ma crescente pressione. Mi sorprende constatare che la mia erezione sta tentando di doppiare la mandibola. La donnaBrunello gi tinge le mie cornee di granato vivace. Vorrei inebriarmi di quel nettare degli... Buongiorno agli ascoltatori di Stampa e regime, la rassegna stampa di Radio Radicale. La voce rocamente flautata di Massimo Bordin mi riporta alla mia realt da Tavernello. La radiosveglia mi comunica glaciale che era solo un sogno erotico. Nemmeno coronato da uno spumeggiante cincin.
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NinpHoMAtiC HorrorotiC  di Domenico Nigro

8 febbraio

Non senti la pioggia battente che fuori percuote sferzante lasfalto, le tue palpebre in tinta viola shocking abbassate su occhi azzurri elettrici ora spenti in attesa. Stand by come calma prima di una tempesta neurale ormonale, una tigre assopita nella sua gabbia dorata riposi mentre il tuo cervello di plasma e silicone surriscaldato da interminabili download, aggiornamenti in tempo reale dei tuoi raffinatissimi software di supplizio ed estasi erotica. Sei la regina del sesso deviato ultratecnologico, dominatrice dellarte porno neogotica morfodigitale, regista e primadonna di efferatezze snuff ad alta definizione. Impulsi bluetooth ti svegliano in un microsecondo e tu sei pronta ad agire, tu avvolta nel latex nero, tu gambe scoperte fino allinguine, tu tacchi a spillo minacciosi, tu seni voluminosi e perfetti e silicone puro ricoperto da calda similpelle umana, tu bocca dalla lingua sinuosa serpiforme, bocca conformata esclusivamente per il cazzo, labbra vermiglie ricoperte da vernice non scalfibile che sa di ciliegia amara. E culo perfetto armonico cosmico e sodo e lussurioso tu ancheggi lenta e decisa su gambe perfette dallo scheletro adamantino sculetti satanica tentatrice, tu mantide che dopo il coito uccidi il maschio e lo fai a pezzi per suo volere condizionato dallipnosi elettronica della musica trance che emetti, ultrasuoni folli che solo il tuo maschio vittima pu percepire e tu riprendi tutto, lestasi, lagonia, lattimo dellorgasmo e quello della morte, i tuoi occhi azzurri videocamere precisissime, il potente editor installato nella tua amigdala artificiale che rielabora e trasmette bluetooth e la visione in tempo reale di quella atroce neogotica morte lo spettacolo che offri a pochi eletti molto ben paganti. Sei sublime nella scena finale dove ti lecchi gli artigli retrattili di affilatissimo acciaio, lecchi tutto il sangue e lasciva sciogli labbraccio delle tue gambe constrictor dal torace schiacciato non pi simmetrico della tua vittima amante del tempo di un video in diretta via cavo. E sublime svanisci in dissolvenza, quando le palpebre viola shocking si abbassano e tu torni tigre a riposare nella gabbia dorata e vaporizzatori atomici dissolvono il maschio vittima sacrificale mediatica per pochi eletti ben paganti, e potenti idropulitrici fuoriescono dalle pareti e sterilizzano tutto. E la voce nel tuo cervello/micro HD che scandisce lasciva: Ninphomatic Horrorotic Mod. 667A: disconnessione in corso...

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IL FOTOGRAFO DI MAX  di Maril Oliva

9 febbraio

Vivi solo? No, con altri ragazzi. Ora loro sono via. Entra pure. Appoggi la macchina fotografica sul tavolo e invit la ragazza a togliersi il pellicciotto finto. Laveva conquistata proprio con quella, una Reflex di ultima generazione. Laveva adocchiata tre ore prima in mezzo alla calca della discoteca e laveva subito inquadrata come una caramellina da scartare: vestitino aderente color argento, scarpe coi tacchi. Le aveva raccontato di essere un fotografo di moda e laveva invitata nel suo appartamento per un servizio che sarebbe finito su Max. Lei ci era cascata, complici le quattro Ceres che si era scolata spensierata. Fece per sedersi, ma lui le prese la mano e la condusse lungo un corridoio buio. Ma... dove andiamo? Non ti preoccupare, vieni... Le sembr di sentire delle voci maschili dietro una porta chiusa ma la birra non la rendeva sicura delle percezioni, quindi si fece trascinare in fondo al corridoio, nellultima stanza. Lui lasci la porta aperta, accese una lampada, la punt sul letto e glielo indic. Ma... vuoi farle qui le foto? Certo, lo sfondo delle lenzuola rosse perfetto. Spogliati. Lei esit, lui le si accost: Vuoi che ti aiuti? Sei imbarazzata? Io col mio lavoro, sai quante ne ho viste di ragazze nude... Non aspett una risposta, afferr il vestitino allaltezza delle cosce e glielo sfil. Un profumo di cocco invase la stanza. La caramellina che lui stava pregustando da qualche ora era appena stata scartata. Aveva i seni gonfi e turgidi, cerc di coprirseli con le braccia. Ma lui gliele apr, la appoggi al bordo del letto e cominci a farle scendere le mutandine, guardando con smania il triangolo nero e folto che era appena stato scoperto. Lei non protest e si consol pensando che i nudi sono pur sempre una forma darte. Ora troviamo una bella posa... disse lui divaricandole le gambe ... stai ferma cos... anzi, aspetta... chiudi gli occhi. Lei obbed e cominci a capire cosa lui voleva quando riapr gli occhi e lo trov coi pantaloni abbassati. Esit un istante quindi pens che forse anche a lei piaceva quella situazione, nuda e offerta al letto di uno sconosciuto. Poi ne valeva la pena, in palio cera il servizio su Max. Si abbandon docile, dimenticandosi il pudore e il vestitino dargento sgualcito a terra. Non appena lui le fu dentro, alz gli occhi alla porta e sent qualcuno nascosto che parlava sottovoce: Ragazzi, avete visto come rimorchia, da quando gli hanno regalato quella macchina fotografica?
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ESCort LA BeLLA  di Patrizia Debicke van der Noot

10 febbraio

Yukon, martellando implacabilmente il corridoio dellastronave con gli stivali rinforzati, piomb nella cabina e, liberatosi degli abiti luridi, li ficc nellinceneritore. Prima di andare sotto la doccia, ripass mentalmente gli avvenimenti degli ultimi giorni: la fretta dellufficiale Zatox nelleliminare la guarnigione su Faro stato un errore. Maledetta presunzione di rettile che ci ha posti davanti al segreto del trasmettitore. I dati del messaggio video automatico, catturati prima che il blocco protettivo cancellasse la registrazione, indicavano un nome: Pan Ser. Chi era? E una parola: indagine. Cos trapelato? Cera il destinatario, il Dom Lord OLeary. Un colpo di fortuna e, senza perdere tempo, infiltrando le sue trasmissioni, aveva sentito abbastanza. Il Dom aveva chiamato il vice maresciallo della flotta terrestre, Hanro Voet. Gli aveva detto: I sospetti sembrano confermati. Dobbiamo vederci! Sapeva della progettata invasione? Bisognava appurarlo e... Aveva tentato e lesca aveva funzionato. Il falso messaggio, firmato Pan Ser, laveva condotto allappuntamento. Le raffiche degli Zatox scelti al suo fianco avevano eliminato i robot di scorta. Ma Lord O Leary aveva colpito quattro dei suoi e, mentre la morte li ritrasformava in rettili, per non farsi catturare vivo si era puntato il fulminatore alla testa. Sangue e cervello erano schizzati fino a Yukon. Non ti servir pi. Ma Voet? Veniva da OLeary. Sta per arrivare. Niente errori, stavolta. Entr sotto la doccia, lasciando che gli ultrasuoni gli purificassero il corpo, poi attravers nudo la cabina e, sdraiandosi sullenorme letto ovale, singiunse: devi convincerlo, portarlo dalla nostra parte. Come? si chiese. Escort la bella, nella sua orgogliosa forma Zatox di lucente rettile nero e oro, ne approfitt per avvicinarsi. Strisciando sinuosamente si arrampic, lo raggiunse sulla coperta di seta e, tentatrice, accarezzandogli il pube con le sue spire, modul un sibilo seducente che invitava al piacere. La sua continua metamorfosi da donna a serpente riusciva a eccitarlo sempre, ma stavolta si sforz di ignorarla, ingiungendo: No, Escort! Dopo! Lei si ritrasse irata, acciambellandosi, ma reag e, drizzando la piccola testa triangolare, gli invase la mente, lanciando limmagine intensa, tridimensionale, del torrido amplesso che pregustava. Il membro del generale umano degli Zatox reag, inturgidendosi. Escort fece per scivolare via, ma Yukon la trattenne: Resta! Devo riflettere.

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RoSArio di CArne  di Ombra83

11 febbraio

Rossetto sulla pelle, rossetto sul petto, rossetto sulladdome. Rossetto. lunico colore acceso in questoscurit di gemiti e piacere. Un corpetto nero ti avvolge il ventre, i seni scoperti incontrano labbra ingorde, le tue mani coprono i miei occhi. la vergogna che comanda i tuoi gesti, la passione che assolve i tuoi peccati. Io sono il tuo rosario di carne, dondolo come durante una preghiera. E prego per averti, per sentirti venire, per sprofondare tra le tue cosce rosee, per incontrare di nuovo lorigine della vita. Stringo forte queste natiche, le dita sono schiave dellossessione. Ti ho desiderato per giorni, cercandoti per vie senza nome, incontrando altre puttane che potessero assomigliare a quel corpo senza imperfezioni. Non hai difetti. Tu che succhi gustandoti ogni centimetro della mia pelle, che lecchi ingorda il mio seme, pur sapendo che dovr morire. Non smettere, ti prego, divorami ancora, sei la mia Venere e io il tuo sacrificio. Qui il sogno sinterrompe e rimango io, seduto con gli occhi chiusi, su una sedia sporca di me. Le mani mi stringono il pene, penso ancora per un attimo che tu sia l a leccarlo e a nutrirti di me come fai con altri sudici uomini, che succhiano le tue labbra vermiglie, entrando nel piccolo antro della loro perversione. Un continuo su e gi senza interruzioni, un dondolio frenetico, un balletto senza pubblico. Soli in quella stanza a godere e tingervi di voi, a mormorarvi oscenit alle orecchie, a prolungare il piacere inebriandovi del vostro odore. Vorranno donarti il loro ardore e tu lo berrai come a una fonte, senza pudore. La luce si spegne, qualcun altro attende il tuo corpo, sordo a ogni mio lamento.

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LA StrAteGiA deLLiStriCe  di Enrico Luceri

12 febbraio

Luomo allung un braccio e afferr la spalla della giovane donna sdraiata accanto a lui. Scalci via il lenzuolo e socchiuse gli occhi, fissando il corpo nudo della ragazza. Lei si lasci scivolare fra le gambe delluomo e gli accarezz la peluria bianca del ventre. Bast quel contatto per procurargli una modesta erezione. La donna guard soddisfatta il volto gonfio e pallido delluomo di mezza et che si mordeva un labbro per reprimere un desiderio divenuto insopportabile. Adesso ti prendo gorgogli. Non sono ancora pronta sussurr lei, dopo avergli mordicchiato un lobo dellorecchio. Cazzo, non ce la faccio pi. Luomo sput le parole con violenza. Proviamo cos. Si alz e subito ricadde pesantemente sulla donna. Cominci a succhiarle i capezzoli, strappandole un gemito soffocato, poi si abbass fra le sue gambe e infil una lingua secca e rasposa nella fica morbida e umida. La lecc a lungo e quando finalmente si sollev a fissarla lei respirava affannosamente ma non era ancora pronta. Lui stava per bestemmiare quando la donna bisbigli: Dimmi qualcosa che mi ecciti. Lui la guard sconcertato. La donna lo attir a s e gli soffi in un orecchio: Racconta come hai fatto a diventare il pi potente boss della zona. Sbrigati, anchio voglio godere quando mi scopi. Luomo socchiuse gli occhi e le raccont senza alcuna emozione di come tanti anni prima era diventato il capo indiscusso della banda. Spieg come aveva ammazzato il vecchio boss e i suoi familiari, per prevenire le inevitabili vendette. Solo un bimbo scamp a quel massacro: aveva pochi mesi e qualcuno lo mise in salvo. La donna sospir, allarg le gambe e lui la penetr furiosamente, poi giacque supino, stremato. Lei afferr il laccio che aveva posato sul comodino e leg le mani delluomo alla testata del letto, poi sfil un fazzoletto che sembrava spuntato dal nulla, come il trucco di un prestigiatore, e lo imbavagli. Lui la fissava con gli occhietti iniettati di sangue, divincolandosi. Listrice un animale vegetariano e solitario disse la donna, ma se viene aggredito si difende con le armi che la natura gli ha messo a disposizione. Aculei. Come questo. Con una risatina che agghiacci luomo, gli fece dondolare davanti al viso uno spillone. Adesso ti far vedere come listrice ammazza una carogna sibil. Prima di affondare lo spillone in un occhio delluomo aggiunse: Sai, quel bimbo che non sei riuscito a far massacrare era una femminuccia.
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TI AMO MA HO SCELTO LOSCURIT  di Emiliano Maramonte

13 febbraio

Un bacio gelido lo sveglia. Poi qualcosa di morbido e umido gli percorre il petto, gi fino al pene. Brividi pungenti lacerano il torpore del sonno. Arriva il piacere. Mani vogliose lo esplorano, ma il tocco disperato, dispostico. Unghie come artigli gli graffiano la pelle. La lingua di lei avida e assapora ogni ruga, ogni rilievo, quasi a voler scovare un punto adatto a un morso. Lei non mai stata cos accesa. Negli ultimi giorni, piuttosto ombrosa. Cupa, assente. Forse troppo. Lui solleva la testa e strizza le palpebre. Scorge una sagoma oscura dietro di lei, in fondo alla stanza. Cos? Due pupille rosse lo osservano. Intanto sente schioccare le labbra sul glande e freme al ciclico lavorio delle dita, e sussulta quando le unghie accarezzano e poi pungono i testicoli. Un gesto amorevole e prepotente. Dolore. Piacere. Paura. Desiderio. Infine lo cavalca, lo accoglie in s con veemenza, come se dallamplesso dipendesse la sua vita. Come se fosse lultimo. Pochi minuti, e lui gi esploso. Stordito dallestasi, non capisce: perch tutto questo? Unassurda verit lo atterrisce. Lultimo bacio. Un addio. Ti amo gli sussurra lei. La presenza in fondo alla stanza si dilata e la offusca. La avvolge e la consuma. Scompare. Ha scelto loscurit.

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CARNEVALE A SORPRESA  dI Virgilio Tuzzi

14 febbraio

Miniver, quello sarebbe il modo di vestirsi? Impara da Helora. Miniver ricord lodiosa voce della governante mentre chiudeva la lampo del vestito, in stile anni venti, di sua sorella. Ahi! trill lei quando la pizzic. Fai attenzione, ho la pelle delicata. Miniver sbuff. Helora adorava vedere gli uomini fare a gara per un suo s. E tu? Non festeggi il carnevale? le chiese la sorella con una punta di cattiveria. Non minteressa quel tipo dattenzione alluse seccamente Miniver. Il citofono squill. Sar Jerry. Ciao! squitt Helora infilando la porta. Miniver sorrise sorniona. Finalmente pens. Entr in camera e, dallarmadio, prese un impeccabile smoking. Raccolse i capelli in una corta coda, indoss abito e maschera e, in uno svolazzo di mantello, usc. Helora era attorniata da tre corteggiatori; labito brillava e ben si adattava allacconciatura a caschetto. Con il flute nella destra e una sigaretta nella sinistra, si divertiva nellarte di favorire ora luno ora laltro. Lalcool fece il suo effetto. La musica e le danze divennero solo un preambolo a promesse di contatti corporei pi intimi. Poi not un elegante uomo in smoking, dal fisico esile, per la verit, che la fissava dietro una misteriosa maschera. Quellaria cos nostalgica la conquist. Mise il bicchiere nelle mani del primo venuto e, tra lo stupore dei suoi corteggiatori, si avvi verso lo sconosciuto ancheggiando. Luomo port lindice alla bocca bloccando ogni sua parola, le tolse la sigaretta e, cingendole la vita, la condusse nella danza. Helora si lasci portare, anzi cerc un contatto diretto con i fianchi, ma lui la evit. La coppia ondeggi per la sala, come se fosse unica, infine luomo la spinse in un angolo appartato. Helora, estremamente eccitata dalla situazione, inclin la testa offrendo le labbra dischiuse. Lui la baci con dolcezza e passione. La spallina del vestito di lei cadde, scoprendo un seno dal capezzolo turgido. Luomo laccolse tra le labbra, solleticandolo con la lingua. Helora mugol e lo tir a s, per baciarlo di nuovo. Lo sconosciuto le infil la mano sotto la gonna, la fece scorrere lungo il reggicalze, fin dentro le mutandine. Con abile tocco fece mugolare di nuovo Helora, che tent blandamente di divincolarsi. La mano si mosse sempre pi insistente, frugando in profondit, finch Helora sussult e allarg le gambe, arrendendosi al piacere. Quando tutto fu finito, lo sconosciuto si allontan senza dire una parola, senza lanciarle neppure un ultimo sguardo. Helora sorrise. Grazie, Miniver esal con un sospiro.
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IL CoLLAre  di Data

15 febbraio

Puntuali, ieri sono arrivati gli ordini. Ho indossato ci che hai chiesto e sono qui; osservo la folla, cercando il tuo volto ancora sconosciuto. Sono nuda sotto la gonna e sento il freddo che si insinua tra le gambe. Il mio cuore corre, pi veloce del respiro, ma pi lento del desiderio che mi inonda. Sono bagnata, eccitata e infreddolita. Compari e io abbasso lo sguardo. So che sei tu, lo capisco da come mi guardi. Ti avvicini e combatto la voglia di incrociare i tuoi occhi, eseguendo rigidamente il tuo ordine finch mi autorizzi. Saliamo in auto e, lungo il tragitto, parli tranquillamente, come se nulla stesse per accadere. La tua mano scivola sotto la gonna e mi sfiora. Sobbalzo ma allargo le gambe perch tu possa toccare dove e quando vuoi. Non riesco a parlare, a pensare, lintero mio essere concentrato sulla tua mano che sta entrando in me. Non ero ancora pronta, non me lo aspettavo. Prendo le chiavi della stanza e apro la porta. Non entro, so di dover eseguire un ulteriore ordine: lego i capelli affinch il collo sia nudo per il collare che mi donerai. Oltrepasso la soglia sapendo che ci che sta per succedere mi cambier completamente. So quello che devo fare, me lo avevi anticipato per mail. Con calma e lentezza mi spoglio davanti a te, ordinando i vestiti in modo da darmi ancora un po di tempo... Sono di fronte a te. Vorrei coprirmi, mi vergogno, ma non lo faccio. Mi osservi attentamente e sento di nuovo quel fiume caldo che mi d alla testa. So cosa sta per succedere e lo attendo con ansia. Il collare sul collo, che mi stringe la gola, mi rende tua. Rimango immobile mentre mi leghi le mani dietro la schiena, bloccandomi. La benda per ultima. Sono nuda, a parte il collare, la benda e le manette. E sono eccitata, un fiume in piena, ma ho anche paura e temo di sembrarti impacciata, non so niente di tutto questo e del sesso in generale. Le tue mani mi toccano, delicatamente a volte, con crudelt altre. Entri in me, in fica e culo, e io mi contorco, gemo, mi mordo il labbro. Prendi la frusta e mi accarezzi con essa e io... oh, io vorrei morire l, in quellistante. La prima staffilata inaspettata e mi lascio scappare un gemito di dolore. Brucia. Trattengo il respiro e arriva la seconda, poi la terza. Il tempo dei colpi diverso perch tu non vuoi che mi abitui. Sono sempre pi eccitata, i capezzoli turgidi ne sono la prova, la mia fica bagnata lo dimostra. E tu mi prendi, come si prende una cagna, riempiendomi di te.

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RoSSo  di Barbara Baraldi

16 febbraio

Il viale al tramonto. Foglie secche e alberi scarni. Il cielo rosso mi scivola addosso fino a macchiarmi la pelle. Indelebile. Cammino e guardo in basso. Ripercorro la via a ritroso per trovare quello che ho perso. La mia sciarpa rossa. Il mio amuleto. Quando la indosso mi sento bene. Da solo questo oggetto mi trasforma. Sono agitata, dentro di me un fiume in piena di sensazioni che non riesco a decifrare. Disattenta, inciampo e cado a terra. Mi accorgo che sotto la gonna c un taglio. Un taglio come un apostrofo rosso. Sulla carne. Il sangue fresco. Ci immergo il dito e succhio il nettare vitale che fuoriesce dalla mia anima. Sono scossa e non so perch. Mi alzo e ricomincio a camminare, persa nei pensieri. Pi veloce. Devo ritrovare la sciarpa rossa e trover un capo alla matassa intricata che si agita dentro di me. Sbatto contro un ragazzo. Occhi azzurri di ghiaccio. Gli stessi occhi di Marco, il mio fidanzato. Un attimo. Una scossa. Dentro i suoi occhi ritrovo i ricordi. Dentro i suoi occhi vedo le tracce perdute della sciarpa rossa. Marco questa mattina mi voleva lasciare. Gli occhi impassibili. Nessuna piet per il mio amore ferito. Facciamo lamore per lultima volta ho detto. bastato sussurrare queste parole. Ho cominciato a spogliarmi lentamente. Prima la camicetta, bottone dopo bottone, poi la gonna e le mutandine. Sono rimasta vestita soltanto della mia sciarpa rossa e di un sorriso umido. Ha cominciato a baciarmi il collo e a toccarmi avidamente. Lultima volta ripeteva. Lascia fare a me ho bisbigliato. Le labbra turgide, spettinata dal desiderio. Lho legato. I polsi alla testata del letto. Con la mia sciarpa rossa. Ho cavalcato il suo sesso, regina del suo piacere. Per lultima volta. ancora l. Gli occhi di ghiaccio, fermi, fissano il soffitto. Il coltello piantato in mezzo al petto. Lo stesso coltello che ha ferito la mia pelle. Lultima volta pu durare per leternit. Ti amer per sempre, Marco. Per questo ti ho regalato la mia sciarpa rossa. Lo sconosciuto mi sorride. Tutto bene? chiede con i suoi occhi di ghiaccio. Gli stessi occhi di Marco. S dico e rispondo al sorriso socchiudendo le labbra. Posso offrirti un caff? Accetto con un cenno del capo. Mi chiedo come faccia a non vedere la macchia rossa che mi tinge la pelle. Indelebile. Come il ricordo di questo tramonto.
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IL TOCCO AUDACE  di Sara Amadei

17 febbraio

Sdraiata in giardino a prendere il sole, lasciavo che i raggi mi scaldassero la pelle. Gli occhi chiusi, il viso appoggiato alle mani incrociate, una piacevole sonnolenza mi invase. Quel momento di dormiveglia, in cui la mente sospesa dal corpo e i sogni prendono forma, diventando veri. La fantasia prese cos il sopravvento e i confini della realt sfumarono, perdendosi in un mondo onirico. In quellistante una carezza mi sfior dolcemente le dita di un piede. Le mossi per la sensazione di solletico provata. Il lento tocco risal lungo la gamba, seguendo a tratti unimmaginaria linea di piacere. Pass lungo il polpaccio, carezz linterno del ginocchio e si intrufol piano fra le cosce, lasciandomi per un istante senza fiato. Con una delicatezza inusuale, si mosse sul mio sesso coperto da un leggero costume, per poi allontanarsi. Emisi un gemito di protesta, risvegliandomi solo per un breve istante. Il sonno torn, e con esso anche la carezza sensuale, che gioc lenta sulla mia natica destra, quasi danzando sulle mie curve generose. Risal nellincavo della schiena, facendomi inarcare un poco. Avevo tutti i sensi in subbuglio, respiravo a fondo i profumi del giardino mentre i fiori mi confondevano con i loro odori intensi. Mi voltai, esponendo cos al sole i seni nudi. Abbandonai allindietro le braccia, senza poter aprire gli occhi per la luce intensa. Restai in attesa, ma la carezza non torn e io sprofondai di nuovo nel torpore. Qualche istante dopo qualcosa si mosse sui miei capezzoli. Si inturgidirono, ergendosi superbi. La pelle candida rabbrivid nonostante il calore del sole. Sospirai quasi di piacere, dietro gli occhi chiusi. Sulla clavicola pass delicatamente, soffermandosi sulla spalla. Piano la mia mente si stava risvegliando, cogliendo ogni pi piccola sfumatura di quella carezza audace. Riuscii a formare dei pensieri coerenti con la situazione: chi poteva essere quello sfacciato ammiratore? Forse il ragazzo del secondo piano, in fondo ci eravamo scambiati lunghe occhiate oppure poteva essere lamico di mia sorella, quello biondo o forse ancora non riuscendo pi a frenare il flusso di domande, mi decisi ad aprire gli occhi, interrompendo a malincuore quel magico momento. Colpita dalla luce pomeridiana, sollevai una mano per proteggere gli occhi e finalmente vidi il mio ammiratore: una piccola farfalla color pervinca ancora appoggiata alla mia spalla.

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LA Lezione deL proFeSSor Otto OFStetter  di Marco Fosca

18 febbraio

Prima di entrare, per favore, legga il nostro regolamento. Lessi quanto cera scritto: La lezione dura unora. Potete interagire esclusivamente con la lady che vi verr assegnata. vietato parlare e quando sentirete il rintocco della campana siete pregati di uscire dalla stanza senza fare commenti e senza rivolgere la parola a nessuno. Mentre mi interrogavo su quanto letto, mi ritrovai in un ampio salone scuro, senza finestre e con il soffitto molto alto. A circa sei passi da dove mi trovavo cera una decina di poltrone disposte a cerchio e rivolte tutte verso linterno. Riuscivo a malapena a intravedere i volti degli altri presenti. Dalloscurit spunt una ragazza bellissima vestita di bianco e con i capelli scuri. Venga con me, la nostra poltrona la numero sei. Ci accomodammo entrambi sullampia poltrona. Dei faretti posti sul soffitto illuminarono allimprovviso un uomo al centro del cerchio. Doveva essere il professor Otto Ofstetter. Nonostante let e il distacco professionale tipico di ogni specialista, quel vecchio non aveva di certo cessato di essere un uomo. Lo si intuiva dallo sguardo che aveva. Inizi la lezione. Rilassiamoci, tocchiamoci teneramente ma senza avere fretta. Concentriamoci sulle carezze, carezze delicate e profonde. Ricordiamo che i preliminari sono soprattutto il lavoro delle mani. La prova che i nostri preliminari stanno funzionando che le lady si inumidiscono e i gentleman hanno unerezione. Facciamo lavorare anche le labbra. Bene cosi, labbra e lingua, sentiamo il partner con le labbra e con la lingua. Le nostre erezioni e le nostre secrezioni ci hanno preparato per la prossima fase. La lady decide quando pronta per la penetrazione, la lady decide la velocit e la profondit della penetrazione. La penetrazione linizio di un dialogo. Adesso mi rivolgo a voi, lady. Mostrate ai gentleman cosa riuscite a fare con le vostre vagine. Mostrate loro cosa riuscite a fare con le vostre contrazioni e pressioni. Avvolgiamoli, diamo forma ai gentleman, dolcemente li stringiamo e dolcemente li lasciamo. Riesco a sentire i gentleman crescere e ingrossarsi. Prepariamoci allorgasmo. Ci dobbiamo aprire allorgasmo, lorgasmo uneruzione di energia! Non potete immaginare cosa il professor Ofstetter fosse riuscito a generare in noi. Durante lorgasmo alcuni hanno addirittura pianto, ma erano certamente lacrime di felicit e di pienezza.

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xxx  di Eliselle

19 febbraio

C lattesa. C quellesaltazione strana che ti pervade. C quella morsa che ti tiene stretto lo stomaco e non vuole liberarti. C un lembo della gonna che rimane incastrato nella portiera chiusa. E ci sei tu, che con un movimento veloce apri la portiera, lo togli e la richiudi dietro di te. Ci hai pensato tutto il giorno, da quando hai ricevuto quella telefonata. Ci pensavi da quando hai incontrato per la prima volta la sua lingua. Lhai sentita calda e lhai accolta. Ti ha preso una febbre che non sentivi da tempo. Ci pensavi da quando ti rimasto sul viso il suo odore. Un odore pulsante, al ritmo del tuo cuore accelerato. Ti chiedevi se sarebbe successo. Cosa sarebbe successo. In che modo. Ora hai una risposta alla prima delle tue domande. Sai che qualcosa succeder perch sei qui, insieme a lui. Le premesse ci sono tutte. Rimane il cosa. Rimane in che modo. La luce non se n andata del tutto, il parcheggio non ancora deserto, ma la morsa allo stomaco si stringe e ti spinge verso di lui, seduto accanto a te sul seggiolino posteriore. Perch c il desiderio, e tu lo baci. Perch c leccitazione, e tu lo cavalchi. Perch c il suo collo, e tu lo afferri. Perch c la sua saliva, e tu la succhi. Perch c il suo cazzo che preme, sotto di te, e tu lo vorresti dentro di te. Perch c troppa stoffa che vi divide. E c la sua mano che si infila sotto la tua gonna, percorre la pelle, raggiunge gli slip, li scosta, ti tocca. Avevi fantasticato sulle sue mani, sei bagnata, ti penetra con due dita, ti rovescia di lato per arrivare pi a fondo. Ti fa impazzire, continui a baciarlo, i finestrini aperti, gli occhi chiusi, le mani intrecciate ai suoi capelli per trattenerlo a te. Le sue dita si muovono in un lago, spingono con forza, escono, arrivano al clitoride, gemi. Non vorresti finisse. Non vorresti finisse mai. Vorresti qualche ora in pi. Vorresti una notte intera. Sai gi che non basterebbe. Ora che si staccato da te e cerchi di scrollarti di dosso quel languore, quei brividi che scottano, quei lividi in profondit, ti accorgi che hai le risposte alle tue domande. Lo lasci fumare la sua sigaretta, lo osservi mentre ti parla. Lo ascolti. Godi ancora delle sue dita che ti cercano di nuovo, ti accarezzano la gamba. Ti rilassi. Vorresti osare. Abbassarti su di lui. Abbassargli la lampo dei pantaloni. Assaggiare il suo sapore. Ma non il momento. La morsa allo stomaco si allenta, ti lascia respirare. Lo sai: sar un intervallo breve. Sai gi che stanotte non dormirai.
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SindroMe di StoCCoLMA  di Cristina Falzolgher

20 febbraio

Mio caro, (il tono non ti sorprenda, tanto che siamo uniti nellombra) il pacco postale che recava il noto marchio Click-and-Gift non mi ha ingannato nemmeno per un istante. Qualsiasi evento inatteso ormai rimanda a te. La prima irruzione nel mio placido adattamento, subito dopo il trasloco, quella s che mi aveva sconvolta. Ricordo come fosse ieri il dopocena trascorso a scartare servizi da caff e scatole di libri. Ero del tutto impreparata al tuo regalo. Poi ho aperto un cassetto della mia nuova cucina, in cerca delle forbici. E inspiegabile come tu sia riuscito a recapitarmelo, in un appartamento di cui avevo appena fatto cambiare le chiavi. Con le tempie che pulsavano, in cerca di risposte, ho fatto il giro delle finestre e ho trascinato una pesante sedia di ferro battuto contro la porta dentrata. Ora mi sono abituata alle piccole sorprese: la foto dei tuoi genitali in cornice dargento, con quella dedica liquida che mi ha procurato il vomito, le riprese mentre faccio shopping inframmezzate da scene atroci mutuate da qualche snuff. Lasciamelo dire, hai toccato il fondo con quella bambola bionda, pettinata a modo mio e infilzata da un vibratore, che ho trovato sulle scale. Volevi spaventarmi e per qualche tempo ci sei riuscito. In sei mesi ho cambiato cinque volte numero di cellulare. Come riesca a intrufolarti e a spedirmi quei torbidi SMS senza mittente non riesco a capirlo. Tu per sei un essere carnale e lelettronica non che un ripiego. Entri nel mio computer per depositarvi minacce, ma non godi nel farlo. Tu miri alla pelle. A questa pelle lunare che reca traccia di ogni minimo graffio e su cui il dolore permane. Hai bisogno della mia voce per eccitarti, cos chiami da numeri irrintracciabili e ascolti la mia agitazione. Allinizio il tuo sfondo sonoro, con quel clangore di utensili metallici, minorridiva Adesso devo farti una confessione. Di recente ho usato quel tuo vibratore. Ho comprato calze a rete e scarpe con i tacchi contando sul tuo sguardo. E stanotte ho aperto la finestra e ho lasciato che entrasse aria dal cortile. Vivo nellattesa di un tuo gesto. Forse la sindrome che crea un attaccamento inspiegabile per i propri aguzzini, o la diagnosi unaltra. Sono sola al mondo. Non ho nulla da perdere, nessuno mi reclama, non c nessuno per cui continuare a respirare. Eccetto tu. Oggi indosser il tuo ultimo regalo perverso. Ho preparato anche i miei giochi. Ti aspetto. Non avere paura.
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IL PIANTO DEGLI ANGELI  di Claudia Salvatori

21 febbraio

Lui si volta su un fianco ansimando. Durante il sesso con lei pensava a unaltra, a molte altre, a qualcosaltro: leroina di un fumetto anni 60, le cui linee a china, voluttuose e rabbiose, hanno tracciato graffi indelebili nella sua anima. Su quella prima traccia si sono innestate visioni frammentate di preziosi dettagli anatomici: rotondit di seni, sforbiciare di gambe, lembi di pelle, capelli, fianchi, glutei, orecchie, unghie smaltate, labbra. Tiene gli occhi chiusi per paura di essere scoperto. Non sa che lei a sua volta pensa a due dozzine di uomini diversi, a tre attori americani, a un compagno di scuola morto, a un romantico pirata protagonista di un ciclo di romanzi: tutti fusi insieme in un fantasma di cui, nel sesso, riveste lui. Nella casa di fronte unaltra coppia. Lei immagina che un secondo uomo sia presente nella stanza; lui che una folla intera lo guardi. Non trovano piacere che nellimmaginarsi guardati. Sopra di loro, nellattico, due uomini avvinghiati. Ciascuno dei due sogna il padre dellaltro. Pi avanti, nella stessa strada, una donna vorrebbe unaltra donna, ma nessuna riesce a calzare con sufficiente esattezza limmagine luminosa che ha creato nella sua mente. Si masturba timidamente. Limmagine esplode di troppa luce e sprofonda nel nulla, lasciando un disagio incolmabile. In un altro quartiere ancora una coppia. Lei desidera un transessuale; lui vorrebbe essere una donna. Alla televisione un transessuale sta parlando. Incarna la voglia di entrambi, ma il suo desiderio un altro. Non ama n uomini n donne: insegue la forma ideale del suo corpo, e si sfinisce in un vagare appena libidinoso da s al proprio specchio. Nelle altre case, per le strade, nei locali. Erezioni, tensioni, umori delleccitazione, fantasticherie. Sospiri segreti. Proiezioni che non trovano esaudimento. Spettri che vorticano gemendo negli incidenti sessuali. Si addensano in un vapore, una nube erotica che sale verso lalto. Verso le nuvole, e oltre. Nello spazio rarefatto, puro. Ancora pi in alto. Fra le ciglia degli angeli, dove formano lacrime.

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MALIARDA AL FAST FOOD  di Francesca Galleano

22 febbraio

Mario, il prossimo mese non contare su di me. Lascio il fast food mi dice Elena, una qualunque in questo mare di cameriere che vanno e vengono con i loro umori e i loro segreti. Oggi le sue forme prorompono da sotto il lungo grembiule unisex; porta una polo blu sbottonata e un ciondolo di corallo a forma di cuore si tuffa nel seno. Se Elena sbatacchia il sacco delle patatine, quelle tette vibrano invitanti come un dessert al cucchiaio e io lo noto adesso per la prima volta. Elena se ne andr dalle esalazioni di frittura, dal caldo della cucina, dalla ressa di impiegati in pausa pranzo. Mi mancher. Al mattino mi fa trovare un caff americano e intuisce sempre quando mi fermo a pranzo: senza che io lo chieda mi porta un hamburger. Gli altri ce lhanno con lei perch sbadata, brucia il pane e semina crocchette sul pavimento; lenta, dicono che fare il turno con lei un tormento e io mi ritrovo sempre ad appianare liti. Ora vedo attraverso la porta aperta del bagno Elena allo specchio. La curva delle sue labbra pronuncia un umido invito imprigionato nel rossetto color mattone. Una donna che si trucca davanti al suo capo esibisce una provocazione rotonda. Elena, che fai? Al bancone c la fila. Ricordati che lavori ancora qui! Ancora per poco Presto perderai potere su di me e questo ti rode risponde ridendo, e lentamente porta il suo culo sfacciato al bancone. La raggiungo mentre riempie un bicchiere di birra alla spina, le indico una coppia di fighetti che mangia a un tavolo e le sussurro nellorecchio le porcherie che, secondo me, faranno quei due stasera. Elena sorride maliziosa, mi incita a continuare. Allora immagino noi due a letto e scendo in dettagli sempre pi scottanti. Sono tutto un fuoco, ormai. Le sue guance si arrossano, gli occhi sembrano due crateri, sussulta sentendo cosa le farei. I due se ne vanno; Elena ha finito il turno. Continueremo la conversazione stasera, a casa mia le dico mentre si allontana. Lei sorride senza voltarsi e senza rispondere. Non dice che verr. Ho preparato una cena fredda. Lei verr; non verr, chi lo sa. Metto un disco e aspetto. Sono gi le nove. Suonano alla porta. La faccio entrare; ha un soprabito lungo e leggero, in vinile rosso. Se lo toglie e sotto nuda, prospera di glitter che mi ricordano la salsa tartara, e che subito comincio a leccare.

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FAn nuMero uno  di Gianfranco Staltari

23 febbraio

Manuela sdraiata nuda davanti a me. I seni illuminati sono grossi e sodi. Mani e piedi sono legati con strisce di cuoio allintelaiatura del letto. Un bavaglio in lattice la obbliga a tenere la bocca chiusa. Cos non mi pu mordere. Mi spoglio lentamente, sfilo la giacca militare, camicia, pantaloni con i tasconi e boxer neri. Mi fermo a fissarla un istante, un piacevole calore mi percorre il ventre. Ho unerezione. Mi avvicino a lei. Le stringo i seni tra le mani, gioco con i capezzoli. Manuela freme e mugola sotto le mie carezze. bella, bruna, gli occhi scuri e labbra carnose e invitanti. Sono pazzo di Manuela, il suo fan numero uno. Tutto di lei mi piace. Non esiste una parte del suo corpo che non mi faccia eccitare. Non riesco a resistere. Manuela Arcuri, la mia attrice preferita, che fortuna averla incontrata! Laccarezzo tra le gambe, lucide e sode e ancora ben conservate. Uso un dito con perizia e faccio quello che c da fare. La penetro dapprima lentamente, poi accelero i colpi. Manuela ansima sotto il bavaglio e si agita tendendo le corde legate al letto. Lorgasmo mi strema. Provo un senso di estraniamento, come sospeso tra la vita e la morte. Piacere e dolore. Mi capita sempre cos quando mi accoppio con uno zombie. Da quando lepidemia ha trasformato la maggior parte della gente in morti viventi difficile trovare delle donne vive con le quali farlo. Donne belle e famose. Prendo la Beretta che ho appoggiato sul comodino accanto al letto. La punto alla testa di Manuela, che si agita pi forte e sbava da sotto il bavaglio come se avesse intuito la fine. Poi sparo e un fiore rosso le si apre sulla fronte spargendo materia cerebrale sul cuscino. Mi rivesto con calma e gi sto pensando alla mia prossima meta: la Francia. Ho sentito che l dovrei trovare Monica Bellucci. Sono pazzo di Monica, il suo fan numero uno. Tutto di lei mi piace. Non esiste una parte del suo corpo che non mi faccia eccitare. Non riesco a resistere...

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In Venti Minuti  di Claudio Cassone

24 febbraio

Arrivai a casa di corsa: avevamo a disposizione venti minuti, poi lei sarebbe dovuta andare a lavoro. Aprii la porta e iniziai a spogliarmi velocemente, mi sfilai pantaloni e mutande contemporaneamente e per poco non caddi. Nudo entrai in camera: lei era sul letto e indossava solo la sua bellezza devastante. Avevo il fiatone, il cuore mi batteva senza tregua e il sudore mi riscaldava e preparava il corpo allamplesso. Non parlavo, non parlava. Saltai sul letto e cominciai a leccarla eccitato fino a sfiorare la vergogna, stordito dai gemiti che intanto avevano preso ad accarezzarle le labbra. Scalai il suo corpo fino a raggiungere la vetta; ci unimmo. Intanto il suo godere diventava sempre pi arrogante e sfacciato, i suoi gemiti ora sembravano picchiare e violentarle la bocca. Fu allora che sentii qualcosa scendermi dal naso, poi vidi gocce di sangue posarsi sulla pelle contratta della mia amante. Lei se ne accorse e mi guard con unespressione minacciosa che non avrebbe concesso pause per nessun motivo. Le gocce si unirono e divennero un fiume rosso che le inond il collo e sfoci sul suo ventre dopo essere passato tra i seni duri e assetati; poi il fiume si trasform in un lago e questo in un mare, che super i confini dei nostri corpi, invadendo il letto e poi il pavimento. Vedevo rosso, rosso dappertutto. Urlavamo, spingevamo, il letto si piegava e muoveva quasi fosse posseduto da un demone. Un oceano di sangue riemp la stanza, mentre noi galleggiavamo sopra il materasso che nuotava sbattendo da una parete allaltra. Non cera emozione, non cera passione, ma solo libert e volo, libert e volo e voglia di premere e stringere, voglia di perdersi e scomparire da ogni teorema. Arrivammo insieme al traguardo, mano nella mano, con una tale violenza da sfondare il letto, ritrovandoci immersi nel rosso caldo della mia vita. Senza respirare, morendo un poco, diventammo un unico cuore che pompava forte e felice il suo amore incontaminato. La luce del mio sesso scivol dentro di lei, illuminandoci. Poi andammo a farci una doccia; i nostri corpi distrutti.

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NOTTE DI NOZZE  di Elena e Michela Martignoni

25 febbraio

Da Cesare Borgia, duca di Valentinois, a suo padre Papa Alessandro VI Borgia Castello di Blois, 10 maggio 1499 ... Santit, ora che Vi ho riferito nel particolare le mie impressioni politiche sulla corte di Luigi XII, come Vostro figlio devoto Vi narrer la mia notte di nozze con la duchessa Charlotte DAlbret. Immaginate una stanza illuminata da una ventina di candele, un letto regale e la verginella francese che indossa solo una camiciola bianca. Ha gli occhi umidi, le chiome bionde, la pelle chiara... ma questo non mi interessa. Mi avvicino a lei e con un colpo secco le lacero la camicia. Lancia un grido e indietreggia, ma io la stringo per la vita perch non cada. Ha due poppe belle sode e capezzoli piccoli. Li prendo in bocca e succhio forte, glieli mordo cos si rizzano e sono pi buoni. Intanto il mio uccello singrossa, un marchio di famiglia, questa fulminea lievitazione, che caratterizza noi Borgia! La rovescio sul letto. Il suo sguardo impaurito mi eccita e accarezzando la peluria chiara e dolce come il grano di Provenza infilo le mie dita nella nobile figa. umida, non quanto vorrei, ma la piccina alla prima volta. Le allargo bene le cosce, sento che trattiene il respiro, e glielo infilo. Piano, piano, ma cos imponente la mia bestia che se non uso la forza non riuscir a entrare. Spingo e sono dentro. Lei geme, sente male, io invece mi sento bene, spingo, spingo e la inondo. Il mio pene gronda sperma e sangue. Era vergine, la petite, non ci hanno truffato, i francesi! E ora? mi chiede con quegli occhi slavati ora aspettiamo un po e poi ti far conoscere la vita altre sette volte, padre mio santo, in quella notte: diverse posizioni, stesso trionfo. Mi sembrato che godesse soprattutto a prenderlo standomi sopra, mentre ha piagnucolato quando le sono entrato nel didietro, e questo mi ha infiammato tanto che lho ripetuto due volte. Lho anche leccata, ha un buon sapore, si sente che giovane Il cortigiano pos la lettera che aveva letto di soppiatto. Le sparava grosse il bastardo del Papa! Lui sapeva dove il Borgia aveva passato la notte di nozze: altro che otto scopate! Alla ritirata, sulla comoda, a cagare tutto quello che aveva in corpo! Le pillole del farmacista, che dovevano mantenere dura la sua verga spagnola, non avevano sortito leffetto sperato: il Valentino invece di onorare la sposa aveva intasato la latrina!

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SCAMBIO DI COPPIA  di Nicola Verde

26 febbraio

La voglia di scopare laveva preso a 70 anni! Una foia ormai dimenticata. Era nato quando tutto pareva dovesse risolversi in una bolla virtuale. Ma non era stato cos. Fu al matrimonio del figlio di un suo caro amico: un ragazzone di 35 anni. Non lo aveva mai pensato intelligente. Un cavallo da tiro disse a sua moglie Lina. Lei assent vagamente: Uuhh mugugn. Un asino! La ragazza, la sposa, aveva un che di selvatico. Dovrebbe metterle la museruola! disse. Poi puntualizz: Alla fica. Potrebbe sbranarglielo e rise. Sua moglie Lina, invece, non lo fece. Nel raccogliere la forchetta, lui aveva visto le cosce della sposina allargarsi e mettere in mostra mutandine e peluria. Sera toccato luccello tastando un malloppo inerte. Nellaltra tasca aveva il trasformer. Un aggeggio capace di plasmare il corpo a piacimento, bastava introdurre la matrice. Nel rialzarsi fece per dire qualcosa, ma poi ci ripens: sua moglie non lo degnava di uno sguardo, persa chiss dove, aveva la faccia incastrata tra le mani messe a V. Cos segu la ragazza quando la vide alzarsi e dirigersi verso il piano di sotto, dove stavano le toilette. Laveva vista mandare un bacio al marito-cavallo con la punta delle dita. Ma quello laveva ignorata e si era alzato, scrollandosi come un cane bagnato. Che bestia! pens. Not appena che pure sua moglie Lina sera alzata. Di sotto, in uno sgabuzzino, si applic la macchinetta. Quando usc aveva la faccia e la mole dello sposo-cavallo e ne era soddisfatto. Da uno stanzino usc la sposina, era scarmigliata e la tutina la fasciava come una seconda pelle. Braccia e gambe nude. Luccello prese a tirargli come ormai aveva dimenticato. Lei lo guard. Qui? Qui! rispose lui. E la scop da dietro, facendosi spazio tra le cosce e tirandole su la tutina. Dentro si mosse in senso rotatorio, per riempirla meglio. Deve avertela gi lavorata per benino, pens. Pomp in fretta, poi si rilass sulla schiena di lei. Per tutta la scopata laveva accompagnato lodore forte di vecchio: a quello non cerano rimedi. Dopo laveva mandata avanti. Vai le aveva detto. Voleva semplicemente prendere tempo. Quando pure lui risal, sua moglie era al suo posto, mentre gli sposi stavano scambiandosi effusioni come se non ne fossero sazi. Andiamo via disse. Va bene rispose inaspettatamente la moglie. Quando si allontanarono parevano molto stanchi. Ma entrambi avevano laria soddisfatta e, soprattutto, un odore di vecchi.
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OMBre 

27 febbraio

di Michele Matteucci Sapevo tutto di loro. Avevo imparato a riconoscerli dalle ombre. Ogni sera, le sagome disegnate sulla finestra mi parlavano. Le loro voci mi arrivavano allorecchio attraverso laria calda di agosto e mi raccontavano storie di carnale desiderio. Io ero seduto sulla mia poltrona e in silenzio osservavo quelle ombre muoversi al ritmo della passione. Le ombre sussultavano, vibravano, saltavano e potevi vederlo da quelle sagome stagliate su una tenda bianca quanto godevano. Si amavano e facevano lamore, mentre io mi masturbavo al solo pensiero. Si attorcigliavano come edere a un palo. Le ombre in alcuni momenti diventavano tuttuna e sparivano per poi ritornare coi capelli in disordine. E io intanto mi masturbavo freneticamente. Sentivo lorgasmo avvicinarsi sempre di pi. Andavo su e gi con la mano come lombra di lei su di lui. Me li immaginavo seduti sulla punta del letto. La donna che si raccoglieva i capelli mentre ondeggiava sul suo pene. Il sudore delluomo, quasi le vedevo le goccioline dombra scendere rapide lungo la schiena muscolosa. Potevo addirittura immaginarmi i loro mugolii, proprio nellistante in cui lei piegava leggermente la testa allindietro e le punte dei capelli lisci sfioravano le cosce del suo compagno. E godevano insieme. Il ritmo aumentava. Le ombre diventavano di nuovo una sola. Si stavano abbracciando, avvinghiati in una bolla di piacere. Le bocche aperte e gli occhi chiusi, esattamente come me. Sentivo lo sperma salire allinterno dellasta. Mi trattenevo ancora un po, un solo istante in pi. Aprivo gli occhi e osservavo le ombre. Le mani della donna a spazzolare i capelli di lui in quel breve momento in cui, tutti e due, si abbandonavano allorgasmo. E io insieme a loro.

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IL RAMO  di Valeria Montaldi

28 febbraio

La ragazza era giovanissima, poco pi che una bambina. In piedi davanti alla porta che il valletto aveva appena richiuso dietro di lei, scrutava nella penombra della stanza: sul fondo, i baluginii rossastri di un braciere illuminavano un grande giaciglio intorno a cui era drappeggiata una cortina di lino. Abbandonato scompostamente sul saccone di piume, cera un uomo. Era nudo e la fissava. Vieni qui. Il tono della voce era imperioso. La ragazza si stacc dalla soglia e si avvicin. Gir cauta intorno al braciere e si ferm a pochi passi dal letto. Luomo la guard: la tunica di seta che le avevano fatto indossare si increspava sui capezzoli eretti, accarezzava la rotondit dei fianchi e scendeva fluida fino alle caviglie sottili. Luomo sorrise. Vieni ripet. La ragazza si avvicin ancora, fino a sfiorare il saccone. Luomo si alz e le sciolse i lacci della veste: il tessuto di seta scivol dalle spalle e ricadde a terra con un fruscio. La ragazza rabbrivid. Luomo afferr il sottile ramo di nocciolo posato sul giaciglio e glielo fece scorrere sul corpo. La punta, che conservava ancora qualche foglia, percorse il collo, i seni, il ventre, le gambe. Poi risal, solletic, e scomparve nellincavo che separava le cosce dal ventre. La ragazza si irrigid, ma rest immobile. Luomo la sospinse sul saccone e la fece sdraiare. Come ti chiami? le chiese, posando la fronda accanto a s. Colette. E lo sai chi sono io? Te lo hanno detto prima di mandarti qui? S, mio signore, siete il duca di Montargis. E ti hanno anche spiegato cosa devi fare con il duca di Montargis? S, mio signore. Luomo sorrise di nuovo. In silenzio, si inginocchi sul saccone, allarg le gambe della ragazza, si chin in avanti e affond la testa fra le sue cosce. Mentre la lingua lappava lentamente la vulva, le sue dita scomparvero nella cavit della vagina, frugando, ruotando, spingendo sempre pi a fondo. La ragazza gemette, suo malgrado. Luomo sollev la testa a guardarla poi, fatte scivolar fuori le dita dal suo corpo, gliele infil in bocca. Succhia ordin.
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29 febbraio, mesi bisestili

Colette obbed. Le dita entravano e uscivano, descrivevano cerchi di bava intorno alle sue labbra, ritornavano a esplorare la lingua e linterno delle guance. Il duca si ritrasse, afferr di nuovo il ramo e scese dal letto. Con un cenno, invit la giovane a seguirlo fino a uno scanno: non aveva braccioli ed era coperto da un cuscino di seta. Le porse la fronda, sollev lorlo della camiciola, si prese in mano il membro e cominci a strofinarlo. Colette aspett. In piedi a occhi chiusi, il duca continu a masturbarsi fino a quando, con il respiro rotto dallaffanno, si inginocchi sullo scanno, esponendo i glutei nudi. Il braccio della ragazza si mosse rapido. Il ramo di nocciolo si sollev nellaria, vibr e cal con violenza sulle natiche. Luomo mugol e riprese ad agitarsi il pene. Colette colp di nuovo, una, due, tre volte. A ogni frustata, la testa del duca scattava verso lalto mentre il corpo, piegato in avanti, era attraversato da spasimi sempre pi frequenti. La ragazza esit per un istante, poi fece scivolare la punta del ramo verso il basso e la strofin sulla pelle delicata fra i testicoli e lano. Il mugolio che stava uscendo dalla bocca del duca si trasform in un gemito. Colette continu a spostare avanti e indietro quello strumento di piacere fino a quando le parve che la resistenza delluomo fosse al limite. Allora, afferrata saldamente la fronda, alz il braccio e colp di nuovo. Il duca url. Fu un grido disumano, quasi un latrato, che si concluse con una nota di pianto. Il duca si afflosci sullo scanno con la testa riversa sul cuscino: le braccia ricaddero a terra. Colette depose la verga di nocciolo, raccolse la veste e la indoss. Il duca si rialz e, senza curarsi di coprire il membro ancora eretto, prese due monete dallo scrittoio e gliele mise in mano. Colette le strinse nel pugno e usc. Fuori dalla porta, il valletto la ricopr con un mantello di lana fine e glielo drappeggi con cura sulle spalle. Venite, duchessa le disse, vi accompagno alle vostre stanze.

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Sotto SGuArdi indiSCreti  di Alessio Schiavone

1 marzo

Entrai nella sala; era buia. Solo pochi faretti a illuminare il pavimento a scacchi. Una persona distinta e gentile mi fece accomodare. Piacere di conoscerla, mi chiamo Mascetti mi disse. Piacere mio risposi. Non mi sentivo del tutto a mio agio; cerano anche altre persone nella sala. Mi misi subito a osservare ci che mi circondava. Vidi una donna messa carponi, su gomiti e ginocchia; un uomo la montava da dietro come un toro. Lui con una mano le carezzava la schiena, con laltra le stringeva il seno, mentre la nuca era protesa nel piacere. Avanzai di un paio di metri e scorsi un uomo seduto a terra, con le gambe distese e le mani poggiate ai lati del corpo. La sua partner, appoggiata sulle braccia tese, stava di fronte a lui, sopra le sue cosce, con le gambe piegate e divaricate. Lui, passivo, si abbandonava al piacere e la fissava in viso; si lanciavano sguardi languidi. Io ero eccitato; tra le gambe il membro cominciava a svegliarsi, e me ne vergognavo. Proseguendo a camminare, scrutai un altro uomo; questo era disteso con le gambe unite. Una ragazza era sdraiata sulla schiena sopra di lui, con le gambe piegate e i piedi poggiati sulle sue ginocchia. Lui le teneva i fianchi, mentre lei alzava il bacino e compieva movimenti oscillatori. I loro corpi riflettevano una luce intensa e folgorante. Feci ancora un passo e davanti a me, incuranti degli sguardi indiscreti rivolti verso di loro, due amanti stavano in piedi, fronteggiandosi; la donna, arrampicata sul corpo delluomo come una scalatrice, gli posava i piedi sulle cosce e le braccia intorno al collo. Lui la reggeva trattenendole le natiche, e avvicinava le mammelle al proprio viso. Riuscivo a percepire il loro piacere, cos ardente. Ero in estasi; godevo della sensualit delle movenze e dellunione, coglievo gli odori nella mia immaginazione. Sullo sfondo si intravedevano due donne. Una era sdraiata sopra laltra, nel verso opposto, e avvinghiava le braccia intorno alle cosce della partner. Laltra sprofondava le dita nel sedere della compagna di giochi. Le bocche sfioravano le vagine; le labbra si schiudevano appena e le lingue spennellavano le sommit dei clitoride. Allimprovviso la voce di Mascetti mi raggiunse, interrompendo la mia eccitazione: Mi scusi, signore, ma stiamo per chiudere. Lorario di visita della mostra terminato. Spero che i quadri le siano piaciuti.

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SENZA TRACCIA DI PECCATO  di Niki Borea

2 marzo

Silenzio. Tu davanti a me. Cominci a baciarmi lentamente. Di colpo mi blocchi, prendi la fune, mi leghi i polsi. Cos leros? domandi a bruciapelo. Ti guardo. Niente ricordi, niente memoria. Solo il presente. Leros appartiene allanima. Una passione dellanima. Andare con te anche allinferno. Senza traccia di peccato. Quando il tuo desiderio si confonde con il mio, diventa il mio, e non riusciamo pi a distinguerli o separarli. Quando annienti spietato ogni mia volont. Tranne quella di suscitarti un lampo di piacere. Quando mi annodi per prenderti la mia anima, mentre io, impotente fra le tue mani, ti stringo il cuore con anelli dacciaio. Il resto una pallida, vana ombra. Mi liberi. Riprendi a baciarmi, lentamente.

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AL rintoCCAr deL Giorno  di Paolo Campana Una mattina di marzo, le sei e trenta

3 marzo

I capelli corvini a caschetto e gli occhi color cenere, la giovane percorre lenta il viale alberato ondeggiando sui tacchi, mentre la gonna mostra gran parte delle cosce nude e traccia il dolce incavo dei glutei. Un giovane dai boccoli biondi la incrocia e le offre uno sguardo blu intenso; lei sorride complice e luomo ammicca di rimando, poi guarda lorologio. La palazzina ha un giardino con il prato allinglese, quattro appartamenti e una bella vista su un viale alberato. La postina gi vestita e prepara il caff, il fornaio esce dalla doccia ristoratrice dopo una notte di lavoro e due giovani sposi si svegliano, nudi, alla luce dellalba, mentre al piano terra la custode cinquantenne apre la porta a unamica Ora la donna appoggia le mani allo schienale di una panchina e guarda la palazzina di fronte. Lunico bottone di un giacchino blu contiene a stento il reggiseno: con gesto rapido il giovane lo slaccia e tira fuori le mammelle, dalle quali pendono due catenelle con un campanellino dargento. Poi le solleva la gonna. Accarezza le natiche morbide e nude, insinua le dita allinterno stuzzicandone le sinuosit, quindi appoggia appena il membro turgido al suo umido piacere, salvo fermarsi di colpo. Pochi istanti alle sette, sapre laccappatoio del fornaio mentre calano i pantaloni della postina e gli sposini, abbracciati, guardano dalla finestra. La custode e lamica si spogliano a vicenda. Ed ecco, il primo rintocco. Il biondo si muove deciso e il grosso seno danza avanti e indietro con i capezzoli duri e tesi che fanno tintinnare i campanellini al ritmo dei rintocchi delle sette e del pene che finalmente le riempie il sesso. E allunisono la postina riceve il marito da dietro affacciata alla finestra della cucina, la sposina rinnova con la bocca il vigore del suo uomo, lamante del fornaio ne cavalca dominante il membro e le due donne si esplorano con vigore luna con laltra. Sullo scorrere dei rintocchi le quattro coppie raggiungono lapice del godimento e riservano uno sguardo alla giovane bruna che finalmente, irrigidita nellultimo colpo, urla al giorno il suo piacere. Sono le otto, il rappresentante di latticini sveglio dalle quattro e ora sente il bisogno di un caff. Mentre entra in paese dalla strada principale si chiede incuriosito il motivo di quello strano motto scritto sotto il nome: il borgo del buon risveglio.

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FIABA SEXY  di Mauro Simeone

4 marzo

sempre una questione di punti di vista. A un metro dal pavimento si vede la mamma nuda di spalle che gioca al cavalluccio sul letto ed felice. Da fuori si vede un bambino che entra felino nella camera da letto dove mamma e pap stanno facendo cavalluccio. Dentro, invece, il panico. Ma... Matteo, che ci fai qui? Mamma, anchio cavalluccio! Lei scioccata, i capelli arruffati; cavalluccio al contrario resta in silenzio, nessun senso di colpa in lui e quindi nessun bisogno di parlare e giustificarsi. Il silenzio degli innocenti. Vieni con la mamma, Matteo, andiamo in cucina a bere un po dacqua. Una sigaretta ci sta tutta, pensa lui; afferra il pacchetto sul comodino, sfila lultima che rimasta e, supino, tira una lunga boccata. Non fa in tempo a gustarsela che Marina e il piccolo sono gi l. Di nuovo. Pure la sigaretta? Quante volte tho chiesto di non fumare davanti al bambino? Ma solo una tirata! Lurlo del colpevole. Limbarazzo stavolta evidente; il sesso non va giustificato, la sigaretta dopo s. Pap, come nascono i bambini? La domanda di Matteo squarcia lazzurro della carta da parati con magnitudo sei punto tre. Marina, come ogni donna, si rilassa quando non dovrebbe e parte allattacco: Non gli racconterai mica le solite storielle, vero? Noo?! Certo che no! Sei uno scrittore, si aspetta molto di pi da te. E bada; devi raccontarglielo in modo che capisca che io e te ci vogliamo bene e che quello che stavamo facendo del tutto naturale, come lalternarsi del giorno e della notte. Lui confuso, poi improvvisa una fiaba sexy come se fosse lincipit di uno dei suoi romanzi noir: Ascolta, Matteo: il sole e la luna sono amici e il loro gioco preferito, sai qual ? Nascondino. Ti sei accorto che quando vedi il sole la luna non c e quando vedi la luna il sole a mancare? perch si nascondono. Di giorno conta lui e di notte lei, fanno a turno. Hai capito? Ma allora non stanno mai insieme? S, stanno insieme un po, giusto il tempo di fare tana libera tutto: pianti, bue, sogni brutti, verdure nel piatto. Quando si fa tana, tutto diventa bello. Matteo and a dormire soddisfatto, ma fu davvero felice solo il mattino dopo quando, dalla finestra della cameretta, vide il sole affacciarsi timido su Milano e not che anche lui, come pap, si stava fumando una grossa nuvola dopo essersi nascosto per qualche ora sotto sua moglie: la luna.
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FASt Sexy Food  di Franco Pesce

5 marzo

Per tutta la mattina non ho fatto altro che sognare a occhi aperti, ricordando i fianchi di Erika e il suo odore di maionese e ketchup. Era incredibile con quale nitidezza rammentavo ogni dettaglio del suo corpo, ogni increspatura della sua pelle lattiginosa, il luccichio della mia saliva sul seno, labbondante salsa cosparsa lungo il ventre. Ricordo di come lei, distesa sul tavolo dei condimenti, mi fissava con lo sguardo capriccioso, quasi sfrontato. Il tremore che provavo nello sganciarle i bottoni dei pantaloni, lincantesimo di ogni bacio. Le decine di cetrioli addossati al suo corpo madido di intingoli. Rividi le punta delle mie dita accarezzarle i glutei, mentre le sue labbra vibravano di piacere. I nostri abbracci incollati dallintruglio melmoso e pestilenziale. Le esalazioni nocive provenienti dai nostri respiri affaticati. Ricordo il modo in cui, con lalluce e lindice, minfilava in bocca le crocchette di pollo, facendomi quasi svenire dalleccitazione. Di come, strato dopo strato, mi ricopriva il petto di formaggio e insalata. Limmagine di lei con le labbra impiastricciate di curry e gli occhi carichi di desiderio, che mi sussurrava: Ho voglia di hotdog! Ricordo il momento in cui scivolammo a terra tra le risate e lo spavento. Il suo collo teso, mentre le stuzzicavo i capezzoli con un morbido muffin al cioccolato. Listante in cui mi afferr le mani e se le pos sulle cosce variopinte. Il mulinare della sua lingua nel mio orecchio colmo di senape e tabasco. I miei virtuosismi pittorici sulla sua schiena sfumata di rosso, giallo e arancio. E poi, lestasi, quando, seduta con le spalle al muro, lentamente dischiuse le gambe e disse: Dai, prendine una porzione! Purtroppo, ricordo anche il momento in cui suon lallarme e noi due, presi dal panico, grondanti di schifezze, fuggimmo sbandando pericolosamente verso luscita di sicurezza. La polizia, le immagini delle videocamere, le offese, la vergogna, lindignazione e infine il licenziamento posero fine al nostro legame, di cui, purtroppo, mi resta solo questo indimenticabile ricordo.

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LA SCHerMAGLiA  di Francesco Stefanacci

6 marzo

I due schieramenti si puntavano a vicenda, controllando ogni pi insignificante movimento del nemico. Qualcuno aveva gi messo gli occhi sulla propria preda, altri ripassavano mentalmente lo schema di azione, altri ancora tremavano piano, agitati. Tutti sapevano che quando il momento sarebbe arrivato, la ragione avrebbe ceduto allistinto e sarebbe successo ci che doveva. Le forze in gioco erano ben pi grandi di tutti loro. I soldati pi nervosi ricontrollavano il loro equipaggiamento. Gli uomini si aggiustavano il cavallo, le donne il seno. Un odore indefinibile riempiva laria. Testosterone ed estrogeni prevalicavano su una base di adrenalina, ma il retrogusto di paura era l, innegabile nella sua fredda schiettezza. I nervi potevano saltare in ogni momento: sarebbe bastato un movimento troppo brusco, un gesto ambiguo mal interpretato. La tensione satur e raggiunse il punto critico. Gli equilibri collassarono. Un uomo url e part alla carica. Lo seguirono i suoi compagni; poi lo schieramento avverso scatt di rimando. Le leggere vesti candide cominciarono a fioccare sopra le teste dei soldati, tante margherite dischiuse su un prato di carne. Le tette ballarono, tratteggiando ovali nellaria; i peni si ingrossarono, erti come baionette. La battaglia ebbe inizio. I corpi si scontrarono e cominciarono ad avvinghiarsi, dapprima con violenza, poi sempre pi languidamente. Si formarono continenti di corpi stretti in ogni tipo di abbraccio; versanti di montagne tenuti insieme da baci appassionati; qua e l isole di coppie unite in un amplesso cos passionale da farle sembrare ununica creatura androgina. Il mare di sudore e liquidi sessuali innaffi la campagna erbosa. Sciacquettii e placidi ansimi eccitati furono gli unici suoni udibili per diversi minuti. Laroma di paura evapor dai corpi caldi dei soldati. Dun tratto delle nuvole coprirono il sole, facendo correre un intenso brivido lungo le migliaia di schiene nude. Ci fu un immenso, irrefrenabile orgasmo collettivo. La sua onda psichica si propag ben oltre la zona di guerra: scal montagne, guad fiumi e percorse tutti i chilometri che la terra fornisce. In quei brevi secondi, lumanit intera si sent pervasa da una calda, rassicurante sensazione di piacere. In quella battaglia tutti vinsero e nessuno mor.

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PRIGIONIERO  di Daniela Barisone

7 marzo

Prigioniero di un sorriso che, ogni volta, mi sorprende. Serpeggia sulla mia pelle, abbastanza insistente perch io possa sentirlo. Mi accarezza lentamente, solo un leggero sfiorare di dita, quel che basta per risvegliare i miei sensi addormentati. Il mio respiro si fa corto allaudacia dei suoi baci, la sua lingua benvenuta, nel tracciare misteriose mappe sul mio petto. James sa sempre come destare il mio interesse, in ogni ambito della nostra vita. Mi stringo addosso al suo corpo muscoloso, incurante di quello che le leggi del nostro tempo dicono. Non minteressa nulla, se le mie braccia sono tese intorno al suo collo. Mi tocca, mi manipola come se fossi cera fusa da modellare a suo piacimento. In un certo senso davvero cos. Si fa strada in me, non mi lascia il tempo di oppormi, ma io non voglio farlo. Desidero solo James qui, tra le lenzuola aggrovigliate di questo vecchio baldacchino tarlato, in questa stanza vecchia di secoli. Sono un uomo, forse, e mi aggrappo a lui graffiandogli la schiena, mentre mi ama con tutta la passione che pu riversare nei suoi gesti. Lo supplico, lo chiamo. E lui mi sorride, facendomi suo prigioniero. Sentirlo muoversi, come se un domani non esistesse, come se ci fossimo solamente io e lui e nientaltro a circondarci. E quando il piacere troppo forte, socchiudo gli occhi e sorrido anchio. James mi usa a suo piacimento, dicono alcuni. Sfoga in me il suo bisogno, ma io so che il suo amore. Quando crolla su di me davvero felice, ne sono pi che certo, perch nessuno avrebbe un cos meraviglioso sorriso dopo aver fatto lamore, se non lo fosse. Buongiorno mi bisbiglia allorecchio, facendo ronzare di piacere le ghiere e i bulloni nella mia testa, e io sono sicuro che lo sar fintanto che gli ingranaggi che mi tengono in vita funzioneranno. So che lo faranno per molto tempo, perch io non sono un robot come gli altri. Sono Abel e sono speciale. Sono il prigioniero del mio amato creatore.

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Un BreVe diArio  di Valentino Peyrano (trovato in ospedale tra le cose del defunto Armando Belinelli)

8 marzo

Ci sono voluti due anni, da quando mi hanno dato lincarico, ma alla fine ci sono riuscito. La selezione per la festa stata dura. Ieri mi hanno sottoposto allultima prova: una perquisizione corporea e una serie di radiografie. Sono risultato pulito e mi hanno subito portato al luogo dellincontro. Il locale era immerso nella penombra. Sono entrato, completamente nudo, nella stanza dellorgia. Era una sala ampia. La musica invadeva lo spazio. Mi sono avvicinato al centro, dove cera un divano circolare. Alcune luci permettevano dintravedere le figure in piedi. Erano tutti uomini, per lo pi di spalle. Mugolii e gemiti sinsinuavano nella musica. Quando arrivato il mio turno, finalmente lho vista. Stava sdraiata sulla schiena, le gambe aperte permettevano lintrusione a turno dei suoi stalloni. Con le mani e la bocca cercava e dava piacere a coloro che in quel momento erano a portata. Lei non era pi giovane, per si manteneva attraente. I seni turgidi e le cosce lisce sarebbero bastate anche senza il viagra che mi avevano fatto assumere. Sono entrato dentro di lei. Poi mi sono avvicinato al suo viso. Teneva gli occhi chiusi ed ero contento che non mi guardasse. Le ho preso la testa da dietro e lei ha seguito immediatamente linvito. Le ho riempito la bocca del mio piacere. Il cuore mi batteva allimpazzata, e non per leccitazione sessuale. Ho temuto che lo espellesse. Invece, ho visto chiaramente che ha deglutito, prima di afferrare il membro successivo. Mi sono spostato pi indietro. Lho sentita arrivare al culmine. Non potevo ancora allontanarmi, ma ormai avevo raggiunto il mio scopo. Quando mi hanno lasciato uscire, mi hanno accompagnato con un pulmino fino a Parigi. Ho preso un taxi e mi sono diretto allospedale pi vicino. Ora ho capito che la conclusione non sar quella che speravo. La testa mi scoppia, lo stomaco un vulcano attivo. Nessuno venuto a trovarmi. Ho quasi perso luso degli arti, comunque riesco ancora a scrivere. Ho sentito il medico dire che il mio corpo pieno di veleno. Proveranno con unaltra trasfusione. Nel delirio, ho percepito una voce, alla radio, che annunciava la morte per avvelenamento di Madame Blessy. Non hanno capito come sia successo, e presto le faranno lautopsia. Dicevano che era impossibile, ma io lho uccisa. Il veleno inserito nel mio sperma ha raggiunto lobiettivo. Non riesco pi a muovere la mano destra
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LE COSE VANNO COS  di Paolo Grugni

9 marzo

Le mie ex mi passano a trovare una volta al mese. Non un giorno prestabilito, ma un giorno che va a loro. Il pomeriggio, di solito, verso le cinque. Il mattino scrivo degli Harmony sotto il nome di Joanna Blackwood, una ricca e matura signora di Nashville che si fatta tutti i cantanti country del Tennessee e sente il bisogno di raccontare in che modo. Le mie ex passano anche se ci siamo lasciati da anni e stanno con un altro. Si svestono, spalancano le gambe e mi dicono scopami o fammi godere. E io, che sto guardando un film per vecchi con della gente che balla in saloni con lampadari enormi o che sta uccidendo degli indiani ubriachi, le scopo senza fare troppe domande. Veniamo, ci diamo un bacio stile stazione un mattino di nebbia e mentre loro si rivestono io guardo come va a finire tra due pettinati e truccati come bambole che hanno deciso di mettere su famiglia nella savana. Un posto che non sceglierei mai. Le mia ex di oggi bionda, mentre quella di settimana scorsa tende al rossiccio. Questa piuttosto alta, oltre un metro e settanta, quella di settimana scorsa non arriva a uno e sessantacinque. Con questa capita che mi annoio, mentre con quella di settimana scorsa non accade mai. Quella bionda, non so come cazzo sia possibile, ha la figa che sa di Aperol e questa la cosa che mi piace di pi di lei. Starei ore a leccargliela, come stare al bar senza tutta la gente intorno che guarda coshai preso. Il fatto che ho un cane che sta male da anni e andrebbe soppresso. Ma non mi decido mai e alla fine, visto che sto quasi sempre chiuso in casa a curarlo, mi lasciano tutte. Prima di lasciarmi fanno un ultimo tentativo per salvare il rapporto e mi dicono che sarebbe ora di porre fine alle sue sofferenze. Io rispondo che se muore il cane, mi ammazzo cos pongo fine anche alle mie di scrittore fallito. Allora lasciano perdere. Non vero, non mi ammazzerei mai, mi cago addosso per molto meno, ma mi piace farglielo credere. Ed per questo che tornano, per vedere se il cane, che puzza sempre pi di acetone, ancora vivo. E se vivo lui, sono vivo anchio. E se sono vivo anchio non c motivo per non farsi una scopata. Il giorno che muore devo trovarne uno uguale da mettere al suo posto. Potrebbe anche funzionare.

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TORTURA  di Giorgia Anzalone

10 marzo

Si lascia sfuggire un mugolio pi forte degli altri, quando lui le chiude le braccia forti attorno alla vita sottile e le sfiora il collo con le labbra, avvicinandosi abbastanza da obbligarla a prendere atto dellerezione prepotente che tende i jeans, e che lei non pu proprio fare a meno di sentire, nonostante i pantaloni lunghi e larghi e pesanti che aveva indossato apposta per non sembrare cos attraente, per evitare che quella serata finisse come finiscono sempre tutte le loro serate, fra le lenzuola, umidi di sudore, caldi di desiderio, avidi di carezze. Non allontanarti le chiede lui, la voce roca e bassa, mentre scioglie un braccio dai suoi fianchi per sbottonarle i jeans e scendere con due sole dita fra le sue cosce, sfiorando dallesterno le mutandine gi bagnate di desiderio, mentre lei si morde un labbro con forza e getta indietro il capo, i ricci che si spargono ovunque sul suo petto e sulle sue spalle e gli pizzicano il collo, costringendolo a un ghigno met infastidito e met divertito. Non puoi scappare. Lei non risponde, non subito, almeno, e lascia che lui superi la lieve barriera di cotone umido che ancora tiene lontane le sue dita, per poi perdersi del tutto occhi chiusi e respiro pesante - quando quelle stesse dita si fanno strada dentro di lei in una carezza sensuale e un po ruvida che le toglie le forze. Si aggrappa al braccio che ancora la stringe, sperando che lui non intenda lasciarla cadere, e non si stupisce davvero quando la sua presa si fa pi salda e il movimento delle dita meno concitato, proprio in corrispondenza dellaumentare di intensit dei suoi gemiti. Si volta appena, cerca le sue labbra e lui le nega il bacio con un sorriso presuntuoso. Mi stai torturando ansima lei, sfiorandogli il profilo con la punta del naso. Ti odio. Lui sorride ancora, tornando ad accarezzarla pi velocemente. Non vero.

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Le tre doMAnde  di Cristina Angela Carisdeo

11 marzo

Le cose che non riuscivo a capire erano tre: come fanno a incastrarsi i nasi? Da che parte si gira la lingua? I denti si sarebbero scontrati? Per avevo deciso: non volevo morire vergine. Per provvedere a queste lacune sfogliavo tutti i giorni le riviste a mia disposizione: Grazia, Cio e anche Famiglia Cristiana. In un articolo avevo letto che era come mordere una mela. Altre tre domande: ma non sar doloroso? Anche lui mi morder? Se mi rimangono i segni mia madre se ne accorger? Facevo le stesse domande alle mie amiche. Loro si mettevano a ridere. Ma dai, Marty, una cosa naturale! Sar stato naturale, ma queste domande mi tormentavano. Un giorno mi faccio coraggio e tutto dun fiato chiedo a mia madre: Mamma, come si fa a baciare un ragazzo? Lei mi accarezza la testa e dice: Quando sar il momento lo saprai. Cominciavo a pensare che fosse una specie di segreto di stato. Perch nessuno voleva dirlo? E le altre come lo avevano scoperto? Forse su Sky cerano dei documentari. Ecco perch mio padre non aveva voluto Sky! Alla fine mi sono detta basta. Ho comprato una Sim nuova, ho respirato a fondo e ho scritto il numero di telefono sul muro del bagno della scuola. Sopra, bene in vista: Ragazza farebbe esperienza di baci. Roba da non crederci! La mattina stessa arriva il primo SMS: Sn pronto ankio. Doma in qst bagno h. 11.20. Finalmente il primo bacio! Il momento che sognavo. Lui alto con i brufoli e quando mi vede, dice: Ah, sei tu? Speravo meglio. Vorrei dire: Anchio speravo meglio, ma invece, dico: Cominciamo? Mentre lo chiedo penso: ecco un altro problema: laltezza. Come ci arrivo lass? Problema risolto. Lui mi fa: Mettiti in ginocchio! Forse perch alto, penso io. Poi si slaccia i pantaloni e senza tante cerimonie lo tira fuori: Ora bacia pure. Se avessi a disposizione la macchina del tempo tornerei subito indietro di un giorno, ma ormai che posso fare? Almeno il problema scontro nasi risolto. Rimane la questione rotazione. In senso orario o no? Anche il problema denti non secondario. Ci penso un attimo e poi decido per il senso orario. Lenta o veloce? Mentre ruoto la lingua penso: adesso lo dovr baciare in bocca? Gli far male? E in quel momento un liquido tiepido mi riempie la bocca. Deve essere sperma, penso. Ed ecco le altre tre domande: Va ingerito o sputato? Se lo ingerisco rimarr incinta? Se lo sputo si offender?
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ROULETTE  di Valentina Capaldi

12 marzo

Spara, spara, spara! scandiscono tutti. Grey tiene il revolver sulle gambe e non riesce a smettere di guardarlo. Merda, che situazione. Eppure fino a dieci minuti prima tutto era perfetto: stava gi al casin insieme ai suoi clienti e a diverse accompagnatrici ingaggiate per la serata. La sua era bellissima: una rossa con un abito talmente essenziale che quando si appoggiava addosso a Grey lui poteva sentire la pelle nuda dei seni attraverso la stoffa della giacca. Poi a Brown era venuta lidea di fare un gioco pi eccitante e aveva condotto tutti nella sua suite, promettendo due milioni a chi avesse avuto il coraggio di spararsi con quella pistola che aveva un unico proiettile nel tamburo: una possibilit di morte minuscola, ma concreta. Nessuno aveva preso il revolver fino a che la rossa non lo aveva infilato tra le mani di Grey. Prova gli aveva detto; e Grey non era riuscito a rifiutare. Quella ragazza aveva unerre vibrante, piena e sensuale, e ogni volta che la pronunciava Grey era colto dal desiderio di saltarle addosso e strappare i pochi centimetri di stoffa che lo separavano dal piacere. Quindi adesso avrebbe dovuto puntarsi larma alla tempia e premere il grilletto; solo che si immobilizzato nella contemplazione di quelloggetto bello e terribile; ed talmente preso che quando la rossa gli si siede sulle gambe ha un piccolo sussulto. Lei gli mette le braccia al collo e gli si stringe contro. Di nuovo, Grey avverte la pressione dei seni, morbidi e rotondi. Hai paura? gli sussurra la rossa nellorecchio; poi, in maniera discreta, gli stuzzica il lobo con la punta della lingua. Grey deglutisce. Il profumo della ragazza lo sta stordendo. La pistola che tiene tra le mani trema; quella che ha nei pantaloni si raddrizza con decisione. La rossa se ne accorge, e Grey la sente sospirare, languida. Spara, e io sar il tuo premio promette la ragazza. In fondo hai cinque possibilit per il piacere, e una sola, piccolissima, di morire. Grey vorrebbe rifiutarsi, obiettare che la vita pi importante di una scopata con una puttana, ma il braccio gli sale da solo, e si ritrova la canna della pistola attaccata alla tempia. Trema, e senza accorgersene comincia a piangere. La rossa allora gli lecca le lacrime, e Grey freme di piacere e di terrore. una follia premere il grilletto. Perch non spinge via quella pazza che gli sta attaccata addosso e non si sbarazza della pistola? Potrebbe farlo, s, adesso lo far E poi, nella suite, risuona lo sparo.
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CLIO  di Fabio Lastrucci

13 marzo

Entrando nel locale per soli uomini, Saro sembr restringersi dentro il gessato preso in prestito dal padre. La vista de Lultima Sirena non somigliava a quel che gli avevano promesso per i suoi diciotto anni. Questa era la sorpresa, Le? N fimmena che canta u g?! Abbassa la voce, cretino fece il cugino dandogli una gomitata nelle costole. Siediti e ascolta. Altro che jazz, siediti e ascolta. Saro obbed. Nella squallida sala in penombra, gli avventori fissavano avidamente lattrazione, una grassona compressa in un abito pieno di pajettes. Che bidone. Le ma almeno si spoglia? Leandro lo guard divertito. Con un cenno, chiese un Campari per s e una spuma per Saro. Delle note lente e sciatte, una melodia suonata troppe volte, salivano dal pianoforte di un greco barbuto. Il ventilatore a pale ronzava. Il pubblico aspettava trattenendo il fiato. Poi, la donna sgran i grandi occhi sporgenti per trillare la prima strofa. Non era altro che un verso. Un profondissimo, primigenio, roco vocalizzo che sorgeva da un punto anatomicamente indefinito, pi intimo e osceno di un banale apparato vocale. Saro si tese, la vista appannata dalleccitazione. Le parole seguirono in un fiotto di suoni incomprensibili. Sensuali agglomerati, vibrazioni che evocavano mondi fatti di onde, pelle salata, profumo di iodio. Quella canzone prendeva dominio dello spazio imponendovi il suo. Bedda Matri, mi sta affatturando pens Saro. Percepiva a malapena il dondolarsi lascivo di Leo, i suoi mugolii. Il corpo non rispondeva pi, mandandogli assurde informazioni da galleggiamento. Gli pareva di nuotare nel corpo di una donna, una sensazione pi forte, pi spiraliforme, pi intensa di qualunque fantasia sessuale. Era stupendo. Annaspando in quella musica, strinse il bordo del tavolino. Le dita sudate perdevano presa. Era lultimo ancoraggio in quella che riconosceva come realt. Sent i fianchi farsi languidi. Sotto la cintola, qualcosa stava giungendo al punto di non ritorno. Senza resistere, si lasci andare al piacere, come tutti gli altri. Allo scrosciare degli applausi, il pianista si cav dalle orecchie i tappi di cera nascondendoli in tasca. Clio, intanto, si era allontanata in fretta per correre nella vasca da bagno che laspettava sul retro. La sirena aveva le sue esigenze. Anche stavolta sarebbe toccato al greco inchinarsi a salutare. Poco male. Dal pubblico un ubriaco grid: Clio, mitica sei! Lui sorrise. In effetti, come dargli torto?
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QUEL CHE NON DATO SAPERE  di Gianluca DAquino

14 marzo

La sera non tard ad arrivare. Darcy rassett il bavero e i ca pelli scarmigliati. Un filo di luce scivolava sotto la porta allagando il pavimento. Entr. Lei era adagiata sul divano di pelle scarlatta, corpo candido e sinuoso, seno florido, lisci capelli cremisi, lascivi occhi verdi e bocca socchiusa in un conturbante sorriso. Le calze calate sui polpacci rivelavano piedi belli ed eleganti. Reggeva un sandalo nero con unghie laccate del rosso del sof. Le gambe aperte svelavano il sesso sottile e rasato, inumidito dal desiderio. Passione, alcool e oppio mostrarono i loro effetti. Ernest, alle prese con due ragazze, pens di imbavagliarle e legarle e Darcy esegu, seguitando a bere e fumare. Ebbro di piacere, Ernest cantava vecchie liriche plebee. Danae gemeva sotto i colpi di Darcy, che aument il ritmo della penetrazione fino a godere. Ernest continu finch fu esausto. Nellestasi dellorgasmo si assopirono tutti. Darcy si dest, infreddolito. Anche Danae, legata e con un foulard stretto su naso e bocca, lo era. Un urlo scosse Ernest, che balz in piedi: la ragazza era plumbea, gli occhi sbarrati, non respirava. Darcy cerc invano di rianimarla morta! Darcy morta! Inorridito, indietreggi fissando il corpo esanime Lho uccisa sentenzi con voce rotta dalla disperazione. Ernest affront la situa zione. Rivest le ragazze, diede loro del denaro, le mise sul primo omnibus e le invit a dimenticare, quindi avvolse il ca davere in un telo. Lho uccisa Non hai ucciso nessuno, idiota! morta da sola, anzi non lo affatto, non mai stata qui! Dobbiamo portarla via! Issarono il greve peso e lo misero nel baule del cocchio che scivol fuori citt, dai poderi nel fitto bosco fino al lago. La notte cedeva spazio allalba ma avrebbe ancora taciuto il misfatto. La nebbia fece il resto. Il fiato condensava davanti alle narici dei cavalli. Ernest apr il baule e per un interminabile istante ne contempl il macabro contenuto. Lungo il tragitto aveva deciso come disfarsene. Il fardello fu legato a due grossi sassi e trascinato in acqua. Neppure il timore di essere scoperto spron Darcy, oppure la consapevolezza doveva ancora raggiungerlo. Quando il mesto involto fluttu distante dalla riva, tocc ai massi: il primo lo inclin, il secondo, con uno strattone, lo fece svanire definitivamente. Attesero che nulla riaffiorasse. Lacqua paludosa avrebbe celato il corpo per il tempo sufficiente, affinch nulla potesse ricondurre a loro. Forse
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A Me GLi oCCHi  di Simone Valeri

15 marzo

Non aveva saputo dirgli di no. Non poteva resistere a quegli occhi: azzurri, intensi, predatori, lavevano turbato fin dal primo momento. Forse non erano solo gli occhi, forse anche il tratto deciso e marcato della mascella, cos diverso da quello di Sara... Chiss. Sta di fatto che non aveva potuto sottrarsi al suo bacio, non aveva saputo dire di no al suo odore. Inspiegabilmente si era ritrovato sdraiato, con la testa gettata allindietro da un incontrollabile brivido di piacere, mentre arcuava la schiena per esporre il corpo a quel tocco sapiente. Aveva compreso solo allora che non poteva dirgli di no perch non voleva. Un gemito si liber involontario dalla sua gola, mentre mani esperte tracciavano il loro sentiero su di lui. Erano mani dal sapore forte, deciso, maschile. Gli avevano massaggiato le spalle dolcemente, palpato il petto con bramosia, torturato i capezzoli con forza brutale. Poi, accompagnate da quella bocca insaziabile, erano scese lungo laddome, seguendo la linea dei muscoli, fino al suo ventre. Con gli occhi appannati dal piacere, abbass lo sguardo per poterlo osservare, ma non gli vide il volto. Solo una testa piegata, inarrestabile, che percorreva il suo sesso saggiandone lasta con la lingua. Chiuse gli occhi, ormai in bala di quelle sensazioni. Gett di nuovo la testa allindietro e quando sent i lombi contrarsi, incapaci di trattenersi oltre, torn a cercare con lo sguardo il volto di chi gli regalava quel momento dedonismo tangibile. Trov i propri occhi schiavi di un paio di specchi azzurri, che lo fissavano carichi di desiderio, proprio mentre lorgasmo esplodeva prepotente e incontrollato in quella bocca straniera. Leo lo fiss soddisfatto, accennando un timido sorriso, ma lui percep comunque unansia malcelata in quello sguardo che conosceva ormai bene. Cosa doveva fare? Dirgli di s significava buttare nel cesso una vita di convinzioni, significava ammettere qualcosa di s che non aveva avuto il coraggio di sospettare. Significava dire addio a Sara. Per sempre. Dirgli di no, invece, significava sperare inutilmente di dimenticarlo, illudersi di aver vissuto solo unavventura. Lincertezza sembr durare eoni. Furono gli occhi a dargli la risposta: la forza di quellorgasmo era l dentro, era in quelluomo che gli stava di fronte, nudo ed esposto in tutto il suo splendore. Quegli occhi lo avevano ucciso e ora gli offrivano la possibilit di ritornare al mondo. Fabio tent Leo. Lo zitt. Lo trasse a s e lo baci convinto.
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VUOTA DENTRO  di Michela Arnese

16 marzo

I nostri corpi sono ormai degli sconosciuti. Mi guardi e dici che sono lunica nella tua vita. Sono confusa da queste tue parole. Ti ho affrontato esigendo sincerit. Se tu mi avessi detto che era tutto finito, io lavrei accettato. Ma non questo! linferno in terra, che mi lacera, mi annienta senza lasciare ferite. Vivo nel continuare a desiderarti e sentirti a me straniero. Sono tormentata dal pensiero che tu sia di unaltra donna. E ogni volta che scorgi il dubbio nei miei occhi, mi ripeti che sono la sola. Mi hai torturato piano fino a oggi. Sono morta e risorta pi volte e sempre credevo fosse lultima. Fino a quella festa. Fra la gente che ballava era impossibile non vederla: rosse le scarpe, rosso labito che la fasciava stretta, rosse le labbra che ti sorridevano sfacciate tradendo la vostra complicit. Ho visto il tuo sguardo infiammarsi mentre lei passava altera davanti a noi. Il tuo corpo fremeva spudorato davanti a me. Mi hai dato la verit in modo disonesto. In un secondo sono stata travolta da tutte le angosce che un umano pu sopportare. Mi sono scoperta arida. Non provavo pi nulla. Ero vuota dentro. A dispetto di tutto, ora ero pi forte. Ora so di cosa sono capace. Un biglietto che tinvita in una camera dalbergo. Ad aspettarti ci sono io, vestita come lei quella sera, stessa capigliatura e una maschera in pizzo nero che mi copre il volto. Quando entri non ti sfiora nessun dubbio: ero lei. Ti spogli con urgenza. Mi ritrovo con le tue mani sul mio corpo, mi alzi labito, mi sfili le scarpe, il perizoma. Con forza mi apri le gambe. Il tuo viso tra le mie cosce. Con la lingua cominci a giocare col clitoride, fino a farmi godere. Entri in me con violenza. Presa dalla pura eccitazione inarco la schiena. I nostri corpi sono di nuovo uniti in questatto brutale. Sono piacevolmente sottomessa alla sua furia. Dun tratto ti fermi, ansante: sento il tuo sesso pulsare nel mio. Stai per finire. Mi sfilo dalla sua stretta e te lo prendo in bocca. Le mie labbra e la mia lingua si muovono frenetiche. Ti fai sfuggire gemiti di piacere sempre pi forti mentre lo muovo ritmicamente. Mi prendi il viso tra le mani facendomi cadere la maschera. Ti irrigidisci, il volto atterrito dalla scoperta. Ti ricomponi, sperando di ingannarmi ancora. Sperando che continui. Rido di te, della situazione in cui ti ho portato. Rido del tuo membro ancora eretto che implora soddisfazione. Mi abbasso il vestito e, infilate le scarpe, me ne vado.
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YoKAi (LAppArizione)  di Valentina Tesio

17 marzo

Lo premetti con energia: ARRESTO. Volevo che lascensore si bloccasse in quellistante. Chi era quella donna vicino a me? In fin dei conti la palazzina in cui vivevo contava pochi volti noti. Strette in un jeans e una canotta nera sembrava che le sue forme audaci stessero per esplodermi addosso. Nellaria si percepiva una lieve essenza di loto sprigionata dalla sua pelle chiara, e io ansimavo. La presi per un polso e la gettai violentemente contro lo specchio; probabilmente le feci male, ma la mia bocca ormai premuta contro la sua sussurrava solo: Geisha. Lei, che prima rimase impietrita, port la mia mano sul suo seno sodo, i cui capezzoli inturgiditi mi invitarono a premere il corpo contro il suo; lavevo immobilizzata e la sua figura enigmatica si era piacevolmente arresa. I suoi lunghi capelli neri e corposi, adagiandosi sul mio volto, mi donarono il suo piacere in gocce di sudore. Annusavo la sua pelle sempre pi nuda, le sfilai la canotta e il passo per slacciare il reggiseno fu rapido: in mano stringevo quel seno liscio come una pesca, non era di grossa taglia ma la tentazione di morderlo fu talmente forte che per me fu impossibile bloccarmi; nel mio orecchio la sua fievole voce, in alcuni istanti pi roca, ansimava. Era troppo tardi per fermarci; i suoi occhi obliqui si diressero verso la mia cinta, e cos le sue mani. Mi toccava e io la toccavo. Geisha. Toccami. Lei, muta, sembrava obbedire a taciti desideri, creando in me un piacere recondito. Nellascensore si gustavail bruciore che si prova dopo un assaggio di Wasabi solo che io non lavevo solo assaggiato, lo stavo divorando; non ero cosciente di tutte le sensazioni che invadevano gli involucri dei miei resti esausti. Lei, instancabile nel provocare piacere in un uomo, fu in grado di non far cadere lerotismo creato con semplici preliminari; non ci fu mai bisogno di spogliarsi del tutto. Senza accorgermene lascensore riprese la sua salita verso il quarto piano. Cercai di ricompormi. Uscii dalla cabina e la porta si chiuse. Riaprii, linterno era vuoto, guardai lo specchio con solo le mie impronte. Mi guardai i pantaloni allaltezza dei genitali, mi coprii con la valigetta da lavoro: non potevo entrare in casa mostrando la macchia della mia virilit. Infilai la chiave nella toppa e trovai mia moglie in cucina; la monotonia aveva preso di nuovo possesso della mia mente, ma quanto avevo goduto in quellascensore mia moglie, stupida donna, non poteva neanche immaginarlo.
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LinContro  di Jundra Pinelli

18 marzo

Desiderava da tempo incontrarla, non gli bastava pi ammirarla sulle riviste. Pochi minuti e sarebbe stato sicuramente soddisfatto per il resto dei suoi giorni. Era pronto ad affrontare la concorrenza di mille altre persone che erano ai suoi piedi; molti si accontentano di vederla alla luce del mattino, altri, come lui, fanno di tutto per estasiarsi in un momento serale. di notte che lei d il meglio di s. Sempre al solito posto, ma da qualunque parte la si guardi sempre bella e affascinante. Le sue gambe lunghe e sinuose le danno la forza di stare sempre eretta e di guardare avanti, senza curarsi dei commenti della gente. Sono gambe forti, sode e lucide. Dallalto del suo sguardo, vede i suoi tanti ammiratori e forse si prende anche un po gioco di loro. Con la telecamera risaliva dai piedi verso la testa, fermandosi allaltezza della vita, per riprendere il suo ventre: voleva essere in quel ventre. Voleva entrare in lei. Non sentiva i rumori intorno, non gli importava pi niente, ormai gli mancava poco per essere il suo amante. Aveva pagato, era il suo turno, gli batteva forte il cuore. Continuava a filmare in modo maniacale quellatto quasi damore, incantato dalla sua fermezza e bellezza. Aveva qualcosa di magico. Era entrato in lei. Risaliva il suo corpo con tutto il fiato che aveva. Le sue mani sudavano ma continuavano a toccare ogni centimetro della sua pelle. Lei era l per lui, per farsi fotografare e toccare. Non gli bastava, adess,o essere giunto nel ventre di lei. Voleva un rapporto completo, prendere la sua mente e vedere con i suoi occhi. Risal velocemente fino a unirsi pienamente a lei. Era perfetta con il suo corpo statuario che luccicava. La notte rendeva latmosfera ancora pi eccitante. Anche lui, come lei, era elettrizzato. La prima volta per lui con lei. Forse lunico loro incontro, anche se lei sempre l, per lui, per tutti quelli come lui. Si godeva appieno limmagine di lei nuda, illuminata dai flash. Era riuscito a farla sua. La stava possedendo, non voleva uscire dal suo corpo, si era rilassato ed era in uno stato di trance, labbracciava e lammirava. Ma come tutte le sere a mezzanotte lei rimane l per tutti e non si concede pi a nessuno. Non voleva abbandonare quel piacere che lei gli dava ma una divisa grigia lo richiam alla realt: Monsieur, descendez, sil vous plat. Lhoraire de visite de La Tour Eiffel est termin.

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LA pAStiCCerA  di Elifucci

19 marzo

Fermati anche questa domenica. Le tue scarpe non reggeranno lennesimo acquazzone. Somigli a un calzolaio, mani collose tra tacchi ciondolanti e ciabatte storte. Oscilli paurosamente. Eccoti davanti la mia pasticceria. Osservi la vetrina. Sorrido, chiss da dove, al ricordo del primo giorno, quando non riuscivi a scegliere. Avevo troppo da offrirti, come se conoscessi gi i tuoi gusti. Ti ho trasformato in un ragazzino malizioso. Mi guardavi da dietro la vetrina. Mi sono divertita a far crescere il tuo lentissimo piacere. Rapida premevo il bacino contro il vassoio. Eri eccitato se toccavo lo zucchero. Ci siamo amati in una settimana di pioggia, mischiandoci alla crema di ricotta. Lingue sciolte in bocche sconosciute. Apri il mio ricordo ancora una volta, spiegalo come nitida fotografia. Nuda donna, frivola pasticcera, sono questo per te? Donna nuda, artista pasticciata, George Vernon mi avrebbe sicuramente amata. Toccami. Impazzisci. Lodore dei cannoli di nuovo forte dietro il vetro. Ecco la mia schiena nuda, le tue ginocchia sulle maioliche azzurre. Il mio seno strisciato di canditi succhialo, ti offro effimero piacere. Scendi di nuovo gli scalini della mia pasticceria. Sei scalini di bottega, premeditati, sei scalini culo a terra. Sei scalini scivolati in chicchi bianchi, ciao oggi domenica! Letto damascato le mie palpebre socchiuse, cielo rosso spina, nero ambrato, unghie cerase, affilate come coltelli; bocche umide e ritorte, mani allacciate in pochissime smorfie. Le tue note nelle mie curve. Amplesso consumato sotto un grembiule, come candido sudario. La pioggia batte forte sullasfalto anche questa sera. Non te la senti di tornare a casa? Guardi la mia bottega. gi di qualcun altro? Gatta nera ti graffio, rosa secca ti cerco, pomice grigia finemente spiegata, sono di nuovo in te. Il tuo alito caldo, accovacciato. Viene su da questa terra bagnata. Respiri la mia lingua che succhia, mordi i lacci che strappo. Nella farina davorio lucente, sparsa sui gradini della bottega, cerchi le mie piccole gocce di cioccolato, le bucce dalbicocca. Nella nuova vetrina sistemo anche oggi i cannoli della domenica. Ciascuno prender il suo, linea finissima dacqua e terra. Scivola, scivola nel mio pube bianco damascato. Le mie dita, ora, al tuo pensiero, pi forte stringono loro lucente di questo nastro. Sotto ci sono io, chiss dove, disciolta in questo vassoio di pasticceria.

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RiSVeGLio  di Fiorenza Flamigni

20 marzo

Luned. Ho cerchiato il giorno sul calendario della cucina. Cosa devi fare, mamma? mi ha chiesto Chiara, a colazione. Ricordarmi di pagare una bolletta ho risposto e lei mi ha guardato con gli occhi strizzati; sembrava poco convinta, sa che di solito quelle incombenze spettano a suo padre, ma non ha replicato. per gioved, quando Chiara e Nicola iniziano le lezioni. La casa sar vuota senza i ragazzi, ci sar solo odore di cibo. Mi frulla la solita idea per la testa, e intanto in moviola si snocciola la storia della mia vita. I primi tempi con Gabriele, quando le cose andavano bene, i figli piccoli e la gioia di vederli crescere, i miei genitori ancora giovani e belli. Manca poco, ormai, penso alla fine del flash back. Gioved. Lauto rimasta fuori tutta la notte e ci ha messo un po a partire. Non c molto traffico e arrivo in dieci minuti. Accosto e spengo il motore, poi mi accendo una sigaretta e aspiro chiudendo gli occhi, con la nuca incollata al poggiatesta. Non ho il coraggio di farlo. Ma s, invece, e scendo decisa. Getto la sigaretta e la schiaccio con la punta della decolt rossa. Mi sono vestita bene, le gambe sembrano pi lunghe, inguainate nelle calze scure con la cucitura dietro, e la gonna stretta mi assottiglia e mi slancia. Entro senza bussare, ho il badge. Salve! Un sorriso, poi lo sguardo insostenibile di quel ragazzo si sposta sul mio seno. Mi porge una maschera nera, di seta, che applico al viso. la regola, dentro i salotti si solo carne, corpi senza volti, muscoli e pelle, sensazioni dimmagini. Latrio circolare, pareti bianchissime e mobili argentei. Sette porte, di colori diversi, interrompono il cerchio della parete. Scelgo la porta rossa. Luomo seduto di spalle, ma sente il mio odore e si volta di scatto. Rido sommessamente, in preda a uneccitazione profonda. Finalmente! Ha una maschera di cuoio e uno strano costume di pelle che lascia scoperte le natiche. Mi afferra e mi gira, poi mi fa scivolare sui polsi manette di stoffa e sento il suo organo teso che preme da dietro. Un brivido che parte dal basso, uno squarcio che apre il mio fiore imperlato di rugiada. Venerd. Sei di buon umore dice Gabriele con aria sospesa. Non ti sentivo canticchiare da un sacco di tempo. Sar la primavera rispondo. Il risveglio della natura. Ho gli occhi che brillano e li tengo abbassati, piegando appena le labbra in un compiaciuto sorriso. Domani... la porta viola, penso.
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LO SCAMBIO   di Simone Carabba

21 marzo

Scambio ordin una voce metallica. La luce allinterno della bolla divenne fucsia e alcuni profumi esotici ne invasero linterno. I lampi aumentarono a dismisura, ricoprendo per intero il corpo dei ragazzi, e la forza di gravit scomparve. Era la prima volta per entrambi. Lui cominci a toccarle i capezzoli e a sfiorarne il sapore con la lingua, leccandone lessenza di rosa. Sentiva il velluto della sua pelle liscia. Osava ogni tanto sconfinare fra le sue gambe, carezzando linterno coscia per poi arrivare alla vagina. Lei si lasciava pervadere da quelle attenzioni carnali, cominciando a godere dietro gli occhi. Cambiarono ancora posizione, trovandosi fluttuanti in un sessantanove volante. La lingua rossa di Erika cominci a stuzzicare il glande con la sua ruvida voglia. Il pene di Adam divenne definitivamente duro e turgido, pronto a essere imboccato da labbra fameliche di piacere. Lui la lecc dallombelico allinguine. Cambiarono di nuovo. Adam le allarg le gambe e la penetr, perpendicolare alle sue voglie. Lei sent il pene entrare lentamente, toccando le piccole labbra fino alle grandi, per il bacio di un doloroso istante. Il piacere si spost nel ventre, toccando lidi caldi. Le dita si strinsero sulla pelle dei fianchi. Un su e gi prima lieve e poi veloce accompagn il godimento della ragazza, conquistando i nervi fino al cervello. Odori di frutta, colori darcobaleno. Il pene entrava e usciva dalle profondit del grembo, spingendo fuori lamenti di piacere. Vennero insieme. Lo sperma scivol come seta su un letto di carne. La bolla si accese di una luce bianca e intensa. I lampi scemarono lentamente, staccandosi dalla pelle. Gli odori svanirono e la gravit ritorn lenta. Un rumore secco di ingranaggi fu preludio allapertura della bolla. Adam ed Erika uscirono, ancora frastornati da quellesperienza afrodisiaca, mistica. Scambio avvenuto correttamente disse la stessa voce robotica. Fra poco tornerete definitivamente uomo in uomo e donna in donna. Leffetto potrebbe perdurare per circa dieci minuti. La SeXperience vi invita a tornare per provare le altre decine di esperienze di scambio mentale (sensoriale, emozionale) proposte dalla nostra azienda. Arrivederci. Ho voglia di coccole disse lui. Adesso capisci perch mi d fastidio quando finisci e te ne vai a guardare la televisione? replic lei. Gi.

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HISTOIRE N. 3  di Ramona Corrado

22 marzo

R. uguale O. Non questione di alfabeto o di equazioni. R. vuole diventare come O. in Histoire dO n. 2. Sorvolando sullesistenza di un volume precedente in cui O. scopriva di poter diventare, godendone, oggetto di raffinate violenze sadomaso (fruste, sodomie, collari e catene), R. adora la O. fredda dominatrice a cui nessun uomo, donna o animale, pu resistere. Si esercita da mesi. Niente biancheria: gonne, calze velate, giarrettiere e tacco 14. Depilate a zero le parti intime. Imparare a sedurre con lo sguardo pur senza i celebri occhi verdi di O. Ora arrivato il momento: comincia la Histoire n. 3. Oppure, volendo, la Histoire de R n. 1. R. ha in mente la scena iniziale del romanzo, quella dellascensore. Lavvocato del quinto piano entra ignaro nellascensore a piano terra. Mentre la porta si richiude una mano inguantata la blocca. R., in tailleur Armani e tacco stiletto, entra nella cabina come se entrasse al Ritz di Parigi. Senza interpellare luomo, schiaccia il pulsante dellattico. Si volta verso di lui, ma un errore. O. conquista la sua vittima in pochi secondi, e allinizio neppure la guarda. R. invece incontra lo sguardo delluomo e di colpo le manca il fiato. Una fiamma gli brucia negli occhi neri e un sorriso diabolico storce appena un labbro che pi sexy non si pu. Un liquido denso le scende caldo dal sesso lungo le cosce nude, bagnandola tutta. eccitata gi al primo piano. O. porta luomo al piacere con un sapiente gioco di mano nello spazio di una salita di 40 piani. Qui i piani sono10, ed luomo che si avvicina, mentre lei si ritrova con le spalle al muro. Terzo piano. Se si seguisse il copione, R. ora dovrebbe iniziare a masturbarlo con maestria, inchiodandolo con lo sguardo. Invece lui che la inchioda alla parete, le infila con decisione la mano sotto la gonna, trovando un sesso aperto, bagnato, pronto a tutto. Gli basta sfiorarlo. R. precipita in una violentissima contrazione di piacere che non pu nascondere. Lui le intima il silenzio. Quinto piano. Luomo ora la volta, la fa piegare in avanti con le mani alla parete; le alza la gonna, la penetra deciso e rapido. Settimo piano. Al nono, lui viola anche lultimo orifizio e la inonda col suo seme, mentre lei si contorce in silenzio tra dolore e piacere. Attico. Lavvocato scende, elegante e composto. R. resta nellascensore, seminuda, soddisfatta: dopotutto, forse la prima parte di Histoire dO la migliore...
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RituALi per un Addio  di Alessandro M. Colombo

23 marzo

Quanto mi piaci, amore. I tuoi occhi, cristalli di smeraldo, fissi nei miei. Posso leggervi la risposta che mi taci. I tuoi capelli color liquirizia, dal profumo di mela verde, delimitano il tuo viso ovale e disteso. La pelle come neve caduta in una valle disabitata. Le labbra di un carminio appena stinto, cos sincere. La bocca dischiusa come se mi avessi mormorato una parola damore, o avessi emesso un gemito di piacere. Shhh. Non dire niente. Le mia dita scorrono sulla tua pelle dolce come un panno di velluto. Sfiorano i piccoli seni e si soffermano a giocare con i capezzoli. Non forse un sorriso quello che vedo scintillare nei tuoi occhi estasiati? Tu sai quanto mi piaci. Avvio lo stereo. Sonata in C Minore di Pescetti. Note dolci e malinconiche svolazzano come farfalle multicolori intorno ai nostri corpi cos vicini. Ti accarezzo il viso e i capelli. Oh, non fissarmi cos! Sei irresistibile; e io non posso fermarmi. Mi chino. Ti sfioro con le labbra la fronte liscia. Ti bacio, socchiudendo gli occhi, assaporando i tuoi profumi e il tuo sapore. Un secondo bacio, poi un terzo. Scendo, sfiorando la curva delicata del naso; fino a incontrare le tue labbra con le mie. Allora mi fermo. Sospeso su di te, lascio la memoria rievocare la tua voce, i tuoi sospiri, le tue risate. Suoni carezzevoli, che si rincorrono dentro le mie orecchie, ombre di nostalgia che gravano sul mio cuore. Sento le lacrime prendere forma tra le mie palpebre. Una, solitaria, scivola fuori e ti cade sulla guancia. No! Non muoverti, non dire nulla. Lasciugher io, suggendola con infiniti baci. Il tuo sapore sul mio palato e il tuo profumo nelle mie narici. Ti apro la bocca, con delicata fermezza. Lascio che la mia lingua sincunei tra i tuoi denti, alla ricerca della tua. Quando la sfioro, fredda e immobile, una scintilla di eccitazione mi infiamma i lombi e il membro. Le mie mani scorrono sul marmo freddo del tuo corpo. Affrontano le asperit dei tuoi seni e percorrono la vastit del tuo ventre, fino a scivolare tra le pieghe gelide e asciutte del tuo sesso. Non posso resistere oltre. Lascia che ti possieda unultima volta. Un adagio di Vivaldi giunge a scandire questo conclusivo convegno damore. Chiudo gli occhi e affondo con tutta la mia virilit nellalgido mare del tuo ventre. Non posso fare a meno di mormorarti se sai quanto ho amato il calore del tuo sangue. Se sai quanto mi piaci cos, raggelata nellabbraccio della morte.
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IL SALe deLLA VitA  di Marzio Biancolino

24 marzo

Ciao nonnina! salut Letizia sporgendo una mano festante. Con laltra regal un morbido tocco al pube di Antonio, che stava arrestando lauto davanti alla villetta. Sozmel! Proprio puntuali siete! not compiaciuta la vecchietta, strappando unultima foglia avvizzita da un vaso di violette. Un vero fiore tra i fiori, la mia nonnina! dichiar Letizia nel cingerla in un grande abbraccio. Antonio si fece avanti con una sporta della spesa. La trovo in splendida forma. Avete portato anche i miei dolcetti speciali? Ma ti pare che proprio oggi me ne sarei dimenticata? insorse Letizia con artefatto rimprovero. Di, che mentre Antonio sistema tutto nel frigo, io e la mia nonnina andiamo a contarcela in veranda. Ma cho ben il risotto da curare! protest lei. Ci penser Antonio. Anzi, con una giornata cos, perch intanto non prepariamo fuori? E cos fecero. E quando Antonio chiam la cottura ultimata, la nonnina volle che si scambiassero le parti: adesso si sarebbe accomodato lui a tavola e avrebbero servito loro, non prima di aver dato in cucina il tocco finale al risottino. Quanti cubetti me ne hai portato? si inform subito la nonna. Cinque. E per un mesetto ne hai abbastanza disse Letizia nel passarle dal freezer un dado bianchiccio. Posandolo sul tagliere, la vecchietta si apprest a tagliarlo in scaglie fini. Sozmel! E pensare che fino a un po di tempo fa riuscivo ancora a cavarmela da sola accenn con un velo di rimpianto. Te per, non te ne dimenticare, Letizia! Con la tua povera mamma ci avevo provato di nascosto, ma mica ha funzionato. proprio un bel mistero che questo fatto capita solo a una generazione s e una no: la mia nonna morta che aveva centosette anni, e anche prima era sempre cos tra le primogenite della nostra famiglia. come una medicina, un bel cucchiaio di sborrina alla settimana, con tutte quelle belle vitamine che ci sono dentro e con tutta la vita che ci frulla insieme Ma cosa fai? la interruppe Letizia. A tutto il risotto lo aggiungi? Mo va l, che fa mica male! e si avvi alla veranda con la pentola fumante. E attaccarono a mangiare di gusto. Un sapore davvero speciale comment Antonio dopo qualche forchettata di studio. Ma qual il suo segreto? Be indugi la vecchietta fissando la nipote diciamo che il sale della vita! E allora tanti auguri alla nonna. Cin cin e cento di questi giorni! Ma sicuro! esclam la vegliarda levando il bicchiere. Che cos ne faremo duecento. Sozmel!
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PAROLA DORDINE  di Nunzio Donato

25 marzo

Va bene cos? Lei mi guarda. Ha una faccia strana, a met fra larrabbiato e il divertito. Forse le sto facendo il solletico. A dire il vero, no. Non va bene per niente mi risponde, sempre con quello sguardo ambiguo. Ah, be, io non so che altro inventarmi. Prima si sbottona la camicetta, si toglie il reggiseno e poi mi piazza una tetta in mano e dice: Divertiti! Allinizio lho palpata senza convinzione. piuttosto grande, nella mano non ci sta tutta, per poi lho trovata molto morbida. Pi di quello che pensassi. No, be, in effetti non ho mai pensato a come poteva essere, ma dopo un po che ero l a pastrugnare, mi venuta in mente quella pallina che sta sulla scrivania del dottor Pivani. Quella che lui schiaccia e trita mentre mi fa delle domande. Una volta me lha fatta usare, ed era proprio morbida come la tetta. Lei mi sta ancora guardando, solo che ora non sembra pi arrabbiata. Ha gli occhi che ridono. Aha, ho capito! mi fa, avvicinandosi. Sei vergine! Mollo la tetta e le mostro il pendente che porto al collo. No, ariete! dico con una punta di orgoglio. Lo so perch la Donatella mi ha fatto loroscopo. E mi ha anche detto che il mio un segno di fuoco. Passionale, energico, magnetico. Uno di quelli pi tosti. Ariete? Lei ha lo sguardo confuso. Non sembra capirne molto, di oroscopi. Ma perch ha tirato fuori largomento, allora? Ma ci sei o ci fai? Si alza di scatto e si allontana. Caspita, viste da lontano, le tette sono davvero enormi e si muovono come se fossero vive. E ora sembra che siano loro a guardare me, con quegli occhietti rossi e puntuti. Perch sei qui? Solo rabbia, sul volto. Io alzo le spalle. Per il latte dico. Per che altro? Latte? Annuisco. Ghigo mi ha chiesto se volevo qualcosa da bere, e io ho detto s, ho voglia di latte. Allora lui e Fede si sono guardati e poi sono scoppiati a ridere. A me il latte piace molto, ma non mi fa ridere, per ho riso anchio. Cos siamo venuti qui e Ghigo mi ha detto: vai su, e quando lei ti apre, d con voce chiara: Ho voglia di latte! E poi le dai subito 50 euro. Oh, Signr fa lei, coprendosi con la camicetta. Io ci ho provato, davvero, ma di latte non ne uscito neppure una goccia. Mi dispiace. Mi alzo e la guardo, speranzoso. Non che ce lha in bicchiere? Sa, come quello al bar?
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LAurA  di Gianluca Merola

26 marzo

Appoggia i gomiti al tavolo di legno e unisce le mani davanti al viso, poggiandoci la fronte sopra. Ha le gambe unite e ben tese, le caviglie sono flessuose e perfette. Il bianco della pelle contrasta con la vernice lucida delle ballerine rosse. Mi offre il culo agitandolo lentamente. In questa posizione troppo alta per me, le natiche mi arrivano al petto, nonostante sia piegata sul tavolo e io sia in piedi. Mi dice di cominciare, mi dice che ha voglia. Sento le guance e le orecchie andare a fuoco. Mi metto dietro di lei e aspetto che mi dica cosa fare. Questi sono i patti: io non posso prendere iniziative, rovinerei tutto. Lei impartisce ordini, io eseguo. La sua pelle profuma di dolci, di sicuro ha messo la crema alla vaniglia. Stacca un gomito dal tavolo e allunga una mano alla ricerca della mia, portandola a s. Gliele metto entrambe sul sedere, sodo come quello di una ragazzina, e comincio a muoverle come mi ha insegnato, esercitando una discreta pressione. Niente carezze, non le piacciono. Devo affondarci energicamente le dita e le unghie. A lei piace cos. C silenzio, intorno a noi. Dalle pareti sottili filtrano rumori di vita domestica: posate, bambini che giocano, televisori accessi. Laura mi dice di tirarmi gi i pantaloni e io lo faccio, li abbasso fino alle caviglie senza toglierli. Comincia a toccarsi con il medio e lanulare. Da dietro riesco a vederli fare su e gi ritmicamente, le vedo la fede comparire e sparire. Non riesco a non concentrarmi sulla bellezza delle sue unghie lucide. Sulla punta hanno una virgola di smalto bianco perlato, dal tratto preciso. Senza voltarsi allunga il braccio fin dietro la mia schiena, attirandomi a lei. Il suo corpo disegna un angolo sensuale dai contorni regolari e flessuosi, come una lesione in un vetro spesso. La sua pelle scotta cos tanto che, quando la tocco, vengo scosso da un brivido. Flette le ginocchia per abassarsi un po, solo cos riesco a entrarle dentro. Mi piace, prima non lo avevamo mai fatto cos. Il tavolo prende a battere contro la parete. Un po alla volta, i colpi si avvicinano tra di loro. Le pareti sono cos sottili che mi sembra di poter sentire addosso gli sguardi maliziosi dei vicini di casa. Laura emette un grido strozzato che le spezza la frenesia del respiro, dispensando silenzio tuttintorno. Adesso sono io a bruciare dentro. Oggi sei stato davvero bravo. Meriti un bel regalo. Sul serio? Tesoro, mamma dice sempre sul serio.

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CoSe in CoMune  di Effetto Neve

27 marzo

Lho trovato fra i tuoi amici di Facebook, lho contattato e ho provato a sedurlo. Devi imparare a essere pi discreta! Due ore fa, a casa sua, ho provato per la prima volta la sensazione di un cazzo che entrava nel buco del culo come un coltello nel burro. Dimmi che sei una troia. S, in effetti ho fatto la troia, glielho detto. Poi glielho urlato, per incitarlo ad andare pi veloce. venuto in fretta, ma altrettanto in fretta ha ricominciato. Voleva il bis, si vede che ho un bel sedere. Avr fatto cos anche con te, piccola mia? Lhai cercato perch non eri pi felice col tuo uomo, quello che allinizio volevi sposare. Quello con cui volevi passare la vita assieme, allimprovviso non ti bastava pi. Hai guardato un po di annunci, te lo sei scelto come piaceva a te. Una mail, poi Facebook per vedere le rispettive fotografie, quindi le telefonate notturne. Ti sei sentita eccitata quanto me quando ti ha fatta sdraiare sul suo letto? Ti avr usata cos? Ti sar piaciuto? Con me ti piaceva? Mi chiedo come si faccia a non morire quando si perde la cosa pi preziosa no, tanto poi scopri che cos preziosa non era. Ripercorro tutta la scena: la seconda volta, il bis, come lo chiama lui. Dopo aver iniziato mettendosi le mie gambe sulle spalle, mi chiede una pecorina. gi venuto sulla mia pancia, ora manca il battesimo della schiena. Dai, chiamami per nome mentre vengo dimmi che sei la mia puttana. Oh s Daniele, vieni godo sono la tua puttanella che vuole farsi inculare. Uneiaculazione abbondante, non avrei saputo fare di meglio. Mi pulisco dal suo sperma e rimetto camicia, pantaloni, giacca e cravatta. Una stretta di mano, come si usa fra uomini. Non sa che sono il tuo ex. Piccola mia, quand che hai smesso di amarmi? Non mi sono accorto di nulla finch non ho letto i messaggi di Daniele su Internet. Speravo che tu fossi leccezione. Abbiamo condiviso tanto assieme, prima di lasciarci: gioie, desideri, sogni, speranze. Volevo condividere anche il tuo amante, il pretesto che hai usato per lasciarmi e ricominciare una nuova vita. lultima cosa che abbiamo in comune e non riesco a trattenere un sorriso, mentre la prima di una serie di lacrime, adesso, fa capolino fra le ciglia. Lultima cosa in comune. Ora torno a vivere.
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SorpreSe  di Noemi Bardella

28 marzo

Cecilia era in piedi davanti alla doccia. Slacci il nodo dellaccappatoio, prima di entrare sotto lacqua calda. Pensava al regalo che stava per fare a Filippo. Filippo entr in casa. Cecilia non si vedeva da nessuna parte. Sent il leggero scrosciare dellacqua e cap che era sotto la doccia. Unidea si fece strada nella sua mente. Cecilia era convinta di avere sentito un rumore, ma lo catalog come insignificante, continuando a lavarsi e pensando a quando sarebbe rientrato Filippo. Filippo scivol di soppiatto nella stanza da bagno, riuscendo a non farsi sentire. Si spogli in silenzio, constatando che la stanchezza di una giornata di lavoro non influiva per nulla sulla capacit di Cecilia di eccitarlo. Quando sent la tenda della doccia muoversi, Cecilia fu sul punto di urlare. Si accorse quasi subito, per, che si trattava di Filippo. Lui adorava farle certe sorprese. Sorrise mentre il compagno entrava nella doccia. Cecilia sorrise, guardando Filippo da sopra le ciglia: Bentornato. Filippo non resistette e la strinse a s. Una mano, lenta e calcolatrice, scese lungo il fianco di Cecilia, mentre laltra andava a posarle sul viso una leggera carezza, anticipatrice del bacio che stava per arrivare. Le labbra si unirono, mentre lacqua scorreva lungo i loro corpi. Il bacio dur a lungo, trasformandosi in un desiderio impellente che entrambi sentivano sotto la pelle. Questa volta fu Cecilia a prendere liniziativa, staccandosi dal bacio e appoggiandosi alla parete della doccia. Filippo cap subito il messaggio che gli veniva lanciato e prese il controllo della situazione. Un attimo ed era dentro di lei, in profondit: lacqua rendeva i movimenti pi scivolosi, ma non pi difficili. Era fantastico. La sua Cecy era quasi aggrappata a lui, mentre rivendicava il luogo a cui apparteneva da sempre. Termin come aveva previsto. Poi Cecilia lo guard dritto negli occhi e gli prese le mani, portandosele al ventre. Filippo sgran gli occhi, come a chiedere una tacita conferma, che lei diede ammiccando. Un bacio, poi un altro e un altro ancora, per ringraziarla del pi bel regalo di compleanno che avesse mai potuto fargli.
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FINE CHIAMATA  di Stefano Di Marino

29 marzo

Lo sai chi sono? Riconosco la tua voce. Cosa fai? Chiudo gli occhi e sei l, come sempre. Oggi dove sono? Seduta sul davanzale. Fuori si vede il mare, una falce di sabbia, qualche scoglio e poi una parete di vegetazione. Umida. Ha appena piovuto, fa caldo. S... ma io...? Hai i capelli raccolti da un lungo spillone affilato. stata una notte agitata. S, sempre... quando ti aspetto. Sono bagnata di sudore e dacqua di rose. Lo immagino. Perle scivolano lungo il collo, sinfilano nel kimono. Di che colore? Importa? Nero con fenici ricamante in argento. Scivola sulla spallina... adoro il sapore della tua pelle. Ma non verrai mai a posarci le labbra, neanche stasera, vigliacco. Sai che non posso. Ma io lo desidero, lo voglio... ne ho bisogno... le tue dita... S, anchio sento il tuo calore mentre ti sfiorano il seno. Hai i capezzoli gi duri. Lo so, sto pensando a cosa potresti farmi... se fossi qui... ma non ci sei. Se chiudi gli occhi anche tu sar l con te. Bastardo... s, qui vicino, adesso il tuo odore mi arriva alle narici. Le tue mani... Ho indosso solo il mio tatuaggio nuovo. Proprio sul ventre. Un polpo che possiede una concubina. Accarezzalo... non avere paura... Credi che abbia paura? Alla fine s... Aahh, ora sei qui, qui... Il sole ti sfiora. Il polpo e la concubina fanno le Nuvole e la Pioggia. Maledetto... lo sai che ti voglio... Fine chiamata... il tempo scaduto. Inserire la carta di credito per prolungare. Aspetta... Non posso. Fine chiamata... il tempo scaduto. Inserire la carta di credito per prolungare. Un giorno verr a prenderti. Io sar qui. Fine chiamata... il tempo scaduto. Inserire la carta di credito per prolungare. Luomo chiuse la comunicazione. S, un giorno sarebbe andato a cercarla. Ma in un tempo senza necessit di riti. Le avrebbe detto il suo nome e lavrebbe vista in viso. Sul ripiano la pistola scintillava al sole. Ne accarezz la canna, inser il caricatore e spinse il primo colpo in camera di sparo. Era pronto per uccidere.
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COME UNA DANZA  di Stateira

30 marzo

Non ballava pi come prima, da quando laveva visto fare a lui. Lui che, maledetto, danzava. Rob, che stava per Robert, ma Rob suonava mille volte meglio. Era stato facile odiare il suo corpo, e tutto quel fastidioso talento. Banale finire con lidolatrarlo incondizionatamente. Un po meno svegliarsi nel cuore della notte con le gambe intirizzite, il collo madido di sudore e un fotogramma di Rob radicato nelle pupille, che torceva il suo corpo, gloriosamente nudo, con grazia lupesca. Quella bocca socchiusa, quelle mani, la sua spina dorsale come un lungo marchio ombroso sulla schiena flessuosa, e quella vita, solida e asciutta, fasciata da pantaloni aderentissimi che avrebbe voluto squarciare per scoprire, brandello dopo brandello, le meraviglie che nascondevano. Per fare suoi il suo odore e il suo sapore, oh, quello soprattutto. Presto il gioco di sguardi che doveva servire solo ad assicurarsi un altro sogno memorabile, docce o poltroncine di platea che fossero, fin per soffocarlo, e la colpa era quasi esclusivamente di Rob. Non propriamente augurabile, per un solista della Royal Ballet. Non propriamente augurabile, se il lavoro che fai ti incatena in un limbo in cui ogni gesto potenziale, uno sfiorarsi controllatissimo che lassaggio rubato di un vero contatto. Ma, proprio quando fu certo di aver toccato il fondo con la punta dei piedi, con la dignit di un vero ballerino, ecco che ricominci la risalita verso laria. E la colpa fu quasi esclusivamente di Rob. Vuoi sposarmi? gli chiese quello stupido, con il suo accento della Cornovaglia. Cos, a casaccio, con il palese intento di provocarlo. Si ritrovarono, non sapeva come, avvinghiati dietro le quinte, fra carrucole in disuso e un mantello dimenticato da chiss chi. Ansiosi e famelici, con gli applausi scroscianti del pubblico ancora nelle orecchie. Lo tocc, finalmente. Raccolse le gocce di sudore sfuggite allasciugamano appena prima che raggiungessero quel suo delizioso ombelico contratto. E poi, pi sotto. Lo succhi con devozione, il volto immerso nel pube soffice che disperdeva il suo respiro gonfio di euforia e di Prokof ev, e la mano di Rob che lo guidava con sempre maggiore impazienza e, alla fine, lo stratton. Si guardarono per un attimo. Lui impiastricciato, laltro perso in un sorriso sorprendentemente molle. Allora ci tieni proprio a sposarmi. Quellaccento, per la miseria. Era sfacciato e provocante, tutto da godere. Era come una danza...
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IMPATTO VISIVO  di Maria Teresa Valle

31 marzo

Entro furtiva nella stanza in penombra. Tu sei sdraiato sul letto. Sembri addormentato. Il torace nudo si solleva regolare nel respiro. Una sciarpa di seta ti copre gli occhi. La faccio scivolare via e mi siedo a cavalcioni su di te. Apri gli occhi ti ordino. Certo, aperti gli occhi, la visione impatta decisa sulla retina scoppiando di colore e forma e non lasciando spazio allimmaginazione. E allora che film proiettare su quegli occhi dischiusi? Ho preparato la scena slacciando i bottoni. Ho scelto pensando bene a quello che avrei indossato. una camicetta di pizzo nero, leggera, e lho messa direttamente sulla pelle nuda. Aperti i bottoni, senza toglierla, la camicetta lascia intravedere la pelle, e quella la prima cosa che hai davanti mentre apri gli occhi. Dal tuo punto di osservazione privilegiato nella penombra intuisci subito il tesoro nascosto e, in un attimo, allunghi le mani a spalancare quelle leggere cortine che ti separano dal mio seno. Immediatamente ti viene voglia di tuffare la faccia dentro la mia pelle. Vieni, c tanto posto qui, tra i miei piccoli seni. Ci sta la tua bocca, ci stanno le tue mani, la tua fronte sudata. Ti abbraccio la testa mentre ti appoggi a me. La tua bocca ha gi trovato un capezzolo e divora la sua freschezza. Le tue mani sotto la stoffa mi stringono la schiena. Laccarezzano, la percorrono. E di nuovo chiudi gli occhi, perch io te li baci, prima di impossessarti della mia lingua, del mio respiro, della mia saliva, delle mia labbra. facile lasciare che le mani cerchino, frughino, dentro quel poco di vestiti che ancora indossiamo. Neppure ci diamo la pena di toglierli, vinti da unurgenza di possederci che non ci d tregua. Non ci lascia respirare. La tua mano nellumido del mio sesso. La mia bocca a cercare il tuo. Le parole. Prima sussurrate. Con timore. Pi forte, dillo pi forte. Poi gridate. Sfacciate, senza pudore. Le mani trattenute, i miei polsi chiusi dalla tua mano prepotente e forte. Che non mi lascia scampo. Mi dibatto, ma non riesco a liberarmi. E questa dolce, dolcissima violenza mi anima il respiro di un ansimare che spinge il desiderio e il piacere, lo incalza e lo strugge, lo esaspera, lo rincorre, lo fa prigioniero e alla fine lo libera, lo svuota. Come una coppa che si rovescia. Come un urlo trattenuto che esplode. Una pioggia che scroscia improvvisa. Va bene, ragazzi, buona la prima! Questa era lultima scena. Il film finito.

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UN AMORE ORTORESSICO  di Stefano Mascella

1 aprile

Cos sono andato verso il frigo Hai presente quei giochini erotici con la frutta? Nooo. Le hai chiesto di fare le porcate? Io? Lei, piuttosto! Lei? Hai capito sta top model. Ma tu, quelle robe le avevi mai fatte prima? I giochini? Ma se per sfilare il reggiseno a Maria una lotta! E dal frigo coshai preso? Dimmi, dimmi Be fragole, mezzo limone, la panna spray e poi il barattolo della Nutella. Ah, a proposito, devo ricomprarla. Ho anche pensato a carote, bottiglia di Martini, una grossa melanzana... Ecco, le melanzane: quasi mi dimenticavo di comprarle! Una melanzana? Ma sei pazzo? Pazzo? Dovevi vederla: aveva certi occhi, quando mha proposto i giochini! Le ho spremuto il mezzo limone tra i seni, e poi ho leccato tutti i rivoli Che storia, che storia! E poi? Poi con la panna le ho ricoperto i capezzoli. Assaporavo e lei mugolava. Alla fine ho infilato tre dita nel barattolo e ho cominciato a spalmarle la Nutella proprio l Proprio l? S. Lho leccata fino a far svanire il sapore di cioccolata. Mitico! Ha avuto un paio di orgasmi, mi pare. Poi le ho detto: Adesso tocca a te. E lei? Lei mi ha fatto: Cosaltro hai in frigo? Io seguo una dieta. Una dieta? Gi. Figurati a me cosa me ne importava della sua dieta! Be, pur sempre una top model Oh, ma che, la giustifichi? Hai idea in quel momento io come mi sentivo? Mi ha chiesto: Hai del grano saraceno decorticato? Grano saraceno decorticato? Gi No, non ne ho le ho detto. Allora della farina integrale di farro? Ma che robaccia mangia? Capisci ora il mio dramma? Non avevo niente di quelle robe biologiche l. Pazzesco e com finita? Se n andata, pure incazzata, insultandomi perch mangio come un bifolco. Ma pensa E tu? Io sono dovuto andare in bagno e cavarmela da me, capito? Eh, eh, eh S, ridi ridi Oh, guarda qua: confettura di cranberry! Ne prendo un barattolo, va. Dovesse diffondersi lortoressia
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BurninG pASSion  di Lavinia Vitali

2 aprile

Sono contento che tu sia finalmente arrivata. stato lungo il viaggio? chiese alla splendida donna che lo osservava dal letto. Che ne dici di un po di musica? aggiunse, rovistando con sguardo esperto fra i vinili e tirando fuori il suo disco da primo appuntamento: Que restetil de nos amours?. Champagne? La donna, come annoiata, continuava a guardarlo dalla sponda del letto e non accennava ad afferrare il calice che lui le porgeva. Sei di poche parole sospir lui, posando il bicchiere e ammiccando verso di lei, che ancora lo osservava. Tu mi tenti... Si avvicin ondeggiando, leggermente ebbro. La donna non oppose resistenza quando lui lafferr per le spalle. Oh, non guardarmi cos, tesoro. Quando la baci, i pantaloni gi gli andavano stretti al cavallo. Se ne liber. Sei un sogno che si avvera le sussurr mentre con le mani si faceva strada verso le mutandine di lei. La donna lo lasci fare: come imbambolata, lasciava a lui ogni iniziativa. Una volta tolti gli slip, lui esplor la fessura fra le sue gambe, che non lo respinse, ma anzi si adatt subito alla forma delle sue dita, presto sostituite da qualcosa di pi grosso e vivace. Spinta da tanta frenesia, lei non pot che seguire il suo ritmo mentre teneva le gambe tese contro il materasso e il suo corpo assorbiva ogni colpo. Mugugnando per lo sforzo e il piacere, lui cercava di tenerla ferma con il proprio peso mentre un po le strizzava i seni e un po le sfiorava il punto umido fra le gambe, dove il suo pene entrava e usciva, chiazzando di bianco la seta delle lenzuola. Le fiamme delle candele si muovevano sinuose, scosse dal vento provocato dai loro movimenti frenetici, forse un po troppo vicine. Sei calda, mia cara... ansim lui accarezzandole piano la coscia mentre dalla fronte gli cadevano piccole goccioline di sudore. Stava per terminare latto sessuale, quando allimprovviso lei cedette sotto il suo peso. BAM! La bambola gli scoppi attorno al pene creando un frastuono che fece tremare le pareti. Fabio, che succede l dentro? Niente, mamma!

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SeSSo roMAntiCo itinerAnte  di Aldo Ardetti

3 aprile

Ci siamo amati in luoghi improvvisi, inattesi. Ci siamo amati nei luoghi lagunari, sotto un sole che fondeva la sabbia di una spiaggia deserta nei giorni feriali fino a sera, quando lumidit del crepuscolo ci coglieva di sorpresa nel silenzio di una pineta, quando la voce del cuore e del respiro accompagnava il nostro ritmo del piacere col profumo della nostra pelle insieme al latice delle aghiformi, balsamo di rinnovata, perpetua eccitazione. Dentro di te diventavo naufrago nel tuo mare, felice perch appagato nel vento che avvolgeva e accarezzava e che conosceva i nostri pi reconditi desideri, le nostre desiderate passioni, le volute e amate trasgressioni. Cadde ogni innocenza su quei treni che raggiungevano, nel buio della notte, mete oltre frontiera: chiglie sulla Senna, il Tejo o la Moscva, la Moldva di Smetana. Fiumi di parole, degli abbracci e dei baci, degli sguardi complici che ispiravano una sottintesa, implicita libidine. Fosti vita negli itinerari che percorremmo e mentre ti sussurravo damore tu, trasfigurata, rispondevi: S, prendimi senza chiedere e aprimi lanima. Fai uscire tutto il bene, tutto il male, tutto il meglio e tutto il peggio di me mentre il fiato diventava pi forte e veloce. Allora i corpi diventavano ununica figura, corpi avvinghiati con arti come rami che sintrecciavano: scultura che non avrebbe sfigurato al Museo del Sesso di Pigalle. Laghi, mari e monti sono stati testimoni dei nostri sentimenti e del nostro piacere: tetti di glicine, siepi di pampini, oasi di palmeti, isole derba sulle quali abbiamo lasciato sagome di noi, macchia mediterranea che ci proteggeva dagli uomini e dalle stagioni. Amore, quanto di noi su quegli accumuli sabbiosi sovrastati da un promontorio di onice e alabastro! I bagni di sesso non ci fecero conoscere tristezze o melanconie perch i nostri gemiti cancellavano il mondo mentre baciavo le tue labbra vermiglie per assaporarne ogni piega, prima di prenderti, prima di averti tutta perch nulla era rubato. Mai sazio del tuo corpo anche tra le lenzuola usate dove ascoltavamo musica che scatenava ritmi per poi (s)venire in coro al vicino corpo caldo e sazio, volti, poi, al riposo dopo lestasi. E pensare che la storia inizi col primo bacio in un portone.

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Fino ALLuLtiMA GoCCiA  di Roberto Fogliardi

4 aprile

Sdraiata sulla panca dei pesi la ragazza attendeva, circondata da una trentina di uomini sudati: giovani e vecchi, glabri e pelosi. Alcuni indossavano un accappatoio, simili a pugili prima dellincontro. Altri erano nudi, salvo che per una maschera nera sul viso. La ragazza era piccola e flessuosa, con grossi seni pesanti. Perfetti, sembravano veri. Il volto ovale circondato da capelli neri a caschetto. Gli occhi verdi. Le gambe inguainate in calze bianche. Dalla trama delle calze occhieggiava un tatuaggio, dallanca alla caviglia destra: una rosa rossa rampicante circondata da farfalle. Languida, Nadia si carezz la coscia, scost le mutandine di pizzo e cominci a stimolarsi, circondata dal desiderio degli uomini. Come un meccanismo perfetto, la vagina si schiuse, umida, sotto la luce intensa dei riflettori. Un inserviente le assicur sul collo lapparecchio: un piccolo catino collegato a una cannuccia. Poi lo spettacolo inizi. Numero uno e numero due! disse una voce fuori campo. Azione! I due primi membri della gangbang si accostarono alla donna. Uno dei due, un grosso nero coloro ebano, scost la mano della ragazza e la penetr, mugolando. Laltro, un adolescente brufoloso, le accost il pene alle labbra. Nadia prese a oscillare il bacino mentre la lingua correva su e gi per lasta del ragazzo. Bastarono pochi colpi, e ladolescente le eiacul sul viso. Nadia si affrett a leccare tutto quel che poteva, poi bevve avidamente dalla cannuccia quel che si era depositato nel catino. Numero tre e numero quattro! Altri due arrivarono a sostituire il ragazzo, poi altri due, e altri ancora. Passarono i minuti: il trucco ormai le colava dal volto, mescolandosi con gli umori degli uomini, che lei continuava a bere, senza perderne una goccia. Continu cos, finch tutti non si furono svuotati su di lei. Poi Nadia si alz e and in bagno. Apr la finestra e guard nel buio. Allarg le braccia e la pelle sulle spalle si squarci, rivelando due grosse elitre trasparenti. Il viso si squagli, trasformandosi in una rete di tentacoli; gambe e braccia si rattrappirono in zampe dinsetto. Poi la creatura prese il volo. Flijek 3 era il pianeta del settore stellare dove il lavoro si era rivelato pi semplice e veloce: ora il raccolto era completo e poteva tornare soddisfatta con il suo carico genetico alle fabbriche di schiavi.

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GeMMS  di Luigi Pagano

5 aprile

Napoli, molo Beverello. Una sera qualsiasi del 45. Fredda e uggiosa, ma nella piccola utilitaria con i vetri appannati laria rovente. Lucia cavalca luomo sotto di lei con forza. Lui, con gli occhi chiusi, annaspa con le mani cercando di afferrare i grandi seni che ciondolano nellaria, ritmati da un ansimare greve. Dopo lunghi sussulti e gemiti, i ruoli si ribaltano; adesso lui sopra di lei e la penetra con decisione, come le navi americane entrano ed escono dal porto di questa splendida citt piena di sole e belle donne. Alla fine, esausto e svuotato, si stende sul sedile del guidatore. Lei labbraccia e gli accarezza il petto rigido e glabro. Poi la mano scende lentamente, passando per il piatto addome e gi fino al membro. Avvicina le labbra allorecchio del bel moro e gli sussurra: Gemms, ma tu me vu bbene? Lamericano non capisce nulla di ci che gli ha chiesto la giovane ragazza, ma forse ne afferra il senso, e risponde: Yes, of course. In quel preciso momento lei, ragazza dei quartieri di Napoli, capisce che non lavrebbe mai pi rivisto. Le lacrime gli scendono sul viso ancora sudato di passione, si accascia accanto a lui, chiude gli occhi e assapora gli ultimi attimi di questa storia damore tra una ragazza semplice, figlia di marinai, e un soldato straniero dai denti troppo bianchi per essere veri. Una storia contrabbandata e vissuta con ansia, posseduta con la forza di un sogno di un futuro diverso, forse migliore, in una terra straniera piena di opportunit e di luce. Cos tanta luce che anche quando qui c il buio, l c luce. Ma Rosa ha aperto gli occhi, e resta nuda e immobile a guardare il suo sogno scivolare via come le gocce di pioggia scivolano sul parabrezza.

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NOTE DI NOTTE  di Daniela Basilico

6 aprile

Il silenzio si rompe. Come un bicchiere di cristallo che diretto al suolo compie la sua corsa per infrangersi, cos le note spaziano lente nella hall dellHotel De Paris. Le dita accarezzano la tastiera di un pianoforte a coda. Bianco. Come la neve che scende lenta dietro le vetrate. Il ritmo si fa pi intenso. Energia che scorre sotto i polpastrelli. Rabbia che scivola tra le dita. Lunghi capelli biondi le cadono morbidi sulle spalle. Incontrano il pizzo della sottoveste. Una ciocca ribelle le sfiora il capezzolo. Oggi compie trentacinque anni e la dolcezza del suo volto sporcata dalle lacrime. Gocce salate che cadono sulla tastiera. Dolore che tra breve evaporer lasciando spazio al male. Arrivo prima di mezzanotte. Fatti trovare pronta, le aveva detto. I minuti scorrevano veloci, le ore passavano lente. Sentiva il suo profumo. Lo cercava nel buio della notte. Lo ascoltava in ogni rumore. Lo aveva aspettato fino allalba. Poi aveva aperto il computer. Tra le e-mail ne aveva trovata una che limbecille si era dimenticato di cancellare. Un appuntamento. Per quella stessa sera. Con unaltra donna. E una frase: Chissenefrega del compleanno di Matilde. Stanotte solo per noi due. Julian. Quella che sta suonando non assomiglia pi a nessuna melodia. un rincorrersi di suoni strappati a una musica che non ha pentagramma. A un cuore che ha perso il battito regolare. A delle gambe che non smettono di tremare. un tocco lieve, quello che le sfiora il collo. Una piuma, un soffio di vento. Una mano. Morbida e delicata. Dita lunghe e unghie curate. La musica si interrompe. Si volta di scatto. E tu chi sei? Non una parola esce da quelle labbra appena socchiuse. Un accenno di sorriso, su un volto dove le ombre giocano a rincorrersi per non svelarne i lineamenti. Lui si inginocchia al suo fianco. Abbassa la testa. Le mani sollevano la sottoveste. I capelli corti e sottili le solleticano le cosce. Matilde inarca la schiena. Si appoggia al pianoforte. Gocce di sudore le scivolano lungo la colonna vertebrale. Chiude gli occhi, ferma la mente, ascolta una musica che non c e lo lascia fare. Le sue dita riemergono da sotto la stoffa e lui fa scorrere lunghia del pollice sulla carne tremula del suo seno. Chi sei? in quel momento che lui solleva la testa. Una lama di luce gli illumina lo sguardo. Gli occhi si incontrano senza essersi mai visti prima. Matilde sbatte le palpebre e gli occhi dello sconosciuto diventano quelli di Julian. Ed allora che stringe, stringe, stringe forte le dita attorno al suo collo.

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DI SETA E CANNELLA  di Sonia Pampuri

7 aprile

Consistenza di seta. Profumo di cannella. Liscia. Avvolgente. Calda nella tua fluida essenza. E profumata. S, profumata di vita e cucina. Odorosa di frutti maturi e di vini preziosi. Nuda. Sporca di farina e risate. Danzante su tacchi affilati come coltelli. Armonica nei gesti. Dosa. Mescola. Frulla. Impasta. La trama sottile della pelle accesa dal calore del forno e del mio sguardo. Riflessi di rubino prezioso guizzanti tra i capelli. Silenziosa nel tuo affaccendarti armonico sulle note di Cohen. Non posso pi ascoltarle. Ora. Non pi. Viva. Cangiante nellumore mutevole degli sguardi. Felice, forse. Questo non mi verr pi dato di saperlo. Lo so. Sorridente, in un baluginare di denti bianchissimi, mentre mordi, con fame sincera, una mela. Magica, nella sapiente arte delle tue mani, che miscelano farina, zucchero e uova con antica sapienza di femmina. Femmina, gi. Nessuna pi di te. Nessuna come te. Dopo. Canticchiante su note basse, le tue preferite, quei versi struggenti: And you want to travel with him, and you want to travel blind, snd you think maybe youll trust him, For hes touched your perfect body with his mind. Un po Susanne. Anche tu. Poetica puttana. Madre e amica. Ritmico guizzare della braccia nello scorrere ipnotico del mattarello sulla sfoglia. Sottile velo ad accogliere mele caramellate e ricordi. Dita intrise di zucchero. Leccavo. Concentrato in quel gesto familiare. Fanciullesco. Piacere a scorrere come acqua sulla mia pelle. Attenta nel disporre nel nido caldo della sfoglia in perfetta simmetria quelle sottili fette di croccante mela zuccherosa. E poi il profumo. Ancora e ancora. Inebriante. Indimenticabile. Perfetto. Il rompersi di bastoncini nel mortaio. Il tuo pestare allegro. Quasi rumore di nacchere. E laroma a spandersi. Avvolto intorno al tuo corpo di seta dorata. Fuso con la fragranza speziata della tua pelle. Spargevi quella polvere rosseggiante con generosa abbondanza. Cromatico gioco della memoria. Non so pi ora se le tue labbra fossero dello stesso rosso. Chinata. Torri perfette le tue gambe, coronate dal quel trofeo rotondo, morbido, lievitato come sfoglia burrosa. Un colpo del fianco e inizia il conto alla rovescia. Allora mi guardavi. Uno sguardo limpido, diretto ad avvolgere me. Il tuo carnefice.

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LAMORE DENTRO UN SOGNO  di Maria Lidia Petrulli

8 aprile

Elis era turbata; il desiderio di giacere con Glendar la travolgeva, il bisogno di sentire il corpo di lui contro e dentro il proprio era insopportabile, quasi doloroso. Perch? si domand mentre, nelle vesti del vecchio bardo in cui si era trasformata, lo osservava dormire. Forse per la somiglianza fra le loro anime tormentate, forse perch Glendar non era elfo ma umano; forse per la forza che sentiva ribollire dentro di lui e che gli apparteneva come una seconda pelle che profumava di guerra e di sentimenti a stento trattenuti, di qualcosa che faceva parte anche di lei. Amore? pens Elis. Molte cose uomini ed elfi fanno per amore, anche uccidere, ma questo desiderio che mi fa contrarre il ventre non ha il sapore della contesa, bens della brama di piacere per un amore che disconosce i confini fra le razze. Elis si alz; era se stessa eppure non lo era, in lei una forza incontrollabile esigeva che la seguisse. Senza condizioni. Lelfa abbandon le sembianze del bardo Ivrin per riprendere le proprie. I lunghi capelli corvini sciolti sulle spalle danzavano come se un vento li muovesse, mani e labbra si mossero in un incantesimo che fece sprofondare il dormiente in un torpore ancora pi profondo: Quando si sveglier penser a un sogno, quello che non potr mai dimenticare. Elis entr nel sogno di Glendar. Il guerriero apr gli occhi, disorientato, non ricordando dove fosse n chi fosse, ma non fu che un attimo, perch il suo sguardo fu catturato dalla creatura a cui il suo cuore si leg senza condizioni. Lo sguardo corse lungo il corpo nudo di lei, sul collo slanciato, sui seni sodi e i capezzoli turgidi di desiderio, sulle spalle forti e le lunghe gambe che sbocciavano nel folto vello del pube. E gli occhi, quegli occhi che parlavano da soli, senza alcun bisogno di suoni o di parole. Chi sei? le domand; ma non gli importava perch, da quel momento, il suo cuore avrebbe voluto solo lei. Elis si chin su di lui: la pelle ambrata vibrava come le corde di unarpa. Si unirono in una cosa sola, come la notte al giorno nel momento dellaurora. Lui dentro di lei come un gioiello nello scrigno, lei avvolgente col tepore della vita che le pulsava in ogni fibra. Era ormai quasi lalba, il cielo non prometteva pioggia per quel giorno; lelfa fiss a lungo quellamore desiderato ardentemente, e seppe che il sapore della vita non sarebbe stato pi lo stesso, finch non lavesse ritrovato. Ma aveva un dovere da portare a termine. Abbandon la capanna e riprese la sua strada.
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GoCCe  di TiVedo

9 aprile

Gocce dacqua che scendono a lavare il mio corpo ancora addormentato, calde e battenti sulla pelle nuda. Gocce di sapone liquido che si scioglie nel palmo, mentre scende ad accarezzare le parti pi delicate del mio essere. Gocce di profumo, poche, delicate, dietro al collo, sotto le ascelle, dietro le ginocchia, dove so che farai scorrere il tuo viso mentre accarezzi ogni millimetro del mio corpo Gocce di gelato, che fai scivolare sui miei capezzoli e massaggi sui miei seni, sul mio ventre, sul mio pube, e poi lecchi pazientemente via. Gocce di liquore che passano dalla tua alla mia lingua, scendendo a infuocare la bocca dello stomaco, e poi pi gi. Gocce che si sciolgono dai cubetti di ghiaccio che le tue mani attente fanno scorrere nelle mie pieghe sensibili e che alleviano le gocce di cera, che mi lasci addosso quanto basta per sentirle ma non per lasciare dei segni. Gocce dorate, quelle con cui giochiamo passando dal letto alla vasca al letto, e aumentano a dismisura la nostra passione. Gocce di desiderio ammiccano dal mio sesso che ti vuole e fuori dal quale tergiversi prima di prendermi finalmente con decisione. Gocce di sudore affiorano su nostri corpi avvinghiati, mentre rotoliamo e sussultiamo e ci fondiamo in un unico essere. Gocce di sangue che stillano dalle mezzelune delle mie unghie mentre ti arpiono a me, per farti arrivare ancora pi in fondo e finalmente Gocce del tuo seme che sprizzano mentre dalla tua bocca che mi sovrasta gocce della tua saliva cadono sul mio viso fondendosi alle gocce salate che stillano dai miei occhi pieni di amore per noi.

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SPEZIE  di Lidia Parazzoli

10 aprile

Fu davvero imprevedibile, quasi mistica, la sensazione che provai quella sera. In questa ragazza, cos semplice, cos introversa, si percepiva una sensualit ancora tutta da scoprire. Come una serratura che schiude a meraviglie ignote, eppure senza una chiave giusta per entrare. Nulla in Olivia mi aveva permesso di capire cosa in quel corpo sproporzionato, lunghissimo e impacciato, mi attraesse, mi eccitasse. Fino a questo istante. Nellaria del piccolo ristorante indiano dove lavevo portata fluiva un odore di curry che riempiva il naso, che titillava la gola. Cos notai larmonia dei suoi lineamenti, che nel bel mezzo della masticazione si trasfiguravano, indugiando sui diversi bocconi, alla scoperta di sapori nuovi. Cera una tensione che si propagava dalle narici alle labbra, appena lucide dolio, diventava turgida e piena. Ogni tanto interrompeva il movimento delle mandibole solo per spalancare gli occhi. Ed ecco apparire cosa veramente mi piaceva in lei, quella golosit implacabile davanti a un piatto di doh piaza tandoori, delle polpettine di carne dagnello di un colore rosso intenso. Tutto il mio desiderio non pi represso. Riuscivo a comunicare attraverso i sapori, suoi e miei al tempo stesso. Unarmonia di temperamenti: il sapore forte delle spezie, zenzero a cutney, le salse preparate con la frutta e insaporite col peperoncino. Mi sarei avvicinato piano a questa creatura sensibile, meravigliosamente in grado di godere delle cose della vita, come il cibo. Ma avrei saputo essere anche misterioso, spogliandola lentamente e mordendole la pelle olivastra, prolungando lattesa del piacere fino allo spasimo, dando un retrogusto piccante alle sue voglie? Non mi interessava pi il suo sorriso, ma il modo di mordere e sminuzzare, deciso e veloce. Immaginai come ai miei morsi avrebbero risposto i suoi, e trasalii. Sentii i miei occhi adddirittura inumidirsi. La prelibatezza del sabzi bhaji kabi del boccone. Olivia decise di rispondere alla dolcezza del piatto con la dolcezza di una carezza. La curcuma e il garam masala, dal sapore ancestrale, terroso, mi fecero immaginare il suo corpo di creatura primigenia, che si offriva a me nella sua nudit totale, dischiudendo il segreto della sua libidine. Non potevo pi nascondere di volerla in quel momento esatto. Ma poi preferii osservare mentre gustava la frutta, mentre il mango le rinfrescava le papille e preparava quella bocca splendida alla notte, in una purezza finalmente ritrovata.
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TentACoLi e SquAMe  di Valeria Molina

11 aprile

Le tue mani bruciano su di me. Sei come il fuoco e io sono semplice cera, malleabile sotto le tue dita. Mi apro per te, schiudo le gambe per mostrarti un bocciolo di rosa appena fiorito. Tu sorridi e mi posi un bacio sulla spalla. I tuoi tentacoli si infilano dentro di me, facendosi spazio senza troppe cautele. Mi sussurri allorecchio frasi che mi fanno arrossire, mentre le tue ventose mi frugano. Gemo, consapevole di essere in tuo potere. Tu ridi, sprezzante, padrone del gioco che io stessa ho voluto iniziare. Scendi a baciarmi laddome, dove sai che sono pi sensibile. Arrivi fino alla mia femminilit e la lambisci, facendomi gridare. Voglio di pi, ma il bavaglio che ho sulla bocca mimpedisce di chiedertelo. Ormai faccio fatica a respirare, sento il corpo che vibra per la tensione, sullorlo di qualcosa di grande. Tu lo capisci - sai leggermi come nessun altro - e ti tiri indietro. Se potessi ti picchierei, ma in realt mi eccito di pi quando mi stuzzichi fino a farmi impazzire. Sto ferma, nuda sotto il tuo sguardo. So che non devo muovermi, altrimenti mi punirai. I tuoi occhi percorrono ogni centimetro del mio corpo e mi fanno rizzare le scaglie. La mia coda, intrappolata sotto la schiena, si conficca nel materasso. Finalmente decidi di darmi soddisfazione. Ti alzi dal letto e ti avvicini al comodino. Frughi un po nei cassetti, primi di trovare il preservativo. Lo infili sul pene e vieni di nuovo verso di me. Ti aspetto immobile, lascio che tu mi metta nella posizione e finalmente mi penetri. Spingi, poderoso e brutale. Non c dolcezza in quello che facciamo, solo puro istinto animale. Ci muoviamo con foga, desiderosi di terminare lamplesso. Inarco la schiena sulle coperte, sentendo il piacere impossessarsi di me. I tuoi movimenti si fanno sempre pi irregolari, le spinte pi decise e io godo. Lurlo mi rimane in gola, lasciandomi muta e tremante. Tu ti muovi ancora e i tuoi tentacoli sembrano impazziti. Strisciano, stringono, palpeggiano, possiedono. Unultima spinta e poi vi fermate, tu e loro. Ti accasci sopra di me, esausto. Prima di addormentarti mi sussurri un Buon anniversario sulla guancia. Non capita tutti i giorni di festeggiare ventanni di matrimonio il giorno di Carnevale.

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RiCCi e CApriCCi  di Laura Castellani

12 aprile

Era nuda davanti allo specchio. Si studi in basso, indecisa sul da farsi. Il folto cespuglio era riccio e nero. Nero come i capelli setosi e le sopracciglia ad ala di gabbiano. Le era sempre piaciuta bella fitta e pensava che il marito impazzisse per lei. Si mise a toccarla, morbida e cedevole sotto le dita. Si guard: gli occhi verdi dilatati, la bocca carnosa leggermente aperta e invitante. Chiuse gli occhi, e Luca comparve l con lei. La toccava, la baciava, la accarezzava. Si sent creta sotto le sue mani. Poi la sua bocca scese gi, nel profondo, cominci a farla fremere di piacere, sempre di pi Una tosse stizzosa lo fece fermare: si stava soffocando con un pelo, uno dei suoi amati pelucchi. Ritorn in s. Si scrut intorno. Ma perch quella promozione le era rimasta cos in testa? And al comodino. Prese il voucher che le aveva allungato, con un sorriso malandrino, la sua estetista. Promozione Patatina Pulita: tutta lestate solo 10 euro per far impazzire il tuo uomo! Quando laveva visto si era messa a ridere. E pensava che lo avrebbe fatto anche Luca; invece le aveva detto: Be potresti provare! sorridendole mellifluo. Un chiodo la tormentava da quel momento: non sapeva cosa decidere. Ritorn nuda davanti allo specchio. Gli occhi chiusi. Luca la stava baciando, con ardore, la virilit protesa. Gli accarezz languida la schiena, i glutei tesi, vogliosi. Affannosamente lo spinse in basso, sempre pi gi. Cominci ad apprezzarla. Le labbra fameliche sulla pelle setosa. Nessun pelo intralciava la lingua che si muoveva sinuosa. Leila ebbe un sussulto. Si sent scoppiettare le farfalle allinterno. Luca stava impazzendo: lo sent eccitato, pronto, teso. Lo chiam a s, pronta e fragile. Un orgasmo li sconquass entrambi. Leila riapr gli occhi. Madida di sudore. Si guard allo specchio, convinta e lucida. Prese il cellulare. Pronto, Matilda? Hai tempo oggi per Loperazione Patatina Pulita? S? Grande, a dopo. And in bagno: era il momento di farsi una doccia e di dire addio al suo cespuglio. Prese una forbice, tagli un piccolo ciuffo e lo mise in un sacchetto ricolmo di pout pourri. Lo annus: sapeva di buono. Lo infil sotto gli asciugamani e se ne dimentic. Una nuova vita la stava aspettando: Luca avrebbe gradito. Sorrise mentre cominciava a lavarsi piano piano, accarezzando e tormentando gli ultimi riccioli della stagione.

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IL Terzo CerCHio  di Doralice De Roux

13 aprile

Qualcosa lafferra. Due mani vigorose e decise. La giacca nera di Dolce&Gabbana viene strappata con forza. Rimane con il corsetto di seta trattenuto da stecche flessibili e resistenti. Morbido sulla sua pelle bianca e levigata. Qualcuno le fa indossare stivali al ginocchio. Sistema con cura le autoreggenti. Un collare borchiato saggancia al collo, inatteso. I dettagli sono la differenza. Una grande sala, tre divisori concentrici. Il cerchio pi esterno un peepshow. Fessure strappate attraverso il muro scuro e impreciso. Al di l, occhi impazienti, vogliosi. Secondo cerchio, intermedio. Doralice semisdraiata, piano inclinato coperto di cuoio. Corde stringono le caviglie. Morbide le ginocchia. Alle sue spalle altre mani. Qualcuno le afferra il seno, turgido, suo malgrado. Sente il membro delluomo scivolare sulla nuca. Poi scende lento vertebra dopo vertebra. Si sofferma sullincavo delle natiche. Entra, rapido, ed esce. Aspettare. Lattesa rimanda e amplifica. Si riempie di altro. Ricordi di orgasmi innocenti nei giochi bambini. Giochi di seduzione. Nostalgie. Rapide, altre mani scivolano sul corpetto. Stringono i lacci. Qualcosa tra le grandi labbra. Anfratti umidi. Lingua sapiente. La clitoride tumida trattiene. Un membro penetra, deciso, il solco bagnato, trattenendosi con le mani robuste aggrappate alle corde delle caviglie. Le sue labbra schiuse gemono, invogliate dal gioco. Qualcosa sincunea tra il rossetto cangiante. Moto ondoso, scandito dallorgasmo maschile. Denso liquido cola, fluisce sul collo. Altro sperma sul seno florido, pieno... Un suono improvviso. Stonato. Di cellulare. Doralice, ti porto in un nuovo locale. Stasera c linaugurazione. Technogothic. Ti piacer, vedrai. Lo chiamano... Doralice si stiracchia sul divano, allunga le gambe affusolate nelle autoreggenti nere. ... il Terzo Cerchio.

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COS  di Monica Ferretti

14 aprile

Sono la sconosciuta che conosci. Un sorriso esploso, che provoca, di quelli fatti di pelle e occhi, mescolati a quei brividi invisibili che smuovono laria. Allungo la mano per parlarti. Leggi i movimenti. Gesti che scivolano nello sguardo. Ti vedo seguire le dita fin nelle tue, polpastrelli che si rubano lo spazio, e penso che vorrei indossarle, quelle tue mani sicure, abili, che cos bello toccarmi di te, sfiorarti il calore con la mia stessa pelle. Mi appoggio al muro inarcando la schiena e i tuoi occhi cadono dove inizia il desiderio. Mi piace venirti incontro con il seno mentre abbassi le difese guardandomi. Poi le labbra dipinte sul collo. Un dito a morderti la bocca, il contorno. Ti ascolto respirare mentre ci indicano il tavolo e ci accomodiamo. I fianchi si strusciano. La scintilla. Mi accompagni sfiorandomi con quellintensit che accende. Ci sediamo. Esce un suono dalle labbra, di parole vicine, che trascinano dentro giochi che i corpi attendono. Divarico le gambe. Lentamente. Come se non ci fosse nessuno a guardarmi. Nessuno oltre a te. Un po alla volta il bordo della gonna si solleva per farmi trovare umida. Liquida di te. E vorresti leccarla, questa mia bocca, mentre le dita cercano nellaria la tua presenza per spingerti la testa tra le cosce. [assaggiami. dimmi che sapore ho, come se ogni volta lo dimenticassi] Ritrai la mano per stordire il bisogno con il vino. Fissa nello sguardo mi muovo sicura, socchiudo la fame delle labbra gonfie e mi strofino il tovagliolo fin dentro. Lo bagno di me, del mio volerti, indescrivibile. [apri la mano] ti dico. Regalandoti leffetto che mi sei. Poi stringi. Avvicini il pugno al naso assorbendo il mio essere donna. Il mio essere tua. Mi riporti la stoffa tra le gambe, premendo. Sposti la mano, talmente lento da farmi impazzire. [cosa ordiniamo?] mi dici. Durante la cena ti alzi. Silenzioso. Con quello sguardo fondo. Quasi illecito. Ti guardo allontanarti mentre me la sfioro con le dita. Il cellulare vibra nella borsa, distraendo quel mio masturbarmi impossibile da domare. Leggo [in bagno, adesso] Succhio le dita e mi alzo dalla sedia con le gambe molli di chi sa cosa laspetta, con il fiato corto di chi gi timmagina nella bocca. Entro. Ti vedo di schiena. Volti il viso verso di me ed un ordine quello che mi stai dando. [inginocchiati] ce lhai scritto negli occhi. Mi chino verso quel paradiso oggetto della passione pi cruda. Apro la bocca senza staccarmi dal dominio del tuo sguardo e tu, liquido, mi hai. Cos.

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IL Mondo SA di FreSCo  (oVVero LorGiA deL MiLLennio) di Marco Magurno

15 aprile

Ce laveva ancora duro quando un colpo alla testa lo fece vacillare e cadere. Il sapore umido dellerba gli avvolse il muso come un guanto di saliva. Era rovinato di lato in una mezza capriola, cadendo a peso morto sulla faccia. Il mondo sa di fresco, riusc a pensare, prima che gli si rovesciassero in testa lamenti e urla, fruscii e tonfi, come i detriti di un assurdo scoppio di rumore. Ahi, che botta, mai avuto un orgasmo cos, pens la sua parte ancora cosciente. Un rigagnolo di sangue caldo, intanto, gli sbocc sulla punta della lingua. Poi una scossa gli percorse la spina dorsale. Perse i sensi. Eppure, fino a un attimo prima la situazione era piuttosto diversa. Inginocchiato sul prato, singroppava una grassottella riccioluta che gli sera buttata addosso non appena laveva visto. La teneva ferma coi pollici sui fianchi e stantuffava sorridendo. Tuttintorno coppie, terzetti e quadriglie impegnati negli incastri pi vari. La pi grande orgia del millennio, avevano detto, unammucchiata senza regole n limiti. Lorganizzazione si era basata su un discreto passaparola e il luogo era stato comunicato solo allultimo momento. Poco pi in l due ragazze si rotolavano avvinghiate nellerba mentre uno spilungone, stringendosi il membro, tentava di separarle. Uno skinhead coi pantaloni a mezza gamba se lo faceva succhiare da un occhialuto in frac e papillon. Una piccoletta saltellava sulla pancia di un uomo peloso, mentre un altro, con un caschetto biondo, la prendeva da dietro. Con gli occhi dischiusi la nana agitava le mani nellaria, invitando ad avvicinarsi. Un pechinese con degli scaldamuscoli rosa alle zampe saettava da un punto allaltro del prato, annusando e schivando culi. Laria era pregna di odori e gemiti, e nel cielo poche nuvole galleggiavano leggere. Quando i reparti dassalto della Polizia Morale piombarono sul luogo non si persero danimo. Lazione repressiva fu un piccolo capolavoro di tattica e coordinamento. Con una rapida e decisa manovra a tenaglia gli agenti circondarono dallalto la valle per poi riversarsi su quellincastro di membra e fiati. Nessuno cedette alla fatica. Fu quando il colpo lo raggiunge e lo pieg col muso a terra che ebbe la gioia di quella visione beata. Il mondo sapeva di fresco. E lamore, come sempre, aveva le sue regole, le sue geometrie cos precarie.
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Le notti di SArA  di Vittorio Rainone

16 aprile

Sara, in metro, fra neon e graffiti. Gli altoparlanti gracchiano le pulsazioni di un pezzo mid tempo. Sara, in piedi, segue il ritmo con il bacino, scivola verso le porte che si aprono a un colpo di rullante. Scendono in pochi, con lei: guardano altrove, tranne quando d loro le spalle. Ha un abito bianco corto che si alza a ogni passo. Non indossa altro, sotto. Ed come nelle notti precedenti: non le importa. solo un sogno, dopotutto. In stazione c la stessa musica cadenzata che sentiva in treno. Gli addetti alle pulizie sottolineano le note, in una coreografia languida. La scala della metro ripida. Sara sale piano e finge di non accorgersi che dietro di lei si radunata una fila di pendolari. La contemplano, con respiri silenziosi. Allesterno la voce del cantante intona la solita strofa rauca. C questa strada lunga, illuminata dalle insegne dei locali, gruppi di ubriachi tendono bicchieri, la abbracciano, la stringono, forse pi di quanto accetterebbe, da sveglia. Sconosciuti sudati le offrono un sorso e mormorano battute. Un individuo magro, occhi febbricitanti, rughe profonde a scavargli la fronte. La punta in mezzo alla calca che si creata, scosta gli altri, ignorando le proteste, si inginocchia, le solleva la gonna e la fissa con un ghigno. Si immerge. Sente le dita di lui in mezzo alle gambe. Intorno battono le mani a tempo. Lo incitano. Qualcosa di umido: cresce al passare dei secondi, mentre spalanca le cosce. Reclina la testa, oscilla, li invita a unirsi alla festa. La canzone che le suona nel cranio raggiunge il ritornello. simile e diverso ogni notte, da una settimana: il suo sogno abitudinario, ambientato in quartieri periferici, popolato da estranei. Con la stessa colonna sonora. Lapice il riff semplice di un intermezzo rovente: le sono addosso, la esplorano, lenti, con locali accelerate ruvide. I colori si fanno confusi: la musica si interrompe, sirene intagliano ombre di uomini in fuga, una mano afferra quelli che, pi vicini a lei, non accennavano a staccarsi. La voce di Paolo squarcia quello che resta della notte: grida, la scuote. il suo sogno, gli risponde Sara: non deve preoccuparsi e non deve intromettersi. C uno strano silenzio, se fosse sveglia lo definirebbe imbarazzato. Paolo prende la coperta che gli porge un poliziotto e fa per coprirla. Sara vorrebbe ribellarsi, ma sente le gambe improvvisamente molli: tutto vira verso il nero, e mentre succede si chiede se non strano. Svenire in un sogno.
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CHIMERA  di Alice S. Tramontano

17 aprile

Ogni giorno lo osservo da lontano, perso in un silenzio assordante. Annego in un mare limpido, ma frastagliato, fatto dei suoi sorrisi, delle sue parole gentili, delle sue attenzioni nei miei riguardi. Della sua amicizia. Seguo ogni suo movimento mentre cammina sinuoso per lappartamento che dividiamo, come se si trovasse sempre nel suo elemento, padrone di s; inconsapevole, forse, delleffetto che mi fa, del vortice di emozioni e sentimenti contrastanti che scatena dentro di me, e che si rincorrono frenetici in un caleidoscopio di colori abbaglianti. Di pulsioni incontrollabili. come un gatto; uno spirito libero. Fa le fusa e pretende le coccole, ma altrettanto capace di soffiare e graffiare chi invade il suo spazio. Cos resto sempre un po a distanza, accontentandomi dei brevi attimi che mi concede, di immaginare soltanto le mie mani percorrere il suo corpo dalla carnagione bronzea e che sembra scolpito apposta per il peccato. Bramo di lasciar scivolare le mie dita su di lui in una carezza lasciva, di scoprire ogni lembo di pelle sensibile, di tracciare una mappa invisibile coi polpastrelli e poi ripercorrerla con la lingua e i denti, lambendo, mordendo... marchiando. Sogno di sentir esplodere il suo sapore in bocca, esaltando ogni mio senso, di avvertire i suoi fremiti sotto i miei tocchi, mentre si lascia andare senza pi remore, in modo assoluto e totalitario, inarcandosi verso di me, alla ricerca di un contatto ancora pi intimo. I nostri due corpi stretti insieme, incastrati perfettamente luno nellaltro. Desidero perdermi nel suo sguardo ambrato come le foglie dautunno e smarrirmi sulle sua labbra dolci come miele, annaspare nel suo luogo pi nascosto e profondo e spingermi in lui fino a dimenticare chi sono e cosa sono stato prima di incontrarlo, percepire la sua voce roca sussurrare il mio nome in un gemito mentre lui mi cinge i fianchi tra le gambe stringendomi a s e incitandomi ad aumentare il ritmo. Le sue mani che lasciano un segno indelebile sulla mia schiena cos come nel mio cuore. Piacere, dolore, lussuria e amore si mescolerebbero, dilagando e scorrendo nelle nostre vene come linfa vitale. Ma anche come un veleno infetto che non ci lascerebbe scampo. Lui tutto ci che voglio, ma non sar mai mio. Tuttavia... Sono un uomo anchio, malgrado lami. E il mio destino di vivere anelando in eterno qualcosa che non potr avere.

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GENTE BALORDA   di Miriam Cervellin

18 aprile

Erano una coppia non pi giovane, ma nemmeno cos vecchia da aver perso interesse per le pratiche da letto. Appena sveglia, lei sbadigli e gli disse: Ti ho gi detto di Bo e Lara? Pare che entrambi abbiano storie parallele da parecchi mesi. Lui annu con poca sorpresa. Si vede che non sono pi uniti come un tempo rispose, allungando una mano sul pube di lei. Lei si allung tra le lenzuola e si sfil il perizoma. Mi dispiace. E i bambini? chiese mentre il marito giocava con i suoi peli pubici. Sai come sono gli adolescenti: possibile che abbiano intuito rispose lui mentre il suo pene rispondeva educatamente alle sollecitazioni della moglie. Lei lo ha conosciuto in palestra e lui pare che abbia perso la testa per una collega aggiunse lei palpandosi voluttuosamente il seno ancora sodo. Quegli ambienti sono pericolosi. Meno male che noi ne siamo fuori disse lui mentre levava le mani della moglie dai seni e se le appoggiava di nuovo sul membro. Abbassandosi, prese a passarle la lingua sui capezzoli. Gi, una fortuna che abbiamo ancora lo stesso coinvolgimento di quando eravamo fidanzati! esclam lei mentre saliva a cavalcioni sul marito e lo lasciava entrare. Su e gi, su e gi, su e gi, su e gi. Lara dice che il loro legame si rafforzato. Non sono pi obbligati ad avere rapporti sessuali noiosi e poco coinvolgenti tra di loro e sono pi innamorati di prima. E su e gi, su e gi, su e gi, su e gi. A me sembra solo un legame fasullo e squallido. Devessere sempre come allinizio, anche se sono passati anni aggiunse lui mentre le appoggiava le mani sulle natiche dando una leggera strizzatina. Era il segnale convenuto di cambio di ritmo. Su e gi, su e gi, su e gi, su e gi. Non credo proprio che siano innamorati, ci vuole rispetto in un rapporto e loro si stanno mentendo. Perch non si separano? Su gi, su gi, su gi, su gi. Lui si inarc ed emise un sospirato oh!. Lei, poco dopo, emise un sospirato ah!. Era sempre bello finire insieme, era il loro specchietto per le allodole e dopo tanti anni nulla era mutato. Rimasero abbracciati per alcuni minuti, aspettando che le loro membra si ricomponessero, poi lei disse: Che gente balorda! Sfior affettuosamente i testicoli del marito, quasi a voler dire loro che erano stati allaltezza, e si diresse sicura e serena verso il bagno. Lei era sempre la prima a fare la doccia la domenica mattina.
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LA Morte di EroS  di Andrea Villani

19 aprile

Alle note di All around the world di Lionel Richie, la tenda color porpora si spalanc ed Eraldo Porta, in arte Eros Doors, sal sul tavolo noncurante di piatti e bicchieri. Questa la sorpresa, Claudia! url una delle amiche. Con la mano destra, Eros prese un lembo della giacca dello smoking e tir forte. La giacca scomparve allistante e alle ragazze si present la visione di un petto maschile che pareva scolpito dal Canova e una serie di addominali da fare invidia a una statua greca. Con la mano sinistra, invece, agguant i pantaloni e ripet loperazione. Claudia si ritrov davanti un uomo che indossava un filo di perizoma e che danzava a ritmo forsennato. Sul corpo non aveva un solo pelo e le sopracciglia erano rade e curate. Era abbronzato e ricoperto da un olio profumato al rabarbaro che gli faceva luccicare i muscoli come una luminaria la vigilia di Natale. Claudia era a bocca aperta. Le altre battevano le mani a tempo e gridavano. Eros scese dal tavolo con un balzo e inizi a strofinarsi sulle ragazze. Lui si avvicinava e loro fingevano timidezza. Ma nessuna resistette a toccare quel corpo eccezionale. Quei muscoli che ondulavano a ritmo perfetto. Eros inizi a strusciarsi contro Claudia, che rest pietrificata. Poi continu sino a raggiungere lerezione. Il suo pene si gonfi fino a che il glande assunse un colore viola scuro. E quando si tolse il perizoma, abbassandolo alle caviglie con un movimento rapido e conclusivo, si lev uno scettro imponente. Il gesto fu seguito da un urlo da stadio. La mano di Patty, la pi scalmanata, afferr il pene di Eros e lo strinse con forza. Si lev un grido lacerante. Eros indietreggi e perse lequilibrio. Ma non cadde perch Patty teneva ben saldo il suo strumento di lavoro. Lasciami! grid Eros. Le dita allora si allentarono e lui si rovesci sul pavimento, tirando con s la tovaglia con piatti, posate e bicchieri. Subito la Fede, la Chicca, la Cicci, la Titti e la Patty gli furono addosso. Lo frugarono tra linguine e le cosce. Eros, sdraiato a terra, sembrava una trota appena pescata e gettata a riva. Si muoveva a scatti, attorniato dalle ragazze che gli impedivano di rialzarsi. Fu un vero pandemonio. In sottofondo le note martellanti di Lionel Richie. A Claudia fu chiaro che era il caso di raccogliere la borsetta e uscire da quel delirio. Appena prima che il corpo di Eros venisse addentato e poi masticato sino a tarda notte.

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ASPARAGUS OFFICINALIS  di Federico Guerrini

20 aprile

La serata era cominciata bene, fra bicchieri di vino e risate. Nella pentola in ebollizione, tra fumi inebrianti, il polpo cuoceva lentamente. Immaginava gi la sua carne morbida e tenera squagliarsi in bocca. Al pensiero, rote involontariamente la lingua e se la pass sul palato. Lui not il movimento e la fiss un attimo, come in tralice. So cosa stai pensando, disse. Sai, il vero gourmet non mangia solo col palato, ma con tutti i sensi. Ti propongo un gioco. Si mise a rovistare in cucina, prese degli oggetti e li mise sul tavolo. Dispose, luno accanto allaltro: asparagi, albicocche, un avocado, un cetriolo e un uovo. Il gioco semplice, disse lui. Io ti dar delle indicazioni e tu dovrai interpretarle secondo la tua fantasia, utilizzando questi alimenti. Prendi lasparago, per esempio. A quel punto lei aveva gi preso una decisione: trattenuto il primo impulso di protestare, avrebbe lasciato che il gioco prendesse forma, si sarebbe consegnata con la mente e col corpo. Vedi, continu lui, questo virgulto ha sempre posseduto un potere, per gli antichi un richiamo fallico. Forse perch, lungo e turgido, si erge con orgoglio dalla madre terra, e cambia colore, bianco, poi rosso e violetto. Ora tocca alla tua immaginazione. Prendilo in mano. Lei prese lasparago, sentendone il gambo molle e liscio sotto le dita. Le fece scorrere fino alla punta, sentendo il morbido stelo piegarsi e flettersi nella mano. Fu naturale portarlo alla bocca. Era un esemplare abbastanza grosso e lei ebbe qualche difficolt a introdurre lasta; inizi a mordicchiare piano, attenta a che non si sfaldasse e sentendo su di s locchio vigile di lui che seguiva ogni sua mossa. Strinse alla base, dove il gambo si allargava, e cominci a introdurre lortaggio dentro e fuori la cavit orale. Sent locchio vigile di lui, percep senza vedere leccitazione che gli gonfiava i pantaloni e si lasci andare, immaginando di avere in mano loriginale di carne. Succhi e lecc lasta avanti e indietro, poi slacci la camicetta e la introdusse fra i seni, quindi scese pi gi, sfregando il bastone contro la sua parte pi segreta, emettendo timidi mugolii. Sent i suoi umori irrigare il vegetale e fece in tempo a introdurre la punta, prima di sentire la mano di lui bloccarla dolcemente. Brava, disse lui, vedo che hai capito lo spirito del gioco, ma non consumiamo tutto il divertimento troppo presto. Preferisci un cetriolo o un avocado?

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NerA, CoMe LAniMA  di Riccardo Carlo Ballola

21 aprile

Il cortile una stanzetta con alcune sedie di plastica, un pallone sgonfio e quattro mura intorno. Destate il cielo sempre azzurro. Io laspetto l, in mutande. Cammina sculettando, si spoglia mostrandomi il reggiseno nuovo e, sotto il gonnellino rosso, esibisce un perizoma atomico. Da dietro le stringo le tette, lei miagola e scuote il culo. Troppo bello! Non so resistere e mi sfilo gli slip. Zulima ha gli occhi grandi ed tutta nera, anche dentro il cuore. Mentre la scopo, sta dritta sui tacchi a spillo. Dice che cos lamore si fa meglio. Poi si volta. La afferro per i capelli biondi, apre le labbrone e glielo infilo in bocca. Ogni volta godo da matti. Quando finisce mi d un bacio caldo sullinguine e io mintristisco perch, senza di lei, la vita in famiglia grigia. Parliamo poco, per, delle rispettive vite, che quasi non ci conosciamo. Eccola! Anche oggi arrivata. Fa tanto caldo in casa, usciamo in cortile. Dai dice scopami. Io non so dire mai di no. La negretta torner domani, e i peli mi si arricciano. Non penso ad altro e consumo il mio tempo aspettandola. passata nel pomeriggio e ha fatto la pulizia del mio pisello, lucidandolo con la lingua e succhiandolo avidamente con la bocca. Io ce lho sempre duro, ma la testa non mi ragiona sempre cos, e mi dice che dovrei smettere di farmela in casa quando moglie e figli non ci sono. Vivo in paese e la gente spettegola glielho detto che una di queste volte dovr farla sparire! Linverno stato lungo. Zulima stata molto assente, anche per colpa mia. Non sapevo cosa fare Quante volte ho chiuso gli occhi desiderando che la sua bocca si materializzasse davanti a me! Ho stretto i denti e ho sbavato. Nelle feste di Natale Zulima riapparsa, dimagrita e con macchie di muffa sulla pelle. Uno schifo. Durante lultima visitina mi ha dato dei bacini romantici, mi ha preso la mano, lha stretta e mi ha chiesto addirittura se lamo. pietosa. La nostra relazione molto cambiata rispetto ai primi tempi, quando in un baleno mi succhiava luccello e poi spariva al volo dentro la cassapanca. In questi giorni la mia immaginazione al minimo e non sento pi lesigenza di Zulima. Penso che la toglier dalla cassapanca e la nasconder in cantina, avvolta nel cellofan con cui arrivata un anno fa. Io non sono uno che promette a una donna di amarla per tutta la vita. Che assurdit! Neanche con mia moglie sono stato di parola, figuriamoci con una bambola gonfiabile.
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NELLA NOTTE  di Margherita Lamatrice

22 aprile

Luniverso negli occhi liquidi di piacere, le labbra dischiuse appena ad accompagnare un lieve sospiro seguito subito da altri. Nella tua mente... lei. Una mano sul seno, lo stringi con possesso, come a volerlo plasmare, imporre il tuo volere. Le dita sono frenetiche. Non sai cosa stai facendo, vuoi solo calmare il calore che ti bagna fino a perdere il respiro. E le dita dentro di te ancora, sempre pi a fondo. Pensi a lei, immagini di sfiorare il suo corpo, un corpo simile al tuo, troppo simile. Scariche elettriche di piacere, respiro affannato, confusione... la volont di averne ancora, non ne hai mai abbastanza. Quasi invochi il suo nome mentre immagini scostanti del suo sorriso ti riempiono la mente. Aumento del ritmo, il pollice a torturare il clitoride teso, vibrante di desiderio, caldo. un lampo accecante di endorfine che ti devasta, che ti fa perdere la ragione. E il cuore che batte, che riempie le orecchie, che annulla gli altri suoni. Luniverso si fa sempre pi vicino, quasi afferrabile, hai la sensazione che il mondo sia tutto l, tutto in te, non ci sia nulla oltre il suono del tuo respiro e del tuo cuore. E lei. Ogni spasmo una tortura lenta. dolore mascherato di piacere, masochismo, martirio, quasi crudelt. Avverti il tuo corpo come se non ti appartenga pi, preda solo dellistinto che ti grida di volerne ancora, e poi ancora fino alla fine, quasi alla morte. Moriresti pur di venire, un bisogno impellente, vitale. Le dita aumentano il ritmo e il respiro si spezza. Non timporta di nulla. Vuoi il piacere. Ansimi, gemi, ti mordi le labbra. Provi, in un deleterio istinto di sopravvivenza, a respirare ancora... inutilmente. Vivere o morire. una scelta che in quel momento pare impossibile da fare. E ti senti scombussolata e folle, ma non ti importa. Nulla importa. Siete solo tu e luniverso... E lei, dentro di te, nella tua mente, nella tua anima, presente, indelebile. Contrai i muscoli e afferri finalmente le stelle. Esplodono tutte, con una potenza tale che ti pare impossibile essere ancora viva, e solo allora riesci a concepire un mondo oltre al tuo corpo ormai esausto. Osservi il soffitto ancora intontita dallesperienza e ti rendi conto che tutto sommato vivere pi importante. Sorridi di te, ritiri le dita umide e le accosti alla bocca, il sapore pungente di colpevolezza pizzica il palato. Non puoi avere ci che davvero vuoi, ma ora sei troppo stanca per pensarci. Intanto tuo marito, accanto a te, dorme inconsapevole.
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GioCo AL MASSACro  di Tiziana Ritacco

23 aprile

Sangue. Lo senti scivolare lento sulla pelle. Come rivoli di umori caldi, bollenti. Come quel sesso che ti avvolge e le cui spinte assecondano le tue. Le unghie profonde nella schiena, violente. Lame letali. Assassina. Sorride sagace, ti sfida. Non ti apparterr mai. Lo sai, te lha detto prima ancora che quel gioco avesse inizio. Gioco al massacro, a farle del male, a subirne. Godere di ogni attimo, ogni sensazione. una fiamma che consuma la cera in fiotti bollenti. Nullaltro resta. una lotta di ruoli, di posizioni. E vorresti quasi spezzarla, quella mano che ancora ti lacera mentre lei gode per quel lampo di dolore nel tuo sguardo; senti i muscoli della sua femminilit contrarsi attorno a te quando ti sfugge un gemito sofferto. Le dita nei suoi fianchi. Uno spasmo violento. Lascerai i segni. Vuoi lasciarli. E scorgerle sulla pelle lombra del tuo passaggio. Le labbra sul suo collo quando le spinte si fanno impetuose, quando imprimi il tuo peso sulla sua pancia per fermarla, braccarla contro ogni suo desiderio. Poich vuole prenderti, dominare la partita. Ma la tua posta alta, troppo. Strada a senso unico, ovvio. solo questo. vendetta. Perch conosci la morsa che ti bloccher il respiro quando rester solo il profumo di donna sulla tua pelle, il piacere colato sulle lenzuola. E sarai nudo, sarai solo. E lodore di sesso stantio nellaria giocher con i tuoi nervi come un burattinaio con la sua marionetta. E allora giochi con lei. Ti imponi, devi. Non ceder mai, una guerra persa. Puoi solo strapparle di mano le redini della situazione e imporre il tuo ritmo. Misurare gli affondi, il tocco delle dita sul clitoride. Violento a volte. Altre leggero, come alito di vento. La baci. Mai sulla bocca. Sul mento, la guancia, dietro lorecchio. La lingua lungo la gola, una scia umida quanto i vostri corpi sudati. Ti fermi appena sopra la clavicola quando ti graffia ancora. E mordi. Catturi lembi di pelle tra i denti, li succhi come se volessi bere da lei. Poi pi gi, un capezzolo tra le labbra per farle urlare tutto il suo piacere, farla sciogliere nellestasi dellorgasmo. La schiena si inarca, si offre totalmente, e ne approfitti per morderle una spalla mentre ti riversi in lei. Ricadi sul letto esausto. Locchio sui segni che le hai lasciato: ne piena. Ma lanima livida la tua, perch ora lei sorrider come sempre, si alzer e tutto sar finito unaltra volta. E che davvero non sia stato solo un gioco una speranza vana.

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Un Muro di neVe  di Alex Favaro

24 aprile

Il giorno dopo, alle prime luci del mattino, il sole, insinuandosi fra le tende bianche come neve, avrebbe colpito il cuscino, come a ricordarmi che il tempo scorre e che l fuori c un mondo in movimento. Quella mattina, il mondo mi avrebbe fatto paura. Perch non sarei stato pronto. Probabilmente non lo sarei mai stato. La finestra sarebbe stata chiusa, la stanza ancora carica di respiri e gemiti; leco di parole sussurrate non sarebbe fuggito e avrebbe risuonato, forte, dentro le mura. E io le avrei ascoltate assorto, fino a sentire quellattimo di assenza tra un respiro e laltro. Con la punta dellunghia e della fantasia avrei grattato le lenzuola umide, e avrei ancora avuto voglia di giocare. Riapro gli occhi; ancora notte, e la neve non pu sciogliersi. Era cominciata per gioco, e sarebbe finita in un fiume di piacere, che ora mi scorre, caldo, nelle vene, mi urla in testa, mi placa e mi agita corpo e sensi, mentre quelluomo, con le sue umide labbra, assaggia goloso la mia pelle, ed come se quella lingua mi aprisse il petto in due, mostrandomi ci che ho avuto timore di essere; il mio sangue che ora bagna le sue labbra. Mi lascio guidare dal ritmo dettato dalle sue mani e mi ritrovo girato, la pancia e il mio piacere stretti contro le lenzuola. Lui continua lo spettacolo cruento di cannibalismo mordendomi sul collo, e il mio respiro si fa pi forte; vengo trascinato, come una marionetta dai fili, dal movimento del suo petto sulla mia schiena nuda. Mi percorre la spina dorsale e lo sento fermarsi, respirare, poi un sussulto, di nuovo il mio bacino sfrega contro le lenzuola umide; sta posando la lingua sul confine tra la mia anima e la mia mente, tra la mia voglia e il mio pudore, tra il mio sangue e il mio corpo. Gioca con lelastico dei miei slip, lo morde, lo tira, lo lascia andare. Le sue mani varcano il confine; tremo, per ore, in quegli attimi. Sento i passi delle sue dita sulla superficie della mia anima. Qualcosa di caldo sul mio viso, una lacrima, una lacrima mi scende fino alle labbra. Tiro fuori la lingua e assaporo la mia libert. salata, il sapore pi dolce che abbia mai assaggiato. E con essa dimentico lorgoglio del mio essere uomo. E con essa dimentico domattina. E la paura.

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SCuSA iL ritArdo  di Enrica Muraro

25 aprile

Di nuovo qui, nel tuo buco. Tempo fa, era il luogo dei miei pi reconditi desideri, ma tu sei riuscito a rendermelo nauseante quanto la tua presenza. Oggi lultima volta che mi vedrai, ho costruito la mia vita e sto realizzando ci che mi ero promessa. Mi fai entrare, mi osservi, scruti il mio sorriso e capisci che ti sto gi umiliando con la mia vitalit fin troppo evidente, sai anche che lultima volta che sar davanti a te e leggo una certa amarezza nel tuo sguardo. Allimprovviso, la tua delusione scompare e noto una vena pulsare velocemente sul tuo collo. Ignoro il motivo per cui sono indietreggiata di qualche passo, non sono preparata a questo. Ti alzi dalla scrivania, mi blocchi alla porta e maledico il mio cuore che ancora una volta sussulta come non dovrebbe. Non ti voglio ma ti desidero, ed come se una lama si stesse adoperando per aprire di nuovo tutte le mie vecchie cicatrici. Sono le tue labbra a spazzare via ogni pensiero. Ancora in trappola, la mia piccola dolce gabbia dorata che tanto mi mancata, di nuovo tu, padrone del mio cuore e signore della mia anima. Perch adesso? Il silenzio rotto dalle nostre labbra che si uniscono e dalle mani che si strappano vicendevolmente i vestiti. Nudi senza vergogna, consapevoli che i nostri corpi sono fatti per essere uniti. Le gambe cedono sotto il peso della passione e ci ritroviamo a terra, pronti a consumare questa fiamma che non si era mai spenta. Ci uniamo, finalmente, e i nostri bacini si incontrano rapidi, le dita si intrecciano sopra la mia testa e ancora non servono parole. Sazia la mia fame, abbevera la mia sete e non lasciarmi pi, non farmi sanguinare, non ho pi forza. Hai fatto cadere ancora una volta le mie certezze; adesso diventa tu il mio mondo. Esplodi di piacere dopo che mi sono inarcata sotto di te per lestrema frenesia di questo rapporto. Ci ritroviamo a tremare e a sorridere. Non oso porti quella domanda, quel dubbio che ognuno ha dopo emozioni cos forti. Ti amo. Sei tu, questa volta, a precedermi e a stupirmi. Sei costretto ad asciugare le lacrime che mi sfuggono. Intuisci la mia risposta dalle labbra tremanti e dal sorriso che mi comparso, assieme a quelle piccole stille di felicit. Scusa il ritardo mormori, con sottile ironia. Ti lascio un leggero pizzicotto di punizione sul fianco. Ehi! Fa male! esclami. Siamo pari? Con uno sguardo di sufficienza rispondo: Pari. Poi ci sono solo le nostre labbra che si fondono di nuovo.
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DK e LAdy KAnt  di Marina Crescenti

26 aprile

Il fruscio delle lenzuola sul suo corpo nudo la eccitava. Faceva caldo, si alz. Era sola. La seta le scivol di dosso come acqua nera. Si accost alla finestra, lapr. Sfior i seni gonfi. Socchiuse gli occhi, si pass la lingua sul labbro. Uno sbuffo daria fresca lavvolse. La mano scivol fino al ventre, accarezz le labbra umide. Dun tratto, un rumore. Solo fronde di salice, mosse appena dal vento. Sfil dai capelli biondi il lungo fermaglio, ciocche vellutate ricaddero sinuose sulle spalle. Luomo era l per vedere. Nascosto tra i rami del salice, indossava una calzamaglia nera, un otto rovesciato lasciava scoperti gli occhi. Grigi, come metallo grezzo che riluce. I contorni scuri immobili, lo sguardo puntato sul suo corpo nudo e voglioso. Lei torn verso il letto. Non avrebbe voluto, ma accese il dispositivo. Si distese fra i morbidi solchi di seta. Sollev le ginocchia, divaric le gambe. Strinse le dita intorno al tubolare in ottone, ansim piano e inarc dolcemente la schiena. Luomo si mosse rapido. Balz in camera, rimase acquattato nel buio. Si spogli. Raggiunse il letto. Le fu subito sopra, una mano contro la sua bocca carnosa. Non fece in tempo a gridare, gli occhi sbarrati in quelli di lui, gelidi. Con uno scatto, luomo la leg per i polsi alla spalliera del letto. Port le mani sopra i grossi seni, vi affond la faccia. Li lecc. Lei si ribell, ma luomo era forte, non le permise altro che dibattere inutilmente le gambe. Le insinu il pene tra i seni, prese a muoverlo con vigore. La sfior in mezzo alle gambe: era ancora eccitata. Poi le scivol lungo i fianchi sudati. Lei sent la lingua calda scorrerle fra le cosce, voleva gridare, mordere, fargli male! Ma la mano di lui premeva impietosa sul suo respiro affannato. Mosse come impazzita la testa, i capelli biondi sparpagliati sul cuscino. Lui la penetr. Sent il membro duro entrare e uscire al ritmo dei suoi ansimi. I glutei delluomo si indurivano a ogni spinta, la lingua segu percorsi di libidine sfrenati, giunse di nuovo sul seno. Succhi i capezzoli, un sapore dolciastro. Il dispositivo si accese. Un vagito si materializz nella stanza. Luomo si blocc. Maledizione! Il fiatone contro il collo di lei. Nooo... ansim lei. Questa fame, tocca a te. Scivol riluttante da sotto il corpo di lui. A dopo Luomo la guard mentre si allontanava nel buio, splendida. Lei si volt, diede un ultimo sguardo al suo uomo, tir fuori la lingua e la rote intorno alle labbra. Ehi, Diabolik... tienilo in caldo. Ti ho mai delusa, Eva?
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MAGnoLiA  di Scilla Bonfiglioli

27 aprile

Tutte le ragazze alla Casa del T avevano il nome di un fiore. Lei era Fiore di Campo: un nome dato alle ragazze che non si sapeva da dove venissero, quali di venerassero, quali lari le proteggessero. Fiori ordinari, piccole schiave nelle Case del T. Fiore di Campo, in mezzo a tanti Fiori, serviva sciogliendo i capelli per i clienti, scoprendo le braccia morbide, porgendo ceramiche. La Casa del T era quasi deserta, quel giorno di pioggia. Il cielo era algido; il temporale profumava la terra del giardino, accarezzava i giunchi e i fiori dai carnosi petali di latte. Lui veniva dal porto e la condusse tra la pioggia e le magnolie. Fiore di Campo sorrise, come le era stato insegnato. Lui le tolse la seta e le sue mani ruvide le raccontarono una vita di mari e di ormeggi. Le afferr i seni bollenti: lei profumava di cose mai toccate e le fragranze dellacqua e dei bamb, nel giardino, esaltavano la sua. Le soppes un seno, valutando le forme generose, li premette luno allaltro. Ne gherm la carne e la fece gemere. Si pieg per baciarne la polpa tiepida, come se volesse divorarla: morse i capezzoli inturgiditi, li popp. La chiam con voce ruvida come una vela e le palp il ventre, che era come un petalo bianco e carnoso: Sei fatta di latte, come ti chiami? Fiore di Campo. Un nome flessibile come il vento. Fiore di Campo non vuol dire niente. Come ti chiami? Le tast le natiche sode, come si affondano i denti in un frutto maturo. Lei schiuse le cosce, corolle ovali, e la pioggia la vezzeggi gelida dove lui aveva mani ardenti. Le divor rotondit del ventre: era davorio e si colorava di rosa, come la madreperla, ma cos morbido da farlo ruggire. Come ti chiami? chiese ancora, sotto la pioggia e al cielo di latte, alle magnolie odorose. Fiore di Campo gonfi i seni, cercando il viso di lui, cotto dal sole degli arcipelaghi, offrendo allacqua i capezzoli duri. Lui la spalanc sotto di s e accost il viso, come si odora un fiore: la baci. Quello che la ragazza aveva tra le gambe era un fiore solitario, a forma di coppa. Lui lo accarezz con le labbra e lei rovesci la testa allindietro. Come ti chiami? Fiore di Campo grid e lui la riemp, immergendo la lingua a cercare gli stami, i succhi dolci del calice polposo. Magnolia, ti chiami. La lasci andare per agguantarle i fianchi, la trasse a s sui giunchi e la pioggia e affond feroce tra le sue cosce di latte. Magnolia. Tutte le ragazze alla Casa del T avevano il nome di un fiore.
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THE FIRST FUCK  di Annamaria Fassio

28 aprile

Atanai se n andato. Atanai non torner pi. Il suo corpo giace su un giaciglio di paglia allingresso della grotta. Le donne della trib lhanno ricoperto di conchiglie e hanno posto lance e coltelli al suo fianco. Amira giocava con lacqua del fiume. Era accosciata sulle pietre, le gambe spalancate, il sesso aperto a ricevere gli spruzzi ghiacciati. Piccoli gemiti le sfuggivano di bocca ogni volta che lacqua colpiva il roseo rigonfiamento di carne che lei aveva imparato a riconoscere e ad apprezzare. Il padre di Amira prendeva le donne da dietro. E grugniva mentre si accoppiava. Grugniva anche sua madre. Amira era sicura di non averla mai sentita gemere, come, invece, faceva lei tutte le volte che si toccava. Atanai vide Amira giocare con lacqua ed ebbe unerezione. Si avvicin per prenderla da dietro, ma lei aveva gli occhi socchiusi e dalle labbra le sfuggiva un lamento. Amira si toccava in mezzo alle gambe. Il rigonfiamento era roseo e simile a una pietra di fiume. Atanai, il maschio pi potente della trib, singinocchi incuriosito e baci quella pietra rosea. Amira gli strinse la testa fra le gambe. Gemiti soffocati le uscivano dalle labbra. La sua carne si gonfiava e pulsava a contatto della lingua di Atanai, che fece risalire le mani lungo i fianchi nudi di Amira e si ferm alle mammelle, piccole e sode. Le lecc a lungo. Stranamente non aveva voglia di prendere Amira. Almeno non subito. Amira fece una cosa incredibile. Apr la bocca e succhi il sesso di Atanai. Lui naufrag in una dolcezza senza fine. Non aveva mai provato nulla di simile. Si baciarono, si leccarono e si toccarono a lungo. Era la prima volta che Atanai prendeva una femmina in quel modo. E quando finalmente entr in lei si mosse piano per prolungare il piacere. Fu in quel momento che li scopr lanziano della trib. In genere le femmine erano condivise, ma non quella volta. Via, via! grugn Atanai. Il vecchio lo guard senza capire. La femmina anche mia disse. Vai via! url Atanai. Il vecchio gli infil la punta della lancia nel fianco e la rigir a lungo, ebbro del fiotto caldo di sangue che usciva dalla ferita. Amira segue il corteo senza piangere. Lo sguardo fiero, il portamento quasi regale. Ha imparato molte cose gi al fiume ed sicura che riuscir a trasmetterle alle altre femmine della trib. Questo lo scheletro del principe disse la maestra ai suoi allievi. Prendete nota delle conchiglie e delle armi Sono segni di potere. Si ipotizza che sia stato un valoroso guerriero, ucciso in battaglia.
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SpeS ULtiMA DeA  di Gabriele Stella

29 aprile

Era laureato in filosofia e non aveva nessuna cattedra, ma tutti a Roma lo chiamavano il Professore. Si diceva riuscisse a capire le donne con la facilit con la quale leggeva un libro di Kafka. Lo incontrai una sera a Piazza Navona, davanti alla fontana del Nettuno. Pareva lui stesso una divinit latina, tanto erano sferzanti le sue parole nellaria mentre mi raccontava le sue imprese. Volevo una dimostrazione. Concordammo che avrei scelto una bellezza romana e lui avrebbe provato a conquistarla. La ragazza che faceva al caso nostro era seduta a un tavolo di un ristorante e non solo era bella, ma il suo corpo morbido e pieno straripava dagli argini del vestito, rendendolo inadatto a contenere un seno tanto procace e delle cosce cos tornite. Lunghi capelli ricci e corvini le coprivano le spalle e mostr un sorriso compiaciuto quando il Professore si present esclamando: Parlami di te, Afrodite silenziosa! Mi lasciai sfuggire una breve risata. Si chiamava Speranza e di certo ne donava a qualsiasi uomo incrociasse il suo sguardo. Il Professore la incalzava con frasi come Sei un perfetto Stradivari e le mie mani, su di te, diventerebbero melodia. Lei per non sembrava impressionata da quel linguaggio forbito. Io la fissavo con gli occhi trasognanti e la immaginavo stendere il bucato su una terrazza di sole, con il reggiseno che faceva capolino dalla scollatura e il profumo dei gerani nellaria. Mentre ne studiavo i lineamenti, il suo piede abbandon il sandalo e, sotto il tavolo, inizi a sfiorarmi la gamba. Aveva piedi curati e dalle linee sensuali. Mi venne la tentazione di prenderli tra le mani e baciarli davanti a tutti. Mi avvicinai con la sedia, per darle modo di arrivare dove voleva. Il suo piede nudo giocava tra le mie cosce, divampando incendi in ogni punto che toccava. Avrei voluto gridare che stavo andando a fuoco! Le sue dita si arrampicarono sul mio sesso, fino a renderlo vivo e pedina di quel gioco. Le parole del Professore, intanto, si modulavano nella sera, fino a perdersi tra le voci della piazza. Speranza mi prese la mano tra le sue e mi sussurr: Lasciamo che il tuo amico continui a sognare, e prendiamoci la notte. Quel dolce invito giunse leggero come un bacio sulle mie labbra; ci alzammo e il cielo si riemp dei nostri sguardi, complici e fulminei. Il Professore smise di parlare, sorpreso. Lo salutai con una pacca sulla spalla e un laconico spes ultima dea.

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FidAti di Me  di Luigi Costa

30 aprile

Fidati di me. Vedrai, sar una cosa speciale disse lui, aiutandola a entrare in macchina. Una cosa davvero speciale... E lei era sicura che lo sarebbe stato, non a caso aveva indossato il completo delle grandi occasioni. Con lui cera sempre qualcosa di speciale, ma questa volta sarebbe stata diversa. Sarebbe stata... di pi. Aveva una benda sugli occhi, cos lui aveva voluto; poteva solo ascoltare il suono sommesso della radio, il respiro ansioso del compagno, lodore acre della sigaretta che stava per morire schiacciata nel posacenere dellauto. Bastava questo per farla eccitare, per farle scendere una mano lungo una coscia. Ma lui la ferm, con decisione. Non era il momento. Ti prego implor lei Fidati di me le ordin lui. Arrivarono da qualche parte fuori citt, ma lei non vide dove. Lui scese, la prese per mano e laccompagn dentro, senza consentirle di togliersi la benda. La fece stendere sul grande letto che era nel centro dellunica stanza. Un odore forte la inond e la inebri al contempo. Si sent stordita. E poi stare cos, stesa sul letto, nuda, senza sapere cosa le sarebbe successo, senza neanche vedere cosa stesse facendo il suo uomo, la faceva impazzire. Daccordo, non era nuda, ma cos si sentiva. Nuda come non lo era mai stata. Sent il suo uomo accendere una, dieci, cento candele. Lodore della cera si mischi allaltro. Non poteva resistere, lui era troppo lento. Senza sollevarsi dal letto e senza attendere altri ordini, si tolse il vestito e poi il resto, quasi per provocarlo. Lui dopo poco le fu sopra. Era anche lui nudo. Iniziarono a baciarsi. Lei fremeva come non mai, in attesa della cosa speciale. Poi lo sent accendere ancora una volta lo Zippo dargento, con una mano sola, con quel gesto plateale che le piaceva tanto. Le sembr di vederlo. E le sembr di vedere laccendino mentre, ancora acceso, cadeva per terra. Come se cadesse con lentezza esasperante. Lui le fu di nuovo sopra, e questa volta la penetr subito, con foga. Lei accompagn i suoi movimenti sentendosi riempire di piacere. Dal pavimento si sprigionarono fiamme che attaccarono le tende, poi i mobili, poi il resto. Lei sent il fumo e il calore invadere laria. Ci siamo, pens. Questa la cosa speciale. Fidati di me le disse lui di nuovo, per lultima volta, mentre intorno a loro si scatenava linferno. O il Paradiso. Sul volto di lei si disegn un sorriso.

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Se  di Alberto Sodani

1 maggio

Se entriamo di corsa al tramonto nellultimo vagone e ci sediamo di fronte a lei che ci guarda, sentiremo i suoi occhi percorrerci avidi. E ci accorgeremo della sua pelle levigata e incorniciata di capelli esotici come il suo sguardo, e delle labbra carnose e della scollatura sul leggero vestito viola. E forse ci chiederemo da dove venga quello sguardo esotico come i suoi capelli. Per poco, per. Perch lei ci scaver dentro con la sua magia dOriente cui risponderemo con la nostra miseria dOccidente, perch vorremo sapere com lei, l, dove la pelle levigata scompare, anzi no, appare, perch le sue gambe si aprono mentre il viola si alza. E cos sapremo com lei, l. Perch vediamo radi fili liquidi su quella nudit che ora temiamo. Per poco, per. Perch lei sorrider e la carrozza si svuoter prima del capolinea. E ci ergeremo oppressi dal rigonfio dei pantaloni e dallo sguardo esotico e dalle labbra carnose e dalla scollatura sul leggero vestito viola. E una lampo scorrer, con lentezza, e delle labbra si schiuderanno. Con lentezza.

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CACCIASOGNI  di Claudio Tanari

2 maggio

Che c, Mara? Siamo ancora nel quadrante di Giove! La Reich, Davide: tracciati prossimi al livello di psicosi. Attacchi a cicli di sette ore. Venticinque anni, esobiologa; il successo della coltivazione di batteri su Gamma dipendeva da lei: se fosse diventata una psicotica la Federazione non lavrebbe presa per niente bene. Quando, lultimo? Sei ore e trentaquattro minuti fa. Giusto in tempo per il prossimo... Davide estrasse dallacquario DP1 che, esposto alla luce, svolse pigramente le spire. Scopr la fronte della Reich poggiandovi un nucleo del dendripode, che vi ader premendo la ventosa; poi si poggi alla tempia laltro nucleo di DP1 sdraiandosi sulla poltrona a fianco del bioguscio. La pressione sul lobo temporale e il vago senso di malessere accompagnarono la discesa nello spazio onirico che sostitu le pareti della nave Afrodite. Una massa ameboide color carne trascinava flaccida i suoi pseudopodi. A poca distanza correva nuda Gugliemina, che si sognava senza caratteri sessuali: il pube piatto e liscio come il torace, le labbra sottili e incolori. La massa gelatinosa, pi definita, incalzava: un groviglio vibrante di falli; ma anche la biologa mutava: il respiro affannoso diventava un gemito di desiderio, una vagina fendeva linguine, un gonfiarsi di seni colmava il torace; la bocca schiudeva labbra turgide e scarlatte. Gugliemina si arrendeva allidra brulicante che la possedeva penetrandone gli orifizi spalancati e accoglienti. Ci siamo! mormor Davide estroflettendo larto a forma di ascia; aspett che i primi pseudopodi fossero a un passo quindi vibr un fendente: la cosa ritir le sue appendici, fino a ridursi a una pozza di denso fluido verdastro. Ma non era finita. Si sent avvolgere da un abbraccio soffice e deciso: lenorme vulva-Guglielmina lo aveva afferrato saldamente, grandi labbra tumide succhiavano con avidit lectoarma: lorganismo desiderante lo inghiottiva, inesorabile e torrido. Con gli artigli affilati dellectoplasma libero Davide dilani la carne che lo serrava, i cui brandelli tremolarono esposti alla brezza di un orgasmo agonizzante. Un buon lavoro lo gratific Mara. Grazie rispose Davide riponendo delicatamente DP1 nella vasca di soluzione salina. Nientaltro da segnalare? No. Puoi tornare allo stato di biopausa, quando vuoi. Davide emise un respiro profondo, massaggiandosi la tempia. Prima di assopirsi, sbirci il pannello di Mara: Per fortuna gli elaboratori non sognano
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DIVORAMI  di Claudia Minardi

3 maggio

Non se nera mai resa conto, fino a quel momento. Tante volte aveva sentito quella cosa, quel sentimento, farsi strada in lei e travolgerla. Era un istinto primordiale, selvaggio, proveniente dal profondo del suo essere. Quando le sue mani le sfioravano i fianchi, quando la sua bocca le premeva sui seni, il modo in cui lui la teneva stretta come se non ci fosse un domani, aprivano ogni volta quella porta in fondo al suo cuore, da cui quel sentimento si era propagato come veleno. Fame. Aveva fame di lui. Voleva divorarlo, fagocitarlo, impossessarsene fino a sentire dentro di s ogni fibra del suo essere. Era un sentimento cos travolgente che ne era profondamente spaventata e allo stesso tempo non riusciva a non provare una forte eccitazione. Era come sentirsi onnipotenti, come se ogni sensazione fosse amplificata al massimo, come se il suo intero corpo stesse prendendo fuoco. Le mani di lui bruciavano sulla sua pelle, i suoi baci lasciavano marchi incandescenti, e la sua solida presenza allinterno del proprio corpo era avvertita come unesperienza familiare e al contempo estranea. Sentiva la sua voce profonda tremare, mentre si spingeva dentro di lei, e non poteva fare a meno di andargli incontro, facendolo suo e donandosi completamente. Non era un amplesso gentile. Quasi grid, quando lui aument il ritmo delle spinte, come per sottolineare che lei era sua, che non avrebbe mai dovuto dimenticarlo. Gli morse la gola, sperando di placare la fame, ottenendo invece da lui un profondo gemito che non fece altro che incrementarla. Non si sentiva solo desiderata, ma completamente soggiogata e allo stesso tempo detentrice delle redini di quel gioco. Era un sentimento indescrivibile, che sanciva un vincolo di appartenenza marchiato con il fuoco e con il sudore dei loro corpi. I movimenti si facevano sempre pi frenetici, sempre meno gentili. Questo era ci che lei voleva sentire: carne contro carne, grida, gemiti e sospiri, calore, sudore e frenesia. Il mondo appariva distorto, nulla aveva pi importanza se non loro due, in preda alla follia pi assoluta, allistinto, alla fame. Fame di corpi, fame di piacere, fame di possessione. Perch l, in quel momento, si trattava proprio di possesso. Di indiscutibile appartenenza. E mentre gridava in preda al piacere, un ultimo pensiero coerente le attravers la mente, prima di venire catturato dalloblio delle sensazioni. Vieni, vieni per me. Io sono pronta a divorarti.

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LA SedutA  di Alberto Cecon

4 maggio

Di solito inizio dal collo. Le labbra si attardano sulla nuca, giocano coi lobi degli orecchi, esplorano le spalle. Poi scendo, lentamente. La lingua segue la linea della spina dorsale, fino in fondo, si sofferma sulle natiche. Quindi risale lungo il dorso, prima un fianco, poi laltro. Quando sono stanco della schiena, comincio a leccare le gambe. Prima dietro, gi lungo i polpacci, fino ai calcagni, poi davanti, dandole il tempo di voltarsi. Arrivato alle ginocchia, mi sposto allinterno delle cosce, che assaporo fino al limite del pube. Sfioro con la bocca la peluria umida e attraente, mi limito a lambire il bordo delle labbra, ma subito le lascio. Le far aspettare per accrescere la smania. Risalgo lungo il busto, lombelico mi distrae per lunghissimi secondi. Poi il mio viso sinsinua lungo il solco del seno ansimante, suggo la pelle fino alla base del collo. Finalmente scendo ai seni, volutamente trascurati. Li circondo, li assedio dolcemente. Dal basso verso lalto, dalla base alla punta, risalgo il duplice piacevole pendio. Assaggio i capezzoli larghi e turgidi, li stuzzico con lenti movimenti circolari della lingua, li mordicchio con estrema delicatezza. Lei ansima, mentre succhio. Temporeggio, procrastino il piacere, aumento il desiderio suo e mio, ma alla fine ridiscendo inevitabilmente tra le gambe divaricate, sudate, le ginocchia piegate. Lodore del suo umore minebria, mi confonde. Appena sono sopra il solco morbido e bagnato, inizio a stimolarle il clitoride. Quando i gemiti si fanno insostenibili, e la sento che sta gi godendo, immergo la lingua fino in fondo nella vulva tiepida e vogliosa. Ho voglia di venirle dentro, ma mi trattengo... E qui il sogno sinterrompe, ogni volta. Cosa significa, secondo lei? La dottoressa non risponde. Mi volto, sollevandomi sul gomito. Dietro di me, la donna distesa sulla poltroncina, la testa reclinata allindietro, gli occhi socchiusi. La camicetta parzialmente sbottonata lascia intravvedere il seno, che si alza e abbassa affannosamente. Sembrerebbe stia dormendo, se la mano infilata nella gonna non si muovesse ritmicamente allaltezza dellinguine. Venga linvito in un sussurro. Forse ha pi bisogno lei, di questo lettino. Come destandosi, mi guarda. Si alza, si avvicina. Si lascia spogliare docilmente. Si abbandona prona, come lho sempre sognata. Mi spoglio, mi sdraio su di lei. Inizio dal collo, come al solito.

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SCHiuMA  di Filomena

5 maggio

Devo lavarmi, ho bisogno di cancellare i miei ricordi, devo eliminarti definitivamente dalla mia vita. Non avremo un futuro insieme e adesso mi domando se abbiamo mai avuto un passato, una storia che possa dire di aver condiviso con te. Mentre penso a tutte le cattiverie che ti ho detto, mi tolgo i vestiti, ogni straccio un pezzo di ricordo che spero di riuscire a lavare via. Vorrei poter selezionare un programma con risciacquo extra nel mio cervello, come faccio con questa lavatrice. Lapparecchio sta l, a bocca aperta, quasi ad avvertirmi dellimminente catastrofe, eppure silenzioso, nemmeno si muove mentre io mi infilo nel box doccia. Lacqua fredda mi fa rabbrividire, i miei seni rispondono automaticamente allo stimolo, la schiena di scatto si flette allindietro, giro la manopola del miscelatore e senza pensarci afferro il tubo del bagnoschiuma. La spugna gialla disegna sul mio corpo una traccia bianca e profumata, solo adesso mi accorgo che ho sbagliato, questo non il mio ma il tuo bagnoschiuma. Inspiro intensamente, il profumo inebriante del tuo corpo mi invade le narici, mi fa tua, il mio cuore prende a battere pi forte, sento le tue mani su di me: hanno preso il posto della spugna. Voluttuosamente mi massaggiano i fianchi, si fermano sulle natiche per poi risalire fino al collo, mi baci lorecchio, lo mordicchi e dentro di me innumerevoli spilli colpiscono allunisono. Sto ansimando e mi piace. Il soffione lavora al massimo, io ci sto sotto a bocca aperta, il ticchettio dellacqua energico sulla mia lingua, mi riempie la bocca, due rivoli caldi scendono ai lati delle labbra dischiuse. Come un fiume continua a scorrere lungo il mio corpo nudo. Le tue spalle larghe sono cos forti, mi sovrasti, mi sento protetta, avvolta come una bimba nella sua copertina. Un calore improvviso mi travolge, con le mani cerco di estinguere il fuoco ma il risultato un altro. Lacqua non spegne il rogo, lo alimenta insieme al frenetico movimento delle mani e della spugna gialla. Sei dentro di me eppure non sei con me! Ti ho buttato via come si fa con le cose vecchie e inutili e invece servivi ancora a qualcosa. Sorrido, purtroppo tardi, non tornerai mai pi indietro. Con il viso in fiamme e il corpo cosparso di goccioline, esco dalla doccia. Guardo la lavatrice. Lobl completamente invaso di schiuma rossa, forse ho esagerato con il detersivo, spero almeno che tutto quel sangue, il tuo sangue, vada via dai miei adorati vestiti firmati!

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RoLe pLAy  di Alessandro Barbini

6 maggio

Entra. La afferra forte alla gola con le mani coperte da guanti di lattice e subito le chiude la bocca, la soffoca, quasi. Lei sente lodore dolciastro della gomma riempirle le narici fino a spaccarle il cervello. Si ribella, vuole disarcionare quellanimale che le piombato alle spalle. Ma lui pi forte, tanto pi forte, e la trascina per la casa in cerca di un posto dove stenderla. buio. cacciatore. preda. E l sul tappeto di corda la butta a terra, la tiene gi col suo peso, con tutto il peso del corpo. La faccia schiacciata, graffiata: dolore e odore; non pi dolce ma acre di polvere e sabbia, e il naso formicola e gocciola. La mano guantata raggiunge lintimo finora serrato, che cede alla forza. Si apre, la apre ed gi dentro tanto, troppo, e fa male. La paura fa posto al dolore. La rigidit fa posto al ritmo incombente, violento, costante. Non ci sono parole. Respiri, sospiri, ansimi, ruggiti, grugniti e alito caldo. Sul collo, nelle orecchie e fino alla bocca. Le labbra si sfiorano, con difficolt. E la bocca morde la sua bocca: sente il sapore del sangue, il suo sangue. dolce e caldo. E pensa al suo amore della vita, a quando la penetra dolcemente distesa sul letto e le bocche si incontrano in baci damore. Ma ora no. Sono colpi diversi di un uomo diverso: un muggito, un latrato. La possiede un animale feroce dai muscoli tesi. La sovrasta, la opprime, la tiene a bada. Ormai non reagisce. Si lascia fare. E continua e sembra che non debba finire pi. Vorrebbe che non finisse pi. Anche lei ora unaltra: lasciva, spudorata, in calore. E finalmente il piacere. Poi le parole: Mi sposi? S.

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Dorei  di Alessio Lazzati

7 maggio

Fluttuava. Bendata, percepiva il movimento. Era affondata volentieri nella tenebra. Solo respiro, pensiero e sensazioni. Le braccia legate dietro la schiena. Un solo piede nudo posato a terra sul tatami. Immersa in se stessa, estendeva i propri sensi. Olfatto e tatto rispondevano. Percepiva la fragranza delle candele. Toccava: con tutta la pelle, non con le mani. Corde robuste. Strette ma non dolorose. Attorno agli avambracci. Al seno. Tese i muscoli della schiena e quelli della gamba sinistra proiettata in alto, verso le spalle. Si vide nuda, il corpo scintillante nella penombra, rimodellato dalla canapa scura. Qualcosa le sfior la caviglia destra facendola sussultare: il piede fu chiuso in una stretta sicura e sollevato accanto allaltro. Oscill e credette di cadere. Impossibile. Fiducia. Totale e incondizionata. Invece un nuovo equilibrio. Un ultimo nodo. Non cadde, ma la tensione sul suo torace aument, come quella sulle spalle. La pressione attorno ai seni si acu. Forte e salda. Sangue afflu ai capezzoli e al viso. Le corde seguivano i movimenti del corpo. Strinse le cosce attorno a un nodo adagiato sul suo sesso e le sfugg un gemito. Lo sent vicino. Ruot ancora. In maniera costante e armoniosa. Era come lui le aveva promesso tre ore prima, quando si erano lasciati tutto alle spalle. Lei era diventata dorei, lui sensei. Laveva spogliata, lavata e massaggiata, aiutandola a sciogliere i muscoli. Le aveva parlato, anticipandole ogni cosa. Tutto per prepararla per lo tsuri, la sospensione, per quello che sarebbe stato immobilit e piacere al tempo stesso: non dolore. Non solo. Lei sapeva, ma il disorientamento sensoriale e leccitazione le avevano fatto dimenticare le promesse. La colse alla sprovvista. Sussult. Lo accolse. Inevitabile. Un dolore acuto e mirato. Sapeva che non avrebbe lasciato segni sulla sua pelle. Vibr al ritmo delle piccole punture. Visualizz gocce di cera rosse, mentre altre fitte le colpivano le caviglie, i polpacci, le cosce e le natiche in maniera metodica e calma. Contrasse ancora i muscoli del ventre e delle gambe. Trem e gemette pi forte. Ansimava. La pelle lucida di traspirazione. La benda le venne tolta. Il volto di lui a pochi centimetri dal suo. Le scost una ciocca di capelli. Appoggi le labbra sulle sue. Non sei la mia schiava pi di quanto io lo sia di te. Lei sorrise. Sollev la testa appena per annuire. Poi torn a lasciarla penzolare. Lui le baci la fronte. La bend di nuovo. Accese unaltra candela.

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IL FAZZOLETTO BLU  di Dante Bernamonti

8 maggio

Trovai il foglio nello strappo del sellino della bici. Ti scoperei subito, sono quella che ti fissava al bar prima, tu al banco, io al tavolino. Domani, allentrata del parco. Cadorna, alle nove, se mi vuoi. Fui incerto solo un attimo, se andare o meno. Da quando col coprifuoco erotico era stato vietato il sesso non onanistico, praticarlo in due o pi era diventato pericoloso, e al tempo stesso cos terribilmente eccitante che nemmeno mi stupii del messaggio esplicito e voglioso di quella puttanella, n ebbi dubbi dopo un solo attimo circa il da farsi. Alle otto scendevo dalla metro in Cairoli. Deciso ad arrivare a piedi prima dalla sconosciuta e poterla guardare di nascosto per decidere il da farsi. Aveva di certo notato, lei, al bar, la vistosa erezione chimica che sfoggiavo sotto i jeans scoloriti sul pacco. E il fazzoletto blu che usciva dalla tasca posteriore, il segnale segreto della setta degli irriducibili che, sfidando il trattamento di de-libido, segnalava a chi ne conosceva il senso il loro desiderio e la loro voglia di sesso. La vidi subito. La gonna cortissima. Seduta sulla panchina lasciava intravedere cosce ben tornite e scure oltre le calze che occhieggiavano dalla mini. Certo che osa, pensai. La camicetta aperta fino a mostrare lombra del seno, il solco tra le coppe serrate dal tessuto nero che spiccava malizioso. Certo che non vuole lasciarmi alcun dubbio, mi dissi. Allora in cui presi posto con lei sulla panchina non cera quasi nessuno al parco, lorario di lavoro ridotto dopo la crisi del 2020 faceva s che fino a mezzogiorno tutti lavorassero, e solo dopo si vedesse gente in giro per le attivit sociali e culturali del Programma di Rinascita. Non disse nulla, quando le infilai la mano tra le cosce. N quando cominciai a baciarla, spingendole la lingua in fondo alla gola come una serpe. N quando le mie dita scostarono il pizzo dello slip, oltre le splendide e ormai quasi obsolete autoreggenti. Fu quando infilai le dita nel taglio umido, che lei port le mani sotto la gonna. Le manette scattarono allistante, sincrone. Si ricompose alzandosi ed esib il distintivo della Squadra Antisesso. Fu allora che vidi laltra avvicinarsi. E la poliziotta baciarla golosamente sulle labbra. La barista. E brava Viola, puttanella. Ancora tre maschietti, mi promuovono e straccio il tuo verbale. Devo ammettere che mi eccitai tantissimo. Soprattutto quando si toccarono i seni, davanti a me, prima che il cellulare mi caricasse.

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IL piAno ConFidenziALe  di Paola Favilli

9 maggio

Notavo da mesi, in ascensore, la sua presenza. Saliva ai piani superiori, i piani confidenziali. Lo osservai. Anche lui lo faceva, senza nasconderlo. Divent un pensiero fisso. Qualche giorno dopo lo incontrai. Una mattina mi avvicinai allascensore per scendere al 4 piano. Dopo qualche secondo si apr, e lo trovai davanti a me. Sentii subito i suoi occhi addosso. Fui a disagio, ma anche affascinata: alto, capelli corti neri, occhi marroni, sguardo provocante. Il suo corpo atletico, nascosto da un completo grigio, stimolava la mia fantasia. I nostri sguardi sincrociavano furtivamente. I suoi occhi aderivano alla mia scollatura. E i miei sul suo petto vigoroso. Mi si avvicin, quasi per baciarmi, e disse: Ti aspetto alle 18 al piano terra. Arriv lora del nostro incontro. Prendemmo lascensore e senza dire nulla lui pigi il tasto numero 20. Non mi ero mai accorta che ci fosse: lattico, piano a me sconosciuto. Ladrenalina mi assal. Per 20 piani ci stuzzicammo. Arrivammo e ci trovammo subito in una stanza circolare. A sinistra un minibar, al centro un grande letto con lenzuola rosse. Sentii il suo respiro scendermi lungo la schiena. Le sue mani mi strapparono via il vestito. Mi prese i capelli, li tir e mi baci il collo, con passione. Si strinse a me e sentii la sua eccitazione esplodere. Il suo pene era duro, caldo. Mi girai e lo spinsi verso il letto, mi sfilai il perizoma, allargai le gambe e mi feci leccare mentre gli succhiavo il pene come se fosse una divinit a cui sottomettermi. Lo sentii urlare quando gli stimolai i testicoli. Mi prese in braccio, mi appoggi al muro, mi strinse le gambe attorno ai fianchi e inizi a penetrarmi, con forza. Urlai e lo sentii indurirsi. Mi spost a terra; mi alz le gambe e continu a scoparmi: ero la sua preda, la sua schiava. Mi misi gattoni facendomi scopare e schiaffeggiare le natiche. Ansimava mentre mi penetrava con violenza, e io con lui. Sentii che il suo pene stava per esplodere. Io venni. Dopo qualche istante mi girai, lo presi in bocca e lo succhiai, lo leccai. Scoppi tra le mie labbra, gridando maestosamente. Sono tornata allascensore, il giorno dopo, ma lui non cera. Ho cercato sulla tastierina il ventesimo piano, ma lultimo era il 19. Lattico non esiste pi. Forse non mai esistito. Lo aspetto ancora ogni giorno, sperando che ricompaia, che faccia riapparire quel magico pulsante per il ventesimo piano. Ma forse stato troppo bello per essere vero.

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IL GIOIELLINO  di Fatima Cardoso

10 maggio

Non so bene come iniziare questa lettera, ma se guardi allinterno della busta potrai indovinare le mie intenzioni. Ti ricordi la nostra prima volta? Lo ammetto; stata indimenticabile. Ed stato lui a renderla particolare. Lui, il nostro gioiellino, si intromesso nei nostri destini ed stato il tramite perch ci incontrassimo una seconda volta, e poi una terza Tanti altri uomini hanno avuto il mio corpo, ma le notti si confondono nella mia mente, tutte uguali; sesso fatto per dimenticare, per cancellare me stessa. Ma la prima notte in cui mi hai scopata stata diversa. Eravamo due sconosciuti in cerca demozione, di sfogo, di peccato, di liberazione. Mi ricordo come accarezzavi il mio corpo, come la tua lingua morbida mi sfiorava i seni, come il tuo sguardo languido mi ha guardata dentro, quando mi sono aperta per te. Mi sono inondata per riceverti per intero, lungo, fino in fondo, dentro di me, fino allesaurimento. Poi i nostri corpi sudati, sazi; e te ne sei andato. Non mi hai detto niente, eppure te neri accorto, anzi, te ne sei approfittato; hai preso al balzo lopportunit di rivedermi. Sapevi che i miei erano appuntamenti di una sola notte, ma hai atteso il giorno seguente e sei venuto a riprenderlo. Abbiamo scopato ancora e, da allora, tante altre volte. Ma io appartengo a un solo uomo: quello che non c e mai ci sar. Lo cerco - senza mai trovarlo - nei corpi che mi cavalcano e che mi fanno godere. Li uso e li getto. Una sola notte. Per tu hai trovato il modo per rivedermi. Mi hai lasciato un tuo ricordo e il giorno dopo sei venuto a riprenderlo. E me lhai regalato. Come un pegno. Come un legame. Lho accettato. In queste ultime settimane ho tenuto il nostro gioiellino, ma ora non lo voglio pi. diventato unossessione, un legame troppo stretto. Lui sempre l, a ricordarmi che tu ci sei nella mia vita. Ora te lo restituisco. Lo trovi dentro la busta. Con lui cancello il nostro legame. Lavevi perso dentro di me con il tuo seme, quella prima notte. Non me lavevi detto, eppure te neri accorto. Lhai usato come pretesto per rivedermi. Ti restituisco il tuo piercing, lanellino che avevi sul prepuzio e che mi avevi regalato. Ora il nostro vincolo spezzato. Sono la donna di un uomo che non esiste, e come tale appartengo a tutti gli altri. Non cercarmi mai pi. D.

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DeMone  di Lucia Ferrone

11 maggio

Labbandono assoluto, non c una via di mezzo. Lasciarsi andare non rende minimamente lidea. E lei lo sapeva bene: lo sentiva nella morsa delle corde che le stringevano i polsi, che tracciavano sul suo corpo disegni intricati stringendo e costringendola immobile. Lo sapeva nel buio della benda che le copriva gli occhi. Poteva quasi sentirlo sorridere, gli occhi rossi sfavillanti e i denti un bagliore candido nella notte, mentre la contemplava. Non aveva chiesto di amarlo, ma lui, prepotente, si era infilato nel suo cuore, nelle sue viscere, togliendole ossigeno e pace. Togliendole tutto, perch solo perdendo se stessa riusciva a sentire. Non sapeva nemmeno se fosse tipico della sua razza, quel tipo di gioco, e nemmeno le importava: ne aveva bisogno. Percepiva le dita che la carezzavano, seguendo il disegno delle corde e imitate dallumida scia della lingua, portandole via un po di coscienza a ogni centimetro. Sent le mani chiudersi sui seni e stringere i capezzoli, facendola gemere per quel misto inscindibile di dolore e piacere di cui non poteva fare a meno, e poi le sent insinuarsi in lei. Toccarla, ma mai abbastanza; penetrarla, ma mai abbastanza. Un gioco feroce, una tortura sublime di cui avrebbe chiesto ancora e ancora, e da cui chiedeva sollievo allo stesso tempo; che le faceva rombare il sangue nelle orecchie e contrarre una morsa allaltezza del cuore. Un desiderio cocente e feroce che ruggiva come un animale in gabbia. Istintivamente cerc di inarcarsi contro la mano che giocava col suo piacere, ma era immobilizzata, e le corde stringevano. Lo sent ridere sommessamente al suo orecchio, e si immagin uno dei suoi sorrisi sardonici da cui si sentiva sempre spogliata. Le dita cessarono per un momento, tornando a indugiare sul suo corpo e lasciandola con un desiderio umido e pulsante, insopportabile. Chiuse gli occhi, oltre il buio della notte, oltre il buio della benda, nel luogo dove perdeva e ritrovava se stessa, e lasci che il corpo avesse ci che gli spettava, fuori dal tempo e dallo spazio, in un posto la cui unica dimensione era il piacere. Quando lui mise fine alla tortura delle dita, penetrandola, lorgasmo reclam la sua vittoria, violento e prepotente come lui, lasciandola stordita e senza fiato. Piano piano la marea riflu, e il mondo riapparve. Lui le sorrise, gli occhi che bruciavano come torce e i capelli bianchi illuminati dalla luna. Ancora una volta era scesa allInferno, ritrovando se stessa.

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PRIV  di Andrea Viscusi

12 maggio

Vengo qui una volta a settimana, di solito il gioved. Nel weekend il locale pieno di ragazzetti che bevono, gridano, fischiano. Con quella gentaglia non c modo di rilassarsi e contemplare lo spettacolo sul palco. Le chiamano artiste. Ed proprio la parola giusta. Bisogna avere un talento particolare per fare del proprio corpo uno strumento capace di evocare sensazioni cos profonde, cos vere. Se larte tutto ci che smuove le emozioni del pubblico, allora queste ragazze sono davvero delle artiste. Sul palco c una bionda dai capelli a caschetto. Non la vedo spesso, ma dovrebbe chiamarsi Alina. gi passata al topless, anche se non ha molto da mostrare: i suoi tentativi di stringere il palo fra le tette risultano comici. Ma le gambe lunghe e lisce formano un culo che vorresti mangiare. Sto seguendo le sue evoluzioni quando in fondo alla sala scorgo Elettra. Lei mi riconosce e si avvicina lentamente, non tralasciando di ondeggiare i fianchi perfetti. Ora che c lei, per me Alina non esiste pi. Elettra si siede su di me e mi piazza un bacio sulla guancia. Ciao! esclama. Ciao, stellina. Tutto bene? Non una gran serata. Mi accarezza un orecchio mentre parla, e io le poso una mano sulla coscia, assaporando con le dita la pelle morbida e tiepida. Ti va un priv? mi chiede poi. Certo. Adesso? S. Vieni. Si solleva con grazia e mi prende per mano. Io mi lascio trascinare, pregustando le meraviglie che mi aspettano nella stanzetta buia. Sono solo dieci minuti, ma sembra di vivere fino in fondo ogni battito del cuore. Appena entrati mi stende sul divanetto. Chiude la tenda e mi sorride maliziosa. Comincia a sfiorarmi il volto con la punta delle dita, poi le passa sulla nuca, si avvicina facendomi respirare il suo alito. Le mie mani si fanno voraci. Le muovo con labilit di un pianista e tasto, palpo, stringo. Tutta quella carne, quel soffice universo di piacere. arte. Il gonfiore nei miei pantaloni evidente. Lei lo nota e finge sorpresa. Quando torner a casa dovr farmi una sega, questo certo. Si mette di spalle e, chinandosi, preme il sedere contro di me. Ondeggia, su e gi, la schiena si flette come quella di un gatto. Lerezione si fa dolorosa. Allungo le mani ad afferrarle il seno, e sento che la perfezione, che potrei morire qui, e poi Poi i dieci minuti sono finiti. Elettra si riveste. Sospiro. Sei la migliore, stellina. Sorride. Pago direttamente a te? Offro io, pap. Un altro bacetto frettoloso. Ciao, saluta la mamma.
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TEMPUS FUGIT  di Giulio Ugg

13 maggio

Finalmente lei qui, davanti a me. In tutta la sua radiosa bellezza. Lo so, un luogo comune quello che vuole che ogni donna appaia agli occhi del proprio amato come la pi bella del mondo, ma che volete farci, quando si innamorati come lo sono io, il cuore prende il sopravvento su ogni altro organo. Occhi compresi. Lei distesa, nuda e innocente come quando venuta al mondo. Ho quasi paura a toccarla, sembra una bambola di porcellana. Starei delle ore solo a guardarla, ma non c tempo. Abbiamo solo pochi minuti per noi e non ci sar un altro incontro. Il desiderio dentro di me urla di impazienza. Non ce la faccio pi. Le sfioro con un dito la bocca, ne seguo i contorni, poi scendo lungo la gola e verso quel petto florido, quei seni meravigliosi su cui in tanti hanno perso la testa. I capezzoli sono due chicchi di caff su cui appoggio le labbra. Li titillo, li bacio dolcemente mentre la mia erezione cresce fino a farmi male. Vorrei liberare il sesso furioso ma mi devo trattenere. Non posso fare altrimenti. Ma le mani... oh, s, le dita e la lingua non possono e non devono fermarsi... esploro ogni centimetro di quel corpo sensuale con delicatezza e passione, con tutti i miei sensi. La fragranza della sua pelle quasi cancella anche quel poco di autocontrollo che mi rimasto. Le curve del suo corpo come una mappa del piacere. Un mondo inesplorato in cui perdersi e morire. La lingua sta ancora guizzando avida sul suo sesso quando il mio orologio tintinna. Il cuore mi va in frantumi sotto una serie di spietati bip bip. Ho giusto il tempo di darle una carezza e di rubarle un ultimo bacio prima di iniziare a ricomporci. La rivesto con quegli abiti allegri e colorati che aveva in quella foto che sua madre tiene vicino al letto. Sento bussare leggermente alla porta. Mi avvisano che i parenti sono arrivati. Il funerale pu cominciare.

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UNALTRA LUNA  di Paolo Costantini

14 maggio

Occhio alle pareti, ci aveva detto con una strizzatina docchi il tecnico della Stazione Spaziale prima di lasciarci soli in una grande cabina a vetri, con vista mozzafiato sul nostro pianeta: la celebre Stanza del Sesso. Non preoccuparti, da laggi non ci vedono, le dissi mentre avanzavamo a forza di braccia lungo un corrimano. E ora, mi chiese lei, come facciamo? Come abbiamo sempre fatto, risposi. E mi lasciai andare nellaria tentando di spogliarmi. Non lavessi mai fatto. Mi ritrovai alla deriva, imbozzolato nella maglietta, gli slip legati alle caviglie, e mi stampai sulla vetrata. Il tecnico sapeva il fatto suo. La mia compagna si era gi liberata dai vestiti e se la rideva, ben salda al corrimano. Lassenza di gravit cosa ben strana. Niente letto su cui distendersi, niente comodino su cui tenere fazzoletti e preservativi. Se sei un uomo, senti il tuo orgoglio maschile agitarsi in tutte le direzioni come unalga paffuta in balia di correnti imprevedibili. Devi ammettere che principio di inerzia, principio di azione e reazione e via dicendo, non erano solo brutti ricordi del liceo. Dedicammo una decina di minuti a familiarizzare con lambiente: evoluzioni, tuffi da parete a parete, abbracci in aria con movimenti da polipo impacciato. A un certo punto la mia compagna parve illuminata da un lampo di genio. Con la schiena al vetro afferr un corrimano a braccia aperte, incastrando i piedi in un altro corrimano. Spensi subito le luci: mi trovai davanti una splendida donna vitruviana illuminata dal disco terrestre, unaltra Luna sospesa nel nero cosmico. La raggiunsi con un tuffo, senza nessun timore di sciabordii al basso ventre. Camminavo con le mani sul suo corpo, lo esploravo con dita e bocca, frugavo ovunque. Non ricordavo di averla mai sentita gemere con quei suoni melodiosi. Ben presto mi fermai. Ero troppo eccitato, e con gli occhi semichiusi mi figurai il rischio: un treno di sferule traslucide e palpitanti, destinate ad attraversare indisturbate la cabina e spiattellarsi sulla parete opposta. Non se ne parla proprio, pensai quasi ad alta voce. Mi ancorai al corrimano e la penetrai tenendomi ben aderente al suo ventre. Il piacere fu quasi istantaneo per entrambi. Senza uscire, la abbracciai e le dissi di staccarsi dal corrimano. Restammo immersi a lungo in quella piscina impalpabile, di fronte allo Sri Lanka che pareva una goccia staccatasi dal triangolo indiano, in un silenzio irreale rotto solo dai ronzii di qualche macchinario.

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PoCo iMportA  di Gaia Cremascoli

15 maggio

Sono unghie che graffiano il muro e vi si aggrappano come se potessero scavarvi dentro e sgretolare e distruggere. E nascondercisi. Ed anche laria densa calda e appiccicosa sulla pelle, lafa ristagnante nel cuore e nei respiri ansiosi. Il peso di arti che non ti appartengono addosso, vicino, vicino, il caldo. Il caldo. Il rumore umido e sciabordante di bocca che si strofina su carne sudata, e il caldo che ti comprime la gola, riempie i polmoni e schiaccia lo sterno, stringendoti lo stomaco in una morsa nauseante. Sai com iniziata: un locale affollato e sguardi insistenti, parole che non ascolti nemmeno pi, sorrisi artefatti, il tutto in funzione di unattesa che scorre pigra, attorno al bordo sporco di sale del tuo Margarita, finch uno di quegli sguardi - uno qualunque, sono tutti uguali - non ti provoca quella scarica elettrica necessaria a mettere in moto la serata. E continua con inseguimenti brevi, e altre parole che non ascolti nemmeno pi - sono tutte uguali - piccoli rituali a te ormai completamente inutili. Poi, finalmente, il fuoco. Che sia un muro ruvido, un sottoscala sporco, un letto - il tuo, il suo, quello di altri - poco importa. Quello che importa linfrangersi dei corpi uno sullaltro, i brividi violenti, gli spasmi che ti mozzano il respiro e ti spalancano alla terra, ti restituiscono al mondo. Quello che importa sono i sospiri densi luno dentro laltro, e quel caldo insopportabile che lunica buona ragione per continuare a piantare le unghie. Nei muri o nelle schiene sudate di sconosciuti bendisposti, poco importa. Ogni risveglio, un presagio di morte. Un presagio di morte che ti chiude la gola e ti trasforma il sangue in ferro bollente, laleggiare preciso e sgradevole di un sussurro che non hai intenzione di ascoltare, per capriccio e cocciutaggine. Ogni risveglio lidea precisa ed elegante del tuo stesso esistere da preservare da una corruzione che ti sembra vecchia di secoli, ma che non ha nemmeno la forza di graffiare il marmo brillante che ti circonda. Ogni risveglio la cognizione del proprio corpo pieno di schiuma densa, melma putrescente che ti avvelena lentamente e senza via di scampo. Sai com iniziata, sai come inizia ogni volta. Quello che non sai se questo rincorrersi finir mai. Ma forse anche questo poco importa.

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IL PoStino  di Danja Batista

16 maggio

Lo sent entrare in ufficio come ogni giorno, cos alz la testa cercando di non farsi notare, in modo da poterlo osservare di nascosto. Solitamente le piaceva soffermarsi sui suoi pettorali, per poi passare a rimirare quel fondoschiena perfetto quando lui si voltava per uscire. Quel giorno, per, non riusc a farlo, perch lui la not e i loro sguardi sincrociarono. Fu un attimo. Prima che se ne rendesse conto lui era gi l, le aveva girato la sedia e laveva sollevata di peso per poi baciarla con ardore. Quelle labbra cos sensuali sulle sue, indelicate e forti, che da mesi aveva desiderato si posassero su di lei. Riusciva a sentirne il sapore: caff. Lei adorava il caff. Avrebbe potuto continuare a farsi baciare in eterno, se solo non avesse avuto necessit di riprendere fiato. Quando le labbra delluomo si separarono dalle sue si sent persa, ma lui riprese a baciarla scendendo lungo il collo, togliendole la camicetta con foga, strappandole tutti i bottoni. Con un gesto rapido lei liber i capelli dallaustero chignon, facendoli ondeggiare sulle spalle, poi lo strinse, avvicinandolo a s: voleva avere sempre di pi, voleva sentire le sue mani sulla pelle. Affond le dita nei suoi capelli, sospirando, mentre sentiva la sua bocca giocare con i suoi capezzoli, le sue mani che scendevano sempre pi. Lui la spinse sulla scrivania, facendosi spazio malamente fra i fogli e la cancelleria, rovesciando penne e plichi di carte sul pavimento, mentre riprendeva a baciarla e le strappava le mutandine da sotto la gonna. Lei gli tolse la canottiera e si aggrapp a lui, intrecciando le gambe dietro il suo culo perfetto, graffiandogli la schiena, mentre le sue mani le premevano sulla pelle, ruvide, delicate e avide allo stesso tempo. Aveva desiderato da mesi di poter avere su di s quelle mani, a possederla in quel modo... Federica? ... di sentirlo pronunciare il suo nome fra i gemiti... Federica. ... possibilmente non troppe volte. Doveva baciarla, ancora e ancora... Federica! Uh? Non starai fantasticando di nuovo sul postino, vero? Chi, io? La collega la guard scettica e le gett un plico di documenti sulla scrivania. Lei sospir delusa, guardando il bel fondoschiena del postino uscire dallufficio, e sper ardentemente di poterlo toccare davvero, prima o poi...
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Non erA StAto diFFiCiLe  di Paolo Guiducci

17 maggio

Era giovane e bello. Aveva enormi occhi nocciola, capelli rosso fuoco e si agitava sinuoso, vicino al palco. Manuel laveva notato subito: la sua schiena era liscia, le gote e il collo resi lucidi dal sudore; cosa non avrebbe dato per affondarci i denti. Non era stato difficile. Essere il bassista di un gruppo - per quanto scalcinato - bastava a rendersi affascinante a sufficienza. Dopo il concerto laveva puntato, seduto in un angolo del locale: una manciata di secondi e stavano parlando. Era venuto da solo - gli diceva - perch ai suoi amici la musica grunge non piaceva. Si era fatto un viaggio allucinante in corriera, per venire a sentirli suonare. Manuel sorrise come sorride il cacciatore. Non era stato difficile. Le sue gambe erano morbide e carnose: ci affond il volto, appoggiandosi alla parete ruvida del camerino da due soldi che era stato concesso a lui e ai suoi compagni. Era tutta questione di ritmo, come nel basso. Bastava toccare le corde giuste nel momento giusto. Tracci strisce di saliva, sottili come tele di ragno, percorrendo la lunghezza prima della gamba, poi del sesso del ragazzino. Il sapore del suo seme era dolce come la sua carne rosata: che fosse fatto di zucchero? Ehi, fammi sentire la tua voce, dai. Per evidenziare il concetto, and a stimolare, con movimenti concentrici della lingua esperta, lapertura del ragazzo. E lui si fece sentire, eccome. I suoi capelli sembravano brillare, sotto la luce artificiale della lampada; il rossore diffuso faceva sembrare ancora pi bianca la pelle del petto glabro, delladdome invitante. Il bassista si alz dalla posizione raccolta in cui si trovava, facendo rigirare il rosso verso la parete: vi si premette contro, facendogli sentire bene tra le natiche la consistenza della sua erezione, non pi inguainata nei pantaloni di pelle scura. Gli soffi contro un orecchio, facendolo rabbrividire: il fatto che non fosse molto avvezzo al sesso era evidente, ma la cosa pareva stimolarlo ancora di pi. I capelli neri gli si stavano appiccicando alla nuca e alla fronte: li scost con un rapido gesto della mano, dopodich spinse il ragazzino verso la scrivania davanti a loro, facendolo sedere sopra. Manuel lo osserv da capo a piedi unaltra volta; poi, allargandogli le gambe con decisione, affond in lui con una fluida spinta. Il rosso gemette di sorpresa e di piacere, tendendosi. Non era stato difficile.

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ALCHIMIA  di Alessio Gradogna

18 maggio

Quella sera sei entrata nella Tana con la tua consueta aria circospetta. Ti sei seduta, guardandoti intorno un po imbarazzata, cercando le parole, osservando tutto e niente. Hai sfogliato un libro, lhai rimesso a posto, ti ho offerto una birra. Il silenzio fluttuava sovrano in una nuvola ovattata, sussurrando alla notte un consiglio di speranza e una nota di passione. Sono andato un attimo nellaltra stanza, lasciandoti sola. Due o tre minuti, non di pi. Quando sono tornato ti eri gi tolta le scarpe, e te ne stavi accucciata sul divano, a piedi nudi. Ti ho vista, e in quel momento, con quellunico gesto di sicurezza e intimit, mi sei entrata nel cuore. Hai invaso con prepotenza il mio cervello gi saturo di complicazioni, hai girato le carte e calato una scala beffarda, hai raggirato il sole dei nostri comandamenti per issarti oltre il semplice peccato. Poco dopo la malattia che mi ha invaso, folgorando i miei sensi, ha deviato verso linfinito. Ho visto il tuo corpo divenire infuocato, spietato, assetato. Ho conosciuto le tue labbra, ho gettato i tuoi vestiti nel vento, ho ammirato il tuo corpo nudo e caldo. Mi hai preso la mano conducendomi verso il letto. Ho assaporato il tuo odore, leccato la tua pelle, toccato il tuo piacere, esplorato i tuoi segreti pi nascosti, goduto i tuoi umidi sospiri, occupato il tuo sesso disposto ad accogliermi senza inibizioni... E tu hai ricoperto di gemiti il quadro della nostra straordinaria avventura, hai bevuto fino allultima goccia il frutto del mio tornado impazzito, hai abbandonato la ragione per perderti con me nellabisso del gusto salato dellEros. Una volta finito ti ho accarezzato i capelli e le guance, per ore. Hai baciato il mio braccio sicuro, ti sei annidata al mio fianco come un pulcino in cerca di conforto. Hai smesso la maschera della donna decisa e sicura di s per tramutarti nuovamente in una semplice ragazza in cerca daffetto. Il mattino dopo sei andata via, in fretta, spinta da unirrefrenabile voglia di fuga. Sei svanita nel nulla come nebbia polverosa. Mi hai ingiustamente rinnegato, e hai ucciso sul nascere ogni possibile futuro. Non ti rivedr pi. Lo so. Ma non scorder mai il tuo sorriso complice, il tuo corpo brulicante di eccitazione, i tuoi sospiri, il tuo sapore, limmagine di te accoccolata a piedi nudi sul divano, linondata purezza della tua essenza intrisa di mistero, la nostra speciale intesa. Perch il Sesso unAlchimia.
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SerAtA Con SCrittore  di Federico Storni

19 maggio

Cara lettrice, due premesse prima di iniziare. Primo: questo non un racconto, una dichiarazione dintenti. Sto per dirti cosa far se mi inviterai a casa tua. Secondo: prima di leggere oltre, cerca una mia foto su Google. Se non la trovi, contattami: te ne mander una. molto importante che tu lo faccia, perch potresti prendere questo mio scritto per finzione, mentre io sto facendo dannatamente sul serio. Voglio dimostrarti che sono reale. Dal momento che mi aprirai la porta, non parler. Ti vedr per la prima volta e il mio cuore accelerer: sei bellissima. Avr dei fiori con me. Sono per te. Mi farai entrare. Forse mi offrirai da bere, o qualcosa da mangiare. Potrai parlarmi e sfogarti, raccontarmi di quanto siano stronzi e porci ed egoisti certi uomini che hai conosciuto, oppure non fare nulla di tutto questo. Io ti ascolter, annuir, sar sempre dalla tua parte, e mentre parli penser che ti amo e avr piet di quelli che si sono stufati di te e non capir come sia stato possibile. Avremo bevuto, e finiremo in camera da letto. Ci sar un lieve imbarazzo impacciato, che sar indimenticabile. Ti abbraccer quando sarai girata e ti bacer sul collo, appena sotto lorecchio. Ti girer e saremo vis--vis. Mentre ci spoglieremo non riusciremo a smettere di baciarci e le mie mani accarezzeranno ogni centimetro di pelle scoperta. Una volta nudi ti far coricare e ti bender. Dalla bocca scender al collo, poi al seno, poi al pube. Mi riempir del tuo odore. Bacer e mordicchier piccole e grandi labbra per un tempo che parr eterno: solo quando penserai di non farcela pi passer al clitoride. Poi prender un fallo. Sar dentro di te. Poi, un altro. Entrer dietro. Piano. Lentamente. Nessun dolore, solo piacere: linfrangere un taboo aggiunger eccitazione a eccitazione. Mi girer. Avrai il mio sesso in mano. Scatter al tuo tocco. Masturbalo, se vuoi. Ti dar un fallo piccolo. Usalo. Si chiama prostata. il nostro punto G. Sapevi? Tu ci sarai quasi. Aggiunger un dito. Alla lingua. In controtempo. Fino. Allorgasmo. Poi, staremo abbracciati finch lo vorrai. Infine, me ne andr. Non ci sar una seconda volta, non vorremo rovinare qualcosa di perfetto. Cercami, ti sto aspettando.

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CALze di nyLon  di G. Dummy

20 maggio

La donna mi prese la mano e se la fece scivolare lentamente tra le cosce. Erano coperte da sottili calze di nylon, che lasciavano al tatto un piacere ruvido e sensuale. Allimprovviso mi sentii estraneo a quella situazione a dir poco imbarazzante, il corpo invaso dalloscura fiamma del piacere. Mentre sfioravo la sottile pellicola che separava la sua carne dalla mia sentivo la donna gemere silenziosamente, al ritmo delle accelerazioni frequenti del tram sul quale stavamo viaggiando. Non avevo mai visto quella donna. I pochi passeggeri appesi alle maniglie sembravano non accorgersi di nulla, tanto meno lei si curava dei loro sguardi. Era immobile, lo sguardo fisso sul finestrino dove le insegne al neon si rincorrevano lungo la strada. Cominciai a toccarla pi a fondo, creando piccole increspature nelle calze di nylon, fino allinterno coscia, dove trovai una piacevole sensazione di calore. Quando lei scost leggermente le gambe, per permettermi di muovermi meglio, sentii un leggero profumo effondersi nello spazio circostante. Mi sentii scoppiare. Cercai in qualche modo di nascondere la mia erezione, accavallando le gambe. Non riuscivo a parlare. Qualsiasi parola pronunciata in quel momento sarebbe stata banale. Mi limitai a fissare il riflesso dei suoi occhi nel vetro del finestrino, immaginando unintensa notte di sesso con lei. Mi chinai ad annusarle il collo, con discrezione: la sua pelle odorava di pulito. Con la mano premetti sulla fessura, che sentii bagnata attraverso le calze di nylon. La donna gemeva con eleganza, la stessa con la quale allimprovviso mi scost la mano girandosi a guardarmi. Dovrei scendere disse. Rimasi inebetito. Si fece spazio tra le mie gambe e usc nel corridoio, mostrandomi le spalle. Prenot la fermata e scese pochi istanti dopo. Io rimasi immobile, inchiodato al mio posto. Il tram ripart.

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InnAFFiAtA  di Vittorio Catani

21 maggio

Cerano momenti in cui lei, invece di inveire contro di me, o fare i capricci, si atteggiava a bambina. Si fa per dire. Credo sapesse benissimo di starmi provocando, ne era perfettamente consapevole. Come quella volta in albergo, di pomeriggio. Era piena estate. Ormai da mesi ne combinava di tutti i colori, certo aveva un altro amante. Stesa sul letto, abbronzatissima come sempre - io mi limitavo a giacerle accanto - si sfil gli slip neri, restando completamente nuda, e disse qualcosa sulla peluria del suo pube, che pareva stesse imbiancando. Voleva che facessi un controllo. Guardai da vicino: forse s, appena, qua e l. Non facevamo lamore da settimane, mi rifiutava, spariva per giorni interi. Nelle narici mi giungeva diretto il suo odore, a me ben noto. Secondo lei, ora dovevo aiutarla a togliere, uno per uno, i peli del suo Monte di Venere che accennavano a sbiadire. Chi poteva pensare che non ci fosse una provocazione? Ma una provocazione contorta, ambigua, perversa, perch (evidentemente) non voleva apparire vecchia, non certo per me, ma per qualche altra persona. E io, come stregato, da masochista, da succube, stavo al gioco. Pur di averla vicina. Pur di rivederla una volta - dopo tanto tempo - nuda, sentirne gli odori, toccarla, accarezzarla facendo finta di non farlo. Ma quella volta and diversamente. Dopo quasi unora di ricerche della peluria candida e di inevitabili toccamenti dei suoi genitali - che lei accoglieva con squittii di sdegnata protesta - le dissi: Ora, cara, sono al limite. Non credere di farla franca. Ero carico da scoppiare e le montai sopra. Si ribell, ma debolmente. A ogni modo, passata la formale protesta iniziale, lei mi lasci fare. Non potevo avere un rapporto completo, sospettavo fosse nel periodo fertile (lo era continuamente). Ho sempre avuto uneiaculazione abbondante. Me la strapazzai e gustai per lunghi, preziosi minuti, giusto per farle scontare una minima percentuale delle sue malefatte; poi, appena avvertii che stavo per esplodere, mi sollevai. Mi alzai letteralmente in piedi sui materassi, e diressi il fiotto di sperma su di lei, inondandola dalla faccia ai piedi; un getto come da pompa di giardiniere che non finiva mai, andava su e gi. Ebbe solo la forza di ripararsi il viso con le braccia e gridare in segno di protesta: Emilio! Poi - mi ero completamente svuotato, evviva! - si sollev grondante, in silenzio, e and in bagno a sciacquarsi.

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QUANDO PISCI IN UN CESSO BIANCO,  NON GUARDARE IN BASSO di Marco Baldini

22 maggio

Fai piano o ci sentono sussurra tra i denti; mi preme una mano sulla bocca, quasi soffoco. Geme, quasi impercettibilmente, e io tremo. Il suo corpo nel mio. La mia pelle, che aderisce alla sua, una mappa di piaceri. Toglie la mano e mi sforzo di non ansimare troppo; mi resta sulle labbra un sapore salaticcio di sudore, sesso e storie da raccontare sotto le lenzuola. Il tuo corpo fantastico mi mormora mentre fa scorrere la punta delle dita lungo il mio torace; mi preme le unghie nelle cosce, mi fa male. Il mio corpo fantastico. Il mio corpo ci che pi desidera al mondo. Il mio corpo - il mio corpo - gli appartiene. E tutto si dissolve; io mi dissolvo. Di me, nulla pi che trame di carne e sperma. Dio lo maledica perch lamai. Dio mi maledica perch mi fece di carne. Il tuo corpo fantastico ripete, ossessivo, mordendomi il collo; il letto scricchiola. Altri morsi e i nostri sessi sfrigolano. Sento il muro freddo dietro le spalle, le lenzuola umide sotto le dita. Il banchetto sta per terminare. Il suo respiro si fa pi incalzante, minvade i polmoni: lorgasmo ci spezza infine ogni muscolo. E lui mi lecca, mi spolpa lanima; il mio corpo nel suo. Poi saccascia e si addormenta accanto a me. Sono a pezzi, ma riesco ad alzarmi e mi dirigo in bagno a piedi nudi. Tac, tac; cos questo suono? Ogni passo un ticchettio Apro la porta, accendo la luce e - tac, tac - mi specchio: orrore. Di me, solo ossa; di me, solo uno scheletro insanguinato. Mi guardo le mani: metacarpo, falangi rosse; gocce di sangue sul pavimento. Trascino le dita ossute allo specchio: tracce di me che svaniranno presto. Il seno non c pi. Qualcosa poi cade a terra, in un tonfo sordo: il cuore. Losservo. Palpita, debole, palpita. Il mio uomo s guardato bene dal non mangiarlo. Lo raccolgo, finch batte, e lo getto nel gabinetto; tiro lo scarico, ma quello resta a galla. Mi volto e torno a letto: lui dorme beato, imbrattato del mio sangue, certo che non mi vedr muovermi mai pi. Mi stendo vicino a lui, carezzandolo e dannandomi per non avere pi labbra con cui baciargli la fronte; resto immobile, per un attimo, chiedendomi cosa dir domattina quando vedr il cuore della sua donna nel cesso bianco di casa sua spero vivamente che non sarrabbi, se glielho intasato. Finalmente maddormento anchio, con lodio di Dio che mi cola lungo gli zigomi e poi muoio?
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TerApiA  di Andrea Della Bidia

23 maggio

Sono giorni che osservo i suoi occhi: ha paura. Avesse capito qualcosa di me, farebbe bene ad averne, ma cos mi offende, quasi. Mi crede malato. Tutti qui mi credono malato; mi hanno chiuso in questo cubo bianco senza finestre, gli stupidi. Sorrido a me stesso: non che ti sia andata troppo male, bastardo fortunato. In un posto dove il neon fischia di continuo si perde subito il senso del tempo, settimane o mesi non saprei dirlo, ma quanto basta perch venga a cercarmi. Arriva come un odore che non sentivo da secoli e il primo impulso chiedermi come abbia potuto dimenticarla. Il secondo me lo ricorda, lei che mi ha portato qui. Il terzo fa male. Giorni, forse ore, pi probabilmente solo qualche minuto da che tornata a farmi visita, e gi mi ha convinto a soddisfarla. Non che sia stato difficile, in ogni caso, uno come me sa di rischiare sempre il giusto. giovanissima per un posto cos, mi concedo il lusso di sperarla pura anche se dallodore non ne sono certo. Di sicuro c che non si aspettava di vedere i miei occhi aprendo lo spioncino, un grido le muore in gola mentre la guardo come so fare io. Un minuto dopo dentro, chiudo la porta. mia. bella pi di quanto gli occhi avessero svelato, forme appena mature avvolte da una pelle di latte, capelli di seta tuffati nella china... solo lo sguardo assente, come per tutte. Non la tocco finch non completamente nuda, rimane immobile anche quando i nostri respiri si incontrano. Ho poco tempo prima che arrivino, ma vivo per questi momenti e non affretter il rito. Il suo odore deciso ma confortevole, il corpo salato e caldo, in un attimo mi perdo ad assaporarne ogni angolo, rapito. La lingua passa sulla pelle godendosi lo scorrere della vita pi sotto, finch raggiungo un seno appena sbocciato e mi fermo ad ascoltare un cuore che sembra aver capito tutto. Perso a contemplare una perfezione a cui non ero preparato, la sento tremare: non accade mai. Mi blocco. Mi sta fissando. Ha il terrore negli occhi; non posso biasimarla, stavolta ne ha motivo. Mi alzo tenendola per le braccia, non finge di apprezzare i miei canini. Non fingo mi dispiaccia e mi calo sul pi bel pezzo di carne bianca della mia lunga vita. Difficile capire quanto sublime sia il pizzicore dolciastro del sangue di una giovane vergine. Le succhio la vita; non affannatevi, non saprete mai cosa voglia dire. Sospiro, ogni volta rischio dinnamorarmi... che bastardo fortunato.

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LESTASI IN PUNTA DI PIEDI  di Ilaria Ferramosca

24 maggio

Era da poco domenica mattina, raggi di un sole maggese andavano e venivano con fare riottoso, accarezzando la schiena alle nuvole. Ezio era un uomo strano, molti lo definivano cos: lui invece si sentiva normale e non capiva cosa ci fosse di cos anomalo in quel modo tutto suo di desiderare le donne. Aveva cinquantanni e, come di consueto, era seduto sulla poltrona nel suo seminterrato: rassegnato allagorafobia le osservava passare dalla finestrella. La prima che si offriva al suo sguardo era Anna, percorreva il viale per il jogging domenicale; quel passo gommato e saltellante gli dava allegria. Forse non aveva leleganza di molte altre, eppure quei piedi fasciati nei calzini, stretti dai lacci delle scarpe da ginnastica, avevano un che di eccitante, qualcosa che per altri uomini poteva essere simile al bondage. Certo, nulla a che vedere con la delicatezza di quelli di Laura: lei sarebbe passata verso le nove per comprare i cornetti alla crema al bar allangolo, come ogni mattina, nessuna esclusa. I suoi collant di lycra nera frusciavano in calzature eleganti, e lui immaginava spesso di sentirne il mormorio setoso mentre lalluce si posava sul suo volto, lasciandolo godere di profumi e morbidezze. Il tacco sottile, appuntito come uno stiletto, sarebbe stato sul suo petto come il fine punzecchiamento della freccia di Cupido. Le riconosceva tutte dal ritmo dellincedere, prima ancora di veder spuntare le loro caviglie: Mara, Carla, Sandra, Erminia. Lui le chiamava cos. Quella mattina, per, fu spiazzato da un suono nuovo, leggerissimo, come se giungesse in punta di piedi; il passo leggiadro e semisospeso di chi sta per librarsi in volo. Fantastic che si trattasse di una ballerina; poi di colpo, dinanzi allo sguardo in attesa, apparvero i piedi pi belli su cui il suo desiderio si fosse mai posato. Un incavo delicato, slanciato, un collo alto e fiero; li accarezz con la mente e sent crescere voglia e bramosia. Immagin di baciarli, di leccarne appena le dita, titillando con la lingua i polpastrelli di quei mignoli torniti, sentendoli aderire al palato. Sogn di passarvi le mani nel mezzo, con un gesto che per lui era una vera e propria penetrazione. Poi lei si allontan in dissolvenza e il cuore gli parve arrestarsi di colpo. Aveva afferrato per pochi istanti unestasi improvvisa, chiss se lavrebbe mai riprovata. Sent il vuoto attorno a s, quello degli incontri fugaci. Aveva fatto a suo modo lamore con una bella sconosciuta, che forse non avrebbe pi rivisto.

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LiMpLoSione di AriStoteLe  di Lorenzo Valle

25 maggio

Poi chinnalza un poco pi le ciglia... Dionigi distoglie lo sguardo dallaLogicadi Aristotele per posarlo, con sobria curiosit, sulla figura colorata che ha catturato la sua attenzione. Le anziane pupille, rese miopi da numerosi anni di appassionata lettura nella biblioteca comunale, osservano allimprovviso un tripudio di forme vivaci prendere possesso della sedia situata dallaltra parte dellampio tavolo. A Dionigi sembra di vedere, finalmente, la Lolita di Nabokov, o lAngelica dellAriosto, o forse la Locandieradi Goldoni, in persona, come se le era immaginate. La folta chioma bionda che le incornicia il volto delicato, adolescente, dai vividi occhi azzurri; le mani aggraziate che si muovono rapide tra i libri, lo zaino, il cellulare; la succinta maglietta blu che evidenzia i suoi magnifici seni, tondi e turgidi, dalla pelle chiara, liscia. Suo malgrado, il vedovo Dionigi si infatua. In pochi istanti, i volumi che ha scelto questoggi perdono ogni rilevanza, e il suo interesse dominato dalla studentessa. Le fissa la bocca, ha labbra attraenti, un leggero velo di rossetto. Avverte persino un vago profumo fruttato. Allimprovviso la ragazza si accorge di lui, lo guarda; Dionigi ha un moto di sorpresa, urta ilFaustdi Marlowe con un gomito, si china a raccoglierlo. E l, sotto quel tavolo, tra la polvere e le gomme appiccicate, Dionigi intravede ilParadiso... Si dilunga a guardare nelle profondit della minigonna della studentessa, tra quelle cosce affusolate, si dilunga troppo, vecchio e ridicolo, chinato sul volume, per terra. La ragazza se ne accorge, serra le gambe, scatta in piedi e raccoglie le proprie cose. Dionigi riemerge, arrossito e spiegazzato, e fa in tempo ad accarezzare con lo sguardo quei seni cos giovani e pieni, scorgendo sotto il tessuto degli adorabili capezzoli eretti, prima che la ragazza, rossa in volto, scappi via con lo zainetto in spalla. Un moto di vergogna colpisce Dionigi allo stomaco. Si comportato da maniaco, un uomo come lui, un anziano topo di biblioteca, conosciuto come integerrimo erudito di paese. Dalla quieta malinconia in stileAntologia di Spoon River alle vicissitudini DAmore e Ombra, un cambiamento sconveniente. Se la voce si sparge, subir un Processokafkiano, verr spiato e additato da tutti, come se vivesse nel 1984di Orwell.Ma il giorno dopo, mentre legge Guerra e Pace, Dionigi vede la ragazza tornare a sedersi al suo tavolo, con una minigonna ancora pi corta e... unespressione eccitata.

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PLAY PAUSE STOP  di Giovanni Zucca

26 maggio

Nello sguardo del biondo pallido con liguana tatuata sullinguine c stanchezza. Spinge avanti e indietro, un autotreno in manovra. Sul sof giallo, la mulatta con la crestina bianca da cameriera si dimena e sussulta. I seni di cioccolata sobbalzano, le gambe chiudono le natiche smorte di lui in una X velata di lycra rossa. Lui grugnisce. Lei ansima. Lui grugnisce. Lei geme. Lui estrae il membro luccicante e se lo mena. Lei balza su e si piega in avanti, occhi estatici e labbra socchiuse, lingua rosa shocking pronta (PAUSE) DRIIN... Prima lecuadoriano del DHL, con il plico dallaria anonima (superofferta DVD hot). DRIIN... Poi il palestrato della spesa a domicilio, incazzato nero (lui odia le ceste blu, il furgone giallo e il pomodoro rosso). DRIIN... E la custode svogliata (pfff, la raccomandata dellassemblea di condominio). DRIIN... E il giovane medico della visita fiscale. Poteva andarsene (alle ore x il sig. Y dipendente della ditta Z risulta assente eccetera) e tanti saluti, no? DRIIIIIIIIIIN. No. Raro esemplare di idealista in estinzione, il dottore si preoccupato e ha convinto la custode a usare la sua copia delle chiavi. Il ragioniere era in salotto. Uno stoccafisso al confine tra due mondi, la poltrona verde e le piastrelle grigie. La sinistra livida sul pene raggrinzito, gli occhi sbarrati su un sogno raggelato. E sui kleenex rinsecchiti, le pantofole e la lattina con un resto di birra... La custode, sconvolta, ha chiamato ogni servizio di emergenza possibile (no, il Soccorso ACI no). Rimosso il corpo, svolte le formalit di rito, se ne sono andati tutti. Tranne il capopattuglia della Volante del 113, che fissa lo schermo al plasma, unorgia di colori in fermo immagine da ore e lingua rosa shocking pronta raccoglie il telecomando, abbandonato nel momento dellinfarto, lo punta sul lettore DVD (PLAY) ad accogliere il fiotto denso e bianco per leccarlo voluttuosamente, le pupille che roteano in un Wow esagerato, mentre liguana vibra al ritmo degli ultimi sussulti del (STOP) Cazzo tardi! Si pu sapere che stavi facendo, di sopra? Ma niente, vai. La volante sgomma. Al capopattuglia sfugge un sorriso. Proteggere e servire, giusto? Un istante prima che lo schermo diventasse buio, certo di averlo visto. Un silenzioso Grazie. Nello sguardo del biondo pallido con liguana tatuata sullinguine.

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PriSCiLLe  di Serena Bertogliatti

27 maggio

Davanti allarmadietto degli alcolici, china con le gambe magre che sporgono fino alla coscia dalla gonna di finta pelle microscopica, c Priscille. Priscille una frase rincalzante con rinculo. La sua immagine un susseguirsi di richiami sessuali dimpatto animale, partendo dalle scarpe da battona da strada con larghi tacchi giallo canarino, su su per tutte le lunghissime gambe lisce come marmo, fino al culetto perfettamente tondo che tiene sempre un po sporto allindietro, sempre pronta a una bella penetrazione improvvisata. Poi sali, e il pathos sale, gira attorno allombelico perfettamente rotondo e alla vita stretta, le tette da pin-up che sembrano esplodere e ti urlano toccamitoccami!, della misura giusta, coperte e scoperte nel modo giusto, con quei top che sembrano svanire da un momento allaltro per scoprire un capezzolo. E qua, quando il tuo cazzo gi diventato abbastanza duro da mettere su un mutuo solo per scopartela fino alla pensione, la bocca! Quelle labbra sformate dai pompini, che puoi dire volgari mille volte ma la voglia non ti passer mai, carnose, pi che carnose, avvolgenti, la vagina in cui vorresti passare leternit. Il naso piccolo, corto, dalle narici un po grosse che si allargano quando sbuffa, quella noia seducente da creola dai capelli ingestibili. Ricci ricci ricci, boccoli. Priscille figa corta. Priscille 99/100. Priscille che troppo perfetta per essere una donna, e quindi un uomo, che per grazia di Dio si ricorda perfettamente cosa piace a un uomo, come un uomo si consumerebbe le tette se un giorno gli crescessero, come un uomo si metterebbe di tre quarti dando il culo allo specchio per vedere la stoffa tirata del perizoma che sbuca tra le due natiche. Priscille si volta guardandomi, per riservarmi un largo sorriso da dentifricio di marca. Si sbava il rossetto sul mento con lindice, e apre le gambe su di me. Cosce sode da sogno che premono sulle mie. Quando sar 100/100 e smetter di lavorare verr a casa tua ogni settimana Sfrega il pube contro la mia erezione. Sono nauseato dal sesso, e lo voglio. Voglio essere sfinito, svuotato del tutto, crollare inutile nel sonno. Ma Priscille il mio sogno infantile. le tette della Barbie, le gambe delle bagnine e il culo negli slip delle gigantografie. stretta come la tua ragazza la prima volta e muove la lingua come la regina indiscussa di ogni porno. Rispetto a Priscille, tutte le altre donne sono buchi contornati di carne scadente.
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DeSire e FrAnCeSCA  di Massimiliano Govoni

28 maggio

Cosa ti piace, Teo, vuoi che mi tocchi? Lavori dietro a questa telecamera da sei mesi, prima facevi riprese ai matrimoni. Una domenica uno degli invitati si avvicinato e ha detto che cercava un operatore in gamba per una trasmissione commerciale. Adesso sei qui e zummi sul sedere di Desire: lo inquadri come se fosse un viso, con le sue cosce abbronzate e il solco tra le natiche che sembra voglia parlarti. Da dove chiami, amore? Desire ha il seno di una ragazzina, ma il top lo fa risaltare come una terza. Il giorno in cui te lhanno presentata era gi nuda. Ti ha allungato la mano e tu sei riuscito a guardarla negli occhi. Oltre a Desire ci sono sei ragazze, otto telefoniste, due tecnici e la signora dellufficio. Ormai riesci a considerarlo un lavoro vero. Da cartellino. Una sera, dopo il turno, tu e Desire siete andati a mangiare una pizza. Lei si presentata in jeans e scarpe da ginnastica, i capelli raccolti in una coda. Il suo vero nome Francesca, ma hai continuato a chiamarla con quello di scena. Ti ha detto subito che non mai andata a letto con qualcuno per soldi, che ha iniziato posando per lintimo e poi ha scoperto il satellite e Internet. Ha un suo sito e si esibisce per arrotondare. Ora quando va al supermercato non si preoccupa pi di quanto pu spendere; anche se ne avesse lopportunit, non sa se cambierebbe. Non si vergogna di ci che fa, ma spesso le persone non capiscono; e allora racconta di essere unimpiegata, di lavorare al computer e di occuparsi di contabilit. Non potr fare questo lavoro per sempre, lo sa, ma ora va bene cos. Dopo il dolce ti ha chiesto: Come, non sei curioso di sapere se davanti alla webcam mi capita di venire sul serio per qualcuno? Riportandola a casa, per un momento hai pensato a Desire come alla tua ragazza e hai immaginato le battute dei tuoi amici. Hai avuto una sensazione spiacevole, hai creduto che qualcuno non avrebbe capito. Davanti alla porta del suo palazzo ti ha ringraziato e ti ha dato un bacio sulla guancia. Tu lhai salutata chiamandola Francesca. In cuffia il titolare dice che mancano due minuti, e tu lo ripeti con la mano a Desire. Poi lascolti mentre saluta con voce suadente e si strizza le tette per lultima volta. La luce rossa si spegne. Francesca riacciuffa i vestiti e viene verso di te, ti d un bacio veloce e dice: Stasera dove mi porti?

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SonAtA per VioLA e VioLino  di Aldo Selleri

29 maggio

Mentre sinsaponava, le mani che scivolavano sul ventre e il seno, Anna indugiava. Le piaceva iniziare la giornata sotto la doccia, con il suono del violino. Era uno sconosciuto, lo studente dellappartamento accanto, ma la sonata - sempre la stessa - laveva stregata. Il piacere del contatto della pelle con la schiuma profumata stava prendendo il sopravvento. Una mano si concentr sui capezzoli scuri e puntuti, laltra fra le cosce. Strofin delicatamente la viola di carne che si allarg, docile, in attesa che la musica iniziasse. Liang girava seminudo in casa: un leopardo in gabbia. Meglio di quando sosteneva un esame al Conservatorio davanti a quelle mummie dei professori. Era lora. Non aveva mai incontrato la vicina, ma i suoi gemiti, intensi come quelli di una gatta in calore, passavano dalla finestra accostata del bagno al soggiorno del suo appartamento. Il cielo, l fuori, era denso di nuvolaglie, ostile come una spia che attende. Liang sapeva che lei aspettava la sua musica. Attacc la sonata. Quando le note la raggiunsero, un brivido la percorse. Era lora: penetr con due dita la viola insaponata. Acceler lintensit della carezza, mentre la melodia del violino rimbalzava nel bagno e le lambiva sesso e cuore. Liang, accelerando i passaggi dellarchetto sulle corde del violino, immaginava la schiena della sconosciuta come un calice rovesciato su grandi natiche dalla pelle di seta. Allincedere della melodia, Anna rischi di arrivare troppo in fretta allorgasmo. Si trattenne. Liang accost il violino al ventre e al membro eretto: ne usc una nota pi acuta. Con la stessa mano che impugnava larchetto, riusc a stringere anche il sesso e a muoverli insieme, in sincronia con il tempo della sonata. Lacqua scorreva, il violino incalzava, i gemiti diventarono sfrontati. La sonata, dolce ma imperiosa, si fuse con i gridolini della ragazza. Trapassavano la sottile parete divisoria e investivano Liang come una pioggia calda. Poi salivano in alto, fino alle nuvole minacciose, e l si smarrivano. Con lincalzare della sonata, le dita di Liang sul violino diventarono frenetiche e quelle di lei, nella viola, pi prodighe e veloci. A un nuovo crescendo, Anna non pot trattenersi e scoppi in una catena di singhiozzi, conclusa da un grido strozzato che sembr erompere, irrefrenabile e mortale, dal sesso aperto. Poi: silenzio del violino e dellacqua. Anna strofin un asciugamano bianco sul nero della viola. Liang pul dallintaglio destro del violino una goccia bianca ancora vibrante.

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FABA METROPOLITANA  di Letizia Loi

30 maggio

Quando le prime stelle compaiono nel firmamento estivo, un doccione si anima e prende forma umana. Si cala lungo la grondaia e sintroduce in una finestra aperta, nella stanza in cui un giovane uomo riposa pacificamente. Il pavimento della camera invaso da fogli di carta inchiostrati e appallottolati, solo alcuni si sono salvati e giacciono sulla scrivania, vergati da una calligrafia fitta e sghemba. La mani del Gargoyle, bianche e sottili come il marmo, scivolano sulla schiena liscia del ragazzo e scostano il lenzuolo che ne ricopre in parte il corpo, denudandolo del tutto. Il suo sguardo avido si sfama delle linee sinuose di quel fisico atletico, soffermandosi sulla curva eccitante delle natiche. Le dita seguono il medesimo percorso, insinuandosi con malizia tra il solco dei glutei. Il dormiente si riscuote a quel tocco gelido, socchiudendo gli occhi e trovandosi davanti una figura snella e alabastrina, seducente come lincubus delle leggende. Credendo di sognare, si lascia irretire da quella creatura, accogliendola tra le proprie braccia quando questa sinerpica sul talamo e gli si stende addosso. Assapora ogni bacio vorace che piove su di lui senza concedergli respiro e si abbandona a ogni carezza impudica, mentre lamante sconosciuto traccia con la lingua e i denti una sottile ragnatela di segni rossi sulla sua pelle; infine si lascia violare con un gemito voglioso, prendendo in s quel membro duro come pietra. I loro arti frementi sintrecciano e si fondono, saturando laria di sospiri, ansiti e preghiere, annullando la ragione e infiammando il cuore. La gargolla si perde in lui, sfamandosi del calore che non potr mai ottenere in altro modo, spingendosi in quel corpo stretto, donando e ricevendo piacere. Amando quel giovane per tutta la notte, sino a sfinire quel corpo caldo e permettere che prenda nuovamente sonno, affidandolo alle braccia gentili di Morfeo. Resta accanto a lui, accarezzandone i riccioli chiari, vegliandolo e vezzeggiandolo, fino a quando il cielo che va rischiarandosi lo costringe alla fuga. Ripercorre la strada intrapresa in precedenza e i primi raggi del sole tramutano nuovamente la creatura misteriosa in materia inanimata; solo al crepuscolo potr svegliarsi e muoversi ancora. Fino ad allora osserver laspirante scrittore, attendendo il momento in cui potr tornare da lui e ripagare - con tutto il piacere che in grado di regalargli - la sua immaginazione che gli ha dato vita.

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FerMAti e GuArdA Le SteLLe  di Giovanni Agozzino

31 maggio

Lastronauta attendeva lapertura del portello. Le mani in gore-tex sugli attrezzi da manutenzione, la mente trecentocinquanta chilometri pi in basso. Pensava sempre alla moglie: passeggiate spaziali? moglie; controllo sensori? moglie; cibo liofilizzato? moglie. Il portellone si fece da parte e lastronauta pensava alla moglie. Lamava con tutto se stesso e le stelle, lo spazio, la terra e il mare cos lontano erano per lui la chiara, semplice e pura emanazione della bellezza della moglie. Chiss cosa far mia moglie adesso, pensava, immaginandola ai fornelli o rannicchiata sul sof, coperta da un plaid a leggere un libro e ad attendere, paziente, il suo ritorno. La moglie affondava mani e ginocchia sul prato umido della collinetta, e gemeva a ogni movimento dellamante, conosciuto due ore prima allalimentari sotto casa. Lo sguardo basso sui fili derba ammantati di rugiada e la testa fissa al pensiero di lei a quattro zampe, riempita dal membro di uno sconosciuto. Lamante le fece colare uno sputo tiepido intorno allano e le tolse una mano dal fianco, poggiandola sullosso sacro. Lei ansim unoscenit. Lastronauta terminava svogliatamente la manutenzione ordinaria, cavalcioni su un supporto di titanio, fantasticando sulle prossime vacanze. Avrebbe portato la moglie in un posto lontano, uno di quei luoghi esotici su cui orbitavano di tanto in tanto. Cena sulla spiaggia al tramonto e poi il bagno, nudi. Pensava a questo e non si accorgeva che, per un capriccio della gravit ridotta, il cavo che lo ancorava alla stazione spaziale sera aggrovigliato alla giuntura di un pannello. Quando balz in avanti per rientrare, il cavo non resse allo strattone e si spezz, lasciandolo in balia dellattrazione terrestre. La moglie strinse un ciuffo derba mentre lamante le infilava dietro due dita: inarc la schiena in maniera innaturale e perse la presa sul terreno, franando faccia in gi. Luomo la penetr con furia: le palle sbattevano sulla vagina umida al ritmo dellapplauso di una folla inferocita. Lastronauta, consumato dallatmosfera, ebbe il tempo per un ultimo pensiero. Sarai sempre nel mio cuore, sussurr alla moglie. Una stella cadente grugn lamante, tirandole su la testa per i capelli. Esprimi un desiderio e con un colpo secco le venne dentro, copioso. Lei desider di non restare incinta.
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LA GioStrA di PAndorA  di Sergio Calvaruso

1 giugno

Pezzi di uomini e donne si muovono sullelectro che riga gli amplificatori. Il dj suona il suo laptop, gocce sulla fronte. Sullo schermo delle mannaie volano in loop. Sono due attorno a me. Ho le loro lingue addosso. Uno mi prende una mano, la porta in basso. Lha tirato fuori, e lo stringo. La ragazza che ci stava guardando spalanca le labbra, una o perfetta. Poi tu. Un bambino da solo in un negozio di dolci. Il proprietario via, la saracinesca gi, sugli scaffali milioni di caramelle cantano come sirene. Lingua contro lingua, denti che si mordono, labbra fuggono, poi si cercano, poi si separano. sei pericoloso lo so... Il bambino ha trovato il vaso pi grande, sulletichetta c scritto Pandora. Sulle punte dei piedi, piccole manine si spingono a raggiungerlo. E cadiamo sul divano. Lottiamo, sotto luci rosse e blu, su bassi cacofonici. Tiri via la maglietta, prendi un capezzolo tra i denti e mordi, la mia mano ti afferra e tu gemi, poi mi attacchi di nuovo, mi slacci la cintura e vai gi, mi trovi. E sono duro. E mi guardi. E il mondo attorno respira allo stesso ritmo. E luomo nella poltrona accanto si tocca. E una ragazza vomita in giardino. Ed bellissimo. E tu lo prendi fuori e mi mangi. Il vaso si inclina sullo scaffale, in bilico. Non la notiamo subito, ma lei l, ci sta guardando. E sorride, segreta, immobile. Allungo un braccio, lei prende la mano, dita sottili, fragili. un bacio che la espugna, senza alcuna resistenza, la possiedo e la passo a te. In tre. Sotto la musica, dentro la luce. E poi me la strappi di mano, la giri di spalle, la sbatti contro il tavolo, le baci il collo, le tue mani le affondano dentro la maglietta e le afferrano i capezzoli. Ed ipnotico. Lorlo luccica mentre vola gi. Limpatto sommesso. Vetro inonda il pavimento, e piccole gemme di zucchero. Il bambino ne afferra due pugni e se li ficca in bocca. Voglio esserci. Salgo sul tavolo, mi piego in ginocchio, le prendo il viso tra le mani. E poi ci uniamo. Senza pudori, senza limiti. Senza tempo. Il bambino deglutisce, apre i palmi delle mani. Strisce rosse le attraversano, luccicanti sulla polvere tagliente nelle ferite. Lei apre gli occhi, sorride, si separa e scivola via come un sospiro. La guardiamo andare sbandando, come una farfalla ubriaca. la prima volta che mi succede, con una donna. Anche a me. Provo a sorridere, disperso, e il mio viso frana nellincavo del tuo petto. E mi raccogli. E sono di nuovo io.
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VentiSette Minuti  di Corrado Sabia

2 giugno

Vado a centottanta sullautostrada e con la mano libera frugo tra le cosce di Vera. Lha ordinato lo specialista. La sua diagnosi: ipersessualit compulsiva. Se non ha un orgasmo almeno una volta ogni ventisette minuti rischia un collasso nervoso. Se ne sta sdraiata sul sedile accanto con la gonna alzata e la fica al vento. Io glielho detto, non puoi fare da sola? Nossignore, non lo stesso. Anche il dottore daccordo. A me sta cosa pare tanto una gran cazzata. E intanto per non farle flippare il cervello sto rischiando di andare fuori strada. Per non ammazzare lei per poco mi schianto. Cazzo, Jim, mettimi dentro tutta la mano. Fai lo schizzinoso? Che dopo so io come sdebitarmi Provo a spingere pi che posso senza perdere di vista la strada. Certo che se solo ti facessi pi vicina Pezzo di stronzo, cos non arrivo nemmeno tra ventisette anni! Ci devi mettere impegno! Senti, mi hai rotto le palle, ok? Non voglio spalmarmi sul guard-rail! Preferiresti farmi venire un tocco, eh? Ti piacerebbe che schiattassi in preda alle convulsioni? Vera rifiata un attimo e si guarda intorno, in cerca di unidea. Ho trovato! Fammi venire con il piede. Ma devi essere fuori, tu e la tua ipercazzo di ninfomania! Convulsioni? Quando mai ti capitata una roba del genere? Fallo e basta. Non voglio morire perch ti rifiuti di scoparmi con un piede! Puttana di merda, e stronzo io che me la sono caricata. Ed eccomi qua mentre mi tolgo la scarpa dal piede destro, sposto il sinistro sullacceleratore e mi allungo sul sedile urlandole: Eccoti il tuo piede. Ora avvicinati e fatti scopare! Come volevasi dimostrare. Non funziona. il calzino! Come vuoi che venga con il calzino sul piede? Mi tolgo il calzino. Non succede niente. In lontananza mi pare di scorgere delle luci intermittenti. Vera guarda lorologio. Quaranta secondi! Se non vengo entro quaranta secondi morir! Spalanco gli occhi. Ora le vedo bene. Sono luci di auto ferme al centro della carreggiata. Ho bisogno di entrambi i piedi per scalare e frenare. Ma il destro ancora incastrato dentro di lei. Dieci secondi! Allora in un baleno le strappo via il piede dalla fica, lascio andare il volante, la afferro con tutta la forza che ho e la sbatto di peso sulla leva del cambio. Il suo sorriso ebete e il silenzio che ne segue mi dicono che ho fatto centro. Lunico problema, adesso, : come faccio a cambiare marcia?
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LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI  di Paolo Di Crescenzo

3 giugno

Per me la prima volta mi sussurra con un filo di voce. Anche per me le confido io. Poi restiamo in silenzio. Lasciamo che a parlare siano i nostri occhi. Lei mi sorride. bellissima. La sua timidezza tremendamente stimolante. Fuori dallauto le cicale amoreggiano con il cielo stellato. Una brezza tiepida mi impregna le narici della fragranza dellestate appena cominciata e del suo profumo inebriante. Allungo una mano, le accarezzo una guancia, il collo, una spalla. Mi fermo sullelastico della canottiera. Un dito vi si infila sotto e un attimo dopo sul mio palmo si adagia un seno. Sento leccitazione crescere dentro di me, avvampare come se avessero acceso un fuoco sotto i miei piedi. Le esitazioni si sciolgono in quellardore bruciante. Le mie labbra si fondono con le sue, le nostre bocche giocano, si aprono, le lingue si toccano quasi con timore, il tempo di conoscersi, di assecondare un ritmo ideale per entrambi e diventare un vortice di piacere. Lei mi poggia una mano sulla coscia. Sento le sue dita piccole e delicate muoversi rapide, salire verso il gonfiore che spinge contro i jeans. La vorrei guardare, ma ho paura di rovinare tutto e cos la immagino, vedo le sue palpebre fremere di godimento, la mano che raggiunge il mio pene, lagguanta con entusiasmo attraverso i pantaloni Mi infervoro ancora di pi. Credo di scoppiare. I nostri respiri si appesantiscono di frenesia. Attimi che scorrono a una velocit supersonica e io sono con i jeans e le mutande calate, il pene ritto e turgido, la sua mano che lo avvolge e lei... non so come sia successo, ma il vestito si tirato su fino al ventre, le gambe sono divaricate, le mutandine sono rimaste appese a una caviglia. Si, stiamo per farlo! Qualcuno tossisce fuori dallauto. Lidillio scompare subito, il mio pene si affloscia con la velocit di un palloncino scoppiato, lei si tira gi il vestito. un terreno privato, non si pu stare qui. Non vedo il viso delluomo che ha parlato. buio. Scorgo soltanto il luccichio della sigaretta che gli penzola dalle labbra. Ho voglia di mandarlo a quel paese. Avrebbe potuto aspettare che finissimo, no? Borbotto delle scuse incomprensibili. Lei vuole tornare a casa. spaventata. Sar per la prossima volta mi dice. Io rimango zitto. Sar...
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BAStArdo  di Roberto Orsetti

4 giugno

Le chiesi di togliersi le mutandine e infilarsele in bocca. Le ordinai di legarsi una mano al bracciolo della poltrona con la cinghia e lei lo fece, senza controbattere. Non la vedevo, non la sentivo. Immaginavo il suo respiro diventare affannoso attraverso il cotone del suo slip, sentire la lingua impregnarsi dei suoi umori passati. Poi cominciai a stimolarla, eccitarla.... Le ordinavo di toccarsi, di toccarmi, di tornare a toccarsi. Era difficile, con una mano sola, accontentare entrambi. A volte non ce la faceva, e io la rimproveravo. Sentivo senza sentire che le piaceva. Vedevo senza vedere il suo volto diventare rosso fuoco. Capii che era in mio potere, che non avrebbe potuto mai sfuggire al suo piacere. Io ormai ne ero parte, anzi, artefice. Le diedi tregua, senza che me lo chiedesse. Potevo immaginare le sue gambe irrequiete sulla poltrona dellufficio, aperte fin dove potevano aprirsi con quella gonna stretta e nera che le avevo ordinato di mettersi. E potevo immaginare le sue ginocchia, le sue caviglie sulle scarpe basse. Niente calze, naturalmente. Solo la pelle morbida che la sera prima aveva nutrito di crema. Niente reggiseno, cos che potessi immaginare i suoi capezzoli premere sulla canotta ancora nera, sotto la giacca. Trascorrevano secondi come ore, percepii la sua fame e i suoi occhi che cercavano nuove indicazioni. Ripresi incalzante. La incitai nuovamente, pronunciando le parole pi scurrili che conoscevo. Provai io stesso un senso di sgomento per quelle frasi. Ero freddo, distaccato, impegnato a portarla al delirio. E me ne rendevo conto. Tornai a immaginare il suo respiro, la saliva che le usciva dagli angoli delle labbra. Mi convinsi che era giusto cos, che il godimento passava per quei momenti, quelle finte umiliazioni. Continuai quindi a ordinarle di toccarsi, di toccarmi... Quando il ritmo fra le due cose cominci a farsi difficile, mi accorsi che le era impossibile staccarsi dal suo mondo. Ancora una volta sentii senza sentire la sua saziet, la sua ansimante resa. E immaginai la sua poltrona bagnarsi. Restammo cos sospesi per qualche minuto, uneternit. Poi lei raccolse le mutandine che aveva sputato mentre urlava di piacere e mi scrisse: Mi hai fatto venire anche stavolta, bastardo. quello che volevo, quello che volevi risposi dalla mia tastiera. Sono sconvolta... devo andare in bagno. Ci sentiamo domani. Accendo la chat verso le cinque, prima di lasciare lufficio. Ok, buona serata... e non pensarmi :-)
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UN TUFFO, TI PREGO  di Simone Cor

5 giugno

Il 5 giugno il sole ti scoperchia il cranio e ti frigge il cervello. In spiaggia io, Luca e un asciugamano: io assaporo il sollievo dellacqua salata, lui ispeziona culi e tette come un satellite della nasa. Faccio un tuffo dico. Non resisto pi. No, guarda quelle due. Lo assecondo. Ha ragione. Splendide fanciulle in chiaro bisogno di virilit maschile. Peccato che io stia bruciando: Acqua imploro. No fa lui. Passera. Le conosciamo. La fortuna ci fa sapere che sono sole. Che alle spalle hanno storie da dimenticare. Che si stanno concedendo un week end di mare. Ma pensa un po, come noi le ricopre di saliva Luca. Facciamo un tuffo? dico io, ma mi bocciano la proposta. Tempo mezzora di superficialit assortite, e i palpeggiamenti di Luca fanno centro su Sara: complice il tramonto, spariscono come bambini che si perdono nella folla. Rimaniamo io, Paola e i nostri rispettivi imbarazzi. Ci guardiamo. Ci guardiamo troppo. Le succhierei gli occhi e le strapperei le labbra. Non dico cosa farei con tutto il resto. Devo avere un principio dincendio nei boxer. Un tuffo? le chiedo. Lei scuote la testa. Ti prego. Niente. Un gelato? Il gelato diventa una cenetta leggera, poi un passeggiata sugli scogli. Finiamo per baciarci come adolescenti imbranati. Appartati in un angolino, le mani e le bocche incontrollabili, ci mischiamo luno nei piaceri dellaltra. I suoi capezzoli sono spilli che pizzicano, la sua lingua mi aggredisce, il suo fiore mi cattura. Liscia come una bambina, sfioro una pelle inaspettatamente rigida. Mi ubriaco dei suoi umori. Ricordavo un nettare pi dolce, pungente, ma non ci penso. Mi fa entrare, mi accompagna nei movimenti, come se ballassimo. Scivolo a fatica sar la tensione, sar la sabbia ma resisto pochi minuti. Esco ed esplodo. La vedo toccarsi, ungersi con gli schizzi della nostra passione. La sollevo, la porto tra le onde e la getto in acqua. Le mie risate coprono i suoi strilli. Si sta divertendo. Mi tuffo e rinasco ancora una volta, ma quando riemergo lei immobile, come pietrificata. Forse no, non si stava divertendo. La luna un faro che le illumina il corpo nudo, martoriato da lentiggini. Non cerano, prima. Bisbiglio qualcosa, stranito, ma quando la tocco sento lasprezza del ferro. E della ruggine che lo corrode. Avevo bisogno di essere lubrificata balbetta, prima di crollare in un concerto di scosse elettriche e scintille.
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SUCCHIARE LA VITA di Chiara B.

6 giugno

Succhiare la vita Desideri succhiare la vita fino al midollo, assaporarla e vibrare nellorgasmo di un istante infinito? Succhiare la vita: dimmi che lo vuoi! Labbra che percorrono incavi e colline conturbanti, disegnando audacemente in punta di lingua i piccoli villaggi di carne calda e turgida di un corpo abbronzato, seguendo lintrico di vene bluastre, come vivaci ruscelletti di montagna. Dita che scorrono su curve voluttuose e sinsinuano frenetiche tra i petali carnali di quel fiore umido schiuso tra le cosce, due colonne di puro alabastro. Il respiro che canta la melodia furiosa del cuore e leccitazione ricamata sotto pelle che sale in larghe spirali, come il fuoco di un incendio indomabile. C tutto questo da divorare. Questo bere la vita! Lui, ebbro gli occhi rossi fissi sul capo reclinato di quella madonna dallespressione languida, con le labbra premute contro il suo seno palpitante avverte la melodia di vita con ogni senso: c il frusciare ipnotico del sangue e il profumo deccitazione che sirradia dalla donna a cui stretto in un gelido, marmoreo abbraccio. I suoi denti graffiano, mordono, penetrano nella gola tesa in un ansito lascivo, si fanno strada portando dolore e unondata di perverso piacere, che schiocca come una frusta e lascia un solco bruciante di gemiti. C il sangue, invisibile filo scarlatto che si dipana al crescere del piacere che esplode, a saziare la Sete antica e pressante. Ci sono gli umori femminei che trasudano da un succoso frutto proibito e che lui lecca, assaggia con gusto, spremendone, come fa col sangue, fino allultima goccia. Lui succhia la vita, capisci? La beve fino in fondo, la centellina nella gola dannata e ne gode sadicamente! Lultimo amplesso dona la morte alla tenera amante; ma lultimo amplesso al Vampiro dona la vita e lui la succhia, la succhia fino in fondo.

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Venere  di Giovanna Astori

7 giugno

Dondolava i fianchi in maniera impercettibile, facendo frusciare appena il bordo del vestito di raso nero. Cos la vidi per la prima volta, ondeggiare felina fra il tavolo e la finestra, col calice appoggiato fra le dita sottili. Non riuscivo a staccarle gli occhi dalla schiena nuda. Lungo la pelle serica oscillava una lunga catenella dargento che tratteneva, facendolo rullare fra le scapole, un diamante di raro splendore. Aveva raccolto i capelli, che successivamente scoprii lunghi e di una lucentezza inverosimile, in un insieme di nodi armoniosi. Non la conoscevo ancora, la sera della festa. Certamente lei non mi not. Pi volte mi trovai a breve distanza, aspirando lodore leggero che emanava naturalmente. Un aroma tiepido e accogliente, simile a nullaltro. Le guardavo la schiena, dunque. Come azzerando le distanze, potevo percepire la stoffa carezzarle i fianchi, e immaginare i fianchi stessi, la leggera peluria invisibile. Velluto. Le mie mani restavano a pi di due metri da lei, eppure riuscivano a percorrere ogni millimetro dei piccoli seni che immaginavo sodi e bianchi, segnati da un brivido al contatto col raso nero. Ogni volta che la guardavo e la sfioravo col pensiero, la mia pelle era invasa da un fluido rovente, un sisma sotterraneo incontenibile: io ero corpo, lei era corpo. Quella sera trascorse cos. Rimasi nel limbo dellimmaginazione: l potei spogliarla, percorrerla, guardarla inarcarsi, affondare le dita nei suoi fianchi perfetti, e stringere fra i denti quel ciondolo splendente. Quando lasci la sala port con s le parole che non avevo trovato per lei, lasciandomi in cambio un lieve rimpianto, e una tenera spossatezza. Mai avrei immaginato di trovarmela ancora davanti, una settimana dopo. E in quale modo! Nel mio ufficio, vestita di un completo sobrio, con i capelli liberi e il profilo capriccioso che avevo gi conosciuto. Me la presentarono: Elena, la mia venere. Contratto di collaborazione. Da quel giorno, ogni mattina avverto il suo aroma quando cammina sinuosa nel corridoio. E lei non immagina il piacere che provo se, passando davanti alla mia porta aperta, torna indietro di qualche passo, si affaccia e sorridendo mi dice: Buongiorno, Azzurra. Caff?

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SMS: SESSO MAI SAZIO  di Errico Passaro

8 giugno

LUI era un uomo disilluso dallamore. LEI una moglie insoddisfatta. Era fatale che sincontrassero e che, dopo un fuoco di fila di SMS allusivi, arrivassero alla resa dei conti. Fu questo scambio di messaggi a rompere gli argini della passione. LEI: So che ti sembrer strano, ma mandami 1 dei tuoi msg di fuoco. LUI: Vorrei essere di fuoco l, le mie labbra incollate alle tue, il mio petto contro il tuo seno, la mia virilit contro il tuo pube, ansimanti. Continua tu. LUI: Sapessi oggi quante volte ho dovuto vincere la tentazione di venire da te, di sentirmi finalmente viva. Voglio vivere, ridere, cantare, e non vegetare. LUI: Vieni, vivi, ridi, canta, ora! Beffiamo la morte facendone dei ns corpi 1, allacciamoci in 1 abbraccio infinito, godiamo il momento, doniamoci l1 laltra. Vieni LEI: No, oggi avrebbe 1 sapore amaro, quello del dispetto e nn della scelta. Ho fatto km a piedi e ora sono qui a pensare ma che c da pensare? LUI: Non c niente da pensare. La vita ha bisogno di avventura, brivido, rischio, rottura degli schemi. Baciarci, leccarci come bimbi, penetrarci: se non ora quando? LEI: Forse mai. LEI: Nn dirlo. Te lo chiedo ancora 1 volta: rileggi il tuo sms di prima, vivi 1 sogno reale con me, vinci dolore e morte, fatti felice, stringiti a me fino a soffocarmi! Era il momento di debolezza che il maschio cacciatore attendeva. A quel punto, fu LEI a infilarsi docile nelle sue fauci. Come poi disse, le attenzioni di LUI lavevano fatta sentire di nuovo donna dopo anni di letargo, in compagnia di un uomo che a letto la usava come una bambola gonfiabile e fuori dal letto la manovrava come una marionetta. Venne a casa sua in un tardo pomeriggio di autunno. Entr dalla porta, quasi intimidita, fece due passi verso la cucina, e l fu raggiunta alle spalle dalluomo, che la cinse da dietro, le sfior i seni, le baci il collo. La donna lasci fare, accompagn le mani di LUI sui seni sfacciati, spinse con il bacino contro la sua erezione. Rimasero cos per lunghi minuti, quelli che LEI disse poi di aver vissuto con la massima emozione. Poi, fu LUI a prendere il sopravvento: la volt, la baci a fondo, la spogli, la prese sul tavolo della cucina. LEI non raggiunse lorgasmo, ma godette del suo godimento. Si rivestirono in silenzio, incapaci di dare una parola alle loro vibrazioni, e si salutarono. Non sapevano se sarebbe stato il capriccio di un giorno, o linizio di una lunga, pericolosa relazione.

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Odore dinCHioStro  di Valentina Giacobazzi

9 giugno

La penna con cui fino a poco fa ho preso appunti abbandonata sul banco, sopra il blocco, lasciata cadere senza la minima cura. Linchiostro liquido ancora fresco e, mentre le mie mani febbrili e affamate percorrono il tuo corpo, tirando e cercando di eliminare i fastidiosi vestiti, mi sembra quasi di sentirne lodore. Niente succhiotti, Davide, mio marito S, s, tuo marito, sempre la stessa storia. Ti zittisco con un bacio, riuscendo finalmente a slacciare i bottoni di quella dannata camicetta. Le mie mani finiscono direttamente sotto il reggiseno, spostandolo a rivelare la chiara e morbida pelle sottostante. Le mie labbra, calde a differenza delle mani, scendono a rendere omaggio al tuo seno, succhiando e accarezzando. Mi ha sempre eccitato il rapporto studente professoressa, anche se ormai un clich. Ti ho desiderata dal primo momento che sei entrata in classe, con i tacchi alti, come li porti ora, e quella gonna strettissima. Sorrido sornione, mentre con una mano ti accarezzo linterno coscia, andando a sfilarti il tanga ormai bagnato dal principio del tuo piacere. Mi avvolgi le gambe intorno alla vita, sento sui fianchi il tessuto delle autoreggenti e, sulle natiche, la pressione dei tacchi. La gonna si arrotola sulle tue cosce sode, mentre le tue mani mi stringono continuamente, quasi temessi che me ne potessi andare. Se potessi vedere la lavagna noteresti che i tuoi riccioli neri sono finiti sul proiettore e ora danzano sul muro, ci passo una mano mentre con lentezza esasperante ti entro dentro, solo per il divertimento di sentirti pregare. Il tuo corpo ha uno spasmo quando, alla fine, sono dentro completamente, e il lamento insoddisfatto che esce dalle tue labbra rosse scuro per via del rossetto la pi bella musica del mondo. Imposto un ritmo lento, anche se non abbiamo molto tempo: tra meno di venti minuti la prossima classe entrer da quelle porte. Non duro molto, per, in fondo ho solo 19 anni, quindi ti prendo velocemente, tanto che la cattedra trema sotto di noi. Quando vieni, piantandomi le unghie nella schiena e i tacchi nelle natiche, sembri una dea. Ma anche le cose pi belle hanno una fine. Dopo gli ultimi tremiti del mio orgasmo suona la campanella e tu torni a essere la severa e sexy professoressa di economia aziendale. Bene, Innocenti, mi pare che non abbia problemi per lesame, no?

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ALLoMBrA deL VySeHrAd  di Enrico Beccari

10 giugno

Osservando limponente basilica di San Pietro e Paolo penso, non per la prima volta, che Praga una citt magica. Inizio a cercare, fra le mille tracce del lettore MP3, la Moldava di Smetana, ma prima di trovarla mi sento scuotere la camicia da dietro. Una ragazza bionda si sta rivolgendo a me. Mi tolgo gli auricolari per sentire che vuole. ... blowjob. Im very good. What? You want blowjob? Im very good. Little money. Mi avevano detto che a Praga si facevano di questi incontri, ma cos, in pieno giorno... How much? La cifra onesta e ce lho giusta nel portafoglio. La ragazza mi porta in un vicolo appartato dove non ci vede nessuno e comincia ad armeggiare con la patta dei pantaloni. Io protesto debolmente. You want to see my tits? Brava, lhai capito che non sono un passaggio a livello. Si scopre il top a rivelare due seni piccoli ma ben fatti. Chiudo le dita intorno ai capezzoli. La pelle fredda e soda. Potrei restare cos tutta la vita. La ragazza si mette al lavoro con sovietica operosit. Osservo dallalto la cima della sua testa, impegnata in un meccanico oscillare. In mezzo alla spalla sinistra noto una puntura di zanzara. Il rosso intenso del bubbone risalta sulla pelle chiara. Cazzo! Mi sto ammosciando. Che mi prende? La ragazza aumenta il ritmo e mi massaggia lo scroto per tentare di salvare lerezione. Mi arriva, improvvisamente acuto, il vociare dei bambini dalla piazza poco distante. Da quanto tempo sto viaggiando? Un mese? Dieci anni? Tiro su la bella praghese per farle capire che inutile insistere. Senza neanche richiudermi la patta prendo in mano il portafoglio. Le porgo i soldi. Esita prima di afferrarli, poi mi guarda perplessa. Alla fine li butta in strada e si allontana veloce. Ripenso allodore penetrante della pomata per le punture che usavo da bambino. Guardo i soldi sul selciato. Il cazzo mi ridiventa improvvisamente duro. Lorgasmo questione di pochi colpi di mano. Il primo schizzo si perde su un muro di pietra, ma il secondo grumo, denso di seme, cade proprio al centro della banconota da dieci euro. Colloco il resto con perizia, sui lati. importante, ogni tanto, fare un buon lavoro. Mi ripulisco con cura, poi cerco una fontanella pubblica per sciaquarmi le mani. Il sole le asciuga in fretta. Mi riinfilo gli auricolari nelle orecchie. Tot Cutugno, Voglio andare a vivere in campagna. Va bene anche cos.
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Mi LASCerAi un Buon SApore  di Maria Alberta Fiorino

11 giugno

Panoramica dallalto. Glutei flaccidi si muovono su e gi, sul corpo supino di una troia frigida. Occhi bistrati e senza mistero, capelli scarmigliati, sguardo di dramma rivolto in alto. Gemiti libidinosi risuonano come rantoli di morte, nelle semioscurit della stanza. Lodore greve, di umori mescolati. Le tue natiche si dimenano. Le riconoscerei tra mille, come le tue cosce atone, come la tua schiena, costellata di macchie. Le macchie dellet. Ma tu misuri il tempo solo dallefficienza del tuo pene. Recluso in un pertugio, prigioniero di una vagina. Le tue femmine sono soltanto cunicoli ciechi, memorie sbiadite di orifizi penetrati in letti sconosciuti, tragiche abitanti di corpi scissi dallanima, come il tuo. Tra poco ti rovescerai sulla schiena e la tua pancia molle ti seguir, i testicoli giaceranno, flosce sacche rugose, sulle cosce. Vuoti, come te. Ti addormenterai, russerai, nellagonizzante solitudine di chi incapace di amare. Io ti ho amato? S, ho amato un copione, una parte, finch la verit non sfuggita alla tua regia, con volgare irruenza. Come un rutto incontrollato. Siamo a Marsiglia, in balia del caso, che accende di chiarore scenari imprevedibili. Ti ho visto. Sei entrato in un hotel, con una. Il suo sguardo spento sovrastava una risata artificiale, senza allegria. Stavo dallaltro lato della strada, in un cono di penombra profumato di Francia. Non mi hai vista. Immobile, sopra la luna finta del cerchio di luce di un fanale, calo il sipario sulla fantasia di te, di voi, che sa di rancido, di vino passato. Bentornata. Pierre davanti a me, le lunghe cosce sode, fasciate da jeans denim. Mi guarda. Da quanto tempo mi guardi cos? un ritorno, da quanto, Pierre? Si avvicina, la camicia glicine segue i gesti fluidi del suo corpo, ha le maniche rivoltate sui polsi, forti e sottili. Le sue mani sensuali conquistano i miei fianchi. Solo da qualche anno. Me lo soffia allorecchio. Il suo fiato scorre sul mio collo, mi scalda, come il vino sincero. Lasciami scivolare dentro di te. Fidati. Io non sciuper la tua anima. Il suo corpo vibra contro il mio, chiudo gli occhi. Mi accarezza la schiena, riconosco quel brivido vivo sulla pelle. un risveglio. Il Mistral disperde il senno, penso in questa saggia notte di Provenza, senza vento. Le sue labbra toccano le mie, e un bacio succoso, saporito come un frutto maturo, si scioglie lento nella mia bocca. Mi lascerai un buon sapore, Pierre.
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EroS, OneiroS, PHiLeo  di Fabio Novel

12 giugno

Chiudi gli occhi, amore. Obbedisco. E aspetto. Aspetto che le sue labbra, saliva e salsedine, poggino sulle mie. Che le lingue danzino, ancora una volta. Aspetto. Aspetto tanto. Aspetto troppo. Non avverto pi il suo respiro caldo sul viso, dalle mie narici sparisce il suo alito velato di alcol e vagamente speziato di umori commisti. Non percepisco pi la pressione generosa dei seni, il contatto elettrizzante dei capezzoli sul mio torace affannato. svanito anche labbraccio rovente delle sue mucose alla mia invadenza, provata ma pronta a nuovo orgoglio. Il mio cuore ha un sussulto. Il sangue, lossigeno. Ladrenalina. Tutto sfuma in una inaccettabile sensazione di perdita. La virilit cede, il muscolo collassa, inappagato. Riapro gli occhi. Con difficolt. Con paura. Li riapro sul buio di una stanza vagamente soffocata da un luglio vigoroso, non sono pi nel buio vasto e libero di una notte stellata. Nessuna spiaggia. Nessuna brezza estiva. Nessuna risacca a farci da colonna sonora. Invece: il finto silenzio della notte cittadina... Un sogno. stato solo un bellissimo sogno, che per anche memoria. Un regalo danniversario che qualche dio del mondo onirico ha voluto concedermi, facendomi rivivere il giorno in cui la conobbi. La notte in cui, pazzi e giovani, consumammo avidi le nostre rispettive voglie. Oggi, cinquantanni fa. Sono (siamo) nel mio (nostro) letto. Tra lenzuola inumidite da sudore, ma che odorano ancora di sapone di Marsiglia. Anche troppo. La mia Marisa ha da qualche tempo la tendenza a eccedere, con il detersivo. La guardo. Con tenerezza, dapprima. Poi anche con desiderio. Allungo la mano. La passo tremante tra i suoi capelli grigi, eppure forti come quelli corvini di un tempo. La passo sulle curve appesantite. La sua pelle cambiata, inutile negarlo. Ma non abbastanza da inibirmi il piacere che ho sempre provato al contatto. La vedo fremere. La sento fremere. A costo di farmi mandare al diavolo, la sveglio. Apri gli occhi, amore sussurro accarezzandola. Lei obbedisce, e sorride. Non sembra affatto stupita del mio sguardo, delle mie mani che esplorano come se avessero scordato tutto. O meglio: come se avessero tutto da imparare. Risponde al richiamo. Forse anche a lei stato donato un sogno, stanotte. Questo il momento della realt, per. Quella che ci resta. Ce la giochiamo, senza pretese, ma con amore. E scopriamo che Eros pu ancora riservarci qualche sorpresa...

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LAMAntide  di Giuseppe Agnoletti

13 giugno

Parcheggio sotto casa e salgo le scale come un fulmine. Unulteriore scadente metafora riferirebbe che ho il cuore in gola. Ma il mio teso protagonista un altro, e si trova molto pi in basso. Suono il campanello, Madame apre. Oggi una pantera, una gatta ricoperta di pelle scura. Sul viso una mascherina di seta nera ombreggia i suoi lineamenti e le d unaria sexy e austera. Buonasera dico. Replica con un miagolio lungo e caldo, un brivido che ha il sapore di un rantolo. Non parla. Mi tira dentro per la cravatta, come al solito va per le spicce. Mi spoglia, soffia e agita unimmaginaria coda; gi eccitata e io mabbandono al gioco di una professionista. La conosco, so che bisogna lasciarla fare. A volte, come adesso, mi punisce perch sono stato cattivo. E le sue lunghissime unghie rosse simbizzarriscono a tracciare strade nuove e sconosciute sulla mia pelle, ricamano per tutto il corpo tatuaggi immaginifici, solchi rugginosi carichi di suggestioni oniriche. Lei si fa dura, autoritaria, selvaggia come un continente inesplorato, gli occhi, vaghe stelle dellOrsa, stillano la luce tagliente di un diamante grezzo. Poi il suo fiore oscuro e gonfio di desiderio mi accoglie. E niente ha pi importanza. finita. sfinita, anchio sono svuotato, stanco e affamato. Recupero le mie vesti sparse per tutta la stanza. Mi volto e getto in aria una banconota verde da cento. Madame lafferra al volo. Gli occhi le brillano impudici mentre divarica la bocca, impertinente e maliziosa. Buonasera dico. Miaoooo rantola di nuovo. Mi lecca la guancia. La sua lingua simile a un tentacolo e scivola fino alla base del collo. meglio che vada, ora. Scendo con calma. Una volta fuori dal portone mi accendo una sigaretta. La consumo con avidit e cos subito unaltra. Poi apro la macchina, prendo la borsa e ritorno sui miei passi. Salgo le scale. Di nuovo suono il campanello. Ciao, tesoro. La faccia ordinaria di mia moglie mi saluta sorridente. Ciao, cara. Entro e mi affloscio sul divano. Giornataccia in ufficio, vero? Faccio di s con la testa, senza parlare. Fra poco pronto! trilla dalla cucina. gi balzata di l tra i fornelli, simpatico leprotto domestico. Sento un profumo delizioso penetrarmi nei polmoni tossici di tabacco. E mi chiedo cosabbia preparato. Con la coda dellocchio colgo il dettaglio di una calza a rete seminascostadietro una poltrona. Sono un uomo baciato dalla sorte. Ma come potr funzionare, dopo, quando avremo dei bambini?
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LE TRE C  di Roberto Bisso

14 giugno

Si dimena sopra di me. Si agita ansimante, le sue mani sul mio petto, il viso rivolto verso lalto, gli occhi chiusi come a pregare chiss che dio. Le sono dentro ma non sono veramente qui; non saprei dire dove sono semplicemente altrove. Non che non sia brava, ci sa fare con le mani, con la bocca e con tutto il corpo; potenti brividi di piacere mi scorrono attraverso, mi fanno mancare il fiato e intorpidire le dita dei piedi, ma pochissimi giungono al cervello. E nessuno allanima. Il buio della stanza mi aiuta a ignorarla. Non chiedetemi il colore dei suoi capelli o la grandezza dei seni; non ricordo il sapore della sua pelle, il taglio dei suoi occhi o la sua altezza. Ho una vaga idea delle sue labbra giusto perch le ha usate (e bene). Non saprei neanche dire se sia bella o brutta, ma conoscendomi non penso che avrei accettato di scoparla, se non fosse stata almeno carina. E sono piuttosto severo nei miei giudizi. Sono noiosamente sdraiato sul materasso, la mano destra che le sfiora il ginocchio, il braccio sinistro disteso fuori dal letto, lo sguardo fisso verso il vuoto sopra di me. La voce del mio corpo sembra dirmi: Considerala, anche se di lei non ti interessa nulla, magari ti diverti un po. Ma il cuore dice di no, come gi tante altre volte prima di stanotte. Il tempo scorre senza senso e, pi passa, pi mi scindo in tre; da un lato il Cuore che vaga nel tempo e nello spazio, desiderando rivivere momenti che non torneranno mai pi. Dallaltro il Corpo, concentrato sul momento, su di lei e su se stesso. E terzo, il Cervello, che senza successo cerca di mediare. certamente il secondo a trarre maggiore piacere dalla serata; vaghe sensazioni, ombre di piacere sembrano pian piano arrivare anche a me mentre lei accelera i movimenti. Distinto le mie mani le stringono i fianchi mentre le vengo dentro, senza che nulla di piacevole passi questa barriera che ho eretto tra Cuore e Corpo; luno che anela una donna soltanto, laltro che sembra accontentarsi di chiunque riesca ad attrarlo almeno un po. Continua a muoversi ancora qualche momento, poi si sdraia accanto a me e mi bacia con passione. Spero sia venuta, perch non ho la minima voglia di dedicarmi a lei, ma mi prende la mano e se la porta in mezzo alle gambe speranza vana. Una lacrima mi scorre sulla guancia, fatta non dacqua ma di dolore e tristezza per ci che vorrei ma non avr mai, la donna che amo e amer sempre. Anna. Mi chiamo Ian Vect, e sono un perdente.

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CHIUDO GLI OCCHI  di Serena Scuderi

15 giugno

La tenda sventola fuori dalla finestra, nella penombra lunico bagliore la mia sigaretta: so che fumare fa male, ma cosa volete che importi a una ragazza come me? Sotto laccappatoio questo corpo a met, che nessuno ha mai toccato, umido e freme accarezzato dal vento. Questa la mia vita: una vergine in sedia a rotelle, un pallido osso di seppia lasciato a seccare al sole. Chi vuole conoscermi, chi? Comincia la musica e so che per me non c nientaltro che un lungo, intenso brivido destasi, mentre le mie mani scendono, scoprono, sfiorano Nella stanza di fronte lui le parla dolcemente tra i capelli, vicino allorecchio; la mano segue il contorno del collo e delle spalle e ancora gi, tra i seni che con un gesto sicuro libera da ogni costrizione un singulto: non lo posso sentire ma lo vedo, un piccolo salto nellincavo delicato della gola; non lo posso sentire ma come il mio, quando le mie dita giocano dove il mio essere donna ancora un segreto, per tutti tranne che per me. Una goccia di sudore: non la posso vedere ma la sento, come la mia e scivola lungo la spina dorsale, uguale alla mia, che lui sta massaggiando con le sue mani forti, le stesse mani che mi hanno aperto il portone, che hanno schiacciato il tasto dellascensore. Le bocche golose come frutti maturi si divorano luna con laltra; chiudo gli occhi e posso quasi sentire il rumore dellamore: un ronzio nelle orecchie, un rombo che cresce infiammandomi e poi corpi, corpi che si attorcigliano, braccia e gambe e natiche di ununica creatura lattea mitologica e chimerica, che parla una lingua di fremiti e sudori. La mia mano si muove frenetica, ormai, seguo il ritmo, seguo il ritmo, mi involo e poi precipito apro gli occhi. tutto finito, getto via la sigaretta, tutto gi finito. So che mi stai guardando, lo faccio anche per te, piccola. Chiss che segreto nascondi tra quelle gambe magre, lisce e bianche; mi piacerebbe toccarti, toccarti davvero, dappertutto. Ma tu non mi guardi, non guardi mai nessuno, sei distante. So cosa fai dietro quella tenda, posso quasi sentire il tuo ansimare sovrapporsi al mio e qualche volta... qualche volta ho immaginato di scopare te, su quel letto. Chiudo gli occhi e ti vedo aprire laccappatoio bianco, il tuo corpo esile e indifeso che vorrei penetrare con tutta la forza che possiedo: vorrei spezzarti e da te fare uscire una piccola farfalla. Chiudo gli occhi, li riapro, sul davanzale c solo un mozzicone.

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TuttA CoLpA di un CAFF  di Andrea delle Sedie

16 giugno

Ci incontrammo in modo casuale, una tazzina di caff contesa in un bar. Le nostre mani si toccarono e solo dopo i nostri sguardi si incrociarono. Ma subito ci riconoscemmo. stato facile portarti nel mio mondo. Forse proprio quello che cercavi. Le mani giunte sotto la guancia, le braccia piegate, cos come le gambe. Il letto sfatto, bagnato del nostro sudore, ma tu sembri in unaltra dimensione. Di unaltra dimensione. Un angelo. I miei occhi non si saziano di accarezzarti: le gambe, la curva del sedere e poi su, lungo la schiena liscia e umida. Sei il mio angelo, o il mio demone, dipende. Con te sono quello che voglio. Sono passione, sono furore, a volte un cucciolo, ma sempre tu mi accogli tra le braccia e accetti con amore quello che ti dono. Non sembri affatto la persona che poco fa si agitava su quel letto, eppure so che eri tu. I tuoi occhi, il tuo corpo che sfuggendo si esponeva ancora di pi, i tuoi sospiri tutto evidenziava il tuo piacere. Lo so che non hai altri amori, che non hai altri amanti. Non te lo permetterei, solo io posso averti, solo io posso bere il tuo piacere. Eppure, a volte, mi piacerebbe vederti con unaltra persona, vorrei sentire se anche con altri ansimi in quel modo, se ti mordi il labbro inferiore mentre senti lorgasmo esplodere in te, se ridi quando ti tirano con forza i capelli, come faccio io quando vengo. La mia curiosit malattia, voglio e non voglio. Chiss cosa farei in quellattimo. Ma tu continui a dormire, forse sogni un nuovo amore, o nuove avventure forse sogni soltanto me. Ti guardo mentre dormi, vorrei trovarmi ancora accanto a te, cercando di ricordare il sapore del piacere che mi hai dato. Non capisco perch, non capisco come, ma ti amo. Sar un modo strano, sbagliato, ma ti amo. Amo far lamore con te, amo sentire il tuo corpo che scalda il mio. Amo saperti creta nelle mie mani, io a decidere del tuo destino, dei tuoi attimi di piacere. E ogni volta mi guardi con occhi pieni di devozione, di ringraziamento per quanto hai avuto, mentre le tue dita affusolate mi accarezzano la guancia, lentamente, delicatamente. Adesso devo lasciarti per tornare alla vita normale. Ho deciso. Ti lascio un messaggio sul tavolo; so che lo leggerai tra qualche ora, quando ti sveglierai. Sul foglio pochi graffi di inchiostro nero per darti di che pensare, per farti godere lanticipazione del nuovo gioco: la prossima volta ti voglio vestita in modo sexy. Porter anche mio marito.
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OpHeLiA 2999  di Simona Maestrelli

17 giugno

Languidamente distesa su unassolata spiaggia artificiale del pianeta Giocastrum, Ophelia sfiora con indolenza le onde spumose, le scaglie della lunga coda rilucenti di smeraldi e zaffiri. un esemplare quasi perfetto di sexsirena, specie ormai in via destinzione, incrocio di mature donne ninfomani con pesci balestra e nudibranchi del tipo ballerina spagnola. La spiaggia deserta, in mare tre ragazzotti e due setter gordon a sei zampe. Uno dei due cani, il pi maestoso, le passa accanto e la riempie di sbuffi di sabbia bagnata. Un giovanissimo esemplare di H.A.E. (Homo Aneuronicus Erectus) esce dal mare per scusarsi. Pronuncia con difficolt alcune parole, senza articoli n congiunzioni. fisicamente attraente ma impacciato. La sexirena sorride ai tre H.A.E. con lascivia, asseconda il rumore ritmico delle onde muovendo il bacino, con impeto sempre maggiore. Dopo pochi minuti gli H.A.E. sono tutti nudi, con i membri eretti. Ophelia apre la bocca famelica, li tocca con dita artiglianti. I puledri mugolano, gli ebeti volti stravolti dalleccitazione. Cominciano ad accarezzarla e a spalmarle sul corpo mangococche e bana-pesche mature, schiacciandole con mani e lingue. Leccano, azzannano, succhiano, uno soffoca e rantola via. I volti dei due H.A.E. sopravvissuti sono intrisi degli umori di lei. I giovani stalloni imbizzarriti la penetrano dappertutto con dita e lingue: nelle orecchie, in bocca, nel naso. Stupiti e inesperti non trovano altri orifizi. Goffi leccano le scaglie argentate cercando quel che resta della vagina, una sorta di coccige anteriore nelle donne-cavalle, per la legge del contrappasso assente nelle donne-sirene. Con lingue graffiate continuano con goffa irruenza a pungolarla. Ophelia ha caldo sperma appiccicato sul volto, sui capelli, che le cola vischioso dagli angoli della bocca. Lo lecca via e inghiotte. un anti-aging naturale, anche gradevole con laggiunta di zucchero di canna. E in quellabbraccio convulso Ophelia capisce che giunto il momento di perdersi per sempre in quelle onde fluttuanti di carne e di umori. La bella Ophelia muore per poi rinascere, non pi donna n sirena n pesce ma/ entit astratta, fluttuante, eterea, evanescente. Un ologramma. Pronta per la nuova era. Primo gennaio dellanno 3000. Le malattie a trasmissione sessuale sono state definitivamente sconfitte. Sex is dead.

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LETIZIA LA COLLEZIONISTA  di Alda Teodorani

18 giugno

A Letizia piaceva accumulare. Aveva un bel corpo e aveva cominciato ad accumulare da quello. Con la sua tendenza a dimagrire, faceva di tutto per mangiare pi del normale, fino a sentirsi scoppiare. Con il tempo aveva iniziato ad accumulare denaro, poi oggetti preziosi. E, superata let critica dellinnamoramento, alle soglie dei quarantanni aveva accumulato oro, gioielli, preziosi, quadri e oggetti per un valore incalcolabile. Se li teneva tutti in casa, con lavidit di chi non vuole affidare le sue propriet a nessuno, nemmeno per custodirle. Un giorno, a unasta, aveva visto esposta una coppa. Sicuramente si trattava di un dco di gran valore, e il prezzo di partenza lo confermava. Eppure Letizia si era innamorata della coppa, per le quali aveva sempre avuto un debole: un oggetto che raccoglie e racchiude... Comunque era convinta che pochi sapessero riconoscere il valore delloggetto e rest sorpresa quando scopr che un giovanotto giocava al rialzo. Lei lo fin per esaurimento, la coppa era sua e ora poteva anche accettare le moine del biondino che la blandiva, esprimendole il suo stupore per il fatto che una bella donna come lei potesse riconoscere a prima vista il valore di un pezzo tanto raffinato. E quando Letizia gli aveva chiesto come mai pensava che bellezza e astuzia non potessero giocare insieme, quello sera stretto nelle spalle, sussurrando: Lei comunque eccezionale e mi piacerebbe ammirare i suoi tesori... perch sicuramente ne ha molti, nascosti sotto i vestiti. Un brivido aveva percorso il bel corpo pieno di Letizia, mentre pensava che, perch no, anche collezionare conquiste era un ottimo investimento. Cos, tranquilla, laveva portato a casa sua e gli aveva fatto vedere tutti i suoi oggetti. Insomma, nel giro di una mezzora erano a letto, circondati dal luccichio discreto di quel tesoro. Lui laveva sfinita, costringendola a gridare, scopandola senza sosta, incollato al suo corpo. E quando lei era arrivata allorgasmo, mentre giaceva sfinita sul letto, immersa nel sudore e abbandonata, si era alzato in fretta e aveva strappato il cordone delle tende. Mentre la legava laveva baciata sulle labbra, poi le aveva detto: Grazie di tutto, amore mio. E aveva raccolto i pezzi pi preziosi che aveva trovato, cacciandoli in una borsa recuperata dallarmadio. Poi, uscendo, si era girato unultima volta. Puoi tenere la coppa aveva detto, sorridendo, direi che te la sei guadagnata! E laveva lasciata l, legata e furente, dove lavrebbe trovata la donna di servizio la mattina dopo.

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NeMiCi AMAnti  di Giusi Manuela Ducatelli

19 giugno

Una sala decorata a festa, per celebrare la vittoria dei malvagi e la sconfitta dei buoni. Poche stanze pi in l, una camera in cui non esistevano pi n vinti n vincitori. Una mano sal decisa a scostare la maschera a forma di farfalla, indossata da una fanciulla dai lunghi capelli castani, che le celava il volto dagli occhi dorati fino al labbro superiore. Fermati, ti prego. Lasciamo che questa notte porti con s il gusto del mistero! disse piano la giovane. Perch loro erano nemici che stavano per diventare amanti. Per anni schierati sui fronti opposti di una guerra che li vedeva martiri o assassini. Cos simili e cos diversi. Fuoco che scorreva sul ghiaccio, sciogliendolo, e ghiaccio che raffreddava il fuoco, riscaldandosi al passaggio. Le dita delluomo sfiorarono il contorno del tessuto senza scostarlo e scesero pi gi, seguendo la linea delicata del collo, giocando con i bottoncini che le chiudevano il vestito sul petto, prima di intrufolarsi sotto di esso alla ricerca dei seni tondi e sodi. Una vampata di calore la costrinse a gemere per lintensit del contatto, mentre il respiro si cristallizzava in un ansito di piacere. Aveva bisogno di toccarlo a sua volta, per sincerarsi che non fosse tutto un sogno a lungo negato, anche se inconsapevolmente desiderato. Tremando per lattesa immerse le dita nei capelli biondi del compagno, godendo della loro serica consistenza. Osserv rapita i suoi occhi grigi socchiudersi e limmagine che le venne in mente fu quella di una tigre che, soddisfatta, faceva le fusa per le carezze ricevute. Il rumore di uno strappo, e il corpetto del vestito le ricadde come un fiore sui fianchi morbidi. Anche il resto degli abiti fece la stessa fine, vestigia di una finzione che aveva permesso loro dincontrarsi per una volta senza combattersi. Pelle contro pelle, tocchi roventi di labbra a seguire disegni immaginari sulle spalle, che si trasformavano in giocosi morsi alla base della schiena e sulle natiche, sospesi sulla labile soglia di un piacere sofferto. Scie umide, che rincorrendo il profilo dei seni pieni, portavano a piccole incursioni nellavvallamento dellombelico, fino a raggiungere il tesoro nascosto allapice delle cosce frementi, scatenando una tempesta di sensazioni che si sarebbero placate solo con il congiungimento completo. Persa nellestasi del piacere, la ragazza quasi non si accorse delle parole dure e ironiche sussurrate al suo orecchio. Credevi che non ti avrei riconosciuta, Sephora?

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IL GHiACCioLo  di Luigi Rinaldi

20 giugno

Lafa di quellestate ci opprimeva. Ricordi, Sara? La camicia mi si appiccicava alla schiena facendomi colare rivoli di sudore gi fino ai glutei. Nel nostro ufficio laria era condizionata male. Tornasti allora dal bar di fronte con un ghiacciolo e cominciasti a torturarmi. Lo succhiavi lenta e, fissandomi, alludevi a piaceri raffinati. Abbassando lo sguardo in modo ipocritamente pudico, aspettavi sempre un po troppo a ripulirti del succo che ti colava dal mento al seno. Cominci cos. Ti facesti lasciare le chiavi dal principale per finire una pratica urgente. Non mi fu difficile trovare una scusa per restare con te oltre lorario di lavoro: la lussuria ci aveva preparato il campo. Mi chiedesti allora, lasciva, di aiutarti a prendere un faldone dallarchivio. Era in alto sugli scaffali e non ci arrivavi nemmeno con lo sgabello. Ci provai io, ponendomi con la patta, gi dura, allaltezza del tuo viso. Senza indugio portasti la bocca sul mio sesso. Ti accarezzai i capelli mentre mi tiravi gi i jeans con gesti calmi e calcolati. Laria calda e immobile del luogo chiuso amplificava il suono dei tuoi movimenti soffocati. Il sudore innescava i nostri ormoni. Ti presi poi da dietro, con rabbia. Raggiungemmo un orgasmo sincrono, facendo cadere, nella concitazione, mucchi di scartoffie gi dagli scaffali. Non poteva finire l. I nostri straordinari diventarono una consuetudine, i nostri orgasmi una rivincita, larchivio la nostra alcova. Una sera, per, tutto cambi. Fu quando ti dissi che mi stavo innamorando di te. Strabuzzasti gli occhi, diventasti di ghiaccio. Mi dicesti che tra noi, oltre al sesso, non ci sarebbe stato altro. Niente tramonti insieme, niente mani nelle mani, niente progetti sul futuro. Mi confessasti che non eri in grado di amare. Forse, dicesti, era giunto il momento di fermarci a riflettere. Accettai la tua proposta. Non potevo sopportare lidea di avere il tuo corpo senza la tua anima. Per un certo tempo la lussuria e lorgoglio rimasero in equilibrio. Poi un giorno ti vidi con un altro ghiacciolo. Cedetti. Ora, a volte, quando facciamo allamore in modo cos disperato, ho come la sensazione di vedere delle crepe nel muro. Mentre mi cavalchi noto qualcosa di nuovo nel tuo volto, travolto dagli spasmi del piacere. Forse un dubbio. Forse un rimpianto. su questo che alimento la speranza, Sara. Ma non c fretta. Lasciati andare ancora. Proveremo anche domani, insieme, a superare la frigidit del tuo cuore, amore.
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LA tAGLiA  di Barbara Gisolo

21 giugno

Dannazione a questo contratto! Ho superato il terzo mese, il periodo peggiore, dicevano, e invece eccomi qui, in piena crisi. Leona mi gironzola intorno, a voi invisibile (ovviamente). Si contorce mentre Ramon le fissa la steadycam; il gonnellino mimetico si solleva sul gluteo nudo. Potrei supporre che indossi un tanga, ma so che non cos. La mano di Ramon che scende a sistemare lorlo, oziando pi del dovuto, mi dilania le viscere, e i pantaloni attillati di lino bianco non sono compassionevoli. Cambio stanza, per evitare lespulsione. Restano soli. Lattrezzatura era gi montata, non ci dovrebbe volere tutto questo tempo prima di rivederli tra noi: occhi indiscreti, pagati per cogliere quella debolezza in cui loro stessi devono indurci. Sento il rumore sordo contro la porta socchiusa ed come se la vedessi. Leona. Seni turgidi maturati sotto un sole caldo. Mani veloci, da giocoliera, che scivolano tra le pieghe pi nascoste, dandoti piacere in luoghi che tu, uomo uomo, non avresti mai pensato di concedere. Leona. Quelle gonnelline corte drappeggiate sulla pelle, dove tutto a portata di mano. N una strisciolina di stoffa, n un filo di peluria a fermare le tue intenzioni, che stemperi sulla piega ambrata del collo, dove affondi il viso per frenare la bramosia pi violenta. Leona. Le piace farlo cos, appoggiata alle pareti, in piedi. E ti guarda mentre la prendi, e tu non riesci a sostenerne lo sguardo, lo nascondi sulla sua pelle. Tre volte mi ha guardato. E infine ha dato il voto decisivo in mio favore, durante il casting. Mi ha voluto qui. Perch sapeva. Della mia passione e della perversione di autori che, per fidelizzare un pubblico ormai saturo di freesex, hanno stravolto le regole del gioco. Niente pi piacere di sbirciare scene che non potete concedervi nella vita, cari miei rangers. Adesso il vostro piacere deve essere quello di smascherare chi crolla, buttato fuori da un contratto pseudopuritano che non concede neppure un bacio, neppure unerezione. E voi, impastoiati dal GF Serie Ranger, l incollati, ogni sera, per cogliere nel nostro sguardo, nel nostro gesto, la prova della perversione che garantir La Taglia al pi veloce. Io valgo molto, 50.000 , perch ho resistito, sono tra gli ultimi. Restiamo in quattro. Ebbene, guardate adesso. Ho un bel regalo per uno di voi. Leona esce dalla stanza. In ordine, eppure ha ancora negli occhi quel brillio che mi ha fatto impazzire. Tre volte. La appoggio alla parete e lei mi lascia fare. Dentro. Sono fuori.
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FriGidAire 

22 giugno

di Teresa Anna Angelico Mi ero costruito la baracca allombra del viadotto. Ero in Italia da pochi mesi e la paga del cantiere non mi permetteva nulla di meglio. Quella sera ero stanco, volevo solo sdraiarmi sul materasso che occupava tutto lo spazio disponibile, scolarmi le mie birre e perdere conoscenza fino al giorno dopo. Arrivato alla baracca ebbi una sorpresa: il tetto in lamiera era distrutto, vi giaceva una donna. Proprio dal mio viadotto doveva suicidarsi? Raccolsi la ragazza e la sistemai sul materasso; non era morta, aveva solo perso conoscenza. Mi sarei occupato di lei pi tardi, la mia priorit era riaccomodare il tetto. Quando ebbi terminato, mi sentivo stranamente meno stanco di prima: avevo lavorato per me stesso. Entrai nella baracca per esaminare meglio la ragazza. Non si muoveva: se non si era rotta la schiena, si era spezzata le gambe. Molto giovane, la pelle bianca e i capelli nerissimi. Respirava a fatica, ogni respiro metteva in evidenza i seni piccoli e sodi che si indovinavano sotto la maglietta. Accostai la mano e ne raccolsi uno nel palmo. Un brivido mi corse lungo la schiena. Indossava una gonna lunga, la sollevai lentamente. Vidi le cosce e le mutandine di seta e la mia eccitazione fu incontrollabile. Le tolsi le mutandine e la penetrai. Il giorno dopo era morta. Lho seppellita accanto alla baracca, dove vedi quel mucchio di terra smossa. Quando torno la sera, le rivolgo un pensiero, e mi masturbo: la mia preghiera alla sua memoria.

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IL LAGO CAPOVOLTO  di Marco Caudullo

23 giugno

Elisa, nuda sul bordo del letto, guardava il cielo attraverso la finestra. Hai mai visto un azzurro tanto intenso? Non so rispose luomo accanto a lei, cingendole il fianco con un braccio e carezzandole il ventre. Ci pensi se venissimo catapultati in un altro mondo? Se fuori da questa stanza non ci fosse pi il corridoio dellalbergo, solo un immenso prato e montagne piene di alberi verdi? E nessuno ci conoscesse. Ne hai, di fantasia. In fondo noi siamo in un altro mondo, adesso. Siamo solo molto lontani dal nostro, non la stessa cosa. Luomo spost la mano sullanca e con lindice segu la linea della coscia. Hai la pelle liscia e bianca. Mi piacerebbe morderti. Ah, s? rispose Elisa divertita. E dove? Luomo avvicin la bocca alle sue natiche, ma anzich affondare i denti vi pass le labbra, lasciandole umida di saliva. Elisa rabbrivid. Cap quanto lui la desiderasse dallenergia con cui la toccava. Non avere fretta. Fa come se il tempo non stesse scorrendo disse lei. Mi piace il gioco dei se. Allora rispondimi: che faresti se il tempo si fosse fermato davvero? Resteresti qui allinfinito? Se fosse cos non avrebbe alcun senso la parola infinito. Avrebbero senso solo il qui e ora. Luomo le diede un bacio sulla schiena, le scost da un lato i lunghi capelli neri e la baci anche sul collo. Poi disse: Qui e ora stupendo, sai? Elisa sent la sua erezione tra le gambe, un impercettibile sorriso le si disegn sul volto. Cerc la sua mano e la condusse al seno. In cielo non cerano nuvole. Lo scorcio dazzurro nellimmaginazione di Elisa divenne la superficie di un lago, e trasportata dalle sue onde si lasci andare al piacere del contatto con quelluomo, di cui non conosceva neppure il nome. Si gir di scatto, quasi sorprendendo lo sconosciuto amante, lo afferr per il busto e lo spinse con forza dentro di s. A ogni affondo inarcava la schiena e gemeva, senza soffocare limpeto della sua voglia: a separarli dalle altre stanze cera una distanza incolmabile, e sopra le loro teste le acque calme e azzurre di un lago capovolto. La sua vita passata era racchiusa in un altro mondo. Restarono sdraiati uno di fronte allaltra. Laria pregna dei loro umori. Sei sposata o hai un uomo? domand lui. una domanda senza senso. Quando uscirai da qui che importanza avr? E se aprendo quella porta ci fosse un prato con le montagne intorno? Elisa scoppi in una risata. Ne era ancora capace, dopotutto.
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MALedettA MAriLyn  di Lita Cassisa

24 giugno

Torno verso casa a passi lenti, con gli occhi che strisciano sullasfalto e i pensieri rabbiosi. Mi chiedo cosa sta pensando lei, di me. A un centimetro dalle sue labbra sono scappato. rimasta sul divano, sola. La stanza era piena di ragazzi, musica, balli. Ovunque cera qualcuno con un bicchiere di vino in mano. Io non bevo. Non facevo altro che dire: No, grazie! sperando che lei non sentisse e mi giudicasse noioso. Lei beveva, invece, e mi guardava. Avevo ripassato centinaia di volte la scena, nella mia mente. La festa, la musica, un divano e io che le mettevo un braccio sulle spalle e poi tutto il resto. No, non vero. Non lavevo ripassata nella mia mente, ma con lei, con Marilyn. Nella mia stanza avevo deciso tutto a tavolino, era scritto su un foglio, come una sceneggiatura. Dovevo solo far muovere i personaggi. La mia parte potevo farla io. Laltra, invece Mentre riflettevo, lo sguardo, vagando distrattamente per la stanza, si era fermato di colpo su Marilyn, che dal muro mi guardava con malizia. No, era qualcosaltro, ne avevo letto sui libri, era volutt! Mi ero seduto a terra sotto Marilyn, poi ci avevo ripensato, e staccato il poster lavevo appoggiato accanto a me. E cos tu sei Marilyn le avevo detto con nonchalance, guardandomi i piedi. Lei non rispondeva e io mi ostinavo a fissare in basso. Sentivo il suo odore sbattermi in faccia, come uno schiaffo. Era la prima volta che stavo cos vicino a una donna. In quellintimit. Poi lei scivol di lato, sulla mia spalla. Ebbi il colpo di genio di assecondare il movimento e ci ritrovammo a terra, sdraiati, lei su di me. Avevo le sue labbra appiccicate alle mie, cos non potei dire: Non lho mai fatto, Marilyn! Avrei rovinato tutto. E mentre pensavo che quello era il mio primo bacio sentii che dovevo godermelo fino in fondo. Per questo chiusi gli occhi e mi concentrai sul tatto, su quelle labbra che no, non premevano pi, allimprovviso erano leggere e voraci come se volessero mangiare le mie e poi rinunciassero. Tocchi di labbra come alfabeto morse. Allargai le braccia e le richiusi sul corpo di Marilyn. Lei si muoveva su di me con movimenti impercettibili, che serpeggiavano nel mio corpo, imprendibili come lampi. E il mio corpo cominci a rincorrere quei lampi con il cuore in gola. Allungo il passo, corro a perdifiato, chi se ne frega della festa e di quella sola sul divano, casa mia mi sembra lunico luogo possibile. Non potr esserci nessunaltra per un po non dopo te, maledetta Marilyn!
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HuMAn NAture  di Amanda Folcia

25 giugno

Ho tutta la vita da raccontarti, ma non sono ancora sicura che per noi ci sar un domani. Non so se cercherai un modo per trattenermi. Aspetti da me un segnale che non so inviarti; solo dal mio sorriso potresti indovinare ci che vorrei. Tutto intorno a noi sospeso nellattesa. Il silenzio ci avvolge, riempie gli spazi, impone la sua presenza. Sento limpulso di raccogliere i capelli, di accavallare le gambe, ma un gesto sbagliato potrebbe spezzare lincanto. Forse non c una via di uscita, penso; non c un destino comune, per noi. Allora tu fai una cosa che non mi aspetto: ti alzi e scegli una canzone. Poi ti avvicini, mi sfili i sandali e mi conduci sul tappeto. Ho riconosciuto le note: quella musica come luce; sa di pomeriggi estivi passati a sognare. Qualcosa dentro di me si scioglie; non so ballare, vorrei scappare ma sento un brivido quando posi le mani sui miei fianchi. Tu ora sai cosa fare; nei tuoi movimenti percepisco una tranquilla fermezza che mi d coraggio senza mettermi fretta. Le note scivolano come acqua limpida; potrei semplicemente lasciarmi guidare da loro. Cedo al tuo abbraccio e posso finalmente sentire il tuo calore, i tuoi pensieri pi segreti. Gli stessi che attraversano la mia mente. Riesci a mettere qualcosa di fresco nel gesto antico di seguire con i polpastrelli la curva della mia schiena. I nostri movimenti ora nascono direttamente dalla musica e dal battito delle nostre anime. Adesso siamo allo stesso tempo materia ed emozione. Un fascio di muscoli tesi ed elastici, la corrente che ci pervade e acuisce i nostri sensi. Siamo esattamente ci per cui abbiamo vissuto quegli ultimi minuti. Mi chiedo se arriver listante in cui sentiremo il desiderio di entrare luno nellaltra, di andare oltre i limiti della fisica e approdare a quel territorio dove ciascuno solo al mondo. Sgretolare la barriera che ci separa, che ci fa sentire ancora due estranei; la stessa che alimenta il nostro desiderio. La brezza della sera ci sfiora, leggera come un sospiro. Ce un attimo in cui temo che tutto possa finire cos come cominciato. Tu e io: nuovamente due estranei. I secondi passano veloci. Vorrei solo essere pi disinvolta; spregiudicata, perch no? Aderisco al tuo corpo, sperando che tu capisca. allora che lo sento, esplicito come una dichiarazione damore, impossibile da fraintendere. Tu ridi, ti scosti appena, mi chiedi scusa, mi dai un bacio leggero. La musica sta sfumando, ma adesso so che non mi lascerai andare via.
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HentAi  di Stefano Andrea Noventa

26 giugno

Cera questo video. Non so perch mi avesse colpito, ma sono rimasto a guardare. Disegni realistici, eppure falsi, nelle proporzioni, nei movimenti. Inscenavano una fantasia crudele, perversa. Ho spostato il mouse: un tocco equo, per cancellarne la morbosit. Ma ecco che appare un altro cartone animato. Pi dolce, sensuale: scorgo il rossore sui visi, il timore negli sguardi, let innocente. la prima volta: la schiena di lei si inarca, in un gemito a stento soffocato. Le dita serrano le lenzuola. Osservo, travolto, e qualcosa mi annoda la gola, immergendomi nel panico e nel piacere di quei corpi intrecciati, in quel mondo intagliato di desideri. Ancora, sposto il mouse: stavolta il disegno quasi una fotografia e lei ... perfetta; eppure irreale, enfatizzata da un tratto quasi crudele. Gli occhi densi di piacere, la linea sinuosa dei fianchi e quella singola goccia di sudore che indugia tra i seni, scivolando poi lungo il ventre, smuovendo desideri profondi, scavando un solco atroce da sopportare: perch lei incarna il desiderio puro. Attrae fino a ridurre a brandelli la realt. Al suo confronto ogni cosa rozza, schifosamente vera, una sgraziata caricatura dellemozione. Come il corpo di mia moglie che ora mi sta accanto. La guardo, incerto, ed una bella donna, ma non lei. Non quella creatura dal tratto etereo i cui gemiti mi hanno sconvolto, quellangelo dalle ali di carta il cui corpo mi ha mostrato il paradiso, per poi precipitarmi nellinferno della carne in cui annega ogni vero piacere. Non so cosa fare: mi sta fissando. Desidera ci che anche io un tempo desideravo, quando uno sguardo era la scintilla di un fuoco che avrebbe bruciato a lungo, ma di cui ora restano solo ceneri. Le sorrido, ma chiudo gli occhi: e lei ancora davanti a me; le dita sfiorano labbra schiuse in un chiaro invito, la mano scivola lungo il petto e sulla morbida pelle del ventre, come se volesse scendere, adesso, su di me, e accogliermi... Mi giro dallaltra parte, ma lei non desiste: forse crede che stia scherzando, che voglia farmi desiderare; ma io... non posso, non voglio: non lei e in tutto questo non c purezza, non c passione, non c amore. Eppure... quei seni che premono sulla schiena, le labbra che mi sfiorano il collo; e le mani, calde e delicate, quelle mani che sinsinuano sotto le vesti, scivolando, indugiando. Quelle mani mi conoscono bene, molto bene, e sanno come... cosa... Sospiro. Alla fine dei conti lei era solo un cartone animato.

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LUNA  di Valchiria Pagani

27 giugno

Quando la luna un cerchio nero nel nero del cielo, Chiara sa che deve farsi trovare pronta. Lha imparato presto che il pigiama o anche solo le mutandine sono inutili orpelli. Lascia dischiusa la finestra e scivola nuda sotto il lenzuolo. I peli del pube sono soffici e li arriccia tra le dita, mentre aspetta. Quando la luna un cerchio luminoso nel nero del cielo, Chiara sa che deve farsi trovare pronta. Lascia dischiusa la finestra e si stende nuda sopra al lenzuolo. Tra il sesso e il ventre, qualcosa sembra scorrere, come un pesce che guizza improvviso. Spalanca le gambe e le solleva. Sente la fica gonfia, che pulsa quasi da far male. Guarda la palla bianca nel cielo. Il dolore un cerchio, Chiara lo conosce fin troppo bene. Un colpo di vento caldo, la tenda si solleva appena mostrando uno spicchio di cielo scuro. Lui lingua, che striscia umida tra le gambe, che le scosta le dita bagnate e lecca, lecca e sinsinua, lecca e succhia. Lui maschio, mani che le dilatano le cosce, le sollevano le gambe aprendola al mondo. Lui maschio che affonda, fin dove la carne non pi rossa, ma diventa un buco nero e vischioso, nero come la luna che il cielo ha inghiottito. Lui affonda fino a dove le manca il respiro e ancora e ancora, e il piacere esplode quando il colpo si fa pi doloroso. Il dolore un cerchio nero, come la luna nuova. Chiara ormai lo sa. Come sa che lui scomparir di colpo, lasciandola stremata, la fica tremante e piena. Fissa lo sguardo sulla luna bianchissima, mentre la prima scossa le taglia la schiena. Le gambe, aperte e sollevate, tremano per la fatica. L in mezzo, la carne non pi rossa. un buco largo, un cerchio lucido, opalescente. una luna piena e dolorosa, quella che spinge per uscire. Chiara sinarca, come quando lui le affonda dentro. Sinarca e spinge. Quasi non respira. La massa bianca fuoriesce lenta, strofinandosi sul suo clitoride gonfio e ritto. Poi sguscia allimprovviso, insieme al suo orgasmo. una larva, grassa e pulsante. Un verme lungo e largo come un braccio. Chiara si lascia andare sul letto e lo osserva. Ormai ha smesso di avere paura. Sa che, come ogni plenilunio, lo vedr strisciare, tuffarsi dal letto, attraversare il pavimento, risalire la parete fino a raggiungere la finestra. Avvicina una mano alla bocca. Succhia la punta delle dita. Sa che trover il sapore di lui. Come sa che dovr aspettare il novilunio perch lui ritorni a prenderla, per farla di nuovo madre.
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NArCiSo e BoCCAdoro   di Antonio Tarlato Cipolla

28 giugno

Mentre scivola agli angoli della mia mente mi aggrappo al corpo di Marta. Marta occhiverdi, Marta da morire, portami via. Marta apre la bocca per prendersi i miei respiri e laltra si aggrappa agli spigoli dellanima; stalattiti su un soffitto di affreschi, ricordi fatti a mano. Mentre ho per le mani il mento perfettamandorla di Marta la bocca dellaltra mi sussurra profumi dellet delloro. Marta lecca il collo, la sua lingua lama alla mia gola; il peccato preferito di Marta. Laltra gi dentro il cervello. Mentre annuso le tette di Marta ho laltra negli occhi, e Marta mi tiene la testa: io prigioniero libero di essere ossessionato. Mentre Marta mi protegge le orecchie dalle sirene la mia lingua fugge sullombelico dellaltra. Mentre Marta scende sotto il mio ombelico sento la bocca dellaltra alitarmi sul cazzo. Risale Marta e i suoi occhiverdi... Marta non ha occhi, ha occhiverdi, occhi che non potrebbero essere di nessun altro colore in nessun altro mondo. Gli occhiverdi di Marta ballano sinuosi chiudendo il mio sguardo in un cono. Mentre Marta mi guarda limmagine dellaltra tarda a riemergere dal fondo blu della momentanea estasi. Laltra ritorna nelle labbra e nel palato di Marta, nei miei denti che ottusi dal desiderio urtano i denti di Marta. Mentre le mani di Marta mi parlano, dentro sento il bianco della carta, leggo il nome dellaltra. Marta ha le gote rosse, di statua appena scolpita. Dentro il rosso laltra strappa pezzi di verde dagli occhiverdi di Marta. Sento la fredda promiscuit di corpo e anima. Si ferma il tempo. Flebile ticchettio di attimi, frammenti minuscoli di un secondo di cristallo colpito da diamanti di stupore. Attimi vuoti come note di unarmonia completa. Il lento scorrere di una visione che trascende il mio cosmo interiore ampliandone gli orizzonti. Attimi lenti che conducono i sensi in parata trionfale... AllAttimo. NellAttimo Marta lAmore carnificato, Angelo e Diavolo, Serafino e Demone. Laltra apollinea immagine spazzata da dionisiache bolle di sangue color vino. Sento bruciare Marta da dentro. Marta che scopa come se fosse in guerra. Marta, la figlia di Marte che combatte i miei fantasmi. Sono lavido ladro dellodore di Marta. Profuma di verde, di grano verde spezzato in una giornata di fresco fuori stagione... Vengo. Marta sorride ricambiata dal mio sosia. Non c pi lanima, non c pi laltra; la mia mente si volta e nello specchio sul muro cerca solo i miei occhi.

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InterCity 499  di Marcello Cimino

29 giugno

Intercity 449 per Roma in partenza al binario 9. Ferma ad Asti, Alessandria, Genova Porta Principe, Santa Margherita... Carrozze di 1a classe in coda. Repubblica e lUnit, per favore. Beatrice paga i giornali e corre verso il treno. Il giornalaio la guarda andar via con un po di rimpianto. Vediamo, carrozza 2, posto 78. Ecco qua... Buongiorno. Lo scompartimento occupato da un uomo sulla sessantina, capello bianco lungo a coprire le orecchie, sopracciglia scure molto folte, occhiali tondi scurissimi. Indossa un completo bianco di lino, camicia azzurra e papillon a fiori, ai polsini fanno bella mostra due gemelli doro con pietra rossa, forse rubini. Sul sedile, accanto a lui, un panama bianco con la banda nera. Siede eretto guardando avanti a s, le mani appoggiate a un bastone, anchesso bianco. Buongiorno a lei risponde senza voltare la testa. Il posto di Bea sarebbe quello accanto al corridoio, ma a lei piace guardare fuori dal finestrino. Le spiace se mi siedo qui, davanti a lei? La prego. Bea si siede e lo guarda. Lui non muove un muscolo. Cazzo, sar mica cieco? pensa la ragazza. Il treno si muove, sono soli. Bea prende il giornale, luomo sembra fissarla da dietro gli occhiali scuri. Bea lo guarda di sottecchi, lui niente. sicura: cieco. Una strana eccitazione si impadronisce della ragazza. Le dispiace se chiudo la porta? Sa, c un bel fresco. Faccia pure. Bea si siede e scopre le lunghe cosce bianche in mezzo alle quali spunta il triangolo nero dello slip. Infilando i pollici sotto le bretelle della canottiera si scopre le tette. Mentre con una mano si stringe il capezzolo sinistro, con laltra si scosta le mutandine e si accarezza in mezzo alle gambe. La ragazza sente che sta per venire e, per non farsi scoprire, maschera lorgasmo con dei colpi di tosse. stato davvero eccitante pensa mentre si ricompone. Si accorge di aver bagnato il sedile e si mette a cercare un fazzoletto nella borsa, senza trovarlo. Allora luomo si sfila la pochette dal taschino della giacca e gliela porge. Tenga questo le dice alzando gli occhiali sulla fronte e fissandola con due occhi vivissimi. di pura seta cinese, ma credo che se lo sia guadagnato. Mentre Bea lo guarda inebetita, luomo si alza e, facendole un cenno di saluto col cappello, le dice: Purtroppo sono arrivato. stato un vero piacere.
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AnnALBertA  di Alessandra Gallo

30 giugno

C qualcosa di invasivo nello sguardo nero di Saverio. Annalberta lo scopre spesso a fissarla. Il concetto delle labbra di lui, piene e rosa sui denti bianchi, rotondit tiepida. Devessere uno che sussurra nei capelli. Lo immagina dire il suo nome per intero an-nal-berrr-ta con la voce che viene su dalla pancia come la fame, e come la fame oscura, vibrante, ostinata. Tagliate la carrrne in senso obliquo dice lui che ha la erre piena, e Annalberta il suo palato, si scuote e cede ai colpi della lingua morbida. Saverio le si avvicina, le prende le mani e la guida. Odora di burro e foglie di lauro. Ha voglia di morderlo. Saverio affonda il coltello nellarrosto, lo fa scorrere avanti e indietro e a ogni colpo allunga il gesto e irrobustisce la presa sulle mani di lei. Il pollice piegato sopra il suo un combaciare di colori di pelle e di pieghe di falangi. Brrrava, cos le appoggia la mano sulla spalla. Le passa dietro a fatica nello spazio ristretto per tornare al proprio posto. Nel farlo un po la spinge contro il piano di lavoro. unerezione? Lo guarda. La sta fissando ancora. Annalberta abbassa la testa. Ancora sente la consistenza brusca della pelle di Saverio sul dorso della mano. Resiste alla tentazione di annusarla, di respirarne il passaggio. Ricomincia a tagliare. Ogni affondo del coltello un affondo del sesso di lui dentro di lei, mentre il sugo dellarrosto inonda il tagliere e le schizza le dita. Il taglio obliquo rrraddoppia la resa e la carne pi morrrbida sotto i denti. Lei geme. Alla fine della lezione, Annalberta cincischia con giacca e borsa. Cerca di rimanere per ultima e chiudere la fila. Spera che lui esca subito dopo di lei. Ma la troia bionda si avvicina a Saverio, gli chiede qualcosa con la voce un tono sopra la decenza. Ridono. Annalberta scende le scale con il pacchetto dellarrosto sottobraccio. In strada laria fresca. Si avvia alla macchina stringendosi il colletto della giacca sulla gola. Il cielo estivo prima della pioggia, visto attraverso le foglie degli alberi, un pizzo scostumato carico di umori che grida sesso senza vergogna. Annalberta sale in macchina e accende lautoradio. La voce laccarezza, le si infila sotto il vestito, la gonfia di desiderio. Ive got you under my skin Le luci di sopra sono ancora accese. Annalberta scarta il pacchetto dellarrosto, tira fuori il coltello. Chiude gli occhi. Aspetta. Ive said to myself this affair never will go so well Arriver. Prima o poi dovranno uscire.
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Ti preGo di non SMettere di pArLAre  di Lara Carlini e Laura Rossi

1 luglio

sai quelle belle piscine con il bar al centro In un pomeriggio caldo e afoso di luglio, dopo le solite frasi che un incontro casuale impone, la sua voce inizi un tedioso racconto delle vacanze trascorse in un qualche posto esotico. Il sole picchiava sullasfalto facendolo tremolare in lontananza e forse per il caldo, forse per la noia, piano piano le parole di lui si fecero lontane e lei venne rapita da quella voce cos profonda e calda. In un attimo quel tono basso e sicuro le invase la mente di pensieri peccaminosi. I discorsi si offuscarono e lei immagin solo il suono cremoso di quella voce che sussurrava al suo orecchio tutto quello che una donna avrebbe voluto sentirsi dire. Una voce cos penetrante da farle immaginare che avrebbe saputo farla godere. Lumido del giorno si mescol alla crescente eccitazione sulla sua pelle, facendole provare un piacere intenso e inaspettato. La voce continuava a solleticare le sue fantasie facendo crescere in lei la voglia di essere presa. Le parole uscivano dalla bocca di lui trasformandosi in gesti sempre pi audaci nella mente di lei. Sentiva le sue mani stringerle forte i polsi sopra la testa, il viso attaccato alla sua guancia, lalito caldo sul collo. Il racconto and avanti, inconsapevole del gioco erotico che agevolava. Ogni sillaba pronunciata era il brivido di un nuovo dettaglio eccitante. Il corpo schiacciato addosso, tanto stretto da togliere il fiato, faceva evaporare ogni pudore tra due corpi che si stavano cercando. La voglia di lui premeva sul ventre di lei e le mani seguivano listinto di cercare i punti del piacere. Il calore cresceva fuori e dentro la ragazza, portando i suoi sensi al massimo delleccitazione, spingendola ai limiti dellorgasmo. allora dai, ci vediamo presto cos ti faccio vedere le foto! - Brusco rientro alla realt. Di colpo si accorse delle labbra gonfie di desiderio, degli occhi bagnati di voglia e del suo cuore che batteva impazzito nel petto. Con un sorriso imbarazzato e malizioso si accese una sigaretta. Si baciarono per salutarsi e il profumo della pelle di lui rest impresso nei ricordi ancora palpitanti di lei. Gustandosi il piacere del fumo, and via sorridendo soddisfatta, con la testa e il passo leggero, guardando la strada davanti a s e gli ignari passanti.

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IL BuCo nero  di Marco Far

2 luglio

Il colonnello Lee guardava la Terra attraverso un obl della Stazione Spaziale Internazionale: si notava un disco nero, le cui dimensioni aumentavano. Cercava di contattare via radio una delle stazioni, laggi. Non una in particolare, ne voleva una qualsiasi, qualcuno che rispondesse. Il disco, in realt un buco nero, era vicino a Milano. Poco prima era minuscolo, poi si era mangiato la Lombardia e non si era fermato. Lee osservava la Terra svanire, insieme ai suoi dieci miliardi di abitanti. Entro poche ore avrebbe subito lo stesso destino. Otto anni prima Non un giocattolo, un binocolo vero. Paolo aveva tredici anni e suo padre gli aveva trovato il regalo giusto. Una sera, Paolo osservava le luci della strada dalla finestra della sua cameretta. Dopo alcuni minuti punt il binocolo sulla palazzina di fronte. Poteva vedere dentro un bagno, attraverso una finestra priva di tende. Cera una ragazza un po pi grande di lui. La spi mentre si spogliava. La vide senza la maglietta, i seni... non ne aveva mai visti. Come poteva essere tanto fortunato? Lei era bellissima e se ne innamor. Gli anni successivi li trascorse a pensare a lei, a spiarla, a toccarsi. Ma cera un problema: lei si toglieva le mutandine solo dopo essere entrata in doccia. E la doccia era dietro langolo. Non riusciva a vederla tutta. Aveva provato a cambiare finestra. Per poco sua madre non laveva beccato, e comunque non era abbastanza. Aveva tentato con un binocolo pi potente, con degli specchi. Impossibile. Quellangolo gli impediva di vedere loggetto del suo desiderio. Amava quel corpo giovane, ne apprezzava ogni dettaglio, desiderava poterlo conoscere tutto, centimetro per centimetro. Dopo la maturit si iscrisse a fisica. Lo studio dellottica, per quanto affascinante, gli aveva chiarito soltanto che non avrebbe mai potuto vedere dietro quel dannato angolo. Ma le teorie sulla massa e sulla velocit della luce lo spinsero verso un modo per curvare la vista. Aumentare la gravit, piegare lo spazio e attirare la luce da dietro langolo verso i suoi occhi. Finalmente. Un modo per vederla tutta. La sua tesi di laurea in fisica teorica ipotizzava la sintesi di un piccolo buco nero come artificio per modificare la traiettoria dei fotoni. Chi poteva immaginare che ci lavorava per davvero, nella sua cameretta? Nemmeno il colonnello Lee, lultimo uomo esistente (ancora per poco), seppe mai cosa aveva posto fine alla Storia.
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SONNO  di Alessandra Mirka Trento

3 luglio

Sono in analisi da tre anni e sposata da ben ventitr. Un matrimonio bello, senza figli, ma colmo di emozioni e di passione. Al nostro secondo incontro eravamo gi a letto; non al primo, perch ci ha colto di sorpresa trovarci. Ma adesso non so proprio cosa dire, non capisco cosa possa essere accaduto e anche il mio analista brancola nel buio: in tre anni non si risolto nulla, anzi forse peggiorato. Ogni sera mi corico con timore, a volte con eccitazione, a volte con rabbia. iniziato tutto tre anni fa: eravamo in un albergo a Giava, una vacanza splendida, nessun litigio e perfetta sintonia tra di noi. A un certo punto della notte i nostri vicini di stanza hanno iniziato a fare lamore e noi sentivamo tutto; devo riconoscerlo, un magnifico amplesso! Anche Alberto aveva avuto unidea simile poco prima, ma non ci era riuscito: forse la stanchezza, forse le suggestioni dellisola, forse il mistero di quel giardino. Io mi addormento sentendo la voce ansimante di una sconosciuta. Ricordo un sonno di una pesantezza unica, mai provato prima. Non riuscivo a svegliarmi. Al mattino Alberto raggiante e inizia a farmi domande su cosa ricordo della notte. Cosa ricordo? Ah, s! Quei due a letto. Poi ho sognato che avevo un sonno paralizzante, che non riuscivo a svegliarmi e che Alberto mi cercava e mi desiderava, probabilmente eccitato dai suoni dei vicini, ma fatico a ricostruire qualcosa. Alberto mi dice che abbiamo fatto allamore, ma proprio non ricordo! Non riesco a distinguere se era un sogno o realt, anzi pensavo di averlo sognato invece accaduto davvero buio totale. Alberto sembra deluso ma avverto anche qualcosa di misterioso, perch alle mie domande non risponde e resta vago. Da allora soffro di questo tipo di narcolessia, come posso chiamarla? Narcolessia erotica? So che faccio lamore con mio marito, e anche pi di prima, ma non ne sono cosciente. Glielo permetto perch anche a me piace, mi piace essere amata da lui in questo stato di incoscienza. Non nascondo che provo un certo eccitante timore per tutto quello che non so, per quello che tiene per s e che non mi racconta; mi piace quando poi lui mi spiega cos accaduto tra di noi, anzi, quello che lui ha fatto con me. Ora lui mi possiede pi che mai e, soprattutto, ha lasciato tutte le sue amanti e non mi tradisce pi. O forse, ora, con questo mio totale abbandono, sono io a possedere lui?

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Lip GLoSS ALLA FrAGoLA  di Silvia Daveri

4 luglio

Fu lei a baciarmi, sporgendosi dal lato passeggero. Quelle labbra le avevo guardate per anni confidarmi i suoi segreti; erano carnose e umide, le sentivo premere sulle mie, pi sottili. Le labbra di Caterina con un velo di lip gloss alla fragola erano una provocazione su un viso acqua e sapone che era sbarazzino ancora oggi; non ci vedevamo dallultimo anno di universit. La sua bocca lavevo sempre invidiata da ragazzina, perch faceva impazzire gli uomini, e me. Cancellai labitacolo dagli occhi e spinsi dentro la lingua, il mio smalto rosso si nascose fra i suoi capelli e le mani di Caterina corsero alla mia maglietta, partirono dai fianchi, leggere, mi facevano ridere e rabbrividire. Pensai alle notti abbracciate a dividere un matrimoniale per risparmiare sullaffitto e perch, tanto, eravamo cresciute insieme. Sentii il clitoride pulsare contro la cucitura dei jeans un attimo prima che arrivasse ai capezzoli e mi staccai da lei per passare lindice sulle sue labbra bagnate, poi lo leccai: sapeva di fragola. Guardai il nocciola lucido ed eccitato dei suoi occhi per trovare consenso e coraggio. Ero stata io a contattarla su Facebook chiedendole di andare a bere qualcosa per superare i vecchi rancori, lavevo pregata di chiamarmi quando rientrava da Parigi. E Caterina, una sera di luglio, aveva telefonato. Dal finestrino entrava una debole brezza, soffiava via il sudore dalla nostra pelle; limbarazzo di ritrovarci era stato solo mio, comero stata io a chiudere la porta quando Caterina aveva trovato il coraggio di essere se stessa ogni istante della giornata, non di notte, dentro camera nostra. Io no. Io mentivo, ero una fottuta codarda. La desideravo, ma ormai sapevo scopare solo come gli uomini, quelli che avevo sopportato dentro di me da quando ero diventata grande e avevo chiuso nel cassetto i giochi da ragazze. Il sesso con Caterina non era una competizione tra corpi, era puro piacere. I miei capezzoli turgidi premevano sotto la stoffa, lei mi sfil la maglietta e i seni rimbalzarono liberi; io infilai le mani sotto il suo vestitino a fiori per scostarle il tanga: era calda e bagnata. Cara, che fai l fuori tutta sola? mi chiese mio marito dalla finestra. Mi godo il giardino, tesoro. Vieni a letto, tardi, domani devi lavorare.

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IL FIORE DI LOTO  di Subhaga Gaetano Failla

5 luglio

Una linea lieve di luce germogliava dalle colline e si spandeva verso il cielo. Efrem, seduto sul muretto di pietra, respirava piano e attendeva il sole. Poi, un fruscio proveniente dal giardino del casolare accanto gli fece volgere lo sguardo. Marta aveva un annaffiatoio rosso. Lacqua cadeva come una pioggerella allegra sui tulipani e sulle ortensie, sui gerani e sulle rose, sulla terra grassa assetata dalla calura estiva. La ragazza vide Efrem. Alz la mano in segno di saluto. Efrem scese con un piccolo balzo dal muretto e si avvi verso di lei. Ciao, Marta. Anche tu mattiniera. S, bello a questora. E il giardino mi stava aspettando. Andiamo a vedere i fiori di loto nello stagno? Forse non sono ancora aperti. Nello stagno la luce giunge pi tardi. Be, possiamo attendere l larrivo del sole. I due ragazzi percorsero in silenzio il sentiero che diventava, sul bordo dello stagno, unesile striscia. Nel centro delle ampie foglie verdi, galleggianti sullacqua velata dombre, i grandi fiori di loto erano racchiusi ancora in una preghiera di carne vegetale. Marta ed Efrem si sedettero e liberarono i piedi dai sandali. La lunga veste arancione lasci scoperte le caviglie di Marta. Rimasero muti a osservare lacqua. Poi i loro occhi si incontrarono. Luce nella luce. Ombra nellombra. Le labbra tremanti cercarono il cibo vitale. Efrem sfil la veste di Marta. Adagi il viso tra i suoi seni chiari, sulla pelle profumata che attutiva il battito del cuore in tumulto. Le dita della ragazza liberarono dallimpaccio dei vestiti il sesso turgido di Efrem, poi strinsero le sue natiche. Marta cerc il sapore di lui affondando la testa tra le sue gambe. Spasmi dagonia si intrecciavano nelle diverse modulazioni dei loro respiri ansanti, nei gemiti prossimi alla morte e alla rinascita. Un ultimo frammento, unultima insistente isola gonfia di rancore urlava ancora: Io! Io! Io! Infine i due corpi si congiunsero, luno nellaltro, abbracciati, distesi sul fianco a comporre un unico embrione cosmico... creatura delluniverso, oltre il maschio e la femmina, oltre. Nello stagno la luce aveva raggiunto le piante acquatiche. Un fiore di loto azzurro si apriva lentamente e mostrava al cielo linfinito vuoto pulsante.

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Sotto iL SoLe  di Diego Tonini

6 luglio

Giocherello con il bicchiere seduta al bar mentre la guardo stare immobile sul limitare della spiaggia, con la luce del sole che bagna le sue curve come un vischioso sciroppo doro. La sua linea un distillato di potenza ed eleganza, agile come un felino esotico eppure cos solida e concreta. Lotto con la bramosia di alzarmi e andare ad accarezzarla, mentre stringo le gambe in un momento di incontrollabile desiderio. Mi alzo e avverto nel basso ventre una pulsazione mista di paura ed eccitazione. Gocce di sudore caldo mi scivolano tra i seni e lungo la schiena, raffreddandosi in un piacevole solletico, i capezzoli sfregano sul cotone umido della maglietta... mi guardo intorno coperta dagli occhiali da sole a maschera, cammino quasi sulle punte con lentezza deliberata, assaporando brividi di piacere. Lei l, a pochi metri, acquattata sotto il sole, non si muove nella calura immobile e sembra non fare caso a me. Nessuno mi guarda, nessuno con lei, sono cos vicina da sfiorarla e lei ancora non si accorta. Mi chino come per togliermi un granello di sabbia dalle infradito e con la mano che trema la sfioro appena. Un brillio in lei come elettricit che scorre sulle mie dita. un segnale: non mi rifiuta e mi offre il suo corpo facendo esplodere in me un brivido e un calore umido che mi sovrasta, spingendomi ad avvicinarmi. Lei, ferma e tesa, mi mostra tutta la sua bellezza selvaggia. Di scatto mi metto cavalcioni su di lei, strusciandole le cosce sui fianchi, sfregando il pube, finch i miei shorts iniziano a bagnarsi. Il contatto tra la sua pelle e la mia un calore inebriante: chiudo gli occhi e quasi senza accorgermene inizio a muovermi sopra di lei, le mie grandi labbra stimolate dallo sfregamento, le mani che esplorano ogni sua curva. Il mondo scompare ed esplode in un lampo bianco di piacere, non c pi niente oltre ai nostri corpi uniti, al mio seno gonfio, ai miei capezzoli che spingono sotto la maglietta per accarezzarla. Mi muovo cercando di porre ogni centimetro di me a contatto con lei, tentando di estendere a tutto il corpo il piacere che si irradia dalla vagina, dimentica della spiaggia e di tutto il resto. Sento lei calda sotto di me, zitta e immobile, sento i miei gemiti sorgere alti e incontrollati, sento il mondo contrarsi in un globo pulsante, sento... Ehi, che fai? Scendi subito dalla mia moto! Mi allontano, sforzandomi di non notare la piccola folla che mi guarda stranita.

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Per iMpiCCAGione  di Paola Vadacchio

7 luglio

Le conchiglie si rincorrono rumorosamente sul filo della collana mentre danza, scoccando sorrisi maliziosi dagli occhi scuri e lucenti. Da sotto la curva delle labbra mi mostra un piccolo spiraglio di quei denti dritti, bianchi come perle in fila. Mi chiedo come possano essere cos perfetti... sono cose che fra la sua gente non si vedono. Stanotte, per, non voglio fare distinzioni fra la mia e la sua gente, mentre lunghe dita inanellate si serrano attorno al mio bacino per trascinarmi a ballare nella folla schiacciata attorno al fal. Le sue gonne mi si avvolgono attorno alle gambe quando unorda di ballerini mi getta praticamente contro di lei. Amira ride. Amira ride sempre. I suoi occhi non facevano che ridere, sotto il folto velo nero delle ciglia, il giorno in cui mi sorprese al limitare del villaggio e volle per forza leggermi la mano, tracciandone le linee con le lunghe dita scure. Sulla sua gente raccontano tante cose. Si dice che il profumo di una zingara si avvolga attorno al collo delle sue vittime come un laccio, fino a strangolarle. Si dice anche che alcune delle loro vittime non riescano pi a pensare ad altro, e io temo di appartenere a questultima categoria, perch non vedo che i suoi capelli, mentre infilo il naso fra i riccioli neri, allacciando le braccia dietro la sua schiena, sulla pelle calda che il vestito non copre. Le vertebre sporgono appena, e la mia mano ne segue la curva mentre lei scuote il bacino al ritmo dei crotali, spingendosi contro di me con unostinazione che mi toglie il fiato, dato che il suo profumo speziato scende a fiotti lungo il naso e la gola, mi scalda il sangue e i muscoli sotto lo strato di pelle e vestiti mentre corre lungo il bassoventre come un sorso di liquore. Mi tiene stretta, il mio brivido crepita sotto il palmo della sua mano. Quel giorno ho letto sulla tua mano che temi ci che non conosci soffia lentamente nel mio orecchio, facendo scorrere i polpastrelli fra i nastri chiari che mi legano la treccia. Non pi la risata di prima, ma un lieve, segreto frusciare di foglie, con le conchiglie che cantano sulla sua clavicola. Ridacchio. Mi hanno offerto un vino caldissimo e pieno di miele, prima che lei mi scovasse, abbastanza forte da dimenticare tutto, tranne Amira bollente sotto i riccioli di cotone dei vestiti. Be, sbagliavi alla grande. Chiss quanto stretto il suo laccio attorno alla mia gola. Il respiro, sotto la carezza delle sue labbra, mi si strozza prima che possa chiederglielo.
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IL RISVEGLIO  di Francesca Montuschi

8 luglio

Le dita sfiorano la lampo della gonna, che scivola a terra. Un velo copre le gambe e lambisce linguine, l dove voglio godere. Non sfila le scarpe ma si muove lenta sui tacchi con una femminilit apparentemente imbarazzata. Gioca con la sua finta ingenuit guardandomi negli occhi: sorride e afferra tra i denti il labbro inferiore. Movimenti appena accennati che lasciano intravedere la sua prossima mossa. In mano un rossetto Chanel. Lo passa sulle labbra schiuse: per te. Si avvicina al letto e allarga quasi impercettibilmente le gambe. La mia eccitazione un pugno nello stomaco che soffoca il respiro. Nudo sul letto, stringo il lenzuolo bianco, leggermente ruvido, del motel. Ho fame della sua pelle, del suo sapore, del suo piacere. Si inginocchia a terra e mi fissa ancora. Mi sento travolto e i miei gesti diventano quasi violenti. I suoi capelli stretti in un pugno. Fili di seta morbidi con cui copro la mia erezione. Decisa la sento succhiare il mio piacere. Non fermarti, ti pregofino in fondo... fino a quando anche il mio ultimo sospiro si quieta e tace. Odore di sesso. Mi sveglio allimprovviso, sudato ed eccitato. La mia voglia tesa tra le gambe fa quasi male. Mi giro nel letto e un solo attimo sufficiente: la realt mi schiaffeggia beffarda. Laura sdraiata accanto a me. I capelli abbandonati sul cuscino come una rete da pesca ingrigita, stropicciata, che stata gettata su un vecchio molo. Laura e la solita camicia di flanella beige, con dei grandi fiori blu sbiaditi, quella logora sul fondo. Odora ancora di cucina. La cena di ieri sera. Ho la nausea. Mi giro su un fianco, la schiena rivolta allimmagine lisa del nostro rapporto mentre il mio desiderio sessuale resta in sospeso. Non posso sfiorare la flanella. Mi urta. Non sono eccitato da quel corpo che dorme accanto a me. Dio mi salva: suona la sveglia. Devo svegliare i bambini. Mi alzo. Entro in bagno e chiudo la porta. Seduto sul water accendo il cellulare e, pensando alla tensione tra le gambe, mando un messaggio a Teresa: Ci vediamo tra unora solito parcheggio. Ti voglio in autoreggenti. Tiro un sospiro di sollievo. Vedo gi le sue gambe velate avvinghiate al mio bacino che danzano frenetiche, mentre il suo viso mostra labbra schiuse in uno spasmo. Sento gi il suo piacere stridere fra i denti, trattenuto come una dolce vergogna. Esco dal bagno. Sveglio Laura. Buongiorno, amore. Canticchiando vado verso la camera dei miei figli. Sar una buona giornata.

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AL CASELLO  di Luca Ducceschi

9 luglio

La sera di Italia-Francia, la finale, attaccai il turno al casello verso la fine dei tempi regolamentari. Quella notte non sarebbe toccata a me, ma un collega mi aveva pagato 300 euro per un cambio. E comunque avevo un televisore. Naturalmente lautostrada era deserta. La prima auto fu quella Lamborghini cabrio rosso fuoco, che arriv proprio mentre una punizione di Pirlo usciva di un soffio. Guidava una donna pi verso i quaranta che i trenta, con una gonna il cui orlo era pi vicino allinguine che alle ginocchia. E una scollatura oscena, nellaccezione positiva del termine. Cera un uomo, con lei, ma a lui non feci caso. Dalla mia posizione lo spettacolo era di quelli che, tra colleghi, definivamo da quattro stellette. Tornarono nel corso dei supplementari. La mano delluomo era posata sul ginocchio di lei, e mentre stavo contando il resto ne approfitt per sollevarle la gonna fino agli slip. La donna prese le monetine a cosce scoperte e mi sorrise. Aveva labbra a canotto, palesemente rifatte, ma nondimeno invitanti, data la situazione. Ripartirono. Iniziai a toccarmi da sopra i jeans, eccitatissimo. Ci volle la testata di Zidane a Materazzi per distrarmi. Trezeguet stava per battere il suo rigore quando la coppia pass di nuovo. Luomo le abbass la canottierina, lasciandola con le tette al vento. Come va la partita? mi chiese lei allungandomi le monetine per il pedaggio. In quel momento il francese colp la traversa. Siamo ai rigori. Loro ne hanno sbagliato uno. Posso dare unocchiata? mi chiese. Vacillai. Lui rimane in auto precis. Metta le quattro frecce ordinai alluomo. Avevo considerato i rischi. In quel momento tutti avevano altro da fare che non badare alla mia infrazione. Nel frattempo De Rossi la butt dentro. La donna entr nel gabbiotto e si sporse per guardare nel piccolo televisore da 5 pollici. Le sbirciai le tette. Erano vere quanto le labbra. Intanto eravamo giunti al momento topico del mondiale. Grosso stava per calciare il rigore decisivo. La donna scomparve allimprovviso dal mio campo visivo. Volevo cercarla, ma Grosso stava sistemando la palla sul disco bianco. Qualcosa di caldo e morbido mi avvolse il pene. Le sue labbra. Cazzo. Grosso scrutava il portiere avversario. La sua bocca andava su e gi, con tutta la morbidezza del silicone. Grosso tir il calcio di rigore. Io ebbi un fremito. Il pallone entr, mentre un getto di fuoco usciva dal mio uccello, direttamente in quella bocca avida. Eravamo campioni del mondo. E io avevo guadagnato le migliori 300 euro della mia vita.
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LeSAMe  di Marcella Testa

10 luglio

Se Van Gogh avesse ritratto i corvi in primo piano, avrebbero avuto lo sguardo di Giulia, che dalla cattedra minacciava tristi presagi. Occhi incavati, di un nero che mal si accordava col finto biondo-campo di grano dei capelli, unespressione arcigna che la rendeva simile a un avvoltoio in attesa di ghermire le sue vittime. Giulia: un nome cos dolce; a Paolo ricordava Il bacio di Hayez che dalla tesina gli urlava che era l per sostenere lesame. Giulia: un nome cos innocuo per un volto di pietra, dove le rughe erano come le crepe del muro di Montale. Il bacio: come sarebbe stato baciare quelle labbra riconoscibili solo per un rossetto rosa ben marcato? Un velo ne era rimasto sul bordo di un bicchiere di plastica che lei schiacci. Paolo si offr di gettare il piccolo relitto e Giulia ne sembr compiaciuta. Amava essere servita e riverita, un desiderio di comando che celava la voglia di essere domata. Paolo ne era sicuro: unora a letto con lui e da soggetto di Hieronymus Bosch la prof. sarebbe diventata la Monnalisa di Leonardo. A quel pensiero poggi di nascosto le labbra sul bicchiere, prima di fare canestro nel cestino. Lecc il rossetto per poi pulirsi distinto le labbra. Si sedette e finse di sfogliare il manuale di matematica. Paolo aveva assistito allesame di quasi tutti i compagni e aveva memorizzato le movenze e la voce roca di Giulia, al punto che ora gli sembrava naturale fra s e s chiamarla per nome. Dopo il caff era il momento della sigaretta. Appoggiata al balcone Giulia voleva essere spiata. Ondeggiava sui tacchi come per attirare lattenzione su piedi ben curati, i sandali da ragazzina calzati con disinvoltura sotto un fuseaux che le evidenziava le curve ancora intatte: un cilindro, due parabole e lincognita x, un problema che Paolo avrebbe saputo risolvere, se solo avesse avuto lopportunit di applicare la formula giusta. Di schiena non le avrebbe dato pi di 40 anni. Gli altri 20 erano tutti concentrati sul viso. Se solo avesse chiuso gli occhi... Era quasi mezzogiorno e i commissari fremevano allidea di fare tardi. I candidati al martirio si succedevano come sul nastro di una catena di montaggio. Giulia tamburellava con le dita sulla cattedra e commentava con piccoli grugniti gli errori pi evidenti. Ora toccava a lui! cercami il punto g(x) fu quel che cap della prima domanda. Il punto G! Paolo sorrise, un respiro profondo e cominci lesame. Dalla pelle di Giulia un profumo di Acqua di Gi.

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UndiCi LuGLio  di Fedra Poe

11 luglio

Potessi con il mio semplice pensare trasportarti nella dimensione che desidero da sempre, potessi saperti di mare, giuro che correrei a piedi fin l. Avessi mai avuto la certezza della vera realt, a oggi non sarei quella che sono. Vederti trascinare cuore, amore, la tua maledetta passione, come una casa sulle spalle, il profondo scrutare alfa e omega del mio corpo, ti giuro: ne morir. Se solo tutto riuscisse a stabilizzarsi oltre note, corde e pennelli al di fuori di noi due, io lo so. Sarebbe amore. Quellinfinito toccarsi e i baci, i gemiti, lansimare, il pulsare di sangue e vene e saliva e mani. Ho ricordato centinaia di volte il nostro matrimonio. Lho ricordato e ne ho colorato i bordi incollati su un vecchio album rilegato da me anni fa. Una traboccante cesta di Jonagold giaceva sotto un albero di ciliegio nel giardino dietro casa. Sotto lo stesso ciliegio, i piedi nudi di Christine sfioravano lerba del prato, mentre lei si sporgeva su un ramo alto, tirando su la gonna, fino alle cosce. Accaldata e incantata a osservare unape posatasi sulla fronda, scost via un ciuffo liberatosi dalla stretta dei fermagli. Pi in l Marcel fumava. Aspettava il momento per avvicinarla, proporre pochi gesti dal savoir faire disarmante, fissarne lo sguardo ingenuo e sbottonarle piano la camicia beige, facendola scivolare fino ai polsi. Turgidi, chiari, profondamente rotondi, caldi i seni di Christine. Come fosse stata la protagonista di un dipinto, immersa in pennellate di impeto, gett indietro la testa, lasciandosi andare in una risata fragorosa. Marcel si alz, ponendo fine al patimento dellattesa. Non fece nessuno dei gesti proposti dalla sua mente, piuttosto pos il giornale, cammin lento, gett il sigaretto per terra e lo calpest con fare studiato; poi si ferm. Le cinse i fianchi e, voltandola, la baci senza prendere fiato e le accarezz la nuca con un dito, mentre gli attimi strappavano via consapevolezze e pudore. Per la prima volta tra mura di lenzuola, tetti di piume e schiocchi di baci e ansimi e ti amo da respirare, avevamo atteso che tutti gli ospiti uscissero da quel giardino pieno di petali di rose. Avevamo spogliato i tavoli ed era stata magia. Drappi di tulle posavano, stanchi, gli arti estremi sulla terra. A ricoprirci i pensieri cera dellovatta morbida, di quelle che nascondono e sanano dentro. Inutile parlarti ancora di comero e di comeri, descriverti le unghie sulla schiena, le tue labbra sulle mie gambe, fino in fondo al mio sesso. Lo conosci gi.

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No Money  di Chiara Pallotti

12 luglio

Sbatt gli occhi un paio di volte prima di riuscire ad abituarsi alla luce che entrava dalle fessure delle veneziane. Si sedette sul letto e prese lorologio in mano per controllare lora: si era addormentata. Non le era mai successo. Dopo il lavoro andava diritta a casa con il taxi; quella sera, invece, era come se lavesse dimenticato. Si guard intorno senza riconoscere il luogo in cui si trovava, poi sospirando piano si mise una mano tra i capelli per ravvivarli, pensando al perch fosse ancora l. Sent uno strano rumore accanto a lei e lo not: era un ragazzo dai capelli scuri e dalla pelle color bronzo. Lo aveva abbordato la notte prima in un locale vicino al centro della citt; e tutto le torn alla memoria. La mano si spost dai capelli al volto, come se volesse nascondere il rossore, la vergogna e il piacere provato fino a poche ore prima. Si ricord delle sue mani, grandi e calde, che si erano mosse delicatamente sulle sue spalle e sui suoi fianchi senza infastidirla; su per le cosce e poi, piano, con una gentilezza a lei sconosciuta, si erano avvicinate agli slip neri. Le labbra calde le si erano posate sul collo lasciandole un piccolo segno ed erano arrivate alla cerniera dellabito che indossava; avevano preso fra i denti il tira zip e lavevano fatto scendere fino a che labito non si era sfilato praticamente da solo. Era stato tutto cos strano Nessuno era mai riuscito a fare sesso con lei in modo cos dolce e gentile; il tocco di quelle mani ancora lo ricordava, e ancora la eccitava. Prese una sigaretta dalla borsa e laccese, mentre cercava di comprendere come un uomo avesse potuto considerarla qualcosa di diverso dal solito oggetto di piacere con cui era stata battezzata; guard verso il ragazzo che dormiva beato in quello che, probabilmente, era il suo letto. Sorrise, pensando che per una volta non avrebbe chiesto il compenso della serata. Perch, per una volta, il compenso era stato lei a riceverlo.

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NON PUOI VEDERMI  di Andrea Tortoreto

13 luglio

Sei arrivata. Finalmente. Il locale, tavoli piccoli e grandi vetrate sulla strada, pieno; molti uomini. Alcuni si voltano a guardarti dimenticando il loro pasto; una come te si sente prima ancora di vederla. Ti siedi accavallando le gambe. Non possono passare inosservate. Un flessuoso invito che, dallelegante dcollet rosso sangue, sale fino allammiccante pizzo dellautoreggente. Ti piace essere ammirata, adori gli occhi avidi sul tuo corpo anche se, al giorno doggi, potrebbe costarti caro. Prendi lo specchietto da borsetta e passi il rossetto sulle labbra. Forse sorridi a te stessa. Arriva il cameriere con le rose. Quel misterioso ammiratore non ha tradito nemmeno oggi. da circa un mese che vieni allietata, in ogni pausa pranzo, da questa sorpresa. Pur cambiando locale le rose sono sempre arrivate. Splendide e con un ispirato biglietto; citazioni, frasi romantiche, il tutto condito da piacevole malizia. Gli ultimi ti sembrano forse un po morbosi. Ma no, solo un gioco. Questa volta il biglietto contiene delle istruzioni. Ti guardi intorno con sensualit, il seno si muove per il tuo lieve ansimare. La pelle lucida rende la generosa scollatura ancora pi evidente. Dondoli lievemente il piede accavallato, sei un po nervosa anche se nessuno lo direbbe. Arriva il solito pranzo, carne rossa poco cotta e insalata. Usi il coltello con accuratezza e mangi lenta e fluida, chiudendo le labbra morbide con la solita, studiata eleganza. Un velo di irrequietezza rende i tuoi gesti ancora pi attraenti. La lingua, muscolo invitante, appare un attimo per lambire il boccone sanguinolento e portarlo alle labbra. Trasudi lussuria. Sei bellissima e sai di esserlo. Sei unossessione. Basta averti incontrata. Anche solo una volta. Non dovresti ma decidi di seguire le istruzioni, con una lieve angoscia che ti prende lo stomaco ma anche con la gioia di lasciar vincere i sensi. Tiri un po su la gonna, mostrando interamente il pizzo delle calze, e ti sfili le mutandine guardandoti intorno. Ansia e volutt sul tuo volto. Avvolgi le mutandine nel tovagliolo che pieghi e lasci sul tavolo. La tua sensualit ha vinto di nuovo. Ti alzi, ora sei compiaciuta. Paghi il conto e te ne vai. Resto a guardarti mentre ti allontani con passo superbo. Non puoi vedermi e io non posso seguirti. Ma riuscir a prendere il dono che mi hai lasciato nel tovagliolo, la pura essenza dei tuoi umori di superba creatura. Forse non ci sfioreremo mai. Ma ci sar sempre. Ad ammirarti. Seduta al tavolo pi lontano. Con indosso i tuoi slip.
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InCendio e pioGGiA  di Mameha

14 luglio

Silenzio. Non intorno a me, ma dentro. Occhi socchiusi, bassi, fiutano le emozioni sottopelle. Vetri bagnati, liquida dentro come fuori, gocce dei miei umori minumidiscono le cosce mentre rivoli di pioggia fitta sui finestrini ci nascondono al mondo, un tardo pomeriggio dautunno, avvolti e protetti dal buio che rende sollievo agli amanti. Nel silenzio e nella quiete solo nostra, la messa a fuoco si restringe sul tuo mento tremante. Il mio sguardo si inscrive in pochi centimetri della tua pelle e accade un sortilegio, che io strega sapevo, che tu uomo subisci. La mia attenzione immobile brulica di vita, di oscenit taciuta e vibrante; due sole dita appoggiate sotto la tua bocca, ferme, e la pressione dei miei polpastrelli segna e scava la strada a una penetrazione perpetrata con gli occhi. Fino alle tue viscere. Fino allanima. Sorrido ora alle tue labbra dischiuse e ai denti serrati. Divampi. Il fuoco incendia, ottenebra la tua mente e rischiara la mia. Non faccio che premere il mio corpo e le mie emozioni su di te, percuoto la tua mente con i tamburi primitivi del sangue e dei battiti accelerati. Lemozione rattrappisce le nostre dita che finalmente armeggiano per affrancarci dai vestiti, ridicola impermanente barriera tra noi. Tra un minuto avrai campo libero su di me e mi chiederai conto di quel che ti ho fatto. Inizierai a spingere, a dilatare la pelle e la carne, godrai dei miei gemiti, dei miei sobbalzi sotto i tuoi colpi feroci. Tenterai di rifarti, di provare con la forza che sei tu che prendi me. Stai per scivolarmi dentro, per affondare fino al ventre. Ali di farfalla, apro e chiudo le gambe, ti invito e ti fermo sul ciglio. Sospendo te, sospendo il tempo: inneggio cos allistante prima del diluvio. Queste sono le nubi nere che amo e invoco. Queste le folate sferzanti, le onde gonfie di un mare che si prepara alla tempesta. Nessun timore ma brama ingorda delle forze violente e inarrestabili, sfrontate gloriose boriose, mentre noi guardiamo le spire intrecciate di acqua e terra e ne pregustiamo la devastazione, sopraffatti, indistinti, ebbri, amanti.

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DUE AL RECORD  di Barbara Becheroni

15 luglio

Il vecchio torpedone del Pio Istituto sonnecchia parcheggiato accanto ai modelli dal designer ultramoderno. Il sole ha da poco superato lo zenit. Cicale, caldo, sabbia; una pineta adiacente la spiaggia in cui i villeggianti trovano un po dombra dopo pranzo. I bungalow del villaggio nascosti da oleandri in fiore. Nessuno osa sfidare i raggi. Rosa, accovacciata sotto i rami di un oleandro dalle corolle gialle, contempla lo spettacolo che le offre la finestra di un bungalow. sempre stata nel Pio Istituto. Spalle strette, occhi scuri, sedere grosso. Una quarantina di anni prima nessuno si era preso la briga di crescere quella bambina strana, difficile, con tutti quei problemi. Parla poco, fa fatica a concentrarsi, la sua mente si muove piano. Per buona, non ha mai fatto del male a nessuno. Cos i marted e i mercoled, giorni di poco movimento in spiaggia di quel luglio torrido, la portano al mare insieme agli altri come lei, per godersi un po di vacanza. E lei balla, lanimazione anche per loro. Lenta e goffa, segue come riesce le indicazioni degli animatori. Belli e abbronzati. Giovani e sorridenti. Maria con lei. Anzi, lei che ha scoperto lo spettacolo di quella finestra. Pi giovane, sveglia nonostante i problemi, parla quasi bene. E balla, con lentusiasmo dei suoi settantotto chili, applaude, riesce a fare tutto quasi come gli animatori. La donna dentro la finestra nuda. Sta sopra a Luca, il loro animatore preferito. Che sdraiato. Tutti i marted e i mercoled guardano la stessa scena, cambia solo la donna. E provano uno strano languore tra le gambe. Si guardano e qualcosa passa nelle loro menti, un guizzo. Appena finito, lei si alza, si veste ed esce. Luca prende il cellulare. Vorrebbe scrivere a Federico, in citt, che ne mancano solo due per battere il record dellestate passata con dieci giorni danticipo. Sente bussare e pensa che la tipa sia tornata, cos apre e vede Rosa e Maria. Non capisce. Loro entrano. Le conosce, le fa ballare. Rosa per lo sorprende: lo fissa e lo spinge sul letto. Poi si sfila il costume e gli si mette sopra. Lui troppo sgomento per reagire. Bacio in bocca gli sussurra Rosa. Anche Maria si spoglia: Booooomba! esclama, accennando la danza pi popolare della spiaggia. Poi stringe le palpebre: Ieri figlia del padrone, oggi moglie. Ora noi. Rosa stringe i denti per concentrarsi: Padrone ha pistola. Tutti sanno chi don Tanino. Anche i matti. Sul suo cannone, poi, girano miti e leggende. Luca chiude gli occhi. Maria canta. Una mano a la cintura. Una mano a la cabeza. Un movimiento sexy.
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ERANO LE DICIANNOVE E SESSANTANOVE  di Patrizio Greco

16 luglio

Erano le diciannove e sessantanove, quando la vide spuntare in fondo alla strada. Lo so, le diciannove e sessantanove non esistono, ma Alfredo un vero maiale e alle venti e nove minuti pens che quello fosse un bellorario per incontrare il suo amore. La ragazza, zuppa di pioggia, si ripar sotto lombrello di Alfredo. Ho un ritardo di nove minuti disse senza salutare. Non ti preoccupare, troppo presto per dire che sei rimasta incinta. E sono pure tutta bagnata! Lo so, ti succede sempre quando mi vedi. Finiscila, scemo! esclam lei e poi, alzando la testa verso lombrello: - bello grande, per fortuna. quello di mio fratello. S, in effetti il tuo pi piccolo. Cosa facciamo? Vengo io da te o vieni tu da me? Forse sarebbe meglio che venissimo insieme da una qualsiasi parte, non ti pare? Hai intenzione di andare avanti cos per tutta la serata? Colpa tua che mi rendi elettrico e non faccio che pensare a una cosa sola. Bene, toglitela dalla testa perch adesso ho fame. Ho prenotato dal Cappero. Hai fatto come ti ho detto? Sono senza mutandine e con le autoreggenti. Il che significa che ci sei riuscito. Andiamo, ci attende una serata di fuoco! Nel locale, il vociare babelico e solo un paio di tavoli liberi. Eccoli, sono loro e il tavolo vicino libero. Ottimo sentenzi Alfredo. Appena si sedettero, i vicini si scambiarono uno sguardo di soddisfazione. Sonia e Alfredo li guardarono sfacciatamente, esaminandoli nellaspetto e nelle movenze. Allora? chiese Alfredo. Lui avr cinquantanni ma un belluomo, va bene. Mostragliela lo voglio vedere con la bava alla bocca! Sonia spost le gambe fuori dal tavolo e, quando furono in direzione del brizzolato, le divaric lentamente, con lascivia, umettandosi le labbra con la lingua. Il cinquantenne spalanc gli occhi e quasi si strafog col boccone che gli calava di traverso. La compagna lo osservava divertita e, accettando la sfida, si chin in avanti per raccogliere la forchetta che aveva lasciato cadere. Era senza reggiseno; la blusa larga sul davanti scopr due seni tondi e grandi come bocce da bowling. Le schermaglie proseguirono per tutta la durata della cena e alla fine si presentarono e si accordarono per ritrovarsi in un anonimo appartamento di periferia. Ora non era pi necessario che sincontrassero di nascosto. Potevano farlo liberamente, mentre le donne si baciavano e accarezzavano appassionatamente.

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PRIMA VOLTA  di Massimo Monticone

17 luglio

Allinizio si scopr appena, scostando il lenzuolo di pochi centimetri dalla pelle, sollevandolo soltanto lo spazio necessario perch filtrasse lo sguardo di lui. Unocchiata fugace e timorosa, come di fronte a unopera darte ammirata in stampe sfocate e poi, dimprovviso, a un passo da te, senza protezione, senza guardiani o allarmi, tanto da poterne sentire il rilievo delle pennellate sotto le dita. E lui allung le dita; con un movimento calcolato, forzatamente casuale, il lenzuolo fu spostato di pochi centimetri, mentre indice e medio sfioravano lareola del capezzolo. Il rilievo della pennellata onda elettrica in cerchi concentrici che si allargano dalla gola al monte di Venere, liquida cascata di brividi dalla base della nuca alla fossa tra le natiche pi gi, fino al Indice, medio, anulare, dita effeminate, non foggiate dal lavoro, dalla fatica, risultato di inerzia e studio e pianoforte, abbandonato per mancanza di tempo e La mano di lei, ghiaccio puro, ghiaccio affusolato, aguzzo, sulla base del pene, frustate di un cilicio di neve. Il movimento del membro, pendolo involontario aggrappato al desiderio. Lei lo invita a farsi vicino, lo invita a dar corpo a quelle dita, a dar carne alla tensione che attrae e respinge, e lui non che una marionetta spinta da un meccanismo che impresso nella sua mente; sale su di lei ed accolto da una sensazione di vertigine mentre le cosce si allargano, lentamente, e il sesso di lei, invitante e oscuro, accoglie la sua erezione con umida volutt. Il rilievo e il solco di pennellate perfette, armoniosi archi a definire il movimento, sinfonia di odore e calore, poi gemito e tra le dita serrate il latte delle lenzuola si rapprende, poi tutto torna a farsi fluido, liquido scivoloso caos che li inghiotte per restituirli alla realt delle pareti, del soffitto, delle foto incorniciate, del pomeriggio senza genitori, per restituirli al mondo in una bolla che risale fino alle guance arrossate e li rende per sempre complici e un po colpevoli. Una rosa cremisi sboccia dovera il contatto. Il corpo di lui si scioglie in rugiada sui seni sodi e generosi di lei. Ansimare soffuso. Una lacrima come un haiku per fermare listante.

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IL GATTO E LA SUA UMANA UBRIACA  di Daniela Piegai

18 luglio

Da oltre cinquemila anni siamo i guardiani di questa buffa razza: molti sono pallidi, altri pi colorati, ma tutti sono senza pelliccia, e quando fa freddo si difendono con i vestiti, detti anche abiti. Non si accontentano di vivere, come tutti noi che siamo nati, ma hanno OBIETTIVI. Cervellotici, per lo pi. E noi da oltre cinquemila anni cerchiamo di far capire loro che la cosa pi bella vivere la sostanza stessa del mondo: gustare il sole caldo, le cose buone da mangiare, lamore, giocare con i piccoli, acchiappare farfalle, folleggiare con un filo derba, sfoderare le unghie, anche, e fermarsi ogni tanto a pensare, quando tutto il mondo sembra specchiarsi nelle tue pupille, e insensibilmente diventa reale, mentre lesterno diventa lo specchio. E poi le pupille si restringono fino a diventare una linea verticale, e si impadroniscono del mondo, e chiudono fuori lo specchio. A volte invece si chiude fuori il mondo. E si pu dormire. Guardo la mia umana, che ogni tanto sembra capire: beve un liquido dorato, e poi ancora, e ancora, e alla fine entra nello specchio, come in una favola che abbiamo suggerito loro tanto tempo fa. E nel mondo al di l dello specchio, gioca. Quando langoscia si fa pi forte, cerco aiuto e non lo trovo: siamo soli nel cuore della terra, e nemmeno trafitti da un raggio di luce. Il gatto mi guarda con i suoi occhi dambra, e sembra capire, ma qui subito sera, anzi notte fonda, e non si riflettono stelle nel bicchiere dove cerco tepore. Mi scaldava un uomo diverso ogni sera, una volta, e la pelle mi ardeva come fiamme derba. Cenere, questo rimane del fuoco, e per riattizzarlo lalcol pu servire. Ecco, sento che si accende una scintilla: se ci soffio sopra, forse, diventa una luce decente. Lamore amore anche solitario. In fondo, gli uomini che ho avuto mi davano brividi solo per come li percepivo, per come immaginavo che fossero. Chiudo gli occhi e danzo e rido: chi dice che solo un uomo concreto possa dare piacere? Io ho il mio uomo di sogno, fatto di brandy, di grappa, di profumo di torba. Bollicine di delizia salgono alla superficie e mi danno alla testa. E il sangue canta, battendo caldo contro i polsi, e io danzo e rido e ci sono mani che mi blandiscono, dita come stelle filanti, e non importa se sono le mie, mentre la scintilla diventa un incendio. Si tolta finalmente i vestiti e si accarezza con stordita dolcezza, con lo stesso ritmo delle onde del mare, e sembra quasi che la risacca se la porti via, mentre gusta lamore e gioca, la mia umana, al di l dello specchio
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MAnoMortA  di Federica Ramponi

19 luglio

I miei fianchi li ho sempre detestati, sono arrivata anche ad averne il complesso. Cos larghi, cos importanti, cos evidenti! Eppure, ora, devo dire che mi danno anche delle soddisfazioni. Cammino in corridoio, e il mio sontuoso sedere ondeggia al ritmo di qualche canzone che mi rimasta in testa mentre venivo al lavoro. Lo so che la gonna un po tesa, ma lo mette in risalto. Lo faccio apposta: tanta attivit in palestra per avere natiche alte e sode non deve andare sprecata! Incrocio dei colleghi, saluto cordialmente e loro anche, tanto gentili. Strette di mano, lievi pacche sulle spalle. Tradiscono il desiderio di posare il palmo altrove. Infatti, guardo davanti a me e, nel riflesso della porta a vetri, li vedo: si voltano, i loro sguardi scendono allaltezza delle anche, mi accarezzano con leggerezza, una delicata e sfacciata manomorta. Indugiano un momento, per guardarmi mentre mi allontano. Provo quasi un solletico in fondo alla schiena. Come quando mi chino per raccogliere una penna, e sento scivolare i loro occhi lungo la curva della scollatura. Quando salgo o scendo le scale, le loro occhiate penetrano nello spacco dietro la gonna, e tentano di saggiare la fessura, se si arriva abbastanza su o se si ferma troppo presto. Il mio capo pi volgare, i suoi apprezzamenti li esprime ad alta voce, mentre sono presente, e ride sguaiato. Io sorrido, ma appena esco dallufficio lo mando a quel paese. Mentre gli preparo il caff passa uno, e tocca il morbido guanciale che il mio culo, una palpeggiata in piena regola. Che porco! Ma perch lha fatto? La mia rabbia nulla in confronto alla mia delusione! Ma come si permette? mi altero subito, e furibonda lo apostrofo: Non abbastanza uomo da trattenersi? Non so cosa mi abbia impedito di tirarle il caff bollente in faccia! e quello si profonde in scuse, arrossisce, stato pi forte di lui. Per questa volta non la denuncio, ma che non si ripeta! Sono molto teatrale, ma il danno fatto. Ha rotto la poesia, ha rovinato il mio gioco! questo che mi infastidisce, non tanto la palpata in s. Mi piace essere guardata, ammirata, degna di pettegolezzo e di chiacchiere. Adoro sentire il loro desiderio, per qualcosa che non avranno mai, perch hanno le mani legate. Se qualcuno ci prova, per, il divertimento finisce.

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CASTRAMORONE  (Amore da castrato) di Gennaro Francione

20 luglio

Si lev davanti ai giudici dellaldil, Caffarelli, il Cigno Napoletano, e raccont il suo grande amore da castrato favorito dalle donne. La bellissima Matilde, moglie del famoso barone Leonardi, veniva a seguirmi ogni sera al Teatro Argentina. Io non avevo occhi e voce che per lei. Portava unacconciatura alta con maliziosi riccioli e graziose ondulazioni, che posteriormente si allungavano formando tre o quattro cannelloni. Una delizia fino alla punta dei capelli... Un giorno Matilde venne a congratularsi con me in camerino, facendomi scivolare in mano un messaggio damore con indicazioni dellalcova segreta. L mi ritrovai, la sera stessa, tra le sue braccia con le sue voglie avide di cotanto mutilo sesso, ma anche con un cuore davvero infranto dalla mia bellezza, dalla voce, oh insomma dalla mia persona. Una delle prime cose che lei ci tenne a mettere in mostra fu il mio sesso gonfio e turgido come mai prima. Alla mirifica vista volle ispezionarlo in forma, grandezza e atrofia testicolare, facendomi stendere comodo e rilassato, oltre che nudo come un verme. Stavamo in un lettino con padiglioncino di damasco giallo, guarnito con galloni di seta dello stesso colore. Cerano quattro bei materassi con le coltri e quattro cuscini. Provai un brivido al pensiero che l, sotto la mia testa, cera il sudore emanato dal marito quando se la scopava Intanto, lispezione procedeva rigorosa. Chiusi gli occhi e immaginai le sensazioni che lei provava. Il cigno aveva un uccello ben grosso, sembrandolo tanto di pi di quel che era per i due ovetti rinsecchiti e graziosi. Quando vidi che aveva soddisfatto la sua morbosit visiva, lasciai che si accomodasse su di me, con dentro me. Cominci a lavorarmi di busto e di fianco in un vortice solleticante oltre ogni dire; e devo ammettere che, pur essendo io abituato anche grazie alla mutilazione a durare quanto volevo, quella volta venni subito. Matilde si alz e mi prepar un bel rosolio a base di petali di rose, fiori darancio e gelsomino con aggiunta di cannella e garofano. Degustammo insieme la bevanda, scambiandoci col succo bocca a bocca teneri baci damore. Alla fine il sesso mi riprese vigore e lei mi aiut solerte a irrigidirlo vieppi con le mani. Poi mi prese sul suo corpo, facendomi andare su e gi finch non venne in un meraviglioso orgasmo, che la lasci tutta tenera, umida negli occhi e sotto, grata per averle dato tanta felicit equorea.

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GF 23 

21 luglio

di Pierfrancesco Prosperi La luce degli spot fasciava di colore il corpo di Marika. La ragazza si tir su splendente nella sua nudit, al centro del talamo circolare. Allora, c qualche uomo vero, qui? Alex giaceva esausto accanto a Rico. Erano rimasti in due, da quando Samuel era stato portato via tra le convulsioni. Marika li fissava con aria di sfida. Coraggio! Non ce la faccio sussurr Rico. La sua mano scese verso gli inguini. Una voce cal dallalto, potente come le trombe del Giudizio: REGOLA N. 3! SAPETE CHE PROIBITO AIUTARSI CON LE MANI! Due braccia meccaniche scesero dal buio, sollevarono Rico e lo fecero sparire. Alex fiss la donna. I suoi seni galleggiavano nella penombra come entit astratte, simbolo di perfezione. Strinse i denti e si alz. Ci sono quasi, disse a quel se stesso che giaceva inerte pi sotto. Non posso mollare ora. E il miracolo inizi. Alex avanz mentre le telecamere zoomavano sul suo inguine. Una parete era tappezzata di teleschermi che mostravano da tutti gli angoli quello che per milioni di spettatori era ormai Alex II. Lo sapevo. Marika sorrise. Allarg le braccia attorno ai fianchi delluomo. Le telecamere ripresero Alex II che urtava prepotente contro i suoi seni. La ragazza si lasci cadere allindietro. Alex si abbass piano, cal lentamente su di lei e dentro lei. Le telecamere li ripresero voraci, i microfoni li registrarono finch i singulti di lui e i gridolini di lei non si furono spenti. Poi ancora la voce dallalto. ALEX IL VINCITORE DI QUESTA EDIZIONE! Un uragano di applausi preregistrati scosse le pareti. ORA IL VINCITORE RICEVER IL PREMIO SCELTO DAL PUBBLICO COL TELEVOTO! Marika era scomparsa. Su una parete apparve la gigantografia di una donna nuda. Al centro del ventre, un foro circolare. ECCO IL TUO PREMIO, ALEX! Lui si avvicin barcollando, con sforzo introdusse lesausto Alex II nellorifizio. Dopo un secondo una gigantesca scarica elettrica lo avvolse, disegnando in blu i contorni del suo corpo. Alex si contorse convulsamente, poi scivol a terra come una spoglia vuota mentre lodore di carne bruciata si spandeva nel salone. Bei bastardi, per, quelli del pubblico borbott una voce nella cabina immersa nel buio, in alto. Hanno scelto lopzione pi cruenta conferm unaltra voce. Hai visto per il rilevatore di audience? Abbiamo uno share daurlo! S, s. Per sar difficile trovare concorrenti per il prossimo anno. Laltro alz le spalle. Non pensarci. Per il GF 24 escogiteremo qualcosaltro.
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VALerio 

22 luglio

di Antonella Anzalone La prima volta mi ha chiesto di prenderglielo in bocca e di succhiarglielo. Ho esitato un istante poi gli ho leccato il glande piano piano. Questimmagine mi torna in mente con forza. Il suo cazzo duro, bagnato della mia saliva, che mi pulsa in bocca. Lo sento venirmi in gola. Ho la bocca piena di spermae deglutisco. Inghiotto il suo seme, la mia saliva, il senso di questa notte senza sonno, senza sogni. Ho altre immagini di lui. Sar una notte molto lunga e questi ricordi mi terranno compagnia, come un sogno a occhi aperti che ti segue durante la giornata. Te lo porti in autobus, in ufficio. con te mentre il controllore chiede i biglietti, mentre metti cinquanta centesimi nella macchinetta del caff. Sono le due e cinquantadue del mattino e lui sdraiato accanto a me.Accarezzo il suo corpo con lo sguardo: i capelli neri, sottili come seta, la pelle diafana, i capezzoli piccole rose sul candore del petto. Avrei voglia di scopare con lui unaltra volta, di essere posseduta da questo corpo che riposa accanto al mio. Due corpi, cos uguali eppure cos diversi. Io sono piccolina, cicciottella, ho anche un po di pancetta e le tette mosce. Francamente non sono mai stata bella nemmeno quando ero pi giovane, quando avevo ancora i miei capelli, i miei denti. Valerio stupendo. A volte cos bello che la sua bellezza mi fa stare male. Provo un senso di vertigine, una sensazione dolorosa alla bocca dello stomaco e rimango senza fiato.Gli sfioro le labbra con un bacio. Non lo sveglier, non posso svegliarlo, anche se volessi: Valerio morto da almeno due ore.Lho strangolato nel sonno con queste mani, che sono ancora avide di accarezzarlo. Ieri pomeriggio, amore mio, ti ho seguito, ti ho visto incontrarti con lei alla fermata della metro di Piazza Vittorio. Vi ho visti attraversare la piazza e salire in quel piccolo albergo. Mi bastato questo. Ti ho messo cinque compresse di sonnifero nel vino. Hoatteso il tuo sonno sul nostro letto. Adesso aspetto, forsela polizia mi verr a cercare, prima o poi; semplicemente osservo uno spicchio di cielo nero dietro i vetri della finestra. Tra un paio dore diventer azzurro. Sentir gli uccelli e i primi tram della mattina su viale Trastevere. Aspetto mentre mi accarezzo molto lentamente. Valerio, amore mio, non sei mai stato cos bello.

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LA CAMerA CHiuSA  di Fabio Lombardi

23 luglio

Da quando il dottor Gideon Fell era passato a miglior vita, capitava spesso che Scotland Yard si rivolgesse a me per consulenze in materia di casi impossibili. Un delitto della camera chiusa? domandai. Il sovrintendente Hadley arross. Una camera chiusa c, in effetti, ma non contiene cadaveri. Posso contare sulla sua riservatezza? Naturalmente. Bene, allora Sir Charles Montague, il capo della polizia, soffre di gelosia nei confronti della moglie, Olivia. Laltro ieri, pensando che si preparasse per una scappatella, lha chiusa a chiave in camera da letto. La camera non ha finestre, e non ci sono doppie chiavi per aprire da dentro. Al suo ritorno, andato da lei e ha trovato Olivia completamente nuda, addormentata sulle lenzuola sfatte. Aveva sul viso quella peculiare espressione dappagamento che denota un soddisfacente rapporto sessuale. Nella stanza non cera nessuno, e la serratura non era stata scassinata. Sir Charles ci sta perdendo la testa, su questo mistero. Olivia potrebbe essersi appagata da sola. Dimenticavo di menzionare le macchie sulle lenzuola. Liquido seminale. Capisco dissi. Era un caso interessante. Far un sopralluogo. Mi ero aspettato una certa resistenza da parte di Olivia, invece lei mi forn la pi ampia collaborazione. Ispezionai la camera alla ricerca di nascondigli o passaggi segreti, poi chiesi a Olivia di riprodurre la scena che si era presentata agli occhi di sir Charles quando aveva aperto la porta. Lei scalci via le scarpe, sfil la gonna e sbotton la camicetta. Si accarezz i seni, poi si distese sulle lenzuola. Allarg le gambe con un sorriso invitante. Mi sbarazzai dei vestiti e la raggiunsi. Feci scorrere la lingua sul suo addome e sulla parte interna delle cosce prima di affondare il volto nei suoi umori. Continuai a leccarla mentre lei muoveva i fianchi mandando piccoli gemiti, poi sollevai la testa e mi distesi. Olivia si chin su di me. Dopo qualche minuto, che usai per soppesare le circostanze del caso, la feci girare da tergo, strinsi tra le mani le sue natiche sode e la penetrai. Ebbi laccortezza di eiaculare nel momento esatto in cui lei raggiungeva lorgasmo. Come si spiegano le macchie di liquido seminale sulle lenzuola? le chiesi pi tardi. Mi ero imbattuta in un caro amico, poco prima che Charles mi rinchiudesse. Suppongo che il liquido sia sgocciolato mentre ingannavo lattesa masturbandomi. Avevo risolto il caso. Il dottor Fell non avrebbe saputo fare meglio.
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LA ConFeSSione  di Gianfranco Nerozzi

24 luglio

Luomo si svegli e si guard attorno. Si trovava in camera, seduto su una sedia, con le mani legate dietro la schiena. La donna di fronte a lui aveva un sorriso perfetto. Era bellissima. Luomo scosse la testa. Perch tutto questo? Devi solo confessare: essere sincero. Luomo guard la donna con odio. Tu sei pazza! Lei si fece pi vicina. Gli occhi luccicanti. Cal la cerniera della tuta delluomo. Gli scopr il torace e lo accarezz sui pettorali. Sfior i suoi capezzoli con la punta delle dita. Fai il bravo e confessa. La voce roca, sensuale Sul vassoio sopra il tavolo, di fianco alla sedia dove luomo era legato, cera una siringa gi pronta. La donna la prese e la us sulla spalla di lui. Luomo non pot fare a meno di contrarsi, tirando le cinghie che lo imprigionavano. Cosa mi hai fatto? ringhi. Tu sei pazza! Non ti preoccupare. Serve per essere sicuri della tua sincerit Luomo sent subentrare la paura. Concentrati! pens. Se quello che gli era stato iniettato era siero della verit, lunico modo per resistere era pensare ad altro. Lo aveva visto fare dagli agenti segreti nei film. Simmagin una parete bianca e cerc di perdersi in essa. Confessa. La voce di lei, suadente come una carezza, lo ammaliava. La donna si chin per leccargli il pene. Poi si sollev la gonna fino ai fianchi: sotto non indossava gli slip e la sua figa era carnosa ed esposta. Mont sul prigioniero, si punt il membro allimbocco della vagina e si fece penetrare. Lo guard con gli occhi pieni di luce e le labbra piegate in una smorfia di piacere. Fai il bravo, confessa. Si sollev la maglia e liber i seni. Gli sfreg i capezzoli sulle labbra. Luomo ansimava e leccava. Lodore del sesso risaliva e lo confondeva. La donna prese a muoversi. Lentamente. Forza, tesoro, dimmi tutto. La voce insinuante come un serpente. Opporsi, lottare, non dire nulla, pensare alla parete bianca. Lo sperma risaliva e fermentava. Sempre pi forte. Si sentiva bruciare. Il siero della verit scorreva nel suo sangue e lo invadeva. Il cuore sembrava sul punto di scoppiare. Luomo cominci a godere. Sent lo sperma che schizzava dentro la vagina di lei. Cerano grida nellaria. Gemiti. La donna roteava il bacino con un ritmo frenetico. Luomo fece un ultimo tentativo di opporsi. Ma non era pi possibile riuscirci. La parete di resistenza si sgretol. Le sue labbra si spostarono per fare uscire la verit, finalmente: Ti amo!
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DESIDERIO NERO  di Declavia Strigi

25 luglio

Rosso il colore della passione. Sbagliato. Il desiderio nero, come la pece. Nero come questo lembo di stoffa sottile. Seta impalpabile che si tende sopra le mie palpebre abbassate. E cancella ogni altro colore. Lazzurro avido dei tuoi occhi ingordi, mentre si posano sulle mie spalle nude e ripercorrono febbrili la mia schiena inarcata, le mani legate. Il verde del mio vestito slacciato, quasi strappato, accasciato ai miei piedi come lultimo velo di un pudore ormai dimenticato. Solo tu e io, uniti da unoscurit che uccide i colori, cela le forme e azzera i suoni. Avvolge ogni curva, spezza la carezza delle tue mani sui miei seni, sui miei fianchi, e si distende sul mio corpo fremente di attesa. Con un dito mi sfiori le labbra, ricercandone il contorno. Affondi il viso tra i miei capelli e inspiri forte, le narici sature dellodore della mia pelle e del profumo della mia eccitazione. Ogni suono diventa superfluo, ogni ansito inghiottito da questo buio che dentro e fuori, circonda le nostre figure avvinghiate, allontana il resto del mondo dai nostri pensieri per poi insinuarsi in uno spasmo tra le nostra membra tese. Accentui la stretta sui miei fianchi, la pressione del tuo petto sulle mie vertebre provate da questa innaturale torsione, mentre agito convulsamente i polsi serrati da un laccio che non vorrei mai sciogliere. Non c un tempo, un piacere, un brivido definito. Lestasi non esiste, il traguardo solo un vessillo nero. Ora ti muovi, ora rallenti. Le mie ciglia tremano appena, la benda umida di stille salate e senza senso. Forse solo troppo nero, un buio troppo grande da contenere. una voragine senza fondo, dove smanio dalla voglia di precipitare, ma non trovo il coraggio. Gli occhi serrati, ti vedo saltare. Trionfante sparisci, lasciandomi sola. Mi tieni stretta tra le braccia, e intanto ti allontani. Loscurit si fa pi grande, quasi insopportabile. Sento la tua mano venire in mio soccorso. Allunghi le dita e mi sfiori, promettendomi un passaggio verso la salvezza. Io le afferro, mentre il mio corpo si contrae ancora. E ancora. Mi aspetto che mille luci esplodano nella mia testa, ma il buio permane. Ritrovo il respiro, tu sciogli il nodo che rende le mie dita intorpidite, allenti la benda. Apro gli occhi e le mie iridi riflettono figure statiche, forme fossilizzate. Mi accascio su di te, stremata. Svuotata. E rimpiango la fine di questo desiderio nero, che mi abbandona a un mondo di colori ormai opachi.
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LA MAGA DELLE CREME  di Alessandro Morbidelli Da: madame_isabelle@hotsextv.com Inviato: 28-02-2010 ore 23:44 A: <Milly> turbospicy87@citymail.com Oggetto: Nouvelle Cuisine!

26 luglio

Cara Milly, perdonami per essermi fatta viva soltanto adesso, ma la pressione delle registrazioni mi sfianca e quando arrivo a casa la sera sono stravolta. Ma non mi importa, perch arrivato il giorno della rivincita! Finalmente in redazione si sono accorti del mio valore e mi hanno affidato un programma tutto mio! In un primo momento non tutti erano convinti della validit del format, poi lentusiasmo cresciuto a poco a poco e adesso il progetto solido e, ancora pi importante, sulla bocca di tutte le mie colleghe invidiose e stronzette! Siamo gi alla sesta puntata! Posso anticiparti qualcosa? Non riesco ad aspettare Ricordi quando da ragazzine giocavamo alle cuoche della nouvelle cuisine, vero? Ricorderai anche che mi chiamavano tutti la maga delle creme e cos, un mesetto fa, quasi per caso, per una cena tra colleghi organizzata in redazione, ho sfoderato il mio talento: et voil, le plat est servi! Crema di pistacchio e zafferano, fondue de tartuffe, zuppa cremosa alla carota e al porro di Bretagna e per dessert chantilly al cedro e mousse au chocolat: li ho conquistati tutti! Anche se quella vipera di Cherry sostiene che sia piaciuto di pi il servizio che la portata (anche lei non ha disdegnato, per!), a me non importa un fico secco: a fine cena il format era bello che pronto e quello che vedrai sullo schermo non sar altro che la naturale prosecuzione di quella cena fantasiosa. Nel programma siamo sempre in tre: io, che spiego la ricetta, la sviluppo e la spalmo, il recipiente, di solito Jean o Sthepane, e lassaggiatrice, una delle stagiste, a rotazione, per tenere alto linteresse Finora, e lo dico con le dita incrociate, andato tutto alla perfezione (giusto un piccolo problema, ieri, con Jean, quando ho versato la fonduta alla valdostana fuggito via urlando! Devo ricordarmi di scegliere ricette fredde). Tu, cara Milly, mi conosci meglio di chiunque altro, sai quante volte ho dovuto abbassare la testa, quanti carichi hanno dovuto sostenere le mie spalle e quante volte mi hanno tappato la bocca: questa per me una grande rivincita! Mi raccomando, dal prossimo 20 marzo, ogni venerd non perderti La maga delle creme: le fellatio culinarie di Madame Isabelle. Dalle 22 alle 23 su Hot Sex Tv. Un bacio cremoso, Isabelle
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SinGLe  di Simona Vassetti

27 luglio

Tra mura familiari, in un pomeriggio piovoso, il ricordo della sua voce nellaria mi solletica e una strana voglia invita le dita a esplorare il desiderio sopito tra le cosce. La musica dei Massive Attack suggerisce fondali erotici che alimentano la fantasia a spingersi oltre i miei collants. Lo sguardo si posa sullo specchio di fronte al letto: avrei bisogno di ricordare le sue parole quando mi ha lasciata sotto il portone, ma oggi faccio da me. Bruscamente devio il viso verso quellaltro che ho nella parete di fronte. Il palcoscenico scarno, lo so, e gli spettatori latitano; quelli non graditi, invece, sono l fuori in vana attesa; mentre la mano regista muove la trama del desiderio, penso a comparse che hanno pensato di fare meglio. Peccato di presunzione. Sembra che il cocktail funzioni e io possa raggiungere lestasi in attesa che il piacere si diffonda e raggiunga le labbra attraverso solitari mugolii. Perverso il pensiero che tante volte ho soffocato, ma che oggi sembra governarmi, senza controllo. Prima o poi dovevo perderlo. Cerco di frenare il solletico, ancora presto per lasciarsi andare, allora rivedo il collega che ammicca invitandomi, il fidanzato della mia migliore amica, lex che ho perduto senza rancori e quello per cui sto ancora piangendo. Un uomo... Mi accontento di Brando e di quel davanzale parigino dove la Schneider sono io che spinge, preme, gode, io col cuscino. Dopo resto sgualcita, e non serve pi premere il tasto rewind: sono consapevole delle necessit che mi conducono a un sesso solitario a soli quarantanni.

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IL VELENO DI UN RICORDO  di Graziella Falco

28 luglio

Il bisogno laveva catturata come se fosse stato un serpente, quel caldo pomeriggio. Si era avvinghiato a lei risalendole la gamba, strisciando lentamente sulla pelle, arrivando alladdome e soffocandola fino a farle male, anche se non abbastanza da farla morire di piacere. Infine, il serpente laveva morsa sul collo e lei aveva lasciato che il veleno facesse il suo corso, accecandola. Ecco, ormai il bisogno laveva resa cieca, quando a passo lento entr in camera e si sbarazz del vestito leggero, che frusci appena. Era un ricordo, a guidarla; un ricordo lontano, perch stava desiderando riviverlo troppo intensamente, ma anche vicino. Quando era accaduto? Appena due giorni prima? Si scost i capelli dal collo, rivedendo nella mente la mano di cui aveva voglia e che, una sera, aveva fatto quello stesso gesto: con le dita le aveva sfiorato il mento, prima di farle scorrere lungo il solco fra i seni, e i baci sul collo erano diventati piccoli morsi. Le mani di lui si erano posate sulle sue curve, in un gesto non possessivo, ma come curioso di saggiare la sua morbidezza. Glielo aveva letto anche nello sguardo: fissando gli occhi nei suoi laveva incatenata a lui, costringendola tacitamente a dimostrargli dove la propria curiosit lo stesse portando e cosa le stesse provocando. Ma adesso toccava a lei essere curiosa. La sua mano sul proprio seno le sembr troppo piccola, rispetto a quella del suo ricordo, ma credette di sentire la bocca di lui sul collo, quando volle provare a stuzzicare un capezzolo. Sinoltr in una lenta esplorazione, a occhi chiusi, visualizzando con attenzione tutti i fotogrammi di quel film troppo breve in cui era stata protagonista con lui. Si prese cura di ogni piccolo punto in cui laveva toccata e baciata, con la stessa sensuale devozione con cui lui aveva scoperto il suo piccolo e morbido corpo. Quanto amore e desiderio cerano state in quelle carezze poco innocenti? Ma ormai era intossicata a tal punto che il ricordo di lui lavrebbe uccisa mozzandole il respiro, se con la mano non fosse andata a rivivere le sue spinte, inarcando la schiena e gemendo, vedendo lui e solo lui su di lei, anche se non cera. Lorgasmo fu intenso, ma meno devastante di quanto desiderato; si corrucci, stringendo le ginocchia al petto e mordendosi le nocche. Avrebbe dovuto aspettare il prossimo incontro e prendersi una rivincita: sorrise, immaginando e pregustando cose gli avrebbe fatto il suo, di veleno.

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GeiSHA, StoriA di oLii e di pAzienzA  di Daniela Rindi

29 luglio

Alberi di ciliegio, un laghetto, fiori di loto galleggianti, non capisco il senso del tutto ma lo percepisco. Scorro il pannello shoji da una parte e realizzo quellintima unit con leden. Osservo lengawa coperta da un tetto spiovente che filtra una luce naturale allinterno della casa. Incredibile, penso incredibile. Scorro lentamente le Fusumae, entro nel genkan e mi tolgo le scarpe, posizionandole con le punte verso luscita. Una geisha, perfettamente truccata e vestita, con gesti rituali ben calibrati e studiati, mi prepara un t. Ciascuna parte del rito va gustata e goduta. Ma io non penso ad altro. Dopo la cerimonia del t vengo portato nel Tokonoma, il contenitore delle sue passioni. Vengo disteso dolcemente sul tatami. Gi pregusto il nettare che mi verr infuso. Spero. La geisha mi spoglia lentamente, mi sbottona la camicia, baciandomi allaltezza di ogni bottone; bacio dopo bacio scende, mi apre i pantaloni, me li sfila e Mimmagino il paradiso. Lei srotola la fascia del kimono, lentamente, strato dopo strato, lasciandomi in unansia senza fine. La vorrei. Avvicina le labbra al mio petto, lo bacia e con la lingua visita tutto il mio corpo, invadendomi i sensi, oramai perduti. La sua lingua percorre strade che rendono instabile la mia mente, ma non importa. Sto morendo. Si avvicina al limite del mio piacere, con una lingua affilata, sottile e sapiente. A un certo punto si interrompe. Non ti ho chiamato per questo! Mi riprendo dal sogno della geisha e torno al lavoro. Lei nuda, supina; prendo gli oli essenziali alliperico e rosa e comincio a massaggiarla con attenzione, lentamente. I profumi degli olii mi inebriano. Con le dita aiuto questo massaggio di cui sono esperto, poi la mia lingua fa il resto, dilato, prendo, affondo. Lei mi asseconda, allarga le gambe mostrandomi quello che avrei voluto prendere senza essere preso, ma anche se lavoro sempre un miraggio. Il suo sedere carnoso mi si offre ingenuo, casto, non consapevole. Io vado dritto al cuore, affondo nelle sue lacrime. questo che vuole, questo che ha pagato al ritmo del mio cuore. Raggiungo lobbiettivo, il suo sentire, il prezioso desiderio. E spingendo gentilmente, oltre le dita, lentamente, la mano; lei si perde nel piacere bramato. Io spingo ancora. A questo punto, desiderando il suo godere, tutto il braccio dentro di lei, volendolo prendere, afferrare, inghiottire, regalandole lestasi. per questo che mi ha chiamato. E io ubbidisco.
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PietrA e CArne  di Erika Muscarella

30 luglio

Lo vedo, dal mio terrazzo. Non sa che lo osservo silenziosa. Capelli lunghi, lisci, occhi verdi. Sembra una scultura; minuta, ma perfetta. A volte mi domando se dentro fatto di pietra. Durante il giorno non lo incontro mai. Io vado a lavorare, lui si sveglia sempre molto tardi; quando rincaso a pranzo lo trovo seduto a tavola, un po assonnato, mentre con lo sguardo perso nel vuoto mescola lo zucchero nel caff. Ha un amante. Un uomo. Ma non si vedono che nel fine settimana. Ogni venerd sale nel suo appartamento. Cenano insieme, bevono molto vino. Parlano fitto fitto. Laltro per lo pi ascolta. Nel buio li vedo come in un film. Percepisco la loro eccitazione mentre si avvicinano, si scaldano. sempre lamante a iniziare la danza. Gli passa un braccio intorno al collo, gli scosta i capelli dal viso, gli schiude le labbra con una lieve pressione del pollice. Lo bacia piano, con passione, sensualit. Lo accarezza, lo esplora. Si spogliano lentamente. Non dovrei spiarli; ma mi piace guardare il suo viso sconvolto dal piacere, gli occhi chiusi, le labbra vermiglie, il respiro spezzato, e intuire gemiti soffocati. Morirei per goderlo. Sono sola e il calore umido estivo si confonde con la mia emozione. Davanti alla sua porta non ho il coraggio di bussare. Finalmente la mia mano si muove verso il campanello. Sento i suoi passi pacati, leggeri. Apre la porta e, finalmente, ci guardiamo negli occhi. Trovo una scusa, gli dico che ho finito lo zucchero. Lui ne prende un po e mi invita a rimanere. Sono paralizzata: ho come limpressione che sappia il motivo per il quale sono venuta, che sappia quanto bramo un contatto fisico. Per errore mi sfiora la mano: la ritraggo spaventata. Ma lui, con un gesto deciso, mi avvicina a s. Tutto segue un ritmo. Del cuore, che batte incessante. Delle sue labbra, che si scontrano con le mie. Della sua lingua, delle sue mani sui miei seni tormentati, delle sue dita, che esplorano il mio corpo. Il ritmo del suo sesso, che mi riempie, che mi violenta con dolcezza. Siamo un corpo solo che esplode, sospira, respira, implode e torna a esplodere di nuovo, senza fiato. Lorgasmo devastante. Riapro gli occhi. Sono ancora sul terrazzo, rapita da audaci fantasie; ma esco piano dal mio stato onirico, non voglio che finisca. Lui in casa, sta versando del vino in un bicchiere. Per la prima volta, alza lo sguardo e mi vede: sono rossa in viso, imbarazzata. Sorride gentile, ignaro dei battiti del mio cuore. Ma forse ora non saranno pi un segreto.
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BiAnCHeriA intiMA SCoordinAtA  di Cristina Origone

31 luglio

Acqua. Bollente e profumata. Miliardi di bollicine giocano fra loro. Carola sente ancora sulla pelle chiara il tepore dellacqua e i baci e le carezze di quella notte. Emette un mugolio di piacere. Il loro orgasmo era iniziato nellistante in cui i loro occhi si erano incrociati in uno dei tanti locali di Milano Marittima. Scende dal letto. tardi e deve scappare. Raccoglie silenziosamente i vestiti sparsi nella stanza, indossa la biancheria intima e si ferma a guardare il corpo disteso sul letto, illuminato dalla luce del mattino: la pelle leggermente abbronzata della schiena, i capelli biondi sparsi sul cuscino e gli occhi azzurri che la fissano prima di parlare: Hai lintimo scoordinato, lo sai? Lei si copre indossando un vestito scollato nero, con una decorazione sulla schiena effetto tatuaggio. Si pettina con le mani il caschetto rosso spettinato, poi si avvicina al letto. Le sposta una ciocca di capelli dal viso e le bacia dolcemente le labbra, lasciando la risposta in sospeso come le bolle di sapone. Si ricorda dei suoi gridolini di piacere nella vasca da bagno, mentre la schiuma profumata le ricopriva il corpo sensuale attorcigliato al suo come unedera. La ragazza muove le dita del piede che sbuca da sotto il lenzuolo a fiorellini rosa, avvolto su di lei lasciando esposto solo una parte del corpo, celando il resto. Lanellino dargento a un dito la fa sorridere. Le accarezza la schiena e lei si mette supina, mostrando il petto prosperoso. Le percorre con le dita la pelle liscia fra i seni, poi con lindice disegna il segno del costume: un piccolo triangolino bianco intorno al capezzolo rosa. La ragazza sorride, mentre il capezzolo diventa sodo. Carola lascia scivolare la mano sotto il lenzuolo, fra le gambe. Lei spinge i fianchi verso le sue dita, mentre arriccia le labbra vogliosa di intime carezze. Ai suoi tocchi leggeri, ora, si unisce la mano di lei. Carola lassaggia per lultima volta: si lecca le dita e si allontana dal letto. Afferra la borsa e un telefono cellulare sul comodino. Esce dalla stanza, mentre sente la voce che la rincorre: Ho il tuo numero, ti chiamo io, okay? Lei fa scorrere la rubrica: Carola. Elimina. Lascia il telefonino sul tavolo in cucina e mentre esce dallappartamento sussurra: Mi piace indossare le tue mutandine come ricordo.

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One SHot  di Guergana Radeva

1 agosto

Spaesata nelloscurit, la mano indugia sulla pelle nuda e, prima di raggiungere il pube, risale di nuovo, incerta, come se aspettasse indicazioni. La bocca umida cerca la sua, ma lei si scosta; orfano, il bacio sfiora il lobo dellorecchio e sulla scia delleccitazione il corpo di lui si rivolta supino, liscio e cieco nella morsa vellutata delle ginocchia. I seni oscillano e sfiorano le labbra mentre le cosce si aprono per accogliere il sesso proteso. Scivola lentamente come un guanto bagnato, saggiandone la forma, su e gi, a spinte lunghe e calde, ma appena lo sente scalciare dentro di s nel tentativo di imporre un ritmo tutto suo, pare desistere, quasi fermarsi. Lui percepisce la sua esitazione, si acquieta sotto di lei e si lascia in balia allondeggiare, prima placido, poi sempre pi rapido, risucchio vorticoso senza fondo e senza fine per poi risalire lentamente, sfibrato e sazio, come una medusa portata inerte dalla corrente. Quando si sveglia, lui non c. Chiarore morbido filtra attraverso le tende leggere e languida lei si alza, apre la finestra, si siede sul davanzale, inspira. Accende una sigaretta e inspira ancora, stavolta con piacere. One shot. Lemozione fresca e incondizionata della notte prima e ultima. Senza speranze, senza aspettative e di conseguenza senza rimorsi o rancori. Amplesso fugace, nebbia opalescente dalcol e solitudine, condensata nella perla del capriccio istantaneo. In lontananza, dietro i filari di cipressi, il campanile violetto fende il cielo. Appena arrivata, si era concessa un giro del paesino e i viottoli lastricati lavevano condotta in piazza, e nella piazza cera il solito circolino con le solite seggiole impagliate, i vecchietti intenti nella briscola interminabile, il ragazzino solitario al flipper e il grappolo di giovani attorno al tavolo da biliardo. Per un po aveva seguito le traiettorie raccapriccianti delle biglie, al secondo bicchiere di vino la sua attenzione si era spostata dalle macchie del panno verde alle stecche. Si era sentita attratta da una in particolare, lucido mix policromo di legni intrecciati. Si era avvicinata indifferente e, senza guardare lo sconosciuto, gli aveva infilato nella tasca dei jeans il bigliettino dellalbergo. Stasera, aveva scritto, a mezzanotte. Non accendere la luce. Era stato puntuale. Silenzioso. Discreto. Accende unaltra sigaretta, schiude le gambe e lascia correre la brezza sulla pelle nuda, maculata dei morsi rosa dellalba.

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Mi piACCiono Le SFide  di Chiara Bertazzoni

2 agosto

Si stavano rivestendo quando lui le fece quella richiesta. Erano amici. Anche. Eddai, una cosa che vorrei provare continu Riccardo con tono persuasivo. In effetti potrebbe essere divertente rispose Claudia con finta indifferenza. Tra loro cera un rapporto speciale che li portava a stare bene insieme. E a divertirsi. Senza aspettative, n complicazioni. Coraggio, non puoi dirmi di no! aggiunse lui. Claudia non diceva mai di no per partito preso, lo riteneva un inutile spreco di buone occasioni. E Riccardo lo sapeva. Lei non lo fece nemmeno quella volta. Lo guard dritto negli occhi sorridendo maliziosa e rispose: Lo sai, mi piacciono le sfide. Quella notte, Riccardo, visibilmente eccitato, si tuff in mare completamente nudo. Nuotarono insieme verso il largo, quel tanto che bastava per non essere visibili nemmeno da qualche eventuale passeggiatore solitario. Lei sapeva di essere brava, certo, non aveva mai provato in quel contesto, ma lacqua le piaceva, era il suo elemento. E, inutile negarlo, la proposta la divertiva. Riccardo sapeva anche questo e lo eccitava lidea di sfidarla, di vederla impegnata in qualcosa di nuovo e di diverso. Fu lui il primo a immergersi per solleticarla con la lingua e Claudia rispose generosa. Quando Riccardo riemerse lei ci aveva preso gusto e cominci ad accarezzarlo sapiente. Sentirlo gemere sotto i suoi tocchi pose fine agli indugi. Prese un bel respiro e scese tra le sue gambe. Salato, pens cominciando a leccarlo. Lo sent irrigidirsi e vibrare sotto i suoi tocchi leggeri. Risal per prendere fiato. Se continui cos non dovr nemmeno impegnarmi molto disse scherzando e torn sotto, aggrappata ai glutei di lui per non essere trascinata via dai flutti. Una frustata di piacere colp Riccardo quando sent la sua bocca accoglierlo fino in fondo. Claudia ci sapeva fare, ma questa non era una novit. Fu istintivo prenderle la testa per accompagnare i suoi movimenti. Ci sono momenti in cui non facile mantenere il controllo. I corpi si cercano. La mente si abbandona. Il contatto con la realt si assottiglia. Essere nella sua bocca. Fino in gola. Lacqua protettiva intorno. I movimenti sempre pi decisi e veloci. Claudia aveva ragione: Riccardo non ci mise molto. Ci mise troppo. Lo trov il bagnino la mattina seguente, sulla spiaggia. Aveva unaria strana, preoccupata e quasi assente, quando, indicando il mare, gli disse: annegata. Eppure le piacevano le sfide!
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LA BeLLA AddorMentAtA  di Fernando Nappo

3 agosto

La bella addormentata nel bosco era sveglia ormai da tempo. Un rumore di rami spezzati richiam la sua attenzione: un altro principe azzurro si stava facendo largo nellintrico di rovi sino al suo giaciglio. Al lavoro, pens. Si distese sul letto e socchiuse gli occhi, pronta per la solita recita. Il principe, un giovane dallaria smarrita tipica di chi alle prime armi, savvicin imbarazzato, sfior le labbra della fanciulla con un bacio di puro velluto, quindi, mentre lei simulava il risveglio, inizi a recitare il discorso preparato in precedenza: Mia dolce principessa, in qualit di principe ereditario, sono quivi giunto al fine Ragazzo mio esclam lei spazientita niente parole inutili. Lo prese per il bavero e lo trascin sul letto, interrompendo lo sproloquio con un bacio mozzafiato. Nellattesa che il principe si riprendesse, lei inizi a spogliarsi: prima il corsetto, poi la gonna, infine reggiseno e mutandine, continuando a stuzzicarlo, ora sfiorandolo tra le gambe, ora agitando il seno vicino al suo volto. Rimasta nuda, prese il fuso, lo stesso col quale sera punta da adolescente, e cominci a leccarlo, baciarlo e inumidirlo per bene. Lentamente se lo fece scivolare lungo il corpo, tra i seni, sul ventre, in mezzo alle gambe, sotto gli occhi del giovane. Quando questi fu al culmine delleccitazione, la principessa gli sfil la calzamaglia e gli salt sopra, aprendogli le porte di un mondo a lui del tutto sconosciuto. I due ragazzi stavano sdraiati a letto. Lui, esausto, la osservava; lei fumava una sigaretta con aria assente. Come posso ringraziarti? chiese il giovane. Non ce n bisogno. Ha provveduto tuo padre, in anticipo. Il principe si allung per baciarla. solo lavoro lo ferm lei, scostandosi. Ma se vuoi, puoi spargere la voce fra i tuoi amici. Lavoro anche di domenica, se necessario. La bella addormentata guard la posizione del sole: di l a poco sarebbe giunto un altro principe azzurro, desideroso di apprendere i rudimenti dellarte amatoria. Nonostante il biasimo di parenti e amici, non aveva mai rimpianto, neppure per un attimo, la decisione di lasciare il suo reale consorte e la noiosa vita di corte per questa nuova esistenza, di gran lunga pi dilettevole.

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DALIA  di Andrea Novelli & Gianpaolo Zarini

4 agosto

Vedo che ti piace il gioco duro. Lui era ammanettato al letto. Mi sembri una bambina continu. Ti sembro una bambina? Gli mont sopra incominciando a menare la danze. Lui prov a liberarsi. Non gli era mai piaciuto essere sottomesso, men che meno da una donna. Tir con forza, riuscendo soltanto a smuovere la spalliera. Non bello? gli domand lei, sorridendogli tra i capelli neri. Liberami! Devo smettere? continuando a muoversi su di lui Piantala e liberami! Vuoi divertirti da sola? Smont da lui, liberandogli i polsi. Luomo labbranc con forza e la immobilizz, ammanettandola. E adesso? la sfid. Lei sorrise di nuovo. Un sorriso complice su pelle bianchissima. Picchiami. Cosa? Domani il 5 agosto. il mio compleanno. Picchiami. Posso farti male. Picchiami ripet lei. Lui le moll un violento ceffone. Il labbro della ragazza si spacc in una bolla di sangue. Ti piace? S, mi piace. Vuoi un altro regalo di compleanno? Entr in lei, quindi la picchi sullaltra guancia, aggiungendo un pugno secco al costato da lasciarla senza fiato. Auguri aggiunse ridendo, fino ad arrivare allorgasmo. Ti ricordi Dalia? domand lei allimprovviso, dopo lamplesso. Cosa? Dalia. Certo che ricordava Dalia. Se la voleva fare, ma lei non voleva. Laveva dovuta riempire di botte, allora s che ci era stata. Certo che ti ricordi di Dalia. Ti aveva denunciato, ma lhai fatta franca. Niente giustizia. Be, quella sera hai commesso un errore. Cosa stai dicendo? Come sai di lei? Perch ti sei appena scopato quellerrore. Io sono sua figlia. Troppo devota, Dalia. Abortire e gettare una vita nel cesso proprio no. Domani il mio quattordicesimo compleanno. Una minorenne, piena di botte e ammanettata. Pedofilia, percosse Lei sorrise. Condanna a trentanni, paparino... Sirene. La polizia era gi sotto casa.
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LA portA  di Massimo Alborghetti

5 agosto

Sono davanti a questa porta da pi di cinque minuti. La osservo e ascolto se ci sono movimenti allinterno. Allungo la mano verso la maniglia. Mi fermo. Ricordo: sono entrata come una chimera nel cuore dei miei amanti. Li ho trafitti con il calore del corpo, con lumido della saliva e con il fuoco dei baci. Li ho lasciati con lo squarcio del mio passaggio nel cuore. Hanno chiesto, implorato il mio ritorno. Lego ha detto no. Stanotte in quel cinema dautore cambiato tutto. Ho incontrato quello sconosciuto, che bramava i miei capezzoli turgidi e invitanti. Il caldo afoso della stanza buia minvitava ad abbassare le spalline del vestito umido. Essere scopata sotto uno dei seggiolini rossi. Quello era il mio desiderio. E quel capellone ingrigito se n accorto subito. Mi ha guardata, osservata, scrutata, ma soprattutto spogliata. Il mio corpo longilineo aderiva alla sedia sinuosamente, il vestito diventava un serpente scivoloso che faceva spazio alla carne nuda. Sul pavimento, mentre lomone mi apriva le gambe e mi infilava il suo arnese nel ventre, ho girato il volto. Contando i pop-corn abbandonati, ho visto le scarpe di un altro sconosciuto. Inconfondibili fra cento. Ho guardato in alto. Mi sono staccata da quel corpo che si muoveva e sono fuggita via. Ora devo entrare in casa. Forse gi tornato. Mio marito e le sue maledette scarpe.

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Sete  di Roberto Paris

6 agosto

notte. Una mezza falce di luna mi sorride tra le nubi. Lho convinto a venire allappuntamento, sulla collina. A mezza costa c una vecchia cappella sconsacrata, dai muri spessi costruiti a secco. Grigia e abbandonata da tempo. Fa caldo, e attorno la campagna sillumina di lucciole e risuona di grilli. Ho sete, tanta sete. Un paio di fari giocano a nascondino tra le pieghe tortuose della provinciale, un piccolo serpente dasfalto che si snoda tra le colline coltivate a olivi. I lampi di luce si fanno pi vicini e con essi il rumore dellauto. Il motore tace a ridosso del bosco di castagni vicino alla chiesa e subito dopo il pietrisco si lamenta sotto i passi svelti, ansiosi, di lui. So che mi brama. So che non pu pi nulla, senza di me. Mi viene vicino, tremante deccitazione. Io socchiudo la bocca e bagno le labbra con la lingua. Il rossetto saccende nella notte. Da fondo valle dodici rintocchi di campana giungono a suggellare il momento. Mi aiuta a spostare le fronde con cui ho occluso la breccia nel muro a nord ed entriamo. Latmosfera mi eccita, un misto di trasgressione e blasfemia. La maggior parte dellambiente vuoto, decadente, solo laltare ricoperto di velluto bordato di merletti e i cuscini di pizzo rossi tradiscono le mie recenti visite. Non c bisogno che istruisca il mio adepto. Si lascia guidare fino al blocco di marmo. Accendiamo delle candele e diamo fuoco a essenze odorose. Lo spoglio lentamente, baciando la pelle che a mano a mano si denuda. Gioco con la tensione. Gli spasmi dei suoi pettorali seguono i capricci della mia lingua. Minginocchio, gli sbottono i pantaloni. La sagoma del membro eretto negli slip non lascia spazio a fantasie. Vado avanti a stuzzicarlo e lo faccio sdraiare sul blocco di marmo, nudo fra i cuscini. Scivolo fuori dalla tuta aderente in pelle e mi siedo cavalcioni su di lui, accogliendolo in me. Non riesco ad aspettare, devo averlo! Ansimiamo a ogni spinta e i nostri gemiti salgono a risuonare pi volte allinterno dellabside, fino a che chiaro che sta per godere. Allora mi abbandono sul suo petto, la testa nellincavo del collo. Scopro i canini aguzzi e glieli affondo nella giugulare. Il sangue e il seme sprizzano in me allunisono. Finalmente posso mettere a tacere la mia sete.
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LA FoLLiA di KiKi  di Giada Belluccini

7 agosto

Un giorno torrido destate laria tirava bollente. Il sole era cos potente che Kiki desiderava intensamente dessere altrove. La grande metropoli nella quale viveva non le bastava pi: voleva vivere in un paese dove poter assaggiare lebbrezza accomodante dellabitudine. Da poco aveva finito gli studi, aveva dei soldi da parte ed era libera di decidere. Cos fu. Part in poco tempo per le Isole Svalbard, e si ferm a Longyearbyen. Tutti i giorni andava a fare colazione in un piccolo bar, e le abitudini acquisite le davano una sensazione di leggera follia, e questo la divertiva. Una mattina, come tutte le altre, Kiki sedeva al tavolo. Tra la folla vide entrare un uomo: alto, barba fola, i tratti del viso marcati dal tempo e labbronzatura che risaltava il colore verde degli occhi. Kiki, subito colpita, cominci a fissarlo, tanto che luomo si volt a guardarla, e fu travolta da un pensiero: essere la sua colazione. Non ci furono parole, n tempi di conquista. La passione esplose immediata. Lui si avvicin e le strusci violentemente il suo organo sessuale sul braccio. Kiki fu assalita dalleminente desiderio di essere spogliata degli indumenti, proprio l, al tavolo dove era seduta. Voleva essere toccata nelle parti pi intime e vogliose davanti a tutta quella gente che non aveva il permesso di avvicinarsi dun passo, ma non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Mentre le mani delluomo la percorrevano, sentire il calore del suo pene eretto non faceva che aumentare la terribile voglia di essere posseduta, tutta, completamente. Erano nudi, e lo spettacolo di quei corpi che fluttuavano era talmente meraviglioso che i clienti godevano nel guardarli. Pi gli occhi di lei sincrociavano con la moltitudine dei volti presenti, pi sentiva affondare le mani delluomo e pi il suo piacere aumentava. Ora si leccavano, ora si toccavano. Il pene e la bocca delluomo le avevano sfiorato ogni singola parte del corpo. Kiki stava per scoppiare, cos si gir di schiena e mise il culo proprio sopra a quel pene duro e bagnato; e quando si sofferm a realizzare che non era solo un sogno, lui la penetr e, sudati luno contro laltra, cominciarono a muoversi lentamente, fino a quando delle grida di sorprendente piacere misero fine a quellirripetibile momento.

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BRACI ARDENTI  di Ariadne Karloff

8 agosto

A sedici anni, per Arianna era stata una rivoluzione, una di quelle scoperte che cambiano, in un microscopico istante, tutta una vita. Le danno unimpronta, un sapore, un colore, la rendono riconoscibile fra mille altre. Era stata forse la curiosit a portarla l, ma ora come ora non lo ricorda o, pi probabilmente, non le interessa: seduta sul letto, le spalle appoggiate a una marea di cuscini, il capo reclinato. Un libro, ecco dove laveva conosciuto! Doveva essere una storia di omicidi e investigazioni, ma allimprovviso era comparso l, una luce, una rivelazione. Era tutto scritto: il corpo delluomo nudo, mani di donna su di lui, parti sconosciute dai nomi strani, al punto che aveva sfogliato il dizionario; le parole la legavano, impedendole di staccarsi da quel bianco un po sporco della carta da edizioni economiche. Nella sua mente erano entrate parole e immagini incancellabili: mani sui genitali, ansimare nella notte, concedersi il piacere reciprocamente, negarlo, concederselo senza laiuto di nessun altro, se non delle proprie, abili mani. Passioni torbide che sfociavano nellomicidio, nella gelosia folle per il possesso. Dopo quellincontro non era riuscita a dimenticare, aveva iniziato lesplorazione. Il suo corpo, libri, immagini: tutto quello che poteva farle comprendere appieno cosa fosse quella sensazione di nodo allo stomaco e calore che laveva presa sfiorando quelle parole. Era diventata quasi una droga, una ricerca costante, infinita, un precipitare allinterno di se stessi per esplorare ogni lato, ogni angolazione di quella sensazione inebriante. E ora sta l, nel letto, musica, luci smorzate, nella mente fantasie che corrono, sostenute da mani veloci che accarezzano il corpo nudo, toccano, stringono, graffiano, danno piacere. Nel seno c un fulcro, fra le gambe un altro, sfiorare i capezzoli per dare lievi scosse che riverberano verso il basso, dove laltra mano accarezza lasciva, stuzzica e simmerge, sognando che le dita siano quelle del suo amante, non le sue. Sfiora, tocca, accarezza con rapidi affondi fino a che la schiena sinarca, i muscoli tesi, occhi stretti a vedere rosso, labbra morse per trattenere i gemiti sotto londa durto dellorgasmo. Passato listante, sfiorarsi diventa doloroso, cos sabbandona allindietro sui cuscini, finalmente rilassata, il respiro pesante che fa sollevare ritmicamente il seno. Il calore che lavvolgeva labbandona piano, un brivido la percorre e lei si rifugia dentro il letto, addormentandosi.
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DAydreAM  di Roberto Morano

9 agosto

Ogni santo giorno unossessione mi cammina davanti agli occhi. pura luce, eterea. Eppure non distolgo lo sguardo. Spesso le parlo, in fondo la conosco, siamo amici. No. Come faccio a esserle amico? A parlarle, passarle accanto, e non poter fare nulla. Vorrei urlare. Correre. Piangere. Il mio amore. Punto. Non amicizia. Pu essere unossessione, ma amicizia mai. Piuttosto mi toglierei la vita. Lei vita. il frutto dei miei pensieri proibiti, platonici e siffrediani. Ma i suoi capelli, i suoi occhi, la sua pelle, il suo corpo, non esprimono che gioia di vivere, un sorriso mai scalfito da lacrime e quella luce passo cos tanto tempo a guardarla che le lezioni mi sono ignote, cos tanto tempo a pensarla che il mattino un risveglio senza riposo... non posso continuare cos! La mia vita non ha un senso. Non ho amici. Non ho obiettivi. Alle volte lossessione della sua bellezza mi fa pensare che sia lei il mio dio. Blasfemia? Forse non da parte di un giovane senza infamia n gloria, con voti medi, vita sociale scarsa, fisico e bellezza be, decisamente anonimi! Che speranze posso avere? Nella realt Davide non fa il culo a Golia. Ma forse Dio mi ha capito! Devo aver mosso compassione in lui perch un sogno cos... troppe notti le ho passate a rigirarmi tra le lenzuola vuote sognandola deridermi. Non era un sogno! Era fisico! Era reale! Io, lei, soli, nessun altro, solo noi, un prato, un campo di grano, sconfinato, interminabile, una giornata torrida, il caldo, il sudore, il kestos doro... che le separava i seni sotto la tunica di tessuto bianco finissimo, la leggera brezza che ci accarezzava e lei che accarezzava me, il mio volto, la mia barba non curata. Stesi, lei su di me, per lennesima volta circondata dalla luce del sole. Mi bacia il petto, la pancia, mi parla sussurrando parole incomprensibili, ma capisco. Le sollevo la tunica e tutto ci che avevo atteso e mai osato sperare si avvera. Il mio corpo sente il suo. Urla. I nostri corpi urlano. Le nostre anime si svuotano. E infine lesplosione dei sensi fisici che subito fanno implodere i nostri corpi in un abbraccio marmoreo. E l. Come mai avrei ancora potuto chiedere, mi guarda. Ancora ansimando. Si avvicina al mio viso. Chiude gli occhi. Le nostre labbra sincontrano. Una luce accecante. Se per un sogno del genere non trover mai le parole, se una sensazione del genere non sar ripetibile, un risveglio con defibrillatore in seguito a un arresto cardiaco non avr mai un sapore cos amaro.

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IN MEMORIA  di _eMMe_

10 agosto

Di quel giorno ricordava le sue mani su di s. Quelle mani enormi, forti e calde che le avvolgevano il corpo come quelle di nessun altro. Quella pelle lucida di sudore sulla sua, quella voce affannata nei suoi capelli che implorava per avere di pi, pi a lungo, per sempre. Soprattutto ricordava quel perdersi totale nel piacere tormentoso, quel dimenticare ogni cosa, tranne la sublime sofferenza che le bloccava il respiro. Aveva avuto la notizia il giorno stesso e si aggrappava al bicchiere di champagne, fuori posto con il vestito corto e le scarpe eleganti. Anche lui stava bevendo, la chioma scura spettinata, negli occhi la stessa vacua incredulit che lei aveva nei suoi. Laveva guardata per un momento senza riconoscerla, troppo annichilito dagli eventi per riuscire a metterla a fuoco, poi si era avvicinato e laveva abbracciata e lei si era lasciata andare contro di lui. Erano usciti nel giardino buio, per non mescolare il loro dolore a quello geloso dei parenti. Lui aveva pianto. Seduto su una panchina di pietra, il volto nel ventre di lei. Con le mani affondate nei suoi capelli, laveva colpita, con chiarezza abbagliante, la consapevolezza di quello che doveva succedere. In risposta ai suoi pensieri, aveva alzato il viso e laveva baciata. Un bacio che li aveva fatti tremare entrambi per la passione repressa. Non aveva cessato per un minuto di ripetere a lui e a se stessa quanto amava laltro, quello disteso nella bara di legno scuro; eppure aveva goduto di ognuna delle sue carezze, trattenuto gemiti a ognuno dei suoi baci. Si era ritrovata a scavare la sua pelle con dita predatrici, a mordergli il collo fino a fargli sfuggire urla insofferenti, che saffrettava a soffocare premendogli le mani sulle labbra. A procuragli dolore e piacere senza sapere se voleva punirlo per il suo senso di colpa, se sfogava la rabbia contro quel destino incomprensibile o se cercava soluzione al dolore che la consumava. Tutto si era dissolto nella furia dellamplesso. Esorcizzato dai denti che aveva affondato nelle sue spalle, dai segni rossi lasciati sulla sua schiena, dai mormorii deposti sulla sua bocca. Da lui, da lui contro di lei, su di lei, dentro di lei, che la riempiva e non le lasciava nel petto spazio per altro se non per quelleccitazione ansiosa che le pulsava nelle vene, nella testa, nel cuore e di cui lui solo era causa e soluzione. Del funerale non riusciva a ricordare altro che quellestasi che sfociava nel dolore e le sue mani su di s.
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LinFerno pu Attendere  di Guido DallAgnola

11 agosto

Mi chiedo perch sto qui a riflettere. Non si fa altro che pensare. Ma poi a che serve pensare. Solo a sfasciarsi il cervello. Se potessi non farlo... ma come un tarlo che batte sul legno. La musica di Mahler in sottofondo mi aiuta a farlo nel modo meno opprimente. Magari poi mi metto a suonare il pianoforte. Mi rilassa, cos posso stemperare la tensione. Anni fa passavo molto pi tempo a suonare. Ricordo la volta in cui Michela venuta a trovarmi. Nemmeno lavevo sentita entrare, solo il suo battito di mani maveva destato. Laria maliziosa non le mancava, tanto che quella volta mi disse che ero bravo a suonare quanto a scopare. Le piaceva provocarmi, peccato che quella sia stata lultima volta che labbia vista. Chiss cosa star facendo, dove star posando il suo fantastico culetto. Per ora la vita, dopo un periodo di piacere solitario, mi ha servito un altro giro di giostra. Lei si chiama Julie, conosciuta a Parigi, ventanni, alta, con poco seno e ancor meno peluria. l distesa sul divano, senza reggiseno e con spirito libertino. Sta leggendo un libro, quando alza lo sguardo i suoi occhi molto grandi ed espressivi disegnano traiettorie fantasiose, per poi rituffarsi nella lettura. Vorrei essere il suo Marchese de Sade. Spingerla allestremo del piacere, portarla al ragionevole dubbio di un orgasmo infinito, mentre la mia mente partorisce sadici desideri, vola verso inesplorati territori, quanto disperati tentativi, complici la mancanza di coscienza. Julie non so come la prenderebbe: quando ci siamo incontrati la prima volta a Parigi eravamo a una festa di Carnevale, lei era vestita da Catwoman. Non proprio un personaggio succube, a meno che non mi inventi un costume alla Batman. Julie nota il sorriso stampato sulle mie labbra e forse sinterroga su cosa succede; dovrei dirle che sto pensando con brutale onest di infliggerle un doloroso piacere, annusando come una belva ogni suo minimo spasmo. Ma non cos. Non parlo, ma mi porto vicino a lei sul divano, dove intanto ha posato il libro, e inizio a disegnare cerchi concentrici con le dita tra le sue tette e lombelico. Mi giro e sul suo dorso modello con le mani la chiave di violino in onore di Man Ray. tutto cos surreale. Mi alzo, prendo una lattina di birra, le do un bacio sulle labbra e mi appoggio contro la sua schiena. Tutti i miei pensieri perversi lentamente spariscono. Chiudo gli occhi: in fondo troppo opprimente fare il Marchese de Sade.
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SoLo unideA  di Manuela Costantini

12 agosto

Abbiamo finito. Anche lultimo scatolone stato svuotato. Ti guardo mentre avvolgo la corda che prima teneva insieme i pacchi ammucchiati sul tettuccio della macchina e mi sorridi. Stiamo pensando la stessa cosa. Dai, vieni qui, siediti di fronte a me ti dico e poi ti sussurro di stare tranquilla, di lasciarti andare perch a breve il tempo si fermer. Ci saranno le serrande appena schiuse e percepirai solo le ombre disegnate sulle pareti. E il rumore dei respiri e dei pensieri. Ti fiderai, sarai desiderosa di vedere dove ti porter, quali luoghi conosco e dedicher al nostro piacere. Ti spoglier piano e sarai disarmata, in attesa. Ti prender i polsi, mi lascerai fare, stringer appena un po, nemmeno te ne accorgerai e passer sopra il seno sfiorandolo e sopra le mutandine, no, non le ho tolte quelle, regalandoti qualche piccolo tocco nei dintorni del pizzo. Invece manger il resto delle gambe, legher anche le tue caviglie e arriver ai piedi che sanno di cuoio e di sudore appena accennato. Non potr fare a meno di giocare con le dita. Sar di marmo e vorr spogliarmi ma non oser togliere le mani e la bocca dai tuoi polpacci di ballerina. E tu avrai cambiato respiro. Non potrai muoverti. Ti sdraier con una lieve pressione sulle spalle e andrai gi docile, appena impaurita. Entrer con le dita sotto la corda che corre su tutto il tuo corpo e disegna strani ideogrammi, lasciandone limpronta. Impiegher ore per seguirne tutto il percorso. Tu avrai gli occhi chiusi e un leggero tremito ti agiter gli angoli della bocca. Nel tuo viso entrer unespressione indecifrabile. Come il sapere che sta per succedere. Qualcosa. Mi svestir e mi sdraier accanto a te. Avr voglia di prenderti subito, con furia, scostando appena un lembo di pizzo. Allora mi guarderai, implorando che lo faccia, che ti prenda, ma resister perch prover a fermare il tempo e a convincere anche te che lestasi potr durare per sempre. Sarai arrabbiata, ma dovrai aspettare ancora, solo un po, te lo dir piano, cercando di non parlare e di fartelo capire in qualche modo. Allora mi regalerai un sorriso caldissimo, come se volessi trafiggermi. Avremo tutto il tempo prima che il sole vada gi e si alzi di nuovo. Sei ancora seduta e mi guardi sorniona mentre mi avvicino a te con la corda in mano e ci viene da ridere. Pronta? Basta un cenno per farmi smettere.

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LA pArtitA  di Euro Carello

13 agosto

Non lo so neanchio, come mi venuto in mente. Non da me. Sar perch Piero e Gian continuavano a parlarsi addosso, un bicchiere via laltro, tra antipasti e agnolotti, arrosto e bonet, e il mio interesse per il calcio appena un filino pi basso di quello per lentomologia. Sar quel capezzolo malizioso che occhieggiava sotto la garzina bianca, e anche lei aveva laria di annoiarsi a morte, mentre piluccava qua e l e si alzava di continuo per portare qualcosaltro o togliere i piatti usati. O sar il Pelaverga che fa onore al suo nome. Fatto sta che a met della rievocazione dellultima Champions League, tra le immancabili certezze dei mister da salotto, mi stendo bene il tovagliolo sulle ginocchia e allungo la mano. La reazione immediata di Alda di scostarsi. Per, con un attimo in ritardo. Poi, mentre Piero, il marito, conciona su un rigore mancato, riaccosta il ginocchio come per caso, allungandosi sul tavolo per prendere il sale. E non lo sposta pi. Lo prendo per un incoraggiamento, e mentre la destra giocherella con il bicchiere, il mio mignolo sinistro e poi le altre dita si allungano lentamente sulla pelle nuda del suo interno coscia. Intanto, pi o meno, parliamo. Forse di film, ma non saprei dire. Sono troppo concentrato sui miei polpastrelli. Lei guarda i due ormai cotti, guance rosse di vino e occhi lucidi, e ogni tanto mi lancia unocchiata veloce ma intensa, mentre si mordicchia langolo del labbro, cos sensuale da provocarmi una sontuosa reazione nelle zone apposite. Quando la partita sta per iniziare, mi offro di aiutarla in cucina, tra gli sfott dei due tifosi che si trasferiscono sul divano senza dimenticare la bottiglia. Sotto la mini di cotone ha solo un perizoma color carne. Non c neanche bisogno di toglierlo, basta alzare la gonna e scostarlo. Lo facciamo da dietro, lei appoggiata al lavello, con la testa girata per allungare la lingua sulla mia, io con le mani sotto la garzina a impastarle il seno, i bicchieri che tintinnano a ogni spinta. Di l, la telecronaca e le voci avvinazzate dei due sportivi coprono i nostri respiri affannati. Veniamo insieme: lei getta di scatto la testa allindietro, io rischio una testata sul naso e mi morsico il labbro per non gridare. Ho appena chiuso la zip, quando un boato mi ghiaccia. Per un attimo temo il peggio, ma solo un gol. Schiamazzi, urla del telecronista. Ora di l mi reclamano a gran voce. Unultima occhiata alle natiche di Alda che scompaiono sotto la mini, e mi avvio.

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DIPINGILO DI NERO  di Fabrizio Canciani

14 agosto

Il tuo racconto andrebbe anche bene disse Valerio alzandosi dalla scrivania per i nostri lettori sono diventati pi esigenti. La nostra collana di romanzetti erotici ha retto alla crisi delleditoria, allavvento dei DVD, di Internet, e sai perch? Perch i lettori hanno ancora voglia di far lavorare la fantasia. Ma la descrizione degli amplessi non pu essere sommaria, devessere credibile e al tempo stesso fantasiosa. Quindi vorresti pi realismo, cos? domand Irene. Meno romanticismo e pi realismo. Ma ne Il vizio segreto di Beatrice c molto sadomasochismo, tuttaltro che una storia zuccherosa. Mi sembra per che tu abbia una conoscenza ancora approssimativa della materia. E io che credevo di avere addirittura esagerato. No, mia cara. Pensa allimmedesimazione dei lettori che sognano di spingersi verso leccesso. Quindi cosa dovrei fare? Ti fidi di me, vero? Certo, sei il mio editor da anni. Allora, prima di finire questo racconto devi sperimentare quello che descrivi, assumere il ruolo di Beatrice, la protagonista, affrontare quello che subisce lei, le umiliazioni e le sevizie. Stai scherzando? Irene fece per andarsene ma Valerio la blocc. Non essere affrettata, vedila come unoccasione. Non ti costringer a fare nulla, sarai tu a decidere. Uscirono sul pianerottolo, lascensore li port fino al sotterraneo. Sbucarono in un corridoio scarsamente illuminato. Irene cominciava a percepire una strana sensazione di timore misto a eccitazione. Dietro a una porta blindata un vasto campionario di strumenti di tortura si present ai loro occhi. Alle pareti erano appese fruste, scudisci e altri attrezzi sconosciuti. Dal soffitto pendevano catene con bracciali di ferro, corde, carrucole. Una gogna faceva bella mostra in mezzo alla stanza. Irene sentiva che leccitazione e la paura stavano prendendo il sopravvento. Valerio chiuse la porta e cominci a spogliarla: lei non oppose resistenza. Irene si ritrovava ora a desiderare di spingersi oltre, di collaudare quegli insani attrezzi di dolore e piacere. Valerio la accontent, immaginando il gradimento dei lettori. E si spinse oltre, e poi ancora pi in l, tra gemiti di piacere che lentamente si trasformarono in urla di dolore e in pianto disperato. E poi il silenzio. Maledizione, pens Valerio, anche questa volta toccher a me finire il racconto!
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IL pALo  di Luca Di Gialleonardo

15 agosto

La carrozza era colma di un vuoto irreale. Su quale spiaggia si stavano rosolando gli altri pendolari, mentre io, povera vittima, dovevo continuare a lavorare fino alle porte di Ferragosto? Pronta a scendere alla prossima stazione, ero persa nei miei pensieri banali, appesa al palo di sostegno nel centro del vano tra uno scomparto e laltro. Mi venne da sorridere quando vidi arrivare un ragazzo, anche lui prossimo alla discesa. Ma forse per lui la solitudine non era cos avvilente, accompagnata dalla musica disco sparata ad alto volume dalliPod. Era diverso tempo che non riuscivo ad andare in discoteca. Ma cosa mi stava succedendo, dove stava finendo la mia giovinezza? Mi accorsi che il mio ginocchio si stava muovendo da solo. Quanta voglia di ballare. Strinsi la mano sul metallo, mentre i fianchi iniziavano a seguire la musica che superava la barriera delle cuffie. Chiusi gli occhi e il senso delludito prese il posto della vista. Il ritmo era ora padrone dei miei pensieri. Afferrai il palo anche con laltra mano, sfiorai il metallo col seno, molleggiai sulle gambe, sentivo lasta accarezzare linterno delle cosce. Riaprii gli occhi. Listinto mi intim di fermarmi. Lo mandai al diavolo. Il ragazzo mi fissava imbarazzato, quasi rapito dalla mia danza. Sorrisi con lo sguardo, mantenendo le labbra serrate in un broncio accattivante. Avvinghiai lasta con una gamba e roteai di trecentosessanta gradi. Il ragazzo continuava a fissarmi con la bocca spalancata. Decisi di esagerare, volevo farlo morire di quelleccitazione che traspariva dalla sua tuta leggera. Baciai il palo, titillandolo con la lingua, persa nella musica, persa nella mia pazzia di desiderio. Tornai a muovermi sensualmente, come una gatta vogliosa di coccole. Poi il ragazzo si mosse e mi mise una mano su un seno. E ruppe lincantesimo. O la mia follia inaspettata, se vogliamo. Una gelida cascata di imbarazzo mi affog con irruenza e sbiancai mentre sentivo ardere le guance. Schiaffeggiai il ragazzo, facendolo quasi cadere, scagliando lontano una delle cuffie. Lui mi guard pi confuso che irritato. Sentii le porte aprirsi alle mie spalle. Mi risistemai velocemente e saltai gi dal treno. Mi voltai per un attimo a guardarlo. Era ancora sul treno, con una mano sulla guancia. La sua eccitazione era ancora ardente di me. Le porte si richiusero e il convoglio ripart, trascinandoil mio sfortunato complice verso la stazione successiva.
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LA MORTE UNA SIGNORA  CHE VA A BRACCETTO COL PREGIUDIZIO di Matteo Mancini

16 agosto

Fu quando il sole copul con la luna che la lussuria prolifer sulla Terra, e la mia vita divenne fango. Perch non viene a vedere leclisse, qui, sul promontorio? mi chiese una lupa travestita da pecorella. Accettai, forse per via dellintelligenza che la giovane mi aveva dimostrato nelle lezioni settimanali che impartivo ai trovatelli. Poveri disperati, privati degli affetti che ogni bambino meriterebbe di ricevere e che vedevano in me lunica certezza della loro vita. Ho detto intelligenza, perch nessun altro motivo potrebbe giustificare le mie attenzioni per quella ragazza. Tant, sono solo inutili dettagli, perch sono i fatti a parlare e non i processi psicologici. Rammento la lunga salita sui prati in fiore e poco altro, se non lavvento della massa discesa sul metallico bagliore lunare. Mi sdraiai sullerba e lei s, doveva avermi stregato, compiuto chiss quale sortilegio, poich me la ritrovai sopra, nellattimo in cui leclisse raggiunse il suo apice. Ti sto liberando, amore mio mi sussurr, aggiustandosi i capelli dietro le spalle. Quale peggior bestemmia avrebbe potuto proferire? Era nuda, col corpo velato di sudore e le mammelle che spiccavano dal gracile corpo da adolescente. Mi parve di vederla luccicare, quasi fosse scaldata da un fuoco che le ardeva nelle viscere. Strinse le cosce sul mio bacino e io ero schiavo di un torpore figlio del maligno piacere offertomi da quella lingua che mi scivolava sul petto, sulle labbra. Che orrore ammetterlo: provai estasi, piacere. Diffusi il mio seme benedetto nel ventre di quella serpe e solo allora riconquistai il senno. Le allungai le mani sul collo e strinsi, strinsi forte, ma era troppo tardi! Ora sono chiuso in queste quattro mura, a osservare la luna da una griglia arrugginita. Il cappellano passato poco fa, per lultima volta. Mi ha lasciato un rosario e la sua benedizione, ma non mi saranno utili: ho tradito il voto, capite? Ancora qualche minuto e le fiamme trasformeranno in cenere lunica ricchezza che un uomo deve custodire e che io, invece, ho lasciato bruciare sotto un cielo trapuntato di stelle. La carne mi ha reso cieco. Ormai sono perduto, per sempre, per leternit.

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IL GioCo deLLo SCAMBio  di Melanto Battista

17 agosto

Le dicevano che avrebbe dovuto dimenticare in fretta, cos tutto sarebbe stato pi facile. Le dicevano che il passato era sepolto; che, ormai, era legata a un altro. Le dicevano che Dio lavrebbe punita, se non avesse strappato gli sporchi pensieri che strisciavano nella sua testa e le portavano un diverso nome, alle labbra, che non era quello della persona che aveva dovuto sposare. Le dicevano tante cose, ma quando le mani di suo marito si poggiavano sulle spalle scoperte e poteva sentirne il ruvido della pelle, le callosit del troppo lavoro e la forza delle dita che si stringevano appena, trasmettendole il suo desiderio, i ricordi esplodevano in mille tentacoli insinuandosi in tutte le porte che le dicevano di tenere chiuse, per spalancarle senza piet. E non avevano fretta, non ne avevano mai, le mani di Sandro, mentre scendevano sul seno che lei sollevava e abbassava nel lento respirare. Nella sua mente le sovrapponeva ad altre mani che, un tempo, lavevano toccata allo stesso modo; cos, per rendere davvero tutto pi facile, chiudeva gli occhi e il gioco dello scambio aveva inizio. Dietro le palpebre serrate, non erano di Sandro le dita che sinsinuavano nel solco stringendosi poi a coppa sulle sue forme piene e morbide. Non erano di Sandro le attenzioni cui il suo corpo rispondeva; il tessuto della sottana sfregava sui capezzoli turgidi e sensibili tra fastidio e piccoli brividi che le correvano dentro e sfociavano in un calore intenso fra le cosce. Non erano di Sandro le labbra che aprivano la strada ad altri ricordi, che toccavano il collo in quellumido gioco di lingua. Non era di Sandro lampio petto contro cui si abbandonava con tutta la schiena, n lerezione che sentiva premere appena sopra le natiche. Non sarebbe stato lui quello che, alla fine, avrebbe accolto nel suo sesso e da cui avrebbe tratto infinito piacere. Non lui, ma Luca. Oh, s, Luca ovunque, dentro e fuori; sulla sua pelle sudata, tra le labbra rosse e piene, tra i seni prosperi e le gambe aperte che gli avrebbe avvinto ai fianchi per sentirlo in lei fino in fondo, e rivivere fino allultima goccia i suoi ricordi. Persa in quella girandola di emozioni, con la testa di Sandro nascosta tra le cosce, il sorriso si tese con sottile compiacenza: diversamente da ci che le invidiose megere di paese le dicevano, Dio laveva gi punita, ma lei aveva scoperto come alleggerirsi la pena.

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LA CApreSe  di Giovanni Buzi

18 agosto

Anna e Roberto si sposarono in maggio. Passarono la luna di miele a ridipingere lappartamento in affitto. Dopo aver lavorato per tutto il giorno, non se la sentirono di cucinare. Lui apr il frigo: Pomodori e mozzarella. Perfetto. Sdraiati sul pavimento. Cosa? Spogliati e mettiti spalle a terra. Lei sorrise e scosse la testa, ma obbed. Roberto, in questo momento ho solo voglia di dormire. Dormire la nostra prima notte? Prima... non esageriamo. La prima nella nostra nuova casa. Anche lui si spogli. Le and accanto con un vassoio: olio, sale, pepe, basilico, pomodori, mozzarella, forchetta e coltello. Tagli a fettine pomodori e mozzarella. Sei proprio matto rise lei, che vuoi fare? Poi scatt a sedere sul parquet. Hai sentito? chiese. No. Cosa avrei dovuto sentire? Un rumore dalla porta. Roberto rimase in ascolto, poi disse: Non sento niente. Sdraiati, di... Di nuovo, lei ubbid. Lui le mise una rondella di pomodoro su un capezzolo, una di mozzarella sullombelico, pomodoro al costato, mozzarella al ginocchio e cos via. Un filo dolio dalla testa ai piedi, sale, pepe, basilico e, impugnati forchetta e coltello, si pass la lingua sulle labbra: Adesso ti mangio. Sei da legare! fece lei. Ora il rumore lo sentirono entrambi. Saranno i vicini. Che ci importa? fece Roberto. C qualcuno! disse Anna irrigidendosi. Si alz, fece qualche passo verso la porta. Nuda nelle penombre, colando olio, mozzarella e pomodori. Guard nello spioncino e rest di sasso. C un diavolo, l fuori! grid portandosi le mani alla bocca. Roberto diede unocchiata allorologio. in anticipo fece sorpreso. Anna rest a fissare il marito, come se avesse di fronte un extraterrestre. Infine, riusc ad articolare: Che vuoi dire? Roberto and ad aprire la porta. Anna fece un passo indietro a veder entrare quello strano personaggio: aveva una caligola rosso sgargiante che incorniciava luminosi occhi verdi e polpose labbra prive di rossetto. Dello stesso rosso vivo, una tuta incollata al corpo, che lasciava scoperti solo i seni prosperosi e un vistoso sesso maschile gi sullallegro. Una frusta in mano e stivali di coppale rosso lucente. Anna sorrise al marito dicendo: Sei incorreggibile... Lo so che ti piace il piccante rispose Roberto. Alla caprese mancava solo il peperoncino.
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ECLISSE  di Francesca Claut

19 agosto

Milioni e milioni di persone ci guarderanno senza sapere cosa succede davvero, in questo firmamento, adesso deserto. Lultima Stella si congedata con un inchino, lasciandomi sola davanti alla porta chiusa. Il desiderio quasi dolore. Finalmente. Sorrido, immaginando tutta quella gente sotto di noi, che vede due dischi sovrapporsi e divenire uno, nero e sfolgorante; gli occhi, milioni, forse miliardi di occhi schermati da vetrini scuriti. Apro la porta piano, senza bussare. E l, disteso fra le coltri del cielo, ci sei tu, il mio inverso, la met luminosa della Luna. Il cuore mi si stringe che temo si spezzi. Finalmente. Cammino nella stanza celeste verso di te, mentre ti alzi, sorridendo. Apri le braccia per accogliermi, e io sprofondo contro di te, pelle dargento contro pelle doro, corpo dombra contro corpo di luce. La tua luce mi pervade. Mi liberi dei veli delle vesti, mi tocchi fra le scapole, mentre io, scaglia dopo scaglia, ti svesto della tua armatura di luce doro. Finalmente. Ti sento solido, stretto fra le mie mani, dopo tutti questi anni lontani nelleterna danza attorno al Mondo. Allaccio le mie cosce di cristallo ai tuoi fianchi di topazio, e affondo la mia bocca nella tua, respiro, ma non posso, non posso respirare Quanti anni sono passati? Cento? Mille? Mille e mille persone ci stanno guardando, ma non sanno Mi afferri, mi stringi, mi vuoi fondere con te, mi mordi il collo bianco e la spalla, passi la tua lingua fra i miei seni, e poi gemi, oh la tua voce Come di vento. Mi spingi sotto di te, per accarezzare tutto il mio corpo, io ti abbraccio, mi ancoro a te per non annegare, oh potrei annegare Mi inarco contro di te, devo sentirti per non perdermi, devo sentire le tue labbra sotto la ricerca avida della mia lingua, mentre la tua mano fra le mie gambe mi fa gridare, le tue dita, cos calde di sole, mi fanno morire. Milioni di uomini vedono i due dischi diventare un sole nero dai raggi lunari su cielo di ossidiana, come sul negativo di una fotografia. Ridono, e indicano con dita di carne quello spettacolo raro. Milioni di chilometri lontano da laggi, Sole dentro di me sei incandescente. Una marea di lava che mi sommerge di continuo, io come oceano di petali umidi di fresca rugiada ti avvolgo, costringendoti a inondarmi. Sospiro, pelle donice contro pelle donice, la luce rossa ci cosparge come braci ardenti. Non importa quanto tempo dobbiamo aspettarci. Ognuno di questi attimi di fuoco nella nostra memoria.
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LA prinCipeSSA e iL piSeLLo  di Virginia Coral

20 agosto

Unantica alleanza imponeva al padre di legarla al Re del Nord, un vecchio combattente che aveva infilzato pi di mille nemici con la sua lancia dacciaio. Il giorno del matrimonio era arrivato. Un corteo di cavalieri e paggi laveva scortata, lungo strade assolate e polverose, fino al castello dello sposo. Lo vide. Il farsetto di broccato cremisi copriva appena il ventre gonfio di birra, mentre due gambe rinsecchite dallet reggevano a stento il peso di un corpo pingue e sgraziato. La principessa chiese di ritirarsi presto, quella sera. Licenzi le damigelle e quando fu sola, vide il suo corpo sottile riflesso nello specchio, la pelle immacolata, i capelli color del miele. Lacrime brucianti le solcarono il viso. Si coric pregando che il sonno benevolo le sfiorasse le palpebre. Si gir e rigir tra le lenzuola di seta impalpabile, stretta da unansia ostinata, finch cedette alla stanchezza. La luce perlacea della luna filtrava attraverso le tende di pizzo. Nel dormiveglia allung una mano verso il bordo del letto e sent qualcosa che assomigliava a un baccello nodoso. Si ricord della siepe di piselli odorosi che cresceva sotto la sua finestra al castello del padre e la nostalgia le morse il petto. Lestate trasformava i piccoli fiori pervinca in baccelli gonfi e traslucidi, pronti a esplodere. Le piaceva tenerli fra le mani e accarezzarne la superficie pelosa e profumata di muschio. Li strofinava finch si aprivano, lasciando uscire piccole perle di giada, che scricchiolavano sotto i suoi denti. Ma questo baccello era pi grande, pens, e stranamente caldo. Allung ancora la mano e si accorse che accanto a lei era disteso un paggio. Lui le mise una mano sulla bocca, delicatamente, imponendole il silenzio. Poi le sue braccia la cinsero e baci umidi e ardenti le impedirono di gridare. La sua pelle di seta fremeva. Quando il paggio entr nel suo ventre acerbo, si convinse che stava sognando. Dolci carezze lenirono il dolore acuto che sentiva nella parte pi misteriosa del suo corpo, quella nascosta tra le cosce, che pulsava come un cuore trafitto. Poi, lentamente, la pressione diminu, mentre il paggio ansimante le appoggiava il viso accaldato sui seni bianchi. Ti desidero da sempre le disse, fin da quando strappavi i piselli acerbi dalla siepe sotto la tua finestra. Quando lui tenter di inerpicarsi nelle tue viscere con la sua carruba secca, pensa a me e allestate, che torna ogni anno a ingravidare i piselli odorosi.

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TI STANNO ASPETTANDO  di Andrea Pistone

21 agosto

Cosa mi fai fare? Vieni avanti. Non posso farlo. Puoi, invece. Quanti sono? Credo cinque in tutto. E come sono, li hai visti? In che senso come sono? Lo sai, le dimensioni. No, non li ho visti, ma sulla rivista dicevano enormi. Oddio, ma guarda cosa mi tocca fare. Senti, sei stata tu a chiedermelo. S ma era il momento, la situazione, non credevo che mi prendessi in parola, stavo fantasticando. Per da come ti brillano gli occhi non mi sembri scoraggiata. Be, diciamo che la cosa mi alletta. Visto? Coshai capito, solo pensarla, farlo diverso. Ma se non hai mai provato. E chi te lo dice? Ah, e cosa aspettavi a dirmelo? successo molti anni fa, ancora non ti conoscevo. E con quanti? Tre. I miei complimenti, cara, se le cose stanno cos allora cambia tutto. Perch? Perch s, credevo di farti un regalo indimenticabile e ora mi hai spento la magia. Dai, caro, non fare cos, vedrai che mi comporter bene. No, basta, la cosa finisce qui! Non ti arrabbiare, non adesso che mi hai fatto venire voglia. Hai voglia? Da morire. Li mangerai tutti? S, a uno a uno. E poi manderai gi? Tutto quanto, niente scarti. E come se li pappa la mia golosona? Oh, prima li assaggio lentamente, ci gir intorno con la lingua. E poi, poi? Poi, dopo che li ho assaporati con delicatezza, li prendo in mano e me li ficco in bocca. Ah s, e mi farai guardare, vero? Certo, amore, tu starai l e io con la bocca piena che mi sbrodolo tutta. Sei uno spettacolo, su entra che ti stanno aspettando. Ma buio. questo il bello, dovrai trovarli tu. Lo sai che sei proprio perverso? per questo che mi ami. Lidea mi stuzzica, dove vado prima? Avanti piano, cos, ecco ci sei vicina, uno di loro proprio vicino a te. Davvero? Certo, allunga la mano. Oh, lo sento, lo sento, cos gonfio. grosso? Sembra proprio di s, non mi ci sta in mano. Dai, gi la testa. E gli altri? Sono qui anche loro, tranquilla. Se sono tutti grossi come questo non penso di farcela. Smettila di pensare, mettilo in bocca. Oh, amore, mi sento cos colpevole. Essere golosi non una colpa, dacci dentro, succhialo tutto. Cos? S, cos, brava, e quelle palle dove le lasci? Queste? S, quelle, ah che ingorda, ti piacciono? S, sono buonissime. Meno male, con quello che costano! Con questo ho finito, guarda, sono tutta sporca. S, sporca, come piace a me. Amore, non te la prendere ma non credo di farcela a finirli. Tranquilla, tesoro, hai tutto il tempo vuoi. I due si scambiarono un bacio al gusto di profitterol.

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FATE COME ME  (Tecnica di masturbazione) di Alex Panigada

22 agosto

Adoro lestate, adoro il mare, adoro starmene in spiaggia sdraiato sul mio lettino a fantasticare sulla maggior parte delle donne che sfilano davanti a me. E in men che non si dica farle tutte mie. Brune, rosse, bionde e castane. Ormai nel corso degli anni ho anche affinato la mia personale tecnica. Niente di pi semplice: occhiali scuri rigorosamente da sole, un bel libro aperto esattamente a met e posizionato sul basso ventre per nascondere lerezione (magari un buon vecchio Bukowski giusto per restare in tema) e sguardo impassibile tra il sonnecchioso e il noncurante. Poi basta lasciar scivolare la mano allinterno del costume, e il gioco fatto. Da quel preciso istante basta un po di concentrazione e via... si parte: prossima fermata il piacere assoluto. Supermaggiorate, seni acerbi, sederi sodi rivestiti da slip, perizoma, brasiliani... Ragazzine, giovani donne, alte e basse, magre e grasse, ognuno naturalmente libero di scatenarsi in base ai propri gusti. Si pu immaginare ci che si vuole senza timori di rifiuti, senza corteggiamenti, senza inutili perdite di tempo. E quando la biondona di turno si spalma la crema a un metro da te, ma soprattutto quando si piega per stendere lasciugamano posizionando il suo culo a un palmo dal tuo naso... bene, quello il momento giusto per concludere. Adoro lestate, adoro il mare, adoro starmene in spiaggia sdraiato sul mio lettino e assaporarmi pienamente quegli istanti. Chiudo leggermente gli occhi come in estasi, con il cuore che batte ancora allimpazzata, e che si fottano tutti quei dannati sensi di colpa. Mi accendo una sigaretta, ne tiro una boccata e mi lascio cadere sul lettino... esausto. Lunico inconveniente che poi te ne rimani l tutto imbrattato e appiccicaticcio. Ma ho trovato un rimedio anche per questo. Quale? Ma una bella nuotata, naturalmente!

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VOCE SOLA  di Marina Visentin

23 agosto

Solo con la voce poteva occupare lo spazio, slanciarsi verso lalto, sentirsi leggera, abbastanza da non affondare nelle sabbie mobili del rancore. Solo con la voce poteva essere da qualche parte e starci bene. Essere e basta. Essere desiderio. Il desiderio che vibra nella gola e fra le gambe, che cola come lava incandescente fra le cosce e fin nel solco delle natiche, che avvolge i seni candidi, i capezzoli enormi e scuri, nocciole tenere e saporite, da mordere e masticare, fino in fondo. Senza un guscio da sputare, senza vergogna, senza ritegno. Il suo corpo largo, coperto di ciccia spessa, massiccia, ottusa, per tanto tempo una perfetta corazza impermeabile a ogni voglia. La sua e quella degli altri. Una prigione dove ogni tanto penetrava la luce di una fantasia pi conturbante di altre. Talvolta un sorriso di simpatia, pi spesso la smorfia inconsapevole della compassione. Poi era arrivato lui, lungo e magro, le mani nervose che si avventavano fra le sue cosce come verso unumida terra promessa. Col respiro pesante, gli occhi chiusi, la bocca aperta in un rantolo che raschia il palato, percuote i denti, muore in fondo alla gola spalancata. Con la voce lo aveva attirato a s, come una sirena, una donna-pesce che incanta e seduce, promette meraviglie e regala abissi. Nonostante il suo corpo di femmina obesa, novanta chili disposti a raggiera intorno a un cuore di pietra amara. Hai il cuore peloso, diceva sua madre scuotendola e tirandola, le braccia tese in avanti, come a tenerla a distanza, lontano dalle labbra raggrinzite e pallide che sputavano veleno. Bambina cattiva, sei una bambina cattiva! Ancora ti sei sporcata, ancora, ancora Anche lui lo dice: bambina cattiva! E la sculaccia piano, prendendola da dietro e stringendole i seni in una morsa violenta. E la colpa sempre l, come pelo sul cuore, che cresce e ricresce, come la voce di sua madre che abbaia insulti alla sua ciccia precoce e ostinata, refrattaria alle regole, ribelle a ogni dieta. Ma la sua voce ha imparato a trovare la strada anche nel buio, a respirare il desiderio di un uomo, a esplodere nel cielo. Mentre il suo corpo danza, vibra, impara piano piano a sognare.

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FORSE  di Azzurra Bellezzi

24 agosto

Lui amava il sadismo nel sesso e lei era rimasta perplessa nel momento in cui glielo aveva detto, mostrandole le foto sullo schermo del pc. Gli aveva chiesto se erano state scaricate da Internet, ma lui aveva asserito di averle scattate con il consenso della partner: una donna legata su una sorta di panca in un modo che non le permetteva nessun movimento. Distinto si domand cosa avrebbe provato in quella posizione di totale impotenza, una sensazione sconosciuta e sicuramente spiacevole. La donna nelle foto non mostrava il volto: le immagini erano state tagliate e solo il suo corpo nudo e vulnerabile era visibile, un folto cespuglio di peli scuri le spuntava fra le gambe divaricate, in primo piano la vagina, affondata sulle carni morbide una bottiglia di plastica di cui sintravedeva solo il fondo. Loro erano in un letto in cui solo poco prima avevano condiviso ore damore, o forse era solo sesso. Lui non si era mai rivelato violento con lei. Amava, s, prenderla da dietro, infilare il grosso cazzo nella sua stretta apertura posteriore, ma lo faceva con forza e non con violenza, la preparava in modo tale da non provocarle troppo dolore e lo faceva quando era abbastanza lubrificata. In quanto a lei, aveva una libido molto spigliata, una passione cos forte che si godeva in pieno il momento mischiando dolore e piacere in un culmine di estasi tale che le impediva di distinguere luno dallaltro. Lui le prendeva le natiche con le mani a coppa, sollevandole, e la penetrava; lo spasimo era solo un attimo mentre si faceva strada forzando un po la sua naturale opposizione. Lei cercava di rilassarsi e si sforzava di non gridare, era diventato un punto di forza per lei non gridare, lo avrebbe fatto poi mentre il primo orgasmo la squassava, facendole perdere il controllo di se stessa. Ora sapeva che quelle urla trattenute erano forse bramate, anelate dalluomo che in quel momento le accarezzava i capelli con dolcezza. Si stacc da lui, guard quegli occhi scuri, si perse nella loro profondit cercando non sapeva bene cosa. Le sembr di intravedere una scintilla di malignit e si sent gelare, uninquietudine le blocc quasi il respiro, si gett di nuovo nel calore dellabbraccio, cercando sicurezza l dove invece cera un mare in tempesta. Chiuse gli occhi. Di nuovo sgomento, timore ma sottile. Si stava insinuando un altro pensiero, una curiosit perversa: Per, forse

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LA CurioSit FeMMinA  di Alessandra Spagnolo

25 agosto

Lho trovato per caso, facendo le pulizie di primavera: era in una scatoletta, in mezzo alla confusione tipica delle dispense. Lho aperta, ho guardato e lho rimessa a posto come se scottasse. Ora sono qui seduta sul divano che penso. Da quanto l? Siamo solo io e lui, quindi se non il mio il suo. passata una settimana, sono stata in dispensa pi volte, ho resistito, ma stato pi forte di me. Ho la scatoletta aperta sulle ginocchia. Lo osservo: realistico, ha tutte le fessure, le vene rilevate, la piega della pelle. Ma che ci fa mio marito con un vibratore? E di quelle dimensioni, poi? Mi viene da toccarlo, quasi vellutato, diverso dalla pelle, flessibile, ha anche gli attributi, cosa che io trovo di cattivo gusto, in verit. Lo rimetto via. Oggi ci ho giocato sul divano. Ho schiacciato i tastini, lho passato nei miei punti sensibili, un po succhiato perch scivolasse dentro. Devo confessare che s, stato piacevole, per non speciale, un po artificiale. sparita la scatoletta: questo significa che lui in qualche modo lo usa. Non sono gelosa, ma vorrei che lo proponesse anche a me. Perch non lo fa? Forse non mi pensa abbastanza avventurosa. Ho chattato, lo faccio da due settimane, e fra tre giorni conoscer un uomo. andato tutto perfettamente. Certo che, forse, presentarsi al primo appuntamento con un vibratore da ventidue centimetri in borsetta stato eccessivo, ma devo dire che lui stato davvero perfetto, non ha battuto ciglio. Il sesso orale con lui stata unesperienza celestiale, e ha anche riempito piacevolmente i tempi morti. Vedo mio marito girare inquieto per casa: so cosa mi vorrebbe chiedere, ma lo lascer friggere ancora per un pochino prima di rimettere il suo coso a posto. Intanto arrivato il mio pacco: nove funzioni, senza attributi, viola, con delle protuberanze morbide. Lo abbiamo scelto assieme, lo chiamiamo il nostro assistente. So anche dove metterlo: sul pacco cera scritto fili da ricamo...

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TuriSMo SeSSuALe  di Stefano Valente

26 agosto

Sceso dallaeroporto mi faccio accompagnare in citt da un taxi. Non posso prendere subito la metro. Non ora, non cos presto. Devo prima informarmi sulle ore di punta. E voglio essere in centro, quando salir per la prima volta sulla metro. Non ci posso fare nulla, lo giuro. Sono andato da un medico per capire perch sono fatto cos, per farmi curare. Ma oltre ad alleggerire il mio portafoglio non ha portato alcun cambiamento. A casa ho una cartella piena di documenti di avvocati, processi e denunce per molestie sessuali: la mia condanna, i miei trofei. Ho viaggiato molto negli ultimi anni, mi sono fatto tutte le grandi capitali europee, le pi affollate. Nelle ore di punta i mezzi pubblici sono quasi impraticabili, la gente sta stipata come animali nei carri bestiame. Tutti attaccati luno allaltro. Pelle contro pelle. Il mio sudore che si mischia con quello degli altri. E le mani. Le mani che non sai dove metterle, a meno che non sei fatto come me. Quando vedo un corpo che mi interessa, che sia uomo o donna, bello o brutto, non posso fare a meno di toccarlo. La clandestinit e lambiguit del gesto mi inebriano come nientaltro al mondo. Le reazioni, poi Non so dire se preferisco il tipo di persona che rimane pietrificata dal gesto molesto e inatteso o quelli che si inalberano, piantando su un casino assurdo che finisce sempre con laccrescere il mio fascicolo di cause aperte. Fu cos che una sera, non appena vidi un filmato della metro di Pechino, capii che dovevo al pi presto andare nella capitale cinese. Nel video la gente nella metro era cos tanta che ogni stazione aveva degli addetti pagati per spingere, schiacciare e ammassare le persone nelle carrozze. Flash di inaudita perversione mi balenarono nella mente. Dio solo sa quanto e cosa avrei potuto palpeggiare e tastare su quei treni! Ora sono qui, alla pensilina della stazione, in attesa del prossimo treno. Ancora due minuti, dice lo schermo. Dietro di me ci sono gi gli omini schiaccia persone, pronti a gettarmi contro il mio piacere sessuale definitivo. Arriva il treno. Si aprono le porte. Il cuore mi batte a mille. Davanti a me una fiumana di gente mi travolge e comincio a scoccare le prime palpate. Da dietro, invece, mi spingono verso le porte, e io mi lascio spingere. La gente comincia a entrare e io, corpo contro corpo, penso che questa sar davvero una vacanza fantastica.
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SArrACeniA PurpureA  di Luca Rossi

27 agosto

Il nuovo vaso verde smaltato colmo dacqua, almeno due centimetri, sul terreno ricoperto di torba. Devessere esposta alla luce diretta del sole. La Sarracenia Purpurea ha bisogno solo di acqua demineralizzata, molta, e di luce, molta e diretta, il resto se lo procura da s, recita letichetta. Il rizoma, che nelle istruzioni per il rinvaso rappresentato come un grosso bulbo rossiccio, riposa nel fango di terra e torba dal quale emergono diversi ascidi rosso incandescente. Ecco! Il sole illumina le trappole, le vene rosse brillano sotto la pelle verde sottile. Sono foglie turgide, cave, con una leggera peluria allinterno e colme di un liquido viscoso. Dentro, nel caldo umido di quegli stomaci, fermentano bile e corpi di insetti. Con gli occhi percorro la linea dei fianchi, pieni, morbidi, perfetti. Mi avvicino con il viso, una leggera peluria bionda mi sfiora la guancia. Mi sto eccitando, lo sento. La pianta vibra nella luce del sole, muove il corpo flessuoso. Magnifica scarlatta, circondata da ronzii. Mi chiami a te. Che luce accecante! Il sole scalda il pavimento di cotto del terrazzo, sotto i piedi nudi. Aspetta! Corro ad abbassare la tenda parasole, perch nessuno possa vederci. Mi spoglio. Siamo nudi uno davanti allaltra Come sei bella, stenditi qui, su di me, ecco, cos. Ci stendiamo sulle piastrelle calde. Tra gli ascidi rossi individuo il pi grosso. La bocca rossa e carnosa. Una goccia ferma sul labbro, trattenuta dalla peluria sottile. Linterno scuro e senza fine. S. Cos, cos... Sono dentro di te, siamo luno dentro laltra, una volta, due volte. Mi prendi la mano, la stringo forte. Ah no, una foglia secca. Vengo, gemo ti amo ti sussurro in una delle tue tante orecchie, ma tu sei fredda, come se fossi altrove. Allora faccio per uscire, infuriato. Non andava bene? Eh? Non bastava? Non sono stato abbastanza uomo? Mentre sto uscendo qualcosa mi punge. Ehi! Mi ritraggo come un animale preso in una tagliola. Sono furioso, sono ferito, cos ti scaglio lontano. Troppo lontano. Il vaso rimbalza con uno sdeng metallico sulla balaustra e finisce di sotto. Dio mio! Cosho fatto! Mi affaccio. Sette piani di sotto tu non esisti pi. Il tuo vaso nuovo, smaltato di verde, in frantumi e tu... i tuoi ascidi... non ci sono pi, sei una macchia verderossa sullasfalto. Ai piedi di mio padre che si pulisce le scarpe. Chi lancia vasi dal balcone? Guarda in alto. Marco, sei tu? gli occhi ridotti a fessure. Ma sei nudo?
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CAStA DiVA  di Solange Mela

28 agosto

Il tempio greco e la luna bianca, appesa sullo sfondo. Atena, silenziosa e distante, ascolta le note dellorchesta e le suppliche della donna ai suoi piedi. Vengo ogni volta per soffrire con lei, con Norma, perch la musica il mio tempio e qui mi raccolgo come in preghiera. Non importa chi mi siede al fianco, quasi mai. Tranne stasera, perch il tuo sorriso mi ha distolto dalla dea. Non vedo il tuo volto, ma il tuo corpo caldo accanto al mio. una mano gentile, quella che si posa dolcemente sulla pelle. Sei troppo giovane per me, tu che approfitti del buio e risali con la mano sulla seta del collant. Le tue dita leggere provocano un brivido sulla pelle. Esitano tra il pizzo, un effimero confine del proibito. Afferro il bracciolo della poltrona e trattengo il respiro. Perch ti fermi? Prima del pensiero arriva il tuo profumo, inebriante e umido, sul collo, fra i capelli. Un Si? che non domanda ma scommessa, listante dopo gi certezza. Sono troppo vecchia per te che, nellinvocazione di una Norma illuminata da vaghe luci, divento Casta Diva, divento la luna in eclisse che non vuol mostrare il proprio viso. Nellombra del palco sono ancora bella. Sono belli i miei seni, che spremi nella mano come uva matura. bella la mia bocca, che tormenti con una lingua ingorda, affamata, come se non fosse mai sazia. una lingua di lava che traccia spire sulla pelle, affonda nella carne per sentirne il sapore, e succhia il miele ancora caldo del desiderio. Canta solo per noi, Norma! Per questa mano benedetta, che come un serpente scivola tra i pizzi, mi lambisce e mi uccide dentro con lentezza ossessiva, e da essa rinasco giovane e splendida. Canta, perch non veda il disinganno nei miei occhi e comprenda labisso che ci separa. Perch sia solo mio, stanotte. E io solo sua.

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FRAMMENTI  di Ester Mist

29 agosto

Anche sua mamma, quando era piccola, amava sedere su una panchina e guardare lontano. Solo che sua madre lo faceva nelle paludi della Biebrza, cercando di avvistare le cicogne, mentre Anna sedeva sulla panchina del cimitero, quello semidistrutto, quello nella Okopowa, allangolo con la Anielewicza. Sua madre aveva dato i nomi agli alberi. Anna, invece, sfiorava la lapide di Tadeusz, incontrava quella di Cecylia, sorrideva a Bronislaw e faceva locchiolino a Zofia. Poi si sedeva sulla panchina di fronte a Natan. Zil lat 6. Vissuto anni 6. Si sedeva sulla panchina e vi appoggiava sopra una pietra. Ogni giorno, una diversa. Una piccola regalata da Tadeusz o una ruvida rubata a Bronislaw. Per fermare il tempo. Per proteggere Natan. Per farlo giocare. E sotto vi nascondeva un fogliettino bianco, piegato piccolo piccolo. Zycie. Vita, ci scriveva sopra. Jasny. Luce, scriveva. Ogien. Fuoco. Milosc. Amore. Dzien dobry. Buongiorno le diceva tutte le mattine, quando lei gli passava accanto. Si fermava, sollevava la pala, le sorrideva e la guardava allontanarsi. Dzien dobry rispondeva lei, abbassando lo sguardo, timidamente. Ma non quel mattino. Quel mattino lui le prese la mano e la condusse nel bosco fitto e buio. Correndo insieme incontro al vento, lei si sentiva gelare il collo, il fiato seccarsi nella gola, la mano calda di lui avvinghiata alla sua, i suoi occhi scuri penetrarle le pupille e il suo sorriso aperto, pi sicuro, incoraggiato dallespressione sorpresa di lei. Intorno a loro una distesa di lapidi. Dentro di loro, solo crampi e fitte allo stomaco. Esausti per la corsa, si appoggiarono a una pietra nera, guardando nella stessa direzione. Avanti. Alle lapidi. Al passato. Al futuro. Lui le sfior la nuca scostandole i capelli sudati, rivelando il collo, i lobi. Le prese il viso con la mano e mentre, voltandola, la lingua scivolava tra le labbra e i denti, le sue mani scivolavano nel maglione, afferrandole i piccoli seni morbidi. Un vento caldo, tra la neve ai loro piedi, una mano avida sollevarle la gonna e: Nie. No Ja mam. Io ho intrufolarsi sotto le calze spesse di lana, raggiungere lirregolarit dellombelico, abbassarle lelastico, infilarsi dentro, dentro, oltre le grandi labbra, nelle piccole labbra, bagnate, tremule, calde, contratte, in uno spasimo, continuo, ripetuto, bagnato e caldo, ja mam krew sangue... di gioia e di dolore. Nie. Nie krew. No. Non sangue. Ty zycie. Moye. Tu sei la vita. Mia.
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SETTEMBRE  di Marco Bartoli

30 agosto

Lauto mi aspetta con il motore acceso, come sempre. Lui guida sicuro, senza che una parola accompagni i suoi gesti. La strada la stessa che facciamo ogni mese, e giunti al portone mi saluta con un cenno. Non si stupisce, n si spaventa di vederli sulla soglia, con le maschere in volto. Loro mi accolgono, premurosi come sempre. Mi prendono per mano e mi guidano dentro, annunciandomi agli altri. Faccio il mio ingresso, e in un attimo sono gi nuda, spogliata e bramata da mani e da occhi che conosco, ma che non so a chi appartengano. Mi lascio andare e vengo risucchiata, come una goccia dacqua trascinata in un vortice. Ogni contatto un brivido, ogni parola la promessa di un piacere immenso. Lascio che questa spirale di corpi e di maschere, questi odori acri e dolciastri, questa musica alta che avvolge la stanza, diventino parte di me. Il mio seno si trasforma in un arco, teso verso il piacere pi estremo, e ogni volta che viene toccato mi manda scosse improvvise lungo la schiena. Le mie mani diventano i petali di un fiore che una volta non conoscevo, sbocciato allombra della mia consapevolezza. La mia bocca e le mie gambe sono aperte e calde, come i miei pensieri. Il piacere che provo una coppa di ambrosia che mi cola sul volto, velandomi gli occhi e le labbra. questo il succo del frutto proibito, la marea che sale inondando il mio corpo di mille punture di spillo. Abbandonarsi a quella marea come tornare bambini, assaporare il piacere senza le conseguenze del rimorso. Mangiare quel frutto come togliersi dal petto il peso dellanima, e sentirla aleggiare libera intorno alla stanza, sentendone ogni battito dali, avvertendone ogni fruscio, percependone ogni singolo gemito. morire, ogni volta. E, per ogni orgasmo che arriva, rinascere. Finch, dopo aver divorato la vita con morsi voraci, mi sento ancora una volta confusa, sazia e incompleta. Il mare si calma, la schiuma si ritrae, le onde si placano. Allora mi lavano, mi fanno vestire, mi baciano la mano. Quindi mi accompagnano alla porta, facendomi scivolare in tasca, come ogni mese, il mio compenso. Lauto mi aspetta con il motore acceso, come sempre. Lui guida sicuro, senza che una parola accompagni i suoi gesti. La strada la stessa di sempre, e giunti al portone mi saluta con un cenno. Poi apre il finestrino e mi chiede la solita cosa. Quanto? Il solito. Cinquecento. Annuisce e tenta un sorriso. Bene, tesoro. Di questo passo a settembre potremo sposarci.
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VALzer di SALoM  di Eleonora Goi

31 agosto

C silenzio nella sala, un silenzio affilato e opprimente, di domande sospese, di respiri trattenuti, di sguardi di sottecchi. Fuori, oltre la porta pesante di mogano, oltre le scale di marmo bianco, nel mondo che vive e respira, la musica ancora risuona a scandire cento e cento passi di danza. Neppure un eco, tuttavia, riesce a penetrare la stanza delle ombre, dove il solo bagliore del fuoco tinge di sanguigno il profilo affilato di monsieur, la linea morbida della bocca di madame. Attende in piedi, la dama, la schiena che quasi sfiora la parete, il mento appena sollevato, un animale braccato che sfida superbo le fauci del predatore, lo sguardo impudico e deliberato che ancora indugia sulla curva pallida del collo, dove la pelle scompare inghiottita dalla seta azzurra. C un che di famelico nel modo in cui la guarda, nel modo in cui la lingua saetta a umettare le labbra sottili. Parla di desiderio e del sapore metallico del sangue, di marchi sulla pelle e di pensieri interdetti alle donne di buona famiglia. Avrete il mio appoggio, mia signora mormora, un passo per ogni parola, fino a che non tanto vicino da poterla toccare, fino a che, su quel mia, la destra si solleva. una carezza, dapprima, dita che sfiorano la guancia incipriata, lincavo delicato della spalla e poi scivolano gi, repentine, voraci, a ghermire un seno, a strapparle un gemito. Lo sente, ora, madame, il corpo di lui premuto contro il proprio, solido e bollente oltre la stoffa che li separa, sente la sua mano tra le pieghe della gonna, tra le pieghe della carne, a violare la sua eccitazione, a sublimare in un rantolo quel No che le agonizzato sulle labbra. Sono ununica ombra al chiarore delle braci, ombra di carne e seta che si inarca contro il muro, ombra di mani avide che si muovono, di lingua vorace che lambisce, di grida trattenute a stento. Era il vostro prezzo, questo? roca la voce di madame, un sussurro appena, macchiata di piacere e di vergogna come le dita umide che lui le poggia sulla bocca schiusa. No, era la vostra voglia e quel sorriso impertinente da ragazzino le fa avvampare il viso e serrare le palpebre con forza, a cercare il buio per scacciare la follia di quel fuoco. Rumore di passi che sallontanano, che la lasciano tremante a rassettarsi le vesti, a tentare di imbrigliare laffanno e il ricordo di quel corpo addosso. Rumore duna porta che si apre, le ultime note di un valzer di Strauss per un momento, nellaria. Di nuovo silenzio.
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QuALCoSA di roSSo  di Laura Poletti

1 settembre

Fino a qualche giorno fa avevo dei dubbi: a volte la mente ti porta a fraintendere quello che vedi. E, comunque, tutti gli indizi mi davano torto: la dottoressa dellufficio personale giovane e agguerrita, con un fidanzato aitante che linvidia di tutte le donne della ditta. Punto e basta. Per quel che mi riguarda, sono sempre stata discreta: va bene che siamo nel duemila, ma certi pregiudizi sono lontani da morire. E per il quieto vivere bastano piccoli sforzi, come omettere i pronomi e parlare il meno possibile della vita privata. Ma cera qualcosa di strano: il modo in cui mi sfiorava il braccio, tutte le volte che ci trovavamo vicine; il modo in cui si appoggiava alla mia schiena, con la scusa di guardare il monitor, tanto da poter sentire la forma del suo seno, piccolo e rotondo, attraverso la stoffa della maglietta; il modo in cui mi sorrideva e mi guardava, distogliendo lo sguardo solo un attimo dopo aver incrociato il mio, per avere la certezza di essere vista. Poi, quello stupido test, letto ad alta voce durante la pausa pranzo: che colore vi eccita di pi? Era toccato a me rispondere e avevo detto la verit: il rosso. Da quel momento cominciato: prima la borsa, poi le scarpe, la gonna e la giacca. E il reggiseno, che si vedeva in modo deciso sotto la camicia bianca. Unescalation, come unescalation stata anche quella dei miei ormoni. Ma non aveva ancora trovato la chiave giusta. Fino a questa mattina: non lho notato subito, la sua tenuta era quella standard, gonna scura e camicia chiara, i capelli biondi raccolti in una coda. Lho visto solo quando mi passata accanto, sfiorandomi la mano: rosso carminio sulle labbra. Capisco che lei lo sa, e non considero i rischi e le conseguenze, aspetto solo che le gambe possano reggermi per seguirla. Mi aspetta, e mi ritrovo spinta sulla porta, con il suo corpo contro di me e le sue mani ovunque. Forse qualcuno bussa, mentre siamo schiacciate nel minuscolo spazio fra la porta e il lavandino, ma non insiste quando si accorge della serratura bloccata. Forse non sono stata abbastanza rapida a smorzare i suoi gemiti, ma non importante, come non mimporta il fatto che la schiena mi far un male cane per giorni, dopo averla premuta con tanta forza sulla porcellana fredda del lavandino. Poi, si sistema la gonna ed esce, senza dire una parola. Mentre mi riallaccio la camicia chiara lo vedo sul colletto, riflesso nello specchio: qualcosa di rosso. Limpronta delle sue labbra.
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Due di notte  di Eleonora Lo Iacono

2 settembre

Non accenniamo a rivestirci. Sembriamo superstiti di un festino: sono andati via tutti e se ci alziamo anche noi finita la cerimonia. Quando rimetto le mutandine, torno donna da sedurre. Mentre aggancio il reggiseno, ricordo che non sopporto chi mi telefona il giorno dopo. Le scarpe mi suggeriscono: scappa. E cos via. Quando mi rivesto, smetto dessere normale. Torno confusa. Mi chiama Elli solo quando sono nuda. Io rispondo: Eccomi. Dico: Ti voglio. Nessuno mi aveva chiamata Elli, e mi sembra di non essere mai stata chiamata. Dicevano il nome di qualcun altro e io non mi voltavo neanche. Lui come me: riesce a essere normale solo quand nudo. bello essere simili a qualcuno, mentre si noi stessi. Lui mi guarda in modo diverso, quando gli sbottono la camicia. Ammonticchio sulla sedia accanto al letto, trame di brutte esperienze, insieme alla biancheria. Nudi siamo ingenui, inesperti di ragionamenti. Fammi lamore gli dico, di notte. Lui risponde con i fianchi. Nudo senza domande. pelle che parla di desideri. bocca che sorride semplice. baci, e tutto suona. Schiocca. Nuda sono senza mode n artifici. Faccio pendant con le sue cosce. Sono mani che ballano la mia musica. Nuda ho le risposte. Sono. Lui mi ricorda una pioggia vecchia. Ridevo, sedicenne, per un acquazzone di fine giugno. Le mie braccia nude e bagnate odoravano come lui. Lo annuso e gli dico: Piove. Mi risponde che ci sono trenta gradi, altro che pioggia. Piove ogni volta che sudi e mi viene da ridere, e lecco la sua pioggia fino alla sete. Mi torna la voglia di sentire il sapore di quel tempo. Quando siamo nudi, torno bambina. Non ho ancora sbagliato niente; e come se fosse la prima volta che allargo la mia voglia di fronte a occhi duomo, mi torna la smania di urlargli S -. Ancora. Appena combaciamo, lo stringo. Mi sussurra di non smettere. Rischio di morire di nuovo, se non lo faccio. Smetterebbe di chiamarmi Elli. E che sarei? Mi rivestirebbe, la farsa della donna che non sono. Cos lo lego con le gambe, fino al dolore. Se stringo, non mi perdo. Non smettere prego. Non riesce quasi a muoversi; ondeggia, allacciato alla mia paura. Elli, sono tuo. Mi appoggia sulle labbra. Non so se lo dice perch vero. Lo adesso. Lo libero e gli permetto di farmi urlare S a morsi. Se dico s tre volte, lestasi che mi rimbomba le parole nella testa e dappertutto. Notte fonda. Non accenniamo a rivestirci di quellet che non serve, in questa cerimonia.
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MAdAMe CrudeLt  di Barbara Bertucci

3 settembre

Vivevo dentro una favola capovolta. Iniziava laddove finiscono tutte le altre. Quel vissero felici e contenti mancante. Quellabominio al quale ero costretta. Un matrimonio quasi imposto. Dinteressi, direbbero oggi. Del mio, dinteresse, non vera traccia. Dopo anni mi ero ormai assuefatta. Attraversavo le lunghe e agonizzanti ore immersa nel tedio duna quiete innaturale. La noia allevava i miei piccoli mostruosi parti mentali. Ero una ricca borghese viziata che non aveva nulla da fare se non contemplare quel nulla dallalto della sua privilegiata posizione. I soldi di un coniuge quasi sempre assente a pagare ogni desiderio. Anche il pi inutile. Per esempio ad assumere una giovane al mio servizio. Che non gradii per nulla, al principio. Ventanni pi giovane di me. Un vero supplizio. Il continuo paragonarsi con quelle acerbe forme. Con quella freschezza. Urlava bellezza e giovinezza da tutti i pori. Mi faceva impazzire. Mi sentivo una cariatide, in confronto. Un monumento sfigurato dal tempo. Naturalmente non ero niente di tutto questo. Ero perfetta. Magnifica. Ma accanto a quella bimba dincantevoli fattezze mi figuravo come una decomposta ottuagenaria. La odiavo. E ne ero al contempo terribilmente attratta. Volevo insudiciarla. Rovinarle linnocenza. Sporcarle tutto il suo candore. Divent prediletto passatempo. Insidiarla. Farle perdere il senno. Mutarle il pudore in feroce lascivia. Plasmarla a mia immagine e somiglianza. Svezzarla al peccato. La facevo entrare nelle mie furenti stanze. Adagiata sulla mia chaise longue lattendevo sgualdrina dal depilato corpo fiammante che mostravo impudicamente, velato di nere trasparenze. Con un candido grembiulino orlato di pizzo sangallo e basta la pregavo di raggiungermi. Calze di seta nera e giarrettiere a completare la struggente immagine che di lei volevo. Mio strumento di piacere. A stuzzicarmi le voglie. La volevo a quattro zampe. Doveva offrirmi la vista delle sue rotonde natiche in concupiscenti pose. Per dilettarmi, sferzavo il frustino di pelle su quella rosea perfezione che volevo disfare. La sua saliva calda doveva scendere lenta su ogni mio orifizio, rendendomi omaggio. Le ricambiavo i favori godendo dei suoi spasimi e del suo affrettato respiro gemente. La trasformai in una lubrica viziosa dalle tremendi voglie a tormentarle il sonno. Nella mia schiava dei piaceri proibiti. Una dolce e sontuosa vendetta al crudele oltraggio di quellimposta esistenza mancante di slancio.

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LORGASMO DEL PICCIONE  di Xel

4 settembre

Dovevo aspettarmelo: quella scena lavevo vista dal balcone del mio bilocale mentre fumavo una sigaretta, appena il giorno prima. Per tutta la serata lui aveva sfoderato un sorriso vincente e affascinante. Casualmente aveva fatto in modo che leggessi le griffes dei suoi abiti e che gli facessi i conti in tasca. Aveva tirato fuori liPhone ridacchiando per qualche SMS galante, affermando di essere molto ricercato. Aveva pagato il conto della cena - il ristorante era chic e costoso - mi aveva offerto il miglior vino della lista, richiesto la mia canzone preferita al pianista e aveva aperto la portiera della Porche per farmi salire. Era tutto troppo perfetto... Lavevo invitato a salire a casa per un drink, Martini senza ghiaccio, e ancora aveva messo in mostra la sua impeccabile capacit di conversazione sui pi disparati argomenti, dalla politica alla musica, e a dire il vero la sua danza di seduzione mi aveva pure convinta, al punto che quando mi baci non mostrai la minima esitazione. La sua lingua sapeva di menta e tabacco mentre si avvolgeva alla mia, le sue mani con grazia e delicatezza mi avevano sbottonato la camicetta alla ricerca dei seni. Li accarezzava con cura, strofinando appena il pollice sui capezzoli. Ero gi bagnata, come le sue labbra mentre mi sfioravano il collo. Anche i preliminari erano perfetti: le sue dita dentro di me avevano raggiunto punti che io stessa non credevo cos sensibili, mentre la sua lingua mi portava sempre pi vicina allorgasmo danzando attorno al clitoride. Mi sentivo esplodere quando lo fermai: Non farmi venire cos. Entrami dentro gli dissi. Lui sfoder nuovamente quel sorriso vincente mentre mi accarezzava ancora un attimo fra le gambe con il sesso duro avvolto nel preservativo, poi con un colpo di reni mi fu dentro. Non troppo grosso n troppo piccolo: perfetto. Si spinse in me, una, due, tre volte cero quasi e poi pi niente. Venne con un gemito strozzato, unespressione estatica, e dopo trenta secondi di convenevoli era gi sotto la doccia. Doveva esserci per forza la fregatura! Mi torn in mente la scena del giorno prima: la lunga danza di seduzione di un piccione maschio, la resa finale della femmina e laccoppiamento, velocissimo, tanto che non ero riuscita neppure a contare fino a tre. Mi sorpresi a chiedermi se anche loro avessero lorgasmo, mentre con le dita finivo da sola quello che lui aveva lasciato incompiuto.

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IL RICHIAMO DELLA FOLLIA  di Cinzia Leo

5 settembre

Accadeva ogni notte. Un urlo sospirato svegliava Angelo. La donna che gli dormiva accanto si trasformava. Clara apriva gli occhi ma quellazzurro era innaturale: metallico. Angelo le carezzava il viso, attento a non svegliarla. Era insopportabile ignorare cosa vedesse in quei momenti; lei si agitava, sgusciava tra le lenzuola stiracchiando gambe e braccia come un gattino. Miagolava. Faceva le fusa con gridolini convulsi e spezzati. Ne desiderava ancora, di carezze. Angelo sedeva immobile a guardarla. Stringeva il lenzuolo finch le nocche non diventavano bianche. Sudava. Di rabbia disperata. Era ipnotizzato dalle mani di Clara che, per aria, disegnavano archi sempre pi grandi, vedeva le sue gambe divaricarsi e la seta della veste scivolarle fino allinguine. Poteva sentirne il fruscio, respirare lodore acre del desiderio nascosto. Clara ululava reclinando il collo allindietro. I ricci biondi, alle volte, sfioravano la pelle di Angelo sparpagliandosi tra i cuscini e, a quel contatto, la virilit del suo corpo rispondeva feroce. Angelo restava cos. Paralizzato. Non voleva assistere ancora ma non osava allontanarsi. Clara ansimava sollevando il petto, a ritmo crescente, mentre una mano stringeva il cuscino. Alcune sere lo fissava pungendolo, dentro. Angelo sapeva che non era per lui quello sguardo, ma di fronte alla vulnerabilit di un desiderio, era costretto a rispondere pulsando di passione. La vedeva inarcare la schiena e impazziva di gelosia per quelle carezze invisibili. Poi, un urlo acuto, di quelli che liberano lanima, metteva fine allo strazio di Angelo. Un incubo a occhi aperti, per lui. Eppure, lo aspettava, quellincubo. Godeva solo di quel misterioso orgasmo della moglie finch, avvilito e stremato, si lasciava anche lui cadere sul letto. Clara tornava a dormire serena, ma lui no. Sconfitto dallimpotenza, la guardava. Il mattino dopo sarebbe tornata la donna di sempre. Estranea a se stessa e al mondo. Imprigionata, da cinque anni, nella follia di una nevrosi. Non un suono sarebbe uscito da quella bocca; nessun gemito o parola consapevole lo avrebbero scosso. Sua moglie non esisteva che di notte, ma non a lui appartenevano quegli stralci di vita. Eppure, Angelo non laveva mai desiderata cos. Niente lo aveva eccitato tanto, prima. Questa, la sua tragica follia.

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ViBrAtori A GrAppoLo  di Marco Migliori

6 settembre

Eccone uno, signore disse la dottoressa Belli. Il generale prese dalla mano della dottoressa loggetto e lo esamin. Un cilindro, con unestremit arrotondata e due piccoli razzi dallaltra parte. Incredibile. E lei dice che questarma far finire la guerra? Ne sono sicura. Vede... Un tecnico di laboratorio la interruppe: Siamo pronti per il collaudo. Il generale segu la dottoressa in una stanza divisa da una larga vetrata. Dallaltra parte, una prigioniera appesa per i polsi. Ha la mimetica disse il generale. Come fa il missile... La dottoressa indic una sporgenza sulla coda del cilindro: Con questa punta, girando, il missile taglia la stoffa intorno allobiettivo. Ah. Adesso chiaro. Procediamo. Un tecnico schiacci un pulsante. Due scie si materializzarono quasi istantaneamente attraverso la stanza. Un turbinio di stoffa tagliata allaltezza dei fianchi della prigioniera, e i due missili erano posizionati e operativi. Vede? La dottoressa indic dei quadranti. I missili stanno avendo effetto sulla vittima. Le faccio anche notare che non lhanno ferita nel tagliare la stoffa. Benissimo. Larma funzionante. Quanto ci vorr per una prova sul campo? Abbiamo gi pronte le rampe di lancio. Aspettavamo solo la sua autorizzazione per lattacco in massa. Procediamo senzaltro. Dieci minuti dopo erano sul tetto a guardare le scie dei razzi in partenza. Dottoressa, mi stava dicendo che pensa che questarma far finire la guerra. S. Secondo i nostri studi, le amazzoni combattono perch sessualmente represse dal loro regime. Capisco. Spero che funzioni. Anchio. Senta, mi venuto in mente che le amazzoni hanno dei maschi come servi. I missili identificano tutti gli obiettivi su cui possono agire. Vengono escluse solo le persone basse. Bambini e nani. Gli altri scopriranno la parte omosessuale che in ognuno di loro. Capisco. Senta, non le sembra che met dei missili stia tornando indietro? La dottoressa si era tolta il camice e si stava slacciando la gonna. Ma che sta facendo? Anche noi combattiamo, non solo loro. Lo scopo del progetto non vincere, ma far finire la guerra. Mi scusi, ma questa lunica gonna che mi rimasta. Le consiglio di togliersi luniforme, se non vuole che si rovini.
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MAree  di Aurora Alicino

7 settembre

Nudi. Io supina, testa e spalle adagiate su morbidi cuscini, attendo. Lui in piedi davanti a me, con unerezione gi in atto e la borsa accanto. La apre, estrae la solita boccetta. Ne versa il contenuto in un bicchiere e me lo porge: il liquido incolore, inodore e dal vago aroma di anice, mi scende in gola. Lui inizia a manipolare il mio corpo con quel tocco pesante e sfacciato che mi fa impazzire. Roba sua, s, sono roba sua, un oggetto, una schiava, una cavia. Le dita esplorano le mie curve e le cavit, gli angoli dombra, le fossette e le giunture. Ecco, ora ha deciso da dove partire. Si alza, estrae dalla borsa un bisturi. Mi guarda, come farebbe uno scultore con un blocco di marmo: forse vede gi in me la sua opera darte. Fremo. Sale sul letto, traccia due solchi leggeri sulle mie cosce, due onde. Poi, un cerchio attorno allombelico: la Luna, che governa le maree. Stringe pollice e indice lungo i segni lasciati dalla lama. Il sangue inizia a defluire e al suo posto leccitazione mi entra nelle vene. Divarica la ferita sulla pancia e soffia sulla carne viva. Ho un brivido, quasi una convulsione, grido. Onde, ancora onde sulle mie braccia, onde che pulsano e buttano fuori vita e stress. Eppure, non mi sono mai sentita cos viva. Vorrei che mi facesse sua, vorrei toccarmi, lui si limita a strusciarmi il suo sesso addosso, si impregna del mio sangue e mi impedisce ogni movimento. Due soli, ora, sul mio petto, e raggi rossi tuttintorno. Gemo. Tanti piccoli tagli lungo i dolci pendii dei seni. Li spreme, ed eruttano linfa vitale da decine di crateri secondari. Si alza per contemplarmi. Languisco in una pozza vermiglia. Con le ultime forze mi giro su un fianco, premo linterruttore del trasmettitore olografico VR e lui scompare. A poco a poco le ferite si rimarginano, il sangue svanisce, le lenzuola tornano candide. Riprendo a respirare regolarmente, poi sospiro, e ancora, sempre pi forte. Le mie mani sfiorano linguine...

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ABBIA PAZIENZA  di Maurizio Matrone

8 settembre

S, pronto? Ciao sporcacciona, sono io. Ciaaaao! Ciao cazzone mio, allora? Ti ho chiamata perch ho voglia di scoparti. Lo sai che non aspetto altro, maschione. Mi eccita solo sentirti parlare, vengo solo con la tua voce, mi bagno solo con le tue parole e Di, smettila, lo so che ti piace, me lo fai diventare durissimo. Oh, non vedo lora di prendetelo in mano. Mmm. Solo in mano? No, cazzone, anche in bocca. E davanti, dietro, sempre, tutte le volte che vuoi. Non ce la faccio pi, ho bisogno. Anchio, amore Mi piace quando mi chiami amore. Anche a me piace chiamarti amore quando la tua lingua mi fa venire come una pazza e ho un wurstel su per il culo Anche a me piace che mi chiami amore quando la mia lingua Oh, cazzone mio, e allora? Quando ci vediamo? Alle quattro? Alle cinque meglio, prima ho i bambini. E tuo marito? Torna alle otto, tranquillo. Bene, allora lasci i bambini dai nonni e vengo io da te? Be, direi di s, no, aspetta: meglio che venga io da te. Come preferisci, basta che veniamo insieme come laltro giorno Oh, s mi sono masturbata a ripensarci con quei wurstel dentro i nostri culi Guarda, anchio, a ripensarci me lo sono massacrato di seghe. Massacrato? Guarda che No, tranquilla, bello pronto. Meno male, ci tengo al tuo cazzo e ai tuoi wurstel. Allora passo io, occhei? Occhei, alle sei, non vedo lora Anchio, Roberta, non vedo lora Roberta? Ma Giorgio? Giorgio? No, scusa, non sei Ro No, e tu non sei Giorgio? Chi sei, stronzo? Ma, scusi, non ho fatto il 3476661 No, bastardo Eh, ma scusi, abbia pazienza, avr sbagliato numero, no?
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POSIZIONE PI GRECO MEZZI  di Marinella Lombardi

9 settembre

Lo desiderava. Lattendeva al varco. Lui aveva scelto il giorno giusto per rivederla. Un anno e 73 giorni dopo, si trovava accanto a lei. Anzi, fra le sue braccia. In un risucchio umido di baci. Lei non laveva dimenticato. Gli aveva aperto la porta e cercava, in quel momento, di spalancargli la patta. Sei-uno-zero, ricordi? esordisce lui, mentre lei si sfila la maglietta. S risponde lei. Laveva agganciato con un numero e lui laveva baciata. Il 28 giugno. Poi era sparito. Sai che giorno , oggi? Il 9 settembre 2009. In cifre: 9-9-9 riprende lui, mentre lei si slaccia il reggiseno. Quindi? incalza lei. Un numero palindromo. La pi piccola somma di numeri primi di tre cifre pandigitali esclama lui dun fiato. Litia solletica i bottoni della camicia di Otto e quelli schizzano via a uno a uno. Poi si arresta. Pan che cosa? lo fissa. Pandigitali. 999 = 149 + 263 + 587. Tutte le cifre da 1 a 9 risponde lui. Lei scoppia a ridere, poggiando il capo sulla spalla di Otto. Se ride, ama i numeri ed felice, pensa lui. La scruta, le labbra convesse e lo sguardo algebrico. I seni gli fanno il solletico, sono coni da leccare. Taglia terza: 3, come lesponente (8 = 23). E si rilassa. Un gesto, anche i pantaloni cedono e Otto guizza nudo sotto di lei. Pelle su pelle, una danza di superfici che si fanno geodetiche nello spazio. Litia laccarezza con la lingua e le dita, si appiglia a ogni sporgenza. Ansima, a tratti geme. Lui avverte fitte ripetute, amplificate: un numero decimale periodico e affoga di piacere in un mare infinito di cifre. Pensa alla natura dei numeri pari, li vede sfilare uno accanto allaltro e poi urla: Goldbaaachhh! Cara Litia,  sono alla deriva, da quando sei penetrata in me. Tu, ovunque densa, hai interpolato il mio corpo, incurvandolo. Un terremoto quando lui schizzato su un angolo retto. Pi greco mezzi radianti. Fiero e perpendicolare. Che volo, tesoro! Ti sei fermata a mirarlo e poi lhai integrato a te, in te, per parti. E una scossa ha provocato uno scossone. Uneruzione vettoriale! Un calcolo si smosso e ho urlato. La congettura di Goldbach! Ogni numero pari somma di due numeri primi. Lho dimostrata, ho trovato la chiave, in quel momento esplosivo! I numeri sono con noi, Litia! Per lipotesi di Riemann sui numeri primi c un premio da un milione di dollari. Domani, 11, un giorno primo e palindromo. Giochiamo ancora alla posizione pi greco mezzi? Un bacio a 360 gradi, il tuo Otto
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LA COLONNA SONORA  di Samuele Nava

10 settembre

Non mi era mai successo, neppure quandero giovane e bello, di conoscere una ragazza e di finirci a letto la sera stessa del primo incontro. Meglio tardi che mai. Volevo darle una buona prima impressione quindi ho profuso un impegno al limite dellinfarto. Confesso che per vincere lansia da prestazione avevo ingurgitato un paio di pasticche stimolanti, ma molto mi ha aiutato pure la musica di sottofondo. Eravamo in casa sua e, appena messo piede in camera da letto, lei ha infilato quel CD nello stereo. Musica magica, onirica, erotica. Non trovo le parole, posso solo dire che quella ragazza sapeva come creare la giusta atmosfera. Dopo lamore, esausto e soddisfatto, mi sono imposto di non dormire. So di russare, in questi frangenti. Lei mi ha detto: Vabb, siamo stanchi, ma domattina ci rifaremo alla grande. Buonanotte, tesoro. Io avevo dato fondo a tutto il repertorio: che cosa pretendeva di pi, quella ninfomane? Part un rombo di tuono: si era messa a russare. A quel punto mi sono alzato dal letto per andare a pisciare. Mi sentivo umiliato, offeso, vecchio e impotente. Anzi, no, mi sentivo un innamorato non corrisposto. Sono passato accanto allo stereo e distrattamente ho preso in mano la custodia del CD, chiedendomi chi fosse lautore di quella musica che tanto mi aveva affascinato. Nessun nome era indicato in copertina, solo una scritta fatta con un pennarello rosso titolava il contenuto come: musica per fare lamore. Titolo azzeccato. Ne sorrisi. Cerano altri due dischi l accanto, uno titolato musica per fare i mestieri, laltro musica per leggere. Mi parve chiaro che la vita di quella ragazza era immersa in una continua colonna sonora. Mi piaceva, mi piaceva davvero. Ero cotto. Decisi che avrei fatto di tutto per non perderla: al risveglio lavrei sderenata! Feci pip e poi mi avvicinai al suo volto dormiente. Era bellissima. Ancora russava e le sue labbra vibravano a ogni grugnito. Poi, non so quale ispirazione mi colse: aprii il cassetto del suo comodino. Cosa cercavo? Forse una fotografia, un libro, un diario segreto. Trovai una frusta a lingua biforcuta, un vibratore solcato da protuberanze abrasive, un coltello di quelli per squamare il pesce e una graffettatrice con limpugnatura foderata di cuoio nero. E un CD titolato musica per coprire le urla. Chiamatemi fesso, ma me ne sono andato.
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BuCo nero  di Enrico da Violemay

11 settembre

Erano passati due anni dalla prima volta che ci eravamo incrociati, a casa di Agnese. Stella era arrivata con un grosso zaino e dei pantaloni marroni, scoloriti, che insieme alle scarpe da ginnastica e ai capelli color cenere non la rendevano attraente. Agnese le dava ripetizioni di greco. Mentre ero seduto sul divano con le gambe accavallate, Stella si seduta al mio fianco, serena e decisa, per chiedermi qualcosa di me. Ora ero seduto al tavolo di un ristorante elegante, con mezza bottiglia di vino in corpo; lei mi guardava con quegli occhi brillanti, la mano poggiata sulla mia, e sapeva tutto di me: perch io e Agnese ci eravamo lasciati; quali fossero le mie aspirazioni e i miei limiti; cosa sapevo di quella notte di sesso tra loro. La prima e unica per entrambe, non erano attratte da altre donne. Ma qualcosa di lei, una ragazzina priva di senso del peccato con uno sguardo dolce e sognante, aveva fatto scattare in Agnese la voglia di assaggiare il sapore nascosto tra le sue gambe. E Stella - come avrei capito presto - non sapeva dire di no. Ora avevo anchio quella voglia. Lavevo sentita crescere, in quei mesi, vedendo Stella camminare verso la mia auto, dopo avere atteso che uscisse da scuola per portarla a casa. Chiesi il conto e uscimmo, in silenzio, con un accenno di sorriso sulle labbra. Prima di finire il vialetto, la girai verso di me e la baciai. Nella sua bocca sentii il sapore dello sherry che avevamo bevuto, mischiato a quello delladolescenza. Salimmo in auto. Nel tragitto ci baciammo ancora, e le strisciai la mano tra le gambe, nel buio, fino a infilarle le dita tra i peli folti. Era bagnata. Mi chiese di salire in casa. Allingresso, sul pavimento di legno chiaro, mi disse di togliere le scarpe e lo fece anche lei. Entrammo in camera sua. Cerano foto di lei al mare e di saggi di danza, libri, CD e quaderni colorati, vestiti sgualciti e biancheria. Il letto era piccolo, tra larmadio e il muro, coperto di bambole e peluche. Mi sdraiai su di lei guardandola negli occhi e ci strisciammo, pube contro pube, mentre le baciavo il collo e le strizzavo i seni morbidi. Mi slacci la camicia e poi i pantaloni. Me li tolsi mentre mi annusava il petto. Poi chiusi gli occhi ed entrai dentro di lei. Sentii come se il suo corpo fosse centrato sul suo sesso, come se le dimensioni dei suoi fianchi fossero quelle di un grande cerchio con una fessura al centro. Il busto e gli arti erano solo un contorno inutile a quellapertura calda. Ero stato inghiottito.
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ACquA  di Juan Jos da Silva

12 settembre

Serena si spoglia senza cura. Il maglione di lana rossa scivola per terra e mostra il seno piccolo e sodo. I pantaloni finiscono sullappendino attaccato alla porta. Le mutandine rosa, semplici, nel cesto della biancheria. Regola lacqua della vasca e ci butta dentro il contenuto di un sacchettino di sali da bagno: che venga una bella schiuma. Rosa selvatica, oggi. Serena guarda la vasca riempirsi e sente calore sul corpo. Il calore dellacqua? Forse s. O il calore del desiderio di lui? Da quanto andato via? Serena si annusa le mani per sentire il suo profumo, per sentirlo ancora vicino. Dopo, sar solo rosa selvatica, dopo sar ancora solitudine fino al suo ritorno. Si guarda un attimo allo specchio, i capelli arruffati, gli occhi appiccicosi del risveglio. E poi i capezzoli piccoli e duri, irti, piccoli proiettili damore puntati verso il prossimo, verso il mondo. Li accarezza appena con la punta delle dita e un brivido la scuote. Ha i capezzoli cos sensibili! A lui piace baciarli e quante volte lei lo ha fermato per non venire subito, per farlo durare ancora. La mano destra scende accarezzando il ventre, e poi ancora pi gi, a toccare il pube. Si infila piano nella vasca. Scotta! Lentamente, un sussulto quando il sedere tocca lacqua, e poi dentro, gi, tutta. Solo la testa fuori. I capelli lunghi, sciolti, stanno appoggiati sulla schiuma, una ragnatela nera su tela bianca. Lascia andare i pensieri e la mano torna ad accarezzare quel capezzolo, mentre laltra accarezza il sesso, ora, due dita premono leggermente e lui risponde, accettandole. Serena sente la lingua di lui farsi strada dentro, penetrarla dolcemente, le sue labbra chiudersi a mordere leggermente il clito, a succhiarlo. Sente il sesso di lui grosso, duro, entrare lentamente dentro di lei. Sente solo calore e piacere che arrivano a soddisfarla. Serena apre la bocca e geme sottovoce quando raggiunge lorgasmo. Sorride. Addosso ora ha solo rosa selvatica, ma dentro ha imprigionato ancora il sapore di lui, e adesso potr riaverlo ogni volta che ne sentir il bisogno.

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LA MUNGITURA  di Marco Zava

13 settembre

Ora vuole solo dormire. Abbandonarsi e crollare nel buio e nel niente. Basta piacere, eccitazione, orgasmi. Ormai non li conta pi, n i suoi n quelli di lei, e non riesce neppure lui a capacitarsi della sua resistenza. Ma cos troppo anche per lui. Lei troppo. Una procace infermiera da fumetto, tale quale lha sognata dai dodici anni in poi, le autoreggenti bianche sotto il camice cos corto che copre a malapena il taglio glabro della fica e cos stretto che le tette gonfie come palloncini minacciano di far saltare i bottoni. Gli bastato vederla per dimenticarsi delle cinghie che lo tengono a braccia e gambe aperte disteso nudo sul lettino, e degli aghi nelle vene. Lei si chinata su di lui, le grosse mammelle appoggiate al suo petto nudo, e per lui non c stata pi scelta. Masturbato, succhiato, cavalcato, il suo cazzo ha prodotto in entrambi un orgasmo dopo laltro, ma ora non ha pi niente da dare. Quando lei, non ancora sazia, passa la lingua fra i solchi del suo addome muscoloso, lui implorerebbe piet, se solo riuscisse a parlare, ma non gli esce che un gemito. Il suo sesso, ancora semiduro e bagnato di sperma, inglobato in una bocca avida e bollente. Lo sveglia lintensit del calore e della suzione. Nessuna infermiera, anche se gli aghi nelle braccia legate ce li ha davvero. Al suo posto, un cilindro di plexiglas colmo di un gel caldo e denso gli risucchia ritmicamente il sesso. Gli sfugge un gemito, di piacere e di sconforto insieme. Succede ogni giorno da quando lhanno portato l. Lei arriva appena si addormenta, e abusa di lui in tutti i modi possibili. Il sensore sul prepuzio registra il farsi ritto e duro del suo cazzo, e la mungitrice entra in azione. Se il cocktail di stimolanti ormonali e psicotropi che gli sgocciola nelle vene ben dosato, ha almeno la fortuna di appagare in sogno le sue voglie, e venire fino allultima goccia di sperma. Altrimenti, come ora, chiude gli occhi per non vedere i tentacoli meccanici con cui la macchina lo violenta, ma non pu fare a meno di godere a sentirli scorrere sulla pelle nuda come decine di lingue e di dita, stringergli le palle in un viluppo di piacere, e insinuarsi fra le cosce a stimolare lano. Con una guaina avvolgente come una fica che gli risucchia il cazzo e un tentacolo fallico che gli fotte il culo, la mungitrice gli strappa gli schizzi di un ultimo orgasmo, ne scansiona il materiale genetico e avalla la sua sopravvivenza per un altro giorno nei laboratori dellEugenetic Biotech.

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CHAMpAGne  di Edda Biasia

14 settembre

domenica pomeriggio, piove, Rosa seduta da sola sul divano, le gocce di pioggia sono sogni infranti. Pensa a Mario. Sospira. Da anni il suo amante, spesso assente; Rosa accetta da lui rassegnata poche briciole di attenzione. Per consolarsi si comprata oggi una bottiglia di Champagne; ne versa un bicchiere, lo beve a piccoli sorsi, passa pi volte la lingua sulle labbra, frizzante e fresco. Sfoglia una rivista, con foto di vestiti e pubblicit varia. Sceglie dieci vestiti. Immagina siano regali di Mario. A centinaia riempiono gi armadi e cassetti, come corpi senza vita. Sospira ancora. Il cielo grigio. Allultima pagina, Rosa chiude la rivista imbarazzata; c una pubblicit irriverente. Riempie di nuovo il bicchiere, osserva le bollicine, una danza. Un lampo negli occhi, la riapre: foto di maschietti belli, muscolosi, nudi, a fianco i numeri di telefono con le prestazioni: dal Kamasutra, ai massaggi erotici, giochetti vari con strumenti strani, fino a lo faccio alla francese. Rosa ha unidea vaga del Kamasutra e dei giochetti, ma nessuna sul farlo alla francese. Osserva affascinata le foto dei maschietti. Alcuni sono biondi con capelli corti, altri mori con chiome lunghe, o hanno la pelle come lebano. Beve a grandi sorsi, le bollicine sempre pi effervescenti. Si alza di scatto, corre al telefono e sceglie incuriosita il regalo per la serata! Canticchia la Vie en rose, accende decine di candele, brillano come stelle, si spoglia, arrossisce mentre si depila il sesso, una bocca aperta a nuove sensazioni. Scioglie i capelli, indossa un nglig nero e trasparente, i seni floridi sembrano straripare. Si stende sul divano, accarezza i capezzoli, sono turgidi come chicchi duva, passa la mano sul sesso, liscio e morbido come un petalo. Guarda lorologio, ancora pochi minuti di attesa, le fiammelle vibrano di eccitazione. Arriva, bello come un modello, profuma di muschio, i capelli fino alle spalle, la pelle liscia come il marmo. Senza parlare lui si spoglia, il pene in erezione. Rosa vorrebbe fargli alcune domande, lui le apre le gambe, bagnata di piacere; le bacia il sesso, lo bagna con lo champagne, il ticchettio della pioggia accompagna i movimenti veloci della lingua sul clitoride, mentre cambia ritmo e intensit. Rosa geme di piacere, stringe il pene turgido, lo lecca inebriata, le bollicine di champagne le ballano in testa che sia perch lo stanno facendo alla francese?

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MAi  di G. B. Shock

15 settembre

Qui nel priv la musica non cos assordante. Monica mi precede, forse per offrirmi la vista mozzafiato di lei che si siede accavallando le gambe, coperte a malapena dal vestito cortissimo. Sa che mi fa impazzire, cos come sa che mi fa impazzire il semplice gesto di raccogliersi i capelli. Lo ripete e mi sorride maliziosa. Mi tiene in pugno. A legarmi a lei la lunga catena composta da piccoli gesti quotidiani apparentemente insignificanti, ma che eseguiti da lei acquistano quel fascino erotico che giorno dopo giorno ha contribuito a cementare la mia ossessione. Il nodo che ho alla gola e lormai doloroso gonfiore che mi impedisce di sedermi comodamente mi ricordano che fra unora al massimo i miei desideri pi perversi saranno esauditi. Il cameriere ci porge i listini, ma prima che io possa dire alcunch, lei prende liniziativa, ordinando per tutti e due. Vista da fuori sembra una cosa insignificante. Per me unaltra stretta al cuore, un altro brivido fra le gambe, e lei lo sa. I suoi occhi trapassano i miei. Sono io a decidere per te, dice il suo sguardo. Non so come se ne accorse. Fatto sta che una mattina, davanti alla macchinetta del caff, mi rivolse la parola: Ho visto come mi guardi. Prima che potessi ribattere, continu: So esattamente quello che pensi. Quando ti passo vicino, quando tossisco per schiarirmi la gola.. Vorresti fottermi, lo so. Ma sono io ad averti fottuto il cervello. Lerezione improvvisa che mi colse fu il segno di resa che sanc la sua completa vittoria. Sorridendo, si allontan. Le appartenevo. Posato il bicchiere vuoto sul tavolo, si passa la lingua sulle labbra. Unaltra frecciata. Ormai sono allo stremo. Il mio cuore quasi si ferma quando sento il suo piede appoggiarsi fra le mie gambe e iniziare un lento massaggio. Porco, dice il suo sguardo.Sei cos insignificante che meriti di essere toccato solo con i piedi. Mi mordo le labbra per mantenere la concentrazione. So che ti ho ordinato di uscire con me, stasera, e che ti ho promesso che poi avremmo scopato. Il movimento continua. Gli occhi mi si riempiono di lacrime mentre a fatica soffoco un gemito. Ma ho cambiato idea. Il movimento cessa. Non potraimaiavermi. Il mio orgasmo si infrange dolorosamente contro le sue parole. Ho pensato che pi divertente cos. Non trovi? Sospirando, una sola parola mi esce dalle labbra. S.
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AMORE E COLLEZIONISMO di Giulio Leoni

16 settembre

Molte cose eccitano la sensualit della carne nelluomo. Prendiamo per esempio le sorpresine degli ovetti Kinder. Avete mai visto qualcosa di pi seducente delle curve rotondit di Ippopotami e Puffi? Oppure qualcosa pi intrigante della mascolina virilit dei Piramolli? Quei piccoli mucchietti di plastica addolcita dal tepore delle mani che li accarezzano con morbosi andirivieni e diteggi degni di una sonata di Bach, non scatenano una subita tempesta ormonale al loro primo occhieggiare, appena liberati dalla prigione degli anonimi, giallastri semigusci? Saprebbe resistere qualcuno agli ammiccamenti sornioni di una Gallina Pallidova, languidamente distesa su una chaise longue dietro lo schermo scuro dei suoi occhiali da sole? Oppure esiste davvero un duro cuore talmente arido da restare inerte davanti allesplosiva sensualit di Gaia Lavandaia, che trabocca dalla sua tinozza come acqua incontaminata da una polla sorgiva nel giardino dellEden? Chi altri meglio di loro saprebbe incarnare oggi lidealtypus, lessenza stessa della femme fatale dei nostri tempi? E fatale nel senso di destinata, scelta per noi non dal provvidente disegno di un Dio, ma dal pi benevolo articolarsi del cieco caso, ben pi giusto nella sua imparziale distribuzione di bene e male. Poche cose leniscono la nostra angoscia esistenziale come un ordinato allineamento di tali figurette davanti ai nostri occhi: quella ferita sanguinosa, quella lacerazione che lesser gettato nel mondo ha inferto alla nostra anima, strappata dal nulla sensuale di un illimitato abbandono al mondo delle Idee e trascinata nella convulsione dellessere, sembra per un momento ricomporsi in un estatico abbandono alla contemplazione. Talvolta il senso deccitazione travalica anche la misura dellumano. C qualcosa nello sguardo della voluttuosa Sospir dAmhur che va oltre la carica erotica implicita nella sua aggraziata postura un po sghimbescia: qualcosa che ricorda arcane figure delle Mille e una notte, profumate di esotici aromi. Nuvole dincenso e olibano si levano nella nostra fantasia, misteriose lampade saccendono su lontani tavoli arabescati, accanto a molli cuscini e un dolce calpestio di pantofole fruscia su folti tappeti dai ricami allusivi. Tutto lOriente e i suoi splendori sapparecchia nel nostro immaginario. Smisurate erezioni ne conseguono, occulte e silenziose manipolazioni, ove la natura incontra se stessa. Nel grande catalogo Kinder si squaderna il Kamasutra della modernit.

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AL CAnto di un ViniLe  di Davide Gasbarro

17 settembre

Il disco di vinile inizia a saltellare. Ripete quelle stesse, belle note. E non cinteressa. Mario mi ha chiesto di fare compagnia alla moglie, mentre lui fuori, per giocare ai suoi cavalli. Non volevo tradirti, fratello. Ma questa donna, questa maledizione. E non vorrei urlare, come faccio sempre dopo aver finito, per la rabbia. Il buio di questa stanza il buio della mia mente, che gode e si pente, e non riesce a fare in altro modo. Ti voglio, Luca, ti voglio pi di ogni altra cosa. Rifacciamolo. Rifacciamolo ancora. Prima che torni, ti prego. Sei magra, bianca, debole, sei la morte. Ma il tuo fascino mi esplode in faccia, quando saltelli su di me. S, dirigi questa orchestra, ti prego. Ancora, ancora. Non vai in alto, ma sempre pi rapida, senza respiro. Quel movimento strano una corsa allamplesso. Paura che sia sempre lultimo. Io non ce la faccio, senza di te. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Si ripetevano, si ripetevano, parole di piacere e dolore, mentre un altro giro era finito. In quella penombra intransigente, che sembra gi giudicarmi. AIUTAMI, AIUTAMI A SMETTERE! NON VOGLIO! Urlo a squarciagola ma non serve! Non c niente che mi salvi dal ritmo di quella trappola mortale, di natiche e seni che ballano al pulsare del mio sangue. Finita, lennesima volta finita. Le coperte ne sono piene, del mio e del suo. Luca, abbracciami. Non me lo chiede mai. La nostra passione non amore. Mio marito l, dietro la porta. Ci ha spiati. Lha sempre fatto. Siamo noi i suoi cavalli.

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REGALO DI NOZZE  di Laura Schirru

18 settembre

Mi hai perdonata, vero? Misi una mano sulla porta, spinsi ed entrai dietro di lui. Mi guard, stupito. Con un colpo di tacco chiusi il battente. Cosa ci fai, qui? Sorrisi, lo presi per la cintura, cominciai a scioglierla. Secondo te? Lui mi afferr i polsi. Sei diventata matta? Lo sai dove siamo? Percorsi con un dito il duro rilievo, pietra sotto raso. Insieme e da soli risposi. Mi allontan le mani, ma con cos poca energia che seppi di averlo in pugno. Vattene protest, rauco prima che qualcuno ci veda. Stupido, pensai. Di tutte le risposte che poteva darmi, quella era in assoluto la meno indicata per cacciarmi via. Se la sua preoccupazione era che qualcuno ci vedesse, anzich letica di cornificare la moglie nel ristorante dove si teneva il suo banchetto di nozze, be Siamo in una toilette. E non ci metter molto, prometto: devo solo consegnarti il mio regalo di nozze. Dici sempre che ti serbo rancore, ma indovina un po Gli tirai gi la lampo dei calzoni, che scivolarono intorno alle sue caviglie con un fruscio sommesso. Per farlo mi chinai in avanti, e non avevo bisogno di guardarlo per sapere che teneva gli occhi fissi sulla scollatura a balconcino del vestito, sulla parte del mio corpo che gli era sempre piaciuta di pi: rossa naturale, sono piena di lentiggini, ne ho tantissime piccole piccole che spariscono dentro i vestiti, a guidare locchio dellallupato di turno. Non fece neppure il gesto di resistere, il bastardo. Mi inginocchiai e glielo presi tra le labbra, piano, esplorando con la lingua il liscio glande rotondo, come gli piaceva. Gemette sottovoce e mi mise una mano sulla testa. Poco male. Mi ero fatta fare una piega facile da sistemare, proprio in previsione di quellevento. Sei una troia dovevo sposare te Lo presi per un complimento. Me lo spinsi in bocca quanto pi potei, aiutandomi con le mani, come un bambino maleducato che fagocita tutto quel che ha nel piatto. Per il resto, dovetti fare ben poco: qualche spinta, un attimo di rigidit assoluta, poi la bocca mi si riemp di quella schifosa pomata calda, densa come detersivo per piatti, mentre lui rantolava cercando di non farsi sentire. Mandai gi, poi mi rialzati sistemandomi i capelli. Tanti auguri, Giancarlo. Uscii, lasciandolo appoggiato alla parete della toilette, completamente svuotato. Mi hai perdonata, vero? Non volevo farlo, andare a letto con lui successo e basta mi hai perdonata, vero? La sposa era radiosa, quel giorno. Se lavevo perdonata? Sorrisi. Adesso s.
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METODI  di Massimo Muntoni

19 settembre

Un sorso di Baileys. E labbra umide cercarono il suo collo. Era combattuta, ma non si oppose. La mano di lui le scivol sulla schiena, gioc con i capelli impazienti. Si ferm. Occhi, dallodore di caramello, si afferrarono, abbreviando lo spazio tra le bocche Lei scivol e le lingue si mischiarono. Mani audaci le strinsero le spesse natiche, divorandole. La parte razionale di Michela era disorientata; come qualche ora prima, nel pomeriggio, quando il suo capo laveva invitata a fermarsi per cena. Le altre colleghe facevano spesso compagnia a Samuele. Il loro capo quarantenne con gli occhi alla Jude Law, cos lo descriveva Maria. E spesso faceva loro piccoli doni. Ma a lei niente. Mai un invito, mai un regalo. Forse, aveva sempre pensato, veniva trascurata perch era sposata o forse per il suo aspetto: una taglia di troppo a modellare i suoi ventotto anni, e quegli occhiali dalle lenti troppo spesse che poggiavano su un naso troppo ingombrante. Non sarebbe andata oltre la cena, si era detta. Ora, invece, lui le mordicchiava il mento, mentre mani avide liberavano angoli di pelle bianca. Lui la spinse sul letto, le sfil le mutandine. Pass le dita sulla fessura bagnata, baciandole le cosce con avidit. La sua testa affond nel mezzo. Michela gemette soddisfatta, lanciando a tratti piccole urla. Lingua e dita stavano scolpendo il suo piacere in modo divino. La mente di lei, colma destasi, rievoc limmagine dei volti raggianti delle colleghe le mattine successive alle loro uscite con Samuele. Quel loro responsabile dalla personalit pulsante che intimoriva e invischiava. Esit. La sua coscienza di moglie le disse di rivestirsi e andare via. Fu solo un attimo, un pensiero fugace subito disciolto nel fiume in piena che la stava travolgendo. La sua schiena sinarc. Trem e riprese fiato. Poi, come richiamata dalle grida soffici, una lingua sottile si present alla sua bocca. I suoi seni vennero stretti e due nuove lingue crearono cerchi di saliva sui capezzoli. Tutte le dita vennero contese da bambine golose. La danza saffica la inghiott. E dal fondo umido della sua libidine riconobbe le colleghe. Fantasie? Sei lultimo tassello della mia strategia di lavoro disse Samuele, penetrandola. Ho bisogno di un team affiatato, Michela. E io preferisco questo metodo a tutti quegli stronzi giochi psicologici. Sei con noi? Michela scorse i volti complici, stupita. Poi si avvinghi alluomo e disse: S!
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LA CAMPANELLA di Fontina Boy

20 settembre

un gioved di supplenza. Ho unora sola, unora inutile prima dellintervallo. Diserto laula, tanto ai ragazzi cosa posso spiegare di ita nella loro ora di mate? Al bagno dei professori una scritta mi blocca, sopra il water: Si raccomanda la massima precisione. Tz, pensano di parlare con Tornado Joe. Test nordeuropei hanno dimostrato che gli schizzi di piscio maschile possono raggiungere un raggio di chilometri. Io sono leccezione, con me il cerchio diventa punto. Faccio la mia pip, anche senza stare attento non tocco il bordo del water. Addirittura alzo e abbasso la ciambella, come se fosse il cerchio di fuoco per i leoni del circo. Non una goccia fuori, come da manuale. Esco. Chiamo una ragazza, non focalizzo se una mia alunna oppure no. Le voglio mostrare il cartello, quanto sono stato bravo: lei abbocca. Una volta dentro, il finimondo: le d una gomitata nella nuca, cos lecchimosi non si vedr, usando i piedi come leva pitagorica le divarico le gambe, le si aprono come valve di una cozza che sta per inabissarsi. La poveretta vorrebbe urlare, ma non ce la fa. Con il pugno chiuso, a mo di noce di cocco, le sferro un destro sul pube: la piego ma non la spezzo. un balletto di morte: come si incurva in avanti, la ruoto di 360, il braccio disarticolato allindietro e trattenuto sul punto di spezzarsi; ma sono pura geometria e, immobilizzandola, resto sul filo senza che faccia crack. Le anche le si sollevano naturalmente in quella posizione, e il suo posteriore mi si offre spavaldo. L mi dico che lo scherzo deve continuare e, come un mago che estrae il coniglio dal cilindro, sguinzaglio il mio, di cilindro, e la penetro come si conviene. vergine, l dietro, e sanguina un po. Ma, anche quando vengo, ho calcolato tutto al millimetro: come mi si raccomanda a parole nere su bianco, ho usato la massima precisione. Quasi non ci credo io stesso, tutto ricaduto nella pozza dacqua del water, neanche le pareti di maiolica ho intaccato. Abbagliano ancora. Come lattimo del prestigio, anche questa unepifania e la vivo con un sorriso compiaciuto e sbigottito. Fin dove mi sono spinto? Tiro la cordicella dello sciacquone, vanifico il mio miracolo, le d un buffetto tenero sulla guancia, mi abbraccia di spavento e di commozione, le faccio finire la ricreazione. Sono stato bravo, ma penso che lo posso essere anche di pi. Suona la campanella. Tornando in classe, mi dico che oggi dar il mio primo sette, via.

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I SiGnori deGLi AneLLi 

21 settembre

di Massimo Costa A proposito fa lei frugando nella borsetta, questo ce lo manda Valeria. La tua amica che passata al nemico? S, perch tanto tu ti vergogni troppo, io nemmeno a parlarne e cos lho fatto comprare a lei. Che poi non ha voluto nemmeno i soldi, per cui anche un regalo. Be, in effetti lei era la persona giusta. La vergogna del gadget, vista la sua tendenza, deve per forza averla superata, no? Senti, non insultare la mia amica. Figurati, ma se mi simpatica da morire. Non fossaltro perch si veste come un ufficiale delle Panzerdivisionen. Libero la scatolina dalla carta standard da farmacia con la circospezione dovuta a un pacco proveniente da Kabul. Ehi, anche le istruzioni, ci sono, e in tutte le lingue. Perch, anche se ha laria e la consistenza di un giocattolo da neonati, loggetto avr sicuramente una sua logica da rispettare. C un verso? E poi, il bitorzolo va sopra o sotto? No, scusa, a questo bastava pensarci un attimo... Lunico limite dice lei che ha unautonomia di venti minuti. Limite? Ma se cos ci basta per venti volte! Gi, dimenticavo, caaaro! No, aspetta, a quarantanni ancora non sai come vanno queste cose? Allora, luomo fa una battuta evidentemente riduttiva sulla sua potenza e/o dotazione sessuale e la donna deve (deve, capito?) contestarla apertamente. Ok, riproviamo. Venti minuti riprova lei ma cos rimarremo a met della prima! Brava, cos mi piaci. Anzi, ora che padroneggia il recondito meccanismo della psicologia del maschio, va avanti da s. Ma, scusa, lanello lo fanno solamente di questo diametro? Cio? Voglio dire, non che ti fermer il sangue? davvero una donna fantastica, anche se ora sghignazza un po troppo apertamente.

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LALTRO  di Roberta Giacomini

22 settembre

Nessuno era a conoscenza del motivo per cui laveva sposato, neanche Elisabetta, la sua migliore amica; lei disprezzava Marco, lo considerava uno stupido e un inetto. E non aveva torto. Lui era realmente uno smidollato, maldestro e incapace di soddisfare una donna. Betta aveva cercato in tutti i modi di farle cambiare idea, ma non era riuscita a convincerla. Le nozze avevano avuto luogo quella mattina, cos come stabilito. Sorrise osservando luomo avanzare. Quando ne incroci i penetranti occhi neri si umett le labbra, mentre il suo corpo, coperto solo da una corta camicia da notte di seta, veniva scosso da un lungo brivido di eccitazione. Ciao mormor con un filo di voce, andandogli incontro lentamente. E cos lhai sposato fu lasciutta risposta che ricevette. Lui le pos le mani sulle braccia, affondando le dita nella carne morbida. La sua stretta decisa, quasi rapace, esprimeva possesso. S ti dispiace? chiese, quasi intimorita, socchiudendo le palpebre per il piacere che quel semplice contatto gi le stava provocando. Dispiacermi? Perch dovrebbe? Cerano divertimento e una punta di disprezzo, nella voce baritonale. Mosse le dita, infilandole sotto le spalline sottili. Con calma le fece scivolare lungo le braccia, denudandola fino alla vita. Tanto non sarai mai sua. Lo disse con la tranquilla sicurezza di chi sa il fatto suo. Ho osservato i suoi pensieri per tutta la cerimonia, non avrebbe mai il coraggio di toccarti. Sei fuori della sua portata. Si chin su di lei e le pos le labbra sul seno, tormentando con la lingua i capezzoli gi duri. Ma tu questo lo sai. S, lo sapeva. Voleva che fosse cos. Perch, anche se erano le mani di Marco quelle che stavano seguendo la linea sinuosa dei suoi glutei in una maliziosa carezza, anche se era la sua lingua quella che le lambiva avidamente lombelico, non era la sua anima a muoverle. Chiuse gli occhi mentre le dita sapienti delluomo si insinuavano lungo il solco tra le natiche, scendendo sempre pi gi. Strinse i corti riccioli scuri dellamante e la sua testa si rivers allindietro; un roco gemito di piacere le sfugg dalle labbra. Gabriel gemette. In quel nome risiedeva il vero motivo per cui si era sposata, il segreto che nessuno conosceva. Gabriel era la doppia personalit di Marco, la sua anima nera, quella che si manifestava nelloscurit della camera da letto, lalterego perverso che dominava le sue notti. Lui era il suo amante nascosto.
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BERLINO UNDERGROUND  di Fiorenza Fill

23 settembre

Fragile dombra. La stanza sfatta. Metri cubi daria impregnata dumori, sudore, deodorante: il mio, il tuo, il suo. Un groviglio di arti tesi, i suoi seni di luna sporca che dondolano, affettati dalle lame di luce che dalle serrande cadono, spezzandosi fra lenzuola umide, calze di seta, capelli e dita. Un gemito di carne e ancora lei che mi accarezza. Mani leggere che scorrono, corrono e si ritrovano sul mio corpo con le tue, nelle tue, cercandosi. Ultimi accenni dun bacio, il suo pube macchiato di fango e il mio di te, dolceamaro, prezioso come questa notte. Le sue labbra lisce e tumide come la mia vulva e il tuo sesso appeso, frutto maturo, appiccicoso, cosi simile a un fico svuotato, ancor tiepido destate che sguscia fuori, luminoso. E la tua mano mi tira i capelli come quella dun contadino mentre falcia il grano, la sua bocca riprende i miei contorni, dolce di fiele. Ancora mi costringi fra le tue cosce tese mentre lei mi addosso come una lumaca, umida di tutte le sue piogge brasiliane. Ha la stessa consistenza della polpa dun babaco maturo e nel nostro pallore si scompone in ununica impronta di cioccolata sfusa, al peperoncino. Come lei mi cerca ti sento mentre mi dilati, prendendomi ancora e ancora. Lultimo orgasmo di questa notte in frantumi: mi penetri ovunque, i miei capezzoli sono calamite protese verso le stelle nello spasmo delle tue dita eppure sento lei, ora, sento quasi solo lei fra le mie gambe. Quel succhiare che si spande fra le labbra del mio sesso in unesplosione che fa male. Sfinita, sazia. Lei si riveste, lenta come le lancette dun orologio esaurito. bella, nuda. Il suo corpo fatto di sale integrale, ha metri di pelle da stendere e il suo culo sembra terra soda, spaccata in due dal sole. Mi eccitano i suoi capelli densi e cos il suo muoversi, a tratti, da animale ferito. Indossa di nuovo il suo striminzito abito pink e le sue scarpette tacco 16, di cristallo, dellultima cenerentola di Berlino. Le sue mani laccate si allungano sulle banconote da 100 che tu le hai lasciato sul comodino e mentre mi sussurri nellorecchio auguri amore appoggiando il tuo sesso di nuovo turgido fra le mie natiche, lei si volta e traballando lascia la stanza. Di lei, ora, restano solo i lampi bianchi degli occhi e un odore di gomma riscaldata, di profumo artificiale. Chiude la porta oltre la notte, oltre la strada. Batte lorologio mezzanotte. Auguri, amore ripeti di nuovo. Tu sei il mio principe. Tutto il resto vale zero.

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Tuo FiGLio EVA  di Filippo Suessli

24 settembre

Adamo si gir verso Eva, gir il capo, abbass le sopracciglia sul confine degli occhi per salvare lo sguardo dal sole. Ossessione, vibrazione, ebollizione. Dio bono, ma che ? Mio padre entrato in camera e mi ha scoperto. Dio bono, Nesto, che fai? Mi ha beccato, mi ha preso mentre giravo avvinghiato alla schiena di Sergio, tenendoglielo in mano. Cristo, Cristo, Cristo. Forse la volta che gli prende un infarto, forse la volta che la smette di assillarmi con il suo essere uomini, mariti, cattolici, lavoratori, sudati e abbronzati e secchi e muscolosi e sciupati e sporchi. Forse la volta buona che capisce che suo figlio un dannato culattone, pederasta, pervertito, contronatura. Non dovr pi sentire mia madre interrompermi ogni volta che decido di dirglielo; non dovr pi sentire commenti sudici su ogni gonna che incrocia lauto quando andiamo al supermercato il sabato mattina; non dovr fare pi finta di ridere, non dovr pi fare finta di guardarle con i suoi stessi occhi, quegli occhi da porco. Ebbene s, mi ha beccato proprio mentre mi facevo portare in giro per la stanza alla cavallina, aggrappato a Sergio, fingendo di essere Eva, lui fingendosi Adamo. Adamo, Eva e il serpente. Cacciato, io, Sergio e il serpente. Non sar il giardino dellEden, ma era pur sempre casa mia. Mi ha sbattuto fuori come un bastardino a met luglio, lui che si sbattuto tutte le clienti, il bel muratore, con il suo pettinino per i baffi, con la pomata per i capelli; nel duemilaenove... la pomata per i capelli. Sergio ha un monolocale in periferia, se periferia si pu definire quello che sta al di l del cartello Scoppello 612 metri s.l.m. (per inciso milletrecentododici abitanti). Ernesto Antinori, padre, non ha mai pi pronunciato il mio nome: (Er) Nesto Antinori, figlio. Per i trentasette anni che sopravvissuto, ogni volta che passato davanti a quella casa, anche quando n io n Sergio vivevamo pi l, ha borbottato: Un pederasta, Dio bono. Ora vivo con Giulio, dieci anni meno di me, tonico, scuro, secco e muscoloso. A mio padre sarebbe parso un vero muratore. Dietro a una porta che nessuno spalancher allimprovviso mi faccio portare in giro per la camera alla cavallina, aggrappato al suo petto, con i capezzoli caldi che mi forano i palmi delle mani. Poi, mi deposita a terra, mi inginocchio di fronte a lui. Glielo afferr e lo stringo sussurrando con tutta la violenza che ho in corpo: Dillo, dillo, dillo, dillo... Dio bono, vengo.
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UnA queStione di GuSti  di Fabio Giannelli

25 settembre

Lei cosa ne pensa, dottore? Stai tranquillo. Mi ripeti con calma quello che accaduto? Il ragazzo mi guard con un mezzo sorriso. Mi perdoni, ma sono un po agitato. Due respiri profondi, tremanti. Eravamo a casa sua. Mi ha rassicurato che i suoi erano via per un paio di giorni. Ero tutto eccitato, non mi sono fermato a pensare. Siamo saliti e abbiamo bevuto due birre seduti sul divano. Per farla breve, dopo cinque minuti eravamo nudi in camera da letto. Lei si seduta cos, sopra mim in maniera goffa il modo in cui i fantini salgono a cavallo senza nemmeno un preliminare, e ha cominciato subito. Si ferm, passandosi una mano tra i capelli. Lo incoraggiai: Non ti vergognare. Sapessi quante ne ho sentite in ventanni di carriera. Ascoltare i pazienti fa parte del mio lavoro. Continua, per favore. Il ragazzo evit di guardarmi. Stavamo facendo lamore e mi ha detto che le sarebbe piaciuto da dietro. Capisce? Perfettamente. Quando ho realizzato ci che stava facendo sono fuggito in bagno, tappandomi la bocca. Ho sentito lo stomaco contrarsi. Mentre aprivo la porta, mi sono voltato a guardarla. Santo Dio, dottore, ci godeva! Si rotolava in quello schifo, spalmandoselo addosso, gemendo di piacere. Lho sentita venire. Ho fatto appena in tempo ad aprire la tazza del water prima di vomitare. Ho avuto spasmi a vuoto per non so quanto tempo. Mi sono gettato nella doccia, lavandomi tre volte, ma lodore non se ne andava, era tremendo. Dottore, io Il termine esatto coprofagia. Molti pensano sia una malattia, ma non cos. semplicemente una questione di gusti sessuali. Una questione di gusti? Dottore, mi ha riempito di merda! Scatt in piedi, facendo cadere la sedia. Stai tranquillo. Dammi il numero di telefono della tua ragazza. Reag come se lavessi offeso. Non la mia ragazza! Le parler, vedrai che si sistemer tutto. Baster qualche seduta. Nel frattempo, comportati come se non fosse successo nulla. Dottore, sicuro? Te lo ripeto: stai tranquillo. Chiusi la porta a chiave. Per fortuna la scrivania aveva nascosto la mia esplosiva erezione. Mi slacciai i pantaloni e serrai la mano sulluccello, desiderando la ragazza. Mi masturbai con violenza. Coprofagia. Non sai cosa ti perdi, ragazzo mio.
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IL PROTOCOLLO  di Luciano DellAglio

26 settembre

Guardami! ansim Gabriella per la quarta volta, mentre spasimava in una solitaria corsa allorgasmo. Giorgio era sopra di lei con il corpo. Nientaltro. Meglio stringerle i capezzoli le piace provare un lieve dolore prima di arrivare. Un gemito di lei gliene diede conferma. Ora la bacio sul collo e salgo a titillarle il lobo con la lingua, questo dovrebbe accelerare i tempi. Subito Gabriella gli afferr i capelli sopra la nuca, segno che aveva apprezzato. Lunica maniera di rendere meno gravoso quel supplizio era chiudere gli occhi e seguire il protocollo. Fare le cose meccanicamente, si sa, aiuta a non pensarci troppo. E tuttavia, cera un unico pensiero che Giorgio non riusciva ad accantonare quando faceva sesso con Lei: il pensiero di lui Non riusciva a comprendere se si sentisse pi in colpa o pi incazzato, ma quando vedeva Gabriella sorridere vogliosa sotto di s, gli saliva il sangue alla testa. Invece di star l a soddisfare lei, avrebbe desiderato sdraiarsi abbracciato a quel tenero corpo di ragazzo, cos bello e pulsante di vita. Stringersi al suo petto, respirando il suo odore. Con Marco si era riscoperto innamorato. Si sentiva di nuovo uomo. Aveva ritrovato qualcosa di perduto. Si erano incontrati la prima volta alluniversit, nella sua stanza. Giorgio era chino a correggere una risma di compiti, tutto solo. Cosa avrebbe fatto, allora, pur di non tornarsene a casa! Dimprovviso un colpo alla porta, un passo avanti o due e poi una voce dimessa: Mi scusi, professore, so che oggi non riceve, ma vorrei solo domandarle Lui aveva alzato lo sguardo, senza ascoltare oltre. Si era limitato a rispondere, rapito: Entra e chiudi la porta. Da quel momento le loro vite si erano intrecciate in modo carnale e indissolubile. Ma pi il ricordo correva, pi lamplesso con Gabriella perdeva dintensit. Giorgio avvert il suo fisico recalcitrare, reclamando piet. Non riusciva pi a rimanere dentro quella gelida cavit infernale. Per resistere dovette volare da lui, che lo attendeva disteso con una mano ad accarezzarsi il ventre e laltra tesa a frugare ogni angolo del suo amato. Giorgio poteva quasi avvertirla su di s, e fu come se unenergia lo pervadesse. Spinse con forza dentro Gabriella, immaginando di lambire con le labbra il seme del suo segreto amore e lopera, finalmente, si comp. Sua moglie si divincol, malgrado tutto, paga. Lui pot accasciarsi sul materasso umido. Buonanotte, amore rantol Gabriella. A Giorgio usc solo una lacrima.
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IN TRENO  di Gloria Gerecht

27 settembre

Il treno viaggiava veloce. Era sola nello scompartimento e vagamente insonnolita. Entr il controllore che, dopo averle restituito il biglietto, la squadr a lungo. Poi, gentilmente, le sugger di mettersi comoda: il viaggio era lungo, il treno poco affollato, avrebbe provveduto lui a non farla disturbare. Lei accett grata. Tir le tendine, alz i braccioli divisori, si sfil i sandali e si sdrai addormentandosi quasi subito. Fu risvegliata da una mano sulla bocca. Unaltra mano la stava frugando tra le cosce. Su di lei torreggiava il controllore. Si era abbassato i pantaloni e ostentava una poderosa erezione. Accanto a lui cerano altri due uomini in divisa, erano loro che la tenevano ferma, ma non ne vedeva i volti, solo i genitali scoperti e minacciosi nel loro turgore. Il controllore le sollev la gonna leggera, le sfil le mutandine, poi la penetr con decisione. Stranamente non prov dolore. Lui la serr a s e, sollevatala, si rovesci sul sedile opposto. Si ritrov a cavalcarlo suo malgrado. Qualcuno da dietro le allarg le natiche, sent lo sputo sullo sfintere e una immediata, pervasiva sodomizzazione. Era adesso in balia di due stupratori quando il terzo la afferr per i capelli sollevandole la testa: anche la sua bocca fu violata senza che lei riuscisse a opporsi. Sentiva sulla pelle la stoffa ruvida delle loro uniformi. I tre uomini ansimavano e grugnivano mentre lei nulla poteva se non subire passivamente. Il treno correva veloce assecondando i loro movimenti con ritmiche oscillazioni. Ogni suo orifizio era occupato in attivit quasi sincrone. Londata di piacere la colse improvvisa e irrefrenabile, liberandola in un orgasmo che si prolung in lunghi fremiti fino a lasciarla senza forze, appagata. Apr gli occhi. Suo marito la guardava soddisfatto e sorpreso. Questa volta ti proprio piaciuto, vero? le chiese con malcelato orgoglio. Poi and a togliersi la divisa che, rientrando dal turno di notte, non si era neanche sfilato, pur di coglierla nel sonno.

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NAdiA  di Matteo Carriero

28 settembre

Nadia vede la mano dellinfermiera stretta nella sua. Intorno a lei alcune persone si muovono sullo sfondo di muri bianchi e verdi. Il dolore e la puzza dei medicinali le stanno dando alla testa: ha i muscoli della gola contratti ma non sente la sua voce. Qualcosa di grosso si agita dentro di lei, aprendole pian piano lutero per venire alla luce. Nadia nuda sotto un lenzuolo rosso. Ama aspettarlo cos quando torna dal lavoro: la pelle fragrante, la bocca calda, gli ormoni che escono dalla fessura tra le sue gambe come api da un alveare. Suo marito morto da mesi ma continua a rincasare alla stessa ora. Luca non si fa la doccia, sale subito sul letto, pallido in volto. Si avvicina repentino, e Nadia sente la pressione delle sue dita sulle guance, divarica leggermente le labbra e attende che la sua lingua la travolga. E non ci sono pi confini, perch lui le passa attraverso. Quando scende seguendo le sue curve, le succhia i nervi sotto i capezzoli facendola ululare, poi si tuffa in mezzo ai suoi peli ricciuti e da l la sua bocca penetra nel pelo e nella pelle, arrivando a baciare zone su cui non stata ancora piantata una bandiera. Poi, dun tratto, Nadia ritrova il respiro: vede la testa del marito uscirle dal grembo, mentre dal basso compare un pallido bastone. Apre le gambe e lo sente avvicinarsi; le sue piccole labbra si schiudono solleticate. Luca comincia a fare lamore con lei come una volta, avanti e indietro, prima piano, poi sempre pi forte. Sempre pi forte finch lei non perde quasi i sensi nel parossismo delle contrazioni, mentre vede il pene del marito entrare come un coltello dallalto, dai peli pubici, dallombelico, penetrando ovunque. Fino in fondo allutero. Stringe la mano dellinfermiera finch questa non si divincola indolenzita. Si calmi! Il dottore la fissa assorto in mezzo alle gambe. Le ha detto che il bambino non sopravviver. Dun tratto la morsa del dolore si allenta, il bimbo sta uscendo. Unaltra infermiera va per afferrarlo, ma dopo un attimo Nadia la vede fissarsi le mani vuote, inebetita. Si scosta con tutte le sue forze per riuscire a guardare e vede il piccolo immerso per met nel lettino. La sua schiena sta sparendo a poco a poco, rimasto fuori solo un piede. svanito. Il dottore passa la mano sul letto, solleva le lenzuola, guarda sotto al letto. Ma non c niente da fare. svanito. Nonostante questo Nadia tranquilla. Sa che il piccolo fra le braccia di pap, e che lo rivedr presto.
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FACtotuM  di Maria Sole

29 settembre

Quei dannati cinesi me lo avevano giurato. Si fidi, signole, anche meglio dei modelli amelicani. E per la lingua? Io non parlo il mandarino. Signole, landoloide ha glande sorte beffarda, avrei forse potuto intuire qualcosa vocabolalio in memolia, lei pu comandale dilettamente in inglese. Hmm, e fa tutto quello che dice qui, nella brochure? Sesso sfrenato a richiesta, giochi perversi, posizioni ardite, insomma davvero una tuttofare? Celto, signole, celto. Con tanti giocattolini incolpolati, se le attilano cose stlane. Tre interminabili ore legato qui, supino, le mani sulla nuca. E la maledetta ancora dietro di me, imperturbabile persevera nel suo meccanico atto, avanti e indietro, emissione di lubrificante, avanti e indietro, cambio dimensione, avanti e indietro, vibrazione inserita Me lero portata diritto a casa, felice daver risparmiato ben duemila crediti sul prezzo di catalogo. Che si fottano, i compatrioti americani, con i loro standard produttivi, la carenza di materie prime e i finanziamenti allindustria cibernetica, avevo pensato mentre stappavo via la confezione e lanciavo tra i rifiuti le lunghe appendici in lattice assemblabili, per clienti dai gusti particolari. Che vadano a farsi fottere loro e la loro presunta supremazia tecnologica. Pare proprio che ci sia andato pure io, con i compatrioti. Un giorno. Non credo di poter resistere ancora. Soffocher, probabilmente. Vorrei sorridere della faccenda, di quellessere robotico a comando vocale predisposto al soddisfacimento sessuale, prodigio della scienza moderna, miliardi di impulsi inerziali in struttura silicica. Riderei di gusto, se la mia bocca non fosse gi colma della tecnologia cinese. Non ero riuscito a comunicare con lei. Complende linglese, aveva ribadito il muso giallo, fal quel che desidela. Un cazzo. Ingovernabile, vagabondava nuda per casa, aveva pure imboccato il vialetto, per la gioia dei sudici vicini guardoni. Se ne sarebbe andata, Dio mio, sarebbe andata via, se non lavessi chiamata dalla soglia. Torna qui, puttanella, le avevo urlato. Vieni a farti scopare, factotum! Due giorni, e il ronzio dei rel pervade ancora la stanza. Sangue e fluidi ricoprono lacciaio splendente. Spero non scrivano nulla sulla mia lapide. Solo il mio nome, magari. Thomas Otum.
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pASSWord  di Alan D. Altieri

30 settembre

E bravo Mark... Non abbastanza ombre, l dentro. Prima fa il no-global del cazzo, poi lascia le luci accese. Tutto questo lo dissi a voce alta. Richiusi la porta blindata alle mie spalle. Parlando al vuoto dellappartamento. Quellalone purpureo, nella stanza di soggiorno. Abat-jour art-deco: troppo grossa, troppo spessa, troppo rossa. Varcai la soglia. Puntai dritto sulla scrivania roll-top di legno dacero e al portatile. E alla magnifica poltrona da barbiere tutta cuoio rosso e cromature. E bravo Mark... Fermo dove sei. Si materializz dallalone purpureo. Mi fermai dovero, zona oscura tra labat-jour e la poltrona. Tu saresti? Biancaneve. Corrugai la fronte. Nel senso di imperatrice cosmica dellS&M? Tacchi alti, calze a rete, mini-abito di spandex nero incollato su un fenomenale lavoro ai siliconi calibro 6, lucidalabbra nero petrolio, guanti opera neri sopra il gomito, maschera borchiata di cuoio nero. Unica nota cromatica fuori luogo, la Beretta FS da 9mm Parabellum. Nichelata, non nera. Autentica stecca, in quel black wet dream. Che risate. Gli occhi verdi dietro la maschera lampeggiarono. La password. Che password? Fai il furbo? - La Beretta si alz minacciosa. Del computer di Mark. Ma difatti. A proposito di Mark... annuii. Non la sua pistola, quella? E allora? E allora... infilai la mano nella tasca destra. una replica. Tir il grilletto: click! Sogghignai. Oops. Non fece nemmeno in tempo a tentare di scappare. Tirai fuori la mano di tasca. Le sistemai tra i denti il ballgag diametro cinque centimetri. Cinghietto affibbiato dietro la nuca, no prob. La trascinai sulla poltrona da barbiere. Whirr-click, manetta serrata al polso destro, dietro la spalliera. Whirr-click, polso sinistro. Ruotai la poltrona con lei sopra. Cerc di tirarmi un calcio. Prolunga elettrica disponibile. Le legai le caviglie ai verticali del poggiapiedi, gambe bene aperte. La password ... Feci risalire le mani lungo le sue cosce, fino alla carne calda oltre le calze, fino a sfiorare umori caldi. ... lupocattivo. Le affondai la lingua nel sesso. Hai barato. Si tolse la maschera con un gesto secco. Non avevi detto niente della pistola finta. Mi strinsi nelle spalle. Ha funzionato lo stesso, no? Si incoll a me. Non riprovarci. Altrimenti... Le labbra corsero lungo la mia gola. ... Dovrai essere punito. Mi mordicchi un lobo. Severamente punito. La piegai bocconi sulla spalliera del divano. Le serrai i polsi dietro la schiena. Estrassi il primo tratto di fune di nylon: Contavo che lo dicessi.
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ForSe doMAni  di Luigi Brasili

1 ottobre

Il respiro di Marco. Scirocco, aria liquida che tinonda e ti affoga. Ansima su di te, una due tre volte. Chiudi gli occhi e conti in silenzio i sussulti. Oltre le palpebre chiuse vedi il neon del supermercato. Carrelli, volti, mani. La sua mano. Una due tre volte. La sua mano che sfiora la tua e ti porge il barattolo dallo scaffale troppo alto. I suoi occhi sorridono da soli, come soli nello spazio profondo. Stelle luminose a scaldarti lanima, anche quando scompaiono oltre langolo dei detersivi. Sette otto nove. Quella mano che un giorno ha stretto la tua. A lungo. La voce ti giunge lontana, i tuoi occhi falene inchiodate nella sua luce. Stefano, piacere mio. Sa che abitiamo vicini? Lho vista dalla finestra di fronte laltro ieri. Che ne dice di un caff? No grazie, devo andare, mio marito nel parcheggio Be sar per la prossima volta. Spingi il carrello di corsa, veloce come il tamburo nel tuo petto; no, non voltarti! Dodici tredici quattordici, ancora un po La tua mente scorre lungo giorni e settimane, nei fotogrammi delle sue mani, dei suoi occhi, delle sue labbra. Scorre fino allaltro ieri. A quella mano che ti circonda il polso, mentre laltra tinfila il foglio nella tasca dei jeans. Senza respiro. Senza voce. Venti ventuno ventidue, ci siamo quasi. Ci guardano, ti prego, mio marito Lui nel parcheggio, io sono qui, e ci sar stasera. Alla finestra. Devo andare, scusami. Ti aspetto Ventinove trenta trentuno. Ecco. Marco si solleva con un ultimo grugnito e sprofonda come un sacco sul letto. Tu torni a respirare, finalmente libera, leggera, mentre lo scirocco si allontana piano e laria come nuova. Ti piaciuto? ti chiede, tu borbotti un s e ti alzi. La porta del bagno una barriera corallina intorno allisola lussureggiante oltre la finestra. Accendi la luce e rileggi il biglietto, ancora. Fremi e tremi al pensiero di quella mano che ti scivola lenta lungo i jeans, dentro la tasca, dentro. Dentro. Ti ho vista ieri sera dietro la tenda della tua finestra. Eri nuda, vero? Come la sera prima. Anchio ero nudo. Ma questo lo sai. Ho visto che sbirciavi. Il mio interno il 9. Sono di riposo ogni gioved pomeriggio. Ti aspetto. Nudo. Getti il foglio nel water, scosti la tenda. E lo vedi, lo senti. dentro di te. Silvia, non vieni a dormire? Un brivido alla voce di Marco, una frustata di ghiaccio e di fuoco. Vengo, pensi smarrita. Forse domani.
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Notti  di Nunzia C.

2 ottobre

Erano anni che lo desiderava; tanti, troppi. Cos tanti che aveva smesso da un pezzo di contare le volte in cui avrebbe voluto fare allamore con lui, sentirne il tocco su di s. Forse perch, se avesse continuato, si sarebbe soltanto fatta del male. Adesso invece era l, davanti a lei, la guardava con occhi languidi e le diceva quelle parole che aveva sempre sognato di sentirsi dire. Ti amo. Ti voglio. Aveva forse bevuto? Chiss. Erano appena tornati da una festa e lui aveva voluto riaccompagnarla a casa. Vuoi salire da me? La domanda le era nata per caso, per effetto dellalcol, di sicuro, e probabilmente anche la sua risposta affermativa. Non le importava. La luce della luna piena filtrava dalle finestre, disegnando ombre e luci sulla pelle, sui corpi, specchiandosi sui bicchieri di vino rosso. Ti amo. Ti voglio le aveva ripetuto con voce roca, avvicinandosi, e il suo respiro sera mozzato. Pian piano le sue mani erano scese ad abbassarle le spalline esili dellabito - e chi lavrebbe mai detto che quel vestito sarebbe stato cos utile? - poi ancora pi gi, sui capezzoli gi turgidi, seguite rapide dalla bocca che, ardente, li aveva circondati e aveva iniziato a succhiarli lentamente, troppo lentamente, pens, ma in modo cos dannatamente sensuale da farla morire di piacere; e ancora pi gi, sfiorando lombelico e scivolando oltre. Pi veloce, ti prego! avrebbe voluto urlargli, ma si accorse che non riusciva a fare altro che ansimare, forte, sempre pi forte; le sue dita le accarezzavano linterno delle cosce e la solleticavano nei punti - ma come diavolo faceva a conoscerli? - che le procuravano pi piacere, causandole piccoli brividi lungo la schiena; le sue labbra erano tornate su, sul collo, per assaporarlo lentamente, come fosse un cibo squisito che non voleva far terminare troppo presto. Poi, allimprovviso, quando si stava ormai chiedendo quando quella dolce tortura sarebbe finita, entr in lei. E allora non sent pi nulla, solo quella sensazione di completezza, appagamento e godimento che aveva sempre sognato di provare, e quel corpo, il suo corpo, sopra di lei, dentro di lei. Grid il suo nome, ancora e ancora, la voce libera di uscire. Quando riapr gli occhi, era gi mattina. Lasci che la mano cercasse il suo corpo accanto a s, ma non avvert nulla. Non cera nessuno. Per un istante, non pot fare a meno di chiedersi se ci fosse stato realmente; i bicchieri sporchi e abbandonati le uniche prove.
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VERENA  di Shinu

3 ottobre

Non sicura che lesbica sia il modo giusto di porla. Anzi, probabilmente non lo affatto. Ma ogni volta che vede Verena le verrebbe voglia di mangiarsela in un boccone, e non il tipo di sentimento che nasce dallamicizia molto profonda, quello che ti fa pensare la amo cos tanto che se lo volesse con lei potrei arrivare a farlo. piuttosto osservare il suo corpo rotondetto, le morbide braccia bianche, gli occhi nascosti da una montatura fuori moda e trovarsi a fantasticare su come sarebbe bello spezzare quellinnocenza. Lisa arde dal desiderio di stringerla a s fino a lasciarle i segni, di morderla, di trattarla rudemente, ma anche di rassicurarla con un abbraccio e di guidarla quando arriver al proprio limite e Verena sembrer smarrirsi. C qualcosa nel suo aspetto che la commuove, unimpronta infantile che in lei rimasta intatta e la fa spasimare di farle del male per poi curarla. Si chiede se abbia mai provato a farsi scivolare una mano tra le gambe, se le sue dita abbiano mai sfiorato il taglio netto della vulva scoprendo cosa cela, quali paradisi. Retaggi puberali che per lei sono ormai una prassi, ma Lisa stranamente certa che per Verena non sia cos. Ha unaria troppo pulita e timida, il corpo eternamente cristallizzato in una goffa adolescenza, che non attira pi di unocchiata rapida e il pietoso commento be, simpatica. Forse a eccitarla proprio il fatto di sentirsi pi esperta, dominante, unito alla tristezza di sapere che una ragazza doro come lei non avr mai un partner degno di questo nome, se resta cos com. Un fiore non colto, unopportunit sprecata, mille perle di piacere e dolore che nessuno assaporer mai da un viso tanto trasparente. E immagina che cosa possa voler dire leccarla, quale suono stupito emetter, se sar quella la chiave per far emergere la parte pi trasgressiva e disinibita che deve aver murato dentro di s ormai da anni, stroncandola sul nascere. Come sar il suo primo orgasmo. Quale sapore avr, quale odore, se le piacer quando Lisa le bloccher i polsi sopra il capo o se ne sar spaventata. A questo pensiero viene, mentre le due dita che si era sepolta dentro si placano, seguite da quelle sulla clitoride. Non possibile che ogni volta che torna dal lavoro debba correre a chiudersi in bagno come una ragazzina, perch la sua collega preferita ha unaria ingenua e sperduta che le infonde fuoco liquido nelle vene. Non sicura che BDSM sia il modo giusto di porla, affatto. Ma intanto il suo desiderio resta.
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LAMore e Le MuSe  di Alice di Mattia

4 ottobre

Adoro il tuo modo di scrivere! esclam Lisa, accoccolata sul divano accanto a Grazia. Io non sar mai in grado di creare universi e persone come fai tu. Con una mano tracci qualcosa di vago nellaria. Anche tu scrivi? chiese Grazia sorpresa. Lisa tent di negare, ma la scrittrice dai capelli rossi inchiod gli occhi nei suoi, lespressione ardente di curiosit e offesa. Tu scrivi e non me lhai detto! Ti prego... non sono certo alla tua altezza! E poi... Lisa chin il capo. Non voglio apparire come una sciocca presuntuosa. Anchio sono presuntuosa. Molto presuntuosa, e pure dittatoriale. Lisa rialz lo sguardo con una risatina. Non vero! Oh, s invece. cos vero che ti ordino di raccontarmi ci che scrivi. Perch? mugol lei in unultima difesa disperata. Perch voglio spogliarti lanima... sussurr Grazia. Larte aveva bisogno di sacrifici, di cuori nuovi da imparare. Ora e per sempre, perch le Muse non erano pi dee e non erano pi vergini. Si erano fatte mortali, sorde alle preghiere, quasi introvabili. Le labbra di Grazia planarono sulla sua futura Musa nel punto in cui il collo si congiunge con le spalle, suggendo la pelle come se fosse stata nettare divino. Lisa si arrese subito e si lasci spogliare respirando in fretta. Fece appena in tempo a finire di sfilarle i pantaloni che Grazia si sporse verso il tavolino e afferr una stilografica. Detta le ordin. E Lisa ubbid. Le sillabe fluirono lentamente fra gemiti interrotti, mentre Grazia le copriva la schiena di scritte. Quando termin lo spazio, la punta della penna prese ad accarezzarle i seni. Grazia le strusciava il naso contro i fianchi e il ventre, riscrivendole lanima. Quando termin le frasi, Grazia invent lettere e ghirigori. Quando termin linchiostro, Grazia le lecc via quei giochi, macchiandosi la lingua di blu. E quando infine rimasero senza energie, Lisa prese fra le braccia quella donna troppo brava e la cull. Tutto ci che tocco si muta in parole. un dono o una maledizione? Un dono sussurr Lisa baciandole le mani con devozione. Un dono meraviglioso. Cosa ti piace di me? domand Grazia con improvvisa angoscia. La donna o la scrittrice? E tu ami in me la donna o la lettrice? Sfior con un dito le ginocchia di Grazia, sorridendo dolcemente. Perch devi dilaniarti di domande? Se non mi facessi tante domande, non avrei materiale su cui scrivere. E se non scrivessi non ti avrei mai incontrata, folle sognatrice.
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LO SCAMBIO  di Silvia Lisi

5 ottobre

Nella piccola roulotte, mentre il direttore le faceva una scenata, la donna cannone ascoltava in religioso silenzio le termiti che sgranocchiavano la poltrona di vimini su cui era seduta. Dopo un mese di sesso folle, luomo con cui era scappata lasciando nella merda il circo, laveva abbandonata. Sola e disoccupata aveva raggiunto di nuovo la compagnia e, quella notte, il direttore incazzato continuava a blaterarle contro maledizioni. La cicciona sciagurata rivoleva il suo posto e, dopo poche suppliche, sulla poltrona che cigolava a ogni suo movimento, prese a sbottonarsi suadente i primi bottoni della camicetta attillata, lasciando intravedere lenorme seno. Il direttore ammutol. Gli occhi gli brillarono. Lui adorava quelle poppe prosperose, che in ogni spettacolo, volteggiando in alto, avevano sfidato tutte le leggi della fisica gravitazionale; la donna cannone lo aveva sorpreso pi volte a spiarla, mentre si svestiva e rivestiva, e a masturbarsi dietro le tende del suo camerino. Ora quella vista ravvicinata gli procurava intense fitte di piacere. Cosa gli stava proponendo la donna cannone? Uno scambio? La pressione sanguigna sal vertiginosamente, luomo afferr un mazzo di fogli e prese a sventolarsi rapido per far scemare limprovvisa calura. La donna cannone scagli il colpo di grazia: si alzo e, con un movimento deciso delle spalle, fece esplodere il quarto bottone, lasciando spuntare a compressione le tette enormi. La roulotte traball. Mentre lui faceva su e gi, su una brandina che sembrava dover collassare da un momento allaltro, la donna cannone aveva tentato di strappargli la promessa: Giurami che riavr lo spettacolo e sar per sempre tua! Il direttore non rispondeva, gli mancava poco, ma lei insisteva: Promettimelo! Fin la parola e un ululato di piacere rimbomb come un tuono fra le pareti di legno. Gustandosi lorgasmo, il direttore guard ancora una volta lincavo fra i seni e, con un sorriso compiaciuto e amaro, le sput in faccia il suo no. La donna cannone divenne una furia. Fece un balzo in avanti, scaravent luomo gi dalla branda e con rabbia, urlando, gli si butt addosso. Centoventi chili di ciccia feroce che con le mani schiaffeggiavano luomo e con le tette enormi cercavano di soffocarlo. Ci vollero tutti i domatori di elefanti e il domatore di leoni per levargliela di dosso. La donna cannone scomparve, completamente nuda, quella sera stessa. La cercarono lungo il perimetro del circo, in citt, ma nessuno la vide pi.

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PERCH NESSUNO LHA SISTEMATA PRIMA DI ME  di Roberto Lisi

6 ottobre

I corvi odiano essere scoperti mentre si baciano. Oggi li trovo nellorto mentre si masturbano con i sacchetti di plastica e, come al solito, scappano via. Si levano sopra le piante di mais. Tradiscono appena la mia presenza. Gli uomini della citt sono sessualmente impotenti e gli unicorni vengono sterminati senza piet. I contadini mi hanno teso una trappola perch, mangiando pezzi del mio corpo, si riapproprieranno della libido. Sento odore di foglie marce, degli ultimi pollini di Silene, odore di muffa, il suono del vento, e finalmente, nei campi dove si alternano stagioni a stagioni sempre uguali, lodore di una vergine. La ragazza che deve fare da esca un cesso, e viene accompagnata dai cacciatori al centro di una corte. Si siede sopra una fresa. In molti dalla citt si sono avvicinati per assistere alla cattura di un unicorno. Io non sono un essere puro, mi sono consumato da piccolo montando un oggetto trovato negli orti (un piumone per il 50% acrilico e per il 50% di lana merino). Poi una cerva, un contadino, niente di pi. La verga dei liocorni risponde immediata agli stimoli olfattivi. Eccitato, me ne sto tra le piante di mais, e ascolto gli umani. E se la ragazza non fosse vergine? Se continua cos non usciranno mai allo scoperto. Non tira pi vento! Tesoro, muovi la gonnella. Vuoi darti da fare? La ragazza inizia a frignare, teme che gli far provare molto dolore. intimorita dai cacciatori che, per tradizione, indossano pantaloni dalle cerniere sbrindellate, mutandine di pizzo rosso che sbordano sul ventre gonfio di birra, e magliette alla marinara decisamente troppo corte. Come mai non escono ancora? Vedrai che qui ci sono solo unicorni froci e me li sbatto tutti! spettegola un cacciatore. Sar lultimo amplesso della mia vita. Il sesso con una vergine significa morte e rinascita. Alcune donne fissano la scena dallalto di una collina, succhiando del gelato al limone. Urlano incuriosite nel vedere la ramazza equina sfoderata, come fosse il tubo di un potente aspirapolvere da strofinare negli angoli di casa. Le immagino dire: Il cavallino ha raggiunto la vergine! e poggiando la testa sul grembo del cesso, mi lascio finalmente andare allorgasmo. Con il lazzo, i cacciatori mi soffocano lentamente. Mi lascio amputare il corno afrodisiaco, e quando arriveranno con la mannaia al pisello, non potr godere del loro gesto perch sar morto.

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DuBAi, yA HABiBi  di Alessandro Falco

7 ottobre

I commessi indiani si inchinano cerimoniosi, lei esce dalla penombra satura di essenze esotiche. Altera, nel suo portamento da regina, lancia in avanti il passo e fa volteggiare i lembi dellabbeya che plasma forme appena dissimulate. Gli occhi bistrati affiorano dal khimar ripiegato sulla testa in una voluta sontuosa, le maniche arabescate con i colori del pavone sirradiano dai polsi al seno morbido, alla nuca velata. Fende la folla, sinoltra nella vasta galleria sfavillante di luci, sale sulla pedana mobile diretta alluscita tra cascatelle dacqua scrosciante. Lui finge di osservare le perle esposte oltre il vetro blindato, scruta allintorno facendo ondeggiare le nappine della khefia, sente il sudore scorrere sui fianchi stretti dalla dishdasha candida, tormenta la sebkha di grani davorio con dita impacciate. La vede, il sandalo inciampa incerto sul primo gradino dello scalone di vetro, la segue. Si tuffano sui taxi che si materializzano alluscita, uno dopo laltro. Latmosfera rovente dellesterno e lansia montante mozzano il respiro a entrambi. Curve e controcurve. Lombra dei vertiginosi grattacieli di vetro nero, lo spietato biancore degli spiazzi assolati, poi laccelerazione sul lungomare deserto, sottile confine tra salinit tiepida e vapore torrido, verso lardito profilo dellalbergo teso come una vela in planata sulle acque della baia. Lei spalanca la porta blindata della suite, lui sguscia dentro prima che le molle la richiudano silenziosamente. Lei si avvicina al grande letto circolare, lancia unocchiata allo specchio che lo sovrasta, vela completamente il viso con il lembo nero. Lui saccosta, labbraccia, fa scorrere il cursore della cerniera sulla schiena inarcata, libera le spalle erette, il seno ansante, lascia cadere a terra il tessuto morbido che si dissolve in una nuvola nera. Ambra e gelsomino si diffondono nellaria, muschio e sandalo vi si mescolano quando i bottoni della veste sono slacciati, camicia e mutandoni volano attraverso la stanza. Lamore ha il tatto di un pube liscio, di recente rasato, lintensit del desiderio maschile, da lungo represso, lo sfarzo di un ambiente disegnato con sapienza, allinterno, limpeto selvaggio della natura spietata, al di fuori. Carmela stiva in valigia saponi e sali sottratti al bagno sontuoso, raccoglie la biancheria di Gennaro sparsa sui marmi policromi, racchiude in una manciata serica labbeya sottile. Il meriggio rovente, a Dubai, ma il volo per lItalia prossimo a partire.

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VodKA LiSCiA 

8 ottobre

di Christian Bencivenni Ok. Ecco la situazione. Sono in ginocchio sul pavimento di una macelleria, nudo come un verme, con luccello dritto e Mel che me lo lavora di bocca alla grande. Non suonerebbe male, se non fosse per le mani legate dietro la schiena da una fascetta di plastica, la pistola puntata alla testa e il ciccione albanese che ho di fronte che non smette di ridere. Zorro (il ciccione) ride perch mi ha detto che appena vengo mi fa saltare la testa, e trova divertenti le mie espressioni mentre cerco di allungarmi la vita. Mel invece no. Fa una pausa e con una mano mi accarezza i testicoli, poi mi sorride con quella sua espressione stronza e ricomincia a leccarmelo. Che ci crediate o no, nonostante tutto mi piace rivedere quellespressione. la prima cosa di lei che ricordo. Due mesi e una vita fa. Una serata a Rimini con gli amici, un lavoro da impiegato precario e una vita banale. Poi dopo tre Cuba Libre quellespressione che ha cancellato tutto e nientaltro a parte la sua pelle mentre scopiamo in macchina. Certo, ancora non lo sapevo che faceva la puttana ed era sposata con un albanese di nome Yuri che oltre a farla prostituire trafficava in droga e aveva un conto in sospeso con dei russi. Lho saputo dopo. A dire il vero una volta mi ha anche detto che mi amava. Eh! Amore. Che stronzata. Comunque andata cos: Yuri ha fregato dei mafiosi russi che ora lo vogliono morto. Quindi ha ordinato a sua moglie di trovare qualcuno che gli somigli (io) e mandarlo a un appuntamento suicida al posto suo, cos si tiene i soldi dei russi. E vissero tutti felici e contenti. Tranne me. Mel fa quella cosa con la lingua e le budella mi si attorcigliano e prendono fuoco. Cerco disperatamente di fermarmi, ma se non fosse per lei che mi stringe dolorosamente sarei morto. Non ho capito se sadica o se ha piet di me. Allora? Yuri entra finalmente nella stanza. Mi viene da piangere. VODKA LISCIA urlo con tutto il fiato che ho in gola. Yuri e Zorro si guardano e scoppiano a ridere come matti. un attimo. La luce si spegne e laria si riempie di tuoni e lampi. Nel buio, con laria che sa di cordite e le orecchie che fanno male, Mel fa di nuovo quella cosa e finalmente mi scarico urlando tutto il dolore, la rabbia e leccitazione. Dopo. Yegor sogghigna e se ne va portandosi via i suoi e i cadaveri. Ho impiegato sette ore a convincerlo che non ero Yuri e che potevo farglielo trovare, ma per usare la parola dordine Yuri doveva esserci, senn erano cazzi. Sorrido a Mel seduta in un angolo. Lei mi sorride. Eh! Amore...
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IO MI CHIAMO VITTORIA 

9 ottobre

di Piera Cherubini Ale buono e mi aiuta. Io da sola non so fare nulla. Ale mio amico. Si chiama servizio civile, quello che fa lui. Ale mi accompagna a scuola, la mattina. Mi dice: Sali, Vittoria. Vittoria sono io. Ale viene con la macchina. Poi mi porta a scuola. Alla mezza viene a riprendermi. Il pomeriggio mi porta allAssociazione. Io sono grande, ormai. Faccio la prima media. Per questanno la scuola difficile. Io oggi ho fatto la festa allAssociazione. Ho sedici anni, oggi. Ho chiesto: Quanti anni avr domani? Tutti ridevano e mi dicevano: Auguri! Anche io ridevo. Anche Ale rideva. Forse perch sono un po vecchia? Ale anche bello. Per lui non mi guarda. Perch sono brutta. Per sono simpatica. Faccio ridere, io. S, ridono tutti quando parlo. Anche Ale ride. bello quando ride, lui. Sono tutti belli quelli del servizio civile. Ma Ale il pi bello di tutti. anche gentile. Io mi vorrei sposare con Ale. Ma forse sono troppo stupida. E lui non vuole una moglie stupida. Ieri mi ha detto che sono carina. Lui gentile. Poi mi ha detto: Fammi vedere le tette. Ha detto che ho delle belle tette. Allora ieri gli ho detto se mi vuole toccare le tette. Ale se mi tocca le tette forse mi vuole bene. E lui me le ha toccate e ha detto che sono dure. A me non mi pare tanto. Io ho dura la testa, mica le tette. Quelle sono dure solo davanti. Ale gentile e io vorrei sposarmi con lui. Oggi mi ha detto: Vittoria, hai sedici anni, belle tette e ormai sei una donna. Cos mi ha detto Ale. Poi ha tirato gi i pantaloni. Mi ha detto: Fai finta che sia un gelato. Io ho leccato, ma non mi piaceva. Era salato. Poi mi ha detto: Non leccare, ma succhia. Come un ghiacciolo. Per il ghiacciolo freddo e invece lui era caldo. Io ho succhiato forte. Poi lui spingeva e io quasi soffocavo. Gli ho detto: Posso smettere per un po? Ma Ale s arrabbiato. Si vede che sono proprio cattiva. Cos ho succhiato forte. Per farmi perdonare. Poi ho sentito un po di schifo caldo. Io volevo spostare la testa. Ma Ale mi ha detto: Stai ferma cos, che ti sposo. Forse scherzava, ma io non mi sono mossa. Anche se mi faceva un po schifo. Un po tanto schifo. Poi volevo sputare, ma lui si ancora arrabbiato. Io sono proprio cattiva. Fa bene Ale, se non mi sposa. Non la dico per alla mamma questa cosa. A nessuno la dico. una promessa, un segreto come ha detto lui. E io sono cattiva e stupida, ma non tradisco una promessa. Adesso vado a dormire.

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Non Ci rieSCo  di Debora Magini

10 ottobre

Stava ancora tentando di avere la meglio su quellassurdo esercizio di ingegneria quando un piccolo uragano irruppe nella stanzetta gettandoglisi fra le braccia. Sospir. Selvaggia mormor, cercando di scrutarne il viso stravolto. Non riesco si lament lei, stringendolo pi forte. Non so di che parli. Sei zuppa. Afferr un asciugamano e glielo pass sulla testa. Scusami mormor lei affranta. Tranquilla le sorrise Luca. Il silenzio si diffuse nella stanza, rotto solo dallo scrosciare del temporale, permettendo cos a Luca di cogliere il respiro affannato di Selvaggia, la camicetta abbottonata male, il viso arrossato, le labbra gonfie. Lo stomaco gli si strinse in una morsa. andata cos male? inizi incerto. Avete litigato ancora? Stavolta non neanche arrivato in fondo. Si acceso una sigaretta e mi ha cacciata bisbigli lei umiliata. uno stronzo, lo sai. Lo amo. E non ci riesco. colpa mia. Luca si afferr la radice del naso rilasciando un tormentato sospiro. Se solo avesse saputo! Il sesso si impara, come tutte le cose. Allora vuol dire che io sono negata! Sono mesi che proviamo! E io A volte nemmeno mi bagno! Luca le lanci una tuta per poi voltarsi verso la finestra. Cerc di concentrarsi sulla pioggia, ma il pensiero di lei nuda lo scuoteva. Cosa posso fare? riprese lei. Non sono la persona adatta a consigliarti. Sono un uomo, lo sai disse amaro. Appunto! Come si comporta una donna con te? Luca sent nuovamente il desiderio invaderlo. Smettila. Per favore lo implor. Le si avvicin e le carezz dolcemente la testa. Non posso spiegarti come eccitarti sussurr mentre la mano scendeva a carezzarle piano la nuca. La sent rabbrividire. Lei lo fiss stordita, ma non accenn a rompere il contatto. Luca, sorridendo, le fece vagare un dito intorno al collo, fino alla scapola, e l sostitu il dito con le labbra, posandovi un impercettibile caldo bacio. Selvaggia sent il viso infuocarsi e rabbrivid ancora. Piano, lui la spinse contro il letto, sovrastandola. Si mosse inquieta sotto il suo sguardo, conscia della fame che dimostravano i suoi occhi, e lo vide chiudere gli occhi dolente mentre quel dito impunito, scivolando oltre le mutandine, arrivava alla sua femminilit, sfiorandola con decisione. Vedi, sorellina? lui che un idiota sussurr Luca prima di alzarsi e sparire, lasciandola sola ed eccitata.
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IL prezzo dei tuoi SoGni  di Laila L. Bassi

11 ottobre

Non sai niente di lui, nemmeno il suo nome, ma se non ti puoi beare della sua attenzione, ti culli nel nebuloso mondo dellimmaginazione, dove tu non sei lanonima cameriera di un anonimo bar di citt. No, tu sei l, tra le sue braccia, sulle sue ginocchia, e lui non ha occhi che per te, ti bacia, ti accarezza. tuo. Magari per il mondo tu rimani anonima, ma per lui sei tutto. questo che pretendi dai sogni. Le sottili corde della fantasia si tendono, si deformano e rimodellano attorno a voi: le sue mani ti accarezzano il viso, i fianchi, le cosce. Assapori le sue labbra, lambisci la sua lingua, assapori il frutto proibito della vostra eccitazione. Un inebriante calore si diffonde per tutto il tuo corpo e inizi a sentire la testa pesante, in preda a una febbre incontrollabile. Non resisti e con una scusa bofonchiata frettolosamente fuggi via dal bancone, ritirandoti nel priv. Ti chiudi la porta alle spalle e vi appoggi contro la schiena. Chiudi gli occhi e ripensi a lui. Non difficile e il tuo corpo comincia a rispondere al desiderio. Ora che non hai pi ostacoli, cominci a ricamare di fantasia. Ti senti attirata come una falena alla luce, e non ti basta, vuoi di pi, lo vuoi completamente. Impazienti, vi spogliate e lui accarezza parti di te che si accendono e ardono al suo tocco. Non hanno importanza le parole e solo gli ansiti accompagnano i vostri corpi danzanti. Cos, mentre cavalchi la fantasia e vinci il tuo lieto fine, mentre doni a lui laccesso al tuo corpo dove pi gli piace, nella realt premi la schiena contro la porta chiusa e ti dai piacere con una mano. Ti muovi lentamente, come se un qualsiasi gesto brusco potesse spezzare il tuo sogno di cristallo. Non deve accadere, non prima che tu riesca a raggiungere lapice del piacere. Ci vuole poco, perch la tua fantasia troppo vivida e tu troppo eccitata, e mentre raggiungi lorgasmo ti mordi il labbro. Quella scintilla di dolore e quella nuvola di piacere ti fanno risvegliare dal tuo sogno. Apri gli occhi di scatto, le guance arroventate, avvertendo un dolore fisico mentre sei strappata dal tuo sogno. stata la tua mano a portarti al piacere, non stato lui. Non accade che i sogni si avverino e, recuperando il fiato, senti la vergogna del tuo gesto. Perch il prezzo dei tuoi sogni solo quello: lui non sa che esisti e tu ti rifugi in un mondo fittizio. Allimprovviso ti viene da piangere.
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IL GiArdino dei Sette SenSi  di Leonia Rossi

12 ottobre

Il Giardino dei sette sensi la casa di piacere pi esclusiva del pianeta. Costosa, vero, ma solo l posso trovare il meglio. Ed quelloche mi aspetto anche oggi, mentre varco la soglia e attraverso il salone, dirigendomi alla console di prenotazione, che si illumina brevemente mentre digito un codice di riconoscimento. Mi prendo il tempo che occorre per scegliere la merce. Femmine,maschi e qualche raro ermafrodita. Razze diverse, sono presenti quasi tutti i pianeti. Ogni articolo corredato da foto e didascalie. Le esamino, pregustando il piacere, lasciando che leccitazione si risvegli. Scorro le immagini mentre un formicolio si insinua tra le mie dita. La voglia di toccare quei corpi sale, e il calore si diffonde rapido dentro di me. Una femmina umana. Corti capelli biondi, forme morbide. Mi immagino succhiare quei capezzoli rosa e decido che deve essere mia. Mi affretto a terminare lordine e mi lascio guidare fino alla stanza che ho scelto. Mi spoglio lentamente, lasciando scivolare gli abiti a terra, e mi immergo nella piscina al centro della stanza. La donna entra in silenzio e languidamente lascia cadere il velo che la riveste, scivolando flessuosa nellacqua. Trattiene il respiro mentre il seno sinturgidisce e si alza a contatto con lacqua fredda. Mi avvicino con un guizzo, per colmare la distanza che ci separa, e la trascino gi, avvinghiando il mio corpo a quello di lei, impaziente di sentire il contatto della sua pelle. Lei solleva le braccia per afferrarsi alle mie spalle e con una leggera spinta sale ad avvolgermi le gambe attorno ai fianchi. Posso sentire il calore che emana dal suo sesso, appoggiato sul mio ventre. La adagio nellacqua, percorrendole il corpo avidamente. Stringo con forza uno dei seni, e mi abbasso a leccarle lombelico, mentre con la mano libera la penetro. Mi muovo dentro di lei con esperienza e la vedo rovesciare la testa allindietro, mentre sospira di piacere, eccitandomi. Non ha sapore, ma lodore del suo sesso riempie lacqua, acuendo il mio desiderio. Non riesco pi a trattenermi e mordo. Il sapore ferrigno del sangue mi riempie la bocca, e vengo con un sussulto. Le sue grida mi inebriano e mentre scalcia per staccarsi stringo ancora pi forte, trascinandola sotto e mordendo ancora, e ancora, finch lacqua non arrossata del suo sangue. Mi prendo tempo per il pasto. Adesso ho tutta la notte per godere del settimo senso.
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ASPETTA  di Maria Teresa Casella

13 ottobre

Aspetta... Scivola sul pavimento mentre le allarga le gambe col ginocchio. Oh porc... Toni si puntella, con qualche spinta vigorosa si assesta dentro di lei. Recupera baldanza. Va avanti da ore, ma gli torna duro. Ti prendo, amore mio. Petra rovescia la testa offrendogli la gola. Lo sapevo. Toni lecca le vene rigonfie. tutto come prima. Come quando Petra diceva sono solo tua con il morbido accento slavo. Solo di Toni, che la copriva di regali. Che diventava una bestia se lei parlava con un altro. Che tracannava vino ignorando le sue suppliche mentre la pestava a sangue. Oltre le suppliche, Petra non andava: poliziotto batte in credibilit cameriera polacca dieci a zero. Toni la guarda e si commuove. Quanto sei bella... Sfrega la faccia sui suoi seni. Seni pesanti e un culo da perderci la testa. Toni ce lha persa davvero. Una sera che Petra tardava, si era strappato i capelli sul balcone fissando stralunato la strada. Quella sera Petra aveva riso di lui. Poi mai pi. Toni le ficca la lingua in bocca e succhia la saliva che le cola gi per il mento. Ti bevo, amore mio. Intanto la scopa adagio, a ritmo con il respiro alcolico. Dillo che ti piace! Petra tace e acconsente. Lui quasi viene nel sentirla tanto docile. cos eccitato che le morde la guancia, lasciando segni troppo netti, e nemmeno se ne accorge. Lo senti quant grosso, bambina? Ora se la sbatte con violenza vicina al parossismo. Sotto di lui, il corpo sembra squassarsi. Toni si sfila e la rigira prona, faccia premuta sul marmo gelido. La infilza tra le natiche. A questo punto, di solito, Petra tentava una protesta, ma poi si bagnava di pi. E a quel punto, di solito, Toni si svuotava con un grugnito. Ora non si placa. Non si placa da ore. Dai, tirati su. Lagguanta ai fianchi per metterla carponi, ma lei ricade su se stessa. Toni insiste a vuoto. Trasale quando la fronte di Petra batte il suolo con un tonfo sordo. Toni singhiozza e ride. Cerca di raddrizzarla e si sganascia perch di nuovo il corpo rovina scomposto. Allora ci crolla sopra, cede a un orgasmo disperato. Aspetta... geme, stringendo una mano esanime. Ma Petra se n andata. Toni si guarda attorno in cerca di un modo per riprenderla, che senza di lei non vive. Aspetta! bisbiglia trasognato, e vede la Beretta sul mobile. Si avvicina strisciando, tremante di malata speranza. Con la canna tra i denti: Petra, non ti lascio. Lultimo pensiero prima di raggiungerla.
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ALMENO FINO A STASERA  di Paolo Azzarello

14 ottobre

La tipa alla cassa mi lancia unocchiata maliziosa e si sporge un po di pi sul bancone. Ha un paio di tette niente male. Strette in quella maglietta mimetica sembrano sul punto di straripare da un momento allaltro. Deve venire da fuori: non lho mai vista prima. E, a essere sinceri, un gran bel vedere. Batte larticolo mordicchiandosi il labbro inferiore e quando allunga la mano per recuperare la carta di credito, indugia sulle mie dita un secondo di troppo. Mi sfiora la fede e sorride. Gran maiala. Rispondo al sorriso e le strizzo locchio. Fa un caldo, qua dentro mi dice, sfarfallando le ciglia e tormentandosi la scollatura con unghie laccate di viola. un negozio piccolo, questo. E il venerd mattina non che la gente faccia a botte per entrare. Quindi siamo soli. Io, lei e il suo gigantesco paio di tette. La osservo mentre gira attorno al bancone e si dirige sculettando verso la porta. La minigonna verde militare copre a stento due chiappe che potrebbero spaccare una noce dando solo una lieve stretta. Allimprovviso mi venuta voglia di frutta secca. Scuoto la testa e inizio ad allentarmi il nodo della cravatta, mentre la commessa, dopo aver chiuso a chiave e abbassato le tendine, avanza verso di me. Lenta. Felina. Con uno sguardo da troia che gi solletica le mie parti basse. Si toglie la maglietta e la getta per terra, vicino a un espositore. Poi la gonna a scivolare ai suoi piedi, in un fruscio seducente. Faccio appena in tempo ad abbassarmi i calzoni che mi addosso. Mi scaraventa sul bancone e mi monta. Le sue mani si mescolano alla mia pelle e la sua lingua una piuma umida sul collo. Sento la pressione del suo seno sul torace. Potrei soffocarci, l dentro, penso, e morirei felice. Ma morire mi sembra la cosa pi stupida da fare, in questo momento. Invio una mano in avanscoperta sotto le mutandine. bagnata come un lago sotto il diluvio. Non sono sempre cos si schermisce. Ogni sua parola un gemito; ogni gemito un inarcarsi di schiena e un dischiudersi di cosce. che mi hai preso da subito. Capisco dico, anche se non me ne frega un cazzo. Le afferro i capelli e la guido in basso, dove la invito a darsi da fare. Si blocca un attimo e mi guarda. Un po di rossetto le si sciolto agli angoli della bocca. Mi eccitano gli uomini sposati. pi forte di me confessa. E tu lo sei, vero? Penso alla Smith & Wesson che mi ha appena venduto e non riesco a trattenere una risata. Lo sono dico. Almeno fino a stasera.
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Le nuMeroSe AniMe di EroS  di Nicoletta Stecconi

15 ottobre

Sofia. Mi ha baciato gli angoli di un sorriso: Non sono del tuo stesso sesso. Lo so, ma c qualcosa comunque, perdonami. Non ho paura e non c nulla da perdonare al piacere. Le ho portato la mano alla scollatura, il cuore impazzava. Ha preso a scendere. Il mio capezzolo era l, dispettosamente in attesa, lha preso in bocca succhiandolo golosamente. Pensavo di avere un orgasmo l per l. Scusami, non il posto giusto, n il momento. uscita, lasciandomi con un seno scoperto e il corpo ansimante. Matteo. Se dovessi scegliere di avere un amante, sarebbe lui. il tipo che ti tromba in ascensore e ti sussurra parole sconcie nei corridoi dellufficio. Mi ha accarezzato le braccia: lodore della tua pelle che... Intanto mi scavava dentro con gli occhi, per stanare la mia anima oscura. Il mio uomo. geloso dellidea dellamore che mi ruba lanima. Eppure non sa. Una bottiglia di vino e poi abbiamo parlato e giocato. In vino veritas, si sa. Mi ha spogliato: Non il fatto di scopare un altro, ma quello che ne viene. Perderci il sonno? Esatto. Vero, le donne non scindono il sesso dallamore. A me non mai successo che si innamorassero di me, dopo. E rideva. Allora o lo prendevo a schiaffi o me lo scopavo l per l. Ho optato per la seconda, mordendogli il collo, scendendo lentamente sul suo corpo con la lingua. Gioca, il mio uomo. Ma gioca con il fuoco. Lui. Lho incontrato di nuovo, lamore che mi ruba lanima, e ho dimenticato me stessa, laltra, e laltra ancora, uscendo dal vestito e rientrando dal fondo di una bottiglia vuota. Ha giocato sul mio corpo e io ho goduto di quella piacevole sensazione di pienezza che mi lascia, ogni volta, nella bocca, nel sesso, nellanima. Uno sguardo e lui mi segue, mi abbraccia da dietro, una mano sulla bocca, non vuole che io parli, in silenzio mi prende. E io silenziosa rivelo sempre pi il mio modo, perch lui non ha dovuto scavarmi dentro per trovare lanima oscura e rubarmi il sonno. Se mai dovessi cercare unemozione vergine mi farei succhiare i capezzoli dalle sue labbra di donna, e ricambierei il piacere. E chiss quante altre cose imparerei. Se mai dovessi cercare un amante per vendetta, Matteo che sedurrei. Una sveltina in ascensore, mani sulle natiche e qualche vuota parola porca. Se mai dovessi incontrare lui, recupererei il sonno dormendogli addosso e mi giocherei lanima, per leternit. Lancio ancora i dadi e attendo la prossima mossa di Eros, chiedendomi: Cosa sar domani?
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VIVERE IN UN PORNO  di Luca Merendi

16 ottobre

Ah, come sarebbe vivere in un porno? Ti svegli la mattina intontito e la prima cosa che pensi che non ti ricordi affatto cos successo la sera prima. Ti guardi attorno e scopri che non sei solo. Una donna seminuda giace accanto a te. Socchiude gli occhi e in quel momento capisci che anche lei non ricorda cosa sia accaduto. La seconda cosa che pensi che vorresti che oltre agli occhi schiudesse anche le labbra; per farti un pompino. Ti metterebbe a posto la giornata con uno sforzo davvero minimo. E invece no, si gira dallaltra parte sorridendo semi-incosciente. qui che scatta il meccanismo e mi stacco dalla realt. Si gira, ti bacia, scende e te lo prende in bocca, ma tu sei gi oltre, stai pensando a chi conoscerai durante il giorno e a chi trasmetterai la tua voglia di scoprire il corpo altrui. Immagini tutte le tue colleghe nude che sfilano per farsi giudicare e consigliare. Come mi muovo?, Bene cos?, Di su, sii sincero!. Allora riaffiorano brandelli di sogni e ti scopri davanti a una finestra su un letto non tuo che tenti invano di inculare un amico di vecchia data, mentre il tuo migliore amico ti incita, ben consapevole, avendo lui gi provato, che la cosa non ti dispiacerebbe. Il problema che non ti si drizza ed ecco di nuovo che dal sogno sterzi brusco alla realt. Dalla notte si materializza una Polaroid che ti riprende sopra la tipa che hai di fianco, meticolosamente impegnato in una penetrazione bianca e volta. E chi se lo sarebbe mai aspettato? Lei cos pudica che dopo cinque minuti di avances ti ribalta come un calzino. Carnagione scura, carnagione chiara, donna che muta giorno dopo giorno in un turbinio costante. Donna che desideri incessantemente. Donna che usi, donna che getti, donna che seduci e prendi. Ah, come sarebbe vivere in un porno? Un oblio costante e rassicurante enfatizzato da una routine pallida e deludente. Ah, come sarebbe vivere in un porno? E chi lha detto che sarebbe poi cos male?

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CreAturA OniriCA  di Giusy De Marco

17 ottobre

La sua presenza aleggia palpabile nelloscurit della stanza; lavverti da tempo, ormai, eppure non credevi che la follia potesse assumere contorni cos nitidi e reali. Percepisci quel profumo familiare e il suo respiro sempre pi vicino, fino a quando dita gelide ti scivolano sulla guancia, e tu chiudi gli occhi inconsapevolmente. Puoi toccarmi... bisbigli con voce tremula. Non era questo che volevi? Quel suono echeggia nella tua memoria come un urlo improvviso e una mano ti si posa sul collo; discende pigramente in una carezza erotica verso il petto nudo, raggiungendo lombelico, per poi insinuarsi oltre le lenzuola che ti coprono appena. Le labbra che hai bramato per anni si sfamano finalmente della tua pelle, disegnano la mascella decisa, intrappolano il mento fino a stringerlo fra i denti e poi... poi risalgono chiudendosi sulla tua bocca. Il suo sapore dolce e voluttuoso, in questo bacio umido che ti toglie il fiato. Il tuo animo si frantuma, dividendosi in due. Una parte di te vuole vederlo andar via, cancellare questo momento insieme a quei fugaci istanti in cui senti la sua voce sussurrarti allorecchio, perch sono sintomo del baratro che ti sta avvolgendo. Stai perdendo il senno, lui morto e non torner... Ma c qualcosaltro, sepolto nel tuo cuore, che non vuole separarsi da questa creatura onirica; sai che non reale, che non sei tu lartefice di questa pazzia, ma non puoi lasciarlo andare. Nessuno ti ha preparato a una simile e dolorosa assenza, non sarai mai pronto a questo. Cos, mentre incredulo tocchi quel corpo tangibile, ti abbandoni a lui, nel silenzio della notte rotto solo da mormorii sommessi e ansiti lievi. Non sai se stai sognando, se la tua fantasia ad avere preso il sopravvento o un desiderio latente che hai tenuto nascosto per troppo tempo. Tuttavia non ha alcun valore, adesso, la mente si annebbia e qualsiasi dolore svanisce; fosse anche illusorio e ingannevole, vuoi goderti fino in fondo il tocco osceno delle sue mani e le sue gambe forti avvinte al tuo bacino. La bocca famelica ti divora, le dita sottili si artigliano ai tuoi fianchi e gocce di sudore scendono lente lungo la schiena mentre un grido di pura lussuria si libra nellaria, quando il tuo essere si fonde totalmente col suo. Ed eccola la perfezione. Sai che cos dovrebbe essere, legati luno allaltro per leternit, e se questo ti porter via la ragione non importa, senza di lui non sapresti comunque cosa fartene.
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ORCHIDEA  di Alecsh River

18 ottobre

Ho un fiore bellissimo tra le mani. Forse lultima volta; lautunno sta finendo, con le sue nudit e il suo strascico di foglie morte e colori caldi. Fa freddo. Il tettuccio alla mia sinistra ha un colore vacuo che si divide curioso fra il grigiore e la solitudine. Freno a mano, luci spente, umidit. Ascoltiamo, forse senza volerlo, il gorgoglo ansante del fiume scorrerci accanto, e io, senza impegno, le sorrido come sempre. Spina dorsale, pelle bagnata, umidit. Con il dito scivolo su ogni vertebra, dolce, denso, lento come il miele. Tengo laltra mano vagamente flessa ad addomesticarle, stuzzicarle il ventre, giocandoci come se fosse mio; come se, nascosto, avessi colto un minuscolo miracolo dalle alture celesti. E fosse mio. un fiore bellissimo. Mi concede ogni palmo del suo tronco, si schiude a poco a poco, rilucendo flessuosa di bianco. il plenilunio a giocare davvero con il suo corpo, non io. Io sono un insetto; uninutile cocciniglia; un afide misero in preda a crepitii febbrili, gemente sotto un nudo velluto di petali. Leco dei nostri desiderii ci strattona di spasimi. Lei mi bacia il collo. Io, tacendo, ascolto i gemiti riecheggiarle in gola. Siamo ladri per i polmoni. Mi eccita sentire la pressione dei palmi sul petto; scoppi di neuroni che sbattono fra loro a ogni spinta. Vederla brillare. Sempre pi in fondo, fra le spire viscide dello stelo. Sorrido se ne ho la forza. Sento il suo seno umido premermi il cuore. Gemo, e geme. Forse lultima volta. S! Dai! La sua bocca sparge la tortura sul mio collo, con la lingua che passa, i denti che incidono la pelle. uniniezione e mi porta allorgasmo prima che alla morte. Mordimi ancora! E si piega, mordendomi. Il sangue le basta solo a tingersi di rosa - di un viola appena accennato - i petali che vibrano di piacere. Ma continua a leccarlo. Non smette di leccarlo. Io sto venendo. Vieni vieni vieni. Me lo ansima sulla pelle sudata, mi sbatte fra la plastica e il ferro, sulle imbottiture logore dei sedili, mentre dai fianchi le accompagno il bacino, costante, ritmato e profondo; geme di nuovo. Io vengo, lei viene - sussurrandolo. Ci stacchiamo. Laffanno si scompone in oblio. E ora mi trovo... sullorlo spoglio della coscienza, in un momento sporco di beatitudine. Come se dormissi al caldo nel fango, con un fiore che mi appassisce accanto. Come se non ci fossero altri autunni. Come se... svanisse. Orchidea: ricordo che il fine ultimo di un germoglio riprodursi.
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CoMe un Muro   di Guido Pacitto

19 ottobre

Era un piacere osservarla. Giulia si muoveva in tutta la sua calda naturalezza, incurante degli occhi fissi su di lei, del desiderio montante che provocava ogni suo gesto, ogni suo sguardo. Sorrise. Uno spicchio di sole dai raggi bianchi e seducenti. Devo decidermi; prima o poi devo dirle tutto... In quel momento Giulia si tolse il reggiseno e lo gett sul letto in un gesto di distratta sensualit. La osserv ancora una volta, di spalle, con la schiena nuda e i capelli color oro che le scendevano come un fine velo. Ancora in piedi, si sfil gli slip e li lasci cadere sul pavimento freddo. Camminava scalza con passo felino. Tutto era perfetto in lei: sembrava una di quelle ragazze che si possono soltanto sognare. Eppure era l... reale. Giulia si gir di nuovo, mostrandosi in tutta la sua splendida femminilit: il seno alto, sodo, il pube accuratamente depilato a parte una sottile striscia centrale. Dio, come avrebbe voluto immergere la testa fra quelle cosce, stringere quei capezzoli dritti e impettiti, che si tendevano in tutto il loro splendore. Sent che era quello il momento per farsi sotto. Bastava trovare le parole giuste, le parole e i modi, sotto la spinta dalleccitazione che saliva da dentro. Del resto anche lei, con quel comportamento, non sembrava del tutto distaccata... Giulia si sedette sul letto, frugando tra un arcobaleno di capi intimi. Allimprovviso, sent una voce ferma e forte provenire da dietro di lei: Devo parlarti... Si gir, con laria da bambina e nella semplicit che solo una donna cosciente della propria bellezza sa sfoggiare. Dimmi disse, sorridendo ancora. Quel sorriso, gi... quel sorriso. Da farti mancare le parole. Era davvero quello il momento giusto? Il momento per dichiararsi? Il momento per rompere finalmente quel muro alto e spesso? Io... Giulia si fece seria. Poi: A volte mi sembri una di quelle stupide adolescenti lesbiche pronte a dichiararsi allamica del cuore... Laura sorrise forzatamente, diventando ancora pi rossa; rest impietrita davanti a lei. In un certo senso il muro croll, ma soltanto per lasciare posto a uno ancora pi alto e spesso, forse indistruttibile. Gi... - fece, tornando verso il letto dal quale ogni giorno desiderava lamica. Che cosa volevi dirmi? Ho conosciuto un ragazzo... ment Laura. Giulia sorrise ancora. Ma stavolta quel sorriso era come un oscuro sipario che calava sopra di lei. Come un muro.
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IL deMone deL TAMArindo  di Emilio Daniele

20 ottobre

Aveva occhi scuri, profondi come pozzi. Il corpo era sodo e generoso. Una ninfa. Ma i capelli, bianchi e lunghi, si contorcevano come serpenti e le unghie erano artigli affilati, coltellacci persiani. Mi aveva catturato con un sortilegio mentre marciavo nel deserto con gli altri opliti. Adesso non potevo sfuggirle. Era affamata. Nella grotta entrava uno spiraglio di luce, illuminando forme sparse di resti ossei. Cera odore di tamarindo. In me sentivo il desiderio di possedere il sesso misterioso di quellessere, celato da un semplice Kitone rosso. Rosso come la sua lingua, che lambiva denti troppo lunghi e aguzzi. Non sapevo chi o cosa fosse. Una gorgone? Una sirena del deserto? Ma ero certo che la volevo. Le sue unghie mi sfiorarono laddome, scendendo sempre pi gi, finch la mano affusolata non reclam il mio membro eretto. Avvertii il calore delle sue carezze ed esplosi allimprovviso. Sprizzai il mio seme sul suo torso nudo fino alla cintola, riempiendo la gola profonda tra i seni bianchi come lavorio. Se ne deterse neanche fosse stato un olio, passandosi quei tremendi artigli sui capezzoli turgidi. Leccitazione crebbe in me con nuovo vigore. Lei ghign. I suoi capelli si mossero, immobilizzandomi. Ero nella rete del ragno. Lasci scivolare il Kitone ai suoi piedi e vidi il suo sesso: un piccolo fallo eretto tra quelle gambe di dea, e subito sotto unampia fessura rossa, circondata da una peluria color del rame. Era una sorta di demone ermafrodita. Il mio desiderio impazz. Quellapertura l in mezzo, cos umida da gocciolare, attendeva solo di essere riempita. Avvolgendomi in un bozzolo di capelli mi violent, graffiando e mordendo con la foga di unape regina che alla fine divora il suo maschio. Il dolore fu sublime. La penetrai anchio e lei erutt dal suo sesso femmineo, bagnandomi come lacqua di una sorgente. Alla fine si dilegu oltre lapertura dellantro, diventando tuttuno con la notte che riempiva il deserto. Lasciandomi, nel buio, svenuto. Lodore di tamarindo che mi saturava le nari. Mi risvegliai di soprassalto alle prime luci, con un pensiero terribile nella mente. Fui fuori dallantro in un attimo e guardai gi, a valle. Tra il promontorio e il deserto cera un passo stretto che attraversava le montagne rosse. In mezzo a quella gola giaceva il mio esercito in un fiume di sangue che bagnava la terra. Scuoiati come capre al macello. Quale tremenda creatura del Tartaro avevo incontrato?

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LA SindroMe di StendHAL  di Marcella Pasquali

21 ottobre

Ho la sindrome di Stendhal. O meglio, una specie: invece di tachicardie e capogiri di fronte alle opere darte, ho degli orgasmi nelle librerie. Non c niente da ridere, sapete? una condizione invalidante: non posso mettere piede in un negozio di libri che subito attiro lattenzione di tutti. Avete presente il finto orgasmo di Sally nella tavola calda? Be, la stessa cosa, solo che il mio vero! Immaginatevi la scena: io, fasciata da un bel completo gessato, entro con passo sicuro in libreria. Non appena le porte si chiudono dietro di me, il ticchettio dei tacchi rallenta, quasi titubante. Alla vista delle nuove uscite, impilate con ordine vicino allentrata, i muscoli pelvici cominciano a contrarsi. Con sguardo languido accarezzo gli scaffali stracolmi di libri e la lingua, di sua iniziativa, comincia a scivolarmi sulle labbra; nello stesso momento stringo le cosce, per attenuare la voglia che sale lungo la schiena, ma inutile, devo sedermi. Se lo trovo, prendo uno sgabello, altrimenti mi siedo a terra con un libro in mano, uno qualsiasi. Affondo il viso allinterno delle pagine e aspiro il profumo della carta. Comincio ad ansimare, stringo il libro al petto e incrocio le gambe: serro le cosce e indurisco i glutei per comprimere il clitoride. Mi muovo come se fossi un serpente che deve cambiare pelle. Non ci vuole molto: inarco la schiena, apro la bocca e mi abbandono allorgasmo. Quando mi riprendo sono deliziosamente bagnata e spossata; mi accorgo del capannello di persone che mi guardano, indicano e ridacchiano. A quel punto fuggo in fretta. Questo fino a un anno fa. E ora, vi chiederete? Ora ne ho fatto un lavoro. Avete capito bene: mi pagano per avere orgasmi in pubblico. Le librerie mi vogliono perch attiro clientela, le case editrici mi pagano perch abbia i miei orgasmi con i loro libri in mano. Inoltre, avendo bisogno delladeguato physique du rle, vado ogni giorno in palestra per potenziare i miei lati migliori: ora ho un seno alto e sodo, un bel punto vita e un lato B da far invidia a J.Lo. Che volete di pi?

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CoSA piACe VerAMente ALLe donne  di Francesca Garello

22 ottobre

Come va lesperimento? chiede lo scienziato ai ricercatori. Molto bene, professore. I dati raccolti attraverso il sensore sottocutaneo sono pi attendibili di quelli ottenuti in precedenza con interviste frontali e test attitudinali. Abbiamo gi qualche dato significativo? domanda il professore, non del tutto convinto. Ci stiamo lavorando risponde il ricercatore capo. La settimana scorsa il soggetto, una vivace trentenne da noi denominata Alfa, uscita con un nostro volontario sotto copertura, Alvaro. Lui lha portata al derby Roma-Lazio, dove le ha infilato la lingua nellorecchio, poi in pizzeria dove le ha infilato le mani sotto la gonna, infine nella sua auto, dove lha posseduta gagliardamente. Il sensore ha rimandato segnali di eccitazione con coefficiente di 5.4 e allarme sonoro intermittente a intervallo medio. Ah commenta freddo il professore. Tutto qui? La scala arriva a dieci. C dellaltro. Tre giorni fa il volontario Pier Luca lha portata a un reading di poesia erotica indiana, poi a cena da Maharaja dove le ha fatto servire spiedini di testicoli di toro, e infine a casa sua, dove ha interpretato in prima persona i versi Assaporo la vetta della tua abbondanza e minebrio del nettare del tuo fiore, mordicchiandole i capezzoli e leccandole poeticamente la vulva. Risultato? 6.2 annuncia il ricercatore. E suono a intervallo serrato. tutto? No. Ieri il volontario Sigfried lha invitata in un club privato dove lha legata supina al letto con manette di visone, lha frustata con una rosa Baccarat a gambo lungo, lha sodomizzata con un foulard di seta rossa e infine lha posseduta al ritmo della Cavalcata delle Valchirie. E?.. 5.7 comunica il ricercatore. E segnale sonoro instabile. Quindi ancora non avete capito cosa piace davvero alle donne commenta arcigno il professore. Come le ho detto, ci stiamo lavorando e La conversazione viene interrotta da un assordante allarme sonoro. lei! Il ricercatore corre agli strumenti. Coefficiente 8.7. E sta salendo! Il professore si china sul monitor. Attivate la telecamera di controllo. Mentre il coefficiente sale a 9.8, un rapido zoom inquadra la bocca di Alfa che si apre umida e fremente e si richiude attorno a un ragguardevole oggetto di piacere. Un Toblerone da 400 grammi Special Edition al doppio cioccolato e frutta secca.
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AtteSA  di Rekishi

23 ottobre

Il fumo delle nostre sigarette ci avvolge, si mischia insieme come laria che respiriamo. Sposti un po il PC per permettermi di leggere lultimo capitolo di quella storia, atteso da tempo. Ci tocchiamo poco, mentre leggiamo; solo i gomiti e le cosce si sfiorano, a causa di quel tavolo troppo piccolo per permetterci di stare comode nel suo lato pi lungo. tutto piccolo in questa casa che consideriamo nostra. Talmente piccolo che ogni movimento ci costringe a sfiorarci, rendendoci un ostacolo per laltra. Impacciate, quasi insicure in ogni gesto che compiamo, per paura di disturbarci nelle reciproche attivit. Come adesso, in cui studio la tua espressione assorta nella lettura, e fremo nel percepire i nostri corpi che si sfiorano. un contatto reso pi distante dalla stoffa. Troppo. Eppure, per ora basta. Non ti disturbo, limitandomi a studiare la tua espressione assorta. Non ti accorgi neanche che ti sto osservando e io non so neppure se percepisci la vicinanza dei nostri corpi; della stoffa che struscia. Il fumo delle sigarette non ci lega pi. Ho freddo e ho voglia di abbracciarti per percepire il calore della tua pelle bollente contro la mia. Vorrei baciarti, ma so che ricambieresti distratta, tanto sei presa dal racconto. Lattesa mi distrugge. Mi avvicino un po di pi con la sedia e lancio unocchiata ansiosa allo scrollbar, che per mia fortuna sempre pi vicino al fondo pagina. Nel frattempo, mi godo il tuo odore. Non te lho mai detto, ma neanche laroma del tabacco riesce a cancellare il tuo profumo di donna. Quello stesso odore che sento pi vivo e pungente quando affondo il mio viso nelle tue profondit; che assaggio - si pu assaggiare un profumo? - e costituisce da tempo la mia droga preferita. Mi nutro del tuo essere donna, della tua femminilit, delle tue forme, della tua energia. Avverto i tuoi spasmi di vita ogni volta che facciamo lamore. Ti sento danzare sulle mie dita, sulla mia lingua. Vivo di te ogni giorno. Faccio lamore con il tuo profumo. Sei mia. La mia donna, la mia dea. E come tale ti fai venerare e attendere; mi leghi a te con il pi subdolo dei trucchi: lattesa. E in questo perenne aspettare che tu ti conceda io annego, muoio e rinasco non appena ho la possibilit di carezzare il tuo corpo. Naufrago in te; nei tuoi umori di donna; nel tuo ventre. E mi lacero nella comunione dei nostri corpi; nello sfiorarsi dei nostri seni; nel baciare le tue labbra. Attendo. Ti sposti. La storia finita. Ti bacio e spengo la luce.
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IrreSiStiBiLe  di Giancarlo Marzano

24 ottobre

Non sono mai stato bravo con le parole, quindi per farvi unidea della mia donna dovrete accontentarvi di roba tipo turgidi seni, labbra di corallo, neri capelli lucidi come la seta, gambe di gazzella e tutte quelle banali stronzate da scrittore di serie B. Ma ve lo giuro, lei bellissima, e ora qui, accanto a me. Lamore mio. Irresistibile. Lho conosciuta stamane sul posto di lavoro. Me ne sono innamorato a prima vista. Colpo di fulmine direte voi. Chiss, pu darsi. Sta di fatto che a me bastato scorgere la punta dei suoi bellissimi piedi per avere unerezione immediata. Quello che successo al mio uccello quando ho visto il resto del suo magnifico corpo ve lo lascio solo immaginare. E il mio cuore - oddio - come batteva forte! Lho presa sul posto. Tre volte (be, diciamo due e mezzo, perch la prima andata quasi a vuoto, data la forza del mio prorompente desiderio come, appunto, scriverebbe uno scrittore di serie B). Amore? Passione? Desiderio? Chimica dellattrazione? Non lo so e non me ne frega niente. Ci che conta che io e lei adesso stiamo insieme. Sono qui nella mia stanza, seduto sul bordo delletto che mi accendo una sigaretta dopo avere finito di fare lamore (no, non vero, in realt io non fumo, ma mi sembrava una cosa figa dirlo, perch fa molto protagonista di romanzo). Lei sdraiata al mio fianco, girata di spalle. Senza volerlo, mi mostra il suo splendido culo di marmo, appena coperto dalle lenzuola intrise dei nostri umori. Sento tornare in me - irresistibile - la voglia di possederla ancora. E ancora. Non so quanto potr durare, tra di noi. Spero in eterno, ovviamente. Ma sono consapevole che, pi che una speranza, la mia unillusione. Pertanto vedr di godermi anche il pi piccolo istante passato insieme. Una cosa certa, per: portarla via dallobitorio stato rischioso, ma ne valsa la pena.

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LO SCONOSCIUTO  di Francesca Panzacchi

25 ottobre

Guardo fuori dal finestrino il rassicurante paesaggio emiliano: case dai camini fumanti punteggiano la campagna avvolte da una nebbia non troppo fitta. Devo percorrere soltanto poche decine di chilometri ancora e poi sar arrivata. Ripenso a tutte quelle missive virtuali, alla potenza che scaturiva dalle nostre parole. Ho la certezza che, a un certo punto, non so dire con esattezza quando, ci che la nostra comunicazione aveva inaspettatamente generato abbia preso il sopravvento, diventando qualcosa di pi grande di noi. Devo scendere. Forse non avrei dovuto accettare questo appuntamento folle. Ho molti dubbi. Ma la mia curiosit li uccide tutti. Si aprono le porte, scendo di corsa e mi abbottono nervosamente il cappotto. Respiro la nebbia dottobre. Respiro la mia incertezza. Lalbergo dista poche centinaia di metri dalla stazione, tutto stato pianificato nei minimi dettagli. Attraverso la piccola hall e lascio il mio nome, poi inizio a salire le scale. Il corridoio ampio ma poco illuminato, pochi passi e mi fermo davanti a un numero metallico appeso un po storto. Appoggio la testa alla porta, tendendo lorecchio. Nessun rumore. Busso due volte, la maniglia si muove, la porta ora socchiusa. Aspetto qualche secondo, fin quando la luce del corridoio si spegne. Entro piano e chiudo la porta alle mie spalle. Assaporo il buio con le gambe tremanti, attendo la sua voce che quando arriva squarcia il silenzio, anche se soltanto un sussurro: Ho avuto paura che non venissi Mentre parla si avvicina, lentamente. Ne avverto il respiro, vicino al mio viso. Se non fossi venuta, lavrei rimpianto per tutta la vita riesco a dire tutto dun fiato. E lui intanto, con la mano sinistra, chiude a chiave la porta. Mi sfiora il viso con le labbra, con lentezza disarmante. Cerca le mie mani per intrecciarle alle sue sopra alla mia testa e poi mi spinge contro la parete. dolce ma risoluto, percorre il profilo del mio corpo con le mani, indugiando lungo la curva dei miei fianchi, senza lasciarmi scampo. Mi accarezza, mi studia, assapora ogni centimetro del mio collo mentre sussurra il suo desiderio al mio orecchio. Le parole prendono vita e calore. Un vortice di emozioni mi investe. Mi sciolgo in quellabbraccio e bacio labbra che non ho mai visto. I gesti ora traducono alla perfezione lintensit che prima apparteneva soltanto alle parole e ai pensieri. Non so pi se ho paura, di certo so che voglio restare.

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A oCCHi CHiuSi  di Mariaelena Camposampiero

26 ottobre

Era l, nuda e tremante, con gli occhi chiusi. Una fanciulla spaventata in balia di un guerriero senza nome. Si tese non appena un pezzo di stoffa venne poggiato contro le sue palpebre e poi fissato saldamente dietro la nuca, ma subito un roco mormorio blocc ogni suo movimento. Fidati di me. Fidarsi di lui. Di un estraneo. Un mercenario che le aveva salvato la vita. O forse un brigante travestito da eroe. Un uomo a cui era stata tanto ingenua da concedersi. In un misto di timore e perversa aspettativa, lo sent dietro di s, il respiro rovente, le mani allungate alla ricerca del suo seno, la bocca che aveva cominciato a morderle il collo, lasciandola sospesa nel sottile confine tra piacere e dolore. Con gli occhi bendati lintensit delle percezioni la stordiva, ogni fibra del suo corpo sembrava reagire a quel tocco sconosciuto che risvegliava in lei una frenesia nuova, un bisogno tanto assoluto di placare il desiderio nel suo ventre da sopprimere qualunque dubbio o paura. Ormai aveva smesso anche di pensare. Le sue dita scivolavano rapide sulla tastiera, descrivendo dita ugualmente agili che sinsinuavano fra cosce sottili di fanciulla, corpi nudi avvinghiati nelloscurit e labbra dischiuse che percorrevano la pelle, soffermandosi un istante sullombelico per poi scendere ancora, accompagnate da un gemito femminile che era quasi una supplica Con il respiro accelerato, vibrante di desiderio, serr le palpebre, mentre diventava parte della protagonista e si lasciava trasportare dalle sue sensazioni. Hai finito? La voce profonda del compagno, una presenza solida e reale dietro di lei, la fece sussultare. Lentamente riapr gli occhi, in preda al pi dolce dei tormenti, divisa tra il rovente pulsare fra le cosce e unurgenza di tipo diverso, che la spingeva freneticamente a scrivere le proprie fantasie, come se lappagamento di terminare una storia fosse solo unaltra forma di orgasmo. Quasi. Un braccio le circond la vita, mentre una mano di cui conosceva alla perfezione il tocco si posava quasi per caso alla base del seno, per poi risalire lentamente fino a racchiuderlo in una dolce stretta di possesso. Non pensi sia ora di venire a letto a dormire? Lanci unultima occhiata allo schermo, dove la pagina mezza vuota spiccava incompiuta nelloscurit che avvolgeva la stanza. Sorrise, un istante prima di voltare la sedia verso di lui e attirarlo contro le proprie labbra socchiuse. Non a dormire.
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DonnA di poLSo  di Dario Mazzeo

27 ottobre

La sposa si pass il bouquet dalla destra alla sinistra. Dopo un po, come per leggere meglio dal libretto, si addoss allo sposo e gli appoggi sulla gamba la mano che teneva i fiori. Il movimento fu naturale e nessuno lo not. Carissimi Giorgio e Daniela, siete venuti nella casa del Signore, davanti al ministro della Chiesa e davanti alla comunit, perch la vostra decisione di unirvi in matrimonio riceva il sigillo... Lentamente infil la mano libera sotto laltra e, coperta dal bouquet, la spinse fino alla patta dello smoking, strusciando il raso con la punta delle dita. Giorgio la guard sconcertato, arrossendo, ma gli venne duro allistante. ... Vi chiedo pertanto di esprimere le vostre intenzioni. Strinse il tiretto della lampo tra pollice e indice e apr la zip, piano, senza fare rumore. Daniela guardava il prete e sorrideva al fotografo come se niente fosse. Infil la mano e abbass lelastico dei boxer. Giorgio e Daniela, siete venuti a contrarre matrimonio in piena libert e consapevoli del significato della vostra decisione? S disse Daniela Mmm, s mugol lo sposo. Il prete rest un po sorpreso da quella risposta, ma continu: Siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi e a onorarvi lun laltro per tutta la vita? S. Oooh, s! Adesso esagerava, per. Era tutto rosso e sudava. Che sia drogato? pens don Mario. Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorr donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa? S. Siiii, aaah! Figliolo, vuoi che interrompiamo? Don Mario non sapeva pi se arrabbiarsi o preoccuparsi. No, non ti fermare! Adesso gli dava anche del tu! Stava iniziando ad arrabbiarsi. La sposa si allontan da Giorgio, come se volesse prenderne le distanze. Si ripass il bouquet nella destra e pieg la testa, sorridendo al fotografo e facendo comparire delle deliziose fossette sulle guance. Il flash le illumin gli occhi. La cerimonia si concluse senza ulteriori intoppi. Alla fine, prima della firma dellatto di Matrimonio, Daniela sussurr a Giorgio, mentre prendeva la penna: Visto? E tu che avevi paura di confonderti e non riuscire a dire S.
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BLACK out  di Florinda

28 ottobre

Paura del buio? Un sibilo dietro la schiena ruppe il silenzio. Lavevo immaginato? Era la voce della notte che si prendeva gioco di me? Infilai nervosamente le chiavi nella toppa per lasciarmi quellincubo alle spalle. Mi colse allimprovviso mentre rincasavo. Mentre lottavo contro i fili derba che mi incatenavano le caviglie e rallentavano i miei passi. La sua mano si fece strada nella mia camicia di seta bianca. La citt era come risucchiata nel vortice nero dellassenza di luce. Il black out aveva cancellato ogni traccia di quello che solitamente chiamiamo esistenza o gliene conferiva una nuova, molteplice forma. Era proprio lui. Comparire allimprovviso era nel suo stile. Scivolare nei miei vestiti il suo saluto. Neanche il tempo di voltarmi, di intimargli di andarsene via, di lasciarmi stare, che mi afferr per i fianchi e si avvent su di me fino quasi a togliermi il fiato. Le chiavi tintinnarono sullasfalto, la borsa mi scivol dalla spalla. Sentii il calore del suo corpo contro il mio. Vattene, stavo per dirgli. Non feci in tempo a pronunciare la prima sillaba che mi trad un gemito di piacere Non dovevamo pi vederci. Lavevo piantato. Una notte. Neanche un saluto. Ero uscita prima dal suo letto, poi dalla sua casa e infine dalla sua vita, nello stesso modo in cui ero entrata. In punta di piedi. Lo respinsi con tutte le mie forze. No, non era il momento dei ricordi. I fari abbaglianti di unauto gli restituirono per un attimo fattezze umane strappandolo al nulla, poi si dissolse nuovamente. Non se lo aspettava, perse lequilibrio, stava per cadere riverso allindietro, ma si allung, riusc ad afferrarmi per il braccio e a trascinarmi contro di lui. Eravamo luno addosso allaltra, distesi sul prato. Il suo profumo si mescolava al muschio, i suoi spasmi al vento, la sua voglia alla mia. I lampioni affogavano nel buio. Non cerano stelle n alberi n pace n amore, niente di niente. Neanche la luna osava spiarci in quel mare dinchiostro. Ci fondemmo al buio per tutta la notte.

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FinCH Morte non Ci SepAri  di Marco Maria Sorge

29 ottobre

Sono lultimo Uomo della Terra. Unepidemia fulminante di S.i.d., il male del quarto millennio, o forse il tragico effetto di un esperimento bellico, non saprei. Unico superstite. Volgo lo sguardo allempireo infinito. Partir alla ricerca di nuova vita, germogliata nelle lontane Colonie di Orione. Perch accolga con s lultima testimonianza del nostro mondo defunto. Dieci anni di solitaria navigazione nello spazio deserto. La rotta smarrita, ormai. Sovente mia madre aveva a lamentarsi delle mie amare invocazioni alle entit celesti. Siedo ancora al desco dellipocrisia, imploro un ausilio divino. Perch possa trovare le Colonie. E incontrare una donna. Perch, dopo quindici anni di astinenza forzata, qualche piccolo segno di disagio psicofisico comincia a manifestarsi. Eccole, accidenti. Le Colonie! Innumerevoli persone salutano lo straniero venuto da lontano. Uomini alti e poderosi, e donne meravigliose, i corpi sinuosi appena celati dalle vesti cremisi. Sorridono, mostrando rosse labbra carnose e denti davorio. Evidentemente, Colui che Tutto Osserva non aveva lagenda troppo affollata. Immortali. Questi uomini, lontana discendenza dei primi coloni, sono diventati immortali. Non nascono, non invecchiano, non muoiono. Rimangono uguali a se stessi, in constante equilibrio numerico, per leternit. E tutto ci per effetto del processo evolutivo in atmosfera non terrestre. Non importa. Quel che desidero giacere con lei e liberare tutta la mia libido, i miei fluidi. Distesa sul mio letto, gli occhi turchesi spalancati. Le siedo accanto, mentre scruta il mio membro eretto. Faccio scivolare il tessuto sulle spalle, tra poco affonder le mie dita voraci tra le sue Quasi perdo i sensi. Questa donna non ha seni, non ha nemmeno i capezzoli, dannazione, era la veste a conferirle un certo volume. Cosa? Un brivido freddo corre lungo la schiena, il pene si affloscia come colto da malore improvviso. Con voce atona lessere mi chiarisce che limmortalit per definizione autoreferenziale e autoconservativa. Non ha bisogno di riprodursi. Inutile appendice, gli organi genitali di questi esseri, non pi umani, si sono smarriti in qualche recondito passaggio evolutivo. Destinati a vivere in eterno, senza riprodursi. Le lacrime mi inondano gli occhi. E nuovamente chiamo in causa lAltissimo, stavolta con epiteti poco cortesi, rammentando che qui i buon vecchi olomovies porno non sono mai arrivati.
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LAMORE DI NETTUNO  di Alice Scuderi

30 ottobre

Lo guardavo, instancabile. Lui non smetteva di muoversi. E quel suo continuo movimento frusciava nellaria, creando come uneco di parole sussurrate, languide, serene. Non pensavo a niente se non ai giochi di luce su di lui: ogni raggio lo abbracciava, pareva fatto di acqua cristallina che anelavo bere a piene mani. Ma lui non si fermava, continuava a danzare e i vapori della sua fatica mi si attaccavano alla pelle, sulle labbra; il suo odore penetrante, primigenio, era un curativo per le mie ferite, mi ci lasciavo invadere, come un alito benefico, liberatorio. Lo desideravo pi di ogni altra cosa. Lui era un mondo che mi girava intorno, indifferente e bellissimo. E io avrei voluto farlo mio, almeno per un minuto, per alleviare la mia sete, per frenare il calore che mi soffocava. Forse potevano bastarmi quei suoi fari turchesi, puntati su di me, tentatori del mio desiderio gi debole. S, lo volevo. Volevo che danzasse con me, che mi cullasse in quel suo dondolio rassicurante. Perch lui aveva in s lamante e il compagno, la dolcezza e la brutalit di chi fa sua lessenza delle cose. Avrei mai potuto possederlo? Lui si ritirava per poi tornare sfuggevole come unillusione, la stessa che nutre gli amori impossibili. Come il nostro. Cercavo lunione, quella suprema, e lui mi sfiorava soltanto, impudente. Cominciai ad avvicinarmi piano, togliendomi a uno a uno i vestiti che sparivano nella brezza. E rimasi nuda e pura, libera dalle costrizioni; non cera n vergogna n pudore, solo desiderio sincero, amore carnale. Allora mi buttai. Prima mi prese i piedi, avventato e tenero. Gi ridevo della sua sfrontatezza, avevo i brividi. Ma lui sembrava insaziabile: lo sentivo salire lentamente in me come una marea, divorando ogni lembo di pelle con le sue labbra fresche e salmastre e non finiva mai quel suo rollio che stordiva e ammaliava. Avevo chiuso gli occhi alla luce palpitante del giorno, una lacrima raccolta sulle ciglia mentre lui risaliva il mio seno e la mia sete cresceva insieme al sollievo. Quando arriv al collo la sua presa si fece pi stretta, trascinando con s anche la mia chioma nel suo abbraccio liquido. Finch mi arresi, e annegai. Finalmente il mare. Era mio

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LA STORIA E LA CARNE  di Matteo Poropat

31 ottobre

La donna sinchin e attese sulla soglia. A un cenno delluomo sinfil, diafana e incorporea come la nebbia, nel minuscolo locale, colorato dalle luci di piccole lampade di carta. In silenzio si volse alla finestra, facendo scivolare con volutt il kimono, che fin attorcigliato ai suoi piedi come un cucciolo in attesa. Si sedette intrecciando le gambe, offrendo la schiena nuda alluomo che la contemplava immobile, circondato da una decina di bacinelle colme dinchiostro colorato. Per un attimo tutto rimase sospeso, nella stanza immobile, poi luomo inizi a raccontare. Il vento accarezzava la casa immersa nel silenzio e i suoi versi accompagnavano i gesti del vecchio: intingere, colare leccesso, passare la punta irrigidita sulla pelle della donna. A ogni tratto la ragazza socchiudeva gli occhi, rapita dallumida carezza del pennello, a ogni pausa tratteneva inconsapevole il respiro, nellattesa del prossimo tocco. Le singole parole le strappavano gemiti, i paragrafi pi lunghi erano una dolce tortura. Dallalto verso il basso, mentre lui raccontava, la ragnatela di brividi la avvolgeva, costringendola a mordersi un labbro per non proferire alcun suono. Sentiva le mani, appoggiate sulle ginocchia per sorreggersi, sudare e contrarsi, mentre la storia del vecchio si spiegava lentamente sulla sua schiena. Quando ormai pensava di non poter reggere una frase ancora, luomo ripose il lungo pennello e si abbass, finch le labbra screpolate non furono a pochi millimetri dalla pelle dipinta. Quindi inizi a soffiare. Come linchiostro si asciugava, assorbito dalla pelle candida, la ragazza si sentiva avvolgere dal fiato tiepido delluomo. Il suo respiro la accarezzava e si mescolava con linebriante odore dellinchiostro. Sei pronta. La voce del pittore mozz le sue sensazioni, lasciandola a met di un sogno umido. Dal buio emerse un uomo alto, ricoperto da vesti rosse intessute doro, al quale il vecchio sinchin profondamente, sussurrando: Maestro, mentre con una mano indicava il risultato del suo lavoro. Luomo rispose con un cenno della testa, quindi prese delicatamente la ragazza per mano, portandola con s nel buio del corridoio, acci